Attività in convenzione con la Regione Emilia-Romagna “Sostenibilità ambientale del territorio, monitoraggio e valutazione delle politiche ambientali.” Progetto Libenter CT Analisi economico-ambientali di contesto per la diffusione di tecnologie e sistemi di produzione più puliti Report 2005 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Gruppo di lavoro di ERVET Emilia-Romagna Valorizzazione Economica Territorio S.p.a.: Enrico Cancila, Coordinatore Funzione Efficienza Ambientale Carlotta Ranieri, Responsabile di Progetto Alessandro Bosso Guido Croce Angela Amorusi Marica Chiarappa Gaspare Antonio Giglio 2 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Progetto Libenter CT Analisi economico-ambientali di contesto per la diffusione di tecnologie e sistemi di produzione più puliti Anno 2005 INDICE Capitolo 1 – INTRODUZIONE: LE ATTIVITA’ SVOLTE NEL 2005 PER SOSTENERE LA DIFFUSIONE DELLE TECNOLOGIE PULITE IN EMILIA ROMAGNA.....................................................................4 Capitolo 2 – GLI APPROFONDIMENTI SETTORIALI......................................................................6 Le realtà produttive delle province emiliano-romagnole e la selezione dei settori per le analisi di approfondimento del 2005 ........................................................................................................6 I processi produttivi tipici del settore agro-alimentare e i relativi aspetti ambientali .......................8 Focus sulle correlazioni tra stati ambientali locali e impatti caratteristici dell’agro-alimentare...9 Le opzioni tecnico-gestionali di miglioramento .......................................................................... 10 Allevamenti bovini ............................................................................................................ 10 Macellazione delle carni .................................................................................................... 13 Trattamento dei sottoprodotti ........................................................................................... 14 Produzione di prosciutti e insaccati .................................................................................... 15 Produzione di formaggi..................................................................................................... 18 Produzioni ortofrutticole ................................................................................................... 20 Produzioni vitivinicole ....................................................................................................... 21 Produzione di conserve..................................................................................................... 24 Produzione di pasta, pane e altri prodotti da forno ............................................................. 27 Produzione di calce e cementi ........................................................................................... 29 Produzioni tessili .............................................................................................................. 32 Produzione di calzature..................................................................................................... 35 Le correlazioni esistenti tra l’Ecolabel e le migliori tecniche e tecnologie disponibili ...................... 37 Settore calzaturiero e produzione di calzature .................................................................... 37 Settore tessile e realizzazione di prodotti tessili .................................................................. 39 Settore di produzione di calce e cemento e fabbricazione di rivestimenti duri per pavimenti.. 42 Elementi di trasferibilità alle piccole e medie imprese ................................................................ 43 Allevamenti bovini ............................................................................................................ 45 Macellazione delle carni .................................................................................................... 47 Trattamento dei sottoprodotti ........................................................................................... 49 Produzione di prosciutti e insaccati .................................................................................... 50 Produzione di formaggi..................................................................................................... 50 Produzione di conserve..................................................................................................... 51 Produzioni ortofrutticole ................................................................................................... 53 Produzioni vitivinicole ....................................................................................................... 54 Produzione di pasta, pane e altri prodotti da forno ............................................................. 55 Produzioni tessili .............................................................................................................. 56 Produzione calzature ........................................................................................................ 58 Capitolo 3 – LE ATTIVITA’ DI NETWORKING E DI DIFFUSIONE ................................................. 59 Un sito web dedicato alle tecnologie pulite per le imprese emiliano-romagnole........................ 61 Monografie settoriali di tecniche e tecnologie a basso impatto ambientale............................... 63 Allegato 1 – Diagrammi di flusso ed aspetti ambientali dei processi analizzati Allegato 2 – Matrici di analisi delle opzioni tecnologiche e gestionali di miglioramento Allegato 3 – Matrici di correlazione tra opzioni di miglioramento e criteri ecolabel Allegato 4 – Brochure di divulgazione del sito web destinata al network Allegato 5 – Volantino descrittivo del sito www.tecnologiepulite.it 3 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Capitolo 1 – INTRODUZIONE: LE ATTIVITA’ SVOLTE NEL 2005 PER SOSTENERE LA DIFFUSIONE DELLE TECNOLOGIE PULITE IN EMILIA ROMAGNA Quando si parla di sviluppo sostenibile si intende un modello di sviluppo in grado di mantenersi nel tempo in cui sia possibile conseguire contemporaneamente condizioni di crescita economica, miglioramento del benessere della società e tutela dell’ambiente. Occorre quindi trovare un punto di equilibrio tra le necessità dell’economia, della società e dell’ambiente, anche in considerazione dello stretto legame esistente tra queste componenti dello sviluppo. In particolare la preservazione delle risorse naturali, in termini di quantità e qualità, rappresenta una condizione fondamentale non solo per la tutela della qualità della vita ma anche per il mantenimento dello sviluppo economico stesso che da tali risorse trae sostentamento. L’attenzione deve quindi essere rivolta da un lato ad incrementare la consapevolezza della popolazione del peso ambientale delle proprie scelte e delle proprie azioni così da individuare e adottare stili di vita e modelli di consumo compatibili con la capacità autorigenerante dell’ambiente, e dall’altro a trovare e diffondere strategie per ridurre sempre più l’impatto ambientale collegato alle attività produttive. Per quanto concerne l’ambito produttivo, l’obiettivo della sostenibilità è raggiungibile partendo dalla corretta applicazione della legislazione ambientale per sviluppare poi iniziative a carattere volontario che permettano alle imprese di raggiungere risultati di prevenzione e controllo dell’inquinamento superiori a quelli connessi con il mero rispetto della normativa. La Commissione Europea ha indicato nelle “tecnologie ambientali” la strada attraverso cui ridurre l’impatto ambientale delle produzioni. Tali soluzioni, di carattere tecnologico ma anche di tipo gestionale, possono servire ad incrementare l’efficienza di utilizzo delle risorse naturali, a consentire l’impiego di risorse rinnovabili e a contenere i rilasci inquinanti nell’ambiente (in termini di emissioni, scarichi, rifiuti, ecc.), sia tramite approcci end-of-pipe, ovvero mirati a trattare i flussi di inquinamento generati, sia intervenendo con strategie di tipo preventivo (le cosiddette “tecnologie più pulite”). L’impegno delle imprese per realizzare una “riconversione ecologica” delle produzioni può non essere cosa da poco, richiedendo in alcuni casi anche investimenti importanti il cui peso viene maggiormente avvertito nelle realtà produttive medio-piccole. Diventa quindi importante il sostegno che le Pubbliche Amministrazioni possono offrire alle imprese proattive attraverso erogazione di finanziamenti, semplificazione dei procedimenti amministrativi, diffusione di informazioni di carattere tecnico-tecnologico e realizzazione di iniziative rivolte ai consumatori per incrementare la risposta del mercato al miglioramento del profilo ambientale delle produzioni. In relazione a tali considerazioni la Regione Emilia-Romagna ha avviato specifiche attività volte rafforzare la diffusione, sul proprio territorio, di sistemi di produzione sempre più eco-efficienti tra le imprese dei settori produttivi più rilevanti sia dal punto di vista economico che dell’impatto ambientale generato. Nel corso del 2004 sono stati identificati gli ambiti di approfondimento da sviluppare nel tempo, secondo una logica di priorità di intervento stabilita in funzione delle ricadute che ogni azione realizzata avrà per il miglioramento ambientale dei processi e di specifiche situazioni locali di criticità ambientale, e sono stati messi a punto gli strumenti di supporto per stimolare ed agevolare l’adozione delle migliori tecnologie disponibili e delle tecnologie più pulite presso le imprese, partendo dall’analisi degli ambiti individuati come prioritari (ovvero settore metalmeccanico, allevamenti suinicoli e avicoli, produzione di carta e articoli in carta). Il lavoro svolto nel 2005 ha visto un ampliamento dei settori produttivi verso i quali promuovere sistemi di produzione e tecnologie “pulite”. 4 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 In considerazione dell’importanza rivestita da alcuni comparti per l’economia delle varie province emiliano-romagnole e della possibilità di produrre per essi strumenti informativi utili, durante il 2005 sono stati trattati: - il settore agroalimentare nelle sue diverse componenti (allevamenti bovini, macellazione delle carni, trattamento dei sottoprodotti di macellazione, produzione di prosciutti e altri derivati, produzione di formaggi, produzioni ortofrutticole, produzioni vitivinicole, produzione di conserve, produzione di pasta, pane e altri prodotti da forno); - l’industria dei prodotti minerari (per la produzione di cemento e calce); - il settore tessile; - il settore calzaturiero. Per questi ambiti di approfondimento settoriale sono stati analizzati: - processi di lavorazione e relativi aspetti ambientali; - migliori tecniche disponibili sul mercato per ottenere una riduzione degli impatti sull’ambiente; - elementi di applicabilità delle soluzioni migliorative a realtà produttive medio-piccole; - correlazione, ove pertinente, tra l’adozione delle migliori tecniche indicate per ciascun settore e il raggiungimento delle prestazioni di prodotto previste dal marchio europeo di echitettatura ecologica (Ecolabel). L’ampliamento progressivo degli approfondimenti settoriali realizzato di anno in anno ha lo scopo di mettere a disposizione informazioni utili, inerenti le possibilità di miglioramento ambientale, per tutti i processi di rilievo nelle varie realtà emiliano-romagnole e aumentare così le ricadute positive offerte dalle soluzioni gestionali e tecnologiche prospettate. Per facilitare la veicolazione delle informazioni alle imprese ma anche per realizzare un coinvolgimento di tutti i portatori di interesse e gettare le basi per la concretizzazione di politiche integrate di prodotto, nel 2005 è stato sviluppato e reso attivo il sito web www.tecnologiepulite.it incentrato sulla promozione delle tecniche di produzione a basso impatto ambientale per i settori produttivi importanti per l’Emilia-Romagna. Il sito è stato progettato al fine di mettere a disposizione di amministratori, enti di controllo, aziende e cittadini informazioni sui cicli produttivi dei principali settori regionali, sugli impatti ambientali correlati e sulle soluzioni industriali innovative (il materiale pubblicato nel corso del 2005 ha interessato I settori produttivi approfonditi l’anno precedente). All’interno del sito sono stati inoltre evidenziati gli aspetti di carattere territoriale, ovvero le criticità ambientali caratterizzanti le varie province in relazione agli input e output dei processi industriali operanti nei diversi territori. Questa sezione può essere di particolare interesse per i decisori pubblici che dalle informazioni presentate possono trarre indicazioni per la realizzazione di iniziative locali di sostenibilità. Attraverso gli spazi dedicati ai fornitori, alle domande ricorrenti e a segnalazioni di vario tipo (eventi connessi al tema, finanziamenti, ecc.) si è voluto inoltre attivare un canale informativo privilegiato per i possibili utenti delle migliori tecniche disponibili presentate. Come strumento di immediato utilizzo da parte delle imprese si è deciso di sviluppare una collana di manuali tecnici monografici dedicati ai diversi settori di cui sono state analizzate interazioni ambientali caratteristiche e soluzioni di miglioramento adottabili, anche da parte di imprese mediopiccole. Per l’anno 2005 si è partiti con la creazione del manuale dedicato agli allevamenti. 5 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Capitolo 2 – GLI APPROFONDIMENTI SETTORIALI L’analisi di contesto condotta nel 2004 ha permesso da un lato di evidenziare le specificità della realtà produttiva emiliano-romagnola e, dall’altro, di sottolineare le emergenze ambientali su cui indirizzare l’impegno al miglioramento. Attraverso le indicazioni fornite è stato possibile indirizzare in maniera mirata le diverse attività progettuali volute dalla Regione Emilia-Romagna per la sostenibilità ambientale del territorio, il monitoraggio e la valutazione delle politiche ambientali, di cui l’insieme di iniziative per la promozione di tecnologie e sistemi di produzione a basso impatto ambientale fa parte. Nello specifico, l’analisi economica realizzata ha indicato quali sono i settori produttivi più importanti, sia a livello di intera regione che per le singole realtà provinciali. Essi rappresentano quindi il target delle analisi relative agli aspetti ambientali generati dai processi e alle soluzioni disponibili per conseguire un miglioramento di tali aspetti. Un ulteriore criterio per la scelta dei settori da trattare riguarda la presenza di documentazione tecnica di riferimento da utilizzare come fonte bibliografica. Gli ambiti di approfondimento trattati nel corso del 2005 e selezionati secondo le suddette indicazioni hanno riguardato i settori: agroalimentare nelle sue diverse componenti, tessile, calzaturiero e della lavorazione di prodotti minerari (calce e cemento). Alcuni comparti produttivi emersi come rilevanti nell’ambito di varie province (biomedicale, lavorazione del legno e produzione di mobili, ceramico) non sono stati oggetto di approfondimento durante il 2005 in quanto trattati da altri specifici progetti che hanno portato alla produzione di materiale di supporto per l’adozione delle migliori tecniche disponibili. Essi potranno essere affrontati in futuro così da poter effettuare anche un aggiornamento delle informazioni già presentate e poter quindi tener conto dell’evoluzione tecnologica intercorsa. Le realtà produttive delle province emiliano-romagnole e la selezione dei settori per le analisi di approfondimento del 2005 L’analisi dei dati economici caratterizzanti l’industria manifatturiera delle varie Province dell’EmiliaRomagna mette in luce l’importante ruolo rivestito ovunque dalle produzioni alimentari e metalmeccaniche. Vi sono poi alcune specificità produttive locali quali: - - la produzione di pelletteria e calzature nelle province di Forlì-Cesena, Rimini e Bologna; la fabbricazione di mobili in legno importante in quasi tutte le Province ma caratterizzata dalla concentrazione in veri e propri distretti industriali in alcuni ambiti (come nella zona di Modigliana nel forlivese); la produzione di piastrelle in ceramica svolta soprattutto nelle Province di Modena, ReggioEmilia e Ravenna (polo faentino); la realizzazione di componenti biomedicali nelle Province di Modena, Bologna e Rimini; le produzioni tessili per le Province di Modena e Reggio-Emilia. 6 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Settori rilevanti a livello provinciale (analisi su dati ISTAT 2001) Provincia Piacenza Parma Reggio Emilia Modena Bologna Forlì-Cesena Rimini Ravenna Ferrara Settori rilevanti • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • Specializzazione nel contesto provinciale metalmeccanico agro-alimentare legno e mobili energetico agro-alimentare metalmeccanico legno e mobili carta metalmeccanico agro-alimentare minerali non metalliferi abbigliamento e tessile legno e mobili carta metalmeccanico agro-alimentare minerali non metalliferi biomedicale abbigliamento e tessile carta energetico metalmeccanico agro-alimentare editoria e stampa biomedicale preparazione e concia cuoio carta legno e mobili energetico metalmeccanico agro-alimentare legno e mobili preparazione e concia cuoio abbigliamento metalmeccanico agro-alimentare legno e mobili abbigliamento preparazione e concia cuoio biomedicale editoria e stampa metalmeccanico agro-alimentare abbigliamento legno minerali non metalliferi metalmeccanico abbigliamento agro-alimentare legno • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • 7 Macchine utensili e di precisione Produzione salumi Fabbricazione porte e finestre Produzione e distribuzione energia elettrica Produzione formaggio, salumi e conserve Produzione macchine lavorazione alimentari Fabbricazione porte e finestre Fabbricazione articoli in carta/cartone Produzione macchine agricole Produzione formaggio e salumi Produzione piastrelle e lastre in ceramica Confezionamento vestiario Fabbricazione porte, finestre e mobili Fabbricazione pasta carta e articoli in carta/cartone Lavorazioni meccaniche Produzione formaggi e salumi Produzione piastrelle e lastre in ceramica Articoli in plastica e apparecchi elettromedicali Confezionamento vestiario fabbricazione articoli in carta/cartone Produzione e distribuzione energia elettrica Fabbricazione macchine automatiche ed elettriche Produzione formaggi e salumi Attività di editoria e stampa Articoli in plastica e apparecchi elettromedicali Fabbricazione borse e articoli di viaggio fabbricazione articoli in carta/cartone Fabbricazione porte, finestre e mobili Produzione e distribuzione energia elettrica Fabbricazione macchine Produzione carne e conserve Fabbricazione porte, finestre e poltrone Fabbricazioni parti e accessori per calzature Confezionamento vestiario Produzione macchine elaborazione legno Produzione carne e conserve Fabbricazione porte e finestre ed elementi per edilizia Confezionamento vestiario Fabbricazioni articoli da viaggio, borse e sellerie Fabbricazione articoli in plastica Attività di editoria e stampa Fabbricazione macchine Produzione carne e conserve Confezionamento vestiario Fabbricazione porte e finestre ed elementi per edilizia Produzione ceramica per usi domestici e ornamentali Fabbricazione macchine Confezionamento vestiario Produzione conserve Fabbricazione porte e finestre Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 I processi produttivi tipici del settore agro-alimentare e i relativi aspetti ambientali Come emerso dall’analisi dei dati economici, il settore agroalimentare riveste una grande importanza in Emilia-Romagna: numerose sono le imprese operanti in questo comparto in tutte le province e il settore è inoltre interessato da alcune produzioni di rilievo anche a livello nazionale (come il Parmigiano Reggiano e il prosciutto di Parma). Il settore agro-alimentare comprende una grande sfaccettatura di specifiche produzioni a seconda della materia prima lavorata, della tipologia di trasformazioni realizzate e delle caratteristiche del prodotto finito. Ciò rende utile un’identificazione più puntuale delle lavorazioni svolte e degli aspetti ambientali generati al fine di indirizzare in maniera più specifica l’individuazione delle idonee soluzioni di miglioramento ambientale. Con tale intento nel corso del 2005 è stato completato il quadro dei “tipici di settore” sviluppato l’anno precedente mediante la costruzione dei processi tipo delle varie componenti del settore agroalimentare, ovvero: - allevamenti bovini (che completa, assieme agli allevamenti suini e avicoli, l’analisi delle principali attività zootecniche regionali); - macellazione delle carni; - trattamento dei sottoprodotti di macellazione; - produzione di prosciutti e altri derivati; - produzione di formaggi; - produzioni ortofrutticole; - produzioni vitivinicole; - produzione di conserve; - produzione di pasta, pane e altri prodotti da forno. Oltre ad evidenziare i possibili margini di intervento mediante la mappatura degli aspetti ambientali caratterizzanti le diverse tipologie di processo produttivo, tale analisi di approfondimento può fornire indicazioni in termini di individuazione delle correlazioni tracciabili tra le pressioni ambientali peculiari di ciascun settore e la situazione ambientale di ogni contesto provinciale ove il settore opera. Da queste correlazioni è possibile trarre indicazioni per la pianificazione di interventi di miglioramento sia all’interno delle imprese che in ambito territoriale. Anche per i diversi processi produttivi del comparto agro-alimentare si è proceduto a ricostruire i diagrammi di flusso che associano alle singole fasi di lavoro i flussi (di materia ed energia) in ingresso ed in uscita, esplicitando così i fattori ambientali correlati alle diverse fasi di processo. I dettagli relativi agli specifici aspetti ambientali sono stati quindi analizzati per ogni fase di lavorazione riportata nei diagrammi di flusso: in apposita tabella sono state esplicitate le peculiari interazioni ambientali che ogni lavorazione di ciascun processo tipo genera con l’ambiente. I fattori ambientali che sono stati considerati sono: - consumo di materie prime, compreso l’impiego di sostanze pericolose; - consumi energetici; - consumi idrici; - emissioni atmosferiche; - produzione di rifiuti; - rumore; - scarichi liquidi; - odori; - contaminazione del suolo; - campi elettromagnetici; - traffico. 8 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 I processi produttivi tipo del comparto agro-alimentare, in forma di diagrammi di flusso, e le relative tabelle descrittive degli aspetti ambientali generati sono riportati nell’Allegato 1. Di seguito si riportano in sintesi gli aspetti ambientali caratteristici delle varie lavorazioni del settore agro-alimentare emersi dall’analisi dei vari processi tipo. Processi produttivi allevamenti: settore avicolo settore suinicolo settore bovino Aspetti ambientali Gli aspetti ambientali più rilevanti sono rappresentati dalle emissioni a contenuto ammoniacale e metanifero, che determinano anche problematiche di odori, derivanti dalle evacuazioni animali e la produzione di effluenti (liquami zootecnici) ad elevato carico di nutrienti. Lo spandimento dei liquami zootecnici è caratterizzato, oltre che dal rilascio di emissioni in atmosfera, da problemi di contaminazione delle acque superficiali e sotterranee. settore alimentare: macellazione trasformazione degli scarti di macellazione elaborazione dei salumi (prosciutti e insaccati) elaborazione delle conserve elaborazione dei formaggi ortofrutticolo vitivinicolo produzione di pasta, pane e altri prodotti da forno Gli aspetti ambientali più rilevanti sono rappresentati: dalla produzione di gas di combustione, di rifiuti organici, di rifiuti da imballaggio e di scarichi liquidi ad elevato contenuto di nutrienti; dai consumi idrici legati a diverse fasi di lavoro che impiegano acqua o vapore e alla pulizia degli ambienti di lavoro e delle attrezzature; dal consumo di combustibile per la produzione di vapore e riscaldamento delle acque in caldaia; dai consumi di energia elettrica per sistemi di refrigerazione e dall’impiego di varie sostanze pericolose (gas refrigeranti, detergenti, disinfettanti, sanificanti, prodotti per la lotta ai nocivi). Focus sulle correlazioni tra stati ambientali locali e impatti caratteristici dell’agro-alimentare Le lavorazioni agro-alimentari sono caratteristiche delle diverse realtà emiliano-romagnole e generano aspetti ambientali comuni a tutti i processi di produzione e trasformazione di beni alimentari. In particolare i processi del comparto agro-alimentare sono caratterizzati da: - - - - significativi consumi idrici, dettati dalle esigenze igieniche delle lavorazioni ma anche, in diversi casi, dall’utilizzo di acqua come ingrediente delle formulazioni alimentari; rilevanti consumi energetici sia in termini di energia termica prodotta mediante combustione in caldaia per le diverse operazioni di trattamento termico cui sono sottoposte le materie prime, sia in termini di energia elettrica richiesta, oltre che per il funzionamento dei macchinari, anche per le fasi di raffreddamento; una produzione importante di reflui per lo più derivanti da operazioni di lavaggio (delle materie prime, delle apparecchiature e dei locali) che contengono solidi sospesi, residui organici e residui delle sostanze utilizzate per la pulizia e la disinfezione; un considerevole rilascio di emissioni da processi di combustione; una significativa generazione di rifiuti (solidi e liquidi) a matrice organica, costituiti principalmente da parti di scarto, e di rifiuti da imballaggio (imballi che hanno contenuto materie prime o ingredienti e prodotti per la pulizia; sfridi dai processi di confezionamento dei prodotti); rischio di contaminazione del suolo e della falda in conseguenza delle operazioni di spandimenti dei reflui zootecnici o dei fanghi generati dai depuratori degli scarichi liquidi degli impianti alimentari. 9 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Tali aspetti contribuiscono a generare situazioni di criticità che si riscontrano in modo abbastanza diffuso su tutto il territorio regionale, quali: - abbassamento della falda a seguito dei prelievi di acque sotterranee; - scadente qualità dell’aria dovuta alla presenza di inquinanti prodotti da processi di combustione (NOx, SOx, polveri sottili); - necessità di trattamento di rifiuti di natura organica e derivanti da materiali di imballaggio; - fenomeni di inquinamento delle acque superficiali prodotti dall’elevato contenuto organico confluente nei corsi d’acqua recettori degli scarichi; - situazioni di acque sotterranee compromesse per effetto degli spandimenti al suolo di liquami e di fanghi organici. Queste considerazioni mettono in evidenza l’importanza di effettuare approfondimenti sulle possibilità di miglioramento ambientale dei processi agro-alimentari e di sviluppare iniziative di sostegno allo sviluppo di produzioni pulite in tale settore in quanto: - ci si rivolge ad un ampio insieme di imprese; - si può rispondere a problematiche ambientali diffuse e non specifiche solo di alcuni territori; - lo stato quali-quantitativo delle risorse naturali ha una grande influenza sulle necessità di processo e sulla qualità finale dei prodotti agro-alimentari e quindi la salvaguardia ambientale rappresenta un obiettivo primario anche per le imprese. L’attenzione del consumatore ad acquistare prodotti alimentari “di qualità”, anche in termini di sostenibilità ambientale oltre che di sicurezza igienico-sanitaria (come dimostrato dall’aumento negli acquisti dei prodotti biologici), incrementa l’importanza, per il comparto agro-alimentare, di adottare strategie di miglioramento ambientale che permettano di ottenere un risultato di “qualità totale”. Questa via può essere, quindi, la scelta vincente per aumentare la competitività dei prodotti emiliano-romagnoli. Le opzioni tecnico-gestionali di miglioramento La crescente importanza attribuita negli ultimi anni alla diffusione, presso le imprese, di metodi di produzione e tecnologie a minor impatto ambientale ha portato alla costituzione di diversi tavoli di lavoro tecnici, come quelli costituiti in sede europea e nazionale per l’applicazione della normativa sul controllo e la prevenzione integrati dell’inquinamento o quelli creati da organismi internazionali impegnati nella tutela ambientale (UNEP, U.S. EPA). Il lavoro svolto ha portato all’analisi delle situazioni in essere nel mondo produttivo ed alla verifica del profilo ambientale delle varie opzioni tecnologico-gestionali disponibili per i diversi settori, con la predisposizione di specifica documentazione utilizzabile come riferimento per l’analisi delle strategie di miglioramento ambientale adottabili da parte delle imprese operanti in Emilia - Romagna nei settori di maggior rilievo. Nei paragrafi successivi sono stati sinteticamente inquadrati i processi produttivi di ciascuno dei settori analizzati, i relativi aspetti ambientali e le opzioni tecnologiche e gestionali di miglioramento segnalate nei documenti di riferimento. I risultati di tali approfondimenti sono riportati in dettaglio nell’Allegato 2. Allevamenti bovini L’allevamento intensivo di bovini in Emilia-Romagna è finalizzato pressoché totalmente alla produzione di latte destinato all’industria casearia, dove, in termini di mole di produzione, primeggia il Parmigiano Reggiano prodotto nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna. 10 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Le operazioni svolte per l’allevamento di vacche da latte interessano principalmente la stabulazione degli animali e la gestione dei reflui mediante stoccaggio, trattamento e spandimento. Stabulazione degli animali Gli animali sono destinati a differenti aree di stabulazione in funzione del loro stadio vitale e/o fisiologico. Negli allevamenti bovini in particolare si ritrovano: - bovine in lattazione: rappresentano la stragrande maggioranza degli animali presenti in stalla essendo la parte produttiva. Si tratta di femmine adulte che vengono munte normalmente due volte al giorno per un periodo che inizia col parto e che dura in media quasi un anno (circa 300 giorni); - manze e bovine in asciutta: si tratta di bovine semiadulte (manze) o adulte che non producono latte in attesa di partorire e dunque di entrare in produzione; - vitelli: i maschi possono essere ingrassati in loco o venduti e macellati; le femmine sono vendute o allevate in stalla per diventare bovine da latte; - tori: negli allevamenti di maggiori dimensioni sono normalmente presenti dai due ai quattro tori per l’inseminazione naturale. Oltre alla sala parto e all’area in cui vengono tenuti i soggetti malati o feriti, due sono le aree particolarmente importanti in un allevamento di bovine da latte e cioè la sala mungitura (all’interno della quale le vacche entrano e si fermano in attesa che vengano posizionate e messe in funzione le mungitrici automatiche) e la sala del latte in cui l’alimento è versato all’interno di appositi contenitori e stoccato in dispositivi di refrigerazione (soprattutto nel periodo estivo) in attesa di venire trasferito, in breve tempo, alle aziende casearie. Gli edifici adibiti alla stabulazione dei bovini non richiedono particolari accorgimenti e molto spesso si tratta di tettoie aperte; gli animali giovani possono essere tenuti in edifici chiusi e quindi più riparati. Nei periodi estivi l’aumento di temperatura può comportare un calo della produzione di latte da parte delle bovine in lattazione e pertanto le zone dedicate alla loro stabulazione possono essere raffrescate con sistemi di ventilazione. Tradizionalmente la pavimentazione utilizzata nelle aree di stabulazione è costituita da materiale fessurato anche se la crescente attenzione che si sta ponendo al benessere animale ha portato a prediligere tipologie di pavimentazione più confortevole (con lettiera in paglia) nelle aree di riposo. L’alimentazione dei bovini è a base di foraggio fresco o secco e di concentrati in grado di sostenere l’intensa attività metabolica dell’animale da produzione. I concentrati contengono normalmente cereali (come mais, avena, orzo), leguminose (favino, pisello proteico), oleaginose (soia, girasole) oltre a farine di essenze foraggiere. Le sale adibite alla mungitura sono le aree sottoposte a pulizia più accurata (che viene fatta con sistemi meccanici o con getti d’acqua, seguita da sanificazione con soluzioni acquose di disinfettanti) e anche gli animali in produzione sono sottoposti a preliminare pulizia delle mammelle e degli zoccoli prima di essere ammessi in tali aree. Le zone con pavimentazione fessurata non sono oggetto di pulizia mentre nelle aree dotate di lettiera si procede periodicamente alla sua rimozione con sistemi meccanici. Stoccaggio, trattamento e spandimento dei reflui Letame e liquami sono i reflui prodotti negli allevamenti bovini. Il letame è costituito da liquame frammisto a paglia o altro materiale utilizzato come lettiera e si genera quindi nelle zone dotate di lettiera. Ha una consistenza palabile ed è normalmente asportato meccanicamente (mediante raschiatori, nastri trasportatori o sistemi con getti d’acqua1) 1 Sistema flushing: con un getto di acqua in pressione si rimuove il letame accumulato sulla pavimentazione e si genera un refluo che viene convogliato ad un decanter che separa la parte liquida, riutilizzata per successive rimozioni di letame dalle zone di stabulazione, e la parte solida che va all’area di stoccaggio(letamaia). 11 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 dalla stalla e trasferito alla letamaia costituita da un plateau di cemento. Non essendo comunemente protetta dagli agenti atmosferici e producendo dunque un percolato in conseguenza di dilavamento, la letamaia è normalmente provvista di un sistema di raccolta che convoglia questo refluo in una fossa biologica o alternativamente ad un lagone (un lago artificiale impermeabilizzato) o ad una vasca di contenimento dei liquami. I liquami hanno una consistenza non palabile e si generano nelle aree di stabulazione con pavimentazione fessurata e normalmente sono fatti defluire, per gravità, ad un lagone o pompati in una vasca di contenimento. La principale forma di trattamento dei reflui bovini consiste nel semplice stoccaggio; vi possono poi essere trattamenti di separazione della parte solida dalla parte liquida. Tutti gli impianti di stoccaggio di letame o liquami sono dimensionati in modo da permettere una maturazione sufficiente per una successiva utilizzazione agronomica: durante la maturazione si hanno reazioni chimiche che vanno a modificarne la composizione dei reflui e li rendono più adatti all’uso agronomico (diminuendone l’aggressività). Le attività di stabulazione e di gestione dei reflui proprie di un allevamento bovino richiedono come risorse in ingresso al processo (input): - consumi di materie prime costituite dagli alimenti destinati agli animali, dalla paglia usata per predisporre le lettiere in alcune aree di stabulazione e dagli additivi impiegati per il trattamento dei liquami; tra il materiale in ingresso si hanno anche alcune sostanze pericolose quali farmaci e ormoni, prodotti per la pulizia e la disinfezione, preparati per la lotta ai nocivi; - consumi energetici rappresentati dall’energia elettrica per il funzionamento delle varie attrezzature automatiche (ventilatori, sistemi di mungitura, frigoriferi, pompe, ecc.) e dal combustibile impiegato dai mezzi; - consumi idrici legati alle operazioni di abbeveramento degli animali e di pulizia dei locali (in alcuni casi anche il raffrescamento del latte munto viene fatto con sistemi ad acqua anzichè con dispositivi frigoriferi). Stabulazione e gestione dei reflui sono accompagnate dai seguenti rilasci nei vari comparti ambientali (output): - emissioni di ammoniaca, metano e altri gas rilasciate da letame e liquami. Tali emissioni diffuse comportano anche problematiche di odori. Si hanno poi anche le emissioni di gas di scarico dai motori dei mezzi; - produzione di rifiuti composti da liquami zootecnici, rifiuti animali (carcasse, placente, feti, etc.), imballaggi contenenti farmaci e farmaci scaduti, materiale per la pulizia (stracci, imballaggi disinfinfettanti, etc.) e lotta ai nocivi, rifiuti da manutenzione dei mezzi agricoli; - scarichi liquidi prodotti dalle operazioni di pulizia; - eventuale contaminazione del suolo da fenomeni di percolamento che interessano gli stoccaggi di letame. Le opzioni gestionali e tecnologiche adottabili dagli allevamenti intensivi di bovini per conseguire obiettivi di miglioramento ambientale riguardano: ¾ installazione di pannelli fotovoltaici per la generazione in loco di energia elettrica utilizzabile ai vari usi; ¾ sistemi volti a ridurre la quantità di liquami zootecnici da trattare (mediante separazione acque nere da acque grigie e scarichi civili, chiarificazione dei reflui e ricircolo della parte chiarificata); ¾ tecniche alternative per la lotta ai nocivi che consentono di evitare o ridurre il consumo di prodotti pericolosi; ¾ cura degli animali con prodotti fitoterapici o omeopatici in alternativa a farmaci di sintesi ed abbandono dell’uso di ormoni; 12 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 ¾ tecniche che interessano lo stoccaggio dei reflui per prevenire la contaminazione del suolo (mediante impremeabilizzazioni dei lagoni, raccolta del percolato dalle letamaie, periodica ispezione delle vasche per individuare fessurazioni che possono dare infiltrazioni nel suolo), contenere la problematica delle emissioni diffuse e degli odori (attraverso l’utilizzo di coperture) e sfruttare il liquame come fonte energetica (attraverso la produzione di biogas); ¾ sistemi per lo spandimento dei liquami e del letame nelle aree agricole volti a contenere il rilascio di emissioni di ammoniaca e metano (per i liquami: spargimento superficiale con sistema ombelicale semovente, spandimento raso terra in bande ristrette o con scarificazione del suolo, sistemi a iniezione; per il letame: interramento entro le 24-48 ore) o a prevenire fenomeni di ruscellamento e percolazione che determinano l’inquinamento delle acque. Vi sono poi indicazioni che riguardano miglioramenti del benessere animale, attraverso l’abbandono delle aree con pavimentazione in fessurato o passaggio alla stabulazione libera, e degli aspetti connessi all’alimentazione animale (attraverso la selezione delle materie prime, OGMfree o provenienti da coltivazioni agricole con basso o nullo consumo di fitofarmaci) con il conseguente collegamento all’alimentazione umana in relazione al consumo da parte dell’uomo dei prodotti derivanti dagli allevamenti. Macellazione delle carni Le principali attività di macellazione svolte trattano le carni rosse e il pollame. Di seguito si riportano in maniera sequenziale le fasi di lavoro, dal momento che sono per lo più analoghe, anche se alcune risultano pertinenti ad una sola tipologia di carni (es. spennatura per pollame, depilazione per suini, asportazione della testa e sezionamento per bovini, suini e ovini, scuoiatura per bovini e ovini): - ricevimento e stabulazione: al momento del ricevimento gli animali vengono puliti, lavati e sanificati e quindi sostano per alcune ore nelle zone adibite alla stabulazione prima della macellazione; - macellazione: dopo una docciatura gli animali sono sottoposti a stordimento tramite azione meccanica, elettrica o per soffocamento. Gli animali storditi sono poi appesi per gli arti inferiori e iugulati; - dissanguamento: avviene incidendo le arterie carotidee. Il sangue viene raccolto sul fondo della zona di dissanguamento ed allontanato per essere riutilizzato, almeno in parte, per fini alimentari o industriali; - scuoiatura (operazione che riguarda bovini e ovini): prima di passare alla scuoiatrice meccanica, la carcassa viene preparata tramite l’asportazione delle estremità degli arti, la legatura del retto, l’incisione della pelle a livello delle estremità e della testa. La scuoiatura meccanica avviene a strappo dall’alto verso il basso, con un sistema che consente l’arrotolamento della pelle; - scottatura/depilazione/spennatura (operazioni che riguardano suini e pollame): la scottatura ha lo scopo di ammorbidire le setole e le penne per facilitare la depilazione e la spennatura ed avviene per passaggio in un tunnel di docciatura con acqua calda. La depilazione riguarda solo i suini e avviene tramite l’utilizzo di rulli rotanti, mentre la spennatura riguarda il pollame e prevede l’uso di dischi rotanti; - eviscerazione: l’operazione avviene con l’ausilio di divaricatori per evitare la rottura dei prestomaci. L’eviscerazione comporta il distacco degli organi (polmonari, respiratori, digestivi) dell’animale dalla carcassa e il successivo allontamento; - asportazione della testa (operazione che riguarda le carcasse bovine, suine e ovine): viene fatta su apposite pedane ed è preceduta dalla chiusura dell’esofago; - sezionamento: nel caso di bovini e ovini si procede al taglio in “mezzene” (taglio in due lungo la colonna vertebrale tramite sega elettrica); per i suini dopo il sezionamento si procede allo “smontaggio a caldo” delle mezzene, per ottenere pezzi più piccoli; 13 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 - raffreddamento: le carcasse vengono raffreddate rapidamente per ridurre lo sviluppo di microbi, dopo di che possono essere inviate a sale di mantenimento (per le carni suine destinate alla produzione di prodotti tipici di salumeria) o al congelamento e successivo stoccaggio nelle celle frigorifere. Gli aspetti ambientali collegati ai processi di macellazione riguardano come consumo di risorse in ingresso (input): - consumo di acqua per le attività di lavaggio, docciatura, bagno d’acqua di stordimento; - consumo di energia elettrica per l’alimentazione di macchinari e celle frigorifere; - consumo di energia termica per riscaldamento e per produzione di vapore sterilizzante; • utilizzo di sostanze pericolose come detergenti e come refrigeranti; mentre la generazione di inquinanti in uscita (output) interessa prevalentemente: - emissioni di polveri; - scarichi delle acque di lavaggio (di animali e pavimenti) e delle acque di docciatura; - produzione di rifiuti (scarti di macellazione ovvero sangue non riutilizzabile a scopo alimentare, industriale o rendering, penne, visceri, testa e zampe). Le principali soluzioni tecniche per il miglioramento degli aspetti ambientali prodotti sono le seguenti: ¾ tecniche per la riduzione dei consumi energetici: sistemi di isolamento delle tubature e delle vasche contenenti acqua calda per prevenire dispersioni di calore, dispositivi di recupero di calore da fluidi caldi (condense o fumi), meccanismi per limitare i consumi di gas e di energia solo alle fasi di funzionamento attivo dei dispositivi (tramite ugelli erogatori di gas o interruttori sensibili); ¾ tecniche per la riduzione dei rifiuti: interventi sulla dieta degli animali, valorizzazione di alcune frazioni di rifiuto (pelli destinate alla concia e scarti organici per la produzione di biogas), utilizzo di sistemi di lavorazione a secco (per lo svuotamento di stomaci e visceri) che limitano la produzione di rifiuti liquidi; ¾ tecniche la riduzione dei consumi idrici: impiego di meccanismi che limitano l’erogazione dell’acqua alle effettive necessità (ugelli erogatori, sistemi temporizzati, fotocellule), sistemi di ricircolo, tecniche di lavaggio a secco; ¾ tecniche per il trattamento degli scarichi idrici: dispositivi di depurazione primaria (per filtrazione) alla fonte, sistemi di lavaggio a secco (per i cassoni, le tramogge e le pavimentazioni), contenimento dei residui organici che possono confluire in fognatura (sangue e contenuto di stomaci e visceri) mediante sistemi di recupero dei componenti valorizzabili o trattamenti a secco, trattamento di flottazione degli scarichi; ¾ tecniche per la riduzione delle emissioni atmosferiche: ventilazione forzata verso filtri di abbattimento e lavaggi a umido; ¾ tecniche per la riduzione del consumo di sostanze pericolose: utilizzo di disinfettanti non clorurati, sostituzione delle sostanze refrigeranti contenenti CFC con refrigeranti naturali (ammoniaca, CO2, miscele di idrocarburi). Trattamento dei sottoprodotti Lo scopo delle operazioni di trasformazione dei sottoprodotti da macellazione è il trattamento degli scarti animali finalizzato al loro riciclaggio nella produzione di alimenti zootecnici oppure al loro smaltimento tramite incenerimento. I materiali possono provenire da macellerie, supermercati, ristoranti, mattatoi, allevamenti, fattorie, fast food. Gli impianti di trasformazione possono anche essere integrati agli impianti di macellazione. Le operazioni di trasformazione dei sottoprodotti di macellazione si svolgono secondo le seguenti fasi: 14 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 - raccolta sottoprodotti: gli scarti della macellazione vengono raccolti e trasportati agli impianti di - fusione: l’impianto di trasformazione elabora, mediante processo di fusione, i materiali di - fusione; sottoprodotto (grasso, sangue, penne e piume, interiora, teste, zoccoli e carcasse) e li trasforma in sego, grassi e farine proteiche. La fusione può avvenire mediante un processo umido o un processo secco. Il processo umido prevede una fase di pressatura che separa le proteine dal grasso e dall’acqua. Le proteine umide finiscono in un essiccatore che produce la farina animale. L’emulsione di grasso e acqua passa in un decanter dal quale escono i solidi fini sospesi, che vengono inviati anch’essi ad essiccazione. Il processo secco prevede l’essiccazione del materiale fresco, nel quale il grasso fuso si separa dalle proteine; stoccaggio farine, a seguito delle operazioni di essiccazione e separazione; incenerimento: per i materiali non idonei alla produzione di farine (es. grassi fusi), si procede all’invio ad incenerimento. Gli aspetti ambientali collegati sono: consumi di energia termica nelle fasi di fusione (alimentazione forno) e incenerimento; emissioni atmosferiche di SO2, HCl, NOx e CO dagli inceneritori; scarichi liquidi legati alla raccolta di sottoprodotti (tenore in solidi sospesi organici) e alla fase di separazione (nel processo umido). Le principali soluzioni tecniche per la riduzione degli aspetti ambientali dei processi di trasformazione dei sottoprodotti di macellazione riguardano: ¾ tecniche per la riduzione dei consumi energetici: forno a stadi, riduzione della pezzatura delle alimentazioni, disidratazione preliminare del sangue, utilizzo di evaporatori a effetto singolo o multiplo, restrizione sulla tipologia di farine ammesse, inceneritori con letto fluido a circolazione, incenerimento in continuo; ¾ tecniche per la riduzione delle emissioni atmosferiche: inceneritori con letto fluido a circolazione, a letto fluido bollente o a tamburo rotante, restrizione sulla tipologia di farine ammesse, sistema di controllo della temperatura di combustione, post-combustione delle ceneri; ¾ tecniche per il trattamento degli scarichi idrici: utilizzo di materie prime scelte o conservate refrigerate, raccolta in continuo dei sottoprodotti. Produzione di prosciutti e insaccati La produzione dei prosciutti e altri prodotti a base di carne suina (salame, mortadella, culatello, coppa, ecc.) rappresenta uno dei settori caratterizzanti l’Emilia Romagna dal punto di vista dei prodotti tipici. A seconda del tipo di prodotto da realizzare si ha uno specifico processo produttivo; le fasi iniziali e finali di lavorazione dei vari prodotti sono però comuni ai diversi processi: al momento del ricevimento delle materie prime (carni suine fresche) viene sempre effettuata una operazione di controllo e selezione, seguita a volte da un lavaggio delle pezzature in ingresso che vengono poi stoccate in celle frigorifere in attesa di essere inviate alle linee di lavorazione; terminati i processi si ottengono prodotti finiti che possono essere confezionati (in sacchi di plastica o poliaccoppiati di categoria alimentare, eventualmente in condizioni di sotto vuoto o in atmosfera protettiva) prima di essere inviati alla distribuzione. In tutti i processi si ha poi una fase di lavaggio delle attrezzature utilizzate e dei locali, operazione necessaria a mantenere le condizioni di igiene richieste per la lavorazione di prodotti alimentari. In funzione della tipicità delle fasi di lavorazione realizzate per ottenere i vari prodotti si possono distinguere le linee del prosciutto crudo, del prosciutto cotto e degli insaccati (che a loro volta possono essere sia stagionati che cotti). 15 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Prosciutto crudo Le fasi di lavoro per la produzione di prosciutto crudo, che fanno seguito alla fase di ricevimento, selezione e stoccaggio delle materie prime, sono le seguenti: - Salagione: può avvenire tramite una macchina salatrice o un salatore (operatore manuale) che cosparge la coscia suina di sale. La salagione si realizza in 2 fasi, distanziate tra loro di circa una settimana. Tra la prima salatura e la seconda salatura le cosce vengono ripulite. Le cosce salate vengono poste su bilancelle e conservate in celle a temperatura controllata per circa 2 settimane; - Dissalatura, toelettatura e riposo: all’uscita dalle celle di secondo sale le cosce sono sottoposte a soffiatura e massaggiatura. Vengono poi asportate le parti superflue (estremità ossee, asperità della carne, grassi, cotenna). La fase di riposo dura circa 2 mesi e, al termine, le cosce subiscono un’operazione di rinvenimento, per il passaggio a temperatura ambiente; - Lavaggio, asciugatura e maturazione: la macchina lavatrice sottopone il prosciutto ad una doccia con acqua calda per la rimozione di patine o eventuali lieviti che possono essersi sviluppati sulla superficie. A questo punto le cosce vengono lasciate ad asciugare (a 14-28° C) in apposite celle (asciugatoi) per circa una settimana; - Sugnatura e stagionatura: i prosciutti vengono posti in locali di pre-stagionatura per un periodo di 2-3 mesi, durante i quali sono sottoposti a trattamenti di ossigenazione mediante l’apertura delle finestre, ogni qual volta le condizioni climatiche esterne sono favorevoli. Terminata la prestagionatura si procede alla sugnatura, che consiste nell’applicazione di uno strato di grasso di maiale che ammorbidisce e protegge la parte magra del prosciutto, consentendo a questo di continuare a perdere umidità. Il prosciutto così lavorato è quindi collocato nelle cantine per proseguire la stagionatura, per circa 6 mesi; - Campionamento e marchiatura: i prosciutti stagionati sono controllati e quindi sottoposti a marchiatura, dopodiché possono essere inviati al confezionamento. Prosciutto cotto Le carni suine destinate alla produzione dei prosciutti cotti, così come degli insaccati, subiscono un preliminare trattamento di disosso (asportazione delle ossa) e rifilatura (eliminazione del grasso, dei tendini e dei nervi). Seguono poi le seguenti lavorazioni: - Salagione e zangolatura: le carni diossate e rifilate vengono iniettate di salamoia (soluzione salina contenente anche aromi e altri ingredienti) mediante siringatrici multiaghi e quindi sottoposte a zangolatura che consiste in un massaggio vigoroso che agevola la distribuzione della salamoia e la coesione delle carni; - Cottura: per lo stadio di cottura il prosciutto viene posto all’interno di stampi metallici (che conferiscono la forma finale al prodotto) collocati in forni a vapore o direttamente in acqua calda; - Pressatura e raffreddamento: terminata la cottura i prosciutti vengono pressati per permettere alle varie parti di aderire bene tra loro. Si ha poi un passaggio di raffreddamento in celle frigorifere dove i prosciutti sostano per circa 24-48 ore; - Estrazione dagli stampi e toelettatura: i prosciutti sono estratti manualmente dagli stampi e quindi sottoposti a toelettatura mediante la quale sono eliminate le irregolarità e le deformazioni presenti eventualmente in superficie; - Formazione della patina protettiva: per proteggere il prodotto finito da degradazioni operate dal contatto della carne con aria si procede a formare una patina oleosa o di paraffina sulla superficie del prosciutto. Il prodotto può quindi essere inviato al confezionamento; - Pastorizzazione e raffreddamento: poichè le diverse manipolazioni effettuate sul prosciutto dopo la fase di cottura vanno a determinare un aumento della carica microbica superficiale, si rende necessario un trattamento di pastorizzazione effettuato sul prodotto confezionato. Al termine del trattamento termico, realizzato in autoclave, si procede ad un finale raffreddamento in celle frigorifere. 16 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Insaccati Come per la produzione di prosciutto cotto la fase di partenza della preparazione di insaccati è data dalla disossatura e rifilatura delle carni. Le lavorazioni successive, proprie della linea degli insaccati, consistono in: - Triturazione: mediante tritacarni si procede a triturare la carne e il grasso fino ad ottenere la dimensione desiderata che può essere più o meno fine a seconda dei prodotti; - Preparazione dell’impasto: le carni e il grasso sono impastate assieme agli altri ingredienti (sale, aromi, spezie e additivi); - Insaccamento: l’impasto viene inserito, mediante sistemi sottovuoto, in budelli naturali o artificiali; - Stagionatura: questa fase si compone di tre trattamenti diversi operati in sequenza, ovvero stufatura (durante la quale gli insaccati sono posti in ambienti ad elevata umidità e a temperature che possono andare da 18 a oltre 26°C), asciugatura (si ottiene una riduzione del contenuto di acqua dei prodotti) e stagionatura vera e propria (fase che dura da 4 a 8 settimane durante le quali i prodotti sono conservati ad una temperatura intorno ai 10-15°C). Per la produzione di insaccati cotti, come la mortadella, non vi è processo di stagionatura ma la fase di insaccamento è seguita da: - Cottura: avviene in stufe ad aria secca ed i tempi di cottura vanno da poche ore fino a un’intera giornata a seconda delle dimensioni dell’insaccato da cuocere; - Docciatura: il prodotto viene trattato con acqua fredda; - Stabilizzazione: la sosta finale in cella di raffreddamento consente al prodotto di stabilizzarsi. Gli aspetti ambientali caratterizzanti i processi di lavorazione delle carni suine per la produzione di prosciutti e insaccati riguardano, come input: - consumi di materie prime, ovvero carni suine e altri ingredienti (sale, sugna, spezie, aromi, additivi, ecc.), corde, oli e paraffine, budelli, materiali da imballaggio (materiale plastico o poliaccoppiato per alimenti), detergenti e disinfettanti; - consumi di energia elettrica, principalmente connessi con il funzionamento delle celle frigorifere oltre che di tutte le apparecchiature utilizzate per lavorazioni non manuali (compressori per l’aria, massaggiatrici, siringatrici, presse, essiccatori, marchiatrici, confezionatrici sottovuoto, ecc.); - consumi di metano o altro combustibile per il funzionamento delle caldaie adibite a termoregolazione dei locali, alla produzione di vapore o acqua calda impiegati in varie attività (lavaggi, cottura, stufatura); - consumi idrici per operazioni di lavaggio (delle materie prime, dei semilavorati, delle attrezzature e dei locali) e cottura (con vapore o acqua calda). I flussi inquinanti in uscita (output) rilasciati dai vari processi sono: - rumore generato dai gruppi frigo delle celle refrigerate, dai compressori per l’aria e dalle apparecchiature per le operazioni di disossatura e rifilatura, toelettatura, asciugatura, triturazione, pressatura, confezionamento e lavaggio; - rifiuti composti da scarti organici (carni scartate, ossa, tendini, ecc.), sale e materiali da imballaggio; - emissioni atmosferiche prodotte dalle caldaie; - scarichi liquidi consistenti nei reflui delle operazioni di lavaggio e di trattamento termico. Gli interventi di miglioramento dei processi di elaborazione di prosciutti e insaccati riguardano: ¾ il contenimento dei consumi energetici grazie ad efficaci sistemi di isolamento delle celle frigorifere, all’utilizzo di impianti refrigeranti ad alta efficienza, a sistemi di recupero del calore dai locali riscaldati e di recupero delle condense prodotte in caldaia; 17 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 ¾ la valorizzazione dei rifiuti prodotti attraverso la trasformazione dei rifiuti organici e il riutilizzo (interno o esterno) del sale di scarto; ¾ la sostituzione di sostanze pericolose (sostanze refrigeranti, detergenti, disinfettanti) con prodotti meno dannosi; ¾ il contenimento dei consumi idrici, e conseguentemente del volume dei reflui, derivanti dalle operazioni di lavaggio grazie all’impiego di macchine lavatrici con getti a bassa pressione; ¾ il miglioramento della qualità degli scarichi attraverso la periodica aspirazione del grasso che si accumula nelle vasche di decantazione dei reflui. Produzione di formaggi In Emilia-Romagna è prevalente la produzione di formaggi a pasta dura, tra cui il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano2. Gli elementi che differenziano la produzione delle varie tipologie di formaggio sono principalmente costituiti dalle condizioni di esercizio e non tanto dalle fasi di lavorazione che, ad eccezione della stagionatura che non si effettua per i formaggi freschi, si ritrovano in tutti i processi. La produzione di formaggio parte con la fase di raccolta del latte presso i singoli allevamenti ed il trasporto, con mezzi refrigerati, agli stabilimenti di lavorazione. Qui il latte viene per prima cosa filtrato per eliminare le impurezze e quindi lasciato in apposite vasche a bassa temperatura per consentire la rimozione della parte grassa che si accumula in superficie. La panna separata dal latte è gestita come sottoprodotto di lavorazione (diventa materia prima per altri processi del settore lattiero-caseario). Il latte sgrassato è successivamente trasferito nelle caldaie o botti, ovvero grossi recipienti riscaldati e sotto agitazione, dove si susseguono diverse lavorazioni. Prima di tutto si procede ad un trattamento termico del latte, necessario ad eliminare batteri nocivi o in grado di alterare le qualità del formaggio. Le condizioni di riscaldamento (temperatura massima e tempo di trattamento) variano da formaggio a formaggio; nel caso della produzione di grana padano o parmigiano reggiano si raggiungono le temperature più elevate. Si effettua quindi l’aggiunta di specifici fermenti lattici, differenti a seconda del tipo di formaggio da produrre3, e quindi del caglio che consente la coagulazione della caseina (principale proteina del latte) con conseguente formazione di una massa coagulata detta cagliata4. Per agevolare lo spurgo del siero dal coagulo si procede alla rottura della cagliata, attraverso sistemi meccanici automatici o manuali, in parti di dimensioni inversamente proporzionali alla durezza del prodotto finale che si vuole ottenere (più piccole saranno le parti in cui viene suddivisa la cagliata, quanto più siero verrà rimosso e tanto più duro sarà il formaggio prodotto). Sempre in caldaia la cagliata viene quindi lasciata riposare in condizioni di riscaldamento: ciò permette di espellere il siero e di cuocere contemporaneamente il coagulo. Una volta terminata la cottura si procede ad estrarre la cagliata e ad inserirla, in parti più o meno grandi a seconda della pezzatura finale del formaggio, all’interno di appositi contenitori (detti stampi) che conferiscono la forma finale al prodotto. Nel caso di formaggi a pasta filata la cagliata non viene posta in stampi ma inserita in apposite apparecchiature che effettuano la filatura. All’interno delle caldaie, dopo l’estrazione della cagliata, rimane la parte liquida (siero) che rappresenta un altro sottoprodotto del processo caseario. Esso viene filtrato e centrifugato per 2 Nel 2004 su 833 caseifici operanti in regione, 500 appartenevano ai consorzi del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano. 3 I batteri addizionati al latte principalmente sviluppano acido lattico e scindono le proteine del latte così da agevolare la successiva fase di sineresi (ovvero contrazione della cagliata ed espulsione del siero). Per i formaggi che presentano cavità interne si utilizzano batteri che sviluppano anche CO2. 4 Nel caso di formaggi freschi (es. a fiocchi) la coagulazione della caseina avviene principalmente ad opera dell’acido lattico. 18 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 estrarre parti valorizzabili (residui di panna e caseina5) e quindi gestito come sottoprodotto di lavorazione riutilizzabile per l’alimentazione animale. L’allontanamento del siero prosegue anche all’interno degli stampi contenenti la cagliata (dette forme) esercitando una pressione sulla cagliata che varia in funzione della tipologia di formaggio (ovvero è tanto più spinta quanto più dura sarà la pasta del formaggio). Per formaggi a pasta dura le forme vengono frequentemente ribaltate e pigiate per permettere di eliminare gran parte del siero e raggiungere la durezza voluta. Si procede poi alla salatura delle forme che può essere realizzata o mediante spargimento a secco del sale sopra alla cagliata completamente spurgata (sistema di salatura a secco) oppure attraverso immersione delle forme in vasche contenenti una soluzione acquosa di sale, detta salamoia (sistema di salatura a umido). Entrambi i sistemi di salatura possono essere usati anche per i formaggi molli o a pasta filata. Nel caso di formaggi a pasta dura o semi-dura l’operazione di salatura viene seguita dal posizionamento delle forme in camere calde che permettono l’asciugatura, nel caso siano state sottoposte a salatura a umido, oppure la semplice evaporazione del contenuto di acqua. La maturazione, o stagionatura, del formaggio fino alle caratteristiche finali desiderate, avviene lasciando le forme a riposare in locali con condizioni di temperatura e umidità controllate; ciò richiede il raffrescamento della zona di stagionatura nei periodi caldi e il riscaldamento in quelli freddi. Durante il periodo di stagionatura le forme sono sottoposte a periodica pulizia delle croste mediante sistemi abrasivi atti a rimuovere muffe superficiali ed impurità. Per verificare che la maturazione del prodotto abbia raggiunto il grado desiderato si procede ad un controllo, denominato espertizzazione, consistente nel battere la superficie del formaggio con apposito strumento e capire dal suono se è maturo. L’ultima fase del processo consiste nell’imballaggio del prodotto prima dell’invio alla fase di vendita. Il processo per la produzione di formaggio richiede, come input: - l’utilizzo di diverse materie prime (in primis latte ma anche fermenti lattici, caglio e sale) e di alcune sostanze per la pulizia dei locali, oltre che di vari materiali (ovvero stampi per la formatura, in alcuni processi più artigianali teli per l’estrazione della cagliata dalla caldaia, imballaggi); - l’impiego di energia elettrica per le fasi che richiedono refrigerazione delle materie prime (trasporto del latte dalle zone di mungitura al sito di lavorazione), dei semilavorati (affioramento e conservazione della panna, conservazione del siero) e dei prodotti (raffrescamento dei locali di stagionatura nei periodi caldi) nonchè per il funzionamento delle apparecchiature automatiche (sistemi di agitazione, filtrazione, centrifugazione, pulizia superficiale delle forme); - il consumo di combustibile per le fasi che richiedono calore (trattamento termico del latte, cottura del coagulo, asciugatura delle forme, riscaldamento dei locali di stagionatura nei periodi freddi) e per il funzionamento dei mezzi di trasporto; - il consumo di acqua per alcuni sistemi di raffreddamento, per la preparazione della salamoia nella salatura a umido e per le operazioni di lavaggio delle apparecchiature e dei locali. 5 La caseina recuperata dal siero può trovare variegati impieghi, dalla produzione di latte in polvere all’utilizzo nell’industria cosmetica. 19 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Gli output generati dal processo riguardano: - scarichi liquidi prodotti nella fase di affioramento della panna (acque di raffreddamento di circuiti a perdere), durante lo spurgo del siero dalla cagliata messa in forma, dallo svuotamento delle vasche della salamoia e nelle operazioni di lavaggio delle apparecchiature e dei locali; - emissioni atmosferiche da combustione rilasciate dai generatori di vapore, dai sistemi di riscaldamento dei locali e dai mezzi di trasporto; - rumore emesso da alcune apparecchiature (filtri e centrifughe) e dai mezzi di trasporto durante la consegna del latte e la spedizione dei prodotti; - rifiuti consistenti in residui estratti dal latte durante la filtrazione, residui di cagliata che rimangono nelle caldaie al termine delle lavorazioni, fanghi contenenti sale prodotti dalla pulizia delle vasche della salamoia, polveri prodotte dalla pulizia delle forme in stagionatura. Relativamente al processo per la produzione del formaggio le soluzioni tecnologiche e gestionali che permettono di conseguire miglioramenti ambientali interessano principalmente: ¾ il recupero e valorizzazione del siero, principale scarto di lavorazione, sia nell’alimentazione animale che per la produzione di altri alimenti o sostanze sia per la produzione di biogas; ¾ il contenimento delle emissioni da combustione mediante impiego di tecnologie ad alto rendimento che consentono anche una riduzione dei consumi di carburante; ¾ la diminuzione del carico organico contenuto nei reflui di processo sia attraverso prassi atte a ridurre le predite di liquidi nelle aree di stoccaggio e nei locali di lavorazione, sia ricorrendo a sistemi di pulizia a secco, sia mediante meccanismi di depurazione per la rimozione delle parti solide presenti negli scarichi; ¾ la sostituzione di sostanze pericolose utilizzate nei circuiti di raffreddamento con sostanze a minore pericolosità. Produzioni ortofrutticole Le aziende del settore ortofrutticolo si occupano sostanzialmente di confezionare prodotti ortofrutticoli freschi e di immetterli sul mercato. Il processo si compone quindi di poche e semplici attività. Le merci in ingresso vengono pesate e quindi stoccate in celle frigorifere6 in attesa di essere sottoposte ad attività di selezione, pulizia e confezionamento. Si possono avere anche merci che vengono inviate alla destinazione finale direttamente in bins, ovvero non confezionate. I prodotti in attesa di essere spediti ai clienti sono nuovamente stoccati in celle refrigerate al fine di evitare fenomeni di degradazione. Come attività collaterale specifica si effettua il periodico lavaggio dei bins (contenitori adibiti allo stoccaggio e alla movimentazione delle merci sfuse). I processi ortofrutticoli richiedono come input: - consumi di materie prime, ovvero di prodotti ortofrutticoli e di materiali da imballaggio oltre che di alcune sostanze pericolose quali sostanze refrigeranti per le celle frigo e prodotti per la pulizia dei bins; - consumi energetici, principalmente legati ai sistemi di refrigerazione per gli stoccaggi e alle linee di confezionamento nonchè al funzionamento dei mezzi di trasporto; - consumi idrici per le operazioni di scarico delle merci con ausilio di acqua e per il lavaggio delle merci e dei contenitori. I flussi inquinanti che si generano dalle lavorazioni svolte (output) interessano: - scarichi liquidi provenienti dalle attività di scarico delle merci con acqua e di lavaggio; 6 In alcuni casi le celle frigo sono mantenute ad atmosfera controllata medianti adsorbitori di anidride carbonica e apparecchi per il controllo dell’ossigeno. 20 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 - - rifiuti costituiti principalmente da materiale di imballaggio e sfridi, prodotti sia dalla fase di ricevimento delle materie prime che dalle operazioni di confezionamento, e da fanghi generati dalla spazzolatura delle materie prime (gli scarti prodotti dalle fasi di cernita non diventano un rifiuto in quanto trovano collocazione nell’industria di trasformazione per la produzione di succhi di frutta, puree, conserve e alcool); emissioni sonore generate dai compressori delle celle frigo e dai motori dei mezzi di trasporto; emissioni atmosferiche rilasciate dai mezzi di trasporto (gas di scarico). Le soluzioni tecniche e tecnologiche che possono essere adottate per migliorare gli aspetti ambientali del settore ortofrutticolo riguardano: ¾ sistemi volti a ridurre il consumo di acqua (e conseguentemente dell’energia elettrica per il pompaggio dell’acqua stessa) sia durante lo scarico dei prodotti (svuotatori di casse a secco) sia nelle fasi di lavaggio delle merci mediante un preciso controllo dei flussi idrici, un’erogazione di acqua strettamente connessa alle necessità, l’impiego di lavaggi multistadio in contro corrente, il ricircolo delle acque reflue; ¾ sistemi per contenere il consumo energetico delle fasi di stoccaggio in celle refrigerate attraverso l’installazione di refrigeratori ad alta efficienza o il miglioramento dell’isolamento termico delle celle (soluzione che genera benefici anche in termini di impatto acustico); ¾ sostituzione, negli impianti di refrigerazione, dei gas lesivi dello strato di ozono con altre sostanze; ¾ utilizzo di detergenti a basso impatto per le operazioni di pulizia; ¾ valorizzazione degli scarti ortofrutticoli mediante loro invio all’industria di trasformazione per la produzione di altri prodotti alimentari; ¾ impiego di materiali da imballaggio riutilizzabili, riciclabili o biodegradabili. Produzioni vitivinicole Nell’ambito delle produzioni agroalimentari sicuramente il vino ricopre una posizione di rilievo che negli ultimi anni è andata consolidandosi grazie ad un mercato sempre più attento a questo prodotto. Le lavorazioni del settore vitivinicolo sono sostanzialmente composte, oltre che dalla fase primaria di produzione delle uve, dalla fase di vinificazione con cui il succo d’uva estratto dagli acini si trasforma in vino mediante il processo di fermentazione e dalla successiva fase di imbottigliamento. Il processo di vinificazione e gli specifici trattamenti effettuati su mosto e vino variano a seconda della tipologia di vino da produrre: la produzione di vino rosso richiede un processo che consenta ai pigmenti presenti sulle bucce delle uve di passare nel mosto e ciò si ottiene facendo fermentare il mosto assieme alle bucce; nel caso del vino bianco invece è necessario limitare il contenuto di sostanze che possono subire processi ossidativi generando fenomeni di imbrunimento e pertanto la vinificazione in bianco prevede l’immediata separazione delle frazioni solide dal mosto; i vini novelli sono ottenuti con un sistema che accelera le fasi di trasformazione del mosto in vino (mediante macerazione dell’uva con anidride carbonica)7; i vini frizzanti si ottengono effettuando la fermentazione del mosto in contenitori chiusi (autoclavi) che fanno si che l’anidride carbonica 7 Dopo la fase di macerazione carbonica, consistente nell’inserire i grappoli interi di uva in vasche di macerazione colme di anidride carbonica e nel lasciarveli per il periodo necessario allo sviluppo di processi autofermentativi che avvengono all’interno degli acini, viene effettuata la fase di pigiatura, deraspatura e sgrondatura e quindi la produzione del vino novello segue le lavorazioni proprie della vinificazione in rosso. Trattandosi di un prodotto da consumarsi entro breve tempo dalla produzione, non è previsto alcun periodo di invecchiamento. 21 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 generata dal processo di fermentazione (che trasforma lo zucchero in alcool) rimanga disciolta nel vino. Più nel dettaglio il processo di vinificazione prevede, dopo lo scarico dell’uva raccolta presso i siti di produzione e sua movimentazione all’impianto di lavorazione, la fase di pigiatura, ovvero pressatura dell’uva che permette la fuoruscita del mosto, e diraspatura con cui si ottiene la rimozione dei raspi (parte legnosa dei grappoli di uva). Nel caso della vinificazione in bianco si procede quindi alla fase di sgrondatura con cui il mosto viene separato da vinacce (bucce) e vinaccioli (semi). Tale operazione può essere effettuata sia per semplice percolazione del mosto su una griglia che trattiene le parti solide oppure attraverso sgrondatori meccanici. Prima di procedere con la fermentazione il mosto può essere sottoposto a diversi trattamenti e correzioni con cui se ne vanno a migliorare le caratteristiche. Come trattamenti del mosto si possono avere: operazioni di chiarificazione8 per assorbimento delle sostanze in sospensione e successiva separazione mediante filtrazione o centrifugazione9; aggiunta di anidride solforosa (sotto forma gassosa, liquida o solida) che svolge funzioni antiossidanti, antisettiche, di selezione dei lieviti, di solubilizzazione dei pigmenti presenti nelle bucce (nel caso della vinificazione in rosso) e di chiarificazione in quanto agevola la precipitazione delle sostanze colloidali; eventuale termocondizionamento, mediante raffreddamento. Le correzioni possono riguardare il grado zuccherino (mediante tagli con altri mosti di idonee caratteristiche o aggiunta di mosto concentrato), l’acidità (modificabile attraverso aggiunta di acido tartarico o più raramente citrico), il colore e la quantità di tannino (parametri modificabili variando il tempo di contatto mosto-vinacce o effettuando dei tagli con altri mosti)10. Il mosto è quindi addizionato con lieviti e lasciato a fermentare. Terminata la fase cosiddetta di fermentazione tumultuosa in cui si liberano dal processo di digestione degli zuccheri grandi quantità di anidride carbonica, si procede con la fase di svinatura: essa consiste nella separazione del vino appena prodotto dalla fermentazione del mosto (detto vino fiore) dalle fecce (costituite da lieviti morti, sostanze coagulate o colloidali, sali precipitati) e dalle vinacce (ancora presenti nel caso della vinificazione in rosso). Il vino rosso purificato è sottoposto ad un successivo passaggio di fermentazione durante la quale, oltre ad una ulteriore digestione degli zuccheri ancora presenti, si ottiene anche la trasformazione dell’acido malico in acido lattico con miglioramento delle caratteristiche organolettiche del prodotto. Conclusa anche la fermentazione malo-lattica si procede alla maturazione del vino. Il vino bianco viene invece direttamente travasato nei contenitori adibiti alla maturazione (in acciaio inossidabile, vetroresina o cemento) in cui il vino è lasciato a riposare per un certo periodo di tempo. Al termine del periodo di maturazione il vino può subire alcuni trattamenti volti alla correzione e/o alla stabilizzazione delle sue caratteristiche qualitative: - correzione del titolo alcolimetrico mediante refrigerazione e allontanamento dell’acqua ghiacciata (con conseguente concentrazione della componente alcolica) oppure mediante taglio con vini a maggior grado alcolico; - correzione dell’acidità attraverso aggiunta di acido tartarico (per aumentare il grado di acidità) o di sali (per ottenere una precipitazione di tartrati e quindi una riduzione di acidità); - correzione del colore tramite tagli con vini a più intensa colorazione o trattamento con carbone vegetale per rimuovere parte dei pigmenti presenti; - correzione del tannino mediante taglio o aggiunta di tannino estratto dal legno; 8 La chiarificazione rimuove sostanze in soluzione o in sospensione che potrebbero comportare intorbidimento del vino. La filtrazione può avvenire per alluvionaggio, tramite filtrine o mediante sistemi a membrana. 10 Le correzioni mediante taglio con altri mosti sono dette anche operazioni di arricchimento. 9 22 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 stabilizzazione ottenibile mediante chiarificazione del vino (realizzata rimuovendo le sostanze indesiderate sia tramite assorbimento che mediante precipitazione, agevolata anche da trattamenti di refrigerazione, e procedendo quindi ad operazioni di filtrazione o centrifugazione), rifermentazione (con aggiunta di mosto e lieviti) e pastorizzazione. Effettuati questi trattamenti il vino bianco è pronto per essere imbottigliato mentre il vino rosso viene solitamente destinato ad un periodo di invecchiamento in botti di rovere di varie dimensioni prima di essere imbottigliato. - Il processo di imbottigliamento può prevedere una fase preliminare di filtrazione sterilizzante funzionale a prevenire la formazione di microrganismi indesiderati. Prima di procedere con l’inserimento del vino in bottiglia i contenitori devono essere sottoposti a idoneo lavaggio. E’ importante, per una buona conservazione del vino, limitare i fenomeni ossidativi che possono avvenire in bottiglia ad opera dell’ossigeno presente nello spazio di testa. Se prima di tappare le bottiglie si procede ad una colmatura dello spazio di testa con gas inerti oppure ad una aggiunta di anidride solforosa si può aumentare la stabilità del vino imbottigliato. Il confezionamento primario viene finito avvolgendo i tappi con apposite capsule (e con gabbie nel caso di vini frizzanti) ed etichettando le bottiglie. Ciascuna lavorazione svolta, in funzione delle sostanze e delle tecnologie normalmente impiegate, genera specifici aspetti ambientali. Essi riguardano in termini di input: - consumi di materie prime (uva ma anche mosti e vini per i tagli; lieviti; ingredienti – acido tartarico o citrico, sali, tannino - addizionati per correggere le caratteristiche di mosto e vino), sostanze per il trattamento di mosto e vino (SO2, assorbenti, filtri, agenti precipitanti, carbone vegetale) e materiali (botti in rovere per l’invecchiamento dei vini rossi; bottiglie, tappi, capsule, gabbie, etichette e altri materiali da imballaggio); - consumi energetici in termini di combustibile (per l’alimentazione dei mezzi di trasporto e per i trattamenti termici di pastorizzazione del vino) e di energia elettrica per il funzionamento dei macchinari utilizzati (pigiatrici, deraspatrici, sgrondatori meccanici, gruppi frigo, centrifughe, pompe, sistemi di agitazione, imbottigliatrici); - consumi di acqua per il lavaggio delle aree di lavoro, delle attrezzature e delle bottiglie. L’analisi dei flussi in uscita (output) mette in luce come aspetti ambientali: - rifiuti organici (quali raspi, vinacce e vinaccioli, fecce, residui da processi di chiarificazione e filtrazione, carbone vegetale esausto), botti vecchie, imballi inutilizzabili e sfridi in vetro, plastica e carta e cartone; - emissioni atmosferiche composte, oltre che dai gas di scarico dei mezzi che trasportano le materie prime, da gas rilasciati durante il processo di vinificazione (CO2 prodotta dalla fermentazione, SO2 addizionata a mosti e vini, gas di combustione legati ai trattamenti termici di pastorizzazione); - rumore dovuto al funzionamento dei mezzi di trasporto e dei macchinari utilizzati (centrifughe, gruppi frigo, imbottigliatrici); - scarichi liquidi derivanti dalle pulizie delle bottiglie, delle attrezzature e degli ambienti di lavoro. Le principali strategie di miglioramento indicate dai documenti analizzati per il settore riguardano soprattutto il riutilizzo di alcuni elementi di scarto del processo produttivo, ma interessano anche aspetti legati alla produzione di reflui liquidi e ai consumi idrici da operazioni di lavaggio. In particolare, le principali BAT identificate per i diversi processi tipo sono state: ¾ per la vinificazione: - valorizzazione degli scarti – raspi, vinacce e vinaccioli – come materie prime seconde di altri processi produttivi (distillerie, produzione di olio, estrazione di enocianina, ecc.) e dei residui organici – principalmente fecce - come ammendanti utilizzabili in agricoltura; - adozione di sistemi volti a consentire il riutilizzo degli agenti utilizzati per la chiarificazione; 23 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 recupero del bitartrato contenuto nelle soluzioni alcaline generate dal lavaggio dei contenitori e delle apparecchiature dove avviene la precipitazione e la separazione delle sostanze presenti all’interno del vino in soluzione o sospensione. Tale trattamento, oltre a realizzare il recupero di un prodotto valorizzabile, consente di controllare il pH delle acque di scarico; - riduzione dei consumi idrici per le operazioni di lavaggio mediante uso di sistemi high pressure - low volume e/o sistemi di prelavaggio e lavaggio a secco delle aree di lavoro; - miglioramento della qualità degli scarichi finali attraverso grigliati o dispositivi di protezione dei tombini atti ad evitare la confluenza in fognatura dei residui più grossolani e bioreattori a membrana per la depurazione biologica degli scarichi; - uso di gas refrigeranti potenzialmente meno pericolosi per la distruzione dell’ozono (ammoniaca, freon R134); - uso di sistemi filtranti in grado di allungare la durata di assorbimento dei materiali (inversione di flusso) e ridurre i passaggi di lavaggio dei filtri; - installazione di barriere di verde (siepe/alberi) sul perimetro aziendale per ridurre l’impatto acustico delle attività di carico e scarico; ¾ per l’imbottigliamento: - depurazione (mediante filtrazione e sedimentazione) dell’acqua di lavaggio delle bottiglie e suo riutilizzo; - utilizzo di sistemi di lavaggio bottiglie multi-stage che permettono una riduzione nel consumo di tensioattivi; - selezione di imballaggi disegnati per essere riutilizzati. - Produzione di conserve Il settore conserviero comprende tutti i processi di trasformazione di materie prime alimentari (ortaggi, frutta, funghi, formaggio, carni) funzionali a produrre elaborati con caratteristiche di minor deperibilità rispetto al prodotto fresco (definite genericamente conserve11). Indipendentemente dal tipo di materia prima utilizzata e del prodotto da produrre i diversi processi di lavorazione si possono suddividere in alcune macrofasi sempre presenti, ovvero: - conferimento delle materie prime e stoccaggio; - cernita e pretrattamento; - lavorazione e riempimento; - imballaggio e quarantena; - distribuzione. Il tipo di conferimento delle materie prime dipende dalla deperibilità delle stesse e dalla distanza tra luogo di produzione e luogo di trasformazione: nel caso non ci siano problemi di degradazione le materie prime giungono grezze agli impianti di lavorazione e mediante mezzi di trasporto con cassoni non condizionati; diversamente possono essere usati mezzi con sistemi refrigerati oppure le materie prime possono essere sottoposte a preventivi trattamenti adibiti ad aumentarne la conservazione prima della trasformazione (immersione in salamoia, disidratazione ed essiccazione). Anche le condizioni di stoccaggio variano in funzione del tipo di materia prima in ingresso: ortaggi e frutta freschi sono stoccati solitamente all’aperto e vengono lavorati nel minor tempo possibile così da ridurre al minimo fenomeni di degradazione; i prodotti freschi più facilmente deperibili (come formaggi e carni) sono conservati in celle refrigerate (frigo o freezer) fino alla lavorazione; le materie prime pretrattate giungono confezionate e possono essere stoccate, anche in aree esterne, per tempi più lunghi. 11 Si tratta di marmellate; succhi di frutta; frutta sciroppata; conserve di pomodoro; sughi di vario tipo; creme; ortaggi sott’olio, sott’aceto o in salamoia; ecc. 24 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Il primo passaggio dei processi per la produzione di conserve consiste in operazioni di cernita e lavaggio: in alcuni casi si esegue prima il lavaggio e quindi la cernita (soprattutto nei casi in cui si effettui una cernita in automatico con sistemi ottici che potrebbero essere tratti in inganno da impurezze presenti sulla superficie di ortaggi o frutta) mentre in altri casi viene sottoposta a lavaggio solo la materia prima selezionata. Una volta completata la selezione delle merci che presentano le caratteristiche desiderate si procede con una serie di lavorazioni cosiddette di pretrattamento, ovvero che permettono di ottenere dei semilavorati che possano poi essere sottoposti alle lavorazioni vere e proprie con cui si ottiene la conserva. I pretrattamenti consistono sostanzialmente in: dissalatura per le materie prime conservate in salamoia; idratazione per le materie prime liofilizzate o essiccate; eliminazione delle parti di scarto da frutta e verdura (spellatura o sbucciatura, denocciolatura, rimozione semi e torsoli); sminuzzamento (taglio, triturazione, macinazione, estrusione) per ottenere particolati o puree più o meno fini e succhi. Poiché le materie prime sminuzzate sono più esposte a fenomeni di degradazione, si effettuano lavorazioni volte a preservarne lo stato fino alle operazioni successive: trattamenti termici a base di vapore (scottatura) sono quelli maggiormente utilizzati ma si effettuano anche trattamenti di acidificazione per abbassare il pH di alcuni prodotti così da evitare lo sviluppo di determinati batteri dannosi. Lo stadio di lavorazione si compone delle operazioni di aggiunta ingredienti, cottura e concentrazione (per ottenere una riduzione del contenuto di acqua); tali operazioni sono realizzate singolarmente o in combinazione tra loro a seconda del prodotto da ottenere12. Nel caso di conserve composte, ovvero costituite da più di un ingrediente, dopo aver ridotto la materia prima nelle condizioni desiderate, si procede all’aggiunta degli altri ingredienti previsti dalla formulazione (come ad esempio condimenti). Relativamente alla produzione di conserve di frutta allo sciroppo o al naturale, di sott’olio, sott’aceto o prodotti in salamoia, l’aggiunta degli altri ingredienti (che vanno a formare il cosiddetto liquido di governo, ovvero la parte liquida delle conserve) sono aggiunti direttamente dentro alle confezioni dove è stata precedentemente inserita la materia prima. Terminati i passaggi di lavorazione si procede con la fase di riempimento durante la quale i preparati sono inseriti negli imballaggi primari precedentemente lavati e sanitizzati. Poichè l’ossigeno presente nell’aria è causa di degradazione degli alimenti, durante la fase di riempimento sono applicate varie tecniche volte ad evitare che permanga ossigeno dentro alle confezioni. Questo risultato può essere ottenuto procedendo ad un riempimento sottovuoto oppure mediante exaustaggio con cui l’ossigeno viene completamente sostituito da vapore acqueo. Riempite le confezioni si procede con la loro chiusura e con l’eventuale lavaggio delle confezioni piene e chiuse. Per garantire la conservazione dei preparati ottenuti è necessario sottoporli ad un trattamento termico di pastorizzazione o sterilizzazione (a seconda della tipologia di prodotto e della durata di conservazione). Questa operazione, consistente in un riscaldamento del prodotto a temperatura più o meno elevata e per più o meno tempo mediante impiego di acqua calda o vapore, può essere effettuata prima o dopo il riempimento delle confezioni (solitamente nel caso di conserve di consistenza omogenea e piuttosto liquida il trattamento termico si realizza prima del riempimento all’interno di fasci tubieri in cui circolano, in sezioni separate, il prodotto e l’elemento riscaldante; per conserve di composizione grossolana il trattamento termico si realizza invece sul prodotto confezionato). 12 Nel caso della produzione di concentrato di pomodoro, ad esempio, la lavorazione consiste nella sola fase di concentrazione; nel caso della preparazione di sughi la lavorazione è data dalla miscelazione dei vari ingredienti e dalla successiva cottura; nel caso della frutta sciroppata la lavorazione consiste nella miscelazione degli ingredienti che costituiscono lo sciroppo e nell’aggiunta dello sciroppo ai pezzi di frutta; nel caso delle marmellate la lavorazione è data dall’aggiunta dello zucchero, dalla cottura della frutta dolcificata e dalla concentrazione del preparato. 25 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Il prodotto confezionato viene sottoposto a imballaggio funzionale al suo imbancalamento per un determinato periodo (definito quarantena) necessario a verificare che non si sviluppino fenomeni degradativi del prodotto che possono aversi in caso di contaminazione delle confezioni, cattivo trattamento termico e altri difetti di produzione. Trascorso il periodo di quarantena si procede a depallettizzazione e a controllo delle confezioni con scarto del prodotto eventualmente degradato. Il prodotto che supera il controllo viene nuovamente pallettizzato per poter essere spedito ai clienti. Trattandosi di processi di trasformazione di prodotti alimentari destinati all’alimentazione umana all’interno del processo conserviero rivestono un ruolo importante anche le operazioni di lavaggio degli impianti e dei locali, nonché i trattamenti volti ad evitare o combattere eventuali infestazioni di animali dannosi attratti dalle derrate alimentari presenti. Le varie attività che compongono il processo per l’elaborazione di conserve alimentari richiedono i seguenti flussi in ingresso: - consumo di materie prime, che comprende: tutti i prodotti alimentari lavorati (ortaggi, frutta, funghi, carni, formaggio) e gli ingredienti ad essi addizionati (condimenti, acidificanti, conservanti, ecc.); i materiali di imballaggio e alcune sostanze pericolose (inchiostri e colle) impiegati per il confezionamento; diverse sostanze pericolose utilizzate per le operazioni di lavaggio (detergenti, disinfettanti), per la protezione degli imballaggi che vengono in contatto con l’acqua (disincrostanti, brillantanti), per la sanitizzazione delle acque (ipoclorito di sodio), per alcuni processi di tipo chimico (pelatura con soda), per la lotta ai nocivi (topicidi, ecc.), per la refrigerazione (gas refrigeranti); - consumi idrici richiesti: dalle operazioni di lavaggio delle materie prime, degli impianti e dei locali; dalla produzione di vapore; dai trattamenti termici effettuati con acqua calda e dai processi di raffreddamento con acqua fredda; da alcune lavorazioni delle merci (dissalatura delle materie prime in salamoia e idratazione delle materie prime essiccate o liofilizzate); dalla preparazione dei formulati che comprendono anche acqua nella ricetta o dalla preparazione di liquidi di governo; - consumi energetici consistenti in energia elettrica per il funzionamento delle varie apparecchiature che effettuano le lavorazioni, in combustibile impiegato dalle caldaie per la produzione di vapore o acqua calda, in combustibile usato per alimentare i mezzi di trasporto. Come flusso di inquinanti in uscita i processi conservieri producono: - rifiuti composti da: residui alimentari provenienti principalmente dalla cernita, dalla eliminazione delle parti di scarto (bucce, pelli, semi, torsoli, ecc.), dalle operazioni di riempimento delle confezioni e dai controlli effettuati dopo la quarantena dei prodotti finiti; materiale da imballaggio; rifiuti solidi prodotti da sistemi di pulizia a secco; - scarichi liquidi derivanti dalle varie operazioni di lavaggio con acqua e dalle lavorazioni effettuate con acqua a perdere o con vapore che si trasforma in condensa (principalmente trattamenti termici e stadi di raffreddamento); - emissioni atmosferiche composte per la maggior parte da scarichi di vapore ma anche da componenti volatili e particolato derivanti dalle materie prime lavorate, nonché da gas di combustione generati dalle caldaie e gas di scarico degli automezzi; - rumore prodotto da alcune lavorazioni particolarmente rumorose (rimozione parti di scarto, sminuzzamento, concentrazione, confezionamento). I possibili miglioramenti ambientali applicabili al processo di produzione di conserve alimentari interessano: ¾ i consumi idrici che possono essere ridotti attraverso l’adozione di: sistemi per la regolazione dei flussi di acqua per adattarli alle reali esigenze di lavorazione; sistemi di lavaggio in controcorrente che permettono il riutilizzo delle acque di lavaggio attraverso vari stadi prima dello scarico; sistemi di ricircolo delle acque reflue dove non si presentino problematiche di 26 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 ¾ ¾ ¾ ¾ ¾ igiene; tecniche di pulizia e lavorazione a secco in sostituzione di processi a umido; tali soluzioni comportano miglioramenti anche per quanto riguarda gli scarichi liquidi poiché ne vanno complessivamente a diminuire il volume (i sistemi di lavorazione e pulizia a secco comportano anche una riduzione degli inquinanti scaricati nei reflui); i consumi energetici (relativamente al consumo di combustibile per il funzionamento delle caldaie) e le emissioni atmosferiche costituite da gas di combustione per i quali si possono conseguire obiettivi di riduzione mediante: tecnologie che aumentano il rendimento di combustione; sistemi di recupero delle condense; sistemi di preriscaldamento dei flussi entranti nelle caldaie con recupero di calore dai fumi di combustione; impiego di combustibili più puliti; i consumi energetici (relativamente al consumo di energia elettrica) connessi con il funzionamento di sistemi di refrigerazione che possono essere diminuiti impiegando dispositivi ad alta efficienza (e quindi a minor consumo a parità di frigorie prodotte) e provvedendo ad un buon isolamento delle celle frigo; la produzione di rifiuti grazie alle opportunità di riutilizzo, riciclo e recupero energetico applicabili per le principali tipologie di rifiuti generati dal processo (scarti organici che possono essere riutilizzati in altri processi, come ad esempio la produzione di alimenti zootecnici, oppure impiegati per produrre compost o biogas; rifiuti da imballaggio destinabili al riciclo dei materiali o ad eventuale riutilizzo se non danneggiati13); l’impiego di sostanze pericolose che possono essere sostituite con prodotti a minore pericolosità (detergenti a minor impatto ambientale, gas refrigeranti a minor potere lesivo dello strato di ozono); la generazione di scarichi liquidi da dilavamento delle aree esterne per cui attenzioni rivolte a proteggere gli stoccaggi esterni di materie prime, sostanze pericolose e rifiuti per evitarne il contatto con acque meteoriche (mediante tettoie o altre soluzioni analoghe) comportano una riduzione degli inquinanti dilavati. Produzione di pasta, pane e altri prodotti da forno I processi per la produzione di pasta, pane e altri prodotti da forno sono accomunati da operazioni di preparazione di impasti a base di farina cui viene data la forma desiderata e quindi sottoposti a trattamenti per ottenere il prodotto finale (asciugatura nel caso della pasta, cottura nel caso del pane e di altri prodotti da forno). Le farine sono conferite agli impianti di lavorazione mediante autosilos e quindi trasferite in silos di stoccaggio da cui, tramite sistemi pneumatici, vengono inviate alle impastatrici. Qui le farine sono miscelate ad acqua e ad altri ingredienti (diversi a seconda del tipo di prodotto da realizzare) e la miscela viene lavorata fino ad ottenere un impasto della consistenza voluta. Nella produzione di pasta l’impasto, prima di procedere alla fase che conferisce la forma desiderata al prodotto, deve essere sottoposto a disareazione poiché l’aria che è stata inglobata durante la preparazione dell’impasto causerebbe imperfezioni nel prodotto finale. Per la produzione di pane, invece, l’impasto viene fatto lievitare prima della fase di formatura. Il conferimento della forma voluta alle parti di impasto viene effettuato con sistemi diversi a seconda del prodotto: l’impasto della pasta viene estruso; quello del pane viene suddiviso in pagnotte che possono essere manipolate in vario modo; quello dei biscotti può essere anch’esso estruso, tirato e quindi tagliato oppure stampato; quello delle torte viene colato in appositi stampi. Una volta conferita la forma desiderata, l’impasto è sottoposto a trattamento termico: nel caso della pasta si procede all’asciugatura per ridurre il contenuto di acqua e permettere una lunga conservazione del prodotto; nel caso del pane e degli altri prodotti da forno, invece, l’impasto è 13 E’ il caso di pallets e fusti in materiale plastico. 27 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 sottoposto a vera e propria cottura. In uscita da questi trattamenti i prodotti presentano una temperatura piuttosto elevata e occorre effettuare uno stadio di raffreddamento prima di procedere con le altre lavorazioni. Per quanto riguarda la produzione di pasta lunga, prima del raffreddamento si procede al taglio del semilavorato asciugato in pezzi della dimensione voluta. I prodotti raffreddati possono essere infine confezionati. Può essere effettuata preliminarmente una affettatura del pane oppure la guarnizione di altri prodotti da forno (es. glassatura). Come per tutti i processi alimentari, anche negli stabilimenti di produzione di pasta, pane e altri prodotti da forno è molto importante mantenere la pulizia degli impianti e dei locali attraverso appropriati sistemi. La produzione di generi alimentari a base di farina (pasta, pane e altri prodotti da forno) comporta il consumo delle seguenti risorse: - materie prime costituite da farine di vario genere e altri ingredienti diversi a seconda del prodotto finale (condimenti quali sale, zucchero, oli, burro, strutto, ecc.; uova; latte; agenti lievitanti; agenti conservanti; ecc.); - energia sia nella forma di energia elettrica per il funzionamento dei vari macchinari che effettuano le lavorazioni sia come combustibile per la fase di trattamento termico (asciugatura o cottura) e per l’alimentazione dei mezzi di trasporto; - acqua per la produzione dell’impasto e per le operazioni di pulizia a umido di locali e impianti. I flussi di inquinanti generati riguardano: - emissioni atmosferiche costituite da: polveri di farina e di prodotto; vapori e composti volatili rilasciati da materie prime e prodotti sottoposti a riscaldamento; prodotti di combustione e gas di scarico dei mezzi; - rumore generato da alcuni impianti (impastatrici, pompe da vuoto, sistemi per il taglio, confezionatrici); - rifiuti organici e da imballaggio; - scarichi liquidi da pulizie a umido. Le opzioni tecnologiche e gestionali, applicabili ai processi di produzione di pasta, pane e altri prodotti da forno, che possono portare a miglioramenti ambientali coinvolgono principalmente le fasi di trattamento termico (asciugatura della pasta e cottura di pane e altri prodotti) e di pulizia dei locali e degli impianti. I benefici conseguibili interessano: ¾ i consumi energetici, che possono essere ridotti mediante: sistemi di recupero del calore dalle fase di trattamento termico; razionalizzazione e attento controllo dei parametri di lavorazione (temperatura, pressione di esercizio, tempi); sistemi di isolamento termico; impianti di cogenerazione; ¾ le emissioni atmosferiche, migliorabili sia grazie al contenimento dei consumi di combustibile attraverso le soluzioni di risparmio energetico disponibili, sia grazie all’adozione di tecniche e tecnologie per ottimizzare la combustione delle caldaie, sia procedendo (dove ancora non fosse stato fatto) all’adozione di gas naturale in sostituzione di combustibili più inquinanti; ¾ gli scarichi liquidi prodotti dalle operazioni di pulizia a umido di locali e impianti, il cui impatto può essere ridotto sia adottando sostanze per la pulizia e la sanitizzazione meno pericolose per l’ambiente e l’uomo, sia applicando, dove possibile, tecniche di pulizia a secco o impianti di lavaggio ad alta efficienza (CIP), sia potenziando i sistemi di depurazione finale dei reflui. 28 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Produzione di calce e cementi Produzione di cemento Il processo di produzione del cemento è basato fondamentalmente su un processo chiamato calcinazione, che consiste nella decomposizione del carbonato di calcio (CaCO3) a circa 900° C per formare ossido di calcio (CaO, calce) e liberare biossido di carbonio allo stato gassoso (CO2). La fase successiva è costituita dalla clinkerizzazione, nella quale l’ossido di calcio reagisce ad alte temperature (tipicamente 1400-1500° C) con silice, allumina e ossido ferroso per formare silicati, alluminati e ferriti di calcio che compongono il clinker. Il clinker viene quindi frantumato o macinato insieme al gesso e ad altre aggiunte per produrre il cemento. La fabbricazione del cemento può avvenire tramite processi a via secca, semi-secca, semi-umida o umida, a seconda del tenore in acqua delle materie prime (da farina cruda essiccata a slurry). In ogni caso, tutti i processi hanno in comune le seguenti fasi: • estrazione delle materie prime: le materie prime (composte da calcari, marne, silice, ossido di ferro e allumina) vengono estratte da cave a cielo aperto, frantumate e quindi inviate all’impianto di produzione di cemento; • stoccaggio e preparazione delle materie prime: giunte negli impianti di lavorazione le materie sono stoccate in silos da cui sono prelevate e sottoposte a macinazione in appositi mulini dove avviene la miscelazione delle diverse componenti accuratamente dosate al fine di ottenere una composizione chimica idonea. La macinazione può avvenire a via secca, semisecca, semi-umida o umida; • stoccaggio e preparazione del combustibile: i combustibili (polverino di carbone, coke di petrolio, olio combustibile denso, gas naturale) impiegati per le lavorazioni ad alta temperatura vanno conservati in depositi coperti. Il polverino di carbone e coke di petrolio sono stoccati in silos, l’olio combustibile in serbatoi di acciaio, mentre il gas naturale arriva direttamente al cementificio tramite la rete di distribuzione. I combustibili solidi vengono frantumati, macinati ed essiccati sul posto. L’olio combustibile viene portato a 120°-140° C per ridurne la viscosità, mentre la pressione del gas in ingresso deve essere diminuita fino alla pressione di alimentazione del bruciatore; • calcinazione e clinkerizzazione (cottura clinker): la miscela di materie prime, sotto forma di farina cruda o slurry (pasta umida), è sottoposta a trattamento termico in forno nel quale si realizzano i vari stadi di trasformazione delle materie prime (calcinazione del carbonato e formazione del clinker). Il clinker subisce uno stadio di cottura a temperature di circa 1500° C. I forni possono essere di diversi tipi: rotanti lunghi, rotanti con preriscaldatore e precalcinatore, rotanti con preriscaldatore a stadi; • raffreddamento: terminata la cottura, il clinker viene poi assoggettato a raffreddamento mediante ventilazione forzata di aria; • macinazione: i sistemi di macinazione del clinker più diffusi sono i mulini tubolari, i mulini verticali a pista e rulli, le presse a rulli. Una volta macinati insieme il clinker e il gesso, sono aggiunti i minerali che sono costituenti secondari del cemento; • stoccaggio, imballaggio e spedizione: il cemento ottenuto viene trasferito ai silos di stoccaggio, dai quali viene poi inviato alla linea di insacco e pallettizzazione. Il prodotto confezionato è pronto per la spedizione. Gli aspetti ambientali caratterizzanti l’industria del cemento sono rappresentati, prioritariamente, da elevati consumi energetici (i costi energetici rappresentano il 30-40% dei costi di produzione) principalmente legati al funzionamento dei forni con cui si realizza la trasformazione delle materie prime e la cottura del clinker (energia termica) e dei mulini adibiti alla macinazione di materie prime, combustibili solidi e prodotto (energia elettrica). Si segnala inoltre il consumo di risorse naturali non rinnovabili impiegate come materie prime (calcare, argilla, scisto, marna, gesso, anidride e aggiunte minerali). 29 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Come elementi di output caratterizzanti il processo di produzione del cemento si hanno soprattutto emissioni atmosferiche (polveri da fase di estrazione delle materie prime e da tutte le operazioni di macinazione; prodotti di combustione dalla fase di trattamento termico) ed emissioni sonore (rumore generato dai mulini e dai sistemi di raffreddamento). Le principali soluzioni tecniche per la riduzione degli aspetti ambientali sono le seguenti: ¾ tecniche per la riduzione dei consumi energetici: adozione di macchinari ad elevato rendimento energetico come i rulli di macinazione ad alta pressione i separatori con gabbia a rotore, processo a via secca con preriscaldatore a stadi e precalcinatore, utilizzo di raffreddatori con recupero di calore, forni a letto fluido; ¾ tecniche per la riduzione del consumo di risorse naturali: utilizzo di rifiuti come materie prime (scorie d’altoforno, scorie di ferro, ceneri delle centrali termoelettriche, ceneri di pirite, ceneri di cartiera, gesso da desolforazione); riciclo delle polveri captate dai filtri di abbattimento; utilizzo di rifiuti come combustibili (CDR, pneumatici usati, oli usati, fanghi di depurazione essiccati, gomma, residui della lavorazione del legno, plastica, carta, solventi usati); ¾ tecniche per la riduzione delle emissioni atmosferiche: per quanto concerne la fase di trattamento termico le soluzioni consistono: nell’attento controllo delle condizioni di processo in generale e nell’adozione di bruciatori low NOx, nella realizzazione di sistemi di combustione a stadi e/o di raffreddamento della fiamma; relativamente alle emissioni diffuse da stoccaggio di materie prime e prodotti possono essere conseguiti miglioramenti attraverso sistemi di protezione (stoccaggi riparati e/o al chiuso) o impianti di captazione e abbattimento; relativamente alle emissioni diffuse da stoccaggio di materie prime e prodotti possono essere conseguiti miglioramenti attraverso sistemi di protezione (stoccaggi riparati e/o al chiuso) o impianti di captazione e abbattimento; in relazione alle polveri generate dalle fasi di macinazione si può ottenere una riduzione delle emissioni grazie all’impiego di opportuni sistemi di abbattimento; ¾ tecniche per la riduzione del rumore: ricorso a cabine insonorizzate o rivestimenti fonoassorbenti per i macchinari rumorosi (mulini, compressori, ventilatori). Produzione di calce Il processo di produzione della calce è molto simile a quello della produzione del cemento e consiste nella cottura del carbonato di calcio, del carbonato di calcio e magnesio o di calcari silicei o argillosi contenenti silice, allumina e ferro (per la produzione di calce idraulica) a temperature elevate (circa 900 °C per la produzione di calce viva e circa 950-1250 °C per la produzione di calce idraulica), in modo da liberare anidride carbonica e ottenere ossidi di calcio e magnesio. L’ossido di calcio in uscita dal forno viene generalmente frantumato, macinato e/o separato prima di essere trasferito ai sili di stoccaggio oppure viene trasferito all’impianto di idratazione per ottenere altri prodotti (calce idrata, latte di calce, grassello, calce idraulica). Le fasi di produzione sono le seguenti: • estrazione del calcare, che può derivare da rocce calcaree pure o dolomitiche; • conferimento, stoccaggio e preparazione del calcare (macinatura, vagliatura e lavaggio): i blocchi di minerale finiscono nei frantoi, dove vengono macinati fino alla dimensione di 100250 mm. Il materiale viene destinato poi ai vagli selezionatori, dopo di che si procede ad un’ulteriore macinazione in frantoi secondari. Qualora il calcare estratto presenti un’elevata percentuale di argille si procede ad effettuare uno stadio di lavaggio con acqua; • conferimento, stoccaggio e preparazione dei combustibili: in Italia il combustibile più diffuso è il gas naturale, ma vengono utilizzati anche altri combustibili che richiedono specifici pretrattamenti prima dell’uso (combustibili solidi come il carbone devono essere frantumati mentre l’olio pesante prima dell’utilizzo viene scaldato tramite caldaie a vapore); 30 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 • • • • • calcinazione del calcare: l’operazione avviene nei forni attraverso le fasi di preriscaldamento, calcinazione e raffreddamento con aria. La calcinazione è la fase di trasformazione della materia prima e consiste nella dissociazione del calcare in calce viva e anidride carbonica; lavorazioni secondarie della calce viva: per raggiungere la granulometria e la finezza richiesta dal mercato, la calce viva viene sottoposta a macinazione, separazione e micronizzazione; idratazione: oltre alla produzione di calce viva (CaO) il processo può portare, mediante la fase di idratazione della calce viva, alla produzione di altri prodotti a base di idrossido di calcio Ca(OH)2 (calce idrata o “spenta”, prodotto solido; latte di calce, sospensione fluida che contiene fino al 40% di prodotto solido; grassello, sospensione densa che contiene il 55-70% di solido). A seconda delle quantità di acqua impiegate in questa fase si ottengono prodotti diversi. L’idratazione della calce può avvenire a più stadi, con una o due pale che agitano la calce in presenza di acqua; lavorazioni secondarie della calce idrata e della calce idraulica: la calce idrata è sottoposta ad un trattamento per la separazione delle parti fini mediante sistema ad aria mentre la calce idraulica può essere macinata per ottenere un prodotto della granulometria desiderata; stoccaggio, imballaggio e spedizione: la calce viva, come anche la calce idrata, viene stoccata in sili chiusi. Nel primo caso ciò è necessario per evitare l’effetto di spegnimento provocato dall’umidità dell’aria, mentre nel secondo caso per evitare l’assorbimento dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera, formato carbonato di calcio e acqua. Il latte di calce deve essere stoccato in sili dotati di sistema di agitazione per evitare la formazione di deposito. Gli aspetti ambientali collegati alla produzione della calce sono analoghi a quelli caratteristici del cemento. La voce più rilevante tra gli input è costituita, oltre al consumo di risorse naturali non rinnovabili come materie prime (calcare, dolomia), dai consumi energetici in termini di combustibile per l’alimentazione dei forni (energia termica) e di energia elettrica per il funzionamento delle apparecchiature di pretrattamento delle materie prime e lavorazioni secondarie sui prodotti (frantoi, mulini, vagli, compressori per l’aria). Gli output inquinanti più significativi riguardano le emissioni atmosferiche (le più importanti sono le polveri di calcare e di calce e l’anidride carbonica - CO2 – prodotta sia dai processi di combustione che dalla reazione di trasformazione dei carbonati in calce, mentre sono di impatto minore il monossido del carbonio - CO, gli ossidi di azoto - NOx14, e l’anidride solforosa - SO2 – contenuta sia nelle materie prime che in alcuni combustibili15), e le emissioni sonore generate durante le operazioni di macinazione (mulini) e dalle macchine operatrici (ventilatori, compressori). Aspetti ambientali ulteriori sono rappresentati dai consumi idrici e dagli scarichi liquidi derivanti dal lavaggio del calcare (operazione molto spesso effettuata con sistemi di ricircolo dell’acqua e quindi interessata solo marginalmente da queste problematiche). Le principali soluzioni tecniche per il miglioramento degli aspetti ambientali generati dal processo di produzione della calce sono le seguenti: ¾ tecniche per la riduzione delle emissioni atmosferiche: sistemi di controllo dei processi di combustione, forni rigenerativi a flusso parallelo, utilizzo di combustibili a minor impatto, sistemi di abbattimento (cicloni, impianti di lavaggio a umido, filtri a tessuto, filtri a maniche, precipitatori elettrostatici), sistemi di stoccaggio chiusi o riparati per materie prime e prodotti; ¾ tecniche per la riduzione dei consumi energetici: forni rigenerativi a flusso parallelo, frantoi ad alto rendimento energetico, mulini a cilindri ad alta pressione, sistemi di recupero del calore dal processo di idratazione; 14 Rispetto al processo di produzione del cemento la produzione di NOx è inferiore in quanto per la produzione della calce sono raggiunte temperature inferiori all’interno dei forni. 15 L’anidride solforosa viene adsorbita dalla calce. 31 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 ¾ tecniche per la riduzione del rumore: supporti antivibranti, cabine insonorizzate, rivestimenti fonoassorbenti, coibentazioni fonoisolanti per le apparecchiature che generano il maggior livello sonoro (mulini, ventilatori, compressori, vagli); ¾ tecniche per la riduzione del consumo di risorse naturali: riutilizzo degli scarti di processo e soluzioni per la riduzione della sottopezzatura; ¾ tecniche la riduzione dei consumi idrici: riciclo delle acque di lavaggio; ¾ tecniche per il trattamento degli scarichi idrici: depurazione per decantazione e riciclo delle acque di lavaggio. Produzioni tessili L’industria tessile è costituita da un gran numero di sottosettori che coprono l’intero ciclo di produzione, dalla lavorazione delle materie prime (fibre artificiali), a quelle semilavorate (filati, tessuti, maglieria e i relativi processi di finissaggio), ai prodotti finiti (tessuti per arredamento, per abbigliamento e per uso industriale; prodotti di abbigliamento confezionati; tappeti). Si possono distinguere quattro macro fasi del processo produttivo: - ciclo di filatura: è l’insieme delle operazioni con le quali è resa possibile la trasformazione della fibra in filato; - ciclo di tessitura: è l’operazione principale che consente di trasformare il filato in tessuto mediante l’intreccio dei filati (eseguito o su macchine di maglieria o su telaio). Come operazione preliminare il filato può essere rivestito da prodotti speciali16 in soluzioni acquose (imbozzimatura) al fine di aumentarne elasticità e resistenza; terminata la tessitura questi prodotti sono asportabili mediante lavaggio; - processi ad umido: in questi processi rientrano tutte le operazioni di nobilitazione17 e finissaggio18, che hanno lo scopo di conferire al tessuto particolari proprietà fisico-meccaniche ed estetiche; - confezionamento: nel passaggio finale di confezionamento il tessuto viene sottoposto a operazioni di taglio, cucito, eventuali lavorazioni di ricamatura e trapuntatura o altre decorazioni, lavaggio e stiratura fino ad ottenere il capo finito. Il settore tessile in Emilia - Romagna è rappresentato da aziende che svolgono lavorazioni proprie delle macrofasi di tessitura (in particolare imprese di maglieria), dei processi a umido (tintorie) e di confezionamento (industria delle confezioni cui fanno parte anche aziende di lavaggio industriale che effettuano lavorazioni conto terzi). Il tessuto produttivo è rappresentato da un elevato numero di piccole imprese artigiane, spesso a conduzione familiare e con una organizzazione decentralizzata della produzione, distribuite in tutto il territorio. Sono quindi stati analizzati più nel dettaglio i processi tipo delle imprese emiliano-romagnole appartenenti al settore tessile. Confezionamento di maglie e vestiti Il ciclo di produzione si suddivide in cinque fasi: - lavorazione delle materie prime: fase peculiare dei maglifici, consiste nella lavorazione della maglia attraverso operazioni di carico delle macchine con filati e scarico di semilavorati di maglieria che sono poi sottoposti alle successive fasi di lavorazione di taglio e cucito; - taglio: i tessuti e le pezze vengono stesi, eliminando le tensioni, e predisposti al taglio che viene eseguito con macchine taglia-cuci applicando tecniche che consentono di ottimizzare il 16 I prodotti più utilizzati sono salde d’amido, eteri cellulosici, acido poliacrilico. Si definiscono operazioni di nobilitazione tutte quelle operazioni di pretrattamento-tintura-lavaggiofinissaggio che intervengono nelle diverse fasi del prodotto tessile (fiocco-filato-tessuto-capo confezionato). 18 Un ciclo di finissaggio è caratterizzato dalle seguenti fasi: pretrattamento, candeggio, mercerizzazione, tintura, stampa e finissaggio. 17 32 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 - - consumo dei tessuti e minimizzare gli scarti; i principali tipi di semilavorati che si ottengono sono capi/spalla, parti di gonne, pantaloni, gilet, ecc, che verranno appositamente marcati per agevolare la fase successiva di assemblaggio; assemblaggio dei prodotti tessili: questa fase consiste nel riconoscere le varie parti che compongono un capo di abbigliamento e nel loro assemblaggio o cucitura attraverso l’utilizzo di macchine da cucito. Durante l’assemblaggio vengono realizzate le cuciture, le rifiniture del capo e le decorazioni e sono effettuate le correzioni dei difetti sui semilavorati; stiratura dei capi effettuata con sistemi a vapore o a pressione; imballaggio del capo, dopo correzione di difetti di presentazione, in scatole o cellophan. Dal punto di vista ambientale il processo di confezionamento di maglie e vestiti determina aspetti ambientali di lieve entità. Nello specifico si hanno, come input, consumi di materie prime (filati, tessuti), di energia elettrica per il funzionamento delle macchine operatici e di acqua necessaria per il funzionamento delle vaporette da stiro; i flussi inquinanti prodotti (output) interessano rifiuti (scarti e sfridi di lavorazione, imballi), rumore prodotto dalle macchine operatrici ed emissioni di vapore acqueo nell’ambiente di lavoro. Nel caso vengano effettuate anche lavorazioni di serigrafia per la decorazione dei capi si generano aspetti ambientali più rilevanti ovvero emissioni di composti organici volatili e rifiuti pericolosi connessi con l’uso di inchiostri al solvente. Le possibilità di miglioramento ambientale per le imprese che effettuano confezionamento di abbigliamento riguardano principalmente: ¾ la raccolta differenziata dei rifiuti a base di filato e tessuto (scarti di lavorazione in lino, cotone, lana e altre fibre naturali, artificiali e sintetiche) finalizzata alla produzione di materie prime secondarie per l’industria tessile mediante selezione, separazione, eventuale igienizzazione; ¾ il recupero delle fibre di cotone valorizzabili come ammendanti per il suolo o materiale per recupero energetico; ¾ la sostituzione di inchiostri al solvente usati in operazioni di serigrafia su stoffa con prodotti alternativi a minor impatto (inchiostri a base acquosa e inchiostri trattabili con radiazioni UV). Tintorie Il ciclo di produzione delle tintorie si caratterizza di una serie di operazioni effettuate sul prodotto tessile (che può essere la fibra, il filato o il tessuto), atte ad impartire allo stesso una colorazione uniforme e duratura che non venga meno per effetto di successivi trattamenti, per azioni di agenti atmosferici e di traspirazione. La successione delle diverse fasi per un ciclo standard di tintura è la seguente: - preparazione del colore con dosaggio manuale o automatico; - bagno di tintura; - bagno di lavaggio; - bagno di finissaggio; - essiccazione o asciugatura; - stiratura e confezionamento del prodotto finito. L’operazione di tintura è sempre preceduta da trattamenti preliminari (candeggio, purga, mercerizzazione, ecc.) che, nei moderni impianti, sono condotti in continuo in macchine capaci di completare, con i successivi interventi di lavaggio e asciugatura, il ciclo di lavorazione. Le attività di nobilitazione del tessile, ricomprendenti le lavorazioni di pretrattamento, tintura e finissaggio del materiale tessile, sono caratterizzate da un impatto ambientale che si concentra in particolare modo sulle emissioni in acqua e in aria. I principali aspetti ambientali delle tintorie riguardano come input: - utilizzo di sostanze pericolose: agenti chimici quali coloranti acidi e basici, complessanti, agenti imbibenti, agenti fissanti (migliorano la solidità delle tinte), sostanze tensioattive, detergenti, ammorbidenti, acqua ossigenata, acido acetico, soda caustica; 33 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 consumi energetici: energia elettrica per il funzionamento degli impianti ed energia termica per il riscaldamento delle acque; - consumi idrici in tutte le fasi di trattamento ad umido (candeggio, bagni di tintura di lavaggio e finissaggio); mentre i flussi di output caratterizzanti il processo interessano: - scarichi idrici: reflui contenenti inquinanti organici clorurati derivanti dalla fase di candeggio, reflui derivanti dai bagni di tintura, acque di risciacquo dai contenuti esausti dei bagni di lavaggio; - emissioni in atmosfera: emissioni di solventi (COV) dalle fasi di stampa e finissaggio, polveri di pigmento dalla fase di tintura, prodotti di combustione per la generazione di calore; - rifiuti: bagni esausti, residui di fibre, impurità contenute nella materia prima, fanghi per il trattamento dei reflui. - Gli impatti ambientali delle tintorie possono essere attenuati mediante soluzioni volte principalmente a migliorare l’aspetto degli scarichi liquidi e l’utilizzo di sostanze pericolose, nonchè il consumo di acqua. Nello specifico: ¾ per la fase di candeggio: miglioramento dei reflui attraverso tecniche che consentono di ridurre la concentrazione di inquinanti (in particolare sostanze clorurate) o mediante l’impiego di prodotti biodegradabili/bioeliminabili; ¾ nella fase di tintura: riduzione dei consumi di sostanze pericolose e contenimento della contaminazione degli scarichi mediante installazione sistemi automatici di dosaggio e distribuzione prodotto o utilizzo di cicli chiusi con depurazione interna; soluzioni per il risparmio idrico ed energetico attraverso tecniche che rendono possibile il riutilizzo di bagni parzialmente esausti, raffreddamenti indiretti con recupero totale dell’acqua e di parte dell’energia termica asportata al ciclo produttivo, sistemi di lavaggio in controcorrente; ¾ nella fase di finissaggio: minimizzazione dei bagni esausti attraverso utilizzo di sistemi di nebulizzazione e a schiuma o riutilizzo, quando possibile, dei bagni per più cicli (tecniche che consentono anche una riduzione dei consumi di sostanze pericolose e di acqua). Lavanderie industriali I processi di lavaggio industriale riguardano sia sistemi di pulitura a secco (operazione che consiste in un trattamento generalmente riservato a tessuti di particolare composizione che non possono essere puliti con acqua e che si effettua con dispositivi chiusi utilizzando percloroetilene come prodotto di lavaggio) che sistemi di lavaggio ad umido. Il trattamento completo è composto dalle seguenti fasi: - prelavaggio e smacchiatura; - lavaggio in bagno di solvente (pulitura a secco) o in acqua con prodotti detergenti (pulitura a umido); - asciugatura con aria calda; - deodorizzazione (asciugatura finale); - stiratura. I processi di lavaggio industriale comportano, come consumi di risorse in ingresso: - utilizzo di sostanze pericolose per smacchiare e lavare (tensioattivi, saponi tradizionali, solventi organici, detergenti, sbiancanti; - consumi energetici per il funzionamento delle macchine; - consumi idrici nelle fasi di pretrattamento e lavaggio ad umido. I flussi inquinanti in uscita dal processo sono: - emissioni di COV dai processi di lavaggio a secco derivanti dai concentrati esausti di lavaggio e dal solvente condensato nell’aria secca nella fase di asciugatura; - rifiuti pericolosi costituiti da materiale fangoso prodotto come residuo di lavaggio; 34 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 - scarichi idrici derivanti dalle condense dei trattamenti con vapore, delle acque di risciacquo e dai contenuti esausti di lavaggio. Gli impianti di lavaggio più moderni sono dotati di diversi sistemi che consentono livelli di prestazione ambientale elevati: sistemi a circuito chiuso permettono di ridurre i consumi di risorse (e conseguentemente di ridurre gli scarichi o i rifiuti costituiti da solvente esausto) e, nel caso di pulizia a secco, limitano le emissioni di solvente. Il controllo delle emissioni dalla fase di asciugatura viene garantito attraverso batterie di filtri a carboni attivi. Ulteriori opzioni di miglioramento disponibili riguardano: ¾ la riduzione del consumo di sostanze pericolose grazie alla messa a punto di tecniche di lavaggio ad acqua adatte anche a tessuti tradizionalmente lavati a secco con solvente organico, all’uso di prodotti a basso o nullo contenuto di formaldeide (nei trattamenti easy-care) e all’uso di detergenti ad elevata biodegradabilità per i lavaggi con acqua; ¾ il contenimento dei consumi di acqua grazie a sistemi che massimizzano l’efficienza dei risciacqui (tecniche drain&fill, smart rising, lavaggi in controcorrente) o a dispositivi anti spreco (valvole che bloccano il flusso di acqua in caso di blocco dell’impianto di lavaggio); ¾ il recupero energetico dalle correnti calde; ¾ la diminuzione del residuo presente nelle acque reflue attraverso l’installazione di estrattori sotto vuoto. Produzione di calzature Il processo produttivo delle calzature si realizza attraverso una sequenza di diverse fasi operative, a partire dalla progettazione e produzione della sagoma del piede su cui modellare la scarpa, passando attraverso operazioni di assemblaggio delle varie parti e terminando con le lavorazioni di finitura (tintura e lucidatura). E’ piuttosto infrequente che l’intero ciclo di produzione sia svolto da una sola azienda: solitamente oggi si hanno imprese che operano solo le fasi finali di assemblaggio dei componenti della scarpa prodotti da altre aziende che compongono la filiera. Le materie prime (quali pelli, cuoio, plastiche, gomme, resine, metalli) utilizzate per il confezionamento delle scarpe derivano da altri processi produttivi. Nel caso della produzione di calzature in pelle e cuoio, in particolare, la principale materia prima (pelle animale) deve essere sottoposta a specifiche lavorazioni chimiche e meccaniche al fine di diventare materiale imputrescibile e quindi adatto per la manifattura di vari articoli (scarpe ma anche borse e altri accessori, capi di abbigliamento, ecc.). I pellami conciati o i materiali sintetici “similpelle” usati per la produzione di calzature possono poi essere sottoposti a vari trattamenti preliminari finalizzati a modificarne l’aspetto esteriore: si tratta di operazioni di stampaggio a caldo attraverso i quali si imprimono al materiale i rilievi desiderati (es. effetto coccodrillo), colorazione mediante varie tecniche di applicazione (a spruzzo, a tampone o attraverso processi di stampa serigrafica) e lucidatura. Le principali lavorazioni che interessano la costruzione di una scarpa, a partire dalla materia prima già trattata (ossia pelli conciate idonee ai vari utilizzi e parti in plastica stampata), esse riguardano operazioni di taglio, cucito, incollaggio e rifinitura. Le • • • • • • • fasi del processo per la creazione di una scarpa in pelle e suola in cuoio prevedono in genere: la sagomatura delle forme (formatura); il taglio dei materiali costituenti la parte superiore e la fodera della scarpa; la rifinitura dei bordi (detta scarnitura) funzionale ad agevolare la cucitura; l’assemblaggio delle varie parti mediante cucitura (operazioni di giunteria); la creazione del puntale e del tallone; il posizionamento della tomaia; il montaggio di suola e tacco; 35 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 • le rifinitura interne; • la livellatura del tacco; • la lucidatura della suola; • l’aggiunta della soletta; • la lucidatura della scarpa. Le diverse fasi di assemblaggio dei componenti mediante incollaggio sono solitamente precedute da operazioni di specifico trattamento delle superfici (irruvidimento, cardatura, asciugatura, pulizia e alogenazione/clorurazione) che hanno la finalità di preparare le superfici agli adesivi ed ottimizzarne le prestazioni in funzione dei materiali da legare. Nel caso della produzione di alcune scarpe con suole in gomma si effettuano anche le lavorazioni di vulcanizzazione e di stampaggio ad iniezione, tramite cui si realizza contemporaneamente la formazione della suola a partire dalla materia prima (solida nel caso della vulcanizzazione o liquida qualora si proceda allo stampaggio per iniezione) e l’accoppiaggio con la tomaia. L’industria della calzatura richiama, come input di processo, una domanda di risorse costituite principalmente da materie prime (pelli, similpelli, tessuti), materiali (componenti, materiali da imballaggio) e sostanze (inchiostri, vernici, adesivi, solventi, prodotti per finitura), ma anche da risorse energetiche energia, principalmente sotto forma di energia elettrica per il funzionamento delle macchine; l’utilizzo di risorse idriche è invece piuttosto limitato e si ha nel caso siano presenti sistemi di abbattimento ad umido (cabine per la verniciatura o per altri sistemi a spruzzo funzionanti a velo d’acqua). I flussi inquinanti in uscita (output) prodotti dalle lavorazioni svolte interessano prevalentemente le emissioni in atmosfera (con il rilascio di solventi - dalle operazioni di trattamento delle materie prime e dei componenti, di incollaggio delle parti e di trattamento finale della calzatura – e di polveri rilasciate dai materiali sottoposti ad alcuni trattamenti abrasivi), la produzione di rifiuti (scarti, sfridi e cascami di lavorazione, imballaggi) e la generazione di emissioni sonore da parte di alcune macchine operatrici. I principali miglioramenti ambientali applicabili a processi per la produzione di calzature interessano l’impiego di prodotti in grado di rilasciare, al momento dell’uso, quantitativi di composti organici volatili inferiori rispetto ai tradizionali prodotti a solvente e la volorizzazione degli scarti di produzione. In particolare le opzioni disponibili riguardano: ¾ l’utilizzo di prodotti a base acquosa per le operazioni di trattamento delle materie prime e dei componenti (serigrafia, finissaggio, verniciatura), per le fasi di incollaggio delle parti (giunteria e assemblaggio) e per la finitura delle calzature; ¾ l’impiego di prodotti reticolabili con radiazioni – in primis UV – sia per trattamenti preliminari di stampa serigrafica effettuati sulle materie prime che per operazioni di incollaggio per particolari tipologie di prodotti; ¾ l’uso di adesivi solidi termofusibili per operazioni di giunteria e di assemblaggio dei componenti; ¾ l’effettuazione di pulizia con acqua per le attrezzature nel caso di impiego di a prodotti a base acquosa (il mancato uso di solventi di pulizia genera anche una conseguente riduzione di rifiuti pericolosi costituiti da solventi esausti); ¾ sistemi di raccolta differenziata e invio ad operazioni di recupero degli scarti di lavorazione a base di cuoio e pellame per la produzione di cuoio rigenerato o cuoio torrefatto. 36 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Le correlazioni esistenti tra l’Ecolabel e le migliori tecniche e tecnologie disponibili La collaborazione con il mercato è sicuramente una delle linee strategiche attraverso cui creare modelli di produzione e consumo più sostenibili e il marchio Ecolabel è una via per mettere in campo tali strategie permettendo al consumatore finale di identificare quei prodotti che soddisfano specifici requisiti di prestazione ambientale. Tutti i sistemi di etichettatura ecologica, siano essi rivolti al consumatore finale come l’Ecolabel o siano un mezzo di comunicazione tra aziende come la DAP – dichiarazione ambientale di prodotto, sono strumenti volontari funzionali a trasmettere alle parti interessate una “radiografia ambientale” di un determinato prodotto che consente di effettuare scelte consapevoli di acquisto. Oltra al livello di prestazione ambientale raggiunto, un ulteriore criterio di scelta è dato dalle modalità con cui si è pervenuti a tale risultato: soluzioni a carattere preventivo e tecnologie ecoefficienti solitamente consentono di raggiungere elevati livelli prestazionali e di migliorare il profilo ambientale di un prodotto in funzione di diversi fattori di impatto. Questo tipo di opzioni di miglioramento dovrebbe essere quindi privilegiato non solo dagli stakeholders sensibili alla tematica della tutela ambientale ma anche da parte degli stessi produttori in quanto si incrementano i vantaggi ottenibili: oltre al vantaggio esterno di competizione con altri prodotti meno eco-compatibili possono essere infatti realizzati, a parità di risultato prestazionale sul prodotto, benefici interni in termini di risparmio, efficace rispetto della normativa, miglioramento degli aspetti di sicurezza, ecc. La disponibilità di informazioni in merito alle migliori tecnologie disponibili o a tecnologie innovative e più pulite permette pertanto alle imprese di orientarsi per identificare le modalità con cui raggiungere nuovi livelli di prestazione ambientale delle produzioni e sfruttare al meglio le potenzialità di risparmio economico e di mercato. Esplicitando le correlazioni tra i requisiti prestazionali richiesti alle varie categorie di prodotto per cui è possibile assegnare il marchio Ecolabel e le diverse opzioni di miglioramento ambientale identificate per i diversi processi produttivi si vuole agevolare l’individuazione da parte delle imprese delle più idonee soluzioni che possano essere sfruttate anche a livello di mercato. In questo modo l’impegno al miglioramento ambientale viene supportato anche da un ritorno in termini di immagine e di comunicazione, superando la dimensione dell’adeguamento normativo per entrare in quella di una vera e propria scelta di marketing. Questo tipo di analisi è stata affrontata per i settori produttivi di cui si sono approfondite le migliori opzioni tecnologiche e gestionali disponibili e per i quali sono presenti criteri ecologici di prodotto ovvero: - settore calzaturiero relativamente alla produzione di calzature; - settore tessile relativamente alla realizzazione di prodotti tessili; - settore di produzione di calce e cemento in relazione alla fabbricazione di rivestimenti duri per pavimenti. I dettagli di questa analisi di correlazione sono riportati in Allegato 3 e di seguito si riporta una sintesi delle correlazioni identificate. Settore calzaturiero e produzione di calzature I criteri stabiliti per l’assegnazione del marchio Ecolabel alle calzature sono mirati a ridurre gli impatti che tale produzione genera in termini di scarichi liquidi, emissioni in atmosfera e utilizzo di sostanze pericolose, nonchè di consumo di materiali e produzione di rifiuti. Si tiene in 37 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 considerazione l’intera filiera produttiva, a partire dalla produzione delle materie prime (cuoio e tessuti) fino ad arrivare all’assemblaggio delle calzature. Fattore ambientale Scarichi liquidi Sostanze pericolose Emissioni atemosferiche / sostanze pericolose Consumo materie prime Rifiuti Requisiti regolamentati dall’Ecolabel per le calzature Sono definite specifiche in merito qualità dei reflui prodotti dai processi di lavorazione delle materie prime (concerie e stabilimenti tessili): va realizzato un abbattimento del COD presente nei reflui pari almeno all’85%; - i reflui di conceria depurati devono avere un contenuto di cromo inferiore a 5 mg/l. Sono stabiliti limiti o divieti relativamente all’uso di prodotti caratterizzati da elevata pericolosità. I requisiti fissati riguardano sia limitazioni delle sostanze pericolose in termini di uso in fase di processo che come residui riscontrabili sul prodotto finito: sul prodotto finito i residui di cromo devono essere inferiori a 10 ppm, mentre non devono essere rilevabili tracce di arsenico, cadmio e piombo; i residui di formaldeide libera o idrolizzabile devono essere inferiori a 75 ppm nei componenti tessili e a 150 ppm nei componenti in cuoio; non devono essere usati pentaclorobifenolo (PCP) e tetraclorofenolo (TCP) e loro sali ed esteri; è vietato l’uso di azocoloranti che rilasciano ammine aromatiche; è vietata la presenza di N-nitrosammine nei componenti in gomma; è vietato l’uso di cloroalcani per la produzione di componenti in cuoio, in tessuto e in gomma; è vietata la presenza di PVC nelle suole; sono vietati componenti elettrici od elettronici nelle calzature. L’impiego, nella fase di assemblaggio delle calzature, di prodotti contenenti COV (responsabili di emissioni in atmosfera e caratterizzati da particolare pericolosità) va limitato ad un massimo di 25 gr/paio per calzature sportive, casual, per la scuola, da lavoro, da uomo, da donna, resistenti al freddo e ad un massimo di 20 gr/paio per le calzature moda e per l’infanzia. Sono fissate specifiche inerenti i materiali di imballaggio usati per il confezionamento e la vendita: utilizzo di scatole prodotte con almeno l’80% di materiale riciclato; utilizzo di buste in plastica prodotte interamente con materiale riciclato. A seconda della tipologia di calzatura prodotta sono stabiliti requisiti di durata (resistenza alle flessioni di vari componenti, resistenza allo strappo di componenti accoppiati, solidità del colore allo strofinio) che contribuiscono ad allungare il tempo di vita del prodotto e conseguentemente a ridurre il rifiuto che si genera a fine vita. In Emilia-Romagna è presente solo la fase finale della filiera, ovvero la produzione di componenti (suole, tacchi, solette, ecc.) e la realizzazione delle calzature, principalmente in pelle, mediante lavorazione delle materie prime già trattate e montaggio delle diverse parti. Le soluzioni migliorative analizzate hanno quindi riguardato solo le lavorazioni effettuate in Regione i cui aspetti ambientali peculiari interessano in particolar modo le emissioni in atmosfera di composti organici volatili e l’impiego di prodotti con caratteristiche di pericolosità per l’uomo e l’ambiente. E’ possibile soddisfare il requisito stabilito in merito alla limitazione d’uso di prodotti contenenti composti organici volatili (COV) usati nella produzione dei componenti e nell’assemblaggio delle calzature ricorrendo alle opzioni che consentono una parziale o totale sostituzione di tali prodotti con formulati alternativi quali: - inchiostri per serigrafia a base acquosa o reticolabili con radiazione UV; - prodotti di finissaggio a base acquosa a basso o nullo contenuto di solvente; - adesivi a base acquosa (poliuretanica, policloroprenica); - adesivi solidi termofusibili; - prodotti (primer, adesivi) polimerizzanti mediante radiazioni UV. Una corretta selezione dei prodotti alternativi, calibrata in funzione dei materiali su cui devono essere applicati, permette di ottenere prestazioni di durata analoghe e alle volte superiori rispetto a quelle realizzabili mediante l’impiego di preparati contenenti COV. 38 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Per quanto riguarda la specifica relativa all divieto di impiego di PVC per la produzione delle suole, esistono diverse alternative per la fabbricazione di suole in “gomma”, ovvero resine in materiali termoplastici quali ad esempio TPU, PU, TR. Per i requisiti prestazionali fissati sulle componenti tessili delle calzature si faccia riferimento all’analisi di correlazione tra criteri Ecolabel per i prodotti tessili e opzioni di miglioramento ambientale applicabili ai processi del comparto tessile presentata nello specifico paragrafo. Settore tessile e realizzazione di prodotti tessili La fissazione dei criteri per il riconoscimento del marchio ambientale ai prodotti tessili è incentrata sull’obiettivo di pervenire ad una riduzione dell’inquinamento idrico (mediante limitazione delle sostanze pericolose utilizzate o trattamento degli effluenti) collegato alle principali fasi di lavorazione svolte nel comparto tessile, dalla produzione delle fibre alla loro lavorazione e trattamento. Sono poste inoltre limitazioni al rilascio di inquinanti in atmosfera. I criteri si suddividono in tre categorie principali: fibre tessili, processi e sostanze chimiche e idoneità all’uso. Requisiti regolamentati dall’Ecolabel per i prodotti tessili Sono fissati limiti relativi ai residui di determinate sostanze che possono essere presenti nelle diverse tipologie di fibre: ACRILICO: fissato limite al contenuto di acrilonitrile; COTONE E ALTRE FIBRE NATURALI DI CELLULOSA: fissato limite al contenuto di prodotti chimici usati nelle coltivazioni di cotone per la lotta ai parassiti; ELASTAN: vietato l’uso di composti organostannici; LANA SUCIDA E ALTRE FIBRE CHERATINICHE: fissato limite al contenuto di prodotti chimici usati sulla lana per la lotta ai parassiti; FIBRE DI CELLULOSA ARTIFICIALI: fissato limite al livello di AOX; POLIESTERE: fissato limite al contenuto di antimonio; POLIPROPILENE: vietato l’uso di pigmenti al piombo. Scarichi liquidi Sono stabiliti limiti di scarico per gli inquinanti (e altri parametri) caratteristici delle lavorazioni connesse con la produzione delle diverse fibre: LINO E ALTRE FIBRE TESSILI LIBERIANE: è consentita macerazione in acqua solo Fibre tessili Fattore ambientale Sostanze pericolose se i reflui vengono trattati per abbattere COD e TOC; LANA SUCIDA E ALTRE FIBRE CHERATINICHE: fissato un limite allo scarico di COD derivante dal lavaggio della lana; fissati inoltre limiti per il valore di pH e per la temperatura per gli scarichi in acque superficiali; FIBRE DI CELLULOSA ARTIFICIALI: fissato limite allo scarico di zinco derivante dalla produzione di fibre in viscosa e limite allo scarico di rame per la produzione di fibre di cupro. I criteri stabiliscono limiti al rilascio di inquinanti in atmosfera derivanti dalla produzione e lavorazione delle varie fibre: ACRILICO: fissato limite al rilascio di acrilonitrile durante la polimerizzazione fino all’ottenimento della soluzione per la filatura; ELASTAN: fissato limite all’emissione di diisocianati aromatici da polimerizzazione e filatura; FIBRE DI CELLULOSA ARTIFICIALI: fissato limite all’emissione di zolfo per la produzione di fibre in viscosa (in bava continua e in fiocco); POLIAMMIDE: fissato limite al rilascio di N2O per la produzione di poliammide 6 e di poliammide 6.6; POLIESTERE: fissato limite all’emissione di COV. - Emissioni atmosferiche 39 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Processi e sostanze chimiche Fattore ambientale Sostanze pericolose Scarichi liquidi Requisiti regolamentati dall’Ecolabel per i prodotti tessili I criteri Ecolabel pongono limitazioni o divieti all’uso di determinate sostanze nelle varie fasi che compongono il processo tessile: TUTTE LE LAVORAZIONI: è fatto divieto d’uso di particolari ausiliari chimici (APEO, LAS, DTDMAC,. DSDMSC, DHTDMAC, EDTA, DTPA); IMBOZZIMATURA: devono essere usati prodotti biodegradabili oppure eliminabili negli impianti di trattamento reflui o, in caso contrario, le soluzioni di bozzima devono essere riciclate; FILATURA: gli additivi impiegati devono essere biodegradabili oppure eliminabili negli impianti di trattamento reflui; PURGA: vietato l’uso di rigonfianti alogenati per il poliestere; FINISSAGGIO FIBRE E FILATI: è limitato il tenore di idrocarburi policiclici aromatici nei prodotti che contengono oli minerali; DECOLORAZIONE E DEPIGMENTAZIONE: è vietato l’uso di sali di metalli pesanti (escl. Fe) o formaldeide; CARICA: è vietato l’uso di composti del cerio; TRATTAMENTO AD UMIDO: devono essere usati detergenti, ammorbidenti e agenti complessanti biodegradabili o eliminabili negli impianti di trattamento reflui; TINTURA: sono stabilite soglie per la presenza di impurità di metalli pesanti nei coloranti e nei pigmenti; sono vietate tinture con mordenti al cromo; sono vietati coloranti azoici che possono rilasciare ammine aromatiche; è vietato l’uso di coloranti cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione; l’uso di coloranti potenzialmente sensibilizzanti è possibile solo in caso di elevato livello di solidità delle tinte; FINISSAGGIO TESSUTI: è fissato un limite al quantitativo di formaldeide libera e parzialmente idrolizzabile contenuta nel tessuto finale; è vietato l’uso di prodotti teratogeni, mutageni, con possibilità di effetti irreversibili, tossici o nocivi per l’ambiente acquatico; TRATTAMENTI PARTICOLARI: è vietato l’uso di ritardanti di fiamma cancerogeni, teratogeni, mutageni, con possibilità di effetti irreversibili, tossici o nocivi per l’ambiente acquatico; l’uso di antirestringenti alogenati è limitato solo ai nastri di lana; STAMPA: è limitato il contenuto di COV nelle paste per stampa; è vietata la stampa a base di plastisol; TRASPORTO E DEPOSITO PRODOTTI E SEMILAVORATI: è vietato l’uso di clorofenoli, PCB e composti organostannici; gli agenti biocidi o biostatici usati vanno applicati in modo da essere inattivi in fase d’uso del prodotto. E’ stata inoltre definita una applicazione congiunta di tali criteri per la produzione di imbottiture, rivestimenti, laminati e membrane. Sono poste limitazioni volte a migliorare la qualità dei reflui generati dalle varie lavorazioni: FILATURA: gli additivi impiegati devono essere biodegradabili oppure eliminabili negli impianti di trattamento reflui; IMBOZZIMATURA: devono essere usati prodotti biodegradabili oppure eliminabili negli impianti di trattamento reflui o, in caso contrario, le soluzioni di bozzima devono essere riciclate; TRATTAMENTO AD UMIDO: devono essere usati detergenti, ammorbidenti e agenti complessati biodegradabili o eliminabili negli impianti di trattamento reflui; sono stabiliti limiti di scarico di COD per i reflui da trattamento ad umido scaricati in acque superficiali; CANDEGGIO: sono limitate le emissioni di AOX nei reflui da candeggio di alcune fibre; TINTURA: sono fissati limiti di scarico nel caso di impiego di coloranti a complesso metallico a base di rame, cromo, nickel. 40 Criteri di idoneità all’uso Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Fattore ambientale Rifiuti (a fine vita del prodotto) Scarichi liquidi (durante l’uso del prodotto) Requisiti regolamentati dall’Ecolabel per i prodotti tessili Al fine di garantire una maggiore durata dei prodotti tessili sono fissati criteri di idoneità all’uso: sono fissati limiti alla variazione delle dimensioni durante il lavaggio e l’asciugatura; sono richieste caratteristiche di solidità delle tinte al lavaggio, al contatto con il sudore, allo sfregamento ad umido e a secco, alla luce. Alcuni dei criteri stabiliti per aumentare la durata dei prodotti tessili influiscono anche a migliorare la qualità degli scarichi dell’utilizzatore finale del prodotto. In particolare il requisito della solidità delle tinte al lavaggio agisce in questo senso. Le soluzioni gestionali o tecnologiche suggerite dai documenti di riferimento per eliminare o contenere gli impatti ambientali generati dalle lavorazioni tessili risultano funzionali anche a rispondere ad alcune delle specifiche dei criteri Ecolabel per i prodotti tessili: - BAT relative alla sostituzione di alcuni prodotti: in relazione agli aspetti di pericolosità dei vari prodotti chimici, che determinano anche ricadute in termini di inquinamento acquatico, tradizionalmente utilizzati lungo la filiera delle lavorazioni tessili a partire dalla produzione delle materie prime, i documenti di riferimento che suggeriscono le BAT applicabili al settore indicano l’opportunità di procedere con l’impiego di prodotti a minore pericolosità, minor emissività e/o con caratteristiche di biodegradabilità oppure, in alcuni casi (produzione di lana e cotone) di risolvere il problema della presenza di residui chimici nelle materie prime attraverso la scelta di prodotti derivanti da coltivazioni e allevamenti biologici. Per alcune lavorazioni che fanno uso di prodotti pericolosi sono suggeriti anche specifici prodotti alternativi a minor impatto (per la tintura: composti a base di benzilbenzoato come carrier, coloranti privi di zolfo; per il finissaggio: eliminazione di reticolanti a base di formaldeide nei trattamenti easy-care; per la stampa: paste di stampa addensate con prodotti a basso tenore di COV e formaldeide). Tali indicazioni permettono di rispondere a vari requisiti ecolabel in relazione al contenuto di sostanze pericolose e alla qualità degli scarichi liquidi ed in particolare: - quelli fissati per le fibre tessili (in special modo per lana e cotone); - quelli stabiliti per i processi di finissaggio, candeggio, tintura, stampa e trattamento ad umido; - BAT relative ad un miglior impiego dei prodotti o propedeutiche all’uso di prodotti meno pericolosi: in relazione ai requisiti Ecolabel che sanciscono soglie all’uso di sostanze pericolose sono adottabili, in alternativa alle opzioni precedentemente elencate, anche soluzioni di tipo tecnologico che consentono un elevato grado di sfruttamento dei prodotti (tecniche di imbozzimatura a bassa aggiunta ed alta efficienza, filtrazione e riciclo degli agenti imbozzimanti, sistemi a nebulizzazione o a schiuma per l’applicazione di ammorbidente nei trattamenti ad umido, tecnica di applicazione a schiuma nelle operazioni di stampa) e tecniche propedeutiche ad evitare l’impiego di prodotti pericolosi o funzionali a minimizzarne l’impiego (sistemi automatici di dosaggio e distribuzione dei prodotti di finissaggio, tintura ad alta temperatura che evita l’uso di carrier pericolos, tecniche per minimizzare l’uso di stablizzatori nei trattamenti di candeggio con acqua ossigenata). Queste BAT sono funzionali al rispetto dei requisiti Ecolabel per i processi di tessitura, finissaggio, candeggio, tintura, stampa, trattamenti ad umido; - BAT inerenti il miglioramento della qualità degli scarichi: sono suggerite opzioni per il miglioramento di diversi reflui generati dal processo tessile (trattamento dei reflui da lavaggio della lana, filtrazione con recupero dei prodotti per le operazioni di imbozzimatura e finissaggio, realizzazione di cicli chiusi dei bagni di finissaggio con abbattimento dei contaminanti, candeggio con prodotti alternativi a quelli a base di cloro, riciclo della lisciva dei trattamenti ad umido) che rispondono ai requisiti Ecolabel di limitare il contenuto di inquinanti caratteristici (COD da operazioni di purga della lana e da trattamenti ad umido; AOX dalle fasi di candeggio). 41 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Settore di produzione di calce e cemento e fabbricazione di rivestimenti duri per pavimenti Il marchio Ecolabel per le coperture dure di pavimenti riguarda diverse tipologie di prodotti (pietra naturale, agglomerati lapidei, masselli, terrazzo, piastrelle in ceramica e laterizi) ed il cemento rappresenta un componente dei materiali lavorati ovvero: - gli agglomerati lapidei, ove il cemento idraulico è un componente legante; - i masselli, ottenuti per miscelazione di sabbia, ghiaietto, cemento, pigmenti e additivi inorganici; - i terrazzo, evoluzione industriale dei mosaici alla palladiani a matrice cementizia. I criteri definiti per l’assegnazione del marchio ecologico alle coperture dure per pavimenti sono finalizzati in particolare a migliorare gli impatti prodotti dalle attività estrattive sugli habitat naturali e sulle rispettive risorse, a ridurre i consumi energetici che caratterizzano le diverse fasi del ciclo di vita di questi prodotti, a diminuire l’impiego di sostanze pericolose e a contenere i flussi inquinanti generati. I criteri elaborati riguardano: - l’estrazione delle materie prime (con requisiti specifici per i prodotti naturali e i materiali lavorati); - la scelta delle materie prime che interessa tutti i prodotti per pavimenti; - le operazioni di finitura per i prodotti naturali; - il processo di produzione per i prodotti lavorati; - la gestione dei rifiuti all’interno degli stabilimenti che producono rivestimenti duri per pavimenti; - la fase d’uso. Criteri inerenti COMPONENTE CEMENTO In riferimento alla componente in cemento sono state dettagliate precise specifiche, inerenti consumi energetici ed emissioni atmosferiche, all’interno dei requisiti che riguardano il processo di produzione. Alle materie prime impiegate per la produzione del cemento vanno inoltre applicati i criteri che riguardano la gestione delle attività estrattive per i prodotti lavorati. Tali requisiti sono quelli di interesse per i cementifici. Fattore ambientale Biodiversità Impatto visivo Consumi energetici Emissioni atmosferiche Requisiti regolamentati dall’Ecolabel le coperture dure per pavimenti Il progetto dell’attività di estrazione e recupero ambientale deve soddisfare la direttiva Habitat (dir.92/43/CE) e la direttiva Uccelli (dir.79/409/CE) e ss.mm.ii.; per le attività svolte in aree esterne alla Comunità Europea va rispettata la convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica e le strategie locali di tutela. Va contenuto l’impatto visivo generato che può essere pari ad un massimo del 30% (calcolato in funzione dell’altezza verticale del fronte visibile da uno specifico punto di osservazione e la distanza tra il peggiore punto di osservazione e il fronte). Per il cemento incorporato in qualsiasi prodotto non si devono superare 3800 Mj/t di fabbisogno energetico di processo (PER). Per il cemento incorporato in qualsiasi prodotto vanno limitate le emissioni in atmosfera di: polvere < 65 g/t; SO2 <350 g/t; NOx < 900 g/t. Tra le tecniche e tecnologie indicate dai documenti di riferimento per il miglioramento ambientale della produzione di cemento vi sono diverse soluzioni idonee a risponere ai requisiti fissati nei criteri Ecolabel: - la diminuzione del fabbisogno energetico di processo può essere realizzata attraverso sistemi di combustione a stadi, raffreddatori dotati di recupero energetico, impiego di apparecchiature ad 42 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 - elevato rendimento energetico come i rulli di macinazione ad alta pressione e i separatori con gabbia a rotore; le emissioni di polvere, anidride solforosa e ossidi di azoto possono essere contenute sia con sistemi di carattere preventivo (attraverso l’ottimizzazione ed il controllo del processo e/o il ricorso a forni a letto fluido che comportano un miglioramento complessivo delle emissioni generate e il ricorso a bruciatori low NOx, raffreddamento della fiamma e combustore a stadi per ridurre le emissioni di ossidi di azoto) o mediante idonei sistemi di abbattimento (filtri elettrostatici o a tessuto per le polveri, scrubber a secco o a umido e carboni attivi per l’SO2, riduttori catalitici per gli NOx). In riferimento alle prestazioni delle diverse soluzioni prospettate, il rispetto dei limiti sanciti dai criteri Ecolabel dovrebbe essere garantito in particolare attraverso l’adozione di sistemi di combustione a stadi (relativamente al contenimento dei consumi energetici e delle emissioni di NOx) e l’abbattimento con SO2 mediante carboni attivi. Elementi di trasferibilità alle piccole e medie imprese In termini di impatti ambientali prodotti prodotti dal determinante industria risultanto parimenti importanti sia singole realtà produttive di grandi dimensioni impegnate in processi produttivi che generano aspetti ambientali di entità rilevante, sia una moltitudine di piccole e medie imprese che determinano modificazioni sull’ambiente in conseguenza di un effetto cumulativo di aspetti ambientali singolarmente non rilevanti. Le migliori tecnologie disponibili segnalate nei documenti di riferimento non sono sempre direttamente applicabili anche in realtà di piccole dimensioni; in particolare le opzioni suggerite nei BRef e nelle linee guida ministeriali per l’applicazione della normativa IPPC sono mirate a migliorare le prestazioni ambientali delle imprese soggette alla nuova autorizzazione integrata, ovvero di impianti per i quali è riconosciuto un impatto ambientale significativo e che presentano una certa dimensione produttiva, e pertanto è opportuno verificarne la trasferibilità anche alle PMI. Poichè il tessuto produttivo emiliano-romagnolo è caratterizzato dalla predominanza di piccole e medie imprese quasi in tutti i settori produttivi19, il raggiungimento dei benefici ambientali connessi con l’adozione delle BAT indicate per i vari settori interessati dall’applicazione della normativa IPPC verrebbe potenziato attraverso la diffusione delle migliori tecnologie disponibili e di sistemi di produzione più puliti anche ad impianti di dimensioni inferiori a quelle che determinano il campo di applicazione della nuova normativa. Oltre a ciò, come evidenziato dall’analisi economica effettuata, in regione risultano particolarmente rilevanti anche settori produttivi che non sono sottoposti alla disciplina IPPC ed anche in questo caso risulta importante, per l’ottenimento di risultati significativi di miglioramento ambientale, il coinvolgimento anche di realtà produttive medio-piccole nell’applicazione di tecniche e tecnologie più pulite. Mettere le PMI nelle condizioni di avvalersi di tecniche e tecnologie eco-efficienti significa offrire anche ad esse la possibilità di incrementare le proprie prestazioni produttive grazie alla possibilità di conseguire risultati interni in termini di risparmio energetico, idrico, di materiali nonché di riduzione di scarti e rifiuti oltre che di rilascio di inquinanti da sottoporre a depurazione. A livello generale si può dire che la possibilità di adottare o meno una determinata tecnologia dipende da valutazioni di fattibilità di natura: - tecnica; 19 Vi sono comunque alcune categorie produttive, come ad esempio quella dei cementifici, in cui si hanno solo grandi impianti. In questi casi non è utile analizzare la possibile estensione delle BAT alle PMI. 43 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 - gestionale; economica. Nel caso specifico di PMI l’analisi della trasferibilità tecnologica va correlata a: - caratteristiche impiantistiche, poiché l’installazione di determinate tecnologie è possibile solo su strutture di certe dimensioni e per determinate tipologie di impianti; - produttività degli impianti, in quanto l’adozione di alcune soluzioni impiantistiche è conveniente solo per produzioni superiori a determinate soglie quantitative; - caratteristiche strutturali, poiché per alcune BAT possono esservi limitazioni connesse con le caratteristiche costruttive degli stabilimenti (ad esempio nel caso di particolari ingombri spaziali). L’indubbio beneficio ambientale derivante dall’adozione di BAT deve quindi essere correlato alle possibilità di installazione, esercizio e manutenzione delle tecnologie da parte delle aziende, oltre che ai possibili vantaggi interni conseguibili. La variabile costi rappresenta l’elemento più sensibile nella valutazione della trasferibilità dalle grosse realtà aziendali alle piccole imprese, pertanto appare chiaro come le PMI possano privilegiare, tendenzialmente, le tecnologie pulite che non prevedono ingenti investimenti o quelle che, a fronte di investimenti iniziali anche onerosi, comportino risparmi economici significativi durante il funzionamento dell’impianto, quali ad esempio: minori consumi di energia o di materie prime, l’utilizzo di sostanze meno costose, la riduzione nella produzione di rifiuti speciali o la produzione di rifiuti che prevedono minori costi di smaltimento, il recupero ed il riutilizzo interno delle acque e degli scarti di lavorazione. Nel caso di soluzioni migliorative di carattere gestionale l’adozione all’interno delle PMI comporta generalmente riflessi limitati sul piano economico e risulta sicuramente più facile la trasferibilità da impianti di dimensioni rilevanti a realtà produttive ridotte. Durante l’analisi dei documenti di riferimento si è quindi tenuto conto dell’esigenza di diffusione delle soluzioni prospettate anche presso le PMI e sono state valutate di volta in volta i potenziali di trasferibilità delle varie opzioni, tenendo conto dei requisiti generali sopra riportati. Nei paragrafi successivi vengono fornite, in forma tabellare di più immediata consultazione, indicazioni di trasferibilità tecnologica utili ad orientare la scelta delle PMI dei vari settori verso le soluzioni meglio adattabili a realtà di piccole dimensioni e con minori possibilità di investimento. Dove possibile o utile sono state inserite anche alcune note esplicative a commento delle condizioni di trasferibilità e delle eventuali difficoltà di adozione delle soluzioni presentate nei contesti produttivi specificati. Non si è proceduto ad effettuare valutazioni di questo tipo in merito alle BAT indicate per il settore di produzione di calce e cemento in quanto si tratta di una categoria produttiva caratterizzata per lo più da grandi impianti. 44 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Allevamenti bovini Opzioni migliorative suggerite Trasferibilità alle PMI Note Per la separazione si deve intervenire a livello di impianto degli scarichi; per l’impianto di fitodepurazione non sono richiesti spazi particolarmente elevati. Suddivisione delle acque nere dalle acque grigie in area mungitura e fitodepurazione delle acque grigie e degli scarichi civili. SI Utilizzo di sistemi alternativi per la lotta ai nocivi (trappole ad acqua con attrattivo proteico, utilizzo veleno in granuli con attrattore ormonale, movimentazione della lettiera da zone morte ad aree di calpestio, pulizia delle aree di paddock, rimozione settimanale della lettiera in area vitelli, rilascio di imenotteri pteromalidi in letamaia e aree di riproduzione mosca). SI Utilizzo di piretroidi come insetticidi. SI Utilizzo di fitoterapici o di prodotti omeopatici. SI Passaggio alla stabulazione libera. DA VALUTARE Tale intervento necessita normalmente di ristrutturazioni delle stalle e può per questo risultare oneroso. Riduzione delle aree a grigliato. DA VALUTARE Tale intervento necessita normalmente di ristrutturazioni delle stalle e può per questo risultare oneroso. Abbandono dell’utilizzo di ormoni per la sincronizzazione degli estri. SI Utilizzo di mangimi OGM FREE, provenienti da coltivazioni biologiche o a lotta integrata. SI Istallazione di pannelli fotovoltaici per la generazione di energia elettrica. SI Buone tecniche di costruzione dei bacini di stoccaggio. SI Coperture flessibili e galleggianti (plastica, olio galleggiante, paglia, etc) NO 45 La maggiore difficoltà è insita nella rarità di veterinari esperti in omeopatia/fitoterapia. E’ opportuno richiedere certificazione delle caratteristiche dei mangimi utilizzati. I pannelli richiedono un investimento finanziario non trascurabile ma si hanno tempi rapidi di rientro dell’investimento. Date le caratteristiche degli allevamenti di piccole dimensioni nella realtà regionale tale soluzione non è applicabile mancando solitamente lagoni o bacini di stoccaggio dei liquami. Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Opzioni migliorative suggerite Trasferibilità alle PMI Coperture solide su bacini di stoccaggio liquami; stoccaggio in vasche a pareti verticali o silos alti più di 6 m NO Svuotamento delle vasche per ispezioni; doppie valvole per scarico/prelievo e miscelazione del liquame solo in occasione di spandimento. SI Recupero di biogas da liquami e/o letame con produzione di calore e energia elettrica. Sspandimento superficiale del liquame con sistema ombelicale semovente (solo è effettuato a bassa pressione in modo che si formino gocce grandi e traiettoria ridotta al minimo, possibilmente con interramento entro le 6 ore) Buone pratiche agricole per evitare ruscellamento e ridurre la percolazione dei nitrati dagli spandimenti. Sistemi di spandimento a basso rilascio di emissioni: spandimento raso terra in bande ristrette; spargimento di liquame con leggera scarificazione del suolo al di sotto della copertura erbosa; iniezione poco profonda e profonda. NO SI SI SI 46 Note Date le caratteristiche degli allevamenti di piccole dimensioni nella realtà regionale tale soluzione non è applicabile mancando solitamente lagoni o bacini di stoccaggio dei liquami. Necessità di spese impiantistiche e di gestione e risorse umane non indifferenti, inoltre solo un numero di bovini sufficientemente alto permetterebbe di abbattere i costi fissi. Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Macellazione delle carni Opzioni migliorative suggerite Trasferibilità alle PMI Note Pulizia a secco dei cassoni di conferimento animali SI Relativamente oneroso per il costo degli impianti. SI Tempo di ritorno dell’investimento (impianto di aspirazione) inferiore all’anno a causa dell’aumento del materiale organico raccolto. DA VALUTARE Il costo della macchina per svuotamento stomaci è di circa € 28.000. Pulizia a secco dei pavimenti Svuotamento a secco di stomaci e visceri Sistema di lavaggio cleaning in place (CIP) SI Utilizzo di spatole per la raccolta del sangue sulle tramogge SI Utilizzo di coltelli cavi (estrazione sangue di pregio) DA VALUTARE Docciatura temporizzata SI Ugelli a pressione con comando a pistola SI Sostituzione docce con ugelli orientabili (e cellule fotoelettriche) SI Ricircolo acque di lavaggio prima della scottatura SI Riutilizzo acque di raffreddamento dopo flambatura DA VALUTARE Microinterrutori frigorifere sulle porte delle celle SI Interrutori di erogazione del gas SI Ottimizzazione circuito aria compressa SI 47 L’installazione del CIP deve essere fatta al momento della sostituzione della macchina, mentre l’installazione a posteriori è molto più complessa. Costi collegati al programma di manutenzione ma ripagati dalla riduzione di coti energetici dovuti alle perdite. Nel caso di azione manuale il costo aggiuntivo di manodopera è trascurabile, è comunque limitato anche il costo di spatole meccaniche. Maggior lunghezza della linea (costo della base di raccolta in acciaio inox: 300 €/m) e maggior occupazione di spazio. Costo modesto per le docce temporizzate, compensato dal risparmio di acqua. Costo maggiore per le docce ad apertura comandata da cellule elettroniche. Il costo dell’impanto varia da 12.000 a 15.000 €, ma il ricircolo per 3 volte della stessa acqua comporta un risparmio del 67% nei consumi idrici. Esperienze in un macello danese indicano un tempo di ritorno dell’investimento di circa 6 mesi. Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Trasferibilità alle PMI Note Isolamento e copertura della vasca ad acqua calda SI Per le nuove linee di macellazione. L’isolamento delle vasche esistenti è più problematico. La copertura con palline di plastica è sempre possibile e il tempo di ritorno economico è valutabile in meno di un anno. L’isolamento di una vasca per una linea da 220 maiali/ora è valutabile in circa € 55.000. Coibentazione linee fluidi SI Opzioni migliorative suggerite Riutilizzo fumi flambatrice riscaldamento acqua per pre- Scottatura a condensazione del vapore NON SPECIFICATO SI Ventilazione forzata verso filtri e lavaggi a umido NON SPECIFICATO Griglie nei pavimenti per separazione dei solidi SI Trattamento mediante DAF (Dissolved Air Flotator) DA VALUTARE per le nuove linee di macellazione. L’investimento iniziale è costoso, ma il tempo di ritorno è favorevole a frotne del risparmio energetico. Per i macelli nei quali i visceri dei suini vengono allontanati con acqua. Un impianto DAF in acciaio inox di dimensioni sufficienti per trattare volumi inferiori ai 5 mc/h costa 35.000-40.000 €. Applicabile agli ovini. La possibilità di lavorazione nei tempi necessari è limitata da fattori logistici. Salatura in zangola SI Sterilizzazione sega in vaschette con ugelli SI Utilizzo di disinfettanti non clorurati NO I prodotti non colorurati, a parità di efficacia, sono più costosi. SI L’ammoniaca è largamente utilizzata in celle frigorifere di grandi dimensioni. L’anidride carbonica risulta economica ma richiede impianti frigoriferi ad alte pressioni. Sostituzione delle sostanze refrigeranti contenenti CFC con refrigeranti naturali 48 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Trattamento dei sottoprodotti di macellazione Opzioni migliorative suggerite Trasferibilità alle PMI Utilizzo di materie prime scelte o conservate refrigerate SI Utilizzo di materia prima fresca a basso tenore in azoto volatile SI Riduzione della pezzatura delle alimentazioni dei forni SI Restrizione sulla tipologia di farine ammesse SI Raccolta in continuo dei sottoprodotti SI Utilizzo di evaporatori a singolo effetto SI Utilizzo di evaporatori a multiplo effetto NO Forno a stadi NON SPECIFICATO Incenerimento in continuo DA VALUTARE Inceneritori con letto fluido a circolazione NON SPECIFICATO Inceneritori a letto fluido bollente Inceneritori a tamburo rotante Sistema di controllo della temperatura di combustione Post-combustione delle ceneri SI NON SPECIFICATO SI NON SPECIFICATO 49 Note Una tramoggia di raccolta costa circa € 300 al metro ed un sistema di pompaggio circa € 3.000-4.000. Applicabile ngli impianti di fusione dei grassi e di produzione di gelatina e di alimenti per itticoltura. Applicabili in impianti di grandi potenzialità (superiori a 50.000-100.000 tonnellate/anno di materie lavorate). Dipende dalla quantità di materiale da incenerire. Per incenerimento farine animali. Per incenerimento di corpi interi e farine animali. Riduzione dei costi di manutenzione. Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Produzione di prosciutti e insaccati Opzioni migliorative suggerite Trasferibilità alle PMI Contenitori per la raccolta del sale sotto le macchine per la salagione SI Recupero o trasformazione degli eccessi di sale SI Isolamento celle frigo NON SPECIFICATO Impianti di raffreddamento ad alta efficienza SI Circuito di recupero del calore nei locali NON SPECIFICATO Riduttore di pressione nel reintegro delle acque delle torri evaporative SI Macchine lavatrici con getto a bassa pressione SI Aspirazione periodica del grasso dal fondo delle vasche di decantazione SI Utilizzo di combustibili alternativi (biodiesel) o prodotti in agricoltura SI Sostituzione delle sostanze refrigeranti contenenti CFC con refrigeranti naturali (ammoniaca, anidride carbonica, miscele di idrocarburi) NON SPECIFICATO Produzione di formaggi Opzioni migliorative suggerite Trasferibilità alle PMI Installazione di barriere di verde (siepe/alberi) sul perimetro aziendale per ridurre l’impatto acustico delle attività di carico e scarico. Uso di coperchi o teli impermeabili o di tettoie per protezione contenitori di stoccaggio per evitare che si formino reflui liquidi in seguito a precipitazioni Utilizzo di sistemi di controllo automatizzati che regolano il livello di riempimento delle vasche al fine di evitare sversamenti Uso di gas refrigeranti potenzialmente meno pericolosi per la distruzione dell’ozono (ammoniaca, freon R134) Utilizzo di atomizzatori ad aria o vapore in caldaia per ridurre il consumo di carburante Preriscaldamento dell’aria di entrata nel bruciatore della caldaia per ridurre il consumo di combustibile Prelavaggio e lavaggio a secco dell’area di lavoro Note SI SI NO SI SI SI SI 50 L’acquisto di questo sistema potrebbe essere oneroso per le piccole e medie imprese. Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Trasferibilità alle PMI Opzioni migliorative suggerite Collocazione nelle bocchette degli scarichi reti o tappi per evitare che entri del materiale solido in fognatura Utilizzo di un bioreattore a membrana per la depurazione biologica degli scarichi che si distingue per la particolare compattezza, non essendo possibile operare a concentrazioni di solidi sospesi in vasca molto elevate. Riutilizzo del siero prodotto come integratore nell’alimentazione degli animali di allevamento Riutilizzo del siero frazionandolo e recuperando separatamente le diversi componenti, e cioè le proteine e il lattosio. Processo a due stadi: concentrazione termica ed essiccazione. Utilizzo per la produzione di acido lattico o bioproteine per via fermentativa. Note SI NO Costi alti di manutenzione. investimento SI SI SI Demineralizzazione o riduzione del contenuto minerale del siero tramite un trattamento di scambio ionico o elettrodialisi (produzione latte in polvere). NO Produzione di metano a partire dal siero tramite un processo di digestione anaerobica NO Acquisto di apparecchiatura specifica per la demineralizzazione che potrebbe essere molto onerosa per le piccole e medie imprese Acquisto di apparecchiatura specifica per la digestione anaerobica che potrebbe essere molto onerosa per le piccole e medie imprese Produzione di conserve Trasferibilità alle PMI Opzioni migliorative suggerite regolatori di flusso delle acque SI ugelli a bassa pressione nei rubinetti SI congegni automatici per apertura chiusura degli erogatori di acqua e unità di controllo dell’erogazione dell’acqua flussometri lavaggi controcorrente multistadio e Note SI DA VALUTARE SI NON SPECIFICATO riciclo acque di lavaggio SI pulizia a secco (raschiatori in gomma) SI detergenti a basso impatto SI riutilizzo interno ed esterno degli scarti alimentari SI 51 Si tratta di dispositivi elettronici. Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Opzioni migliorative suggerite produzione di biogas dagli scarti organici compostaggio e spandimento degli scartti organici agricolo camera a pressione per esplosione della buccia pelatura a secco con sostanze caustiche Trasferibilità alle PMI Note DA VALUTARE Il ritorno dell’investimento è connesso con la quantità di biogas che si riesce a generare e quindi con la mole di scarti organici prodotti. Il processo può essere condotto sia a basse temperature (con maggiori tempi ma minor costo energetico) che ad alte temperature. SI NON SPECIFICATO SI dispositivo di controllo per compressione / carico per i compressori dell’aria NON SPECIFICATO gestione efficace del carico dei boiler (sistema di boiler di piccole dimensioni) SI sistemi di recupero trattamenti termici SI del calore dai sistemi di spegnimento automatico dei macchinari SI atomizzatore ad aria o a vapore del combustibile che alimenta le caldaie NON SPECIFICATO valvola di tiraggio per le caldaie SI preriscaldatore dell’aria comburente delle caldaie NON SPECIFICATO sensori automatici nelle valvole di scarico degli spurghi delle caldaie DA VALUTARE ricompressione del vapore SI unità di ricircolo delle acque di trattamento termico SI riutlizzo acque di processo (effluenti del raffreddatore; sbrinamento celle di refrigerazione) SI 52 Si tratta di un sistema automatico dotato di sensori analitici Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Trasferibilità alle PMI Opzioni migliorative suggerite impianti di efficienza raffreddamento ad alta SI torri evaporative al posto dei raffreddatori DA VALUTARE sistemi di variabile NON SPECIFICATO raffreddamento a velocità isolamento celle frigo Note Le torri evaporative possono avere un costo non trascurabile. SI sostituzione delle sostanze refrigeranti contenenti CFC con refrigeranti naturali (ammoniaca, anidride carbonica, miscele di idrocarburi) NON SPECIFICATO Produzioni ortofrutticole Trasferibilità alle PMI Opzioni migliorative suggerite svuotatori di casse a secco riempimento a secco dei bins regolatori di flusso per l’erogazione dell’acqua ugelli a bassa pressione nei rubinetti SI SI SI SI congegni di erogazione dell’acqua con apertura e chiusura automatiche SI unità di controllo dell’erogazione dell’acqua DA VALUTARE ugelli a bassa pressione nei rubinetti flussometri SI SI NON SPECIFICATO SI SI lavaggi controcorrente multistadio lavaggi a secco riciclo acque di lavaggio riutlizzo acque di processo (sbrinamento e raffreddamento) detergenti a basso impatto riutilizzo in agricoltura degli scarti organici utilizzo di materiali riutilizzabili, riciclabili o biodegradabili per il packaging raffreddamento ad alta torri evaporative al posto dei raffreddatori isolamento celle frigo Si tratta di dispositivi elettronici. SI SI SI SI NON SPECIFICATO separazione e riutilizzo del packaging impianti di efficienza Note SI DA VALUTARE SI 53 Le torri evaporative possono avere un costo non trascurabile. Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Opzioni migliorative suggerite Trasferibilità alle PMI sostituzione delle sostanze refrigeranti contenenti CFC con refrigeranti naturali (ammoniaca, anidride carbonica, miscele di idrocarburi) NON SPECIFICATO Note Produzioni vitivinicole Opzioni migliorative suggerite Trasferibilità alle PMI Installazione di barriere di verde (siepe/alberi) sul perimetro aziendale per ridurre l’impatto acustico delle attività di carico e scarico. Riutilizzo delle fecce, raspi e vinacce come sottoprodotti: ammendanti in agricoltura, distillazione, estrazione di enocianina, ecc. Riutilizzo delle filtrine (perlite e diatomee). Note SI SI SI Uso di sistemi filtranti a correnti incrociate al posto dei sistemi filtranti convenzionali. NO Collocazione nelle bocchette degli scarichi di reti o tappi per evitare che entri del materiale solido in fognatura. SI Uso di sistemi high pressure - low volume nel sistema di lavaggio degli ambienti di lavoro. DA VALUTARE Prelavaggio e lavaggio a secco dell’area di lavoro. Utilizzo di un bioreattore a membrana per la depurazione biologica degli scarichi che si distingue per la particolare compattezza, non essendo possibile operare a concentrazioni di solidi sospesi in vasca molto elevate. L’acquisto di questo sistema potrebbe essere oneroso per le piccole e medie imprese. L’acquisto di questo sistema potrebbe essere oneroso per le piccole e medie imprese. SI NO Riutilizzo dell’acqua del lavaggio bottiglie dopo essere stata filtrata e sedimentata. SI Utilizzo di un sistema di lavaggio bottiglie multi-stage al fine di ridurre il consumo di detersivi (maggiore controllo del parametro pH). SI Controllo degli scarichi delle soluzioni alcaline esauste al fine di evitare un aumento del pH nello scarico finale. Uso di gas refrigeranti potenzialmente meno pericolosi per la distruzione dell’ozono (ammoniaca, freon R134). SI SI 54 Costi alti di manutenzione. investimento e La trasferibilità alle PMI dipende dal costo di investimento e manutenzione del sistema di filtrazione e sedimentazione che viene utilizzato. La trasferibilità alle PMI dipende dal costo di investimento e manutenzione dell’apparecchiatura che si intende utilizzare. Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Trasferibilità alle PMI Opzioni migliorative suggerite Utilizzo di atomizzatori ad aria o vapore in caldaia per ridurre il consumo di carburante. Preriscaldamento dell’aria di entrata nel bruciatore della caldaia per ridurre il consumo di combustibile. Selezione di imballaggi disegnati per essere riutilizzati. Note SI SI SI Produzione di pasta, pane e altri prodotti da forno Opzioni migliorative suggerite (PASTA) Applicazione di un controllore di frequenza sul generatore di aria compressa (PANE e ALTRI PRODOTTI DA FORNO) Riduzione dei tempi di cottura / raffreddamento senza forzare il prodotto Trasferibilità alle PMI SI SI Isolamento termico di impianti e tubature per il risparmio energetico SI Sistemi di recupero di calore con scambiatori SI Ricompressione del vapore in caldaia per il risparmio di combustibile Controllo dei parametri temperatura e pressione nel processo di produzione Scambi di calore in controcorrente nell’essiccatoio Pompe per il recupero di calore da varie fonti Note SI SI SI SI Utilizzo di combustibili alternativi SI Controllo dell’apporto d’aria e della sua miscelazione nelle caldaie e il controllo delle condizione di combustione SI 55 E’ applicabile sia ad impianti nuovi che esistenti; è una tecnologia molto costosa ma gli elevati costi sono compensati dal risparmio energetico e dalla riduzione dei costi per le tecnologie di trattamento dei fumi prodotti dalla caldaia. Questa tecnologia consente di risparmiare su diversi aspetti ambientali è applicabile nel caso dell’installazione di un impianto nuovo e richiede un investimento iniziale alto, che verrebbe compensato nel tempo dal risparmio energetico ed idrico, dal risparmio sui costi di smaltimento delle acque reflue. Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Opzioni migliorative suggerite Installazione di impianti di cogenerazione Utilizzo di macchine lavatrici con getti ad alta pressione per la pulizia di muri e pavimenti esterni all’impianto Trasferibilità alle PMI NO SI Sistema automatico CIP (Cleaning in Place) per la pulizia interna all’impianto SI Utilizzo di detergenti non clorurati NO Note Tecnologia molto costosa, non conveniente per una PMI. Consente un risparmio idrico e una riduzione del consumo di prodotti chimici, nonché una riduzione dei costi per il trattamento delle acque reflue. L’installazione del CIP deve essere fatta al momento della sostituzione dell’impianto nuovo, mentre l’installazione su un impianto esistente è molto più complessa. Costi alti di manutenzione, ma ripagati dalla riduzione di costi energetici I detergenti non clorurati a parità di prestazioni sono più costosi, inoltre il loro impiego richiede una maggiore quantità di prodotto consumato. Abbattimento della carica microbica mediante irradiazione UV o trattamento all’ozono SI Anche se tali tecniche sono molto onerose, i costi sono compensati dal risparmio idrico e dal risparmio dei costi richiesti per il trattamento delle acque reflue di lavaggio avviate allo scarico. Impianti per il pretrattamento delle acque reflue di lavaggio da avviare allo scarico NO Tecnologia molto costosa, conveniente per una PMI. non Produzioni tessili Opzioni migliorative suggerite Trasferibilità alle PMI Note Installazione sistemi automatici di dosaggio e distribuzione prodotto DA VALUTARE La tecnica è applicabile sia ad impianti nuovi che esistenti ma considerati gli elevati costi di investimento bisognerebbe fare un’analisi dei costibenefici preliminare. Candeggio con eliminazione dell’ipoclorito di sodio NO Non è conveniente in quanto questa operazione richiede degli alti costi. Candeggio in due fasi mantenendo separato l’effluente dagli altri flussi misti per ridurre la formazione di AOX pericolosi SI Candeggio con biossido di cloro (accertandosi che sia privo di cloro elementare) SI 56 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Opzioni migliorative suggerite Uso di additivi biodegradabili o bioeliminabili che nell’impianto di trattamento delle acque reflue non diano origine a metaboliti tossici Utilizzo di tecniche quali cicli chiusi e distruzione dei contaminanti all’interno del ciclo (ad es: nel lavaggio con solventi alogenati è indispensabile) Installazione di dispositivi (pompe) per il recupero termico da varie fonti Isolamento macchinari, vasche; termico dei tubature, valvole, sistema di depurazione con separazione delle acque più contaminate da quelle meno contaminate concentrazione dei reflui e combustione del concentrato (fanghi) con recupero energetico e riduzione dei rifiuti solidi Trasferibilità alle PMI Note SI NO La trasferibilità alle lavanderie industriali è possibile ma prevede l’installazione di un impianto nuovo dotato del ciclo chiuso, quindi occorrerebbe fare un’analisi dei costi benefici. SI SI E’ applicabile sia ad impianti nuovi che esistenti. E’ una tecnologia molto costosa ma sarebbe compensata dai benefici ottenibili (risparmio energetico e costi per il trattamento delle emissioni) SI NO Considerato l’elevato costo è consigliato solo in caso di sostituzione dell’impianto o per impianti nuovi. Lavaggio in cicli continui Utilizzo di tecniche a bassa immissione Installazione di valvole che bloccano il flusso idrico in caso di arresto dei macchinari Installazione di estrattori sotto vuoto per la riduzione del residuo Effettuazione dei lavaggi in controcorrente NON SPECIFICATO SI SI SI Lavaggio in cicli discontinui Tecnica drain and fill (scarico e riempimento) in sostituzione del metodo di traboccamento Tecnica smart rising (risciacquo intelligente) in sostituzione del metodo di traboccamento DA VALUTARE Richiede l’installazione di una nuova macchina per cui sarebbe necessario fare una valutazione dei costi benefici. DA VALUTARE Richiede l’installazione di una nuova macchina per cui sarebbe necessario fare una valutazione dei costi benefici 57 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Produzione calzature Opzioni migliorative suggerite Trasferibilità alle PMI Note Abbattimento della carica microbica mediante irradiazione UV o trattamento all’ozono per il riciclo delle acque di pulizia DA VALUTARE Considerando gli alti costi bisognerebbe fare una valutazione dei costi-benefici. SI Dalla valutazione dei costi benefici risulta conveniente l’adozione di prodotti all’acqua: anche se più costosi dei prodotti a base di solvente, consentono un risparmio per la gestione degli aspetti ambientali all’interno dell’impresa. In sostituzione degli inchiostri a solvente, utilizzo di inchiostri a base d’acqua o all’UV per la stampa delle materie prime (pelli naturali) DA VALUTARE Dalla valutazione dei costi benefici risulta conveniente. Sono prodotti più costosi degli inchiostri a solvente, ma hanno un’alta velocità di polimerizzazione che riduce i tempi di produzione. Per quanto riguarda gli inchiostri ad UV richiedo l’installazione di una linea di stampa con idonee sorgenti UV. Utilizzo di prodotti di finissaggio a base acquosa a basso o nullo contenuto di solvente SI Dalla valutazione dei costi benefici risulta conveniente. Tali prodotti hanno una maggiore resa produttiva rispetto ai prodotti a solvente. DA VALUTARE Dalla valutazione dei costi benefici risulta conveniente. Sono più costosi dei comuni adesivi a solvente, ma hanno una resa maggiore (maggiore % di componente solida). Necessitano di essere riattivati con un innalzamento della temperatura tra i 50°-80° C, ciò è possibile tramite l’utilizzo di appositi essiccatori (forni). DA VALUTARE I costi per le attrezzature sono inferiori a quelli richiesti per l’applicazione dei prodotti a solvente, inoltre si riducono i costi di abbattimento. L’impiego di prodotti UV richiede l’installazione di sorgenti di radiazione ultravioletta. SI Dalla valutazione dei costi benefici risulta conveniente. Essendo prodotti completamente solidi non ci sono sprechi; per l’utilizzo richiedono un pre-riscaldamento, ma non necessitano di asciugatura. Consentono inoltre risparmi in termini di gestione degli aspetti ambientali della fase di incollaggio. Utilizzo di prodotti a base acquosa che consentono anche lavaggi con acqua Utilizzo di adesivi a base acquosa (poliuretanica, policloroprenica) Utilizzo di adesivi e primer polimerizzanti mediante radiazioni Utilizzo di prodotti termofusibili del tutto privi di solvente 58 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Capitolo 3 – LE ATTIVITA’ DI DIFFUSIONE E NETWORKING Trasmissione del sapere per raggiungere un maggior livello di consapevolezza e poter scegliere.... La divulgazione e lo scambio di informazioni inerenti pratiche produttive e prodotti a minor impatto ambientale sono aspetti fondamentali nell’ambito di azioni mirate a diffondere l’applicazione di tali sistemi di produzione più puliti. Senza conoscenza non possono essere infatti effettuate delle scelte. L’efficacia di diffusione viene potenziata quanto più ampio è il coinvolgimento dei vari portatori di interesse: sicuramente è importante che l’informazione sulle tecnologie pulite raggiunga le imprese in cui tali tecnologie possono trovare collocazione ma è di notevole importanza veicolare conoscenza su impatti ambientali delle produzioni e modalità di produzione ecoefficienti anche verso i consumatori, al fine di fornire loro gli strumenti mediante i quali maturare consapevolezza in merito alle ricadute che la produzione dei vari beni genera sull’ambiente e spingere quindi l’acquisto di prodotti più “ecologici”. Rivolgersi anche alle amministrazioni pubbliche può tradursi nello sviluppo di politiche locali dedicate a sostenere l’introduzione di tecnologie pulite nei contesti produttivi presenti nei vari territori, in risposta anche a specifiche criticità ambientali migliorabili attraverso un contenimento della pressione produttiva. Essendo poi le autorità locali impegnate in ruoli istituzionali quale quello autorizzatorio, gli approfondimenti circa tecniche e tecnologie a basso impatto applicabili nei vari settori produttivi agevolano rapporti di collaborazione pubblico-privata per la ricerca di soluzioni condivise nell’ambito dell’iter di rilascio delle autorizzazioni e favoriscono, in tali contesti, un approccio preventivo che si traduce in una forte spinta propulsiva per la trasformazione ecoefficiente delle attività economiche. Per le aziende, soprattutto per le PMI, può risultare di particolare interesse una fonte informativa “neutrale” che presenti loro le principali opzioni di miglioramento adottabili, evidenziandone caratteristiche, ricadute positive ed eventuali problematiche, in quanto fornisce gli elementi per poter individuare la soluzione più adatta alle varie esigenze. Destinare informazioni anche al consumatore finale significa porre le basi per orientare il mercato verso prodotti a basso impatto ambientale, innescando così un circuito virtuoso che premia le imprese attive nella tutela dell’ambiente e stimola le altre aziende a sviluppare anch’esse nuove forme di produzione e prodotti più puliti. Al fine di aumentare le connessioni tra la fase di produzione e quella di acquisto, oltre a condividere le informazioni relative agli impatti dei processi e alle soluzioni migliorative possibili, è opportuno sviluppare campagne di informazione circa gli strumenti di comunicazione immediata che identificano il profilo ambientale dei prodotti (come le etichettature ecologiche o loghi identificativi di processi controllati e volti ad un miglioramento costante o altre simbologie utili a trasmettere le caratteristiche ambientali dei prodotti) attraverso i quali il consumatore può facilmente effettuare le proprie scelte di acquisto. .... Non solo diffusione di informazioni “bibliografiche” ma anche scambio di esperienze reali .... E’ indubbio come la presentazione di casi reali di implementazione di tecnologie pulite sia utile a infondere fiducia nell’efficacia di sistemi di produzione “nuovi” e favorisca la trasformazione all’interno delle aziende, soprattutto per le PMI che possono non avere i mezzi per fare delle sperimentazioni pilota prima di inserire una nuova tecnologia nel ciclo produttivo. 59 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Portare risultati concretamente conseguiti incrementa anche la credibilità presso i consumatori che possono così distinguere messaggi meramente pubblicitari da reali prestazioni di miglioramento. Anche l’applicazione della normativa trae beneficio da un costante processo di scambio di informazioni circa le effettive prestazioni ambientali conseguibili dall’applicazione delle varie soluzioni migliorative, la sperimentazione di nuove pratiche (tecnologie innovative ed emergenti) ed il perfezionamento, in fase applicativa, di opzioni a minor impatto già diffuse. Nell’ambito dell’autorizzazione ambientale integrata che interessa le imprese sottoposte a IPPC, ad esempio, l’autorità competente, essendo chiamata a fissare i valori limiti per le varie emissioni ambientali, nonché le condizioni di esercizio, in funzione del livello di tutela ambientale raggiungibile mediante l’adozione delle migliori tecniche disponibili (BAT), risulta il principale soggetto destinatario di tali informazioni che può poi mettere a disposizione di tutte le imprese al fine di favorire una diffusione di buone prassi e tecnologie ad elevata efficienza. In un quadro di maggiore collaborazione tra autorità competente e aziende questo tipo di approccio può essere utilmente esteso anche al rilascio di altre autorizzazioni. Molto importante diventa quindi la ricerca, l’analisi e la pubblicazione di casi studio di applicazione di tecnologie pulite per i diversi settori produttivi e per le varie problematiche ambientali di interesse. ... Fare network per diffondere capillarmente le informazioni e stimolare il confronto La diffusione delle informazioni è tanto più utile quanti maggiori destinatari riesce a raggiungere e ad influenzare. Benefici misurabili a livello di collettività sono infatti associabili, in una realtà economica fatta per lo più da PMI, ad un miglioramento ambientale realizzato su larga scala e significative risposte del mercato verso prodotti “ecologici” non si registrano se la popolazione dei consumatori informati e attenti al tema ambientale rimane confinata ad una nicchia. E’ indispensabile, allora, trovare efficaci sistemi di circolazione delle informazioni e adeguate forme di comunicazione che consentano, da un lato, di arrivare al maggior numero di destinatari finali e, dall’altro, di stimolarne l’interesse, la comprensione e la fiducia. Il coinvolgimento in un network per le tecnologie pulite, oltre che della pubblica amministrazione, di organismi di rappresentanza (associazioni di categoria, associazioni dei consumatori, associazioni ambientaliste, sindacati) o di soggetti in grado di arrivare ad un largo pubblico (come ad esempio la grande distribuzione) aiuta a realizzare questo risultato grazie ad una diffusione “a cascata” e la messa a punto di forme di comunicazione appropriate per i vari portatori di interesse. Aprire canali attraverso cui raccogliere il ritorno della diffusione effettuata, anche attraverso la segnalazione di punti di forza o elementi di debolezza segnalati dai destinatari finali, consente di perfezionare e rendere sempre più efficiente e utile la circolazione delle informazioni. Anche in questo caso i componenti del network si configurano come opportuni punti di contatto. Oltre alle funzionalità di tipo “verticale” del network (attraverso cui diffondere le informazioni dall’alto verso il basso e quindi raccogliere opinioni e suggerimenti, ma anche segnalazioni di casi reali, dal basso verso l’alto), è senz’altro importante sviluppare una funzionalità “orizzontale” attraverso cui mettere a confronto e far dialogare con profitto reciproco i vari portatori di interesse. 60 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 Un sito web dedicato alle tecnologie pulite per le imprese emiliano-romagnole Nell’ambito delle attività portate avanti da Ervet in convenzione con la Regione Emilia-Romagna per la diffusione di tecnologie pulite, come canale privilegiato di divulgazione delle informazioni è stato attivato il sito web www.tecnologiepulite.it destinato a fare da “contenitore orgnizzato” di tutto ciò che concerne il tema delle tecnologie pulite e che può agevolarne l’applicazione presso le imprese del territorio. Un sito web di libero accesso è uno strumento comunicativo in grado di raggiungere un numero molto elevato di destinatari. Le tecnologie informatiche e le connessioni ad internet sono largamente utilizzate, tanto in ambito lavorativo che domestico e il ricorso ad internet come fonte informativa è una pratica sempre più consolidata. Utenti privilegiati del sito sviluppato per diffondere le tecnologie pulite sono sicuramente i componenti del network per i quali la tematica dello sviluppo sostenibile costituisce un argomento di interesse maturo e la rete rappresenta uno strumento di lavoro quotidiano; grazie ai contatti che questi hanno con imprese, cittadini, lavoratori e consumatori possono incrementare l’accesso al sito come fonte di informazioni sulle produzioni a basso impatto ambientale e le implicazioni di queste con: - i benefici interni per le imprese; - la possibilità di migliorare la qualità del territorio; - gli aspetti di tutela della salute negli ambienti di lavoro; - la realizzazione di beni di consumo “ecologici”. In relazione al potenziale di divulgazione del network si è quindi provveduto a trasmettere a tutti i componenti la notizia di attivazione del sito (Allegato 4 – brochure informativa inviata ai componenti del network) e sono stati sfruttati anche eventi pubblici di grande rilevanza per pubblicizzare ulteriormente lo strumento informativo realizzato (Allegato 5 – volantino illustrativo del sito web). La notizia di attivazione del sito è stata inoltre riportata anche sul portale ermesambiente della Regione Emilia-Romagna. Il sito è stato sviluppato secondo una struttura destinata ad arricchirsi nel tempo di nuovi contenuti: si è partiti con la pubblicazione delle informazioni relative alle opzioni di miglioramento per i settori di interesse regionale approfonditi nel corso del 2004 e negli anni futuri verranno allo stesso modo inseriti gli approfondimenti fatti per gli altri comparti produttivi di rilievo per l’economia dell’Emilia-Romagna. All’interno della pagina di apertura del sito, dopo una sintetica spiegazione della funzionalità dello strumento, sono stati presentati i contenuti delle varie sezioni e sono stati ribaditi i vantaggi dell’approccio preventivo alla questione dell’impatto ambientale, tra cui quello relativo al rispetto della normativa e agli incentivi che le disposizioni legislative riconoscono alle imprese virtuose. Come approfondimento di questo punto è possibile accedere allo spazio realizzato per inquadrare il contesto normativo da cui si può quindi visualizzare la matrice di correlazione tra le disposizioni di legge in campo ambientale e l’impiego di tecnologie pulite. Lo scopo del sito è stato descritto in una sezione specifica; poichè l’obiettivo è quello di fornire tutte le informazioni utili ad agevolare la diffusione e l’applicazione di tecnologie pulite, si è ritenuto utile inserire, in collegamento con lo scopo del sito, anche uno spazio dedicato a presentare i fornitori di prodotti, apparecchiature, impianti e soluzioni di vario tipo a basso impatto ambientale. Questo spazio è gratuito ed aperto a tutti i fornitori che vogliano “esporre” le proprie proposte di miglioramento. La vetrina dei fornitori, di attivazione piuttosto recente (ottobre 2005) e quindi con un numero ancora limitato di aderenti, è stata organizzata prevalentemente per settore produttivo cui le varie tecnologie pulite si applicano. Si è poi effettuata la scelta di 61 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 accorpamento per problematica ambientale trattata nel caso di fornitori di soluzioni che risultano trasversali per più settori produttivi. Sia dalla home page che dalla pagina di esplicitazione dello scopo del sito si accede alla sezione dedicata alla presentazione delle opzioni tecnologiche e gestionali di miglioramento ambientale destinate ai diversi settori analizzati. Per ogni settore si è provveduto ad esplicitare le varie lavorazioni svolte ed i relativi processi tipo, di cui è possibile visualizzare i diagrammi di flusso e gli aspetti ambientali caratteristici. Si può poi accedere all’elenco delle soluzioni migliorative che sono state raggruppate per fattore ambientale affrontato o per lavorazione, a seconda dei casi. Selezionando la tecnologia pulita di interesse viene aperto un documento che fornisce gli elementi di dettaglio (descrizione della tecnologia, vantaggi ambientali e campo di applicazione). Dalle pagine web dedicate ai processi e alle opzioni di miglioramento applicabili si accede anche alla sezione dei fornitori in modo da agevolare le aziende interessate a intraprendere un percorso di sperimentazione di nuove modalità produttive a basso impatto ambientale. Il diretto coinvolgimento dei fornitori per il mantenimento e l’ampliamento della vetrina può creare un canale preferenziale di aggiornamento dei dati relativi alle BAT/CT in quanto i fornitori possono sfruttare lo strumento per comunicare progressi tecnici, miglioramenti nelle prestazioni delle opzioni disponibili o nuove soluzioni messe a punto. Poichè la conoscenza della situazione ambientale del territorio in cui le imprese operano è funzionale sia alla messa a punto di specifiche politiche ambientali locali per il contenimento dell’impatto delle produzione sia ad effettuare una scelta più mirata delle opzioni di miglioramento applicabili da parte delle imprese, all’interno del sito è stata creata una sezione dedicata a presentare le correlazioni tra tecniche di produzione e territorio cui si accede tramite la home page. In questa sezione trovano spazio gli elenchi delle criticità ambientali che caratterizzano le varie Province dell’Emilia-Romagna e le correlazioni tra stato ambientale del territorio e pressioni prodotte dai principali settori produttivi che insistono in tale territorio e contribuiscono, assieme ad altre determinanti di impatto, a generare il quadro di criticità descritto. Questi elementi sono visualizzabili selezionando uno specifico territorio. Le aree “download” e “links” sono state sviluppate per offrire agli utenti del sito ulteriori informazioni connesse al tema delle produzioni e tecnologie pulite. Tra i documenti scaricabili sono stati inseriti, oltre al report delle attività realizzate da Ervet nel 2004 sulla linea di convenzione con la Regione Emilia-Romagna relativa alle analisi economiche e di contesto per la diffusione delle tecnologie pulite, altri documenti, precedentemente realizzati da Ervet, che contengono indicazioni tecniche e gestionali per il miglioramento ambientale di alcune lavorazioni (linee guida per lo sviluppo di sistemi di gestione ambientale all’interno di imprese di alcuni settori agroalimentari; manuale relativo a tecnologie pulite per la riduzione delle emissioni di composti organici volatili). Come documento di interesse generale sul tema della proattività ambientale delle imprese attive in Emilia-Romagna sono state inserite anche le varie edizioni del report relativo alla diffusione degli strumenti volontari. Con lo stesso approccio verranno pubblicati anche in futuro nuovi documenti utili collegati con i contenuti del sito. Dalla pagina relativa ai link l’utente può accedere ad un elenco di siti esterni di organismi istituzionali italiani o internazionali che affrontano anch’essi la tematica delle tecnologie pulite e che sono stati utilizzati in molti casi come fonte informativa per gli approfondimenti realizzati. Per agevolare l’utilizzo delle informazioni riportate, sia nelle varie pagine web che all’interno dei documenti scaricabili, anche da parte di un pubblico di “non addetti ai lavori” è stato inserito nel sito un apposito glossario che riporta la definizione di tutti i termini tecnici impiegati. Poichè il sito vuole contribuire anche a creare un network tra i vari portatori di interesse coinvolti dalla tematica delle tecnologie pulite, è stata aperta anche una sezione “dinamica” che mira a dar vita ad una comunità virtuale che dialoga e si confronta sul tema. La sezione “le vostre domande”, oltre a dare risposta alle domande e ai dubbi più frequenti che possono porsi gli interessati ai temi 62 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 della prevenzione e del controllo dell’inquinamento e delle tecnologie pulite, e che possono indirizzare ai gestori del sito tramite il contatto [email protected], può essere utilizzata anche per esporre eventuali difficoltà di applicazione o utilizzo di alcune tecnologie. Una domanda “pubblica” è utile a stimolare una riflessione allargata e a incentivare contatti con chi detiene le risposte o le soluzioni a determinati problemi. Una risposta “pubblica” ha il vantaggio non solo di rispondere a chi ha posto il quesito ma anche di fornire delucidazioni e approfondimenti a chiunque possa essere interessato. Particolarmente interessante e utile risulta, in questo ambito, il coinvolgimento dei fornitori di tecnologie pulite e degli enti di ricerca, ovvero soggetti in grado di individuare idonee misure per agevolare l’applicazione di soluzioni tecnico-tecnologiche in specifici contesti, si progettare e realizzare sperimentazioni con le imprese e anche di attivare lo sviluppo di tecnologie o prodotti innovativi in grado di rispondere a particolari problematiche produttive. Sul sito è stato inserito, infine, uno “spazio news” in cui vengono segnalate le diverse novità di interesse inerenti il tema delle produzioni e tecnologie pulite, quali: - novità normative che hanno diretta correlazione con lo sviluppo di pratiche ecoefficienti; - eventi (seminari, convegnio, fiere) che approfondiscono aspetti gestionali e tecnologici delle produzioni più pulite; - iniziative di supporto alla diffusione delle tecnologie e produzioni pulite (come bandi di finanziamento, semplificazioni amministrative, progetti pilota, ecc.). Oltre a queste notizie, lo strumento delle news può essere utilizzato anche per evidenziare gli aggiornamenti apportati al sito come l’apertura di nuove sezioni, l’inserimento di ulteriori approfondimenti, la pubblicazione di nuovi documenti, ecc. Le news sono richiamate sulla home page, in modo da essere subito evidenti al visitatore, e da qui, selezionando la notizia di interesse, possono esserne visualizzati i testi per esteso accedendo alle pagine web specifiche. E’ stato inoltre creato un archivio che contiene le notizie superate. Monografie settoriali di tecniche e tecnologie a basso impatto ambientale Al fine di produrre degli strumenti tecnici che presentino un grado di approfondimento, e quindi un carattere di operatività, più elevato rispetto ai contenuti riportati sul sito web ma anche per rispondere a esigenze di comunicatività e completezza di informazione attraverso un unico testo, si è ritenuto utile procedere alla stesura di manuali incentrati su tutti gli aspetti inerenti il miglioramento ambientale, attraverso l’adozione di tecnologie pulite, di ciascun settore produttivo di rilievo in Emilia-Romagna. Queste monografie settoriali contengono, in maniera più organica, approfondita e comunicativa, le informazioni ottenute dalle analisi condotte sui vari settori e presentate anche sul sito web. Per l’anno 2005 si è deciso di sviluppare il manuale dedicato agli allevamenti (suini, avicoli e bovini) essendo questo il settore, dei tre analizzati nel corso del 2004, con il maggior numero di imprese operanti in Regione e con un elevato numero di impianti sottoposti a normativa IPPC. I manuali intendono rivolgersi non solo alle imprese, che rappresentano sicuramente il destinatario principale, ma anche ai rappresentanti della pubblica amministrazione chiamati a rilasciare le autorizzazioni ambientali e interessati a sviluppare politiche ambientali che contengano anche misure di sostegno alla qualificazione ambientale delle attività produttive. Anche il cittadino, infine, può effettuare un’utile lettura dei manuali per approfondire meglio problematiche e questioni di cui si sente sempre più spesso parlare, anche attraverso i mezzi di comunicazione di massa, ma che rimangono molte volte presentate a livello abbastanza superficiale. 63 Progetto Libenter CT – rapporto finale 2005 La monografia dedicata agli allevamenti intensivi più diffusi in regione (suinicoli, avicoli e bovini) è strutturata nel seguente modo: - presentazione dello scopo del manuale in cui sono sintetizzate le problematiche ambientali legate agli allevamenti e la loro ricaduta sul territorio e viene affermata l’importanza di adottare pratiche di allevamento a basso impatto; - inquadramento del settore a livello regionale (numero di allevamenti attivi e loro dimensioni medie espresse come numero di capi allevati, tendenze evolutive ed evidenziazione delle peculiarità locali); - analisi delle attività di allevamento che generano impatti ambientali (stabulazione degli animali e gestione degli effluenti zootecnici); - approfondimento dei diversi aspetti ambientali e delle relative opzioni di miglioramento ambientale adottabili, con esplicitazione del campo di applicazione di ognuna in riferimento alle tre tipologie di allevamento considerate; - quadro sintetico delle implicazioni ambientali di ciascuna tecnologia o prassi pulita presentata; - bibliografia delle fonti informative utilizzate; - allegati tecnici mirati a fornire dati e informazioni molto puntuali per alcune tecnologie di grande rilevanza per il settore. 64