1 Questo libro è stato stampato con il contributo di 2 Grafica e impaginazione: Andrea Forlani Le fotografie di pag. 12, 17, 22, 29, 30, 53, 63, 79 e 86 provengono dalla mostra “Il centro storico di Boltiere - recuperare ciò che di buono c’è nel vecchio per costruire il nuovo”, 1983. Le fotografie di pag. 53, 58, 66, 80 e 91 provengono dall’Archivio ACLI di Boltiere. Stampa: Tipolitografia Gamba © 2007 Comune di Boltiere In copertina: Sandro Iseni, Ol mai (part.), 2006 ACLI Boltire Dall’agricoltura all’industria Economia, società e territorio a Boltiere (sec. XIX - XX) a cura di Matteo Di Tullio 3 Comune di Boltiere Università degli Studi di Bergamo 2007 4 Indice Presentazione del Sindaco ............................................................................................................................................................................ 6 Presentazione Direttrice C.S.T. “Lelio Pagani” ................................................................................................................................................ 7 Nota del curatore - Per una Storia Glocale ...................................................................................................................................................... 9 cap. I - Introduzione. Uno sguardo all’età preindustriale .................................................................................................................................. 13 cap. II - Il territorio tra XVIII e XIX secolo ....................................................................................................................................................... 31 cap. III - All’interno del sistema insediativo Dalmine-Zingonia: l’economia di Boltiere ......................................................................................... 49 cap. IV - Boltiere e il suo contesto territoriale: un rapporto a più dimensioni .................................................................................................... 67 Appendice documentaria - Stati delle anime di Boltiere (XVI secolo) ................................................................................................................. 81 5 Presentazione del Sindaco La storia ed il futuro: un filo rosso non solo culturale. 6 Boltiere, un paese “vecchio”, non antico - di confine, non di frontiera – nei secoli scorsi, in zona, di peso quantitativo, non qualitativo. Una storia senza scossoni improvvisi, abbastanza in linea con il territorio circostante, con adeguamenti lenti e “rallentati”, in continuità e nella media delle trasformazioni italiane. All’inizio del terzo millennio sono abbastanza chiari e definiti i criteri e i risultati delle analisi del passato (remoto e recente): lo sono meno le prospettive e gli scenari vicini e lontani. Certamente i primi anni del nuovo secolo evidenziano in modo incontestabile uno sbilanciamento della realtà locale verso una netta prevalenza dello sviluppo residenziale (pericolo di paese “dormitorio”?). Accentuazione del binomio vecchio-nuovo in campo economico-sociale-culturale: mobilità e pendolarismo, popolazione locale e immigrazione italiana e straniera, riferimenti e influenze della area metropolitana (Milano) e della provincia (Bergamo), necessità di maggiore conoscenza e richiamo del ricco mercato del lavoro manuale. E’ ancora possibile superare le contraddizioni/difficoltà e condividere/individuare le prossime scelte, in tempi sempre più veloci, cambiando il tradizionale passo lento e tranquillo? Governare un cambiamento tumultuoso al di là delle apparenze e della superficie dei fenomeni. E’ reale ipotizzare di percorrere una strada diversa da quella di un ritorno al passato (culturale e sociale)? Il passato come “mare” da cui pescare insieme i valori utili ad individuare gli obiettivi (i sogni?) di una, piccola, società che vuole e deve “pensare globalmente, agire localmente” per provare a stare al passo della ricerca generale di una maggiore qualità/innovazione/coesione all’interno di un momento storico in cui è vincente la diversità, la differenza e la globalizzazione. Come sempre, con la giusta ambizione di credere e costruire un futuro migliore senza subire il tempo e i cambiamenti. L’amministrazione pubblica, e ancora più quella locale, può essere, come spesso è stato, una parte significativa e decisiva di questo processo; lo sarà ancora di più se saprà prima leggere e poi basare le proprie, importanti scelte su un passato comunque “ricco” (di errori e di positività). il Sindaco dott. Giovanni Testa Presentazione Direttrice C.S.T. “Lelio Pagani” Il volume che oggi giunge nelle case dei Boltieresi, nato da un’idea dell’assessore alla cultura dott. Matteo Di Tullio, condivisa e sviluppata sotto la guida del prof. Lelio Pagani, indimenticabile direttore del Centro Studi sul Territorio dell’Università di Bergamo, rappresenta il frutto di una scelta coraggiosa e controcorrente dell’Amministrazione Comunale: affidare la ricostruzione di un periodo cruciale nella storia del paese a studiosi di provenienza accademica col preciso mandato di realizzare un libro per tutti ma accettando il rischio di un prodotto anomalo rispetto agli standard delle raccolte cronachistico-erudite di cui si hanno molti esempi nel territorio bergamasco, un prodotto inconsueto nella struttura, nel raggio d’osservazione, nel linguaggio. Composto da quattro saggi di autori diversi, il libro sceglie di focalizzare attraverso l’analisi delle forme istituzionali, le dinamiche demografiche, l’evoluzione del territorio e dell’economia, i complessi nodi tematici di una storia in cui tout se tient ed ogni risultato acclarato rimanda ad un quadro di più ampi e generali collegamenti. Non dunque un localismo che ha nei “fatti” affastellati cronologicamente e senza nessi le proprie anguste prospettive, ma la lettura di una serie di trasformazioni che non prescinde mai dal contesto storico, geografico, istituzionale, economico. Le relazioni con il Brembo, il Fosso Bergamasco e le vie di comunicazione; l’appartenenza alle diverse circoscrizioni civili ed ecclesiastiche; i poli d’attrazione produttivi; le dinamiche attivate dalla nascita di nuove realtà urbane contermini (Dalmine e Zingonia), permettono di cogliere nel volto della comunità di Boltiere non solo alcuni caratteri ormai scomparsi ma anche le peculiarità radicate nei secoli e ancora riconoscibili. Non si tratta dunque di una ricerca fine a se stessa ma della riscoperta di un’identità (definita da un complesso di cultura e di materialità dei luoghi) che, senza arenarsi in atteggiamenti sterilmente nostalgici, possa costituire il “capitale” su cui puntare per affrontare i problemi posti dalle intense trasformazioni territoriali, economiche e sociali in atto. Nel ricordo dell’infaticabile attività svolta dal prof. Pagani e degli insegnamenti che ci ha lasciato perché ogni comunità sia consapevole protagonista della costruzione del proprio futuro, di un futuro in cui vecchio e nuovo trovino una felice sintesi, ringrazio il Sindaco e l’intero Consiglio comunale per la fiducia accordataci. Ringrazio gli autori, che hanno accettato di affrontare questo lavoro mettendoci scienza e cuore. Ringrazio tutti coloro che leggeranno il libro con pazienza e attenzione. Non troveranno aneddoti, spigolature d’archivio buone per soddisfare una superficiale curiosità: sarà invece l’occasione per riflettere circa il fatto che, agli inizi del terzo millennio, un paese non è solo un insieme più o meno disordinato di case, capannoni, strade fiancheggiate da distributori di benzina, segnaletica e cartelloni pubblicitari, parcheggi, centri commerciali, desolanti architetture mitigate da aiole, giardini, vecchie case nel centro storico, una chiesa di qualche pregio architettonico. Un paese si trasforma, ma nello spessore e nella dignità del suo passato si trovano beni preziosi da valorizzare come una ricchezza che gli appartiene e che spetta a noi difendere. Juanita Schiavini Trezzi Direttrice del Centro Studi sul Territorio “Lelio Pagani” Università degli Studi di Bergamo 7 8 Per una Storia Glocale Nota del curatore Per una Storia Glocale “(…) Non credo ci sia lode migliore, per uno scrittore, che di saper parlare, con il medesimo tono, ai dotti e agli scolari. Ma una semplicità tanto elevata è privilegio di alcuni rari eletti. (…)” M. BLOCH, Apologia della storia o mestiere di storico, Torino 1950, p. 23 Le storie di comunità sono una costante della storiografia italiana e internazionale. Dai tempi in cui l’uomo ha cominciato a scrivere del proprio passato l’attenzione ad una data località, tale da divenire elemento comune degli aspetti indagati in una monografia, è stato uno degli oggetti più frequenti a cui gli storici (di professione o meno) si sono dedicati. Chiaramente le sfumature di tutte queste storie di comunità, o di paese1, sono molto dissimili e i prodotti di cui oggi disponiamo non possono essere ascritti ad un unico genere storiografico, se non appunto per il comune interessamento ad un dato luogo. Di più si potrebbe sostenere che, quantomeno in Italia, si è arrivati con il tempo ad una vera e propria frattura all’interno delle storie di comunità, con ai margini estremi quelle di carattere accademico, da un lato, e la cosiddetta storia locale, dall’altro. Un allontanamento costante e inesorabile, che solo in rare occasioni è stato evitato, ha portato la comunità scientifica degli storici legata alle università a non considerare i cultori o storici/appassionati locali, in quanto non professionisti, e questi ultimi, di contro, a chiudersi in circuiti autoreferenziali, fuori da ogni dibattito storiografico e spesso gelosi/ amanti del proprio territorio, talmente appassionati da non voler permettere alle accademie di studiare i propri luoghi. Un divario ben visibile nelle diverse tipologie di prodotti in materia di storia delle comunità, con la storia locale che tende sempre più a trasformarsi in una storia globale di un dato luogo, senza limiti di tempo e d’oggetto d’indagine. Senza distinzioni cioè tra storia sociale, economica, politica, dell’architettura, della chiesa, ..., dalla preistoria all’oggi. Ma la storia (lo ripete spesso Marco Cattini) è troppo maledettamente complicata, per essere ridotta a generalizzazioni, sia in termini di teoria che di oggetto e tempo d’indagine. Una chiusura e un allontanamento che di per sé sono stati nocivi ad entrambi, non tanto perché manchino prodotti di qualità, ma perché nessuno è stato in grado di approffittare delle capacità/peculiarità dell’altro, che avrebbero permesso di non disperdere risorse in prodotti di dubbio valore, o quantomeno fini a se stessi, o allo stesso modo di facilitare la visone spesso distaccata degli accademici, i quali avrebbero trovato notevole aiuto dalle conoscenze degli appassionati. Come sosteneva Grendi, infatti, le fonti della ricerca storica non sono solo la documentazione scritta, ma anche i manufatti, il paesaggio, un bosco, ... 2 Perciò sarebbe necessario integrare fonti visive e scritte, unico modo per spostare l’attenzione dalla dimensione locale alla storia locale 3. Il dibattito sul divario accennato e sulla storia locale, soprattutto del mondo accademico, non è di certo mancato. Si potrebbe citare, solo a titolo d’esempio, il convegno pisano del 1980 4 , per capire che la questione non è passata inosser vata. Ancora si potrebbero sfogliare i saggi di Edoardo Grendi, dove la questione è sempre sollevata, attento com’era lo storico all’esperienza della English Local 1 L’ecquivalenza storia di comunità=storia di paese non è certamente scontata e pianamente corretta, poiché il paese non sempre coincide con la comunità, forse nemmeno oggi. Nell’economica del discorso è parso però utile tendere ad una similitudine, non tanto di genere quanto di stile storiografico. Cfr. M. DELLA MISERICORDIA, Divenire comunità. Comuni rurali, poteri locali, identità sociali e territoriali in Valtellina e nella montagna lombarda nel tardo medioevo, Milano 2006, pp. 29-86. 2 E. GRENDI, Storia locale e storia di comunità, in P. M ACRY e A. M ASSAFRA (a cura di), Fra storia e storiografia. Scritti in onore di Pasquale Villani, Bologna 1994. Sullo stesso tema si sono soffermati anche J. TOSH, Introduzione alla ricerca storica, Firenze 1989, pp. 39-44 e P. BEVILACQUA, Sull’utilità della storia per l’avvenire delle nostre scuole, Roma 2000, pp. 106-121. 3 Un modo forse anche per ovviare all’inganno insito nella documentazione scritta, al punto tale che gli storici meno capaci sono quelli che più si fidano della documentazione diretta, mentre i migliori sono gli studiosi della preistoria, che “raccontano la civiltà usando un coccio e un osso”. Cfr G. LEVI, La storia come campo di battaglia. Gli storici, la psicanalisi, la verità, in F. CIGNI e V. TOMMASI (a cura di), Tante Storie. Storici delle idee, delle istituzioni, dell’architettura, Milano 2004, pp. 24-37. 4 Gli atti di tale convogno sono contenuti in C. VIOLANTE (a cura di), La storia locale. Temi, fonti e metodi di ricerca, 1982. 9 Nota del curatore 5 Cfr. in particolare E. GRENDI, Storia di una storia locale, Venezia 1996; ID., Storia di una storia locale: perché in Liguria (e in Italia) non abbiamo avuto una Local History, in Quaderni Storici n. 82, 1983, pp. 141-147; ID, Storia locale e storia di comunità, cit. e i saggi raccolti nel fascicolo a lui dedicato della rivista Quaderni Storici, n. 110, 2002. 6 In particolare Grendi apprezzava l’approccio topografico della English Local History, unico a garantire il pieno recupero delle complessità documentarie dell’ambiente. Per tale motivo non ha esitato a contestare le più recenti svolte della scuola inglese, allontanatesi a suo dire da tale approccio. E. GRENDI, Charles Phythian-Adams e la “local history” inglese, in Quaderni Storici, n. 89, fasc. 2, 1995, pp. 559-578 e A. TORRE, La produzione storica dei luoghi, in Quaderni Storici, n. 110, fasc. 2, 2002, pp. 443-475. 7 G. CHITTOLINI, A proposito di storia locale per l’età del Rinascimento, in C. VIOLANTE (a cura di), La storia locale ..., cit. pp. 121-133. 10 8 Ciò anche in relazione al nuovo ruolo che la storia locale dovrebbe giocare nell’avvicinare gli studenti allo studio della storia, in un continuo rimando fra locale e generale. Cfr. P. BEVILACQUA, Sull’utilità della storia ..., cit. pp. 95-106. 9 La storia è essenzialmente una disciplina ibrida che unisce i procedimenti tecnici e analitici di una scienza alle qualità immaginative e stilistiche di un’arte. Cfr J. TOSH, Introduzione ..., cit. pp. 140-144. History, da lui ritenuta ottimo esempio di connubbio tra appassionati e professionisti 5 . Un modello che lo storico ligure ha cercato d’applicare nei suoi lavori e di discutere e insegnare attraverso il Seminario permanente di storia locale 6 . Neppure, sono mancate nuove esperienze storiografiche, che avrebbero potuto favorire il superamento di queste barriere. Si pensi in particolare all’esperienza microstorica, alla sua attenzione analitica all’oggetto, che però forse ha peccato nell’integrazione tra fonti scritte e visive, rimanendo relegata nell’accademia. Si sono però realizzati anche altri tentativi di avvicinamento, a volte per iniziativa di singoli, altre con la creazione di veri e propri istituti di ricerca, e in tal senso è andato il progetto di Lelio Pagani nel creare il Centro Studi sul Territorio, luogo d’incontro di studiosi di diverse discipline. Ma altrettanti rimangono i non-contatti, troppi e forieri di una continua dispersione di energie e risorse, anche economiche (e tutti sanno quanto tali scarseggino sempre più per la ricerca scientifica in generale e umanistica in particolare). Sarebbe allora forse necessario ripensare a tali esperienze per invertire rotta e favorire la nascita di un nuovo modo di intendere la storia dei luoghi o di comunità. Non tanto una corrente storiografica, quanto un nuovo atteggiamento, che superi la storia locale (nel senso di non professionale, di fine a sé stessa) 7 e avvicini le accademie ai cultori/appassionati, oltre che agli esperti di altre discipline 8 . Una storia glocale, appunto, perché non si può comprendere il globale se non partendo dallo studio della realtà locale, dalle caratteristiche di un territorio, dai sedimenti lasciati su di esso dal passare dei secoli; ma altrettanto non si comprendono le vicende di un luogo se non si considera lo sfondo in cui è inserito, le vicende lontane che si ripercuotono anche in quello spazio. Glocale, perché non si può ridurre la storia alle vicende generali ma altrettanto non ci si può perdere in particolarismi ostinati. Glocale, perché è utile la passione e la conoscenza dei cultori, ma fondamentale è il ruolo dell’accademia, che con i suoi dibattiti è sempre foriera di nuovi stimoli per lo studio, di nuove strade da percorrere. Glocale, infine, perché gli storici devono dialogare con le altre discipline, mantenendo fede alla propria specializzazione ibrida 9, non perdendo lo spirito di curiosi investigatori, ma avvalendosi e dialogando con gli esperti/specialisti delle altre materie. * * * Il presente volume nasce con il preciso intento di valutare l’impatto del passaggio dal mondo agricolo alla società industriale, che investì l’Italia a cavallo dei secoli XIX e XX, su una piccola comunità della pianura bergamasca. In particolare si è cercato di verficare quali mutamenti economici, sociali e territoriali investirono la comunità di Boltiere in questi secoli e come la sua fisionomia andò modificandosi con il passare dei decenni. L’attenzione è stata rivolta a vari settori, proprio nel tentativo di valutare tutte le sfaccettature del mutamento, cercando di comprendere se questo fosse solo frutto di imposizioni esterne, o se piuttosto le spinte dell’evoluzione generale tendessero a modellarsi sulla realtà presente. A partire da tali premesse il volume è stato strutturato in quattro sezioni, che appunto cercano di rispondere alle domande citate in precedenza. Nel primo capitolo si cerca di delineare alcuni caratteri tipici della storia di Boltiere, lanciando uno sguardo all’età preindustriale, indagando aspetti della mentalità, delle istituzioni e dell’economia locali. La seconda parte analizza, attraverso lo studio della cartografia storica, le evoluzioni territoriali del comune tra ‘700 e primo ‘900. La terza sezione è invece dedicata all’analisi della situazione socioeconomica di Boltiere tra Ottocento e Novecento, ponendo attenzione alla struttura produttiva ma anche alla forma di società che ne fa da sottofondo e ne influenza gli sviluppi, anticipata da un’ampia introduzione che tratteggia l’economia boltierese in età moderna. Il volume si conclude con lo studio dello sviluppo urbanistico degli ultimi cinquant’anni, analizzando in particolare gli orientamenti e gli sviluppi che si riflettono sul presente, a partire dalla valutazione dell’impatto sul territorio dell’evento Zingonia. 11 12 Via Ronchetti, Cortile Ballerini. Vicolo Benaglio, gabinetto ad uso comune. Introduzione. Uno sguardo all’età preindustriale Capitolo I Introduzione. Uno sguardo all’età preindustriale. Matteo Di Tullio* La costante: un paese di confine Queste pagine introduttive hanno lo scopo di delinare alcuni caratteri tipici e insiti nella storia della comunità di Boltiere, che sono sfondo ma anche vincoli per lo sviluppo e la storia del paese. Occupandoci di storia del XIX e XX secolo e in specifico del passaggio tra mondo agricolo e industria, valutandone le sfumature di carattere territoriale, economico e sociale, rischieremmo di non comprendere alcune vicende e alcuni caratteri ancora attuali se non rivolgessimo la nostra attenzione ai secoli precedenti a quelli in oggetto: faremmo, ad esempio, fatica a riconoscere a Boltiere un ruolo di paese di confine, ruolo che va ben oltre le vicende storiche e che influenza la mentalità e le scelte degli uomini di questo paese, anche quando, a partire dalla fine del XVIII secolo, questo confine non esisterà più. Il confine a cui si fa riferimento, ovviamente, è quello del Fosso bergamasco, un canale artificiale scavato nel XIII secolo, a delimitazione (più che a protezione) del contado di Bergamo rispetto all’espansione di Milano e di Cremona. Una linea di confine che partendo dall’Adda a sud di Concesa (Trezzo sull’Adda), attraversa il Brembo, segnando i confini meridionali dei comuni di Brembate e Boltiere, per poi correre in modo quasi rettilieno sino a Castel Liteggio, dove scende verso sud, incontrando il fiume Serio a Bariano. V’è poi un ulteriore tratto che dalle sponde del Serio arriva sino all’Oglio, che forse non è appropriato denfinire Fosso bergamasco, ma che con eguali caratteristiche segna il confine meridionale di Bergamo, fino ai limiti del contado di Brescia1. Ufficialmente il Fosso divenne confine di stato ad inizio ‘400, quando a seguito della guerra tra Venezia e Milano, con la pace di Ferrara del 1433 si decretarono possesso veneziano Bergamo e Brescia, e il Fosso bergamasco fu riconosciuto come linea di confine tra i due stati. Situazioni confermate in seguito dalla pace di Rivoltella (1448) e dalla pace di Lodi (1454). Il conivolgimento di Boltiere nelle vicende del Fosso bergamasco risalgono ovviamente ai tempi del suo scavo e ne condizionano la storia fino ad oggi. Lo scavo del Fosso dovette essere fonte di non pochi problemi per il paese. Ancora alla fine del XVIII secolo, infatti, il comune di Boltiere possedeva terre oltre il Fosso, dunque non solo fuori dal proprio territorio comunale, ma in uno stato straniero; terre di non poca consistenza, essendo formate da 670 pertiche di brughiera, 192 di prato magro e 100 di bosco2. È verosimile credere che al momento della creazione del Fosso la definizione dei confini tra una comunità e l’altra fosse approssimativa. Tant’è vero che solo alla metà del XIV secolo risale il cosidetto Codice Patetta3, con il quale si defirono i confini dei vari comuni della bergamasca e non sembra che in precedenza esistesse una simile ricognizione, almeno così sistematica. Lo scavo del Fosso però, per il suo carattere rettilineo, almeno dopo il Brembo e fino a Castel Liteggio, è verosimile che non seguisse esattamente le linee di confine, suppur sommarie, delle varie comunità, altrimenti avrebbe assunto un percorso molto più tortuoso. Per ciò è accertato che a sud del Fosso rimasero parti di territorio di proprietà di bergamaschi, e a volte delle stesse comunità. Casi simili a quello di Boltiere si riscontrano nelle vicine Arcene e Ciserano4, che, ancora a inzio ‘900, in territorio di Pontirolo e Treviglio, possedevano beni comunali. Non solo beni comunali, si accenava, ma anche di privati, e in questo caso la vicenda inerente a Boltiere e ad alcune comunità vicine è molto documentata. Privati bergamaschi possedevano terre in territorio milanese, i cosidetti beni della cerchietta, sulla quale si aprì una disputa di giurisdizione e liti continue, che si conlusero sono con la fine della divisione politica tra Repubblica di Venezia e Stato di Milano. La pace di Lodi, infatti, aveva sancito la piena * Dottorando presso l’Università Bocconi di Milano 1 La bibliografia in merito al Fosso bergamasco è varia anche se mancano opere complete che ne ripercorrano le vicende storiche, della formazione e del successivo sviluppo. Oltre ai molti riferimenti e note storiografiche inserite nei più svariati volumi, soprattutto relativi a comunità i cui confini sono segnati dal Fosso Bergamasco, un riferimento specifico può essere L. PAGANI (a cura di), I confini meridionali del territorio bergamasco nella storia, Bergamo 1994. Le fonti documentarie sono altrettante e per lo più sono conservate presso l’Archivio storico civico di Bergamo (d’ora in poi BCBg), nel fondo Camera dei Confini, e parzialmente presso il fondo confini dell’Archivio di Stato di Milano (d’ora in poi ASMi). 2 In merito alle possessioni comunali oltre il fosso si vedano: ASMi – Censo PA – cart. 1970 bis e BCBg – Camera dei Confini – Confini di fosso: specialmente la Cerchietta – 98 R 5, 19 aprile 1595, 15 giugno 1595, 9 ottobre 1595, 11 giugno 1600, 16 novembre 1643. Preziosa è inoltre la mappa redatta a metà ‘700 e oggi esposta nella Sala consigliare del municipio di Boltire. 3 M ARCHETTI V. (a cura di), Confini dei comuni del territorio di Bergamo (1392 – 1395). Trascrizione del Codice Patetta n. 1387 della Biblioteca Apostolica Vaticana, Bergamo 1996. Seppure i confini di Boltiere rimasero sostanzialmente stabili, la ricognizione trecentesca non escluse cause tra i paesi confinanti, pur rimanendo punto di riferimento anche per i secoli successivi. Un esempio può essere la lite occorsa tra Boltiere e Ciserano e conclusasi il 30 aprile 1607 con un accordo tra le parti. Con l’atto di pacificazione, in cui si fa riferimento esplicito al codice Patetta, si risolse la lite, ad opera di Pietro Benaglio fu Castello e Benaglio de Benaglio fu Gerolamo, deputati dalle controparti a dirimere la questione. Archivio di Stato di Bergamo (d’ora in poi ASBg) – Notarile – filza 6765. Notaio Pietro Zanchi, 30 aprile 1607. 4 Ancora nel ‘700 sono riscontrabili beni comunali e di privati di Arcene 13 Matteo Di Tullio nell’area della cerchietta, oltre il Fosso bergamasco. Si vedano ad esempio ASBg – Notarile – filza 8182. Notaio Domenico Sangaletti, 15 maggio e 21 agosto 1726, e 22 aprile 1728. Stesso discorso vale per Ciserano, dove in particolare sembra fossero contingenti le proprietà comunali nel comune di Pontirolo. In merito si vedano ASBg – Notarile – filza 6765. Notaio Pietro Zanchi, 1 maggio 1606; e M. PAGANINI, Ciserano in età veneta. Aspetti socio-economici, in Ciserano: il paese, la sua gente, la sua storia, Verdello 1994, pp. 118-126. 5 Sulle giurisdizione del podestà di Caravaggio e le sue competenze in materia di giustizia si veda M. DI TULLIO, Un borgo della Geradadda durante le Guerre d’Italia. La comunità di Caravaggio nella prima metà del ‘500, Tesi di laurea, Università degli studi di Milano, aa 2002-2003, pp. 99-108. 14 6 Alcuni confronti sulle attività di contrabbando e criminalità in aree di confine in P. PRETO, Il contrabbando sul lago di Garda in età veneziana, in G. BORELLI (a cura di), Un lago, una civiltà: il Garda, Verona 1983; e R. DE ROSA, La criminalità ai confini dello Stato di Milano: il caso della Geradadda (1559-1598), in Quaderni della Geradadda, n. 12, Treviglio 2006, pp. 1-43. 7 M ARCHETTI V. e PAGANI L. (a cura di), Giovanni da Lezze. Descrizione di Bergamo e suo territorio, 1956, Bergamo 1988, pag. 440. autorità dei bergamaschi su quelle terre, pur essendo in territorio milanese. Ma ripetuti furono i tentativi di inserire quelle terre nei catasti milanesi, ovviamente per tassarle. Simili furono le vicende del Covello a Romano e della Calciana superiore, possessione della famiglia Secco, feudatari milanesi, ma in territorio bergamasco. Problemi di giurisdizione dei due governi ma anche problemi di gestione per i proprietari di quelle terre, che dovevano poter varcare il confine giornalmente per lavorarle o farle lavorare, che dovevano poter far varcare il confine alle merci prodotte da quelle terre, ma soprattutto che si trovavano spesso usurpati di frutti e vittime di danni senza poter ottenere sostegno e giustizia. Gli ufficiali bergamaschi non potevano infatti perseguire reati o gestire cause avvenute fuori dal proprio territorio e molto spesso gli ufficali milanesi, in specifico il podestà di Caravaggio che era competente nel territorio di Pontirolo5, non avevano particolare interesse a risolvere tali cause. È ovvio infatti che in primis avrebbero gestito le cause inerenti alle proprie giurisdizioni e ai propri sudditi e soprattutto è altrettanto ovvio che poco avvezzi erano a perseguire simili reati, che di contro anche i bergamaschi commettevano nei confronti dei milanesi. Era dunque un continuo rinfacciarsi di responsabilità, che solo a volte, quando il problema si facceva più generalizzato e impellente, trovava un accordo tra i due governi per la gestione di tali fenomeni, ma che molto spesso cadeva nelle lungaggini (volute) della giustizia. Problemi di legalità che si riscontravano non solo a causa di questi possedimenti oltre confne, ma anche dalla presenza stessa del confine. Come è noto il passaggio dei confini degli stati d’Antico regime (ma anche degli attuali) imponeva una tassa da pagare in base agli uomini e alle merci che li varcavano. Le dogane infatti non erano solo un importante fonte d’entrata per l’erario, ma anche uno strumento di controllo delle importazioni e delle esportazioni, che i governi usavano per facilitare e sviluppare le attività nazionali e favorire le importazioni dei prodotti di cui la produzione interna era carente. Anche a Boltiere, come noto, v’era una dogana, posta, ove oggi è l’omonima cascina, a cavallo della strada romana che dal ponte sull’Adda, proveniendo da Milano, proseguiva verso Bergamo e appunto a Boltiere aveva il suo attraversamento del confine. Questa dogana ovviamente non garantiva che il passaggio delle merci fosse per forza obbligato da tale punto, ma anzi il facile attraversamento del fosso bergamasco (quasi con un balzo) favoriva azzioni di contrabbando, rendendo la vita delle campagne circostanti il confine molto attiva6. Attività di contrabbando che spesso, ma non per forza, erano legate ad attività di brigantaggio e di delinquenza: gruppi di loschi individui, vere proprie organizzazioni del crimine, che si affiancavano a onesti cittadini, che quasi sempre, soprattutto in periodi di carestie, si improvvisavano contrabbandieri per caso. Va riconosciuto infatti che non solo criminali di mestiere svolgevano illeciti nel cosidetto sfroso di beni, ma che spesso erano gli abitanti delle terre di confine a svolgere tali azioni, magari in modo saltuario e spinti da esigenze reali. Cosa diversa erano le attività criminose sistematiche e organizzate, che certamente erano presenti nei paesi di confine, spostandosi qua e là o ponendo basi stabili in particolari periodi e con condizioni favorevoli. Non stupisce, dunque, che una delle leggende più note e più raccontante dai boltieresi sia quella del Maerù; il brigante che infestava con la sua banda le campagne del territorio, raziando di viveri la popolazione e rapendo le donne del luogo. Una leggenda e certo tutte le leggende sono fantasia, ma la fantasia prende spunto dal vissuto e le esagerazioni non devono nascondere il fondo di verità. Magari non con lo stesso nome, magari con toni meno crudeli e soprattutto senza riapparizzioni sottoforma di fantasma dopo la sua morte, ma di certo uno o più Maerù a Boltiere, e in generale in tutte le aree di confine, esistettero con le attività di contrabbando e delinquenziali, che questa vita al margine portava con se. Così chiosava il Capitano Da Lezze nel 1596: (…) [i boltieresi] sono danneggiati da bariselli volendo danari con bravarie (…).7 Il Fosso bergamasco è sicuramente il confine per eccellenza dei boltieresi, perché appunto segna dal tardo Medioevo un confine di Stato. Ma altrettanto significativi sono alcuni confini per così dire interni allo stesso contado bergamasco e alla stessa Serenissima. Ci si riferisce in specifico alla divisione del contado bergamasco in factae durante l’età comunale e in Quadre d’età veneziana, che altrettanto influenza il legame tra Boltere e altre comunità. Boltiere, parte della facta di Porta S. Stefano e successivamente della Quadra di Mezzo, era, anche in que- Introduzione. Uno sguardo all’età preindustriale sto caso, un paese di confine, posto all’estremo sud-ovest di queste, confinando con Brembate e la facta di Porta S. Alessandro, poi Quadra dell’Isola8. A ciò va sicuramente fatta risalire la difficoltà e la quasi assenza di relazioni tra Boltiere e i vicini paesi dell’Isola bergamasca, anche con la stessa Brembate di cui Boltiere è confinante. Difficoltà di relazioni riscontrabili non solo e non tanto nel rapporto tra le due popolazioni, che è spesso fonte di un campanilismo che in realtà si riflette anche con le altre comunità, ma soprattutto a livello istituzionale, dove invece la scelta e lo sguardo ricade più verso gli attuali comuni dell’area di Zingonia. Intediamoci come ovvio Zingonia non esisteva nemmeno come embrione d’idea, ma Verdello era il centro amministrativo di riferimento per quest’area della Quadra di Mezzo, e dunque a quel comune e a quelli di quell’area Boltiere tende (e tenderà in seguito) a guardare, con l’aggiunta, in tempi molto successivi però, e a seguito degli sviluppi dell’omonima industria, di Dalmine. Una tendenza sicuramente favorita anche dalle evoluzioni in ambito religioso. Boltiere era infatti parte della pieve di Pontirolo9, con sede nell’attuale Canonica d’Adda, che a fine ‘500 fu smembrata per volontà del cardinale Carlo Borromeo, arcivesco di Milano, di cui la pieve facceva parte, nei tre vicariati Verdello, Treviglio e Trezzo. Boltiere da allora, pur continuando ad essere parte della diocesi di Milano fino a metà del XVIII secolo, fece parte del vicariato di Verdello, con una coincidenza dunque tra distreto civile e religioso. Suddivisioni amministrative del territorio bergamasco che di fatto vengono confermate anche dalle dominazioni successive, quando il Fosso cessa la sua funzione di confine di stato, e Bergamo entra a far parte di compagini statali molto più ampie. Sarà così per le suddivisioni amministrative del periodo napoleonico10, Lombardo-veneto e del nascituro Regno d’Italia. Durante tutte queste dominazioni Boltiere risulta comunità autonoma e solo in periodo napoleonico, all’interno di un quadro più ampio di aggregazione dei comuni voluta dalla nuova dominante, Boltiere divenne con Ciserano frazione di Osio Sotto. La cosa provocò ovvi problemi, dovuti certamente allo scontento della perdita di un’autonomia amministrativa, in particolare per la gestione delle non indifferenti proprietà comunali. Del 14 maggio 1814 è infatti una supplica degli abitanti di Boltiere, che denunciarono alla Reggenza del Governo provvisorio, come ad opera dei due paesi aggregati, Boltiere (…) si vide spogliata delle loro antiche rendite, che la indennizzavano da ogni comunale aggravio e che tal volta portavano in seno alle povere famiglie de considerabili soccorsi (…)11 Non va dunque sottovalutata questa divisione interna al contado bergamasco, né tantomeno l’ulteriore ruolo di confine giocato da Boltiere. Un confine meno problematico del primo, ma pur sempre un confine che segna e influisce sulla sguardo di Boltiere nei confronti del territorio circostante e segna il legame e l’inserimento di questa comunità in un area ben precisa, che non a caso permane anche quando questi confini storici vengono cancellati. Rappresentarsi: l’istituzione comunale in età Moderna Le istituzioni comunali (o meglio comunitarie) in area rurale iniziarono a formarsi attorno all’X-XI secolo, quando, anche a seguito della formazione dei comuni cittadini, i residenti del contado scelsero di darsi propri rappresentati, che gestissero i beni comuali, provvedessero alle necessità comuni e rappresentassero il complesso della comunità presso gli organi di governo12. Essendo istituzioni nate dal basso, le comunità rurali assunsero forme variegate, secondo le scelte e le priorità degli abitanti di un luogo, che molto spesso fissarono le regole di funzionamento di queste istuzioni in appositi statuti13. Nei vari contadi d’Italia le vicende di riconoscimento o limitazione delle autonomie locali furono altrettanto variegate, con aree in cui si tese ad una omologazione delle forme amministrative, a fronte di una forte presenza della città sul contado, e altre in cui le comunità rurali riuscirono, grazie a posizioni strategiche, caratteristiche economiche o altro, a mantenere vive le proprie autonomie e i propri statuti14. Non è databile la nascita dell’istituzione comunitaria di Boltiere, come difficilmente lo è per gli altri luoghi, ciò che è però affermabile con certezza è che anche i vicini boltieresi si dettero una forma di rappresentaza, presumibilmente redigendo appositi statuti, che col tempo dovettero però perdere d’importanza, per la defini- 8 Tra i tanti lavori che trattano del tema della divisione in quadre del contado bergamasco, si veda B. BELOTTI, Storia di Bergamo e dei bergamaschi, vol. III, Bergamo 1959, p. 12. 9 Sulla pieve di Pontirolo si veda L. SANT’A MBROGIO, Ricerche sulla pieve di Pontirolo nel secondo ‘400, Tesi di laurea, rel. G. Chittolini, Università degli Studi di Milano, aa. 1998/1999. 10 Durante la prima repubblica Cisalpiana (1798) Boltiere fu parte del Distretto di Verdello, che mutò nome e confine nel settembre dello stesso anno in Distretto del Serio e Brembo, pur restando Boltiere al confine sud-ovest di questo. Qualcosa muta con la II Repubblica Cisalpiana (1801) quando la divsione incluse Boltiere nel Distretto I di Bergamo, includendo però nello stesso anche i comuni dell’Isola, e divenendo dunque Boltiere solo confine meridionale e non più ad ovest. Un ritorno al passato fu la divisione sotto al Regno d’Italia (1805), con la riedizione del Cantone di Verdello, seppur come parte del distretto II di Treviglio, suddivisione confermata nel 1809. Cfr O. BELOTTI e P. OSCAR, Atlante storico del territorio bergamasco, Bergamo 2000. 11 ASMi – Censo PM – cart. 1017, 14 maggio 1814. La supplica in oggetto fu firmata da: Giovanni Arnoldi, consigliere; Francesco Lanzeni, consigliere; Bartolomeo Zeno, consigliere; Paolo Benaglio, anziano comunale; Bartolo Adelasi; Don Antonio Solari, parroco; Luigi Agosti, P; Giuseppe Vincenzi, P Giuseppe Maria Longhi, P; Don Ottavio Carminati, P; Parisio Arnoldi, P; Natale Arnoldi, P; Defendente Moioli, P; Pietro Arnoldi, P; Gio Battista Vincenti, P; Batista Arnoldi, P; Don Andrea Testa, P; Giovanni Pecis, P; Giacomo Cavaleri, P; Gio Maria Pecis, P; Paolo Rotta, P; Paolo Simone Cossali, P; Fra Gio Battista Mandelli, P; Placido Ferrari, P; Carlo Bonelli; Giovanni Scotti; Pietro Cattaneo; Defendente Cavalleri, P; Giuseppe Lanzeni, P; Francesco Peliccioli, P; Gio Bono Cavagna, P; Giovanni Lanzeni, P; Giovanni Lanzeni, P; Francesco Arnoli, P. P = Possidente 15 Matteo Di Tullio 12 Cfr. F. SINATTI D’A MICO e C. VIOLANTE (a cura di), Studi sulle origini del comune rurale, Milano 1978. 13 In merito agli statuti d’area lombarda si veda L. CHIPPA M AURI (a cura di), Statuti rurali lombardi del secolo XIII, Milano 2004. Per la bergamasca si vedano G. CHITTOLINI, Legislazioni statutarie e autonomie nella pianura bergasca, in Città, comunità e feudi negli Stati dell’Italia centro-settentrionale (sec. XIV-XVI), Milano 1996, pp. 105-125; M. CORTESI, Statuti rurali e statuti di valle. La provincia di Bergamo nei secoli XIIIXVIII, Bergamo 1983 e ID., Gli statuti della Valle Brembana superiore del 1468, Bergamo 1994. Per un riferimento più generale G. CHITTOLINI e D. WILLOWET, Statuti, città e territori in Italia e Germania tra medioevo ed età Moderna, Bologna 1991. 14 16 G. CHITTOLINI, Città, comunità ..., cit.; ID. (a cura di), La crisi degli ordinamenti comunali e le origini dello stato del Rinascimento, Bologna 1979; ID., La formazione dello stato regionale e le istituzioni del contado (sec. XIV-XV), Torino 1979 e ID., Poteri rurali e poteri feudali-signorili nelle campagne dell’Italia centrosettentrionale tra tardo medioevo e prima età moderna, in Società e Storia, n. 81, Milano 1998, pp. 473510. 15 Su fiscalità della Repubblica di Venezia si veda G. BORELLI, P. L ANARO e F. VECCHIATO (a cura di ), Il sistema fiscale veneto, problemi e aspetti. XV-XVIII sec., Verona 1982. Per la bergamasca in particolare si vedano P. M AINONI, Le radici della discordia. Ricerche sulla fiscalità a Bergamo tra XIII e XV secolo, Milano 1997 e AA. VV., Venezia e la terraferma. Economia e società, Bergamo: terra di S. Marco, Quaderni di studi, fonti e biblografia, n. 3, Bergamo 1989; in particolare il saggio di M. K NAPTON, Il sistema fiscale nello stato di Terraferma, secoli XIV-XVIII. Cenni generali, pp. 9-30. 16 Cfr. nota 13 del presente testo. 17 Sull’argomento si veda in particolare I. PEDERZANI, Venezia e lo “Stato di Terraferma”. Il governo delle comunità nel territorio bergamasco (sec. XV – XVIII), Milano 1992. zione delle istituzioni comunitarie e in materia fiscale, tanto che, almeno a partire dal XV secolo, il riferimento per tali materie furono gli statuti della città di Bergamo. La vicenda, che non coinvolse ovviamente solo la comunità di Boltiere, ma molte altre del piano bergamasco, si inserisce nel più ampio scontro/dialettica città-contado, attraverso il quale la città dominante cercava di imporre il proprio potere sulle località della campagna circostante, con ovvia resistenza di queste ultime. Il controllo e la disciplina delle forme di amministrazione e soprattutto del prelievo fiscale15 erano fondamentali per allungare il potere della città sulle terre circostanti. Uno scontro/dialettica che mutò con la nascita degli stati regionali, quando alla contrapposizione città-campagna si affiancò quella di città dominante-città suddite, con possibilità per le comunità rurali di ottenere sostengo per rivendicare e ottenere libertà rispetto al capoluogo di contado16. Una situazione della quale non sembrò godere particolarmente Boltiere, dove a poco a poco al potere di Begamo si sostituì quello della Serenissima, sempre amministrato e governato da Bergamo, ma con ordini e scelte che dipendevano sempre più da Venezia17. Ciò è riscontrabile da due atti di nomina del console e dei sindaci di fine ‘400, nei quali si fa riferimento al fatto che tali elezioni erano eseguite in base agli statuti della città di Bergamo, a significare appunto che Boltiere non ne aveva di propri, o meglio poneva come base giuridica all’elezione le norme della città capoluogo18. I due atti citati informano di altre particolarità importanti relativamente alle istituzioni boltieresi. Anzitutto, data l’esiguità demografica19, il principale organo politico-istituzionale era l’assemblea dei capifamiglia o consiglio generale, mentre non vi sono tracce di consigli ristretti, più tipici di paesi con maggior numero di abitati. Al consiglio generale erano deputati tutti gli indirizzi politici per il governo e l’amministrazione di Boltiere e perciò era riunito periodicamente per stabilire le necessità del momento. Una volta l’anno (in gennaio) l’assemblea si riuniva per eleggere il console e due sindaci, esecutori delle volontà dell’assemblea, che appunto duravano in carica un’anno. Al console spettavano 16 lire imperiali l’anno per il proprio mandato, mentre ai due sindaci 20 soldi l’uno20. Il console era appunto l’apice dell’amministrazione, agendo però sempre su delega e per mandato dell’assemblea dei capifamiglia. Oltre alle incombenze speciali, frutto delle situazioni occasionali, di regola a lui spettava la gestione dei negoti della comunità, l’obbligo di denuncia degli atti criminosi compiuti sul territorio alle autorità di Bergamo e il rispetto di tutti gli ordini emanati dalle autorità cittadine o dal governo della Serenissima. La forma di rappresentanza e i compiti di amministrazione esposti dovettero mutare a fine del XVI secolo, quando Boltiere si trovò di fronte ad un notevole incremento demografico e per tanto dovette assumere nuove forme di rappresentanza21. Un atto di sindacato del 30 aprile 1606 dà nota della nuova stuttura amministrativa di Boltiere22. All’assemblea dei capifamiglia si affianca un consiglio minore, composto da dieci consiglieri, eletti dal consiglio generale a scuritinio segreto, con carica di un’anno. Di questi consiglieri, due venivano eletti sindaci, sempre a scrutinio segreto, con incarico anche di tesorieri. I sindaci avevano le stesse funzioni del periodo precedente: la gestione di cause, liti e controversie, civili e criminali, che avessero coinvolto la comunità; l’obbligo di comparire, in rappresentanza della comunità, presso tutte le sedi deputate alle cause; e la riscossione dei crediti della comunità. Incarichi simili a quelli del console, posto come in predenza all’apice dell’aministrazione ed eletto dai capifamiglia, in appostito sindacato. A queste figure già nominate se ne affiancavano alcune altre, non citate nell’atto d’inizio Seicento, ma sicuramente presenti: un cancelliere, notaio, che curava la redazione e la conservazione degli atti ufficali della comunità e almeno un camparo, custode delle terre, acque e possessioni da danneggiamenti da parte di terzi. Per il resto si possono solo avanzare ipotesi, mancando ogni copia degli statuti locali, giacché sicuramente altre figure legate all’amministazione pubblica dovevano essere presenti (custodi delle strade, banditore, pubblici servitori, ... ). L’assetto istituzionale avviato al calare del XVI secolo rimase sostanzialmente immutato negli anni successivi, con però alcune modifiche imposte dalla Serenissima a metà del XVIII secolo, quando anche Boltiere fu coinvolta in un processo di riforma delle amministrazioni comunitarie della bergamasca, conseguenza del moltiplicarsi degli episodi di malgoverno. Le cause, che variavano da una località all’altra, sono riassumibili negli abusi da parte di alcune famiglie originarie, da troppo tempo uniche a gestiere la cosa pubblica, con grave danno per i beni comunali e nelle diatribe sull’imposizione della tassazio- Stal del Zoia, il solaio della casa padronale. 17 Stal del Zoia, casa padronale, la dispensa. Matteo Di Tullio 18 ASBg – Notarile – filza 250. Notaio Giovanni Francesco Suardi, 10 febbraio 1486 e 28 gennaio 1487. 18 19 Negli anni ’80 del ‘400 a Boltiere dovevano risiedere circa 100 persone, ciò fa intuire la mancata necessità di un consiglio della comunità diverso dal consiglio dei capi-famiglia, essendo quest’ultima assemblea ridotta nel numero. Il dato è ricavabile dai due atti citati in precedenza (ASBg – Notarile – filza 250. Notaio Giovanni Francesco Suardi, 10 febbraio 1486 e 28 gennaio 1487), nei quali compaiono 12 capifamiglia, definiti più di due delle tre parti dei vicini di Boltire. Fatto un rapido calcolo, nella migliore delle ipotesi i capi-famigia non erano più di 18, che moltiplicati per 5/6 persone per famiglia, fanno un totale di circa 100 abitanti. I capifamiglia boltieresi presenti il 28 gennaio 1487 furono: Stefano fu Guglielmi de Cornello, Bartolomeo fu Marcandi de Triviolo, Pellegrino fu Francesco de Coloniola, Giovanni fu Arnoldi de Bruntino, Bartolomeo fu Toniolo de Cavaneis, Sandrino fu Venturino de Bonzanis de Osio, Francesco fu Paolo de Musinis de Trevilio abitante de bulterio, Giovanni fu Bertramo de Contis de Pontirolo abitante a Boltiere, Antonio figlio di Martino de Cornello, Martino fu Mazoli de Mia, Zentilinus fu Fermo de Cavaneis et Martino figlio di Marci Franere. Sulla composizione delle famiglie in età moderna si veda il paragrafo successivo. 20 I compesi degli amministratori erano mutati a fine ‘500 in 25 lire per il console e 10 lire per ognuno dei due sindaci. A loro si aggiungeva, nell’ammistrazione del comune, uno scrittor (un notaio, che doveva redigere tutti gli atti amministrativi), con 10 lire l’anno. M ARCHETTI V. e PAGANI L. (a cura di), Giovanni da Lezze. Descrizione ..., cit. pag. 440. 21 Sulla demografica dell’ultimo quarto del ‘500 si veda il paragrafo successivo. Non è chiaro ovviamente a quando risalga tale incremento è però significativa l’annotazione del Da Lezze nel 1595, che indicava come reggenti del governo locale solo 1 console, 2 sindaci e 1 scrivano. Attorno a quegli anni dovette essere però stabilita questa riforma, anche se non è dato sapere la data precisa. ne centrale a livello locale23. L’interesse della dominante ovviamente era legato all’evitare episodi di malgoverno in funzione sia di tutela del propiro dominio, evitando malumori generalizzati, sia per evitare l’abuso dei beni comuni, con conseguente contrazione delle entrate pubbliche. Tali erano infatti fondamentali per poter gestire le necessità a livello locale (in materia di lavori pubblici, ma anche di carità e assistenza ai bisognosi) e molto spesso anche al pagamento di parte dei carichi fiscali. L’obiettivo dei capitani di Bergamo, con l’avvallo di Venezia, fu di ampliare l’accesso ai consigli di comunità e di fare in modo che in essi giocassero un ruolo di controllo importante gli estimati, cioè coloro che possedevano terre nel comune, che avevano interessi notevoli sia nell’uso delle terre comuni, sia nella suddivisione dei carichi fiscali; venendo a mancare parte delle entrate comunali i carichi sarebbero aumentati per ogni vicino e in particolare per gli estimati: per tale motivo il controllo sull’amministrazione pubblica dei possidenti avrebbe dovuto avere una funzione di garanzia per il governo centrale. I primi capitoli “per la buona direzzione et amministrazione del comune di Boltiere” furono redatti il 22 aprle 1749 dall’allora capitano e vice podestà di Bergamo, Alvise Contarini e approvati il 17 maggio di quell’anno dal Senato di Venezia24. Il Contarini impose ai boltieresi alcune regole chiare, ma allo stesso tempo perentorie, per evitare “(…) li gravi disordini da lunga serie d’anni corsi con arbitrarie disposizioni delle Rendite di quel Comune (…)”. In particolare impose ai dieci deputati del consiglio minore di eleggere ogni anno altri sei vicini utili a sostiuire alcuni di loro in caso di necessità, con obbligo per tutti gli eletti, compresi i sindaci, di non poter essere rieletti per un periodo di due anni. Il capitolo II modificava l’elezione del tesoriere, del console e del camparo, cariche che dovevano essere poste a pubblico incanto e affidate a chi offriva di ricoprirle con il minor compenso. Con i successivi quattro capitoli si definivano puntigliosamente i compiti del cancelliere, che sarebbe durato in carica tre anni. A quest’ultimo spettava un salario di 80 lire l’anno, a fronte del quale avrebbe dovuto: mantenere la custodia e la cura dell’archivio degli atti comunali; compilare costantemente i registri degli atti del consiglio minore e di quello generale, degli incanti pubblici, affittanze e salari, delle entrate e delle uscite e curare con l’ausilio dei sindaci l’inventario di tutti i beni mobili e delle attrezzature della comunità; doveva inoltre preparare ogni anno il libro degli scoderoli (esattori delle tasse), segnando su di esso le imposte dovute da ogni contribuente, utile appunto all’effettivo e corretto prelievo fiscale, conservando tale libro per un anno con allegate le bollette di avvenuta riscossione. Al fine del controllo della gestione contabile il consiglio minore doveva eleggere ogni anno due persone tra i maggiori estimati del paese, con compito di vigilare sulla gestione dei denari pubblici. Si aggiungeva inoltre, al capitolo VII, che gli amministratori non potevano utilizzare le entrate del comune per il sostentamento delle opere pie, giacché tali denari erano utili alla gestione degli aggravi pubblici, con obbligo di mantere ciò che avanzava in cassa per far fronte ad eventuali cattive annate. Volontà di partecipazione collettiva e di trasparenza amministrativa ribadita nel capitolo VIII, con il quale si imponeva, in caso di consiglio generale, di esporre sulla pubblica piazza per almeno tre giorni gli argomenti da trattare, così da poter dare modo agli intervenuti di conoscere le discussioni del giorno. Le disposizioni del Contarini avevano dunque un preciso scopo di riordino dell’amministrazione pubblica boltierese, che evidentemente era stata poco oculata negli anni precedenti. Come già accennato simili provvedimenti colpirono tutta la provincia bergamasca, anche se si concentrarono in particolare nelle valli, dove maggiori erano le facoltà di autonomia degli organi comunitari rispetto al controllo della città. Nel piano tale fenomeno fu più limitato, anche se oltre a Botiere furono coinvolti i comuni di Calcinate, Bolgare, Bagnatica, Villa d’Adda, Calusco e Carvico. Nonostante l’opera del Contarini, la riforma dell’amministrazione boltierese non si concluse in quell’anno, essendo necessario un ulteriore intervento del Podestà e vice-capitano di Bergamo, Agostino Maffei, che il 22 settembre 1751 promulgò dei nuovi capitoli25. Oltre al richiamo delle disposizioni precedenti, il Maffei annullò una delibera del sindacato generale di Boltiere, con la quale si era stabilito di pagare 25 scudi l’anno di salario all’organista della parrocchiale, contravvenendo però alle disposizioni del capitolo VII degli Ordini del 1749. Obbligò inoltre il consiglio a sostituire un membro forestiero, Francesco Mangili, residente a Boltiere solo Introduzione. Uno sguardo all’età preindustriale Figura 1. Sintesi della stuttura amministrativa boltierese (sec. XV - XVIII) Un dato significativo di per sé sul numero d’abitanti ha Boltiere è però il differente numero di capifamiglia presenti al sindacato in oggetto: 40, contro i 12 presenti a fine ‘400. 22 ASBg – Notarile – filza 6765. Notaio Pietro Zanchi, 30 aprile 1606. 23 Sull’argomento si veda I. PEDERZANI, Venezia e lo “Stato di Terraferma” ..., cit., pp. 408-423. 24 Capitoli e regole per la buona direzione et amministrazione del Comune di Boltiere e luoghi pii in esso eretti. Stabiliti dall’Ill.mo et eccell.mo signor Alvise Contarini, capitano e vice-podetà di Begamo, Bergamo 1749. 25 Ordini formati da Agostino Maffei podestà e vice-capitano di Bergamo per il comune di Boltiere, Bergamo 1751. 19 Matteo Di Tullio 20 28 Il dibattito si è accentrato particolarmente sulla possibilità di studiare la popolazione e le famiglie, che sono entità dinamiche, attraverso una fonte statistica, che è appunto statica. Si vedano in particolare L. DEL PANTA e R. RETTAROLI, Introduzione alla demografia storica, Bari 1994 e G. COPPOLA e C. GRANDI, La conta delle anime. Popolazioni e registri parrochiali: questioni di metodo ed esperienze, Bologna 1989. 1574 Risiedere: la popolazione nell’ultimo quarto del XVI secolo Trattando in questa sede d’età Moderna e potendo disporre di alcuni documenti d’eccezione è parso utile analizzare la popolazione boltierese al finire del XVI secolo, cercando di valutarne non solo la consistenza demografica, ma anche le principali caratteristiche. Il riferimento documentario è una serie di tre Stati delle anime (1574, 1579 e 1575)26 ancora conservati presso l’Archivio della Curia Arcivescovile di Milano, diocesi alla quale Boltiere faceva capo27. È parso utile valutare tali documenti non solo perché sono le prime vere stime complete della popolazione boltierese, ma perché ad oggi non sono stati ritrovati altri documenti simili ne censimenti di sorta per tutta l’età Moderna. La fortuna ha inoltre voluto che si conservassero due Stati delle anime molto vicini alla cosidetta peste di S. Carlo, verificatasi nel bergamasco nel 1576, così da poterne valutare gli effetti sulla popolazione boltierese. Sull’utilità e la validità dei dati demografici ricavabili dagli Stati delle anime il dibattito storiografico è stato molto intenso, anche se sostanzialmente si è concordi nel definire l’eccezionalità e la validità dei dati forniti da questa fonte, rimanendo invece più accesa la discussione sul metodo per utilizzarli28. L’eccezionale sarebbe poter incrociare tale fonte con altre, sempre di natura ecclesiastica: i registri dei battesimi (nati), dei matrimoni e delle sepolture (morti); utili a fornire dati maggiori e migliori rispetto all’andamento della popolazione. L’assenza (o meglio la presenza solo frammentaria e parziale) di tali registri, per gli anni considerati, non permette tale confronto, anche se, come si vedrà, possono essere comunque avanzate alcune considerazioni sul trend di crescita, seppure con le dovute cautele. Nella tabella seguente sono stati aggregati alcuni dati salienti tratti dalla lettura e analisi dei tre documenti. 1579 % 1595 % Quantità Archivio della Curia Arcivescovile di Milano (d’ora in poi ACAMi) – Archivio spirituale – sez X – vol IV (Pieve di Verdello, aa 1564 – 1608). Gli Stati delle Anime sono dei veri e propri censimenti, redatti dai parroci, che annualmente (prima di Pasqua di norma e prima di Natale per il rito ambrosiano) o in occasione di una visita pastorale, redigevano per valutare lo stato (comunione, confessione, cresima) delle anime (abitanti) sottoposti alla propria cura. Per gli studi di demografia storica sono documenti di eccezionale valore, non esistendo all’epoca un’anagrafe civile. Tali documenti sono tra i pochissimi (con censimenti di bocche e biade) che permettono uno studio della popolazione, ma di più sono eccezzionali per le caratteristiche con cui venivano redatti. La popolazione era infatti divisa per famiglie, era indicata l’età e molto spesso la professione, anche se solo del capo famiglia. Tabella 1. La popolazione a Boltiere (aa. 1574, 1579, 1595) Quantità 27 da un’anno, a favore di uno estimato, a maggiore garanzia dell’interesse pubblico. Ribadì infine il divieto per gli amministratori di impegnare i beni comunali utili al pascolo e al beneficio di tutti gli abitanti e soprattutto la loro alienazione. Quantità 26 Per la trascrizione integrale dei tre Stati delle anime si veda l’appendice al presente libro. % Fuochi 51 51 55 Anime 255 237 259 Maschi 123 48,2 118 49,8 130 50,2 Femmine 132 51,8 119 50,2 129 49,8 Oltre i 50 anni 13 5,0 15 6,3 26 10,0 Bambini (0-12) 85 33,3 63 26,5 66 25,5 Bambini (0-4) 28 11,0 28 11,8 19 7,3 Bambini (5-12) 57 22,3 35 14,7 47 18,2 2 0,8 6 2,5 9 3,5 Famigli Media anime per fuoco 5,0 4,6 4,7 Media figli per coppia 2,6 2,03 1,95 0,93 0,99 1,007 Tasso di mascolinità Introduzione. Uno sguardo all’età preindustriale La lettura dei dati permette di avanzare alcune considerazioni interessanti. Anzitutto la popolazione nel ventennio analizzato rimase sostanzialemente costate in termini di valori assoluti. Il numero dei fuochi29 si trova tra 51 e 55 unità, così la popolazione tra 237 e 259 abitanti30. Ciò è particolarmete interessante proprio perché i primi due dati (1574 e 1579), come accennato, sono posti a cavallo della peste di S. Carlo (1576). Ciò fa intuire una scarsa influenza di quell’epidemia nel territorio di Boltiere, che di fatto sembra fu percepita solo marginalmente, con caratteri poco rilevanti, tanto che la popolazione sembra non subire crisi particolari. Le uniche tracce di tale epidemia si riscontrano nei dati relativi alla popolazione infatile, che subisce un calo abbastanza significativo sia in termini relativi che percentuali (da 85 a 63 unità e dal 33,3 al 26,5 %). Tale scarto fu più considerevole nella fascia d’età 0-4 anni, quella ovviamente più soggetta al rischio dell’epidemia, dove i valori sono quasi dimezzati (da 57 a 35 unità e da 22,3 al 14,7%). Non vanno però enfatizzate troppo tali differenze, giacché dati simili sulla popolazione infantile emergono anche dallo Stato delle anime del 1595, seppure in questo caso in relazione ad un invecchiamento della popolazione. Gli over 50 infatti erano il 10% della popolazione totale, il doppio rispetto al 1574 e poco meno rispetto al 1579. Un invecchiamento della popolazione che sembra confermato anche dalla media di anime per famiglia, attestata al 4,7 nel 1595; valore simile al 1579, dove appunto si è notato un calo della popolazione minore ai 12 anni, e leggermente distante dal 1574, quando tale media si attestava a 5. La stessa considerazione sembra fornirla il dato sulla media di figli per coppia, più elevato nel 1574 rispetto agli anni successivi (2,6 – 2,03 – 1,95). In tal senso, anche se in modo quasi impercettibile, sembra tendere anche il tasso di mascolinità, lasciando intendere una maggiore vulnerabilità delle donne (oltre che dei bambini) in periodi di epidemie. Lo scarto è minimo, come già accennato, ma pur sempre presente e sicuramente non casuale. In merito a quest’ultimo tasso, va aggiunto che le dinamiche boltieresi non sono molto dissimili (come prevedibile) da quelle della zona circostante, dove la percentuale di maschi si attesta al 48% della popolazione31. In controtendenza è invece il dato sul la presenza di servitori nelle famiglie boltieresi, decisamente pochi, fatta forse eccezione per il 1595. Nella zona infatti era consistente la presenza di famigli (cioè di adetti alle attività agricole) e di servi (addetti invece alla casa e alla cura dei padroni), solitamente giovani che svolgevano attività di servizio prima del matrimonio. La peculiarità di Boltiere risiede verosimilmente, come si vedrà meglio in seguito, nella tipologia di professioni predominanti, essendo poche le famiglie massarili, dove maggiormente si ritrovano i famigli, utili a riequilibrare la forza lavoro dei membri di una famiglia rispetto agli appezzamenti da coltivare. Per lo più le poche famiglie massarili boltieresi erano formate, già di loro, da molti membri, per ciò il ricorso al famulato è relativo e solo sporadico32. Boltiere in questo caso sembra avvicinarsi di più alla situazione dei vicini paesi dell’Isola, dove appunto il lavoro servile era marginale33. Per il resto si possono avanzare alcune considerazioni relative alla peculiarità di Boltiere rispetto alla tendenza generale della popolazione in età Moderna34. Si è già accennato al valore della media di abitanti per famiglia, attestata nei tre anni considerati in una forbice che va da 4,7 a 5. Questi dati sono sicuramente in linea con le tendenze generali (che come tutte le generalizzazioni vanno considerate con cautela e verificate nei casi particolari). Data l’alta mortalità infantile e la breve durata della vita, infatti, la media degli abitanti si aggirava attorno alle 5/6 persone per fuoco, come hanno dimostrato in merito in particolare gli studi di Peter Laslett e della cosidetta scuola di Cambridge35. In linea con la tendenza generale appare anche la percentuale di popolazione inferiore ai 12 anni, almeno per il 1574 (33,3%), essendo tipico dell’età preindustriale che tale fascia della popolazione ne rappresentasse un terzo del totale36. Un ultima considerazione, in merito ai dati riportati, riguarda un errore (sicuramente materiale) del capitano Giovanni Da Lezze, in merito alle sue stime sulla popolazione boltierese. Nella sua famosa descrizione del bergamasco, redatta nel 1596, il Da Lezze attestava a 1030 abitanti la popolazione e a 270 il numero di fuochi37. Il dato, che già appariva molto strano se confrontato con la popolazione dei paesi limitrofi, è di fatto smentito dallo Stato delle anime del 1595. Sarebbe infatti ingiustificato un salto della popolazione così elevato da un anno all’altro; per di più, a conferma, v’è un ulteriore Stato delle anime, non considerato in questa sede, databile verosimilmente al 1596, nel quale la stima della popolazione non supera le 280 unità38. La cosa, di per sé poco rilevante, 29 Si utilizza il termine fuochi, per evitare di equiparare la famiglia dell’età preindustriale a quella odierna. Come ha rilevato Ernst Hinrichs, infatti, il termine famiglia induce a pensare ad un sistema di rapporti di parentela, cosa non adatta per l’età preindustriale, dove l’appartenenza ad una famiglia non era stabilita dai rapporti di parentela, bensì dalla funzione del soggetto nel quadro dell’organizzazione del lavoro. La famiglia era un’associazione di persone capeggiata dal pater familias, che la rappresentava in tutto e per tutto, e che vivevano sotto uno stesso tetto, e attorno ad un unico focolare, assolvendo determinati compiti di produzione. Cfr. ERNST HINRICHS, Alle origini dell’età moderna, Roma-Bari 1998, pp. 22-24. 30 A titolo di confronto riportiamo i dati relativi agli abitanti della zona limitrofa a Boltiere per l’anno 1574, raccolti da C. GIOIA, Lavoradori et brazenti, senza trafichi né mercanzie. Padroni, masari e braccianti nel Bergamasco del Cinquecento, Milano 2004, pag. 39 e nota 52. Brembate, 440; Capriate, 277; S. Gervasio, 233; Grignano, 194; Osio Sotto, 524; Levate, 521; Mariano, 253; Ciserano, 436; Sforzatica, 197; Verdellino, 143. Sull’andamento demografico della bergamasca si veda inoltre F. SABA, La popolazione del territorio di Bergamo nei secoli XVI-XVIII, in Storia economica e sociale di Bergamo, vol. I, Il Tempo della Serenissima. L’immagine della bergamasca, Bergamo 1993, pp. 215-273. 31 C. GIOIA, Lavoradori et brazenti ..., cit. pag. 40, tab. 3. 32 Sul famulato si veda F. LEVEROTTI, Alcune osservazioni sulle strutture delle famiglie contadine nell’Italia padana del Basso Medioevo a partire dal famulato, in Popolazione e storia, fasc. 2, 2002; P. L ASLETT, Servi e servizio nella stuttura sociale europea, in Quaderni Storici n. 68, 1988, pp. 345-354; F. REGGIANI, Domestici e domesticità: Marginalità ad un tema emergente, in Società e Storia, n. 43, 1989, pp. 133-164; per Boltiere e la zona limitrofa si veda inoltre C. GIOIA, Lavoradori et brazenti ..., cit. pp. 52-55. 21 22 Stal del Beretta. Stal del Beliotti. Introduzione. Uno sguardo all’età preindustriale risulta degna di nota, se si considera che, la descrizione del Da Lezze, è una delle poche stime della popolazione bergamasca a noi pervenute e pertanto molto spesso citata e utilizzata dagli studiosi. Grazie all’analisi degli Stati delle anime è stato possibile inoltre valutare quali tipologie di famiglie fossero presenti a Boltire. Nella tabella seguente sono riportate le varie tipologie in cui erano suddivisi i fuochi, seguendo la classificazione di Peter Laslett39. Fuochi Nucleari Estese % 1579 1595 Quantità Quantità 1574 Quantità Tabella 2. Tipologie di famiglie a Boltire (aa. 1574, 1579, 1595) % 51 51 55 35 68,6 32 62,7 39 7 13,7 11 21,6 % 70,9 8 14,5 Multiple 5 9,8 4 7,8 6 10,9 Senza struttura 3 5,9 3 5,9 1 1,8 Solitaria 1 2,0 1 2,0 1 1,8 Il dato che emerge con maggiore rilievo è la dominante delle famiglie nucleari, del resto già anticipata dalla media di abitanti per famiglia della tabella precedente (4,6/ 5,0). Anche in questo caso si è in linea con le tendenze a livello europeo e in particolare con le tipologie familiari tipiche della pianura asciutta dell’Italia settentrionale 40. Su questa classificazione e sulle conclusioni di Laslett si è aperto da tempo un ampio dibattito; in molti hanno cercato di contestare le conclusioni di Laslett sulla dominanza a livello europeo della famigia nucleare, ma la maggior parte dei casi-studio sembrano dare ragione allo storico inglese. Ovviamente vi sono alcune differenze dovute alla tipologia di occupazioni dominante in un’area, alla tipologia di contratti agrari, al sistema di eredità e di trasmissione dei beni, ... che rendono più variegata la realtà, ma a livello generale la teoria di Laslett sembra tenere. Uno dei motivi di questa predominanza è però conseguenza delle modalità di studio delle famiglie/fuochi. La famiglia infatti è una realtà dinamica, che si modifica nel tempo e dunque è insufficente analizzarla con una fonte statica, come è lo Stato delle anime, che fotografa la situazione in un dato momento. Infatti la famiglia nucleare è dominante non solo per i motivi accennati sopra, ma anche perché era la forma famigiare che ricopriva il maggior numero di anni nella vita di un individuo. Un esempio servirà a chiarire il concetto: quando si formava una nuova famiglia, a seguito di un matrimonio (l’uomo aveva dai 25 ai 30 anni), il fuoco poteva essere nucleare o più verosimilmente esteso o multiplo, per la presenza di uno o di entrambi i genitori. Data la tarda età del matrimonio, tipica della prima età Moderna41, la convivenza con i genitori era però molto breve e dunque il fuoco sarebbe divenuto presto nucleare (poniamo a 30/35 anni). Successivamente la nuova coppia avrebbe avuto dei figli, ma solo quando uno di questi si sarebbe sposato (anch’esso in età tarda, attorno ai 55/60 anni del padre) il fuoco sarebbe potuto tornare ad essere multiplo o esteso, sempre se i genitori erano ancora in vita. Ammettendo che lo fossero, la convivenza non sarebbe però durata per molti anni e il ciclo si ripeteva nuovamente. Tale tendenza sembra essere dimostrata dai grafici seguenti, nella quale le tipologie di famiglia sono state messe in relazione all’età del capofamiglia42. 33 C. GIOIA, Lavoradori et brazenti ..., cit. pag. 54. 34 Tra i molti volumi in merito possono essere considerati riferimenti per il sistema demografico d’antico regime: M. W. FLINN, Il sistema demografico europeo (1500 – 1820), Bologna 1983 e M. LIVI BACCI, La popolazione nella storia d’Europa, Roma-Bari 1998. Più sintetico ma altrettanto valido è il contributo di C. M. CIPOLLA, Storia economica e sociale dell’età preindustriale, Bologna 1997, cap. II. 35 Sulla demografia storica, il concetto di famiglia e i più significativi studi della scuola di Cambridge si veda R. WALL, J. ROBIN, P. L ASLETT (a cura di), Forme di famiglia nella storia europea, Bologna 1984. Qualche accenno alla nascita e all’esperienza storiografica di questo gruppo in R. S. SCHOFIELD, Il Cambridge Group per la storia della popolazione e della struttura sociale, in Quaderni Storici n. 46, anno XVI, fasc. 1, Bologna 1981, pp. 305-312. 36 In merito a tale tema C. M. CIPOLLA, Storia economica ..., cit., p. 72 e E. ROVEDA, La popolazione delle campagne lodigiane in età moderna, in Archivio Storico Lodigiano, fasc. CIV, a. 1985, Lodi 1987. Per l’area di Boltiere simili considerazioni si trovano in C. GIOIA, Lavoradori et brazenti ..., cit. 37 M ARCHETTI V. e PAGANI L. (a cura di), Giovanni da Lezze ..., cit. pag. 440. 38 Lo stato delle anime non regestato si trova sempre in ACAMi – Archivio spirituale – sez X – vol IV (Pieve di Verdello, aa. 1564 – 1608) 39 P. L ASLETT, La famiglia e l’aggregato domestico come gruppo di lavoro e di parenti: aree dell’Europa tradizionale a confronto in R. WALL, J. ROBIN, P. L ASLETT (a cura di), Forme di famiglia ..., cit., pp. 259. La classificazione di Laslett prevede delle sottoclassi in cui sono divisi i cinque gruppi principali di fuochi. In questa sede, però, non è parso opportuno complicare ulteriormente la discussione e si è provveduto pertanto alla sola divisione per categorie principali. Molto in sintesi, Laslett considera famiglie i gruppi di parentela e di lavoro che vivono 23 Matteo Di Tullio sotto uno stesso tetto e attorno ad un fuoco, classificandole in base al numero di coppie sposate presenti in questi aggregati. Nucleari sono le famiglie composte da genitori e figli, più eventuali servi; estese quelle nelle quali è presente anche un genitore vedovo o i fratelli del capo famiglia; multiple sono quelle invece in cui sussiste la convivenza di due o più matrimoni, ad esempio genitori con figli sposati o coppie di fratelli sposati; solitaria è ovviamente un nucleo composto da una sola persona, con eventualmente i servi; senza struttura, infine, sono gli aggregati senza la presenza di un matrimonio e formati da più persone, ad esempio più fratelli orfani. Sul concetto di famiglia non solo come sistema di rapporti di parentela ma soprattutto come aggregato di lavoro si veda anche E. HINRICHS, Alle origini dell’età moderna, Roma-Bari 1998, pp. 20-40. 40 24 Per l’area di Boltire la percentuale media di famiglie nucleari si attesta attorno al 61% del totale. C. GIOIA, Lavoradori et brazenti ..., cit. pag. 43 e tab. 5 pag. 44. Tra i vari studi demografici relativi alla pianura asciutta, si vedano, a titolo di confronto R. M ERZARIO, Il capitalismo nelle montagne. Strategie famigliari nella prima fase di industrializzazione nel comasco, Bologna 1989 e F. SABA, La popolazione del territorio di Bergamo ..., cit. 41 Il matrimonio in media avveniva attorno ai 30 anni, ciò in particolare per le scelte ereditarie delle famiglie. Ci si sposava solitamente quando il padre era morto o molto anziano, cosicchè il nuovo nucleo famigliare potesse usufruire dei beni di famiglia. Uno stralcio di registro dei matrimoni di Boltiere, relativo agli anni considerati (ACAMi – Archivio spiriturale – sez. X, vol IV) permette di considerare un età leggermete più bassa dei matrimoni a Boltiere rispetto alla media generale. I dati vanno però presi con beneficio d’inventario data l’esiguità dei matrimoni registrati e l’ancora più scarsa possibilità di incrociare i nominativi del registro con quelli degli Stati della anime, fondamentale per conoscere l’età degli sposi. Nel periodo 1577-79 si possono dunque considerare solo 6 matrimoni, dai quali emergerebbe un’età media degli uomini di 25 anni, metre per le donne Figura 2. Tipologie famigliari in relazione all’età del capofamiglia (1574) Figura 3. Tipologie famigliari in relazione all’età del capofamiglia (1579) Figura 4. Tipologie famigliari in relazione all’età del capofamiglia (1595) Il picco maggiore delle famiglie nucleari si trova in relazione ad un’età del capofamiglia compresa tra i 35 e 50 anni. Così le famiglie estese e multiple tendono invece a concentrarsi quando l’età del capofamiglia è più elevata, anche se sono presenti, marginalmente in tutte le classi d’età. Ciò è dovuto a una presenza, poco significativa in termini numerici ma costante, di coppie di fratelli già sposate che convivono (multiple) o di coppie che ospitano ancora fratelli di uno degli sposi (estese). Di fatto questi dati sembrano confermare quanto accennato in precedenza: la famiglia nucleare è dominante anche perché è quella che maggiormente accompagna la vita dei singoli. Come già accennato, ad influenzare la tipologia famigliare, oltre alle altre caratteristiche, v’è sicuramente la tipologia di professione svolta dalla famiglia o dal capofamiglia. Era infatti la possiblità di un occupazione che conduceva alla fondazione di una famiglia; anzi era proprio l’offerta di lavoro, più che la scarsità alimentare, a governare e regolare l’andamento demografico d’età Moderna43. Vanno subito precisate alcune avvertenze fondamentali per la valutazione delle professioni che emergono dagli Stati delle anime. Le registrazioni effettuate dai parroci riguardano nella maggior parte dei casi solo la professione del capofamiglia, spesso solo se questo è maschio. Nel caso di Boltiere, ad esempio, solo lo Stato delle anime del 1595 riporta anche la professione delle donne, ma solo se vedove e capofamiglia. Questo ovviamente limita molto il quadro dei lavori svolti: il rischio è ovviamente di non avere notizia di tutta una serie di lavori domestici svolti dalle donne o dai bambini, ove ovviamente questi non siano riconducibili all’attività della famiglia (ad esempio l’attività agricola in una famiglia massarile o di pigionanti); va inoltre considerato un altro rischio connesso alla redazione della fonte: il parroco analizzava con propri occhi la situazione e segnalava la professione in base alle proprie esigenze, sensibilità e conoscenze. Ciò comporta, ad esempio, che le stesse persone secondo due Stati delle anime diversi svolgevano professioni dissimili. Se è presumibile una certa mobilità nel mondo del lavoro che possa far cambiare professione ad un individuo, lo è altrettanto la constatazione di una certa multiprofessionalità degli invidui, legata ai tempi di fermo del lavoro Introduzione. Uno sguardo all’età preindustriale agricolo e alle necessità di trovare altre entrate per il sostentamento famigliare, oltre a quelle agricole. In casi simili, quali di queste professioni era registrata dal parroco? Sapere ciò sarebbe importante e permetterebbe di avere un quadro più completo, evitando al minimo le distorsioni. Tuttavia, anche per le professioni, pur con i limiti appena citati, lo Stato delle anime è un documento molto importante e comunque un mezzo di analisi abbastanza completo, oltre che quasi unico nel suo genere44. Tabella 3. Professioni a Boltiere (aa. 1574, 1579, 1595) % % Quantità 1595 Quantità 1579 Quantità 1574 % Totale censiti 42 100,0 39 100,0 46 100,0 Agricoltura e allevamento 32 76,2 32 82,0 42 91,3 Massaro 11 26,2 9 23,0 13 28,3 Pigionante 0 0 4 10,2 21 45,6 Bracciante 18 42,9 18 46,2 3 6,6 Fittavolo/ Fattore 3 7,1 1 2,6 3 6,6 Bergamino 0 0 0 0 1 2,1 Passeraro 0 0 0 0 1 2,1 Manifattura 9 21,4 6 15,4 3 6,6 Tessitore 4 9,4 3 7,6 1 2,2 Mugniaio 2 4,8 1 2,6 1 2,2 Fabbro 2 4,8 0 0 0 0 Ciabattino 1 2,4 1 2,6 0 0 Falegname 0 0 1 2,6 1 2,2 Servizi 1 2,4 1 2,6 1 2,1 Oste 1 2,4 1 2,6 1 2,1 La prima considerazione relativamente ai dati soprariportati è una conferma anche un po’ scontatata: la maggioranza della popolazione è impiegata nel settore agricolo e dell’allevamento. Considerazione non così scontata se si valutano però le percentuali degli impiegati in tale settore che hanno una crescita notevole dal 1575 al 1595 (da 76,2 a 91,3 %). Ciò in particolare a discapito degli impiegati nel settore manifatturiero, che di contro crollano dal 21,4 al 6,6 %, con la scomparsa dei lavoratori del ferro, e il notevole ridimensionamento dei tessitori (da 4 a 1 addetto). Questi ultimi erano molto diffusi in tutta la zona circostante Boltiere, per lo più lavoratori di lino, che abbinavano all’attività agricola quella manifatturiera45. Alcuni distinguo interessanti appaiono però all’interno dello stesso settore primario. In particolare le differenze si evidenziano tra massari, pigionanti e braccianti46. Nello Stato delle anime del 1574 non viene registrato alcun pigionante anche se è probabile che il parroco non avesse effettuato distinzioni tra di essi e i massari. Fatta questa precisazione va però rilevato che fronte un costante andamento dei massari, si assiste (anche escludendo il 1574) ad una crescita dei pigionanti (da 10,2 a 45,6 %) e ad una drastica diminuzione dei braccianti (da 42,9 a 6,6 %). Fatti salvi errori o diversi criteri nella compilazione degli Stati delle anime, il cambiamento nell’ambito del settore primario è significativo, con la quasi scomparsa dei braccianti (che probabilmente vengono reclutati nei paesi vicini) ma anche con una maggiore frammentazione delle terre date in affitto, sempre più a pigione, con condizioni di affitto presumibilmente peggiori rispetto a quelle dei massari. Si impone a questo punto una parentesi sulla situazione agricola e della proprietà terriera a Boltiere nel XVI secolo. Va precisato che Boltiere aveva caratteristiche colturali più simili a quelle dei paesi dell’Isola che a quelli della Quadra di mezzo. La piantata, infatti, occupava il 50% dei terreni e limitata era l’estensione delle terre destinate solo alla ceralicoltura (13%)47. L’estensione territoriale di Boltiere era allora di 4470 pertiche48 e dall’analisi dei proprietari spicca una forte presenza di cittadini, con conseguente iscrizione delle terre all’estimo civile (93,5%)49. Ciò indica una impercettibile proprietà contadina, riscontrabile anche negli Stati delle anime, dove, tra le professioni annoverate mancano completamente gli agricoltori, lavoratori della terra, o simili, ad indicare appunto i coltivatori diretti. Non significa che nessuno dei boltieresi possedesse di 22 anni. Una conferma rispetto ai dati generali viene invece dal fatto che in tutti i casi lo sposo non ha più il padre (in due casi è addirittura orfano), e, allo stesso modo, solo in 1 caso la sposa ha il padre in vita. Sembra comunque emergere una diversa abitudine al matrimonio anche in base alla professione svolta. Tendono a sposarsi oltre i 26 anni i braccianti e i pigionanti, mentre sotto i 26 anni i membri di famiglie massarili. In relazione alle abitudini di matrimonio in età moderna si vedano, oltre ai testi citati nelle note 34 e 35, si vedano R. M ERZARIO, Il capitalismo nelle montagne ..., cit. e V. B. BROCCHIERI, Piazza universale di tutte le professioni del mondo. Famiglie e mestieri nel ducato di Milano in età spagnola, Milano 2000; in specifico sulla bergamasca si veda C. GIOIA, Lavoradori et brazenti ..., cit. pag. 42. 42 L’età considerata è stata quella del capofamiglia, qualora però non fosse presente nel nucleo famigliare la madre vedova. In quel caso, anche se non espressamente descritta come capofamiglia, è stata presa in considerazione l’età della madre. Va comunque tenuta in considerazione una possibile certa distorsione delle età registrate dai parroci sugli stati delle anime, che comunque con le dovute cautele può essere considerata veritiera. Sul tema si vedano V. B. BROCCHIERI, Piazza universale ..., cit.; E. ROVEDA, La popolazione ..., cit.; e C. GIOIA, Lavoradori et brazenti ..., cit. 43 Cfr. E. HINRICHS, Alle origini ..., cit. pp. 20-21. 44 Su questi argomenti si veda V. B. BROCCHIERI, Piazza universale ..., cit. e R. M ERZARIO, Il capitalismo ..., cit. pp. 107-118. 45 C. GIOIA, Lavoradori et brazenti ..., cit., p. 51 e tab. 7. Sarebbe interessante sapere se anche nei paesi limitrofi vi fu un calo così netto degli impiegati in tale settore. Purtroppo l’autrice prende a riferimento solo gli stati delle anime del 1574. 46 Il termine massaro deriva da mezzadro e al contratto di divisione a metà dei raccolti tra padrone e 25 Matteo Di Tullio 0 0 0 - 0 0 0 - 4 2 2 0 0 0 7 0 5 0 1 0 0 1 3 0 0 0 - 0 0 1 0 - 0 9 0 5 0 17 0 1 - 0 - 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 3 1 0 1 1 0 3 0 1 0 0 1 Totale 0 0 0 - Agricoltura e allevamento Massaro 3 3 Pigionante 4 1 Bracciante 12 4 Fittavolo / Fattore 1 0 Bergamino Passeraro Manifattura Tessitore 1 2 Mugniaio 1 0 Fabbro Ciabattino 1 0 Falegname 1 0 Servizi Oste 1 0 Totale 25 10 Solitaria 1 0 1 - Estese 0 11 - 0 0 18 0 3 - 0 - 0 Nucleari 0 1 0 - Totale 5 0 0 - Solitaria 2 2 1 - Senza Struttura Agricoltura e allevamento Massaro 4 Pigionante Bracciante 15 Fittavolo / Fattore 2 Bergamino Passeraro Manifattura Tessitore 3 Mugniaio 2 Fabbro 1 Ciabattino Falegname Servizi Oste 1 Totale 28 Multiple 49 L’estimo era la base per la divisione di parte della tassazione degli stati d’antico regime. Gli estimi erano elenchi nei quali erano rilevati tutti i beni immobili (e in alcuni casi anche mobili) posseduti dalle persone di un determinato luogo. I residenti in città, con titolo di cittadini, avevano facoltà di iscrivere all’estimo civile (cioè all’estimo della città) anche i beni da loro posseduti in campagna. Ciò comportava una riduzione drastica delle terre iscritte all’estimo rurale e ad un innalzamento della tassazione per i proprietari del Tabella 5. Rapporto tra professioni e tipologie famigliari (1579) Senza Struttura 48 1 pertica bergamasca corrisponde a 662,3082 mq. Cfr A. M ARTINI, Manuale di metrologia ossia pesi misure e monete in uso attualmente e anticamente presso tutti i popoli, Torino 1883. Tabella 4. Rapporto tra professioni e tipologie famigliari (1574) Multiple 26 Sui paesaggi agrari d’Italia, oltre all’imponente opera di E. SERENI, Storia del paesaggio agrario italiano, Bari 1961, e al prezzioso contributo di A. DE M ADDALENA, Il mondo rurale italiano nel cinque e seicento, in Rivista Storica Italiana, anno 1964, fasc. II, pp. 349-426, tra le moltissime opere, oltre a quelle già segnalate, si vedano, segnatamente per la lombardia, i saggi inclusi nel volume G. COPPOLA (a cura di), Agricoltura e aziende agrarie nell’Italia centrosettentrionale (sec. XVI-XIX), Milano 1983 e per la bergamasca M. CATTINI, Verso l’individualismo agrario. Campagne bergamasche nei secoli XV-XVI, in Storia economica e sociale di Bergamo, vol. Il tempo della Serenissima. Il lungo Cinquecento, Bergamo 1993, pp. 91-119. distinguo. Le famiglie che risiedevano in una propria abitazione si attestano attorno al 30% negli anni 1574 e 1579, mentre tale percentuale scende nel 1595 al 20%. Per lo più i proprietari di case sono pigionanti e braccianti, mentre, per ovvie logiche lavorative, meno inclini alla proprietà della casa sono le famiglie massarili52. Date queste premesse è ovvio che la maggioranza dei residenti a Boltiere fossero classificati come affittuari di terre o al più braccianti, non possedendo, o possedendo piccolissime estensioni terriere. Tra gli affittuari però, a parte i fittabili che gestivano grandi estensioni, molto spesso, per subaffittarle a loro volta, una differenza di condizione rilevante si riscontra tra i massari e i pigionanti. Non che i primi vivessero in condizioni ottimali, lavorando anch’essi per la sussistenza e non per produrre surplus da immettre nel mercato. Certo però, i massari avevano più probabilità di raggiungere quel limite di sussistenza di un pigionante, Estese 47 terre, ma che le possedevano in pochi e che queste erano talmente limitate in estensione da dover prendere in affitto terre da altri per poter far fronte alla sussistenza. Tra i maggiori proprietari terrieri v’era la famiglia Benaglio, che possedeva 1445 pertiche, alla quale seguivano il Consorzio di S. Alessandro (398), Giovanni Rota (285), la famiglia Tasca (262) e Antonio Adelasio (253). Di fatto i Benaglio possedevano il 32,3% del territorio comunale, che sommato alle proprietà dei cittadini sopracitati fanno quasi il 60% del territorio50. Abbastanza consistente dovevano essere le proprietà comunali, anche se buona parte di queste, come anticipato, erano fuori dal territorio boltierese. Simili appaiono anche i dati relativi alle possessioni di unità abitative. Il parroco, nella compilazione degli Stati delle anime, segnava infatti anche quanti risiedevano in case di proprietà51. I dati sono interessanti e confermano il quadro della proprietà terriera con alcuni elementi di Nucleari affittuario. Tale contratto nelle zone considerate stava ormai scomparendo, sostiutito da un contratto misto, che prevedeva la divisione a metà della vite mentre un affitto in denaro o in natura fisso per i prodotti cerealicoli. Il massaro solitamente possedeva alcuni mezzi di produzione (animali e attrezzi) e gestiva appezzamenti di terreno abbastanza grandi. Differente la situazione del pigionante che non possedeva alcun mezzo di produzione e affittava (a canone) solitamente appezzamenti più piccoli. Il bracciante invece non prendeva in gestione terre ma lavorava per conto di altri affittuari, in modo stabile o saltuario a seconda dai casi. Introduzione. Uno sguardo all’età preindustriale che partiva di fatto da condizioni più sfavorevoli, essendo molto spesso privi di qualsiasi mezzo di produzione. Differenze tra le professioni che, come già accennato, si ripercuotono anche sulle tipologie famigliari e sul numero di membri delle famiglie. Sono le famiglie massarili ad essere più numerose, molto spesso multiple o estese, con presenza di servi, mentre meno consistenti e nucleari sono quelle bracciantili e dei pigionanti. I dati delle tabelle seguenti (4, 5 e 6) sembrano confermare quanto accennato in precedenza. Le famiglie multiple sono nella quasi totalità famiglie massarili, mentre la maggioranza delle famiglie nucleari svolgono attività bracciantili o di pigionanti53. Più equamente divise sono invece le famiglie estese, segno che tale condizione non era legata ad un tipo di professione ma a scelte o situazioni d’altra natura. Senza Struttura 2 3 0 0 0 0 4 1 0 0 0 0 0 1 0 0 0 0 0 13 0 21 0 3 0 2 0 1 0 1 1 1 0 0 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 1 0 0 1 1 35 0 6 0 5 0 0 0 0 1 Totale Multiple 7 16 3 2 1 1 Solitaria Estese Agricoltura e allevamento Massaro Pigionante Bracciante Fittavolo / Fattore Bergamino Passeraro Manifattura Tessitore Mugniaio Fabbro Ciabattino Falegname Servizi Oste Totale Nucleari Tabella 6. Rapporto tra professioni e tipologie famigliari (1595) contado. Nella fase di ripartizione delle tasse infatti la città definiva una quota di tasse da pagare per ogni comune del contado, che a sua volta, tramite l’estimo lo divideva tra i proprietari o sulle teste. L’uscita di terre dall’estimo rurale portava ad un ovvio innalzamento delle tasse per i proprietari del contado e ad una sempre più progressiva diminuzione di quelle per i cittadini. Sugli estimi si veda G. BORELLI, Il problema degli estimi, in Economia e società, n. 1, 1980, pp. 127-130 e per lo studio di alcuni casi nella bergamasca G. SILINI, L’estimo generale di Bergamasca del 1547, in Bergomum, n. 1, 1996, pp. 61-124 e A. ZONCA, Polize d’estimo del comune di Colognola in Val Cavallina. Anno 1746, in Archivio Storico Bergamasco, n. 1, 1987, pp. 11-19. 50 C. GIOIA, Lavoradori et brazenti ..., cit., pp. 86 tab. 18 e 96-97. 51 Il parroco non differenziava le tipologie d’abitazioni (se non per sommi capi – stallo, corte, casa), per tanto tali dati non sono utili ad una storia della ricchezza delle famiglie, ma solo a comprendere quali tipologie familiari tendessero a vivere in abitazioni di proprietà (molto spesso solo qualche stanza). 52 Dalla descrizione delle abitazioni appare che l’abitato fosse tutto concentrato nel centro del paese e che la campagna non fosse ancora segnata dalla presenza di cascine. Così inizia lo Stato delle anime del 1547: (...) una terra picola tuta unita in una contrada (...). In merito alle abitazioni rurali d’età moderna si vedano L. GAMBI, Per una storia dell’abitazione rurale in Italia, in Rivista Storica Italiana, n. 1, 1964, pp. 427-469 e R. SARTI, Vita di casa. Abitare, mangiare, vestire nell’Europa moderna, RomaBari 1999; in specifico per l’area lombarda, si vedano M. L. CHIAPPA M AURI, Paesaggi rurali di Lombardia (sec. XIII-XV), Bari 1990 e G. CRAINZ, La cascina padana. Ragioni funzionali e svolgimenti, in P. BEVILACQUA (a cura di), Storia dell’agricoltura italiana in età contemporanea, vol I, Venezia 1989, pp. 37-76. Cautela va posta inoltre nell’utilizzare il termine di proprietà di un bene nell’accezione odierna. Su uno stesso bene infatti potevano gravare varie forme di proprietà (dominio utile, possessione 27 Matteo Di Tullio eminente, livello, ...) per una diversa concezione del modo di possedere rispetto ad oggi. In merito si veda M. BARBOT, Le architetture della vita quotidiana: usi dello spazio e scambio immobiliare a Milano in età moderna, Tesi di dottorato, Università L. Bocconi, 2005. 53 A simili conclusioni giunge, tra gli altri, anche G. DELILLE, La famiglia contadina in età moderna, in P. BEVILACQUA (a cura di) Storia dell’agricoltura ..., cit. vol II, pp. 507-534. 28 29 Vecchio e nuovo: mezzi di trasporto e abitazioni. Sullo sfondo ingresso allo Stal del Zoia. 30 Vicolo Adelasio, Stal del Beliotti. Contrada Orefici. Il territorio tra XVIII e XIX secolo Capitolo II Il territorio tra XVIII e XIX secolo Monica Resmini* Boltiere nelle grandi mappe di confine Il territorio comunale di Boltiere ha come limite confinario meridionale un tratto del Fosso bergamasco, artefatto idraulico risalente almeno al XIII secolo, che separava i territori ricadenti sotto la Repubblica di Venezia da quelli dello Stato di Milano. Tale confine rimase valido fino alla caduta della Serenissa, poi, con l’avvento della dominazione napoleonica e con la costituzione della Repubblica Cisalpina (1801) mutò la sua funzione e divenne semplice limite amministrativo tra comuni. Una consistente messe di documenti relativa al Fosso bergamasco è conservata nel fondo “Camera dei Confini”1 – una speciale magistratura istituita da Venezia –, in particolare nella sezione “Confini di Fosso: specialmente la Cerchietta”. Con questo ultimo termine si indicavano i terreni delimitati dal Fosso posti nello Stato di Milano, ma di proprietà di cittadini e/o enti sottoposti al governo della Serenissima. I documenti coprono un arco temporale di quasi quattro secoli e riguardano temi diversi: da quello più specifico della definizione vera e propria dei confini, al commercio, ai dazi, ai furti e liti, all’uso delle acque e al taglio delle piante. Accanto a questi documenti, si assiste a partire dal XVIII secolo, alla produzione di cartografia finalizzata alla raffigurazione del confine territoriale di Fosso, spesso redatta a esplicazione dei temi sopra citati. L’esigenza da parte del governo centrale veneto di uno strumento di conoscenza di questa porzione del territo- rio bergamasco, porta alla redazione di tutta la cartografia confinaria che diventa, quindi, un importantissimo strumento ad uso delle amministrazioni governative. Le carte del confine di Fosso hanno tagli diversi, alcune investono l’intero suo percorso dal fiume Adda al fiume Oglio, altre solo alcuni tratti. Gli ingegneri che hanno rilevato i territori lungo l’intera linea confinaria, hanno indicato simbolicamente i centri abitati, riconoscibili dal toponimo, l’articolato sistema dei caselli di guardia, la trama viaria limitatamente a quello strettamente connesso al Fosso. Tutti elementi che manifestano chiaramente le finalità politico-amministrative delle carte. Prendiamo ora brevemente in esame alcune di queste grandi mappe, nelle quali, Boltiere, appare sempre raffigurato nel più ampio contesto del territorio meridionale bergamasco. Dissegno de confini di parte del Bresciana, intiero Cremasco, piano del Bergamasco et Stati esteri con strade et acque trasversali, ville e case vicine con l’annotazione delle custodie che vi sono delineato da me sottoscritto Ing. P.co secondo il sopralocco da me fattosi d’ordine dell’ Ill.mo et Ecc.mo S. Andra Pisani Proveditor alla Sanità oltre il Mincio, Brescia, 2 marzo 1714, Fra.co Morandi I. P.2. - (Fig. 1) Fig. 1 La mappa, orientata con il nord a destra, raffigura in giallo i territori bergamasco, cremasco e bresciano, in verde quello milanese, attraversati da quattro corsi d’acqua * Centro Studi sul Territorio “Lelio Pagani” - Università degli Studi di Bergamo 1 Il fondo è conservato presso la Biblioteca Civica A. Mai di Bergamo (d’ora in poi BCBg). 2 Originale in Archivio di Stato di Venezia (d’ora in poi ASVe), Provveditori ai Confini, Busta 316, disegno 1, negativa 854 pp., positiva 802-809, pubblicato in S. CARMINATI, B. CASSINELLI, a cura di, Imago Urbis. La rappresentazione della città e del territorio di Romano nelle antiche testimonianze cartografiche ed artistiche, Bergamo 2006, p. 29. 31 Monica Resmini 3 BCBg, Cart. A 11/7. (Adda, Brembo, Serio e Oglio) colorati di blu. Boltiere è raffigurato con un gruppo di case in alzato; dei numeri rimandano alla dettagliata legenda sul margine destro della mappa. Disegno dei Confini del Territorio e Valli del Bergamasco e/o Stati esteri, Strade, Acque trasversali, e Case vicine e Custodi destinatevi per le correnti emergenze di Sanità, fatto da me sottoscritto d’ordine dell’Illustrissimo et Eccellentissimo Signor Andrea Pisano Prov. alla Sanità oltre il Mincio, Brescia, 5 giugno 1714, Francesco Morandi Ing. Pubblico3. - (Fig. 2) Boltiere appare insieme a tutti gli altri paesi prospicienti il Fosso. Dal centro abitato parte una strada che giunge al Fosso, nel punto di attraversamento sono posti due caselli di guardia, uno di competenza della comunità di Ciserano (il n. 52) e, verso il Brembo a Ovest, altri due caselli di competenza del comune di Boltiere (i nn. 54 e 55 ognuno con quattro uomini di guardia). In paese era stanziata una guarnigione di 11 “croatti a cavallo” (n. 53 nella mappa). Il motivo per cui venne redatta la carta, porta a mettere in evidenza solo alcuni elementi del territorio: i centri abitati, la campagna, le strade che attraversano il Fosso bergamasco, il Fosso stesso, linea di confine oltre che sog- 32 Fig. 2 Il territorio tra XVIII e XIX secolo getto della rappresentazione, e i caselli di guardia. Territorio Bergamasco confinante al Milanese e Cremonese - (Fig. 3) prospettica, di Boltiere sono indicati solo alcuni appezzamenti di terreno e, sul margine destro, in prossimità del fontanile, è raffigurato il Mulino a una ruota della famiglia Tasca. - (Fig. 4) 4 Originale in ASVe, Provveditori alla Sanità, 660, pubblicato in S. CARMINATI, B. CASSINELLI, op. cit., p. 30. 5 BCBg, Cart. B 12. Fig. 3 33 Non datata ma ascrivibile al XVIII secolo è la mappa di Bottani Ambrogio, redatta per ordine dei Provveditori alla Sanità con l’obbiettivo di fissare un limite sanitario in tempo di peste. Per varcare tale limite occorreva esibire nei diversi caselli, segnati lungo tutta la linea confinaria del Fosso, indicati con dei numeri che rimandano alla legenda, le fedi di sanità. I comuni sono raffigurati con delle casette. In prossimità dell’abitato di Boltiere sono indicati i seguenti punti: “47 Tre strade una delle quali si chiama la via del Molino”; “48 Due termini”; “49 Strada di Treviglio”; “50 Strada di Canonica”; “51 Via di Pontirolo”; “52 Quattro sentieri tagliati”; “53 Via del Torchio4. Accanto a queste grandi carte che illustrano tutto il percorso del Fosso bergamasco, vennero redatte, sempre nel corso del Settecento, alcune mappe riferite a porzioni limitate del territorio attraversato dalla linea confinaria. Nel 1714 un autore anonimo disegna una mappa relativa ai beni della comunità di Brembate e Boltiere posti in Cerchietta, compresi tra il Fosso bergamasco e la Roggia Nuova di Treviglio5. Si tratta di prati e pascoli per ognuno dei quali è indicato il possessore. Mentre è ben raffigurato l’abitato di Brembate Sotto con gli edifici in visione Fig. 4 Monica Resmini 6 7 BCBg, Cart. A 11/9. Originale in Treviso, Biblioteca Civica, ms. 1019, pubblicata in G. COLMUTO ZANELLA, F. CONTI, a cura di, Castra Bergomensia, Bergamo 2004, p. 490. Il disegno di Bernardo Arzenti, Territorio Bergamasco con Confine Milanese6, (XVIII sec.), raffigura un ambito territoriale più ampio, dal fiume Adda a Castel Rozzone e Treviglio (Fig. 5). Lungo lo sviluppo del Fosso sono indicati in dettaglio i terreni ricadenti nel territorio milanese (colorati di rosa), oggetto dell’annosa controversia fiscale per la loro esenzione dal censo. Boltiere in veduta prospettica è aggregato attorno alla mole della vecchia chiesa parrocchiale; dal nucleo abitato esce la “strada che va a Bergamo”, nel suo tratto meridionale a scavalco del Fosso bergamasco. I terreni di proprietà della comunità boltierese sono posti tra la “Roggia Visconti detta di Brignano”, la “Roggia detta di Treviglio” e il Fosso bergamasco, segnati con i numeri 8 (Pascoli, Prati del Com.e di Bolterio con Boschi di alcuni Parti.ri di Pert. 1078 essenti) e 10 (Terreno e Molino macin. 2te con l’acqua sort.a del fontanone rag.e de SS. Tasche nel Com.e di Bolt.o di Pertiche 50ca essent.). Un’interessante immagine di Boltiere, con l’abitato raffigurato in prospettiva, è contenuta nella mappa redatta da Antono Vital (XVIII sec.) riferita alla Descrittione del Porto di Brembate di Sotto7. Boltiere appare disposto lungo la strada che da Canonica conduce a Bergamo attraverso Osio Sotto e Osio Sopra, in direzione Nord-Sud. Un’altra strada, quella per Brembate, lo taglia in direzione Est-Ovest. Poco a Nord, il volume dell’oratorio di S. Rocco, al bivio tra la strada postale per Bergamo e quella comunale indicata nel successivo catasto Napoleonico dei “Balcossi”. Nei terreni a occidente scorre la roggia Brembilla. - (Fig. 6) 34 Fig. 6 Fig. 5 La prima cartografia dettagliata di una porzione del territorio di Boltiere, è direttamente connessa alla decisione presa dal governo austriaco nel 1718 di attivare il nuovo catasto nel milanese, decisione che prevedeva l’iscrizione al censo, e quindi alla tassazione, anche dei beni bergamaschi della Cerchietta. Tale ordinanza scatenò le proteste dei possessori bergamaschi che cercarono di dimostrare, con lettere e relazioni, che l’esenzione fiscale di tali beni si basava su antichi privilegi. Nonostante ciò, il trattato di Mantova del 1756 stabilì la nuova confinazione tra i due stati e la piena giurisdizione dello Stato di Milano sui beni della Cerchietta. Con una lettera circolare datata 30 luglio 1757 il Capitano Il territorio tra XVIII e XIX secolo di Bergamo informava i sindaci dei comuni di Arcene, Boltiere, Brembate Sotto, Capriate e Ciserano che nel trattato di Mantova i beni della Cerchietta erano stati unito allo Stato di Milano8. Campagna detta Cerchietta e Campazzo della Comunità di Boltiere. Dissegno e pianta de beni della Communità di Boltiere, territorio di Bergamo, fat- to l’anno MDCCLIII, Giovanni Antonio Crespi Notaro e Geometra abitante in Calolzio ha fatto la misura, Dissegno e Pianta delli... , 21 marzo 17539. - (Fig. 7) Come ci informa la corposa legenda posta nel margine inferiore destro della mappa, questa venne redatta perché Dovendo il Commune di Boltiero dare la nota precisa de beni di sua raggione posti di sotto del fosso Bergamasco, nel luogo detto Circhietta, a creduto bene 8 BCBg, Camera dei confini, 98 R/12 9 Comune di Boltiere, Sala del Consiglio. 35 Fig. 7 Monica Resmini 10 36 BCBg, Cart. A 32. divenire ad una legal misura di detti Beni che però ne implora da sua Ecc.a l’Autorità tanto per questi quanto per quelli che detto Comune possiede di sopra del fosso Bergamasco per mantenersi indenne da tutti quei pregiuditij che vengono e possono venirli da suoi Confinanti recati. Quindi, la mappa, orientata con il nord a destra, raffigura una porzione limitata del territorio comunale di Boltiere, quella posta oltre il Fosso bergamasco, rappresentato al centro del disegno nel suo sviluppo rettilineo. Alla sua sinistra i beni della Comunità di Boltiere ricadenti nel territorio dello Stato di Milano, denominati “Cerchietta”, alla sua destra, i beni di proprietà comunale posti sotto il dominio della Repubblica di Venezia, denominati “Campazzo”. Oltre a questi due grandi appezzamenti di terreno, sono raffigurate altre due piccole porzioni di proprietà comunale: “La vite” anch’essa vicina al Fosso e la “Campagnola”, al confine con il comune di Brembate. La mappa, corredata di dettagliata legenda, utilizza dei simboli grafici per indicare il tipo di colture praticate, rendendone così immediata la percezione. Gli alberi indicano la presenza del bosco, concentrato soprattutto nei terreni detti “Campazzo”; il resto dei campi a nord del Fosso, era destinato ad artorio (a volte abbinato alla vite, segnata in mappa con pallini allineati in file regolari) e prato, mentre, lungo le strade e le rogge, si disponevano ripe alberate. Al di là del Fosso, i terreni erano adibiti soprattutto a prati, delimitati da costiere arboregiate. Seppure parziale, la mappa è importante anche per le indicazioni che dà in merito alle proprietà dei terreni adiacenti quelli comunali, alla loro destinazione d’uso, alla denominazione dei corsi d’acqua e delle strade. Anche per quanto riguarda il centro abitato, la mappa restituisce solo le proprietà comunali e pochi altri edifici: il complesso della chiesa parrocchiale con annesso cimitero nell’angolo Sud-Ovest, la sede del Comune con adiacente casa del cappellano a NordEst. Tra il fossato e le case è inserita una fascia verde destinata ad orti comunali e di privati, a spazi piantumati soprattutto con gelsi. Al centro dell’abitato, il pozzo, mentre il forno è posto a ovest, oltre la strada Fig. 8 di circonvallazione. Da questa strada si staccano alcune direttrici che conducono ai paesi limitrofi, solo due sono dotate di porta, quella per Canonica e quella per Ciserano. - (Fig. 8) Questa del 1753 non è la prima rappresentazione del borgo fortificato di Boltiere, si conosce un altro disegno, realizzato probabilmente per questioni confinarie tra le proprietà del Comune di Boltiere e quelle di Lorenzo dal Pozzo. Il rilievo, datato 19 agosto 1740 ed eseguito dal notaio agrimensore Giacomo Pellegris (?) di Bergamo10, mostra l’articolazione degli edifici nella porzione nord del castello di Boltiere. Sulla piazza si affacciano le case di Tommaso Arnoldi e di Gio. Giacomo Tassis (a sinistra) con orti e ripe alle loro spalle. Sulla destra le case del Comune disposte ad L a formare un piccolo cortile delimitato a sud dalle case di Lorenzo dal Pozzo; alle loro spalle orti e ripe alberate lungo il fossato che circonda l’abitato. A nord, una cortina alberata, probabilmente gelsi, si dispone a lato del portone con ponte levatoio che costituiva l’ingresso principale al borgo fortificato. (Fig. 9) Il territorio tra XVIII e XIX secolo 37 Fig. 9 Monica Resmini 11 Comune di Boltiere, Sala del Consiglio. Nel 1774, il perito agrimensore Francesco Alberghetti, su incarico del comune di Boltiere che vuole una dettagliata restituzione della consistenza del fosso del castello e dei corsi d’acqua che l’alimentano, traccia il Dissegno della fossa di Boltiere11, nel quale, per la prima volta, gli edifici che costituiscono l’abitato di Boltiere sono raffigurati in alzato. Vengono disegnati in forma assonometrica semplificata tre gruppi di edifici che compongono il centro. Emerge a Sud la mole della chiesa parrocchiale, alla quale si accede da una scalinata, con gli adiacenti edifici e con il sito del cimitero delimitato da un muro. - (Fig. 10) 38 Fig. 10 Il territorio tra XVIII e XIX secolo Una visione allargata anche agli edifici che sorgono oltre il perimetro un tempo fortificato, è restituita dalla Planimetria d’aviso della Roggia Buscalina, (Ing. Vidali, 1812), allegata alla mole di documenti che si conservano presso l’archivio comunale, riferiti all’annosa vicenda del- la copertura del fossato del castello, alimentato appunto da questa roggia. Questa carta, poco aggiunge rispetto a quanto riportato nella grande mappa redatta nel 1809 in occasione dell’attivazione del Catasto Napoleonico. - (Fig. 11) 39 Fig. 11 Monica Resmini I catasti storici 40 La storia del catasto per quei territori della provincia di Bergamo che erano appartenuti alla Repubblica di Venezia, inizia con le operazioni del Catasto Generale del Regno, volute dal governo napoleonico e ufficializzate con la legge del 12 gennaio 1807, con l’obbiettivo di ottenere un ordine fiscale basato su una precisa conoscenza del territorio. Il lavoro catastale prevedeva una serie di operazioni che si possono riassumere in: sopralluogo, stesura delle mappe, descrizione dei terreni e stima degli stessi attraverso apposite tabelle predisposte per l’individuazione dell’estimo definitivo. La breve stagione napoleonica permise il solo completamento della parte grafica e descrittiva dei terreni, realizzate seguendo precise indicazioni circa le tecniche di rilevamento in modo da restituire esattamente la topografia dei luoghi, utilizzando la nuova unità di misura: la pertica censuaria. Inoltre si dovevano adottare simboli e colori prestabiliti con cui indicare gli elementi fisici del territorio: il rosso per le case, il verde per orti e giardini, i corsi d’acqua blu, le strade ocra. Le particelle catastali, delimitate da una linea nera, erano contrassegnate da un numero progressivo, mentre le lettere erano riservate agli edifici religiosi. Attraverso le mappe è possibile quindi conoscere oltre alla organizzazione territoriale generale anche i segni del costruito, la struttura dei centri, il rapporto tra gli edifici singoli e l’insieme, l’ubicazione e la pianta di alcune emergenze di pregio, la gerarchia di grandezza dei vari edifici dentro l’abitato, l’ubicazione delle emergenze particolari, la loro incidenza nell’impianto complessivo. Altro obiettivo dell’operazione catastale era la precisa definizione dei confini comunali, così per porre fine alle incertezze che nei decenni precedenti avevano causato annose liti. La questione dei confini comunali interessò il territorio di Boltiere anche durante la stesura della mappa napoleonica tant’è che si dovette intervenire a disegno ultimato a correggere il limite confinario con il comune di Ciserano, apponendo una scritta che non lascia dubbi interpretativi indicando la “nuova e vera linea di confine”. Il disegno della mappa napoleonica, divisa in sette ri- quadri, iniziò il 23 agosto 1809 e terminò il 17 ottobre dello stesso anno. Porta la stessa data di conclusione il cosiddetto “Sommarione”, registro a corredo della cartografia, nel quale ogni appezzamento di terreno viene descritto attraverso una serie di voci: il numero di mappa, il nome del proprietario, la denominazione del pezzo di terra (toponimo), la qualità (la destinazione d’uso) e l’estensione in pertiche censuarie. Con il Catasto Napoleonico si ha la prima restituzione grafica di tutto il territorio comunale di Boltiere. L’abitato si trova in posizione baricentrica, e si sviluppa attorno al perimetro circolare dell’antico nucleo fortificato, qui ancora circondato dal fossato. - (Fig. 12) Dal centro del paese si dipartono a raggiera le strade di collegamento da e per i paesi limitrofi. In direzione NordSud il territorio è attraversato dalla Strada Postale che conduce a Bergamo, la quale, proveniente da Pontirolo, entra in Boltiere sovrapassando il Fosso bergamasco in prossimità della cascina Dogana, così denominata per essere stata luogo di dazio tra i due Stati milanese e veneto. Le altre principali arterie (dette strade comunali) conducono dal centro del paese in direzione Ovest verso Brembate Sotto (Strada che conduce a Brembate); ad Est un tratto stradale che in corrispondenza del Cascinetto del Gavazzo si divide in tre rami rispettivamente per Verdellino, Treviglio e Ciserano. Lungo quest’ultima via si trova il cimitero, collocato all’esterno del centro abitato nel rispetto delle nuove norme igienico-sanitarie. Una fitta ragnatela di strade consorziali è al servizio dei campi e dell’agricoltura. All’inizio dell’Ottocento gran parte del territorio era costituito da terreni coltivati classificati, secondo il sistema produttivo praticato, in: aratori, aratori irrigati (spesso con la presenza di gelsi, “moroni”), prati e pascoli. La restante parte era ricoperta da boschi, ripe e orti, una minima percentuale era edificata, mentre del tutto marginale la presenza degli incolti (sterile). Il bosco più ampio e fitto era situato nella porzione sudoccidentale del comune, lungo il Fosso bergamasco, nei terreni denominati Campazzo, Guello, Basse, Bosco grosso, Bosco del giarone, Bosco della bassa. Il bosco era “ceduo” cioè tagliato periodicamente, e classificato “ceduo forte”, con alberi di rovere, faggi, carpini, olmi, e “ceduo dolce”, quello con ontani, salici e simili. Il territorio tra XVIII e XIX secolo 41 Fig. 12 Monica Resmini 12 L. GOLTARA, Carta idrografica d’Italia irrigazione della Provincia di Bergamo, Bergamo 1960, pp. 55-59. 13 Si indica con la sigla MIA 1546 il toponimo registrato nell’Inventarium Proprietatum della Misericordia Maggiore di Bergamo, conservato presso la Biblioteca Civica A. Mai di Bergamo, Archivio MIA 560. 14 Si indica con la data 1392 il toponimo rilevato durante le operazioni confinarie del 1392-95, cfr.: V. M ARCHETTI, a cura di, Confini dei comuni del territorio di Bergamo (1392-1395). Trascrizione del Codice Patetta n. 1387 della Biblioteca Apostolica Vaticana, Bergamo 1996, pp. 331-335. 42 Gli aratori e i prati venivano irrigati con le acque delle rogge e dei canali. Nel comune di Boltiere, il reticolo idrico vede come corso principale la Roggia Brembilla, dalla quale sono stati ricavati canali secondari detti “modulo”. La Roggia Brembilla viene derivata dalla sponda sinistra del Brembo nel territorio di Albegno, dopo un tratto in cui scorre parallela al fiume, piega verso Est e raggiunge la campagna di Osio di Sotto. Nelle vicinanze dell’ex setificio Schroeder (in Osio Sotto) la roggia si divide in due rami uno denominato di Boltiere e l’altro detto di Osio. Da quest’ultimo ramo vengono ricavati diversi moduli, alcuni dei quali irrigano anche i terreni di Boltiere: modulo S. Donato, modulo di Boltiere e modulo Cantone. Dal ramo di Boltiere si derivano: il modulo Isolo, il modulo Grumosa, il modulo Via Brembate o Canalina. Dal ramo principale in prossimità del partitore centrale di Boltiere vengono ricavati il modulo Vecchio di Ciserano e il modulo Canale12. Il modulo Isolo costituisce il limite confinario con il comune di Osio Sotto e in prossimità della cascina Taschetta piega verso Sud ad irrigare i terreni a Est del paese. A occidente, per un tratto fino al mulino, la Roggia Brembilla corre parallela al modulo Gramosa, prosegue poi in solitario verso sud in direzione del Maglio e, superata la Strada Postale e la cascina Buratti, cambia denominazione e si divide in due rami: Modulo Vecchio in direzione Est e Modulo Canale in direzione Sud-Est. Tra le costruzioni presenti fuori dall’abitato si registrano le cascine Melocco. Treschetta, Cuscinetto del Gavazzo, Cassina de’ Testi. Cassina del Consorzio, Scalmanino, Baratti, Malio, Mulino, oltre al casello di guardia presso il Fosso bergamasco. Per la conoscenza del nostro territorio oltre alle mappe sono di fondamentale importanza i registri di corredo, tra questi il “Sommarione”, che fornisce un dato interessantissimo: il toponimo. Il “Sommarione” rappresenta quindi la prima raccolta sistematica in materia di toponomastica, consentendoci di recuperare, mediante lo studio di questi nomi locali, fasi e momenti della storia antica dei luoghi. I toponimi, che ancora oggi esistono sono spesso in diretta connessione con quelli dei secoli passati e svolgono, di conseguenza, una funzione documentaria insostituibile; inoltre, es- sendo generalmente legati alla terra, al lavoro, sono particolarmente indicativi del rapporto con l’ambiente e rivelano precise condizioni e significative fasi dell’organizzazione territoriale. All’inizio dell’Ottocento si ritrovano ancora toponimi registrati in documenti risalenti al XIV e XVII secolo: Campazzo (Campatij, MIA 1546)13, Giarone (ad Geronum, MIA 1546), Gramosa (ad Graviosam, 1392)14, Quattordici (Quatordesi perteghe, MIA 1546), Rossino (Rusinum, 1392), Savia (Saviam, 1392), Vite Novella (Vites novellas, MIA 1546). Dopo la parentesi francese, con l’avvento del governo austriaco e la costituzione del Regno LombardoVeneto, Boltiere e i comuni limitrofi formarono il Fig. 13 Il territorio tra XVIII e XIX secolo XIII distretto di Verdello. Successivamente, nel 1853, Boltiere entrò a far parte del II distretto di Bergamo. Come abbiamo detto, il Catasto Napoleonico non era stato attivato, così, con sovrana patente del 23 dicembre 1817 si stabiliscono le norme per la realizzazione dei catasti nelle province del Regno che ne erano ancora sprovviste. La stima dei terreni si avvia nel 1826, Fig. 16 43 Fig. 14 Fig. 15 Fig. 17 Monica Resmini 15 Carta Topografica del Regno Lombardo-Veneto, Milano 1833, tavola 4C, Bergamo. 44 finalizzata ad accertare la rendita unitaria media ottenibile in un anno di raccolto dalle coltivazioni praticate nei comuni, e resa applicabile nel luglio 1835. La stima dei fabbricati inizia due anni dopo, nell’estate del 1837, restano esenti dall’imposta gli edifici religiosi (chiese, oratori, cimiteri, santuari, ecc.), quelli regi e quelli ad uso militare, che – come già praticato nel Catasto Napoleonico – venivano raffigurati sulla mappa con un colore rosso intenso ed evidenziati da una lettera alfabetica, per distinguerli dagli altri edifici che erano campiti di rosa e contrassegnati da un numero. Nella provincia di Bergamo, e di conseguenza anche a Boltiere, il catasto viene attivato nel 1853 e successivamente aggiornato in modo continuo attraverso periodiche verifiche (lustrazioni). - (Fig. 13) Mettendo a confronto le mappe austriache con quelle napoleoniche emerge il segno del nuovo tracciato stradale a Nord del territorio comunale, appena abbozzato sulla mappa del 1853 e ben definito nell’allegato di lustrazione del 1897. L’intento era quello di creare un nuovo collegamento più diretto e veloce tra Osio Sotto (e poi Bergamo) e il ponte di S. Vittore sul fiume Brembo. L’apertura della nuova strada favorirà l’edificazione ai suoi margini, come si può vedere nel successivo Cessato Catasto (1903-35). Non risultano nuove costruzioni rurali nel territorio, quelle presenti sono le stesse del catasto precedente, così come identico risulta il centro abitato. Per quanto riguarda l’abitato si registra la presenza della nuova chiesa parrocchiale, la cui realizzazione ha comportato la demolizione di alcune strutture dell’antico borgo fortificato. Da segnalare inoltre l’ampliamento della Strada Regia Postale nel tratto in cui entra in paese e curva verso la nuova chiesa, con conseguente demolizione e ricostruzione delle case al mappale 50. Sono gli allegati di lustrazione dal 1879 al 1902 che registrano il nuovo e più clamoroso avvenimento destinato ad incidere sul territorio e a creare nuove possibilità in senso moderno: la costruzione e ampliamento dell’impianto produttivo legato alla trasformazione dei filati di seta. - (Fig. 14, 15, 16, 17) Sempre sotto il governo austriaco viene redatta dall’Istituto Geografico Militare Austriaco di Milano, la Carta Topografica del Regno Lombardo Veneto, pubbli- Fig. 18 Fig. 19 Il territorio tra XVIII e XIX secolo cata nel 1833, composta da 42 fogli in scala 1:86.40015. La sua realizzazione raggruppa i lavori precedenti eseguiti dal Deposito della Guerra di Milano e dallo stesso Istituto Austriaco, nonché l’assemblaggio delle mappe catastali adeguatamente ridotte. La carta mostra gli abitati distinti in base alla loro importanza amministrativa, i luoghi fortificati, comuni, frazioni di comuni, boschi, prati, ecc., le ferrovie, le strade di 1° e 2° classe, quelle provinciali, le comunali, le comunicazioni per carri, bestie, pedoni, argini, acquedotti, confini politici e amministrativi. Sul modello del Catasto Lombardo-Veneto viene impostato, nel 1886, il Catasto Italiano (o Cessato Catasto), con la legge n. 3682 del 1 marzo. Tutte le operazioni vengono dirette dal Ministero delle Finanze che si avvale della consulenza e collaborazione di organi periferici. Le mappe catastali sono una diretta derivazione delle precedenti, come cita lo stesso articolo 3 della legge: “Le mappe catastali esistenti e servibili allo scopo saranno completate, corrette e messe al corrente quand’anche in origine non collegate a punti trigonometrici”. Il paesaggio di Boltiere, registrato dal nuovo catasto nel primo trentennio del XX secolo, non si differenzia molto da quello rilevato dai tecnici napoleonici. Nel primo dopoguerra, infatti, non solo le grandi trasformazioni territoriali dovevano ancora essere attuate, ma la maggior parte del territorio continuava a mantenere una destinazione prevalentemente agricola. Il centro storico appare inalterato, mentre si registra un fervore edilizio lungo l’arteria provinciale da Milano a Bergamo, nel tratto fino al Cascamificio e lungo la strada provinciale compiuta sul finire del XIX secolo che da Monza mette a Bergamo. - (Fig. 18) Anche la filatura appare notevolmente ampliata, come dimostrano i numerosi corpi di fabbrica e come testimoniano i dati occupazionali riportati nella letteratura sulla nuova industria bergamasca (cfr. il saggio di Della Valentina nel presente volume). - (Fig. 19) Le acque delle rogge e dei canali presenti sul territorio servivano in questi anni all’esercizio degli opifici: molino e torchio Molina (Metallurgica di Boltiere), la filatura Cascami seta, il mulino maglio Vitali16. La produzione dell’Istituo Geografico Militare Italiano (IGMI) Quanto riportato dalla cartografia prodotta dall’IGM in scala 1:25.000, conservata presso l’archivio cartografico dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, si può ritenere rappresentativa di un assetto territoriale definitosi e consolidatosi nel XIX secolo. Il disegno dell’orditura dei campi riportato in queste carte coincide, nelle linee essenziali, con i confini particellari delle mappe catastali. Analoga riflessione vale per la rete stradale che, anzi, risulta essere più dettagliata sulla cartografia militare: infatti, oltre ad indicare la viabilità minore, vi sono maggiori informazioni relative alla tipologia della strada, alla presenza di alberature e muri di recinzione, tutti elementi essenziali alla logistica militare. Fiumi, canali di irrigazione o di scolo, piccole rogge sono indicati sulle tavolette IGM in modo puntuale, attraverso una simbologia codificata. La Roggia Brembilla, principale corso d’acqua di questo territorio, è indicata a una doppia linea, con effetto a luce obliqua in quanto supera una larghezza di tre metri. Anche la viabilità è restituita da segni convenzionali che variano a seconda della qualità delle strade. Alla prima levata dell’IGM datata 1889 l’abitato di Boltiere risulta ancora tutto concentrato lungo la strada per Bergamo che divide in due il paese, a destra l’antico nucleo fortificato, a sinistra le grandi corti rurali aperte verso la campagna occidentale. - (Fig. 20) Al margine settentrionale appare concluso il rettifilo che dalla strada per Bergamo, con direzione Nord-Est arriva al Ponte di S. Vittore sul fiume Brembo in territorio di Brembate Sotto. Appare il toponimo “Filanda” ad indicare il nuovo insediamento produttivo sorto nelle vicinanze del vecchio maglio a sud del paese. La maglia poderale risulta regolare a Est del nucleo abitato, riprendendo l’antica partizione geometrica derivante dalla prima e seconda centuriazione romana. Meno regolare, più eterogenea la suddivisione dei mappali a ovest, dove il terreno è attraversato da numerosi corsi d’acqua. La cascine sono in parte quelle già registrate nei catasti napoleonico e austriaco: Melocco, Locatelli, Dogana, Del Consorzio, Testa, Vaschetta, Cascinotto, Casotto, 16 L. GOLTARA, op. cit., pp. 55-59, 374-378. 45 Monica Resmini oltre all’edificio in questa carta denominato “Maglio”, ma in realtà si tratta del mulino. Nuovi toponimi sono quelli legati all’attività della caccia: il Roccolo del Caffi al confine con Brembate Sotto e il roccolo nella porzione nord-ovest del comune. Non si notano particolari trasformazioni nella successiva carta del 1931, sia a livello insediativo che infrastrutturale. Solo alcuni toponimi sono cambiati, probabilmente in seguito alla variazione della proprietà, così la cascina Locatelli è qui denominata Carminati, la Metocco/Melocco, è ora Cagnoli, il Maglio è qui indicato come Torchio, e, in corrispondenza dell’oratorio di S. Rocco si trova ora l’omonima cascina. Il Roccolo del Caffi si chiama ora genericamente Uccellanda. - (Fig. 21) È la tavoletta IGM del 1954 a evidenziare le prime espansioni dell’abitato, principalmente verso sud, lun- go la strada per Bergamo. L’area della Filanda appare ampliata con la costruzione di una nuova più grande struttura produttiva. Scompaiono alcuni toponimi, altri cambiano (Cuscinetto=Cascina Raimondi; Cascina del Consorzio=Cascina Nozza). - (Fig. 22) La situazione cartografata da questa tavola si riscontra con maggiore effetto nella foto aerea scattata nel medesimo anno. La fotografia aerea del 1954 assunta come fonte per l’analisi del territorio risulta estremamente interessante e come tale gli si può attribuire il valore di “documento”, in un certo senso unico e irripetibile, di una realtà spazio-temporale ben definita. E come ogni documento può avere numerose chiavi di lettura, nel caso specifico del nostro studio, consente di trarre elementi per valutare la situazione territoriale di questa area della provincia di Bergamo prima del- 46 Fig. 20 Fig. 21 Il territorio tra XVIII e XIX secolo l’avvio della grande espansione edilizia e industriale. - (Fig. 23) Il confronto con le tavolette IGM in scala 1:25.000, realizzate nello stesso anno, mette in risalto come queste ultime, a differenza della fotografia aerea, non siano uno strumento “obiettivo” Nelle tavolette sono raffigurati i fatti materiali della strutturazione umana del ter- ritorio; ma la destinazione precisa di questo strumento - cioè l’uso militare - ha privilegiato la rappresentazione, attraverso una simbologia convenzionale, di alcuni fenomeni a discapito di altri. Di contro, rispetto all’ampia gamma di informazioni ricavabili dalla fotografia aerea, le tavolette riportano un dato importantissimo per chi si occupa di studi territoriali: la toponomastica17. 17 M. RESMINI, Gli insediamenti e i centri abitati, in L. PAGANI, F. ADOBATI, a cura di, Le aerofotografie IGM del 1954. Per una lettura del territorio e del paesaggio bergamasco prima delle grandi trasformazioni, Bergamo 2004, pp. 59-63. 47 Fig. 22 Monica Resmini 48 Fig. 23 All’interno del sistema insediativo Dalmine-Zingonia: l’economia di Boltiere Capitolo III All’interno del sistema insediativo Dalmine-Zingonia: l’economia di Boltiere Gianluigi Della Valentina* Parlare di un Comune significa accettare implicitamente il rischio di avanzare su un terreno che assomiglia alle sabbie mobili; il terreno delle identità nel quale a ogni passo in avanti si rischia di affondare un po’ di più. Eppure l’ambiguità non sta nel concetto in sè, ma nell’uso o nell’abuso che ne facciamo, nella “molesta retorica dell’identità1 tirata in ballo con una certa allegra disinvoltura”. Un errore sta certamente nel dimenticare che siamo portatori non di una, ma di molteplici identità che non si annullano e, anzi, si rafforzano reciprocamente. L’identità locale – bisognerebbe usare il plurale visto che possono esistere quelle comunali, provinciali, regionali – non è alternativa a quella nazionale: non a una diminutio dovremmo pensare, ma a un addendo che arricchisce e, invece, talora alle identità locali viene riservato il destino dei capponi di Renzo che si beccavano fra loro senza accorgersi della mano che li stringeva con il rischio di farli soffocare. Secondo Braudel, “essere alloggiati significa cominciare ad essere” e il primo alloggio di ogni bambino che apre gli occhi sul mondo è un contesto locale. È qui, dunque, in questa dimensione particolare - dotata di un proprio genius loci condiviso da una comunità la quale vi risiede, la costruisce e la vive – dalla doppia connotazione di agente e agita, a un tempo percipiens e percepta, che vanno cercate le radici dell’identità sociale di una comunità, come dell’essere di ciascun individuo. Poi, è vero, “tutto è solidale con tutto, tutto è mescolato a tutto”,2 e il proprio territorio non esclude gli spazi più ampi, né questi ultimi elidono i primi perché gli uni risultano intrecciati indissolubilmente con gli altri, soprattutto e sempre più tenacemente nell’età del mondo villaggio, globale e totalizzante; resta il fatto, tuttavia, che è l’esperienza di uno specifico spazio vissuto ad accompagnare la storia dell’individuo, il quale viene al mondo e cresce interiorizzando quello spazio con la sua particolare connotazione sociale. Si diventa adulti lungo una continua esperienza di spazio e di tempo, che cambia magari radicalmente nel corso della vita, perché gli orizzonti si dilatano fino al mondo-villaggio, ma la prima esperienza spaziale, quella vissuta da bambini e da adolescenti resta conficcata in ognuno senza possibilità di rimuoverla perché parte costitutiva dell’io, ma “lo spazio vissuto è anche uno spazio sociale”3. La storia di ogni comunità locale percorre sentieri non dissimili e, invece che al fondo dell’io, giunge “sino al fondo delle età”, dove storia e geografia cominciano ad avviare il loro incessante dialogo, come il venire al mondo del bambino. L’identità dei luoghi si compone di una creta nella quale i fattori fisici, ecologici, antropici si divertono a impastare insieme i rispettivi caratteri i quali diventano nel corso della storia appartenenze, tratti condivisi che si definiscono nei tempi lunghi, persino lunghissimi, intessuti in trame fitte di cui gli elementi naturali e culturali fungono da trama e ordito; intrecci tenaci, ma non immobili, che la storia si incarica di ridisegnare lentamente, ma rispettando quasi sempre quel fondo delle età. Troppo recente è il progetto del nuovo ambito sovracomunale Dalmine-Zingonia4 perché possa già fregiarsi di una propria, specifica identità culturale, ma a ben vedere l’idea, la strategia che lo ha sorretto sin dall’inizio affonda la sua ambizione nei caratteri geofisici di un’area dalle forti analogie presentate dalle sue singole parti interne, così come in vicende storiche che per molti versi accomunano la popolazione di questa plaga della pianura sud-occidentale della Provincia di Bergamo; popolazione insediata in Comuni “che potremmo definire di <<seconda * Università degli Studi di Bergamo 1 G. LERNER, Tu sei un bastardo. Contro l’abuso delle identità, Milano 2005, p. 82. 2 F. BRAUDEL, L’identità della Francia. Spazio e storia, Milano 1995, p.11. 3 A. FREMONT, La regione. Uno spazio per vivere, Milano 1981, p. 33. 4 Cfr., AA. VV., Un’identità culturale per l’area Dalmine-Zingonia, Bergamo 2002. Come è noto, di quest’area fanno parte Boltiere, Ciserano, Dalmine, Levate, Osio Sopra, Osio Sotto, Verdellino e Verdello. 49 Gianluigi Della Valentina 5 N. CARRA, Popolazione, abitazioni e attività economiche, in AA. VV., Verdello. Evoluzione territoriale e urbanistica, Verdello 2005, pag. 127. 6 Cfr. Storia economico sociale di Bergamo. Dalla Ricostruzione all’Euro. Tomo I, La politica e il territorio, Bergamo 2002, p.382. 7 Cfr. Archivio di Stato di Bergamo (A.S.B.), Catasto Lombardo-Veneto, 1853, Boltiere. 8 B. BELOTTI, Storia di Bergamo e dei Bergamaschi, vol. I, Bergamo 1989 p. 31. 9 M. PAGANINI, La fornace. Uomini e famiglie nella storia di Osio Sotto, Osio Sotto 1985, p. 19. 10 P. ZANINI, Significati del confine. I limiti naturali, storici, mentali, Milano 1997, p. 14. 50 cintura>>, a sud” del capoluogo provinciale5. Non è azzardato pensare che, nel momento in cui si delineò il progetto di Zingonia, alla metà degli anni sessanta del secolo scorso, non fu unicamente il “buon profilo di accessibilità, segnatamente da-per Milano” a far cadere l’attenzione sull’area “posta tra i centri abitati di Verdellino e Ciserano, coinvolgendo il territorio comunale”6 anche di Boltiere, Verdello e Osio Sotto, al fine di realizzare un sistema insediativo organico di nuova concezione. Anche eredità storico-ambientali condivise sottesero certamente quel disegno, innovatore sul piano urbanistico ed economico a un tempo, che avrebbe dovuto dar vita a una “nuova città” di 50.000 abitanti. Su questi luoghi i primi segni di un futuro destino comune li lasciarono le centuriazioni romane che interessarono entrambe le sponde del Brembo, fra Marellanum (Mariano) e Balterium, con Minervium (Minervio, molto più tardi aggregata a Verdello) e Statianum (l’odierna Stezzano) quali altri vertici di una sorta di quadrilatero pianeggiante, appena a nord delle plaghe semiumide del Lago Gerundo. Del paesaggio agrario che le centuriazioni romane iniziarono a tratteggiare sono rimaste tracce labili, ma è difficile sottrarsi all’ipotesi che nel remoto lavoro degli agrimensori latini vadano ricercate le origini del peculiare orientarsi delle particelle catastali, da nord a sud, che a Boltiere, ancora in età contemporanea ha costituito il disegno di fondo della proprietà agricola; un orientamento e forme, per lo più lunghe e strette, che connotano la morfologia e quindi anche il paesaggio agrario locale odierno7. Talvolta messa in dubbio, l’esistenza del lago Gerundo ci è confermata da una antica mappa che ne delinea i confini; il lago doveva allungarsi verso sud, fino a sfiorare il corso del Po, con la ampia isola Fulcheria nel mezzo, e iniziava a nord proprio in prossimità di Brembate e di Boltiere, dove ad alimentarlo erano le acque ancora disordinate e gli incerti alvei del Brembo e dell’Adda, mentre più a sud anche il Serio fungeva da immissario sulla sponda orientale, perdendosi in questo spazio liquido che costringeva a deviare il cammino ed evitato dagli uomini i quali vi si insediarono assai tardi. Questa mappa ci mostra Brembate, Boltiere, Pontirolo, Brignano e Caravaggio affacciate sulla sponda nord-orientale del lago, così come Vaprio, Groppello e Cassano appaiono adagiate su quella nord-occidentale, mentre nella realtà doveva essere assai mobile il limite fra la terra asciutta e le acque, giacchè queste ultime si ritiravano e avanzavano secondo la portata dei due immissari settentrionali, a sua volta dipendente dall’intensità e dalla regolarità, o meno, delle precipitazioni stagionali. “Si afferma adunque che... le acque del fiume Adda, unite a quelle del Brembo e del Serio, dai terreni più elevati di Concesa, di Vaprio e di Canonica, si allargassero nel sottostante piano della Ghiara o Gera d’Adda, e vi formassero un vastissimo stagno, conosciuto appunto col nome di lago e perfino di mare Gerundo o Gerone. Certamente ancora all’epoca romana questa regione era coperta da paludi e da acque stagnanti, tantochè gli eserciti romani, per muovere contro gli Insubri, dovevano passare per il territorio bresciano”8. Prosciugatesi le acque forse già in epoca tardo-romana, a completarne lo scolo fu l’intervento antropico che lasciò dietro di sé terreni ormai sfruttabili, ma “asciutti e porosi”, piuttosto sabbiosi e ghiaiosi; una peculiare pedologia, gravida di future conseguenze per la storia dell’agricoltura e quindi delle comunità locali. Si tratta di un fattore edafico dissimile da quello delle plaghe ubicate appena qualche chilometro più a nord, oltre Osio Sotto, “lungo la via di Levate” dove si distende “una zona argillosa che ancora oggi è sfruttata per la produzione di laterizi” e dove sorse, appunto, una fornace9. A delimitare l’area in questione furono, per un buon tratto, due corsi d’acqua: il fiume Brembo, sul quale Boltiere si affacciò, a ovest, per alcuni secoli, e il vaso artificiale del Fosso bergamasco, a sud-ovest; confine tracciato dalla mano dell’uomo fra lo Stato di Milano e la Repubblica di Venezia dal primo Quattrocento fino al tramonto del Settecento. A varcarlo era la strada Regia Postale, che da Milano metteva a Bergamo, e lo scavalcava proprio a Boltiere, dove un casello svolgeva la funzione di controllo dei traffici e degli uomini in transito. Comune di confine, dunque, con quanto ciò comportava, dato che un confine “fonda uno spazio, defini[sce] un punto fermo da cui partire e a cui fare riferimento, una linea certa e stabile, almeno fino a quando non si modificano le condizioni che l’hanno determinata... ; il confine separa due spazi, due persone, due ideologie”10. La popolazione di Bergamo e dei comuni del suo territorio, privata proprio a causa di quel confine della sua attuale bassa pianura irrigua - che a sud della linea delle risorgive si rivela all’occhio esperto attraverso la natura più argillosa, quindi meno permea- All’interno del sistema insediativo Dalmine-Zingonia: l’economia di Boltiere bile, dei suoli e a quello dell’osservatore meno pratico di faccende agronomiche, ma pur sempre attento, con la maggior copiosità dei raccolti – stentava a giungere alla saldatura dei raccolti annuali. L’importazioni di biade costituiva la norma e proprio nelle regioni di confine, quali erano i comuni lungo il Fosso, prosperavano non solo i commerci e i transiti regolari dei cereali, ma anche un fiorente contrabbando che le autorità delle terre importatrici non sempre punivano con rigore. Se fra il Cinquecento e la prima metà almeno del Seicento – un periodo non casualmente ricordato come il secolo di ferro – il brigantaggio, i furti e gli agguati, il circondarsi di bravi da parte dei signorotti locali erano costumi quasi abituali sotto il cielo di ogni contrada della penisola, è altrettanto vero che le zone di confine e le strade principali invitavano i malintenzionati alle prepotenze con ancora maggiore tentazione. “I delinquenti... scorazzavano per le strade di campagna, compiendo ogni sorta di delitti”, come successe per esempio, il 15 marzo 1595, quando “presso il fosso bergamasco, tra Canonica e Boltiere, il corriere di Milano per Venezia veniva assalito da tre malfattori armati d’archibugio e d’altre armi e con barbe posticce”; prepotenze abituali, di cui le cronache fanno menzione fino al 166211. Boltiere fu, dunque, comune di transito proprio per via della strada postale per Milano, che a Osio aveva la sua unica posta, in terra bergamasca, destinata al cambio dei cavalli; per la successiva, chi veniva dal capoluogo orobico doveva aspettare di aver superato l’Adda. Nonostante la sua importanza, le casse del Comune non permettevano di spendere molto per la manutenzione, persino nel centro abitato, se è vero che, come raccontavano gli ispettori, nel primo Ottocento il suo stato appariva “penoso”12. Né la situazione migliorò in seguito chè, anzi, dopo l’apertura al traffico della Ferdinandea, ossia della linea ferroviaria che collegava Bergamo e Milano, via Treviglio, la postale era risultata declassata, nonostante i lavori intrapresi per correggerla con rettifili proprio fra Osio e Boltiere. Secondo gli osservatori del tempo, la ferrovia l’avrebbe penalizzata, tanto che, alla metà del XIX secolo, “riesce questo stradale di minore importanza non servendo che al trasporto delle merci”13. Con lo scemare del via vai delle persone si assottigliavano anche i piccoli affari legati alla mobilità territoriale della popolazione. Per secoli, nel bene e nel male, la presenza di una arteria di primaria importanza condizionò la storia della comunità e del paese nel quale Berengario possedeva terreni che Ottone I concesse al vescovo di Bergamo. Il 29 agosto 1399 una folla di migliaia di persone percorse la strada in processione invocando pace e misericordia e cantando lo Stabat Mater; erano i Bianchi, come li chiamava la gente per via delle loro vesti candide, indossate quando in processione, uscendo come quella volta dal capoluogo con lo stendardo di S. Alessandro, andavano “per i paesi intorno”, fino a Brembate e Boltiere. S’aggrappavano alla fede e ne portavano testimonianza lungo i percorsi polverosi della pianura, chiedendo misericordia a Dio affinché liberasse i paesi dal flagello della peste, ma anche da quello causato dai continui scontri fra le fazioni opposte dei Guelfi e dei Ghibellini che trascinavano con sé razzie, uccisioni, distruzioni. I Guelfi saccheggiarono più volte Boltiere e ancora nel giugno del 1405, per tornare alla carica nel dicembre dello stesso anno con una ulteriore spoliazione14. Quella che oggi viene definendosi come l’area Dalmine-Zingonia, durante la dominazione veneziana rientrava nella Quadra di Mezzo (una delle quattordici in cui il governo della Serenissima ripartì i suoi possedimenti bergamaschi per amministrarli) il cui territorio iniziava, a mezzogiorno, proprio in corrispondenza di Boltiere per estendersi, a nord, fino ai ponti di Cedrina. La Quadra prendeva il nome dalla posizione centrale, occupata nella pianura orobica, fra quelle di Calcinate a est e dell’Isola, a ovest, la quale aveva Terno come suo capoluogo. Il territorio di mezzo, invece, diversamente dagli altri, e pur essendo il più popoloso, risultava privo di un proprio capoluogo, ragione per cui faceva capo a Bergamo, dove si teneva il periodico congresso dei comuni che ad esso appartenevano15. Già nel Trecento accomunate dalla appartenenza alla Facta di Porta S. Stefano, le contrade della Quadra, e in particolare i comuni dell’area Dalmine-Zingonia, alla fine del XVI secolo apparivano agli osservatori del tempo come una plaga fertile, capace di produrre “grani de ogni sorte, raccolti abbondanti” persino “abbondantissimi” in qualche zona, come nel caso di Ciserano, e anche “vini abondatamente et da vender”16. Quasi ovunque, la terra rendeva abbastanza bene e valeva fra i 36 e i 40 scudi la pertica, con la parziale eccezione di Verdello dove si scendeva a 25 e dei comuni a ridosso del Brembo, fra i 11 B. BELOTTI, Storia di Bergamo e dei Bergamaschi, Bergamo 1989; cfr. vol IV, p. 171 e vol. V, p. 149. 12 Archivio di Stato di Bergamo (d’ora in avanti ASBG), DS, c. 1298. 13 Cfr. A. CANTALUPI, Prospetto storicostatistico delle strade di Lombardia mantenute dallo Stato, Bergamo 1850, p. 149. 14 B. BELOTTI, Storia di Bergamo e dei Bergamaschi, vol. III, Bergamo 1989, pagine 74, 92 e 95. 15 Cfr. V. FORMALEONI, Descrizione topografica e storica del Bergamasco, Bergamo. 16 G. DA LEZZE, Descrizione di Bergamo e suo territorio 1596, Bergamo, 1988, pp. 436 e sgg. 51 Gianluigi Della Valentina Anime Osio Sopra Osio Sotto Verdellino Verdello Fuochi Levate 52 Dalmine * Dato stimato. Ciserano 18 G. DA LEZZE, Descrizione di Bergamo e suo territorio, cit., pp. 436-444. Alla fine del Cinquecento, Dalmine comprendeva i comuni Sforzatica, Mariano, Dalmine e Sabbio. Per quanto concerne la superficie, espressa in ettari, bisogna tener presente che essa includeva i soli arativi e i prati. Per i dati di Boltiere, cfr. Archivio della Curia Arcivescovile di Milano, Archivio spirituale – sez. X – vol. IV (Pieve di Verdello), aa. 1564-1608. quali Boltiere. A beneficiare di una simile fertilità, tuttavia, erano solo i proprietari dei fondi più estesi, pochi per la verità, come ci viene detto per Osio Sopra dove “uno solo di loro ha di entrata circa ducati 300” e, infatti, ovunque ci si imbatte in “gente povera... Qui non sono ricchezze che il più ricco ha pertiche di terra quaranta, gli altri lavoratori et brazenti senza traffichi”. Con un ritornello insistente, si andava ripetendo di bocca in bocca il giudizio su quelle contrade - “non vi è mercantia di alcuna sorte”- e il parere cambiava assai poco, chè di un comune o di un altro si parlasse. Né bastavano a rinvigorire l’economia locale il mulino da grano, il torchio da olio e il maglio da ferro le cui ruote giravano in paese; sorti sulla roggia che penetrava in Boltiere da nord, portando beneficio anche all’agricoltura. Come ovunque, vigeva una “stretta corrispondenza tra criteri di tassazione e criteri di rappresentanza”, ragione per cui, a Boltiere come altrove, i maggiori estimati, ai quali venivano riservate la cariche pubbliche, “erano stati [anche] incaricati di rappresentare il Comune in ogni causa giudiziaria”17. Tale era risultata la penetrazione della proprietà cittadina da lasciare solo le briciole a quella rurale del paese. Esclusi i pochi estimati più ragguardevoli, gli abitanti di Boltiere soffrivano maggiormente di una condizione generale di povertà. Il loro era il borgo meno popoloso, con le sue 260 anime appena, ma anche quello con minor superficie coltivabile, eccezione fatta per Verdellino, come ci rivelano le fonti del tardo Cinquecento:18 Boltiere 17 Cfr., Ordini formati da Agostino Maffetti podestà e vice-capitano di Bergamo per il comune di Boltiere, Bergamo 1751. 55 67 152 98 55 84 49 148 259 450 725 704 440 720 330 950 Utili 88 85 161 160 102 140 Bovini 60 149 198 155 84 155 110 166 Equini 34 44 96 86 56 70 35 97 531 503 745 378 715 Superficie 405 520 1.160 64 220 Considerato che la superficie agraria effettivamente utilizzabile si riduceva a 3.964 pertiche metriche, ne discende che ogni famiglia di Boltiere disponeva mediamente di oltre sette ettari di superficie, contro i quasi nove di Osio Sopra, ma i cinque di Verdello. In paese, però, si contavano meno di due (1,7) capi grossi di bestiame da lavoro, bovino o equino che fosse, per ogni famiglia, contro i tre capi di Ciserano o Verdellino, dove non casualmente si sosteneva che i raccolti fossero abbondantissimi. Infatti, ubbidendo a quanto imponevano gli assetti agronomici del tempo, la famiglia che teneva nella stalla più bestie da lavoro e da reddito, raccoglieva pure letame in maggior misura e si assicurava per ciò stesso rese per ettaro superiori, magari cinque volte la semente, invece di quattro, capaci di tener lontane le carestie o quantomeno di renderle meno crude. Che nella struttura demografica prevalsa nel corso dell’età moderna si debba cercare almeno una delle ragioni che contribuivano a rendere particolarmente povero il paese, lo dimostra la composizione media delle famiglie che, a cavallo del XVI e XVII secolo, contavano appena 4,7 membri ciascuna, contro una media di 5,8 per l’intera zona, che saliva a 7,2 componenti a Levate per toccare addirittura gli 8,6 a Osio Sotto. Sottratti dalla popolazione maschile i più giovani e i più anziani, nonché coloro che non erano occupati nei campi, in ogni famiglia contadina di Boltiere restava una media di un uomo adulto e mezzo in grado di vangare la terra: poco rispetto alla superficie a seminativi disponibile. Dunque, il fragile rapporto fra braccia adulte maschili addette al lavoro più pesante e la superficie utilizzabile non consentiva di porre su basi solide lo sfruttamento dei suoli, ragione per cui l’esigua composizione numerica esponeva con maggiore facilità i nuclei familiari all’alea delle malattie, della vecchiaia, delle invalidità; per troppi di loro, la ruota delle fortuna non girava dalla parte giusta. Nel Seicento, a condizionare la dinamica demografica del paese e della sua contrada non fu, come ci si potrebbe aspettare il contagio portato con sé dalla peste, l’altra “falce di morte” che nelle età pre-contemporanee si incaricava di alleggerire periodicamente le popolazioni, spopolando i villaggi. Le fonti coeve dicono che “di tutte le terre del Contado Bergamasco, si preservarono solamente Bolterio, e Palosco, e l’antico castello di Martinengo, dove morirono poche persone rispetto all’al- Stal de Stucchi. All’interno del sistema insediativo Dalmine-Zingonia: l’economia di Boltiere Vicolo Adelasio, Stal del Beliotti. 53 Gianluigi Della Valentina Oltre tutto, l’incremento si era verificato nonostante la diminuita estensione territoriale. Il suo confine occidentale, infatti, non era più segnato dal Brembo, essendo stato arretrato dalla sponda del fiume di circa un miglio, a vantaggio di Brembate che ormai si estendeva su entrambe le sponde del fiume. Al momento dell’Unità d’Italia, ormai solo Osio Sopra e Verdellino contavano meno abitanti di Boltiere. Tuttavia, non possiamo pretendere che i soli fattori naturali - nascite e morti - spieghino compiutamente la dinamica demografica storica di Boltiere, ragione per cui dobbiamo volgere lo sguardo al rapporto fra la comunità e le risorse del suo territorio. Qui, nel primo Seicento, l’estensione dei boschi e degli incolti, che insieme coprivano il 18% dell’intera superficie agraria, rivelano la Totale superficie agraria 2.011 Incolti 1.749 994 Boschi 976 Il sistema colturale in alcuni comuni della Quadra di Mezzo nel 1617 (pertiche)20 Prati Osio Sopra 1.200 Verdello Levate 1.343 2.228 Verdellino Dalmine 1.108 Ciserano Boltiere 54 Osio Sotto Popolazione residente negli otto Comuni dell’area nel 1861 posizione del paese, all’epoca ancora affacciato sulla scarpata del Brembo, a oriente del quale si estendevano vasti prati che interessavano un altro quinto della superficie complessiva. Gli arativi risultavano, dunque, assai più contenuti che negli altri comuni; se a Verdello e a Verdellino essi raggiungevano il 95% delle terre sfruttabili a uso agricolo, a Boltiere si toccava il 63% appena. Ne discendevano raccolti meno abbondanti, sia in termini complessivi, sia dal punto di vista delle rese unitarie, e una conseguente minore disponibilità di cereali pro-capite. Le viti, al contrario, la cui coltivazione era favorita dai suoli ghiaiosi e sabbiosi, diventavano una presenza tanto significativa, estesi com’erano sul 22,5% della superficie agraria, da caratterizzare in maniera singolare, con la loro presenza, quel tratto di pianura; degli arativi, oltre un terzo risultava vitato contro percentuali medie di un decimo appena nel territorio circostante. Arativi vitati 20 Archivio di Stato di Venezia, Senato, Secreta, Materie miste notabili, cart. 152. tre”. Incredibilmente, solo cinque uomini e otto donne morirono a Boltiere e 40 appena a Levate, contro le 430 di Osio Sopra, le 416 di Osio Sotto, le 586 di Dalmine19. Qualcosa di analogo era già accaduto nel 1576, in occasione della cosiddetta peste di San Carlo che, anche quella volta, aveva appena sfiorato il paese. Davvero bendata doveva essere quell’arbitra di vita e di morte per abbandonare dietro di sé destini tanto diversi. Epidemie e pandemie infliggevano cicatrici, apparentemente rimarginate eppure indelebili, che non si lasciavano cancellare nemmeno da secoli di storia demografica. Ancora nell’Ottocento gli altri comuni della zona non erano riusciti a colmare del tutto i vuoti creati dalla peste e, infatti, al momento dell’Unità d’Italia Boltiere risultò essere l’unico comune la cui popolazione era quadruplicata, rispetto all’inizo del Seicento, mentre gli altri registrarono incrementi pari ad appena due o tre volte il dato iniziale: Arativi 19 Cfr. L. GHIRARDELLI, Il memorando contagio seguito in Bergamo l’anno 1630, Bergamo, 1681, passim. Boltiere 2.181 1.194 1.010 365 602 5.352 Verdello 7.542 805 523 - 1.500 10.370 Verdellino 7.037 768 50 - 238 8.093 Levate 7.171 540 440 - 50 8.201 Il 21 maggio del 1663, una “orribilissima tempesta a giorni passati rovinò l’animi e sviscerò per tre anni avenire le sostanze... Fu dovunque tanto spaventevole che ho veduto a portar via tutto il raccolto del formento et anco de vini che quelli dovevano raccoglier cento sachi di formento ne hanno potuto haverne due e tanti senza un minimo raccolto così anco de vini che hanno convenuto far tagliar le frappe delle viti con la speranza di renovarsi per l’anno futuro”. Il “flagello mandato da Dio”, investì in maniera particolare il territorio di Boltiere, oltre che di Martinengo, Urgnano, Ghisalba, Pognano, Spirano e Cologno; si accanì contro il frumento e la vite, ma anche All’interno del sistema insediativo Dalmine-Zingonia: l’economia di Boltiere sui gelsi, privandoli delle foglie con le quali si nutrivano i bachi da seta21. Simili accanimenti della natura contro il lavoro dei singoli e delle comunità facevano capolino con frequenza tutt’altro che episodica e, anzi, si abbattevano con prodiga ciclicità; a soffrirne potevano essere di volta in volta le viti, i gelsi, gli allevamenti di api, così come i bovini oggetto delle indesiderate attenzioni di epizoozie perniciose. A segnare più crudelmente l’esistenza delle famiglie era l’infierire di più calamità allo stesso tempo e quando ciò accadeva la risposta alle annate cattive poteva assumere fisionomie opposte: indirizzarsi verso sentieri nuovi, ancora poco esplorati che avrebbero messo in discussione gli ordinamenti vigenti oppure l’arroccamento a difesa della consuetudine. I cambiamenti penetravano con circospezione e avevano bisogno di tempi assai lunghi per consolidarsi e per diffondersi perché ogni attività, ogni coltivazione si inseriva in un complesso sistema, sul quale si reggeva l’equilibrio precario del lavoro ma anche della vita contadina stessa. Quest’ultima era compenetrata dalla coscienza della fragilità della propria condizione, derivante dall’essere in balia delle forze naturali, ragione per cui ogni famiglia rurale, come ogni suo componente, portava dentro di sé il senso della precarietà. L’andamento e il risultato dei raccolti sfuggivano al dominio dell’uomo, così come si assisteva quasi impotenti all’esito di una gravidanza, al decorso di una malattia, all’infierire di una carestia, soprattutto di quelle più cattive. Ancora nei decenni compresi fra le due guerre mondiali, il tasso di mortalità infantile sfiorava il 30%; ciò significava assistere impotenti al fatto che tre bambini su dieci morissero prima di aver compiuto i cinque anni di età22. Nessuno era autosufficiente, ma aveva bisogno degli altri e questo elemento contribuiva a legare le persone fra loro: i giovani dipendevano dai genitori che, in assenza della scuola, oltre ad allevarli insegnavano loro il mestiere contadino con i gesti, più che con le parole; i vecchi negli ultimi anni di vita e i malati, così come gli invalidi dipendevano dai giovani perché ancora non esistevano forme di previdenza o di assistenza sociale. Una Federazione Operaia di Mutuo Soccorso, costituita dal Movimento Sociale Cattolico, apparve solo nel 1885, ma nonostante il suo impegno, i contadini restavano esclusi dalla sfera d’azione del nuovo ente solidaristico23. Passato il flagel- lo della peste, nella seconda metà del XVII secolo, lentamente, l’ordinamento colturale prevalente cominciò a modificarsi. Sino ad allora, a Boltiere, come in gran parte della Quadra di mezzo, gli arativi erano stati coltivati a frumento e a cereali minori, con un ricorso abituale al miglio. Quest’ultimo aveva il pregio di arrivare a maturazione piuttosto rapidamente, grazie al suo ciclo colturale breve, ragione per cui lasciava presto liberi i suoli per il pascolo dei bovini e, inoltre, cresceva abbastanza bene nei suoli asciutti, resi tali dalla loro composizione ghiaiosa che determinava il rapido perdersi in profondità dell’acqua piovana. Nel tardo Seicento, invece, si assistette alla progressiva avanzata del granoturco in gran parte della pianura orobica; un cereale dalle rese unitarie per ettaro senza alcun dubbio superiori a quelle di ogni altro cereale prima di allora coltivato. Il mais garantiva raccolti pari ad almeno quindici volte la semente, contro le cinque del frumento e le rese non molto diverse della segale, del miglio, del panìco o dell’orzo, ma chiedeva e continua a chiedere una irrigazione abbondante non appena arriva il caldo intenso, ossia a partire da giugno. I suoli ghiaiosi si prestano meno, tuttavia, alla sua coltivazione e ciò spiega perché i contadini si risolsero con minor entusiasmo ad abbandonare i cereali minori a favore del granoturco. Restò, invece, il frumento poco impiegato nell’alimentazione quotidiana – sui tavoli delle famiglie contadine, il pane bianco rappresentò un lusso fino al XX secolo – perché destinato ai padroni; nel caso dell’affitto in natura, infatti, si utilizzava solo il grano nel pagamento del canone. Verso la fine del Seicento, anche il gelso fece capolino nelle campagne della pianura e della bassa collina bergamasche; una pianta che, insieme al granoturco, a partire dal secolo successivo costituì il secondo pilastro degli ordinamenti colturali locali. Quasi ovunque, in pianura, i filari di gelsi, allineati lungo i fossi, le cavedagne, i sentieri poderali, le strade e i confini, andarono a sostituire i filari della vite, le cui vendemmie, pur risultando più abbondanti rispetto ad altre plaghe di pianura, non riuscivano a reggere il confronto con la collina. I contadini non si erano mai risolti a estirparle perché, a dispetto della qualità dei raccolti abituali piuttosto scadenti complici sistemi di vinificazione alquanto approssimati, il vino forniva pur sempre un apporto energetico ritenuto fondamentale, un elemento indispensabile per combat- 21 Archivio di Stato di Venezia, Senato, Dispacci rettori, Lettere del maggio e del luglio 1663. 22 Cfr. A. BUTTARELLI, Demografia, migrazioni e società, in Fondazione per la storia economica e sociale di Bergamo, Storia economica e sociale di Bergamo. Fra Ottocento e Novecento. Tradizione e modernizzazione, Bergamo 1996, p. 101. 23 Cfr. C. COLOMBELLI PEOLA, Il movimento sociale cattolico nelle campagne bergamasche (1894-1904), Milano 1977, p. 45. 55 Gianluigi Della Valentina 24 Storia economico e sociale di Bergamo. Dalla fine del Settecento all’avvio dello Stato unitario, Bergamo 1994, p.143. Erano considerate piccole le filande con meno di 29 addetti e fino a 13-14 fornelli: quelle medie contavano da 30 a 49 addetti e da 13-14 fornelli a 22-23; nelle grandi rientravano le filande con 50 addetti e 22-23 fornelli. 25 P.OSCAR, O.BELOTTI, Atlante storico del territorio di Bergamo. Geografia delle circoscrizioni comunali e sovracomunali dalla fine del XIV secolo ad oggi, Bergamo 2000, pp. 433-6. 26 ASBG, Catasto austriaco, Cfr. Mappe catastali e catastino di Boltiere. 56 tere il freddo, tanto che se ne faceva un uso persino eccessivo. Spesso entrava nella dieta alimentare quotidiana fin dal mattino anche se, per la verità, difficilmente avrebbe potuto arrecare danni alla salute, pur in presenza di un consumo che raggiungeva normalmente, e persino superava, il litro pro-capite al giorno, in quanto il fiasco che campeggiava sul tavolo conteneva un vinello, chiamato torchiato, frutto dell’ultima spremitura. Il vino migliore finiva al mercato o, ancora una volta, nelle cantine del proprietario, mentre le famiglie contadine si accontentavano di quel secondo-prodotto leggero, che dopo pochi mesi cominciava a inacidire. D’altra parte, bisognava bene surrogare lo zucchero: bene di lusso fuori della portata dei contadini. Boltiere, dunque, non fu da meno nell’introdurre il nuovo binomio granoturco-gelso, sul quale si sarebbe retta l’agricoltura bergamasca per oltre due secoli, fino al tramonto dell’Ottocento, ma le condizioni pedologiche resero più incerti gli abitanti all’idea di abbracciare la ventata di novità che stava soffiando sulle contrade della zona. I cereali minori opposero più resistenza, così come la vite, mentre il mais e la gelsibachicoltura faticarono a guadagnarsi uno spazio che, comunque, risultò inferiore rispetto alla realtà circostante. Se la terra rendeva di meno bisognava industriarsi altrimenti e, infatti, pur in presenza di una gelsibachicoltura meno vivace, il numero delle filande aperte in paese, nel corso del Settecento, superò presto quello dei comuni vicini, tanto da porre Boltiere in una posizione di leadership al tramonto della dominazione veneziana: Filande esistenti nell’area in età Napoleonica.24 Piccole Medie Grandi Totale Boltiere 6 - - 6 Ciserano 2 1 - 3 Osio Sopra 1 - - 1 Osio Sotto 3 - - 3 Dalmine 1 1 - 2 Verdello 4 - - 4 Dopo aver fatto parte del Cantone di Verdello, all’interno del Dipartimento del Serio creato durante la dominazione napoleonica, alla costituzione del Regno Lombardo-Veneto sancita dal Congresso di Vienna, con la legge 12 febbraio 1816 Boltiere rientrò in una nuova suddivisione amministrativa fino al 1859: il distretto 13 di Verdello - di cui fecero parte 18 comuni - diventato poi Mandamento di Verdello, inserito all’interno del Circondario di Treviglio25. I dati rilevati dal Catasto fondiario, cui l’amministrazione austriaca pose mano alla metà del XIX secolo, confermano la più debole vocazione gelsicola di Boltiere dove, ancora due secoli dopo il loro primo apparire in quella fascia di pianura bergamasca, i moroni risultavano meno diffusi: Superficie agraria utilizzabile (in pertiche metriche) e gelsi. 1854.26 Superficie Gelsi gelsi per ha Verdello 6.958 7.472 10,7 Verdellino 3.656 4.074 11,1 Levate 5.175 5.890 11,4 Boltiere 3.964 3.060 7,7 Pur registrando una superficie superiore a quella di Verdellino, Boltiere si offriva con un paesaggio agrario nel quale mancava all’appello un quarto dei gelsi censiti nel comune vicino e mentre nell’intera zona crescevano mediamente undici gelsi per ettaro, il suo territorio ne contava circa un terzo in meno. Alla minore diffusione della pianta corrispondeva ovviamente una meno intensa attività bachicola, con una produzione inferiore di bachi e, quindi, di seta grezza. Lo confermavano i dati raccolti annualmente dalla Camera di commercio di Bergamo secondo i quali, se le rese locali medie in bozzoli, per ogni oncia di seme allevato, non si discostavano dalla trentina di chilogrammi grossomodo ottenuti anche a Levate o a Osio Sopra – ma a Osio Sotto e a Verdellino si superavano abbondantemente i quaranta – la produzione complessiva di bozzoli si arrestava intorno a soglie di gran lunga inferiori; persino Verdellino, con una superficie non molto dissimile, registrava raccolti oltre tre volte superiori. All’interno del sistema insediativo Dalmine-Zingonia: l’economia di Boltiere 5.480 30,4 Levate 590 17.300 29,3 Osio Sopra 510 18.220 35,7 Osio Sotto 420 18.200 43,3 Verdellino 393 17.310 44,0 Verdello 700 22.500 32,1 Il catasto austriaco segnalava tariffe d’estimo mediamente inferiori per i terreni aratori adacquatori di prima classe di Boltiere, che si fermavano a 7,26 lire austriache per ogni pertica metrica rispetto alle 9,03 di Levate, alle 8,71 di Verdello o alle 8,32 di Verdellino; erano le più basse della zona. Per il pascolo si passava dalla lira di Verdello agli appena 37 centesimi di Boltiere e così pure nel caso dei terreni destinati a orti, la cui tariffa saliva intorno alle 11-12 lire a Verdello e Levate, mentre si arrestava poco sopra le sette a Boltiere. Solo nel caso dell’aratorio vitato adacquatorio il paese si prendeva, non casualmente, la rivincita grazie alla favorevole natura dei suoi terreni per i quali il catasto prevedeva, contro le 3,81 lire di Verdello, una tariffa unitaria di 5,56 per ogni pertica, comunque sempre leggermente inferiore a quella dei corrispondenti suoli di Levate. La rendita media complessiva risultava di poco superiore alle sei lire per pertica, dunque sotto la soglia media dell’area limitrofa. Come accadde quasi in ogni contrada insubre, a partire dal tardo Ottocento il decollo industriale fu caratterizzato da scelte di localizzazione che, privilegiando le aree agricole meno remunerative, non toccavano o lambivano appena quelle più redditizie e per ciò stesso più costose. La dinamica della rendita fondiaria spiega perché “dopo il 1870 sorse in Boltiere uno stabilimento per la semplice cardatura dei cascami [di seta] dalla quale si otteneva il solo pettinato (o così detto fiocco), che andava venduto agli stabilimenti esteri di filatura. Questo opificio, dopo una sequela di aspre traversie, venne trasforma- Opifici e imprese industriali. 1911.33 Boltiere Ciserano Levate Osio Sopra Osio Sotto Verdellino Verdello Forza motrice (HP) Kg. per oncia 180 Addetti Kg. di bozzoli Boltiere to in filatura di cascami di seta e passò recentemente in proprietà della potentissima Società Cascami di Novara. Risorto a certa e brillantissima vita industriale, questo opificio produce dei filati di titolo speciale, ed assai apprezzati. In esso vi sono occupate circa 280 operaie”28. Nel 1898, il filatoio Cardatura cascami seta aveva già raggiunto i 550 dipendenti29, ma soprattutto si caratterizzava per una certa apertura della proprietà, la quale a proprie spese si era preoccupata che “un maestro o una maestra [dessero] un po’ di istruzione elementare... in dati giorni e per qualche ora” alle ragazze occupate30. Negli anni ottanta dell’Ottocento, lo stabilimento, insieme alla S.A. Tessitura di Brembate in cui lavoravano circa cinquecento operaie, era il più grande della zona e si ingrandì ulteriormente nei decenni successivi, tanto che secondo il censimento del 1911 contava ben 671 addetti, rispetto a una occupazione complessiva nel settore secondario che sfiorava le 700 unità. Il progresso sembrava aver fatto un ingresso trionfale a Boltiere, dove funzionavano quattro cadute d’acqua, in grado di generare 43 cavalli di forza motrice e 3 caldaie a vapore; alla fine del XIX secolo, neppure Osio Sotto riusciva a tenerle testa e neanche Verdello, dove erano sorti il filatoio Giovanni Giavazzi e la filanda Carlo Gatti31. Esclusa Dalmine - nella cui fabbrica siderurgica anonima, realizzata con capitale prevalentemente tedesco dalla Mannesmann di Duesseldorf, si cominciava allora a laminare le prime, poche, migliaia di tonnellate di tubi senza saldatura32 - alla vigilia della prima guerra mondiale Boltiere risultava essere il comune più industrializzato in quell’angolo di pianura bergamasca: Numero Once di seme Seme allevato e produzione di bozzoli. 1880.27 10 8 11 13 32 10 12 697 74 79 320 92 76 325 27 3 10 57 34 8 17 27 ASBG, Fondo Camera di Commercio, c. 253. 28 A. PESENTI, Vita e progresso della provincia di Bergamo. Cenni storici, statistici e comparativi, Bergamo 1914, p. 114. 29 ASBG, Fondo Camera di commercio, b. 361, fasc. 16. 30 Fondazione per la storia economica e sociale di Bergamo, Storia economica e sociale di Bergamo. Fra Ottocento e Novecento. Lo sviluppo dei servizi, Bergamo 1997, p. 322. 31 A. PESENTI, Vita e progresso della provincia di Bergamo, cit., p. 387. 32 Mi sia consentito rinviare a G. DELLA VALENTINA, Le memoria di una fabbrica “nata tedesca”. L’archivio storico della Dalmine, in “Studi e ricerche di storia contemporanea”, n. 41, giugno 1994, pp. 17-35. 33 Cfr. Ministero dell’agricoltura, industria e commercio, Censimento degli opifici e delle imprese industriali al 10 giugno 1911, vol. II, Roma 1918. 57 Gianluigi Della Valentina 58 Stal del Zoia. Sul fondo la casa padronale. All’interno del sistema insediativo Dalmine-Zingonia: l’economia di Boltiere 34 Popolazione residente dal 1881 al 1931.35 “Il Campanone”, 4 marzo 1894. 1881 1901 1911 1921 1931 35 Boltiere 1.382 1.424 1.815 1.817 2.080 Ciserano 1.400 1.490 1.679 1.834 1.939 Dalmine 2.337 2.509 3.190 4.076 5.728 Levate 1.308 1.372 1.311 1.443 1.641 Osio Sopra 1.124 1.102 1.316 1.341 1.453 Osio Sotto 2.026 2.166 2.273 2.464 3.156 Verdellino 1.086 1.242 1.361 1.410 1.550 Verdello 2.155 2.415 2.780 2.900 3.374 Il quadro produttivo mutò nel secondo decennio del Novecento, ma solo dal punto di vista quantitativo nel senso che durante i primi anni del nuovo secolo si intensificò la presenza del setificio e, più in generale, delle imprese tessili soprattutto a Osio Sopra e a Verdello; un impulso che impresse una connotazione merceologica specifica al decollo industriale della zona. Si trattò, comunque, di una presenza puntiforme, localizzata in pochi siti particolari, senza che le unità produttive insediate riuscissero a sollecitare altri insediamenti e soprattutto a diversificare il quadro merceologico delle attività: Operai Impiegati Fusi Bacinelle Telai a macchina Forza motrice (HP) Setifici attivi nella zona di Boltiere. 1923.36 N. Ditte Eppure, a dispetto dei numeri, non si poteva parlare di un vero decollo industriale. Il suo stabilimento, come altri, seppure di ragguardevoli dimensioni, era un’isola produttiva, incapace di attivare un indotto e di sviluppare economie di agglomerazione, legato com’era soltanto ad alcune fasi di lavorazione della seta, in particolare la filatura. Non si riusciva a dar vita a un comparto della tessitura che, a sua volta, avrebbe potuto sollecitare l’industria dell’abbigliamento, la cui assenza costringeva a esportare oltralpe, a Lione, in Francia, il semilavorato ottenuto in loco. Come si sarebbe sperimentato qualche decennio più tardi, la loro chiusura avrebbe lasciato il vuoto dietro di sé. Nonostante che la manodopera industriale sfiorasse, nel 1911, il 40% della popolazione, i salari delle donne erano tanto bassi da non riuscire a capovolgere una condizione di povertà, diffusa e pesante. Lo dimostra anche il grave fenomeno dell’usura, così radicato da richiamare l’attenzione della stampa, secondo la quale “nel comune di Boltiere da anni c’è chi presta denari al tasso del sessanta per cento... perchè l’interesse si paga in ragione di mese e di marengo nella misura di una lira al mese per ogni marengo. Quella povera gente non riflette che in tal modo corrisponde lire dodici all’anno per ogni venti lire di prestito, cioè il sessanta per cento”34. Quanto andava accadendo nell’ambito della sfera produttiva riverberava i suoi effetti sul piano demografico. Nei cinquant’anni a cavallo fra il XIX e il XX secolo, la popolazione residente nei comuni di Boltiere, Osio Sotto e Verdello crebbe di oltre il 50%, mentre l’incremento risultò più contenuto nei comuni che lo sviluppo industriale per il momento stava trascurando, Dalmime esclusa ovviamente. A Levate si registrò il minor aumento degli abitanti, che passarono appena dai 1.308 del 1881 ai 1.641 del 1931, mentre nel medesimo mezzo secolo Boltiere, che partiva da una soglia non troppo distante, arrivò a superare le duemila anime; qui, l’incremento lento e complessivamente omogeneo del primo quarantennio post-unitario si impennò all’inizio del Novecento, tanto che fra il 1901 e il 1911, ossia negli anni conosciuti come periodo giolittiano, i residenti crebbero di quasi quattrocento unità, pari a oltre il 27%; un aumento di gran lunga superiore a quello verificatosi in tutta la zona, Verdello e Osio Sotto comprese, complice l’occupazione industriale di cui si è detto. Boltiere 1 640 11 17.560 - 1 400 Ciserano 1 28 1 650 - - 4 Levate 1 45 1 2.190 - - 4 Osio Sopra 1 800 5 4.800 240 - 50 Verdellino 1 20 - 963 - - 2 Verdello 1 380 2 3.468 - - 30 Cfr. Istat, Popolazione residente dei Comuni. Censimenti dal 1861 al 1991, Roma 1994, passim, e Istat, Popolazione residente e presente dei Comuni. Censimenti dal 1861 al 1971, Roma 1971, passim. 4. 36 Camera di commercio e industria, La provincia di Bergamo. Caratteristiche economiche, Bergamo 1924, p. 135. 59 Gianluigi Della Valentina 37 Fondazione per la storia economica e sociale di Bergamo, Storia economica e sociale di Bergamo. Fra Ottocento e Novecento, tomo I, Tradizione e modernizzazione, Bergamo 1996, p. 229. 38 Ibidem, pp. 48-9. 39 N. VERDINA, Problemi dell’industria bergamasca, in “Ricerche di storia contemporanea”, n. 3-4, giugno 1972, pp. 154-8. 40 P. P. PASOLINI, Scritti corsari, Milano, 1975. Cfr., in particolare, pp.156-164. 60 Il deciso ingresso degli opifici industriali nell’economia locale non sacrificò l’agricoltura che, anzi ne fu in qualche modo rafforzata almeno nel breve periodo. A lavorare nel grande stabilimento serico di Boltiere erano quasi esclusivamente donne, soprattutto ragazze giovani, che non si distaccavano dalla cascina dalla quale uscivano al mattino per recarsi a piedi al lavoro. Le prime operaie erano, in realtà, operaie-contadine che non rompevano i legami con il mondo rurale, nel quale tuttavia portavano qualcosa della nuova cultura industriale, di fabbrica, che andava affermandosi ormai con una certa decisione nella zona. Il passaggio dalla campagna alla fabbrica non comportò la recisione di radici, ma si realizzò in tempi lunghi e secondo modalità che attutirono la portata del nuovo, anche perché nei giorni festivi, nei quali la fabbrica chiudeva i battenti, le donne continuavano a collaborare nelle faccende campestri. Eppure qualche fermento sociale iniziò a increspare le acque tranquille del mondo rurale tradizionale; le operaie facevano sentire la loro voce con qualche sciopero e con vertenze di carattere comunque prettamente economico, senza risvolti politici, che più di una volta videro fra i “protagonisti, i setaioli di Boltiere”37. Nonostante le opportunità che l’industria dischiudeva, la crescita demografica superava la domanda di lavoro e ad alcuni non restava che la strada dell’emigrazione. Nel 1923 furono in 15 ad andarsene da Boltiere, 20 da Osio Sotto, 16 da Ciserano, 10 da Verdellino, 8 da Verdello, 4 da Dalmine e tre da Osio Sopra; la meta era quasi sempre la Francia dove se ne andavano boscaioli, manovali, muratori, braccianti. Alcuni fornaciai e minatori si recarono in Belgio; pochi altri, di Osio Sotto, si imbarcarono a Genova alla volta dell’America38. Nel 1923, la dinamica demografica e l’occupazione complessiva nella zona in questione erano ormai condizionate dalla presenza della ex Mannesmann di Dalmine: dopo essere stata italianizzata durante la prima guerra mondiale e dopo la parentesi costituita dal passaggio della proprietà nelle mani della Franchi & Gregorini, il pacchetto azionario di maggioranza della società, diventata nel frattempo S.A. Stabilimenti di Dalmine, era stato acquistato dalla Banca Commerciale Italiana di Milano che aveva dato nuovo impulso alla società. La popolazione residente a Dalmine non riusciva a soddisfare la domanda di manodopera della grande impresa siderurgica e gli operai che ogni mattina entravano in fabbrica venivano da molti comuni vicini, persino da Boltiere e Verdello. Addetti occupati nel settore secondario. 1923.39 Al binomio agricoltura-industria tessile serica, imperniato su una occupazione nel settore secondario quasi esclusivamente femminile e, dunque, sulla figura dell’operaia-contadina, restarono ancorate sia l’economia sia la struttura sociale di Boltiere e di un’ampia parte dell’intera zona circostante fino agli anni cinquanta del Novecento. Dietro l’apparente continuità, tuttavia, stava cambiando in profondità l’universo economico-sociale e culturale; si trattò di trasformazioni molto lente e sotterranee che dispiegarono i loro effetti in maniera compiuta solo negli anni sessanta, come accadde in tanta parte della penisola. Fu allora che anche la pianura bergamasca sperimentò quella “mutazione antropologica” di cui parlò Pasolini, facendo ricorso alla suggestiva metafora delle lucciole che stavano scomparendo40. Non si verificò quell’esodo verso il capoluogo o verso la vicina Milano industriale che nel medesimo torno di tempo stava spopolando le campagne di molte regioni italiane a vantaggio delle maggiori città, ma il mondo contadino scompariva anche vicino al Brembo, dove stavano arrivando le grosse macchine agricole capaci di allontanare dalla terra gli uomini che ancora si ostinavano a restarvi abbarbicati. Per molti anni ancora le cascine continuarono a risuonare di voci, ma erano sempre meno quelle dei bambini, a causa di una fecondità in calo irreversibile anche in una terra dalle forti radici cattoliche; pure i versi degli animali cominciavano a risuonare con minor frequenza e a diventare una presenza meno abituale, All’interno del sistema insediativo Dalmine-Zingonia: l’economia di Boltiere con i cortili ormai occupati dalle trattrici che prendevano il loro posto, estromettendo stalle e fienili41. Il censimento industriale effettuato nel 1927 confermò il quadro produttivo e occupazionale precedente, anche se già nei dati di allora era possibile scorgere le difficoltà ormai irreversibili del comparto serico e, per contro, l’affermarsi della Società Dalmine la quale trascinava con sé l’espansione demografica e il consolidamento economico del territorio limitrofo, tanto che proprio in quell’anno fu decisa la fusione di Mariano, Sabbio e Sforzatica nell’unico comune di Dalmine. Negli anni compresi fra le due guerre mondiali, si registrò un iniziale rafforzamento del settore terziario che non poteva, comunque, compensare le difficoltà attraversate dal settore tessile e dall’industria della zona nel suo complesso. Si trattava di un terziario tradizionale, gravitante più sulla piccola distribuzione che sui servizi e la proliferazione dei minuti esercizi commerciali tradiva spesso la ricerca di una qualsivoglia fonte di reddito più che essere espressione di una robusta capacità di consumo e di spesa da parte della popolazione. Lo rivela anche il rapporto fra il numero dei negozi al dettaglio e la popolazione; un indice dal quale emerge l’esiguo potenziale medio di clienti sul quale ogni esercizio poteva fare affidamento. Unità locali e addetti nel secondario e nel terziario. 1951.42 Totale di cui Terziario Unità locali Addetti Unità locali Addetti Boltiere 59 452 38 75 Ciserano 69 182 48 77 Dalmine 241 7.763 110 127 Levate 41 105 26 48 Osio Sopra 40 403 24 45 Osio Sotto 129 329 86 159 Verdellino 45 113 25 59 103 216 67 117 Verdello La chiusura di grandi stabilimenti tessili a Verdello e a Osio Sopra aveva comportato una drastica contrazione dell’occupazione industriale, compensata solo parzialmente dalla forte ripresa della Dalmine che, con la sua forza di attrazione, richiamava operai da un’area territoriale ancora più vasta, grazie al miglioramento dei mezzi di trasporto che permetteva di superare distanze prima incolmabili. Nel secondo dopoguerra, con la parabola discendente del comparto serico, si chiuse un ciclo secolare dell’economia locale e nel corso degli anni cinquanta se ne delineò un altro che compensò il tramonto del tessile con la robusta affermazione dell’industria metalmeccanica, imperniata sulla produzione di macchine, sulla lavorazione dei minerali, sulla carpenteria. Nel 1961, l’economia di Boltiere non poteva più fare affidamento su alcuna fabbrica tessile, mentre le officine metallurgiche e meccaniche, che costituivano il settore ormai prevalente in paese, registravano 270 addetti occupati in nove unità produttive, una delle quali contava 116 dipendenti. A poco più di quattrocento unità assommava la popolazione attiva in paese: un traguardo ben al di sotto di quello conquistato già alla fine dell’Ottocento. Nel medesimo tempo si andava delineando la forte crescita industriale di Osio Sotto e la ripresa di Osio Sopra, come pure di Verdello, ma il dato più significativo era un altro. Se nel 1927 a Dalmine era accentrato il 63% dell’occupazione complessiva dell’area intera, nel 1961 si sfiorava l’80%, con un evidente squilibrio nella distribuzione territoriale dei posti di lavoro. Dalmine fungeva da grande calamita che mortificava lo sviluppo di gran parte del territorio circostante, ma negli anni sessanta il progetto di Zingonia rimescolò ulteriormente le carte. Con una certa enfasi, quel piano si era dato, fra gli altri, il compito di radicare i lavoratori nel loro contesto residenziale affinché non fossero più costretti a emigrare e venne presentato dalla stampa bergamasca come esempio di compiuta “realizzazione del binomio casalavoro”43. Per la New town ispirata alle teorie urbanistiche più avanzate e con reminiscenze anche delle idee sulle cittàgiardino formulate da E.Howard a cavallo fra Ottocento e Novecento, era stata prevista una localizzazione baricentrica rispetto ai nuclei urbani di Boltiere, Ciserano, Osio Sotto, Verdello e Verdellino; in un “comprensorio agricolo di modesto rendimento, una plaga estremamente depressa e priva di avvenire”44. Come è noto, dopo un avvio accompagnato da entusiasmi e con l’apparire dei primi insediamenti, emersero 41 Cfr. M. LODI, I bambini della cascina, Venezia 1999. “Non riesco a staccare gli occhi da quegli spazi dove non corrono più cavalli, né giocano bambini. Dove non sono più le voci della vita che io invece sento emergere dalla memoria chiare, distinte, inconfondibili. E mi prende l’angoscia: quando la luce della mia memoria di ultimo sopravvissuto si spegnerà, tutto quel mondo non sarà più. Nessuno saprà che è stato. Come una stella che muore nell’universo e nessuno lo sa.”, p. 131. 42 Istat, III Censimento generale dell’industria e del commercio. 5 novembre 1951, tomo I, Roma 1954. 43 Cfr. Otto comuni per una strategia. Un’identità culturale per l’area Dalmine-Zingonia, cit. p. 100. 44 Cfr. Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, Bergamo e il suo territorio, Bergamo 1999. 61 Gianluigi Della Valentina 1991 2001 62 Popolazione residente dal 1951 al 2001. Boltiere 2.191 2.378 2.701 2.927 3.383 4.181 Ciserano 2.228 2.608 3.573 4.222 4.392 4.925 Dalmine 8.201 11.957 15.035 16.808 18.511 21.459 Levate 2.040 2.040 2.202 2.641 2.902 3.266 Osio Sopra 2.191 2.622 3.183 3.491 4.077 Osio Sotto 4.389 5.163 6.487 9.449 Verdellino 1.764 1.953 4.150 5.667 6.537 6.697 Verdello 4.116 4.833 5.372 6.069 6.501 2.965 1981 Cfr. Istat, III Censimento generale dell’agricoltura. 24 ottobre 1982, vol. II, Caratteristiche strutturali delle aziende agricole, tomo I, fasc. Bergamo, Roma 1986. imprese con 5-10 ettari, ma non altre, mentre addirittura il 61,3% delle aziende, ossia il guscio senza tuorlo, disponeva di una superficie utilizzabile inferiore a un ettaro e i tre-quarti non arrivavano a due46. Alla metà dell’Ottocento, la superficie agricola utilizzata sfiorava i quattrocento ettari, mentre nel 1982 si era scesi a 253; una riduzione che rivela la perdita di interesse per la destinazione agricola dei suoli e per il settore primario in genere, complice l’agguerrita rendita fondiaria urbana. L’imporsi della monocoltura cerealicola, nonché la crescente separazione fra la coltivazione della terra e l’allevamento bovino erano altri inequivocabili segni della strada imboccata dall’agricoltura. Il crepuscolo, per quanto a lungo potesse prolungarsi, era iniziato. Nel corso degli anni sessanta, all’impetuoso incremento demografico di Ciserano, Osio Sotto e Verdellino fece da contrappunto una crescita assai contenuta della popolazione di Boltiere, che aumentò del 13,5% contro il 37% di Ciserano, il 25,6% di Osio Sotto e addirittura il 112% di Verdellino: 1971 46 presto le difficoltà. Nel suo crescere Zingonia - che a sud si adagia sull’asse viario della Strada provinciale Francesca, la quale ne costituisce il confine meridionale - coinvolse Ciserano, Verdellino, Verdello e persino Osio Sotto, mentre Boltiere rimase ai margini, come uno spettatore che osserva dalla finestra senza essere davvero coinvolto da quanto sta andando in scena. L’occupazione nel settore primario non poteva più compensare i ritardi dello sviluppo industriale e nonostante il tenace attaccamento alla terra della popolazione rurale i nuovi scenari entro i quali si collocava l’agricoltura italiana, con il consolidarsi della politica agraria comunitaria, se consentivano il sopravvivere di forme marginali di sfruttamento dei suoli, ne decretavano al tempo stesso l’inesorabile declino. Fu solo questione di tempo; le nuove generazioni non si lasciarono sedurre dalle lusinghe della retorica bucolica; nei campi rimasero gli anziani e vi fece un ingresso trionfale il part-time accompagnato dal contoterzismo. Già nel 1982, infatti, neppure la metà delle 93 aziende agrarie rimaste attive a Boltiere era condotta da lavoratori impegnati a tempo pieno; in 50 aziende il lavoro veniva prestato da persone occupate prevalentemente all’esterno del settore primario; si trattava quindi di operai-contadini. Escluse le superfici a ridosso dell’abitato, il cui destino era segnato dai piani regolatori e dalla rendita fondiaria che si incaricavano di trasferire all’edilizia ciò che prima apparteneva all’agricoltura, la terra ereditata dai padri e dai nonni difficilmente veniva alienata, perché le macchine, acquistate quasi sempre con gli incentivi offerti dalle leggi a tutela della piccola conduzione diretta, avevano consentito di abbattere drasticamente i tempi di lavorazione dei suoli. Ormai bastavano poche decine di ore all’anno, prestate negli interstizi lasciati liberi dal lavoro in fabbrica, per coltivare pochi ettari a frumento o ad altro cereale. Ben 83 aziende, ossia quasi il 90% del totale, erano condotte con la sola o prevalente manodopera familiare; dieci appena facevano ricorso a lavoratori salariati. Neppure in questo caso, tuttavia, si poteva parlare di un’agricoltura davvero avanzata poiché quella decina di imprese agricole copriva una estensione complessiva di soli 10,77 ettari, con una media davvero insignificante. Il cosiddetto decimo eminente45 era costituito da appena sette aziende che potevano contare su una superficie superiore ai dieci ettari, di cui quattro rientravano nella classe di ampiezza 20-50, per un totale di un centinaio di ettari; a voler essere indulgenti si potrebbe forse far rientrare in quel decimo altre sette 1961 Cfr. C. BARBERIS, Le campagne italiane dall’Ottocento a oggi, Bari 1999, p. 495. 1951 45 9.982 10.630 6.173 Nella seconda metà del Novecento, la popolazione dell’area in questione crebbe mediamente del 227,6%, passando da poco più di 27.000 abitanti a oltre 61.000. Furono Dalmine, Osio Sotto e Verdellino i tre poli insediativi più dinamici sul piano demografico, seguiti da Ciserano; gli altri, fra i quali Boltiere, non riuscirono a raddoppiare i rispettivi abitanti. L’avvio del progetto di New Town – anche se, in me- All’interno del sistema insediativo Dalmine-Zingonia: l’economia di Boltiere 63 Stal del Pinot, la pergola. Gianluigi Della Valentina Unità produttive e addetti. 1971-1991.47 1991 Addetti 1981 Unità locali 1971 Addetti Popolazione e occupazione nei settori secondario e terziario dal 1971 al 1991: Ciserano e Verdellino, cui si aggiunse Verdello, continuarono a svolgere il ruolo di attrattori all’interno dell’area di Zingonia che, nella sua espansione territoriale, si allungò in direzione dei due comuni, con gli assi della ferrovia e della statale del Tonale quali direttrici fondamentali dello sviluppo insediativo. Unità locali 64 rito, sarebbe forse meglio scomodare, più che l’esperienza inglese, quella delle Villes nouvelles francesi – comportò inevitabilmente una ridefinizione delle capacità attrattive dei luoghi, delle polarità e delle vocazioni. Nel decennio 1961-71 gli addetti al secondario e al terziario più che decuplicarono a Ciserano come a Verdellino, mentre raddoppiarono a Osio sopra, complice l’arresto della capacità propulsiva di Dalmine, dove la grande impresa siderurgica sembrava aver interrotto la sua progressione espansiva; Boltiere continuava a vivere una congiuntura poco positiva, segnata da una sostanziale stagnazione. In quel decennio, a un incremento demografico pari al 26,6% registrato negli otto comuni dell’area, si contrappose un aumento dei posti di lavoro prossimo al 41% - da 11.802 a 16.6127 - segno che ai suoi albori Zingonia era dotata di una propria indubbia forza gravitazionale. I posti di lavoro, rispetto alla popolazione residente, passarono così dal 35 al 39%. A guidare l’economia locale era ormai decisamente il settore metalmeccanico, nel quale lavorava oltre la metà degli addetti occupati a Ciserano, quasi il 60% a Boltiere e il 33% a Verdellino, per non parlare di Dalmine. Nel ventennio successivo, le ambizioni dell’industriale Renzo Zingone, e dell’architetto progettista Franco Negri, risultarono in parte mortificate, ma l’area sviluppò comunque una sua forza attrattiva sul piano economico: Addetti Cfr. Istat, V Censimento generale dell’industria e del commercio. 25 ottobre 1971, vol. II, fasc. 12, Roma 1975; Istat, VI Censimento generale dell’industria, commerci, servizi e dell’artigianato. 26 ottobre 1981, vol. II, t. 1, fasc. 16, Roma 1985; Istat, VII Censimento generale dell’industria e dei servizi. Imprese, istituzioni e unità locali. 21 ottobre 1991, fasc. Bergamo, Roma 1994. Unità locali 47 Boltiere 106 440 180 698 198 965 Ciserano 218 2.448 426 3.079 415 2.986 Dalmine 456 9.315 879 11.338 928 8.814 65 330 141 846 175 1.059 Osio Sopra 101 1.044 182 1.230 206 1.676 Osio Sotto 224 917 498 1.998 562 3.089 Verdellino 181 1.613 417 3.699 426 3.928 Verdello 180 520 425 1.652 414 2.254 Levate Se il progetto di una città nuova di 50.000 o persino di 100.000 abitanti restò in gran parte sulla carta, esso riuscì comunque a richiamare l’attenzione di investitori e di imprenditori che trovarono conveniente insediarsi in un’area pur sempre interessante per la sua collocazione rispetto alle grandi arterie di traffico, nonché al polo gravitazionale di Milano e disposta lungo un asse padano strategico. A risentirne furono soprattutto i comuni di Ciserano e di Verdellino, che nel 2001 contavano, rispettivamente circa 68 e 59 addetti occupati ogni cento abitanti residenti, contro i 27,4 appena di Boltiere: l’indice più basso dell’intera zona. Era il segno di un rovesciamento radicale rispetto a un secolo prima, quando proprio Boltiere vantava la massima occupazione grazie a quello stabilimento nel quale si cardavano i cascami di seta, la cui scomparsa, come si è visto, aveva abbassato una pesante saracinesca sulla occupazione locale. I dati occupazionali dell’ultimo censimento rivelano, All’interno del sistema insediativo Dalmine-Zingonia: l’economia di Boltiere dunque, che una parte cospicua della popolazione attiva di Boltiere non trova più in paese opportunità di lavoro che deve cercare altrove; anche, ma non solo, nei due comuni limitrofi di Ciserano e di Verdellino che maggiormente hanno risentito dell’impulso, comunque frenato, dell’esperienza di Zingonia. Sempre nel 2001, Verdellino, con 1772 abitanti per kmq. rispetto a una media sovracomunale pari a 1.250 abitanti per kmq., risultava essere ormai il centro con la più elevata densità, seguito da Osio Sotto. Nell’ultimo decennio, tuttavia, per la prima volta la crescita demografica, pari all’11,5% contro il 6,3% dell’intera provincia, nonostante la forte flessione del tasso di fecondità ha superato quella dei posti di lavoro offerti dalla zona; una dinamica che sembrerebbe dimostrare l’esaurisi della spinta propulsiva di Zingonia. Ad avvalorare l’ipotesi è il dato relativo proprio ai due comuni che in precedenza avevano maggiormente risentito del progetto, ossia Verdellino e Ciserano, nei quali l’aumento dei posti di lavoro si è fermato al 5%, contro il quasi 14% dell’intera area. Ed è interessante notare che, insieme a Dalmine, sono anche i due comuni nei quali si rafforza contemporaneamente, in maggior misura, la presenza di imprese di medie e mediograndi dimensioni. di Atene di Le Corbusier” sulla cui base “gli spazi per la residenza avrebbero dovuto comporre i nuclei di Verdello, Verdellino e Boltiere in un’unica realtà urbana di grandi dimensioni”49, ma proprio Boltiere sembra essersi sottratta al ruolo assegnatole all’interno del sistema insediativo sovracomunale. Addetti e rapporto fra addetti e popolazione residente. 2001.48 La connessione in senso est-ovest, costituita dalla strada Francesca a sud dell’area, ha agito da attrattore più incisivo di quanto abbia fatto la vecchia postale, almeno a sud di Osio Sotto. Forse, però, se l’analisi viene condotta non solo con il ricorso alla lente di ingrandimento del mero sviluppo-economico, ma alzando lo sguardo verso l’idea di uno sviluppo sostenibile, si potrebbe azzardare che non tutto il male viene per nuocere. Mentre Ciserano, Verdellino e Verdello hanno visto i respettivi confini saldarsi fino a costituire una realtà insediativa unica, nonostante la conservata autonomia amministrativa, Boltiere è riuscita a salvaguardare la propria identità territoriale, grazie a tre bacini di naturalità che la circondano a sud, ovest e nord-ovest. È significativo il fatto che botanici ed ecologi, nel formulare le loro proposte di ricostruzione delle naturalità del territorio, da attuare soprattutto attraverso la creazione di reti ecologiche, ipotizzino di chiudere Boltiere entro due corridoi che dovrebbero lambirne la superficie territoriale a sud e a nord. Una ipotesi ormai non più praticabile fra Ciserano, Verdellino e Verdello a causa di quella assenza di soluzione di continuità che connota irrimediabilmente i loro territori. Addetti Addetti ogni 100/ab. Boltiere 1.144 27,4 Ciserano 3.333 67,7 Dalmine 9.638 44,9 Levate 1.524 46,7 Osio Sopra 1.918 47,0 Osio Sotto 4.157 39,1 Verdellino 3.945 58,9 Verdello 2.547 39,2 Il piano di una nuova città, razionale dal punto di vista sia delle esigenze produttive, sia dei bisogni dei suoi residenti, in quanto a misura d’uomo, “prevedeva un rigido azzonamento, ispirato al modello contenuto nella carta 48 Istat, VIII Censimento generale dell’industria e dei servizi. Immmprese, istituzioni e unità locali, fasc. Bergamo, Roma, 2004 49 Un’identità culturale per l’area Dalmine-Zingonia, cit., pag. 45. Boltiere: residenti e addetti. 1951-2001 65 Gianluigi Della Valentina 66 Piazza Caduti della Libertà. Boltiere e il suo contesto territoriale: un rapporto a più dimensioni Capitolo IV Boltiere e il suo contesto territoriale: un rapporto a più dimensioni Fulvio Adobati* elaborazioni grafiche e cartografiche a cura di Andrea Azzini La lettura della realtà territoriale di Boltiere si presenta come particolarmente articolata, unendo alla densa storia locale, tipica dei luoghi di antica antropizzazione, una ricchezza di relazioni riconducibile alla pluralità di gravitazioni che si è intrecciata su questi luoghi nella storia. La presenza del Fosso bergamasco, confine storico tra gli Stati di Milano e di Venezia, a segnare il limite meridionale del territorio comunale, rappresenta un’eredità tangibile della collocazione di Boltiere sul “confine”, e quindi in posizione aperta a rapporti con le diverse polarità territoriali, in particolare, con riferimento alla strada statale del Brembo (ex SS 525), con i terminali urbani di Bergamo e Milano. Entro l’articolazione in quadre del territorio al tempo del dominio della Serenissima, va sottolineata per l’influenza nelle gravitazioni che ancora oggi persistono, l’appartenenza di Boltiere alla Quadra di Mezo, che abbraccia una parte dell’asta Brembana (in sponda sinistra) e dell’alta pianura, e che sottopone Boltiere al controllo amministrativo diretto da parte di Bergamo. Nella lettura dell’assetto territoriale contemporaneo, e delle relazioni plurali che interessano il territorio di Boltiere, emergono alcuni caratteri di rilievo: * Centro Studi sul Territorio “Lelio Pagani” - Università degli Studi di Bergamo 67 “...è un grosso villaggio, attraversato dalla strada provinciale nella sua maggiore lunghezza; ha carattere essenzialmente rurale, ma in gran parte moderno con case rustiche, nuove o rinnovate, di buona apparenza. L’edifizio più notevole di Boltiere, dopo la discreta chiesa parrocchiale, è il grande stabilimento per la cardatura dei cascami da seta, nel quale lavorano giornalmente da 400 operai. Questa industria è d’impianto relativamente recente e dispone di una forza motrice a vapore di 28 cavalli e di una ruota idraulica di 30 cavalli dinamici, che dànno moto a 32 macchine circolari. I prodotti si smerciano generalmente a Lione ed a Basilea. Il territorio di Boltiere, sebbene alquanto ghiaioso, dà buoni prodotti in cereali, ortaglie, foraggi e ricche piantagioni di gelsi. L’allevamento del bestiame da stalla e da cortile e la produzione dei bozzoli sono le industrie maggiori attinenti all’agricoltura...” Tratto da: G. Strafforello, “La patria. Geografia dell’Italia”, 1898. Va rilevato come la realtà di Boltiere partecipi, con differenti livelli di integrazione, a diversi sistemi territoriali di relazione: storicamente (almeno dal periodo Medievale) è consolidato il ruolo di asse principale di relazione esercitato dalla sopra menzionata Strada Bergamo-Canonica d’Adda in direzione Milano (attraverso il Pontes Aureoli), e va anche rilevata l’importanza della relazione trasversale con Brembate (varco del fiume Brembo), e più a livello territoriale la relazione con l’asse storico della Strada Francesca che varcava l’Adda sempre attraverso il Pontes Aureoli. Nel tempo dello sviluppo industriale ed economico del Secondo dopoguerra, unitamente alle dinamiche di trasformazione socio-economica e territoriale che hanno attraversato buona parte della regione Padana, si verifica la nascita della “città nuova” di Zingonia, che interessa (pur se per una porzione territoriale marginale) il territorio di Boltiere, condizionando caratteri, impulsi e articolazione dello sviluppo dei sistemi produttivi locali non meno del precedente impianto (dell’inizio del Ventesimo Secolo) industriale delle acciaierie Mannesman di Dalmine. In tempi più recenti la volontà delle amministrazioni locali di governare le intense dinamiche territoriali che caratterizzano Fulvio Adobati 1 Si intende qui con regione milanese l’area urbana che si innerva sul nodo di Milano e che ricomprende i sistemi insediativi continui intorno a Milano, che si estendono in particolare lungo la fascia pedemontana verso Varese, Como, Lecco e Bergamo. 68 l’intera regione urbana milanese ha disegnato geografie di relazione e di cooperazione intorno a presenze che rappresentano insieme fattori problematici ed elementi di grande potenzialità: la messa a tema della questione del rinnovamento di Zingonia, legata alle analoghe dinamiche (almeno sotto il profilo della necessità di riconversione produttiva) dell’acciaieria di Dalmine, ha originato un ambito territoriale di cooperazione e co-pianificazione denominato Dalmine-Zingonia; la rilevanza delle questioni ambientali, che riguardano quest’area particolarmente densa e dinamica nel contesto della regione Padana, ha generato la nascita di un processo di Agenda 21 locale, che coinvolge l’area Dalmine-Zingonia unitamente a territori dell’Isola bergamasca tra Brembo e Adda, teso a costruire sensibilità e azioni volte alla tutela e alla valorizzazione ambientale e territoriale; la relazione con il fiume Brembo, matrice ambientale ed elemento primario del quadro paesistico territoriale, ha visto l’istituzione del Parco Locale di Interesse Sovracomunale del basso corso del fiume Brembo, che investe l’ambito del fiume e dei suoi contesti con una progettualità tesa a valorizzarne i caratteri paesistico-ambientali e favorire una ri-vitalizzazione del rapporto con l’ambiente del fiume, così fondante nel rapporto tra l’uomo e il suo territorio, e così trascurata nel tumultuoso sviluppo territoriale e socio-economico degli ultimi decenni. Fig. 1: il territorio di Boltiere nell’immagine satellitare tratta dal sito www.googleearth.com Boltiere, nell’attuale quadro regionale, partecipa a dinamiche che interessano la regione Padana e, più nello specifico, la regione urbana milanese1. I fenomeni di rilievo registrabili in questi anni sono riconducibili alle trasformazioni in atto nei sistemi economici e produttivi e alla modificazione delle logiche dell’abitare. Per quanto concerne i sistemi produttivi si rileva come, in una fase di mondializzazione dei flussi economici, le realtà metropolitane quali quella in esame evidenzino, a fronte dell’indebolimento derivato dalle note traiettorie di de-localizzazione delle lavorazioni appartenenti a settori manifatturieri più “maturi”. elementi di crescita o consolidamento per unità produttive ad alta specializzazione (e quindi a significativo valore aggiunto). Si registra altresì in questi ultimi anni un fenomeno di significativa crescita del settore commerciale e delle unità logistiche, sia di supporto al sistema produttivo locale, sia (in particolare) come componenti di una catena di distribuzionecommercializzazione che rileva qui le opportunità economiche e territoriali di localizzazione. Fig. 2: una rappresentazione sintetica del quadrante territoriale che lega le aree urbane di Bergamo e di Milano. In evidenza in colore nero i tessuti urbanizzati, in colore bianco il reticolo stradale (emerge la linea dell’autostrada A4 Milano-Brescia). Boltiere e il suo contesto territoriale: un rapporto a più dimensioni Altrettanto significative le dinamiche riguardanti il sistema dell’abitare. Unitamente alle fisiologiche necessità di crescita generate dalla realtà locale, che comporta anche piccole migrazioni nell’ambito di comuni contermini, risulta qui particolarmente evidente una componente immigratoria. In particolare rilevante qui evidenziare la componente di immigrazione di popolazione dall’area milanese, attratta dal sostanziale scarto di costi degli immobili e insieme da una condizione paesistico-ambientale tale da compensare ampiamente (nella percezione collettiva) eventuali sacrifici aggiuntivi per il raggiungimento dei luoghi di lavoro, per larga parte mantenuti sempre in Milano e nello stretto hinterland. Fig. 3: il quadrante territoriale tra Dalmine, Zingonia e la conurbazione Capriate-Trezzo nel montaggio informatizzato delle ortofotografie in data 2003. La fig. 3 (montaggio informatizzato delle ortofotografie all’anno 1999) pone in evidenza l’ambito territoriale di riferimento per la realtà di Boltiere, tra Dalmine, Zingonia e la conurbazione Brembate-Capriate San Gervasio-Trezzo sull’Adda. Risulta ben evidente la rilevante quota di territorio urbanizzato; altrettanto evidente la presenza dei corsi d’acqua principali, Brembo e Adda, che strutturano il sistema degli spazi aperti che appare, per lo stretto contesto di Boltiere, ancora come presenza importante. Le fig. 4 e 5, (montaggio informatizzato delle tavolette IGMI 1888-89 e montaggio digitale delle aerofotografie del volo GAI dell’Istituto Geografico Militare del 1954) riprendono rispettivamente lo stesso quadrante territoriale della figura precedente e un ambito più strettamente di contesto di Boltiere; il confronto mette in luce alcuni aspetti di rilievo nelle trasformazioni territoriali intervenute nella seconda metà del XX secolo: (i) la crescita dei tessuti urbanizzati che ha determinato la conurbazione di centri ben distinti nell’assetto territoriale tradizionale; (ii) una semplificazione delle trame agricole, esito qui come altrove della meccanizzazione agricola; (iii) una riduzione delle “infrastrutture verdi (filari, siepi, macchie boscate) che mantengono una presenza ancora significativa lungo il reticolo dei corsi d’acqua. Fig. 4: il quadrante territoriale tra Dalmine, Zingonia e la conurbazione Capriate-Trezzo nel montaggio delle tavolette IGMI, prima levata del 1888-89. 69 Fulvio Adobati 70 Fig. 5: Boltiere e i centri abitati contermini nel montaggio digitale delle aerofotografie IGM del volo GAI 1954. Boltiere e il suo contesto territoriale: un rapporto a più dimensioni 71 Fig. 6: mappa che restituisce i principali elementi e assi di organizzazione di un settore dell’area tra Bergamo e la Strada Francesca in età Romana (tratta dalla pubblicazione “Otto comuni per una strategia, un’identità culturale per l’area Dalmine-Zingonia”, Dalmine-SERVITEC, 2002). Fulvio Adobati Entro una riflessione che vuole approfondire i caratteri delle trasformazioni intervenute dalla fine del XIX secolo, risulta particolarmente interessante una lettura dell’assetto tradizionale del territorio, proprio per cogliere quei tratti fondativi che segnano questi luoghi e che, pur in un quadro di evidente trasformazione, costituiscono gli elementi identitari di questo territorio. Sono riconoscibili due trame organizzative distinte, che riconducono a due momenti di organizzazione territoriale: la centuriazione romana (cfr. fig. 6), che detta in modo riconoscibile l’andamento della Strada Francesca (posta al margine della pianura asciutta e orientata secondo le linee di centuriazione), e anche la collocazione di diversi centri; in secondo luogo è ben leggibile la portata territoriale degli assi di comunicazione risalenti al periodo medievale, le strade che da Bergamo portano nell’area milanese (attraverso il varco sull’Adda di Canonica d’Adda) e a Treviglio. Le immagini storiche testimoniano tra l’altro (cfr. fig. 7) il carattere dello spazio pubblico di relazione intorno alla strada, che produce uno slargo proprio in corrispondenza del centro storico e che rappresenta per Boltiere il fondamentale asse di comunicazione territoriale, oltre che l’affaccio privilegiato per le realtà commerciali locali. Da notare l’uso plurale dello spazio pubblico, non ancora “costretto” dalla pressione del traffico automobilistico. 72 Fig. 7: un’immagine dell’ambito centrale del paese riconducibile agli anni Sessanta del XX secolo. Fig. 8 e 9: immagini della Boltiere del XXI secolo: l’asse stradale di riferimento continua a esercitare il ruolo di connessione fondamentale e, insieme, dato il ruolo territoriale, il forte traffico che la percorre ne opprime la vivibilità alla scala locale. Da rilevare l’impatto paesistico della chiesa parrocchiale, contraddistinto dalla cupola che identifica il monumento e rappresenta un elemento di riferimento paesaggistico e una presenza di orientamento anche per l’intorno territoriale. Boltiere e il suo contesto territoriale: un rapporto a più dimensioni 73 Fig. 10: un’immagine (Gennaio 2007) dell’ingresso nell’abitato di Boltiere da nord; evidente la sovrapposizione di segni, di manufatti e di linguaggi di epoca differente. L’ingresso al paese da nord è stato in anni recenti oggetto di importanti trasformazioni di adeguamento della strada, con conseguente arretramento delle cortine edilizie; tale intervento ha migliorato le condizioni d’uso della strada e cambiato sensibilmente la percezione dell’ingresso nel tessuto storico del paese. Fulvio Adobati 74 Fig. 11: un’immagine a volo d’uccello dell’area di Zingonia, rappresentante l’area degli impianti sportivi e l’area produttiva, scandite dall’asse stradale di Corso Europa. Boltiere e il suo contesto territoriale: un rapporto a più dimensioni L’evento Zingonia La città di Zingonia rappresenta un esempio di grande interesse nella pianificazione territoriale del nostro paese, con almeno tre elementi progettuali distintivi di rilevante interesse: - rappresenta un nitido esempio di pianificazione razionalista, mirata a orientare (sovente organizzare) entro il disegno spaziale della “città nuova” lo stile di vita degli abitanti; l’impianto urbano e infrastrutturale e i rapporti spaziali evidenziano una tensione ideale rivolta alle esperienze di pianificazione più coraggiose (e controverse) del tempo; - possiede una collocazione territoriale strategica: prossimità a Milano e ubicazione cruciale rispetto alle principali reti di comunicazione; - si propone come elemento forte di rilancio di piccole realtà locali, attraverso una ricomposizione fisica e urbana. Oggi le centralità di Zingonia, non sedimentatesi dal lungo tempo che caratterizza i centri cosiddetti “storici”, si collocano lungo le vie principali, in particolare lungo Corso Europa. Le pratiche d’uso degli spazi hanno nel tempo “eletto” a centralità alcuni snodi e alcuni luoghi. Il rapporto con gli spazi aperti agricoli, e con i segni storici di lunga durata, fa emergere oggi stacchi e cesure da ricomporre, in un disegno paesistico, a riconquistare un rapporto tra i diversi sistemi di questo territorio: il sistema degli spazi produttivi e commerciali che si sono progressivamente affermati da un lato, il sistema ambientale rappresentato dagli spazi agricoli scanditi da rogge e canali, dai filari e dalle siepi e dagli inserti del verde pubblico dall’altro. un senso di spaesamento che appartiene all’abitante della “città infinita”. La progressiva dilatazione dei “territori del quotidiano”, porta le persone a vivere le pratiche quotidiane lungo itinerari complessi e molto diversificati, che sono insieme la causa e l’effetto dell’espansione urbana nel tempo dell’automobile, determina la ricerca di segni di orientamento capaci di ricostruire un’immagine familiare dello spazio di vita entro questa città plurale, o “città di città3”. Pur occupando una porzione marginale del territorio comunale di Boltiere, Zingonia riveste un ruolo centrale nelle traiettorie di sviluppo future di questa realtà. Lo stesso assetto urbanistico attuale va letto in relazione alle istanze di insediamento (di funzioni residenziali, commerciali, produttive) che hanno trovato negli anni di esplosione della crescita edilizia risposta in Zingonia. Per i noti problemi socio-territoriali, e per le grandi potenzialità che Zingonia possiede nel quadro regionale, la sfida del nostro tempo (già raccolta dalle istituzioni locali) è l’integrazione territoriale (a partire dall’integrazione sociale) di Zingonia con la realtà urbana dell’intorno. Una sfida che stimola l’intera cittadinanza a sentirsi pienamente partecipe della realtà di Zingonia, e che presenta Zingonia come città nuova (davvero) aperta. Una sfida che è, anzitutto, un laboratorio (necessario, faticoso e fecondo) di cittadinanza. Fig. 12: immagine dalla mostra “La città infinita”, tenutasi alla Triennale di Milano nel 2003 (cfr. nota 2). L’immagine2 -fig. 12- rappresenta in modo efficace Fig. 13 e 14: immagini della realtà di Boltiere, nel centro consolidato e nelle aree di nuova urbanizzazione. 2 Tratta dalla mostra “La città infinita”, tenutasi alla Triennale di Milano nel 2004 e ripresa nel testo di A. ABRUZZESE, A. BONOMI, “La città infinita” Mondadori, 2004. 3 La definizione, alquanto efficace, è ripresa dal Piano Strategico dell’Area Dalmine-Zingonia. 75 Fulvio Adobati 4 Ci si riferisce in questo senso alla definizione operata da EUGENIO TURRI in “La megalopoli Padana”, Marsilio, Venezia, 2000, a sua volta riferita al riconoscimento di queste dinamiche nella realtà Padana operata da Jean Gottman negli anni Settanta del XX secolo. 5 L’area è oggetto di un percorso di pianificazione comune attraverso un’Agenda Strategica, poi maturata entro un Piano Strategico d’area; risulta altresì interessata da un Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale con la Regione Lombardia, con finanziamenti mirati a interventi di riqualificazione ambientale, territoriale e paesistica. 76 Di particolare importanza sono le istanze che lo sviluppo socio-economico sta producendo in questa realtà territoriale. Meritano in questo senso attenzione i percorsi istituzionali attivati in questi anni: 1. La partecipazione a un processo di Agenda 21 locale, unitamente ai comuni dell’Area Dalmine-Zingonia e parte dell’Isola bergamasca. L’Agenda 21 locale rappresenta un percorso importante per promuovere politiche territoriali e ambientali attraverso la partecipazione diretta della cittadinanza e dei diversi soggetti territoriali. 2. L’istituzione del Parco del basso corso del fiume Brembo (che interessa l’ambito del fiume dall’altezza di Dalmine-Bonate fino alla foce in Adda, e auspicabilmente si apre all’intero tratto planiziale Brembano), rappresenta un significativo momento di promozione territoriale, mosso dalla consapevolezza dell’importanza della salvaguardia dell’ambiente fluviale, e più complessivamente del territorio a connotazione agricola e/o naturalistica. La realizzazione di interventi di miglioramento della fruizione pubblica, unitamente alla ri-valorizzazione del ruolo culturale e ricreativo dell’ambiente del fiume, contribuiscono a disegnare un pezzo significativo della pianificazione paesistica alla scala territoriale. Tale considerazione assume particolare evidenza nella lettura dell’immagine -fig. 17-, dove il sistema dei Parchi costituisce l’ossatura ecologica e paesistica di una realtà urbana (l’area urbana di Bergamo come partecipe della densa regione urbana milanese) che sta rapidamente rischiando di trasformarsi in una grande e incontrollabile conurbazione; la presenza infatti nel contesto territoriale di vie di comunicazione di livello nazionale e internazionale (in primo luogo l’autostrada A4), unitamente alle grandi infrastrutture di previsione (l’alta capacità ferroviaria Milano-Venezia, l’autostrada Pedemontana, la direttrice autostradale est-ovest Brescia-Treviglio-Milano, l’interconnessione PedemontanaBrebemi) produce dinamiche di trasformazione territoriale che tendono sempre più a integrare come sistema urbano unitario l’intera regione Padana (la Megalopoli Padana4). 3. la partecipazione a un ambito di cooperazione istituzionale con i comuni dell’area Dalmine-Zingonia5, che ha visto momenti di condivisione delle linee di programmazione e di pianificazione finalizzate a governare le opportunità e i problemi derivanti dalle intense dinamiche economiche e sociali che interessano l’ambito territoriale. Un percorso che oltre agli esiti concorre a costruire un modo più efficace (e adeguato) di rispondere a questioni che sempre più travalicano il livello comunale. Fig. 15: gli ambiti di cooperazione intercomunale dell’area Dalmine-Zingonia e del Parco del Basso Brembo. Fig. 16: schema dei comuni partecipanti all’ambito di cooperazione dell’Agenda 21 Isola Bergamasca e area Dalmine-Zingonia. Boltiere e il suo contesto territoriale: un rapporto a più dimensioni 77 Fig. 17: il sistema delle aree protette nell’ambito tra Brembo e Serio e tra Bergamo e il limite dell’alta pianura asciutta. Emerge un disegno alla scala territoriale di grande interesse per le politiche future di governo territoriale. Fulvio Adobati 78 Fig. 18-23: Alcune immagini utili a rappresentare segni ed elementi caratterizzanti il quadro paesistico. Da rilevare come alcune presenze e ambiti di relazione fisica e visiva (il Fosso bergamasco, il Campazzo, la strada per Brembate...) permangano come elementi collettivamente riconosciuti. 79 Via Dante Alighieri. Vicolo Tasca, Stal del Beretta. 80 Il lavatoio in contrada Castello. Stati delle anime di Boltiere (XVI secolo) 1 Appendice documentaria Stato delle anime del 1574 Stati delle anime di Boltiere (XVI secolo) Comensa el libro de le stato de le anime di Boltero que una tera picola tuta unita in una contrada el primo Matteo Di Tullio Premessa I documenti trascritti in questa appendice sono conservati presso l’Archivio della Curia Arcivescovile di Milano (Archivio spirituale, sezione X, visite pastorali e documenti aggiuntivi, pieve di Verdello, anni 1564 – 1595) e sono stati la base per il lavoro relativo alla demografia storica di Boltire. La trascrizione che segue volutamente non rispetta i canoni di trascrizione diplomatica dei documenti d’archivio, essendone state modificate alcune parole per renderle più simili alla lingua corrente e facilitarne la lettura. Ciò ovviamente non significa che i dati riportati di seguito non rispettino fedelmente quelli della documentazione originale. Abiatico: nipote rispetto ai nonni In la casa de messer Antonio Benaglio habita Alessandro suo massaro Alessandro de Calchi padre de fameia de anni 36 Maria sua molier de anni 42 Francesco suo figliol de anni 17 Baldassar suo figliol de anni 14 Tommaso suo figliol de anni 10 Lazzaro suo figlio de anni 10 Gio Pietro suo figliolo de anni 2 Mariagrazia sua figliola di anni 12 In la casa de messer Batista dell’Olmo habita Ambrogio de Maffier Ambrogio de Maffier brazante padre de famiglia de anni 40 Giacomina sua molier de anni 25 Bernardo suo figlio de anni 4 Senesa sua figlia de anni 6 Margherita sua figliola de anni 12 Laura sorella di Ambrogio de anni 24 In la casa de messer Antonio Bengalio sta Antonio de Gasi suo massaro Antonio de Gasi masaro padre di fameia de anni 47 Anna sua molier de anni 49 Bernardino suo figliolo de anni 24 Tomasino suo figliolo de anni 18 Franceschina moglier de Bernardino de anni 35 Giacomino abiatico1 de Antonio de anni 6 Giovannino abiatico de Antonio de anni 2 Paschina de Cavania dona de fameia sta in casa sua de anni Augusti suo figlio brazante de anni Toni suo figlio de anni Caterina sua figlia de anni 55 34 25 36 In la casa de messer Sodieno Suardi sta Augusto Basso fittabile Augusto basso padre de famiglia de anni 30 81 Matteo Di Tullio 2 I gruppi di nomi seguenti all’indicazione * sono divisi da uno spazio sul documento originale. Vengono trascritti di seguito al gruppo di nomi precedente perché di fatto formano un fuoco unico. 3 Sabatì: ciabattino o calzolaio. Caterina sua moglier de anni Masio fratello de Augusto de anni Veronica sorella di Augusto de anni Caterina sorella de Augusto de anni Lucrezia sorella de Augusto de anni 23 27 19 12 9 In la casa de la misericordia sta Bernardo Asasel brazante Bernardo Asasel padre de famiglia de anni 38 Vesina sua moglie de anni 32 Gio Pietro suo figlio de anni 10 In la casa de Gironimo de Benaglio sta Battista Milanese massaro Battista Milanese, massaro padre de famiglia de anni 80 Gerardo suo figlio de anni 40 Margherita molier de Girardo de anni 30 Gio Antonio abiatico de anni 16 Camila abiatica de anni 13 Caterina abiatica de anni 5 Barbara abiatica de anni 1 82 In la casa de madona Ippolita Ficeta sta Bernardino Raneli Bernardino Raneli massaro padre de famelia de anni 38 Veina sua moglie de anni 28 Margarita sua figliola de anni 13 Jacom suo figliol de anni 1 *2 Nicolò fratello del sudetto Bernardino de anni 36 Mata sua molier de anni 38 Lucia sua filiola de anni 4 In la casa del Signor Leonardo Benaglio sta Bastia Ciapi, Massaro Batista Capi padre de fameia de anni 45 Bartolomina sua molier de anni 32 Jacom suo figliol de anni 14 Bernardi suo figliol de anni 5 Lucrezia sua figliola de anni 7 Catarina sua figliola de anni 7 Giorgio suo figliol de anni 1 In la casa de Giovanni de Ciodi sta Bartolomeo sabatì3 Bartolomeo Sabati padere de fameia de anni 66 Domenega sua molier de anni 68 In lo stal de Messer Cristoforo Gelaso sta Bergam de Abati Massaro Bergam de Abati masaro padre de fameia de anni 60 Isabeta sua molier seconda de anni 32 Giovanni suo figliol de anni 40 Ursola sua figliola de anni 1 Catalina molier del predetto Giovanni de anni 38 Margarita abiatica de anni 2 Jacom suo fameio de anni 26 In casa de messer Giacomino Florentino sta Bartolomeo Morat bracciante Bartolomeo Morat bracciante padre de fameia de anni 36 Cecilia sua molier de anni 28 Catalina sua figlia de anni 8 Matteo suo figliolo de anni 5 In casa de la misericordia sta Battista Bagon fattore Battista Bagon fattore padre di fameia de anni Giovannina sua molier de anni Maria sua figliola de anni Tommaso suo figliolo de anni Francesco suo figliolo de anni Domenica sua figliola de anni 38 35 9 8 5 2 In casa de la misericordia sta Battista Mansi ostiero Battista Mansi ostier de anni Pascuina sua molier de anni Danila sua figliola de anni Felicita sua figliola de anni Flaminio suo figliolo de anni 38 32 7 5 1 Catarina de Corneli puta de fameia orfana sta in casa sua de anni Julia sua sorella de anni Flabetta sua sorella de anni Gio Pietro suo fratello de anni 20 15 12 8 In casa de messer Cristoforo Tasca sta Cristoforo de Coseti ferraro Cristoforo de Coseti ferraro padre de fameia de anni 40 Maria sua molier de anni 39 Jacom suo figliol de anni 9 Stati delle anime di Boltiere (XVI secolo) Caterina Bonoma vidoa dona de fameia sta in casa sua de anni Margarita sua figliola de anni Viola sua figliola de anni Marcoantonio suo figliolo de anni 49 18 15 1 In casa de Giacomino Florentino sta Francesco Chieco Massaro Francesco Chieco masaro padre de fameia de anni 40 Anna sua molier de anni 38 Batista suo figliol de anni 13 Rocco suo figliol de anni 11 Gio Pietro suo figliol de anni 7 Giovanni suo figliol de anni 5 Giacomino Ramo testor padre de fameia sta in casa sua de anni Alexandra sua molier de anni 62 55 Giacomino de Lodeti brasent sta in casa sua de anni Maria sua molier de anni 30 31 In casa del Signor Giacomino Benaglio sta Gregorio Lansi, testor Gregorio Lansi testor padre de fameia de anni 58 Giacomina sua molier de anni 42 Domenica sua figliola de anni 20 Laura sua figliola de anni 18 Paolina sua figliola de anni 15 In casa de Bernardo Ferrari sta Gio Pietro de Arnoldi bracciante Gio Pietro de Arnoldi braciante padre de fameia de anni 22 Catalina sua madre de anni 43 Gio Maria suo fratello de anni 15 Ursola sua sorella de anni 11 In Casa de Antonio Benaglio sta Bartolomeo de Catani massaro Bartolomeo de Catani padre de fameia de anni 30 Isabeta sua molier de anni 17 Jacomina sua madre de anni 48 Pendentia sua sorela de anni 28 Simone suo fratello de anni 24 Tommaso suo fratello de anni Giorgio suo fratello de anni 22 20 Gio Maria de Arnoldi bracciante sta in casa sua padre de fameia de anni 23 Isabeta sua madre de anni 40 Bettino suo fratello de anni 20 Francesco suo fratello de anni 15 Battista suo fratello de anni 12 Gio Maria Scarsoli bracciante sta in casa sua padre de fameia de anni Lucrezia sua sorella de anni 22 20 In casa de Bernardo Ferrari sta Gio Pietro Cremaschi bracciante Gio Pietro Cremaschi braciante de anni 33 Ricadona sua molier de anni 33 Lucrezia sua figliola de anni 11 Mengina sua figliola de anni 2 In la casa del Signor Gerolamo Benaglio sta Giacomo Jasnel bracciante Gicomo de Jasnel bracciante padre de fameia de anni Catarina sua molier de anni Cristoforo suo figliol de anni Gio Pietro suo figliol de anni Barbara sua figliola de anni de 83 40 38 11 7 7 Gio Pietro de Pellicioli bracciante sta in casa sua padre de fameia de anni Olina sua molier de anni Giovanni suo figliol de anni Anna sua figliola de anni Catalina sua figliola de anni 40 38 14 7 1 Gio Pietro de Lodeti braciante sta in casa sua padre de fameia de anni Lucia sua molier de anni Marco suo figliol de anni 35 30 8 In casa de Messer Giuseppe Gelaia sta Gio Maria Boninetti, ferraro Gio Maria de Boninetti ferraro padre de fameia de anni 35 Giovanna sua molier de anni 35 Matteo Di Tullio Giuseppe suo figliolo de anni Tommaso suo fratello de anni Angelina sua sorella de anni Mengina sua masara de anni 1 24 26 14 In casa de Messer Socino Suardo sta Giovanna Arnoldi Giovanna Arnoldi dona de fameia de anni 33 Giacom suo figliol de anni 19 Felicita sua figliola de anni 16 Gio Antonio suo figliol de anni 14 In casa de Messer Giacomino Florentino sta Lorenzo Stanga bracciante Lorenzo de Stanga bracciante padre de fameia de anni Margarita sua molier de anni Vincenzo suo figliol de anni Isabella sua figliola de anni Barbara sua figliola de anni Lucrezia de Arnoldi sta in casa sua de anni 84 de 38 37 9 6 2 7 In casa de Giovanni de Cioti sta Marco Pasera bracciante Marco Pasera bracciante padre di fameia de anni 35 Ipolita sua molier de anni 26 Victoria sua figliola de anni 10 Giovanni suo figliolo de anni 8 Barbara sua figliola de anni 1 In casa de messer Giovannino Fiorentini sta Margarita Galter vidoa Margarita de Galter dona de fameia de anni 33 Gioanina sua filiola de anni 7 In casa del Signor Antonio Benaglio sta Maria de Margota dona vidoa Maria de Margota dona di fameia di anni 40 Michele suo filiol de anni 10 Marco Ramo bracciante sta in casa sua padre de fameia de anni Cusina sua molier de anni Giovannina sua figliola de anni Catarina sua figliola de anni 34 24 4 1 Marco de Canana testor padre de fameia sta in casa sua de anni Mengina sua molier de anni Tomasina sua madre de anni 43 19 60 In casa de Messer Gerolamo Benaglio sta Nocente de Pilenga bracciante Nocente de Pilenga bracciante de anni 41 Catalina sua molier de anni 36 Giacomo suo figliol de anni 6 Gio Pietro suo figliol de anni 4 Isabetta sua figliola de anni 11 Betta sua figliola de anni 9 Margarita sua figliola de anni 1 Pavia de Bazo vidoa dona de fameia sta in casa sua de anni Olina sua filiola de anni Catalina sua filiola de anni 40 18 12 In casa de Messer Giovanni Rota sta Paolo de Carmina massaro Paolo de Carmina padre de fameia de anni 33 Maria sua moliere de anni 33 Olina sua filiola de anni 7 Gio Pietro suo figliol de anni 3 Francesco suo figliol de anni 1 Antonio fratello del predetto Paolo de anni 25 Barbara molier de predetto Antonio de anni 33 Catalina filiola de Antonio de anni 3 Domenico figliol de Antonio de anni 1 Tommaso fratello del predetto Paolo de anni 18 Lucia sorella del predetto Paolo de anni 16 Matteo fratello de Paolo de anni 14 In lo molino della fontana del Sognor Antonio Suardo sta Pietro Molinaro Pietro Molinaro de anni 44 Giovannina sua molier de anni 38 Gio Pietro suo figliol de anni 21 Francesco suo figliol de anni 18 In lo stal de la Ciesa sta Rocco de Abocadre bracciante Rocco de Abocadre bracciante padre de fameia de anni 20 Isabetta sua madre de anni 41 Stati delle anime di Boltiere (XVI secolo) Defendi fratel del sudetto Rocco de anni Paolo fratello de Rocco de anni Libra sorella de Rocco de anni Rocco de Chiodi testor padre de fameia sta in casa sua de anni Angela sua molier de anni Catalina sua figliola de anni Laura sua figliola de anni 18 13 15 28 29 10 1 In casa del Signor Gio Battista de Losino sta Santina Anno donna de fameia Santina de Anno donna de fameia de anni 55 Barbara sua nepota de anni 10 Filipa sua nepota de anni 9 In casa de Messer Cristoforo Tasca sta Stefano de Petri massaro Stefano de Petri padre de fameia de anni 44 Margarita sua molier de anni 42 Gio Angelo suo figliolo de anni 25 Giuseppe suo figliolo de anni 20 Rica sua figliola de anni 18 Bartolomeo suo figliolo de anni 14 Pietro suo figliolo de anni 12 Battista suo figliolo de anni 9 Francesco suo figliolo de anni 5 Maddalena sua figliola de anni 2 In casa del Consorzio sta Santino de Eregida massaro messer Giuseppe fattor Santino de Eregida padre de fameia de anni Orsola sua molier de anni Gio Maria suo figliol de anni Camilla sua figliola de anni Laura sua figliola de anni Battista suo figliolo de anni Giovanni suo figliolo de anni Lucia sua figliola de anni Mengina sua figliola de anni Catalina sua figliola de anni Flabetta molier del suddetto Gio Maria de anni Flabetta abiatica de anni Francesco abiatico de anni Bartolomina sua socera de anni de 57 41 27 22 20 17 14 12 8 5 42 5 2 72 Maria sorella del suddetto Santino de anni 24 Giuseppe fattor del suddetto consorzio padre de fameia de anni Maria sua molier de anni Gio Antonio suo figliolo de anni Gio Battista suo figliolo de anni 36 32 4 2 In casa de Bernardo de Ferrari sta Vincenzo Sordelli bracciante Vincenzo Sordelli bracciante padre di famiglia de anni 36 Giovanna sua molier de anni 28 Giorgio suo figliolo de anni 6 Barbara sua figliola de anni 3 Maria madre del suddetto Vincenzo de anni 56 Ursina de Rama vedoa dona de famelia sta in casa sua de anni Michele suo figliolo de anni Catalina sua figliola de anni 38 18 14 In lo molino de messer Carolo Benaglio sta Marcantonio Tocani molinaro Marcantonio Tocani molinaro de anni 40 Lucia sua molier de anni 35 Innocente suo figliol de anni 16 Pietro suo figliol de anni 10 Giovanni suo figliol de anni 8 Bernardo suo figliol de anni 6 Marina sua figliola de anni 4 Catalina sua figliola de anni 1 Stato delle anime del 1579 Bolter Comensa el libro de le anime de bolter comensando de l’anno 1579 essendo rector de Vidal Francesco Alessandro de Calchi massaro del Consorzio padre di fameia di anni Francesco suo filiol di anni Baldassar suo filiol di anni Toni suo filiol di anni 42 22 19 15 85 86 Stal de Longaretti. Stati delle anime di Boltiere (XVI secolo) Lasar suo filiol di anni Gio Pietro suo filiol di anni Giovanni suo filiol di anni Giacomo fameglio de anni Maria moglie del suddetto Alessandro di anni Margarita sua figliola di anni 15 7 5 20 47 17 Bernardo Asaselo pigionante in casa del signor Antonio Benaglio padre di fameia di anni 43 Ursina sua molier di anni 37 Gio Pietro suo filiol di anni 14 Zabetta sua filiola di anni 4 Rosa sua filiola di anni 1 Antonio di Agazi pisonante in casa del R.do Messer Federico Benaglio padre di fameia di anni 52 Catelina sua molier di anni 36 Domengina sua filiola di anni 2 Bartolomeo Morat pigionante in casa de petri Ferrari padre di fameia di anni 41 Cecilia sua molier di anni 33 Catalina sua filiola di anni 13 Matteo suo filiol di anni 10 Michele suo filiol di anni 4 Augusti di Cavani tessitore sta in casa sua padre di fameia di anni Toni suo fratello di anni Andrea suo fratello di anni Paschina sua madre di anni Catalina sua sorella di anni Maria molier del suddetto Toni di anni Gio Pietro figlio del suddetto Toni di anni 41 30 28 60 41 30 2 Battista Milanese massaro del S.or Leonardo Benaglio padre di fameia di anni 85 Girardo suo figliol di anni 45 Margarita molier del suddetto Girardo di anni 35 Gio Antonio abiatico di anni 21 Camilla abiatica di anni 18 Catalina abiatica di anni 10 Barbara abiatica di anni 6 Messer Bartolomeo Campana sabatì sta in casa de la Misericordia padre di fameia de anni 71 Domengina sua molier de anni 72 Bernardi di Rameli massaro de messer Giovanni Roda padre de fameia de anni Olina sua molier di anni Margarita sua filiola di anni Giacomo suo filiol di anni Tommasina sua filiola di anni Rocco suo filiolo di anni * Nicolò suo fratello di anni Marta sua molier di anni Lucia sua filiola di anni 43 33 18 6 10 3 41 40 9 4 Manca l’indicazione dell’età. Battista Bagon fattore sta in casa de messer Gerolamo Tasca padre de fameia di anni 43 Giovanna sua molier di anni 41 Tommaso suo filiolo di anni 14 Francesco suo filiolo di anni 10 Domenico suo filiol di anni 7 Gio Pietro suo filiolo di anni 1 Catalina de Corneli dona de fameia sta in casa sua di anni Giulia sua sorella di anni Isabetta sua sorella di anni Gio Pietro suo fratello di anni 25 20 17 13 Antonio de Ferrari padre di fameia sta in casa de Giovanni Chiodi di anni Barbara sua molier di anni 27 25 Catalina Bonoma dona di fameia sta in casa sua di anni Ursola sua filola di anni 53 20 Francesco Morat Bracciante padre di fameia sta in casa di Pietro Ferrari di anni Libera sua molier4 87 25 Cristoforo de Ripa pigionante in casa di Messer Secco Suardo padre di fameia di anni 30 Lucia sua madre di anni 54 Giovanna sua molier di anni 28 Bianca sua filola di anni 4 Matteo Di Tullio Anna sua filola di anni Giustina sua filola di anni Gerolamo Rama bracciante sta in casa sua di anni Alessandra sua molier di anni 88 2 1 67 60 Gerolamo de Lanci tessitore padre di famiglia sta in casa del signor Bengalio de Benagli di anni Giacomina sua molier di anni Paolina sua filiola di anni 60 47 20 Giacomino di Lodetti bracciante padre di fameia sta in casa sua di anni Maria sua molier di anni Gio Pietro suo filolo di anni Gio Paolo suo filolo di anni 35 36 4 2 Giacomo di Arnoldi sta in casa del Florentino di anni Catalina sua molier di anni * Gio Antonio suo fratello di anni Antonia sua molier di anni 25 26 20 16 Gio Pietro di Arnoldi padre di fameia bracciante sta in casa di Battista Ferrari di anni Catalina sua madre di anni Margarita sua molier di anni Ursola sua sorella di anni Bona sua filiola di anni 27 49 22 15 1 Simone di Cattani masaro de madonna Antonia Tasca patre de fameia di anni Isabetta sua molier di anni * Giacomonia sua madre di anni Bartolomeo suo fratello di anni Toni suo fratello di anni Prudentia sua sorella di anni Giorgio fratello del suprascritto Simone di anni Olina sua molier di anni 29 22 49 35 27 31 25 20 Gio Maria di Arnoldi padre di fameia sta in casa sua di anni Laura sua molier di anni Gio Arnoldo suo filol di anni * Isabella sua madre di anni Battino suo fratello di anni 28 23 1 45 28 Battista suo fratello di anni 17 Gio Maria Scarsella bracciante sta in casa sua di anni Susana sua molier di anni 27 21 Gio Pietro Cremaschi bracciante sta in casa de Battista Ferrari padre de fameia di anni 38 Riccadonna sua molier di anni 38 Lucretia sua filola di anni 18 Mengina sua filola di anni 7 Cristoforo suo filolo di anni 3 Giacomo di Fasnel bracciante sta in casa del Signor Benaglio de Benagli padre di fameia di anni 45 Lazzarina sua molier di anni 42 Cristoforo suo filolo di anni 17 Gio Pietro suo filol di anni 12 Barbara sua figlola di anni 12 Gio Pietro de Lodetti bracciante sta in casa sua di anni Lucia sua molier di anni Marco suo filol di anni Tommaso suo filolo di anni Gio Maria suo filolo di anni 40 35 13 3 1 Giovannina Ferrari putana sta in casa del Fiorentino di anni Ippolita sua filola di anni 38 21 Giovanna Scarsella vedoa sta in casa del S.or Gio Battista dell’Olmo di anni Silvestro suo filolo di anni Angelina sua cognata di anni Mengina sua nepota di anni 39 3 30 19 Lorenzo de Stang bracciante sta in casa del florentino padre de fameia di anni Margherita sua moglie di anni Isabetta sua filola di anni Barbara sua filola di anni Bartolomeo suo filol di anni 43 39 11 7 4 Toni di Arnoldi bracciante sta in casa sua di anni Lucretia sua sorella di anni 24 22 Stati delle anime di Boltiere (XVI secolo) Marco de Roncali bracciante padre de fameia sta in casa de la misericordia di anni 38 Ipolita sua molier di anni 31 Victoria sua filola di anni 14 Giovanni suo filol di anni 11 Barbara sua filiola di anni 6 Margherita Margota vedoa sta in casa del Signor Antonio Benaglio di anni Michele suo filol di anni 47 15 Margherita de Gafferi vedoa sta in casa del Tasca di anni Silvestro suo filol di anni Giovannina sua filola di anni 38 12 14 Marco di Rama bracciante sta in casa sua padre di fameia di anni Cusina sua molier di anni Giovanna sua filola di anni Catalina sua filola di anni Giovanni suo filolo di anni 39 29 9 6 4 Martino de Cavani tessitore padre di fameia sta in casa sua di anni Mengina sua molier di anni Tomasina sua madre di anni 48 24 65 Paola de Basso vedoa sta in casa sua di anni Catalina sua filola di anni 45 17 Margherita Zosa donna vedoa sta in casa de messer Giusto di anni 40 Piero molinaro Della Fontana padre di fameia di anni Francesco suo filolo di anni 49 23 Rocco di Abocadri massaro del S.or Antonio Benaglio padre di fameia di anni Zabetta sua madre di anni Innocente suo fratello di anni Paolo suo fratello di anni Margherita moglie di Rocco di anni 24 45 23 28 20 Rocco de Chiodi sta in casa sua di anni Angela sua molier di anni Catalina sua filola di anni Gaspare suo filolo di anni Laura sua filola di anni Marco Antonio suo filol di anni Gio Antonio suo filolo di anni 33 34 14 10 6 4 1 Gio Maria de Pregato bracciante padre di fameia sta in casa de messer Fedrico Benaglio de anni Zabetta sua molier di anni Mengina sua filola di anni Catalina suo filola di anni Francesco suo filolo Bartolomea sua filola di anni 33 47 13 10 7 3 Vincenzo Sbardili bracciante padre di fameia sta in casa de messer Federico Benaglio di anni Giovannina sua molier di anni Barbara sua filola di anni Giorgio suo filol di anni Alessandro suo filolo di anni Maria sua madre di anni 41 33 8 6 3 62 Bettino de Baili massaro del S.or Benaglio de Benaglio padre de fameia di anni 36 Margherita sua molier di anni 50 *Antonio fratello di Bettino di anni 28 Gio Angelo suo fratello di anni 25 Vincenzo fratello del soprascritto di anni 20 Lucia molier di Gio Angelo di anni 24 Barbara sorella di Bettino di anni 26 Lucretia sorella del soprascritto Bettino 22 Bentrugina sorella di Bettino di anni 17 Giovanni fameglio di Bettino di anni 15 Battista fameglio di Bettino di anni 12 Michele de Arnoldi bracciante sta in casa sua padre di fameia di anni Ursina sua madre di anni Catalina sua sorella di anni 23 43 20 Comino de Ferrari bracciante sta in casa sua padre di fameia de anni Catalina sua molier di anni 33 25 89 Matteo Di Tullio 5 Marengo: falegname, lavoratore del legno. 90 Giorgio suo filolo di anni Angela sua filola di anni Comina sua madre di anni Policena sua nepota di anni 3 1 58 8 Giacomo de Pilenga bracciante sta in casa de messer Tasca padre di fameia de anni Margarita sua molier de anni Catalina sua sorella di anni 30 24 18 Antonio Tacapresto massaro de messer Cristoforo Gelaso di anni Bona sua molier di anni Giacomo suo filolo di anni Lorenzo suo filolo di anni Fermo suo filolo di anni Bastiano suo filolo di anni Francesco suo filolo di anni Madalena sua filola di anni 52 46 25 23 21 15 13 18 Antonio Pinot massaro della chiesa di anni Catalina sua molier di anni Pietro suo filol di anni Guido suo filol di anni Alberto fameio di anni 48 40 20 15 12 Bella sua filola di anni Giacomo suo filolo di anni Gio Pietro suo filolo di anni Margherita sua filola di anni Giovannina sua filola di anni Giovanni suo filolo di anni 14 11 9 6 3 1 Giacomo di Girardelli Oste sta in casa de Messer Secco Suardo padre de fameia di anni 40 Franceschina sua molier di anni 36 Stato delle anime del 1595 Stato delle anime della Parrocchiale chiesa di S. Giorgio in Boltiero. Fatto per il Reverendo Padre Pietro Brugalli. Nello stallo di detto Curato Francesco Morotti d’anni Libera sua moglie d’anni Bartolomea sua figlia d’anni Giacomo suo figlio d’anni Giovanna sua figlia d’anni Barbara sua figlia d’anni Giuseppe di Ghirardi 45 Massaro 45 15 10 7 2 40 Fameglio Bartolomeo de Brembate massaro di Messer Antonio Gelaso padre de fameia di anni 31 Lucretia sua molier di anni 28 Giorgio suo filolo di anni 7 Maria sua madre di anni 54 * Pietro fameio di anni 35 Gio Pietro fameio di anni 15 In casa del Signor Gio Batta Olmo Giovanni de Roncardi detto il passeraro 28 Massaro Scholastica sua moglie d’anni 26 Barbara sorela del detto Giovanni d’anni 28 Gio Andrea fratello 13 Caterina figlia di detto Giovanni 1 Gio Maria di Lodeti marengo5 sta in casa de la misericordia padre de fameia di anni 40 Giovannina sua molier di anni 34 Pietro suo filolo di anni 8 Battista suo filolo di anni 6 Gio Antonio suo filol di anni 2 In casa del Consorzio Gio Maria de Cavalleri d’anni Brigida sua moglie d’anni Stefano suo figlio Lucia sua molier Giacomo suo figlio Sandrino fratello di Stefano d’anni Bona sua molier d’anni Simona figlia Malgarita Battista Nocente de Pilenga bracciante sta in casa del Signor Benaglio de Benaglio padre de fameia di anni 47 Catalina sua molier di anni 41 Isabetta sua filola di anni 15 53 Massaro 50 35 30 4 30 30 12 8 6 91 Lavoro nei campi. Ol biròcc. Matteo Di Tullio Maria Giovanni Bernardino de Camerini 92 Gio maria suo fratello Bartolomeo suo fratello 5 3 18 Famegli dei suddetti 16 “ 12 “ Nella suddetta casa Giovanni di Grassi di anni Lucrezia sua molie Gio Bettino suo figlio Ortensia d’anni Gio Cremino 55 Bergamino 42 22 10 14 Fameglio Nella stessa casa Lorenzo de Casnighi d’anni Menegina sua molie Maria sua figlia 50 Fattore 48 2 Nella casa de Cumino Ferraro Gio Paolo detto il Milanese d’anni Elisabetta sua molie Gio Pietro suo figlio 30 Pigionante 28 4 In detta casa Cumino detto il Ferraro Caterina sua molie Giorgio suo figlio d’anni Angela figlia Anna Lucia 50 Padrone 47 16 13 8 4 In casa de Giacomo Arnoldi Giacomo Arnoldi d’anni Caterina sua moglie Polonia figlia 45 Padrone 43 12 In casa di Benedetto Giorgino Alessandra molie del quondam Girolamo Rama d’anni Benedetto de Faberi d’anni Mattea sua molie Battista suo figlio Gio Giacomo Giovannina 80 35 Pigionante 34 7 7 3 Martino 1 Nella casa del Signor Martino Offitiero Antonio detto il Balino d’anni Margherita sua moglie Gicomina sua figlia Gio Batta Gio Andrea Lucrezia sorella del suddetto Balino 35 Pigionante 34 9 6 2 30 Nella medesima casa Caterina detta la melona d’anni Gio Pietro de Arnoldi detto il melone Margherita sua moglie Bona sua figlia Gio Batta suo figlio 70 35 Pigionante 33 14 9 Nella medesima casa Caterina detta la Malgera Giacomo suo figlio Margherita sua figlia 30 Pigionante 11 9 Nella stessa casa Giacomo Pilenga detto il zoppo d’anni Margherita sua moglie Menegina sua figlia 40 Pigionante 40 14 In casa delli Signro Francesco e Bernardo fratelli de Geldati Bartolomeo detto il Boldrino d’anni 50 Fattore Anna sua molie 35 Gio Paolo figlio illegittimo 11 In detta casa Defendo de Avogadri detto il Garabuzzo Margherita sua molie Lucrezia sua figlia Paolo fratello del detto Defendo Caterina sua moglie Giovanni suo nepote Barbara nepote 40 Massaro 38 11 30 29 13 10 In casa del Signor Federico Benaglio Gio Maria detto il Prezzato d’anni 40 Pigionante Stati delle anime di Boltiere (XVI secolo) Menegina sua moglie Bartolomina sua figlia 37 15 In detta casa Margherita de Calchi detta l’Andreina Silvestro suo figlio 50 Pigionante 24 In detta casa Gio Antonio de Girardi detto il milanese Caterina sua moglie Battista suo figlio Elisabetta Domenichina gemelle 48 Massaro 30 10 2 In detta casa Paolina di Giegazzi Menegina sorella 30 Pigionante 28 In detta casa Giovanni di Garabazzi Lucia molie 30 Pigionante 30 In casa del Signor Florio Florentino Matteo de Mareggi d’anni Margherita sua moglie 30 27 Battista fratello del suddetto Bettino Alessandra sua molie Bella germana6 dei suddetti Tommaso suo nipote d’anni 30 30 30 14 In casa de Bengagli Benaglio de Benagli Lucrezia sua moglie Girolamo suo figlio Antonio fratello del suddetto Benaglio Alessandra sua moglie Caterina de masoni 28 Padrone 26 4 26 24 60 Fantesca In casa de Maffiolo Carminadi Elisabetta madre di Carminadi Maffiolo figlio Paola sua moglie Giacomo suo figlio Andrea suo fratello Lorenzo fratello Antonia sorella 60 30 30 2 20 13 12 In casa di Vidali Marco Antonio di Vidali Francesca sua moglie Gio Giacomo figlio7 Giovanni 6 Germana: nata dagli stessi genitori. Anche se l’indicazione dei suddetti indurrebbe a ritenerla sorella di Battista e Bettino, il confronto con gli altri Stati delle anime, fa pensare che sia sorella di Alessandra. Ciò spiegherebbe anche il diverso appellativo usato rispetto a tutte le altre indicazioni di fratelli. 7 Indicazione dell’età mancante. 93 35 32 1 In detta casa Antonio de maneti d’anni Flora sua molie Giovanni figlio 35 Pigionante 32 5 In la casa del quondam Martino Cavagna detto il Bagnone Orsola vedova d’anni 34 Pigionante Barbara figliastra d’anni 16 Orazio figliastro 8 In detta casa Batolomeo di Carminaghi d’anni Lucrezia sua moglie Giorgio figliolo Margherita madre 40 Pigionante 36 20 60 In casa di Cremaschi Gio Pietro Cremasco d’anni Riccadonna sua moglie Mengina sua filia Cristoforo Fratello In casa della Signora Camilla Benaglia Bettino di Arnoldi d’anni Camilla sua moglie Elisabetta sua figlia Arnoldo suo figlio Menegina d’anni Girardo 35 Massaro 33 12 10 7 1 In casa di Cavagni Andrea Cavagna Cornelia sua molie In detta casa Maria molie del quondam Antonio Firmetto 45 40 16 13 40 40 38 Pigionante Matteo Di Tullio 94 Gio Giacomo suo figlio Fermo d’anni 16 12 Giuseppe figlio Pedrina nipote Battista 2 16 17 Fameglio In casa del Signor Benaglio de Benagli Bettino de Pecis detto il Do Bernardo suo figlio Giovanna sua moglie Antonio figlio Battista fratello del sudetto Bernardo Polisena sua moglie Marta sorella 60 Pigionante 30 38 6 28 25 22 In casa di Grandi Marco di Grandi Cussina sua molie Giovanna figlia Caterina Margherita 50 Brazzante 48 18 16 6 In casa di Cinquaroli Francesco Cinquaroli d’anni Laura sua molie Cesare figlio Cornelia figlia Arcangelo figlio 50 Brazzante 47 20 16 9 In casa della Mandolatella Lorenzo de Stagni d’anni Margherita sua molie Barbara figlia Bartolomeo 60 Brazzante 57 18 16 In casa di Giacomo Girardelli Pedrina vedova di Zanelotti d’anni Lucia figlia d’anni Gio Giacomo figlio 40 Pigionante 15 10 In Casa di Abbati Rocco d’Abbati d’anni Angela sua moglie Laura figlia Marco Antonio figlio Angela figlia 50 Pigionante 50 18 18 8 In casa del suddetto Signor Benaglio Agostino d’anni Bernardo Essello Laura sua moglie Girolamo figlio Giacomo figlio Barbara Simone d’anni 50 Fattore 38 Massaro 33 20 18 16 15 Fameglio In casa della Signora Geldasa Bernardino di Ravelli d’anni Margherita sua molie d’anni Giacomo figlio Rocco Maddalena sorella Pollonia Nicolò fratello di Bernardino Marta sua moglie Caterina figlia Appollonia Marco Antonio 48 Massaro 48 19 13 12 10 40 36 18 11 8 In casa del Signor Scipione Suardo Batolomeo di Pederzini detto el vidalino d’anni Maria sua moglie Battista suo figlio d’anni Pietro d’anni Vidalino 45 Massaro 39 9 5 1 In Casa del Signor Francesco Rota Oratio di S. Paolo d’anni Elisabetta sua moglie Antonia figlia Alessandro fratello Barbara sorella 40 Massaro 40 2 24 16 In casa della Misericordia Giacomo de Girardelli Caterina sua moglie 60 Oste 30 Al molino Bernardo di Pecchioni d’anni 35 Molinaro Stati delle anime di Boltiere (XVI secolo) Lena sua moglie Clarissa figlia Pedrino d’anni 33 10 20 Fameglio In Casa della Signora Emilia Benglia Innocenzo de Pilenghi d’anni Cateriana sua moglie Giacomo figlio Gio Pietro Giovanna figlia Giovanni figlio Gio Angelo 45 Massaro 43 27 24 19 18 13 In casa del signor Giuseppe Finardo Maffeo de Bassi d’anni Caterina sua molie Giovanni figlio Ippolita figlia Giuseppe 40 Massaro 38 20 16 8 In castello In casa del signor Florio Florentino Bressina de Saselli vedova d’anni Elisabetta figlia Rosa figlia 45 Pigionante 18 12 In casa del Signor Benaglio Giacomo Sasello d’anni Lazarina sua moglie Cristoforo suo figlio Gio Pietro Barbara 60 Pigionante 60 28 20 18 In detta casa Gregorio de Longhi Giacomina sua moglie 75 Pigionante 64 In casa della misericordia Gio Angelo Panigetto d’anni Gio Antonio figlio Guglielmo figlio Caterina sua figlia 50 Tessitore 18 12 20 In casa del Signor Giusto Gio Maria Lodetto d’anni 30 Legnamaro8 Cesola sua molie Pedrino figlio Antonio figlio Francesco Santino Maria9 30 18 16 11 20 22 In casa del signor Mutio Fusinelo Antonio detto il milanese d’anni Margherita sua molie Marcellina figliastra d’anni Domenichina d’anni 40 Schisacollo10 28 10 6 In casa della Signora Emilia Benaglia Cristoforo de Rivi d’anni Giovanna sua molie d’anni Bianca figlia d’anni Anna d’anni Julina d’anni Lucia d’anni 50 Passeraro 48 16 14 13 6 In detta casa Francesco de Passeri d’anni Cateriana sua mogie 38 Pigionante 36 In casa del quondam Antonio Tasca alla Grumella Signora Antonia Tasca vedova d’anni 50 Lucia d’anni 42 Fantesca In detta casa Antonio Beltrametto d’anni Lucia sua moglie d’anni Francesca figlia d’anni 56 Massaro 48 13 8 Legnamaro: intagliatore di legno o falegname. 9 Considerata l’età, è probabile che Santino e Maria fossero o fratelli di Gio Maria o eventualmente due famigli. La mancanza del cognome e dell’indicazione del loro eventale status di famigli, contrariamente alle registrazioni precedenti, fa propendere per l’ipotesi che i due fossero fratelli del capofamiglia. 10 Schisacollo: scavezzacollo, fannullone. 95 STORIA SIAMO NOI LA STORIA SIAMO NOI LA STORIA SIAMO NOI LA STORIA SIAMO NOI LA STORIA SIAMO NOI LA Il presente volume è l’ultima tappa di un percorso culturale realizzato, nel biennio 2005-06, dall’Amministrazione comunale e dalla Consulta delle Associazioni di Boltiere. Il progetto dal titolo “La Storia siamo noi” è nato con il preciso intento di far rivivere il nostro passato più recente, attraverso iniziative culturali, ludiche e folkloristiche. Ha coinvolto per tanto tutta la comunità locale, attraverso l’operato delle Associazioni e il coinvolgimento di singoli, cercando di valorizzare/utilizzare tutti gli spazi del paese. Il tutto al fine di rielaborare e rivivere il passaggio dal mondo contadino alla nuova società industriale. Il progetto ha goduto, per entrambe le annualità, del contributo della Provincia di Bergamo (L.r. 9). Di seguito si elencano le iniziative realizzate: 96 2005 2006 20 marzo, IV Festa di Primavera: spettacolo artistico culturale di poesie dialettali; dal 13 al 22 maggio, mostra fotografica “boltiere nella storia”; 27 agosto, Isola Folk: spettacolo di musica folkloristica; 1 settembre, Le serate di una volta; dal 15 al 18 settembre, Settimana dello Sport; 25 settembre, mostra degli hobby; Centenario della Scuola dell’Infanzia - dal 23 al 30 ottobre, mostra fotografica e documenti storici; - 23 ottobre, Open Day e presentazione volume “L’asilo infantile A. e A. Testa” di Boltiere; 20 novembre; Festa Ringraziamento Agricoltori. 19 marzo, V Festa di Primavera: spettacolo artistico culturale di poesie dialettali; 26 agosto, Isola Folk: spettacolo di musica folkloristica; 15 settembre, Festa per il 150° Anniversario del Corpo Musicale S. Giorgio; 16 settembre, spettacolo teatrale “Donne di seta”; 19 settembre, Le serate di una volta; 24 settembre, mostra degli hobby; 13 dicembre, spettacolo teatrale sulla tradizione, una mostra di quadri e pittori; 2007 14 settembre, presentazione del libro sulla storia di Boltiere e concerto di canzoni lombarde di filanda.