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ACCADE AL PE
Settimanale d’informazione sulle attività delle Istituzioni Comunitarie
n. 89 – settimana dal 18 al 22 aprile 2011
SETTIMANA DAL 11 AL 15 APRILE
1.
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Commissioni parlamentari
Commissione ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare (ENVI)
Commissione industria, ricerca e energia (ITRE)
Commissione commercio internazionale (INTA)
Commissione trasporti e turismo (TRAN)
Commissione occupazione e affari sociali (EMPL)
Commissione mercato interno e protezione dei consumatori (IMCO)
Commissione problemi economici e monetari (ECON)
2. Accade in Consiglio
 Consiglio competitività
3.
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Accade in Commissione
Le 12 leve per il mercato interno
Smart Grids: from innovation to deployment
Proposta di revisione della Direttiva sulla Fiscalità Energetica
RIUNIONI ED EVENTI
Incontro Confindustria/BDA sulla responsabilità sociale delle imprese
SETTIMANA DAL 18 AL 22 APRILE
HANNO CONTRIBUITO: FEDERALIMENTARI E FEDERLATTE
1.
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Commissioni parlamentari
Commissione ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare (ENVI)
Commissione problemi economici e finanziari (ECON)
Commissione per gli affari costituzionali (AFCO)
Commissione per i diritti della donna e uguaglianza del genere (FEMM)
2. Accade in Commissione
 Bilancio 2012
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RIUNIONI ED EVENTI
Eventi e conferenze della settimana
1
SETTIMANA DAL 11 AL 15 APRILE
1. Commissioni parlamentari
COMMISSIONE AMBIENTE, SANITÀ PUBBLICA E
SICUREZZA ALIMENTARE (ENVI)
STRATEGIA TEMATICA SULLA PREVENZIONE E IL RICICLAGGIO DEI RIFIUTI
Lunedì 11 aprile, la commissione ENVI ha discusso la relazione sui progressi compiuti
per la realizzazione degli obiettivi definiti nella strategia tematica sulla prevenzione e
il riciclaggio dei rifiuti, presentata dalla Commissione europea lo scorso 19 gennaio.
(COM (2011) 0013).
La Strategia, adottata nel 2005, si compone di differenti iniziative che hanno come
obiettivo principale l’aggiornamento della normativa vigente, la promozione della
prevenzione, il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti.
In seguito all’adozione della Strategia, la Commissione ha agito su diversi fronti,
adottando iniziative e compiendo progressi per creare le basi per una crescita
sostenibile, basti pensare al Regolamento sulla spedizione dei rifiuti rivisto nel 2007,
all’aggiornamento della Direttiva sui rifiuti e le apparecchiature
elettriche ed
elettroniche e alla Direttiva sulle sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche
ed elettroniche, al Regolamento REACH. Attraverso la Direttiva sui rifiuti si è
aggiornato il concetto di “rifiuto” e la definizione di “recupero di energia”, e sono stati
introdotti nuovi criteri chiave, in particolare quello che si riferisce a quando un rifiuto
cessa di essere tale. Dalla Relazione emerge che sebbene non siano stati compiuti
grandi miglioramenti nella prevenzione quantitativa dei rifiuti, ci sono stati dei
progressi nella prevenzione qualitativa.
Inoltre, nel documento della Commissione si pone l’accento sulla necessità di
migliorare la base di conoscenze, di disporre di migliori informazioni e valutazioni
degli impatti delle politiche sulla salute e sull’ambiente e di dare priorità alla corretta
applicazione e attuazione della legislazione dell’Ue in materia di rifiuti. La piena e
corretta attuazione dell’acquis esistente in materia di rifiuti e il rafforzamento della
prevenzione e del riciclaggio potrebbero contribuire alla riduzione delle emissioni di
gas ad effetto serra.
GESTIONE DEL COMBUSTIBILE ESAURITO E DEI RIFIUTI RADIOATTIVI
Lo scorso 12 aprile, la commissione ENVI ha discusso la relazione dell’On. Cizelj
(Slovenia, PPE) sulla proposta della Commissione europea relativa alla gestione del
combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi (COM (2010) 0618). Alla luce del
disastro di Fukushima, è stato peraltro proposto di ritirare la relazione e di rinviare la
discussione a data futura.
La relatrice ha sottolineato l’importanza del coinvolgimento degli Stati membri nel
monitoraggio e nell’introduzione di controlli severi. Le iniziative regionali non
dovrebbero consentire di ritardare il processo decisionale dell’Unione Europea.
Secondo la relatrice, in alcune circostanze, dovrebbe essere possibile poter eliminare
le scorie nucleari al di fuori dell’Ue. Maggiore trasparenza e informazione al pubblico
2
e un principio che riduca al massimo i rifiuti nucleari dovrebbero essere introdotti
nella nuova strategia.
Il Gruppo ALDE ha accolto positivamente l’inclusione dei rifiuti militari nella relazione
e ha chiesto di introdurre una distinzione tra lo stoccaggio finale, che non prevede
alcun recupero, e lo stoccaggio dove il deposito sarebbe possibile per ragioni di
sicurezza. Si dovrebbe prevedere, inoltre, una clausola di durata massima di quindici
anni per assicurare di tenere in considerazione le ricerche più recenti. Il Gruppo
ALDE si è detto contrario all’esportazione dei rifiuti degli Stati membri per
l’impossibilità di controllarli. Inoltre, e’ stato rimarcato che nella proposta la relatrice
non garantisce che saranno applicati dei criteri più severi. Inoltre, la definizione di
rifiuti nucleari è troppo debole, il riferimento all’estrazione di uranio dovrebbe essere
omesso e dovrebbe essere adottata una definizione più severa di reversibilità.
Il Gruppo del Partito Popolare Europeo è generalmente d’accordo con la relazione,
ma nella parte sui finanziamenti preferisce il testo della Commissione Europea.
Inoltre, ritiene che l’art. 4.3 sia troppo restrittivo e potrebbe mettere a rischio i
contratti a lungo termine che alcuni Stati membri hanno concluso con Paesi terzi. Nei
Paesi membri più piccoli, tali restrizioni potrebbero compromettere l’economicità
delle centrali nucleari. Alcuni problemi sono sorti anche con l’art.3 e l’art.10: l’utilizzo
della parola “finale” potrebbe suggerire che gli impianti di stoccaggio dovrebbero
essere sotterranei, ma questa non è l’opzione più sicura. In riferimento all’art.10, il
Gruppo ha affermato che le misure di mantenimento non sono sufficienti ad
assicurare la sicurezza dei siti di smaltimento profondi e che questi ultimi devono
essere controllati.
La Commissione Europea ha sostenuto che gli Stati membri avranno norme proprie
sulla reversibilità e che le risorse finanziarie necessarie dovrebbero essere rese
disponibili per costruire gli impianti di stoccaggio finale, laddove richiesto. Nel caso in
cui ci fosse la possibilità di costruire gli impianti di stoccaggio nel territorio dell’UE,
allora i rifiuti dovranno rimanere negli Stati membri. Peraltro, su questo argomento
la discussione in Consiglio e’ ancora in corso. I criteri di sicurezza negli impianti
nazionali degli Stati membri dovranno rispettare i livelli più elevati. La Commissione
ha rimarcato che lo stoccaggio temporaneo, cioè senza contenimento, è insicuro,
come mostrato dall’incidente alla centrale nucleare di Fukushima. Comunque, è
difficile dare una definizione di stoccaggio “finale”, poiché il materiale potrebbe
essere stoccato per diversi lassi di tempo.
Il Presidente in carica ha sottolineato che la Presidenza ungherese ha dato massima
priorità alla gestione dei rifiuti nucleari ed ha assicurato il massimo impegno per
garantire un compromesso sulla questione delle esportazioni.
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COMMISSIONE INDUSTRIA, RICERCA E ENERGIE
(ITRE)
“VALUTAZIONE INTERMEDIA DEL SETTIMO PROGRAMMA QUADRO DELL’UE PER LE
ATTIVITÀ DI RICERCA, SVILUPPO TECNOLOGICO E DIMOSTRAZIONE”
Lunedì 11 aprile in seno alla commissione ITRE ha avuto luogo l’esame degli
emendamenti presentati al progetto di relazione “Valutazione intermedia del Settimo
programma quadro dell’Ue per le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e
3
dimostrazione” del relatore Jean-Pierre Audy (PPE, Francia). All’esame degli
emendamenti è seguito, martedì 12 aprile, la votazione del progetto stesso che è
stato approvato all’unanimità.
Il relatore Audy ha ribadito l’importanza della valutazione intermedia del settimo
programma quadro dell’Ue per la ricerca e l’innovazione in quanto rappresenta
l’occasione per analizzare se il programma risponda ancora alle esigenze europee in
materia di ricerca. Ha inoltre aggiunto che questa valutazione dovrebbe essere svolta
tenendo conto della notevole quantità di fondi ancora da assegnare: 28.8 miliardi di
euro entro i prossimi tre anni.
Nel suo progetto Audy sottolinea come il valore aggiunto offerto dall’Europa nel
settore della ricerca non sia tangibile per i cittadini a causa della complessità dei
programmi, la moltiplicazione degli strumenti e la mancanza di comunicazione da
parte della Commissione europea. La semplificazione, a suo avviso, è una delle
principali battaglie che bisogna perseguire.
Il relatore ha inoltre affrontato la questione della localizzazione dei centri di ricerca. A
suo avviso, i collegamenti ai centri di eccellenza, che spesso si trovano in ambienti
urbani, potrebbero essere realizzati intensificando i rapporti di collaborazione a
distanza, utilizzando delle avanzate connessioni tecnologiche tra centri di ricerca
regionali e centri di eccellenza. Infine, Audy ha voluto aprire un dibattito sulla
questione dell’industria della difesa: secondo il relatore è, infatti, necessario iniziare
a riflettere sulla definizione di un programma di ricerca europeo per l’industria della
difesa.
Il rapporto verrà discusso e votato in plenaria nella settimana del 9 maggio.
LIBRO VERDE “TRASFORMARE LE SFIDE IN OPPORTUNITÀ: VERSO UN QUADRO
STRATEGICO COMUNE PER IL FINANZIAMENTO DELLA RICERCA E DELL’INNOVAZIONE
DELL’UE”
Martedì 12 aprile ha avuto luogo in seno alla commissione ITRE uno scambio di
opinioni sul Libro Verde per il futuro programma quadro di ricerca e innovazione.
La riunione ha avuto inizio con l’intervento introduttivo della relatrice Marisa Matias
(Portogallo, Gruppo confederale sinistra unitaria). Secondo l’On. Matias sono quattro
le questioni da trattare nel contesto di un quadro strategico comune per il
finanziamento della R&I nell’Ue:




chiarire gi obiettivi da raggiungere;
ridurre la complessità dei programmi di R&I;
aumentare il valore aggiunto della ricerca europea nel contesto globale;
rafforzare la partecipazione ai programmi di R&I.
L’On. Matias ha inoltre posto l’accento sulla questione della duplicazione e
frammentazione dei programmi di ricerca e innovazione. Pur riconoscendo che la
complessità degli strumenti di finanziamento ostacoli il consolidamento dello spazio
europeo per la ricerca, il relatore ritiene, tuttavia, che la duplicazione non vada
evitata a tutti i costi per non rischiare di disporre, alla fine, di una minore capacità di
risorse e di aggravare la situazione di quei paesi già in difficoltà.
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Il relatore ha poi messo in luce come nell’Ue vi siano più investimenti pubblici in
ricerca rispetto agli Stati Uniti ma un minore riconoscimento dei risultati, e, allo
stesso tempo, meno investimenti pubblici nell’istruzione pubblica superiore rispetto
agli USA. Quest’ultimo aspetto è particolarmente preoccupante secondo il relatore,
poiché l’assenza di personale altamente qualificato nell’Ue
rischia di bloccare
l’evoluzione dello spazio europeo della ricerca. Pertanto è necessario fornire gli
strumenti adeguati agli Stati membri per rafforzare gli investimenti nell’istruzione
superiore. Inoltre, tenuto conto delle limitazioni dei bilanci pubblici degli Stati
membri, è opportuno, secondo Matias, garantire che i fondi strutturali e di coesione
perseguano l’obiettivo di rendere l’Europa più “uguale” sul piano della ricerca e
dell’innovazione.
A conclusione del suo intervento introduttivo, il relatore ha chiesto di ampliare,
tenuto conto del contesto di crisi, il concetto di innovazione e di considerare la
“conoscenza” come un bene pubblico a tutti gli effetti, e non solo nell’ottica della
realizzazione di prodotti e servizi.
Per il gruppo PPE è intervenuto il relatore ombra Christian Ehler il quale ha, in
particolare, sottolineato l’importanza di:
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


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


Allineare il futuro PQ con gli obiettivi di crescita e di competitività della
nuova strategia Europa 2020;
Formulare obiettivi ambiziosi tenendo però strettamente conto anche del
bilancio attuale e delle sue «ristrettezze»; a tal proposito ha ribadito la
necessità per il Parlamento europeo di assumere una posizione forte
sulla questione del bilancio, fondamentale anche per le sue ricadute sulla
definizione delle politiche e degli strumenti per la ricerca e l’innovazione;
Contemperare le diverse esigenze e i diversi livelli di sviluppo nel settore
della R&I dei vari Stati membri;
Focalizzarsi sull’eccellenza, necessaria per essere competitivi a livello
mondiale.
Non limitare l’approccio del futuro PQ solo alla ricerca ma aprirsi anche ad
altre politiche, l’innovazione in primis;
Rafforzare la cooperazione internazionale, superando le lentezze delle
procedure legate al 7°PQ ma soprattutto dei meccanismi decisionali che
hanno impedito una vera realizzazione degli obiettivi di cooperazione
internazionale;
Tenere conto della necessità di finanziare i grandi progetti europei (ad es.
Galileo);
Abbattere gli ostacoli che impediscono alle PMI di innovare e dedicare una
parte del futuro PQ alle piccole e medie imprese europee, prevedendo ad
esempio una procedura semplificata.
Per il gruppo S&D è intervenuto il relatore ombra Edit Hertzog che ha ribadito la
necessità di allineare il PQ agli obiettivi della strategia Europa2020 e di incrementare
le risorse destinate alla R&I. L’On. Maria da Graca Carvalho (Portogallo, S&D), ha
sottolineato l’importanza di disporre di un sistema di finanziamento basato su un
numero limitato di strumenti, di tener conto dei risultati, ma soprattutto delle
eccellenze e, infine, di chiedere il raddoppio delle risorse destinate a R&I. Secondo
l’On. Carvalho è necessario stabilire un minor numero di priorità ed assicurare un
migliore equilibrio tra approccio topo down e bottom up, anche nei programmi di
cooperazione. Riguardo le PMI ha chiesto l’introduzione di strumenti specifici che
aiutino le piccole e medie imprese a trasferire i risultati della ricerca sul mercato. Ha
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infine auspicato
semplificazione.
la
definizione
di
un
importante
pacchetto
di
misure
di
I rappresentanti della Commissione europea hanno posto l’accento sulla:





Necessità di elaborare una nuova politica che, integrando i diversi aspetti
– ricerca, innovazione, istruzione, – resti “semplice”;
Spesa “intelligente” delle risorse dell’Ue, evitando duplicazioni e
coordinando al meglio gli interventi tra i diversi livelli: europeo, nazionale
e regionale;
Importanza di aumentare il livello di eccellenza nelle diverse regioni;
Definire degli strumenti “semplici” dedicati alle PMI;
Semplificare le procedure e stabilire un sistema maggiormente basato
sulla fiducia.
A conclusione del dibattito il relatore si è detto soddisfatto per l’ampio margine di
consenso emerso sulle grandi questioni da trattare. Infine ha posto l’accento sulla
necessità di stabilire un maggiore equilibrio tra l’impostazione bottom up e quella top
down: le grandi sfide a cui l’Ue deve poter rispondere, ha sottolineato Matias,
nell’attuale situazione di crisi, non sono solo tecnologiche ma sono in primis sociali e
di questo occorrerà tenerne conto.
RAPPORTO “L'UNIONE DELL'INNOVAZIONE: TRASFORMARE L'EUROPA PER IL MONDO
DOPO LA CRISI”
Martedì 12 aprile la commissione ITRE ha approvato all’unanimità il progetto di
relazione “L'Unione dell'innovazione: trasformare l'Europa per il mondo dopo la crisi”
presentato dall’Onorevole Judith A. Merkies (S&D, Paesi Bassi). In generale, i testi di
compromesso adottati riflettono in larga parte le posizioni assunte da Confindustria;
alcuni degli emendamenti approvati hanno permesso di riportare un equilibrio nel
testo della relazione che nella sua versione iniziale appariva fortemente sbilanciata
sul ruolo catalizzatore del “cittadino” e sul concetto di innovazione sociale. Grazie alle
modifiche introdotte, infatti, le imprese ritrovano un posto centrale tra i protagonisti
della ricerca e dell’innovazione. Il documento fornisce inoltre un utile un contributo
alla discussione sui futuri programmi di finanziamento per la ricerca e l’innovazione
europea per il periodo 2014-2020.
L’On. Sartori, relatrice ombra per il gruppo PPE, al termine della votazione ha
sottolineato come oggi l’Europa abbia bisogno di una politica della ricerca e
dell’innovazione che aiuti in primo luogo a colmare il divario con le altre grandi
economie di tutto il mondo – in primis gli Stati Uniti – e dei paesi emergenti,
rivolgendo particolare attenzione a paesi come Cina e India che stanno investendo
sempre più risorse in R&I e che incoraggiano la mobilità dei loro ricercatori per
facilitare il trasferimento dei risultati della ricerca scientifica sul mercato.
Il voto in plenaria è fissato per il mese di giugno.
REGOLAMENTO SULL’INTEGRITÀ E TRASPARENZA DEI MERCATI ENERGETICI
Lo scorso 12 aprile la commissione ITRE ha iniziato l’esame del progetto di relazione
dell’On. Jorgo Chatzimarkakis (Germania, ALDE) sulla proposta della Commissione
europea di un Regolamento sull’integrità e la trasparenza dei mercati energetici. Il
Regolamento ha lo scopo di introdurre una normativa specifica per regolare i mercati
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energetici all’ingrosso dell’energia elettrica e del gas naturale (commodities
propriamente dette e derivati), ad eccezione degli strumenti finanziari già coperti
dalla Direttiva sull’Abuso di Mercato. Il rapporto del relatore si concentra sugli aspetti
cruciali del Regolamento, relativi al trattamento delle informazioni riservate e all’uso
degli atti delegati per la definizione di criteri nella comunicazione di informazione da
parte degli operatori di mercato. Inoltre, propone alcune novità come la richiesta di
un’armonizzazione del regime sanzionatorio a livello europeo, il rilascio delle licenze,
l'introduzione di nuovi uffici di rappresentanza dell’Agenzia per la Cooperazione dei
Regolatori Europei (ACER) e, soprattutto, l’inclusione del mercato del carbonio (EU
ETS) nel campo di applicazione.
Diversi deputati di differenti gruppi politici hanno sottolineato l’importanza di
introdurre un regime sanzionatorio, che tenga conto del rischio di spostamento delle
transazioni verso i Paesi in cui l’entità delle sanzioni è inferiore. In merito alla
questione degli atti delegati, è emerso la necessità di un “protocollo di intesa” per
evitare, in futuro, discussioni sulle deleghe alla Commissione Europea. E’ stato
sottolineato che la difficile applicazione dello schema ETS si presta ad abusi di
mercato per il gas e l’elettricità, pertanto sarebbe necessaria una regolamentazione
specifica, sulla quale sarebbe utile una controproposta da parte della Commissione.
La Commissione Europea si è detta scettica rispetto alla proposta di un sistema delle
licenze per gli operatori di mercato, e invece ha sottolineato la necessità che il
proprio ruolo sia rafforzato tramite l’uso gli atti delegati.
PRIORITÀ PER LE INFRASTRUTTURE ENERGETICHE PER IL 2020 E OLTRE
Lo scorso 12 aprile la commissione ITRE ha discusso la relazione dell’On Sosa
Wagner (Spagna, NI) sulla Comunicazione della Commissione europea sulle priorità
per le infrastrutture energetiche per il 2020 e oltre. I punti cruciali del dibattito
riguardano i criteri per la selezione dei progetti europei, sui quali è stato proposto di
elaborare una lista specifica, ed i finanziamenti. Si e’ sottolineata la necessità che il
finanziamento pubblico subentri nel caso in cui i privati non riescano a finanziare i
progetti e che si sviluppo lo strumento dei project bond.
Alcuni deputati di diversi gruppi politici hanno richiamato l’attenzione sulla necessità
di ammodernamento delle infrastrutture energetiche, soprattutto nell’Europa
Centrale, per creare delle reti che siano efficaci, che permettano un aumento del
risparmio energetico e dell’efficienza energetica.
La Commissione europea auspica una maggiore precisione nell’individuazione dei
criteri di selezione dei progetti individuali e una maggiore cooperazione regionale per
la selezione degli stessi. Sulla questione dei finanziamenti delle infrastrutture,
riconosce le inefficienze ancora esistenti nel mercato, nonostante l’elevato numero di
operatori dei sistemi di trasmissione (TSO), però esprime perplessità riguardo all’uso
dei project bond, che non ritiene siano sempre gli strumenti più adeguati. La
commissione ITRE voterà gli emendamenti il prossimo 26 maggio.
INCONTRO CON IL COMMISSARIO OETTINGER
Lo scorso 12 aprile, il Commissario per l’Energia Gűnther Oettinger ha presentato ai
deputati della commissione ITRE le priorità nel settore energetico e climatico.
Il Commissario ha ribadito la necessità di completare l’integrazione del mercato
interno dell’energia, allo scopo di aumentarne la trasparenza e la frammentazione, e
di fare in modo che le politiche nazionali e di partenariato con i Paesi terzi siano
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integrate nella politica estera energetica, per il raggiungimento degli obiettivi
dell’Unione Europea.
In merito alla crisi del nucleare in Giappone, Oettinger ha comunicato che a dicembre
verranno presentati i risultati degli stress test effettuati sulle 143 centrali nucleari e
ribadito l’invito di estenderli anche ai Paesi limitrofi (Armenia, Bielorussia, Turchia,
Ucraina, Russia). Ha dichiarato, inoltre, che attualmente sono in corso discussioni
con le autorità degli Stati membri per l’elaborazione di criteri di verifica e la
valutazione di standard di sicurezza più elevati.
Il Commissario ha richiamato l’attenzione sulle infrastrutture, annunciando che in
autunno sarà rivisto il Regolamento TEN relativo al budget comunitario per le reti
transeuropee di trasporto e dell’energia. Oggi si investe soltanto l’1.5% per
migliorare l’efficienza energetica, ma è necessario un investimento del 3%, che in
futuro potrebbe diventare un obiettivo vincolante. Tra le fonti di investimento
rientrano i fondi di coesione e i fondi regionali. Per gli edifici pubblici saranno
introdotti obiettivi vincolanti e saranno forniti degli incentivi ai privati. Oettinger ha
anche parlato a favore del ricorso ai project bond come strumento per realizzare le
infrastrutture e le reti energetiche.
PARERE DI ITRE SUL RAPPORTO EICKHOUT
DELL’OBIETTIVO DI RIDUZIONE DI EMISSIONI AL 30%
(ENVI)
SULL’AUMENTO
La relatrice On. Cizelj (Slovenia, PPE) ha commentato i 188 emendamenti che la
commissione ITRE ha elaborato sul rapporto di parere per competenza su energia,
innovazione, tecnologie e occupazione, sul rapporto di iniziativa della commissione
ENVI sull’analisi delle opzioni per un aumento dell’obiettivo di emissioni oltre il 20%.
In apertura, la relatrice ha richiamato i deputati affinché lavorino per costruire una
maggioranza solida, senza la quale un rapporto di parere non avrebbe senso e
rischierebbe un fallimento, come quello sulla mozione sul nucleare. Lo scopo é che si
giunga ad un rapporto “equilibrato”, che prenda in considerazione tutti gli aspetti. A
questo proposito, ha sottolineato l’importanza dell’emendamento che evidenzia gli
impatti della crisi finanziaria sugli investimenti e sui prezzi.
Il primo gruppo di emendamenti riguarda gli aspetti positivi e negativi per la società,
conseguenti ad aumento dell’obiettivo di riduzione di emissioni. Il secondo gruppo
riguarda il sistema di scambio di emissioni europeo (EU ETS) e le criticità relative al
suo funzionamento e gli impatti della crisi. La relatrice ha sottolineato che non è a
favore di quegli emendamenti tesi ad abolire l’attuale sistema di scambio di emissioni
oppure tesi a modificare il sistema da qui al 2020. Quindi ha sottolineato il suo
sostegno agli emendamenti 68 e 69 per un aumento degli obiettivi solo nel caso di
un accordo globale ed ha precisato che è necessario raggiungere gli obiettivi
prefissati al 2020. Il terzo gruppo riguarda l’efficienza energetica, sulla quale la
relatrice si è espressa a favore degli emendamenti che chiedono maggiori sforzi ai
settori non-ETS. Anche sull’efficienza energetica, la relatrice ha precisato che non è il
caso di introdurre nuovi obiettivi. Il quarto gruppo di emendamenti riguarda le
tecnologie, e a questo proposito la relatrice ha dichiarato che i deputati devono dare
messaggi politici che saranno valutati dai tecnici. A questo proposito, la relatrice
giudica l’emendamento 34 sulle auto elettriche non sostenibile e quello sul nucleare
non adatto al contesto.
Nel corso del dibattito, l’On. Groote (Germania, S&D) ha tenuto un lungo intervento
sulla necessità di avere una maggioranza consolidata ed ha posto dei messaggi
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chiave sui quali auspica che tale maggioranza possa costruirsi. Prima di tutto, non è
il momento di riaprire il Pacchetto Clima e ed è necessario che prima si raggiungano
gli obiettivi al 2020. Bisogna rafforzare gli sforzi sulle rinnovabili e sull’efficienza ma
avere un atteggiamento “neutrale” rispetto alle tecnologie. Inoltre, il deputato
propone che nell’ambito delle politiche climatiche, la Commissione in futuro
accompagni le proposte non solo da valutazioni sugli impatti economici ma anche su
quelli sociali. In generale, si sono riconfermati i numerosi contrasti di vedute anche
all’interno degli stessi gruppi politici, tra coloro che insistono nel mantenere l’attuale
assetto normativo e chi invece propone un aumento di tutti gli obiettivi del Pacchetto
Clima al 2020.
Alcuni deputati soprattutto tra i Socialdemocratici, Gruppo dell’ALDE e Verdi si sono
espressi a favore di un obiettivo di riduzione al 30% in termini benefici per
l’occupazione, il PIL e gli investimenti.
Confindustria continuerà a seguire il dibattito in vista della presentazione degli
emendamenti di compromesso e del voto il prossimo 9 maggio. E’ prioritario che la
relazione tenga conto della necessità di non modificare il quadro normativo
attualmente in vigore, per evitare di destabilizzare le imprese italiane che si sono
impegnate a rispettare gli obiettivi già fissati dal Pacchetto Clima e Energia. Pertanto,
Confindustria giudica negativamente egli emendamenti mirati a modificare l’attuale
assetto normativo, cioè le proposte di un aumento dell’obiettivo di riduzione al 25%
o al 30% nel 2020, di rendere vincolante l’obiettivo di efficienza energetica o di
aumentare la quota delle energie rinnovabili al 2020.
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COMMISSIONE COMMERCIO INTERNAZIONALE
(INTA)
SCAMBIO DI OPINIONI CON IL COMMISSARIO AL COMMERCIO DE GUCHT SUL
PROGRAMMA DI LAVORO DELLA COMMISSIONE EUROPEA PER IL 2011 E IL 2012
Il 12 aprile scorso, il Commissario al Commercio Karel De Gucht ha illustrato alla
commissione per il commercio internazionale del Parlamento europeo (INTA) il
programma di lavoro della Commissione europea per il 2011 e il 2012 in materia di
politica commerciale.
Il Commissario si è dichiarato pessimista in merito alla possibilità di concludere il
ciclo negoziale di Doha entro l’anno, date le persistenti divergenze che si registrano a
Ginevra.
La Commissione si concentrerà dunque innanzitutto sulla conclusione dei negoziati
bilaterali attualmente in corso, a partire da quelli con India, Canada e Singapore, che
potrebbero concludersi già entro la fine di quest’anno. Sul Giappone, il Commissario
De Gucht ha detto che la Commissione sarà pronta a lanciare un negoziato FTA non
appena il Giappone darà risposte credibili in materia di smantellamento delle barriere
non tariffarie e di apertura dei mercati degli appalti pubblici e degli investimenti.
Ma molti altri saranno i temi in agenda nei prossimi mesi: dalla definizione di un
nuovo strumento per migliorare l’accesso ai mercati degli appalti pubblici dei paesi
terzi per le imprese europee – attesa nella seconda metà del 2011 – alla proposta di
revisione del sistema di preferenze generalizzate (SPG), che verrà presentata il 10
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maggio prossimo, alla firma dell’accordo ACTA, che il Commissario ha auspicato
avvenga entro l’estate.
Il testo integrale dell’intervento del Commissario de Gucht è disponibile al seguente
link: Intervento Commissario De Gucht
LA NUOVA POLITICA COMMERCIALE PER L’EUROPA NELL’AMBITO DELLA STRATEGIA
EUROPA 2020 (RELATORE ON. CASPARY)
Il 12 aprile la commissione INTA ha avviato l’esame degli oltre duecento
emendamenti che sono stati presentati al progetto di relazione dell’On. Caspary
(PPE, Germania) relativo alla nuova strategia di politica commerciale dell’Ue,
adottata dalla Commissione europea lo scorso novembre.
Dato l’elevato numero di emendamenti presentati, la commissione INTA ha deciso di
posticipare il voto sulla relazione Caspary, inizialmente previsto per maggio, alla
riunione di giugno, in modo da permettere un’accurata analisi delle proposte e
definire così una linea unitaria del Parlamento sulla strategia di politica commerciale
dell’Ue.
ESAME DEL PROGETTO DI RELAZIONE SULLE MOFIFICHE AL REGOLAMENTO (EC)
428/2009 CHE ISTITUISCE UN REGIME COMUNITARIO DI CONTROLLO DELLE
ESPORTAZIONI, DEL TRASFERIMENTO, DELL’INTERMEDIAZIONE E DEL TRANSITO DI
PRODOTTI A DUPLICE USO (RELATORE ON. MOREIRA)
Il 12 aprile si è discussa la proposta di regolamento presentata dalla Commissione
europea nel settembre 2010 finalizzata a modificare la lista dei prodotti a duplice uso
contenuta nell’Allegato 1 del Regolamento (CE) 428/2009 per motivi di sicurezza ed
avanzamento tecnologico. Trattandosi di un aggiornamento periodico, la proposta
non dovrebbe presentare particolari criticità; pertanto l’On. Moreira (S&D, Portogallo)
relatore per il Parlamento europeo, ha dichiarato che intende appoggiare la proposta
della Commissione europea senza alcun emendamento.
DISPOSIZIONI TRANSITORIE PER GLI ACCORDI BILATERALI CONCLUSI DA STATI
MEMBRI E PAESI TERZI IN MATERIA DI INVESTIMENTI (RELATORE ON. SCHLYTER)
Con 15 voti a favore e 13 contrari, il 12 aprile la commissione INTA ha approvato la
relazione dell’On. Schlyter (Verdi, Svezia) sulla proposta di regolamento della
Commissione europea contenente disposizioni transitorie per gli accordi bilaterali
conclusi da stati membri e paesi terzi in materia di investimenti (BIT). La linea del
relatore è risultata tuttavia minoritaria rispetto a quella portata avanti
congiuntamente dai gruppi PPE, ECR e ALDE. Di conseguenza, l’On.Schlyter ha
chiesto di confermare l’esito del voto in plenaria a maggio prima di avviare un
negoziato con il Consiglio.
Le modifiche introdotte dal voto della commissione INTA sembrano garantire
un’adeguata tutela giuridica agli investitori europei, poiché stabiliscono, fra le altre
cose, che i BIT attuali potranno restare in vigore fintantoché non siano sostituiti da
un BIT siglato a livello Ue con lo stesso paese terzo (art.6) e non, come suggeriva il
relatore, solo per un determinato numero di anni. Inoltre, la Commissione europea
avrà fino a dieci anni di tempo per esaminare la compatibilità comunitaria dei BIT
esistenti (art.5) dei quali, nel frattempo, dovrà autorizzare il mantenimento in vigore
(art.3). Inoltre, in futuro, gli Stati membri dell’Ue avranno ancora la possibilità di
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concludere nuovi BIT per conto loro, ma laddove una maggioranza di Stati membri
mostrasse interesse ad un accordo a livello Ue la Commissione potrà decidere di
intraprendere un negoziato a livello Ue (art.9).
ABROGAZIONE DEL REGOLAMENTO CE N. 1541/98 DEL CONSIGLIO RELATIVO ALLE
ATTESTAZIONI D’ORIGINE DI TALUNI PRODOTTI TESSILI (RELATORE ON. ZAHRADIL)
Il 12 aprile la commissione INTA ha approvato all’unanimità il progetto di relazione
dell’On. Zahradil (ECR, Repubblica Ceca) riguardante la proposta della Commissione
europea di abrogare il regolamento (CE) n. 1541/98 del Consiglio, relativo alle
attestazioni d’origine di taluni prodotti tessili della sezione XI della nomenclatura
combinata, immessi in libera pratica nella Comunità.
La relazione dell’On. Zahradil, che conviene con la Commissione europea
sull’opportunità di eliminare delle formalità doganali ormai obsolete alla luce del
mutato contesto normativo in seno all’OMC, verrà dunque messa al voto di una delle
prossime plenarie per l’approvazione definitiva da parte del Parlamento europeo.
RELAZIONI COMMERCIALI DELL’UNIONE EUROPEA CON IL CANADA (RELATORE ON.
MOREIRA) E SCAMBIO DI OPINIONI CON L’AMBASCIATORE DEL CANADA PRESSO
L’UE
La discussione con l’Ambasciatore canadese presso l’Ue sugli ultimi sviluppi delle
relazioni commerciali Ue-Canada, originariamente prevista per il 13 aprile, è stata
posticipata ad una delle prossime riunioni della commissione INTA.
RELAZIONI COMMERCIALI DELL’UNIONE EUROPEA CON IL GIAPPONE
Il 13 aprile in commissione INTA si è tenuto uno scambio di opinioni con Nobutake
Odano, Ambasciatore del Giappone presso l’Unione europea, in vista del prossimo
summit Ue-Giappone previsto per la fine di maggio.
Il tema al centro del dibattito è stato il possibile avvio de negoziati finalizzato ad un
accordo di libero scambio Ue-Giappone a seguito delle recenti aperture del Consiglio
europeo del 24-25 marzo in tal senso. A tal proposito, l’Ambasciatore ha ricordato
come l’applicazione, prevista per il 1 luglio di quest’anno, dell’Accordo di Libero
Scambio Ue-Corea del Sud finirà per svantaggiare i produttori e gli esportatori
giapponesi rispetto a quelli coreani, e ha rimarcato come il governo nipponico sia
pronto ad affrontare le varie questioni che l’Ue ha da sempre sollevato nell’ambito
del dialogo regolamentare bilaterale con il suo paese, fra cui lo smantellamento delle
barriere non tariffare, la necessità di aprire il mercato degli appalti pubblici e degli
investimenti, una miglior protezione delle indicazioni geografiche.
I numerosi eurodeputati che sono intervenuti hanno sottolineato come la risoluzione
di queste questioni costituisca una pre-condizione rispetto all’avvio di un negoziato, e
hanno sollevato perplessità sulla possibilità che l’Ue decida di aprire un negoziato
commerciale puramente come conseguenza di un – pur terribile – disastro naturale.
Peraltro, anche la Commissione europea ha confermato di essere ancora in attesa di
garanzie da parte giapponese sulla reale disponibilità a rimuovere gli ostacoli di
natura non tariffaria che, di fatto, rendono difficile l’accesso al mercato nipponico alle
imprese europee.
11
Confindustria condivide tali perplessità, e ritiene che, prima di decidere in merito
all'avvio di un negoziato FTA con il Giappone, debba essere stabilita una tabella di
marcia credibile per lo smantellamento delle barriere non tariffarie da parte
nipponica entro un ragionevole lasso di tempo, che si debba verificarne la reale
eliminazione per procedere, conseguentemente, ad una seria valutazione d'impatto
e, solo in base ai risultati di quest'ultima, decidere in merito all'eventuale avvio di un
negoziato commerciale.
SCAMBIO DI OPINIONI SULLA MODIFICA DEGLI ASPETTI PROCEDURALI DI ALCUNI
REGOLAMENTI IN MATERIA DI POLITICA COMMERICIALE COMUNE (“TRADE
OMNIBUS”)
Il 13 aprile la commissione INTA ha avviato l’esame della proposta di regolamento
c.d. “Omnibus I” che modifica ben 24 Regolamenti in tema di politica commerciale fra cui i regolamenti relativi agli strumenti di difesa commerciale, fra cui il
regolamento antidumping (CE 1225/2009) - al fine di allinearli al nuovo contesto
normativo post Trattato di Lisbona, in particolare alla luce della riforma della c.d.
“comitologia”.
In particolare, la proposta della Commissione europea apporta agli atti di base delle
modifiche significative (come l’allungamento delle procedure anti-dumping a 18 mesi
dai 15 attuali, o la riduzione delle tempistiche per i commenti delle parti) che,
qualora approvate, potrebbero ridurre la tempestività del sistema di difesa
commerciale dell’Ue, riducendo la tutela delle parti lese (l’industria europea) da
pratiche commerciali sleali.
La relatrice, On. Godelieve Quisthoudt-Rowohl (PPE, Germania), ha affermato che il
Parlamento europeo dovrà esaminare le modifiche proposte dalla Commissione
europea con estrema attenzione, data l’estrema complessità della materia e le
sensibilità ad essa associate. Di fatto, come ha ben evidenziato l’On. Fjellner (PPE,
Svezia), non è chiaro se ci si trovi di fronte ad una riforma puramente procedurale o,
come sembra, ad una riforma sostanziale degli strumenti di difesa commerciale
dell’Ue. In ogni caso, l’On. Quisthoudt-Rowohl potrebbe presentare la propria bozza
di relazione in commissione INTA già nel corso del prossimo incontro, fissato per il
23-24 maggio.
Confindustria seguirà con attenzione l’iter legislativo di questo provvedimento al fine
di garantire che l’allineamento alle nuove procedure avvenga senza ripercussioni
sull’efficacia degli strumenti di difesa commerciale e nel rispetto dei diritti delle parti
dei relativi procedimenti.
SCAMBIO DI OPINIONI SULLA STRATEGIA PER LE MATERIE PRIME IN EUROPA
(RELATORE. BÜTIKOFER (VERDI, GERMANIA)
Il 13 aprile la commissione INTA ha tenuto uno scambio di opinioni al fine di
formulare un parere sulla proposta di risoluzione dell’On. Bütikofer (Verdi, Germania)
della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE) in merito all’adozione
di una strategia efficace per le materie prime.
Il relatore, On. Lange, ha esposto le linee principali del parere che si accinge a
redigere, che si concentrerà sulla necessità di garantire un approvvigionamento
stabile di materie prime dai paesi produttori extra-Ue, badando a che questi non
12
impongano restrizioni all’export che si tradurrebbero in uno svantaggio competitivo
per l’industria europea.
La bozza di parere verrà presentata in commissione INTA il prossimo 23 maggio per
andare al voto nel corso della riunione di giugno.
APPLICAZIONE DELL'ARTICOLO 10 DEL PROTOCOLLO DELLE NAZIONI UNITE SULLE
ARMI DA FUOCO E DISPOSIZIONI RELATIVE A AUTORIZZAZIONI DI ESPORTAZIONE E
MISURE DI IMPORTAZIONE E TRANSITO PER LE ARMI DA FUOCO, LORO PARTI E
COMPONENTI E MUNIZIONI
Lo scorso 13 aprile presso la commissione INTA sono stati votati gli emendamenti
alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che attua
l'articolo 10 del Protocollo delle Nazioni Unite sulle armi da fuoco, predisponendo la
disciplina delle autorizzazioni di esportazione di armi da fuoco, loro parti e munizioni
e il transito sul territorio dei Paesi terzi.
Pur mantenendo un rigoroso controllo del trasferimento di armi sportive e civili al di
fuori dei confini dell’Ue, la commissione ha accolto molte delle segnalazioni fornite in
materia, al fine di non pregiudicare l’operatività delle aziende e di non danneggiarne
l'attività.
Ricordiamo che l’industria italiana ha interessi prevalenti rispetto ai partner europei,
in quanto rappresenta una delle più grandi realtà produttive di armi civili a livello
mondiale.
L’impatto del regolamento sull’industria nazionale non dovrebbe
particolari novità in quanto il settore è tra i più regolamentati al mondo.
comportare
In particolare, la commissione ha confermato l'introduzione di limiti massimi dei
tempi dei procedimenti di rilascio delle autorizzazioni e l'adozione di procedure
semplificate per l'esportazione temporanea per fini legittimi, mentre le richieste di
autorizzazione al transito sul territorio dei Paesi terzi saranno soggette al silenzioassenso, al fine di non impedire i trasferimenti in caso di inerzia delle autorità
competenti.
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COMMISSIONE TRASPORTI E TURISMO (TRAN)
EUROVIGNETTE
Il 12 apirile la commissione TRAN ha votato la raccomandazione per la seconda
lettura dell’On. El Khadraoui (S&D, Belgio) sulla proposta di direttiva Eurovignette.
Confindustria, da mesi, in stretto contatto con i membri italiani della TRAN e con i
funzionari responsabili del dossier della Rappresentanza italiana, ha lavorato affinché
si tenessero in considerazione le specificità nazionali e si evitasse di sancire un
principio che introduce, nei fatti, distorsioni competitive tra sistemi-Paese.
Per tale ragione, pur riconoscendo l’importante ruolo giocato dagli eurodeputati
Cancian, Fidanza e Tatarella (PPE), Confindustria continua ad esprimere
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preoccupazione per alcuni elementi contenuti sia nella posizione della commissione
TRAN che nella posizione comune adottata dal Consiglio.
Il 18 aprile si terrà il prossimo trilogo. Si tratta di un appuntamento importante
perché in quella sede si chiarirà quali sono i margini per un accordo. Al momento,
infatti, le posizioni del Parlamento e del Consiglio divergono su alcuni punti sensibili,
a cominciare dall’earmarking obbligatorio.
Confindustria continuerà a seguire il dibattito istituzionale e a far sentire la propria
voce, al fine di contribuire al raggiungimento di un compromesso che venga incontro
alle esigenze e alle preoccupazioni espresse dall’Italia e dalle aziende di settore
interessate.
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COMMISSIONE OCCUPAZIONE E AFFARI SOCIALI
(EMPL)
RAPPORTO “LA DIMENSIONE ESTERNA DELLA POLITICA SOCIALE, LA PROMOZIONE
DELLE NORME SOCIALI E DEL LAVORO E LA RESPONSABILITÀ SOCIALE DELLE
IMPRESE”
Mercoledì 13 aprile ha avuto luogo in seno alla cmmissione EMPL l’esame degli
emendamenti di compromesso presentati al progetto di relazione “La dimensione
esterna della politica sociale, la promozione delle norme sociali e del lavoro e la
responsabilità sociale delle imprese” dell’onorevole Richard Falbr (S&D, Repubblica
Ceca). Giovedì 14 aprile il progetto è stato approvato con 36 voti favorevoli, 11
contrari e nessun astenuto.
Il relatore ha accettato quasi tutti (ad eccezione di uno) gli emendamenti di
compromesso presentati. L’On. Thomas Mann (PPE, Germania) è intervenuto per
chiedere che venga mantenuto il principio di volontarietà in materia di responsabilità
sociale d’impresa, soprattutto per venire incontro alle richieste avanzate dalle PMI
europee che non potrebbero far fronte ad ulteriori oneri burocratici in materia.
Il voto in plenaria è fissato per il mese di giugno.
RAPPORTO “SCAMBIO DI OPINIONI SULLA DIRETTIVA SULL’ORARIO DI LAVORO E LA
SUA ATTUAZIONE”
Giovedì 14 aprile in seno alla commissione EMPL si è assistito ad uno scambio di
opinioni con la Commissione e le parti sociali europee circa la direttiva sull’orario di
lavoro e la sua attuazione. Il dibattito è iniziato con l’intervento dei rappresentati
della Commissione europea che hanno voluto sottolineare l’importanza della
direttiva, definendola una pietra miliare dell’Europa sociale. Al fine di procedere ad
una revisione della direttiva, il 21 dicembre scorso la commissione ha avviato la
seconda fase di consultazione delle parti sociali europee; nel documento di
consultazione vengono presentati due approcci alternativi:


limitare la revisione della direttiva principalmente ai temi del servizio di
guardia (“on call time”) e dei riposi compensativi;
procedere ad una revisione globale della direttiva, volta a affrontare anche
altre questioni come il cambiamento dei modelli di lavoro, l’equilibrio vita14
lavoro ed altre specifiche disposizioni della direttiva, come il limite delle 48
ore di lavoro settimanali e l’eventuale estensione a 12 mesi del periodo di
riferimento per il calcolo dell’orario di lavoro settimanale.
BusinessEurope si è espressa a favore dell’apertura di un negoziato con le parti
sociali che sia pero’ limitato unicamente a rivedere le disposizioni della direttiva in
materia di “on call time” e di riposo compensativo; una revisione ampia, infatti, non
consentirebbe una soluzione di tutti i problemi legati all’attuazione della direttiva, a
causa delle divergenze interne alle parti sociali stesse.
La Confederazione Europea dei Sindacati (CES) ha sottolineato che la direttiva
sull’orario di lavoro va al di là delle sole questioni di salute e sicurezza sul luogo di
lavoro e, per questo, occorra procedere con una revisione completa della direttiva,
eliminando la clausola dell’opt out.
Su questi temi il Parlamento auspica il raggiungimento di un compromesso tra le
parti sociali, ribadendo che l’obiettivo principale della direttiva resta la salute e la
sicurezza dei lavoratori.
Confindustria accoglie favorevolmente la volontà di negoziare delle parti sociali
poiché l’orario di lavoro è uno dei temi fondamentali del dialogo sociale; rifiutare di
negoziare su tale tema significherebbe quindi negare il ruolo proprio delle parti
sociali. Per quanto riguarda le questioni da affrontare in un futuro negoziato,
Confindustria è favorevole ad un approccio più globale quale opportunità per
garantire una maggiore flessibilità su alcuni aspetti della disciplina; tuttavia, sarebbe
disponibile ad accettare anche di avere un approccio più mirato volto innanzitutto a
risolvere l'incertezza giuridica derivante dalle ultime sentenze della Corte di giustizia
europea sui temi del servizio di guardia e di riposo compensativo.
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COMMISSIONE MERCATO INTERNO E PROTEZIONE
DEI CONSUMATORI (IMCO)
Martedì 12 aprile scorso la commissione IMCO ha tenuto un’audizione pubblica sulla
relazione dell’On. Panzeri (S&D) sulla mother regulation relativa all’omologazione di
veicoli agricoli o forestali.
L’obiettivo della proposta è quello di stabilire una serie di norme armonizzate sulla
fabbricazione di veicoli agricoli e forestali (trattori, rimorchi e apparecchiature
rimorchiate) al fine di garantire il buon funzionamento del mercato interno, senza
tuttavia perdere di vista la necessità di un elevato livello di tutela dell’ambiente
nonché di sicurezza.
L’On. Panzeri ha dato inizio all’audizione evidenziando le criticità principali della
proposta da discutere nel corso dell’incontro. In particolare, ha voluto sottolineare le
problematiche riguardanti la tempistica dell’entrata in vigore della normativa, i
servizi di post-vendita, la sicurezza e l’impatto ambientale dei veicoli, e la possibilità
di includere ulteriori categorie di veicoli nel quadro legislativo (ad es. i cd. all terrain
vehicles).
All’audizione hanno partecipato il CLEPA (European Association of Automotive
Suppliers), l’AECC (Association for Emissions Control by Catalyst), l’EUROMOT
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(European Association of Internal Combustion Engine Manufacturers, rappresentata
dal suo vice presidente Manlio Mattei), il CEMA (European Agricultural Machinery),
l’ATVEA (All Terrain Vehicle Industry European Association), l’EGEA (European
Garage Equipment Association), il CLIMMAR (Centre de Liason International des
Marchands de Machines Agricoles et Réparateurs), la CEETTAR (European
Organisation of Agricultural and Rural Contractors), l’ETUI (European Trade Union
Institute) e il vice capo unità per l’industria automobilistica della Direzione Generale
impresa della Commissione europea, Giacomo Mattinò.
Durante la prima parte del dibattito, riguardante gli sviluppi tecnologici per i veicoli
agricoli e forestali, il CLEPA ha chiesto di inserire nel regolamento l’obbligo di
introdurre sistemi di ABS su tutti i veicoli, inclusi i trattori, e di rendere accessibili le
informazioni relative alle riparazioni come è stato fatto per le auto e gli autocarri.
L’AECC vorrebbe che la mother regulation mantenesse il proprio allineamento con la
NRMM mentre Euromot ha fatto tre proposte durante: allineare le date per le
direttive riguardanti le cd. non-road mobile machinery (NRMM) e i trattori, rinviare
l’applicazione della mother regulation per sostenere meglio il sovraccarico legislativo,
e eliminare il sistema di registrazione del sistema di controllo delle emissioni (il cd.
OBD). Anche il CEMA ha chiesto un rinvio dell’entrata in vigore del regolamento
proponendo inoltre di eliminare i veicoli di categoria U dallo stesso. Al fine di
semplificare il regolamento, il CEMA ha proposto di introdurre le varianti veloci dei
trattori nelle categorie esistenti piuttosto che creare una nuova categoria. ATVEA ha
invece richiesto una definizione adeguata per includere i cd. all terrain vehicles nel
regolamento.
La seconda parte del dibattito si è occupata della sicurezza dei veicoli e della loro
performance ambientale. Su questo tema, la FGIEFA/EGEA ha sostenuto la necessità
di avere officine multi marche, il che richiederebbe l’apertura delle informazioni
sull’OBD. Questa proposta non è stata condivisa dal CLIMAR che ha messo in
evidenza i problemi del settore sostenendo che solo le officine autorizzate possono
garantire degli alti livelli di sicurezza nelle riparazioni. Il CEMA vorrebbe che il
relatore eliminasse il capitolo XVI dal regolamento poiché non esiste una valutazione
d’impatto sul esigenze dell’industria in generale e perché la base legale non sembra
idonea alla sua inclusione. Il CEETTAR ha invece dichiarato che il capitolo XVI
potrebbe risultare in una riduzione dei costi. Infine, l’ETUI ha proposto di includere
una serie di elementi di sicurezza (alcuni dei quali già adottati da molti costruttori)
nella mother regulation per creare uniformità nel mercato.
L’On. Panzeri ha concluso l’audizione sostenendo che per quanto riguarda la
tempistica, valuterà la possibilità di slittare le date o di introdurre un applicazione
progressiva. Sul tema delle riparazioni intende creare un sistema di garanzie sia per i
costruttori che per le officine indipendenti e gli utilizzatori e di migliorare il capitolo
XVI senza eliminarlo. L’On. Panzeri ha poi dichiarato di essere preoccupato circa i
risultati delle statistiche riguardanti la sicurezza dei veicoli agricoli e forestali e
vorrebbe che il regolamento potesse adeguarsi alle innovazioni tecnologiche nel
tempo. Per quanto riguarda la circolazione stradale dei NRMM, propone di creare un
allegato ad hoc separato dalla mother regulation.
Il 14/16 giugno la commissione IMCO avrà una prima discussione sulla bozza di
rapporto. Gli emendamenti dovranno essere presentati entro il 6/7 luglio e, a seguito
di un ulteriore dibattito in IMCO il 4/6 ottobre, il rapporto sarà votato in commissione
il 17 ottobre. La votazione in plenaria è prevista per il mese di novembre.
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RELAZIONE DI INIZIATIVA DELL’ON. CORAZZA BILDT PER UN MERCATO AL
DETTAGLIO PIÙ EFFICIENTE E GIUSTO
La relatrice, aprendo il dibattito, ha sottolineato alcuni aspetti che, a suo giudizio,
richiedono maggiore attenzione: la libera circolazione delle merci e dei servizi, il
sistema europeo unico di pagamento (SEPA), i contratti tra imprese e consumatori e
quelli tra imprese, e il commercio elettronico. Inoltre, secondo l’On. Corazza Bildt è
importante che la Commissione europea adotti una strategia globale del commercio
al dettaglio.
Intervenendo a nome del gruppo S&D, l’On. Panzeri ha detto che è necessario dare
una maggiore attenzione a quattro punti: consumatori e diritti sociali e del lavoro,
lotta contro l’economia sommersa e occupazione, la responsabilità d’impresa, intesa
come responsabilità ambiente e sociale, e infine sottolineare maggiormente il ruolo
delle cooperative.
Per il gruppo liberale, l’On. Creutzman (Germania) ha sostenuto la necessità di
chiedere una valutazione d’impatto prima di presentare una nuova proposta, mentre
il gruppo dei Verdi ha sottolineato la necessità di avere più attenzione all’aspetto
della sostenibilità, ad esempio rispetto alle conseguenze di prevedere un orario di
apertura dei negozi più ampio.
Prendendo la parola, il rappresentante della Commissione europea ha detto che le
relazioni commerciali B2B, soprattutto nel settore alimentare, sono un tema molto
sensibile, e che esiste un gruppo di lavoro ad hoc, che dovrebbe concludere i lavori
entro la fine dell’anno. In seguito, la Commissione pubblicherà una comunicazione.
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COMMISSIONE PROBLEMI ECONOMICI E MONETARI
(ECON)
AUDIZIONE PUBBLICA SULL’AREA UNICA DEI PAGAMENTI IN EURO
Mercoledì 13 aprile scorso, in commissione ECON, ha avuto luogo un’audizione
pubblica sull’area unica dei pagamenti in euro (la cd. Single Euro Payments Area o
SEPA). Il relatore scelto dalla commissione ECON per questo dossier è l’On. Essayah
(PPE, Finlandia).
L’Area unica dei pagamenti in euro è un progetto teso a creare un’area in cui i
cittadini europei, le imprese e le pubbliche amministrazioni saranno in grado di
effettuare operazioni di pagamento in euro tramite sistemi armonizzati per quanto
riguarda le caratteristiche degli strumenti, gli standard, le infrastrutture e i costi.
Tale area riguarda tutti gli strumenti tradizionali di pagamento elettronici come i
bonifici, gli addebiti diretti e le carte di pagamento. La proposta è particolarmente
interessante poiché permetterebbe alle aziende con sedi in diversi Paesi europei di
pagare i loro dipendenti europei tramite un'unica tesoreria. Lo scopo dell’iniziativa è
quello di stimolare gli scambi commerciali europei, aumentare la concorrenza tra gli
operatori dei servizi di pagamento e di rendere sempre più efficiente e sicuro il
mercato dei servizi di pagamento.
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All’audizione hanno partecipato: Gertrude Tumpel-Guerell, membro del consiglio
d’amministrazione della Banca centrale europea; Anne Fily dell’Associazione dei
consumatori europei; il Presidente del’European Payments Council, Gerard Hartsink;
Ruth Wandhöfer dell’European Banking Federation’s Payments Regulatory Expert
Group e Narinda Viguier che ha rappresentato il Crédit Agricole.
I temi più discussi sono stati: i diritti dei consumatori, in particolare per quanto
riguarda la protezione dei dati, la privacy e la sicurezza dei pagamenti
transfrontalieri; la graduale abolizione delle commissioni interbancarie multilaterali
(le cd. multilateral interchange fees o MIF) e il ruolo della Germania nelle
negoziazioni. La Germania è, infatti, estremamente legata al proprio sistema di
addebito diretto (il cd. ELV) e la relazione dell’On. Essayah intende ridurre la fase
transitoria di passaggio al SEPA (che prevede l’abolizione dell’ELV) da cinque a tre
anni.
L’On. Essayah presenterà la sua bozza di relazione sul SEPA il 19 e 20 aprile
prossimo e la scadenza per la presentazione degli emendamenti è stata fissata per il
16 magio 2011. La votazione in commissione ECON è prevista per il 27 giugno 2011
mentre quella in plenaria per la sessione di settembre. Il passaggio al SEPA è
previsto per il 2013-2014. Dal 2013 al 2018 ci sarà un periodo di transizione che
permetterà agli Stati membri ai quali sono state concesse delle deroghe di adattarsi
ai requisiti del sistema.
IL SEMESTRE EUROPEO PER IL COORDINAMENTO DELLE POLITICHE ECONOMICHE
Giovedì 14 aprile la commissione per i problemi economici e monetari (ECON) ha
avuto un primo scambio di opinioni sulla relazione dell’On. Pervenche Berès (S&D,
Francia) su “Il semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche”.
Durante il suo intervento, l’On. Berès ha voluto evidenziare l’importanza di creare un
forum di dibattito che coinvolga il Parlamento europeo attivamente al fine di definire
le proposte del Semestre europeo in piena collaborazione con le altre istituzioni
europee e i parlamenti nazionali.
Gli eurodeputati della commissione, durante l’incontro, hanno sollevato diverse
questioni che l’On. Berès prenderà in considerazione nella preparazione del suo
rapporto. In particolare, si è parlato dell’indipendenza della Banca centrale europea,
della necessità di avere delle statistiche affidabili sulle quali basare le previsioni
economiche degli Stati membri, del ruolo dei fondi di salvataggio (l’attuale European
Financial Stability Facility e l’European Stability Mechanism) nel promuovere gli
obiettivi evidenziati nell’Annual Growth Survey, e dell’importanza di bilanciare la
necessità di ridurre i deficit e debiti pubblici con quelle politiche tese a stimolare la
crescita economica.
L’incontro è avvenuto all’indomani della presentazione del Programma Nazionale di
Riforma (PNR) da parte del Governo italiano. Anche alla luce delle pubblicazioni dei
PNR degli altri Stati membri, gli europarlamentari ne hanno voluto evidenziare le
differenze qualitative notando che, mentre alcune nazioni si sono riproposte degli
obiettivi ambiziosi, le aspettative di molti Stati membri sono ancora lontane dai
target delineati dalla strategia Europa 2020 che dovrebbe essere la chiave di volta
del Semestre europeo.
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L’On. Berès presenterà la sua relazione finalizzata il 14 giugno. La scadenza per gli
emendamenti è stata fissata al 21 giugno. La votazione in ECON dovrebbe essere il
12 settembre mentre la votazione in plenaria è prevista per la prima sessione di
ottobre.
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2. Accade in Consiglio
CONSIGLIO INFORMALE COMPETITIVITÀ
L’11, il 12 e il 13 aprile si è riunito in Ungheria il Consiglio Informale Competitività.
L’11 e il 12 aprile, i ministri hanno discusso i temi riguardanti ricerca e sviluppo e il
12 e il 13 aprile il dibattito è stato dedicato alla politica industriale europea.
In particolare il 13 aprile i 27 ministri dell’Industria si sono riuniti per discutere, per
la prima volta, della revisione dello SBA. I ministri si sono divisi in piccoli gruppi che
riflettono le aree prioritarie di intervento stabilite dalla revisione dello SBA presentata
dalla Commissione lo scorso 23 febbraio. Bulgaria, Danimarca, Germania, Lettonia,
Lituania, Malta, Paesi Bassi, Spagna, Norvegia e Regno Unito hanno discusso di come
rendere la smart regulation una realtà per le PMI; Finlandia, Francia, Ungheria,
Irlanda, Liechtenstein, Lussemburgo, Slovacchia e Svezia hanno rivolto la loro
attenzione alle esigenze finanziarie delle PMI, incluso il futuro piano d’azione
finanziario che la Commissione presenterà entro la fine dell’anno; Austria, Belgio,
Cipro, Repubblica Ceca, Portogallo e Romania hanno discusso di come facilitare
l'accesso delle PMI al mercato sia interno che internazionale; Estonia, Grecia,
Islanda, Italia, Polonia, Slovenia e Svizzera si sono occupate del rafforzamento della
governance per l’attuazione dello SBA. Le due rimanenti sessioni di lavoro sono state
dedicate al tema dell’innovazione e al ruolo svolto dalle PMI nell’economia europea,
in particolare si è discusso del potenziale innovativo delle PMI e di come migliorare i
risultati raggiunti dagli appalti pre-commerciali nel campo dell’innovazione.
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3. Accade in Commissione
LE 12 LEVE PER IL MERCATO INTERNO
Il 13 aprile 2011 la Commissione europea ha pubblicato la comunicazione: “Lavorare
assieme per creare nuova crescita” nella quale ha presentato dodici “Leve”,
individuate tra le 50 contenute nel precedente “Single Market Act” (27 ottobre 2010)
alle quali si impegna a dare seguito entro la fine del 2012.
In allegato a questo numero dell’Accade al PE trovate il testo completo (in inglese)
della comunicazione.
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SMART GRIDS: FROM INNOVATION TO DEPLOYMENT
La Commissione europea (DG Energia) ha pubblicato lo scorso 12 aprile la
Comunicazione “Smart Grids: from innovation to deployment”.
Il documento, annunciato già da mesi, fornisce indicazioni per consentire all’Unione
europea di raggiungere alcuni obiettivi, tra i quali, quello che almeno l’80% dei
consumatori europei abbia accesso a contatori intelligenti entro il 2020.
La Commissione annuncia anche che intende fare in modo che gli standard europei
per i contatori intelligenti e le reti intelligenti siano elaborati entro la fine del 2012,
un obiettivo fissato dagli Stati Membri nel Consiglio Energia dello scorso febbraio. Nel
caso in cui non ci fossero progressi significativi nel corso del 2011, la Commissione
interverrà ulteriormente per assicurare che la scadenza nell’identificare i nuovi
standard, compresi i codici di rete, sia rispettata. Tra le altre misure previste, una
serie di incentivi normativi come parte della revisione della Direttiva sulla fiscalità
energetica. La revisione, infatti, determinerà se gli incentivi esistenti per gli operatori
di rete siano sufficienti. Ad esempio, un’opzione proposta dalla Commissione
potrebbe essere quella di integrare la direttiva con un codice sulle tariffe.
La Commissione pubblicherà a breve anche le linee guida sull’implementazione dei
contatori intelligenti nell’Unione europea e incoraggerà un’azione coordinata in
questo senso, come raccomandato dalla Roadmap sulle tecnologie pubblicata dalla
IEA la scorsa settimana. Secondo la Commissione, le stime dimostrano che le reti
intelligenti possono ridurre del 9% le emissioni di carbonio nell’Ue, mentre il
consumo energetico annuale delle famiglie potrebbe diminuire del 10%, il che
consentirebbe un risparmio sulla bolletta in media di circa 60euro all’anno.
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PROPOSTA DI REVISIONE DELLA DIRETTIVA SULLA
FISCALITÀ ENERGETICA
Lo scorso 14 aprile la Commissione europea ha pubblicato l’attesa proposta di
revisione della Direttiva europea 2003/96/CE sulla Fiscalità energetica. Gli obiettivi
sono i seguenti:
1) Garantire un trattamento coerente delle fonti energetiche incluse nella Direttiva
sulla Fiscalità Energetica, al fine di creare un “level playing field” per i consumatori di
energia, indipendentemente dalla fonte di energia utilizzata.
2) Introdurre un quadro adeguato per la tassazione delle energie rinnovabili.
3) Fornire un quadro per l'utilizzo della tassazione sulle emissioni di CO2 che
complementi l’Emission Trading Scheme (ETS), evitando sovrapposizioni tra i due
strumenti.
In base alla proposta, gli utilizzatori di combustibili per trasporto e riscaldamento
dovrebbero pagare una tassa minima (suscettibile quindi di rialzi in base agli schemi
di tassazione nazionali) di 20 Euro per tonnellata di CO2 emessa a partire dal 2013.
La proposta intende realizzare i necessari adeguamenti di alcune delle disposizioni di
base della direttiva sulla tassazione energetica, assicurandone una maggiore
coerenza con gli obiettivi di riduzione del consumo energetico e di emissioni di CO2.
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La Commissione propone di dividere la tassazione energetica in due componenti
separate, una tassazione minima per la CO2 e una tassazione minima basata sul
contenuto energetico del combustibile, piuttosto che sui volumi come attualmente si
applica alla maggior parte dei combustibili per trasporto. Questo significa che i
combustibili saranno tassati quindi sulla base della quantità di energia prodotta, con
l’obiettivo di spingere ad una maggiore efficienza. Secondo la Commissione, la
Direttiva 2003/96/CE aveva generato una competizione sleale tra i diversi tipi di
combustibile, come ad esempio nel caso del diesel che, pur avendo un contenuto
energetico superiore, era tassato a livelli inferiori rispetto al petrolio. Inoltre, la
stessa tassazione era applicata ai biocombustibili ed ai combustibili convenzionali che
i biocombustibili avrebbero dovuto sostituire.
Secondo la nuova proposta, i biocombustibili di prima generazione come il bioetanolo
e il biodiesel sarebbero tassati sulla base del loro basso contenuto energetico.
Riguardo ai combustibili per trasporto, la tassa energetica minima per il petrolio è
fissata a 9,60 Euro/GJ dal 2013. Per il diesel a 8,20 Euro/GJ che aumenteranno a
9,60 Euro/GJ nel 2018. Anche la tassazione energetica minima del GPL crescerebbe
progressivamente da 1,50 Euro/GJ a 9,60 Euro/GJ nello stesso arco di tempo. Le
tassazioni minime per i combustibili da riscaldamento rimarrebbero invariate, sembra
almeno per quanto riguarda il gas naturale e il carbone, a 0,15 Euro/GJ. La stessa
tassazione sarebbe applicata all’elettricità. La tassazione della CO2 sarebbe uguale
per tutti i tipi di combustibili e di usi.
Attualmente, il 50% dei prodotti energetici sono sottoposti ad un prezzo della CO2
attraverso il sistema dello scambio di emissioni europeo (EU ETS). La nuova tassa,
quindi, andrebbe ad applicarsi ai restanti prodotti energetici, cioè trasporti, edifici,
agricoltura e industrie non incluse nel sistema EU ETS. Alcune deroghe sono ancora
previste, come ad esempio quella per l’agricoltura, che beneficerà di una tassazione
inferiore, ma solo a condizione che gli agricoltori intraprendano misure ambientali
per allinearsi con gli obiettivi del Pacchetto Clima al 2020. La nuova normativa, se
applicata, dovrebbe entrare in vigore nel 2013 e gli Stati Membri avranno tempo fino
al 2023 per applicarla. In ogni caso, la proposta si annuncia piuttosto controversa e
l’iter d approvazione, che prevede l’unanimità dei 27 Stati membri, lascia prevedere
e molte criticità.
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Riunioni ed eventi
INCONTRO CONFINDUSTRIA/BDA SULLA
RESPONSABILITÀ SOCIALE D’IMPRESA
Mercoledì 13 aprile Confindustria, congiuntamente con la Confederazione
imprenditoriale tedesca BDA, ha organizzato presso la sede della Delegazione di
Bruxelles un incontro dedicato alla Corporate Social Responsibility (CSR).
L’iniziativa ha permesso di riunire in una tavola rotonda alcuni tra i key players
istituzionali impegnati nella definizione delle iniziative europee sulla responsabilità
sociale delle imprese. L’obiettivo è stato quello di trasmettere alle istituzioni
comunitarie le posizioni sul tema e ribadire l’importanza di mantenere il principio di
21
volontarietà in materia di responsabilità sociale d’impresa evitando, quindi, possibili
derive verso approcci rigidi e vincolanti.
Per la Commissione europea, sono stati invitati alcuni dei funzionari dei gabinetti
Tajani, Andor e Barnier e delle Direzioni Generali Impresa, Mercato interno e
Occupazione, più direttamente coinvolti nel dossier CSR. In rappresentanza del
Parlamento europeo, è intervenuto l'eurodeputato Thomas Mann, Vice-Presidente
della Commissione Occupazione e Affari Sociali. Hanno partecipato all’incontro anche
Businesseurope, con Rebecca Smith e Theresa De Liedekerke.
In rappresentanza delle imprese, sono intervenuti Pietro Guindani, Presidente di
Vodafone Italia e membro della Commissione Cultura di Confindustria (che ha al suo
interno un gruppo di lavoro espressamente dedicato alla CSR), nonché
rappresentanti di Enel, Pirelli, Ferrovie dello Stato, Voith GmbH e SHELL.
Mattia Pellegrini, membro del Gabinetto del Vice-Presidente della Commissione
Europea Antonio Tajani, ha ricordato che nella Comunicazione sulla Politica
industriale del 2010, la Commissione europea si è impegnata a promuovere la
responsabilità sociale dell’impresa. In linea con questo impegno, la Commissione
presenterà – presumibilmente nel mese di luglio – una nuova comunicazione sulla
CSR. Sebbene il gabinetto Tajani resti "capofila" del dossier e responsabile quindi
della definizione di un nuovo quadro strategico per la CSR, è chiaramente emerso il
ruolo che anche il commissario Barnier giocherà in questa partita, soprattutto per
quanto attiene al capitolo del “non financial reporting”; su questo tema, infatti,
Barnier intende esercitare la sua competenza "legislativa" anche considerando
l’introduzione di forme vincolanti di reporting.
Il mondo delle imprese ha “coralmente” manifestato la propria posizione a favore del
principio di volontarietà in materia di responsabilità sociale d’impresa, pur
riconoscendo nella CSR un pilastro fondamentale della realtà imprenditoriale e della
reputazione delle imprese agli occhi dei consumatori. BusinessEurope ha posto
l’accento sui lunghi tempi necessari a livello comunitario per procedere ad una
revisione delle norme comunitarie, per cui ha invitato i rappresentanti della
Commissione a riflettere attentamente su questa tematica, prima di decidere
l’adozione di approcci rigidi e vincolanti.
Del tutto allineato sulle posizioni dell’industria, l'eurodeputato Thomas Mann, il quale
ha auspicato un approccio quanto più possibile volontario in materia e si è detto
contrario ad ogni possibile regolamentazione della CSR, che graverebbe ancor di più
sui conti delle PMI europee, specie nell’attuale contesto di crisi.
Secondo Confindustria la “flessibilità” deve continuare a rimanere l’elemento che
assicura l’adozione e la diffusione di comportamenti socialmente responsabili,
soprattutto con riferimento alle PMI, che costituiscono la percentuale più importante
di imprese operanti sul territorio italiano e che, come detto, sarebbero quelle più
colpite da una regolamentazione in materia.
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SETTIMANA DAL 18 AL 22 APRILE
1. Commissioni parlamentari
COMMISSIONE AMBIENTE, PER LA SANITÀ PUBBLICA
E LA SICUREZZA ALIMENTARE (ENVI)
DIBATTITO SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI CON I PARLAMENTI NAZIONALI
Il prossimo 19 aprile, la commissione ENVI terrà un dibattito Cambiamenti Climatici
con i Parlamenti nazionali, al quale parteciperà anche il Commissario Ue al Clima
Connie Hedegaard. Gli argomenti principali saranno il Pacchetto Clima e Energia e le
priorità europee per la prossima Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima (COP17),
che si terrà a Durban il prossimo dicembre.
Per l’ordine del giorno dell’audizione:
Audizione Parlamenti nazionali
REGOLAMENTO (EC) NO 648/2004 RELATIVO ALL’UTILIZZO DEI FOSFATI E GLI
ALTRI COMPOSTI DI FOSFORO NEI DETERGENTI PER IL BUCATO
Nella sessione del 18 aprile, la commissione ENVI discuterà il progetto di risoluzione
sul Regolamento (EC) No 648/2004 relativo all’utilizzo dei fosfati e gli altri composti
di fosforo nei detergenti per il bucato, il cui relatore Bill Newton Dunn (Regno Unito,
ALDE) ha proposto alcuni emendamenti. La proposta di Regolamento è stata
presentata dalla Commissione Europea a novembre 2010, al fine di migliorare la
qualità dell’acqua. In assenza di alternative tecnicamente ed economicamente
praticabili, sono stati esclusi i detergenti per le lavastoviglie automatiche e i
detergenti industriali e professionali e inclusi soltanto i detergenti per il bucato.
La Commissione europea ha proposto di limitare, dal 1° gennaio 2013, l’immissione
sul mercato dei detergenti per il bucato contenenti una quantità di fosfati e di
composti di fosforo pari, o maggiore, allo 0.5% del peso totale del prodotto. Inoltre,
secondo l’art. 16 del Regolamento (EC) No 648/2004, dal 31 dicembre 2014 la
Commissione Europea deve sottoporre al Consiglio e al Parlamento Europeo un
rapporto sull’utilizzo di tali sostanze nei detergenti per il bucato e, se necessario,
presentare una proposta legislativa. Nel suo Rapporto, l’On. Dunn ha proposto di
includere nel Regolamento i detergenti per le lavastoviglie automatiche e di
escludere i detergenti industriali e professionali. Nel quadro delle limitazioni
concernenti il contenuto dei prodotti, ha suggerito di sostituire, dal 1° gennaio 2015,
l’unità di misura percentuale con quella in grammi per dare la possibilità ai produttori
di detergenti di produrre formule concentrate e compatte con una quantità di fosforo
inferiore allo 0.5% del peso di una “dose standard”; per cui, propone di limitare
l’immissione sul mercato ai prodotti contenenti un valore pari o maggiore a 0.5
grammi per il lavaggio (per le lavatrici di carico standard).
Per gli aspetti procedurali del Regolamento, sono state proposte consultazioni
durante il lavoro preparatorio della Commissione Europea, anche con esperti di alto
livello; mentre per ciò che concerne le procedure di controllo, nel caso in cui un test
venga effettuato con metodi di prova che forniscono risultati erroneamente positivi, è
stata proposta l’adozione da parte della Commissione Europea, in seguito alla notifica
23
del fatto da parte delle autorità degli Stati membri, di misure necessarie attraverso
gli atti delegati. Il relatore, inoltre, ha suggerito di estendere al 31 dicembre 2016 la
presentazione del rapporto della Commissione Europea al Parlamento Europeo e al
Consiglio e di estendere il contenuto dell’art. 16 del Regolamento (EC) No 648/2004,
precedentemente menzionato, ai detergenti industriali e professionali.
RAPPORTO SOMMER
L’industria alimentare italiana ed europea ritiene che Informare i consumatori per
una scelta consapevole e trasparente sia essenziale, ma troppi dettagli rischiano di
rendere l'etichetta illeggibile e di obbligare i produttori a modificare le confezioni, con
inutili costi aggiuntivi che sicuramente non aiuteranno le scelte dei consumatori.
- La Strategia di Lisbona (1990) - finalizzata a promuovere la competitività delle
imprese europee, in gran parte PMI (oltre 90% nell’alimentare) - postula un
regulatory environment favorevole, vale a dire un sistema di regole chiare e coerenti,
cui tutti gli operatori possano riferirsi senza incertezze, applicandole con facilità e
senza dover sopportare oneri e costi non utili al raggiungimento degli specifici
obiettivi posti.
- La proposta contempla la facoltà per gli Stati membri di introdurre su scala
nazionale informazioni obbligatorie ulteriori rispetto al sistema di regole comuni, in
palese contrasto con il principio di libera circolazione delle merci. Il rischio è quello di
doversi confrontare con 27 diversi sistemi di regole, con grave pregiudizio alle
esportazioni per i maggiori costi (consulenze, etichette ad hoc) e rischio di
discriminazioni.
Si afferma quindi la primaria esigenza di definire un sistema di regole unitario, da
applicarsi senza variazioni in tutti i Paesi membri.
- La relazione si caratterizza per il ricorrente tentativo di sottrarre i prodotti non
preconfezionati dal produttore al campo di applicazione del Regolamento.
L’Industria è favorevole a semplificare l’informazione sui prodotti venduti sfusi (es.
pane) e a quelli confezionati di fronte all’acquirente su sua richiesta (es. salumi,
formaggi, gastronomia), senza peraltro rinunciare alle informazioni essenziali per i
consumatori allergici. E’ invece del tutto contraria a mantenere in essere
un’ingiustificata deroga a favore dei prodotti che sono a tutti gli effetti
preconfezionati sul luogo di vendita o nei locali attigui e collocati a scaffale accanto a
quelli preconfezionati dal produttore. Identici doveri per gli operatori, identici diritti
per i consumatori.
- La proposta di relazione Sommer introduce il principio secondo cui il responsabile
primario dell’etichetta è chi produce o confeziona, o l’operatore sotto il cui nome il
prodotto è commercializzato. Senza citare però la responsabilità dell’importatore per
i prodotti extra-Ue.
Si ritiene perciò preferibile la soluzione adottata dal Consiglio, che indica come
responsabile primario del prodotto colui il quale vi appone il proprio marchio, nome o
ragione sociale, nonché l’importatore per le merci extra- UE.
- In particolare si esprime forte preoccupazione per le proposte che mirano a
modificare l’attuale quadro normativo comunitario che prevede, come regola
generale, la volontarietà dell’indicazione d’origine per i prodotti alimentari. Si è
richiesto che eventuali disposizione aggiuntive dovranno essere oggetto di specifiche
24
valutazioni settoriali che stabiliscano l’effettiva fattibilità delle disposizioni in materia
di origine;
- Sulle denominazioni dei prodotti, si è sottolineato che è necessario evitare l’impiego
di diciture come “Imitation” in aggiunta al nome del prodotto o del tipo “Food
imitation”, che oltre ad essere ingannevoli per il consumatore e scorrette sul piano
concorrenziale, risulterebbero in contrasto con le norme comunitarie esistenti sulle
denominazioni per I prodotti alimentari.
- Si esprime ferma contrarietà a infondati teoremi di discriminazione degli alimenti in
“buoni” e cattivi”, e alla loro evidenziazione mediante codici cromatici (“trafficlights”), sulla base di grossolani criteri che risultano del tutto privi di fondamento
scientifico.
- L’Industria è favorevole a introdurre la tabella nutrizionale obbligatoria per tutti gli
alimenti, secondo lo schema consolidato sin dai tempi della dir. 1990/496/CE,
schema dei c.d. Big 8 (valore energetico, proteine, carboidrati, zuccheri, grassi, acidi
grassi saturi, fibre alimentari, sodio)
- Disponibile anche a prevedere l’obbligatorietà di un’ulteriore informazione sintetica,
sul fronte etichetta un’informazione, per esprimere il contributo di una porzione di
prodotto in percentuale rispetto al fabbisogno medio giornaliero (GDA). Al contrario,
riferire il valore energetico ai 100g/ml di prodotto costringerebbe il consumatore a
una serie di calcoli che vanificherebbero l’immediatezza del messaggio.
Federalimentare afferma l’utilità di esprimere i valori di energia e i nutrienti riferiti
alla porzione, in aggiunta o anche in alternativa ai 100g/ml, quando ciò risulti di
maggiore utilità ai consumatori in relazione alle caratteristiche del prodotto. E’ poi
necessario prevedere opportuni criteri di esenzione, riferiti alle confezioni di ridotta
superficie e a prodotti le cui occasioni di consumo abbiano natura quasi eccezionale
(confezioni regalo, cibi delle ricorrenze):
- Inoltre si richiede che le proteine siano incluse tra le “indicazioni nutrizionali
obbligatorie”, essendo queste un valore nutrizionale caratteristico e positivo dei
prodotti alimentari;
- L'indicazione sull'etichetta degli “acidi grassi trans” dovrebbe essere invece lasciata
volontaria o, quantomeno, l’obbligatorietà dovrebbe essere limitata agli “acidi grassi
trans artificiali”, in quanto per quelli naturalmente presenti nella carne e nel latte tale
indicazione non è giustificata dal punto di vista della salute pubblica.
- L’Industria alimentare sostiene la posizione già assunta in prima lettura
dall’Assemblea, che ha riferito la leggibilità a un insieme di criteri anziché alla sola
altezza minima dei caratteri. In ipotesi di compromesso, l’altezza minima della
lettera “x” non dovrebbe superare 0,9mm, con attenzione a escludere da tale
requisito le confezioni la cui superficie stampabile più ampia sia inferiore a 80cm 2.
Il testo della proposta con gli emendamenti approvati sarà successivamente
sottoposto al voto in Plenaria, previsto a luglio, ma se le posizioni restano distanti
sarà necessario ricorrere alla procedura di conciliazione tra Parlamento e Consiglio.
Per l’ordine del giorno completo:
Commissione ENVI
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COMMISSIONE PROBLEMI ECONOMICI E MONETARI
(ECON)
PACCHETTO DI PROPOSTE LEGISLATIVE SULL’ECONOMIC GOVERNANCE
Martedì 19 aprile, dalle ore 15.00 alle ore 18.30, la commissione ECON voterà i sei
progetti di relazione sul pacchetto di proposte legislative in tema di governance
economica presentato dalla Commissione lo scorso 29 settembre.
Confindustria ha accolto favorevolmente l’approccio della commissione ECON sulle sei
proposte legislative teso a ridurre i poteri del Consiglio nel rifiutare le
raccomandazioni e le sanzioni imposte dalla Commissione, ma ritiene che i sei
progetti di relazione non si siano soffermati abbastanza su quelle politiche che
potrebbero favorire la crescita economica dell’Ue.
Un accordo sul pacchetto era già stato raggiunto dai ministri delle finanze dell’Unione
europea durante il Consiglio ECOFIN del 15 marzo e l’approvazione ufficiale ha avuto
luogo durante il Consiglio europeo del 24/25 marzo scorso. Tale accordo prevede: la
necessità di ridurre il debito in eccesso di 1/20 l'anno, a patto che la Commissione
tenga in considerazione la dinamica del debito privato al fine di valutare la
sostenibilità di bilancio di uno Stato membro al momento di prendere una decisione
circa l’apertura di una procedura per deficit eccessivi; un maggior automatismo delle
sanzioni, sia in fase preventiva che correttiva; l’opportunità di trasferire le ammende
raccolte ai Fondi salva stato creati per dare assistenza finanziaria agli Stati membri in
difficoltà (l'EFSF, e dal 2013 l'ESM), invece di ridistribuirle tra i Paesi virtuosi come
originariamente aveva proposto la Commissione.
Per le conclusioni del Consiglio europeo:
Consiglio europeo
EUROPEAN INFRASTRUCTURE MARKETS REGULATION
Mercoledì 20 aprile, dalle ore 9.00 alle ore 9.40, la commissione ECON esaminerà gli
emendamenti alla European Infrastructure Markets Regulation (EMIR). Il dibattito
sarebbe dovuto avvenire il 4 aprile scorso a Strasburgo, ma gli europarlamentari
avevano richiesto di posticiparlo. La votazione in commissione, invece, è stata
rimandata al 24 maggio.
Confindustria, che aveva già accolto con favore la volontà dell’On. Langen (PPE,
Germania) di limitare gli oneri finanziari derivanti dalla EMIR per quelle aziende che
utilizzano strumenti derivati OTC per coprirsi dai rischi legati alla propria attività
commerciale, estende tale valutazione positiva a quegli emendamenti che:

Escludono dal campo di applicazione della normativa quei contratti derivati
conclusi da controparti non finanziarie con il fine di gestire rischi connessi
con la propria attività commerciale o di tesoreria;

Propongono che ogni valutazione circa la “rilevanza sistemica” venga
effettuata sulla base di criteri sia qualitativi che quantitativi per classe di
derivati;
26

Introducono l’idea che l’obbligo di clearing non scatti in maniera
contestuale al superamento della soglia rilevante, ma solo nel caso in cui
si ecceda tale soglia in maniera continuativa per un periodo di tempo
rilevante;

Esentano dall’obbligo di clearing le transazioni intra-gruppo;

Esentano dall’obbligo di clearing i contratti derivati conclusi prima
dell’entrata in vigore del regolamento;

Cercano di garantire un level-playing field a livello globale;

Limitano l’obbligo di clearing ai contratti derivati sopra soglia.
Nell’apprezzare il lavoro svolto finora dall’On. Pallone (PPE) e dall’On. Domenici
(S&D), Confindustria auspica che il testo finale del regolamento superi le criticità che
potrebbero compromettere la possibilità per le nostre imprese di utilizzare derivati
fuori borsa per ridurre i rischi operativi risultanti dalle operazioni commerciali.
Per l’ordine del giorno completo:
Commissione ECON
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COMMISSIONE PER GLI AFFARI COSTITUZIONALI
(AFCO)
In data 18 e 19 aprile si riunisce a Bruxelles la commissione per gli affari
costituzionali (AFCO). Da segnalare, martedì 19 dalle 11:30 alle 12:30 lo scambio di
opinioni che i deputati della AFCO terranno con il Ministro dell’economia e finanze
Giulio Tremonti, sul tema “Trattato di Lisbona e principio di solidarietà”.
Per l’ordine del giorno completo:
Commissione AFCO
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COMMISSIONE PER I DIRITTI DELLA DONNA E
UGUAGLIANZA DI GENERE (FEMM)
RAPPORTO “DONNE E DIREZIONE DELLE IMPRESE”
Il dibattito sull’aumento della presenza delle donne nei consigli di amministrazione e
della necessità di assicurare un maggiore equilibrio tra i generi ai vertici delle
imprese europee è in corso anche presso il Parlamento europeo dove, in seno alla
Commissione FEMM, mercoledì 20 aprile verrà adottato il progetto di relazione
“Donne e direzione di impresa” del relatore On. Rodi Kratsa-Tsagaropoulou (PPE,
Grecia).
La prima versione del rapporto presenta numerosi elementi di criticità ed esprime
una posizione chiara – almeno a livello della commissione Donne – secondo la quale
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solo l’intervento legislativo possa realmente contribuire ad un cambiamento culturale
che vada nel senso di una maggiore partecipazione femminile nelle posizioni di
vertice delle aziende.
Il progetto di rapporto, ad esempio, punta il dito contro l’esistenza di
“comportamenti stereotipi” in seno alle imprese che, di fatto, limitano la
rappresentanza femminile, affermando invece come questa debba essere considerata
– secondo alcuni presunti studi che dimostrerebbero una correlazione tra i risultati
economico-finanziari delle imprese e la presenza di donne in seno agli organi
decisionali - come un fattore di competitività.
Nel progetto si afferma poi che spetta agli Stati membri e alle imprese stesse
rimuovere gli ostacoli all’ingresso delle donne negli organi dirigenti e offrire loro pari
opportunità affinché possano accedere ai posti di responsabilità e si sottolinea come
le iniziative adottate fino ad oggi dal settore privato in Europa “si siano rivelate
insufficienti per invertire la tendenza in seno alle imprese che vede le donne ancora
sottorappresentate”.
In conclusione, la relatrice suggerisce che il Parlamento inviti gli Stati membri e la
Commissione a concepire nuove politiche che consentano una maggiore
partecipazione delle donne alla direzione delle imprese e che chieda alla
Commissione di prendere provvedimenti concreti in questo ambito qualora dovesse
emergere lo scarso impatto delle misure volontaristiche adottate dalle imprese nei
diversi Stati membri.
Nel pacchetto di 105 emendamenti compaiono anche quelli dell’eurodeputata italiana
Silvia Costa (S&D), che di questo rapporto è relatrice ombra. Alcuni di questi
emendamenti riflettono le posizioni assunte da Confindustria, specie laddove si
sostiene che il successo delle iniziative che possono essere adottate in materia è
condizionato dall’esistenza di un contesto territoriale in cui la conciliazione dei tempi
di vita e di lavoro è oggetto di interventi dei Governi nazionali e delle istituzioni
locali, adeguati per qualità e quantità, alla regolamentazione di nuovi tempi delle
città, nonché all’uso efficiente delle risorse comunitarie (emendamento 51). Così
come sottolineato dall’emendamento 62, Confindustria ritiene necessario, in questo
contesto, svolgere un’azione culturale affinché le giovani donne si indirizzino sempre
più verso facoltà scientifiche e tecnologiche, così come auspicato anche dal Consiglio
economico e sociale delle Nazioni Unite. Inoltre, come auspicato da Confindustria, si
propone la soppressione dell’emendamento 92 in cui si chiede di prevedere - in caso
di insufficienza delle misure volontaristiche adottate dalle imprese degli Stati membri
in materia - provvedimenti concreti volti ad accrescere la rappresentatività femminile
in seno agli organi dirigenti delle imprese.
Il tema é stato tra l’altro discusso in seno al gruppo di lavoro Equal opportunity di
BusinessEurope. Le federazioni hanno espresso grande preoccupazione per questi
ultimi sviluppi, sia in seno alla Commissione che al Parlamento ed hanno
sostanzialmente ribadito la contrarietà all’introduzione di soglie vincolanti di
rappresentanza femminile per via legislativa. Questo tipo di interventi sono infatti
considerati come un’intromissione indebita nelle scelte delle imprese riguardanti i
propri assetti e la proprio organizzazione interna.
Per l’ordine del giorno completo:
Commissione FEMM
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2. Accade in Commissione
BILANCIO 2012
Il 20 aprile la Commissione europea, nella fattispecie del Commissario al bilancio
Lewandowski, presenterà in conferenza stampa a Bruxelles la propria proposta di
bilancio dell’Unione Europea per l’anno 2012.
Ai sensi del Trattato di Lisbona la procedura che porta all’approvazione del bilancio
comunitario annuale prevede che, a seguito della proposta da parte dell
Commissione, il Consiglio ed il Parlamento si pronunciano in lettura singola.
In pratica il Consiglio adotta una posizione comune entro il 1 ottobre dell’anno in
corso e la trasmette al Parlamento con le motivazioni annesse a giustificare le
modifiche al testo proposto dalla Commissione; il Parlamento ha, dal momento in cui
riceve la proposta del Consiglio, 42 giorni per approvarlo o emedarlo e rimettere il
testo al Consiglio il quale, a sua volta, ha a disposizione 10 giorni per approvare il
nuovo testo.
In caso di disaccordo tra i due colegislatori, la procedura prevede l’istituzione di un
comitato di conciliazione composto da rappresentanti della Commissione europea, del
Consiglio e del Parlamento ha 21 giorni per presentare un testo congiunto e, una
volta approvato dal Comitato, Parlamento e Consiglio hanno 14 giorni per adottare il
testo (il bilancio si considera adottato anche nel caso in cui il Parlamento approvi il
testo del comitato di conciliazione senza l’approvazione del Consiglio).
Nel caso invece in cui il Comitato sia impossibilitato a produrre un testo condiviso, la
Commissione dovrà far pervenire una nuova proposta di bilancio da sottoporre a
nuovo esame.
Il bilancio 2011, il primo a sottostare alle nuove regole del Trattato di Lisbona, è
stato approvato dal Parlamento europeo dopo un lungo negoziato il 15 dicembre
2010 per un totale di 126,5 miliardi di euro in pagamenti (equivalente al 1,01% del
GNI – Gross National Income – dell’Ue a 27), con un aumento di 2,9 % rispetto
all’esercizio del 2010.
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RIUNIONI ED EVENTI
EVENTI E CONFERENZE DELLA SETTIMANA

Bruxelles, 19/04 Education Reforms in the EU
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Si informa che l’invio del bollettino “Accade al PE” sarà interrotto la settimana
prossima in occasione delle vacanze Pasquali. Il prossimo numero uscirà il lunedi’ 2
maggio 2011.
A cura di Matteo Carlo Borsani e Giacomo Cavalli
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n. 89 - 18 aprile 2011