Corriere6__ 21/03/13 17:39 Pagina 1 La Rocca GALLERIA Manifesti, originali, grafica, multipli e dipinti Via della Rocca, 4 TORINO Tel. 011.8174644 P E R I O D I C O D I C U L T U R A E Fondato da Carlo Accossato nel 1994 CORRIEREdell’ARTE Direzione e Redazione: P.za Zara, 3 - 10133 Torino. Tel. 011 6312666 - Fax 011 6317243 - Cell. 377 4648901 E-Mail: [email protected] - www.corrieredellarte.it Art. 2 Comma 2 Legge 662/96 - Pubblicità inferiore al 45% Spedizione in abbonamento postale Anno XIX - n° 6 - Venerdì 29 Marzo 2013 COURRIER DES La Rocca GALLERIA I N F O R M A Z I O N E € 2,50 ARTS Manifesti, originali, grafica, multipli e dipinti Via della Rocca, 4 TORINO Tel. 011.8174644 Il Corriere dell’Arte è su facebook con più di 6.000 contatti da tutto il mondo e on line con oltre 500 visitatori al giorno Il mondo nuovo del Cubismo Complesso del Vittoriano – Roma N FABRIZIO FLORIAN essun nome è stato più ingeneroso di quello che ha circoscritto il complesso e differenziato insieme di atti creativi attraverso i quali agli inizi del Novecento viene portato a compimento ed espresso un radicale mutamento della coscienza o di un punto di vista dell’uomo moderno iniziato all’incirca un secolo prima: cubismo» (Simonetta Lux). Pablo Picasso, Nudo, 1909, olio su tela, 100 x 81 cm S. Pietroburgo, The State Hermitage Museum Foto © The State Hermitage Museum /Vladimir Terebenin, Leonard Kheifets, Yuri Molodkovets; ©Gosudarstvennyj Ermitaž, Sankt-Peterburg, 2013 Gli anni Sessanta a colpo d’occhio Alla collezione Guggenheim di Vercelli L ADRIANO OLIVIERI e navi americane che, nel 1964, trasportarono a Venezia le opere degli eroi della pittura made in U.S.A. da Un secolo ci separa dalla grande rivoluzione artistica di Picasso e Braque: a partire da Les demoiselles d’Avignon di Picasso (1907) il nuovo linguaggio artistico del Cubismo, fatto di forme spezzate e piani sovrapposti, conquisterà in breve le più importanti capitali artistiche mondiali coinvolgendo pittura, scultura, architettura, arti decorative, fotografia, abbigliamento, teatro e cinema. L’ottima mostra Cubisti Cubismo (a cura di Charlotte N. Eyerman in collaborazione con Simonetta Lux) presso il Complesso del Vittoriano è una bella occasione per ripercorrere i febbrili anni delle avanguardie europee. Una mostra incentrata non soltanto sui grandi no- presentare alla Biennale, sancirono un passaggio epocale nel quale l’Europa consegnava l’arte agli artisti oltreoceano con il desiderio di vedersela restituire rigenerata secondo quei crismi che il bagno di sangue della seconda guerra mondiale rendeva impossibile attuare nel vecchio continente. Quelle navi, da leggersi nella doppia valenza politico-militare e culturale-estetica, non rappresentarono certo una transizione indolore e la Francia protestò vivacemente contro la vittoria di Robert Rauschenberg. Se “Le Monde” riconobbe in parte il valore dell’artista texano presente in Biennale con sole quattro opere, “Le Figaro” fu tranchant sulla questione non accettando il desiderio americano di soppiantare Parigi come centro dell’arte mondiale e deplorando l’appoggio che Leo Lucio Fontana, “Concetto Spaziale”, 1962. Courtesy Tornabuoni Arte © Fondazione Lucio Fontana, Milano, by SIAE 2013 Castelli e Ileana Sonnabend fornivano, con la mostra allestita presso l’ex consolato statunitense a San Gregorio, al nuovo vento dell’ovest - generato dall’azione di critici come Lawrence Alloway - al quale Venezia si sarebbe supinamente piegata. Tre prospettive basterebbero a raccontare la mostra che la collezioni Guggenheim di Vercelli dedica al segue a pag. 2 mi, seppur presenti con opere che all’epoca fecero scalpore, ma sulla forza di rottura del movimento e sulla sua capacità di influenzare un’intera epoca. «Il cubismo è soprattutto un sistema di arte e pensiero che si inquadra nei vari modelli di utopismo fioriti nel periodo di prosperità antecedente la tragedia della guerra. È quasi l’ultimo baluardo del sogno elaborato all’inizio del secolo precedente, di cambiare il mondo con la sola forza dell’immaginazione e nello spazio di un istante» (Charlotte N. Eyerman). Accanto alle sezioni dedicate alla letteratura (Apollinaire, Stein. Cendras), alla musica (Satie, il Gruppo dei Sei, Stravinskij), al cinema e al teatro, alla moda e alle arti applicate, il percorso espositivo si snoda attraverso opere che non possono lasciarci indifferenti: il Busto (1907-08), il Nudo (1909) e Chitarra e violino (1912-13) di Pablo Picasso; lo splendido Il violinista (1912) di Georges Braque; l’esuberanza geometrica e cromatica di Fernand Léger (L’autista negro e Studio per il circo, entrambi del 1919); le nature morte di Juan Gris. Impossibile rendere conto della ricchezza espositiva della mostra che accoglie opere provenienti da musei di tutto il mondo (Tate, Guggenheim Museum, Ermitage, Fundacion Thyssen-Bornemisza, tra gli altri). L’unico consiglio è quello di visitarla. Complesso del Vittoriano Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali) - Roma Cubisti Cubismo Fino al 23 giugno Info: 06 6780664 I racconti di Guido Bertello L Alla Galleria Davico - Torino a Galleria Davico, in accordo con la moglie e le figlie, ha voluto ricordare, con una quarantina di opere, il pittore Guido Bertello a vent’anni dalla sua scomparsa. L’ospitalità della galleria alla quale egli è sempre stato particolarmente legato da profondo affetto, e dove ha esposto in numerose mostre durante la sua vita, ha un sapore speciale, quasi a proseguire un filo ideale che si è dipanato negli anni di produzione attiva di Guido Bertello, ma anche durante il ventennio che ormai ci separa dalla sua morte. E così il gallerista Emilio Gargioni presenta la mostra: “Sogno...entrare con gli occhi nei quadri di Guido Bertello è come entrare in un sogno silenzioso, intriso di solitudine. Le sue figure, i suoi personaggi, le sue atmosfere sono fantasmi delicati, che ti parlano a bocca chiusa, lasciandoti messaggi di amore, di nostalgia, di velati rimpianti. Quello dipinto da Bertello è un mondo intriso di malinconia, dove i protagonisti, spesso inanimati, compaiono in punta di piedi, mai ad alta voce, compresi del loro ruolo di attori silenti. I colori sono nella gamma dei grigi e dei rosa, mai un colore troppo forte od evidente. Sono coerenti con i racconti che Bertello depone sulle tele o sui cartoni. Ma quante fascinose visioni oniriche nascono dai suoi pennelli e dai suoi graffiti. Le marionette, i burattini, i pupazzi e le bambole la fanno da padroni in questo irreale teatro del silenzio...” Galleria Davico Galleria Subalpina, 30 Torino Mostra dedicata a Guido Bertello Fino al 20 aprile Info: 011 5629152 Guido Bertello, “Un’estate”, 1991 I.P. Corriere6__ 21/03/13 17:40 Pagina 2 CORRIEREdell’ARTE Pagina 2 29 Marzo 2013 COURRIER DES ARTS Mark Rothko, “Senza titolo (Rosso)”, 1968, Fondazione Solomon R. Guggenheim, Collezione Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof, lascito Hannelore B. Schulhof, © 1998 Kate Rothko Prizel & Christopher Rothko / ARS, New York, by SIAE 2013 Foto David Heald vasto tema degli anni Sessanta, dall’arte informale alla Pop art. Come di consueto nell’arca l’allestimento è articolato in tre sale nelle quali, in questa occasione, ognuna contiene un angolo visuale particolarmente significativo. la mostra inizia con gli ultimi bagliori dell’arte informale che potremmo condensare nella prospettiva che salda insieme un cellotex combusto di alberto Burri del 1965, un “Concetto Spaziale” di lucio Fontana del 1962 e un’opera di antoni tàpies. tre testimonianze che riassumono un intero periodo. Burri compone uno spazio armonico alterandolo con una combustione che crea il paesaggio cicatriziale di un’anima che arde nel fondo di un’ombra caravaggesca, nella miniera di una tenebra rembrandtiana, nella lacerazione insanabile di un corpo immerso in una cagliata luce lattea nella quale infuriano le passioni. Fontana, da buon argentino, con un punteruolo in luogo del verijero (il coltello che nel ‘900 era usato dai banditi dei sobborghi dove nacque il tango), fora la tela, spudoratamente dipinta di un rosa carnale kitschpop, con un atto puro e vitale che divarica le labbra di un orifizio che assume una forte valenza sessuale. tàpies, nell’incandescente 1968, su un indistinto fondo sabbioso forma la propria personale meditazione sulla materia che diventa appiglio, snodo, grumo di energia. in questa sezione l’opera di Jean Dubuffet, artista atipico per formazione, sperimentalismo materiale e ricerca estetica, attua una sorta di proto-graffitismo in anticipo sull’arte a venire tanto quanto il polimaterismo di Burri lo sarà su raushemberg. nella seconda sala percepiamo l’avvenuto passaggio tra l’esistenzialismo informale, nella sua fase di affievolimento, e lo spirito radicale dei minimalisti. nella prospettiva della sala campeggiano Frank Stella e Morris louis con la loro pittura condotta a un grado minimo di espressività alla quale si abbinano i risultati della nuova astrazione di Enrico Castellani, agnes Martin e Bice lazzari in cui la fredda e monocromatica riduzione espressiva approda già a risultati concettuali. la terza sala si chiude con una “prospettiva incastrata” nella quale vediamo contemporaneamente unite almeno tre opere riflesse nell’acciaio portato a specchio da Michelangelo Pistoletto. Su questa superficie, concentrata sul significato stesso della rappresentazione, si fondono sullo stesso livello l’opera stessa di Pistoletto, il tavolo scultura di allen Jones (pervaso da un sadismo vicino alle coeve sculture del Korova Milk Bar di “arancia meccanica”), e, sul fondo, il monumentale “Preparedness” di roy lichtenstein. Siamo ormai in un mondo diverso nel quale si intravedono pulsioni estetiche già postmoderne, come nel dipinto di sottile tematica omosessuale di David Hokney, ma soprattutto la permeante azione della carta stampata, della pubblicità e della pornografia sull’immaginario collettivo, come evidenziano i piedi feticisticamente esposti dipinti da tom Wesselmann, il collage di richard Hamilton o la “Bambola” di Mel ramos, opere nelle quali la poetica del frammento che vale per il tutto rende i soggetti attraenti come jingle pubblicitari. GIOVEDÌ 11 APRILE ALLE ORE 18,30 Presso la Libreria del Circolo degli Artisti Via Bogino 9 – Torino Giovanni Cordero Responsabile per l’Arte Contemporanea presso la Soprintendenza Beni Archittetonici e Culturali del Piemonte presenterà il suo nuovo libro dal titolo Silenzi. Il destino alle 18 Arca. Chiesa San Marco – Vercelli Gli anni Sessanta nelle collezioni Guggenheim Fino al 12 maggio Quando il disegno è a mettere Giuseppe Faretina al Circolo Arci - Torino G Marilina Di CatalDo iuseppe Faretina è un giovane artista, diplomato all’accademia albertina di Belle arti di torino, insegnante di educazione artistica, che dà estro alla sua fantasia disegnando con la grafite – la matita , per intenderci -, utilizzando una tecnica particolarmente difficile, ma di grande effetto ottico. Disegna dal vero angoli di cortili, di paesaggi urbani, di luoghi a lui conosciuti e che in qualche modo lo coinvolgono emotivamente. il suo metodo di lavoro è molto classico: si reca sul posto, imposta il lavoro abbozzando lo scorcio che lo interessa, trova il “cuore pulsante” della sua composizione e da lì parte, lavorando attorno ad un dettaglio che man mano si concretizza. il suo metodo ricorda un po’ quello dello scultore che lavora a “mettere”, cioè aggiunge materia (nel suo caso aggiunge tratti di matita) un po’ alla volta fino al raggiungimento del risultato desiderato. il punto focale, quello da cui è partito, rimane bianco, intatto, ma è da quel punto che prende corpo tutta la composizione. la luce, grazie ad un tratto più o meno fitto, penetra attraverso il nero della grafite e i dettagli mano a mano si disvelano. le forme, soprattutto quelle degli alberi, uno dei suoi soggetti preferiti, prendono spunto dal sovrapporsi delle foglie e dei rami dando vita a strutture proiettate in uno spazio che sfugge alla staticità, sviluppandosi in composizioni sempre più ricercate e particolareggiate. l’attenta osservazione delle cose, passate al vaglio di una fervida manualità, viene sostenuta da una esemplare precisione del tracciato disegnativo, conferendo spiritualità e vigore a questi lavori che, partendo da dati oggettivi facilmente riconoscibili (scorci di Grugliasco, di ri- voli, dei Murazzi a torino), riescono a trasformarsi in luoghi intimi e segreti. oltre ai lavori eseguiti esclusivamente con la grafite, Faretina propone in questa mostra (che racchiude pezzi che partono dal 2005 e arrivano ai nostri giorni) anche composizioni in cui ha provato ad aggiungere il colore, soffermandosi soprattutto sul cielo, spesso notturno. in questi lavori i colori, ben equilibrati, accrescono il senso di armoniosa compenetrazione e rendono le opere permeate da atmosfere suggestive, da cui scaturiscono emozioni profonde. la mostra è visitabile fino al 31 marzo presso il Circolo arci di Corso Palestro 3, a torino. Corriere6__ 21/03/13 17:40 Pagina 3 L’arte che il futuro aspetta CORRIEREdell’ARTE Ugo Nespolo al Centro Arte La Tesoriera di Torino V ENZO PAPA edutismo o scultura? Metropolitanismo o pittura? Turismo o architettura? Tutto di questo e nulla di reale! Quanto sono affascinanti le città viste dagli occhi di Ugo Nespolo! E quanto sono accattivanti le trenta e più opere esposte nel Centro Arte La Tesoriera, che celebrano artisticamente monumenti e città del Pianeta, dall’Oriente all’Occidente estremi, fino alla remota Isola di Pasqua! Costruzioni e siti famosi, gioielli dell’architettura, luoghi mitici, piazze e particolari di arredo urbano, configurazioni arcinote e luoghi reconditi poco conosciuti, volumi e profili di edifici modernissimi, chiese, basiliche, templi sacri e profani, luoghi dello spirito e sedi del potere, costruzioni arcaiche, vestigia archeologiche, memorie storiche e opere laiche della genialità contemporanea, sintetizzate in riquadri di ventiquattro centimetri (alcuni più grandi), in “opus sectile” ligneo moderno, cioè opere a ritaglio. L’artista compendia graficamente la configurazione, vi distribuisce i colori dell’iride e scompone l’insieme in tassellature geometricamente “irrazionali”, che seguono le profilature disegnative. Ogni tessera irregolare è “bisellata”, cioè smussata a scivolo, cosicché i tasselli contigui formano una solcatura ad angolo concavo, come le sfaccettature di un diamante. La luce si rifrange sui colori saturi e lucidissimi, moltiplicando gli effetti luminosi, conferendo vita alla configurazione, la quale si presenta “cangiante” ad ogni mutamento del punto di osservazione. Le grigie, frastornanti metropoli dei cinque Continenti, fumiganti di miasmi mefitici, si fanno terse, candide e variopinte, senza folla ansiosa, senza lo sfolgorio pubblicitario, senza le scatolette metalliche a quattro ruote, senza “rumo- La Ville Lumière secondo Doisneau Spazio Oberdan - Milano D MICHELA TORNIELLI DI CRESTVOLANT opo Parigi, Roma e Tokyo la grande rassegna dedicata a Robert Doisneau, uno dei più grandi fotografi francesi, e a Parigi, la sua amata città, arriva allo Spazio Oberdan di Milano. In mostra, più di duecento scatti originali e in bianco e nero, sistemati non in ordine cronologico ma per aree tematiche diverse; come ad esempio la serie dedicata ai ritratti di scrittori e artisti famosi, quella dedicata ai bambini e ai loro giochi di strada o ancora agli innamorati che l’autore incontra lungo i grandi Boulevards. Influenzato dall’opera di Eugène Atget e Henri Cartier-Bresson, Doisneau (Gentilly, 1912- Montrouge, 1994) diventa fotografo giovanissimo, il pubblico riconosce il suo straordinario talento sin dagli anni Settanta e da allora le sue fotografie sono pubblicate e vendute in tutto il mondo. Con queste immagini Doisneau racconta le storie della Ville Lumière e dei suoi abitanti -da sempre i soggetti prediletti dal maestro- che osserva mentre cammina, a volte per giorni interi, portando sempre con sé una macchina fotografica da nascondere in qualche tasca. Castelli Tapparelli D’Azeglio, Lagnasco re” visivo, per diventare città di favola, fiabesche visioni di sogno, non astrazioni metafisiche, non fantasmagorie surreali, piuttosto realtà idealizzate, trasposte sul piano di un mondo immaginario, lirico come melodie argentine, cristallino come atmosfere d’alta quota. Nespolo interpreta gli aneliti improbabili dello spettatore, rimedia ai danni dell’uso e abuso delle città e dell’usura del tempo, della negligenza degli umani al potere e, senza la velleità di suggerire una bonifica delle metropoli o l’esaltazione delle vestigia delle antiche civiltà, trasfigura in vedute fascinose i luoghi della Terra, che sono mete desiderate di ogni pellegrino, cittadino del mondo, che guarda oltre la realtà che asfissia. Le opere di Ugo Nespolo trasfondono un nuovo respiro, una gioia sconosciuta e attraggono magneticamente lo spettatore per un “effetto Eden”, che concilia l’attualità delirante con l’anelito subliminale del “nostos”, del Ugo Nespolo, “Camogli” ritorno alle origini. Il visitatore della rassegna sarà incantato non solo dalle pietre di Stonehenge, dalle vestigia di Petra, dal Taj Mahal indiano o dai Moai pasquani, ma anche dalla coloratissima San Basilio di Mosca, dal grattacielo dell’Hotel Dubai, dalle vele architettoniche dell’Opera House di Sidney, ma ancor più da una commovente Basilica Vaticana, che stupirebbe anche Maderno, Bernini e Michelangelo, tanta è l’atmosfera iridescente che pervade l’opera di Ugo Nespolo. La mostra non deluderà alcuno, perché l’arte originale e accattivante è il futuro che l’umanità aspetta. Centro Arte La Tesoriera Corso Francia 268 – Torino Nespolo. Meraviglie del Mondo Fino al 27 aprile Info: 011 7792147 – 339 3013228 È la Parigi delle vetrine alla moda, dei cabaret, degli atelier, dei mercati e dei bistrot. C’è chi pesca o prende il sole lungo la Senna, chi passa il tempo seduto in un Cafè o chi approfitta di una giornata di sole e passeggia per i giardini delle Tuileries. Tra le fotografie più famose sono in mostra il Bacio all’Hotel De Ville scattata nel 1950 per la rivista americana Life, il ritratto di Picasso con l’eterna maglietta a righe del 1952 e, poco dopo, Coco Chanel severa ed elegante come sempre, ma questa volta riflessa tra i mille specchi di una stanza. Grazie a uno straordinario lavoro di osservazione Robert Doisneau riesce a cogliere attimi fugaci come un sorriso o un bacio rubato, capaci di svelare l’intimità e la verità di ciascuno. La rigorosità della forma si unisce alla genialità nel catturare il momento; non c’è nulla di premeditato, nessun ragionamento, solo la spontaneità e l’amore per la vita. Spazio Oberdan Viale Vittorio Veneto, 2 - Milano Robert Doisneau. Paris en liberté Fino al 5 maggio Info: 02 77406302 Piemonte feeling 29 Marzo 2013 N MARIANNA ORLOTTI ella campagna saluzzese, a pochi chilometri dal più famoso Castello della Manta, sorge un inaspettato scrigno delle meraviglie, il complesso dei Castelli di Lagnasco, riportato al suo antico splendore dai recenti interventi di restauro durati oltre dieci anni. Immerso nel rosa dei fiori di pesco dei magnifici frutteti in fiore, non è sicuramente una delle “regge dei grandi numeri” - in termini di investimenti pubblici e privati e di affluenza di visitatori- alle quali siamo stati abituati da alcuni esempi torinesi, ma rappresenta una testimonianza della ricchezza di quel patrimonio storico-artistico che, fuori dai circuiti turistici più pubblicizzati, rende unico il nostro Paese. I Castelli dei Marchesi Tapparelli D’Azeglio comprendono tre diversi edifici nati intorno al 1100 per volere dei Marchesi di Busca e sviluppatisi fino al XVIII sec. Dal raffinato manierismo piemontese che caratterizza gli interni del Castello di Levante, si giunge al trionfo del classicismo di stampo mitologico dell’iconografia allegorica della Giustizia della Sala di rappresentanza nel Castello di Ponente, passando attraverso l’esoterismo e il misticismo delle mostruose fi- COURRIER Pagina DES 3 ARTS gure piene di simbolismo nordico dipinte da Pietro Dolce nella Loggetta delle Grottesche, in una stratificazione artistica e architettonica che ripercorre la storia plurisecolare del castello. Gli affreschi che decorano queste stanze parlano di una nobiltà illuminata, dei Templari, dei Rosacroce e della Massoneria, dei segreti dell’alchimia, dei miti classici, di Dio e di astrologia. In una manica del castello è allestita la mostra permanente Firme da collezione, una trentina di opere che dall’800 con Reycend, Delleani e Fontanesi arrivano fino al 900 di Severini, Sironi, Spazzapan, Soffiantino, De Chirico, Carrà, De Pisis, Campigli, Casorati, Menzio e Guttuso, ripercorrendo l’evoluzione del linguaggio artistico da un’ottica torinese che si dilata via via sul mondo. In occasione di una lezione tenuta in concomitanza con l’inaugurazione della mostra Philippe Daverio ha insistito su come sia necessario cambiare il destino dei beni culturali e trasformarli in eredità e cambiare il futuro dell’eredità culturale può cambiare il futuro economico di una società. Bisogna rendersi conto che non tutti i castelli possono rispondere a criteri di sostenibilità. Fare sistema con il territorio, questa la direzione che va intrapresa, per affrontare poi il tema più difficile: cosa farne di questi tesori storici, ora che i trasferimenti dallo Stato sono stati tagliati e le Fondazioni bancarie hanno investito più nell’alta finanza che sul territorio. Castello Tapparelli D’Azeglio Via Tapparelli, 1 - Lagnasco (CN) Info: www.castellidilagnasco.it Pagine monotematiche Robert Doisneau, “Il bacio all’Hotel de Ville” Il Corriere dell’Arte dedica una pagina intera ai vari temi dell’arte. In ogni pagina saranno presenti otto artisti a ciascuno dei quali verrà riservato uno spazio pari a cm. 7x13. Ogni artista presenterà un’opera che verrà corredata, da una recensione (circa 12 righe) realizzata dai nostri critici. I temi trattati sono: nudo, informale, acquerello, gli animali, il mare, città/campagna/montagna, scultura/incisione. Realizziamo anche pagine dedicate ad Associazioni e Scuole d’Arte. Ogni artista potrà essere presente con più temi. Il costo di ogni uscita, la cui data è da programmare, è pari a 60 euro. Info: 011 631266 Corriere6__ 21/03/13 17:40 Pagina 4 CORRIEREdell’ARTE 4 Il simbolismo del mondo selvaggio Pagina S 29 Marzo 2013 COURRIER DES ARTS Valentino Camilletti alla Unique Galerie d’Arte - Torino arà inaugurata il 6 aprile alle ore 17 presso la Galleria Unique la mostra personale di Valentino Camilletti dal titolo “Fauna picta” - Dipinti di animali del presente e del passato. Con una quindicina di opere esposte l’artista rappresenta un selvatico mondo tra realtà e fantasia, allegorie, evocazioni e suggestioni avvalendosi di una vivacissima scala cromatica. E come presenta Massimo Centini “ L’animale costituisce un soggetto ampiamente utilizzato dagli artisti: le valenze simboliche riconosciute agli animali sono contrassegnate da fissità che li rendono stabili all’interno della dialettica narrativa attivata dai pittori. Valentino Camiletti si pone con equilibrio e grazia tra Valentino Camilletti, “I due sovrani”, 2009, tecnica mista gli artisti che hanno scelto il selvatico come esponente principale della loro opera creativa. Ogni sua opera è di fatto una piccola storia: frammento dove realtà e fantasia si incuneano in uno spazio parallelo, in esso la natura è allegorizzata e con il ruolo di evocare figure ancestrali. Animali colti in atteggiamenti “normali”, di fatto si offrono all’osservatore con il loro carico di significati, che però possono essere scorti dietro l’apparenza dell’impronta pittorica di superficie...” Unique Galerie d’art di Patrick Caputo C.so Vittorio Emanuele II, 36 – Torino “Fauna picta” Dipinti di animali del presente e del passato personale di Valentino Camilletti dal 6 al 20 aprile Info: 011 5617049 Le Corazze di Matteo Pugliese Fondazione Mudima - Milano S ANDREA D’AGOSTINO ono diverse le sculture di Matteo Pugliese (Milano, 1969) esposte in questi giorni alla Fondazione Mudima di Milano, per la mostra Corazze. Opere di vario formato, materiali, dimensioni, elegantemente disposte su due piani negli spazi luminosi della fondazione di via Tadino. La prima serie vede protagonisti i cosiddetti Custodi, al pianterreno: entrando si viene accolti da un colossale Samurai rosso in bronzo alto due metri, mentre nella sala successiva il resto della serie è collocato scenograficamente in fondo, con due file di sculture più piccole ai lati – tutte di uguali dimensioni: guerrieri vichinghi, maya, atzechi, unni, ecc. – e al centro un altro grande samurai blu. L’effetto teatrale è accentuato dalle forme tondeggianti di ogni figura (l’artista parte sempre da un modello di base, rilavorandolo e cambiandone gli attributi), dalla posizione eretta, lancia in mano, come se il custode fosse posto di guardia all’ingresso di un palazzo o di un tempio. Diverso il tema della sezione centrale, che fa da trait d’union tra le altre due: Extra Moenia presenta un gruppo di sculture maschili che “entrano” o fuoriescono dai muri bianchi. Corpi smembrati, di cui vediamo solo le teste e gli arti, oppure le schiene, con un effetto drammatico esaltato dal bronzo che contrasta con il chiarore delle pareti. I modelli sono tanti, e si riconoscono bene: dai grandi geni del Rinascimento (Donatello per il trattamento della materia, Michelangelo per il tema affine dei suoi Prigioni), a quelli della statuaria moderna e contemporanea, e qui vengono subito in mente i nomi di Rodin, ma anche di Mitoraj per quanto riguarda il soggetto classico – il nudo maschile in tensione – “sezionato” e ricomposto in un contesto musealizzato. Di questa sezione, il più monumentale è senz’altro Die mauer, un gigante alto sei metri, il cui titolo rimanda all’occasione per cui era stato realizzato: l’anniversario della caduta del muro di Berlino, per cui era già stato esposto nel 2009 proprio a Milano, davanti al castello Sforzesco. Terzo e ultimo “esercito”, quello degli Scarabei, nell’ultima sala, di almeno dieci volte più grandi del naturale. Anche qui ritorna la tecnica mista: bronzo per la testa, alluminio per le antenne e ceramica per la corazza (che rimanda ovviamente al titolo della rassegna). Ma la particolarità che li tramuta quasi in animali sacri (come d’altronde lo erano nell’antico Egitto) è un tocco geniale dell’artista, che proprio al centro delle corazze ha inserito sotto vetro dei minuscoli oggetti legati alla sua infanzia. Ogni guscio in ceramica custodisce infatti un amuleto, un salto indietro nel tempo, verso la felicità e la spensieratezza di un periodo della sua vita ormai lontana, come un omino del Subbuteo, le figurine Panini, gettoni telefonici, soldatini, ecc. uno diverso dall’altro, così come ogni Scarabeo è diverso dall’altro per colori. In definitiva, una mostra senz’altro da vedere, curata e organizzata in collaborazione con la Casa d’arte artribù di Roma e la Imago Art Gallery di Londra. Fondazione Mudima Via Alessandro Tadino 26, Milano Matteo Pugliese. Corazze Orario: lunedì – venerdì, ore 11/13 e 15/19,30 sabato su appuntamento Ingresso gratuito Matteo Pugliese, “Extra moenia” I babelici pittori dell’Ego Rinascenza Contemporanea – Pescara I ANDREA DOMENICO TARICCO n data 16 marzo, Rinascenza Contemporanea ha inaugurato una nuova mostra intitolata BABEL. La torre delle illusioni e proseguirà sino al 16 di aprile. Fa da sfondo la biblica torre di Babele eretta come simbolo del potere umano proiettato verso il cielo, dal quale però ne conseguì la dispersione dei linguaggi. Visioni simboliche che rappresentano il principio della globalità attuale, finalizzata ad omologare, standardizzare od istituzionalizzare le masse in stereotipi impacchettati e preconfezionati, in cui tutto e subito, avere o non avere, fanno da sfondo ad un panorama catastrofico. Gli effetti di questa visione li riscontriamo nella crisi economica, politica e di quei valori fondamentali in cui fino a qualche tempo fa, avevamo creduto possibili. Ed ora? L’arte. Solo l’arte diviene lo strumento per eccellenza a cui donare le nostre speranze attraverso l’estro di artisti che esprimono la propria individualità liberamente, senza costrizioni od indirizzi di sorta. Gianfranco Rossocci, attraverso i suoi paesaggi ci immerge in realtà sublimate, nella piena contemplazione del mondo. Silvia Pastano, genera cronologie intime, in cui dà vita a metafisiche dell’anima. Concetti attuati diversamente da Olimpia Undari, poetessa onirica della bellezza in cui le matrici spazio-temporali divengono archetipi d’un simbolismo puro. Martina Vaccarella, definisce con le proprie opere un diverso tipo di simbolismo atto, invece, a riscoprire la forma. L’angelo con una sola ala, indica l’impossibilità dell’essere superiore di poter volare nella condizione di restare ancorati alla terra. L’universo realistico di Loredana Zambuto, invece, oscilla tra il desiderio di rappresentare il mondo reale e la volontà di superarlo, Paola Longo, ottiene lempickiani riferimenti all’esistenza attraverso uno stile sobrio, sicuro ottenendo risultati artistici profondamente unici. Mara Carusi, denuncia la crudeltà del mondo, rappresentando gli innocenti infanti in un cerchi macabro di povertà esistenziale. Infine il maestro Fred Nardecchia, vero decano d’una pittura in via di estinzione in cui la cura del dettaglio, così come il senso cromatico degli elementi messi in campo, denotano una profondità esecutiva.. Otto artisti riuniti in una mostra che proietta verso il cielo le loro opere svelando le finzioni di un’epoca vòlta al suo declino. Rinascenza Contemporanea Via Palermo 140 65122 Pescara BABEL. La torre delle illusioni Fno al 16 aprile Info: 328 6979208 Paola Longo Corriere6__ 21/03/13 17:41 Pagina 5 CORRIEREdell’ARTE Professione: fotoreporter M “Il re e l’architetto” all’Archivio di Stato N MarIa lUIsa TIBoNe eNrICo s. laTerza Robert Capa, Pablo Picasso e Françoise Gilot, Golfe-Juan, Francia, agosto1948 © Robert Capa / International Center of Photography / Magnum Photos icona, ovvero l’istantanea del soldato americano con il contadino siculo (1943), quindi la missione in Indocina, dove calò tragicamente il sipario, in forma di mina antiuomo, sull’esistenza del temerario fotografo, allora appena quarantenne. l’eccezionale efficacia ed originalità, l’acutezza dolorosa della sua ottica risiede nell’immedesimarsi con empatia nei soggetti, nelle vittime, “da vicino”, pur senza perdere obiettività, nel porsi spesso - lui con la fedele leica - dal punto di vista sia dei combattenti sia dei civili, superstiti delle atrocità dei conflitti armati, i “vinti”, straziati nel corpo e nell’animo, ma mai arresi. Insomma, dopo il “buio oltre la siepe” seguito alla chiusura della Fondazione Italiana per la Fotografia, torna in città la luce (in greco, phos) dei Maestri: dopo Capa e rené Burri (alla Merz), si va aspettando elliott erwitt per l’autunno. sempre qui. Palazzo Reale P.za Castello, p.ta reale 1 - Torino Robert Capa Fino al 14 luglio Info: 011 4361455 www.piemonte.beniculturali.it www.silvanaeditoriale.it Commemorato l’Inno di Mameli Museo del Risorgimento di Torino H NIves MarIa salvo a mescolato pagine di brani noti con quelle di melodie inedite il concerto dei giovani allievi dell’Harmoniemusik del Conservatorio “G. verdi” di Torino, diretti il 17 marzo dal maestro Francesca odling al Museo del risorgimento, che ha deciso così di festeggiare la “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandiera” e il secondo anniversario della riapertura del Museo. al loro talento l’esecuzione di alcune opere del Fondo stefano Tempia, scritte tra il 1821 ed il 1861 che appartengono alla colonna sonora dell’Indipendenza e dell’unificazione. Compresi Pagina 5 Un viaggio nella Torino ritrovata Robert Capa al Palazzo Reale di Torino entre Ferrara ricorda antonioni, regista e sceneggiatore del film The Passenger (1975), con protagonista un indimenticabile Jack Nicholson nei panni del giornalista David locke, Torino ospita a Palazzo reale, sino a luglio, col patrocinio del Comune, la retrospettiva sul fotoreporter par excellence, robert Capa, alias endre e. Friedmann, in occasione del centenario della nascita. la mostra, organizzata dalla Casa editrice silvana, in collaborazione con Magnum, l’agenzia cui diede vita nel 1947 lo stesso Capa, insieme ad Henri Cartier-Bresson, e presentata dal primo direttore di questa, John Morris, amico di robert dai tempi dello sbarco in Normandia, quando ne pubblicò gli scatti attraverso la redazione londinese di Life, offre un ampio excursus sulla vicenda personale e professionale dell’autore magiaro-statunitense, grazie ad un centinaio di suoi positivi in bianco-e-nero, suddivisi in dieci capitoli a sviluppo topo-cronologico, per altrettante campagne belliche o rivoluzioni - Trotsky (1932), France (1936-1939), Spain (1936-1939), China (1938), Britain and Italy (1941-1944), France (1944), Germany (1945), Eastern Europe (1947-1949), Israel (1948-1950), Indochina (1954) - e una serie di ritratti, significativamente intitolata Friends (da Matisse a Picasso, da ernest Hemingway a Ingrid Bergman), che affianca dilatando “col grandangolo” lo sguardo interpretativo anche al di là della famosa inquadratura tramandata dalle storiche immagini dal fronte o nelle immediate retrovie dei campi di battaglia delle troppe guerre in giro per il globo, come la celeberrima e discussa sequenza del miliziano lealista ferito (Cordova, 1936), sorta di moderno galata morente, in 29 Marzo 2013 uno scritto inedito del Primo violino Gaetano Pugnani, il primo Direttore del Teatro regio, nonchè della Cappella reale, una marcia di stefano Tempia scritta per la battaglia di Palestro, un’altra per i caduti della Cernaia, il Nabucco, terza opera di verdi, composta su libretto di Temistocle solera, che debuttò il 9 marzo 1842 alla scala con il titolo Nabucodonosor, con tale successo da durare tra applausi e bis molto più del previsto e il “Canto degli Italiani”, oggi “Fratelli d’Italia” di cui il Museo custodisce lo spartito originale autografo che Michele Novaro regalò alla Città di Torino. scritto a Genova da Goffredo Mameli nel settembre 1847, giunse una sera nella casa torinese del patriota lorenzo valerio, dove si trovava anche Novaro, che ne fu subito conquistato: “Mi posi al cembalo, coi versi di Goffredo sul leggio, e strimpellavo, assassinavo colle dita convulse, quel povero strumento, mettendo giù frasi melodiche... Mi tornò alla memoria il motivo strimpellato in casa Valerio: lo scrissi su di un foglio di carta, il primo che mi venne alle mani; nella mia agitazione rovesciai la lucerna sul cembalo e, per conseguenza, anche sul povero foglio; fu questo l’originale dell’inno”. l’immediatezza dei versi e l’impeto della melodia ne fecero il più amato canto dell’unificazione. Non a caso Giuseppe verdi nel suo Inno delle Nazioni del 1862, affidò al Canto degli Italiani - e non alla Marcia reale - il compito di simboleggiare la nostra Patria, ponendolo accanto a God save the Queen e alla Marsigliese. Dal 12 ottobre 1946 diviene l’inno nazionale della repubblica Italiana. Ritratto di Goffredo Mameli (1827-1849), © Museo del Risorgimento di Torino ella mostra documentaria aperta fino al 30 aprile nelle quattro sale a terreno dell’archivio di stato in piazzetta Mollino. un raro ritratto di Filippo Juvarra, creato a roma intorno al 1720 dal pittore Massucci, offre l’identità del grande interprete delle ristrutturazioni e delle creazioni architettoniche del secolo dei lumi. In quel soggiorno romano Juvarra, nominato primo architetto della Fabbrica di san Pietro, presentava la sua proposta per la costruzione di un Palazzo dei Conclavi che è testimoniata da un disegno alla Biblioteca vaticana. Così, nel bel ritratto dell’artista sulla quarantina, gli edifici pontifici sullo sfondo introducono, proprio oggi che è in corso un Conclave, una nota di attualità. organizzata in occasione del lascito all’archivio di stato dei ricchi materiali di lavoro dell’architetto Gianfranco Gritella, studioso e interprete dell’ architettura del Piemonte, la rassegna si presenta come un viaggio ideale nella Torino del settecento, scandito dai diari dei viaggiatori del Grand Tour, dalle guide della città e dai modelli ricostruttivi delle architetture più importanti. Parte dalla Porta susina dove giungeva la strada reale di rivoli; sfiora la casa dell’architetto Juvarra purtroppo perduta e qui ricostruita con un preciso modello che ne restituisce l’organica razionalità. Per il Progetto di Drizzamento della contrada di Dora Grossa, oggi via Garibaldi, tra i documenti spicca il rilievo planimetrico di antonio Maria lampo dalle stupefacenti dimensioni di mm.430X7480. affascinante è la documentazione prodotta per la Torre civica di san Gregorio, spettacolare e perduta. Grandi modelli segnano la ricostruzione delle memorie della città romana, proposta anche in un interessante video. Per l’immagine esterna del potere si rivisitano i progetti per la facciata di Palazzo reale ; si rievoca il Palazzo reale vecchio o di san Giovanni, si celebra la dinastia nella grande Galleria di Carlo emanuele I. si indagano i progetti settecenteschi per ampliare Palazzo Madama e quelli per i palazzi del Comando: accademia reale, archivio di Corte, Cavallerizza. scandito da rari documenti d’archivio selezionati da Marco Carassi, dai raffinati modellini e dai disegni di Gianfranco Gritella, il cammino nell’antica città si fa sempre più affascinante. ecco il Teatro regio, luogo delle Muse; ecco le opere per la scienza: la specola per le misurazioni astronomiche di via Po, il Collegio dei Nobili e la reale accademia. COURRIER DES ARTS Nell’indagine urbanistica di Torino scopriamo l’ipotesi progettuale di amedeo di Castellamonte per una piazza Carlina ottagonale. la Porta Nuova svela la sua struttura in una raffinata ricostruzione congetturale del prospetto voluto per celebrare l’ingresso della duchessa Cristina, figlia del re di Francia. verso Po ecco un’altra architettura magniloquente: la Porta eridana o di Po nel progetto raro di Giovanni Maria Maltese disegnato da Ignazio Massone, in un’incisione di collezione privata. subito dopo, la perduta memoria dell’antico ponte sul Po, celebrato dal Bellotto, anche questo documentato da un raro disegno. Il percorso qui sale al Monte dei Cappuccini di cui si indaga la Bastita Taurini. la mostra prosegue con ricerche sulla natura e la geometria del concentrico e dei giardini di stupinigi, presentati con raffinati disegni e convincenti modellini. sotto il simbolo delle cacce, il famoso cervo del Falconi, appare la struttura lignea del tetto della Palazzina di Caccia e, ancora venatoria, la facciata incompiuta della Chiesa di sant’Uberto alla venaria reale. Con il progetto per il Castello di rivoli tra manierismo e barocco, la splendida rassegna congetturale e realistica si conclude, lasciando al visitatore, con l’idea della perenne modellabilità dell’immagine, la restituzione di un percorso di tappe significative. Agostino Massucci, “Ritratto dell’architetto Filippo Juvarra”, 1725-1726 ca. © Camera di Commercio, Industria e Artigianato di Torino Il gruppo Pentameter al lomellini I Comune di Carmagnola colori della resilienza” è il progetto espositivo a cura di Ivana Mulatero, coordinato e organizzato da art Gallery la luna e dalla Città di Carmagnola, ideato appositamente per gli spazi di Palazzo lomellini - dal 12 aprile alle ore 18 sino al 12 maggio -, con le opere di Walter accigliaro, Corrado ambrogio, Cesare Botto, Mario Mondino e silvio rosso. Gli artisti sono gli esponenti riconosciuti del gruppo Pentameter attivo dal 2006 e le cui precedenti esposizioni sono in continuità con l’attuale progetto, da Nuovi percorsi dell’astrazione nel cuneese (antica Casa servetti, Piozzo) del 2008 a “…Se vedi cadere una stella è perché stai guardando il cielo…” (antiche scuderie di saluzzo) del 2012. scrive Ivana Mulatero: “I colori della resilienza - il termine “resilienza” proviene dalla metallurgia: in questo campo, nella tecnologia dei metalli, la resilienza è il contrario della fragilità, indica quella caratteristica che hanno certi materiali, capaci di conservare la propria strut- tura, o riprendersi la forma che avevano in origine, anche dopo essere stati sottoposti ad una forte pressione, un urto o uno schiacciamento è un progetto espositivo composto di circa 40 opere, dipinti, sculture, disegni, anche installazioni di grande formato e un archivio delle metamorfosi della materia e del colore, che questi artisti hanno realizzato nel corso della loro pluridecennale ricerca. alcune opere sono inedite e concepite prendendo spunto dal concetto principale del progetto espositivo: l’indagine sul colore (inteso come materia e come strumento evocativo e simbolico del processo relazionale e percettivo innescato nell’osservatore, il colore considerato tra i principi ordinatori della memoria che si salda per necessità a supporti formali, come i concetti, al proprio simile e al proprio opposto generando sintesi interpretative) e quella sulla resilienza (indica la capacità di persistere, di far durare la motivazione nonostante gli ostacoli e le difficoltà)”. corriere6__ 21/03/13 15:37 Pagina 6 CORRIEREdell’ARTE Pagina 6 29 Marzo 2013 COURRIER DES ARTS s Momenti d’arte Arte Città Amica – Torino i è conclusa il 24 marzo scorso la mostra “Momenti d’arte” presso la galleria arte Città amica. Ciascuno dei 15 artisti, tutti di grande spessore, presenta 4 opere. Quindici differenti modi di esprimere sul tema i rispettivi percorsi artistici. Gli espositori sono stati: adriano Carpani, egidio albanese, Maria scalia, alessandro Cinardo, alessandro Criscuoli “ Chantal”, Giuseppe Manolio, Michele De stefano, Livia Quarello, Gaetano Lanatà, Gabriella Lucatello, Maria rosa Giovenale “Moja” Paolo Pirrone, renata seccatore, serenella Zanellati, Flavio Ullucci. La bottega dell’oblio Mario Bianco alla Galleria TeArt - Torino Quelli che la risata s D Nives Maria saLvo Circolo degli Artisti di Torino al 3 all’11 aprile si terrà presso la sede del Circolo degli artisti di Torino in via Bogino 9 la mostra di umorismo & satira Una mole di sorrisi con le tavole originali di BeNNY, BrUNa, CHiosTri e isCa. L’esposizione comprende 120 proposte grafiche per sorridere opera dei quattro noti vignettisti torinesi, dalle coloratissime caricature di Benny con i protagonisti dello sport e della poli- tica alla berlina, alle tavole dei maestri della musica di un ispirato Franco Bruna, dall’umorismo ermetico di Gianni Chiostri alle ridanciane e coloratissime vignette di emilio isca. Una esposizione a 360 gradi che si propone e si impegna a dispensare qualche sorriso, quanto mai necessario di questi tempi. inaugurazione mostra, alla presenza degli artisti, mercoledì 3 aprile alle ore 18,30. ono trenta piccoli acquerelli ed inchiostri colorati, su carta, le opere di Mario Bianco in mostra fino al 6 aprile alla Galleria Te art. Gli stessi di una serie che l’artista volle iniziare quasi dieci anni fa, considerandoli parte integrante della sua opera, oltre ai dipinti ad olio, ai lavori polimaterici in resina, alla produzione di illustratore e ai lavori astratti che in cinquant’anni di lavoro testimoniano il suo impe- gno artistico. Dagli anni settanta Bianco va componendo immagini di vario tipo, credendo fermamente nel fatto che le forme siano tanto più affascinanti quanto soggette al divenire, al fluire attraverso il tempo. e per alcuni versi è ancora un senso di quel movimento che tenta di dare a questa mostra, la quale, sulla base di un’idea nata in un forum letterario, racconta l’oblivion store, una immaginaria bottega dell’oblio, un magazzino dell’abbandono, il luogo dove si sono accumulati oggetti vecchi, disusati, apparentemente inutili, la stanza della mente dove giacciono i ricordi. Per farlo Bianco si serve della carta e di immagini che ricordano un po’ anche il gesto di Gabriele Luzzati, di Maccanti, anche quello di De Chirico, quando faceva metafisica. Mobili vecchi ripresi dal basso e vecchi macchinari, specchi, burattini, sibille, oracoli, resi quasi impalpabili, da colori talora più evanescenti o più opachi, grazie ai quali si dilegua il confine tra l’oblio e la vita. Per colmare il vuoto Biblioteca Bertoliana - Vicenza s i è conclusa il 24 marzo scorso presso la Biblioteca Bertoliana di Palazzo Cordellina a vicenza, la mostra intitolata “vUoTo”, curata dall’associazione Gohan nell’ambito della più ampia manifestazione di cultura giapponese “Haru No Kaze”. L’esposizione mette a confronto tre Arte Città Amica via rubiana n. 15 - Torino info: 011 7717471 artisti giapponesi, Toshiro Yamaguchi, shinya sakurai e Kumi Yamamoto, con tre artisti italiani, Maurizio Colombo, Theo Gallino e Gianni Maria Tessari. L’inaugurazione é presentata dal filosofo e critico Paolo Meneghetti. L’intento di questi sei artisti, nel mettersi a confronto, è quello di “col- Galleria TeArt via Giotto, 14 Torino Oblivion Store Personale di Mario Bianco Fino al 6 aprile info: 011 6966422 Mario Bianco mare” i vari tipi di “vuoto”, riempirli di “senso”, sottolineando, anche provocatoriamente, il vuoto stesso, o indicando possibili “strade” da percorrere, restituendo dignità, alla creazione umana. L’ evento è patrocinato da: Comune di vicenza, associazione Gohan, regione veneto, Provincia di vicenza, Consolato Generale del Giappone di Milano, istituto Giapponese di Cultura di roma; sponsor tecnici: Colombo art Design, sakurai art system. Corriere6-7_7+__ 21/03/13 15:05 Pagina 1 Artisti scelti dal Corriere dell’Arte Anna BORGARELLI “I pensieri di Erika”, da monogr. Mondadori L’ estro pittorico della Borgarelli appartiene al panorama artistico della contemporaneità, partendo dalla sua esperienza nel campo realizzativo che le ha determina- "La danza", 2012 - Cell. 335 6887703 to l’attenzione di critici prestigiosi come Giovanni Cordero, Paolo Levi, Gian Giorgio Massara, Enzo Papa. Ne I pensieri di Erika, ad esempio, sprigiona un desiderio innato di bellezza, indagando il senso della posa del soggetto femminile, vettore implicito di un linguaggio morbido, soave, ai limiti d’una freschezza ottenuta dall’uso degli acquerelli, ma determinato dalla ricerca dell’ espressione. Figura e sfondo si amalga- mano in un unicum descrittivo in cui il contrasto tra le zone di luce ed ombra genera sintesi perfetta tra dimensione formale e cromatica. Da una parte connatura l’immediatezza realizzativa attraverso tratti immediati, dall’altra sviluppa l’attenzione verso il dettaglio intriso di sfumature emozionali che la inducono a percorre un discorso profondo. Da questo connubio indaga i soggetti rappresentati sino a riscoprirne gli aspetti più intimi, quasi come se ripercorresse le tortuose vie d’una psiche obliata dal lento scorrere del tempo. (Andrea D. Taricco) Da anni Giancarlo Laurenti ha eletto la materia lignea come suo principale elemento d’arte. E’ abituato a cercarlo quel legno, quell’infracidito, dimenticato, antico pezzo di legno, uno scheletro di ramo o una radice, lo trova nella campagna o nascosto tra gli anfratti di un corso d’acqua, lo plasma con resine o altri materiali, lo piega sin nel più intimo alla propria volontà non cancellando certo o non fuorviando quell’anima, quell’idea che lui vi ha già scoperto. Non ne infastidisce la leggerezza, se la tramanda dai suoi soggiorni in Tanzania, nel ricordo dell’arte “Makonde”, non ne altera quella stilizzazione, quella scarnificata essenzialità che offre poi allo spettatore. Gli è sufficiente un accenno, un qualcosa di più o meno indefinito, una somiglianza vaga per potervi costruire addosso un busto, una silhouette femminile, qui una forma/ricordo di due gambe snelle per rimandare ad un passo di danza, ad una musica, ad un’atmosfera felice. E all’interno l’idea prima, estratta, levigata, intimamente dischiusa. (Elio Rabbione) Giancarlo LAURENTI Giovanni MOSCATELLI - Cell. 347 7437288 Renata Ferrari è un’artista poliedrica che rivolge l’attenzione alla potenza del corpo umano, traslandolo in pose metafisiche che lo eleggono a sacro contenitore della bellezza. Il contrasto tra i pieni ed i vuoti, tra zone d’ombra e zone di luce o tra primi piani e sfondi indeterminati, la pongono, nel panorama dell’arte italiana, tra i maestri più significativi della contemporaneità. La sua esperienza nel campo dell’Arte e nella ricerca della figurazione, la elevano indi- - www.ferrarirenata.it scutibilmente a sacerdotessa della sublime poetica dello sguardo. Attraverso un dettaglio, inteso come frammento di un tempo trascorso, penetra le remote regioni dello spirito e le configura in quel dato anatomico strutturato secondo le leggi dell’armonia. Da Michelangelo a Caravaggio, la lezione classica trova in Lei un degno successore. (Pietro Panacci) "Oltre la pelle", 2010 Alberto Maria MARCHETTI Nato a Torino, dove vive e lavora, formatosi alla Scuola libera di Nudo dell’Accademia Albertina di Belle Arti, allievo di Giovanni Guarlotti, ha successivamente frequentato lo studio di Alessandri e quello dell’espressionista Edgardo Corbelli, negli atelier degli scultori ha fatto propria la tecnica per plasmare figure di legno, bronzo e terracotta. Tutti i suoi lavori sono intrisi di un profondo amore per l’arte figurativa volta ad esplorare la natura umana che si traduce in opere intime e spontanee. Meditato, introspettivo, attraverso l’immediatezza dell’esecuzione, esprime la sua volontà di andare al di là della figurazione tra improvvise illuminazioni e la fragilità della psiche umana. I suoi disegni rivelano una linea leggera, fluida, che dà vita a forme eleganti e misteriose. Alla delicatezza del disegno corrisponde il fine cromatismo che contribuisce all’effetto di grande spontaneità. La stesura leggera e vivace dell’acquerello, le sfumature chiare, i volumi tenui rendono tangibili delicate atmosfere e sentimenti che si trasformano in scene visionarie dal significato umano generale, che hanno la capacità di parlare con immediatezza all’osservatore più sensibile. (Marianna Orlotti) Nicoletta NAVA S.t., 2002 - www albertomariamarchetti.it - Cell. 348 8216513 Finlandia, Francia, Spagna, Austria, Germania e Danimarca. Sovente, d’estate, lavora in Finlandia. “L’arte di Moscatelli è unica, inconfondibile, personalissim - scrive il critico d’arte Gianfranco D’Angelo - (…) i suoi capolavori sono i nudi che descrive con una semplicità disarmante e dove s’impone per perizia tecnica e grafica non comuni.” “Le opere di Moscatelli contengono molta classicità continua Marja Leena Hyvarinen - ma d’altro canto i suoi disegni ricordano sorprendentemente i dipinti Anni ’70 dell’iperrealista Philip Pearlstein, con la differenza che Pearlstein dipingeva dettagliato anche lo sfondo. Ma per entrambi è comune il piacere del momento della creazione dell’opera, momento in cui riportano sul supporto ciò che la mente vede. L’uso della foto è permesso, ma a Moscatelli non serve”. (Chiara Pittavino) L’universo pittorico di Nicoletta Nava, include paesaggi realizzati a colpi di spatola, rappresentazioni di vele nel loro libero dinamismo, nature morte nella loro staticità sino a raggiungere la consapevolezza della fisicità umana in tutti i possibili dettagli figurativi. La sua abilità tecnica nel fissarsi sui particolari, ed in modo particolare su gambe e piedi, le conferiscono sicuramente il titolo di poetessa lirica delle sensazioni, poiché è da esse che si ispira nel denotare questo sottile rapporto tra l’anatomia umana ed il conseguente legame con la terra dalla quale si è distaccata. Pensando all’opera Not for sale, ad esempio, delinea questo primissimo piano di piedi, visti da una posa che esclude dalla vista, la figura di riferimento ma, servendosi di alcuni cenni espressivo- figurali, rimanda, estrapola ed interiorizza quanto è escluso. Le componenti formali, descrivono un percorso cerebrale che parte direttamente dall’aspetto materiale per elevarlo poeticamente attraverso le stesse caratteristiche che lo hanno forgiato. Materia e spirito, bellezza ed economia, essere od avere, sono le matrici espres- “Rosella Porrati sa rendere vibrante il suo modo di dipingere - spiega la critica dell’arte Marilina di Cataldo - perché evita il rischio di una calligrafica trasposizione di maniera: le sue figure infatti sono tracciate con un linguaggio pittorico limpido e fresco, consapevole delle buone regole, ormai acquisite ed impreziosite da un moderno taglio della composizione d’insieme (…)”. L’artista torinese ha conseguito il diploma magistrale e successivamente quello di disegnatrice grafica pubblicitaria. Allieva dei pittori Lella Burzio e Renato Mandolesi, partecipa a numerose mostre personali, tra le quali ricordiamo quella del 1997 a Torino presso la Galleria d’Arte Abaco e il Centro d’Incontro Lavoretto; del 1998 alla Galleria d’Arte Creazioni d’Ambienti; del 2007-2008 presso Piemonte Artistico Culturale. Così ne scrive Angelo Mistrangelo: “La pittura di Rosella Porrati è caratterizzata da una ricerca intorno al volto femminile, da una figurazione dalle sottili cadenze romantiche, da una delicatezza cromatica che sottolinea l’essenza dell’immagine…E i suoi acquerelli “raccontano” momenti di una realtà rivisitata, reinterpretata, ridefinita secondo una personale emozione, una volontà di cogliere l’intensità di uno sguardo, di un gesto, di una luce”. (ch.pi) Ha un proprio linguaggio Gianni Sesia della Merla. E’ il linguaggio del colore, un’intensa esplosione dei colori che attraversano le sue tele, che delimitano e concretizzano di vivacissima ricchezza le azioni e gli oggetti che l’artista incrocia ogni giorno o le espressioni di una Storia che balza fuori imperiosa dalla memoria o i luoghi e le abitudini che gli hanno fatto da accompagnatori in quei viaggi, al di là dell’Oceano attraverso gli States nella preparazione di una mostra o sulle sponde del Mediterraneo, affascinato dal mondo arabo. Tra quei profumi arabeg- gianti che ancora gli sono rimasti nella mente, l’Odalisca, rincorsa dai racconti o dall’immaginazione, rappresenta uno dei più begli esempi di quel mondo, felicemente espressa – memore di antiche scuole con il nervosismo delle proprie linee nel bianco delle carni, sensualmente adagiata sui tappeti preziosi, collocati nella ricchezza dei loro colori, sognata al di là di quel velo che assai pudica- Nato a Venaria Reale (To) e laureato in Economia, smette la professione per riprendere l’antica passione per il disegno e la pittura. Frequenta gli studi di Manfredi e Gasparin, segue corsi e consigli di Lobalzo, Cravanzola e Papa e completa all’Accademia Albertina di Torino i 5 anni del Corso Libero di Nudo. Ha partecipato a 15 mostre personali e 48 collettive in Italia e all’estero. Le sue opere sono presenti in Italia, "Bellezza careliana", 2011 Rosella PORRATI “Doppia identità”, 2006 - Cell. 337 342766 Renata FERRARI Pagina a Tema “nudo” Cell. 338 1388357 - email: [email protected] P.za Zara, 3 - 10133 Torino Tel. 011 6312666 / fax 011 6317243 “Not for sale” sive del suo percorso poetico atto ad esaltare il contingente sotto lo sguardo attento di chi riscopre la verità delle cose, esaltandole per la loro semplicità. (a.d.tar.) Gianni SESIA della MERLA CORRIEREdell’ARTE Cell. 338 8219206 mente le copre il viso. Quell’insieme di mollezza e di sensualità, quel pudore e quell’offrirsi, ogni effetto è reso con la passione e la maestra del grande artista. (e.rb.) “Odalisca”, 1999 [email protected] www.corrieredellarte.it Il Corriere dell’Arte è su facebook con più di 6.000 contatti da tutto il mondo e on line con oltre 500 visitatori al giorno Corriere6_8-11__ 21/03/13 15:01 Pagina 8 CORRIEREdell’ARTE Pagina 8 29 Marzo 2013 COURRIER NEWYORKNEWYORK DES ARTS L’opera tra Davide e Golia Met e City in lotta DaL noSTro CorriSPonDEnTE Mauro LuCEnTini S i è riaccesa la lotta tra le due compagnie d’opera di new York, quella venerabile della Metropolitan House e quella giovane di City opera. è un po’ come Davide contro Golia, e ancora una volta è di Davide la vittoria. nelle sue ultime, spregiudicate messinscena organizzate in collaborazione con l’accademia di musica di Brooklyn, la relativamente piccola e relativamente squattrinata compagnia che si ispira al nome e allo spirito di new York sta prevalendo sulla mastodontica opera lirica “metropolitana” che, pur sguazzando nel danaro, o forse perché viziata dall’abbondanza, non riesce a mettere insieme un cartellone che sia al tempo stesso avventuroso e dilettoso abbastanza da soddisfare la gente. L’ultima trovata di City opera è stata una messinscena sbalorditiva, dal punto di vista artistico nonché tecnico, dell’opera Powder her face (“incipriatele la sua faccia”) dell’inglese Thomas adès, diretta da Jonhatan Stockhammer e cantata delle voluttuose soprano allison Cook (la Duchessa) e nili riemer, dal muscoloso tenore William Ferguson (l’Elettricista) e dal tenebroso basso Matt Boehler (il Direttore d’albergo). il successo di questa e un paio di altre precedenti produzioni è stato tale che la compagnia, esiliata tre anni fa dalla sua vecchia sede di Manhattan per incapacità di pagare l’affitto, ha annunciato ora che vi tornerà a breve scadenza, e con due nuove produzioni di opere troppo dimenticate: il Mosé in Egitto di rossini e La Périchole di offenbach. adesso tutti le attendono con trepidazione. il Met, intanto, non è riuscito a staccarsi, nelle sue produzioni ultime, da quella pretensiosità sterile e noiosa che gli amatori odiano e da cui i critici mettono sull’avviso. Le compagnie operistiche negli Stati uniti, a differenza di quelle europee, non vivono grazie al soccorso statale ma esclusivamente grazie a quello del pubblico, espresso non solo attraverso biglietti e abbonamenti ma anche e soprattutto donaLa Duchessa con i suoi giovani in scena nella rappresentazione di “Powder her face” alla City Opera di New York foto © P. Antonov NYCO zioni, spesso fatte per pubblicità, e lasciti ereditari. É naturale che questo flusso si sia diretto finora quasi tutto verso il più prestigioso Metropolitan Theatre, così come questo è riuscito a monopolizzare i contratti per le ritrasmissioni nei cinema e nei teatri. Ma le cose, adesso, stanno cambiando. La competizione tra Brooklyn e Manhattan – oggi due quartieri di new York, un tempo due città – per il primato musicale è antica di 150 anni (l’accademia di Brooklyn è la più antica); quella tra City opera e Met di settant’anni, da quando il grande sindaco di new York Fiorello La Guardia fondò la prima accanto alla seconda con il nome di “opera del popolo”. adès e la sua opera irruppero sul Festival di Cheltenham nel 1995, quando il compositore aveva 24 anni, e sfondarono sul piano mondiale nel 2008 alla royal opera di Londra. La musica combina le influenze di Berg, di Stravinsky, di Berg e di Kurt Weill ai ritmi di tango di astor Piazzolla; il libretto, di Philip Hensher, ricalca uno scandalo del 1963 reso famoso dai tabloid inglesi, in cui Margaret, duchessa di argyle, fu oggetto di divorzio per i suoi ninfomaniaci incontri con eserciti di giovinastri: sulla scena, l’azione esplora nel modo più spregiudicato immaginabile – non meno di 22 uomini nudi appaiono contemporaneamente in scena sbandierando le proprie membra, anzi membri – la dialettica tra uomo e donna, tra ricco e povero, tra nevropatico e normale. Ma è soprattutto la straordinaria messinscena di questa produzione americana, in cui proiezioni cinematografiche e video di Josh Higgason occupano spesso metà del palcoscenico, che ha appassionato per la sua assoluta novità. intanto continua ponderosamente sulla sua strada. Fa soldi, soprattutto per la rete sempre più larga di accordi con teatri e cinema per la ritrasmissione: non una delle sue produzioni della ormai in buona parte trascorsa stagione sono state avventurose o dilettose abbastanza … ma non è detto che anche questa si lanci sulla strada delle ritrasmissioni, magari su scala minore. L MaSSiMo CEnTini il lato nero del romanticismo Al Museo d’Orsay di Parigi ’angelo del bizzarro. Il Romanticismo nero da Goya a Max Ernst: nell’opera poetica di Charles Baudelaire, che emblematicamente si inun titolo che certamente suggerisce tutta una serie di aperture in titola I fiori del male (1857). Così il poeta si rivolge al lettore: “Stoldirezione di quell’angolo “nero” che ha caratterizzato tra cultura tezza, errore, peccato, avarizia/ occupano i nostri spiriti/ e tormentano/ scaturita dallo Sturm und Drang, sulla quale si poi è sorretto gran parte i nostri corpi. (...)/ regge il diavolo i fili che ci muovono!/ un fascino del pensiero romantico. Su questa linea, il Museo d’orsay di Parigi pro- troviamo in ogni cosa/ ripugnante; ogni giorno, senza orrore,/ tra pone quindi una mostra straordinariamente problematica e affascinan- il puzzo delle tenebre, di un passo/ verso l’inferno discendiamo...”. te nell’insieme, poiché visualizza in chiave “nera” le tangenti meno rivisitate di un movimento letterario e artistico che, dalla seconda metà Musée d’Orsay del XVii secolo, con epigoni giunti fino al simbolismo e al surrealismo, Quai a. France 5 – Parigi ha voluto trascrivere sul pentagramma delle diverse poetiche, il pathos “L’angelo del bizzarro suscitato dalle ombre e dalle paure, visualizzando il volto celato del vi- Il Romanticismo nero da Goya a Max Ernst” zio, della morte, del macabro e del soprannaturale. Con oltre 200 pezzi Fino al 9 giugno fra quadri, sculture, disegni, stampe, fotografie e spezzoni di film, che info: 0033 1 40494814 - www.musee-orsay.fr dal tardo XViii giungono al XX secolo, la Johann Heinrich Füssli, “Incubo”, 1871, olio su tela © Goethe Museum / Musée d’Orsay mostra ci conduce attraverso le visioni di Friedrich, Goya, Füssli, senza però dimenticare di osservare da un’angolazione meno battuta artisti come Delacroix o Delaroche. Ma vi è anche spazio per inserimenti cinematografici: per esempio Nosferatu di Murnau (1922), o Frankenstein di Whale (1931). La mostra, che deve il proprio titolo a un racconto di Edgar allan Poe, The Angel of the Odd. An Extravaganza, propone alcuni “classici” come il famoso Incubo di Johann Füssli (nell’immagine qui a lato), Madame La Mort di Gaugin, fino al visionario ritratto di Gala realizzato da Dalì negli anni Quaranta del novecento. Mentre i filosofi si chiudevano tra le contorte spire del pensiero, gli artisti si affidavano alle emozioni, dando spazio all’immaginario e lasciando ai simboli e alle allegorie il compito di modellare le loro opere d’arte. L’orrore per il decadimento dei corpi che riflette quello dell’anima, ha nella cultura romantica un vortice creativo irrefrenabile; l’orrore, la morte, il male, riemergono per Come Dio comanda Palazzo del Monte di Pietà – Padova S FranCo Forzani Borroni e dovessimo proporre una candidatura per la migliore mostra dell’anno, il pensiero correrebbe senza esitazione a Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento, ospitata dal 2 febbraio al 19 maggio 2013 presso il Palazzo del Monte di Pietà di Padova. Perché questa mostra, curata da Gui- do Beltramini, Davide Gasparotto e adolfo Tura, non è solo l’occasione per riscoprire la figura di un grande intellettuale e la sua eccezionale collezione, ma riesce anche a tradursi in riflessione critica sull’attualità: non si limita a mostrare cose belle (o bellissime, o meravigliose), ma sottopone al nostro giudizio una questione, certo storicamente contestualizzata, ma che per la sua Nell’immagine, “Antinoo” Museo Archeologico Nazionale di Napoli foto © Luigi Spina su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali rilevanza sa parlare anche all’oggi. Per confortare la memoria di coloro per i quali il nome di Pietro Bembo è solo una reminiscenza ginnasiale (tale era almeno per chi scrive, prima della visita), diremo che il nostro fu letterato di gran vaglia, che costruì la sua fama come filologo grecista e latinista in un’epoca nella quale la produzione tipografica – e perciò la diffusione – dei grandi classici imponeva una severa revisione di manoscritti di diversa provenienza, per emendarne refusi e contraffazioni. Figlio del miglior patriziato veneziano, Bembo non era tuttavia un principe, vale a dire che la sua disponibilità economica non era pari a quella di una delle corti splendide, che pure frequentava. La sua fu quindi la raccolta di un collezionista colto che sceglieva e sapeva scegliere, che si circondava di testimonianze dei personaggi che frequentava – da Michelangelo a Tiziano, da Caterina Cornaro a Lucrezia Borgia – che coltivava il proprio gusto antiquariale attraverso ogget- ti del passato (straordinaria in questo senso la piccola ambra lavorata appartenuta pare all’imperatore augusto), e via tacendo. Ma, come detto, la mostra non è soltanto una sfilata di meraviglie (statue, medaglie, dipinti, arazzi, strumenti musicali, oggetti di stralusso…), è il racconto dell’esperienza di un intellettuale che reagisce alla profonda crisi che il suo mondo sta attraversando. Siamo nel terzo decennio del Cinquencento: il sacco di roma del 1527 ad opera dei lanzichenecchi di Carlo V non è solo lo schiaffo al ruolo temporale del papato, è la sanzione della definitiva distruzione dell’italia sul piano militare e politico. Da questo momento la nostra penisola non ha più alcun peso di fronte alle altre potenze europee, e Bembo capisce che se l’italia vuole ancora giocare un ruolo internazionale questo può avvenire solo attraverso un rilancio della sua lingua e della sua cultura. Ecco perché Paolo iii Farnese – che sicuramente persegue gli interessi della sua famiglia, ma anche quelli della Chiesa, cioè in ultima istanza di Dio – non esita a concedergli il cappello cardinalizio, incurante del passato profondamente laico del letterato (nonché dei figli che aveva già messo al mondo). Questo ci racconta la mostra padovana: puntando su uomini come Pietro Bembo, quello di papa Paolo iii è il primo passo verso la grande roma della Controriforma, capitale europea della diplomazia e del Barocco trionfante. Come Dio comanda. Palazzo del Monte di Pietà P.za Duomo 14 Padova “Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento” Fino al 19 maggio 2013 www.mostrabembo.it Corriere6-7_7-12 21-03-2013 15:07 Pagina 9 Grande successo all’Alfieri per la violinista Aiman Mussakhajayeva foto © aut./Alfieri CORRIEREdell’ARTE Spettacoli COURRIER 29 Marzo 2013 Al Teatro Valli di Reggio Emilia Celebri brani da film La stagione dei Concerti del pomeriggio all’Alfieri si è conclusa con il 27 marzo con Susy Picchio, soprano affezionata del teatro, accompagnata dalla pianista Vicky Schaetzinger. Lo spettacolo, dall’originale titolo Su il sipario… Si gira! ha offerto agli spettatori un excursus di brani, protagonisti di cinema e teatro, che hanno saputo sganciarsi dal contesto originale e divenire preziosi e vitali nella loro indipendenza. In programma c’erano musiche da Cats e dal Mago di Oz, la celeberrima I love Paris di Cole Porter, poi Gershwin, ad esempio con le note oscillanti tra jazz e blues di The man I love, arrangiata dalla Schaetzinger; ma anche pezzi radicatisi nella cultura del nostro Paese, come ‘O surdato ‘nnammurato, La vita è bella e Domenica è sempre domenica. Le scelte della Picchio, curatrice della messinscena, si sono concentrate su brani molto conosciuti, alternati ad altri pezzi di nicchia, con il risultato di un programma frizzante e non banale, per unpubblico davvero soddisfatto. (c.s.) Torino ospita il Kazakhstan CHIARA SANDRETTO L unedì 25 marzo il Teatro Alfieri ha indossato la sua veste più internazionale, facendo spazio al fiore delle arti del Kazakhstan: un evento straordinario capace di riaffermare la forza della musica in quanto portatrice di armonia al di là delle differenze di cultura. Occhi e orecchie spalancati per questi artisti sin dalla prima parte dello spettacolo, grandiosa nella sua risonanza, che ci ha calati nell’“atmosfera Kazakhstan”, con composizioni eseguite dal Coro a cappella e dall’Orchestra Tradizionale, e balletti in costumi locali, pronti a sprigionare la forza e la magia di luoghi lontani. Nella seconda parte del programma la musica del Kazakhstan ha lasciato il posto a âajkovskij: il maestro Aidar Torybaev ha ben condotto la sua Orchestra Sinfonica dapprima attraverso la Marcia slava op. 31, pezzo il cui profilo militaresco si stempera in accenti di umana sofferenza e in altri di più gioioso sollievo, affidati agli strumenti a fiato. A seguire gran finale col celebre concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 35: ancora impeccabile la regia di Torybaev nel guidare la massa orchestrale, ora a coprire ora a sostenere il violino, quando si muove tra note gravi e acute che squarciano la melodia in ripetuti lamenti, quando sfoggia il suo virtuosismo sul filo delle innumerevoli scale o quando si perde in una lontananza trasognata e dolorosa. Special guest della serata, il primo violino Aiman Mussakhajayeva, tra le mi- gliori esponenti della scuola violinistica del Kazakhstan. La performance è stata un’ulteriore riconferma delle sue doti eccezionali, grazie alle quali è sinora riuscita a coniugare tecnica e interpretazione brillante, facendo vibrare l’anima del suo violino e di rimando il cuore degli spettatori. Mussakhajayeva si è esibita in tutto il mondo, come solista, in composizioni cameristiche e in orchestra; tiene masterclass in Europa e negli USA e ha realizzato il suo sogno aprendo l’Accademia Nazionale Kazaka di Musica, ente di cui ricopre la carica di Presidente e in cui insegna. Per la stagione dello Stabile Lilin e Spregelburd, sfocate scritture N ella trasposizione teatrale che Giuseppe Miale di Mauro ha messo in scena per lo Stabile torinese, dietro l’input di due attori, Francesco di Leva e Adriano Pantaleo, che si ritagliano i ruoli dei due amici/fratelli poi l’un contro l’altro armati, quello che nel romanzo di Nicolai Lilin (a metà tra autobiografia e realtà passata al setaccio di una trascrizione camuffata o ingigantita) era il ritratto di un’intera comunità – i “criminali onesti” (irritante ossimoro) spinti in epoca staliniana sulle rive del Dnestr a rinvigorire una filosofia di violenza e di religione che ammette l’assassinio “come mezzo estremo per la sopravvivenza” e protegge la gioventù con ogni mezzo dalla droga e dai traffici illeciti – qui è divenuto la fotografia abbastanza sfocata di una sola famiglia, dove impera nel bene e nel male il nonno Kuzja, dimenticando per strada quella folle poesia che ha segnato l’ottima riuscita del film di Salvatores che pure qui ha le proprie radici. Qualcuno si lascia attrarre dal vituperato luccichio di una cultura occidentale, nel buio della scena a due piani di Carmine Guarino s’impugnano coltelli, parlano i mitra, la polizia fa irruzione. La sacralità delle parole e dei riti, chiusa nell’”angolo rosso” dove sono custodite le icone si perde tra la cucina della mamma e la fuga del nonno verso una salvifica solitudine tra i boschi. E’ abbastanza pretenzioso da parte del regista affermare che non si possa non sentire vicino a noi quel “legame con la vita e la morte” che racchiude il nucleo famigliare e tutti gli altri, beninteso “a prescindere dal giudizio personale”. Al limite in questa Educazione siberiana si apprezza il solido pater familias di Luigi Diberti e la buona volontà degli altri con il grande smaniare in una tragedia che tale non diventa. Mai. Se qui era irritazione, davanti alla Modestia di Rafael Spregelburd che Luca Ronconi ha proposto al Carignano per la stagione del Piccolo milanese si resta disorientati: e forse l’autore ha vinto la propria scommessa. Ma non so se, è davvero difficile crederlo, il pubblico apprezza (non dirò già comprendere, dopo un po’ ci si lascia andare alle giravolte del testo- DES U no spettacolo che ha inaugurato la corrente stagione del Teatro Comunale di Bologna ed è poi stato portato sul palcoscenico del Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia, dove ha riscosso consensi unanimi, pur destando alcune perplessità. Così sempre capita quando Robert Wilson, maestro del figurativismo statico e della multimedialità visionaria, si avvicina all’opera, in questo caso alle prese con una tragedia shakespeariana che interpreta in maniera allucinata e stilizzata. Per il Macbeth diVerdi si ammira infatti la ricercatezza con cui viene perseguito un disegno registico che riduce i personaggi a rigide marionette immerse in un clima di luci oniriche e di ombre di sapore orientale, donando al racconto di ambizione, sangue e morte dell’opera un taglio metafisico spesso freddo e distaccato, seppure figurativamente ricercatissimo. I personaggi perdono però molto della loro verità, annientati in un minimalismo antipsicologico, opposto a ciò la musica di Verdi richiede. Verso direzioni tutte sue muove la direzione per molti aspetti deludente di Roberto Abbado, niente affatto onirica come lo spettacolo, bensì muscolosa e spesso poco attenta al rapporto con il palcoscenico, dove agisce una compagnia di canto in cui spicca la carismatica Lady Macbeth di Jennifer Larmore. Incredibile appare l’evoluzione di una vocalità mezzosopranile per anni votata al canto rossiniano e al belcanto, oggi pronta a cimentarsi con una parte che mai nessuno avrebbe creduto veder risolta da lei con tale sorprendente credibilità. La Larmore, artista somma, costruisce con la sua vocalità (oggi certo non più fresca come un tempo) il personaggio nota per nota, respiro dopo respiro, accento su accento, in maniera addirittura manierata, con momenti di altissima levatura artistica nella scena del sonnambulismo, appellandosi alla sua tecnica belcantistica per ottenere risultati espressivi che rendano la sua Lady nervosa ed asciutta, quasi scarnificata nel gioco di una teatralità che la regia di Wilson mortifica, ma che il fraseggio maniacalmente ricercato della Larmore esalta al massimo grado, regalando una personificazione del ruolo davvero emozionante. La voce, in termini di volume, non è certo quella ideale per la Lady, ma il fascino interpretativo, in questo caso, vince su tutto. Meno convincente è il baritono Dario Solari (Macbeth), che ha un bel colore di voce, ma una personalità artistica non ancora matura per un ruolo come questo. Gli squilibri di emissione sono ancora troppi e la stanchezza con cui arriva al cimento con l’aria “Pietà, rispetto, amore” la dicono lunga sulla sua inadeguatezza ad una vocalità forse per lui troppo onerosa. Il basso Riccardo Zanellato canta bene, anzi benissimo, ma senza che il suo Banco lasci troppo il segno. Davvero ottimo Roberto De Biasio, che canta con stentorea sicurezza tenorile l’aria di Macduff. Successo convinto per tutti. Pagina 9 All’Erba di Torino Un Macbeth statico e minimalista ALESSANDRO MORMILE ARTS In viaggio col destino MANUELA MARASCIO A chi non è mai capitato di ritrovarsi in uno spazio ristretto, a contatto con una persona fortemente magnetica di cui si cerca l’attenzione con gesti imbarazzati? Se poi gli individui in questione sono due emblemi dell’esistenzialismo più schietto, ecco che il gioco di sguardi e parole cercate assume le forme di un bisogno di comunicare quasi disperat. È la situazione da cui prende le mosse L’uomo del destino, opera di Yasmina Reza, per la regia di Maurizio Panici applaudito all’Erba. Il treno, da sempre il luogo elettivo per gli incontri più misteriosi e irrisolti, racchiude qui due vite contorte, intrise di conflitti e disillusioni e rimescolate con la giusta dose di ironia. Orso Maria Guerrini e Cristina Sebastianelli sono i due ottimi interpreti di lunghi monologhi di coppia, costantemente tesi a trasformarsi in dialogo liberatorio: emergono così esperienze di vita passata, stati d’animo, prospettive diverse da cui guardare il mondo. Imperturbabile, cinico e affaticato dal proprio mestiere, lo scrittore Paul Parsky; irrequieta, sognatrice e teneramente nevrotica la sua grande fan, Martha. Il tratto Parigi-Francoforte è solo il simbolo di un percorso ben più lungo e tortuoso, quello della vita; è il banco di prova del confronto tra due universi opposti, sballottati nel vortice dell’attrazione, destinati, forse, a trovare l’aggancio per raggiungere una completezza che a ciascuno di loro manca. Risate sul palcoscenico dell’Alfieri Macchine teatrali perfette per l’applauso ELIO RABBIONE Un momento di “Modestia” di Spregelburd, foto © aut./TST fiume tra lentezza e necessità e un pizzico di noia) queste due storie che s’intrecciano, s’accavallano, si perdono l’una nell’altra, utilizzando una battuta comune, un oggetto utilizzato da una parte e dall’altra, da una sensazione che si sdoppia (quanto erano riusciti questi “passaggi” al regista in Nora alla prova, a Genova con una magnifica Melato!). L’una vive tra esuli sudamericani, incerti commerci di cassette forse porno, risate e disperazione, intrallazzi e coscienza nei confronti di invisibili coreani, troppo sbandierati; l’altra ha un sapore russo, attraversato da un romanzo in gestazione, sentimenti in odore d’estinzione, la tubercolosi che avanza e che ammazza. Anche Ronconi non sa bene come afferrare il bandolo della matassa (ma quell’autore gli piace e lo affascina, pochi mesi fa ne ha proposto Il panico), spinge sul comico, s’inventa un disordine scenico di scoppi con tanto di fiammata e di acqua che cola copiosa in scena tanto per sottolineare il disordine o risvegliare lo spettatore: ma arrivati alla fine dovremmo pur rimettere a posto il tutto per portarci a casa qualcosa… Forse ci portiamo a casa l’idea che su Spregelburd si stanno riponendo troppe speranze. Allora ci si rifugia nella grandezza (c’è un’altra parola per dire delle loro prove?) dei quattro interpreti, Paolo Pierobon e Francesca Ciocchetti innanzitutto, e Maria Paiato e Fausto Russo Alesi. Loro sì, stupendi. (e. rb.) F orse uno degli spettacoli più belli dell’annata teatrale, ovvero quando la Compagnia della Rancia non sbaglia un colpo e assicura un prodotto elegante, divertente, pieno di trovate. Insomma un paio d’ore dal forte impatto di divertimento non poi così facile a trovarsi di questi tempi. Frankenstein junior incorniciato dalla regia senza sosta di Saverio Marconi – gli sia sempre più merito per aver riportato un oggetto che mostrava ormai il fiato piuttosto corto ad una nuova quanto vispa gioventù, pur con qualche inciampo – è la calata sui nostri palcoscenici del testo (anche musiche e liriche) che Mel Brooks portò a Broadway dopo averci deliziato al cinema con le facce e i sogghigni e le crudeltà di Gene Wilder, Marty Feldman e Cloris Leachman (con i tanti compagni), è un esempio di intelligente adattamento (ancora Marconi con il fedelissimo Michele Renzullo, la traduzione è di Franco Travaglio), è il tempio dell’eccellenza per le coreografie di Gillian Bruce ed un amarcord di battute che ci sentia- mo tutti di anticipare, senza però che il cinema soffochi le invenzioni ed i tempi di oggi, è la costruzione perfetta di una scenografia – dovuta a Gabriele Moreschi – fatta di sipari e scalette, sale di trasformazione e biblioteche, cavalli pronti a nitrire e marchingegni ridicolmente antiscienza, tutto teso all’oscurità del gotiche dove continuano a non stare davvero male certe gutturalismi teutonici. E’ una palestra che fa bene a chi la pratica e benissimo a chi ne assapora i risultati, è l’occasione per i vari interpreti (da Giulia Ottonello a Mauro Simoni, impareggiabile Igor, da Altea Russo frau Blűcher da manuale al tenero mostro di Fabrizio Corucci sino al Frankenstiin americanizzato di Roberto Colombo, prontissimo a sostituire validamente il collega Giampiero Ingrassia) di mettere in campo, tutti quanti, la loro bravura per ricevere l’applauso di un pubblico poche volte così convinto. Stessa macchina perfettamente oliata Boeing Boeing, commedia di Marc Camoletti che già ha avuto in passato il suo bel successo a Hollywood. Qui a gestire – si fa per dire, tanta è la fatica – le imprese amorose dell’architetto Bernardo, spinto a destreggiarsi nel cuore di Parigi con gli orari e le presenze di tre hostess di altrettante diverse compagnie aeree e coadiuvato nell’allegro andare e venire dall’amico Roberto (una sorta di Don Giovanni e Sganarello del secolo appena passato), sono Gianluca Guidi e Gianluca Ramazzotti, eccellente quest’ultimo nell’afferrare le tante situazioni di un testo scritto in un tale stato di grazia che nemmeno il vecchio e prolifico Feydeau avrebbe potuto fare di meglio. Le tre fidanzate hanno la bellezza e la combattività (un’esclusiva è pur sempre un esclusiva, perbacco!) di Ela Weber, Marjo Berasategui e Barbara Snellenburg, mentre un posto a sé merita l’effervescenza tutta giovanile di un attrice da anni al successo in televisione come in teatro come è Ariella Reggio. È un piccolo capolavoro di perbenismo la sua tata, come pure di rivalsa e di collaborazionismo più bieco, le è sufficiente un attimo per spremere tutto il divertimento possibile. E sono subito applausi. Corriere6-7_7-12 21-03-2013 15:17 Pagina 10 CO RRIE REdell’ARTE COURRIER Pagina 10 DES ARTS 29 Marzo 2013 TORINO e PIEMONTE “ Wu n d e r k a m m e r La F o to gr a fi a i n ter pr e t a i l M u s e o ” MRSN Museo Regionale di Scienze Naturali Via Giolitti 36 Torino Fino al 7 aprile Info: 011 4326354 La mostra, realizzata dai membri del Fotoclub “Neyrone” Trofarello e della FIAF si propone di ricostruire una Wunderkammer utilizzando la fotografia. Se l’effetto originale della camera delle meraviglie era quello di suscitare lo stupore dello spettatore, presentando oggetti straordinari, in questo caso lo stesso risultato viene ottenuto sfruttando le caratteristiche proprie della fotografia. Con l’uso di riprese ravvicinate, di illuminazioni che esaltano la texture dei piumaggi degli uccelli e della pelle dei mammiferi, con inquadrature e tagli fotografici in questa esposizione gli oggetti del Museo assumono forme inusuali. “ V i t r i n e - 2 7 0°” P er s o n a l e d i S a r a E n r ic o GAM - Galleria Civica di Ar te Moder na e Contemporanea C.so Magenta 31 Torino Fino al 18 aprile Info: 011 4429518 Terzo appuntamento della seconda edizione di Vitrine, il progetto dedicato alla giovane ricerca artistica sviluppata in Piemonte. Sara Enrico interroga il significato e le potenzialità del fare pittura partendo dall’analisi della superficie pittorica e dei colori in essa disposti. In un primo tempo la ricerca dell’artista si è focalizzata nell’esplorare le relazioni esistenti tra la pastosità dei colori a olio con la fisicità della tela, da lei variamente manipolata. Piegando la tela su sé stessa con il colore già steso e intervenendo con la pressione delle mani a ridistribuirlo, l’artista ha ottenuto composizioni regolate dalla casualità, simili a macchie di Rorschach. Da questa ricerca, tesa a ripensare concettualmente la pittura come medium artistico attraverso il confronto con gli elementi che la costituiscono, Sara Enrico si è gradualmente concentrata sulle possibilità offerte dalle nuove tecnologie digitali. “ A t t o rn o a d u n ‘ m a n q u e ’ ” Mo s tr a pe r s on a l e d i S o p h ie A nn e He r in PHOS Centr o Polifunzionale per la Fotografia e le Ar ti V isive diretto da Enzo Obiso Palazzo Buschetti Via Garibaldi 35 bis – Chieri (To) Fino al 19 aprile Info: 011 7604867 - www.phosfotografia.it Il progetto iconografico della Herin intende indagare il corpo per narrarne visivamente i paesaggi interiori a partire da una mancanza, condizioni esistenziali costituite sulle fondamenta di un vuoto, un’assenza, appunto, in bilico tra disabilità, disagio psicologico, dimensione onirica e contesti stranianti, talora disumanizzanti. (e.s.l.) “C u l l an d o u n so gn o” Pe r so n al i d i A l bi na D eal e ss i e N a d i a P re s o t t o Villa Vidua Via Don Oddone 5 – Conzano (Al) Fino al 1° aprile Info: 0142 925132 Le due artiste presentano i loro ultimi lavori che trasportano il visitatore in un viaggio fantastico tra i paesaggi dell’ anima e astrazioni intelligibili. Nelle tele di Albina Dealessi il colore, spesso come vuole la spatola ed intenso per il piacere della materia, crea sovrapposizioni che rimandano ad immagini di irreali paesaggi, nei quali il cielo e la terra che si incontrano con l’ acqua, emergono ovunque ed il confine tra le forme e le ombre è sempre più distante. Nadia Presotto, ideatrice del progetto artistico, presenta paesaggi nati dall’ unione tra il linguaggio figurativo e quello astratto. Con il suo lavoro tende a superare la comune interpretazione di paesaggio e con l’ azione artistica si colloca fori dagli schemi tradizionali. Eld a M an t ov an i e F r anco Pi er i M o s t re p e r s o n a l i d e i S o c i d e l C i rc o l o Cir colo degli Ar tisti di Torino Palazzo Graneri della Roccia Via Bogino 9 Torino Fino al 29 aprile Info: 011 8128718 “ R a c co n t i s i l e n z i a t te s e ” Pe r s o n a l e d i F r a n c es c o Pr ev er in o Palazzo Salmatoris Via Vittorio Emanuele 31 – Cherasco (Cn) Fino al 31 marzo Info: 0172 427050 Nelle sale di Palazzo Salmatoris è in corso la personale dell’artista torinese Francesco Preverino. In mostra opere dal 2000 al 2012. La ricerca di Preverino si colloca negli sviluppi della figurazione confrontandosi con lo spazio come luogo di vita, con il mutare delle condizioni e degli eventi, con i mezzi materiali per dare esistenza a un mondo. Dipinti con varie tecniche e su vari supporti e un buon numero di studi con particolarità qualitative arricchiscono il repertorio delle soluzioni stilistiche. Le opere nascono da progetti e disciplina, inquietati dall’inconscio, dalle emozioni, dalle sensazioni, dal caso. L’invenzione morfologica sino a deformazioni spinte è amore del soggetto. IL CORRIERE DELL’ARTE IL CORRIERE DELL’ARTE È REPERIBILE A MILANO PRESSO LE SEGUENTI EDICOLE : È REPERIBILE A ROMA PRESSO LE SEGUENTI EDICOLE : • P.za Castello • Molino delle Armi ang. Ticinese • C.so Magenta f.te Teatro Litta • C.so Garibaldi 83 • Via Boscovich 22 • P.le Principessa Clotilde • Bookstore Triennale • Bookstore Palazzo delle Stelline • Bookshop Villa Necchi Campiglio Via Mozart 14 • P.za Oberdan ang. v.le Piave • P.za Croce Rossa • P.za Colonna • P.za Colonna ang. l.go Chigi/Tritone • P.za S. Silvestro • L.go Argentina • Via Nomentana • C.so Francia • P.za Fontanella Borghese • P.za Porta Maggiore • Dorothy Circus Gallery Via dei Pettinari 76 • La Diagonale Libreria Via dei Chiavari 75 Segnalazioni della Settimana in ITALIA Vernissage Mercoledì 3 aprile - ore 18,30 Circolo degli Artisti di Torino Via Bogino 9 – Torino “Una Mole di sorrisi” con Benny, Bruna, Chiostri, Isca Sabato 6 aprile - ore 17,00 Unique Galerie d’Art di Patrick Caputo C.so Vittorio Emanuele II 36 – Torino “Fauna Picta” Personale di Valentino Camilletti Sabato 6 aprile - ore 17,00 Imbiancheria del Vairo Via Imbiancheria 12 – Chieri (To) “Segni del tempo” Personale di Theo Gallino Mercoledì 10 aprile - ore 18,00 MartinArte Laboratorio d’Arte e Corsi C.o Siracusa 24/A – Torino “La modella” Collettiva Venerdì 12 aprile - ore 18,00 Galleria Arte Città Amica Centro Artistico Culturale Via Rubiana 15 – Torino Personale di Giuseppe Maina Georges Braque, “Il violinista”, 1912, olio su tela, 100 x 73 cm. © Fondazione Collezione E.G. Bührle, Zurigo Cubisti Cubismo Complesso del Vittoriano Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali) – ROMA Fino al 23 giugno 2013 Info: 02 6780664 - www.comunicareorganizzando.it CORRIEREdell’ARTE COURRIER DES ARTS Dir ettor e Editoriale Pietro Panacci Dir ettor e Responsabile Virginia Colacino Condir ettor e Elio Rabbione Assistente di Dir ezione Chiara Pittavino Comitato di Redazione Giorgio Barberis, Rolando Bellini, Massimo Boccaletti, Franco Caresio, Angelo Caroli, Claudia Cassio, Massimo Centini, Fernanda De Bernardi, Marilina Di Cataldo, Gian Giorgio Massara, Alessandro Mormile, Massimo Olivetti, Enzo Papa, Lorenzo Reggiani, Gianfranco Schialvino, Maria Luisa Tibone Segreteria editoriale Anna Maria Perrone Cor rispondente da New York Mauro Lucentini Cor rispondente da Berlino Sabatino Cersosimo Hanno collaborato A. D’Agostino, P. De Groot Testoni, F. Florian, F. Forzani Borroni, E.S. Laterza, M. Marascio, A. Olivieri, M. Orlotti, E. Piacentini, N. Salvo, C. Sandretto, A.D. Taricco, M. Tornielli di Crestvolant Realizzazione grafica interna a cura di E.S. Laterza e G. Vece Fotografo uf ficiale Antonio Attini Redazioni distaccate Milano Rosa Carnevale Tel. 339 1746312 Roma e Napoli Fabrizio Florian Tel. 388 9426443 Palermo Caterina Randazzo Tel. 334 1022647 Concessionaria di Pubblicità interna Stampa Arti Grafiche Civerchia Latina e Moncalieri (To) Distribuzione EditService S.r.l. - Leinì (To) Editor e Associazione Culturale Arte Giovani Torino - P.IVA 06956300013 C l a ud i o Ol i v i er i “ L a g l o r i a d e l l ’ i nv is i b i l e” Galleria San Fedele Via Hoepli 3 a/b Milano Fino all’11 maggio Info: 02 86352233 www.sanfedele.net La luce è uno dei punti fondanti la poetica artistica del romano Claudio Olivieri che, dagli Anni Settanta, presenta una coerenza, una continuità e un’essenzialità inconsuete nell’arte contemporanea. Una luce intensa al centro della tela si fa strada, emergendo tra due campiture esterne colorate che, quasi la inquadrassero, si interpongono tra la luce e lo spettatore. È una luce in costante movimento, vibrazione, come se dall’interno dell’opera cercasse di affiorare, diffondersi, irradiarsi. “ S o m e Vi e w s o f A f r i c a ” Co l l e t ti v a Galleria Studio la Città L.adige Galtarossa 21 Verona Dall’11 maggio al 31 agosto Info: 045 597549 www.studiolacitta.it Mostra dedicata ad artisti, già noti o emergenti, originari da diversi paesi del continente africano. Ad accomunarli sono la volontà di esprimere la modernità complessa del loro continente, e la capacità di farlo con un lavoro di forte tenuta compositiva e formale. Con il loro lavoro, che è locale e globale insieme, danno espressione alle grandi sfide che l’Africa sta attraversando. Un continente che vive uno sviluppo in cui novità e tradizione convivono e s’innestano l’una sull’altra imprevedibilmente, dando adito a una continua, ma non lineare, reinvenzione di modi di vivere e di intendere la società, il rapporto con l’altro e con l’ulteriore. “ Vu o t o ” Co l l e t ti v a Associazione Gohan Biblioteca Civica Ber toliana Palazzo Cordellina Cont. Riale 8 Vicenza Fino al 24 marzo Info: 0444 578211 www.bibliotecabertoliana.it La mostra, a cura dell’Associazione Gohan, propone una selezione di significative opere degli artisti Toshiro Yamaguchi, Kumi Yamamoto, Shinya Sakurai, Maurizio Colombo, Theo Gallino, Gianni Maria Tessari. Abbonamenti Annuale (22 nn.): euro 50,00 per l’Italia euro 120,00 per l’estero Arretrati: euro 4,00 “ P e r co r s i d i m e r a vig li a O p e re re s t a u r a t e d e l B a rg e l l o ” Museo Nazionale del Bar gello Via del Proconsolo 4 Firenze Info: 055 2388606 www.polomuseale.firenze.it Il Museo Nazionale del Bargello propone per l’anno 2013 una mostra dedicata ad alcuni importanti restauri di opere del Museo, recentemente conclusi, che sono il frutto della generosa collaborazione nei confronti del Bargello da parte dell’Opificio delle Pietre Dure e da parte dei “Friends of Florence”. In esposizione arazzi fiamminghi, avori, una selezione di oreficerie e smalti di grande pregio artistico e un grandioso altorilievo in terracotta policroma di Dello Delli, raffigurante La Madonna in trono col Bambino ed angeli. “ G r a n d i m a es t r i , p ic co l e s cu lt ur e D a D e p e ro a B e v e r l y P e p p e r ” Palazzo Sozzifanti Via De’ Rossi 26 Pistoia Dal 6 aprile al 30 giugno Info: 0573 97421 In mostra la parte più recente della raccolta del collezionista: circa 200 opere, quasi tutte di piccole dimensioni, per un excursus lungo la storia dell’arte del XX Secolo. Tra grandi maestri, predilezioni personali del collezionista e interessanti scoperte, l’esposizione raccoglie un numero notevole di testimonianze dell’arte scultorea internazionale del secolo scorso. “ He l mut N ewt on W h i t e Wo m e n , S l e e p l e s s N i g h t s Big Nudes” Palazzo delle Esposizioni Via Nazionale 194 Roma Fino al 21 luglio Info: 06 39967500 Il progetto, nato nel 2011 per impulso di June Newton, vedova del grande fotografo, raccoglie le immagini dei primi tre libri di Newton pubblicati alla fine degli Anni ’70, da cui deriva il titolo della mostra. Il percorso espositivo permette al visitatore di conoscere una storia diversa e più segreta rispetto a quella più diffusa. Se infatti l’opera del fotografo è sempre stata ampiamente pubblicata, e con grande successo, sulle più importanti riviste di moda, non necessariamente la selezione degli scatti, compiuta dalle redazioni, esprimeva in modo compiuto anche il pensiero dell’artista che le aveva realizzate. L’occhio di Newton ha la capacità di scandagliare una realtà che, dietro alla suprema eleganza delle immagini, consente di intravedere un’ambiguità di fondo di cui erotismo e morte non sono che due aspetti della stessa ricerca di verità che si estende al di là di ogni convenzione. c.c. postale n. 45958055 intestato a Corriere dell’Arte Associazione Culturale Arte Giovani Aut. Tribunale di Torino n. 4818 del 28/07/1995 ABBÒNATI al CORRIEREdell’ARTE a soli 50 euro per un anno 22 numeri a casa tua Corriere6-7_7-12 21-03-2013 15:20 Pagina 11 GIEMME S.r.l. Via Cuneo, 33 - 10044 Pianezza (TO) - Italy Tel. +39 011.2344400 - Fax +39 011.2344491 E-mail: [email protected] CORRIEREdell’ARTE COURRIER DES ARTS Gallerie A.L.P.G.A.M.C. Associazione Ligure e Piemontese Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea OTTORINO RESPIGHI Centro Culturale Musicale Via Vincenzo Monti, 11/E – Torino - Cell. 348 6387959 [email protected] - www.centromusicaleottorinorespighi.it Orario: visite su appuntamento Sono aperte le iscrizioni ai corsi musicali ACCADEMIA Galleria Via Accademia Albertina 3/e – Torino - Tel. 011 885408 [email protected] Orario: 10,00-12,30/16,00-19,30; chiuso lunedì Fino al 20/4 Collettiva di Maestri contemporanei A.C.I. GALLERY Associazione Arte Cultura Immagine C.so Novara 20/f – Torino - Tel. 011 2483717 [email protected] Orario: lun. - sab. 16,00-19,00 PIEMONTE ARTISTICO CULTURALE Galleria d’Arte dal 1957 P.za Solferino 7 – Torino - Tel./Fax 011 542737 [email protected] - www.piemonteartistico.it - presente su facebook Orario: lun. - sab. 15,30-19,30 Fino al 13/4 “Arte nel Triangolo artistico industriale” 1a Rassegna Industriale d’Arte Contemporanea ARTE CITTA’ AMICA Centro Artistico Culturale Via Rubiana 15 – Torino - Tel. 011 7717471- Fax 011 7768845 www.artecittaamica.it Orario: mart. - sab.16,00-19,00; dom. 10,00-12,00; lunedì chiuso Dal 12 al 21/4 Personale di Giuseppe Maina RINASCENZA CONTEMPORANEA Associazione Culturale Via Palermo 140 – Pescara - Cell. 328 6979208 [email protected] www.rinascenzacontemporanea.jimdo.com Orario: mar. - sab. (su appuntamento) Fino al 9/4 “Nuovo Arcaismo Contemporaneo (N.A.C.). I noetici dell’Arte” Collettiva Fino al 16/4 “Babel. La torre delle illusioni” Collettiva ARTE PER VOI Associazione Culturale P.za Conte Rosso 1 – Avigliana (To) Luigi Castagna - Tel. 011 9369179 - Cell. 339 2523791 [email protected] - www.artepervoi.it Paolo Nesta - Tel. 011 9328447 - Cell. 333 8710636 [email protected] Orario: sab. - dom. 15,00-19,00 Fino al 31/3 “Percorsi” Personale di Silvana Alasia ART GALLERY LA LUNA Via Roma 92 – Borgo San Dalmazzo (Cn) - Cell. 339 7108501 [email protected] Orario: ven. 16,00-19,00; sab. 10,30-13,00/16,00-19,00; dom. 10,30-12,00 LA LANTERNA Galleria di Maristella SANDANO Direttore Artistico: Livio Pezzato - Via Santa Croce 7/c – Moncalieri (To) Tel. 011 644480 - Fax 011 6892962 [email protected] - www.lalanternaarte.com Orario: lun. - sab. 16,00-19,00 A. Arcidiacono, S. Attisani, G. Boffa, A. Ciocca, E. Colombotto Rosso, Gigli, E. Gribaudo, E. Longo, F. Maiolo, E. Maneglia, S. Manfredi, U. Nespolo, D. Pasquero, G. Peiretti, G. Pezzato, L. Pezzato, C. Pirotti, G. Sesia della Merla, F. Tabusso, G. Valerioti, naïf croati e grafica nazionale ed internazionale LUCE Gallery C.so S. Maurizio 25 – Torino - Tel. 011 8141011 [email protected] - www.lucegallery.com Orario: mer. - sab. 15,30-19,30 Fino al’11/5 “Wine, cigarettes, songs and such” LUNA ART COLLECTION Spazio espositivo Via Nazionale 73/1 – Cambiano (To) - Tel./Fax 011 9492688 [email protected] - www.luna-art-collection.com Orario: lun. - ven. 8,30-17,30; sab. 8,30-17.30 (previa telefonata) In permanenza serigrafie d’arte a tiratura limitata di Coco Cano, Francesco Casorati, Isidoro Cottino, Theo Gallino, Franco Negro, Ugo Nespolo, Ernesto Oldenburg, John Picking, Marco Puerari, Giorgio Ramella, Maurizio Rivetti, Francesco Tabusso, Silvio Vigliaturo MARTINARTE Laboratorio d’Arte e Corsi C.so Siracusa, 24/a – Torino - Tel. 011 3433756 - Fax 011 3091323 Cell. 335 360545 [email protected] Orario: merc. e ven. 9,30-12,30/15,30-19,30; mart. e giov. 9,30-12,30/15,30-22,00 Sono aperte le iscrizioni ai corsi Dal 10 al 23/4 “La modella” Collettiva MERCURIO Galleria d’Arte Contemporanea Via F.lli Calandra 20/F – Torino - Cell. 333 3656300 [email protected] - www.galleriamercurio.com In permanenza Opere di Roberto Demarchi BIASUTTI & BIASUTTI Galleria d’Arte Via Bonafous 7/1 – Torino - Tel. 011 8173511 Orario: mart. - sab.10,00-12,30/15,30-19,30 CENTRO ARTE LA TESORIERA C.so Francia 268 – Torino - Tel. 011 7792147 Orario: mart. - sab. 10,00-13,00/16,00-20,00; lunedì e festivi chiuso o su appuntamento Fino al 27/4 “Meraviglie del Mondo” Mostra personale di Ugo Nespolo DAVICO Galleria Gall. Subalpina 30 – Torino - Tel. 011 5629152 Orario: mart. - sab. 10,00-12,30/16-19,30; lunedì e festivi chiuso Fino al 20/4 Mostra dedicata a Guido Bertello SENESI Galleria d’Arte Via Sant’Andrea 44 – Savigliano (Cn) - Tel. 0172 712922 www.senesiarte.it SILVY BASSANESE ARTE CONTEMPORANEA Via Galileo Galilei 45 – Biella - Tel. 015 355414 Orario: mart. - ven. 16,30-19,30; sab. e festivi su appuntamento GIORGIO MAROSI Galleria C.so Francia 209/B – Torino - Tel. 011 7495348 [email protected] Orario: 10,00-12,30/16-19,30 esclusi lunedì e festivi Fino a maggio Opere grafiche di Emanuele Luzzati LA ROCCA Galleria Via della Rocca 4 – Torino - Tel. 011 8174644 - Fax 011 8129026 Orario: lun. - sab. 10,00-13,00/15,30-19,30; domenica chiuso Manifesti originali, grafica, multipli e dipinti GIEMME S.r.l. Via Cuneo, 33 - 10044 Pianezza (TO) - Italy Tel. +39 011.2344400 - Fax +39 011.2344491 E-mail: [email protected] TERRE D’ARTE Galleria Via Maria Vittoria 20/A – Torino - Tel./Fax. 011 19503453 www.terredarte.net Orario: lun. - sab. 10,30-13,00/16,30-19,30 Ceramiche italiane del Novecento STORELLO Galleria d’Arte Via del Pino 54 – Pinerolo (To) - Tel. 0121 76235 Orario: mart. - sab. 9,00-12,15/15,30-19,00; lun. e dom. chiuso In permanenza Opere di Avataneo, Carena, Coco Cano, Faccincani, Fresu, Garis, Luzzati, Massucco, Musante Arte Antica TEART Associazione Artistico-culturale Via Giotto 14 – Torino - Tel. 011 6966422 Orario: mart. - sab.17,00-19,00 Fino al 6/4 “Oblivion Store” di Mario Bianco TINBER ART GALLERY Via Albergian 20 – Pragelato (To) - Tel. 0122 78461 [email protected] Orario: sab. e dom. 10,00-12,30/15,30-19,00 In permanenza Opere di Tino Aime, Jean-François Béné, Andrea Berlinghieri, Gianni Bertola, Fulvio Borgogno, Flaviana Chiarotto, Enrico Challier, Dino Damiani, Pierflavio Gallina, Lia Laterza, Claudio Malacarne, Vinicio Perugia, Elena Piacentini, Mariangela Redolfini, Sergio Saccomandi, Luciano Spessot ULTIME FRONTIERE Galleria Via Varazze 11 – Torino - Tel. 349 8462892 Visite su appuntamento “Uomini a bordo” UNIQUE Galerie d’Art di Patrick CAPUTO C.so Vittorio Emanuele II 36 – Torino - Tel. 011 5617049 - Cell. 334 8017314 [email protected] - www.galerieunique.com Orario: mart.- sab. 10,00-12.30/15,00-19.30 Dal 6 al 24/4 “Fauna picta” Personale di Valentino Camilletti AVERSA Galleria Via Cavour 13 int. cortile – Torino - Tel. 011 532662 Orario: mart. - sab. 10,00-12,15/15,30-19,00 CASA D’ASTE DELLA ROCCA Via della Rocca 33 – Torino - Tel. 011 8123070/888226 Fax 011 836244 [email protected] - www.dellarocca.net LUIGI CARETTO Galleria Via Maria Vittoria 10 – Torino - Tel. 011 537274 Orario: mart. - sab. 9,45-12,30/15,45-19,30 Miscellanea di Pittura Fiamminga e Olandese Maestro Raul VIGLIONE Studio - Galleria - Mostra Culturale Via Servais 56 – Torino - Tel. 011 798238 - Cell. 335 5707705 [email protected] - www.raulviglione.it VIVIARTEVIVA Galleria Artistica e Culturale Via Madonna delle Rose 34/C – Torino - Cell. 347 9453075 - Fax 011 3114769 [email protected] - www.viviarteviva.it Orario: lun. - sab.16,00-19,00 Fino all’8 aprile 2013 SANT’AGOSTINO Casa d’Aste C.so Tassoni 56 – Torino - Tel. 011 4377770 - Fax 011 4377577 Orario: mart. - sab. 9,30-12,30/15,30-19,30 Galleria MARTORANO Via Gioberti 35 - TORINO Tel. 011 548794 Venerdì 29 Marzo 2013 CORRIEREdell’ARTE Corriere6_12__ 20/03/13 15:26 Pagina 12