Dipartimento Comunicazione & Immagine
Responsabile - Lodovico Antonini
RASSEGNA STAMPA
Anno XVI - 24/02/2015
A cura di Bruno Pastorelli
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Sommario
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LA REPUBBLICA/Torino mercoledì 24 febbraio 2015
L'ombra delle fusioni sulla doppia protesta nel pianeta delle Bcc I 1300 impiegati in piazza a Alba (venerdì)
Cuneo (lunedì) Motivo principale la disdetta del contratto e dell'integrativo
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CORRIERE VENETO/Vicenza/Treviso e Belluno/Venezia e Mestre – CORRIERE DI VERONA mercoledì 24
febbraio 2015
Veneto Banca la richiesta dei sindacati: "Adesso si deve riscrivere il codice etico" - Nel mirino le politiche
"aggressive" di vendita delle azioni ai clienti dell'istituto trevigiano I rappresentanti dei lavoratori sono in
attesa dell'incontro con Favotto. Oggi il cda
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LA TRIBUNA DI TREVISO - CORRIERE DELLE ALPI - LA NUOVA VENEZIA E MESTRE mercoledì 24
febbraio 2015
I dipendenti-azionisti si organizzano - Il sindacato esamina la situazione e chiede un incontro urgente Colletti bianchi decisi a far valere il peso delle loro azioni
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MF-MILANO FINANZA/Sicilia mercoledì 24 febbraio 2015
SVILUPPO ITALIA SICILIA, SEDUTA ALL'ARS
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MF-MILANO FINANZA mercoledì 24 febbraio 2015
Hsbc, lo scandalo Swissleaks pesa su conti e titolo
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MF-MILANO FINANZA mercoledì 24 febbraio 2015
Assicurazioni, nuova Rc Auto ok - Le compagnie promuovono la riforma del governo. I prezzi potranno
calare del 5-10%, anche se i tempi per le denunce di sinistro restano troppo lunghi e i risarcimenti italiani
ancora salati
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MF-MILANO FINANZA mercoledì 24 febbraio 2015
Federazione Autonoma Bancari Italiani via Tevere, 46 00198 Roma - Dipartimento Comunicazione & Immagine
Riservato alle strutture
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Anno XVI - 24/02/2015
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Cariverona manovra sul Banco - L'ente scaligero punta a formare un nocciolo duro di azionisti per difendere
l'istituto da scalate ostili in vista della trasformazione in spa. Possibile un coinvolgimento della CariLucca.
L'asse Biasi-Fratta Pasini
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MF-MILANO FINANZA mercoledì 24 febbraio 2015
Banca Fideuram aumenta l'utile del 28% a 402 mln
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MF-MILANO FINANZA mercoledì 24 febbraio 2015
Volksbank-Marostica, nasce polo da 8,4 mld di attivi
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MF-MILANO FINANZA mercoledì 24 febbraio 2015
Fond. Carige bussa alla Regione - Ieri all'esame del board il dossier sullo statuto per le ultime modifiche alla
governance prima dell'invio al cdi. Si è parlato anche di patrimonio. Manca ancora l'ok del Tesoro a cedere il
19% . Il titolo fa +11,3%
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MF-MILANO FINANZA mercoledì 24 febbraio 2015
Micheli socio di Giuliani in Aeh
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MF-MILANO FINANZA mercoledì 24 febbraio 2015
B. Generali investe nel film di Muccino jr
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MF-MILANO FINANZA mercoledì 24 febbraio 2015
Ok all'autoriforma ma sulle Fondazioni non si perda più tempo
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MF-MILANO FINANZA mercoledì 24 febbraio 2015
Via la cogestione politico-sindacale dall'Inps
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MF-MILANO FINANZA mercoledì 24 febbraio 2015
In vista covered bond Banco Popolare
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015
Roma e Berna firmano la pace fiscale - Addio al segreto bancario, il Fisco italiano potrà chiedere dati e
posizioni dei contribuenti
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015
Da oggi l’apertura di un conto può accendere i controlli
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015
Banco di prova la voluntary disclosure
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015
L’accordo con la Svizzera agevola la «voluntary» Grazie alla firma la Confederazione esce dalla black list
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015Crédit
Suisse, sotto tiro centinaia di polizze
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015
I CASI PRATICI - IL POSSIBILE COMPORTAMENTO - LA SITUAZIONE - L'IMMOBILE AFFITTATO
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015
L’azionario cambia l’offerta ai clienti - Anche un profilo conservativo non può prescindere da un 15-20% di
esposizione all’equity, più diversificata possibile. La consulenza sta accompagnando le scelte nel nuovo
scenario
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015
Il big bang della rivoluzione digitale suona alla porta del private banking
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015
I fondi etici? Non sono più solo «cosmetici» Secondo due studi stabilizzano il portafoglio investimenti
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015
Cresce l’allarme per gli attacchi informatici
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015
Banche, l’ipotesi bad bank fa volare Mps e Carige - Nuovi acquisti su Siena (+4%), balza il gruppo di Genova:
+11%
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015
Veneto Banca, oggi il piano industriale in Cda
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015
Mediobanca apre giovedì il cantiere sulla governance
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015
Ente Mps al bivio sull’aumento
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015
Fondi in azione sul titolo Carige
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015
Utili Fideuram oltre 400 milioni
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015
Hsbc, scoppia il caso del conto segreto del ceo - Multe e global banking pesano sul 2014: utili in calo del 18%
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015
Equitalia, riscossione coattiva in bilico
.c.
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proprietari. Per il momento insomma le ipotesi sono tante e le certezze ancora poche, come per
tutte le grandi popolari italiane che saranno coinvolte nella riforma per la loro trasformazione in
società per azioni. (riproduzione riservata)
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MF-MILANO FINANZA mercoledì 24 febbraio 2015
Banca Fideuram aumenta l'utile del 28% a 402 mln
di Valerio Testi
Banca Fideuram, che fa capo al gruppo Intesa Sanpaolo , ha chiuso il 2014 con un utile netto
consolidato in crescita a 401,9 milioni di euro da 313,1 del 2013 (+28,4%). Le masse amministrate
sono state pari a 90,2 miliardi (+7,8%) e il risparmio gestito pari a 73,3 miliardi (81,3% delle masse
totali), in aumento del 10,8%, soprattutto grazie alle assicurazioni vita (+4 miliardi) e delle gestioni
patrimoniali (+2,5 miliardi). Nel 2014 l'attività commerciale ha registrato una raccolta netta di 2,5
miliardi (+1,9%), con la componente di risparmio gestito pari a 3,8 miliardi. Il numero complessivo
dei private banker delle Reti Banca Fideuram e Sanpaolo Invest sono risultati pari a 5.044, in lieve
calo dai 5.104 di un anno prima. Le commissioni nette sono risultate pari a 789 milioni (+16,6%). Il
margine di interesse, di 120,6 milioni, è sceso dell'8,4%, attribuibile ai livelli minimi raggiunti dai
tassi di interesse di riferimento. Le spese di funzionamento, di 307,3 milioni, sono aumentate del
5,4% principalmente per la crescita delle spese del personale. Il cost/income ratio è risultato pari al
32,8%, in miglioramento dal 36,3% del 2013. I coefficienti patrimoniali consolidati di Banca
Fideuram, calcolati in base alle nuove regole di Basilea 3: al 31 dicembre 2014 il Common equity
Tier 1 è risultato pari a 19,2%. (riproduzione riservata)
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MF-MILANO FINANZA mercoledì 24 febbraio 2015
Volksbank-Marostica, nasce polo da 8,4 mld di attivi
di Claudia Cervini
Il lungo corteggiamento tra Volksbank e Banca Popolare di Marostica è sfociato in un matrimonio
che ha dato vita a un polo con un patrimonio di 787 milioni, 8,4 miliardi di attivi, 53.379 soci,194
filiali, mezzi amministrati per 15 miliardi, 1.458 dipendenti e 250 mila clienti. Il sì definitivo è
arrivato ieri dall'assemblea della Banca Popolare dell'Alto Adige, che al 94,7% (oltre 1.120 i soci
presenti all'assemblea per 1.400 voti totali) ha approvato il progetto di fusione per incorporazione
della popolare veneta.
Dopo il via libera arrivato domenica a larghissima maggioranza da parte della Banca Popolare di
Marostica (98% i voti favorevoli dei soci), l'assenso degli altoatesini rappresentava ormai l'ultimo
passaggio formale. Specialmente in virtù del fatto che il progetto di aggregazione era già stato
presentato ai soci e le resistenze erano state minime. Grazie alla fusione la nuova banca conterà
attivi superiori a 8 miliardi ed è quindi direttamente interessata dal decreto legge Renzi-Padoan
che prevede per gli istituti di tali dimensioni la trasformazione in spa. «Ci stiamo preparando a
questa trasformazione, un passaggio che non ci preoccupa assolutamente», ha spiegato ieri a MF-
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Milano Finanza Johannes Schneebacher, direttore generale di Volksbank. «Siamo convinti che
questo provvedimento sarà funzionale a una necessaria riorganizzazione del sistema bancario».
Intanto i dettagli dell'acquisizione sono i seguenti: il deal vale 200 milioni (realizzato per il 30%
attraverso un esborso cash e per la restante percentuale in concambio). «Abbiamo garantito la
tutela dei livelli occupazionali e nelle prossime settimane definiremo le attività svolte nelle
strutture centrali di Bolzano e Marostica», spiega Schneebacher. Il nuovo assetto organizzativo
prevede due poli commerciali. Il brand Marostica rimarrà per almeno tre anni in territorio veneto,
dove sarà abbinato quello di Volksbank. «Procederemo anche alla costituzione della fondazione che
opererà a favore del territorio veneto», prosegue il direttore generale. Tre consiglieri del nuovo cda
verranno nominati da Marostica e uno di questi sarà il vicepresidente della banca. La fusione
produrrà gli effetti legali a partire dal 1° aprile. L'assemblea straordinaria di Volksbank ha anche
approvato un'importante modifica statutaria che permette il ripristino della delega al cda a
effettuare un aumento di capitale pari a 100 milioni in nuove azioni e altri 100 in obbligazioni. Il
consiglio si è infatti già espresso a favore dell'operazione che dovrebbe essere poi discussa
nell'assemblea ordinaria a fine marzo, al pari di uno stacco del dividendo pari a 30 centesimi per
azione. (riproduzione riservata)
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MF-MILANO FINANZA mercoledì 24 febbraio 2015
Fond. Carige bussa alla Regione - Ieri all'esame del board il dossier sullo statuto per
le ultime modifiche alla governance prima dell'invio al cdi. Si è parlato anche di
patrimonio. Manca ancora l'ok del Tesoro a cedere il 19% . Il titolo fa +11,3%
di Claudia Cervini
Il via libera del ministero dell'Economia e delle Finanze alla cessione dell'intero pacchetto
azionario detenuto in Banca Carige (18,9%) non è ancora arrivato, e la Fondazione Carige ,
attualmente primo azionista della banca ligure, continua a elaborare strategie per recuperare
liquidità e non affondare.
Tra queste ci sarebbe anche l'intenzione di bussare alla Regione nell'intento di fare cassa,
chiedendo indietro donazioni e bloccando alcune erogazioni già deliberate sul territorio per un
importo che potrebbe sfiorare 10 milioni di euro.
Sebbene non ci sia ancora il via libera del ministero a cedere l'intera quota del capitale della banca,
l'ente presieduto da Paolo Momigliano ha già incassato l'autorizzazione a vendere il 7%. Di ufficiale
non c'è ancora nulla, ma è possibile che il mercato stia scommettendo sul futuro della banca (a
breve giungerà l'ok Bce al capital plan) e sui possibili acquirenti. Il boom di scambi su Carige , oltre
dieci volte superiori in volume alla media dell'ultimo mese, sono un dato di fatto: nella seduta di
oggi sono passati di mano quasi 506 milioni di titoli, equivalenti a poco meno del 5% del capitale
sociale complessivo. E il titolo ieri ha registrato una delle sue sedute più brillanti chiudendo a
0,0711 euro, in rialzo dell'11,27%. Impossibile che il rialzo sia strettamente connesso alla riunione
di ieri del board visto che l'advisor Banca Iminon era nemmeno presente.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza i consiglieri dell'ente hanno discusso di tre dossier: le
ultime modifiche allo statuto, che prevede tra l'altro un deciso taglio dei consiglieri e delle spese di
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Anno XVI - 24/02/2015
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governance (questo è l'ultimo passo prima che il nuovo testo giunga sul tavolo del cdi per la
definitiva approvazione); le possibili modalità di «valorizzazione del patrimonio»; infine
l'intenzione di tornare a bussare alla Regione Liguria per fare cassa. Come riportato dal Secolo
XIX.it, l'ente sta valutandodi chiedere alla Regione persino la restituzione dei soldi dell'elicottero
donato nel 2008 per rafforzare il servizio di 118, e messo in vendita. Non è chiaro se l'operazione
sia praticabile, tanto che l'ente avrebbe chiesto più di un parere legale in merito. A rischio ci
sarebbero anche due erogazioni già deliberate: una alla società Riviera Trasporti e una per il teatro
di Camogli. Ma a prescindere da come si chiuderanno queste vicende, la partita più importante
resta la cessione delle quote a un potenziale acquirente di cui è ancora incerto l'identikit. Fra
l'imprenditore del private equity Andrea Bonomi, la famiglia Malacalza, e il fondo americano
Apollo Global Management le ipotesi sono ancora aperte. (riproduzione riservata)
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MF-MILANO FINANZA mercoledì 24 febbraio 2015
Micheli socio di Giuliani in Aeh
di Andrea Giacobino
Pietro Giuliani, numero uno di Azimut Holding (Ah), rafforza la nuova società destinata a
raggruppare gli investimenti in imprese non quotate e trova un socio eccellente come il finanziere
Francesco Micheli. Qualche giorno fa si è svolta un'assemblea di Azimut Enterprises Holding (Aeh)
che, presieduta dallo stesso Giuliani, è stata costituita nella scorsa estate. La newco ha varato un
aumento di capitale da 10 a 100 mila euro mediante il conferimento da parte della controllante Ah
di una serie di asset non direttamente collegati al business dei private banker e dei pf. Sono state
quindi conferite 8.703 azioni della Banca Valsabbina, 3.670 azioni della Cassa di Risparmio di
Bolzano, il 22,4% di Siamosoci srl e 75 mila azioni di categoria A di Programma 101 Spa. Al fine di
realizzare i conferimenti è stata redatta una perizia dal commercialista Simone Cavalli che ha
stimato in 2,4 milioni il valore complessivo degli asset conferiti. Ad Ah sarà attribuita un
partecipazione del valore nominale di 90 mila euro del capitale di Aeh, con un sovrapprezzo di 2,3
milioni. Siamosoci è una piattaforma di crowfunding per start-up: la società è leader di questo
business con il 4% di market share e vede fra gli altri azionisti Cristiano Esclapon, Dario Giudici e
Lorenzo Lamberti. Programma 101 è una società di venture capital mista tra Azimut e il Fondo
Italiano d'Investimento che detengono ciascuno il 41,2% e dove recentemente è entrato Micheli col
2,7%. Il finanziere presiedeva Futurimpresa sgr, partecipata dalle camere di commercio, la cui
maggioranza è stata rilevata recentemente da Azimut . Specializzata in investimenti nel settore
digitale, Programma 101 ha una dimensione target di 50 milioni ed è nata dalla volontà di
soddisfare la domanda di capitale di rischio per interventi compresi tra 500 mila euro e 1,5 milioni
da parte delle eccellenze tecnologiche. Finora Programma 101 ha investito oltre 3,7 milioni in quote
di società che basano il loro business sul web: Buru Buru (16,1%), Domee (13,1%), Gourmant
(12,8%), Musixmatch (6,9%), Sellf (13,3%), Viralize (11,4%), Youmove.me (12,8%), Misiedo
(!6,3%), Gnam (14,2%), Bauzaar (10,3%) e Cortilia (13%). (riproduzione riservata)
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RASSEGNA STAMPA
Anno XVI - 24/02/2015
A cura di Bruno Pastorelli – [email protected]
rallentamenti del Tesoro nel passare alla redazione concreta dell'intesa che fu annunciata come
pressoché definita già il 31 ottobre. Scelta questa strada, bisogna percorrerla rapidamente, anche
perché l'altro soggetto, l'Acri, è pienamente disponibile a passare alla formalizzazione dell'accordo
che, poi, potrà essere trasfuso anche negli statuti delle Fondazioni. Avere escluso che sia la legge a
regolare i rapporti in questione impone di percorrere subito l'altra strada, evitando che si
riproponga un caso simile a quello delle Popolari, per le quali è stato poi adottato il decreto che
rappresenta un esempio del modo in cui non si dovrebbe legiferare per la marcata approssimazione
delle scelte di metodo e di merito. Cominciano a emergere casi di lacune gravi quale, da ultimo, la
bocciatura da parte del Consiglio di Stato del decreto che ha disposto in passato la messa in
gestione commissariale della Banca popolare di Spoleto nel frattempo assorbita dal Banco di
Desio, essendo la prima volta, in oltre un secolo, in cui viene bocciato dal giudice amministrativo
un decreto della specie, in questa circostanza per carenza di motivazione da parte del Tesoro. Ora si
apre il problema del modo in cui porre rimedio a un decreto che ha già prodotto i suoi effetti. Per
non parlare della vicenda Sace, ammessa all'esercizio del credito, con impatti non previsti sulla
Cassa Depositi e Prestiti. Le competenze e le esperienze in materia finanziaria non si inventano.
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MF-MILANO FINANZA mercoledì 24 febbraio 2015
Via la cogestione politico-sindacale dall'Inps
di Edoardo Narduzzi
Quando una qualsiasi forma di potere consolidato crolla dopo molti decenni di esercizio
dell'autorità, gli effetti che si producono sono sistemici. Una polverizzazione tribale delle
istituzioni, vuoti di potere, forme più o meno prolungate di caos. È quello che è successo, dopo la
fine del regime di Muammar Gheddafi, in Libia, ora travolta da una guerra civile nella quale ogni
fazione o interesse trova spazio: le tribù, il Califfato, gli interessi dei diversi Paesi arabi.
In Italia la opportuna spallata impressa dal premier Matteo Renzi alla cogestione politico-sindacale
del budget pubblico ha creato una situazione analoga nel più grande ente previdenziale
dell'Eurozona.
All'Inps c'è un vuoto di potere. Il secondo commissario nominato nel giro di sei mesi, Tiziano Treu,
ha ricevuto il benservito dal governo prima di Natale. Il nuovo presidente, Tito Boeri, non è ancora
entrato a pieno titolo in carica essendo in fase di perfezionamento il decreto di nomina.
Il direttore generale è stato dimissionato dalla prorogatio della carica ed è oggi senza poteri. Il
consiglio di amministrazione è stato soppresso dal governo Berlusconi per dare pieni poteri, a suo
tempo, al commissario Antonio Mastrapasqua. Chi doveva controllare, sindacati inclusi,
ovviamente non lo aveva fatto, perché l'Inps era governata da una spartizione del potere che tutto
rendeva opaco. L'importante era spartirsi tutto tra pochi: nomine, incarichi, appalti. Una
situazione lontana anni luce dall'Eurozona.
Ora Renzi ha rottamato lo strapotere del sindacato all'Inps. Ha designato un presidente con un
ottimo curriculum e sicuramente indipendente. Si preannuncia l'arrivo di un direttore generale
esterno con un decennale curriculum manageriale nel settore privato. Presto il governo designerà
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Riservato alle strutture
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Responsabile - Lodovico Antonini
RASSEGNA STAMPA
Anno XVI - 24/02/2015
A cura di Bruno Pastorelli – [email protected]
più ampio possibile con il solo limite dell’esclusione delle ricerche generalizzate e indiscriminate di
informazioni (“fishing expedition”).
Oggetto della richiesta di informazione sarà: l’identità della persona oggetto del controllo, il
relativo periodo di tempo oggetto della domanda stessa nonché la descrizione delle informazioni
che vengono richieste e le indicazioni della forma nella quale lo Stato richiedente desidera
riceverle. Altresì dovrà contenere lo scopo per il quale viene richiesta l’informativa e, qualora siano
noti, il nome e l’indirizzo del detentore presunto delle informazioni richieste.
Nello specifico, a seguito della richiesta, l’altro Stato dovrà usare tutti i suoi poteri al fine di
ottenere le informazioni, anche qualora queste non gli risultino utili a fini fiscali propri. Unico
limite allo scambio sarà l’esercizio dei diritti di difesa del contribuente che sono
procedimentalizzati nelle rispettive leggi sull’assistenza amministrativa che però, per espressa
pattuizione, serviranno a garantire al contribuente la regolarità della procedura ma non
espressamente a ostacolare e ritardare gli scambi effettivi di informazione. © RIPRODUZIONE
RISERVATA Valerio Vallefuoco
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015
Banco di prova la voluntary disclosure
di Salvatore Padula
Sarebbe un errore legare in modo diretto la firma dell’accordo per lo scambio di informazioni tra
Italia e Svizzera alla voluntary disclosure per il rientro dei capitali. L’intesa tra Roma e Berna è
certamente molto di più e proietta i rapporti tra i due Paesi verso nuovi scenari, forse non proprio
immaginabili fino a qualche tempo fa.
Eppure è evidente come il rientro dei capitali abbia giocato un ruolo fondamentale nell’accelerare
la conclusione della trattativa, che senza il “pressing” della voluntary sarebbe proseguita per chissà
quanto tempo.
Prova ne è il fatto che pur di arrivare alla firma di questo protocollo, Italia e Svizzera hanno scelto
di rinviare il confronto su alcuni temi (la concorrenza fiscale e la regolamentazione dei servizi
finanziari) che inevitabilmente avrebbero messo a rischio la firma stessa del trattato, almeno nei
tempi utili per avere un impatto sulla voluntary disclosure.
Non possiamo dire oggi se questo accordo sarà un buon affare per l’Italia o per la Svizzera. Né
sappiamo se, alla fine, avrà la meglio la cautela con cui il ministro dell’Economia, Pier Carlo
Padoan, ha salutato l’intesa («Questo accordo ci è costato un euro, posso dire con certezza che
porterà a entrate per più di un euro ma oltre non vado») oppure se prevarrà lo spavaldo ottimismo
del presidente del Consiglio, Matteo Renzi («Miliardi di euro che ritornano allo Stato»).
Di certo, l’accordo che di fatto sancisce la fine del segreto bancario svizzero e che consente
all’amministrazione italiana di accedere a un sistema basato sulla totale trasparenza (in prospettiva
anche con lo scambio automatico di informazioni) rappresenta una svolta epocale, che sarà
rafforzata con la firma – attesa nei prossimi giorni – di accordi simili con altri paesi (il Lichtenstein
e probabilmente Monaco).
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Anno XVI - 24/02/2015
A cura di Bruno Pastorelli – [email protected]
Oltre a tali casi, anche i titolari di conti deposito c.d. pocket (sotto i due milioni) che accedano al
metodo forfetario possono partire subito. Infatti l’accordo rende i conti certi su termini e sanzioni e
l’accesso alla procedura semplificata fa andare più spediti. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Carlotta Benigni e Antonio Tomassini
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015Crédit
Suisse, sotto tiro centinaia di polizze
LUGANO. L’inchiesta per frode fiscale contro gli acquirenti di polizze vita di Crédit Suisse Life &
Pension, società assicurativa del gigante bancario elvetico, domiciliata in Liechtenstein, sta
producendo effetti a catena al di qua e al di là delle Alpi. I sottoscrittori identificati (351 su un totale
di molto superiore a mille) hanno ricevuto dall’ufficio controlli dell’agenzia delle Entrate l’avviso di
accertamento per il recupero dell’imposta evasa.
Il prodotto
«Il quadro che emerge dall’analisi dei dati extracontabili - scrive l’Agenzia - denota, da parte dei
contribuenti italiani titolari delle disponibilità estere, l’intenzione di occultare al Fisco la loro reale
situazione patrimoniale ed economica». E più avanti: «Il cliente ha corrisposto un premio per la
sottoscrizione di un prodotto finanziario denominato Life Portfolio International che solo
formalmente ha natura assicurativa. La configurazione di tale strumento finanziario, come polizza
assicurativa, è servita, fra l’altro, a evitare l’applicazione dell’euroritenuta prevista dall’accordo tra
l’Unione europea e la Svizzera sulla fiscalità del risparmio».
La polizza vita, di regola, comporta lo spossessamento del patrimonio da parte del contraente, a
favore di un beneficiario, mentre nel caso in questione a dare istruzioni sulla gestione del prodotto
era il sottoscrittore d’intesa con la banca. I canali di vendita delle finte polizze erano di due tipi:
uno diretto, da parte della casa madre del Liechtentestin; l’altro indiretto, tramite la consociata
Crèdit Suisse Life delle Bermuda. L’investimento finanziario era effettuato in entrambi i casi
tramite intermediari non residenti in Italia. «Ciò è confermato, tra l’altro – sottolinea l'Agenzia –
dalle dichiarazioni rilasciate dai rappresentanti della succursale italiana di Crédit Suisse Life &
Pension. Da esse si evince infatti che quest’ultima non ha mai svolto attività per conto o a favore
della Crédit Suisse Life Bermuda Ltd in relazione alle polizze emesse».
La lista dei sottoscrittori
Una fonte ticinese ha riferito al Sole 24 Ore che la clientela italiana andava a firmare a Lugano le
polizze e che la compagnia le garantiva come prodotti finanziari ad alta tenuta di accertamento
fiscale. La lista dei sottoscrittori, per non essere intercettata dal Fisco, sarebbe dovuta rimanere in
Svizzera. Come abbia fatto la Guardia di finanza a trovarla in Italia, durante la perquisizione a
Milano, non è chiaro. La stessa fonte ha spiegato che i nominativi erano stati incautamente inviati
in Italia, perché era intenzione della compagnia spingere i singoli sottoscrittori ad aderire alla
voluntary disclosure (la procedura per sanare la posizione fiscale di quanti detengono attività
finanziarie all’estero). La Procura di Milano ha scoperto che ogni contraente aveva sottoscritto una
procura in bianco per la gestione dei propri averi patrimoniali (depositati presso conti o agenti
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RASSEGNA STAMPA
Anno XVI - 24/02/2015
A cura di Bruno Pastorelli – [email protected]
pagatori svizzeri), che venivano poi versati come premio unico per la polizza. È da qui che sono
scattate le indagini.
L’azione
Questo insieme di circostanze ha fatto imbestialire i clienti della compagnia, che ora minacciano
azioni di risarcimento per violazione contrattuale. Con quale concreta probabilità di successo? «Il
rischio è che finiscano nel nulla», avverte l’avvocato Paolo Bernasconi, tra i più noti esperti della
Confederazione nel campo del diritto tributario internazionale. Bernasconi ricorda una vicenda di
una ventina d’anni fa: contribuenti evasori di nazionalità francese che avevano il conto a Ginevra,
scoperti dalle dogane francesi grazie alle liste trafugate da due dirigenti di banca svizzeri. Uno di
questi evasori fece causa alla banca, ritenendola responsabile dell’accaduto, «ma il Tribunale
federale sentenziò – aggiunge Bernasconi – che non c’era alcuna relazione causale tra il danno
patito e la condotta del funzionario infedele. In questa circostanza il cliente potrebbe però invocare
la cattiva consulenza. Come dire: “avrei potuto fare la voluntary disclosure, ma non l’ho fatta,
perché mi avevi promesso che il meccanismo delle polizze era sicuro”».
L’effetto scudo
L’agenzia delle Entrate sembra inoltre voglia mettere in dubbio la validità dell’adesione allo scudo
fiscale del 2009 da parte dei contraenti delle polizze. Allegato all’avviso di accertamento c’è uno
scambio di e-mail interno al gruppo elvetico, risalente a quel periodo, da cui emergono perplessità
su modalità e tempi di adesione alla sanatoria approvata dall’allora governo Berlusconi: «Sono
sorpreso di apprendere che gli scudi che stiamo facendo da relazioni sotto polizze Bermuda hanno
dei contrattempi»; «è chiaro che chi scuda da una polizza è il contraente e deve essere nel
contempo il beneficiario»; «preoccupante che si arrivi a metà scudo ad evidenziare questa
problematica». Dalla Svizzera rispondevano: «Gentili colleghi, vi informiamo che in riferimento ai
trasferimenti da Crédit Suisse Life Bermuda, affinché si possa procedere alla chiusura della pratica
di scudo, è necessario che la compagnia di assicurazione certifichi chi era il contraente della
polizza. Trattandosi anche in questo caso di interposizione fittizia è necessario comprovare che il
beneficiario del trasferimento era il beneficiario economico della polizza stessa. Sulla base di
quanto sopra riportato, tutte le pendenze relative ai bonifici ricevuti fino a oggi senza la
certificazione dovranno essere sanati, mentre tutti i bonifici sprovvisti della certificazione saranno
bloccati».
Il gruppo Crédit Suisse
Per il gruppo Crédit Suisse il danno di reputazione e d’immagine è comunque notevole: indagato a
Milano per la legge 231 sulla responsabilità penale delle società; incalzato dalla Finma (l’autorità
federale di vigilanza), che in questi casi di solito contesta la mancata predisposizione di misure
organizzative idonee a prevenire i rischi legali; sotto il tiro dei clienti-evasori inferociti per aver
pagato un servizio che avrebbe dovuto metterli in una botte di ferro. L’incubo che l’Unione europea
voglia replicare la stessa strategia repressiva contro i reati fiscali adottata in questi anni dagli Stati
Uniti d’America diventa, ogni giorno che passa, realtà. Per uscire dal procedimento americano di
concorso in frode fiscale (per avere aiutato 20mila contribuenti Usa ad evadere), il Crédit Suisse il
19 maggio 2014 ha dovuto pagare 2,6 miliardi di dollari. In Europa, Germania e Francia hanno già
mostrato i pugni, imponendo a loro volta sanzioni molto pesanti. Ora potrebbe essere il turno
dell’Italia. Senz’altro la banca punterà al patteggiamento con la Procura di Milano, anche se il
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prezzo da pagare potrebbe essere quello di una più ampia collaborazione. Come è successo negli
Usa, la magistratura potrebbe pretendere la lista completa dei clienti che hanno evaso. ©
RIPRODUZIONE RISERVATA Giuseppe Oddo
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015
I CASI PRATICI - IL POSSIBILE COMPORTAMENTO - LA SITUAZIONE L'IMMOBILE AFFITTATO
Immobile in Svizzera acquistato nel 2000 (anno non più accertabile) per un milione di euro non
indicato nel quadro RW. L'immobile è affittato con canone annuale pari a 60mila euro. Il reddito
imponibile non dichiarato nel quadro RL è pari a 51mila per ciascun anno (applicando la riduzione
forfetaria del 15%)
Sanzione per ciascun anno dal 2009: mancata indicazione in RW (0,5% di un milione) = 5mila
euro (riducibili a 1/3). Maggiori imposte dirette dal 2010 per 21.930 euro (assumendo il 43% di
51mila). Sanzioni imposte sui redditi pari al 99,75% per 21.930 euro = 21.875 euro (riducibili a 1/6
= 3.647 euro). A questo importo si aggiunge l’Ivie dello 0,76% all’anno sul valore dell’immobile dal
2012 (15.200 euro più la sanzione del 30% di tale importo per omesso versamento, ravvedibile)
IMMOBILE ACQUISTATO CON REDDITI SOTTRATTI A TASSAZIONE
Immobile in Svizzera del valore di 2 milioni di euro acquistato nel 2010 (anno ancora accertabile)
non indicato nel quadro RW. Il contribuente non è in grado di fornire la prova contraria sulle
disponibilità utilizzate per acquistare l’immobile
Sanzione per mancata indicazione per ogni anno di possesso dal 2010 nel quadro RW 0,5% di
2milioni = 10mila euro (riducibili a 1/3). Maggiori imposte dirette su 2 milioni di euro per mancata
prova contraria: 860mila euro (assumendo il 43% di 2 milioni). Sanzioni imposte sui redditi
857.850 euro (99,75% per 2 milioni), eventualmente riducibili a 1/6 = 146.343 euro. A questo
importo si aggiunge l’Ivie dello 0,76% all’anno sul valore dell’immobile dal 2012 (30.400 euro più
la sanzione del 30% di tale importo per omesso versamento, ravvedibile)
CONTO DEPOSITO
Conto deposito del valore di 500mila euro ereditato da parente in linea retta nel 2011 investito in
obbligazioni con cedole pari a 20mila euro ogni anno. Le somme sono depositate in Svizzera dagli
anni ’70.
Il contribuente è in grado di dimostrare che il deposito titoli prima del 2011 era intestato al de
cuius.
Sanzioni per omessa compilazione del Quadro RW: 0,5% della consistenza a fine esercizio solo per
il periodo 2011-2013 (le sanzioni non passano all’erede): ipotizzando una consistenza uguale a
500mila euro per ogni anno = 2.500 euro per 3 = 7.500 euro, eventualmente riducibili a 1/3.
Imposte sui redditi dal 2010 (cedole, plusvalenze, proventi, eccetera) pari al 12,5% fino al 2011,
20% dal 2012 al 2013 = 2.500 euro (anno 2010 e 2011) e 4mila (anno 2012 e 2013) = 13mila euro.
Sanzioni per infedele dichiarazione 99,75% delle imposte non versate (solo dal 2011 al 2013) =
10.473,75 euro, eventualmente riducibili a 1/6.
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Si dovrà aggiungere anche l’importo dell’Ivafe per ciascun anno sulla consistenza finale di ciascun
anno (0,15% per il 2012 e 0,20% dal 2013), oltre la sanzione del 30% di tale importo per omesso
versamento, ravvedibile.
L’imposta di successione non è dovuta essendo sotto la franchigia di un milione.
DEPOSITO TITOLI – CALCOLO FORFETTARIO
Conto deposito del valore di 500mila euro investito in obbligazioni con cedole pari a 20mila euro
ogni anno. Le somme sono depositate in Svizzera dagli anni ’80. Il contribuente decide di optare
per il regime forfettario.
Sanzioni per omessa compilazione del Quadro RW dal 2009: 0,5% della consistenza a fine esercizio
per tutti gli anni (ipotizzando una consistenza uguale a 500mila euro per ogni anni = 2.500 euro
per ciascun anno), eventualmente riducibili a 1/3.
Imposte sui redditi dal 2010 (cedole, plusvalenze, proventi, eccetera) utilizzando il metodo
forfettario: 5% per 500mila euro per ciascun anno = 25mila euro per 27% = 6.750 euro per ciascun
anno.
Sanzioni per infedele dichiarazione 99,75% delle imposte non versate = 26.932,5 euro,
eventualmente riducibili a 1/6.
Si dovrà aggiungere anche l’importo dell’Ivafe per ciascun anno sulla consistenza finale di ciascun
anno (0,15% per il 2012 e 0,20% dal 2013), oltre la sanzione del 30% di tale importo per omesso
versamento, ravvedibile.
Sanzioni per omessa compilazione del Quadro RW: 0,5% della consistenza a fine esercizio per tutti
gli anni dal 2010 al 2013 (ipotizzando una consistenza uguale a 600mila euro per ogni anno =
3mila per 4 = 12mila euro), eventualmente riducibili a 1/3.
Imposte sui dividendi pari al 20% di 100 mila euro = 20mila euro
Sanzioni per infedele dichiarazione 99,75% delle imposte non versate = 19.950 euro,
eventualmente riducibili a 1/6.
Si dovrà aggiungere anche l’importo dell’Ivafe per ciascun anno sul valore della partecipazione di
ciascun anno (0,15% per il 2012 e 0,20% dal 2013), oltre la sanzione del 30% di tale importo per
omesso versamento.
Un contribuente detiene una partecipazione del 20% in una società svizzera con capitale sociale del
valore nominale pari a 3 milioni di euro. La partecipazione è stata acquistata nel 2010 e il
contribuente è in grado di dimostrare la provenienza dei capitali utilizzati per acquistare la
partecipazione.
La partecipazione ha generato dividendi nel 2012 per 100mila euro.
PARTECIPAZIONE IN SOCIETÀ SVIZZERA
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orientata alla più ampia diversificazione, da perseguire in tutte le direzioni, per classe di
investimento, geografica e valutaria. Gli investitori più evoluti devono considerare di aggiungere o
incrementare la componente dei loro portafogli destinata alle attività finanziarie meno liquide, in
primo luogo gli investimenti alternativi».
Secondo Manuela D’Onofrio, Responsabile Global investments di Unicredit Private banking, il
2015 può essere l’anno dell’azionario americano. «I nostri portafogli hanno un importante
sovrappeso di azioni rispetto alle obbligazioni, con Usa ed Eurozona che rappresentano le aree più
rilevanti - spiega -. La positività sull’azionario statunitense è dovuta alla convinzione che la crescita
americana possa superare il 3%, grazie al buon andamento dei consumi e a una politica monetaria
normalizzata con gradualità. Inoltre, con rendimenti dei titoli di stato dell’area euro
prevalentemente inferiori al 2% e tassi del monetario prossimi allo zero, gli investitori dovranno
assumere rischi maggiori rispetto al passato, aumentando il peso delle azioni e delle obbligazioni a
maggior rischio per mantenere la redditività del portafoglio su livelli paragonabili a quelli passati;
quindi dovranno sempre di più ricorrere alla consulenza degli specialisti degli investimenti, sia per
quanto concerne l’asset allocation che la scelta dei fondi».
I prodotti e i servizi
L’allocazione dei portafogli su soluzioni innovative è una parte molto importante del lavoro del
private banker. «Il nostro mestiere è offrire consulenza, partendo dalle esigenze finanziarie dei
nostri clienti, non dai prodotti che distribuiamo - precisa Antonello Piancastelli, condirettore
generale di Banca Fideuram. - I prodotti di risparmio gestito rappresentano da sempre la risposta
migliore, in quanto garantiscono un presidio gestionale, una politica di diversificazione e una
trasparenza verso il cliente che le forme di risparmio amministrato difficilmente offrono. Nel
risparmio gestito viene investito circa l’80% circa degli asset e al suo interno privilegiamo soluzioni
contenitore come le gestioni patrimoniali od assicurative (unit linked Vita)». Per il manager queste
soluzioni hanno un’alta componente di servizio e offrono vantaggi finanziari, operativi e fiscali.
Anche in casa Bnl-BnP Paribas la priorità viene data ai prodotti di risparmio gestito.«Nelle nostre
indicazioni di costruzione dell’asset allocation, per profili di rischio - spiega Manuela Maccia,
responsabile advisory & gestioni - , oggi i prodotti del risparmio gestito hanno un ruolo molto
importante date le attuali condizioni di mercato. La parte dei portafogli che tradizionalmente
veniva gestita con strumenti monetari ed obbligazionari a breve e medio termine, oggi dà
rendimenti pari a zero se non negativi. È imprescindibile poter utilizzare prodotti di risparmio
gestito. Uno spazio crescente lo stanno avendo anche le gestioni patrimoniali, in particolare quelle
a rendimento assoluto e budget di rischio che ben rispondono alle esigenze patrimoniali dei nostri
clienti e sono adatte all’attuale contesto di mercato».
Anche Luca Caramaschi, a capo di Deutsche Asset & Wealth Management, ricorda l’importanza
strategica dei prodotti di risparmio gestito. «Fin dalla crisi del 2008 la risposta più efficiente
all’estrema volatilità dei mercati e alla velocità di cambiamento degli stessi è il risparmio gestito aggiunge -, che permette di adattarsi alle mutate condizioni di partenza nel minor tempo
possibile».
Consulenza agli investimenti
Un ruolo sempre più importante lo svolge il servizio di consulenza agli investimenti. Fideuram per
esempio opera con un servizio di consulenza “base”, gratuito, «che per livello di servizio al cliente
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Controllo del rischio
C’è infine un ulteriore fattore che sta rendendo i prodotti sostenibili più interessanti per il mondo
della finanza. È la questione del rischio reputazionale.
La gestione finanziaria sostenibile infatti consente di escludere dall’universo investibile aziende
che non rientrano nei criteri Esg, acronimo inglese che indica il rispetto di determinati parametri
ambientali, sostenibili e di governance. Ebbene, tale “filtro etico” ha consentito ad alcuni gestori di
evitare l’investimento in aziende che hanno registrato repentini crolli in Borsa a causa di crisi
reputazionali. Controllo del rischio che non ha penalizzato la performance. Anzi. ©
RIPRODUZIONE RISERVATA Vitaliano D’Angerio
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015
Cresce l’allarme per gli attacchi informatici
Per fare in modo che il cyber attack non si ripercuota negativamente sui risultati delle aziende, il
risk management deve riuscire a gestire notevoli rischi che possono coinvolgere gli asset più
importanti delle società. Tra questi rientrano senz'altro i dati sensibili dei clienti, i piani aziendali e
le informazioni finanziarie. C’è un legame diretto tra innovazione e cyber risk perché i sistemi
informatici non sono infallibili e la loro vulnerabilità è un fenomeno sempre più diffuso. Negli
ultimi anni gli attacchi informatici più significativi sono stati quelli alla PlayStation network di
Sony, da cui sono stati sottratti i dati personali di 77 milioni di iscritti e il cyber attack a Adobe
Systems, con la sottrazione di 38 milioni di password di utenti. Per trasformare un programma di
sicurezza informatica standard-driver in un programma più sicuro e con meno rischi non servono
solo le risorse economiche ma anche la capacità di applicare nuovi approcci.
Per il mondo assicurativo la gestione del rischio informatico avviene tramite canali convenzionali
che risultano poco efficaci nella mitigazione del cyber attack e allo stesso tempo prosciugano la
gran parte degli investimenti dedicati a questo tipo di sinistro.
Nel nostro Paese, secondo la relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza del 2013, il
cyber risk è al primo posto tra i rischi che minacciano la sicurezza nazionale e le imprese italiane,
con danni al sistema economico stimati in circa 20-40 milioni. Il cyber risk è un fenomeno che
colpisce le imprese di tutte le dimensioni rappresentando dunque una delle minacce più
importanti.
Il rischio cyber è tuttavia sovranazionale, per nulla legato alla territorialità. Gli attacchi possono
arrivare da qualsiasi luogo e i dati, privi di fisicità e spesso affidati in gestione a terzi, non risiedono
in un punto specifico. Questo è uno dei motivi per cui le polizze cyber risk coprono i dati ovunque
risiedano e durante la trasmissione degli stessi in tutto il mondo.
L’interruzione di un servizio, il danno derivante dalla trasmissione di un virus, il furto di dati
sensibili o il rilascio degli stessi in ambienti non verificati, il furto di proprietà intellettuale sono
solo alcune delle garanzie che queste polizze cyber risk possono offrire.
I principali rischi informatici o cyber risks sono il furto o manipolazione illecita di dati sensibili, la
divulgazione di informazioni riservate, violazione della proprietà intellettuale, perdita di dati con
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conseguente perdita finanziaria, perdita dei ricavi, interruzione del supply chain management con
conseguente perdita degli ordini, l'accesso alle informazioni personali e la diffusione di virus nei
computer che possono distruggere o bloccare le funzioni di una rete di computer e le relative
operazioni aziendali. Le coperture assicurative possono garantire protezione per danneggiamento
dei dati personali, interruzione di servizio, violazione della privacy, estorsione e terrorismo cyber.
Esistono inoltre delle opzioni per garantirsi per i rischi diretti come i costi di recupero dei dati, il
supporto tecnologico/legale/investigativo, i costi di sostituzione, il furto della proprietà
intellettuale etc. La polizza cyber a terzi (third party coverage) va invece a coprire situazioni come il
discredito, contraffazione e plagio, i diritti di privacy e perdita di fiducia, la trasmissione di virus o
l’interruzione di servizio oltre che danni economici (danni contrattuali) e perdita di reputazione.
Naturalmente l’offerta assicurativa è influenzata da un quadro normativo in continua evoluzione.
Il 7 febbraio 2013 è stata presentata dalla Commissione europea una nuova strategia per rafforzare
i principi della cyber sicurezza già in essere, la quale prevede onerose sanzioni pecuniarie nei
confronti delle imprese che non adottino idonee misure di prevenzione.
La strategia è accompagnata da una proposta di direttiva recante misure volte a garantire un livello
comune elevato di sicurezza delle reti e dell’informazione nell’Unione.
La direttiva potrà richiedere, tra l’altro, la notifica dei rischi potenziali sulla sicurezza e anche che
gli incidenti avvenuti siano riportati ad un’autorità per la cyber sicurezza che sarà costituita “ad
hoc” tra tutti i membri.
Interessate dalla nuova direttiva sulla cyber security sono: le amministrazioni pubbliche; i fornitori
di servizi informatici, quali fornitori di piattaforme di e-commerce, social networks, servizi di cloud
computing, i cosidetti application store, sistemi di pagamento on-line e motori di ricerca, internet
service providers, application service providers; enti che operano infrastrutture critiche, compresi i
fornitori di energia e i trasportatori (ad esempio, vettori aerei, operatori del trasporto ferroviario e
fornitori di servizi di logistica); organizzazioni del settore sanitario (comprese cliniche private);
istituzioni bancarie e di credito, e Borse.
Sarà prevista una specifica deroga in favore delle microimprese e dunque, secondo la
regolamentazione Ue, le società il cui organico è inferiore a 10 persone e il cui fatturato o il totale di
bilancio annuale non superi 2 milioni di euro. Le altre pmi non saranno esenti e saranno tenute a
conformarsi alla direttiva sulla cyber security in pieno.
Il 12 agosto 2013 è stata anche emanata la direttiva 2013/40/Ue del Parlamento Europeo e del
Consiglio che invita gli Stati membri a introdurre sanzioni penali contro gli attacchi ai sistemi di
informazione
La minaccia di attacchi cyber è ormai concreta. Anche se non potremo mai essere un passo avanti,
prevenire è meglio che curare, così un’adeguata protezione dei sistemi, insieme all'assicurazione su
misura, è la chiave per mitigare gli effetti del cyber crime. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015
Banche, l’ipotesi bad bank fa volare Mps e Carige - Nuovi acquisti su Siena (+4%),
balza il gruppo di Genova: +11%
L’ipotesi della bad bank piace al mercato, che ieri ha premiato i titoli di Carige e Mps con forti rialzi
e volumi fuori dalla media dell’ultimo anno. L’istituto ligure ha chiuso con un balzo dell’11,27%
superando la soglia di 0,07 euro per azione (a 0,071 euro). Particolarmente elevati gli scambi con
volumi a 505 milioni, pari al 5% del capitale, contro una media degli ultimi sei mesi di 84 milioni di
azioni a seduta. Una nuova giornata all’insegna degli acquisti anche per Banca Mps: le azioni hanno
segnato un progresso del 4,12%, raggiungendo la soglia dei 61 centesimi di euro che non vedevano
da inizio dicembre. Anche in questo secondo caso i volumi sono consistenti: 431 milioni di azioni
scambiate contro una media degli ultimi sei mesi di 211 milioni.
Sul mercato i rialzi vengono imputati a due fattori, che stanno giocando sui titoli nel periodo preaumento di capitale, che si terranno con ogni probabilità nel mese di maggio. Da una parte la
costituzione della bad bank con garanzie statali sul modello di quanto avvenuto in Spagna nel 2012
e dall’altra sull’arrivo di nuovi soci o su una possibile aggregazione, che possano rafforzare il
capitale dei due istituti. C’è chi, poi, sottolinea come alcuni gestori possano aver considerato
l’opportunità di entrare su questi due titoli in vista di eventi che potranno far apprezzare le azioni
rispetto ai corsi attuali. Non è esclusa, infine, l’ipotesi che qualche investitore, intenzionato a
partecipare in modo corposo ai prossimi aumenti di capitale, si sia già mosso per costruire
posizioni importanti nel capitale degli istituti. Intanto, sul fronte delle banche popolari, prosegue
l’iter di conversione del Dl che prevede la trasformazione degli istituti in Spa.
L’ipotesi della costituzione di una bad bank, partecipata dallo Stato, ha ricevuto il plauso di molti,
ma in occasione del Forex alcuni banchieri hanno osservato che l’Italia avrebbe dovuto muoversi
prima in questa direzione, imitando quanto fatto in Spagna tre anni fa. Nel caso spagnolo venne
creata la società Sareb, partecipata al 45% dallo Stato e al 55 da banche straniere e alcuni istituti
locali. Allo scorso anno Sareb aveva acquisito circa 51 miliardi, di cui almeno 11 miliardi relativi ad
immobili. L’obiettivo è quello di rivendere i crediti nei prossimi quindici anni.
In Italia, non manca, comunque, il partito di quanti credono che anche se in ritardo, la bad bank
possa essere un passo risolutivo per diversi istituti bancari italiani. «La creazione di una bad bank
sarebbe molto positiva in quanto aiuterebbe le banche di medie dimensioni a liberare risorse per
erogare nuovi prestiti. Sarebbe molto positiva anche la piena deducibilità fiscale delle svalutazioni
sui crediti nell’anno in cui vengono eseguite che eliminerebbe uno svantaggio normativo per le
banche italiane rispetto a quelle europee» commentano da Intermonte.
Certo è che al momento non è semplice capire quale possa essere l’impatto sui ratio delle banche,
che potranno beneficiare della bad bank. Gli analisti non si avventurano ancora a elaborare
proiezioni perché non esistono contorni definiti: primo fra tutti l’ammontare di sofferenza che
potrebbero essere acquistate. Nelle ipotesi di parla di 40 miliardi di euro, riducendo così alla metà
l’incidenza delle sofferenze sul portafoglio crediti complessivo. In secondo luogo le condizioni di
cessione sono ancora, naturalmente, da stabilire, prezzo in primis. Sarà necessario capire se
l’operazione risulterà conveniente per gli istituti.
Il caso Carige
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Tier 1 calcolato secondo i criteri transitori per il 2014 è risultato pari a 19,2%. © RIPRODUZIONE
RISERVATA L.G.
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015
Hsbc, scoppia il caso del conto segreto del ceo - Multe e global banking pesano sul
2014: utili in calo del 18%
LONDRA. Per il presidente di Hong Kong & Shangaii Bank (Hsbc) Douglas Flint «non c’è notizia»
sulle presunte acrobazie fiscali del ceo Stuart Gulliver, intestatario attraverso una società
panamense di un conto corrente in Svizzera che lo avrebbe apparentemene messo al riparo dalla
curiosità dell’erario britannico. In effetti la scoperta dei 7,6 milioni di sterline riconducibili a Stuart
Gulliver non sbatte con le norme di Sua Maestà se non altro per la condizione di residente «non
domiciliato» dell’amministratore delegato da molti anni basato a Hong Kong. La «notizia», infatti,
non è penale nè amministrativa, ma di ordine etico-deontologico, o di semplice opportunità, visto il
ciclone che avvolge Hsbc da settimane, da quando cioè sono emersi gli aiuti che la banca britannica
avrebbe garantito ai correntisti internazionali con depositi in Svizzera per aggirare le autorità
fiscali di mezzo mondo.
L’ultimo mattone è arrivato ieri con risultati deludenti abbastanza da far scivolte il titolo del 6%
circa, poche ore dopo che il nome di Stuart Gulliver era stato messo in collegamento con il tesoretto
panamense. A trascinare il ceo nelle paludi del caso svizzero è stato ancora una volta il quotidiano
The Guardian che ha diffuso i «files Falciani» e denunciato le pratiche di advisory non proprio
lecite di Hsbc nella confederazione. Risulta infatti che Stuart Gulliver sia stato beneficiario di
Worcester equities registrata a Panama, ma con conti in Svizzera, dove finivano i bonus di Stuart
Gulliver. Il ceo lo ha ammesso riaffermando la piena liceità dei depositi aperti solo per ragioni di
privacy. Lo stesso Guardian precisava che non esistono gli estremi per prefigurare comportamenti
illeciti, ma è evidente che l’amministratore delegato rischia di vedere ammaccata l’immagine di
risanatore che si è dato.
Hsbc, lo ricordiamo, è stata al centro dello scandalo Libor e Forex, ma anche di quello, gravissimo,
legato al riciclaggio a favore dei narcotrafficanti messicani e deve scusarsi per aver agevolato
l’evasione fiscale di centinaia di correntisti delle sue filiali svizzere. In questo contesto il caso
Gulliver non aiuta, nonostante l’intervento fermo del presidente Douglas Flint. Fermo nel
proteggere il ceo, quando esplicito nel chiedere «scusa» per le vicende elvetiche.
Ma ieri l’attenzione del mercato era soprattutto rivolta verso risultati che Stuart Gulliver ha
riconosciuto essere «deludenti», scivolati, come sono, a 18,7 miliardi di dollari, il 18% meno dello
scorso anno e al di sotto del consenso degli analisti. Per Hsbc la colpa va in parte ascritta alle multe
inattese (circa 3,7 miliardi), ma l’area «global banking and market» ha subito una contrazione del
38% degli utili rispetto all’anno precedente contribuendo in maniera decisa a deboli risultati,
rispetto alle attese.
Cade anche il roe con un target che dal 12-15% è ora stato rivisto a un vago «più del 10%». Il
rapporto cost-efficiency è cresciuto dal 59,6% al 67,3% nonostante i tentativi del ceo di rendere
l’istituto meno elefantiaco e più flessibile. Da quando è alla guida del gruppo con testa a Londra e
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radici a Hong Kong, Stuart Gulliver ha chiuso 74 business e tagliato decine di migliaia di posti di
lavoro. © RIPRODUZIONE RISERVATA Leonardo Maisano
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IL SOLE 24 ORE mercoledì 24 febbraio 2015
Equitalia, riscossione coattiva in bilico
È passato un anno dall’adozione della legge delega fiscale e non è ancora chiaro se Equitalia
abbandonerà i Comuni oppure costituirà un consorzio con Anci per la riscossione coattiva delle
entrate locali, opzione quest’ultima che andrebbe comunque sottoposta al vaglio di compatibilità
comunitaria. Nel frattempo molti Comuni stanno continuando ad inviare ad Equitalia i ruoli di
diverse entrate locali, pur non essendo tutte fornite di copertura legislativa. In particolare occorre
verificare se per i tributi “nuovi” (Imu, Tares, Tari, Tasi, imposta di soggiorno, eccetera) ci siano
apposite disposizioni che consentano ad Equitalia di emettere i ruoli coattivi, per il tramite di un
affidamento diretto ope legis. Solo la disciplina dell’Imu contiene un riferimento alla norma dell’Ici
che consente ai Comuni di affidare direttamente ad Equitalia i ruoli dell’imposta municipale. In tal
senso dispone l’articolo 9 comma 7 del Dlgs 23/2011 (Imu) che richiama l’articolo 12 del Dlgs
504/92 (Ici). Affidamenti sui quali però si intravedono alcuni profili di incompatibilità comunitaria
perché contrasterebbero con le regole che tutelano la concorrenza e il mercato (articolo 101 e
seguenti del Trattato Ue).
Sotto il diverso profilo della violazione dell’articolo 3 del Dl 203/2005, che consente ad Equitalia
di proseguire l’attività di riscossione già svolta in precedenza e non già di ottenere in affidamento
diretto nuovi servizi (in tal senso Consiglio di Stato 2063/2010 e 5566/2010), potrebbe forse
opporsi il superamento implicito derivante dalla legislazione successiva sull’Imu. In ogni caso, se
per l’Imu l’operazione potrebbe apparire fattibile, ancorché forzata e a rischio contenzioso, per tutti
gli altri tributi “nuovi” non esiste invece alcuna norma che attribuisca ad Equitalia il potere di
effettuare la riscossione coattiva, senza una procedura ad evidenza pubblica. Peraltro non reggono
neppure talune argomentazioni in chiave sistematica. Si potrebbe ad esempio ritenere che alcuni
tributi siano sostanzialmente analoghi a quelli precedenti, ad esempio la Tares e la Tari rispetto alla
Tarsu. Ora, a parte il fatto che l’attribuzione in via analogica di un potere così delicato sarebbe
piuttosto debole da sostenere, tale strada andrebbe definitivamente abbandonata alla luce
dell’orientamento giurisprudenziale che ha ravvisato nell’Imu e nella Tares due tributi
completamenti nuovi rispetto all’Ici e alla Tarsu (in tal senso Tar Napoli 1543/2013, Tar Roma
3801/2013, Tar Lecce 1771/2013).
Non si ritiene inoltre possibile risolvere il problema neppure attraverso l’articolo 36 della legge
31/2008, che aveva la diversa funzione di riproporre il contenuto della disposizione prima recata
nell’ultimo comma dell’articolo 52 Dlgs 446/97, cioè di stabilire i principi quadro generali, non già
quella di attribuire un potere. La norma infatti stabilisce che la riscossione coattiva delle entrate
locali «continua a potere essere effettuata» con ingiunzione fiscale (per Comuni e altri soggetti) o
con la procedura del ruolo se affidata ad Equitalia. In altri termini, la previsione del 2008
presuppone l’esistenza a monte di altre disposizioni che consentano ad Equitalia di effettuare la
riscossione coattiva tramite ruolo, quale quella di cui all’articolo 3 comma 6 Dlgs 112/99.
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Responsabile - Lodovico Antonini
RASSEGNA STAMPA
Anno XVI - 24/02/2015
A cura di Bruno Pastorelli – [email protected]
Disposizione, abrogata dal 2011 (Dl 40/2010), che imponeva ai Comuni di avvalersi di Equitalia a
meno che non avessero affidato ad altri soggetti la riscossione delle entrate. È evidente quindi che
si impone, anche sotto questo aspetto, l’attuazione della legge delega n. 23/14. © RIPRODUZIONE
RISERVATA Giuseppe Debenedetto e Luigi Lovecchio
Abraham Lincoln
Il tatto è la capacità di descrivere gli altri come loro stessi si vedono.
.c.
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