g Alessandro Creazza, Fabrizio Dallari
C-log, Centro di Ricerca sulla Logistica - Università Cattaneo LIUC
Distribuzione
Florovivaismo:
coltivare
e distribuire
Speciale
La strada dei fiori
Il florovivaismo è un mondo
affascinante e ricco
di curiosità, soprattutto per
quanto riguarda la mappa
dei flussi mondiali e le
singolari problematiche
inerenti l’organizzazione
della catena logistica.
PRIMA PARTE
52 Logistica
maggio 2006
L
a floricoltura è quella branca
dell’orticoltura che ha per oggetto la coltivazione e la vendita
di fiori e piante da appartamento
e da giardino. Il settore florovivaistico, caratterizzato da una forte stagionalità sul singolo prodotto dovuta ai periodi
di fioritura e di crescita, specifici per ciascuna specie botanica, copre un ampio
spettro di prodotti, racchiuso nelle due
macro categorie della coltivazione dei fiori
recisi e dell’arboricoltura (che include a sua
volta tutte le piante verdi in vaso e da fiore
da appartamento e le piante in zolle). In
particolare, esistono oltre 2000 specie appartenenti alle diverse famiglie botaniche,
che in prima analisi possono essere classificate come segue:
• rosai;
• latifoglie;
• conifere;
• piante perenni e annuali;
• piante aromatiche;
• fiori;
• piante da interno;
• piante da frutto.
Decorare la propria casa
67%
Vacanze e
occasioni speciali
Dare colore
alla propria casa
29%
Sentirsi meglio
28%
33%
Desiderio del momento
25%
Portare la natura in casa
22%
Accogliere gli ospiti
Altro
A sua volta, la categoria del florovivaismo
reciso comprende:
• fiori;
• fronde (ovvero steli di piante con foglie verdi, dotati anche di fiori, di bacche o di frutti
persistenti – rientrano in questa tipologia ad
esempio le ginestre, le mimose, le felci);
• foglie (fogliame reciso ricavato da piante
ma privo di stelo – ne rappresentano un
esempio le aralie).
Tale sottoclassificazione è principalmente
utilizzata a scopi commerciali e rappresenta
la base sulla quale enti come l’Istat procedono a calcolare le loro rilevazioni statistiche.
Caratterizzazione della domanda
Tradizionalmente, il prodotto florovivaistico è
percepito come un bene “voluttuario”, legato
molto ai sentimenti o a particolari ricorrenze,
con una forte componente emozionale (figura
1). L’acquirente “tipo” è donna di età superiore ai 40 anni, residente prevalentemente al
Nord nel caso delle piante in vaso, e al Meridione per quanto riguarda i fiori freschi.
Fig. 1 - Le motivazioni
0
che spingono all’acquisto
del prodotto florovivaistico
(indagine Cenalo Inc.
“The Flower Book” - gennaio 2002).
19%
5%
10% 20% 30% 40% 50% 60% 70%
Percentuale di famiglie rispondenti
Il consumo di fiori esplode in occasioni come
San Valentino, il 2 novembre, l’8 marzo, le feste tradizionali italiane.
Oltre a quanto emerso precedentemente, il
consorzio Florasì ha dato una propria interpretazione allo scenario di riferimento della
clientela “consumer” del florovivaismo, ponendo come target principale la donna immersa nel suo completo nucleo sociale (famiglia, lavoro, rapporti sociali e interpersonali). Per quanto riguarda le fasce d’età, i giovani sono consumatori “deboli” del prodotto
florovivaistico, verso il quale non sembrano
nutrire particolare attenzione. Nella clientela
del settore florovivaistico rientrano, oltre ai
singoli i consumatori, anche una serie più
ampia di soggetti classificabili come Enti
(pubblici o privati). Vengono incluse tipologie
di clienti quali aziende, Amministrazioni pubbliche, responsabili del verde pubblico, As-
80%
sociazioni di svariate categorie. Essi rappresentano una quota dei principali acquirenti
dei prodotti florovivaistici, costituendo di fatto uno dei principali mercati al consumo.
Si può aggiungere un’ulteriore tipologia di
clienti, definibile di tipo industriale: si tratta
dei produttori e venditori dei materiali da riproduzione, oppure di particolari casi in cui
il produttore si interessi solo alle fasi della riproduzione e della prima crescita, cedendo
quindi il fiore o la pianta ancora in fase di
pieno sviluppo ad altri soggetti che si occuperanno di portare a termine la crescita del
prodotto.
Le tecnologie utilizzate
per le coltivazioni
All’interno di questo settore si possono distinguere due macro categorie di coltivazioni,
che rappresentano di fatto le “tecnologie”
Fiori a domicilio: il successo di Interflora
Fleurop-Interflora è il più grande
servizio internazionale di consegna
fiori: esso è costituito da una rete di
oltre 58.000 negozi di fiori
selezionati con cura in oltre 150
Paesi. Da oltre 77 anni, il logo
Fleurop Interflora con il “Mercurio” è
simbolo di garanzia per un prodotto
qualitativamente ineccepibile e per
un ottimo servizio clienti. Le origini
di questa rete di distribuzione
internazionale risalgono al 1928,
quando venne fondata
l’organizzazione Fleurop. Nel 1946,
l’organizzazione “Florist Transworld
Delivery”, “Interflora British Group”
e “Fleurop-Interflora” decisero di
unirsi allo scopo di poter effettuare
consegne di fiori su ordinazione in
tutto il mondo. Oggi FleuropInterflora conta oltre 25 milioni di
ordinazioni all’anno.
L’organizzazione di Fleurop-Interflora
è strettamente legata alle tecnologie
più all’avanguardia nel campo delle
telecomunicazioni, unite in stretta
sinergia con i moderni servizi di
trasporto e di freigth-forwarding.
Nel 1910 la telegrafia rese possibile
per la prima volta i recapiti floreali.
Grazie alle moderne tecnologie di
trasmissione dati con l’ausilio di
Internet, così diffuse, capillari e
rapide, è stato possibile accelerare
notevolmente l’evoluzione in questo
campo, soprattutto per quanto
riguarda la puntualità delle
consegne e la qualità generale del
servizio. Grazie ai progressi tecnici
quindi è stato possibile sostituire lo
slogan “Fiori in tutto il mondo” con
“Fiori entro poche ore in tutto il
mondo”, con un grado di
personalizzazione elevato ed un
contributo personale del fiorista
affiliato coinvolto nella spedizione.
Interflora offre, inoltre, un servizio
clienti on line sul proprio sito. Il
cliente, infatti, può in ogni istante
del giorno, recarsi sul sito e
compilare un form per inviare
richieste di assistenza ed esprimere
le proprie opinioni.
Il successo di Interflora risiede, oltre
in una qualità del servizio
ineccepibile, nella sua copertura
estremamente capillare del mercato
floreale, nell’ampiezza della gamma
di prodotti proposti e nell’essere una
vera e propria best practice.
Logistica
maggio 2006
53
Distribuzione
Florovivaismo:
coltivare
e distribuire
che vengono comunemente utilizzate:
• la floricoltura e arboricoltura in serra;
• la coltivazione in piena aria.
La prima viene praticata per consentire di replicare e conservare le particolari condizioni
ambientali in cui i fiori e le piante devono crescere. Solo un ambiente particolarmente
protetto, come la serra, permette di mantenere sotto controllo tutte le variabili critiche
per la coltivazione delle piante (temperatura,
umidità, pH terreno, etc.).
Un altro elemento che può essere regolato
più facilmente in serra è l’esposizione alla
luce, che contribuisce allo sviluppo e alla
fioritura e che può essere prolungata servendosi di sistemi di illuminazione artificiale,
o abbreviata mediante sistemi di schermatura. Inoltre, all’acqua utilizzata per annaffiare vengono aggiunti fertilizzanti solubili,
mentre l’immissione di piccole quantità di
anidride carbonica nell’aria circolante all’interno della serra aumenta la velocità di fioritura delle piante e la crescita dei fiori stessi.
La coltivazione in piena aria, invece, avviene nelle zone di origine dei fiori (ad esempio, i girasoli nei campi) dove le condizioni
climatiche e ambientali permettono uno
sviluppo del fiore e della pianta meno soggetto a rigorosi controlli delle variabili di crescita. Grazie alla diffusione del trasporto
aereo, il ricorso alla tipologia di coltivazione
“in piena aria” è andato crescendo notevolmente negli anni, vedendo comparire nel
numero dei maggiori produttori i Paesi dell’area tropicale e asiatica.
Oltre alla produzione di fiori e piante da vaso
e da giardino, si è sviluppata una grande industria, specialmente in Olanda, che si occupa di un’ulteriore tipologia produttiva: la
coltivazione dei bulbi. Le piante fiorifere che
producono bulbi, quali ad esempio tulipani,
54 Logistica
maggio 2006
giacinti e iris, vengono fatte crescere su dune sabbiose o, nel caso dei Paesi Bassi, nei
cosiddetti ”polder” (ovvero le terre sottratte
al mare, poi prosciugate e bonificate). Successivamente al taglio dei fiori, si procede
alla raccolta dei bulbi, che vengono trattati e
quindi messi in commercio.
La dimensione
del settore in Italia
Il settore del florovivaismo in Italia conta circa 38.000 aziende (dati Istat), operanti su
una superficie aziendale totale di oltre
32.000 ettari per un numero totale di occupati superiore a 100.000 persone. Dal punto
di vista del tessuto produttivo, tradizional-
mente nel nostro Paese le aziende sono di
dimensioni modeste (tipicamente famigliari).
Il valore della produzione di base del florovivaismo ammonta a 2,4 miliardi di euro (anno
2004, fonte: ISMEA) ripartiti in 1,4 miliardi
per fiori e piante da vaso, e circa 1 miliardo
per i prodotti vivaistici. Effettuando considerazioni sulla ripartizione geografica delle produzioni, emerge una netta dominanza della
regione ligure, con un valore della produzione di 523 milioni di euro, seguita a grande
distanza da Campania (212 milioni) e Sicilia
(175 milioni) - fonte Istat, 2003 (figura 2).
Per quanto riguarda i consumi, nel 2004 si
sono spesi 2,1 miliardi di euro, di cui il 58%
rappresentato da fiori e fronde recise e il
Tab. 1 – I valori import-export negli anni 2003-2004 in Italia
Prodotto
Import
000 €
Export
Var. %
su 2003
000 €
Var. %
su 2003
Semi di Fiori
4.627
–17,42
1.434
–24,61
Rododendri ed azalee
6.988
–11,31
1.030
5,20
Rosai
3.610
–2,33
790
–12,13
19.863
8,44
124.896
4,56
Piante da interno
101.334
–2,04
66.613
0,58
Piante da interno e terrazzi Totale
131.261
–0,89
194.329
3,52
Alberi, arbusti da esterno
20.648
11,43
120.520
9,72
Crisantemi
11.266
–26,10
571
–9,51
Garofani
542
–48,58
6.986
–11,86
Gladioli
58
–55,39
159
–57,72
Rose
56.149
–1,39
3.536
–18,30
Orchidee
21.839
–4,09
179
16,23
Fiori recisi Altri
61.684
–3,83
54.358
–2,04
Fiori freschi recisi
151.538
–5,45
65.790
–4,52
Florovivaismo Totale
392.650
–2,33
523.878
2,22
Piante vivaci
Florasì:
Valore della produzione per regione (2003)
Altre
Emilia Romagna
79
Toscana
82
Veneto
82
Lombardia
Puglia
Lazio
un consorzio
per la promozione
del florovivaismo
made in Italy
89
101
134
139
175
Sicilia
212
Campania
523
Liguria
Fig. 2 - Valore della
produzione di fiori e piante
a prezzi correnti (mln €).
0
100
42% da piante in vaso sia da interno che da
esterno. Il valore dell’acquisto medio mensile è di 17 euro per le piante e di 19 euro per
i fiori. A livello nazionale, il Meridione incide
per il 30% sulla spesa complessiva, a fronte
di un 27% assorbito dalle regioni nord-occidentali e un 24% per il Nord-Est (dati ISMEA
e Ministero Politiche Agricole).
Analizzando i dati sul commercio con l’estero, nel 2004 la spesa per le importazioni si è
ridotta del 2,33%, mentre l’export ha registrato una variazione positiva, sempre in
termini valutari, del 2,22% (ISMEA su dati
ISTAT). Per un approfondimento delle singole voci di prodotto che hanno determinato l’andamento dei valori di import/export
nel 2003 e nel 2004 si rimanda alla tabella
1, nella quale si può valutare la variazione di
tali valori nel corso degli anni considerati.
Il florovivaismo italiano è senza dubbio un
settore rilevante su scala europea: infatti,
l’entità della superficie complessivamente
investita nel nostro Paese, in termini di SAU
(superficie agricola utilizzata) è pari al 30%
circa della superficie dedicata alla floricoltura dell’intero continente europeo.
In tali condizioni, l’Italia ha una posizione
dominante per quanto riguarda la produzione, rappresentando il 6% circa del totale della produzione agricola europea in valore. Il florovivaismo, inoltre, contribuisce
anche all’immagine e alla diffusione del
made in Italy, al pari della moda e delle altre produzioni. Se negli anni ‘80-‘90 l’Italia
rivestiva un ruolo di leadership, insieme al-
200
300
400
500
600
Mln €
l’Olanda, attualmente le condizioni sono
peggiorate: oltre a fattori quali la crisi congiunturale dell’economia mondiale e le avverse condizioni climatico – meteorologiche degli ultimi anni, si possono senza
dubbio includere l’evoluzione delle coltivazioni in altri Paesi del mondo (che di fatto
causa una grande crescita della disponibilità di prodotto floricolo nel mercato, e di
conseguenza anche della competizione) e
la scarsa tendenza all’innovazione di sistema del nostro Paese.
Quest’ultimo fattore ha portato l’Italia a
perdere progressivamente quote di mercato a favore di altri Paesi, in primis l’Olanda. Il Paese dei tulipani, con il sistema di
aste e l’efficiente ridistribuzione dei prodotti, è divenuto infatti leader su scala
mondiale, rappresentando una vera porta
di ingresso europea per i prodotti provenienti dai Paesi terzi. Per queste ragioni l’Italia, legata alle dimensioni locali, ha perso
l’occasione di trasformarsi nel polo alternativo all’Olanda per la commercializzazione internazionale dei prodotti floricoli,
anche provenienti dai Paesi terzi.
Il florovivaismo nell’Unione
Europea e nel mondo
La disponibilità di dati statistici sul settore del
florovivaismo a livello mondiale è decisamente esigua e non aggiornata: nel 2001 gli addetti ammontavano a oltre 2 milioni di unità, la
produzione lorda vendibile era 50 miliardi di
euro, e gli ettari investiti 650.000 (fonte: Mini-
Nato del 2002, il Consorzio Florasì si
propone oggi come uno dei più autorevoli
interpreti delle esigenze di servizio,
rappresentatività e tutela dell’azienda
italiana che opera in questo comparto.
L’organizzazione raggruppa più di
1.500 società – di grandi, medie e piccole
dimensioni – e costituisce una realtà in
grado di contrastare gli effetti negativi
della frammentazione della produzione,
senza però permettere il diffondersi delle
tendenze di assimilazione messe in opera
dalle grandi multinazionali.
Grazie alle sue caratteristiche di struttura,
ampiezza di rappresentatività e competenze,
Florasì mantiene un approccio proattivo
per la realizzazione del Programma di
sostegno e sviluppo alla diffusione del
prodotto florovivaistico, potendo contare
anche sui rapporti di collaborazione già
attivati con organizzazioni omologhe
di altri Stati membri, fra le quali l’Ufficio
Olandese dei Fiori e la FNPHP (Federation
Nazionale des Producteurs de l’Horticulture
et des Pèpinéres), con la volontà di
ampliare i propri orizzonti di collaborazione
verso Spagna e Germania.
Il Consorzio Florasì si pone come priorità
il raggiungimento degli obiettivi di tutela
e salvaguardia degli interessi dei propri
componenti, fra i quali:
1. pubblicità, promozione, ricerca,
divulgazione e sviluppo della vendita di
piante, alberi e fiori di ogni genere e specie,
al fine di sostenere e potenziare il mercato
di tali prodotti e di conseguenza di quelli
connessi come attrezzature e accessori
(soprattutto eco-ambientali);
2. creazione, acquisto, vendita, promozione,
tutela e gestione dei marchi di prodotto;
3. apposizione e gestione di marchi di
qualità e certificazioni di prodotto, fornitura
di assistenza e collaborazione con enti di
certificazione;
4. opportunità di produzione e
commercializzazione alle migliori condizioni
di mercato;
5. attuazione di una collaborazione
congiunta dei soci;
6. promozione e attuazione di studi e
iniziative nel settore florovivaistico.
Logistica
maggio 2006
55
Distribuzione
Florovivaismo:
coltivare
e distribuire
stero Politiche Agricole). Per quanto riguarda
le dimensioni del consumo di fiori recisi e
piante nel mondo, il Ministero delle Politiche
Agricole indica che nel 2000 è ammontato a
70 miliardi di euro. In particolare, il consumo
nell’Unione Europea è stato di oltre 12 miliardi
di euro con una crescita del consumo nell’ultimo triennio del 5%. Le previsioni di lungo termine indicano una tendenza piuttosto positiva nel mercato del florovivaismo, con un raddoppio della quota di piante vendute al 2015
(grazie alla crescita della popolazione e del
tasso di urbanizzazione e allo sviluppo culturale). I principali produttori nel mondo sono:
• nell’area asiatica la Cina (162.000 ha), l’India (34.000 ha), il Giappone (15.000 ha), la
Tailandia (7.000 ha) e la Corea (5.300 ha);
• nell’area mediorientale Israele (2.063 ha) e
Turchia (670 ha);
• nell’area nordamericana Stati Uniti (oltre
15.000 ha) e Messico (5.000 ha);
• nell’area centro-sudamericana Colombia
(4.200 ha), Costa Rica (3.600 ha) ed Ecuador (2084 ha);
• nell’area africana Kenya (1.280 ha), Zimbawe (940 ha), Costa d’Avorio (690 ha) e
Marocco (450 ha);
• nell’area europea occidentale Olanda,
(35.900 ha), Italia (36.300 ha) e Germania
(35.900 ha);
• nell’area europea orientale Ungheria
(1.120 ha), Slovenia, Croazia, Bulgaria.
Nell’Unione Europea la superficie supera i
62.000 ettari coltivati. L’Italia è al primo posto
con 18.000 ha coltivati, seguita da Olanda,
Uk e Germania con superfici coltivate comprese fra i 6.000 e gli 8.000 ha. Compaiono
poi Spagna e Francia con aree di dimensioni
inferiori. Gli altri Paesi, invece, non superano i
1.000 ha. Il giro d’affari europeo copre il 20%
della produzione mondiale, mentre le superfici coltivate rappresentano il 24% della superficie florovivaistica planetaria.
Nell’area asiatica domina la Cina, con circa
68.000 aziende florovivaistiche e oltre
320.000 aziende di tipo familiare (fonte:
China Flower Association, 2002) che impiegano 1,3 milioni di lavoratori, anche se solo
6.000 sono le imprese strutturate con più
di 3 ha di superficie. In Cina la floricoltura
occupa una superficie di 6.300 ettari di cui
il 35% in serra, con un giro d’affari di 250
milioni di dollari. La produzione cinese di
fiori ammonta a circa 2 milioni di steli e 1
miliardo di piante in vaso fiorite, pari al
4,1% della produzione mondiale, di cui solo il 3% viene esportato in Giappone e
Sanremo, capitale dei fiori
Sanremo è la capitale della Riviera dei fiori.
Apprezzata fin dal 1800 per il suo clima,
si trova in un’ampia insenatura, tra Capo
Nero e Capo Verde. Sanremo è oggi una
città che accoglie visitatori e turisti in ogni periodo
dell’anno e li intrattiene con manifestazioni e
infinite possibilità di divertimento, fra le quali senza
dubbio note ai più sono il Festival della Canzone
Italiana e il Casinò Municipale. La storia della
floricoltura a Sanremo e in tutta la provincia
ha una data d’inizio: il 1856, quando lo scrittore
parigino Alphonse Karr, che, esule,
nel ‘51 aveva trovato rifugio nella Nizza
ancora italiana, avviò la sua attività di commercio
di fiori via treno, spedendo a
Parigi ceste di violette, narcisi e ranuncoli.
Nel 1868 venne aperto sull’attuale Corso Matteotti
un negozietto di profumi, gestito da Gio Batta
Aicardi, distillatore creatore della famosa “essenza
di violetta di San Remo”.
La prima vera ditta di esportazione di fiori recisi
(la Bessi-Julien) è del 1874 e già nel 1880 spediva
56 Logistica
maggio 2006
Hong Kong, mentre il 97% del mercato viene gestito all’interno del Paese. Alla fine degli anni Novanta, infatti, l’export cinese di
piante ornamentali superava i 130 milioni di
dollari. Il settore ricopre in Cina un’importanza notevole, e lo sviluppo della floricoltura ha posto il Paese ai vertici mondiali per
alcune tipologie di produzioni: basti pensare che ben 600 delle circa 800 varietà di
azalee esistenti in tutto il mondo sono coltivate proprio in Cina. Nell’area mediorientale
il Paese più attivo è Israele, sia per produzioni molto diversificate e avanzate di fiori recisi,
sia per le esportazioni che sono aumentate
del 48% in quantità e 52% in valore negli ultimi 4 anni, ponendolo al primo posto tra i fornitori extraeuropei di fiori della UE.
Nell’area nordamericana gli Stati Uniti si presentano con una floricoltura evoluta, sebbe-
un centinaio di ceste di rose al giorno.
Intanto il giardiniere lionese Guillard introduceva
a Nizza il garofano e la sua riproduzione per talea,
e Lodovico Winter, creatore del Giardino Hanbury,
fondava il suo primo “stabilimento”.
A partire dal 1910 la floricoltura fu esercitata su
basi scientifiche con l’istituzione della
Stazione Sperimentale di Floricoltura retta
dal professor Mario Calvino. Il Mercato
dei Fiori ebbe sede stabile
a Sanremo dal 1914. In tale importantissimo
mercato avviene il commercio e il trasferimento
fisico di quasi il 70% della produzione floreale
della provincia di Imperia.
Esso rappresenta il più importante centro
di commercializzazione floricola dell’Europa
meridionale e del bacino del Mediterraneo.
Offre la più completa gamma di fiori recisi, fronde
e foglie, con particolare
riferimento a quelli tipici dell’area mediterranea.
Si estende su una superficie coperta
di ben 120.000 m2.
Fig. 3 - Planisfero
che riassume le zone
di produzione.
ne siano anche forti importatori, al secondo
posto dopo la UE. La superficie, secondo i
dati Aiph (International Association of Horticultural Producers) è di 15.500 ha, con una
superficie media aziendale di 23.000 m2 di
cui 8.000 coperti. La produzione lorda vendibile per il 51% si concentra in cinque Stati:
California, Florida, Michigan, Texas e Ohio.
Nell’area sud-americana emerge la Colombia, il Paese che ha registrato il maggiore sviluppo, grazie alle favorevoli condizioni climatiche, all’orientamento all’export e a un’organizzazione commerciale basata sul modello
olandese. È il secondo esportatore mondiale
di fiori recisi, dopo l’Olanda (80% verso l’USA, e 14% verso l’UE, di cui è il terzo fornitore). Le 430 aziende locali impiegano 140.000
addetti, di cui 70.000 nelle aziende floricole
(da notare che più del 60% sono donne, di
cui la metà sotto i 25 anni). Il principale mercato di sbocco sono USA (77%) e UE (14%).
Altro Paese emergente è l’Ecuador, in cui la
floricoltura occupa una superficie di 2.800 ettari con 6.500 addetti e con un giro di affari di
250 miliardi di dollari.
Nell’area africana il Paese con il tasso di crescita più elevato è il Kenya, il maggior produttore di fiori recisi (specie garofani e rose), che
esporta principalmente nell’Ue (è al secondo
posto, dopo Israele, come fornitore extracomunitario). La floricoltura in Kenia occupa
una superficie coltivata a fiori recisi di 1.900
ettari di cui il 70% in serra, con 170.000 addetti e con un volume d’affari di 150.000 dollari; la produzione floricola viene esportata
per il 90% in Europa (figura 3).
Il commercio mondiale
di fiori e piante
Si è accennato a come il sistema del florovivaismo mondiale si stia evolvendo verso
una struttura di scala globale, nella quale i
flussi hanno preso una configurazione nuova e diversa rispetto al passato.
L’aumento della produzione nelle aree destinate in via quasi esclusiva alla produzione per esportazione ha avuto delle ripercussioni su tutto il mondo produttivo, ma
anche su quello distributivo.
L’evoluzione della logistica e della supply
chain, infatti, ha permesso di creare strutture integrate che sfruttano come mezzo
principale di trasporto dei fiori l’aereo, consentendo consegne in tempi utili direttamente dai luoghi di produzione.
La dinamica dei flussi, dunque, ha visto
crescere notevolmente le quantità dei prodotti esportati dai Paesi a basso costo, i
quali a loro volta importano sementi e materiale da riproduzione (quali bulbi, piantine,
tuberi, etc.) da Paesi come l’Olanda e l’Italia (che rappresentano di fatto importanti
mercati di sbocco), per poter coltivare i
prodotti floricoli.
Alle realtà europee, connotate da aziende
florovivaistiche di dimensioni modeste, si
sono affiancati i produttori dei Paesi emergenti asiatici, sudamericani e africani, dove
la vocazione all’export ha portato alla creazione di grandi impianti di produzione intensiva di fiori e piante, spesso in mano a
società straniere. Si tratta, quindi, di un vero e proprio esempio di delocalizzazione
Logistica
maggio 2006
57
Distribuzione
Florovivaismo:
coltivare
e distribuire
produttiva. Tale scelta di delocalizzazione
della produzione floricola rientra nelle strategie tipiche delle aziende dei Paesi occidentali che ricercano nei Paesi dove si insediano migliori condizioni di produzione,
basso costo unitario di manodopera e dei
terreni, qualità standardizzata, accesso ad
aiuti finanziari internazionali e ancora, una
caratteristica del tutto peculiare di questo
settore produttivo: condizioni climatico –
ambientali favorevoli.
Secondo Coldiretti, la tendenza del mercato mondiale dei fiori è verso la progressiva
affermazione di tre grandi aree di produzione, dalle quali si intensificherà l’export floricolo verso i principali mercati di consumo:
dall’Africa verso l’Europa, dall’Olanda verso
il mercato comunitario stesso (per i quale
svolge la funzione di porta di accesso), dal
Sud America verso gli Stati Uniti e dalla Cina verso le altre nazioni asiatiche (figura 4).
La supply chain florovivaistica
Gli attori
La filiera del florovivaismo rappresenta un
sistema complesso, composto da numerosi attori di livello intermedio che, in realtà
geografiche differenti del territorio nazionale, possono ricoprire ruoli anche trasversali,
andando a sfumare i contorni delle attività
specifiche di ciascuna figura.
È possibile individuare alcune tipologie
principali di attori, alle quali dovrà necessariamente conseguire una validazione sul
campo per ciascuna realtà geografica:
• produttori: si tratta di aziende agricole, di
dimensioni tendenzialmente piccole e a gestione familiare (nel nostro Paese), che hanno il compito di provvedere alla riproduzione e alla crescita dei prodotti florovivaistici.
Coltivano le specie botaniche locali in piena
58 Logistica
maggio 2006
Fig. 4 - Tendenze
del commercio floricolo
dalle principali aree
di produzione – elab. Col diretti.
aria e le altre varietà (comprese quelle locali
che necessitano cure speciali) in serra.
Si può far rientrare in questa categoria di
attori anche i produttori di sementi e materiali da riproduzione, quali tuberi e bulbi;
• raccoglitore: è un intermediario responsabile della raccolta del prodotto dalle piccole aziende di coltivazione diretta e consente ai piccoli produttori di raggiungere i
mercati locali e nazionali, concentrando le
singole produzioni e consegnandole ai
grossisti o ai distributori, che riforniranno i
punti vendita.
• grossista alla produzione: si tratta di intermediari di dimensioni importanti, che acquistano i prodotti dai floricoltori o raccoglitori e li immettono nei mercati o li rivendono
ai dettaglianti;
• grossista alla distribuzione: è un attore
solitamente insediato nei pressi dei mercati
florovivaistici delle aree a maggior consumo. La sua attività consiste nell’acquistare i
prodotti direttamente presso i mercati e
successivamente rivenderla ad altri attori,
quali distributori, importatori (nazionali ed
esteri), dettaglianti vari;
• distributore: rientrano in questa tipologia
le aziende che si occupano della consegna
dei prodotti florovivaistici nei vari mercati di
consumo. Possono acquistare la merce
per consegnarla ai grossisti distanti dai
mercati o per venderla ai dettaglianti. Molto
spesso tali società si servono di fornitori di
servizi logistici e di trasporto conto terzi;
• trasportatori e operatori logistici: sono
solitamente specialisti che si occupano in
outsourcing dell’handling e del trasferimento dei prodotti floricoli.
Date le caratteristiche dei prodotti in questione, hanno un ruolo decisamente fondamentale e critico. Tali soggetti sono autotrasportatori su scala nazionale (ma alle
volte anche continentale) e vettori aerei
principalmente per le operazioni di import
di prodotti provenienti dai Paesi terzi. Nel
caso di trasporto di fiori, essi sono dotati di
mezzi particolari, come si vedrà in seguito,
appositamente studiati e rientranti nella
categoria della catena del freddo;
• esportatori e importatori: si tratta di società che hanno il compito di gestire i rapporti con clienti e fornitori internazionali. La
loro attività è localizzata principalmente nei
mercati dei fiori e delle piante, dove possono entrare in contatto con clienti e le figure
coinvolte negli scambi internazionali;
• dettaglianti: è una categoria che racchiude esercizi commerciali di svariate dimensioni e che vede la netta prevalenza del fiorista dettagliante. Si possono incontrare,
infatti, il piccolo negozio di paese, urbano, il
chiosco e il fiorista di maggiori dimensioni
(che rappresentano il canale tradizionale
con ben 12.000 punti vendita e 9.500 fioristi – dati Federfiori e Assofioristi), i garden
center, che sono divenuti una realtà importante soprattutto per la vendita di piante
con i loro 2.500 punti vendita e i 3.000
plant center per il commercio esclusivo di
piante. Se i fioristi hanno ampliato la propria
gamma, offrendo anche servizi di addobbi
floreali con competenze quasi da arredatori, i garden e plant center hanno incluso anche la vendita di materiali tecnici, di lavorazione e di condizionamento per la cura delle piante e dei giardini (oltre, più raramente,
a servizi di progettazione e manutenzione
del verde). Un’ulteriore tipologia di vendita
al dettaglio è rappresentata dalla Grande
Distribuzione Organizzata, in fase di espansione soprattutto grazie a una competizione basata sul prezzo;
• mercati dei fiori: si possono suddividere a
loro volta in mercati alla produzione (in cui i
floricoltori e i raccoglitori vendono la propria
merce per vie dirette o a grossisti ed esportatori), alla distribuzione (che hanno lo scopo di concentrare e ridistribuire i prodotti
provenienti dalle varie aree produttive verso
altri mercati e sono frequentati soprattutto
da grossisti ed esportatori) e al consumo (il
cui obiettivo è rifornire i dettaglianti, presen-
ti nelle strutture insieme ai grossisti e agli
importatori). Il loro funzionamento è del tutto assimilabile a quello delle borse merci.
Su scala nazionale sono molto importanti il
mercato dei fiori di Sanremo, Pescia (PI) e
Viareggio (LU) (a copertura nazionale) e i
mercati all’ingrosso di Roma, Milano, Verona e Brescia (con una nuova struttura molto simile ai layout dei moderni centri del
nord Europa).
È opportuno sottolineare che non tutte le figure descritte sono presenti nella realtà di
ogni supply chain distribuita sul territorio.
Esisteranno, infatti, casi in cui alcuni anelli
intermedi non saranno considerati, a causa
delle peculiarità intrinseche della struttura
dello specifico mercato in esame.
Accanto a questi soggetti, si aggiungono
altre categorie di attori, che entrano indirettamente nella catena logistica del florovivaismo: si tratta dei produttori di macchine agricole, di strutture e attrezzature per
serre e impianti di condizionamento e irrigazione, costituendo gli enablers dei pro-
cessi produttivi. Tale situazione, evidentemente parcellizzata, rende difficoltose la
razionalizzazione e l’ottimizzazione della filiera stessa, tramite l’effetto di dispersione
che si viene a creare. È chiaro che, date la
particolarità e le “esigenze” di un prodotto
delicato come il florovivaistico, i cali di efficienza lungo la catena hanno ripercussioni
particolarmente sensibili sulla qualità del
fiore o della pianta.
L’organizzazione della filiera
Per raggiungere il consumatore finale, il
prodotto florovivaistico attraversa una catena articolata e complessa.
Percorrendo la filiera dal principio, il primo
stadio è rappresentato dal produttore.
Il materiale da riproduzione utilizzato dalle
imprese italiane di solito viene ottenuto dalle
stesse piante che esse producono; quando
questo non accade, tale materiale viene acquistato da aziende specializzate che,
spesso, si occupano solo di importarlo.
Non sempre il produttore si occupa di tutte
La filiera del
florivivaismo
rappresenta
un sistema
complesso,
composto
da numerosi
attori di livello
intermedio.
Logistica
maggio 2006
59
Distribuzione
Florovivaismo:
coltivare
e distribuire
Fig. 5
Sotto-filiera floricola:
il canale lungo.
60 Logistica
maggio 2006
Diretta per mercati nazionali
Diretta per mercati locali
le fasi del processo produttivo; in alcuni casi, può verificarsi che curi esclusivamente la
fase della riproduzione e della prima crescita vendendo il proprio prodotto ad altri produttori o “accrescitori”.
In questo modo si creano delle relazioni
“business to business” che si formalizzano,
generalmente, per contrattazione diretta o
in seguito a contatti presi in occasione di
esposizioni riservate agli operatori commerciali; questo tipo di pratica, tuttavia, non viene rilevata come particolarmente diffusa nel
nostro Paese.
La catena logistica dei fiori recisi si articola
secondo diverse configurazioni, in funzione
del tipo di mercato servito e della dimensione del produttore considerato.
Prendendo in considerazione il mercato locale, i produttori servono direttamente i dettaglianti (e in rarissimi casi anche i consumatori finali, che effettuano l’acquisto dal
produttore stesso), senza la necessità di affidarsi a intermediari.
Per quanto riguarda, invece, il mercato nazionale, solo i produttori di dimensioni molto rilevanti sono in grado di coprire tale
scala di domanda.
Nella maggior parte dei casi, infatti, i floricoltori si servono di figure intermedie quali i
raccoglitori e i grossisti alla produzione, per
aggregare consistenti volumi di prodotto,
accedere al mercato nazionale e fare in
modo che la produzione che non può essere assorbita dal mercato locale possa
raggiungere quello nazionale.
Con la loro azione di consolidamento, tali
soggetti consentono, inoltre, di offrire una
gamma completa di prodotti, per soddisfare le esigenze di un mercato ben più ampio
di quello locale.
Giunti a questo livello, i fiori recisi seguono
Produttori
Import
Raccoglitori
e grossisti
alla produzione
Mercati nazionali
(Borsa Merci)
Distributori
e grossisti alla
distribuzione
Export
Garden Center
Negozi/Chioschi
GDO
Mercati rionali
Clienti finali
tre differenti percorsi lungo la filiera per raggiungere i dettaglianti: possono essere direttamente acquistati da questi ultimi presso i grossisti alla produzione, oppure passare attraverso i distributori e i grossisti alla
distribuzione (tipicamente per raggiungere
destinazioni geograficamente distanti).
Infine, essi possono essere acquistati presso i mercati nazionali (riforniti dai grossisti e
dai raccoglitori) con la logica delle aste
olandesi o delle borse merci, dai grossisti
stessi per essere successivamente rivenduti ai dettaglianti.
La parte di prodotto importata transita attraverso i mercati nazionali, che svolgono
quindi anche la funzione di collettore internazionale, grazie alla presenza di soggetti
quali le società di importazione.
Allo stesso modo, la parte di prodotto de-
stinata all’export transita attraverso il mercato nazionale e il grossista alla distribuzione (che è in grado di ricoprire spesso il ruolo di esportatore) (figura 5).
Un tale tipo di organizzazione della filiera,
per quanto riguarda i fiori recisi e il verde
ornamentale, determina una certa parcellizzazione dei flussi di prodotto, comportando
una perdita di efficienza lungo il canale.
La filiera delle piante, invece, risulta meno
articolata rispetto a quella dei fiori (figura
6): a differenza del modello precedente,
infatti, il passaggio dell’ingrosso viene frequentemente saltato, e pertanto le piante
in vaso destinate al mercato locale e nazionale (soprattutto quelle non fiorite) vengono trasferite dalla produzione direttamente ai dettaglianti.
Molto più frequentemente rispetto al caso
Diretta da vivaio o floricoltura
Diretta per mercati locali e nazionali
Produttori
Import
Grossisti
e distributori
Export
Garden Center
Negozi
GDO
Fig. 6 - Sottofiliera floricola:
il canale breve.
Fig. 6
Clienti finali
dei fiori, esiste la possibilità in cui venga
svolta la vendita diretta in azienda al consumatore, o al limite, nei garden center o
presso altri rivenditori specializzati.
Ciò avviene anche a causa delle maggiori
dimensioni e della più ampia capacità di
copertura di mercato da parte dei coltivatori di piante.
Per servire il mercato internazionale, invece, il ricorso al grossista e agli esportatori
diviene nella maggior parte dei casi indi-
Fig. 7
La ripartizione
dei flussi attraverso
le varie tipologie
di dettaglianti.
spensabile anche per i maggiori produttori
di questa filiera.
Ugualmente, la vendita di prodotti di importazione passa attraverso la figura del grossista importatore, presso il quale i dettaglianti
effettuano i propri acquisti.
Il trattamento di volumi consistenti che
questo tipo di organizzazione comporta
rende più frequente il ricorso a operatori
specializzati, prevalentemente in fase di trasporto, capaci di creare economie di scala
Consumatori finali
43%
19%
15%
8%
15%
Negozi
Garden center
vivai
Chioschi
GDO
Mercati
sui volumi e raggiungere performance di
servizio competitive anche sui mercati più
lontani geograficamente.
Per quanto riguarda le diverse tipologie di
dettaglianti, è possibile effettuare una
suddivisione percentuale della spesa dei
consumatori. Infatti, il 43% del volume di
prodotti venduti in termini di spesa passa
attraverso il negozio tradizionale di fiori, il
19% nel garden center/vivaio, il 15% nel
chiosco attrezzato in strada, mentre la
GDO (8%) e i mercati rionali coprono la restante quota (fonte Ismea).
Attraverso tali mercati locali, infatti, passa il
15% del totale di prodotti florovivaistici
commercializzati.
Molto sporadici, poi, sono i casi di vendita
diretta da parte del produttore ai consumatori finali (figura 7).
Un discorso a parte merita il canale on-line,
che grazie a società come Interflora, è in
grado di gestire relazioni dirette B2C (business to consumer), che hanno tuttavia come punto di origine il negozio tradizionale
di fiori convenzionato.
Si registra inoltre una diversa ripartizione
dei flussi nelle varie zone del Paese: infatti,
nel settentrione il canale delle grande distribuzione (includendo i centri di hobbistica e
“fai da te”) ricopre un’importanza decisamente maggiore rispetto a quanto avviene
nel Sud Italia, ove resta preponderante
l’acquisto nel negozio tradizionale.
■
Nella seconda parte di questo speciale, che
verrà pubblicata sul prossimo numero di Logistica, seguirà un approfondimento degli aspetti di material handling, imballaggio e trasporto
di fiori e piante, unitamente a un approfondimento della supply chain florovivaistica nella
Regione Campania.
Logistica
maggio 2006
61
g Alessandro Creazza, Fabrizio Dallari
C-log, Centro di Ricerca sulla Logistica - Università Cattaneo LIUC
Distribuzione
Florovivaismo:
coltivare
e distribuire
Speciale
Nella prima parte di questo
speciale (pubblicato
sul numero di maggio
di Logistica) si è giunti alla
conclusione che fiori e piante,
essendo tipologie di prodotti
sostanzialmente differenti,
necessitano di catene
di distribuzione altrettanto
diversificate. Allo stesso
modo, le problematiche
logistiche presentano elementi
di criticità specifici
per ciascuna delle due
famiglie di prodotti.
È
La strada dei fiori
Seconda parte
38 Logistica
giugno 2006
risaputo che i fiori figurano tra i
prodotti commerciali più deperibili e delicati. È necessario,
pertanto, immetterli nel mercato entro brevissimo tempo dal
momento del taglio, proprio a causa della ridotta shelf-life, soprattutto in condizioni di assenza di apporto idrico.
Un altro elemento di criticità è legato alla delicatezza intrinseca dei fiori, come prodotto
che deve essere sottoposto a operazioni di
movimentazione, stoccaggio temporaneo,
picking (esclusivamente manuale) e trasporto. Alla loro delicatezza “fisica”, che li rende
senza dubbio fragili e facilmente danneggiabili nei processi, si aggiungono problematiche
relative alla loro deperibilità durante la fase di
trasporto, che li rende di fatto assimilabili ai
prodotti conservati e trasportati nel rispetto
della catena del freddo (analogamente agli
alimentari freschi o ai medicinali).
Diverso, invece, è il caso delle piante: nonostante siano prodotti altrettanto danneggiabili
nelle operazioni di movimentazione, esse non
hanno requisiti stringenti come quelli validi per
i fiori. Infatti, le piante sono soggette a un deterioramento molto più lento a causa della
presenza del vaso, del terriccio o della zolla
che provvedono al sostentamento della pianta stessa (oltre alla maggiore robustezza che
questi elementi conferiscono al prodotto, rispetto alla fragilità intrinseca di uno stelo o di
un mazzo di fiori).
Note le problematiche che caratterizzano la
“logistica” di questi prodotti, si può pertanto
procedere ad analizzare separatamente per i
casi dei fiori e delle piante le soluzioni adottate dalle aziende florovivaistiche e dagli operatori specializzati, sia dal punto di vista dello
stoccaggio che del trasporto.
Lo stoccaggio dei prodotti
florovivaistici
Al fine di inquadrare correttamente il problema dello stoccaggio dei fiori e delle piante, è
necessario sottolineare che l’obiettivo più comune, nella catena distributiva, è alimentare il
processo evitando di far sostare le materie
prime e i prodotti finiti per lunghi periodi all’interno dei magazzini e adottando, perciò, tecniche che potrebbero essere paragonate al
Just in Time manifatturiero con flusso teso, in
modo da minimizzare i rischi legati alla deperibilità dei materiali trattati.
Inoltre, come sottolineato in precedenza, la
natura del prodotto florovivaistico (affetta anche da elevata stagionalità) e dei produttori
(rappresentati per la maggior parte da piccole
aziende di coltivazione) non consentono lo
stoccaggio di significative quantità di prodotto finito.
I produttori allestiscono aree ove raggruppare
i prodotti destinati alle spedizioni su ordine dei
grossisti, dei raccoglitori o dei dettaglianti
maggiori, in cui i fiori o le piante sostano per
breve tempo. Solo le aziende di elevata dimensione, presenti maggiormente nei paesi
terzi esportatori di fiori, sono dotate di celle
frigorifere in cui viene conservato il prodotto
floricolo e il materiale da riproduzione.
I magazzini presenti lungo l’intera supply
chain florovivaistica sono pertanto localizzati
prevalentemente presso gli intermediari (come i grossisti alla produzione e alla distribuzione e i grossisti esportatori) e sono configurati sulla falsariga dei transit point in cui vengono effettuate principalmente operazioni di
cross – docking per lo smistamento e le spedizioni, e di stoccaggio temporaneo per i prodotti caratterizzati da maggiore shelf-life (figura 1). Viene privilegiato quindi lo sviluppo in
superficie piuttosto che in altezza, anche a
causa delle difficili operazioni di movimentazione dei prodotti.
Analogamente, presso i mercati dei fiori, i
prodotti vengono stoccati per breve tempo
nelle aree di ricezione per essere esposti e
successivamente acquistati dai grossisti.
Di conseguenza, presso l’insieme di tali strutture il livello di giacenza media dei prodotti è
basso, mentre l’indice di rotazione si attesta
su livelli decisamente elevati.
Ne deriva, inoltre, che nel canale breve di distribuzione delle piante, la presenza limitata di
intermediari abbia come effetto una dotazione minima di strutture di raccolta e di smistamento quasi esclusive del mercato di esportazione delle piante.
Figura 1 (a sinistra). Interno di un magazzino
intermedio dotato di cella frigorifera.
Figura 2 (a destra). Esempio di carico degli automezzi
per il trasporto a collettame.
Dal lato dei dettaglianti, poi, il magazzino è del
tutto assente: tutto ciò di cui dispone il punto
vendita (in molti casi ambulante o presso
chioschi) viene esposto, e il reintegro della
gamma di prodotti è garantito dalle consegne
e dagli approvvigionamenti.
Presso le imprese di commercio all’ingrosso
di fiori sono spesso installate celle frigorifere
che consentono di rallentare il processo di
deterioramento del prodotto, mentre la dotazione comune dei magazzini prevede l’utilizzo
di scaffalature basse per il prelievo manuale,
carrelli transpallet o commissionatori, roll container e piani longitudinali.
Il trasporto
Anche a livello di trasporto, il tentativo di risolvere i problemi relativi alla degradabilità
del prodotto florovivaistico, e in particolar
modo, del fiore reciso, porta all’adozione di
soluzioni che limitino al massimo la durata
dei tragitti e che possano garantire la conservazione del prodotto stesso durante il viaggio. Per questo motivo il trasporto aereo viene utilizzato in maniera intensiva sulle lunghe
distanze. Per ciò che concerne i fiori, in passato, per risolvere il problema legato alla
tempestività della consegna del prodotto, la
produzione industriale si serviva di vivai posti
in prossimità dei grandi centri urbani, che
rappresentavano la principale destinazione
Logistica
giugno 2006
39
Distribuzione
Florovivaismo:
coltivare
e distribuire
del mercato. Attualmente, invece, grazie al
trasporto aereo, è possibile consegnare in
tutto il mondo in tempi ristretti i fiori, consentendo di ovviare all’esclusiva coltivazione in
serra, che rappresenta in generale la forma
più costosa di agricoltura. È cresciuto, quindi, il ricorso alle coltivazioni in piena aria delle
specie floreali direttamente nei luoghi d’origine, con costi decisamente inferiori a quelli
della serra.
Si prenda come esempio il caso delle orchidee: questi fiori estremamente delicati necessitano di un clima particolarmente umido,
che se in serra è impegnativo da ricreare, in
zone come la California o le Hawaii è del tutto naturale. Le orchidee vengono quindi coltivate in piena aria e successivamente trasferite nei luoghi di vendita per via aerea.
Un’altra soluzione, spesso impiegata da
molti esportatori, prevede di recidere i fiori e
di confezionarli poi per la spedizione sulla via
per l’aeroporto (ove sono presenti strutture
refrigerate per lo stoccaggio temporaneo in
attesa dell’imbarco), al fine di risparmiare ulteriore tempo. Infatti, minore è il tempo di trasporto, maggiore è la vita residua del fiore.
Si è detto che per il trasporto su grandi distanze, e quindi per servire il mercato internazionale e alimentare l’export, la modalità di
trasporto prevalente è quella aerea. Non esistono casi in cui i produttori e gli esportatori
possiedono gli aerei: essi si affidano a vettori
internazionali specializzati nel trasporto a
temperatura controllata (3-6 gradi centigradi)
con velivoli coibentati, permettendo quindi
di raggiungere i mercati di destinazione dell’export.
La modalità utilizzata in prevalenza per il trasporto di fiori e piante ornamentali è, su scala nazionale, quella stradale; generalmente,
infatti, i carichi sono allestiti su autocarri per i
quali spesso vengono rilevate difficoltà di saturazione dei carichi, che costringono a ridurre la frequenza dei viaggi (con evidenti ripercussioni sull’attrattività della fornitura) o a
non viaggiare a pieno carico (sopportando
costi di trasporto elevati). Per questo motivo
è andata crescendo la presenza di trasportatori e distributori terzi che consentano di effettuare trasporti a collettame (figura 2).
Per quanto riguarda il trasporto di fiori, gli automezzi utilizzati sono molto frequentemente
a temperatura controllata in regime ATP
(Agreement for Transport of Perishables) e
ciò inscrive le problematiche di trasporto del
prodotto floricolo nell’ambito della gestione
della catena del freddo. A causa della necessità di specifiche expertise e di investimenti in
impianti e dispositivi, presso le aziende che
producono e commercializzano prodotti floricoli il ricorso all’outsourcing delle attività di
trasporto a operatori specializzati sta attraversando una fase di pieno sviluppo. Il trasporto delle piante, invece, non è soggetto ai
vincoli del controllo della temperatura e la dimensione media dei produttori è tale da con-
sentire di svolgere le attività di trasporto in
house, vale a dire senza ricorrere al groupage. Anche in questo caso, i mezzi utilizzati
sono prevalentemente autocarri (in particolare telonati).
Le unità di carico per il trasporto
di fiori e di piante
Nel caso dei fiori recisi la standardizzazione
dell’unità di carico è complessa, non essendovi di fatto uno standard diffuso internazionalmente. Tuttavia, esiste una serie di soluzioni tecniche comunemente utilizzate per il trasporto.
Per ovviare alla sofferenza del fiore in condizioni di assenza di apporto idrico i produttori
e i distributori si servono di contenitori sovrapponibili in cartone impermeabile (i cosiddetti aquapack) tipicamente di dimensioni
comprese fra 30x40x60 cm e 40x40x120
cm, dedicati al trasporto in acqua dei fiori.
Oltre a poter contenere l’acqua di sostentamento per il fiore, una caratteristica che
rende frequente l’utilizzo di tali strumenti è
la possibilità di consolidare più cartoni sul
pallet, facilitando quindi le operazioni di movimentazione.
Un analogo strumento è il sistema “Procona”,
costituito da un contenitore di plastica (nel
quale è inserita l’acqua) sulla sommità del
quale viene applicato un “collare” di cartone
impermeabile per proteggere l’estremità dei
fiori (figura 3).
Gli specialisti della logistica dei fiori: Ciesse Transport
Ciesse Transport di Arma di Taggia (IM) è una delle più importanti aziende
presenti nel panorama italiano del trasporto floreale. Una parte significativa
dell’intera produzione ligure viene infatti trasportata dalla Ciesse: ogni anno
partono dai suoi magazzini circa 800 spedizioni di fiori per l’intera Europa.
La destinazione principale è la Germania, dove viene prodotto il 60%
del fatturato aziendale e dove giungono circa 600 carichi l’anno, seguita
dalla Gran Bretagna, con 120 spedizioni.
Il cuore dell’attività logistica della Ciesse è il centro di lavorazione
40
Logistica
giugno 2006
Operazioni di carico degli automezzi
presso la Ciesse Transport.
e smistamento situato presso la sede di Arma di Taggia, presso
la quale i produttori locali portano ogni giorno i fiori appena raccolti dai campi.
La coltivazione viene fatta da piccole aziende (circa 3.000). Le principali
destinazioni sono andate progressivamente consolidandosi, consentendo
Figura 3. Il sistema Procona.
L’assieme viene coperto da un coperchio di
plastica, dotato di numerosi fori per mantenere aerato il prodotto trasportato. Analogamente all’aquapack, anche tale tipo di contenitore può essere impilato, e a differenza di
quest’ultimo è in grado di sopportare carichi
significativi (dai 50 ai 125 kg), garantendo
inoltre il ricambio d’aria all’interno della confezione. I contenitori hanno cicli di vita significativi: l’ordine di grandezza è l’anno per le parti
di materiale plastico e della decina di viaggi
per le parti in cartone.
Similmente all’aquapack, i contenitori Procona sono caricabili sui carrelli e pallettizzabili
per il trasporto sia terrestre che aereo. Si tratta di strumenti che contribuiscono al prolungamento della vita dei fiori, ma che ovviamen-
te riducono la quantità di prodotto trasportabile, a causa del maggior peso dell’accessorio e dell’acqua in esso contenuta, rispetto ai
fiori confezionati “a secco”. Tale elemento influisce negativamente sul costo di trasporto,
soprattutto aereo, ed è pertanto preferito per
la modalità terrestre.
Per quanto riguarda, invece, il trasporto aereo
di fiori tropicali o particolarmente pregiati, la
soluzione spesso adottata dai produttori/
esportatori prevede l’applicazione di un piccolo serbatoio di acqua all’estremità dello
stelo del singolo fiore. È senza dubbio un trattamento particolare, che aggiunge due fasi al
ciclo di lavorazione del fiore, e che comporta
l’utilizzo di materiale aggiuntivo dedicato a
ogni singolo stelo trasportato. Si giustifica
pertanto alla Ciesse l’organizzazione di servizi con cadenza fissa. Il processo di
consegna prevede che, una volta giunto a destinazione, ogni autocarro scarichi
i prodotti in punti diversi, con il rischio di accumulare ritardi. Per ovviare a tale
problema, in Germania sta per essere introdotta una soluzione che considera
alcuni centri di smistamento ai quali indirizzare gli autocarri e dai quali i
veicoli commerciali leggeri vadano a effettuare la distribuzione locale. In tal
modo i veicoli pesanti potrebbero essere dedicati esclusivamente ai viaggi
sulla lunga distanza con carichi completi. Quando è possibile, l’ottimizzazione
pertanto solo in casi di alto valore unitario del
prodotto (euro/m3), a causa della notevole incidenza sul costo del trasporto aereo (in genere l’unità di riferimento quando si tratta di
trasporto di fiori recisi è il m3).
Il trasporto dei fiori in acqua per un tempo
prolungato non è comunque in grado di garantire una buona conservazione, in quanto in
ambienti ricchi di acqua si instaura rapidamente una proliferazione di microrganismi
dannosi per il fiore. La soluzione della temperatura controllata (3-6°) garantisce la limitazione di tali fenomeni, alla quale l’aggiunta di sostanze nutrienti e antimicrobici nell’acqua di
conservazione apporta effetti ulteriormente
positivi sulla vita residua, così come la fumigazione con gas speciali per eliminare ogni ti-
dei percorsi permette agli autocarri di effettuare il ritorno a carico,
trasportando in prevalenza le specie di fiori importate in Italia. Agendo in un
contesto connotato da stagionalità, durante la “pausa” del mercato floreale gli
automezzi vengono sottoposti a revisioni, e per ridurre i fermi totali vengono
cercati altri tipi di prodotti da trasportare, come gli alimentari deperibili o il
collettame vario. La Ciesse intende ottimizzare la sua logistica, in modo che sia
più efficiente e meno costosa, dato che il trasporto incide per il 15-18%
sul prezzo all’ingrosso del prodotto.
Logistica
giugno 2006
41
Distribuzione
Florovivaismo:
coltivare
e distribuire
po di insetto o parassita. Il trasporto delle
piante, a differenza dei fiori recisi, avviene con
l’utilizzo di unità di carico standard, e nella fattispecie carrelli simili a vere e proprie “scaffalature viaggianti”, che possono contenere fino
a un massimo di cinque pianali (il piano di carico viene definito tenendo conto che all’interno del carrello possono essere posizionati
anche dei pianali intermedi per la sistemazione di piante di diverse altezze). Essi rappresentano l’unità di misura per le tariffe di trasporto (figure 4a e 4b).
Tali carrelli sono di dimensioni standardizzate:
1,5 m x 0,6 m per un’altezza minima di 2 m.
Tuttavia, l’altezza può essere ulteriormente
maggiorata fino a 2,4 m grazie all’utilizzo di
prolunghe. In questo modo, all’interno degli
automezzi comunemente utilizzati per il trasporto di piante possono essere caricati dai
15 ai 28 carrelli.
Secondo una logica di equipment pooling, i
carrelli in circolazione fanno parte di un circuito internazionale europeo che fa capo alla società danese CC – Container Centralen.
Il sistema di pooling dei carrelli: Container Centralen
Container Centralen (CC) è la società alla quale fa capo il sistema di
pooling dei carrelli standard per il trasporto dei fiori. Fondata nel 1976 in
Danimarca, nel 1989 è divenuta una società per azioni in seguito al
notevole sviluppo che ha registrato nel corso degli anni.
Attualmente è partecipata al 50% dall’associazione degli esportatori
danesi di fiori e al 50% dall’Unione dei grossisti florovivaisti olandesi.
Oggi è una società con copertura mondiale, con propri uffici
nell’intera Europa con rappresentanze anche negli Stati Uniti e in
Giappone, in grado di servire 22.000 clienti per ben 60.000 esercizi
commerciali.
Container Centralen mette in atto un sistema di pooling dei contenitori
42 Logistica
giugno 2006
utilizzati per il trasporto, vale a dire un modello organizzativo tale
per cui i carrelli, che vengono noleggiati dagli utilizzatori
con contratti che possono essere di durata anche inferiore ai 12 mesi,
sono continuamente in circolazione secondo la logica dei resi “vuoti
per pieni”, attraverso il quale si evitano soste prolungate del carrello
presso una stessa impresa.
Il produttore posiziona direttamente i prodotti sui carrelli affinché
si possa procedere al carico sul mezzo; il trasportatore consegna
al produttore altrettanti carrelli vuoti, in modo che questi siano
immediatamente disponibili per il posizionamento delle produzioni
successive.
queste, che di solito hanno dimensioni e peso tale da non poter essere caricate sui carrelli (come del resto le piante in vaso il cui diametro superi la larghezza del carrello, con evidenti ripercussioni sul peso dell’assieme), si
deve effettuare un carico con paranchi sugli
automezzi e si deve predisporre un apposito
sistema di fissaggio, servendosi anche di funi,
per consentirne il trasporto in sicurezza.
Il florovivaismo in Campania:
un caso di successo1
Figura 4a e 4b (nella pagina di sinistra).
I carrelli standard per il trasporto del prodotto
florovivaistico.
Figura 5 (sopra).
I vassoi per l’alloggiamento delle piante.
Le piante di dimensioni ridotte, in genere, prima di essere caricate sui carrelli, vengono inserite in appositi vassoi di materiale plastico,
che presentano incavi e alloggiamenti atti a
contenere il vaso o la porzione di radici con il
relativo contorno di terriccio (figura 5). Un caso del tutto particolare, invece, è rappresentato dal trasporto delle piante in zolla: per
La produzione florovivaistica campana ha una
tradizione antica: sin dal ’700, infatti, il clima
mite e la fertilità dei terreni di origine vulcanica
hanno favorito la produzione di fiori e piante di
molteplici specie in diverse zone della Regione. Secondo l’ultimo “Censimento Agricoltura” (riferito all’anno 2000), la regione Campania può contare su 248.931 aziende agricole
(che impegnano circa 25.000 addetti), collocandosi al terzo posto dopo la Puglia e la Sicilia in quanto a numerosità delle stesse. Sul
totale nazionale delle aziende che producono
fiori e piante, le imprese campane rappresentano l’11%. I dati del censimento mostrano
che la dimensione media dell’impresa agricola campana non è particolarmente consistente (2,4 ettari). La superficie complessivamente destinata ad uso agricolo risulta la dodice-
Così come per lo standard Eur-Epal, anche per i carrelli CC è presente
una marchiatura che li distingue dalle unità di trasporto non
standardizzate.
Il contratto di locazione dei carrelli prevede una quota pagata al momento
della stipulazione del contratto in funzione del numero di carrelli
noleggiati, e un canone annuo per garantire il servizio di assistenza
durante tutto il periodo di locazione: la manutenzione del carrello, infatti, è
in carico alla società stessa e non all’acquirente. Tale sistema consente ai
locatari, oltre alla razionalizzazione delle unità di carico in transito,
di ridurre sensibilmente i costi amministrativi per la gestione dei carrelli
nelle attività di trasporto e trasferimento dei prodotti.
Logistica
giugno 2006
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Distribuzione
Florovivaismo:
coltivare
e distribuire
Figura 6. Le aree a maggior densità
di coltivazione in Campania.
sima in Italia in ordine di estensione, incidendo per il 4% circa sulla superficie agricola
complessiva nazionale (figura 6).
Circa il 50% delle aziende campane sono
rappresentative di meno del 10% della SAU
(Superficie Agricola Utilizzata) regionale; il
90% delle imprese coprono all’incirca il 40%
della SAU regionale, a conferma della polverizzazione del settore e della numerosità delle
imprese di piccola e piccolissima dimensione
all’interno dell’universo dell’economia agricola regionale. La maggiore concentrazione di
aziende agricole si ha nella Provincia di Salerno (con 83.237 aziende censite nel 2000).
Il territorio regionale è interessato da attività
agricole per il 65% della sua estensione complessiva (contro una media nazionale inferiore
al 50%), anche se il peso della superficie agricola regionale si è ridotto progressivamente
nel tempo a causa dei fenomeni di urbanizzazione e della destinazione di ampie aree ad
attività produttive del settore secondario o
terziario.
Complessivamente, in Campania le produzioni floricole alle quali sono dedicate le superfici maggiori sono quelle di rose, gigli (lilium), garofani e crisantemi; per tutte le specie
segnalate, la coltivazione in serra è preponderante rispetto a quella in piena aria. Per
quanto riguarda le piante da foglia, le specie
principali sono Philodendron, Pothos e Dieffenbachia; le specie principali di piante da fiore sono, invece, la Begonia, la Poinsettia e il
geranio.
Il valore della produzione di fiori e piante in vaso in Campania nel 2003 rappresentava il
44 Logistica
giugno 2006
13% del totale nazionale; nell’anno in questione, infatti, la Campania ha prodotto fiori e
piante in vaso per 213.000.000 euro.
In termini di valore complessivo, come emerso durante l’inquadramento del settore (riportato nella prima parte di questo speciale), la
produzione campana si posiziona al secondo
posto in Italia dopo quella ligure ed è seguita
dalla produzione siciliana.
Analizzando in dettaglio la realtà della produzione florovivaistica regionale, emerge dai dati ISTAT che il 26,5 % della produzione italiana
di fiori recisi viene realizzata proprio in Campania, e più della metà della produzione di
fiori recisi nazionale proviene dal Mezzogiorno
d’Italia (il 60,5 %).
Analizzando la destinazione dei prodotti campani, risulta che il mercato di sbocco più rilevante in termini di incidenza sul fatturato
complessivo è quello nazionale, per metà costituito da clienti campani.
Sono ancora molto limitati i casi in cui i grossisti campani riescono a vendere il prodotto
regionale all’estero in modo diretto (senza l’intermediazione di grossisti esportatori di altre
regioni d’Italia); tra le aree geografiche più citate come mercato di sbocco, figurano Toscana e Umbria in Italia, Svizzera e Austria all’estero.
Le serie storiche relative al fatturato e alla produzione florovivaistica della Campania mostrano una crescita del peso di tale settore
per l’economia regionale.
Il rilancio della produzione floricola campana,
oltre a un incremento della varietà delle specie coltivate e del livello qualitativo dei prodot-
ti, è passato anche attraverso le numerose
iniziative promozionali che in questi anni si sono avviate, volte ad aumentare la visibilità del
prodotto sui mercati nazionali ed esteri, contribuendo al riposizionamento competitivo del
prodotto, attraverso la diffusione di un’immagine di qualità eccellente.
Esiste al proposito un progetto della regione
Campania (denominato SERSICA) che attraverso studi e approfondimenti sulle attrezzature e gli imballaggi (ad esempio il
progetto “Prolungamento della shelf-life dei
fiori recisi”) mira a diffondere “linee di lavorazione post raccolta” che garantiscano ai
prodotti una vita residua maggiore e una
migliore qualità, anche tramite un processo
di sensibilizzazione e aggiornamento culturale degli operatori agricoli e commerciali
sulle tecniche di lavorazione e manipolazione di prodotti e confezioni.
■
NOTA
1
Questo studio è stato condotto nel 2004 da Na-
dia Di Paola per Logica, l’agenzia di Logistica della
Regione Campania.
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La strada dei fiori - Università Carlo Cattaneo