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Questo libro è stato stampato con il contributo di
2
Grafica e impaginazione:
Andrea Forlani
Le fotografie di pag. 12, 17, 22, 29, 30, 53, 63, 79 e 86 provengono dalla mostra
“Il centro storico di Boltiere - recuperare ciò che di buono c’è nel vecchio per costruire il nuovo”, 1983.
Le fotografie di pag. 53, 58, 66, 80 e 91 provengono dall’Archivio ACLI di Boltiere.
Stampa:
Tipolitografia Gamba
© 2007 Comune di Boltiere
In copertina:
Sandro Iseni, Ol mai (part.), 2006
ACLI Boltire
Dall’agricoltura all’industria
Economia, società e territorio a Boltiere (sec. XIX - XX)
a cura di Matteo Di Tullio
3
Comune
di Boltiere
Università
degli Studi
di Bergamo
2007
4
Indice
Presentazione del Sindaco ............................................................................................................................................................................ 6
Presentazione Direttrice C.S.T. “Lelio Pagani” ................................................................................................................................................ 7
Nota del curatore - Per una Storia Glocale ...................................................................................................................................................... 9
cap. I - Introduzione. Uno sguardo all’età preindustriale .................................................................................................................................. 13
cap. II - Il territorio tra XVIII e XIX secolo ....................................................................................................................................................... 31
cap. III - All’interno del sistema insediativo Dalmine-Zingonia: l’economia di Boltiere ......................................................................................... 49
cap. IV - Boltiere e il suo contesto territoriale: un rapporto a più dimensioni .................................................................................................... 67
Appendice documentaria - Stati delle anime di Boltiere (XVI secolo) ................................................................................................................. 81
5
Presentazione del Sindaco
La storia ed il futuro: un filo rosso non solo culturale.
6
Boltiere, un paese “vecchio”, non antico - di confine, non di frontiera – nei secoli scorsi, in zona, di peso
quantitativo, non qualitativo.
Una storia senza scossoni improvvisi, abbastanza in linea
con il territorio circostante, con adeguamenti lenti e “rallentati”, in continuità e nella media delle trasformazioni
italiane.
All’inizio del terzo millennio sono abbastanza chiari
e definiti i criteri e i risultati delle analisi del passato (remoto e recente): lo sono meno le prospettive e gli scenari
vicini e lontani.
Certamente i primi anni del nuovo secolo evidenziano in
modo incontestabile uno sbilanciamento della realtà locale verso una netta prevalenza dello sviluppo residenziale
(pericolo di paese “dormitorio”?).
Accentuazione del binomio vecchio-nuovo in campo economico-sociale-culturale: mobilità e pendolarismo,
popolazione locale e immigrazione italiana e straniera,
riferimenti e influenze della area metropolitana (Milano)
e della provincia (Bergamo), necessità di maggiore conoscenza e richiamo del ricco mercato del lavoro manuale.
E’ ancora possibile superare le contraddizioni/difficoltà e condividere/individuare le prossime scelte, in tempi sempre più veloci, cambiando il tradizionale passo lento
e tranquillo?
Governare un cambiamento tumultuoso al di là delle apparenze e della superficie dei fenomeni.
E’ reale ipotizzare di percorrere una strada diversa da
quella di un ritorno al passato (culturale e sociale)?
Il passato come “mare” da cui pescare insieme i
valori utili ad individuare gli obiettivi (i sogni?) di una,
piccola, società che vuole e deve “pensare globalmente,
agire localmente” per provare a stare al passo della ricerca generale di una maggiore qualità/innovazione/coesione
all’interno di un momento storico in cui è vincente la diversità, la differenza e la globalizzazione.
Come sempre, con la giusta ambizione di credere
e costruire un futuro migliore senza subire il tempo e i
cambiamenti.
L’amministrazione pubblica, e ancora più quella locale, può essere, come spesso è stato, una parte significativa e decisiva di questo processo; lo sarà ancora di più
se saprà prima leggere e poi basare le proprie, importanti
scelte su un passato comunque “ricco” (di errori e di positività).
il Sindaco
dott. Giovanni Testa
Presentazione Direttrice C.S.T. “Lelio Pagani”
Il volume che oggi giunge nelle case dei Boltieresi,
nato da un’idea dell’assessore alla cultura dott. Matteo
Di Tullio, condivisa e sviluppata sotto la guida del prof.
Lelio Pagani, indimenticabile direttore del Centro Studi sul
Territorio dell’Università di Bergamo, rappresenta il frutto
di una scelta coraggiosa e controcorrente dell’Amministrazione Comunale: affidare la ricostruzione di un periodo
cruciale nella storia del paese a studiosi di provenienza
accademica col preciso mandato di realizzare un libro per
tutti ma accettando il rischio di un prodotto anomalo rispetto agli standard delle raccolte cronachistico-erudite
di cui si hanno molti esempi nel territorio bergamasco, un
prodotto inconsueto nella struttura, nel raggio d’osservazione, nel linguaggio.
Composto da quattro saggi di autori diversi, il libro sceglie
di focalizzare attraverso l’analisi delle forme istituzionali,
le dinamiche demografiche, l’evoluzione del territorio e
dell’economia, i complessi nodi tematici di una storia in
cui tout se tient ed ogni risultato acclarato rimanda ad un
quadro di più ampi e generali collegamenti.
Non dunque un localismo che ha nei “fatti” affastellati
cronologicamente e senza nessi le proprie anguste prospettive, ma la lettura di una serie di trasformazioni che
non prescinde mai dal contesto storico, geografico, istituzionale, economico.
Le relazioni con il Brembo, il Fosso Bergamasco e le vie di
comunicazione; l’appartenenza alle diverse circoscrizioni
civili ed ecclesiastiche; i poli d’attrazione produttivi; le
dinamiche attivate dalla nascita di nuove realtà urbane
contermini (Dalmine e Zingonia), permettono di cogliere
nel volto della comunità di Boltiere non solo alcuni caratteri ormai scomparsi ma anche le peculiarità radicate nei
secoli e ancora riconoscibili.
Non si tratta dunque di una ricerca fine a se stessa ma
della riscoperta di un’identità (definita da un complesso
di cultura e di materialità dei luoghi) che, senza arenarsi
in atteggiamenti sterilmente nostalgici, possa costituire il
“capitale” su cui puntare per affrontare i problemi posti
dalle intense trasformazioni territoriali, economiche e sociali in atto.
Nel ricordo dell’infaticabile attività svolta dal prof. Pagani
e degli insegnamenti che ci ha lasciato perché ogni comunità sia consapevole protagonista della costruzione del
proprio futuro, di un futuro in cui vecchio e nuovo trovino
una felice sintesi, ringrazio il Sindaco e l’intero Consiglio
comunale per la fiducia accordataci.
Ringrazio gli autori, che hanno accettato di affrontare
questo lavoro mettendoci scienza e cuore. Ringrazio tutti
coloro che leggeranno il libro con pazienza e attenzione.
Non troveranno aneddoti, spigolature d’archivio buone per
soddisfare una superficiale curiosità: sarà invece l’occasione per riflettere circa il fatto che, agli inizi del terzo
millennio, un paese non è solo un insieme più o meno disordinato di case, capannoni, strade fiancheggiate da distributori di benzina, segnaletica e cartelloni pubblicitari,
parcheggi, centri commerciali, desolanti architetture mitigate da aiole, giardini, vecchie case nel centro storico, una
chiesa di qualche pregio architettonico. Un paese si trasforma, ma nello spessore e nella dignità del suo passato
si trovano beni preziosi da valorizzare come una ricchezza
che gli appartiene e che spetta a noi difendere.
Juanita Schiavini Trezzi
Direttrice del Centro Studi sul Territorio “Lelio Pagani”
Università degli Studi di Bergamo
7
8
Per una Storia Glocale
Nota del curatore
Per una Storia
Glocale
“(…) Non credo ci sia lode
migliore, per uno scrittore, che di saper parlare,
con il medesimo tono, ai
dotti e agli scolari. Ma
una semplicità tanto elevata è privilegio di alcuni
rari eletti. (…)”
M. BLOCH, Apologia della
storia o mestiere di storico, Torino 1950, p. 23
Le storie di comunità sono una costante della
storiografia italiana e internazionale. Dai tempi in
cui l’uomo ha cominciato a scrivere del proprio passato l’attenzione ad una data località, tale da divenire elemento comune degli aspetti indagati in una
monografia, è stato uno degli oggetti più frequenti a cui gli storici (di professione o meno) si sono
dedicati. Chiaramente le sfumature di tutte queste
storie di comunità, o di paese1, sono molto dissimili e i prodotti di cui oggi disponiamo non possono
essere ascritti ad un unico genere storiografico, se
non appunto per il comune interessamento ad un
dato luogo.
Di più si potrebbe sostenere che, quantomeno
in Italia, si è arrivati con il tempo ad una vera e propria frattura all’interno delle storie di comunità, con
ai margini estremi quelle di carattere accademico,
da un lato, e la cosiddetta storia locale, dall’altro.
Un allontanamento costante e inesorabile, che solo
in rare occasioni è stato evitato, ha portato la comunità scientifica degli storici legata alle università a non considerare i cultori o storici/appassionati
locali, in quanto non professionisti, e questi ultimi,
di contro, a chiudersi in circuiti autoreferenziali,
fuori da ogni dibattito storiografico e spesso gelosi/
amanti del proprio territorio, talmente appassionati
da non voler permettere alle accademie di studiare
i propri luoghi. Un divario ben visibile nelle diverse
tipologie di prodotti in materia di storia delle comunità, con la storia locale che tende sempre più a
trasformarsi in una storia globale di un dato luogo,
senza limiti di tempo e d’oggetto d’indagine. Senza
distinzioni cioè tra storia sociale, economica, politica, dell’architettura, della chiesa, ..., dalla preistoria all’oggi. Ma la storia (lo ripete spesso Marco
Cattini) è troppo maledettamente complicata, per
essere ridotta a generalizzazioni, sia in termini di
teoria che di oggetto e tempo d’indagine.
Una chiusura e un allontanamento che di per
sé sono stati nocivi ad entrambi, non tanto perché
manchino prodotti di qualità, ma perché nessuno è
stato in grado di approffittare delle capacità/peculiarità dell’altro, che avrebbero permesso di non
disperdere risorse in prodotti di dubbio valore, o
quantomeno fini a se stessi, o allo stesso modo di
facilitare la visone spesso distaccata degli accademici, i quali avrebbero trovato notevole aiuto dalle conoscenze degli appassionati. Come sosteneva
Grendi, infatti, le fonti della ricerca storica non
sono solo la documentazione scritta, ma anche i
manufatti, il paesaggio, un bosco, ... 2 Perciò sarebbe necessario integrare fonti visive e scritte, unico
modo per spostare l’attenzione dalla dimensione locale alla storia locale 3.
Il dibattito sul divario accennato e sulla storia locale, soprattutto del mondo accademico, non
è di certo mancato. Si potrebbe citare, solo a titolo
d’esempio, il convegno pisano del 1980 4 , per capire
che la questione non è passata inosser vata. Ancora
si potrebbero sfogliare i saggi di Edoardo Grendi,
dove la questione è sempre sollevata, attento com’era lo storico all’esperienza della English Local
1
L’ecquivalenza storia di
comunità=storia di paese non è
certamente scontata e pianamente
corretta, poiché il paese non sempre
coincide con la comunità, forse
nemmeno oggi. Nell’economica del
discorso è parso però utile tendere ad
una similitudine, non tanto di genere
quanto di stile storiografico. Cfr. M.
DELLA MISERICORDIA, Divenire comunità.
Comuni rurali, poteri locali, identità
sociali e territoriali in Valtellina e
nella montagna lombarda nel tardo
medioevo, Milano 2006, pp. 29-86.
2
E. GRENDI, Storia locale e storia di
comunità, in P. M ACRY e A. M ASSAFRA
(a cura di), Fra storia e storiografia.
Scritti in onore di Pasquale Villani,
Bologna 1994. Sullo stesso tema
si sono soffermati anche J. TOSH,
Introduzione alla ricerca storica,
Firenze 1989, pp. 39-44 e P.
BEVILACQUA, Sull’utilità della storia per
l’avvenire delle nostre scuole, Roma
2000, pp. 106-121.
3
Un modo forse anche per
ovviare all’inganno insito nella
documentazione scritta, al punto
tale che gli storici meno capaci
sono quelli che più si fidano della
documentazione diretta, mentre
i migliori sono gli studiosi della
preistoria, che “raccontano la civiltà
usando un coccio e un osso”. Cfr
G. LEVI, La storia come campo di
battaglia. Gli storici, la psicanalisi, la
verità, in F. CIGNI e V. TOMMASI (a cura
di), Tante Storie. Storici delle idee,
delle istituzioni, dell’architettura,
Milano 2004, pp. 24-37.
4
Gli atti di tale convogno sono
contenuti in C. VIOLANTE (a cura di), La
storia locale. Temi, fonti e metodi di
ricerca, 1982.
9
Nota del curatore
5
Cfr. in particolare E. GRENDI, Storia
di una storia locale, Venezia 1996;
ID., Storia di una storia locale: perché
in Liguria (e in Italia) non abbiamo
avuto una Local History, in Quaderni
Storici n. 82, 1983, pp. 141-147; ID,
Storia locale e storia di comunità,
cit. e i saggi raccolti nel fascicolo a
lui dedicato della rivista Quaderni
Storici, n. 110, 2002.
6
In particolare Grendi apprezzava
l’approccio topografico della English
Local History, unico a garantire il
pieno recupero delle complessità
documentarie dell’ambiente. Per tale
motivo non ha esitato a contestare
le più recenti svolte della scuola
inglese, allontanatesi a suo dire da
tale approccio. E. GRENDI, Charles
Phythian-Adams e la “local history”
inglese, in Quaderni Storici, n. 89,
fasc. 2, 1995, pp. 559-578 e A. TORRE,
La produzione storica dei luoghi,
in Quaderni Storici, n. 110, fasc. 2,
2002, pp. 443-475.
7
G. CHITTOLINI, A proposito di storia
locale per l’età del Rinascimento, in
C. VIOLANTE (a cura di), La storia locale
..., cit. pp. 121-133.
10
8
Ciò anche in relazione al nuovo
ruolo che la storia locale dovrebbe
giocare nell’avvicinare gli studenti
allo studio della storia, in un continuo
rimando fra locale e generale. Cfr. P.
BEVILACQUA, Sull’utilità della storia ...,
cit. pp. 95-106.
9
La storia è essenzialmente una
disciplina ibrida che unisce i
procedimenti tecnici e analitici di
una scienza alle qualità immaginative
e stilistiche di un’arte. Cfr J. TOSH,
Introduzione ..., cit. pp. 140-144.
History, da lui ritenuta ottimo esempio di connubbio tra appassionati e professionisti 5 . Un modello che lo storico ligure ha cercato d’applicare nei
suoi lavori e di discutere e insegnare attraverso il
Seminario permanente di storia locale 6 . Neppure,
sono mancate nuove esperienze storiografiche, che
avrebbero potuto favorire il superamento di queste barriere. Si pensi in particolare all’esperienza
microstorica, alla sua attenzione analitica all’oggetto, che però forse ha peccato nell’integrazione
tra fonti scritte e visive, rimanendo relegata nell’accademia.
Si sono però realizzati anche altri tentativi di
avvicinamento, a volte per iniziativa di singoli, altre
con la creazione di veri e propri istituti di ricerca, e
in tal senso è andato il progetto di Lelio Pagani nel
creare il Centro Studi sul Territorio, luogo d’incontro di studiosi di diverse discipline.
Ma altrettanti rimangono i non-contatti, troppi e forieri di una continua dispersione di energie e
risorse, anche economiche (e tutti sanno quanto tali
scarseggino sempre più per la ricerca scientifica in
generale e umanistica in particolare).
Sarebbe allora forse necessario ripensare a tali
esperienze per invertire rotta e favorire la nascita
di un nuovo modo di intendere la storia dei luoghi o
di comunità. Non tanto una corrente storiografica,
quanto un nuovo atteggiamento, che superi la storia
locale (nel senso di non professionale, di fine a sé
stessa) 7 e avvicini le accademie ai cultori/appassionati, oltre che agli esperti di altre discipline 8 . Una
storia glocale, appunto, perché non si può comprendere il globale se non partendo dallo studio della
realtà locale, dalle caratteristiche di un territorio,
dai sedimenti lasciati su di esso dal passare dei secoli; ma altrettanto non si comprendono le vicende
di un luogo se non si considera lo sfondo in cui è inserito, le vicende lontane che si ripercuotono anche
in quello spazio. Glocale, perché non si può ridurre
la storia alle vicende generali ma altrettanto non ci
si può perdere in particolarismi ostinati. Glocale,
perché è utile la passione e la conoscenza dei cultori, ma fondamentale è il ruolo dell’accademia, che
con i suoi dibattiti è sempre foriera di nuovi stimoli per lo studio, di nuove strade da percorrere.
Glocale, infine, perché gli storici devono dialogare
con le altre discipline, mantenendo fede alla propria
specializzazione ibrida 9, non perdendo lo spirito di
curiosi investigatori, ma avvalendosi e dialogando
con gli esperti/specialisti delle altre materie.
* * *
Il presente volume nasce con il preciso intento
di valutare l’impatto del passaggio dal mondo agricolo alla società industriale, che investì l’Italia a
cavallo dei secoli XIX e XX, su una piccola comunità
della pianura bergamasca. In particolare si è cercato di verficare quali mutamenti economici, sociali
e territoriali investirono la comunità di Boltiere in
questi secoli e come la sua fisionomia andò modificandosi con il passare dei decenni. L’attenzione
è stata rivolta a vari settori, proprio nel tentativo
di valutare tutte le sfaccettature del mutamento,
cercando di comprendere se questo fosse solo frutto
di imposizioni esterne, o se piuttosto le spinte dell’evoluzione generale tendessero a modellarsi sulla
realtà presente.
A partire da tali premesse il volume è stato
strutturato in quattro sezioni, che appunto cercano
di rispondere alle domande citate in precedenza.
Nel primo capitolo si cerca di delineare alcuni caratteri tipici della storia di Boltiere, lanciando uno
sguardo all’età preindustriale, indagando aspetti
della mentalità, delle istituzioni e dell’economia locali. La seconda parte analizza, attraverso lo studio
della cartografia storica, le evoluzioni territoriali
del comune tra ‘700 e primo ‘900. La terza sezione
è invece dedicata all’analisi della situazione socioeconomica di Boltiere tra Ottocento e Novecento,
ponendo attenzione alla struttura produttiva ma
anche alla forma di società che ne fa da sottofondo
e ne influenza gli sviluppi, anticipata da un’ampia
introduzione che tratteggia l’economia boltierese in
età moderna. Il volume si conclude con lo studio
dello sviluppo urbanistico degli ultimi cinquant’anni, analizzando in particolare gli orientamenti e gli
sviluppi che si riflettono sul presente, a partire dalla valutazione dell’impatto sul territorio dell’evento Zingonia.
11
12
Via Ronchetti, Cortile Ballerini.
Vicolo Benaglio, gabinetto ad uso comune.
Introduzione. Uno sguardo all’età preindustriale
Capitolo I
Introduzione.
Uno sguardo all’età
preindustriale.
Matteo Di Tullio*
La costante: un paese di confine
Queste pagine introduttive hanno lo scopo di delinare alcuni caratteri tipici e insiti nella storia della comunità di Boltiere, che sono sfondo ma anche vincoli per
lo sviluppo e la storia del paese. Occupandoci di storia
del XIX e XX secolo e in specifico del passaggio tra mondo
agricolo e industria, valutandone le sfumature di carattere territoriale, economico e sociale, rischieremmo di non
comprendere alcune vicende e alcuni caratteri ancora
attuali se non rivolgessimo la nostra attenzione ai secoli
precedenti a quelli in oggetto: faremmo, ad esempio, fatica a riconoscere a Boltiere un ruolo di paese di confine,
ruolo che va ben oltre le vicende storiche e che influenza
la mentalità e le scelte degli uomini di questo paese, anche quando, a partire dalla fine del XVIII secolo, questo
confine non esisterà più.
Il confine a cui si fa riferimento, ovviamente, è
quello del Fosso bergamasco, un canale artificiale scavato
nel XIII secolo, a delimitazione (più che a protezione) del
contado di Bergamo rispetto all’espansione di Milano e di
Cremona. Una linea di confine che partendo dall’Adda a
sud di Concesa (Trezzo sull’Adda), attraversa il Brembo,
segnando i confini meridionali dei comuni di Brembate e
Boltiere, per poi correre in modo quasi rettilieno sino a
Castel Liteggio, dove scende verso sud, incontrando il fiume Serio a Bariano. V’è poi un ulteriore tratto che dalle
sponde del Serio arriva sino all’Oglio, che forse non è appropriato denfinire Fosso bergamasco, ma che con eguali
caratteristiche segna il confine meridionale di Bergamo,
fino ai limiti del contado di Brescia1. Ufficialmente il Fosso
divenne confine di stato ad inizio ‘400, quando a seguito
della guerra tra Venezia e Milano, con la pace di Ferrara
del 1433 si decretarono possesso veneziano Bergamo e
Brescia, e il Fosso bergamasco fu riconosciuto come linea di confine tra i due stati. Situazioni confermate in
seguito dalla pace di Rivoltella (1448) e dalla pace di Lodi
(1454).
Il conivolgimento di Boltiere nelle vicende del
Fosso bergamasco risalgono ovviamente ai tempi del suo
scavo e ne condizionano la storia fino ad oggi. Lo scavo
del Fosso dovette essere fonte di non pochi problemi per
il paese. Ancora alla fine del XVIII secolo, infatti, il comune di Boltiere possedeva terre oltre il Fosso, dunque
non solo fuori dal proprio territorio comunale, ma in uno
stato straniero; terre di non poca consistenza, essendo
formate da 670 pertiche di brughiera, 192 di prato magro
e 100 di bosco2. È verosimile credere che al momento
della creazione del Fosso la definizione dei confini tra
una comunità e l’altra fosse approssimativa. Tant’è vero
che solo alla metà del XIV secolo risale il cosidetto Codice
Patetta3, con il quale si defirono i confini dei vari comuni
della bergamasca e non sembra che in precedenza esistesse una simile ricognizione, almeno così sistematica.
Lo scavo del Fosso però, per il suo carattere rettilineo,
almeno dopo il Brembo e fino a Castel Liteggio, è verosimile che non seguisse esattamente le linee di confine,
suppur sommarie, delle varie comunità, altrimenti avrebbe assunto un percorso molto più tortuoso. Per ciò è accertato che a sud del Fosso rimasero parti di territorio di
proprietà di bergamaschi, e a volte delle stesse comunità.
Casi simili a quello di Boltiere si riscontrano nelle vicine
Arcene e Ciserano4, che, ancora a inzio ‘900, in territorio
di Pontirolo e Treviglio, possedevano beni comunali. Non
solo beni comunali, si accenava, ma anche di privati, e in
questo caso la vicenda inerente a Boltiere e ad alcune comunità vicine è molto documentata. Privati bergamaschi
possedevano terre in territorio milanese, i cosidetti beni
della cerchietta, sulla quale si aprì una disputa di giurisdizione e liti continue, che si conlusero sono con la fine
della divisione politica tra Repubblica di Venezia e Stato
di Milano. La pace di Lodi, infatti, aveva sancito la piena
*
Dottorando presso l’Università
Bocconi di Milano
1
La bibliografia in merito al Fosso
bergamasco è varia anche se
mancano opere complete che ne
ripercorrano le vicende storiche,
della formazione e del successivo
sviluppo. Oltre ai molti riferimenti e
note storiografiche inserite nei più
svariati volumi, soprattutto relativi
a comunità i cui confini sono segnati
dal Fosso Bergamasco, un riferimento
specifico può essere L. PAGANI (a
cura di), I confini meridionali del
territorio bergamasco nella storia,
Bergamo 1994. Le fonti documentarie
sono altrettante e per lo più sono
conservate presso l’Archivio storico
civico di Bergamo (d’ora in poi BCBg),
nel fondo Camera dei Confini, e
parzialmente presso il fondo confini
dell’Archivio di Stato di Milano (d’ora
in poi ASMi).
2
In merito alle possessioni comunali
oltre il fosso si vedano: ASMi – Censo
PA – cart. 1970 bis e BCBg – Camera
dei Confini – Confini di fosso:
specialmente la Cerchietta – 98 R
5, 19 aprile 1595, 15 giugno 1595,
9 ottobre 1595, 11 giugno 1600, 16
novembre 1643. Preziosa è inoltre
la mappa redatta a metà ‘700 e oggi
esposta nella Sala consigliare del
municipio di Boltire.
3
M ARCHETTI V. (a cura di), Confini dei
comuni del territorio di Bergamo
(1392 – 1395). Trascrizione del Codice
Patetta n. 1387 della Biblioteca
Apostolica Vaticana, Bergamo
1996. Seppure i confini di Boltiere
rimasero sostanzialmente stabili,
la ricognizione trecentesca non
escluse cause tra i paesi confinanti,
pur rimanendo punto di riferimento
anche per i secoli successivi. Un
esempio può essere la lite occorsa
tra Boltiere e Ciserano e conclusasi
il 30 aprile 1607 con un accordo tra
le parti. Con l’atto di pacificazione,
in cui si fa riferimento esplicito al
codice Patetta, si risolse la lite, ad
opera di Pietro Benaglio fu Castello
e Benaglio de Benaglio fu Gerolamo,
deputati dalle controparti a dirimere
la questione. Archivio di Stato di
Bergamo (d’ora in poi ASBg) – Notarile
– filza 6765. Notaio Pietro Zanchi, 30
aprile 1607.
4
Ancora nel ‘700 sono riscontrabili
beni comunali e di privati di Arcene
13
Matteo Di Tullio
nell’area della cerchietta, oltre il
Fosso bergamasco. Si vedano ad
esempio ASBg – Notarile – filza
8182. Notaio Domenico Sangaletti,
15 maggio e 21 agosto 1726, e 22
aprile 1728. Stesso discorso vale per
Ciserano, dove in particolare sembra
fossero contingenti le proprietà
comunali nel comune di Pontirolo.
In merito si vedano ASBg – Notarile
– filza 6765. Notaio Pietro Zanchi, 1
maggio 1606; e M. PAGANINI, Ciserano in
età veneta. Aspetti socio-economici,
in Ciserano: il paese, la sua gente, la
sua storia, Verdello 1994, pp. 118-126.
5
Sulle giurisdizione del podestà di
Caravaggio e le sue competenze in
materia di giustizia si veda M. DI
TULLIO, Un borgo della Geradadda
durante le Guerre d’Italia. La
comunità di Caravaggio nella prima
metà del ‘500, Tesi di laurea,
Università degli studi di Milano, aa
2002-2003, pp. 99-108.
14
6
Alcuni confronti sulle attività di
contrabbando e criminalità in aree di
confine in P. PRETO, Il contrabbando
sul lago di Garda in età veneziana,
in G. BORELLI (a cura di), Un lago,
una civiltà: il Garda, Verona 1983; e
R. DE ROSA, La criminalità ai confini
dello Stato di Milano: il caso della
Geradadda (1559-1598), in Quaderni
della Geradadda, n. 12, Treviglio
2006, pp. 1-43.
7
M ARCHETTI V. e PAGANI L. (a cura di),
Giovanni da Lezze. Descrizione di
Bergamo e suo territorio, 1956,
Bergamo 1988, pag. 440.
autorità dei bergamaschi su quelle terre, pur essendo in
territorio milanese. Ma ripetuti furono i tentativi di inserire quelle terre nei catasti milanesi, ovviamente per
tassarle. Simili furono le vicende del Covello a Romano
e della Calciana superiore, possessione della famiglia
Secco, feudatari milanesi, ma in territorio bergamasco.
Problemi di giurisdizione dei due governi ma anche problemi di gestione per i proprietari di quelle terre,
che dovevano poter varcare il confine giornalmente per
lavorarle o farle lavorare, che dovevano poter far varcare
il confine alle merci prodotte da quelle terre, ma soprattutto che si trovavano spesso usurpati di frutti e vittime
di danni senza poter ottenere sostegno e giustizia. Gli
ufficiali bergamaschi non potevano infatti perseguire reati o gestire cause avvenute fuori dal proprio territorio
e molto spesso gli ufficali milanesi, in specifico il podestà di Caravaggio che era competente nel territorio di
Pontirolo5, non avevano particolare interesse a risolvere
tali cause. È ovvio infatti che in primis avrebbero gestito le cause inerenti alle proprie giurisdizioni e ai propri
sudditi e soprattutto è altrettanto ovvio che poco avvezzi erano a perseguire simili reati, che di contro anche
i bergamaschi commettevano nei confronti dei milanesi.
Era dunque un continuo rinfacciarsi di responsabilità, che
solo a volte, quando il problema si facceva più generalizzato e impellente, trovava un accordo tra i due governi
per la gestione di tali fenomeni, ma che molto spesso
cadeva nelle lungaggini (volute) della giustizia.
Problemi di legalità che si riscontravano non solo a
causa di questi possedimenti oltre confne, ma anche dalla presenza stessa del confine. Come è noto il passaggio
dei confini degli stati d’Antico regime (ma anche degli
attuali) imponeva una tassa da pagare in base agli uomini
e alle merci che li varcavano. Le dogane infatti non erano
solo un importante fonte d’entrata per l’erario, ma anche uno strumento di controllo delle importazioni e delle
esportazioni, che i governi usavano per facilitare e sviluppare le attività nazionali e favorire le importazioni dei
prodotti di cui la produzione interna era carente. Anche a
Boltiere, come noto, v’era una dogana, posta, ove oggi è
l’omonima cascina, a cavallo della strada romana che dal
ponte sull’Adda, proveniendo da Milano, proseguiva verso
Bergamo e appunto a Boltiere aveva il suo attraversamento del confine. Questa dogana ovviamente non garantiva
che il passaggio delle merci fosse per forza obbligato da
tale punto, ma anzi il facile attraversamento del fosso
bergamasco (quasi con un balzo) favoriva azzioni di contrabbando, rendendo la vita delle campagne circostanti il
confine molto attiva6. Attività di contrabbando che spesso, ma non per forza, erano legate ad attività di brigantaggio e di delinquenza: gruppi di loschi individui, vere
proprie organizzazioni del crimine, che si affiancavano a
onesti cittadini, che quasi sempre, soprattutto in periodi
di carestie, si improvvisavano contrabbandieri per caso.
Va riconosciuto infatti che non solo criminali di mestiere
svolgevano illeciti nel cosidetto sfroso di beni, ma che
spesso erano gli abitanti delle terre di confine a svolgere
tali azioni, magari in modo saltuario e spinti da esigenze
reali. Cosa diversa erano le attività criminose sistematiche e organizzate, che certamente erano presenti nei
paesi di confine, spostandosi qua e là o ponendo basi
stabili in particolari periodi e con condizioni favorevoli.
Non stupisce, dunque, che una delle leggende più note
e più raccontante dai boltieresi sia quella del Maerù; il
brigante che infestava con la sua banda le campagne del
territorio, raziando di viveri la popolazione e rapendo le
donne del luogo. Una leggenda e certo tutte le leggende
sono fantasia, ma la fantasia prende spunto dal vissuto e
le esagerazioni non devono nascondere il fondo di verità.
Magari non con lo stesso nome, magari con toni meno
crudeli e soprattutto senza riapparizzioni sottoforma di
fantasma dopo la sua morte, ma di certo uno o più Maerù
a Boltiere, e in generale in tutte le aree di confine, esistettero con le attività di contrabbando e delinquenziali,
che questa vita al margine portava con se. Così chiosava
il Capitano Da Lezze nel 1596:
(…) [i boltieresi] sono danneggiati da bariselli volendo danari con bravarie (…).7
Il Fosso bergamasco è sicuramente il confine per
eccellenza dei boltieresi, perché appunto segna dal tardo
Medioevo un confine di Stato. Ma altrettanto significativi
sono alcuni confini per così dire interni allo stesso contado bergamasco e alla stessa Serenissima. Ci si riferisce in
specifico alla divisione del contado bergamasco in factae
durante l’età comunale e in Quadre d’età veneziana, che
altrettanto influenza il legame tra Boltere e altre comunità. Boltiere, parte della facta di Porta S. Stefano e successivamente della Quadra di Mezzo, era, anche in que-
Introduzione. Uno sguardo all’età preindustriale
sto caso, un paese di confine, posto all’estremo sud-ovest
di queste, confinando con Brembate e la facta di Porta S.
Alessandro, poi Quadra dell’Isola8. A ciò va sicuramente
fatta risalire la difficoltà e la quasi assenza di relazioni tra Boltiere e i vicini paesi dell’Isola bergamasca, anche con la stessa Brembate di cui Boltiere è confinante.
Difficoltà di relazioni riscontrabili non solo e non tanto
nel rapporto tra le due popolazioni, che è spesso fonte di
un campanilismo che in realtà si riflette anche con le altre comunità, ma soprattutto a livello istituzionale, dove
invece la scelta e lo sguardo ricade più verso gli attuali comuni dell’area di Zingonia. Intediamoci come ovvio
Zingonia non esisteva nemmeno come embrione d’idea,
ma Verdello era il centro amministrativo di riferimento
per quest’area della Quadra di Mezzo, e dunque a quel
comune e a quelli di quell’area Boltiere tende (e tenderà in seguito) a guardare, con l’aggiunta, in tempi molto
successivi però, e a seguito degli sviluppi dell’omonima
industria, di Dalmine. Una tendenza sicuramente favorita
anche dalle evoluzioni in ambito religioso. Boltiere era infatti parte della pieve di Pontirolo9, con sede nell’attuale
Canonica d’Adda, che a fine ‘500 fu smembrata per volontà del cardinale Carlo Borromeo, arcivesco di Milano,
di cui la pieve facceva parte, nei tre vicariati Verdello,
Treviglio e Trezzo. Boltiere da allora, pur continuando ad
essere parte della diocesi di Milano fino a metà del XVIII
secolo, fece parte del vicariato di Verdello, con una coincidenza dunque tra distreto civile e religioso.
Suddivisioni amministrative del territorio bergamasco che di fatto vengono confermate anche dalle dominazioni successive, quando il Fosso cessa la sua funzione di
confine di stato, e Bergamo entra a far parte di compagini statali molto più ampie. Sarà così per le suddivisioni
amministrative del periodo napoleonico10, Lombardo-veneto e del nascituro Regno d’Italia. Durante tutte queste
dominazioni Boltiere risulta comunità autonoma e solo in
periodo napoleonico, all’interno di un quadro più ampio
di aggregazione dei comuni voluta dalla nuova dominante, Boltiere divenne con Ciserano frazione di Osio Sotto.
La cosa provocò ovvi problemi, dovuti certamente allo
scontento della perdita di un’autonomia amministrativa,
in particolare per la gestione delle non indifferenti proprietà comunali. Del 14 maggio 1814 è infatti una supplica
degli abitanti di Boltiere, che denunciarono alla Reggenza
del Governo provvisorio, come ad opera dei due paesi
aggregati, Boltiere
(…) si vide spogliata delle loro antiche rendite, che
la indennizzavano da ogni comunale aggravio e che tal
volta portavano in seno alle povere famiglie de considerabili soccorsi (…)11
Non va dunque sottovalutata questa divisione interna al contado bergamasco, né tantomeno l’ulteriore
ruolo di confine giocato da Boltiere. Un confine meno
problematico del primo, ma pur sempre un confine che
segna e influisce sulla sguardo di Boltiere nei confronti
del territorio circostante e segna il legame e l’inserimento di questa comunità in un area ben precisa, che non a
caso permane anche quando questi confini storici vengono cancellati.
Rappresentarsi: l’istituzione comunale in età Moderna
Le istituzioni comunali (o meglio comunitarie) in
area rurale iniziarono a formarsi attorno all’X-XI secolo,
quando, anche a seguito della formazione dei comuni
cittadini, i residenti del contado scelsero di darsi propri
rappresentati, che gestissero i beni comuali, provvedessero alle necessità comuni e rappresentassero il complesso della comunità presso gli organi di governo12. Essendo
istituzioni nate dal basso, le comunità rurali assunsero
forme variegate, secondo le scelte e le priorità degli abitanti di un luogo, che molto spesso fissarono le regole
di funzionamento di queste istuzioni in appositi statuti13.
Nei vari contadi d’Italia le vicende di riconoscimento o
limitazione delle autonomie locali furono altrettanto variegate, con aree in cui si tese ad una omologazione delle forme amministrative, a fronte di una forte presenza
della città sul contado, e altre in cui le comunità rurali
riuscirono, grazie a posizioni strategiche, caratteristiche
economiche o altro, a mantenere vive le proprie autonomie e i propri statuti14.
Non è databile la nascita dell’istituzione comunitaria di Boltiere, come difficilmente lo è per gli altri luoghi,
ciò che è però affermabile con certezza è che anche i
vicini boltieresi si dettero una forma di rappresentaza,
presumibilmente redigendo appositi statuti, che col tempo dovettero però perdere d’importanza, per la defini-
8
Tra i tanti lavori che trattano
del tema della divisione in quadre
del contado bergamasco, si veda
B. BELOTTI, Storia di Bergamo e dei
bergamaschi, vol. III, Bergamo 1959,
p. 12.
9
Sulla pieve di Pontirolo si veda L.
SANT’A MBROGIO, Ricerche sulla pieve di
Pontirolo nel secondo ‘400, Tesi di
laurea, rel. G. Chittolini, Università
degli Studi di Milano, aa. 1998/1999.
10
Durante la prima repubblica
Cisalpiana (1798) Boltiere fu parte del
Distretto di Verdello, che mutò nome
e confine nel settembre dello stesso
anno in Distretto del Serio e Brembo,
pur restando Boltiere al confine
sud-ovest di questo. Qualcosa muta
con la II Repubblica Cisalpiana (1801)
quando la divsione incluse Boltiere
nel Distretto I di Bergamo, includendo
però nello stesso anche i comuni
dell’Isola, e divenendo dunque
Boltiere solo confine meridionale
e non più ad ovest. Un ritorno al
passato fu la divisione sotto al Regno
d’Italia (1805), con la riedizione del
Cantone di Verdello, seppur come
parte del distretto II di Treviglio,
suddivisione confermata nel 1809. Cfr
O. BELOTTI e P. OSCAR, Atlante storico
del territorio bergamasco, Bergamo
2000.
11
ASMi – Censo PM – cart. 1017, 14
maggio 1814. La supplica in oggetto fu
firmata da:
Giovanni Arnoldi, consigliere;
Francesco Lanzeni, consigliere;
Bartolomeo Zeno, consigliere; Paolo
Benaglio, anziano comunale; Bartolo
Adelasi; Don Antonio Solari, parroco;
Luigi Agosti, P; Giuseppe Vincenzi, P
Giuseppe Maria Longhi, P; Don
Ottavio Carminati, P; Parisio Arnoldi,
P; Natale Arnoldi, P; Defendente
Moioli, P; Pietro Arnoldi, P; Gio
Battista Vincenti, P; Batista Arnoldi,
P; Don Andrea Testa, P; Giovanni
Pecis, P; Giacomo Cavaleri, P; Gio
Maria Pecis, P; Paolo Rotta, P; Paolo
Simone Cossali, P; Fra Gio Battista
Mandelli, P; Placido Ferrari, P; Carlo
Bonelli; Giovanni Scotti; Pietro
Cattaneo; Defendente Cavalleri,
P; Giuseppe Lanzeni, P; Francesco
Peliccioli, P; Gio Bono Cavagna,
P; Giovanni Lanzeni, P; Giovanni
Lanzeni, P; Francesco Arnoli, P.
P = Possidente
15
Matteo Di Tullio
12
Cfr. F. SINATTI D’A MICO e C. VIOLANTE
(a cura di), Studi sulle origini del
comune rurale, Milano 1978.
13
In merito agli statuti d’area
lombarda si veda L. CHIPPA M AURI (a
cura di), Statuti rurali lombardi
del secolo XIII, Milano 2004. Per la
bergamasca si vedano G. CHITTOLINI,
Legislazioni statutarie e autonomie
nella pianura bergasca, in Città,
comunità e feudi negli Stati dell’Italia
centro-settentrionale (sec. XIV-XVI),
Milano 1996, pp. 105-125; M. CORTESI,
Statuti rurali e statuti di valle. La
provincia di Bergamo nei secoli XIIIXVIII, Bergamo 1983 e ID., Gli statuti
della Valle Brembana superiore
del 1468, Bergamo 1994. Per un
riferimento più generale G. CHITTOLINI
e D. WILLOWET, Statuti, città e territori
in Italia e Germania tra medioevo ed
età Moderna, Bologna 1991.
14
16
G. CHITTOLINI, Città, comunità ...,
cit.; ID. (a cura di), La crisi degli
ordinamenti comunali e le origini
dello stato del Rinascimento, Bologna
1979; ID., La formazione dello stato
regionale e le istituzioni del contado
(sec. XIV-XV), Torino 1979 e ID.,
Poteri rurali e poteri feudali-signorili
nelle campagne dell’Italia centrosettentrionale tra tardo medioevo
e prima età moderna, in Società e
Storia, n. 81, Milano 1998, pp. 473510.
15
Su fiscalità della Repubblica di
Venezia si veda G. BORELLI, P. L ANARO
e F. VECCHIATO (a cura di ), Il sistema
fiscale veneto, problemi e aspetti.
XV-XVIII sec., Verona 1982. Per la
bergamasca in particolare si vedano
P. M AINONI, Le radici della discordia.
Ricerche sulla fiscalità a Bergamo
tra XIII e XV secolo, Milano 1997 e
AA. VV., Venezia e la terraferma.
Economia e società, Bergamo: terra
di S. Marco, Quaderni di studi, fonti
e biblografia, n. 3, Bergamo 1989; in
particolare il saggio di M. K NAPTON,
Il sistema fiscale nello stato di
Terraferma, secoli XIV-XVIII. Cenni
generali, pp. 9-30.
16
Cfr. nota 13 del presente testo.
17
Sull’argomento si veda in
particolare I. PEDERZANI, Venezia e lo
“Stato di Terraferma”. Il governo
delle comunità nel territorio
bergamasco (sec. XV – XVIII), Milano
1992.
zione delle istituzioni comunitarie e in materia fiscale,
tanto che, almeno a partire dal XV secolo, il riferimento
per tali materie furono gli statuti della città di Bergamo.
La vicenda, che non coinvolse ovviamente solo la comunità di Boltiere, ma molte altre del piano bergamasco, si
inserisce nel più ampio scontro/dialettica città-contado,
attraverso il quale la città dominante cercava di imporre
il proprio potere sulle località della campagna circostante, con ovvia resistenza di queste ultime. Il controllo e la
disciplina delle forme di amministrazione e soprattutto
del prelievo fiscale15 erano fondamentali per allungare il
potere della città sulle terre circostanti. Uno scontro/dialettica che mutò con la nascita degli stati regionali, quando alla contrapposizione città-campagna si affiancò quella di città dominante-città suddite, con possibilità per le
comunità rurali di ottenere sostengo per rivendicare e
ottenere libertà rispetto al capoluogo di contado16. Una
situazione della quale non sembrò godere particolarmente Boltiere, dove a poco a poco al potere di Begamo si
sostituì quello della Serenissima, sempre amministrato e
governato da Bergamo, ma con ordini e scelte che dipendevano sempre più da Venezia17.
Ciò è riscontrabile da due atti di nomina del console e
dei sindaci di fine ‘400, nei quali si fa riferimento al fatto
che tali elezioni erano eseguite in base agli statuti della
città di Bergamo, a significare appunto che Boltiere non
ne aveva di propri, o meglio poneva come base giuridica
all’elezione le norme della città capoluogo18. I due atti
citati informano di altre particolarità importanti relativamente alle istituzioni boltieresi. Anzitutto, data l’esiguità
demografica19, il principale organo politico-istituzionale
era l’assemblea dei capifamiglia o consiglio generale,
mentre non vi sono tracce di consigli ristretti, più tipici
di paesi con maggior numero di abitati. Al consiglio generale erano deputati tutti gli indirizzi politici per il governo e l’amministrazione di Boltiere e perciò era riunito
periodicamente per stabilire le necessità del momento.
Una volta l’anno (in gennaio) l’assemblea si riuniva per
eleggere il console e due sindaci, esecutori delle volontà
dell’assemblea, che appunto duravano in carica un’anno.
Al console spettavano 16 lire imperiali l’anno per il proprio mandato, mentre ai due sindaci 20 soldi l’uno20. Il
console era appunto l’apice dell’amministrazione, agendo
però sempre su delega e per mandato dell’assemblea dei
capifamiglia. Oltre alle incombenze speciali, frutto delle
situazioni occasionali, di regola a lui spettava la gestione
dei negoti della comunità, l’obbligo di denuncia degli atti
criminosi compiuti sul territorio alle autorità di Bergamo
e il rispetto di tutti gli ordini emanati dalle autorità cittadine o dal governo della Serenissima.
La forma di rappresentanza e i compiti di amministrazione esposti dovettero mutare a fine del XVI secolo,
quando Boltiere si trovò di fronte ad un notevole incremento demografico e per tanto dovette assumere nuove
forme di rappresentanza21. Un atto di sindacato del 30
aprile 1606 dà nota della nuova stuttura amministrativa di Boltiere22. All’assemblea dei capifamiglia si affianca
un consiglio minore, composto da dieci consiglieri, eletti
dal consiglio generale a scuritinio segreto, con carica di
un’anno. Di questi consiglieri, due venivano eletti sindaci, sempre a scrutinio segreto, con incarico anche di tesorieri. I sindaci avevano le stesse funzioni del periodo
precedente: la gestione di cause, liti e controversie, civili
e criminali, che avessero coinvolto la comunità; l’obbligo
di comparire, in rappresentanza della comunità, presso
tutte le sedi deputate alle cause; e la riscossione dei crediti della comunità. Incarichi simili a quelli del console,
posto come in predenza all’apice dell’aministrazione ed
eletto dai capifamiglia, in appostito sindacato. A queste
figure già nominate se ne affiancavano alcune altre, non
citate nell’atto d’inizio Seicento, ma sicuramente presenti: un cancelliere, notaio, che curava la redazione e la
conservazione degli atti ufficali della comunità e almeno
un camparo, custode delle terre, acque e possessioni da
danneggiamenti da parte di terzi. Per il resto si possono
solo avanzare ipotesi, mancando ogni copia degli statuti
locali, giacché sicuramente altre figure legate all’amministazione pubblica dovevano essere presenti (custodi delle
strade, banditore, pubblici servitori, ... ).
L’assetto istituzionale avviato al calare del XVI secolo rimase sostanzialmente immutato negli anni successivi, con però alcune modifiche imposte dalla Serenissima
a metà del XVIII secolo, quando anche Boltiere fu coinvolta in un processo di riforma delle amministrazioni comunitarie della bergamasca, conseguenza del moltiplicarsi
degli episodi di malgoverno. Le cause, che variavano da
una località all’altra, sono riassumibili negli abusi da parte di alcune famiglie originarie, da troppo tempo uniche
a gestiere la cosa pubblica, con grave danno per i beni
comunali e nelle diatribe sull’imposizione della tassazio-
Stal del Zoia, il solaio della casa padronale.
17
Stal del Zoia, casa padronale, la dispensa.
Matteo Di Tullio
18
ASBg – Notarile – filza 250. Notaio
Giovanni Francesco Suardi, 10
febbraio 1486 e 28 gennaio 1487.
18
19
Negli anni ’80 del ‘400 a Boltiere
dovevano risiedere circa 100
persone, ciò fa intuire la mancata
necessità di un consiglio della
comunità diverso dal consiglio dei
capi-famiglia, essendo quest’ultima
assemblea ridotta nel numero. Il
dato è ricavabile dai due atti citati
in precedenza (ASBg – Notarile – filza
250. Notaio Giovanni Francesco
Suardi, 10 febbraio 1486 e 28 gennaio
1487), nei quali compaiono 12 capifamiglia, definiti più di due delle tre
parti dei vicini di Boltire. Fatto un
rapido calcolo, nella migliore delle
ipotesi i capi-famigia non erano più di
18, che moltiplicati per 5/6 persone
per famiglia, fanno un totale di circa
100 abitanti. I capifamiglia boltieresi
presenti il 28 gennaio 1487 furono:
Stefano fu Guglielmi de Cornello,
Bartolomeo fu Marcandi de Triviolo,
Pellegrino fu Francesco de Coloniola,
Giovanni fu Arnoldi de Bruntino,
Bartolomeo fu Toniolo de Cavaneis,
Sandrino fu Venturino de Bonzanis de
Osio, Francesco fu Paolo de Musinis
de Trevilio abitante de bulterio,
Giovanni fu Bertramo de Contis de
Pontirolo abitante a Boltiere, Antonio
figlio di Martino de Cornello, Martino
fu Mazoli de Mia, Zentilinus fu Fermo
de Cavaneis et Martino figlio di Marci
Franere. Sulla composizione delle
famiglie in età moderna si veda il
paragrafo successivo.
20
I compesi degli amministratori
erano mutati a fine ‘500 in 25 lire
per il console e 10 lire per ognuno
dei due sindaci. A loro si aggiungeva,
nell’ammistrazione del comune,
uno scrittor (un notaio, che doveva
redigere tutti gli atti amministrativi),
con 10 lire l’anno. M ARCHETTI V. e PAGANI
L. (a cura di), Giovanni da Lezze.
Descrizione ..., cit. pag. 440.
21
Sulla demografica dell’ultimo
quarto del ‘500 si veda il paragrafo
successivo. Non è chiaro ovviamente
a quando risalga tale incremento
è però significativa l’annotazione
del Da Lezze nel 1595, che indicava
come reggenti del governo locale
solo 1 console, 2 sindaci e 1 scrivano.
Attorno a quegli anni dovette essere
però stabilita questa riforma, anche
se non è dato sapere la data precisa.
ne centrale a livello locale23.
L’interesse della dominante ovviamente era legato
all’evitare episodi di malgoverno in funzione sia di tutela del propiro dominio, evitando malumori generalizzati,
sia per evitare l’abuso dei beni comuni, con conseguente contrazione delle entrate pubbliche. Tali erano infatti fondamentali per poter gestire le necessità a livello
locale (in materia di lavori pubblici, ma anche di carità
e assistenza ai bisognosi) e molto spesso anche al pagamento di parte dei carichi fiscali. L’obiettivo dei capitani
di Bergamo, con l’avvallo di Venezia, fu di ampliare l’accesso ai consigli di comunità e di fare in modo che in essi
giocassero un ruolo di controllo importante gli estimati,
cioè coloro che possedevano terre nel comune, che avevano interessi notevoli sia nell’uso delle terre comuni, sia
nella suddivisione dei carichi fiscali; venendo a mancare
parte delle entrate comunali i carichi sarebbero aumentati per ogni vicino e in particolare per gli estimati: per
tale motivo il controllo sull’amministrazione pubblica dei
possidenti avrebbe dovuto avere una funzione di garanzia
per il governo centrale.
I primi capitoli “per la buona direzzione et amministrazione del comune di Boltiere” furono redatti il 22 aprle 1749 dall’allora capitano e vice podestà di Bergamo,
Alvise Contarini e approvati il 17 maggio di quell’anno
dal Senato di Venezia24. Il Contarini impose ai boltieresi
alcune regole chiare, ma allo stesso tempo perentorie,
per evitare “(…) li gravi disordini da lunga serie d’anni corsi con arbitrarie disposizioni delle Rendite di quel
Comune (…)”. In particolare impose ai dieci deputati del
consiglio minore di eleggere ogni anno altri sei vicini utili a sostiuire alcuni di loro in caso di necessità, con obbligo per tutti gli eletti, compresi i sindaci, di non poter
essere rieletti per un periodo di due anni. Il capitolo
II modificava l’elezione del tesoriere, del console e del
camparo, cariche che dovevano essere poste a pubblico
incanto e affidate a chi offriva di ricoprirle con il minor
compenso. Con i successivi quattro capitoli si definivano
puntigliosamente i compiti del cancelliere, che sarebbe
durato in carica tre anni. A quest’ultimo spettava un salario di 80 lire l’anno, a fronte del quale avrebbe dovuto:
mantenere la custodia e la cura dell’archivio degli atti
comunali; compilare costantemente i registri degli atti
del consiglio minore e di quello generale, degli incanti
pubblici, affittanze e salari, delle entrate e delle uscite
e curare con l’ausilio dei sindaci l’inventario di tutti i
beni mobili e delle attrezzature della comunità; doveva
inoltre preparare ogni anno il libro degli scoderoli (esattori delle tasse), segnando su di esso le imposte dovute
da ogni contribuente, utile appunto all’effettivo e corretto prelievo fiscale, conservando tale libro per un anno
con allegate le bollette di avvenuta riscossione. Al fine
del controllo della gestione contabile il consiglio minore
doveva eleggere ogni anno due persone tra i maggiori
estimati del paese, con compito di vigilare sulla gestione dei denari pubblici. Si aggiungeva inoltre, al capitolo
VII, che gli amministratori non potevano utilizzare le entrate del comune per il sostentamento delle opere pie,
giacché tali denari erano utili alla gestione degli aggravi
pubblici, con obbligo di mantere ciò che avanzava in cassa per far fronte ad eventuali cattive annate. Volontà di
partecipazione collettiva e di trasparenza amministrativa ribadita nel capitolo VIII, con il quale si imponeva,
in caso di consiglio generale, di esporre sulla pubblica
piazza per almeno tre giorni gli argomenti da trattare,
così da poter dare modo agli intervenuti di conoscere le
discussioni del giorno.
Le disposizioni del Contarini avevano dunque un preciso
scopo di riordino dell’amministrazione pubblica boltierese, che evidentemente era stata poco oculata negli
anni precedenti. Come già accennato simili provvedimenti colpirono tutta la provincia bergamasca, anche
se si concentrarono in particolare nelle valli, dove maggiori erano le facoltà di autonomia degli organi comunitari rispetto al controllo della città. Nel piano tale fenomeno fu più limitato, anche se oltre a Botiere furono
coinvolti i comuni di Calcinate, Bolgare, Bagnatica, Villa
d’Adda, Calusco e Carvico.
Nonostante l’opera del Contarini, la riforma dell’amministrazione boltierese non si concluse in quell’anno, essendo necessario un ulteriore intervento del
Podestà e vice-capitano di Bergamo, Agostino Maffei,
che il 22 settembre 1751 promulgò dei nuovi capitoli25.
Oltre al richiamo delle disposizioni precedenti, il Maffei
annullò una delibera del sindacato generale di Boltiere,
con la quale si era stabilito di pagare 25 scudi l’anno di
salario all’organista della parrocchiale, contravvenendo
però alle disposizioni del capitolo VII degli Ordini del
1749. Obbligò inoltre il consiglio a sostituire un membro
forestiero, Francesco Mangili, residente a Boltiere solo
Introduzione. Uno sguardo all’età preindustriale
Figura 1. Sintesi della stuttura amministrativa boltierese (sec. XV - XVIII)
Un dato significativo di per sé sul
numero d’abitanti ha Boltiere è però
il differente numero di capifamiglia
presenti al sindacato in oggetto: 40,
contro i 12 presenti a fine ‘400.
22
ASBg – Notarile – filza 6765. Notaio
Pietro Zanchi, 30 aprile 1606.
23
Sull’argomento si veda I. PEDERZANI,
Venezia e lo “Stato di Terraferma” ...,
cit., pp. 408-423.
24
Capitoli e regole per la buona
direzione et amministrazione del
Comune di Boltiere e luoghi pii in
esso eretti. Stabiliti dall’Ill.mo et
eccell.mo signor Alvise Contarini,
capitano e vice-podetà di Begamo,
Bergamo 1749.
25
Ordini formati da Agostino Maffei
podestà e vice-capitano di Bergamo
per il comune di Boltiere, Bergamo
1751.
19
Matteo Di Tullio
20
28
Il dibattito si è accentrato
particolarmente sulla possibilità di
studiare la popolazione e le famiglie,
che sono entità dinamiche, attraverso
una fonte statistica, che è appunto
statica. Si vedano in particolare L.
DEL PANTA e R. RETTAROLI, Introduzione
alla demografia storica, Bari 1994
e G. COPPOLA e C. GRANDI, La conta
delle anime. Popolazioni e registri
parrochiali: questioni di metodo ed
esperienze, Bologna 1989.
1574
Risiedere: la popolazione nell’ultimo quarto del
XVI secolo
Trattando in questa sede d’età Moderna e potendo disporre di alcuni documenti d’eccezione è parso
utile analizzare la popolazione boltierese al finire del
XVI secolo, cercando di valutarne non solo la consistenza demografica, ma anche le principali caratteristiche. Il riferimento documentario è una serie di tre
Stati delle anime (1574, 1579 e 1575)26 ancora conservati presso l’Archivio della Curia Arcivescovile di Milano,
diocesi alla quale Boltiere faceva capo27. È parso utile
valutare tali documenti non solo perché sono le prime
vere stime complete della popolazione boltierese, ma
perché ad oggi non sono stati ritrovati altri documenti
simili ne censimenti di sorta per tutta l’età Moderna.
La fortuna ha inoltre voluto che si conservassero due
Stati delle anime molto vicini alla cosidetta peste di S.
Carlo, verificatasi nel bergamasco nel 1576, così da poterne valutare gli effetti sulla popolazione boltierese.
Sull’utilità e la validità dei dati demografici ricavabili
dagli Stati delle anime il dibattito storiografico è stato
molto intenso, anche se sostanzialmente si è concordi
nel definire l’eccezionalità e la validità dei dati forniti da questa fonte, rimanendo invece più accesa la
discussione sul metodo per utilizzarli28. L’eccezionale
sarebbe poter incrociare tale fonte con altre, sempre
di natura ecclesiastica: i registri dei battesimi (nati),
dei matrimoni e delle sepolture (morti); utili a fornire dati maggiori e migliori rispetto all’andamento della popolazione. L’assenza (o meglio la presenza solo
frammentaria e parziale) di tali registri, per gli anni
considerati, non permette tale confronto, anche se,
come si vedrà, possono essere comunque avanzate alcune considerazioni sul trend di crescita, seppure con
le dovute cautele.
Nella tabella seguente sono stati aggregati alcuni dati
salienti tratti dalla lettura e analisi dei tre documenti.
1579
%
1595
%
Quantità
Archivio della Curia Arcivescovile di
Milano (d’ora in poi ACAMi) – Archivio
spirituale – sez X – vol IV (Pieve di
Verdello, aa 1564 – 1608). Gli Stati
delle Anime sono dei veri e propri
censimenti, redatti dai parroci,
che annualmente (prima di Pasqua
di norma e prima di Natale per il
rito ambrosiano) o in occasione di
una visita pastorale, redigevano
per valutare lo stato (comunione,
confessione, cresima) delle anime
(abitanti) sottoposti alla propria
cura. Per gli studi di demografia
storica sono documenti di eccezionale
valore, non esistendo all’epoca
un’anagrafe civile. Tali documenti
sono tra i pochissimi (con censimenti
di bocche e biade) che permettono
uno studio della popolazione, ma
di più sono eccezzionali per le
caratteristiche con cui venivano
redatti. La popolazione era infatti
divisa per famiglie, era indicata l’età
e molto spesso la professione, anche
se solo del capo famiglia.
Tabella 1. La popolazione a Boltiere (aa. 1574, 1579,
1595)
Quantità
27
da un’anno, a favore di uno estimato, a maggiore garanzia dell’interesse pubblico. Ribadì infine il divieto per
gli amministratori di impegnare i beni comunali utili al
pascolo e al beneficio di tutti gli abitanti e soprattutto
la loro alienazione.
Quantità
26
Per la trascrizione integrale dei tre
Stati delle anime si veda l’appendice
al presente libro.
%
Fuochi
51
51
55
Anime
255
237
259
Maschi
123
48,2
118
49,8
130
50,2
Femmine
132
51,8
119
50,2
129
49,8
Oltre i 50 anni
13
5,0
15
6,3
26
10,0
Bambini (0-12)
85
33,3
63
26,5
66
25,5
Bambini (0-4)
28
11,0
28
11,8
19
7,3
Bambini (5-12)
57
22,3
35
14,7
47
18,2
2
0,8
6
2,5
9
3,5
Famigli
Media anime
per fuoco
5,0
4,6
4,7
Media figli per
coppia
2,6
2,03
1,95
0,93
0,99
1,007
Tasso di
mascolinità
Introduzione. Uno sguardo all’età preindustriale
La lettura dei dati permette di avanzare alcune considerazioni interessanti. Anzitutto la popolazione nel ventennio analizzato rimase sostanzialemente costate in termini
di valori assoluti. Il numero dei fuochi29 si trova tra 51 e
55 unità, così la popolazione tra 237 e 259 abitanti30. Ciò
è particolarmete interessante proprio perché i primi due
dati (1574 e 1579), come accennato, sono posti a cavallo
della peste di S. Carlo (1576). Ciò fa intuire una scarsa influenza di quell’epidemia nel territorio di Boltiere, che di
fatto sembra fu percepita solo marginalmente, con caratteri poco rilevanti, tanto che la popolazione sembra non
subire crisi particolari. Le uniche tracce di tale epidemia
si riscontrano nei dati relativi alla popolazione infatile,
che subisce un calo abbastanza significativo sia in termini
relativi che percentuali (da 85 a 63 unità e dal 33,3 al 26,5
%). Tale scarto fu più considerevole nella fascia d’età 0-4
anni, quella ovviamente più soggetta al rischio dell’epidemia, dove i valori sono quasi dimezzati (da 57 a 35 unità e
da 22,3 al 14,7%).
Non vanno però enfatizzate troppo tali differenze, giacché dati simili sulla popolazione infantile emergono anche
dallo Stato delle anime del 1595, seppure in questo caso
in relazione ad un invecchiamento della popolazione. Gli
over 50 infatti erano il 10% della popolazione totale, il
doppio rispetto al 1574 e poco meno rispetto al 1579. Un
invecchiamento della popolazione che sembra confermato
anche dalla media di anime per famiglia, attestata al 4,7
nel 1595; valore simile al 1579, dove appunto si è notato un
calo della popolazione minore ai 12 anni, e leggermente
distante dal 1574, quando tale media si attestava a 5. La
stessa considerazione sembra fornirla il dato sulla media
di figli per coppia, più elevato nel 1574 rispetto agli anni
successivi (2,6 – 2,03 – 1,95). In tal senso, anche se in modo
quasi impercettibile, sembra tendere anche il tasso di mascolinità, lasciando intendere una maggiore vulnerabilità
delle donne (oltre che dei bambini) in periodi di epidemie.
Lo scarto è minimo, come già accennato, ma pur sempre
presente e sicuramente non casuale. In merito a quest’ultimo tasso, va aggiunto che le dinamiche boltieresi non
sono molto dissimili (come prevedibile) da quelle della
zona circostante, dove la percentuale di maschi si attesta
al 48% della popolazione31. In controtendenza è invece il
dato sul la presenza di servitori nelle famiglie boltieresi, decisamente pochi, fatta forse eccezione per il 1595.
Nella zona infatti era consistente la presenza di famigli
(cioè di adetti alle attività agricole) e di servi (addetti invece alla casa e alla cura dei padroni), solitamente giovani
che svolgevano attività di servizio prima del matrimonio.
La peculiarità di Boltiere risiede verosimilmente, come
si vedrà meglio in seguito, nella tipologia di professioni
predominanti, essendo poche le famiglie massarili, dove
maggiormente si ritrovano i famigli, utili a riequilibrare
la forza lavoro dei membri di una famiglia rispetto agli
appezzamenti da coltivare. Per lo più le poche famiglie
massarili boltieresi erano formate, già di loro, da molti
membri, per ciò il ricorso al famulato è relativo e solo
sporadico32. Boltiere in questo caso sembra avvicinarsi di
più alla situazione dei vicini paesi dell’Isola, dove appunto
il lavoro servile era marginale33.
Per il resto si possono avanzare alcune considerazioni
relative alla peculiarità di Boltiere rispetto alla tendenza generale della popolazione in età Moderna34. Si è già
accennato al valore della media di abitanti per famiglia,
attestata nei tre anni considerati in una forbice che va da
4,7 a 5. Questi dati sono sicuramente in linea con le tendenze generali (che come tutte le generalizzazioni vanno
considerate con cautela e verificate nei casi particolari).
Data l’alta mortalità infantile e la breve durata della vita,
infatti, la media degli abitanti si aggirava attorno alle 5/6
persone per fuoco, come hanno dimostrato in merito in
particolare gli studi di Peter Laslett e della cosidetta scuola di Cambridge35. In linea con la tendenza generale appare anche la percentuale di popolazione inferiore ai 12
anni, almeno per il 1574 (33,3%), essendo tipico dell’età
preindustriale che tale fascia della popolazione ne rappresentasse un terzo del totale36.
Un ultima considerazione, in merito ai dati riportati, riguarda un errore (sicuramente materiale) del capitano
Giovanni Da Lezze, in merito alle sue stime sulla popolazione boltierese. Nella sua famosa descrizione del bergamasco, redatta nel 1596, il Da Lezze attestava a 1030
abitanti la popolazione e a 270 il numero di fuochi37. Il
dato, che già appariva molto strano se confrontato con la
popolazione dei paesi limitrofi, è di fatto smentito dallo
Stato delle anime del 1595. Sarebbe infatti ingiustificato
un salto della popolazione così elevato da un anno all’altro; per di più, a conferma, v’è un ulteriore Stato delle
anime, non considerato in questa sede, databile verosimilmente al 1596, nel quale la stima della popolazione non
supera le 280 unità38. La cosa, di per sé poco rilevante,
29
Si utilizza il termine fuochi, per
evitare di equiparare la famiglia
dell’età preindustriale a quella
odierna. Come ha rilevato Ernst
Hinrichs, infatti, il termine famiglia
induce a pensare ad un sistema
di rapporti di parentela, cosa non
adatta per l’età preindustriale, dove
l’appartenenza ad una famiglia non
era stabilita dai rapporti di parentela,
bensì dalla funzione del soggetto nel
quadro dell’organizzazione del lavoro.
La famiglia era un’associazione
di persone capeggiata dal pater
familias, che la rappresentava in
tutto e per tutto, e che vivevano
sotto uno stesso tetto, e attorno
ad un unico focolare, assolvendo
determinati compiti di produzione.
Cfr. ERNST HINRICHS, Alle origini dell’età
moderna, Roma-Bari 1998, pp. 22-24.
30
A titolo di confronto riportiamo i
dati relativi agli abitanti della zona
limitrofa a Boltiere per l’anno 1574,
raccolti da C. GIOIA, Lavoradori et
brazenti, senza trafichi né mercanzie.
Padroni, masari e braccianti nel
Bergamasco del Cinquecento, Milano
2004, pag. 39 e nota 52.
Brembate, 440; Capriate, 277; S.
Gervasio, 233; Grignano, 194; Osio
Sotto, 524; Levate, 521; Mariano,
253; Ciserano, 436; Sforzatica, 197;
Verdellino, 143.
Sull’andamento demografico della
bergamasca si veda inoltre F. SABA,
La popolazione del territorio di
Bergamo nei secoli XVI-XVIII, in Storia
economica e sociale di Bergamo,
vol. I, Il Tempo della Serenissima.
L’immagine della bergamasca,
Bergamo 1993, pp. 215-273.
31
C. GIOIA, Lavoradori et brazenti ...,
cit. pag. 40, tab. 3.
32
Sul famulato si veda F. LEVEROTTI,
Alcune osservazioni sulle strutture
delle famiglie contadine nell’Italia
padana del Basso Medioevo a partire
dal famulato, in Popolazione e
storia, fasc. 2, 2002; P. L ASLETT, Servi
e servizio nella stuttura sociale
europea, in Quaderni Storici n.
68, 1988, pp. 345-354; F. REGGIANI,
Domestici e domesticità: Marginalità
ad un tema emergente, in Società
e Storia, n. 43, 1989, pp. 133-164;
per Boltiere e la zona limitrofa si
veda inoltre C. GIOIA, Lavoradori et
brazenti ..., cit. pp. 52-55.
21
22
Stal del Beretta.
Stal del Beliotti.
Introduzione. Uno sguardo all’età preindustriale
risulta degna di nota, se si considera che, la descrizione
del Da Lezze, è una delle poche stime della popolazione
bergamasca a noi pervenute e pertanto molto spesso citata e utilizzata dagli studiosi.
Grazie all’analisi degli Stati delle anime è stato possibile inoltre valutare quali tipologie di famiglie fossero
presenti a Boltire. Nella tabella seguente sono riportate le
varie tipologie in cui erano suddivisi i fuochi, seguendo la
classificazione di Peter Laslett39.
Fuochi
Nucleari
Estese
%
1579
1595
Quantità
Quantità
1574
Quantità
Tabella 2. Tipologie di famiglie a Boltire (aa. 1574,
1579, 1595)
%
51
51
55
35 68,6
32 62,7
39
7
13,7
11
21,6
%
70,9
8 14,5
Multiple
5
9,8
4
7,8
6
10,9
Senza struttura
3
5,9
3
5,9
1
1,8
Solitaria
1
2,0
1
2,0
1
1,8
Il dato che emerge con maggiore rilievo è la dominante
delle famiglie nucleari, del resto già anticipata dalla media di abitanti per famiglia della tabella precedente (4,6/
5,0). Anche in questo caso si è in linea con le tendenze a
livello europeo e in particolare con le tipologie familiari
tipiche della pianura asciutta dell’Italia settentrionale 40.
Su questa classificazione e sulle conclusioni di Laslett si
è aperto da tempo un ampio dibattito; in molti hanno
cercato di contestare le conclusioni di Laslett sulla dominanza a livello europeo della famigia nucleare, ma la
maggior parte dei casi-studio sembrano dare ragione allo
storico inglese. Ovviamente vi sono alcune differenze dovute alla tipologia di occupazioni dominante in un’area,
alla tipologia di contratti agrari, al sistema di eredità e
di trasmissione dei beni, ... che rendono più variegata la
realtà, ma a livello generale la teoria di Laslett sembra
tenere.
Uno dei motivi di questa predominanza è però conseguenza delle modalità di studio delle famiglie/fuochi.
La famiglia infatti è una realtà dinamica, che si modifica
nel tempo e dunque è insufficente analizzarla con una
fonte statica, come è lo Stato delle anime, che fotografa la situazione in un dato momento. Infatti la famiglia
nucleare è dominante non solo per i motivi accennati
sopra, ma anche perché era la forma famigiare che ricopriva il maggior numero di anni nella vita di un individuo. Un esempio servirà a chiarire il concetto: quando si
formava una nuova famiglia, a seguito di un matrimonio
(l’uomo aveva dai 25 ai 30 anni), il fuoco poteva essere
nucleare o più verosimilmente esteso o multiplo, per la
presenza di uno o di entrambi i genitori. Data la tarda
età del matrimonio, tipica della prima età Moderna41, la
convivenza con i genitori era però molto breve e dunque il fuoco sarebbe divenuto presto nucleare (poniamo
a 30/35 anni). Successivamente la nuova coppia avrebbe
avuto dei figli, ma solo quando uno di questi si sarebbe
sposato (anch’esso in età tarda, attorno ai 55/60 anni
del padre) il fuoco sarebbe potuto tornare ad essere
multiplo o esteso, sempre se i genitori erano ancora
in vita. Ammettendo che lo fossero, la convivenza non
sarebbe però durata per molti anni e il ciclo si ripeteva
nuovamente.
Tale tendenza sembra essere dimostrata dai grafici seguenti, nella quale le tipologie di famiglia sono state messe in relazione all’età del capofamiglia42.
33
C. GIOIA, Lavoradori et brazenti ...,
cit. pag. 54.
34
Tra i molti volumi in merito possono
essere considerati riferimenti per il
sistema demografico d’antico regime:
M. W. FLINN, Il sistema demografico
europeo (1500 – 1820), Bologna 1983
e M. LIVI BACCI, La popolazione nella
storia d’Europa, Roma-Bari 1998.
Più sintetico ma altrettanto valido è
il contributo di C. M. CIPOLLA, Storia
economica e sociale dell’età preindustriale, Bologna 1997, cap. II.
35
Sulla demografia storica, il concetto
di famiglia e i più significativi studi
della scuola di Cambridge si veda
R. WALL, J. ROBIN, P. L ASLETT (a cura
di), Forme di famiglia nella storia
europea, Bologna 1984. Qualche
accenno alla nascita e all’esperienza
storiografica di questo gruppo in R.
S. SCHOFIELD, Il Cambridge Group per
la storia della popolazione e della
struttura sociale, in Quaderni Storici
n. 46, anno XVI, fasc. 1, Bologna 1981,
pp. 305-312.
36
In merito a tale tema C. M. CIPOLLA,
Storia economica ..., cit., p. 72
e E. ROVEDA, La popolazione delle
campagne lodigiane in età moderna,
in Archivio Storico Lodigiano, fasc.
CIV, a. 1985, Lodi 1987. Per l’area
di Boltiere simili considerazioni si
trovano in C. GIOIA, Lavoradori et
brazenti ..., cit.
37
M ARCHETTI V. e PAGANI L. (a cura di),
Giovanni da Lezze ..., cit. pag. 440.
38
Lo stato delle anime non regestato
si trova sempre in ACAMi – Archivio
spirituale – sez X – vol IV (Pieve di
Verdello, aa. 1564 – 1608)
39
P. L ASLETT, La famiglia e l’aggregato
domestico come gruppo di lavoro
e di parenti: aree dell’Europa
tradizionale a confronto in R. WALL,
J. ROBIN, P. L ASLETT (a cura di), Forme
di famiglia ..., cit., pp. 259. La
classificazione di Laslett prevede
delle sottoclassi in cui sono divisi i
cinque gruppi principali di fuochi.
In questa sede, però, non è parso
opportuno complicare ulteriormente
la discussione e si è provveduto
pertanto alla sola divisione per
categorie principali. Molto in sintesi,
Laslett considera famiglie i gruppi
di parentela e di lavoro che vivono
23
Matteo Di Tullio
sotto uno stesso tetto e attorno ad
un fuoco, classificandole in base al
numero di coppie sposate presenti
in questi aggregati. Nucleari sono le
famiglie composte da genitori e figli,
più eventuali servi; estese quelle
nelle quali è presente anche un
genitore vedovo o i fratelli del capo
famiglia; multiple sono quelle invece
in cui sussiste la convivenza di due o
più matrimoni, ad esempio genitori
con figli sposati o coppie di fratelli
sposati; solitaria è ovviamente un
nucleo composto da una sola persona,
con eventualmente i servi; senza
struttura, infine, sono gli aggregati
senza la presenza di un matrimonio
e formati da più persone, ad esempio
più fratelli orfani. Sul concetto di
famiglia non solo come sistema di
rapporti di parentela ma soprattutto
come aggregato di lavoro si veda
anche E. HINRICHS, Alle origini dell’età
moderna, Roma-Bari 1998, pp. 20-40.
40
24
Per l’area di Boltire la percentuale
media di famiglie nucleari si attesta
attorno al 61% del totale. C. GIOIA,
Lavoradori et brazenti ..., cit. pag.
43 e tab. 5 pag. 44. Tra i vari studi
demografici relativi alla pianura
asciutta, si vedano, a titolo di
confronto R. M ERZARIO, Il capitalismo
nelle montagne. Strategie famigliari
nella prima fase di industrializzazione
nel comasco, Bologna 1989 e F. SABA,
La popolazione del territorio di
Bergamo ..., cit.
41
Il matrimonio in media avveniva
attorno ai 30 anni, ciò in particolare
per le scelte ereditarie delle famiglie.
Ci si sposava solitamente quando il
padre era morto o molto anziano,
cosicchè il nuovo nucleo famigliare
potesse usufruire dei beni di
famiglia. Uno stralcio di registro dei
matrimoni di Boltiere, relativo agli
anni considerati (ACAMi – Archivio
spiriturale – sez. X, vol IV) permette
di considerare un età leggermete
più bassa dei matrimoni a Boltiere
rispetto alla media generale. I dati
vanno però presi con beneficio
d’inventario data l’esiguità dei
matrimoni registrati e l’ancora più
scarsa possibilità di incrociare i
nominativi del registro con quelli
degli Stati della anime, fondamentale
per conoscere l’età degli sposi. Nel
periodo 1577-79 si possono dunque
considerare solo 6 matrimoni, dai
quali emergerebbe un’età media degli
uomini di 25 anni, metre per le donne
Figura 2. Tipologie famigliari in relazione all’età del
capofamiglia (1574)
Figura 3. Tipologie famigliari in relazione all’età del
capofamiglia (1579)
Figura 4. Tipologie famigliari in relazione all’età del
capofamiglia (1595)
Il picco maggiore delle famiglie nucleari si trova in relazione ad un’età del capofamiglia compresa tra i 35 e 50
anni. Così le famiglie estese e multiple tendono invece a
concentrarsi quando l’età del capofamiglia è più elevata,
anche se sono presenti, marginalmente in tutte le classi
d’età. Ciò è dovuto a una presenza, poco significativa in
termini numerici ma costante, di coppie di fratelli già
sposate che convivono (multiple) o di coppie che ospitano ancora fratelli di uno degli sposi (estese). Di fatto questi dati sembrano confermare quanto accennato
in precedenza: la famiglia nucleare è dominante anche
perché è quella che maggiormente accompagna la vita
dei singoli.
Come già accennato, ad influenzare la tipologia
famigliare, oltre alle altre caratteristiche, v’è sicuramente la tipologia di professione svolta dalla famiglia o dal
capofamiglia. Era infatti la possiblità di un occupazione
che conduceva alla fondazione di una famiglia; anzi era
proprio l’offerta di lavoro, più che la scarsità alimentare,
a governare e regolare l’andamento demografico d’età
Moderna43.
Vanno subito precisate alcune avvertenze fondamentali
per la valutazione delle professioni che emergono dagli
Stati delle anime. Le registrazioni effettuate dai parroci
riguardano nella maggior parte dei casi solo la professione del capofamiglia, spesso solo se questo è maschio. Nel
caso di Boltiere, ad esempio, solo lo Stato delle anime del
1595 riporta anche la professione delle donne, ma solo se
vedove e capofamiglia. Questo ovviamente limita molto
il quadro dei lavori svolti: il rischio è ovviamente di non
avere notizia di tutta una serie di lavori domestici svolti
dalle donne o dai bambini, ove ovviamente questi non
siano riconducibili all’attività della famiglia (ad esempio
l’attività agricola in una famiglia massarile o di pigionanti); va inoltre considerato un altro rischio connesso alla
redazione della fonte: il parroco analizzava con propri
occhi la situazione e segnalava la professione in base alle
proprie esigenze, sensibilità e conoscenze. Ciò comporta, ad esempio, che le stesse persone secondo due Stati
delle anime diversi svolgevano professioni dissimili. Se
è presumibile una certa mobilità nel mondo del lavoro
che possa far cambiare professione ad un individuo, lo è
altrettanto la constatazione di una certa multiprofessionalità degli invidui, legata ai tempi di fermo del lavoro
Introduzione. Uno sguardo all’età preindustriale
agricolo e alle necessità di trovare altre entrate per il
sostentamento famigliare, oltre a quelle agricole. In casi
simili, quali di queste professioni era registrata dal parroco? Sapere ciò sarebbe importante e permetterebbe
di avere un quadro più completo, evitando al minimo le
distorsioni. Tuttavia, anche per le professioni, pur con i
limiti appena citati, lo Stato delle anime è un documento
molto importante e comunque un mezzo di analisi abbastanza completo, oltre che quasi unico nel suo genere44.
Tabella 3. Professioni a Boltiere (aa. 1574, 1579,
1595)
%
%
Quantità
1595
Quantità
1579
Quantità
1574
%
Totale censiti
42
100,0
39
100,0
46
100,0
Agricoltura e
allevamento
32
76,2
32
82,0
42
91,3
Massaro
11
26,2
9
23,0
13
28,3
Pigionante
0
0
4
10,2
21
45,6
Bracciante
18
42,9
18
46,2
3
6,6
Fittavolo/
Fattore
3
7,1
1
2,6
3
6,6
Bergamino
0
0
0
0
1
2,1
Passeraro
0
0
0
0
1
2,1
Manifattura
9
21,4
6
15,4
3
6,6
Tessitore
4
9,4
3
7,6
1
2,2
Mugniaio
2
4,8
1
2,6
1
2,2
Fabbro
2
4,8
0
0
0
0
Ciabattino
1
2,4
1
2,6
0
0
Falegname
0
0
1
2,6
1
2,2
Servizi
1
2,4
1
2,6
1
2,1
Oste
1
2,4
1
2,6
1
2,1
La prima considerazione relativamente ai dati soprariportati è una conferma anche un po’ scontatata: la maggioranza della popolazione è impiegata nel settore agricolo
e dell’allevamento. Considerazione non così scontata se si
valutano però le percentuali degli impiegati in tale settore
che hanno una crescita notevole dal 1575 al 1595 (da 76,2
a 91,3 %). Ciò in particolare a discapito degli impiegati nel
settore manifatturiero, che di contro crollano dal 21,4 al
6,6 %, con la scomparsa dei lavoratori del ferro, e il notevole ridimensionamento dei tessitori (da 4 a 1 addetto).
Questi ultimi erano molto diffusi in tutta la zona circostante Boltiere, per lo più lavoratori di lino, che abbinavano
all’attività agricola quella manifatturiera45.
Alcuni distinguo interessanti appaiono però all’interno dello stesso settore primario. In particolare le differenze si
evidenziano tra massari, pigionanti e braccianti46. Nello
Stato delle anime del 1574 non viene registrato alcun pigionante anche se è probabile che il parroco non avesse
effettuato distinzioni tra di essi e i massari. Fatta questa
precisazione va però rilevato che fronte un costante andamento dei massari, si assiste (anche escludendo il 1574)
ad una crescita dei pigionanti (da 10,2 a 45,6 %) e ad una
drastica diminuzione dei braccianti (da 42,9 a 6,6 %). Fatti
salvi errori o diversi criteri nella compilazione degli Stati
delle anime, il cambiamento nell’ambito del settore primario è significativo, con la quasi scomparsa dei braccianti
(che probabilmente vengono reclutati nei paesi vicini) ma
anche con una maggiore frammentazione delle terre date
in affitto, sempre più a pigione, con condizioni di affitto
presumibilmente peggiori rispetto a quelle dei massari.
Si impone a questo punto una parentesi sulla situazione
agricola e della proprietà terriera a Boltiere nel XVI secolo. Va precisato che Boltiere aveva caratteristiche colturali più simili a quelle dei paesi dell’Isola che a quelli della
Quadra di mezzo. La piantata, infatti, occupava il 50% dei
terreni e limitata era l’estensione delle terre destinate
solo alla ceralicoltura (13%)47. L’estensione territoriale di
Boltiere era allora di 4470 pertiche48 e dall’analisi dei proprietari spicca una forte presenza di cittadini, con conseguente iscrizione delle terre all’estimo civile (93,5%)49. Ciò
indica una impercettibile proprietà contadina, riscontrabile anche negli Stati delle anime, dove, tra le professioni
annoverate mancano completamente gli agricoltori, lavoratori della terra, o simili, ad indicare appunto i coltivatori
diretti. Non significa che nessuno dei boltieresi possedesse
di 22 anni. Una conferma rispetto ai
dati generali viene invece dal fatto
che in tutti i casi lo sposo non ha più
il padre (in due casi è addirittura
orfano), e, allo stesso modo, solo in
1 caso la sposa ha il padre in vita.
Sembra comunque emergere una
diversa abitudine al matrimonio
anche in base alla professione svolta.
Tendono a sposarsi oltre i 26 anni
i braccianti e i pigionanti, mentre
sotto i 26 anni i membri di famiglie
massarili.
In relazione alle abitudini di
matrimonio in età moderna si vedano,
oltre ai testi citati nelle note 34 e 35,
si vedano R. M ERZARIO, Il capitalismo
nelle montagne ..., cit. e V. B.
BROCCHIERI, Piazza universale di tutte
le professioni del mondo. Famiglie e
mestieri nel ducato di Milano in età
spagnola, Milano 2000; in specifico
sulla bergamasca si veda C. GIOIA,
Lavoradori et brazenti ..., cit. pag.
42.
42
L’età considerata è stata quella
del capofamiglia, qualora però
non fosse presente nel nucleo
famigliare la madre vedova. In quel
caso, anche se non espressamente
descritta come capofamiglia, è
stata presa in considerazione l’età
della madre. Va comunque tenuta in
considerazione una possibile certa
distorsione delle età registrate dai
parroci sugli stati delle anime, che
comunque con le dovute cautele
può essere considerata veritiera.
Sul tema si vedano V. B. BROCCHIERI,
Piazza universale ..., cit.; E. ROVEDA,
La popolazione ..., cit.; e C. GIOIA,
Lavoradori et brazenti ..., cit.
43
Cfr. E. HINRICHS, Alle origini ..., cit.
pp. 20-21.
44
Su questi argomenti si veda V. B.
BROCCHIERI, Piazza universale ..., cit. e
R. M ERZARIO, Il capitalismo ..., cit. pp.
107-118.
45
C. GIOIA, Lavoradori et brazenti
..., cit., p. 51 e tab. 7. Sarebbe
interessante sapere se anche nei
paesi limitrofi vi fu un calo così
netto degli impiegati in tale settore.
Purtroppo l’autrice prende a
riferimento solo gli stati delle anime
del 1574.
46
Il termine massaro deriva da
mezzadro e al contratto di divisione
a metà dei raccolti tra padrone e
25
Matteo Di Tullio
0
0
0
-
0
0
0
-
4
2
2
0
0
0
7
0
5
0
1
0
0
1
3
0
0
0
-
0
0
1
0
-
0 9
0 5
0 17
0 1
- 0
- 0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
3
1
0
1
1
0
3
0
1
0
0
1
Totale
0
0
0
-
Agricoltura e allevamento
Massaro
3 3
Pigionante
4 1
Bracciante
12 4
Fittavolo / Fattore
1 0
Bergamino
Passeraro
Manifattura
Tessitore
1 2
Mugniaio
1 0
Fabbro
Ciabattino
1 0
Falegname
1 0
Servizi
Oste
1 0
Totale
25 10
Solitaria
1
0
1
-
Estese
0 11
- 0
0 18
0 3
- 0
- 0
Nucleari
0
1
0
-
Totale
5
0
0
-
Solitaria
2
2
1
-
Senza
Struttura
Agricoltura e allevamento
Massaro
4
Pigionante
Bracciante
15
Fittavolo / Fattore
2
Bergamino
Passeraro
Manifattura
Tessitore
3
Mugniaio
2
Fabbro
1
Ciabattino
Falegname
Servizi
Oste
1
Totale
28
Multiple
49
L’estimo era la base per la divisione
di parte della tassazione degli stati
d’antico regime. Gli estimi erano
elenchi nei quali erano rilevati tutti i
beni immobili (e in alcuni casi anche
mobili) posseduti dalle persone di
un determinato luogo. I residenti in
città, con titolo di cittadini, avevano
facoltà di iscrivere all’estimo civile
(cioè all’estimo della città) anche i
beni da loro posseduti in campagna.
Ciò comportava una riduzione
drastica delle terre iscritte all’estimo
rurale e ad un innalzamento della
tassazione per i proprietari del
Tabella 5. Rapporto tra professioni e tipologie famigliari (1579)
Senza
Struttura
48
1 pertica bergamasca corrisponde
a 662,3082 mq. Cfr A. M ARTINI,
Manuale di metrologia ossia pesi
misure e monete in uso attualmente
e anticamente presso tutti i popoli,
Torino 1883.
Tabella 4. Rapporto tra professioni e tipologie famigliari (1574)
Multiple
26
Sui paesaggi agrari d’Italia, oltre
all’imponente opera di E. SERENI,
Storia del paesaggio agrario italiano,
Bari 1961, e al prezzioso contributo
di A. DE M ADDALENA, Il mondo rurale
italiano nel cinque e seicento, in
Rivista Storica Italiana, anno 1964,
fasc. II, pp. 349-426, tra le moltissime
opere, oltre a quelle già segnalate,
si vedano, segnatamente per la
lombardia, i saggi inclusi nel volume
G. COPPOLA (a cura di), Agricoltura e
aziende agrarie nell’Italia centrosettentrionale (sec. XVI-XIX), Milano
1983 e per la bergamasca M. CATTINI,
Verso l’individualismo agrario.
Campagne bergamasche nei secoli
XV-XVI, in Storia economica e sociale
di Bergamo, vol. Il tempo della
Serenissima. Il lungo Cinquecento,
Bergamo 1993, pp. 91-119.
distinguo. Le famiglie che risiedevano in una propria abitazione si attestano attorno al 30% negli anni 1574 e 1579,
mentre tale percentuale scende nel 1595 al 20%. Per lo più
i proprietari di case sono pigionanti e braccianti, mentre,
per ovvie logiche lavorative, meno inclini alla proprietà
della casa sono le famiglie massarili52.
Date queste premesse è ovvio che la maggioranza dei residenti a Boltiere fossero classificati come affittuari di terre
o al più braccianti, non possedendo, o possedendo piccolissime estensioni terriere. Tra gli affittuari però, a parte
i fittabili che gestivano grandi estensioni, molto spesso,
per subaffittarle a loro volta, una differenza di condizione
rilevante si riscontra tra i massari e i pigionanti. Non che i
primi vivessero in condizioni ottimali, lavorando anch’essi
per la sussistenza e non per produrre surplus da immettre
nel mercato. Certo però, i massari avevano più probabilità
di raggiungere quel limite di sussistenza di un pigionante,
Estese
47
terre, ma che le possedevano in pochi e che queste erano
talmente limitate in estensione da dover prendere in affitto terre da altri per poter far fronte alla sussistenza. Tra
i maggiori proprietari terrieri v’era la famiglia Benaglio,
che possedeva 1445 pertiche, alla quale seguivano il
Consorzio di S. Alessandro (398), Giovanni Rota (285), la
famiglia Tasca (262) e Antonio Adelasio (253). Di fatto i
Benaglio possedevano il 32,3% del territorio comunale,
che sommato alle proprietà dei cittadini sopracitati fanno
quasi il 60% del territorio50. Abbastanza consistente dovevano essere le proprietà comunali, anche se buona parte
di queste, come anticipato, erano fuori dal territorio boltierese. Simili appaiono anche i dati relativi alle possessioni di unità abitative. Il parroco, nella compilazione degli
Stati delle anime, segnava infatti anche quanti risiedevano
in case di proprietà51. I dati sono interessanti e confermano il quadro della proprietà terriera con alcuni elementi di
Nucleari
affittuario. Tale contratto nelle
zone considerate stava ormai
scomparendo, sostiutito da un
contratto misto, che prevedeva la
divisione a metà della vite mentre
un affitto in denaro o in natura fisso
per i prodotti cerealicoli. Il massaro
solitamente possedeva alcuni mezzi
di produzione (animali e attrezzi)
e gestiva appezzamenti di terreno
abbastanza grandi. Differente la
situazione del pigionante che non
possedeva alcun mezzo di produzione
e affittava (a canone) solitamente
appezzamenti più piccoli. Il
bracciante invece non prendeva in
gestione terre ma lavorava per conto
di altri affittuari, in modo stabile o
saltuario a seconda dai casi.
Introduzione. Uno sguardo all’età preindustriale
che partiva di fatto da condizioni più sfavorevoli, essendo
molto spesso privi di qualsiasi mezzo di produzione.
Differenze tra le professioni che, come già accennato,
si ripercuotono anche sulle tipologie famigliari e sul numero di membri delle famiglie. Sono le famiglie massarili
ad essere più numerose, molto spesso multiple o estese,
con presenza di servi, mentre meno consistenti e nucleari
sono quelle bracciantili e dei pigionanti.
I dati delle tabelle seguenti (4, 5 e 6) sembrano confermare quanto accennato in precedenza. Le famiglie multiple
sono nella quasi totalità famiglie massarili, mentre la maggioranza delle famiglie nucleari svolgono attività bracciantili o di pigionanti53. Più equamente divise sono invece le
famiglie estese, segno che tale condizione non era legata
ad un tipo di professione ma a scelte o situazioni d’altra
natura.
Senza
Struttura
2
3
0
0
0
0
4
1
0
0
0
0
0
1
0
0
0
0
0 13
0 21
0 3
0 2
0 1
0 1
1
1
0
0
0
1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
1
1
0
0
1
1
35
0
6
0
5
0
0
0
0
1
Totale
Multiple
7
16
3
2
1
1
Solitaria
Estese
Agricoltura e allevamento
Massaro
Pigionante
Bracciante
Fittavolo / Fattore
Bergamino
Passeraro
Manifattura
Tessitore
Mugniaio
Fabbro
Ciabattino
Falegname
Servizi
Oste
Totale
Nucleari
Tabella 6. Rapporto tra professioni e tipologie famigliari (1595)
contado. Nella fase di ripartizione
delle tasse infatti la città definiva
una quota di tasse da pagare per
ogni comune del contado, che a sua
volta, tramite l’estimo lo divideva tra
i proprietari o sulle teste. L’uscita di
terre dall’estimo rurale portava ad un
ovvio innalzamento delle tasse per
i proprietari del contado e ad una
sempre più progressiva diminuzione
di quelle per i cittadini. Sugli estimi
si veda G. BORELLI, Il problema degli
estimi, in Economia e società, n. 1,
1980, pp. 127-130 e per lo studio di
alcuni casi nella bergamasca G. SILINI,
L’estimo generale di Bergamasca del
1547, in Bergomum, n. 1, 1996, pp.
61-124 e A. ZONCA, Polize d’estimo del
comune di Colognola in Val Cavallina.
Anno 1746, in Archivio Storico
Bergamasco, n. 1, 1987, pp. 11-19.
50
C. GIOIA, Lavoradori et brazenti ...,
cit., pp. 86 tab. 18 e 96-97.
51
Il parroco non differenziava le
tipologie d’abitazioni (se non per
sommi capi – stallo, corte, casa),
per tanto tali dati non sono utili
ad una storia della ricchezza delle
famiglie, ma solo a comprendere quali
tipologie familiari tendessero a vivere
in abitazioni di proprietà (molto
spesso solo qualche stanza).
52
Dalla descrizione delle abitazioni
appare che l’abitato fosse tutto
concentrato nel centro del paese e
che la campagna non fosse ancora
segnata dalla presenza di cascine.
Così inizia lo Stato delle anime
del 1547: (...) una terra picola
tuta unita in una contrada (...). In
merito alle abitazioni rurali d’età
moderna si vedano L. GAMBI, Per
una storia dell’abitazione rurale
in Italia, in Rivista Storica Italiana,
n. 1, 1964, pp. 427-469 e R. SARTI,
Vita di casa. Abitare, mangiare,
vestire nell’Europa moderna, RomaBari 1999; in specifico per l’area
lombarda, si vedano M. L. CHIAPPA
M AURI, Paesaggi rurali di Lombardia
(sec. XIII-XV), Bari 1990 e G. CRAINZ,
La cascina padana. Ragioni funzionali
e svolgimenti, in P. BEVILACQUA (a cura
di), Storia dell’agricoltura italiana in
età contemporanea, vol I, Venezia
1989, pp. 37-76. Cautela va posta
inoltre nell’utilizzare il termine di
proprietà di un bene nell’accezione
odierna. Su uno stesso bene infatti
potevano gravare varie forme di
proprietà (dominio utile, possessione
27
Matteo Di Tullio
eminente, livello, ...) per una diversa
concezione del modo di possedere
rispetto ad oggi. In merito si veda
M. BARBOT, Le architetture della vita
quotidiana: usi dello spazio e scambio
immobiliare a Milano in età moderna,
Tesi di dottorato, Università L.
Bocconi, 2005.
53
A simili conclusioni giunge,
tra gli altri, anche G. DELILLE, La
famiglia contadina in età moderna,
in P. BEVILACQUA (a cura di) Storia
dell’agricoltura ..., cit. vol II, pp.
507-534.
28
29
Vecchio e nuovo: mezzi di trasporto e abitazioni. Sullo sfondo ingresso allo Stal del Zoia.
30
Vicolo Adelasio, Stal del Beliotti.
Contrada Orefici.
Il territorio tra XVIII e XIX secolo
Capitolo II
Il territorio tra
XVIII e XIX secolo
Monica Resmini*
Boltiere nelle grandi mappe di confine
Il territorio comunale di Boltiere ha come limite
confinario meridionale un tratto del Fosso bergamasco,
artefatto idraulico risalente almeno al XIII secolo, che separava i territori ricadenti sotto la Repubblica di Venezia
da quelli dello Stato di Milano.
Tale confine rimase valido fino alla caduta della Serenissa,
poi, con l’avvento della dominazione napoleonica e con
la costituzione della Repubblica Cisalpina (1801) mutò la
sua funzione e divenne semplice limite amministrativo
tra comuni.
Una consistente messe di documenti relativa al
Fosso bergamasco è conservata nel fondo “Camera dei
Confini”1 – una speciale magistratura istituita da Venezia
–, in particolare nella sezione “Confini di Fosso: specialmente la Cerchietta”. Con questo ultimo termine si indicavano i terreni delimitati dal Fosso posti nello Stato di
Milano, ma di proprietà di cittadini e/o enti sottoposti
al governo della Serenissima. I documenti coprono un
arco temporale di quasi quattro secoli e riguardano temi
diversi: da quello più specifico della definizione vera e
propria dei confini, al commercio, ai dazi, ai furti e liti,
all’uso delle acque e al taglio delle piante.
Accanto a questi documenti, si assiste a partire
dal XVIII secolo, alla produzione di cartografia finalizzata
alla raffigurazione del confine territoriale di Fosso, spesso redatta a esplicazione dei temi sopra citati.
L’esigenza da parte del governo centrale veneto di uno
strumento di conoscenza di questa porzione del territo-
rio bergamasco, porta alla redazione di tutta la cartografia confinaria che diventa, quindi, un importantissimo
strumento ad uso delle amministrazioni governative.
Le carte del confine di Fosso hanno tagli diversi,
alcune investono l’intero suo percorso dal fiume Adda
al fiume Oglio, altre solo alcuni tratti. Gli ingegneri che
hanno rilevato i territori lungo l’intera linea confinaria,
hanno indicato simbolicamente i centri abitati, riconoscibili dal toponimo, l’articolato sistema dei caselli di guardia, la trama viaria limitatamente a quello strettamente
connesso al Fosso. Tutti elementi che manifestano chiaramente le finalità politico-amministrative delle carte.
Prendiamo ora brevemente in esame alcune di queste
grandi mappe, nelle quali, Boltiere, appare sempre raffigurato nel più ampio contesto del territorio meridionale
bergamasco.
Dissegno de confini di parte del Bresciana, intiero Cremasco, piano del Bergamasco et Stati esteri con
strade et acque trasversali, ville e case vicine con l’annotazione delle custodie che vi sono delineato da me
sottoscritto Ing. P.co secondo il sopralocco da me fattosi
d’ordine dell’ Ill.mo et Ecc.mo S. Andra Pisani Proveditor
alla Sanità oltre il Mincio, Brescia, 2 marzo 1714, Fra.co
Morandi I. P.2. - (Fig. 1)
Fig. 1
La mappa, orientata con il nord a destra, raffigura in giallo i territori bergamasco, cremasco e bresciano, in verde quello milanese, attraversati da quattro corsi d’acqua
*
Centro Studi sul Territorio “Lelio
Pagani” - Università degli Studi di
Bergamo
1
Il fondo è conservato presso la
Biblioteca Civica A. Mai di Bergamo
(d’ora in poi BCBg).
2
Originale in Archivio di Stato
di Venezia (d’ora in poi ASVe),
Provveditori ai Confini, Busta 316,
disegno 1, negativa 854 pp., positiva
802-809, pubblicato in S. CARMINATI,
B. CASSINELLI, a cura di, Imago Urbis.
La rappresentazione della città e del
territorio di Romano nelle antiche
testimonianze cartografiche ed
artistiche, Bergamo 2006, p. 29.
31
Monica Resmini
3
BCBg, Cart. A 11/7.
(Adda, Brembo, Serio e Oglio) colorati di blu. Boltiere è
raffigurato con un gruppo di case in alzato; dei numeri rimandano alla dettagliata legenda sul margine destro della
mappa.
Disegno dei Confini del Territorio e Valli del
Bergamasco e/o Stati esteri, Strade, Acque trasversali, e
Case vicine e Custodi destinatevi per le correnti emergenze di Sanità, fatto da me sottoscritto d’ordine dell’Illustrissimo et Eccellentissimo Signor Andrea Pisano Prov. alla
Sanità oltre il Mincio, Brescia, 5 giugno 1714, Francesco
Morandi Ing. Pubblico3. - (Fig. 2)
Boltiere appare insieme a tutti gli altri paesi prospicienti
il Fosso. Dal centro abitato parte una strada che giunge al
Fosso, nel punto di attraversamento sono posti due caselli
di guardia, uno di competenza della comunità di Ciserano
(il n. 52) e, verso il Brembo a Ovest, altri due caselli di
competenza del comune di Boltiere (i nn. 54 e 55 ognuno
con quattro uomini di guardia). In paese era stanziata una
guarnigione di 11 “croatti a cavallo” (n. 53 nella mappa).
Il motivo per cui venne redatta la carta, porta a mettere
in evidenza solo alcuni elementi del territorio: i centri
abitati, la campagna, le strade che attraversano il Fosso
bergamasco, il Fosso stesso, linea di confine oltre che sog-
32
Fig. 2
Il territorio tra XVIII e XIX secolo
getto della rappresentazione, e i caselli di guardia.
Territorio Bergamasco confinante al Milanese e
Cremonese - (Fig. 3)
prospettica, di Boltiere sono indicati solo alcuni appezzamenti di terreno e, sul margine destro, in prossimità del
fontanile, è raffigurato il Mulino a una ruota della famiglia
Tasca. - (Fig. 4)
4
Originale in ASVe, Provveditori alla
Sanità, 660, pubblicato in S. CARMINATI,
B. CASSINELLI, op. cit., p. 30.
5
BCBg, Cart. B 12.
Fig. 3
33
Non datata ma ascrivibile al XVIII secolo è la mappa di
Bottani Ambrogio, redatta per ordine dei Provveditori alla
Sanità con l’obbiettivo di fissare un limite sanitario in tempo di peste. Per varcare tale limite occorreva esibire nei
diversi caselli, segnati lungo tutta la linea confinaria del
Fosso, indicati con dei numeri che rimandano alla legenda, le fedi di sanità. I comuni sono raffigurati con delle
casette. In prossimità dell’abitato di Boltiere sono indicati
i seguenti punti: “47 Tre strade una delle quali si chiama la
via del Molino”; “48 Due termini”; “49 Strada di Treviglio”;
“50 Strada di Canonica”; “51 Via di Pontirolo”; “52 Quattro
sentieri tagliati”; “53 Via del Torchio4.
Accanto a queste grandi carte che illustrano tutto il
percorso del Fosso bergamasco, vennero redatte, sempre
nel corso del Settecento, alcune mappe riferite a porzioni
limitate del territorio attraversato dalla linea confinaria.
Nel 1714 un autore anonimo disegna una mappa relativa ai beni della comunità di Brembate e Boltiere posti in
Cerchietta, compresi tra il Fosso bergamasco e la Roggia
Nuova di Treviglio5. Si tratta di prati e pascoli per ognuno
dei quali è indicato il possessore. Mentre è ben raffigurato l’abitato di Brembate Sotto con gli edifici in visione
Fig. 4
Monica Resmini
6
7
BCBg, Cart. A 11/9.
Originale in Treviso, Biblioteca
Civica, ms. 1019, pubblicata in G.
COLMUTO ZANELLA, F. CONTI, a cura di,
Castra Bergomensia, Bergamo 2004,
p. 490.
Il disegno di Bernardo Arzenti, Territorio Bergamasco
con Confine Milanese6, (XVIII sec.), raffigura un ambito
territoriale più ampio, dal fiume Adda a Castel Rozzone
e Treviglio (Fig. 5). Lungo lo sviluppo del Fosso sono indicati in dettaglio i terreni ricadenti nel territorio milanese
(colorati di rosa), oggetto dell’annosa controversia fiscale
per la loro esenzione dal censo. Boltiere in veduta prospettica è aggregato attorno alla mole della vecchia chiesa
parrocchiale; dal nucleo abitato esce la “strada che va a
Bergamo”, nel suo tratto meridionale a scavalco del Fosso
bergamasco. I terreni di proprietà della comunità boltierese sono posti tra la “Roggia Visconti detta di Brignano”,
la “Roggia detta di Treviglio” e il Fosso bergamasco, segnati con i numeri 8 (Pascoli, Prati del Com.e di Bolterio
con Boschi di alcuni Parti.ri di Pert. 1078 essenti) e 10
(Terreno e Molino macin. 2te con l’acqua sort.a del fontanone rag.e de SS. Tasche nel Com.e di Bolt.o di Pertiche
50ca essent.).
Un’interessante immagine di Boltiere, con l’abitato
raffigurato in prospettiva, è contenuta nella mappa redatta da Antono Vital (XVIII sec.) riferita alla Descrittione
del Porto di Brembate di Sotto7. Boltiere appare disposto
lungo la strada che da Canonica conduce a Bergamo attraverso Osio Sotto e Osio Sopra, in direzione Nord-Sud.
Un’altra strada, quella per Brembate, lo taglia in direzione Est-Ovest. Poco a Nord, il volume dell’oratorio di S.
Rocco, al bivio tra la strada postale per Bergamo e quella comunale indicata nel successivo catasto Napoleonico
dei “Balcossi”. Nei terreni a occidente scorre la roggia
Brembilla. - (Fig. 6)
34
Fig. 6
Fig. 5
La prima cartografia dettagliata di una porzione
del territorio di Boltiere, è direttamente connessa alla
decisione presa dal governo austriaco nel 1718 di attivare il nuovo catasto nel milanese, decisione che prevedeva l’iscrizione al censo, e quindi alla tassazione, anche
dei beni bergamaschi della Cerchietta. Tale ordinanza
scatenò le proteste dei possessori bergamaschi che cercarono di dimostrare, con lettere e relazioni, che l’esenzione fiscale di tali beni si basava su antichi privilegi.
Nonostante ciò, il trattato di Mantova del 1756 stabilì la
nuova confinazione tra i due stati e la piena giurisdizione dello Stato di Milano sui beni della Cerchietta.
Con una lettera circolare datata 30 luglio 1757 il Capitano
Il territorio tra XVIII e XIX secolo
di Bergamo informava i sindaci dei comuni di Arcene,
Boltiere, Brembate Sotto, Capriate e Ciserano che nel
trattato di Mantova i beni della Cerchietta erano stati
unito allo Stato di Milano8.
Campagna detta Cerchietta e Campazzo della
Comunità di Boltiere. Dissegno e pianta de beni della Communità di Boltiere, territorio di Bergamo, fat-
to l’anno MDCCLIII, Giovanni Antonio Crespi Notaro
e Geometra abitante in Calolzio ha fatto la misura,
Dissegno e Pianta delli... , 21 marzo 17539. - (Fig. 7)
Come ci informa la corposa legenda posta nel margine inferiore destro della mappa, questa venne redatta
perché Dovendo il Commune di Boltiero dare la nota
precisa de beni di sua raggione posti di sotto del fosso
Bergamasco, nel luogo detto Circhietta, a creduto bene
8
BCBg, Camera dei confini, 98 R/12
9
Comune di Boltiere, Sala del
Consiglio.
35
Fig. 7
Monica Resmini
10
36
BCBg, Cart. A 32.
divenire ad una legal misura di detti Beni che però
ne implora da sua Ecc.a l’Autorità tanto per questi
quanto per quelli che detto Comune possiede di sopra
del fosso Bergamasco per mantenersi indenne da tutti
quei pregiuditij che vengono e possono venirli da suoi
Confinanti recati.
Quindi, la mappa, orientata con il nord a destra, raffigura una porzione limitata del territorio comunale
di Boltiere, quella posta oltre il Fosso bergamasco,
rappresentato al centro del disegno nel suo sviluppo
rettilineo.
Alla sua sinistra i beni della Comunità di Boltiere ricadenti nel territorio dello Stato di Milano, denominati
“Cerchietta”, alla sua destra, i beni di proprietà comunale posti sotto il dominio della Repubblica di Venezia,
denominati “Campazzo”.
Oltre a questi due grandi appezzamenti di terreno,
sono raffigurate altre due piccole porzioni di proprietà comunale: “La vite” anch’essa vicina al Fosso e la
“Campagnola”, al confine con il comune di Brembate.
La mappa, corredata di dettagliata legenda, utilizza dei simboli grafici per indicare il tipo di colture
praticate, rendendone così immediata la percezione.
Gli alberi indicano la presenza del bosco, concentrato
soprattutto nei terreni detti “Campazzo”; il resto dei
campi a nord del Fosso, era destinato ad artorio (a
volte abbinato alla vite, segnata in mappa con pallini allineati in file regolari) e prato, mentre, lungo le
strade e le rogge, si disponevano ripe alberate. Al di
là del Fosso, i terreni erano adibiti soprattutto a prati,
delimitati da costiere arboregiate.
Seppure parziale, la mappa è importante anche per le
indicazioni che dà in merito alle proprietà dei terreni
adiacenti quelli comunali, alla loro destinazione d’uso,
alla denominazione dei corsi d’acqua e delle strade.
Anche per quanto riguarda il centro abitato, la
mappa restituisce solo le proprietà comunali e pochi
altri edifici: il complesso della chiesa parrocchiale con
annesso cimitero nell’angolo Sud-Ovest, la sede del
Comune con adiacente casa del cappellano a NordEst.
Tra il fossato e le case è inserita una fascia verde destinata ad orti comunali e di privati, a spazi piantumati soprattutto con gelsi. Al centro dell’abitato, il
pozzo, mentre il forno è posto a ovest, oltre la strada
Fig. 8
di circonvallazione. Da questa strada si staccano alcune direttrici che conducono ai paesi limitrofi, solo due
sono dotate di porta, quella per Canonica e quella per
Ciserano. - (Fig. 8)
Questa del 1753 non è la prima rappresentazione
del borgo fortificato di Boltiere, si conosce un altro disegno, realizzato probabilmente per questioni confinarie tra le proprietà del Comune di Boltiere e quelle di
Lorenzo dal Pozzo. Il rilievo, datato 19 agosto 1740 ed
eseguito dal notaio agrimensore Giacomo Pellegris (?)
di Bergamo10, mostra l’articolazione degli edifici nella
porzione nord del castello di Boltiere.
Sulla piazza si affacciano le case di Tommaso Arnoldi
e di Gio. Giacomo Tassis (a sinistra) con orti e ripe alle
loro spalle. Sulla destra le case del Comune disposte
ad L a formare un piccolo cortile delimitato a sud dalle
case di Lorenzo dal Pozzo; alle loro spalle orti e ripe
alberate lungo il fossato che circonda l’abitato.
A nord, una cortina alberata, probabilmente gelsi,
si dispone a lato del portone con ponte levatoio che
costituiva l’ingresso principale al borgo fortificato. (Fig. 9)
Il territorio tra XVIII e XIX secolo
37
Fig. 9
Monica Resmini
11
Comune di Boltiere, Sala del
Consiglio.
Nel 1774, il perito agrimensore Francesco
Alberghetti, su incarico del comune di Boltiere che vuole
una dettagliata restituzione della consistenza del fosso del
castello e dei corsi d’acqua che l’alimentano, traccia il
Dissegno della fossa di Boltiere11, nel quale, per la prima
volta, gli edifici che costituiscono l’abitato di Boltiere sono
raffigurati in alzato.
Vengono disegnati in forma assonometrica semplificata
tre gruppi di edifici che compongono il centro. Emerge a
Sud la mole della chiesa parrocchiale, alla quale si accede
da una scalinata, con gli adiacenti edifici e con il sito del
cimitero delimitato da un muro. - (Fig. 10)
38
Fig. 10
Il territorio tra XVIII e XIX secolo
Una visione allargata anche agli edifici che sorgono
oltre il perimetro un tempo fortificato, è restituita dalla Planimetria d’aviso della Roggia Buscalina, (Ing. Vidali,
1812), allegata alla mole di documenti che si conservano
presso l’archivio comunale, riferiti all’annosa vicenda del-
la copertura del fossato del castello, alimentato appunto
da questa roggia.
Questa carta, poco aggiunge rispetto a quanto riportato
nella grande mappa redatta nel 1809 in occasione dell’attivazione del Catasto Napoleonico. - (Fig. 11)
39
Fig. 11
Monica Resmini
I catasti storici
40
La storia del catasto per quei territori della provincia di Bergamo che erano appartenuti alla Repubblica
di Venezia, inizia con le operazioni del Catasto Generale
del Regno, volute dal governo napoleonico e ufficializzate con la legge del 12 gennaio 1807, con l’obbiettivo di ottenere un ordine fiscale basato su una precisa
conoscenza del territorio. Il lavoro catastale prevedeva
una serie di operazioni che si possono riassumere in: sopralluogo, stesura delle mappe, descrizione dei terreni e
stima degli stessi attraverso apposite tabelle predisposte
per l’individuazione dell’estimo definitivo.
La breve stagione napoleonica permise il solo completamento della parte grafica e descrittiva dei terreni, realizzate seguendo precise indicazioni circa le tecniche di
rilevamento in modo da restituire esattamente la topografia dei luoghi, utilizzando la nuova unità di misura: la
pertica censuaria. Inoltre si dovevano adottare simboli e
colori prestabiliti con cui indicare gli elementi fisici del
territorio: il rosso per le case, il verde per orti e giardini,
i corsi d’acqua blu, le strade ocra. Le particelle catastali,
delimitate da una linea nera, erano contrassegnate da un
numero progressivo, mentre le lettere erano riservate
agli edifici religiosi.
Attraverso le mappe è possibile quindi conoscere oltre
alla organizzazione territoriale generale anche i segni
del costruito, la struttura dei centri, il rapporto tra gli
edifici singoli e l’insieme, l’ubicazione e la pianta di alcune emergenze di pregio, la gerarchia di grandezza dei
vari edifici dentro l’abitato, l’ubicazione delle emergenze particolari, la loro incidenza nell’impianto complessivo.
Altro obiettivo dell’operazione catastale era la precisa
definizione dei confini comunali, così per porre fine alle
incertezze che nei decenni precedenti avevano causato
annose liti.
La questione dei confini comunali interessò il territorio
di Boltiere anche durante la stesura della mappa napoleonica tant’è che si dovette intervenire a disegno ultimato a correggere il limite confinario con il comune di
Ciserano, apponendo una scritta che non lascia dubbi
interpretativi indicando la “nuova e vera linea di confine”.
Il disegno della mappa napoleonica, divisa in sette ri-
quadri, iniziò il 23 agosto 1809 e terminò il 17 ottobre
dello stesso anno. Porta la stessa data di conclusione il
cosiddetto “Sommarione”, registro a corredo della cartografia, nel quale ogni appezzamento di terreno viene
descritto attraverso una serie di voci: il numero di mappa, il nome del proprietario, la denominazione del pezzo
di terra (toponimo), la qualità (la destinazione d’uso) e
l’estensione in pertiche censuarie.
Con il Catasto Napoleonico si ha la prima restituzione grafica di tutto il territorio comunale di Boltiere. L’abitato
si trova in posizione baricentrica, e si sviluppa attorno
al perimetro circolare dell’antico nucleo fortificato, qui
ancora circondato dal fossato. - (Fig. 12)
Dal centro del paese si dipartono a raggiera le strade di
collegamento da e per i paesi limitrofi. In direzione NordSud il territorio è attraversato dalla Strada Postale che
conduce a Bergamo, la quale, proveniente da Pontirolo,
entra in Boltiere sovrapassando il Fosso bergamasco in
prossimità della cascina Dogana, così denominata per
essere stata luogo di dazio tra i due Stati milanese e
veneto.
Le altre principali arterie (dette strade comunali) conducono dal centro del paese in direzione Ovest verso
Brembate Sotto (Strada che conduce a Brembate); ad Est
un tratto stradale che in corrispondenza del Cascinetto
del Gavazzo si divide in tre rami rispettivamente per
Verdellino, Treviglio e Ciserano. Lungo quest’ultima via
si trova il cimitero, collocato all’esterno del centro abitato nel rispetto delle nuove norme igienico-sanitarie.
Una fitta ragnatela di strade consorziali è al servizio dei
campi e dell’agricoltura.
All’inizio dell’Ottocento gran parte del territorio era costituito da terreni coltivati classificati, secondo il sistema
produttivo praticato, in: aratori, aratori irrigati (spesso
con la presenza di gelsi, “moroni”), prati e pascoli. La
restante parte era ricoperta da boschi, ripe e orti, una
minima percentuale era edificata, mentre del tutto marginale la presenza degli incolti (sterile).
Il bosco più ampio e fitto era situato nella porzione sudoccidentale del comune, lungo il Fosso bergamasco,
nei terreni denominati Campazzo, Guello, Basse, Bosco
grosso, Bosco del giarone, Bosco della bassa. Il bosco
era “ceduo” cioè tagliato periodicamente, e classificato
“ceduo forte”, con alberi di rovere, faggi, carpini, olmi,
e “ceduo dolce”, quello con ontani, salici e simili.
Il territorio tra XVIII e XIX secolo
41
Fig. 12
Monica Resmini
12
L. GOLTARA, Carta idrografica
d’Italia irrigazione della Provincia di
Bergamo, Bergamo 1960, pp. 55-59.
13
Si indica con la sigla MIA 1546 il
toponimo registrato nell’Inventarium
Proprietatum della Misericordia
Maggiore di Bergamo, conservato
presso la Biblioteca Civica A. Mai di
Bergamo, Archivio MIA 560.
14
Si indica con la data 1392 il
toponimo rilevato durante le
operazioni confinarie del 1392-95,
cfr.: V. M ARCHETTI, a cura di, Confini
dei comuni del territorio di Bergamo
(1392-1395). Trascrizione del Codice
Patetta n. 1387 della Biblioteca
Apostolica Vaticana, Bergamo 1996,
pp. 331-335.
42
Gli aratori e i prati venivano irrigati con le acque delle
rogge e dei canali. Nel comune di Boltiere, il reticolo
idrico vede come corso principale la Roggia Brembilla,
dalla quale sono stati ricavati canali secondari detti
“modulo”.
La Roggia Brembilla viene derivata dalla sponda sinistra del Brembo nel territorio di Albegno, dopo un
tratto in cui scorre parallela al fiume, piega verso Est
e raggiunge la campagna di Osio di Sotto. Nelle vicinanze dell’ex setificio Schroeder (in Osio Sotto) la
roggia si divide in due rami uno denominato di Boltiere
e l’altro detto di Osio. Da quest’ultimo ramo vengono
ricavati diversi moduli, alcuni dei quali irrigano anche i terreni di Boltiere: modulo S. Donato, modulo di
Boltiere e modulo Cantone. Dal ramo di Boltiere si derivano: il modulo Isolo, il modulo Grumosa, il modulo
Via Brembate o Canalina. Dal ramo principale in prossimità del partitore centrale di Boltiere vengono ricavati
il modulo Vecchio di Ciserano e il modulo Canale12.
Il modulo Isolo costituisce il limite confinario con
il comune di Osio Sotto e in prossimità della cascina Taschetta piega verso Sud ad irrigare i terreni a
Est del paese. A occidente, per un tratto fino al mulino, la Roggia Brembilla corre parallela al modulo
Gramosa, prosegue poi in solitario verso sud in direzione del Maglio e, superata la Strada Postale e la cascina Buratti, cambia denominazione e si divide in due
rami: Modulo Vecchio in direzione Est e Modulo Canale
in direzione Sud-Est.
Tra le costruzioni presenti fuori dall’abitato si registrano le cascine Melocco. Treschetta, Cuscinetto del
Gavazzo, Cassina de’ Testi. Cassina del Consorzio,
Scalmanino, Baratti, Malio, Mulino, oltre al casello di
guardia presso il Fosso bergamasco.
Per la conoscenza del nostro territorio oltre alle mappe sono di fondamentale importanza i registri di corredo, tra questi il “Sommarione”, che fornisce un dato
interessantissimo: il toponimo. Il “Sommarione” rappresenta quindi la prima raccolta sistematica in materia di toponomastica, consentendoci di recuperare,
mediante lo studio di questi nomi locali, fasi e momenti della storia antica dei luoghi. I toponimi, che ancora
oggi esistono sono spesso in diretta connessione con
quelli dei secoli passati e svolgono, di conseguenza,
una funzione documentaria insostituibile; inoltre, es-
sendo generalmente legati alla terra, al lavoro, sono
particolarmente indicativi del rapporto con l’ambiente
e rivelano precise condizioni e significative fasi dell’organizzazione territoriale.
All’inizio dell’Ottocento si ritrovano ancora toponimi registrati in documenti risalenti al XIV e XVII secolo: Campazzo (Campatij, MIA 1546)13, Giarone (ad
Geronum, MIA 1546), Gramosa (ad Graviosam, 1392)14,
Quattordici (Quatordesi perteghe, MIA 1546), Rossino
(Rusinum, 1392), Savia (Saviam, 1392), Vite Novella
(Vites novellas, MIA 1546).
Dopo la parentesi francese, con l’avvento del governo austriaco e la costituzione del Regno LombardoVeneto, Boltiere e i comuni limitrofi formarono il
Fig. 13
Il territorio tra XVIII e XIX secolo
XIII distretto di Verdello. Successivamente, nel 1853,
Boltiere entrò a far parte del II distretto di Bergamo.
Come abbiamo detto, il Catasto Napoleonico non era
stato attivato, così, con sovrana patente del 23 dicembre 1817 si stabiliscono le norme per la realizzazione
dei catasti nelle province del Regno che ne erano ancora sprovviste. La stima dei terreni si avvia nel 1826,
Fig. 16
43
Fig. 14
Fig. 15
Fig. 17
Monica Resmini
15
Carta Topografica del Regno
Lombardo-Veneto, Milano 1833, tavola
4C, Bergamo.
44
finalizzata ad accertare la rendita unitaria media ottenibile in un anno di raccolto dalle coltivazioni praticate nei comuni, e resa applicabile nel luglio 1835.
La stima dei fabbricati inizia due anni dopo, nell’estate
del 1837, restano esenti dall’imposta gli edifici religiosi
(chiese, oratori, cimiteri, santuari, ecc.), quelli regi
e quelli ad uso militare, che – come già praticato nel
Catasto Napoleonico – venivano raffigurati sulla mappa
con un colore rosso intenso ed evidenziati da una lettera alfabetica, per distinguerli dagli altri edifici che
erano campiti di rosa e contrassegnati da un numero.
Nella provincia di Bergamo, e di conseguenza anche
a Boltiere, il catasto viene attivato nel 1853 e successivamente aggiornato in modo continuo attraverso
periodiche verifiche (lustrazioni). - (Fig. 13)
Mettendo a confronto le mappe austriache con quelle
napoleoniche emerge il segno del nuovo tracciato stradale a Nord del territorio comunale, appena abbozzato sulla mappa del 1853 e ben definito nell’allegato
di lustrazione del 1897. L’intento era quello di creare
un nuovo collegamento più diretto e veloce tra Osio
Sotto (e poi Bergamo) e il ponte di S. Vittore sul fiume
Brembo.
L’apertura della nuova strada favorirà l’edificazione ai
suoi margini, come si può vedere nel successivo Cessato
Catasto (1903-35).
Non risultano nuove costruzioni rurali nel territorio,
quelle presenti sono le stesse del catasto precedente,
così come identico risulta il centro abitato. Per quanto
riguarda l’abitato si registra la presenza della nuova
chiesa parrocchiale, la cui realizzazione ha comportato la demolizione di alcune strutture dell’antico borgo
fortificato. Da segnalare inoltre l’ampliamento della
Strada Regia Postale nel tratto in cui entra in paese e
curva verso la nuova chiesa, con conseguente demolizione e ricostruzione delle case al mappale 50.
Sono gli allegati di lustrazione dal 1879 al 1902 che
registrano il nuovo e più clamoroso avvenimento destinato ad incidere sul territorio e a creare nuove possibilità in senso moderno: la costruzione e ampliamento
dell’impianto produttivo legato alla trasformazione dei
filati di seta. - (Fig. 14, 15, 16, 17)
Sempre sotto il governo austriaco viene redatta
dall’Istituto Geografico Militare Austriaco di Milano, la
Carta Topografica del Regno Lombardo Veneto, pubbli-
Fig. 18
Fig. 19
Il territorio tra XVIII e XIX secolo
cata nel 1833, composta da 42 fogli in scala 1:86.40015.
La sua realizzazione raggruppa i lavori precedenti eseguiti dal Deposito della Guerra di Milano e dallo stesso
Istituto Austriaco, nonché l’assemblaggio delle mappe
catastali adeguatamente ridotte.
La carta mostra gli abitati distinti in base alla loro importanza amministrativa, i luoghi fortificati, comuni,
frazioni di comuni, boschi, prati, ecc., le ferrovie, le
strade di 1° e 2° classe, quelle provinciali, le comunali,
le comunicazioni per carri, bestie, pedoni, argini, acquedotti, confini politici e amministrativi.
Sul modello del Catasto Lombardo-Veneto viene impostato, nel 1886, il Catasto Italiano (o Cessato
Catasto), con la legge n. 3682 del 1 marzo. Tutte le
operazioni vengono dirette dal Ministero delle Finanze
che si avvale della consulenza e collaborazione di organi periferici.
Le mappe catastali sono una diretta derivazione delle
precedenti, come cita lo stesso articolo 3 della legge: “Le mappe catastali esistenti e servibili allo scopo saranno completate, corrette e messe al corrente
quand’anche in origine non collegate a punti trigonometrici”.
Il paesaggio di Boltiere, registrato dal nuovo catasto
nel primo trentennio del XX secolo, non si differenzia
molto da quello rilevato dai tecnici napoleonici.
Nel primo dopoguerra, infatti, non solo le grandi trasformazioni territoriali dovevano ancora essere attuate, ma la maggior parte del territorio continuava
a mantenere una destinazione prevalentemente agricola.
Il centro storico appare inalterato, mentre si registra
un fervore edilizio lungo l’arteria provinciale da Milano
a Bergamo, nel tratto fino al Cascamificio e lungo la
strada provinciale compiuta sul finire del XIX secolo
che da Monza mette a Bergamo. - (Fig. 18)
Anche la filatura appare notevolmente ampliata, come
dimostrano i numerosi corpi di fabbrica e come testimoniano i dati occupazionali riportati nella letteratura
sulla nuova industria bergamasca (cfr. il saggio di Della
Valentina nel presente volume). - (Fig. 19)
Le acque delle rogge e dei canali presenti sul territorio servivano in questi anni all’esercizio degli opifici:
molino e torchio Molina (Metallurgica di Boltiere), la
filatura Cascami seta, il mulino maglio Vitali16.
La produzione dell’Istituo Geografico Militare
Italiano (IGMI)
Quanto riportato dalla cartografia prodotta dall’IGM in scala 1:25.000, conservata presso l’archivio cartografico dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, si
può ritenere rappresentativa di un assetto territoriale
definitosi e consolidatosi nel XIX secolo.
Il disegno dell’orditura dei campi riportato in queste carte coincide, nelle linee essenziali, con i confini particellari delle mappe catastali. Analoga riflessione vale per la
rete stradale che, anzi, risulta essere più dettagliata sulla
cartografia militare: infatti, oltre ad indicare la viabilità
minore, vi sono maggiori informazioni relative alla tipologia della strada, alla presenza di alberature e muri di recinzione, tutti elementi essenziali alla logistica militare.
Fiumi, canali di irrigazione o di scolo, piccole rogge sono
indicati sulle tavolette IGM in modo puntuale, attraverso
una simbologia codificata. La Roggia Brembilla, principale corso d’acqua di questo territorio, è indicata a una
doppia linea, con effetto a luce obliqua in quanto supera
una larghezza di tre metri. Anche la viabilità è restituita
da segni convenzionali che variano a seconda della qualità delle strade.
Alla prima levata dell’IGM datata 1889 l’abitato di
Boltiere risulta ancora tutto concentrato lungo la strada
per Bergamo che divide in due il paese, a destra l’antico
nucleo fortificato, a sinistra le grandi corti rurali aperte
verso la campagna occidentale. - (Fig. 20)
Al margine settentrionale appare concluso il rettifilo che
dalla strada per Bergamo, con direzione Nord-Est arriva
al Ponte di S. Vittore sul fiume Brembo in territorio di
Brembate Sotto.
Appare il toponimo “Filanda” ad indicare il nuovo insediamento produttivo sorto nelle vicinanze del vecchio
maglio a sud del paese.
La maglia poderale risulta regolare a Est del nucleo abitato, riprendendo l’antica partizione geometrica derivante dalla prima e seconda centuriazione romana. Meno
regolare, più eterogenea la suddivisione dei mappali a
ovest, dove il terreno è attraversato da numerosi corsi
d’acqua.
La cascine sono in parte quelle già registrate nei catasti napoleonico e austriaco: Melocco, Locatelli, Dogana,
Del Consorzio, Testa, Vaschetta, Cascinotto, Casotto,
16
L. GOLTARA, op. cit., pp. 55-59,
374-378.
45
Monica Resmini
oltre all’edificio in questa carta denominato “Maglio”,
ma in realtà si tratta del mulino.
Nuovi toponimi sono quelli legati all’attività della caccia: il Roccolo del Caffi al confine con Brembate Sotto e
il roccolo nella porzione nord-ovest del comune.
Non si notano particolari trasformazioni nella successiva carta del 1931, sia a livello insediativo che infrastrutturale. Solo alcuni toponimi sono cambiati, probabilmente in seguito alla variazione della proprietà,
così la cascina Locatelli è qui denominata Carminati, la
Metocco/Melocco, è ora Cagnoli, il Maglio è qui indicato come Torchio, e, in corrispondenza dell’oratorio di
S. Rocco si trova ora l’omonima cascina. Il Roccolo del
Caffi si chiama ora genericamente Uccellanda. - (Fig.
21)
È la tavoletta IGM del 1954 a evidenziare le prime
espansioni dell’abitato, principalmente verso sud, lun-
go la strada per Bergamo.
L’area della Filanda appare ampliata con la costruzione
di una nuova più grande struttura produttiva.
Scompaiono alcuni toponimi, altri cambiano (Cuscinetto=Cascina Raimondi; Cascina del Consorzio=Cascina
Nozza). - (Fig. 22)
La situazione cartografata da questa tavola si riscontra con maggiore effetto nella foto aerea scattata
nel medesimo anno. La fotografia aerea del 1954 assunta come fonte per l’analisi del territorio risulta estremamente interessante e come tale gli si può attribuire
il valore di “documento”, in un certo senso unico e irripetibile, di una realtà spazio-temporale ben definita.
E come ogni documento può avere numerose chiavi di
lettura, nel caso specifico del nostro studio, consente
di trarre elementi per valutare la situazione territoriale
di questa area della provincia di Bergamo prima del-
46
Fig. 20
Fig. 21
Il territorio tra XVIII e XIX secolo
l’avvio della grande espansione edilizia e industriale.
- (Fig. 23)
Il confronto con le tavolette IGM in scala 1:25.000, realizzate nello stesso anno, mette in risalto come queste
ultime, a differenza della fotografia aerea, non siano
uno strumento “obiettivo” Nelle tavolette sono raffigurati i fatti materiali della strutturazione umana del ter-
ritorio; ma la destinazione precisa di questo strumento
- cioè l’uso militare - ha privilegiato la rappresentazione, attraverso una simbologia convenzionale, di alcuni
fenomeni a discapito di altri. Di contro, rispetto all’ampia gamma di informazioni ricavabili dalla fotografia aerea, le tavolette riportano un dato importantissimo per
chi si occupa di studi territoriali: la toponomastica17.
17
M. RESMINI, Gli insediamenti e i
centri abitati, in L. PAGANI, F. ADOBATI,
a cura di, Le aerofotografie IGM del
1954. Per una lettura del territorio e
del paesaggio bergamasco prima delle
grandi trasformazioni, Bergamo 2004,
pp. 59-63.
47
Fig. 22
Monica Resmini
48
Fig. 23
All’interno del sistema insediativo Dalmine-Zingonia: l’economia di Boltiere
Capitolo III
All’interno del
sistema insediativo
Dalmine-Zingonia:
l’economia di
Boltiere
Gianluigi Della Valentina*
Parlare di un Comune significa accettare implicitamente il rischio di avanzare su un terreno che assomiglia
alle sabbie mobili; il terreno delle identità nel quale a
ogni passo in avanti si rischia di affondare un po’ di più.
Eppure l’ambiguità non sta nel concetto in sè, ma nell’uso
o nell’abuso che ne facciamo, nella “molesta retorica
dell’identità1 tirata in ballo con una certa allegra disinvoltura”. Un errore sta certamente nel dimenticare che
siamo portatori non di una, ma di molteplici identità che
non si annullano e, anzi, si rafforzano reciprocamente.
L’identità locale – bisognerebbe usare il plurale visto che
possono esistere quelle comunali, provinciali, regionali –
non è alternativa a quella nazionale: non a una diminutio
dovremmo pensare, ma a un addendo che arricchisce e,
invece, talora alle identità locali viene riservato il destino
dei capponi di Renzo che si beccavano fra loro senza accorgersi della mano che li stringeva con il rischio di farli
soffocare.
Secondo Braudel, “essere alloggiati significa cominciare ad essere” e il primo alloggio di ogni bambino
che apre gli occhi sul mondo è un contesto locale. È qui,
dunque, in questa dimensione particolare - dotata di un
proprio genius loci condiviso da una comunità la quale vi
risiede, la costruisce e la vive – dalla doppia connotazione
di agente e agita, a un tempo percipiens e percepta, che
vanno cercate le radici dell’identità sociale di una comunità, come dell’essere di ciascun individuo. Poi, è vero,
“tutto è solidale con tutto, tutto è mescolato a tutto”,2 e il
proprio territorio non esclude gli spazi più ampi, né questi
ultimi elidono i primi perché gli uni risultano intrecciati
indissolubilmente con gli altri, soprattutto e sempre più
tenacemente nell’età del mondo villaggio, globale e totalizzante; resta il fatto, tuttavia, che è l’esperienza di uno
specifico spazio vissuto ad accompagnare la storia dell’individuo, il quale viene al mondo e cresce interiorizzando
quello spazio con la sua particolare connotazione sociale.
Si diventa adulti lungo una continua esperienza di spazio e
di tempo, che cambia magari radicalmente nel corso della
vita, perché gli orizzonti si dilatano fino al mondo-villaggio, ma la prima esperienza spaziale, quella vissuta da
bambini e da adolescenti resta conficcata in ognuno senza
possibilità di rimuoverla perché parte costitutiva dell’io,
ma “lo spazio vissuto è anche uno spazio sociale”3.
La storia di ogni comunità locale percorre sentieri
non dissimili e, invece che al fondo dell’io, giunge “sino
al fondo delle età”, dove storia e geografia cominciano ad
avviare il loro incessante dialogo, come il venire al mondo
del bambino. L’identità dei luoghi si compone di una creta
nella quale i fattori fisici, ecologici, antropici si divertono
a impastare insieme i rispettivi caratteri i quali diventano
nel corso della storia appartenenze, tratti condivisi che si
definiscono nei tempi lunghi, persino lunghissimi, intessuti
in trame fitte di cui gli elementi naturali e culturali fungono da trama e ordito; intrecci tenaci, ma non immobili,
che la storia si incarica di ridisegnare lentamente, ma rispettando quasi sempre quel fondo delle età.
Troppo recente è il progetto del nuovo ambito sovracomunale Dalmine-Zingonia4 perché possa già fregiarsi
di una propria, specifica identità culturale, ma a ben vedere l’idea, la strategia che lo ha sorretto sin dall’inizio
affonda la sua ambizione nei caratteri geofisici di un’area
dalle forti analogie presentate dalle sue singole parti interne, così come in vicende storiche che per molti versi
accomunano la popolazione di questa plaga della pianura
sud-occidentale della Provincia di Bergamo; popolazione
insediata in Comuni “che potremmo definire di <<seconda
*
Università degli Studi di Bergamo
1
G. LERNER, Tu sei un bastardo. Contro
l’abuso delle identità, Milano 2005,
p. 82.
2
F. BRAUDEL, L’identità della Francia.
Spazio e storia, Milano 1995, p.11.
3
A. FREMONT, La regione. Uno spazio
per vivere, Milano 1981, p. 33.
4
Cfr., AA. VV., Un’identità culturale
per l’area Dalmine-Zingonia, Bergamo
2002. Come è noto, di quest’area
fanno parte Boltiere, Ciserano,
Dalmine, Levate, Osio Sopra, Osio
Sotto, Verdellino e Verdello.
49
Gianluigi Della Valentina
5
N. CARRA, Popolazione, abitazioni
e attività economiche, in AA. VV.,
Verdello. Evoluzione territoriale e
urbanistica, Verdello 2005, pag. 127.
6
Cfr. Storia economico sociale
di Bergamo. Dalla Ricostruzione
all’Euro. Tomo I, La politica e il
territorio, Bergamo 2002, p.382.
7
Cfr. Archivio di Stato di Bergamo
(A.S.B.), Catasto Lombardo-Veneto,
1853, Boltiere.
8
B. BELOTTI, Storia di Bergamo e dei
Bergamaschi, vol. I, Bergamo 1989
p. 31.
9
M. PAGANINI, La fornace. Uomini e
famiglie nella storia di Osio Sotto,
Osio Sotto 1985, p. 19.
10
P. ZANINI, Significati del confine.
I limiti naturali, storici, mentali,
Milano 1997, p. 14.
50
cintura>>, a sud” del capoluogo provinciale5. Non è azzardato pensare che, nel momento in cui si delineò il progetto di Zingonia, alla metà degli anni sessanta del secolo
scorso, non fu unicamente il “buon profilo di accessibilità, segnatamente da-per Milano” a far cadere l’attenzione sull’area “posta tra i centri abitati di Verdellino e
Ciserano, coinvolgendo il territorio comunale”6 anche di
Boltiere, Verdello e Osio Sotto, al fine di realizzare un
sistema insediativo organico di nuova concezione. Anche
eredità storico-ambientali condivise sottesero certamente
quel disegno, innovatore sul piano urbanistico ed economico a un tempo, che avrebbe dovuto dar vita a una “nuova città” di 50.000 abitanti.
Su questi luoghi i primi segni di un futuro destino
comune li lasciarono le centuriazioni romane che interessarono entrambe le sponde del Brembo, fra Marellanum
(Mariano) e Balterium, con Minervium (Minervio, molto più tardi aggregata a Verdello) e Statianum (l’odierna
Stezzano) quali altri vertici di una sorta di quadrilatero
pianeggiante, appena a nord delle plaghe semiumide del
Lago Gerundo. Del paesaggio agrario che le centuriazioni romane iniziarono a tratteggiare sono rimaste tracce
labili, ma è difficile sottrarsi all’ipotesi che nel remoto
lavoro degli agrimensori latini vadano ricercate le origini
del peculiare orientarsi delle particelle catastali, da nord
a sud, che a Boltiere, ancora in età contemporanea ha
costituito il disegno di fondo della proprietà agricola; un
orientamento e forme, per lo più lunghe e strette, che
connotano la morfologia e quindi anche il paesaggio agrario locale odierno7.
Talvolta messa in dubbio, l’esistenza del lago
Gerundo ci è confermata da una antica mappa che ne delinea i confini; il lago doveva allungarsi verso sud, fino a
sfiorare il corso del Po, con la ampia isola Fulcheria nel
mezzo, e iniziava a nord proprio in prossimità di Brembate
e di Boltiere, dove ad alimentarlo erano le acque ancora disordinate e gli incerti alvei del Brembo e dell’Adda,
mentre più a sud anche il Serio fungeva da immissario sulla
sponda orientale, perdendosi in questo spazio liquido che
costringeva a deviare il cammino ed evitato dagli uomini
i quali vi si insediarono assai tardi. Questa mappa ci mostra Brembate, Boltiere, Pontirolo, Brignano e Caravaggio
affacciate sulla sponda nord-orientale del lago, così come
Vaprio, Groppello e Cassano appaiono adagiate su quella
nord-occidentale, mentre nella realtà doveva essere assai
mobile il limite fra la terra asciutta e le acque, giacchè
queste ultime si ritiravano e avanzavano secondo la portata dei due immissari settentrionali, a sua volta dipendente dall’intensità e dalla regolarità, o meno, delle precipitazioni stagionali. “Si afferma adunque che... le acque
del fiume Adda, unite a quelle del Brembo e del Serio, dai
terreni più elevati di Concesa, di Vaprio e di Canonica,
si allargassero nel sottostante piano della Ghiara o Gera
d’Adda, e vi formassero un vastissimo stagno, conosciuto
appunto col nome di lago e perfino di mare Gerundo o
Gerone. Certamente ancora all’epoca romana questa regione era coperta da paludi e da acque stagnanti, tantochè gli eserciti romani, per muovere contro gli Insubri, dovevano passare per il territorio bresciano”8. Prosciugatesi
le acque forse già in epoca tardo-romana, a completarne
lo scolo fu l’intervento antropico che lasciò dietro di sé
terreni ormai sfruttabili, ma “asciutti e porosi”, piuttosto sabbiosi e ghiaiosi; una peculiare pedologia, gravida di
future conseguenze per la storia dell’agricoltura e quindi delle comunità locali. Si tratta di un fattore edafico
dissimile da quello delle plaghe ubicate appena qualche
chilometro più a nord, oltre Osio Sotto, “lungo la via di
Levate” dove si distende “una zona argillosa che ancora
oggi è sfruttata per la produzione di laterizi” e dove sorse, appunto, una fornace9.
A delimitare l’area in questione furono, per un
buon tratto, due corsi d’acqua: il fiume Brembo, sul quale
Boltiere si affacciò, a ovest, per alcuni secoli, e il vaso
artificiale del Fosso bergamasco, a sud-ovest; confine
tracciato dalla mano dell’uomo fra lo Stato di Milano e
la Repubblica di Venezia dal primo Quattrocento fino al
tramonto del Settecento. A varcarlo era la strada Regia
Postale, che da Milano metteva a Bergamo, e lo scavalcava
proprio a Boltiere, dove un casello svolgeva la funzione di
controllo dei traffici e degli uomini in transito. Comune di
confine, dunque, con quanto ciò comportava, dato che un
confine “fonda uno spazio, defini[sce] un punto fermo da
cui partire e a cui fare riferimento, una linea certa e stabile, almeno fino a quando non si modificano le condizioni
che l’hanno determinata... ; il confine separa due spazi,
due persone, due ideologie”10. La popolazione di Bergamo
e dei comuni del suo territorio, privata proprio a causa di
quel confine della sua attuale bassa pianura irrigua - che
a sud della linea delle risorgive si rivela all’occhio esperto
attraverso la natura più argillosa, quindi meno permea-
All’interno del sistema insediativo Dalmine-Zingonia: l’economia di Boltiere
bile, dei suoli e a quello dell’osservatore meno pratico
di faccende agronomiche, ma pur sempre attento, con la
maggior copiosità dei raccolti – stentava a giungere alla
saldatura dei raccolti annuali. L’importazioni di biade costituiva la norma e proprio nelle regioni di confine, quali
erano i comuni lungo il Fosso, prosperavano non solo i
commerci e i transiti regolari dei cereali, ma anche un
fiorente contrabbando che le autorità delle terre importatrici non sempre punivano con rigore.
Se fra il Cinquecento e la prima metà almeno del
Seicento – un periodo non casualmente ricordato come
il secolo di ferro – il brigantaggio, i furti e gli agguati, il
circondarsi di bravi da parte dei signorotti locali erano
costumi quasi abituali sotto il cielo di ogni contrada della
penisola, è altrettanto vero che le zone di confine e le
strade principali invitavano i malintenzionati alle prepotenze con ancora maggiore tentazione. “I delinquenti...
scorazzavano per le strade di campagna, compiendo ogni
sorta di delitti”, come successe per esempio, il 15 marzo
1595, quando “presso il fosso bergamasco, tra Canonica e
Boltiere, il corriere di Milano per Venezia veniva assalito
da tre malfattori armati d’archibugio e d’altre armi e con
barbe posticce”; prepotenze abituali, di cui le cronache
fanno menzione fino al 166211.
Boltiere fu, dunque, comune di transito proprio per
via della strada postale per Milano, che a Osio aveva la sua
unica posta, in terra bergamasca, destinata al cambio dei
cavalli; per la successiva, chi veniva dal capoluogo orobico
doveva aspettare di aver superato l’Adda. Nonostante la
sua importanza, le casse del Comune non permettevano
di spendere molto per la manutenzione, persino nel centro abitato, se è vero che, come raccontavano gli ispettori, nel primo Ottocento il suo stato appariva “penoso”12.
Né la situazione migliorò in seguito chè, anzi, dopo
l’apertura al traffico della Ferdinandea, ossia della linea
ferroviaria che collegava Bergamo e Milano, via Treviglio,
la postale era risultata declassata, nonostante i lavori
intrapresi per correggerla con rettifili proprio fra Osio e
Boltiere. Secondo gli osservatori del tempo, la ferrovia
l’avrebbe penalizzata, tanto che, alla metà del XIX secolo, “riesce questo stradale di minore importanza non
servendo che al trasporto delle merci”13. Con lo scemare
del via vai delle persone si assottigliavano anche i piccoli
affari legati alla mobilità territoriale della popolazione.
Per secoli, nel bene e nel male, la presenza di una arteria
di primaria importanza condizionò la storia della comunità e del paese nel quale Berengario possedeva terreni
che Ottone I concesse al vescovo di Bergamo. Il 29 agosto
1399 una folla di migliaia di persone percorse la strada
in processione invocando pace e misericordia e cantando lo Stabat Mater; erano i Bianchi, come li chiamava la
gente per via delle loro vesti candide, indossate quando
in processione, uscendo come quella volta dal capoluogo
con lo stendardo di S. Alessandro, andavano “per i paesi
intorno”, fino a Brembate e Boltiere. S’aggrappavano alla
fede e ne portavano testimonianza lungo i percorsi polverosi della pianura, chiedendo misericordia a Dio affinché liberasse i paesi dal flagello della peste, ma anche da
quello causato dai continui scontri fra le fazioni opposte
dei Guelfi e dei Ghibellini che trascinavano con sé razzie,
uccisioni, distruzioni. I Guelfi saccheggiarono più volte
Boltiere e ancora nel giugno del 1405, per tornare alla
carica nel dicembre dello stesso anno con una ulteriore
spoliazione14.
Quella che oggi viene definendosi come l’area
Dalmine-Zingonia, durante la dominazione veneziana
rientrava nella Quadra di Mezzo (una delle quattordici in
cui il governo della Serenissima ripartì i suoi possedimenti
bergamaschi per amministrarli) il cui territorio iniziava,
a mezzogiorno, proprio in corrispondenza di Boltiere per
estendersi, a nord, fino ai ponti di Cedrina. La Quadra
prendeva il nome dalla posizione centrale, occupata nella
pianura orobica, fra quelle di Calcinate a est e dell’Isola, a ovest, la quale aveva Terno come suo capoluogo. Il
territorio di mezzo, invece, diversamente dagli altri, e
pur essendo il più popoloso, risultava privo di un proprio
capoluogo, ragione per cui faceva capo a Bergamo, dove
si teneva il periodico congresso dei comuni che ad esso
appartenevano15.
Già nel Trecento accomunate dalla appartenenza
alla Facta di Porta S. Stefano, le contrade della Quadra,
e in particolare i comuni dell’area Dalmine-Zingonia, alla
fine del XVI secolo apparivano agli osservatori del tempo
come una plaga fertile, capace di produrre “grani de ogni
sorte, raccolti abbondanti” persino “abbondantissimi” in
qualche zona, come nel caso di Ciserano, e anche “vini
abondatamente et da vender”16. Quasi ovunque, la terra
rendeva abbastanza bene e valeva fra i 36 e i 40 scudi
la pertica, con la parziale eccezione di Verdello dove si
scendeva a 25 e dei comuni a ridosso del Brembo, fra i
11
B. BELOTTI, Storia di Bergamo e dei
Bergamaschi, Bergamo 1989; cfr. vol
IV, p. 171 e vol. V, p. 149.
12
Archivio di Stato di Bergamo (d’ora
in avanti ASBG), DS, c. 1298.
13
Cfr. A. CANTALUPI, Prospetto storicostatistico delle strade di Lombardia
mantenute dallo Stato, Bergamo 1850,
p. 149.
14
B. BELOTTI, Storia di Bergamo e dei
Bergamaschi, vol. III, Bergamo 1989,
pagine 74, 92 e 95.
15
Cfr. V. FORMALEONI, Descrizione
topografica e storica del Bergamasco,
Bergamo.
16
G. DA LEZZE, Descrizione di Bergamo
e suo territorio 1596, Bergamo, 1988,
pp. 436 e sgg.
51
Gianluigi Della Valentina
Anime
Osio Sopra
Osio Sotto
Verdellino
Verdello
Fuochi
Levate
52
Dalmine
* Dato stimato.
Ciserano
18
G. DA LEZZE, Descrizione di Bergamo
e suo territorio, cit., pp. 436-444.
Alla fine del Cinquecento, Dalmine
comprendeva i comuni Sforzatica,
Mariano, Dalmine e Sabbio. Per
quanto concerne la superficie,
espressa in ettari, bisogna tener
presente che essa includeva i soli
arativi e i prati. Per i dati di Boltiere,
cfr. Archivio della Curia Arcivescovile
di Milano, Archivio spirituale – sez.
X – vol. IV (Pieve di Verdello), aa.
1564-1608.
quali Boltiere. A beneficiare di una simile fertilità, tuttavia, erano solo i proprietari dei fondi più estesi, pochi
per la verità, come ci viene detto per Osio Sopra dove
“uno solo di loro ha di entrata circa ducati 300” e, infatti,
ovunque ci si imbatte in “gente povera... Qui non sono
ricchezze che il più ricco ha pertiche di terra quaranta,
gli altri lavoratori et brazenti senza traffichi”. Con un ritornello insistente, si andava ripetendo di bocca in bocca
il giudizio su quelle contrade - “non vi è mercantia di
alcuna sorte”- e il parere cambiava assai poco, chè di un
comune o di un altro si parlasse. Né bastavano a rinvigorire l’economia locale il mulino da grano, il torchio da olio
e il maglio da ferro le cui ruote giravano in paese; sorti
sulla roggia che penetrava in Boltiere da nord, portando
beneficio anche all’agricoltura.
Come ovunque, vigeva una “stretta corrispondenza tra criteri di tassazione e criteri di rappresentanza”,
ragione per cui, a Boltiere come altrove, i maggiori estimati, ai quali venivano riservate la cariche pubbliche,
“erano stati [anche] incaricati di rappresentare il Comune
in ogni causa giudiziaria”17. Tale era risultata la penetrazione della proprietà cittadina da lasciare solo le briciole a quella rurale del paese. Esclusi i pochi estimati più
ragguardevoli, gli abitanti di Boltiere soffrivano maggiormente di una condizione generale di povertà. Il loro era il
borgo meno popoloso, con le sue 260 anime appena, ma
anche quello con minor superficie coltivabile, eccezione
fatta per Verdellino, come ci rivelano le fonti del tardo
Cinquecento:18
Boltiere
17
Cfr., Ordini formati da Agostino
Maffetti podestà e vice-capitano di
Bergamo per il comune di Boltiere,
Bergamo 1751.
55
67
152
98
55
84
49
148
259 450
725 704 440 720
330 950
Utili
88
85
161
160 102
140
Bovini
60
149
198
155
84
155
110
166
Equini
34
44
96
86
56
70
35
97
531 503
745
378
715
Superficie 405
520 1.160
64 220
Considerato che la superficie agraria effettivamente utilizzabile si riduceva a 3.964 pertiche metriche,
ne discende che ogni famiglia di Boltiere disponeva mediamente di oltre sette ettari di superficie, contro i quasi
nove di Osio Sopra, ma i cinque di Verdello. In paese,
però, si contavano meno di due (1,7) capi grossi di bestiame da lavoro, bovino o equino che fosse, per ogni
famiglia, contro i tre capi di Ciserano o Verdellino, dove
non casualmente si sosteneva che i raccolti fossero abbondantissimi. Infatti, ubbidendo a quanto imponevano
gli assetti agronomici del tempo, la famiglia che teneva
nella stalla più bestie da lavoro e da reddito, raccoglieva
pure letame in maggior misura e si assicurava per ciò
stesso rese per ettaro superiori, magari cinque volte la
semente, invece di quattro, capaci di tener lontane le
carestie o quantomeno di renderle meno crude.
Che nella struttura demografica prevalsa nel corso dell’età moderna si debba cercare almeno una delle
ragioni che contribuivano a rendere particolarmente povero il paese, lo dimostra la composizione media delle
famiglie che, a cavallo del XVI e XVII secolo, contavano
appena 4,7 membri ciascuna, contro una media di 5,8
per l’intera zona, che saliva a 7,2 componenti a Levate
per toccare addirittura gli 8,6 a Osio Sotto. Sottratti dalla
popolazione maschile i più giovani e i più anziani, nonché
coloro che non erano occupati nei campi, in ogni famiglia
contadina di Boltiere restava una media di un uomo adulto e mezzo in grado di vangare la terra: poco rispetto
alla superficie a seminativi disponibile. Dunque, il fragile
rapporto fra braccia adulte maschili addette al lavoro più
pesante e la superficie utilizzabile non consentiva di porre su basi solide lo sfruttamento dei suoli, ragione per cui
l’esigua composizione numerica esponeva con maggiore
facilità i nuclei familiari all’alea delle malattie, della vecchiaia, delle invalidità; per troppi di loro, la ruota delle
fortuna non girava dalla parte giusta.
Nel Seicento, a condizionare la dinamica demografica del paese e della sua contrada non fu, come ci si potrebbe aspettare il contagio portato con sé dalla peste,
l’altra “falce di morte” che nelle età pre-contemporanee
si incaricava di alleggerire periodicamente le popolazioni, spopolando i villaggi. Le fonti coeve dicono che “di
tutte le terre del Contado Bergamasco, si preservarono solamente Bolterio, e Palosco, e l’antico castello di
Martinengo, dove morirono poche persone rispetto all’al-
Stal de Stucchi.
All’interno del sistema insediativo Dalmine-Zingonia: l’economia di Boltiere
Vicolo Adelasio, Stal del Beliotti.
53
Gianluigi Della Valentina
Oltre tutto, l’incremento si era verificato nonostante la diminuita estensione territoriale. Il suo confine
occidentale, infatti, non era più segnato dal Brembo, essendo stato arretrato dalla sponda del fiume di circa un
miglio, a vantaggio di Brembate che ormai si estendeva
su entrambe le sponde del fiume. Al momento dell’Unità d’Italia, ormai solo Osio Sopra e Verdellino contavano
meno abitanti di Boltiere.
Tuttavia, non possiamo pretendere che i soli fattori naturali - nascite e morti - spieghino compiutamente la
dinamica demografica storica di Boltiere, ragione per cui
dobbiamo volgere lo sguardo al rapporto fra la comunità
e le risorse del suo territorio. Qui, nel primo Seicento,
l’estensione dei boschi e degli incolti, che insieme coprivano il 18% dell’intera superficie agraria, rivelano la
Totale
superficie
agraria
2.011
Incolti
1.749 994
Boschi
976
Il sistema colturale in alcuni comuni della Quadra
di Mezzo nel 1617 (pertiche)20
Prati
Osio Sopra
1.200
Verdello
Levate
1.343 2.228
Verdellino
Dalmine
1.108
Ciserano
Boltiere
54
Osio Sotto
Popolazione residente negli otto Comuni dell’area
nel 1861
posizione del paese, all’epoca ancora affacciato sulla
scarpata del Brembo, a oriente del quale si estendevano
vasti prati che interessavano un altro quinto della superficie complessiva. Gli arativi risultavano, dunque, assai
più contenuti che negli altri comuni; se a Verdello e a
Verdellino essi raggiungevano il 95% delle terre sfruttabili
a uso agricolo, a Boltiere si toccava il 63% appena. Ne
discendevano raccolti meno abbondanti, sia in termini
complessivi, sia dal punto di vista delle rese unitarie, e
una conseguente minore disponibilità di cereali pro-capite. Le viti, al contrario, la cui coltivazione era favorita
dai suoli ghiaiosi e sabbiosi, diventavano una presenza
tanto significativa, estesi com’erano sul 22,5% della superficie agraria, da caratterizzare in maniera singolare,
con la loro presenza, quel tratto di pianura; degli arativi,
oltre un terzo risultava vitato contro percentuali medie
di un decimo appena nel territorio circostante.
Arativi
vitati
20
Archivio di Stato di Venezia, Senato,
Secreta, Materie miste notabili, cart.
152.
tre”. Incredibilmente, solo cinque uomini e otto donne
morirono a Boltiere e 40 appena a Levate, contro le 430
di Osio Sopra, le 416 di Osio Sotto, le 586 di Dalmine19.
Qualcosa di analogo era già accaduto nel 1576, in occasione della cosiddetta peste di San Carlo che, anche quella
volta, aveva appena sfiorato il paese. Davvero bendata
doveva essere quell’arbitra di vita e di morte per abbandonare dietro di sé destini tanto diversi.
Epidemie e pandemie infliggevano cicatrici, apparentemente rimarginate eppure indelebili, che non si
lasciavano cancellare nemmeno da secoli di storia demografica. Ancora nell’Ottocento gli altri comuni della zona
non erano riusciti a colmare del tutto i vuoti creati dalla
peste e, infatti, al momento dell’Unità d’Italia Boltiere
risultò essere l’unico comune la cui popolazione era quadruplicata, rispetto all’inizo del Seicento, mentre gli altri
registrarono incrementi pari ad appena due o tre volte il
dato iniziale:
Arativi
19
Cfr. L. GHIRARDELLI, Il memorando
contagio seguito in Bergamo l’anno
1630, Bergamo, 1681, passim.
Boltiere
2.181
1.194
1.010
365
602
5.352
Verdello
7.542
805
523
-
1.500
10.370
Verdellino
7.037
768
50
-
238
8.093
Levate
7.171
540
440
-
50
8.201
Il 21 maggio del 1663, una “orribilissima tempesta
a giorni passati rovinò l’animi e sviscerò per tre anni avenire le sostanze... Fu dovunque tanto spaventevole che
ho veduto a portar via tutto il raccolto del formento et
anco de vini che quelli dovevano raccoglier cento sachi di
formento ne hanno potuto haverne due e tanti senza un
minimo raccolto così anco de vini che hanno convenuto
far tagliar le frappe delle viti con la speranza di renovarsi per l’anno futuro”. Il “flagello mandato da Dio”, investì
in maniera particolare il territorio di Boltiere, oltre che
di Martinengo, Urgnano, Ghisalba, Pognano, Spirano e
Cologno; si accanì contro il frumento e la vite, ma anche
All’interno del sistema insediativo Dalmine-Zingonia: l’economia di Boltiere
sui gelsi, privandoli delle foglie con le quali si nutrivano
i bachi da seta21.
Simili accanimenti della natura contro il lavoro dei
singoli e delle comunità facevano capolino con frequenza tutt’altro che episodica e, anzi, si abbattevano con
prodiga ciclicità; a soffrirne potevano essere di volta in
volta le viti, i gelsi, gli allevamenti di api, così come i
bovini oggetto delle indesiderate attenzioni di epizoozie
perniciose. A segnare più crudelmente l’esistenza delle
famiglie era l’infierire di più calamità allo stesso tempo
e quando ciò accadeva la risposta alle annate cattive poteva assumere fisionomie opposte: indirizzarsi verso sentieri nuovi, ancora poco esplorati che avrebbero messo in
discussione gli ordinamenti vigenti oppure l’arroccamento a difesa della consuetudine.
I cambiamenti penetravano con circospezione e
avevano bisogno di tempi assai lunghi per consolidarsi
e per diffondersi perché ogni attività, ogni coltivazione
si inseriva in un complesso sistema, sul quale si reggeva
l’equilibrio precario del lavoro ma anche della vita contadina stessa. Quest’ultima era compenetrata dalla coscienza della fragilità della propria condizione, derivante
dall’essere in balia delle forze naturali, ragione per cui
ogni famiglia rurale, come ogni suo componente, portava dentro di sé il senso della precarietà. L’andamento e
il risultato dei raccolti sfuggivano al dominio dell’uomo,
così come si assisteva quasi impotenti all’esito di una gravidanza, al decorso di una malattia, all’infierire di una
carestia, soprattutto di quelle più cattive. Ancora nei
decenni compresi fra le due guerre mondiali, il tasso di
mortalità infantile sfiorava il 30%; ciò significava assistere impotenti al fatto che tre bambini su dieci morissero
prima di aver compiuto i cinque anni di età22. Nessuno
era autosufficiente, ma aveva bisogno degli altri e questo elemento contribuiva a legare le persone fra loro:
i giovani dipendevano dai genitori che, in assenza della scuola, oltre ad allevarli insegnavano loro il mestiere
contadino con i gesti, più che con le parole; i vecchi negli
ultimi anni di vita e i malati, così come gli invalidi dipendevano dai giovani perché ancora non esistevano forme
di previdenza o di assistenza sociale. Una Federazione
Operaia di Mutuo Soccorso, costituita dal Movimento
Sociale Cattolico, apparve solo nel 1885, ma nonostante
il suo impegno, i contadini restavano esclusi dalla sfera
d’azione del nuovo ente solidaristico23. Passato il flagel-
lo della peste, nella seconda metà del XVII secolo, lentamente, l’ordinamento colturale prevalente cominciò a
modificarsi. Sino ad allora, a Boltiere, come in gran parte
della Quadra di mezzo, gli arativi erano stati coltivati a
frumento e a cereali minori, con un ricorso abituale al
miglio. Quest’ultimo aveva il pregio di arrivare a maturazione piuttosto rapidamente, grazie al suo ciclo colturale
breve, ragione per cui lasciava presto liberi i suoli per il
pascolo dei bovini e, inoltre, cresceva abbastanza bene
nei suoli asciutti, resi tali dalla loro composizione ghiaiosa che determinava il rapido perdersi in profondità dell’acqua piovana. Nel tardo Seicento, invece, si assistette
alla progressiva avanzata del granoturco in gran parte
della pianura orobica; un cereale dalle rese unitarie per
ettaro senza alcun dubbio superiori a quelle di ogni altro
cereale prima di allora coltivato. Il mais garantiva raccolti pari ad almeno quindici volte la semente, contro
le cinque del frumento e le rese non molto diverse della
segale, del miglio, del panìco o dell’orzo, ma chiedeva
e continua a chiedere una irrigazione abbondante non
appena arriva il caldo intenso, ossia a partire da giugno. I suoli ghiaiosi si prestano meno, tuttavia, alla sua
coltivazione e ciò spiega perché i contadini si risolsero
con minor entusiasmo ad abbandonare i cereali minori
a favore del granoturco. Restò, invece, il frumento poco
impiegato nell’alimentazione quotidiana – sui tavoli delle
famiglie contadine, il pane bianco rappresentò un lusso
fino al XX secolo – perché destinato ai padroni; nel caso
dell’affitto in natura, infatti, si utilizzava solo il grano nel
pagamento del canone.
Verso la fine del Seicento, anche il gelso fece capolino nelle campagne della pianura e della bassa collina
bergamasche; una pianta che, insieme al granoturco, a
partire dal secolo successivo costituì il secondo pilastro
degli ordinamenti colturali locali. Quasi ovunque, in pianura, i filari di gelsi, allineati lungo i fossi, le cavedagne,
i sentieri poderali, le strade e i confini, andarono a sostituire i filari della vite, le cui vendemmie, pur risultando
più abbondanti rispetto ad altre plaghe di pianura, non
riuscivano a reggere il confronto con la collina. I contadini non si erano mai risolti a estirparle perché, a dispetto della qualità dei raccolti abituali piuttosto scadenti
complici sistemi di vinificazione alquanto approssimati, il
vino forniva pur sempre un apporto energetico ritenuto
fondamentale, un elemento indispensabile per combat-
21
Archivio di Stato di Venezia, Senato,
Dispacci rettori, Lettere del maggio e
del luglio 1663.
22
Cfr. A. BUTTARELLI, Demografia,
migrazioni e società, in Fondazione
per la storia economica e sociale
di Bergamo, Storia economica e
sociale di Bergamo. Fra Ottocento
e Novecento. Tradizione e
modernizzazione, Bergamo 1996, p.
101.
23
Cfr. C. COLOMBELLI PEOLA, Il movimento
sociale cattolico nelle campagne
bergamasche (1894-1904), Milano
1977, p. 45.
55
Gianluigi Della Valentina
24
Storia economico e sociale di
Bergamo. Dalla fine del Settecento
all’avvio dello Stato unitario,
Bergamo 1994, p.143. Erano
considerate piccole le filande con
meno di 29 addetti e fino a 13-14
fornelli: quelle medie contavano da
30 a 49 addetti e da 13-14 fornelli
a 22-23; nelle grandi rientravano
le filande con 50 addetti e 22-23
fornelli.
25
P.OSCAR, O.BELOTTI, Atlante storico
del territorio di Bergamo. Geografia
delle circoscrizioni comunali e
sovracomunali dalla fine del XIV
secolo ad oggi, Bergamo 2000, pp.
433-6.
26
ASBG, Catasto austriaco, Cfr. Mappe
catastali e catastino di Boltiere.
56
tere il freddo, tanto che se ne faceva un uso persino
eccessivo. Spesso entrava nella dieta alimentare quotidiana fin dal mattino anche se, per la verità, difficilmente avrebbe potuto arrecare danni alla salute, pur in
presenza di un consumo che raggiungeva normalmente, e
persino superava, il litro pro-capite al giorno, in quanto
il fiasco che campeggiava sul tavolo conteneva un vinello, chiamato torchiato, frutto dell’ultima spremitura. Il
vino migliore finiva al mercato o, ancora una volta, nelle
cantine del proprietario, mentre le famiglie contadine
si accontentavano di quel secondo-prodotto leggero, che
dopo pochi mesi cominciava a inacidire. D’altra parte,
bisognava bene surrogare lo zucchero: bene di lusso fuori
della portata dei contadini.
Boltiere, dunque, non fu da meno nell’introdurre
il nuovo binomio granoturco-gelso, sul quale si sarebbe
retta l’agricoltura bergamasca per oltre due secoli, fino
al tramonto dell’Ottocento, ma le condizioni pedologiche
resero più incerti gli abitanti all’idea di abbracciare la
ventata di novità che stava soffiando sulle contrade della
zona. I cereali minori opposero più resistenza, così come
la vite, mentre il mais e la gelsibachicoltura faticarono a
guadagnarsi uno spazio che, comunque, risultò inferiore
rispetto alla realtà circostante. Se la terra rendeva di
meno bisognava industriarsi altrimenti e, infatti, pur in
presenza di una gelsibachicoltura meno vivace, il numero
delle filande aperte in paese, nel corso del Settecento,
superò presto quello dei comuni vicini, tanto da porre
Boltiere in una posizione di leadership al tramonto della
dominazione veneziana:
Filande esistenti nell’area in età Napoleonica.24
Piccole
Medie
Grandi
Totale
Boltiere
6
-
-
6
Ciserano
2
1
-
3
Osio Sopra
1
-
-
1
Osio Sotto
3
-
-
3
Dalmine
1
1
-
2
Verdello
4
-
-
4
Dopo aver fatto parte del Cantone di Verdello, all’interno del Dipartimento del Serio creato durante la
dominazione napoleonica, alla costituzione del Regno
Lombardo-Veneto sancita dal Congresso di Vienna, con
la legge 12 febbraio 1816 Boltiere rientrò in una nuova
suddivisione amministrativa fino al 1859: il distretto 13
di Verdello - di cui fecero parte 18 comuni - diventato poi Mandamento di Verdello, inserito all’interno del
Circondario di Treviglio25. I dati rilevati dal Catasto fondiario, cui l’amministrazione austriaca pose mano alla
metà del XIX secolo, confermano la più debole vocazione
gelsicola di Boltiere dove, ancora due secoli dopo il loro
primo apparire in quella fascia di pianura bergamasca, i
moroni risultavano meno diffusi:
Superficie agraria utilizzabile (in pertiche metriche) e gelsi. 1854.26
Superficie
Gelsi
gelsi per ha
Verdello
6.958
7.472
10,7
Verdellino
3.656
4.074
11,1
Levate
5.175
5.890
11,4
Boltiere
3.964
3.060
7,7
Pur registrando una superficie superiore a quella
di Verdellino, Boltiere si offriva con un paesaggio agrario
nel quale mancava all’appello un quarto dei gelsi censiti
nel comune vicino e mentre nell’intera zona crescevano
mediamente undici gelsi per ettaro, il suo territorio ne
contava circa un terzo in meno. Alla minore diffusione
della pianta corrispondeva ovviamente una meno intensa
attività bachicola, con una produzione inferiore di bachi
e, quindi, di seta grezza. Lo confermavano i dati raccolti
annualmente dalla Camera di commercio di Bergamo secondo i quali, se le rese locali medie in bozzoli, per ogni
oncia di seme allevato, non si discostavano dalla trentina
di chilogrammi grossomodo ottenuti anche a Levate o a
Osio Sopra – ma a Osio Sotto e a Verdellino si superavano
abbondantemente i quaranta – la produzione complessiva di bozzoli si arrestava intorno a soglie di gran lunga inferiori; persino Verdellino, con una superficie non molto
dissimile, registrava raccolti oltre tre volte superiori.
All’interno del sistema insediativo Dalmine-Zingonia: l’economia di Boltiere
5.480
30,4
Levate
590
17.300
29,3
Osio Sopra
510
18.220
35,7
Osio Sotto
420
18.200
43,3
Verdellino
393
17.310
44,0
Verdello
700
22.500
32,1
Il catasto austriaco segnalava tariffe d’estimo
mediamente inferiori per i terreni aratori adacquatori
di prima classe di Boltiere, che si fermavano a 7,26 lire
austriache per ogni pertica metrica rispetto alle 9,03 di
Levate, alle 8,71 di Verdello o alle 8,32 di Verdellino; erano le più basse della zona. Per il pascolo si passava dalla
lira di Verdello agli appena 37 centesimi di Boltiere e così
pure nel caso dei terreni destinati a orti, la cui tariffa
saliva intorno alle 11-12 lire a Verdello e Levate, mentre
si arrestava poco sopra le sette a Boltiere. Solo nel caso
dell’aratorio vitato adacquatorio il paese si prendeva, non
casualmente, la rivincita grazie alla favorevole natura
dei suoi terreni per i quali il catasto prevedeva, contro
le 3,81 lire di Verdello, una tariffa unitaria di 5,56 per
ogni pertica, comunque sempre leggermente inferiore a
quella dei corrispondenti suoli di Levate. La rendita media
complessiva risultava di poco superiore alle sei lire per
pertica, dunque sotto la soglia media dell’area limitrofa.
Come accadde quasi in ogni contrada insubre, a
partire dal tardo Ottocento il decollo industriale fu caratterizzato da scelte di localizzazione che, privilegiando le
aree agricole meno remunerative, non toccavano o lambivano appena quelle più redditizie e per ciò stesso più
costose. La dinamica della rendita fondiaria spiega perché “dopo il 1870 sorse in Boltiere uno stabilimento per
la semplice cardatura dei cascami [di seta] dalla quale si
otteneva il solo pettinato (o così detto fiocco), che andava
venduto agli stabilimenti esteri di filatura. Questo opificio, dopo una sequela di aspre traversie, venne trasforma-
Opifici e imprese industriali. 1911.33
Boltiere
Ciserano
Levate
Osio Sopra
Osio Sotto
Verdellino
Verdello
Forza
motrice
(HP)
Kg. per
oncia
180
Addetti
Kg. di
bozzoli
Boltiere
to in filatura di cascami di seta e passò recentemente in
proprietà della potentissima Società Cascami di Novara.
Risorto a certa e brillantissima vita industriale, questo
opificio produce dei filati di titolo speciale, ed assai apprezzati. In esso vi sono occupate circa 280 operaie”28.
Nel 1898, il filatoio Cardatura cascami seta aveva già raggiunto i 550 dipendenti29, ma soprattutto si caratterizzava
per una certa apertura della proprietà, la quale a proprie
spese si era preoccupata che “un maestro o una maestra [dessero] un po’ di istruzione elementare... in dati
giorni e per qualche ora” alle ragazze occupate30. Negli
anni ottanta dell’Ottocento, lo stabilimento, insieme alla
S.A. Tessitura di Brembate in cui lavoravano circa cinquecento operaie, era il più grande della zona e si ingrandì
ulteriormente nei decenni successivi, tanto che secondo
il censimento del 1911 contava ben 671 addetti, rispetto a una occupazione complessiva nel settore secondario che sfiorava le 700 unità. Il progresso sembrava aver
fatto un ingresso trionfale a Boltiere, dove funzionavano
quattro cadute d’acqua, in grado di generare 43 cavalli di
forza motrice e 3 caldaie a vapore; alla fine del XIX secolo, neppure Osio Sotto riusciva a tenerle testa e neanche
Verdello, dove erano sorti il filatoio Giovanni Giavazzi e
la filanda Carlo Gatti31. Esclusa Dalmine - nella cui fabbrica siderurgica anonima, realizzata con capitale prevalentemente tedesco dalla Mannesmann di Duesseldorf, si
cominciava allora a laminare le prime, poche, migliaia di
tonnellate di tubi senza saldatura32 - alla vigilia della prima guerra mondiale Boltiere risultava essere il comune
più industrializzato in quell’angolo di pianura bergamasca:
Numero
Once di
seme
Seme allevato e produzione di bozzoli. 1880.27
10
8
11
13
32
10
12
697
74
79
320
92
76
325
27
3
10
57
34
8
17
27
ASBG, Fondo Camera di Commercio,
c. 253.
28
A. PESENTI, Vita e progresso della
provincia di Bergamo. Cenni storici,
statistici e comparativi, Bergamo
1914, p. 114.
29
ASBG, Fondo Camera di commercio,
b. 361, fasc. 16.
30
Fondazione per la storia economica
e sociale di Bergamo, Storia
economica e sociale di Bergamo. Fra
Ottocento e Novecento. Lo sviluppo
dei servizi, Bergamo 1997, p. 322.
31
A. PESENTI, Vita e progresso della
provincia di Bergamo, cit., p. 387.
32
Mi sia consentito rinviare a G. DELLA
VALENTINA, Le memoria di una fabbrica
“nata tedesca”. L’archivio storico
della Dalmine, in “Studi e ricerche di
storia contemporanea”, n. 41, giugno
1994, pp. 17-35.
33
Cfr. Ministero dell’agricoltura,
industria e commercio, Censimento
degli opifici e delle imprese
industriali al 10 giugno 1911, vol. II,
Roma 1918.
57
Gianluigi Della Valentina
58
Stal del Zoia. Sul fondo la casa padronale.
All’interno del sistema insediativo Dalmine-Zingonia: l’economia di Boltiere
34
Popolazione residente dal 1881 al 1931.35
“Il Campanone”, 4 marzo 1894.
1881
1901
1911
1921
1931
35
Boltiere
1.382
1.424
1.815
1.817
2.080
Ciserano
1.400
1.490
1.679
1.834
1.939
Dalmine
2.337
2.509
3.190
4.076
5.728
Levate
1.308
1.372
1.311
1.443
1.641
Osio Sopra
1.124
1.102
1.316
1.341
1.453
Osio Sotto
2.026
2.166
2.273
2.464
3.156
Verdellino
1.086
1.242
1.361
1.410
1.550
Verdello
2.155
2.415
2.780
2.900
3.374
Il quadro produttivo mutò nel secondo decennio del
Novecento, ma solo dal punto di vista quantitativo nel senso che durante i primi anni del nuovo secolo si intensificò la
presenza del setificio e, più in generale, delle imprese tessili
soprattutto a Osio Sopra e a Verdello; un impulso che impresse
una connotazione merceologica specifica al decollo industriale
della zona. Si trattò, comunque, di una presenza puntiforme,
localizzata in pochi siti particolari, senza che le unità produttive insediate riuscissero a sollecitare altri insediamenti e soprattutto a diversificare il quadro merceologico delle attività:
Operai
Impiegati
Fusi
Bacinelle
Telai a
macchina
Forza
motrice (HP)
Setifici attivi nella zona di Boltiere. 1923.36
N. Ditte
Eppure, a dispetto dei numeri, non si poteva parlare di un vero decollo industriale. Il suo stabilimento, come
altri, seppure di ragguardevoli dimensioni, era un’isola
produttiva, incapace di attivare un indotto e di sviluppare economie di agglomerazione, legato com’era soltanto
ad alcune fasi di lavorazione della seta, in particolare
la filatura. Non si riusciva a dar vita a un comparto della tessitura che, a sua volta, avrebbe potuto sollecitare
l’industria dell’abbigliamento, la cui assenza costringeva
a esportare oltralpe, a Lione, in Francia, il semilavorato
ottenuto in loco. Come si sarebbe sperimentato qualche
decennio più tardi, la loro chiusura avrebbe lasciato il
vuoto dietro di sé. Nonostante che la manodopera industriale sfiorasse, nel 1911, il 40% della popolazione,
i salari delle donne erano tanto bassi da non riuscire a
capovolgere una condizione di povertà, diffusa e pesante. Lo dimostra anche il grave fenomeno dell’usura, così
radicato da richiamare l’attenzione della stampa, secondo la quale “nel comune di Boltiere da anni c’è chi presta
denari al tasso del sessanta per cento... perchè l’interesse si paga in ragione di mese e di marengo nella misura di
una lira al mese per ogni marengo. Quella povera gente
non riflette che in tal modo corrisponde lire dodici all’anno per ogni venti lire di prestito, cioè il sessanta per
cento”34.
Quanto andava accadendo nell’ambito della sfera
produttiva riverberava i suoi effetti sul piano demografico. Nei cinquant’anni a cavallo fra il XIX e il XX secolo, la
popolazione residente nei comuni di Boltiere, Osio Sotto
e Verdello crebbe di oltre il 50%, mentre l’incremento risultò più contenuto nei comuni che lo sviluppo industriale per il momento stava trascurando, Dalmime esclusa
ovviamente. A Levate si registrò il minor aumento degli abitanti, che passarono appena dai 1.308 del 1881
ai 1.641 del 1931, mentre nel medesimo mezzo secolo
Boltiere, che partiva da una soglia non troppo distante,
arrivò a superare le duemila anime; qui, l’incremento
lento e complessivamente omogeneo del primo quarantennio post-unitario si impennò all’inizio del Novecento,
tanto che fra il 1901 e il 1911, ossia negli anni conosciuti
come periodo giolittiano, i residenti crebbero di quasi
quattrocento unità, pari a oltre il 27%; un aumento di
gran lunga superiore a quello verificatosi in tutta la zona,
Verdello e Osio Sotto comprese, complice l’occupazione
industriale di cui si è detto.
Boltiere
1
640
11
17.560
-
1
400
Ciserano
1
28
1
650
-
-
4
Levate
1
45
1
2.190
-
-
4
Osio Sopra
1
800
5
4.800
240
-
50
Verdellino
1
20
-
963
-
-
2
Verdello
1
380
2
3.468
-
-
30
Cfr. Istat, Popolazione residente
dei Comuni. Censimenti dal 1861 al
1991, Roma 1994, passim, e Istat,
Popolazione residente e presente dei
Comuni. Censimenti dal 1861 al 1971,
Roma 1971, passim. 4.
36
Camera di commercio e
industria, La provincia di Bergamo.
Caratteristiche economiche, Bergamo
1924, p. 135.
59
Gianluigi Della Valentina
37
Fondazione per la storia economica
e sociale di Bergamo, Storia
economica e sociale di Bergamo.
Fra Ottocento e Novecento, tomo
I, Tradizione e modernizzazione,
Bergamo 1996, p. 229.
38
Ibidem, pp. 48-9.
39
N. VERDINA, Problemi dell’industria
bergamasca, in “Ricerche di storia
contemporanea”, n. 3-4, giugno 1972,
pp. 154-8.
40
P. P. PASOLINI, Scritti corsari, Milano,
1975. Cfr., in particolare, pp.156-164.
60
Il deciso ingresso degli opifici industriali nell’economia locale non sacrificò l’agricoltura che, anzi ne fu
in qualche modo rafforzata almeno nel breve periodo. A
lavorare nel grande stabilimento serico di Boltiere erano
quasi esclusivamente donne, soprattutto ragazze giovani,
che non si distaccavano dalla cascina dalla quale uscivano
al mattino per recarsi a piedi al lavoro. Le prime operaie
erano, in realtà, operaie-contadine che non rompevano i
legami con il mondo rurale, nel quale tuttavia portavano
qualcosa della nuova cultura industriale, di fabbrica, che
andava affermandosi ormai con una certa decisione nella
zona. Il passaggio dalla campagna alla fabbrica non comportò la recisione di radici, ma si realizzò in tempi lunghi
e secondo modalità che attutirono la portata del nuovo,
anche perché nei giorni festivi, nei quali la fabbrica chiudeva i battenti, le donne continuavano a collaborare nelle
faccende campestri.
Eppure qualche fermento sociale iniziò a increspare
le acque tranquille del mondo rurale tradizionale; le operaie facevano sentire la loro voce con qualche sciopero e
con vertenze di carattere comunque prettamente economico, senza risvolti politici, che più di una volta videro fra
i “protagonisti, i setaioli di Boltiere”37.
Nonostante le opportunità che l’industria dischiudeva, la crescita demografica superava la domanda di lavoro
e ad alcuni non restava che la strada dell’emigrazione.
Nel 1923 furono in 15 ad andarsene da Boltiere, 20 da Osio
Sotto, 16 da Ciserano, 10 da Verdellino, 8 da Verdello, 4
da Dalmine e tre da Osio Sopra; la meta era quasi sempre
la Francia dove se ne andavano boscaioli, manovali, muratori, braccianti. Alcuni fornaciai e minatori si recarono in
Belgio; pochi altri, di Osio Sotto, si imbarcarono a Genova
alla volta dell’America38.
Nel 1923, la dinamica demografica e l’occupazione
complessiva nella zona in questione erano ormai condizionate dalla presenza della ex Mannesmann di Dalmine:
dopo essere stata italianizzata durante la prima guerra
mondiale e dopo la parentesi costituita dal passaggio della
proprietà nelle mani della Franchi & Gregorini, il pacchetto azionario di maggioranza della società, diventata nel
frattempo S.A. Stabilimenti di Dalmine, era stato acquistato dalla Banca Commerciale Italiana di Milano che aveva
dato nuovo impulso alla società. La popolazione residente
a Dalmine non riusciva a soddisfare la domanda di manodopera della grande impresa siderurgica e gli operai che
ogni mattina entravano in fabbrica venivano da molti comuni vicini, persino da Boltiere e Verdello.
Addetti occupati nel settore secondario. 1923.39
Al binomio agricoltura-industria tessile serica, imperniato su una occupazione nel settore secondario quasi
esclusivamente femminile e, dunque, sulla figura dell’operaia-contadina, restarono ancorate sia l’economia sia la
struttura sociale di Boltiere e di un’ampia parte dell’intera zona circostante fino agli anni cinquanta del Novecento.
Dietro l’apparente continuità, tuttavia, stava cambiando in
profondità l’universo economico-sociale e culturale; si trattò
di trasformazioni molto lente e sotterranee che dispiegarono
i loro effetti in maniera compiuta solo negli anni sessanta,
come accadde in tanta parte della penisola. Fu allora che
anche la pianura bergamasca sperimentò quella “mutazione
antropologica” di cui parlò Pasolini, facendo ricorso alla suggestiva metafora delle lucciole che stavano scomparendo40.
Non si verificò quell’esodo verso il capoluogo o verso la vicina
Milano industriale che nel medesimo torno di tempo stava
spopolando le campagne di molte regioni italiane a vantaggio
delle maggiori città, ma il mondo contadino scompariva anche vicino al Brembo, dove stavano arrivando le grosse macchine agricole capaci di allontanare dalla terra gli uomini che
ancora si ostinavano a restarvi abbarbicati. Per molti anni
ancora le cascine continuarono a risuonare di voci, ma erano
sempre meno quelle dei bambini, a causa di una fecondità in
calo irreversibile anche in una terra dalle forti radici cattoliche; pure i versi degli animali cominciavano a risuonare con
minor frequenza e a diventare una presenza meno abituale,
All’interno del sistema insediativo Dalmine-Zingonia: l’economia di Boltiere
con i cortili ormai occupati dalle trattrici che prendevano il
loro posto, estromettendo stalle e fienili41.
Il censimento industriale effettuato nel 1927 confermò
il quadro produttivo e occupazionale precedente, anche se
già nei dati di allora era possibile scorgere le difficoltà ormai
irreversibili del comparto serico e, per contro, l’affermarsi
della Società Dalmine la quale trascinava con sé l’espansione
demografica e il consolidamento economico del territorio limitrofo, tanto che proprio in quell’anno fu decisa la fusione
di Mariano, Sabbio e Sforzatica nell’unico comune di Dalmine.
Negli anni compresi fra le due guerre mondiali, si registrò un
iniziale rafforzamento del settore terziario che non poteva,
comunque, compensare le difficoltà attraversate dal settore
tessile e dall’industria della zona nel suo complesso. Si trattava di un terziario tradizionale, gravitante più sulla piccola
distribuzione che sui servizi e la proliferazione dei minuti
esercizi commerciali tradiva spesso la ricerca di una qualsivoglia fonte di reddito più che essere espressione di una
robusta capacità di consumo e di spesa da parte della popolazione. Lo rivela anche il rapporto fra il numero dei negozi
al dettaglio e la popolazione; un indice dal quale emerge
l’esiguo potenziale medio di clienti sul quale ogni esercizio
poteva fare affidamento.
Unità locali e addetti nel secondario e nel terziario.
1951.42
Totale
di cui Terziario
Unità
locali
Addetti
Unità
locali
Addetti
Boltiere
59
452
38
75
Ciserano
69
182
48
77
Dalmine
241
7.763
110
127
Levate
41
105
26
48
Osio Sopra
40
403
24
45
Osio Sotto
129
329
86
159
Verdellino
45
113
25
59
103
216
67
117
Verdello
La chiusura di grandi stabilimenti tessili a Verdello
e a Osio Sopra aveva comportato una drastica contrazione
dell’occupazione industriale, compensata solo parzialmente dalla forte ripresa della Dalmine che, con la sua forza di
attrazione, richiamava operai da un’area territoriale ancora più vasta, grazie al miglioramento dei mezzi di trasporto che permetteva di superare distanze prima incolmabili.
Nel secondo dopoguerra, con la parabola discendente del
comparto serico, si chiuse un ciclo secolare dell’economia
locale e nel corso degli anni cinquanta se ne delineò un altro che compensò il tramonto del tessile con la robusta affermazione dell’industria metalmeccanica, imperniata sulla
produzione di macchine, sulla lavorazione dei minerali, sulla
carpenteria. Nel 1961, l’economia di Boltiere non poteva più
fare affidamento su alcuna fabbrica tessile, mentre le officine metallurgiche e meccaniche, che costituivano il settore
ormai prevalente in paese, registravano 270 addetti occupati
in nove unità produttive, una delle quali contava 116 dipendenti. A poco più di quattrocento unità assommava la popolazione attiva in paese: un traguardo ben al di sotto di quello
conquistato già alla fine dell’Ottocento.
Nel medesimo tempo si andava delineando la forte
crescita industriale di Osio Sotto e la ripresa di Osio Sopra,
come pure di Verdello, ma il dato più significativo era un altro. Se nel 1927 a Dalmine era accentrato il 63% dell’occupazione complessiva dell’area intera, nel 1961 si sfiorava l’80%,
con un evidente squilibrio nella distribuzione territoriale
dei posti di lavoro. Dalmine fungeva da grande calamita che
mortificava lo sviluppo di gran parte del territorio circostante, ma negli anni sessanta il progetto di Zingonia rimescolò
ulteriormente le carte. Con una certa enfasi, quel piano si
era dato, fra gli altri, il compito di radicare i lavoratori nel
loro contesto residenziale affinché non fossero più costretti a emigrare e venne presentato dalla stampa bergamasca
come esempio di compiuta “realizzazione del binomio casalavoro”43.
Per la New town ispirata alle teorie urbanistiche più
avanzate e con reminiscenze anche delle idee sulle cittàgiardino formulate da E.Howard a cavallo fra Ottocento e
Novecento, era stata prevista una localizzazione baricentrica rispetto ai nuclei urbani di Boltiere, Ciserano, Osio Sotto,
Verdello e Verdellino; in un “comprensorio agricolo di modesto rendimento, una plaga estremamente depressa e priva di
avvenire”44. Come è noto, dopo un avvio accompagnato da
entusiasmi e con l’apparire dei primi insediamenti, emersero
41
Cfr. M. LODI, I bambini della
cascina, Venezia 1999. “Non riesco
a staccare gli occhi da quegli spazi
dove non corrono più cavalli, né
giocano bambini. Dove non sono più
le voci della vita che io invece sento
emergere dalla memoria chiare,
distinte, inconfondibili. E mi prende
l’angoscia: quando la luce della mia
memoria di ultimo sopravvissuto si
spegnerà, tutto quel mondo non sarà
più. Nessuno saprà che è stato. Come
una stella che muore nell’universo e
nessuno lo sa.”, p. 131.
42
Istat, III Censimento generale
dell’industria e del commercio. 5
novembre 1951, tomo I, Roma 1954.
43
Cfr. Otto comuni per una strategia.
Un’identità culturale per l’area
Dalmine-Zingonia, cit. p. 100.
44
Cfr. Cassa di Risparmio delle
Provincie Lombarde, Bergamo e il suo
territorio, Bergamo 1999.
61
Gianluigi Della Valentina
1991
2001
62
Popolazione residente dal 1951 al 2001.
Boltiere
2.191 2.378
2.701
2.927 3.383
4.181
Ciserano
2.228 2.608
3.573
4.222 4.392
4.925
Dalmine
8.201 11.957 15.035 16.808 18.511 21.459
Levate
2.040 2.040 2.202
2.641 2.902
3.266
Osio Sopra
2.191 2.622
3.183 3.491
4.077
Osio Sotto
4.389
5.163 6.487
9.449
Verdellino
1.764
1.953
4.150
5.667 6.537
6.697
Verdello
4.116 4.833
5.372
6.069
6.501
2.965
1981
Cfr. Istat, III Censimento generale
dell’agricoltura. 24 ottobre 1982,
vol. II, Caratteristiche strutturali
delle aziende agricole, tomo I, fasc.
Bergamo, Roma 1986.
imprese con 5-10 ettari, ma non altre, mentre addirittura il
61,3% delle aziende, ossia il guscio senza tuorlo, disponeva di
una superficie utilizzabile inferiore a un ettaro e i tre-quarti
non arrivavano a due46.
Alla metà dell’Ottocento, la superficie agricola utilizzata sfiorava i quattrocento ettari, mentre nel 1982 si era
scesi a 253; una riduzione che rivela la perdita di interesse
per la destinazione agricola dei suoli e per il settore primario in genere, complice l’agguerrita rendita fondiaria urbana.
L’imporsi della monocoltura cerealicola, nonché la crescente
separazione fra la coltivazione della terra e l’allevamento
bovino erano altri inequivocabili segni della strada imboccata dall’agricoltura. Il crepuscolo, per quanto a lungo potesse
prolungarsi, era iniziato.
Nel corso degli anni sessanta, all’impetuoso incremento demografico di Ciserano, Osio Sotto e Verdellino fece da
contrappunto una crescita assai contenuta della popolazione
di Boltiere, che aumentò del 13,5% contro il 37% di Ciserano,
il 25,6% di Osio Sotto e addirittura il 112% di Verdellino:
1971
46
presto le difficoltà. Nel suo crescere Zingonia - che a sud
si adagia sull’asse viario della Strada provinciale Francesca,
la quale ne costituisce il confine meridionale - coinvolse
Ciserano, Verdellino, Verdello e persino Osio Sotto, mentre
Boltiere rimase ai margini, come uno spettatore che osserva
dalla finestra senza essere davvero coinvolto da quanto sta
andando in scena.
L’occupazione nel settore primario non poteva più
compensare i ritardi dello sviluppo industriale e nonostante
il tenace attaccamento alla terra della popolazione rurale i
nuovi scenari entro i quali si collocava l’agricoltura italiana,
con il consolidarsi della politica agraria comunitaria, se consentivano il sopravvivere di forme marginali di sfruttamento
dei suoli, ne decretavano al tempo stesso l’inesorabile declino. Fu solo questione di tempo; le nuove generazioni non
si lasciarono sedurre dalle lusinghe della retorica bucolica;
nei campi rimasero gli anziani e vi fece un ingresso trionfale
il part-time accompagnato dal contoterzismo. Già nel 1982,
infatti, neppure la metà delle 93 aziende agrarie rimaste attive a Boltiere era condotta da lavoratori impegnati a tempo
pieno; in 50 aziende il lavoro veniva prestato da persone occupate prevalentemente all’esterno del settore primario; si
trattava quindi di operai-contadini. Escluse le superfici a ridosso dell’abitato, il cui destino era segnato dai piani regolatori e dalla rendita fondiaria che si incaricavano di trasferire
all’edilizia ciò che prima apparteneva all’agricoltura, la terra
ereditata dai padri e dai nonni difficilmente veniva alienata,
perché le macchine, acquistate quasi sempre con gli incentivi offerti dalle leggi a tutela della piccola conduzione diretta, avevano consentito di abbattere drasticamente i tempi
di lavorazione dei suoli. Ormai bastavano poche decine di
ore all’anno, prestate negli interstizi lasciati liberi dal lavoro
in fabbrica, per coltivare pochi ettari a frumento o ad altro
cereale. Ben 83 aziende, ossia quasi il 90% del totale, erano condotte con la sola o prevalente manodopera familiare;
dieci appena facevano ricorso a lavoratori salariati. Neppure
in questo caso, tuttavia, si poteva parlare di un’agricoltura
davvero avanzata poiché quella decina di imprese agricole copriva una estensione complessiva di soli 10,77 ettari,
con una media davvero insignificante. Il cosiddetto decimo
eminente45 era costituito da appena sette aziende che potevano contare su una superficie superiore ai dieci ettari, di
cui quattro rientravano nella classe di ampiezza 20-50, per
un totale di un centinaio di ettari; a voler essere indulgenti si potrebbe forse far rientrare in quel decimo altre sette
1961
Cfr. C. BARBERIS, Le campagne
italiane dall’Ottocento a oggi, Bari
1999, p. 495.
1951
45
9.982 10.630
6.173
Nella seconda metà del Novecento, la popolazione
dell’area in questione crebbe mediamente del 227,6%, passando da poco più di 27.000 abitanti a oltre 61.000. Furono
Dalmine, Osio Sotto e Verdellino i tre poli insediativi più dinamici sul piano demografico, seguiti da Ciserano; gli altri,
fra i quali Boltiere, non riuscirono a raddoppiare i rispettivi
abitanti. L’avvio del progetto di New Town – anche se, in me-
All’interno del sistema insediativo Dalmine-Zingonia: l’economia di Boltiere
63
Stal del Pinot, la pergola.
Gianluigi Della Valentina
Unità produttive e addetti. 1971-1991.47
1991
Addetti
1981
Unità locali
1971
Addetti
Popolazione e occupazione nei settori secondario e
terziario dal 1971 al 1991:
Ciserano e Verdellino, cui si aggiunse Verdello, continuarono a svolgere il ruolo di attrattori all’interno dell’area
di Zingonia che, nella sua espansione territoriale, si allungò
in direzione dei due comuni, con gli assi della ferrovia e
della statale del Tonale quali direttrici fondamentali dello
sviluppo insediativo.
Unità locali
64
rito, sarebbe forse meglio scomodare, più che l’esperienza
inglese, quella delle Villes nouvelles francesi – comportò inevitabilmente una ridefinizione delle capacità attrattive dei
luoghi, delle polarità e delle vocazioni. Nel decennio 1961-71
gli addetti al secondario e al terziario più che decuplicarono a
Ciserano come a Verdellino, mentre raddoppiarono a Osio sopra, complice l’arresto della capacità propulsiva di Dalmine,
dove la grande impresa siderurgica sembrava aver interrotto
la sua progressione espansiva; Boltiere continuava a vivere
una congiuntura poco positiva, segnata da una sostanziale
stagnazione. In quel decennio, a un incremento demografico
pari al 26,6% registrato negli otto comuni dell’area, si contrappose un aumento dei posti di lavoro prossimo al 41% - da
11.802 a 16.6127 - segno che ai suoi albori Zingonia era dotata
di una propria indubbia forza gravitazionale. I posti di lavoro, rispetto alla popolazione residente, passarono così dal 35
al 39%. A guidare l’economia locale era ormai decisamente
il settore metalmeccanico, nel quale lavorava oltre la metà
degli addetti occupati a Ciserano, quasi il 60% a Boltiere e il
33% a Verdellino, per non parlare di Dalmine.
Nel ventennio successivo, le ambizioni dell’industriale
Renzo Zingone, e dell’architetto progettista Franco Negri, risultarono in parte mortificate, ma l’area sviluppò comunque
una sua forza attrattiva sul piano economico:
Addetti
Cfr. Istat, V Censimento generale
dell’industria e del commercio. 25
ottobre 1971, vol. II, fasc. 12, Roma
1975; Istat, VI Censimento generale
dell’industria, commerci, servizi e
dell’artigianato. 26 ottobre 1981, vol.
II, t. 1, fasc. 16, Roma 1985; Istat, VII
Censimento generale dell’industria
e dei servizi. Imprese, istituzioni e
unità locali. 21 ottobre 1991, fasc.
Bergamo, Roma 1994.
Unità locali
47
Boltiere
106
440
180
698
198
965
Ciserano
218
2.448
426
3.079
415
2.986
Dalmine
456
9.315
879
11.338
928
8.814
65
330
141
846
175
1.059
Osio Sopra
101
1.044
182
1.230
206
1.676
Osio Sotto
224
917
498
1.998
562
3.089
Verdellino
181
1.613
417
3.699
426
3.928
Verdello
180
520
425
1.652
414
2.254
Levate
Se il progetto di una città nuova di 50.000 o persino di 100.000 abitanti restò in gran parte sulla carta, esso
riuscì comunque a richiamare l’attenzione di investitori
e di imprenditori che trovarono conveniente insediarsi in
un’area pur sempre interessante per la sua collocazione rispetto alle grandi arterie di traffico, nonché al polo gravitazionale di Milano e disposta lungo un asse padano strategico. A risentirne furono soprattutto i comuni di Ciserano e
di Verdellino, che nel 2001 contavano, rispettivamente circa
68 e 59 addetti occupati ogni cento abitanti residenti, contro i 27,4 appena di Boltiere: l’indice più basso dell’intera
zona. Era il segno di un rovesciamento radicale rispetto a un
secolo prima, quando proprio Boltiere vantava la massima
occupazione grazie a quello stabilimento nel quale si cardavano i cascami di seta, la cui scomparsa, come si è visto,
aveva abbassato una pesante saracinesca sulla occupazione
locale.
I dati occupazionali dell’ultimo censimento rivelano,
All’interno del sistema insediativo Dalmine-Zingonia: l’economia di Boltiere
dunque, che una parte cospicua della popolazione attiva di
Boltiere non trova più in paese opportunità di lavoro che
deve cercare altrove; anche, ma non solo, nei due comuni limitrofi di Ciserano e di Verdellino che maggiormente hanno
risentito dell’impulso, comunque frenato, dell’esperienza
di Zingonia. Sempre nel 2001, Verdellino, con 1772 abitanti
per kmq. rispetto a una media sovracomunale pari a 1.250
abitanti per kmq., risultava essere ormai il centro con la più
elevata densità, seguito da Osio Sotto.
Nell’ultimo decennio, tuttavia, per la prima volta la
crescita demografica, pari all’11,5% contro il 6,3% dell’intera provincia, nonostante la forte flessione del tasso di fecondità ha superato quella dei posti di lavoro offerti dalla
zona; una dinamica che sembrerebbe dimostrare l’esaurisi
della spinta propulsiva di Zingonia. Ad avvalorare l’ipotesi è il dato relativo proprio ai due comuni che in precedenza avevano maggiormente risentito del progetto, ossia
Verdellino e Ciserano, nei quali l’aumento dei posti di lavoro
si è fermato al 5%, contro il quasi 14% dell’intera area. Ed
è interessante notare che, insieme a Dalmine, sono anche
i due comuni nei quali si rafforza contemporaneamente, in
maggior misura, la presenza di imprese di medie e mediograndi dimensioni.
di Atene di Le Corbusier” sulla cui base “gli spazi per la
residenza avrebbero dovuto comporre i nuclei di Verdello,
Verdellino e Boltiere in un’unica realtà urbana di grandi
dimensioni”49, ma proprio Boltiere sembra essersi sottratta
al ruolo assegnatole all’interno del sistema insediativo sovracomunale.
Addetti e rapporto fra addetti e popolazione residente. 2001.48
La connessione in senso est-ovest, costituita dalla
strada Francesca a sud dell’area, ha agito da attrattore più
incisivo di quanto abbia fatto la vecchia postale, almeno a
sud di Osio Sotto. Forse, però, se l’analisi viene condotta
non solo con il ricorso alla lente di ingrandimento del mero
sviluppo-economico, ma alzando lo sguardo verso l’idea di
uno sviluppo sostenibile, si potrebbe azzardare che non tutto il male viene per nuocere. Mentre Ciserano, Verdellino e
Verdello hanno visto i respettivi confini saldarsi fino a costituire una realtà insediativa unica, nonostante la conservata
autonomia amministrativa, Boltiere è riuscita a salvaguardare la propria identità territoriale, grazie a tre bacini di
naturalità che la circondano a sud, ovest e nord-ovest. È
significativo il fatto che botanici ed ecologi, nel formulare
le loro proposte di ricostruzione delle naturalità del territorio, da attuare soprattutto attraverso la creazione di reti
ecologiche, ipotizzino di chiudere Boltiere entro due corridoi che dovrebbero lambirne la superficie territoriale a sud
e a nord. Una ipotesi ormai non più praticabile fra Ciserano,
Verdellino e Verdello a causa di quella assenza di soluzione
di continuità che connota irrimediabilmente i loro territori.
Addetti
Addetti
ogni 100/ab.
Boltiere
1.144
27,4
Ciserano
3.333
67,7
Dalmine
9.638
44,9
Levate
1.524
46,7
Osio Sopra
1.918
47,0
Osio Sotto
4.157
39,1
Verdellino
3.945
58,9
Verdello
2.547
39,2
Il piano di una nuova città, razionale dal punto di
vista sia delle esigenze produttive, sia dei bisogni dei suoi
residenti, in quanto a misura d’uomo, “prevedeva un rigido azzonamento, ispirato al modello contenuto nella carta
48
Istat, VIII Censimento generale
dell’industria e dei servizi.
Immmprese, istituzioni e unità locali,
fasc. Bergamo, Roma, 2004
49
Un’identità culturale per l’area
Dalmine-Zingonia, cit., pag. 45.
Boltiere: residenti e addetti. 1951-2001
65
Gianluigi Della Valentina
66
Piazza Caduti della Libertà.
Boltiere e il suo contesto territoriale: un rapporto a più dimensioni
Capitolo IV
Boltiere e il
suo contesto
territoriale:
un rapporto a più
dimensioni
Fulvio Adobati*
elaborazioni grafiche e cartografiche a cura di
Andrea Azzini
La lettura della realtà territoriale di Boltiere si presenta come particolarmente articolata, unendo alla densa
storia locale, tipica dei luoghi di antica antropizzazione, una
ricchezza di relazioni riconducibile alla pluralità di gravitazioni che si è intrecciata su questi luoghi nella storia.
La presenza del Fosso bergamasco, confine storico
tra gli Stati di Milano e di Venezia, a segnare il limite meridionale del territorio comunale, rappresenta un’eredità
tangibile della collocazione di Boltiere sul “confine”, e
quindi in posizione aperta a rapporti con le diverse polarità territoriali, in particolare, con riferimento alla strada
statale del Brembo (ex SS 525), con i terminali urbani di
Bergamo e Milano. Entro l’articolazione in quadre del territorio al tempo del dominio della Serenissima, va sottolineata per l’influenza nelle gravitazioni che ancora oggi
persistono, l’appartenenza di Boltiere alla Quadra di Mezo,
che abbraccia una parte dell’asta Brembana (in sponda sinistra) e dell’alta pianura, e che sottopone Boltiere al controllo amministrativo diretto da parte di Bergamo.
Nella lettura dell’assetto territoriale contemporaneo, e delle relazioni plurali che interessano il territorio di
Boltiere, emergono alcuni caratteri di rilievo:
*
Centro Studi sul Territorio “Lelio
Pagani” - Università degli Studi di
Bergamo
67
“...è un grosso villaggio, attraversato dalla strada provinciale nella sua maggiore lunghezza; ha carattere essenzialmente rurale, ma in gran parte moderno con case rustiche, nuove o rinnovate, di buona apparenza. L’edifizio più
notevole di Boltiere, dopo la discreta chiesa parrocchiale, è il
grande stabilimento per la cardatura dei cascami da seta, nel
quale lavorano giornalmente da 400 operai. Questa industria
è d’impianto relativamente recente e dispone di una forza
motrice a vapore di 28 cavalli e di una ruota idraulica di 30
cavalli dinamici, che dànno moto a 32 macchine circolari. I
prodotti si smerciano generalmente a Lione ed a Basilea.
Il territorio di Boltiere, sebbene alquanto ghiaioso,
dà buoni prodotti in cereali, ortaglie, foraggi e ricche piantagioni di gelsi. L’allevamento del bestiame da stalla e da
cortile e la produzione dei bozzoli sono le industrie maggiori attinenti all’agricoltura...”
Tratto da: G. Strafforello, “La patria. Geografia dell’Italia”, 1898.
Va rilevato come la realtà di Boltiere partecipi, con
differenti livelli di integrazione, a diversi sistemi territoriali
di relazione: storicamente (almeno dal periodo Medievale)
è consolidato il ruolo di asse principale di relazione esercitato dalla sopra menzionata Strada Bergamo-Canonica
d’Adda in direzione Milano (attraverso il Pontes Aureoli),
e va anche rilevata l’importanza della relazione trasversale con Brembate (varco del fiume Brembo), e più a livello territoriale la relazione con l’asse storico della Strada
Francesca che varcava l’Adda sempre attraverso il Pontes
Aureoli. Nel tempo dello sviluppo industriale ed economico
del Secondo dopoguerra, unitamente alle dinamiche di trasformazione socio-economica e territoriale che hanno attraversato buona parte della regione Padana, si verifica la
nascita della “città nuova” di Zingonia, che interessa (pur
se per una porzione territoriale marginale) il territorio di
Boltiere, condizionando caratteri, impulsi e articolazione
dello sviluppo dei sistemi produttivi locali non meno del
precedente impianto (dell’inizio del Ventesimo Secolo) industriale delle acciaierie Mannesman di Dalmine. In tempi
più recenti la volontà delle amministrazioni locali di governare le intense dinamiche territoriali che caratterizzano
Fulvio Adobati
1
Si intende qui con regione milanese
l’area urbana che si innerva sul nodo
di Milano e che ricomprende i sistemi
insediativi continui intorno a Milano,
che si estendono in particolare lungo
la fascia pedemontana verso Varese,
Como, Lecco e Bergamo.
68
l’intera regione urbana milanese ha disegnato geografie di
relazione e di cooperazione intorno a presenze che rappresentano insieme fattori problematici ed elementi di grande
potenzialità: la messa a tema della questione del rinnovamento di Zingonia, legata alle analoghe dinamiche (almeno
sotto il profilo della necessità di riconversione produttiva) dell’acciaieria di Dalmine, ha originato un ambito territoriale di cooperazione e co-pianificazione denominato
Dalmine-Zingonia; la rilevanza delle questioni ambientali,
che riguardano quest’area particolarmente densa e dinamica nel contesto della regione Padana, ha generato la
nascita di un processo di Agenda 21 locale, che coinvolge
l’area Dalmine-Zingonia unitamente a territori dell’Isola
bergamasca tra Brembo e Adda, teso a costruire sensibilità
e azioni volte alla tutela e alla valorizzazione ambientale e
territoriale; la relazione con il fiume Brembo, matrice ambientale ed elemento primario del quadro paesistico territoriale, ha visto l’istituzione del Parco Locale di Interesse
Sovracomunale del basso corso del fiume Brembo, che investe l’ambito del fiume e dei suoi contesti con una progettualità tesa a valorizzarne i caratteri paesistico-ambientali
e favorire una ri-vitalizzazione del rapporto con l’ambiente
del fiume, così fondante nel rapporto tra l’uomo e il suo
territorio, e così trascurata nel tumultuoso sviluppo territoriale e socio-economico degli ultimi decenni.
Fig. 1: il territorio di Boltiere nell’immagine satellitare
tratta dal sito www.googleearth.com
Boltiere, nell’attuale quadro regionale, partecipa a
dinamiche che interessano la regione Padana e, più nello
specifico, la regione urbana milanese1. I fenomeni di rilievo registrabili in questi anni sono riconducibili alle trasformazioni in atto nei sistemi economici e produttivi e alla
modificazione delle logiche dell’abitare.
Per quanto concerne i sistemi produttivi si rileva
come, in una fase di mondializzazione dei flussi economici, le realtà metropolitane quali quella in esame evidenzino, a fronte dell’indebolimento derivato dalle note traiettorie di de-localizzazione delle lavorazioni appartenenti a
settori manifatturieri più “maturi”. elementi di crescita o
consolidamento per unità produttive ad alta specializzazione (e quindi a significativo valore aggiunto). Si registra
altresì in questi ultimi anni un fenomeno di significativa
crescita del settore commerciale e delle unità logistiche,
sia di supporto al sistema produttivo locale, sia (in particolare) come componenti di una catena di distribuzionecommercializzazione che rileva qui le opportunità economiche e territoriali di localizzazione.
Fig. 2: una rappresentazione sintetica del quadrante territoriale che lega le aree urbane di Bergamo e di Milano.
In evidenza in colore nero i tessuti urbanizzati, in colore
bianco il reticolo stradale (emerge la linea dell’autostrada
A4 Milano-Brescia).
Boltiere e il suo contesto territoriale: un rapporto a più dimensioni
Altrettanto significative le dinamiche riguardanti il
sistema dell’abitare. Unitamente alle fisiologiche necessità di crescita generate dalla realtà locale, che comporta
anche piccole migrazioni nell’ambito di comuni contermini, risulta qui particolarmente evidente una componente immigratoria. In particolare rilevante qui evidenziare
la componente di immigrazione di popolazione dall’area
milanese, attratta dal sostanziale scarto di costi degli
immobili e insieme da una condizione paesistico-ambientale tale da compensare ampiamente (nella percezione
collettiva) eventuali sacrifici aggiuntivi per il raggiungimento dei luoghi di lavoro, per larga parte mantenuti
sempre in Milano e nello stretto hinterland.
Fig. 3: il quadrante territoriale tra Dalmine, Zingonia e la
conurbazione Capriate-Trezzo nel montaggio informatizzato delle ortofotografie in data 2003.
La fig. 3 (montaggio informatizzato delle ortofotografie all’anno 1999) pone in evidenza l’ambito territoriale
di riferimento per la realtà di Boltiere, tra Dalmine, Zingonia
e la conurbazione Brembate-Capriate San Gervasio-Trezzo
sull’Adda. Risulta ben evidente la rilevante quota di territorio urbanizzato; altrettanto evidente la presenza dei
corsi d’acqua principali, Brembo e Adda, che strutturano il
sistema degli spazi aperti che appare, per lo stretto contesto di Boltiere, ancora come presenza importante.
Le fig. 4 e 5, (montaggio informatizzato delle tavolette IGMI 1888-89 e montaggio digitale delle aerofotografie del volo GAI dell’Istituto Geografico Militare del 1954)
riprendono rispettivamente lo stesso quadrante territoriale della figura precedente e un ambito più strettamente
di contesto di Boltiere; il confronto mette in luce alcuni
aspetti di rilievo nelle trasformazioni territoriali intervenute nella seconda metà del XX secolo: (i) la crescita dei
tessuti urbanizzati che ha determinato la conurbazione di
centri ben distinti nell’assetto territoriale tradizionale; (ii)
una semplificazione delle trame agricole, esito qui come
altrove della meccanizzazione agricola; (iii) una riduzione
delle “infrastrutture verdi (filari, siepi, macchie boscate)
che mantengono una presenza ancora significativa lungo il
reticolo dei corsi d’acqua.
Fig. 4: il quadrante territoriale tra Dalmine, Zingonia e la
conurbazione Capriate-Trezzo nel montaggio delle tavolette IGMI, prima levata del 1888-89.
69
Fulvio Adobati
70
Fig. 5: Boltiere e i centri abitati contermini nel montaggio digitale delle aerofotografie IGM del volo GAI 1954.
Boltiere e il suo contesto territoriale: un rapporto a più dimensioni
71
Fig. 6: mappa che restituisce i principali elementi e assi di organizzazione di un settore dell’area tra Bergamo e la Strada
Francesca in età Romana (tratta dalla pubblicazione “Otto comuni per una strategia, un’identità culturale per l’area
Dalmine-Zingonia”, Dalmine-SERVITEC, 2002).
Fulvio Adobati
Entro una riflessione che vuole approfondire i caratteri delle trasformazioni intervenute dalla fine del XIX
secolo, risulta particolarmente interessante una lettura
dell’assetto tradizionale del territorio, proprio per cogliere quei tratti fondativi che segnano questi luoghi e
che, pur in un quadro di evidente trasformazione, costituiscono gli elementi identitari di questo territorio. Sono
riconoscibili due trame organizzative distinte, che riconducono a due momenti di organizzazione territoriale:
la centuriazione romana (cfr. fig. 6), che detta in modo
riconoscibile l’andamento della Strada Francesca (posta
al margine della pianura asciutta e orientata secondo le
linee di centuriazione), e anche la collocazione di diversi
centri; in secondo luogo è ben leggibile la portata territoriale degli assi di comunicazione risalenti al periodo
medievale, le strade che da Bergamo portano nell’area
milanese (attraverso il varco sull’Adda di Canonica d’Adda) e a Treviglio.
Le immagini storiche testimoniano tra l’altro (cfr.
fig. 7) il carattere dello spazio pubblico di relazione intorno alla strada, che produce uno slargo proprio in corrispondenza del centro storico e che rappresenta per Boltiere
il fondamentale asse di comunicazione territoriale, oltre
che l’affaccio privilegiato per le realtà commerciali locali.
Da notare l’uso plurale dello spazio pubblico, non ancora
“costretto” dalla pressione del traffico automobilistico.
72
Fig. 7: un’immagine dell’ambito centrale del paese riconducibile agli anni Sessanta del XX secolo.
Fig. 8 e 9: immagini della Boltiere del XXI secolo: l’asse
stradale di riferimento continua a esercitare il ruolo di
connessione fondamentale e, insieme, dato il ruolo territoriale, il forte traffico che la percorre ne opprime la
vivibilità alla scala locale. Da rilevare l’impatto paesistico
della chiesa parrocchiale, contraddistinto dalla cupola che
identifica il monumento e rappresenta un elemento di riferimento paesaggistico e una presenza di orientamento
anche per l’intorno territoriale.
Boltiere e il suo contesto territoriale: un rapporto a più dimensioni
73
Fig. 10: un’immagine (Gennaio 2007) dell’ingresso nell’abitato di Boltiere da nord; evidente la sovrapposizione di segni,
di manufatti e di linguaggi di epoca differente. L’ingresso al paese da nord è stato in anni recenti oggetto di importanti
trasformazioni di adeguamento della strada, con conseguente arretramento delle cortine edilizie; tale intervento ha
migliorato le condizioni d’uso della strada e cambiato sensibilmente la percezione dell’ingresso nel tessuto storico del
paese.
Fulvio Adobati
74
Fig. 11: un’immagine a volo d’uccello dell’area di Zingonia, rappresentante l’area degli impianti sportivi e l’area produttiva, scandite dall’asse stradale di Corso Europa.
Boltiere e il suo contesto territoriale: un rapporto a più dimensioni
L’evento Zingonia
La città di Zingonia rappresenta un esempio di grande
interesse nella pianificazione territoriale del nostro paese,
con almeno tre elementi progettuali distintivi di rilevante
interesse:
- rappresenta un nitido esempio di pianificazione razionalista, mirata a orientare (sovente organizzare) entro il
disegno spaziale della “città nuova” lo stile di vita degli abitanti; l’impianto urbano e infrastrutturale e i rapporti spaziali evidenziano una tensione ideale rivolta alle esperienze di
pianificazione più coraggiose (e controverse) del tempo;
- possiede una collocazione territoriale strategica:
prossimità a Milano e ubicazione cruciale rispetto alle principali reti di comunicazione;
- si propone come elemento forte di rilancio di piccole
realtà locali, attraverso una ricomposizione fisica e urbana.
Oggi le centralità di Zingonia, non sedimentatesi dal
lungo tempo che caratterizza i centri cosiddetti “storici”, si
collocano lungo le vie principali, in particolare lungo Corso
Europa. Le pratiche d’uso degli spazi hanno nel tempo “eletto” a centralità alcuni snodi e alcuni luoghi.
Il rapporto con gli spazi aperti agricoli, e con i segni
storici di lunga durata, fa emergere oggi stacchi e cesure da
ricomporre, in un disegno paesistico, a riconquistare un rapporto tra i diversi sistemi di questo territorio: il sistema degli
spazi produttivi e commerciali che si sono progressivamente
affermati da un lato, il sistema ambientale rappresentato dagli spazi agricoli scanditi da rogge e canali, dai filari e dalle
siepi e dagli inserti del verde pubblico dall’altro.
un senso di spaesamento che appartiene all’abitante della
“città infinita”. La progressiva dilatazione dei “territori del
quotidiano”, porta le persone a vivere le pratiche quotidiane
lungo itinerari complessi e molto diversificati, che sono insieme la causa e l’effetto dell’espansione urbana nel tempo
dell’automobile, determina la ricerca di segni di orientamento capaci di ricostruire un’immagine familiare dello spazio di
vita entro questa città plurale, o “città di città3”.
Pur occupando una porzione marginale del territorio
comunale di Boltiere, Zingonia riveste un ruolo centrale nelle
traiettorie di sviluppo future di questa realtà. Lo stesso assetto urbanistico attuale va letto in relazione alle istanze di
insediamento (di funzioni residenziali, commerciali, produttive) che hanno trovato negli anni di esplosione della crescita
edilizia risposta in Zingonia.
Per i noti problemi socio-territoriali, e per le grandi
potenzialità che Zingonia possiede nel quadro regionale, la
sfida del nostro tempo (già raccolta dalle istituzioni locali) è
l’integrazione territoriale (a partire dall’integrazione sociale)
di Zingonia con la realtà urbana dell’intorno. Una sfida che
stimola l’intera cittadinanza a sentirsi pienamente partecipe
della realtà di Zingonia, e che presenta Zingonia come città
nuova (davvero) aperta. Una sfida che è, anzitutto, un laboratorio (necessario, faticoso e fecondo) di cittadinanza.
Fig. 12: immagine dalla mostra “La città infinita”, tenutasi
alla Triennale di Milano nel 2003 (cfr. nota 2).
L’immagine2 -fig. 12- rappresenta in modo efficace
Fig. 13 e 14: immagini della realtà di Boltiere, nel centro
consolidato e nelle aree di nuova urbanizzazione.
2
Tratta dalla mostra “La città
infinita”, tenutasi alla Triennale di
Milano nel 2004 e ripresa nel testo
di A. ABRUZZESE, A. BONOMI, “La città
infinita” Mondadori, 2004.
3
La definizione, alquanto efficace, è
ripresa dal Piano Strategico dell’Area
Dalmine-Zingonia.
75
Fulvio Adobati
4
Ci si riferisce in questo senso alla
definizione operata da EUGENIO TURRI
in “La megalopoli Padana”, Marsilio,
Venezia, 2000, a sua volta riferita al
riconoscimento di queste dinamiche
nella realtà Padana operata da Jean
Gottman negli anni Settanta del XX
secolo.
5
L’area è oggetto di un percorso di
pianificazione comune attraverso
un’Agenda Strategica, poi maturata
entro un Piano Strategico d’area;
risulta altresì interessata da
un Accordo Quadro di Sviluppo
Territoriale con la Regione
Lombardia, con finanziamenti mirati
a interventi di riqualificazione
ambientale, territoriale e paesistica.
76
Di particolare importanza sono le istanze che lo
sviluppo socio-economico sta producendo in questa realtà
territoriale.
Meritano in questo senso attenzione i percorsi istituzionali attivati in questi anni:
1. La partecipazione a un processo di Agenda 21
locale, unitamente ai comuni dell’Area Dalmine-Zingonia
e parte dell’Isola bergamasca. L’Agenda 21 locale rappresenta un percorso importante per promuovere politiche
territoriali e ambientali attraverso la partecipazione diretta della cittadinanza e dei diversi soggetti territoriali.
2. L’istituzione del Parco del basso corso del fiume
Brembo (che interessa l’ambito del fiume dall’altezza di
Dalmine-Bonate fino alla foce in Adda, e auspicabilmente
si apre all’intero tratto planiziale Brembano), rappresenta un significativo momento di promozione territoriale,
mosso dalla consapevolezza dell’importanza della salvaguardia dell’ambiente fluviale, e più complessivamente
del territorio a connotazione agricola e/o naturalistica.
La realizzazione di interventi di miglioramento della fruizione pubblica, unitamente alla ri-valorizzazione del ruolo
culturale e ricreativo dell’ambiente del fiume, contribuiscono a disegnare un pezzo significativo della pianificazione paesistica alla scala territoriale. Tale considerazione
assume particolare evidenza nella lettura dell’immagine
-fig. 17-, dove il sistema dei Parchi costituisce l’ossatura
ecologica e paesistica di una realtà urbana (l’area urbana
di Bergamo come partecipe della densa regione urbana
milanese) che sta rapidamente rischiando di trasformarsi
in una grande e incontrollabile conurbazione; la presenza
infatti nel contesto territoriale di vie di comunicazione di
livello nazionale e internazionale (in primo luogo l’autostrada A4), unitamente alle grandi infrastrutture di previsione (l’alta capacità ferroviaria Milano-Venezia, l’autostrada Pedemontana, la direttrice autostradale est-ovest
Brescia-Treviglio-Milano, l’interconnessione PedemontanaBrebemi) produce dinamiche di trasformazione territoriale
che tendono sempre più a integrare come sistema urbano
unitario l’intera regione Padana (la Megalopoli Padana4).
3. la partecipazione a un ambito di cooperazione
istituzionale con i comuni dell’area Dalmine-Zingonia5, che
ha visto momenti di condivisione delle linee di programmazione e di pianificazione finalizzate a governare le opportunità e i problemi derivanti dalle intense dinamiche
economiche e sociali che interessano l’ambito territoriale.
Un percorso che oltre agli esiti concorre a costruire un
modo più efficace (e adeguato) di rispondere a questioni
che sempre più travalicano il livello comunale.
Fig. 15: gli ambiti di cooperazione intercomunale dell’area
Dalmine-Zingonia e del Parco del Basso Brembo.
Fig. 16: schema dei comuni
partecipanti all’ambito di
cooperazione dell’Agenda 21 Isola Bergamasca e
area Dalmine-Zingonia.
Boltiere e il suo contesto territoriale: un rapporto a più dimensioni
77
Fig. 17: il sistema delle aree protette nell’ambito tra Brembo e Serio e tra Bergamo e il limite dell’alta pianura asciutta.
Emerge un disegno alla scala territoriale di grande interesse per le politiche future di governo territoriale.
Fulvio Adobati
78
Fig. 18-23: Alcune immagini utili a rappresentare segni ed elementi caratterizzanti il quadro paesistico. Da rilevare
come alcune presenze e ambiti di relazione fisica e visiva (il Fosso bergamasco, il Campazzo, la strada per Brembate...)
permangano come elementi collettivamente riconosciuti.
79
Via Dante Alighieri.
Vicolo Tasca, Stal del Beretta.
80
Il lavatoio in contrada Castello.
Stati delle anime di Boltiere (XVI secolo)
1
Appendice documentaria
Stato delle anime del 1574
Stati delle anime
di Boltiere (XVI
secolo)
Comensa el libro de le stato de le anime di Boltero que
una tera picola tuta unita in una contrada el primo
Matteo Di Tullio
Premessa
I documenti trascritti in questa appendice sono conservati presso l’Archivio della Curia Arcivescovile di Milano
(Archivio spirituale, sezione X, visite pastorali e documenti aggiuntivi, pieve di Verdello, anni 1564 – 1595) e sono
stati la base per il lavoro relativo alla demografia storica
di Boltire. La trascrizione che segue volutamente non rispetta i canoni di trascrizione diplomatica dei documenti
d’archivio, essendone state modificate alcune parole per
renderle più simili alla lingua corrente e facilitarne la lettura. Ciò ovviamente non significa che i dati riportati di
seguito non rispettino fedelmente quelli della documentazione originale.
Abiatico: nipote rispetto ai nonni
In la casa de messer Antonio Benaglio habita Alessandro
suo massaro
Alessandro de Calchi padre de fameia de anni
36
Maria sua molier de anni
42
Francesco suo figliol de anni
17
Baldassar suo figliol de anni
14
Tommaso suo figliol de anni
10
Lazzaro suo figlio de anni
10
Gio Pietro suo figliolo de anni
2
Mariagrazia sua figliola di anni
12
In la casa de messer Batista dell’Olmo habita Ambrogio de
Maffier
Ambrogio de Maffier brazante padre de famiglia
de anni
40
Giacomina sua molier de anni
25
Bernardo suo figlio de anni
4
Senesa sua figlia de anni
6
Margherita sua figliola de anni
12
Laura sorella di Ambrogio de anni
24
In la casa de messer Antonio Bengalio sta Antonio de Gasi
suo massaro
Antonio de Gasi masaro padre di fameia de anni
47
Anna sua molier de anni
49
Bernardino suo figliolo de anni
24
Tomasino suo figliolo de anni
18
Franceschina moglier de Bernardino de anni
35
Giacomino abiatico1 de Antonio de anni
6
Giovannino abiatico de Antonio de anni
2
Paschina de Cavania dona de fameia
sta in casa sua de anni
Augusti suo figlio brazante de anni
Toni suo figlio de anni
Caterina sua figlia de anni
55
34
25
36
In la casa de messer Sodieno Suardi sta Augusto Basso
fittabile
Augusto basso padre de famiglia de anni
30
81
Matteo Di Tullio
2
I gruppi di nomi seguenti
all’indicazione * sono divisi da uno
spazio sul documento originale.
Vengono trascritti di seguito al
gruppo di nomi precedente perché di
fatto formano un fuoco unico.
3
Sabatì: ciabattino o calzolaio.
Caterina sua moglier de anni
Masio fratello de Augusto de anni
Veronica sorella di Augusto de anni
Caterina sorella de Augusto de anni
Lucrezia sorella de Augusto de anni
23
27
19
12
9
In la casa de la misericordia sta Bernardo Asasel brazante
Bernardo Asasel padre de famiglia de anni
38
Vesina sua moglie de anni
32
Gio Pietro suo figlio de anni
10
In la casa de Gironimo de Benaglio sta Battista Milanese
massaro
Battista Milanese, massaro padre de famiglia de anni 80
Gerardo suo figlio de anni
40
Margherita molier de Girardo de anni
30
Gio Antonio abiatico de anni
16
Camila abiatica de anni
13
Caterina abiatica de anni
5
Barbara abiatica de anni
1
82
In la casa de madona Ippolita Ficeta sta Bernardino
Raneli
Bernardino Raneli massaro padre de famelia de anni
38
Veina sua moglie de anni
28
Margarita sua figliola de anni
13
Jacom suo figliol de anni
1
*2 Nicolò fratello del sudetto Bernardino de anni
36
Mata sua molier de anni
38
Lucia sua filiola de anni
4
In la casa del Signor Leonardo Benaglio sta Bastia Ciapi,
Massaro
Batista Capi padre de fameia de anni
45
Bartolomina sua molier de anni
32
Jacom suo figliol de anni
14
Bernardi suo figliol de anni
5
Lucrezia sua figliola de anni
7
Catarina sua figliola de anni
7
Giorgio suo figliol de anni
1
In la casa de Giovanni de Ciodi sta Bartolomeo sabatì3
Bartolomeo Sabati padere de fameia de anni
66
Domenega sua molier de anni
68
In lo stal de Messer Cristoforo Gelaso sta Bergam de Abati
Massaro
Bergam de Abati masaro padre de fameia de anni
60
Isabeta sua molier seconda de anni
32
Giovanni suo figliol de anni
40
Ursola sua figliola de anni
1
Catalina molier del predetto Giovanni de anni
38
Margarita abiatica de anni
2
Jacom suo fameio de anni
26
In casa de messer Giacomino Florentino sta Bartolomeo
Morat bracciante
Bartolomeo Morat bracciante padre de fameia de anni 36
Cecilia sua molier de anni
28
Catalina sua figlia de anni
8
Matteo suo figliolo de anni
5
In casa de la misericordia sta Battista Bagon fattore
Battista Bagon fattore padre di fameia de anni
Giovannina sua molier de anni
Maria sua figliola de anni
Tommaso suo figliolo de anni
Francesco suo figliolo de anni
Domenica sua figliola de anni
38
35
9
8
5
2
In casa de la misericordia sta Battista Mansi ostiero
Battista Mansi ostier de anni
Pascuina sua molier de anni
Danila sua figliola de anni
Felicita sua figliola de anni
Flaminio suo figliolo de anni
38
32
7
5
1
Catarina de Corneli puta de fameia orfana
sta in casa sua de anni
Julia sua sorella de anni
Flabetta sua sorella de anni
Gio Pietro suo fratello de anni
20
15
12
8
In casa de messer Cristoforo Tasca sta Cristoforo de Coseti
ferraro
Cristoforo de Coseti ferraro
padre de fameia de anni
40
Maria sua molier de anni
39
Jacom suo figliol de anni
9
Stati delle anime di Boltiere (XVI secolo)
Caterina Bonoma vidoa dona de fameia
sta in casa sua de anni
Margarita sua figliola de anni
Viola sua figliola de anni
Marcoantonio suo figliolo de anni
49
18
15
1
In casa de Giacomino Florentino sta Francesco Chieco
Massaro
Francesco Chieco masaro padre de fameia de anni
40
Anna sua molier de anni
38
Batista suo figliol de anni
13
Rocco suo figliol de anni
11
Gio Pietro suo figliol de anni
7
Giovanni suo figliol de anni
5
Giacomino Ramo testor padre de fameia
sta in casa sua de anni
Alexandra sua molier de anni
62
55
Giacomino de Lodeti brasent sta in casa sua de anni
Maria sua molier de anni
30
31
In casa del Signor Giacomino Benaglio sta Gregorio Lansi,
testor
Gregorio Lansi testor padre de fameia de anni
58
Giacomina sua molier de anni
42
Domenica sua figliola de anni
20
Laura sua figliola de anni
18
Paolina sua figliola de anni
15
In casa de Bernardo Ferrari sta Gio Pietro de Arnoldi
bracciante
Gio Pietro de Arnoldi braciante padre de fameia
de anni
22
Catalina sua madre de anni
43
Gio Maria suo fratello de anni
15
Ursola sua sorella de anni
11
In Casa de Antonio Benaglio sta Bartolomeo de Catani
massaro
Bartolomeo de Catani padre de fameia de anni
30
Isabeta sua molier de anni
17
Jacomina sua madre de anni
48
Pendentia sua sorela de anni
28
Simone suo fratello de anni
24
Tommaso suo fratello de anni
Giorgio suo fratello de anni
22
20
Gio Maria de Arnoldi bracciante sta in casa sua padre de
fameia de anni
23
Isabeta sua madre de anni
40
Bettino suo fratello de anni
20
Francesco suo fratello de anni
15
Battista suo fratello de anni
12
Gio Maria Scarsoli bracciante sta in casa sua padre
de fameia de anni
Lucrezia sua sorella de anni
22
20
In casa de Bernardo Ferrari sta Gio Pietro Cremaschi
bracciante
Gio Pietro Cremaschi braciante de anni
33
Ricadona sua molier de anni
33
Lucrezia sua figliola de anni
11
Mengina sua figliola de anni
2
In la casa del Signor Gerolamo Benaglio sta Giacomo
Jasnel bracciante
Gicomo de Jasnel bracciante padre de fameia de anni
Catarina sua molier de anni
Cristoforo suo figliol de anni
Gio Pietro suo figliol de anni
Barbara sua figliola de anni
de
83
40
38
11
7
7
Gio Pietro de Pellicioli bracciante sta in casa sua
padre de fameia de anni
Olina sua molier de anni
Giovanni suo figliol de anni
Anna sua figliola de anni
Catalina sua figliola de anni
40
38
14
7
1
Gio Pietro de Lodeti braciante sta in casa sua
padre de fameia de anni
Lucia sua molier de anni
Marco suo figliol de anni
35
30
8
In casa de Messer Giuseppe Gelaia sta Gio Maria Boninetti,
ferraro
Gio Maria de Boninetti ferraro padre de fameia de anni 35
Giovanna sua molier de anni
35
Matteo Di Tullio
Giuseppe suo figliolo de anni
Tommaso suo fratello de anni
Angelina sua sorella de anni
Mengina sua masara de anni
1
24
26
14
In casa de Messer Socino Suardo sta Giovanna Arnoldi
Giovanna Arnoldi dona de fameia de anni
33
Giacom suo figliol de anni
19
Felicita sua figliola de anni
16
Gio Antonio suo figliol de anni
14
In casa de Messer Giacomino Florentino sta Lorenzo
Stanga bracciante
Lorenzo de Stanga bracciante padre de fameia de anni
Margarita sua molier de anni
Vincenzo suo figliol de anni
Isabella sua figliola de anni
Barbara sua figliola de anni
Lucrezia de Arnoldi sta in casa sua de anni
84
de
38
37
9
6
2
7
In casa de Giovanni de Cioti sta Marco Pasera bracciante
Marco Pasera bracciante padre di fameia de anni
35
Ipolita sua molier de anni
26
Victoria sua figliola de anni
10
Giovanni suo figliolo de anni
8
Barbara sua figliola de anni
1
In casa de messer Giovannino Fiorentini sta Margarita
Galter vidoa
Margarita de Galter dona de fameia de anni
33
Gioanina sua filiola de anni
7
In casa del Signor Antonio Benaglio sta Maria de Margota
dona vidoa
Maria de Margota dona di fameia di anni
40
Michele suo filiol de anni
10
Marco Ramo bracciante sta in casa sua
padre de fameia de anni
Cusina sua molier de anni
Giovannina sua figliola de anni
Catarina sua figliola de anni
34
24
4
1
Marco de Canana testor padre de fameia sta in casa sua de
anni
Mengina sua molier de anni
Tomasina sua madre de anni
43
19
60
In casa de Messer Gerolamo Benaglio sta Nocente de
Pilenga bracciante
Nocente de Pilenga bracciante de anni
41
Catalina sua molier de anni
36
Giacomo suo figliol de anni
6
Gio Pietro suo figliol de anni
4
Isabetta sua figliola de anni
11
Betta sua figliola de anni
9
Margarita sua figliola de anni
1
Pavia de Bazo vidoa dona de fameia
sta in casa sua de anni
Olina sua filiola de anni
Catalina sua filiola de anni
40
18
12
In casa de Messer Giovanni Rota sta Paolo de Carmina
massaro
Paolo de Carmina padre de fameia de anni
33
Maria sua moliere de anni
33
Olina sua filiola de anni
7
Gio Pietro suo figliol de anni
3
Francesco suo figliol de anni
1
Antonio fratello del predetto Paolo de anni
25
Barbara molier de predetto Antonio de anni
33
Catalina filiola de Antonio de anni
3
Domenico figliol de Antonio de anni
1
Tommaso fratello del predetto Paolo de anni
18
Lucia sorella del predetto Paolo de anni
16
Matteo fratello de Paolo de anni
14
In lo molino della fontana del Sognor Antonio Suardo sta
Pietro Molinaro
Pietro Molinaro de anni
44
Giovannina sua molier de anni
38
Gio Pietro suo figliol de anni
21
Francesco suo figliol de anni
18
In lo stal de la Ciesa sta Rocco de Abocadre bracciante
Rocco de Abocadre bracciante
padre de fameia de anni
20
Isabetta sua madre de anni
41
Stati delle anime di Boltiere (XVI secolo)
Defendi fratel del sudetto Rocco de anni
Paolo fratello de Rocco de anni
Libra sorella de Rocco de anni
Rocco de Chiodi testor padre de fameia
sta in casa sua de anni
Angela sua molier de anni
Catalina sua figliola de anni
Laura sua figliola de anni
18
13
15
28
29
10
1
In casa del Signor Gio Battista de Losino sta Santina Anno
donna de fameia
Santina de Anno donna de fameia de anni
55
Barbara sua nepota de anni
10
Filipa sua nepota de anni
9
In casa de Messer Cristoforo Tasca sta Stefano de Petri
massaro
Stefano de Petri padre de fameia de anni
44
Margarita sua molier de anni
42
Gio Angelo suo figliolo de anni
25
Giuseppe suo figliolo de anni
20
Rica sua figliola de anni
18
Bartolomeo suo figliolo de anni
14
Pietro suo figliolo de anni
12
Battista suo figliolo de anni
9
Francesco suo figliolo de anni
5
Maddalena sua figliola de anni
2
In casa del Consorzio sta Santino de Eregida massaro
messer Giuseppe fattor
Santino de Eregida padre de fameia de anni
Orsola sua molier de anni
Gio Maria suo figliol de anni
Camilla sua figliola de anni
Laura sua figliola de anni
Battista suo figliolo de anni
Giovanni suo figliolo de anni
Lucia sua figliola de anni
Mengina sua figliola de anni
Catalina sua figliola de anni
Flabetta molier del suddetto Gio Maria de anni
Flabetta abiatica de anni
Francesco abiatico de anni
Bartolomina sua socera de anni
de
57
41
27
22
20
17
14
12
8
5
42
5
2
72
Maria sorella del suddetto Santino de anni
24
Giuseppe fattor del suddetto consorzio
padre de fameia de anni
Maria sua molier de anni
Gio Antonio suo figliolo de anni
Gio Battista suo figliolo de anni
36
32
4
2
In casa de Bernardo de Ferrari sta Vincenzo Sordelli
bracciante
Vincenzo Sordelli bracciante padre di famiglia de anni 36
Giovanna sua molier de anni
28
Giorgio suo figliolo de anni
6
Barbara sua figliola de anni
3
Maria madre del suddetto Vincenzo de anni
56
Ursina de Rama vedoa dona de famelia
sta in casa sua de anni
Michele suo figliolo de anni
Catalina sua figliola de anni
38
18
14
In lo molino de messer Carolo Benaglio sta Marcantonio
Tocani molinaro
Marcantonio Tocani molinaro de anni
40
Lucia sua molier de anni
35
Innocente suo figliol de anni
16
Pietro suo figliol de anni
10
Giovanni suo figliol de anni
8
Bernardo suo figliol de anni
6
Marina sua figliola de anni
4
Catalina sua figliola de anni
1
Stato delle anime del 1579
Bolter
Comensa el libro de le anime de bolter comensando de
l’anno 1579 essendo rector de Vidal Francesco
Alessandro de Calchi massaro del Consorzio
padre di fameia di anni
Francesco suo filiol di anni
Baldassar suo filiol di anni
Toni suo filiol di anni
42
22
19
15
85
86
Stal de Longaretti.
Stati delle anime di Boltiere (XVI secolo)
Lasar suo filiol di anni
Gio Pietro suo filiol di anni
Giovanni suo filiol di anni
Giacomo fameglio de anni
Maria moglie del suddetto Alessandro di anni
Margarita sua figliola di anni
15
7
5
20
47
17
Bernardo Asaselo pigionante in casa del signor Antonio
Benaglio padre di fameia di anni
43
Ursina sua molier di anni
37
Gio Pietro suo filiol di anni
14
Zabetta sua filiola di anni
4
Rosa sua filiola di anni
1
Antonio di Agazi pisonante in casa del R.do Messer Federico
Benaglio padre di fameia di anni
52
Catelina sua molier di anni
36
Domengina sua filiola di anni
2
Bartolomeo Morat pigionante in casa de petri Ferrari padre
di fameia di anni
41
Cecilia sua molier di anni
33
Catalina sua filiola di anni
13
Matteo suo filiol di anni
10
Michele suo filiol di anni
4
Augusti di Cavani tessitore sta in casa sua
padre di fameia di anni
Toni suo fratello di anni
Andrea suo fratello di anni
Paschina sua madre di anni
Catalina sua sorella di anni
Maria molier del suddetto Toni di anni
Gio Pietro figlio del suddetto Toni di anni
41
30
28
60
41
30
2
Battista Milanese massaro del S.or Leonardo Benaglio
padre di fameia di anni
85
Girardo suo figliol di anni
45
Margarita molier del suddetto Girardo di anni
35
Gio Antonio abiatico di anni
21
Camilla abiatica di anni
18
Catalina abiatica di anni
10
Barbara abiatica di anni
6
Messer Bartolomeo Campana sabatì sta in casa de la
Misericordia padre di fameia de anni
71
Domengina sua molier de anni
72
Bernardi di Rameli massaro de messer Giovanni Roda
padre de fameia de anni
Olina sua molier di anni
Margarita sua filiola di anni
Giacomo suo filiol di anni
Tommasina sua filiola di anni
Rocco suo filiolo di anni
* Nicolò suo fratello di anni
Marta sua molier di anni
Lucia sua filiola di anni
43
33
18
6
10
3
41
40
9
4
Manca l’indicazione dell’età.
Battista Bagon fattore sta in casa de messer Gerolamo
Tasca padre de fameia di anni
43
Giovanna sua molier di anni
41
Tommaso suo filiolo di anni
14
Francesco suo filiolo di anni
10
Domenico suo filiol di anni
7
Gio Pietro suo filiolo di anni
1
Catalina de Corneli dona de fameia
sta in casa sua di anni
Giulia sua sorella di anni
Isabetta sua sorella di anni
Gio Pietro suo fratello di anni
25
20
17
13
Antonio de Ferrari padre di fameia
sta in casa de Giovanni Chiodi di anni
Barbara sua molier di anni
27
25
Catalina Bonoma dona di fameia
sta in casa sua di anni
Ursola sua filola di anni
53
20
Francesco Morat Bracciante padre di fameia
sta in casa di Pietro Ferrari di anni
Libera sua molier4
87
25
Cristoforo de Ripa pigionante in casa di Messer Secco
Suardo padre di fameia di anni
30
Lucia sua madre di anni
54
Giovanna sua molier di anni
28
Bianca sua filola di anni
4
Matteo Di Tullio
Anna sua filola di anni
Giustina sua filola di anni
Gerolamo Rama bracciante sta in casa sua di anni
Alessandra sua molier di anni
88
2
1
67
60
Gerolamo de Lanci tessitore padre di famiglia
sta in casa del signor Bengalio de Benagli di anni
Giacomina sua molier di anni
Paolina sua filiola di anni
60
47
20
Giacomino di Lodetti bracciante
padre di fameia sta in casa sua di anni
Maria sua molier di anni
Gio Pietro suo filolo di anni
Gio Paolo suo filolo di anni
35
36
4
2
Giacomo di Arnoldi sta in casa del Florentino di anni
Catalina sua molier di anni
* Gio Antonio suo fratello di anni
Antonia sua molier di anni
25
26
20
16
Gio Pietro di Arnoldi padre di fameia bracciante
sta in casa di Battista Ferrari di anni
Catalina sua madre di anni
Margarita sua molier di anni
Ursola sua sorella di anni
Bona sua filiola di anni
27
49
22
15
1
Simone di Cattani masaro de madonna Antonia Tasca
patre de fameia di anni
Isabetta sua molier di anni
* Giacomonia sua madre di anni
Bartolomeo suo fratello di anni
Toni suo fratello di anni
Prudentia sua sorella di anni
Giorgio fratello del suprascritto Simone di anni
Olina sua molier di anni
29
22
49
35
27
31
25
20
Gio Maria di Arnoldi
padre di fameia sta in casa sua di anni
Laura sua molier di anni
Gio Arnoldo suo filol di anni
* Isabella sua madre di anni
Battino suo fratello di anni
28
23
1
45
28
Battista suo fratello di anni
17
Gio Maria Scarsella bracciante sta in casa sua di anni
Susana sua molier di anni
27
21
Gio Pietro Cremaschi bracciante
sta in casa de Battista Ferrari padre de fameia di anni 38
Riccadonna sua molier di anni
38
Lucretia sua filola di anni
18
Mengina sua filola di anni
7
Cristoforo suo filolo di anni
3
Giacomo di Fasnel bracciante sta in casa del Signor Benaglio
de Benagli padre di fameia di anni
45
Lazzarina sua molier di anni
42
Cristoforo suo filolo di anni
17
Gio Pietro suo filol di anni
12
Barbara sua figlola di anni
12
Gio Pietro de Lodetti bracciante
sta in casa sua di anni
Lucia sua molier di anni
Marco suo filol di anni
Tommaso suo filolo di anni
Gio Maria suo filolo di anni
40
35
13
3
1
Giovannina Ferrari putana
sta in casa del Fiorentino di anni
Ippolita sua filola di anni
38
21
Giovanna Scarsella vedoa
sta in casa del S.or Gio Battista dell’Olmo di anni
Silvestro suo filolo di anni
Angelina sua cognata di anni
Mengina sua nepota di anni
39
3
30
19
Lorenzo de Stang bracciante
sta in casa del florentino padre de fameia di anni
Margherita sua moglie di anni
Isabetta sua filola di anni
Barbara sua filola di anni
Bartolomeo suo filol di anni
43
39
11
7
4
Toni di Arnoldi bracciante sta in casa sua di anni
Lucretia sua sorella di anni
24
22
Stati delle anime di Boltiere (XVI secolo)
Marco de Roncali bracciante
padre de fameia sta in casa de la misericordia di anni 38
Ipolita sua molier di anni
31
Victoria sua filola di anni
14
Giovanni suo filol di anni
11
Barbara sua filiola di anni
6
Margherita Margota vedoa
sta in casa del Signor Antonio Benaglio di anni
Michele suo filol di anni
47
15
Margherita de Gafferi vedoa
sta in casa del Tasca di anni
Silvestro suo filol di anni
Giovannina sua filola di anni
38
12
14
Marco di Rama bracciante
sta in casa sua padre di fameia di anni
Cusina sua molier di anni
Giovanna sua filola di anni
Catalina sua filola di anni
Giovanni suo filolo di anni
39
29
9
6
4
Martino de Cavani tessitore padre di fameia
sta in casa sua di anni
Mengina sua molier di anni
Tomasina sua madre di anni
48
24
65
Paola de Basso vedoa sta in casa sua di anni
Catalina sua filola di anni
45
17
Margherita Zosa donna vedoa
sta in casa de messer Giusto di anni
40
Piero molinaro Della Fontana padre di fameia di anni
Francesco suo filolo di anni
49
23
Rocco di Abocadri massaro del S.or Antonio Benaglio
padre di fameia di anni
Zabetta sua madre di anni
Innocente suo fratello di anni
Paolo suo fratello di anni
Margherita moglie di Rocco di anni
24
45
23
28
20
Rocco de Chiodi sta in casa sua di anni
Angela sua molier di anni
Catalina sua filola di anni
Gaspare suo filolo di anni
Laura sua filola di anni
Marco Antonio suo filol di anni
Gio Antonio suo filolo di anni
33
34
14
10
6
4
1
Gio Maria de Pregato bracciante padre di fameia
sta in casa de messer Fedrico Benaglio de anni
Zabetta sua molier di anni
Mengina sua filola di anni
Catalina suo filola di anni
Francesco suo filolo
Bartolomea sua filola di anni
33
47
13
10
7
3
Vincenzo Sbardili bracciante padre di fameia
sta in casa de messer Federico Benaglio di anni
Giovannina sua molier di anni
Barbara sua filola di anni
Giorgio suo filol di anni
Alessandro suo filolo di anni
Maria sua madre di anni
41
33
8
6
3
62
Bettino de Baili massaro del S.or Benaglio de Benaglio
padre de fameia di anni
36
Margherita sua molier di anni
50
*Antonio fratello di Bettino di anni
28
Gio Angelo suo fratello di anni
25
Vincenzo fratello del soprascritto di anni
20
Lucia molier di Gio Angelo di anni
24
Barbara sorella di Bettino di anni
26
Lucretia sorella del soprascritto Bettino
22
Bentrugina sorella di Bettino di anni
17
Giovanni fameglio di Bettino di anni
15
Battista fameglio di Bettino di anni
12
Michele de Arnoldi bracciante sta in casa sua
padre di fameia di anni
Ursina sua madre di anni
Catalina sua sorella di anni
23
43
20
Comino de Ferrari bracciante sta in casa sua
padre di fameia de anni
Catalina sua molier di anni
33
25
89
Matteo Di Tullio
5
Marengo: falegname, lavoratore del
legno.
90
Giorgio suo filolo di anni
Angela sua filola di anni
Comina sua madre di anni
Policena sua nepota di anni
3
1
58
8
Giacomo de Pilenga bracciante
sta in casa de messer Tasca padre di fameia de anni
Margarita sua molier de anni
Catalina sua sorella di anni
30
24
18
Antonio Tacapresto massaro
de messer Cristoforo Gelaso di anni
Bona sua molier di anni
Giacomo suo filolo di anni
Lorenzo suo filolo di anni
Fermo suo filolo di anni
Bastiano suo filolo di anni
Francesco suo filolo di anni
Madalena sua filola di anni
52
46
25
23
21
15
13
18
Antonio Pinot massaro della chiesa di anni
Catalina sua molier di anni
Pietro suo filol di anni
Guido suo filol di anni
Alberto fameio di anni
48
40
20
15
12
Bella sua filola di anni
Giacomo suo filolo di anni
Gio Pietro suo filolo di anni
Margherita sua filola di anni
Giovannina sua filola di anni
Giovanni suo filolo di anni
14
11
9
6
3
1
Giacomo di Girardelli Oste sta in casa de Messer Secco
Suardo padre de fameia di anni
40
Franceschina sua molier di anni
36
Stato delle anime del 1595
Stato delle anime della Parrocchiale chiesa di S. Giorgio in
Boltiero. Fatto per il Reverendo Padre Pietro Brugalli.
Nello stallo di detto Curato
Francesco Morotti d’anni
Libera sua moglie d’anni
Bartolomea sua figlia d’anni
Giacomo suo figlio d’anni
Giovanna sua figlia d’anni
Barbara sua figlia d’anni
Giuseppe di Ghirardi
45 Massaro
45
15
10
7
2
40 Fameglio
Bartolomeo de Brembate massaro di Messer Antonio Gelaso
padre de fameia di anni
31
Lucretia sua molier di anni
28
Giorgio suo filolo di anni
7
Maria sua madre di anni
54
* Pietro fameio di anni
35
Gio Pietro fameio di anni
15
In casa del Signor Gio Batta Olmo
Giovanni de Roncardi detto il passeraro 28 Massaro
Scholastica sua moglie d’anni
26
Barbara sorela del
detto Giovanni d’anni
28
Gio Andrea fratello
13
Caterina figlia di detto Giovanni
1
Gio Maria di Lodeti marengo5
sta in casa de la misericordia padre de fameia di anni 40
Giovannina sua molier di anni
34
Pietro suo filolo di anni
8
Battista suo filolo di anni
6
Gio Antonio suo filol di anni
2
In casa del Consorzio
Gio Maria de Cavalleri d’anni
Brigida sua moglie d’anni
Stefano suo figlio
Lucia sua molier
Giacomo suo figlio
Sandrino fratello di Stefano d’anni
Bona sua molier d’anni
Simona figlia
Malgarita
Battista
Nocente de Pilenga bracciante sta in casa del Signor
Benaglio de Benaglio padre de fameia di anni
47
Catalina sua molier di anni
41
Isabetta sua filola di anni
15
53 Massaro
50
35
30
4
30
30
12
8
6
91
Lavoro nei campi.
Ol biròcc.
Matteo Di Tullio
Maria
Giovanni
Bernardino de Camerini
92
Gio maria suo fratello
Bartolomeo suo fratello
5
3
18 Famegli
dei suddetti
16 “
12 “
Nella suddetta casa
Giovanni di Grassi di anni
Lucrezia sua molie
Gio Bettino suo figlio
Ortensia d’anni
Gio Cremino
55 Bergamino
42
22
10
14 Fameglio
Nella stessa casa
Lorenzo de Casnighi d’anni
Menegina sua molie
Maria sua figlia
50 Fattore
48
2
Nella casa de Cumino Ferraro
Gio Paolo detto il Milanese d’anni
Elisabetta sua molie
Gio Pietro suo figlio
30 Pigionante
28
4
In detta casa
Cumino detto il Ferraro
Caterina sua molie
Giorgio suo figlio d’anni
Angela figlia
Anna
Lucia
50 Padrone
47
16
13
8
4
In casa de Giacomo Arnoldi
Giacomo Arnoldi d’anni
Caterina sua moglie
Polonia figlia
45 Padrone
43
12
In casa di Benedetto Giorgino
Alessandra molie del quondam
Girolamo Rama d’anni
Benedetto de Faberi d’anni
Mattea sua molie
Battista suo figlio
Gio Giacomo
Giovannina
80
35 Pigionante
34
7
7
3
Martino
1
Nella casa del Signor Martino Offitiero
Antonio detto il Balino d’anni
Margherita sua moglie
Gicomina sua figlia
Gio Batta
Gio Andrea
Lucrezia sorella del suddetto Balino
35 Pigionante
34
9
6
2
30
Nella medesima casa
Caterina detta la melona d’anni
Gio Pietro de Arnoldi detto il melone
Margherita sua moglie
Bona sua figlia
Gio Batta suo figlio
70
35 Pigionante
33
14
9
Nella medesima casa
Caterina detta la Malgera
Giacomo suo figlio
Margherita sua figlia
30 Pigionante
11
9
Nella stessa casa
Giacomo Pilenga detto il zoppo d’anni
Margherita sua moglie
Menegina sua figlia
40 Pigionante
40
14
In casa delli Signro Francesco e Bernardo fratelli de
Geldati
Bartolomeo detto il Boldrino d’anni
50 Fattore
Anna sua molie
35
Gio Paolo figlio illegittimo
11
In detta casa
Defendo de Avogadri
detto il Garabuzzo
Margherita sua molie
Lucrezia sua figlia
Paolo fratello del detto Defendo
Caterina sua moglie
Giovanni suo nepote
Barbara nepote
40 Massaro
38
11
30
29
13
10
In casa del Signor Federico Benaglio
Gio Maria detto il Prezzato d’anni
40 Pigionante
Stati delle anime di Boltiere (XVI secolo)
Menegina sua moglie
Bartolomina sua figlia
37
15
In detta casa
Margherita de Calchi detta l’Andreina
Silvestro suo figlio
50 Pigionante
24
In detta casa
Gio Antonio de Girardi
detto il milanese
Caterina sua moglie
Battista suo figlio
Elisabetta
Domenichina gemelle
48 Massaro
30
10
2
In detta casa
Paolina di Giegazzi
Menegina sorella
30 Pigionante
28
In detta casa
Giovanni di Garabazzi
Lucia molie
30 Pigionante
30
In casa del Signor Florio Florentino
Matteo de Mareggi d’anni
Margherita sua moglie
30
27
Battista fratello del suddetto Bettino
Alessandra sua molie
Bella germana6 dei suddetti
Tommaso suo nipote d’anni
30
30
30
14
In casa de Bengagli
Benaglio de Benagli
Lucrezia sua moglie
Girolamo suo figlio
Antonio fratello del suddetto Benaglio
Alessandra sua moglie
Caterina de masoni
28 Padrone
26
4
26
24
60 Fantesca
In casa de Maffiolo Carminadi
Elisabetta madre di Carminadi
Maffiolo figlio
Paola sua moglie
Giacomo suo figlio
Andrea suo fratello
Lorenzo fratello
Antonia sorella
60
30
30
2
20
13
12
In casa di Vidali
Marco Antonio di Vidali
Francesca sua moglie
Gio Giacomo figlio7
Giovanni
6
Germana: nata dagli stessi genitori.
Anche se l’indicazione dei suddetti
indurrebbe a ritenerla sorella di
Battista e Bettino, il confronto
con gli altri Stati delle anime, fa
pensare che sia sorella di Alessandra.
Ciò spiegherebbe anche il diverso
appellativo usato rispetto a tutte le
altre indicazioni di fratelli.
7
Indicazione dell’età mancante.
93
35
32
1
In detta casa
Antonio de maneti d’anni
Flora sua molie
Giovanni figlio
35 Pigionante
32
5
In la casa del quondam Martino Cavagna detto il Bagnone
Orsola vedova d’anni
34 Pigionante
Barbara figliastra d’anni
16
Orazio figliastro
8
In detta casa
Batolomeo di Carminaghi d’anni
Lucrezia sua moglie
Giorgio figliolo
Margherita madre
40 Pigionante
36
20
60
In casa di Cremaschi
Gio Pietro Cremasco d’anni
Riccadonna sua moglie
Mengina sua filia
Cristoforo Fratello
In casa della Signora Camilla Benaglia
Bettino di Arnoldi d’anni
Camilla sua moglie
Elisabetta sua figlia
Arnoldo suo figlio
Menegina d’anni
Girardo
35 Massaro
33
12
10
7
1
In casa di Cavagni
Andrea Cavagna
Cornelia sua molie
In detta casa
Maria molie del quondam
Antonio Firmetto
45
40
16
13
40
40
38 Pigionante
Matteo Di Tullio
94
Gio Giacomo suo figlio
Fermo d’anni
16
12
Giuseppe figlio
Pedrina nipote
Battista
2
16
17 Fameglio
In casa del Signor Benaglio de Benagli
Bettino de Pecis detto il Do
Bernardo suo figlio
Giovanna sua moglie
Antonio figlio
Battista fratello del sudetto Bernardo
Polisena sua moglie
Marta sorella
60 Pigionante
30
38
6
28
25
22
In casa di Grandi
Marco di Grandi
Cussina sua molie
Giovanna figlia
Caterina
Margherita
50 Brazzante
48
18
16
6
In casa di Cinquaroli
Francesco Cinquaroli d’anni
Laura sua molie
Cesare figlio
Cornelia figlia
Arcangelo figlio
50 Brazzante
47
20
16
9
In casa della Mandolatella
Lorenzo de Stagni d’anni
Margherita sua molie
Barbara figlia
Bartolomeo
60 Brazzante
57
18
16
In casa di Giacomo Girardelli
Pedrina vedova di Zanelotti d’anni
Lucia figlia d’anni
Gio Giacomo figlio
40 Pigionante
15
10
In Casa di Abbati
Rocco d’Abbati d’anni
Angela sua moglie
Laura figlia
Marco Antonio figlio
Angela figlia
50 Pigionante
50
18
18
8
In casa del suddetto Signor Benaglio
Agostino d’anni
Bernardo Essello
Laura sua moglie
Girolamo figlio
Giacomo figlio
Barbara
Simone d’anni
50 Fattore
38 Massaro
33
20
18
16
15 Fameglio
In casa della Signora Geldasa
Bernardino di Ravelli d’anni
Margherita sua molie d’anni
Giacomo figlio
Rocco
Maddalena sorella
Pollonia
Nicolò fratello di Bernardino
Marta sua moglie
Caterina figlia
Appollonia
Marco Antonio
48 Massaro
48
19
13
12
10
40
36
18
11
8
In casa del Signor Scipione Suardo
Batolomeo di Pederzini
detto el vidalino d’anni
Maria sua moglie
Battista suo figlio d’anni
Pietro d’anni
Vidalino
45 Massaro
39
9
5
1
In Casa del Signor Francesco Rota
Oratio di S. Paolo d’anni
Elisabetta sua moglie
Antonia figlia
Alessandro fratello
Barbara sorella
40 Massaro
40
2
24
16
In casa della Misericordia
Giacomo de Girardelli
Caterina sua moglie
60 Oste
30
Al molino
Bernardo di Pecchioni d’anni
35 Molinaro
Stati delle anime di Boltiere (XVI secolo)
Lena sua moglie
Clarissa figlia
Pedrino d’anni
33
10
20 Fameglio
In Casa della Signora Emilia Benglia
Innocenzo de Pilenghi d’anni
Cateriana sua moglie
Giacomo figlio
Gio Pietro
Giovanna figlia
Giovanni figlio
Gio Angelo
45 Massaro
43
27
24
19
18
13
In casa del signor Giuseppe Finardo
Maffeo de Bassi d’anni
Caterina sua molie
Giovanni figlio
Ippolita figlia
Giuseppe
40 Massaro
38
20
16
8
In castello
In casa del signor Florio Florentino
Bressina de Saselli vedova d’anni
Elisabetta figlia
Rosa figlia
45 Pigionante
18
12
In casa del Signor Benaglio
Giacomo Sasello d’anni
Lazarina sua moglie
Cristoforo suo figlio
Gio Pietro
Barbara
60 Pigionante
60
28
20
18
In detta casa
Gregorio de Longhi
Giacomina sua moglie
75 Pigionante
64
In casa della misericordia
Gio Angelo Panigetto d’anni
Gio Antonio figlio
Guglielmo figlio
Caterina sua figlia
50 Tessitore
18
12
20
In casa del Signor Giusto
Gio Maria Lodetto d’anni
30 Legnamaro8
Cesola sua molie
Pedrino figlio
Antonio figlio
Francesco
Santino
Maria9
30
18
16
11
20
22
In casa del signor Mutio Fusinelo
Antonio detto il milanese d’anni
Margherita sua molie
Marcellina figliastra d’anni
Domenichina d’anni
40 Schisacollo10
28
10
6
In casa della Signora Emilia Benaglia
Cristoforo de Rivi d’anni
Giovanna sua molie d’anni
Bianca figlia d’anni
Anna d’anni
Julina d’anni
Lucia d’anni
50 Passeraro
48
16
14
13
6
In detta casa
Francesco de Passeri d’anni
Cateriana sua mogie
38 Pigionante
36
In casa del quondam Antonio Tasca alla Grumella
Signora Antonia Tasca vedova d’anni
50
Lucia d’anni
42 Fantesca
In detta casa
Antonio Beltrametto d’anni
Lucia sua moglie d’anni
Francesca figlia d’anni
56 Massaro
48
13
8
Legnamaro: intagliatore di legno o
falegname.
9
Considerata l’età, è probabile che
Santino e Maria fossero o fratelli
di Gio Maria o eventualmente due
famigli. La mancanza del cognome
e dell’indicazione del loro eventale
status di famigli, contrariamente
alle registrazioni precedenti, fa
propendere per l’ipotesi che i due
fossero fratelli del capofamiglia.
10
Schisacollo: scavezzacollo,
fannullone.
95
STORIA
SIAMO
NOI
LA
STORIA
SIAMO
NOI
LA
STORIA
SIAMO
NOI
LA
STORIA
SIAMO
NOI
LA
STORIA
SIAMO
NOI
LA
Il presente volume è l’ultima tappa di un percorso culturale realizzato, nel biennio 2005-06, dall’Amministrazione comunale e dalla Consulta delle
Associazioni di Boltiere. Il progetto dal titolo “La Storia siamo noi” è nato con il preciso intento di far rivivere il nostro passato più recente, attraverso iniziative
culturali, ludiche e folkloristiche. Ha coinvolto per tanto tutta la comunità locale, attraverso l’operato delle Associazioni e il coinvolgimento di singoli, cercando
di valorizzare/utilizzare tutti gli spazi del paese. Il tutto al fine di rielaborare e rivivere il passaggio dal mondo contadino alla nuova società industriale. Il progetto ha goduto, per entrambe le annualità, del contributo della Provincia di Bergamo (L.r. 9).
Di seguito si elencano le iniziative realizzate:
96
2005
2006
20 marzo, IV Festa di Primavera: spettacolo artistico culturale di poesie
dialettali;
dal 13 al 22 maggio, mostra fotografica “boltiere nella storia”;
27 agosto, Isola Folk: spettacolo di musica folkloristica;
1 settembre, Le serate di una volta;
dal 15 al 18 settembre, Settimana dello Sport;
25 settembre, mostra degli hobby;
Centenario della Scuola dell’Infanzia
- dal 23 al 30 ottobre, mostra fotografica e documenti storici;
- 23 ottobre, Open Day e presentazione volume “L’asilo infantile A. e A.
Testa” di Boltiere;
20 novembre; Festa Ringraziamento Agricoltori.
19 marzo, V Festa di Primavera: spettacolo artistico culturale di poesie
dialettali;
26 agosto, Isola Folk: spettacolo di musica folkloristica;
15 settembre, Festa per il 150° Anniversario del Corpo Musicale S. Giorgio;
16 settembre, spettacolo teatrale “Donne di seta”;
19 settembre, Le serate di una volta;
24 settembre, mostra degli hobby;
13 dicembre, spettacolo teatrale sulla tradizione, una mostra di quadri e
pittori;
2007
14 settembre, presentazione del libro sulla storia di Boltiere e concerto di
canzoni lombarde di filanda.
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Dall`agricoltura all`industria - Economia, societa e