Corso di Antropologia della Musica
Lezione 3
Il Canto di
Tradizione Orale
Il Linguaggio
Il linguaggio è una libera creazione umana che traduce, con un processo metaforico e in
parte ancora enigmatico, in una forma necessariamente sensibile, le strutture e i
meccanismi della psiche e i suoi contenuti, consci e inconsci. Il linguaggio è quindi
sempre forma sensibile ed espressiva.
Il linguaggio esiste virtualmente come materiale sistematizzato e regolarizzato a
disposizione di una comunità ma si realizza nell'uso soggettivo. Il linguaggio diviene
artistico quando l'opus creata mediante lo stesso viene riconosciuta come artistica dal
soggetto e/o dalla cultura.
La voce è medium, ci permette di relazionarci con gli altri facendo sentire i nostri bisogni;
ci relaziona con il reale aprendoci la via alla conoscenza (si pensi alla sacra primordiale
nominazione di Adamo nell'Eden); ci relaziona con noi stessi: è strettamente legata al
nostro corpo, abita nel silenzio del nostro corpo, da cui è generata e morfologicamente
caratterizzata, e a cui ritorna come eco.
La vocalità costituisce quindi in un'opera musicale vocale, una vera e propria scelta
artistica, condizionante l'esito formale, i giochi di sensi e la ricezione.
Lo stile vocale è una modalità, una serie di possibilità, un modo particolare di pronunciare;
una scelta prettamente vocale, fra le possibili, che comporta messaggi più o meno involontari.
Esso è dunque uno dei modi possibili dell'espressione che profitta dei meccanismi propri del
linguaggio e di ogni sistema semiotico per quanto riguarda il rapporto significato-significante, i
quali come visto, si occultano e si svelano a vicenda.
La vocalità è condizionata ed è riflesso, dalla particolare struttura sociale e culturale di un
popolo in un dato momento storico: è il motivo del successo di uno stile piuttosto che un altro,
della sua popolarità o viceversa del suo carattere elitario, del suo potere conservatore o
eversivo, insomma, del suo peso ideologico. Lo stile vocale è una norma e uno scarto dalla
norma.
Per poter operare un'analisi dello stile vocale, è necessario fissare criteri di differenziazione
formali e definirne la portata semantica.
Le marche proprie della voce sono:
- La presenza e la moltiplicazione delle pause
- La distribuzione e la qualità degli accenti
- Il tempo
- Le dinamiche
- Il timbro
- L'intonazione
- L'articolazione dei suoni e dei fonemi
- Elementi vocali non linguistici
Questi caratteri combinandosi in modi diversi danno quindi vita a stili vocali differenti.
Il canto per A. Tomatis , è sorgente di energia: fornisce nutrimento
metabolico al cervello in termini di profonda ossigenazione e quindi
rigenerazione, e fornisce sollecitazioni dinamiche per le necessità
espressive e creative del cervello stesso. l
Il canto permette di esplorare il proprio corpo, suo strumento, e
l'ambiente circostante facendolo con-vibrare, permettendo una completa
fusione del soggetto col tutto che lo circonda.
Il canto è "uno dei mezzi più raffinati di donare sé stessi": è un
conoscersi e un mostrarsi, un aprirsi all'altro, il canale della propria
interiorità.
A differenza del parlato che per Zumthor sottomette la voce, il canto ne
dispiega ed esalta la potenza: "i valori mitici della voce vengono esaltati
nel canto". Mentre nel parlato "la presenza fisica del locutore tende in
misura maggiore o minore ad attenuarsi, a fondersi con le circostanze",
nel canto essa si afferma, rivendicando la totalità del suo spazio.
"Il canto è la manifestazione insigne della magie della voce, Orfeo
archetipico, accolto in tutte le nostre mitologie, ivi comprese quelle del
più quotidiano. Per gli amerindi Montagnais, il canto è un sogno sonoro,
che apre un passaggio verso il mondo da cui proviene. ...Il canto concilia
gli opposti e domina il tempo".

La Tecnica Vocale

La tecnica è il complesso di norme da seguire nella pratica di un'arte;
procedimento di lavorazione che implica un uso pratico di strumenti, quindi
implica una padronanza, cioè la conoscenza di ciò che lo strumento può dare,
può fare, e la conoscenza del "come" fare per ottenere risultati voluti. Nel
caso nostro, lo strumento è la voce.

P. Boulez tratta delle problematiche relative al rapporto Parola e Musica,
fissando l'attenzione in particolare sulla possibilità "di un incontro privilegiato
e durevole" tra i due linguaggi mediante il concetto di struttura.

La tecnica vocale, (la prosodia, l'accentazione, l'intonazione, nei sensi più
lati), è quindi uno dei terreni comuni di musica e di poesia.

Seguendo la trattazione di Boulez, si è provato a tracciare le varie tappe di
questo processo, passando sinteticamente in rassegna le principali tecniche
vocali.
1.
Il parlato puro è fondamentalmente eterogeneo rispetto alle strutture
musicali: differiscono nell'utilizzazione degli intervalli, nei valori
ritmici e nel tempo, gerarchizzati e organizzati nella musica, istintivi
nel parlato.
2.
La declamazione ritmata permette invece, di unire, grazie ad una
distribuzione organizzata di accenti, i due piani su una superficie
comune.
3.
Il canto, distribuendo gli intervalli su una tessitura più estesa, "guida
alla coincidenza della voce e dello strumento", raggiunta, infine, dalla
soppressione della parola o dalla distensione dell'articolazione, in
quanto la voce estrae dalle parole la loro sonorità.
4.
La prosodia passa di conseguenza, dalla totale servitù alla totale
indipendenza dal testo: "da un'elocuzione naturale a una
declamazione convenzionale". Una stessa gradazione si ritrova nel
modo in cui la voce viene accompagnata o si inserisce nel blocco
strumentale, facendone parte.
L’Apparato Fonatorio
I suoni del linguaggio vengono normalmente prodotti mediante l’espirazione, con un
flusso di aria egressivo: l’aria fluisce dai polmoni attraverso i bronchi e la trachea, e
raggiunge la laringe
Nella laringe, che è un organo a forma piramidale, si trova la glottide che, a sua volta,
contiene le corde vocali. Queste ultime sono costituite da due membrane che durante la
normale respirazione rimangono separate e rilassate, mentre nella fonazione possono
contrarsi e tendersi, avvicinandosi e allontanandosi una dall’altra e bloccando in tal modo
il passaggio dell’aria. Queste vibrazioni cicliche e velocissime delle corde vocali
determinano i cosiddetti suoni "sonori".
Il flusso d’aria passa poi attraverso la faringe ed entra nella cavità orale.
All’interno della cavità orale vi è una serie di organi, mobili o fissi, che giocano un ruolo
fondamentale nella caratterizzazione fisica dei suoni.
L’organo mobile più importante è senza dubbio la lingua
Oltre che attraverso la cavità orale, l’aria che fluisce dalla faringe può passare attraverso
la cavità nasale, in seguito all’abbassamento del velo palatino. Vengono così prodotti i
suoni cosiddetti "nasali".
In ognuno dei punti compresi fra la glottide e le labbra, l’aria che fluisce dai polmoni può
subire delle costrizioni da parte degli organi della fonazione, ottenendo così i diversi
"segmenti di suono" che costituiscono la sostanza fisica delle parole.
La Fonetica

La fonetica è quella branca della glottologia rivolta allo studio dei suoni linguistici
indipendentemente dalla lingua a cui appartengono. I suoi principali temi di studio
riguardano la produzione e la percezione dei suoni linguistici da parte dell’uomo, e le
loro caratteristiche acustiche, viste sia dal lato dell’emittente, il parlante, che da quello
del ricevente, l’ascoltatore.

Si possono distinguere sei tipi di branche fonetiche:
1.
La fonetica articolatoria o fisiologica che descrive il processo di produzione dei suoni
linguistici, detti più propriamente foni, riferendosi agli organi preposti alla fonazione, i
quali nel complesso prendono il nome d’apparato fonatorio, della loro fisiologia, ovvero
del processo di fonazione, e dei criteri di classificazione.
2.
La fonetica sperimentale o strumentale, lo studio della produzione dei suoni linguistici
attraverso l'utilizzo di determinati strumenti.
3.
La fonetica acustica o descrittiva che descrive le caratteristiche fisiche dei suoni
linguistici e la loro propagazione nel mezzo, in questo caso l’aria.
4.
La fonetica uditiva, lo studio di come i suoni linguistici vengano percepiti dall'apparato
uditivo umano.
5.
La fonetica naturale, quel tipo d’analisi e d’introspezione dei suoni linguistici e
dell’intonazione, che si possono fare da soli, senza costose e complicate
apparecchiature.
6.
La fonetica strutturale si identifica con la fonologia.
- Fonetica Articolatoria
La fonetica articolatoria studia i suoni di una lingua sotto l'aspetto della loro produzione
attraverso l'apparato fonatorio, descrive quali organi intervengano nella produzione dei suoni,
in quale posizione s'incontrino e come queste posizioni interferiscano con il percorso dell'aria
in uscita dai polmoni attraverso la bocca, il naso o la gola per produrre suoni differenti.
I simboli fonetici sono solo abbreviazioni della descrizione articolatoria di un
suono, nonché una sua approssimazione in determinate classi detti foni, dal
momento che nessuno è in grado di riprodurre due volte lo stesso identico
suono. I simboli più utilizzati sono quelli dell'AFI, l'Associazione fonetica
internazionale, conosciuta anche come IPA.
-Fonetica acustica
-La fonetica acustica tratta l'onda sonora come il prodotto di un qualsiasi risonatore. In
pratica equipara l'apparato fonatorio umano a un qualsiasi altro sistema d'emissione e
riproduzione di suoni. Nella comunicazione le onde sonore hanno un'importanza maggiore che
la semplice articolazione (e produzione) dei suoni, poiché un determinato pubblico ascolta i
suoni prodotti dal'apparato fonatorio come quelli riprodotti da un qualsiasi altro mezzo.
-Per decodificare le caratteristiche salienti dell'onda sonora prodotta si utilizza lo spettrografo:
con questo strumento si possono identificare determinate bande chiamate formanti che sono
risultate essere importanti per la comprensione dei suoni linguistici e hanno anche mostrato
una certa relazione con alcuni processi articolatori. Inoltre si è manipolata l'onda sonora per
capire quali fossero le frequenze che contenevano i dati fondamentali, necessari e sufficienti
per identificare i suoni delle varie lingue, cancellando alcune parti dell'onda e riproducendone
le altre.
Metodi di Analisi dei Suoni Linguistici
Metodo uditivo
Alcune persone con sviluppata capacità uditiva sono in grado analizzare i timbri vocalici ed
identificarne le principali formanti
Analisi Matematica di una Curva (analisi di Fourier)
Metodo basato sull’analisi di una curva regolare in un numero di curve sinusoidali
Si ha la scomposizione in armoniche di cui si calcola frequenza ed ampiezza
Si tratta di un metodo lento ma facile
Viene preferita per un’esatta determinazione delle componenti e delle loro ampiezze
Metodo dei Filtri
Si effettua con i metodi della spettografia con strumenti come il sonografo
Oggi è molto diffuso
I Canti all’Altalena

Sono canti monodici per voce femminile

Sono stati registrati sul campo in Basilicata negli anni ’50

Dall’analisi della successione dei fonemi vocalici:
1.
Prevalenza delle coppie I-A, A-I, A-A
2.
Presenza di uno schema tendente verso la A

Vi è la presenza di un Modello nell’uso delle vocali nel canto:
1.
Sonoro: successione di timbri
2.
Di Comportamento: successione di movimenti articolatori

La melodia ha una struttura binaria (AB)

Nel canto vi è l’alternarsi delle voci ad ogni strofa

Il brano è caratterizzato da un movimento oscillatorio di chi
va sull’altalena e di chi lo spinge.

I principi generali su cui si basa questo repertorio sono:
1. L’ALTERNANZA
2. Il BIPOLARISMO
I Canti a Zampogna della Basilicata
Sono esecuzioni registrate in Basilicata nel 1952
I brani registrati fanno parte della raccolta del
Centro Nazionale Studi Santa Cecilia realizzata da
Carpitella e De Martino.
Vi è il rapporto tra voce e strumento in uno stile di
canto a zampogna dell’Italia maridionale.
Attraverso l’analisi acustica vengono svelati degli
aspetti della struttura musicale.
Brano 1 e Brano 2
Caratteristiche della Zampogna:
4 canne
Due bordoni all’ottava intonati sulla dominante
Due chanter all’ottava intonati sulla tonica
Strumento ad intonazione fissa determinata dalle
caratteristiche delle canne e dal sistema dei fori di
diteggiatura.
Voce Umana:
Vi è lo sfruttamento delle possibilità di modulazione
della voce (caratteristica degli stili di canto dell’Italia
meridionale)
Brano 3
I tratti stilistici sono esaltati al massimo
La voce femminile è molto acuta, dal timbro penetrante con una
particolare emissione vocale
Vi è un ampio vibrato contrastante con il suono della zampogna
Vi è la fusione timbrica in corrispondenza della vocale A
Brano 4
Vi è l’imitazione vocale del canto a zampogna
Il ruolo dello strumento è assunto dalle voci maschili
Vi è la conferma del rapporto di analogie strutturali tra suoni vocali e
suoni strumentali.
Il Canto di Tradizione Orale a Cosola
Cosola: in alta val Borbera
Ricchissimo patrimonio di canti che un tempo risuonavano in
ogni momento della giornata
Si cantava nell'aperto dei pascoli, accudendo le bestie o
sfalciando i campi, trebbiando il grano o scartocciando il
granturco, nel calore delle stalle, tra il fumo dell'osteria come
tra l'incenso della chiesa.
E si cantava nei momenti rituali del matrimonio e del carnevale,
quando risuonavano anche le note del piffero. Un tempo il
piffero era anche utilizzato per accompagnare la melodia degli
stranôt, canti rituali o narrativi, diffusi in tutte le valli delle
Quattro Province.
Il canto religioso rappresenta un importante capitolo nella
tradizione canora locale,
A Cosola convivevano:
il canto a terze (basato cioè su intervalli di terza), diffuso in varie
modalità in tutta l'Italia settentrionale
Considerato conviviale e alla portata di tutti
esempi del canto tradizionale locale sono contenuti in un nastro
registrato dal parroco del paese don Romolo Boccardo
il trallalero ligure, canto genovese dalla caratteristica impostazione
contrappuntistica.
era considerato un canto più esclusivo e "professionale"
si avvicendavano vari canterini
Il trallalero cosolano resta documentato da sei tracce registrate nel
1958 da Pietro Negro "Pidron
Accanto alla pratica del canto polivocale esisteva a Cosola un
vastissimo repertorio lirico-narrativo, spesso su melodie
arcaiche, talvolta in forma di stranôt.
il repertorio lirico-narrativo è per lo più caratterizzato
dall'utilizzo di un dialetto che potremmo definire "letterario", ma
sicuramente più vicino ai dialetti parlati in Lomellina e nel
Vercellese.
Nel repertorio locale entrarono anche i canti della Grande
guerra, ma non sembra ne sia rimasta traccia considerevole,
come pure legati alla contingenza storica sono rimasti i canti
della Resistenza.
Etnomusicologia a Paluzza
La tradizione orale non è qualcosa di immutabile: essa cambia con il succedersi delle
generazioni, modificando ed adattando i repertori alle nuove realtà della vita sociale,
abbandonandone definitivamente altri, man mano che vengono meno i contesti e le funzioni
cui erano connessi.
L’etnomusicologo non ha il compito di “ricostruire” il passato o attribuire
“etichette” di autenticità a quanto viene ancor oggi eseguito. Egli, piuttosto, si
propone di registrare e studiare i cambiamenti in corso ed interpretarli alla luce delle odierne
dinamiche della nostra società.
A Paluzza, nello stesso territorio comunale convivano comunità abitative diverse
fra di loro, ciascuna con una specifica e spiccata identità culturale.
lo studio comparato della pratica musicale delle diverse località che
compongono il comune di Paluzza può offrire in piccolo una immagine di come
anche nell'ambito di territori relativamente ristretti si siano potute sviluppare
ed attualmente persistano identità etno-musicali differenti fra di loro. Identità che pur
presentando una comune struttura musicale rivelano elementi stilistico-espressivi alquanto
diversi e chiaramente caratterizzanti.
I Canti di Cleulis
Benché la struttura dei canti di Cleulis (come la quasi totalità dei canti tradizionali del Nord
Italia) sia di tipo strofico (stessa musica per tutte le strofe del testo verbale), succede di
norma che un cantore (o un gruppo di cantori) realizzi delle varianti notevoli nel corso
dell'esecuzione, modificando continuamente lo stile e l'agogica del canto, ma anche
elementi minimi della melodia e del ritmo (che comunque risultano sempre chiaramente
riconoscibili).
Brano 1
La prima strofa è articolata in quattro versi mentre la quarta strofa presenti la
ripetizione degli ultimi due versi. Casi del genere sono piuttosto frequente
nella musica di tradizione orale e rientrano fra quei meccanismi performativi
attraverso cui il cantore ha la possibilità di apportare ogni volta delle
modifiche alla propria esecuzione (allungandone o accorciandone di
conseguenza la durata).
Benedetis ches promesis
c'a son dadis tantis di cûr
profonditis son talmenti
che nissun lis gjava fûr
Benedeta sei la tier
(e) che al pescje il gior plevan
benedeta che zornade
c'a mi met la vera in man
Benedeta sei che mari
c'a mi a dat chel biel fantat
ie ie lade lontanone
a toli (cjoli) su chel biel ritrat
Che travierse qualchelade
ches cjalzutis a colors
chel cjapel plen di curdelis
ue (i) nuviz ce bien splendôr
chel cjapiel plen de curdelis
ue (i) nuviz ce bien splendôr
La Polivocalità di Cleulis
La polivocalità di Cleulis risulta imperneata su due parti vocali nel
registro medio che si muovono per moto parallelo a distanza
intervallare di terza.
A queste nel caso di gruppi misti si aggiunge una parte maschile al
grave che ripropone sul proprio registro la melodia e/o ribatte le note
più importanti della scala con lo stesso ritmo delle due voci superiori.
Una ulteriore aggiunta si può avere invece all’acuto mediante un
raddoppio all’ottava superiore di una delle due parti vocali femminili.
Cantare a più voci non è qualcosa di “spontaneo” ma una pratica che
presuppone l'esistenza di una particolare competenza dei partecipanti
che debbono in qualche modo collaborare reciprocamente. Ogni
cantore ha piena consapevolezza della parte vocale che può
concorrere a realizzare, se cioè sa far di "primo", di "secondo" o di
"basso". Una volta avviata l'esecuzione (normalmente l'attacco è
realizzato da una sola voce) tutte i cantori si distribuiscono
nell'ambito delle due o più parti vocali parallele: un processo frutto
della profonda conoscenza della struttura formale del repertorio (e
mai dovuto alle indicazioni di un "maestro" o di un "direttore")
Il Repertorio Vocale Narrativo cantato in Italiano
Gran parte dei temi narrativi presentati dal repertorio italiane si
ricollegano direttamente ad un più vasto corpus di ballate diffuso
in tutta Europa, dalla Scozia alla Puglia, dai Pirenei agli Urali
(sebbene cantato in forme musicalmente dissimili da una zona
all’altra).
La Barbiera Francese
Canto conosciuto in tutto il Nord Italia e che ha precisi riferimenti con altri
canti di analogo contenuto narrativo documentati nella Francia Meridionale
e in forse anche in Catalalogna.
Puer Natus
Brano previsto in periodo natalizio
Ancora eseguito durante i riti all'interno della chiesa
Ha una amplissima attestazione in tutto l’Arco Alpino a cui sovente
corrispondono delle precise similitudini relative alle condotte melodiche e
alle modalità di esecuzione.
La Barbiera Francese
O barbiera bella
barbiera vorresti farmi vorre- sti farmi la barba a mi
Io sì che io te la
faria ma ho
paura ma ho
paura del mio marì
Mio marito l'è andato in Francia con la
speranza con la
speranza di ritornar
Oi che torni o che
non torni ma la
tua barba ma la
tua barba la voglio tagliar
E mentre l'acqua la si
scaldava barbiébarbiera filàbarbiera filava il rasun
E la tua barba l'è riccia e bionda ma la
parìa ma la
parìa del mio marì.
Puer Natus
Puer Natus in Bethlem
in Bethlem
Unde gaudet Hierusalem
unde gaudet Hierusalem
Allelluja
Allelluja
Allelluja
Ave Maria gratia plena
Hic jacet in praesepio
in praesepio
Qui regnat sine termino
qui regnat sine termino
Allelluja
Allelluja
Allelluja
Ave Maria gratia plena
I Canti di Tradizione Orale nel Trentino
- La musica di tradizione orale non è mai conservatrice né immutabile,
bensì si trasforma continuamente, modificando ed adattando le sue
espressioni alle nuove realtà della vita sociale.
- È dunque normale che:
certi canti siano stati abbandonati (per esempio: che senso avrebbero
oggi, nell'epoca della meccanizzazione dell'agricoltura, quei canti legati
ai lavori manuali nei campi di una volta?)
vi siano nuove occasioni per cantare
il repertorio tradizionale ha acquisito nuovi significati sociali
Il patrimonio musicale di tradizione orale del Trentino è caratterizzato
dalle forme di canto polifonico , a due o più parti vocali, quasi sempre
senza accompagnamento strumentale.
Tradizione orale e coralità alpina

La coralità si caratterizza per:
1.
l'esecuzione di brani fissati dalla scrittura su pentagramma (spesso armonizzazioni di
linee melodiche ricavate da canti di tradizione orale)
2.
la presenza di un direttore, diplomato al conservatorio ed esperto conoscitore della teoria
musicale "colta”.
Anche all'interno dei cori organizzati la trasmissione orale e l'apprendimento attraverso
l'ascolto rivestono ancora una basilare importanza.
Non tutti i coristi sanno leggere la musica
I canti vengono insegnati dal maestro attraverso delle strategie assai prossime a quelle della
tradizione orale (ascolto/imitazione, passaggio "bocca-orecchio").

Far parte di un coro è essenzialmente motivo di aggregazione comunitaria
Nela polifonia femminile sono più "fedeli" alla
tradizione e meno proclivi ad accettare innovazioni o
influenze della coralità alpina organizzata.
L'andamento polifonico è rigorosamente a due parti
vocali, anch'esse definite prima e seconda, le quali
procedono omoritmicamente, con minime variazioni
dinamiche ed agogiche.
In qualche caso vengono realizzati dei raddoppi
all'ottava superiore in fase di cadenza.
Le strofe sono piuttosto brevi e regolari, formate da
due-quattro versi musicali.
La Polivocalità trentina
Si tratta di un impianto melodico-lineare, imperniato su due parti parallele alle quali si
possono aggiungere una terza ed una quarta parte, al grave e/o all'acuto.
Le due parti fondamentali procedono omoritmicamente, nota contro nota, ad una costante
distanza intervallare costituita di norma da una terza.
Le parti eventualmente aggiunte di solito raddoppiano all'ottava, inferiore e/o superiore, le
due fondamentali.
Ciascuna parte può essere eseguita da più di un cantore. Il numero delle voci che cantano
l'una è indipendente rispetto a quello delle altre.
L'esecuzione è solitamente avviata da una sola voce.
L'entrata delle altre, e quindi della seconda parte, ha luogo di solito al primo accento forte
nel caso vi sia attacco con anacrusi, evenienza decisamente ordinaria nel Trentino.
Tutte le parti cantano il testo verbale.
Nel corso dell'esecuzione il rigido parallelismo può essere interrotto da note di volta, ritardi
o anticipazioni realizzate da una delle due parti.
Si tratta, comunque, sempre di passaggi transitori e con carattere ornamentale che spesso
sono indicative di rapporti con la coralità organizzata
Di norma il canto è a cappella.
Solo in alcuni casi si sono ascoltate esecuzioni con l'accompagnamento di strumenti
musicali (fisarmonica soprattutto) che si limitano a proporre un ulteriore raddoppio della
linea melodica (sostenuto, nel caso della fisarmonica, dagli accordi sui gradi fondamentali
della scala).
Contesti Esecutivi
Nella odierna realtà del Trentino i contesti esecutivi più importanti sono indubbiamente
costituiti dalle numerose occasioni di incontro collettivo extralavorativo.
Sscomparsi del tutto i contesti esecutivi connessi alle attività lavorative manuali del passato,
vi sono ancora alcune feste del calendario annuale in occasione delle quali hanno luogo rituali
che prevedono l'esecuzione di specifici repertori tradizionali.
 È il caso del Carnevale che in alcuni paesi prevede lo svolgimento di articolate
rappresentazioni in maschera, oppure del Natale e dell'Epifania quando si svolgono delle
questue rituali.
Particolare importanza ha il cosiddetto canto dei Tre re, diffuso in diverse varianti, che
accompagna il rituale della Stela, una questua rituale di fine/inizio d'anno incentrata su un
canto il cui testo è documentato in fonti a stampa del XVI secolo
ESEMPIO SONORO RACCOLTA 71 BRANO 9
L'ambiente familiare costituisce ancora, in diversi casi, il contesto esecutivo per repertori
privati come ninna-nanne, filastrocche eccetera.
ESEMPIO SONORO RACCOLTA 93 BRANO 1
ESEMPIO SONORO RACCOLTA 95 BRANO 2
Il Canto di Tradizione Orale in Sicilia
Il Canto Popolare
Nei canti popolari, i siciliani hanno documentato la loro vita di tutti i giorni, la vita
quotidiana del popolo; essi sono diventati un documento storico e filosofico, morale e
religioso.
Il metro della canzuna siciliana è l’ottava di endecasillabi, con alterne rime.
I CIURI sono gli stornelli da due a tre versi detti anche ciuretti o muttetti.
Il ciuri, componimento non molto pregiato, era comunissimo in carcere e nei chiassi.
LE ARIE o ARIETTI, si cantavano con accompagnamento di chitarre, quando si facevano
serenate o mattinate alla bella.
LE STORII sono le leggende, narrazione cantata di avvenimenti che colpirono
l’immaginazione popolare.
LI JOCURA sono i giochi fanciulleschi, le filastrocche etc…
LE ORAZIONI sono brevi leggende sacre, endecasillabo è il loro verso, ottave, sestine,
quartine le strofe che venivano cantate la sera lungo le vie o davanti le case di devoti,
cantate da ciechi cantastorie, che celebravano le ricorrenze dei santi venerati dal popolo.
L’amore, la fede, lo stoicismo, la religione, il pianto, la felicità, la satira civile e politica, le
massime astiose, piene di bile, sono la gamma innumerevole dei sentimenti che il popolo
canta nelle sue canzoni.
Le Novene di Natale, canto narrativo suddiviso in 9 parti che narrano le
vicende della natività sono eseguite per le 9 sere che precedono il Natale, ad
opera di un gruppo di musicanti che suonano davanti ad edicole sacre
addobbate con frutta, alloro ed asparago ed eseguendo un vario e suggestivo
repertorio commissionato da devoti che alla fine offriranno cibo e bevande a
loro ed ai presenti
Track 1 - Novena di Natale
Video 2 – Litanie
Il dolore come sentimento è rappresentato nei canti della Settimana Santa; canti,
lamintanzi, ladate, che accompagnano le processioni del Venerdì Santo, con rèpitu, chianti,
triulu, lamentu.
In quasi tutti i paesi si festeggia la Settimana Santa, un insieme di celebrazioni rituali con
processioni, alcune molto suggestive ed intense come a Trapani dove sono rappresentati i
"Misteri", con i "mortori, e le "scinnenze", o bizzarre come i giudei di S. Fratello o i Diavuluna
di Prizzi.
La musica di queste processioni è a carattere mesto e luttuoso, con le lamentanze, i lamenti,
o parti di la Simana Santa, cioè canti più voci o monodici di tradizione orale, di grande
importanza e varietà.
Questi lamenti per lo più vengono eseguiti il Venerdì Santo in forma polivocale, da parte di
squadre di cantori speciali detti lamentatori, con un cantore solista, ed un accompagnamento
vocale a più voci.
Stabat Mater
Video
Gli Strumenti della Musica Popolare
L’intervento strumentale negli antichi canti popolari, dominio della pura
vocalità, in origine è pressoché nullo in quanto la compiutezza melodica del
canto, a giudizio del popolo non lo richiede ; esso appare in un momento
successivo, quando l’esecutore in circostanze speciali, vuol fare mostra di
particolare abilità o durante le feste.
·
Strumenti Più Usati
A -corde (cordofoni): si tratta di strumenti muniti di corde, di nylon o metallo o di budella di
ovini (minugia) che possono venire: pizzicate, strofinate, percosse
o
violino
o
violoncello
o
mandolino
o
liuto
o
chitarra
·
A fiato (aerofoni): detti comunemente strumenti a fiato, gli aerofoni sono corpi cavi a
forma di canna o tubo che producono il suono con la vibrazione della colonna d’aria in
essi sospinta: quanto più lunga ed ampia è questa colonna d’aria, tanto più gravi sono i
suoni che essa produce.
o
friscalettu (flauto di canna)
o
ciaramedda (zampogna)
o
bummulu
·
A percussione: sono strumenti adatti a sottolineare il ritmo di un brano musicale, ed
hanno anche un’importante funzione coloristica ed espressiva; sono distinti dal modo in
cui vengono posti in vibrazione a seconda che siano percossi, strofinati, sbattiti, pizzicati,
scossi etc…
o
mariolo (ngannalarruni, marranzano)
o
tammurinu tammureddu
o
circhettu,
o
timpanu
o
castagnette (scattagnetti, nacchere)
o
acciarinu
Video Zampogna
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Corso di Antropologia della Musica Lezione 4