Azione Cattolica Italiana
Associazione Diocesana di SanSevero
Momento di Preghiera- Meditazione delle associazioni parrocchiali
in preparazione della XVAssemblea Elettiva Diocesana
Guidati dall' "Evangelii gaudium" di Papa Francesco
Canto con intronizzazione della parola di Dio
Saluto del Celebrante
C. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo
T. Amen
C. Il Dio della speranza, che ci riempie di ogni gioia e pace nella fede per la potenza dello Spirito Santo, sia
con tutti voi.
T. E con il tuo spirito.
C. Chiediamo al Signore che la sua Parola penetri dentro di noi con forza. Chiediamo il dono di saperla
accogliere rendendo il nostro cuore docile e attento, come Maria, disponibile nel compiere la sua volontà.
LA GIOIA CHE SI RINNOVA E SI COMUNICA
L1. La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si
lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con
Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia. In questa Esortazione desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani, per
invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e indicare vie per il cammino della
Chiesa nei prossimi anni. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli
altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo
amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a
rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi
incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta. Non c’è motivo per cui qualcuno possa pensare che
questo invito non è per lui, perché «nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore». Egli ci permette di
alzare la testa e ricominciare, con una tenerezza che mai ci delude e che sempre può restituirci la gioia.
Ci sono cristiani che sembrano avere uno stile di Quaresima senza Pasqua. …poco alla volta bisogna
permettere che la gioia della fede cominci a destarsi, come una segreta ma ferma fiducia, anche in mezzo
alle peggiori angustie.
G. Dal giorno dell'elezione di Francesco a Vescovo di Roma, la gioia ha cominciato a permeare la vita della
Chiesa, illuminando la parole e riscaldando le relazioni tra le persone con il sorriso della simpatia e
dell'accoglienza. Pian piano il velo, spesso fitto della tristezza, tessuto dal continuo insistere sul senso del
peccato e della penitenza si va diradando, illuminando la vita degli uomini, credenti e non, con il desiderio di
Dio di rivelarsi Padre misericordioso che ha offerto Suo Figlio in sacrificio per i nostri peccati. "Cristo è
risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti"(1 Cor 15,20). Avere coscienza del proprio peccato, delle
debolezze ripetute, perché creature povere e limitate, è un atto di umiltà dovuto e gradito a Dio, nostro
Padre, ma essendo stati salvati e santificati dal sacrificio di Cristo, la nostra vita è segnata dalla fiducia nella
misericordia di Dio e dalla gioia della Resurrezione.
Breve silenzio
Canto
L2. Il Vangelo, dove risplende gloriosa la Croce di Cristo, invita con insistenza alla gioia. Bastano alcuni
esempi: «Rallegrati» è il saluto dell’angelo a Maria (Lc 1,28). La visita di Maria a Elisabetta fa sì che
Giovanni salti di gioia nel grembo di sua madre (cfr Lc 1,41). Nel suo canto Maria proclama: «Il mio spirito
esulta in Dio, mio salvatore» (Lc1,47).
Recitiamo o cantiamo insieme con gioia il canto della felicità, il Magnificat:
L'anima mia magnifica il Signore *
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
ha rovesciato i potenti dai troni, *
ha innalzato gli umili;
perché ha guardato l'umiltà della sua serva. *
D'ora in poi tutte le generazioni
mi chiameranno beata.
ha ricolmato di beni gli affamati, *
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente *
e santo é il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia *
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio, *
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
Ha soccorso Israele, suo servo, *
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri, *
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.
L1. Quando Gesù inizia il suo ministero, Giovanni esclama: «Ora questa mia gioia è piena» ( Gv 3,29). Gesù
stesso «esultò di gioia nello Spirito Santo» (Lc 10,21). Il suo messaggio è fonte di gioia: «Vi ho detto queste
cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,11).
LITURGIA DELLA PAROLA
Ascoltiamo la Parola di Dio dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 1-12a)
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi
discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male
contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei
cieli».
G. Queste parole pronunciate da Gesù nascondono promesse ultraterrene, alludono a quel desiderio di
gioia piena che andiamo inseguendo da tutta una vita, senza riuscire ad afferrare per intero. Fanno
riferimento a quel senso di benessere pieno di gioia totalizzante che sembra esistere solo nei nostri sogni.
Sotto queste sentenze veloci del discorso della montagna c'è qualcosa di grande, c’è quel misterioso "regno
dei cieli", che rappresenta il vertice della felicità. Sì, Gesù vuol dare una risposta all'istanza primordiale che
ci assedia l'anima da sempre. Noi siamo fatti per essere felici. La gioia è la nostra vocazione, una gioia
raggiungibile, vera. E' l'unico progetto, dai nettissimi contorni, che Dio ha disegnato per l'uomo.
(tratto da Tonino Bello, Alle porte del regno)
Silenzio
Canto
LA DOLCE E CONFORTANTE GIOIA DI EVANGELIZZARE
G. Dall'incontro con Gesù, dal condividere la sua vita e soprattutto la sua missione, scaturisce un "fiume di
gioia"nelle cui acque si diluiscono le nostre tristezze, le nostre paure che ci portano alla chiusura e alla
diffidenza, le nostre insicurezze e i nostri dubbi capaci di tenerci fermi ai piedi della Croce anche all'alba
della Resurrezione. Vogliamo quindi, affidarci con fiducia al Signore, attraverso le Parole del Papa, e pregare
per la Chiesa, per l’AC e per tutto il popolo di Dio.

L1. Il bene tende sempre a comunicarsi. Ogni esperienza autentica di verità e di bellezza cerca per se
stessa la sua espansione, e ogni persona che viva una profonda liberazione acquisisce maggiore
sensibilità davanti alle necessità degli altri. Comunicandolo, il bene attecchisce e si sviluppa. Per questo,
chi desidera vivere con dignità e pienezza non ha altra strada che riconoscere l’altro e cercare il suo
bene. La missione, alla fin fine, è questo».
Perché la nostra missione sia portatrice di bene, e sia quell’amorevole sguardo che Gesù ha donato a
tutti coloro che incontrava lungo il cammino.

L2: Di conseguenza, un evangelizzatore non dovrebbe avere costantemente una faccia da funerale.
Recuperiamo e accresciamo il fervore, «la dolce e confortante gioia di evangelizzare, anche quando
occorre seminare nelle lacrime […] Possa il mondo del nostro tempo –che cerca ora nell’angoscia, ora
nella speranza – ricevere la Buona Novella non da evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti e
ansiosi, ma da ministri del Vangelo la cui vita irradii fervore, che abbiano per primi ricevuto in loro la
gioia del Cristo».
Per i nostri gruppi, per tutti coloro che hanno una responsabilità, per quelli che fanno un cammino
nell’AC, che siano testimoni gioiosi del Vangelo, per annunciare al mondo la buona notizia che Gesù è
risorto.

L1. Sebbene questa missione ci richieda un impegno generoso, sarebbe un errore intenderla come un
eroico compito personale, giacché l’opera è prima di tutto sua, al di là di quanto possiamo scoprire e
intendere. Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza
escludere nessuno, non come chi impone un nuovo obbligo, bensì come chi condivide una gioia, segnala
un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile. La Chiesa non cresce per proselitismo ma «per
attrazione».
Per la nostra Associazione, perché attraverso il cammino comune, la condivisione e lo stile fraterno,
sia focolare di santità e sorgente di vocazioni per la nostra Chiesa locale.

L2. Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli
orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del
mondo attuale, più che per l’autopreservazione. La riforma delle strutture, che esige la conversione
pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie,
che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta, che ponga gli agenti
pastorali in costante atteggiamento di “uscita” e favorisca così la risposta positiva di tutti coloro ai quali
Gesù offre la sua amicizia.
Per il Vescovo, per la nostra Chiesa diocesana, per i sacerdoti e gli assistenti, per i religiosi e le
religiose, e per tutti noi laici, perché, illuminati dallo Spirito, possiamo essere attori di una pastorale
che inviti la Chiesa ad uscire verso le periferie materiali e spirituali, annunciando la gioia del Vangelo
fino ai “crocicchi delle strade”.
C. L'esperienza umana della fatica del vivere intrecciata con l'incontro ripetuto con l'amore di Dio,fonte di
ogni gioia,matura in noi la consapevolezza di dover condividere lo stato di grazia che il Signore ci dona. Uniti
dalla chiamata del Padre ad essere nel mondo testimoni fedeli e coraggiosi della Sua Parola, recitiamo
insieme la preghiera che Gesù ci ha insegnato.
Padre nostro
C. Preghiamo. Padre nostro, buono e misericordioso, attraverso i doni del tuo Spirito rendi la Chiesa capace
di annunciare il tuo Vangelo, di celebrare le tue lodi e di servirti nei poveri e sofferenti. Accompagna questa
nostra Chiesa Locale, questa nostra Associazione, che si riunirà in questi giorni nell’assemblea diocesana,
perché sia luce di vita e di amore, semente di speranza e segno di salvezza, per realizzare la civiltà
dell’amore, accogliendo il tuo Regno che non avrà fine. Lo chiediamo a Te che hai vinto la morte e sei vivo
nei secoli dei secoli. Amen.
Benedizione
Canto finale
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Preghiera Meditazione Evangelii Gaudium