La terra dove si nasce e si vive
influisce nel modo di essere e di comportarsi
Per conoscere bene una persona è importante
conoscere bene la sua terra e il suo ambiente
la PALESTINA al TEMPO di GESÚ
Situazione geografica
Situazione politica
Situazione religiosa
Situazione sociale
Giudea
Situazione geografica
Samaria
Galilea
Governo romano
Potere romano
Re vassallo
Situazione Politica
Potere giudaico
Sinedrio
Un solo Dio
Credo
Speranza messianica
La Legge
Situazione Religiosa
Feste
Culto nel tempio
Pratiche
religiose
Ubbidienza alla Legge
Osservanza del Sabato
Frequentare la sinagoga
Sommo sacerdote
Classe dirigente
Sadducei
Sacerdoti
Scribi
Situazione sociale
Popolazione
Farisei
Pubblicani
Emarginati
Invalidi
Gentili
Giudea
Situazione geografica
Samaria
Galilea
Valle di Izreel
Monte Hermon
Mare di Galilea
Monte Carmelo
Lago di Genezareth
Lago di Tiberiade
Montagne transgiordaniche
Regione montuosa
Fiume Giordano
Pianura litoranea
Mar Morto
Deserto
• Bassa e piatta
Pianura litoranea
• Fertile dove non molto sabbiosa o salata
• Passaggio tra nord e sud
• Territorio facile all’invasione
• Alture ripide e gole strette
Regione montuosa
• Agricoltura con terrazzamenti
• Pioggia ad ovest delle cime, arido ad est
• Passaggi lungo le creste
• Territorio difficile all’invasione
Valle del Giordano
• Fenomeno geologico
• Depressione dall’Africa alla Siria
• Valle ampia, il fiume scorre nel mezzo
• Clima caldo e secco
• Per la coltivazione occorre irrigare
Deserto di Giuda
• Regione ad est di Gerusalemme fino a
Gerico
• zona praticamente non abitata per
assenza di acqua e terra coltivabile
• in inverno (periodo umido) usato per
pascolo
Mare Mediterraneo
• È il bacino intorno a cui si sviluppano le
maggiori civiltà occidentali
• È via di comunicazione e di trasporto
• La palestina ha pochi porti
• I palestinesi sono tipicamente
mediorientali piuttosto che naviganti
Mare di Galilea
• È un lago di acqua dolce di oltre 100 kmq
a circa 180 mt sotto livello del mare
• l’immissario è il Giordano che nasce a
nord dalle pendici del monte Hermon
• L’emissario è ancora il Giordano che
scorre verso sud
• La particolare topografia permette
violente tempeste
• Le acque sono particolarmente pescose
Mar Morto
• È un lago di oltre 1000 kmq, lungo 76
Km e largo 16.
• si trova a circa 395 mt sotto livello del
mare, il punto più basso della superfice
terrestre
• l’immissario è il Giordano
• Ha una salinità media di 365 gr/lt (dieci
volte superiore all’oceano) e non permette
la vita.
• Le acque sono usate come curative e
sono usate per l’estrazione di minerali
Regione montuosa di Giuda
Montagne transgiordaniche
Valle del Giordano
GERICO
GERUSALEMM
E
Pianura litoranea
Circa 900 metri sul livello del mare
Livello Mare Mediterraneo
Livello Mar Morto
circa 400 sotto il livello del mare
FOSSA TETTONICA
“Via Maris”
La via del mare,
strada costiera
dall’Egitto verso
Antiochia e
Damasco
“Via Reale”, strada
che segue l’altipiano
transgiordanico, dal
golfo di Aquaba fino
a Damasco
“Via della
montagna”, strada
nella regione
montagnosa della
Giudea, collega
Gerusalemme con la
Galilea
VIE DI COMUNICAZIONE
Sidone
Cesarea di
Tiro
Filippo
Cafarnao Traconitide
GALILEA
Fenicia
Betsaida
Nazareth
Cesarea
Decapoli
Samaria
SAMARI
A
Ioppe
GIUDEA
Gerico
Gerusalemme
Perea
Betlemme
Gaza
Ebron
Idumea
Araba
GIUDEA
Centro della nazione ebraica
La maggior parte degli abitanti sono ebrei
È la regione di Gerusalemme capitale politica e religiosa
politicamente
comprende anche la
Samaria e l’Idumea,
abitate da gentili
Governo: Erode il
Grande, Archelao, Erode
Agrippa, Governatori
romani.
SAMARIA
Regione del Regno d’Israele fino alla deportazione.
In quel periodo altre nazioni si stabilirono nell’area mescolandosi con i residenti e
assumendone in parte i costumi: nascono i Samaritani.
Religiosamente adorano
lo stesso Dio d’Israele ma
in un santuario prorio sul
monte Garizim, c’è anche
sincretismo con altri culti.
sono disprezzti dai giudei,
dipendono dal governo di
Giuda.
GALILEA
Area ad Ovest del mare di Galilea
Abitata dalle tribù del nord fino alla cattività, territorio dei Gentili fino al ritorno
dei Maccabei
Governo: Erode il Grande, Erode Antipa, Erode Agrippa, governatori romani
Governo romano
Potere romano
Re vassallo
Situazione Politica
Potere giudaico
Sinedrio
GOVERNO ROMANO
La Palestina è caduta sotto il potere dei romani nell’anno 67 prima di Cristo. Era una
provincia romana unita alla Siria. Per tenere sotto controllo il suo immenso territorio, Roma
si serviva di governatori chiamati anche procuratori e di prefetti (un titolo di carattere
militare).
Le autorità romane erano rispettose dei costumi giudaici e delle autorità locali. L'esercizio
della giustizia era in gran parte regolato dalla legge ebraica e quindi demandato al sinedrio
ma in caso di sentenza di morte lo jus gladii era riservato al governatore.
Iscrizione di Cesarea Marittima
Ponzio Pilato governò la Giudea per dieci anni, dal 26 al 36
d.C., mentre a Roma era imperatore Tiberio (14-37 d.C.).
Furono anni di continue provocazioni e incidenti.
Abitualmente Pilato risiedeva a Cesarea Marittima, città
fondata da Erode. Però durante le maggiori feste ebraiche si
trasferiva a Gerusalemme per controllare l'ordine pubblico.
Tiberio
RE VASSALLO
Nei territori conquistati Roma procura di conservare i costumi locali. Si riserva la
politica estera, controlla la moneta, le strade e esige un tributo elevato. Per questo
si serve di uomini fedeli.
Erode il grande è uno di questi uomini. Roma lo utilizza per governare la
Palestina occupata. Fù posto dal Senato romano come re per tutta la Palestina.
Erode detto il Grande o Ascalonita (73 a.C. - 13 marzo 4 a.C.) fu re di
Israele dal 37 a.C. fino al 4 a.C. Figlio di Erode Antipatro, idumeo, e
di madre araba, Cipro, ebbe tre fratelli (Giuseppe, Fasael, Ferora) e
una sorella, Salomé. Governò tutta la Palestina dopo la morte del
padre, prima per incarico di Marco Antonio e poi di Ottaviano
Augusto al quale prontamente era passato dopo la sconfitta di Antonio
a Azio.Promosse e finanziò l'ultimo ampliamento del Tempio di
Gerusalemme, che viene perciò detto "Tempio di Erode".
Estremamente sospettoso e maligno, fece uccidere la moglie e alcuni
dei suoi figli temendo che complottassero per spodestarlo. Alla sua
morte il regno fu diviso fra i tre figli rimasti: Archelao governò la
Giudea, Erode Antipa la Galilea, Erode Filippo la Batanea.
Erode il grande
SINEDRIO
Il sinedrio costituiva la suprema assemblea amministrativa e giudiziaria, formata
essenzialmente da tre componenti: sacerdoti, scribi e anziani.
Kaifas
Il sinedrio (synédrion) era un supremo senato giudaico, teneva le
sue riunioni in un’aula nell’area del Tempio.
A capo del Sinedrio stava il sommo sacerdote.
I membri (71 persone), per lungo tempo furono di classe
sacerdotale (solitamente sadducei), a partire dal regno di
Alessandra (76-67 a.C.) vennero ammessi anche i Farisei, gli
Scribi, o gli anziani che ne ottenevano il privilegio.
Con Erode il Grande perse parte della sua sovranità, per poi
riacquistarla all'epoca del diretto governo romano.
Il sinedrio era in parte responsabile dell’ordine pubblico e
disponeva di un corpo di guardia, ma la sua competenza riguardava
soprattutto le cause religiose e civili che avevano una qualche
relazione con la legge mosaica.
Le sue decisioni avevano vigore di legge e come tali erano
accettate dalle autorità romane che potevano eventualmente
intervenire per farle applicare.
Un solo Dio
Credo
Speranza messianica
La Legge
Situazione Religiosa
Feste
Culto nel tempio
Pratiche
religiose
Ubbidienza alla Legge
Osservanza del Sabato
Frequentare la sinagoga
Un solo Dio
Credo
Speranza messianica
La Legge
La tradizione ebraica considera la propria
esperienza religiosa eminentemente come
osservanza della Torah, la Legge suprema che
Dio ha donato al suo popolo, e come Halakah,
una "via", un percorso di fede e di vita da seguire
scrupolosamente a livello personale e collettivo.
La speranza nell'avvento del Messia divenne un tratto fondamentale
della fede ebraica specie dopo ogni rovina della nazione, ed in
ultimo, dopo che romani nel 70 avevano distrutto il tempio di
Gerusalemme, luogo simbolico dell'ebraismo, sede principale del
culto e altare del sacrificio offerto a Dio. I Profeti prima ed i
Rabbini poi hanno tenuto alta la prospettiva messianica, alcuni
personaggi, come il Re Davide, ne sono diventati una prefigura.
Caratteristica fondamentale
dell'ebraismo è un
monoteismo radicale, la fede
in un unico Dio,
assolutamente trascendente e
creatore di un universo che
governa provvidenzialmente
dall'inizio dei tempi.
Israele esprime la
consapevolezza che Dio
abbia "parlato" al suo popolo
e, nel corso della storia, la
Scrittura sacra, la Bibbia,
documenta le tappe di questa
rivelazione progressiva,
interpretata dagli ebrei come
un'alleanza, berith, che Dio
ha istituito con loro in quanto
popolo eletto, chiamato a
custodire gelosamente i
precetti della legge.
Feste
Culto nel tempio
Pratiche
religiose
Ubbidienza alla Legge
Osservanza del Sabato
Frequentare la sinagoga
L'anno ebraico è scandito da varie ricorrenze che ricordano gli eventi
succedutesi dalla creazione e che ricordano la storia degli ebrei.
Le principali feste ebraiche sono legate alle stagioni e ad antiche
tradizioni agricole pastorali.
Il calendario ebraico comprende cinque feste maggiori di origine biblica.
Tre feste "del pellegrinaggio" o
"feste del raccolto" (Pesach,
Shavuot e Sukkoth) associate
all'esodo dell'Egitto
Due "feste penitenziali" (Rosh
HaShanan e Yom Kippur)
Capodanno e il Giorno
dell'Espiazione.
La
festa della consacrazione
(Hanukkah) e Purim (Carnevale)
sono feste minori e non hanno una
diretta origine biblica.
Feste
Culto nel tempio
Pratiche
religiose
Ubbidienza alla Legge
Osservanza del Sabato
Frequentare la sinagoga
Peasah
La Pasqua è la festa più importante del calendario ebraico. Si
celebra tra marzo e aprile e ricorda la liberazione dalla schiavitù
egiziana.
Shavuot
La Pentecoste si celebra nel periodo della mietitura, cinquanta
giorni dopo la Pasqua. Ricorda il dono delle leggi (Torah) sul
monte Sinai che trasformò gli schiavi fuggiti dall'Egitto in un
vero "popolo".
Sukkoth
La Festa delle Capanne si celebra alla fine della vendemmia. Le
capanne dal tetto di rami o di paglia, nelle quali si consumano i
pasti durante la festa, ricordano l’amore costante con il quale Dio
assistette gli Israeliti nel deserto.
Feste
Culto nel tempio
Pratiche
religiose
Ubbidienza alla Legge
Osservanza del Sabato
Frequentare la sinagoga
Per gli Ebrei, il santuario era il luogo e segno della presenza del Dio vivente
(Dt 12, 5; 1 Re 8; 9, 3), casa di Dio, luogo purissimo e santissimo, per
entrarvi erano necessarie previe purificazioni, specie per i sacerdoti.
Come presso tutti i popoli antichi, anche nella religione d’Israele il
sacrificio era l’elemento principale del culto. Esso consisteva
nell’immolazione di una vittima, che veniva sgozzata, ed il suo sangue
sparso sull’altare; il resto era macellato, e poi consumato in tutto o in parte
col fuoco dell’altare. Vi erano poi offerte di farina, vino o olio, il tutto come
propiziazione o espiazione dei peccati del popolo o del singolo. Solo
animali domestici allevati per il consumo umano erano accettati per i
sacrifici, purché privi di qualsiasi difetto.
Mattino e sera si offriva il sacrificio perpetuo (tamid), l’olocausto di un
agnello, mentre il sabato non si accettavano offerte dei privati, ma si
compivano due sacrifici in più a nome di tutto il popolo
Il pellegrinaggio al Tempio di Gerusalemme era previsto tre volte all'anno,
durante le feste di Pesach, Shavuot e Sukkot. Anche le donne vi prendevano
parte.
Feste
Culto nel tempio
Pratiche
religiose
Ubbidienza alla Legge
Osservanza del Sabato
Frequentare la sinagoga
Vi è uno stretto legame fra la storia, le ritualità e la memoria.
Nella tradizione ebraica la memoria è fondamentale, il passato non è
consegnato alla storia, ma rivissuto e fatto presente nella ritualità.
La storia non rappresenta la "ciclicità della natura", ma un cammino verso
un unica direzione, compiuto dalla collettività delle generazioni umane
verso un fine ultimo.
La preoccupazione è che non venga dimenticato l’insieme di valori che
ispirano e armonizzano la vita e il comportamento del popolo.
I fatti, siano essi storici o mitici, o più spesso una fusione di entrambi, il
cui ricordo garantisce il perpetuarsi del sistema di valori, sono
formalizzati nella Torà - “La Legge” (letteralmente "insegnamento" dalla
radice del verbo "oraà").
L’insegnamento può essere orale o scritto, ma è sempre sancito,
condiviso e oggetto di consenso, e sopravvive diventando tradizione.
I riti e i valori che costituiscono il senso della identità e del proprio
destino, diventano oggetto di trasmissione perchè il popolo si mantenga
lungo la sua Halachà (la legge ebraica; dall’ebraico Halach: camminare
da cui la Halachà: sentiero sul quale si cammina).
Feste
Culto nel tempio
Pratiche
religiose
Ubbidienza alla Legge
Osservanza del Sabato
Frequentare la sinagoga
All'ottavo giorno dalla nascita, i bambini maschi vengono circoncisi Milà: l'intervento chirurgico è praticato da un esperto del rito,
chiamato mohel. Il senso di questa cerimonia è di rinnovare il patto tra
Dio e il suo popolo. Il giorno della circoncisione, il bambino riceve
pubblicamente il proprio nome.
A tredici anni avviene il passaggio dei bambini maschi nell'età adulta,
sancito dalla cerimonia del bar mitzvà ("figlio del precetto"). In questa
occasione il ragazzo indossa per la prima volta il talleth (manto) per la
preghiera e i tefillin (filatteri).
In sinagoga egli deve leggere tutta la parte della Torah prescritta per
quel giorno.
Feste
Culto nel tempio
Pratiche
religiose
Ubbidienza alla Legge
Osservanza del Sabato
Frequentare la sinagoga
Lo shabbat (sabato) è il giorno sacro, in cui ci si astiene dal
lavoro per dedicarsi al riposo e a Dio, in ricordo del "riposo
divino" dopo la creazione e per commemorare la liberazione
dalla schiavitù d'Egitto.
Ha inizio il venerdì al tramonto, quando la padrona di casa
accende le due candele sabbatiche e il capofamiglia recita il
Jiddish, la preghiera di lode e di benedizione, all'inizio della
cena.
Nella Mishna sono elencate trentanove attività lavorative
proibite durante il Sabato.
Feste
Culto nel tempio
Pratiche
religiose
Ubbidienza alla Legge
Osservanza del Sabato
Frequentare la sinagoga
La sinagoga è il luogo della preghiera, dell'ascolto della Parola e
della spiegazione delle Scritture.
Con il termine greco synagoghé si traduce generalmente l'ebraico
'edah, assemblea.
Nelle fonti giudaiche del primo secolo e nel Nuovo Testamento, il
termine designa anche il luogo di riunione dell'assemblea.
Vi si svolgeva in particolare il servizio liturgico del sabato (Shabbat,
giorno di preghiera e di riposo).
Anche Gesù partecipava al culto sinagogale e vi leggeva e
interpretava la Scrittura. Non abbiamo elementi certi su come si
svolgeva in dettaglio il servizio liturgico; conosciamo le grandi
articolazioni che consistevano in un momento eucologico (preghiera)
e nella lettura e interpretazione della Legge. Tra le varie preghiere
del culto sinagogale ricordiamo il Qaddish, e la preghiera delle
Shemoné 'esreh, le Diciotto benedizioni.
Sommo sacerdote
Classe dirigente
Sadducei
Sacerdoti
Scribi
Situazione sociale
Popolazione
Farisei
Pubblicani
Emarginati
Invalidi
Gentili
La classe sacerdotale (circa 18.000 tra sommi sacerdoti, sacerdoti e
leviti) godeva di prestigio e potere, in particolare il Sommo sacerdote
la cui rappresentanza legale era riconosciuta anche dai romani. Fino al
70 d.C. era il ministro principale del culto nel tempio, grande interprete
della Torah, giudice supremo e capo del Sinedrio.
Gli scribi erano considerati gli specialisti della Torah, maestri e
teologi, dottori della Legge, con l'autorità di interpretarla, di chiarire i
precetti, di trascrivere il testo biblico. Lo scriba aveva dunque un ruolo
sociale e non aderiva necessariamente a una corrente del giudaismo:
potevano esserci dunque scribi farisei, sadducei o esseni.
Il termine Farisei significa separati (da ogni persona o cosa che possa
contaminare). Il gruppo dei farisei si distingueva per una osservanza
scrupolosa della Torah sia scritta che orale (complessivamente 613
precetti) e soprattutto 3 precetti: l'osservanza del sabato, la legge della
purità (cibi, persone, cose), la decima. Godevano di grande stima
presso il popolo che li considerava maestri e modelli di religiosità.
Il nome dei Sadducei deriva da Sadoq, capostipite della linea
sacerdotale legittima. Al tempo di Gesù rappresentavano i gradi più
elevati della gerarchia sacerdotale, le classi benestanti e i nobili. Per
mantenere il potere non si facevano scrupolo di venire a compromessi
con i romani. I Sadducei accettavano solo la Torah scritta,
diversamente dai Farisei che ritenevano ispirata anche la Tradizione (la
Torah orale). Inoltre non credevano nella risurrezione dei morti e
nell'esistenza degli angeli.
Sullo sfondo delle denominazioni religiose sta l'insieme del popolo, quello
che in senso solitamente dispregiativo chiamiamo "massa". E proprio in tal
senso esso era chiamato "popolo della terra" (Am ha 'ares), vale a dire
popolo di ignoranti la Legge, di impuri, di contaminati dal paganesimo.
Senza togliere nulla ai meriti, e anche ai difetti, di Farisei, Sadducei, Esseni,
dobbiamo riconoscere che pure le comunità di queste anime semplici era
portatrice di veri valori morali e religiosi, anche se questa gente non era
protetta dalle contaminazioni dovute alla forzata convivenza con
popolazioni pagane, non era sufficientemente istruita sulle minuzie della
Legge. Nell'insieme, il popolo ebraico mostrava un grande attaccamento
alla sostanza della religione tradizionale. In lui trovava una sua eco la
predicazione profetica, vibravano le promesse messianiche, era presente lo
spirito universalista e missionario dello jahvismo, non mancavano esempio
di profonda pietà individuale.
Non sono ancora del tutto chiare origini degli Esseni. Essi si consideravano "resto" di Israele
destinatario della Nuova Alleanza di cui parlava Geremia. Vivevano nel deserto, per ripetere il cammino
dei padri verso la terra promessa. Là, in una vita di penitenza tesa ad eliminare il male annidatesi
nell'uomo, si attendeva il giorno della venuta del Messia che avrebbe inaugurato i tempi nuovi.
Gli Esseni avevano vari centri: nel centro di Qumran vivevano insieme in regime di comunanza di
beni, povertà, celibato; gli aspiranti dovevano sostenere un postulandato di un anno, durante il quale si
sforzavano di vivere la regola della comunità, seguivano due anni di noviziato. Alla fine del primo anno
partecipavano a certe pratiche comuni mentre alla fine del secondo prendevano parte ai banchetti sacri.
Entrando nella comunità i novizi rinunciavano al possesso dei beni.
La giornata era divisa tra il lavoro manuale (coltivazione della terra nella vicina oasi di En Gaddi e
trascrizione di testi vari) e la riunione liturgica che occupava quotidianamente tutta la serata e
consisteva nella lettura dei libri sacri, nella loro spiegazione e nelle preghiere nonché nel banchetto
durante la quale si consumavano pane e vino.
Mentre i Farisei e i Sadducei cercavano di adattarsi nel
migliore modo possibile al giogo romano e gli uomini di
Qumran si attendevano un intervento potente di Dio in loro
favore, molti ebrei adottavano un comportamento più attivo
e combattivo.
Gli Zeloti, come furono chiamati più tardi, erano dei
combattenti per la libertà, i rivoluzionari del popolo ebraico,
quelli che fecero esplodere alla fine la grande ribellione che
avrebbe indotto Roma a distruggere Gerusalemme nel 70
d.C.
Già al tempo di Gesù c'erano state alcune rivolte soffocate
nel sangue, e la popolazione si dimostrava ricettiva alla
propaganda rivoluzionaria.
Gli Zeloti, ardenti patrioti, fondavano il loro appello sul fatto
che la sudditanza a Roma era un tradimento nei confronti di
Dio, il vero re d'Israele.
Almeno uno degli Apostoli, Simone, proveniva dalle loro
file.
Per riscuotere le tasse, i Romani usavano il sistema dei pubblicani.
Nel resto del’impero erano reclutati tra i membri di rango elevato, in
Giudea, inece furono costretti ad assoldare Ebrei che, perduto ogni pudore,
acconsentivano a collaborare con loro.
Quando accettava l'incarico, il pubblicano doveva prestare un giuramento di
fedeltà all'imperatore ed offrire un sacrificio pagano in onore al genio
dell'imperatore. Accettare una tale condizione significava la perdita totale
della moralità, diventare traditori della patria e della propria fede.
I pubblicani, non contenti di servire gli interessi di Roma riscuotendo le
tasse dai loro compatrioti, assecondavano i loro appetiti mercenari e,
divenendo ricchi a spese degli altri, rendevano ancora più gravoso il peso
dell'oppressione romana.
Per comprendere la condizione dei poveri e degli ammalati bisogna
immaginare una cultura come quella ebraica in cui la malattia è segno della
maledizione di Dio, tanto che il malato stesso si convince di aver fatto
qualcosa di male per essere ridotto da Dio in quello stato.
I Giudei guardavano con sospetto gli stranieri, i Gentili, perché li
consideravano un pericolo per la purezza della loro cultura e della religione.
Distinguevano tre tipi di stranieri:
• NOKRI viaggiatori, commercianti, gente di passaggio, vengono ospitati e
protetti ma non ammessi al Tempio
• GER lavoratori immigrati con le famiglie, assimilati alla gente del posto,
sono rispettati e poono ricevere la circoncisione
• ZAR lo straniero residente di cui però bisogna diffidare.
Nel mondo antico l’indipendenza della donna era
impensabile, era considerata proprietà del padre e poi
del marito. La donna non può possedere, non può
testimoniare, non può partecipare alla vita pubblica. Si
nasconde quando arrivano ospiti, mangia dopo gli
uomini, cammina dietro il marito con il volto
nascosto. Era soggetta al marito in tutto, ma con una
certa libertà di iniziativa nella conduzione della casa.
Nelle classi più agiate poteva raggiungere un buon
livello di cultura e discutere con gli uomini della Torà.