PANATHLON
I N T E R N A T I O N A L
N° 2 MAGGIO-SETTEMBRE 2015
Le novità del sito web:
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» DOCUMENTAZIONE CONGRESSI INTERNAZIONALI
» FILE DI PRESENTAZIONE DEL PANATHLON INTERNATIONAL
» RIVISTA TRADOTTA IN SPAGNOLO E TEDESCO
disponibile nella versione on line
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Anno LI - Numero 2 Maggio - Settembre 2015
Stampato nel Agosto 2015
Direttore responsabile: Giacomo Santini
Editore: Panathlon International
Direttore Editoriale: Giacomo Santini, Presidente P.I.
Coordinamento: Emanuela Chiappe
Traduzioni: Alice Agostacchio, Dagmar Kaiser
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GRANDI APERTURE E
NUOVI ORIZZONTI
E’ stata una stagione di grandi aperture per il
Panathlon International.
E di altrettanto importanti riforme. Innanzitutto
si è compiuto l’iter degli “Stati Generali” ai quali
manca solo ora la sintesi finale, il distillato
di idee da portare all’Assemblea 2016 come
spunto per il dibattito e da lasciare al prossimo
Consiglio Internazionale come base per il
continuo aggiornamento del Panathlon. Anche
per la nostra organizzazione vale il motto “chi si
ferma è perduto”. Nel nostro caso significa che a rimanere assestati su
formule tradizionali, anche se consolidate e positive, si rischia di non
tenere il passo con il resto del mondo che è in continua evoluzione.
Per questo dedichiamo alcune pagine a tutti coloro che hanno creduto
nella mobilitazione degli stati generali ed hanno animato l’iniziativa
con il loro contributo di idee, suggerimenti e critiche.
E’ stata una riflessione attesa e salutata con entusiasmo da chi da
sempre rivendica la possibilità di intervenire nel dibattito interno senza
intermediari o deleghe.
E’ stato un momento di grande libertà da statuti e regolamenti che
spesso rendono troppo macchinoso il percorso della partecipazione.
La prima lezione che deriva dagli “stati generali” è un invito alla
semplificazione e alla fiducia reciproca.
Le grandi aperture di questi ultimi mesi hanno consentito al Panathlon
di ottenere ulteriori entrature in organizzazioni internazionali che
perseguono le nostre stesse finalità, anche se con modalità differenti.
Innanzitutto abbiamo finalmente coronato la cooperazione con la
D.O.G. (Deutsche Olympische Gesellschaft) che opera in Germania
con una cinquantina di sezioni e che persegue iniziative nel settore
dello sport propugnando i valori dell’etica, il fair-play, la promozione
dell’educazione dei giovani attraverso eventi sportivi. Proprio come il
Panathlon.
Grazie alla preziosa opera di intermediazione dei panathleti svizzeri
siamo riusciti ad inaugurare un club a Baden Baden, auspicabilmente
il primo di una serie. Finora il Panathlon era presente in Germania solo
con un club a Monaco di Baviera.
Tra le altre partnership, di grande significato è quella con gli enti
di promozione sportiva A.I.C.S., in Italia, e C.S.I.T. a livello mondiale.
Abbiamo firmato un protocollo d’intesa che ci fa entrare in una famiglia
che ha 103 anni di storia e conta ben 213 milioni di iscritti in una
quarantina di Paesi di tutto il mondo.
Durante il giochi sportivi di questa organizzazione a Lignano
Sabbiadoro (5.000 atleti di 38 Paesi) il Panathlon ha animato un info
point che ha consentito a molti di conoscerci ed apprezzarci.
Ora ci concentriamo sul Congresso Panamericano che si svolgerà
ai primi di dicembre a Punta del Este, in Uruguay. Sarà un’occasione
formidabile per rilanciare la presenza e la funzione del Panathlon sulle
frontiere avanzate di quei Paesi dove lo sport viene vissuto con una
più forte emotività e con una grande necessità di innestare sugli eventi
agonistici i principi etici del nostro movimento.
Sarà una ulteriore opportunità per ribadire che il futuro del Panathlon
International in termini di espansione passa attraverso l’incremento
4 • "Stati Generali": Statuto, Governance e
Finanze i temi più dibattuti a Rapallo
11 • A San Paolo intitolato un ponte al
fondatore del Panathlon
di Henrique Nicolini
12 • Olimpiadi: ideali o businnes?
di Richard Meng
14 • Se lo Sport è un'arte l'Olimpismo
è una filosofia
di Agnès Guhl
17• "Noi non ci lasceremo mai" (La mia
vita con Bovo)
18 • Dagli scandali CIO alla FIFA
la Gomorra dello Sport
di Maurizio Monego
20 • Il segno di croce nel calcio
atto di fede o rito pagano?
di Nello Morandi
22 • Dichiarazione di intenti tra Panathlon
e CSIT
23 • Campagna NO DOPING
24 • Panathlon e Special Olympics insieme
hanno una marcia in più
di Alessandro Palazzotti
25 • Memoria panathletica: Ciao Tonin!
26 • 4 Continenti al XIII Concorso grafico
internazionale
di Sergio Allegrini
28 • Nuovo Club in Germania grazie alla
D.O.G.
29 • "Panathlon Family Games"
30 •
32 •
33 •
34 •
Lo sport come divertimento
Forum sullo sport nella scuola
brasiliana
Alcool: stili di vita e sport
killer micidiale dopo il fumo
La storia straordinaria di Villibossi
La pista ciclabile "Capitignano Molina
Aterno" è una realtà
dei soci e la crescita democratica, partendo
dal superamento degli attuali orizzonti
geografici e geo-politici.
Quanto detto sopra costituisce un rilevante
passo avanti in questa direzione, ma altri
traguardi ci attendono, in particolare nelle
zone dove non siamo ancora presenti
Giacomo Santini
Presidente Internazionale
Conferenza Stati Generali
Dal grande dibattito sugli “Stati
Statuto, Governance e Finanze
i temi più dibattuti a Rapallo
Grazie a tutti coloro che hanno partecipato rispondendo al questionario
e animando la Conferenza Generale
di Giacomo Santini
L’iniziativa degli “Stati Generali”, varata più di un
anno fa, è giunta all’ultimo atto. Dopo l’Assemblea
di Rapallo manca solo la sintesi da proporre alla
prossima assemblea generale. Poi il Panathlon
del futuro potrà specchiarsi nelle proposte e nelle
idee di coloro che hanno ritenuto di concorrere
alla costruzione di un nuovo modo di interpretare
il ruolo di socio o dirigente della nostra associazione.
Come tutti ricorderanno, gli “Stati Generali” incominciarono nella primavera del 2014 con la diffusione di un questionario a tutti i soci. In esso
si ponevano domande di vitale importanza per
dare al Panathlon una immagine più moderna, al
passo con i tempi che stiamo attraversando.
Il questionario era articolato in tre sezioni: la
struttura, l’organizzazione e le azioni. Ognuna di
queste zone tematiche si sviluppava attraverso
otto domande , alcune tradizionali, altre innovative, altre ancora persino provocatorie.
Hanno accettato la sfida circa 150 panathleti di tutti i distretti che vanno ringraziati per la franchezza con la quale
hanno risposto ma anche per il grande spirito costruttivo che hanno espresso anche nelle reazioni più vivaci.
Segno che l’idea degli “stati generali” ha colto nel
segno ed ha incontrato l’entusiasmo di molti
soci.
Per molti altri il questionario è stato accolto come
un’occasione formidabile per aprire le porte ad una
autentica partecipazione della base, senza intermediazioni di dirigenti né deleghe.
Una prima valutazione sulle risposte pervenute
è stata affidata al gruppo di lavoro nominato dal
Consiglio Internazionale e composto da tre esponenti di differenti zone di espansione del Panathlon:
Alberto Iaccarino (Italia), Ernst Denoth (Svizzera /
Europa), Ester Freiberg (Uruguai/Americhe).
I loro primi pareri sono stati pubblicati sul numero
precedente della nostra rivista. L’atto conclusivo è
stato messo in scena a Rapallo sabato 16 maggio con il dibattito
generale aperto a tutti, animato da 25 interventi di altrettanti rappresentanti di aree, distretti, club o semplici soci che
parlavano a titolo personale, come voleva lo spirito degli “Stati Generali”.
Gli interventi si sono concentrati su proposte di modifiche statutarie per adeguare l’operatività delle strutture del
Panathlon alle mutate condizioni ambientali in cui il movimento si muove, equilibri finanziari e rapporti tra i diversi
livelli amministrativi e i temi della governante interna, con proposte innovative sui ruoli dirigenziali, sugli organismi
sottostanti il livello internazionale, sui costi di gestione del movimento e sulle azioni di cooperazione.
In queste pagine potrete prendere atto delle reazioni di due membri del gruppo di lavoro (il terzo, Ester Freiberg, non
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Generali” è uscito il Panathlon del futuro
ha potuto partecipare), di altri pareri e di un verbale di lavoro che nella sua schematicità dà un segno della serietà
e della ufficialità dell’iniziativa.
Ora è il corso la stesura della sintesi generale da riproporre all’Assemblea Generale di maggio 2016 quando si eleg-
gerà un Consiglio Internazionale completamente nuovo
(tranne il past President) e bisognoso quindi di linee direttrici condivise dalla base per modellare un Panathlon
moderno ed efficiente, in grado di continuare nell’azione
di espansione e di formazione di nuovi panathleti portata
avanti in questi ultimi anni.
Verbale Conferenza "Stati Generali"
Il giorno 16 maggio 2015 a Rapallo - presso il Grand Hotel
Bristol Resort e SPA si sono svolti gli Stati Generali del PI.
Al tavolo dei lavori sono presenti:
- Giacomo Santini - Presidente Internazionale
- Alberto Iaccarino - componente del “Gruppo di lavoro”;
- Ernst Denoth – componente del “Gruppo di lavoro”;
Assente giustificata Ester Freiberg – componente del
“Gruppo di lavoro”;
assiste alla riunione l’addetta della Segreteria Generale Simona Callo
Il presidente Giacomo Santini apre la riunione alle h. 10.00
ringraziando tutti i presenti. Chiede un minuto di silenzio
in memoria della scomparsa del Governatore Pino Corso.
Prosegue dicendo che sono presenti 93 panathleti e che
questa iniziativa nasce dall’idea di provocare reazioni ad
un Panathlon che ha trovato un po’ seduto e conformista,
rallentato da un eccesso di norme e burocrazia. Ha proposto questa Conferenza perché crede che in una libera associazione di volontariato sportivo ci debbano essere momenti per il colloquio e l’autocritica. Sottolinea che ogni
libero intervento dovrà avere una durata media di 7minuti
e 30. Non userà un cronometro affidandosi alla capacità
di rispetto di ciaScuno verso gli altri. Fa un breve excursus
sulle varie fasi degli Stati Generali. Ribadisce che nel PI non
ci sono gerarchie ma livelli funzionali di servizio. Avrebbe
voluto una partecipazione diretta maggiore da parte dei
soci e meno dei governatori che sono portavoce. Benvenuto comunque a tutti! Entro la fine dell’anno ci sarà una
sintesi dei questionari pervenuti ed una sintesi scritta di
questa Conferenza da portare in Assemblea 2016 per essere consegnata ai futuri vertici del PI. Se possibile verrà
anche pubblicata sul numero uno della rivista del 2016.
Invita quindi il primo panathleta ad intervenire, che in ordine cronologico di arrivo delle richieste di intervento è
Antonio Gambacorta.
Antonio Gambacorta (club Ariano Irpino) sottolinea che
avrebbe preferito intervenire successivamente per poter
eventualmente puntualizzare altri interventi. In primis vorrebbe fare una riflessione ed una domanda. I soci si lamentano, ma credono nei vertici? Da Anversa tutto è cambiato
per avere un rapporto più snello fra i vertici e la base ed
invece i rapporti si sono complicati e sono diventati poco
chiari. Sperava in una maggiore partecipazione da parte di
soci stranieri per non parlare solo delle lamentele italiane.
Anche il PI sembra risenta troppo della realtà italiana. Ecco
l’importanza dei distretti. Nella mia area per esempio si
pensa che il PI sia interessato solo all’incasso delle quote
e alla rivista che tra l’altro non piace. Vorrebbero e vorremmo un PI orientato all’internazionale lasciando ai distretti
la loro autonomia e gestione. Concludo che non sempre le
regole imbavagliano ma vanno interpretate.
Il Presidente ringrazia Gambacorta per l’intervento ed
invita al microfono Pietro Pallini (club Terni) che vuole
esprimere innanzitutto la sua gratitudine nei confronti
del Panathlon e dei suoi ideali per quanto ha saputo dargli, esperienze, emozioni, incontri culturali, attività con
le scuole, con il fair-play, possibilità di confronto e azioni
replicate in tutto il territorio nazionale. Ma non sono tutte rose e fiori. Come delegato all’espansione devo dire che
dal 2007 al 2014 i soci sono diminuiti da 8500 a 6762 con
una diminuzione del 20% e i dati dei club non italiani non
sono altrettanto confortanti anche se la flessione è minore.
Questo è il tema centrale che deve essere discusso, la sfida
che occorre raccogliere. Ci vuole una unità di intenti e un
lavorare insieme perché per andare lontano occorre camminare insieme.
Dopo i ringraziamenti, il Presidente passa la parola a Silvana Innocenti Giovannini (club di Pistoia-Montecatini)
la quale fa presente che porta le istanze del suo territorio. Sottolinea che rispetto a qualche anno fa si fa fatica a
conservare le dimensioni del club probabilmente anche a
causa della crisi economica. Ad ogni modo con il suo intervento vorrebbe auspicare una presenza più attiva delle donne. Vorrebbe aver modo di contattarle e creare un
gruppo. Auspica poi di lavorare con una migliore armonia.
Il Presidente ringrazia e chiama a parlare il terzo iscritto,
Dan Vladimiro (club Gorizia) il quale richiama l’attenzione sulla questione giovanile e sulla sua presenza nel PI.
E’ iscritto da 36 anni nel Panathlon e continua a rimanere
nelle “categoria” dei più giovani. E’ un problema che occorre affrontare, un aspetto preoccupante. Altrimenti siamo
destinati all’estinzione. Non dobbiamo fare come i giornali
che non si stanno estinguendo perché non si sono posti
domande sul futuro. È una questione della quale dobbiamo parlare. Il PI ha strumenti formidabili per stare vicino
ai giovani. Dobbiamo lavorare, magari trovando un tema
dell’anno per tutti i club da sviluppare, per ritrovare la nostra identità comune e distinguerci dagli altri service. Ultimo elemento di preoccupazione: l’eccessiva competitività
per incarichi di servizi che sono visti come incarichi di potere.
Il Presidente lo ringrazia ed approfitta di questo suo interw w w.p a n a th l o n .n e t
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Conferenza Stati Generali
vento sui giovani per leggere la mail arrivata dal Consigliere Internazionale Marcello Marrocco che scrive a nome dei
Club Junior per manifestare il loro disappunto ed amarezza
per essere lasciati in disparte e non essere stati invitati agli
Stati Generali. Il Presidente afferma che non comprende le
motivazioni delle lagnanze e che si riserverà di approfondirle con il CI Marrocco, nel frattempo invita i Governatori/
Presidenti a riflettere su quanto letto ed eventualmente riferire per i club Junior delle loro aree/distretti.
Segue l’intervento di Giuseppe Gianduia (club La Malpensa) che riferisce di essere venuto a Rapallo agli Stati
Generali in qualità di Consigliere Internazionale per ascoltare le proposte dei soci. Vorrebbe solo consigliare a chi lo
seguirà nell’incarico che attualmente ricopre, di passare
dalle parole ai fatti e concretizzare le azioni. Questo, è un
grosso limite del Panathlon International. Aggiunge solo
che vorrebbe che venissero rispettate le regole che ci siamo dati.
Il presidente ringrazia e passa la parola a Giorgio Rusconi (club di Lecco) che legge l’intervento su delega del suo
club. (si allega al presente verbale) aggiunge poi alcune
sue considerazioni personali: ringrazia il Presidente per la
possibilità che ha lasciato ai club ed ai soci di partecipare
al dibattito sulle olimpiadi in Italia. Vorrebbe un sito web
ristrutturato per poter accedere con più facilità alle notizie.
Per esempio sottolinea che non ha avuto il questionario.
Il Presidente lo ringrazia e precisa che comunque il questionario era stato pubblicato anche sulla rivista allo scopo, proprio, di raggiungere tutti i soci. Coglie l’occasione
per ringraziare pubblicamente i soci commercialisti Franco
Vollono e Lucio Aricò per aver collaborato alla realizzazione del convegno sulla fiscalità. Ripensando poi alla flessione dei soci nei service, fa presente che un club service molto noto, fino a cinque anni fa contava circa cinque milioni
e mezzo di iscritti ed ora ne conta 1.250.000. Questo è un
elemento di allarme.
Passa quindi la parola a Maurizio Monego (club Venezia)
il quale esprime apprezzamento e gratitudine per l’organizzazione di questo incontro. Prosegue dicendo che nel
PI devono esistere livelli per funzioni di servizio e non gerarchie. I club sono i soci del PI. Dal 1992 il numero dei soci
è stato stazionario e poi in decrescita continua. Questo decremento, soprattutto in Italia, è causato dal mal funzionamento del Distretto Italia. La costituzione dei Distretti sembrava un’opportunità per favorire l’espansione, ma non
crede proprio sia andata come ci si auspicava. Vorrebbe sapere se i distretti sono cresciuti numericamente e se quindi
la loro creazione ha portato dei risultati, non crede. Inoltre
se tutto venisse gestito dai distretti la burocrazia della quale ci si lamenta aumenterebbe notevolmente, in quanto
il pagamento delle quote è necessario per l’andamento
dell’associazione, idem il controllo sui soci; se questo avviene a livello centralizzato è certamente meno burocratico. Con tanti distretti aumentano anche le Segreterie ed i
passaggi. Il mantenimento del livello internazionale è necessario se si vuole rimanere sullo scenario internazionale.
La riunione di ieri era già su youtube e questo è un segnale
importante, di efficienza e di modernità. Noi siamo molto
bravi a criticare ma non a valorizzare le tante cose buone
che abbiamo, c’è un sito ricchissimo di notizie, basta non
essere pigri ed andare a cercarle. Se avessimo chiaro che
i club devono seguire l’International, con le sue direttive,
con i temi e con le campagne internazionali, si arricchirebbe lo scenario. La burocrazia è con i distretti non con il PI.
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Concludo: qualcuno vorrebbe un modello Federale. Io sarò
sempre contro, perché noi ci occupiamo di valori, non di
politica.
Il Presidente ringrazia Monego per l’intervento e sottolinea
l’importanza ed il miglioramento avvenuto nella comunicazione. Con l’occasione ringrazia tutta la Segreteria del PI
e si congratula per la comprensione dell’importanza delle
partnership.
Passa quindi la parola a Orietta Maggi (club Siena) la quale ringrazia per l’opportunità data anche se sperava in una
partecipazione maggiore. Tutti si lamentano ma poi in pochi si partecipa e si interviene ai dibattiti. Spesso i soci non
conoscono approfonditamente il Panathlon International
e non si rendono conto che il Panathlon è di tutti e tutti
devono collaborare. Anche nei club, spesso è il Presidente
che si impegna, lavora ed organizza, mentre i soci collaborano poco. E’ comodo rimanere nel proprio guscio, uscire è
faticoso. Per quanto riguarda i club Junior, anche il nostro
club ne ha costituito uno, ed in effetti è di difficile gestione,
si parte in tanti, ma poi i giovani hanno tanto impegni. A
volte manca entusiasmo. E qui concludo.
Il Presidente ringrazia l’intervento e auspica una maggiore valorizzazione del ruolo della donna all’interno del PI.
Chiama quindi ad intervenire Pierluigi Palmieri (club di
Avezzano). Parte dalla relazione del Presidente quando
ha parlato di troppe normative per sottolineare che il Distretto Italia non ha ancora lo strumento dello Statuto. A
suo parere i soci del PI, non sono i club bensì i soci. Per aumentare l’autorevolezza ed il prestigio a livello internazionale occorre che i distretti vengano accreditati dai Comitati
Olimpici Nazionali e per questo anche il PI dovrebbe avere
un’organizzazione simile al CONI; sono essenziali i distretti per essere operativi ed credibili. I Distretti dovrebbero
avere un ruolo centrale. Per quanto riguarda i club Junior,
significa che questa protesta nasce dal fatto che non sono
stati invitati agli Stati Generali e non hanno avuto un loro
spazio. Inoltre specifica che i club si dovrebbero sempre
sentire rappresentanti dai Governatori che sono i portavoce dei club e dei soci. Propone a questo proposito l’idea
che siano i governatori ad eleggere i Presidenti dei Distretti
i quali dovrebbero poi provvedere ad eleggere il Presidente Internazionale. Precisa infine che le risorse umane del PI
hanno un valore immenso di cultura che andrebbe coltivato, legandolo oltre che al CIO anche alle università, per
diventare ambasciatore di cultura sportiva.
Prende quindi la parola Pietro Pinto (club di Gorizia) che
premettendo che nella sua area i club junior funzionano
bene, avanza alcune proposte:
1. Elezione del presidente internazionale a suffragio universale fra tutti i soci. Presso i club per portare vivacità ed
entusiasmo, senza deleghe con una giornata mondiale dedicata a questo evento.
2. Per quanto riguarda l’elezione degli altri organi, procedere tenendo conto del numero dei soci che compongono
i club; quindi per esempio dare un voto ogni 12 soci, così i
club più numerosi potrebbero esprimere più voti. Questo
potrebbe essere anche uno strumento per invogliare i club
ad avere più soci.
Il Presidente ringrazia per l’intervento e ribadisce e sottolinea che per modificare lo Statuto del PI, occorre seguire le
procedure; entro il 31 dicembre vanno presentate le modifiche (con le procedure previste dallo Statuto del PI) per
poter essere discusse e votate in occasione dell’Assemblea
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Generale del 2016.
Passa quindi la parola a Oronzo Amato (club Molfetta)
il quale esprime che il PI è diverso dagli altri club service
ed ha una sua specificità. Auspica che vengano individuate dal PI due iniziative ogni anno su un tema prestabilito
che venga portato e discusso in tutto il mondo panathletico, in quanto non arrivano molti stimoli ai club. Gli sforzi
dei distretti per accreditarsi ai Comitati Olimpici Nazionali
sono importantissimi. Vorrebbe inoltre che non venisse
modificato lo Statuto del PI ogni anno, per non perdere
tempo in discussioni continue su questo. Propone di non
modificare lo Statuto del PI per almeno 5 anni. E’ contrario
ad avere voti multipli in base al numero di soci, non importa la quantità dei soci, ma la qualità dei soci. Occorre
chiedersi se Statuti/Regolamenti sono adeguati allo spirito
panathletico. Pensa che le quote versate sono adeguate;
per quanto riguarda la cooperazione tra PI e distretti c’è
ancora qualcosa che non è chiaro. Sembra che siano due
organi diversi, ma non è così. E’ solo l’internazionalità che li
differenzia. Per quanto riguarda gli sponsor vanno cercati,
magari facendo tessere ad hoc per essere sostenitori etc.
Legge poi una lettera aperta all’area 01 per sollecitare all’unità e alla cooperazione in nome del PI.
Segue l’intervento di Ennio Chiavolini (club Alba) il
quale apre il suo intervento facendo alcune osservazioni
di carattere generale. Poiché il PI è una struttura piramidale, funziona se applicata a tutti i livelli; per esempio su
espansione/formazione non esistono nei distretti e nei
club figure analoghe, occorre istituire figure responsabili,
altrimenti i “meccanismi” del PI non funzionano e si blocca
l’intera struttura. Descrive poi i programmi dell’e-learning
per la formazione che verranno pubblicati sul sito a seguito del quale verranno rilasciati certificati di frequentazione.
Conclude dicendo che è soddisfatto per l’organizzazione
di questa conferenza a seguito della quale nessuno potrà
mai dire “io non lo sapevo”.
Prende poi la parola Giorgio Dainese (club Ravenna) il
quale inizia il suo intervento dicendo che non ha ricette
particolari. Ha sentito i vari interventi che sono stati anche contrastanti, ma è bene che tutti vogliano contribuire con le loro idee. Con la sua area rappresenta circa 1500
soci e anche lui è preoccupato per il continuo decremento
dei soci. Forse deriva dal fatto che l’Associazione ha perso
prestigio o da alcuni comportamenti dell’Associazione. Occorre invece avere un comportamento di unione, non di
divisione. Poi tutto è migliorabile, ma occorre lavorare con
gli strumenti che abbiamo. E con questo conclude il suo
intervento.
Prende la parola Assuero Pieraccini (club di Arezzo) il
quale si presenta a nome del suo club. Anche lui ritiene
che la comunicazione sia notevolmente migliorata. Altrettando dovrebbe fare il Distretto Italia. Per quanto riguarda le modifiche allo Statuto è d’accordo con Oronzo
Amato. Per quanto riguarda i distretti occorrerebbe fare un
punto della situazione e verificare se questa soluzione ha
funzionato dando risultati. Occorre meditare sul ruolo del
Distretto, dandogli una funzione diversa. Porta poi l’attenzione sul termine usato nello Statuto di “affiliazione” che
potrebbe far sorgere problemi a livello fiscale soprattutto
ai vertici e al Distretto Italia.
Alle ore 13.00 i lavori si interrompono per pausa pranzo,
per riprendere alle h. 14,30 con l’intervento di Giovanna
Rizzo (club di Venezia) la quale porta all’attenzione dei
presenti la grande attività del club di Venezia che è il club
fondatore del Panathlon. Il suo club condivide la protesta
portata avanti dall’area 01 nei confronti del distretto Ita-
lia trattenendo la quota. Si domandano, come mai ci sono
tante spese di rappresentanza e di organizzazione per il
distretto. Troppi costi in base ai benefici che si ricevono.
Occorre spendere meno in rappresentanza e fare qualcosa
di più per i club. Le piacerebbe venisse creato un network
di donne all’interno del PI per comunicare e condividere
idee. Approva e sottoscrive la proposta di Pietro Pinto di
procedere all’elezione del Presidente Internazionale con
suffragio universale e conclude il suo intervento.
Il Presidente passa la parola a Sergio Allegrini (club La
Malpensa) il quale parte dalla base di partenza che le regole ci sono e vanno semplicemente applicate senza interpretarle. La domanda che occorre porsi è “il Panathlon
soddisfa le esigenze delle nuove generazioni?” ci vogliono
proposte diverse. Vorrei poi fare alcune considerazioni:
Aspetto della Governance. Ritiene che il questionario sia
stato positivo e fatto bene.
Per quanto riguarda l’elezione diretta del Presidente del Distretto da parte dei club, è già stata bocciata due volte, crede quindi che per il momento sia da abbandonare l’idea.
Ritiene invece che siano da rivalutare due organi del PI,
il Comitato dei Presidenti dei Distretti ed il CGS. Il primo
potrebbe apportare variazioni al Regolamento del PI ed
il CGS dopo un controllo di sostanza dare l’eventuale approvazione. Inoltre pensa che il CGS dovrebbe dare pareri
sullo Statuto a priori.
Conclude infine auspicando che si trovino delle soluzioni
positive di unione.
Interviene poi Giorgio Migone (club Genova Levante) che illustra ai presenti la sua esperienza nel progetto
di “un’ora per i disabili” con la presenza del suo club nelle
scuole, per la prevenzione degli incidenti del sabato sera,
attraverso incontri con i ragazzi per simulare e capire coloro che hanno disabilità derivanti proprio da questi incidenti. Questa attività è molto coinvolgente ed interessante. Il
suo club non ha dimissioni di soci ma anzi molti si vogliono
iscrivere. Si rende disponibile, insieme ai soci del suo club
che collaborano a queste iniziative, ad altri club che fossero interessati a conoscere più approfonditamente questa
loro esperienza.
Il Presidente approfitta di questo intervento per ringraziarlo della grande attività svolta in questo ambito.
Passa quindi la parola all’area 03, rappresentata da Maria
Cristina Guglielmoni (club Alba) Roberto Carta Fornon
(club Biella) e Andrea Leonardi (club Du Val d’Aoste)
che iniziano a leggere un documento preparato dall’area
per una revisione dello Statuto del PI.
Dopo i primi due interventi, il Presidente interrompe la
lettura in quanto sottolinea che questa non è l’assise per
discutere su questo tema così dettagliatamente. Ci sono i
sistemi previsti dallo Statuto del PI per procedere alla sua
revisione per cui, se i rappresentanti non hanno altro da
aggiungere, li invita a seguire le procedure regolamentari.
Passa quindi la parola a Patrizio Pintus (club di Como) il
quale proietta una presentazione in power-point, allegata
al presente verbale, nella quale procede ad una disamina
del Movimento dal 2007 ad oggi ed evidenzia in particolare un invecchiamento dell’associazione, una Governance diversa fra i vari paesi ed una disomogeneità. Questo
provoca delle criticità in quanto il Distretto Italia con la sua
presenza numericamente superiore provoca uno sbilanciamento e solo in Italia si paga la quote al Governatore; e
delle difficoltà: poca trasparenza nella gestione del Distretto Italia. Propone quindi alcuni cambiamenti che prevedano di tornare ad una eguaglianza in tutto il PI, formando
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Conferenza Stati Generali
nuovi distretti più piccoli (con un minimo di 8 club ed un
massimo di 30) e con criteri comuni a tutti (livelli di governo, trasparenza dell’attività, economica, obblighi etc.) e la
possibilità di procedere alla designazione (da parte del PI)
di referenti nazionali che si rapportino con le istituzioni nazionali.
Il Presidente ringrazia e passa la parola a Sandro Arcioni
(club Gruyère) che porta all’attenzione dei presenti non
tanto la struttura del Panathlon, bensì il suo futuro e la
presenza e la partecipazione dei giovani nell’Associazione.
Se si vuole aumentare il numero di soci e di giovani, occorre agire sul territorio. Nel club di Gruyère hanno coinvolto come socia una giovanissima atleta, per esempio. A
suo parere il Panathlon dovrebbe diventare un organo di
controllo dell’etica verso i giovani; lui aveva già mandato in
Segreteria un suo progetto in tal senso.
Il Presidente chiama ad intervenire Jean-Pierre Largo
(club di Fribourg) che si fa portavoce nella lettura di una
lettera del Membro d’Onore del PI, Jean Presset (che si allega al presente verbale) nella quale si evidenzia l’importanza di una struttura centralizzata per lanciare il messaggio
del PI a tutti i livelli e l’inutilità del distretto sovranazionale.
Ritiene che ogni club isolato debba rappresentare il proprio Paese.
Il Presidente ringrazia sia Jean-Pierre Largo che Jean Pres-
set per i loro interventi e chiama Giorgio Costa in qualità
di Governatore dell’area 04 a leggere un intervento inviato dal Club di Savona che per motivi di salute non ha
potuto partecipare alla Conferenza (che si allega al presente verbale) nel quale si evidenzia l’esiguità del numero dei
club, la modestia dei soci iscritti e la necessità di acquisire
nuovi soci soprattutto fra i giovani praticanti attività sportive. Sottolinea infine l’inutilità di distretti ed aree, che limitano la libertà operativa dei singoli club che sono i soli e
veri soci referenti operativi del PI.
Il Presidente ringrazia tutti gli intervenuti per la franchezza avuta e crede che il Panathlon si debba adeguare al
mondo attuale e dello sport, con una proiezione maggiore verso l’esterno. Il Panathlon non è prettamente un club
service, ha delle sue peculiarità che deve evidenziare maggiormente, per cui:
1. Concepisce un Panathlon non seduto, ma proiettato
all’esterno;
2. Occorre stare attenti ad associazioni che si improvvisano
con bandiere simili ai nostri ideali e cercano di occupare gli
spazi che spettano al PI.
3. Dobbiamo difendere la nostra identità ma distinguendoci.
Ritiene poi che da queste discussioni siano fuoriusciti almeno tre filoni comuni:
1. Modifiche Statutarie e di Regolamento: ribadisce di fare
Conclusioni dei Membri
Alberto Iaccarino
Past President Club di Pesaro
Ritengo opportuno predisporre un sunto degli interventi svolti nel corso degli STATI GENERALI del Panathlon International,
tenuti a Rapallo il 16 Maggio u.s., occasione per la quale desidero ringraziare il Presidente Santini per l’onore concessomi.
Provo ad individuare le tematiche ricorrenti in più interventi:
a) E’ stato spesso ricordato come, il ruolo dei Club, debba essere centrale all’interno della struttura organizzativa del P.,
b) Sono state spesso invocate modifiche statutarie, ma spesso
anche il rispetto delle regole esistenti,
c) E’ stato più volte evidenziato con preoccupazione il decremento degli iscritti dal 2007 ad oggi,
d) Sono state concretamente ipotizzate azioni per disegnare
il P. del futuro.
Credo che la pura trascrizione degli interventi possa essere
fatta dalla segreteria attraverso l’ascolto delle registrazioni,
pertanto articolo questo sunto anche con il mio parere.
PUNTO a) E’ stato spesso ricordato come in questo momento lo STATUTO presenti alcune lacune, lacci normativi e poca
flessibilità. Le premesse sono tutte per lo più condivisibili, così
come alcune modifiche invocate, rispetto alle quali però, essendo puntuali, occorre una riflessione ed una discussione
precisa e non può essere questo il contesto. Di fondo però
spesso le modifiche richieste ho l’impressione che sottintendano un altro fine, per cui condivido l’opinione di chi ha evidenziato troppa attenzione sulle nomine a cariche istituzionali e poca nei confronti dei valori che il P. deve trasmettere.
Rapporto alcuni interventi che ho ascoltato alla conoscenza
del mio Club ed in parte di alcuni Club che ho avuto la fortuna
8
PA N AT H L O N I N T E R N AT I O N A L
ed il piacere di frequentare, per cui la mia è una visione assolutamente parziale, ma mi chiedo se si ha l’effettiva percezione del “mondo soci” che forse per colpa dell’impostazione dei
singoli Club è rimasta quella iniziale “Disnar Sport”.
Il tema molto sentito della “delega” ai Governatori in occasione delle elezioni a più livelli. E’ un tema che non mi appassiona, se ragionando nel merito in maniera puntuale si ritiene di
correggere alcune anomalie si proceda, ma ritengo che il Governatore abbia una maggiore conoscenza delle persone e di
alcune dinamiche che in un quadriennio si sviluppano, quindi
ritengo che siano più rappresentativi dei singoli Presidenti di
Club. Porto la personale esperienza dell’elezioni di Siracusa
e il nostro Governatore dell’Area 5 ha avuto un momento di
ascolto democratico e ha correttamente riportato le posizioni
dei Club, cercando anche un’opportuna mediazione per poter
fare utile sintesi.
Ritengo corretto che gli stessi Governatori, abbiano un momento di confronto e di proposta all’interno del Distretto. Occorrerà un modo che altri organi di controllo non siano nominati dagli stessi Governatori.
PUNTO b) Strettamente collegato al punto a), la richiesta di
modifiche statutarie, legittime, vanno analizzate punto per
punto. Mi chiedo però se chi ha chiesto con vigore queste
modifiche lo faccia per rendere il Club più consono alle prospettive da terzo millennio o solo per un interesse alle cariche.
Se su 10.000 soci hanno risposto al questionario solo 160, si
può ipotizzare che la questione statutaria sia così interessante per il socio? Ritengo comunque importante ogni modifica
che consenta il risparmio e la velocità, senza però dimenticare
che se vogliamo il Club rappresentativo e presentabile ai tavo-
2 - 2015
tutte le proposte che si vogliono fare, ma nei termini e nelle condizioni previste dallo Statuto e dal Regolamento del
PI;
2. Equilibri finanziari. Ha sentito diverse voci che auspicano
il versamento di una quota identica nei vari paesi, precisa
che questa situazione (quota abbinata al PIL) l’ha trovata e
gli sembra comunque corretta;
3. Governance PI. Il Panathlon ha diversi livelli e diverse
strutture con costi diversi. Per quanto riguarda invece il
problema dell’area 01 se non si risolverà all’interno del Distretto Italia, verrà portato in Consiglio Internazionale.
Chiama quindi i rappresentanti del Gruppo di lavoro per le
loro conclusioni:
Ernst Denoth (club Chur und Umgebung) che comprende
per la prima volta, da quando è socio del PI (1979) come si
lavora al Panahtlon International. Paragona il micro cosmo
della Svizzera alla struttura del PI. Dice che si sono sentite
molte cose nel corso di questa conferenza, molte italiane e
vari problemi sono stati sollevati.
- Occorre aprire la visione, più internazionale;
- Diminuzione dei soci che concerne tutti i club
- Ruolo dei distretti: devono avere un ruolo più importante
e più autonomia
- Considerazione che è più importante la qualità che la
quantità dei soci, ma vorrebbe aggiungere che anche le
entrate economiche sono importanti
- Ritiene che in base ai questionari pervenuti ed al dibattito
un cambiamento sia necessario, cercherà, insieme al gruppo di lavoro, di fare proposte per il 2016
- Occorre aumentare il legame tra PI e club
Conclude dicendo “sarebbe bello poter dire: detto, fatto!”
e passa la parola ad Alberto Iaccarino (club Pesaro) il quale
dice di aver preso buona nota di tutti gli interventi e riassumerebbe in tre filoni quanto ha sentito, il Panathlon del
- fare
- dei tecnicismi
- della reale visione dei club
Personalmente si ritrova con gli interventi di Palmeri e
Amato che vorrebbero un maggior coinvolgimento del
Mur, del CONI, del CIO e dei licei sportivi e della ricerca
di sponsor per fare fronte ai problemi economici. Ha apprezzato l’intervento del club di Siena, molto realistico e
nel quale ci si ritrova. Purtroppo sono tanti i soci interessati
alle cene ed ai volti dei personaggi e pochi che parlano realmente di Panathlon. Conclude dicendo che solo nell’intervento di Allegrini ha sentito la parola amicizia.
Il Presidente risponde che forse non se ne è parlato perché
l’amicizia dovrebbe essere scontata.
Alle ore 16.30 non essendovi altre richieste di intervento
si dichiara chiusa la Conferenza sugli Stati Generali del PI.
del Gruppo di lavoro
li internazionali occorre supportare soppor-tare i relativi costi.
Tutte le richieste sono ricevibili, se però tutti hanno la consapevolezza che in democrazia le regole si possono modificare
ma soprattutto si rispettano.
PUNTO c) Doveva essere il tema più appassionante e che invece, a parte i dati statistici evidenziati, non ha sollecitato il
dibattito. Se l’iscrizione ad altri Club service è ambita perché
socialmente più “utili” la forza del nostro Club è la specificità
e la condivisione degli ideali che rappresentiamo. Per questo
ritengo che il vertice della nostra organizzazione debba investire tanto in formazione, espansione, comunicazione, nei
rapporti con il MIUR, il CONI, i Licei Sportivi e le società sportive del territorio. E’ stato segnalato come il tema del Fair Play
sia stato sottratto al nostro movimento. Ricominciamo a riportarlo come tema centrale dell’attività dei singoli Club, così
come il doping e la disabilità. Nei miei 4 anni di Presidenza
ho fatto dei convegni la strategia per portare il mio Club fuori
dalle mura della conviviale; condivido però la posizione di chi
ritiene che il futuro sia “ in mezzo ai giovani nelle strade”. Necessita quindi un cambio di strategie ed una visione comune
e condivisa, altrimenti rimarremo sempre “disnar”. Per questo
è fondamentale che al momento dell’iscrizione dei nuovi soci
questi abbiamo forte la sensazione che la cena non è la parte
fondante dei nostri Club. Troppo spesso l’attrattiva dei nostri
Club è l’ospite e non il contenuto.
PUNTO d) il tema che più deve appassionare. Andiamo verso
i 65 anni di costituzione del Club che nel tempo si è radicato
nel nostro paese, in Europa e nel mondo. E’ chiaro che occorra
una riflessione sulla governance attuale, sulla adeguatezza ai
tempi che sono cambiati, lo sport stesso è cambiato, la socie-
tà è cambiata ma i valori che noi peroriamo sono di assoluta
contemporaneità. Come rilanciare l’immagine e l’impegno
dei nostri Club?
1) È fondamentale la presenza dei distretti perché portano la
cultura, la sensibilità e le necessità di paesi estremamente differenti e bisogna lasciare loro la flessibilità delle azioni,
2) Personalmente non credo particolarmente nei Club Junior,
pur avendo grande rispetto ed ammirazione per chi è riuscito
a costituirli. Incentiviamo l’ingresso ai nostri club degli under
40 con la soppressione delle quote per 3 anni, saranno il bacino che alimenterà nei prossimi anni i Club.
3) Azioni mirate verso lo sport femminile ed un loro coinvolgimento operativo,
4) In un biennio dovrebbero essere lanciati due INDIRIZZISERVICE, un tema che accomuna tutti i Club dettato dall’Internazionale, l’altro individuato dal Distretto per essere
maggiormente coerente con il territorio che rappresenta. L’iniziativa della Mostra dell’Area 3 ha significato molto in questo senso. Non c’è molto da inventarsi, solo recepire iniziative
che già sono presenti nel Ns paese, come Il P. va a Scuola, l’Orienteering culturale, Due per Bene… per citare solo quelle
che conosco. Ci vorrà un pò di tempo ma partiamo, ci arriveremo. Per questo probabilmente occorrerà anche avere una
copertura economica. Fondamentale a tal proposito la ricerca
di Sponsor e chi meglio potrebbe far “pesare” i 6500 iscritti ai
Club italiani se non il Distretto che fungerebbe da livello organizzativo primario.
Concludo evidenziando come la convocazione degli STATI
GENERALI siano stati importanti e che dovrebbe essere una
iniziativa da riportare nelle singole Aree.
w w w.p a n a th l o n .n e t
9
Conferenza Stati Generali
Diventerebbe un importante momento di aggregazione e
confronto. Duole però evidenziare come la presenza sia stata
modesta, nella quasi totalità di soci che già hanno cariche.
Mi permetto anche di evidenziare il fatto che alcuni inter-venti non hanno colto la possibilità offerta e abbiano trattato tematiche “care” a prescindere dal tema proposto dal Presidente
Santini e che pochi interventi abbiano lanciato idee di sviluppo del nostro movimento.
Queste mie riflessioni palesano come non abbia verità in tasca, cosa che a volte ho percepito da alcuni interventi, ma solo
proposte da coltivare, implementare, condividere, senza voler
cambiare tutto affinchè nulla cambi. Riportiamo il confronto
elemento centrale nelle strategie del Panathlon.
Ernst Denoth
del PC Pesaro e Ernst Denoth, past-president del PC Coira e
dintorni e attualmente membro del comitato del Distretto
Svizzera/FL.
Past-president del PC Coira e Membro del Comitato del Distretto Svizzera/FL
„Abbandonare la strada vecchia per una nuova si sa cosa si
perde, ma non cosa si trova“.
Questo proverbio italiano potrebbe essere decisivo anche
per quanto riguarda il futuro del nostro movimento Panathlon.
Sono andato pieno di aspettative a Rapallo, pensando che
il 16 di maggio 2015 andasse nella storia del PI come una
giornata piena di visioni e progetti per il futuro. Quello che
è però successo effettivamente - lo dico sapientemente in
modo un pò provocante - sono stati tanti voti con tante parole ma pochissimo di concreto. Quel poco di concreto:
- Dobbiamo dare più potere ai distretti,
- l’internazionalità è la nostra arma
- dobbiamo allargarci verso l’internazionalità
Per il resto ho sentito tanti voti concernente cambiamenti di
statuti e regolamenti del Distretto Italia. La maggior parte di
chi è intevenuto sembrava aver dimenticato che si trattava
di fare delle proposte sul futuro del Panathlon. Cambiando
statuti e regolamenti non cambiamo il Panathlon! Ho anche
avuto l’impressione che i club non sono informati bene di
quello che succede a Rapallo e nei gremi superiori del Panathlon.
So che esistono tanti club che lavorano molto bene. Una
cosa che mi ha fatto piacere è che specialmente in Ame-rica
Latina si effettua un ottimo lavoro per l’educazione fisica
nelle scuole, ma anche che in tante regioni dell’Italia "si va
a scuola“ . Poi nei vari distretti ci sono tanti club che s’ingaggiano con progetti e con soldi per un sostenimento dello
sport in generale e per promuovere la gioventù. Certamente
ci sono anche tanti club che si contentano di riunirsi una volta al mese a una cena con qualche discorso e basta. E dappertutto ci saranno tanti soci indifferenti, cosiddetti "soci
per caso“. Anche questo ho sentito il 16 di maggio a Rapallo.
Invece di tornare in Svizzera pieno di proposte ed idee nuove, sono ritornato da Rapallo con un sacco quasi vuoto per
quanto riguarda impulsi di lavoro per il nostro gruppo. Peccato, perchè questa possibilità di esprimersi liberamente per
tutti i soci non l’avevo conosciuta prima d'ora.
L’unica base per chiarire la domanda sul futuro del Panathlon
rimane dunque il questionario, stilato dal nostro Presidente Giacomo Santini. Come sappiamo, questo questionario è
stato inviato a tutti i club, rispettivamente a tutti i soci del
PI. 160 esemplari sono stati ritornati alla Segreteria Generale.
Il 19 di marzo 2015 è stata convocata una videoconferenza
tra il Presidente Giacomo Santini, il Segretario Generale Leo
Bozzo e i tre membri del gruppo di lavoro: Esther Freiberg,
presidente del PC di Lima, Alberto Jaccarino, past-president
10
PA N AT H L O N I N T E R N AT I O N A L
Siano i Governatori a coinvolgere i loro Presidenti e questi a
coinvolgere i soci, anche quei pochi che rispondono, le idee
sono sempre utili.
Durante questa videoconferenza, abbiamo parlato sopratutto delle singole domande del questionario. Come conclusione della videoconferenza era previsto fare un riassunto della
conferenza e una sintesi dei risultati delle risposte inviate a
Rapallo. Questi documenti non li ho ancora ricevuti. Se pensiamo che quello che è stato detto sabato, il 16 di maggio a
Rapallo non ha portato quasi a nulla di sostanziale per migliorare il futuro del Panathlon, il nostro gruppo di lavoro
non ha gli strumenti necessari per fare un lavoro serio per
una domanda di tale grande portata che è quella del nostro
futuro.
Ma vogliamo un altro futuro? Al 16 maggio non ho avuto
l’impressione che i club vogliano veramente dei grandi cambiamenti, ma ho sentito che quello che dà da pensare a tutti
i club è la diminuzione di tali. E soprattutto ci mancano i soci
nuovi. Il movimento del Panathlon soffre di una mancanza
di ringiovanimento. I "vecchi“ cercano di tenere la bandiera
in alto. Dunque: Respiriamo ancora, mangiamo e parliamo.
Ma abbiamo la forza necessaria di cambiare qualcosa ?
Abbandonare la strada vecchia per una nuova?“ Se vogliamo andare avanti, abbiamo soltanto la scelta di dire sì.
"Dobbiamo allargarci verso l’internazionalità“.
Mi sembra che il PI con i suoi gremi supremi abbia già fatto i
primi passi in questa direzione, intensificando i contatti con
il CIO (15 di maggio 2015 con la “Signora Elisabeth“) e già da
alcuni mesi con una rappresentanza dell'UNICEF. Un buon
inizio è già la metà dell’opera !
Coltivando i legami con altri gremi internazionali possiamo
porgere un sostegno e dare una mano dove abbiamo delle
competenze. Questo darebbe più di peso al nostro movimento e lo renderebbe più conosciuto, non soltanto in gremi internazionali, ma sarebbe anche una risposta ai nostri
club che chiedono spesso "Cosa ne fanno dei nostri soldi
quelli a Rapallo?“
Se vogliamo cambiare qualcosa, dobbiamo cambiare le strategie alla punta della piramide e non regolamenti e statuti.
Se riusciamo a diventare un movimento conosciuto e attivo,
non solo con parole, ma anche con fatti, questo darebbe al
Panathlon un diritto d’esistenza più forte. Solo parlare di fair
play, antidoping etc. non basta.
Il Consiglio Internazionale ha reagito in modo giusto, occupandosi per tempo del futuro del Panathlon. Abbiamo
delle persone con influenza nei nostri club e nei gremi superiori che ci possono aiutare. Usiamo questo "network“.
L’infrastruttura attuale della Segreteria Generale ci permette di tirare tutti i registri necessari per essere presenti lì,
dove vogliamo marcare presenza.
2 - 2015
Distretto Brasile
A San Paolo intitolato un ponte
al fondatore del Panathlon
Centenario di Moacyr Daiuto padre del basket brasiliano
di Henrique Nicolini
(Membro d’Onore del Panathlon International)
Il Fiume Rio Tietê è un
punto di riferimento
pu
per
pe la città di San Paolo,
come
il Tamigi per Lonco
dra
d o la Senna per Parigi
o tanti altri in molte città
europee.
e
Ho deciso quindi
d di scrivere un libro di
circa
400 pagine sull’inc
fluenza di questo corso
d’acqua
nella storia deld
lo sport di San Paolo. In effetti possiede importanti punti che uniscono la parte centrale della città con quartieri paulisti
significativamente importanti.
Il Comune della città attualmente rende omaggio al panathletismo attraverso la denominazione di Fabio Lazzari assegnata a
uno di questi ponti, costruito recentemente .
Fabio Lazzari è stato il fondatore del Panathlon Club San Paolo di
cui è stato socio per trentotto anni, facendo parte più volte del
Consiglio Direttivo. Profissionalmente, ha lavorato presso l’Assessorato allo Sport nell’ambito della promozione, dove ha creato
importanti eventi tuttora parte del calendario sportivo della città.
Fabio è stato presidente della Federazione Paulista di Handebol e
a lui si deve il notevole progresso dei giocatori brasiliani a livello
internazionale di questa disciplina sportiva.
UN SECOLO DI MOACYR DAIUTO
Se il grande tecnico del basket brasiliano fosse ancora in vita, il
19 luglio di quest’anno avrebbe raggiunto un secolo di esistenza;
egli è stato il nome più prestigioso del paese in questa disciplina
sportiva e la data della sua nascita è riconosciuta come la “ Giornata del Basket-ball” in tutto il Brasile.
Il Panathlon brasiliano ha sostenuto la “Associação Cristã de
Moços” per la realizzazione di un evento, dal 13 al 18 luglio, denominato “Settimana Commemorativa per il Centenario del Prof.
Dr. Moacyr Daiuto”.
Moacyr è stato panathleta della vecchia guardia, di fatto ha partecipato alle riunioni del club di San Paolo Paolo per tre decenni.
In quanto tecnico della selezione brasiliana, ottenne il bronzo nei
Giochi Olimpici di Londra , nel 1948. Questa fu la prima medaglia
conquistata dal Brasile in una disciplina sportiva di squadra.
Moacyr Brondi Daiuto, nipote di italiani, sia da parte di padre che
di madre, nacque nella zona più interna dello Stato di San Paolo,
in una regione dal clima molto caldo.
Quando suo padre, direttore di una scuola elementare governativa, fu trasferito nella capitale di San Paolo, dove la temperatura
media era molto più fredda, la sua salute peggioró. A 13 annni, il
dottore non solo gli prescrisse le medicine esistenti in quegli anni
(1928), ma gli consiglió anche di fare degli esercizi. Fu allora che
entró alla ACM (YMCA) di San Paolo,situata relativamente vicino
alla sua abitazione. Due anni dopo, conquistava la sua prima medaglia in un campionato all’interno di detta Associazione.
Diplomatosi, fece il corso di preparazione per insegnanti di istituti
di 1º grado, denominato in Brasile “Scuola Normale”. Frequentò la
migliore struttura di questo tipo in quell’epoca.
La sua formazione come insegnante coincise con l’apertura delle
iscrizioni alla 1ª Classe della Scuola Superiore di Educazione Fisica, che stava per essere inaugurata nel 1934. Moacyr apparve
nell’elenco dei professori scelti per frequentare quel corso pionieristico.
Dopo la formazione della prima classe,era evidente in quel periodo la carenza di professori specializzati nelle varie discipline sportive. Per cui, diversi diplomati diventarono insegnanti, fra questi
Moacyr Daiuto (Basket e Volleyball), Antônio Boaventura da Silva
(Ginnastica), Mario Nunes de Souza (Lotta) e molti altri.
Carriera
Moacyr frequentò il CPOR, Centro di Preparazione degli Ufficiali
di Riserva, e raggiunse il grado di tenente dell’esercito nazionale.
Nei tre decenni di panchina di campi da gioco, Moacyr lavoró in
diverse società, principalmente nel Corinthians e nell’ambito della sua carriera non si occupó solo di dirigere selezioni. Egli diresse
questo club dal 1964 al 1970, con giocatori idolatrati nel basket
brasiliano.
Sotto la sua direzione, il Corinthians ha trionfato in cinque tornei
statali (64, 66, 67, 68 e 69). A livello nazionale, il Corinthians ha
vinto tre campionati brasiliani (65, 66 e 69).
Il Corinthians comunque non ha avuto l’esclusiva su Daiuto. Indossò anche le divise del CR Saldanha da Gama, di Santos, del CR
Tumiaru, di São Vicente, della SE Palmeiras, del Tênis Clube Paulista, del EC Pinheiros. Nei Jogos Abertos do Interior, è stato il responsabile delle squadre di Campinas e Piracicaba.
Escluse le attività nell’ambito universitario, il totale dei titoli del
grande tecnico è il seguente:
- Campionati Città di San Paolo: 17 (maschile)
- Campionati Stato di San Paolo: 6 (maschile)
- Campionati Nazionali: 14 (maschile) e 4 (femmminile)
- Campionati Internazionali: 16 (maschile)
Oltre a essere stato tecnico del basket, Moacyr fece carriera come
tecnico del Dipartimento dello Sport dello Stato di San Paolo e
capo del Servizio dello Sport (1956).
Persona intelettuale, tenne un gran numero di conferenze, non
solo in Brasile, ma anche all’estero, soprattutto in paesi dell’America del Sud.
Nel 1970, Daiuto raggiunse l’apice della sua carriera professionale
assumendo la direzione della Scuola di Educazione Fisica, in quel
momento già inserita nella USP (Università di San Paolo). E chiuse
la sua carriera come Direttore del Centro Olimpico di Traning e Ricerca della SEME (Segreteria Municipale dello Sport).
Oggi, il riscatto della memoria della grande opera di Moacyr Daiuto si deve a sua moglie Loyde Del Nero Daiuto, la quale ha raccolto molte delle informazioni facenti parte di questo articolo.
w w w.p a n a th l o n .n e t
11
Distretto Austria/Germania
Interessante dibattito organizzato dal nuovo Panathlon Club
Olimpiadi: ideali o businnes?
Osservazioni presentate nell’ambito del forum dello sport tenutosi a Baden-Baden
di Richard Meng *
Quel che oggi le nostre società democratiche hanno
urgentemente bisogno – capacità di entusiasmarsi e
impegno, regole valide per tutti e da tutti accettate,
rispetto per gli altri, essere pacifici nella competizione, valore intrinseco della partecipazione – sono
gli elementi centrali dell’idea olimpica. Non dobbiamo
inventarla, dobbiamo solo viverla. Ma l’idea deve farsi
avanti in conformità con i tempi. Non deve sembrare
un’idea conservativo-antiquata di cui nel migliore dei
casi si sorride. Non deve tenere in poco conto gli interessi – anche quelli di evitare le sconfitte. E dev’essere
radicata dal punto di vista sociale. Tutto ciò è davvero
così difficile?
Temi come l’integrazione dei migranti o l’inclusione delle persone altrimenti abili sembrano essere fatti appo-sta
per creare il legame con uno sport democratico inteso in
12
PA N AT H L O N I N T E R N AT I O N A L
modo moderno. Si sta muovendo qualcosa da un bel pò
di tempo, per quel che riguarda l’apertura della nostra
vita associativa, d’altro canto in molti posti fossilizzatasi.
Per necessità, dal punto di vista delle società sportive si
sta muovendo qualcosa.
Andare nelle scuole anziché aspettare nei campi d’allenamento, per esempio. Oppure l’apertura anche ai
giovani che non desiderano legarsi subito alle società
sportive. Oppure, punto del tutto centrale: più competenza interculturale. Lo dico in modo diverso: Qui il mutamento sociale si fa strada e questo è un bene.
Ma parliamoci chiaro: lo sport organizzato nel complesso non sta propriamente bene, in particolar modo l’agonismo lo dimostra chiaramente. Le società sportive
classiche con la loro gerarchia interna, il loro caratter-
2 - 2015
vincolante e la loro collettività sono oggi – specialmente negli ambienti urbani – meno capaci di un tempo di
creare l’integrazione. Non è un caso: le nuove discipline
sportive di tendenza sono più che mai discipline individuali. Le strutture classiche delle società sportive scoraggiano gli spiriti più creativi. I tipi di sport per la tv, in
prima linea il calcio, sono quasi tutti sport di squadra – e
sono professionalizzati e commercializzati. Sono sport
per gli spettatori e comprendono un’alta quota di stranieri fra i professionisti.
Le associazioni internazionali, in fin dei conti, hanno cogestito tale processo di commercializzazione e tentato di
sfruttarlo al prezzo dell’adattamento a criteri decisionali
estranei allo sport. In totale, ne risulta una realtà di condizionamenti che toglie l’idealismo agli uomini.
Perché lo sport ci affascina ciononostante? La risposta va
in due direzioni.
La prima risposta segue il punto di vista dell’osservatore e del tifoso: perché in modo ludico rende possibile
l’identificazione e crea identità. Perché vincere e perdere è vita. Perché – e questo mi sembra essere il punto più
importante – nello sport quasi niente è prevedibile. Perché l’esperienza in diretta comprende sempre qual-cosa
di fatalmente incerto. Perché non si sa che cosa ci sarà fra
un momento – e perché la vita vera si sente in maniera
del tutto diversa.
L’altra risposta emerge dal punto di vista degli sportivi,
sia donna che uomo: Perché facciamo esperienza fisica.
Percepire le scariche di adrenalina e la fatica, sforzarsi (e
volentieri!), poter parlare di indolenzimento muscolare e
leggerezza dei passi, sentire emozioni e partecipare con
tutto il corpo, e, molto più di quanto gli psicologi ci possano spiegare nel dettaglio, anche con la testa – e soprattutto con la testa: cogliere il momento in cui il massimo
rendimento personale è disponibile e con esso fluisce un
grande sentimento di felicità. In confronto, suona quasi
banale il cenno che inoltre lo sport è anche sano.
Parlo di sport o della nostra società? E’ comunque esattamente quel che occorre alla nostra società. E perciò,
esattamente per questo, l’impegno vale la pena. Del resto, esattamente per questo esiste lo sport (ancora) e
continuerà ad esistere. Viene dal basso, non importa che
cosa ne fanno al vertice. Anche l’entusiasmo del pubblico viene dal basso.
In ogni caso non vale la fatica spesa per due settima-ne
di festa sportiva per appena due volte prima o poi dopo
l’anno 2020. Se Olimpia e Paralimpia non rappre-sentassero più di questo, dovremmo piuttosto occupar-ci
di temi più proficui. Solo in senso contrario Olimpia ha
senso – e allora molto di più: dovremmo orientarci al decennio che comunque abbiamo davanti a noi. Un decennio in cui lo sport – e specialmente l’agonismo – si deve
ridefinire se vuole uscire dal dilemma o di vendersi all’in-
dustria dell’intrattenimento o di vegetare in man-canza
di risonanza. Olimpia può essere una meta nel cui nome
potremmo plasmare questo decennio.
Uno sport che cattura i mutamenti sociali e li sostiene
in modo positivo: questo è il punto. Creare la cultura
del benvenuto per i nuovi cittadini, donne e uomini, soprattutto i tanti profughi. Congiungere ambienti diversi
della nostra società diventata più svariata e più egoista.
Vivere l’inclusione in modo pratico. Lo sport come elemento e motore della modernizzazione sociale: an-che
di questo si tratta se s’intende l’idealismo positivo
come processo.
Il fatto che molto denaro sia in gioco, di per se non rappresenta il nocciolo del problema. La questione invece è
che la maggior parte di questi flussi di denaro scorre di
nascosto e che il nesso del flusso di denaro nello sport
con gli interessi economici e di potere internazionali e
nazionali per lo più è oscuro.
Forse dovremmo persino essere grati a Sepp Blatter,
non importa se egli stesso andrà processato o sia solo
il personaggio di spicco di un sistema che, si spera, ora
tramonterà. Tutti coloro che attraversano il mondo con
gli occhi aperti dovranno adesso aver compreso: Senza
un’inversione di marcia il gruppo dei funzionari sportivi
internazionali non sarà più accettato nelle democrazie
liberali.
La chiave per tale inversione è una completa trasparenza dei flussi finanziari. Soldi percepiti dalle televisioni,
onorari dalla pubblicità, denari dagli sponsor : tutto ciò va comunicato pubblicamente d’ora innanzi, ivi
incluso l’impiego di tale denaro. E in aggiunta alla trasparenza abbiamo bisogno di più flessibilità. Il mondo e
anche la società sono troppo diversificati, perché si possa dare nello sport mondiale una risposta per tutto. Le
società devono potersi riconoscere. Non i loro sovrani,
gli uomini.
Tuttavia: la credibilità, anche quella nell’ambito internazionale, deriva dalla funzione dell’esempio. Richiede
che quel che si vuole muovere nell’ambito internazionale, venga realizzato nel proprio Paese. Alcuni adesso penseranno alla trasformazione energetica e alla protezione
dell’ambiente – ma pensate tranquillamente anche alla
trasparenza dei flussi finanziari ed alla varietà culturale
nello sport. In Germania non abbiamo ancora affatto
raggiunto quel che dobbiamo per essere pienamente
credibili.
Una cosa è chiara: Se vogliamo riempire di vita l’ideale –
cosa che dovremmo – qui abbiamo il punto di partenza.
Essere impegnati – e insieme scomodi. Sfruttiamo i
prossimi anni in questo senso!
(*) Segretario di Stato a.d.
w w w.p a n a th l o n .n e t
13
Olimpismo
Un saggio di grande profondità
SE LO SPORT E’ UN’ARTE
L’OLIMPISMO E’ UNA FILOSOFIA
Pierre De Coubertin: non c’è vittoria di una razza sull’altra
(*)
di Agnès Guhl
Missione XXI secolo: Olimpismo e arte al femminile o la
possibilità di una disciplina artistica olimpica comprendente la firma di donne artiste da tutto il mondo.
Valore culturale, politico e sociale dell’Olimpismo nel
mondo di oggi, soprattutto nei paesi emergenti e nelle
regioni asiatiche e africane.
E se fossi io a scrivere le Olimpiadi del futuro, su come si
vorrebbe applicare nel 2015 la Riforma sui 40 punti del
presidente Thomas Bach, almeno avrei preso conoscenza di questi punti.
Pali da slalom, o testimoni di passaggio, occorre resti-tuire alla qualità degli oggetti ciò che si concentra in uno
stesso potere creatore, e questo è il modo di essere coinvolti nella questione, noi comprendiamo l'importanza
della coscienza verticale del dominio dell’espressione
creativa e artistica.
Creare diventa uno sport nel momento in cui l'artista
diventa la struttura della sua prestazione, che si pone
all'interno di una disciplina. Ed è sempre con uno spirito che tende selvaggiamente alla grazia e alla speranza,
che lo si allinea ad uno spettro artistico dell'asse di bellezza. Questo accade in uno dei valori culturali essenziali in tutto il mondo, senza poter richiedere questo a
livello politico e sociale, ciò si distingue senza particolarità, attraverso l’effetto retroattivo diretto sulla persona
umana, sul piano formale della realizzazione dello sviluppo personale, e della salute.
Un artista senza condizione fisica è un essere senza integrazione sociale! Creare diventa uno sport. Si dice dello
sport: lo sport deve essere considerato come un produttore d’arte e come un'opportunità d’arte. L’arte produce
la bellezza poiché crea l'atleta che è la scultura vivente. Essa è un’occasione di bellezza per gli edifici che le
sono dedicati, per gli spettacoli e le feste che provoca.
Nel 1909, Pierre de Coubertin disse:” l’Antica Olimpia
era una città dell’atletismo, dell'arte e della preghiera”, nel 2015, Pierre de Coubertin potrebbe sostenere che il vero Olimpismo sarebbe una città d'arte e
di cultura, di luce e di gioventù, con uno sguardo
alla libertà, al gioco, all'etica, e al movimento, che
noi continueremo a dire che viviamo la vita, e pieni di speranza per la sorte della sopravvivenza. Siamo
pieni di energia, pienamente vissuta, che lo sport può
tracciarne tutta l'avventura in un’esperienza magnifica!
Lo sport vuole conquistare l'Africa.
14
PA N AT H L O N I N T E R N AT I O N A L
L’appello del Presidente del CIO (1923) è stato detto già
allora. Nel 2015, l'Africa ci ha conquistato con lo sport?
Se dovessi aggiungere che un uomo libero è innanzi tutto un africano di nascita. E se dovessi dire perché
cammino con le MBT (Massai Balance Training), le scarpe
che mi portano in città come New York, in Europa e in
Marocco, queste sono le cose poste nella speranza dello
sport universale. Basta aver sviluppato il barefoot (MBT)
per capire che la corsa a piedi nudi degli etiopi si fa dalla nascita, nella vita, e nella prestazione naturale, innata
del corpo in movimento.
Se ci sono voluti una medaglia per preparare i Giochi
africani nel 1927, e se lo sport vuole conquistare l'Africa, riconosciamo a Pierre de Coubertin quel impulso. Lui
disse: Non c'è vittoria di una razza sull'altra. Qualsiasi colonizzazione sportiva possiede un bene per l'unità delle
nazioni, non c'è dubbio! Non ci sono elementi riciclabili nello sport, ma vi è la possibilità di utilizzare lo sport
riciclato per sviluppare un’energia sostenibile, o forse
potremmo adottare insieme un comportamento etico
della persona, che permette di scoprire i valori essenziali
della sua presenza nel mondo e la sua identificazione. Vi
è sempre la possibilità di essere, altrimenti non esisterà
mai senza dubbio, una non esistenza!
Viene presa in considerazione la questione dello sport
in Africa, che già nel 1923 è lo studio e la com-
Olimpismo
prensione della profondità filosofica e pedagogica, del
motto indicato sulla Medaglia africana, creata nel 1923
medaglia di incoraggiamento su cui si leggono queste
parole: “Athletae proprium est se ipsum noscere, ducere
et vincere”. Se noi proponiamo un uomo allo stato semibrado fino allo stato ultracivilizzato, abbiamo spazio per
uno sport definito? No, sicuramente no. Ma noi abbiamo il termine per una definizione di sport: non diventerà
mai civiltà dello sport, l’uomo che corre ingenuamente
per l’amministrazione della pace, ma avrà sempre qualcosa da dire colui che seguirà la stella del suo destino,
sul cammino dell'Assoluto. Ho incontrato l'uomo con il
cuore di pietra e l'anima di luce, e mi sono rivolto a Dio.
Che cosa è un paese emergente e che ricopre una regione asiatica, se non il fatto che presenta contemporaneamente due situazioni antagoniste di tempo e di spazio.
Che cosa succede a seguito di catastrofi naturali o nei paesi in guerra? Abbiamo un punto di vista sulla nascita di
una nuova dimensione dell'universo, o restiamo difficilmente amovibili dal nostro pianeta Terra? E se si andasse
a giocare su un pianeta extrasolare, l'ultimo dell'universo
scoperto da un collega astronomo?
ATTUALITÀ DELLA VISIONE OLIMPICA DI PIERRE DE COUBERTIN
In ogni caso, ci vogliono soldi, o non ce ne vogliono per
individuare una dimensione dove l'arte della mediazione sarebbe una perfetta sfida olimpica. Per concludere
con la fonte d’ispirazione, in cui Mathieu Ricard, monaco buddista, potrebbe dirci in posizione seduta: “Correre
tutta la vita dietro ad obiettivi mondani – il divertimento, il guadagno, le lodi, la fama, ecc. - uno spreca il suo
tempo come un pescatore che getta le reti in un fiume
in secca. “
Il nostro problema dunque è quello di essere di fronte a
due grandi problemi del momento, che fanno si che le
domande diventino minori, e di chiedersi: E se Pierre de
Coubertin non fosse stato là per il rinnovo dei moderni
Giochi Olimpici? E se il futuro dell’Olimpismo passasse
da una nuova rivoluzione culturale dell'arte in termini di
prestazione e creatività? Tra il mezzo e la maniera, c'è il
modo di dire le cose. C'è la lezione di Jean-Luc Godard e
del cinema, che dichiara che l'obiettivo non è il film, ma
quello che dà a vedere con l'immagine. C’è quello che dà
visibilità, quando si parla della pittura e del lavoro, e c’è
l’artista che opera, e tutto ciò che si conosce di uno spazio e di un tempo. C’è una sola prestazione che uno non
abbia in mente in uno spazio olimpico?
Il tempo sta al cronometraggio come il progresso sta alla
mente. Se contiamo ciò che permette l'equilibrio del corpo nello spazio, si dovrebbe capire automaticamente il
vuoto.
L'artista è l'uomo dal passo indietro, quello dello slancio,
e questo è anche il monaco, qui e ora, alle prese con il
reale nel cosmo, e in armonia con il movimento, da cui il
senso euritmico che Pierre de Coubertin offre alla ricerca dell'Olimpismo nella sua perfezione!
“Form is function”, disse Louis Kahn, valorizzando gli effetti di massa e volume, quindi ci situiamo in un oggetto,
non di spazio vuoto, ma nel modo di definirlo, se uno si
2 - 2015
colloca fuori del campo dell’architettura, diventando la
luce della funzione architettonica. L'interrogativo sull’arte che diventa una disciplina olimpica, e cultura olimpica, è la meditazione della luce che diventa lo spirito della
forma.
“Form is spirit”, e se aggiungiamo ciò che lo scienziato
approva nell'energia dei buchi neri, ricordiamo che esiste una logica di riflessione duplice, dove i rapporti con
le cose finiscono per riflettersi.
Pierre de Coubertin va negli Stati Uniti nel 1889, ha 26
anni, per pubblicare gli scritti sulle università transatlantiche, dove terrà lezioni su un’integrazione totale della
cultura e dell'educazione fisica nel mondo universitario
americano, dove vi è la lettura dei veri fenomeni intraculturali di un olimpismo nascente, alla maniera americana. Il vero percorso dell'Olimpismo, forse non è sulla
via della rotta transatlantica che viene confrontato con
il volo di Charles Lindbergh sullo spirito di San Luigi nel
1927.
Geoffroy Navacelle, nipote di Pierre de Coubertin, che ci
ha appena lasciato nel 2015, a cui rendo omaggio personalmente, avendo avuto il piacere di effettuare il fotogramma cinematografico su ciò che diceva di Pierre de
Coubertin: Pierre era un eccellente artista, suonando il
pianoforte, improvvisando la musica e disegnando spesso con la penna. Guardare lontano, parlare francamente,
agire con fermezza, 1896-1900, i primi giochi in cui possiamo vedere l'ex libris dell'ellenismo, è ancora un periodo in cui Pierre de Coubertin si rilassa in felpa con una
didascalia fotografica: Il presidente, ai tempi in cui non
c'era ancora il Comitato!
Pierre de Coubertin ha 33 anni nel 1896, l'età di Cristo,
o l'inizio del cinema, si è laureato in Scienze Politiche. In
quell’anno è diventato padre, nasce suo figlio Jacques.
Ma l’Olimpismo, considerato in primo luogo come una
struttura, e in secondo luogo come una filosofia basata
su modelli solidi ed illuminanti che Pierre de Coubertin
tracciò, è solo una parte della vasta impresa del Barone e,
sebbene l’Olimpismo oggi sia considerato la forza sociologica più potente di fine secolo, rappresenta poco più
della metà del lavoro del genio umanista, come aveva
dichiarato egli stesso, afferma Conrado Durantez, Presidente del Comitato Internazionale Pierre de Coubertin
(CIPC) nel 1995. Pierre de Coubertin diceva nel 1918: l’Olimpismo non è un sistema, è uno stato d'animo. Questo
spirito viene da un doppio culto: quello dell’impegno e
quello dell’euritmia, il gusto dell'eccesso insieme al gusto della misura.
E il commento sulla resistenza opposta da de Coubertin
all'apertura dei Giochi Olimpici alle donne?
La guerra continua e la battaglia continuerà. Il problema ha due facce: una faccia morale che solo interessa le
au-torità ecclesiastiche e la faccia tecnica le cui autorità sportive sono lente a capire. Il rinnovatore dei Giochi
Olimpici è sempre stato un avversario dichiarato della
partecipazione delle donne. Ma alla fine è il pubblico che
deciderà. La Carta della Riforma Sportiva ha saggiamente preso una posizione tra questi due punti di vista, chiedendo semplicemente la soppressione della ammissione
PA N AT H L O N I N T E R N AT I O N A L
15
delle donne a tutte le gare in cui gli uomini partecipano.
Il CIO e Pio XI hanno pronunciato atteggiamenti inconciliabili che ora dobbiamo comprendere. Un'altra battaglia continua ora, quella della presenza femminile nello
spazio olimpico. Era nel 1918 che Pierre de Coubertin
non avrebbe dovuto perdere il senso della quadratura
della sua cerchia che poggiava sulle spalle di sua madre,
di sua moglie, di sua figlia e di sua sorella.
L’Olimpismo al femminile, o la possibilità di un'Arte olimpica. Al cinema, tutto diventa leggendario, è sufficiente
inserire l'eroe, e dargli una missione da giovane esploratore: Se mi guardo indietro, scrive Pierre de Coubertin,
io noto che da un capo all'altro della mia vita ho fatto il
mestiere dell’esploratore. E se l'uomo avesse guardato
oltre, forse avrebbe svolto il ruolo dell’attore che interpreta, non solo il ruolo per il quale è stato nominato, ma
quello che vorremmo fargli dire. Questo è ciò che tratta
la scrittura del libro “Olimpismo di una vita di Pierre de
Coubertin”, sceneggiatura e documentario-fiction che si
presenta sotto forma di storyboard interattivo, e permette a ognuno di ricrearsi per ogni scena, nell'esempio di
una formula drammatica, nella quale possiamo trovare le
immagini da filmare. Quando si tratta di dare un'immagine dell'Olimpismo, possiamo inquadrare 4 immagini
scenografiche che incorporano tutte le donne. Pierre de
Coubertin (1863-1937) fornisce un vantaggio alla materia manoscritta, nella quale egli è perfetto sia come poeta
che come filosofo, se si confronta quanto ha scritto con
ciò che ha realizzato, noi vediamo un solo elemento, c'è
il modo di vedere le cose, e il modo di dirle.
È sempre meglio
non rivoluzionare
la storia generale,
ma è anche fondamentale interrogarsi su quanto
è stato detto e ciò
che è stato fatto.
E se dobbiamo tornare alle donne,
per-ché esse fanno
tutte parte della creazione, e se anche
coperte, non portano mai la medaglia
del campione senza
aver vinto, perché si
deve ricordare che
ognuno porta la suaa
croce, e che anche
e
se noi superassimo
o
dei record, Citius, Al-tius, Fortius, più veloce, più alto, più forte, o la ragione
dell’essere dell'Olimpismo, noi potremmo dire, è vero chi
è libero di competere, con la firma alla base del racconto:
“L'esaltazione solenne e periodica dell’atletismo maschie con l'internazionalismo per base, la fedeltà per mezzo,
l'arte per il contesto, l’applauso per la ricompensa”; citato
dalla Rivista Olimpica del 1912. Non giudichiamo gli al-
16
PA N AT H L O N I N T E R N AT I O N A L
tri, restiamo giudici di noi stessi, se le donne ascoltate
diventassero donne disprezzate, niente di tutto questo
ci riguarda. La lealtà per l'arte e la donna per il desiderio,
che essa soddisfa nell’Olimpismo e il suo movimento,
ogni volta che lei vince una medaglia d'oro!
Ancora un posto per una donna che non è l'ultima, e il
cui unico sacrilegio è quello che l’ha rivelata unica nel
suo genere, quando lei si è riconosciuta in Leni Riefenstrahl, regista tedesca delle Olimpiadi di Berlino (Gli Dei
dello stadio, 1936-1937). Bisogna essere sia una donna
che un artista con del talento e della bellezza per attraversare la guerra? Questo è ciò che si può immaginare,
quando siamo pieni di creazione, e si dà all'immagine il
potere magico della trasfigurazione.
Per fare del cinema con i Giochi Olimpici, per scrivere la
sceneggiatura sulla vita di Pierre de Coubertin, è bene
iniziare con una poesia, e trovare nella Ode allo Sport,
ciò che Pierre de Coubertin ha tentato di voler riunire,
comprendere, e trovare, per cercare di riunire il mondo,
tutti i popoli della terra, nello stesso universo che è lo
sport! Aggiungerei che lo sport è il piacere degli dei,
della bellezza, della giustizia, dell’Audacia, dell’Onore,
della Gioia, della Fertilità, del Progresso e della Pace. E se
si decidesse che d'ora in poi, venisse aggiunta a queste
una decima virtù, si potrebbe giustificare la sua appartenenza alla vita e alla Creazione Universale.
Per esteso: O Sport, tu sei la creazione e la vita! Tu entri
nella sfida universale della scrittura, e ti impegni liberamente
men in una linea
d’espressione.
Quel
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giorno
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(0) 27 3223250 [email protected]
2 - 2015
Molto più di un libro
NOI NON CI LASCEREMO MAI
(La mia vita con Bovo)
ni
"Pubblicazione a cura di Federica Lisi Bovolenta e Anna Cherubini
Editore: Mondadori
“NOI NON CI LASCEREMO MAI” è un libro scritto a quattro
mani da Federica Lisi Bovolenta e Anna Cherubini, in cui la
Lisi racconta la sua vita con il marito Vigor Bovolenta, per tutti Bovo, campione mondiale di pallavolo scomparso tragicamente in campo il 24 marzo 2012 per un attacco cardiaco.
All’epoca Federica e Bovo avevano 35 e 37 anni, 4 figli e 15
anni di vita vissuta insieme.
Quindici giorni dopo che Bovo se ne era andato, Federica
scopre di aspettare il quinto figlio che nascerà a ottobre
2012.
In questo libro Federica Lisi Bovolenta scrive per raccontare
della sua storia d’amore con il marito, ma anche della consapevolezza della bellezza e della grandezza della vita, al punto
che i critici e le migliaia di persone che lo hanno letto, lo definiranno “un inno alla vita”. Una scrittura creativa dal valore
terapeutico, ma anche di sostegno per tutte le persone che
hanno dovuto affrontare esperienze dolorose come questa.
Da questa pubblicazione nell’aprile 2015 è nata anche un’associazione NOI NON CI LASCEREMO MAI con Federica e un
gruppo di amici, con l’intento di aiutare le persone a vivere
con maggiore consapevolezza e con migliore qualità, quel
bene tanto “scontato” quanto prezioso che è la vita. Un’associazione che ha lo scopo di promuovere iniziative volte ad
educare i giovani alla cultura dello sport, della vita e del vivere civile, a stimolare la scoperta delle risorse motivazionali
a proseguire la vita anche dopo
un evento drammatico, oltre
che a diffondere la cultura della
cardioprotezione nello sport e
nelle scuole.
Una storia privata che è riuscita
a diventare, con la forza dell’amore e dell’amicizia, un’occasione di valore per tutti.
“Ogni volta che l’amore mi lascia solo, so dove andarlo a trovare: in questo libro”.
(Massimo Gramellini)
Il libro è stato presentato a cura
del club di Treviso con una tavola rotonda alla quale hanno
partecipato Federica Lisi B o volenta, Lorenzo Bernardi, Pa-
squale Gravina, Gloria
ia
Piovesan Pinarello, Gioovanni Terzi.
Federica Lisi Bovolennta, stella della pallavolo
femminile,
azzurra ai Mondiali
juniores e Universiadi in Nazionale, al
culmine della sua carriera abbandona lo
sport per dedicarsi a quella che è la sua professione
più amata: moglie e madre.
Oggi Federica si dedica a tempo pieno ai suoi 5 bambini
(Alessandro di 11 anni, Arianna di 7, le gemelle Angelica e
Aurora di 4 e il piccolo Andrea di quasi tre anni) e alla sua
missione: tifare la vita al grido di non mollare mai !
Nel dicembre 2013 viene pubblicato il libro dal titolo “Noi
non ci lasceremo mai”, scritto a quattro mani con Anna Cherubini, in cui racconta la sua storia d’amore con il marito Vigor Bovolenta; un inno alla vita, lo definiranno i critici e le
migliaia di persone che lo hanno letto … “Papà è un grande
campione, il più grande , il numero uno … è il migliore, il più
bravo di tutti, lo hanno chiamato in una squadra importantissima, che però non è qui ma in cielo. Insomma, d’ora in poi
deve giocare lì, tra gli angeli…”.
Per Federica inizia un’avventura che la porterà in
giro per l’Italia a promuovere la vita come valore
inestimabile e come dono
da valorizzare il più possibile, attraverso un impegno
che si concretizza nella realizzazione di eventi come
Bovelix, Bovoday, BovoPark e il Bovotour che
catalizzano migliaia di
persone nel ricordo del
grande Campione Italiano
e dei valori da lui condivisi:
amicizia, sport anche come
aggregazione, gioco, divertimento e solidarietà.
w w w.p a n a th l o n .n e t
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Costume e moralità
DAGLI SCANDALI CIO ALLA FIFA
LA GOMORRA DELLO SPORT
di Maurizio Monego
Dire che siamo sgomenti o stupirci dello sfacelo dello sport
a cui stiamo assistendo sarebbe una imperdonabile ipocrisia. Da anni leggiamo denunce di un sistema corrotto
che investe tutto lo sport, il calcio ma non solo. Sempre ci
indigniamo, ogni qualvolta scoppia una bolla scandalistica, ma è sempre questione che dura qualche giorno. Con il
nostro ottimismo ci volgiamo a mostrare che esiste anche
uno sport pulito, fatto di appassionati e di persone che
fanno dello sport un vero strumento di formazione per i
giovani. Quest’opera è meritoria, ma diventa insignificante, una goccia limpida che cade in un mare putrescente.
La differenza che passa tra l’enfasi data a un gesto di fair
play a un campionato studentesco e lo schifo che si spande come uno tsunami quando scoppiano scandali che investono i vertici dello sport mondiale è enorme e incolmabile. Ciò non significa rinunciare ad operare per affermare
i valori positivi dello sport, ma accanto a questo dobbiamo
con coraggio assumere posizioni decise di denuncia e di
presa di distanza da tutto ciò e da tutti coloro che inquinano lo sport.
L’indipendenza può costare molto cara, ci può portare
all’esclusione dai palazzi che contano - leggi CIO o CONI ma è giunto il momento di dimostrare di volerla davvero.
Pensare di essere utili stando all’interno del sistema per
cercare di migliorarlo, è un alibi che non regge di fronte
alla dismisura esistente fra noi e le grandi organizzazioni.
Se è vero che Davide ha sconfitto Golia è pur vero che per
18
PA N AT H L O N I N T E R N AT I O N A L
riuscire nell’impresa dovremmo trovare il coraggio di Davide.
Non da ieri abbiamo dibattuto nei nostri congressi e nelle
pagine della Rivista il tema della democrazia, e dell’integrità da introdurre nelle organizzazioni mondiali dello sport.
Degli scandali del CIO abbiamo parlato e scritto, abbiamo
plaudito quando Samaranch corse ai ripari (1999) dopo lo
scandalo dei voti comprati per l’assegnazione dei Giochi
Invernali 2002 a Salt Lake City istituendo la Commissione
etica. Abbiamo dibattuto e scritto della necessità di istituire organi di controllo svincolati dalle istituzioni sportive.
Ne ha scritto Sandro Arcioni, che ne aveva fatto materia
della sua tesi di dottorato, ne ha scritto Aldo Aledda, ne
hanno scritto Franco Castaldo, Yves Vanden Auweele. Le
troppe coincidenze fra controllori e controllati che si celano dietro l’autonomia dello sport portano a paradossi
incredibili: squalifiche per doping comminate in modo
retroattivo che consentono a conclamati dopati di continuare a gareggiare; esami di controllo non eseguiti o
insabbiati; scandali scommesse che si risolvono in polveroni inconcludenti con condanne risibili rispetto al danno
morale e di immagine che i reati rappresentano; dirigenti
sportivi condannati che vengono invitati nelle università a
tenere lezioni di etica.
È del 2006 il libro “Foul!” di Andrew Jennings di denuncia
del mondo segreto della FIFA con le tangenti per compra-
Costume e moralità
re voti e gli scandali dei biglietti.
Nel 2008 è apparso il libro di Christopher A. Shaw “Five
Ring Circus”. Dei Mondiali di calcio in Sudafrica avevamo
letto sulla stampa e sui resoconti del Simposio Internazionale sull’impatto dei mega eventi sportivi tenutosi a Stellenbosch (Sud Africa) nel marzo 2008.
Possiamo dire che non sapevamo? Possiamo stupirci? Impossibile!
La società è quello che è, quella italiana in particolare. Il
malaffare e la corruzione hanno raggiunto livelli non più
sopportabili. Il calcio e lo sport in generale sono espressioni importanti di questa società. Ovvio che siano investiti
dagli stessi mali. Lo sono tanto più perché muovono affari
miliardari.
La criminalità tenta in tutti i modi di appropriar-sene. Abbiamo avuto conferma - se mai ve ne fosse stato bisogno
- dalla Gomorra del calcio scoperchiata dalla in-dagine
dell’Antimafia nel Dicembre 2010 e recentemente dalla
vicenda della Lega Pro e serie D del calcio nostrano, ma
ne avevo scritto anch’io commentando il congresso AIPS
2 - 2015
di Losanna (2011) sul fenomeno delle scommesse illegali.
Il paradosso è che noi vorremmo migliorare la società a
partire dallo sport, propugnandone e difendendone i valori. È dura.
È triste ricordare che la FIFA è tra i primi firmatari della
Dichiarazione del Panathlon sull’etica nello sport giovanile, come è stupefacente ricordare che Sepp Blatter è panathleta del Club di Zurigo. In passato abbiamo dispensato riconoscimenti a personaggi che si sono rivelati diversi
da come li avevamo conosciuti o giudicati.
Abbiamo il dovere di fare questo tipo di autocritica. Dobbiamo guardare con sempre maggiore attenzione e qualche diffidenza chi governa lo sport e dobbiamo assumere
un ruolo critico che ci dia identità. Non con posizioni moralistiche ma facendo sentire la nostra voce per contribuire
a cambiare un mondo che sembra alla deriva in balia della
tempesta. Non è più il tempo di accondiscendere con i potenti, ma di vigilare.
Servirà a poco per modificare le cose, ma almeno ci darà
dignità.
Quando il calcio tradisce i valori morali
Riceviamo dalla redazione di Panathlon Planet a firma di Andrea Fauliri: [email protected]
Chiudete gli occhi e provate a rilassarvi. Aprite la mente e provate a immaginare la vostra domenica di calcio ideale.
In un calcio perfetto le squadre in campo danno grande spettacolo. Grandi campioni con storie importanti danno
esempio di fair play e la sfida si infiamma a colpi di classe. Nessuno si preoccupa per l’arbitro perché il bel calcio è il
protagonista. In tribuna coloratissimi tifosi festanti regalano gioia e supporto incondizionato alla propria squadra. Lo
stadio è il luogo ideale per godersi lo spettacolo, un luogo di comfort, di divertimento, di tifo, di cultura, di gioia e di
lacrime. Lo stadio è la casa dello sport, la casa della propria squadra e la sua storia. Finito lo spettacolo, tutti tornano
a casa con la voglia di ritornarci presto per tornare a provare forti emozioni. Nell’attesa del prossimo evento sportivo
ci si affida alle parole di giornalisti che sanno fare opinione portando alla vista dei tifosi quei particolari dello sport
che solo le menti più professionali sanno interpretare. Delle opinioni si può fare tesoro e se ne può discutere anche
animatamente ma l’obiettivo finale è sempre quello di mantenere viva la passione verso il proprio sport. Di nuovo
sottolineando il fair play perché una grande squadra, per essere tale, ha bisogno di grandi avversari e li deve saper
rispettare.
Ora riaprite gli occhi e pensate al mondo reale, quello che vivete tutte le domeniche. Vi è sparito il sorriso? Trovate
qualche incongruenza con questo racconto? La realtà è che stiamo vivendo un mondo del calcio e un mondo dello
sport in generale completamente rovesciato dove le tifoserie fanno opinione mentre tv e giornalisti si prestano al loro
servizio amplificando i loro messaggi. In campo sempre meno campioni, sempre meno tecnica e sempre meno fairplay. Esempi che faticano ad arrivare anche dalle panchine con allenatori traballanti sempre più preoccupati dell’esonero precoce. Le società non fanno altro che pungersi reciprocamente per sopperire alla mancanza di spettacolo in
campo e tenere vivo il senso della sfida. Intanto federazione e tribunali si preoccupano di tenere a bada gli scandali
riguardanti doping, scommesse e chi più ne ha più ne metta.
Questa volta ci hanno pensato i tifosi della Roma a fare “opinione” puntando il dito contro la madre di Ciro Esposito.
Non sprecheremo una sola riga per commentare questo fatto semplicemente perché dell’ “opinione” degli ultras non
ce ne frega nulla. Con lo sport non c’entra niente. Tutti i particolari della storia li potete trovare, ampiamente commentati, su tutte le tastate giornalistiche nazionali. La verità è che tutto questo è lontano anni luce dall’idea di sport a
cui teniamo tanto. Non basta più sognare lo sport ideale o rispolverare i ricordi dei bei tempi che furono. Occorrono
interventi importanti per rovesciare questa situazione di degrado assoluto del sistema calcio italiano e del tessuto sociale che gli ruota attorno.
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Costume e sport
IL SEGNO DI CROCE NEL CALCIO
ATTO DI FEDE O RITO PAGANO?
di Nello Morandi (*)
Ormai è una moda, al massimo un rito scaramantico.
Di certo non si può più interpretare come un atto di
fede. Parliamo del segno della croce nel quale si esibiscono, nel senso letterale del termine, i calciatori di
ogni categoria di merito e di età al loro ingresso sul terreno di gioco. Dai Pulcini alla Champions League, su un
campetto di periferia o nello stadio dei sogni, davanti
a quattro gatti infreddoliti o ad un mare di gente, ecco
che il giocatore di calcio lascia negli spogliatoi ogni residua riservatezza per manifestare - coram populo, come
dicevano i latini - il proprio credo.
Le intenzioni sono chiarissime. E' come dire, insomma, che Dio me la mandi buona. Mi aiuti a
segnare il gol decisivo, mi faccia vincere, mi protegga nei confronti di incidenti che potrebbero
costarmi la carriera.
Alle scuole medie - ricordo - molti dei miei compagni, soprattutto compagne, quando sapevano
di avere la coscienza sporca, quando il giorno
prima avevano fatto tutto fuorché studiare, facevano un salto in chiesa per mettere un cero alla
Madonna e così affidarsi all'effetto placebo di
una irrazionale protezione, ovviamente dall'alto,
che non poteva certo trasformare in sapienza la
loro ignoranza.
E di questo loro erano consci, però...
Ed erano anche consapevoli, almeno nella maggioranza dei casi, che solo in quelle occasioni (o
nell'ambulatorio del dentista, toh), evocavano
la loro fede. A tema in classe o interrogazione
lontana, insomma, era generale consuetudine
lasciar cadere inascoltati gli inviti della mamma
a recarsi in chiesa per la Messa o per altre funzioni religiose. Un'ora in più di gioco, unita al
gusto della trasgressione e della disobbedienza, costituivano sempre un richiamo troppo
forte per delle coscienze ancor fragili.
Tutti cattivi cristiani? No. Secondo un mio
amico prete, Dio è sempre disposto a perdonare tutti, anche quindi chi professa a singhiozzo e, soprattutto, non ha mai allontanato chi
si avvicina a lui, anche se lo fa con uno scopo
biecamente utilitaristico.
20
PA N AT H L O N I N T E R N AT I O N A L
Ma siamo certi sarebbe d'accordo nell'avvallare questa
sbandierata appartenenza quando serve solo ad introdurre dei comportamenti che con una persona civile
(non solo religiosa) non hanno niente a che vedere?
Reclamare un fallo laterale anche quando si ha la consapevolezza sia dell'avversario, buttarsi a terra al minimo
tocco per simulare chissà quale fallo, abbandonarsi a insulti poco edificanti, ad un linguaggio da trivio, se non
a clamorose bestemmie: questi alcuni malvezzi del calciatore medio che mal si sposano con certe sua clamorose celebrazioni di fede e quindi, teoricamente, anchecon un determinato stile di vita.
Costume e sport
Per carità, chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Nel senso che può capitare a chiunque di cadere in
contraddizione, ma non quando questo è sistematico,
quando il malcostume diventa costume.
Al punto da svilire, trasformandolo in un rito scaraman-tico, quel segno della croce che molti calciatori,
anche famosi, esibiscono al loro ingresso sul terreno
di gioco, immediatamente copiati - così come nei vezzi, nella gestualità e nel taglio di capelli - da centinaia
di altri inter-preti, ad ogni livello di età e di bravura, di
quello che è lo sport più popolare del mondo.
Un rimedio ci sarebbe. E, come sempre, va ricercato in
regole non aggirabili da chi considera normale che la
simulazione si perpetui nel calcio non solo per cercare
lodevolmente di copiare i suoi gesti tecnicamente più
nobili.
Oggi - con la scusa di vietare pubblicità, appelli, saluti
2 - 2015
impropri – viene punito sistematicamente con il cartellino giallo il giocatore che, per festeggiare un gol, si toglie la maglia e la sventola in aria all'indirizzo dei tifosi
festanti della propria squadra. Anche in questo caso si
tratta dell'iterazione di una moda, abbastanza stupida,
ma sicuramente innocua.
Molto, ma molto più innocente, per intenderci, di qualche proditorio calcione, magari poi interpretato (e
spacciato) come semplice fallo di gioco.
Eppure dava fastidio e, con una scusa qualsiasi, è stata
messa al bando. Perché non fare così anche con il segno
della croce e con tutte le altre ostentate manifestazioni
proprie dei seguaci di varie religioni, visto che il calcio
è da anni una comunità multietnica e multiculturale?
Non accadrà, lo anticipiamo subito. Non accadrà, perché il conservatorismo nel calcio nazionale e internazionale è uno dei requisiti indispensabili per fare carriera,
per scalare i vertici e rimanerci. Si ha paura, insomma,
di offendere le varie fedi e non si capisce, invece, che
con una disciplina in materia si rispetterebbe chi
crede per davvero evitando accostamenti blasfemi tra i riti che le rappresentano e successivi,
quasi immediati, comportamenti assolutamente
immorali.
Così facendo, tra l'altro, non si inibisce assolutamente il sentimento religioso dei calciatori per i
quali c'è sempre posto per una preghiera in un
angolo dello spogliatoio. Non occorre farlo davanti a migliaia di persone, insomma, per sentirsi
in pace con il proprio credo.
Anzi. E, così facendo, si restituirebbe alla parola e
al gesto quella sacralità che l'ostentazione ha progressivamente svilito declassandola a rito pagano.
(*) Addetto stampa trofeo Beppe Viola
di calcio giovanile Arco di Trento (Italia)
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Eventi
DICHIARAZIONE DI INTENTI
TRA PANATHLON E C.S.I.T.
Presenti e protagonisti ad una manifestazione di grande valenza sportiva e sociale
Immersione totale del Panathlon International in un
grande evento sportivo e sociale a carattere mondiale. E’ avvenuto a Lignano Sabbiadoro dove si sono disputati i campionati mondiali dei soci del CSIT ( ben
213 milioni nel mondo!) presenti 5.000 atleti di 38 Paesi. Dal 7 al 14 giugno nel grande villaggio turistico
Ge.Tour si sono mosse non meno di 35.000 persone tra
accompagnatori, e parenti e tecnici.
L’evento ha avuto una prima giornata di stile olimpico
con una cerimonia inaugurale di grande suggestione e
caratteri altamente spettacolari. Sono emersi tutti i valori dello CSIT (Confédération Sportive International du
Travail) e della sua associata italiana, l’A.I.C.S. (Associazione Italiana Sport e Cultura) presieduta dal panathleta di Forlì Bruno Molea. I due organismi sostengono
forti principi etici e morali, unendo alla pratica sportiva
la valorizzazione delle culture mondiali, del lavoro, della socialità e della solidarietà.
Quindi ideali molti vicini e spesso coincidenti con quelli del Panathlon. Per questo nella prima giornata della manifestazione il Panathlon International e lo CSIT
hanno siglato la Dichiarazione d’intenti, firmata dal
Presidente CSIT Harald Bauer e dal Presidente del Panathlon International Giacomo Santini il quale, in una
Il Presidente del CONI Giovanni Malagò
all'info point del Panathlon
Un secondo evento di grande significato per il Panathlon International è stata la parecipazione del Presidente
Santitini al convegno su “Lealtà, correttezza ed etica: lo
spirito olimpico e lo sport per tutti oggi” al quale hanno
dato il loro contributo di esperienza, tra gli altri, anche
il Presidente del CONI Giovanni Malagò e il campione
olimpico di pentathlon moderno Daniele Masala.
Nell’affrontare il tema della necessità di promuovere
l’affermazione dei valori di Lealtà, correttezza ed etica
in ambito sportivo, così come riportato nella traccia della Conferenza, il Presidente Santini ha sintetizzato alcuni
passaggi fondamentali delle Carte del Panathlon utili
ad evidenziare un impegno che questa organizzazione
ha nel suo DNA e continua a portare avanti. La conclusione cui si è giunti è il riconoscimento della difficoltà di
poter trasferire nello sport moderno e professionistico
questi valori e questi ideali senza andare incontro a inevitabili delusioni.
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Il Presidente dello CSIT Harald Bauer e del Panathlon
Giacomo Santini firmano l'accordo
Il Panathlon International era presente alla manifestazione in qualità di partner culturale ed ha lanciato la
propria campagna “NO DOPING BE stronger, biggest
victory.”
intervista ha definito i due sodalizi “parenti stretti”, “uniti dagli stessi ideali e impegnati nella difesa dei valori
etici dello sport e nella promozione di studi e ricerche
su temi inerenti la cultura e la valenza sociale dell'attività sportiva.” Ha fatto da garante il Presidente AICS
Bruno Molea.
Nel corso della settimana, presso l’info point Panathlon
allestito per l’occasione, è stato distribuito il materiale
promozionale recante lo slogan ai circa cinquemila partecipanti e a tutti gli ospiti, ottenendo il valore aggiunto
di fare conoscere il Panathlon anche in Paesi in cui non
è ancora presente.
PA N AT H L O N I N T E R N AT I O N A L
Complimenti e sostegno dal CIO
2 - 2015
CAMPAGNA NO DOPING
Dopo il lancio attraverso le fonti d’informazione del Panathlon International e sui mas media, la campagna “ No
Doping” è entrata nel vivo del suo programma.
- PORDENONE - N.2 POSTER 6x3 mt
- MILANO - N.10 STREET BOX 48 x 100 cm
- ROMA - N.10 STENDARDI 2x2 mt bifacciali
Il Panathlon International è stato presente con un proprio info point agli CSIT World Sports Games 2015 svoltisi
a Lignano Sabbiadoro dal 7 al 14 giugno (vedi articolo sul
tema) ed in occasione di questo evento abbiamo è stata
realizzato un primo lancio su scala nazionale di manifesti
di grande formato (m.6x3) con i simboli della campagna.
Si tratta di un bombardamento informativo nelle strade
di alcune delle principali città italiane, più sotto elencate.
Contemporaneamente è stata organizzata la distribuzione di materiali e gadget al pubblico delle manifestazioni
sportive, ponendo striscioni sui campi da gioco, e non per
ultimo il tam tam mediatico su larga scala con i mass media.
O.P.E. FedericOlcese Pubblicità Esterna s.p.a. di Genova,
affissione per 14 giorni
In particolare i materiali distribuiti sono:
- n° 5.000 Cartoline 10 x 15 cm - Davanti una grafica sull’evento e sul retro la “Campagna No Doping”;
- n° 2 striscioni 3 mt x 1 mt ;
- n° 1.000 braccialetti gomma con slogan No Doping di
colore giallo e blu;
- n° 1.000 matite con lo slogan.
Inoltre verranno affissi per le strade delle principali città
italiane, dei manifesti di grande formato (m.6x3).
Nello specifico se ne sono occupate due diverse aziende
per zone di competenza:
Maxima S.r.l. di Milano, con mandato per l’affissione per la
durata di 14gg .
- LIGNANO - N.10 FERMATE BUS 100x140cm (affissione
della durata di un mese)
- IESOLO - N.2 POSTER 6x3 mt
- Milano - N.2 POSTER 6x3 mt
- Roma - N.2 POSTER 6x3 mt
- Torino - N.2 POSTER 6x3 mt
- Genova - N.2 POSTER 6x3 mt
- Palermo - N.2 POSTER 6x3 mt
- Cagliari - N.2 POSTER 6x3 mt
- Trento - N.2 POSTER 6x3 mt
Il nostro obbiettivo è quello di avere un riscontro positivo da questa prima azione e per aumentare la diffusione
abbiamo pensato di inviare anche 2 lettere differenti alle
Federazioni Internazionali e ai Club Panathlon.
Per questo abbiamo ideato un “KIT Campagna NO DOPING” che prevede l’invio gratuito alle Federazioni Internazionali di n°1 striscione e n° 1.000 cartoline da poter
esporre e distribuire negli eventi che ritengono più opportuni, mentre ai Club Panathlon si richiede un contributo “a kit” di 100€.
Un altro Kit è stato offerto ai tutti i club che desiderano
essere parte attiva in questa battaglia che ci vede, finalmente, concretamente sul campo.
A rinforzare queste attività si è aggiunta una collaboratrice all’Ufficio Stampa del P.I. che si occuperà dei contatti
diretti con i media e dei Comunicati stampa dedicati all’evento ma soprattutto alla “Campagna No Doping”.
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Impegno per l'handicap
PANATHLON E SPECIAL OLYMPICS
INSIEME HANNO UNA MARCIA IN PIÙ
di Alessandro Palazzotti
Quando è stato firmato il Protocollo d'Intesa tra le due organizzazioni intuivamo tutti che avrebbe potuto funzionare, ma forse non avremmo creduto possibili i risultati
che poi si sono conseguiti.
deciso di aderire alla Campagna e garantirà la partecipazione di un Atleta.
Sarà un modo tangibile per essere partecipe dell'impegno e dei risultati che la Delegazione Italiana sicuramente
conseguirà.
Dopo il felice esito dei Giochi Nazionali 2014 a Venezia, dove il locale Panathlon è stato una attivissima
parte costituente del Comitato Organizzatore, nel
2015 pensavamo che fosse più difficile riproporre
forme attive di collaborazione. Infatti, a causa della
parte-cipazione di una grande Delegazione Nazionali ai Giochi Mondiali Special Olympics di Los Angeles, gli annuali e molto impegnativi Giochi Nazionali
sono stati sostituiti da 27 eventi monodisciplinari
più piccoli distribuiti per maxi aree regionali.
Dovevano essere un ripiego e si sono rivelati una
grandissima opportunità per essere stati un veicolo
di diffusione territoriale enorme, in cui il rapporto
con i Club Panathlon ha potuto estrinsecarsi in tutta la sua potenzialità. Le manifestazioni sono state
tutte di altissimo profilo. In Puglia, in Basilicata, nel
Veneto, in Liguria, in Emilia e Romagna, in Piemonte,
in Lombardia, il rapporto felicemente sperimentato
per Venezia 2014 ha avuto modo di svilupparsi in diverse
iniziative.
Nelle prime due regioni si è collaborato insieme al Torch
Run, che consiste nel passaggio della Torcia Olimpica in
molti comuni con l'arrivo in Cerimonia di Apertura per
l'accensione del classico Tripode; in altre con la collaborazione più settoriale o mirata, ma sempre essenziale per la
riuscita dei Giochi.
L'essere chiamati in campo, accanto a questi Atleti straordinari, per molti Panathleti ha costituito un'esperienza
indimenticabile.
Non ci si è fermati qui. Alcuni Governatori hanno inteso
partecipare anche alla Campagna “Adotta un Campione”, attraverso la quale Special Olympics, che non
gode di contributi pubblici per la partecipazione ai
Giochi Mondiali, riesce ogni quadriennio, invernale od
estivo, a garantire la partecipazione degli Atleti Italiani
a questo grande evento planetario, che è un fotocopia
tenerissima e solidale delle classiche Olimpiadi.
7.500 gli Atleti che in rappresentanza di 176 Paesi partecipano a Los Angeles. Di questi 101 sono italiani. Per
arrivare ai Giochi Mondiali ognuno di loro ha fatto un
percorso incredibile per mettere in luce le proprie abilità
e maturare un processo di autonomia. Il Panathlon, per
iniziativa dell'Area 5 (Toscana) e 7 (Lazio/Abruzzo/Molise), del Distretto Italia e della Presidenza Nazionale, ha
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PA N AT H L O N I N T E R N AT I O N A L
La Delegazione di Special Olympics con il Presidente Mondiale,
Tim Shriver, figlio della Fondatrice Eunice Kennedy e nipote di Bob
e Jhon Kennedy
Al loro ritorno questi nostri Campioni, orgogliosi delle
loro medaglie e dell'esperienza maturata, insieme ai loro
tecnici e familiari, potranno essere ospiti apprezzatissimi
nelle prime conviviali del nuovo anno sportivo.
Loro ne saranno gratificati ed i soci Panathlon avranno ancora una volta occasione di sottolineare i valori in cui tutti
noi crediamo.
2 - 2015
Impegno per l'handicap
Una storia ... special
STEFANO, L'ATLETA
CHE AMA I DELFINI
“Fin da piccolo ha fatto capire che l'acqua era il suo habitat naturale – racconta la mamma – e se fosse nato in un
mare sicuramente sarebbe stato uno splendido delfino.
Stefano nuota da quando aveva due anni senza sosta, con spontaneità,
sp
come se fosse la cosa
più semplice di questo mondo. Non si stanca mai, anzi nell'acqua ritrova energia”.
Dichiarazioni che suonano come una metafora della vita, nella quale nuovi stimoli e forti passioni aiutano a crescere e a
maturare sotto tutti i punti di vista.
Stefano abita a Desio, provincia di Monza e Brianza, è figlio unico così come – raccontano i genitori – “unico nel saper far
provare emozioni e dare soddisfazioni a chi gli vuole bene”. Sì, perchè l'attività sportiva è in grado di diventare un efficace
strumento di riconoscimento sociale.
“Per lui lo sport significa e continua a significare tanto – continua il papà Sandro – un motivo di sfogo, una sfida con se stesso,
un compagno di mille avventure, una fabbrica di amici e di emozioni. In questo mondo Stefano ha trovato la spinta giusta,
la giusta determinazione, la voglia di far capire che nel suo essere speciale può sentirsi normale”.
Una crescita, continua negli anni, che l'ha portato alla convocazione per i Giochi Europei di Roma nel 2006 e con un sogno nel cassetto, quello di partecipare, prima o poi, ai Giochi Mondiali. “Un sogno che Stefano insegue da tempo - ricorda
la mamma - proprio come un delfino che nuota libero e sicuro nel mare e che ogni tanto emerge per guardarsi attorno”.
I genitori di Stefano, Papà Sandro e mamma Tiziana, con grande orgoglio, seguiranno a Los Angeles il proprio figlio,
consapevoli che la sola opportunità di vivere questa importante esperienza rappresenta già una grande vittoria.
Memoria panathletica
Ciao Tonin!
Nonostante il caldo torrido, erano molti i veneziani a gremire la chiesa di S. Giovanni in Bragora per l’estremo saluto a Antonio (Tonin) Foscato. La lunga vita trascorsa, tra
impegno lavorativo e tanto volontariato gli ha procurato
molti amici ed estimatori.
Nato nel settembre del 1919, Tonin è stato un protagonista della vita veneziana e un testimone. Storia sportiva, la
sua, ma anche di impegno civile e religioso. Cresciuto nello
spirito del Collegium Tarsicii di Venezia, associazione ecclesiale nata in laguna lo stesso anno in cui egli nacque - 82
sono il record da lui stabilito di appartenenza a quell’organizzazione religiosa. Numerose furono le sue adesioni a
confraternite laiche, associazioni e istituzioni sportive.
Di tutte, la Reyer (nata nel 1872), la gloriosa società che
comprendeva ginnastica, lotta, pugilato e pallacanestro è
stata per molti anni la sua casa. La pallacanestro fu il suo
amore. In tutti i sensi: divenne arbitro e sposò Anna Maso
la cestista che conquistò lo scudetto del Campionato femminile della stagione 1946-47.
Foscato fu a fianco, fin dagli inizi, al gruppo dei fonda-tori
del Panathlon Club Venezia. Cominciò a frequentare il club
nel 1952, ma vi fu accolto solo nel Gennaio 1953. Non era,
però, tipo da collezionare tessere di appartenenza. In tutte
le associazioni si coinvolgeva. La sua era sempre una partecipazione attiva. Lo fu nella Reyer, dove per circa due decenni ricoprì la funzione di segretario, continuando anche
oltre come consigliere. Lo fu nel Panathlon.
È annoverato fra gli storici segretari del club: dal 1976 al
1991, accanto ai Presidenti Domenico Chiesa, Piergiorgio
Bertotto e Sergio Prando trascorse e gestì eventi importanti come il trentennale e il quarantennale del club e del
movimento panathletico. La simpatia e la bonomia che
lo distinguevano non erano disgiunte dall’impegno serio
verso le funzioni che ricopriva. Dimostrò, in ogni circostanza, senso e orgoglio di appartenenza. L’attenzione che
metteva, ad esempio, nel valutare, in commissione, i candidati soci era rassicurante dell’idoneità dell’aspirante ad
entrare nel club.
L’esempio che ha dato, come panathleta, è di grande responsabilità verso il club e le persone che lo compongono,
di spirito di servizio e di lealtà; è di assiduità e perseveranza
nel testimoniare i valori dello sport; è di appassionata partecipazione a tutto ciò che il club realizzava in termini dei
service. Queste sue qualità gli valsero la proclamazione a
Socio Onorario del Club nell’assemblea dei soci del Gennaio 1995 e il Trofeo Mario Viali - il più importante riconoscimento conferito dal club a panathleti e non – nel 2002.
Ci mancheranno le sue battute, i suoi ricordi di fatti e
personaggi di una Venezia che non c’è più. Ci lascia un patrimonio di etica: ci ha mostrato come dare senso all’essere
panathleta. Grazie Tonin!
M.M.
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Fondazione Domenico Chiesa
4 CONTINENTI AL XIII CONCORSO
GRAFICO INTERNAZIONALE
di Sergio Allegrini(*)
Grande sorpresa al momento dell’avvio dei lavori della
Commissione di valutazione. Per la prima volta ben 4 continenti Europa, Africa, America ed Asia erano presenti contemporaneamente con i propri lavori. Le differenti culture
sono apparse subito evidenti: All’esuberanza dell’America
Latina (Brasile e Perù) faceva riscontro la compostezza e la
cultura classica dell’Europa con un filo di ironia nelle proprie elaborazioni, mentre in Africa il mito del calcio europeo
stimolava la fantasia e i lavori dei ragazzi libanesi sembravano un sogno fatto realtà. Il perfetto lavoro della segreteria agevolava sicuramente i lavori della Commissione.
Impossibilitato ad essere presente il Presidente Onorario a
Vita della Commissione Membro d’Onore del PI Henrique
Nicolini fermato a San Paolo da impegni istituzionali era
Marina Chiesa che assumeva la presidenza della Commissione.
Tre italiani un greco ed uno svizzero componevano l’equipe
chiamata a giudicare i lavori, anche qui un tocco di internazionalità che si spera di ampliare in futuro.
La Commissione ha provveduto come di consueto ad esaminare le opere divise nelle due sezioni e ha poi proceduto
con voto finale a scegliere le opere da premiare e quelle che
tradizionalmente faranno parte della mostra espositiva che
a partire dal prossimo 14 novembre da Crema, dove verrà
celebrata la cerimonia di premiazione, inizierà il proprio giro
fra i club che ne faranno richiesta.
Sorpresa in negativo invece per il numero delle opere partecipanti , novantasette contro una media di oltre 250 opere
nelle cinque annate precedente. Nonostante gli sforzi della
Fondazione evidentemente non vengono veicolate adeguatamente le iniziative della stessa e in particolare il Concorso
Grafico che pure dispone di premi totali per € 5.000 oltre ovviamente ai premi di rappresentanza e ad un soggiorno dei
prescelti per la cerimonia ufficiale di premiazione.
Le opere in ogni caso hanno suscitato interesse ed entusiasmo fra i membri della Commissione. In particolare apprezzatissime le opere della grafica tradizionale con impostazioni
pop e ispirate all’arte di grandi artisti. Colpisce infatti il taglio
picassiano del lavoro primo classificato (eccellente la tecnica utilizzata dell’acquarello) o la Cappella sistina dello sport
così come la esplosione del colore tipico dei latino americani
mentre in Africa il PJ di Nyandiwa – La Malpensa la tecnica
e il messaggio hanno prevalso sulla composizione generale
essenziale anche per mancanza di mezzi adeguati.
Le elaborazioni al computer hanno ovviamente raccolto un
ampio consenso. Colpisce fra questi lavori il nuovo Ludis
Iungit rivisitato da Emanuele Hueller che oggettivizza il motto inserendo nell’immagine tutti gli sport . Il gioco unisce
trova quindi un suggello e un nuovo testimone. In nome del
Fair Play c’è il vincitore ma non la classifica. La fatica è uguale
per tutti e il riconoscimento deve essere equo. Apprezzabile
l’ironia del neonato (o quasi) che si esercita da subito a sollevare il mondo contenuto nel logo del Panathlon. E per finire
ovviamente un tema caro a chi proviene da paesi a maggiore
integrazione: un augurio forte oggi in cui l’Europa sta attraversando momenti difficili da parte di chi ha sperimentato
con successo questa situazione.
Un evento importante che ha trovato nella qualità delle opere un suggello all’impegno della Fondazione. Peccato che
non ci sia altrettanto impegno nel veicolare questo evento
verso i giovani che dovrebbero essere poi i panathleti di domani. Ci si lamenta sempre che non si riesce a stabilire un
contatto con le scuole ma la realtà è ben diversa; avuti gli
strumenti ( e questo è molto forte) ci si gira dall’altra parte
perché lamentarsi è più facile che fare qualcosa.
(*) Segretario Fondazione Domenico Chiesa
Premio Speciale alla memoria di Siropietro Quaroni
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Vitor PRANDINI TONETTO
Colegio Lacordaire Sant’Anna
Ribeirao Preto (Brasile)
Japheth TCHIDI
Tonga High School
Kenya
2 - 2015
Sezione elaborazioni
al computer
2° PREMIO
Emy MICHELIN
Liceo Artistico Statale
“Michelangelo Guggenheim”
Mestre
1° PREMIO
Emanuele HUELLER
Liceo Artistico «Nanni Valentini”
Monza
3° PREMIO
Beatrice REALI
Liceo Artistico “Emanuele Luzzati”
Chiavari (GE)
Sezione pittura
2° PREMIO
Cosimo ALTAMURA – Ignazio AIROLDI
Istituto Comprensivo “Don Cosmo Azzollini – Corrado Giaquinto” –
Molfetta
1° PREMIO
Federico MENEGHEL
Liceo Artistico «g. De Fabris”
Nove (VI)
3° PREMIO
Pamela ROMERO NOLE
Institucion Educativa Cesar A. Vallejo
Peru (Lima)
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Espansione
NUOVO CLUB IN GERMANIA
GRAZIE ALLA D.O.G.
Dopo anni di trattative e di contatti abbiamo finalmente raggiunto una cooperazione concreta con la D.O.G.
(Deutsche Olympische Gesellschaft) una organizzazione che opera in Germania con finalità identiche a quelle
del Panathlon, dal 1951.
Dopo i primi contatti operati durante la presidenza Enrico Prandi e con l’aiuto dell’allora vicepresidente Jean
Pierra Largo, in questi ultimi due anni abbiamo intensificato i rapporti e abbiamo raggiunto una forma di cooperazione che è sfociata addirittura nella costituzione
di un club Panathlon a Baden Baden.
Si tratta del secondo club in Germania, dopo quello di
Monaco di Baviera, aperto molti anni fa grazie all’iniziativa di un panathleta italiano e da allora operante con grande
efficacia.
Per la trattativa con la DOG il Consiglio Internazionale aveva
incaricato il Presidente del Distretto Svizzera e Granducato del
Liechtenstein Pierre Zappelli e il tesoriere René Hefti.
Il loro lavoro di “diplomazia” panathletica è durato un paio
d’anni ed è stato coronato da successo, attraverso alcune tappe. Dopo un incontro a Losanna con una delegazione della
DOG guidata dall’allora Presidente Harald Deneken, abbiamo
implementato la nostra conoscenza con un invito a Rapallo nel
corso del quale l’amicizia è sbocciata.
Finalmente si è arrivati alla costituzione di
un club Panathlon, inaugurato il 12 giugno, alla presenza del Presidente Internaziona-le Giacomo Santini, del Consigliere
Internazionale e Tesoriere René Hefti, del
Consigliere Internazionale e Presidente
della Commissione Espansione Ennio Chiavolini, del Presidente del Distretto Svizzera
Pierre Zappelli, del Distretto Austria Heinz
Recla, del Presidente del Club di Monaco e
del Club di lingua tedesca del Distretto Belgio.
Hanno fatto gli onori di casa il sindaco e
nuovo panathleta Michael Geggus e il past
President della DOG Harald Deneken, unitamente ad una ventina di eminenti rappresenti di sodalizi sportivi della città che hanno dato corpo al club.
Dopo gli interventi di saluto e dopo avere seguito la procedura per l’apertura di un nuovo club, i soci hanno votato
per le cariche sociali. Presidente è stato eletto Harald Deneken e segretario Michael Geggus.
Nella giornata successiva l’evento è stato completato con un convegno sul tema dei valori olimpici, in bilico tra etica
e interessi economici. La relazione di fondo è stata svolta da Richard Meng, con esperienza di segretario di Stato e
grande studioso dei fenomeni correlati al movimento sportivo.
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PA N AT H L O N I N T E R N AT I O N A L
Distretto Svizzera
2 - 2015
Evento eccezionale a Losanna
“PANATHLON FAMILY GAMES”
LO SPORT COME DIVERTIMENTO
Tre obiettivi hanno portato il Panathlon Club di Losanna a
realizzare il PANATHLON FAMILY GAMES, grande evento a
favore di una gioventù sana e sportiva:
• Promuovere una gioventù sana e sportiva
• Far conoscere meglio il movimento panathletico
• Evidenziare il nostro "cammino dello sport": un percorso ad anello di 3,5 chilometri, segnato da 22 “step” che raccontano la storia degli sport olimpici ed evidenziano l’etica
sportiva (realizzato nel 2009 dal Panathlon Club Losanna).
Panathlon Family Games è una giornata dedicata allo sport
e ai nostri giovani che possono conoscere gratuitamente
molti sport nel Parco Vidy di Losanna, sede del Comitato
Olimpico Internazionale.
Essa rappresenta un insieme casuale di forme e tipi
diversi di animali; come ad
esempio i piedi del coniglio rappresentano la veloci-tà, la schiena del riccio
la protezione, le sopracciglia dell’orso la saggezza,
ecc. Il suo nome ricorda
lo sport, è molto bello ed
ha avuto un grande successo e spero che piaccia
anche a voi! (Vedi immagine).
Bilancio dell'evento
Nel 2010 abbiamo proposto sette sport e abbiamo avuto la
partecipazione di 220 giovani.
Nel 2011, 11 sport hanno accolto 1.200 giovani.
Nel 2012, 2013, 2014 abbiamo avuto quasi 3.000 partecipanti
Nel 2015 3200 giovani hanno praticato 22 diversi sport.
Un grande successo! I giovani (età media dai 5 ai 12 anni)
sono venuti con i loro genitori o con i nonni, uno schieramento di quasi 10.000 persone.
L'evento, ormai noto, è stato reso possibile grazie alla collaborazione con la città di Losanna, del Cantone di Vaud, di
molti sponsor e dell’investimento entusiasta di una quarantina di panathleti del nostro club.
22 sport e giochi ludici gratuiti
Bob, tiro con l'arco, arrampicata, atletica leggera, judo, tennis, slackline, nordic walking, zumba, alianti, floorball, ping
pong, hockey su prato, canottaggio, orienteering, equitazione, kayak, vela, pallacanestro, pallamano, golf. I più piccoli
non sono dimenticati e per loro sono stati previsti dei giochi e degli sport facili: trampolino elastico, pony, parete
d’arrampicata). I diversi Club sportivi hanno organizzato la
pratica degli sport e il Panathlon Club di Losanna, ha preparato l'organizzazione di questo grande evento: la ricerca di
sponsor, partner, volontari (circa 90), attrezzature, cibo, ecc.
Quest'anno, è stata creata una mascotte PFG. Essa ha dato
luogo a un concorso su Facebook per i giovani: ogni settimana mostravamo un pezzo del "puzzle" della nostra futura
mascotte su Facebook, ed essi dovevano scoprire in anticipo
a cosa assomigliasse e poi trovare il miglior nome da darle.
Il premio per il vincitore è stato un week-end all’Europark
in Germania per lui e la sua famiglia: il nome scelto per la
nostra nuova mascotte è "Sporty".
• C’è stato il coinvolgimento e la partecipazione di quasi metà dei
membri del Panathlon
Club di Losanna in questa attività per la quale si sono entusiasmati ed hanno raggiunto
diversi obiettivi:
• Rafforzamento dello spirito panathletico e dei legami d’amicizia nel nostro club;
• Buon riconoscimento pubblico del movimento panathletico e dei valori sportivi che difende;
• Reclutamento di nuovi soci per le società sportive: i giovani s’iscrivono per continuare a praticare gli sport che hanno
sempre amato;
• Azione per una gioventù sana e sportiva riconosciuta ed
incoraggiata dai media e dalle autorità.
• Manifestazione che potrebbe essere realizzata in molte
regioni (e che potrebbe anche diventare una "etichetta del
Panathlon" perché rappresenta bene i valori del movimento panathletico).
• Molto lavoro per la Commissione PFG del Panathlon Club
di Losanna, ma anche molta soddisfazione e gioia a vedere
il risultato: un'atmosfera sia sportiva che giocosa, giovani
mo-tivati e felici, il riconoscimento delle famiglie e delle autorità: evento di successo, approvato all’unanimità.
Il prossimo anno, il 29 maggio 2016, si terrà la nostra 6° edizione dei PANATHLON Family Games che proporrà l’avvio
gratuito di 25 sport diversi. Siamo sempre cosi motivati,
pieni di idee, ottimisti, soprattutto se il sole è dalla nostra
parte.
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Distretto Brasile
FORUM SULLO SPORT
NELLA SCUOLA BRASILIANA
Evento culturale di grande risonanza realizzato dal Club di Sorocaba
Il Panathlon Club di Sorocaba, ha promosso la realizzazione del “FORO NAZIONALE DELLO SPORT NELLA SCUOLA”,
presso Il Teatro Armando Pannunzio del SESI, a Sorocaba/
SP Brasile - come parte della programmazione relativa al
XIV Congresso Distretto Brasile del Panathlon International
- nella ricerca di un attivo rapporto con gli studi e le ricerche
sullo sport nella scuola,
L’evento, con la collaborazione di varie istituzioni, tra le quali CONFEF, CREF-4/SP, COB, SESI e FEDEESP, ha riunito professionisti di Educazione Fisica, Dirigenti e Sportivi per una
riflessione sul miglioramento qualitativo e quantitativo di
progetti, programmi e azioni relativi alla tematica di questo
incontro.
Per trattare in modo dettagliato gli argomenti, sono state
elencate preliminarmente alcune domande:
• Quali sono i veri motivi per cui risultano esserci solo alcuni
isolati casi di successo dello Sport nella Scuola, considerando un presunto “consenso sociale” sull’importanza e le possibilità di praticare l’attività fisica e sportiva, in base ai relativi
aspetti e concetti?
• Con tanti incentivi, tanti progetti e tante azioni rivolte allo
Sport nella Scuola, perché esiste un’enorme difficoltà nel
realizzare politiche pubbliche efficienti ed efficaci sull’argomento?
• Nell’ambito dei poteri Federali, Statali o Comunali, perché
gli incentivi offerti allo Sport nella Scuola non riescono a
stabilire un dialogo organizzativo, amministrativo giuridico
e funzionale, indipendentemente dalle questiones politiche
e di parte?
Tra tanta varietà e possibilità di idee e dibattiti, si è optato
per l’organizzazione di tre panels di discussione relativi alle
tre seguenti tematiche:
1 – “ DIAGNOSI DELLO SPORT SCOLASTICO IN BRASILE”
2 – “ LO SPORT NELLA SCUOLA FUNZIONA? ”
3 – “ PROPOSTE PER LO SPORT NELLA SCUOLA ”
DIAGNOSI DELLO SPORT SCOLASTICO IN BRASILE
La tematica “Sport nella Scuola” richiede una discussione
urgente. Che cos’é lo Sport nella Scuola in Brasile? Che tipo
di eredità socio-educativa può essere considerata? Che cosa
viene fatto affinché i bambini imparino e pratichino lo sport?
Bisogna poi fare la diagnosi delle domande suddette, poiché oltre a interessare tutta la società, tale studio è necessario in quanto sussidio diverso e può quindi instaurare politiche pubblichedestinate allo sport.
Ad oggi non è stata definita con chiarezza nell’ottica dello
sport , un’ educazione fisica scolastica per l’infanzia e l’adolescenza: per cui bisogna creare opportunità e politiche pubbliche per portare avanti questa azione.
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PA N AT H L O N I N T E R N AT I O N A L
Di quale Educazione Fisica stiamo parlando: una azione per
ridurre la sedentarietà? La pratica sportiva avverrebbe fuori
orario? Bisognerebbe ridurre il numero di ore delle lezioni
nelle scuole? Lo sport nella scuola esisterebbe solo per occupare il tempo dei bambini? Quali sono i vincoli socioeducativi per lo Sport scolastico?
Esiste oggi una mancanza di legittimazione e di divulgazione, sia nella scuola che al difuori di essa, sull’importanza di
considerare lo sport scolastico come strumento di promozione, non solo per la scoperta di atleti di talento , ma anche per la formazione di buoni e preparati cittadini. Bisogna
sottolineare che per raggiungere tali obiettivi è condizione
sine qua non il coinvolgimento di professionisti qualificati
e - trattandosi di educazione fisica e di sport nella scuola - di
Professionisti di Educazione Fisica ; i soli ad essere formati
per l’insegnamento delle discipline sportive e per promuovere un programma che interagisca qualitativamente per
concretizzare in modo efficace le suddette attività .
La Costituzione Federale e la Risoluzione Nº 05, del 14 giugno 2005, del Ministero dello Sport sono state schiaccianti
nel tracciare, nei relativi testi, lo sport come un diritto di tutti.
Tuttavia, si osserva che tali norme non vengono osservate.
La qualifica del Professionista di Educazione Fisica lo abilita
a lavorare, come prescritto dalla stessa UNESCO, nell’ottica
di valorizzare lo sport per lo sviluppo di coloro che lo praticano, per cercare di ridurre le disuguaglianze, per riscattare
i valori morali ed etici, in modo che l’unione dello sport e
dell’educazione fisica possano contribuire veramente alla
salute e al benessere della società Oggi si percepisce che lo
sport interviene nella scuola, ma in modo insufficiente, disorganizzato e senza finalità educative. Si osserva che mancano politiche pubbliche rivolte a stabilire l’insegnamento
dell’educazione fisica e della pratica sportiva nella scuola,
affinché questa unione costituisca la base della piramide
sportiva nazionale. Solo attraverso questa interazione la
scuola sarà adeguata ad avviare giovani talenti verso i club
di pratica sportiva formale; coloro che occuperanno il centro
della struttura piramidale dello sport in Brasile, formando
così i futuri cittadini del nostro paese. E’ necessario capire
lo Sport come mezzo e non come una finalità in se stessa.
Non è la pratica per la pratica che porta benefici, che attiva
la salute, che realizza cittadini consapevoli e critici. La pratica
senza orientamento non è sicura: deve essere competente,
responsabile e promuovere i valori dell’uomo.
I benefici che si spera di raggiungere, si ottengono quando
le attività sono ben gestite e promosse da Professionisti di
Educazione Fisica.
Spetta al Potere Esecutivo Legislativo e Giudiziario d’intervenire affinché lo sport sia insegnato, gestito e orientato da
Professionisti di Educazione Fisica. D’altra parte spetta anche ai genitori, di esigere il diritto dei propri figli di essere
seguiti da professionisti di qualità affinché si ottengano i benefici dello sport nella formazione dei figli. Il buon orientamento fa la differenza e pro-muove effettivamente benefici.
2 - 2015
In conclusione, d’accordo sull’argomento, ma esiste l’obbligo di cambiare il cammino della storia ed esigere che
professori e tecnici siano professionisti laureati in Educazione Fisica e che la qualità sia considerata in questo processo formativo.
Altre domande: Ci sono spazi adeguati per le aule di
Educazione Fisica nella Scuola? É possibile seguire tutti
gli alunni nella fascia oraria stabilita attualmente? Dove
è stata realizzata l’aula di Educazione Fisica? Viene applicato l’orario destinato alla ricreazione? E quante alla fine
della settimana sono le aule vuote? C’è il sostegno da
parte del Direttore della Scuola? E quanto rispetto esiste
nei confronti dei professori delle altre discipline? Come
vengono viste le aule di Educazione Fisica nella Scuola?
Qual’é la valutazione attribuita alla disciplina? Quale appoggio viene dato dalla scuola per realizzare le attività
delle aule di Educazione Fisica? Come viene affrontata la
realizzazione delle gare sportive all’interno della scuola?
Avendo maggiore adesione nella Scuola Media, l’educazione Fisica è comunque esclusiva o inclusiva?
ne fisica: ad esempio la decade degli anni ’70 in cui era
utilizzato un modello piramidale. Accadeva quindi che
gli alunni predisposti partecipassero alle lezioni di educazione fisica, mentre gli alunni con qualche carenza ne
restassero esclusi.
Perché lo sport nella scuola? Quale sport abbiamo nella
scuola? Lo sport accede alla scuola come asse trasversale
o accede solo come un contenuto?
Quale sport funziona nella scuola? Sport scolastico ricreativo, agonistico, di partecipazione, professionistico,
master? I contenuti sviluppati raramente vanno aldilà
dell’ambito sportivo.
Possiede una pluralità di ideali e di concetti pedagogici
per quanto concerne lo sport educativo, lo sport di partecipazione e lo sport agonistico.
Si è giunti alla conclusione della mancanza di un professionista qualificato per promuovere lo sport nella scuola; un professionista che veda lo sport come modello di
formazione, con nuove didattiche esplorando anche altre
modalità al di fuori di quelle che fanno normalmente parte dell’ambito scolastico. Il fatto è che il Professionista di
educazione fisica è formato come professionista
Nel momento in cui la scuola è divenuta inclusiva, i professori non erano preparati a ricevere gli alunni disabili.
E’ stato necessaio promuovere corsi di abilitazione e di
formazione continua ai Professionisti di Educazione Fisica
affinché si adeguassero alle esigenze di questa tipologia
di alunni, cercando di consentire loro una maggiore partecipazione alle attività programmate per le aule di educazione fisica.
Alcuni anni fa, in una presentazione sulla partecipazione
degli alunni disabili nei Giochi Scolastici, ci fu una lamentela sul fatto che la maggior parte delle strutture delle
scuole non erano adeguate per ricevere questi alunni.
E’ necessario pensare ad attività sulla tematica “Sport nella Scuola” affinché le cose avvengano e non restino solamente parole. La Politica Nazionale dovrebbe focalizzarsi
su quest’ottica di pensiero per favorire lo sport all’interno
della scuola.
Si osserva che lo sport nella scuola riceve un trattamento differenziato quando si riferisce allo sport competitivo
e/o sport agonistico, dovuto alla specifica caratteristica
dell’istituzione educativa. Per l’esito della programmazione di un progetto di Sport nella Scuola è fondamentale
che ci sia integrazione tra le istituzioni educative e sportive facenti parte della pubblica amministrazione, poiché
non essendoci una politica pubblica coordinata e pianificata per lo svolgimento di questo processo , lo Sport nella
Scuola non sarà valorizzato e mai potrà concretizzarsi in
modo competente, efficiente ed efficace,
LO SPORT NELLA SCUOLA FUNZIONA?
Lo Sport in quanto fenomeno socioculturale della società comprende manifestazioni competitive, individuali e
collettive. La Scuola può essere considerata come base di
una costruzione socioculturale e lo sport come strumento per favorire questo processo.
Considerando lo sviluppo della comparsa dello sport nelle scuole e della ginnastica, eredità che appare tutt’oggi
nei programmi di classe e negli elementi di base, come
pure l’adozione di modelli realizzati da altri paesi, si percepiscono ancora alcuni elementi di altri decenni nel contenuto programmatico stabilito per le lezioni di educazio-
nell’ambito della salute e arriva nell’ambito scolastico
come professionista del linguaggio.
L’incremento delle ore dedicate allo sport nella scuola
non lo renderanno necessariamente educativo oppure
andrà a svolgere un ruolo sociale. Bisogna quindi tornare
ad analizzare lo sport nella scuola considerandolo come
un diritto costituzionale.
E’ stata richiamata l’attenzione sul Piano Nazionale di
Educazione - PNE, Legge 13.005, del 25 giugno 2014,
sulle finalità e le strategie da considerare per adeguarsi
al PNE (Piano Nazionale dello Sport) dei Comuni. I PNE affrontano lo Sport come pratica pedagogica della scuola
presente in tutti concetti e non solo come Sport Spettacolo, incluso viene focalizzato come una Educazione Fisica Adeguata.
In relazione al modello piramidale, è stata citata la crisi
dello sport della scuola nel decennio 1990 - 2000, in cui ci
fu grande resistenza rispetto a questo modello.
Sono state anche citate le ACD – Attività Curricolari Sportive, che offrono lezioni destinate all’allenamento in turni
diversi dal regolare orario delle lezioni senza compromettere le attività previste dalla proposta pedagogica della
scuola.
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Ricerca medica
Alcool: stili di vita e sport
killer micidiale dopo il fumo
di Gianni Testino*
L’etanolo presente in tutti i tipi di bevande alcoliche
(vino, birra e superalcolici) rappresenta subito dopo il
fumo di sigaretta la seconda causa di morte e disabilità nel mondo industrializzato. Al di sotto dei 24 anni è
la prima causa di morte, soprattutto, per intossicazioni
acute, atti di violenza e incidentalità stradale.
Certamente i paesi più colpiti sono quelli dell’est Europa, tuttavia anche nei paesi dell’Eurozona il rischio è
particolarmente elevato: il 10% dei tumori che insorgono nella popolazione maschile sono alcol-correlati.
Il consumo di bevande alcoliche fa parte integrante
della cultura ed è inserito nei regimi alimentari sani.
L’evoluzione scientifica attuale ci ha fatto comprendere
come l’etanolo sia un tossico e un cancerogeno. L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma “se bevi, bevi
meno, ma se vuoi evitare il cancro non bere”. L’ultima
revisione del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura ha rimosso l’etanolo dai nutrienti e
ha dichiarato che non esiste soglia di sicurezza.
Il rischio è dose-dipendente ed è cumulativo. Una Uni-
tà Alcolica è caratterizzata da 12 grammi di etanolo che
troviamo mediamente in un bicchiere di vino (125 ml,
12°), in 330 ml di birra (4.5°) ed in una dose standard da
bar di superalcolico. Al di sotto dei 18 il minor rischio di
malattia corrisponde a zero grammi, per gli adulti corrisponde a 10 grammi/die per la donna e 20 grammi/die
per l’uomo.
I danni per i bambini e gli adolescenti sono ancora maggiori. Il fegato al di sotto dei 18 anni non è sufficientemente maturo per smaltire l’etanolo. Per tale ragione
bastano dosaggi molto bassi per danneggiare l’intero
organismo e il cervello. La legge divieta la vendita e la
somministrazione di alcolici al di sotto dei 18 anni. In
alcuni paesi Europei, negli Stati Uniti, in Australia e in
Nuova Zelanda il divieto sale a 21 anni.
I danni più rilevanti sono: riduzione dell’intelligenza e
della memoria, riduzione testicolare e quindi della fertilità, fegato grasso e maggiore predisposizione a sviluppare tumori nell’età matura. Un numero considerevole
di ragazzi sono già a rischio di problematiche psico-fisiche (Tabella I).
Rischio di patologie psico-fisiche al di sotto dei 24 anni
(espressi in percentuale, dati Istituto Superiore di Sanita’, Roma)
11-15 anni
16-17 anni
18-24 anni
25-44 anni
Maschi
15.2%
11.5%
24.6%
21.9%
Femmine
12.0%
5.0%
10.0%
6.0%
L’etanolo riduce significativamente la performance psico-fisica. Quindi, indipendentemente dall’età, quando
nello sport si vogliono raggiungere buoni risultati l’etanolo non dovrebbe mai essere assunto. Purtroppo ci
sono tradizioni che in alcuni sport, invece, favoriscono
tale assunzione.
Recenti valutazioni scientifiche hanno dimostrato come
nella popolazione che pratica rugby si possano sviluppare alterazioni cerebrali od altre patologie nelle decadi
successive. Peraltro, esperimenti approfonditi hanno evidenziato nelle ore successive al cosiddetto terzo tempo
una riduzione intellettiva significativa. Negli Stati Uniti la
comunità scientifica ha lanciato l’allarme alcol e sport e
dalle pagine del Journal of Epidemiology and Community Health (2013) è stata fatta la richiesta di accreditare
solo le società sportive che contrastano il consumo di
alcol.
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PA N AT H L O N I N T E R N AT I O N A L
Lo sport rappresenta da sempre un importante veicolo
di disciplina e lealtà. Rappresenta, inoltre, il farmaco di
prima scelta per garantire lo sviluppo psico-fisico ottimale dei nostri giovani, ma soprattutto il vero farmaco
per mantenere la salute e la qualità di vita nelle fasce di
età più avanzate.
Il mondo dello sport deve rappresentare il modello più
importante di educazione a stili di vita sani e compatibili
combattendo i fattori di rischio evitabili come fumo, alcol e droghe illegali. Dovrà integrarsi con l’attività delle
società medico-scientifiche per la promozione e la tutela
della salute.
(*) Epatologo
IRCCS San Martino - Istituto Nazionale per la Ricerca sul
Cancro-IST, Genova
2 - 2015
Personaggi
La storia straordinaria di Villibossi
A COLPI DI PEDALE CAMPIONE ED ARTISTA
(*) di Franco Stener
Ciclicamente emerge in ambito panathletico il tema:
arte e sport, che ha dato spunto nei primi decenni del
Panathlon in particolare, per importanti iniziative, che
ne accrebbero lustro e notorietà.
Poco si è indagato sul-le figure di sportivi, che divennero affermati e apprezzati artisti. Ricordo, a esempio,
lo scultore e canottiere Erminio Dones della S.C. Milano
campione europeo nella specialità del doppio skiff a
Strasburgo (1907) e a Ginevra (1912), nonché medaglia
d’argento alle Olimpiadi di Anversa (1920) nella stessa
specialità; così pure il pittore triestino Antonio Sofianopulo, campione italiano di ca-nottaggio sull’8 dei VV.F.
nel 1974. Qui desidero soffermarmi su Williano Bossi, in
arte Villibossi, nato nel 1939 nella frazione di Faiti, sui
Monti di Muggia a una decina di chilometri da Trieste.
Egli inizia la sua attività artistica a Genova durante il servizio militare, realizzando una Santa Barbara, protettrice dei marinai, in materiale litico di recupero, che venne
collocata nell’ambito dell’Istitu-to Idrografico della Marina, a passo S. Ugo, dove presta-va servizio. A Genova
riesce pure a frequentare quattro corsi all’Accademia
delle Belle Arti.
Ritornato a casa, prende parte alla Scuola libera di figura, seguita dall’artista Nino Perizzi. Attratto all’inizio
dalle realizzazioni sempre più filiformi ed essenziali,
proposte a Trieste da nomi di fama internazionale come
Marcello Mascherini, Ugo Carà, Giuseppe Negrisin, egli
individua ben presto una sua strada in contrapposizione a questa tendenza, dilatando i volumi.
Si fa conoscere a livello internazionale, partecipando a
mostre e simposi, lavorando spalla a spalla con colleghi
di tutta Europa. Conosciuto per le grandi realizzazioni
in pietra o in marmo, Villibossi si è dedicato ultimamente a interventi su tronchi d’albero, svuotati e modellati
seguendo ispirati bozzetti.
Molto apprezzata la ciclica proposta di delicati bronzetti mentre è ancora tutto da studiare il suo impegno in
campo sportivo nella realizzazione di trofei, proposti in
occasione di importanti avvenimenti come il seguitissimo “Torneo Cividin” di calcio a 7, che veniva sponsorizzato dall’imprenditore edile Mario Cividin (1920-2008)
socio del Panathlon Trieste.
Un torneo, che vedeva affluire sul campo di Villa Ara
anche 5-6000 persone. Una parentesi, che va ricordata,
è rappresentata dalla realizzazione in copia libera del
grande leone marciano in pietra calcarea da Canfanaro
d’Istria, che è andato a rimpiazzare nel 2004, dopo sette
mesi di lavoro, quello presente sulle antiche mura del
Portello nuovo a Padova, fatto a pezzi e poi gettato nel
pantano sottostante due secoli fa, durante la presenza
napoleonica.
Si tramanda, che un antiquario veneziano dell’epoca,
recuperati i frammenti, lo fece restaurare e lo cedette
alle Assicurazioni Generali fondate nel 1831, che ne fecero il loro simbolo. Il leone fa ora bella mostra sul loro
palazzo di piazza Venezia a Roma.
Terminate le scuole d’obbligo, Williano Bossi iniziò a recarsi quotidianamente in bicicletta al lavoro nella vicina
Trieste, estate e inverno.
Un allenamento eccezionale, che gli permise di raggiungere ottimi risultati. Da ricordare che, in occasione
di gare a livello regionale, egli si trasferiva in bicicletta;
la prima la fece a Gemona del Friuli, circa 100 Km di distanza da Muggia;
panino in tasca con
andata e ritorno pedalando!
Vinta la selezione
provinciale su pista, si stava preparando per affrontare l’impegno a
livello regionale,
per cui si recò a
Pordenone per
provare la pista
del velodro-mo
“Ottavio Bottecchia”, di cui detenne per molti
anni il record
per la sua categoria: andata in
bicicletta con
quella da pista
in spalla e ritorno in corriera!
Il servizio militare, la conseguente ricerca di lavoro e l’idea di mettere su famiglia interruppero l’attività sportiva, soppiantata dall’impegno artistico pur non disdegnando, di tanto in tanto, una salutare biciclettata!
(*) Panathlon Club Trieste
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Distretto Italia
LA PISTA CICLABILE "CAPITIGNANO
MOLINA ATERNO" È UNA REALTÀ
"Presentato il progetto di fattibilità redatto dall'Università dell'Aquila ai Sindaci
della Valle Subequana e alla città.
di Fulgo Graziosi
La sala Benedetto Croce del Consiglio Regionale era
gremita di Amministratori, rappresentanti delle Associazioni Sportive, ambientalisti, esponenti della cultura
e numerosi cittadini amanti della natura, per la presentazione
del progetto della pista ciclabile
Capitigliano-Molina Aterno.
Durante la conferenza stampa
il Consigliere Regionale Pier
Paolo Pietrucci non ha potuto
nascondere l'emozione nell'esporre agli astanti tutta la soddisfazione per il completamento del progetto di fattibilità da
parte dell'Università dell'Aquila.
Dobbiamo dire, per la verità,
che Pietrucci si è dedicato all'iniziativa con impegno, caparbietà e con molta assiduità.
Con l'occasione, Pietrucci ha anche annunciato che il
ruolo di capofila è stato affidato al Comune dell'Aquila
per la redazione del progetto esecutivo. Progetto che
dovrebbe essere portato a termine in breve tempo, visto che quello predisposto dall'Università è stato presentato quasi con i crismi dell'esecutività.
La Rettrice dell'Università, Paola Inverardi, ha avuto parole di compiacimento per la Regione e per quanti hanno voluto sostenere l'idea progettuale. Un particolare
elogio ha voluto rivolgere anche alla struttura Universitaria che, con professionalità, abnegazione e molta disponibilità ha saputo portare a termine, in tempi brevi,
una progettazione abbastanza complessa.
Successivamente, il professor De Bernardinis, Docente e capo gruppo del progetto, ha illustrato la filosofia
progettuale della pista ciclabile, ponendo in risalto gli
aspetti collegati alla stessa, come la valorizzazione del
fiume, la scoperta del territorio, le bellezze paesaggistiche, le emergenze archeologiche e, soprattutto, quelle
culturali. Inoltre, il Docente ha chiarito che la scelta del
percorso è stata dettata anche dalla possibilità di utilizzo della ferrovia, nel caso l'utente della pista non voglia
tornare con la bici o a piedi, usufruendo del comodo
servizio ferroviario.
I particolari tecnici sono stati illustrati con dovizia e
suffragati da dati di riferimento dagli Ingegneri Celi e
Taballione. Il Consigliere Comunale Giorgio Spacca ha
portato il saluto del Sindaco dell'Aquila, impegnato in
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PA N AT H L O N I N T E R N AT I O N A L
Lo spirito e gli ideali
La Fondazione è costituita in memoria di Domenico Chiesa, su iniziativa degli eredi Antonio, Italo e Maria.
Domenico Chiesa, che nel 1951, oltre ad esserne promotore, aveva redatto la bozza di statuto del primo Panathlon
club, e che nel 1960 è stato tra i fondatori del Panathlon International, aveva espresso in vita il desiderio, pur tecnicamente non vincolante per gli eredi, di destinare una parte del suo patrimonio all'assegnazione periodica di premi ad
opere artistiche ispirate allo sport, oltre che ad iniziative e pubblicazioni culturali finalizzate ai medesimi obiettivi del
Panathlon.
Nella costituzione della Fondazione, accanto al cospicuo contributo degli eredi Chiesa, va ricordata la generosa partecipazione dell'intero movimento panathletico attraverso moltissimi club e l'intervento personale di molti panathleti,
riuscendo ad offrire alla Fondazione le condizioni necessarie per esordire nel mondo dell'arte visiva in modo prestigioso ed eclatante: l'istituzione di un premio realizzato in collaborazione con uno degli organismi più rilevanti a livello
mondiale, La Biennale di Venezia.
Domenico Chiesa Award
Il Consiglio Centrale del Panathlon International, in data 24 settembre 2004,
considerata la necessità d’incrementare il capitale della Fondazione ed onorare
la memoria di uno dei soci fondatori del Panathlon ed ispiratore della stessa,
nonché suo primo finanziatore, ha deliberato d’istituire il “Domenico Chiesa
Award” da assegnare, su proposta dei singoli club e sulla base di apposito
regolamento, ad uno o più panathleti o personalità non socie che hanno vissuto
lo spirito panathletico. In particolare, a coloro che si sono impegnati nell’affermazione
dell’ideale sportivo e che abbiano apportato un contributo eccezionalmente significativo:
Alla comprensione e promozione dei valori del Panathlon e della Fondazione
attraverso strumenti culturali ispirati allo sport
Al concetto di amicizia fra tutti i panathleti e quanti operano nella vita sportiva,
grazie anche alla assiduità e alla qualità della loro partecipazione alle attività
del Panathlon, per i soci, e per i non soci concetto di amicizia fra tutte le componenti
sportive, riconoscendo negli ideali panathletici un valore primario
nella formazione educativa dei giovani
Alla disponibilità al servizio, grazie all’attività prestata a favore del Club
ed alla generosità verso il Club o il mondo dello sport
Fernando Petrone - Latina 10/12/2007
Italo Chiesa - Venezia 20/10/2004
Vittorio Adorni - Parma 16/01/2008
Martino Pizzetti - Parma 15/12/2004
Dora De Biase - Foggia 18/04/2008
Paolo Chiaruttini - Venezia 16/12/2004
Albino Rossi - Pavia 12/06/2008
Bruno Battistella - Vittorio Veneto 27/05/2005
Giuseppe Zambon - Venezia 18/12/2008
P.Luigi Ferdinandi - Latina 12/12/2005
Maurizio Clerici - Latina 15/12/2008
Gelasio Mariotti - Valdarno Inferiore 19/02/2006
Silvio Valdameri - Crema 17/12/2008
Sergio Prando - Venezia 12/06/2006
Enrico Ravasi - Varese 21/04/2009
Yves Vanden Auweele - Brussel 30/11/2006
Attilio Bravi - Bra 25/05/2009
Massimo Zichi - Latina 11/12/2006
Antonio Spallino - Como 30/05/2009
Viscardo Brunelli - Como 13/12/2006
Gaio Camporesi - Forlì 21/11/2009
Giampaolo Dallara - Parma 15/12/2006
Mons. Carlo Mazza - Parma 15/12/2009
Fabio Presca - Padova 03/03/2007
Mario Macalli - Crema 22/12/2009
Giulio Giuliani - Brescia 19/06/2007
Livio Berruti - Vercelli 19/11/2010
Luciano Canavese - Crema 26/06/2007
Gianni Marchiol - Udine Nord Tiepolo 11/12/2010
Avio Vailati Venturi - Crema 26/06/2007
Mario Mangiarotti - Bergamo 16/12/2010
Sergio Fabrizi - La Malpensa 19/09/2007
Mario Sogno - Biella 24/09/2011
Cesare Vago - La Malpensa 19/09/2007
Mariuccia Vezzani Lombardini Amedeo Marelli - La Malpensa 19/09/2007
Reggio Emilia 19/11/2011
Bernardino Morsani - Rieti 25/11/2011
Roberto Ghiretti - Parma 15/12/2011
Fondazione Lanza - Udine Nord Tiepolo 1 17/12/2011
Giuseppe Molteni - Varese 17/04/2012
Enrico Prandi - Modena 11/12/2012
Sergio Allegrini - Udine Nord Tiepolo 17/12/2012
Don Davide Larice - Udine Nord Tiepolo 17/12/2012
Piccolo Gruppo Evolution Polisp.Orgnano A.D.
- Udine Nord Tiepolo 17/12/2012
Maurizio Monego - Venezia il 31/10/2013
Henrique Nicolini - Sao Paulo il 31/10/2013
Together Onlus - Nello Rega
- Udine Nord Tiepolo il 30/11/2013
Enzo Cainero - Udine Nord Tiepolo il 30/11/2013
Giuseppenicola Tota - Modena il 11/06/2014
Geo Balmelli - Como il 12/06/2014
Renata Soliani - Como il 12/06/2014
Baldassare Agnelli - Bergamo il 30/10/2014
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