UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI CATANIA
Dipartimento di Scienze Farmaceutiche
LEGISLAZIONE ITALIANA DI
PROTEZIONE DELL’AMBIENTE
Prof.ssa Annamaria Panico
Il D.L.gs. 152/06 Parte V ( prevenzione e
limitazione delle emissioni in atmosfera di
impianti e attività), si applica agli impianti,
inclusi gli impianti termici civili, ed alle attività
che producono emissioni in atmosfera.
DEFINIZIONE DI IMPIANTO: ai sensi
dell’art. 268 comma h) del D.L.gs. 152/06, è
definito come il macchinario o il sistema o
l’insieme di macchinari o di sistemi costituiti da
una struttura fissa dotata di autonomia
funzionale in quanto destinato ad una specifica
attività; la specifica attività a cui è destinato il
macchinario può costituire la fase di un ciclo
produttivo più ampio.
Area industriale
Si definisce area industriale, il luogo
in cui sono temporaneamente allocate
le strutture ed attrezzature atte a
svolgere l’attività di movimentazione e
stoccaggio dei materiali, sia in
magazzini
sia
all’aperto;
la
riparazione, manutenzione, lavaggio e
stazionamento degli automezzi di
cantiere; l’assemblaggio dei materiali.
Ubicazione dell’area
L’area industriale deve essere ubicata in zona
tale da non arrecare danno o disturbo alla
popolazione con particolare riferimento alle
emissioni di polveri, rumori e vibrazioni. A tal
fine, per mitigare possibili impatti, dovranno
essere adottate adeguate misure tecniche.
Inquinamento atmosferico
L’introduzione nell’atmosfera da parte dell’uomo,
direttamente o indirettamente, di sostanze o di energia
che abbiano effetti nocivi tali da mettere in pericolo la
salute dell’uomo, danneggiare le risorse biologiche e gli
ecosistemi, deteriorare i beni materiali e nuocere ai valori
ricreativi e ad altri usi legittimi dell’ambiente.
Attività industriali
 Impianto di frantumazione
 Impianto di betonaggio
 Impianto per produzione manufatti in
cemento
Materia Prima: pietre e
pietrisco
pronti
per
essere frantumati.
La materia prima viene
immessa nell'impianto per
mezzo
di
una
pala
meccanica
Impianto frantumazione
La
materia
prima
attraverso
un
nastro
trasportatore
viene
immessa nel frantoio dove
è frantumata e ridotta dai
quattro ai sette centimetri.
Impianto frantumazione
La pietra frantumata attraverso
una tramoggia viene immessa
in
un
secondo
nastro
trasportatore
per
essere
inviata
alla
macchina
sfangatrice.
Impianto di frantumazione
Dalla macchina sfangatrice la
pietra frantumata passa al
primo vaglio selezionatore dove
la rena naturale viene separata
da tutto il resto.
Impianto di frantumazione
 La
pietra lavata, viene
mandata attraverso un terzo
nastro
trasportatore,
al
mulino a martelli; dove viene
ridotta a una dimensione che
va da zero a trenta millimetri.
Impianto di frantumazione
 La pietra macinata dal
mulino a martelli viene
portata a due vagli
selezionatori messi in
serie.
Impianto di frantumazione
 Sabbia fine naturale che attraverso questo
nastro trasportatore viene scaricato a terra e da
qui trasportato allo stoccaggio
Impianto di frantumazione
 Nastri
trasportatori
della
graniglia (4 - 7 mm) dal primo
vaglio selezionatore al mulino
a martelli
Impianto di frantumazione
 Scarico della graniglia (10 - 20 mm) insieme
all'acqua di lavaggio del proprio silos.
Impianto di frantumazione
 Mucchi di stoccaggio della graniglia
(6 - 10 mm)
Impianto di frantumazione
Inquinamento atmosferico prodotto
dagli impianti di frantumazione dei
materiali di cava.
In materia di inquinamento atmosferico, sono sottoposti
alla disciplina del D.P.R. 24 maggio 1988 n. 203 tutti gli
impianti
che
possono
dar
luogo
ad
emissioni
nell`atmosfera, sicché anche gli impianti di frantumazione
dei materiali di cava vanno ricondotti alla previsione
dell`art. 1 del D.P.R. 203, non potendosi porre in dubbio la
loro oggettiva attitudine a dare luogo ad emissioni
nell`atmosfera. Cass. pen., sez. III, 26 novembre 1999, n.
13534
Impianti per la frantumazione inerti
La dichiarazione di avvalersi dell’autorizzazione in via
generale ai sensi del DPR n. 203/88 e del DPR 25
luglio 1991, dovrà essere indirizzata alla Regione,
Provincia, al PMP ed al Comune, secondo lo schema
dell’Allegato A, corredata dalla nota informativa,
debitamente compilata in ogni sua parte, e dalla
relazione tecnica di cui all’Allegato B, nel rispetto
delle presenti prescrizioni.
IMPIANTI FRANTUMAZIONE
I
sistemi per l'abbattimento delle polveri dovranno essere
dimensionati facendo ricorso alle migliori tecnologie disponibili e
mantenuti in modo tale da garantire, in tutte le condizioni di
funzionamento, un valore di emissione di polveri totali non superiori
a 50 mg/mc a 0 °C. In ogni caso valori limite inferiori potranno
essere stabiliti dalla Regione per attività svolte in zone
particolarmente esposte a fenomeni di inquinamento o di
particolare pregio paesaggistico-ambientale
IMPIANTI DI FRANTUMAZIONE
L'impianto di frantumazione inerti per
conglomerati è autorizzato a svolgere
le fasi di: frantumazione, vagliatura,
classificazione, carico automezzi,
stoccaggio e movimentazione dei
materiali
lapidei
impiegati
nel
processo produttivo.
IMPIANTI DI FRANTUMAZIONE
Le varie fasi di lavorazione dovranno essere
svolte in modo da contenere le emissioni in
atmosfera, preferibilmente con dispositivi
chiusi, e gli effluenti provenienti da tali
dispositivi dovranno essere captati e
convogliati ad un sistema di abbattimento
delle polveri.
IMPIANTI DI FRANTUMAZIONE
Le emissioni diffuse in atmosfera, derivanti dalle
varie fasi di produzione, stoccaggio e
movimentazione di materie prime, dovranno
essere opportunamente presidiate da idonei
sistemi di contenimento delle polveri, nel rispetto
delle prescrizioni di cui all’allegato 6 del D.M.
12.07.1990.
IMPIANTI DI FRANTUMAZIONE
ALLEGATO 6 - (EMISSIONE DIFFUSA - EX ART.3, COMMA 5).
6.1. EMISSIONI DI POLVERI NELLA MANIPOLAZIONE, PRODUZIONE, TRASPORTO,
CARICO E SCARICO, STOCCAGGIO DI PRODOTTI POLVERULENTI.
Generalità.
Per gli impianti, nei quali si manipolano, producono, trasportano, caricano e
scaricano, immagazzinano prodotti polverulenti devono essere prese misure per
il contenimento delle emissioni.
I prodotti polverulenti sono sostanze solide, che a causa della loro densità,
granulometria, forma del granulo,resistenza all'abrasione, composizione o
contenuto in umidità possono dare luogo ad emissioni, nella manipolazione
o nello stoccaggio.
Nello stabilire le prescrizioni deve essere in particolar modo presente quanto segue:
- pericolosità delle polveri;
- flusso di massa delle emissioni;
- durata delle emissioni;
- condizioni meteorologiche;
- condizioni dell'ambiente circostante.
DM 12 LUGLIO 1990
6.2. MANIPOLAZIONE E PRODUZIONE DI SOSTANZE
POLVERULENTE
Le macchine, gli apparecchi e le altre attrezzature, usate per la
preparazione o produzione (ad es. frantumazione,
cernita,
miscelazione,
riscaldamento,
raffreddamento,
pellettizzazione, bricchettazione) di sostanze polverulente devono
essere incapsulate.
Se non possibile ottenere una tenuta di polvere ermetica, soprattutto
nei punti di introduzione, estrazione e trasferimento, le emissioni
contenenti polveri devono essere convogliate ad un impianto di
depolverazione.
DM 12 LUGLIO 1990
6.3. TRASPORTO, CARICO E SCARICO, DELLE
SOSTANZE POLVERULENTE.
Per il trasporto di sostanze polverulente devono essere
utilizzati dispositivi chiusi. Se non è possibile
l'incapsulamento, o è possibile realizzarlo solo
parzialmente, le emissioni contenenti polveri devono
essere
convogliate
ad
un'apparecchiatura
di
depolverazione.
DM 12 LUGLIO 1990
Per il carico e lo scarico dei prodotti polverulenti devono essere installati
impianti di aspirazione e depolverazione nei seguenti punti:
- punti fissi, dove avviene il prelievo, il trasferimento, lo sgancio con benne,
pale caricatrici, attrezzature di trasporto;
- sbocchi di tubazione di caduta delle attrezzature di caricamento;
- attrezzature di ventilazione, come parte integrante di impianti di scarico
pneumatici o meccanici;
- canali di scarico per veicoli su strada o rotaie;
- convogliatori aspiranti.
Se la captazione delle emissioni contenenti polveri non è possibile:
- si deve mantenere, possibilmente in modo automatico un'adeguata altezza
di caduta;
- nei tubi di scarico deve essere mantenuta quanto più bassa possibile la
velocità di uscita del materiale trasportato, ad es. mediante deflettori
oscillanti.
DM 12 LUGLIO 1990
 Nel
caricamento
di
materiali
polverulenti in contenitori da trasporto
chiusi l'aria di spostamento deve
essere raccolta e convogliata ad un
impianto di depolverazione.
 La copertura delle strade, percorse da
mezzi di trasporto, deve essere tale
da non dar luogo ad emissioni di
polveri.
DM 12 LUGLIO 1990
6.4. MAGAZZINAGGIO DI MATERIALI POLVERULENTI.
Nello stabilire le prescrizioni per il magazzinaggio di
materiali polverulenti, devono essere prese in
considerazione ad es. le seguenti misure:
- stoccaggio in silos
- copertura superiore e su tutti i lati del cumulo di
materiali sfusi, incluse tutte le attrezzature ausiliarie;
- copertura della superficie, ad es. con stuoie;
- manti erbosi;
- costruzione di terrapieni coperti di verde, piantagioni e
barriere frangivento;
- provvedere a mantenere costantemente una sufficiente
umidità alla superficie del suolo.
DM 12 LUGLIO 1990
Se nei materiali polverulenti i contenuti delle sostanze sotto riportate
superano i seguenti valori, riferiti al secco, in una frazione di materiale
separabile mediante setacciatura con setaccio con maglie che abbiano
larghezza massima di 5 mm., si devono applicare le misure più efficaci
fa quelle prescritte nei paragrafi precedenti:
 sostanze di cui all'allegato 1, paragrafo 1 tabella A1 classe I,
e tabella A2,
 paragrafo 2 tabella B classe I,
 paragrafo 4 tabella D classe I, 50 mg/Kg.
 sostanze di cui all'allegato 1, paragrafo 1 tabella A1 classe II,
 paragrafo 2 tabella B classe II, 0,50 g/Kg.
 sostanze di cui all'allegato 1, paragrafo 1 tabella A1 classe III
5,0 g/Kg.
DM 12 luglio 1990
L'impianto di betonaggio svolge la funzione di dosare e
di trasformare le materie prime (inerti, cemento, acqua)
in calcestruzzo.
Impianto di betonaggio
Il ciclo produttivo si articola nel seguente modo: dai vari
sili (a struttura aperta per gli inerti, a struttura ermetica
per il cemento), tramite estrattori (valvole per gli inerti,
coclee per il cemento, tubazioni per l'acqua)
confluiscono i componenti alle bilance dosatrici, ove
avviene la pesatura; ultimata questa fase tramite ulteriori
trasportatori i componenti dosati confluiscono ai
miscelatori fissi (mescolatori), o mobili (autobetoniere),
ove vengono amalgamati dando origine al calcestruzzo.
Impianto betonaggio
PRESCRIZIONI TECNICHE
GENERALI
 Impianti per la produzione di calcestruzzo
preconfezionato
1) L'impianto di produzione di calcestruzzo
preconfezionato o betonaggio è autorizzato a
svolgere le fasi di: stoccaggio dei materiali
inerti e del cemento, selezionatura, pesatura e
movimentazione dei materiali impiegati nel
processo produttivo, dosaggio acqua e
miscelazione, carico autobetoniere.
Impianto di betonaggio
•Localizzazione dei punti di
emissione in atmosfera
•Portata max (Nmc/h)
Normativa
in vigore
•Temperatura
ARIA
•Durata media emissioni
•Sostanze inquinanti e loro
concentrazione
•Altezza emissioni
•Sistemi
adottati
di
abbattimento
•Sistemi di controllo
verifiche eseguite
e
Stato delle
Autorizzazioni
-Permessi
Impianti per la produzione di calcestruzzo preconfezionato
Le varie fasi di lavorazione dovranno
essere svolte in modo da contenere le
emissioni
in
atmosfera,
preferibilmente con dispositivi chiusi, e
gli effluenti provenienti da tali
dispositivi dovranno essere captati e
convogliati ad un sistema di
abbattimento delle polveri.
Impianto di betonaggio
Impianto betonaggio
Impianto di betonaggio
I silos per lo stoccaggio dei materiali
dovranno essere dotati di un sistema
per l'abbattimento delle polveri.
Impianto di betonaggio
Impianto
di
movimentazione
e
stoccaggio carbonati,
sabbie e pietrisco
Impianto di betonaggio
I sistemi per l'abbattimento delle polveri dovranno
essere dimensionati facendo ricorso alle migliori
tecnologie disponibili e mantenuti in modo tale da
garantire, in tutte le condizioni di funzionamento, un
valore di emissione di polveri totali non superore a 50
mg/mc a 0 °C. In ogni caso valori limite inferiori
potranno essere stabiliti dalla Regione per attività
svolte in zone particolarmente esposte a fenomeni di
inquinamento o di particolare pregio paesaggisticoambientale.
Impianto di betonaggio
EMISSIONI DIFFUSE
Le emissioni diffuse in atmosfera, derivanti dalle varie
fasi di produzione, stoccaggio e movimentazione di
materie prime, dovranno essere opportunamente
presidiate da idonei sistemi di contenimento delle
polveri, nel rispetto delle prescrizioni di cui all’allegato
6 del D.M. 12.07.1990. In particolare si dovranno
predisporre idonei sistemi di inumidamento dei
piazzali o la bitumatura degli stessi nelle zone
interessate al movimento dei mezzi pesanti,
piantumazione, copertura o inumidimento dei cumuli
etc.. Le vie di accesso allo stabilimento e le aree
all’interno dello stesso, dove di solito si ha un flusso
regolare di veicoli dovranno essere tenute pulite da
materiali polverulenti
Al fine di favorire la dispersione delle emissioni, la
direzione del loro flusso allo sbocco dovrà essere
verticale verso l’alto e l'altezza minima dei punti di
emissione dovrà essere tale da superare di almeno un
metro qualsiasi ostacolo o struttura distante meno di
dieci metri. I punti di emissione situati a distanza
compresa tra 10 e 50 metri da aperture di locali abitabili
esterni al perimetro dello stabilimento, dovranno avere
altezza non inferiore a quella del filo superiore
dell'apertura più alta diminuita di un metro per ogni
metro di distanza orizzontale eccedente i 10 metri. Le
caratteristiche strutturali dei camini dovranno comunque
rispettare i regolamenti edilizi comunali e/o le eventuali
prescrizioni disposte dall’Amministrazione comunale.
Eventuale deroga alla presente prescrizione potrà, su
richiesta della Ditta, essere concessa dal Sindaco.
Impianto betonaggio
Polveri
Nella zona di carico delle betoniere dovrà essere
predisposto idoneo impianto di abbattimento polveri,
ove il materiale non sia già premiscelato.
Impianto betonaggio
Esposizione a polveri
· Dovrà essere effettuata la bagnatura del materiale
prima del suo lavaggio (es. durante lo scarico nelle
tramogge), così come la bagnatura dei cumuli di
materiale fine esposto all’azione del vento.
· Si dovrà ridurre la dispersione del materiale per effetto
di caduta mediante adozione di condotti, manichette o
adozione di chiusure con aspirazioni che conducano
le polveri ad impianti di abbattimento - recupero. Nei
periodi secchi si dovrà effettuare la periodica
bagnatura dei piazzali e delle via di transito.
Impianto betonaggio
 DPR 25 luglio 1991 in materia di emissioni poco
significative ed attività a ridotto inquinamento
atmosferico Allegato 2. Le attività che
producono un inquinamento poco significativo
sono indicate nell'allegato 1 del DPR 25 luglio
1991 e non sono soggette alle disposizioni del
DPR 203/1988 in materia di autorizzazione
PRODUZIONE DI MANUFATTI IN
CALCESTRUZZO E GESSO
Attività a ridotto inquinamento atmosferico
(D.P.R. 25 luglio 1991, allegato 2, punto 23)
“Prodotti in calcestruzzo e gesso con produzione non
superiore a 1500 kg/g”
Generalità
Rientrano
nella
disciplina
della
presente autorizzazione le operazioni
connesse con la produzione di
manufatti in calcestruzzo o gesso con
produzione non superiore a 1500 kg al
giorno; a tale categoria vengono
assimilati anche gli stoccaggi di
cemento per la preparazione di
conglomerati cementizi.
PRODUZIONE DI MANUFATTI IN CALCESTRUZZO E GESSO
Fasi della lavorazione
Nelle attività connesse con la produzione di manufatti in
calcestruzzo o gesso, ovvero la preparazione di
conglomerati cementizi, si possono distinguere le
seguenti fasi:
 - stoccaggio delle materie prime (cemento, gesso,
inerti, ecc.)
 - movimentazione delle materie prime
 - preparazione degli impasti
 - fabbricazione dei manufatti
 - essiccazione e maturazione dei manufatti
 - stoccaggio prodotti finiti
 - confezionamento e/o spedizione.
PRODUZIONE DI MANUFATTI IN CALCESTRUZZO E GESSO
Emissioni in atmosfera
- Lavorazioni che possono dar luogo ad
emissioni in atmosfera:
sono suscettibili di produrre significative
emissioni
in
atmosfera
le
fasi
di
stoccaggio,movimentazione e lavorazioni
accessorie (frantumazione, macinazione,
vagliatura,ecc.) delle materie prime.
PRODUZIONE DI MANUFATTI IN CALCESTRUZZO E GESSO
Emissioni in Atmosfera
L’incidenza preminente delle polveri aerodisperse sul
potenziale impatto con l’ambiente deve essere
considerato come un rischio specifico dipendente
dalla caratterizzazione del processo, poiché sia le
materie prime movimentate e sottoposte ai cicli di
frantumazione e macinazione, sia il cemento prodotto,
si presentano
prevalentemente sotto forma di polveri fini e finissime.
Le emissioni gassose, principalmente ossidi di zolfo
ed azoto, sono ascrivibili esclusivamente alle
operazioni di cottura ed essicco-macinazione, come
in ogni processo di combustione.
Emissioni trascurabili
sono considerate trascurabili e non soggette
ad autorizzazione le emissioni provenienti
delle fasi di preparazione degli impasti, di
fabbricazione dei manufatti, di essiccazione
e maturazione dei manufatti, di stoccaggio
dei prodotti finiti e di confezionamento,
imballaggio e spedizione.
PRODUZIONE DI MANUFATTI IN CALCESTRUZZO E GESSO
Prescrizioni relative all’installazione ed all’esercizio
dell’impianto
Depolverazione:
per l’abbattimento delle polveri in fase di caricamento con autobotte, gli
stoccaggi di cemento o gesso devono essere dotati di depolveratore
a tessuto avente le seguenti caratteristiche:
- velocità massima di attraversamento 2,2 m/min
- grammatura minima 250 g/m2
Ove possibile, sono preferibili i sistemi a ciclo chiuso con ricircolo
degli aeriformi all’autobotte di carico.
Gli stessi sistemi di abbattimento devono essere adottati per la
depolverazione degli aeriformi derivanti dalla movimentazione,
frantumazione, macinazione e vagliatura delle materie prime. In ogni
caso debbono essere adottati idonei sistemi contenimento delle
emissioni diffuse prodotte dalle lavorazioni od originate dai piazzali
o cumuli per effetto eolico o dal sollevamento da parte di veicoli e
macchine operatrici.
PRODUZIONE DI MANUFATTI IN CALCESTRUZZO E GESSO
Unità termiche:
ove l’essiccazione venga effettuata con l’impiego di
aria calda prodotta da unità termiche,
possono essere impiegati, come combustibile,
solamente metano, GPL o gasolio.
Sono ad inquinamento poco significativo ai sensi del
D.P.R. 25 luglio 1991, e quindi non
soggette ad autorizzazione, le unità termiche con
potenza termica inferiore a 3 MW, se
alimentate a metano o GPL, e ad 1 MW se alimentate
a gasolio.
PRODUZIONE DI MANUFATTI IN CALCESTRUZZO E GESSO
Altezza dei condotti:
i condotti di scarico dovranno essere realizzati in
modo da consentire la migliore dispersione
dell'effluente gassoso nell'atmosfera secondo le
prescrizioni stabilite da eventuali norme in materia
derivanti da regolamenti comunali o fissate dalla
competente autorità sanitaria, tenuto conto che, sotto
il profilo tecnico, sarebbe opportuno che il punto di
emissione risultasse almeno 1 metro più elevato
rispetto agli edifici presenti nel raggio di 10 metri e
comunque non inferiore all’altezza del filo superiore
delle aperture più alte dei locali abitati nel raggio di 50
metri.
ADEMPIMENTI
Comunicazioni riguardanti le caratteristiche degli impianti e dei prodotti
utilizzati:
contestualmente alla dichiarazione di avvalersi dell'autorizzazione in via
generale, l'impresa, compilando le schede riportate nella dichiarazione,
deve:
- indicare la quantità giornaliera manufatti in calcestruzzo o gesso prodotti e la
produzione annua complessiva;
- indicare il tipo di combustibile eventualmente utilizzato per l’essiccazione e la
potenza termica del bruciatore;
- indicare le unità produttive presenti nell’insediamento con particolare riguardo
ai sistemi di abbattimento adottati, riportando le caratteristiche dei punti di
emissione ed attribuendo ai medesimi un numero progressivo che tenga
conto degli eventuali punti di emissione già esistenti;
- allegare una planimetria generale dello stabilimento in scala adeguata, nella
quale sia indicata la collocazione delle unità produttive con i relativi punti di
emissione;
- allegare un estratto topografico con evidenziata l'ubicazione
dell'insediamento.
adempimenti
ADEMPIMENTI
- Comunicazione di messa in esercizio e
messa a regime dell’impianto:
(solo per nuove installazioni, modifiche o
trasferimenti):
l’impresa deve comunicare, con almeno 15
giorni di anticipo, all’Agenzia provinciale per
la protezione dell’ambiente ed al Sindaco del
Comune interessato, la data di messa in
esercizio e di messa a regime dell’impianto.
Il termine ultimo per la messa a regime
dell’impianto è stabilito in 30 giorni a partire
dalla data della messa in esercizio.
adempimenti
Modalità di effettuazione dei controlli:
per l’effettuazione degli autonomi controlli di
cui ai punti 4.3.1 e 4.3.2 e per la successiva
presentazione dei relativi risultati devono
essere seguite le norme UNI in merito alle
“Strategie di campionamento e criteri per la
valutazione delle emissioni”, nonché ai
metodi specifici di campionamento ed analisi
per flussi gassosi convogliati.
adempimenti
- Cessazione dell'attività, trasferimenti e modifiche sostanziali:
la Ditta deve comunicare all'Agenzia provinciale per la
protezione dell'ambiente ed al Sindaco del Comune interessato
la cessazione dell'attività, i trasferimenti in altra località e le
modifiche sostanziali (installazione o rimozione di un sistema di
abbattimento, incremento della portata dell'effluente superiore al
20 %) apportate all'impianto.
adempimenti
Altre prescrizioni
- Documentazione comprovatoria:
l'impresa deve conservare presso lo
stabilimento, a disposizione degli organismi
preposti
al
controllo,
copia
della
documentazione
trasmessa
all'Agenzia
provinciale per la protezione dell'ambiente al
fine di avvalersi dell'autorizzazione in via
generale ed un “libretto per manufatti in
calcestruzzo
o
gesso”
correttamente
compilato.
adempimenti
- Accesso agli impianti:
i proprietari o responsabili dell’impianto dovranno lasciare libertà
di accesso agli addetti ai controlli, al fine di procedere a
sopralluoghi, prelievi e rilevamenti nei luoghi e negli edifici ove
si svolgono le attività che producono le emissioni, ovvero in
quelli in cui sono
situati gli impianti da controllare. I proprietari o i direttori
responsabili degli stabilimenti, o chi ne fa le veci, sono invitati
anche in via breve, a presenziare alle operazioni di controllo
facendosi eventualmente assistere da un consulente tecnico,
sempre ché la sua reperibilità non sia di ostacolo all’inizio delle
operazioni.
adempimenti
- Certificato di prevenzione incendi:
l’impresa è tenuta a munirsi, ove
necessario, del prescritto certificato di
prevenzione incendi, ovvero nulla osta
provvisorio, ai sensi della vigente
normativa.
adempimenti
In caso di inosservanza delle
prescrizioni
autorizzatorie
la
Regione procederà alla diffida o alla
diffida e contestuale sospensione
dell’attività ovvero alla revoca
dell’autorizzazione secondo quanto
disposto dall’art. 10 del DPR n.
203/1988.
Tecnologie di trattamento dell’aria :
l’abbattimento
La riduzione della concentrazione di gas e vapori può
avvenire mediante :
• adsorbimento su filtri a carboni attivi di origine
vegetale; si tratta però di un processo reversibile
• assorbimento chimico su superfici attive di allumina,
impregnate di agenti chimici, come il permanganato
di potassio o il carbonato di sodio, che originano
reazioni chimiche irreversibili
abbattimento
abbattimento
Sistemi di abbattimento del
particolato
Le emissioni di particolato sono principalmente
controllate:
 cicloni;
Sistemi di abbattimento

filtri elettrostatici (elettrofiltri);

e filtri a tessuto;
Cicloni Filtro basato sul
principio
della
separazione per effetto
inerziale adatto alla
filtrazione di polveri con
elevato peso specifico e
dimensioni grossolane
delle
particelle.
E' consigliato come prefiltro in applicazioni con
flussi
ad
elevata
concentrazione
di
polveri, ma può essere
anche utilizzato come
filtro
Cyclones
I filtri elettrostatici sfruttano la possibilità di caricare
elettricamente le particelle di polvere o di liquido e
raccoglierle successivamente su un elettrodo
captatore. Ciò viene ottenuto sottoponendo le
particelle ad un campo elettrico ad alta tensione. Le
polveri, o le goccioline, depositandosi sull’elettrodo di
raccolta formano uno strato che diminuisce l’intensità
del campo elettrico e che pertanto deve essere
periodicamente rimosso. La rimozione delle polveri
può avvenire per vibrazione (elettrofiltri a secco) o
tramite un leggero velo d’acqua od altro liquido
(elettrofiltri ad umido)
Sistemi di abbattimento
I filtri
a maniche sono formati essenzialmente da una
serie di maniche permeabili che permettono il
passaggio dei gas ma non del particolato. (particelle
di dimensioni al di sotto del micron). I filtri a maniche
sono generalmente costituiti da tessuti (cotone, lana,
nylon, polipropilene ecc.). E’ necessaria la rimozione
periodica delle polveri attraverso diversi metodi. I più
diffusi sono quelli a scuotimento, jet pulsanti
(insufflazione di aria compressa), aria inversa e
pulizia sonica (sorgente sonora che mette in
risonanza le maniche ed induce vibrazioni).
Sistemi di abbattimento
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Impianto di betonaggio