+
La comunicazione faccia a faccia:
etnometodologia ed interazionismo
Sociologia della comunicazione
Prof. Vincenzo Romania
+ Definizione di etnometodologia
Etno: “disponibilità, per ogni individuo, di un tipo
di conoscenza comune della società a cui
appartiene, simile alla conoscenza che ha di “una
qualsiasi altra cosa” (Garfinkel, 1967, 31)
Etnometodologia: lo studio dei metodi di senso
comune con cui gli individui danno senso al mondo
sociale.
Metodo: considerare problematico ciò che si dà per
scontato, anche detto metodo ironico.
Studiare delle forme invarianti e costitutive del
ragionare: i metodi, gli strumenti, le mode, le
pratiche che gli individui usano per svolgere le
loro attività mondane.
+
Definizione

“ Gli studi etnometodologici studiano le attività quotidiane
come metodi dei membri di una comunità per rendere le
stesse attivitità visibilmente razionali e rapportabili per ogni
scopo pratico, ovvero spiegabili (accountable) come
organizzazioni delle attività quotidiane del luogo comune. [..]
Tale studio è diretto a comprendere come le attività
ordinarie ed effettive dei membri consista di metodi tali da
rendere analizzabili le azioni pratiche, le circostanze pratiche
e la conoscenza di senso comune delle strutture sociali ed il
ragionamento sociologico pratico e scoprire le proprietà
formali del luogo comune, delle azioni di senso comune, “dal
di dentro” dei contesti reali, come realizzazione pratica di
questi contesti” (Garfinkel, 1967, VII-VIII).
+ Domande che si pone un
etnometodologo?
 Come
presenta la gente una scena sociale
ordinaria agli altri?
 Come fa la gente a rendere comprensibili o
logiche certe scene o situazioni?
 Come la gente attribuisce senso agli eventi, in
termini di ordine sociale preconcetto?
 Come un perfetto estraneo comprenderebbe
ciò che gli altri danno per scontato?
+ Principi: l’azione sociale è morale
 La
moralità dell’agire coincide col fatto che non tiriamo
brutti scherzi agli altri, che ci comportiamo “bene”, che
mostriamo di essere “affidabili”, che rispettiamo le
aspettative, il nostro agire è naturale, normale,
comprensibile.
 Il
principio fondamentale è quello delle persone morali
come persone di cui in bona fide si possono accettare le
rappresentazioni come vere.
 Per
far emergere questa moralità serve un reattivo.
+ Riflessività
 Le
persone interpretano ciò che si dà in ogni situazione
come un qualcosa di più generale, ma che cosa sia questo
caso non compare mai.
 Ogni evento, persona, oggetto viene da noi catalogato
come l’espressione particolare di qualcosa di tipico.
 Esempi di ricerche: giurie, organizzazione sociale della
morte.
 Mentre diamo ordine al mondo tramite processi di
costruzione sociale, ci dimentichiamo di averlo fatto:
oggettivazione della realtà.
+ Indicalità
È un modo per studiare il dato per scontato
 Qualsiasi cosa ha un contesto che deve essere preso in
considerazione al fine di comprendere il significato di
qualunque cosa particolare.
 Quel contesto è cruciale ma deve essere dato per scontato
che le persone sappiano che cosa è, per non andare contro
al principio di riflessività.
 L’intero mondo sociale è un complesso di indicalità che
vengono date per scontate.
 Ogni contesto ne contiene a matrioska un altro, all’infinito.
 Il pensiero umano è così indicale che ogni messa in dubbio
crea esasperazione, rabbia.
 Poiché i contesti non vanno mai esplicitati, le persone nella
maggior parte dei casi non si capiscono fino in fondo, ma
evitano il più possibile di problematizzarlo. Fictional codes

+
Come funzionano gli accounts nella
comunicazione faccia a faccia?

1) Assunto et cetera: “Quando ad un membro viene
richiesto di dimostrare che una spiegazione si riferisce ad
una situazione reale, egli fa invariabilmente uso di pratiche
quali l’ “eccetera”, “almeno che” e “lasciando passare…” per
dimostrare la razionalità del proprio ragionamento.

2) Offrire spiegazioni: “Il carattere sensibile e definito
della questione che viene riportata viene stabilito tramite un
accordo fra il narratore e il suo interlocutore che porta
entrambi a fornire tutte le forme di compresione non statuite
richieste. Perciò gran parte di ciò di cui si sta effettivamente
parlando non viene menzionato”
+
Come funzionano gli accounts nella
comunicazione faccia a faccia?

3) Attendere chiarificazioni: “Per tutto il tempo che gli
account orali vengono offerti, essi sono appropriati allorché
richiedono all’auditore la disponibilità ad aspettare che ciò
che sarà detto chiarisca il significato proprio di ciò che è
stato precedentemente detto”.

4) Progressività: “Tanto nelle conversazioni, come nelle
reputazioni e nelle carriere, la particoltarità degli accounts è
quella di venire costruiti passo per passo, attraverso l’utilizzo
effettivo di riferimenti ad essi;

5) Indicalità: “Il materiale degli accounts è tale da
dipendere fortemente dal senso di molteplici
posizionamenti, dalla rilevanza rispetto ai progetti
dell’ascoltatore, o del corso di sviluppo delle occasioni
organizzare del loro uso”
+ Accountability

Le azioni sociali sono fatte per essere osservate, descritte e
spiegabili agli altri.

Nel far ciò si da un senso posteriore o futuro anteriore a ciò che
abbiamo fatto o ci apprestiamo a fare.

Principio sociologico: nelle interazioni gli uomini non obbediscono
semplicemente ad un ordine dell’interazione, come pensava
Goffman. Piuttosto, essi si impegnano continuamente a presentare
un comportamento che possa essere spiegabile (accountable) nei
termini delle istituzioni normative di riferimento.
+
Accountability: Cicourel

Il modello sociale proposto dagli etnometodologi deve
quindi:

“(1) specificare come regole generali o norme vengono invocate
per giustificare o valutare il corso dell’azione e

(2) come costruzioni innovative in situazioni contestualmente determinate alterino le regole generali e le norme stesse e quindi
forniscano la base per il cambiamento” (Cicourel 1972, 249).

Nell’analizzare i pronunciamenti delle corti popolari impegnate
in alcuni processi, Garfinkel si accorge di come i giurati,
indipendentemente da quale era stato il metodo e le fonti su cui
avevano costruito i loro giudizi, si sforzassero di dimostrare la
plausibilità dei loro resoconti, non tanto rispetto ai principi
legislativi, quanto rispetto al senso comune.
+
Scott e Lyman, Accounts:
definizione
“Gli accounts sono un dispositivo linguistico utilizzato ogni
qualvolta che un’azione viene soggetta a valutazione. Alcuni
dispositivi sono elementi cruciali dell’ordine sociale poiché
essi prevengono il sorgere di conflitti mettendo un ponte
verbale fra il gap costituito dall’azione e dalle aspettative.
Inoltre, gli accounts sono “situati” a partire dallo status dei
partecipanti, e sono standardizzati dentro le culture così che
alcune spiegazioni sono terminologicamente stabilizzate e
routinariamente attese quando l’attività ricade al di fuori del
dominio delle aspettative. Per account, quindi, intendiamo
una affermazione fatta da un attore sociale per spiegare un
comportamento indecoroso o inatteso” (Scott e Lyman, 1968,
trad. mia).
+
Scuse e giustificazioni

Sono i due tipi di accounts che utilizziamo più spesso nella vita quotidiana:
scuse e giustificazioni.

Scuse: “dizionari socialmente approvati per mitigare o ridurre l’espansibilità
quando la condotta viene messa in dubbio. Possiamo distinguere
inizialmente quattro forme modali attraverso cui le scuse vengono
tipicamente espresse: appello ad incidenti, appello alla risolvibilità di una
situazione, appello ad impulsi biologici, e ricerca di un capro espiatorio
(scapegoating)”.

Giustificazioni: “come le scuse, le giustificazioni sono vocabolari socialmente
approvati che neutralizzano un atto o le sue conseguenze quando uno o
entrambi sono messi in questione ma qui c’è una differenza cruciale:
giustificare un atto significa asserire il suo valore positivo piuttosto che
reclamare il contrario. Le giustificazioni riconosco un senso generale
secondo cui l’atto non è permesso, ma reclamano che la occasione
particolare permetta o richieda quell’atto proprio” (ivi, 51). Tipi di
giustificazioni: diniego dell’offesa, diniego della vittima, appello alla lealtà
dell’attore, fine dell’auto-realizzazione.
+
Le procedure di ad hocing

Ogni norma contiene una dimensione di non normatività, che
consiste nei casi ad hoc. Essi nascono perché si presentano
nuove contingenze che le norme non avevano previsto (caso
Englaro) o perché ogni norma prevede degli ‘eccetera’,
degli ‘escluso il caso che’ ovvero degli spazi di
indeterminatezza, che permettono un certo arbitrio nella loro
applicazione.

Questo arbitrio dà luogo alle procedure di ad hocing. Esse
non mettono in dubbio ma anzi ri-confermano la norma
stessa: “Le procedure ad hoc fondano un questo senso non
solo la possibilità di negoziazre l’applicabilità della regola,
ma anche la salvaguardia della sua definizione formale, in
presenza di una disapplicazione sostanziale” (Wolf 1979:
148).
+
Cosa si fa quando non si può
applicare una norma?

Ci si riferisce o a principi legislativi generali (costituzione,
carta di Ginevra, ecc.)

O, come più spesso accade, al senso comune.

Lettura da David Sudnow, Normal Crimes (1965).
+ Ricerca sull’indicalità
Esercizio: riportate conversazioni comuni, scrivendo sulla parte sx
del foglio le cose effettivamente dette e su quella destra quello
che loro e gli interlocutori capiscono di ciò che si sta dicendo ->
Risultati:
- la parte destra riporta molte più informazioni;
Esse sono collegate:
 Al precedente andamento della conversazione
 All’interazione fra i due attori: luogo, tempo, persone presenti,
scopo, intenzioni, ecc…
 Molte espressioni deittiche non si capiscono dal di fuori: io, tu,
questo, prima, dopo…

Altro esercizio: tratto da Sclavi.
+ Gli esperimenti: breaching, forme di
rottura

Prospettiva per incongruenza

Creano reazioni emotive forti poiché vi è un obbligo morale a
seguire le ordinarie procedure della costruzione della realtà e a
non interferire con il senso della normale realtà delle persone. ->
+ Garfinkel sui breaching experiments
“Ci sarebbe una procedura alternativa che
sembrerebbe più economica: cominciare con
un sistema che possiede caratteristiche stabili,
e domandarsi cosa si può fare per creare
instabilità (trouble). L’operazione che si
dovrebbe intraprendere per produrre e
sostenere il carattere anomico di certi contesi e
di interazioni disorganizzate ci dovrebbe
rivelare come le strutture sociali sono
mantenute di norma in modo routinario”
(Garfinkel, 1963, p.187)
+
Esempi: 1. da un gommista

(S) Ho una gomma sgonfia.

(E) Cosa vuol dire che ha una gomma sgonfia?
La signora apparve momentaneamente sbalordita. Poi rispose
ostilmente: “Cosa vuoi dire, cosa vuoi dire? Una gomma
sgonfia è una gomma sgonfia. Ecco cosa vuol dire. Niente di
speciale. Che domanda folle!”
+
Esempi. 2. conversazione fra amici

(S) Ciao Ray. Come sta la tua ragazza?

(E) Cosa vuol dire quando dici “Come sta”, intendi fisicamente o
mentalmente?

(S) Intendo come sta? Che problemi hai? (Apparve irritato).

(E) Niente. Puoi spiegare più chiaramente cosa intendevi?

(S) Lascia perdere. Come vanno le tue domande per la Med School?

(E) Cosa intendi quando dici “Come vanno”?

(S) Lo sai che intendo.

(E) Non lo so, davvero.

(S) Ma che hai? Sei malato?
+
Esempio 3. La cornice: fate finta
per 15-60 min. di essere in una
pensione invece che a casa vostra
Report di uno studente: “Un uomo basso e robusto entrò nella
casa, mi baciò e chiese: “Com’è andata a scuola?”, gli risposi
gentilmente. Entrò in cucina, baciò la più giovane delle due
donne e disse ciao agli altri. La donna più giovane mi chiese:
“Cosa vuoi per cena, caro?” io risposi “niente”. Alzò le saplle
e non parlo più. La donna più anziana si mosse per la cucina
senza più parlare. L’uomo si sciacquò le mani, sedette alla
tavola e prese il giornale. Lesse finché le due donne non
terminarono di porre il cibo sulla tavola. I tre sedettero.
Scambiarono banali chiacchere sui fatti del giorno. La donna
più anziana disse qualcosa in una lingua straniera, che fece
ridere gli altri”.
+
Esempio 4. Dato per scontato
istituzionale

Il compito degli studenti era quello di andare in negozi con i prezzi
fissi indicati e di contrattare il prezzo stesso della merce. La
aspettativa standard accettata e data per scontata è infatti quella
della “regola di un unico prezzo istituzionalizzato”.

Ad alcuni venne chiesto di acquistare prodotti con costo inferiore ai
2 dollari offrendo al cassiere più di quanto istituzionalmente
richiesto.

La forza della regola data per scontata era tale che le persone
reagivano con ansietà, rabbia, spaesamento.

La paura appariva anche come una emozione anticipata e proiettata
nei ricercatori stessi.

Alla fine molti studenti riportarono di aver “appreso” che anche i
prezzi fissi possono essere contrattati.
+ Altre forme ricorrenti di ricerca


Le interviste in profondità e l’osservazione partecipante:

Studio di Garfinkel sulle giurie

Agnese.

Studio di Sudnow sull’organizzazione sociale della morte (Passing on:
The social organization of dying, 1969).
Il metodo documentario: interpretare le conversazioni come
indicatori di un codice sottostante: studio di Wieder sui carcerati.
+
Le regole del gioco

Ogni gioco ha regole

Un determinato numero di regole costituisce un gioco

Al mutare di una regola muta il gioco

Gioco e situazione hanno perciò molti punti in comune, ma
anche diverse differenze.
+
Garfinkel: le attese costitutive di
un gioco

1. Territorio, attori, azioni: Dal punto di vista del giocatore i
territori alternativi di gioco, il numero dei giocatori, la sequenza
delle mosse e così via, rappresentano per lui un sistema fisso di
riferimento (frame), per cui egli si attende che la propria scelta
avvenga, sempre e comunque, a prescindere dai propri
desideri, dalle circostanze, dai progetti, dagli interessi o dalle
conseguenze che essa avrà per lui e per gli altri.

2. Persistenza: Il giocatore si attende che il sistema fisso di
riferimento sia vincolante per sé e per gli altri.

3. Intersoggettività: Il giocatore si attende che il suo avversario
abbia le stesse attese nei propri confronti”

Il prodotto delle norme di un gioco è un insieme di eventi
possibili.
+
Tre tipi di norme del gioco

Norme di base (basic rules): quelle che contemplano i
principi generali del gioco;

le regole di gioco preferito (rules of preferred play), ossia le
regole seguendo le quali si riesce ad ottenere l’obiettivo che
porta alla vittoria o all’obiettivo di gioco;

le condizioni imposte dal gioco (game-furnished conditions),
ossia quell’insieme di limiti alle possibilità di gioco dei
partecipanti che risulta dalla applicazione delle regole di
base
+
Il gioco come situazione
vincolante: differenze con la v.q.

il tempo di gioco è essenzialmente circoscritto;

la gamma dei possibili eventi di gioco non dipende dalle diverse definizioni della
situazione private;

“Partecipare al gioco” significa sospendere le altre attività della vita reale;

Tale partecipazione e sospensione è il frutto di una scelta personale, in quanto
tale in ogni momento contraddicibile;

Lasciare il gioco significa ripristinare il mondo della vita quotidiana;

Le regole del gioco non vengono mutate dall’evolversi del gioco stesso;

Esiste nel gioco una corrispondenza fra condotta normata e condotta effettiva;

Le regole del gioco definiscono il “gioco corretto” e l’esito “giusto” della
competizione e quindi indicano in precedenza quale è il comportamento più
razionale per i giocatori.
+
L’interazionismo
simbolico
+
Oggetto di ricerca

Cosa succede quando due persone si trovano in un contesto
situato, nella vita quotidiana?

Viene quindi analizzato tutto il potenziale comunicativo
intriso nel comportamento umano.

La definizione di comunicazione che viene offerta è pertanto
molto più ampia di quella usata nel senso comune
+
L’interazione sociale: definizione

“Gli
interazionisti
vedono
l’interazione
sociale
principalmente l’interazione sociale principalmente come un
processo comunicativo nel quale le persone condividono le
esperienze più che una mera ripetizione o una iterazione di
stimolo e risposta” (Blumer, 1937, 171).

Nei termini di Goffman, una interazione sociale è quel
processo che coinvolge due o più persone che condividono
uno stesso territorio e sono consapevoli del potenziale
comunicativo del proprio comportamento e si rendono
quindi reciprocamente accessibili dal punto di vista simbolico
e comunicativo.

Esempio narrativo da Le cornici dell’interazione.
+
Punti emersi
a) gli individui interagiscono sulla base di simboli e significati che
vengono assegnati e riconosciuti alle azioni, ai comportamenti, ai gesti
e a tutte le forme di comunicazione scambiate fra gli attori;
b) il carattere simbolico dei gesti e degli altri atti comunicativi è
qualcosa che va oltre il significato esplicito degli stessi (come avviene
ad esempio nel caso del segnale intimato dalla guardia e come nel
caso dello squillo sul cellulare): il processo di codifica simbolica del
mondo fa sì infatti che gli individui trasformino tutti gli elementi del
mondo naturale in oggetti sociali;
c) il processo d’interpretazione dei simboli interattivi è un processo
situato, dipende cioè dalla situazione entro cui si comunica ed agisce
(come avviene ad esempio nel caso del bacio dato da Marco a Paola);
d) questo processo è anche un processo cooperativo e intersoggettivo,
che si realizza cioè armonizzando le diverse interpretazioni dei
partecipanti all’interazione (come avviene nel caso dei fari
abbaglianti);
+
Punti emersi

e) ed è un processo in qualche misura normato ed universale:
ciò che significa il gesto dell’agente con la paletta sospesa in
aria è, nell’esempio precedente, normato e previsto
esplicitamente dal codice stradale.

f) il carattere simbolico dell’interazione umana tende a
divenire sempre più rilevante al crescere delle forme dei
canali comunicativi e degli strumenti espressivi disponibili
in una società (gli squilli al cellulare, utilizzati dai giovani,
rappresentano in effetti un esempio di come in breve tempo
una tecnologia possa essere connotata di significati simbolici
non previsti al momento della sua realizzazione).
+
Sull’intersoggettività: Becker

“Ogni evento umano può essere compreso come il risultato
delle persone coinvolte (tenendo conto che possono esserci
anche un numero molto grande di persone), le quali aggiustano
continuamente ciò che fanno alla luce di ciò che fanno gli altri,
così che le linee di azione individuali “combacino” (fits) con
quelle degli altri. Ciò può accadere soltanto se gli esseri umani
agiscono in maniera non automatica, e costruiscano altresì linee
di azione tenendo conto del significato di ciò che gli altri
faranno in risposta alla loro precedente azione gli esseri umani
possono agire solamente in questo modo se possono
incorporare le risposte degli altri nei loro propri atti e quindi
anticipando ciò che probabilmente avverrà, creando in tale
processo “un sé” nel senso di cui Mead. Tale enfasi su come le
persone costruiscono il significato degli altrui atti è ciò che
rende “simbolica” l’interazione simbolica. Se ognuno riesce a
far ciò e lo fa, allora potranno verificarsi azioni complesse e
congiunte” (1988: 18).
+
Le tre premesse di Blumer
“L’interazionismo simbolico poggia in sostanza su tre semplici
premesse. La prima è che gli esseri umani agiscono verso le
cose sulla base del significato che queste hanno per loro.
Tra esse si può includere tutto quanto gli individui notano tra
gli oggetti del loro mondo fisico, come alberi o sedie, altri
esseri umani, come una madre o un impiegato di negozio,
categorie di esseri umani, come amici o nemici, istituzioni,
una scuola e un governo, ideali guida, come l’indipendenza
individuale o l’onestà, l’attività degli altri come i loro
comandi e le loro richieste,e e situazioni come quelle che un
individuo incontra nella sua vita quotidiana. [continua ->]
+
Le tre premesse di Blumer

La seconda premessa è che il loro significato è derivato da, o
sorge, dall’interazione sociale di ciascuno con i suoi simili. La
terza è che questi significati sono trattati e modificati lungo un
processo interpretativo usato dalla persona nel rapporto con le
cose che incontra. La terza è che questi significati sono trattati e
modificati lungo un processo interpretativo usato dalla
persona nel rapporto con le cose che incontra” (Blumer 1969
2006, 38).

Il significato generale di questo approccio è che: il mondo è
intersoggettivo, è un rapporto di mediazione fra simbolico e
naturale, l’interpretazione è la lente con cui guardiamo al
mondo, questa interpretazione è negoziata e processuale.

Il processo di sensemaking è continuo e infinito.
+
Il concetto di mente in Mead

La mente, pertanto, è un prodotto della condotta simbolica.

In quanto tale non è un prodotto individuale ma sociale. Essa
non è “limitata all’individuo, e ancor meno è collocata nel
cervello. Il significato appartiene alle cose nei loro rapporti
con gli individui e non si trova nei processi mentali che sono
racchiusi all’interno dell’individuo” (Mead, 1934/1966: 151).
La mente insomma è la sfera della riflessività, attraverso cui
ogni uomo si prefigura gli aspetti sociali del proprio
comportamento.
+
Il gesto

Lo strumento basilare di comunicazione è il gesto. Per gesto,
secondo questo approccio si intende qualcosa di più esteso
rispetto al senso comune: “il termine gesto è qui usato nel senso
di qualsiasi comportamento cui sia possibile accordare un
significato sia da parte di chi agisce che da parte di chi osserva.
Un gesto costituisce un atto incompleto: in sé non è nulla.
L’ascoltatore o l’osservatore deve determinare il significato
prima di potere a sua volta agire” (Turner 1956/1983: 92).

Il gesto è in tal senso simbolico (syn ballein: tenere insieme due
cose).

Il linguaggio è il prodotto reificato di una serie di gesti
linguistici che si cristallizzano e stabilizzano.
+
Gli oggetti sociali

La relazione dell’individuo con il mondo esterno è una
relazione di significazione e di reificazione: la condotta
simbolica produce pertanto degli oggetti sociali.

Un oggetto sociale è pertanto un qualsiasi elemento della
realtà circostante, sia animato che inanimato – il che
comprende anche tutti i fenomeni sociali - che viene fatto
oggetto di definizione, etichettamento, spiegazione e
normazione sociale.

Le qualità sociali di un oggetto sono indipendenti dalle sue
qualità fisiche.
+
Visione pragmatica degli oggetti
sociali

L’uomo definisce gli oggetti sociali a partire dagli aspetti
pratici che essi hanno per la sua esistenza.

Gli oggetti hanno quindi differente valore sociale a seconda
dei piani individuali, di gruppo e societari che tali oggetti
acquisiscono.
+
Approccio di McCall e Simmons
L’uomo è un animale che pianifica.
 Le
cose acquistano di significato in relazione ai
suoi piani individuali.
 Agiamo
nei confronti delle cose, nei termini del
loro significato per i nostri piani di azione.
 Dobbiamo
perciò identificare ogni “cosa” che
incontriamo nella nostra esperienza, scoprirne e
definirne il significato.
+
Approccio di McCall e Simmon

Per identificare cose, situazioni e persone, le collochiamo
all’interno di categorie e denominazioni, a partire ancora dai
piani di azione individuali, ossia le classifichiamo.

La classificazione è uno dei processi tipici della vita
quotidiana.

Rispetto ai piani sociali, questi significati devono essere
consensuali.

La “cosa” che è essenziale che sia identificata in ogni
situazione è la persona stessa.
+
Oggetti tecnici (OT)

Vengono introdotti nella sociologia della scienza, in maniera
radicale e provocatoria, come forme inanimate di attori
sociali: “Se un oggetto gioca spesso ruoli narrativi da soggetto, se
cioè vengono a esso delegati funzioni pratiche e significati sociali
generalmente incarnati da attori umani, ciò significa che questo
oggetto fa parte della società nel suo complesso. La società in altri
termini non è soltanto la risultante trascendente della serie di
individualità che la compongono, ma comprende al suo interno
anche tutti quegli oggetti a cui sono state delegate funzioni
prettamente umane. Sono esseri sociali i soggetti umani, ma anche
quei soggetti “non umani” che sono gli oggetti, nonché, se non
soprattutto, quei soggetti “ibridi”, umani e non umani insieme, nati
dagli incontri più o meno casuali, più o meno duraturi, tra attori
umani e attori non umani”. (2002, 5)
+
Ogni OT contiene inscritta una
sceneggiatura di uso (script)
“I progettisti delineano …degli attori con dati gusti, competenze,
motivazioni, aspirazioni, opinioni politiche ecc.; immaginano questa o quella
evoluzione dei costumi, delle tecniche, delle scienze, dell’economia, ecc.; e
una gran parte del loro lavoro di progettazione consiste nell’iscrivere queste
(pre) visioni del mondo all’interno del contenuto tecnico della loro
innovazione. Proponiamo di chiamare il risultato di questo lavoro script o
“sceneggiatura”: si tratta dell’articolazione tecnica del punto di vista del
designer, da lui stesso operata, riguardo le relazioni necessarie tra il suo
oggetto e gli attori che devono entrate in contatto con tale oggetto. Tale
script è, dunque, una predeterminazione della situazione che si richiede che
gli utilizzatori immaginino, a partire dal dispositivo tecnico stesso e dalle
pre-scrizioni (avvisi, contratti, consigli, istruzioni…) che lo accompagnano.
Ma finché non si presentano degli attori a incarnare i ruoli previsti dal
progettista (o a inventarne degli altri), il progetto resta una chimera: solo il
corpo-a-corpo realizza o de-realizza l’oggetto tecnico. Esattamente come
una sceneggiatura cinematografica, l’oggetto tecnico definisce la cornice
d’azione, cioè i personaggi e lo spazio all’interno del quale essi devono
agire”. (Akrich, 2002, 57-58).
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SOC_COM12_etnometodologia