1
PANORAMICA STORICA E LEGISLATIVA SUL PROCESSO DI
INTEGRAZIONE SCOLASTICA DELLE PERSONE CON
DISABILITÀ VISIVA
CARATTERISTICHE PRINCIPALI DELLA MINORAZIONE
VISIVA
CECITÀ E IPOVISIONE IN ETÀ EVOLUTIVA
dott.ssa Francesca Piccardi
Centro di Consulenza Tiflodidattica di Assisi
2
Panoramica storica e legislativa sul processo di
integrazione scolastica delle persone con
disabilità visiva
La storia dell’educazione dei ciechi ha inizio …
3


Agli inizi del Novecento i ciechi erano considerati inabili dalla legge ed erano di
fatto emarginati dalla società
Nel 1920 ufficiali «ciechi di guerra» fondano l’UNIONE ITALIANA DEI CIECHI
- strumento di aggregazione
- associazione di tutela e di rappresentanza
- ente promotore di diritti

Nel 1921 nasce la FEDERAZIONE NAZIONALE DELLE ISTITUZIONI PRO CIECHI
- coordinare le attività svolte dagli Istituti per ciechi
Il diritto allo studio
4


La storia dell’educazione dei ciechi, da un punto di vista legislativo, ha
inizio negli anni ’20 con due provvedimenti legislativi che furono emanati
grazie all'impegno dell'UICI e all'opera del primo pedagogista cieco, che
fu Augusto Romagnoli
Augusto Romagnoli ideatore di un metodo pedagogico che ha
caratterizzato la tiflodidattica italiana dal Novecento ad oggi
Metodo pedagogico Romagnoli:
metodo attivo
l’educazione sensoriale
l’orientamento immaginativo – motorio
l’autonomia personale
(Esperienza di educazione nel 1912 all’Ospizio per poveri ciechi – di Roma
descritta in «RAGAZZI CIECHI» del1924)

Il diritto allo studio
5

Regio Decreto n. 2841 del 1923: nascono le scuole speciali
Regio Decreto n. 3126 del 1923: estende l’obbligo scolastico ai ciechi fino
al 14° anno di età, prevede la specializzazione dei docenti
Regio Decreto n. 2483 del 1925 nasce la SCUOLA NAZIONALE DI
METODO per la formazione degli insegnanti dei ciechi:
-Corso di perfezionamento di due anni
-Aperto ai diplomati magistrali vedenti e non vedenti
La scuola delineò le linee guida pedagogiche della tiflodidattica italiana,
creò molti dei sussidi ancora oggi in uso

Le scuole speciali
6

Gli istituti di istruzione dei ciechi esistevano in 10 città italiane, Bologna,
Cagliari, Firenze, Lecce, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Emilia, Torino e
Trieste, avevano anche funzione di convitto e svolgevano un importante
compito educativo che non si limitava esclusivamente all’istruzione, ma si
estendeva anche alle sfera dall’autonomia personale, della vita domestica,
dell’orientamento e della mobilità.

Legge 1463 del 1952: tutte le scuole speciali per ciechi passarono
definitivamente sotto il controllo dello Stato.

Legge 1859 del 1962: istituì anche le scuole medie speciali per i ciechi.
Il processo di inserimento nella scuola
pubblica
7



Rivoluzione culturale del ‘68
Chiusura delle scuole speciali: Legge 360/1976
La L. 517/1977: sancisce l’integrazione scolastica degli
“handicappati” nella scuola pubblica
La scuola pubblica non era preparata ad assolvere ai nuovi
compiti. Le conseguenze:
- gli insegnanti di sostegno non possedevano competenze
specifiche
- testi in braille e sussidi erano sconosciuti
- non esistevano strutture che educassero gli alunni ciechi
all’autonomia personale, all’orientamento e alla mobilità
La formazione degli insegnanti di sostegno
8

I corsi di specializzazione monovalenti (D.M. 26/06/76)

I corsi di specializzazione polivalente (D.M. 24/04/86)

L’art. 14 della L. 104/92 prevede che la
specializzazione per le attività didattiche di sostegno
avvenga presso le università
La legge 104/1992
9







diritto di frequenza della scuola ordinaria, dall’asilo nido
all’università;
la presenza, a pieno titolo, dell’insegnante di sostegno nel consiglio di
classe
la formulazione collegiale della Diagnosi funzionale, del Profilo
Dinamico Funzionale e di un Piano Educativo Individualizzato
la disponibilità, nella scuola, di materiale didattico e di sussidi
speciali;
il ricorso ad accordi di programma, per il coordinamento e il
finanziamento degli interventi;
l’aggiornamento permanente dei docenti
la possibilità per gli alunni disabili di affrontare gli esami con le
“prove equipollenti”
Le problematiche dell’integrazione scolastica degli
alunni con deficit visivo
10









Indagine nazionale del 1999
formazione professionale degli insegnanti di sostegno: il 57% dichiarò di
non aver ricevuto una formazione specifica in merito alla minorazione visiva
mancanza di sussidi tiflodidattici:
40% aveva i testi trascritti in Braille e i sussidi per la matematica
30% usava i plastici in rilievo
17% usava il pc con la sintesi vocale e il display braille;
9% degli ipovedenti aveva quaderni specifici
23% il videoingranditore
16% il pc con software di ingrandimento
I Centri di Consulenza Tiflodidattica
11



Tiflos = cieco
Tiflodidattica = didattica per alunni
con minorazione visiva
Finalità: offrire una consulenza
pedagogica, didattica e strumentale sul
materiale didattico disponibile e sulla
metodologia tiflologica
Il Centro di Consulenza Tiflodidattica di Assisi
Alcuni dati sul bacino di utenza e le scuole frequentate
12






109 alunni (27 Terni - 82 Perugia)
-
23 non vedenti
-
57 ipovedenti
-
29 n.v. e ipo con minorazioni agg.
22 alunni Scuola Infanzia
33 scuola primaria
25 scuola media
19 scuola superiore
10 Università e Corsi
professionali
I centri di consulenza tiflodidattica
13

Promuovere la conoscenza dei sussidi tiflodidattici

Garantire risposte competenti tempestive

Facilitare il processo di integrazione scolastica
agevolando la comprensione dei bisogni dell’alunno
con deficit visivo, delle sue oggettive difficoltà, ma
anche delle sue potenzialità e risorse
14





Materiale ludico
Sussidi specifici per la Scuola dell’Infanzia
Strumenti operativi per:
- a) la scrittura e il disegno
- b) la matematica e la geometria
Plastici in rilievo per lo studio della geografia, della storia, delle
scienze, di storia dell’arte
 Ausili per l’ipovisione
 Ausili informatici
www.prociechi.it
www.istciechimilano.it

15
PRINCIPALI SERVIZI OFFERTI



aiutare l’educatore a valutare le abilità acquisite e le
potenzialità del bambino con deficit visivo sia dal punto di
vista clinico che pedagogico.
orientare la programmazione educativa nel rispetto delle
caratteristiche specifiche dell’alunno e di quelle tiflologiche.
guidare la scelta dei sussidi tiflodidattici più opportuni,
comprenderne le finalità e le modalità d'uso
16
Caratteristiche dei servizi e destinatari



Tutti i servizi del CCT sono gratuiti
si svolgono in sede oppure in forma itinerante, presso le
strutture richiedenti (le scuole, in famiglia, oppure presso i
Centri Infanzia, le ASL, ecc..);
si rivolgono soprattutto alle famiglie, agli alunni, agli
insegnanti, agli operatori scolastici ed extrascolastici.
17
I sussidi tiflodidattici: chi li acquista?

Scuola / famiglia

Bonus di 130 € della Federazione pro Ciechi


Servizio di prestito del Centro di Consulenza Tiflodidattica
di Assisi
Nomenclatore tariffario delle protesi
L’assistenza protesica
18








Nomenclatore Tariffario delle Protesi (D.M. 332 del 1999)
Gli ausili spettano ai ciechi assoluti, ai ciechi parziali e agli
ipovedenti gravi:
ausili per la scrittura ed elaborazione testi: la tavoletta Braille, la Dattilobraille, la
stampante Braille, la sintesi vocale e il Display Braille
ausili ottici elettronici: videoingranditore da tavolo o portatile, software di
ingrandimento per il computer, sistema OCR (scanner e software
ausili per l'autonomia: termometri, sveglie ed orologi (tattili e/o vocali)
ausili posturali: leggio
ausili per la deambulazione: bastone bianco
le protesi oculari e dispositivi ottici correttivi (lenti oftalmiche, a contatto,
cannocchiali)
Enti a supporto della minorazione visiva
19
ENTI
UNIONE ITALIANA CIECHI
(U.I.C.)
www.uiciechi.it
FEDERAZIONE NAZIONALE
ISTITUZIONI PRO CIECHI
www.prociechi.it
CENTRI DI CONSULENZA
TIFLODIDATTICA
BIBLIOTECA PER CIECHI
"R. Margherita" di Monza
www.bibciechi.it
Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti
www.uiciechi.it
20


Organizzazione non lucrativa di utilità sociale (ONLUS)
Ente morale di natura associativa
SCOPI STATUTARI:
Integrazione sociale, lavorativa, scolastica dei minorati della vista




ORGANIZZAZIONE:
Sede Nazionale a Roma
Sede in ogni capoluogo di provincia
Strumenti operativi e
didattici dell’UICI
CENTRO NAZIONALE LIBRO
PARLATO www.uiciechi.it/servizi
- sede centrale a Roma
- 10 centri di distribuzione
Registra e distribuisce testi in
formato digitale
21
I.RI.FO.R.
Sede nazionale, sedi provinciali e/o regionale
www.irifor.eu
- Corsi di formazione e riabilitazione per
i minorati della vista.
- Corsi di formazione e aggiornamento
per i docenti
I corsi di formazione dell’IRIFOR
22

-

-

-
Corso di Formazione «L’alunno non vedente e ipovedente nella scuola»
IRIFOR Umbria e CCT Assisi [email protected] [email protected]
120 ore in presenza: 60 ore modulo teorico – 60 ore laboratoriali
Rivolto a insegnanti, operatori, genitori
Corso di tiflologia per l’inclusione scolastica – IRIFOR di Macerata –
dicembre/giugno – luglio / gennaio
600 ore in FAD www.iriformc.it
corso rivolto a insegnanti, operatori, genitori. Esame finale in presenza
Corso di aggiornamento tiflologico – Irifor Nazionale
116 ore: 100 ore in FAD e 16 in presenza
corso gratuito rivolto a insegnanti, operatori, genitori
www.irifor.eu
Federazione Nazionale delle Istituzioni pro
Ciechi www.prociechi.it
23





ONLUS
Coordina l’attività delle Istituzioni Federate (22 in Italia)
Produce e diffonde i sussidi tiflodidattici
Concede gratuitamente un bonus di sussidi di 130 euro
Consulenza didattica e pedagogica alle famiglie e alle
scuole attraverso la rete dei CCT
Biblioteca Italiana per i Ciechi “R. Margherita” di
Monza www.bibciechi.it
24




Onlus
Servizio di trascrizione dei testi scolastici in Braille, a
caratteri ingranditi e su supporto informatico
Servizio di prestito e di vendita dei libri di lettura
amena in Braille, a caratteri ingranditi, in digitale
Consulenza didattica e pedagogica alle famiglie e
alle scuole attraverso la rete dei CCT
La situazione odierna e la sfida
dell’inclusione scolastica
25


-
-
-
L’inclusione scolastica nel processo di reciprocità
La scuola ha il dovere di:
offrire agli alunni con deficit visivo un contesto di
studio inclusivo
adottare strategie didattiche affinché la didattica
differenziata non sia mai differenziante
lavorare sull’autonomia dell’alunno
collaborare con i Centri di Consulenza Tiflodidattica
nella redazione del Piano Educativo Individualizzato
L’integrazione scolastica in Umbria
26

Il CCT Assisi punto di riferimento essenziale

Le principali problematiche:
- mancanza di formazione degli insegnanti
- mancanza di continuità educativa
- la «delega»
- limitatezza risorse economiche

La concertazione delle strutture associative
27
Le caratteristiche della
minorazione visiva
Definizione legale di cecità
28
Quanto deve vedere o non vedere una
persona per essere considerata cieca o
ipovedente?
La legge 138 del 2001
29
“Classificazione e quantificazione delle minorazioni visive”
Ciechi assoluti
2. Ciechi parziali
3. Ipovedenti gravi
Ipovedenti medio-gravi
5. Ipovedenti lieve
1.
4.
La legge 138 del 2001
30
Definisce lo status di cecità e ipovisione
secondo due parametri:
ACUITÀ VISIVA
CAMPO VISIVO
ACUITÀ VISIVA
(si valuta a distanza convenzionale e si esprime in decimi)


capacità di vedere ad una
certa distanza
di cogliere i particolari di un
oggetto

di percepire la forma

di percepire i colori
CAMPO VISIVO
(si misura in percentuale)
È la capacità di percepire l’ambiente
intorno ad un oggetto fissato.
È l’ampiezza del nostro sguardo
sul piano orizzontale.
Ciechi assoluti
33
persone prive di visus in entrambi gli occhi
 persone con visus pari alla percezione di luci
e ombre
 Persone con visus pari al “motu mano”
 Persone con campo visivo binoculare inferiore
al 3%

Ciechi parziali
34
persone con visus bilaterale non superiore ad
1/20 con la migliore correzione ottica
 Persone con campo visivo binoculare inferiore
al 10%

Ipovedenti gravi
35
persone con visus bilaterale non superiore ad
1/10 con la migliore correzione ottica
 Persone con campo visivo binoculare inferiore
al 30%

Ipovedenti medio - gravi
36
persone con visus bilaterale non superiore ad
2/10 con la migliore correzione ottica
 Persone con campo visivo binoculare inferiore
al 50%

Ipovedenti lievi
37
persone con visus bilaterale non superiore ad
3/10 con la migliore correzione ottica
 Persone con campo visivo binoculare inferiore
al 60%

Il sistema visivo
38
L'occhio umano (bulbo oculare)
raccoglie la luce che gli proviene
dall'ambiente, ne regola l'intensità
attraverso un diaframma (IRIDE), la
focalizza attraverso un sistema
regolabile di lenti (CORNEA e
CRISTALLINO) per formarne una
immagine sulla retina che viene
trasmessa attraverso le fibre del
nervo ottico al nostro cervello per
essere elaborata e interpretata.
La retina: coni e bastoncelli
39
I coni e i bastoncelli sono i cosiddetti
fotorecettori, che trasformano la luce in
stimolo nervoso.
-120 milioni di bastoncelli
-7 milioni di coni
I coni sono presenti maggiormente nella
MACULA e consentono la visione
distinta e la visione dei colori.
I bastoncelli – sono concentrati nella
periferia retinica– e sono deputati alla
visione notturna.
ALTRE FUNZIONI CHE REALIZZANO IL
MECCANISMO DELLA VISIONE

FISSAZIONE

SENSIBILITÀ AL CONTRASTO

SENSIBILITÀ CROMATICA

SENSIBILITÀ LUMINOSA
FISSAZIONE
La capacità di agganciare, fissare, mantenere il
contatto visivo e di inseguire con lo sguardo un
oggetto in movimento
Quando la fissazione è compromessa si verifica
posizione anomala del capo (ad es. con il Nistagmo)
che costituisce un compenso naturale per trovare
la migliore angolazione che produca
la migliore qualità dell’immagine retinica
SENSIBILITÀ AL CONTRASTO


capacità di percepire la figura dallo sfondo
fondamentale per il riconoscimento e la
comprensione delle forme, delle immagini e delle
figure umane
Principali cause
Malattie della retina (maculopatie)
SENSIBILITÀ CROMATICA

Capacità del soggetto di discriminare tra loro, in
una scala cromatica predefinita, le varie
differenze di tonalità del colore
Principali cause
Malattie della retina (maculopatie)
Discromatopsia (= daltonismo) e Acromatopsia
SENSIBILITÀ LUMINOSA

funzione visiva che consente di percepire e
distinguere differenti gradi di intensità luminosa
Principali cause
- Malattie della retina e atrofie ottiche
- Anomalie genetiche (es. albinismo e aniridia)
Principali cause di ipovisione in età
evolutiva
I DEFICIT DI ACUITÀ VISIVA
Malattie della retina: maculopatie, amaurosi congenita
di Leber, retinite pigmentosa, ROP
 Cataratta congenita
 Malattie del nervo ottico: subatrofie e atrofie
 Strabismo
 Nistagmo
 Anomalie genetiche (albinismo, aniridia)
Le malattie della retina e del nervo ottico comportano
anche un deficit del campo visivo centrale o periferico.

DEFICIT DEL CAMPO VISIVO CENTRALE
(maculopatie e atrofie ottiche)




-
Perdita della visione centrale
distorsione delle immagini
perdita dei dettagli
alterazione della discriminazione
cromatica
disturba la comunicazione per la
difficoltà di percepire la mimica del
volto
- rallenta e inibisce la lettura e la
comprensione di un testo per la
frammentazione delle parole
DEFICIT DEL CAMPO VISIVO PERIFERICO
(Retinite Pigmentosa e Glaucoma)
PRINCIPALI CAUSE:
- Retinite Pigmentosa
- Glaucoma



Perdita progressiva della visione periferica
difficoltà nella deambulazione e
nell’orientamento
nella percezione degli oggetti
in movimento

nella visione d’insieme

difficoltà di adattamento visivo

cecità notturna
Epidemiologia della cecità e dell’ipovisione
48


Secondo le ultime stime Istat in Italia sono 362mila i ciechi; mentre gli
ipovedenti sono circa un milione e mezzo.
Dati a.s. 2010/2011: 3388 gli alunni non vedenti e ipovedenti inseriti
nelle scuole, di cui oltre il 60% sono ipovedenti

Fenomeno dell’ipovisione: Natalia Barraga e la riabilitazione visiva

I Centri di Riabilitazione visiva (L.284 del 97)
9 ottobre 2014: Giornata Mondiale della Vista
Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità
www.iapb.it

49
Cecità e ipovisione in età
evolutiva
Il bambino con disabilità visiva …
50
« … è innanzi tutto un bambino e come tale ha una
spinta innata a crescere, conoscere e ampliare le proprie
competenze ... proprio come tutti i bambini ...»
« … non è un bambino normale a cui manca o funziona
male la vista, ma un bambino con un SUO percorso di
sviluppo …»
LA VISTA
51
La vista è l’organo sensoriale dominante che consente uno sviluppo
armonico, a livello neuromotorio, cognitivo e affettivo – relazionale

la visione di insieme

la visione a distanza

le funzioni di anticipo e di protezione

il contatto oculare con le persone

l’apprendimento attraverso l’osservazione e l’imitazione
Tutti i bambini non vedenti e ipovedenti presentano, in età precoce, dei
ritardi nello sviluppo, sul piano psicomotorio, cognitivo, linguistico e affettivo relazionale, che possono essere prevenuti o contrastati solo da un precoce ed
efficace intervento educativo.

Lo sviluppo del bambino non vedente
52
Il bambino con deficit visivo è “... esposto ad un grave rischio psicopatologico
se viene deprivato delle cure e delle attenzioni di cui ha bisogno, … mentre in
presenza di un ambiente e di relazioni favorevoli che comportino una
stimolazione adeguata, lo sviluppo del bambino può essere positivo...."
Intervento educativo precoce e competente
«Normalizzazione psicosociale»
Tempi di apprendimento più lunghi
Fattori che influenzano il percorso di sviluppo
53
1.
La tipologia del deficit visivo (L. 138/2001)
e il momento d’insorgenza della patologia
2.
Nascita prematura e presenza di altri deficit
3.
La situazione familiare e socio – culturale
La tipologia del deficit visivo
e il momento d’insorgenza della patologia
54
LE VARIABILI DELLA MINORAZIONE VISIVA IN AMBITO DIDATTICO
MINORAZIONE
VISIVA
CIECHI
CIECHI NATI
(Cecità congenita)
CIECHI
DIVENUTI
(Cecità acquisita)
IPOVEDENTI
EFFICIENTI
VISIVI
SUBEFFICIENTI
VISIVI
INEFFICIENTI
VISIVI
Cecità congenita e acquisita
55

-
Differenze in ambito cognitivo, emotivo e
comportamentale:
Capacità di utilizzare i sensi residui
Capacità di orientarsi nello spazio
Capacità di percepire gli ostacoli
Stereotipie
Comunicazione non verbale
IPOVEDENTI
56
•
EFFICIENTI VISIVI .Visus superiore a 1/10. Ausili
per ipovedenti
•
SUBEFFICIENTI VISIVI Visus non superiore a 1/20.
Metodologia mista: braille e ausili per ipovedenti
•
INEFFICIENTI VISIVI Visus minimo. Strumenti
tiflodidattici. Residuo visivo per orientamento
Nascita prematura e presenza di altri deficit
57

Prematurità: percorso di sviluppo più lento

Ciechi/ipovedenti pluriminorati


Nelle situazioni più compromesse è spesso preclusa la
possibilità di utilizzare i sussidi tiflodidattici strutturati
far acquisire a ciascun soggetto, per quanto grave, il
massimo di autonomia possibile e di capacità relazionale
attraverso piani educativi estremamente personalizzati
La situazione familiare e socio – culturale
58




La nascita di un bambino cieco … esperienza di lutto
Prima fase di sofferenza, di angoscia, di paura,
disperazione
I meccanismi di difesa per elaborare il lutto
Riconoscere il proprio bambino come un bambino
reale con i suoi bisogni e le sue risorse
Le risorse per i genitori …in Umbria
59

Occasioni di confronto con specialisti
LE RISORSE DEI GENITORI
Seminari Istituto Serafico 2014
www.serafico.it


Occasioni di confronto con altri genitori
Soggiorno estivo delle Famiglie dei bambini
con deficit visivo
Soggiorno estivo Agosto 2014
60
61
Lo sviluppo del bambino non vedente
Lo sviluppo psicomotorio
Lo sviluppo psicomotorio
62

Motricità fine

Motricità grosso – motoria
Motricità fine – motoria:
i primi ritardi nello sviluppo
ABILITÁ MOTORIA
Afferra l'oggetto
ETÁ DI SVILUPPO
BAMBINO VEDENTE
ETÁ DI SVILUPPO
BAMBINO NON
VEDENTE
4/5 mesi
(coordinazione
oculo – manuale)
9/10 mesi
(coordinazione
udito – mano)
Presa a pinza (con pollice e
dito piegati)
11 mesi
17 mesi
Semplice manipolazione di
oggetti
11 mesi
18 mesi
Manipolazione
di oggetti
12 mesi
20 mesi
funzionale
(Lo sviluppo nei bambini non vedenti – M. Brambring)
63
Alcune tappe dello sviluppo psicomotorio


A 3 ANNI –
Ingresso scuola dell’Infanzia








afferrare gli oggetti con presa a pinza
parziale
mettere e togliere oggetti da un
contenitore
aprire e chiudere i cassetti
lanciare e afferrare una palla sonora
inserire e infilare
fare le torri con i duplo giganti
girare e avvitare in senso orario (la
chiave, un carillon, ecc)….
Abilità della vita quotidiana: mangiare
con il cucchiaio, bere dalla tazza o dal
bicchiere, lavarsi e asciugarsi le mani,
ecc…

A 6 ANNI –

Ingresso scuola primaria







Sa infilare … (monete nelle fessure e
perle grosse su un filo)
Sa girare in senso antiorario (il coperchio
di un vasetto)
Sa tagliare parzialmente
Sa disegnare figure con aiuto sul piano in
gomma
Sa riprodurre oggetti con la plastilina con
aiuto
Sa usare la forchetta, spogliarsi da solo,
vestirsi con aiuto, tagliare cibi morbidi,
soffiarsi il naso, ecc…
Sa lanciare la palla sonora con precisione
(a 2 metri) e sa afferrarla prima che
questa lo tocchi
(Lo sviluppo nei bambini non vedenti – M. Brambring)
64
Lo sviluppo psicomotorio: considerazioni generali
65
Talvolta il bambino non vedente arriva alla scuola dell’infanzia che
non tocca volentieri gli oggetti, che non vuole usare le mani, che non
sa usare il cucchiaio, ecc …
Nel periodo 0-3 anni la qualità dei processi di apprendimento di un
bambino con deficit visivo dipende dalla capacità dei genitori di
comprendere come il bambino non vedente conosce la realtà e
dalla qualità/quantità di stimolazioni fornite
L'intervento educativo competente per compensare il ritardo
psicomotorio del bambino con deficit visivo, deve essere finalizzato
allo sviluppo delle funzioni senso - percettive
Intervento educativo
Come promuovere la motricità fine:
66
Sviluppo delle funzioni senso – percettive
capacità di utilizzare i SENSI RESIDUI per la
conoscenza della realtà
tatto- udito – gusto – olfatto
senso aptico
MA ANCHE …
senso anemestesico
senso cinestesico
EDUCAZIONE DEL TATTO
67
Il bambino non vedente deve essere educato a toccare
perché spontaneamente NON TOCCA NULLA
Esplorare con grazia
In modo sistematico
Con entrambe le mani
esplorazione attiva e intenzionale
le mani: organo primario di conoscenza
Intervento educativo
Capacità di esplorazione tattile
68

-


Attività concrete che comportano l'uso coordinato delle due mani:
girare e avvitare
allacciare e slacciare
Infilare
Tagliare, Incollare, Piegare
Versare e travasare, ecc…
Manipolazione di materiale plastico e vario (sabbia, farina, plastilina, …)
Oggetti concreti di struttura ben definita, di facile esplorazione, di
dimensioni adeguate per facilitare l’uso bimanuale
MODALITÀ OPERATIVE:


Esperienze ludiche e guidate (al giardino, al parco, in cucina, in classe,
ecc…)
Materiale strutturato comune, sussidi tiflodidattici
Come insegnare a toccare
69





Guidare le mani del bambino ponendosi alle sue
spalle
Procedere in maniera ordinata
Soffermarsi sui particolari
Lasciargli il tempo necessario
Non anticipare soluzioni
TOCCARE
risultato cosciente dell’atto tattile
IL TATTO
70

se sfioro = la superficie

se appoggio la mano = la temperatura

se premo = la consistenza

se muovo le mani = la forma e la dimensione

se sollevo = il peso
Esplorazione aptica
Esplorazione aptica
71
"haptomai" toccare con attenzione
capacità
di prensione
capacità di toccare con grazia
la coordinazione bimanuale
la sensibilità percettiva
" l’esplorazione aptica consente … attraverso il movimento coordinato delle
mani sull’oggetto, di apprezzarne la forma, le dimensioni, il peso, le funzioni,
ecc. Ovviamente a questa analisi tattile e aptica si assoceranno altre
informazioni provenienti dagli altri sensi: odore, suono, rumore, gusto e, se il
bambino ha un residuo visivo anche minimo, lucentezza o colore. Da questa
sintesi intersensoriale, nasce nel bambino la rappresentazione mentale
dell’oggetto esperito …"
Tempi più lunghi e maggior impegno attentivo, mnemonico e mentale
Il tatto
72


La vista ci dà la visione di insieme in maniera
immediata mentre il tatto ha bisogno di una
successione di atti percettivi per sintetizzare la
rappresentazione globale.
Il tatto è il senso che della consecutività
L’udito

Suono diretto

Oggetti sonori

Suono riflesso (= eco)
direzione e distanza
permanenza dell’oggetto
volume
UDITO + SENSO CINESTESICO +
SENSO ANEMESTESICO

Cogliere le distanze, misurare le ampiezze,73percepire gli ostacoli
L’udito
Alla base della coordinazione uditivomotoria: sviluppo della prensione e
dell’iniziativa motoria
Permette di localizzare gli oggetti distanti
Fondamentale
per
la
permanenza
dell’oggetto
 Fondamentale nell’orientamento spaziale

74
L’udito: intervento educativo
educare l’udito fin da quando il bambino è piccolo attraverso
comuni attività di discriminazione di suoni (con giochi sonori che
emettono suoni diversi di intensità, durata, altezza, ecc), con rumori
prodotti da oggetti comuni della vita quotidiana, nell’ambito
anche delle attività di discriminazione tattile e delle attività
motorie, affinché il bambino impari a riconoscere e interpretare sia
i suoni diretti, sia quelli riflessi.

Non dobbiamo dimenticare comunque che nel non vedente " …lo
stimolo acustico induce alla ricezione e non all'azione, all'ascolto
passivo e non all'iniziativa …"
75

L’udito: considerazioni generali


Rumori o suoni che per noi sono normali possono essere
confondenti e disturbanti
Un ambiente ricco di rumori:
 può
rendere difficile mantenere l’attenzione
 può far perdere l’orientamento
 può spaventare
 può sovraeccitare
Es. palestra, mensa, piscina
76
Gusto e olfatto




77
Sensi “primordiali”, fra i primi e svilupparsi fin dalla
vita fetale
contribuiscono ad una percezione più completa e
dettagliata della realtà; l’olfatto può dare anche
informazioni “a distanza”
vanno stimolati e guidati fin dai primi anni di vita
Esperienze concrete di discriminazione olfattiva e
gustativa (riconoscere la frutta, le verdure, le spezie dall'odore e dal sapore; i
materiali dall'odore (cuoio, pelle, gomma); le caratteristiche del gusto: dolce, amaro, salato,
pepato, aspro ...; gli ambienti di casa (bagno, cucina, ecc...) e quelli esterni (panificio,
pescheria, fruttivendolo, ecc) in base all'odore)
Intervento educativo
Sviluppo della capacità di rappresentazione mentale
78

Capacità di reificazione immaginativa: capacità di
ricostruzione della realtà, di rappresentazione a
livello immaginativo della situazione esperita
conoscenza altrettanto dignitosa, più approfondita, più
esaustiva, meno effimera di quanto non sia la conoscenza
visiva
Lo sviluppo dei sensi residui con i bambini
ipovedenti
79





L’informazione visiva è deficitaria per cui è
fondamentale l’afferenza di tutti i canali sensoriali
favorire l’uso funzionale della vista
curare l'illuminazione dell'ambiente (luce più
concentrata nell'angolo gioco)
giochi e oggetti molto colorati, luminosi, ad alto
contrasto cromatico, «tattilmente» diversi
distanza "ravvicinata"
Lo sviluppo psicomotorio
Motricità grosso – motoria: i primi ritardi nello sviluppo
ABILITÁ MOTORIA
ETÁ DI SVILUPPO
BAMBINO VEDENTE
ETÁ DI SVILUPPO
BAMBINO NON VEDENTE
Gattona in maniera coordinata
10 mesi
/
Cammina tenuto per mano
11 mesi
15 mesi
Cammina da solo
13 mesi
18 / 20 mesi
Gattona in maniera coordinata
/
18 / 20 mesi
Corre tenuto per mano
15/18 mesi
30/36 mesi
Sale e scende le scale per mano
18/24 mesi
30/36 mesi
(Lo sviluppo nei bambini non vedenti – M. Brambring)
80
Lo sviluppo psicomotorio
Le cause del ritardo dello
sviluppo
senza la vista mancano una serie di
feedback
la motivazione: la vista offre
uno stimolo immediato al
movimento
l'imitazione: capacità
fondamentale per
l’apprendimento delle abilità
motorie complesse
la protezione: capacità di
riconoscere in anticipo i pericoli
-
Caratteristiche dello sviluppo
ritardo generalizzato negli
spostamenti posturali
-
maggiore passività
-
dipendenza dall’ambiente.


81
Alcune tappe dello sviluppo psicomotorio


A 3 ANNI –
Ingresso scuola dell’Infanzia
 Sa camminare con sicurezza negli
ambienti noti
 camminare in modi diversi (lateralmente,
all'indietro, in punta di piedi, sui talloni,
con oggetti tirandoli dietro di sé).
 salire e scendere le scale con passo da
bambino (non alternato) e tenuto per
mano
 arrampicarsi su un divano e su una
sedia
 correre tenuto per mano
 calciare una palla
 Ecc…

A 6 ANNI –

Ingresso scuola primaria

Sale e scende le scale da solo a
piedi alternati

Corre da solo per qualche passo nello
spazio noto
Saltella a gambe unite in avanti e su
una gamba sola
Sa fare piccoli salti in alto (20 cm) e in
lungo (10 cm)
Salta giù da due gradini senza tenersi
Compie brevi percorsi all'esterno, con
la sola guida verbale dell'adulto.
Ecc…





(Lo sviluppo nei bambini non vedenti – M. 82
Brambring)
Lo sviluppo psicomotorio: considerazioni generali
83


In realtà, il bambino non vedente non sempre, a 3 e a 6
anni, possiede le suddette abilità motorie e spesso il
motivo è l'iperprotezione: la paura che il bambino possa
farsi male spinge i genitori ad una eccessiva tutela
impedendo al bambino di fare quelle esperienze
indispensabili a crescere, conoscere, scoprire.
L'intervento educativo competente per compensare il
ritardo psicomotorio del bambino con deficit visivo, deve
essere finalizzato allo sviluppo dell'orientamento
immaginativo – motorio.
Intervento educativo
Sviluppo dell’orientamento immaginativo - motorio
84



Nel bambino non vedente la capacità di orientamento (andare
su richiesta nella stanza accanto) si manifesta solo dopo che ha
imparato a camminare da solo.
I tempi di apprendimento sono molto diversi rispetto al bambino
vedente perché il bambino che vede quando impara a
camminare (a circa 13 mesi) già si muove da subito con una
meta finalizzata.
Il bambino non vedente invece solo quando sarà in grado di
camminare da solo (a circa 18/20 mesi) potrà esplorare
attivamente l'abitazione e imparare quindi a muoversi con una
meta precisa.
Intervento educativo
Sviluppo dell’orientamento immaginativo - motorio
85
" … esprime il rapporto dinamico tra l'individuo e l'ambiente."
(Augusto Romagnoli)

Capacità di riconoscere la propria posizione in rapporto
all’ambiente e quindi la capacità di sapersi muovere in
modo autonomo e consapevole nello spazio
Il movimento è finalizzato perché il bambino si rappresenta a
livello immaginativo l’ambiente nel quale si muove …
Intervento educativo
Sviluppo dell’orientamento immaginativo - motorio
1. Conoscenza dello schema corporeo
2. Scoperta dei rapporti topologici
3. La Lateralizzazione
4. La scoperta dell’ambiente
86
Intervento educativo
Sviluppo dell’orientamento immaginativo - motorio
1. Conoscenza dello schema corporeo
 capacità di muoversi in modo diverso
 capacità di camminare in modo diverso
 capacità di disporsi in modo diverso rispetto al pavimento
e rispetto agli altri
Modalità di intervento:





Attività ludiche individuali e in piccolo gruppo
Proporre gli esercizi in maniera graduale (es. nelle abilità motorie complesse)
Rassicurare e incoraggiare il bambino
Guidare fisicamente il bambino
Sollecitazione verbale, riferimenti tattili e sonori, aiuto dei compagni
87
Intervento educativo
Sviluppo dell’orientamento immaginativo - motorio
2. Scoperta dei rapporti topologici




vicino – lontano
dentro – fuori
Sopra – sotto
davanti – dietro ecc…
Modalità di intervento:



Esperienze corporee e dirette
Esperienze concrete con materiali occasionali
Materiali strutturati di uso comune e Sussidi
Tiflodidattici
88
Intervento educativo
Sviluppo dell’orientamento immaginativo - motorio
3. La Lateralizzazione:
 scoperta della lateralità sul proprio corpo
 scoperta della lateralità oggettuale in posizione statica
 scoperta della lateralità in posizione dinamica
 scoperta della lateralità sul piano orizzontale
89
Intervento educativo
Sviluppo dell’orientamento immaginativo - motorio
90
4. la scoperta dell’ambiente:
 Autonomia e sicurezza negli spostamenti nello spazio
 Lasciare libero il bambino di muoversi liberamente
 Mantenere gli arredi nella stessa posizione
 Un’ambiente ordinato è più leggibile dal bambino non vedente
 Tecniche di esplorazione ambientale
 Tecniche di autoprotezione
 Corsi di orientamento e mobilità (uso degli ausili)
91
Lo sviluppo del bambino con deficit visivo
Lo sviluppo cognitivo
Lo sviluppo cognitivo
i processi di pensiero, di concettualizzazione, di
ragionamento e di memorizzazione

Le varie ricerche condotte sullo sviluppo cognitivo del bambini non
vedenti, hanno evidenziato che i bambini ciechi procedono attraverso
gli stessi stadi di sviluppo cognitivo dei vedenti, ma con maggior
lentezza e quindi con ritardi di differente entità.
Compensazione con lo sviluppo92 del linguaggio
Le caratteristiche dello sviluppo cognitivo
93







Prolungata fase orale
La permanenza dell’oggetto (a 10 mesi)
Il gioco simbolico (tra i due e i tre anni)
Il gioco funzionale e di costruzione
La classificazione
L’attenzione e la memoria
Le abilità di generalizzazione
Le cause del ritardo di sviluppo

Mancanza di controllo dell’ambiente circostante
(la vista consente un monitoraggio costante e continuo dell’ambiente circostante)

Mancanza di imitazione
(molti apprendimenti nel b. vedente sono frutto dell’imitazione)

Mancanza della visione d’insieme
Le informazioni provenienti dal tatto e dall’udito vengono raccolte
attraverso un processo cognitivo più complesso,
prima di analisi poi di sintesi.
94
Alcune tappe dello sviluppo cognitivo

A 3 ANNI







Sa riconoscere le parti del corpo su di
sé e sull'altro
Sa usare i giocattoli correttamente in
base alla loro funzione (telefono vicino
all'orecchio)
Sa identificare un oggetto ben preciso
tra una serie di oggetti familiari (la
selezione, prima operazione logico –
matematica)
Sa fare giochi simbolici e giochi di ruolo
Sa fare giochi di costruzione
Ecc…
A 5 ANNI






conosce le parti del corpo in
base alla loro funzione
riconosce le incongruenze (la
mucca fa bau bau?)
costruisce un puzzle semplice di
4 pezzi
identifica le figure geometriche
(cerchio, quadrato e triangolo) e
sa inserirle nella loro forma
abbina oggetti uguali per
dimensione, superficie, forma
(classificazione semplice)
Ecc…
(Lo sviluppo nei bambini non vedenti – M. 95
Brambring)
Come promuovere lo sviluppo cognitivo
96

oggetti familiari con una struttura semplice e ben definita

oggetti sonori e tattili facili da esplorare

attività in spazi limitati e circoscritti

tempo sufficiente per l’esplorazione tattile

non troppi compiti (un oggetto o un sussidio per volta)
Educatore: funzione di coordinazione intersensoriale
97
Lo sviluppo del bambino con deficit visivo
Lo sviluppo del linguaggio
Il linguaggio
98
" Il linguaggio è considerato lo strumento
compensativo più funzionale per i bambini non
vedenti perché garantisce le opportunità di
ottenere informazioni su persone, su oggetti, su
caratteristiche spaziali dell'ambiente, e su eventi
di cui l'individuo può fare esperienza attraverso i
sensi residui …"
Le caratteristiche dello sviluppo del linguaggio
99

Lieve ritardo nello sviluppo delle prime parole
Il bambino deve scoprire direttamente e attivamente il legame tra
il suono, la parola e l’oggetto.
Il collegamento concreto e diretto tra la parola e l’oggetto
è " … di primaria importanza per evitare l’apprendimento
di un vocabolario, sì ricco di termini, ma che slegati dalla
realtà percettiva diventano parole vuote e non permettono
una corretta conoscenza ed acquisizione dei concetti…"
(ecolalia e verbalismo).
Le caratteristiche dello sviluppo del linguaggio
100

Ecolalia: ripetizione da parte del bambino non

Verbalismo: è la capacità di offrire definizioni

Linguaggio scarsamente espressivo
vedente di parole, frasi o parti di frasi, anche senza
conoscerne il significato semantico
formalmente corrette di un oggetto o di un fenomeno
alle quali, però, non fa riscontro una concreta
conoscenza dello stesso.
Le caratteristiche dello sviluppo del linguaggio
101

Ritardo nell’uso dei pronomi personali e possessivi

Povertà lessicale
Gli educatori nella loro azione educativa non devono dimenticare
che, anche se la cecità comporta dei limiti obiettivi alla
conoscenza, per esempio, dello spazio come lo conoscono i
vedenti, della luce e del colore, non per questo bisogna
escludere tali contenuti dall’apprendimento, perché pur nella
consapevolezza che avranno caratteristiche peculiari e diverse
rispetto a quelle dei vedenti, svolgono ugualmente un ruolo
importante nella formazione e nella crescita del bambino.
Alcune tappe dello sviluppo linguistico

A 3 ANNI








Formula frasi con più di tre parole
Usa aggettivi, sostantivi e verbi
Parla in 2ª e in 3ª persona
Formula domande con la giusta
intonazione
Coniuga verbi semplici al passato
Dice il proprio nome, cognome e
indirizzo
Ecc…
A 6 ANNI








Parla in prima persona
Usa gli articoli
Usa il plurale
Descrive eventi su richiesta
Usa frasi di negazione
Usa i pronomi personali
correttamente
Coniuga i verbi al futuro
Ecc…
(Lo sviluppo nei bambini non vedenti – M. 102
Brambring)
Come favorire lo sviluppo linguistico

Facilitare il collegamento tra parola e oggetto

Fornire informazioni verbali utili e significative

Proporre giochi in cui si dà e si riceve

Accompagnare l’esplorazione con una efficace
interazione verbale.
OBIETTIVO
103
COMPETENZA
COMUNICATIVA
Il linguaggio dell’educatore

Anticipatorio La parola precede l’azione. L’educatore anticipa
verbalmente al bambino, l’azione, l’evento che si sta per realizzare.

Descrittivo

Comunicativo La parola esprime sentimento, emozione, condivisione.
La parola sostituisce il colpo d’occhio. L’educatore
verbalizza le caratteristiche del contesto in cui il b. si trova
Sostituisce la mimica.

Evocativo
La parola ricorda. L’educatore deve aiutare il bambino a
ricordare, attraverso il racconto, esperienze e situazioni già vissute
precedentemente.
OBIETTIVO
104
COMPETENZA
COMUNICATIVA
105
Lo sviluppo del bambino con deficit visivo
Lo sviluppo affettivo - relazionale
Lo sviluppo affettivo - relazionale
106

Lo sviluppo affettivo – relazionale
riguarda lo sviluppo emotivo, cioè
l'acquisizione, la differenziazione e il
controllo delle emozioni, nonché lo
sviluppo sociale, cioè la capacità del
bambino di interagire con le altre
persone.
Lo sviluppo affettivo – relazionale
Caratteristiche


Difficoltà nella relazione madre – bambino
Atteggiamenti di dipendenza, di rinuncia, di
passività e insicurezza
La paura dell’estraneo

L’ostinazione infantile
Interazione sociale più difficoltosa
107
Principali caratteristiche dello sviluppo affettivo – relazionale
Difficoltà nella relazione madre – bambino
La mancanza della vista può compromettere le capacità di
dialogo emozionale con la figura di accudimento
«... nella mamma si può produrre uno stato di angoscia, di
depressione che limita la sua capacità di accogliere e dare
significato alle produzioni comunicative del bambino, e che
ostacola quello scambio affettivo necessario per il raggiungimento
del benessere psichico…»

La relazione va costruita attraverso altri
canali
108
Principali caratteristiche dello sviluppo affettivo – relazionale
Difficoltà nella relazione madre – bambino
La relazione con il bambino non vedente va costruita
attraverso:
 contatto corporeo (massaggio)
 l’uso della voce
 l’esplorazione del volto
 l’accudimento fisico e il contenimento
Con il bambino ipovedente si utilizzerà ovviamente
anche il contatto visivo a breve distanza,
enfatizzando la mimica, i sorrisi e le espressioni del
109
volto.

Principali caratteristiche dello sviluppo affettivo – relazionale
Difficoltà nella relazione madre – bambino
110



Nei primi mesi di vita è la voce umana, non il volto a
scatenare il sorriso del bambino non vedente
manifesta il suo interesse, la sua gioia o i suoi bisogni
attraverso l'apertura, la chiusura o la rotazione della mano;
se ruota la testa mentre la mamma sta cantando una
canzoncina non è segno di indifferenza, ma anzi di attenzione
perché così facendo porge l’orecchio.
È fondamentale riconoscere il “bambino reale” che si ha di
fronte con le sue esigenze, le sue potenzialità,
e le sue modalità comunicative
Principali caratteristiche dello sviluppo affettivo – relazionale
L’iperprotezione dei genitori determina nel bambino:
Atteggiamenti di dipendenza, di rinuncia, di
passività e insicurezza

Ritardo delle fasi di sviluppo cognitivo "la paura
dell'estraneo" e "l'ostinazione infantile".

Consentire al bambino innumerevoli esperienze senso
– motorie, esperienze sociali e di gruppo; insegnanrgli
ad esprimere liberamente le proprie emozioni e i
111
diversi stati d'animo
Principali caratteristiche dello sviluppo affettivo – relazionale
Nel bambino ipovedente si può verificare anche:
Comportamento iperattivo
-
Se non c’è l’accettazione della disabilità da parte dei
genitori, scatta nel bambino ipovedente il meccanismo che se
diventa evidente il suo limite sensoriale automaticamente
genera inquietudine e sconforto, mentre se fa finta di avere
prestazioni che corrispondono alle attese di chi sta intorno,
genera serenità e buon umore. Quindi è un bambino che
tende ad assumente una condotta da vedente, caratterizzata
da instabilità motoria, ansia e labilità dell’attenzione.
112
Alcune tappe dello sviluppo affettivo - relazionale

A 3 ANNI

A 6 ANNI








Esprime i propri desideri e bisogni
verbalmente
Rifiuta una richiesta verbalmente
Rispetta qualche divieto
Dice “grazie” e “per favore” su
richiesta
Dice “ciao” su richiesta
Divide le cose con gli altri su richiesta
Ecc…







(Lo sviluppo nei bambini non vedenti – M. Brambring)
Esprime le proprie emozioni
verbalmente
Rispetta la maggior parte dei
divieti
Dice “grazie” e “per favore”
senza richiesta
Usa forme verbali di saluto senza
richiesta
Divide le cose con gli altri
spontaneamente
È disponibile ad aiutare
Chiede permesso
Ecc…
113
Altre caratteristiche dello sviluppo affettivo – relazionale
Difficoltà di interazione sociale




Tende a rimanere immobile e in ascolto quando
qualcuno inizia un'interazione con lui
sembra poco reattivo e interessato
meno intraprendente e tende a cercare meno
attivamente l’interazione con i compagni e/o a
proporre giochi ed attività
preferisce la relazione con l'adulto
114
Lo sviluppo affettivo – relazionale
Come promuovere l’interazione sociale



creare delle situazioni "protette" di interazione con i pari in cui
il bambino si possa sentire libero di proporre e suggerire
attività
consentirgli innumerevoli esperienze senso – motorie, sociali e
di gruppo
Insegnargli le regole dell’interazione comunicativa
-
guardare l’interlocutore mentre sta parlando
dare segni non verbali (ad es. annuire con il capo) che si sta prestando attenzione
attendere che l’altro abbia terminato prima di intervenire

insegnargli le regole della condotta sociale:
-
-
la compostezza nella postura
l’ordine nell’abbigliamento e nell’aspetto
mangiare in maniera accurata
115
Lo sviluppo affettivo – relazionale
LE STEREOTIPIE
116
Le stereotipie sono atteggiamenti comportamentali " ...che
vengono percepiti dall'ambiente circostante come fattori
disturbanti e non adeguati"
LE STEREOTIPIE
STEREOTIPIE DEL
MOVIMENTO:
STEREOTIPIE VISIVE:
-Dondolio
-Scuotimento del capo
-Saltellamento
-Esplorazione ripetitiva
-Suzione
-smorfie
-Light gazing
-Segno digito – oculare
-flickering
STEREOTIPIE DEL
LINGUAGGIO:
- VERBALISMO
Lo sviluppo affettivo – relazionale
Le stereotipie: come intervenire?
117
 Non vietare o interrompere semplicemente le
stereotipie
 Comprendere il messaggio
 Monitorare le stereotipie
 Proporre alternative adeguate
 Renderle meno disturbanti ed essere tolleranti
ALTRA CARATTERISTICA NELLO SVILUPPO DEL BAMBINO
CON DEFICIT VISIVO
118
La presa di coscienza della minorazione visiva
Prima consapevolezza a 5/6 anni in età prescolare
«E’ vero che sono cieco?» « Cosa hanno i miei occhi?»
Totale consapevolezza in età adolescenziale
I genitori hanno l’arduo compito di accompagnare e sostenere i propri
figli in questo percorso di accettazione di sé, con amore, pazienza,
fermezza e indulgenza
119
Lo sviluppo del bambino ipovedente
Le interferenze dell’ipovisione
sullo sviluppo psicomotorio,
cognitivo e affettivo - relazionale
Interferenze dell’ipovisione sullo sviluppo
psicomotorio

IPOTONIA

RITARDO DELLE ACQUISIZIONI MOTORIE

RALLENTAMENTO DELLO SVILUPPO PSICOMOTORIO
Come promuovere lo sviluppo psicomotorio

Proporre le stesse attività indicate per il bambino non
vedente, senza dimenticare il residuo visivo.
Curare
l’illuminazione
Il contrasto e il colore
Rispettare la distanza
Modifiche ambientali
Interferenza dell’ipovisione sullo sviluppo cognitivo
Ritardi
 Attenzione e Memoria
Usare oggetti di consistenza dura e di facile esplorazione
Proporre giochi in spazi limitati e circoscritti
Utilizzare inizialmente prevalentemente oggetti sonori e luminosi
Lasciare tempo sufficiente di esplorazione visuo – percettiva prima di
proporre un gioco funzionale
Non dare troppi compiti alla volta

Interferenza dell’ipovisione sullo sviluppo affettivo
- relazionale
Caratteristiche

Difficoltà nella relazione madre –
bambino
Come promuoverlo



Atteggiamenti di dipendenza,
di rinuncia, di passività,
tendenza all’isolamento
(dall’iperprotezione)



Atteggiamenti di iperattività
(dalla negazione della
minorazione)

Supporto ai genitori
Costruire la relazione madre –
bambino anche attraverso altri
canali, oltre quello visivo
Riconoscere le sue modalità
comunicative
Consentirgli innumerevoli
esperienze senso – motorie
Esperienze sociali e di gruppo
L’intervento educativo di un alunno con
deficit visivo dovrebbe prevedere:





Conoscenza della patologia
Consapevolezza delle interferenze di sviluppo
Formulazione di un progetto educativo attraverso la
collaborazione tra: Famiglia, Scuola, servizi
territoriali, servizi specializzati
Insegnante di sostegno
Metodologia specifica attraverso sussidi comuni,
sussidi tiflodidattici, ausili, adattamenti e facilitazioni
Scarica

Panoramica storica e legislativa sul processo di