CATALOGO DELLA 47A MOSTRA INTERNAZIONALE DEL NUOVO CINEMA a cura di/edited by Pedro Armocida e Valentina Calabrese traduzioni in inglese/English translations Natasha Senjanovic © 2011 Fondazione Pesaro Nuovo Cinema Onlus Via Emilio Faà di Bruno, 67 00195 Roma Finito di stampare nel mese di giugno 2011 presso la tipografia Lineagrafica - Roma - Via delle Zoccolette, 25 47 MOSTRA INTERNAZIONALE DEL NUOVO CINEMA A realizzata con il contributo di: Provincia di Pesaro e Urbino MAIN SPONSOR Comune di Pesaro CON IL SUPPORTO DI OFFICIAL SPONSOR CON IL PATROCINIO DI TECHNICAL PARTNER MEDIA PARTNER FONDAZIONE PESARO NUOVO CINEMA ONLUS 47A MOSTRA INTERNAZIONALE DEL NUOVO CINEMA Pesaro, 19 giugno / 27 giugno 2011 FONDAZIONE PESARO NUOVO CINEMA ONLUS Soci fondatori/Founding partners Comune di Pesaro City of Pesaro Luca Ceriscioli, Sindaco/Mayor Provincia di Pesaro e Urbino Province of Pesaro e Urbino Matteo Ricci, Presidente/President Regione Marche Marches Region Gian Mario Spacca, Presidente/President Fiorangelo Pucci, Delegato/Delegate Consiglio di Amministrazione Board of Administrators Luca Ceriscioli, Presidente/President Luca Bartolucci Roberto Bertinetti Mario Cristiano Carloni Giuliana Gamba Goffredo Pallucchini Silvana Ratti Simonetta Romagna Giuseppe Saponara Segretario generale/General Secretary Ennio Braccioni Amministrazione/Administrator Lorella Megani Coordinamento organizzativo/Ufficio Marketing Organizational Coordinator/Marketing office Cristian Della Chiara 47A MOSTRA INTERNAZIONALE DEL NUOVO CINEMA Comitato Scientifico/Scientific Board Bruno Torri, Presidente/President Adriano Aprà Pedro Armocida Pierpaolo Loffreda Giovanni Spagnoletti Vito Zagarrio Direzione artistica/Artistic Director Giovanni Spagnoletti Direzione organizzativa/Administrative Director Pedro Armocida Segreteria/Secretary Maria Grazia Chimenz Programmazione e ricerca film Programming Assistant Paola Cassano Catalogo/Catalogue Pedro Armocida Valentina Calabrese traduzioni dall’italiano/translations from Italian Natasha Senjanovic Movimento copie/Print Coordinator Anthony Ettorre Accrediti e ospitalità/Accreditation and Hospitality Claudia Barucca, con la collaborazione di/with the collaboration of Emanuela Reali Uffici a Pesaro/Pesaro Office Elisa Delsignore, Veronica Mastrogiacomi Marica Bacciardi, Marco Cesarini (stage/intern) Ufficio stampa/Press Office Studio Morabito Mimmo Morabito (responsabile/owner) Rosa Ardia Stampa regionale/Regional Press Beatrice Terenzi con la collaborazione di/with the collaboration of Stella Scarafoni Mattia Ferri (stage/intern) Conferenze stampa/Press conferences Pierpaolo Loffreda Collaborazione alla selezione dei film Programming assistance came from Davide Cazzaro, Olaf Möller, Giovanni Ottone, Olga Strada (Documentari russi) 25° Evento Speciale - Bernardo Bertolucci/25 Special Event - Bernardo Bertolucci a cura di/organized by Adriano Aprà Per il Dopofestival/After Hours Antonio Pezzuto Coordinamento proiezioni/Screenings coordinator Paolo Lucenò Proiezionisti/Projectionist Davide Battistelli, Massimiliano Boccarossa, Nadia Medici, Andrea Scafidi, Eduard Sulce, Loris Vanni Traduzioni simultanee/Simultaneous translator Anna Ribotta Sito internet/Website Claudio Gnessi (Webmaster) Pedro Armocida (testi/content) Web tv Simone Isola, Luca Lardieri, Antonio Valerio Spera Fotografi/Photographers Luigi Angelucci, Chiara Schiaratura Progetto di comunicazione/Communication Design 33 Multimedia Studio Consulenza assicurativa/Insurance consultants I.I.M. di Fabrizio Volpe, Roma Trasporti/Transportation Stelci & Tavani, Roma Ospitalità/Hospitality A.P.A., Pesaro Sottotitoli elettronici/Electronic subtitles Napis, Roma - [email protected] Servizi di sala/Ushers Teatro Skené Soc. Coop. a r.l. Allestimento Cinema in piazza e impianti tecnici Cinema in the Square outfitters, technical equipment L’image s.r.l., Padova Si ringraziano/Special thanks to Ugo Adilardi (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico) Massimo Arcangeli (Agis - Anec Lazio) Laura Argento (Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale) Laura Bartoletti David Bauduin (The Match Factory) Alessandro Borri Sarra Brill Daniela Brosi Simona Calcagni (Bolero Film) Nicola Calocero Elisabetta Camillo Cinzia Castania Noemi Cerrone Thomas J. Ciampa (Warner Bros) Giovanna dall’Ongaro Greta De Lazzaris Rebecca De Pas Pierpaolo De Sanctis Juan Francisco Del Valle Goribar Anne Delseth (Urban Distribution International) Esther Devos (Wild Bunch) Federica Di Giacomo Giancarlo Di Gregorio Thania Dimitrakopoulou (The Match Factory) Angelo Draicchio (Ripley’s Film) Archivio Storico eni Emma Ettorre Nicola Falcinella Fiction Srl Gaia Furrer Jon Gartenberg Giovanna Gennarini Paolo Gioli GOOGLE traduttore Michela Greco Alberto Grimaldi Productions Gruppo Editoriale Minerva RaroVideo Elena Hill (Les Films Hors-Champ) Séverine Kandelman (ACID) Yura Kwon (Finecut Co Ltd) Enrico Magrelli (Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale) Giovanna Marcheggiani Maria Grazia Massari (Videodue) Antonio Medici Mediaset Medusa Film Mazzino Montinari Hernan Musaluppi (Rizoma Films) Devide Noemie (Wild Bunch) Davide Oberto Claudio Olivieri (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico) Jeong Oya (Finecut Co Ltd) Arianna Pagliara Leandro Pesci (Bolero Film) RaiTeche Pascale Ramonda Marco Ricci Diana Rulli Marilù Russino Fabio Saitto Mario Sesti Ekaterina Shneyderova Alena Shumakova Paola Spena (Agis - Anec Lazio) Yuko Tanaka Valentina Tanni Sergio Toffetti (Archivio Nazionale Cinema d'Impresa (CIAN-CSC) Paolo Vampa Barbara Wurm Ringraziamenti/Special thanks to al Ministero della Cultura della Federazione russa, in particolare al ministro Aleksandr Avdeev; al ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa Sergej Lavrov; all’ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Federazione russa in Italia Aleksej Meškov; all’esponente emerita delle arti della Federazione russa, vice presidente del Fondo per le iniziative sociali e culturali, direttore della direzione dei programmi internazionali Tat’jana Šumova; al Consolato generale della Repubblica italiana a Mosca, in particolare al console generale Enrico Nunziata; al direttore del Dipartimento cinematografico del Ministero della cultura della Federazione Russa Vjačeslav Tel’nov; al responsabile del Dipartimento cinematografico del Ministero della cultura della Federazione Russa per la promozione dei film nazionali e dei festival Galina Stročkova; al viceresponsabile del Dipartimento cinematografico del Ministero della cultura della Federazione Russa per la promozione dei film nazionali e dei festival Konstantin Gavrjušin; al consulente del Dipartimento cinematografico del Ministero della cultura della Federazione Russa per la promozione dei film nazionali e dei festival Ekaterina Jančeva; al responsabile del Dipartimento cinematografico del Ministero della cultura della Federazione Russa per la promozione dei film nazionali e dei festival Marina Blatova. INDICE 8 PESARO 2011 - BREVI ISTRUZIONI PER L’USO - di Giovanni Spagnoletti 13 GIURIA 32 CINEMA IN PIAZZA - FUORI CONCORSO 17 36 CONCORSO PESARO NUOVO CINEMA - PREMIO LINO MICCICHÈ PREMIO AMNESTY ITALIA “CINEMA E DIRITTI UMANI” 39 25° EVENTO SPECIALE: BERNARDO BERTOLUCCI 90 CINEMA RUSSO CONTEMPORANEO - SGUARDI FEMMINILI 51 95 DOCUMENTARI RUSSI EVENTO SPECIALE - FLATFORM 107 EVENTO SPECIALE - COSIMO TERLIZZI 121 DOPOFESTIVAL 129 SIGNES DE NUIT 133 VIDEO DAL LEMS - Laboratorio Elettronico di Musica Sperimentale 138 SCUOLA DEL LIBRO DI URBINO - Sezione Cinema d’animazione 139 PREMIO CINEMARCHE GIOVANI 2011 140 AVANFESTIVAL - IN RICORDO DI MARIO MONICELLI 142 INDICE DEI CONTATTI, DEI FILM E DEI REGISTI Pesaro 2011 – Brevi istruzioni per l’uso 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Giovanni Spagnoletti 8 Oltre che per la retrospettiva sul grande cineasta Bernardo Bertolucci (che attendiamo per sabato 25), clou del 25° Evento Speciale Italiano, la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema si contraddistingue in questa 47a edizione per la continuazione di un discorso dedicato al cinema della Russia contemporanea iniziato l’anno passato quando è stata organizzata una ampia monografia sul cinema di fiction russo “Art-House”. All’epoca per ragioni di spazio le opere documentarie erano state rimandate ad una prossima occasione che è giunta ora nel 2011, quando per altro si celebra l’anno dell’amicizia Italia-Russia. Non possiamo dunque che ripetere anche in questa occasione una nostra precisa convinzione. Rinverdendo una lunga e gloriosa tradizione, la cinematografia russa del nuovo millennio sta ottenendo un crescente riscontro nell’ambito dei Festival internazionali, anche se a ciò non ha corrisposto una adeguata conoscenza sul mercato audiovisivo italiano, sempre meno sensibile all’evoluzione delle cinematografie considerate poco commerciali. Se tutto ciò è giusto per la fiction, il discorso vale ancora di più per quanto riguarda l’immenso campo del documentario, dove la Russia da sempre vanta una produzione di massimo rispetto sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Proprio per ovviare, almeno in piccola parte, all’attuale gap di conoscenza, si è pensato di presentare la più ricca monografia sull’argomento mai realizzata in Italia che, senza poter necessariamente essere esaustiva, cerca di mostrare molte delle facce della non fiction Made in Russia di questo ultimo decennio. In particolare il Festival ha dedicato uno speciale focus su tre autori “indipendenti” che spesso hanno lavorato tra di loro in tandem (Pavel Kostomarov, Antoin Cattin, Aleksandr Rastorguev) in cui è rintracciabile un acuminato, critico sguardo sulla società, in particolare su alcuni aspetti della vita quotidiana o sui riflessi che la guerra in Cecenia ha lasciato nelle coscienze dei suoi abitanti. Un’altra parte del cartellone realizzato, invece, con la collaborazione delle istituzioni della Federazione Russa (Ministero degli Affari Esteri, Ministero della Cultura, Fondazione per le iniziative sociali e culturali e Direzione dei programmi internazionali) illustra quel segmento del documentarismo prevalentemente indirizzato e votato agli aspetti antropologici, poetici e stilistici dell’attuale “cinema del reale” in Russia. Sono perciò rappresentati (con uno o più lavori) molte delle maggiori personalità, internazionalmente riconosciute, del settore, da Sergej Loznica a Viktor Kosakovskij, da Marina Razbežkina a Pavel Medvedev (che sarà a Pesaro a presentare due sue opere). In questo modo si renderà omaggio anche al celebre “Studio per il Cinema Documentario di San Pietroburgo” (ex Leningrado), la più antica e rinomata istituzione statale nel campo della non fiction, che ha prodotto diversi dei lavori selezionati dal Festival. Sempre per proseguire un discorso iniziato nel 2010 abbiamo conti- Pesaro 2011 - Brevi istruzioni per l’uso nuato ad avere un occhio privilegiato per il lavoro cinematografico delle donne le quali, al pari che nel film a soggetto, rappresentano ormai da tempo un aspetto rilevante e decisivo nel ricco mondo della non fiction. Accanto alla già citata Marina Razbežkina, colei che più di tanti altri ha formato non solo con le sue opere ma anche con il suo insegnamento una nuova leva di documentaristi, vorremmo ricordare ancora Alina Rudnickaja, l’altra figura emergente insieme a Pavel Medvedev, dello Studio di San Pietroburgo e la trentaduenne Galina Krasnoborova (attiva tra Mosca e Pietroburgo) che da molti viene paragonata per la straordinaria padronanza del linguaggio delle immagini a Sergej Loznica. Entrambe queste autrici saranno al Festival a presentare i loro lavori. Infine dobbiamo segnalare nel nostro cartellone alcuni film-saggio riguardanti due grandi maestri del cinema russo. Igor Majboroda ha cercato di ricostruire come fosse una detective story le complesse, rocambolesche vicende della lavorazione di Stalker (1979) sinora conosciute solo attraverso la testimonianza del regista Andrej Tarkovsky, e l’allontanamento del celebre direttore Georgi Rerberg dal cast del film uno dei capitoli meno conosciuti della storia del cinema sovietico. In Ostrova. Aleksandr Sokurov/Islands. Alexander Sokurov, invece, una importante autrice come Svetlana Proskurina rende un commosso omaggio al maestro Sokurov di cui è stata allieva oltre che cosceneggiatrice dell’Arca russa (e sul cui set è stato girato questo doc.). La monografia sul cinema russo contemporaneo si completa con una sorta di piccolissimo “aggiornamento” riguardo al cinema di finzione al femminile presentato l’anno scorso. Parliamo dell’interessante debutto dietro la macchina da presa dell’attrice Alena Semenova con Ryabinovyy vals/The Rowan Waltz e di Peremirie/ Truce, l’ultimo film della già citata Svetlana Proskurina (che interverrà al nostro festival a presentare i suoi lavori), una regista di cui Pesaro nel 2008 aveva presentato Luchshee vremya goda/The Best of Times. Oltre alla Russia, il programma dell’edizione 2011 del Festival si completa con due omaggi italiani. Attivi tra Milano e Berlino, il collettivo di cineasti che si nascondono dietro la sigla Flatform, sono, internazionalmente parlando, trai più riconosciuti autori di cortometraggi prodotti nel nostro paese. Ispirate da un incipit filosofico che vuole visualizzare un habitat in cui il paesaggio e/o le azione delle persone sembrano identici ma in continuo cambiamento temporale, le opere del gruppo milanese sono state presentate nei maggiori Festival di cinema (Rotterdam, IndieLisboa, Venezia, Oberhausen, ecc.) mentre il loro ultimo lavoro, Un luogo a venire (2011), verrà presentato in anteprima italiana. Al videoartista, performer, fotografo e regista di documentari, all’eclettico Cosimo Terlizzi (classe 1973) sarà dedicato uno speciale focus articolato tra la sala dello Sperimentale e il Dopofestival nel cortile di Palazzo Gradari che come sempre, Around Midnight, concluderà con quattro diversi programmi notturni (da martedì a venerdì) le lunghe giornate del Festival. Un lavoro artistico, quello di Terlizzi, che, nell’attraversare media diversi, si caratterizza con maturità stilistica per un approccio che, partendo dall’Io, fa volgere lo sguardo verso la relazione tra l’essere umano e il suo ambiente, attraversando i temi della identità, del rito e dei luoghi che abitiamo. Oltre a numerosi videoclip, nei suoi lavori più lunghi (che presentiamo in sala) l’artista pugliese (è nato a Bitonto, in provincia di Bari ma la sua attività si è divisa tra Bologna e la Svizzera) ha visitato sia il videodiario solipsistico (Folder) sia il documentario geograsfico tradizionale (i tre episodi di Murgia) che però viene “terremotato” dall’ironia e da elementi comico-grotteschi. Infine ancora dall’Italia i cortometraggi del “Premio CineMarche Giovani” indetto dal Festival e volto a scoprire giovani talenti nel campo dell’audiovisivo, i possibili autori di domani. 9 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema 10 Anche questo anno il Concorso “Pesaro Nuovo Cinema” offre una piccola (sette film) ma ci auguriamo fortunata selezione di opere giovani, provenienti dai quattro angoli del mondo, molti dei quali più volte frequentati in passate occasioni: ad esempio la Corea (The Journals of Musan di Park Jung-Bum), l’Argentina (Medianeras di Gustavo Taretto), la Francia (questa volta con un’opera di non fiction: Qu’ils reposent en revolte di Sylvain George) e la Germania (Headshots dell’americano-berlinese Lawrence Tooley). New Entry del Concorso sono invece la Thailandia con lo spirituale Eternity di Sivaroj Kongsakul, lo Sri Lanka con il drammatico Flying Fish di Sanjeewa Pushpakumara e il Brasile con la commedia nera Trabalhar cansa di Juliana Rojas & Marco Dutra. A concludere i film della Piazza, invece, una coproduzione franco-spagnolo-messicana molto engagé sulla guerra dell’acqua: También La Lluvia/Even the Rain scritto da Paul Laverty (il celebre sceneggiatore di Ken Loach) e diretto dalla moglie, la spagnola Icíar Bollaín. Estremamente soddisfatti almeno dal punto di vista personale per il programma 2011 (ma sarà piuttosto il nostro pubblico, più che noi, ad esprime un giudizio sul cartellone proposto), una nota finale di amarezza va invece alla situazione generale del Festival che si è visto costretto a rinunziare ad una sala di programmazione, a pubblicare un solo volume (quello a cura di Adriano Aprà su Bernardo Bertolucci) oltre che a snellire l’offerta di film in programmazione. La difficile generalizzata situazione economica nel nostro paese, il ritardo nei finanziamenti dello Stato, il lievitare dei costi minacciano di compromettere la competitività di quella che è stata e resta una delle più antiche e rinomate manifestazioni di cultura cinematografica in Italia. Non possiamo nasconderci le difficoltà contingenti e possiamo solo augurarci (e lavorare) perché nel prossimo futuro si assista finalmente ad un’inversione di tendenza rispetto a questa situazione non poco difficile. Pesaro 2011 – Brief instructions for use by Giovanni Spagnoletti Along with the retrospective on master filmmaker Bernardo Bertolucci (who will be with us on June Pesaro 2011 - Brevi istruzioni per l’uso 25), as the 25th Italian Special Event, for its 45th edition the Pesaro Film Festival continues the focus on contemporary Russian cinema begun last year with a broad focus of Russian arthouse films. In 2010, for reasons of space, documentaries were postponed until now, the year that moreover celebrates Italian-Russian cultural relations. We must therefore once again stress our conviction on this occasion. Reviving a long and glorious tradition, Russian cinema of the new millennium is gaining growing acclaim at festivals worldwide, although this has not been matched with adequate distribution in an Italian market increasingly less sensitive to the evolution of those film industries not considered sufficiently commercial. If this is the case with fiction, it holds even more true for the vast field of documentaries, in which Russia has historically boasted a highly esteemed industry, both in terms of quality and quantity. Precisely to compensate for, at least in small part, this current gap, we decided to hold the largest focus on the subject ever offered in Italy. While it is not as exhaustive as we would have liked, it presents many of the non-fiction directors who have been making Russian documentaries over the past decade. In particular, we dedicate a special focus to three independent filmmakers who have often worked in tandem (Pavel Kostomarov, Antoin Cattin and Aleksandr Rastorguev), whose films take a sharp, critical look at society, especially certain aspects of daily life, and the reflections that the war in Chechnya has left in the collective conscience of its people. Another part of our programme – organized with the collaboration of institutions of the Russian Federation (the Ministry of Foreign Affairs, Ministry of Culture, Foundation for Social and Cultural Initiatives and the Direction for International Programmes) – illustrates that segment of documentary filmmaking predominantly aimed at and devoted to the anthropological, poetic and stylistic aspects of the current cinéma vérité in Russia. Representing this aspect of the sector (with one or more works) are the internationally acclaimed Sergej Loznica, Viktor Kosakovski, Marina Razbežkina and Pavel Medvedev (who will be in Pesaro to present two of his films), among others. In this way we will also pay homage to the celebrated (formerly Leningrad) St. Petersburg Documentary Film Studios, the oldest and most renowned state institution of non-fiction, which produced various films selected at the Festival. Also as a continuation of the dialogue begun in 2010, we again highlight the work of female directors who, as in narrative films, have for some time been a significant and decisive aspect in the rich world of documentaries. Besides the aforementioned Razbežkina, who more than anyone else inspired a new generation of documentary directors not only through her films but also through her teaching, we must point out Alina Rudnickaja, another emerging figure, along with Pavel Medvedev, of the St. Petersburg Documentary Film Studios, and 32-year-old Galina Krasnoborova (who also works in Moscow), who has been compared by many to Sergej Loznica for her extraordinary command of the language of images. Both directors will present their work in Pesaro. Lastly, we must not forget two titles regarding two masters of Russian cinema. As if creating a detective story, Igor Majboroda tried to reconstruct the complex, dramatic events that plagued the making 11 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema 12 of Stalker (1979), until now known only through the accounts of director Andrej Tarkovsky, and the fact that celebrated director of photography Georgi Rerberg abandoned the set – one of the lesser known chapters of Soviet film history. While in Islands. Alexander Sokurov, eminent filmmaker Svetlana Proskurina pays a moving tribute to “maestro” Sokurov, with whom she studied as well as co-wrote Russian Ark (on the set of which the documentary was shot.). The focus on contemporary Russian cinema is rounded out by a small “update” of narrative cinema by female directors presented last year, with The Rowan Waltz, the interesting directorial debut of actress Alena Semenova, and Truce, the latest offering by Svetlana Proskurina, who will present her works at the festival and whose The Best of Times Pesaro screened in 2008. The programme of the 2011 Pesaro Film Festival also features two Italian tributes. Working in Milan and Berlin, the filmmakers collective hiding behind the name Flatform are among the most internationally renowned directors of short films produced in our country. Inspired by a philosophical incipit that visualizes a habitat in which landscape and/or people’s actions seem identical but are actually in constant temporal flux, the group’s work has been shown at leading international films festivals (including Rotterdam, IndieLisboa, Venice and Oberhausen) while their latest project, Un luogo a venire (2011), will have its premiere in Pesaro. A special focus is being dedicated to eclectic video artist, performer, photographer and documentary filmmaker Cosimo Terlizzi (1973), in both the Teatro Sperimentale and the After Hours sidebar in the courtyard of Palazzo Gradari, which as always, will end the packed days of the Festival with four diverse “round midnight” programmes (from Tuesday through Friday). Terlizzi’s artistic work, in various media, is characterized by a stylistically mature approach that, beginning with the self, draws attention to the relationship between human beings and their environment, traversing themes of identity, ritual and the places in which we live. Besides numerous music videos, in his longer works (which will screen in the Teatro Sperimentale), the artist (who was born in Apulia but who works between Bologna and Switzerland) has revisited both the solipsistic video diary (Folder) and the traditional geographical documentary (the three episodes of Murgia), which are nevertheless “ravaged” by irony and quirky comical elements. And it’s Italy once again in the short films of the CineMarche Giovani Award, established by the Festival and aimed at discovering young talent, the future film and videomakers of tomorrow, in the audiovisual field. Once again this year, the Pesaro Nuovo Cinema Competition offers a small (seven titles) but strong selection of first and second films, from all four corners of the world, many of which have been covered by the Festival on past occasions, such as South Korean (The Journals of Musan by Park Jung-Bum), Argentina (Gustavo Taretto’s Sidewalls), France (this time with a work of non-fiction, Qu’ils reposent en revolte by Sylvain George) and Germany (Headshots by American-Berliner Lawrence Tooley). New entries in the Competition include Thailand, with Sivaroj Kongsakul’s spiritual title Eternity; Sri Lanka, by way of Sanjeewa Pushpakumara’s dramatic Flying Fish; and Brazil, with the dark comedy Hard Labor by Juliana Rojas and Marco Dutra. Completing Cinema in the Square is the political French/Spanish/Mexican co-production on the Bolivian Water Wars, Even the Rain, written by Ken Loach’s celebrated screenwriter Paul Laverty and directed by his wife, Spain’s Icíar Bollaín. While we are personally extremely satisfied with the 2011 programme (on which, however, our public, and not us, must pass final judgment), we feel compelled to end on a bitter note concerning the Festival’s general situation. This year we were forced to give up a screening room and publish only one volume (Bernardo Bertolucci, edited by Adriano Aprà), besides slimming down the number of films on offer. The country’s overall troubled economic situation, the delay in state funds and mounting costs threaten to compromise the competitiveness of one of Italy’s oldest and most renowned film festivals. We cannot hide the contingent difficulties and only hope that work will be undertaken in the immediate future to finally turn this difficult situation around. LA GIURIA THE JURY CONCORSO PESARO NUOVO CINEMA - PREMIO LINO MICCICHÈ 2011 PESARO NUOVO CINEMA COMPETITION - LINO MICCICHÈ AWARD 2011 Isabella Ragonese La giuria - Concorso Pesaro Nuovo Cinema - Premio Lino Miccichè 2011 Fabio Ferzetti Marina Spada 13 LA GIURIA 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Fabio Ferzetti (Roma 1958), saggista, giornalista, critico cinematografico del Messaggero. Fra il 2006 e il 2008 dirige le Giornate degli Autori di Venezia e lancia il progetto “100 + 1. Cento film e un paese, l’Italia” per la diffusione dei classici italiani nelle scuole. Nel 2000-2001 realizza per Stream Tv “La valigia dell’attore”, 15 ritratti di interpreti italiani (Albanese, Amendola, Bentivoglio, Buy, Bruni Tedeschi, Caselli, Castellitto, Fantastichini, Forte, Galiena, Golino, Morante, Neri, Orlando, Rubini). Dal 1993 al 1996 cura con Carla Cattani la sezione “Finestra sulle Immagini” della Mostra del Cinema di Venezia diretta da Gillo Pontecorvo. Ha curato l’edizione critica di numerosi film in home video, fra cui Una giornata particolare di Scola, L’amore molesto di Martone e 13 opere di Eric Rohmer. Negli anni 80 realizza con Stefano Consiglio una mostra e un volume sui direttori della fotografia, “La bottega della luce” (Ubulibri). Negli anni 70 studia cinema a Parigi e poi Filosofia a Roma. Per cui sostiene da tempi non sospetti che si sta meglio in Francia, anche se poi è tornato in Italia. 14 Isabella Ragonese (Palermo) studia recitazione tra gli altri con: Emma Dante, Dario Manfredini, Mimmo Cuticchio e Carlo Cecchi. Parallelamente studia teatrodanza con alcuni tra i maggiori esponenti di questa espressione. Esordisce al cinema a 25 anni con Nuovomondo di Emanuele Crialese, Leone d'Argento alla Mostra del 2006. Il successo arriva con Tutta la vita davanti (2007) di Paolo Virzì e prosegue con Dieci inverni (2009) di Valerio Mieli e Viola di mare (2009) di Donatella Maiorca. Il suo talento ha trovato inoltre importanti conferme in La nostra vita di Daniele Luchetti e Due vite per caso di Alessandro Aronadio, per i quali ottenuto il Nastro d’argento 2010 come migliore attrice non protagonista. Da poco nelle sale con Il primo incarico dell’esordiente Giorgia Cerere la rivedremo presto al cinema accanto a Fabio Volo nel nuovo film di Massimo Venier Il giorno in più. Marina Spada (Milano 1957), sceneggiatrice e regista. Dal 1979 si occupa di televisione, cinema, documentario e pubblicità. Da metà degli anni ’90 alterna l’attività professionale a quella di docente di regia presso la Civica Scuola del Cinema di Milano. Tra i suoi lavori i video ritratti di Fernanda Pivano, Gabriele Basilico, Arnaldo Pomodoro. Dopo Forza Cani (2002), esordio nel lungometraggio e prima esperienza italiana di produzione compartecipata sul web e in digitale, ha presentato con successo nel 2006 alle Giornate degli Autori del Festival di Venezia Come l’ombra e, sempre nella stessa manifestazione tre anni dopo, Poesia che mi guardi. Ha appena terminato Il mio domani con Claudia Gerini e Raffaele Pisu. THE JURY Isabella Ragonese studied acting with, among others, Emma Dante, Dario Manfredini, Mimmo Cuticchio and Carlo Cecchi, as well as dance theatre, with some of the leading exponents of that field. She made her screen debut at the age of 25, in Emanuele Crialese’s Golden Door, which won the Silver Lion at the 2006 Venice Film Festival. Success came with her starring role in Paolo Virzì’s Tutta la vita davanti (2007), followed by Valerio Mieli’s Ten Winters (2009) and Donatella Maiorca’s Sea Purple (2009). In 2010 she received the Nastro d’Argento for Best Supporting Actress for her performances in Daniele Luchetti’s Our Life and Alessandro Aronadio’s One Life, Maybe Two. She is currently in theatres in Il primo incarico, by debut director Giorgia Cerere, and will soon also be seen co-starring with Fabio Volo in Massimo Venier’s Il giorno in più. La giuria - Concorso Pesaro Nuovo Cinema - Premio Lino Miccichè 2011 Fabio Ferzetti (Rome, 1958) is an essayist, journalist and film critic for Il Messaggero. From 2006-08 he directed the Venice Days sidebar of the Venice Film Festival and launched the educational project “100 + 1. One hundred films and one country, Italy” for the circulation of classic Italian films in schools. In 2000-2001, he created the Stream TV programme La valigia dell’attore, 15 portraits of Italian actors (including Margherita Buy, Valeria Bruni Tedeschi, Sergio Castellitto, Valeria Golino). From 1993-96 with Carla Cattani he organized the section Finestra sulle Immagini of the Venice Film Festival, under the direction of Gillo Pontecorvo. He oversaw the critical editions of home video releases, including of Ettore Scola’s A Special Day, Mario Martone’s L’amore molesto and 13 titles by Eric Rohmer. In the 1980s with Stefano Consiglio he curated an exhibit and published a volume on cinematographers, La bottega della luce. In the 19070s he studied cinema in Paris and later philosophy in Rome, which is why he has always claimed that life is better in France, despite which he returned to Italy. Screenwriter-director Marina Spada (Milan, 1957) has worked in television, film, documentaries and advertising since 1979 and since the mid-1990s has also taught at Milan’s Civica Film School. Her works include video portraits of Fernanda Pivano, Gabriele Basilico and Arnaldo Pomodoro. Following her feature debut Forza Cani (2002), one of the first Italian web financing and distribution experiments, she enjoyed success at the 2006 Mostra, in Venice Days, with As the Shadow and again in the same section three years later, with Poetry You Look At Me. She has just finished Il mio domani, starring Claudia Gerini and Raffaele Pisu. 15 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Nel complesso del sistema audiovisivo italiano, i festival rappresentano un soggetto fondamentale per la promozione, la conoscenza e la diffusione della cultura cinematografica e audiovisiva, con un’attenzione particolare alle opere normalmente poco rappresentate nei circuiti commerciali come ad esempio il documentario, il film di ricerca, il cortometraggio. E devono diventare un sistema coordinato e riconosciuto dalle istituzioni pubbliche, dagli spettatori e dagli sponsor. Within the framework of the Italian audiovisual system, film festivals are fundamental in the promotion, awareness and diffusion of cinema and audiovisual culture, as they pay particular attention to work that is usually not represented by commercial circuits, such as, for example, documentaries, experimental films and short films. And they must become a system that is coordinated and recognized by public institutions, spectators and sponsors alike. L’AFIC nell’intento di promuovere il sistema festival nel suo insieme, rappresenta già oggi più di trenta manifestazioni cinematografiche e audiovisive italiane ed è concepita come strumento di coordinamento e reciproca informazione. In its objective to promote the entire festival system, the AFIC already represents over thirty Italian film and audiovisual events and was conceived as an instrument of coordination and the reciprocal exchange of information. Per questo motivo e per un concreto spirito di servizio è nata nel novembre 2004 l’Associazione Festival Italiani di Cinema (AFIC). Gli associati fanno riferimento ai principi di mutualità e solidarietà che già hanno ispirato in Europa l’attività della Coordination Européenne des Festivals. Inoltre, accettando il regolamento, si impegnano a seguire una serie di indicazioni deontologiche tese a salvaguardare e rafforzare il loro ruolo. For this reason, and in the explicit spirit of service, the Association of Italian Film Festivals (AFIC) was founded in November, 2004. The members follow the ideals of mutual assistance and solidarity that are the guiding principles of the Coordination Européenne des Festivals and, upon accepting the Association's regulations, furthermore strive to adhere to a series of ethical indications aimed at safeguarding and reinforcing their role. Aderiscono all’AFIC le manifestazioni culturali nel campo dell’audiovisivo caratterizzate dalle finalità di ricerca, originalità, promozione dei talenti e delle opere cinematografiche nazionali ed internazionali. The festivals that are part of the AFIC are characterized by their search for the new, originality, and the promotion of talent and national and international films. L’AFIC si impegna a tutelare e promuovere, presso tutte le sedi istituzionali, l’obiettivo primario dei festival associati. 16 The AFIC is committed to protecting and promoting, through all of its institutional branches, the primary objective of the member festivals. Associazione Festival Italiani di Cinema (Afic) Via Emilio Faà Di Bruno, 67 - 00195 Roma, Italia www.aficfestival.it PESARO NUOVO CINEMA PREMIO LINO MICCICHÈ FOTO DI GIONATA PICCHIO Sylvain George QU’ILS REPOSENT EN REVOLTE (DES FIGURES DE GUERRES I) 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Francia, 2010, 154’, Dvcam, b/n sceneggiatura/screenplay Sylvain George fotografia/cinematography Sylvain George montaggio/editing Sylvain George musica/music Archie Shepp scenografia/art direction Sylvain George interpreti/cast Valérie Dréville produttore/producer Sylvain George produzione/production Noir Production Calais è una terra di frontiera, un limbo in cui risiedono forzatamente molti migranti che vorrebbero raggiungere le coste inglesi. Spogliati di ogni diritto, trattati come criminali, ridotti allo stato di “puri corpi” o “nude vite”, uomini e donne, diventano mere figure di guerra. L’occhio di Sylvain George li segue con partecipazione e rabbia, registrando i loro gesti che cercano di essere normali e dignitosi, pur vivendo in una situazione degenerata. “Un grido di rivolta necessario”. (Sylvain George) Calais is a borderland, a limbo in which many immigrants trying to reach England are forced to live. Stripped of all their rights, treated like criminals, reduced to being “purely bodies” or “naked lives,” these men and women become mere figures of war. Sylvain George’s eye follows them with complicity and anger, capturing their attempts to be normal and dignified despite the degrading situation in which they live. “A necessary cry of revolt.” (Sylvain George) Sylvain George is a French poet, filmmaker and political activist. After studying philosophy, he made several poetic, political and experimental film-essays on immigration. Influenced by the writings of Walter Benjamin, his work often explores emancipation and unites a strict, formal approach with militant commitment. He has made radical ciné-tracts (the Contre-feux series, 2006) on informal collectives and illegal immigrants (sans-papiers), as well as more personal films, against the political injustices that traverse and model our society. His films are diligently shown on militant networks and at leading international film festivals. PESARO NUOVO CINEMA - PREMIO LINO MICCICHÈ Sylvain George è un poeta, un cineasta e un attivista politico francese. Dopo gli studi di filosofia, ha realizzato alcuni film-saggio poetici, politici e sperimentali sul tema dell’immigrazione. La sua opera, influenzata dal pensiero di Walter Benjamin, e collocata sotto il segno dell’emancipazione, lega insieme una ricerca formale esigente e un impegno militante. Ha realizzato sia cinétracts radicali (la serie dei Contre-feux, 2006) al servizio dei collettivi informali o dei sanspapiers, che film più personali, impegnati contro le inique politiche che attraversano e modellano la nostra società. I suoi film vengono assiduamente programmati nei network militanti e nei maggiori festival internazionali. ... (Des Figures de Guerres III) (2011), ... (Des Figures de Guerres II) (2011), L'Impossible Pages Arrachées - (2009), Ils nous tueront tous... (2009), N'entre pas sans violence dans la nuit (2005-2008), No Border (Aspettavo Che scendesse la sera) (2005-2008), Série des contrefeux (5 films, ciné-tracts et fables didactiques) (2006-2008) 19 Sivaroj Kongsakul TEE RAK Eternity 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Thailandia, 2011, 105’, 35mm, colore sceneggiatura/screenplay Sivaroj Kongsakul fotografia/cinematography Umpornpol Yugala montaggio/editing Sivaroj Kongsakul, Nuttorn Kungwanklai musica/music Qong Monkon scenografia/art direction Rasiguet Sookkarn interpreti/cast Wanlop RungkamjadNamfon Udomlertlak, Prapas Amnuay, Pattraporn Jaturanrasmee produttore/producer Aditya Assarat, Soros SukhumUmpornpol Yugala produzione/production Pop Pictures Co., Ltd Red Snapper Co., Ltd In un piccolo centro rurale, l’anima di un uomo di mezza età torna a camminare sulle orme del suo passato attraverso tre fasi: come un fantasma errante che vaga nella sua casa d'infanzia, come un giovane innamorato della sua futura moglie e come uomo assente nella vita della sua famiglia nei giorni dopo la sua morte. “Volevo che il film trattasse della memoria di mio padre e della nostra famiglia. Ho poi voluto che le tre parti fossero connesse dall’oscurità come metafora della morte di una persona cara che resterà con noi per sempre”. (Sivaroj Kongsakul) In a small rural town, the soul of a middle-aged man returns to the landscape of his past in three phases: as a ghost wandering through his childhood home, as a young man in love with his future wife, and as a man absent in his family’s life the days just after his death. “I wanted to make a film about the memory of my father and our family. I also wanted the three parts to be connected by darkness, as a metaphor for the death of a loved one who will always be with us.” (Sivaroj Kongsakul) Sivaroj Kongsakul (Thailand) studied at the Suan Sunandha Rajabhat University of Bangkok. He began his film career as assistant director to Penek Ratanaruang, Wisit Sasanatieng and Aditya Assarat on many of their shorts, commercials and music videos. He also worked as DoP on Apichatpong Weerasethakul’s short film Worldly Desires (2005). Since 2002, Kongsakul has directed 10 shorts, the last two of which, Always (2006) and Silencio (2007), screened at the ClermontFerrand Short Film Festival. Eternity, his feature debut, premiered at the 2010 Pusan Film Festival. PESARO NUOVO CINEMA - PREMIO LINO MICCICHÈ Sivaroj Kongsakul (Thailandia) ha studiato alla Suan Sunandha Rajabhat University di Bangkok. Ha iniziato la sua carriera come assistente alla regia di Penek Ratanaruang, Wisit Sasanatieng e Aditya Assarat, per molti dei loro cortometraggi, spot televisivi e video musicali. È stato anche il direttore della fotografia per il cortometraggio di Apichatpong Weerasethakul, Worldly Desires (2005). Dal 2002, Kongsakul ha diretto dieci cortometraggi. I suoi due ultimi cortometraggi, Always (2006) e Silencio (2007) sono stati entrambi invitati al ClermontFerrand Short Film Festival. Eternity, suo lungometraggio d'esordio, ha debuttato nel 2010 a Pusan. Eternity (2010), War is over (2008), Up and Down (2008), Silencio (2007), Always (2006), Dinner (2005) 21 MUSANILGI The Journals of Musan 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Corea del Sud, 2010, 127’, HD, colore sceneggiatura/screenplay Park Jung-bum fotografia/cinematography Kim Jongsun montaggio/editing Jo Hyunjoo Cinema in Piazza Park Jung-bum scenografia/art direction Eun Heesang interpreti/cast Park Jung-bum, Jin Yonguk, Kang Eunjin produttore/producer Lee Jinuk The Journals of Musan è la storia di Jeon Seung-chul (interpretato dallo stesso regista), nato a Musan nella Corea del Nord, che, per ovviare alle difficili condizioni economiche in cui versa, decide di trasferirsi a Seoul. Qui però si ritrova a vivere relegato in una periferia degradata dove sbarca il lunario con l’affissione di manifesti pubblicitari. L’unica sua soddisfazione è andare in chiesa dove incontra Sook-young, una corista con cui vorrebbe avere una relazione, che di notte lavora in un Karaoke. Il film racconta le grandi difficoltà dei nordcoreani a integrarsi nella società capitalista della Corea del Sud, dove sono spesso vittime dell’emarginazione e di vari pregiudizi. To escape his country’s harsh economic conditions, Jeon Seung-chul (played by the director) defects from Musan, North Korea to Seoul. He ends up living in the city’s rundown outskirts and makes ends meet putting up street ads. His only satisfaction is going to church, where he meets and becomes attracted to Sook-young, a choir singer who works in a karaoke bar by night. The Journals of Musan depicts the tremendous difficulties North Koreans have integrating in the capitalist society of South Korea, where they are often marginalized and subjected to discrimination. Park Jung-bum won the Grand Prize and Audience awards at the 2000 Busan Asian Short Film Festival for Hanging Between the Life and the Death. In 2008 he won the Jury Special Prize at the Mise-en-scene Short Film Festival for 125 Jeon Seung-Chul, which also screened at numerous international festivals, including Philadelphia, Anchorage and Fukuoka AsiaFilm. He has also worked as AD on, among others, Lee Chang-Dong’s Poetry (2010) before making his feature debut, The Journals of Musan, which won the New Current and FIPRESCI prizes at the 2010 Busan International Film Festival. PESARO NUOVO CINEMA - PREMIO LINO MICCICHÈ Park Jung-bum ha vinto il Grand Prize Award e l’Audience Award al Busan Asian Short Film Festival nel 2000 per il suo corto Hanging between the life and the death. Nel 2008 ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria al Mise-en-scena Short Film Festival per il suo corto 125 Jeon Seung-Chul che è poi stato proiettato in numerosi festival internazionali come il Philadelphia International Film Festival, Anchorage International Film Festival e al Fukuoka AsiaFilm Festival. Ha proseguito la sua carriera come primo assistente alla regia di Lee Chang-Dong nel film Shi/Poetry (2010) e poi ha realizzato il suo film di debutto The Journal of Musan, invitato al Busan International Film Festival 2010 dove ha vinto i premi “New Current” e “Fipresci”. The Journals of Musan (2010, cm) 125 Jeon Seung-Chul (2008, cm) Templementary (2000, cm) 23 Sanjeewa Pushpakumara IGILLENA MALUWO Flyng Fish 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Srī Lanka, 2011, 124’, 35mm, colore sceneggiatura/screenplay Chinthana Dharamadasa, Sanjeewa Pushpakumara fotografia/cinematography Viswajith Karunarathna montaggio/editing Ajith Ramanayake scenografia/art direction Bimala Sudhmantha interpreti/cast Chaminda Sampath Jayaweera, Rathnayaka Marasinghe, Siththi Mariyam, Sanjeewa Dissanayake, Sumathy Sivamohan Kaushalya Fernando produttore/producer Sanjeewa Pushpakumara In uno scenario di guerra, Flying Fish racconta tre storie parallele, quella di Wasana, giovane donna di un villaggio nello Srī Lanka, innamoratasi d’un soldato che l’abbandonerà dopo averla messa in cinta; la storia di una vedova di trentasette anni che instaura una relazione clandestina con un giovane ragazzo. Infine la vicenda di Tamil, una ragazzina minacciata dall’organizzazione terroristica “Le Tigri di Tamil”. “Questo è una rappresentazione della realtà che ho vissuto e sostiene l’identità, la dignità e la libertà di ogni essere umano”. (Sanjeewa Pushpakumara) Set against a backdrop of war, Flying Fish comprises three parallel stories: Wasana, a young woman from a Sri Lankan village is in love with a soldier who abandons her after getting her pregnant; a 37year-old widow begins a secret affair with a younger man; Tamil, a young girl is threatened by the terrorist organization The Tamil Tigers. “This is a representation of a reality I have experienced and supports the identity, dignity and freedom of each human being.” (Sanjeewa Pushpakumara) Sanjeewa Pushpakumara (1977) was born in the eastern provinces of Sri Lanka. In 2005 he graduated in Art from the University of Sri Jayawaredenapura, and in 2008 completed a Masters in Communication at the University of Kelaniya, in Sri Lanka. In 2006 he further obtained a directing degree from Sri Lanka’s National Film Corporation. He began working as a radio presenter and later as a journalist, writing about film, theatre and other cultural events. In 2007 he received a scholarship from the Korean Ministry of Culture to study at the Young Asian Film Forum, in Korea, where he later also studied at the Academy of Asian Cinema. Flying Fish is his feature debut. PESARO NUOVO CINEMA - PREMIO LINO MICCICHÈ Sanjeewa Pushpakumara è nato nel 1977 nella provincia orientale dello Srī Lanka. Nel 2005 nel suo paese ha completato il Corso di laurea in Arte presso l'Università di Sri Jayawaredenapura, e nel 2008 ha conseguito il Master in Comunicazione di massa presso l'Università di Kelaniya. Nel 2006 Sanjeewa si è diplomato in regia alla National Film Corporation dello Srī Lanka. Inizia a lavorare come conduttore radiofonico e poi in un giornale dove scrive di cinema, teatro e altri eventi culturali. Nel 2007 ha conseguito una borsa di studio del ministero della Cultura coreano per frequentare lo Young Asian Film Forum (Corea del Sud) e poi i corsi dell’Academy of Asian Cinema (Corea del Sud). Flying Fish è il suo primo lungometraggio. Flying Fish(2011) Wings to Fly (2008, cm) Touch ( 2007, cm) 25 TRABALHAR CANSA Hard Labor 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Brasile, 2011, 99’, 35mm, colore sceneggiatura/screenplay Juliana Rojas, Marco Dutra fotografia/cinematography Matheus Rocha montaggio/editing Caetano Gotardo musica/music Qong Monkon Cinema in Piazza Juliana Rojas e Marco Dutra scenografia/art direction Fernando Zuccolotto interpreti/cast Helena Albergaria, Marat Descartes, Naloana Lima, Marina Flores, Lilian Blanc, Gilda Nomacce produttore/producer Maria Ionescu, Sara Silveira produzione/production Dezenove Som e Imagen Helena, una giovane casalinga che decide di dare una svolta alla sua vita, sta per aprire un’attività in proprio nel suo quartiere: un piccolo negozio di generi alimentari. Così, per occuparsi della casa e della figlia, assume una cameriera. Nel frattempo però, Otávio, marito di Helena, viene licenziato. Ora su Helena non solo peserà tutta la gestione economica della famiglia ma anche lo squilibrio dell’inevitabile inversione di ruoli nella coppia. Per non parlare degli strani fenomeni che accadono nel negozio…“Abbiamo voluto raccontare una storia sull’importanza del lavoro in Brasile che ha una delle economie in più rapida crescita del mondo”. (Juliana Rojas e Marco Dutra) Young housewife Helena is about to fulfill her dream of opening a small neighborhood grocery store. She hires a maid to take care of her house and daughter. But when Helen’s husband Otávio is fired from his job, Helena is left to support the family alone and must deal with the inevitable role reversal at home, not to mention some strange phenomena in the shop…“We wanted to tell a story about the importance of work in Brazil, which has one of the fastest growing economies in the world.” (Juliana Rojas and Marco Dutra) Juliana Rojas (29) and Marco Dutra (31) studied film at the University of San Paolo. Their graduation short, The White Sheet, screened at leading festivals worldwide and at the 2005 Cannes Cinéfondation. Their second short, A Stem, influenced by the films of Alfred Hitchcock and David Cronenberg, was selected in the 2007 Cannes Critics’ Week and won the Kodak Discovery Award for Best Short. Rojas and Dutra have also worked as screenwriters, editors and are part of Filmes do Caixote, a group of young directors from San Paolo and Rio de Janeiro who produce collective films. Hard Labor is their feature debut. PESARO NUOVO CINEMA - PREMIO LINO MICCICHÈ Juliana Rojas, 29 anni, e Marco Dutra, 31 anni, hanno studiato cinema all’Università di San Paolo. Il cortometraggio che hanno realizzato insieme per la laurea, The White Sheet (O Lençol branco) è stato proiettato nei magiori festival di tutto il mondo e alla Cinéfondation di Cannes nel 2005. Il loro secondo cortometraggio, A Stem (Um Ramo), influenzato dal cinema di Alfred Hitchcock e David Cronenberg, è stato selezionato alla Semaine de la Critique di Cannes nel 2007 e ha vinto il Premio Kodak Discovery per il miglior corto. Juliana Rojas e Marco Dutra hanno lavorato anche come sceneggiatori, montatori e fanno parte del Filmes do Caixote, un gruppo di giovani registi provenienti da San Paolo e Rio de Janeiro che producono film collettivi. Hard Labor è il loro primo lungometraggio. Hard Labor (2011), The Shadows (2009, cm) A stem (2007, cm), The white sheet (2005, cm) Concert number three (2005, cm) 27 MEDIANERAS 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Argentina, 2011, 95’, 35mm, colore sceneggiatura/screenplay Gustavo Taretto fotografia/cinematography Leandro Martinez montaggio/editing Pablo Mari, Rosario Suarez musica/music Gabriel Chwojnik Cinema in Piazza Gustavo Taretto interpreti/cast Pilar López de Ayala, Inés Efron Carla Peterson, Rafael Ferro, Adrián Navarro produttore/producer Natacha Cervi, Hernàn Musaluppi, Christoph Friedel, Luis Miñapro, Luis Sartor produzione/production Pandora Filmproduktion, Rizoma Films, Zarlek Producciones, Eddie Saeta S.A. Nello scenario di una Buenos Aires disordinata e sconclusionata, anche da un punto di vista architettonico, vivono Martin e Mariana. Lui è un web designer le cui nevrosi e fobie lo costringono a vivere barricato nel suo appartamento, schiavo di una realtà virtuale. Lei, vittima di turbamenti e ossessioni, è appena uscita da una lunga relazione. I due, anche se vivono nella stessa strada e in due edifici vicini, non si sono mai incontrati. “Tu puoi sempre aprire una piccola finestra nelle medianeras [le pareti perimetrali cieche degli edifici, ndr] per consentire che un raggio di sole entri nella tua vita". (Gustavo Taretto) Martin and Mariana live in chaotic, rambling – architecturally speaking as well – Buenos Aires. He is a web designer whose neuroses and phobias keep him barricaded in his apartment, a slave to virtual reality. A victim of her own anxieties and obsessions, she has just come out of a long relationship. Even though they live in the same street, in facing buildings, they’ve never met. “You can always knock out a small window in the medianeras [sidewalls] to allow a ray of sunlight into your life". (Gustavo Taretto) Since 1993 Gustavo Taretto (Buenos Aires, 1965) has worked as an advertising creative in his native city. He has won numerous advertising prizes in festivals around the world, including the top creative award, the Golden Lion, in 2002. In 1999 he joined the school of Argentinean master José Martinez Suarez, where he began writing and directing. His third short film, Medianeras (2005), received over 40 international prizes, including the Grand Prix at Clermont Ferrand in 2006. Medianeras is his feature debut. PESARO NUOVO CINEMA - PREMIO LINO MICCICHÈ Gustavo Taretto è nato a Buenos Aires nel 1965. Dal 1993, lavora come creativo nel settore della pubblicità a Buenos Aires. Ha ricevuto numerosi premi pubblicitari in festival di tutto il mondo, tra gli altri, il più importante riconoscimento del settore, il Leone d'Oro nel 2002. Nel 1999 si è iscritto alla scuola del maestro argentino José Martinez Suarez, iniziando a scrivere e dirigere. Il suo terzo cortometraggio, Medianeras del 2005, ha ricevuto oltre 40 premi internazionali, tra cui il Grand Prix a Clermont Ferrand nel 2006. Medianeras è il primo lungometraggio del regista. Medianeras (2011), Medianeras (2005, cm) 29 HEADSHOTS 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Germania/Austria, 2010, 92’, 35mm, colore sceneggiatura/screenplay Lawrence Tooley, Loretta Pflaum fotografia/cinematography Emre Erkmen montaggio/editing Lawrence Tooley musica/music Cinema in Piazza Lawrence Tooley Lorenz Dangel scenografia/art direction Lawrence Tooley interpreti/cast Loretta Pflaum, Samuel Finzi, Laura Tonke, Karlheinz Hackl, Pascale Schiller, Jeremy Xido produttore/producer Lawrence Tooley, Loretta Pflaum In un mondo in cui la vita è la carriera che fai, l'amore è una convenienza sessuale e la felicità è un sentimento vissuto con cinico distacco, Marianne (Loretta Pflaum) è una fotografa trentenne che, dopo la rivelazione della sua gravidanza, comincia a osservare la vita da un’altra prospettiva, scoprendo di abitare in un mondo oscuro in cui regna il tradimento e il disordine. “La mia storia essenzialmente è quella di una donna che si perde in un mondo in cui spesso non riesce a distinguere la realtà dalle immagini che scatta costantemente”. (Lawrence Tooley) In a world in which life is your career, love is sexual convenience, and happiness is measured by degrees of cynical detachment, 30-something photographer Marianne (Loretta Pflaum), after discovering she is pregnant, begins to see life from another perspective, and discovers she lives in a hidden, world of darkness, betrayal and disorder. “My story is essentially about a woman who loses herself in a world in which she often cannot distinguish reality from the images she is constantly shooting.” (Lawrence Tooley) Lawrence Tooley (Shiner, Texas) studied philosophy and communications at university. He won a Fulbright scholarship to Hamburg, Germany and in 2000 obtained an MFA from the city’s University of Fine Arts (HfbK). His work has been shown in video art and photography exhibits at numerous galleries. He worked as an editor and screenwriter while studying film directing at the German Film and Television Academy Berlin (DFFB). Headshots (2010) is his feature debut. PESARO NUOVO CINEMA - PREMIO LINO MICCICHÈ Lawrence Tooley nato a Shiner, Texas. Ha studiato filosofia e comunicazione all'università. Ha vinto una borsa di studio Fulbright ad Amburgo, in Germania. Nel 2000 ha conseguito il Master of Fine Arts alla HfbK. Ha preso parte a mostre di video arte e fotografia presso diverse gallerie. Ha lavorato come montatore e sceneggiatore mentre studiava regia cinematografica presso la DFFB (Accademia tedesca di cinema e televisione di Berlino). Headshots (2010) è il suo lungometraggio d'esordio. Headshots (2010), Aplinkkelis (2008), Geburtstag (2007), Minutes To Go (2005), Clairvoyant (2002) 31 TAMBIÉN LA LLUVIA Even the rain 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Spagna/Francia/Messico, 2010, 104’, 35mm, colore sceneggiatura/screenplay Paul Laverty fotografia/cinematography Alex Catalan montaggio/editing Ángel Hernández Zoido musica/music Alberto Iglesisas suono/sound Emilio Cortès Cinema in Piazza Fuori concorso Icíar Bollaín scenografia/art direction Rasiguet Sookkarn interpreti/cast Luis Tosar, Gael Garcia Bernal, Juan Carlos Aduviri, Karra Elejalde, Carlos Santos, Raul Arevalo produttore/producer Juan Gordon produzione/production Morena Films Sebastián è un regista che si reca in Bolivia, accompagnato dalla troupe e dal suo cinico produttore (ha scelto di girare nel paese più povero del Sud America…), per realizzare un film sul primo viaggio di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo. Durante le riprese, il regista e la sua troupe sono testimoni della sanguinosa Guerra dell’Acqua di Cochabamba: la resistenza civile degli “indigeni” contro la minaccia, da parte delle multinazionali, di privatizzare le risorse d'acqua della città. “La sceneggiatura di Paul ha la capacità di unire passato e presente in una storia metacinematografica”. (Icíar Bollaín) Sebastián is a director who with his cast, crew and cynical producer is making a film in Bolivia, South America’s poorest country, about Christopher Columbus’ first trip to the New World. During the film shoot, the Spaniards are witness to the bloody “Cochabamba Water Wars”: the civil protests by the indigenous people against the threat, from multinationals, to privatize the city’s water resources. “Paul’s screenplay is able to unite the past and the present in a meta-cinematic story”. (Icíar Bollaín) Icíar Bollaín’s (Madrid, 1967) interest in cinema dates back to her adolescence and her roles in Victor Erice’s El Sur (1983) and Manuel Gutierrez Aragon’s Malaventura (1989). Other films as an actress include José Luis Cuerda’s Tocando Fondo (1993), Ken Loach’s Land and Freedom (1994), and Niño Nadie (1997) and Leo (2000) by Jose Luis Borau. She made her directorial debut with Hola, ¿estás sola? (1995), which was followed up by Flores de otro mundo (1999) and Amores que Matan (2000). Her international breakthrough came with Take My Eyes (2003), which won seven Goya Awards, including Best Film and Best Director. In 2007 she made Mataharis (2007). Even the Rain is the first film she has directed from a script by her companion Paul Laverty, Ken Loach’s long-time screenwriter, whom she met on the set of Land and Freedom. She is currently in Nepal shooting her latest project, Katmandu Song. CINEMA IN PIAZZA - FUORI CONCORSO Icíar Bollaín è nata a Madrid nel 1967. Il suo interesse per il cinema risale all’adolescenza e ai ruoli nei film di Victor Erice, El Sur (1983), e di Manuel Gutierrez Aragon, Malaventura (1989). Ha poi lavorato in Terra e Libertà (Land and Freedom, 1994) di Ken Loach, il Niño Nadie (1997) e Leo (2000) di Jose Luis Borau. Esordisce come regista con Hola, ¿estás sola? (1995) per poi dirigere Flores de otro mundo (1999) e Amores que Matan (2000). La consacrazione arriva con Ti do i miei occhi (Te doy mis ojos, 2003), vincitore di ben sette Premi Goya, compresi quelli per miglior film e miglior regista. Nel 2007 dirige Mataharis (2007). También la lluvia è il suo primo film scritto dal compagno Paul Laverty, storico sceneggiatore di Ken Loach, conosciuto sul set di Terra e Libertà. Attualmente è impegnata in Nepal nelle riprese del suo nuovo film, Katmandu Song. También la lluvia (2010), Mataharis (2007), Te doy mis ojos, (2003) Amores que Matan (2000), Flores de otro mundo (1999), Hola, ¿estás sola? (1995) 33 LOS INVISIBLES The Invisible Cinema in Piazza Fuori concorso Gael García Bernal e Marc Silver Messico, 2010, (4 episodi: 8’21’’; 7’29’’; 6’20’’; 8’37’’), dvd, colore 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema montaggio/editing James Smith-Rewse musica/music Ben Frost suono/sound Emilio Cortès produttore/producer Marta Núñez I quattro film, intitolati “Gli invisibili” (Los Invisibles), raccontano, attreverso le interviste dell’attore e regista messicano Gael García Bernal, il difficilissimo viaggio di centinaia di migranti dal confine tra il Guatemala e il Messico sulla via per gli Stati Uniti. “Le autorità messicane devono proteggere i migranti che attraversano il nostro paese. La legge deve proteggere tutti noi, sia messicani che stranieri. È fondamentale che il Messico rappresenti un buono esempio nel modo di trattare i migranti”. (Gael García Bernal) In the four films that make up The Invisibles, Mexican actor-director Gael García Bernal and documentarian Marc Silver detail the arduous journey to the United States of thousands of Central and South American migrants. “Mexican authorities must protect migrants who come through our country. The law must protect us all, Mexicans and foreigners. It is vital that Mexico set a good example in the treatment of migrants.” (Gael García Bernal) Seaworld Alcune persone sperano fortemente di raggiungere gli Stati Uniti; una giovane ragazza in viaggio con la sua famiglia sogna di visitare Seaworld. Girato in un rifugio per migranti nel Messico meridionale, questo film racconta i pericoli che li attendono. Sei su dieci (Six Out of Then) Gael García Bernal parla con tre donne partite dall’Honduras in cerca di una vita migliore per le loro famiglie. Stanno correndo un grave rischio. Sei donne su 10 che intraprendono il viaggio subiscono abusi sessuali. Cosa rimane (What remains) Coloro che restano in America centrale forse non sapranno mai cosa è accaduto ai loro amati. In El Salvador una madre racconta la sua disperazione perché da 10 anni non sa dove sia il figlio, partito per gli Stati Uniti dicendo che l’avrebbe richiamata dopo 12 giorni. Seaworld Some people hope desperately to reach the United States; a young girl traveling with her family dreams of visiting Seaworld. Shot in a refuge in southern Mexico, the film relates the dangers awaiting the migrants. Six Out of Ten Gael García Bernal speaks to three women leaving Honduras in search of a better life for their families. They are taking a grave risk. Six out of ten women who undertake the journey are sexually abused. What Remains Those who remain in Central America may never know the fate of their loved ones. In El Salvador a desperate mother says she still doesn’t know where her son is, 10 years after he left for the U.S., saying he would call her in 12 days. Goal! Despite the dangers and risks, migrants continue to arrive. They sleep on the ground, beg for food and hop cargo trains to reach their destination. Many are seriously wounded, but there will always be those ready to face the journey. In collaborazione con CINEMA IN PIAZZA - FUORI CONCORSO Goal! Malgrado i pericoli e i rischi che corrono, i migranti continueranno ad arrivare. Dormono a terra, mendicano per il cibo e saltano sui treni merci in corsa per avvicinarsi alla loro destinazione. Molti si feriscono in modo serio, ma ci saranno sempre quelli pronti ad affrontare il viaggio. DI IL CINEMA A SOSTEGNO DELLE CAMPAGNE AMNESTY INTERNATIONAL IN DIFESA DEI DIRITTI UMANI 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Giuria del Premio Amnesty Italia - Cinema e diritti umani Amnesty Italia – Cinema and Human Rights Award Jury Gianfranco Cabiddu (presidente/president), Riccardo Giagni, Antonello Grimaldi, Riccardo Noury e Sonoa Orfalian. Amnesty International è un’Organizzazione non governativa, indipendente e imparziale, fondata nel 1961 dall’avvocato inglese Peter Benenson, che opera in tutto il mondo per difendere i diritti umani. Conta attualmente oltre tre milioni di soci, sostenitori e donatori in più di 150 paesi; la sede centrale è a Londra. La Sezione Italiana di AI, costituitasi nel 1975, conta circa 80 mila soci; la sede nazionale è a Roma. Amnesty International svolge ricerche e azioni per prevenire e far cessare gravi abusi dei diritti all’integrità fisica e mentale, alla libertà di coscienza e di espressione e alla libertà dalla discriminazione. Nell’ambito della propria opera di promozione di tutti i diritti umani, organizza iniziative di natura educativa e formativa e attività di pressione e sensibilizzazione. La visione di Amnesty International è quella di un mondo in cui a ogni persona sono riconosciuti tutti i diritti umani sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. Accanto alle campagne in corso, come quella per porre fine alla violenza sulle donne e alle violazioni dei diritti umani nel contesto della “guerra al terrore”, Amnesty International ha recentemente lanciato la campagna (IO PRETENDO DIGNITÀ), che intende mettere in luce il legame tra la povertà e le violazioni dei diritti umani. La Sezione Italiana dell’associazione è inoltre impegnata per ottenere l’introduzione del reato di tortura nel nostro codice penale e, da alcuni anni, svolge azioni di sensibilizzazione e denuncia sulla deriva discriminatoria di leggi e pratiche istituzionali, che erodono sempre di più la tutela dei diritti umani di gruppi vulnerabili quali migranti, richiedenti asilo, cittadini stranieri e minoranze etniche, tra cui i rom. Negli ultimi anni il cinema si è rivelato un mezzo sempre più prezioso ed efficace per la promozione delle campagne in difesa dei diritti umani. In Italia, a partire dal 2005, l’associazione ha dato il patrocinio a oltre 15 pellicole che hanno contribuito a far conoscere a migliaia e migliaia di persone le violazioni dei diritti umani in specifici paesi o problemi gravissimi quali il traffico di armi o la violenza sulle donne. L’ultimo film patrocinato in ordine di tempo è I gatti persiani di Bahman Ghobadi, premiato a Cannes nel 2009. Accanto a specifiche collaborazioni con festival quali Human Rights Nights, Cinemambiente, Est Film Festival, Cinema Senza Frontiere e Giffoni Film Festival, per la quinta volta la Sezione Italiana di Amnesty International è presente alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro con un premio, intitolato “Cinema e diritti umani”, al film che, trasversalmente tra le varie sezioni, avrà saputo meglio descrivere le tematiche relative ai diritti umani. Questo premio testimonia ancora una volta l’importanza del connubio tra cinema e diritti umani e la fiducia che Amnesty International ripone nel veicolo cinematografico per sensibilizzare il pubblico sui temi delle sue campagne. Info: +39 06 44901 [email protected] - www.amnesty.it CINEMA AND AMNESTY INTERNATIONAL’S HUMAN RIGHTS CAMPAIGNS Info: +39 06 44901 [email protected] - www.amnesty.it Premio Amnesty Italia - Cinema e diritti umani Amnesty International (AI) is an independent non-governmental organization for the international recognition of human rights, founded in 1961 by British lawyer Peter Benenson. It currently counts over three million members, supporters and subscribers in over 150 countries and is headquartered in London. The Italian Section of AI, founded in 1975, has approximately 80,000 members and is headquartered in Rome. Amnesty’s mission is to undertake research and action focused on preventing and ending grave abuses of the rights to physical and mental integrity, freedom of conscience and expression, and freedom from discrimination. In pursuit of this vision, AI organizes educational and training activities and pressure and awareness campaigns. Amnesty International envisions a world in which each person’s rights as stated by the Universal Declaration of Human Rights are recognized. Alongside current campaigns such as ending violence against women and the violations of human rights as part of the “war on terror,” Amnesty International recently launched the campaign Io Pretendo Dignità (“I Demand Dignity”) to bring to light the connection between poverty and human rights violations. The Italian Section of AI is furthermore committed to introducing the crime of torture into the country’s penal code and has for years been undertaking actions to raise awareness and denounce the discriminatory laws and institutional practices that increasingly erode the protection of human rights for vulnerable groups such as immigrants, asylum seekers, foreign citizens and ethnic minorities, including the Roma people (or “gypsies”). In recent years, cinema has proven itself to be an increasingly invaluable and efficient tool in promoting campaigns for the defense of human rights. In Italy, since 2005, Amnesty has given its patronage to over 15 films that have contributed to revealing to thousands of people the human rights violations in specific countries, or profoundly grave problems such as arms trafficking and violence against women. The latest such film was No One Knows About Persian Cats by Bahman Ghobadi, winner of the Special Jury Prize at the 2009 Cannes Film Festival. Along with collaborating with festivals such as Human Rights Nights, Cinemambiente, Est Film Festival, Cinema Senza Frontiere and Giffoni Film Festival, for the fifth consecutive year, AI’s Italian Section is proud to return to the Pesaro Film Festival with the Cinema and Human Rights Award, presented to the film that of all the sections best describes themes relating to human rights. This prize once again bears witness to the fundamentally important union between cinema and human rights and the trust that Amnesty International places in film as a medium for raising awareness among audiences about the subjects of its campaigns. 25° EVENTO SPECIALE: BERNARDO BERTOLUCCI 25° Evento speciale: Bernardo Bertolucci 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema A cura di Adriano Aprà 40 Il 25° Evento Speciale sul cinema italiano, organizzato dalla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema e da CinecittàLuce, in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, è un tributo all’opera di Bernardo Bertolucci che proprio nella scorsa edizione ha ricevuto il premio Pesaro Nuovo Cinema. In quell’occasione è nata l’idea di questa grande retrospettiva che vedrà una cura particolare nella qualità delle copie, per l’occasione tutte ristampate e, in taluni casi, anche restaurate. I film saranno proiettati nelle versioni integrali e originali, con i sottotitoli italiani per quelli girati in lingua straniera. Sarà lo stesso Bernardo Bertolucci ad accompagnare la retrospettiva nel pomeriggio di sabato 25 giugno, intervistato da Adriano Aprà e Bruno Torri e incontrando il pubblico. Da La commare secca (1962), sorprendente debutto in giovanissima età – 21 anni –, a The Dreamers (2003), il cinema di Bernardo Bertolucci non ha cessato di confrontarsi con la propria epoca sia storica sia cinematografica e in pari tempo di sfidare il presente con uno sguardo inquisitore e appassionato sul passato (da Strategia del ragno e Il conformista a Novecento e L'ultimo imperatore). La sua parabola, che lo ha portato dalla provincia parmense delle origini alla ribalta internazionale, è anomala in Italia e può essere paragonata solo a quella di un Rossellini o di un Antonioni. Dalla "malattia infantile" della nouvelle vague, esemplarmente incarnata da film estremi come Prima della rivoluzione e Partner, al graduale e faticoso confronto con la propria maturità in film come La tragedia di un uomo ridicolo e L'ultimo imperatore, il cinema di Bertolucci può essere letto anche come una forma di terapia psicoanalitica. L'evidenza del cinema – la sua "accecante" mimesi del reale – viene superata dall'immaginazione, che porta Bertolucci a inventarsi mondi paralleli a quello che abitiamo, dove le forze che nella realtà rischiano di travolgerci trovano un loro ordine, una loro energia, una loro sublimazione, che ci consentono di andare al di là di quella evidenza. Da Il conformista in poi, Bertolucci ha deciso di uscire da un confortevole ma ristretto ambito produttivo indipendente per accettare la sfida del confronto con la "grande" industria, riuscendo nella difficilissima impresa di conservare la propria marca autoriale, e trasferendo le proprie ossessioni da un dialogo fra intimi a una esposizione impudica col grande pubblico. Una storia intimista fra quattro mura domestiche come quella di Ultimo tango a Parigi, nel momento in cui coinvolge una icona divistica come Marlon Brando, diventa allora una favola universale. Ed è forse proprio nel confronto con attori bigger than life, che nelle mani di Bertolucci diventano eroi di storie “mitologiche”, che possiamo cogliere questo desiderio dell'autore di uscire allo scoperto, di affrontare apertamente, e rischiosamente, un universo a sua volta più grande di quello della propria vita. È un atteggiamento che finisce poi per estendersi anche all'azzardato accostamento a quei "grandi" di volti nuovi – a cominciare da Maria Schneider in quel film inaugurale – destinati casomai ad acquisire a loro volta statuto divistico. L’Evento Speciale dedicato a Bernardo Bertolucci è stato organizzato con 25° Evento speciale: Bernardo Bertolucci La personale dedicata a Bernardo Bertolucci è accompagnata dal volume edito da Marsilio, Bernardo Bertolucci. Il cinema e i film (a cura di Adriano Aprà), che intende promuovere una rilettura dell'intera filmografia di questo nostro autore, coinvolgendo saggisti giovani e meno giovani, invitati tutti a riflettere su un'opera che la distanza storica consente di illuminare con una luce nuova [saggi di Adriano Aprà, Sergio Bassetti, Giulio Bursi, Stefania Carpiceci, Rinaldo Censi, Antonio Costa, Luciano De Giusti, Giordano De Luca, Pierpaolo De Sanctis, Bruno Di Marino, Goffredo Fofi, Silvio Grasselli, Michele Guerra, Donato Guida, Tullio Masoni, Emiliano Morreale, Stefania Parigi, Cristina Piccino, Patrizia Pistagnesi, Giacomo Ravesi, Federico Rossin, Alberto Scandola, Piero Spila, Simone Starace, Bruno Torri, Vito Zagarrio]. 41 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema 25th Special Event: Bernardo Bertolucci The 25th Special Event on Italian cinema – organized by Adriano Aprà and with CinecittàLuce, in collaboration with the Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale – pays tribute to the work of Bernardo Bertolucci, who last year received the Pesaro Nuovo Cinema Award. That occasion led to the idea of a complete retrospective, one so thorough that all the films were reprinted for the event and some were even restored. The films will screen in their integral and original versions, with Italian subtitles for those shot in foreign languages. On Saturday, June 25, Bertolucci will also meet with audiences for an interview conducted by Adriano Aprà and Bruno Torri. From The Grim Reaper (1962), his surprising debut at the tender age of 21, to The Dreamers (2003), Bernardo Bertolucci has never ceased to tackle the historical and cinematic era in which he lives, and simultaneously challenge the present with an inquisitive and passionate look at the past (from The Spider’s Stratagem and The Conformist to 1900 to The Last Emperor). The arc of his life, which brought him from the provinces of Parma to the international limelight, is anomalous in Italy and finds comparisons only in those of Rossellini of Antonioni. From his “childhood disease“ of the nouvelle vague, perfectly incarnated by extreme films such as Before the Revolution and Partner, to the gradual and difficult confrontation with his own maturity in films like The Tragedy of a Ridiculous Man and The Last Emperor, Bertolucci’s work can also be interpreted as a form of psychotherapy. The “proof” of cinema – its “blinding” mimesis of the real – is exceeded by the imagination, which is what led Bertolucci to invent worlds parallel to the one in which we live, where the forces that in real life risk overwhelming us find their order, their energy, their sublimation, allowing us to stretch beyond that proof. After The Conformist, Bertolucci decided to step out of the comfortable but confined environment of independent cinema, to accept the challenge of making an industry film – and he succeeded in the grueling task of both preserving his auteur mark and transferring his obsessions from intimate dialogues to a “scandalous” provocation of broad audiences. The moment that an intimist story like Last Tango in Paris involved a star such as Marlon Brando, it became a universal fable. Perhaps it is through his work with bigger-than-life actors, who in Bertolucci’s hands become heroes of mythological tales, that we can perceive the filmmaker’s desire to come out into the open, to overtly and daringly take on a universe much bigger than his own. This attitude also extended to the risky pairing of big names with new faces – starting with Maria Schneider in Last Tango – many of whom went on to become stars in their own right. The Bertolucci retrospective is accompanied by the volume Bernardo Bertolucci. Il cinema e i film (edited by Adriano Aprà), which offers a re-interpretation of the director’s entirely filmography, by young and less-young essayists, all invited to reflect upon a body of work that historical distance 42 L’Evento Speciale dedicato a Bernardo Bertolucci è stato realizzato con la collaborazione di 25° Evento speciale: Bernardo Bertolucci allows us to see in a new light. Essays are by: Adriano Aprà, Sergio Bassetti, Giulio Bursi, Stefania Carpiceci, Rinaldo Censi, Antonio Costa, Luciano De Giusti, Giordano De Luca, Pierpaolo De Sanctis, Bruno Di Marino, Goffredo Fofi, Silvio Grasselli, Michele Guerra, Donato Guida, Tullio Masoni, Emiliano Morreale, Stefania Parigi, Cristina Piccino, Patrizia Pistagnesi, Giacomo Ravesi, Federico Rossin, Alberto Scandola, Piero Spila, Simone Starace, Bruno Torri, Vito Zagarrio. 43 IL CONFORMISTA 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Italia/Francia/Germania, 1970, 112', 35mm, colore soggetto/story dal romanzo omonimo di Alberto Moravia sceneggiatura/screenplay Bernardo Bertolucci fotografia/cinematography Vittorio Storaro montaggio/editing Franco [Kim] Arcalli imusica/music Georges Delerue scenografia/art direction Ferdinando Scarfiotti Cinema in Piazza Bernardo Bertolucci interpreti/cast Jean-Louis Trintignant (Marcello Clerici), Stefania Sandrelli (Giulia), Dominique Sanda (Anna Quadri), Gastone Moschin (agente speciale Manganiello) produzione/production Maurizio Lodi-Fè per Mars Film Produzione SPA (Roma), Marianne Productions (Paris), Maran Film GMBH (München) Nel 1938 a Parigi Marcello Clerici si perde nei propri ricordi. Giovane professore di filosofia, la sua esistenza è stata segnata da un episodio drammatico: crede infatti di aver ucciso, da ragazzo, Lino Seminara, un autista che ha tentato di avere con lui dei rapporti omosessuali. In seguito, vivrà nella costante ricerca di qualcosa che lo riscatti dal rimorso. Quando il fascismo prende il potere, Clerici, inseguendo il proprio desiderio di normalità, si butta fra le braccia del regime. Anche la sua vita privata rivela una vocazione al conformismo: è fidanzato con Giulia, una piccolo-borghese che, col matrimonio, diverrà una signora "normale". L'occasione per vincere i sensi di colpa gli è offerta dalla proposta dell'Ovra, la polizia segreta fascista: consegnare ai sicari del regime il professor Quadri, suo vecchio insegnante all'università. Fiancheggiando questo delitto, Marcello ritiene di poter riscattare l'omicidio compiuto in fanciullezza: questa volta, infatti, la morte è giustificata dai principi in cui egli crede. Passano gli anni e, proprio il 25 luglio del 1945, l’incontro fortuito di Marcello con l’uomo che credeva di avere ucciso da ragazzo, segnerà per lui l’ora della resa dei conti. 25° Evento speciale: Bernardo Bertolucci Paris 1938. Young philosophy teacher Marcello Clerici is absorbed by his past, dwelling on the dramatic event that has marked his entire life. Marcello believes that as a young boy he killed a driver who attempted to have homosexual relations with him, and has been searching for a way to redeem his guilt ever since. Pursuing his own desire for normalcy, when fascism rises to power he welcomes the regime with open arms. Marcello’s private life also reveals clear conformist tendencies: he’s engaged to the lower middle-class Giulia, who he’s convinced that, once married, will become a “normal” lady. The chance to overcome his guilt presents itself in the form of a proposal from the OVRA, the secret fascist police: Marcello must lead their hitmen to his former university professor, a political dissident. By helping in this crime, Marcello believes he can make amends for the murder he committed as a young boy: this time, indeed, death is justified by his principles. The years pass and on July 25, 1943, as Rome is rejoicing the fall of fascism, by chance Marcello runs into the man he thought he killed as a young boy…. [La copia del film è stata messa a disposizione da CinecittàLuce e dal Gruppo Editoriale Minerva RaroVideo] 45 Programma / Program LA COMMARE SECCA, 1962, 95’ [per gentile concessione/by courtesy of Mediaset] PRIMA DELLA RIVOLUZIONE, 1964, 110’ [© 1964 Iride Cinematografica © 2001 RIPLEY’S FILM Srl; per gentile concessione/by courtesy of RIPLEY’S FILM Srl; copia da RIPLEY’S FILM Srl] 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema LA VIA DEL PETROLIO, 1967, 140’ [per gentile concessione/by courtesy of Archivio Storico eni e RaiTeche] IL CANALE, 1967, 12’ [per la copia si ringrazia/we would like thank for the print Archivio Nazionale Cinema d'Impresa (CIAN-CSC) che ne ha curato il restauro partendo da una copia positiva decolorata, non avendo trovato il negativo] AGONIA (II ep. di Amore e rabbia), 1967-69, 25’ [per gentile concessione/by courtesy of CinecittàLuce] PARTNER, 1968, 107’ [per gentile concessione/by courtesy of CinecittàLuce] STRATEGIA DEL RAGNO, 1970, 101’ IL CONFORMISTA, 1970, 112’ [per gentile concessione/by courtesy of CinecittàLuce e Gruppo Editoriale Minerva RaroVideo] LA SALUTE È MALATA,1971, 34’ [per la copia si ringrazia/for the print we would like to thank Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico] LE LAVORANTI A DOMICILIO 1971/2000, 25’ (a cura di Guido Albonetti) [per la copia si ringrazia/for the print we would like to thank Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico] "l film raccoglie le testimonianze di un gruppo di operaie carpigiane che denunciano la loro condizione di sfruttamento, in un'epoca - i primi anni settanta - in cui gli asili pubblici e i servizi sociali erano ancora un miraggio e per le donne la scelta del lavoro si pagava a caro prezzo. Le immagini del film - selezionate e LAST TANGO IN PARIS (Ultimo tango a Parigi), 1972, 127’ [per gentile concessione/by courtesy of Alberto Grimaldi Productions] NOVECENTO Primo atto e Secondo atto, 1976, 310’ [per gentile concessione/by courtesy of Alberto Grimaldi Productions] LA LUNA, 1979, 142’ [per gentile concessione/by courtesy of Fiction Srl] LA TRAGEDIA DI UN UOMO RIDICOLO, 1981, 116’ [per gentile concessione/by courtesy of Warner Bros. Pictures Italia] VIDEOCARTOLINA DALLA CINA, 1985, 7’ [per gentile concessione/by courtesy of Fiction Srl] THE LAST EMPEROR (L’ultimo imperatore), 1987, 168’ THE SHELTERING SKY (Il tè nel deserto), 1990, 138’ [per gentile concessione/by courtesy of Videodue] 25° Evento speciale: Bernardo Bertolucci montate da Guido Albonetti - fanno parte di un materiale più ampio (circa due ore in 16mm b/n) girato da Bernardo e Giuseppe Bertolucci a Carpi nel 1971, conservato in archivio; questo materiale sarebbe dovuto diventare un film inchiesta sulla condizione delle lavoranti a domicilio, quell'universo sommerso di operaie tessili costrette ad abbandonare la fabbrica (anche per maternità) e a lavorare per poche lire". LITTLE BUDDHA (Piccolo Buddha), 1993, 141’ STEALING BEAUTY (Io ballo da sola), 1996, 120’ BESIEGED (L’assedio), 1998, 94’ [per gentile concessione/by courtesy of Fiction Srl] HISTOIRE D’EAUX (I ep. di Ten Minutes Older: The Cello), 2002, 10’ [© 2001 Road Movies © 2011 RIPLEY’S FILM Srl; per gentile concessione/by courtesy of RIPLEY’S FILM Srl; copia da RIPLEY’S FILM Srl] THE DREAMERS (The Dreamers – I sognatori), 2003, 116’ [per la copia si ringrazia/for the print we would like to thank Medusa Film] 47 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Bioografia / Biography Bernardo Bertolucci nasce a Parma, il 16 marzo 1941, dal poeta e saggista Attilio (1911-2000) e da Ninetta Giovanardi, originaria di Sydney. Il fratello Giuseppe nasce a Parma il 27 febbraio 1947. Fino a 12 anni trascorre l’infanzia a Baccanelli, nella fattoria del nonno paterno. Nel 1954 la famiglia si trasferisce a Roma, nel quartiere di Monteverde Vecchio, nello stesso stabile dove pochi anni dopo verrà a vivere, anche grazie ad Attilio che lo ha precocemente sostenuto, Pier Paolo Pasolini, che ha così modo di conoscere. Nel 1956 realizza due cortometraggi amatoriali, La teleferica e La morte del maiale. Nel 1960, dopo aver superato l’esame di maturità, va in viaggio-premio a Parigi col cugino Giovanni Bertolucci, futuro produttore, e ha modo di frequentare assiduamente la Cinémathèque Française di Henri Langlois. Abbandonati gli studi universitari in Lettere moderne, debutta nel cinema nel 1961 come aiuto regista di Pasolini per la sua opera prima Accattone. Nel 1962 vince il premio Viareggio per l’opera prima di poesia con In cerca del mistero. Pochi giorni dopo c’è il suo debutto come regista ne La commare secca, da un soggetto di Pasolini. Il suo secondo film, Prima della rivoluzione (1964), pur selezionato alla Semaine de la Critique del festival di Cannes, viene tiepidamente accolto in patria (ma non all’estero) e disertato dal pubblico. Questo insuccesso gli rende assai difficili gli anni successivi, fino alla buona ricezione televisiva di Strategia del ragno nel 1970. Grazie anche al cugino Giovanni, riesce finalmente a realizzare, sempre nel 1970, un film all’interno dell’industria, Il conformista, che ottiene un successo internazionale. Da allora la sua carriera non ha soste. Il film successivo, girato a Parigi in inglese e francese, Last Tango in Paris (1972), incorre in un incredibile provvedimento giudiziario per offesa al comune senso del pudore: la Cassazione condanna il film alla distruzione di tutte le copie e il regista viene privato per cinque anni dei diritti civili; il film verrà dissequestrato in Italia solo nel 1987. Nel 1975 fonda una propria casa di produzione, la Fiction cinematografica SPA, per la quale produce alcuni dei suoi film e altri di giovani registi. La sua fama internazionale continua a crescere, culminando nei nove Oscar vinti nel 1988 per The Last Emperor. Dopo altri film girati all’estero, torna in Italia con Stealing Beauty (1996). Dopo un periodo di forzato silenzio successivo a The Dreamers (2003), dovuto ai postumi di una malattia che lo ha costretto alla sedia a rotelle, tornerà a dirigere un film con Io e te, dal romanzo omonimo di Niccolò Ammaniti. È sposato con la regista e sceneggiatrice inglese Clare Peploe. Tra i maggiori riconoscimenti, a parte i premi vinti dai singoli film, ricordiamo la presidenza della giuria della Mostra di Venezia (1983) – che dette il Leone d’oro a Jean-Luc Godard per Prénom Carmen –, la nomina a Grand’Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana (1988), il Pardo d’onore al Festival di Locarno (1997), la Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte (2001), il Leone alla carriera della Mostra di Venezia (2007), la Palma d’oro onoraria del Festival di Cannes (2011). Bernardo Bertolucci (Parma, 1941) was born to poet-essayist Attilio (1911-2000) and Ninetta Giovanardi (of Sydney), and is the older brother of Giuseppe (Parma, 1947). He grew up in Baccanelli, on the farm of his paternal grandfather. In 1954, when he was 12, his family moved to Rome, to the same building where a few years later Pier Paolo Pasolini came to live, thanks to the 48 25° Evento speciale: Bernardo Bertolucci help of Attilio who supported him early on, which was how Bertolucci and Pasolini met. In 1956 he made two amateur shorts, La teleferica and La morte del maiale. In 1960, after graduating from high school, he took a celebratory trip to Paris, with his cousin Giovanni Bertolucci (the future producer), where he diligently frequented Henri Langlois’ Cinémathèque Française. After dropping out of his Modern Literature studies at university, Bertolucci made his film “debut” in 1961 as assistant director to Pasolini on the latter’s feature debut, Accattone. In 1962 he won the Premio Viareggio, an Italian literary award for a first work, for In Search of Mystery and a few days later made his directorial debut with The Grim Reaper, from a story by Pasolini. Although his second film, Before the Revolution (1964), was selected in Cannes Critics’ Week, it received a lukewarm reception at home (but not abroad) and was abandoned by audiences. This flop made the following years very difficult, until the television success of The Spider’s Stratagem, in 1970. That same year, thanks to his cousin Giovanni, he finally made a film made inside the industry, the internationally acclaimed The Conformist. After that he never looked back. His subsequent film, Last Tango in Paris (1972), shot in Paris in English and French, was slapped with an injunction for “offending the common sense of decency” and the Supreme Court ordered that all the film prints be destroyed and that the director’s civil rights be revoked for five years (including his right to vote). The film was not released from confiscation in Italy until 1987. In 1975, Bertolucci founded the production company Fiction Cinematografica, through which he produced several of his films as well as the those of young directors. His international fame continued to grow, culminating in nine Oscars in 1988 for The Last Emperor. After making other films abroad, he returned to Italy to direct Stealing Beauty (1996). After a period of forced silence following The Dreamers (2003), due to complications of an illness that confined him to a wheelchair, he returns to direct the film Io e te (You and Me), from the eponymous novel by Niccolò Ammaniti. He is married to British director-screenwriter Clare Peploe. Major honors Bertolucci has received, besides the awards for his individual films, include presiding over the 1983 Venice Film Festival jury (which gave the Golden Lion to Jean-Luc Godard for Prénom Carmen); the title of Grand Officer of the Order of Merit of the Italian Republic (1988); the Leopard of Honor at the Locarno Film Festival (1997); the Fine Arts Golden Medal (2001); the Lifetime Achievement Lion at the Venice Festival (2007); and an Honorary Palme d’Or at Cannes 2011. 49 33a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema 1997 XI Evento Speciale: Cinema italiano degli Anni ‘70 Ettore Scola, Bernardo Bertolucci, Florestano Vancini, Lina Wertmüller, Mario Monicelli Bernardo Bertolucci, Lino Miccichè Francesco Rosi, Ettore Scola, Bernardo Bertolucci, Florestano Vancini, Lina Wertmüller DOCUMENTARI RUSSI OMAGGIO ANTOINE CATTIN PAVEL KOSTOMAROV ALEKSANDR RASTORGUEV Chistyj Četverg/Pure Thursday di Aleksandr Rastorguev Aleksandr Rastorguev ČISTYJ ČETVERG Pure Thursday 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Russia 2003, 46', colore sceneggiatura/screenplay Susanna Baranžieva fotografia/cinematography Eduard Kečedžijan montaggio/editing Studio Kino musica/music Gasparjan Dživan suono/sound Georgij Ermolenko Natal’ja Sedjakina produzione/production Eduard Sagalaev Foundation L’orrore della Guerra cecena raccontato dal punto di vista dei giovani russi, i quali, confusi e spaventati, non sono pronti a morire. Il regista ha voluto mostrare la solitudine e la paura di questi giovani soldati, attraverso il contrasto visivo tra semplici azioni di routine come farsi la barba, cucinare, mangiare e terribili atti di guerra, come essere costretti a saltare da un aereo senza paracadute. Nel documentario si vive in una perenne atmosfera di tensione, in cui è evidente la sensazione di coercizione che i ragazzi sono quotidianamente costretti a vivere. The horrors of the Chechen War are told through the point of view of confused, frightened Russians soldiers who are not ready to die. The director wanted to convey the loneliness and fear of these young soldiers through the visual contrast between simple everyday acts such as shaving, cooking and mealtimes, and terrible moments of war, such as being forced to jump from an airplane without a parachute. The documentary is traversed by a constant tension, in which the sense of coercion to which the young men are subjected daily is evident. Aleksandr Rastorguev DIKIJ, DIKIJ PLJAŽ. ŽAR NEŽNYCH Tender’s Heat: Wild Wild Beach Russia/Germania 2005, 125’, colore sceneggiatura/screenplay Susanna Baranžieva fotografia/cinematography Eduard Kečedžijan, Pavel Kostomarov montaggio/editing Daša Danilova musica/music Aleksandr Pantykin, Peter Nazaretov suono/sound Georgij Ermolenko, Georgij Masjukov Dmitrij Zimin produttore/producer Natalija Manskaja, Vitalij Manskij produzione/production Vertov & Co / Westdeutscher, Rundfunk (Colonia) DOCUMENTARI RUSSI Nel descrivere il turismo che d’estate invade la costa orientale del Mar Nero, il film si trasforma in un incredibile racconto delle anime più stravaganti della Russia, delle loro fantasie, perversioni e desideri, sullo sfondo del neocapitalismo odierno, ancora però radicato nell’antica era sovietica. Tra i protagonisti (anche Putin fa una apparizione, vestito in modo casual), spicca una giovane coppia perennemente ubriaca, un uomo con il suo cammello che si guadagna da vivere sulla spiaggia, un dongiovanni, un nano che si sposa con una giovane donna. Il carattere dell’Uomo è sviscerato così nei suoi aspetti più complessi. In depicting the tourism that every summer invades the eastern coast of the Black Sea, the film offers an incredible story about Russia’s most extravagant souls (and their fantasies, perversions and desires), who may be living in a neo-capitalistic system but are still, however, rooted in the old Soviet era. The most noteworthy characters – besides a casually-attired Putin – include a young alcoholic couple, a man who works the beach with his camel, a Don Juan, and a dwarf who marries a young woman. Mankind’s character is probed in its most complex aspects. Pavel Kostomarov e Aleksandr Rastorguev JA TEBJA LJUBLJU I LOVE YOU 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Russia 2011, 72', colore sceneggiatura/screenplay Pavel Kostomarov, Susanna Baranžieva montaggio/editing Pavel Kostomarov, Aleksandr Rastorguev suono/sound Georgij Ermolenko interpreti/cast Vladislav Kuzmenko, Stanislav Čerkasov, Aleksandr Glotov produttore/producer Aleksandr Rodnjanskij, Sergeij Mel’kumov produzione/production Non- Stop Productions Un ritratto originale e autentico della gioventù russa realizzato dagli stessi protagonisti i quali, nel corso di un anno, hanno filmato le loro storie di vita con una piccola videocamera digitale. Tre storie, tre amici, tre giovani del Sud della Russia che vivono, giorno dopo giorno, tra feste, amori e lavoro. Un grande esempio di cinema di osservazione realizzato con un linguaggio dinamico e innovativo, non lontano dai modelli contemporanei di YouTube, grazie alla combinazione della professionalità cinematografica dei due noti registi russi, Kostomarov e Rastorguev, e della pratica di giovani dilettanti. An original, authentic portrait of Russian youths who, over the course of one year, chronicled their lives with a small digital video camera. Three stories, three friends, three young people from the south of Russia whose daily lives revolve around parties, love and work. A great example of observational cinema made with a dynamic and innovative approach similar to the contemporary models of YouTube, thanks to the professionalism of the film’s esteemed directors combined with the energy of young dilettantes. Antoine Cattin e Pavel Kostomarov MIRNAJA ŽIZN’ Life in Peace Russia 2004, 45’, Betacam, colore sceneggiatura/screenplay Antoine Cattin, Pavel Kostomarov fotografia/cinematography Pavel Kostomarov suono/sound Antoine Cattin scenografia/art direction Rasiguet Sookkarn produzione/production Kinoko DOCUMENTARI RUSSI Dopo che la moglie è stata uccisa e la sua casa distrutta in un’azione di guerra, il ceceno Sultan lascia il proprio paese insieme al figlio Apti per stabilirsi in un villaggio nel nord della Russia. Qui i due cercano di rifarsi una vita, in un mondo immerso nel silenzio e spesso coperto dalla neve, sperimentando lo spaesamento provato da ogni ceceno che vive nel paese nemico. Con la sofferenza per una lunga guerra che continua a colpire le popolazioni di entrambi le parti. “All’inizio di questo film avevamo uno scopo preciso: esprimere la nostra posizione nei confronti della Russia e della guerra in Cecenia”. (A. Cattin, P. Kostomarov) After his wife is killed and his house is destroyed in the war, Sultan, a Chechen, escapes to a village in northern Russia with his son Apti. Trying to make a new life for themselves, in a world immersed in silence and often in snow as well, the father and son experience the loss of every Chechen who lives in the “enemy” country, along with suffering, over a long war that continues to take its toll on both sides. “Our goal at the beginning of this film was specific: to state our position towards Russia and the war in Chechnya.” (A. Cattin, P. Kostomarov) Antoine Cattin e Pavel Kostomarov MAT’ The Mother 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Russia/Svizzera/Francia 2007, 80’, Betacam, Colore sceneggiatura/screenplay Antoine Cattin, Pavel Kostomarov fotografia/cinematography Pavel Kostomarov montaggio/editing Antoine Cattin, Pavel Kostomarov musica/music Alexander J.S. Cracker, Thierry Van Osselt produttore/producer Elena Hill produzione/production Parallax video (Russia) / Les Films HorsChamp (Svizzera) / Les Films d’ici (Francia) Ljuba è una donna forte che, con coraggio e un istinto materno senza pari, fugge dal marito alcolizzato e violento per lavorare in una fattoria e mantenere i nove figli. The Mother è un documentario che, nonostante la tragicità degli eventi (all’età di quattordici anni, Ljuba è stata venduta in matrimonio in cambio di una bottiglia di vodka), riesce a trasmettere una speranza, quella di una donna che, con la forza dell’amore, combatte e sacrifica se stessa per il bene dei suoi figli. “Esistono due tipi di cinema: uno parla di amore, l’altro di odio; The Mother appartiene alla prima categoria”. (A. Cattin e P. Kostomarov) Liouba is a strong, courageous woman of unparalleled maternal instinct, who runs away from her violent, alcoholic husband to work on a farm and provide for her nine children. Despite the tragic events (at the age of 14, Liouba was sold into marriage in exchange for a bottle of vodka) The Mother conveys the hope of a woman who, with the strength of love, fights and sacrifices herself for the good of her children. “There exist two types of films: the first are about love, the second about hatred. The Mother belongs to the first category.” (A. Cattin & P. Kostomarov) Antoine Cattin e Pavel Kostomarov TRANSFORMATOR The Transformator Russia 2003, 16’, Betacam, Colore sceneggiatura/screenplay Antoine Cattin, Pavel Kostomarov fotografia/cinematography Pavel Kostomarov produzione/production Kinoko On the road between Moscow and St. Petersburg, a convoy carrying an enormous transformater overturned. The two drivers were forced to stay in the place of the accident for three long months, to monitor the processor until the arrival of a technical team that determined that fixing the transformater would be more expensive than buying a new one. During their almost exhausting wait, we get to know the two protagonists and are drawn into their world. “Our protagonists are filmed as if they were in a trench and show the pores of life.” (P. Kostomarov) DOCUMENTARI RUSSI Sulla strada tra Mosca e San Pietroburgo, un convoglio che trasportava un trasformatore di enormi dimensioni, si capovolge. Dopo l’incidente, i due autisti sono costretti a rimanere sul posto tre lunghi mesi, per monitorare il processore fino all’arrivo di un team di tecnici, i quali sopraggiungendo sul luogo, costateranno che riparare il trasformatore sarebbe troppo costoso e che quindi è necessario comprarne uno nuovo. Nell’attesa, quasi sfiancante, dei due protagonisti, impariamo a conoscerli e ad avvicinarci al loro mondo. “I nostri protagonisti vengono ripresi come se stessero in trincea e mostrano i pori della vita”. (P. Kostomarov) Antoine Cattin Biografia e Filmografia / Biography and Filmography 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Antoine Cattin, nato il 25 aprile 1975 a Saignelégier (Cantone del Giura, Svizzera). Nel 2001 si è laureato all’Università di Losanna. È stato uno dei fondatori e redattori della rivista cinematografica svizzera “Hors-Champ” il cui primo numero (novembre 1988) è stato dedicato ad Aleksandr Sokurov. Assistente alla regia di Sergej Loznica, dal 2003 è autore di documentari con Pavel Kostamarov. Antoine Cattin (Saignelégier, Switzerland, 1975) graduated from the University of Lausanne in 2001. He was a co-founder and editor of Swiss film magazine Hors-Champ, the first issue of which (in November 1988) was dedicated to Aleksandr Sokurov. A former assistant director to Sergej Loznica, since 2003 he has been co-directing documentaries with Pavel Kostamarov. Filmografia/Filmography In coregia con Pavel Kostomarov: Transformator/The Transformator (t.l.: Il trasformatore, 2003); Mirnaja žizn’/Life in Peace (t.l.: Vivere in pace, 2004); Mat’/The Mother (t.l.: La madre, 2007) “Volevamo affrontare la guerra da una prospettiva diversa, osservando gente semplice di entrambe le parti, sia ceceni che russi. Il film si svolge in un piccolo villaggio lontano tanto dai massacri in Cecenia quanto dagli intrighi della politica a Mosca. Vi abbiamo trascorso alcuni mesi e ciò che abbiamo osservato è ciò che si vede sullo schermo”. (Mirnaja žizn’/Life in Peace, Antoine Cattin) We wanted to approach the war from a different perspective, observing simple people, Chechens and Russians, on both sides. The film takes place in a remote village that is as far from the massacres in Chechnya as it is from the political intrigues of Moscow. We spent several months there and what we saw is what you see onscreen.” (Mirnaja žizn’/Life in Peace, Antoine Cattin) Pavel Kostomarov Biografia e Filmografia / Biography and Filmography Pavel Viktoroviˇc Kostomarov (Moscow, 1975) graduated in Cinematography from Moscow’s VGIK in 2002. With Swiss film academic Antoine Cattin he founded the production company Kinoko, whose name is a tribute to the group comprising Dziga Vertov, Michail Kaufman, Elizaveta Svilova, among others. He has also worked as DoP for documentary filmmakers Sergej Loznica and Vitalij Manskij as well as on narratives features such as Aleksej Učitel’s The Stroll (2003), Aleksej Popogrebskij’s Simple Things (2007) and Aleksej Popogrebskij’s How I Ended This Summer (2010), the latter for which he won the Silver Bear at the 2010 Berlinale. Blending a great tradition of cinema with new, topical socio-political themes, Kostomarov and Aleksandr Rastorguev are proponents of a significant change within Russian documentary cinema. Filmografia/Filmography Transformator/The Transformator (t.l.: Il trasformatore, coregia: Antoine Cattin, 2003); Mirnaja žizn’/Life in Peace (t.l.: Vivere in pace, coregia: Antoine Cattin, 2004); Mat’/The Mother (t.l.: La madre, coregia: Antoine Cattin, 2007); Vdvoem/Two Together (t.l.: In due, 2009); Ja tebja ljublju /I love you (t.l. Ti amo, coregia: Aleksandr Rastorguev, 2011). DOCUMENTARI RUSSI Pavel Viktorovič Kostomarov, nato il 22 novembre 1975 a Mosca, ha studiato fotografia al VGIK di Mosca, laureandosi nel 2002. Insieme allo svizzero Antoine Cattin con cui ha realizzato diversi documentari, ha fondato lo studio “Kinoko”, nome che è un omaggio al celebre gruppo di Dziga Vertov, Michail Kaufman, e altri. Ha lavorato anche come direttore della fotografia per i documetaristi Sergej Loznica e Vitalij Manskij ma anche in film di finzione di Aleksej Učitel’ (Progulka/The Stroll [t.l.: La passeggiata, 2003]) e Aleksej Popogrebskij (Prostye vešči/Simple Things [t.l.: Le cose semplici, 2007]); per la fotografia di Kak ja provel etim letom/ How I ended This Summer sempre di Popogrebskij ha ricevuto l’Orso d’Argento alla Berlinale 2010. Insieme a Aleksandr Rastorguev è stato fautore di una svolta all’interno del cinema documentaristico russo, fondendo la grande tradizione basata sull’osservazione con nuove e attuali tematiche socio-politiche. Aleksandr Evgen’evič Rastorguev 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Biografia e Filmografia / Biography and Filmography Aleksandr Evgen’evič Rastorguev, nato il 26 giugno 1971 a Rostov-na-Don, dopo aver studiato filologia alla Rostov State University, si è laureato alla SBGATI (l’Accademia Statale di Arte Teatrale di San Pietroburgo). Nessun altro, nel campo del documentario russo contemporaneo è stato capace di applicare quella feroce e vulcanica forza socio-politica che Aleksej Balabanov ha portato nel cinema di fiction. Rastorguev osserva il suo Paese, in modo diretto, cercando di capire cosa sta succedendo nella Russia post-perestroika (“cinema natural/ista” è così che definisce il suo metodo di ricerca), concentrandosi su alcuni rilevanti modelli mutuati dal mondo della follia quotidiana. Aleksandr Evgen’evič Rastorguev (Rostov-na-Don, 1971) graduated from the St. Petersburg State Theatre Arts Academy (SBGATI) after studying philology at Rostov State University. No one is capable quite like him of applying to documentary filmmaking the fierce and volcanic socio-political force that Aleksej Balabanov has brought to Russian narrative cinema. Rastorguev observes his country forthrightly, in an attempt to understand what is happening in post-Perestroika Russia, focusing on relevant “prototypes” borrowed from everyday folly. Filmografia/Filmography Do svidanija, mal’čiki (t.l.: Arrivederci bambini, 1997), Vek moj (t.l.: Il mio secolo, 2000), Tvoj rod (t.l.: La tua gente, 2000); Gora (t.l.: Montagna, 2001), Mamočki (t.l.: Mammine, 2003), Chistyj četverg/Pure Thursday (t.l.: Giovedì puro, 2003), Dikij, dikij pljaž. Žar nežnych/ Tender’s Heat: Wild Wild Beach (t.l.: Una selvaggia spiaggia selvaggia. L’ardore dei teneri, 2006); Ja tebja ljublju /I love you (t.l. Ti amo, coregia: Pavel Kostomarov, 2011). Sezione Doc con il patrocinio del Comitato Italia–Russia con la collaborazione del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero della Cultura, della Fondazione per le iniziative sociali e culturali e della Direzione dei programmi internazionali della Federazione Russa DOCUMENTARI RUSSI 61 Viktor Kosakovskij SVYATO’ Russia 2005, 33’, Betacam, colore, senza dialoghi 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema sceneggiatura/screenplay Viktor Kosakovskij fotografia/cinematography Viktor Kosakovskij musica/music Aleksandr Popov produttore/producer Viktor Kosakovskij A due anni Svyatoslav (abbreviato in Svyato) non ha ancora visto uno specchio. La prima volta che se ne trova uno davanti crede che si tratti di un vetro al di là del quale c’è un altro bambino con cui giocare. In tale scoperta Svyato attraversa tutte le tappe della prima esperienza di riconoscimento di se stesso. Poi scopriremo che si tratta del figlio del regista mentre il significato dell’abbreviazione del nome in Svyato riconduce anche al termine “sacro”. “Commovente e spietato allo stesso tempo (…) il film associa all’afflato poetico e malinconico tipico della cultura russa più autentica l’impassibilità e il rigore scientifico propri del razionalismo occidentale”. (Fabrizio Colamartino) At two years old, Svyatoslav (nicknamed Svyato) had never seen a mirror. The first time he sees one, he thinks it’s a pane of glass behind which lies a potential playmate. Following this discovery, Svyato goes through all the first stages of self-recognition. We eventually find out that Svyato is the director’s son and that his nickname means “sacred.” “Moving and ruthless at the same time…the film incorporates the poetic and melancholic afflatus typical to Russian culture with the impassive, scientific rigor of Western rationalism.” (Fabrizio Colamartino) Viktor Kosakovskij TIŠE! Hush! Russia 2003, 80’, Betacam, colore, senza dialoghi fotografia/cinematography Viktor Kosakovskij montaggio/editing Viktor Kosakovskij musica/music Aleksandr Popov suono/sound Ivan Gusakov, Viktor Kosakovskij produzione/production St Petersburg Documentary Film Studio Shooting as if the camera were invisible, Kosakovskij captures scenes of everyday life from the window of his apartment, focusing on a street with a hole in the road. The result is an original point of view on the routine of a St. Petersburg street, shown in its most disparate details and transformed into a theatrical presentation of Russian society with a profound understanding of the physical and metaphysical aspect of the object before the director’s camera. “I started shooting randomly from the window of my room with no intention of making a film.” (V. Kosakovskij) DOCUMENTARI RUSSI Come se la macchina da presa fosse invisibile, Kosakovskij riprende scene di vita quotidiana dalla finestra del suo appartamento focalizzandosi su una via con una buca. Il risultato è un originale punto di vista sulla vita quotidiana di una strada di San Pietroburgo, mostrata nei suoi dettagli più disparati e trasformata in una sorta di rappresentazione teatrale della società russa con una profonda comprensione dell’aspetto fisico e metafisico dell’oggetto che si trova davanti alla cinepresa del regista. “Ho iniziato per caso a riprendere dalla finestra della mia stanza senza alcuna intenzione di fare un film”. (V. Kosakovskij) Viktor Kosakovskij 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Biografia e Filmografia / Biography and Filmography Viktor Aleksandrovič Kosakovskij , nato il 19 luglio 1961 a Leningrado (URSS), ha frequentato i Corsi Superiori di Sceneggiatura e Regia, laureandosi nel 1989. Dal 1979 lavora per lo studio LSDF (oggi St. Petersburg Documentary Film Studio). Nel 1997 ha ricevuto il premio “Triumph”. L’importante universo dei documentari russi non sarebbe lo stesso senza Viktor Kosakovskij, uno dei suoi massimi esponenti internazionali. Tutto i suoi documentari sono la testimonianza del suo amore per la cinepresa e (riflessa in essa) per la gente che ama: i bambini, la gente semplice di campagna, la città di Leningrado/San Pietroburgo, le figure materne e paterne, la famiglia. “Quel che Kosakovskij fa, è sempre pensato, c’è sempre una profonda comprensione dell’aspetto fisico e metafisico dell’oggetto che si trova davanti alla sua cinepresa”. Losev (1989); Na dnjach (t.l.: L’altro giorno, 1991); Belovy (t.l.: I Belov, 1992); Sreda 19.07.1961 (t.l.: Mercoledì 19.07.1961; 1997); Pavel i Ljalja (Ierusalimskij romans) (t.l.: Pavel e Ljalja. Una storia d’amore a Gerusalemme, 1998; prima parte della trilogia Ja Vas ljubil [t.l.: Io Ti amavo, 1998]); Svad’ba (t.l.: Le nozze, 2000, seconda parte di Ja Vas ljubil); Detskij sad- ljubovnyj treugol’nik (t.l.: Asilo – triangolo d’amore, 2000, doc, terza parte di Ja Vas ljubil); Tiše!/Hush! (t.l.: Silenzio!); Svjato (t.l.: Sacrosanto!, 2005). LL CINEMA RUSSO CONTEMPORANEO Viktor Aleksandrovič Kosakovskij [Leningrad (USSR), 1961] graduated in 1989 in screenwriting and directing. In 1979 he worked for the LSDF Studio (today the St. Petersburg Documentary Film Studio). In 1997 he received the Triumph award. The monumental world of Russian documentary films would not be the same without Viktor Kosakovskij, one of its leading exponents internationally. All his documentaries prove his love for the camera and (reflected in that) for the people he loves: children, simply country folk, the city of Leningrad/St. Petersburg, mothers and fathers, family. “In whatever Kosakovskij does there has always been a profound understanding of the physical and metaphysical aspect of the object before his camera.” 65 Galina Krasnoborova DEVJAT’ ZABYTYCH PESEN Nine Forgotten Songs 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Russia 2008, 19’, beta sp, B/N e colore sceneggiatura/screenplay Galina Krasnoborova fotografia/cinematography Oksana Gračeva montaggio/editing Elena Titova suono/sound Elena Titova produzione/production Vladimir Malyšev per il VGIK (Mosca) “Nove canzoni dimenticate per una Nazione dimenticata” Il film ci conduce all’interno delle radici sepolte di un piccolo gruppo etnico siberiano di origini ugro-finniche, quello dei Komi-Permiacchi (Territorio di Perm’ dov’è nata la regista) che vive negli Urali settentrionali. Una ricerca inedita e sorprendente attraverso un viaggio verso luoghi innevati, stanze misteriose, canti, preghiere di lutto. Un ritratto inquietante di una comunità in fuga e una riflessione sulla tradizione, la memoria e l’oblio. “Spiriti e imprecazioni sono al centro di questa opera straordinaria dal punto di vista visivo”. (Barbara Wurm) “Nine forgotten songs for a forgotten nation.” The film takes us into the buried roots of a small Siberian ethnic group of Finno-Ugric origin, the Komi-Permyaks (of the director’s native Perm’ region), at the foothills of the Ural mountains. A never-before-seen and surprising journey to snow-covered places, mysterious rooms, songs, and mourning prayers. A disturbing portrait of a community in flight and a reflection on tradition, memory and oblivion. “Spirits and imprecations are at the heart of this extraordinary work, from a visual point of view.” (Barbara Wurm) Galina Krasnoborova (Perm’, 1979) studied documentary filmmaking from 2003-08 at the VGIK in Moscow, where she made her graduation film, Nine Forgotten Songs, which won numerous awards at leading Russian film festivals. She went on study at the Filmakademie of Baden-Württemberg, Germany from 2008-09. She has made two medium-length documentaries for television. Her short film have screened at (and won) many festivals at home and abroad. Znaki (t.l.: Segni, 2004); Zemlja (t.l.: La terra, 2004); Pro baboček i... (t.l.: Sulle farfalle e..., 2005); Malen’kaja moskovskaja doroga (t.l.: La piccola strada moscovita, 2005); Sledy (t.l.: Tracce, 2006, coregia: Georgj Molozov); Bessonica (t.l.: Insonnia, 2007); Devjat’ zabytych pesen/Nine forgotten songs (t.l.: Nove canti dimenticati, 2008); Prizrak černoj smerti (t.l.: Il fantasma della morte nera, tv, 2009); Nikolae Čaušesku. Smertel’nyj poceluj rodiny (t.l.: Nicolae Ceauşescu, il bacio mortale della patria, tv, 2009); Vodovorot/Whirlpool (t.l.: Il vortice, 2010) Marijskaja molitva/Mary prayer (t.l.: La preghiera dei Mari, 2011). DOCUMENTARI RUSSI Nata a Perm’ l’11 marzo 1979, Galina Krasnoborova ha studiato documentario dal 2003 al 2008 al VGIK di Mosca (Devjat’ zabytych pesen/Nine forgotten songs è il suo saggio finale pluripremiato nei maggiori festival di cinema russi) e poi alla Filmakademie del Baden-Württemberg in Germania nel 2008-2009. Ha realizzato due doc di mediometraggio per la tv. Con i suoi cortometraggi ha partecipato (e vinto) molte manifestazioni in patria e all’estero. 67 Sergej Loznica BLOKADA Blockade 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Russia 2006, 52’, 35mm, B/N, senza dialoghi sceneggiatura/screenplay Sergej Loznica fotografia/cinematography Pavel Kostomarov montaggio/editing Sergej Loznica suono/sound Vladimir Golovnickij produttore/producer Vjačeslav Tel’nov produzione/production St Petersburg Documentary Film Studio Realizzato attraverso il montaggio di una serie di sequenze e di documenti trovati da Sergej Loznica negli archivi di Mosca, Blokada/Blockade rievoca l’assedio di Leningrado (1941-1944) durante la seconda guerra mondiale. Il film è dunque costituito interamente da materiale d’archivio e le immagini sono state montate e accompagnate da una sonorizzazione di Vladimir Golovnickij che ha la capacità di rendere queste scene di vita delle manifestazioni autentiche della drammaticità di quegli eventi. Così le scene che vediamo sullo schermo trascendono la contingenza storica, non costituiscono una mera evocazione di un drammatico passato per diventare invece una realtà ‘rianimata’ che lascia oggi senza fiato. Using found footage and documents from the Moscow archives, Sergej Loznica reconstructs the WWII Siege of Leningrad (1941-44) in Blockade, whose images are accompanied by a sound score that is also meticulously reconstructed, by Vladimir Golovnitsky. The picture we are drawn transcends historical contingency, it is not a mere evocation of past dramatic events but instead a “reanimated” reality that takes our breath away today. Sergey Loznitsa [Baranoviˇc, Brest (USSR, today Byelorussia), 1964)] graduated in Applied Mathematics from the Kiev Polytechnic Institute in 1987 and worked for the city’s Gluškov Institute of Cybernetics. In 1997 he graduated in Directing from Moscow’s Gerasimov Institute of Cinematography (VGIK) and since 2000 has been one of the leading directors of the St. Petersburg Documentary Film Studio. He explored all forms of documentary filmmaking, from the classical to found footage, before making his narrative film debut with My Joy, which was presented in competition at the 2010 Cannes Film Festival. Segodnja my postroim dom (t.l.: Oggi costruiamo una casa, 1996, coregia: Marat Magambetov), Žizn’, osen’/Life, Autumn (t.l.: La vita, l’autunno, 1998, coregia: Marat Magambetov), Polustanok/The Halt (t.l.: Stazioncina, 2000), Poselenie/The Settlement (t.l.: L’abitato, 2001), Portret/Portrait (t.l.: Ritratto, 2002), Pejzaž/Lanscape (t.l.: Paesaggio, 2003), Fabrika/Factory (t.l.: Fabbrica, 2004), Blokada/Blockade (L’assedio, 2006), Artel’ (t.l.: Cooperativa, 2006), Predstavlenie/Revue (t.l.: Rappresentazione, 2008), Sčast’e moe/You. My Joy (t.l.: Mia gioia, 2010, fiction). DOCUMENTARI RUSSI Sergej Loznica, nato il 5 agosto 1964 a Baranovič, nella regione di Brest (URSS, ora Repubblica Bielorussa), ha studiato matematica applicata presso l’Istituto politecnico di Kiev, laureandosi nel 1987. Ha lavorato nell’Istituto accademico Gluškov di Cibernetica di Kiev. Nel 1997 si è laureato in regia al VGIK di Mosca; dal 2000 è regista nel St. Petersburg Documentary Film Studio di cui è uno dei massimi rappresentanti. Ha esplorato in modo significativo tutte le varie forme del documentario da quelle più classiche al found footage, prima di debuttare nel cinema di fiction con Sčast’e moe/My Joy presentato in concorso al Festival di Cannes del 2010. 69 Igor’ Majboroda RERBERG I TARKOVSKIJ. OBRATNAJA STORONA STALKERA Rerberg and Tarkovsky. The Reverse Side of ‘Stalker’ 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Russia 2008, 140’, 35mm, colore sceneggiatura/screenplay Igor’ Majboroda fotografia/cinematography Vadim Alisov, Radik Askarov, Igor’ Klebanov, Jurij Klimenko, Sergeij Kozlov, Pavel Lebešev, Jurij Ljubšin, Sergej Machilskij, Aleksandr Negovskij, Valentin Piganov, Jurij Raiskij interpreti/cast Viktor Astaf’ev, Marija Čugunova, Natalija Gutman, Andrej Končalovskij, Nikita Michalkov, Mtislav Rostropovič, Ol’ga Surkova, Marina Tarkovskaja produttore/producer Igor’ Majboroda produzione/production MD Project Ltd. È il racconto della drammatica storia di vita e di lavoro di uno dei più leggendari direttori della fotografia russi, Georgij Ivanovič Rerberg (1937–1999). Come in una detective story, Majboroda ricostruisce il “dietro le quinte” di Stalker (1979) di Andrej Tarkovskij, smitizzandone e rendendo più umana la sua figura ma anche svelando un’altra verità. Per molti anni, la storia di Stalker è stata raccontata solo da un punto di vista del regista rintracciabile nei suoi diari pubblicati dopo la sua morte, in cui ha accusato i suoi amici e colleghi per le disavventure occorse sul set. “Una vera tragedia umana ha avuto luogo durante le riprese di “Stalker”. (I. Majboroda) The dramatic story of the life and career of one of Russia’s most legendary cinematographers, Georgij Ivanovič Rerberg (1937–1999). As in a detective story, Majboroda reconstructs the “behind-thescenes” of Andrej Tarkovsky’s Stalker (1979), rendering the filmmaker less myth and more man, but also revealing another truth. For many years the story of Stalker was told only by the director, in posthumously published diaries in which he blamed his friends and colleagues for the misadventures that occurred on set. “A real human tragedy took place during the filming of Stalker.” (I. Majboroda) Igor Majboroda [Kiev, USSR (today Ukraine), 1959] graduated in Electrical Engineering from the Kiev Polytechnic Institute and studied directing at the Kiev State Institute of Theatre Arts. He has worked in television and studied producing at the Goskino and screenwriting at Moscow’s VGIK before making his film debut: Rerberg and Tarkovsky: The Reverse Side of ‘Stalker.’ DOCUMENTARI RUSSI Igor Majboroda è nato a Kiev (Urss, oggi Ucraina) nel 1959. Si è laureato presso la Facoltà di Ingegneria Elettronica del Politecnico di Kiev, ha studiato presso il dipartimento di regia dell’Istituto Statale di Arti Teatrali di Kiev. Ha lavorato alla televisione e ha completato i corsi di produttore presso il Goskino e di sceneggiatura al VGIK di Mosca prima di realizzare la sua opera di debutto: Rerberg i Tarkovsky. Obratnaya storona stalkera/ Rerberg e Tarkovsky: The Reverse Side of ‘Stalker’. Yar (The Hollow, 2007) Kanikuly (Holidays, 2006, doc) Vremya zhatvy (Harvest Time, 2004) Strannaya svoboda bytiya (1995, doc) Konets Puti (1991, doc) 71 Pavel Medvedev VOSCHOŽDENIE Ascention 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Russia 2008, 49’, 35 mm, B/N sceneggiatura/screenplay Pavel Medvedev fotografia/cinematography Dmitrij Zavil’gel’skij, Aleksandr Gusev, Dmitrij Alekseev montaggio/editing Igor’ Nurgaliev musica/music Igor’ Vorotnikov, Valerij Alachov suono/sound Sergej Moškov produttore/producer Vjačeslav Tel’nov, Aleksej Tel’nov Produzione/production St Petersburg Documentary Film Studio Voschoždenie/Ascention è incentrato sulla storia delle esplorazioni spaziali e sulle ingenti somme di denaro che sono state spese dai cosiddetti Imperi cosmici: gli Stati Uniti, la Russia e la Repubblica Popolare Cinese. Attraverso cronache sconosciute, spezzoni di film e materiale d’archivio, il regista rende il racconto originale e interessante, cercando di ricostruire il lungo percorso d’indagine e scoperta che ha portato l’uomo alla maturazione nel progresso. “Il film rappresenta la decostruzione del mito del Cosmo e dei sogni ad esso legati durante la Guerra fredda, fatta sulla base di una straordinaria ricchezza di materiali d’archivio e di conoscenze, ma al tempo stesso conservando una propria, profonda aura poetica”. (Barbara Wurm) Ascention looks at space exploration and the enormous sums of money spent by the so-called cosmic empires: the United States, Russia and the People’s Republic of China. The director uses littleknown events, film clips and archive material in this original and interesting story on the long process of exploration and discovery that helped humankind mature through progress. “The film deconstructs the myth of the Cosmos and the dreams surrounding it during the Cold War, through an extraordinary wealth of archive material, and its own, profound poetic aura.” (Barbara Wurm) Pavel Medvedev NA TRET’EJ OT SOLNCA PLANETE On the Third Planet From the Sun Russia 2006, 32’, 35mm, Colore sceneggiatura/screenplay Pavel Medvedev fotografia/cinematography Artem Ignatov, Aleksandr Gusev montaggio/editing Svetlana Pečenych, Tat’jana Kuraševa suono/sound Aleksandr Dudarev produttore/producer Vjačeslav Tel’nov produzione/production St Petersburg Documentary Film Studio On the Third Planet from the Sun looks at life in an area where nuclear testing was conducted for decades. The result of extended observations and shot and photographed as precisely as a narrative film, the documentary was made in the faraway city of Arcangelo, in northern Russia, where the local population forages for “space waste” from nearby swamps, to sell as scrap metal or recycle in everyday life. Grand Prix winner at the 2007 Oberhausen Shorts Film Festival. DOCUMENTARI RUSSI Na tret’ej ot solnca planete/ On the Third Planet from the Sun, racconta la vita quotidiana all’interno di un sito dove per decenni si sono svolti test nucleari. Il documentario, risultato di un’osservazione di lunga durata ma fotografato e girato in modo preciso e perfetto come fosse un film di finzione, è stato realizzato nella lontana regione di Arcangelo, nella Russia settentrionale, dove la popolazione locale ha iniziato a raccogliere i cosiddetti “rifiuti dello spazio” dalle paludi vicine e a venderli come rottami di ferro, oppure a utilizzarli nella vita quotidiana. Grand Prix al Festival del Cortometraggio di Oberhausen del 2007. Pavel Medvedev 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Biografia e Filmografia / Biography and Filmography Pavel Medvedev è nato nel 1963 a Orenburg. Nel 1990 ha terminato il ciclo di studi al LGIK (Istituto di Cultura Krupskaja a Leningrado) per poi specializzarsi nella produzione audiovisiva. Dal 1991 al 2000 ha lavorato come produttore nelle televisioni e nelle radio di San Pietroburgo e nel 2001 ha prodotto una serie di documentari intitolata Petersburg’s short stories. Dal 2002 ha cominciato a lavorare al St Petersburg Documentary Film Studio di cui è diventato uno delle personalità più rilevanti. Otpusk v nojabre/Vacations in November (t.l.: Ferie a novembre, 2002), Svad’ba tišiny/Wedding of Silence (t.l.: Le nozze del silenzio, 2003), Čas nol’/ Zero Hour (t.l.:Ora zero, 2006), Na tret’ej ot solnca planete/ On the Third Planet from the Sun (t.l.: Sul terzo pianeta dal sole, 2007), Nezrimoe/ The Unseen (t.l.: L’Invisibile, 2007), Voschoždenie/Ascention (t.l.: Ascensione, 2008), Monologue (t.l.: Monologo, 2010), Iskustvennoe pokrytie/Artificial turf (t.l.: Erba artificiale, 2011). DOCUMENTARI RUSSI Pavel Medvedev (Orenburg, 1963) graduated from Leningrad’s Krupskaja Institute of Culture (LGIK) in 1990 and then specialized in audiovisual production. From 1991-2000 he worked as a television and radio producer in St. Petersburg and in 2001 produced the documentary series Petersburg’s Short Stories. Since 2002 he has been working at the St. Petersburg Documentary Film Studio and has become one of its leading figures. 75 Svetlana Proskurina OSTROV. ALEKSANDR SOKUROV Islands. Aleksandr Sokurov 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Russia 2003, 38’, Betacam, colore sceneggiatura/screenplay Svetlana Proskurina fotografia/cinematography Aleksandr Degtjarev produzione/production GTRK «Kultura» Un omaggio personale al grande maestro russo Aleksandr Sokurov, amico e mentore della regista. Un ritratto intimo e obiettivo costituito dall’intreccio di monologhi e riflessioni del regista sulla vita e l’arte, alternati a immagini delle riprese dal set di Russkij kovčeg (Arca russa, 2002). Il risultato è il ritratto unico e originale di un grande cineasta. La Proskurina svela l’amicizia personale con Sokurov e i protagonisti dei suoi film che si sono lasciati riprendere, in un’atmosfera molto calda e accogliente, come non avrebbero fatto con nessun altro. “Ogni fotogramma dell’Arca russa contiene tutta la storia del cinema mondiale”. (S. Proskurina) A personal tribute to Russian master Aleksandr Sokurov, the director’s friend and mentor. Alternating long reflections from Sokurov on life and art with moments from the set of his film Russian Ark (2002), the resulting documentary is a singular and original portrait of a great filmmaker. Proskurina’s friendship with Sokurov and some of the actors from his films allows for a warm and welcoming atmosphere in which her subjects open up as they would not have for any other interviewer. “Every frame of Russian Ark contains the history of world cinema.” (S. Proskurina) Svetlana Proskurina (Krivets, province of Novgorodsk, 1948) graduated in Dramatic Arts from the Leningrad Institute of Theatre, Music and Film (LGITMIK) in 1973. In 1982 she received a Masters in Directing. Her graduation short, Parents’ Day (Roditelskij den), won Best Debut Film at the Moscow Film Festival for Children and Young People, while her second feature film, Accidental Waltz (Sluchajnyj Vals), won the Golden Leopard in Locarno in 1990. She collaborated on the screenplay of Aleksandr Sokurov’s Russian Ark (2002). Considered one of Russia’s foremost contemporary female directors, her latest film, Truce (Peremirie), won top prize and Best Actor (for Ivan Dobronravov) at the 2011 Kinotavr (Sochi Open Russian Film Festival). Roditel‘skij den’/Parents’Day (t.l.: Il giorno dei genitori, 1981, cm), Detskaja ploščadka /Playground (t.l.: Cortile, 1986), Slučajnyj Val’s/Accidental Waltz (t.l.: Valzer accidentale, 1989), Otraženie v zerkale/Reflection in the Mirror (t.l.: Riflessi nello specchio, 1992), Ostrova. Aleksandr Sokurov/Islands. Alexandr Sokurov (t.l.: Isole. Aleksandr Sokurov, 2003, mm doc), Udalennyj dostup/Remote Access (t.l.: Accesso remoto, 2004), Lučšee vremja goda/The Best of Times (t.l. Il meglio dei tempi, 2008, presentato a Pesaro nel 2008), Peremirie/Truce (t.l.: La tregua, 2010). DOCUMENTARI RUSSI Nata il 27 maggio 1948 nel villaggio di Krivec nella provincia di Novgorod Svetlana Proskurina si è diplomata alla Facoltà di Arti drammatiche all’istituto di teatro, musica e cinema di Leningrado (LGITMIK) nel 1973. Nel 1982 ottiene anche il diploma in regia dopo aver frequentato i corsi superiori di sceneggiatura e regia. Il suo film di diploma, il cortometraggio Roditel’skij den’/Parents’Day ha vinto il premio per la migliore opera prima al Festival del cinema dei giovani di Mosca, mentre con il secondo lungometraggio, Slučajnyj Val’s/Accidental Waltz ha vinto il Pardo d’Oro a Locarno nel 1990. Ha partecipato alla sceneggiatura di Arca russa (2002) di Aleksandr Sokurov. Considerata una delle più importanti registe russe contemporanee, ha vinto con il suo ultimo lavoro, Peremirie/Truce il Primo premio al Open Russian Film Festival Kinotavr di Sochi, (2010) oltre che il Premio del migliore attore per l’interpretazione del protagonista Ivan Dobronravov. 77 Marina Razbežkina KANIKULY The Holidays 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Russia 2005, 52’, colore sceneggiatura/screenplay Marina Razbežkina fotografia/cinematography Irina Ural’skaja montaggio/editing Sivaroj Kongsakul, Nuttorn Kungwanklai musica/music Anton Silaev produzione/production Studio Risk-Film I bambini dell’etnia Mansi che frequentano il collegio nella cittadina di Ivdeľ, la città più a nord nella regione di Sverdlovsk (Siberia), aspettano le vacanze invernali per tornare al loro villaggio natale, Treskoľe, dove non ci sono né tv, né altro. Per raggiungerlo, bisogna passare un’intera giornata su un autocarro malmesso, attraverso foreste e distese coperte di neve. Eppure, nulla è meglio di casa, dove si può andare in slittino o giocare a carte tutta la notte con la nonna. La routine è interrotta solo da qualche incidente che segna lo scorrere del tempo. L’intento della regista è dunque quello di registrare, in maniera oggettiva, la quotidianità degli abitanti del villaggio portandoci il più possibile all’interno del loro mondo. Mansi children of a boarding school in Ivdeľ, the northernmost town in the region of Sverdlovsk (Siberia), await winter vacation so they can return to Treskoľe, where there is no television, no anything. To reach their hometown, they must travel an entire day on a dilapidated truck, through forests and endless snow-covered fields. Yet nothing beats home, where the kids go sledding or play cards all night long with grandma. The routine is interrupted only by small incidents that mark the passing of time. The director objectively records the daily lives of the villagers in order to draw into their world. Marina Razbežkina PROSTO ŽIZN’ Simply Life Russia 2002, 19’, 35mm, colore sceneggiatura/screenplay Marina Razbežkina fotografia/cinematography Irina Ural’skaja produttore/producer Natal’ja Želtuchina produzione/production Risk The poetic story of a village woman, Alexandra Alexeva, who upon failing to find personal happiness in the real world, retreats into a world of dreams and fantasies that give her an illusory sense of happiness. DOCUMENTARI RUSSI La poetica storia di una donna di un villaggio, Aleksandra Alekseeva, che, dopo aver fallito nel tentativo di ricercare la felicità personale nella vita reale, si rinchiude in un mondo di sogni e fantasie che le danno un illusorio senso di felicità. Marina Razbežkina 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Biografia e Filmografia / Biography and Filmography Marina Aleksandrovna Razbežkina, è nata il 17 luglio 1948 a Kazan’ (URSS) dove ha studiato filologia, laureandosi nel 1971. Ha lavorato come giornalista e poi autrice di documentari a partire dal 1990. Fra il 1992 e il 1998 ha tenuto lezioni di storia e di teoria della cultura visiva presso l’Università di Kazan’, e fra il 2003 e il 2004 ha insegnato all’Università Natal’ja Nesterova di Mosca. Nel 2004-05 ha insegnato presso la facoltà di cinema e televisione della scuola “Internews”. Nel 2004 ha conosciuto il successo internazionale con il suo primo lungometraggio di finzione Vremja žatvy/Harvest time, vincitore, tra gli altri, del Gran premio a Alpe Adria Cinema - Trieste Film Festival nel 2005. Marina Aleksandrovna Razbežkina, [Kazan’ (USSR), 1948] graduated from the University of Kazan in Philology in 1971. In 1990 she began working as a journalist and documentary film writer. From 1992-98 she taught the history and theory of visual culture at her alma mater, and from 200304 taught at Moscow’s University Natalja Nesterova. In 2004-05 she taught in the film and television department of the Internews school. International acclaim came in 2004 with her first narrative feature, Harvest Time, winner, among other awards, of the Grand Prix at the 2005 Alpe Adria Cinema - Trieste Film Festival. DOCUMENTARI RUSSI Filmografia/ Filmography (doc. quando non altrimenti indicato): Burja mgloju (t.l.: Tempesta di nebbia, 1990), Dom (t.l.: Casa, 1990), I vozljubi ego v serce svoem (t.l.: E amalo nel suo cuore, 1990), Tancploščadka (t.l.: Balera, 1990), Konec puti (t.l.: Fine tragitto, 1991), Koncert po zajavkam (t.l.: Canzoni a richiesta, 1991), Uspenie (t.l.: Assunzione, 1991), Čelovek igraet na trube (t.l.: Il trombettista, 1994), Strannaja svoboda bytija (t.l.: Strana libertà dell’essere, 1995), Nasledniki Raja (t.l.: Gli eredi del Paradiso, 1997), Tat’jana Šmyga (1998), Sabantyj (t.l.: Sabantui, 1999; parte del ciclo Sto fil’mov o Moskve [t.l.: 100 film su Mosca]), Slavjanskie tancy (t.l.: Danze slave, 1999; parte di 100 film su Mosca), 24 časa iz žizni provincii (t.l.: 24 ore della vita di provincia, 2000), Čustvuju, pora proščat’sja (t.l.: È giunto il momento di dirsi addio, 2001; parte di 100 film su Mosca), Vojna i mir. Fragmenty (t.l.: Guerra e Pace. Frammenti, 2001), Gennadij Ajgi (2001), Žizn’ – sapožok neparnyj (t.l.: La vita, uno stivaletto singolo, 2001), Podzemka (t.l.: Ferrovia sotterranea, 2001, parte di 100 film su Mosca), Chočetsja pet’ (t.l.: Voglia di cantare, 2001), Prosto zhizn’ (t.l.: Semplicemente la vita, 2002), Smotrovaja ploščadka (t.l.: Punto d’osservazione, 2002), Istorija moej sem’i (t.l.: La storia della mia famiglia, 2003), Marsel’ Marso [Marcel Marceau] (2003), Vremja žatvy/Harvest time (t.l.: Il tempo del raccolto, 2004, fiction), Čužaja strana (t.l.: Paese straniero, 2004), Kanikuly/Holidays (t.l.: Vacanze, 2005), Jar/The Hollow (t.l.: Il borro, 2007, fiction, presentato a Pesaro nel 2010). 81 Alina Rudnickaja KAK STAT’ STERVOJ Bitch Academy 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Russia 2007, 31’, colore fotografia/cinematography Sergej Maksimov montaggio/editing Aleksandr Morev musica/music Andrej Orlov produttore/producer Aleksej Tel’nov Vjačeslav Tel’nov produzione/production St Petersburg Documentary Film Studio Nel tentativo di trovare una strada per una vita più stabile e prospera, alcune giovani donne di San Pietroburgo decidono di frequentare una scuola creata per formare vere e proprie escort. La regista documenta le giornate di studio all’istituto dove le ragazze imparano l’arte della seduzione e del corteggiamento nella speranza di farsi sposare da uomini ricchi e potenti. La regista realizza così un documentario che, grottescamente, dipinge le angosce e le aspirazioni delle giovani della Russia contemporanea, pronte a tutto pur di vivere nel lusso. In an attempt to build a stable and prosperous life for themselves, some young women of St. Petersburg enroll in a school for escorts. Academy students learn the art of seducing and wooing men, in the hopes of landing powerful, rich husbands. The director captures the anxieties and aspirations of young women in Russia today, who are willing to do anything for a life of luxury. Alina Rudnickaja GRAŽDANSKOE SOSTOJANIE Civil Status Russia 2005, 29’, B/N sceneggiatura/screenplay Alina Rudnickaja fotografia/cinematography Aleksandr Filippov suono/sound Aleksej Antonov produttore/producer Vjačeslav Tel’nov produzione/production St Petersburg Documentary Film Studio A civil wedding is a ceremony in which people’s fates come up against bureaucracy. The most important events of people’s lives – such as marriage, divorce, birth and death – are told through the daily routine of a registration office and from the director’s original, witty point of view. DOCUMENTARI RUSSI Il matrimonio è una cerimonia dove i destini delle persone s’incontrano con il sistema burocratico. Gli eventi più significativi nella vita degli uomini come il matrimonio, il divorzio, la nascita e la morte sono raccontati attraverso la routine quotidiana di un ufficio dello stato civile – senza però che la regista abbandoni un suo originale ironico punto di vista. Alina Rudnickaja 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Biografia e Filmografia / Biography and Filmography Nata nel 1976 a Zaozernyj (in provincia di Murmansk), Alina Rudnickaja dal 1994 al 1997 ha frequentato l’Accademia di Ingegneria Aerospaziale a San Pietroburgo. Nel 2001 si è laureata presso l’Università Statale di San Pietroburgo della Cultura e delle Arti nel dipartimento di regia. Ha iniziato la sua carriera come assistente alla regia nel celebre “St. Petersburg Documentary Film Studio” che le ha poi prodotto i suoi successivi lavori. Oltre ad aver realizzato alcuni lavori televisivi (come t.A.T.u., 2004, sul gruppo pop composto dalle cantanti Julija Volkova e Lena Katina), ha ricevuto più di trenta premi internazionali per le sue opere brevi, sovversive e ironiche incentrate sul racconto della moderna società russa che sono stati un successo sia in patria sia all’estero nei maggiori festival internazionali di cortometraggio. DOCUMENTARI RUSSI From 1994-97, Alina Rudnitskaya (Zaozernyj, province of Murmansk, 1976) studied at the St. Petersburg Academy of Aerospace Engineering and in 2001 graduated in Directing from the city’s State University of Culture and Art. She went on to work as assistant director at the historic St. Petersburg Documentary Film Studio, which produced her subsequent films. Besides her television work (including t.A.T.u., 2004, on the Russian pop group comprising singers Yulia Volkova and Lena Katina), she has received over 30 international prizes for her short, subversive and humorous films on modern Russian society, which were successful both at home and abroad at leading shorts film festivals worldwide. Pis’mo/Letter (t.l. La lettera, 2001); Sovmestnoe proživanie/ Communal Residence (t.l.: Abitazione in comune, 2002), Naezdnicy/Amazons (t.l.: Le amazzoni, 2003) Graždanskoe sostojanie/Civil Status (t.l.: Stato civile, 2005), Celuj menja krepče/ Besame Mucho (2006), Kak stat’ stervoj/Bitch Academy (t.l.: Come diventare una carogna, 2007), Ja zabudu etot den’/ I Will Forget This Day (t.l. Voglio dimenticare quel giorno, 2010). 85 Evgenij Solomin GLUBINKA 35 X 45 Countryside 35X45 Russia 2009, 43’, B/N 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema sceneggiatura/screenplay Evgenij Solomin fotografia/cinematography Vladimir Ponomarev produttore/producer Konstantin Pavlov, Elizaveta Solomina produzione/production Kino-Siberia Film Production Company Countryside 35x45 è un documentario ambientato nella freddissima e sperduta Siberia che racconta il passaggio dalla tradizione alla modernità. 35x45 mm è la dimensione della foto, resa obbligatorio dalle autorità russe, da inserire nei nuovi passaporti che sostituiscono quelli dell’era sovietica. L’originalità del racconto sta nell’uso delle fototessere, scattate dal fotografo Ljutikov, come mezzo per registrare il passaggio dall’Urss alla Russia di oggi. Una trasformazione definitiva, drammatica, ma che di fatto, sembra non comportare alcun cambiamento: il paesaggio e la vita della provincia siberiana restano immutati. Set in bitterly cold and remote Siberia, Countryside 35x45 captures the shift from tradition to modernity. 35x45mm are the dimensions of the picture that Russian authorities require citizens to use in their new passports, which replace those of the Soviet era. The story’s originality lies in the use of the passport photo, taken by the photographer Lyutikov, as a means to record the passage from the USSR to today’s Russia. This definitive, dramatic transformation actually seems to have brought about no change: the life and landscapes of the Siberian province remain unaltered. Evgenij Solomin KATORGA Russia 2001, 26’, colore sceneggiatura/screenplay Evgenij Solomin fotografia/cinematography Vladimir Lapin suono/sound Andrej Popov produzione/production Kino-Siberia Film Production Company In Czarist Russia (and later), “katorga” was the penal system in which prisoners served time in remote places, doing hard labor. Evgenij Solomin tells the story of Igor’ Ibragimov, who today is serving his sentence in a foundry in a Siberian prison. His only visitor is his elderly father. The Dostojevsky-esque portrait of a slave with an unbearable destiny. Katorga was selected in prestigious festivals including the Festival du Reél in Paris and the International Leipzig Festival. DOCUMENTARI RUSSI Con il termine “katorga” nella Russia zarista (ma anche successivamente) si definivano i penitenziari in cui i condannati scontavano la pena in luoghi sperduti, lavorando duramente. Evgenij Solomin racconta la storia di un detenuto, Igor’ Ibragimov, che oggi sta espiando la sua condanna all’interno di una fonderia in una prigione siberiana. L’unico che lo viene a trovare è il vecchio padre. Il ritratto dostoevskiano di una figura schiava di un intollerabile destino. Katorga è stato presentato in prestigiose manifestazioni come il Festival du Reél di Parigi e l’International Leipzig Festival for Documentary and Animated Film. Evgenij Solomin 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Biografia e Filmografia / Biography and Filmography Evgenij Solomin è nato nel 1972 a Kaluga City. Si è laureato alla Novosibirsk State University, Dipartimento di Lingua e Letteratura russa. Ha poi studiato ai corsi superiori di regia e sceneggiatura al Dipartimento della regia di Documentari (Mosca). Il suo debutto cinematografico, 2 ½ Weeks in Paradise, prodotto dal West-Siberian Film Studio, ha partecipato a diversi festival nazionali e internazionali aggiudicandosi numerosi premi. E’stato anche produttore di Rybak i tancovščica/The Fisherman and the Dancing (t.l.: Il pescatore e la danzatrice, diretto da Valerij Solomin) nominato per l’European Film Awards come miglior documentario nel 2006. DOCUMENTARI RUSSI Evgenij Solomin (Kaluga City, Russia, 1972) graduated in Russian Language and Literature from the Novosibirsk State University. He went on to study directing and screenwriting in Moscow. His film debut, 2 ½ Weeks in Paradise, produced by the West-Siberian Film Studio, won numerous national and international film festival awards. Solomin also produced Valerij Solomin’s The Fisherman and the Dancing, which was nominated for Best Documentary at the 2006 European Film Awards. 2 1/2 nedeli v raju/2 ½ Weeks in Paradise (1997) Katorga (2001) Glubinka 35 x 45/Countryside 35X45 (2009) 89 PEREMIRIE TRUCE 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Russia 2010, 95’, 35 mm, Colore sceneggiatura/screenplay Dmitrij Sobolev fotografia/cinematography Oleg Lukichev musica/music Sergej Shnurov montaggio/editing Sergej Ivanov suono/sound Vladimir Persov scenografia/art direction Dmitrij Onishchenko Sguardi femminili Cinema in Piazza Svetlana Proskurina interpreti/cast Ivan Dobronravov, Juri Itskov, Sergej Shnurov, Aleksej Vertkov, Nadezhda Tolubeeva, Andrei Feskov produttore/producer Sabina Eremeeva produzione/production Studio Slon, Mosfilm, con la partecipazione del Ministero della Cultura della Federazione Russa Come da titolo del film, “tregua” è il termine più appropriato per rappresentare lo stato in cui vivono i cittadini russi: una situazione di sospensione, naturale ed immutabile proprio come quella del camionista Egor Matveev, (splendidamente interpretato da Ivan Dobronravov, il protagonista de Il ritorno di Andrej Zvjagincev). Dopo una serie di peregrinazioni il giovane arriva in un villaggio non segnato su nessuna carta geografica, che potrebbe essere il suo luogo natale. Lì è testimone di un conflitto scoppiato da lungo tempo tra i lavoratori di una miniera locale e gli abitanti della città, le cui cause restano misteriose. Ed incontra alcuni suoi amici d’infanzia che sembrano profondamente compromessi in affari illegali. Nonostante l’atmosfera, Egor decide di restare e cercare moglie proprio lì, nella speranza di porre una tregua alle sofferenze e alla noia di un’intera esistenza. Così incontra Katja che lo costringerà a confrontarsi con un nuovo conflitto… Biografia e filmografia (vedi Ostrova. Alexandr Sokurov/Islands. Alexandr Sokurov) Biography and filmography (see Ostrova. Alexandr Sokurov/Islands. Alexandr Sokurov) CINEMA RUSSO CONTEMPORANEO- SGUARDI FEMMINILI A “truce” is the best way to describe how Russians live today: in a state of suspension, as natural and unchanging as the main character, young truck driver Egor Matveev (wonderfully played by Iva Dobronravov, the star of Andrej Zvjagincev’s The Return). After some wandering, he ends up in a village that appears on no map, which may be his birthplace. There he witnesses a long-standing fight between the workers of the local mine and the villagers, the reasons for which, however, are a mystery. He comes across some childhood friends, who seem highly compromised in illegal dealings. Despite the atmosphere, Egor decides to stay and look for a wife, hoping to establish a truce with his suffering and boredom. Then he meets Katya, who will force him to face a new conflict… 91 Alena Semenova e Aleksandr Smirnov RJABINOVYJ VAL’S The Rowan Waltz 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Russia 2009, 98’, 35mm, colore sceneggiatura/screenplay Tat’jana Mirošnik, Alena Semenova, Marija Snežnaja fotografia/cinematography Aleksandr Smirnov musica/music Evgenij Doga interpreti/cast Karina Andolenko (Polina), Sguardi femminili Elizaveta Arzamasova (Lena), Leonid Bičevin (Smirnov), Maksim Emel’janov (Kostya), Sergej Gorobčenko (Egor), Valerija Lanskaja (Marusja), Konstantin Milovano (Dorofeev), Igor’ Puškarev (Petrovič), Vladislav Vetrov (Kirillo) produttore/producer Vladimir Esinov Alla fine della seconda guerra mondiale, il governo sovietico aveva inviato dei militari nei villaggi della provincia nordoccidentale della Vologda per insegnare agli abitanti rimasti, in gran parte solo anziani e giovani donne, a disinnescare le mine lasciate nei campi della zona. Le ragazze però, all’inizio, non prendono sul serio la missione e pensano solo a contendersi l’attenzione dei soldati, salvo poi abbandonarsi allo sconforto non appena avvengono i primi incidenti. Così la giovane vedova Polina s’innamora di un ufficiale e teme che il figlio possa morire per colpa di una mina. “Una peculiare messa in scena della guerra senza un nemico visibile”. (Alena Semenova) At the end of WWII, the Soviet government brought soldiers to the villages of the northwestern province of Vologda to teach the remaining inhabitants, mostly the elderly and young women, to defuse the mines left in the surrounding fields. The women, however, initially don’t the mission seriously and think only about fighting over the soldiers’ attentions – until the first accidents happen. Young widow Polina falls in love with one of the officers and fears that her son could die from one of the mines. “A peculiar mise-en-scene of war without a visible enemy.” (Alena Semenova) Aleksandr Smirnov (1969, Ufa, Repubblica di Baškortostan) ha lavorato in televisione e è stato il direttore della fotografia dei seguenti film: Vragi/Enemies (Marija Mažar, 2007), Igra/The Game/The Match (Aleksandr Rogožkin, 2008), Sumerki/Twilight (Vladimir Moss, 2008), Lovec vetra/The Wind Catcher (Ajsyuak Jumagulov, 2009). Alena Semenova (St. Petersburg, 1980) studied at the Leningrad Institute of Theatre, Music and Film and at the MCHAT-Studio, at which she acted from 1999-2003. From 2002-09 she worked at the Majakovskij Theatre. She staged the play The Just Assassins (Les Justes, 1950) by Albert Camus and has acted in various television series. The Rowan Waltz is her directorial debut. Aleksandr Smirnov (Ufa, Republic of Baškortostan, 1969) has worked in television and was DoP on the following films: Enemies (Marija Mažar, 2007), The Game/The Match (Aleksandr Rogožkin, 2008), Twilight (Vladimir Moss, 2008) and The Wind Catcher (Ajsyuak Jumagulov, 2009). CINEMA RUSSO CONTEMPORANEO- SGUARDI FEMMINILI Alena Semenova (1980, San Pietroburgo) ha studiato presso l’Istituto di Leningrado di Teatro, Musica & Film e presso lo MCHAT-Studio in cui ha recitato dal 1999 al 2003. Dal 2002 al 2009 ha lavorato al Teatro Majakovskij. Ha messo in scena il dramma I giusti (Les Justes, 1950) di Albert Camus e ha lavorato come attrice in diverse serie TV. Rjabinovyj Val’s/The Rowan Waltz rappresenta il suo debutto alla regia. 93 Foto Luigi Angelucci Delegazione russa Cinema russo contemporaneo Pesaro Film Festival 2010 EVENTO SPECIALE FLATFORM Non si puà nulla contro il vento, 2010 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema FLATFORM STATO D’ECCEZIONE 96 Flatform: Penso che sia utile cominciare questa conversazione da un sintagma come quello di stato di eccezione, che esprime un concetto mutuato dalla bio-politica, ma intendendolo in senso lato e al di là dei rimandi ad altri concetti bio-politici come sovranità e necessità. Mi sembra, infatti, che ci interessi piuttosto lo stato di eccezione rispetto a tutta una serie di norme antropocentriche che di solito vengono messe in campo per rapportarsi alla natura e alla realtà. Concetti, questi, che sono al centro del nostro lavoro. Flatform: Sì, è vero. In qualche modo operiamo un po’ come l’antropologo che filtra tutte le discipline con cui viene a contatto e le incanala verso un obiettivo di ricerca. Flatform: Un altro aspetto per me interessante è che l’idea di una realtà che pone al centro un motore unico può venire incrinata da quella di una molteplicità di mondi paralleli in essa inclusi. Inoltre, questa molteplicità è collegata, a sua volta, a una miriade di punti di vista, avendo la possibilità di considerarli tutti sullo stesso piano. Con il nostro lavoro rimarchiamo questa alterità, considerando la compresenza di quelli che grandi scienziati e filosofi dell’inizio del Novecento definivano come Umgebung e Umwelt, ovvero il mondo oggettivo in cui vediamo muoversi gli esseri viventi e il mondo-ambiente di un singolo essere vivente. A questo punto anche nel nostro lavoro uno può includere l’altro, escludendo, però, l’atteggiamento centrico evidenziato dal punto di vista unico. E questo nonostante in alcuni nostri lavori venga apparentemente instaurata l’unicità di visione tipica della macchina da presa fissa. Penso che esprima la voglia di osservare un mondo umano con al proprio interno un’infinità di altri mondi. Credo che questa non sia solo una mia impressione. Flatform: No. A questo proposito alcuni giorni fa mi era venuto in mente un possibile spunto per un nuovo lavoro che partiva da una foto. All’interno di una serra piena di fiori e di altri elementi naturali ordinati c’è un cerbiatto che si sente a suo agio, completamente al riparo. Un po’ come è avvenuto agli uomini: l’addomesticamento. E se vuoi anche questo è uno stato di eccezione perché è all’interno di un frammento di natura molto organizzata in senso antropomorfico. Flatform: In quello che stai dicendo è per me interessante l’emergenza dell’elemento reazione, un altro concetto che, a mio avviso, in qualche modo ci tocca. Al di là, infatti, di facili metafore, è interessante come un essere vivente reagisce a un ambiente ostile o estraneo, ma interpretandolo attraverso i suoi meccanismi di percezione, veri e propri marcatori della sua azione, che reagiscono con modalità spesso eccezionali. Flatform: Un essere, sia esso umano o animale, che riesce a organizzarsi un proprio spazio facendolo diventare habitat, nel momento in cui lo inserisci in un ambiente altro dalle sue normali esperienze, organizza sé stesso e lo spazio, reagendo in base ai suoi elementi di percezione. Flatform: Sì ma senza quella capacità che l’animale-uomo definisce come consapevolezza. Perché soltanto quest’ultimo ha la consapevolezza del tempo che gli permette di avere il ricordo, mentre gli altri animali posseggono esclusivamente la memoria. Ma è solo questa la sottile, anche se enorme, differenza. Perché per quanto riguarda il riconoscimento, la percezione e la reazione sono analoghe. FLATFORM FLATFORM Flatform: Va fatto un distinguo rispetto a quello che stai dicendo perché la reazione che è al centro di molti nostri lavori non ha sempre lo stesso soggetto. Nel senso che noi creiamo delle situazioni in cui i protagonisti della reazione cambiano, non sono sempre gli stessi. E’ interessante capire come il singolo lavoro costruisce territorio. In alcuni casi è l‘elemento protagonista del video che costruisce questo territorio. In altri lavori costruiamo noi un territorio più complesso. Flatform: Secondo me, però, se parliamo di costruzione, intesa come divenire all’inizio di un processo progettuale, dobbiamo anche pensare al suo superamento tramite un atto dispositivo, ovvero di disposizione di situazioni. Penso che per noi sia importante che le situazioni si dispieghino. Sia quelle brevi o brevissime che quelle più articolate si dispongono. E’ importante essere messo a contatto con un elemento dispositivo. E, se mi passi il gioco di parole, spesso anche semplicemente con un dispositivo. E’ il caso di alcuni lavori dove un meccanismo, se non proprio una macchina, permette questa disposizione. Questo gioco continuo tra il dispositivo come meccanismo e il dispositivo come attributo del dispiegamento lo cerchiamo spesso, basti pensare alle installazioni mobili. Quello che importa non è sempre quello che vedi ma come lo vedi. Andare al di là di quello che definirei per comodità genesi è fondamentale, anche se, ed è banale dirlo, è ovvio che esiste sempre un atto di costruzione. Flatform: A parte queste considerazioni penso che sia fondamentale per noi ridefinire di continuo, nei diversi lavori, la concezione del tempo. Flatform: A questo proposito mi viene in mente quello che un grande pensatore dell’inizio del secolo scorso, Jacob von Uexküll ha detto, ovvero che “senza un essere vivente il tempo non esiste”. E questo dopo un esperimento che lui aveva condotto su una zecca, tenendola in vita per 18 anni senza cibarla. Questa intuizione è straordinaria e si collega idealmente al nostro lavoro perché, al di là di tutte le considerazioni fatte sull’eternità del presente, sulla inesistenza della divisione netta tra passato, presente e futuro oppure sulla retorica dei flussi, anche per noi procedimento, durata, temporalità e fissità si sviluppano a partire dalla presenza, magari nascosta, di almeno un essere vivente. Flatform: Mi sembra che tu stia facendo una distinzione che mi piace molto e che definirei bergsoniana. Nel senso che Bergson distingueva il flusso temporale in tempo e durata. Infatti l’uomo non si ricorda di avere durato, ma di essere stato. Tutto l’esistente non deve però essere filtrato o misurato dalla persistenza di un essere vivente. Flatform: Convivono e si modulano tra loro infinite temporalità, che a loro volta si sviluppano attraverso la compresenza di tanti ambienti-mondo corrispondenti ai molteplici e diversi esempi di esseri viventi. In questo senso intendo dire che non esiste il tempo, quantomeno nella sua assolutezza. Il tempo – pensa a questo proposito all’uso che noi facciamo del suono nei nostri lavori – è legato alla singolarità di una sola situazione. Se no finiamo a ridurci a parlare solo di convenzioni. Flatform: A proposito di convenzioni, spesso mi chiedo se la alterazione, o meglio la interpretazione possibile, di una realtà, che poniamo al centro dei nostri lavori, rappresenti una sorta di luogo di libertà oppure esattamente il suo opposto. 97 FLATFORM 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Flatform: Per me l’unico dato certo è che partiamo da uno stato di caos a cui i nostri progetti cercano vanamente di dare un ordine, scompaginando e riformulando. Quando siamo di fronte a un progetto è come avere un cubo di rubik che non permette una soluzione, bensì infinite, e quindi nessuna. Sei sempre in perdita, ma mai in senso conflittuale. E’ una perdita consapevole, priva di sconfitta. Come sempre è un problema di ribaltamento dei punti di vista. La nostra effettuazione della realtà è sempre fallace perché vi sono n-altre possibilità per giungere alla verità. Ma d’altronde, come diceva Spinoza, non si deve dichiarare la verità perché la verità si dichiara da sé medesima. 98 FLATFORM STATE OF EXCEPTION FLATFORM Flatform: It might be useful to start this conversation with a syntagm like “state of exception,” a phrase borrowed from bio-politics, but taken in a general sense beyond any reference to other bio-political concepts such as sovereignty and necessity. This broader meaning of state of exception seems to be more appropriate, in our opinion, than any other anthropocentric rule usually applied to nature and reality. Such ideas lie at the heart of our work. Flatform: I agree. In a way, we act a bit like the anthropologist who filters all the disciplines he comes into contact with and channels them towards a research objective. Flatform: Something else I find interesting is the idea of a reality endowed with a Prime Mover, which can be threatened by the existence of another reality made up of multiple parallel worlds. Furthermore, this multiplicity is connected, in turn, to a host of viewpoints, if one has the chance of considering them all on the same plane. Our work emphasises this otherness, considering the co-existence of what the great early twentieth century scientists and philosophers used to define as umgebung and umwelt or, rather, the objective world in which we see living beings moving, and the world as environment, a single living being. Thus, in our work one can include the other, yet excludes the single-focused attitude deriving from a sole point of view. This occurs notwithstanding the single focus, typical of the fixed camera, used in some of our works. I think this is the expression of a desire to observe a human world that includes a host of other worlds. Flatform: By the way, a few days ago an idea for a new work came to me from a picture: inside a greenhouse filled with flowers and other orderly natural elements, a fawn feels completely at ease, totally safe. It is somehow what happened to man: domestication. And in a way, this is a state of exception too, because it shows a fragment of a highly organised nature in an anthropomorphic sense. Flatform: What I find interesting in your words is that a response arises; here is another concept that, in my opinion, strikes us in some way. As a matter of fact, beyond facile metaphors, it is interesting how a living being responds to a hostile or unknown environment, though interpreting it through his own ways of perception, which mark his actions, and at times even over-reacting. Flatform: Sorry, maybe I did not quite get it. Did you mean that a being, whether human or animal, who manages to settle into his own space and make it his habitat, if inserted into a new environment other than his own experiences, organises himself and his space, reacting on the basis of his perception? Flatform: Yes, but without the capability that the animal man defines as awareness. Because only man possesses the notion of time, which allows him to remember, whereas other animals just have memory. This is the only subtle, even if huge difference, because as far as recognition, perception and reaction are concerned, man and the other animals are analogous. Flatform: A line must be distinguished in terms of what you’re saying because the reaction at the centre of many of our works does not always have the same subject. In the sense that we create situations in which the protagonists of the reaction change, they are not always the same. Understanding how the individual work builds this territory can be engaging. In some cases it 99 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema FLATFORM STATE OF EXCEPTION 100 is the video’s main character who builds this territory. Elsewhere in our works it’s us who build a more complex territory. Flatform: In my opinion, however, when it comes to construction, considered as the unfolding at the initial part of a design process, we also have to think about its being superseded through the use of a device or rather a variety of devices. I think that for us it is important that these the situations develop. Both the brief or even the most articulate arrange themselves. It is important to be put in contact with the principle of a device or, in a play on of words, often simply with a device. This happens in a number of works where a mechanism, if not a mere machine, favours such a device. It is exactly this continuous play between the device as a mechanism and the device as a factor of arrangement that we often seek, for example, in the mobile installations. What really matters is not always what you see but how you see it. It is fundamental to get beyond what I would simply define as the genesis. Though it goes without saying that the process of construction is always present. Flatform: Apart from these remarks, I think we continuously need to redefine the concept of time in different works. Flatform: This brings to mind a quote from Jacob von Uexküll, a great thinker of the beginning of the last century: “Without a living being, time does not exist.” This intuition was the outcome of an experiment carried out on a tick he had kept alive for 18 years without feeding it. Such a brilliant assumption is ideally connected to our work because, beyond all the speculations on the eternity of the present, on the lack of clear separations between past, present and future, or on the rhetoric of flux, for us too the process, duration, temporality and fixedness develop through the presence, perhaps hidden, of at least one living being. Flatform: I really like the distinction you are drawing, which could be defined as Bergsonian, in the sense that Bergson distinguished between time and duration in temporal flow. In fact, man doesn’t remember his duration, just his existence. However, I find it arguable that all existence must be filtered or measured by the presence of a living being. Flatform: I maintain that infinite temporalities co-exist and modulate each other, and they develop in turn through the co-existence of many world-environments corresponding to manifold examples of living beings. I mean time, or rather absolute time, does not exist. Just consider the use we make of sound in our work, and you’ll see time is tied to one specific situation and its singularity. Otherwise we end up dealing with conventions only. Flatform: As to conventions, I often wonder whether the alteration of a reality, or rather its possible interpretation, which often pivots our work, represents freedom or not. Flatform: In my opinion the only certainty is that we start from a state of chaos to which each project of ours vainly tries to give order, by tearing down and reformulating. Starting a new project is like having a Rubik’s Cube, which has not only one solution but rather infinite solutions and therefore none. It’s always a loss, though not a conflicting one. One is aware of this loss, without feeling defeated. As usual, it is a problem of reversing points of view. Our representation of reality is always defective because there are n possibilities of arriving at the truth. But on the other hand, as Spinoza said, you don’t need to declare the truth, truth states itself on its own. Flatform IN NATURA NON ESISTONO EFFETTI SPECIALI, SOLO CONSEGUENZE With nature there are no special effects, only consequences produzione/production Flatform Italia 2007, 2’03’, Hdv, colore A man is filmed inside an empty room as he strikes poses trying to regain his barycentre. The reason for his loss of balance is unseen and his ability to remain standing despite his unnatural poses is inexplicable. The video was made without special effects and is simply the result of a real shoot in an artificial condition. “Constructing a territory implies motivating events and creating spaces, concepts and inertia. Creating interactions between objects rather than intervening upon them. Promoting relationships of positions that are movements. Determining actions rather than depictions.” (Flatform) FLATFORM Un uomo è filmato in una condizione di precarietà, dentro una stanza vuota, mentre cerca di stare in piedi e di ritrovare il suo baricentro. La ragione della sua perdita d’equilibrio è invisibile e la sua abilità nel rimanere in piedi, nonostante posture impossibili e innaturali, non è apparentemente spiegabile. Il video è stato realizzato senza effetti speciali ed è il risultato di una ripresa reale in una condizione artificiale. “Nel fare territorio implichiamo una serie innumerevole di attività nelle quali sono presenti: agitare eventi e creare spazi, concetti e inerzie. Causare interazioni tra le cose piuttosto che interventi su di esse. Promuovere relazioni di posizioni ovvero movimenti. Determinare azioni piuttosto che figurazioni”. (Flatform) Flatform INTORNO ALLO ZERO About zero 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Italia 2007, 3’42’, Dvd, colore sceneggiatura/screenplay Flatform fotografia/cinematography Andrea Gorla montaggio/editing Maurizio Barcella produzione/production Flatform Un piano sequenza su una serie di edifici urbani è presentato attraverso una lunga carrellata che, raddoppiata specularmente, modifica la morfologia dei luoghi e li delocalizza. Il video crea un paesaggio immaginario ma reale, lasciando visibili, fluttuanti in un concetto di totalità, le sole architetture. “Creare una visione che sia un’analisi dialettica ed essenziale della realtà e che guardi ad essa uno sguardo su di essa come entità dinamica: un sistema in progress, aperto ad ogni soluzione. Il video coniuga due concetti in antitesi: rappresentare e nascondere”. (Flatform) A sequence of urban architecture is presented through a long running-shot that, doubled through a mirror effect, modifies the morphology of the places and relocates them. In this video, only the floating architectures are visible, which creates a landscape that seems simultaneously real and impossible. “Creating a vision which is both a dialectical and essential analysis of reality and which looks at it as a dynamic entity: a system in progress, open to every solution. This video unites two antithetical ideas: presenting and hiding.” (Flatform) Flatform DOMENICA 6 APRILE, ORE 11:42 Sunday 6th April, 11:42 a.m. sceneggiatura/screenplay Flatform fotografia/cinematography Andrea Gorla montaggio/editing Maurizio Barcella suono/sound Flatform Italia 2008, 6’12’, Hd, colore interpreti/cast Elisa Alfieri, Michele Argentati, Enrico Bartocci, produttore/producer Rossella Izzo produzione/production Flatform Sunday, April 6th 11:42 a.m. is about landscape understood as a complex network of connections that guide relationships between people. It focuses on the relationships between actions and places, movements and the environment, because it points out that people are the place in which they live as well as the trajectories that the place itself creates. “We wanted to set the film in a landscape closely related to those of Italian Renaissance paintings. It needed to somehow be paradigmatic. We chose this landscape in central Italy’s Marches because it is also one of the places where the painter Lorenzo Lotto spent several years of his pictorial exile.” (Flatform) FLATFORM “Domenica 6 Aprile, ore 11:42” è un video sul paesaggio, inteso come sistema connettivo delle relazioni che regolano i rapporti tra le persone. E’ un video che mette a fuoco le corrispondenze tra le azioni e i luoghi, i movimenti e l‘habitat, nel senso che rimarca quanto le persone siano il luogo che abitano e come agiscono le traiettorie che lo stesso luogo produce. “Ci interessava ambientare il video all’interno di un paesaggio che fosse in stretta relazione con quelli raffigurati dalla pittura rinascimentale italiana. Abbiamo scelto questo paesaggio nella regione Marche anche perché è uno di quei luoghi dove Lorenzo Lotto ha vissuto alcuni anni del suo esilio pittorico”. (Flatform)fo Flatform 57.600 SECONDI DI NOTTE E LUCE INVISIBILI 57.600 seconds of invisible night and light 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Italia 2009, 5’25’, Hdv, colore sceneggiatura/screenplay Flatform fotografia/cinematography Andrea Gorla montaggio/editing Marco Forni interpreti/cast Andrea Belloni, Laura Cagnati, Sara Calzolari, Chiara Carugo, Roberto Cazzani, Alisson Favoto, Marco Forni, Silvia Galli, Luca Monno, Sebastiao Marques, Paolo Volonté Abbiamo chiesto a 12 persone di percorrere 4 Itinerari identici nel corso di un giorno e di una notte, tentando sempre di ripetere la sequenza della prima volta. Mentre si muovevano, si sono concentrati sui loro passi e il loro ritmo, e la ripetizione gli ha consentito di non dover dare un senso alla loro movimenti. Si muovono come se fossero consumati da un unico pensiero. Ignari del trascorrere del tempo replicano la notte durante il giorno e le tenebre si mescolano con la luce. “Questo lavoro mostra che attraverso la ripetizione si conquista qualcosa. E, per appropriarsi di qualcosa i corpi lasciano tracce personali. A tutte le ore, pur non essendo gli stessi a mezzogiorno o a mezzanotte”. (Flatform) We asked 12 people to walk four identical routes through the course of a day and a night, always attempting to repeat the manner of the first time. As they moved they concentrated on their steps and their rhythm and the repetition immunized them from having to make sense of their movements. They move as if consumed by a single thought. Unaware of the passage of time. They re-ran the night during day and mixed darkness with the light. “This work shows that through repetition we gain something and we gain something because our bodies leave personal traces. Whatever the time, even though we differ from midday to midnight.” (Flatform) Flatform NON SI PUÒ NULLA CONTRO IL VENTO, 6’20” Can not be anything against the wind sceneggiatura/screenplay Flatform fotografia/cinematography Andrea Gorla montaggio/editing Flatform, Marco Forni Italia 2010, 6’20’, Hd, colore suono/sound Flatform produzione/production Flatform Landscape sequences shot in an area of 60 km make up mosaics of places and reference axes that are constantly changing and that do not exist in our surroundings. In this video bodies are neither near nor far. They are large or small. The horizons change and no space is independent from the viewer. “That which flows beyond the walls of our horizon flows on the same plane. Whilst the planes themselves also flow. Horizons change. Every living being is inside its own bubble that contains everything visible to it and its space maintains the solidity of its structure.” (Flatform) FLATFORM Sequenze di paesaggi filmati in uno spazio di 60 chilometri compongono mosaici di luoghi e assi di riferimento in continua trasformazione e che non esistono nei nostri dintorni.In questo video i corpi non sono vicini o lontani. Sono grandi o piccoli. Gli orizzonti cambiano e nessuno spazio è indipendente da chi lo guarda. ”Quello che scorre oltre il muro del nostro orizzonte, scorre sullo stesso piano. E i piani stessi scorrono. Gli orizzonti cambiano. Ogni essere vivente resta all’interno di una propria bolla che contiene tutto ciò che per lui è visibile e il suo spazio mantiene la solidità della propria struttura”. (Flatform) Flatform UN LUOGO A VENIRE A place to come 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Italia 2011, 7’30’, Hd, colore sceneggiatura/screenplay Flatform fotografia/cinematography Flatform montaggio/editing Marco Forni, Flatform suono/sound Flatform produzione/production Flatform Un luogo a venire è un video sui reciproci rimandi che si instaurano tra la nuda descrizione di un luogo e la sua concreta manifestazione. La struttura narrativa di questo lavoro parte dalle caratteristiche percettive che si sviluppano in una particolare condizione meteorologica, la nebbia. Come nella nebbia, in questo video i suoni precedono la realtà non ancora palesata. Un voice over inoltre anticipa, della realtà a venire, una descrizione orale. In ogni sequenza viene anticipato lo scenario di quella successiva. ”Il luogo rappresentato in questo lavoro non evolve però in base a semplici linee temporali, ma secondo quella particolare modalità di attraversamento che è la nebbia e che, in questo video, viene intesa come una sorta di nome collettivo nel quale raggruppare sotto un unico genere tutti gli elementi della realtà preconizzata: il luogo a venire”. (Flatform) Un luogo a venire is about the reciprocal references that are established between the stark description of a place and its concrete manifestation. The narrative structure of this work begins with the perceptive characteristics that develop in a particular meteorological condition: fog. Like fog, in this video sound precedes a still unrevealed reality. A voice-over further anticipates a verbal description of the place to come. In each sequence, the scenario of the following sequence is anticipated. ”The place presented in this work does not evolve on the basis of simple temporal lines, but according to the particular traversal modality that is fog and that is here understood as a collective name in which to merge under a single genre all the elements of a foretold reality: the place to come.” (Flatform) EVENTO SPECIALE COSIMO TERLIZZI I fratelli Fava, 2008 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema L’IMMAGINE DELLA MEMORIA “Se qualcosa scompare dai nostri occhi, ma non dalla memoria, ci resta l’immagine di essa e si può ricercare allora fino a che torneremo a vederla. Quando questa cosa sia stata ritrovata, si potrà allora riconoscerla, per mezzo dell’immagine che ne abbiamo conservato internamente”. È da una frase di Sant’Agostino che vogliamo partire per parlare del cinema di Cosimo Terlizzi. Non solo regista, ma artista che lavora con i diversi linguaggi dell’arte contemporanea (fotografie, video, videoclip, performance) per raccontare quello che c’è intorno, e soprattutto quello che lo smuove dentro. E non solo pugliese, visto che ha vissuto molti anni a Bologna, ha girato in Europa e risiede adesso in Svizzera, a la Chaux-de-Fond, cittadina arroccata tra le montagne del cantone di Neuchatel. Essere indefinibili, o avere così tante definizioni da non riconoscerne più nessuna come giusta è la condizione che ha permesso a Cosimo Terlizzi di assumere uno sguardo interiore autentico, uno sguardo rivolto non solo alla ricerca di capire cosa si è, ma anche e soprattutto, uno sguardo che ci permette di ricercare quello che ci rende essere umani, parte di un tutto: la tradizione, la memoria, la sessualità. Come diceva un personaggio di un libro di Doblin, per essere uomini bisogna avere gambe per camminare e occhi per vedere. Terlizzi queste gambe e questi occhi li mette al servizio della sua poetica, sia nei lavori che più si avvicinano al mondo dell’arte contemporanea (pensiamo ad una delle sue performance urbane, Dieci modi di arrendersi, nella quale un gruppo di persone si aggira a braccia alzate per le strade del centro di una città), sia nei lavori più compiuti, come il documentario Folder, video diario di un viaggio personale e privato ma al contempo pubblico e universale. Un viaggio, questo, intorno alla definizione sessuale, alla definizione dello statuto di artista, alla definizione, anche, di un luogo, che si confonde nei suoi “non luoghi”: le metropolitane tutte uguali, per esempio, riconoscibili solo grazie alle didascalie sullo schermo. Didascalie che sono un’altra delle cifre stilistiche dell’autore, proprio, crediamo, per sottolineare che non sempre le immagini sono sufficienti a raccontare questo universo, come non lo sono le parole che diciamo. Didascalie che raccontano anche i pensieri, quello che non è espresso, i piccoli partico- COSIMO TERLIZZI lari che, per esempio, vengono messi in scena in Ritratto di famiglia: uno sguardo semplice ed impietoso su una fotografia anonima, nella quale osserviamo sguardi, posizioni delle mani, e individuiamo rapporti e relazioni. Ogni cosa contiene il suo opposto. Dice Terlizzi: “sono molto legato alla dimensione del doppio. Del resto sono del segno dei gemelli, e vivo con Damiano. Damiano e Cosimo erano i nomi degli Anagiri, quei medici che nell’antichità curavano le persone senza essere pagate, e per questo erano considerati dei Santi Medici. Ancora un caso, o un segno, perché di caso non si può parlare fino in fondo”. Non c’è distanza tra quello che viviamo e quello che riusciamo a immaginare, come non c’è distanza tra quello che chiamiamo razionale e che sappiamo che esiste (la scienza, i manufatti costruiti dall’uomo), e quello che chiamiamo irrazionale, e che esiste solo nelle credenze (la magia, le mani che vengono lette, le proprietà delle piante). Proprio questa contrasto è l’asse centrale del Solstizio di San Giovanni, anche questo – come Murgia, che è un viaggio nell’entroterra pugliese - un documentario all’apparenza turistico, etnografico, ma un documentario dove il soggetto esplorato, più che essere il luogo, è lo stato d’animo creato dal luogo in chi lo percorre, come racconta anche, con stupefacente semplicità, SN, ossia le immagini di una campagna desolata, abitata da adolescenti in crescita. Cosimo Terlizzi ha sviluppato una poetica, che si ripete costante e che viene costantemente rinnovata in ogni suo lavoro. Una poetica che, per ritornare a Sant’Agostino, si fonda sulla memoria, quella che appartiene ad ognuno di noi preso singolarmente, ma anche quella che appartiene all’uomo inteso come un unico organismo. Una poetica che è anche stilistica, che Terlizzi percorre a bordo di un maggiolone verde, accompagnato dai suoi amici, alla ricerca di un luogo che lo raccolga e lo racconti. Un viaggio costellato di premi e di targhe, riconoscimenti non voluti e non necessari, per qualcosa che non è gioco di stile, ma esigenza per esistere. E la vita, si sa, non merita premi. 109 THE IMAGE OF THE MEMORY 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema “If anything is lost from sight – not from memory – its image is retained within, and the thing is searched for until it is restored to sight. And when the thing is found, it is recognized by the image of it which is within.” It is with a quote from St. Augustine that we wish to begin speaking about the films of Cosimo Terlizzi. Not simply a director, he is an artist who works with diverse languages of contemporary art (photography, videos, music videos, performances) to recount that which is around him and above all that which moves him within. And not simply Apulian, he lived many years in Bologna, has traveled throughout Europe and now resides in Chaux-de-Fond, a small town nestled in the mountains of the Canton of Neuchatel in Switzerland. Being indefinable, or having so many definitions as to no longer recognize any single one, as it should be, has allowed Cosimo Terlizzi to take on an authentic inner perspective, one that not only seeks to understand what we are, but also and above all, allows us to search for that which makes us human, part of a whole: tradition, memory, sexuality. To quote a character from a book by Alfred Doblin: to be men we must have legs with which to walk and eyes with which to see. Terlizzi places these legs and eyes at the service of his poetry, be it in works that are closer to contemporary art (such as one of his urban performances, Dieci modi di arrendersi, in which a group of people roams the streets of a city center with their arms raised), or in more structured works, such as the documentary Folder, a video diary of a personal and private journey that is simultaneously public and universal. This is a journey around sexual definition, the definition of the status of the artist, the definition, also, of a place that becomes muddled in its “non-places”: identical metros, for example, recognizable only through the captions on the screen. Captions are another of Terlizzi’s stylistic codes, precisely, we believe, to emphasize that images are not always enough to depict this universe, nor are the words we say. Captions also depict thoughts, that which is not expressed, the small details, for example, that are found in Ritratto di famiglia: a simple and merciless look at an anonymous photograph, in which we observe gazes, the positions of hands, from which we can identify interactions and relationships. There is no distance between what we experience and what we can imagine, as there is no difference between that which we call the rational and know exists (science, mankind’s constructions), and that which we deem the irrational, and which exists only in beliefs (magic, palm readings, plant properties). This contrast is the central axis of Solstizio di San Giovanni, which is also – like Murgia, a journey into the Apulian hinterland – a seemingly touristic, ethnographic documentary, but one in which the subject explored, more than a place, is the frame of mind created by the place in those who traverse it. As is also captured, with astounding simplicity, in SN – images of a desolate countryside, inhabited by growing adolescents. COSIMO TERLIZZI Every single thing contains its opposite. Says Terlizzi: “I am very tied to the idea of the double. After all, I’m a Gemini, and I live with Damiano. Damiano and Cosmo were anargyroi, doctors who in ancient times cured people for free, for which they were sainted. Yet another coincidence, or sign, because ultimately it is not a coincidence.” Cosimo Terlizzi has developed a poetic sensibility, which is constantly repeated, and is constantly renewed in every one of his works. A poetic sensibility that, to return to St. Augustine, is founded on memory, that which belongs to each one of us individually, but also belongs to humankind as a single entity. A poetic sensibility that is also stylized, that Terlizzi traverses on board a green VW Beetle, accompanied by his friends, in search of a place that embraces and depicts him. A journey sprinkled with awards and recognition that are not sought and are not necessary, for something that is not a game, but an existential need. And life, as we all know, does not merit awards. 111 Cosimo Terlizzi MURGIA 3 episodi 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Italia 2009, 60’, Beta, colore sceneggiatura/screenplay Cosimo Terlizzi, Anna Rispoli fotografia&montaggio/cinematography&editing Cosimo Terlizzi musica/music Tom Waits, Madonna, Prokofiev, Chopin, Grieg, Dvorjak suono/sound Massimo Carozzi, Onofrio Panzarino, Luca Piga interpreti/cast Pino Malerba, Muna Mussie, Anna Rispoli produzione/production Cosimo Terlizzi, Acquasale, Coop. Ulixes Bitonto, associazione culturale Mnemò La “Murgia”, un parco nel cuore della Puglia, tra i più belli e dannati dell'area mediterranea. Uno straordinario road-movie che rivela con acume e ironia l’origine e l’attualità di una parte dell’Italia dimenticata e lasciata a se stessa, attraverso l’interazione fra l’impeccabile voce femminile (Anna Rispoli) e la stralunata presenza del personaggio maschile (Pino Malerba). “Il documentario parla della bellezza delle pietre, della preziosità dell’acqua, delle spine che caratterizzano il territorio murgiano. Un mondo di piccoli esseri duri a morire." (C. Terlizzi) Murgia, a national park in the heart of Apulia, is one of the most beautiful and damned parks of the Mediterranean. This extraordinary road movie presents with acumen and wit the origins and topicality of an abandoned part of Italy, through the interaction between an impeccable female voice (Anna Rispoli) and a moody masculine character (Pino Malerba). “The documentary speaks about the beauty of the stones, the preciousness of the water, the thorns that characterize the Murgia. A world of small beings resistant to death.” (C. Terlizzi) Cosimo Terlizzi FOLDER Italia/Belgio 2010, 74’, Mini Dv, colore sceneggiatura/screenplay Cosimo Terlizzi, Damien Modolo fotografia&montaggio/cinematography&editing Cosimo Terlizzi musica/music Massimo Carozzi, Stefano Pilia, Christian Rainer suono/sound Massimo Carozzi interpreti/cast Cosimo Terlizzi, Damien Modolo, Barbara Modugno, Marco Morandi, William Ranieri, Christian Rainer e con Anna Rispoli e Elisa Platteau produttore/producer Damien Modolo, Cosimo Terlizzi Folder is Cosimo Terlizzi’s personal archive of a year’s worth of videos, photographs and chats. This archive became a film that captured the path towards a search for one’s identity, a place of belonging, in a precarious world in which an entire generation has exploded. “I’ve decided to make Folder a diary of images. I documented, instinctually, everything that could be interesting in representing my generation. It’s a diary that is revealed even before it’s placed in its own archive.” (C. Terlizzi) COSIMO TERLIZZI Folder è l’archivio personale di Terlizzi, al cui interno si trovano i ricordi formati da video, fotografie e contatti di un intero anno. Questo archivio si trasforma in un film capace di raccontare il cammino verso la ricerca di una propria identità, di un luogo di appartenenza, in un mondo ormai precario con un’intera generazione esplosa. “Ho deciso di realizzare Folder come un diario per immagini. Ho documentato tutto ciò che potesse essere interessante a rappresentare la mia generazione. È un diario svelato ancor prima di essere messo nel proprio archivio”. (C. Terlizzi). Cosimo Terlizzi IL SOLSTIZIO DI SAN GIOVANNI BATTISTA The Solstice of St. John the Baptist 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Italia 2010, 30’, Dvd, colore sceneggiatura/screenplay Cosimo Terlizzi, Christian Rainer fotografia&montaggio/cinematography&editing Cosimo Terlizzi musica/music Christian Rainer suono/sound Cosimo Terlizzi, Christian Rainer interpreti/cast Cosimo Terlizzi, Christian Rainer produzione/production Ente Parco Naturale Capanne di Marcarolo Sin dai tempi più remoti il cambio di direzione che il sole compie tra il 21 e il 22 giugno è considerato un evento particolare e magico. In questo breve arco di tempo tutte le piante e le erbe sulla terra vengono influenzate con intensa energia. Il Parco Naturale Capanne di Marcarolo in Piemonte, con i suoi paesi limitrofi, diventa il set della ricerca on the road del regista. “Dopo aver consultato un testo prodotto dal parco di Marcarolo sulle erbe medicinali e riti popolari della zona, ho deciso di focalizzare la mia attenzione su quel tema”. (C. Terlizzi) Since ancient times, the change of direction that the sun makes between June 21 and 22 has always been considered a particular and magical event. During this short period of time all of Earth’s plants and herbs are affected by this intense energy. The Capanne di Marcarolo National Park in Piedmont, Italy here becomes the set of an on-the-road search by Cosimo and Christian. “I decided to focus on this issue after consulting a publication produced by the park about herbal medicines and popular rites of the area.” (C. Terlizzi) Dopofestival sceneggiatura/screenplay Cosimo Terlizzi fotografia&montaggio/cinematography&editing Cosimo Terlizzi montaggio/editing Cosimo Terlizzi Cosimo Terlizzi RITRATTO DI FAMIGLIA Family Portrait Italia 2001, 5’, Dvd, colore produttore/producer Cosimo Terlizzi A classic, posed photograph of an Italian family of the late 19th century, a camera movement that wordlessly reveals shameful secrets. “Ritratto di famiglia is a photograph of a wealthy family from 1867. Our archives are full of similar pictures but to an attentive eye each photographic instant could concede narrative surprises. A seemingly happy family reveals numerous, incredible intrigues to the lens.” (C. Terlizzi) COSIMO TERLIZZI Una classica posa fotografica di una famiglia italiana del tardo ottocento, un movimento di macchina da presa che rivela, senza alcuna parola, segreti inconfessabili. “Ritratto di famiglia é la fotografia di una ricca famiglia in posa del 1867. I nostri archivi sono pieni di opere simili ma ad un occhio attento ogni istante fotografato potrebbe concedere sorprese narrative. Quella che doveva essere la famiglia felice si rivela all’obiettivo piena di intrecci clamorosi”. (C. Terlizzi) S. N. VIA SENZA NOME CASA SENZA NUMERO S.N. Street Without a Name House Without a Number 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Italia 2001-2008, 25’, Dvd, colore sceneggiatura/screenplay Cosimo Terlizzi fotografia/cinematography Cosimo Terlizzi montaggio/editing Cosimo Terlizzi Dopofestival Cosimo Terlizzi musica/music Nark Bkb interpreti/cast Valentina Veneto, Nicola Veneto, Gianmarco Veneto, Stefano Terlizzi e Nicola Terlizzi produzione/production Cosimo Terlizzi, Galleria Civica D'Arte Contemporanea di Monfalcone Un film a episodi, girato in Super8 da Terlizzi che registra, anno dopo anno, le trasformazioni della sua Bitonto e dei suoi parenti che lì vivono, crescono e invecchiano. Un film sulla memoria dell’artista, rappresentata attraverso il filtro della vita altrui. “Ho seguito mio fratello e mia nipote nei loro anni migliori; anni di momentanee passioni, anni veloci, di sole, polvere, disastri ecologici e musica”. (C. Terlizzi) An episodic, Super8 film on the changes, year after year, that take place in the director’s [hometown] Bitonto and among his relatives who are born, live and grow old there. A film on the artist’s memories, presented through the filter of others’ lives. “I filmed my brother and niece during their best years; years of temporary passions, fast years, years of sun, dust, ecological disasters and music.” (C. Terlizzi) Dopofestival sceneggiatura/screenplay adattamento del testo di Arthur Rimbaud fotografia&montaggio/cinematography&editing Cosimo Terlizzi montaggio/editing Cosimo Terlizzi Cosimo Terlizzi UNE SAISON EN ENFER A Season of Hell Italia 2004, 9’, Dvd, colore musica/music Nark Bkb interpreti/cast Fiorenza Menni, Marco Morandi produttore/producer Cosimo Terlizzi, Dry Art The Certosa cemetery of Bologna, an Eden of death, a garden of despair, receives Arthur Rimbaud’s poem like a French lesson. The sculptures interpret the last act of the poet who left the world. “I wanted to pay homage to my favorite poet with this Super 8 movie, using Rimbaud’s last poem because it is represents the entirety of his poetry. I filmed the Certosa cemetery of Bologna as an ideal expression of the poem, while two voices read the text as if it were a French lesson.” (C. Terlizzi) COSIMO TERLIZZI La Certosa Monumentale di Bologna, Eden della morte, giardino della disperazione, accoglie la lettura del testo originale di Arthur Rimbaud, come una lezione di lingua francese. Le sculture interpretano l'ultimo atto del poeta che abbandonò il mondo. “Con questo film girato in Super 8 ho voluto rendere omaggio al mio poeta preferito. Ho usato il testo ultimo di Rimbaud perché rappresenta la sintesi della sua poetica. Ho filmato la Certosa Monumentale di Bologna come espressione ideale del testo, mentre le voci di due soggetti, Marco e Fiorenza, leggono come in una lezione di francese”. (C. Terlizzi) Cosimo Terlizzi Dopofestival I FRATELLI FAVA The Fava Brothers 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Italia 2008, 5’, Dvd, colore fotografia/cinematography Cosimo Terlizzi montaggio/editing Cosimo Terlizzi musica/music Christian Rainer “Jongleur” interpreti/cast Giacomo Fava, Andrea Fava produzione/production Cosimo Terlizzi, Christian Rainer Cosimo Terlizzi con questa opera, indaga l’interiorità e l’essenza della gemellarità, attraverso un continuo confronto e scontro delle due figure. I fratelli Fava sono diversi, pur sembrando la stessa persona. Questo video clip è ispirato dal brano musicale Jongleur di Christian Rainer, concesso al regista dallo stesso autore. ”Parlare dei gemelli è come parlare di me o di noi, sdoppiati o triplicati nelle personalità, divisi tra spirito e carne, tra violenza e pace”. (C. Terlizzi) Cosimo Terlizzi explores the deepest and visionary essence of twins through a continuous contrast and comparison of two figures. Although they seem the same, the Fava brothers are different. The music video is inspired by Christian Rainer’s song “Jongleur,” which the musician granted the artist. ”Speaking about twins is like speaking about myself or us, split into two or three, divided between the spirit and the flesh, between violence and peace.” Dopofestival fotografia/cinematography Cosimo Terlizzi montaggio/editing Cosimo Terlizzi assistente/Assistant Damien Modolo Cosimo Terlizzi REGINA Queen Italia 2008, 1’, Dvd, colore interpreti/cast Irena Radmanovic produttore/producer Cosimo Terlizzi, Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Monfalcone, Drodesera Fies With small sensual gestures, Irena expresses her regal and holy image using a packaging aesthetic. “Queen Irena Radmanovic was conceived as a performance piece but differs from it with its very nature. The sound is a Bach piece that I sped up to render the idea of a broken toy. I conceived the clothing with discarded material used for packaging or protecting everyday objects. The scraps are transformed into a sophisticated dress with Baroque elements, through which I wanted to evoke the 17th century aspects of our current historical moment.” (Cosimo Terlizzi) COSIMO TERLIZZI Con piccoli gesti sensuali, Irena sviluppa la sua regale e santa immagine usando un’estetica packaging. “Regina Irena Radmanovic nasce come opera performativa ma si svincola con una sua natura. Il suono è un brano di Bach accelerato per dare un’idea di giocattolo rotto. Ho pensato alla vestizione con prodotti di scarto usati per impachettare o proteggere cose di uso quotidiano. Sono rifiuti che danno forma ad un vestito sofisticato dalle caratteristiche barocche. Con questo volevo far emergere l’aspetto seicentesco del nostro momento storico”. (C. Terlizzi) Cosimo Terlizzi DOPOFESTIVAL Bianco-Valente, Complementare, 2010 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema IL RITMO DELL’IMMAGINE 122 Probabilmente le forme attraverso le quali percepiamo oggi la rappresentazione del reale tra poco saranno destinate a modificarsi completamente. Sarà il compimento di un lungo percorso che partiva dalle sperimentazioni, fu travolto dal digitale, e definitivamente esplose con l’avvento di Internet, della realtà virtuale, ossia con la creazione di una nuova realtà che si posizionava “vicino alla tastiera”, contrapposta e complementare a quella realtà che pensiamo unica e insostituibile. Un percorso denso di esperimenti, alcuni dei quali andati male, fatto di tentativi di artisti e di industrie per cercare di donare senso differente ai nuovi mondi che si aprivano. Oggi molte cose sono già cambiate, altre si sono trasformate senza che lo percepissimo, altre ancora sono allo studio. Universi fantascientifici che si aprono sotto le dita dei programmatori, e ai quali l’industria e l’arte guardano con sempre maggiore attenzione. Mutamenti che hanno ricadute sulla nostra vita quotidiana e sulle arti, compresa quella cinematografica, forse, tra le arti, la più stantia e elefantiaca. Cambiano i cinema, i luoghi di fruizione dei film, cambia, soprattutto, il modo in cui si può pensare di costruire oggi una inquadratura destinata a sfondare lo schermo bidimensionale, e cambiano anche le possibilità economiche, che permettono la realizzazione di cose un tempo impensabili. Il Dopofestival, che da cinque anni cerca di seguire le innovazioni di quello che cinema non è, e che negli anni scorsi ha presentato film d’artisti, animazioni, video clip, realtà virtuali, quest’anno rivendica una scelta di retroguardia, affidandosi a lavori che si concentrano, in modi diversissimi tra di loro, sulla memoria, sui saperi antichi, l’artigianato, il rito e la manualità. Un programma, quello di quest’anno, costituito da lavori di artisti eclettici e straordinari, a partire dal progetto Dodici Pezzi Facili di Mariangela Malvaso, Luca Vagni, Roberto Vecchiarelli (quatermassX), o i video di Cosimo Terlizzi e i film selezionati da Signes de nuit, che testimoniano l’importanza di un’arte al servizio non solo della tecnica ma anche di un’etica della vita; fino ai lavori di Bianco-Valente, storica e affermatissima coppia di artisti dei quali presenteremo Sulla pelle, un lavoro dedicato alle mille parole che si ripetono sempre uguali, e Complementare, che mette in scena una relazione e l’impatto sul mondo che la circonda; e ancora Barockthegreat, compagnia di arte composta dalla danzatrice-coreografa Sonia Brunelli e dalla musicista Leila Gharib; Marc Giloux, artista francese con base a Bologna, che lavora da solo davanti alla videocamera, realizzando lavori uguali a quelli che spopolano nella rete: una sorta di vintage virtuale, faccia rivolta alla camera, sguardi, piccoli gesti, canzoni banali. Lavoro sulla memoria è anche il video realizzato per il libro Prospero di Gianluca Di Dio, realizzato da Christian Rainer, così come l’omaggio che dedichiamo ai personaggi in plastilina di Stefano Argentero, non solo artigiano dell’animazione, ma anche autore, che, poeticamente, mette in scena un lavoro (ed una procedura di lavoro) su un mondo che oggi c’è ancora, vitale, ma che presto sarà destinato a scomparire. THE RHYTHM OF THE IMAGE IL DOPOFESTIVAL The forms through which we presently perceive the presentation of the real will soon probably be entirely different. This will be the result of a long path that began with experimentation, was turned on its head by digital and definitively exploded with the advent of the Internet, virtual reality, i.e., with the creation of a new reality that positioned itself “close to the keyboard,” contrasting and complementary to the reality that we think of as unique and irreplaceable. A path teeming with experiments, some of which went wrong, comprising attempts by artists and industries to try and make different sense of the new worlds that were being ushered in. Many things have already changed today, others were transformed without our realizing it, others still are being studied. Sci-fi universes open under the fingers of programmers, to which the industry and the arts look with ever-increasing interest. Shifts affect our daily lives and art, including film, perhaps the most outdated and mammoth of the arts. Cinemas, the places where films are seen, have changed, and above all the way in which today we construct an image that will be projected onto the two-dimensional screen has changed. As have financial possibilities, allowing us to create things that were once unthinkable. After Hours, which for five years has followed the innovations of that which is not cinema, and which in recent years presented artist films, animation, music videos and virtual realities, this year chooses to look at the “old guard,” with works that, in distinctly diverse ways, focus on memory, ancient knowledge, craftsmanship, rituals and manual skills. This year’s programme comprises works of eclectic and extraordinary artists. Such as Dodici Pezzi Facili by Mariangela Malvaso, Luca Vagni and Roberto Vecchiarelli (quatermassX); the videos of Cosimo Terlizzi and films selected by Signes de nuit, which bear witness to the importance of an art that is at the service not only of technique but also an aesthetics of life; BiancoValente, a long-time and acclaimed artistic duo of whose work we are presenting Sulla pelle, on the thousand words that are always repeated, and Complementare, that captures a relationship and its impact on the world around it; Barockthegreat, an artistic company comprising dancer-choreographer Sonia Brunelli and musician Leila Gharib; and Marc Giloux, a French artist based in Bologna, who works alone before the video camera, to make creations akin to those that fill the web: of virtual vintage, his face turned to the camera, expressions, small gestures, pop songs. Another work on memory is Christian Rainer’s video Prospero, inspired by the Gianluca Di Dio novel, along with the homage we are paying to the claymation characters of Stefano Argentero, who is not only an animation artisan, but also a auteur who poetically creates works (and the work process) of a world that still exists today but that will soon disappear. 123 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema STEFANO ARGENTERO Nato nel 1967 a Torino, frequenta a 16 anni il suo primo corso di animazione tenuto dall’artista americana Jane Speiser. Si trasferisce a Roma, studia al Centro sperimentale e con E.Q.Tè, saggio di fine corso, realizzato interamente in plastilina, vince il premio del pubblico al Festival Europeo dei Film delle Scuole di Hannover del 1991 ed il premio “opera prima” al Funny Film Festival di Boario Terme del 1992. Collabora con molti studi di animazione, e realizza pubblicità e serie televisive Nel 1996 realizza il primo gioco interattivo per bambini in clay animation). Dal 2000 comincia a lavorare per la Rai. Stefano Argentero (Turin, 1967) took his first animation class, with American artist Janes Speiser, at the age of 16. He moved to Rome, to study at the National Film School and with his graduation project, E.Q.Tè, made entirely in claymation, he won the Audience Award at the 1991 European Festival of School Films in Hannover and Best Debut at the 1992 Funny Film Festival of Boario Terme. He works with numerous animation studios and has made commercials and television series. In 1996 he created his first interactive claymation children’s game. Since 2000 he has been working at RAI. Dicembre (2006,3’56) videoclip della canzone omonima di Roberto Angelini music video of the Roberto Angelini song Pumping man, fiore di cactus (2007, 2’ 50) un uomo sul bordo di una piscina a man on the edge of a swimming pool Antirave (2008, 3’11) video per Antirave dei The Boomers, realizzato in clay animation music video for The Boomers’ “Antirave,” made in clay animation Noemi Acquario (2009, 2’00) 124 Noemi si mette alla prova come doppiatrice in un corto d’animazione in stop motion realizzato per Vodafone Noemi tries to be a dialogue dubber in a stop-motion short made for Vodafone BAROKTHEGREAT IL DOPOFESTIVAL Barokthegreat è un progetto che opera nel vasto bacino della performing arts con una particolare attenzione verso la fisicità del suono, la radice mentale del movimento e l’architettura dello spazio come dispositivo abitativo. Diretto dalla danzatrice-coreografa Sonia Brunelli e dalla musicista Leila Gharib, dal 2008 produce performance ricercando un linguaggio teso all’espansione del significato, sorpassando il laccio mimetico fino alla perdita di senso. Presenti in festival nazionali e internazionali, sono vincitori del Premio Mondo 2010 e vengono selezionati per Marathon of the Unexpected/Biennale di Venezia 2010. Barokthegreat operates within the vast range of the performing arts, with a particular focus on the physicality of sound, the mental roots of movement, and the architecture of space as an inhabitable device. Directed by dancer-choreographer Sonia Brunelli and musician Leila Gharib, since 2008 they have staged performances that have sought a language that expands past meaning, going beyond a mimetic snare to arrive at a loss of sense. Their work has been presented at national and international festivals, and in 2010 they won the 2010 Premio Mondo and were selected at the Venice Biennale Dance - Marathon of the Unexpected. Fidippide (2011, 1’26) Un movimento paziente e spossante che ruotando su un punto preciso lo sfibra, dedicato a Fidippide, il guerriero attico, testimone della battaglia di Maratona. A patient and exhausting movement that, rotating around a precise point, wears it out. Dedicated to the Attic warrior Pheidippides, who witnessed the Battle of Maratona. Russian Mountains (2011, 4’ 49) Performance audio-visiva che reinterpreta i new media in modo fisico, esaltando nel dettaglio il gesto artigiano e le meccaniche del movimento umano, la simmetria e la prospettiva. Simbolismi e geometrie sono rimescolati in un’estetica del riverbero. Live music di Leila Gharib, Michiel Klein, visual Sonia Brunelli. Audiovisual performance that physically reinterprets new media, exalting the details of artisanal gestures and mechanics of human movement, symmetry and perspective. Symbolism and geometry are combined in an aesthetics of reverberation. Live music by Leila Gharib, Michiel Klein, visuals Sonia Brunelli. 125 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema BIANCO-VALENTE Bianco-Valente (Giovanna Bianco e Pino Valente), coppia nell’arte e nella vita dai primi anni novanta, lavorano prevalentemente con i nuovi media (video, videoinstallazioni ambientali, installazioni), rivolgendo la loro ricerca sui temi che pongono in rapporto arte e scienza: il corpo umano, la percezione, le categorie dello spazio e del tempo, i processi della memoria. Da alcuni anni il loro lavoro si sta orientando sul concetto di relazione (inteso nel suo senso più ampio). Bianco-Valente (Giovanna Bianco and Pino Valente), a couple in art and in real life since the early 1990s, work predominantly with new media (videos, environmental video installations, installations), on themes that create relationships between art and science: the human body, perception, time and space, the processes of memory. For several years their work has been oriented towards the concept of the relationship (in the broadest sense of the term). Sulla pelle (2010, 4’ 20) Una pagina di un quaderno, dove vengono scritte parole. le stesse che, da secoli, vengono scritte nei saggi, nei romanzi, nelle lettere e nei diari scritti dalle persone che visitano Napoli. The page of a notebook, on which words are written. The same words that, for centuries, have been written by visitors to Naples in essays, novels, letters and diaries. Complementare (2010, 2’ 40) Due mani che si disegnano, si definiscono, e definiscono lo spazio nel quale sono inserite. Two hands that design and define themselves, and define the space around them. 126 MARC GILOUX IL DOPOFESTIVAL Marc Giloux nato a Nîmes (Francia), vive a Bologna. Insegna all’Accademia delle Belle-Arti di Annecy (Fr), dove si occupa di fotografia e di arti audiovisive includendo musica, suono, immagine, ecc. Da una decina di anni il suo lavoro artistico si concentra sulla relazione suono-immagine o piuttosto sulle interferenze tra l’ascoltare e il vedere, e sulle possibilità interpretative dell’ascoltatore-testimone. In questo gioco, riveste identità vere o finte portando particolare attenzione al potere suggestivo dei nomi o pseudonimi, alle false identità, identità “usurpate”, che sono dei riferimenti costanti ed aperti al cinema e/o alle arti popolari con le canzoni o la musica leggera. Il suo lavoro attuale si esprime attraverso performance. Marc Giloux (Nîmes, France) lives in Bologna. He teaches photography and audiovisual arts (including music, sound and images) at the Annecy Fine Arts Academy. For some 10 years his art has focused on the sound-image relationship or, rather, on the interference between listening and seeing, and on the interpretative possibilities of the listener-witness. In this game, he covers true or fake identities, paying particular attention to the evocative power of names and pseudonyms, “usurped” identities, which are continuous, open references to cinema and/or the popular arts with songs or pop music. His current work is performance-based. Marc Giloux - Autoritratto 2010 (2010, varie durate) Le Quickcam sono autoritratti dell’artista davanti alla videocamera, in Celebrities (Eros Ramazzotti) l’artista, davanti alla macchina da presa, canta in playback, C’è una melodia, di Eros Ramazzotti The Quickcams are self-portraits of the artist in front of the video camera. In Celebrities (Eros Ramazzotti), the artist sings Eros Ramazzotti’s “C’è una melodia” in playback. 127 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema CHRISTIAN RAINER Christian Rainer, nato in Francia nel 1976, è artista visivo, musicista, scrittore, promoter e regista. Collaboratore con importanti fondazioni, musei e gallerie, ha saputo destreggiarsi in contesti fra i più disparati. Ha realizzato, tra gli altri, gli album musicali Mein braunes Blut, Turn Love to Hate e How this word resounds. Ultimamente ha diretto Himera, progetto video documentario sul sito archeologico di Himera, nelle vicinanze di Palermo. Christian Rainer (France, 1976) is a visual artist, musician, writer, promoter and director. He has collaborated with important foundations, museums and galleries, and has worked in the most disparate fields. He has created, among others, the musical albums Mein braunes Blut, Turn Love to Hate and How this word resounds. He most recently directed Himera, a video documentary project on the Himera archeological site near Palermo. Prospero (2011, 4’ 30) Video liberamente ispirato al romanzo omonimo di Gianluca Di Dio. La narrazione del libro è qui sintetizzata in alcune immagini simboliche nelle quali il passato - fatto di episodi conclusi e persone scomparse - riemerge nel presente assumendo le connotazioni di un sogno. Loosely based on the eponymous novel by Gianluca Di Dio. The book’s narrative is summarized here in several symbolic images in which the past – made up of concluded episodes and people who are gone – re-emerges in the present, taking on the connotations of a dream. 128 INTERNATIONAL FESTIVAL SIGNES DE NUIT IN PESARO 2011 Signes de nuit propone film che riflettono nuovi punti di vista, immagini originali e approcci critici sui nodi cruciali della modernità. Un luogo per il cinema che espande i propri confini. Un cinema stupefacente, diverso, potenzialmente libero dalla pressione della tradizione, pronto a sperimentazioni imprevedibili, con l’obiettivo di stabilire una comunicazione che fuoriesca dalle semplificazioni offerte dai mass-media. IL DOPOFESTIVAL Giunto alla sua ottava edizione, il festival internazionale Signes de nuit, nato nel cuore di Parigi ma oramai ramificato in tutto il mondo (ha realizzato proiezioni e interventi in 28 diversi paesi tra i quali Australia Algeria, Cile, Cuba, Libano, Lituania, Indonesia, Giappone, Perù, Russia, Tunisia, Turchia e Stati Uniti), ha presentato, quest’anno, circa 200 film provenienti da 50 Paesi differenti. Le particolari forme artistiche dei film che presentiamo, fatti di musica, immagine, movimento, ritmo, testo, spazio, luce e tempo, seguono non solo uno scopo estetico, ma tentano anche di allargare le possibilità di dialogo tra persone provenienti da differenti ambienti, mentali, sociali e psicologici. Questa sensibilizzazione, che si contrappone agli aspetti negativi della comunicazione di massa e degli stereotipi dominanti, ci sembra una responsabilità ormai necessaria con la quale la moderna produzione cinematografica e audiovisiva, si deve confrontare. Signes de nuit vuole contribuire a distribuire in tutto il mondo, il cinema indipendente. Contro la normalizzazione, si propone di resistere alla minaccia di un impoverimento culturale confermando un’affermazione gioiosa delle differenze. Nella selezione predisposta per La Mostra internazionale del nuovo cinema di Pesaro, quest’anno, abbiamo cercato di coprire alcune delle tematiche che si riferiscono alle nuove trasformazioni della società, come il rapporto tra il dominio tecnocratico e la sterilizzazione del corpo (Aorta); la danza della vita contro la disperazione (Contra); la sfida di una struttura imprevedibile dell’inconscio (Between) ma anche meditativa (Centipede sole) e magica (Magia) dell’inconscio; i paesaggi e gli stati della mente. Per poi giungere a riflessioni filosofiche sul tempo, lo spazio, la responsabilità e l’eternità (Sink). Dieter Wieczorek www.signesdenuit.com 129 SIGNES DE NUIT 46a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Now at its eight edition, the International Festival Signes de nuit – which founded in the heart of Paris but has since then branched out throughout the world (with screenings and events held in 28 countries, including Australia Algeria, Chile, Cuba, Lebanon, Lithuania, Indonesia, Japan, Peru, Russia, Tunisia, Turkey and the United States) – this year screened approximately 200 films from 50 different countries. 130 Signes de nuit offers films that reflect new views, original imagery and a critical approach to the crucial points of modern human existence. It is a place for cinema that expands its own boundaries. That is surprising, different, potentially free from the pressures of tradition, ready to give itself to an unpredictable experiment, with the goal of establishing communication that breaks out of the simplifications offered by the mass media. The artistic forms of these films – which combine music, image, movement, rhythm, text, space and light – carry not only an aesthetic significance, but also broaden the possibilities of communication and understanding between people of different international communities, with their mental, social and physiological phenomena. We feel that this sensitization, which contrasts the negative aspects of mass communication and dominant stereotypes, is the necessary responsibility of modern cinema and audiovisual production. Signes de nuit wants to contribute to the distribution of independent cinema throughout the world. Against normalization, it proposes to resist the threat of cultural impoverishment through a glorious affirmation of differences. In the selection created for the Pesaro Film Festival, this year we sought to cover some of the themes that refer to the new transformations of society, such as the relationship between technocratic domination and the sterilization of the body (Aorta); a dance of life against desperation (Contra); the challenge of a structure of the unconscious that is unpredictable (Between), meditative (Centipede sole) or magical (Magia); landscapes and frames of mind; as well as philosophical reflections on time, space, responsibility and eternity (Sink). Dieter Wieczorek www.signesdenuit.com I FILM DAL SIGNES DE NUIT Magia (Francia 2010, 7’) regia/director Gerard Cairaschi Il rinnovarsi della magia dell’incontro tra uomo e natura. The renewal of the magical encounter between man and nature. IL DOPOFESTIVAL Between (Germania 2008, 5’) regia/director Tim Bollinger Un viaggio attraverso le sfere del subconscio. A journey through the spheres of the subconscious. Contra (Spagna 2009, 3’40) regia/director Vincent Gisbert-Soler La fragilità dell’uomo contemporaneo e la necessità di rispettare noi stessi ed il nostro ambiente. The fragility of contemporary man and the need to respect ourselves and our environment. Centipede Sun (Francia 2010, 10’) regia/director Mihai Grecu Il sole sull’Altopiano del Cile, dove le forme della vita che noi conosciamo sembrano assenti. The sun on the High Plains of Chile, where the forms of life that we know seem absent. Sink (Lavello) (Singapore - Tailandia 2008, 10’40) regia/director Kirstin Tan Un’opera in bianco nero sulle relazioni tra l’uomo e un lavello simboleggiante le diverse tappe della vita. A work in black and white on the relationships between man and a sink symbolizing the diverse stages of life. Aorta (Polonia 2009, 5’) regia/director Daniel Wawrzyniak L’aorta, radice delle arterie le cui braccia portano il sangue a tutti i tessuti. The aorta, the root of the arteries whose arms carry blood to all tissue. 131 VIDEO DAL LEMS Dodici Pezzi Facili, 2011 Foto di Roberto Vecchiarelli VIDEO DAL LEMS DODICI PEZZI FACILI Italia, 2011, 20’, Dvd, colore Mariangela Malvaso, Luca Vagni, Roberto Vecchiarelli (quatermassX) Suono elettronico/sound Eugenio Giordani (LEMS) produzione/production BIBLIOTECA E MUSEI OLIVERIANI DI PESARO LEMS Laboratorio Elettronico per la Musica Sperimentale Quatermass(x) Collettivo di Ricerca e Produzione a cura di Marcello Di Bella, Eugenio Giordani, Roberto Vecchiarelli 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Questo lavoro nasce dalla combinazione di tre progetti (fotografici e filmici) inseriti all’ interno di due eventi promossi dalla Biblioteca e dai Musei Oliveriani di Pesaro: la mostra fotografica intitolata Intus Labor - immagini e installazioni; e il ciclo di conferenze intitolato Dodici pezzi facili - cose rare preziose e insolite. .Intus Labor: le fotografie Percorrere il territorio labirintico della Biblioteca con una macchina fotografica digitale, ha favorito la costruzione di un tipo particolare di narrazione. Le foto scattate sono delle vere e proprie istantanee pronte a cogliere il numero interminabile di soggetti che volta a volta si presentano davanti all’ obiettivo. L’ immagine istantanea, pur non recando di per sé alcuna traccia della gestualità della mano, è gesto nello spazio quando diventa una successione di sequenze che insieme formeranno una narrazione. La visione, composta di molteplici immagini che la mente sintetizza in una totalità, è quella consueta dell’ atto del vedere e per riprodurla è necessario avvicinarsi alle cose, immergersi nell’ ambiente e concentrarsi sul tempo. Per percepire lo spazio e renderlo comprensibile occorre tempo e una quantità di scatti che possano costruire la sequenza e poi il racconto. ‘’Questa ‘ricognizione’ dentro la Biblioteca mi ha permesso di mettere a punto un particolare criterio di rapporto diretto con il ‘luogo’. Pur consapevole della quantità e del valore dei materiali conservati all’ interno della Biblioteca, non ho seguito le indicazioni della catalogazione. Invece di scandagliare un universo conosciuto mi sono abbandonato al piacere di ‘imbattersi ‘in ciò che di stanza in stanza era contenuto: un tortuoso dedalo di librerie, di scaffali e di cassetti colmi di volumi e documenti; ombre che si disegnano nel silenzio di una stanza e in mezzo ai vuoti lasciati tra i libri; ambienti colmi di curiosità: stipi, cofanetti, busti, maschere funerarie, lapidi, capitelli, frammenti di statue, cimeli e tanti altri reperti. Per poi addentrarmi tra le pagine di libri, plichi, rotoli, fogli, calligrafie, caratteri a stampa, composizioni grafiche, illustrazioni, appunti a margine, rilegature, consistenza della carta; e così cogliere il valore plastico della contorsione di un libro mal riposto, o ammirare le tracce lasciate dall’ ossidazione degli inchiostri sulle carte o lo sgretolamento rovinoso di tante pagine.’’(R. V.) La Biblioteca intrattiene con il tempo un legame complesso. Ogni stanza è un continuo inizio, e in ogni stanza si incontra un’ infinità di cose che operano come custodi del tempo. www.oliveriana.pu.it www.eugenio-giordani.it www.centroartivisivepescheria.it 134 www.quatermass.it VIDEO DAL LEMS DODICI PEZZI FACILI Ovunque, in quegli ambienti, può prender vita un caleidoscopico montaggio di temporalità differenti. La registrazione di quelle temporalità - così pronte a dilatarsi, sommandosi in pluralità di durate - sarà favorita dalle qualità temporali della sequenza, la quale ha poi la necessità di essere ricomposta su una tavola grafica che per essere scorsa ha bisogno del tempo della lettura. Sequenza dopo sequenza, gli occhi scorreranno le tante foto composte su tante tavole, e pur smarriti dalla quantità, avranno la necessità di riconnetterle attraverso un filo che li condurrà a ri-esplorare (in questo particolare tipo di mostra) spazi infiniti ed emozionanti. .Dodici pezzi facili: i corti La grande quantità di fotografie scattate per la realizzazione di Intus Labor ha fatto nascere l’ idea di una serie di piccoli corti costruiti per mezzo di una fitta sequenza di fotografie che simulano la ripresa a passo uno. Si tratta di un gioco su una ‘’lista di oggetti totemici cioè fortemente simbolici, identificativi, propositivi, utili a costruire la narrazione dell’ Oliveriana, l’ istituto culturale più antico di Pesaro e ricco di testimonianze di notevole interesse, non solo locale. I pezzi facili, espressione usata spesso a indicare una raccolta di testi, ad esempio musicali, di tipo propedeutico, richiamano il titolo di un film statunitense del 1970 che allude a Chopin, un piccolo capolavoro il cui protagonista è un musicista la cui esistenza assume una piega diversa dalla carriera concertistica. Un po’ come accade ai pezzi di varia natura, epoca storica, valore venale, che l’ Oliveriana vuole (ri)proporre al pubblico, sottraendoli per un momento dall’ oblio, anche associandoli a nuove e rinnovate narrazioni.’’ (M.D.B.) VIDEO DAL LEMS .Intus Labor: il filmato in steadicam Nella Biblioteca, gli oggetti, gli scorci, i punti di vista presentano una vera e propria “terra incognita” perlustrata anche dalla videocamera messa in movimento attraverso l’ uso di una steadicam che percorre incessantemente il percorso tortuoso e labirintico dei suoi spazi infiniti. .Intus Labor: il suono Palazzo Almerici (sede della Biblioteca) ha un suono. Un suono che non gli è proprio ma che aleggia nell’ aria penetrando nelle sue stanze, nell’ androne e nel cortile e che ha una sua particolare sostanza. Le sue stanze sono numerose e salendo di piano in piano gli ambienti si fanno più rarefatti. Fra i locali più defilati ci son le soffitte, dove l’ eco del personale che si muove nei piani inferiori arriva più smorzato. Ma è dall’ edificio accanto che emerge e prende forma quella sonorità particolare che riecheggia attorno. Si tratta di suoni organizzati ma scomposti e frammentati: strumenti, voci, percussioni. Son quelli che provengono dalle infinite aule del Conservatorio, che fu Palazzo Olivieri, la prima sede della Biblioteca e dei Musei, e che hanno accompagnato le interminabili giornate di questo viaggio. (Roberto Vecchiarelli) 135 LEMS VIDEO This work is the combination of three (photographic and filmic) projects that were part of two events promoted by the Biblioteca and the Musei Oliveriani of Pesaro: the photo exhibit Intus Labor - immagini e installazioni; and the cycle of conferences entitled Dodici pezzi facili cose rare preziose e insolite. 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema .Intus Labor: The photographs Walking through the labyrinthine library with a digital camera helps construct a particular kind of narrative. The photos taken within in it are snapshots that capture the endless subjects that presented themselves before the lens. 136 “My ‘reconnaissance’ of the library allowed me to fine-tune a direct relationship with the ‘place.’ Although I knew the quantity and value of the material preserved within the library, I did not follow any of its cataloguing indications. Instead of exploring a known universe, I indulged in the pleasure of ‘running across‘ that which each room contained: a winding maze of bookshelves, shelves and drawers brimful of volumes and documents; shadows that formed in the silence of a room and in between the empty spaces created among the books; environments teeming with curiosity: cabinets, caskets, busts, funereal masks, tablets, capitals, statue fragments, relics and numerous other finds. And then I ‘entered’ the pages of the books, sheaves, rolls, papers, calligraphic scripts, typographic letters, graphic compositions, illustrations, margin notes, bindings, paper consistencies. In this way I gathered the plastic value of a ‘crooked’ book not put away correctly, and admired the traces left by oxidized ink on paper or the ruinous erosion of numerous pages.” (R.V.) .Intus Labor: The Steadicam film In the library, the objects, glimpses, the points of view, represent a true terra incognita also scoured by a Steadicam that continuously covers the tortuous and labyrinthine paths of its infinite spaces. .Dodici pezzi facili: The shorts The copious photographs taken for Intus Labor inspired a series of small short films constructed using of a dense sequence of photographs that simulates stop-motion animation. It is a game of a ‘’list of highly symbolic, identifying, proactive totemic objects useful for constructing a narrative of the Oliveriana, Pesaro’s oldest cultural institute, which is overflowing with stories of significant and not only local interest.’’ (M.D.B.) LEMS VIDEO VIDEO DAL LEMS .Intus Labor: The sound Palazzo Almerici (the library) has a sound. A sound that is not its own but that drifts through the air, penetrating the rooms, hallways and courtyard and which has a unique essence. The particular, echoing sound comes from the building next door. The sounds are organized but distorted and fragmented: instruments, voices, percussions. They come from the endless rooms of the Conservatory, which was Palazzo Olivieri, where the library and museum were first located, and which accompanied the longs days of this journey. (Roberto Vecchiarelli) 137 Scuola del libro di Urbino PERF 2011 PERF 2011 FILM D’ANIMAZIONE E FUMETTI Prosegue la collaborazione della Scuola del libro di Urbino con la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. I fumetti e le animazioni degli allievi del corso di Perfezionamento saranno in mostra presso La libreria del barbiere in via Rossini 38 (11-27 giugno) e - in forma di videoinstallazione – al Teatro Sperimentale di Pesaro durante le giornate del Festival. 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Il Corso biennale post-diploma di Perfezionamento, unico nel suo genere a livello internazionale, è attivo alla Scuola del libro di Urbino dagli anni Cinquanta e ha sempre preparato autori che si sono distinti nei settori del cinema d’animazione, del fumetto e dell’illustrazione. Informazioni su www.isaurbino.it alla voce ‘corso superiore biennale di perfezionamento’. PERF 2011 ANIMATED FILMS AND COMICS The collaboration continues between the Scuola del Libro Art Institute of Urbino and the Pesaro Film Festival. The comic books and animated films of the students of the Master Course will be on exhibit at the Barbiere bookshop in Via Rossini 38 (June 11-27) and – as a video installation – at Pesaro’s Teatro Sperimentale during the Festival. The two-year Masters Course, the only one of its kind internationally, offered by the Scuola del Libro since the 1950s, has trained artists who have distinguished themselves in the fields of animated film, comic books and illustration. For more information, visit www.isaurbino.it and click on “Corso Superiore Biennale di Perfezionamento.” www.isaurbino.it [email protected] 138 PREMIO CINEMARCHE GIOVANI 2011 PRIMA EDIZIONE/FIRST EDITION Per informazioni: [email protected] The Fondazione Pesaro Nuovo Cinema Onlus is proud to announce the first edition of the CineMarche Giovani Award for short films up to three minutes long by directors under 30 who live, study or work in the Marches region. The prize is being inaugurated at the 47th Pesaro Film Festival (June 19-27, 2011). Submitted shorts may be of any genre, technique or format. The winning film will receive the 2011 CineMarche Giovani Award – from a jury comprising Paolo Angeletti, Pierpaolo Loffreda, Alberto Pancrazi, Ludovico Pratesi and Claudio Salvi – and will screen in Pesaro’s main square on closing night of the festival. The jury reserves the right to present two further shorts with a special mention. A selection of the strongest submitted shorts will be shown within the Festival’s programme. For more information: [email protected] PREMIO CINEMARCHE GIOVANI 2011 La Fondazione Pesaro Nuovo Cinema Onlus organizza, in occasione della 47a edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema che avrà luogo a Pesaro dal 19 al 27 giugno 2011, la prima edizione del Premio CineMarche Giovani dedicato ai cortometraggi di durata massima di 3 minuti e riservato ai giovani entro i 30 anni d’età che vivono, studiano o lavorano nella Regione Marche. Possono partecipare al premio cortometraggi di ogni genere, realizzati con qualsiasi tecnica e in qualsiasi formato. La giuria, composta da Paolo Angeletti, Pierpaolo Loffreda, Alberto Pancrazi, Ludovico Pratesi, Claudio Salvi, selezionerà il migliore lavoro pervenuto che riceverà la targa Premio CineMarche Giovani 2011 e verrà proiettato durante la serata conclusiva della Mostra, in Piazza del Popolo. La giuria, si riserva la facoltà di segnalare altri due cortometraggi cui potrà andare una menzione speciale. Una selezione dei cortometraggi più meritevoli verrà presentata nell’ambito della programmazione video della Mostra AvantFestival - Cinema in piazza In ricordo di Mario Monicelli (1915-2010) ROSSINI! ROSSINI! Italia 1991, 130’, 35mm, colore sceneggiatura/screenplay Nicola Badalucco, Bruno Cagli, Suso Cecchi D’Amico, Mario Monicelli fotografia/cinematography Franco Di Giacomo montaggio/editing Ruggero Mastroianni scenografia/production design Franco Velchi costumi/costume design Lina Nerli Taviani musica/music Gioacchino Rossini, Giovanni Paisiello, Ferdinando Paër, Anonimo interpreti/cast Sergio Castellitto, Philippe Noiret, Giorgio Gaber, Vittorio Gassman produzione/production Enrico Roseo per Istituto Luce Italnoleggio, con la collaborazione di RAI Radiotelevisione Italiana RAI Uno, Velarde Film (Madrid) e Carthago Film (Parigi) 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Per la concessione della copia presente a CinecittàLuce si ringrazia il signor Dario Lucarini e Rai Cinema /we would like thank Dario Lucarini and Rai Cinema for the print] 140 Gioacchino Rossini, ormai anziano, intrattiene gli ospiti della sua bella villa francese, con l’avventurosa storia della sua vita. L’infanzia, la scoperta della musica, i rapporti con i genitori, la maturazione umana e artistica, i trionfi, gli insuccessi, le amicizie, i compromessi e soprattutto gli amori, numerosi e troppo spesso superficiali. Accanto al maestro emergono figure minori che ci danno l’affresco di un’epoca: impresari scaltri e ignoranti e un pubblico variegato e pronto ai facili entusiasmi. Now in his old age, Gioacchino Rossini entertains guests in his beautiful French villa with the adventurous story of his life: his childhood; his discovery of music; his relationship with his parents; his personal and artistic maturity; his triumphs, failures and friendships; his compromises; and above all his many and too often superficial love affairs. Minor figures emerge alongside the maestro, offering us a fresco of the era: worldly and ignorant impresarios and a varied public disposed to facile enthusiasm. INDICE DEI CONTATTI / CONTACTS Cosimo Terlizzi Ruelle Montbrillant 13 2300 La Chaux-de-Fonds Switzerland +41 79 6394181 +39 339 8082773 http://cosimo.terlizzi.googlepages.com/ [email protected] [Even The Rain] Wild Bunch 99 rue de la Verrerie 75004 Paris - France +33 1 53 01 50 20 +33 1 53 01 50 49 www.wildbunch-distribution.com [email protected] Flatform +39 3356086080 www.flatform.it [email protected] [Flying Fish] Manohan Nanayakkara Asia Digiral Entertainment (Pvt) Ltd, Level 21, West Tower, World Trade Centre Echelon Square, Colombo 01 + 94 – (0)714 730 313 [email protected] manohangmail.com Sanjeewa Pushpakumara [Hard Labor] Urban Distribution International 14 rue du 18 Aout | F-93100 Montreuil sous Bois | FRANCE www.urbandistrib.com +33 1 48 70 46 55 +33 1 49 72 04 21 contact@urbandistrib .com [Headshots] Lawrence Tooley +49 30 61288255 [email protected] Indice dei contatti [Eternity] Pop Pictures Co Ltd 504/23 Pracharaj – Bumpher Road, Samsen – Nok, Huai kwang, Bangkok. Thailand 1031. 02-691-6770 02-691-6771 [email protected] Pascale Ramonda [email protected] www.pushpakumara.com + 82 – (0) 8050 – 4083 [email protected] [email protected] Pascale Ramonda [email protected] [I Love You] Ekaterina Shneyderova [email protected] [Life In Peace] Les Films Hors-Champ Production/Distribution Grand’Rue 41A 1373 Chavornay Case Postale 6453 1002 Lausanne Suisse T + 41(0)21 550 36 40 [email protected] [Medianeras] The Match factory Balthasarstr. 79-81 50670 Cologne / Germany +49 221 539 709-0 +49 221 539 709-10 [email protected] 141 INDICE DEI CONTATTI / CONTACTS [Qu’ils reposent en revolte (Des figures de guerres I)] Sylvain George 26 rue Damrémont 75018 Paris, France +33 1 4484 9255 [email protected] [email protected] [email protected] 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema [Tender’s Heat: Wild Wild Beach] Aleksandr Rastorguev [email protected] 142 [The Mother] Les Films Hors-Champ Production/Distribution Grand’Rue 41A 1373 Chavornay Case Postale 6453 1002 Lausanne Suisse T + 41(0)21 550 36 40 [email protected] [The Transformator] Les Films Hors-Champ Production/Distribution Grand’Rue 41A 1373 Chavornay Case Postale 6453 1002 Lausanne Suisse T + 41(0)21 550 36 40 [email protected] INDICE DEI FILM / LIST OF FILMS Mirnaja Žizn’/Life in Peace, 55 Murgia, 111 Musanilgi/The Journals of Musan, 22 - 23 Na Tret’ej Ot Solnca Planete /On the Third Planet From the Sun, 73 Noemi Acquario, 124 Non si può nulla contro il vento, 6’20”, 105 Ostrov. Aleksandr Sokurov/Islands. Aleksandr Sokurov, 76 - 77 Peremirie/Truce, 90 - 91 Prospero, 128 Prosto Žizn’/Simply Life, 79 Pumping man, fiore di cactus, 124 Qu’ils reposent en revolte (Des figures de guerres I), 18 - 19 Regina, 119 Rerberg I Tarkovskij. Obratnaja Storona Stalkera/Rerberg and Tarkovsky. The Reverse Side of ‘Stalker’, 70 - 71 Ritratto di famiglia, 115 Rjabinovyj Val’s/The Rowan Waltz, 92 93 Russian Mountains, 125 S. N. Via senza nome casa senza numero, 116 Sink (Lavello) , 131 Sulla pelle, 126 Svyato’, 62 Tee rak/Eternity, 20 - 21 Rjabinovyj Val’s/The Rowan Waltz, 92 93 Tiše!/Hush!, 63 Trabalhar cansa/Hard Labor, 26 - 27 Transformator/The Transformator, 57 Un luogo a venire, 106 Une saison en enfer, 117 Voschoždenie/Ascention, 72 INDICE DEI FILM E DEI REGISTI 57.600 secondi di notte e luce invisibili, 104 Antirave, 124 Aorta, 131 Between, 131 Blokada/Blockade, 68 - 69 Centipede Sun, 131 Čistyj Četverg/Pure Thursday, 52 Complementare, 126 Contra, 131 Deviat’ Zabytych Pesen/Nine Forgotten Songs, 66 - 67 Dicembre, 124 Dikij, Dikij Pljaž. Žar Nežnych/Tender’s Heat: Wild Wild Beach, 53 Dodici Pezzi Facili, 134 Domenica 6 Aprile, ore 11:42 , 103 Even the rain, 32 - 33 Fidippide, 125 Folder, 112 Glubinka 35 X 45/Countryside 35X45, 86 Graždanskoe Sostojanie/Civil Status, 83 Headshots, 30 - 31 I fratelli Fava, 118 Igillena Maluwo/Flyng Fish, 24 - 25 Il conformista, 44 - 45 Il solstizio di San Giovanni Battista, 114 In natura non esistono effetti speciali, solo conseguenze, 101 Intorno allo zero, 102 Ja Tebja Ljublju/I Love You, 54 Kak Stat’ Stervoj/Bitch Academy, 82 Kanikuly/The Holidays, 78 Katorga, 87 Los invisibles/The Invisible, 34 - 35 Magia, 131 Marc Giloux - Autoritratto 2010, 127 Mat’/The Mother, 56 Medianeras, 28 - 29 143 47a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema INDICE DEI REGISTI / DIRECTORS 144 Stefano Argentero, 124 Barokthegreat, 125 Gael García Bernal, 34 - 35 Bernardo Bertolucci, 44 - 45 Bianco - Valente, 126 Icíar Bollaín, 32 - 33 Tim Bollinger, 131 Gerard Cairaschi, 131 Antoine Cattin, 55-57 Marco Dutra, 26 - 27 Flatform, 101-106 Sylvain George, 18 - 19 Marc Giloux, 127 Vincent Gisbert-Soler, 131 Mihai Grecu, 131 Park Jung-bum, 22 - 23 Sivaroj Kongsakul, 20 - 21 Viktor Kosakovskij, 62-63 Pavel Kostomarov, 54-57 Galina Krasnoborova, 66 - 67 Lems, 134 Sergej Loznica, 68 - 69 Igor Majboroda, 70 - 71 Pavel Medvedev, 72-73 Svetlana Proskurina, 76 - 77, 90-91 Sanjeewa Pushpakumara, 24 - 25 Christian Rainer, 128 Aleksandr Rastorguev, 52-54 Marina Razbežkina, 78-79 Juliana Rojas, 26 - 27 Alina Rudnickaja, 82-83 Alena Semenova, 92 - 93 Marc Silver, 34 - 35 Aleksandr Smirnov, 92 - 93 Evgenij Solomin, 86-87 Kirstin Tan, 131 Gustavo Taretto, 28 - 29 Cosimo Terlizzi, 111-119 Lawrence Tooley, 30 - 31 Daniel Wawrzyniak, 131