“Maestro, che devo fare...?”
(Mt 19,16)
• L’Amore di Dio sopra ogni cosa
I primi tre comandamenti e la virtù della prudenza
• L’amore della vita propria e altrui
Il quarto, il quinto e il settimo comandamento
• L’amore del bene e della verità
L’ottavo comandamento e la virtù della fortezza
• L’amore di se stesso
Il sesto, il nono e il decimo comandamento,
e la virtù della temperanza
Maestro, che cosa devo fare di buono per
ottenere la vita eterna? Al giovane che gli
rivolge questa domanda, Gesù risponde
innanzitutto richiamando la necessità di
riconoscere Dio come il solo Buono, come il
Bene per eccellenza e come la sorgente di ogni
bene. Poi Gesù gli dice: Se vuoi entrare nella
vita, osserva i comandamenti .
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2052
Il Decalogo nella Sacra Scrittura
La parola “Decalogo” significa alla lettera “dieci
parole”. Queste “dieci parole” Dio le ha rivelate
al suo popolo sulla santa montagna. Le ha
scritte con il suo “dito” (Es 31,18) a differenza degli
altri precetti scritti da Mosè. Esse sono parole di
Dio per eccellenza.
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2056
Le “dieci parole” sono pronunciate da Dio
durante una teofania: Il Signore vi ha parlato
faccia a faccia sul monte dal fuoco (Dt 5,4).
Appartengono alla rivelazione che Dio fa di se
stesso e della sua gloria. Il dono dei
comandamenti è dono di Dio stesso e della sua
santa volontà. Facendo conoscere le sue
volontà, Dio si rivela al suo popolo. (…) Il dono
dei comandamenti e della Legge fa parte
dell'Alleanza conclusa da Dio con i suoi.
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2059-60
L'unità del Decalogo
I dieci comandamenti enunciano le esigenze dell'amore
di Dio e del prossimo. I primi tre si riferiscono
principalmente all'amore di Dio e gli altri sette all'amore
del prossimo. (…) Il Decalogo costituisce un tutto
indissociabile. Ogni “parola” rimanda a ciascuna delle
altre e a tutte; esse si condizionano reciprocamente. Le
due Tavole si illuminano a vicenda; formano una unità
organica. Trasgredire un comandamento è infrangere
tutti gli altri. Non si possono onorare gli altri uomini
senza benedire Dio loro Creatore. Non si saprebbe
adorare Dio senza amare tutti gli uomini sue creature.
Il Decalogo unifica la vita teologale e la vita sociale
dell'uomo.
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2067; 69
Il Decalogo e la legge naturale
I dieci comandamenti appartengono alla Rivelazione di Dio. Al
tempo stesso ci insegnano la vera umanità dell'uomo. Mettono in
luce i doveri essenziali e, quindi, indirettamente, i diritti fondamentali inerenti alla natura della persona umana. Il Decalogo
contiene una espressione privilegiata della “legge naturale”:
Fin dalle origini, Dio aveva radicato nel cuore degli uomini i precetti della legge naturale.
Poi si limitò a richiamarli alla loro mente. Fu il Decalogo. (Sant'Ireneo di Lione)
Quantunque accessibili alla sola ragione, i precetti del Decalogo
sono stati rivelati. Per giungere ad una conoscenza completa e
certa delle esigenze della legge naturale, l'umanità peccatrice
aveva bisogno di questa rivelazione. (…)
Noi conosciamo i comandamenti di Dio attraverso la Rivelazione
divina che ci è proposta nella Chiesa, e per mezzo della voce
della coscienza morale.
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2070-71
L'obbligazione del Decalogo
Poiché enunciano i doveri fondamentali dell'uomo
verso Dio e verso il prossimo, i dieci comandamenti
rivelano, nel loro contenuto essenziale, delle
obbligazioni gravi. Sono sostanzialmente immutabili
e obbligano sempre e dappertutto. Nessuno potrebbe
dispensare da essi. I dieci comandamenti sono incisi
da Dio nel cuore dell'essere umano.
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2072
I primi tre comandamenti
Gesù ha riassunto i doveri dell'uomo verso Dio in
questa parola: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il
cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente
(Mt 22,37). Essa fa immediatamente eco alla solenne
esortazione: Ascolta, Israele: il Signore è il nostro
Dio, il Signore è uno solo (Dt 6,4 ).
Dio ha amato per primo. L'amore del Dio Unico è
ricordato nella prima delle “dieci parole”. I comandamenti poi esplicitano la risposta d'amore che l'uomo
è chiamato a dare al suo Dio.
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2083
IL PRIMO COMANDAMENTO
Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal
paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù; non
avrai altri dei di fronte a me. Non ti farai idolo né
immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo, né di ciò
che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque
sotto terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li
servirai (Es 20,2-5 ) .
Sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e a lui solo
rendi culto” (Mt 4,10 ).
La fede
Il primo comandamento ci richiede di nutrire e
custodire la nostra fede con prudenza e vigilanza e
di respingere tutto ciò che le è contrario.
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2088
Ci sono diversi modi di peccare contro la fede:
Il dubbio volontario:
Trascura o rifiuta di ritenere per vero ciò che Dio ha rivelato e
che la Chiesa ci propone a credere.
Il dubbio involontario:
Indica la esitazione a credere, la difficoltà nel superare le
obiezioni legate alla fede, oppure anche l'ansia causata dalla sua
oscurità. Se viene deliberatamente coltivato, il dubbio può
condurre all'accecamento dello spirito.
L' incredulità:
Noncuranza della verità rivelata o il rifiuto volontario di dare ad
essa il proprio assenso.
L' eresia :
Ostinata negazione, dopo aver ricevuto il Battesimo, di una
qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica.
L' apostasia :
Ripudio totale della fede cristiana.
Lo scisma :
Rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione
con i membri della Chiesa a lui soggetta.
La speranza
Quando Dio si rivela e chiama l'uomo, questi non
può rispondere pienamente all'amore divino con le
sue proprie forze. Deve sperare che Dio gli donerà
la capacità di contraccambiare il suo amore e di
agire conformemente ai comandamenti della
carità. La speranza è l'attesa fiduciosa della
benedizione divina e della beata visione di Dio; è
anche il timore di offendere l'amore di Dio e di
provocare il castigo.
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2090
I peccati contro la speranza:
La disperazione:
L'uomo cessa di sperare da Dio la propria salvezza
personale, gli aiuti per conseguirla o il perdono dei
propri peccati.
Si oppone alla bontà di Dio, alla sua giustizia (il Signore, infatti, è fedele alle sue promesse) e alla sua
misericordia.
La presunzione:
È di due tipi:
- o l'uomo presume delle proprie capacità
(sperando di potersi salvare senza l'aiuto dall'Alto);
- oppure presume dell’onnipotenza e della
misericordia di Dio (sperando di ottenere il suo
perdono senza conversione e la gloria senza merito).
La carità
La fede nell'amore di Dio abbraccia l'appello e
l'obbligo di rispondere alla carità divina con un
amore sincero. Il primo comandamento ci ordina
di amare Dio al di sopra di tutto, e tutte le
creature per lui e a causa di lui.
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2093
Si può peccare in diversi modi contro l'amore di Dio:
L' indifferenza è incurante della carità divina o rifiuta di
prenderla in considerazione; ne misconosce l'iniziativa e ne nega
la forza.
L' ingratitudine tralascia o rifiuta di riconoscere la carità divina e
di ricambiare a Dio amore per amore.
La tiepidezza è una esitazione o una negligenza nel rispondere
all'amore divino; può implicare il rifiuto di abbandonarsi al
dinamismo della carità.
L' accidia o pigrizia spirituale giunge a rifiutare la gioia che viene
da Dio e a provare repulsione per il bene divino.
L' odio di Dio nasce dall'orgoglio. Si oppone all'amore di Dio, del
quale nega la bontà e che ardisce maledire come colui che
proibisce i peccati e infligge i castighi.
La carità ci porta a rendere a Dio ciò che in tutta giustizia
gli dobbiamo in quanto creature. La virtù della religione ci
dispone a tale atteggiamento.
L'adorazione ne è l'atto principale. Adorare Dio, è riconoscerlo
come Dio, come il Creatore e il Salvatore, il Signore e il Padrone
di tutto ciò che esiste, l'Amore infinito e misericordioso.
La preghiera (elevazione dello spirito verso Dio) è una
condizione indispensabile per poter obbedire ai comandamenti di
Dio, e un'espressione della nostra adorazione di Dio: preghiera di
lode e di rendimento di grazie, d'intercessione e di domanda.
Il sacrificio : E' giusto offrire sacrifici a Dio in segno di
adorazione e di riconoscenza, di implorazione e di comunione.
(…) Per essere autentico, il sacrificio esteriore deve essere
espressione del sacrifico spirituale.
“Non avrai altri dei di fronte a me”
Il primo comandamento proibisce la superstizione (eccesso
perverso della religione) e l'irreligione (vizio opposto, per difetto).
La superstizione è la deviazione del sentimento religioso e delle
pratiche che esso impone. (…) Attribuire alla sola materialità delle
preghiere o dei segni sacramentali la loro efficacia, prescindendo
dalle disposizioni interiori che richiedono, è cadere nella
superstizione.
L'idolatria consiste nel divinizzare ciò che non è Dio. C'è idolatria
quando l'uomo onora e riverisce una creatura al posto di Dio, si
tratti degli dèi o dei demoni (per esempio il satanismo), del
potere, del piacere, della razza, degli antenati, dello Stato, del
denaro, ecc.
Tutte le forme di divinazione (…), di magia e di stregoneria sono
da respingere (…). Anche portare gli amuleti è biasimevole. Lo
spiritismo spesso implica pratiche divinatorie o magiche. Pure da
esso la Chiesa mette in guardia i fedeli.
Il primo comandamento di Dio condanna i principali
peccati di irreligione:
L'azione di tentare Dio consiste nel mettere alla prova, con
parole o atti, la sua bontà e la sua onnipotenza.
Il sacrilegio consiste nel profanare o nel trattare indegnamente i
sacramenti e le altre azioni liturgiche, come pure le persone, gli
oggetti e i luoghi consacrati a Dio. Il sacrilegio è un peccato grave
soprattutto quando è commesso contro l'Eucaristia.
La simonia consiste nell'acquisto o nella vendita delle realtà
spirituali.
“Il ministro, oltre alle offerte determinate dalla competente
autorità, per l'amministrazione dei sacramenti non domandi nulla,
evitando sempre che i più bisognosi siano privati dell'aiuto dei
sacramenti a motivo della povertà”. L'autorità competente
determina queste “offerte” in virtù del principio che il popolo
cristiano deve concorrere al sostentamento dei ministri della Chiesa.
“L'operaio ha diritto al suo nutrimento” (Mt 10,10).
Il diritto alla libertà religiosa
“Che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua
coscienza, né impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità
alla sua coscienza privatamente o pubblicamente, in forma
individuale o associata” [Conc. Ecum. Vat. II, Dignitatis humanae, 2] . Tale
diritto si fonda sulla natura stessa della persona umana.
(…) Il diritto alla libertà religiosa non è né la licenza morale di
aderire all'errore, bensì un diritto naturale all'immunità da
coercizione esteriore, entro giusti limiti, in materia religiosa, da
parte del potere politico.
(…) Il diritto alla libertà religiosa non può essere di per sé né
illimitato, né limitato semplicemente da un “ordine pubblico. I
“giusti limiti” che sono inerenti a tale diritto devono essere
determinati per ogni situazione sociale con la prudenza politica,
secondo le esigenze del bene comune, e ratificati dall'autorità civile
secondo “norme giuridiche conformi all'ordine morale oggettivo”.
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2106; 108-109
IL SECONDO COMANDAMENTO
Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio.
(Es 20,7).
Fu detto agli antichi: “Non spergiurare”... Ma io vi
dico: non giurate affatto (Mt 5,33-34 ) (Es 20,2-5 ) .
Il nome del Signore è santo…
Il secondo comandamento prescrive di rispettare il nome del
Signore. Come il primo comandamento, deriva dalla virtù della
religione e regola in particolare il nostro uso della parola a
proposito delle cose sante.
Il rispetto per il nome di Dio esprime quello dovuto al suo
stesso Mistero e a tutta la realtà sacra da esso evocata. Il
senso del sacro fa parte della virtù della religione:
Il fedele deve testimoniare il nome del Signore, confessando la
propria fede senza cedere alla paura.
Le promesse fatte ad altri nel nome di Dio impegnano l'onore,
la fedeltà, la veracità e l'autorità divine. Esse devono essere
mantenute, per giustizia. Essere infedeli a queste promesse
equivale ad abusare del nome di Dio e, in qualche modo, a fare
di Dio un bugiardo.
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2142 ; 44-45; 47
Il nome del Signore è santo…
Il secondo comandamento proibisce l'abuso del nome di Dio,
cioè ogni uso sconveniente del nome di Dio, di Gesù Cristo,
della Vergine Maria e di tutti i santi.
La bestemmia si oppone direttamente al secondo
comandamento. (…) E' blasfemo anche ricorrere al nome di Dio
per mascherare pratiche criminali, ridurre popoli in schiavitù,
torturare o mettere a morte. L'abuso del nome di Dio per
commettere un crimine provoca il rigetto della religione.
La bestemmia è contraria al rispetto dovuto a Dio e al suo
santo nome. Per sua natura è un peccato.
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2146 ; 48
Il nome di Dio pronunciato invano
Il secondo comandamento proibisce il falso giuramento. Fare
promessa solenne o giurare è prendere Dio come testimone di
ciò che si afferma. E' invocare la veracità divina a garanzia
della propria veracità. Il giuramento impegna il nome del
Signore.
Astenersi dal falso giuramento è un dovere verso Dio. Il
giuramento falso chiama Dio ad essere testimone di una
menzogna.
E' spergiuro colui che, sotto giuramento, fa una promessa con
l'intenzione di non mantenerla, o che, dopo aver promesso
sotto giuramento, non vi si attiene. Lo spergiuro costituisce
una grave mancanza di rispetto verso il Signore. Impegnarsi
con giuramento a compiere un'opera cattiva è contrario alla
santità del nome divino.
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2150-52
IL TERZO COMANDAMENTO
Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei
giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo
giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non
farai alcun lavoro (Es 20,8-10 ) .
Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il
sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del
sabato (Mc 2,27-28 ).
Il giorno del Signore
Gesù è risorto dai morti “il primo giorno della
settimana”. In quanto “primo giorno”, il giorno della
Risurrezione di Cristo richiama la prima creazione.
In quanto “ottavo giorno”, che segue il sabato, esso
significa la nuova creazione inaugurata con la
Risurrezione di Cristo. E' diventato, per i cristiani, il
primo di tutti i giorni, la prima di tutte le feste, il
giorno del Signore (“e Kyriaké eméra”, “dies dominica”), la
“domenica”.
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2174
L'obbligo della domenica
Il precetto della Chiesa definisce e precisa la legge del Signore:
“La domenica e le altre feste di precetto i fedeli sono tenuti
all'obbligo di partecipare alla Messa” [Codice di Diritto Canonico, 1247].
“Soddisfa il precetto di partecipare alla Messa chi vi assiste
dovunque venga celebrata nel rito cattolico, o nello stesso
giorno di festa, o nel vespro del giorno precedente” [Codice di
Diritto Canonico, 1247].
L'Eucaristia domenicale fonda e conferma tutto l'agire cristiano.
Per questo i fedeli sono tenuti a partecipare all'Eucaristia nei
giorni di precetto, a meno che siano giustificati da un serio
motivo (per esempio, la malattia, la cura dei lattanti o ne siano
dispensati dal loro parroco) [Cf ibid., 1245]. Coloro che
deliberatamente non ottemperano a questo obbligo
commettono un peccato grave.
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2180-81
Giorno di grazia e di cessazione dal lavoro
Come Dio “cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro” (Gen
2,2), così anche la vita dell'uomo è ritmata dal lavoro e dal
riposo.
(…) Durante la domenica e gli altri giorni festivi di precetto, i
fedeli si asterranno dal dedicarsi a lavori o attività che
impediscano il culto dovuto a Dio, la letizia propria del giorno
del Signore, la pratica delle opere di misericordia e la
necessaria distensione della mente e del corpo. Le necessità
familiari o una grande utilità sociale costituiscono giustificazioni
legittime di fronte al precetto del riposo domenicale. I fedeli
vigileranno affinché legittime giustificazioni non creino
abitudini pregiudizievoli per la religione, la vita di famiglia e la
salute.
Quando i costumi (sport, ristoranti, ecc) e le necessità sociali (servizi
pubblici, ecc) richiedono a certuni un lavoro domenicale, ognuno si
senta responsabile di riservarsi un tempo sufficiente di libertà.
(…)I datori di lavoro hanno un obbligo analogo nei confronti dei
loro dipendenti.
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2184-85; 87
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