5 gennaio 2014
NOTIZIE IN BREVE
Riapertura della Curia e dell’Archivio
Piazza Duomo 5
53100 Siena
tel. 0577/42020
fax 0577/281840
Arcidiocesi di
Ldi ’ValSiena
- Colle
d’Elsa -
Notiziario locale
Montalcino
informa i lettori
di «Toscana
Oggi» che a
partire dal 2
gennaio gli uffici di curia e
l’archivio diocesano hanno
Direttore responsabile
Andrea Fagioli
Reg. Tribunale Firenze n. 3184
del 21/12/1983
PRIMO PIANO Gli articoli principali di questo numero
ripreso la loro regolare
apertura al pubblico.
il SAGRATO
Il tempo della riflessione
DI
DON DOMENICO POETA*
e festività natalizie ci offrono l’occasione per
sul senso del nostro essere cristiani
Ltrameditare
crisi dei modelli sociali e tentazioni di
«Per vivere assieme
la Gioia del Vangelo»
Dalla morte alla vita, la
storia del dott. Oriente
«Forza, venite gente»: il
musical su S. Francesco
di GABRIELE ROMALDO
di VANESSA GRUOSSO
di LODOVICO ANDREUCCI
a pagina II
a pagina III
a pagina V
Il racconto del pellegrinaggio ecumenico
Un cammino fraterno
L’incontro con la Chiesa
Apostolica Armena
e il Catholikos Karekin II
DI
RENATO ROSSI
o avuto l’opportunità di compiere
un pellegrinaggio ecumenico alla
Chiesa Apostolica Armena insieme
a don Mauro Lucchesi, il delegato
per l’ecumenismo della diocesi di Lucca ed a
un manipolo di persone: l’iniziativa si è
presentata quasi a coronamento del corso
regionale di formazione ecumenica che si è
tenuto a fine luglio a La Verna e che
quest’anno ha avuto per tema proprio
l’Oriente Cristiano.
La Chiesa Apostolica Armena, sorta per
l’evangelizzazione degli apostoli Taddeo e
Bartolomeo come dice la tradizione, è una
delle antiche Chiese d’Oriente (da non
confondere con le Chiese Ortodosse che
nasceranno dopo il 1000) che, come la
Chiesa Copta, parteciparono soltanto ai
primi tre concili ecumenici (Nicea 325,
Costantinopoli 381, Efeso 431) che
definirono, ma non completamente, il
bagaglio di fede della Chiesa. Nel 451 gli
Armeni erano impegnati a difendere la
propria cristianità contro i persiani che
volevano costringerli alla conversione forzata
allo zoroastrismo, per cui non furono
presenti al IV concilio di Calcedonia, che
H
affermò la coesistenza della natura umana e
della natura divina nell’Unica persona di
Gesù Cristo. Fu così che rimasero “indietro”,
come noi cattolici abbiamo sempre detto,
fino agli anni ’90 quando gli incontri fra
esperti delle due Chiese arrivarono a
riconoscere il comune Credo, facendo
crollare secoli di incomprensione e
pregiudizi. Restiamo comunque Chiese
“distinte”, noi con papa Francesco e loro con
Catholikos Karekin II, ma caratterizzate da
un cammino fraterno di conversione a
Cristo.
Nel 1999, quando Karekin I era morente,
Giovanni Paolo II, che era in visita in
Polonia, volò a Yerevan per un saluto
privato, questo non fece notizia da noi, ma il
gesto fraterno fu molto apprezzato! Quando
Giovanni Paolo II visitò l’Armenia
ufficialmente nel 2001, riconobbe anche il
genocidio degli armeni ad opera dei turchi e
piantando un abete al mausoleo, ha
celebrato in un piazzale di Echmiadzin (la
loro Città del Vaticano, sede dall’anno 301),
dove fu costruito appositamente un altare
monumentale (sono quei gesti che vengono
chiamati ecumenismo spirituale, non
producono documenti ufficiali, che sono
comunque importanti, ma comunione).
Sono partito con il fermo convincimento di
incontrare il Catholikos di tutti gli Armeni (3
milioni vivono in Armenia e 7 milioni sono
in diaspora), per esprimere affetto fraterno e
desiderio di comunione; presunzione? No,
intimo desiderio, con la speranza che fosse
in sede, per questo avevo portato per lui dei
doni: una pubblicazione sull’architettura
sacra in Toscana, l’ultima pubblicazione
sulla Cattedrale di Siena, un panforte. Con
questa speranza, la domenica mattina,
mentre eravamo in visita a Echmiadzin
(significa «qui il Signore è sceso», ed aveva
indicato a Gregorio Illuminatore dove
costruire la prima cattedrale) ho avuto la
possibilità di darglieli: fra due ali di folla, il
corteo di diaconi, presbiteri, monaci e
vescovi procedeva verso la cattedrale dove la
Liturgia era in corso, quando il Catholikos è
arrivato alla mia altezza mi sono posto
davanti a lui, il corteo si è fermato, mi sono
inchinato, “Sua Santità …”. Poche parole di
presentazione, il suo ascolto sorpreso, il
guardare incuriosito insieme ai due vescovi
che lo affiancavano i doni, il sorriso, la sua
benedizione, il mio grazie e il saluto.
La seconda parte del pellegrinaggio
continuerà sul prossimo numero
“sicurezza” in campo economico, culturale e
politico di cui i populismi europei sono
soltanto
un’espressione
simile alla punta
di un iceberg.
Mentre sembra
trionfare
un’estetica del
corpo
individuale e
sociale ritoccato,
esposto su
internet,
svenduto,
ridotto a un bit,
si può leggere
anche una forte domanda di verità, di
essenzialità, di incarnazione del bene, in forme
visibili, di messe in opera credibili, di pastorale
di qualità.
Ciò che si vede e si sente con il corpo emoziona
e si ricorda assai più di ciò che si studia sui libri.
Questo fatto ci avvicina al cuore del mistero
dell’incarnazione in cui il Figlio di Dio non
diventa scienziato, non diventa super star, non
diventa manager o capo di stato ma piuttosto
diventa neonato, preferisce nascere in periferia,
senza una sua dimora, a Betlemme, e poi
rifugiato in Egitto, e poi dissanguato sulla
croce.
Infine glorificato nella luce sfolgorante della
Pasqua.
Cristo ci propone un’immagine di uomo
estremamente virile e non violenta allo stesso
tempo, seducente e casta, amabile e non
sdolcinata.
La femminilità di Dio si esprime, possiamo
dire, nella non violenza, nella tenerezza di
Cristo dolcemente baciato dall’adultera, casto
non senza di lei ma attraverso di lei.
Impossibile agli uomini, anche per questo fa
parte dell’esperienza di fede (Mt 19,11: “Non
tutti lo possono capire”).
Possiamo dire che questa appartenenza al
regno di Dio sia la radice forte della castità
evangelica, non priva di conseguenze
importanti per tutti noi, oltre che per i nostri
conventi e per le nostre gerarchie, anche per le
nostre famiglie, a volte ridicolizzate dal
consumismo e a volte irrigidite da un
moralismo senza Cristo, senza un al di là del
bene e del male, da una morale umana, troppo
umana, senza profezia.
Sulla figura di Maria si addensa il senso
evangelico della femminilità: piccola
adolescente, incinta e non sposata, di un
villaggio quasi sconosciuto, ragazzina profetica
(Lc 1, 46-56), contemplativa e servizievole allo
stesso tempo (Lc 1,38), umile e determinata,
protagonista senza essere una prima donna,
privilegiata e addolorata, con la Maddalena
condivide un desiderio viscerale di Cristo che
viene donato sotto forma di amore puro,
trinitario (agape).
*Responsabile del
Centro Missionario Diocesano
il POST-IT
GLI APPUNTAMENTI IN AGENDA
6 GENNAIO
Epifania del Signore
18 - 25 GENNAIO
Settimana per l’unità dei cristiani
20 - 24 GENNAIO
Esercizi spirituali del Clero
II
TOSCANA OGGI
SIENA COLLE VAL D’ ELSA MONTALCINO
5 gennaio 2014
Arcidiocesi NEWS
■ DALLE ASSOCIAZIONI Una riflessione sugli esercizi spirituali dell’Azione Cattolica diocesana
Esercizi spirituali del Clero
Lecceto di Malmantile
Dal 20 al 24 gennaio 2014
li annuali esercizi spirituali per il
G
Clero dell’Arcidiocesi si terranno
da lunedì 20 a venerdì 24 gennaio
2014 presso l’Eremo di Lecceto di
Malmantile (FI).
Gli esercizi saranno predicati
quest’anno dal Rev. Mons. Marco
Frisina, biblista e musicista della
Diocesi di Roma.
Per informazioni e iscrizioni Sig.ra
Maria Marini (Curia Metropolitana
0577.42020).
Pellegrinaggio diocesano a
Roma
27 aprile 2014
Arcidiocesi di Siena - Colle di Val
Lil prossimo
’d’Elsa
- Montalcino organizza per
27 aprile un
pellegrinaggio a Roma in occasione
della canonizzazione dei Beati
Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. I
fedeli potranno scegliere se recarsi a
Roma per la sola giornata del 27
aprile, oppure se partire con un
giorno di anticipo - il 26 appunto facendo tappa a Bolsena.
Per consultare nel dettaglio il
programma del pellegrinaggio si
consiglia di prendere visione della
locandina ufficiale e di contattare la
segreteria organizzativa di Viae Siena.
Si ricorda infine che il termine ultimo
per le iscrizioni è previsto per il 31
gennaio 2014, giorno entro il quale
dovranno essere già state presentate presso la segreteria di Viae Siena - le
adesioni al pellegrinaggio diocesano.
DI
GABRIELE ROMALDO
vangelii Gaudium» è la
prima Esortazione
apostolica con cui Papa
Francesco affronta il tema
dell’annuncio del Vangelo. Un
annuncio che deve passare
necessariamente dalla rivalutazione
dell’interiorità del cristiano che,
sviluppando la sua spiritualità, si
prepara alla testimonianza della Parola
di Dio.
Da qui è stato preso lo spunto per il
tema degli esercizi spirituali organizzati
dall’Azione Cattolica e intitolati «La
gioia del Vangelo», andati in scena dal
27 al 30 dicembre al Vivo d’Orcia.
«La scelta del tema non è casuale spiega Andrea Pallassini, consigliere
dell’AC -, ma inerente al brano di
riferimento scelto dall’Azione Cattolica
nazionale, da cui è ripresa la frase "Quelli
che troverete, chiamateli". Abbiamo
affrontato il tema della testimonianza
portata dal cristiano sotto tre aspetti: nel
rapporto con la Chiesa, con Dio e con
l’associazione in cui operiamo». Proprio
quest’ultima relazione sarà approfondita
in vista dell’Assemblea Diocesana del 23
febbraio, un momento associativo
particolarmente sentito, in cui ciascuno è
chiamato rinnovare il proprio impegno.
«Il programma degli esercizi spirituali si
diversifica molto da quello dei campi
scuola - spiega Andrea -. Si dà maggiore
importanza ai momenti di silenzio e
solitamente ci ritroviamo in gruppo due
volte al giorno, per trattare gli spunti per
la meditazione forniti dal relatore. Sono
«E
«Per vivere assieme
la gioia del Vangelo»
momenti forti, ma si sacrificano davvero
volentieri le cose da fare che ci
ingombrano durante le vacanze natalizie,
per metterci un po’ all’ascolto del Signore
e ripartire poi nella quotidianità più
carichi di prima».
Il silenzio sembra non appartenere alla
società odierna, poco aperta all’ascolto e
alla riflessione. Spesso stare in
meditazione può far paura proprio perché
poniamo in esame noi stessi, anche se
Colui che scruta nelle nostre interiorità,
non ci giudica e non ci accusa. Ecco
perché il passaggio dalla modalità del
ritiro e dei campi scuola a quella degli
esercizi spirituali, assume un significato
non irrilevante: «Oggigiorno c’è una forte
tendenza a esteriorizzare solamente ciò
che gli altri e il pensiero dominante
vogliono da noi. Facilitati anche dal
diffondersi dei social network, esterniamo
ogni nostro pensiero, eppure ci manca la
base, ci manca l’approfondimento
interiore senza il quale non possiamo
esplicare quelli che sono i nostri valori
veri. Nella società a cui apparteniamo,
riconduciamo spesso la spiritualità a
quelle pratiche che insegnano religioni e
tradizione orientali, ma la quella della
nostra fede è in stretto contatto con la vita
quotidiana. Gli esercizi spirituali non
sono una vacanza; il loro scopo è quello
di mettere in concreto e di applicare ciò
che su cui abbiamo meditato, al fine di
poter testimoniare ed evangelizzare il
messaggio di Cristo. Il silenzio, la
dimensione interiore va poi sperimentato
in tutti i giorni della nostra esistenza».
■ DIARIO DIOCESANO Pastorale Sociale e del Lavoro
pastorale GIOVANILE
2013: un anno di fede e azione
DI
GUIDO PRATESI*
ra i vari segmenti della Pastorale, quella
Fdeldel
Sociale e del Lavoro (conservazione
Creato, giustizia e pace),
Il laboratorio dei talenti
l ricreatorio Pio II di Siena ospiterà il
Iregionale
prossimo 19 gennaio il Convegno
di pastorale giovanile. Al
centro del dibattito, l’oratorio inteso
come luogo di formazione umana e
spirituale. I lavori della giornata intitolata "il labORATORIO dei
Talenti" - si succederanno lungo l’arco
dell’intera mattinata e si
concluderanno al pomeriggio con la
celebrazione presieduta da mons.
Antonio Buoncristiani.
Questo, in dettaglio, il programma
previsto:
ore 9.30: accoglienza
10.00: saluto dell’Arcivescovo
10.30: presentazione della Nota
pastorale C.E.I. "Il Laboratorio dei
Talenti"
11.30: coffee break
12.00: I talenti del mio laboratorio:
"Il Vangelo da annunciare, un
territorio da servire.
13.00: pranzo
15.00: laboratori
17.00: S. Messa
Per maggiori informazioni e per
iscriversi al Convegno, si prega di
consultare il sito
www.giovaniincristo.it
massimamente, può trovare nella regola
benedettina «ora et labora» un proprio
senso di riferimento. E il 2013, segnato
dalle meditazione sulla fede e da ciò
illuminati, ci ha visto impegnati nella
realizzazione di importanti eventi.
Il primo incontro significativo dell’Ufficio
risale all’8 febbraio, per la giornata della
vita (promosso in collaborazione con
l’Ufficio Famiglia e Scienza & Vita); poi, il
26 marzo, in luogo del consueto ritiro di
Pasqua, abbiamo celebrato la s. Messa in S.
Martino, per affidare nuovamente la Città di
Siena - particolarmente colpita in questi
tempi difficili - alla grazia della Beata
Vergine Maria Santissima. Un evento che ha
visto la partecipazione di un centinaio di
fedeli.
Innumerevoli poi, in primavera, sono stati
gli incontri di preparazione per la
partecipazione (22 Delegati, in
rappresentanza di tutte le Foranie) alla
prima Settimana Sociale dei Cattolici
toscani, realizzata a Pistoia dal 3 al 5
Maggio.
In occasione delle elezioni amministrative con capofila l’Ufficio Migrantes - abbiamo
redatto un documento di "desiderata"
inviato ai vari candidati ed abbiamo
organizzato anche appositi incontri con gli
stessi aspiranti sindaco.
L’estate ha visto l’Ufficio impegnato alla
redazione di un documento (assieme a
Caritas e Migrantes) per evidenziare le
"emergenze" sociali delle nostre comunità;
mentre a livello Regionale, abbiamo preso
parte ai lavori di sintesi dell’incontro di
Pistoia e alla realizzazione dei relativi "Atti".
Ovviamente l’evento della 47° Settimana
Sociale dei Cattolici, in programma a
Torino a metà settembre, con tema: «la
Famiglia, speranza e futuro per la società
italiana», ci ha spinto (assieme all’Ufficio
Famiglia) a preparare la nostra presenza e
partecipazione.
Abbiamo,infine, presenziato il 30
Novembre (sempre a Pistoia) alla
Giornata sociale dei cattolici COLLIGIANI
Ufficio diocesano per la
Lunitamente
’Pastorale
Sociale e del Lavoro al Circolo Acli di
Colle Val d’Elsa, alle parrocchie e
alle Associazioni presenti nel
territorio - informa che sabato 18
gennaio, presso l’ex seminario S.
Francesco a Colle Val d’Elsa, si
terrà la Giornata Sociale dei
cattolici colligiani.
Questo il programma previsto:
ore 15.15: accoglienza
15.45: apertura dei lavori
15.50: presentazione del
Documento conclusivo della
Settimana Sociale dei Cattolici
Toscani
16.15: attività guidata di gruppo
sul tema "Una nuova idea di
comunità: riscoprire il sociale"
17.45: pausa caffè
18.15: relazione conclusiva
19.00: S. Messa
20.00: cena comunitaria estesa ai
familiari
Per adesioni alla Giornata Sociale
di Colle Val d’Elsa, si prega di
contattare l’indirizzo di posta
elettronica:
[email protected]
"significativa consegna" degli Atti della 1°
Settimana Sociale, come "affido" da parte
del nostro Episcopato, della missione di
diffusione della "meditazione". Subito,
abbiamo tradotto in operativo l’impegno
preso, grazie alla sensibilità dei delegati
della Val d’Elsa a Pistoia, fissando per il
prossimo 18 gennaio in Colle Val d’Elsa
una giornata dedicata ai temi sociali. Nel
corso del prossimo anno l’evento sarà
ripetuto nelle varie Foranie che lo vorranno
.
Concludendo, siamo convinti, che , come
ha ribadito Papa Francesco nel video
messaggio inviato ai partecipanti al festival
della Dottrina Sociale (Verona, novembre
2013):«la dottrina sociale, quando viene
vissuta, genera speranza».
*Ufficio per la pastorale Sociale e del Lavoro
TOSCANA OGGI
SIENA COLLE VAL D’ ELSA MONTALCINO
5 gennaio 2014
III
dal TERRITORIO
Dalla morte alla vita
la conversione del dott. Oriente
DI VANESSA
GRUOSSO
na testimonianza toccante quella
del dottor Antonio Oriente,
Direttore del reparto materno
infantile dell’Ospedale di Messina
e Vice Presidente dell’Associazione
Ginecologi Ostetrici Cattolici, invitato a
parlare giovedì 4 dicembre a Siena da
Scienza & Vita e dal CAV.
Un tempo medico
abortista, oggi il
dott. Oriente è uno
strenuo difensore
del diritto alla vita.
E proprio qualche
tempo fa ha avuto
il privilegio e la
grazia di poter
parlare con Papa
Francesco,
consegnando nelle
mani del Santo
Padre i ferri chirurgici con i quali
procurava gli aborti, e ricevendo in
cambio, oltre alla benedizione e
all’imposizione delle mani, il mandato a
diffondere la cultura della vita, anche in
paesi più lontani, come il Perù e
l’Argentina, verso cui il dotto. Oriente
partirà a breve.
Dopo la sua «conversione», il dottor
Oriente ha intrapreso una lunga serie di
incontri per denunciare all’opinione
pubblica i danni psichici e fisici provocati
dall’aborto volontario. Lui definisce
l’aborto «un concentrato di sofferenza che
compromette la salute psichica, fisica e
U
gestazionale della donna, la quale, dopo
l’aborto, si porta dietro un imprimatur di
ricordi che influiranno poi nella sua vita e
nelle successive gravidanze». E uno studio
di Priscilla Coleman dimostra l’influenza
dell’aborto volontario sulle successive
gravidanze. Infatti, il nostro organismo
riceve sia messaggi esogeni (dall’esterno),
cioè tutti gli eventi che ci accadono, che
messaggi endogeni (dall’interno), come ad
esempio le febbri, i
dolori mestruali o le
coliche. Entrambi
questi messaggi
arrivano a
bombardare il
rivestimento esterno
del cervello, la
corteccia cerebrale.
Ecco perché la parte
psicologica gioca un
ruolo fondamentale
nell’infertilità.
Ma torniamo alla storia del dott. Oriente:
come è avvenuta la sua conversione? Tutto
nasce nell’ambiente di lavoro (all’epoca
Oriente lavorava con Ettore Cittadini allo
studio delle tecniche di fecondazione
artificiale in una clinica pilota di
Palermo); ambiente appunto che lo fa
avvicinare a una pediatra. I due si
conoscono, si innamorano e poi decidono
di sposarsi. Di figli però - grande desiderio
di entrambi - neanche l’ombra. Ma è
proprio nel momento di massimo
scoramento, che Antonio fa un incontro
che gli avrebbe poi cambiato la vita. Una
sera, rimasto in ufficio a lungo, Antonio si
Da abortista a difensore
della vita: la relazione
del dott. Oriente alla
conferenza di Scienza&Vita
chiude nel silenzio e nel dolore. In quel
momento però, una coppia di pazienti,
vedendo la luce accesa nell’ufficio del
dottore a quell’ora così tarda, decide di
salire. Lo trovano in uno stato pietoso ed
egli, pensando di avere di fronte delle
persone che potevano capire il suo stato
d’animo, si apre e confida loro la sua
grande sofferenza.
Lo invitano a prendere parte al loro
gruppo di preghiera di Rinnovamento
nello Spirito. Oriente li ascolta, li
ringrazia, ma in cuor suo declina l’offerta.
Una sera però, mentre vagava con la
macchina, udì una musica che veniva da
un fabbricato; pensò ad una discoteca così
decise di andare a vedere, per svagarsi un
po’. «E in effetti - ha esclamato Oriente
durante la sua testimonianza - era proprio
una discoteca: la discoteca del Signore!». Il
dottor Oriente sperimentò per la prima
volta che il Signore lo stava aspettando.
Piano piano iniziò a maturare in lui
questa domanda: «Ma quanto può essere
misericordioso questo Padre al quale io
chiedo il dono di un figlio mentre uccido i
figli degli altri?».
Così su un foglio scrisse il suo testamento
spirituale: «Mai più morte, fino alla
morte». Dopo solo un mese da questa
profonda scelta di cambiare vita, sua
moglie rimase incinta. Adesso hanno due
figli: Domenico e Luigi. Antonio Oriente
ha concluso dicendo che prima non era
pronto a capire e accogliere la vita. Adesso
si batte per difendere la vita nascente ed
esorta tutti noi a darci da fare, perché
questa battaglia per la vita non sia persa.
■ DIARIO DIOCESANO L’Ufficio Famiglia ripercorre il suo 2013 e presenta le prossime iniziative
«Fate questo in memoria di me»
DI
MARCELLO E ANGELA AURIGI*
redi..., e sarai salvato tu e la tua
«cheChafamiglia»
(At 16,31) è questo l’invito
accompagnato il cammino della
pastorale familiare nella nostra diocesi
durante l’Anno della Fede appena
concluso. Le iniziative che si sono
avvicendate, dalla Festa della famiglia,
collocata la mattina del 14 ottobre in
preparazione alla celebrazione in
Cattedrale, al Ritiro diocesano
svolto a Calambrone il 13 e 14
aprile con la partecipazione di
molte giovani famiglie, hanno
avuto l’obiettivo di aiutare a
riscoprire la presenza viva del
Signore Risorto, prima di tutto
all’interno della relazione
coniugale e in tutta vita
familiare, anche in quella a
volte "ferita" o provata dalla
sofferenza e dal dolore. A
questo proposito sono
continuati gli incontri nella
Casa di S.Antonio al Bosco per
chi sta vivendo la difficoltà
della separazione e per chi
vive una nuova unione dopo il
divorzio o una separazione a
Poggibonsi presso la Chiesa di
S. Lorenzo. Sono state anche
predisposte alcune schede di supporto ai
gruppi famiglia che hanno cercato di
declinare i punti fondamentali del nostro
"Credo" nella vita familiare. La Giornata
della Vita con veglie di preghiera in tutte
le foranie, ha portato la nostra attenzione
sulla crisi economica che stiamo
attraversando cogliendo uno sguardo di
speranza proprio in chi nonostante tutto
crede nella vita e la genera. Anche i due
incontri di formazione svolti fra ottobre e
novembre 2012 per operatori pastorali
che si occupano di preparazione
immediata alle nozze e di preparazione al
Battesimo, guidati da don Antonio
Bartalucci hanno allargato il nostro
sguardo sul Sacramento del Matrimonio,
sacramento che si fonda sulla fede degli
sposi che trova in Gesù il primo garante
della loro unione. Un Dio-Trinità che non
verrà mai meno all’Alleanza che stringe
con la loro relazione. Come sempre,
infine, la Settimana «Tra famiglie», che si
è svolta nella prima settimana di
settembre 2013 nella Casa di S. Antonio
al Bosco ha concluso le iniziative
pastorali e ha fatto conoscere le nuove
proposte per l’anno in corso. Un anno
che abbiamo pensato in forte continuità
con l’Anno della fede e inserito nel
cammino indicato dal nostro Pastore per
i prossimi due anni incentrato sul Mistero
Eucaristico. «Fate quello che vi
dirà(Gv2,5) Fate questo in memoria di
me (Lc23,19)» è , allora, la Parola che
quest’anno guiderà il nostro andare. Una
Parola che ci farà cogliere come la Fede
senza Gesti concreti di vicinanza non ha
ragione di esistere, che siamo chiamati,
ancora più oggi in questo tempo di forte
crisi economica e sociale a riscoprire la
dimensione della comunione che si fa
condivisione, il valore delle reti familiari,
la scelta di stili di vita improntati alla
sobrietà .Tutto ciò come conseguenza
ineludibile di quella Parola: «fate questo
in memoria di me», di quel
Mistero Eucaristico che si
trasforma in gesti quotidiani e
di cui abbiamo già ascoltato
nella Festa della Famiglia 2013
a Monteroni d’Arbia dalle
famiglie che hanno offerto la
loro testimonianza. Così, le
altre iniziative, molte delle
quali in continuità con lo
scorso anno,(Ritiro diocesano
29-30-marzo, ecc) avranno
questa attenzione. Ci preme,
infine sottolineare che saremo
impegnati come Ufficio in
collaborazione con L’Ufficio
Giovani e l’Ufficio Catechesi, e
il sostegno del Consultorio
"La Famiglia" nella
promozione del corso di
formazione per educatori di
adolescenti e giovani all’affettività e ad un
corretto uso della sessualità, «Teen star»,
che si terrà dal 3 al 6 aprile2014 a Colle
Val d’Elsa. Un evento che al di là del
grande valore educativo che rappresenta
ci fa comprendere che sempre più sarà
necessario mettere insieme le proprie
competenze e i propri doni perché si
realizzi una vera Comunione anche
nell’azione pastorale.
*Ufficio per la Pastorale Familiare
Per le strade di Colle Val
d’Elsa sfila il presepe
vivente
DI
LODOVICO ANDREUCCI
"Ancelle del Sacro Cuore"
Lcollaborazione
’aIstituto
Colle di Val d’Elsa, con la
degli alunni, dei loro
genitori e del gruppo "Donne di
Castello" ha presentato un presepe
vivente. Durante la domenica 15 e 22
dicembre, dalle ore 15.00 alle ore
20.00, è stato possibile vedere in Via
delle Volte le maestre della scuola
insieme ai loro alunni rappresentare
la nascita di Gesù.
Prima esperienza di presepe vivente
per la bellissima città di Colle di Val
d’Elsa, l’idea partorita dalle maestre,
ma sostenuta dai genitori che hanno
dato il loro notevole contributo,
soprattutto nell’esposizione dei
classici mercatini di Natale e
nell’assistenza ai ragazzi durante il
posizionamento in Via delle Volte.
Come sempre un grande contributo è
stato quello delle "Donne di
Castello", che
hanno
partecipato alla
realizzazione del
presepe creando
i vestiti. La "Pro
Loco" è stata di
fondamentale
importanza per
l’allestimento e
il materiale
necessario in Via
delle Volte.
Entrambe le
domeniche
hanno partecipato settantacinque
alunni della scuola elementare,
sfilando dall’Istituto, fino ad arrivare
nel Duomo. Ogni genitore aspettava
con ansia ai lati della strada il
proprio figlio.
Nel Duomo si è svolta la
rappresentazione natalizia dei
ragazzi che hanno recitato, cantato e
ballato al ritmo di musiche popolari
medievali. Infatti non è da
dimenticare che il primo presepe
vivente della storia fu allestito in
epoca medievale ad opera di San
Francesco d’Assisi, nel borgo di
Greccio nel 1223.
Dopo la rappresentazione gli alunni
con i loro familiari si sono spostati,
in composta processione, in Via delle
Volte, nell’antico camminamento
trecentesco tra le mura di Colle Alta,
per entrare nel vivo del presepe
vivente.
Ogni ragazzo sapeva dove
posizionarsi, ognuno ha avuto il suo
ruolo, chi indossava le vesti di un
artigiano, chi di fabbro; ogni
bambino per un giorno ha messo da
parte i suoi libri di scuola e i suoi
giocattoli, iniziando ad adoperare gli
strumenti di un tempo ormai
passato, gli oggetti del mestiere degli
arrotini, dei falegnami, dei canestrai,
dei cuochi e delle lavandaie.
Al centro della scena, come accade da
quasi un secolo, la natività.
Per i ragazzi è stata un’esperienza
indimenticabile, si sono impegnati
molto e con attenzione, come
afferma una delle maestre «l’obiettivo
più importante è stato fargli capire
cosa stavano facendo e che non è
stato solo un gioco».
Anche per le maestre è stata
un’esperienza che ha portato nei loro
cuori la felicità adatta per avvicinarsi
al Santo Natale. Anche per Paolo
Brogioni, il sindaco di Colle di Val
d’Elsa, è stata un’esperienza unica,
ma che deve avere un seguito.
L’affluenza nella "grotta" in Via delle
Volte, ha sorpreso un po’ tutti,
l’Istituto Ancelle del Sacro Cuore è
stato premiato dalla semplicità e
l’attenzione con cui lavora per i suoi
alunni.
SIENA COLLE VAL D’ ELSA MONTALCINO
■ COLLE VAL D’ ELSA Il Musical su San Francesco realizzato dalla parrocchia di S. Caterina
TOSCANA OGGI
5 gennaio 2014
V
il Natale SOLIDALE
A Colle, un pranzo di
Natale davvero speciale
DI ARMANDA PACE
DI LODOVICO ANDREUCCI
«Forza, venite gente»
a parrocchia di Santa
Caterina a Colle di Val
d’Elsa è arrivata ad un
traguardo molto
importante: da ormai
venticinque anni consecutivi prepara uno
spettacolo teatrale. Quest’anno il musical
scelto è stato «Forza Venite Gente»,
incentrato sulla vita di San Francesco
d’Assisi, i testi in prosa e in versi sono del
famoso commediografo Mario Castellacci,
ma anche di Piero Castellacci e Piero
Palumbo.
La sera del 18 dicembre 2013 al teatro
Sant’Agostino di Colle ad aspettare che il
sipario si aprisse, per godersi lo spettacolo,
c’erano quasi 350 persone. Quest’anno in
occasione dell’importante anniversario tra
gli spettatori era presente l’Arcivescovo
Antonio Buoncristiani.
Per capire quali sono stati le emozioni
provate durante i mesi di preparazione e sul
palcoscenico, abbiamo intervistato
Francesca Gigli, che ha interpretato con
molta capacità e dedizione il ruolo di Santa
Chiara.
L
Quando hai iniziato a partecipare agli
spettacoli della tua parrocchia?
«Da ogni anno, da quando riesco a
ricordare. Ho sempre preso parte con molto
entusiasmo agli spettacoli che la mia
parrocchia, la parrocchia dei Ss. Marziale
Alberto e Caterina, organizza e mette in
scena nei vari teatri della mia città. Anche
quest’anno sono stata chiamata, a prendere
parte al musical "Forza Venite Gente", uno
spettacolo molto particolare, oserei dire
diverso rispetto agli altri. Specialmente in
questo periodo
abbiamo bisogno di
rivalutare la figura di
San Francesco, così ho
deciso con gioia di
contribuire alla
realizzazione di quello
che per tutti noi è
l’evento più atteso e
desiderato di tutto
l’anno».
Che valore può avere
per te ogni anno
partecipare al musical?
«Significa mettere a
disposizione, della mia
comunità, le mie
capacità e i miei talenti,
consapevole dei miei
limiti, impegnandomi a farli fruttare così da
mettere in piedi un bello spettacolo, che
manifesti a tutti i presenti in sala la passione
e l’impegno che ci abbiamo messo nel
realizzarlo. Infatti il musical ai miei occhi è
uno dei mezzi più potenti che abbiamo a
disposizione per testimoniare l’Amore che ci
unisce e che ci rende capaci di affrontare
ogni anno un impegno così grande.
Quell’Amore che è l’unico collante in grado
di far collaborare persone di tutte le età e
che è così forte da spingerci a mettere da
parte i nostri impegni quotidiani e metterci
al servizio di
qualcosa di più
grande. L’Amore che
ci ha insegnato
Gesù nel Vangelo».
Dopo le ore di
studio perse per
fare le prove, i pasti
saltati, i pomeriggi
in teatro e la fatica
di preparare uno
spettacolo, quel è il
risultato finale?
«Il risultato del
nostro lavoro in fin
dei conti è
secondario, non siamo una compagnia
teatrale, piuttosto quel che conta è il legame
che si viene a creare tra di noi, nelle fasi di
preparazione dello spettacolo, nei mesi
precedenti a quell’evento tanto bello, ma
anche tanto breve da svanire nel tempo di
un applauso».
Cosa accade a chi partecipa, quando il
sipario si chiude e finisce lo spettacolo?
«Il rapporto di amicizia che si crea tra di noi
non termina al chiudersi del sipario, ma
anzi esce ogni anno rafforzato da
quest’esperienza che coinvolge ogni parte di
noi e che ci interpella nel profondo. Stare
sul palco di fronte alla platea è una delle
cose più difficili che lo spettacolo ci
richiede, oltre agli sforzi e ai sacrifici che
dobbiamo fare per arrivare alla sera dello
spettacolo. Quando ognuno di noi è sul
palco è "nudo" e così siamo costretti a
mostrare la verità di noi stessi, ma la nostra
forza è che in quei momenti non siamo mai
soli. Nessuno di noi decide di partecipare
per egocentrismo o per desiderio di mettere
in luce le proprie qualità, ma al contrario il
nostro tentativo è quello di migliorarci
sempre di più, un modo per mettersi al
servizio della nostra grande famiglia e
renderla orgogliosa di noi».
La carità globale di Savina Petrilli
DI FRANCA PICCINI
a carità ’globale’ di Savina
«Dottrina
LPetrilli
- alla luce della
Sociale della Chiesa»
è il titolo del libro uscito per i
tipi delle Edizioni Cantagalli
dell’autrice Maria Ludovica
Lenzi, già docente di Storia
moderna, presso l’Università di
Siena.
Il testo parla della vita e
dell’opera della Beata Savina
Petrilli (1851-1923), senese,
nata della contrada della Selva,
fondatrice della
Congregazione delle Sorelle
dei Poveri di Santa Caterina da
Siena. Come Caterina, anche
Savina manifesta fin da piccola
una particolare inclinazione
verso i bisognosi. L’opera di
Savina inizia facendo la carità
alle fanciulle povere della città.
La carità è per Savina sinonimo
di accoglienza e di farsi carico
della persona; la persona
umana al centro di ogni
attività e di ogni attenzione.
Savina prevede per le sue
"figlie" l’istruzione e il lavoro,
resterà famosa anche negli
anni successivi la scuola di
sartoria e di ricamo, posta
presso la scuola di via
Baroncelli. La prima regola
delle Sorelle dei Poveri, detta la
Piccola regola, fu approvata da
monsignor Enrico Bindi il 10
maggio 1875 e confermata
dall’arcivescovo Giovanni
Pierallini il 9 novembre 1878.
Savina incontrò due volte il
Papa Pio IX, il Papa che
riconobbe il dogma
dell’Immacolata Concezione e
che le donò duecento lire per
la sua Congregazione. Madre
Savina esprime il suo carisma
con la carità verso i poveri e i
bisognosi, così come accadeva
per don Bosco e don Guanella.
Sul suo percorso di vita
incontra personaggi che
arricchiranno spiritualmente la
sua opera di carità. Uno di
questi personaggi è il
domenicano Pio Alberto Del
Corona, attraverso il quale
l’Istituto delle Sorelle dei
Poveri ottenne il privilegio di
partecipare a tutti i beni
dell’Ordine di San Domenico.
La Madre Savina e Pio Alberto
Del Corona, condivisero anche
la passione per l’arte sacra e
questo aspetto, nel libro della
professoressa Lenzi, è ben
evidenziato, con riferimenti
specifici alla scuola purista in
voga all’epoca. Un altro
personaggio importante
per l’educazione delle
fanciulle che frequentavano
la scuola di Madre Savina
fu il Padre francescano
Agostino Gemelli che, da
giovane medico milanese
con simpatie marxiste,
rimase folgorato sulla via di
Nostro Signore Gesù e che
attraverso la sua
associazione Pro Cultura,
affermava nel campo del
pensiero e della scienza "la
perenne vitalità del
cattolicesimo". I suoi testi
di psicologia scientifica
furono applicati alle regole
pedagogiche
dell’insegnamento nelle scuole
delle Sorelle dei Poveri.
Anche Papa Pecci, Leone XIII il
Papa della Rerum novarum, la
prima enciclica sociale della
Chiesa, non rimase
indifferente all’opera di Savina,
mandando un suo uditore,
monsignor Boccali a visitare la
Congregazione fondata da
Madre Savina.
L’anelito di carità di Madre
Savina divenne così grande che
le mura di Siena non
riuscirono più a contenerlo,
l "salone delle feste", quello messo a
ICastello"
disposizione dalle "donne di
ha aperto le sue porte ai
poveri per un pranzo che ha coinvolto
oltre cento persone: italiani, stranieri,
cattolici, ma anche buddisti e
musulmani la cui vita ha, in qualche
modo, subito una battuta d’arresto.
Famiglie schiacciate dalla crisi
economica degli ultimi anni,
immigrati, anziani, ammalati e
persone sole, tanti, troppi,
rischiavano di trascorrere un Natale
più povero senza l’aiuto della Caritas
di Colle di Val d’Elsa e della
parrocchia di Santa Caterina. È stato
così, che nel salone di
rappresentanza, lì dove si
organizzano riunioni e cerimonie, tra
tavoli addobbati a festa, in 100,
hanno vissuto un pranzo speciale, che
ha visto i giovani della comunità di
Santa Caterina, guidati dal parroco
monsignor Giuseppe Acampa, servire
ai tavoli, e che ha voluto, soprattutto,
rappresentare un messaggio. "La
chiesa è la casa di tutti e direi, in
modo particolare, è la casa di chi non
ha casa, degli ultimi e di chi è solo",
don Giuseppe ai suoi ospiti, lo ha
ripetuto spesso. Una prima volta,
quella di ieri, che "non sarà affatto
l’ultima", rassicura ancora il parroco
con tanto di grembiule indosso.
Proprio don Giuseppe, don Giù per
tutti i giovani volontari, ha guidato le
"squadre" di servitori e coordinato la
cucina, dove, operosamente
preparavano i piatti le donne di
Castello. Sono le "donne di Castello",
infatti, che si sono preoccupate di
cucinare e accogliere insieme ai
giovani e ai volontari delle Caritas di
Colle, gli ospiti al pranzo natalizio.
Nel menù preparato apposta per
l’occasione antipasti tipici toscani,
salumi, formaggi e crostini, due
primi, tortellini in brodo e pasta al
ragù e come secondo tacchino e
rotolo di carne di vitello ripieno. Un
menù differente, con farro e pasa al
sugo, anche per quanti non mangiano
carne di maiale. Vino rosso e acqua e,
immancabile, pandoro e panettone e
spumante per il brindisi finale.
dal SAGRATO
enendo a noi, spesso l’estetica del nostro
V
corpo ecclesiale non è la stessa del corpo
incarnato del Figlio di Dio. Mettere in pratica la
per questo vengono aperte
nuove case, in Argentina,
Brasile, India, Filippine ecc. E
qui c’è l’impatto con le
popolazioni colonizzate
ridotte in schiavitù e bisognose
di conoscere la Parola del
Vangelo. Ancora oggi le "figlie"
di Savina, operano in queste
nazioni, in contesti difficili a
contatto con povertà e con le
nuove forme di schiavitù, non
solo dal punto di vista
economico, ma soprattutto dal
punto di vista morale e
culturale.
missione di evangelizzare significa prendere
delle forme visibili di profezia, di continuità e di
rottura insieme, di conservazione e di annuncio,
di identità e di accoglienza allo stesso tempo.
Ci possiamo domandare: quale continuità e
quale rottura stiamo attuando?
Stando a contatto con le nuove generazioni di
giovani, i cosiddetti nativi digitali, sembra più
che mai farsi strada una richiesta di qualità
della proposta pastorale.
Le forme di pastorale tradizionale sembrano
invecchiare rapidamente. C’è bisogno di vedere
e di sentire qualcosa di diverso dal
consumismo, di diverso dal moralismo, c’è
bisogno di arte, di arte di amare, c’è bisogno di
doni sensibili, di emozioni vere, di ricordi veri,
di visioni vere, frutto di amore vero, quello che
si mette in pratica. L’amore porta con se tutti i
segni dell’incarnazione.
Una chiesa fluttuante fra consumismo e
moralismo, è una chiesa senza Cristo, è una
chiesa che non mette in pratica, non vede e
non sente con il corpo, è una chiesa che non
incarna l’evangelo, non è eucaristica, non è
mariana.
Il mondo ha bisogno di vedere e di sentire. I
cristiani prolungano nel tempo l’incarnazione di
Cristo, sono il suo corpo che cammina nel
tempo, sono un segno visibile del Padre
amante, del Figlio amato, dello Spirito Santo
Amore. In questo S. Natale proviamo anche
noi a scoprire l’estetica del corpo che possa
avvicinarci di più al Signore neonato e
salvatore.
Don Domenico Poeta
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Gennaio 05/01/14 - Arcidiocesi di Siena