1 PANORAMICA STORICA E LEGISLATIVA SUL PROCESSO DI INTEGRAZIONE SCOLASTICA DELLE PERSONE CON DISABILITÀ VISIVA CARATTERISTICHE PRINCIPALI DELLA MINORAZIONE VISIVA CECITÀ E IPOVISIONE IN ETÀ EVOLUTIVA dott.ssa Francesca Piccardi Centro di Consulenza Tiflodidattica di Assisi 2 Panoramica storica e legislativa sul processo di integrazione scolastica delle persone con disabilità visiva La storia dell’educazione dei ciechi ha inizio … 3 Agli inizi del Novecento i ciechi erano considerati inabili dalla legge ed erano di fatto emarginati dalla società Nel 1920 ufficiali «ciechi di guerra» fondano l’UNIONE ITALIANA DEI CIECHI - strumento di aggregazione - associazione di tutela e di rappresentanza - ente promotore di diritti Nel 1921 nasce la FEDERAZIONE NAZIONALE DELLE ISTITUZIONI PRO CIECHI - coordinare le attività svolte dagli Istituti per ciechi Il diritto allo studio 4 La storia dell’educazione dei ciechi, da un punto di vista legislativo, ha inizio negli anni ’20 con due provvedimenti legislativi che furono emanati grazie all'impegno dell'UICI e all'opera del primo pedagogista cieco, che fu Augusto Romagnoli Augusto Romagnoli ideatore di un metodo pedagogico che ha caratterizzato la tiflodidattica italiana dal Novecento ad oggi Metodo pedagogico Romagnoli: metodo attivo l’educazione sensoriale l’orientamento immaginativo – motorio l’autonomia personale (Esperienza di educazione nel 1912 all’Ospizio per poveri ciechi – di Roma descritta in «RAGAZZI CIECHI» del1924) Il diritto allo studio 5 Regio Decreto n. 2841 del 1923: nascono le scuole speciali Regio Decreto n. 3126 del 1923: estende l’obbligo scolastico ai ciechi fino al 14° anno di età, prevede la specializzazione dei docenti Regio Decreto n. 2483 del 1925 nasce la SCUOLA NAZIONALE DI METODO per la formazione degli insegnanti dei ciechi: -Corso di perfezionamento di due anni -Aperto ai diplomati magistrali vedenti e non vedenti La scuola delineò le linee guida pedagogiche della tiflodidattica italiana, creò molti dei sussidi ancora oggi in uso Le scuole speciali 6 Gli istituti di istruzione dei ciechi esistevano in 10 città italiane, Bologna, Cagliari, Firenze, Lecce, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Emilia, Torino e Trieste, avevano anche funzione di convitto e svolgevano un importante compito educativo che non si limitava esclusivamente all’istruzione, ma si estendeva anche alle sfera dall’autonomia personale, della vita domestica, dell’orientamento e della mobilità. Legge 1463 del 1952: tutte le scuole speciali per ciechi passarono definitivamente sotto il controllo dello Stato. Legge 1859 del 1962: istituì anche le scuole medie speciali per i ciechi. Il processo di inserimento nella scuola pubblica 7 Rivoluzione culturale del ‘68 Chiusura delle scuole speciali: Legge 360/1976 La L. 517/1977: sancisce l’integrazione scolastica degli “handicappati” nella scuola pubblica La scuola pubblica non era preparata ad assolvere ai nuovi compiti. Le conseguenze: - gli insegnanti di sostegno non possedevano competenze specifiche - testi in braille e sussidi erano sconosciuti - non esistevano strutture che educassero gli alunni ciechi all’autonomia personale, all’orientamento e alla mobilità La formazione degli insegnanti di sostegno 8 I corsi di specializzazione monovalenti (D.M. 26/06/76) I corsi di specializzazione polivalente (D.M. 24/04/86) L’art. 14 della L. 104/92 prevede che la specializzazione per le attività didattiche di sostegno avvenga presso le università La legge 104/1992 9 diritto di frequenza della scuola ordinaria, dall’asilo nido all’università; la presenza, a pieno titolo, dell’insegnante di sostegno nel consiglio di classe la formulazione collegiale della Diagnosi funzionale, del Profilo Dinamico Funzionale e di un Piano Educativo Individualizzato la disponibilità, nella scuola, di materiale didattico e di sussidi speciali; il ricorso ad accordi di programma, per il coordinamento e il finanziamento degli interventi; l’aggiornamento permanente dei docenti la possibilità per gli alunni disabili di affrontare gli esami con le “prove equipollenti” Le problematiche dell’integrazione scolastica degli alunni con deficit visivo 10 Indagine nazionale del 1999 formazione professionale degli insegnanti di sostegno: il 57% dichiarò di non aver ricevuto una formazione specifica in merito alla minorazione visiva mancanza di sussidi tiflodidattici: 40% aveva i testi trascritti in Braille e i sussidi per la matematica 30% usava i plastici in rilievo 17% usava il pc con la sintesi vocale e il display braille; 9% degli ipovedenti aveva quaderni specifici 23% il videoingranditore 16% il pc con software di ingrandimento I Centri di Consulenza Tiflodidattica 11 Tiflos = cieco Tiflodidattica = didattica per alunni con minorazione visiva Finalità: offrire una consulenza pedagogica, didattica e strumentale sul materiale didattico disponibile e sulla metodologia tiflologica Il Centro di Consulenza Tiflodidattica di Assisi Alcuni dati sul bacino di utenza e le scuole frequentate 12 109 alunni (27 Terni - 82 Perugia) - 23 non vedenti - 57 ipovedenti - 29 n.v. e ipo con minorazioni agg. 22 alunni Scuola Infanzia 33 scuola primaria 25 scuola media 19 scuola superiore 10 Università e Corsi professionali I centri di consulenza tiflodidattica 13 Promuovere la conoscenza dei sussidi tiflodidattici Garantire risposte competenti tempestive Facilitare il processo di integrazione scolastica agevolando la comprensione dei bisogni dell’alunno con deficit visivo, delle sue oggettive difficoltà, ma anche delle sue potenzialità e risorse 14 Materiale ludico Sussidi specifici per la Scuola dell’Infanzia Strumenti operativi per: - a) la scrittura e il disegno - b) la matematica e la geometria Plastici in rilievo per lo studio della geografia, della storia, delle scienze, di storia dell’arte Ausili per l’ipovisione Ausili informatici www.prociechi.it www.istciechimilano.it 15 PRINCIPALI SERVIZI OFFERTI aiutare l’educatore a valutare le abilità acquisite e le potenzialità del bambino con deficit visivo sia dal punto di vista clinico che pedagogico. orientare la programmazione educativa nel rispetto delle caratteristiche specifiche dell’alunno e di quelle tiflologiche. guidare la scelta dei sussidi tiflodidattici più opportuni, comprenderne le finalità e le modalità d'uso 16 Caratteristiche dei servizi e destinatari Tutti i servizi del CCT sono gratuiti si svolgono in sede oppure in forma itinerante, presso le strutture richiedenti (le scuole, in famiglia, oppure presso i Centri Infanzia, le ASL, ecc..); si rivolgono soprattutto alle famiglie, agli alunni, agli insegnanti, agli operatori scolastici ed extrascolastici. 17 I sussidi tiflodidattici: chi li acquista? Scuola / famiglia Bonus di 130 € della Federazione pro Ciechi Servizio di prestito del Centro di Consulenza Tiflodidattica di Assisi Nomenclatore tariffario delle protesi L’assistenza protesica 18 Nomenclatore Tariffario delle Protesi (D.M. 332 del 1999) Gli ausili spettano ai ciechi assoluti, ai ciechi parziali e agli ipovedenti gravi: ausili per la scrittura ed elaborazione testi: la tavoletta Braille, la Dattilobraille, la stampante Braille, la sintesi vocale e il Display Braille ausili ottici elettronici: videoingranditore da tavolo o portatile, software di ingrandimento per il computer, sistema OCR (scanner e software ausili per l'autonomia: termometri, sveglie ed orologi (tattili e/o vocali) ausili posturali: leggio ausili per la deambulazione: bastone bianco le protesi oculari e dispositivi ottici correttivi (lenti oftalmiche, a contatto, cannocchiali) Enti a supporto della minorazione visiva 19 ENTI UNIONE ITALIANA CIECHI (U.I.C.) www.uiciechi.it FEDERAZIONE NAZIONALE ISTITUZIONI PRO CIECHI www.prociechi.it CENTRI DI CONSULENZA TIFLODIDATTICA BIBLIOTECA PER CIECHI "R. Margherita" di Monza www.bibciechi.it Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti www.uiciechi.it 20 Organizzazione non lucrativa di utilità sociale (ONLUS) Ente morale di natura associativa SCOPI STATUTARI: Integrazione sociale, lavorativa, scolastica dei minorati della vista ORGANIZZAZIONE: Sede Nazionale a Roma Sede in ogni capoluogo di provincia Strumenti operativi e didattici dell’UICI CENTRO NAZIONALE LIBRO PARLATO www.uiciechi.it/servizi - sede centrale a Roma - 10 centri di distribuzione Registra e distribuisce testi in formato digitale 21 I.RI.FO.R. Sede nazionale, sedi provinciali e/o regionale www.irifor.eu - Corsi di formazione e riabilitazione per i minorati della vista. - Corsi di formazione e aggiornamento per i docenti I corsi di formazione dell’IRIFOR 22 - - - Corso di Formazione «L’alunno non vedente e ipovedente nella scuola» IRIFOR Umbria e CCT Assisi [email protected] [email protected] 120 ore in presenza: 60 ore modulo teorico – 60 ore laboratoriali Rivolto a insegnanti, operatori, genitori Corso di tiflologia per l’inclusione scolastica – IRIFOR di Macerata – dicembre/giugno – luglio / gennaio 600 ore in FAD www.iriformc.it corso rivolto a insegnanti, operatori, genitori. Esame finale in presenza Corso di aggiornamento tiflologico – Irifor Nazionale 116 ore: 100 ore in FAD e 16 in presenza corso gratuito rivolto a insegnanti, operatori, genitori www.irifor.eu Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi www.prociechi.it 23 ONLUS Coordina l’attività delle Istituzioni Federate (22 in Italia) Produce e diffonde i sussidi tiflodidattici Concede gratuitamente un bonus di sussidi di 130 euro Consulenza didattica e pedagogica alle famiglie e alle scuole attraverso la rete dei CCT Biblioteca Italiana per i Ciechi “R. Margherita” di Monza www.bibciechi.it 24 Onlus Servizio di trascrizione dei testi scolastici in Braille, a caratteri ingranditi e su supporto informatico Servizio di prestito e di vendita dei libri di lettura amena in Braille, a caratteri ingranditi, in digitale Consulenza didattica e pedagogica alle famiglie e alle scuole attraverso la rete dei CCT La situazione odierna e la sfida dell’inclusione scolastica 25 - - - L’inclusione scolastica nel processo di reciprocità La scuola ha il dovere di: offrire agli alunni con deficit visivo un contesto di studio inclusivo adottare strategie didattiche affinché la didattica differenziata non sia mai differenziante lavorare sull’autonomia dell’alunno collaborare con i Centri di Consulenza Tiflodidattica nella redazione del Piano Educativo Individualizzato L’integrazione scolastica in Umbria 26 Il CCT Assisi punto di riferimento essenziale Le principali problematiche: - mancanza di formazione degli insegnanti - mancanza di continuità educativa - la «delega» - limitatezza risorse economiche La concertazione delle strutture associative 27 Le caratteristiche della minorazione visiva Definizione legale di cecità 28 Quanto deve vedere o non vedere una persona per essere considerata cieca o ipovedente? La legge 138 del 2001 29 “Classificazione e quantificazione delle minorazioni visive” Ciechi assoluti 2. Ciechi parziali 3. Ipovedenti gravi Ipovedenti medio-gravi 5. Ipovedenti lieve 1. 4. La legge 138 del 2001 30 Definisce lo status di cecità e ipovisione secondo due parametri: ACUITÀ VISIVA CAMPO VISIVO ACUITÀ VISIVA (si valuta a distanza convenzionale e si esprime in decimi) capacità di vedere ad una certa distanza di cogliere i particolari di un oggetto di percepire la forma di percepire i colori CAMPO VISIVO (si misura in percentuale) È la capacità di percepire l’ambiente intorno ad un oggetto fissato. È l’ampiezza del nostro sguardo sul piano orizzontale. Ciechi assoluti 33 persone prive di visus in entrambi gli occhi persone con visus pari alla percezione di luci e ombre Persone con visus pari al “motu mano” Persone con campo visivo binoculare inferiore al 3% Ciechi parziali 34 persone con visus bilaterale non superiore ad 1/20 con la migliore correzione ottica Persone con campo visivo binoculare inferiore al 10% Ipovedenti gravi 35 persone con visus bilaterale non superiore ad 1/10 con la migliore correzione ottica Persone con campo visivo binoculare inferiore al 30% Ipovedenti medio - gravi 36 persone con visus bilaterale non superiore ad 2/10 con la migliore correzione ottica Persone con campo visivo binoculare inferiore al 50% Ipovedenti lievi 37 persone con visus bilaterale non superiore ad 3/10 con la migliore correzione ottica Persone con campo visivo binoculare inferiore al 60% Il sistema visivo 38 L'occhio umano (bulbo oculare) raccoglie la luce che gli proviene dall'ambiente, ne regola l'intensità attraverso un diaframma (IRIDE), la focalizza attraverso un sistema regolabile di lenti (CORNEA e CRISTALLINO) per formarne una immagine sulla retina che viene trasmessa attraverso le fibre del nervo ottico al nostro cervello per essere elaborata e interpretata. La retina: coni e bastoncelli 39 I coni e i bastoncelli sono i cosiddetti fotorecettori, che trasformano la luce in stimolo nervoso. -120 milioni di bastoncelli -7 milioni di coni I coni sono presenti maggiormente nella MACULA e consentono la visione distinta e la visione dei colori. I bastoncelli – sono concentrati nella periferia retinica– e sono deputati alla visione notturna. ALTRE FUNZIONI CHE REALIZZANO IL MECCANISMO DELLA VISIONE FISSAZIONE SENSIBILITÀ AL CONTRASTO SENSIBILITÀ CROMATICA SENSIBILITÀ LUMINOSA FISSAZIONE La capacità di agganciare, fissare, mantenere il contatto visivo e di inseguire con lo sguardo un oggetto in movimento Quando la fissazione è compromessa si verifica posizione anomala del capo (ad es. con il Nistagmo) che costituisce un compenso naturale per trovare la migliore angolazione che produca la migliore qualità dell’immagine retinica SENSIBILITÀ AL CONTRASTO capacità di percepire la figura dallo sfondo fondamentale per il riconoscimento e la comprensione delle forme, delle immagini e delle figure umane Principali cause Malattie della retina (maculopatie) SENSIBILITÀ CROMATICA Capacità del soggetto di discriminare tra loro, in una scala cromatica predefinita, le varie differenze di tonalità del colore Principali cause Malattie della retina (maculopatie) Discromatopsia (= daltonismo) e Acromatopsia SENSIBILITÀ LUMINOSA funzione visiva che consente di percepire e distinguere differenti gradi di intensità luminosa Principali cause - Malattie della retina e atrofie ottiche - Anomalie genetiche (es. albinismo e aniridia) Principali cause di ipovisione in età evolutiva I DEFICIT DI ACUITÀ VISIVA Malattie della retina: maculopatie, amaurosi congenita di Leber, retinite pigmentosa, ROP Cataratta congenita Malattie del nervo ottico: subatrofie e atrofie Strabismo Nistagmo Anomalie genetiche (albinismo, aniridia) Le malattie della retina e del nervo ottico comportano anche un deficit del campo visivo centrale o periferico. DEFICIT DEL CAMPO VISIVO CENTRALE (maculopatie e atrofie ottiche) - Perdita della visione centrale distorsione delle immagini perdita dei dettagli alterazione della discriminazione cromatica disturba la comunicazione per la difficoltà di percepire la mimica del volto - rallenta e inibisce la lettura e la comprensione di un testo per la frammentazione delle parole DEFICIT DEL CAMPO VISIVO PERIFERICO (Retinite Pigmentosa e Glaucoma) PRINCIPALI CAUSE: - Retinite Pigmentosa - Glaucoma Perdita progressiva della visione periferica difficoltà nella deambulazione e nell’orientamento nella percezione degli oggetti in movimento nella visione d’insieme difficoltà di adattamento visivo cecità notturna Epidemiologia della cecità e dell’ipovisione 48 Secondo le ultime stime Istat in Italia sono 362mila i ciechi; mentre gli ipovedenti sono circa un milione e mezzo. Dati a.s. 2010/2011: 3388 gli alunni non vedenti e ipovedenti inseriti nelle scuole, di cui oltre il 60% sono ipovedenti Fenomeno dell’ipovisione: Natalia Barraga e la riabilitazione visiva I Centri di Riabilitazione visiva (L.284 del 97) 9 ottobre 2014: Giornata Mondiale della Vista Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità www.iapb.it 49 Cecità e ipovisione in età evolutiva Il bambino con disabilità visiva … 50 « … è innanzi tutto un bambino e come tale ha una spinta innata a crescere, conoscere e ampliare le proprie competenze ... proprio come tutti i bambini ...» « … non è un bambino normale a cui manca o funziona male la vista, ma un bambino con un SUO percorso di sviluppo …» LA VISTA 51 La vista è l’organo sensoriale dominante che consente uno sviluppo armonico, a livello neuromotorio, cognitivo e affettivo – relazionale la visione di insieme la visione a distanza le funzioni di anticipo e di protezione il contatto oculare con le persone l’apprendimento attraverso l’osservazione e l’imitazione Tutti i bambini non vedenti e ipovedenti presentano, in età precoce, dei ritardi nello sviluppo, sul piano psicomotorio, cognitivo, linguistico e affettivo relazionale, che possono essere prevenuti o contrastati solo da un precoce ed efficace intervento educativo. Lo sviluppo del bambino non vedente 52 Il bambino con deficit visivo è “... esposto ad un grave rischio psicopatologico se viene deprivato delle cure e delle attenzioni di cui ha bisogno, … mentre in presenza di un ambiente e di relazioni favorevoli che comportino una stimolazione adeguata, lo sviluppo del bambino può essere positivo...." Intervento educativo precoce e competente «Normalizzazione psicosociale» Tempi di apprendimento più lunghi Fattori che influenzano il percorso di sviluppo 53 1. La tipologia del deficit visivo (L. 138/2001) e il momento d’insorgenza della patologia 2. Nascita prematura e presenza di altri deficit 3. La situazione familiare e socio – culturale La tipologia del deficit visivo e il momento d’insorgenza della patologia 54 LE VARIABILI DELLA MINORAZIONE VISIVA IN AMBITO DIDATTICO MINORAZIONE VISIVA CIECHI CIECHI NATI (Cecità congenita) CIECHI DIVENUTI (Cecità acquisita) IPOVEDENTI EFFICIENTI VISIVI SUBEFFICIENTI VISIVI INEFFICIENTI VISIVI Cecità congenita e acquisita 55 - Differenze in ambito cognitivo, emotivo e comportamentale: Capacità di utilizzare i sensi residui Capacità di orientarsi nello spazio Capacità di percepire gli ostacoli Stereotipie Comunicazione non verbale IPOVEDENTI 56 • EFFICIENTI VISIVI .Visus superiore a 1/10. Ausili per ipovedenti • SUBEFFICIENTI VISIVI Visus non superiore a 1/20. Metodologia mista: braille e ausili per ipovedenti • INEFFICIENTI VISIVI Visus minimo. Strumenti tiflodidattici. Residuo visivo per orientamento Nascita prematura e presenza di altri deficit 57 Prematurità: percorso di sviluppo più lento Ciechi/ipovedenti pluriminorati Nelle situazioni più compromesse è spesso preclusa la possibilità di utilizzare i sussidi tiflodidattici strutturati far acquisire a ciascun soggetto, per quanto grave, il massimo di autonomia possibile e di capacità relazionale attraverso piani educativi estremamente personalizzati La situazione familiare e socio – culturale 58 La nascita di un bambino cieco … esperienza di lutto Prima fase di sofferenza, di angoscia, di paura, disperazione I meccanismi di difesa per elaborare il lutto Riconoscere il proprio bambino come un bambino reale con i suoi bisogni e le sue risorse Le risorse per i genitori …in Umbria 59 Occasioni di confronto con specialisti LE RISORSE DEI GENITORI Seminari Istituto Serafico 2014 www.serafico.it Occasioni di confronto con altri genitori Soggiorno estivo delle Famiglie dei bambini con deficit visivo Soggiorno estivo Agosto 2014 60 61 Lo sviluppo del bambino non vedente Lo sviluppo psicomotorio Lo sviluppo psicomotorio 62 Motricità fine Motricità grosso – motoria Motricità fine – motoria: i primi ritardi nello sviluppo ABILITÁ MOTORIA Afferra l'oggetto ETÁ DI SVILUPPO BAMBINO VEDENTE ETÁ DI SVILUPPO BAMBINO NON VEDENTE 4/5 mesi (coordinazione oculo – manuale) 9/10 mesi (coordinazione udito – mano) Presa a pinza (con pollice e dito piegati) 11 mesi 17 mesi Semplice manipolazione di oggetti 11 mesi 18 mesi Manipolazione di oggetti 12 mesi 20 mesi funzionale (Lo sviluppo nei bambini non vedenti – M. Brambring) 63 Alcune tappe dello sviluppo psicomotorio A 3 ANNI – Ingresso scuola dell’Infanzia afferrare gli oggetti con presa a pinza parziale mettere e togliere oggetti da un contenitore aprire e chiudere i cassetti lanciare e afferrare una palla sonora inserire e infilare fare le torri con i duplo giganti girare e avvitare in senso orario (la chiave, un carillon, ecc)…. Abilità della vita quotidiana: mangiare con il cucchiaio, bere dalla tazza o dal bicchiere, lavarsi e asciugarsi le mani, ecc… A 6 ANNI – Ingresso scuola primaria Sa infilare … (monete nelle fessure e perle grosse su un filo) Sa girare in senso antiorario (il coperchio di un vasetto) Sa tagliare parzialmente Sa disegnare figure con aiuto sul piano in gomma Sa riprodurre oggetti con la plastilina con aiuto Sa usare la forchetta, spogliarsi da solo, vestirsi con aiuto, tagliare cibi morbidi, soffiarsi il naso, ecc… Sa lanciare la palla sonora con precisione (a 2 metri) e sa afferrarla prima che questa lo tocchi (Lo sviluppo nei bambini non vedenti – M. Brambring) 64 Lo sviluppo psicomotorio: considerazioni generali 65 Talvolta il bambino non vedente arriva alla scuola dell’infanzia che non tocca volentieri gli oggetti, che non vuole usare le mani, che non sa usare il cucchiaio, ecc … Nel periodo 0-3 anni la qualità dei processi di apprendimento di un bambino con deficit visivo dipende dalla capacità dei genitori di comprendere come il bambino non vedente conosce la realtà e dalla qualità/quantità di stimolazioni fornite L'intervento educativo competente per compensare il ritardo psicomotorio del bambino con deficit visivo, deve essere finalizzato allo sviluppo delle funzioni senso - percettive Intervento educativo Come promuovere la motricità fine: 66 Sviluppo delle funzioni senso – percettive capacità di utilizzare i SENSI RESIDUI per la conoscenza della realtà tatto- udito – gusto – olfatto senso aptico MA ANCHE … senso anemestesico senso cinestesico EDUCAZIONE DEL TATTO 67 Il bambino non vedente deve essere educato a toccare perché spontaneamente NON TOCCA NULLA Esplorare con grazia In modo sistematico Con entrambe le mani esplorazione attiva e intenzionale le mani: organo primario di conoscenza Intervento educativo Capacità di esplorazione tattile 68 - Attività concrete che comportano l'uso coordinato delle due mani: girare e avvitare allacciare e slacciare Infilare Tagliare, Incollare, Piegare Versare e travasare, ecc… Manipolazione di materiale plastico e vario (sabbia, farina, plastilina, …) Oggetti concreti di struttura ben definita, di facile esplorazione, di dimensioni adeguate per facilitare l’uso bimanuale MODALITÀ OPERATIVE: Esperienze ludiche e guidate (al giardino, al parco, in cucina, in classe, ecc…) Materiale strutturato comune, sussidi tiflodidattici Come insegnare a toccare 69 Guidare le mani del bambino ponendosi alle sue spalle Procedere in maniera ordinata Soffermarsi sui particolari Lasciargli il tempo necessario Non anticipare soluzioni TOCCARE risultato cosciente dell’atto tattile IL TATTO 70 se sfioro = la superficie se appoggio la mano = la temperatura se premo = la consistenza se muovo le mani = la forma e la dimensione se sollevo = il peso Esplorazione aptica Esplorazione aptica 71 "haptomai" toccare con attenzione capacità di prensione capacità di toccare con grazia la coordinazione bimanuale la sensibilità percettiva " l’esplorazione aptica consente … attraverso il movimento coordinato delle mani sull’oggetto, di apprezzarne la forma, le dimensioni, il peso, le funzioni, ecc. Ovviamente a questa analisi tattile e aptica si assoceranno altre informazioni provenienti dagli altri sensi: odore, suono, rumore, gusto e, se il bambino ha un residuo visivo anche minimo, lucentezza o colore. Da questa sintesi intersensoriale, nasce nel bambino la rappresentazione mentale dell’oggetto esperito …" Tempi più lunghi e maggior impegno attentivo, mnemonico e mentale Il tatto 72 La vista ci dà la visione di insieme in maniera immediata mentre il tatto ha bisogno di una successione di atti percettivi per sintetizzare la rappresentazione globale. Il tatto è il senso che della consecutività L’udito Suono diretto Oggetti sonori Suono riflesso (= eco) direzione e distanza permanenza dell’oggetto volume UDITO + SENSO CINESTESICO + SENSO ANEMESTESICO Cogliere le distanze, misurare le ampiezze,73percepire gli ostacoli L’udito Alla base della coordinazione uditivomotoria: sviluppo della prensione e dell’iniziativa motoria Permette di localizzare gli oggetti distanti Fondamentale per la permanenza dell’oggetto Fondamentale nell’orientamento spaziale 74 L’udito: intervento educativo educare l’udito fin da quando il bambino è piccolo attraverso comuni attività di discriminazione di suoni (con giochi sonori che emettono suoni diversi di intensità, durata, altezza, ecc), con rumori prodotti da oggetti comuni della vita quotidiana, nell’ambito anche delle attività di discriminazione tattile e delle attività motorie, affinché il bambino impari a riconoscere e interpretare sia i suoni diretti, sia quelli riflessi. Non dobbiamo dimenticare comunque che nel non vedente " …lo stimolo acustico induce alla ricezione e non all'azione, all'ascolto passivo e non all'iniziativa …" 75 L’udito: considerazioni generali Rumori o suoni che per noi sono normali possono essere confondenti e disturbanti Un ambiente ricco di rumori: può rendere difficile mantenere l’attenzione può far perdere l’orientamento può spaventare può sovraeccitare Es. palestra, mensa, piscina 76 Gusto e olfatto 77 Sensi “primordiali”, fra i primi e svilupparsi fin dalla vita fetale contribuiscono ad una percezione più completa e dettagliata della realtà; l’olfatto può dare anche informazioni “a distanza” vanno stimolati e guidati fin dai primi anni di vita Esperienze concrete di discriminazione olfattiva e gustativa (riconoscere la frutta, le verdure, le spezie dall'odore e dal sapore; i materiali dall'odore (cuoio, pelle, gomma); le caratteristiche del gusto: dolce, amaro, salato, pepato, aspro ...; gli ambienti di casa (bagno, cucina, ecc...) e quelli esterni (panificio, pescheria, fruttivendolo, ecc) in base all'odore) Intervento educativo Sviluppo della capacità di rappresentazione mentale 78 Capacità di reificazione immaginativa: capacità di ricostruzione della realtà, di rappresentazione a livello immaginativo della situazione esperita conoscenza altrettanto dignitosa, più approfondita, più esaustiva, meno effimera di quanto non sia la conoscenza visiva Lo sviluppo dei sensi residui con i bambini ipovedenti 79 L’informazione visiva è deficitaria per cui è fondamentale l’afferenza di tutti i canali sensoriali favorire l’uso funzionale della vista curare l'illuminazione dell'ambiente (luce più concentrata nell'angolo gioco) giochi e oggetti molto colorati, luminosi, ad alto contrasto cromatico, «tattilmente» diversi distanza "ravvicinata" Lo sviluppo psicomotorio Motricità grosso – motoria: i primi ritardi nello sviluppo ABILITÁ MOTORIA ETÁ DI SVILUPPO BAMBINO VEDENTE ETÁ DI SVILUPPO BAMBINO NON VEDENTE Gattona in maniera coordinata 10 mesi / Cammina tenuto per mano 11 mesi 15 mesi Cammina da solo 13 mesi 18 / 20 mesi Gattona in maniera coordinata / 18 / 20 mesi Corre tenuto per mano 15/18 mesi 30/36 mesi Sale e scende le scale per mano 18/24 mesi 30/36 mesi (Lo sviluppo nei bambini non vedenti – M. Brambring) 80 Lo sviluppo psicomotorio Le cause del ritardo dello sviluppo senza la vista mancano una serie di feedback la motivazione: la vista offre uno stimolo immediato al movimento l'imitazione: capacità fondamentale per l’apprendimento delle abilità motorie complesse la protezione: capacità di riconoscere in anticipo i pericoli - Caratteristiche dello sviluppo ritardo generalizzato negli spostamenti posturali - maggiore passività - dipendenza dall’ambiente. 81 Alcune tappe dello sviluppo psicomotorio A 3 ANNI – Ingresso scuola dell’Infanzia Sa camminare con sicurezza negli ambienti noti camminare in modi diversi (lateralmente, all'indietro, in punta di piedi, sui talloni, con oggetti tirandoli dietro di sé). salire e scendere le scale con passo da bambino (non alternato) e tenuto per mano arrampicarsi su un divano e su una sedia correre tenuto per mano calciare una palla Ecc… A 6 ANNI – Ingresso scuola primaria Sale e scende le scale da solo a piedi alternati Corre da solo per qualche passo nello spazio noto Saltella a gambe unite in avanti e su una gamba sola Sa fare piccoli salti in alto (20 cm) e in lungo (10 cm) Salta giù da due gradini senza tenersi Compie brevi percorsi all'esterno, con la sola guida verbale dell'adulto. Ecc… (Lo sviluppo nei bambini non vedenti – M. 82 Brambring) Lo sviluppo psicomotorio: considerazioni generali 83 In realtà, il bambino non vedente non sempre, a 3 e a 6 anni, possiede le suddette abilità motorie e spesso il motivo è l'iperprotezione: la paura che il bambino possa farsi male spinge i genitori ad una eccessiva tutela impedendo al bambino di fare quelle esperienze indispensabili a crescere, conoscere, scoprire. L'intervento educativo competente per compensare il ritardo psicomotorio del bambino con deficit visivo, deve essere finalizzato allo sviluppo dell'orientamento immaginativo – motorio. Intervento educativo Sviluppo dell’orientamento immaginativo - motorio 84 Nel bambino non vedente la capacità di orientamento (andare su richiesta nella stanza accanto) si manifesta solo dopo che ha imparato a camminare da solo. I tempi di apprendimento sono molto diversi rispetto al bambino vedente perché il bambino che vede quando impara a camminare (a circa 13 mesi) già si muove da subito con una meta finalizzata. Il bambino non vedente invece solo quando sarà in grado di camminare da solo (a circa 18/20 mesi) potrà esplorare attivamente l'abitazione e imparare quindi a muoversi con una meta precisa. Intervento educativo Sviluppo dell’orientamento immaginativo - motorio 85 " … esprime il rapporto dinamico tra l'individuo e l'ambiente." (Augusto Romagnoli) Capacità di riconoscere la propria posizione in rapporto all’ambiente e quindi la capacità di sapersi muovere in modo autonomo e consapevole nello spazio Il movimento è finalizzato perché il bambino si rappresenta a livello immaginativo l’ambiente nel quale si muove … Intervento educativo Sviluppo dell’orientamento immaginativo - motorio 1. Conoscenza dello schema corporeo 2. Scoperta dei rapporti topologici 3. La Lateralizzazione 4. La scoperta dell’ambiente 86 Intervento educativo Sviluppo dell’orientamento immaginativo - motorio 1. Conoscenza dello schema corporeo capacità di muoversi in modo diverso capacità di camminare in modo diverso capacità di disporsi in modo diverso rispetto al pavimento e rispetto agli altri Modalità di intervento: Attività ludiche individuali e in piccolo gruppo Proporre gli esercizi in maniera graduale (es. nelle abilità motorie complesse) Rassicurare e incoraggiare il bambino Guidare fisicamente il bambino Sollecitazione verbale, riferimenti tattili e sonori, aiuto dei compagni 87 Intervento educativo Sviluppo dell’orientamento immaginativo - motorio 2. Scoperta dei rapporti topologici vicino – lontano dentro – fuori Sopra – sotto davanti – dietro ecc… Modalità di intervento: Esperienze corporee e dirette Esperienze concrete con materiali occasionali Materiali strutturati di uso comune e Sussidi Tiflodidattici 88 Intervento educativo Sviluppo dell’orientamento immaginativo - motorio 3. La Lateralizzazione: scoperta della lateralità sul proprio corpo scoperta della lateralità oggettuale in posizione statica scoperta della lateralità in posizione dinamica scoperta della lateralità sul piano orizzontale 89 Intervento educativo Sviluppo dell’orientamento immaginativo - motorio 90 4. la scoperta dell’ambiente: Autonomia e sicurezza negli spostamenti nello spazio Lasciare libero il bambino di muoversi liberamente Mantenere gli arredi nella stessa posizione Un’ambiente ordinato è più leggibile dal bambino non vedente Tecniche di esplorazione ambientale Tecniche di autoprotezione Corsi di orientamento e mobilità (uso degli ausili) 91 Lo sviluppo del bambino con deficit visivo Lo sviluppo cognitivo Lo sviluppo cognitivo i processi di pensiero, di concettualizzazione, di ragionamento e di memorizzazione Le varie ricerche condotte sullo sviluppo cognitivo del bambini non vedenti, hanno evidenziato che i bambini ciechi procedono attraverso gli stessi stadi di sviluppo cognitivo dei vedenti, ma con maggior lentezza e quindi con ritardi di differente entità. Compensazione con lo sviluppo92 del linguaggio Le caratteristiche dello sviluppo cognitivo 93 Prolungata fase orale La permanenza dell’oggetto (a 10 mesi) Il gioco simbolico (tra i due e i tre anni) Il gioco funzionale e di costruzione La classificazione L’attenzione e la memoria Le abilità di generalizzazione Le cause del ritardo di sviluppo Mancanza di controllo dell’ambiente circostante (la vista consente un monitoraggio costante e continuo dell’ambiente circostante) Mancanza di imitazione (molti apprendimenti nel b. vedente sono frutto dell’imitazione) Mancanza della visione d’insieme Le informazioni provenienti dal tatto e dall’udito vengono raccolte attraverso un processo cognitivo più complesso, prima di analisi poi di sintesi. 94 Alcune tappe dello sviluppo cognitivo A 3 ANNI Sa riconoscere le parti del corpo su di sé e sull'altro Sa usare i giocattoli correttamente in base alla loro funzione (telefono vicino all'orecchio) Sa identificare un oggetto ben preciso tra una serie di oggetti familiari (la selezione, prima operazione logico – matematica) Sa fare giochi simbolici e giochi di ruolo Sa fare giochi di costruzione Ecc… A 5 ANNI conosce le parti del corpo in base alla loro funzione riconosce le incongruenze (la mucca fa bau bau?) costruisce un puzzle semplice di 4 pezzi identifica le figure geometriche (cerchio, quadrato e triangolo) e sa inserirle nella loro forma abbina oggetti uguali per dimensione, superficie, forma (classificazione semplice) Ecc… (Lo sviluppo nei bambini non vedenti – M. 95 Brambring) Come promuovere lo sviluppo cognitivo 96 oggetti familiari con una struttura semplice e ben definita oggetti sonori e tattili facili da esplorare attività in spazi limitati e circoscritti tempo sufficiente per l’esplorazione tattile non troppi compiti (un oggetto o un sussidio per volta) Educatore: funzione di coordinazione intersensoriale 97 Lo sviluppo del bambino con deficit visivo Lo sviluppo del linguaggio Il linguaggio 98 " Il linguaggio è considerato lo strumento compensativo più funzionale per i bambini non vedenti perché garantisce le opportunità di ottenere informazioni su persone, su oggetti, su caratteristiche spaziali dell'ambiente, e su eventi di cui l'individuo può fare esperienza attraverso i sensi residui …" Le caratteristiche dello sviluppo del linguaggio 99 Lieve ritardo nello sviluppo delle prime parole Il bambino deve scoprire direttamente e attivamente il legame tra il suono, la parola e l’oggetto. Il collegamento concreto e diretto tra la parola e l’oggetto è " … di primaria importanza per evitare l’apprendimento di un vocabolario, sì ricco di termini, ma che slegati dalla realtà percettiva diventano parole vuote e non permettono una corretta conoscenza ed acquisizione dei concetti…" (ecolalia e verbalismo). Le caratteristiche dello sviluppo del linguaggio 100 Ecolalia: ripetizione da parte del bambino non Verbalismo: è la capacità di offrire definizioni Linguaggio scarsamente espressivo vedente di parole, frasi o parti di frasi, anche senza conoscerne il significato semantico formalmente corrette di un oggetto o di un fenomeno alle quali, però, non fa riscontro una concreta conoscenza dello stesso. Le caratteristiche dello sviluppo del linguaggio 101 Ritardo nell’uso dei pronomi personali e possessivi Povertà lessicale Gli educatori nella loro azione educativa non devono dimenticare che, anche se la cecità comporta dei limiti obiettivi alla conoscenza, per esempio, dello spazio come lo conoscono i vedenti, della luce e del colore, non per questo bisogna escludere tali contenuti dall’apprendimento, perché pur nella consapevolezza che avranno caratteristiche peculiari e diverse rispetto a quelle dei vedenti, svolgono ugualmente un ruolo importante nella formazione e nella crescita del bambino. Alcune tappe dello sviluppo linguistico A 3 ANNI Formula frasi con più di tre parole Usa aggettivi, sostantivi e verbi Parla in 2ª e in 3ª persona Formula domande con la giusta intonazione Coniuga verbi semplici al passato Dice il proprio nome, cognome e indirizzo Ecc… A 6 ANNI Parla in prima persona Usa gli articoli Usa il plurale Descrive eventi su richiesta Usa frasi di negazione Usa i pronomi personali correttamente Coniuga i verbi al futuro Ecc… (Lo sviluppo nei bambini non vedenti – M. 102 Brambring) Come favorire lo sviluppo linguistico Facilitare il collegamento tra parola e oggetto Fornire informazioni verbali utili e significative Proporre giochi in cui si dà e si riceve Accompagnare l’esplorazione con una efficace interazione verbale. OBIETTIVO 103 COMPETENZA COMUNICATIVA Il linguaggio dell’educatore Anticipatorio La parola precede l’azione. L’educatore anticipa verbalmente al bambino, l’azione, l’evento che si sta per realizzare. Descrittivo Comunicativo La parola esprime sentimento, emozione, condivisione. La parola sostituisce il colpo d’occhio. L’educatore verbalizza le caratteristiche del contesto in cui il b. si trova Sostituisce la mimica. Evocativo La parola ricorda. L’educatore deve aiutare il bambino a ricordare, attraverso il racconto, esperienze e situazioni già vissute precedentemente. OBIETTIVO 104 COMPETENZA COMUNICATIVA 105 Lo sviluppo del bambino con deficit visivo Lo sviluppo affettivo - relazionale Lo sviluppo affettivo - relazionale 106 Lo sviluppo affettivo – relazionale riguarda lo sviluppo emotivo, cioè l'acquisizione, la differenziazione e il controllo delle emozioni, nonché lo sviluppo sociale, cioè la capacità del bambino di interagire con le altre persone. Lo sviluppo affettivo – relazionale Caratteristiche Difficoltà nella relazione madre – bambino Atteggiamenti di dipendenza, di rinuncia, di passività e insicurezza La paura dell’estraneo L’ostinazione infantile Interazione sociale più difficoltosa 107 Principali caratteristiche dello sviluppo affettivo – relazionale Difficoltà nella relazione madre – bambino La mancanza della vista può compromettere le capacità di dialogo emozionale con la figura di accudimento «... nella mamma si può produrre uno stato di angoscia, di depressione che limita la sua capacità di accogliere e dare significato alle produzioni comunicative del bambino, e che ostacola quello scambio affettivo necessario per il raggiungimento del benessere psichico…» La relazione va costruita attraverso altri canali 108 Principali caratteristiche dello sviluppo affettivo – relazionale Difficoltà nella relazione madre – bambino La relazione con il bambino non vedente va costruita attraverso: contatto corporeo (massaggio) l’uso della voce l’esplorazione del volto l’accudimento fisico e il contenimento Con il bambino ipovedente si utilizzerà ovviamente anche il contatto visivo a breve distanza, enfatizzando la mimica, i sorrisi e le espressioni del 109 volto. Principali caratteristiche dello sviluppo affettivo – relazionale Difficoltà nella relazione madre – bambino 110 Nei primi mesi di vita è la voce umana, non il volto a scatenare il sorriso del bambino non vedente manifesta il suo interesse, la sua gioia o i suoi bisogni attraverso l'apertura, la chiusura o la rotazione della mano; se ruota la testa mentre la mamma sta cantando una canzoncina non è segno di indifferenza, ma anzi di attenzione perché così facendo porge l’orecchio. È fondamentale riconoscere il “bambino reale” che si ha di fronte con le sue esigenze, le sue potenzialità, e le sue modalità comunicative Principali caratteristiche dello sviluppo affettivo – relazionale L’iperprotezione dei genitori determina nel bambino: Atteggiamenti di dipendenza, di rinuncia, di passività e insicurezza Ritardo delle fasi di sviluppo cognitivo "la paura dell'estraneo" e "l'ostinazione infantile". Consentire al bambino innumerevoli esperienze senso – motorie, esperienze sociali e di gruppo; insegnanrgli ad esprimere liberamente le proprie emozioni e i 111 diversi stati d'animo Principali caratteristiche dello sviluppo affettivo – relazionale Nel bambino ipovedente si può verificare anche: Comportamento iperattivo - Se non c’è l’accettazione della disabilità da parte dei genitori, scatta nel bambino ipovedente il meccanismo che se diventa evidente il suo limite sensoriale automaticamente genera inquietudine e sconforto, mentre se fa finta di avere prestazioni che corrispondono alle attese di chi sta intorno, genera serenità e buon umore. Quindi è un bambino che tende ad assumente una condotta da vedente, caratterizzata da instabilità motoria, ansia e labilità dell’attenzione. 112 Alcune tappe dello sviluppo affettivo - relazionale A 3 ANNI A 6 ANNI Esprime i propri desideri e bisogni verbalmente Rifiuta una richiesta verbalmente Rispetta qualche divieto Dice “grazie” e “per favore” su richiesta Dice “ciao” su richiesta Divide le cose con gli altri su richiesta Ecc… (Lo sviluppo nei bambini non vedenti – M. Brambring) Esprime le proprie emozioni verbalmente Rispetta la maggior parte dei divieti Dice “grazie” e “per favore” senza richiesta Usa forme verbali di saluto senza richiesta Divide le cose con gli altri spontaneamente È disponibile ad aiutare Chiede permesso Ecc… 113 Altre caratteristiche dello sviluppo affettivo – relazionale Difficoltà di interazione sociale Tende a rimanere immobile e in ascolto quando qualcuno inizia un'interazione con lui sembra poco reattivo e interessato meno intraprendente e tende a cercare meno attivamente l’interazione con i compagni e/o a proporre giochi ed attività preferisce la relazione con l'adulto 114 Lo sviluppo affettivo – relazionale Come promuovere l’interazione sociale creare delle situazioni "protette" di interazione con i pari in cui il bambino si possa sentire libero di proporre e suggerire attività consentirgli innumerevoli esperienze senso – motorie, sociali e di gruppo Insegnargli le regole dell’interazione comunicativa - guardare l’interlocutore mentre sta parlando dare segni non verbali (ad es. annuire con il capo) che si sta prestando attenzione attendere che l’altro abbia terminato prima di intervenire insegnargli le regole della condotta sociale: - - la compostezza nella postura l’ordine nell’abbigliamento e nell’aspetto mangiare in maniera accurata 115 Lo sviluppo affettivo – relazionale LE STEREOTIPIE 116 Le stereotipie sono atteggiamenti comportamentali " ...che vengono percepiti dall'ambiente circostante come fattori disturbanti e non adeguati" LE STEREOTIPIE STEREOTIPIE DEL MOVIMENTO: STEREOTIPIE VISIVE: -Dondolio -Scuotimento del capo -Saltellamento -Esplorazione ripetitiva -Suzione -smorfie -Light gazing -Segno digito – oculare -flickering STEREOTIPIE DEL LINGUAGGIO: - VERBALISMO Lo sviluppo affettivo – relazionale Le stereotipie: come intervenire? 117 Non vietare o interrompere semplicemente le stereotipie Comprendere il messaggio Monitorare le stereotipie Proporre alternative adeguate Renderle meno disturbanti ed essere tolleranti ALTRA CARATTERISTICA NELLO SVILUPPO DEL BAMBINO CON DEFICIT VISIVO 118 La presa di coscienza della minorazione visiva Prima consapevolezza a 5/6 anni in età prescolare «E’ vero che sono cieco?» « Cosa hanno i miei occhi?» Totale consapevolezza in età adolescenziale I genitori hanno l’arduo compito di accompagnare e sostenere i propri figli in questo percorso di accettazione di sé, con amore, pazienza, fermezza e indulgenza 119 Lo sviluppo del bambino ipovedente Le interferenze dell’ipovisione sullo sviluppo psicomotorio, cognitivo e affettivo - relazionale Interferenze dell’ipovisione sullo sviluppo psicomotorio IPOTONIA RITARDO DELLE ACQUISIZIONI MOTORIE RALLENTAMENTO DELLO SVILUPPO PSICOMOTORIO Come promuovere lo sviluppo psicomotorio Proporre le stesse attività indicate per il bambino non vedente, senza dimenticare il residuo visivo. Curare l’illuminazione Il contrasto e il colore Rispettare la distanza Modifiche ambientali Interferenza dell’ipovisione sullo sviluppo cognitivo Ritardi Attenzione e Memoria Usare oggetti di consistenza dura e di facile esplorazione Proporre giochi in spazi limitati e circoscritti Utilizzare inizialmente prevalentemente oggetti sonori e luminosi Lasciare tempo sufficiente di esplorazione visuo – percettiva prima di proporre un gioco funzionale Non dare troppi compiti alla volta Interferenza dell’ipovisione sullo sviluppo affettivo - relazionale Caratteristiche Difficoltà nella relazione madre – bambino Come promuoverlo Atteggiamenti di dipendenza, di rinuncia, di passività, tendenza all’isolamento (dall’iperprotezione) Atteggiamenti di iperattività (dalla negazione della minorazione) Supporto ai genitori Costruire la relazione madre – bambino anche attraverso altri canali, oltre quello visivo Riconoscere le sue modalità comunicative Consentirgli innumerevoli esperienze senso – motorie Esperienze sociali e di gruppo L’intervento educativo di un alunno con deficit visivo dovrebbe prevedere: Conoscenza della patologia Consapevolezza delle interferenze di sviluppo Formulazione di un progetto educativo attraverso la collaborazione tra: Famiglia, Scuola, servizi territoriali, servizi specializzati Insegnante di sostegno Metodologia specifica attraverso sussidi comuni, sussidi tiflodidattici, ausili, adattamenti e facilitazioni