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La Rocca
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Fondato da Carlo Accossato nel 1994
CORRIEREdell’ARTE
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Anno XIX - n° 6 - Venerdì 29 Marzo 2013
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Il mondo nuovo del Cubismo
Complesso del Vittoriano – Roma
N
FABRIZIO FLORIAN
essun nome è stato più ingeneroso di quello
che ha circoscritto il complesso e differenziato insieme di atti creativi attraverso i quali agli
inizi del Novecento viene portato a compimento ed
espresso un radicale mutamento della coscienza o di
un punto di vista dell’uomo moderno iniziato all’incirca un secolo prima: cubismo» (Simonetta Lux).
Pablo Picasso, Nudo, 1909, olio su tela, 100 x 81 cm
S. Pietroburgo, The State Hermitage Museum
Foto © The State Hermitage Museum /Vladimir Terebenin,
Leonard Kheifets, Yuri Molodkovets;
©Gosudarstvennyj Ermitaž, Sankt-Peterburg, 2013
Gli anni Sessanta
a colpo d’occhio
Alla collezione Guggenheim di Vercelli
L
ADRIANO OLIVIERI
e navi americane che, nel 1964, trasportarono a Venezia le opere degli
eroi della pittura made in U.S.A. da
Un secolo ci separa dalla grande rivoluzione artistica di Picasso e Braque: a partire da Les demoiselles
d’Avignon di Picasso (1907) il nuovo linguaggio artistico del Cubismo, fatto di forme spezzate e piani
sovrapposti, conquisterà in breve le più importanti
capitali artistiche mondiali coinvolgendo pittura, scultura, architettura, arti decorative, fotografia, abbigliamento, teatro e cinema.
L’ottima mostra Cubisti Cubismo (a cura di Charlotte
N. Eyerman in collaborazione con Simonetta Lux) presso il Complesso del Vittoriano è una bella occasione
per ripercorrere i febbrili anni delle avanguardie europee. Una mostra incentrata non soltanto sui grandi no-
presentare alla Biennale, sancirono un passaggio epocale nel
quale l’Europa consegnava l’arte agli artisti oltreoceano con il
desiderio di vedersela restituire
rigenerata secondo quei crismi
che il bagno di sangue della seconda guerra mondiale rendeva
impossibile attuare nel vecchio continente.
Quelle navi, da leggersi nella doppia valenza politico-militare e culturale-estetica, non
rappresentarono certo una transizione indolore e la Francia protestò vivacemente contro la vittoria di Robert Rauschenberg. Se “Le Monde” riconobbe in parte il valore dell’artista texano presente in
Biennale con sole quattro opere, “Le Figaro” fu tranchant
sulla questione non accettando il desiderio americano di
soppiantare Parigi come centro dell’arte mondiale e deplorando l’appoggio che Leo
Lucio Fontana, “Concetto Spaziale”,
1962. Courtesy Tornabuoni Arte © Fondazione Lucio Fontana, Milano, by SIAE 2013
Castelli e Ileana Sonnabend
fornivano, con la mostra allestita presso l’ex consolato statunitense a San Gregorio, al
nuovo vento dell’ovest - generato dall’azione di critici come Lawrence Alloway - al
quale Venezia si sarebbe supinamente piegata.
Tre prospettive basterebbero a raccontare la mostra
che la collezioni Guggenheim di Vercelli dedica al
segue a pag. 2
mi, seppur presenti con opere che all’epoca fecero scalpore, ma
sulla forza di rottura del movimento e sulla sua capacità di influenzare un’intera epoca.
«Il cubismo è soprattutto un sistema di arte e pensiero che si inquadra nei vari modelli di utopismo fioriti nel periodo di prosperità antecedente la tragedia della guerra. È quasi l’ultimo baluardo del sogno elaborato all’inizio del secolo precedente, di
cambiare il mondo con la sola forza dell’immaginazione e nello
spazio di un istante» (Charlotte N. Eyerman).
Accanto alle sezioni dedicate alla letteratura (Apollinaire, Stein.
Cendras), alla musica (Satie, il Gruppo dei Sei, Stravinskij), al
cinema e al teatro, alla moda e alle arti applicate, il percorso espositivo si snoda attraverso opere che non possono lasciarci indifferenti: il Busto (1907-08), il Nudo (1909) e Chitarra e violino
(1912-13) di Pablo Picasso; lo splendido Il violinista (1912) di
Georges Braque; l’esuberanza geometrica e cromatica di Fernand
Léger (L’autista negro e Studio per il circo, entrambi del 1919);
le nature morte di Juan Gris.
Impossibile rendere conto della ricchezza espositiva della mostra
che accoglie opere provenienti da musei di tutto il mondo (Tate,
Guggenheim Museum, Ermitage, Fundacion Thyssen-Bornemisza, tra gli altri). L’unico consiglio è quello di visitarla.
Complesso del Vittoriano
Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali) - Roma
Cubisti Cubismo
Fino al 23 giugno
Info: 06 6780664
I racconti di Guido Bertello
L
Alla Galleria Davico - Torino
a Galleria Davico, in accordo con la moglie e le
figlie, ha voluto ricordare, con una quarantina di
opere, il pittore Guido Bertello a vent’anni dalla sua scomparsa. L’ospitalità della galleria alla quale egli è sempre stato particolarmente legato da
profondo affetto, e dove ha
esposto in numerose mostre
durante la sua vita, ha un sapore speciale, quasi a proseguire un filo ideale che si è dipanato negli anni di produzione attiva di Guido Bertello, ma
anche durante il ventennio che
ormai ci separa dalla sua morte. E così il gallerista Emilio
Gargioni presenta la mostra:
“Sogno...entrare con gli occhi
nei quadri di Guido Bertello è
come entrare in un sogno silenzioso, intriso di solitudine.
Le sue figure, i suoi personaggi, le sue atmosfere sono fantasmi delicati, che ti parlano a
bocca chiusa, lasciandoti messaggi di amore, di nostalgia,
di velati rimpianti. Quello dipinto da Bertello è un mondo
intriso di malinconia, dove i
protagonisti, spesso inanimati, compaiono in punta di piedi, mai ad alta voce, compresi
del loro ruolo di attori silenti.
I colori sono nella gamma dei
grigi e dei rosa, mai un colore
troppo forte od evidente. Sono
coerenti con i racconti che
Bertello depone sulle tele o sui
cartoni. Ma quante fascinose
visioni oniriche nascono dai
suoi pennelli e dai suoi graffiti. Le marionette, i burattini, i
pupazzi e le bambole la fanno
da padroni in questo irreale
teatro del silenzio...”
Galleria Davico
Galleria Subalpina, 30
Torino
Mostra dedicata
a Guido Bertello
Fino al 20 aprile
Info: 011 5629152
Guido Bertello, “Un’estate”, 1991
I.P.
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CORRIEREdell’ARTE
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29 Marzo 2013
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ARTS
Mark Rothko, “Senza titolo (Rosso)”, 1968, Fondazione Solomon R. Guggenheim, Collezione Hannelore B. e
Rudolph B. Schulhof, lascito Hannelore B. Schulhof, ©
1998 Kate Rothko Prizel & Christopher Rothko / ARS,
New York, by SIAE 2013 Foto David Heald
vasto tema degli anni Sessanta, dall’arte
informale alla Pop art. Come di consueto nell’arca l’allestimento è articolato in
tre sale nelle quali, in questa occasione,
ognuna contiene un angolo visuale particolarmente significativo.
la mostra inizia con gli ultimi bagliori dell’arte informale che potremmo condensare
nella prospettiva che salda insieme un cellotex combusto di alberto Burri del 1965, un
“Concetto Spaziale” di lucio Fontana del
1962 e un’opera di antoni tàpies. tre testimonianze che riassumono un intero periodo.
Burri compone uno spazio armonico alterandolo con una combustione che crea il paesaggio cicatriziale di un’anima che arde nel
fondo di un’ombra caravaggesca, nella miniera di una tenebra rembrandtiana, nella lacerazione insanabile di un corpo immerso in
una cagliata luce lattea nella quale infuriano
le passioni. Fontana, da buon argentino, con
un punteruolo in luogo del verijero (il coltello che nel ‘900 era usato dai banditi dei sobborghi dove nacque il tango), fora la tela, spudoratamente dipinta di un rosa carnale kitschpop, con un atto puro e vitale che divarica le
labbra di un orifizio che assume una forte valenza sessuale. tàpies, nell’incandescente
1968, su un indistinto
fondo sabbioso forma la
propria personale meditazione sulla materia che
diventa appiglio, snodo,
grumo di energia. in questa sezione l’opera di
Jean Dubuffet, artista atipico per formazione, sperimentalismo materiale e
ricerca estetica, attua una
sorta di proto-graffitismo
in anticipo sull’arte a venire tanto quanto il polimaterismo di Burri lo sarà su raushemberg.
nella seconda sala percepiamo l’avvenuto passaggio tra l’esistenzialismo
informale, nella sua fase
di affievolimento, e lo spirito radicale dei minimalisti. nella prospettiva
della sala campeggiano
Frank Stella e Morris
louis con la loro pittura
condotta a un grado minimo di espressività alla
quale si abbinano i risultati della nuova astrazione di Enrico Castellani, agnes Martin e Bice lazzari in cui la fredda e monocromatica riduzione espressiva approda già a risultati concettuali. la terza sala
si chiude con una “prospettiva incastrata” nella quale vediamo contemporaneamente unite
almeno tre opere riflesse nell’acciaio portato
a specchio da Michelangelo Pistoletto. Su questa superficie, concentrata sul significato stesso della rappresentazione, si fondono sullo stesso livello l’opera stessa di Pistoletto, il tavolo
scultura di allen Jones (pervaso da un sadismo
vicino alle coeve sculture del Korova Milk Bar
di “arancia meccanica”), e, sul fondo, il monumentale “Preparedness” di roy lichtenstein. Siamo ormai in un mondo diverso nel
quale si intravedono pulsioni estetiche già
postmoderne, come nel dipinto di sottile tematica omosessuale di David Hokney, ma
soprattutto la permeante azione della carta
stampata, della pubblicità e della pornografia sull’immaginario collettivo, come evidenziano i piedi feticisticamente esposti dipinti da tom Wesselmann, il collage di richard Hamilton o la “Bambola” di Mel ramos, opere nelle quali la poetica del frammento che vale per il tutto rende i soggetti
attraenti come jingle pubblicitari.
GIOVEDÌ 11 APRILE
ALLE ORE 18,30
Presso la Libreria del Circolo
degli Artisti
Via Bogino 9 – Torino
Giovanni Cordero
Responsabile per l’Arte
Contemporanea presso la
Soprintendenza Beni
Archittetonici e Culturali del
Piemonte presenterà il suo nuovo
libro dal titolo
Silenzi. Il destino alle 18
Arca. Chiesa San Marco – Vercelli
Gli anni Sessanta
nelle collezioni Guggenheim
Fino al 12 maggio
Quando il disegno è a mettere
Giuseppe Faretina al Circolo Arci - Torino
G
Marilina Di CatalDo
iuseppe Faretina è un giovane artista, diplomato all’accademia albertina di Belle arti di torino, insegnante di educazione artistica, che dà estro alla sua fantasia disegnando con la grafite – la matita , per intenderci -, utilizzando una tecnica particolarmente difficile, ma di grande effetto ottico. Disegna
dal vero angoli di cortili, di paesaggi urbani, di
luoghi a lui conosciuti e che in qualche modo lo
coinvolgono emotivamente. il suo metodo di lavoro è molto classico: si reca sul posto, imposta
il lavoro abbozzando lo scorcio che lo interessa,
trova il “cuore pulsante” della sua composizione e da lì parte, lavorando attorno ad un dettaglio che man mano si concretizza. il suo metodo ricorda un po’ quello dello scultore che lavora a “mettere”, cioè aggiunge materia (nel suo
caso aggiunge tratti di matita) un po’ alla volta
fino al raggiungimento del risultato desiderato.
il punto focale, quello da cui è partito, rimane
bianco, intatto, ma è da quel punto che prende
corpo tutta la composizione. la luce, grazie ad
un tratto più o meno fitto, penetra attraverso il
nero della grafite e i dettagli mano a mano si disvelano. le forme, soprattutto quelle degli alberi, uno dei suoi soggetti preferiti, prendono spunto dal sovrapporsi delle foglie e dei rami dando
vita a strutture proiettate in uno spazio che
sfugge alla staticità, sviluppandosi in composizioni sempre più ricercate e particolareggiate.
l’attenta osservazione delle cose, passate al vaglio di una fervida manualità, viene sostenuta
da una esemplare precisione del tracciato disegnativo, conferendo spiritualità e vigore a questi lavori che, partendo da dati oggettivi facilmente riconoscibili (scorci di Grugliasco, di ri-
voli, dei Murazzi a torino), riescono a trasformarsi in luoghi intimi e segreti. oltre ai lavori
eseguiti esclusivamente con la grafite, Faretina
propone in questa mostra (che racchiude pezzi
che partono dal 2005 e arrivano ai nostri giorni)
anche composizioni in cui ha provato ad aggiungere il colore, soffermandosi soprattutto sul
cielo, spesso notturno. in questi lavori i colori,
ben equilibrati, accrescono il senso di armoniosa compenetrazione e rendono le opere permeate da atmosfere suggestive, da cui scaturiscono
emozioni profonde. la mostra è visitabile fino al 31 marzo presso il
Circolo arci di Corso Palestro 3, a torino.
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L’arte che il futuro aspetta
CORRIEREdell’ARTE
Ugo Nespolo al Centro Arte La Tesoriera di Torino
V
ENZO PAPA
edutismo o scultura? Metropolitanismo o pittura? Turismo o architettura? Tutto di questo e nulla di reale! Quanto sono affascinanti le città viste dagli occhi di Ugo Nespolo! E quanto sono accattivanti le trenta e più opere esposte nel Centro Arte La Tesoriera, che celebrano artisticamente monumenti e città
del Pianeta, dall’Oriente all’Occidente
estremi, fino alla remota Isola di Pasqua!
Costruzioni e siti famosi, gioielli dell’architettura, luoghi mitici, piazze e particolari
di arredo urbano, configurazioni arcinote e
luoghi reconditi poco
conosciuti, volumi e
profili di edifici modernissimi, chiese, basiliche, templi sacri e
profani, luoghi dello
spirito e sedi del potere, costruzioni arcaiche, vestigia archeologiche, memorie storiche e opere laiche della genialità contemporanea, sintetizzate in riquadri di ventiquattro
centimetri (alcuni più grandi), in “opus sectile” ligneo
moderno, cioè opere a ritaglio. L’artista compendia graficamente la configurazione, vi distribuisce i colori dell’iride e scompone l’insieme in tassellature geometricamente “irrazionali”, che seguono le profilature disegnative. Ogni tessera irregolare è “bisellata”, cioè smussata
a scivolo, cosicché i tasselli contigui formano una solcatura ad angolo concavo, come le sfaccettature di un
diamante. La luce si rifrange sui colori saturi e lucidissimi, moltiplicando gli effetti luminosi, conferendo vita
alla configurazione, la quale si presenta “cangiante” ad
ogni mutamento del punto di osservazione. Le grigie,
frastornanti metropoli dei cinque Continenti, fumiganti
di miasmi mefitici, si fanno terse, candide e variopinte,
senza folla ansiosa, senza lo sfolgorio pubblicitario, senza le scatolette metalliche a quattro ruote, senza “rumo-
La Ville Lumière
secondo Doisneau
Spazio Oberdan - Milano
D
MICHELA TORNIELLI DI CRESTVOLANT
opo Parigi, Roma e Tokyo la grande
rassegna dedicata a Robert Doisneau,
uno dei più grandi fotografi francesi,
e a Parigi, la sua amata città, arriva allo Spazio Oberdan di Milano.
In mostra, più di duecento scatti originali e
in bianco e nero, sistemati non in ordine cronologico ma per aree tematiche diverse; come ad esempio la serie dedicata ai ritratti di
scrittori e artisti famosi, quella dedicata ai
bambini e ai loro giochi di strada o ancora
agli innamorati che l’autore incontra lungo i
grandi Boulevards. Influenzato dall’opera di
Eugène Atget e Henri Cartier-Bresson, Doisneau (Gentilly, 1912- Montrouge, 1994) diventa fotografo giovanissimo, il pubblico riconosce il suo straordinario talento sin dagli
anni Settanta e da allora le sue fotografie sono pubblicate e vendute in tutto il mondo. Con
queste immagini Doisneau racconta le storie
della Ville Lumière e dei suoi abitanti -da
sempre i soggetti prediletti dal maestro- che
osserva mentre cammina, a volte per giorni
interi, portando sempre con sé una macchina
fotografica da nascondere in qualche tasca.
Castelli Tapparelli D’Azeglio, Lagnasco
re” visivo, per diventare città di favola, fiabesche visioni di sogno, non astrazioni metafisiche, non fantasmagorie surreali, piuttosto realtà idealizzate, trasposte sul
piano di un mondo immaginario, lirico come melodie
argentine, cristallino come atmosfere d’alta quota. Nespolo interpreta gli aneliti improbabili dello spettatore,
rimedia ai danni dell’uso e abuso delle città e dell’usura
del tempo, della negligenza degli umani al potere e, senza la velleità di suggerire una bonifica delle
metropoli o l’esaltazione delle vestigia delle antiche civiltà, trasfigura in vedute fascinose i luoghi della Terra, che sono mete desiderate di ogni pellegrino, cittadino del mondo, che guarda oltre la
realtà che asfissia. Le
opere di Ugo Nespolo
trasfondono un nuovo
respiro, una gioia sconosciuta e attraggono
magneticamente lo
spettatore per un “effetto Eden”, che concilia l’attualità delirante
con l’anelito subliminale del “nostos”, del
Ugo Nespolo, “Camogli” ritorno alle origini. Il
visitatore della rassegna sarà incantato non solo dalle pietre di Stonehenge,
dalle vestigia di Petra, dal Taj Mahal indiano o dai Moai
pasquani, ma anche dalla coloratissima San Basilio di
Mosca, dal grattacielo dell’Hotel Dubai, dalle vele architettoniche dell’Opera House di Sidney, ma ancor più
da una commovente Basilica Vaticana, che stupirebbe
anche Maderno, Bernini e Michelangelo, tanta è l’atmosfera iridescente che pervade l’opera di Ugo Nespolo. La mostra non deluderà alcuno, perché l’arte originale e accattivante è il futuro che l’umanità aspetta.
Centro Arte La Tesoriera
Corso Francia 268 – Torino
Nespolo. Meraviglie del Mondo
Fino al 27 aprile
Info: 011 7792147 – 339 3013228
È la Parigi delle vetrine alla moda, dei cabaret, degli atelier, dei mercati e dei bistrot. C’è
chi pesca o prende il sole lungo la Senna, chi
passa il tempo seduto in un Cafè o chi approfitta di una giornata di sole e passeggia
per i giardini delle Tuileries. Tra le fotografie più famose sono in mostra il Bacio all’Hotel De Ville scattata nel 1950 per la rivista
americana Life, il ritratto di Picasso con l’eterna maglietta a righe del 1952 e, poco dopo, Coco Chanel severa ed elegante come
sempre, ma questa volta riflessa tra i mille
specchi di una stanza. Grazie a uno straordinario lavoro di osservazione Robert Doisneau
riesce a cogliere attimi fugaci come un sorriso o un bacio rubato, capaci di svelare l’intimità e la verità di ciascuno. La rigorosità della forma si unisce alla genialità nel catturare
il momento; non c’è nulla di premeditato, nessun ragionamento, solo la spontaneità e l’amore per la vita.
Spazio Oberdan
Viale Vittorio Veneto, 2 - Milano
Robert Doisneau. Paris en liberté
Fino al 5 maggio
Info: 02 77406302
Piemonte feeling
29 Marzo 2013
N
MARIANNA ORLOTTI
ella campagna saluzzese, a pochi
chilometri dal più famoso Castello della Manta, sorge un inaspettato scrigno delle meraviglie, il complesso dei Castelli di Lagnasco, riportato al
suo antico splendore dai recenti interventi di restauro durati oltre dieci anni. Immerso nel rosa dei fiori di pesco dei magnifici frutteti in fiore, non è sicuramente una delle “regge dei grandi numeri” -
in termini di investimenti pubblici e privati e di affluenza di visitatori- alle quali
siamo stati abituati da alcuni esempi torinesi, ma rappresenta una testimonianza
della ricchezza di quel patrimonio storico-artistico che, fuori dai circuiti turistici più pubblicizzati, rende unico il nostro
Paese. I Castelli dei Marchesi Tapparelli
D’Azeglio comprendono tre diversi edifici nati intorno al 1100 per volere dei
Marchesi di Busca e sviluppatisi fino al
XVIII sec. Dal raffinato manierismo piemontese che caratterizza gli interni del
Castello di Levante, si giunge al trionfo
del classicismo di stampo mitologico dell’iconografia allegorica della Giustizia
della Sala di rappresentanza nel Castello
di Ponente, passando attraverso l’esoterismo e il misticismo delle mostruose fi-
COURRIER
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ARTS
gure piene di simbolismo nordico dipinte da Pietro Dolce nella Loggetta delle
Grottesche, in una stratificazione artistica e architettonica che ripercorre la storia
plurisecolare del castello. Gli affreschi
che decorano queste stanze parlano di una
nobiltà illuminata, dei Templari, dei Rosacroce e della Massoneria, dei segreti
dell’alchimia, dei miti classici, di Dio e
di astrologia. In una manica del castello
è allestita la mostra permanente Firme da
collezione, una trentina di opere che
dall’800 con Reycend,
Delleani e Fontanesi
arrivano fino al 900 di
Severini, Sironi, Spazzapan, Soffiantino, De
Chirico, Carrà, De Pisis, Campigli, Casorati, Menzio e Guttuso,
ripercorrendo l’evoluzione del linguaggio artistico da un’ottica torinese che si dilata via
via sul mondo. In occasione di una lezione
tenuta in concomitanza con l’inaugurazione
della mostra Philippe Daverio ha insistito su come sia necessario cambiare il destino dei beni culturali e trasformarli in
eredità e cambiare il futuro dell’eredità
culturale può cambiare il futuro economico di una società. Bisogna rendersi conto che non tutti i castelli possono rispondere a criteri di sostenibilità. Fare sistema con il territorio, questa la direzione
che va intrapresa, per affrontare poi il tema più difficile: cosa farne di questi tesori storici, ora che i trasferimenti dallo
Stato sono stati tagliati e le Fondazioni
bancarie hanno investito più nell’alta finanza che sul territorio.
Castello Tapparelli D’Azeglio
Via Tapparelli, 1 - Lagnasco (CN)
Info: www.castellidilagnasco.it
Pagine monotematiche
Robert Doisneau,
“Il bacio all’Hotel de Ville”
Il Corriere dell’Arte dedica una pagina intera ai vari temi dell’arte. In ogni pagina saranno presenti otto artisti a ciascuno dei quali verrà riservato uno spazio pari a cm. 7x13. Ogni artista
presenterà un’opera che verrà corredata, da una recensione (circa 12 righe) realizzata dai nostri critici. I temi trattati sono: nudo, informale, acquerello, gli animali, il mare, città/campagna/montagna, scultura/incisione. Realizziamo anche pagine dedicate ad Associazioni e Scuole d’Arte. Ogni artista potrà essere presente con più temi. Il costo di ogni uscita, la cui data è
da programmare, è pari a 60 euro.
Info: 011 631266
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CORRIEREdell’ARTE
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Il simbolismo del mondo selvaggio
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S
29 Marzo 2013
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ARTS
Valentino Camilletti alla Unique Galerie d’Arte - Torino
arà inaugurata il 6 aprile alle ore 17 presso la Galleria Unique la mostra personale di Valentino Camilletti dal titolo “Fauna picta” - Dipinti di animali del
presente e del passato. Con una quindicina di opere esposte l’artista rappresenta un selvatico mondo tra realtà e fantasia, allegorie, evocazioni e suggestioni avvalendosi di una
vivacissima scala cromatica. E come presenta Massimo Centini “ L’animale costituisce un soggetto ampiamente utilizzato dagli artisti: le valenze simboliche riconosciute agli
animali sono contrassegnate da fissità che li rendono stabili all’interno della dialettica narrativa attivata dai pittori. Valentino Camiletti si pone con equilibrio e grazia tra
Valentino Camilletti,
“I due sovrani”, 2009, tecnica mista
gli artisti che hanno scelto il selvatico come esponente principale della loro opera creativa. Ogni sua opera è di fatto
una piccola storia: frammento dove realtà e fantasia si incuneano in uno spazio parallelo, in esso la natura è allegorizzata e con il ruolo di evocare figure ancestrali. Animali colti in atteggiamenti “normali”, di fatto si offrono all’osservatore con il loro carico di significati, che però possono essere scorti dietro l’apparenza dell’impronta pittorica di superficie...”
Unique Galerie d’art di Patrick Caputo
C.so Vittorio Emanuele II, 36 – Torino
“Fauna picta”
Dipinti di animali del presente e del passato
personale di Valentino Camilletti
dal 6 al 20 aprile
Info: 011 5617049
Le Corazze di Matteo Pugliese
Fondazione Mudima - Milano
S
ANDREA D’AGOSTINO
ono diverse le sculture di Matteo Pugliese (Milano, 1969)
esposte in questi giorni alla Fondazione Mudima di Milano,
per la mostra Corazze. Opere di vario formato, materiali, dimensioni, elegantemente disposte su due piani negli spazi luminosi della fondazione di via Tadino. La prima serie vede protagonisti i cosiddetti Custodi, al pianterreno: entrando si viene accolti
da un colossale Samurai rosso in bronzo alto due metri, mentre
nella sala successiva il resto della serie è collocato scenograficamente in fondo, con due file di sculture più piccole ai lati – tutte
di uguali dimensioni: guerrieri vichinghi, maya, atzechi, unni, ecc.
– e al centro un altro grande samurai blu. L’effetto teatrale è accentuato dalle forme tondeggianti di ogni figura (l’artista parte
sempre da un modello di base, rilavorandolo e cambiandone gli
attributi), dalla posizione eretta, lancia in mano, come se il custode fosse posto di guardia all’ingresso di un palazzo o di un tempio. Diverso il tema della sezione centrale, che fa da trait d’union
tra le altre due: Extra Moenia presenta un gruppo di sculture maschili che “entrano” o fuoriescono dai muri bianchi. Corpi smembrati, di cui vediamo solo le teste e gli arti, oppure le schiene,
con un effetto drammatico esaltato dal bronzo che contrasta con
il chiarore delle pareti. I modelli sono tanti, e si riconoscono bene: dai grandi geni del Rinascimento (Donatello per il trattamento
della materia, Michelangelo per il tema affine dei suoi Prigioni),
a quelli della statuaria moderna e contemporanea, e qui vengono subito in mente i nomi di Rodin, ma anche di Mitoraj per quanto riguarda il soggetto classico – il nudo maschile in tensione –
“sezionato” e ricomposto in un contesto musealizzato. Di questa sezione, il più monumentale è senz’altro Die mauer, un gigante alto sei metri, il cui titolo rimanda all’occasione per cui era
stato realizzato: l’anniversario della caduta del muro di Berlino,
per cui era già stato esposto nel 2009 proprio a Milano, davanti
al castello Sforzesco. Terzo e ultimo “esercito”, quello degli Scarabei, nell’ultima sala, di almeno dieci volte più grandi del naturale. Anche qui ritorna la tecnica mista: bronzo per la testa, alluminio per le antenne e ceramica per la corazza (che rimanda
ovviamente al titolo della rassegna). Ma la particolarità che li tramuta quasi in animali sacri (come d’altronde lo erano nell’antico Egitto) è un tocco geniale dell’artista, che proprio al centro
delle corazze ha inserito sotto vetro dei minuscoli oggetti legati
alla sua infanzia. Ogni guscio in ceramica custodisce infatti un
amuleto, un salto indietro nel tempo, verso la felicità e la spensieratezza di un periodo della sua vita ormai lontana, come un
omino del Subbuteo, le figurine Panini, gettoni telefonici, soldatini, ecc. uno diverso dall’altro, così come ogni Scarabeo è diverso dall’altro per colori. In definitiva, una mostra senz’altro da
vedere, curata e organizzata in collaborazione con la Casa d’arte artribù di Roma e la Imago Art Gallery di Londra.
Fondazione Mudima
Via Alessandro Tadino 26, Milano
Matteo Pugliese. Corazze
Orario: lunedì – venerdì, ore 11/13 e 15/19,30
sabato su appuntamento
Ingresso gratuito
Matteo Pugliese, “Extra moenia”
I babelici pittori
dell’Ego
Rinascenza Contemporanea – Pescara
I
ANDREA DOMENICO TARICCO
n data 16 marzo, Rinascenza Contemporanea ha inaugurato una nuova mostra intitolata BABEL. La torre delle
illusioni e proseguirà sino al 16
di aprile. Fa da sfondo la biblica torre di Babele eretta come
simbolo del potere umano
proiettato verso il cielo, dal quale però ne conseguì la dispersione dei linguaggi. Visioni simboliche che rappresentano il
principio della globalità attuale, finalizzata ad omologare,
standardizzare od istituzionalizzare le masse in stereotipi impacchettati e preconfezionati,
in cui tutto e subito, avere o non
avere, fanno da sfondo ad un
panorama catastrofico. Gli effetti di questa visione li riscontriamo nella crisi economica,
politica e di quei valori fondamentali in cui fino a qualche
tempo fa, avevamo creduto possibili. Ed ora? L’arte. Solo l’arte diviene lo strumento per eccellenza a cui donare le nostre
speranze attraverso l’estro di artisti che esprimono la propria
individualità liberamente, senza costrizioni od indirizzi di sorta. Gianfranco Rossocci, attraverso i suoi paesaggi ci immerge in realtà sublimate, nella piena contemplazione del
mondo. Silvia Pastano, genera cronologie intime, in cui dà
vita a metafisiche dell’anima.
Concetti attuati diversamente
da Olimpia Undari, poetessa
onirica della bellezza in cui le
matrici spazio-temporali divengono archetipi d’un simbolismo puro. Martina Vaccarella, definisce con le proprie
opere un diverso tipo di simbolismo atto, invece, a riscoprire la forma. L’angelo con una
sola ala, indica l’impossibilità
dell’essere superiore di poter
volare nella condizione di restare ancorati alla terra. L’universo realistico di Loredana
Zambuto, invece, oscilla tra il
desiderio di rappresentare il
mondo reale e la volontà di superarlo, Paola Longo, ottiene
lempickiani riferimenti all’esistenza attraverso uno stile sobrio, sicuro ottenendo risultati artistici profondamente unici. Mara Carusi, denuncia la
crudeltà del mondo, rappresentando gli innocenti infanti
in un cerchi macabro di povertà esistenziale. Infine il
maestro Fred Nardecchia, vero decano d’una pittura in via
di estinzione in cui la cura del
dettaglio, così come il senso
cromatico degli elementi messi in campo, denotano una profondità esecutiva.. Otto artisti
riuniti in una mostra che
proietta verso il cielo le loro
opere svelando le finzioni di
un’epoca vòlta al suo declino.
Rinascenza Contemporanea
Via Palermo 140
65122 Pescara
BABEL.
La torre delle illusioni
Fno al 16 aprile
Info: 328 6979208
Paola Longo
Corriere6__ 21/03/13 17:41 Pagina 5
CORRIEREdell’ARTE
Professione:
fotoreporter
M
“Il re e l’architetto” all’Archivio di Stato
N
MarIa lUIsa TIBoNe
eNrICo s. laTerza
Robert Capa, Pablo Picasso e Françoise Gilot, Golfe-Juan,
Francia, agosto1948 © Robert Capa / International Center
of Photography / Magnum Photos
icona, ovvero l’istantanea del soldato americano
con il contadino siculo (1943), quindi la missione in Indocina, dove calò tragicamente il sipario,
in forma di mina antiuomo, sull’esistenza del temerario fotografo, allora appena quarantenne.
l’eccezionale efficacia ed originalità, l’acutezza
dolorosa della sua ottica risiede nell’immedesimarsi con empatia nei soggetti, nelle vittime, “da
vicino”, pur senza perdere obiettività, nel porsi
spesso - lui con la fedele leica - dal punto di vista sia dei combattenti sia dei civili, superstiti delle atrocità dei conflitti armati, i “vinti”, straziati
nel corpo e nell’animo, ma mai arresi. Insomma,
dopo il “buio oltre la siepe” seguito alla chiusura della Fondazione Italiana per la Fotografia, torna in città la luce (in greco, phos) dei Maestri: dopo Capa e rené Burri (alla Merz), si va aspettando elliott erwitt per l’autunno. sempre qui.
Palazzo Reale
P.za Castello, p.ta reale 1 - Torino
Robert Capa
Fino al 14 luglio
Info: 011 4361455
www.piemonte.beniculturali.it
www.silvanaeditoriale.it
Commemorato l’Inno di Mameli
Museo del Risorgimento di Torino
H
NIves MarIa salvo
a mescolato pagine di brani noti con
quelle di melodie inedite il concerto dei
giovani allievi dell’Harmoniemusik del
Conservatorio “G. verdi” di Torino, diretti il 17
marzo dal maestro Francesca odling al Museo
del risorgimento, che ha deciso così di festeggiare la “Giornata dell’Unità nazionale, della
Costituzione, dell’inno e della bandiera” e il secondo anniversario della riapertura del Museo.
al loro talento l’esecuzione di alcune opere del
Fondo stefano Tempia, scritte tra il 1821 ed il
1861 che appartengono alla colonna sonora dell’Indipendenza e dell’unificazione. Compresi
Pagina
5
Un viaggio nella Torino ritrovata
Robert Capa al Palazzo Reale di Torino
entre Ferrara ricorda antonioni, regista e sceneggiatore del film The Passenger (1975), con protagonista un indimenticabile Jack Nicholson nei panni del giornalista David locke, Torino ospita a Palazzo reale, sino a luglio, col patrocinio del Comune, la
retrospettiva sul fotoreporter par excellence,
robert Capa, alias endre e. Friedmann, in occasione del centenario della nascita. la mostra,
organizzata dalla Casa editrice silvana, in collaborazione con Magnum, l’agenzia cui diede vita nel 1947 lo stesso Capa, insieme ad Henri Cartier-Bresson, e presentata dal primo direttore di
questa, John Morris, amico di robert dai tempi
dello sbarco in Normandia, quando ne pubblicò
gli scatti attraverso la redazione londinese di Life, offre un ampio excursus sulla vicenda personale e professionale dell’autore magiaro-statunitense, grazie ad un centinaio di suoi positivi in
bianco-e-nero, suddivisi in dieci capitoli a sviluppo topo-cronologico, per altrettante campagne belliche o rivoluzioni - Trotsky (1932), France
(1936-1939), Spain (1936-1939), China (1938),
Britain and Italy (1941-1944), France (1944),
Germany (1945), Eastern Europe (1947-1949),
Israel (1948-1950), Indochina (1954) - e una serie di ritratti, significativamente intitolata Friends
(da Matisse a Picasso, da ernest Hemingway a
Ingrid Bergman), che affianca dilatando “col grandangolo” lo sguardo interpretativo anche al di là
della famosa inquadratura tramandata dalle storiche immagini dal fronte o nelle immediate retrovie dei campi di battaglia delle troppe guerre
in giro per il globo, come la celeberrima e discussa sequenza del miliziano lealista ferito (Cordova, 1936), sorta di moderno galata morente, in
29 Marzo 2013
uno scritto inedito del Primo violino Gaetano
Pugnani, il primo Direttore del Teatro regio,
nonchè della Cappella reale, una marcia di stefano Tempia scritta per la battaglia di Palestro,
un’altra per i caduti della Cernaia, il Nabucco,
terza opera di verdi, composta su libretto di Temistocle solera, che debuttò il 9 marzo 1842 alla scala con il titolo Nabucodonosor, con tale
successo da durare tra applausi e bis molto più
del previsto e il “Canto degli Italiani”, oggi “Fratelli d’Italia” di cui il Museo custodisce lo spartito originale autografo che Michele Novaro regalò alla Città di Torino. scritto a Genova da
Goffredo Mameli nel settembre 1847, giunse
una sera nella casa torinese del patriota lorenzo valerio, dove si trovava anche Novaro, che
ne fu subito conquistato: “Mi posi al cembalo,
coi versi di Goffredo sul leggio, e strimpellavo,
assassinavo colle dita convulse, quel povero
strumento, mettendo giù frasi melodiche... Mi
tornò alla memoria il motivo strimpellato in casa Valerio: lo scrissi su di un foglio di carta, il
primo che mi venne alle mani; nella mia agitazione rovesciai la lucerna sul cembalo e, per
conseguenza, anche sul povero foglio; fu questo l’originale dell’inno”. l’immediatezza dei
versi e l’impeto della melodia ne fecero il più
amato canto dell’unificazione. Non a caso Giuseppe verdi nel suo Inno delle Nazioni del 1862,
affidò al Canto degli Italiani - e non alla Marcia
reale - il compito di simboleggiare la nostra Patria, ponendolo accanto a God save the Queen
e alla Marsigliese. Dal 12 ottobre 1946 diviene
l’inno nazionale della repubblica Italiana.
Ritratto di Goffredo Mameli (1827-1849),
© Museo del Risorgimento di Torino
ella mostra documentaria aperta fino al
30 aprile nelle quattro sale a terreno dell’archivio di stato in piazzetta Mollino.
un raro ritratto di Filippo Juvarra, creato a roma
intorno al 1720 dal pittore Massucci, offre l’identità del grande interprete delle ristrutturazioni e delle creazioni architettoniche del secolo dei
lumi. In quel soggiorno romano Juvarra, nominato primo architetto della Fabbrica di san Pietro, presentava la sua proposta per la costruzione
di un Palazzo dei Conclavi che è testimoniata da
un disegno alla Biblioteca vaticana. Così, nel bel
ritratto dell’artista sulla quarantina, gli edifici pontifici sullo sfondo introducono, proprio oggi che
è in corso un Conclave, una nota di attualità. organizzata in occasione del lascito all’archivio di
stato dei ricchi materiali di lavoro dell’architetto
Gianfranco Gritella, studioso e interprete dell’ architettura del Piemonte, la rassegna si presenta
come un viaggio ideale nella Torino del settecento, scandito dai diari dei viaggiatori del Grand
Tour, dalle guide della città e dai modelli ricostruttivi delle architetture più importanti. Parte
dalla Porta susina dove giungeva la strada reale
di rivoli; sfiora la casa dell’architetto Juvarra purtroppo perduta e qui ricostruita con un preciso
modello che ne restituisce l’organica razionalità.
Per il Progetto di Drizzamento della contrada di
Dora Grossa, oggi via Garibaldi, tra i documenti
spicca il rilievo planimetrico di antonio Maria
lampo dalle stupefacenti dimensioni di
mm.430X7480. affascinante è la documentazione prodotta per la Torre civica di san Gregorio, spettacolare e perduta.
Grandi modelli segnano la ricostruzione delle
memorie della città romana, proposta anche in
un interessante video. Per l’immagine esterna
del potere si rivisitano i progetti per la facciata
di Palazzo reale ; si rievoca il Palazzo reale
vecchio o di san Giovanni, si celebra la dinastia nella grande Galleria di Carlo emanuele I.
si indagano i progetti settecenteschi per ampliare Palazzo Madama e quelli per i palazzi del
Comando: accademia reale, archivio di Corte, Cavallerizza. scandito da rari documenti d’archivio selezionati da Marco Carassi, dai raffinati modellini e dai disegni di Gianfranco Gritella, il cammino nell’antica città si fa sempre
più affascinante. ecco il Teatro regio, luogo
delle Muse; ecco le opere per la scienza: la specola per le misurazioni astronomiche di via Po,
il Collegio dei Nobili e la reale accademia.
COURRIER
DES
ARTS
Nell’indagine urbanistica di Torino scopriamo
l’ipotesi progettuale di amedeo di Castellamonte
per una piazza Carlina ottagonale.
la Porta Nuova svela la sua struttura in una raffinata ricostruzione congetturale del prospetto
voluto per celebrare l’ingresso della duchessa Cristina, figlia del re di Francia. verso Po ecco un’altra architettura magniloquente: la Porta eridana
o di Po nel progetto raro di Giovanni Maria Maltese disegnato da Ignazio Massone, in un’incisione di collezione privata. subito dopo, la perduta memoria dell’antico ponte sul Po, celebrato
dal Bellotto, anche questo documentato da un raro disegno. Il percorso qui sale al Monte dei Cappuccini di cui si indaga la Bastita Taurini.
la mostra prosegue con ricerche sulla natura e
la geometria del concentrico e dei giardini di stupinigi, presentati con raffinati disegni e convincenti modellini. sotto il simbolo delle cacce, il famoso cervo del Falconi, appare la struttura lignea
del tetto della Palazzina di Caccia e, ancora venatoria, la facciata incompiuta della Chiesa di sant’Uberto alla venaria reale. Con il progetto per
il Castello di rivoli tra manierismo e barocco, la
splendida rassegna congetturale e realistica si conclude, lasciando al visitatore, con l’idea della perenne modellabilità dell’immagine, la restituzione di un percorso di tappe significative.
Agostino Massucci,
“Ritratto dell’architetto Filippo Juvarra”,
1725-1726 ca.
© Camera di Commercio,
Industria e Artigianato di Torino
Il gruppo Pentameter al lomellini
I
Comune di Carmagnola
colori della resilienza” è il progetto espositivo a cura di Ivana Mulatero, coordinato e
organizzato da art Gallery la luna e dalla
Città di Carmagnola, ideato appositamente per
gli spazi di Palazzo lomellini - dal 12 aprile alle ore 18 sino al 12 maggio -, con le opere di Walter accigliaro, Corrado ambrogio, Cesare Botto, Mario Mondino e silvio rosso. Gli artisti sono gli esponenti riconosciuti del gruppo Pentameter attivo dal 2006 e le cui precedenti esposizioni sono in continuità con l’attuale progetto,
da Nuovi percorsi dell’astrazione nel cuneese
(antica Casa servetti, Piozzo) del 2008 a “…Se
vedi cadere una stella è perché stai guardando
il cielo…” (antiche scuderie di saluzzo) del
2012. scrive Ivana Mulatero: “I colori della resilienza - il termine “resilienza” proviene dalla
metallurgia: in questo campo, nella tecnologia
dei metalli, la resilienza è il contrario della fragilità, indica quella caratteristica che hanno certi materiali, capaci di conservare la propria strut-
tura, o riprendersi la forma che avevano in origine, anche dopo essere stati sottoposti ad una
forte pressione, un urto o uno schiacciamento è un progetto espositivo composto di circa 40
opere, dipinti, sculture, disegni, anche installazioni di grande formato e un archivio delle metamorfosi della materia e del colore, che questi
artisti hanno realizzato nel corso della loro pluridecennale ricerca. alcune opere sono inedite e
concepite prendendo spunto dal concetto principale del progetto espositivo: l’indagine sul colore (inteso come materia e come strumento evocativo e simbolico del processo relazionale e percettivo innescato nell’osservatore, il colore considerato tra i principi ordinatori della memoria
che si salda per necessità a supporti formali, come i concetti, al proprio simile e al proprio opposto generando sintesi interpretative) e quella
sulla resilienza (indica la capacità di persistere,
di far durare la motivazione nonostante gli ostacoli e le difficoltà)”.
corriere6__ 21/03/13 15:37 Pagina 6
CORRIEREdell’ARTE
Pagina
6
29 Marzo 2013
COURRIER
DES
ARTS
s
Momenti d’arte
Arte Città Amica – Torino
i è conclusa il 24 marzo scorso la mostra “Momenti d’arte” presso la galleria arte Città amica. Ciascuno dei 15 artisti,
tutti di grande spessore, presenta 4
opere. Quindici differenti modi di
esprimere sul tema i rispettivi percorsi artistici. Gli espositori sono
stati: adriano Carpani, egidio albanese, Maria scalia, alessandro
Cinardo, alessandro Criscuoli “
Chantal”, Giuseppe Manolio, Michele De stefano, Livia Quarello, Gaetano Lanatà, Gabriella Lucatello, Maria rosa Giovenale
“Moja” Paolo Pirrone, renata
seccatore, serenella Zanellati,
Flavio Ullucci.
La bottega dell’oblio
Mario Bianco alla Galleria TeArt - Torino
Quelli che la risata s
D
Nives Maria saLvo
Circolo degli Artisti di Torino
al 3 all’11 aprile si terrà presso
la sede del Circolo degli artisti di Torino in via Bogino 9 la
mostra di umorismo & satira Una mole di sorrisi con le tavole originali di
BeNNY, BrUNa, CHiosTri e isCa.
L’esposizione comprende 120 proposte
grafiche per sorridere opera dei quattro noti vignettisti torinesi, dalle coloratissime caricature di Benny con i
protagonisti dello sport e della poli-
tica alla berlina, alle tavole dei maestri della musica di un ispirato Franco Bruna, dall’umorismo ermetico di
Gianni Chiostri alle ridanciane e coloratissime vignette di emilio isca.
Una esposizione a 360 gradi che si
propone e si impegna a dispensare
qualche sorriso, quanto mai necessario di questi tempi. inaugurazione mostra, alla presenza degli artisti, mercoledì 3 aprile alle ore 18,30.
ono trenta piccoli acquerelli ed inchiostri colorati, su carta, le opere di Mario Bianco in mostra
fino al 6 aprile alla Galleria Te art. Gli stessi di
una serie che l’artista volle iniziare quasi dieci anni
fa, considerandoli parte integrante della sua opera, oltre ai dipinti ad olio, ai lavori polimaterici in resina,
alla produzione di illustratore e ai lavori astratti che
in cinquant’anni di lavoro testimoniano il suo impe-
gno artistico. Dagli anni settanta Bianco va componendo immagini di vario tipo, credendo fermamente
nel fatto che le forme siano tanto più affascinanti quanto soggette al divenire, al fluire attraverso il tempo. e
per alcuni versi è ancora un senso di quel movimento che tenta di dare a questa mostra, la quale, sulla base di un’idea nata in un forum letterario, racconta l’oblivion store, una immaginaria bottega dell’oblio, un
magazzino dell’abbandono, il luogo dove si sono accumulati oggetti vecchi, disusati, apparentemente inutili, la stanza della
mente dove giacciono
i ricordi. Per farlo
Bianco si serve della
carta e di immagini
che ricordano un po’
anche il gesto di Gabriele Luzzati, di
Maccanti, anche
quello di De Chirico,
quando faceva metafisica. Mobili vecchi
ripresi dal basso e
vecchi macchinari,
specchi, burattini, sibille, oracoli, resi
quasi impalpabili, da
colori talora più evanescenti o più opachi,
grazie ai quali si dilegua il confine tra l’oblio e la vita.
Per colmare il vuoto
Biblioteca Bertoliana - Vicenza
s
i è conclusa il 24 marzo scorso presso la Biblioteca Bertoliana di Palazzo Cordellina a vicenza, la mostra intitolata
“vUoTo”, curata dall’associazione Gohan nell’ambito della più
ampia manifestazione di cultura
giapponese “Haru No Kaze”. L’esposizione mette a confronto tre
Arte Città Amica
via rubiana n. 15 - Torino
info: 011 7717471
artisti giapponesi, Toshiro Yamaguchi, shinya sakurai e Kumi Yamamoto, con tre artisti italiani,
Maurizio Colombo, Theo Gallino
e Gianni Maria Tessari. L’inaugurazione é presentata dal filosofo e
critico Paolo Meneghetti. L’intento di questi sei artisti, nel mettersi a confronto, è quello di “col-
Galleria TeArt
via Giotto, 14
Torino
Oblivion Store
Personale
di Mario Bianco
Fino al 6 aprile
info: 011 6966422
Mario Bianco
mare” i vari tipi di “vuoto”, riempirli di “senso”, sottolineando, anche provocatoriamente, il vuoto
stesso, o indicando possibili “strade” da percorrere, restituendo dignità, alla creazione umana. L’
evento è patrocinato da: Comune
di vicenza, associazione Gohan,
regione veneto, Provincia di vicenza, Consolato Generale del
Giappone di Milano, istituto Giapponese di Cultura di roma; sponsor tecnici: Colombo art Design,
sakurai art system.
Corriere6-7_7+__ 21/03/13 15:05 Pagina 1
Artisti scelti dal Corriere dell’Arte
Anna BORGARELLI
“I pensieri di Erika”, da monogr. Mondadori
L’ estro pittorico della Borgarelli
appartiene al panorama artistico
della contemporaneità, partendo
dalla sua esperienza nel campo
realizzativo che le ha determina-
"La danza", 2012
- Cell. 335 6887703
to l’attenzione di critici prestigiosi come
Giovanni Cordero,
Paolo Levi, Gian Giorgio Massara, Enzo Papa. Ne I pensieri di Erika, ad esempio, sprigiona un desiderio innato di bellezza, indagando il senso della posa del soggetto femminile, vettore implicito
di un linguaggio morbido, soave,
ai limiti d’una freschezza ottenuta dall’uso degli acquerelli, ma determinato dalla ricerca dell’ espressione. Figura e sfondo si amalga-
mano in un unicum descrittivo in
cui il contrasto tra le zone di luce
ed ombra genera sintesi perfetta
tra dimensione formale e cromatica. Da una parte connatura l’immediatezza realizzativa attraverso tratti immediati, dall’altra sviluppa l’attenzione verso il dettaglio intriso di sfumature emozionali che la inducono a percorre un
discorso profondo. Da questo connubio indaga i soggetti rappresentati sino a riscoprirne gli aspetti più intimi, quasi come se ripercorresse le tortuose vie d’una psiche obliata dal lento scorrere del
tempo. (Andrea D. Taricco)
Da anni Giancarlo Laurenti ha
eletto la materia lignea come
suo principale elemento d’arte.
E’ abituato a cercarlo quel legno, quell’infracidito, dimenticato, antico pezzo di legno, uno
scheletro di ramo o una radice,
lo trova nella campagna o nascosto tra gli anfratti di un corso d’acqua, lo plasma con resine o altri materiali, lo piega sin
nel più intimo alla propria volontà non cancellando certo o
non fuorviando quell’anima,
quell’idea che lui vi ha già scoperto. Non ne infastidisce la leggerezza, se la tramanda dai suoi
soggiorni in Tanzania, nel ricordo dell’arte “Makonde”, non
ne altera quella stilizzazione,
quella scarnificata essenzialità
che offre poi allo spettatore. Gli
è sufficiente un accenno, un
qualcosa di più o meno indefinito, una somiglianza vaga per
potervi costruire addosso un busto, una silhouette femminile,
qui una forma/ricordo di due
gambe snelle per rimandare ad
un passo di danza, ad una musica, ad un’atmosfera felice. E
all’interno l’idea prima, estratta, levigata, intimamente dischiusa. (Elio Rabbione)
Giancarlo LAURENTI
Giovanni MOSCATELLI
- Cell. 347 7437288
Renata Ferrari è un’artista
poliedrica che rivolge l’attenzione alla potenza del corpo umano, traslandolo in pose metafisiche che lo eleggono a sacro contenitore della
bellezza. Il contrasto tra i pieni ed i vuoti, tra zone d’ombra e zone di luce o tra primi
piani e sfondi indeterminati,
la pongono, nel panorama
dell’arte italiana, tra i maestri più significativi della
contemporaneità. La sua
esperienza nel campo dell’Arte e nella ricerca della figurazione, la elevano indi-
- www.ferrarirenata.it
scutibilmente a sacerdotessa
della sublime poetica dello
sguardo. Attraverso un dettaglio, inteso come frammento
di un tempo trascorso, penetra le remote regioni dello
spirito e le configura in quel
dato anatomico strutturato secondo le leggi dell’armonia.
Da Michelangelo a Caravaggio, la lezione classica trova
in Lei un degno successore.
(Pietro Panacci)
"Oltre la pelle", 2010
Alberto Maria MARCHETTI
Nato a Torino, dove vive e lavora, formatosi alla Scuola libera di Nudo
dell’Accademia Albertina di Belle Arti, allievo di Giovanni Guarlotti,
ha successivamente frequentato lo studio di Alessandri e quello dell’espressionista Edgardo Corbelli, negli atelier degli scultori ha fatto propria la tecnica per plasmare figure di legno, bronzo e terracotta. Tutti i
suoi lavori sono intrisi di un profondo amore per l’arte figurativa volta
ad esplorare la natura umana che si traduce in opere intime e spontanee.
Meditato, introspettivo, attraverso l’immediatezza dell’esecuzione,
esprime la sua volontà di andare al di là della figurazione tra improvvise illuminazioni e la fragilità della psiche umana. I suoi disegni rivelano una linea leggera, fluida, che dà vita a forme eleganti e misteriose. Alla delicatezza del disegno corrisponde il fine cromatismo che contribuisce all’effetto di grande spontaneità. La stesura leggera e vivace
dell’acquerello, le sfumature chiare, i volumi tenui rendono tangibili
delicate atmosfere e sentimenti che si trasformano in scene visionarie
dal significato umano generale, che hanno la capacità di parlare con
immediatezza all’osservatore più sensibile. (Marianna Orlotti)
Nicoletta NAVA
S.t., 2002
- www albertomariamarchetti.it
- Cell. 348 8216513
Finlandia, Francia, Spagna, Austria, Germania e Danimarca. Sovente, d’estate, lavora in Finlandia.
“L’arte di Moscatelli è unica, inconfondibile, personalissim - scrive il critico d’arte Gianfranco
D’Angelo - (…) i suoi capolavori sono i nudi che
descrive con una semplicità disarmante e dove s’impone per perizia tecnica e grafica non comuni.” “Le
opere di Moscatelli contengono molta classicità continua Marja Leena Hyvarinen - ma d’altro canto i suoi disegni ricordano sorprendentemente i dipinti Anni ’70 dell’iperrealista Philip Pearlstein,
con la differenza che Pearlstein dipingeva dettagliato anche lo sfondo. Ma per entrambi è comune il piacere del momento della creazione dell’opera, momento in cui riportano sul supporto ciò
che la mente vede. L’uso della foto è permesso, ma
a Moscatelli non serve”. (Chiara Pittavino)
L’universo pittorico di Nicoletta
Nava, include paesaggi realizzati a colpi di spatola, rappresentazioni di vele nel loro libero dinamismo, nature morte nella loro
staticità sino a raggiungere la consapevolezza della fisicità umana
in tutti i possibili dettagli figurativi. La sua abilità tecnica nel fissarsi sui particolari, ed in modo
particolare su gambe e piedi, le
conferiscono sicuramente il titolo di poetessa lirica delle sensazioni, poiché è da esse che si ispira nel denotare questo sottile rapporto tra l’anatomia umana ed il
conseguente legame con la terra
dalla quale si è distaccata. Pensando all’opera Not for sale, ad
esempio, delinea questo primissimo piano di piedi, visti da una posa che esclude dalla vista, la figura di riferimento ma, servendosi
di alcuni cenni espressivo- figurali, rimanda, estrapola ed interiorizza quanto è escluso. Le componenti formali, descrivono un
percorso cerebrale che parte direttamente dall’aspetto materiale
per elevarlo poeticamente attraverso le stesse caratteristiche che
lo hanno forgiato. Materia e spirito, bellezza ed economia, essere od avere, sono le matrici espres-
“Rosella Porrati sa rendere vibrante il suo modo di dipingere - spiega la critica dell’arte Marilina di Cataldo - perché evita il rischio di una calligrafica
trasposizione di maniera: le sue figure infatti sono tracciate con un linguaggio pittorico limpido e fresco, consapevole delle buone regole, ormai acquisite ed impreziosite da un moderno taglio della composizione d’insieme
(…)”. L’artista torinese ha conseguito il diploma magistrale e successivamente quello di disegnatrice grafica pubblicitaria. Allieva dei pittori Lella
Burzio e Renato Mandolesi, partecipa a numerose mostre personali, tra le
quali ricordiamo quella del 1997 a Torino presso la Galleria d’Arte Abaco
e il Centro d’Incontro Lavoretto; del 1998 alla Galleria d’Arte Creazioni
d’Ambienti; del 2007-2008 presso Piemonte Artistico Culturale. Così ne
scrive Angelo Mistrangelo: “La pittura di Rosella Porrati è caratterizzata da
una ricerca intorno al volto femminile, da una figurazione dalle sottili cadenze romantiche, da una delicatezza cromatica che sottolinea l’essenza dell’immagine…E i suoi acquerelli “raccontano” momenti di una realtà rivisitata, reinterpretata, ridefinita secondo una personale emozione, una volontà di cogliere l’intensità di uno sguardo, di un gesto, di una luce”. (ch.pi)
Ha un proprio linguaggio Gianni
Sesia della Merla. E’ il linguaggio
del colore, un’intensa esplosione
dei colori che attraversano le sue
tele, che delimitano e concretizzano di vivacissima ricchezza le
azioni e gli oggetti che l’artista incrocia ogni giorno o le espressioni di una Storia che balza fuori imperiosa dalla memoria o i luoghi
e le abitudini che gli hanno fatto
da accompagnatori in quei viaggi,
al di là dell’Oceano attraverso gli
States nella preparazione di una
mostra o sulle sponde del Mediterraneo, affascinato dal mondo
arabo. Tra quei profumi arabeg-
gianti che ancora gli sono rimasti
nella mente, l’Odalisca, rincorsa
dai racconti o dall’immaginazione, rappresenta uno dei più begli
esempi di quel mondo, felicemente
espressa – memore
di antiche scuole con il nervosismo
delle proprie linee
nel bianco delle carni, sensualmente
adagiata sui tappeti
preziosi, collocati
nella ricchezza dei
loro colori, sognata
al di là di quel velo
che assai pudica-
Nato a Venaria Reale (To) e laureato in Economia,
smette la professione per riprendere l’antica passione
per il disegno e la pittura. Frequenta gli studi di Manfredi e Gasparin, segue corsi e consigli di Lobalzo,
Cravanzola e Papa e completa all’Accademia Albertina di Torino i 5 anni del Corso Libero di Nudo. Ha
partecipato a 15 mostre personali e 48 collettive in Italia e all’estero. Le sue opere sono presenti in Italia,
"Bellezza careliana", 2011
Rosella PORRATI
“Doppia identità”, 2006
- Cell. 337 342766
Renata FERRARI
Pagina a Tema
“nudo”
Cell. 338 1388357 - email: [email protected]
P.za Zara, 3 - 10133 Torino
Tel. 011 6312666 / fax 011 6317243
“Not for sale”
sive del suo percorso poetico atto ad esaltare il contingente sotto
lo sguardo attento di chi riscopre
la verità delle cose, esaltandole
per la loro semplicità. (a.d.tar.)
Gianni SESIA della MERLA
CORRIEREdell’ARTE
Cell. 338 8219206
mente le copre il viso. Quell’insieme di mollezza e di sensualità,
quel pudore e quell’offrirsi, ogni
effetto è reso con la passione e la
maestra del grande artista. (e.rb.)
“Odalisca”, 1999
[email protected]
www.corrieredellarte.it
Il Corriere dell’Arte è su facebook con più di 6.000 contatti da tutto il mondo e on line con oltre 500 visitatori al giorno
Corriere6_8-11__ 21/03/13 15:01 Pagina 8
CORRIEREdell’ARTE
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29 Marzo 2013
COURRIER
NEWYORKNEWYORK
DES
ARTS
L’opera tra Davide e Golia
Met e City in lotta
DaL noSTro CorriSPonDEnTE
Mauro LuCEnTini
S
i è riaccesa la lotta tra le
due compagnie d’opera di
new York, quella venerabile
della Metropolitan House e
quella giovane di City opera.
è un po’ come Davide contro
Golia, e ancora una volta è di
Davide la vittoria. nelle sue
ultime, spregiudicate messinscena organizzate in collaborazione con l’accademia di
musica di Brooklyn, la relativamente piccola e relativamente squattrinata compagnia
che si ispira al nome e allo spirito di new York sta prevalendo sulla mastodontica opera lirica “metropolitana” che,
pur sguazzando nel danaro, o
forse perché viziata dall’abbondanza, non riesce a mettere insieme un cartellone che
sia al tempo stesso avventuroso e dilettoso abbastanza da
soddisfare la gente. L’ultima
trovata di City opera è stata
una messinscena sbalorditiva,
dal punto di vista artistico nonché tecnico, dell’opera Powder her face (“incipriatele la
sua faccia”) dell’inglese Thomas adès, diretta da Jonhatan
Stockhammer e cantata delle
voluttuose soprano allison
Cook (la Duchessa) e nili riemer, dal muscoloso tenore
William Ferguson (l’Elettricista) e dal tenebroso basso Matt
Boehler (il Direttore d’albergo). il successo di questa e un
paio di altre precedenti produzioni è stato tale che la compagnia, esiliata tre anni fa dalla sua vecchia sede di Manhattan per incapacità di pagare l’affitto, ha annunciato ora
che vi tornerà a breve scadenza, e con due nuove produzioni di opere troppo dimenticate: il Mosé in Egitto di rossini e La Périchole di offenbach. adesso tutti le attendono con trepidazione. il Met,
intanto, non è riuscito a staccarsi, nelle sue produzioni ultime, da quella pretensiosità
sterile e noiosa che gli amatori odiano e da cui i critici mettono sull’avviso. Le compagnie operistiche negli Stati
uniti, a differenza di quelle
europee, non vivono grazie al
soccorso statale ma esclusivamente grazie a quello del pubblico, espresso non solo attraverso biglietti e abbonamenti
ma anche e soprattutto donaLa Duchessa
con i suoi giovani
in scena
nella rappresentazione
di “Powder her face”
alla City Opera
di New York
foto © P. Antonov
NYCO
zioni, spesso fatte per pubblicità, e lasciti ereditari. É naturale che questo flusso si sia diretto finora quasi tutto verso il
più prestigioso Metropolitan
Theatre, così come questo è riuscito a monopolizzare i contratti per le ritrasmissioni nei
cinema e nei teatri. Ma le cose, adesso, stanno cambiando.
La competizione tra Brooklyn
e Manhattan – oggi due quartieri di new York, un tempo
due città – per il primato musicale è antica di 150 anni
(l’accademia di Brooklyn è la
più antica); quella tra City
opera e Met di settant’anni,
da quando il grande sindaco di
new York Fiorello La Guardia fondò la prima accanto alla seconda con il nome di
“opera del popolo”. adès e la
sua opera irruppero sul Festival di Cheltenham nel 1995,
quando il compositore aveva
24 anni, e sfondarono sul piano mondiale nel 2008 alla royal opera di Londra. La musica combina le influenze di
Berg, di Stravinsky, di Berg e
di Kurt Weill ai ritmi di tango
di astor Piazzolla; il libretto,
di Philip Hensher, ricalca uno
scandalo del 1963 reso famoso dai tabloid inglesi, in cui
Margaret, duchessa di argyle,
fu oggetto di divorzio per i
suoi ninfomaniaci incontri con
eserciti di giovinastri: sulla
scena, l’azione esplora nel modo più spregiudicato immaginabile – non meno di 22 uomini nudi appaiono contemporaneamente in scena sbandierando le proprie membra,
anzi membri – la dialettica tra
uomo e donna, tra ricco e povero, tra nevropatico e normale. Ma è soprattutto la
straordinaria messinscena di
questa produzione americana,
in cui proiezioni cinematografiche e video di Josh Higgason occupano spesso metà
del palcoscenico, che ha appassionato per la sua assoluta
novità. intanto continua ponderosamente sulla sua strada.
Fa soldi, soprattutto per la rete sempre più larga di accordi
con teatri e cinema per la ritrasmissione: non una delle
sue produzioni della ormai in
buona parte trascorsa stagione sono state avventurose o dilettose abbastanza … ma non
è detto che anche questa si lanci sulla strada delle ritrasmissioni, magari su scala minore.
L
MaSSiMo CEnTini
il lato nero del romanticismo
Al Museo d’Orsay di Parigi
’angelo del bizzarro. Il Romanticismo nero da Goya a Max Ernst: nell’opera poetica di Charles Baudelaire, che emblematicamente si inun titolo che certamente suggerisce tutta una serie di aperture in titola I fiori del male (1857). Così il poeta si rivolge al lettore: “Stoldirezione di quell’angolo “nero” che ha caratterizzato tra cultura tezza, errore, peccato, avarizia/ occupano i nostri spiriti/ e tormentano/
scaturita dallo Sturm und Drang, sulla quale si poi è sorretto gran parte i nostri corpi. (...)/ regge il diavolo i fili che ci muovono!/ un fascino
del pensiero romantico. Su questa linea, il Museo d’orsay di Parigi pro- troviamo in ogni cosa/ ripugnante; ogni giorno, senza orrore,/ tra
pone quindi una mostra straordinariamente problematica e affascinan- il puzzo delle tenebre, di un passo/ verso l’inferno discendiamo...”.
te nell’insieme, poiché visualizza in chiave “nera” le tangenti meno rivisitate di un movimento letterario e artistico che, dalla seconda metà Musée d’Orsay
del XVii secolo, con epigoni giunti fino al simbolismo e al surrealismo, Quai a. France 5 – Parigi
ha voluto trascrivere sul pentagramma delle diverse poetiche, il pathos “L’angelo del bizzarro
suscitato dalle ombre e dalle paure, visualizzando il volto celato del vi- Il Romanticismo nero da Goya a Max Ernst”
zio, della morte, del macabro e del soprannaturale. Con oltre 200 pezzi Fino al 9 giugno
fra quadri, sculture, disegni, stampe, fotografie e spezzoni di film, che info: 0033 1 40494814 - www.musee-orsay.fr
dal tardo XViii giungono al XX secolo, la
Johann Heinrich Füssli, “Incubo”, 1871, olio su tela © Goethe Museum / Musée d’Orsay
mostra ci conduce attraverso le visioni di
Friedrich, Goya, Füssli, senza però dimenticare di osservare da un’angolazione meno battuta artisti come Delacroix o Delaroche. Ma vi è anche spazio per inserimenti
cinematografici: per esempio Nosferatu di
Murnau (1922), o Frankenstein di Whale
(1931). La mostra, che deve il proprio titolo a un racconto di Edgar allan Poe, The
Angel of the Odd. An Extravaganza, propone alcuni “classici” come il famoso Incubo di Johann Füssli (nell’immagine qui a
lato), Madame La Mort di Gaugin, fino al
visionario ritratto di Gala realizzato da Dalì negli anni Quaranta del novecento. Mentre i filosofi si chiudevano tra le contorte spire del pensiero, gli artisti si affidavano alle
emozioni, dando spazio all’immaginario e
lasciando ai simboli e alle allegorie il compito di modellare le loro opere d’arte. L’orrore per il decadimento dei corpi che riflette quello dell’anima, ha nella cultura romantica un vortice creativo irrefrenabile;
l’orrore, la morte, il male, riemergono per
Come Dio comanda
Palazzo del Monte di Pietà – Padova
S
FranCo Forzani Borroni
e dovessimo proporre una candidatura per la migliore mostra dell’anno, il
pensiero correrebbe senza esitazione
a Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento, ospitata dal 2 febbraio al 19 maggio
2013 presso il Palazzo del Monte di Pietà di
Padova. Perché questa mostra, curata da Gui-
do Beltramini, Davide Gasparotto e adolfo
Tura, non è solo l’occasione per riscoprire
la figura di un grande intellettuale e la sua
eccezionale collezione, ma riesce anche a
tradursi in riflessione critica sull’attualità:
non si limita a mostrare cose belle (o bellissime, o meravigliose), ma sottopone al
nostro giudizio una questione, certo storicamente contestualizzata, ma che per la sua
Nell’immagine, “Antinoo”
Museo Archeologico Nazionale di Napoli
foto © Luigi Spina
su concessione del Ministero per i Beni
e le Attività Culturali
rilevanza sa parlare anche all’oggi. Per confortare la memoria di coloro per i quali il
nome di Pietro Bembo è solo una reminiscenza ginnasiale (tale era almeno per chi
scrive, prima della visita), diremo che il nostro fu letterato di gran vaglia, che costruì
la sua fama come filologo grecista e latinista in un’epoca nella quale la produzione tipografica – e perciò la diffusione – dei grandi classici imponeva una severa revisione di
manoscritti di diversa provenienza, per
emendarne refusi e contraffazioni. Figlio del
miglior patriziato veneziano, Bembo non
era tuttavia un principe, vale a dire che la
sua disponibilità economica non era pari a
quella di una delle corti splendide, che pure frequentava. La sua fu quindi la raccolta
di un collezionista colto che sceglieva e sapeva scegliere, che si circondava di testimonianze dei personaggi che frequentava –
da Michelangelo a Tiziano, da Caterina Cornaro a Lucrezia Borgia – che coltivava il
proprio gusto antiquariale attraverso ogget-
ti del passato (straordinaria in questo senso
la piccola ambra lavorata appartenuta pare
all’imperatore augusto), e via tacendo. Ma,
come detto, la mostra non è soltanto una sfilata di meraviglie (statue, medaglie, dipinti, arazzi, strumenti musicali, oggetti di stralusso…), è il racconto dell’esperienza di un
intellettuale che reagisce alla profonda crisi che il suo mondo sta attraversando. Siamo nel terzo decennio del Cinquencento: il
sacco di roma del 1527 ad opera dei lanzichenecchi di Carlo V non è solo lo schiaffo
al ruolo temporale del papato, è la sanzione
della definitiva distruzione dell’italia sul piano militare e politico. Da questo momento
la nostra penisola non ha più alcun peso di
fronte alle altre potenze europee, e Bembo
capisce che se l’italia vuole ancora giocare
un ruolo internazionale questo può avvenire solo attraverso un rilancio della sua lingua e della sua cultura. Ecco perché Paolo
iii Farnese – che sicuramente persegue gli
interessi della sua famiglia, ma anche quelli della Chiesa, cioè in ultima istanza di Dio
– non esita a concedergli il cappello cardinalizio, incurante del passato profondamente
laico del letterato (nonché dei figli che aveva già messo al mondo). Questo ci racconta la mostra padovana: puntando su uomini come Pietro Bembo, quello di papa Paolo iii è il primo passo verso la grande roma della Controriforma, capitale europea
della diplomazia e del Barocco trionfante.
Come Dio comanda.
Palazzo del Monte di Pietà
P.za Duomo 14
Padova
“Pietro Bembo
e l’invenzione del Rinascimento”
Fino al 19 maggio 2013
www.mostrabembo.it
Corriere6-7_7-12
21-03-2013
15:07
Pagina 9
Grande successo all’Alfieri
per la violinista Aiman Mussakhajayeva
foto © aut./Alfieri
CORRIEREdell’ARTE
Spettacoli
COURRIER
29 Marzo 2013
Al Teatro Valli di Reggio Emilia
Celebri brani da film
La stagione dei Concerti del pomeriggio all’Alfieri si è conclusa con il 27 marzo con Susy Picchio, soprano affezionata del teatro, accompagnata dalla pianista Vicky Schaetzinger. Lo spettacolo, dall’originale titolo Su il sipario… Si gira!
ha offerto agli spettatori un excursus di brani, protagonisti di cinema e teatro, che hanno saputo sganciarsi dal contesto originale e divenire preziosi e
vitali nella loro indipendenza. In programma c’erano musiche da Cats e dal Mago di Oz, la celeberrima I love Paris di Cole Porter, poi Gershwin,
ad esempio con le note oscillanti tra jazz e blues di The man I love,
arrangiata dalla Schaetzinger; ma anche pezzi radicatisi nella cultura del nostro Paese, come ‘O surdato ‘nnammurato, La vita è bella e Domenica è sempre domenica. Le scelte della Picchio, curatrice della messinscena, si sono concentrate su brani molto conosciuti, alternati ad altri pezzi di nicchia, con il risultato di un programma frizzante e non banale, per unpubblico davvero soddisfatto. (c.s.)
Torino ospita
il Kazakhstan
CHIARA SANDRETTO
L
unedì 25 marzo il Teatro Alfieri ha indossato la sua veste più internazionale, facendo spazio al fiore delle arti del
Kazakhstan: un evento straordinario capace di riaffermare la forza della musica in quanto portatrice di armonia al di là delle differenze di cultura. Occhi e orecchie spalancati per
questi artisti sin dalla prima parte
dello spettacolo, grandiosa nella sua
risonanza, che ci ha calati nell’“atmosfera Kazakhstan”, con composizioni eseguite dal Coro a cappella
e dall’Orchestra Tradizionale, e balletti in costumi locali, pronti a sprigionare la forza e la magia di luoghi
lontani. Nella seconda parte del programma la musica del Kazakhstan
ha lasciato il posto a âajkovskij: il
maestro Aidar Torybaev ha ben condotto la sua Orchestra Sinfonica dapprima attraverso la Marcia slava op.
31, pezzo il cui profilo militaresco
si stempera in accenti di umana sofferenza e in altri di più gioioso sollievo, affidati agli strumenti a fiato.
A seguire gran finale col celebre concerto per violino e orchestra in re
maggiore op. 35: ancora impeccabile la regia di Torybaev nel guidare la massa orchestrale, ora a coprire ora a sostenere il violino, quando
si muove tra note gravi e acute che
squarciano la melodia in ripetuti lamenti, quando sfoggia il suo virtuosismo sul filo delle innumerevoli scale o quando si perde in una lontananza trasognata e dolorosa. Special
guest della serata, il primo violino
Aiman Mussakhajayeva, tra le mi-
gliori esponenti della scuola violinistica del Kazakhstan. La performance è stata un’ulteriore riconferma delle sue doti eccezionali, grazie alle quali è sinora riuscita a coniugare tecnica e interpretazione brillante, facendo vibrare l’anima del
suo violino e di rimando il cuore degli spettatori. Mussakhajayeva si è
esibita in tutto il mondo, come solista, in composizioni cameristiche e in orchestra; tiene masterclass in Europa e negli USA e ha
realizzato il suo sogno aprendo
l’Accademia Nazionale Kazaka di
Musica, ente di cui ricopre la carica di Presidente e in cui insegna.
Per la stagione dello Stabile
Lilin e Spregelburd, sfocate scritture
N
ella trasposizione teatrale che Giuseppe Miale di Mauro ha messo in scena per lo Stabile torinese, dietro l’input di due attori,
Francesco di Leva e Adriano Pantaleo, che si ritagliano i ruoli dei due amici/fratelli poi l’un contro
l’altro armati, quello che nel romanzo di Nicolai Lilin (a metà tra autobiografia e realtà passata al setaccio di una trascrizione camuffata o ingigantita)
era il ritratto di un’intera comunità – i “criminali
onesti” (irritante ossimoro) spinti in epoca staliniana sulle rive del Dnestr a rinvigorire una filosofia di
violenza e di religione che ammette l’assassinio “come mezzo estremo per la sopravvivenza” e protegge la gioventù con ogni mezzo dalla droga e dai traffici illeciti – qui è divenuto la fotografia abbastanza
sfocata di una sola famiglia, dove impera nel bene
e nel male il nonno Kuzja, dimenticando per strada
quella folle poesia che ha segnato l’ottima riuscita
del film di Salvatores che pure qui ha le proprie radici. Qualcuno si lascia attrarre dal vituperato luccichio di una cultura occidentale, nel buio della scena a due piani di Carmine Guarino s’impugnano coltelli, parlano i mitra, la polizia fa irruzione. La sacralità delle parole e dei riti, chiusa nell’”angolo rosso” dove sono custodite le icone si perde tra la cucina della mamma e la fuga del nonno verso una salvifica solitudine tra i boschi. E’ abbastanza pretenzioso da parte del regista affermare che non si possa non sentire vicino a noi quel “legame con la vita
e la morte” che racchiude il nucleo famigliare e tutti gli altri, beninteso “a prescindere dal giudizio personale”. Al limite in questa Educazione siberiana si
apprezza il solido pater familias di Luigi Diberti e
la buona volontà degli altri con il grande smaniare
in una tragedia che tale non diventa. Mai. Se qui era
irritazione, davanti alla Modestia di Rafael Spregelburd che Luca Ronconi ha proposto al Carignano per la stagione del Piccolo milanese si resta disorientati: e forse l’autore ha vinto la propria scommessa. Ma non so se, è davvero difficile crederlo, il
pubblico apprezza (non dirò già comprendere, dopo un po’ ci si lascia andare alle giravolte del testo-
DES
U
no spettacolo che ha inaugurato la corrente stagione
del Teatro Comunale di Bologna
ed è poi stato portato sul palcoscenico del Teatro Municipale
Valli di Reggio Emilia, dove ha
riscosso consensi unanimi, pur
destando alcune perplessità. Così sempre capita quando Robert
Wilson, maestro del figurativismo
statico e della multimedialità visionaria, si avvicina all’opera, in
questo caso alle prese con una tragedia shakespeariana che interpreta in maniera allucinata e stilizzata. Per il Macbeth diVerdi si
ammira infatti la ricercatezza con
cui viene perseguito un disegno
registico che riduce i personaggi
a rigide marionette immerse in un
clima di luci oniriche e di ombre
di sapore orientale, donando al
racconto di ambizione, sangue e
morte dell’opera un taglio metafisico spesso freddo e distaccato,
seppure figurativamente ricercatissimo. I personaggi perdono però molto della loro verità, annientati in un minimalismo antipsicologico, opposto a ciò la musica di Verdi richiede. Verso direzioni tutte sue muove la direzione per molti aspetti deludente di
Roberto Abbado, niente affatto
onirica come lo spettacolo, bensì muscolosa e spesso poco attenta al rapporto con il palcoscenico, dove agisce una compagnia
di canto in cui spicca la carismatica Lady Macbeth di Jennifer
Larmore. Incredibile appare l’evoluzione di una vocalità mezzosopranile per anni votata al canto rossiniano e al belcanto, oggi
pronta a cimentarsi con una parte che mai nessuno avrebbe creduto veder risolta da lei con tale
sorprendente credibilità. La Larmore, artista somma, costruisce
con la sua vocalità (oggi certo non
più fresca come un tempo) il personaggio nota per nota, respiro
dopo respiro, accento su accento, in maniera addirittura manierata, con momenti di altissima levatura artistica nella scena del sonnambulismo, appellandosi alla
sua tecnica belcantistica per ottenere risultati espressivi che rendano la sua Lady nervosa ed
asciutta, quasi scarnificata nel gioco di una teatralità che la regia di
Wilson mortifica, ma che il fraseggio maniacalmente ricercato
della Larmore esalta al massimo
grado, regalando una personificazione del ruolo davvero emozionante. La voce, in termini di
volume, non è certo quella ideale per la Lady, ma il fascino interpretativo, in questo caso, vince su tutto. Meno convincente è
il baritono Dario Solari (Macbeth), che ha un bel colore di voce, ma una personalità artistica
non ancora matura per un ruolo
come questo. Gli squilibri di emissione sono ancora troppi e la stanchezza con cui arriva al cimento
con l’aria “Pietà, rispetto, amore”
la dicono lunga sulla sua inadeguatezza ad una vocalità forse per
lui troppo onerosa. Il basso Riccardo Zanellato canta bene, anzi benissimo, ma senza che il suo
Banco lasci troppo il segno. Davvero ottimo Roberto De Biasio,
che canta con stentorea sicurezza tenorile l’aria di Macduff.
Successo convinto per tutti.
Pagina
9
All’Erba di Torino
Un Macbeth statico e minimalista
ALESSANDRO MORMILE
ARTS
In viaggio
col destino
MANUELA MARASCIO
A
chi non è mai capitato di ritrovarsi in uno spazio ristretto, a contatto con una persona fortemente magnetica di cui si cerca
l’attenzione con gesti imbarazzati? Se poi gli individui in questione sono due emblemi dell’esistenzialismo più schietto, ecco che
il gioco di sguardi e parole cercate assume le forme di un bisogno
di comunicare quasi disperat. È la
situazione da cui prende le mosse
L’uomo del destino, opera di Yasmina Reza, per la regia di Maurizio Panici applaudito all’Erba. Il
treno, da sempre il luogo elettivo
per gli incontri più misteriosi e irrisolti, racchiude qui due vite contorte, intrise di conflitti e disillusioni e rimescolate con la giusta
dose di ironia. Orso Maria Guerrini e Cristina Sebastianelli sono i
due ottimi interpreti di lunghi monologhi di coppia, costantemente
tesi a trasformarsi in dialogo liberatorio: emergono così esperienze
di vita passata, stati d’animo, prospettive diverse da cui guardare il
mondo. Imperturbabile, cinico e
affaticato dal proprio mestiere, lo
scrittore Paul Parsky; irrequieta,
sognatrice e teneramente nevrotica la sua grande fan, Martha. Il tratto Parigi-Francoforte è solo il simbolo di un percorso ben più lungo e tortuoso, quello della vita; è
il banco di prova del confronto tra
due universi opposti, sballottati
nel vortice dell’attrazione, destinati, forse, a trovare l’aggancio
per raggiungere una completezza che a ciascuno di loro manca.
Risate sul palcoscenico dell’Alfieri
Macchine teatrali perfette per l’applauso
ELIO RABBIONE
Un momento di “Modestia” di Spregelburd, foto © aut./TST
fiume tra lentezza e necessità e un pizzico di noia)
queste due storie che s’intrecciano, s’accavallano,
si perdono l’una nell’altra, utilizzando una battuta
comune, un oggetto utilizzato da una parte e dall’altra, da una sensazione che si sdoppia (quanto erano riusciti questi “passaggi” al regista in Nora alla
prova, a Genova con una magnifica Melato!). L’una vive tra esuli sudamericani, incerti commerci di
cassette forse porno, risate e disperazione, intrallazzi e coscienza nei confronti di invisibili coreani, troppo sbandierati; l’altra ha un sapore russo,
attraversato da un romanzo in gestazione, sentimenti in odore d’estinzione, la tubercolosi che avanza e che ammazza. Anche Ronconi non sa bene come afferrare il bandolo della matassa (ma quell’autore gli piace e lo affascina, pochi mesi fa ne
ha proposto Il panico), spinge sul comico, s’inventa
un disordine scenico di scoppi con tanto di fiammata e di acqua che cola copiosa in scena tanto per
sottolineare il disordine o risvegliare lo spettatore:
ma arrivati alla fine dovremmo pur rimettere a posto il tutto per portarci a casa qualcosa… Forse ci
portiamo a casa l’idea che su Spregelburd si stanno riponendo troppe speranze. Allora ci si rifugia
nella grandezza (c’è un’altra parola per dire delle
loro prove?) dei quattro interpreti, Paolo Pierobon
e Francesca Ciocchetti innanzitutto, e Maria Paiato e Fausto Russo Alesi. Loro sì, stupendi. (e. rb.)
F
orse uno degli spettacoli più
belli dell’annata teatrale,
ovvero quando la Compagnia della Rancia non sbaglia un
colpo e assicura un prodotto elegante, divertente, pieno di trovate. Insomma un paio d’ore dal forte impatto di divertimento non poi
così facile a trovarsi di questi tempi. Frankenstein junior incorniciato dalla regia senza sosta di Saverio Marconi – gli sia sempre più
merito per aver riportato un oggetto che mostrava ormai il fiato
piuttosto corto ad una nuova quanto vispa gioventù, pur con qualche inciampo – è la calata sui nostri palcoscenici del testo (anche
musiche e liriche) che Mel Brooks
portò a Broadway dopo averci deliziato al cinema con le facce e i
sogghigni e le crudeltà di Gene
Wilder, Marty Feldman e Cloris
Leachman (con i tanti compagni),
è un esempio di intelligente adattamento (ancora Marconi con il
fedelissimo Michele Renzullo, la
traduzione è di Franco Travaglio),
è il tempio dell’eccellenza per le
coreografie di Gillian Bruce ed un
amarcord di battute che ci sentia-
mo tutti di anticipare, senza però
che il cinema soffochi le invenzioni ed i tempi di oggi, è la costruzione perfetta di una scenografia – dovuta a Gabriele Moreschi – fatta di sipari e scalette, sale di trasformazione e biblioteche,
cavalli pronti a nitrire e marchingegni ridicolmente antiscienza,
tutto teso all’oscurità del gotiche
dove continuano a non stare davvero male certe gutturalismi teutonici. E’ una palestra che fa bene a chi la pratica e benissimo a
chi ne assapora i risultati, è l’occasione per i vari interpreti (da
Giulia Ottonello a Mauro Simoni, impareggiabile Igor, da Altea
Russo frau Blűcher da manuale
al tenero mostro di Fabrizio Corucci sino al Frankenstiin americanizzato di Roberto Colombo,
prontissimo a sostituire validamente il collega Giampiero Ingrassia) di mettere in campo, tutti quanti, la loro bravura per ricevere l’applauso di un pubblico poche volte così convinto. Stessa
macchina perfettamente oliata
Boeing Boeing, commedia di
Marc Camoletti che già ha avuto
in passato il suo bel successo a
Hollywood. Qui a gestire – si fa
per dire, tanta è la fatica – le imprese amorose dell’architetto Bernardo, spinto a destreggiarsi nel
cuore di Parigi con gli orari e le
presenze di tre hostess di altrettante diverse compagnie aeree e
coadiuvato nell’allegro andare e
venire dall’amico Roberto (una
sorta di Don Giovanni e Sganarello del secolo appena passato),
sono Gianluca Guidi e Gianluca
Ramazzotti, eccellente quest’ultimo nell’afferrare le tante situazioni di un testo scritto in un tale
stato di grazia che nemmeno il
vecchio e prolifico Feydeau avrebbe potuto fare di meglio. Le tre fidanzate hanno la bellezza e la
combattività (un’esclusiva è pur
sempre un esclusiva, perbacco!)
di Ela Weber, Marjo Berasategui
e Barbara Snellenburg, mentre un
posto a sé merita l’effervescenza
tutta giovanile di un attrice da anni al successo in televisione come
in teatro come è Ariella Reggio.
È un piccolo capolavoro di
perbenismo la sua tata, come
pure di rivalsa e di collaborazionismo più bieco, le è sufficiente un attimo per spremere tutto il divertimento possibile. E sono subito applausi.
Corriere6-7_7-12
21-03-2013
15:17
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CO RRIE REdell’ARTE
COURRIER
Pagina
10
DES
ARTS
29 Marzo 2013
TORINO e PIEMONTE
“ Wu n d e r k a m m e r
La F o to gr a fi a i n ter pr e t a i l M u s e o ”
MRSN
Museo Regionale di Scienze Naturali
Via Giolitti 36
Torino
Fino al 7 aprile
Info: 011 4326354
La mostra, realizzata dai membri del Fotoclub “Neyrone” Trofarello e della FIAF si
propone di ricostruire una Wunderkammer
utilizzando la fotografia. Se l’effetto originale della camera delle meraviglie era quello di suscitare lo stupore dello spettatore,
presentando oggetti straordinari, in questo
caso lo stesso risultato viene ottenuto sfruttando le caratteristiche proprie della fotografia. Con l’uso di riprese ravvicinate, di
illuminazioni che esaltano la texture dei
piumaggi degli uccelli e della pelle dei
mammiferi, con inquadrature e tagli fotografici in questa esposizione gli oggetti del Museo assumono forme inusuali.
“ V i t r i n e - 2 7 0°”
P er s o n a l e d i S a r a E n r ic o
GAM - Galleria Civica
di Ar te Moder na e Contemporanea
C.so Magenta 31
Torino
Fino al 18 aprile
Info: 011 4429518
Terzo appuntamento della seconda edizione di Vitrine, il progetto dedicato alla giovane ricerca artistica sviluppata in Piemonte. Sara Enrico interroga il significato e le
potenzialità del fare pittura partendo dall’analisi della superficie pittorica e dei colori in essa disposti. In un primo tempo la ricerca dell’artista si è focalizzata nell’esplorare le relazioni esistenti tra la pastosità dei
colori a olio con la fisicità della tela, da lei
variamente manipolata. Piegando la tela su
sé stessa con il colore già steso e intervenendo con la pressione delle mani a ridistribuirlo, l’artista ha ottenuto composizioni regolate dalla casualità, simili a macchie
di Rorschach. Da questa ricerca, tesa a ripensare concettualmente la pittura come medium artistico attraverso il confronto con gli
elementi che la costituiscono, Sara Enrico si
è gradualmente concentrata sulle possibilità offerte dalle nuove tecnologie digitali.
“ A t t o rn o a d u n ‘ m a n q u e ’ ”
Mo s tr a pe r s on a l e
d i S o p h ie A nn e He r in
PHOS
Centr o Polifunzionale
per la Fotografia e le Ar ti V isive
diretto da Enzo Obiso
Palazzo Buschetti
Via Garibaldi 35 bis – Chieri (To)
Fino al 19 aprile
Info: 011 7604867 - www.phosfotografia.it
Il progetto iconografico della Herin intende indagare il corpo per narrarne visivamente i paesaggi interiori a partire da una
mancanza, condizioni esistenziali costituite sulle fondamenta di un vuoto, un’assenza, appunto, in bilico tra disabilità, disagio psicologico, dimensione onirica e contesti stranianti, talora disumanizzanti. (e.s.l.)
“C u l l an d o u n so gn o”
Pe r so n al i d i A l bi na D eal e ss i
e N a d i a P re s o t t o
Villa Vidua
Via Don Oddone 5 – Conzano (Al)
Fino al 1° aprile
Info: 0142 925132
Le due artiste presentano i loro ultimi lavori che
trasportano il visitatore in un viaggio fantastico
tra i paesaggi dell’ anima e astrazioni intelligibili. Nelle tele di Albina Dealessi il colore, spesso come vuole la spatola ed intenso per il piacere della materia, crea sovrapposizioni che rimandano
ad immagini di irreali paesaggi, nei quali il cielo
e la terra che si incontrano con l’ acqua, emergono ovunque ed il confine tra le forme e le ombre è sempre più distante. Nadia Presotto, ideatrice del progetto artistico, presenta paesaggi nati dall’ unione tra il linguaggio figurativo e quello astratto. Con il suo lavoro tende a superare la
comune interpretazione di paesaggio e con l’ azione artistica si colloca fori dagli schemi tradizionali.
Eld a M an t ov an i
e F r anco Pi er i
M o s t re p e r s o n a l i d e i S o c i d e l C i rc o l o
Cir colo degli Ar tisti di Torino
Palazzo Graneri della Roccia
Via Bogino 9
Torino
Fino al 29 aprile
Info: 011 8128718
“ R a c co n t i s i l e n z i a t te s e ”
Pe r s o n a l e d i F r a n c es c o Pr ev er in o
Palazzo Salmatoris
Via Vittorio Emanuele 31 – Cherasco (Cn)
Fino al 31 marzo
Info: 0172 427050
Nelle sale di Palazzo Salmatoris è in corso la personale dell’artista torinese Francesco Preverino.
In mostra opere dal 2000 al 2012. La ricerca di
Preverino si colloca negli sviluppi della figurazione confrontandosi con lo spazio come luogo di vita, con il mutare delle condizioni e degli eventi,
con i mezzi materiali per dare esistenza a un mondo. Dipinti con varie tecniche e su vari supporti e
un buon numero di studi con particolarità qualitative arricchiscono il repertorio delle soluzioni stilistiche. Le opere nascono da progetti e disciplina,
inquietati dall’inconscio, dalle emozioni, dalle sensazioni, dal caso. L’invenzione morfologica sino
a deformazioni spinte è amore del soggetto.
IL CORRIERE DELL’ARTE
IL CORRIERE DELL’ARTE
È REPERIBILE
A MILANO
PRESSO LE SEGUENTI EDICOLE :
È REPERIBILE
A ROMA
PRESSO LE SEGUENTI EDICOLE :
• P.za Castello
• Molino delle Armi
ang. Ticinese
• C.so Magenta
f.te Teatro Litta
• C.so Garibaldi 83
• Via Boscovich 22
• P.le Principessa Clotilde
• Bookstore Triennale
• Bookstore
Palazzo delle Stelline
• Bookshop
Villa Necchi Campiglio
Via Mozart 14
• P.za Oberdan
ang. v.le Piave
• P.za Croce Rossa
• P.za Colonna
• P.za Colonna
ang. l.go Chigi/Tritone
• P.za S. Silvestro
• L.go Argentina
• Via Nomentana
• C.so Francia
• P.za Fontanella Borghese
• P.za Porta Maggiore
• Dorothy Circus Gallery
Via dei Pettinari 76
• La Diagonale Libreria
Via dei Chiavari 75
Segnalazioni della Settimana
in ITALIA
Vernissage
Mercoledì 3 aprile - ore 18,30
Circolo degli Artisti di Torino
Via Bogino 9 – Torino
“Una Mole di sorrisi”
con Benny, Bruna, Chiostri, Isca
Sabato 6 aprile - ore 17,00
Unique Galerie d’Art di Patrick Caputo
C.so Vittorio Emanuele II 36 – Torino
“Fauna Picta”
Personale di Valentino Camilletti
Sabato 6 aprile - ore 17,00
Imbiancheria del Vairo
Via Imbiancheria 12 – Chieri (To)
“Segni del tempo”
Personale di Theo Gallino
Mercoledì 10 aprile - ore 18,00
MartinArte Laboratorio d’Arte e Corsi
C.o Siracusa 24/A – Torino
“La modella” Collettiva
Venerdì 12 aprile - ore 18,00
Galleria Arte Città Amica
Centro Artistico Culturale
Via Rubiana 15 – Torino
Personale di Giuseppe Maina
Georges Braque, “Il violinista”, 1912, olio su tela, 100 x 73 cm.
© Fondazione Collezione E.G. Bührle, Zurigo
Cubisti Cubismo
Complesso del Vittoriano
Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali) – ROMA
Fino al 23 giugno 2013
Info: 02 6780664 - www.comunicareorganizzando.it
CORRIEREdell’ARTE
COURRIER DES ARTS
Dir ettor e Editoriale
Pietro Panacci
Dir ettor e Responsabile
Virginia Colacino
Condir ettor e Elio Rabbione
Assistente di Dir ezione
Chiara Pittavino
Comitato di Redazione
Giorgio Barberis, Rolando Bellini,
Massimo Boccaletti, Franco Caresio,
Angelo Caroli, Claudia Cassio,
Massimo Centini, Fernanda De Bernardi,
Marilina Di Cataldo, Gian Giorgio Massara,
Alessandro Mormile, Massimo Olivetti,
Enzo Papa, Lorenzo Reggiani,
Gianfranco Schialvino, Maria Luisa Tibone
Segreteria editoriale
Anna Maria Perrone
Cor rispondente da New York
Mauro Lucentini
Cor rispondente da Berlino
Sabatino Cersosimo
Hanno collaborato
A. D’Agostino, P. De Groot Testoni,
F. Florian, F. Forzani Borroni, E.S. Laterza,
M. Marascio, A. Olivieri, M. Orlotti,
E. Piacentini, N. Salvo, C. Sandretto,
A.D. Taricco, M. Tornielli di Crestvolant
Realizzazione grafica interna
a cura di E.S. Laterza e G. Vece
Fotografo uf ficiale Antonio Attini
Redazioni distaccate
Milano Rosa Carnevale
Tel. 339 1746312
Roma e Napoli Fabrizio Florian
Tel. 388 9426443
Palermo Caterina Randazzo
Tel. 334 1022647
Concessionaria di Pubblicità interna
Stampa Arti Grafiche Civerchia
Latina e Moncalieri (To)
Distribuzione
EditService S.r.l. - Leinì (To)
Editor e
Associazione Culturale Arte Giovani
Torino - P.IVA 06956300013
C l a ud i o Ol i v i er i
“ L a g l o r i a d e l l ’ i nv is i b i l e”
Galleria San Fedele
Via Hoepli 3 a/b
Milano
Fino all’11 maggio
Info: 02 86352233
www.sanfedele.net
La luce è uno dei punti fondanti la poetica artistica del romano Claudio Olivieri che, dagli Anni Settanta, presenta una coerenza, una continuità e
un’essenzialità inconsuete nell’arte contemporanea. Una luce intensa al centro della tela si fa strada, emergendo
tra due campiture esterne colorate che,
quasi la inquadrassero, si interpongono tra la luce e lo spettatore. È una luce in costante movimento, vibrazione,
come se dall’interno dell’opera cercasse di affiorare, diffondersi, irradiarsi.
“ S o m e Vi e w s o f A f r i c a ”
Co l l e t ti v a
Galleria
Studio la Città
L.adige Galtarossa 21
Verona
Dall’11 maggio al 31 agosto
Info: 045 597549
www.studiolacitta.it
Mostra dedicata ad artisti, già noti o emergenti, originari da diversi paesi del continente africano. Ad accomunarli sono la
volontà di esprimere la modernità complessa del loro continente, e la capacità
di farlo con un lavoro di forte tenuta compositiva e formale. Con il loro lavoro, che
è locale e globale insieme, danno espressione alle grandi sfide che l’Africa sta attraversando. Un continente che vive uno
sviluppo in cui novità e tradizione convivono e s’innestano l’una sull’altra imprevedibilmente, dando adito a una continua, ma non lineare, reinvenzione di
modi di vivere e di intendere la società,
il rapporto con l’altro e con l’ulteriore.
“ Vu o t o ”
Co l l e t ti v a
Associazione Gohan
Biblioteca Civica Ber toliana
Palazzo Cordellina
Cont. Riale 8
Vicenza
Fino al 24 marzo
Info: 0444 578211
www.bibliotecabertoliana.it
La mostra, a cura dell’Associazione Gohan,
propone una selezione di significative opere
degli artisti Toshiro Yamaguchi, Kumi Yamamoto, Shinya Sakurai, Maurizio Colombo, Theo Gallino, Gianni Maria Tessari.
Abbonamenti
Annuale (22 nn.):
euro 50,00 per l’Italia
euro 120,00 per l’estero
Arretrati: euro 4,00
“ P e r co r s i d i m e r a vig li a
O p e re re s t a u r a t e d e l B a rg e l l o ”
Museo Nazionale del Bar gello
Via del Proconsolo 4
Firenze
Info: 055 2388606
www.polomuseale.firenze.it
Il Museo Nazionale del Bargello propone per
l’anno 2013 una mostra dedicata ad alcuni
importanti restauri di opere del Museo, recentemente conclusi, che sono il frutto della generosa collaborazione nei confronti del
Bargello da parte dell’Opificio delle Pietre
Dure e da parte dei “Friends of Florence”.
In esposizione arazzi fiamminghi, avori, una
selezione di oreficerie e smalti di grande pregio artistico e un grandioso altorilievo in terracotta policroma di Dello Delli, raffigurante
La Madonna in trono col Bambino ed angeli.
“ G r a n d i m a es t r i , p ic co l e s cu lt ur e
D a D e p e ro a B e v e r l y P e p p e r ”
Palazzo Sozzifanti
Via De’ Rossi 26
Pistoia
Dal 6 aprile al 30 giugno
Info: 0573 97421
In mostra la parte più recente della raccolta
del collezionista: circa 200 opere, quasi tutte
di piccole dimensioni, per un excursus lungo la
storia dell’arte del XX Secolo. Tra grandi maestri, predilezioni personali del collezionista e
interessanti scoperte, l’esposizione raccoglie
un numero notevole di testimonianze dell’arte
scultorea internazionale del secolo scorso.
“ He l mut N ewt on
W h i t e Wo m e n , S l e e p l e s s N i g h t s
Big Nudes”
Palazzo delle Esposizioni
Via Nazionale 194
Roma
Fino al 21 luglio
Info: 06 39967500
Il progetto, nato nel 2011 per impulso di June
Newton, vedova del grande fotografo, raccoglie
le immagini dei primi tre libri di Newton pubblicati alla fine degli Anni ’70, da cui deriva il titolo della mostra. Il percorso espositivo permette
al visitatore di conoscere una storia diversa e più
segreta rispetto a quella più diffusa. Se infatti
l’opera del fotografo è sempre stata ampiamente
pubblicata, e con grande successo, sulle più importanti riviste di moda, non necessariamente la
selezione degli scatti, compiuta dalle redazioni,
esprimeva in modo compiuto anche il pensiero
dell’artista che le aveva realizzate. L’occhio di
Newton ha la capacità di scandagliare una realtà che, dietro alla suprema eleganza delle immagini, consente di intravedere un’ambiguità
di fondo di cui erotismo e morte non sono che
due aspetti della stessa ricerca di verità che
si estende al di là di ogni convenzione.
c.c. postale n. 45958055
intestato a Corriere dell’Arte
Associazione Culturale Arte Giovani
Aut. Tribunale di Torino
n. 4818 del 28/07/1995
ABBÒNATI
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Corriere6-7_7-12
21-03-2013
15:20
Pagina 11
GIEMME S.r.l. Via Cuneo, 33 - 10044 Pianezza (TO) - Italy
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CORRIEREdell’ARTE
COURRIER
DES
ARTS
Gallerie
A.L.P.G.A.M.C.
Associazione Ligure e Piemontese Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea
OTTORINO RESPIGHI Centro Culturale Musicale
Via Vincenzo Monti, 11/E – Torino - Cell. 348 6387959
[email protected] - www.centromusicaleottorinorespighi.it
Orario: visite su appuntamento
Sono aperte le iscrizioni ai corsi musicali
ACCADEMIA Galleria
Via Accademia Albertina 3/e – Torino - Tel. 011 885408
[email protected]
Orario: 10,00-12,30/16,00-19,30; chiuso lunedì
Fino al 20/4 Collettiva di Maestri contemporanei
A.C.I. GALLERY Associazione Arte Cultura Immagine
C.so Novara 20/f – Torino - Tel. 011 2483717
[email protected]
Orario: lun. - sab. 16,00-19,00
PIEMONTE ARTISTICO CULTURALE Galleria d’Arte dal 1957
P.za Solferino 7 – Torino - Tel./Fax 011 542737
[email protected] - www.piemonteartistico.it - presente su facebook
Orario: lun. - sab. 15,30-19,30
Fino al 13/4 “Arte nel Triangolo artistico industriale”
1a Rassegna Industriale d’Arte Contemporanea
ARTE CITTA’ AMICA Centro Artistico Culturale
Via Rubiana 15 – Torino - Tel. 011 7717471- Fax 011 7768845
www.artecittaamica.it
Orario: mart. - sab.16,00-19,00; dom. 10,00-12,00; lunedì chiuso
Dal 12 al 21/4 Personale di Giuseppe Maina
RINASCENZA CONTEMPORANEA Associazione Culturale
Via Palermo 140 – Pescara - Cell. 328 6979208
[email protected]
www.rinascenzacontemporanea.jimdo.com
Orario: mar. - sab. (su appuntamento)
Fino al 9/4 “Nuovo Arcaismo Contemporaneo (N.A.C.). I noetici dell’Arte”
Collettiva
Fino al 16/4 “Babel. La torre delle illusioni” Collettiva
ARTE PER VOI Associazione Culturale
P.za Conte Rosso 1 – Avigliana (To)
Luigi Castagna - Tel. 011 9369179 - Cell. 339 2523791
[email protected] - www.artepervoi.it
Paolo Nesta - Tel. 011 9328447 - Cell. 333 8710636
[email protected]
Orario: sab. - dom. 15,00-19,00
Fino al 31/3 “Percorsi” Personale di Silvana Alasia
ART GALLERY LA LUNA
Via Roma 92 – Borgo San Dalmazzo (Cn) - Cell. 339 7108501
[email protected]
Orario: ven. 16,00-19,00; sab. 10,30-13,00/16,00-19,00; dom. 10,30-12,00
LA LANTERNA Galleria di Maristella SANDANO
Direttore Artistico: Livio Pezzato - Via Santa Croce 7/c – Moncalieri (To)
Tel. 011 644480 - Fax 011 6892962
[email protected] - www.lalanternaarte.com
Orario: lun. - sab. 16,00-19,00
A. Arcidiacono, S. Attisani, G. Boffa, A. Ciocca, E. Colombotto Rosso,
Gigli, E. Gribaudo, E. Longo, F. Maiolo, E. Maneglia, S. Manfredi,
U. Nespolo, D. Pasquero, G. Peiretti, G. Pezzato, L. Pezzato, C. Pirotti,
G. Sesia della Merla, F. Tabusso, G. Valerioti, naïf croati
e grafica nazionale ed internazionale
LUCE Gallery
C.so S. Maurizio 25 – Torino - Tel. 011 8141011
[email protected] - www.lucegallery.com
Orario: mer. - sab. 15,30-19,30
Fino al’11/5 “Wine, cigarettes, songs and such”
LUNA ART COLLECTION Spazio espositivo
Via Nazionale 73/1 – Cambiano (To) - Tel./Fax 011 9492688
[email protected] - www.luna-art-collection.com
Orario: lun. - ven. 8,30-17,30; sab. 8,30-17.30 (previa telefonata)
In permanenza serigrafie d’arte a tiratura limitata
di Coco Cano, Francesco Casorati, Isidoro Cottino, Theo Gallino,
Franco Negro, Ugo Nespolo, Ernesto Oldenburg, John Picking,
Marco Puerari, Giorgio Ramella, Maurizio Rivetti, Francesco Tabusso,
Silvio Vigliaturo
MARTINARTE Laboratorio d’Arte e Corsi
C.so Siracusa, 24/a – Torino - Tel. 011 3433756 - Fax 011 3091323
Cell. 335 360545
[email protected]
Orario: merc. e ven. 9,30-12,30/15,30-19,30;
mart. e giov. 9,30-12,30/15,30-22,00
Sono aperte le iscrizioni ai corsi
Dal 10 al 23/4 “La modella” Collettiva
MERCURIO Galleria d’Arte Contemporanea
Via F.lli Calandra 20/F – Torino - Cell. 333 3656300
[email protected] - www.galleriamercurio.com
In permanenza Opere di Roberto Demarchi
BIASUTTI & BIASUTTI Galleria d’Arte
Via Bonafous 7/1 – Torino - Tel. 011 8173511
Orario: mart. - sab.10,00-12,30/15,30-19,30
CENTRO ARTE LA TESORIERA
C.so Francia 268 – Torino - Tel. 011 7792147
Orario: mart. - sab. 10,00-13,00/16,00-20,00; lunedì e festivi chiuso
o su appuntamento
Fino al 27/4 “Meraviglie del Mondo” Mostra personale di Ugo Nespolo
DAVICO Galleria
Gall. Subalpina 30 – Torino - Tel. 011 5629152
Orario: mart. - sab. 10,00-12,30/16-19,30; lunedì e festivi chiuso
Fino al 20/4 Mostra dedicata a Guido Bertello
SENESI Galleria d’Arte
Via Sant’Andrea 44 – Savigliano (Cn) - Tel. 0172 712922
www.senesiarte.it
SILVY BASSANESE ARTE CONTEMPORANEA
Via Galileo Galilei 45 – Biella - Tel. 015 355414
Orario: mart. - ven. 16,30-19,30; sab. e festivi su appuntamento
GIORGIO MAROSI Galleria
C.so Francia 209/B – Torino - Tel. 011 7495348
[email protected]
Orario: 10,00-12,30/16-19,30 esclusi lunedì e festivi
Fino a maggio Opere grafiche di Emanuele Luzzati
LA ROCCA Galleria
Via della Rocca 4 – Torino - Tel. 011 8174644 - Fax 011 8129026
Orario: lun. - sab. 10,00-13,00/15,30-19,30; domenica chiuso
Manifesti originali, grafica, multipli e dipinti
GIEMME S.r.l. Via Cuneo, 33 - 10044 Pianezza (TO) - Italy
Tel. +39 011.2344400 - Fax +39 011.2344491
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TERRE D’ARTE Galleria
Via Maria Vittoria 20/A – Torino - Tel./Fax. 011 19503453
www.terredarte.net
Orario: lun. - sab. 10,30-13,00/16,30-19,30
Ceramiche italiane del Novecento
STORELLO Galleria d’Arte
Via del Pino 54 – Pinerolo (To) - Tel. 0121 76235
Orario: mart. - sab. 9,00-12,15/15,30-19,00; lun. e dom. chiuso
In permanenza Opere di Avataneo, Carena, Coco Cano, Faccincani, Fresu,
Garis, Luzzati, Massucco, Musante
Arte Antica
TEART Associazione Artistico-culturale
Via Giotto 14 – Torino - Tel. 011 6966422
Orario: mart. - sab.17,00-19,00
Fino al 6/4 “Oblivion Store” di Mario Bianco
TINBER ART GALLERY
Via Albergian 20 – Pragelato (To) - Tel. 0122 78461
[email protected]
Orario: sab. e dom. 10,00-12,30/15,30-19,00
In permanenza Opere di Tino Aime, Jean-François Béné, Andrea Berlinghieri,
Gianni Bertola, Fulvio Borgogno, Flaviana Chiarotto, Enrico Challier,
Dino Damiani, Pierflavio Gallina, Lia Laterza, Claudio Malacarne,
Vinicio Perugia, Elena Piacentini, Mariangela Redolfini, Sergio Saccomandi,
Luciano Spessot
ULTIME FRONTIERE Galleria
Via Varazze 11 – Torino - Tel. 349 8462892
Visite su appuntamento
“Uomini a bordo”
UNIQUE Galerie d’Art di Patrick CAPUTO
C.so Vittorio Emanuele II 36 – Torino - Tel. 011 5617049 - Cell. 334 8017314
[email protected] - www.galerieunique.com
Orario: mart.- sab. 10,00-12.30/15,00-19.30
Dal 6 al 24/4 “Fauna picta” Personale di Valentino Camilletti
AVERSA Galleria
Via Cavour 13 int. cortile – Torino - Tel. 011 532662
Orario: mart. - sab. 10,00-12,15/15,30-19,00
CASA D’ASTE DELLA ROCCA
Via della Rocca 33 – Torino - Tel. 011 8123070/888226 Fax 011 836244
[email protected] - www.dellarocca.net
LUIGI CARETTO Galleria
Via Maria Vittoria 10 – Torino - Tel. 011 537274
Orario: mart. - sab. 9,45-12,30/15,45-19,30
Miscellanea di Pittura Fiamminga e Olandese
Maestro Raul VIGLIONE Studio - Galleria - Mostra Culturale
Via Servais 56 – Torino - Tel. 011 798238 - Cell. 335 5707705
[email protected] - www.raulviglione.it
VIVIARTEVIVA Galleria Artistica e Culturale
Via Madonna delle Rose 34/C – Torino - Cell. 347 9453075 - Fax 011 3114769
[email protected] - www.viviarteviva.it
Orario: lun. - sab.16,00-19,00
Fino all’8 aprile 2013
SANT’AGOSTINO Casa d’Aste
C.so Tassoni 56 – Torino - Tel. 011 4377770 - Fax 011 4377577
Orario: mart. - sab. 9,30-12,30/15,30-19,30
Galleria MARTORANO
Via Gioberti 35 - TORINO
Tel. 011 548794
Venerdì 29 Marzo 2013 CORRIEREdell’ARTE
Corriere6_12__ 20/03/13 15:26 Pagina 12
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