5 gennaio 2014 NOTIZIE IN BREVE Riapertura della Curia e dell’Archivio Piazza Duomo 5 53100 Siena tel. 0577/42020 fax 0577/281840 Arcidiocesi di Ldi ’ValSiena - Colle d’Elsa - Notiziario locale Montalcino informa i lettori di «Toscana Oggi» che a partire dal 2 gennaio gli uffici di curia e l’archivio diocesano hanno Direttore responsabile Andrea Fagioli Reg. Tribunale Firenze n. 3184 del 21/12/1983 PRIMO PIANO Gli articoli principali di questo numero ripreso la loro regolare apertura al pubblico. il SAGRATO Il tempo della riflessione DI DON DOMENICO POETA* e festività natalizie ci offrono l’occasione per sul senso del nostro essere cristiani Ltrameditare crisi dei modelli sociali e tentazioni di «Per vivere assieme la Gioia del Vangelo» Dalla morte alla vita, la storia del dott. Oriente «Forza, venite gente»: il musical su S. Francesco di GABRIELE ROMALDO di VANESSA GRUOSSO di LODOVICO ANDREUCCI a pagina II a pagina III a pagina V Il racconto del pellegrinaggio ecumenico Un cammino fraterno L’incontro con la Chiesa Apostolica Armena e il Catholikos Karekin II DI RENATO ROSSI o avuto l’opportunità di compiere un pellegrinaggio ecumenico alla Chiesa Apostolica Armena insieme a don Mauro Lucchesi, il delegato per l’ecumenismo della diocesi di Lucca ed a un manipolo di persone: l’iniziativa si è presentata quasi a coronamento del corso regionale di formazione ecumenica che si è tenuto a fine luglio a La Verna e che quest’anno ha avuto per tema proprio l’Oriente Cristiano. La Chiesa Apostolica Armena, sorta per l’evangelizzazione degli apostoli Taddeo e Bartolomeo come dice la tradizione, è una delle antiche Chiese d’Oriente (da non confondere con le Chiese Ortodosse che nasceranno dopo il 1000) che, come la Chiesa Copta, parteciparono soltanto ai primi tre concili ecumenici (Nicea 325, Costantinopoli 381, Efeso 431) che definirono, ma non completamente, il bagaglio di fede della Chiesa. Nel 451 gli Armeni erano impegnati a difendere la propria cristianità contro i persiani che volevano costringerli alla conversione forzata allo zoroastrismo, per cui non furono presenti al IV concilio di Calcedonia, che H affermò la coesistenza della natura umana e della natura divina nell’Unica persona di Gesù Cristo. Fu così che rimasero “indietro”, come noi cattolici abbiamo sempre detto, fino agli anni ’90 quando gli incontri fra esperti delle due Chiese arrivarono a riconoscere il comune Credo, facendo crollare secoli di incomprensione e pregiudizi. Restiamo comunque Chiese “distinte”, noi con papa Francesco e loro con Catholikos Karekin II, ma caratterizzate da un cammino fraterno di conversione a Cristo. Nel 1999, quando Karekin I era morente, Giovanni Paolo II, che era in visita in Polonia, volò a Yerevan per un saluto privato, questo non fece notizia da noi, ma il gesto fraterno fu molto apprezzato! Quando Giovanni Paolo II visitò l’Armenia ufficialmente nel 2001, riconobbe anche il genocidio degli armeni ad opera dei turchi e piantando un abete al mausoleo, ha celebrato in un piazzale di Echmiadzin (la loro Città del Vaticano, sede dall’anno 301), dove fu costruito appositamente un altare monumentale (sono quei gesti che vengono chiamati ecumenismo spirituale, non producono documenti ufficiali, che sono comunque importanti, ma comunione). Sono partito con il fermo convincimento di incontrare il Catholikos di tutti gli Armeni (3 milioni vivono in Armenia e 7 milioni sono in diaspora), per esprimere affetto fraterno e desiderio di comunione; presunzione? No, intimo desiderio, con la speranza che fosse in sede, per questo avevo portato per lui dei doni: una pubblicazione sull’architettura sacra in Toscana, l’ultima pubblicazione sulla Cattedrale di Siena, un panforte. Con questa speranza, la domenica mattina, mentre eravamo in visita a Echmiadzin (significa «qui il Signore è sceso», ed aveva indicato a Gregorio Illuminatore dove costruire la prima cattedrale) ho avuto la possibilità di darglieli: fra due ali di folla, il corteo di diaconi, presbiteri, monaci e vescovi procedeva verso la cattedrale dove la Liturgia era in corso, quando il Catholikos è arrivato alla mia altezza mi sono posto davanti a lui, il corteo si è fermato, mi sono inchinato, “Sua Santità …”. Poche parole di presentazione, il suo ascolto sorpreso, il guardare incuriosito insieme ai due vescovi che lo affiancavano i doni, il sorriso, la sua benedizione, il mio grazie e il saluto. La seconda parte del pellegrinaggio continuerà sul prossimo numero “sicurezza” in campo economico, culturale e politico di cui i populismi europei sono soltanto un’espressione simile alla punta di un iceberg. Mentre sembra trionfare un’estetica del corpo individuale e sociale ritoccato, esposto su internet, svenduto, ridotto a un bit, si può leggere anche una forte domanda di verità, di essenzialità, di incarnazione del bene, in forme visibili, di messe in opera credibili, di pastorale di qualità. Ciò che si vede e si sente con il corpo emoziona e si ricorda assai più di ciò che si studia sui libri. Questo fatto ci avvicina al cuore del mistero dell’incarnazione in cui il Figlio di Dio non diventa scienziato, non diventa super star, non diventa manager o capo di stato ma piuttosto diventa neonato, preferisce nascere in periferia, senza una sua dimora, a Betlemme, e poi rifugiato in Egitto, e poi dissanguato sulla croce. Infine glorificato nella luce sfolgorante della Pasqua. Cristo ci propone un’immagine di uomo estremamente virile e non violenta allo stesso tempo, seducente e casta, amabile e non sdolcinata. La femminilità di Dio si esprime, possiamo dire, nella non violenza, nella tenerezza di Cristo dolcemente baciato dall’adultera, casto non senza di lei ma attraverso di lei. Impossibile agli uomini, anche per questo fa parte dell’esperienza di fede (Mt 19,11: “Non tutti lo possono capire”). Possiamo dire che questa appartenenza al regno di Dio sia la radice forte della castità evangelica, non priva di conseguenze importanti per tutti noi, oltre che per i nostri conventi e per le nostre gerarchie, anche per le nostre famiglie, a volte ridicolizzate dal consumismo e a volte irrigidite da un moralismo senza Cristo, senza un al di là del bene e del male, da una morale umana, troppo umana, senza profezia. Sulla figura di Maria si addensa il senso evangelico della femminilità: piccola adolescente, incinta e non sposata, di un villaggio quasi sconosciuto, ragazzina profetica (Lc 1, 46-56), contemplativa e servizievole allo stesso tempo (Lc 1,38), umile e determinata, protagonista senza essere una prima donna, privilegiata e addolorata, con la Maddalena condivide un desiderio viscerale di Cristo che viene donato sotto forma di amore puro, trinitario (agape). *Responsabile del Centro Missionario Diocesano il POST-IT GLI APPUNTAMENTI IN AGENDA 6 GENNAIO Epifania del Signore 18 - 25 GENNAIO Settimana per l’unità dei cristiani 20 - 24 GENNAIO Esercizi spirituali del Clero II TOSCANA OGGI SIENA COLLE VAL D’ ELSA MONTALCINO 5 gennaio 2014 Arcidiocesi NEWS ■ DALLE ASSOCIAZIONI Una riflessione sugli esercizi spirituali dell’Azione Cattolica diocesana Esercizi spirituali del Clero Lecceto di Malmantile Dal 20 al 24 gennaio 2014 li annuali esercizi spirituali per il G Clero dell’Arcidiocesi si terranno da lunedì 20 a venerdì 24 gennaio 2014 presso l’Eremo di Lecceto di Malmantile (FI). Gli esercizi saranno predicati quest’anno dal Rev. Mons. Marco Frisina, biblista e musicista della Diocesi di Roma. Per informazioni e iscrizioni Sig.ra Maria Marini (Curia Metropolitana 0577.42020). Pellegrinaggio diocesano a Roma 27 aprile 2014 Arcidiocesi di Siena - Colle di Val Lil prossimo ’d’Elsa - Montalcino organizza per 27 aprile un pellegrinaggio a Roma in occasione della canonizzazione dei Beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. I fedeli potranno scegliere se recarsi a Roma per la sola giornata del 27 aprile, oppure se partire con un giorno di anticipo - il 26 appunto facendo tappa a Bolsena. Per consultare nel dettaglio il programma del pellegrinaggio si consiglia di prendere visione della locandina ufficiale e di contattare la segreteria organizzativa di Viae Siena. Si ricorda infine che il termine ultimo per le iscrizioni è previsto per il 31 gennaio 2014, giorno entro il quale dovranno essere già state presentate presso la segreteria di Viae Siena - le adesioni al pellegrinaggio diocesano. DI GABRIELE ROMALDO vangelii Gaudium» è la prima Esortazione apostolica con cui Papa Francesco affronta il tema dell’annuncio del Vangelo. Un annuncio che deve passare necessariamente dalla rivalutazione dell’interiorità del cristiano che, sviluppando la sua spiritualità, si prepara alla testimonianza della Parola di Dio. Da qui è stato preso lo spunto per il tema degli esercizi spirituali organizzati dall’Azione Cattolica e intitolati «La gioia del Vangelo», andati in scena dal 27 al 30 dicembre al Vivo d’Orcia. «La scelta del tema non è casuale spiega Andrea Pallassini, consigliere dell’AC -, ma inerente al brano di riferimento scelto dall’Azione Cattolica nazionale, da cui è ripresa la frase "Quelli che troverete, chiamateli". Abbiamo affrontato il tema della testimonianza portata dal cristiano sotto tre aspetti: nel rapporto con la Chiesa, con Dio e con l’associazione in cui operiamo». Proprio quest’ultima relazione sarà approfondita in vista dell’Assemblea Diocesana del 23 febbraio, un momento associativo particolarmente sentito, in cui ciascuno è chiamato rinnovare il proprio impegno. «Il programma degli esercizi spirituali si diversifica molto da quello dei campi scuola - spiega Andrea -. Si dà maggiore importanza ai momenti di silenzio e solitamente ci ritroviamo in gruppo due volte al giorno, per trattare gli spunti per la meditazione forniti dal relatore. Sono «E «Per vivere assieme la gioia del Vangelo» momenti forti, ma si sacrificano davvero volentieri le cose da fare che ci ingombrano durante le vacanze natalizie, per metterci un po’ all’ascolto del Signore e ripartire poi nella quotidianità più carichi di prima». Il silenzio sembra non appartenere alla società odierna, poco aperta all’ascolto e alla riflessione. Spesso stare in meditazione può far paura proprio perché poniamo in esame noi stessi, anche se Colui che scruta nelle nostre interiorità, non ci giudica e non ci accusa. Ecco perché il passaggio dalla modalità del ritiro e dei campi scuola a quella degli esercizi spirituali, assume un significato non irrilevante: «Oggigiorno c’è una forte tendenza a esteriorizzare solamente ciò che gli altri e il pensiero dominante vogliono da noi. Facilitati anche dal diffondersi dei social network, esterniamo ogni nostro pensiero, eppure ci manca la base, ci manca l’approfondimento interiore senza il quale non possiamo esplicare quelli che sono i nostri valori veri. Nella società a cui apparteniamo, riconduciamo spesso la spiritualità a quelle pratiche che insegnano religioni e tradizione orientali, ma la quella della nostra fede è in stretto contatto con la vita quotidiana. Gli esercizi spirituali non sono una vacanza; il loro scopo è quello di mettere in concreto e di applicare ciò che su cui abbiamo meditato, al fine di poter testimoniare ed evangelizzare il messaggio di Cristo. Il silenzio, la dimensione interiore va poi sperimentato in tutti i giorni della nostra esistenza». ■ DIARIO DIOCESANO Pastorale Sociale e del Lavoro pastorale GIOVANILE 2013: un anno di fede e azione DI GUIDO PRATESI* ra i vari segmenti della Pastorale, quella Fdeldel Sociale e del Lavoro (conservazione Creato, giustizia e pace), Il laboratorio dei talenti l ricreatorio Pio II di Siena ospiterà il Iregionale prossimo 19 gennaio il Convegno di pastorale giovanile. Al centro del dibattito, l’oratorio inteso come luogo di formazione umana e spirituale. I lavori della giornata intitolata "il labORATORIO dei Talenti" - si succederanno lungo l’arco dell’intera mattinata e si concluderanno al pomeriggio con la celebrazione presieduta da mons. Antonio Buoncristiani. Questo, in dettaglio, il programma previsto: ore 9.30: accoglienza 10.00: saluto dell’Arcivescovo 10.30: presentazione della Nota pastorale C.E.I. "Il Laboratorio dei Talenti" 11.30: coffee break 12.00: I talenti del mio laboratorio: "Il Vangelo da annunciare, un territorio da servire. 13.00: pranzo 15.00: laboratori 17.00: S. Messa Per maggiori informazioni e per iscriversi al Convegno, si prega di consultare il sito www.giovaniincristo.it massimamente, può trovare nella regola benedettina «ora et labora» un proprio senso di riferimento. E il 2013, segnato dalle meditazione sulla fede e da ciò illuminati, ci ha visto impegnati nella realizzazione di importanti eventi. Il primo incontro significativo dell’Ufficio risale all’8 febbraio, per la giornata della vita (promosso in collaborazione con l’Ufficio Famiglia e Scienza & Vita); poi, il 26 marzo, in luogo del consueto ritiro di Pasqua, abbiamo celebrato la s. Messa in S. Martino, per affidare nuovamente la Città di Siena - particolarmente colpita in questi tempi difficili - alla grazia della Beata Vergine Maria Santissima. Un evento che ha visto la partecipazione di un centinaio di fedeli. Innumerevoli poi, in primavera, sono stati gli incontri di preparazione per la partecipazione (22 Delegati, in rappresentanza di tutte le Foranie) alla prima Settimana Sociale dei Cattolici toscani, realizzata a Pistoia dal 3 al 5 Maggio. In occasione delle elezioni amministrative con capofila l’Ufficio Migrantes - abbiamo redatto un documento di "desiderata" inviato ai vari candidati ed abbiamo organizzato anche appositi incontri con gli stessi aspiranti sindaco. L’estate ha visto l’Ufficio impegnato alla redazione di un documento (assieme a Caritas e Migrantes) per evidenziare le "emergenze" sociali delle nostre comunità; mentre a livello Regionale, abbiamo preso parte ai lavori di sintesi dell’incontro di Pistoia e alla realizzazione dei relativi "Atti". Ovviamente l’evento della 47° Settimana Sociale dei Cattolici, in programma a Torino a metà settembre, con tema: «la Famiglia, speranza e futuro per la società italiana», ci ha spinto (assieme all’Ufficio Famiglia) a preparare la nostra presenza e partecipazione. Abbiamo,infine, presenziato il 30 Novembre (sempre a Pistoia) alla Giornata sociale dei cattolici COLLIGIANI Ufficio diocesano per la Lunitamente ’Pastorale Sociale e del Lavoro al Circolo Acli di Colle Val d’Elsa, alle parrocchie e alle Associazioni presenti nel territorio - informa che sabato 18 gennaio, presso l’ex seminario S. Francesco a Colle Val d’Elsa, si terrà la Giornata Sociale dei cattolici colligiani. Questo il programma previsto: ore 15.15: accoglienza 15.45: apertura dei lavori 15.50: presentazione del Documento conclusivo della Settimana Sociale dei Cattolici Toscani 16.15: attività guidata di gruppo sul tema "Una nuova idea di comunità: riscoprire il sociale" 17.45: pausa caffè 18.15: relazione conclusiva 19.00: S. Messa 20.00: cena comunitaria estesa ai familiari Per adesioni alla Giornata Sociale di Colle Val d’Elsa, si prega di contattare l’indirizzo di posta elettronica: [email protected] "significativa consegna" degli Atti della 1° Settimana Sociale, come "affido" da parte del nostro Episcopato, della missione di diffusione della "meditazione". Subito, abbiamo tradotto in operativo l’impegno preso, grazie alla sensibilità dei delegati della Val d’Elsa a Pistoia, fissando per il prossimo 18 gennaio in Colle Val d’Elsa una giornata dedicata ai temi sociali. Nel corso del prossimo anno l’evento sarà ripetuto nelle varie Foranie che lo vorranno . Concludendo, siamo convinti, che , come ha ribadito Papa Francesco nel video messaggio inviato ai partecipanti al festival della Dottrina Sociale (Verona, novembre 2013):«la dottrina sociale, quando viene vissuta, genera speranza». *Ufficio per la pastorale Sociale e del Lavoro TOSCANA OGGI SIENA COLLE VAL D’ ELSA MONTALCINO 5 gennaio 2014 III dal TERRITORIO Dalla morte alla vita la conversione del dott. Oriente DI VANESSA GRUOSSO na testimonianza toccante quella del dottor Antonio Oriente, Direttore del reparto materno infantile dell’Ospedale di Messina e Vice Presidente dell’Associazione Ginecologi Ostetrici Cattolici, invitato a parlare giovedì 4 dicembre a Siena da Scienza & Vita e dal CAV. Un tempo medico abortista, oggi il dott. Oriente è uno strenuo difensore del diritto alla vita. E proprio qualche tempo fa ha avuto il privilegio e la grazia di poter parlare con Papa Francesco, consegnando nelle mani del Santo Padre i ferri chirurgici con i quali procurava gli aborti, e ricevendo in cambio, oltre alla benedizione e all’imposizione delle mani, il mandato a diffondere la cultura della vita, anche in paesi più lontani, come il Perù e l’Argentina, verso cui il dotto. Oriente partirà a breve. Dopo la sua «conversione», il dottor Oriente ha intrapreso una lunga serie di incontri per denunciare all’opinione pubblica i danni psichici e fisici provocati dall’aborto volontario. Lui definisce l’aborto «un concentrato di sofferenza che compromette la salute psichica, fisica e U gestazionale della donna, la quale, dopo l’aborto, si porta dietro un imprimatur di ricordi che influiranno poi nella sua vita e nelle successive gravidanze». E uno studio di Priscilla Coleman dimostra l’influenza dell’aborto volontario sulle successive gravidanze. Infatti, il nostro organismo riceve sia messaggi esogeni (dall’esterno), cioè tutti gli eventi che ci accadono, che messaggi endogeni (dall’interno), come ad esempio le febbri, i dolori mestruali o le coliche. Entrambi questi messaggi arrivano a bombardare il rivestimento esterno del cervello, la corteccia cerebrale. Ecco perché la parte psicologica gioca un ruolo fondamentale nell’infertilità. Ma torniamo alla storia del dott. Oriente: come è avvenuta la sua conversione? Tutto nasce nell’ambiente di lavoro (all’epoca Oriente lavorava con Ettore Cittadini allo studio delle tecniche di fecondazione artificiale in una clinica pilota di Palermo); ambiente appunto che lo fa avvicinare a una pediatra. I due si conoscono, si innamorano e poi decidono di sposarsi. Di figli però - grande desiderio di entrambi - neanche l’ombra. Ma è proprio nel momento di massimo scoramento, che Antonio fa un incontro che gli avrebbe poi cambiato la vita. Una sera, rimasto in ufficio a lungo, Antonio si Da abortista a difensore della vita: la relazione del dott. Oriente alla conferenza di Scienza&Vita chiude nel silenzio e nel dolore. In quel momento però, una coppia di pazienti, vedendo la luce accesa nell’ufficio del dottore a quell’ora così tarda, decide di salire. Lo trovano in uno stato pietoso ed egli, pensando di avere di fronte delle persone che potevano capire il suo stato d’animo, si apre e confida loro la sua grande sofferenza. Lo invitano a prendere parte al loro gruppo di preghiera di Rinnovamento nello Spirito. Oriente li ascolta, li ringrazia, ma in cuor suo declina l’offerta. Una sera però, mentre vagava con la macchina, udì una musica che veniva da un fabbricato; pensò ad una discoteca così decise di andare a vedere, per svagarsi un po’. «E in effetti - ha esclamato Oriente durante la sua testimonianza - era proprio una discoteca: la discoteca del Signore!». Il dottor Oriente sperimentò per la prima volta che il Signore lo stava aspettando. Piano piano iniziò a maturare in lui questa domanda: «Ma quanto può essere misericordioso questo Padre al quale io chiedo il dono di un figlio mentre uccido i figli degli altri?». Così su un foglio scrisse il suo testamento spirituale: «Mai più morte, fino alla morte». Dopo solo un mese da questa profonda scelta di cambiare vita, sua moglie rimase incinta. Adesso hanno due figli: Domenico e Luigi. Antonio Oriente ha concluso dicendo che prima non era pronto a capire e accogliere la vita. Adesso si batte per difendere la vita nascente ed esorta tutti noi a darci da fare, perché questa battaglia per la vita non sia persa. ■ DIARIO DIOCESANO L’Ufficio Famiglia ripercorre il suo 2013 e presenta le prossime iniziative «Fate questo in memoria di me» DI MARCELLO E ANGELA AURIGI* redi..., e sarai salvato tu e la tua «cheChafamiglia» (At 16,31) è questo l’invito accompagnato il cammino della pastorale familiare nella nostra diocesi durante l’Anno della Fede appena concluso. Le iniziative che si sono avvicendate, dalla Festa della famiglia, collocata la mattina del 14 ottobre in preparazione alla celebrazione in Cattedrale, al Ritiro diocesano svolto a Calambrone il 13 e 14 aprile con la partecipazione di molte giovani famiglie, hanno avuto l’obiettivo di aiutare a riscoprire la presenza viva del Signore Risorto, prima di tutto all’interno della relazione coniugale e in tutta vita familiare, anche in quella a volte "ferita" o provata dalla sofferenza e dal dolore. A questo proposito sono continuati gli incontri nella Casa di S.Antonio al Bosco per chi sta vivendo la difficoltà della separazione e per chi vive una nuova unione dopo il divorzio o una separazione a Poggibonsi presso la Chiesa di S. Lorenzo. Sono state anche predisposte alcune schede di supporto ai gruppi famiglia che hanno cercato di declinare i punti fondamentali del nostro "Credo" nella vita familiare. La Giornata della Vita con veglie di preghiera in tutte le foranie, ha portato la nostra attenzione sulla crisi economica che stiamo attraversando cogliendo uno sguardo di speranza proprio in chi nonostante tutto crede nella vita e la genera. Anche i due incontri di formazione svolti fra ottobre e novembre 2012 per operatori pastorali che si occupano di preparazione immediata alle nozze e di preparazione al Battesimo, guidati da don Antonio Bartalucci hanno allargato il nostro sguardo sul Sacramento del Matrimonio, sacramento che si fonda sulla fede degli sposi che trova in Gesù il primo garante della loro unione. Un Dio-Trinità che non verrà mai meno all’Alleanza che stringe con la loro relazione. Come sempre, infine, la Settimana «Tra famiglie», che si è svolta nella prima settimana di settembre 2013 nella Casa di S. Antonio al Bosco ha concluso le iniziative pastorali e ha fatto conoscere le nuove proposte per l’anno in corso. Un anno che abbiamo pensato in forte continuità con l’Anno della fede e inserito nel cammino indicato dal nostro Pastore per i prossimi due anni incentrato sul Mistero Eucaristico. «Fate quello che vi dirà(Gv2,5) Fate questo in memoria di me (Lc23,19)» è , allora, la Parola che quest’anno guiderà il nostro andare. Una Parola che ci farà cogliere come la Fede senza Gesti concreti di vicinanza non ha ragione di esistere, che siamo chiamati, ancora più oggi in questo tempo di forte crisi economica e sociale a riscoprire la dimensione della comunione che si fa condivisione, il valore delle reti familiari, la scelta di stili di vita improntati alla sobrietà .Tutto ciò come conseguenza ineludibile di quella Parola: «fate questo in memoria di me», di quel Mistero Eucaristico che si trasforma in gesti quotidiani e di cui abbiamo già ascoltato nella Festa della Famiglia 2013 a Monteroni d’Arbia dalle famiglie che hanno offerto la loro testimonianza. Così, le altre iniziative, molte delle quali in continuità con lo scorso anno,(Ritiro diocesano 29-30-marzo, ecc) avranno questa attenzione. Ci preme, infine sottolineare che saremo impegnati come Ufficio in collaborazione con L’Ufficio Giovani e l’Ufficio Catechesi, e il sostegno del Consultorio "La Famiglia" nella promozione del corso di formazione per educatori di adolescenti e giovani all’affettività e ad un corretto uso della sessualità, «Teen star», che si terrà dal 3 al 6 aprile2014 a Colle Val d’Elsa. Un evento che al di là del grande valore educativo che rappresenta ci fa comprendere che sempre più sarà necessario mettere insieme le proprie competenze e i propri doni perché si realizzi una vera Comunione anche nell’azione pastorale. *Ufficio per la Pastorale Familiare Per le strade di Colle Val d’Elsa sfila il presepe vivente DI LODOVICO ANDREUCCI "Ancelle del Sacro Cuore" Lcollaborazione ’aIstituto Colle di Val d’Elsa, con la degli alunni, dei loro genitori e del gruppo "Donne di Castello" ha presentato un presepe vivente. Durante la domenica 15 e 22 dicembre, dalle ore 15.00 alle ore 20.00, è stato possibile vedere in Via delle Volte le maestre della scuola insieme ai loro alunni rappresentare la nascita di Gesù. Prima esperienza di presepe vivente per la bellissima città di Colle di Val d’Elsa, l’idea partorita dalle maestre, ma sostenuta dai genitori che hanno dato il loro notevole contributo, soprattutto nell’esposizione dei classici mercatini di Natale e nell’assistenza ai ragazzi durante il posizionamento in Via delle Volte. Come sempre un grande contributo è stato quello delle "Donne di Castello", che hanno partecipato alla realizzazione del presepe creando i vestiti. La "Pro Loco" è stata di fondamentale importanza per l’allestimento e il materiale necessario in Via delle Volte. Entrambe le domeniche hanno partecipato settantacinque alunni della scuola elementare, sfilando dall’Istituto, fino ad arrivare nel Duomo. Ogni genitore aspettava con ansia ai lati della strada il proprio figlio. Nel Duomo si è svolta la rappresentazione natalizia dei ragazzi che hanno recitato, cantato e ballato al ritmo di musiche popolari medievali. Infatti non è da dimenticare che il primo presepe vivente della storia fu allestito in epoca medievale ad opera di San Francesco d’Assisi, nel borgo di Greccio nel 1223. Dopo la rappresentazione gli alunni con i loro familiari si sono spostati, in composta processione, in Via delle Volte, nell’antico camminamento trecentesco tra le mura di Colle Alta, per entrare nel vivo del presepe vivente. Ogni ragazzo sapeva dove posizionarsi, ognuno ha avuto il suo ruolo, chi indossava le vesti di un artigiano, chi di fabbro; ogni bambino per un giorno ha messo da parte i suoi libri di scuola e i suoi giocattoli, iniziando ad adoperare gli strumenti di un tempo ormai passato, gli oggetti del mestiere degli arrotini, dei falegnami, dei canestrai, dei cuochi e delle lavandaie. Al centro della scena, come accade da quasi un secolo, la natività. Per i ragazzi è stata un’esperienza indimenticabile, si sono impegnati molto e con attenzione, come afferma una delle maestre «l’obiettivo più importante è stato fargli capire cosa stavano facendo e che non è stato solo un gioco». Anche per le maestre è stata un’esperienza che ha portato nei loro cuori la felicità adatta per avvicinarsi al Santo Natale. Anche per Paolo Brogioni, il sindaco di Colle di Val d’Elsa, è stata un’esperienza unica, ma che deve avere un seguito. L’affluenza nella "grotta" in Via delle Volte, ha sorpreso un po’ tutti, l’Istituto Ancelle del Sacro Cuore è stato premiato dalla semplicità e l’attenzione con cui lavora per i suoi alunni. SIENA COLLE VAL D’ ELSA MONTALCINO ■ COLLE VAL D’ ELSA Il Musical su San Francesco realizzato dalla parrocchia di S. Caterina TOSCANA OGGI 5 gennaio 2014 V il Natale SOLIDALE A Colle, un pranzo di Natale davvero speciale DI ARMANDA PACE DI LODOVICO ANDREUCCI «Forza, venite gente» a parrocchia di Santa Caterina a Colle di Val d’Elsa è arrivata ad un traguardo molto importante: da ormai venticinque anni consecutivi prepara uno spettacolo teatrale. Quest’anno il musical scelto è stato «Forza Venite Gente», incentrato sulla vita di San Francesco d’Assisi, i testi in prosa e in versi sono del famoso commediografo Mario Castellacci, ma anche di Piero Castellacci e Piero Palumbo. La sera del 18 dicembre 2013 al teatro Sant’Agostino di Colle ad aspettare che il sipario si aprisse, per godersi lo spettacolo, c’erano quasi 350 persone. Quest’anno in occasione dell’importante anniversario tra gli spettatori era presente l’Arcivescovo Antonio Buoncristiani. Per capire quali sono stati le emozioni provate durante i mesi di preparazione e sul palcoscenico, abbiamo intervistato Francesca Gigli, che ha interpretato con molta capacità e dedizione il ruolo di Santa Chiara. L Quando hai iniziato a partecipare agli spettacoli della tua parrocchia? «Da ogni anno, da quando riesco a ricordare. Ho sempre preso parte con molto entusiasmo agli spettacoli che la mia parrocchia, la parrocchia dei Ss. Marziale Alberto e Caterina, organizza e mette in scena nei vari teatri della mia città. Anche quest’anno sono stata chiamata, a prendere parte al musical "Forza Venite Gente", uno spettacolo molto particolare, oserei dire diverso rispetto agli altri. Specialmente in questo periodo abbiamo bisogno di rivalutare la figura di San Francesco, così ho deciso con gioia di contribuire alla realizzazione di quello che per tutti noi è l’evento più atteso e desiderato di tutto l’anno». Che valore può avere per te ogni anno partecipare al musical? «Significa mettere a disposizione, della mia comunità, le mie capacità e i miei talenti, consapevole dei miei limiti, impegnandomi a farli fruttare così da mettere in piedi un bello spettacolo, che manifesti a tutti i presenti in sala la passione e l’impegno che ci abbiamo messo nel realizzarlo. Infatti il musical ai miei occhi è uno dei mezzi più potenti che abbiamo a disposizione per testimoniare l’Amore che ci unisce e che ci rende capaci di affrontare ogni anno un impegno così grande. Quell’Amore che è l’unico collante in grado di far collaborare persone di tutte le età e che è così forte da spingerci a mettere da parte i nostri impegni quotidiani e metterci al servizio di qualcosa di più grande. L’Amore che ci ha insegnato Gesù nel Vangelo». Dopo le ore di studio perse per fare le prove, i pasti saltati, i pomeriggi in teatro e la fatica di preparare uno spettacolo, quel è il risultato finale? «Il risultato del nostro lavoro in fin dei conti è secondario, non siamo una compagnia teatrale, piuttosto quel che conta è il legame che si viene a creare tra di noi, nelle fasi di preparazione dello spettacolo, nei mesi precedenti a quell’evento tanto bello, ma anche tanto breve da svanire nel tempo di un applauso». Cosa accade a chi partecipa, quando il sipario si chiude e finisce lo spettacolo? «Il rapporto di amicizia che si crea tra di noi non termina al chiudersi del sipario, ma anzi esce ogni anno rafforzato da quest’esperienza che coinvolge ogni parte di noi e che ci interpella nel profondo. Stare sul palco di fronte alla platea è una delle cose più difficili che lo spettacolo ci richiede, oltre agli sforzi e ai sacrifici che dobbiamo fare per arrivare alla sera dello spettacolo. Quando ognuno di noi è sul palco è "nudo" e così siamo costretti a mostrare la verità di noi stessi, ma la nostra forza è che in quei momenti non siamo mai soli. Nessuno di noi decide di partecipare per egocentrismo o per desiderio di mettere in luce le proprie qualità, ma al contrario il nostro tentativo è quello di migliorarci sempre di più, un modo per mettersi al servizio della nostra grande famiglia e renderla orgogliosa di noi». La carità globale di Savina Petrilli DI FRANCA PICCINI a carità ’globale’ di Savina «Dottrina LPetrilli - alla luce della Sociale della Chiesa» è il titolo del libro uscito per i tipi delle Edizioni Cantagalli dell’autrice Maria Ludovica Lenzi, già docente di Storia moderna, presso l’Università di Siena. Il testo parla della vita e dell’opera della Beata Savina Petrilli (1851-1923), senese, nata della contrada della Selva, fondatrice della Congregazione delle Sorelle dei Poveri di Santa Caterina da Siena. Come Caterina, anche Savina manifesta fin da piccola una particolare inclinazione verso i bisognosi. L’opera di Savina inizia facendo la carità alle fanciulle povere della città. La carità è per Savina sinonimo di accoglienza e di farsi carico della persona; la persona umana al centro di ogni attività e di ogni attenzione. Savina prevede per le sue "figlie" l’istruzione e il lavoro, resterà famosa anche negli anni successivi la scuola di sartoria e di ricamo, posta presso la scuola di via Baroncelli. La prima regola delle Sorelle dei Poveri, detta la Piccola regola, fu approvata da monsignor Enrico Bindi il 10 maggio 1875 e confermata dall’arcivescovo Giovanni Pierallini il 9 novembre 1878. Savina incontrò due volte il Papa Pio IX, il Papa che riconobbe il dogma dell’Immacolata Concezione e che le donò duecento lire per la sua Congregazione. Madre Savina esprime il suo carisma con la carità verso i poveri e i bisognosi, così come accadeva per don Bosco e don Guanella. Sul suo percorso di vita incontra personaggi che arricchiranno spiritualmente la sua opera di carità. Uno di questi personaggi è il domenicano Pio Alberto Del Corona, attraverso il quale l’Istituto delle Sorelle dei Poveri ottenne il privilegio di partecipare a tutti i beni dell’Ordine di San Domenico. La Madre Savina e Pio Alberto Del Corona, condivisero anche la passione per l’arte sacra e questo aspetto, nel libro della professoressa Lenzi, è ben evidenziato, con riferimenti specifici alla scuola purista in voga all’epoca. Un altro personaggio importante per l’educazione delle fanciulle che frequentavano la scuola di Madre Savina fu il Padre francescano Agostino Gemelli che, da giovane medico milanese con simpatie marxiste, rimase folgorato sulla via di Nostro Signore Gesù e che attraverso la sua associazione Pro Cultura, affermava nel campo del pensiero e della scienza "la perenne vitalità del cattolicesimo". I suoi testi di psicologia scientifica furono applicati alle regole pedagogiche dell’insegnamento nelle scuole delle Sorelle dei Poveri. Anche Papa Pecci, Leone XIII il Papa della Rerum novarum, la prima enciclica sociale della Chiesa, non rimase indifferente all’opera di Savina, mandando un suo uditore, monsignor Boccali a visitare la Congregazione fondata da Madre Savina. L’anelito di carità di Madre Savina divenne così grande che le mura di Siena non riuscirono più a contenerlo, l "salone delle feste", quello messo a ICastello" disposizione dalle "donne di ha aperto le sue porte ai poveri per un pranzo che ha coinvolto oltre cento persone: italiani, stranieri, cattolici, ma anche buddisti e musulmani la cui vita ha, in qualche modo, subito una battuta d’arresto. Famiglie schiacciate dalla crisi economica degli ultimi anni, immigrati, anziani, ammalati e persone sole, tanti, troppi, rischiavano di trascorrere un Natale più povero senza l’aiuto della Caritas di Colle di Val d’Elsa e della parrocchia di Santa Caterina. È stato così, che nel salone di rappresentanza, lì dove si organizzano riunioni e cerimonie, tra tavoli addobbati a festa, in 100, hanno vissuto un pranzo speciale, che ha visto i giovani della comunità di Santa Caterina, guidati dal parroco monsignor Giuseppe Acampa, servire ai tavoli, e che ha voluto, soprattutto, rappresentare un messaggio. "La chiesa è la casa di tutti e direi, in modo particolare, è la casa di chi non ha casa, degli ultimi e di chi è solo", don Giuseppe ai suoi ospiti, lo ha ripetuto spesso. Una prima volta, quella di ieri, che "non sarà affatto l’ultima", rassicura ancora il parroco con tanto di grembiule indosso. Proprio don Giuseppe, don Giù per tutti i giovani volontari, ha guidato le "squadre" di servitori e coordinato la cucina, dove, operosamente preparavano i piatti le donne di Castello. Sono le "donne di Castello", infatti, che si sono preoccupate di cucinare e accogliere insieme ai giovani e ai volontari delle Caritas di Colle, gli ospiti al pranzo natalizio. Nel menù preparato apposta per l’occasione antipasti tipici toscani, salumi, formaggi e crostini, due primi, tortellini in brodo e pasta al ragù e come secondo tacchino e rotolo di carne di vitello ripieno. Un menù differente, con farro e pasa al sugo, anche per quanti non mangiano carne di maiale. Vino rosso e acqua e, immancabile, pandoro e panettone e spumante per il brindisi finale. dal SAGRATO enendo a noi, spesso l’estetica del nostro V corpo ecclesiale non è la stessa del corpo incarnato del Figlio di Dio. Mettere in pratica la per questo vengono aperte nuove case, in Argentina, Brasile, India, Filippine ecc. E qui c’è l’impatto con le popolazioni colonizzate ridotte in schiavitù e bisognose di conoscere la Parola del Vangelo. Ancora oggi le "figlie" di Savina, operano in queste nazioni, in contesti difficili a contatto con povertà e con le nuove forme di schiavitù, non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto dal punto di vista morale e culturale. missione di evangelizzare significa prendere delle forme visibili di profezia, di continuità e di rottura insieme, di conservazione e di annuncio, di identità e di accoglienza allo stesso tempo. Ci possiamo domandare: quale continuità e quale rottura stiamo attuando? Stando a contatto con le nuove generazioni di giovani, i cosiddetti nativi digitali, sembra più che mai farsi strada una richiesta di qualità della proposta pastorale. Le forme di pastorale tradizionale sembrano invecchiare rapidamente. C’è bisogno di vedere e di sentire qualcosa di diverso dal consumismo, di diverso dal moralismo, c’è bisogno di arte, di arte di amare, c’è bisogno di doni sensibili, di emozioni vere, di ricordi veri, di visioni vere, frutto di amore vero, quello che si mette in pratica. L’amore porta con se tutti i segni dell’incarnazione. Una chiesa fluttuante fra consumismo e moralismo, è una chiesa senza Cristo, è una chiesa che non mette in pratica, non vede e non sente con il corpo, è una chiesa che non incarna l’evangelo, non è eucaristica, non è mariana. Il mondo ha bisogno di vedere e di sentire. I cristiani prolungano nel tempo l’incarnazione di Cristo, sono il suo corpo che cammina nel tempo, sono un segno visibile del Padre amante, del Figlio amato, dello Spirito Santo Amore. In questo S. Natale proviamo anche noi a scoprire l’estetica del corpo che possa avvicinarci di più al Signore neonato e salvatore. Don Domenico Poeta