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CHIAIA
Anno II - N.12 dicembre 2007
S A P E R V I V E R E L A C I T TÀ
Distribuzione gratuita
il mensile di Chiaia-San Ferdinando-Posillipo
Edizioni
Iuppiter Group
Natale senza luminarie:
è la forma estrema
di protesta
dei commercianti
di Napoli. Invece
delle strade
va illuminato il buio
del malgoverno in cui
brancola l’intera città.
Intanto la società civile
è pronta a tornare
in piazza.
fate luce
la vigilante
s.r.l.
ISTITUTO DI VIGILANZA
dal 1946
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LA PECE GIÀ
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IN MILLE PEZZI
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EMERGENZE-SICUREZZA
CARABINIERI 112
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Comm. S. Ferdinando (Riv. di Chiaia 185)
Tel. 081.5980311
POLIZIOTTI DI QUARTIERE
Via Nicotera, il regno del caos
LA PAROLA AI LETTORI. I residenti e i commercianti sul piede
di guerra per il degrado della strada. La palettatura è da rifare
MOTORINI SELVAGGI
E SPAZZAMENTO INSUFFICIENTE
POLIZIA STRADALE
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OSPEDALE FATEBENEFRATELLI
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SA P E R V I V E R E L A C I T TÀ
Anno II n. 12 - dicembre 2007
Direttore Editoriale
Nino De Nicola
Direttore Responsabile
Alvaro Mirabelli
Art Director
Massimiliano De Francesco
Responsabile Saper Vivere
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Redazione
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Quelli di Chiaia Magazine
Antonio Biancospino, Aurora Cacopardo,
Antonella Carlo, Paolo D’Angelo, Rossella Galletti,
Rita Giuseppone, Massimo Lo Iacono, Giancarlo Maresca,
Renato Rocco, Francesco Ruggieri, Nicola Sellitti,
Luca Spoldi, Salvatore Tartaglione, Fabio Tempesta,
Massimiliano Tomasetta, Tommy Totaro.
Stampa
Arti grafiche Litho 2
Via Principe di Piemonte, 118 Casoria
Reg. Tribunale di Napoli n. 93 del 27 dicembre 2005
Gentile redazione,
denunciamo il grave degrado di via Nicotera.
In sintesi nella strada regna il caos. Tutti i solleciti sono restati inascoltati. Viabilità: la mole di traffico è abnorme. Ciò provoca inquinamento e rende pericoloso l'attraversamento. Ci
vogliono strisce pedonali. Manutenzione: sempre a causa del traffico, ci sono dissesti e buche
dappertutto. Paletti: in molti punti non ci sono più e quelli vecchi vanno ridipinti. Motorini selvaggi, una vergogna da eliminare: viaggiano a qualunque ora, a velocità folle, contromano, senza casco e in 3 o 4 a bordo. Illuminazione: è fatiscente e in alcuni punti si accende a intermittenza. Nettezza urbana: la strada
è sempre sporca. Lo spazzamento è insufficiente perché i turni e gli addetti sono pochissimi.
Inoltre le campane per la differenziata straripano perché raramente svuotate. Decoro urbano: i muri dei palazzi sono deturpati dalle scritte e da manifesto selvaggio. Sicurezza: vigili e
polizia non si fanno mai vedere.
SHOPPING A CHIAIA: CERCASI
PARCHEGGIO DISPERATAMENTE
Caro direttore,
anche quest’anno Chiaia e la Ztl non vanno d’accordo. Lavoro nel cosiddetto salotto di Napoli e
mi piacerebbe che gran parte del centro della città diventasse isola pedonale. Niente più auto,
possibilità di camminare liberamente come succede nelle altre città italiane. L’altra sera sono venuto a via dei Mille con mia moglie a fare shopping. Una giornata di svago dopo una settimana di duro lavoro. Un’ora per trovare parcheggio. Un’ora di stress che è finita con la scelta di
parcheggiare in un garage privato della zona. Alla fine, dopo aver fatto acquisti ed essere andati
al cinema, siamo ritornati all’auto. 30 euro il costo della sosta nel garage. 30 euro! Ci rendiamo
conto che questa non è una città normale? E’ mai
possibile che non esistano aree di sosta al centro
a tariffe accessibili? A che serve fare la Ztl con un
territorio che non offre parcheggi? Come è possibile che a Roma hanno costruito un parcheggio interrato in soli due anni e qui non si riesce
a fare assolutamente nulla?
Giovanni Cirillo
Residenti e commercianti di via Nicotera
la egnalazione
VILLA COMUNALE
La sorveglianza che non c’è
di MASSIMO GALLOTTA
Quel poco di verde che c’è a Chiaia,
dobbiamo difenderlo a tutti i costi.
Non è più possibile assistere, ad esempio, allo stato di
abbandono della
gloriosa Villa Comunale. Poiché i sorveglianti sono pochi e
senza mezzi - biciclette rotte, videosorveglianza che non
funziona - il parco è
decisamente in uno
stato preoccupante. Aiuole piene di
rifiuti, lampioni mozzati, chalet
degradati, servizi igienici assenti e
VIA CAPPELLA VECCHIA:
FAR WEST IN PIENO CENTRO
Gentile redazione,
chi ha deciso di fare i marciapiedi di via Filangieri con quella porcheria di asfalto? Ma i
commercianti e i residenti perché non organizzano una serrata bloccando questo genere di
scempio? Per i lavori per il rifacimento della linea tranviaria, l’asfalto è stato messo a dir poco con i piedi. Ma chi controlla l’utilizzo dei nostri soldi? A piazza dei Martiri, le fioriere e le
moto parcheggiate rendono ardua la vita dei
pedoni. Ma i vigili urbani dove sono? E se ci sono, cosa fanno? Molto raramente, ad esempio,
si vedono a via Cappella Vecchia che è a dir poco peggio del far west: ognuno fa e si sente autorizzatoa fare i porci comodi propri parcheggiando auto e moto alla men peggio. Ho firmato, insieme ad altri, una lettera di protesta
pubblicata su Chiaia Magazine. Lettera morta
per i nostri governanti? Mi piacerebbe vedere
cambiare qualcosa, ma, purtroppo, anche la
gente perbene è costretta ad adeguarsi per poter sopravvivere in questo caos.
Giancarlo Cepollaro
S
GUARDIA DI FINANZA 117
[email protected]
Il nodo cantieri è tra i temi più trattati dai nostri lettori. L’ultima lettera che è arrivata in
redazione è firmata da Maurizio Parasole: «Abito al civico 48 di via Martucci. Vorrei segnalare che, nonostante lo scarso transito di automobili perché la strada è stata riaperta da poco,
proprio all'altezza del civico 48 la pece apposta tra le pietre si è ridotta in mille pezzi ed è
saltata irrimediabilmente. Ciò sarà causa di infiltrazioni ed avvallamenti, come già verificatosi
in passato nello stesso punto». Abbiamo girato la lettera all’assessorato comunale al Decoro e
Arredo Urbano che così ci ha risposto: «Via Martucci è ancora “area di cantiere” consegnata
all'impresa esecutrice: è vero che alcuni segmenti della via presentano sconnessioni, ma è un
contrattempo previsto. Al termine dei lavori e prima del collaudo finale, tutta la via sarà ricontrollata ed eventuali tratti critici saranno bitumati di nuovo. Cogliamo l'occasione per informare che, nella parte alta, il marciapiede del supermercato (appena liberato dopo 10 anni) e la
carreggiata adiacente saranno oggetto di intervento di riqualificazione dopo l'Epifania».
Tel. 335.5292755 (Pattuglia Chiaia)
Tel. 349.2142396 (Pattuglia S. Ferdinando)
Tel. 347.0752926 (Pattuglia Santa Lucia)
VIGILI DEL FUOCO 115
2
soprattutto un’infinita di buche e
voragini pericolosissime per chi passeggia o per chi fa jogging. Non si
contano, poi, i «ricordini» dei cani. E’
necessario, quindi,
impegnarsi con forza
e serietà per il recupero della Villa,
patrimonio di Chiaia
e dell’intera città che,
purtroppo, è diventato un triste giardino
dei supplizi. E’ importante, dunque,
potenziare il controllo del parco per
salvare la Villa Comunale.
AI NOSTRI LETTORI
«Sos Chiaia» è un contenitore
di denunce e proteste contro
disservizi, inciviltà ed emergenze urbane e non.
La nostra intenzione è quella
di affondare il bisturi nel
degrado ambientale, segnalando tutto nero su bianco e
richiamando chi di competenza alle proprie responsabilità.
Invitiamo i nostri lettori a
indicarci cosa non va nel quartiere e a proporci soluzioni per
rendere più vivibile la città.
Contiamo su di voi.
Le lettere, firmate con nome
e cognome, vanno inviate
a Chiaia Magazine
Via dei Mille, 59 - 80121 Napoli
oppure alla e-mail
[email protected]
PRIMO PIANO
CHIAIA MAGAZINE
3
Il sindaco: «Sì ai parcheggi a Chiaia»
LA SVOLTA. Dopo l’incontro con gli organizzatori del corteo del 10 novembre,
la Iervolino apre alle aree di sosta interrate. Il city manager: «Tocca agli imprenditori»
Oscar Medina
ull’onda del successo ottenuto dal corteo di protesta organizzato il 10 novembre per le strade di Chiaia
dalla società civile, gli esponenti del Comitato Chiaia per
Napoli, Paolo Santanelli, Giuseppe Marasco e Nino De Nicola, il 23 novembre sono stati
ricevuti dal sindaco Rosa Russo
Iervolino e dag li assessori Gennaro Mola, Elisabetta Gambardella e Giorgio Nugnes. Al
centro dell’incontro le richieste
della gente di Chiaia per una
maggiore vivibilità del quartiere: in cima alla lista delle
priorità l’esigenza di parcheggi interrati da realizzare in zona Chiaia.
Parcheggi: quale futuro. Se a
gran parte delle istanze presentate dal Comitato civico su
altre spinose questioni il primo cittadino ha riservato
un’accoglienza tiepida, sull’opzione di aree di sosta sotterranee in centro ha invece
manifestato un’apertura inattesa, promettendo agli esponenti del Comitato un incontro
chiarificatore col city manager
Luigi Massa: il funzionario, infatti, ricopre il ruolo di Soggetto Attuatore, incaricato dal
sindaco di realizzare gli interventi previsti nell’ambito del
"Commissariato per l’emergenza traffico e viabilità" in materia di opere pubbliche. Una
funzione operativa, quella di
Massa, che vale anche in materia di nuovi parcheggi: dunque un interlocutore tecnicamente idoneo. E, poco dopo,
Palazzo San Giacomo ha mantenuto l’impegno: gli esponenti di Chiaia per Napoli hanno
incontrato Massa, il 5 dicembre, nel suo ufficio al secondo
piano del Municipio. Santanelli, Marasco e De Nicola, presente anche un redattore di
Chiaia Magazine, hanno chiesto al Soggetto Attuatore spiegazioni circa l’eventualità di
realizzare parcheggi interrati
di interscambio nella zona
Nuove speranze
per i Re Magi
S
Giusto un anno fa la prima
pagina di Chiaia Magazine
vedeva come protagonisti i Re
Magi alla disperata ricerca di un
parcheggio a Chiaia. La vignetta,
realizzata da Paola Del Prete che
anche questo Natale firma la
copertina, riproponeva un
cavallo di battaglia del nostro
giornale: parcheggi a Chiaia. A
distanza di dodici mesi, c’è un
po’ più di speranza per i Re Magi.
Se dovessero ripassare l’anno
prossimo in zona Chiaia, forse
parcheggeranno più facilmente:
forse nel Garage Morelli, finalmente concluso (secondo l’assessore alla Mobilità Mola). E forse,
se tutto va bene, tra due/tre anni
si imbatteranno anche nei cantieri dei parcheggi interrati.
Chiaia, specificamente lungo
l’asse Lungomare-Riviera di
Chiaia, grazie al ricorso ai poteri speciali attribuiti al sindaco in qualità di commissario
straordinario per traffico e viabilità.
L’impegno del city manager.
Massa ha promesso di attivarsi sul fronte dei parcheggi interrati di intescambio destinati alla sosta pubblica in zona
Chiaia, restati finora ai margini dell’agenda operativa del Comune di Napoli perché considerati attrattori di traffico. Il
manager si è impegnato ad iniziare subito una serie di audizioni tecniche con imprenditori e progettisti circa la fattibilità di aree di sosta interrate
sull’asse marittimo di Chiaia.
Massa, dunque, dopo aver garantito un primo, rapido giro
di pareri e di disponibilità progettuali ed esecutive, ha promesso in tempi stretti un nuovo incontro per illustrare al Comitato il materiale emerso. Su
una cosa, infine, i tre del Comitato e il city manager si sono ritrovati d’accordo: la necessità di tempi serrati sia sulla fase istruttoria che sulla fa-
se procedurale dell’operazione
"Parcheggi interrati a Chiaia".
"Per ora siamo ad una semplice dichiarazione di intenti hanno puntualizzato i rappresentanti della società civile di
Chiaia - e non è il caso di cantare vittoria. E’ incoraggiante
in ogni caso il proposito di
Massa di procedere subito ad
audizioni tecniche con gli imprenditori. Ma nessun ottimismo se non in presenza di segnali concreti perché alla fine
il problema risiede tutto nella
volontà politica di fare parcheggi in centro e di archiviare certo estremismo ambientalista che questa eventualità
la vede come fumo negli occhi
e che finora ha dominato gli
atteggiamenti del Comune".
Fin qui i parcheggi interrati.
Ma c’è di più.
Il Garage Morelli. Il Comitato
ha anche rappresentato lo
sconcerto del quartiere per l’oscura vicenda del Garage Morelli. I cittadini di Chiaia hanno lamentato che la Napoletana Parcheggi del costruttore
Maione ha rilevato dal Comune la concessione a ristrutturare la struttura di via Morelli
nel 2.000: da allora 7 anni di
rinvii, inerzie, paralizzanti apatie, varianti a raffica, che hanno allungato a dismisura i tempi di consegna dell’opera. Il tutto scortato dal sospetto insistente che a cose fatte i posti
pubblici sarebbero stati appena
135. Intanto l’ultima scadenza
indicata dal costruttore per la
conclusione dei lavori, dicembre 2007, è già saltata mentre
un’altra ne è stata avanzata:
giugno 2008. Secondo il Comitato, inoltre, proprio sull’"Affare Morelli", l’assessore comunale ai parcheggi Mola aveva lasciato intendere, nell’incontro del 23 novembre, che "a
questo punto della storia la
convenienza del Comune era
quella di non instaurare un
contenzioso col costruttore e
che conveniva invece sopportare con pazienza l’ulteriore
slittamento al giugno 2008". E
anche su questo fronte il city
manager ha promesso il suo interessamento, pur non rientrando la ristrutturazione del
Garage Morelli nel suo ambito
operativo che invece riguarda
le grandi opere da realizzare
con i poteri speciali.
IL CORSIVO
di MASSIMILIANO DE FRANCESCO
BUIO NAPOLETANO
L’altra sera, passando per una via dei Mille
senza il conforto di una stella, ci chiedevamo se qualcuno si fosse preso la briga di
spiegare a Eduardo Cicelyn, direttore del
Madre, perché Napoli è senza luminarie e
senza assessore al Commercio, impegnato,
come principe del Forum e assessore alla
Cultura (del viaggio) a infornare pizze a
Monterrey. Il giorno dell’Immacolata, in
un’intervista sul Mattino, Cicelyn così ha
commentato la decisione dei commercianti
di rinunciare alle luci natalizie in segno di
protesta contro il degrado della città: «Mi
sembra una scelta che fa male soprattutto
alla festa (...) A Napoli anche il commercio
non riesce a interpretare l’energia della
città. Non abbiamo più una tradizione e
non riusciamo a entrare nella modernità.
Una protesta suicida. Ma niente paura,
illumineremo la città con il technicolor
mediterraneo di Pistoletto a piazza del
Plebiscito». Il blackout del buonsenso sta
tutto in questa batteria di parole: l’impressione è che Cicelyn sia totalmente scollegato
dalla città reale. Non si preoccupa di
analizzare le ragioni del buio ma, alla fine,
da navigato venditore culturale, con lo
slancio del presidente di una pro loco di
paese, fa luce esclusivamente sulla sua
attività e piazza l’evento, infilandoci
l’ultima trovata pistolettiana. Uno «spottino» in automatico in faccia alla protesta. Il
pistolotto del Plebiscito. Chi ha il vernissage
nel cuore e nella testa può mai comprendere le priorità di Napoli? Almeno, però,
potrebbe ammettere che il 2007 ci ha
consegnato la più drammatica opera
d’arte contemporanea che non si trova nel
cuore della piazza-eventi o nel grembo del
Madre. No. La più discussa, cruda e sincera
opera di quest’anno non è una installazione ma una disinstallazione. La cittàpresepe si spegne. Niente luci, neanche ad
intermittenza. Il segnale è forte: basta con
le comete delle promesse e gli angioletti del
giorno dopo. La reazione, inevitabile, ad
un’amministrazione comunale che priva la
città di un futuro, è un’altra privazione.
«Buio napoletano», disinstallazione contemporanea dell’anno del lumino 2007:
arte povera, autentica, chiara e scura,
tristemente metaforica. Rabbiosa. Indignata. Il technicolor? Costoso e superato.
PRIMO PIANO
CHIAIA MAGAZINE
4
LE LACRIME DEL COMUNE
L’ESCLUSIVA. La cronaca del confronto tra sindaco e promotori della marcia dei
tremila. Le richieste della società civile. Il lamento della Iervolino: «Mancano i soldi»
23 novembre 2007, ore 19.00: Paolo Santanelli, Giuseppe Marasco e Nino De Nicola incontrano il sindaco e gli assessori.
a domanda che è circolata
subito dopo il corteo di protesta del 10 novembre contro il malgoverno cittadino è
stata: ed ora che succede? Un altro interrogativo teneva banco:
servirà a qualcosa tutto questo?
La società civile, senza distinzioni di censo, di appartenenza
di quartiere o di colore politico,
dopo aver scelto la piazza, pretende risposte.
Dopo la marcia dei tremila, molte cose sono successe e l’agenda
degli organizzatori della manifestazione - Paolo Santanelli,
Giuseppe Marasco e Nino De
Nicola - si è riempita di appuntamenti istituzionali. La protesta da piazza dei Martiri è en-
L
trata a Palazzo San Giacomo. Le
istanze dei cittadini sono arrivate direttamente sul tavolo del
sindaco e degli assessori.
La richiesta. Il 16 novembre, il
Comitato «Chiaia per Napoli»,
dopo il poderoso e importante
corteo, ha richiesto un incontro
urgente con il sindaco Rosa Russo Iervolino e gli assessori Gennaro Mola, Nicola Oddati, Elisabetta Gambardella, Giorgio
Nugnes e Giuseppe Gambale a
Palazzo San Giacomo, «la casa di
tutti i cittadini», «alla presenza
di giornali e televisioni - come si
legge nella domanda ufficiale
inviata al Comune - nell’intento
di dare massima trasparenza ai
risultati dell’incontro». Il programma operativo presentato
al governo della città da Santanelli-Marasco-De Nicola, comprendeva le seguenti e gravi
emergenze:
Capitolo sosta: una risposta immediata sull'oscura vicenda del
garage Morelli; la realizzazione
di parcheggi interrati; la creazione delle strisce bianche per la
sosta gratuita (come impone la
legge);
Capitolo rifiuti: ottimizzazione
da parte dell'Asìa del servizio rimozione e del servizio differenziata a Chiaia e in tutta la città.
Creazione di un termovalorizzatore a Napoli;
Capitolo sicurezza: decollo de-
finitivo dell'intero sistema di videosorveglianza, da tempo pianificato per il territorio. Presidio del territorio cui concorrano
tutte le forze dell'ordine e che sia
durevole nel tempo: non solo nei
weekend, ma anche nel resto
della settimana;
Capitolo Polizia Municipale:
subito la riforma del Corpo; più
uomini; più mezzi; più fondi;
Capitolo Manutenzione urbana: stop alla vergogna di buche
e dissesti; garantire fondi, autonomi e sufficienti, alla Municipalità 1 per la manutenzione
delle strade di sua competenza;
Capitolo scuola: lavori immediati di recupero della palestra
della Scuola De Amicis;
Capitolo Decoro Urbano e Pubblica affissione: mappatura (da
rendere pubblica) dei tabelloni
pubblicitari irregolari e rimozione degli stessi in tutta la città. Inoltre, sanzioni sistematiche per i responsabili di «manifesto e attacchinaggio selvaggio»
e pulizia sistematica dei muri
deturpati. Tempi e modi della
riqualificazione completa di
Chiaia-San Ferdinando-Posillipo.
L’incontro. Una telefonata di
Gennaro Mola a uno dei rappresentanti del Comitato, fissava per il 23 novembre, alle ore
18.30, l’incontro con il sindaco.
Il 23 novembre alle ore 19.00,
Santanelli, Marasco e De Nicola,
insieme a una delegazione civica di Bagnoli e a due studenti
del liceo Umberto I hanno incontrato, nella Sala Giunta del
Comune, la Iervolino e gli as-
sessori Gambardella, Nugnes e
Mola. Assenti Gambale e Oddati. Su espressa indicazione del
sindaco, ai giornalisti è stato impedito di svolgere il loro lavoro
e sono stati allontanati in modo
rude dalla Sala Giunta. «Un atteggiamento che sa di censura hanno dichiarato i rappresentanti del Comitato Chiaia per
Napoli - e di timore di pubblicizzare un evento nato dalla
spinta popolare per rappresentare i concreti disagi della città». Incontro «a porte chiuse»,
quindi, durato più di due ore, in
cui il Comitato Chiaia per Napoli è riuscito, dopo un aspro
ma corretto confronto, a strappare degli impegni concreti solo in merito ad alcune tematiche che elenchiamo:
1) Parcheggi: il sindaco ha garantito il suo impegno nel realizzare parcheggi interrati in zona Chiaia (vedi servizio a pagina 3).
2) Videosorveglianza (relativa
alla Ztl) di competenza comunale: il sindaco e l'assessore Mola hanno dichiarato che la detta videosorveglianza partirà entro il marzo 2008. Circa la richiesta di telecamere anche nei
vicoli della Movida di Chiaia, il
sindaco ha promesso di impegnarsi in tal senso.
3) Scuola: circa la domanda del
Comitato su che fine avevano
fatto i fondi stanziati per la ristrutturazione della palestra
della scuola De Amicis e quando
sarebbero partiti i lavori in questione, il sindaco ha telefonato
seduta stante all'assessore competente Gambale che ha assicu-
PRIMO PIANO
rato l'inizio degli interventi per
gennaio 2008.
4) Riqualificazione urbana: l'assessore Gambardella, responsabile del decoro e arredo urbano, ha garantito che, appena saranno chiusi definitivamente i
cantieri Martucci/Amedeo/Carducci, vale a dire tra gennaio e
marzo 2008, saranno immediatamente attivati, di concerto con la Municipalità 1 ed i
Comitati Civici, i cantieri dell'asse urbano Filangieri/Dei Mille/Vittoria Colonna.
Insoddisfacenti e fumose, invece, secondo il Comitato Chiaia
per Napoli, le risposte del sindaco e degli assessori sullo scandalo del garage Morelli (vedi servizio a pagina 3) e sulle seguenti
tematiche:
1) Rifiuti: la proposta del Comitato di insediare un termovalorizzatore all'interno del perimetro urbano (come accade a
Montecarlo e a Milano) è stata
bocciata. L'assessore Mola ha rimandato tutta la questione alle
sedi del Commissariato per i Rifiuti e della prefettura. Circa iniziative di competenza comunale, Mola ha rilanciato solo quanto disse tempo fa: la realizzazione di un sito di compostaggio in città.
2) Polizia Municipale: preoccupante la sfiducia di sindaco e
assessore competente nel venire
a capo della sofferta gestione
del corpo dei vigili urbani. Alla
domanda sull'inattuazione della riforma, sul problema degli
organici, sul pagamento degli
straordinari, sullo scarso presidio del territorio, il sindaco e
l'assessore Mola hanno risposto
che non c'è la disponibilità economica.
3) Tabelloni pubblicitari: l'assessore Gambardella ha di nuovo rassicurato che la mappatura delle strutture irregolari è in
corso d'opera. La stessa dichiarazione fu rilasciata nel giugno
scorso agli organi di stampa.
CHIAIA MAGAZINE
La vignetta di Malatesta
4) Mercatini: di fronte alla richiesta di spostare i mercatini
di via Imbriani e via Torelli per
ragioni di decoro, di sicurezza
stradale e per guadagnare posti
auto a raso, visto tra l'altro che
nel tratto di via Imbriani insistono due supermercati (strutture che richiedono possibilità
di parcheggio), l'assessore Mola, chiamando in causa anche
l'assente assessore Oddati, ha rimandato la questione a dopo
Natale. Il ping pong tra Mola e
Oddati e il valzer del rimando,
sono in corso da novembre
2006.
5) Manutenzione urbana: alla
richiesta di una buona amministrazione di strade e marcia-
piedi, il sindaco e gli assessori
Nugnes e Gambardella hanno
dichiarato che il capitolo della
manutenzione della viabilità
minore (strade larghe meno di
8 metri) spetta per intero alla
Municipalità 1 alla quale è stata già formalmente affidata la
delega in materia e a cui sono
stati già affidati i relativi fondi.
Peccato che la Municipalità 1,
dal canto suo, abbia più volte
dichiarato che la delega in questione non è mai arrivata, e che
i fondi autonomi assegnati al
governo di quartiere, non quelli assegnati al Servizio di Manutenzione Urbana che gode di
fondi propri, non sono mai
giunti.
«Ciò che scoraggia più di ogni altra cosa - hanno affermato i
rappresentanti di Chiaia per Napoli subito dopo l’incontro - è il
continuo e fastidioso ritornello
del sindaco: “Il Comune non ha
soldi”. Un refrain che paralizza
decisamente il futuro dell’intera città».
Un brindisi speciale. Il 6 dicembre, all’Unione industriali anche qui vergognosamente
preclusa ai giornalisti - De Nicola e Santanelli hanno incontrato Berlusconi, in visita a Napoli per il lancio del nuovo partito. Il Cavaliere ha promesso la
sua presenza alla prossima manifestazione a Chiaia. Intanto,
nella speranza di non dover
scendere di nuovo in piazza a
gennaio, affinché il Comune
inizi bene il 2008, Paolo Santanelli, dopo il grande botto di
piazza dei Martiri, ha deciso di
regalarne un altro al sindaco:
quello di una bottiglia di champagne che ricorda il corteo di
protesta del 10 novembre. Etichetta nera e logo di «Chiaia per
Napoli» in bella vista (vedi foto).
Un brindisi speciale, insomma,
quest’anno per la Iervolino e gli
assessori. Un cin cin con tremila bollicine della società civile.
CURIOSITÀ
I LEONI DI PIAZZA
DEI MARTIRI
Piazza dei Martiri è stata l’
epicentro della rivolta della
società civile che, a novembre, si
è data appuntamento «sotto ai
quattro leoni». Non tutti sanno
che i leoni in questione sono le
quattro statue marmoree del
monumento ai Martiri collocate
nella piazza, tra il 1866 e il
1868, su iniziativa del principe
Giuseppe Colonna di Stigliano,
sindaco di Napoli, perché
ciascuna di esse ricordasse le
rivoluzioni napoletane e i suoi
eroici caduti. Questo il loro
ordine: a nord, sul lato di via
Morelli, il «Leone morente»,
opera di Antonio Busciolano,
simbolo della rivoluzione del
1799; poi, in senso orario, il
«Leone ferito» di Stanislao Lista,
nell'atto in cui è colpito da una
spada che si torce a mordere,
simbolo della rivoluzione del
1820; il «Leone indomito» di
Pasquale Ricca che difende con
gli artigli lo Statuto del 1848, e,
infine, il «Leone minaccioso»,
metafora della rivoluzione
decisiva del 1860. Poiché, come
si dice, piove sempre sul bagnato, nel mirino dei vandali,
guarda caso, recentemente, è
finito proprio il «Leone ferito»,
cui è stata mozzata di netto la
punta della coda. Segnaliamo
questo ennesimo scempio come si diceva una volta efficacemente - a chi di dovere,
perché si provveda a un rapido
«mini reimpianto». Anche
perché, malgrado la sua dissuasiva, minacciosa criniera,
abbiamo notato un sospetto
taglio circolare anche sulla coda
del «Leone minaccioso». E si sa
che, per certi odierni cavernicoli, verso i quali v’è troppa
indulgenza, una coda tira
sempre l'altra.
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QUARTIERISSIME
CHIAIA MAGAZINE
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Via Manzoni, i giardinetti del disonore
LA DENUNCIA. Discarica a cielo aperto all’angolo di via del Marzano. Un cantiere
è fermo dal mese di luglio ed è diventato la meta preferita dai tossicodipendenti
Nicola Sellitti
n incantevole veduta dei colori di Napoli dall’alto. E un
indegno contorno: erbacce,
detriti di legno disseminati dappertutto e buste di plastica per la
spesa. Sembrano una discarica i
U
condizioni» Il verde è un antico ricordo» gli fa eco un pensionato del
posto, che inoltre segnala come il
luogo sia divenuto meta preferita
di guardoni che qui attendono che
si appartino le coppiette di turno.
Quali sono le cause di questo degrado? Circa due anni fa l'Acea,
ta dal presidente della Municipalità di Chiaia-San Ferdinando-Posillipo Fabio Chiosi, dal componente della commissione Mobilità
Municipalità 1 Alessandra Lancellotti e dal consigliere Flavio Lojodice (comm. Ambiente Mun 1)
ha però riaperto la questione. Co-
giardinetti pubblici di via Manzoni (vedi foto), angolo via del Marzano. Si scorgono anche ammassi di
mattoni non utilizzati ed una pensilina creata ad arte da amanti del
tressette che qui si incontrano
ogni giorno per una partitina. Insomma c'è di tutto. Tranne che il
profumo dell'erba. I residenti si ribellano. Non ne possono più di
cantieri e recinzioni metalliche
permanenti. E chiedono la fine
dello scempio. Subito, se possibile.
«La situazione peggiora giorno dopo giorno. L’area è divenuta un ritrovo per tossicodipendenti» osserva F.C., avvocato residente nel
palazzo antistante i lavori. «Chiediamo solo che ci restituiscano i
giardinetti, non importa in che
operatore italiano di riferimento
nei servizi di promozione, vendita
e distribuzione di energia, è stata
incaricata dal Comune di Napoli
di ristrutturare la cabina elettrica
panoramica che gestisce l’illuminazione pubblica a Posillipo, insieme al maquillage dei giardinetti, situati pochi metri più su.
Promesse, quindi, nuove aiuole,
panchine che sostituissero quelle
arrugginite e, già che c’erano, anche un paio di fontanine. Il via ai
lavori fu annunciato in pompa magna dalle istituzioni. E poi? Nulla.
Tutto bloccato. Il polmone verde
del quartiere è divenuto un bunker con tanti saluti a chi pregustava passeggiate domenicali con
i figli piccoli. Un denuncia firma-
sì gli operai sono tornati al lavoro.
Ma solo fino al 10 luglio scorso.
Da allora è tutto in stand-by. Si attendono sviluppi. E la cabina panoramica? A che punto siamo?
Cantiere aperto, c’è ancora da fare. In compenso nelle immediate
vicinanze resta la discarica a cielo
aperto. Lì vicino c'è anche un’affissione di divieto di scarico, ovviamente ignorata. Intanto, a
due metri dallo sconcio si scorge
una piccola oasi di verde: prato
all’inglese, niente immondizia,
inaccessibile e ben curato. Si tratta infatti di una piccola proprietà privata che tre condominii di
via Manzoni 122 hanno finanziato a proprie spese per respirare un po’ d’aria salubre.
LA JACOBACCI
E LA STORIA DI ANNA
«Banet & Storia di Anna» è un
libro con la storia vera di un
sodalizio sentimentale e artistico tra due personaggi avventurosi: due con le radici nel
cuore di Chiaia. Lei è Anna
Rossi Filangieri (autoritratto in
alto), discendente dall'illustre
casata partenopea. Lui è Rodolphe Sarfer, ebreo polacco,
scappato da Auschwitz. Lei
poetessa e pittrice. Lui pittore e
scultore con lo pseudonimo di
Banet. La loro vicenda si dipana lungo tutto il XX secolo.
Storia d'amore, di quadri, di
viaggi, ripercorsa dalla scrittrice Valeria Jacobacci in un
volume che verrà presentato il
28 febbraio a Palazzo San
Teodoro insieme ad una retrospettiva con dipinti firmati dai
due protagonisti. Motore
dell'iniziativa Carlo Filangieri,
nipote di Anna e di Rodolphe.
IL CASO
Il cassonetto fantasma
di via Chiatamone
Storiaccia a tre: la «monnezza», il cittadino avvilito e
alcune istituzioni dure d'orecchio. Un vecchio copione,
ma nel caso di «Mail Box», un negozio di via Chiatamone
accanto alla Galleria Giosi», oltre all'incubo c'è pure il
mistero. I fatti. Da quando ha aperto, 3 anni fa, l'esercizio
si ritrova, appena oltre l'uscio, il cassonetto dei rifiuti.
Disperata Alessandra Molfini, che a «Mail Box» ci lavora:
«Un inferno di puzza e immondizia». E giù proteste
all'assessorato all'Ambiente. Con una richiesta ragionevole: «Per favore, spostate il cassonetto di fronte dove non ci
sono negozi né ingressi». Una supplica che è finita all'Asìa. Che ha risposto così: « Per ragioni di spazio e di sicurezza il cassonetto resta dov'è». Una sconfitta bruciante
per «Mail Box», peggiorata da un mistero. «A volte il
cassonetto scompare per giorni. - dicono i gestori - Così la
gente sversa la “monnezza” sul marciapiede (nella foto del
27 novembre scorso). Risultato: sacchetti distrutti dalle auto
e contorno di topi e insetti. E i clienti che fanno lo slalom». E il cassonetto? Va e viene: ma da dove?
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Tra 2 anni il nuovo Palazzo dei Veterani
L‘INCHIESTA. Accelera l’opera di riqualificazione del complesso del ‘600. Si procede
a stralci per assicurare un alloggio agli abitanti. A buon punto l’ala di salita Vetriera
Alvaro Mirabelli
u Palazzo dei Veterani (nelle foto), il
complesso edilizio secentesco a
monte di via dei Mille, l'attenzione
della gente di Chiaia è sempre stata costante. E per 2 buone ragioni. La prima:
recuperare un patrimonio monumentale ormai fatiscente per usarlo a scopi
sociali. La seconda: cancellare dalla geografia del quartiere il malaffare fiorito all'interno del plesso e risanare socialmente e urbanisticamente anche i dintorni. Il progetto di riqualificazione è restato a lungo nel cassetto. Poi, a novembre 2006, un'accelerazione improvvisa
con lo sfratto di numerose famiglie di
abusivi, preludio all'insediamento del
megacantiere, incaricato della resurrezione di quel lembo di Chiaia.
Il passato recente. Pronostici rispettati:
a gennaio 2007 l'impresa affidataria dei
lavori ha preso possesso dei luoghi. Tempi esecutivi: 3 anni. Costo: 2 milioni e
mezzo di euro. L'impressione iniziale di
chi da quelle parti ci abita, però, non è
stata tra le più confortanti. La sensazione, l'estate scorsa, era quella di un cantiere fantasma: paesaggio stagnante,
scarso movimento di mezzi e maestranze. Una calma piatta che lasciava temere il peggio. Un'apparenza ingannevole,
però, almeno a dar retta ai tecnici del
«Servizio Edilizia Pubblica» che,
nell'«Operazione Palazzo dei Veterani», è
il braccio esecutivo dell'assessore comunale all'Edilizia Felice Laudadio. L'imponenza del compito, il severo degrado
architettonico, un persistente problema
abitativo dei tanti che ancora vivono nel
complesso, la grave deriva igienica degli
ambienti: insomma un labirinto di guai
quello in cui hanno affondato il bisturi
S
i responsabili del risanamento, costretti
nei primi tempi a navigare a vista. A luglio Giulio Aurino, dirigente del «Servizio Edilizia Pubblica», aveva già sgombrato il campo dagli equivoci: «Si segna
il passo perché l'insediamento dei cantieri marcia in contemporanea con la
progressiva sistemazione dei nuclei familiari. Il lavoro è per stralci: man mano
che si riattano gli alloggi, ci sistemiamo
dentro i residenti storici. Si tratta di una
sorta di mobilità interna delle persone.
In altre ali del complesso, poi, quelle destinate al centro per anziani e alla ludoteca, abbiamo ormai campo libero. In
ogni caso difficile fare previsioni».
Il presente. Adesso, invece, Giulio Aurino è in grado di tratteggiare meglio lo
stato dell'arte: «Attualmente si lavora in
2 punti. Il primo è l'ala di salita Vetriera,
tutta destinata al centro per anziani e alla ludoteca. Il recupero sarà completato
in 24 mesi. L'esterno è già ricoperto da
impalcature. Negli interni, usati negli
anni come discarica, si è proceduto allo
svuotamento, alla ripulitura, alla disinfezione e alla messa in sicurezza. Con
un interessante incidente di percorso:
dalle pareti sono emersi ampi affreschi
su cui è in corso un sopralluogo di esperti: chiarita l'entità degli affreschi, si porrà mano al consolidamento statico. In
quest'ala c’è ancora una famiglia che sarà trasferita in altra parte del complesso».
L'altro cantiere, menzionato da Aurino,
è in azione nel complesso di edifici ad
angolo tra salita Vetriera e via Rega: fabbricati dal futuro tutto residenziale. Già
effettuati gli interventi di messa in sicurezza, pulizia e consolidamento statico
degli alloggi interni del piano cortile:
tutto l'angolo sarà pronto in 2 anni.
Il futuro. Restano fuori dai giochi, per
ora, gli altri 2 lati del complesso. Non
rappresenta un'incognita, per la verità,
il destino del fronte architettonico a valle, vale a dire la facciata su piazza Betlemme: «Quella è la prossima meta del
fronte lavori», anticipa Aurino. Ma restano, invece, tutte da decifrare le prospettive dell'ala est, quella che si affaccia
su salita S. Maria Apparente: «In questo
caso non è stata bandita nemmeno la
gara d'appalto per il recupero. Qui ci abita gente con regolare contratto di fitto e
non si saprebbe dove spostarla durante
i lavori di riqualificazione». Il vero punto interrogativo, però, è un altro ed è
grosso quanto la torre mostruosa spuntata negli anni '50 al centro dell'antico
complesso: è piena di gente, tutti regolari affittuari. Inimmaginabile allontanarli d'autorità dallo scatolone di cemento che resta lì, intoccabile, piantato come un chiodo nel cuore e nel futuro di Palazzo dei Veterani.
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Quei vicoli abbandonati della Torretta
REPORTAGE. Da vico S. Maria della Neve a via Cucca: viaggio nel degrado di Chiaia
Il caso della voragine da guinness all’ingresso del Centro Fisioterapico Mediterraneo
Rita Giuseppone
ampietrini divelti, tombini
intasati, paletti abusivi, illuminazione scarsa, marciapiedi inesistenti, ratti, carcasse di auto e motorini abbandonate, materassi e rifiuti di
ogni tipo riversi per strada. No,
non si tratta di Scampia né di
Barra o Ponticelli, questa è
Chiaia, zona Torretta. Ad una
manciata di metri da via Caracciolo, appena svoltata la Riviera
di Chiaia, si apre uno scenario
che sconvolgerebbe un comune
cittadino dei quartieri periferici
più degradati, figuriamoci un
turista.
Una sorta di triangolo delle Bermuda situato tra vicolo delle Fiorentine a Chiaia, vico S. Maria
della Neve e via Cucca. Ciò che
colpisce al primo impatto, addentrandosi in questi vicoletti
dai quali si può ancora vedere il
mare, è la difficoltà per i pedoni di proseguire speditamente il
proprio cammino. Non esistono
marciapiedi qui e il traffico delle auto che transitano frequenti
dirette verso Corso Vittorio Emanuele, costringe i passanti a sostare rasentando i muri. Purtroppo questo è il problema minore: il manto stradale è a dir
poco accidentato, le buche sono
innumerevoli e i molti sampietrini divelti, alcuni sporgenti verso l'alto, altri verso il basso, mettono a dura prova l'equilibrio e
la stabilità dei passanti. La «voragine» che si trova all'ingresso
del Centro Mediterraneo di vico
S
Istantanee dal degrado: discariche, tombini intasati e buche alla Torretta
S. Maria della Neve è già di per
sé spaventosa ma diventa addirittura inquietante se si pensa
che la struttura è un centro fisioterapico, atto alla riabilitazione motoria di anziani con
problemi deambulatori ed infortunati. Molti di loro mettono
a repentaglio le loro giunture
proprio in questo vico, come sottolinea Amalia Brescia, residente della zona: «L'altro giorno
un signore è caduto ma non c'è
da stupirsi. I numerosi rappezzi
che hanno fatto nel corso degli
anni si sono rivelati non solo inu-
tili, perfino dannosi. Quando
piove molto la strada diventa impraticabile, tra le buche e le pozzanghere è impossibile uscirne
tutti interi anche perché l'illuminazione è molto debole, di sera non si vede nulla e fa paura».
La pioggia è particolarmente te-
muta dagli abitanti di questa
Chiaia di serie B, un fiume di acqua e detriti percorre la discesa
e non riesce ad essere drenato
dall'impianto fognario che puntualmente salta. Tutti i tombini
infatti sono otturati dall'immondizia che qui non manca
mai: «Questi vicoli non hanno
degli spazzini di turno che li vengano a ripulire - spiega Alessandro Ceglia, commerciante della
zona - a volte ne richiediamo “in
prestito” uno da via Crispi». Se a
questo si aggiunge la costante
presenza di topi - non ancora sgominati dopo le richieste di disinfestazione e derattizzazione
datate ottobre 2006 ma rimaste
inascoltate - e quella di rifiuti di
tutti i tipi e carcasse di veicoli
abbandonati, non è difficile capire come gli abitanti della zona
abbiano deciso di riunirsi in
un'associazione, con sede proprio a vico Santa Maria della Neve, che ha come obiettivo la risoluzione di questi problemi.
Uno dei fondatori, Pasquale Casillo, ci spiega: «Questo posto è
diventato invivibile, soprattutto
per le donne e gli anziani che
trovano delle difficoltà enormi
anche per le cose quotidiane, basti pensare che gli unici contenitori della spazzatura sono situati a molti metri da qui. Abbiamo intenzione di incontrarci
con il presidente della Municipalità, Fabio Chiosi: vogliamo
capire perché, pur vivendo a pochi metri da via Caracciolo o da
corso Vittorio Emanuele, siamo
costretti a marcire nel degrado».
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Boccalatte: «Ecco i cantieri del 2008»
RIQUALIFICAZIONE. L’assessore alla Manutenzione della Municipalità 1 segnala
una svolta: «A Chiaia non faremo più solo rattoppi, ma anche arredo e decoro»
Pino Fermento
lberto Boccalatte, assessore alla Manutenzione Urbana della Municipalità1,
è uno che il proprio incarico
pubblico, sulla carta ancora puramente consultivo, ha saputo
riempirlo di contenuti, consumando sulle strade e tra i cantieri di Chiaia tempo e impegno
fino all'ultimo spicciolo. Costanti la sua presenza e la sua attività di controllo in tutte le
aree interessate da lavori pubblici di risistemazione o di riqualificazione, spuntate nel
2007 sul territorio di Chiaia-San
Ferdinando-Posillipo. Si tratta
di un ambito in cui la supervisione e la regia, per quanto limitata, del governo di quartiere sono indispensabili. E Boccalatte il suo ruolo lo ha preso sul
serio. Adesso, in epoca di consuntivi di fine anno, lui già pensa alle sfide del 2008 in materia
di manutenzione delle strade
della prima Municipalità e punta fin d'ora la sua attenzione
sulle zone che saranno cantierate nel prossimo anno. Ecco in
sintesi, secondo l'assessore municipale, gli scenari che si apriranno dopo la tregua di dicembre.
Via Tasso. «Sarà un punto cruciale. L'arteria è ancora occupata dagli interventi della Napoletanagas: la società ha chiesto
una proroga dei propri lavori fino al 12 febbraio. Il governo di
quartiere, tuttavia, e il Servizio
A
A sinistra: Alberto Boccalatte, assessore della Municipalità 1. In alto: via dei Mille.
di Manutenzione Urbana (ndr.
un servizio tecnico che opera a
stretto contatto con la Municipalità e che sarà responsabile
degli interventi in via Tasso)
contano di aprire il cantiere già
a metà gennaio, partendo dal
basso, cioè dall'incrocio con corso V. Emanuele». Boccalatte ricorda le coordinate dell'operazione: «Sarà bitumata tutta la
carreggiata fino a corso Europa, sarà ripristinata la pavimentazione in sampietrini in
tutti marciapiedi e sarà rinnovata tutta la segnaletica orizzontale e verticale. 300 i giorni
di lavoro previsti con una spesa
di 619mila euro».
Via Santa Caterina da Siena.
«La situazione è a buon punto:
il cantiere riapre l'8 gennaio. Sa-
ranno rifatti i 150 metri di corso V. Emanuele, compresi tra
l'incrocio con via San Nicola da
Tolentino e l'Istituto Pontano,
iniziando proprio all'altezza del
Pontano. Per la carreggiata è
prevista la pietra lavica, per i
marciapiedi il ricorso al basolato. Il posteggio Taxi sarà sistemato oltre il Pontano e la circolazione sarà a sensi alternati.
Conclusione: a fine aprile. Poi,
finalmente, ci si sposterà in via
Santa Caterina da Siena».
Filangieri/dei Mille/Colonna. «I
lavori di riqualificazione lungo
questo asse sono stati già appaltati e partiranno nei primi
mesi del 2008. Un secondo lotto di interventi in zona, anch'essi già appaltati, riguarda
via Torelli, largo Vasto a Chiaia,
vico Vasto a Chiaia, vico Vetriera e via Bausan : anche qui si
partirà nei primi mesi del nuovo anno. Per tutti questi nuovi
cantieri si preferirà, in ogni caso, decollare solo quando sarà
chiuso l'attuale cantiere di via
Carducci/piazza Amendola». Ma
Boccalatte puntualizza: «Per tutti i lavori in questione sarà doveroso un confronto preliminare tra Comune, enti dei sottoservizi, commercianti e cittadini. Un appendice a parte a
proposito di via Vittoria Colonna: se piazza Amedeo è stata
completata, resta da ripavimentare la confluenza tra la
piazza e via Vittoria Colonna: si
provvederà dopo le feste».
I microinterventi. «Tra dicembre e gennaio alla Riviera di
Chiaia, carreggiata e marciapiedi, saranno eseguite colmature delle buche e dei dissesti. In
contemporanea, in tutti i vicoli a monte della Riviera, saranno liberate le caditoie fognarie
che attualmente risultano cementificate da ignoti, probabilmente a causa del cattivo
odore: inconveniente cui si rimedierà spurgando con un sifone le caditoie, fogne comprese, dopo aver eliminato i tappi
di cemento». Conclude l'affresco Boccalatte: « A febbraio ci
sarà tempo anche per sistemare
in via Alabardieri tutti i basoli
dissestati».
Un nuovo corso. Fin qui la futura geografia operativa, ma
l'assessore municipale alla Manutenzione Urbana registra con
soddisfazione alcune svolte nel
panorama della manutenzione
urbana: «Una volta gli enti dei
sottoservizi “rompevano” le
strade, riparavano il sottoservizio e lasciavano la strada in condizioni disastrose. Ora c'è più
controllo e gli enti ripristinano
lo stato dei luoghi: è accaduto
ad esempio con la Napoletanagas a via Nevio o con l'Arin in
via del Marzano dove le strade
sono state rimesse a posto. Ma il
cambio di rotta più significativo è nell'operato dello SMU: il
nostro Servizio di Manutenzione Urbana diretto dall'ingegner
Aldo Zaccà, non fa più solo “rattoppi” ma esegue anche opere
di riqualificazione e decoro urbano».
DIARIO
DELLA
MUNICIPALITÀ 1
CHIAIA MAGAZINE
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Chiosi-Serio, il valzer delle polemiche
IL CONFRONTO. Presidente e opposizione: braccio di ferro sul modo di governare
il quartiere. Il nodo del decentramento e il «tesoretto» da spendere nel nuovo anno
Fabio Chiosi, presidente Municipalità 1
AVVERSARI IMPREPARATI
IN MATERIA DI BILANCIO
ondi propri da spendere in autonomia: il 2007 doveva essere il banco
di prova per le nuove Municipalità.
Ma l'autonomia è arrivata? Il consuntivo di un anno secondo il presidente della Mun.1 Fabio Chiosi. «E' stata una partenza diesel: ma il rodaggio non c'entra.
C'entra l'inerzia di Palazzo San Giacomo nel decentrare soldi, poteri e servizi. Restano sulla carta le deleghe per gestire direttamente il territorio senza dover elemosinare sempre permessi e finanziamenti al Palazzo. Le uniche risorse reali rimangono quelle a disposizione del Servizio di Manutenzione Urbana che certo opera in sintonia con la
Municipalità: ma sull'impiego di questi
fondi il governo di quartiere può solo
consigliare il Servizio di Manutenzione.
F
Come in passato».Come giudica il bilancio sulla manutenzione effettuata
nel 2007 a Chiaia-S. Ferdinando-Posillipo. «Dignitoso, malgrado il budget esiguo. Ricordo solo la ripavimentazione
integrale in basolato di vico Mondragone e quella in un tratto di via Ferrigni, i
nuovi muri di contenimento alla Gaiola e a Coroglio, la recinzione con pannelli del costone di Monte Echia, la riqualificazione in pietra lavica delle scalette di vico S. Spirito, il percorso pedonale in via Nunziatella, la collocazione
di dissuasori per pedonalizzare vico Vetriera e largo Donn'Anna, la riqualificazione di piazzetta Rosario di Palazzo, la
pavimentazione di via Nardones e di parte dei Gradoni di Chiaia, tantissimi marciapiedi risistemati ovunque, la rimozione di oltre 1000 paletti abusivi a S.
Ferdinando. Infine: l'istituzione dello
sportello antiusura, di quello per la conciliazione condominiale e di quello per
la tutela sociolegale». Parliamo di futuro. «Il futuro è collegato anche ad una recente delibera di impegno di spesa,
iscritto nel Piano Esecutivo di Gestione
della nostra Municipalità: in pratica è il
“tesoretto” di 400mila euro che spenderemo nel 2008 per la manutenzione del
territorio. Non solo per riparare dissesti,
ma anche - puntualizza Chiosi - in operazioni straordinarie di arredo e recupero urbano: ossia una gestione progettuale del territorio. Un unico dubbio: i
400mila euro saranno prelevati dai ricavi del condono edilizio, ricavi ancora
tutti virtuali». Il consiglio di quartiere:
soddisfatto del lavoro svolto? «Invito l'opposizione, che nel 2007 si è comportata
in modo ondivago e incerto, a collaborare meglio con la maggioranza sulle
questioni di bilancio, magari preparandosi meglio sui risvolti tecnici: l'impreparazione rallenta i lavori consiliari».
Enzo Serio, esponente Ds Municipalità 1
DA BOCCIARE LA GESTIONE
DEL PROBLEMA MOVIDA
ella Municipalità 1 Enzo Serio (Ds)
è autorevole esponente di opposizione. Nel 2007 è continuato l'esperimento delle Municipalità: com'è andata a Chiaia? «Il decentramento è in corso. Ma il processo è lungo. Per il pieno regime ci vorranno alcuni anni. Sta ai presidenti valorizzare le attuali risorse. Ma di
sicuro avere certezze sui fondi è una rivendicazione condivisa da tutte le forze
consiliari». A proposito di fondi: 400mila
euro da spendere. Come valuta il budget
2008? «A Chiosi diciamo che sull'argomento ci torneremo spesso. La gestione
delle risorse non può essere affidata solo
al Servizio di Manutenzione o ad altri servizi: sulle priorità di spesa va coinvolto tutto il consiglio di Municipalità. E questa è
una rivendicazione politica». Governo e
N
NUOVE BOTTEGHE
DEI MILLE news
• LA ZTL? IL SOLITO
PAPOCCHIO
Nino De Nicola, presidente
delle Nuove Botteghe dei
Mille, sul provvedimento
della Ztl chiarisce: «Il
piano di Natale della Zona
a Traffico Limitato nel
centro di Chiaia è stato
deciso senza il consenso
delle Nuove Botteghe dei
Mille. Una Ztl senza una
seria politica dei parcheggi, con videosorveglianza
assente e con la scarsa
presenza dei vigili, non è
una Ztl, ma un papocchio.
In più, la decisione di
trasformare per queste
feste via Domenico Morelli
in un parcheggio di moto
e motorini a cielo aperto è
stata presa esclusivamente
dall’assessore comunale
Gennaro Mola e dalla
Municipalità 1. Quindi,
ribadisco che anche quest’ultimo provvedimento è
stato adottato senza la
nostra approvazione. Non
siamo stati, infatti, interpellati».
opposizione a Chiaia: quali le luci e quali le ombre di un anno di convivenza. «Il
bilancio politico è negativo. Il ruolo dell'opposizione e del consiglio è emarginato. Nel quartiere ci sono grandi fermenti
e grandi investimenti in atto: a fronte c'è
un'assemblea di quartiere che non viene
mai convocata. C'è, invece, un'esagerata
esposizione mediatica del presidente: comunicati su comunicati che non risolvono i problemi. Chiosi gestisce la partita in
proprio. Vedi la gestione del confronto
con la società civile: un canale di relazioni che il presidente gestisce in modo parallelo a quello istituzionale». Parole aspre,
toni duri. «Sia chiaro: non è un attacco
pregiudiziale ad un politico giovane e brillante che è una risorsa della politica napoletana. Ma il presidente sbaglia quando sacrifica il ruolo del consiglio alle sue
personali aspirazioni politiche». Qualche
mea culpa da parte dell'opposizione?
«Non ci siamo mai tirati indietro sui problemi del quartiere. Collaboriamo, in sede di Commissioni, sia nel preparare gli
atti consiliari che nel sollecitare Palazzo
San Giacomo. Siamo stati costruttivi, ad
esempio, sulle vicende di Monte Echia o
dell'asilo-nido di via Giordano Bruno, nel
redigere i regolamenti di funzionamento
della Municipalità e nella costituzione
delle Consulte». Governo del territorio di
Chiaia nel 2007: che cosa non si è fatto?
«Da bocciare, ad esempio, la gestione del
problema “movida”: solo propaganda da
parte del presidente. Non è stato fatto un
solo tavolo di confronto tra Municipalità,
Comune, forze dell'ordine e commercianti. E poi i parcheggi: invocare, come
fa lui, un parcheggio sotto piazza del Plebiscito è solo propaganda. L'opposizione
è chiara: aprire un tavolo di confronto tra
sindaco, Municipalità 1 e imprenditori
per individuare progetti e finanziamenti
in aree possibili».
CIAO AFRICA
di BEPPE AIROLDI
MALOCCHIO E BESTEMMIE
«La religione è l'oppio dei
popoli» (Karl Marx). Forse, ma
ha anche molte funzioni, non
ultima quella di rappresentare l'estremo sfogo di rabbia di
un individuo: infatti nella
cattolicissima Bergamo,
quando qualcuno non sa più
con chi pigliarsela, tira giù
un bel moccolo liberatorio.
Colà la bestemmia è talmente
utilizzata da diventare parte
del linguaggio usuale, perdendo la sua componente
blasfema: «ostia» è la virgola,
«sacramento» il punto e
virgola; «p…o dio» il punto
esclamativo! In Africa non si
bestemmia, perché la protoreligione a cui tutti appartengono prima di diventare cristiani o musulmani (l'animismo)
si riferisce a fenomeni naturali e non possiede entità superiori. Da cui anche la superstizione ed il malocchio.
A Napoli è più o meno la
stessa cosa: Eduardo, geloso
del successo di Achille Millo,
mise in giro la voce che era
una «seccia» e il poverino
faticò non poco per trovare
lavoro. E poi, a parte «mannaggia ‘a mar...na», non
conosco altre espressioni
blasfeme. Ce la si piglia
invece con le persone, vive o
morte che siano, incitando
alla penetrazione in qualsivoglia loro orifizio: «…a mammeta», «…a sora(e)ta» «…a chi
t'è vivo» (la famiglia intera),
«…a chi t'è muort'(oe)» (i
nonni), «…a chi t'è
stramuort'(oe)» (i bisnonni). I
figli sono preservati perché,
si sa, «so piezz' e core». «Mo
vene Natale, nun teng denare,
m' fumo na pipa e me vac' a
cuccà».
SPECIALE NATALE•SPECIALE NATALE•SPECIALE NATALE•SPECIALE NATALE•SPECIALE NATALE•SPECIALE
Quelli di Chiaia Magazine
Il calendario e l’archivio magico
L’INIZIATIVA. Presentata allo Shenker la novità editoriale di Chiaia Magazine:
il 2008 scandito dalle foto della Napoli anni ‘50. Omaggio ad Antonio Ruggieri
Laura Cocozza
uattordici scatti d'autore per raccontare i
volti della Napoli anni
'50. Quattordici scatti
di Antonio Ruggieri, fotografo di strada, di cui qualcuno,
tempo fa, scrisse: «Egli vede la
realtà con disincanto, senza retorica. Non ricerca la posa; ha
curiosità e stile da reporter televisivo. Tratta l'immagine per quella che è: un documento».
Ed è proprio per documentare il
carattere di una città che non c'è
più ma che ancora oggi riaffiora
nei vicoli e nelle strade, che
Chiaia Magazine ha voluto attingere per il calendario 2008 a quello che considera «l'archivio magico», un giacimento inesauribile d'immagini che testimoniano
la storia più autentica di Napoli,
con le sue contraddizioni e le sue
imbattibili fantasie. Una scelta
che è anche volontà di ricordare
un maestro che lo scorso ottobre
ci ha lasciato. Antonio Ruggieri,
classe 1924, elegante nel vestire e
inappuntabile nei modi, nel suo
indimenticabile studio alla Galleria Umberto I, punto d'incontro d'artisti e sognatori, aveva un
guardaroba di vestiti buoni per
ogni occasione. Tra le cose di cui
andava più fiero c'erano le prestigiose collaborazioni con «Epoca», «L'Europeo» ed «Oggi», le foto
«ricostruite» del processo a Pupetta Maresca, il rapporto speciale con Eduardo De Filippo e la
sua prima macchina fotografica,
una Guelta 6x6. Infinita la sua
galleria di persone e personaggi,
luoghi e miti: il suo archivio è come uno scrigno di desideri per
chi è alla ricerca della foto «introvabile». Un tesoro di memoria
e poesia, oggi custodito dal figlio
Francesco, fotografo inappuntabile come il padre, grazie al quale è stato possibile rivivere la Napoli che scompare.
Naturalmente, un ringraziamento speciale va agli sponsor
che hanno contribuito alla realizzazione del calendario presentato all’istituto Shenker di via
Chiaia: Shenker, M.Cilento & F.llo,
Oona l'ourse, del Porto, Ferrante,
Morelli 14, Dei Martiri 23a, E. Marinella, Merolla & de L'Ero, Lucia
De Vincenzo, N. Ostuni, P. Buonanno.
CHIAIA MAGAZINE: I NUOVI PROGETTI
Blog, card ed eventi
nell’agenda del 2008
Q
Foto grande: copertina
del calendario «Quelli
di Chiaia Magazine»
Foto piccola, il fotografo Antonio
Ruggieri nel 1957
Ma chi sono «Quelli che» ci accompagneranno nello scorrere
dei mesi del 2008?
Innanzitutto, un beneagurante
Scaccino, l’indimenticabile personaggio che bussava alla porta
dei negozianti per «scacciare» il
malocchio con il suo incenso e
la magica formula contro la jettatura: «Sciò, sciò ciucciuvè!». Un
custode di ancestrali credenze
che neanche il più consumato degli scettici osava sfidare e che ricompensava con un obolo.
A seguire, con coppola e camice
nero, un pacco di giornali sotto il
braccio e una copia nella mano
destra, ecco avanzare lo strillone,
tra via Toledo e piazza del Plebiscito, regno un tempo delle redazioni giornalistiche napoletane.
E poi quelli che campavano con
la pazienza e con cuore indomito «inventandosi» la giornata, magari improvvisando un’orchestrina a carattere familiare in
mezzo ad una strada dissestata.
Esempi di eroi minuti con dentro
un bene prezioso: la dignità.
Seguendo la successione dei mesi, ad aprile incontreremo quelli
che intrecciavano il mare, i pescatori che da Santa Lucia a Posillipo, ogni mattina, rinnovavano puntuali la liturgia mediterranea della «pescata e del recupero delle reti». A maggio ci fermeremo sotto i porticati della
Galleria Umberto e ascolteremo i
lustrascarpe al lavoro, armati di
spazzole e creme, blandire così i
clienti: «Signurì, vi farò brillare le
scarpe che per guardarle ci vorranno gli occhiali da sole».
A giugno ci imbatteremo nell’«acconciatiane» circondato da massaie e comari, l’uomo che riparava tegami e «scafaree» e a volte
scambiava i piatti con abiti stracciati. A luglio ci lasceremo sussurrare canzoni d’amore dai posteggiatori al Borgo Marinari,
mentre ad agosto ci lasceremo
«assistere» nell’interpretazione
dei sogni e, Smorfia alla mano,
imboccheremo l’ingresso di un
bancolotto. A settembre assisteremo divertiti alle provocazioni
di quelli che, durante la Piedigrotta, calavano il «coppo» sulle
teste dei passanti, ed ad ottobre,
tra mercati e bancarelle, guarderemo un uomo intento a dipingere i prezzi delle mercanzie con
pennello e biacca. A novembre ci
lasceremo commuovere dal pianino ambulante che per qualche
soldino vendeva la «cupiella» della canzone portata in giro per le
strade, tra un codazzo di scugnizzi.
Infine, a dicembre, festeggeremo
insieme a quelli che accendevano
il cielo, i «castagnari», ed incoscienti ci lanceremo in una corale follia di «tricche tracche», bengala, petardi, girandole, «bottiglie
a ruota», «botte a muro», «stelletelle» e «cipolle». Perchè noi siamo
«Quelli che» ancora sognano.
Il 2008 di Chiaia Magazine
è all'insegna dell'espansione della nostra presenza
sul territorio con iniziative e manifestazioni. Per il
prossimo anno, infatti, è
stato pianificato un ampliamento della piattaforma operativa su diversi
fronti.
La comunicazione. Qui il
caposaldo resta il giornale, in versione cartacea e
on line (www.chiaiamagazine.it), ma da gennaio
entrerà a pieno regime,
all'interno della rivista,
anche uno spazio Blog il
cui indirizzo è http://quellidichiaia.splinder.com
In sintesi, all'insegna della
grande democrazia diretta
della «rete», il nostro Blog
intende raccogliere quotidianamente dibattiti,
confronti, retroscena,
filmati, foto, idee, sogni,
segnalazioni, sfoghi, sfide,
proposte dal cuore di
Napoli: a «moderare» e a
gestire il flusso dei commenti sarà la redazione di
Chiaia Magazine. L'ideatore dell'iniziativa è Leo
Aruta, mago del web 2.0 e
animatore di un affermato Blog (http://ferrosbattuto.splinder.com). Lo stesso
Aruta, poi, debutterà a
Gennaio sulle pagine di
Chiaia Magazine con la
rubrica «Pausa Blog»
ovvero il manuale per
diventare un blogger
perfetto.
La solidarietà. Sulla scia
del recente passato che ha
visto la rivista impegnata
in concrete iniziative di
sostegno alle realtà più
bisognose (vedi cooperazione con l'«Associazione
Carmine Gallo per i bambini del Pausilipon» o con
l'«Associazione Italiana
Stomizzati Campania»)
Chiaia Magazine intensifi-
cherà l'organizzazione di
eventi destinati a raccogliere fondi per il volontariato assistenziale, attività
che consideriamo primaria.
Cultura. Avevamo già
affiancato, in via sperimentale, alcune iniziative
messe in campo da giovani associazioni di artisti.
Nel 2008 intendiamo farci
promotori di mostre d'arte
e di fotografia, dedicate ai
talenti emergenti, troppo
spesso privi di adeguati
canali promozionali.
Sport. Qui abbiamo due
obiettivi. Il primo: il
«Torneo di calcetto Chiaia
Magazine», riservato a
residenti, professionisti e
lavoratori di Chiaia-San
Ferdinando-Posillipo (visto
che sul nostro territorio
già esistono molte squadre
di calcetto). Il secondo: un
campionato di playstation
cui parteciperanno quanti
leggono o sostengono la
nostra rivista.
Impegno sul territorio. Ci
siamo sempre attivati
come amplificatori delle
voci del quartiere sulle
emergenze della nostra
Municipalità: torneremo
caparbi su parcheggi,
sicurezza, manutenzione,
legalità, rifiuti, movida e
sul tema di sprecopoli.
La Card. L'iniziativa della
«Exclusive Card di Chiaia
Magazine» ha riscosso nel
2007 un lusinghiero
successo di adesioni tra
consumatori ed esercizi
commerciali. E' nostra
intenzione, allora, incrementare la rete delle
convenzioni con negozi e
aziende del territorio per
assecondare ancora di più
le esigenze dei lettori che
utilizzano la nostra Card
per i loro acquisti nei
negozi del quartiere.
12
Quelli di Chiaia Magazine
Shenker l’Inghilterra abita a Chiaia
L’ISTITUTO. Metodi speciali per imparare l’inglese. Ricco il carnet di eventi
a oltre 50 anni, Shenker aiuta gli
italiani a comunicare con successo in lingua inglese mediante l’esclusivo e innovativo metodo ideato dal suo fondatore, George Shenker,
che garantisce apprendimento rapido
e di qualità. E’ un metodo scientifico,
ideato per gli italiani, attentissimo alla comunicazione e alla pronuncia.
Il gruppo Shenker annovera 35 Istituti
D
sul territorio nazionale, 150 insegnanti madrelingua inglese, più di 12.000 allievi ogni anno e centinaia di aziende
clienti.
Oltre al Metodo Shenker, esistono prodotti per singole esigenze. Ad esempio
i Corsi Business per professionisti e manager che devono apprendere in breve
tempo l’inglese specifico del loro settore: legale, finanziario, alberghiero,
medico e dell’accoglienza.
Ci sono poi programmi per la Conversazione: l’ultima creazione è l’EnterTraining Club, esclusiva palestra linguistica Shenker, dove si conversa di
vari argomenti (cinema, attualità, teatro etc) rigorosamente in inglese.
Ed ecco la Top Clients Division diretta
all’alta formazione nella comunicazione internazionale, con speciali pro-
grammi full-immersion come i Workshops di un’intera giornata su argomenti specifici del mondo del lavoro,
l’Executive Masters in International Business Communication in formula weekend e l’Exclusive Programme, weekend full-immersion con un English
Personal Trainer a disposizione.
Disponibili anche programmi dedicati
alla preparazione dei Test Internazio-
nali (TOIEIC, TOEFL, FCE) o introduttivi al mondo del lavoro (ad esempio scrivere un CV in inglese, prepararsi ad un
colloquio etc). Inoltre esiste la linea
Shenker Kids, corsi per giovanissimi
dai 4 ai 14 anni, che usa un originale
metodo di apprendimento con cui imparare l’inglese svolgendo diverse attività come ginnastica, arte, rime e poesie, scrittura creativa e uso del PC. Il sistema fa leva sulla spontaneità e consente l’apprendimento con natutalezza. All’interno di Shenker opera poi
una divisione particolare, Shenker Culture Club, nata per favorire l’incontro
e la comunicazione tra culture attraverso la lingua inglese. E’ un contenitore di idee e di eventi formativi in cui
la conoscenza della lingua si nutre del
contatto con letteratura, arte, fotografia, musica, teatro, cinema e temi sociali. Shenker Culture Club è attivo in
varie città d’Italia dove sono stati creati spazi per ospitare mostre fotografiche e di arte contemporanea, presentazione di libri, incontri con autori/artisti e anteprime cinematografiche in
lingua originale.
Lo Shenker Culture Club di Napoli ospiterà a gennaio la mostra «Pierluigi ON
CINEMA», selezione di oltre 70 immagini del fotografo de La Dolce Vita Pierluigi Praturlon. Si tratta di scatti sui
sui set romani degli anni ‘50 e ‘60, che
hanno consegnato attori e scene alla
storia del cinema (vedi Ben Hur, Cleopatra, La Dolce Vita, Matrimonio all’Italiana). Shenker si trova in Via Chiaia
184, Tel. 081/4238321 – 4238312. il sito
è www.shenker.com.
Il numero verde: 800 980114.
Cilento lo scrigno pregiato dei tessuti
SARTORIA D’ÉLITE. Lo storico negozio di via Medina ripropone il tabarro
on c’è dubbio. M. Cilento & f.llo
è una bottega squisitamente all’antica, dedicata a clienti di spessore che fanno dell’eleganza e della discrezione un ingrediente della propria
personalità. Simbolo di una Napoli
esclusiva, a pochi passi dal Maschio Angioino, questo negozio vanta il primato di essere il più antico d’Italia nel settore della sartoria da uomo e dei tessuti pregiati.
Punto di riferimento della tradizione
partenopea per clienti raffinati, l’attività ormai si è tramandata per otto generazioni, offrendo sempre il meglio in
ogni singolo settore trattato.
Una sartoria da ammirare, un grazioso
museo da visitare, dove è esposto il più
classico degli stili nell’abbigliamento: e
così, nel cuore della city, i napoletani re-
N
spirano aria londinese.
Si avverte tutto questo quando si varca
la soglia di M. Cilento & f.llo: oltre 2 secoli di blasone, in via Medina, che scortano la tradizione e l’amore per le cose
fatte bene .
All’interno è possibile ammirare vecchi
espositori, forbici e vari utensili di sartoria, tra i quali spicca un piegacravatte, risalente all'800.
«A prodotti di altre case, dice Ugo Cilento, il più giovane della dinastia, consigliamo la nostra linea di accessori:
scarpe, pelletteria (piccola e grande),
cravatte (7 pieghe, sfoderate o incappucciate). Tra le creazioni più particolari, proponiamo cinture, anche in coccodrillo e struzzo, con la fibbia in argento, poi ombrelli e pantofole con cifre in oro».
Di produzione propria sono i capispalla, i cappotti e gli abiti realizzati con tessuti pregiati e bottoni anche in corno,
le cravatte principalmente a sette pieghe, cioè senza l’anima in acrilico bensì realizzate a mano piegando il tessuto per sette volte su se stesso e chiuso
con un unico filo, ed infine le camicie
realizzate con tessuti svizzeri e rifinite
a mano con bottoni in madreperla e
personalizzate secondo il desiderio di
ogni singolo cliente.
La qualità, il gusto e lo stile sono da
sempre i capisaldi della filosofia di famiglia: fatture, documenti e atti notarili antichi testimoniano, infatti, la lunga esperienza tramandatasi in una
azienda abituata a trattare articoli
esclusivi e selezionati provenienti dai
paesi più rinomati per la moda nel
mondo.
«La nostra famiglia, dicono Ugo ed il padre Martino Cilento, porta avanti la tradizione con entusiasmo, amore e cordialità. Con un’attività come la nostra,
si cerca di sbagliare il meno possibile».
E intanto, tra le novità di quest’anno si
registra il ritorno al tabarro, la classica
mantella di origine veneta, per uomo e
donna.
Ugo, insieme al papà, ha come obiettivo quello di soddisfare tutte le esigenze
del cliente. offrendogli diverse soluzioni: è un rito quotidiano quello che si celebra nei 400 metri quadri del negozio
nel quale vibrano tangibili la passione
e la professionalità di una famiglia che
nel settore dei tessuti e della sartoria interamente artigianale opera dal 178o
Oona L’ourse
il maschietto
è trasandato
ma non troppo
a storia di Oona L’ourse comincia circa vent’anni fa quando
nasce Fabrizia, figlia di Roberta Bacarelli, giovane stilista napoletana. Ispirata da sua figlia, Roberta più per passione che per
mestiere, disegna abitini dedicati a
piccole bambine e bambini, con
tessuti rigorosamente naturali.
Il primo punto vendita è in via
Ferrigni, poi uno spazio più grande in via Carlo Poerio 6. Infine
l’evento: quattro stagioni fa tutta
l’attenzione del brand napoletano
si concentra sul debutto al Pitti
Bimbo di Firenze. Oggi Oona L’ourse conta circa 40 punti vendita a
livello nazionale ed internazionale. E la recente apertura di un
nuovo punto vendita al Vomero, in
via Enrico Alvino 83, è un ulteriore
passo verso l’obiettivo di incrementare l’espansione sul versante
locale, oltre che su quello nazionale. I temi dominanti delle collezioni di Roberta Bacarelli tendono a
rievocare linee già popolari tra gli
anni ’50 e ’80, rivisitate però in
chiave attuale. Oggi le collezioni
coprono una fascia di età che
arriva fino ai 14 anni: lei, intanto,
riserva una particolare attenzione
alla linea maschile, tenendo d’occhio Lapo, il figlio di 6 anni, che la
ispira quotidianamente.
Per Natale, Oona L’ourse propone
mini abiti in lana cotta con disegni a tema, leggings, linee grintose
per un maschio “finto trasandato”,
coulotte di velluto liscio e organza
per i neonati.
Affiancata dalla figlia Fabrizia
Carola, nei panni di musa ispiratrice, Roberta si appresta ad affrontare nuove e avvincenti sfide, a
Napoli come in Italia.
L
RINGRAZIAMENTI
I testi, e le relative interviste, dell’inserto speciale di Natale, dedicato alle
storie degli inserzionisti del Calendario 2008 di Chiaia Magazine, sono
stati curati da Gianluca Gallo. L’inserto è completamente scaricabile sul
sito www.chiaiamagazine.it. Ringraziamo, inoltre, il fotografo Francesco
Ruggieri per la sua pronta collaborazione al corredo immagini.
13
Quelli di Chiaia Magazine
Del Porto un reame di coralli e brillanti
ARTE&GIOIELLI. La regola: non conta il prezzo, ma l’unicità del prezioso
el Porto: a Santa Lucia da 5 generazioni, una dynasty che ha
edificato il proprio successo sulla gioielleria del corallo artistico e sull'antiquariato in tartaruga. Un'avventura iniziata nel 1874 per impennarsi
poi in tutta Europa con filiali nelle località d'èlite: dalla Svizzera alla Costa
Azzurra un marchio senza rivali. Un
monopolio d'eccellenza che oggi è gestito da Carlo, 46 anni, e Alessandro,
42, eredi dell'antico blasone con esercizio al civico 145: arredamento d'epoca, uno scrigno del buongusto, cose preziose a far capolino. Carlo ama
rievocare la Santa Lucia della Belle
Epoque , quella col primato di ben 20
gioiellieri: «Chi aveva soldi comprava
il portasigarette d'oro, chi aveva soldi
e cultura lo comprava in tartaruga».
Titolari d'una filosofia del regalo più
unica che rara, i del Porto riassumono
così lo stile di famiglia: «Il gioiello?
Non conta il prezzo, ma l'unicità del
pezzo. In un mondo di griffe che massificano il gusto all'insegna del prodotto in serie, noi andiamo controcorrente». Stile che è anche bon ton seduttivo come quando i del Porto consigliano all'uomo che deve scegliere
per la sua donna, di abbinare il prezioso al colore degli occhi dell'amata.
Insomma: la classe non è acqua. Come
ben sanno i businessmen della gioiel-
D
leria «colta» di mezzo mondo che si
presentano dai del Porto, «concludono» l’affare e ripartono. Intanto la rete di vendita annovera un punto a
Montecarlo, due a Ischia Porto, uno
show-room a Milano, ma soprattutto,
visto che è l'ultimo nato, l'esercizio di
via Carlo Poerio 41, diretto da Francesco Ricciardi. Sobrio, luminoso, un accenno al design concettuale, il nuovo
punto nel cuore di Chiaia sta scrivendo un nuovo capitolo della gloriosa
ditta, coniugando nel business delle
gioie tradizione e innovazione. Il ne-
gozio di via Carlo Poerio, infatti, intende allacciare rapporti con le donne
annoiate dalle fogge rigidamente classiche, anzi desiderose di soluzioni insolite, ovviamente ancorate all'uso di
gemme e coralli. Una linea giovane
nello spirito che trionfa in due collezioni stagionali: l'autunno-inverno,
scandito da creazioni in giada, topazio, onice, ambra e ametista, e la primavera-estate, esultante in manufatti
di perle, turchesi e ovviamente corallo. Ed anche il gioiello «giovane» che
domina in via Carlo Poerio, soggiace
alla regola della Casa: vale a dire personalizzare il prodotto sulle esigenze
della clientela. Anche qui, di certo, il
classico è disponibile sempre, ma ormai si impongono all'attenzione collane inedite come quella in ciuffi di rami di corallo, montati su lacci di cuoio
e con spirale d'oro bianco e diamanti,
o come quella con pendente in perla
«dei mari australi», montata anch'essa su cuoio e con spirale d'oro e diamanti. E sorprese riservano anche le
giade e gli argenti, languidamente
adagiati in vetrina. Tesori irraggiungibili? Tutt'altro. Ciascuno può accedere al sogno, indirizzato da un consiglio sapiente che non si preoccupa
dell'esigenza di tasca ma dell'eleganza,
assecondando in ogni caso la disponiblità del cliente.
Ferrante saper camminare nel lusso
CALZATURE. Via Calabritto: dalla scarpa classica allo stivaletto antiscippo
al 1875 a oggi, giunti alla quinta
generazione, i Ferrante tramandano la loro esperienza artigianale, confezionando scarpe su misura.
Una distribuzione capillare in tutti i continenti, un prodotto ancora confezionato interamente a mano, ottomila scarpe
prodotte all’anno e quindici dipendenti
sono le cifre di un artigianato sempre più
irripetibile che partorisce piccoli capolavori, esportabili in tutto il mondo dietro le insegne del made in Naples.
Nello show room di via Calabritto 20 si
respira un clima disteso: premura, cordialità e professionalità caratterizzano
infatti il successo dello storico marchio.
Lo spazio nel cuore di Chiaia è dedicato
a soddisfare le esigenze più disparate,
quelle di clienti che non si accontentano e che vogliono scarpe su misura di
elevata fattura artigianale.
Presenti ogni anno al Pitti di Firenze per
incontrare i propri appassionati e offri-
D
re loro sempre prodotti innovativi, seppur classici, i Ferrante puntano ad approdare nelle boutique più esclusive di
tutto il mondo, garantendo sempre scarpe artigianali impeccabili nelle rifiniture e garantendo la possibilità di realizzarle anche su misura con tempi mai inferiori ai quaranta giorni.
Innovativi dal punto di vista della ricerca di prodotto, i Ferrante sono stati i pri-
mi a proporre alla platea dei clienti lo stivaletto antiscippo, così battezzato per
una tasca nascosta all’interno dove poter
occultare piccoli preziosi o soldi, senza
destar sospetti.
Materiali di primissima qualità, pelle e
rettili di prima scelta, un’ampia varietà
di colori, varianti di modelli e rinforzi in
cuoio e, da pochi anni, anche una ridotta produzione di pelletteria e capi in
pelle, posizionano oggi il marchio Ferrante nell’olimpo dell’artigianato made
in Naples, che viene indicato sempre più
spesso tra gli status simbol dell’uomo e
della donna, desiderosi di dintinguersi
come appartenenti ad una élite elegante, sobria e ricercata.
La famiglia Ferrante attende i visitatori
nel suo show room di Palazzo Calabritto e nelle migliori boutique di tutto il
mondo per piacevoli chiacchierate e per
un viaggio, più unico che raro, nel pianeta dell’artigianato di alto profilo.
Morelli 14
la casa
dei sogni
n via Domenico Morelli, la storica
strada dell’antiquariato, al civico 14
nasce una nuova meta in materia di
oggettistica per la casa, di arredo barca e
liste di nozze: è, appunto, Morelli 14,
negozio che, con le sue nuove, eleganti e
moderne linee di taglio parigino, sostituisce Geneviève Lethu, pur conservando i suoi prodotti più apprezzati. L’indirizzo è quello giusto per chiunque voglia
acquistare oggetti di ottima fattura e
ricercati nel settore di genere.
Dall’idea di Francesco Picone, amministratore unico, e dall’esperienza maturata in tanti anni di rapporto di fedeltà con
il prestigioso marchio Geneviève Lethu, è
nato il proposito di offrire alla clientela
prodotti inediti in materiali, unici ed
eleganti, per ambienti quotidiani come le
nostre case o le nostre barche. Posate,
vasellame, servizi di piatti e oggettistica
per la lista di nozze, Morelli 14 è dunque
opportunità inesauribile per idee regalo
o per impreziosire gli ambienti.
Qui, però, si possono anche ordinare
tovaglie su misura in lino e damasco
idrorepellente, spaziando tra un’ampia
scelta di colori, ornamenti e forme: in
pochi giorni, poi, sarà possibile ritirare il
capo, personalizzato al meglio. Capitolo
arredo barca: a disposizione più di mille
pezzi, delle migliori marche, in materiali
come il PVC e il Plexiglass, adoperati per
contesti pratici e informali, e delineati in
linee e forme di grande sobrietà e accattivante semplicità.
Negli ambienti di Morelli 14 l’atmosfera
calda, accogliente, è lo sfondo ideale per
prodotti che rompono i canoni classici
dell’arredamento napoletano, lasciando
spazio a soluzioni moderne, pulite e
coloratissime.
Per chi, dunque, punta all’originalità, in
vista della grande corsa al regalo, oltrepassare la soglia di Morelli 14 è una
mossa vincente. Francesco Picone e le
amiche-collaboratrici vi accoglieranno
personalmente e vi consiglieranno.
I
14
Quelli di Chiaia Magazine
Marinella il favoloso regno delle cravatte giramondo
LA DINASTIA. Il mito della storica bottega di piazza Vittoria
n Riviera di Chiaia, al civico
287, poco distante da Piazza
Vittoria, il 27 giugno del 1914
è iniziata una favola, una storia
che ancora tutt’oggi, alimentata dall’esperienza di tante generazioni, continua a perpetuarsi
puntuale, rinnovando il miracolo di un marchio prestigioso:
quello dello storico negozio di
abbigliamento artigianale E. Marinella.
In quell’epoca Don Eugenio, camiciaio di professione e estimatore della moda inglese, acquista un piccolo spazio di fronte
alla Villa Reale, oggi Villa Comunale di Napoli, al tempo frequentata da nobili e aristocratici, e dà vita ad un spazio ibrido,
in bilico tra boutique e salotto.
Qui ci si incontrava per scambiare opinioni su cultura, politica e teatro: un ambiente minuscolo, fatto per gentiluomini,
concepito su misura per loro, dove la cosa più importante era la
ricercatezza del particolare e il
gusto del bello.
Trascorrono gli anni a cavallo
delle due guerre mondiali e quel
piccolo negozietto di venti metri
quadrati è sempre lì: sullo sfondo una Napoli che cambia le sue
abitudini e la sua gente, dove
non esistono quasi più gli aristocratici, i poeti e gli artisti di
una volta, una Napoli che, nel 2°
dopoguerra esprime una nuova
borghesia, ribollente di giovani
rampolli di una generazione che
vuole ricominciare e darsi da fare per la ricostruzione e la rinascita economica. Ormai sono gli
I
anni ‘50. Don Eugenio ora viene
affiancato dal figlio Luigi, giovane gagliardo con idee molto chiare sul futuro del negozio di famiglia.
Luigi comincia una serie di viaggi sia in Italia che all’estero; le
sue mete preferite sono Parigi e
Londra, ed è proprio in Inghilterra che inizia a conoscere l’eleganza anglosassone, la sobrietà nel vestire e la cura minuziosa dei particolari. Passeggiando
tra le ricche strade della città della regina Elisabetta, nota nelle
vetrine oggetti e marche come i
cappelli Look, gli impermeabili
Aquascutum, i profumi di Creed,
Floris e Penhaligon’s, e le bellissime stoffe di seta del Kent stampate, jacquar e regimental.
Visita queste boutique e acquista gli oggetti che più lo affascinano. L’emozione è tanta, la strada è chiara. Rientra in Italia e
porta al padre quanto ha rastrellato tra gli scaffali dello stile british. Insieme, quindi, decidono di contattare queste aziende inglesi e riescono, non senza
difficoltà, ad importare gli articoli di queste prestigiose marche.
Ed ecco che la camiceria di Don
Eugenio subisce dei cambiamenti e le sarte che confezionavano camicie, ora cominciano a
cucire cravatte realizzate a regola d’arte con le preziosissime sete comprate.
Col passare del tempo il negozio
di Don Eugenio e Gino Marinella diventa sempre più famoso e
rinomato nel settore delle cravatte realizzate su misura e come
rivenditore esclusivo di prodotti
inglesi, tanto da ricevere anche lo
stemma della Casa Reale Inglese
del Grande Ordine della Giarrettiera come fornitore ufficiale
della famiglia reale.
Don Eugenio, ormai anziano, si
spegne serenamente, fiducioso
del lavoro del figlio Luigi e rassicurato dalla nascita del nipote
maschio Maurizio che potrà continuare l’attività di famiglia e curarne gli interessi.
Cominciano gli anni ‘70. Maurizio, ormai maggiorenne, comincia a prendere confidenza
con l’atmosfera elitaria del negozio di famiglia. Dopo anni di
tirocinio al fianco del padre, l’erede è ormai pronto e ha voglia
di apportare novità come aveva
fatto suo padre anni prima.
Continua ad acquistare sempre
prodotti eleganti inglesi ma con
delle piccole varianti: i pullover
di shetland scozzesi diventano
di cachemire, le tinte da tre che
erano (grigio, blu e nero), spaziano adesso in tutte le sfumature dello spettro cromatico. Gli
square sono disegnati direttamente da lui al fine di dare ai
clienti fantasie uniche e sempre
diverse, con la soddisfazione di
vendere un prodotto unico, realizzato solo ed appositamente su
desiderio della clientela.
Oggi Marinella significa non solo la cravatta su misura: ormai è
status simbol. Un’ampia famiglia
di prodotti dà vita al total look,
dilatandosi dagli orologi alle
scarpe, dalle sciarpe agli occhiali da sole. E il brand è anche for-
nitore ufficiale della Reale Famiglia dei Borbone. E qui la soddisfazione del cliente non è un
vuoto esercizio di cortesia formale, ma una pratica animata
da passione sincera.
Nella storica bottega di piazza
Vittoria, diventata ormai punto
di riferimento per napoletani e
turisti di tutto il mondo, ogni
giorno Maurizio Marinella cerca di regalare il fascino antico di
una Napoli, destinata pian piano
a scomparie: cravatte, foulard,
orologi e profumi che testimoniano un amore per il proprio
lavoro, un’assidua ricerca dell’aggiornamento, la garanzia di
prodotti di elevata fattura, unici
ed inimitabili. La fiaba di Marinella, oggi, vive anche nell’impegno di oltre cinquanta dipendenti che, con professionalità e
tanta napoletanità, accompagnano Maurizio alla conquista
di nuove sfide. “ Napoli, cui devo
tutto, è un biglietto da visita vincente. Sono una persona fortu-
De Vincenzo il magico crocevia delle griffe
nata perché ogni giorno, con il
mio lavoro, esporto in tutto il
mondo qualità artigianale ed
estrosità creativa”: Maurizio, terza generazione di una famiglia
patriarcale dedita al lavoro, accoglie ogni giorno personalmente i suoi clienti che incuriositi dal successo di questo storico
marchio affollano la sua bottega
anche solo per potergli stringere
la mano e congratularsi con lui
per la missione che ha sposato:
quella di far percepire una immagine diversa della città, metropoli cosmopolita e vulcanica,
ricca di risorse e di genio, imprevedibile, a proprio agio nella
modernità. “Napoli - dice - fa vita a sé, non è paragonabile a nessun’altra città al mondo. è una
giusta alchimia di creatività, solarità e professionalità; aperta alle novità e alle innovazioni; ricca di artigiani come me, innamorati e orgogliosi di lei come di
una bella donna, difficile da gestire ma stupenda da esibire”.
L’INIZIATIVA
ABBIGLIAMENTO. La maison cala il tris: inaugurato a via Filangieri LDV Uomo
DIECI ARTISTI
AL WARNER
asce più di 30 anni fa, in
via Calabritto, offrendo al
pubblico femminile maglieria e confezioni delle migliori
marche per signora: Gay Mattiolo, Maria Grazia Severi, Mariella Burani, Pancaldi, Gianfranco Ferrè, Lancetti e Mila
Schon.
I segreti per un’impresa di successo sono passione senza risparmio, qualità dei prodotti, affiatamento e impegno: ma è lo
spirito di sacrificio il vero valore
aggiunto di un’esperienza originale nel segno dell’eleganza: e
sono appunto questi gli ingredienti pazientemente assemblati nella vicenda commerciale e
professionale del marchio “De
Vincenzo”, che nasce nel 1975,
nella boutique di via Calabritto,
dall’intuito di Lucia. Lei, nella
sua maison donna, iniziò ad offrire le miglori griffe del tempo,
garantendo alle sue clienti un
servizio di assistenza e personalizzazione post vendita, davvero
rivoluzionario per l’epoca tra i
negozi che operavano nel settore moda.
Poi negli anni ’90 ad affiancare
il negozio dedicato alla donna,
arriva il reparto maschile, gestito dal figlio Renato. E anche lui,
ovviamente punta sull’alto livel-
E’ decollata a Chiaia l’iniziativa intitolata “1000’ Art Natale
2007”, organizzata da “La
Bottega”, sodalizio culturale
(con sede a Palazzo Serra di
Cassano) che raccoglie tra le
proprie fila gli artisti di arte
contemporanea che in passato hanno esposto in collettiva
sulle scale di via dei Mille. Il
clou della manifestazione è
rappresentato dalla mostra
collettiva di 10 autori negli
spazi della Galleria Metropolitan (all’interno del Warner
Village di via Chiaia). L’intento degli artisti de “la Bottega”
è quello di diffondere l’arte
tra la gente comune, liberando il frutto della creatività
dagli spazi angusti e compressi dei circuiti d’élite. Proprio
per questo sono in cantiere
anche esposizioni in sedi
insolite come esercizi commerciali o produzioni artistiche, ricavate dal riciclo dei
rifiuti. Ed ecco, intanto, i
nomi degli artisti del Warner:
Leonardo Amendola, Ambrogio Bosco, Giuseppe Clemente, Carmine Dello Ioio, Antonio Del Prete, Paola Del Prete,
Antonio Januario, Margherita
Januario, Silia Pellegrino e
Giovanna Savona.
N
lo delle griffe in offerta: Cucinelli, Pal Zileri, Zanella, Allegri,
Inghirami e confezioni sartoriali su misura. Si tratta in questo
caso di linee classiche, rivolte ad
un uomo che ama vestire alla
moda, in modo sobrio: e l’intento è quello di offrire lo stesso lavoro di personalizzazione di cui
la madre era stata pioniera.
Parallelamente a Renato, anche
sua sorella Fiorella, ha aperto 2
anni fa, il negozio LDV Glamour,
all’interno di Palazzo Calabritto,
specializzato in linee giovani,
femminili, incorniciate da prestigiose firme italiane e stranie-
re. Quest’ anno, intanto, è di nuovo protagonista Renato che con
De Vincenzo Uomo ha recentemente inaugurato in via Filangieri 19 un nuovo punto vendita,
non distante dalla fortunata via
Calabritto. “Il passo è importante - confessa lui orgogliosamente - perchè rappresenta il coronamento di un’idea che ho inseguito con caparbietà”. Un progetto, dunque, coltivato con entusiasmo, competenza e la giusta
esperienza maturata in tanti anni di attività vissuti nella boutique uomo di via Calabritto.
I contenuti che Renato ha inteso
riversare nel suo nuovo punto
vendita, si concretizzano nella
creazione di un brand uomo
giovanile e informale, di qualità,
rivolto a clienti che anche nel
tempo libero vogliono mantenere un aspetto curato, scegliendo
capi di pregio.
Per gli amanti del cachemire
d’autore, all’interno del nuovo
spazio, si può trovare la collezione Brunello Cucinelli: e, oltre
ai famosi e colorati pullover, ecco anche pashmine, giacche,
pantaloni, cappelli e, novità assoluta, accessori da viaggio quali valigie e borse da lavoro in pellami naturali con profili in cachemire a contrasto, di grande
bellezza. E catturano decisamente l’attenzione i pregiati
plaid di Cucinelli, sempre in cachemire: l’ideale per i regali di
Natale. Al cachemire informale,
si aggiunge anche lo stile di Pal
Zileri che, con la linea giovanile
Lab, costituita da pantaloni, camicie, giacche e cappotti, coniuga con garbo eleganza e modernità.
Renato, per non smentire la tradizione di famiglia, è affiancato
in questa impresa dalla moglie,
Annamaria Romano, entusiasta
di condividere con il marito la
nuova avventura professionale.
16
Quelli di Chiaia Magazine
Merolla & de L’Ero quando l’eleganza è cucita addosso
CAPI D’AUTORE. Il fascino delle camicie su misura nella boutique all’interno di Palazzo Calabritto
Scene di fashion in un interno:
via Calabritto 20, all’interno dell’omonimo palazzo esiste una
realtà al bivio tra sartoria e boutique, che la propria nicchia di
notorietà se l’è costruita anno
dopo anno, realizzando e confezionando camicie artigianali
di elevata fattura. Capi destinati ad una nutrita platea di acquirenti che hanno una priorità rigorosa: la realizzazione personalizzata, il prodotto ad hoc
concepito e concretizzato con
standard qualitativi che sulla
piazza ormai sono rari. Stiamo
parlando di Merolla & de L’Ero,
una delle realtà aziendali- artigianali più promettenti che il
settore possa offrire attualmente. Merolla & de L’Ero è insomma una ragione sociale sempre
più consolidata nel Gotha degli
artigiani napoletani. E qui simpatia, eleganza e professionalità sono credenziali di facile reperibilità. La cornice è perfetta:
un clima riservato e tranquillo
e l’ambientazione di ispirazione
ottocentesca lasciano del resto
intuire, sin dal primo approccio, l’esclusività di trattamento
destinata al cliente.
Grande attenzione, conoscenza
dei canoni tradizionali, lo scrupolo con cui si esegue il lavoro,
il criterio della esclusività sartoriale sono, dunque, i perni intorno ai quali ruota la produ-
zione targata Merolla & de L’Ero.
I responsabili della boutique raccontano che, per realizzare una
camicia così preziosa e curata
nei minimi particolari, è necessario che lo sforzo sartoriale venga facilitato anche dalle stoffe
che si utilizzano, accuratamente scelte tra le migliori marche
di origine sia italiana che estera.
«La camicia è rimasta una delle
poche cose nel guardaroba di
un uomo che può ancora spaziare per fantasie classiche o
sportive. Il nostro impegno giornaliero è quello di proporre stoffe delle migliori marche in circolazione, bottoni rigorosamente in madreperla e iniziali
ricamate a mano, offrendo una
ampia scelta di colletti e polsini
per garantire ai nostri clienti
sempre un prodotto di altissi-
Dei Martiri 23a gli interni amati dal jet set
DESIGN. Nuove idee abitative e proposte raffinate nel «salotto» del gruppo MMM
el cuore della moda di Napoli, degli antiquari e dei
caffè, si è inserita da luglio Dei Martiri 23a, il nuovo spazio espositivo del già consolidato gruppo MMM. Un concept store di 250 metri quadri, distribuito su due livelli, espressione
della creatività ed abilità degli
architetti Graziano Nora e Lorenzo Del Regno e dello studio
Grano Design & Partner. La cura
dei dettagli, la ricerca del particolare, fanno di questa azienda
un autentico broker del lusso,
sempre capace di reperire e fornire gli articoli più gettonati da-
N
gli esponenti del jet set internazionale. L'offerta è, infatti, improntata ad un'accurata selezione delle più prestigiose aziende
esperte nella realizzazione d'interni di grandi case, hotel e
yacht. Solo a titolo esemplificativo vale la pena menzionare i
mosaici di Sicis, i mobili out door
di Gandia Blasco, le cucine di Minotti, la raffinatissima biancheria di Ivano Redaelli. Dei Martiri
23a non nasconde la propria natura, prediligendo un'atmosfera
densa ed emozionante, sintesi di
una perfetta combinazione di
charme, stile ed eleganza. La pu-
rezza del cristallo ed il candore
del bianco sono invitanti: tra cascate di riflessi, luci soffuse ed
immagini in continuo divenire
emergono tutti gli elementi attraverso i quali poter personalizzare il proprio spazio abitativo. Una piccola hall e poi una
lunga scalinata consentono di
accedere ad un microcosmo luminoso dove il bianco contrasta
con le tinte forti del nero e del
cioccolato, in cui le varie proposte di arredo si susseguono in ambienti studiati per offrire, tra tessuti materiali e fragranze, un focus sulle ultime novità della pro-
duzione nazionale ed internazionale. Dei Martiri 23a è un insieme di competenze tecniche e
di stile, dove la continua ricerca
delle novità e della qualità sono
garantite dall'esperienza e dalla
preparazione dei fratelli Moselli,
da anni titolari del gruppo MMM
Commercio & Sviluppo.
L'aspirazione resta quella di creare non solo un ”negozio” ma un
luogo in cui trattenersi e incontrarsi, un salotto informale nel
quale, magari, poter sorseggiare
un drink e, al contempo, movimentare la fantasia, alla ricerca
dell'habitat perfetto.
ma vestibilità e di lunga durata».
Un successo non casuale: quasi
per scherzo e da sempre attratti dall’artigianato, Merolla & de
L’Ero cominciarono la loro avventura facendosi accompagnare da sarte di eccelsa esperienza nell’ambito della confezione artigianale di camicie. Ci
hanno creduto subito. Tempo e
risultati hanno dato loro ragione. I quasi settanta metri quadri
in via Calabritto 20 sono testimoni di una scommessa, abbondantemente vinta, basata
sulla fiducia ostinata nella qualità. L’unico must è quello di
rendere i clienti soddisfatti del
prodotto realizzato interamente su misura. L’obiettivo è
continuare ad esportare il loro made in Naples in giro per
il mondo.
17
Quelli di Chiaia Magazine
Ostuni la profumeria fra tradizione e avanguardia
COSMESI. Una leggenda alle essenze: ha oltre 100 anni lo storico marchio di via Domenico Morelli
in dal 1905 “N. Ostuni Profumeria” significa ampia
scelta, eleganza, prezzi competitivi, qualità e consigli giusti
e decisivi. E oggi Nicola Ostuni
F
prosegue la strada intrapresa dal
nonno che fu davvero pioniere
quando, oltre un secolo fa, aprì
a Napoli, in via Domenico Morelli, la prima profumeria. Un
passato professionale dipanatosi
attraverso tutto il XX secolo, un
lungo viaggio illuminato dalla
bussola della serietà e del sacrificio per restare sempre all’avanguardia, per garantire ai
propri clienti i prodotti più qualificati che il mercato della cosmesi e della profumeria possa
offrire. Il patron, intanto, non solo ha seguito le orme e la tradizione familiare ma ha anche triplicato i punti vendita. Nel 1991
iniziava, infatti, una nuova sfida con il secondo negozio in via
Vittoria Colonna. E, dato che la
classe non è acqua e che anzi in
questo caso significa profumi e
cosmetica, quattro anni fa è ar-
rivato anche il terzo punto vendita in via Manzoni. Il lavoro è
tanto e Nicola Ostuni gestisce i
tre negozi, seguendo gli insegnamenti del papà e del nonno:
aggiornamento, ampio ventaglio
di prodotti ed un prezzo giusto.
“Cerchiamo anche, sottolinea, di
avere in esclusiva quei prodotti
considerati scientificamente all’avanguardia”. Un’adeguata
equipe di specialisti a disposizione dei clienti completa la carta d’identità della celebre ditta.
Ecco perchè aggirarsi tra gli scaffali degli spazi Ostuni significa
godere dell’opportunità non solo di imbattersi in essenze e fragranze sofisticate ma anche in
primizie cosmetiche di ultima
generazione. Ed accanto a profumi e cosmetici di prima scelta
anche tutti i complementi della
profumeria, articoli e accessori.
Ostuni è concessionario di marche come Floris, Creed, Penhaligon’s, Acqua di Parma, Hermes,
Estèe Lauder, Helena Rubinstein,
Guerlain, Chanel, Bulgari, Giorgio Armani e Cartier. Inoltre è
esclusivista La Mer. Le marche
blasonate, però, sono tante e in
questo periodo, poi, in occasione
delle festività, l’offerta naturalmente aumenta. E sul versante
prezzi la disponibilità è massima: le cifre sono alla portata di
tutte le tasche.
ve aziende: Paul & Shark e Borsalino. La prima specializzata sul
total look uomo e donna, la seconda sul total look al maschile.
Che si tratti di abiti e giacche eleganti o di sofisticato abbigliamento sportivo, l'assortimento
si basa sulla ricerca dei migliori
tessuti e sulla massima attenzione ai dettagli: ragioni che spiegano il consenso riscosso presso
la Napoli che conta. In una parola: buongusto. Ossia ciò che
questa azienda offre da più di un
secolo ai suoi affezionati clienti
e a chi è alla ricerca di capi davvero speciali. E c’è un valore aggiunto non trascurabile: una location nel cuore storico di Napoli che affascina soprattutto la
clientela internazionale, che ormai da Buonanno è di casa.
Buonanno fuoriclasse d’eleganza
MODA CLASSICA. Tre negozi consacrati allo stile e al buongusto
l marchio P.Buonanno nasce
alla fine dell'Ottocento da
un’antica tradizione familiare, con il primo punto vendita
in piazza Trieste e Trento dove si
ha ancora l'impressione di entrare in un piccolo scrigno, custode di antichi tesori legati al
mondo sartoriale. A dare il nome
alla ditta è Pasquale Buonanno,
fondatore dell'impresa di famiglia.
Pasquale matura una lunga
esperienza in Inghilterra, paese
da cui mutua i canoni dell'eleganza e del buon gusto inglese e
che trasmette poi nel dna della
propria azienda. E dopo quello di
Piazza Trieste e Trento, apre altri
due punti vendita, rispettivamente nel 1958 e nel 1972: il pri-
I
mo è in via Scarlatti al Vomero e
qui si servono le migliori famiglie che abitano "nella zona collinare"; l'altro punto vendita, anch'esso molto ampio, spunta in
via Vittoria Colonna, salotto della «Napoli bene».
L'amore per questo lavoro, tramandato di padre in figlio, fa sì
che tutt'oggi i Buonanno coordinino in prima persona l'attività dei tre negozi di famiglia. Lo
storico negozio di piazza Trieste
e Trento è specializzato in abbigliamento maschile e stoffe: in
particolare i pregiatissimi tessuti Riva, utilizzati per confezionare camicie e tagli ricercati per
gli abiti. Negli altri due esercizi
è possibile trovare qualsiasi genere di abbigliamento, anche
quello per le signore: un vero e
proprio total look di alta fattura
sartoriale. E poi i colori di Buonanno che sa bene come a Napoli
siano di moda le tinte solari e le
infinite nouance di celeste, lilla
e rosa. Capitolo firme: Buonanno
esibisce tutti i marchi più prestigiosi: da quelli storici come la
camiceria Burini, rilevata dal
gruppo Brioni, ai cashmere di Fedeli, Avon Celli, l’intera collezione di Loro Piana e Aquascutum,
o ancora le linee più sportive firmate Gant, Les Copains. Ma Buonanno è anche un “piccolo polo
dell’intimo”, abitato dall’underwear di Calvin Klein, Polo Ralph
Lauren, Dolce & Gabbana, Grigio Perla. Un elenco in cui si sono aggiunte di recente due nuo-
c h i a i a m a ga z i n e
SAPERVIVERE
SOCIETÀ • COSTUME • RELAX • MOVIDA • EVENTI • CURIOSITÀ
Il Parsifal risolleva l’umore del San Carlo
BUONA LA PRIMA. L’opera di Wagner ha inaugurato la stagione lirica del teatro
da alcuni mesi commissariato. L’innovativa regia di Tiezzi e le scenografie di Paolini
Antonella Carlo
o scrittore Edoardo Galeano, ne «Il libro degli
abbracci», narra la storia di un violinista, derubato e ferito alla fine di un
concerto. Ai soccorritori,
che lo trovano nudo sul ciglio di una strada, l’uomo
sussurra, con gli occhi gonfi e semichiusi: «Mi hanno
preso tutto, tranne la musica». L’aneddoto, forse, può
rispecchiare in parte le recenti traversie toccate al
Teatro San Carlo: 30 milioni di passività ed, in più, il
patrimonio della Fondazione (17,5 milioni di euro)
essiccato in pochi anni. Gli
sponsor, come l’Unicredit,
fuggono a gambe levate ed
il Massimo partenopeo, in
barba alla sua storia secolare, soffre una condizione di
incredibile precarietà: eppure il sipario, anche se a
fatica, si è alzato di nuovo e
le note del «Parsifal» hanno
consolato le orecchie ed i
cuori dei più accaniti musicofili partenopei. Il commissario Salvatore Nastasi,
commentando il rapporto
della «Price Waterhouse»
sulla situazione finanziaria
del San Carlo, ha assicurato
il protrarsi della programmazione almeno sino al
2010, con una graduale riduzione delle passività: il
mondo della cultura, però,
continua a porsi domande,
cercando di individuare la
genesi di una crisi che ha
coinvolto addirittura una
delle più prestigiose istituzioni nazionali. Il Maestro
inglese Jeffrey Tate, direttore musicale del Teatro, invoca una serie di cambiamenti strutturali, che
avranno la funzione, innanzitutto, di migliorare
l’acustica del Massimo: «Sono fiducioso per gli sviluppi che si realizzeranno nel
prossimo futuro; i lavori di
ristrutturazione gioveranno all’ascolto della musica
sinfonica e non ostacoleranno il regolare svolgimento della stagione». A
questo proposito, è proprio
il commissario Salvatore
Nastasi ad assicurare una
rapida conclusione degli interventi architettonici che,
con ogni probabilità, saranno pianificati durante il
periodo estivo. Il Maestro
Jeffrey Tate, però, va ben oltre, auspicando anche una
metamorfosi graduale del
pubblico del San Carlo:
«Agli spettatori fedeli an-
L
Crisi del Teatro San Carlo: 30 milioni di passività
drebbe aggiunta una più
massiccia presenza giovanile: il pubblico è pigro e
vecchio ed anche il mondo
della cultura europea spesso non ha il coraggio di
scommettere su soluzioni
espressive atipiche, originali, di rottura». Perfetta-
mente d’accordo con Tate è
l’onorevole Amelia Cortese Ardias, presidente dell’Associazione «Amici del
San Carlo»: «Dopo la tempesta degli scorsi mesi, salutiamo con gioia la prima
del “Parsifal” ed apprezziamo le scelte innovative del-
la regia di Tiezzi e delle
scenografie di Paolini: ci si
rinnova puntando sulle
programmazioni e forse siamo partiti con il piede giusto. Auguriamo, dunque, al
commissario Nastasi un
buon lavoro, con la speranza che il Massimo torni ai
suoi antichi fasti e superi le
paralizzanti difficoltà economiche». Parole di rimpianto sono riservate, in
ogni caso, alla fine della Sovrintendenza di Gioacchino Lanza Tomasi: «Lanza
Tomasi è una figura di grande spessore, che mescola
raffinata cultura e profonda intelligenza» - continua
Cortese Ardias -, il sovrintendente è sempre stato vicino alla nostra Associazione e, agli albori di questa
stagione, non possiamo
non riferirci al suo grande
impegno, umano e professionale. Lo ricorderemo
sempre, quando applaudiremo le opere al San Carlo».
RIFLESSIONI SUL CARTELLONE
L’assenza di Tate
e i prezzi alle stelle
Massimo Lo Iacono
«Parsifal» di Wagner è la
prima opera del cartellone 2007-2008 del San
Carlo. E’opera legata a
Chiaia-Posillipo perché
è stata in buona parte
scritta a villa Doria
d’Angri, all’inizio di via
Posillipo. Il soggiorno di
Wagner con famiglia vi
è ricordato con una
lapide all’interno. A
Ravello, diversamente
dalla volgare vulgata di
basso profilo turistico,
Wagner ha visto soltanto concretizzarsi in villa
Rufolo quello che aveva
già immaginato e
realizzato. Non ne ha
ricavato affatto ispirazione di sorta. Opera
“Die Walkure” sempre
di Wagner. E’ questo
dunque, per motivi ovvi
ed altri organizzativi,
(per esempio la presenza di doppio coro e la
necessità di orario
prolungato per le prove), come puntualizzato
sulla stampa l’estate
lunghissima (primo
atto record, quasi due
ore) di carattere secondo taluni solo oratoriale, per nulla amata
dagli appassionati
d’opera italiana o
francese, ma solo dagli
appassionati di musica
classica in generale,
“Parsifal” è certo scelta
azzardata o sbagliata
nel momento in cui il
San Carlo vive una
doppia crisi, quella
amministrativa curata
dal Commissario ministeriale, e quella con il
pubblico disaffezionatosi, poco presente già ai
pochissimi concerti
proposti dal teatro in
questo Autunno, indipendentemente dalla
loro ottima qualità.
L’improprietà della
scelta, tra le bizzarrie
della passata gestione, è
corroborata dalle scelte
di regia, Tiezzi con
scene di Paolini. I due,
pur artisti insigni, già
anni fa furono però
poco graditi dagli
abbonati, in occasione
di un allestimento di
scorsa da interventi di
tecnici della gestione
teatrale, un allestimento costosissimo di
dubbio ritorno d’immagine: meglio sarebbe
stato trasformarlo in un
frizzante “Fledermaus”
di Strauss, con sponsorizzazione di una casa
produttrice dello Champagne di cui si canta nel
secondo e terzo atto. E
mancherà pure il grande direttore Tate (nella
foto) per motivi di salute. Il resto della stagione
propone titoli parimenti eccellenti, con allestimenti di rango, gioia
degli appassionati ed
addetti ai lavori, ma
manca purtroppo il
repertorio realizzato
bene, mentre i prezzi
sono alti, comprensibilmente, sia per le necessità del teatro sia per il
portafoglio degli appassionati. Tempi difficili
per il San Carlo, in cui
difficile è pure l’ottimismo. Almeno è venuto
fuori il posto auto per
gli abbonati: forza
Commissario!
SOCIETÀ&COSTUME
CHIAIA MAGAZINE
20
Cavalleresco Ordine, la carica dei dandy
L’EVENTO. Serata di gala a Villa Marinella per festeggiare i dieci anni del sodalizio
capitanato da Giancarlo Maresca. Lezioni di seduzione con il linguaggio del ventaglio
RIFLETTORI
Laura Cocozza
ustodire il tesoro dello stile e dell'eleganza contro
la barbarie della volgarità»: è questo uno dei principi cardine su cui si fonda il «Cavalleresco
Ordine dei Guardiani delle nove
porte», sodalizio tutto al maschile
La premessa era d'obbligo per introdurre l'evento che ha avuto luogo il 17 novembre a Villa Marinella: la serata di gala “Cavalieri e dame” per festeggiare i dieci anni dalla nascita di questo singolare Ordine. Votati per missione alla difesa dei difetti e dei vizi maschili, i Cavalieri per una sera hanno ceduto
presieduto dal Gran Maestro Giancarlo Maresca. Difendere il buon
gusto è un compito che ciascun Cavaliere si pone per elevare la sua
stessa esistenza. Per farlo deve oltrepassare le «nove porte del piacere». L'Abbigliamento è la prima di
queste, seguita da Gola, Motori,
Donne, Arte, Gioco, Fumo e Tauromachia. L'ultima porta, la nona,
è quella dedicata ai piaceri ignoti,
ovvero a ciò che rappresenta il piacere per il singolo individuo.
le armi, ammettendo anche le dame in un consesso dove gli adepti,
provenienti da tutta Italia, elegantemente vestiti, hanno avuto libertà di assaporare tutti i piaceri (tranne quello dei motori e della tauromachia, per evidenti motivi di spazio) per cui si battono. Dopo spizzichi e bocconi d'antipasto, una cena tradizionale e partenopea a base di mozzarella di Aversa, ragù,
baccalà fritto, braciole e polpette,
apriva la porta della Gola, solleti-
«C
cata, in omaggio alle signore (che
notoriamente preferiscono le bollicine) da champagne Billecart Salmon e dal Puro di Movia. Al termine la cioccolattosa “torta dei cavalieri” appariva sulla soglia della
porta del Fumo, spalancata su fluttuanti volute prodotte da sigari Avana a volontà. Due “siparietti” dedicati al mondo femminile e a quello maschile, schiudevano poi le
porte del Gioco e dell'Arte: Sorrel
Smith, pittrice californiana residente a Parigi e animatrice di feste
in costume, ha svelato l'ormai dimenticata lingua dei gesti legati al
ventaglio. Mentre le dame che avevano seguito l'invito di munirsi di
questa pericolosa arma di seduzione, ne sperimentavano l'efficacia,
emulando i gesti della Smith, i cavalieri annotavano i significati di
ogni fruscìo. A seguire, Massimiliano Mocchia di Coggiola, artista
e dandy torinese, ha illustrato il linguaggio del guanto maschile in vari ambiti cavallereschi, dal corteggiamento al duello. Che poi, in fondo, sono la stessa cosa. Perché, come diceva Nietzsche e suole ripetere il Gran Maestro: «L'uomo ama
il gioco ed il pericolo. E la donna è
il gioco più pericoloso».
CONCERTO UNITALSI, EXCELSIOR IN VISIBILIO
Splendida la riuscita del concerto di musica lirica
dell'U.N.I.T.A.L.S.I. e del Soroptimist di Napoli, grazie al
prezioso contributo di un folto gruppo di giovani e bravissimi cantanti attivi con crescente fortuna sui palcoscenici di
tutto il mondo. La serata è stata ospitata nei fastosi ed accoglienti saloni dell' Hotel Excelsior. Al pianoforte, con grande
bravura, evocando le sontuose e squisite sonorità dell' orchestra, sedevano a turno Maria Sbeglia e Otello Visconti, che
hanno realizzato felicemente le incantevoli atmosfere del
teatro d'opera. Hanno cantato con generosità d'impegno,
sfoggiando grande, ben nota bravura, Miriam Artiaco, Anne
Cahuvot, Roberta Maione, Anna Rezza, Eufemia Tufano,
Vincenzo Casertano, Vito Priante. Applaudite con gioia
sono state le arie famose certo, ed i duetti soprattutto, sia
quelli popolarissimi come la “Barcarola” da “I Racconti di
Hoffmann” di Offenbach, quello da “Elisir d'amore”, da
“Tosca” e “Barbiere di Siviglia” ed quelli molto meno noti da
“Lakmé” e “Così fan tutte”. Gustoso il travolgente canto del
“Torero”da “Carmen”, protagonista luminoso ed accuratissimo Vito Priante, il baritono italiano oggi più lanciato,
prediletto da Muti, Curtis, insomma dai grandi del podio.
Per lui un coretto arguto hanno intonato le signore Artiaco,
Rezza e Tufano. Niente bis, ovviamente, ma brindisi tutt'insieme da “Traviata” a fine serata, intonato pure da Maria
Sbeglia. Prima del concerto ci sono stati i saluti di rito dei
presidenti dei sodalizi organizzatori. Annie Pempinello ha
poi letto con la consueta sapienza poesie di Enzo Siliato,
amico e partecipe della vita dell' U.N.I.T.A.L.S.I, precocemente scomparso. Gran finale quindi della serata è stato il sorteggio di un collier del maestro orafo Gerardo Sacco, offerto
dal gioielliere Carlo Zilberstein. La manifestazione è stata
condotta da Massimo Lo Iacono. (foto di Marco Sommella)
Nelle foto in alto: Il Cavalleresco Ordine
al completo; Massimiliano Mocchia e
Sorrel Smith. Foto in basso: un momento
della serata “Cavalieri e dame”.
TURCO, COMPLEANNO IN BIANCO E NERO
Grande party il 28 novembre a Palazzo San Teodoro per i 31
anni di Angelo Turco (nella foto), amministratore unico della
Turco Global Service. La serata, svoltasi sotto l'impeccabile
regia dell'agenzia di comunicazione integrata Salemme&
Partners di Nino Salemme e Arturo Sanguineti, ha visto la
partecipazione dei tanti amici e parenti intervenuti per
rendere speciale il compleanno di Angelo, impeccabile come
sempre. Tutto è stato declinato nel tema del black and white:
gli allestimenti minimal, gli addobbi floreali, i cadeaux e
perfino il menù. Una festa indimenticabile che ha chiuso i
battenti a notte fonda. Non sono mancati all'appuntamento
Guglielmo e Valeria La Reggina, Ciro De Luca, il professor
Giacomo Rasulo e il professore Pietro Giannattasio.
SOCIETÀ&COSTUME
I TERNI PER UN NATALE CON I FIOCCHI. Tabaccheria
Postiglione di Largo Ferrantina a Chiaia: è il momento di
vincere. Sotto l’albero, Alberto Postiglione ha un bel regalo
per tutti i lettori di Chiaia Magazine: i numeri per sbancare
e mettere il turbo alla slitta di Babbo Natale. «Per non sbagliare, consiglio di puntare sulle ruote di Napoli e Milano
prima di tutto sul terno della Madonna: 8 - 12 - 15. Questi
&
terni favole
CHIAIA MAGAZINE
numeri sono da giocare almeno per 9 estrazioni. Un altro
terno - presegue Postiglione - è da tenere bene presente: 28 43 - 85, il terno delle feste, poichè 28 sono i fuochi, 43 è il
cenone, 85 è la tombola. Da giocare su Napoli e tutte, almeno fino alla Befana». Non finisce qui. Il mago delle ruote
consiglia anche questi abbinamenti: 32 - 5 - 85 - 28 (quaterna da giocare su Bari e Napoli per 6 estrazioni) e 69 - 30 - 25
(terno della natività, da arricchire, se si vuole con il 26 il
numero di Santo Stefano). «Auguro buone feste a tutta
Chiaia e a tutti i napoletani - conclude Postiglione - e soprattutto spero che sia un 2008 con meno tasse e con più
buon senso». Mai parole più sagge.
22
La moglie
lo legava
a sé con le fettuccine.
Non nutro
più speranze:
erano indigeste.
Renato Rocco
VITE PREZIOSE
SFIZI&NOTE
di MASSIMO LO IACONO
CONVINCE KREISLERIANA OP.16
Ci sono le griffe autorevoli di Chiaia, i grandi alberghi, c'è il
«Gambrinus» e c'è il San Carlo. Napoli è raccontata di scorcio, con piena conoscenza degli ambienti descritti, e forse
obliqua riconoscibilità delle vere identità dei protagonisti,
com'era alla fine degli Anni ‘80, in un momento di vivacità
per quanto effimera, con precisione e fantasia mescolate,
senza moralismi, mai, per fortuna. Ci sono pure ristoranti
ed alberghi di grande tradizione di Ravello, Roma e Spoleto.
Ma c'è soprattutto tanta musica raccontata in «Kreisleriana
op.16» di Maria Venturini, edito da Pietro Lacaita. C' è il
famoso lavoro di Schumann, presenza ricorrente, con
spunti di rispecchiamento autobiografico dei protagonisti,
il bellissimo concerto op.83 di Brahms, c'è Bartok e «Parsifal», di cui l’autrice ricorda perfino l'edizione amatoriale
con Maria Callas degli anni ‘50. Tanta musica, e raccontata
in maniera credibile, è parte del racconto piuttosto che
colonna sonora, poiché uno degli amori vissuto dalla
protagonista Mila è un giovane pianista, bisessuale, che
compare nel romanzo con il suo compagno mitteleuropeo,
con il suo maestro napoletano soprattutto. Ma grande
amante ed intenditore di musica è pure il grande amore,
ammesso a fatica, di Mila, Lucio, che le è guida dapprima e
compagno, nella sua conquista della nuova vita, che ella
affronta, venuta a lavorare in Italia dalle Filippine, lasciando cinque figli, ed il marito subito nella primissima adolescenza. Con il solo eccesso di descrizioni di rapporti sessuali, appena redenta dalla delicata scrittura esplicitamente
femminile nel suo garbo che la scrittrice dispiega, il lungo
testo è convincente storia di formazione, piena di freschezza, di una donna giovane, ed un po' fortunata, che nel
rispetto di sé e di tutti coloro che attraversano la sua vita,
scopre il bello come esperienza condivisa. Da leggere,
pigliando spunto per qualche bell'ascolto, dal momento
che l'autrice cita esplicitamente musiche ed interpreti.
Vigneri, trionfa il lusso a via Carlo Poerio
Nel 1976 Giuseppe Vigneri apre
il suo primo negozio dedicato
alla gioielleria, all'oreficeria e all'orologeria nel centro storico di
Napoli, in via Pessina.
Oggi, a distanza di quasi 25 anni, con un'esperienza che lo ha
portato ad essere oltre che un
apprezzato conoscitore del settore orologiero anche uno stimato esperto in gemmologia,
Giuseppe Vigneri apre un nuovo
punto vendita in una delle zone
più esclusive della città.
Dal 24 novembre in via Carlo
Poerio 89, c'è Vigneri Luxuries.
Uno spazio dall'atmosfera ricercata ed accogliente dove i clienti di sempre e quanti hanno fatto della ricercatezza il proprio
stile di vita, trovano un nuovo
punto di riferimento e soprattutto un esclusivo luogo di incontro. Uno show room di classe, curato nei minimi particolari, dove è facile perdersi tra
gioielli originali, orologi esclusivi e non solo. Oggetti e preziosi delle marche più prestigiose
quali S.T. Dupont o Locati riconosciute come il lusso per eccellenza, la piccola pelletteria rigorosamente artigianale, gli
esclusivi portasigari in alligatore, le cinture in coccodrillo con
la fibbia in argento, le cravatte
personalizzate stuzzicano il de-
siderio delle personalità più esigenti in fatto di gusto. Qui è possibile trovare tutto quanto è sinonimo di lusso, dove lusso non
è ostentazione ma raffinatezza,
eleganza e ricerca personale di
originalità. Ad affiancare Giuseppe Vigneri in questa nuova
impresa ci sono, all'interno del
punto vendita, la sua splendida
signora e l'incantevole figlia (nella foto), mentre il figlio, in un rinomato laboratorio svizzero di
orologeria, contribuisce al prestigio dell'attività di famiglia
con la sua competenza tecnica.
Il segreto del successo di Giu-
LIBRIDINE
La forza del mito nella Napoli velata di Ponticello
Aurora Cacopardo
Crocevia di luoghi, simboli, misteri degli dèi,
dei miti e delle feste, «Napoli, la città velata»
di Maurizio Ponticello (ed. Controcorrente
30,00 euro, Napoli 2007) è una enciclopedia
simbolica dell'ignoto, una metafora cosmica,
dove il regno della vita e quello della morte
si toccano e sembrano rimandare ad una
loro intimità primigenia. «È una Napoli
solare, città magica», ha detto l'editore
Pietro Golia alla recente presentazione del
libro all’Antisala dei Baroni, aggiungendo
che egli più che promuovere il libro è entrato nel libro, la cui lettura gli ha fatto capire
che questo è il tempo in cui si rivendica la
propria identità. In un momento in cui la
gente non crede più a nulla, il libro crea un
senso di appartenenza ed il Mito anticipa
l'illusione del Sacro. Santa Di Salvo, intervenuta alla presentazione, ha apprezza l'indubbio merito dell’autore di aver raccontato una
città diversa, guardata con amore e con
purezza tanto da spingere i lettori ad interrogarsi su tutto ciò che è stato detto fino ad
oggi sulla città. Per lo scrittore e critico
Stefano Arcella, invece, quello di Ponticello
è un lavoro rigoroso scaturito dalle fonti
lette in senso critico ed inserite nel fenomeno del mito della cultura e della tradizione
sempre in sintonia con la storia. Ponticello,
nella sua poderosa opera, vuole svelare
seppe Vigneri? Indubbiamente
la passione accompagnata dal
desiderio di mettersi continuamente in gioco con nuove sfide:
la scelta di far realizzare in Francia, da esperti maestri orafi, i
gioielli che lui stesso disegna ne
è una prova.
Se all'amore per il proprio lavoro uniamo un carattere gentile
ed un'attenzione particolare alle esigenze di chi ha di fronte, si
spiega perché quelli di Vigneri
più che clienti possono considerarsi amici per il rapporto di
reciproca fiducia che ha costruito nel corso degli anni.
Napoli ed occuparsi della nostra cultura,
delle nostre radici, della nostra identità. Da
qui l'importanza dei Miti e dei Simboli,
elementi di coesione e raccordo. Il tema della
vergine, l'archetipo del divino, la potenza del
Sole - Napoli gioia mediterranea - la potenza,
che se non congiunta con il principio spirituale rischia di disperdersi in modo caotico.
Ecco perchè la città avendo smarrito il principio è divenuta caotica. Attraverso un iter
mitico-simbolico, Ponticello trova un filo
conduttore che da Parthenope giunge a
Virgilio, secondo patrono della città e, passando per Miti e Leggende, ci porta per
mano in un universo segreto e simbolico. Il
libro sveglia le coscienze assopite e ci spinge
a riflettere su questa città velata e sul suo
profondo spirito greco. Scriveva Nietzche
«Dionisio parla la lingua di Apollo ma alla
fine Apollo parla la lingua di Dionisio».
SOCIETÀ&COSTUME
CHIAIA MAGAZINE
23
Franzese, mattatore del cabaret futurista
L’INTERVISTA. Il giornalista rivive le sue mille esperienze culturali: dagli spettacoli
«Al Pruneto» al libro sui venditori ambulanti. L’avventura del Premio Masaniello
Antonella Carlo
A colloquio con la cultura.
Dopo Silvio Perrella, Mimmo Jodice, Sergio Piro,
Roberta Carlotto, Riccardo
Dalisi, Maurizio Fiume e
Pina Cipriani, tocca a Umberto Franzese.
ra una calda e solitaria
serata di luglio del 1968,
in uno storico locale di
Posillipo: iniziò «Al Pruneto»
l'avventura artistica di Umberto Franzese, giornalista
RAI ed insegnante, appassionato cultore di teatro, letteratura, linguistica. Lo spettacolo «Automitomobilemania»
(come non cogliere, nel titolo,
gli echi lontani dell'avanguardia futurista?) era il primo tassello di un cabaret intelligente, provocatorio, sempre pensato ed al passo con i
tempi: nel fragore della risata
spontanea si riverberava una
particolare politica culturale,
fatta di leggerezza, ma soprattutto di riflessione. Umberto Franzese, con la collaborazione dei registi Aldo Masella e Vito Matassino, degli
attori Claudio Veneziano ed
Aldo De Martino e del cantante Giorgio Schlotter, creò
il «teatro cabaret»: i recital vennero programmati in tutta la
Campania, nel beneventano
E
IL CENONE
CASCINA DI SABA
L’IRPINIA È SERVITA
Quest'anno per un super
Capodanno c'è una sola strada
per chi viene da Napoli:
prendere la Napoli - Bari,
uscire ad Avellino Est, imboccare la Ofantina bis- e dopo
una decina di chilometri,
uscire allo svincolo di Montemarano, paese del «vino e
della tarantella»; a 200 metri,
c'è già il bosco ricordato. Qui il
nome magico è «La Cascina
del Saba», un luogo fiabesco,
ai piedi delle montagne più
suggestive dell'Irpinia, di
cordiale ospitalità e dal profumo di piatti eccezionali, grazie
a Rosetta e zì Minuccia, regine
riconosciute di una gastronomia d' altri tempi e di altri
sapori. Sopressate, cacetti
locali, lachene, maccaronare,
fusilli, bucatini, funghi, carne
alla brace, verdure e contorni
di bosco, aglianico superbo:
queste le prelibate squisitezze
da gustare, il meglio di quella
forte e genuina tradizione del
mangiare e del bere silvo
pastorale che, nel V e VI secolo
a. C. festeggiava in queste gole,
i riti della «Primavera sacra».
Per un «Capodanno con i
fiocchi» alla «Cascina del
Saba», consigliabile prenotarsi
(0827 / 63777 - 63888).
Umberto Franzese nel suo «pensatoio»
così come nella provincia di
Salerno e nella penisola sorrentina. Il secondo spettacolo, «Napoli USAta», che trattava dell'occupazione americana nella città, sancì la definitiva combinazione di linguaggi dissacranti e meditazioni sociologiche amare:
«Con “Napoli USAta”», racconta Franzese, «riuscimmo a
definire una nuova tappa di
percorso, che ci portò ad aprire uno spazio piccolo e raffinato, “Il Teatro dei Sordi”, proprio a via Chiaia. Facemmo
molte repliche ed andammo
avanti con “Canta il sole,
spunta il gallo, “Il matrivorzio” e “Le voci parlanti. Incontro con i posteggiatori”:
ancora una volta i nostri lavo-
ri erano l'espressione concreta di un cabaret sempre pronto a cogliere le suggestioni del
presente e del passato prossimo partenopeo». L'amore per
la nostra città è, sin dalla giovinezza, una costante nella dimensione individuale e professionale di Umberto Franzese: se, negli anni Settanta, il
professore proponeva alla radio il suo spettacolo “Furori e
canti nelle piazze di Napoli”,
interpretato da Antonella Cioli e Cinzia D'Angelo, oggi questa passione si è colorata di
un'ulteriore ed approfondita
valenza scientifica. Franzese,
infatti, è uno dei promotori
del progetto didattico di rivalutazione del dialetto napoletano: l'idea di insegnare la lin-
gua e la cultura partenopea
nelle scuole superiori campane è stata approvata dalla Provincia, mentre è ancora al vaglio delle commissioni regionali.
«Questa metropoli mi scorre
nel sangue, come prova il mio
libro Gli ambulanti napoletani, pubblicato dalla “Newton&Compton” nel 1997 e ridistribuito in edicola dal quotidiano “Il Mattino”», dice ancora Franzese, «eppure, a tratti, mi sembra che qui gli intellettuali più schivi siano
condannati all'emarginazione, perché esclusi dalle caste
di potere». In questa prospettiva, l'istituzione del “Premio
Masaniello”, giunto alla sua
seconda edizione, ha lo scopo
di rivalutare quei napoletani
d'eccezione, capaci di tenere
alto il nome della città: la kermesse, di cui è promotore il
professor Franzese, conferisce
riconoscimenti non soltanto
a scrittori ed artisti, ma anche
a lavoratori e piccoli commercianti. Speculazione teorica e cultura pratica sono a
confronto: se, negli scorsi anni, sono stati premiati il linguista Carlo Iandolo ed il poeta Raffaele Pisani, menzioni
di rilievo sono riservate anche
a pescivendoli ed artigiani,
che rappresentano, in pieno,
il vero folclore partenopeo.
LA STANZA DEL GUSTO: NOVITÀ A VIA GENNARO SERRA
Trionfa lo show room dei prodotti pugliesi
È stato inaugurato da pochi giorni, in via Gennaro Serra 23, nel
triangolo tra piazza Santa Maria
degli Angeli, via Chiaia e piazza
del Plebiscito, il primo punto
vendita del Consorzio Alimentare Puglia, dove alcune tra le
migliori aziende alimentari pugliesi si sono riunite per dar vita
ad un importante progetto: presentare e promuovere il più direttamente possibile la più accurata selezione della tradizionale gastronomia della propria
regione. La Puglia infatti, viene
considerata come ricca terra che
vanta un'antica vocazione agricola che le garantisce altissimi
standard qualitativi dell materie
prime: dall' olio extravergine di
oliva, per cui è la più importante produttrice per qualità d'Italia, contraddistinto dal marchio
D.O.P. (denominazione di origine
protetta), al grano del tavoliere
pugliese, da sempre definito il
granaio d'Italia, ai vigneti altamente selezionati, agli allevamenti di bovini e ovini, ai mandorleti, ai campi che producono
i migliori ortaggi e la migliore
frutta.
L'esigenza di aprire questo piccolo angolo di Puglia a Napoli è
stata determinata dal fine di offrire ai napoletani, per tradizione cultori della buona tavola, un
contatto diretto tra i produttori
e i consumatori, allestendo sia
un negozio dedicato che «angoli» all'interno di negozi esistenti
dove trasmettere tutta la cultura
e la qualità di questi prodotti di
eccelsa fattura. In questo punto
vendita e nei corner che a breve
saranno presenti su tutto il territorio partenopeo, è possibile visionare e degustare tutti i prodotti a disposizione oltre ad avere informazioni sia del ciclo produttivo che delle aziende titolari. I primi ad aderire ai corner,
che con slancio hanno aderito a
questa iniziativa sono la Cremeria Ranieri di via Posillipo 367, e
il negozio di alimentari Manco
Eduardo di via San Gicomo dei
Capri 41/a al Vomero. Qui il progetto è stato accolto con entusiasmo proprio in considerazione della qualità dei prodotti in
questione e del loro prezzo concorrenziale. L'offerta a disposizione dei napoletani, spazia dai
formaggi tra cui le famosissime
burrate, al tipico olio di oliva (extravergine, dop, biologico ed aromatizzato), dai vini al moscato,
dalle olive da tavola, alla pasta di
semola per concludere con dolci tipici, confetture, conserve sott'olio e prodotti da forno come taralli e friselle. «Riteniamo che la
degustazione sia il modo più efficace per presentare i nostri prodotti. Nel negozio è, quindi, sempre possibile provarli oltre ad
avere tutte le informazioni delle
aziende di produzione e il loro ciclo produttivo». Il negozio di via
Gennaro Serra 23, oltre ad essere un punto vendita al dettaglio
funge da show room permanente per coglierne altri due
obiettivi: il primo presentare i
prodotti ad operatori del settore
tipo gastronomie e alimentari di
qualità di altre zone della città in
modo tale che questi possano offrirli ai loro clienti, ed il secondo
presentarli ad alberghi, ristoranti e pizzerie al fine di avviare
duraturi rapporti esclusivi e di
qualità. Infine, per questo Natale ormai alle porte, è possibile
confezionare ceste regalo e acquistare prodotti tipici della tavola pugliese per arricchire i buffet in questi giorni di festa.
IL PERSONAGGIO
QUEL VULCANO
DI DIEGO NUZZO
Sei nel cuore di Napoli, ma, in un
attimo, con la mente, arrivi in Europa: ad Amsterdam, ad esempio,
in uno degli affollati e fumosi caffè letterari, in cui intellettuali dagli accenti diversi si incontrano,
parlano, si ritrovano. È un'idea coraggiosa e vincente quella di Diego Nuzzo, direttore del «Penguin
Café» di Santa Lucia: «Dopo la chiusura del cinema di quartiere, sostituito, come al solito, dal supermercato di turno», racconta Nuzzo,
«ho pensato che era necessario
fondare un nuovo polo culturale,
perché Santa Lucia non fosse soltanto la zona dei ristoranti e dei
night». Detto, fatto; Diego Nuzzo
ha costruito il suo piccolo e suggestivo spazio espressivo, che insegue differenti definizioni strutturali: libreria, caffè ed enoteca, luogo espositivo. Con la recente specializzazione sul cinema, il “Penguin” è diventato un vero e proprio centro di aggregazione per un
pubblico eterogeneo, di cultori della materia ma anche di giovani e
curiosi: passeggiando per le salette del locale, puoi trovare saggi,
biografie, romanzi ispirati a film,
narrazioni visionarie e metaletterarie. «Il nostro scopo», prosegue il
direttore artistico del “Penguin” «è
proporre alla cittadinanza una programmazione settimanale, che si
può memorizzare con facilità e che
offre una caratterizzazione costante del locale». Un calendario
fitto di eventi di differente tipologia denota, dunque, il “Penguin”:
il lunedì ecco un corso di scacchi,
programmato dall' “Associazione
scacchistica napoletana”; il mercoledì ci sono le “Conversazioni
private” sul cinema, in cui famosi
intellettuali partenopei raccontano quale è il loro “film nel cassetto”; il venerdì è la volta di “Teatromovie”, rassegna di trasposizioni
teatrali di pellicole che hanno segnato la storia del grande schermo. E poi mostre di pittura, fotografia e design si alternano, ogni 2
settimane, per rappresentare una
finestra sull'arte internazionale: a
gennaio sarà la volta di Giuliano
Del Gatto, fotografo romano che
narrerà, in immagini, la complessità della città di New York.
Antonella Carlo
SHOPPING&BENESSERE
CHIAIA MAGAZINE
24
Centri del Sole RA, abbronzatura su misura
CURE ALTERNATIVE. Viaggio terapeutico nel salone di via Martucci: l’efficacia
della cioccoterapia e l’importanza delle sedute per studiare la pelle dei clienti
oppia nella vita privata e
coppia nel lavoro: Gianluca Salierno e Stefania
Castaldo sono i direttori dei
«Centri del Sole RA», quattro
saloni del benessere che si
trovano a Napoli (via Martucci), Casoria, Caserta e Caivano.
Insieme nell'amore e nella
professione, Gianluca e Stefania hanno sviluppato, nel
corso degli anni, una politica
che non si sintonizza soltanto
sull'ambito commerciale: alla
base di questa prassi di rapporto attento con i clienti, c'è la
consapevolezza che il benessere dell'individuo parte da
un'interazione sana con l'estetica. Per il 2008, dunque, i
«Centri del Sole RA» continueranno a proporre, al loro
pubblico, una gamma variegata di trattamenti: massaggi
con unguenti particolari (chi
può dimenticare, al proposito,
la cioccoterapia?), rimedi
antistress per il corpo, sedute
per abbronzarsi in salute e
serenità. È proprio sul concetto
di abbronzatura che Castaldo e
Salierno insistono molto:
«Cerchiamo di distinguerci
dalle altre strutture locali non
soltanto per la modernità dei
nostri macchinari, ma soprattutto per lo studio effettuato
sulla pelle e sui colori di ogni
singolo cliente». Per chi si farà
la lampada, dunque, non ci
sarà più quell'insolito «effetto
peperone?» Gianluca e Stefania
rispondono all'unisono: «L'ab-
C
bronzatura è qualcosa che si
deve abbinare, armonicamente, allo stile di ciascuno di noi:
ci vogliono differenti sedute
per arrivare ad una soluzione
davvero perfetta e definitiva.
Gli impazienti, invece, vengono spesso accontentati dai
commercianti dell'ultima ora e
preferiscono avere un'immagine stridente, che tradisce i
presupposti della finezza». Per
abbronzarsi, quindi, bisogna
diventare partecipi di un vero
e proprio viaggio terapeutico,
al confine tra estetica e benessere: la musica soft ed i colori
delicati delle pareti contribuiscono a far entrare in un'irripetibile dimensione di relax.
«Niente assordanti ritmi dance, niente colori forti che
accecano quasi il pubblico del
centro. Chi viene qua deve
distendersi, senza pensare alla
routine infernale del quotidiano: abbronzandosi o godendo
il tempo di un massaggio, si ha
finalmente il coraggio di
pensare a se stessi», continuano Gianluca e Stefania. In
questa prospettiva, è stata
progettata un'intera giornata
dedicata al benessere: il 12
dicembre è la prima data che
ha lo scopo di illustrare, agli
inesperti, le reali leggi dell'estetica. «Molto spesso le persone non si prendono cura del
corpo e ritengono che i centri
benessere siano da appiattire
in un'unica categoria di inutile
commercio: noi, invece, ci
impegniamo in un'attività al
confine con la medicina e con
la psicologia, cercando di
comprendere i bisogni e le
esigenze del singolo. Non è
facile distinguersi e mantenere, nello stesso tempo, prezzi
competitivi sul mercato: ma è
il nostro lavoro e ci piace
immaginarlo a nostra immagine e somiglianza», sorridono
Gianluca Salierno e Stefania
Castaldo.
NEWS
RIMA CONQUISTA IL MERCATO
Per il 2° anno consecutivo la Rima
Srl, concessionaria ufficiale Yamaha,
ha ricevuto il premio come miglior
Concessionario per la Campania e
per il miglior allestimento delle vetrine dal mensile «Motociclismo»,
leader indiscusso nel settore delle riviste a due ruote. Beniamino Ricci,
patron di Rima, è soddisfatto: «L'attestato ci inorgoglisce e ci motiva a ottimizzare sia i servizi che lo standard
qualitativo in azienda. Perciò - prosegue Ricci - investiremo molto nella comunicazione: l'azienda, infatti, è pronta a credere in questo settore per trarne benefici in visibilità, in espansione del bacino acquirenti,
in vendite del nostro usato sicuro, in eventi e test drive». Il gruppo Rima, leader Yamaha in Campania, consta di ben 3 punti
vendita: via Orazio, via San Giacomo de Capri e via Arenaccia, che è punto vendita, officina e ricambi. Ricci intanto, al
passo coi tempi, aprirà anche al «sociale»: «Tanti i progetti: è
imminente la campagna di sensibilizzazione sull'uso del casco in una realtà difficile come quella napoletana. Un processo
che bisogna instillare nei ragazzi sin da giovanissimi. Il gruppo Rima terrà delle vere e proprie lezioni in scuole e università napoletane: e, avvalendosi dei suoi piloti e del suo background tecnico, spiegherà ai giovani che la sicurezza è fondamentale sia su strada che in pista. Partirà, a tale proposito, una serie di test in pista dove i partecipanti potranno capire cosa succede nelle situazioni di pericolo e come superarle». (A.D’Amore)
VISITA GUIDATA AL PRESEPE DI SAN LORENZO
L'Associazione Culturale Nartea e l'Istituto Politeia presentano: «Natale a Napoli: 'O presepe 'e San Lorenzo», visita guidata Teatralizzata nel Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore in Napoli: il 19 dicembre alle ore 11.00 e il
20 dicembre alle ore 11.00 e alle ore 16.00. Prenotazione obbligatoria ai numeri: 339.70.20.849 - 334.622.77.85 081.557.13.58. Per saperne di più: www.nartea.com.
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25
Boellis cede alla seduzione della Violetta
LA NOVITÀ. La linea di profumeria maschile «Panama 1924», ideata dalla prestigiosa
barberia di via Vetriera, sbarca al Vomero nell’esclusivo spazio del lusso di via Bernini
inalmente per questo
Natale, in vendita a Napoli «Panama 1924», la linea
di profumeria maschile di
Boellis che ha già conquistato
attori, politici, capi di stato e
discendenti di antiche famiglie nobiliari. Tra i clienti
illustri della linea Panama
1924, infatti, si annoverano il
re Juan Carlos, l'ex presidente
della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e la famiglia
Savoia. Ora sarà possibile
acquistarla anche al Vomero,
presso «La cantina delle essenze», l'esclusivo spazio in via
Bernini ideato dal patron della
«Violetta», Diego Attanasio, e
dedicato ai profumi di lusso.
Mentre a Chiaia gli estimatori
potranno acquistare l'eau de
toilette, le essenze e i saponi a
partire dal 24 dicembre nello
storico negozio al secondo
piano di via Vetriera n°9. Un
luogo intimo e lussuoso dove
la bellezza al maschile trova la
sua massima espressione.
Infatti, nel salone in cui da
ottant'anni viene praticata,
con indiscusso successo, l'arte
della barberia, la capacità e
l'esperienza si accompagnano
ad una moderna offerta di
trattamenti estetici: rasatura
con prodotti della linea Panama 1924, panni caldi con
fresche essenze, impacchi e
massaggi al viso, creme dopobarba per tonificare e rivitalizzare la pelle. Terapie per il
corpo e per la mente alle quali
F
MODA&ARTE
IL VINTAGE SECONDO FINAMORE
si affiancano servizi pregiati:
mantelle di seta per il taglio
dei capelli, aperitivi accompagnati da buffet, profumi e
sigari firmati Boellis Bespoke.
D'altra parte, Boellis rappresenta la tradizione più antica
e prestigiosa d'Italia. Ed è
proprio in onore di questa
tradizione che è nata nel 2001
«Panama 1924»: una raffinatissima linea di prodotti artigianali per uomo già distribuiti
in mille selezionate profumerie e boutique del mondo
(Parigi, Barcellona, Berlino,
Hong Kong, Tokio, Dubai, New
York). Robb Report, rivista
americana specializzata in
lusso, ha consacrato nel 2003
Panama 1924 tra i migliori
marchi di nicchia d'Italia. E
nel 2005 al Cosmoprof, all'interno della rassegna Masterpiece, è stato eletto tra i migliori 14 profumi italiani nel
mondo. Eau de toilette ma
non solo: anche le essenze
sono un vero «must», da considerare soprattutto in vista dei
regali di Natale. In occasione
delle festività natalizie, infatti,
si possono far realizzare essenze su ordinazione, anche in
versione luxury, ovvero con
flaconcino d'argento sormontato da una testa di pulcinella
creata da artigiani di San
Gregorio Armeno (900 euro).
Alcuni esemplari sono già
partiti alla volta dei paesi
arabi. Michele, Antonio ed
Elena Boellis, i creatori della
linea, danno appuntamento a
tutti i clienti e gli estimatori a
metà gennaio al Pitti Moda
Uomo, dove da anni allestiscono un negozio di barbiere in
stile Boellis all'interno della
rassegna di moda, in partnership con «Monsieur», rivista
dedicata al lusso maschile.
Tradizione e modernità sono le linee guida di
Fabio Finamore, prestigioso marchio di camiceria, creato da Michele e Fabio Finamore
(nella foto), padre e figlio, binomio perfetto per
coniugare una storia artigianale che nasce nel
1923 con la nonna Carolina. Due generazioni
unite dalla stessa passione lavorano insieme
spinte da un obbiettivo comune: ricercare e
sperimentare sempre una via nuova nell'ambito sartoriale e commerciale senza mai perdere di vista i cardini delle origini fatti di tradizione e impareggiabile sensibilità artistica.
Il sodalizio che ne è nato ha prodotto e continua a produrre
eccellenti creazioni. Non ultima la camicia «vintage» straordinaria per originalità e gusto, partorita da un' idea di Michele
e realizzata dal figlio Fabio con l'input di andare oltre gli schemi classici della produzione partenopea. Il suo aspetto così unico è ottenuto attraverso un trattamento che stropiccia, decolora, consuma il tessuto, ma allo stesso tempo lo rende morbido al tatto. Una camicia ideale per il tempo libero e per le
serate più glamour che, in breve tempo, anche grazie al taglio
asciutto, è diventata un must soprattutto tra i giovani che amano uno stile informale e al passo con i tempi. Per soddisfare
una clientela più esigente Fabio Finamore ha predisposto inoltre il servizio «su misura», realizzato partendo dal disegno su
carta in base alle misure del cliente e la possibilità di scegliere tra un' ampia gamma di tessuti a tinta unita o fantasia. Il
tutto impreziosito da una manifattura eseguita a regola d' arte, secondo le più antiche tecniche del taglio e cucito partenopeo. Sito internet www.internationalline.it
PICAGALLERY NEL SEGNO DI GEORG TRAKL
Venerdì 21 dic. 2007 (ore 18), alla Picagallery in via Vetriera 16,
Giuseppe Bilotta, Giuseppe Manigrasso e Checco Moroso presentano «Georg Trakl o del passo dello straniero», omaggio al
poeta tedesco, morto suicida a 27 anni, e oggi considerato il
più grande poeta di lingua tedesca del ‘900. Bilotta ha curato
i testi; Manigrasso ha realizzato i disegni e la scultura e Moroso il modello della casa natale di Georg Trakl.
EVENTI&CURIOSITÀ
CHIAIA MAGAZINE
L’INIZIATIVA
IL MORSO
DELLA TARANTA
Manzieri e la provocazione in rosso
di PAOLO D’ANGELO
C’è chi ha pensato a colorare le strade della
città e della provincia. Come? Ma con sacchetti della spazzatura di colore rosso. E non
è uno scherzo ma una provocazione, ideata
da Gianluca Manzieri, cabarettista e speaker
alla storica emittente Kiss Kiss. «Visto che in
città non ci saranno gli addobbi natalizi - ha
detto lui - ho fatto realizzare 100.000 sacchetti per rifiuti rossi, colore in tema con il
periodo: questo per compensare ciò che il Comune non farà. Vedere cumuli di immondizia con il colore classico del Natale sarà un
NATALE BLACK
«Chiù black della midnight nun po’ venì»: il
napoletano e l’inglese miscelati in un unico
linguaggio per ricordare a tutti che la
nostra città è in una situazione che più nera
della mezzanotte non può venire. Questo
del 2007 è un Natale black per Napoli:
niente luminarie, infatti, per la dura e
sacrosanta protesta dei commercianti. Non
c'è più niente da festeggiare, infatti, è solo il
momento di dire basta a chi ormai da
tempo non ha saputo rilanciare la nostra
città, i nostri quartieri. Vecchi e nuovi
amministratori da anni sono arroccati nelle
stanze del potere e hanno avuto la «grande»
capacità politica di mantenere le posizioni
di potere pur non avendo fatto nulla. Cari
amministratori, siete avvisati perché la festa
è finita, le luci sono spente. Il buio rappresenta quello che avete saputo fare e buio
pesto sarà il Natale di quest'anno nelle
strade del centro. «Che figura di …» per
questi amministratori, ma che bella figura
per quei napoletani che hanno saputo
alzare la testa e scendere in piazza il 10
novembre e che finalmente hanno saputo
ridare un po’ di dignità all'immagine logora
e lercia della Napoli di questi tempi. Buie
saranno le strade ma la luce della speranza
è dentro di noi. Quella luce che ci ha illuminato la via da percorrere, protestando e
denunciando alla luce del sole le responsabilità morali di coloro che non hanno fatto
nulla per la nostra città e che, alle prossime
elezioni, meritano di andare a casa. La città
buona è viva, non intaccata dal malaffare e
le proteste di questi giorni ne sono una
prova, un segno tangibile di reazione positiva allo stato dei fatti. Un augurio di buone
feste al buio voglio darlo a tutti quei cittadini assenti e addormentati, non sempre per
loro colpa: un augurio di essere svegli e
pronti per non subire più passivamente la
delinquenza, l'immondizia, il degrado che
nelle sue logiche vuole la mancanza di
valori, di sviluppo. Scetateve guagliuni che
l'aria è fresca e tanti auguri.
26
INSTALLAZIONE A PIAZZA DEL PLEBISCITO
Il Mediterraneo di Pistoletto
Rossella Galletti
La facciata della basilica di San Francesco di Paola trasformata in un manifesto di amore per le differenze;
una grande superficie che riproduce
la silhouette dei
Paesi che affacciano sul Mediterraneo: è il sogno di una sintesi
tra culture e arti
diverse che si concretizza nell'opera di Michelangelo Pistoletto (nella
foto). Classe 1933,
nato a Biella, ma
promotore negli
Stati Uniti di
un'esperienza di collaborazione tra
artisti di diverse discipline, viene a
presentare a Napoli, nel suggestivo
scenario di piazza del Plebiscito, il
suo nuovo lavoro. La mostra approfondisce i temi del progetto Love Difference-Movimento Artistico per una
Politica InterMediterranea. Nato nel
2002 con la realizzazione di un gran-
de tavolo specchiante a forma di bacino del Mediterraneo, il progetto individua l'arte come perno di una trasformazione socialmente responsabile. Un'arte che non conosce i confini tra pittura, scultura e fotografia
che è al servizio della ricerca concettuale del Pistoletto
il quale cerca di
creare un ponte fra
natura e tecnologia,
oggetto e comportamento, il tutto e
il nulla, così come
fra i popoli del Mediterraneo e le peculiarità che contraddistinguono tra
loro gli esseri umani. Napoli sarà lo specchio dell'opera
dell'artista: l'esposizione quest'anno
coinvolgerà anche il museo Madre
creando un collegamento ideale all'interno del tessuto cittadino. Il consueto appuntamento tra Napoli e l'arte si aprirà il 22 dicembre: la città
guarderà al nuovo anno con occhio
volto alla “contemporaneità”.
vero e proprio colpo d'occhio». I sacchetti
possono essere ritirati presso degli appositi
gazebo e a Chiaia sono distribuiti da Chiaia
Magazine. «Durante le festività normalmente
i rifiuti aumentano. Se ci aggiungete la solita emergenza, lo spettacolo assicurato sarà
quello di montagne di monnezza rossa dal
centro alla periferia. In qualche modo la città va addobbata ed io - ha detto lo showman
- mi sono dato da fare. E poi, mica solo l’artista Palladino può realizzare le montagne
a Napoli. La differenza? La mia costa poco».
La poesia
di Ciro Rimonti
Ciro Rimonti (nella
foto), il poeta di
Santa Lucia, ha
scritto questi versi
dopo il corteo di
protesta di Chiaia
del 10 novembre
scorso. Il titolo
della poesia è
«Riflessioni».
«‘A rogna ca s'attacca
'ncuollo 'a chistu
popolo/ ca dorme e manco se ne accorge 'e sonnà
a nonna a nonna/ 'ncoppa all'onna do mare,/ co
sole che brucia e dà luce ma nun dà calore/
perché è freddo comme all'ammore/, comme
ammore ca tutt'quant nui napolitani provamm’
pe sta città/ ca ti dà brividi senza emozioni/ ca te
fa vulà sulo co pensiero,/ ma vai vedenne, nun te
si muoppete 'a terra./ E Masaniello, e Pulicenella
e tutta chella gente/ ca dice chella ca pense
facenno rummore,/ chissà se fanno o nun fanno
niente,/ ma almeno smuoven' 'e cuscienze e chisti
parassiti/ ca senza anima né scuorno,/ senza
ritegno e cu na faccia e cuorno/ fanno chell' ca
vonn'./ Tutte ' juorn ringrazia 'a Dio pe’ essere
nato a Napoli,/ ma me vene 'na malincunia
quando dicono ca so napolitano.../e ogni tanto
me vene 'a pensà: guagliò ma tu ce piensi».
EVENTI&CURIOSITÀ
CHIAIA MAGAZINE
LA BACHECA DI
OCCHIO DI RIGUARDO
Rotaract: arte contemporanea per il Benin
A piazza Dante, nell'officina creativa «Linea d'arte», i membri del «Rotaract Distretto 2100» hanno organizzato una
mostra che raccoglie opere di 30 artisti,
con la finalità di aiutare i bambini africani
del Benin. «Arte contemporanea for Be-
nin» è un percorso colorato che Imma
Maddaloni (nella foto), Mariangela Chianese, Gennaro Ippolito e Giovanni Donnarumma hanno immaginato con entusiasmo, realizzando un progetto di ampio respiro ideologico e sociale.
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