Anno 6 - Numero 4
Marzo 2011
Liceo Classico e Linguistico "V. Gioberti"
Via S. Ottavio 9/11 - 10124 - Torino
Chiara Giraudo
Id'Italia
150 dell'Unita'
Quest’anno
l’Italia
intera
festeggia i suoi 150 anni
dall’Unità. Ma siamo veramente
così
uniti?
Politicamente,
purtroppo, no.
Perché? Una delle tante risposte
si può trovare nella lettera del
governatore del Trentino Alto
Adige
al
Presidente
della
Repubblica, nella quale rivela di
non voler festeggiare l’Unità [...]
CONTINUA A PAG. 4
Tommaso Pirfo
La
rivoluzione
in Egitto
Il popolo egiziano, esasperato dal
suo raìs, muove i primi passi verso
la democrazia. Scende in piazza,
animato dall’ideale puro della
libertà, ridotto allo stremo da un
governo cieco e corrotto che non
tutela i diritti delle persone e non
garantisce loro alcun futuro. La
rivolta di febbraio, scatenatasi al
Cairo inizialmente per i rincari dei
generi alimentari, ha in realtà
motivazioni ben più profonde[...]
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Anno 6 - Numero 4
in questo numero
I 150 anni dell’Unità d’Italia
Mi hai rovinato il centocinquantesimo
150 anni dell’Unità d’Italia: quali
responsabilità per i giovani?
Discorsi
Se Non Ora Quando?
Come no
La rivoluzione in Egitto
L’uomo: una specie in via
d’estinzione
La scuola di ieri
La libertà di dissentire
Eventi di marzo
In bacheca: Dillo a Joe
Lettera alla TV
Violenza mediatica
La vignetta
L’oroscopo
Accadde a Marzo
Marzo 2011
Chiara Giraudo
Renato Leoni
Giulietta de Luca
cura di Giulietta
de Luca
Aurora Romanucci
Alessandro Brizzi
Tommaso Pirfo
Federica Messina
Filippo Ascolani
Giuliana Cassia
a cura di Alessandro
Brizzi
gestita da Giulietta
de Luca
Sofia Ferrara
Daniele Bringhenti
Federica Messina
Federica Messina
& Giuliana Cassia
Giulietta de Luca
Pag.4
Pag.5
Pag.7
Pag.9
Pag.11
Pag.12
Pag.14
Pag.15
Pag.16
Pag.18
Pag.19
Pag.20
Pag.22
Pag.24
Pag.26
Pag.27
Pag.28
coordinatori della redazione
Giulietta de Luca
Lara Saccani
redazione
Federica Messina
Tommaso Pirfo
Giuliana Cassia
Filippo Ascolani
Alessandro Brizzi
Fotografa: Valeria Bianchi
Vignettista: Federica Messina
[email protected]
[email protected]
www.joeberti.wordpress.com
Anno 6 - Numero 4
Marzo 2011
In questo numero
L'editoriale
Le previsioni dissero neve, e
neve a marzo fu. Poi sole,
pioggia, sole.
Ecco. I corridoi si dividono
tra chi dice primavera e chi
dice inverno. Chi dice che il
sole durerà e chi dice che è
momentanea
confusione
delle nuvole.
Confusione che impregna
tutto. E così, insieme a quei
graditi fiocchi domenicali,
è arrivato Gheddafi, che
forse
a punto se ne
dovrebbe
andare;
sono
arrivati anche, con grande
sorpresa di tutti, due anni in
più per Ruby, che ora è
maggiorenne.
Berlusconi
che in conferenza stampa
invita tutti al Bunga Bunga.
Lele Mora che vuole entrare
nel Pd, le navi da guerra
che
si
aggirano
nel
Mediterraneo,
il
temutissimo Maltempo che
inonda le città. Sono
arrivati
in
migliaia
a
Lampedusa,
è
arrivato
Travaglio a scuola. Arrivano
19.700 cattedre “tagliate”.
E in Germania il ministro
della difesa si dimette
perché aveva copiato la sua
tesi di dottorato. Situazione
comica, in confronto alle
migliaia di vicissitudini del
nostro premier.
Da un lato la Germania,
dall’altro la Libia; da un
lato il Pd che continua a far
primarie, dall’altro Fini che
fallisce e la maggioranza
che è più forte; da un lato
Saviano da Fazio, dall’altro
il Bunga Bunga.
È in questa confusione che
viviamo, non sapendo se
aspettarci una nevicata o un
picnic primaverile.
Dopo 150 anni non sappiamo
neanche se siamo uniti
oppure se siamo solo una ”
accozzaglia” di regioni .
Bisogna solo accettare la
nostra confusione, sapendo
di poter trovare l’unità solo
nei contrasti che ci rendono
noi stessi.
Ringraziamo coloro che ci
hanno dato le basi per poter
essere Italia. Ringraziamo
chi scrive, chi partecipa e
invitiamo chiunque abbia
un’idea, un pensiero, un
disegno, una foto, una frase
a condividerla sul Joe.
Ringraziamo il calendario
delle
attività,
la
professoressa Genta, la
professoressa Boggio, la
signora Raffaella De Chirico,
la signora Teresa Marsicano
e
la
professoressa
Palombino.
Infine, dedichiamo questo
numero a 150 anni di
spensierata confusione.
Docente referente Maria Luisa Genta
Editoriale a cura di Lara Saccani
Impaginazione a cura di Giulietta de
Luca
La redazione
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Anno 6 - Numero 4
Marzo 2011
il centocinquantesimo
IChiara
150Giraudo
anni dell'Unita' d'Italia
[...] perché la sua regione è
entrata
a
far
parte
dell’Italia dopo il 1861 e
non
è
mai
stata
completamente unita allo
Stato. Tutti sono stati
scioccati nel venire a
conoscenza del contenuto
della
lettera
ed
i
telegiornali
ne
hanno
parlato per giorni. Questo,
però, non è stato l’unico
dissenso nel festeggiare i
150 anni, infatti molti altri
politici erano contrari e si
sono svolti grandi dibattiti
per
venire
ad
una
conclusione, ma alla fine è
stato proclamato che il 17
marzo sarà festa nazionale
dell’Unità,
naturalmente
solo per quest’anno. Rimane
una domanda: perché i
politici in un anno così
importante non possono
mettere da parte le loro
opinioni di partito vincente
o meno e concentrarsi su
questa festività, facendo
così vedere che il nostro
Paese
è
veramente
democratico? Non possiamo
dare una risposta, ma
possiamo
descrivere
l’organizzazione
per
il
festeggiamento
che
sta
avendo
luogo
in
ogni
regione.
Parlando
del
Piemonte, si può dire che
sia
stato
organizzato
efficientemente:
viene
riproposto anche quest’anno
il PASS 15 creato per ogni
ragazzo
che
compia,
appunto, 15 anni nel 2011. I
beneficiari di tale pass
possono
usufruire
di
agevolazioni
per
la
partecipazione a vari corsi,
mostre e proiezioni di film,
ecc. I castelli di tutta la
regione sono stati aperti al
pubblico con nuove mostre
riguardanti la storia d’Italia
e molti magazzini antichi ed
edifici
sono
stati
ristrutturati
come,
per
esempio, le officine Grandi
Riparazioni fuori Torino che
saranno il principale posto
in cui verranno esposte le
maggiori mostre di scienza,
arte e commercio seguite da
numerosi
studiosi
ed
esperti. Le scuole, invece,
partecipano
ai
festeggiamenti
con
le
esposizioni
dei
migliori
disegni creati dagli allievi
riguardanti
l’Unità
d’Italia.Come si è potuto
vedere alla televisione in
questi giorni, persino al
festival di Sanremo hanno
dedicato un’intera serata
alle canzoni riguardanti il
nostro Paese. Durante la
trasmissione
è
arrivato
Benigni su un cavallo bianco
per richiamare la figura di
Garibaldi ed ha spiegato il
significato di ogni singola
parola dell’inno “Fratelli
d’Italia” di Mameli. A Torino
si stanno cercando dei
volontari per distribuire
gadget, volantini e per
l’assistenza
al
pubblico
4
durante le mostre e le visite
guidate. I personaggi più
importanti nella storia dei
150
anni
dell’Unità,
raffigurati in cartelloni,
manifesti e souvenir, sono
Vittorio
Emanuele
II,
Mazzini, Cavour e Garibaldi.
Infatti
la
loro
rappresentazione
su
qualsiasi oggetto venduto
quest’anno per l’importante
ricorrenza permette a tutti
di tenere a mente le grandi
imprese
che
hanno
compiuto per l’Italia e
rende gli animi italiani più
uniti. Nella nostra regione si
stanno vendendo molte
specialità
come
i
Gianduiotti e la Nutella
grazie anche all’aumento
del turismo straniero dovuto
al
centocinquantesimo
anniversario. Si può dire
che l’intera Italia stia
trovando giovamento dalla
crisi
guadagnando
nel
campo turistico e questa è
sicuramente una buona
notizia.
Se
Vittorio
Emanuele
II,
Cavour,
Mazzini e Garibaldi fossero
ancora
vivi
sarebbero
soddisfatti
dei
festeggiamenti in loro onore
e per l’Italia in quanto
avevano
cercato
di
realizzare con ogni mezzo
un
Paese
UNITO.
Anno 6 - Numero 4
Marzo 2011
il centocinquantesimo
Mi
hai
rovinato
il
centocinquantesimo
Renato Leoni
L'Italia
è
un
paese
straordinario. Vorrei tanto
che fosse normale.
'Scrivi qualcosa sui 150 anni',
m'han detto. Facile dirlo. Io
non ho visto neanche 50
anni di persona, come posso
esprimermi senza esitazioni
su tant'anni di storica madre
patria?
Ho deciso di affrontare il
compito con metodo e
rigore, analiticamente, ho
lanciato
un
sondaggio:
Domanda: Tu come vedi i
150?
Risultato: il 50 % s'è
espresso con "mah”, il
restante 50% con "bah".
Tanta loquacità mi ha fatto
comprendere che sarebbe
stato più facile scrivere un
articolo esplicativo sulla
fenomenologia
heideggeriana...
A onor del vero c'è stata
anche una piccolissima,
minuscola,
insignificante
percentuale di persone che
si sono mal espresse a
proposito
in
idiomi
5
sicuramente al di fuori dal
ceppo neo latino, pertanto
ho rinunciato e li ho
classificati come 'astenuti',
come si fa alle urne.
Ma alla fine, cosa potrei
dire? S'è detto già di tutto.
Ho sentito esagerazioni sulla
grandezza
della
nostra
Patria e gratuite offese a
tutto quello che si lega ad
essa.
A me piace guardare la
realtà.
Non so come siamo riusciti
ad arrivare ai 150 anni,
Anno 6 - Numero 4
Marzo 2011
il centocinquantesimo
quando ogni 5 anni c'è
qualcuno
che
minaccia
rivoluzioni a destra e a
manca.
Dubito che si arriverà
comodamente ai 200 anni
d'unità
nazionale,
figuriamoci ai 300. Ed è
anche giusto.
Come si può pretendere uno
spirito
d'appartenenza
nazionale in un paese dove
l'educazione
civica
è
demandata
ai
pochi
sventurati che debbono
sbrogliarsela
per
conquistare
le
quattro
nozioni giuridiche?
A scuola a stento insegnano
cos'è lo Statuto Albertino,
figuriamoci se si possono
creare dei cittadini.
E già. Non so voi, ma il
condominio dove vivo io è lo
scenario di una infinita
guerra (in)civile. E non
ditemi che anche voi non
vorreste federalizzarvi per
non sentire più la vicina del
piano superiore che fa 3 ore
di step al giorno.
Del resto c'è solo un modo
per vivere bene insieme:
ognuno su un pianeta
diverso.
Secondo
me,
contrariamente a ciò che
dicono gli storici, l'Italia non
esiste ma gli italiani sì.
La prova è che all'estero la
gente li individua sempre.
Però gli italiani non hanno il
coraggio
d'ammettere
d'essere tali, vorrebbero
tanto essere d’altre nazioni
(tranne quando si tratta
d’una vittoria ai mondiali).
Poi, vivono in un paese
bellissimo.
Paesaggi
stupendi,
mare,
laghi,
montagne, clima per tutti i
gusti.
In fondo, l’essere italiani se
lo meritano, non si può
avere tutto nella vita. Per
entrare in paradiso bisogna
penare.
E anche l’italiano meno
patriota,
appena
è
all’estero inizia ad elencare
lo schifo del posto in cui si
trova più i grandi pregi della
terra natia. E te lo ritrovi a
mangiare la pizza più
schifosa del mondo con gli
adattamenti
meno
probabili, tre volte più cara
che
a
casa,
con
l’accompagnamento di tutte
le bestemmie bestemmiabili
verso i cuochi esteri e
vivace augurio di morte per
inedia
alla
popolazione
tutta, che non capisce un
mazzo di dieta e che ci ruba
le ricette.
Che poi quando sono a casa
gli
italiani
mica
si
permettono di declamare la
bontà della propria cucina,
sarebbe troppo provinciale.
E’ più chic ingozzarsi di
sushi dal pesciarolo di porta
palazzo figlio di cinesi, che
fa il finto nipponico e ti
spilla dalle tasche quello
che spenderesti per il
cenone di capodanno.
La cultura? Stessa cosa. In
patria, vanno al cinema a
vedere solo l’ultimo film in
bianco e nero del regista
norvegese o la commedia
hollywoodiana (e guardano
di nascosto i cinepanettoni).
All’estero, stanno 30 ore col
6
pc acceso per scaricarsi le
sitcom più demenziali e
guardarle senza pudore,
perché
tanto
nessuno
capisce.
Come mai non si riesce a far
nascere negli italiani, non
dico un patriottismo, ma
una forma di rispetto verso
se stessi? Chiedo poco. Quel
che
basta
per
non
trasformare il tricolore in
carta igienica.
Non sarà la riscoperta
dell’inno di Mameli, del
glorioso Risorgimento, del
rinascimento
e
della
tradizione
artistica
a
risolvere tutto. Un grande
passato di fronte serve a
poco, soprattutto quando è
un alibi per non fare nulla
nel presente.
Meritiamo di tornare sotto
gli Asburgo.
Anno 6 - Numero 4
Marzo 2011
il centocinquantesimo
150
anni
dell'Unita'
d'Italia:
quali
responsabilita'
per
i
giovani?
Giulietta de Luca
Il 4 marzo, presso il cinema
Lumière di Asti, si è tenuto
il
XVIII
CONVEGNO
INTERREGIONALE
DELLA
STAMPA
STUDENTESCA,
avente come tema generale
il
centocinquantesimo
dell’Unità d’Italia.
L’inusuale
location,
il
cinema dell’oratorio Don
Bosco, accoglieva giovani da
Torino,
Alessandria,
Casalpusterlengo, Brescia,
Piacenza e, naturalmente,
Asti,
che
è
stata
ampiamente
celebrata
grazie ad un video – un po’
fuori luogo? ‐ girato per
illustrarne tutte le principali
meraviglie.
Gli argomenti principali
della giornata sono stati
introdotti da una serie di
astigianissimi ospiti, tra cui
Giuseppe
Cardona,
vicepresidente
della
Provincia, Giorgio Galvagno,
sindaco, Don Roberto e
Francesco
Contino,
Provveditore agli Studi, che,
citando le parole di un
imprecisato ministro, ha
consigliato ai giovani di
“pensare a studiare, che per
far soldi si è sempre in
tempo”.
Dopo questi brevi interventi
e dopo un video intitolato
“Il sonno della nazione”, il
cui
interrogativo
senza
risposta era:“Cosa manca
per sentirsi italiani?”, i
partecipanti si sono divisi in
gruppi ed è iniziato il lavoro
delle commissioni dai temi
più
variegati,
del
centocinquantesimo
alle
redazioni
dei
giornalini
scolastici.
Al termine di questa fase, i
presidenti di commissione
hanno esposto quelli che si
potrebbero
definire
i
“risultati finali”, uno più
interessante
dell’altro:
festeggiare
i
centocinquant’anni è un
dovere, soprattutto per i
giovani; il paese è scisso in
molte Italie, ma dobbiamo
ritrovare
il
nostro
patriottismo; il federalismo
può essere positivo, ma
necessita
di
regole
e
controlli perché non crei
una maggiore spaccatura e
non
porti
ad
una
regressione;
per
essere
liberi è fondamentale la
comunicazione in quanto
“l’ignoranza
affoga
la
libertà” ed un’altra serie di
pensieri più o meno maturi.
A seguire c’è stato un breve
intermezzo per ribadire
l’importanza di Asti in
Piemonte e nel mondo,
durante il quale sono
intervenuti
il
professor
Schinardi
e
Monsignor
Francesco
Rinale,
della
Diocesi di Asti.
Il convegno è proseguito con
gli
interventi
delle
redazioni,
dalle
testimonianze di ragazzi che
7
hanno partecipato ad eventi
culturali o politici fino ai
commenti sui giornalini
scolastici.
Si è parlato di alcune
interessanti iniziative come
la Nave della legalità: il
viaggio
in
nave
per
commemorare la morte di
Falcone e Borsellino, che è
stata
riproposta
anche
quest’anno,
in
quanto,
come
disse
lo
stesso
Borsellino, i giudici possono
agire solo in parte nella
lotta alla mafia, è compito
delle scuole istruire i
giovani.
Altrettanto
significativo è stato il
resoconto dei ragazzi che
durante
l’estate
hanno
lavorato nei compi sottratti
alla mafia, dai quali si può
capire che bastano azioni
semplici per combattere
questa piaga, oppure quello
dei partecipanti al Festival
del diritto, una rassegna
dedicata a temi giuridici
che si svolge ogni anno a
Piacenza.
Illuminante
è
stato
l’intervento di una ragazza
che ha usato la metafora
della redazione del proprio
giornalino scolastico, che
avrebbe
dovuto
abbandonare
in
quanto
maturanda, per mostrare il
quadro della situazione
italiana, giungendo alla
conclusione che non bisogna
lasciare
che
un’eredità
Anno 6 - Numero 4
Marzo 2011
il centocinquantesimo
costruita con fatica
venga sperperata in
poco tempo.
L’ultimo a prendere
la parola è stato
l’attesissimo ospite
d’onore,
Oscar
Giannino,
editorialista
per
Panorama,
Il
Messaggero
e
Il
Mattino.
Ha
esordito
affermando che non
aveva intenzione di
fare paragoni tra la
sua generazione e
quella dei giovani
presenti in sala,
contraddicendosi
subito
dopo,
in
quanto ha parlato
per un buon quarto
d’ora delle abissali
differenze fra noi,
dipendenti dalle tecnologie
e facilitati in tutto grazie ad
esse, e i giornalisti della sua
epoca, costretti a lavorare
con tecniche risalenti al
Mesozoico.
Ha parlato di furto di
futuro, quello che si sta
verificando a discapito delle
nuove generazioni, e ha
sottolineato ciò che secondo
lui è fondamentale, ovvero
avere un forte senso di ciò
che si può leggere negli
occhi altrui e rendersi conto
del fatto che il mondo non
cambierà ed appartiene a
chi ha voglia di fare un
passo in più, chi ha fame di
apprendimento.
Infine ha risposto alle
domande
del
pubblico,
esponendo la sua teoria sui
centocinquant’anni,
che
secondo lui rappresentano
una data storica in cui
bisogna pensare soprattutto
ai giovani, alle donne e agli
immigrati.
Inoltre,
il
programma di storia nelle
scuole va rivisto e gli
studenti hanno bisogno di
esplicitare punti di vista
diversi per poter formare un
proprio punto critico.
E’ importante vivere in un
mondo
pluralista
ed
imparare a distinguere le
diverse scuole di pensiero,
si deve diffidare sempre di
chi afferma di avere una
verità personale ed è
necessario scegliere nel
rispetto degli altri.
Ha terminato rispondendo
alla domanda:”Si può fare
qualcosa per far sì che a
scuola si abbiano le idee
politicamente più chiare per
8
poter formare un
futuro governo?” e
affermando
che
l’informazione
è
molto
adulterata
nella descrizione dei
fenomeni,
ma,
ricollegandosi
a
quanto detto prima,
tutto
passa
attraverso
alla
nostra
capacità
critica di analizzare
e saper distinguere i
vari punti di vista.
Ha lasciato poi la
sala dicendo:”Tutto
quello che non vi ha
convinto è quello
che vi resterà di
più.”
Nonostante non si sia
potuto paragonare al
convegno dell’anno
passato, al quale
avevano partecipato Gian
Carlo
Caselli,
Davide
Mattiello, Vera Schiavazzi e
molti
altri,
è
stato
comunque
istruttivo,
soprattutto per i contenuti
inerenti
ai
centocinquant’anni
dell’Unità e, in termini di
patriottismo,
possiamo
sicuramente dire che gli
astigiani abbiano capito di
cosa si tratta.
il centocinquantesimo
Disse...
a cura di Giulietta de Luca
Piero Calamandrei, padre costituente:
"C'è altre cose da fare che interessarsi alla politica! Eh, lo so anche io, ci sono... Il
mondo è così bello, vero? Ci ono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che
occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è
come l'aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si
sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per
vent'anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non
trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a
creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare
mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il
proprio contributo alla vita politica...
Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra
gioventù, farla vivere sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico,
la coscienza civica, rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi
conto che nessuno di noi nel mondo è solo, non è solo, che siamo in più. Che siamo
parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell'Italia e del mondo.
Ora io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione c'è dentro tutta la nostra
storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre
gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli, e, a sapere intendere, dietro a
questi articoli ci si sentono delle voci lontane..."
"Se voi volete andare in pellegrinaggio
nel luogo dove è nata la nostra
Costituzione, andate nelle montagne
dove caddero i partigiani, nelle carceri
dove furono imprigionati, nei campi
dove furono impiccati. Dovunque è
morto un italiano per riscattare la
libertà e la dignità, andate lì, o giovani,
col pensiero, perché lì è nata la nostra
Costituzione."
9
il centocinquantesimo
Giuseppe Mazzini, patriota:
"La Giovine Italia è reppublicana e unitaria.
Reppublicana:
‐ perché, teoricamente, tutti gli uomini d'una nazione sono chiamati, per la legge
di Dio e dell'umanità, ad esser liberi, eguali e fratelli, e l'istituzione repubblicana è
la sola che assicuro a questo avvenire;
‐ perché la sovranità risiede essenzialmente nella nazione, sola interprete,
progressiva e continua della legge morale suprema; ‐
‐ perché, dovunque il privilegio è costituito a sommo dell'edificio sociale, vizia
l'eguaglianza dei cittadini, tende a diramarsi per le membra e minaccia la libertà
del paese;
‐ perché dovunque la sovranità è riconosciuta esistente in più poteri distinti, è
aperta una via alle usurpazioni, la lotta riesce inevitabile tra questi poteri e
all'armonia, ch'è legge di vita alla società, sottentra necessariamente la diffidenza
e l'ostilità organizzata [...]
La Giovine Italia è unitaria:
‐ perché senza unità non v'è veramente nazione;
‐ perché senza unità non v'è forza, e l'Italia, circondata da nazioni unitarie, potenti
e gelose, ha bisogno anzi tutto d'essere forte;
‐ perché il federalismo, condannandola all'impotenza della Svizzera, la porrebbe
sotto l'influenza necessaria d'una o d'altra delle nazioni vicine;
‐ perché il federalismo, ridando vita alle rivalità locali oggimai spente, spingerebbe
l'Italia a retrocedere verso il medioevo;
‐ perché il federalismo, sembrando in molte piccole sfere la sfera nazionale,
cederebbe il campo alle piccole ambizioni e diverrebbe sorgente d'aristocrazia;
‐ perché, distruggendo l'unità della grande famiglia italiana, il federalismo
distruggerebbe dalle radici la missione che l'Italia è destinata a compiere
nell'umanità [...]"
"La nazione è l'universalità degli Italiani, affratellati in un patto e viventi sotto una
legge comune."
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Anno 6 - Numero 4
Marzo 2011
liberopensiero
Se
Non
Ora
Quando?
Aurora Romanucci
Domenica 13 febbraio 2011.
Torino, Piazza San Carlo.
Uomini, donne, bambini,
anziani, giovani, studenti,
lavoratori,
disoccupati,
pensionati, ma soprattutto
cittadini stufi di vedere
calpestata la dignità delle
donne si riuniscono per far
sentire la propria voce, una
voce apartitica, apolitica, al
contrario di ciò che è stato
sostenuto.
Laura
Onofri,
sull'invito
all'evento
divulgato
su
facebook scrive: "Ribadiamo
che non ci saranno né palchi
né interventi. E che la
manifestazione non è fatta
per giudicare altre donne,
contro altre donne, o per
dividere le donne in buone e
cattive" e ancora: "la
manifestazione è fatta per
esprimere
la
forza
e
l'indignazione delle donne".
Ombrelli colorati aperti
sulle teste dei manifestanti
per "proteggersi dal fango
che cade dall'alto" e poi la
rete, l'immensa rete di fili
di lana colorati che ha unito
tutti i manifestanti, che ha
fatto sentire tutti un po'
meno
soli
in
questa
protesta, che ha fatto
capire che eravamo tanti e
tutti avevamo in gola lo
stesso grido, un grido pieno
di sdegno e di irritazione.
Quando alcuni manifestanti
stavano ancora tentando di
venire fuori dalla ragnatela
in Piazza San Carlo, l'inizio
del corteo era già circa a
metà di Via Po (se non più
avanti addirittura), perciò
non si può esattamente dire
che di gente non ce ne
fosse, eravamo tanti, tanti e
stanchi, tanti e stufi.
Il corteo procedeva calmo e
pacifico
in
mezzo
a
striscioni e cartelli sarcastici
che tentavano di rendere
comica la tragica situazione
della donna italiana. E poi la
musica,
le
risate,
il
chiacchericcio. Poteva quasi
11
sembrare che un enorme
gruppo di amici si fosse
ritrovato in centro per fare
una passeggiata, un gruppo
di amici con uno stesso
pensiero che tenta di farsi
ascoltare e di far capire che
anche loro sono degni di
essere ascoltati. Quello era
lo Stato, lo Stato era in
quelle piazze colme a
gridare lo sdegno, noi
eravamo lo Stato, noi siamo
lo
Stato,
ma
questo,
evidentemente,
non
è
ancora ben chiaro a chi
porta avanti il paese.
Personalmente
sono
convinta
che
questa
manifestazione non abbia
toccato minimamente chi
avrebbe dovuto realmente
infastidire, ma trovo sia
stato un segnale forte da
parte del paese, finalmente
ho
visto
l'Italia
fare
qualcosa e smettere di
tenere il proprio sdegno
dentro le quattro mura di
casa, mi è sembrato di
vedere per la prima volta un
paese vivo e unito e questo,
per quanto non mi abbia
pienamente restituito le
speranze di vedere un'Italia
diversa, mi ha almeno un
po' rincuorata.
Ora non ci resta che
rimboccarci le maniche e
dar
vita
ad
altre
manifestazioni
belle
e
sentite come questa per far
sentire che ci siamo in
attesa di un cambiamento
forte e significativo.
Anno 6 - Numero 4
Marzo 2011
liberopensiero
Come
no
Alessandro Brizzi
Pochi sono gli ingredienti
del successo dei gruppi
secessionisti. Prendiamo una
nazione, 150 anni di storia,
malversazioni e divisioni
linguistiche, un regno e tre
repubbliche e mescoliamo
tutto;
aggiungiamo
un
pizzico
di
revisionismo
storico e di ignoranza
popolare et voilà: ecco a voi
la medicina contro anni di
soprusi e di ingiustizie, una
rivalsa su chi – secondo noi –
non ha mai riconosciuto i
nostri innegabili meriti.
Incredibilmente non si sta
parlando della Lega Nord,
ma di un movimento ai suoi
antipodi, che però ne
condivide in parte gli
intenti, ovvero la Lega Sud.
Pochi la ricordano per la sua
ferma
opposizione
alla
commemorazione
di
Garibaldi,
ribadita
in
Parlamento da un evidente
caso di braccia sottratte
all’agricoltura;
i
più,
invece, possono vedere in
loro coloro che hanno –
responsabilmente, sia chiaro
– salvato dalla destituzione
il
nostro
amatissimo
Presidente del Consiglio.
Dunque, se nel panorama
politico italiano andiamo
alla ricerca di un partito più
ridicolo della Lega Nord e
dei
loro
sgargianti
fazzolettini
verdi,
troveremo solo gli audaci
secessionisti della Lega Sud
Ausonia. Questo movimento
nasce in Campania nella
metà degli anni ’90 e
appoggia la causa immortale
della libertà degli Ausoni,
l’ennesimo popolo italico
noto unicamente per aver
tentato
di
opporsi
al
dominio romano. Dopo aver
ottenuto qualche migliaio di
voti alle elezioni politiche
del 2008, sono entrati a far
parte del partito Noi Sud,
costituitosi da poco gruppo
parlamentare per motivi già
menzionati.
Il
loro
manifesto
programmatico
si
può
riassumere in poche parole:
si stava meglio quando si
stava peggio. Infatti, dopo
accurate ricerche storiche
(probabilmente i racconti
della nonna) essi riescono
ad imputare al Nord e
all’Unità d’Italia ogni male
del
Mezzogiorno,
dall’arretratezza economica
ai disastri ambientali, dallo
spreco
di
fondi
a
nientemeno che la Mafia
stessa. I nuovi padrini sono
di
certo
disonesti
imprenditori brianzoli che,
abilmente camuffati, si
esercitano
costantemente
nell’apprendimento
del
dialetto
campano,
per
fingersi membri dell’onesta
famiglia dei Casalesi.
Se però ci si chiede quale
sia il personaggio storico nei
confronti
del
quale
i
sedicenti membri di Noi Sud
nutrono il maggior astio, vi
12
è
un’unica
risposta:
Giuseppe Garibaldi. L’eroe
dei due mondi, infatti, non
è
particolarmente
apprezzato presso una parte
della
popolazione
del
Mezzogiorno, probabilmente
a
causa
del
suo
luogotenente, Nino Bixio,
colpevole della “strage” di
Bronte (un eccidio di ben
cinque morti). Che uomo
turpe, ha osato liberarci
mentre
vivevamo
nella
prosperità e nella libertà.
Ad
alcuni
di
questi
cosiddetti
meridionalisti
piace
molto
anche
inquinare
le
fonti
storiografiche con i loro
sogni
e
delle
loro
frustrazioni. Se capita di
svolgere ricerche sul Regno
delle Due Sicilie, infatti, ci
si imbatterà in lodi ai
Borbone e sviolinate sulla
fiorente economia del Sud,
sia dal punto di vista
agricolo (nulla di strano)
che da quello industriale
(sic), con particolare lodi
alla finanza che, grazie alla
sua semplicità, sottraeva i
felici cittadini alle tasse e
ai balzelli.
Si parla addirittura di un
patrimonio statale di circa
400 milioni di lire d’oro,
corrispondenti
a
un’altissima
percentuale
della moneta attualmente
circolante in Italia. Peccato
che il prode Nitti (autore di
questa
falsificazione
Anno 6 - Numero 4
Marzo 2011
liberopensiero
storica)
non
abbia
considerato che i dati da lui
assunti a sostegno della sua
tesi provenivano da un
rapporto della zecca, che
indicava il denaro ricevuto
durante la conversione della
lira; insomma, i prodi
signori dell’economia del
Mezzogiorno tenevano i
soldi sotto il materasso.
In quanto ai soprusi dei
Savoia, sorge spontaneo un
dubbio: non sono stati
domini piemontesi anche la
Sardegna e il Lombardo –
Veneto, senza contare i
regni dell’Italia centrale
annessi
poco
prima
dell’Unità? E non sono forse
noti a tutti i crimini
perpetrati
dal
governo
sabaudo a danno di questi
popoli? Furono i Milanesi a
subire
le
cannonate
dell’esercito del generale
Bava Beccaris, mentre i
Sardi non avevano ottenuto
una rappresentanza a Torino
nonostante il loro impegno
nella difesa del Regno di
Sardegna; eppure non mi
sembra che attualmente in
una di queste due regioni ci
si lamenti dell’Unità d’Italia
o
del
Piemonte
per
eventuali
danni
all’economia: in Lombardia,
evidentemente, non ci si
può lamentare, ma la
Sardegna conta su un infimo
PIL pro capite.
Mi chiedo dunque perché,
come
Italiani,
siamo
costantemente costretti a
questi
ragionamenti,
a
valutare il “What if” della
secessione,
o
del
federalismo più estremo:
desideriamo
veramente
l’Italia divisa in Padania,
Etruria ed Ausonia? Voglio
proprio
vedere
Torino
svuotata degli Italiani di
13
origine meridionale, Roma
che si accinge a eliminare
tutte le istituzioni ormai
inutili o Napoli e Palermo
che fronteggiano da sole il
mercato
internazionale:
auguri a tutti.
Quando capiremo che sono
inutili i lamenti e i
rimpianti? Siamo un popolo
ridicolizzato anche perché
non riusciamo mai ad
affrontare i nostri problemi,
limitandoci a fare tanto
chiasso contro l’unica cosa
di cui dovremmo andare
fieri, e abbiamo bisogno di
un comico per ricordare le
nostre origini!
Forse erano biasimevoli
Garibaldi, Mazzini e Cavour
per il loro comune sogno di
un’Italia unita, dato che si
sono prodigati per donarci
una storia che oggi è alla
mercé
di
qualunque
frustrato. Grazie, almeno ci
avete provato.
Anno 6 - Numero 4
Marzo 2011
liberopensiero
La
rivoluzione
in
Egitto
Tommaso Pirfo
[...] e affonda le sue radici
nella
povertà
e
nella
frustrazione del popolo. La
corruzione, i soprusi, le
violenze e le ingiustizie che
hanno
caratterizzate
la
trentennale dittatura di
Mubarak hanno costretto le
genti,
esasperate
ed
affamate,
a
ribellarsi,
costringendo il raìs alla
fuga.
Chi ha visitato il Cairo avrà
sicuramente avvertito nelle
persone il bisogno e la
necessità
di
un
cambiamento radicale, che
possa a portare alla nascita
di uno stato democratico in
cui la sovranità popolare
appartiene al popolo. Uno
stato dove possa regnare
l’uguaglianza, termine che
come dice Rousseau ne “ Il
contratto
sociale”
non
comporta che i gradi di
ricchezza e potere debbano
essere gli stessi tra i
cittadini, ma comporta che
il
potere
non
debba
giungere ad alcuna violenza
e debba sempre esercitarsi
sulla base del grado e delle
leggi. Un paese quindi in cui
la legge sia uguale per tutti:
dal più ricco al più povero.
Chi ha preso parte alle
manifestazioni,
chi
ha
guidato la rivolta e occupato
piazza Tahrir ha lottato per
questo tipo di uguaglianza,
esprimendo anche la propria
frustrazione per le attuali
condizioni
di
miseria
dell’Egitto. Osservare le
Piramidi e la Sfinge che si
stagliano sullo sfondo del
Cairo, in contrasto con i
vecchi palazzi fatiscenti, è
certamente simbolo della
decadenza di una nazione
che un tempo poteva essere
considerato centro culturale
del
mondo.
Chi
ha
manifestato lo ha fatto per
denunciare anche questo: è
necessario un rinnovamento
strutturale.
Con le dimissioni di Mubarak
e la conseguente fine della
dittatura l’Egitto ha dato il
via a un processo storico
che, dopo un periodo di
transizione in cui il potere
sarà nelle mani dei militari,
porterà alla nascita di una
democrazia. N.Bobbio in “IL
futuro della democrazie”
afferma che essa “deve
essere caratterizzata da
un’insieme di regole che
stabiliscono
chi
è
autorizzato a prendere le
decisioni collettive e con
quali procedure”. Il grande
sforzo compiuto dal popolo
egiziano per spodestare il
rais è solo l’inizio del
tortuoso percorso volto a
formare una democrazia.
Sarà
lo
stesso
popolo
attraverso
il
voto
a
riconoscere
nuovamente
degli
individui
le
cui
decisioni potranno essere
accettate come decisioni
collettive soltanto se prese
rispettando le leggi e le
procedure.
L’Egitto
dopo
anni
di
14
dittatura riscopre che il
pensiero, come afferma
Alexis De Tocqueville “è un
potere invisibile e quasi
inafferrabile, che si prende
gioco di ogni tirannide. Ai
nostri giorni i sovrani più
assoluti
d’Europa
non
saprebbero impedire ad
alcuni pensieri ostili alle
loro autorità di circolare
liberamente nei loro stati e
fino in seno alle corti”.
La rivoluzione è stata
possibile soltanto grazie
all’intento e alla volontà
comune del popolo: dopo
aver abbattuto la tirannide
e dimostrato che il Paese
egiziano
appartiene
al
popolo è necessario dare
avvio
al
processo
di
ricostruzione politica del
paese.
Il
vento
di
rivoluzione che ha investito
l’ex colonia inglese soffia
ora sugli altri stati del Nord
Africa: Libia, Tunisia... ed è
ora giunto fino al Golfo
Persico, in Bahrein, e da
alcuni giorni anche in Iran.
Le dittature tunisine e
libiche di Ben Ali e Gheddafi
tremano al pensiero che la
rivoluzione possa investire
anche i paesi da loro
governati e ricorrono a
qualsiasi
forma
di
repressione pur di fermare
la rivolta. È la primavera
dell’Africa, ed è appena
iniziata.
Anno 6 - Numero 4
Marzo 2011
liberopensiero
L'uomo:
una
specie
in
via
d'estinzione
Federica Messina
“May we Live Long and Die
Out.” è il motto del
Movimento per l'Estinzione
Umana
Volontaria,
altrimenti chiamato VHEMT
(Voluntary Human Extinction
MovemenT).
Come si può facilmente
intuire dal nome, questo
movimento si è posto come
obiettivo l'estinzione della
razza umana per risolvere il
problema
della
sovrappopolazione
e
di
conseguenza fare meno uso
delle risorse naturali in
esaurimento.
L'estinzione
della
specie
umana
consentirà
una
lenta
guarigione dell'ecosistema
terrestre dai danni causati
dell'uomo.
Non c'è bisogno di lasciarsi
trasportare dalla fantasia e
immagini da scene di film
con un suicidio di massa in
una piazza o armi di
distruzione lanciate contro i
cittadini terrorizzati. Ciò
che questa organizzazione
intende fare è piuttosto
semplice e quasi ironico:
evitare
di
riprodursi.
Non esiste propriamente un
fondatore del VEHMT, ma
Les U. Knight fu il primo a
dare nome a questa filosofia
di vita che probabilmente
esisteva già da anni, ma che
non è mai stata registrata
nella storia. Les U. Knight
con una semplice deduzione
logica
giunse
alla
conclusione che il pianeta in
cui viviamo e di cui siamo la
specie dominante starebbe
molto meglio senza di noi;
la cosa migliore da fare per
aiutare la Terra sarebbe
quindi
estinguersi,
o
perlomeno ridurre il numero
delle
persone
che
la
abitano. Perciò Knight si
sottopose ad un intervento
di
vasectomia
a
soli
vent'anni, impedendosi così
di
procreare.
L'organizzazione non obbliga
nessuno dei suoi membri
alla
sterilizzazione,
né
appoggia l'aborto. Il VEHMT
agisce per la protezione del
pianeta, ma non odia la
razza umana in sé; ritiene
solo che questa abbia un
comportamento
autodistruttivo,
danneggiando oltre a sé
stessa anche l'ambiente in
cui vive. Inoltre è troppo
prolifica.
Chi
aderisce
diventa Volontario rinuncia
spontaneamente ad avere
figli; una persona che ne ha
già avuti può in ogni caso
diventare un Volontario e
decidere di non averne più,
senza per questo dover
subire operazioni o arrivare
ad altri metodi drastici.
Diversi dai Volontari sono i
Simpatizzanti,
che
sostengono
l'iniziativa
dell'estinzione
umana
volontaria cosicché si possa
arginare
la
crescita
demografica. I Simpatizzanti
promuovono il concetto di
15
ridurre il numero della
razza umana in modo che il
pianeta possa sostenere
adeguatamente sia l'uomo
che le altre forme di vita
senza esaurire le risorse
vitali.
La
principale
differenza tra Volontari e
Simpatizzanti è che questi
ultimi non credono sia
concretamente
fattibile
l'estinzione, né che
sia
auspicabile. Ammettono che
questo non è il tempo
giusto in cui far nascere i
propri figli, con le guerre,
l'inquinamento
e
le
catastrofi
naturali
recentemente aumentate a
sconvolgere il mondo, ma
sono pronti a prendersene
la
responsabilità.
I sostenitori del VEHMT non
si aspettano di vedere la
razza umana scomparire da
un
giorno
all'altro,
ovviamente.
Considerano
già un successo quando
qualcuno
decide
volontariamente di aderire
alle loro idee. Godono di
questi piccoli successi in
quanto sanno bene che
l'obiettivo prefissatosi è
quasi
impossibile
da
ottenere, ma il pensiero di
poter salvar la Terra e con
essa
molti
animali
minacciati dall'uomo li fa
andare avanti nella loro
campagna verso l'estinzione
della loro stessa specie.
Anno 6 - Numero 4
Marzo 2011
liberopensiero
La scuola di ieri
Filippo Ascolani
In questi ultimi mesi ( e
anni), durante le discussioni
riguardo la riforma Gelmini
e l’ educazione in generale,
è stata piú volte citata la
fantomatica “ Scuola di ieri
“, in cui gli studenti erano
piú educati, gli insegnanti
meglio preparati e via
discorrendo.
Nel tentativo di scoprire se
tutto ció fosse vero, siamo
arrivati fino ad Alessandria,
dove un’ insegnante ora in
pensione ci ha accolto a
braccia
aperte.
Prima di tutto grazie per
aver
accettato
questo
colloquio.
Lei è stata studentessa dal
1931 fino al 1949 e
insegnante dal 1954 al
1991.
Giusto?
Esatto. Ero docente di
lettere prima alle scuole
medie e poi all’ ITIS di
Alessandria.
Da quello che ha saputo,
cosa pensa della riforma
Gelmini?
Riguardo
all’ Universitá
ritengo che sia una riforma
giusta perché si è rimediato
a una serie di grossi errori
del passato, eliminando
alcune cattedre e corsi che
venivano
assegnati
a
professori che si trovavano
ad
avere
un
numero
modestissimo di alunni, con
il conseguente spreco di
denaro.
Allora perché i ragazzi
hanno
protestato?
Credo che molti si siano
trovati a credere di avere
meno
possibilità,
senza
pensare che molte facoltá
non
davano
effetive
speranze di lavoro. Inoltre
penso che alcuni abbiano
partecipato
alle
manifestazioni per ragioni
politiche.
Passiamo alla scuola di ieri:
lei pensa che sia possibile
fare un confronto con la
scuola di cinquanta o
ottanta
anni
fa?
I confronti si possono
sempre fare, tenendo conto
dei grandi cambiamenti
anche culturali e strutturali
della societá; per esempio
allora,
quando
ho
cominciato il mio processo
d’ istruzione soltanto le
scuole elementari erano
obbligatorie, non esistevano
le scuole medie, ma, dopo
uno specifico esame di
ammissione,
si
poteva
accedere
alla
scelta
definitiva del proprio corso
di studi; si sceglieva giá a
dieci anni l’ eventuale
indirizzo della scuola che
sarebbe terminato con la
maturitá, suddiviso in classi
Inferiori e poi Superiori;
oppure esisteva un corso di
tre anni denominato “
Avviamento al lavoro”, in
cui i ragazzi, oltre a qualche
nozione
culturale,
imparavano come inserirsi
molto presto in qualche
piccolo impiego; oppure
erano presenti le Magistrali,
in cui si diventava maestri
16
di scuola, e gli istituti
tecnici,
per
ragionieri,
geometri
e
periti
industriali,
in
cui
si
otteneva
un
diploma.
Quante
facoltá
erano
allora
disponibili
?
Innanzitutto
si
poteva
accedere all’ Universitá
soltanto tramite i Licei; ora
tramite qualunque tipo di
scuola superiore. Il numero
di indirizzi era molto piú
esiguo, circa una decina.
Per esempio la facoltà di
lettere
presentava
due
opzioni: Lettere Antiche o
Lettere
Moderne.
Non
c’erano
tutte
quelle
ramificazioni
disponibili
adesso, alcune delle quali
rischiano di essere inutili
per studenti in cerca di
lavoro.
Ora sussiste il problema
degli immigrati, pensa che
sia veramente grave, o sia
come
il
problema,
presente in quegli anni,
dei ragazzi provenienti
dalle
campagne?
Prima di tutto quando ho
cominciato a frequentare le
scuole
superiori,
specialmente nei Licei, gli
alunni erano molto pochi,
perlopiú maschi, e quindi
era una scuola molto
selettiva e in genere
frequentata da chi aveva
spiccate attitudine allo
studio.
Oggigiorno
la
frequenza
è
molto
aumentata
(
complice
l’obbligo fino ai sedici
Anno 6 - Numero 4
liberopensiero
anni); è un fatto positivo,
ma è piú difficile il lavoro
dell’ insegnante, che spesso
deve adattare il proprio
lavoro
al
grado
di
preparazione
della
scolaresca, in cui si trovano
spesso ragazzi stranieri.
Riguardo i ragazzi delle
campagne,
nelle
scuole
elementari,
i
maestri
insegnavano
contemporaneamente
a
ragazzi di prima e quinta
elementare, problema che si
aggiungeva a quello naturale
dell’
ignoranza.
Pensa che veramente i
ragazzi allora fossero piú
educati, o il problema della
condotta sussistesse anche
allora?
Da quello che vedo, che
sento e che mi è riferito dai
miei ex colleghi, il problema
si è molto aggravato e ci
vorrebbe un’altra lunga
Marzo 2011
intervista per trovare le
ragioni
di
questo
peggioramento. Per esempio
il non aver piú dato nessun
valore al voto di condotta,
che e´stato reintrodotto da
poco; esso infatti frenava
molto i comportamenti non
a norma degli studenti.
Inoltre si dovrebbe indagare
sul perché i ragazzi ancora
all’Universitá commettano
gravi errori di ortografia,
ma anche per questo ci
vorrebbe un altro discorso.
Dopo tante critiche, cosa si
puó dire di buono sulla
scuola
di
oggi?
Oggigiorno
i
giovani
posseggono
fonti
di
informazioni che prima non
esistevano,
sempre
che
siano utilizzati in maniera
corretta e senza impigrire o
addirittura danneggiare i
ragazzi.
Inoltre
è
confortante
che
una
persona, di qualunque ceto
o etá sia, possa avvicinarsi
agli studi e avere scambi
con le scuole e le culture
straniere. Molto importanti
e lodevoli le gite di
istruzione, perché allora o
non
c’erano
o
erano
pochissime.
Inviateci i vostri articoli,
m
o
c
.
l
i
a
m
g
@
i
t
r
e
m
b
o
e
c
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j
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l
r
a
p
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17
Anno 6 - Numero 4
Marzo 2011
liberopensiero
La
liberta'
di
dissentire
Giuliana Cassia
Ciò che succede, il male che
si abbatte su tutti, avviene
perché la massa degli
uomini
abdica
la
sua
volontà, lascia promulgare
le leggi che solo la rivolta
potrà abrogare, lascia salire
al potere uomini che poi
solo un ammutinamento
potrà rovesciare
(Antonio Gramsci)
«Chi sono i tuoi miti?» «
August Landmesser e Stan
Cullis»
«No, scusa, non ci siamo
capiti, chi sono i tuoi miti?»
«August Landmesser e Stan
Cullis»
Veramente, ma chi sono? E
perché si possono assumere
a buon diritto il titolo di
"mito"? Un operaio di
Amburgo e un calciatore‐
allenatore inglese possono
diventare dei miti? Sì. E non
solo il secondo, perché per
un calciatore è facile
diventare un mito, mentre
per un operaio no.
Una foto. Una fotografia
fantastica testimonia in
tutta la sua semplicità il
coraggio di un uomo. Un
uomo, solo in mezzo alla
massa, nel 1936 ha avuto la
forza di non fare quello che
gli chiedevano di fare ben
sapendo verso cosa andava
incontro. Infatti non è
passato inosservato questo
gesto al contempo ingenuo,
semplice e coraggioso , e il
signor Landmesser è stato
condannato
per
Rassenschande, per aver
disonorato la razza, ed è
stato mandato nel campo di
prigionia di Börgermoor, nel
quale
erano
presenti
numerosissimi
prigionieri
politici e le condizioni erano
molto simili a quelle dei
campi di concentramento.
Chissà cos'avranno pensato i
suoi colleghi vedendolo,
chissà
se
erano
profondamente convinti di
fare la cosa giusta, chissà
perché
non
si
sono
ammutinati anche loro,
chissà.
E Cullis, Cullis cosa ha fatto
di notevole oltre ad aver
avuto una sorprendente
carriera calcistica sia nei
panni di giocatore (capitano
dei
Wolverhampton
Wanderers e della nazionale
inglese) sia in quella di
allenatore
(sempre
dei
Wolves)? Ha scelto. Ecco
cosa ha fatto di notevole.
Berlino 1938, amichevole
Germania‐Inghilterra,
ai
calciatori
inglesi
viene
imposto di fare il saluto
nazizta davanti a Adolf
Hitler e Cullis si rifiuta. Lui
viene
cacciato
dalla
squadra, l'Inghilterra vince 6
a 3. Ma chi ha vinto
realmente? Quelli che hanno
abdicato ancora una volta la
loro volontà o chi ha avuto
una reazione di orgoglio e
ha perso per molto tempo la
possibilità di giocare per la
sua nazionale?
Cosa avreste fatto voi che
18
vivete e siete cresciuti in
democrazia, voi uomini
liberi in queste situazioni?
Avreste
assecondato
la
pancia, la testa o la vostra
dignità? C'è ancora posto
per un po' di coraggio in
questo mondo indifferente?
Certo, i plateali gesti di
Landmesser e Cullis non
possono essere paragonati
all'azione di coloro che, per
liberarci dalla tirannia,
hanno
fisicamente
combattuto rischiando e
perdendo la vita e forse,
parlando di loro, la parola
"eroe" è fuori luogo.
Ma
io
faccio
un'altra
considerazione:
se
ci
fossero state più persone
come loro dall'inizio, è
lecito pensare che forse non
saremmo mai giunti alla
catastrofe del nazismo?
Ecco il dilemma: se massa
degli uomini non abdicasse
la
sua
volontà,
non
avremmo poi bisogno di
contare milioni di morti per
distruggere i mostri creati
dal sonno della ragione.
Anno 6 - Numero 4
Marzo 2011
eventi
Eventi
di
marzo
aChiara
cura Giraudo
di Alessandro Brizzi
1
marzo
– Assemblea
studentesca pomeridiana.
1 marzo – Incontro sul
bullismo e l’abuso di alcol e
droga nell’aula magna della
sede dalle 9 alle 12, rivolto
alle classi 2F, 2I, VD, 2G, VA
e VB.
2 marzo – 3° incontro del
progetto cinema su “Lo stile
del moderno: il cinema tra
narrazione
e
rappresentazione. Problemi
teorici
e
analisi
di
sequenze” , che si tiene
nell’aula
video
della
succursale dalle 14:45 alle
16:45.
4 marzo ‐ Conferenza
stampa di presentazione del
programma
di
Biennale
Democrazia 2011 presso il
Foyer del Toro del Teatro
Regio
di Torino.
Sono
previsti progetti per le
scuole, dunque le classi che
desiderano iscriversi possono
farne domanda al proprio
coordinatore.
4 marzo ‐ XVIII Convegno
interregionale della stampa
studentesca presso il cinema
Lumière di Asti
14 marzo – termine ultimo
per
le
iscrizioni
alle
Olimpiadi di Filosofia.
14, 15 e 16 marzo –
udienza parenti in sede
dalle 16 alle 19.
16 marzo – Incontro con
Andrea Bajani alle ore 14:30
nell’ambito delle attività
del Circolo di Lettura.
17 marzo – Festa nazionale
per i 150 anni dell’Unità
d’Italia.
19 marzo – Manifestazione
in ricordo delle vittime di
mafia
a
Potenza:
i
rappresentanti richiedono la
partecipazione
di
una
delegazione del Gioberti.
19 marzo – Olimpiadi di
Filosofia.
20 marzo – Termine ultimo
per l’iscrizione al concorso
“Hermes”.
23 e 24 marzo – Giochi
Sportivi Studenteschi di
badminton presso il liceo
Giordano Bruno.
Fine marzo – Concerto del
Gioberti: per proporre dei
gruppi,
contattare
i
rappresentanti.
E' nato il blog del Joe Berti!
Ogni mese oltre alla copia cartacea è ora disponibile la versione online del nostro giornalino.
Hai letto un articolo e vuoi commentarlo? Vuoi complimentarti con un autore?
Vuoi criticare qualcosa che non ti è piaciuto del Joe Berti? Vai all'indirizzo:
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19
Anno 6 - Numero 4
Marzo 2011
in bacheca
Dillo
a
Joe
gestita da Giulietta de Luca
Laconsiglia
redazione
Una questione privata
di Beppe Fenoglio
Tommaso
Consiglio
questo
libro
perchè
raccoglie tutti quegli sragionamenti,
supposizioni campate per aria, "e se"
che nessuno scrive su carta. E sono
comicamente fantastiche.
Lara
Lo consiglio a tutti gli amanti del teatro
perché
è
un'appassionante
storia
d'amore e onore tipicamente barocca.
Federica
Alessandro
TOLLERANZA ZORO
Operette Ipotetiche
di Ugo Cornia
Le cid
di Pierre Corneille
Consiglio rivolto a tutti coloro che sono
stanchi di subire citazioni da Wikipedia, come
se esse fossero fondate su una pur minima
fonte
attendibile:
abbandoniamo
l'enciclopedia aperta a tutti, proprio perché
è aperta a tutti. Checché ne dica Grillo, il
Web mente allo stesso modo della carta; ci si
mette solo più tempo ad accorgersene.
perché
perché
perché
perché
è romano
è opinione satirica
è tanto simpatico
sto andando avanti a pane e zoro
Giuliana
Incantesimo a orologeria
di Vivian Vande Velde
Una ragazzina americana di 15 anni è in
vacanza da alcuni parenti nel sud della
Francia. L’estate trascorre tranquilla e lei
inizia ad annoiarsi fino a quando un giorno
trova uno strano pozzo in cui le cade
l’orologio e lei lo segue. Attraverso quel
magico passaggio si ritroverà, al suo risveglio,
nell’antico Medioevo e per tornare nel mondo
reale evitandone la distruzione dovrà trovare
il suo orologio. Consiglio questo libro perché
accosta la realtà alla magia e all’antichità
rendendo la storia molto interessante.
Chiara
[email protected]
20
Anno 6 - Numero 4
in bacheca
Marzo 2011
BookCrossing
Giornalino del volontariato
Giulietta
Filippo
Perché è una pratica utile e salutare;
è completamente gratuito e nell'atrio
della nostra scuola una montagna di
libri aspettano di fare amicizia con
voi.
Approfittatene.
Vorrei consigliare il film Il pianista
sull'oceano, di Giuseppe Tornatore,
perché tutti lo possono capire ed è
pieno di filosofia.
Gaia
Consigliato a chiunque voglia tuffarsi in una
nuova esperienza e abbia la capacitá e la
voglia di scrivere o filmare dei video. Sarà ben
accetto in un giornalino solamente online!
Per informazioni chiedere a Filippo Ascolani,
5A.
Cercasi bassista per un gruppo hard
rock/metal.
Per informazioni, contattare Nicolò,
5A.
Inviateci i vostri articoli,
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l
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p
n
d
r
r
o
o
i
g .joeberti.w
www
disegni, vignette, poesie o
semplici suggerimenti
all'indirizzo:
Per commentare o
semplicemente rileggere
gli articoli del Joe Berti, vai sul blog:
21
Anno 6 - Numero 4
Marzo 2011
scrittura creativa
Lettera
alla
TV
Sofia Ferrara
Cara Televisione,
Ho 15 anni, e vengo
da una famiglia di
tuoi
grandi
ammiratori.
La sera dopo cena ci
piace (I'm lovin it;
Lidl ogni giorno è
speso
bene;
Wolkswagen
das
Auto)sederci
tutti
insieme sul divano,
premere
il
pulsantino rosso e
guardarti.
(Olaz.
Perchè voi valete;
...questo è il mio
mulino;
Svizzero?
No, Novi).
Ma
non
appena
posiamo il didietro
sui cuscini bianco‐
grigini del nostro obsoleto
divano, iniziamo a discutere.
(Passa a Vodafone; Rocchetta
e Uliveto sono acque della
salute; Viakal agisce contro il
calcare).
Innanzi tutto c'è il povero
sfigato che arriva troppo
tardi, spesso io, e si deve
accontentare del pavimento
a
causa
delle
ridotte
dimensioni del divano. (Sky
liberi di...; Media Shopping,
lo shopping direttamente a
casa tua; Kinder bueno bontà
a cuor leggero); mio fratello
è puntualmente stravaccato
sulla poltrona (Activia con
bifidus actiregularis; Redbull
ti mette le aliii; Mielpops bzz
bzz bzz ) e mia sorella
puntualmente gli urla dietro
per esprimere la sua volontà
di occupare il privilegiato
posto.
Mio
padre
sovrasta
le
proteste zittendoli “..shhh
che inizia il tg!” ( Bastoncini
Findus per i capitani di
domani; Fiat Panda l'auto
ufficiale per fare quello che
ti pare; Ti piace vincere
facile? Gioca al lotto).
Mia sorella accantona l'ascia
di guerra per il momento,
ma lancia un'ultima micidiale
occhiata al suo eterno
nemico e si sistema tra me e
la mamma. (Listerine una
bomba per la tua igiene
orale; Quando non c'è lo
spazzolino
c'è
Daygum
protex; Le nouveau parfume
22
de Christian Dior)
Ma il più grande e
problematico
dilemma
nella
nostra famiglia è
sempre
stato
decidere che cosa
guardare. Era un
problema di quando
eri
ancora
analogica, pensa ora
che hai più di 200
canali!
(Viakal
agisce
contro il calcare; AB
Rocket per rendere
più divertenti quei
noiosi
esercizi;
Hiphopize yourself)
Mio padre riafferma
il suo ruolo di
capofamiglia
e
proclama “ ....si guarda
Ballarò voi bimbi dovete
andare
a
dormire!”
(Mediashopping lo shopping a
casa tua; Banca Mediolanum,
tutto intorno a te; Gocciole
partire con più gusto!),
essendo ancora padrone del
telecomando ha il potere, e
schiaccia 3. ( Con Tantum
Verde siamo tutti Boccasana;
PoltroneSofà beato chi se lo
fa il sofà; Garnier prenditi
cura di te)
Ma io e i miei fratelli siamo
creature
pazienti,
attendiamo la pubblicità,
che arriva dopo poco, e zac!
Il magico oggetto è mio!
(Contro
i
sintomi
dell'influenza c'è Zerinol o
Anno 6 - Numero 4
Marzo 2011
scrittura creativa
ZerinolFlu; La prima uscita a
soli 99 centesimi; Rii‐co‐
laa).
Scattante come tigre metto
su 8, MTV.
Proteste, lamentele, una
piccola
lotta
per
il
telecomando, che difendo
strenuamente.
Ma mio padre non tarda a
ricordarci che lui è il più
grosso e riporta l'ordine.
Cambia su 3. (Rotoloni
Regina non finiscono mai!;
Finish la brillantezza del
diamante; Solo con A,
questo
mese,
la
coloratissima shopping bag).
Dato che la pubblicità
persiste, su insistenza del
mio fissato fratello, il gran
capo gira su Sportitalia. (Nel
mio intimo c'è Chilly;
GrissinBon
stuzzica
l'appetito e la fantasia;
Whirlpool
sensing
the
difference)
La curva delle donne si
rivolta, e impedisce alla
componente maschile della
famiglia
di
sentire
le
concitate
parole
del
telecronista (non c'è 12
senza 88; Opel wir leben
Autos; Dove c'è Barilla
c'èInaspettatamente,
mia
madre, afferra il nero
scettro,
e
spegne
la
meravigliosa scatola nera.
“Bimbi a nanna! Forza!”
(BMW il piacere di guidare;
Tuborg ma light; Contro il
malditesta Moment)
Sappiamo bene che la
mamma è irremovibile, e
rassegnati ci avviamo verso
le nostre camere.
Alla fine se ci chiedessero
mai cosa vediamo la sera in
tv, (Vitasnella l'acqua che
elimina
l'acqua;
Una
soluzione Sanofi Aventis;
di citazione in citazione
Vodafone tutto intorno a te)
penso che la nostra risposta
potrebbe variare parecchio
da persona a persona. Ma se
facessimo un calcolo preciso
la risposta sarebbe una sola:
pubblicità.
Tutto era perduto? Era inevitabile che fosse cambiato? Dovevo dimenticare?
Dobbiamo chiudere gli occhi? Dobbiamo perdonare, poiché ognuno vive di
briciole? Dobbiamo pensare che tutto ciò che ci tormenta è ben piccola cosa
visto dalle lontanissime stelle, Altazor, Grapatax, Mab, Zelda e Dandelion?
Oppure, proprio perché siamo piccola cosa, dobbiamo combattere per la nostra
briciola di giustizia, o le stelle crolleranno?
Da Margherita Dolcevita, Stefano Benni, 2005
Lara Saccani
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Anno 6 - Numero 4
Marzo 2011
sport
Violenza
mediatica
Daniele Bringhenti
Ieri, mentre ritornavo a
casa, ho gettato lo sguardo
fuori dal finestrino della
auto; senza avere il tempo
di volgere gli occhi in altre
direzioni,
nel
cortile
recintato di un condominio
ho visto una madre giocare
con il proprio bambino,
all’incirca di 5 anni, e due
ragazzi adolescenti divertirsi
contemporaneamente
allo
sport più bello e più seguito
del mondo: il calcio.
Questo sport appassiona
tutti, dal momento in cui si
vede una partita di calcio,
amatoriale o professionista,
istantaneamente ce ne se
innamora; viene praticato
da tutti e in svariati modi,
dai semplici calci di rigore
tirati con lo scopo di
segnare al proprio migliore
amico alle partite di calcio a
5 alle partita di Serie A,
della Liga Spagnola, della
Premier
League,
dell’Eredivisie o di qualsiasi
altro
campionato
del
mondo.
Il calcio è un evento che
permette alle persone di
radunarsi, è una passione
che coinvolge gli animi e
scaturisce i sentimenti; le
partite
della
Nazionale
uniscono l’intero popolo, le
partite dei singoli Club
uniscono bambini, ragazzi,
adulti
e
anziani
caratterizzati da una fede
calcistica sorta nei modi più
impensabili: tramandata di
padre in figlio, per passione
verso un calciatore, o
talvolta semplicemente per
casualità, senza che nessun
fattore esterno agisca su di
noi. Ci si può innamorare di
una squadra senza alcuna
determinata ragione o per
futili motivazioni, ma dal
momento in cui si diventa
veri tifosi si comincia ad
assaporare il vero calcio:
mentre la propria squadra
gioca si provano tutti i
sentimenti
dell’animo
umano, dalla tensione, alla
paura,
all’ansia,
alla
tristezza, alla gioia, alla
rassegnazione,
alla
speranza. Quei 90 minuti
settimanali di partita sono
un
lasso
di
tempo
sicuramente
minimo
in
confronto ai 10080 minuti
che
compongo
una
settimana; eppure per un
appassionato di calcio tutto
ruota intorno a quest’ora e
mezza, dall’attesa fino al
post‐partita. E tra una sfida
e l’altra naturalmente è
naturale che un tifoso di
calcio legga giornali, guardi
programmi sportivi , discuta
con altri tifosi su forum su
Internet; tutto ciò di cui
desidera
informarsi
nel
momento in cui vuole
leggere notizie calcistiche è
solamente il calcio, non altri
24
argomenti,
ugualmente
assai importanti, talvolta
anche di più, ma che è
necessario distinguere e
separare dallo sport, come
la politica.
Eppure, inspiegabilmente,
negli ultimi tempi ciò non si
sta più verificando; giornali
e
programmi
sportivi
inseriscono la politica in
mezzo a notizie sportive,
quasi fossero la stessa cosa.
Un esempio citabile, riferito
alla Gazzetta dello Sport, il
più letto dagli Italiani, è la
prima pagina de La Gazzetta
dello Sport del 31 ottobre
2010, il cui titolo risulta
essere “Bunga Bunga Juve”.
Penso che non sia necessario
spiegare
il
significato
dell’espressione
“Bunga
Bunga”
utilizzata
frequentemente dai media
negli ultimi mesi. E con ciò
naturalmente
non
mi
riferisco
soltanto
alla
Gazzetta, tanto che lo
stesso titolo fu riportato
nella prima pagina di
Tuttosport lo stesso giorno
31 ottobre 2010. Ironia della
sorte. Sembrerebbe quasi
che fosse stato stipulato un
accordo, ma in buona fede
si spera piuttosto che la co‐
presenza dello stesso titolo
su entrambi i quotidiani
sportivi più letti in Italia sia
dovuta a posizione politiche
o in ogni caso opinioni su
Anno 6 - Numero 4
Marzo 2011
sport
su
determinate
persone. Opinioni e
posizioni, che sono
comunque
ampiamente
condivisibili,
ma
che
non
dovrebbero
interferire però nel
calcio.
La
“violenza
mediatica”
si
rivolge
perciò
evidentemente ad
una o più squadre
del
nostro
campionato,
con
l’unico scopo di
preservare
una
squadra,
onesta
per
eccellenza
dopo
Calciopoli
2006, su cui ci
sarebbe tanto da
dire, magari in un
futuro
articolo.
Esempio evidentissimo di
questa
affermazione
riguarda, nuovamente, la
Gazzetta dello Sport; vi
riporto dunque due citazioni
dal loro sito web:
‐ “L’Inter passa in vantaggio
presto (7’), con un gol
veloce come la punizione
battuta al limite delll'area
da Eto’o. La difesa del
Cagliari è sorpresa, Kharja è
libero in area: primo tiro
ribattuto, sul secondo prima
deviazione ininfluente di
Ranocchia, poi anche quella
di Canini. Il gol è del
difensore
interista,
non
tanto perché se lo merita
(altra gran partita per lui),
serve di testa il
brasiliano
nell'area
piccola; evidente il
controllo
con
il
braccio sinistro e la
girata
che
batte
Sorrentino. Il Chievo
urla
di
rabbia.”
(Chievo‐Milan 1‐2 del
21/02/2011).
Da
notare
la
differenza di termini
adoperati,
nonostante
il
fuorigioco
di
Ranocchia fosse più
che evidente e il fallo
di
Robinho
inesistente
o
nei
limiti
del
regolamento, poiché
a contatto con la
spalla o il petto.
ma perché così dice la
regola Fifa. Una deviazione
(che c'è) di un giocatore in
attacco
cambia
il
marcatore, quella di un
giocatore difendente no.
Fanta‐possessori di Kharja,
mettetevi l’anima in pace.
Per
eventuali
reclami
rivolgersi a Sepp Blatter. Più
che
del
marcatore
ci
sarebbe da discutere sulla
posizione di Ranocchia, che
probabilmente
è
in
fuorigioco.” (Inter‐Cagliari
1‐0 del 20/02/2011);
‐ “Al 25' la superiorità
territoriale del Milan si
trasforma
nel
gol
di
Robinho. Cassano pennella
dalla destra per Ibra che
25
Nonostante tutto ciò,
nessuno dice niente.
Domani
21/02/2011,
la
maggior parte dei tifosi di
calcio italiani si alzerà da
letto, andrà al bar davanti
ad una copia della Gazzetta
dello Sport e discuterà sul
fallo di Robinho, dimentica,
o meglio, non informata
riguardo
al
fuorigioco
evidente
di
Ranocchia,
addirittura più avanti del
portiere. Così va il mondo
del calcio al giorno d’oggi.
Ma
la
speranza
nella
giustizia
è
l’ultima
a
morire.
Anno 6 - Numero 4
Marzo 2011
LA VIGNETTA
Lotta
all'ultimo
pacchetto
Federica Messina
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Anno 6 - Numero 4
Marzo 2011
svago/l'oroscopo
L'oroscopo
Federica Messina e Giuliana Cassia
Ariete
Marzo è un mese pazzerello e
l'avrete notato già dai primi
mesi. La vostra salute va su e
giù come i vostri voti, sembrate
delle
montagne
russe
impazzite! Fortuna che ci sono
amici speciali come il vostro
cane a tirarvi su!
Toro
Venere vi assiste in amore però
attenzione alla scuola! Il vostro
essere perennemente con la
testa fra le nuvole potrebbe
distogliervi dallo studio. Certo è
difficile
non
sonnecchiare
guardando fuori dalla finestra
nella speranza di vedere chissà
chi, si sta avvicinando la
primavera e tutte queste belle
scuse:
provateci
almeno,
magari i professori saranno
clementi.
Gemelli
Il vostro cielo è splendido come
sempre. L'unico rischio è che
tutta
questa
perfezione
innervosisca chi vi circonda.
Fate
attenzione
a
non
esagerare: potrebbe esserci un
acquario nei paraggi pronto a
buttarvi giù dalla finestra.
Cancro
Avete
un
carattere
sensibilissimo in questo periodo.
Al solo sentir parlare di
interrogazioni o voti vi coglie
l'ansia. Cercate di darvi un
contegno,
smettetela
di
stringere spasmodicamente la
mano del vostro compagno di
banco e vedrete che presto
arriveranno risultati inaspettati!
Leone
Febbraio è stato faticoso tra
ostacoli
imprevisti,
grande
nervosismo e idee confuse. Si sa
che non siete tipi da abbattervi
facilmente, ma se non vedrete
dei buoni risultati in fretta
potreste seriamente mettervi a
piangere. Quindi scuotete la
criniera e datevi da fare.
Vergine
Non riuscirete a gestire le
marce della vostra vita in
questo periodo. Sul vostro
percorso incontrerete numerosi
ostacoli: frenate prima di
scontrarvici.
Date
la
precedenza ai buoni sentimenti:
essere acidi pagherà meno del
solito.
Bilancia
Non è proprio il vostro mese.
L'influenza
di
Saturno
condizionerà fortemente la
vostra
vita
portandoti
a
dolorose scoperte: state attenti
particolarmente alle persone
che vi stanno accanto perchè
potrebbero
nascondervi
un
passato inimmaginabile. Almeno
nella sfera sentimentale i vostri
sdolcinati
paraklausithyron
finalmente verranno accettati,
è tempo di dimenticare il
freddo e la pioggia, ormai sono
passati!
Scorpione
Lasciatevi
alle
spalle
il
pessimismo che vi ha portato la
pioggia e il freddo di Febbraio e
schiudetevi ai tiepidi raggi del
sole di Marzo: è tempo per voi
di fare nuove esperienze e
nuovi incontri. Ottimo periodo
per la scuola, se riuscirete a
sfruttarlo.
Occhio
alle
distrazioni
nelle
materie
letterarie.
27
Sagittario
Avete voglia di cambiamenti, di
novità. Siete un mix di
esuberanza ed eccitazione che
vi renderanno impazienti e un
po' bruschi. Non abbiate fretta
davanti
alla
macchinetta,
ricordatevi anche delle povere
persone che, come voi, devono
mangiare.
Capricorno
Stress in famiglia? Succede a
tutti. Riguardo alla scuola,
fatevi avanti in tutti i sensi!
Cercano
volontari
per
le
interrogazioni? Alzate la mano!
Sono finiti i gessetti? Andateli a
prendere! Premunitavi però di
umiltà e ricontrollate più volte
ciò che fate in modo che non ci
siano errori.
Aquario
Fate metaforicamente pulizia
nella vostra testa in modo da
avere una mente acuta e
pronta a qualsiasi genere di
test i professori vi mettano
davanti. Avrete un dialogo
migliore con il partner e con le
persone in generale: il nuovo
cellulare
funziona
proprio
bene!
IL SEGNO DEL MESE:
Pesci
storia + filosofia = amore. Si
può sintetizzare così il vostro
oroscopo,
infatti
Giove
favorevole vi porterà un netto
miglioramento
in
queste
materie. Sarete spensierati e la
vostra immancabile creatività
farà sì che verrete notati;
chissà che in coda alle
macchinette non troviate un
nuovo amore?
Anno 6 - Numero 4
Marzo 2011
accadde a marzo
Giulietta de Luca
1 marzo 1912 ‐ Albert Berry copie il primo lancio col paracadute da un aereo in movimento
2 marzo 1998 ‐ I dati della sonda Galileo indicano che la luna di Giove Europa ha oceani
liquidi sotto una spessa crosta di ghiaccio
3 marzo 1974 ‐ Funzionari cattolici e luterani raggiungono un accordo per un eventuale
riconciliazione in una comunione, segnando il primo accordo tra le due chiese dai tempi
della riforma
4 marzo 1877 ‐ Emile Berliner inventa il microfono
5 marzo 1936 ‐ Primo volo del caccia Spitfire Type 300
6 marzo 1975 ‐ In Italia la maggiore età viene abbassata da 21 a 18 anni
7 marzo 1933 ‐ Nasce il gioco da tavolo più diffuso al mondo: Il Monopoli
8 marzo 1950 ‐ L'Unione Sovietica annuncia di possedere la bomba atomica
9 marzo 1959 ‐ Debutta la bambola Barbie
10 marzo 1302 ‐ Dante Alighieri viene esiliato da Firenze
11 marzo 2004 ‐ Una serie di attentati a treni sconvolge Madrid. Il bilancio in termini di
vittime è di 191 morti e circa 1.500 feriti
12 marzo 515 a.C. ‐ Viene completata la costruzione del Tempio di Gerusalemme
13 marzo 1943 ‐ le truppe tedesche deportano o uccidono gli ebrei del ghetto di Cracovia
14 marzo 1861 ‐ Il tricolore diviene la bandiera del Regno d'Italia
15 marzo 44 a.C. ‐ Idi di marzo ‐ Giulio Cesare viene assassinato da un gruppo di senatori
romani
16 marzo 1966 ‐ Viene lanciata da John F. Kennedy Space Center la missione spaziale
Gemini 8, che nello stesso giorno effettua il primo aggancio nella storia dei voli umani dello
spazi
17 marzo 180 ‐ Commodo viene proclamato imperatore di Roma
18 marzo 1989 ‐ In Egitto, una mummia vecchia di 4.400 anni viene trovata nella Piramide
di Cheope
19 marzo 1915 ‐ Plutone è fotografato per la prima volta, ma non ancora riconosciuto come
un nuovo pianeta
20 marzo 1800 ‐ Alessandro Volta rende pubblica l'invenzione della sua pila
21 marzo 1935 ‐ La Persia viene rinominata Iran
22 marzo 1457 ‐ Johannes Gutenberg completa la stampa del primo libro: la Bibbia
23 marzo 1919 ‐ Benito Mussolini fonda a Milano i Fasci italiani di Combattimento
24 marzo 1973 ‐ Viene pubblicato The Dark Side of the Moon, l'album più venduto dei Pink
Floyd
25 marzo 421 ‐ Fondazione leggendaria di Venezia
26 marzo 1923 ‐ L'Italia inizia la costruzione di quella che sarà la prima autostrada del
mondo, la Milano‐Laghi
27 marzo 1994 ‐ In Italia si svolgono le elezioni politiche che vedono la vittoria di Silvio
Berlusconi e della coalizione di centrodestra, sulle due coalizioni di centro e di sinistra
28 marzo 1930 ‐ Costantinopoli ed Angora cambiano i loro nomi rispettivamente in Istanbul
ed Ankara
29 marzo 1139 ‐ Ufficializzazione dell'Ordine Templare
30 marzo 1993 ‐ Charlie Brown batte un home run vincente per la prima e unica volta in
vita sua
31 marzo 1966 ‐ L'Unione Sovietica lancia Luna 10, il primo velivolo spaziale ad entrare
nell'orbita lunare
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Anno 6 - Numero 4 # Marzo - Liceo Classico V. Gioberti