INQUINAMENTO ATMOSFERICO
Mauro Rotatori
CNR
Istituto sull’Inquinamento
Atmosferico
Le Emissioni in
Atmosfera
Inquinamento primario
Inquinamento secondario
Impatto sulla popolazione
Impatto sui singoli ecosistemi
Impatto sul clima (Global Changes)
Pressione sull’ambiente delle Emissioni
Industriali
PRESSIONI
STATO
IMPATTO
RISPOSTE
Pressioni
• Emissioni puntuali (relative alle attività produttive
regolamentate dal D.P.R. 203/88)
•Emissioni areali
(relative alle attività di inquinamento
atmosferico poco significative per le quali non sono previsti
limiti di concentrazione degli inquinanti emessi)
•Emissioni lineari (generate dai trasporti)
•Emissioni diffuse (non convogliate ai camini)
Stato
Inquinanti emessi da attività antropogeniche autorizzati
e/o misurati:
• Materiale particellare (PTS)
•Sostanze organiche volatili (SOV, VOC)
•Metalli (Pb, Cr, Hg, Mn, V, Sb, ecc.)
•SOx, NOx, CO
•Acidi alogenidrici (HCl, HF)
•Microinquinanti organici (PCDD/F, IPA, PCB)
D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152
Norme in materia ambientale
aggiornato al terzo correttivo
D. Lgs. 128/2010
D. Lgs. 152 del 3 aprile 2006
Norme in materia ambientale
Il D.lgs. 152/2006, composto da sei parti, ha l’obiettivo di riunire in un’unica legge
tutta la normativa in materia di autorizzazioni, acque, rifiuti, emissioni in atmosfera e
danno ambientale. È un corpo giuridico complesso e articolato, composto da 318
articoli e 45 allegati. Coordina le procedure per le autorizzazioni VAS, VIA e IPPC,
recependo integralmente le precedenti normative.
Parte quinta
Norme in materia di tutela dell'aria e di
riduzione delle emissioni in atmosfera
Il 26 agosto 2010 è entrato in vigore il D. Lgs. 128 del 29.06.2010, che ha
parzialmente modificato il Testo Unico Ambientale D.Lgs. 152/06.
Le modifiche riguardano le definizioni, gli iter autorizzativi, le scadenze e gli
allegati tecnici che definiscono le attività soggette ad autorizzazione.
D.Lgs. 152/06
PRINCIPALI NOVITÀ introdotte dal D.Lgs. 128/10
 “riunifica” la disciplina in materia di inquinamento atmosferico
 amplia la nozione di “impianto”
 disciplina anche alcune “attività senza impianto”
 introduce un termine di durata (di 15 anni) per le autorizzazioni
 introduce la conferenza di servizi
 sostituisce il concetto di “migliori tecnologie disponibili” con quello di
“migliori tecniche disponibili” (BAT)
 introduce un “obbligo di convogliamento” delle emissioni diffuse
 disciplina le ipotesi di guasto tecnico
Parte Quinta - Norme in materia di Tutela dell’Aria
e di Riduzione delle emissioni in atmosfera
Costituita da tre Titoli:
I. Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e attività (artt.
267-281)
II. Impianti termici civili (artt. 282-290)
III. Combustibili (artt. 291-298)
VLE e prescrizioni
sulla base del D.Lgs.
133/05
Art. 267 Campo di applicazione
 impianti civili e industriali
 attività che producono emissioni in atmosfera
 impianti di incenerimento e co-incenerimento
 altri impianti di trattamento termico dei rifiuti
 impianti sottoposti ad AIA
VLE e prescrizioni
sulla base degli artt.
270 e 271
Secondo quanto previsto
dal Titolo III-bis della parte
seconda
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e
attività
Il D.Lgs. 128/10 ha definito che l'autorizzazione alle emissioni in atmosfera deve
essere riferita allo stabilimento e non ai singoli impianti come nella precedente
normativa
Art. 268:
"stabilimento“: complesso unitario e stabile, che si configura come un
complessivo ciclo produttivo, sottoposto al potere decisionale di un unico gestore,
in cui sono presenti uno o più impianti o sono effettuate una o più attività che
producono emissioni.
stabilimento anteriore al 1988:
stabilimento che, alla data del 1° luglio
1988, era in esercizio o costruito in tutte
le sue parti o autorizzato ai sensi della
normativa previgente, e che è stato
autorizzato ai sensi degli artt. 12 e 13
del d.P.R. 203/88;
stabilimento anteriore al 2006:
stabilimento che è stato
autorizzato ai sensi dell'art. 6 o 11
o 15 del d.P.R. 203/88, purchè in
funzione o messo in funzione
entro il 29 aprile 2008;
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e
attività
Art. 268: Definizioni
Emissione: qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa
nell'atmosfera che possa causare inquinamento atmosferico;
introdotta
Emissione convogliata: emissione
attraverso uno o più appositi punti
effettuata
di
un
effluente
gassoso
Emissione diffusa: emissione diversa da quella ricadente nella definizione di
emissione convogliata
Emissione tecnicamente convogliabile: emissione diffusa che deve essere
convogliata sulla base delle migliori tecniche disponibili o in presenza di
situazioni o di zone che richiedono una particolare tutela
Emissioni totali: somma delle emissioni diffuse e convogliate
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e
attività
Art. 269: Autorizzazione alle emissioni in atmosfera per gli stabilimenti
Il gestore che intende installare uno stabilimento nuovo o trasferire un impianto da
un luogo ad un altro presenta all'autorità competente una domanda di
autorizzazione, accompagnata da:
a) progetto dello stabilimento (descrizione di impianti e attività, tecniche adottate per
limitare le emissioni e la quantità e la qualità di tali emissioni, modalità di
esercizio, …);
b) relazione tecnica che descrive il complessivo ciclo produttivo in cui si inseriscono
gli impianti e le attività ed indica il periodo previsto intercorrente tra la messa in
esercizio e la messa a regime degli impianti.
Il trasferimento di uno stabilimento da un luogo ad un altro equivale
all'installazione di uno stabilimento nuovo.
Non sono sottoposti ad autorizzazione gli impianti di deposito di oli minerali,
compresi i gas liquefatti. I gestori sono comunque tenuti ad adottare apposite
misure per contenere le emissioni diffuse ed a rispettare le ulteriori prescrizioni
eventualmente disposte, per le medesime finalità, con apposito provvedimento
dall'autorità competente.
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e
attività
Art. 269: Autorizzazione alle emissioni in atmosfera per gli stabilimenti
entro 30gg dalla ricezione della richiesta
Conferenza di
servizi
Stabilimenti
nuovi
Richiesta di
autorizzazione
Rinnovo e
aggiornamento
Autonomo
procedimento
In sede di conferenza di servizi o di autonomo procedimento, eventuali integrazioni della domanda devono
essere trasmesse all'autorità competente entro trenta giorni dalla relativa richiesta.
Se l'autorità competente non si pronuncia entro centoventi giorni, il gestore può, entro i
successivi sessanta giorni, richiedere al MATTM di provvedere, notificando tale richiesta
anche all'autorità competente. [in caso di integrazione della domanda di autorizzazione, entro
centocinquanta giorni dalla ricezione della domanda]
Il Ministro si esprime sulla richiesta, di concerto con i Ministri della salute e delle attività
produttive, sentito il comune interessato, entro novanta giorni o, nei casi previsti dall'articolo
281, comma 1, entro centocinquanta giorni dalla ricezione della stessa in caso di richiesta di
integrazioni tali termini sono sospesi fino alla ricezione delle stesse e, comunque, per un
periodo non superiore a trenta giorni; decorsi tali termini, si applica l'articolo 2, comma 8,
della legge 7 agosto 1990, n. 241. NON si applica il silenzio assenso, ma può essere
proposto ricorso al TAR contro il silenzio
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e
attività
Art. 269: Autorizzazione alle emissioni in atmosfera per gli stabilimenti
4. L'autorizzazione stabilisce, ai sensi degli articoli 270 e 271:
a) per le emissioni che risultano tecnicamente convogliabili, le modalità di captazione e di
convogliamento;
b) per le emissioni convogliate o di cui e stato disposto il convogliamento, i valori limite
di emissione, le prescrizioni, i metodi di campionamento e di analisi, i criteri per la
valutazione della conformità dei valori misurati ai valori limite e la periodicità dei controlli
di competenza del gestore, la quota dei punti di emissione individuata tenuto conto delle
relative condizioni tecnico-economiche, il minimo tecnico per gli impianti soggetti a tale
condizione e le portate di progetto tali da consentire che le emissioni siano diluite solo
nella misura inevitabile dal punto di vista tecnologico e dell'esercizio; devono essere
specificamente indicate le sostanze a cui si applicano i valori limite di emissione, le
prescrizioni ed i relativi controlli;
c) per le emissioni
contenimento.
diffuse,
apposite
prescrizioni
finalizzate
ad
assicurarne
il
In aggiunta, l'autorizzazione può stabilire, per ciascun inquinante, valori limite di
emissione espressi come flussi di massa annuali riferiti al complesso delle emissioni,
eventualmente incluse quelle diffuse, degli impianti e delle attività di uno stabilimento.
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e
attività
Art. 269: Autorizzazione alle emissioni in atmosfera per gli stabilimenti
L'autorizzazione stabilisce il periodo che deve intercorrere tra la messa in esercizio
e la messa a regime dell'impianto.
La messa in esercizio deve essere comunicata all'autorità competente con un anticipo di
almeno quindici giorni.
L'autorizzazione stabilisce:
 la data entro cui devono essere comunicati all'autorità competente i dati relativi alle
emissioni effettuate in un periodo continuativo di marcia controllata decorrente dalla
messa a regime
 la durata del periodo continuativo di marcia controllata decorrente dalla messa a regime
[non inferiore a dieci giorni]
 il numero dei campionamenti da realizzare
Primo accertamento da parte dell’autorità competente:
entro sei mesi dalla data di messa a regime di uno o più impianti o dall'avvio di una
o più attività dello stabilimento autorizzato.
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e
attività
Art. 269: Autorizzazione alle emissioni in atmosfera per gli stabilimenti
L'autorizzazione rilasciata ha una durata di quindici anni.
La domanda di rinnovo deve essere presentata almeno un anno prima della scadenza.
L'esercizio dell'impianto può continuare anche dopo la scadenza dell'autorizzazione in
caso di mancata pronuncia in termini del MATTM a cui sia stato richiesto di provvedere
ai sensi del comma 3.
L'autorità competente può imporre il rinnovo dell'autorizzazione prima della scadenza
ed il rinnovo delle autorizzazioni di cui al d.P.R. 203/88, prima dei termini previsti
dall'articolo 281, co. 1, se una modifica delle prescrizioni autorizzative risulti necessaria
al rispetto dei valori limite di qualità dell'aria previsti dalla vigente normativa.
Il rinnovo dell'autorizzazione comporta il
decorso di un periodo di quindici anni.
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e
attività
Art. 269: Autorizzazione alle emissioni in atmosfera per gli stabilimenti
Il gestore che intende effettuare una modifica dello stabilimento ne da’ comunicazione
all'autorità competente.
Se la modifica è sostanziale, presenta una domanda di autorizzazione.
l'autorità competente aggiorna l'autorizzazione dello stabilimento con un'istruttoria
limitata agli impianti e alle attività interessati dalla modifica o, a seguito di eventuale
apposita istruttoria che dimostri tale esigenza in relazione all'evoluzione della situazione
ambientale o delle migliori tecniche disponibili, la rinnova con un'istruttoria estesa
all'intero stabilimento.
Modifica sostanziale:
che comporta aumento o variazione qualitativa delle emissioni o che altera le condizioni di convogliabilità
tecnica delle stesse.
Se la modifica non è sostanziale, l'autorità competente provvede, ove necessario, ad
aggiornare l'autorizzazione in atto. Se l'autorità competente non si esprime entro sessanta
giorni, il gestore può procedere all'esecuzione della modifica non sostanziale comunicata,
fatto salvo il potere dell'autorità competente di provvedere successivamente.
Il rinnovo dell'autorizzazione comporta, a differenza dell'aggiornamento, il decorso di un
nuovo periodo di quindici anni.
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e
attività
Art. 281: Disposizioni transitorie e finali - autorizzazioni
I gestori degli stabilimenti autorizzati, anche in via provvisoria o in forma
tacita, ai sensi del d.P.R. 24 maggio 1988, n. 203, ad esclusione di quelli
dotati di autorizzazione generale che sono sottoposti alla disciplina di cui
all'articolo 272, comma 3 (impianti in deroga), devono presentare una
domanda di autorizzazione ai sensi dell'articolo 269 entro i termini indicati.
Le regioni e le province autonome adottano, nel rispetto di tali termini,
appositi calendari per la presentazione delle domande; in caso di mancata
adozione dei calendari, la domanda di autorizzazione deve essere comunque
presentata nei termini stabiliti dal presente comma.
La mancata presentazione della domanda nei termini, inclusi quelli fissati dai
calendari, comporta la decadenza della precedente autorizzazione.
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e
attività
Art. 281: Disposizioni transitorie e finali – presentazione delle domande
Il calendario per la presentazione delle domande di autorizzazione da
stabilimenti con impianti autorizzati ex art. 203/1988 è così modificato:
stabilimenti anteriori al 1988
tra il 29 aprile 2006 ed il 31
dicembre 2011
stabilimenti anteriori al 2006 che siano
stati autorizzati in data anteriore al 1°
gennaio 2000
tra il 1° gennaio 2012 ed il 31
dicembre 2013
stabilimenti anteriori al 2006 che siano
stati autorizzati in data successiva al 31
dicembre 1999
tra il 1° gennaio 2014 ed il 31
dicembre 2015
L'autorità competente si pronuncia entro 8 mesi o, in caso di integrazione della
domanda di autorizzazione, entro 10 mesi
Se uno stabilimento anteriore al 1988 è sottoposto ad una modifica sostanziale
prima del 31 dicembre 2011 l'autorità competente rinnova l'autorizzazione.
In caso di omessa autorizzazione entro i termini il ricorso al MATTM non preclude
la tardiva conclusione del procedimento da parte dell’autorità competente.
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e
attività
Art. 281: Disposizioni transitorie e finali - autorizzazioni
I gestori degli stabilimenti non soggetti al D.P.R. 203/1988 ma che
ricadono nel titolo I si adeguano entro il 1° settembre 2013 e
presentano eventuale domanda di autorizzazione entro il 31 luglio 2012
L'autorità competente si pronuncia entro 8 mesi o, in caso di integrazione
della domanda di autorizzazione, entro 10 mesi dalla ricezione della
domanda stessa
Prima dell’adeguamento i gestori degli impianti termici civili soggetti al
titolo I continuano ad applicare le preesistenti disposizioni
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e
attività
Art. 270: Individuazione degli impianti e convogliamento delle emissioni
In sede di autorizzazione, l'autorità competente dispone la captazione ed il
convogliamento delle emissioni diffuse di ciascun impianto e di ciascuna attività se sono
tecnicamente convogliabili sulla base delle migliori tecniche disponibili e sulla base delle
pertinenti prescrizioni dell'All. I alla parte quinta.
Più impianti con caratteristiche tecniche e costruttive simili, aventi emissioni con
caratteristiche chimico-fisiche omogenee e localizzati nello stesso stabilimento e
destinati a specifiche attività tra loro identiche
L'adeguamento è realizzato
entro i tre anni successivi al
primo rinnovo o all'ottenimento
l'autorità competente può considerare gli stessi come
dell'autorizzazione
un unico impianto disponendo il convogliamento ad
un solo punto di emissione
Ove non sia tecnicamente possibile,
l'autorità competente può consentire ad un impianto di avere più punti di emissione.
i VLE espressi come flusso di massa, fattore di emissione e percentuale sono
riferiti al complesso delle emissioni dell'impianto e quelli espressi come
concentrazione sono riferiti alle emissioni dei singoli punti.
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e
attività
Art. 271. Valori limite di emissione e prescrizioni per gli impianti e le
attività
Disciplina i valori di emissione e le prescrizioni da applicare agli impianti ed alle
attività degli stabilimenti.
Con decreto da adottare ai sensi dell'art. 281, co. 5, sono individuati, sulla base
delle BAT, i valori di emissione e le prescrizioni da applicare alle emissioni
convogliate e diffuse degli impianti ed alle emissioni diffuse delle attività presso
gli stabilimenti anteriori al 1988, anteriori al 2006 e nuovi, attraverso la modifica
e l'integrazione degli allegati I e V alla parte quinta del presente decreto.
La normativa delle regioni e delle province autonome in materia di valori limite e
di prescrizioni per le emissioni in atmosfera degli impianti e delle attività deve
tenere conto, ove esistenti, dei piani e programmi di qualità dell'aria previsti
dalla vigente normativa.
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e
attività
Art. 271. Valori limite di emissione e prescrizioni per gli impianti e le
attività
L’Allegato VI stabilisce i criteri per la valutazione della conformità dei valori
misurati ai valori limite di emissione. Dovrà essere integrato con apposito
Decreto prevedendo i metodi di campionamento e di analisi delle emissioni, con
l'indicazione di quelli di riferimento, i principi di misura e le modalità atte a
garantire la qualità dei sistemi di monitoraggio delle emissioni.
Fino all'adozione di tale decreto si applicano i metodi precedentemente in uso.
Per il rilascio, il rinnovo ed il riesame delle autorizzazioni integrate ambientali e
delle autorizzazioni per gli stabilimenti, si applicano i metodi stabiliti dall'autorità
competente sulla base delle pertinenti norme tecniche CEN o, ove queste non
siano disponibili, sulla base delle pertinenti norme tecniche nazionali, oppure,
ove anche queste ultime non siano disponibili, sulla base delle pertinenti norme
tecniche ISO o di altre norme internazionali o delle norme nazionali previgenti.
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e
attività
Art. 271. Valori limite di emissione e prescrizioni per gli impianti e le
attività
I valori limite di emissione e il tenore volumetrico dell’ossigeno di riferimento si
riferiscono al volume di effluente gassoso rapportato alle condizioni normali,
previa detrazione del tenore volumetrico di vapore acqueo
E
21  O2
 Em
21  O2 m
In caso di ulteriore diluizione
dell’emissione, le concentrazioni
misurate devono essere corrette
Em = concentrazione misurata
E = concentrazione
(O2)m = tenore di ossigeno misurato
O2 = tenore di ossigeno di riferimento
Em  Pm
E
P
Pm = portata misurata
Em = concentrazione misurata
P = portata di effluente gassoso diliuta
E = contentrazione riferita alla P
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e
attività
Art. 271. Valori limite di emissione e prescrizioni per gli impianti e le
attività
Salvo quanto diversamente stabilito dalla parte quinta, i VLE si applicano ai
periodi di normale funzionamento dell’impianto (periodi in cui l’impianto è in
funzione con esclusione dei periodi di avviamento e di arresto e dei periodi in
cui si verificano anomalie o guasti).
L’autorizzazione può stabilire specifiche prescrizioni per tali periodi
individuare gli ulteriori periodi transitori nei quali non si applicano i VLE
ed
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e
attività
Art. 272: Impianti e attività in deroga
 Non sono soggetti ad autorizzazione gli stabilimenti in cui sono presenti
esclusivamente impianti ed attività della parte I all’allegato IV
(emissioni scarsamente rilevanti). Se sono presenti anche altre tipologie
di impianti l’autorizzazione riguarderà esclusivamente questi ultimi.
 Tali impianti sono soggetti alle normative e ai limiti disposti dalle
regioni.
 Ai fini delle soglie di produzione e di consumo e di potenza termica si
considera l’insieme degli impianti e delle attività presenti nello
stabilimento
 Gli impianti termici alimentati a biomasse o biogas devono rispettare
almeno i limiti della parte III dell’allegato I
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e
attività
Art. 272: Impianti e attività in deroga – impianti ed attività con
emissioni scarsamente rilevanti
Per specifiche categorie di stabilimenti, individuate in relazione al tipo e alle
modalità di produzione, l'autorità competente può adottare apposite
autorizzazioni di carattere generale, relative a ciascuna singola categoria, nelle
quali sono stabiliti i valori limite di emissione, le prescrizioni, anche inerenti le
condizioni di costruzione o di esercizio e i combustibili utilizzati, i tempi di
adeguamento, i metodi di campionamento e di analisi e la periodicità dei controlli.
Per gli stabilimenti in cui sono presenti esclusivamente gli impianti e le attività di
cui alla parte II dell'Allegato IV alla parte quinta del presente decreto, l'autorità
competente deve procedere all’adozione delle autorizzazioni entro cinque anni
dalla data di entrata in vigore della parte quinta del presente decreto.
In caso di mancata adozione dell'autorizzazione generale nel termine prescritto,
la stessa è rilasciata con apposito decreto del MATTM e i gestori degli stabilimenti
interessati comunicano la propria adesione all'autorità competente o ad altra
autorità da questa delegata.
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e
attività
Art. 272: Impianti e attività in deroga – impianti ed attività con
emissioni scarsamente rilevanti
Per gli stabilimenti di cui alla parte II dell’All. IV, il gestore presenta all'autorità
competente o ad altra autorità da questa delegata una domanda di adesione
all'autorizzazione generale corredata dai documenti ivi prescritti almeno
quarantacinque giorni prima dell'installazione.
Tale procedura si applica anche nel caso in cui il gestore
intenda effettuare una modifica dello stabilimento.
L'autorità competente
autorizzazioni generali
procede,
almeno
ogni
dieci
anni,
al
rinnovo
delle
Per le autorizzazioni generali rilasciate ai sensi del d.P.C.M. 21 luglio 1989 e del
d.P.R. 25 luglio 1991, il primo rinnovo è effettuato entro cinque anni dalla data
di entrata in vigore della parte quinta del presente decreto e i soggetti autorizzati
presentano una domanda di adesione, corredata dai documenti ivi prescritti, nei
sei mesi che seguono al rinnovo o nei diversi termini stabiliti dall'autorizzazione
stessa, durante i quali l'esercizio può essere continuato.
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di
impianti e attività
Art. 273. Grandi impianti di combustione
L'Allegato II alla parte quinta del presente decreto stabilisce, in relazione ai
grandi impianti di combustione, i valori limite di emissione, inclusi quelli degli
impianti multicombustibili, le modalità di monitoraggio e di controllo delle
emissioni, i criteri per la verifica della conformità ai valori limite e le ipotesi di
anomalo funzionamento o di guasto degli impianti.
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di
impianti e attività
Art. 273. Grandi impianti di combustione
Ai grandi impianti di combustione nuovi si applicano i VLE di cui alla parte II,
sezioni da 1 a 5, lettera B, e sezione 6 dell'Allegato II alla parte quinta del presente
decreto.
Potenza termica nominale, P (MW)
VLE
[mg/Nm3]
Impianti che utilizzano combustibili solidi
[tenore di O2 di riferimento: 6%]
50 ≤ P < 100
850
P ≥ 100
200
Impianti che utilizzano combustibili liquidi
[tenore di O2 di riferimento: 3%]
50 ≤ P < 100
850
SO2
100 ≤ P ≤ 300
P > 300
Impianti che utilizzano combustibili
gassosi
[tenore di O2 di riferimento: 3%]
Combustibili gassosi in generale
Gas liquefatto
500 – P
200
35
5
Gas a basso potere calorifico dei
forni a coke
400
Gas a basso potere calorifico degli
altiforni
200
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di
impianti e attività
Art. 273. Grandi impianti di combustione
Ai grandi impianti di combustione nuovi si applicano i VLE di cui alla parte II,
sezioni da 1 a 5, lettera B, e sezione 6 dell'Allegato II alla parte quinta del presente
decreto.
Potenza termica nominale, P (MW)
Impianti che utilizzano combustibili solidi
[tenore di O2 di riferimento: 6%]
NOx
50 ≤ P < 100
100 ≤ P ≤ 300
VLE [mg/Nm3]
400
200
(300 nel caso in cui il
combustibile utilizzato
sia costituito da
biomasse)
P > 300
200
Impianti che utilizzano combustibili liquidi
[tenore di O2 di riferimento: 3%]
50 ≤ P < 100
400
P ≥ 100
200
Impianti che utilizzano combustibili gassosi
(gas naturale)
[tenore di O2 di riferimento: 3%]
50 ≤ P ≤ 300
150
P > 300
100
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di
impianti e attività
Art. 273. Grandi impianti di combustione
Ai grandi impianti di combustione nuovi si applicano i VLE di cui alla parte II,
sezioni da 1 a 5, lettera B, e sezione 6 dell'Allegato II alla parte quinta del presente
decreto.
Potenza termica nominale, P (MW)
polveri
VLE [mg/Nm3]
Impianti che utilizzano combustibili
solidi
[tenore di O2 di riferimento: 6%]
50 ≤ P < 100
50
P > 100
30
Impianti che utilizzano combustibili
liquidi
[tenore di O2 di riferimento: 3%]
50 ≤ P < 100
50
Impianti che utilizzano combustibili
gassosi [tenore di O2 di riferimento:
3%]
Gas di altiforni
10
Gas prodotti dall'industria
siderurgica che possono essere usati
altrove
Altri gas
30
P > 100
200
5
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di
impianti e attività
Art. 273. Grandi impianti di combustione
Ai grandi impianti di combustione nuovi si applicano i VLE di cui alla parte II,
sezioni da 1 a 5, lettera B, e sezione 6 dell'Allegato II alla parte quinta del presente
decreto.
50 ≤ P < 100
Inquinante
metalli e loro
composti
P > 100 MW
VLE [mg/Nm3]
Be
0.08
0.05
Cd + Hg + TI
0.20
0.10
As + Cr (VI) + Co + Ni
(frazione respirabile ed insolubile)
0.80
0.50
Se + Te + Ni (sotto forma di
polvere)
1.60
100
Sb +Cr (III) + Mn + Pd + Pb + Pt
+ Cu + Rh + Sn + V
8.00
500
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e
attività
Art. 278: poteri di ordinanza
In caso di INOSSERVANZA delle prescrizioni contenute nell'autorizzazione,
l'autorità competente procede, secondo la gravità dell'infrazione, con:
a) DIFFIDA, e assegnazione di un termine entro il quale le irregolarità devono
essere eliminate
b) DIFFIDA e contestuale SOSPENSIONE dell'attività autorizzata per un periodo
determinato, ove si manifestino situazioni di pericolo per la salute o per
l'ambiente
c) REVOCA dell'autorizzazione ed CHIUSURA dell'impianto ovvero CESSAZIONE
dell'attività, in caso di mancato adeguamento alle prescrizioni imposte con la
diffida o qualora la reiterata inosservanza delle prescrizioni contenute
nell'autorizzazione determini situazioni di pericolo o di danno per la salute o per
l'ambiente
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e
attività
Art. 279: sanzioni
Analogamente al DPR 203/1988, sono previste quasi esclusivamente
SANZIONI di natura PENALE
installazione o esercizio di un impianto o di una attività
senza autorizzazione (ma anche continuazione
dell’esercizio di impianto o dell’attività con
autorizzazione scaduta, decaduta, sospesa, revocata o
dopo l’ordine di chiusura o di cessazione)
arresto da 2 mesi a 2 anni o
l’ammenda da 258 a 1032 €
modifica sostanziale dell’impianto senza autorizzazione
arresto fino a 6 mesi o
ammenda fino a 1032 €
modifica non sostanziale senza la prescritta
comunicazione
solo ammenda fino a 1000 €
violazione dei valori limite di emissione o delle
prescrizioni stabilite dall’autorizzazione
arresto fino a 1 anno o
ammenda fino a 1032 € (se
però il superamento dei valori
limite determina anche il
superamento dei valori limite di
qualità dell’aria si applica la pena
dell’arresto fino ad 1 anno)
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di
impianti e attività
ALLEGATO I
Sostituisce il D.M. 12
luglio 1990
Parte II: valori limite per le sostanze inquinanti;
Parte III: valori limite per le sostanze inquinanti di alcune
tipologie di impianti e relative prescrizioni
Parte IV: valori limite e prescrizioni per raffinerie e impianti di
coltivazione di idrocarburi e dei flussi geotermici
Per i Grandi Impianti di Combustione fissa i valori limite di
ALLEGATO II emissione, le modalità di monitoraggio e controllo delle
emissioni e i criteri per la verifica della conformità ai valori
limite e le ipotesi di anomalo funzionamento o di guasto degli
impianti (Recepimento Direttiva 2001/80/CE)
Relativamente alle emissioni di Composti Organici Volatili, fissa
i valori limite di emissione, le modalità di monitoraggio e
ALLEGATO III controllo delle emissioni, i criteri per la verifica della
conformità ai valori limite e la modalità di redazione del piano
di gestione dei solventi
ALLEGATO IV Impianti ed attività in deroga
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo I: Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di
impianti e attività
ALLEGATO V
ALLEGATO VI
Polveri e sostanze organiche liquide: misure per il
contenimento delle emissioni di polveri e gas o vapori derivanti
da sostanze organiche liquide
Criteri per la valutazione della conformità dei valori misurati ai
valori limite di emissione
Sostituisce e integra il D.M. 21 dicembre 1995 per misure in continuo
ALLEGATO VII
Operazioni di deposito della benzina e sua distribuzione dai
terminali agli impianti di distribuzione
ALLEGATO VIII Impianti di distribuzione di benzina
ALLEGATO IX
Impianti termici civili
ALLEGATO X
Disciplina dei combustibili
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Art. 275. Emissioni di COV
Allegato III
Emissioni di composti organici volatili
Parte
Parte
Parte
Parte
Parte
Parte
I
II
III
IV
V
VI
Parte VII
Disposizioni generali
Attività e soglie di consumo solvente
Valori limite di emissione
Precisazioni alternative alla Parte III
Piano di gestione dei solventi
Metodi di campionamento ed analisi per le
emissioni convogliate
Modelli di domande di autorizzazione
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta – All. III
Parte I: Disposizioni generali
3. Controlli
Flusso di massa di
COV >10kg/h
espressi come
carbonio
organico totale
Flusso di massa di
COV <10kg/h
Obbligo da parte del gestore di installare
apparecchiature per la misura e la
registrazione in continuo delle emissioni
l’autorità competente può comunque, ove
lo ritenga necessario, richiedere il
monitoraggio in continuo delle emissioni.
•L’autorità competente può, in alternativa, consentire l’installazione di strumenti per la misura e la
registrazione in continuo di parametri significativi ed indicativi del corretto stato di funzionamento
dei dispositivi di abbattimento.
• Nel caso di misurazioni periodiche, il gestore deve assicurare almeno tre letture durante ogni
misurazione.
4. Criteri per la verifica della conformità ai valori limite
Con la periodicità prevista nell’autorizzazione, e comunque almeno una volta all’anno, il
gestore deve dimostrare all’autorità competente la conformità:
•a) ai valori limite di emissione di cui all'articolo 275, comma 2;
•b) all'emissione totale annua di cui all'articolo 275, comma 6;
•c) alle disposizioni di cui all'articolo 275, comma 12 e 13, ove applicabili.
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta – All. III
Parte I: Disposizioni generali
2. Emissioni di sostanze caratterizzate da particolari rischi per la salute
e l'ambiente
2.1. Le sostanze o i preparati, classificati dal D.Lgs. 52/97 come cancerogeni,
mutageni o tossici per la riproduzione, a causa del loro tenore di COV (R45, R46,
R49, R60, R61) sono sostituiti quanto prima con sostanze o preparati meno nocivi
2.2. Agli effluenti gassosi che emettono i COV ≥10 g/h, si applica un valore
limite di 2 mg/Nm3, riferito alla somma delle masse dei singoli COV.
2.3. Agli effluenti gassosi che emettono COV alogenati (R40, R68) ≥100 g/h, si
applica un valore limite di emissione di 20 mg/Nm3, riferito alla somma delle
masse dei singoli COV.
2.4. Al fine di tutelare la salute umana e l'ambiente, le emissioni dei COV di cui ai
punti 2.1 e 2.3 devono essere sempre convogliate.
2.5. Alle emissioni diLa
COV
ai quali,
successivamente
al 12
marzo
conformità
delle
emissioni a tali valori
limite
è 2004, sono
assegnate etichetteverificata
con unasulla
delle
frasi
disomma
rischiodelle
di cui
ai punti 2.1 e 2.3, si
base
della
concentrazioni
applicano, quanto prima, edicomunque
entroCOV
un anno
dall'entrata in vigore del
massa dei singoli
interessati.
provvedimento di attuazione delle relative disposizioni comunitarie, i valori limite
di emissione previsti da tali punti. Se il provvedimento di attuazione e anteriore al
31 ottobre 2006 tali valori limite, nei casi previsti dall'articolo 275, commi 8 e 9,
si applicano a partire dal 31 ottobre 2007.
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta – All. III
Parte II: Attività e soglie di consumo di solvente
Le attività indicate nella parte II comprendono la pulizia delle apparecchiature ma
non la pulizia dei prodotti.
I valori limite per le emissioni convogliate si
applicano a ciascun impianto che produce tali
emissioni ed i valori limite per le emissioni diffuse
si applicano alla somma delle emissioni non
convogliate di tutti gli impianti, di tutti i macchinari
e sistemi non fissi e di tutte le operazioni.
Il superamento delle soglie
di consumo di solvente è
valutato con riferimento al
consumo massimo teorico
autorizzato.
Se nello stesso stabilimento sono esercitate, mediante uno o più impianti o
macchinari e sistemi non fissi o operazioni manuali, una o più attività
individuate nella parte II dell'Allegato III, le quali superano singolarmente le
soglie di consumo di solvente ivi stabilite, a ciascuna di tali attività si applicano
i valori limite per le emissioni convogliate e per le emissioni diffuse di cui al
medesimo Allegato III, parte III, oppure i valori limite di emissione totale di cui
a tale Allegato III, parti III e IV, nonché le prescrizioni ivi previste.
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta – All. III
Parte II: Attività e soglie di consumo di solvente
I gestori delle attività individuate nella parte II dell’Allegato III, le quali
superano singolarmente le soglie di consumo di solvente ivi stabilite, ha
l’obbligo di presentare all’autorità competente una domanda di autorizzazione
conforme a quanto previsto nella parte I.
La domanda di autorizzazione deve essere presentata anche dal gestore
delle attività che, a seguito di una modifica del consumo massimo teorico di
solvente, superano le soglie di consumo di solvente indicate nella parte II
La domanda di autorizzazione deve essere presentata anche dal gestore degli
stabilimenti nei quali sono esercitate le attività individuate nella parte II
dell’All. III, ove le stesse siano sottoposte a modifiche sostanziali.
Se il gestore comprova all'autorità competente che, pur utilizzando la
migliore tecnica disponibile, non e possibile rispettare il valore limite per le
emissioni diffuse, tale autorità può autorizzare deroghe a detto valore
limite, purché ciò non comporti rischi per la salute umana o per l'ambiente.
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta – All. III
Parte III: Valori limite di emissione
Per ciascuna delle attività di cui alla parte II, sono indicati i valori limite:
- per le emissioni convogliate [mgC/Nm3]
- per le emissioni diffuse [% di input di solvente]
- nonché i valori limite di emissione totale [secondo la procedura indicata
nella parte IV]
Tali limiti si applicano anche alle attività che, nello stesso luogo, sono
direttamente collegate e tecnicamente connesse alle attività individuate
nella parte II e che possono influire sulle emissioni di COV.
I valori limite per le emissioni convogliate si applicano a ciascun
impianto che produce tali emissioni.
I valori limite per le emissioni diffuse si applicano alla somma delle
emissioni non convogliate di tutti gli impianti, di tutti i macchinari e
sistemi non fissi e di tutte le operazioni.
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta – All. III
Parte IV: Prescrizioni alternative alla parte III
Per le attività per cui non sono individuati nella parte III specifici valori
di emissione totale, il gestore ha la possibilità di conseguire, a partire da
uno scenario emissivo di riferimento, con mezzi diversi, emissioni totali
equivalenti a quelle conseguibili (EMISSIONI BERSAGLIO) applicando i
valori limite di emissione convogliata e i valori limite di emissione
diffusa.
SCENARIO EMISSIVO DI
EMISSIONE ANNUA DI RIFERIMENTO
RIFERIMENTO
è il prodotto tra la massa totale
è il livello di emissioni totali
annua di materia solida utilizzata
dell’attività che corrisponde il più
nell’attività e un opportuno fattore
fedelmente possibile a quello che si
avrebbe in assenza di interventi e di
moltiplicazione per una
impianti di abbattimento e con l’uso
opportuna percentuale
di materie prime ad alto contenuto
di solvente.
EMISSIONE BERSAGLIO
Per materia solida si intendono tutte le sostanze contenute nelle vernici, negli inchiostri e
negli adesivi che diventano solide dopo l'evaporazione dell'acqua o dei COV.
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta – All. III
Parte V: Piano di gestione dei solventi
Il piano di gestione dei solventi deve essere elaborato e aggiornato dal gestore,
con periodicità prevista nell’autorizzazione, e comunque almeno una volta
all’anno, al fine di:
dimostrare la conformità alle prescrizioni dell’autorizzazione;
individuare le opzioni di riduzione
consentire all’autorità competente l’informazione al pubblico
Nel caso in cui due o più attività effettuate nello stesso luogo superano
singolarmente i VLE, il piano di gestione dei solventi deve essere elaborato per
determinare le emissioni totali di tutte le attività interessate; questo valore deve
essere poi comparato con le emissioni totali che si sarebbero avute se fossero
stati rispettati i VLE per ogni singola attività
Sono indicate due formule per il calcolo dell’emissione diffusa, che si basano
sugli input e gli output di solventi organici
L’emissione totale è riferita
E’ indicata la formula per il calcolo delle emissioni totali: ad un pertinente parametro
specifico stabilito
E = Emissioni diffuse + Emissioni negli effluenti gassosi
nell’autorizzazione
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta – All. III
Parte VI: Metodi di campionamento ed analisi per le emissioni
convogliate
Ai fini della valutazione della conformità dei valori di emissione
misurati ai valori limite per le emissioni convogliate si applicano
i metodi di misura indicati in tabella
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta – All. III
APPENDICE - Requisiti tecnico costruttivi e gestionali per gli impianti
a ciclo chiuso per la pulizia a secco di tessuti e pellami, escluse le
pellicce, e per le pulitintolavanderie a ciclo chiuso
L'esercizio e la manutenzione degli impianti devono essere tali da garantire
le condizioni operative e il rispetto del limite di emissione (<20g di
solvente per ogni kg di prodotto pulito e asciugato)
A B D  E
C
 0,020
A. solvente presente nella macchina all'inizio
dell'anno solare considerato, in kg
B. solvente caricato o reintegrato, in kg
C. quantitativo giornaliero di prodotto pulito e
asciugato, in kg
D. solvente presente nei rifiuti smaltiti, in kg
E. solvente presente nella macchina al termine
dell'anno solare considerato, in kg
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Allegato VI
Criteri per la valutazione della conformità dei
valori misurati ai valori limite di emissione
2. Metodi di valutazione delle misure effettuate dal gestore e delle
misure effettuate dall’Autorità competente per il controllo
2.1 Ai fini di una corretta interpretazione dei dati, alle misure di emissione
effettuate con metodi discontinui o con metodi continui automatici devono
essere associati i valori delle grandezze più significative dell'impianto, atte
a caratterizzarne lo stato di funzionamento
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta – All. VI
Salvo diversamente indicato nel presente decreto
Emissioni
continue
Le emissioni si considerano conformi ai valori limite se nessuna
delle medie di 24 ore supera i valori limite di emissione di un
fattore superiore a 1,25
Emissioni
Le emissioni si considerano conformi ai valori limite se, nel corso
discontinue di una misurazione, la concentrazione, calcolata come media di
almeno tre letture consecutive e riferita ad 1 ora di funzionamento
dell’impianto nelle condizioni di esercizio più gravose non supera il
valore limite di emissione.
I dati relativi ai controlli analitici discontinui previsti dall’autorizzazione o temporaneamente
effettuati in sostituzione alle misure in continuo per devono essere riportati dal gestore su
appositi registri ai quali sono allegati i certificati analitici e devono essere messi a
disposizione dell’autorità di controllo
In attesa dell’emanazione del Decreto di integrazione dell’Allegato VI per
l’indicazione di appositi metodi di campionamento e delle modalità per garantire
la qualità dei sistemi di monitoraggio in continuo, le procedure di calibrazione
degli strumenti di misura sono stabilite dall’autorità competente al controllo,
sentito il gestore
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta – All. VI
3. Requisiti e prescrizioni funzionali dei sistemi di misura in continuo
3.4 La misura in continuo deve essere realizzata con un sistema che consenta:
 campionamento e analisi;
 calibrazione;
 acquisizione, validazione, elaborazione automatica dei dati
Il sistema di misura in continuo di ciascun inquinante deve assicurare un indice di
disponibilità mensile delle medie orarie non inferiore al 70%
Il gestore deve predisporre delle misure correttive per il miglioramento
del sistema nel caso in cui non venga raggiunto tale valore
Per i periodi in cui non è possibile effettuare misure in continuo (prescritte
dall’autorizzazione) il gestore deve attuare forme alternative di controllo basate su
misure discontinue, correlazioni con parametri o con specifiche caratteristiche delle
materie prime utilizzate [Ex art. 2, D.M. 21 dicembre 1995]
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta – All. VI
3. Requisiti e prescrizioni funzionali dei sistemi di misura in continuo
3.1 Realizzazione ed esercizio dei sistemi di rilevamento in continuo
• per la misura di ogni singolo parametro devono essere perseguiti elevati livelli di accuratezza
e di disponibilità dei dati
• Il sistema di rilevamento deve essere realizzato con una configurazione idonea al
funzionamento continuo non presidiato in tutte le condizioni ambientali e di processo
•La sezione di campionamento deve essere posizionata secondo la norma UNI 10169 (ed
93); se ciò non è tecnicamente possibile, secondo le disposizioni dell’autorità di controllo;
•Ogni analizzatore istallato deve avere un sistema di calibrazione in campo (se tecnicamente
possibile di tipo automatico)
• il gestore deve garantire la qualità dei dati mediante l'adozione di procedure che
documentino la corretta esecuzione degli interventi manutentivi programmati e delle
operazioni di calibrazioni e taratura (procedure stabilite dall’Autorità di controllo e
concordate con il gestore)
 la verifica dell’analizzatore periodica della risposta strumentale sull'intervallo di misura tramite
prove e tarature fuori campo;
 il controllo e la correzione in campo delle derive strumentali o dell'influenza della variabilità
delle condizioni ambientali;
 l'esecuzione degli interventi manutentivi periodici per il mantenimento dell'integrità ed
efficienza del sistema;
la verifica periodica in campo delle curve di taratura degli analizzatori.
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta – All. VI
3. Requisiti e prescrizioni funzionali dei sistemi di misura in continuo
3.3 Gli analizzatori in continuo devono essere certificati.
In attesa di un’apposita certificazione, possono essere utilizzati analizzatori provvisti di
certificazione acquisita da un ente certificatore estero appartenente ad uno stato
dell’Unione Europea accreditato da un ente operante nell’ambito della convenzione
“European Cooperation for Accreditation” purchè:
1) L’idoneità dell’analizzatore sia verificata dall’Autorità Competente per il controllo;
2) l’atto di certificazione sia corredato da:
a) Rapporti di prova da laboratori che effettuano prove accreditate secondo la norma
EN ISO/IEC 17025 (con indicati: campo di misura, limite di rilevabilità, deriva, tempo di
risposta, tempo di risposta e disponibilità dei dati sul lungo periodo); tradotto in italiano e
traduzione asseverata in Tribunale.
b) Esiti delle verifiche di sistema condotte secondo la norma EN 45011 dall’ente
certificatore
Deve essere verificata la capacità dello strumento di rilevare gli inquinanti nelle
emissioni dell’impianto in relazione alle caratteristiche quantitative e qualitative
degli inquinati, ai valori limite di emissione e alle prescrizioni dell’autorizzazione
In alternativa agli analizzatori certificati possono essere utilizzati, previa verifica
dall’autorità di controllo, analizzatori autorizzati da una pubblica
amministrazione di uno stato estero appartenente all’Unione Europeo (il
provvedimento di autorizzazione deve essere provvisto di Rapporti di prova)
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta – All. VI
3. Requisiti e prescrizioni funzionali dei sistemi di misura in continuo
3.7 Il sistema di acquisizione, validazione ed elaborazione dei dati deve consentire:
• la gestione delle segnalazioni di allarme e/o anomalie provenienti dalle varie
apparecchiature;
• la gestione delle operazioni di calibrazione automatica, ove previsto;
• l'elaborazione dei dati e la redazione di tabelle in formato idoneo per il
confronto con i limiti
Sistema di
acquisizione
dei dati
• lettura istantanea, con opportuna frequenza, dei segnali elettrici di
risposta degli analizzatori o di altri sensori ;
• traduzione in valori elementari espressi nelle pertinenti unità di misura;
• la memorizzazione dei segnali validi.
• il rilievo dei segnali di stato delle apparecchiature principali ed
ausiliarie necessarie per lo svolgimento delle funzioni
Sistema di
validazione
delle misure
• deve provvedere automaticamente, a validare sia i valori elementari
acquisiti sia i valori medi orari calcolati, sulla base di opportune
procedure di verifica predefinite (concordate con le autorità competenti
per il controllo).
• le soglie di validità devono essere fissate in funzione del tipo di
processo e del sistema di misura
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta – All. VI
4.1 Le verifiche periodiche, di competenza del gestore, consistono nel controllo
periodico della risposta su tutto il campo di misura dei singoli analizzatori, da
effettuarsi con periodicità almeno annuale. Tale tipo di verifica deve essere
effettuata anche dopo interventi manutentivi conseguenti ad un guasto degli
analizzatori.
Analizzatori per
sistemi estrattivi
La taratura coincide con le operazioni di calibrazione
strumentale.
Analizzatori in situ
con misura indiretta
La taratura consiste nella determinazione in campo
della curva di correlazione tra la risposta strumentale
e i valori forniti da un secondo sistema manuale o
automatico (periodicità almeno annuale)
Analizzatori in situ
con misura diretta
La risposta strumentale deve essere verificata nei
periodi in cui l’impianto non è in funzione
La periodicità è stabilita dall’autorità di controllo, sentito il gestore
e dipende dalle caratteristiche degli analizzatori e dalle condizioni
ambientali di misura
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta – All. VI
4.3. Le verifiche in campo sono le attività destinate all'accertamento della
correttezza delle operazioni di misura. Tali attività sono effettuate dall'autorità
competente per il controllo o dal gestore sotto la supervisione della stessa.
Analizzatori in situ con
misura indiretta
Le verifiche in campo coincidono con le
operazioni di taratura
Analizzatori in situ con
misura diretta e di tipo
estrattivo
La verifica in campo consiste nella
determinazione dell’indice di accuratezza
relativo (IAR), da effettuare con periodicità
almeno annuale
 M  Ic 

IAR  100  1 
Mr 

La correttezza delle misure è verificata
se l’indice di accuratezza relativo è
superiore all’80%
M
dove
= media dei valori
Mr
= media dei valori rilevati
dal sistama di riferimento
Ic =
intervallo di confidenza
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Costituita da tre Titoli:
I. Prevenzione e limitazione delle emissioni in atmosfera di impianti e
attività
II. Impianti termici civili
III. Combustibili
• Combustibili consentiti
• Prescrizioni finalizzate ad ottimizzare il rendimento di
combustione
• Metodi di misura delle caratteristiche merceologiche
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo III: Combustibili
Art. 293: Combustibili consentiti
Negli impianti disciplinati dal titolo I e dal titolo II della parte quinta del
presente decreto, inclusi gli impianti termici civili di potenza termica
inferiore al valore di soglia, possono essere utilizzati esclusivamente i
combustibili previsti per tali categorie di impianti dall'Allegato X alla parte
quinta del presente decreto, alle condizioni ivi previste.
I materiali e le sostanze elencati nell‘Allegato X alla parte quinta del
presente decreto non possono essere utilizzati come combustibili ai sensi del
presente titolo se costituiscono rifiuti ai sensi della parte quarta del presente
decreto
Con apposito Decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio, previa autorizzazione della Commissione Europea, possono
essere stabiliti valori limite massimi per il contenuto di zolfo negli oli
combustibili pesanti o nel gasolio più elevati (in caso di impossibilità di
rispettare i valori limite fissati all’Allegato X a causa di mutamento degli
approvvigionamenti)
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Titolo III: Combustibili
Art. 294: Prescrizioni per il rendimento di combustione
Gli impianti industriali disciplinati dal Titolo I (ciascun singolo impianto,
anche nei casi in cui più impianti siano considerati come unico) con
potenza termica nominale ≥6 MW devono essere dotati di:
•rilevatori della temperatura nell’effluente gassoso;
•un analizzatore per la misurazione e la registrazione in continuo di O2
e CO;
•regolazione automatica aria-combustibile (ove tecnicamente possibile)
non si applica agli
impianti di
combustione che
utilizzano
direttamente i
prodotti in
procedimenti di
fabbricazione, anche
di potenza termica
nominale <50MW
Gli impianti civili disciplinati dal Titolo II di potenza termica complessiva ≥
1,16 MW devono essere dotati di:
rilevatori della temperatura nell’effluente gassoso;
un analizzatore per la misurazione e la registrazione in continuo di O2 e CO;
regolazione automatica aria-combustibile (ove tecnicamente possibile)
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Allegato X – Parte II: Caratteristiche merceologiche dei combustibili e
metodi di misura
SEZIONE 1
Caratteristiche merceologiche e metodi di misura dei seguenti combustibili liquidi
• Gasolio, kerosene, olio combustibile ed altri distillati leggeri, medi e pesanti di
petrolio
• Emulsioni acqua – bitumi
• Biodisel
SEZIONE 2
Caratteristiche merceologiche e metodi di misura dei seguenti combustibili solidi
• Coke metallurgico e da gas
• Antracite, prodotti antracitosi e loro miscele
• Carbone da vapore
• Agglomerati di lignite
• Coke da petrolio
D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta
Allegato X – Parte II: Caratteristiche merceologiche dei combustibili e
metodi di misura
SEZIONE 3
Caratteristiche merceologiche delle seguenti emulsioni:
• acqua – gasolio
• acqua – kerosene
• acqua – olio combustibile
SEZIONE 4
Caratteristiche delle biomasse combustibili e relative condizioni di utilizzo
SEZIONE 5
Caratteristiche e condizioni di utilizzo degli idrocarburi pesanti derivanti
dalla lavorazione del greggio
SEZIONE 6
Caratteristiche e condizioni di utilizzo del biogas
Scarica

D.Lgs. 152/06 – Parte Quinta – All. VI