Anno X - n° 10 Dicembre 2013 TARIFFA REGIME LIBERO: POSTE ITALIANE S.P.A. - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE 70% - DCB (BOLOGNA) www.comune.bologna.it/iperbole/buonenuove Buon Natale? Tante Buone Notizie Un volume di memorie Un aviatore da record 4 Efrikian: vi racconto la mia vita Ho 99 anni e la testa tra le nuvole Premi di laurea e di ricerca 9 Profutura incoraggia i migliori 9 Basta un gesto per far virare una cattiva notizia al bello L o so. C’è ben poco da ridere. Ascoltate un qualsiasi telegiornale e fate una classifica tra buone e cattive notizie. Queste ultime, tra treni che deragliano, accuse di concussione, muri e affreschi che si sgretolano (e scelgo apposta le meno cruente) fanno sempre la parte del leone. Quasi, con perfidia da manuale, il capo redattore del tg avesse selezionato il meglio del peggio. Se qualcosa di positivo mai ci fosse meglio relegare il tutto in coda, tra le previsioni del tempo e la pubblicità. Perché da noi, verrebbe da domandarsi, impera questo modo di fare giornalismo all’insegna del catastrofico? Perché tutto, o quasi, in questo Paese sembra spingerci alla depressio- ne, tra tasse che si moltiplicano, aziende in crisi, lavoro sempre più difficile da trovare o da mantenere? Da undici anni noi de Le Buone Notizie siamo un argine a difesa dell’ottimismo. Una barriera fragile, lo sappiamo, fatta solo di buona volontà, ma comunque un gesto di speranza, di fiducia. In un bel servizio che leggerete in questo numero si parla di una Bologna che ricomincia a vedere lontano. Creando strutture museali (Seragnoli, Golinelli, Roversi Monaco) che sfidano la routine del pensiero negativo per offrirci, nella cultura, un sicuro porto, luminoso, un respiro importante in que- ste giornate dal fiato corto. Questa nostra città ha bisogno di energie nuove, di un passo deciso per riportarsi in vetta alla classifica: non basta, come ricordava un rotariano sere fa, la ‘coda’ per la ragazza con l’orecchino di perla se poi non si vanno ad ammirare i tesori (semisconosciuti) di una delle Pinacoteche più ricche d’Italia. Ma, a volte, contano anche le mode se riescono a portare migliaia di persone ad ammirare un capolavoro. Chissà che la bellezza, l’arte ai massimi livelli non riesca nel miracolo di aprire le nostre menti, di farci capire che solo girandoci attorno (natura ma anche splendidi pa- Visitate il nostro sito www.comune.bologna.it/iperbole/buonenuove Il Consiglio direttivo dell’Associazione no profit, editrice di “Le Buone Notizie”, è così formato: Giorgio Albéri - Presidente Fabio Raffaelli - Vice Presidente Ornella Elefante - Segretario/Tesoriere Maria Dagradi - Consigliere Paola Miccoli - Consigliere Andrea Ponzellini - Consigliere Luisella Gualandi - Revisore dei conti (Presidente) Donatella Bruni - Revisore dei conti Comitato di Redazione: Roberta Bolelli, Giorgia Fioretti, Francesca Rispoli Valenti, Manuela Valentini lazzi ereditati da un passato glorioso) possiamo ammirare un mondo diverso, linfa preziosa per il nostro futuro. è vero, come diceva la sovrintendente di Caserta sere fa in tv, che deve cambiare l’atteggiamento generale di tutti noi italiani. Una strada nuova che ci spingerà a fare qualcosa di concreto verso i nostri monumenti, disprezzando e contrastando chi li lascia andare in rovina. Penso all’eccezionale lavoro del Fai, di Italia Nostra, di chi si batte, insomma, perché tante cattive notizie possano virare al bello. Diamo loro una mano, non lasciamoci vincere dal catastrofismo. Buon Natale dal vostro direttore Fabio Raffaelli Le Buone Notizie nasce da un’idea di Francesca Golfarelli e Fabio Raffaelli Testi e fotografie vanno inviati all’e-mail [email protected] Edito da Associazione Buone Notizie Redazione: Piazza Volta, 7 - 40134 Bologna Tel. 051.614.23.27 - Fax 051.46.67.51 Direttore responsabile: Fabio Raffaelli Direttore editoriale: Giorgio Albèri Segreteria di redazione: Ornella Elefante Stampa: Tipolito Casma - via B. Provaglia 3 - Bologna Registrazione al Tribunale di Bologna n° 7361 del 11/09/2003 BASTANO 30 EURO PER SOSTENERE da ritornare via fax al 051.46.67.51 SCHEDA PER SOSTENERE E ABBONARSI ALLA RIVISTA “LE BUONE NOTIZIE” Io sottoscritto, per conto - proprio, dell’Associazione, dell’Ente - chiede di attivare n° ...................... abbonamenti (10 numeri a 30 euro) a partire dal mese di ............................................ dell’anno ............................... Allego fotocopia del pagamento avvenuto sul c/c postale n° 60313194, ABI 07601, CAB 02400, Codice Iban IT47 N076 0102 4000 0006 0313 194 intestato all’Associazione Buone Notizie. La rivista è da inviare a: 1. Nominativo ............................................................................................................................................................. Via .............................................................................................................................. cap ............................................ città .......................................................................................................................... prov. ...................................... tel. ............................................................................. e-mail ............................................................................................... 2. Nominativo ............................................................................................................................................................. Via .............................................................................................................................. cap ............................................ città .......................................................................................................................... prov. ...................................... tel. ............................................................................. e-mail ............................................................................................... data ............................................ 2 Firma ............................................................................................................... Le Buone Notizie, undici anni spesi bene C on questo undicesimo anno si completa un impegnativo periodo che ha visto la Redazione del nostro mensile sempre più compatta e motivata dalle numerose testimonianze d’affetto e dai complimenti ricevuti. Abbiamo lavorato in questi anni in grande allegria, amicizia e collaborazione, è stato un lavoro di gruppo privo di sovrapposizioni e che si è avvalso, oltre che del volontariato dei redattori, della qualificata collaborazione di giornalisti esterni. Il settore tipografico, unitamente a quello grafico, ha sempre risposto positi- vamente alle nostre richieste e in questi undici anni abbiamo pubblicato centinaia di articoli, altrettante fotografie e abbiamo fatto redazione tutti i martedì di ogni mese. Abbiamo tentato come redazione di dare un’immagine vivace ed articolata con un patrimonio ricchissimo di idee. E siamo giunti alla fine di un altro anno. Il merito principale di questo traguardo non è tuttavia nostro, ma dei Lettori che hanno creduto nella nostra comunicazione, nei nostri articoli e ci hanno confortato con i loro suggerimenti, le loro approvazioni, le loro obiezioni. Accanto a queste considerazioni, anche gli abbonamenti sono utili, anzi necessari e assumono un valore fondamentale per la continuità del nostro cammino. Il considerevole aumento delle tariffe postali e la crisi economica che ha colpito il Paese non ha risparmiato le testate come la nostra, ma il Consiglio Direttivo non ha voluto “ritoccare” l’importo dell’abbonamento annuo lasciandolo invariato a 30 euro (per comodità, unitamente a questo numero, è stato accluso un bollettino postale già compilato). Il sostegno dei Lettori, l’unico finanziario per la nostra testata, darà, ancora una volta, il segno di un percorso comune pieno di soddisfazioni. Per motivi che possono essere ben compresi, la Segreteria di Redazione si vedrà costretta a depennare dalla nostra lista chi non rinnoverà l’abbonamento per il 2014. Buon Natale, buon Anno e viva “Le Buone Notizie”. Il Direttore Editoriale Giorgio Albéri Buon Natale dal profondo del cuore P er l’intero anno, su questa pagina abbiamo parlato di emozioni, di sentimenti. è così difficile a volte, parlarne veramente… Alcune persone tendono ad esporsi troppo, a raccontare esageratamente di sé, fino quasi a perdere il confine tra il proprio mondo interno e la realtà circostante. Penso ad esempio al fenomeno dei social network; veri e propri palcoscenici dove possono essere narrate storie di vita riservate e personali, a volta con conseguenze molto difficili poi da sostenere e gestire. Altri invece, fanno molta fatica a contattare il proprio sentire, faticano a comprendere e tradurre le sensazioni che si affacciano alla loro consapevolezza. In entrambi i casi però, forse c’è un denominatore comune, che consiste nel giudicare tutto quello che proviamo e sentiamo. Ci sono emozioni che noi giudichiamo buone, positive, accettabili ed emozioni che giudichiamo negative o riprovevoli o ridicole. Per una volta, proviamo a fermarci un attimo… Approfittiamo dell’occasione del Natale, della sua atmosfera così densa e particola- Il vecchio Natale (M. Moretti) Poesia di Natale ( Z. Liù) Mentre la neve fa sopra la siepe Che neve, che sera! un bel merletto e la campana suona, Ma ad un tratto comparve una stella Natale bussa a tutti gli usci e dona ed ecco sembrò primavera. ad ogni bimbo un piccolo presepe. La siepe che dianzi era brulla A tutti il vecchio dalla barba bianca fiorì d’improvviso. porta qualcosa, qualche bella cosa. S’udiva leggero un pio ritmo di culla E cammina cammina senza posa e un palpito d’ali ed argento e cammina e cammina e non si stanca. e un dolce tinnar di campane E dopo aver tanto camminato portato giù a valle dal vento. nel giorno bianco e nella notte azzurra E vivo splendeva laggiù conta le dodici ore che sussurra nell’umile grotta a Betlemme la mezzanotte e dice al mondo: -è nato! un fiore divino: Gesù re, per metterci un po’ in ascolto di noi. Di seguito trascrivo due poesie. Sappiamo quanto le poesie, la musica, la visione di un film possono facilitare momenti intensi di contatto profondo con noi stessi. Forse i più giovani sorrideranno di fronte ad un frasario a volte semplice, quasi infantile. E magari le persone della mia età potranno commuoversi pensando alla propria giovinezza, ai Natali di tanti anni fa, con il profumo dei mandarini, dei torroni. La magia dell’attesa, i propri cari attorno all’albero che profumava di resina e foreste misteriose… Non ha importanza: proviamo a leggerle predisponendoci con calma e tranquillità a percepire quello che proviamo. Così, semplicemente, senza giudicare, senza cercare di spiegare. Un momento per noi, una pausa preziosa, un piccolo regalo di Natale. Paola Miccoli 3 Laura Efrikian racconta ‘La vita non ha età’ è stato il circolo Ufficiali dell’Esercito di Bologna, davanti ad un folto pubblico, ad ospitare, negli ultimi giorni di novembre, la presentazione del libro “La vita non ha età” dell’attrice/ scrittrice Laura Efrikian., intervistata dal giornalista Giorgio Albéri. Le domande, sapientemente poste, hanno permesso all’autrice di rievocare momenti della vita passata: dalla presentazione del Festival di Sanremo nel 1960 alle numerose “imprese” televisive quali l’indimenticabile “Cittadella” e “Davide Copperfield” per poi passare a quelle cinematografiche. Inevitabile il ricordo del periodo ‘morandiano’ e Laura ha sottolineato come, di quel periodo, siano la più bella testimonianza i figli Marianna e Marco, che le hanno regalato cinque splendidi nipoti. Un altro aspetto molto toccante è stato il capitolo ‘Africa’, che ha testimoniato e testimonia tuttora la grande sensibilità e il grande altruismo che caratterizzano e nobilitano la vita della Efrikian. Infatti, si adopera co- stantemente per migliorare la vita di tanti bambini e delle loro famiglie in una località del Kenia. Il tempo è veramente volato e tutti i presenti hanno rivolto un grande applau- so a questa attrice/ scrittrice che non ha certo dimenticato la sua dimensione umana e che ha poi salutato tutti affettuosamente con un brindisi a ricordo della serata. Donatella Bruni I figli? L’avventura più bella (e difficile) di una coppia D urante una delle cene con amici, ho avuto modo di notare – come peraltro avevo fatto tante altre volte – che ogni discorso cadeva inesorabilmente attorno ad un argomento: i figli. La partita di basket del ‘grande’, i suoi problemi dovuti ad un recente stiramento muscolare, le sue potenzialità di ripresa più volte sottolineata dall’edizione locale (di un giornale ad edizione molto limitata), piuttosto che le amicizie scolastiche della ‘piccola’, l’insegnante non proprio adatta a gestirne i progressi, e via discorrendo, dal primo al dessert, passando per la frutta. I figli (chi scrive è padre di due splen- 4 dide ragazze), sono l’avventura più bella che possa capitare ad una coppia, il cui reciproco volersi bene, quasi per incanto, cede il passo ad una forma di amore disinteressato, che nulla ha da reclamare, se non l’incondizionata e totale dedizione al bene dei ragazzi. Quando sono piccoli, inoltre, ti fanno sentire necessario ed importante, e ti regalano quella sensazione di prosieguo della propria esistenza, che riempie di conforto nei tanti dubbi che la vita periodicamente pone. Il punto è che i nostri ragazzi, questa loro centralità, non dovrebbero percepirla sin dalle prime fasi della loro vita. La comprenderanno sicuramente - questo si - quando diventeranno grandi (e se ci va grassa, ci riconosceranno anche di aver fatto, tra mille errori, il nostro meglio).Ma questo dovrebbe accadere avanti negli anni, diciamo al termine dell’adolescenza. Sino ad allora, sarebbe meglio imparassero a vivere prima in una comunità ristretta (la famiglia), assimilandone le poche, ma essenziali regole di convivenza e poi in un gruppo più grande (la scuola, le associazioni), imparando a rispettare la libertà degli altri, soprattutto quando implica una limitazione di quella propria. L’azione educativa dovrebbe, in altre parole, essere ispirata a rendere i ragazzi utenti esclusivi di un ‘sistema’ genitoriale e familiare, senza, per questo, far loro percepire di esserne la ragion d’essere. Ne va della loro preparazione per la vita, perché è bene che vi si affaccino con un’idea non ‘sovradimensionata’ della propria individualità (si legga Ego) rispetto alla comunità in cui si andranno a collocare, e con una chiara consapevolezza che nulla è loro dovuto, e che tutto è da conquistare con impegno e fatica (e tanta fortuna). Solo così consegneremo alla società giovani ben ‘equipaggiati’ per superare le inevitabili sfide che dovranno affrontare, in un mondo come l’attuale, decisamente più spietato di quello in cui i loro genitori hanno dovuto affermarsi. Antonio Vecchio La nostra Bologna torna a ‘pensare lungo’ “B ologna si sottovaluta. Ha talmente tante potenzialità... turistiche soprattutto, che potrebbe svoltare davvero”. Sono parole di Oscar Farinetti, un uomo che di progetti di successo ha una certa esperienza e ne ha anche messo Oscar Farinetti uno sul tavolo per la nostra città. Ma negli ultimi tempi sembra che Bologna – una città con un illustre passato ma oggi un po’ ripiegata su se stessa - si stia, seppur faticosamente, rivitalizzando grazie ad importanti iniziative di investimento che vanno ad arricchire il sistema culturale della città e la sua offerta complessiva, promosse – spesso con impegno solitario in un contesto istituzionale ed economico “di- stratto” - da alcune Fondazioni bolognesi e dalle illustri personalità che ne sono alla guida. E’ partito con l’inaugurazione del 2010 e si è via via completato il vasto progetto della Fondazione Carisbo di Genus Bononiae-Musei nella Città, promosso per impulso dell’allora Presidente Fabio Roversi Monaco, che oggi ne è alla guida con un investimento complessivo di 120 milioni di euro e oltre 300.000 visitatori dall’apertura - un percorso culturale, artistico e museale articolato in edifici nel centro storico di Bologna, restaurati e recuperati per finalità pubbliche. Nell’ottobre di quest’anno è stato inaugurato il Mast (Manifattura di Arti Sperimentazione e Tecnologia), fortemente voluto da Isabella Sèragnoli, imprenditrice e grande mecenate di Bologna, con un investimento di circa 50 milioni di euro: 25mila mq per un edificio che “contiene tanti edifici“ con spazi di incontro e di aggregazione dedicati ai dipendenti del Gruppo ma aperti anche alla città, con un’attenzione parti- colare ai giovani. E dopo due importanti realizzazioni, due importanti progetti. Il primo nasce dal coraggio e dalla lungimiranza di Marino Golinelli, presidente della Fondazione che porta il suo nome, che farà di Bologna la “città dei bambini”, con un “dono” ai bolognesi a 25 anni dalla nascita della sua Fondazione. Nell’area dell’ex fonderia Sabiem di Borgo Panigale, chiusa nel 2008 a causa del fallimento, Golinelli realizzerà la sua «cittadella» culturale dedicata a bambini e adolescenti. Un investimento di circa 8 milioni su una superficie complessiva di circa 9.000 metri quadrati, una riqualificazione e trasformazione importante di un’area industriale dismessa, con logiche simili a quelle che hanno ispirato la creazione del Mast, con l’obiettivo di diffondere la cultura scientifica, tecnologica e umanistica ai più piccoli e alle nuove generazioni , come è nella mission della Fondazione Golinelli. Secondo Golinelli la nuova grande sede della Fondazione si potrebbe inaugurare in tempo per l’Expo 2015, creando un Centro polifunzionale per la cultura e la conoscenza, con capacità di attrazione a livello nazionale e cittadino, rivolto in particolare alle scuole e ai giovani, “futuri cittadini di un mondo globale”, ma aperto anche a tutta la collettività. Il secondo progetto promosso da Oscar Farinetti, inventore di Eataly e dal Preside della Facoltà di Agraria di Bologna, Andrea Segré, creatore del Last Minute Market, ha un nome, potremmo dire disinvolto, “FICo” (acron i m o d i Fa b b r i c a Italiana Contadina), la «Disneyworld del cibo», 80mila metri quadrati al Centro agroalimentare di Bologna da realizzare entro l’autunno 2015, in concomitanza con l’Expo di Marino Golinelli Milano, con un investimento complessivo di 100 milioni di euro, di cui 45 entro il 31 dicembre per l’avvio dell’operazione. Secondo le previsioni FICo potrebbe portare a Bologna circa 10milioni di turisti a tre anni dall’apertura, a patto che vengano rafforzate le infrastrutture cittadine (passanti autostradali, sistemi di trasporto metropolitani e tangenziale). E così Bologna torna e “pensare lungo”. Roberta Bolelli Fabio Roversi Monaco 5 La crisi non scoraggia gli imprenditori tenaci C risi, recessione, depressione. Espressioni da qualche anno ricorrenti nei discorsi, nelle conversazioni e nei pensieri di tutti gli italiani. Dal Parlamento al bar dello sport, dalle colonne dei giornali alle telefonate con i parenti, non c’è argomento che non sia trattato o declinato sotto questo aspetto. La crisi, più che un fenomeno puramente economico, è diventata uno stato emotivo, un termine che racchiude in sé i timori e le incertezze dei nostri giorni. Per uscirne ci vogliono passione, investimenti e, soprattutto, coraggio. Lo stesso coraggio che hanno avuto i protagonisti dell’edizione 2013 del Premio ‘Capitani dell’Anno’. Uomini e donne che hanno quotidianamente rifiutato l’idea di lasciarsi vivere dalla recessione, premiati il 16 novembre a Roma proprio per il loro impegno e la loro caparbietà. La manifestazione, organizzata da Editutto e dall’Osservatorio Economico Baker Tilly Revisa, si è articolata in tre diverse tappe, toccando Genova, Milano e, appunto, Roma. L’appuntamento capitolino ha chiuso nel migliore dei modi questa edizione 2013, la prima a carattere nazionale, del ‘Premio Capitani’, riunendo, nella splendida Sala del Mito della Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma, imprese di livello internazionale co- 6 me il Gruppo Salini, storiche (da Gentilini a Pasta Paone, da Fiorucci a Orsolini) ma anche i ‘capitani’ di start up, che hanno dimostrato, visti i tempi, un coraggio imprenditoriale davvero encomiabile. Senza dimenticare imprese artigianali come quella dei Gammarelli, dal 1798 sarti dei Papi, le Vetrate d’Arte Giuliani, veri e propri capolavori che spaziano dalla Cappella Sistina al Qatar. Un premio anche al femminile con una presenza di tutto rispetto come quella di Carla Delfi- no, al timone di Imperial Emporium, leader nel campo delle macchine per il controllo del denaro. Inoltre, è stato riservato uno speciale riconoscimento ‘Capitani della Ricerca’, conferito al Campus Bio-Medico di Roma, vero e proprio fiore all’occhiello del sistema sanitario nazionale. ‘Il premio - ha affermato il Presidente di Editutto Fabio Raffaelli in apertura di cerimonia - è stato creato per dare luce e rendere omaggio a quegli imprenditori che, più di altri, hanno saputo dettare i ritmi della complessa ma, ci auguriamo, prossima e positiva uscita dal lungo periodo di recessione. “Dopo i successi di Genova e di Milano, - ha proseguito Raffaelli - la tappa di Roma è stata la grande conclusione di una edizione 2013 ricca di consensi e di soddisfazioni. Una cavalcata entusiasmante che il prossimo ci porterà fuori dai confini nazionali. Infatti, grazie al patrocinio di Eapo & Istitutional Comunication, il 2014 vedrà la nascita a Bruxelles del ‘Premio Totti Capitano dei Capitani F rancesco Totti ‘Capitano dei Capitani’. Al calciatore simbolo della Roma è stato consegnato l’importante riconoscimento, assegnato da Editutto e da Baker Tilly Revisa nell’ambito della manifestazione ‘Capitani dell’Anno 2013’, che premia non solo il grande atleta (300 gol da professionista, di cui 230 in serie A e sempre con la stessa maglia, secondo soltanto a Silvio Piola nella classifica dei marcatori di tutti i tempi nel massimo campionato nazionale) ma anche la sua capacità di fare squadra. Capitani dell’Anno Europa’.” “Roma ha risposto in maniera entusiastica a questa nostra iniziativa – ha affermato Maurizio Godoli dell’Osservatorio Economico Baker Tilly Revisa - confermando la necessità, in Italia, di rivalutare la figura dell’imprenditore. Uomini e donne che sanno mettersi in gioco e accettare le sfide. Personaggi, come quelli presenti stamani, che hanno preso decisioni vitali per migliaia di famiglie”. L’iniziativa ha, inoltre, coinvolto il mondo della scuola, invitando alla cerimonia di consegna dei premi un importante numero di studenti provenienti dalle università e dai licei romani. Un forte segnale di quanto gli organizzatori prestino attenzione ai giovani e di come simili iniziative possano costituire un ponte tra scuola e lavoro. Due mondi che, in teoria, dovrebbero essere in continua comunicazione, quasi legati da un rapporto di causa - effetto, ma che nella realtà risultano distanti anni luce. Andrea Barrica Pasolini Zanelli, una grande firma dagli Usa P arlare con un grande giornalista dà sempre un’emozione e qualche giorno fa, personalmente, l’ho provata intervistando Alberto Pasolini Zanelli. Bolognese doc ha intrapreso la carriera di giornalista nel 1960 come redattore de Il Resto del Carlino, ma subito ha dimostrato una grande passione per i reportage esteri. Raffinato per natura, curioso ed attento agli eventi, gli domandiamo la motivazione per cui ha preferito raccontare il mondo, cercando di spiegarlo a se stesso ed agli altri. Avevo 16 anni quando mi è stato pubblicato il primo articolo; ricordo che trattai la vita di Mozart. Poi, negli anni ‘50 mi occupai di sport, specialmente di gare automobilistiche e conobbi Manuel Fangio e Tazio Nuvolari. Ma, da giovane cronista, ho sentito il bisogno di vivere ed abitare all’estero per trasmettere ai miei lettori le notizie che “catturavo” con un grande entusiasmo. Ho iniziato in Germania, sempre per il giornale bolognese e poi negli Stati Uniti. Nel 1977 sono stato chiamato dal grande Indro Montanelli come editorialista de ‘Il Giornale’ ed inviato speciale a Washington. Dai suoi numerosi scritti, emerge che lei è un eclettico ed innamorato del suo lavoro. è vero, sono sempre rimasto affascinato dai contesti più diversi e ho cercato di capirne le dinamiche, specialmente quando mi sono trovato ad intervistare personalità del mondo politico. A proposito di politica, quale personaggio ha suscitato in lei maggiore interesse e, forse, ammirazione? è difficile scegliere fra centinaia di persone avvicinate in 40 anni di carriera, ma forse, l’intervista che mi ha dato più emozione è stata quella effettuata a Ronald Reagan. L’ho ammirato come politico e come uomo specialmente per la semplicità che lo ha sempre contraddistinto. Michail Gorbaciov, che ha creato attorno a sé un alone di mistero, l’ho molto ammi- rato per avere saputo imporre un capovolgimento politico all’interno dell’URSS e, successivamente nel mondo. Come giornalista ha ricevuto prestigiosi premi quali il “Prezzolini”, il “Max David”, l’ “Hemingway”: quale di questi le ha dato più soddisfazione? Il “Prezzolini” anche perché conobbi questo scrittore personalmente ed inoltre era stato il maestro di Montanelli e Spadolini. Nelle librerie si possono trovare numerosi suoi libri: gli argomenti sono per lo più politici o ha dato spazio a narrazioni fantastiche? Sono un giornalista che ha raccontato Come sostenere le Buone Notizie? Vedi a pagina 2 sempre notizie legate agli avvenimenti politici internazionali, però, a volte, ho collegato dei personaggi storici o mitologici come nel libro “L’ora di Telemaco, l’odissea americana”. In esso ho paragonato gli americani, dopo i trionfi di due conflitti mondiali, che si “smarriscono” con la guerra fredda, col terrorismo, con il crollo finanziario, con le numerose guerre in Irak e in Afghanistan, agli Achei che, tremila anni fa, dopo la guerra di Troia, si perdono per i crudeli venti di tempesta rischiando il naufragio. Il paragone è audace, ma stimolante. In tutti noi giornalisti vi è un “maestro” che ci ha indirizzato a questo stupendo mestiere: per lei? Io ho avuto l’onore di lavorare con due grandi giornalisti: Giovanni Spadolini e Indro Montanelli. Il primo, un grande maestro di stile e lavoratore senza tempo, il secondo, di grande umanità, mi ha onorato della sua amicizia e mi ha veramente insegnato a fare il corrispondente estero. Ciò che mi ha colpito di più negli scritti di Pasolini Zanelli non è solo la vastità degli interessi, della cultura e di una curiosità insaziabile, quanto la capacità poetica di rendere l’una e le altre. In un’immagine, in una frase, riesce a rendere un concetto e a dare al lettore l’idea di ciò che sta avvenendo. Giorgio Albéri 30 Bastano Euro 7 Omaggio a Calvino, gigante della letteratura I talo Calvino oggi avrebbe 90 anni. Un gigante della letteratura, che ancora attira l’attenzione sul significato delle sue parole che riescono sempre ad andare oltre. E’ nato nel 1923 a Santiago de Las Vegas in Cuba dove il padre era impegnato in una stazione sperimentale di agricoltura. Appena due anni dopo la sua nascita, i genitori decisero di tornare in Italia, a Sanremo; egli ha amato questa città, dove, in un ambiente familiare sereno e agiato, ha trascorso l`infanzia, l`adolescenza e la prima giovinezza. Nel 1944 si è unito ai partigiani della brigata Garibaldi che operavano nella zona delle Alpi Marittime e questo periodo inciderà profondamente sulla sua formazione. Conseguita la laurea in Lettere all’università di Torino, trovandosi a vendere libri a rate, era venuto a contatto con la casa editrice Einaudi. Ha conosciuto Pavese e, su consiglio dello scrittore, ha iniziato il romanzo “Il sentiero dei nidi di ragno”, ispirato alla sua esperienza partigiana. Nella vicenda narrata, dice l`autore, “nessuno è eroe”, solo i fatti parlano, visti attraverso gli occhi attenti e ingenui di Pin, un ragazzino genovese. Tra i romanzi di Calvino ricordiamo: “Il barone rampante” ed “Il cavaliere inesistente”, “Marcovaldo”, “Se una notte d`inverno un viaggiatore”. Nel 1985, mentre stava lavorando ad un ciclo di conferenze da tenere negli U.S.A, la morte lo coglie improvvisamente. Un autore completo, che ha indagato la società italiana con quella leggerezza tipica di chi sa accompagnare per viaggi immaginari e, al tempo stesso, reali. Calvino, ha attraversato Città Invisibili e ci ha condotto in mondi lontani raccontando storie, vite e persone. E’ stato l’espressione della cultura che sa vivere e che riesce a dare senso alle cose apprezzandone i dettagli, con la voglia e la La grande sfida della Filantropia “L a grande sfida della filantropia è migliorare strutturalmente la condizione dei deboli attraverso azioni che forniscano loro le risorse per individuare e perseguire questo obiettivo. E la ricchezza materiale è solo uno degli aspetti che caratterizza la ricchezza: oggi quel che conta davvero è la politica dell’accesso. Accesso uguale ricchezza, esclusione uguale povertà.” Queste parole della bolognese Barbara Maccaferri (membro del comitato grandi eventi di Agenda Sant’Egidio) ben riassumono il significato del Forum italiano della Filantropia, che si è svolto alla fine di 8 ottobre a Roma, ai Musei Vaticani, per discutere e approfondire il tema della «Ricchezza contro povertà». Il Forum nasce all’interno di Agenda Sant’Egidio, associazione onlus fondata da Maite Bulgari che sostiene le attività contro la povertà, promosse dalla Comunità di Sant’Egidio. Nell’attuale contesto economico, per chi produce più ricchezza diventa prioritario farsi carico delle disuguaglianze e dei bisogni sociali, non solo con le proprie risorse, ma mettendo a disposizione anche relazioni e capacità personali per contribuire attivamente alla risoluzione dei problemi. Con questo obiettivo comune si sono ritrovati, tra gli altri, Paolo Bulgari, Luca Cordero di Montezemolo, Luigi Gubitosi, Gianni e Maddalena Letta, il Cardinale Gianfranco Ravasi, Andrea Riccardi, Fulvio Conti, Nerio Alessandri, Alberta Ferretti, Giovanni Malagò, Massimo Sarmi e da Bologna appunto Barbara Maccaferri, Marino e Paola Golinelli, Monica Bravi che dirige la Fondazione Seràgnoli. Per condividere esperienze e aprire un confronto internazionale tra filantropi, opinion leader e studiosi sulla “cultura del dono”, e sull’impatto di questa sulla coesione sociale e su una più equa distribuzione del benessere in Italia e nel mondo. Roberta Bolelli forza di scoprire cose nuove. Ed ecco che ci si ritrova ad essere un lettore speciale in una notte di inverno, che soltanto lui poteva inventare, con quel gioco di parole che diventano mirabili citazioni. Frasi appropriate che abbelliscono una pagina e la rendono diversa dalle altre. Calvino ha scelto la fantasia per raccontarci storie che non dimenticheremo mai, ma in quella fantasia è riposta tutta la sua arte. L’arte del descrivere amori difficili mentre ci invita a rileggere i classici per attingere dal passato nuove energie. Il piacere della lettura nei suoi racconti e romanzi non viene mai meno e inoltre ha cambiato continuamente i temi e motivi della sua narrativa, cosa che pochi autori italiani sono riusciti a fare. Scrivere di Calvino non è compito facile. Il suo pensiero non dovrebbe essere ricordato, ma trasmesso. Il suo insegnamento, dovrebbe essere fondamentale nelle nuove generazioni i cui miti imbruttiscono il linguaggio e annientano la lettura. Riscoprire Italo Calvino è riscoprire la bellezza della lettura con i continui esercizi di stile cambiando ritmo e posizione; infatti, mentre si legge si ha la sensazione di spostarsi continuamente, di entrare in scena o di seguire le inquadrature: Calvino permette di essere registi della propria lettura. Donatella Bruni Volpi, 99 anni e la testa tra le nuvole H a la testa tra le nuvole, ma non è affatto distratto. Anzi è molto attento, né potrebbe non esserlo: infatti, gli hanno rinnovato il brevetto di volo lo scorso settembre, ma in tutto ciò, non vi sarebbe nulla di eccezionale se non fosse per il fatto che il nostro ‘Icaro’ ha da poco compiuto 99 anni. è il decano dei piloti italiani e, nel vederlo Volpi, è questo il suo nome, ha il brevetto da 78 anni e molte migliaia di ore di volo sulle spalle. Per me, geriatra, ciò che è affascinante di questo uomo così eccezionale, è che il pilotaggio di un aereo richiede una serie di abilità tipiche di una persona molto più giovane: abilità che il nostro Decano del volo mostra di possedere intatte. In Europa un intervistato alla televisione, egli mostra una straordinaria lucidità e…tanti anni di meno. Il Colonello Francesco comandante di aereo va in pensione a 65 anni ed è chiaro che pilotare un Boeing deve essere, sicura- mente, più impegnativo che non pilotare un aereo piccolo. E’ ovvio che, nel primo caso, si tratta di trasportare passeggeri ed un equipaggio sani e salvi ed è normale, quindi, che sia necessaria anche una certa vitalità, oltre ad una salute perfetta. Tuttavia il pilotare un aereo, quale che esso sia è, comunque, cosa molto complessa che richiede che le facoltà mentali siano integre. Ma quali sono queste facoltà? Si tratta della cognitività che si basa, anche, sull’uso della memoria procedurale: il ricordo di come si fanno le cose. E’ necessario, inoltre, che vi sia un senso sviluppato di percezione, che fa sempre parte della cognitività. Con il termine percezione intendiamo, infatti, consapevolezza e la capacità di identificazione, di discriminazione e di orientamento. Ma non basta: occorre che vi sia un elevato grado di attenzione. Per attenzione intendiamo: la capacità di filtrare informazioni e di essere in grado di elaborare risposte adeguate, le quali si basano su ragionamento e calcolo. L’attenzione comprende anche la capacità di pianificare le cose e di saper risolvere i problemi. Il Colonello Volpi, poi, non ama usare il “pilota automatico”. “A me piace ancora andare a mano” dice con una certa fierezza: il che lo rende ancora più eccezionale. Lo scorso 12 ottobre, giorno del suo compleanno, egli ha dunque decollato dall’Aeroporto Caproni, ai comandi di un ultraleggero biposto Mcr 25, con a fianco il presidente dell’Avioclub di Trento ed ha sorvolato, per una ventina di minuti, la sua città. “Le emozioni di una volta non le provo più, ora per me è divertimento puro” ha aggiunto Volpi il quale, ha un passato di pilota nell’Aeronautica Militare, con missioni in Russia e nel Mediterraneo ed egli avrà, quindi, assaporato più di una scarica di adrenalina nella sua lunga vita ai comandi di aeromobili. “Fino a quando la salute me lo consentirà non intendo rinunciare a questa incredibile esperienza” ha, infine, detto il Decano dei piloti italiani in una recente intervista. Con ciò egli ha dimostrato di conoscere i suoi limiti: ciò che, credo, rappresenti una garanzia per lui e per l’incolumità altrui. Un pilota, infatti, mi disse una volta: “volare è una passione, ma è molto meglio trovarsi a terra con la voglia di volare, che trovarsi ai comandi di un aereo con la disperata voglia di atterrare” Il Protagonista di questa storia dimostra che ci fa bene fare ciò che ci appassiona e, finché ci appassiona, facciamo bene a farlo. Stefano Crooke Profutura, premi di laurea e di ricerca N elle prestigiose sale del Circolo Ufficiali dell’Esercito di Bologna, l’appuntamento dedicato alla ricerca scientifica. Il 29 novembre, l’Associazione Profutura ha voluto premiare quattro neo laureati nel nostro Ateneo che hanno “speso” parecchio del loro tempo in studi dedicati al campo della geriatria e gerontologia. Erano presenti il dott. Marco Macciantelli, Sindaco di San Lazzaro di Savena che ha consegnato il premio al dottor. Giacomo Veronese, la professoressa Carla Faralli del Senato Accademico, in rappresentanza del Magnifico Rettore, che ha premiato il dottor Michele Protti, il professor Santi Mario Spampimato, coordinatore del corso di laurea di Farmacia che ha consegnato il diploma alla dott.ssa Valeria Vitellaro ed il Colonnello Antonio Jannece, comandante provinciale di Bologna dei Carabinieri che ha dato il Premio alla dottoressa Elisa Zagni. La manifestazione, proprio perché giunta alla sua dodicesima edizione, ha avuto il supporto anche dei Soci Faralli, Sazzini e Mangolini che hanno contribuito con tre premi in ricordo dei loro cari, ma il contributo finanziario maggiore è stato dato anche quest’anno dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Ravenna. Gli interventi tenuti dagli accademici hanno dato maggiore importanza all’avvenimento che ha rinsaldato la felice unione fra le forze costruttive del giovane e le necessità del mondo dell’anziano. Anche in questa edi- zione la Commissione esaminatrice, composta dai Professori Rita Gatti, Nadia Ghedini e dal dott. Maurizio Martone, ha dovuto valutare le numerose domande pervenute da parte di ottimi partecipanti. Fra una premiazione e l’altra il M° Lamberto Lipparini ha offerto applauditi intermezzi musicali eseguiti al pianoforte. Donatella Bruni Da sinistra: Santi Mario Spampinato, Giorgio Albéri, Michele Protti, Carla Faralli, Valeria Vitellaro, Rita Gatti, Elisa Zagni e Giacomo Veronese 9 Se una goccia di sangue parla di droga N ella suggestiva cornice di Palazzo Vespignani a Imola, sede didattica distaccata dell’Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, si to posti. È sempre importante ribadire la concreta necessità sociale, medica e scientifica di condurre attività e ricerche volte allo studio e al contrasto della è svolta una giornata scientifica dal titolo “Vecchie e nuove droghe: aspetti chimico-tossicologici, clinici e sociali”, organizzata nell’ambito del Master Universitario di II livello in Analisi Chimiche e ChimicoTossicologiche Forensi. L’evento, inizialmente pensato per ricercatori e studenti universitari, è stato poi aperto alla popolazione tutta, visto il forte impatto sociale oltre che scientifico delle tematiche proposte, e ha registrato un gran numero di presenze, occupando completamente l’aula magna da quasi duecen- tossicodipendenza, fenomeno che rappresenta una delle più grandi emergenze sociali dei nostri tempi e una vera e propria sfida per le attuali e future generazioni. Il consumo di sostanze stupefacenti, vecchie e nuove, non accenna affatto a diminuire né in diffusione né in importanza, né in Italia né nel resto del mondo. I lavori della giornata scientifica sono cominciati con le preziose testimonianze di illustri esponenti delle Forze dell’Ordine, costantemente impegnate nelle azioni di controllo e contrasto dello spaccio e del consumo di droghe sul territorio bolognese, come il Dott. Massimiliano Serpi, Procuratore Aggiunto della Repubblica, il Dott. Andrea Del Ferraro, Dirigente del Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica e il Capitano Sabato Simonetti, Comandante del Nucleo Antisofisticazioni (NAS). Si sono poi alternate interessanti relazioni di esponenti del mondo accademico, provenienti da diverse Università Italiane (Bologna, Milano e Macerata), che hanno illustrato le tecniche analitiche attualmente più utilizzate per gli accertamenti sulle droghe d’abuso ottenute dai sequestri e per il monitoraggio del consumo di analitica recentemente pubblicata su importanti riviste scientifiche internazionali, basata sull’impiego di un’unica goccia di sangue per rivelare la positività all’uso delle più diffuse sostanze illecite presenti sul mercato clandestino, dalle più conosciute come Cannabis e cocaina, alle più nuove smart drugs e club drugs, sempre più diffuse tra giovani e giovanissimi e già causa di numerosi casi di intossicazioni gravi e decessi. Con l’aula magna ancora affollata di studenti, docenti, ricercatori e altri spettatori si è conclusa questa ricca giornata scientifica all’insegna dell’infor- stupefacenti. La professoressa Laura Mercolini (nella foto), Ricercatore presso il Dipartimento FaBit, ha presentato un’innovativa metodologia mazione e della formazione sulle problematiche connesse all’abuso di sostanze stupefacenti, sia di vecchia sia di nuova generazione. Giorgio Albéri Un giorno da Batman per dimenticare la malattia M iles Scott è un bambino di soli cinque anni che soffre di leucemia, termine medico comunemente utilizzato per designare il tumore del sangue. I medici gli hanno diagnosticato la patologia tre anni fa e da allora grazie alla chemioterapia Miles sta meglio e la sua situazione clinica sembra momentaneamente sotto controllo. Si tratta di una malattia molto grave che lo vedrà inesorabilmente soccombere. L’associazione Make a Wish ha così deciso di realizzare l’ultimo desiderio del piccolo Miles, trasformando la città di San Francisco in Gotham City e Miles in Batman, il suo eroe preferito. Una volta travestito con una versione mini del tradizionale costume da Batman 10 è stato protagonista di una giornata da super eroe, ricca di suggestive avventure riprese dal celebre fumetto. Un sogno talmente grande da allontanare l’incubo della leucemia. Tutto ciò è stato possibile grazie all’adesione di settemila volontari, del sindaco e del corpo di polizia che ha chiuso al traffico ampie zone della città. Per qualche ora San Francisco si ferma, interrompendo quella corsa quotidiana che ci rende ciechi ed indifferenti ai dolori altrui e, aprendo occhi e cuore, ha deciso di donare il proprio tempo per coronare il sogno di Miles. Il padre Nick Scott ha rilasciato una breve intervista dove affermando che si tratta di una giornata di affetto e volontariato collettivo, ha espresso la sua gratitudine e non ha celato la sua commozione. Una vicenda incredibile che fa riflettere; ci regala un sorriso, ma ci lascia al contempo attoniti. Di cosa ha dunque bisogno la nostra società? Affetto, amore, spontaneità sembrano sentimenti sempre più precari, smembrati dal loro significato più profondo che ci fa alzare il capo chino e volge il nostro sguardo verso l’orizzonte. Siamo corpi pensanti costantemente in gioco, riteniamo di aver compreso le regole per non uscire dalla partita, ma forse ci mancano proprio quelle per vincere. Marco Bressan Tra i Media la televisione ancora in testa L a ‘mutazione digitale’ è la formula che meglio esprime l’attuale fase evolutiva della comunicazione nel nostro Paese. E’ il quadro di una grande transizione infatti quello che emerge dall’11° Rapporto CENSISUCSI sulla Comunicazione presentato di recente, che analizza gli andamenti dei ‘media’ (mezzi e contenuti) nel corso degli ultimi anni. Alcuni dati relativi ai ‘media’ principali sono particolarmente significativi. La tele- visione si conferma la prima fonte informativa per il 97% degli italiani (probabilmente anche grazie al rilevante aumento dell’offerta a seguito del passaggio al digitale terrestre), la radio rimane stabile appena sotto l’80%, i quotidiani scendo- no dal 67% al 43%, mentre i cellulari/ smartphones crescono dal 78% all’86% e internet balza dal 45% al 65%. In questi numeri si coglie l’evoluzione che sta trasformando i processi della comunicazione, agendo anche all’interno dei mezzi tradizionali. Non a caso nell’ultimo anno la TV satellitare lievita del 9%, la radio sui telefonini cresce del 15%, gli smartphones registrano il maggior incremento di utilizzo, i tablets passano dall’8% al 14%, gli e-book (pur rappresentando al momento il 5% dell’editoria) sono raddoppiati. Il digitale non è solo una tecnologia ma un “universo” che coinvolge mezzi e contenuti nonché i circuiti di condivisione, configurando un modello di “digital life” che cambia i nostri riferimenti ad esempio nell’intrattenimento, nel modo di viaggiare, nell’informazione su aziende e prodotti, negli acquisti, nei servizi di comunicazione one to one (Skype, WhatsApp per citare i più diffusi), nei social networks. Il web ha anche effetti economici e produttivi in quanto non solo influenza la conoscenza ma attribuisce anche credibilità alle aziende che sono presenti nella rete. Anche il mondo dell’editoria sta progressivamente cambiando , con l’evoluzione verso la multimedialità e la presenza su tutte le piattaforme (PC, tablet, smartphone, ecc.) nella produzione di contenuti dell’informazione giornalistica sfruttando la natura interattiva dei nuovi “media”: fenomeno innovativo il cosiddetto citizen journalism o giornalismo collaborativo accanto e a supporto del giornalismo classico, che mantiene comunque un ruolo centrale per la selezione e mediazione dei contenuti. La mutazione digitale si accompagna ad un processo di “differenziazione generazionale”, al momento significativo ma che tenderà a ridursi in funzione della naturale evoluzione demografica. Ad esempio oggi traggono le informazioni da internet il 90% dei giovani contro il 21% degli over 60, mentre dai giornali il 23% dei giovani contro il 52% degli over 60. E si manifestano anche situazioni con qualche criticità (sulle quali la scuola dovrebbe svolgere un ruolo più attivo): il 50% dei giovani (45% under 30) risulta “perennemente connesso”; il 20% degli italiani (45% giovani) usa internet ma non legge libri, giornali, periodici, ecc. Per dirla con Giuseppe De Rita (nella foto) “più connessioni non significano necessariamente più connettività sociale”. è questa forse l’ulteriore sfida della mutazione digitale. Roberta Bolelli 11 Ecco un nuovo modo di vivere l’Università C’ è una buona notizia per coloro che hanno dovuto rinunciare all’università per motivi di tempo o per motivi economici. Avete mai sentito parlare di “e-learning?” Si tratta di un nuovo modo di interpretare l’insegnamento da una parte e l’apprendimento dall’altra. La centralità è lo studente e le sue esigenze: quali sono i suoi gusti, le attitudini, quali sono i suoi impegni personali, le sue capacità e possibilità di dedicarsi allo studio. L’e-learning prova a rispondere a tutte queste esigenze e proprio su questo sistema si sta sviluppando anche un nuovo modo di vivere l’università, un sistema che a sua volta sta contribuendo al diffondersi di corsi di laurea e master ‘online’. Con un computer connesso ad internet è possibile assistere alle lezioni di un corso di laurea, abbattendo in questo modo le distanze tra il singolo studente e dove invece si trovano le università. Questo comporta un risparmio di tempo e di denaro: di tempo, perché lo studente non deve spostarsi ogni giorno per andare ad assistere alle lezioni, ricavando così più tempo per se e per i suoi impegni personali; di denaro, perché potendo studiare a casa propria, non ci sono tutte le spese inerenti uno spostamento. Questo modo di insegnare a distanza risulta poi estremamente utile per tutti quei lavoratori e lavoratrici che hanno un diploma e che vorrebbero laurearsi (esempio lampante sono le mamme impegnate tutto il giorno a casa con figli e famiglia). Questa opportunità può essere data anche a quei laureati che vogliono spe- 12 cializzarsi con un master e che non hanno però la possibilità di seguire le lezioni. Per questi potenziali studenti le università telematiche non solo sono un’opportunità, ma in molti casi anche l’unica possibilità per realizzare i loro sogni. Riteniamo infatti, che l’istruzione sia un “bagaglio” che nobilita la persona e non vogliamo né possiamo adattarci ad una società che abbandoni o non consideri questi valori. Eleonora Dimichino Poli, siamo già a quota tre Q uesto libro di Marco Poli, che fa seguito a due precedenti editi dallo stesso editore (“Cose d’altri tempi”, 2008, e “Cose d’altri tempi 2”, 2011), propone gli articoli apparsi nelle omonima rubrica del “Carlino Bologna” a partire da ottobre 2011 a settembre 2013. Nel libro sono presenti anche articoli pubblicati sia sull’edizione bolognese, sia su quella nazionale de “Il Resto del Carlino”; nonché alcuni articoli apparsi sul periodico “Le buone notizie. ” Si tratta di scritti di agevole lettura che presentano episodi, curiosità, personaggi e avvenimenti bolognesi esposti con una narrativa sintetica, ma godibile. è un percorso costituito da decine e decine di frammenti storici che offrono al lettore aspetti di una Bologna meno nota e, quindi, in grado di suscitare curiosità e interesse; un percorso che non è mai frutto di fantasia, ma è sempre sorretto da fonti storiche. Il libro contiene “100 pillole”, scritti brevi la cui lettura si può esaurire in pochi minuti: il lettore potrà imbattersi in personaggi di rilievo, molti dei quali incontriamo ogni giorno nella città poiché sono tito- lari di una via; poi vi sono le attività economiche di “lungo corso”, negozi o aziende che esistono da decenni e magari sono gestiti dalla stessa famiglia che li avviò. Poi vi sono i “pro me- moria” di anniversari che riguardano personaggi o avvenimenti: un capitolo è dedicato al nostro Prospero Lambertini, prima Arcivescovo di Bologna poi grande Papa Benedetto XIV. Donatella Bruni Dicembre, San Petronio torna a splendere «Q uesta è una città che - a saperla leggere - da ogni suo angolo rimanda alla verità e al primato del mondo invisibile. Tutto ciò si fa ancora più evidente in alcune sedi imponenti e mirabili di preghiera e di vita liturgica, che sono anche più ricercate dai forestieri, i quali intuiscono che proprio da questi monumenti, più che da altri, traluce la bellezza e la grandezza propria di questa città». (G. Biffi, La città di San Petronio nel terzo millennio, Nota pastorale, Bologna, 12 settembre 2000). Un bella novità in Piazza Maggiore sotto l’albero per tutti i bolognesi. La gigantesca impalcatura che copre la facciata di San Petronio sta per essere finalmente smontata. Si comincerà il 21 dicembre, pochi giorni prima di Natale, con la presentazione della Porta Magna della Basilica accompagnato e scandito da proiezioni, musiche d’organo e fuochi d’artificio. Dopo un lungo ed impegnativo restauro diretto dall’architetto Roberto Terra insieme al collega Guido Cavina (i lavori sono iniziati nel settembre del 2010), tra pochi giorni si potrà quindi ammirare uno dei più preziosi cicli scultorei del Rinascimento, realizzato ad opera di Jacopo della Quercia (la Madonna col bambino al centro affiancata da San Petronio e Sant’Ambrogio e le splendide formelle). Moltissime iniziative hanno accompagnato questo lungo percorso per ripristinare l’originaria bellezza di uno dei simboli più amati di Bologna, che rappresenta da sem- pre l’espressione del sentimento religioso e insieme del sentimento civico della nostra gente. Le visite alla terrazza panoramica (che continueranno sino al 1 gennaio 2014) e al cantiere del restauro hanno permesso a oltre 100.000 visitatori di vedere da vicino le statue e di godere di una visione straordinaria di piazza Maggiore e della città tutta. Sono stati organizzati numerosi incontri con illustri storici dell’arte (Eugenio Riccomini, Andrea Emiliani, Anna Maria Matteucci, ecc.) e si sono realizzate importanti mostre (la più recente conclusasi il 6 dicembre ed allestita all’Oratorio di Santa Maria della Vita che si riproporrà nel Cortile di Palazzo d’Accursio nei prossimi mesi). E’ stata inaugurata la cappella restaurata di San Vincenzo Ferrer e si sono tenuti significativi appuntamenti di grande musica. Quest’anno è stato pregevolmente concluso dallo splendido Concerto in Basilica con l’esecuzione della “Messa dell’incoronazione di Mozart”, eseguita dell’Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna con la direzione del Maestro Roberto Abbado. Ma questo non è che l’inizio di un programma celebrativo che procederà fino in primavera del prossimo anno con una serie di iniziative importanti (mostre, convegni, concerti) quando si concluderà con l’evento finale dello svelamento completo della facciata. “Come per la sua costruzione – osserva il Primicerio della Basilica, monsignor Oreste Leonardi ricordando le diverse campagne che sono state lanciate («Adotta una cappella», «Adotta una formella», «Adotta un mattone») - anche questo impegnativo programma di restauro è stato e sarà reso possibile grazie al contributo dei cittadini, delle aziende, delle fondazioni bancarie e delle istituzioni bolognesi che sentono il richiamo e il valore della Basilica come grande simbolo religioso ma anche espressione di una città operosa e sensibile alle proprie tradizioni culturali.” Roberta Bolelli Un orologio per regolare caldo e freddo F inora gli umani hanno sempre tentato di riscaldare o raffreddare un’ambiente per stare meglio e adattarlo alle proprie esigenze. Falò, termosifoni, stufe e condizionatori sono nati proprio per plasmare l’ambiente a nostro piacimento, ma con l’avanzare della coscienza ecologica alcuni scienziati del MIT di Boston hanno pensato a una soluzione inversa: regolare la temperatura dell’uomo in base a quella circostante. Maglioni, felpe e giacche già operano in tal senso ma la nuova invenzione va molto più avanti. Si chiama Wristify e si presenta come un orologio squadrato con un cinturino piuttosto importante e una scatoletta larga poco più del polso. In realtà però è un bracciale termoelettrico con un diffusore metallico in lega di rame che grazie a dei sensori misura prima la temperatura corporea poi quella ambientale e in seguito le elabora. La magia, se così si può dire, arriva però nell’ultimo stadio quando il device invia al polso degli impulsi termici caldi o freddi che stimolano il corpo umano a raggiungere la temperatura adeguata. Sembra una visione futuristica ma ad uno sguardo più attento si scopre che le sue radici affondano molto lontano. Wristify infatti fa leva sulla capacità di alcune parti della nostra pelle di adattare la temperatura corporea, un sistema che adottiamo da secoli solo che non lo sappiamo. Quando mettiamo il polso sotto l’acqua fredda prima di berla o poggiamo un panno fresco sulla fronte di un malato stiamo già influenzando la temperatura corporea solo che ora lo si può fare in modo pratico, costante e controllando perfettamente tutte le variabili. Giulia Petrozzi 13 Un passo per il portico più lungo al mondo è iniziata la lunga marcia di Un passo per San Luca, progetto di crowdfunding civico dedicato alla raccolta fondi per il restauro del portico più lungo al mondo. L’obiettivo è raccogliere 300.000 euro tramite donazioni, sponsorizzazioni e iniziative. San Luca è il cuore di Bologna, il faro che, scorto da lontano, fa sentire a casa. Il portico che conduce al Santuario è un monumento architettonico che è soprattutto bene comune e a causa di cedimenti e abbassamenti del terreno ha urgente bisogno di interventi di manutenzione; un gesto, un passo, che per essere compiuto chiede l’aiuto di tutti. La raccolta fondi servirà per aprire due cantieri di restauro nelle arcate che più necessitano di opere conservative. Qualsiasi cifra raccolta sarà impegnata immedia- Luca, ed è reso poss i b i l e g ra z i e a l l a collaborazione con GINGER - Gestione Idee Nuove e Geniali in Emilia Romagna, realtà attiva nella promozione e realiz- del Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Con Un passo per San Luca, per la prima volta in Italia una Pubblica Amministrazione decide di utilizzare il crowdfunding come strumento primo per chiedere ai cittadini di partecipare al restauro e alla valorizzazione di un bene artistico che è, in primis, bene comune. Un passo per San Luca è infatti promosso dal Comune di Bologna e dal Comitato per il restauro del Portico di San zazione di progetti di crowdfunding con un forte legame con il territorio. Il crowdfunding funz i o n a s o p ra t t u t t o perché permette a ognuno, in base alle proprie possibilità, di contribuire a un progetto condiviso. Proprio in quest’ottica, il Sindaco e il Comune di Bologna chiamano a raccolta tutti i cittadini e decidono di fare la loro parte diventando i primi donatori con un contributo di 100.000 euro. Da qui 100% San Luca, la sezione del sito che ospiterà tutti i nominativi che sceglieranno di donare 100 euro, oltre alle foto e ai video in cui rispondere in poche parole alla domanda “Perché 100% San Luca?”. Per promuovere l’iniziativa saranno coinvolte note personalità bolognesi che decideranno di sostenere per prime il progetto. Ornella Elefante tamente nelle attività di manutenzione: già con 15.000 euro si può restaurare un arco di portico. Il crowdfunding civico ben si sposa a iniziative che coinvolgono un simbolo, un luogo in grado di racchiudere in sé molteplici significati e suggestioni, proprio come il portico di San Luca a Bologna. Un passo per San Luca sarà una piattaforma web (www. unpassopersanluca.it) per raccogliere le donazioni online, arricchita dalla periodica pubblicazione di notizie, aggiornamenti, video e immagini. A questo si affiancheranno 14 iniziative legate sia alla diffusione della raccolta fondi, che alla promozione del portico di San Luca, anche alla luce della candidatura dei portici di Bologna a sito Scifo, per Arte dalla Sicilia a Milano I n occasione della collettiva dal titolo ‘Digital Life’ al MACRO Testaccio, intervistiamo Marco Maria Giuseppe Scifo, un giovane artista siciliano che vive a Milano ormai da parecchi anni. Nelle spaziose sale del Museo d’Arte Contemporanea di Roma, Scifo espone fino al 1° dicembre un’installazione che consiste in una videoproiezione ottenuta da una sequenza di disegni a carbone e proiettati su un letto di sale. Con In nubibus project room – questo il titolo dell’opera – l’artista intende compiere un’indagine a proposito della materia di cui si compone il nostro habitat. Ma lasciamo che sia lo stesso Scifo a parlarcene… Marco, puoi presentarti per favore? «Sono nato ad Augusta in Sicilia trentasei anni fa; la mia carriera in ambito artistico è iniziata sui banchi dell’Istituto d’Arte di Siracusa per proseguire nelle sale dell’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.» A proposito di Brera, tu oggi insegni proprio lì . «Sì, come già ho anticipato, da giovane ho studiato lì poi sono diventato docente di Disegno per la Scultura. Ne approfitto per sottolineare quanto io abbia sempre creduto nell’importanza del sistema scolasticoeducativo in generale, ed in particolare in quello da me frequentato e vissuto. Perciò fatico a comprendere le lamentele di coloro che lo denigrano senza neanche conoscere la magia della comunione che si viene a creare all’interno di un laboratorio animato da allievi intenti a soddisfare interrogativi comuni. Durante le mie lezioni, cerco di trasmettere la mia esperienza, ponendo al centro della discussione il rapporto tra docente e discente. Un vero e proprio tandem; mi riferisco all’origine latina di questo termine: tandem, propriamente ‘infine’, due cavalli che attaccati l’uno dietro l’altro trainavano le antiche carrozze.» Quale tecnica artistica prediligi? «Non ne preferisco una in particolare, ma il disegno - che sia progettuale o che sia il risultato di processi logici o di preparazione del gesto - è sempre a fondamento del mio linguaggio. Questo a causa di uno dei limiti delle opere plastiche, poiché quando si interviene nello spazio e si considera la fisicità dei materiali, bisogna concedersi un lungo periodo di calcolo per fare in modo che l’opera sia risolta in se stessa. Il tutto a differenza della pittura in cui l’approccio all’immagine è quasi sempre diretto. Correggere un errore di proporzioni o di staticità di una scultura non è semplice come ridipingere una porzione di tela, ed è per questo che in molti dei miei disegni progettuali si fa necessariamente un uso tecnico e tecnologico di programmi di grafica informatica.» Quali sono i principi fondamentali sui quali si basa il tuo modo di fare e vedere l’arte? «L’indagine che sto portando avanti da alcuni anni ruota attorno ad alcuni concetti quali l’habitat (da intendersi nella sua accezione più estesa possibile), la natura umana e quella animale, considerate come piccoli insiemi di masse molecolari che si spostano nello spazio. Il tutto si potrebbe riassumere in un unico organismo vivente che è l’Anima Mundi (o Anima del Mondo), ovvero in ciò che i platonici usano per indicare la vitalità della natura nella sua totalità. L’Anima Mundi rappresenta il principio unificante da cui prendono forma i singoli organismi, i quali, pur articolandosi e differenziandosi ognuno secondo le proprie specificità individuali, risultano legati tra loro in una comune anima universale. Questa tesi è confermata anche dal fatto che l’uomo è fatto dalla stessa materia che compone il mondo. Il nostro corpo è composto per il 96% da atomi d’idrogeno, carbonio, ossigeno e azoto che sono quattro degli elementi più presenti nell’universo.» Progetti futuri? «Nel mio studio milanese sto lavorando ad alcuni progetti da realizzare nell’immediato futuro. Inoltre, recentemente sono stato invitato a partecipare al premio d’arte della Fondazione VAF, un’impresa culturale tedesca il cui obiettivo è collezionare, valorizzare, rendere accessibile, diffondere e fare conoscere l’arte italiana moderna e contemporanea dai capolavori del Novecento ai più recenti contributi creativi.» Manuela Valentini 15 Il popolo della notte Continua la pubblicazione del racconto di Federico Nenzioni. Ma tu chi sei che avanzando nel buio della notte inciampi nei miei più segreti pensieri William Shakespeare il popolo della notte Generalmente era gente poco loquace, non abituata a comunicare con il prossimo, che se ne stava in silenzio, gli occhi persi nel vuoto, ad ascoltare e, solo se sollecitata da Gaitanen, ad approvare o meno quanto veniva loro proposto, esprimendo il suo assenso o la sua contrarietà con mormorii e mugugni. Ma questa volta erano troppo coinvolti ed esasperati per quanto stava avvenendo in casa loro e si capì subito che il loro umore li predisponeva ad optare per delle soluzioni estreme. Alla domanda di Gaitanen: “Allora questi ragazzi…?”, la risposta fu: “Sanno troppe cose, è meglio che rimangano qui”, affermazione che provocò l’immediata reazione di Calzinaz che, presa una lanterna, cominciò ad arretrare verso l’uscita, e noi con lui. Ci eclissammo quatti quatti, senza attendere che l’assemblea giungesse ad una più realistica conclusione. Imboccammo il tunnel che avevamo percorso all’andata e che saliva involgendosi in ampie spire verso il terzo livello superiore, ma qui giunti, ci trovammo di fronte a un trivio: una strada scendeva, altre due salivano. Scartata quella in discesa, decidemmo di prendere a sinistra, ma poco dopo ci trovammo davanti a un bivio: una via scendeva, l’altra saliva. Questa volta decidemmo di scendere perché dalle tenebrose profondità di quel passaggio giungeva uno scroscio d’acqua; quel varco ci avrebbe portati a livello dei canali e di lì, poi, finalmente all’aperto? Imboccammo quello stretto varco la cui volta via via si abbassava costringendoci a procedere piegati e poi a carponi. Nonostante tutto continuammo ad avanzare perché la luce della lanterna ci rimandava, là in fondo, un intermittente sfavillio come se migliaia di lucciole intrecciassero i loro voli. Infatti, poco più avanti il tunnel sboccava in una grotta tempestata da migliaia di cristalli di gesso che riflettevano una luce diamantina che moltiplicava per mille il flebile bagliore della lanterna. Un laghetto d’acqua trasparente, alimentato da una cascatella, fumigava a contatto con l’aria fresca della grotta: eravamo giunti alla fonte Alexander, acqua termale bicarbonatosolfato-calcica dalle ottime facoltà terapeutiche. L’acqua aveva sempre esercitato in noi un grande fascino; alla vista di quel trasparente laghetto, non riuscimmo a trattenerci, tolti frettolosamente i vestiti, prendemmo la rincorsa e ci tuffammo schiamazzando allegramente. Un delizioso tepore ci penetrò nelle membra e nelle ossa infreddolite, sciogliendo ogni tensione fisica e mentale. Uscimmo mal volentieri, ma avevamo indugiato lì anche troppo, dovevamo riprendere il cammino in fretta, prima che il popolo della notte si accorgesse della nostra scomparsa. Imboccammo il tunnel che scendeva ripido davanti a noi. Una caratteristica dei gessi bolognesi è che fra una faglia e l’altra del minerale si trovano spessi strati di argilla scivolosa come sapone e la galleria che imboccammo era scavata appunto nell’argilla. Pochi passi e Cicciomegar, Calzinaz ed io, perduta ogni aderenza col suolo, scivolammo risucchiati verso il fondo, dove la corsa finiva in una pozza fangosa che ne attutiva la caduta. Fuori, all’imbocco, era rimasto solo Sussezza con la lanterna, mentre noi nel buio più fitto cercavamo inutilmente di rimetterci in piedi. Ci trovavamo in una cavità fangosa senza sbocchi. Risalire era impossibile, mani e piedi non riuscivano a far presa sul terreno scivoloso. All’imbocco, 10-15 metri più su, Sussezza ci chiamava piagnucolando. “Siamo intrappolati, vai, cerca aiuto”, gli gridammo. “Ma, se il popolo della notte ci trova…”, “Vai, presto, non abbiamo scelta o facciamo la fine del topo…”, gridammo più forte. Il tremebondo Sussezza, con il groppo in gola, imboccò nuovamente lo stretto cunicolo che ci aveva portato lì. Stava per uscirne, quando due braccia lo afferrarono e lo scaraventarono a terra; ancora una volta Lametta era su di lui. Poi, tutto accadde rapidamente; Sussezza vide materializ- il ritorno Ci riportarono a livello dei canali e Gaitanen ci mostrò la via: “Seguite la corrente e ritornerete al punto da cui siete partiti”. Ci avviammo, immersi fino ai ginocchi nella fredda corrente del canale delle Moline, Calzinaz in testa che fendeva l’oscurità tenendo alta la fiaccola che l’eremita ci aveva dato prima di congedarci. Che differenza da quando eravamo partiti! Allora, baldanzosi, sicuri di sé e un po’ arro- 16 ganti, ora, stremati, depressi, impauriti. Ritornavamo senza ciò che di prezioso avevamo portato con noi, alcune cose di nostra proprietà, altre avute in prestito, tante di cui ci eravamo appropriati all’insaputa dei loro legittimi proprietari. E le pene che avevamo procurato ai nostri genitori, come considerarle? Il fardello che ci portavamo sulle spalle era molto pesante. Avanzavamo in silenzio, assorti nei nostri pensieri e tormentati dalle nostre paure. Intanto, fuori di lì, da due giorni e due notti, come spesso accade in autunno, pioveva ininterrottamente; una pioggia fine, persistente cadeva sui colli che dominano Bologna; l’acqua, dopo aver dilavato campi e prati, si riversava copiosa nella valle di Roncrio sul cui fondo scorre il torrente Aposa. Una corrente fangosa che trascinava con sé rami e tronchi, dopo aver lambito i piedi del Archi di vari stili si susseguono lungo la volta del torrente Aposa. zarsi alle spalle di Lametta il ragazzino dal naso rincagnato della banda dei bassotti che, con la canna della pistola del fratello di Cicciomagher, colpiva alla nuca Lametta, che si voltava furioso. Presa la mira, gli sparava un piombino che lo colpiva poco sotto l’occhio destro. Nemmeno Polifemo, accecato da Ulisse, urlò così forte per il dolore e la rabbia. Lametta tappandosi l’occhio ferito con una mano, fuggì ululando come un lupo. Intanto nel buio più fitto, allo sconforto si era sostituito, in noi, uno stato di sonnolente sospensione, come se quella situazione ci fosse estranea. Un lieve fruscio ci scosse dal torpore in cui eravamo caduti e improvvisamente fece capolino Lulù con una corda assicurata alla vita e una torcia elettrica in mano. Ad uno ad uno risalimmo in superficie tirati su dalle robuste braccia di Zigant. “Perché siete fuggiti?”, chiese Gaitanen, “avventurarsi in questi luoghi è pericoloso”, “Perché ci avreste impedito di andarcene”, rispose stizzito Calzinaz. “No, ma ci dovete promettere di non mettere più piede qui e di non rivelare a nessuno quanto avete visto”. Promettemmo con trasporto: di quei luoghi sotterranei non ne potevamo più, volevamo solo risalire in superficie e dimenticare al più presto quell’avventura. …L’uomo non può tornare mai allo stesso punto da cui è partito, perché, nel frattempo, lui stesso è cambiato. Da sé stessi non si può fuggire. Andrej Arsen’evič Tarkovskij colle di San Michele in Bosco, si dirigeva impetuosa verso il punto dove il torrente s’inabissa fra le Porte San Mamolo e Castiglione: qui l’Aposa entrava ruggendo e ribollendo nelle viscere della città. Fine 9a puntata (segue nei prossimi numeri)