g Alessandro Creazza, Fabrizio Dallari C-log, Centro di Ricerca sulla Logistica - Università Cattaneo LIUC Distribuzione Florovivaismo: coltivare e distribuire Speciale La strada dei fiori Il florovivaismo è un mondo affascinante e ricco di curiosità, soprattutto per quanto riguarda la mappa dei flussi mondiali e le singolari problematiche inerenti l’organizzazione della catena logistica. PRIMA PARTE 52 Logistica maggio 2006 L a floricoltura è quella branca dell’orticoltura che ha per oggetto la coltivazione e la vendita di fiori e piante da appartamento e da giardino. Il settore florovivaistico, caratterizzato da una forte stagionalità sul singolo prodotto dovuta ai periodi di fioritura e di crescita, specifici per ciascuna specie botanica, copre un ampio spettro di prodotti, racchiuso nelle due macro categorie della coltivazione dei fiori recisi e dell’arboricoltura (che include a sua volta tutte le piante verdi in vaso e da fiore da appartamento e le piante in zolle). In particolare, esistono oltre 2000 specie appartenenti alle diverse famiglie botaniche, che in prima analisi possono essere classificate come segue: • rosai; • latifoglie; • conifere; • piante perenni e annuali; • piante aromatiche; • fiori; • piante da interno; • piante da frutto. Decorare la propria casa 67% Vacanze e occasioni speciali Dare colore alla propria casa 29% Sentirsi meglio 28% 33% Desiderio del momento 25% Portare la natura in casa 22% Accogliere gli ospiti Altro A sua volta, la categoria del florovivaismo reciso comprende: • fiori; • fronde (ovvero steli di piante con foglie verdi, dotati anche di fiori, di bacche o di frutti persistenti – rientrano in questa tipologia ad esempio le ginestre, le mimose, le felci); • foglie (fogliame reciso ricavato da piante ma privo di stelo – ne rappresentano un esempio le aralie). Tale sottoclassificazione è principalmente utilizzata a scopi commerciali e rappresenta la base sulla quale enti come l’Istat procedono a calcolare le loro rilevazioni statistiche. Caratterizzazione della domanda Tradizionalmente, il prodotto florovivaistico è percepito come un bene “voluttuario”, legato molto ai sentimenti o a particolari ricorrenze, con una forte componente emozionale (figura 1). L’acquirente “tipo” è donna di età superiore ai 40 anni, residente prevalentemente al Nord nel caso delle piante in vaso, e al Meridione per quanto riguarda i fiori freschi. Fig. 1 - Le motivazioni 0 che spingono all’acquisto del prodotto florovivaistico (indagine Cenalo Inc. “The Flower Book” - gennaio 2002). 19% 5% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% Percentuale di famiglie rispondenti Il consumo di fiori esplode in occasioni come San Valentino, il 2 novembre, l’8 marzo, le feste tradizionali italiane. Oltre a quanto emerso precedentemente, il consorzio Florasì ha dato una propria interpretazione allo scenario di riferimento della clientela “consumer” del florovivaismo, ponendo come target principale la donna immersa nel suo completo nucleo sociale (famiglia, lavoro, rapporti sociali e interpersonali). Per quanto riguarda le fasce d’età, i giovani sono consumatori “deboli” del prodotto florovivaistico, verso il quale non sembrano nutrire particolare attenzione. Nella clientela del settore florovivaistico rientrano, oltre ai singoli i consumatori, anche una serie più ampia di soggetti classificabili come Enti (pubblici o privati). Vengono incluse tipologie di clienti quali aziende, Amministrazioni pubbliche, responsabili del verde pubblico, As- 80% sociazioni di svariate categorie. Essi rappresentano una quota dei principali acquirenti dei prodotti florovivaistici, costituendo di fatto uno dei principali mercati al consumo. Si può aggiungere un’ulteriore tipologia di clienti, definibile di tipo industriale: si tratta dei produttori e venditori dei materiali da riproduzione, oppure di particolari casi in cui il produttore si interessi solo alle fasi della riproduzione e della prima crescita, cedendo quindi il fiore o la pianta ancora in fase di pieno sviluppo ad altri soggetti che si occuperanno di portare a termine la crescita del prodotto. Le tecnologie utilizzate per le coltivazioni All’interno di questo settore si possono distinguere due macro categorie di coltivazioni, che rappresentano di fatto le “tecnologie” Fiori a domicilio: il successo di Interflora Fleurop-Interflora è il più grande servizio internazionale di consegna fiori: esso è costituito da una rete di oltre 58.000 negozi di fiori selezionati con cura in oltre 150 Paesi. Da oltre 77 anni, il logo Fleurop Interflora con il “Mercurio” è simbolo di garanzia per un prodotto qualitativamente ineccepibile e per un ottimo servizio clienti. Le origini di questa rete di distribuzione internazionale risalgono al 1928, quando venne fondata l’organizzazione Fleurop. Nel 1946, l’organizzazione “Florist Transworld Delivery”, “Interflora British Group” e “Fleurop-Interflora” decisero di unirsi allo scopo di poter effettuare consegne di fiori su ordinazione in tutto il mondo. Oggi FleuropInterflora conta oltre 25 milioni di ordinazioni all’anno. L’organizzazione di Fleurop-Interflora è strettamente legata alle tecnologie più all’avanguardia nel campo delle telecomunicazioni, unite in stretta sinergia con i moderni servizi di trasporto e di freigth-forwarding. Nel 1910 la telegrafia rese possibile per la prima volta i recapiti floreali. Grazie alle moderne tecnologie di trasmissione dati con l’ausilio di Internet, così diffuse, capillari e rapide, è stato possibile accelerare notevolmente l’evoluzione in questo campo, soprattutto per quanto riguarda la puntualità delle consegne e la qualità generale del servizio. Grazie ai progressi tecnici quindi è stato possibile sostituire lo slogan “Fiori in tutto il mondo” con “Fiori entro poche ore in tutto il mondo”, con un grado di personalizzazione elevato ed un contributo personale del fiorista affiliato coinvolto nella spedizione. Interflora offre, inoltre, un servizio clienti on line sul proprio sito. Il cliente, infatti, può in ogni istante del giorno, recarsi sul sito e compilare un form per inviare richieste di assistenza ed esprimere le proprie opinioni. Il successo di Interflora risiede, oltre in una qualità del servizio ineccepibile, nella sua copertura estremamente capillare del mercato floreale, nell’ampiezza della gamma di prodotti proposti e nell’essere una vera e propria best practice. Logistica maggio 2006 53 Distribuzione Florovivaismo: coltivare e distribuire che vengono comunemente utilizzate: • la floricoltura e arboricoltura in serra; • la coltivazione in piena aria. La prima viene praticata per consentire di replicare e conservare le particolari condizioni ambientali in cui i fiori e le piante devono crescere. Solo un ambiente particolarmente protetto, come la serra, permette di mantenere sotto controllo tutte le variabili critiche per la coltivazione delle piante (temperatura, umidità, pH terreno, etc.). Un altro elemento che può essere regolato più facilmente in serra è l’esposizione alla luce, che contribuisce allo sviluppo e alla fioritura e che può essere prolungata servendosi di sistemi di illuminazione artificiale, o abbreviata mediante sistemi di schermatura. Inoltre, all’acqua utilizzata per annaffiare vengono aggiunti fertilizzanti solubili, mentre l’immissione di piccole quantità di anidride carbonica nell’aria circolante all’interno della serra aumenta la velocità di fioritura delle piante e la crescita dei fiori stessi. La coltivazione in piena aria, invece, avviene nelle zone di origine dei fiori (ad esempio, i girasoli nei campi) dove le condizioni climatiche e ambientali permettono uno sviluppo del fiore e della pianta meno soggetto a rigorosi controlli delle variabili di crescita. Grazie alla diffusione del trasporto aereo, il ricorso alla tipologia di coltivazione “in piena aria” è andato crescendo notevolmente negli anni, vedendo comparire nel numero dei maggiori produttori i Paesi dell’area tropicale e asiatica. Oltre alla produzione di fiori e piante da vaso e da giardino, si è sviluppata una grande industria, specialmente in Olanda, che si occupa di un’ulteriore tipologia produttiva: la coltivazione dei bulbi. Le piante fiorifere che producono bulbi, quali ad esempio tulipani, 54 Logistica maggio 2006 giacinti e iris, vengono fatte crescere su dune sabbiose o, nel caso dei Paesi Bassi, nei cosiddetti ”polder” (ovvero le terre sottratte al mare, poi prosciugate e bonificate). Successivamente al taglio dei fiori, si procede alla raccolta dei bulbi, che vengono trattati e quindi messi in commercio. La dimensione del settore in Italia Il settore del florovivaismo in Italia conta circa 38.000 aziende (dati Istat), operanti su una superficie aziendale totale di oltre 32.000 ettari per un numero totale di occupati superiore a 100.000 persone. Dal punto di vista del tessuto produttivo, tradizional- mente nel nostro Paese le aziende sono di dimensioni modeste (tipicamente famigliari). Il valore della produzione di base del florovivaismo ammonta a 2,4 miliardi di euro (anno 2004, fonte: ISMEA) ripartiti in 1,4 miliardi per fiori e piante da vaso, e circa 1 miliardo per i prodotti vivaistici. Effettuando considerazioni sulla ripartizione geografica delle produzioni, emerge una netta dominanza della regione ligure, con un valore della produzione di 523 milioni di euro, seguita a grande distanza da Campania (212 milioni) e Sicilia (175 milioni) - fonte Istat, 2003 (figura 2). Per quanto riguarda i consumi, nel 2004 si sono spesi 2,1 miliardi di euro, di cui il 58% rappresentato da fiori e fronde recise e il Tab. 1 – I valori import-export negli anni 2003-2004 in Italia Prodotto Import 000 € Export Var. % su 2003 000 € Var. % su 2003 Semi di Fiori 4.627 –17,42 1.434 –24,61 Rododendri ed azalee 6.988 –11,31 1.030 5,20 Rosai 3.610 –2,33 790 –12,13 19.863 8,44 124.896 4,56 Piante da interno 101.334 –2,04 66.613 0,58 Piante da interno e terrazzi Totale 131.261 –0,89 194.329 3,52 Alberi, arbusti da esterno 20.648 11,43 120.520 9,72 Crisantemi 11.266 –26,10 571 –9,51 Garofani 542 –48,58 6.986 –11,86 Gladioli 58 –55,39 159 –57,72 Rose 56.149 –1,39 3.536 –18,30 Orchidee 21.839 –4,09 179 16,23 Fiori recisi Altri 61.684 –3,83 54.358 –2,04 Fiori freschi recisi 151.538 –5,45 65.790 –4,52 Florovivaismo Totale 392.650 –2,33 523.878 2,22 Piante vivaci Florasì: Valore della produzione per regione (2003) Altre Emilia Romagna 79 Toscana 82 Veneto 82 Lombardia Puglia Lazio un consorzio per la promozione del florovivaismo made in Italy 89 101 134 139 175 Sicilia 212 Campania 523 Liguria Fig. 2 - Valore della produzione di fiori e piante a prezzi correnti (mln €). 0 100 42% da piante in vaso sia da interno che da esterno. Il valore dell’acquisto medio mensile è di 17 euro per le piante e di 19 euro per i fiori. A livello nazionale, il Meridione incide per il 30% sulla spesa complessiva, a fronte di un 27% assorbito dalle regioni nord-occidentali e un 24% per il Nord-Est (dati ISMEA e Ministero Politiche Agricole). Analizzando i dati sul commercio con l’estero, nel 2004 la spesa per le importazioni si è ridotta del 2,33%, mentre l’export ha registrato una variazione positiva, sempre in termini valutari, del 2,22% (ISMEA su dati ISTAT). Per un approfondimento delle singole voci di prodotto che hanno determinato l’andamento dei valori di import/export nel 2003 e nel 2004 si rimanda alla tabella 1, nella quale si può valutare la variazione di tali valori nel corso degli anni considerati. Il florovivaismo italiano è senza dubbio un settore rilevante su scala europea: infatti, l’entità della superficie complessivamente investita nel nostro Paese, in termini di SAU (superficie agricola utilizzata) è pari al 30% circa della superficie dedicata alla floricoltura dell’intero continente europeo. In tali condizioni, l’Italia ha una posizione dominante per quanto riguarda la produzione, rappresentando il 6% circa del totale della produzione agricola europea in valore. Il florovivaismo, inoltre, contribuisce anche all’immagine e alla diffusione del made in Italy, al pari della moda e delle altre produzioni. Se negli anni ‘80-‘90 l’Italia rivestiva un ruolo di leadership, insieme al- 200 300 400 500 600 Mln € l’Olanda, attualmente le condizioni sono peggiorate: oltre a fattori quali la crisi congiunturale dell’economia mondiale e le avverse condizioni climatico – meteorologiche degli ultimi anni, si possono senza dubbio includere l’evoluzione delle coltivazioni in altri Paesi del mondo (che di fatto causa una grande crescita della disponibilità di prodotto floricolo nel mercato, e di conseguenza anche della competizione) e la scarsa tendenza all’innovazione di sistema del nostro Paese. Quest’ultimo fattore ha portato l’Italia a perdere progressivamente quote di mercato a favore di altri Paesi, in primis l’Olanda. Il Paese dei tulipani, con il sistema di aste e l’efficiente ridistribuzione dei prodotti, è divenuto infatti leader su scala mondiale, rappresentando una vera porta di ingresso europea per i prodotti provenienti dai Paesi terzi. Per queste ragioni l’Italia, legata alle dimensioni locali, ha perso l’occasione di trasformarsi nel polo alternativo all’Olanda per la commercializzazione internazionale dei prodotti floricoli, anche provenienti dai Paesi terzi. Il florovivaismo nell’Unione Europea e nel mondo La disponibilità di dati statistici sul settore del florovivaismo a livello mondiale è decisamente esigua e non aggiornata: nel 2001 gli addetti ammontavano a oltre 2 milioni di unità, la produzione lorda vendibile era 50 miliardi di euro, e gli ettari investiti 650.000 (fonte: Mini- Nato del 2002, il Consorzio Florasì si propone oggi come uno dei più autorevoli interpreti delle esigenze di servizio, rappresentatività e tutela dell’azienda italiana che opera in questo comparto. L’organizzazione raggruppa più di 1.500 società – di grandi, medie e piccole dimensioni – e costituisce una realtà in grado di contrastare gli effetti negativi della frammentazione della produzione, senza però permettere il diffondersi delle tendenze di assimilazione messe in opera dalle grandi multinazionali. Grazie alle sue caratteristiche di struttura, ampiezza di rappresentatività e competenze, Florasì mantiene un approccio proattivo per la realizzazione del Programma di sostegno e sviluppo alla diffusione del prodotto florovivaistico, potendo contare anche sui rapporti di collaborazione già attivati con organizzazioni omologhe di altri Stati membri, fra le quali l’Ufficio Olandese dei Fiori e la FNPHP (Federation Nazionale des Producteurs de l’Horticulture et des Pèpinéres), con la volontà di ampliare i propri orizzonti di collaborazione verso Spagna e Germania. Il Consorzio Florasì si pone come priorità il raggiungimento degli obiettivi di tutela e salvaguardia degli interessi dei propri componenti, fra i quali: 1. pubblicità, promozione, ricerca, divulgazione e sviluppo della vendita di piante, alberi e fiori di ogni genere e specie, al fine di sostenere e potenziare il mercato di tali prodotti e di conseguenza di quelli connessi come attrezzature e accessori (soprattutto eco-ambientali); 2. creazione, acquisto, vendita, promozione, tutela e gestione dei marchi di prodotto; 3. apposizione e gestione di marchi di qualità e certificazioni di prodotto, fornitura di assistenza e collaborazione con enti di certificazione; 4. opportunità di produzione e commercializzazione alle migliori condizioni di mercato; 5. attuazione di una collaborazione congiunta dei soci; 6. promozione e attuazione di studi e iniziative nel settore florovivaistico. Logistica maggio 2006 55 Distribuzione Florovivaismo: coltivare e distribuire stero Politiche Agricole). Per quanto riguarda le dimensioni del consumo di fiori recisi e piante nel mondo, il Ministero delle Politiche Agricole indica che nel 2000 è ammontato a 70 miliardi di euro. In particolare, il consumo nell’Unione Europea è stato di oltre 12 miliardi di euro con una crescita del consumo nell’ultimo triennio del 5%. Le previsioni di lungo termine indicano una tendenza piuttosto positiva nel mercato del florovivaismo, con un raddoppio della quota di piante vendute al 2015 (grazie alla crescita della popolazione e del tasso di urbanizzazione e allo sviluppo culturale). I principali produttori nel mondo sono: • nell’area asiatica la Cina (162.000 ha), l’India (34.000 ha), il Giappone (15.000 ha), la Tailandia (7.000 ha) e la Corea (5.300 ha); • nell’area mediorientale Israele (2.063 ha) e Turchia (670 ha); • nell’area nordamericana Stati Uniti (oltre 15.000 ha) e Messico (5.000 ha); • nell’area centro-sudamericana Colombia (4.200 ha), Costa Rica (3.600 ha) ed Ecuador (2084 ha); • nell’area africana Kenya (1.280 ha), Zimbawe (940 ha), Costa d’Avorio (690 ha) e Marocco (450 ha); • nell’area europea occidentale Olanda, (35.900 ha), Italia (36.300 ha) e Germania (35.900 ha); • nell’area europea orientale Ungheria (1.120 ha), Slovenia, Croazia, Bulgaria. Nell’Unione Europea la superficie supera i 62.000 ettari coltivati. L’Italia è al primo posto con 18.000 ha coltivati, seguita da Olanda, Uk e Germania con superfici coltivate comprese fra i 6.000 e gli 8.000 ha. Compaiono poi Spagna e Francia con aree di dimensioni inferiori. Gli altri Paesi, invece, non superano i 1.000 ha. Il giro d’affari europeo copre il 20% della produzione mondiale, mentre le superfici coltivate rappresentano il 24% della superficie florovivaistica planetaria. Nell’area asiatica domina la Cina, con circa 68.000 aziende florovivaistiche e oltre 320.000 aziende di tipo familiare (fonte: China Flower Association, 2002) che impiegano 1,3 milioni di lavoratori, anche se solo 6.000 sono le imprese strutturate con più di 3 ha di superficie. In Cina la floricoltura occupa una superficie di 6.300 ettari di cui il 35% in serra, con un giro d’affari di 250 milioni di dollari. La produzione cinese di fiori ammonta a circa 2 milioni di steli e 1 miliardo di piante in vaso fiorite, pari al 4,1% della produzione mondiale, di cui solo il 3% viene esportato in Giappone e Sanremo, capitale dei fiori Sanremo è la capitale della Riviera dei fiori. Apprezzata fin dal 1800 per il suo clima, si trova in un’ampia insenatura, tra Capo Nero e Capo Verde. Sanremo è oggi una città che accoglie visitatori e turisti in ogni periodo dell’anno e li intrattiene con manifestazioni e infinite possibilità di divertimento, fra le quali senza dubbio note ai più sono il Festival della Canzone Italiana e il Casinò Municipale. La storia della floricoltura a Sanremo e in tutta la provincia ha una data d’inizio: il 1856, quando lo scrittore parigino Alphonse Karr, che, esule, nel ‘51 aveva trovato rifugio nella Nizza ancora italiana, avviò la sua attività di commercio di fiori via treno, spedendo a Parigi ceste di violette, narcisi e ranuncoli. Nel 1868 venne aperto sull’attuale Corso Matteotti un negozietto di profumi, gestito da Gio Batta Aicardi, distillatore creatore della famosa “essenza di violetta di San Remo”. La prima vera ditta di esportazione di fiori recisi (la Bessi-Julien) è del 1874 e già nel 1880 spediva 56 Logistica maggio 2006 Hong Kong, mentre il 97% del mercato viene gestito all’interno del Paese. Alla fine degli anni Novanta, infatti, l’export cinese di piante ornamentali superava i 130 milioni di dollari. Il settore ricopre in Cina un’importanza notevole, e lo sviluppo della floricoltura ha posto il Paese ai vertici mondiali per alcune tipologie di produzioni: basti pensare che ben 600 delle circa 800 varietà di azalee esistenti in tutto il mondo sono coltivate proprio in Cina. Nell’area mediorientale il Paese più attivo è Israele, sia per produzioni molto diversificate e avanzate di fiori recisi, sia per le esportazioni che sono aumentate del 48% in quantità e 52% in valore negli ultimi 4 anni, ponendolo al primo posto tra i fornitori extraeuropei di fiori della UE. Nell’area nordamericana gli Stati Uniti si presentano con una floricoltura evoluta, sebbe- un centinaio di ceste di rose al giorno. Intanto il giardiniere lionese Guillard introduceva a Nizza il garofano e la sua riproduzione per talea, e Lodovico Winter, creatore del Giardino Hanbury, fondava il suo primo “stabilimento”. A partire dal 1910 la floricoltura fu esercitata su basi scientifiche con l’istituzione della Stazione Sperimentale di Floricoltura retta dal professor Mario Calvino. Il Mercato dei Fiori ebbe sede stabile a Sanremo dal 1914. In tale importantissimo mercato avviene il commercio e il trasferimento fisico di quasi il 70% della produzione floreale della provincia di Imperia. Esso rappresenta il più importante centro di commercializzazione floricola dell’Europa meridionale e del bacino del Mediterraneo. Offre la più completa gamma di fiori recisi, fronde e foglie, con particolare riferimento a quelli tipici dell’area mediterranea. Si estende su una superficie coperta di ben 120.000 m2. Fig. 3 - Planisfero che riassume le zone di produzione. ne siano anche forti importatori, al secondo posto dopo la UE. La superficie, secondo i dati Aiph (International Association of Horticultural Producers) è di 15.500 ha, con una superficie media aziendale di 23.000 m2 di cui 8.000 coperti. La produzione lorda vendibile per il 51% si concentra in cinque Stati: California, Florida, Michigan, Texas e Ohio. Nell’area sud-americana emerge la Colombia, il Paese che ha registrato il maggiore sviluppo, grazie alle favorevoli condizioni climatiche, all’orientamento all’export e a un’organizzazione commerciale basata sul modello olandese. È il secondo esportatore mondiale di fiori recisi, dopo l’Olanda (80% verso l’USA, e 14% verso l’UE, di cui è il terzo fornitore). Le 430 aziende locali impiegano 140.000 addetti, di cui 70.000 nelle aziende floricole (da notare che più del 60% sono donne, di cui la metà sotto i 25 anni). Il principale mercato di sbocco sono USA (77%) e UE (14%). Altro Paese emergente è l’Ecuador, in cui la floricoltura occupa una superficie di 2.800 ettari con 6.500 addetti e con un giro di affari di 250 miliardi di dollari. Nell’area africana il Paese con il tasso di crescita più elevato è il Kenya, il maggior produttore di fiori recisi (specie garofani e rose), che esporta principalmente nell’Ue (è al secondo posto, dopo Israele, come fornitore extracomunitario). La floricoltura in Kenia occupa una superficie coltivata a fiori recisi di 1.900 ettari di cui il 70% in serra, con 170.000 addetti e con un volume d’affari di 150.000 dollari; la produzione floricola viene esportata per il 90% in Europa (figura 3). Il commercio mondiale di fiori e piante Si è accennato a come il sistema del florovivaismo mondiale si stia evolvendo verso una struttura di scala globale, nella quale i flussi hanno preso una configurazione nuova e diversa rispetto al passato. L’aumento della produzione nelle aree destinate in via quasi esclusiva alla produzione per esportazione ha avuto delle ripercussioni su tutto il mondo produttivo, ma anche su quello distributivo. L’evoluzione della logistica e della supply chain, infatti, ha permesso di creare strutture integrate che sfruttano come mezzo principale di trasporto dei fiori l’aereo, consentendo consegne in tempi utili direttamente dai luoghi di produzione. La dinamica dei flussi, dunque, ha visto crescere notevolmente le quantità dei prodotti esportati dai Paesi a basso costo, i quali a loro volta importano sementi e materiale da riproduzione (quali bulbi, piantine, tuberi, etc.) da Paesi come l’Olanda e l’Italia (che rappresentano di fatto importanti mercati di sbocco), per poter coltivare i prodotti floricoli. Alle realtà europee, connotate da aziende florovivaistiche di dimensioni modeste, si sono affiancati i produttori dei Paesi emergenti asiatici, sudamericani e africani, dove la vocazione all’export ha portato alla creazione di grandi impianti di produzione intensiva di fiori e piante, spesso in mano a società straniere. Si tratta, quindi, di un vero e proprio esempio di delocalizzazione Logistica maggio 2006 57 Distribuzione Florovivaismo: coltivare e distribuire produttiva. Tale scelta di delocalizzazione della produzione floricola rientra nelle strategie tipiche delle aziende dei Paesi occidentali che ricercano nei Paesi dove si insediano migliori condizioni di produzione, basso costo unitario di manodopera e dei terreni, qualità standardizzata, accesso ad aiuti finanziari internazionali e ancora, una caratteristica del tutto peculiare di questo settore produttivo: condizioni climatico – ambientali favorevoli. Secondo Coldiretti, la tendenza del mercato mondiale dei fiori è verso la progressiva affermazione di tre grandi aree di produzione, dalle quali si intensificherà l’export floricolo verso i principali mercati di consumo: dall’Africa verso l’Europa, dall’Olanda verso il mercato comunitario stesso (per i quale svolge la funzione di porta di accesso), dal Sud America verso gli Stati Uniti e dalla Cina verso le altre nazioni asiatiche (figura 4). La supply chain florovivaistica Gli attori La filiera del florovivaismo rappresenta un sistema complesso, composto da numerosi attori di livello intermedio che, in realtà geografiche differenti del territorio nazionale, possono ricoprire ruoli anche trasversali, andando a sfumare i contorni delle attività specifiche di ciascuna figura. È possibile individuare alcune tipologie principali di attori, alle quali dovrà necessariamente conseguire una validazione sul campo per ciascuna realtà geografica: • produttori: si tratta di aziende agricole, di dimensioni tendenzialmente piccole e a gestione familiare (nel nostro Paese), che hanno il compito di provvedere alla riproduzione e alla crescita dei prodotti florovivaistici. Coltivano le specie botaniche locali in piena 58 Logistica maggio 2006 Fig. 4 - Tendenze del commercio floricolo dalle principali aree di produzione – elab. Col diretti. aria e le altre varietà (comprese quelle locali che necessitano cure speciali) in serra. Si può far rientrare in questa categoria di attori anche i produttori di sementi e materiali da riproduzione, quali tuberi e bulbi; • raccoglitore: è un intermediario responsabile della raccolta del prodotto dalle piccole aziende di coltivazione diretta e consente ai piccoli produttori di raggiungere i mercati locali e nazionali, concentrando le singole produzioni e consegnandole ai grossisti o ai distributori, che riforniranno i punti vendita. • grossista alla produzione: si tratta di intermediari di dimensioni importanti, che acquistano i prodotti dai floricoltori o raccoglitori e li immettono nei mercati o li rivendono ai dettaglianti; • grossista alla distribuzione: è un attore solitamente insediato nei pressi dei mercati florovivaistici delle aree a maggior consumo. La sua attività consiste nell’acquistare i prodotti direttamente presso i mercati e successivamente rivenderla ad altri attori, quali distributori, importatori (nazionali ed esteri), dettaglianti vari; • distributore: rientrano in questa tipologia le aziende che si occupano della consegna dei prodotti florovivaistici nei vari mercati di consumo. Possono acquistare la merce per consegnarla ai grossisti distanti dai mercati o per venderla ai dettaglianti. Molto spesso tali società si servono di fornitori di servizi logistici e di trasporto conto terzi; • trasportatori e operatori logistici: sono solitamente specialisti che si occupano in outsourcing dell’handling e del trasferimento dei prodotti floricoli. Date le caratteristiche dei prodotti in questione, hanno un ruolo decisamente fondamentale e critico. Tali soggetti sono autotrasportatori su scala nazionale (ma alle volte anche continentale) e vettori aerei principalmente per le operazioni di import di prodotti provenienti dai Paesi terzi. Nel caso di trasporto di fiori, essi sono dotati di mezzi particolari, come si vedrà in seguito, appositamente studiati e rientranti nella categoria della catena del freddo; • esportatori e importatori: si tratta di società che hanno il compito di gestire i rapporti con clienti e fornitori internazionali. La loro attività è localizzata principalmente nei mercati dei fiori e delle piante, dove possono entrare in contatto con clienti e le figure coinvolte negli scambi internazionali; • dettaglianti: è una categoria che racchiude esercizi commerciali di svariate dimensioni e che vede la netta prevalenza del fiorista dettagliante. Si possono incontrare, infatti, il piccolo negozio di paese, urbano, il chiosco e il fiorista di maggiori dimensioni (che rappresentano il canale tradizionale con ben 12.000 punti vendita e 9.500 fioristi – dati Federfiori e Assofioristi), i garden center, che sono divenuti una realtà importante soprattutto per la vendita di piante con i loro 2.500 punti vendita e i 3.000 plant center per il commercio esclusivo di piante. Se i fioristi hanno ampliato la propria gamma, offrendo anche servizi di addobbi floreali con competenze quasi da arredatori, i garden e plant center hanno incluso anche la vendita di materiali tecnici, di lavorazione e di condizionamento per la cura delle piante e dei giardini (oltre, più raramente, a servizi di progettazione e manutenzione del verde). Un’ulteriore tipologia di vendita al dettaglio è rappresentata dalla Grande Distribuzione Organizzata, in fase di espansione soprattutto grazie a una competizione basata sul prezzo; • mercati dei fiori: si possono suddividere a loro volta in mercati alla produzione (in cui i floricoltori e i raccoglitori vendono la propria merce per vie dirette o a grossisti ed esportatori), alla distribuzione (che hanno lo scopo di concentrare e ridistribuire i prodotti provenienti dalle varie aree produttive verso altri mercati e sono frequentati soprattutto da grossisti ed esportatori) e al consumo (il cui obiettivo è rifornire i dettaglianti, presen- ti nelle strutture insieme ai grossisti e agli importatori). Il loro funzionamento è del tutto assimilabile a quello delle borse merci. Su scala nazionale sono molto importanti il mercato dei fiori di Sanremo, Pescia (PI) e Viareggio (LU) (a copertura nazionale) e i mercati all’ingrosso di Roma, Milano, Verona e Brescia (con una nuova struttura molto simile ai layout dei moderni centri del nord Europa). È opportuno sottolineare che non tutte le figure descritte sono presenti nella realtà di ogni supply chain distribuita sul territorio. Esisteranno, infatti, casi in cui alcuni anelli intermedi non saranno considerati, a causa delle peculiarità intrinseche della struttura dello specifico mercato in esame. Accanto a questi soggetti, si aggiungono altre categorie di attori, che entrano indirettamente nella catena logistica del florovivaismo: si tratta dei produttori di macchine agricole, di strutture e attrezzature per serre e impianti di condizionamento e irrigazione, costituendo gli enablers dei pro- cessi produttivi. Tale situazione, evidentemente parcellizzata, rende difficoltose la razionalizzazione e l’ottimizzazione della filiera stessa, tramite l’effetto di dispersione che si viene a creare. È chiaro che, date la particolarità e le “esigenze” di un prodotto delicato come il florovivaistico, i cali di efficienza lungo la catena hanno ripercussioni particolarmente sensibili sulla qualità del fiore o della pianta. L’organizzazione della filiera Per raggiungere il consumatore finale, il prodotto florovivaistico attraversa una catena articolata e complessa. Percorrendo la filiera dal principio, il primo stadio è rappresentato dal produttore. Il materiale da riproduzione utilizzato dalle imprese italiane di solito viene ottenuto dalle stesse piante che esse producono; quando questo non accade, tale materiale viene acquistato da aziende specializzate che, spesso, si occupano solo di importarlo. Non sempre il produttore si occupa di tutte La filiera del florivivaismo rappresenta un sistema complesso, composto da numerosi attori di livello intermedio. Logistica maggio 2006 59 Distribuzione Florovivaismo: coltivare e distribuire Fig. 5 Sotto-filiera floricola: il canale lungo. 60 Logistica maggio 2006 Diretta per mercati nazionali Diretta per mercati locali le fasi del processo produttivo; in alcuni casi, può verificarsi che curi esclusivamente la fase della riproduzione e della prima crescita vendendo il proprio prodotto ad altri produttori o “accrescitori”. In questo modo si creano delle relazioni “business to business” che si formalizzano, generalmente, per contrattazione diretta o in seguito a contatti presi in occasione di esposizioni riservate agli operatori commerciali; questo tipo di pratica, tuttavia, non viene rilevata come particolarmente diffusa nel nostro Paese. La catena logistica dei fiori recisi si articola secondo diverse configurazioni, in funzione del tipo di mercato servito e della dimensione del produttore considerato. Prendendo in considerazione il mercato locale, i produttori servono direttamente i dettaglianti (e in rarissimi casi anche i consumatori finali, che effettuano l’acquisto dal produttore stesso), senza la necessità di affidarsi a intermediari. Per quanto riguarda, invece, il mercato nazionale, solo i produttori di dimensioni molto rilevanti sono in grado di coprire tale scala di domanda. Nella maggior parte dei casi, infatti, i floricoltori si servono di figure intermedie quali i raccoglitori e i grossisti alla produzione, per aggregare consistenti volumi di prodotto, accedere al mercato nazionale e fare in modo che la produzione che non può essere assorbita dal mercato locale possa raggiungere quello nazionale. Con la loro azione di consolidamento, tali soggetti consentono, inoltre, di offrire una gamma completa di prodotti, per soddisfare le esigenze di un mercato ben più ampio di quello locale. Giunti a questo livello, i fiori recisi seguono Produttori Import Raccoglitori e grossisti alla produzione Mercati nazionali (Borsa Merci) Distributori e grossisti alla distribuzione Export Garden Center Negozi/Chioschi GDO Mercati rionali Clienti finali tre differenti percorsi lungo la filiera per raggiungere i dettaglianti: possono essere direttamente acquistati da questi ultimi presso i grossisti alla produzione, oppure passare attraverso i distributori e i grossisti alla distribuzione (tipicamente per raggiungere destinazioni geograficamente distanti). Infine, essi possono essere acquistati presso i mercati nazionali (riforniti dai grossisti e dai raccoglitori) con la logica delle aste olandesi o delle borse merci, dai grossisti stessi per essere successivamente rivenduti ai dettaglianti. La parte di prodotto importata transita attraverso i mercati nazionali, che svolgono quindi anche la funzione di collettore internazionale, grazie alla presenza di soggetti quali le società di importazione. Allo stesso modo, la parte di prodotto de- stinata all’export transita attraverso il mercato nazionale e il grossista alla distribuzione (che è in grado di ricoprire spesso il ruolo di esportatore) (figura 5). Un tale tipo di organizzazione della filiera, per quanto riguarda i fiori recisi e il verde ornamentale, determina una certa parcellizzazione dei flussi di prodotto, comportando una perdita di efficienza lungo il canale. La filiera delle piante, invece, risulta meno articolata rispetto a quella dei fiori (figura 6): a differenza del modello precedente, infatti, il passaggio dell’ingrosso viene frequentemente saltato, e pertanto le piante in vaso destinate al mercato locale e nazionale (soprattutto quelle non fiorite) vengono trasferite dalla produzione direttamente ai dettaglianti. Molto più frequentemente rispetto al caso Diretta da vivaio o floricoltura Diretta per mercati locali e nazionali Produttori Import Grossisti e distributori Export Garden Center Negozi GDO Fig. 6 - Sottofiliera floricola: il canale breve. Fig. 6 Clienti finali dei fiori, esiste la possibilità in cui venga svolta la vendita diretta in azienda al consumatore, o al limite, nei garden center o presso altri rivenditori specializzati. Ciò avviene anche a causa delle maggiori dimensioni e della più ampia capacità di copertura di mercato da parte dei coltivatori di piante. Per servire il mercato internazionale, invece, il ricorso al grossista e agli esportatori diviene nella maggior parte dei casi indi- Fig. 7 La ripartizione dei flussi attraverso le varie tipologie di dettaglianti. spensabile anche per i maggiori produttori di questa filiera. Ugualmente, la vendita di prodotti di importazione passa attraverso la figura del grossista importatore, presso il quale i dettaglianti effettuano i propri acquisti. Il trattamento di volumi consistenti che questo tipo di organizzazione comporta rende più frequente il ricorso a operatori specializzati, prevalentemente in fase di trasporto, capaci di creare economie di scala Consumatori finali 43% 19% 15% 8% 15% Negozi Garden center vivai Chioschi GDO Mercati sui volumi e raggiungere performance di servizio competitive anche sui mercati più lontani geograficamente. Per quanto riguarda le diverse tipologie di dettaglianti, è possibile effettuare una suddivisione percentuale della spesa dei consumatori. Infatti, il 43% del volume di prodotti venduti in termini di spesa passa attraverso il negozio tradizionale di fiori, il 19% nel garden center/vivaio, il 15% nel chiosco attrezzato in strada, mentre la GDO (8%) e i mercati rionali coprono la restante quota (fonte Ismea). Attraverso tali mercati locali, infatti, passa il 15% del totale di prodotti florovivaistici commercializzati. Molto sporadici, poi, sono i casi di vendita diretta da parte del produttore ai consumatori finali (figura 7). Un discorso a parte merita il canale on-line, che grazie a società come Interflora, è in grado di gestire relazioni dirette B2C (business to consumer), che hanno tuttavia come punto di origine il negozio tradizionale di fiori convenzionato. Si registra inoltre una diversa ripartizione dei flussi nelle varie zone del Paese: infatti, nel settentrione il canale delle grande distribuzione (includendo i centri di hobbistica e “fai da te”) ricopre un’importanza decisamente maggiore rispetto a quanto avviene nel Sud Italia, ove resta preponderante l’acquisto nel negozio tradizionale. ■ Nella seconda parte di questo speciale, che verrà pubblicata sul prossimo numero di Logistica, seguirà un approfondimento degli aspetti di material handling, imballaggio e trasporto di fiori e piante, unitamente a un approfondimento della supply chain florovivaistica nella Regione Campania. Logistica maggio 2006 61 g Alessandro Creazza, Fabrizio Dallari C-log, Centro di Ricerca sulla Logistica - Università Cattaneo LIUC Distribuzione Florovivaismo: coltivare e distribuire Speciale Nella prima parte di questo speciale (pubblicato sul numero di maggio di Logistica) si è giunti alla conclusione che fiori e piante, essendo tipologie di prodotti sostanzialmente differenti, necessitano di catene di distribuzione altrettanto diversificate. Allo stesso modo, le problematiche logistiche presentano elementi di criticità specifici per ciascuna delle due famiglie di prodotti. È La strada dei fiori Seconda parte 38 Logistica giugno 2006 risaputo che i fiori figurano tra i prodotti commerciali più deperibili e delicati. È necessario, pertanto, immetterli nel mercato entro brevissimo tempo dal momento del taglio, proprio a causa della ridotta shelf-life, soprattutto in condizioni di assenza di apporto idrico. Un altro elemento di criticità è legato alla delicatezza intrinseca dei fiori, come prodotto che deve essere sottoposto a operazioni di movimentazione, stoccaggio temporaneo, picking (esclusivamente manuale) e trasporto. Alla loro delicatezza “fisica”, che li rende senza dubbio fragili e facilmente danneggiabili nei processi, si aggiungono problematiche relative alla loro deperibilità durante la fase di trasporto, che li rende di fatto assimilabili ai prodotti conservati e trasportati nel rispetto della catena del freddo (analogamente agli alimentari freschi o ai medicinali). Diverso, invece, è il caso delle piante: nonostante siano prodotti altrettanto danneggiabili nelle operazioni di movimentazione, esse non hanno requisiti stringenti come quelli validi per i fiori. Infatti, le piante sono soggette a un deterioramento molto più lento a causa della presenza del vaso, del terriccio o della zolla che provvedono al sostentamento della pianta stessa (oltre alla maggiore robustezza che questi elementi conferiscono al prodotto, rispetto alla fragilità intrinseca di uno stelo o di un mazzo di fiori). Note le problematiche che caratterizzano la “logistica” di questi prodotti, si può pertanto procedere ad analizzare separatamente per i casi dei fiori e delle piante le soluzioni adottate dalle aziende florovivaistiche e dagli operatori specializzati, sia dal punto di vista dello stoccaggio che del trasporto. Lo stoccaggio dei prodotti florovivaistici Al fine di inquadrare correttamente il problema dello stoccaggio dei fiori e delle piante, è necessario sottolineare che l’obiettivo più comune, nella catena distributiva, è alimentare il processo evitando di far sostare le materie prime e i prodotti finiti per lunghi periodi all’interno dei magazzini e adottando, perciò, tecniche che potrebbero essere paragonate al Just in Time manifatturiero con flusso teso, in modo da minimizzare i rischi legati alla deperibilità dei materiali trattati. Inoltre, come sottolineato in precedenza, la natura del prodotto florovivaistico (affetta anche da elevata stagionalità) e dei produttori (rappresentati per la maggior parte da piccole aziende di coltivazione) non consentono lo stoccaggio di significative quantità di prodotto finito. I produttori allestiscono aree ove raggruppare i prodotti destinati alle spedizioni su ordine dei grossisti, dei raccoglitori o dei dettaglianti maggiori, in cui i fiori o le piante sostano per breve tempo. Solo le aziende di elevata dimensione, presenti maggiormente nei paesi terzi esportatori di fiori, sono dotate di celle frigorifere in cui viene conservato il prodotto floricolo e il materiale da riproduzione. I magazzini presenti lungo l’intera supply chain florovivaistica sono pertanto localizzati prevalentemente presso gli intermediari (come i grossisti alla produzione e alla distribuzione e i grossisti esportatori) e sono configurati sulla falsariga dei transit point in cui vengono effettuate principalmente operazioni di cross – docking per lo smistamento e le spedizioni, e di stoccaggio temporaneo per i prodotti caratterizzati da maggiore shelf-life (figura 1). Viene privilegiato quindi lo sviluppo in superficie piuttosto che in altezza, anche a causa delle difficili operazioni di movimentazione dei prodotti. Analogamente, presso i mercati dei fiori, i prodotti vengono stoccati per breve tempo nelle aree di ricezione per essere esposti e successivamente acquistati dai grossisti. Di conseguenza, presso l’insieme di tali strutture il livello di giacenza media dei prodotti è basso, mentre l’indice di rotazione si attesta su livelli decisamente elevati. Ne deriva, inoltre, che nel canale breve di distribuzione delle piante, la presenza limitata di intermediari abbia come effetto una dotazione minima di strutture di raccolta e di smistamento quasi esclusive del mercato di esportazione delle piante. Figura 1 (a sinistra). Interno di un magazzino intermedio dotato di cella frigorifera. Figura 2 (a destra). Esempio di carico degli automezzi per il trasporto a collettame. Dal lato dei dettaglianti, poi, il magazzino è del tutto assente: tutto ciò di cui dispone il punto vendita (in molti casi ambulante o presso chioschi) viene esposto, e il reintegro della gamma di prodotti è garantito dalle consegne e dagli approvvigionamenti. Presso le imprese di commercio all’ingrosso di fiori sono spesso installate celle frigorifere che consentono di rallentare il processo di deterioramento del prodotto, mentre la dotazione comune dei magazzini prevede l’utilizzo di scaffalature basse per il prelievo manuale, carrelli transpallet o commissionatori, roll container e piani longitudinali. Il trasporto Anche a livello di trasporto, il tentativo di risolvere i problemi relativi alla degradabilità del prodotto florovivaistico, e in particolar modo, del fiore reciso, porta all’adozione di soluzioni che limitino al massimo la durata dei tragitti e che possano garantire la conservazione del prodotto stesso durante il viaggio. Per questo motivo il trasporto aereo viene utilizzato in maniera intensiva sulle lunghe distanze. Per ciò che concerne i fiori, in passato, per risolvere il problema legato alla tempestività della consegna del prodotto, la produzione industriale si serviva di vivai posti in prossimità dei grandi centri urbani, che rappresentavano la principale destinazione Logistica giugno 2006 39 Distribuzione Florovivaismo: coltivare e distribuire del mercato. Attualmente, invece, grazie al trasporto aereo, è possibile consegnare in tutto il mondo in tempi ristretti i fiori, consentendo di ovviare all’esclusiva coltivazione in serra, che rappresenta in generale la forma più costosa di agricoltura. È cresciuto, quindi, il ricorso alle coltivazioni in piena aria delle specie floreali direttamente nei luoghi d’origine, con costi decisamente inferiori a quelli della serra. Si prenda come esempio il caso delle orchidee: questi fiori estremamente delicati necessitano di un clima particolarmente umido, che se in serra è impegnativo da ricreare, in zone come la California o le Hawaii è del tutto naturale. Le orchidee vengono quindi coltivate in piena aria e successivamente trasferite nei luoghi di vendita per via aerea. Un’altra soluzione, spesso impiegata da molti esportatori, prevede di recidere i fiori e di confezionarli poi per la spedizione sulla via per l’aeroporto (ove sono presenti strutture refrigerate per lo stoccaggio temporaneo in attesa dell’imbarco), al fine di risparmiare ulteriore tempo. Infatti, minore è il tempo di trasporto, maggiore è la vita residua del fiore. Si è detto che per il trasporto su grandi distanze, e quindi per servire il mercato internazionale e alimentare l’export, la modalità di trasporto prevalente è quella aerea. Non esistono casi in cui i produttori e gli esportatori possiedono gli aerei: essi si affidano a vettori internazionali specializzati nel trasporto a temperatura controllata (3-6 gradi centigradi) con velivoli coibentati, permettendo quindi di raggiungere i mercati di destinazione dell’export. La modalità utilizzata in prevalenza per il trasporto di fiori e piante ornamentali è, su scala nazionale, quella stradale; generalmente, infatti, i carichi sono allestiti su autocarri per i quali spesso vengono rilevate difficoltà di saturazione dei carichi, che costringono a ridurre la frequenza dei viaggi (con evidenti ripercussioni sull’attrattività della fornitura) o a non viaggiare a pieno carico (sopportando costi di trasporto elevati). Per questo motivo è andata crescendo la presenza di trasportatori e distributori terzi che consentano di effettuare trasporti a collettame (figura 2). Per quanto riguarda il trasporto di fiori, gli automezzi utilizzati sono molto frequentemente a temperatura controllata in regime ATP (Agreement for Transport of Perishables) e ciò inscrive le problematiche di trasporto del prodotto floricolo nell’ambito della gestione della catena del freddo. A causa della necessità di specifiche expertise e di investimenti in impianti e dispositivi, presso le aziende che producono e commercializzano prodotti floricoli il ricorso all’outsourcing delle attività di trasporto a operatori specializzati sta attraversando una fase di pieno sviluppo. Il trasporto delle piante, invece, non è soggetto ai vincoli del controllo della temperatura e la dimensione media dei produttori è tale da con- sentire di svolgere le attività di trasporto in house, vale a dire senza ricorrere al groupage. Anche in questo caso, i mezzi utilizzati sono prevalentemente autocarri (in particolare telonati). Le unità di carico per il trasporto di fiori e di piante Nel caso dei fiori recisi la standardizzazione dell’unità di carico è complessa, non essendovi di fatto uno standard diffuso internazionalmente. Tuttavia, esiste una serie di soluzioni tecniche comunemente utilizzate per il trasporto. Per ovviare alla sofferenza del fiore in condizioni di assenza di apporto idrico i produttori e i distributori si servono di contenitori sovrapponibili in cartone impermeabile (i cosiddetti aquapack) tipicamente di dimensioni comprese fra 30x40x60 cm e 40x40x120 cm, dedicati al trasporto in acqua dei fiori. Oltre a poter contenere l’acqua di sostentamento per il fiore, una caratteristica che rende frequente l’utilizzo di tali strumenti è la possibilità di consolidare più cartoni sul pallet, facilitando quindi le operazioni di movimentazione. Un analogo strumento è il sistema “Procona”, costituito da un contenitore di plastica (nel quale è inserita l’acqua) sulla sommità del quale viene applicato un “collare” di cartone impermeabile per proteggere l’estremità dei fiori (figura 3). Gli specialisti della logistica dei fiori: Ciesse Transport Ciesse Transport di Arma di Taggia (IM) è una delle più importanti aziende presenti nel panorama italiano del trasporto floreale. Una parte significativa dell’intera produzione ligure viene infatti trasportata dalla Ciesse: ogni anno partono dai suoi magazzini circa 800 spedizioni di fiori per l’intera Europa. La destinazione principale è la Germania, dove viene prodotto il 60% del fatturato aziendale e dove giungono circa 600 carichi l’anno, seguita dalla Gran Bretagna, con 120 spedizioni. Il cuore dell’attività logistica della Ciesse è il centro di lavorazione 40 Logistica giugno 2006 Operazioni di carico degli automezzi presso la Ciesse Transport. e smistamento situato presso la sede di Arma di Taggia, presso la quale i produttori locali portano ogni giorno i fiori appena raccolti dai campi. La coltivazione viene fatta da piccole aziende (circa 3.000). Le principali destinazioni sono andate progressivamente consolidandosi, consentendo Figura 3. Il sistema Procona. L’assieme viene coperto da un coperchio di plastica, dotato di numerosi fori per mantenere aerato il prodotto trasportato. Analogamente all’aquapack, anche tale tipo di contenitore può essere impilato, e a differenza di quest’ultimo è in grado di sopportare carichi significativi (dai 50 ai 125 kg), garantendo inoltre il ricambio d’aria all’interno della confezione. I contenitori hanno cicli di vita significativi: l’ordine di grandezza è l’anno per le parti di materiale plastico e della decina di viaggi per le parti in cartone. Similmente all’aquapack, i contenitori Procona sono caricabili sui carrelli e pallettizzabili per il trasporto sia terrestre che aereo. Si tratta di strumenti che contribuiscono al prolungamento della vita dei fiori, ma che ovviamen- te riducono la quantità di prodotto trasportabile, a causa del maggior peso dell’accessorio e dell’acqua in esso contenuta, rispetto ai fiori confezionati “a secco”. Tale elemento influisce negativamente sul costo di trasporto, soprattutto aereo, ed è pertanto preferito per la modalità terrestre. Per quanto riguarda, invece, il trasporto aereo di fiori tropicali o particolarmente pregiati, la soluzione spesso adottata dai produttori/ esportatori prevede l’applicazione di un piccolo serbatoio di acqua all’estremità dello stelo del singolo fiore. È senza dubbio un trattamento particolare, che aggiunge due fasi al ciclo di lavorazione del fiore, e che comporta l’utilizzo di materiale aggiuntivo dedicato a ogni singolo stelo trasportato. Si giustifica pertanto alla Ciesse l’organizzazione di servizi con cadenza fissa. Il processo di consegna prevede che, una volta giunto a destinazione, ogni autocarro scarichi i prodotti in punti diversi, con il rischio di accumulare ritardi. Per ovviare a tale problema, in Germania sta per essere introdotta una soluzione che considera alcuni centri di smistamento ai quali indirizzare gli autocarri e dai quali i veicoli commerciali leggeri vadano a effettuare la distribuzione locale. In tal modo i veicoli pesanti potrebbero essere dedicati esclusivamente ai viaggi sulla lunga distanza con carichi completi. Quando è possibile, l’ottimizzazione pertanto solo in casi di alto valore unitario del prodotto (euro/m3), a causa della notevole incidenza sul costo del trasporto aereo (in genere l’unità di riferimento quando si tratta di trasporto di fiori recisi è il m3). Il trasporto dei fiori in acqua per un tempo prolungato non è comunque in grado di garantire una buona conservazione, in quanto in ambienti ricchi di acqua si instaura rapidamente una proliferazione di microrganismi dannosi per il fiore. La soluzione della temperatura controllata (3-6°) garantisce la limitazione di tali fenomeni, alla quale l’aggiunta di sostanze nutrienti e antimicrobici nell’acqua di conservazione apporta effetti ulteriormente positivi sulla vita residua, così come la fumigazione con gas speciali per eliminare ogni ti- dei percorsi permette agli autocarri di effettuare il ritorno a carico, trasportando in prevalenza le specie di fiori importate in Italia. Agendo in un contesto connotato da stagionalità, durante la “pausa” del mercato floreale gli automezzi vengono sottoposti a revisioni, e per ridurre i fermi totali vengono cercati altri tipi di prodotti da trasportare, come gli alimentari deperibili o il collettame vario. La Ciesse intende ottimizzare la sua logistica, in modo che sia più efficiente e meno costosa, dato che il trasporto incide per il 15-18% sul prezzo all’ingrosso del prodotto. Logistica giugno 2006 41 Distribuzione Florovivaismo: coltivare e distribuire po di insetto o parassita. Il trasporto delle piante, a differenza dei fiori recisi, avviene con l’utilizzo di unità di carico standard, e nella fattispecie carrelli simili a vere e proprie “scaffalature viaggianti”, che possono contenere fino a un massimo di cinque pianali (il piano di carico viene definito tenendo conto che all’interno del carrello possono essere posizionati anche dei pianali intermedi per la sistemazione di piante di diverse altezze). Essi rappresentano l’unità di misura per le tariffe di trasporto (figure 4a e 4b). Tali carrelli sono di dimensioni standardizzate: 1,5 m x 0,6 m per un’altezza minima di 2 m. Tuttavia, l’altezza può essere ulteriormente maggiorata fino a 2,4 m grazie all’utilizzo di prolunghe. In questo modo, all’interno degli automezzi comunemente utilizzati per il trasporto di piante possono essere caricati dai 15 ai 28 carrelli. Secondo una logica di equipment pooling, i carrelli in circolazione fanno parte di un circuito internazionale europeo che fa capo alla società danese CC – Container Centralen. Il sistema di pooling dei carrelli: Container Centralen Container Centralen (CC) è la società alla quale fa capo il sistema di pooling dei carrelli standard per il trasporto dei fiori. Fondata nel 1976 in Danimarca, nel 1989 è divenuta una società per azioni in seguito al notevole sviluppo che ha registrato nel corso degli anni. Attualmente è partecipata al 50% dall’associazione degli esportatori danesi di fiori e al 50% dall’Unione dei grossisti florovivaisti olandesi. Oggi è una società con copertura mondiale, con propri uffici nell’intera Europa con rappresentanze anche negli Stati Uniti e in Giappone, in grado di servire 22.000 clienti per ben 60.000 esercizi commerciali. Container Centralen mette in atto un sistema di pooling dei contenitori 42 Logistica giugno 2006 utilizzati per il trasporto, vale a dire un modello organizzativo tale per cui i carrelli, che vengono noleggiati dagli utilizzatori con contratti che possono essere di durata anche inferiore ai 12 mesi, sono continuamente in circolazione secondo la logica dei resi “vuoti per pieni”, attraverso il quale si evitano soste prolungate del carrello presso una stessa impresa. Il produttore posiziona direttamente i prodotti sui carrelli affinché si possa procedere al carico sul mezzo; il trasportatore consegna al produttore altrettanti carrelli vuoti, in modo che questi siano immediatamente disponibili per il posizionamento delle produzioni successive. queste, che di solito hanno dimensioni e peso tale da non poter essere caricate sui carrelli (come del resto le piante in vaso il cui diametro superi la larghezza del carrello, con evidenti ripercussioni sul peso dell’assieme), si deve effettuare un carico con paranchi sugli automezzi e si deve predisporre un apposito sistema di fissaggio, servendosi anche di funi, per consentirne il trasporto in sicurezza. Il florovivaismo in Campania: un caso di successo1 Figura 4a e 4b (nella pagina di sinistra). I carrelli standard per il trasporto del prodotto florovivaistico. Figura 5 (sopra). I vassoi per l’alloggiamento delle piante. Le piante di dimensioni ridotte, in genere, prima di essere caricate sui carrelli, vengono inserite in appositi vassoi di materiale plastico, che presentano incavi e alloggiamenti atti a contenere il vaso o la porzione di radici con il relativo contorno di terriccio (figura 5). Un caso del tutto particolare, invece, è rappresentato dal trasporto delle piante in zolla: per La produzione florovivaistica campana ha una tradizione antica: sin dal ’700, infatti, il clima mite e la fertilità dei terreni di origine vulcanica hanno favorito la produzione di fiori e piante di molteplici specie in diverse zone della Regione. Secondo l’ultimo “Censimento Agricoltura” (riferito all’anno 2000), la regione Campania può contare su 248.931 aziende agricole (che impegnano circa 25.000 addetti), collocandosi al terzo posto dopo la Puglia e la Sicilia in quanto a numerosità delle stesse. Sul totale nazionale delle aziende che producono fiori e piante, le imprese campane rappresentano l’11%. I dati del censimento mostrano che la dimensione media dell’impresa agricola campana non è particolarmente consistente (2,4 ettari). La superficie complessivamente destinata ad uso agricolo risulta la dodice- Così come per lo standard Eur-Epal, anche per i carrelli CC è presente una marchiatura che li distingue dalle unità di trasporto non standardizzate. Il contratto di locazione dei carrelli prevede una quota pagata al momento della stipulazione del contratto in funzione del numero di carrelli noleggiati, e un canone annuo per garantire il servizio di assistenza durante tutto il periodo di locazione: la manutenzione del carrello, infatti, è in carico alla società stessa e non all’acquirente. Tale sistema consente ai locatari, oltre alla razionalizzazione delle unità di carico in transito, di ridurre sensibilmente i costi amministrativi per la gestione dei carrelli nelle attività di trasporto e trasferimento dei prodotti. Logistica giugno 2006 43 Distribuzione Florovivaismo: coltivare e distribuire Figura 6. Le aree a maggior densità di coltivazione in Campania. sima in Italia in ordine di estensione, incidendo per il 4% circa sulla superficie agricola complessiva nazionale (figura 6). Circa il 50% delle aziende campane sono rappresentative di meno del 10% della SAU (Superficie Agricola Utilizzata) regionale; il 90% delle imprese coprono all’incirca il 40% della SAU regionale, a conferma della polverizzazione del settore e della numerosità delle imprese di piccola e piccolissima dimensione all’interno dell’universo dell’economia agricola regionale. La maggiore concentrazione di aziende agricole si ha nella Provincia di Salerno (con 83.237 aziende censite nel 2000). Il territorio regionale è interessato da attività agricole per il 65% della sua estensione complessiva (contro una media nazionale inferiore al 50%), anche se il peso della superficie agricola regionale si è ridotto progressivamente nel tempo a causa dei fenomeni di urbanizzazione e della destinazione di ampie aree ad attività produttive del settore secondario o terziario. Complessivamente, in Campania le produzioni floricole alle quali sono dedicate le superfici maggiori sono quelle di rose, gigli (lilium), garofani e crisantemi; per tutte le specie segnalate, la coltivazione in serra è preponderante rispetto a quella in piena aria. Per quanto riguarda le piante da foglia, le specie principali sono Philodendron, Pothos e Dieffenbachia; le specie principali di piante da fiore sono, invece, la Begonia, la Poinsettia e il geranio. Il valore della produzione di fiori e piante in vaso in Campania nel 2003 rappresentava il 44 Logistica giugno 2006 13% del totale nazionale; nell’anno in questione, infatti, la Campania ha prodotto fiori e piante in vaso per 213.000.000 euro. In termini di valore complessivo, come emerso durante l’inquadramento del settore (riportato nella prima parte di questo speciale), la produzione campana si posiziona al secondo posto in Italia dopo quella ligure ed è seguita dalla produzione siciliana. Analizzando in dettaglio la realtà della produzione florovivaistica regionale, emerge dai dati ISTAT che il 26,5 % della produzione italiana di fiori recisi viene realizzata proprio in Campania, e più della metà della produzione di fiori recisi nazionale proviene dal Mezzogiorno d’Italia (il 60,5 %). Analizzando la destinazione dei prodotti campani, risulta che il mercato di sbocco più rilevante in termini di incidenza sul fatturato complessivo è quello nazionale, per metà costituito da clienti campani. Sono ancora molto limitati i casi in cui i grossisti campani riescono a vendere il prodotto regionale all’estero in modo diretto (senza l’intermediazione di grossisti esportatori di altre regioni d’Italia); tra le aree geografiche più citate come mercato di sbocco, figurano Toscana e Umbria in Italia, Svizzera e Austria all’estero. Le serie storiche relative al fatturato e alla produzione florovivaistica della Campania mostrano una crescita del peso di tale settore per l’economia regionale. Il rilancio della produzione floricola campana, oltre a un incremento della varietà delle specie coltivate e del livello qualitativo dei prodot- ti, è passato anche attraverso le numerose iniziative promozionali che in questi anni si sono avviate, volte ad aumentare la visibilità del prodotto sui mercati nazionali ed esteri, contribuendo al riposizionamento competitivo del prodotto, attraverso la diffusione di un’immagine di qualità eccellente. Esiste al proposito un progetto della regione Campania (denominato SERSICA) che attraverso studi e approfondimenti sulle attrezzature e gli imballaggi (ad esempio il progetto “Prolungamento della shelf-life dei fiori recisi”) mira a diffondere “linee di lavorazione post raccolta” che garantiscano ai prodotti una vita residua maggiore e una migliore qualità, anche tramite un processo di sensibilizzazione e aggiornamento culturale degli operatori agricoli e commerciali sulle tecniche di lavorazione e manipolazione di prodotti e confezioni. ■ NOTA 1 Questo studio è stato condotto nel 2004 da Na- dia Di Paola per Logica, l’agenzia di Logistica della Regione Campania.