ACCADE AL PE Settimanale d’informazione sulle attività delle Istituzioni Comunitarie n. 89 – settimana dal 18 al 22 aprile 2011 SETTIMANA DAL 11 AL 15 APRILE 1. Commissioni parlamentari Commissione ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare (ENVI) Commissione industria, ricerca e energia (ITRE) Commissione commercio internazionale (INTA) Commissione trasporti e turismo (TRAN) Commissione occupazione e affari sociali (EMPL) Commissione mercato interno e protezione dei consumatori (IMCO) Commissione problemi economici e monetari (ECON) 2. Accade in Consiglio Consiglio competitività 3. Accade in Commissione Le 12 leve per il mercato interno Smart Grids: from innovation to deployment Proposta di revisione della Direttiva sulla Fiscalità Energetica RIUNIONI ED EVENTI Incontro Confindustria/BDA sulla responsabilità sociale delle imprese SETTIMANA DAL 18 AL 22 APRILE HANNO CONTRIBUITO: FEDERALIMENTARI E FEDERLATTE 1. Commissioni parlamentari Commissione ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare (ENVI) Commissione problemi economici e finanziari (ECON) Commissione per gli affari costituzionali (AFCO) Commissione per i diritti della donna e uguaglianza del genere (FEMM) 2. Accade in Commissione Bilancio 2012 RIUNIONI ED EVENTI Eventi e conferenze della settimana 1 SETTIMANA DAL 11 AL 15 APRILE 1. Commissioni parlamentari COMMISSIONE AMBIENTE, SANITÀ PUBBLICA E SICUREZZA ALIMENTARE (ENVI) STRATEGIA TEMATICA SULLA PREVENZIONE E IL RICICLAGGIO DEI RIFIUTI Lunedì 11 aprile, la commissione ENVI ha discusso la relazione sui progressi compiuti per la realizzazione degli obiettivi definiti nella strategia tematica sulla prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti, presentata dalla Commissione europea lo scorso 19 gennaio. (COM (2011) 0013). La Strategia, adottata nel 2005, si compone di differenti iniziative che hanno come obiettivo principale l’aggiornamento della normativa vigente, la promozione della prevenzione, il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti. In seguito all’adozione della Strategia, la Commissione ha agito su diversi fronti, adottando iniziative e compiendo progressi per creare le basi per una crescita sostenibile, basti pensare al Regolamento sulla spedizione dei rifiuti rivisto nel 2007, all’aggiornamento della Direttiva sui rifiuti e le apparecchiature elettriche ed elettroniche e alla Direttiva sulle sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, al Regolamento REACH. Attraverso la Direttiva sui rifiuti si è aggiornato il concetto di “rifiuto” e la definizione di “recupero di energia”, e sono stati introdotti nuovi criteri chiave, in particolare quello che si riferisce a quando un rifiuto cessa di essere tale. Dalla Relazione emerge che sebbene non siano stati compiuti grandi miglioramenti nella prevenzione quantitativa dei rifiuti, ci sono stati dei progressi nella prevenzione qualitativa. Inoltre, nel documento della Commissione si pone l’accento sulla necessità di migliorare la base di conoscenze, di disporre di migliori informazioni e valutazioni degli impatti delle politiche sulla salute e sull’ambiente e di dare priorità alla corretta applicazione e attuazione della legislazione dell’Ue in materia di rifiuti. La piena e corretta attuazione dell’acquis esistente in materia di rifiuti e il rafforzamento della prevenzione e del riciclaggio potrebbero contribuire alla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra. GESTIONE DEL COMBUSTIBILE ESAURITO E DEI RIFIUTI RADIOATTIVI Lo scorso 12 aprile, la commissione ENVI ha discusso la relazione dell’On. Cizelj (Slovenia, PPE) sulla proposta della Commissione europea relativa alla gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi (COM (2010) 0618). Alla luce del disastro di Fukushima, è stato peraltro proposto di ritirare la relazione e di rinviare la discussione a data futura. La relatrice ha sottolineato l’importanza del coinvolgimento degli Stati membri nel monitoraggio e nell’introduzione di controlli severi. Le iniziative regionali non dovrebbero consentire di ritardare il processo decisionale dell’Unione Europea. Secondo la relatrice, in alcune circostanze, dovrebbe essere possibile poter eliminare le scorie nucleari al di fuori dell’Ue. Maggiore trasparenza e informazione al pubblico 2 e un principio che riduca al massimo i rifiuti nucleari dovrebbero essere introdotti nella nuova strategia. Il Gruppo ALDE ha accolto positivamente l’inclusione dei rifiuti militari nella relazione e ha chiesto di introdurre una distinzione tra lo stoccaggio finale, che non prevede alcun recupero, e lo stoccaggio dove il deposito sarebbe possibile per ragioni di sicurezza. Si dovrebbe prevedere, inoltre, una clausola di durata massima di quindici anni per assicurare di tenere in considerazione le ricerche più recenti. Il Gruppo ALDE si è detto contrario all’esportazione dei rifiuti degli Stati membri per l’impossibilità di controllarli. Inoltre, e’ stato rimarcato che nella proposta la relatrice non garantisce che saranno applicati dei criteri più severi. Inoltre, la definizione di rifiuti nucleari è troppo debole, il riferimento all’estrazione di uranio dovrebbe essere omesso e dovrebbe essere adottata una definizione più severa di reversibilità. Il Gruppo del Partito Popolare Europeo è generalmente d’accordo con la relazione, ma nella parte sui finanziamenti preferisce il testo della Commissione Europea. Inoltre, ritiene che l’art. 4.3 sia troppo restrittivo e potrebbe mettere a rischio i contratti a lungo termine che alcuni Stati membri hanno concluso con Paesi terzi. Nei Paesi membri più piccoli, tali restrizioni potrebbero compromettere l’economicità delle centrali nucleari. Alcuni problemi sono sorti anche con l’art.3 e l’art.10: l’utilizzo della parola “finale” potrebbe suggerire che gli impianti di stoccaggio dovrebbero essere sotterranei, ma questa non è l’opzione più sicura. In riferimento all’art.10, il Gruppo ha affermato che le misure di mantenimento non sono sufficienti ad assicurare la sicurezza dei siti di smaltimento profondi e che questi ultimi devono essere controllati. La Commissione Europea ha sostenuto che gli Stati membri avranno norme proprie sulla reversibilità e che le risorse finanziarie necessarie dovrebbero essere rese disponibili per costruire gli impianti di stoccaggio finale, laddove richiesto. Nel caso in cui ci fosse la possibilità di costruire gli impianti di stoccaggio nel territorio dell’UE, allora i rifiuti dovranno rimanere negli Stati membri. Peraltro, su questo argomento la discussione in Consiglio e’ ancora in corso. I criteri di sicurezza negli impianti nazionali degli Stati membri dovranno rispettare i livelli più elevati. La Commissione ha rimarcato che lo stoccaggio temporaneo, cioè senza contenimento, è insicuro, come mostrato dall’incidente alla centrale nucleare di Fukushima. Comunque, è difficile dare una definizione di stoccaggio “finale”, poiché il materiale potrebbe essere stoccato per diversi lassi di tempo. Il Presidente in carica ha sottolineato che la Presidenza ungherese ha dato massima priorità alla gestione dei rifiuti nucleari ed ha assicurato il massimo impegno per garantire un compromesso sulla questione delle esportazioni. [Torna su] COMMISSIONE INDUSTRIA, RICERCA E ENERGIE (ITRE) “VALUTAZIONE INTERMEDIA DEL SETTIMO PROGRAMMA QUADRO DELL’UE PER LE ATTIVITÀ DI RICERCA, SVILUPPO TECNOLOGICO E DIMOSTRAZIONE” Lunedì 11 aprile in seno alla commissione ITRE ha avuto luogo l’esame degli emendamenti presentati al progetto di relazione “Valutazione intermedia del Settimo programma quadro dell’Ue per le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e 3 dimostrazione” del relatore Jean-Pierre Audy (PPE, Francia). All’esame degli emendamenti è seguito, martedì 12 aprile, la votazione del progetto stesso che è stato approvato all’unanimità. Il relatore Audy ha ribadito l’importanza della valutazione intermedia del settimo programma quadro dell’Ue per la ricerca e l’innovazione in quanto rappresenta l’occasione per analizzare se il programma risponda ancora alle esigenze europee in materia di ricerca. Ha inoltre aggiunto che questa valutazione dovrebbe essere svolta tenendo conto della notevole quantità di fondi ancora da assegnare: 28.8 miliardi di euro entro i prossimi tre anni. Nel suo progetto Audy sottolinea come il valore aggiunto offerto dall’Europa nel settore della ricerca non sia tangibile per i cittadini a causa della complessità dei programmi, la moltiplicazione degli strumenti e la mancanza di comunicazione da parte della Commissione europea. La semplificazione, a suo avviso, è una delle principali battaglie che bisogna perseguire. Il relatore ha inoltre affrontato la questione della localizzazione dei centri di ricerca. A suo avviso, i collegamenti ai centri di eccellenza, che spesso si trovano in ambienti urbani, potrebbero essere realizzati intensificando i rapporti di collaborazione a distanza, utilizzando delle avanzate connessioni tecnologiche tra centri di ricerca regionali e centri di eccellenza. Infine, Audy ha voluto aprire un dibattito sulla questione dell’industria della difesa: secondo il relatore è, infatti, necessario iniziare a riflettere sulla definizione di un programma di ricerca europeo per l’industria della difesa. Il rapporto verrà discusso e votato in plenaria nella settimana del 9 maggio. LIBRO VERDE “TRASFORMARE LE SFIDE IN OPPORTUNITÀ: VERSO UN QUADRO STRATEGICO COMUNE PER IL FINANZIAMENTO DELLA RICERCA E DELL’INNOVAZIONE DELL’UE” Martedì 12 aprile ha avuto luogo in seno alla commissione ITRE uno scambio di opinioni sul Libro Verde per il futuro programma quadro di ricerca e innovazione. La riunione ha avuto inizio con l’intervento introduttivo della relatrice Marisa Matias (Portogallo, Gruppo confederale sinistra unitaria). Secondo l’On. Matias sono quattro le questioni da trattare nel contesto di un quadro strategico comune per il finanziamento della R&I nell’Ue: chiarire gi obiettivi da raggiungere; ridurre la complessità dei programmi di R&I; aumentare il valore aggiunto della ricerca europea nel contesto globale; rafforzare la partecipazione ai programmi di R&I. L’On. Matias ha inoltre posto l’accento sulla questione della duplicazione e frammentazione dei programmi di ricerca e innovazione. Pur riconoscendo che la complessità degli strumenti di finanziamento ostacoli il consolidamento dello spazio europeo per la ricerca, il relatore ritiene, tuttavia, che la duplicazione non vada evitata a tutti i costi per non rischiare di disporre, alla fine, di una minore capacità di risorse e di aggravare la situazione di quei paesi già in difficoltà. 4 Il relatore ha poi messo in luce come nell’Ue vi siano più investimenti pubblici in ricerca rispetto agli Stati Uniti ma un minore riconoscimento dei risultati, e, allo stesso tempo, meno investimenti pubblici nell’istruzione pubblica superiore rispetto agli USA. Quest’ultimo aspetto è particolarmente preoccupante secondo il relatore, poiché l’assenza di personale altamente qualificato nell’Ue rischia di bloccare l’evoluzione dello spazio europeo della ricerca. Pertanto è necessario fornire gli strumenti adeguati agli Stati membri per rafforzare gli investimenti nell’istruzione superiore. Inoltre, tenuto conto delle limitazioni dei bilanci pubblici degli Stati membri, è opportuno, secondo Matias, garantire che i fondi strutturali e di coesione perseguano l’obiettivo di rendere l’Europa più “uguale” sul piano della ricerca e dell’innovazione. A conclusione del suo intervento introduttivo, il relatore ha chiesto di ampliare, tenuto conto del contesto di crisi, il concetto di innovazione e di considerare la “conoscenza” come un bene pubblico a tutti gli effetti, e non solo nell’ottica della realizzazione di prodotti e servizi. Per il gruppo PPE è intervenuto il relatore ombra Christian Ehler il quale ha, in particolare, sottolineato l’importanza di: Allineare il futuro PQ con gli obiettivi di crescita e di competitività della nuova strategia Europa 2020; Formulare obiettivi ambiziosi tenendo però strettamente conto anche del bilancio attuale e delle sue «ristrettezze»; a tal proposito ha ribadito la necessità per il Parlamento europeo di assumere una posizione forte sulla questione del bilancio, fondamentale anche per le sue ricadute sulla definizione delle politiche e degli strumenti per la ricerca e l’innovazione; Contemperare le diverse esigenze e i diversi livelli di sviluppo nel settore della R&I dei vari Stati membri; Focalizzarsi sull’eccellenza, necessaria per essere competitivi a livello mondiale. Non limitare l’approccio del futuro PQ solo alla ricerca ma aprirsi anche ad altre politiche, l’innovazione in primis; Rafforzare la cooperazione internazionale, superando le lentezze delle procedure legate al 7°PQ ma soprattutto dei meccanismi decisionali che hanno impedito una vera realizzazione degli obiettivi di cooperazione internazionale; Tenere conto della necessità di finanziare i grandi progetti europei (ad es. Galileo); Abbattere gli ostacoli che impediscono alle PMI di innovare e dedicare una parte del futuro PQ alle piccole e medie imprese europee, prevedendo ad esempio una procedura semplificata. Per il gruppo S&D è intervenuto il relatore ombra Edit Hertzog che ha ribadito la necessità di allineare il PQ agli obiettivi della strategia Europa2020 e di incrementare le risorse destinate alla R&I. L’On. Maria da Graca Carvalho (Portogallo, S&D), ha sottolineato l’importanza di disporre di un sistema di finanziamento basato su un numero limitato di strumenti, di tener conto dei risultati, ma soprattutto delle eccellenze e, infine, di chiedere il raddoppio delle risorse destinate a R&I. Secondo l’On. Carvalho è necessario stabilire un minor numero di priorità ed assicurare un migliore equilibrio tra approccio topo down e bottom up, anche nei programmi di cooperazione. Riguardo le PMI ha chiesto l’introduzione di strumenti specifici che aiutino le piccole e medie imprese a trasferire i risultati della ricerca sul mercato. Ha 5 infine auspicato semplificazione. la definizione di un importante pacchetto di misure di I rappresentanti della Commissione europea hanno posto l’accento sulla: Necessità di elaborare una nuova politica che, integrando i diversi aspetti – ricerca, innovazione, istruzione, – resti “semplice”; Spesa “intelligente” delle risorse dell’Ue, evitando duplicazioni e coordinando al meglio gli interventi tra i diversi livelli: europeo, nazionale e regionale; Importanza di aumentare il livello di eccellenza nelle diverse regioni; Definire degli strumenti “semplici” dedicati alle PMI; Semplificare le procedure e stabilire un sistema maggiormente basato sulla fiducia. A conclusione del dibattito il relatore si è detto soddisfatto per l’ampio margine di consenso emerso sulle grandi questioni da trattare. Infine ha posto l’accento sulla necessità di stabilire un maggiore equilibrio tra l’impostazione bottom up e quella top down: le grandi sfide a cui l’Ue deve poter rispondere, ha sottolineato Matias, nell’attuale situazione di crisi, non sono solo tecnologiche ma sono in primis sociali e di questo occorrerà tenerne conto. RAPPORTO “L'UNIONE DELL'INNOVAZIONE: TRASFORMARE L'EUROPA PER IL MONDO DOPO LA CRISI” Martedì 12 aprile la commissione ITRE ha approvato all’unanimità il progetto di relazione “L'Unione dell'innovazione: trasformare l'Europa per il mondo dopo la crisi” presentato dall’Onorevole Judith A. Merkies (S&D, Paesi Bassi). In generale, i testi di compromesso adottati riflettono in larga parte le posizioni assunte da Confindustria; alcuni degli emendamenti approvati hanno permesso di riportare un equilibrio nel testo della relazione che nella sua versione iniziale appariva fortemente sbilanciata sul ruolo catalizzatore del “cittadino” e sul concetto di innovazione sociale. Grazie alle modifiche introdotte, infatti, le imprese ritrovano un posto centrale tra i protagonisti della ricerca e dell’innovazione. Il documento fornisce inoltre un utile un contributo alla discussione sui futuri programmi di finanziamento per la ricerca e l’innovazione europea per il periodo 2014-2020. L’On. Sartori, relatrice ombra per il gruppo PPE, al termine della votazione ha sottolineato come oggi l’Europa abbia bisogno di una politica della ricerca e dell’innovazione che aiuti in primo luogo a colmare il divario con le altre grandi economie di tutto il mondo – in primis gli Stati Uniti – e dei paesi emergenti, rivolgendo particolare attenzione a paesi come Cina e India che stanno investendo sempre più risorse in R&I e che incoraggiano la mobilità dei loro ricercatori per facilitare il trasferimento dei risultati della ricerca scientifica sul mercato. Il voto in plenaria è fissato per il mese di giugno. REGOLAMENTO SULL’INTEGRITÀ E TRASPARENZA DEI MERCATI ENERGETICI Lo scorso 12 aprile la commissione ITRE ha iniziato l’esame del progetto di relazione dell’On. Jorgo Chatzimarkakis (Germania, ALDE) sulla proposta della Commissione europea di un Regolamento sull’integrità e la trasparenza dei mercati energetici. Il Regolamento ha lo scopo di introdurre una normativa specifica per regolare i mercati 6 energetici all’ingrosso dell’energia elettrica e del gas naturale (commodities propriamente dette e derivati), ad eccezione degli strumenti finanziari già coperti dalla Direttiva sull’Abuso di Mercato. Il rapporto del relatore si concentra sugli aspetti cruciali del Regolamento, relativi al trattamento delle informazioni riservate e all’uso degli atti delegati per la definizione di criteri nella comunicazione di informazione da parte degli operatori di mercato. Inoltre, propone alcune novità come la richiesta di un’armonizzazione del regime sanzionatorio a livello europeo, il rilascio delle licenze, l'introduzione di nuovi uffici di rappresentanza dell’Agenzia per la Cooperazione dei Regolatori Europei (ACER) e, soprattutto, l’inclusione del mercato del carbonio (EU ETS) nel campo di applicazione. Diversi deputati di differenti gruppi politici hanno sottolineato l’importanza di introdurre un regime sanzionatorio, che tenga conto del rischio di spostamento delle transazioni verso i Paesi in cui l’entità delle sanzioni è inferiore. In merito alla questione degli atti delegati, è emerso la necessità di un “protocollo di intesa” per evitare, in futuro, discussioni sulle deleghe alla Commissione Europea. E’ stato sottolineato che la difficile applicazione dello schema ETS si presta ad abusi di mercato per il gas e l’elettricità, pertanto sarebbe necessaria una regolamentazione specifica, sulla quale sarebbe utile una controproposta da parte della Commissione. La Commissione Europea si è detta scettica rispetto alla proposta di un sistema delle licenze per gli operatori di mercato, e invece ha sottolineato la necessità che il proprio ruolo sia rafforzato tramite l’uso gli atti delegati. PRIORITÀ PER LE INFRASTRUTTURE ENERGETICHE PER IL 2020 E OLTRE Lo scorso 12 aprile la commissione ITRE ha discusso la relazione dell’On Sosa Wagner (Spagna, NI) sulla Comunicazione della Commissione europea sulle priorità per le infrastrutture energetiche per il 2020 e oltre. I punti cruciali del dibattito riguardano i criteri per la selezione dei progetti europei, sui quali è stato proposto di elaborare una lista specifica, ed i finanziamenti. Si e’ sottolineata la necessità che il finanziamento pubblico subentri nel caso in cui i privati non riescano a finanziare i progetti e che si sviluppo lo strumento dei project bond. Alcuni deputati di diversi gruppi politici hanno richiamato l’attenzione sulla necessità di ammodernamento delle infrastrutture energetiche, soprattutto nell’Europa Centrale, per creare delle reti che siano efficaci, che permettano un aumento del risparmio energetico e dell’efficienza energetica. La Commissione europea auspica una maggiore precisione nell’individuazione dei criteri di selezione dei progetti individuali e una maggiore cooperazione regionale per la selezione degli stessi. Sulla questione dei finanziamenti delle infrastrutture, riconosce le inefficienze ancora esistenti nel mercato, nonostante l’elevato numero di operatori dei sistemi di trasmissione (TSO), però esprime perplessità riguardo all’uso dei project bond, che non ritiene siano sempre gli strumenti più adeguati. La commissione ITRE voterà gli emendamenti il prossimo 26 maggio. INCONTRO CON IL COMMISSARIO OETTINGER Lo scorso 12 aprile, il Commissario per l’Energia Gűnther Oettinger ha presentato ai deputati della commissione ITRE le priorità nel settore energetico e climatico. Il Commissario ha ribadito la necessità di completare l’integrazione del mercato interno dell’energia, allo scopo di aumentarne la trasparenza e la frammentazione, e di fare in modo che le politiche nazionali e di partenariato con i Paesi terzi siano 7 integrate nella politica estera energetica, per il raggiungimento degli obiettivi dell’Unione Europea. In merito alla crisi del nucleare in Giappone, Oettinger ha comunicato che a dicembre verranno presentati i risultati degli stress test effettuati sulle 143 centrali nucleari e ribadito l’invito di estenderli anche ai Paesi limitrofi (Armenia, Bielorussia, Turchia, Ucraina, Russia). Ha dichiarato, inoltre, che attualmente sono in corso discussioni con le autorità degli Stati membri per l’elaborazione di criteri di verifica e la valutazione di standard di sicurezza più elevati. Il Commissario ha richiamato l’attenzione sulle infrastrutture, annunciando che in autunno sarà rivisto il Regolamento TEN relativo al budget comunitario per le reti transeuropee di trasporto e dell’energia. Oggi si investe soltanto l’1.5% per migliorare l’efficienza energetica, ma è necessario un investimento del 3%, che in futuro potrebbe diventare un obiettivo vincolante. Tra le fonti di investimento rientrano i fondi di coesione e i fondi regionali. Per gli edifici pubblici saranno introdotti obiettivi vincolanti e saranno forniti degli incentivi ai privati. Oettinger ha anche parlato a favore del ricorso ai project bond come strumento per realizzare le infrastrutture e le reti energetiche. PARERE DI ITRE SUL RAPPORTO EICKHOUT DELL’OBIETTIVO DI RIDUZIONE DI EMISSIONI AL 30% (ENVI) SULL’AUMENTO La relatrice On. Cizelj (Slovenia, PPE) ha commentato i 188 emendamenti che la commissione ITRE ha elaborato sul rapporto di parere per competenza su energia, innovazione, tecnologie e occupazione, sul rapporto di iniziativa della commissione ENVI sull’analisi delle opzioni per un aumento dell’obiettivo di emissioni oltre il 20%. In apertura, la relatrice ha richiamato i deputati affinché lavorino per costruire una maggioranza solida, senza la quale un rapporto di parere non avrebbe senso e rischierebbe un fallimento, come quello sulla mozione sul nucleare. Lo scopo é che si giunga ad un rapporto “equilibrato”, che prenda in considerazione tutti gli aspetti. A questo proposito, ha sottolineato l’importanza dell’emendamento che evidenzia gli impatti della crisi finanziaria sugli investimenti e sui prezzi. Il primo gruppo di emendamenti riguarda gli aspetti positivi e negativi per la società, conseguenti ad aumento dell’obiettivo di riduzione di emissioni. Il secondo gruppo riguarda il sistema di scambio di emissioni europeo (EU ETS) e le criticità relative al suo funzionamento e gli impatti della crisi. La relatrice ha sottolineato che non è a favore di quegli emendamenti tesi ad abolire l’attuale sistema di scambio di emissioni oppure tesi a modificare il sistema da qui al 2020. Quindi ha sottolineato il suo sostegno agli emendamenti 68 e 69 per un aumento degli obiettivi solo nel caso di un accordo globale ed ha precisato che è necessario raggiungere gli obiettivi prefissati al 2020. Il terzo gruppo riguarda l’efficienza energetica, sulla quale la relatrice si è espressa a favore degli emendamenti che chiedono maggiori sforzi ai settori non-ETS. Anche sull’efficienza energetica, la relatrice ha precisato che non è il caso di introdurre nuovi obiettivi. Il quarto gruppo di emendamenti riguarda le tecnologie, e a questo proposito la relatrice ha dichiarato che i deputati devono dare messaggi politici che saranno valutati dai tecnici. A questo proposito, la relatrice giudica l’emendamento 34 sulle auto elettriche non sostenibile e quello sul nucleare non adatto al contesto. Nel corso del dibattito, l’On. Groote (Germania, S&D) ha tenuto un lungo intervento sulla necessità di avere una maggioranza consolidata ed ha posto dei messaggi 8 chiave sui quali auspica che tale maggioranza possa costruirsi. Prima di tutto, non è il momento di riaprire il Pacchetto Clima e ed è necessario che prima si raggiungano gli obiettivi al 2020. Bisogna rafforzare gli sforzi sulle rinnovabili e sull’efficienza ma avere un atteggiamento “neutrale” rispetto alle tecnologie. Inoltre, il deputato propone che nell’ambito delle politiche climatiche, la Commissione in futuro accompagni le proposte non solo da valutazioni sugli impatti economici ma anche su quelli sociali. In generale, si sono riconfermati i numerosi contrasti di vedute anche all’interno degli stessi gruppi politici, tra coloro che insistono nel mantenere l’attuale assetto normativo e chi invece propone un aumento di tutti gli obiettivi del Pacchetto Clima al 2020. Alcuni deputati soprattutto tra i Socialdemocratici, Gruppo dell’ALDE e Verdi si sono espressi a favore di un obiettivo di riduzione al 30% in termini benefici per l’occupazione, il PIL e gli investimenti. Confindustria continuerà a seguire il dibattito in vista della presentazione degli emendamenti di compromesso e del voto il prossimo 9 maggio. E’ prioritario che la relazione tenga conto della necessità di non modificare il quadro normativo attualmente in vigore, per evitare di destabilizzare le imprese italiane che si sono impegnate a rispettare gli obiettivi già fissati dal Pacchetto Clima e Energia. Pertanto, Confindustria giudica negativamente egli emendamenti mirati a modificare l’attuale assetto normativo, cioè le proposte di un aumento dell’obiettivo di riduzione al 25% o al 30% nel 2020, di rendere vincolante l’obiettivo di efficienza energetica o di aumentare la quota delle energie rinnovabili al 2020. [Torna su] COMMISSIONE COMMERCIO INTERNAZIONALE (INTA) SCAMBIO DI OPINIONI CON IL COMMISSARIO AL COMMERCIO DE GUCHT SUL PROGRAMMA DI LAVORO DELLA COMMISSIONE EUROPEA PER IL 2011 E IL 2012 Il 12 aprile scorso, il Commissario al Commercio Karel De Gucht ha illustrato alla commissione per il commercio internazionale del Parlamento europeo (INTA) il programma di lavoro della Commissione europea per il 2011 e il 2012 in materia di politica commerciale. Il Commissario si è dichiarato pessimista in merito alla possibilità di concludere il ciclo negoziale di Doha entro l’anno, date le persistenti divergenze che si registrano a Ginevra. La Commissione si concentrerà dunque innanzitutto sulla conclusione dei negoziati bilaterali attualmente in corso, a partire da quelli con India, Canada e Singapore, che potrebbero concludersi già entro la fine di quest’anno. Sul Giappone, il Commissario De Gucht ha detto che la Commissione sarà pronta a lanciare un negoziato FTA non appena il Giappone darà risposte credibili in materia di smantellamento delle barriere non tariffarie e di apertura dei mercati degli appalti pubblici e degli investimenti. Ma molti altri saranno i temi in agenda nei prossimi mesi: dalla definizione di un nuovo strumento per migliorare l’accesso ai mercati degli appalti pubblici dei paesi terzi per le imprese europee – attesa nella seconda metà del 2011 – alla proposta di revisione del sistema di preferenze generalizzate (SPG), che verrà presentata il 10 9 maggio prossimo, alla firma dell’accordo ACTA, che il Commissario ha auspicato avvenga entro l’estate. Il testo integrale dell’intervento del Commissario de Gucht è disponibile al seguente link: Intervento Commissario De Gucht LA NUOVA POLITICA COMMERCIALE PER L’EUROPA NELL’AMBITO DELLA STRATEGIA EUROPA 2020 (RELATORE ON. CASPARY) Il 12 aprile la commissione INTA ha avviato l’esame degli oltre duecento emendamenti che sono stati presentati al progetto di relazione dell’On. Caspary (PPE, Germania) relativo alla nuova strategia di politica commerciale dell’Ue, adottata dalla Commissione europea lo scorso novembre. Dato l’elevato numero di emendamenti presentati, la commissione INTA ha deciso di posticipare il voto sulla relazione Caspary, inizialmente previsto per maggio, alla riunione di giugno, in modo da permettere un’accurata analisi delle proposte e definire così una linea unitaria del Parlamento sulla strategia di politica commerciale dell’Ue. ESAME DEL PROGETTO DI RELAZIONE SULLE MOFIFICHE AL REGOLAMENTO (EC) 428/2009 CHE ISTITUISCE UN REGIME COMUNITARIO DI CONTROLLO DELLE ESPORTAZIONI, DEL TRASFERIMENTO, DELL’INTERMEDIAZIONE E DEL TRANSITO DI PRODOTTI A DUPLICE USO (RELATORE ON. MOREIRA) Il 12 aprile si è discussa la proposta di regolamento presentata dalla Commissione europea nel settembre 2010 finalizzata a modificare la lista dei prodotti a duplice uso contenuta nell’Allegato 1 del Regolamento (CE) 428/2009 per motivi di sicurezza ed avanzamento tecnologico. Trattandosi di un aggiornamento periodico, la proposta non dovrebbe presentare particolari criticità; pertanto l’On. Moreira (S&D, Portogallo) relatore per il Parlamento europeo, ha dichiarato che intende appoggiare la proposta della Commissione europea senza alcun emendamento. DISPOSIZIONI TRANSITORIE PER GLI ACCORDI BILATERALI CONCLUSI DA STATI MEMBRI E PAESI TERZI IN MATERIA DI INVESTIMENTI (RELATORE ON. SCHLYTER) Con 15 voti a favore e 13 contrari, il 12 aprile la commissione INTA ha approvato la relazione dell’On. Schlyter (Verdi, Svezia) sulla proposta di regolamento della Commissione europea contenente disposizioni transitorie per gli accordi bilaterali conclusi da stati membri e paesi terzi in materia di investimenti (BIT). La linea del relatore è risultata tuttavia minoritaria rispetto a quella portata avanti congiuntamente dai gruppi PPE, ECR e ALDE. Di conseguenza, l’On.Schlyter ha chiesto di confermare l’esito del voto in plenaria a maggio prima di avviare un negoziato con il Consiglio. Le modifiche introdotte dal voto della commissione INTA sembrano garantire un’adeguata tutela giuridica agli investitori europei, poiché stabiliscono, fra le altre cose, che i BIT attuali potranno restare in vigore fintantoché non siano sostituiti da un BIT siglato a livello Ue con lo stesso paese terzo (art.6) e non, come suggeriva il relatore, solo per un determinato numero di anni. Inoltre, la Commissione europea avrà fino a dieci anni di tempo per esaminare la compatibilità comunitaria dei BIT esistenti (art.5) dei quali, nel frattempo, dovrà autorizzare il mantenimento in vigore (art.3). Inoltre, in futuro, gli Stati membri dell’Ue avranno ancora la possibilità di 10 concludere nuovi BIT per conto loro, ma laddove una maggioranza di Stati membri mostrasse interesse ad un accordo a livello Ue la Commissione potrà decidere di intraprendere un negoziato a livello Ue (art.9). ABROGAZIONE DEL REGOLAMENTO CE N. 1541/98 DEL CONSIGLIO RELATIVO ALLE ATTESTAZIONI D’ORIGINE DI TALUNI PRODOTTI TESSILI (RELATORE ON. ZAHRADIL) Il 12 aprile la commissione INTA ha approvato all’unanimità il progetto di relazione dell’On. Zahradil (ECR, Repubblica Ceca) riguardante la proposta della Commissione europea di abrogare il regolamento (CE) n. 1541/98 del Consiglio, relativo alle attestazioni d’origine di taluni prodotti tessili della sezione XI della nomenclatura combinata, immessi in libera pratica nella Comunità. La relazione dell’On. Zahradil, che conviene con la Commissione europea sull’opportunità di eliminare delle formalità doganali ormai obsolete alla luce del mutato contesto normativo in seno all’OMC, verrà dunque messa al voto di una delle prossime plenarie per l’approvazione definitiva da parte del Parlamento europeo. RELAZIONI COMMERCIALI DELL’UNIONE EUROPEA CON IL CANADA (RELATORE ON. MOREIRA) E SCAMBIO DI OPINIONI CON L’AMBASCIATORE DEL CANADA PRESSO L’UE La discussione con l’Ambasciatore canadese presso l’Ue sugli ultimi sviluppi delle relazioni commerciali Ue-Canada, originariamente prevista per il 13 aprile, è stata posticipata ad una delle prossime riunioni della commissione INTA. RELAZIONI COMMERCIALI DELL’UNIONE EUROPEA CON IL GIAPPONE Il 13 aprile in commissione INTA si è tenuto uno scambio di opinioni con Nobutake Odano, Ambasciatore del Giappone presso l’Unione europea, in vista del prossimo summit Ue-Giappone previsto per la fine di maggio. Il tema al centro del dibattito è stato il possibile avvio de negoziati finalizzato ad un accordo di libero scambio Ue-Giappone a seguito delle recenti aperture del Consiglio europeo del 24-25 marzo in tal senso. A tal proposito, l’Ambasciatore ha ricordato come l’applicazione, prevista per il 1 luglio di quest’anno, dell’Accordo di Libero Scambio Ue-Corea del Sud finirà per svantaggiare i produttori e gli esportatori giapponesi rispetto a quelli coreani, e ha rimarcato come il governo nipponico sia pronto ad affrontare le varie questioni che l’Ue ha da sempre sollevato nell’ambito del dialogo regolamentare bilaterale con il suo paese, fra cui lo smantellamento delle barriere non tariffare, la necessità di aprire il mercato degli appalti pubblici e degli investimenti, una miglior protezione delle indicazioni geografiche. I numerosi eurodeputati che sono intervenuti hanno sottolineato come la risoluzione di queste questioni costituisca una pre-condizione rispetto all’avvio di un negoziato, e hanno sollevato perplessità sulla possibilità che l’Ue decida di aprire un negoziato commerciale puramente come conseguenza di un – pur terribile – disastro naturale. Peraltro, anche la Commissione europea ha confermato di essere ancora in attesa di garanzie da parte giapponese sulla reale disponibilità a rimuovere gli ostacoli di natura non tariffaria che, di fatto, rendono difficile l’accesso al mercato nipponico alle imprese europee. 11 Confindustria condivide tali perplessità, e ritiene che, prima di decidere in merito all'avvio di un negoziato FTA con il Giappone, debba essere stabilita una tabella di marcia credibile per lo smantellamento delle barriere non tariffarie da parte nipponica entro un ragionevole lasso di tempo, che si debba verificarne la reale eliminazione per procedere, conseguentemente, ad una seria valutazione d'impatto e, solo in base ai risultati di quest'ultima, decidere in merito all'eventuale avvio di un negoziato commerciale. SCAMBIO DI OPINIONI SULLA MODIFICA DEGLI ASPETTI PROCEDURALI DI ALCUNI REGOLAMENTI IN MATERIA DI POLITICA COMMERICIALE COMUNE (“TRADE OMNIBUS”) Il 13 aprile la commissione INTA ha avviato l’esame della proposta di regolamento c.d. “Omnibus I” che modifica ben 24 Regolamenti in tema di politica commerciale fra cui i regolamenti relativi agli strumenti di difesa commerciale, fra cui il regolamento antidumping (CE 1225/2009) - al fine di allinearli al nuovo contesto normativo post Trattato di Lisbona, in particolare alla luce della riforma della c.d. “comitologia”. In particolare, la proposta della Commissione europea apporta agli atti di base delle modifiche significative (come l’allungamento delle procedure anti-dumping a 18 mesi dai 15 attuali, o la riduzione delle tempistiche per i commenti delle parti) che, qualora approvate, potrebbero ridurre la tempestività del sistema di difesa commerciale dell’Ue, riducendo la tutela delle parti lese (l’industria europea) da pratiche commerciali sleali. La relatrice, On. Godelieve Quisthoudt-Rowohl (PPE, Germania), ha affermato che il Parlamento europeo dovrà esaminare le modifiche proposte dalla Commissione europea con estrema attenzione, data l’estrema complessità della materia e le sensibilità ad essa associate. Di fatto, come ha ben evidenziato l’On. Fjellner (PPE, Svezia), non è chiaro se ci si trovi di fronte ad una riforma puramente procedurale o, come sembra, ad una riforma sostanziale degli strumenti di difesa commerciale dell’Ue. In ogni caso, l’On. Quisthoudt-Rowohl potrebbe presentare la propria bozza di relazione in commissione INTA già nel corso del prossimo incontro, fissato per il 23-24 maggio. Confindustria seguirà con attenzione l’iter legislativo di questo provvedimento al fine di garantire che l’allineamento alle nuove procedure avvenga senza ripercussioni sull’efficacia degli strumenti di difesa commerciale e nel rispetto dei diritti delle parti dei relativi procedimenti. SCAMBIO DI OPINIONI SULLA STRATEGIA PER LE MATERIE PRIME IN EUROPA (RELATORE. BÜTIKOFER (VERDI, GERMANIA) Il 13 aprile la commissione INTA ha tenuto uno scambio di opinioni al fine di formulare un parere sulla proposta di risoluzione dell’On. Bütikofer (Verdi, Germania) della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE) in merito all’adozione di una strategia efficace per le materie prime. Il relatore, On. Lange, ha esposto le linee principali del parere che si accinge a redigere, che si concentrerà sulla necessità di garantire un approvvigionamento stabile di materie prime dai paesi produttori extra-Ue, badando a che questi non 12 impongano restrizioni all’export che si tradurrebbero in uno svantaggio competitivo per l’industria europea. La bozza di parere verrà presentata in commissione INTA il prossimo 23 maggio per andare al voto nel corso della riunione di giugno. APPLICAZIONE DELL'ARTICOLO 10 DEL PROTOCOLLO DELLE NAZIONI UNITE SULLE ARMI DA FUOCO E DISPOSIZIONI RELATIVE A AUTORIZZAZIONI DI ESPORTAZIONE E MISURE DI IMPORTAZIONE E TRANSITO PER LE ARMI DA FUOCO, LORO PARTI E COMPONENTI E MUNIZIONI Lo scorso 13 aprile presso la commissione INTA sono stati votati gli emendamenti alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che attua l'articolo 10 del Protocollo delle Nazioni Unite sulle armi da fuoco, predisponendo la disciplina delle autorizzazioni di esportazione di armi da fuoco, loro parti e munizioni e il transito sul territorio dei Paesi terzi. Pur mantenendo un rigoroso controllo del trasferimento di armi sportive e civili al di fuori dei confini dell’Ue, la commissione ha accolto molte delle segnalazioni fornite in materia, al fine di non pregiudicare l’operatività delle aziende e di non danneggiarne l'attività. Ricordiamo che l’industria italiana ha interessi prevalenti rispetto ai partner europei, in quanto rappresenta una delle più grandi realtà produttive di armi civili a livello mondiale. L’impatto del regolamento sull’industria nazionale non dovrebbe particolari novità in quanto il settore è tra i più regolamentati al mondo. comportare In particolare, la commissione ha confermato l'introduzione di limiti massimi dei tempi dei procedimenti di rilascio delle autorizzazioni e l'adozione di procedure semplificate per l'esportazione temporanea per fini legittimi, mentre le richieste di autorizzazione al transito sul territorio dei Paesi terzi saranno soggette al silenzioassenso, al fine di non impedire i trasferimenti in caso di inerzia delle autorità competenti. [Torna su] COMMISSIONE TRASPORTI E TURISMO (TRAN) EUROVIGNETTE Il 12 apirile la commissione TRAN ha votato la raccomandazione per la seconda lettura dell’On. El Khadraoui (S&D, Belgio) sulla proposta di direttiva Eurovignette. Confindustria, da mesi, in stretto contatto con i membri italiani della TRAN e con i funzionari responsabili del dossier della Rappresentanza italiana, ha lavorato affinché si tenessero in considerazione le specificità nazionali e si evitasse di sancire un principio che introduce, nei fatti, distorsioni competitive tra sistemi-Paese. Per tale ragione, pur riconoscendo l’importante ruolo giocato dagli eurodeputati Cancian, Fidanza e Tatarella (PPE), Confindustria continua ad esprimere 13 preoccupazione per alcuni elementi contenuti sia nella posizione della commissione TRAN che nella posizione comune adottata dal Consiglio. Il 18 aprile si terrà il prossimo trilogo. Si tratta di un appuntamento importante perché in quella sede si chiarirà quali sono i margini per un accordo. Al momento, infatti, le posizioni del Parlamento e del Consiglio divergono su alcuni punti sensibili, a cominciare dall’earmarking obbligatorio. Confindustria continuerà a seguire il dibattito istituzionale e a far sentire la propria voce, al fine di contribuire al raggiungimento di un compromesso che venga incontro alle esigenze e alle preoccupazioni espresse dall’Italia e dalle aziende di settore interessate. [Torna su] COMMISSIONE OCCUPAZIONE E AFFARI SOCIALI (EMPL) RAPPORTO “LA DIMENSIONE ESTERNA DELLA POLITICA SOCIALE, LA PROMOZIONE DELLE NORME SOCIALI E DEL LAVORO E LA RESPONSABILITÀ SOCIALE DELLE IMPRESE” Mercoledì 13 aprile ha avuto luogo in seno alla cmmissione EMPL l’esame degli emendamenti di compromesso presentati al progetto di relazione “La dimensione esterna della politica sociale, la promozione delle norme sociali e del lavoro e la responsabilità sociale delle imprese” dell’onorevole Richard Falbr (S&D, Repubblica Ceca). Giovedì 14 aprile il progetto è stato approvato con 36 voti favorevoli, 11 contrari e nessun astenuto. Il relatore ha accettato quasi tutti (ad eccezione di uno) gli emendamenti di compromesso presentati. L’On. Thomas Mann (PPE, Germania) è intervenuto per chiedere che venga mantenuto il principio di volontarietà in materia di responsabilità sociale d’impresa, soprattutto per venire incontro alle richieste avanzate dalle PMI europee che non potrebbero far fronte ad ulteriori oneri burocratici in materia. Il voto in plenaria è fissato per il mese di giugno. RAPPORTO “SCAMBIO DI OPINIONI SULLA DIRETTIVA SULL’ORARIO DI LAVORO E LA SUA ATTUAZIONE” Giovedì 14 aprile in seno alla commissione EMPL si è assistito ad uno scambio di opinioni con la Commissione e le parti sociali europee circa la direttiva sull’orario di lavoro e la sua attuazione. Il dibattito è iniziato con l’intervento dei rappresentati della Commissione europea che hanno voluto sottolineare l’importanza della direttiva, definendola una pietra miliare dell’Europa sociale. Al fine di procedere ad una revisione della direttiva, il 21 dicembre scorso la commissione ha avviato la seconda fase di consultazione delle parti sociali europee; nel documento di consultazione vengono presentati due approcci alternativi: limitare la revisione della direttiva principalmente ai temi del servizio di guardia (“on call time”) e dei riposi compensativi; procedere ad una revisione globale della direttiva, volta a affrontare anche altre questioni come il cambiamento dei modelli di lavoro, l’equilibrio vita14 lavoro ed altre specifiche disposizioni della direttiva, come il limite delle 48 ore di lavoro settimanali e l’eventuale estensione a 12 mesi del periodo di riferimento per il calcolo dell’orario di lavoro settimanale. BusinessEurope si è espressa a favore dell’apertura di un negoziato con le parti sociali che sia pero’ limitato unicamente a rivedere le disposizioni della direttiva in materia di “on call time” e di riposo compensativo; una revisione ampia, infatti, non consentirebbe una soluzione di tutti i problemi legati all’attuazione della direttiva, a causa delle divergenze interne alle parti sociali stesse. La Confederazione Europea dei Sindacati (CES) ha sottolineato che la direttiva sull’orario di lavoro va al di là delle sole questioni di salute e sicurezza sul luogo di lavoro e, per questo, occorra procedere con una revisione completa della direttiva, eliminando la clausola dell’opt out. Su questi temi il Parlamento auspica il raggiungimento di un compromesso tra le parti sociali, ribadendo che l’obiettivo principale della direttiva resta la salute e la sicurezza dei lavoratori. Confindustria accoglie favorevolmente la volontà di negoziare delle parti sociali poiché l’orario di lavoro è uno dei temi fondamentali del dialogo sociale; rifiutare di negoziare su tale tema significherebbe quindi negare il ruolo proprio delle parti sociali. Per quanto riguarda le questioni da affrontare in un futuro negoziato, Confindustria è favorevole ad un approccio più globale quale opportunità per garantire una maggiore flessibilità su alcuni aspetti della disciplina; tuttavia, sarebbe disponibile ad accettare anche di avere un approccio più mirato volto innanzitutto a risolvere l'incertezza giuridica derivante dalle ultime sentenze della Corte di giustizia europea sui temi del servizio di guardia e di riposo compensativo. [Torna su] COMMISSIONE MERCATO INTERNO E PROTEZIONE DEI CONSUMATORI (IMCO) Martedì 12 aprile scorso la commissione IMCO ha tenuto un’audizione pubblica sulla relazione dell’On. Panzeri (S&D) sulla mother regulation relativa all’omologazione di veicoli agricoli o forestali. L’obiettivo della proposta è quello di stabilire una serie di norme armonizzate sulla fabbricazione di veicoli agricoli e forestali (trattori, rimorchi e apparecchiature rimorchiate) al fine di garantire il buon funzionamento del mercato interno, senza tuttavia perdere di vista la necessità di un elevato livello di tutela dell’ambiente nonché di sicurezza. L’On. Panzeri ha dato inizio all’audizione evidenziando le criticità principali della proposta da discutere nel corso dell’incontro. In particolare, ha voluto sottolineare le problematiche riguardanti la tempistica dell’entrata in vigore della normativa, i servizi di post-vendita, la sicurezza e l’impatto ambientale dei veicoli, e la possibilità di includere ulteriori categorie di veicoli nel quadro legislativo (ad es. i cd. all terrain vehicles). All’audizione hanno partecipato il CLEPA (European Association of Automotive Suppliers), l’AECC (Association for Emissions Control by Catalyst), l’EUROMOT 15 (European Association of Internal Combustion Engine Manufacturers, rappresentata dal suo vice presidente Manlio Mattei), il CEMA (European Agricultural Machinery), l’ATVEA (All Terrain Vehicle Industry European Association), l’EGEA (European Garage Equipment Association), il CLIMMAR (Centre de Liason International des Marchands de Machines Agricoles et Réparateurs), la CEETTAR (European Organisation of Agricultural and Rural Contractors), l’ETUI (European Trade Union Institute) e il vice capo unità per l’industria automobilistica della Direzione Generale impresa della Commissione europea, Giacomo Mattinò. Durante la prima parte del dibattito, riguardante gli sviluppi tecnologici per i veicoli agricoli e forestali, il CLEPA ha chiesto di inserire nel regolamento l’obbligo di introdurre sistemi di ABS su tutti i veicoli, inclusi i trattori, e di rendere accessibili le informazioni relative alle riparazioni come è stato fatto per le auto e gli autocarri. L’AECC vorrebbe che la mother regulation mantenesse il proprio allineamento con la NRMM mentre Euromot ha fatto tre proposte durante: allineare le date per le direttive riguardanti le cd. non-road mobile machinery (NRMM) e i trattori, rinviare l’applicazione della mother regulation per sostenere meglio il sovraccarico legislativo, e eliminare il sistema di registrazione del sistema di controllo delle emissioni (il cd. OBD). Anche il CEMA ha chiesto un rinvio dell’entrata in vigore del regolamento proponendo inoltre di eliminare i veicoli di categoria U dallo stesso. Al fine di semplificare il regolamento, il CEMA ha proposto di introdurre le varianti veloci dei trattori nelle categorie esistenti piuttosto che creare una nuova categoria. ATVEA ha invece richiesto una definizione adeguata per includere i cd. all terrain vehicles nel regolamento. La seconda parte del dibattito si è occupata della sicurezza dei veicoli e della loro performance ambientale. Su questo tema, la FGIEFA/EGEA ha sostenuto la necessità di avere officine multi marche, il che richiederebbe l’apertura delle informazioni sull’OBD. Questa proposta non è stata condivisa dal CLIMAR che ha messo in evidenza i problemi del settore sostenendo che solo le officine autorizzate possono garantire degli alti livelli di sicurezza nelle riparazioni. Il CEMA vorrebbe che il relatore eliminasse il capitolo XVI dal regolamento poiché non esiste una valutazione d’impatto sul esigenze dell’industria in generale e perché la base legale non sembra idonea alla sua inclusione. Il CEETTAR ha invece dichiarato che il capitolo XVI potrebbe risultare in una riduzione dei costi. Infine, l’ETUI ha proposto di includere una serie di elementi di sicurezza (alcuni dei quali già adottati da molti costruttori) nella mother regulation per creare uniformità nel mercato. L’On. Panzeri ha concluso l’audizione sostenendo che per quanto riguarda la tempistica, valuterà la possibilità di slittare le date o di introdurre un applicazione progressiva. Sul tema delle riparazioni intende creare un sistema di garanzie sia per i costruttori che per le officine indipendenti e gli utilizzatori e di migliorare il capitolo XVI senza eliminarlo. L’On. Panzeri ha poi dichiarato di essere preoccupato circa i risultati delle statistiche riguardanti la sicurezza dei veicoli agricoli e forestali e vorrebbe che il regolamento potesse adeguarsi alle innovazioni tecnologiche nel tempo. Per quanto riguarda la circolazione stradale dei NRMM, propone di creare un allegato ad hoc separato dalla mother regulation. Il 14/16 giugno la commissione IMCO avrà una prima discussione sulla bozza di rapporto. Gli emendamenti dovranno essere presentati entro il 6/7 luglio e, a seguito di un ulteriore dibattito in IMCO il 4/6 ottobre, il rapporto sarà votato in commissione il 17 ottobre. La votazione in plenaria è prevista per il mese di novembre. 16 RELAZIONE DI INIZIATIVA DELL’ON. CORAZZA BILDT PER UN MERCATO AL DETTAGLIO PIÙ EFFICIENTE E GIUSTO La relatrice, aprendo il dibattito, ha sottolineato alcuni aspetti che, a suo giudizio, richiedono maggiore attenzione: la libera circolazione delle merci e dei servizi, il sistema europeo unico di pagamento (SEPA), i contratti tra imprese e consumatori e quelli tra imprese, e il commercio elettronico. Inoltre, secondo l’On. Corazza Bildt è importante che la Commissione europea adotti una strategia globale del commercio al dettaglio. Intervenendo a nome del gruppo S&D, l’On. Panzeri ha detto che è necessario dare una maggiore attenzione a quattro punti: consumatori e diritti sociali e del lavoro, lotta contro l’economia sommersa e occupazione, la responsabilità d’impresa, intesa come responsabilità ambiente e sociale, e infine sottolineare maggiormente il ruolo delle cooperative. Per il gruppo liberale, l’On. Creutzman (Germania) ha sostenuto la necessità di chiedere una valutazione d’impatto prima di presentare una nuova proposta, mentre il gruppo dei Verdi ha sottolineato la necessità di avere più attenzione all’aspetto della sostenibilità, ad esempio rispetto alle conseguenze di prevedere un orario di apertura dei negozi più ampio. Prendendo la parola, il rappresentante della Commissione europea ha detto che le relazioni commerciali B2B, soprattutto nel settore alimentare, sono un tema molto sensibile, e che esiste un gruppo di lavoro ad hoc, che dovrebbe concludere i lavori entro la fine dell’anno. In seguito, la Commissione pubblicherà una comunicazione. [Torna su] COMMISSIONE PROBLEMI ECONOMICI E MONETARI (ECON) AUDIZIONE PUBBLICA SULL’AREA UNICA DEI PAGAMENTI IN EURO Mercoledì 13 aprile scorso, in commissione ECON, ha avuto luogo un’audizione pubblica sull’area unica dei pagamenti in euro (la cd. Single Euro Payments Area o SEPA). Il relatore scelto dalla commissione ECON per questo dossier è l’On. Essayah (PPE, Finlandia). L’Area unica dei pagamenti in euro è un progetto teso a creare un’area in cui i cittadini europei, le imprese e le pubbliche amministrazioni saranno in grado di effettuare operazioni di pagamento in euro tramite sistemi armonizzati per quanto riguarda le caratteristiche degli strumenti, gli standard, le infrastrutture e i costi. Tale area riguarda tutti gli strumenti tradizionali di pagamento elettronici come i bonifici, gli addebiti diretti e le carte di pagamento. La proposta è particolarmente interessante poiché permetterebbe alle aziende con sedi in diversi Paesi europei di pagare i loro dipendenti europei tramite un'unica tesoreria. Lo scopo dell’iniziativa è quello di stimolare gli scambi commerciali europei, aumentare la concorrenza tra gli operatori dei servizi di pagamento e di rendere sempre più efficiente e sicuro il mercato dei servizi di pagamento. 17 All’audizione hanno partecipato: Gertrude Tumpel-Guerell, membro del consiglio d’amministrazione della Banca centrale europea; Anne Fily dell’Associazione dei consumatori europei; il Presidente del’European Payments Council, Gerard Hartsink; Ruth Wandhöfer dell’European Banking Federation’s Payments Regulatory Expert Group e Narinda Viguier che ha rappresentato il Crédit Agricole. I temi più discussi sono stati: i diritti dei consumatori, in particolare per quanto riguarda la protezione dei dati, la privacy e la sicurezza dei pagamenti transfrontalieri; la graduale abolizione delle commissioni interbancarie multilaterali (le cd. multilateral interchange fees o MIF) e il ruolo della Germania nelle negoziazioni. La Germania è, infatti, estremamente legata al proprio sistema di addebito diretto (il cd. ELV) e la relazione dell’On. Essayah intende ridurre la fase transitoria di passaggio al SEPA (che prevede l’abolizione dell’ELV) da cinque a tre anni. L’On. Essayah presenterà la sua bozza di relazione sul SEPA il 19 e 20 aprile prossimo e la scadenza per la presentazione degli emendamenti è stata fissata per il 16 magio 2011. La votazione in commissione ECON è prevista per il 27 giugno 2011 mentre quella in plenaria per la sessione di settembre. Il passaggio al SEPA è previsto per il 2013-2014. Dal 2013 al 2018 ci sarà un periodo di transizione che permetterà agli Stati membri ai quali sono state concesse delle deroghe di adattarsi ai requisiti del sistema. IL SEMESTRE EUROPEO PER IL COORDINAMENTO DELLE POLITICHE ECONOMICHE Giovedì 14 aprile la commissione per i problemi economici e monetari (ECON) ha avuto un primo scambio di opinioni sulla relazione dell’On. Pervenche Berès (S&D, Francia) su “Il semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche”. Durante il suo intervento, l’On. Berès ha voluto evidenziare l’importanza di creare un forum di dibattito che coinvolga il Parlamento europeo attivamente al fine di definire le proposte del Semestre europeo in piena collaborazione con le altre istituzioni europee e i parlamenti nazionali. Gli eurodeputati della commissione, durante l’incontro, hanno sollevato diverse questioni che l’On. Berès prenderà in considerazione nella preparazione del suo rapporto. In particolare, si è parlato dell’indipendenza della Banca centrale europea, della necessità di avere delle statistiche affidabili sulle quali basare le previsioni economiche degli Stati membri, del ruolo dei fondi di salvataggio (l’attuale European Financial Stability Facility e l’European Stability Mechanism) nel promuovere gli obiettivi evidenziati nell’Annual Growth Survey, e dell’importanza di bilanciare la necessità di ridurre i deficit e debiti pubblici con quelle politiche tese a stimolare la crescita economica. L’incontro è avvenuto all’indomani della presentazione del Programma Nazionale di Riforma (PNR) da parte del Governo italiano. Anche alla luce delle pubblicazioni dei PNR degli altri Stati membri, gli europarlamentari ne hanno voluto evidenziare le differenze qualitative notando che, mentre alcune nazioni si sono riproposte degli obiettivi ambiziosi, le aspettative di molti Stati membri sono ancora lontane dai target delineati dalla strategia Europa 2020 che dovrebbe essere la chiave di volta del Semestre europeo. 18 L’On. Berès presenterà la sua relazione finalizzata il 14 giugno. La scadenza per gli emendamenti è stata fissata al 21 giugno. La votazione in ECON dovrebbe essere il 12 settembre mentre la votazione in plenaria è prevista per la prima sessione di ottobre. [Torna su] 2. Accade in Consiglio CONSIGLIO INFORMALE COMPETITIVITÀ L’11, il 12 e il 13 aprile si è riunito in Ungheria il Consiglio Informale Competitività. L’11 e il 12 aprile, i ministri hanno discusso i temi riguardanti ricerca e sviluppo e il 12 e il 13 aprile il dibattito è stato dedicato alla politica industriale europea. In particolare il 13 aprile i 27 ministri dell’Industria si sono riuniti per discutere, per la prima volta, della revisione dello SBA. I ministri si sono divisi in piccoli gruppi che riflettono le aree prioritarie di intervento stabilite dalla revisione dello SBA presentata dalla Commissione lo scorso 23 febbraio. Bulgaria, Danimarca, Germania, Lettonia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Spagna, Norvegia e Regno Unito hanno discusso di come rendere la smart regulation una realtà per le PMI; Finlandia, Francia, Ungheria, Irlanda, Liechtenstein, Lussemburgo, Slovacchia e Svezia hanno rivolto la loro attenzione alle esigenze finanziarie delle PMI, incluso il futuro piano d’azione finanziario che la Commissione presenterà entro la fine dell’anno; Austria, Belgio, Cipro, Repubblica Ceca, Portogallo e Romania hanno discusso di come facilitare l'accesso delle PMI al mercato sia interno che internazionale; Estonia, Grecia, Islanda, Italia, Polonia, Slovenia e Svizzera si sono occupate del rafforzamento della governance per l’attuazione dello SBA. Le due rimanenti sessioni di lavoro sono state dedicate al tema dell’innovazione e al ruolo svolto dalle PMI nell’economia europea, in particolare si è discusso del potenziale innovativo delle PMI e di come migliorare i risultati raggiunti dagli appalti pre-commerciali nel campo dell’innovazione. [Torna su] 3. Accade in Commissione LE 12 LEVE PER IL MERCATO INTERNO Il 13 aprile 2011 la Commissione europea ha pubblicato la comunicazione: “Lavorare assieme per creare nuova crescita” nella quale ha presentato dodici “Leve”, individuate tra le 50 contenute nel precedente “Single Market Act” (27 ottobre 2010) alle quali si impegna a dare seguito entro la fine del 2012. In allegato a questo numero dell’Accade al PE trovate il testo completo (in inglese) della comunicazione. [Torna su] 19 SMART GRIDS: FROM INNOVATION TO DEPLOYMENT La Commissione europea (DG Energia) ha pubblicato lo scorso 12 aprile la Comunicazione “Smart Grids: from innovation to deployment”. Il documento, annunciato già da mesi, fornisce indicazioni per consentire all’Unione europea di raggiungere alcuni obiettivi, tra i quali, quello che almeno l’80% dei consumatori europei abbia accesso a contatori intelligenti entro il 2020. La Commissione annuncia anche che intende fare in modo che gli standard europei per i contatori intelligenti e le reti intelligenti siano elaborati entro la fine del 2012, un obiettivo fissato dagli Stati Membri nel Consiglio Energia dello scorso febbraio. Nel caso in cui non ci fossero progressi significativi nel corso del 2011, la Commissione interverrà ulteriormente per assicurare che la scadenza nell’identificare i nuovi standard, compresi i codici di rete, sia rispettata. Tra le altre misure previste, una serie di incentivi normativi come parte della revisione della Direttiva sulla fiscalità energetica. La revisione, infatti, determinerà se gli incentivi esistenti per gli operatori di rete siano sufficienti. Ad esempio, un’opzione proposta dalla Commissione potrebbe essere quella di integrare la direttiva con un codice sulle tariffe. La Commissione pubblicherà a breve anche le linee guida sull’implementazione dei contatori intelligenti nell’Unione europea e incoraggerà un’azione coordinata in questo senso, come raccomandato dalla Roadmap sulle tecnologie pubblicata dalla IEA la scorsa settimana. Secondo la Commissione, le stime dimostrano che le reti intelligenti possono ridurre del 9% le emissioni di carbonio nell’Ue, mentre il consumo energetico annuale delle famiglie potrebbe diminuire del 10%, il che consentirebbe un risparmio sulla bolletta in media di circa 60euro all’anno. [Torna su] PROPOSTA DI REVISIONE DELLA DIRETTIVA SULLA FISCALITÀ ENERGETICA Lo scorso 14 aprile la Commissione europea ha pubblicato l’attesa proposta di revisione della Direttiva europea 2003/96/CE sulla Fiscalità energetica. Gli obiettivi sono i seguenti: 1) Garantire un trattamento coerente delle fonti energetiche incluse nella Direttiva sulla Fiscalità Energetica, al fine di creare un “level playing field” per i consumatori di energia, indipendentemente dalla fonte di energia utilizzata. 2) Introdurre un quadro adeguato per la tassazione delle energie rinnovabili. 3) Fornire un quadro per l'utilizzo della tassazione sulle emissioni di CO2 che complementi l’Emission Trading Scheme (ETS), evitando sovrapposizioni tra i due strumenti. In base alla proposta, gli utilizzatori di combustibili per trasporto e riscaldamento dovrebbero pagare una tassa minima (suscettibile quindi di rialzi in base agli schemi di tassazione nazionali) di 20 Euro per tonnellata di CO2 emessa a partire dal 2013. La proposta intende realizzare i necessari adeguamenti di alcune delle disposizioni di base della direttiva sulla tassazione energetica, assicurandone una maggiore coerenza con gli obiettivi di riduzione del consumo energetico e di emissioni di CO2. 20 La Commissione propone di dividere la tassazione energetica in due componenti separate, una tassazione minima per la CO2 e una tassazione minima basata sul contenuto energetico del combustibile, piuttosto che sui volumi come attualmente si applica alla maggior parte dei combustibili per trasporto. Questo significa che i combustibili saranno tassati quindi sulla base della quantità di energia prodotta, con l’obiettivo di spingere ad una maggiore efficienza. Secondo la Commissione, la Direttiva 2003/96/CE aveva generato una competizione sleale tra i diversi tipi di combustibile, come ad esempio nel caso del diesel che, pur avendo un contenuto energetico superiore, era tassato a livelli inferiori rispetto al petrolio. Inoltre, la stessa tassazione era applicata ai biocombustibili ed ai combustibili convenzionali che i biocombustibili avrebbero dovuto sostituire. Secondo la nuova proposta, i biocombustibili di prima generazione come il bioetanolo e il biodiesel sarebbero tassati sulla base del loro basso contenuto energetico. Riguardo ai combustibili per trasporto, la tassa energetica minima per il petrolio è fissata a 9,60 Euro/GJ dal 2013. Per il diesel a 8,20 Euro/GJ che aumenteranno a 9,60 Euro/GJ nel 2018. Anche la tassazione energetica minima del GPL crescerebbe progressivamente da 1,50 Euro/GJ a 9,60 Euro/GJ nello stesso arco di tempo. Le tassazioni minime per i combustibili da riscaldamento rimarrebbero invariate, sembra almeno per quanto riguarda il gas naturale e il carbone, a 0,15 Euro/GJ. La stessa tassazione sarebbe applicata all’elettricità. La tassazione della CO2 sarebbe uguale per tutti i tipi di combustibili e di usi. Attualmente, il 50% dei prodotti energetici sono sottoposti ad un prezzo della CO2 attraverso il sistema dello scambio di emissioni europeo (EU ETS). La nuova tassa, quindi, andrebbe ad applicarsi ai restanti prodotti energetici, cioè trasporti, edifici, agricoltura e industrie non incluse nel sistema EU ETS. Alcune deroghe sono ancora previste, come ad esempio quella per l’agricoltura, che beneficerà di una tassazione inferiore, ma solo a condizione che gli agricoltori intraprendano misure ambientali per allinearsi con gli obiettivi del Pacchetto Clima al 2020. La nuova normativa, se applicata, dovrebbe entrare in vigore nel 2013 e gli Stati Membri avranno tempo fino al 2023 per applicarla. In ogni caso, la proposta si annuncia piuttosto controversa e l’iter d approvazione, che prevede l’unanimità dei 27 Stati membri, lascia prevedere e molte criticità. [Torna su] Riunioni ed eventi INCONTRO CONFINDUSTRIA/BDA SULLA RESPONSABILITÀ SOCIALE D’IMPRESA Mercoledì 13 aprile Confindustria, congiuntamente con la Confederazione imprenditoriale tedesca BDA, ha organizzato presso la sede della Delegazione di Bruxelles un incontro dedicato alla Corporate Social Responsibility (CSR). L’iniziativa ha permesso di riunire in una tavola rotonda alcuni tra i key players istituzionali impegnati nella definizione delle iniziative europee sulla responsabilità sociale delle imprese. L’obiettivo è stato quello di trasmettere alle istituzioni comunitarie le posizioni sul tema e ribadire l’importanza di mantenere il principio di 21 volontarietà in materia di responsabilità sociale d’impresa evitando, quindi, possibili derive verso approcci rigidi e vincolanti. Per la Commissione europea, sono stati invitati alcuni dei funzionari dei gabinetti Tajani, Andor e Barnier e delle Direzioni Generali Impresa, Mercato interno e Occupazione, più direttamente coinvolti nel dossier CSR. In rappresentanza del Parlamento europeo, è intervenuto l'eurodeputato Thomas Mann, Vice-Presidente della Commissione Occupazione e Affari Sociali. Hanno partecipato all’incontro anche Businesseurope, con Rebecca Smith e Theresa De Liedekerke. In rappresentanza delle imprese, sono intervenuti Pietro Guindani, Presidente di Vodafone Italia e membro della Commissione Cultura di Confindustria (che ha al suo interno un gruppo di lavoro espressamente dedicato alla CSR), nonché rappresentanti di Enel, Pirelli, Ferrovie dello Stato, Voith GmbH e SHELL. Mattia Pellegrini, membro del Gabinetto del Vice-Presidente della Commissione Europea Antonio Tajani, ha ricordato che nella Comunicazione sulla Politica industriale del 2010, la Commissione europea si è impegnata a promuovere la responsabilità sociale dell’impresa. In linea con questo impegno, la Commissione presenterà – presumibilmente nel mese di luglio – una nuova comunicazione sulla CSR. Sebbene il gabinetto Tajani resti "capofila" del dossier e responsabile quindi della definizione di un nuovo quadro strategico per la CSR, è chiaramente emerso il ruolo che anche il commissario Barnier giocherà in questa partita, soprattutto per quanto attiene al capitolo del “non financial reporting”; su questo tema, infatti, Barnier intende esercitare la sua competenza "legislativa" anche considerando l’introduzione di forme vincolanti di reporting. Il mondo delle imprese ha “coralmente” manifestato la propria posizione a favore del principio di volontarietà in materia di responsabilità sociale d’impresa, pur riconoscendo nella CSR un pilastro fondamentale della realtà imprenditoriale e della reputazione delle imprese agli occhi dei consumatori. BusinessEurope ha posto l’accento sui lunghi tempi necessari a livello comunitario per procedere ad una revisione delle norme comunitarie, per cui ha invitato i rappresentanti della Commissione a riflettere attentamente su questa tematica, prima di decidere l’adozione di approcci rigidi e vincolanti. Del tutto allineato sulle posizioni dell’industria, l'eurodeputato Thomas Mann, il quale ha auspicato un approccio quanto più possibile volontario in materia e si è detto contrario ad ogni possibile regolamentazione della CSR, che graverebbe ancor di più sui conti delle PMI europee, specie nell’attuale contesto di crisi. Secondo Confindustria la “flessibilità” deve continuare a rimanere l’elemento che assicura l’adozione e la diffusione di comportamenti socialmente responsabili, soprattutto con riferimento alle PMI, che costituiscono la percentuale più importante di imprese operanti sul territorio italiano e che, come detto, sarebbero quelle più colpite da una regolamentazione in materia. [Torna su] 22 SETTIMANA DAL 18 AL 22 APRILE 1. Commissioni parlamentari COMMISSIONE AMBIENTE, PER LA SANITÀ PUBBLICA E LA SICUREZZA ALIMENTARE (ENVI) DIBATTITO SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI CON I PARLAMENTI NAZIONALI Il prossimo 19 aprile, la commissione ENVI terrà un dibattito Cambiamenti Climatici con i Parlamenti nazionali, al quale parteciperà anche il Commissario Ue al Clima Connie Hedegaard. Gli argomenti principali saranno il Pacchetto Clima e Energia e le priorità europee per la prossima Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima (COP17), che si terrà a Durban il prossimo dicembre. Per l’ordine del giorno dell’audizione: Audizione Parlamenti nazionali REGOLAMENTO (EC) NO 648/2004 RELATIVO ALL’UTILIZZO DEI FOSFATI E GLI ALTRI COMPOSTI DI FOSFORO NEI DETERGENTI PER IL BUCATO Nella sessione del 18 aprile, la commissione ENVI discuterà il progetto di risoluzione sul Regolamento (EC) No 648/2004 relativo all’utilizzo dei fosfati e gli altri composti di fosforo nei detergenti per il bucato, il cui relatore Bill Newton Dunn (Regno Unito, ALDE) ha proposto alcuni emendamenti. La proposta di Regolamento è stata presentata dalla Commissione Europea a novembre 2010, al fine di migliorare la qualità dell’acqua. In assenza di alternative tecnicamente ed economicamente praticabili, sono stati esclusi i detergenti per le lavastoviglie automatiche e i detergenti industriali e professionali e inclusi soltanto i detergenti per il bucato. La Commissione europea ha proposto di limitare, dal 1° gennaio 2013, l’immissione sul mercato dei detergenti per il bucato contenenti una quantità di fosfati e di composti di fosforo pari, o maggiore, allo 0.5% del peso totale del prodotto. Inoltre, secondo l’art. 16 del Regolamento (EC) No 648/2004, dal 31 dicembre 2014 la Commissione Europea deve sottoporre al Consiglio e al Parlamento Europeo un rapporto sull’utilizzo di tali sostanze nei detergenti per il bucato e, se necessario, presentare una proposta legislativa. Nel suo Rapporto, l’On. Dunn ha proposto di includere nel Regolamento i detergenti per le lavastoviglie automatiche e di escludere i detergenti industriali e professionali. Nel quadro delle limitazioni concernenti il contenuto dei prodotti, ha suggerito di sostituire, dal 1° gennaio 2015, l’unità di misura percentuale con quella in grammi per dare la possibilità ai produttori di detergenti di produrre formule concentrate e compatte con una quantità di fosforo inferiore allo 0.5% del peso di una “dose standard”; per cui, propone di limitare l’immissione sul mercato ai prodotti contenenti un valore pari o maggiore a 0.5 grammi per il lavaggio (per le lavatrici di carico standard). Per gli aspetti procedurali del Regolamento, sono state proposte consultazioni durante il lavoro preparatorio della Commissione Europea, anche con esperti di alto livello; mentre per ciò che concerne le procedure di controllo, nel caso in cui un test venga effettuato con metodi di prova che forniscono risultati erroneamente positivi, è stata proposta l’adozione da parte della Commissione Europea, in seguito alla notifica 23 del fatto da parte delle autorità degli Stati membri, di misure necessarie attraverso gli atti delegati. Il relatore, inoltre, ha suggerito di estendere al 31 dicembre 2016 la presentazione del rapporto della Commissione Europea al Parlamento Europeo e al Consiglio e di estendere il contenuto dell’art. 16 del Regolamento (EC) No 648/2004, precedentemente menzionato, ai detergenti industriali e professionali. RAPPORTO SOMMER L’industria alimentare italiana ed europea ritiene che Informare i consumatori per una scelta consapevole e trasparente sia essenziale, ma troppi dettagli rischiano di rendere l'etichetta illeggibile e di obbligare i produttori a modificare le confezioni, con inutili costi aggiuntivi che sicuramente non aiuteranno le scelte dei consumatori. - La Strategia di Lisbona (1990) - finalizzata a promuovere la competitività delle imprese europee, in gran parte PMI (oltre 90% nell’alimentare) - postula un regulatory environment favorevole, vale a dire un sistema di regole chiare e coerenti, cui tutti gli operatori possano riferirsi senza incertezze, applicandole con facilità e senza dover sopportare oneri e costi non utili al raggiungimento degli specifici obiettivi posti. - La proposta contempla la facoltà per gli Stati membri di introdurre su scala nazionale informazioni obbligatorie ulteriori rispetto al sistema di regole comuni, in palese contrasto con il principio di libera circolazione delle merci. Il rischio è quello di doversi confrontare con 27 diversi sistemi di regole, con grave pregiudizio alle esportazioni per i maggiori costi (consulenze, etichette ad hoc) e rischio di discriminazioni. Si afferma quindi la primaria esigenza di definire un sistema di regole unitario, da applicarsi senza variazioni in tutti i Paesi membri. - La relazione si caratterizza per il ricorrente tentativo di sottrarre i prodotti non preconfezionati dal produttore al campo di applicazione del Regolamento. L’Industria è favorevole a semplificare l’informazione sui prodotti venduti sfusi (es. pane) e a quelli confezionati di fronte all’acquirente su sua richiesta (es. salumi, formaggi, gastronomia), senza peraltro rinunciare alle informazioni essenziali per i consumatori allergici. E’ invece del tutto contraria a mantenere in essere un’ingiustificata deroga a favore dei prodotti che sono a tutti gli effetti preconfezionati sul luogo di vendita o nei locali attigui e collocati a scaffale accanto a quelli preconfezionati dal produttore. Identici doveri per gli operatori, identici diritti per i consumatori. - La proposta di relazione Sommer introduce il principio secondo cui il responsabile primario dell’etichetta è chi produce o confeziona, o l’operatore sotto il cui nome il prodotto è commercializzato. Senza citare però la responsabilità dell’importatore per i prodotti extra-Ue. Si ritiene perciò preferibile la soluzione adottata dal Consiglio, che indica come responsabile primario del prodotto colui il quale vi appone il proprio marchio, nome o ragione sociale, nonché l’importatore per le merci extra- UE. - In particolare si esprime forte preoccupazione per le proposte che mirano a modificare l’attuale quadro normativo comunitario che prevede, come regola generale, la volontarietà dell’indicazione d’origine per i prodotti alimentari. Si è richiesto che eventuali disposizione aggiuntive dovranno essere oggetto di specifiche 24 valutazioni settoriali che stabiliscano l’effettiva fattibilità delle disposizioni in materia di origine; - Sulle denominazioni dei prodotti, si è sottolineato che è necessario evitare l’impiego di diciture come “Imitation” in aggiunta al nome del prodotto o del tipo “Food imitation”, che oltre ad essere ingannevoli per il consumatore e scorrette sul piano concorrenziale, risulterebbero in contrasto con le norme comunitarie esistenti sulle denominazioni per I prodotti alimentari. - Si esprime ferma contrarietà a infondati teoremi di discriminazione degli alimenti in “buoni” e cattivi”, e alla loro evidenziazione mediante codici cromatici (“trafficlights”), sulla base di grossolani criteri che risultano del tutto privi di fondamento scientifico. - L’Industria è favorevole a introdurre la tabella nutrizionale obbligatoria per tutti gli alimenti, secondo lo schema consolidato sin dai tempi della dir. 1990/496/CE, schema dei c.d. Big 8 (valore energetico, proteine, carboidrati, zuccheri, grassi, acidi grassi saturi, fibre alimentari, sodio) - Disponibile anche a prevedere l’obbligatorietà di un’ulteriore informazione sintetica, sul fronte etichetta un’informazione, per esprimere il contributo di una porzione di prodotto in percentuale rispetto al fabbisogno medio giornaliero (GDA). Al contrario, riferire il valore energetico ai 100g/ml di prodotto costringerebbe il consumatore a una serie di calcoli che vanificherebbero l’immediatezza del messaggio. Federalimentare afferma l’utilità di esprimere i valori di energia e i nutrienti riferiti alla porzione, in aggiunta o anche in alternativa ai 100g/ml, quando ciò risulti di maggiore utilità ai consumatori in relazione alle caratteristiche del prodotto. E’ poi necessario prevedere opportuni criteri di esenzione, riferiti alle confezioni di ridotta superficie e a prodotti le cui occasioni di consumo abbiano natura quasi eccezionale (confezioni regalo, cibi delle ricorrenze): - Inoltre si richiede che le proteine siano incluse tra le “indicazioni nutrizionali obbligatorie”, essendo queste un valore nutrizionale caratteristico e positivo dei prodotti alimentari; - L'indicazione sull'etichetta degli “acidi grassi trans” dovrebbe essere invece lasciata volontaria o, quantomeno, l’obbligatorietà dovrebbe essere limitata agli “acidi grassi trans artificiali”, in quanto per quelli naturalmente presenti nella carne e nel latte tale indicazione non è giustificata dal punto di vista della salute pubblica. - L’Industria alimentare sostiene la posizione già assunta in prima lettura dall’Assemblea, che ha riferito la leggibilità a un insieme di criteri anziché alla sola altezza minima dei caratteri. In ipotesi di compromesso, l’altezza minima della lettera “x” non dovrebbe superare 0,9mm, con attenzione a escludere da tale requisito le confezioni la cui superficie stampabile più ampia sia inferiore a 80cm 2. Il testo della proposta con gli emendamenti approvati sarà successivamente sottoposto al voto in Plenaria, previsto a luglio, ma se le posizioni restano distanti sarà necessario ricorrere alla procedura di conciliazione tra Parlamento e Consiglio. Per l’ordine del giorno completo: Commissione ENVI [Torna su] 25 COMMISSIONE PROBLEMI ECONOMICI E MONETARI (ECON) PACCHETTO DI PROPOSTE LEGISLATIVE SULL’ECONOMIC GOVERNANCE Martedì 19 aprile, dalle ore 15.00 alle ore 18.30, la commissione ECON voterà i sei progetti di relazione sul pacchetto di proposte legislative in tema di governance economica presentato dalla Commissione lo scorso 29 settembre. Confindustria ha accolto favorevolmente l’approccio della commissione ECON sulle sei proposte legislative teso a ridurre i poteri del Consiglio nel rifiutare le raccomandazioni e le sanzioni imposte dalla Commissione, ma ritiene che i sei progetti di relazione non si siano soffermati abbastanza su quelle politiche che potrebbero favorire la crescita economica dell’Ue. Un accordo sul pacchetto era già stato raggiunto dai ministri delle finanze dell’Unione europea durante il Consiglio ECOFIN del 15 marzo e l’approvazione ufficiale ha avuto luogo durante il Consiglio europeo del 24/25 marzo scorso. Tale accordo prevede: la necessità di ridurre il debito in eccesso di 1/20 l'anno, a patto che la Commissione tenga in considerazione la dinamica del debito privato al fine di valutare la sostenibilità di bilancio di uno Stato membro al momento di prendere una decisione circa l’apertura di una procedura per deficit eccessivi; un maggior automatismo delle sanzioni, sia in fase preventiva che correttiva; l’opportunità di trasferire le ammende raccolte ai Fondi salva stato creati per dare assistenza finanziaria agli Stati membri in difficoltà (l'EFSF, e dal 2013 l'ESM), invece di ridistribuirle tra i Paesi virtuosi come originariamente aveva proposto la Commissione. Per le conclusioni del Consiglio europeo: Consiglio europeo EUROPEAN INFRASTRUCTURE MARKETS REGULATION Mercoledì 20 aprile, dalle ore 9.00 alle ore 9.40, la commissione ECON esaminerà gli emendamenti alla European Infrastructure Markets Regulation (EMIR). Il dibattito sarebbe dovuto avvenire il 4 aprile scorso a Strasburgo, ma gli europarlamentari avevano richiesto di posticiparlo. La votazione in commissione, invece, è stata rimandata al 24 maggio. Confindustria, che aveva già accolto con favore la volontà dell’On. Langen (PPE, Germania) di limitare gli oneri finanziari derivanti dalla EMIR per quelle aziende che utilizzano strumenti derivati OTC per coprirsi dai rischi legati alla propria attività commerciale, estende tale valutazione positiva a quegli emendamenti che: Escludono dal campo di applicazione della normativa quei contratti derivati conclusi da controparti non finanziarie con il fine di gestire rischi connessi con la propria attività commerciale o di tesoreria; Propongono che ogni valutazione circa la “rilevanza sistemica” venga effettuata sulla base di criteri sia qualitativi che quantitativi per classe di derivati; 26 Introducono l’idea che l’obbligo di clearing non scatti in maniera contestuale al superamento della soglia rilevante, ma solo nel caso in cui si ecceda tale soglia in maniera continuativa per un periodo di tempo rilevante; Esentano dall’obbligo di clearing le transazioni intra-gruppo; Esentano dall’obbligo di clearing i contratti derivati conclusi prima dell’entrata in vigore del regolamento; Cercano di garantire un level-playing field a livello globale; Limitano l’obbligo di clearing ai contratti derivati sopra soglia. Nell’apprezzare il lavoro svolto finora dall’On. Pallone (PPE) e dall’On. Domenici (S&D), Confindustria auspica che il testo finale del regolamento superi le criticità che potrebbero compromettere la possibilità per le nostre imprese di utilizzare derivati fuori borsa per ridurre i rischi operativi risultanti dalle operazioni commerciali. Per l’ordine del giorno completo: Commissione ECON [Torna su] COMMISSIONE PER GLI AFFARI COSTITUZIONALI (AFCO) In data 18 e 19 aprile si riunisce a Bruxelles la commissione per gli affari costituzionali (AFCO). Da segnalare, martedì 19 dalle 11:30 alle 12:30 lo scambio di opinioni che i deputati della AFCO terranno con il Ministro dell’economia e finanze Giulio Tremonti, sul tema “Trattato di Lisbona e principio di solidarietà”. Per l’ordine del giorno completo: Commissione AFCO [Torna su] COMMISSIONE PER I DIRITTI DELLA DONNA E UGUAGLIANZA DI GENERE (FEMM) RAPPORTO “DONNE E DIREZIONE DELLE IMPRESE” Il dibattito sull’aumento della presenza delle donne nei consigli di amministrazione e della necessità di assicurare un maggiore equilibrio tra i generi ai vertici delle imprese europee è in corso anche presso il Parlamento europeo dove, in seno alla Commissione FEMM, mercoledì 20 aprile verrà adottato il progetto di relazione “Donne e direzione di impresa” del relatore On. Rodi Kratsa-Tsagaropoulou (PPE, Grecia). La prima versione del rapporto presenta numerosi elementi di criticità ed esprime una posizione chiara – almeno a livello della commissione Donne – secondo la quale 27 solo l’intervento legislativo possa realmente contribuire ad un cambiamento culturale che vada nel senso di una maggiore partecipazione femminile nelle posizioni di vertice delle aziende. Il progetto di rapporto, ad esempio, punta il dito contro l’esistenza di “comportamenti stereotipi” in seno alle imprese che, di fatto, limitano la rappresentanza femminile, affermando invece come questa debba essere considerata – secondo alcuni presunti studi che dimostrerebbero una correlazione tra i risultati economico-finanziari delle imprese e la presenza di donne in seno agli organi decisionali - come un fattore di competitività. Nel progetto si afferma poi che spetta agli Stati membri e alle imprese stesse rimuovere gli ostacoli all’ingresso delle donne negli organi dirigenti e offrire loro pari opportunità affinché possano accedere ai posti di responsabilità e si sottolinea come le iniziative adottate fino ad oggi dal settore privato in Europa “si siano rivelate insufficienti per invertire la tendenza in seno alle imprese che vede le donne ancora sottorappresentate”. In conclusione, la relatrice suggerisce che il Parlamento inviti gli Stati membri e la Commissione a concepire nuove politiche che consentano una maggiore partecipazione delle donne alla direzione delle imprese e che chieda alla Commissione di prendere provvedimenti concreti in questo ambito qualora dovesse emergere lo scarso impatto delle misure volontaristiche adottate dalle imprese nei diversi Stati membri. Nel pacchetto di 105 emendamenti compaiono anche quelli dell’eurodeputata italiana Silvia Costa (S&D), che di questo rapporto è relatrice ombra. Alcuni di questi emendamenti riflettono le posizioni assunte da Confindustria, specie laddove si sostiene che il successo delle iniziative che possono essere adottate in materia è condizionato dall’esistenza di un contesto territoriale in cui la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro è oggetto di interventi dei Governi nazionali e delle istituzioni locali, adeguati per qualità e quantità, alla regolamentazione di nuovi tempi delle città, nonché all’uso efficiente delle risorse comunitarie (emendamento 51). Così come sottolineato dall’emendamento 62, Confindustria ritiene necessario, in questo contesto, svolgere un’azione culturale affinché le giovani donne si indirizzino sempre più verso facoltà scientifiche e tecnologiche, così come auspicato anche dal Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite. Inoltre, come auspicato da Confindustria, si propone la soppressione dell’emendamento 92 in cui si chiede di prevedere - in caso di insufficienza delle misure volontaristiche adottate dalle imprese degli Stati membri in materia - provvedimenti concreti volti ad accrescere la rappresentatività femminile in seno agli organi dirigenti delle imprese. Il tema é stato tra l’altro discusso in seno al gruppo di lavoro Equal opportunity di BusinessEurope. Le federazioni hanno espresso grande preoccupazione per questi ultimi sviluppi, sia in seno alla Commissione che al Parlamento ed hanno sostanzialmente ribadito la contrarietà all’introduzione di soglie vincolanti di rappresentanza femminile per via legislativa. Questo tipo di interventi sono infatti considerati come un’intromissione indebita nelle scelte delle imprese riguardanti i propri assetti e la proprio organizzazione interna. Per l’ordine del giorno completo: Commissione FEMM [Torna su] 28 2. Accade in Commissione BILANCIO 2012 Il 20 aprile la Commissione europea, nella fattispecie del Commissario al bilancio Lewandowski, presenterà in conferenza stampa a Bruxelles la propria proposta di bilancio dell’Unione Europea per l’anno 2012. Ai sensi del Trattato di Lisbona la procedura che porta all’approvazione del bilancio comunitario annuale prevede che, a seguito della proposta da parte dell Commissione, il Consiglio ed il Parlamento si pronunciano in lettura singola. In pratica il Consiglio adotta una posizione comune entro il 1 ottobre dell’anno in corso e la trasmette al Parlamento con le motivazioni annesse a giustificare le modifiche al testo proposto dalla Commissione; il Parlamento ha, dal momento in cui riceve la proposta del Consiglio, 42 giorni per approvarlo o emedarlo e rimettere il testo al Consiglio il quale, a sua volta, ha a disposizione 10 giorni per approvare il nuovo testo. In caso di disaccordo tra i due colegislatori, la procedura prevede l’istituzione di un comitato di conciliazione composto da rappresentanti della Commissione europea, del Consiglio e del Parlamento ha 21 giorni per presentare un testo congiunto e, una volta approvato dal Comitato, Parlamento e Consiglio hanno 14 giorni per adottare il testo (il bilancio si considera adottato anche nel caso in cui il Parlamento approvi il testo del comitato di conciliazione senza l’approvazione del Consiglio). Nel caso invece in cui il Comitato sia impossibilitato a produrre un testo condiviso, la Commissione dovrà far pervenire una nuova proposta di bilancio da sottoporre a nuovo esame. Il bilancio 2011, il primo a sottostare alle nuove regole del Trattato di Lisbona, è stato approvato dal Parlamento europeo dopo un lungo negoziato il 15 dicembre 2010 per un totale di 126,5 miliardi di euro in pagamenti (equivalente al 1,01% del GNI – Gross National Income – dell’Ue a 27), con un aumento di 2,9 % rispetto all’esercizio del 2010. [Torna su] RIUNIONI ED EVENTI EVENTI E CONFERENZE DELLA SETTIMANA Bruxelles, 19/04 Education Reforms in the EU [Torna su] Si informa che l’invio del bollettino “Accade al PE” sarà interrotto la settimana prossima in occasione delle vacanze Pasquali. Il prossimo numero uscirà il lunedi’ 2 maggio 2011. A cura di Matteo Carlo Borsani e Giacomo Cavalli 29