Nuove ricerche e documenti inediti per la Città di Foggia 1. IL LIBRO ROSSO DELLA CITTÀ Il 28 aprile 1898, giorno triste per Foggia, una turba di cittadini affamati, spinta alla rivolta dal prezzo rincarato del pane, appiccava il fuoco al Palazzo di Città, nell'antica Piazza Mercantile, provocando cosí, fra l'altro, la distruzione di gran parte dello storico archivio civico 1. Oltre alle molte scritture originali, scomparve nell'incendio anche il Libro degli Statuti della Città, detto comunemente il Libro Rosso. Anche Foggia, infatti, cosí come molte importanti Università pugliesi (Bari, Lecce, Trani, Barletta, Molfetta, Manfredonia e altre città della stessa Capitanata) non aveva trascurato la compilazione di quell'importante documento che era il Libro Rosso o magno, in cui erano trascritti, in forma ufficiale, i privilegi, i diplomi, gli statuti cittadini ed, in generale, tutti gli atti emanati da principi e sovrani a favore della città, o prodotti dal consesso deliberativo della stessa 2. Anche Foggia era stata indotta a questa raccolta degli elementi normativi, su cui s'impiantava la vita comunale, dalle solite cause, e precisamente dal desiderio di evitare che gli originali piú importanti dell'archivio dell'Università, per la frequente consultazione, soffrissero un qualche deperimento, oppure potessero essere trafugati o scomparire irreparabilmente per altre cause 3, e dalla decisione di ovviare, una buona volta, alle difficoltà d'interpretazione, che, col passare degli anni, gli originali presentavano fatalmente al lettore anche non sprovveduto. La maggior parte delle Università del Regno di Sicilia formò il 71 proprio Libro Rosso tra la fine del secolo XV e la prima metà del secolo successivo, e l'Università foggiana non derogò a tali limiti temporali 4. Le fiamme del 1898, distruggendo anche il Libro Rosso di Foggia, privarono i cultori della storia cittadina d'una importantissima fonte di studi, ricca di documenti e facile a consultarsi. Le scritture che lo componevano rimasero perfettamente inedite, anche se soccorrevano a far conoscere il contenuto di alcune di esse le rare menzioni, spesso di seconda e di terza mano, che apparivano in qualche lavoro di storia locale 5. Oggi, però, è possibile allo studioso avere a disposizione, in copia integrale almeno, parte degli atti che fecero scomparire gli avvenimenti dello scorcio del secolo passato. Nella Biblioteca Provinciale di Foggia 6 è ottimamente conservato un grosso volume manoscritto, ricoperto in pergamena, ed intitolato « Capitoli e Statuti della Città di Foggia ». E' formato da 380 fogli scritti e numerati, cui tengono dietro altri 19 fogli non muniti di numerazione (qualcuno di essi è bianco), nonché due esemplari di un manifesto a stampa, riguardante le cattedre di legge, filosofia e retorica stabilite in Foggia nel 1750 7. In verità, il titolo del volume dice molto meno del suo contenuto: in esso, infatti, non appaiono solamente i capitoli e gli statuti cittadini, ma anche, ed in gran numero, provvedimenti di vario genere, quali bandi e prammatiche viceregnali, provvisioni dei Governatori della Provincia di Capitanata e del Contado di Molise, ordini di autorità diverse, dichiarazioni comunali sui capitoli delle gabelle, suppliche ed istanze di cittadini e provvedimenti relativi, ecc. Nel manoscritto sono riportati, in trascrizione completa e sino al f. 352 r., l'uno dopo l'altro, sovente senza alcun segno di separazione (i c. d. « occhi » marginali sono pochi), moltissimi documenti interessanti l'Università di Foggia e la sua vita nei secoli XIV-XVII: l'atto piú antico infatti rimonta al 1334, quello piú recente è del 1645. Un solo documento vi appare in originale, ed è una lettera in spagnolo dell'imperatore Carlo V, datata da Pavia il 12 giugno 1543, scritta ai governati di Foggia, quale testimonianza di stima affettuosa 8. La fonte su cui è stata esemplata la parte piú importante del manoscritto fu, senza dubbio, il Libro Rosso cittadino. Di questo, ormai perduto per sempre, il manoscritto può fare degnamente le veci, per l'abbondanza e l'interesse dei documenti che racchiude e per l'esattezza ed attendibilità della copia, qualche errore della quale è patentemente imputabile ai difetti usuali delle trascrizioni eseguite sotto det- 72 OMISSIS Parte 1, pag. 105 - Nel prospetto dei Parlamentari, nati o residenti in Provincia di Foggia, va compreso il nome della on. Baldina di Vittorio in Berti dei P.C.I. che, nata in Cerignola, ha diritto a figurare in questa prima presentazione. Di tutti gli eletti il 28 aprile nella circoscrizione Bari-Foggia forniremo nel p.f. fascicolo i dati biografici e, di quelli tra essi che hanno risposto alla nostra preghiera, dichiarazioni programmatiche e ritratti. Parte 1, pag. 72, dopo l'ultimo rigo: tura. Altra fonte dovette essere il « Libro delle Capitolazioni e rego- BRUXELLES – Parla il Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Capitanata lamenti della Città »: questa mia ipotesi si enuclea dalla considerazione che le copie ufficiali dei capitoli sulle gabelle cittadine della farina e del pane grosso, che appaiono in alcune scritture della Dogana delle Pecore, risultano derivate dal Libro delle Capitolazioni e Regolamenti, e mai dal Libro Rosso, da cui, invece, sono sempre ricavate le copie dei capitoli delle altre gabelle 9. Ai ff. 352 t.-353 r. del manoscritto possono leggersi notizie di fatti del 1675 e del 1676, come la numerazione dei fuochi al tempo del mastrogiurato Domenico Stango e la lite per i cuscini di velluto verde del bancone della Chiesa Madre 10; seguono poi (ff. 354 r.-359 r.) i capitoli di fondazione del Sacro Monte della Pietà di Foggia del 26 aprile 1588, approvati con regio assenso, essendo Viceré Giovanni Zunica, Conte di Miranda 11, ed altre disposizioni del gennaio 1663 di Gaspare de Bracamonte, Conte di Peñaranda, sullo stesso istituto; al f. 360 r. comincia la copia dei decreti del Reggente d'Andrea per la causa vertente nel 1706 fra il popolo ed i Reggimentari di Foggia. Nelle pagine seguenti sono menzionati alcuni notevoli avvenimenti cittadini del sec. XVIII: erezione delle tre cattedre; nomina del governo del 1738-1739; risoluzione della lite per l’ius elettivo fra il Vescovo di Troia ed il Capitolo foggiano nel 1771; morte di Monsignor De Simone, presule troiano, e successione in persona di Monsignor G. Giacomo Onorati. Alcune altre pagine (ff. 397 r.-399 t.) presentano brani desunti da Golzio e da Cluerio, e riguardanti l'antica città di Arpi, da cui si vuole abbia tratto le prime origini Foggia. Gli atti trascritti in « Capitoli e Statuti della Città di Foggia » concernono le piú svariate materie e sono offerti senza molto rispetto di una rigorosa successione cronologica. Lumeggiando vicende poco o affatto note, e personaggi da tempo dimenticati, sono essenziali allo scopo della definizione di un quadro della vita foggiana dal Trecento al Settecento. Certo, i piú interessanti della ricca teoria di documenti del manoscritto sono quegli atti che furono fondamentali per Foggia, quali i Capitoli di Re Federico del 1499, le grazie e franchigie concesse da Consalvo Ferrante, primo Viceré del Regno, nel 1504, quelle di Ferdinando il Cattolico del 1507, i privilegi di Carlo V del 1533, e quelli di Pietro di Toledo, marchese di Villafranca, del 1538, le concessioni dello stesso Toledo del 1541, le provvisioni del Reggente Villanova del 1559, ed infine, i vari capitoli sui dazi, che illustrano utilmente la parte economica dell'Università. Ma rilievo di certo non minore assumono molti altri che pure esso contiene: si vedano, ad esempio, i capitoli 73 sulla Fiera (1551), i documenti sui censi della città (1548) e sul suo distretto (1534), il bando del Viceré Duca d'Alcalà sul danaro alla voce per grano (1560), e quello sul prezzo dei cereali in vari luoghi di Puglia (1560), i molti provvedimenti in tema di gabelle, le scritture riguardanti la Dogana delle Pecore (dall'ordine per il Doganiero di far residenza in Foggia agli atti sulla competenza giurisdizionale fra l'uditore di Dogana ed il Capitano della Città, sulla esenzione dai dazi civici e sui vari altri privilegi goduti dai locati), le franchigie degli ecclesiastici (1548), le reali cacce in Capitanata (1544) la riforma dei vestiti (1552), ecc. ecc. Un posto a sé occupa, per la sua interessante, pittorica vivezza, la « Discrittione di quanto deve fare il Mastro Giurato, e suoi compagni nell'anno del suo governo di Foggia », disgraziatamente incompleta. Ovviamente, non è possibile indicare tutti gli atti che sono nel volume, ma ciò che si è scritto finora è sufficiente a dare un'idea, sia pure approssimativa, di quanto vario e prezioso sia il suo materiale, peraltro inedito 12. Ma a chi si deve la raccolta di tanti documenti relativi a Foggia? E' opportuno precisare subito che il manoscritto non è opera di una sola persona. Esso presenta, infatti, diverse mani (sei, per l'esattezza), che, quasi tutte, anche dopo il piú accurato esame, continuano a conservare il completo anonimato. Una di esse tende a differenziarsi dalle altre solo in virtú di una sigla, G. P., che, incorporata in un ghirigoro conclusivo, pone termine ad una parte della copia, ma niente di piú. Un'altra invece, appartenne, di certo, al giurista foggiano Saverio Celentano 13, ed è precisamente quella che ci fornisce, tra l'altro, alcune interessanti notizie sulle tre cattedre istituite nel XVIII secolo. Questa attribuzione di parte del manoscritto, imposta dal raffronto con pagine autografe del Celentano, è convalidata anche dal fatto che il volume « Capitoli e Statuti », assieme a vari altri, pervenne alla Biblioteca Comunale, e da questa alla Provinciale, mediante una donazione, effettuata dai discendenti dell'illustre giurista. Benedetto Biagi, che ebbe occasione, molti anni fa, di esaminare i vari manoscritti della donazione, e li elencò e descrisse in un suo lavoro 14, è convinto che il volume « Capitoli e Statuti della città di Foggia », che cita, d'altronde, sempre in una forma piú ridotta, sia tutto opera del Celentano 15. Ma una tale opinione, cui forse si giunse a causa di una troppo superficiale indagine sulle varie calligrafie, che 74 pure chiaramente compaiono nel manoscritto, è da considerare erronea. L'apporto del Celentano alla composizione del volume fu molto limitato, e si concretizzò non nella trascrizione di documenti, ma nella semplice annotazione di alcuni fatti cittadini di un certo interesse. A questa conclusione spinge necessariamente un particolareggiato esame del volume. Il Biagi, già influenzato dalla provenienza della donazione alla Biblioteca, credeva di trovar conferma alla sua idea di attribuire al Celentano la paternità del manoscritto in un appunto esistente nella prima pagina dello stesso, che dice testualmente: « Addí 7 febbraio 1727, essendo io Capo eletto si è celebrata la Santa Messa del Canonico Lignelli nel nuovo Capo Altare di marmo della Chiesa Madre, con mia consolazione medesima. Detto Capo Altare fu trattato da me tre anni sono che fui pure Capo eletto e per grazia del Signore e nostri Santi Protettori Guglielmo e Pellegrino l'ho veduto compito, confidando nell'aiuto de' predetti Santi di vedere altra opera in Chiesa ». E su questo appunto anonimo, che il Biagi, invece, ricostruendo un profilo biografico dell'illustre foggiano, accreditava con eccessiva sicurezza, si basava sostanzialmente per affermare che il Celentano « nel 1724 ricopre la carica di Capo eletto, poi ritorna ad avere la stessa carica nel 1727 » 16. Affermazione che, è facile dimostrarlo, rappresentava una grossa svista in cui egli, stranamente, incorreva. E' vero che Saverio Celentano, di antica famiglia, esplicò una considerevole attività pubblica nella sua città. Fu, infatti, Reggimentario per lunghi anni e nel 1728-1729 lo troviamo percettore dell'Università. Nel 1731, dopo il funesto terremoto che stese al suolo Foggia, viene prescelto, assieme a Niccolò Tortorelli, per designare una sede idonea per le sacre funzioni e la custodia della Sacra Iconavetere 17. Qualche anno dopo, nel 1738-1739 fa parte nuovamente del governo cittadino in qualità di eletto, lo diviene ancora nel 1744-1745, e, come esattamente asseriva anche il Biagi, nel 1749-1750 egli è il mastrogiurato della città. In seguito resta sempre alla ribalta della vita pubblica foggiana nel 1750 è uno degli esaminatori, con diritto di voto, agli esami per le tre cattedre; nel 1751, con Giuseppe Manna, è deputato per el spese dei festeggiamenti per la nascita del Principe Ferdinando; nel 1752 viene scelto con Fabrizio Tafuri per acquistare un busto d'argento per le statue lignee dei Santi protettori Guglielmo e Pellegrino 18, e l'anno dopo, infine, è uno dei governatori della Cappella della Santissima Iconavetere. Ma nel 1724 e nel 1727 non ebbe nessuna carica di governo: l'an75 notazione del manoscritto non può, quindi, essere sua, e l'asserzione del Biagi risulta infondata. Chi ebbe, allora, l'idea di far riportare in un volume i documenti del Libro Rosso, e, pertanto, chi può considerarsi, in un certo senso, Fautore del manoscritto della Biblioteca Provinciale? Secondo me, esso fu redatto per iniziativa di un altro foggiano, del dottore in giurisprudenza Saverio Coda 19, e si può ipotizzare che egli, Reggimentario dell'Università, abbia fatto eseguire il lavoro di copia, reputando utile avere sotto mano i documenti piú importanti dell'Archivio Comunale, al tempo in cui partecipava attivamente alle vicende pubbliche della sua città. Certo è, però, che a lui si deve la notizia della prima pagina del manoscritto. A parte, infatti, ogni considerazione di carattere calligrafico, che anche conferma ciò che dico, il Capo eletto dell'Università di Foggia nel 1724 e nel 1727 fu Saverio Coda, che già negli anni precedenti aveva ricoperto la medesima carica, ed era stato anche mastrogiurato. Egli curò la trascrizione dal Libro Rosso avvalendosi, con ogni probabilità, di amanuensi del suo studio legale, o anche di qualche notaio. Poi, non so quando, né per qual motivo (forse dopo che il Coda ebbe rinunziato alla piazza nel Reggimento), il manoscritto, che doveva aver assunto, grosso modo, la sua struttura attuale, ma in cui erano pagine bianche per rendere possibili nuove aggiunte e consentire eventuali inserimenti, passò nelle mani del Celentano, che nel 1738 ne appare, senza dubbio, il possessore. Quest'ultimo si contentò di arricchirlo con notizie di storia locale (ff. 393 t.-396 r.; f. 400 t. e 401 t.), considerandole degne di comparire insieme ai documenti piú importanti per Foggia, e lo stesso criterio, parzialmente almeno, seguí colui che, dopo la morte del Celentano, avvenuta nel 1760, si preoccupò di dotare il manoscritto di annotazioni per gli anni successivi a quella data, sino al 1777. PASQUALE DI CICCO __________ Dott. PASQUALE Di Cicco, direttore dell'Archivio di Stato in Foggia. (Nel p. f. fascicolo n. 5-6 pubblicheremo la seconda parte (Il governo ed il reggimento della Università nei secoli XV-XIX) di questo originale contributo del dott. Di Cicco alla storia del nostro diritto pubblico. I documenti da lui studiati e trascritti appariranno in volume, per le sue stesse cure). 76 N O T E 1 CARLO VILLANI, Foggia nella storia, Foggia, 1930, pp. 290-291; ROMOLO CAGGESE, Foggia e la Capitanata, Bergamo, 1910, pp. 70-73. 2 Qualche notizia sul Libro Rosso esistente nell'Archivio comunale di Foggia è fornita da una scrittura conservata nel locale Archivio di Stato. In essa (A.S.F., Dogana, serie II, fascio n. 957, incarto n. 19744) si legge che, a seguito di deliberazione del Consiglio cittadino del 30 maggio 1738, i governanti Michele Coda e Paolo Brayda incaricarono Andrea Ioele di copiare tutto il Libro Rosso « nel quale sono descritti e notati tutti li privilegi, grazie, capitoli, immunità, ed altro, ecc., concessi da retro Re, consistentino in fogli quattrocento... per essere molto lacero, appena regibile, di carattere antico, e quasi invisibile... » ed in cui sono le « gabelle di questa Città senza veruno ordine e regola e molte cose di buonissime notizie alla rinfusa, tutte confacentino per l'affari universali... ». La trascrizione, che impegnò l'Ioele per molti mesi, e fu terminata nello stesso anno 1738, risultò di 239 fogli « di mano posata, senza abbreviature », e fu corredata di due repertori, «uno che chiama lo che sta in detto originale, e l'altro ciò che vi è in essa copia, con li loro folii, respettivi capi, e natura di cose ascritte in quelli ». L'Ioele era uno scritturale dell'Università (cfr.: A.S.F., Dogana, serie V, fascio n. 133, inc. n. 6151). 3 La cosa avveniva meno raramente di quanto si potrebbe pensare. Le scritture scomparivano spesso dall'Archivio comunale foggiano, sprovvisto di inventario ancora nei primi anni del XVIII secolo. Nel 1705, l'Archivario dell'Università Claudio Pisani, ritenuto responsabile dell'involamento di alcuni atti, si vide togliere le chiavi del suo ufficio, per ordine del Presidente Governatore della Dogana, Francesco Milano. Sempre per volere del Milano, il governo del tempo, capeggiato dal Cuoci, commise al notaio Nicola Cavalluccio il compito di inventariare, a spese dell'Università, tutte le carte dell'Archivio (A.S.F., Dogana, serie V, fascio n, 130, inc. n. 6017). 4 La compilazione del Libro Rosso foggiano, o, per dir meglio, il suo inizio, si ebbe al tempo in cui la città fu retta da Prospero della Bastia, che ne divenne mastrogiurato varie volte. All'interessamento di questo benemerito si dovette un « conservatorio » di capitoli, privilegi e grazie, concesse all'Università, composto nel 1537, nonché il recupero di molte scritture comunali disperse durante le guerre. Ebbene, questo « conservatorio » era rappresentato da un « quodam libro magno, vulgo votato Libro Rosso huius magnificae Universitatis Foggiae » (A.S.F., Dogana, serie II, fascio n. 115, inc. n. 3031). 5 FERDINANDO VILLANI, La nuova Arpi - Cenni storici e biografici riguardanti la Città di Foggia, Salerno, 1876; CARLO VILLANI, op. cit. 6 Rivolgo un vivo ringraziamento a Mario Simone, promotore della nuova editoria dauna, il quale mi ha segnalato il manoscritto e invitato a studiarlo e descriverlo, e inoltre al prof. Angelo Celuzza, direttore della Biblioteca Provinciale, per le molte cortesie usatemi durante il mio lavoro. 7 La città ebbe il regio assenso per l'erezione delle tre cattedre nel 1744, ma gli esami dei concorrenti si tennero soltanto sei anni dopo, ed esse cominciarono a funzionare nel 1751. Oltre alle notizie che possono attingersi dal manoscritto, si veda anche: A.S.F., Dogana, serie V, fascio n. 132, inc. n. 6104, in cui sono dati interessanti sull'argomento e le copie delle tesi svolte dai candidati. 8 Essa è riportata in varie opere a stampa, in originale o in traduzione. Cfr.: 77 Difesa per la Città di Foggia e per le famiglie nobili della medesima da riconoscersi per S.E., e suo Regio Collaterale Conseglio, s.l., s.d (ma datata: Napoli, 15 giugno 1728), pp. 8-9; CASIMIRO PERIFANO, Cenni storici sulla origine di Foggia, Foggia, 1831, pp. 113-14; FERDINANDO VILLANI, op. cit., p. 88; CARLO VILLANI, op. cit., p. 82; MICHELE PAPA, Economia ed economisti di Foggia, Foggia, 1933, pp. 103-104. 9 Cfr. A.S.F., Dogana, serie I, fascio n. 306, inc. n. 10967; serie II, fasci nn. 115 e 960, incc. 3031 e 19840; serie V, fascio n. 128, inc. n. 5990. 10 Secondo il computo del 1675, Foggia aveva 1000 fuochi, mentre la precedente numerazione del 1669 aveva dato un risultato di 1185. I dati del censimento del 1669, presenti nel manoscritto, trovano esatto riscontro in: LORENZO GIUSTINIANI, Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli, voll. 10, Napoli, 1797, vol. IV, p. 302. Quanto alla famosa lite per i cuscini della Chiesa Madre fra cittadini e governo di Foggia, si veda: A.S.F., Dogana, serie V, fascio n. 83, inc. n. 5389. 11 Questo Monte, il primo di Foggia ed uno dei primi del Regno (PAPA, op. cit., p. 110), sorse per iniziativa di Rosa del Vento, con un capitale di 6000 ducati. Ad esso, nel 1797, ad opera del marchese Giovambattista Filiasi, si unirono altri monti cittadini, fondati in epoche diverse. Sull'istituto: A.S.F., Dogana, serie II, fascio n. 955, inc. n. 1968 (elenco dei governatori del Monte dal 1587, anno in cui morí la del Vento, al 1706); fascio n. 118, inc. n. 3079; ib., inc. n. 3089 (capitoli di fondazione); TOMMASO PERIFANO, Madonna Rosa del Vento - Cronaca del secolo XVI, Napoli, 1874. 12 Si prescinde dal considerare la lettera di Carlo V, ed alcuni documenti del manoscritto di carattere generale, quali le prammatiche, che appaiono in note raccolte. 13 Nato da Tommaso e da Anna Talento il 15 novembre 169'8 e morto il 26 maggio 1760, fu dottore in utroque ed esperto latinista. Dati piú diffusi sono in: F. VILLANI, op. cit., pp. 107 e 261; CARLO VILLANI, Daunia inclita Memorie storico-biografiche, Napoli, 1890, p. 20; IDEM, Scrittori ed artisti pugliesi, Trani, 1904, p. 235; BENEDETTO BIAGI, Saverio Celentano e le sue opere, in GEROLAMO CALVANESE, Memorie per la Città di Foggia, a cura di B. B., Foggia, 1931, pp. 51-60. 14 BIAGI, op. cit., pp. 54.60. 15 IBIDEM, p. 55. Per il BIAGI, dei manoscritti componenti la donazione, il solo Memorie per la Città di Foggia è parzialmente di Saverio Celentano. 16 Ibidem, p. 53. 17 FRANCESCO TARGIANI - TOMMASO PERIFANO, Documenti per la fedelissima città di Foggia, Napoli, 1843, pp. 7-9. 18 A.S.F., Dogana, serie II, fascio n. 261, inc. n. 6118. 19 Il Coda, figlio di Ignazio e di Anna Corigliano, nacque a Foggia nel 1689. Ancora minore, occupò la piazza di Reggimentario, che era stata già del padre, il quale varie volte fece parte del governo e nel 1685-1686 fu mastrogiurato. Si laureò a Napoli il 22 agosto 1710 e tre anni dopo, per la prima volta, fu uno degli attuali del governo di Foggia. Nel novembre del 1727, forse perché disgustato dalle discordie cittadine, rinunziò, con il consenso del Collaterale, al posto nel Consiglio: il VII del I ceto. Esercitò l'avvocatura presso il Tribunale della Dogana, come già suo zio Ottavio, poi divenuto sacerdote, ed il nonno Marcantonio, noto autore di un Breve discorso, ecc. sulla Dogana. La famiglia Coda, di nobile lignaggio, originario della Francia, si estinse agli inizi del secolo scorso. (A.S.F., Dogana, serie V, fascio n. 131, inc. n. 6044; Difesa per la Città di Foggia, ecc. pp. 18-27; C. VILLANI, Foggia nella storia, p. 99). 78