RAKU
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FOGGIATURA
TECNOLOGIA
Lucio Troise
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N.B.-E’ opportuno procedendo a
fumigazioni, salature o altre
tecniche a forno aperto, munirsi di
mascherine per proteggersi
dai gas prodotti dai sali metallici e
specialmente dalla soda solvay
che provoca la fuoriuscita di acido
idrocloridrico.
Bisogna inoltre far attenzione ai ritorni di
fiamma che possono
provocare serie ustioni.
CENNI SULLA CERAMICA RAKU
La tecnica del Raku si differenzia dalle altre lavorazioni ceramiche per
l’intervento dell’artigiano sul manufatto, in fase di cottura a gran fuoco.
Tale intervento, diverso da artigiano ad artigiano, si effettua a forno aperto, sul
pezzo incandescente, al momento della fusione degli smalti o delle coperte usate.
Anticamente il manufatto, estratto incandescente dal forno, veniva immerso in
acqua o in altri liquidi, per ottenere che si raffreddasse rapidamente.
Lo shock causato agli smalti da questo procedimento, diede vita a risultati
cromatici straordinari ed imprevedibili, che hanno fatto la fortuna di questa
tecnica.
Col passare degli anni si sperimentò l’introduzione nel forno di vari materiali,
che, alterando la reazione chimica delle coperte e dei colori, producevano effetti
molto particolari.
Si scoprì, inoltre, che l’introduzione del manufatto incandescente in ambiente
riducente (privo di ossigeno) provocava effetti cromatici diversi ed esaltava
l’effetto lustro o metallizzato, agendo sia sugli smalti che sulle argille (effetto
bucchero).
Storia
Il nome Raku significa “gioire il giorno”, vivere in armonia con le
cose e gli uomini, esso ha origine da Rikyu, maestro della cerimonia
del tè appartenente ad una antica famiglia di artigiani specializzati
nella produzione di tazze di ceramica.
Queste dovendo servire per l’antica cerimonia del tè, legata
profondamente alla filosofia Zen e mirando a rispecchiare la natura,
nei suoi elementi (terra, acqua, aria e fuoco), esprimevano l’estro
dell’artista e, al tempo stesso, la sua religiosità; inoltre, il
raggiungimento di risultati estetici e funzionali, era una riprova del
compiacimento divino.
Il Raku nasce dall’esigenza degli artigiani di far fronte ad una richiesta
di tazze, che aumentava con l’espandersi della filosofia Zen e con il
divulgarsi, presso la gente comune, del rituale del tè (prima riservato ai
nobili ed ai sacerdoti).
Gli artigiani, pressati dalle richieste, cominciarono ad estrarre gli
oggetti dal forno quando questi erano ancora incandescenti. I risultati
cromatici ottenuti, ed il fatto che i manufatti (di speciali impasti refrattari)
resistessero a tremende sollecitazioni termiche, aveva agli occhi dei
ceramisti qualcosa di miracoloso, che ancor oggi, in parte, è causa del
fascino che questa tecnica esercita sui ceramisti di tutto il mondo.
Il Raku è diventato, anche in occidente una maniera nuova di far
ceramica, mantenendo un contatto con la natura, che sviluppando
ricchezza interiore, permette un “nuovo” modo di esprimersi
artisticamente.
In America questa tecnica si è diffusa in tutti i dipartimenti
artistici delle università, dove si sperimentano nuovi impasti,
nuove tecniche decorative e nuovi forni.
Ogni anno, in Usa, ceramisti di tutti gli States si riuniscono
per alcuni giorni in seminari, dibattiti e conferenze sul Raku,
per scambiarsi esperienze ed informazioni; a loro dire: ” far
Raku è una scelta di vita che dà gioia e felicità”.
L’argilla
Gli impasti usati per la realizzazione di manufatti con la tecnica del Raku, devono
avere caratteristiche particolari, a causa del forte shock termico a cui viene sottoposto
l’oggetto.
Queste argille, dovendo avere una elevata resistenza agli sbalzi di temperatura devono
avere un alto contenuto di materiale refrattario, cioè allumina e silice, o essere miscelate
con materiali che ne aumentano la refrattarietà, a volte é opportuno aggiungere agli impasti
resi refrattari, argille che ne aumentino la plasticità.
Questi materiali, in vendita in aziende che si occupano di materiali ceramici, sono:
Sabbia silicea (da aggiungere all’argilla rossa);
Chamotte ( o argilla allo stato polveroso cotta e setacciata);
Cenere vulcanica (o pomice);
Allumina o idrato di allumina;
Talco;
Ball clay (argilla usata per aumentare la plasticità dell’impasto);
Bentonite (argilla usata per aumentare la plasticità dell’impasto);
Caolino (argilla per la fabbricazione delle porcellane);
Argilla da grès.
Cottura del biscotto
La cottura del biscotto deve essere
graduale affinché l’acqua
( che non viene eliminata totalmente
dall’essiccazione), diventando vapore per
effetto del calore e fuoriuscendo dai pori
del manufatto, non lo spacchi.
La temperatura non deve superare i 1000°
per evitare che l’oggetto perda di porosità
(caratteristica che gli permette di essere
elastico e quindi resistere agli sbalzi di
temperatura); l’ideale è cuocere il
manufatto a 850°- 900° in ambiente
ossidante (ricco di ossigeno) o neutro.
Forno a pozzetto
La foggiatura
Nella realizzazione di manufatti in stile Raku, si possono applicare tutte le normali
tecniche per la lavorazione della ceramica ( modellazione a mano, al tornio, con
lastre, a colombini, a colaggio, a stampo ecc.).
L’oggetto foggiato in un unico pezzo è nella condizione ottimale per resistere agli
shock termici, ma, nel caso che si richiedesse l’aggiunta di due o più elementi (ad
esempio manici ), è di capitale importanza che essi abbiano la stessa consistenza e lo
stesso grado di essiccazione.
Nel caso che si usi argilla da colaggio, questa dovrà essere miscelata con
chamotte, per rendere il corpo argilloso più poroso, e con caolino e talco, per
aumentarne la resistenza agli sbalzi di temperatura inoltre si avrà l’accortezza di
lasciar raffreddare il manufatto naturalmente, all’interno del contenitore metallico o
all’aria, senza forzarlo con l’immersione in liquidi raffreddanti.
L’essiccamento
Il modo migliore per essiccare un pezzo è quello di farlo asciugare
lentamente al riparo delle correnti d’aria e possibilmente in ambiente
umido, coprendolo con fogli di plastica (o giornali) che, garantendo una
distribuzione uniforme dell’umidità, favoriscano un essiccamento
uniforme.
I manufatti, durante l’essiccamento, vanno posti su ripiani grigliati di
legno, che permettano l’areazione anche della base, e va capovolto quando
ha raggiunto una consistenza tale da evitarne la deformazione.
Quando l’oggetto ha raggiunto la durezza “cuoio”, può essere
ingobbiato; l’ingobbio può essere dato sia a pennello che per immersione e
può essere di vari colori.
Nel Raku tradizionale, i vasai giapponesi usavano ricoprire le ciotole
con ingobbi ricchi di ferro, lasciando scoperte alcune parti delle stesse per
accentuarne il contrasto.
Gli smalti
Nel Raku tradizionale giapponese, lo smalto è una cristallina
con una percentuale minima di opacizzante; questa coperta,
avendo una composizione sostanzialmente piombica, risulta
molto elastica in cottura ed adatta ai grandi sbalzi di
temperatura.
Infatti le caratteristiche principali degli smalti per il Raku è
il loro basso punto di fusione (700°- 950°, dato, appunto, da
fondenti quali il piombo o la borace) ed il limitato numero
degli elementi che li compongono.
Smalti per la normale ceramica possono essere usati solo se
tagliati con fondenti adatti o con cristalline piombiche,
sodiche o boraciche, nella misura del 50%: ciò per renderli più
elastici e soffici, ma anche più trasparenti; quindi è opportuno,
dove non si voglia usare l’effetto
trasparenza a scopi estetici, applicarli abbastanza spessi.
E’ consigliabile aggiungere agli smalti della colla arabica (due o
tre cucchiai per litro) affinché non si producano effetti di pelatura
al momento di introdurre il manufatto nel forno già caldo.
I metodi di applicazione degli smalti sono gli stessi della
normale smaltatura in ceramica tradizionale (immersione,
aspersione, spruzzo o a pennello); spesso il pezzo non viene
smaltato interamente, per apprezzare anche le parti naturali
dell’argilla, che reagisce, anch’essa in modo diverso, alla cottura
riducente.
Il Raku non dà risultati sempre costanti: bisogna accettare la
possibilità che il risultato non sia quello che si contava di ottenere,
affidandosi all’improvvisazione della natura e vedendo in ciò il
bello di questa tecnica e non un limite, perché questo è lo spirito
per cui è nato, e per cui vive la tecnica del Raku.
Lucio Troise
Seconda cottura
La cottura del decorato può essere fatta sia a forno freddo che introducendo i
manufatti in forni già caldi.
Nella tecnica Raku, solitamente, le cotture si susseguono abbastanza velocemente,
per cui, i primi pezzi partono da temperature basse, mentre gli altri vengono messi
in forni già caldi.
E’ quindi opportuno che gli oggetti, ben asciutti, ricevano un preriscaldamento
prima di essere introdotti nella camera di cottura vera e propria.
I forni per il Raku sono generalmente di piccole dimensioni, è sono diversi per
forma e combustibile usato,
Gli artigiani, normalmente preferiscono costruirsi i forni a seconda delle loro
esigenze.
I forni più interessanti, dispongono di due camere che, alternativamente, svolgono
la funzione di preriscaldamento e cottura spostando il bruciatore (fig.1).
Forno a gas
Forno a gas per la cottura del
RAKU
Estrazione dell’oggetto incandescente dal forno
Riduzione del manufatto
FORNO PER COTTURA
FORNO PER COTTURA
PRINCIPALI TECNICHE DI
INTERVENTO
•OSSIDAZIONE
• RIDUZIONE
• SALATURA e VAPORI DI SODA
•FUMIGAZIONI
Lucio Troise
Ossidazione
Consiste nell’estrarre dal forno il manufatto, con delle apposite
pinze, quando gli smalti hanno raggiunto il punto di fusione
(700°-900°).
L’interno della camera di cottura avrà assunto un colore rosso
aragosta
(700°-800°) e la coperta sembrerà lucida.
Il manufatto può essere lasciato raffreddare all’aria o immerso in
acqua
fredda.
Questa è la tecnica più antica.
La riduzione
Per ottenere la riduzione, gli artigiani del Raku, estratto il manufatto dal forno
incandescente, lo introducono immediatamente in un contenitore riempito di
materiale combustibile che viene chiuso ermeticamente e fatto raffreddare.
Si possono ottenere risultati diversi di riduzione a seconda del combustibile
usato (segatura, trucioli di legno, foglie secche o non ,carta e stracci imbevuti
di olio ecc.).
La riduzione può essere totale o può essere interrotta con l’immissione di aria
nel contenitore.
Alcuni artigiani provocano una riduzione parziale ricoprendo parte dell’oggetto
incandescente con materiale combustibile, in questa zona del manufatto si otterrà
una reazione diversa rispetto alla parte lasciata all’aria.
Un altro metodo per provocare la riduzione è quello di introdurre direttamente
nel forno, una volta che questo, arrivato alla temperatura voluta, viene spento,
materiale organico, quindi chiuderlo ermeticamente ed aspettare che il processo
si compia.
Salatura e vapori di soda
Questa tecnica è una delle più antiche: è stata applicata anche nella
ceramica tradizionale, prima della diffusione delle cristalline, per
rendere lucidi ed impermeabili gli oggetti.
Consiste nell’immettere nel forno, al momento della cottura del
biscotto (950°-1000°) del cloruro di sodio (sale da cucina), o della
soda solvay ( un paio di manciate), l’operazione viene ripetuta un
paio di volte, dopo di che si procede come per la riduzione.
Nel Raku questa tecnica viene applicata sia sul crudo
(prima cottura) sia in monocottura (crudo decorato) sia sul
biscotto smaltato (seconda cottura), ottenendo risultati diversi.
L’immissione dei sali può essere fatta soffiando i materiali con
un tubo cavo, attraverso fori praticati nel forno; in questo modo si
può diversificare l’intervento, indirizzandolo su parti specifiche del manufatto.
Fumigazioni
La stessa tecnica della salatura viene applicata con altri materiali
(soprattutto sali) che permettono di ottenere effetti interessantissimi;
i sali più usati sono:
•il nitrato di bismuto, che permette di ottenere lustri con riflessi perlacei;
•il cloruro stannico, che dà bellissime iridescenze;
•il cloruro di rame, che crea riflessi che vanno dai verdi ai rossi;
•il nitrato di cobalto, con cui si ottengono dei meravigliosi blu;
•il nitrato di cromo, che permette di avere verdi e gialli con aloni rossi;
•l’ossido di zinco, il quale, se si introduce all’interno del forno, su oggetti
d’argilla ad alto contenuto di ferro, può assumere una colorazione
che va dal verde-giallo al verde foglia satinato.
N.B.-E’ opportuno procedendo a
fumigazioni, salature o altre
tecniche a forno aperto, munirsi di
mascherine per proteggersi
dai gas prodotti dai sali metallici e
specialmente dalla soda solvay
che provoca la fuoriuscita di acido
idrocloridrico.
Bisogna inoltre far attenzione ai ritorni di
fiamma che possono
provocare serie ustioni.
I COLORI
Gli ossidi, i carbonati, i sali metallici, che hanno un ruolo importante per tutta la ceramica,
ancor più sono importanti nel Raku per determinare la qualità estetica di un manufatto,
potendo, l’artigiano,
intervenire con questo o quel materiale, in qualunque momento della cottura.
I materiali più importanti sono:
- selenio, cadmio, antimonio, cromo, ferro, manganese, stagno, zinco, che possono
dare, in ossidazione, gialli, verdi, arancione e bruni;
-nitrato di argento e cloruro stannico, per dare riflessi agli smalti, in riduzione;
-solfato, carbonato e ossido di rame, consentono di ottenere una vasta
gamma di rossi, ed una tonalità di oro metallico, in riduzione;
- bismuto ed ossido di uranio, mischiati allo smalto, provocano riflessi
bellissimi in riduzione;
-nitrato di bismuto, per ottenere effetti perlacei;
-cloruro e nitrato di argento, per avere riflessi dorati.
La tabella riportata riguarda l’effetto colorante degli ossidi negli smalti
in riduzione;
-nitrato di bismuto, per ottenere effetti perlacei;
-cloruro e nitrato di argento, per avere riflessi dorati.
La tabella riportata riguarda l’effetto colorante degli ossidi negli smalti
Ossidi
%
Colore in ossidazione
Colore in riduzione
Cobalto
1,4
blu
blu scuro
carbonato di rame 0,8
turchese
grigio
ossido di nichel
6,0
verde verde oliva
ossido di stagno
8,0
bianco avorio
ossido di ferro nero 5,0
nero opaco nero satinato
biossido di manganese
5,0
antracite
nero
ossido di cobalto
3,0
nero nero
ossido di rame
2,0
verde rosso rubino
ossido di cromo
3,0
rosso-bruno verde-giallo
ossido di ferro rosso
4,0
avorio avana-grigio
carbonato di manganese
3,0
rosso porporarosso porpora medio
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