CancerStat Umbria Anno III No. 12 Dicembre 2012 Registro Tumori Umbro di Popolazione ISSN 2039-814X Registro Nominativo delle Cause di Morte Registro Regionale dei Mesoteliomi La Rete Oncologica Regionale dell’Umbria (ROR) Tonato M, Patisso MC, Catanelli M. pag. 489 Direttore: Francesco La Rosa Coordinatore: Fabrizio Stracci Dipartimento di Specialità MedicoChirurgiche e Sanità pubblica. Sezione di Sanità Pubblica. Università degli Studi di Perugia. 45° congresso nazionale Società Italiana di Igiene SItI Prevenzione e sanità pubblica al servizio del Paese. L’Igienista verso le nuove esigenze di salute 3-6 ott. 2012-Santa Margherita di Pula Incidenza e sopravvivenza del carcinoma del colon-retto in Umbria prima e dopo lo screening. Analisi per stadio e genere. Cioccoloni F, Leite S, De Lucia M, Marzulli T, Corvetti R, Di Marco A, Malaspina M, Vinti G, La Rosa F, Stracci F. pag. 497 Regione dell’Umbria. Direzione regionale Salute, coesione sociale e società della conoscenza Variazione di incidenza, mortalità e sopravvivenza del carcinoma mammario in Umbria per classi di età e stadio: effetti dello screening mammario organizzato? Petrucci MS, Stracci F, Cioccoloni F, Dolciami F, Stigliani A, La Rosa F. pag. 515 Il potenziale di salute del comune. Romagnoli C. pag. 540 CANCERSTAT UMBRIA, ANNO III NO. 12 CancerStat Umbria Registro Tumori Umbro di Popolazione Registro Nominativo delle Cause di Morte Registro Regionale dei Mesoteliomi Direttore: Anno III No. 12, Dicembre 2012 ISSN 2039-814X Codice CINECA-ANCE E205269 Pubblicato da: Registro Tumori Umbro di Popolazione Francesco La Rosa Coordinatore: Fabrizio Stracci Collaboratori: Anna Maria Petrinelli Daniela Costarelli Fortunato Bianconi Valerio Brunori Daniela D’Alò Silvia Leite Maria Saba Petrucci Francesco Spano Dipartimento di Specialità Medico-Chirurgiche e Sanità Pubblica. Sezione di Sanità Pubblica. Università degli Studi di Perugia. Via del Giochetto 06100 Perugia Tel.: +39.075.585.7329 - +39.075.585.7366 Fax: +39.075.585.7317 Email: [email protected] URL: www.rtup.unipg.it Segreteria: Luisa Bisello Regione dell’Umbria. Direzione regionale Salute, coesione sociale e società della conoscenza Emilio Duca Paola Casucci Marcello Catanelli Mariadonata Giaimo 2 LA RETE ONCOLOGICA REGIONALE (ROR) DELL’UMBRIA La Rete Oncologica Regionale (ROR) dell’Umbria. M.Tonato1, M.C.Patisso2, M Catanelli3 1 Coordinatore della Rete Oncologica Regionale Dirigente medico - Servizio Programmazione socio-sanitaria dell’assistenza di base e ospedaliera Regione Umbria 3 Dirigente del Servizio Programmazione socio-sanitaria dell’assistenza di base e ospedaliera Regione Umbria 2 assistenziale oncologica solo parziale e difforme tra sede e sede. Premessa L’oncologia costituisce una delle priorità del sistema salute in ambito nazionale, sia per l’incidenza, (250.000 nuovi casi l’anno) che per la prevalenza dei tumori in Italia (nel 2012 sono previsti oltre 2 milioni di casi). La regione Umbria è da tempo orientata a sviluppare un’adeguata programmazione volta a migliorare tutti gli aspetti della lotta contro il cancro sia per quanto riguarda la prevenzione che per la qualità dell’assistenza e della ricerca. Ne è derivata l’adozione nelle strutture di modelli organizzativi finalizzati a favorire e creare meccanismi che permettano azioni coordinate tra un numero elevato di ruoli interdipendenti, ma tutti centrati al paziente. I principi fondamentali che, secondo il Piano Sanitario Regionale, qualificano «il governo della pratica clinica» sono la collaborazione multidisciplinare e multi professionale e la responsabilizzazione e partecipazione dei cittadini e degli operatori. In questa cornice, nel 2005 prende avvio in Umbria l’attività del centro di riferimento oncologico regionale (CRO). Fino a quel momento, in Umbria esistevano competenze e figure professionali oncologiche altamente qualificate, ma che risultavano spesso operanti in maniera autonoma e non coordinata tra loro, con una evidente dispersione di risorse umane ed economiche, peraltro sempre molto limitate, sia nel campo dell’attività assistenziale che in quello della ricerca.. L’offerta infatti presentava ancora delle criticità rappresentate soprattutto da: • Scarsa visibilità di “sistema” per gli utenti e per gli operatori • Percorsi assistenziali non sufficientemente strutturati • Disomogeneità delle prestazioni, dei modelli, delle procedure • Inadeguata implementazione dell’alta specialità e della ricerca, specie nel loro trasferimento nell’offerta clinica In questo contesto, fin dal 2005, le finalità del CRO sono state quelle di favorire: • l'applicazione della programmazione regionale in materia dì prevenzione e cura delle malattie neoplastiche; • l'effettivo coordinamento delle strutture regionali al fine di permettere la continuità assistenziale nella fase di diagnosi e di cura sia intra che extra ospedaliera; • l'integrazione di tutte le competenze cliniche attraverso i gruppi multidisciplinari per patologia; • il miglioramento continuo della qualità dell'assistenza attraverso il coinvolgimento dei professionisti nella valutazione dell'efficacia, della appropriatezza, della sicurezza e dell'equità e dell'efficienza dell'attività clinica • l'integrazione tra le strutture oncologiche regionali in un sistema che L’istituzione delle Divisioni di Oncologia Medica e di Radioterapia nelle Aziende Ospedaliere di Perugia e di Terni e dei Servizi Oncologici, in tutte le quattro ASL della regione, pur facilitando una migliore copertura del territorio ed una certa integrazione, aveva permesso una risposta alla domanda 489 LA RETE ONCOLOGICA REGIONALE (ROR) DELL’UMBRIA coinvolgesse anche i medici di medicina generale; • il coordinamento delle attività di ricerca translazionale e clinica in campo oncologico. Formalizzazione della Oncologica Regionale Rete Questo esempio organizzativo, si realizza pienamente nel dicembre 2008 con l’istituzione della rete oncologica regionale (DGR n. 1662). A conferma di tale scelta Il nuovo Piano sanitario regionale 2009 – 2011, fa delle reti cliniche uno dei cardini della programmazione sanitaria per il triennio. “Le reti cliniche offrono l’opportunità di integrare più strettamente l’assistenza ospedaliera e l’assistenza primaria attraverso la condivisione di percorsi assistenziali coordinati e integrati “. Peraltro le finalità della rete oncologica regionale dell’Umbria sono perfettamente in linea con quanto riportato nel piano oncologico nazionale 2010 – 2012 del Ministero della Salute. La rete oncologica regionale (ROR) dell’Umbria, è costituita, da una aggregazione funzionale ed integrata di servizi distrettuali ed ospedalieri delle aziende unità sanitarie locali e delle aziende ospedaliere che si articola, dal punto di vista organizzativo, in un comitato di coordinamento regionale (CC), in un comitato tecnico scientifico (CTS) e in un coordinatore regionale. Il Comitato di coordinamento regionale (CC) è composto dal responsabile della programmazione sanitaria regionale, dai Direttori Sanitari di tutte le Aziende e dai rappresentanti delle strutture oncologiche, oltre che dal referente per il registro tumori e da un rappresentante ufficiale dell’università. Il Comitato tecnico scientifico (CTS) supporta l’azione della Rete per quanto riguarda le tematiche di ordine scientifico nelle aree della epidemiologia clinica e della prevenzione, dell’assistenza, della ricerca e della formazione. Tale composizione, favorisce l’integrazione tra le responsabilità cliniche e le responsabilità organizzative sostenendo la realizzazione dei principi del governo clinico. Tutto ciò ha portato a sostenere tutte le iniziative volte alla realizzazione e all’organizzazione di una Rete Oncologica Regionale, avendo a modello quanto già realizzato nella Regione Piemonte ed in Toscana, e che avesse come obiettivo sostanziale la presa in carico ”sistematica e continuativa” di ogni paziente del territorio regionale. In una fase iniziale il passo più importante è stato l’aggregazione dei professionisti nei Gruppi Oncologici Multidisciplinari per patologia (GOM), un elemento che ha determinato un forte cambiamento culturale verso l’attitudine al confronto e alla considerazione del bene comune rappresentato dal paziente nella sua centralità. A questo primo passo sono seguite diverse iniziative per definire percorsi diagnostici e terapeutici comuni, sono state elaborate linee guida utilizzando la metodologia raccomandata dal SNLG dell’ISS, è stato attivato un portale informatico dedicato, che oltre a costituire una importante sorgente di informazioni, ha rappresentato un utile strumento di lavoro. Inoltre è stato attivato un servizio di documentazione scientifica volto a fornire ai gruppi multidisciplinari, nella loro area riservata, gli articoli scientifici più recenti attinenti alle tematiche di loro competenza. E’ da sottolineare come in questo contesto sia stata fattiva e determinante la collaborazione con il Registro Tumori Umbro di Popolazione (RTUP), peraltro uno dei pochi registri a dimensione regionale. Tale collaborazione ha permesso di estendere le attività del Registro verso le indagini valutative di processo e di outcome, configurando una potenzialità di sviluppo notevole , legata ovviamente al progresso tecnologico nel campo dell’informatica. Il modello organizzativo della rete La realtà territoriale e dell’organizzazione sanitaria della Regione Umbria, ha reso opportuna l’individuazione di 2 poli oncologici (HUB), rispettivamente rappresentati dalle Aziende Ospedaliere di Perugia e Terni e di un 490 LA RETE ONCOLOGICA REGIONALE (ROR) DELL’UMBRIA regionale rafforza, infatti, la “centralità” dei dipartimenti in relazione alla scelta di promuovere uno sviluppo organizzativo del sistema regionale basato sulle reti cliniche. L’altro elemento della rete è rappresentato dai servizi oncologici (SPOKE) oggi presenti in tutte la ASL che sono al momento così configurati: ASL 1 Dipartimento di Oncologia comprendente la radioterapia (Città di Castello) ed una unità operativa semplice dipartimentale di oncologia medica operante presso gli ospedali di Città di Castello, Branca e Umbertide. ASL 2 Unità operativa semplice dipartimentale di oncologia medica operante negli ospedali di Assisi, Marsciano, Città della Pieve, Todi ASL 3 Unità operativa semplice dipartimentale attiva presso gli ospedali di Foligno e Spoleto. Una struttura semplice di Radioterapia è attiva presso l’Ospedale di Spoleto. ASL 4 Unità operative semplici dipartimentali di oncologia medica attive negli ospedali di Narni - Amelia e di Orvieto. Le competenze dei Servizi oncologici riguardano: l’accoglienza oncologica e prime visite, l’attività di prevenzione e diagnosi precoce (esecuzione di screening), la diagnostica per immagini per la diagnosi e la stadiazione, la chirurgia generale e specialistica (ove presente), la terapia medica in day-hospital ed ambulatorio nell'ambito di protocolli standard o di ricerca, il follow-up di pazienti, la collaborazione nelle attività territoriali di assistenza domiciliare, favorendo l’integrazione con le cure palliative e con le attività di volontariato. Al momento la giunta regionale ha presentato una proposta di DDL che riguarda un nuovo ordinamento del servizio sanitario regionale che, dopo gli opportuni adempimenti legislativi, dovrebbe diventare effettivo a partire dall’1 gennaio 2013.In tale proposta l’elemento più significativo dovrebbe essere la costituzione di, due aziende ospedaliero-universitarie, Perugia e Terni, e la riduzione delle attuali 4 ASL a 2. La considerazione di tutto ciò per quanto riguarda la ROR è che il modello organizzativo della ROR con i due poli oncologici di Perugia e Terni viene sostanzialmente confermato così come resta valido il principio dell’aggregazione funzionale tra i vari presidi sanitari,qualunque insieme di snodi periferici (SPOKE) rappresentati dai Servizi Oncologici delle ASL. Il polo oncologico (HUB) è rappresentato dall’insieme delle strutture e competenze oncologiche presenti nelle aziende Ospedaliere, sedi anche della facoltà di Medicina dell’Università di Perugia, formanti un unicum funzionale ed organizzativo sul modello dei “Comprehensive cancer centers “, istituzionalmente impegnate nello sviluppo delle conoscenze, in grado di garantire attività assistenziali anche di alta specialità, di poter offrire una elevata produttività scientifica, di sviluppare ed acquisire tecnologie innovative, di effettuare ricerca di base e clinica oltre alla capacità di formare il personale. Infine sarà prerogativa del polo oncologico la possibilità di svolgere quel tipo di ricerca, oggi comunemente definita“ translazionale “, cioè in grado di trasferire rapidamente nella pratica clinica quelli che sono i risultati delle ricerche più avanzate. L’unità organizzativa essenziale del polo oncologico è data dal Dipartimento di Oncologia che è presente, sia pure con composizioni diverse, in entrambe le aziende ospedaliere di Perugia e Terni. Come configurati oggi i dipartimenti aziendali di oncologia non potrebbero svolgere tutte le funzioni del polo: è pertanto indispensabile il coinvolgimento di discipline con competenza oncologica generale quali l’Anatomia Patologica, la Medicina Nucleare, la Radiologia ed il Laboratorio e di tutte le altre discipline cliniche con prevalente interesse oncologico di una loro branca e facenti parte dei gruppi multidisciplinari. Il nuovo piano sanitario 491 LA RETE ONCOLOGICA REGIONALE (ROR) DELL’UMBRIA sia la loro configurazione e dimensione amministrativa. - Le articolazioni della rete oncologica - Il Comitato di Coordinamento ha definito le priorità della rete che riguardano: • la multidisciplinarietà • l’adozione di un percorso assistenziale e di standard diagnostico-terapeutici comuni (linee guida) • l’informatizzazione in oncologia • la formazione e la ricerca - Discussione collegiale dei casi clinici e definizione del piano diagnostico terapeutico individuale. Individuazione di percorsi diagnostici e terapeutici e stesura di linee guida per patologia a dimensione regionale. Revisione della letteratura scientifica. Elaborazione e/o partecipazione a programmi di ricerca e trial clinici di interesse multidisciplinare. Per favorire l’avvio del percorso assistenziale dei pazienti in un’ottica di approccio integrato multidisciplinare, è prevista l’organizzazione, presso i poli oncologici, e i servizi oncologici territoriali di punti di accoglienza, dove personale dedicato accoglie i nuovi pazienti ed effettua una prima valutazione clinica, fornisce informazioni circa i servizi erogati, le modalità di accesso ecc. Successivamente attiva il gruppo multidisciplinare di competenza e si adopera per garantire la continuità assistenziale attraverso il monitoraggio del percorso individuale del paziente, la pronta accessibilità alla documentazione da parte di tutti gli specialisti coinvolti e il flusso delle informazioni nel sistema informatico regionale. - I punti di accoglienza costituiscono pertanto i terminali operativi della rete garantendo a tutti i cittadini un accesso facile e l’avvio di un percorso assistenziale secondo standard di qualità e sicurezza. La multidisciplinarietà è il principio in base al quale è necessario prevedere fin dall’inizio del percorso assistenziale il coinvolgimento di tutte le figure professionali competenti per quella patologia. In tal modo è possibile attuare una piena sinergia tra gli operatori, volta a definire in modo coordinato ed in un tempo unico il percorso ottimale per ogni singolo paziente. In tale ottica sono stati attivati, nei due poli oncologici di Perugia e Terni, e negli altri ospedali della Regione gruppi oncologici multidisciplinari (GOM), a dimensione aziendale e interaziendale, per le patologie neoplastiche riguardanti la mammella, il polmone, gli apparati gastroenterico, urologico, ginecologico, le neoplasie della testa e del collo e del sistema nervoso centrale. Per il melanoma, i tumori neuroendocrini e la tiroide, data la loro relativa rarità, sono stati attivati GOM regionali che comprendono tutti gli specialisti della regione. Nei GOM sono presenti tutte le componenti professionali, ospedaliere ed universitarie, rappresentate essenzialmente da radiologi, anatomopatologi, chirurghi, oncologi medici, oncologi radioterapisti, medici nucleari, chirurghi specialisti d’organo oltre alle altre figure professionali che completano il team nella sua specificità (pneumologi, gastroenterologi, dermatologi, neurologi, psicologi, riabilitatori, palliativisti, algologi, nutrizionisti, ecc.). Le funzioni dei GOM si possono sintetizzare nei seguenti punti: La multidisciplinarietà, realizzata secondo i principi sopra riportati, e il sistema di accoglienza oncologica, entrambe previste dalla raccomandazione ROR n° 1 (DGR n°2012 del 30-12-2010) hanno sostanzialmente rivoluzionato l’approccio al malato neoplastico. Per il paziente il grande vantaggio consiste nel sapere di poter trarre benefici dalle conoscenze e dalla esperienza di tutti gli specialisti e di veder applicata al proprio caso la terapia migliore oggi disponibile. La definizione del percorso assistenziale omogeneo per singola patologia neoplastica è 492 LA RETE ONCOLOGICA REGIONALE (ROR) DELL’UMBRIA frutto della collaborazione da parte delle aziende con i GOM nella loro dimensione regionale. Tale percorso si svolge dalla diagnosi precoce fino alle fasi terminali di malattia e deve tener conto delle capacità organizzative presenti in loco ed anche dalle possibilità di integrazione offerte dalla ROR. Inoltre sono state elaborate le linee guida per i tumori tiroidei e per il melanoma e sono in via di elaborazione quelle per i tumori neuroendocrini. Quest’ultimo gruppo, in particolare, si è distinto perché ha ottenuto, dopo adeguate formalità e verifiche, la certificazione di centro di eccellenza da parte della società europea per i tumori neuroendocrini ( ENETS ). Per quanto riguarda l’informatizzazione i passi di concreta realizzazione, coordinati dalla Direzione Regionale della Salute dell’assessorato alla Sanità, possono essere cosi sintetizzati: - Programma informatico comune per tutte le anatomie patologiche della Regione che è in una fase di concreta realizzazione. - Programma informatico per gli screening oncologici, già pienamente operativo per il cancro del colon e della cervice uterina ed in via di perfezionamento per il cancro della mammella. Infine per le priorità formazione e ricerca sono state realizzate le seguenti iniziative: a) per la formazione: • Nomina di una commissione per la formazione che comprende le principali figure professionali con un ruolo specifico nel settore per definire ed elaborare il piano annuale di formazione della rete. • Organizzazione di convegni, del tipo “ consensus conference “, in genere a carattere annuale, per i GOM e gruppi di lavoro. • Corsi di formazione per personale medico e sanitario su tematiche inerenti l’attività clinica e di ricerca della ROR. • Attribuzione di crediti formativi ECM per i membri dei gruppi multidisciplinari con modalità omogenee in tutte le aziende regionali. b) per la ricerca: • Nomina di una commissione per la ricerca che coordini le attività tra le varie componenti della rete. • Programmi di ricerca comuni su tematiche di interesse generale quali: l’epidemiologia, gli studi di out come, le metodologie di lavoro ecc. • Programmi di ricerca su temi più specifici in relazione all’interesse delle singole istituzioni. • Collaborazioni nazionali ed internazionali con società scientifiche e centri di ricerca che gli oncologi della ROR hanno già in atto da anni e che hanno rappresentato sempre un elemento di grande valenza culturale e di sistematica valorizzazione dell’oncologia umbra. Inoltre le professionalità presenti sul campo hanno permesso di conseguire due obiettivi molto importanti: - Aggiornamento della struttura informatica del Registro Tumori Umbro di Popolazione ( RTUP ). - Sviluppo e gestione di un portale informatico dedicato - (www.reteoncologicaumbria.org. Nel sito sono riportati gli atti normativi della Rete,i resoconti dettagliati delle attività, le raccomandazioni e linee guida della ROR, la documentazione inerente ai gruppi multidisciplinari e quella dei principali eventi formativi regionali, nazionali ed internazionali. Tra le articolazioni della rete oncologica regionale assumono particolare importanza i gruppi di lavoro ed i tavoli di coordinamento. 493 LA RETE ONCOLOGICA REGIONALE (ROR) DELL’UMBRIA Magna della Facoltà di Medicina al Polo Unico Ospedaliero di Perugia. Durante la Conferenza sono state evidenziate anche le criticità della ROR soprattutto per quanto riguardo l’applicazione a livello aziendale del modello organizzativo regionale e l’integrazione ospedale-territorio. Le osservazioni fatte sono state molto puntuali e possono essere considerate molto utili ai fini di una messa a regime completa ed efficace del modello organizzativo e della operatività della ROR. Sono stati attivati gruppi di lavoro che rappresentano uno strumento di aggregazione e di collaborazione tra diverse competenze specialistiche per poter studiare un argomento specifico, valutarne la rilevanza, prospettare risposte e /o soluzioni. Gruppi di lavoro attivati per: - L’ Ipertermia - L’epidemiologia dei tumori - La psiconcologia - La problematica trombosi-cancro - La valutazione dell’uso dei marker tumorali - L’uso appropriato dei farmaci oncologici ad alto costo Quali sono i programmi per il prossimo futuro? Innanzitutto va implementato e messo a regime un programma gestionale informatico unico che permetta la condivisione delle informazioni e lo scambio dei dati tra tutti i centri operativi della rete in tempo reale. Ciò significherebbe oltre ad una riduzione dei tempi operativi e ad una semplificazione delle modalità burocratiche, una possibilità di valutazione e studio delle attività della rete, unico presupposto perché le iniziative future in campo sanitario, per quanto attiene all’oncologia, possono essere prese su dati certi ed obiettivi. La messa a regime di un sistema gestionale informatico globale di questo tipo renderebbe inoltre molto più efficace e valido il lavoro che il RTUP sta già portando avanti, consentendo la piena integrazione funzionale del registro tumori nella rete oncologica regionale. Gli elementi cardine del progetto sono stati: a. La definizione di un modello di registro tumori finalizzato alla sorveglianza e alla valutazione oncologica. Tale modello che si fonda sulla stretta condivisione degli obiettivi di ricerca e valutazione nell’ambito della rete oncologica e su una moderna struttura informatica in rete è stato oggetto di pubblicazioni e presentazioni a convegno internazionale. b. Lo sviluppo di basi dati ad alta definizione per i tumori del colon retto e della mammella che sono in grado di fornire numerosi indicatori di processo ed esito. c. La realizzazione di progetti ad alta risoluzione basati sulla partecipazione attiva dei gruppi multidisciplinari della rete oncologica sia alla definizione del progetto di ricerca sia alla Su questo ultimo tema è stata una prodotta una raccomandazione, adottata dalla Giunta Regionale con DGR n°325 del 4-4-2011, che costituisce un codice di comportamento che gli oncologi umbri e i farmacisti ospedalieri hanno deciso di adottare per cercare di conciliare l’esigenza di offrire i trattamenti più efficaci a costi sostenibili. Tale documento è al momento unico nel panorama nazionale ed ha costituito motivo di particolare interesse in varie sedi istituzionali. Attualmente è in fase di completamento l’aggiornamento per il 2012 della suddetta raccomandazione che prende in considerazione i nuovi farmaci e le patologie ancora non esaminate. I tavoli di coordinamento hanno lo scopo di coordinare l’attività delle varie discipline non oncologiche in senso stretto per favorire la loro interazione con la rete oncologica. Sono in via di formalizzazione i tavoli di coordinamento per le specialità non prettamente oncologiche ma con competenza oncologica generale quali l’anatomia patologica, la radiologia, la medicina nucleare) e la chirurgia generale. Inoltre sono programmati due tavoli rispettivamente con le associazioni di volontariato in oncologia e con gli infermieri operanti nei reparti e ambulatori di oncologia della rete. Una occasione importante per fare il punto sull’organizzazione della Rete e rendere noti i risultati conseguiti è stata offerta dalla 1° Conferenza Organizzativa della ROR che si è svolta il 24 novembre 2011 presso l’Aula 494 LA RETE ONCOLOGICA REGIONALE (ROR) DELL’UMBRIA successiva raccolta delle informazioni cliniche per i tumori maligni della tiroide e per il melanoma cutaneo. Tali innovativi progetti sono andati avanti parallelamente alla realizzazione di linee guida regionali dedicate, cui peraltro il gruppo di ricerca del registro ha collaborato attivamente. Un aspetto importante è quello della collaborazione piena con le altre reti sanitarie della Regione ( laboratori, terapie palliative e terapia del dolore, riabilitazione ecc) e con le altre Reti oncologiche regionali. Inoltre si ritiene assolutamente indispensabile il coinvolgimento dei medici di medicina generale per rendere ottimale i percorsi diagnostico-terapeutici e per assicurare la continuità assistenziale. Base fondamentale di questo approccio è il ricorso sistematico e continuo alla multidisciplinarietà che prevede per ogni paziente una valutazione e una discussione collegiale, l’elaborazione di un indirizzo diagnostico e terapeutico nella realizzazione del quale tutte le competenze professionali utili alla gestione di quel caso clinico devono essere coinvolte. Ciò rende possibile un confronto continuo di idee ed esperienze, un acculturamento sistematico di tutti gli specialisti coinvolti, la formazione di una mentalità favorente il dialogo. Per il paziente il grande vantaggio di sapere di essere in qualche modo garantito dal " sistema " di lavoro, di poter trarre benefici dalle conoscenze e dall'esperienza di tutti gli specialisti e di poter pensare di vedere applicata nel proprio caso la terapia migliore oggi disponibile. Tutto ciò sarà più facile ed efficace con il ricorso sempre più frequente a tecnologie avanzate, specialmente nell’ambito della informatizzazione delle varie procedure, già in parte realizzate, in modo tale da facilitare al massimo la circolazione delle informazioni all’interno della Rete, condivisibili da tutti, con vantaggi facilmente intuibili; tra l’altro l’informatizzazione consentirà di coinvolgere i medici di famiglia nel ciclo virtuoso della riqualificazione dell’assistenza oncologica. Conclusioni L’esperienza accumulata in più di dieci anni di lavoro e di accurata programmazione sul territorio regionale permette di affermare che il percorso che ha condotto all’attuale costituzione della rete oncologica regionale ha consentito di innovare in maniera significativa, sia dal punto di vista assistenziale che scientifico, l’approccio alla patologia tumorale, dando rilevanza significativa alla presa in carico del singolo paziente per quanto riguarda sia la prevenzione, che la continuità di cura in fase diagnostica e terapeutica. 495 LA RETE ONCOLOGICA REGIONALE (ROR) DELL’UMBRIA 496 SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE IN IGIENE E MEDICINA PREVENTIVA UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA Dipartimento di Specialità Medico Chirurgiche e Sanità Pubblica Sezione di Sanità Pubblica Direttore: Prof. Francesco La Rosa INCIDENZA E SOPRAVVIVENZA DEL CARCINOMA DEL COLON-RETTO IN UMBRIA PRIMA E DOPO LO SCREENING ANALISI PER STADIO E GENERE Francesca Cioccoloni, Silvia Leite, Marco De Lucia, Tiziana Marzulli, Rosa Corvetti, Annunziata Di Marco, Morena Malaspina, Gabriella Vinti, Francesco La Rosa, Fabrizio Stracci. Registro Tumori Umbro di Popolazione 497 Programma Regionale di Screening per la Prevenzione e la Diagnosi Precoce dei Tumori del colon retto. 2006 UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA Dipartimento di Specialità Medico Chirurgiche e Sanità Pubblica Sezione di Sanità Pubblica 498 1. INTRODUZIONE 2. OBIETTIVI 3. APPROCCIO METODOLOGICO 4. RISULTATI 5. CONCLUSIONI LO SCREENING PER IL CCR IN UMBRIA Avviato nel 2006 (attualmente in corso il terzo round) Classe di età: uomini e donne tra 50-74 anni, residenti in Umbria (262.406 persone) Invio a domicilio del Kit, tramite Postel. Basato su iFOBT reazione Ag-Ab monoclonale; specifica (non subisce interferenza da cibo, sostanze con attività perossidasica, Hb animali) che avviene solo con Hb integra. referto negativo controllo a 2 anni referto positivo colonscopia: se negativa, esclusione dall’invito per 5 anni, poi rientro in screening UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA Dipartimento di Specialità Medico Chirurgiche e Sanità Pubblica Sezione di Sanità Pubblica 499 1. INTRODUZIONE 2. OBIETTIVI 3. APPROCCIO METODOLOGICO 4. RISULTATI 5. CONCLUSIONI SCOPO DEL LAVORO Descrivere gli andamenti d’incidenza e sopravvivenza del CCR nel periodo 1994 – 2008 FOCUS: età screening (50-74) periodo 2002-2008 sesso stadio periodo pre e post-screening modalità di individuazione: screen-detected, SD, non screen-detected, NSD UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA Dipartimento di Specialità Medico Chirurgiche e Sanità Pubblica Sezione di Sanità Pubblica 500 1. INTRODUZIONE 2. OBIETTIVI 3. APPROCCIO METODOLOGICO 4. RISULTATI 5. CONCLUSIONI CASI E METODI Fonti: Registro Tumori Umbro di Popolazione (R.T.U.P.) Servizi di screening delle 4 AUSL regionali Casi incidenti di CCR nel periodo 1994-2008 Una stratificazione per stadio e modalità di individuazione è stata eseguita per i casi incidenti nel periodo 2002-2008 1.567 adenomi con displasie di alto grado e carcinomi in situ 5.928 carcinomi infiltranti I trend sono stati analizzati mediante “joinpoint regression” [Kim HJ et al., Stat Med 2001]. I tassi sono stati standardizzati per età e sesso utilizzando le Popolazioni Umbra ed Europea. La sopravvivenza relativa è stata calcolata con il metodo di Pohar Perme [Pohar Perme M et al., BIOMETRICS 2012] . UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA Dipartimento di Specialità Medico Chirurgiche e Sanità Pubblica Sezione di Sanità Pubblica 501 1. INTRODUZIONE 2. OBIETTIVI 3. APPROCCIO METODOLOGICO 4. RISULTATI 5. CONCLUSIONI 180 180 160 160 140 140 120 120 100 100 80 80 60 60 40 40 inc. st. 20 Incidenza maschi jp0 20 APC 1.4* (IC 0.3, 2.4) 0 inc. st Incidenza femmine jp0 APC 0.5 (IC -0.3, 1.4) 0 1993 1995 1997 1999 2001 2003 2005 2007 2009 1993 300 300 250 250 200 200 150 150 100 100 inc. st. jp0 jp1 50 0 1993 1995 1997 Incidenza M. coorte 50-74 50 APC 1.8* (IC 0.2, 3.4) 1995 1997 1999 2001 2003 2005 2007 2009 inc. st. Incidenza F. coorte 50-74 jp0 APC 1 (IC -0.1, 2.1) 0 1999 2001 2003 2005 2007 2009 1993 1995 1997 1999 2001 UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA Dipartimento di Specialità Medico Chirurgiche e Sanità Pubblica Sezione di Sanità Pubblica 2003 2005 2007 2009 502 1. INTRODUZIONE 2. OBIETTIVI 3. APPROCCIO METODOLOGICO 4. RISULTATI 5. CONCLUSIONI CONFRONTO DELL’INCIDENZA PRE – POST SCREENING 600 600 maschi 2003-05 femmine 2003-05 500 maschi 2006-08 AUMENTO PIU’ EVIDENTE NEI MASCHI NELLE FEMMINE E’ SPOSTATO DI UN QUINQUENNIO [Brenner H et al., The American Journal of Gastroenterology 2010] UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA Dipartimento di Specialità Medico Chirurgiche e Sanità Pubblica Sezione di Sanità Pubblica 503 85+ 80_84 75_79 70_74 65_69 60_64 55_59 50_54 45_49 40_44 35_39 30_34 25_29 15_19 10_14 5_9 85+ 80_84 75_79 70_74 65_69 60_64 55_59 50_54 45_49 40_44 0 35_39 0 30_34 100 25_29 100 20_24 200 15_19 200 10_14 300 5_9 300 0_4 400 0_4 femmine 2006-08 400 20_24 500 1. INTRODUZIONE 2. OBIETTIVI 3. APPROCCIO METODOLOGICO 4. RISULTATI 5. CONCLUSIONI INCIDENZA: distribuzione per STADIO e GENERE. Classe d’età 50-74 L’incidenza degli stadi precoci (0-1) durante il 1°round di screening aumenta più nei maschi che nelle femmine UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA Dipartimento di Specialità Medico Chirurgiche e Sanità Pubblica Sezione di Sanità Pubblica 504 1. INTRODUZIONE 2. OBIETTIVI 3. APPROCCIO METODOLOGICO 4. RISULTATI 5. CONCLUSIONI INCIDENZA PER STADIO E GENERE - Classe d’età 50-74 UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA Dipartimento di Specialità Medico Chirurgiche e Sanità Pubblica Sezione di Sanità Pubblica 505 1. INTRODUZIONE 2. OBIETTIVI 3. APPROCCIO METODOLOGICO 4. RISULTATI 5. CONCLUSIONI SOPRAVVIVENZA PRE E POST SCREENING – classe d'età 50-74 ANNI 1.1 Quesito: 1 perché il guadagno,in 0.9 sopravvivenza, nelle 0.8 femmine nel periodo F Screening F Pre-screening M Screening M Pre-screening 0.7 0.6 post_screening non si manifesta, come 0.5 0 1 2 3 4 invece accade nei maschi??? UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA Dipartimento di Specialità Medico Chirurgiche e Sanità Pubblica Sezione di Sanità Pubblica 506 1. INTRODUZIONE 2. OBIETTIVI 3. APPROCCIO METODOLOGICO 4. RISULTATI 5. CONCLUSIONI 1 0.9 Lo screening ha avuto un minor 0.8 effetto in termini di sopravvinenza 0.7 nelle femmine? Maschi NSD 0.6 Maschi SD NO 0.5 0 1 2 3 4 1 0.9 I casi SD sono stati meno nelle 0.8 femmine rispetto ai maschi? 0.7 IN PARTE… Femmine NSD 0.6 Femmine SD 0.5 0 1 2 3 4 UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA Dipartimento di Specialità Medico Chirurgiche e Sanità Pubblica Sezione di Sanità Pubblica 507 1. INTRODUZIONE 2. OBIETTIVI 3. APPROCCIO METODOLOGICO 4. RISULTATI 5. CONCLUSIONI DISTRIBUZIONE PER STADIO E GENERE DEI CASI SD VS NSD St. 0 SD 33% SD 35% St. I SD 31% NSD 65% NSD 86% NSD 86% St. II SD 13% NSD 69% St. IV SD 10% SD 14% NSD 65% St.0 St. III SD 14% NSD 67% SD 35% St. II St. I NSD 90% St. III St. IV SD 6% SD 9% NSD 87% UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA Dipartimento di Specialità Medico Chirurgiche e Sanità Pubblica Sezione di Sanità Pubblica NSD 94% NSD 91% 508 1. INTRODUZIONE 2. OBIETTIVI 3. APPROCCIO METODOLOGICO 4. RISULTATI 5. CONCLUSIONI SOPRAVVIVENZA NELLA CLASSE 50-74 ANNI CON ESCLUSIONE DEI CASI IN STADIO IV, NEL TRIENNIO PRE E POST-SCREENING 1.1 1 0.9 0.8 0.7 2003-2005 M 2006-2008 M 2003-2005 F 2006-2008 F 0.6 0.5 1 2 3 4 5 UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA Dipartimento di Specialità Medico Chirurgiche e Sanità Pubblica Sezione di Sanità Pubblica 509 1. INTRODUZIONE 2. OBIETTIVI 3. APPROCCIO METODOLOGICO 4. RISULTATI 5. CONCLUSIONI CONCLUSIONI 1 Il primo round di screening per il CCR ha condotto ad un aumento dell'incidenza di lesioni pre-invasive e di carcinomi in stadio precoce. L’impatto dello screening è risultato meno pronunciato tra le femmine rispetto ai maschi, sia in termini d’incidenza che di sopravvivenza, nonostante una simile adesione. Considerando l’aumento dei casi in stadio 0, presente anche nelle donne, è probabile che in futuro lo screening possa determinare una riduzione dell’incidenza UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA Dipartimento di Specialità Medico Chirurgiche e Sanità Pubblica Sezione di Sanità Pubblica 510 1. INTRODUZIONE 2. OBIETTIVI 3. APPROCCIO METODOLOGICO 4. RISULTATI 5. CONCLUSIONI CONCLUSIONI 2 Lo screening potrebbe influire sull’accesso alle cure per i casi in stadio avanzato Questo potrebbe spiegare il mancato incremento di sopravvivenza nel sesso femminile UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA Dipartimento di Specialità Medico Chirurgiche e Sanità Pubblica Sezione di Sanità Pubblica 511 1. INTRODUZIONE 2. OBIETTIVI 3. APPROCCIO METODOLOGICO 4. RISULTATI 5. CONCLUSIONI CONCLUSIONI 3 Il Registro Tumori si pone quindi come strumento fondamentale di analisi, comprensione e valutazione dei fenomeni correlati allo screening, anche perché osservando la popolazione nel suo complesso può cogliere interazioni che esulano dalle attività dello screening pur influenzandone gli esiti. UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA Dipartimento di Specialità Medico Chirurgiche e Sanità Pubblica Sezione di Sanità Pubblica 512 Grazie per l’attenzione 513 514 Università degli Studi di Perugia Regione Umbria M.S. Petrucci, F. Stracci, F. Cioccoloni, F. Dolciami, A. Stigliani, F. La Rosa Dipartimento di Specialità Medico-Chirurgiche e Sanità Pubblica Scuola di Specializzazione in Igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Perugia Registro Tumori Umbro di Popolazione R.T.U.P. 515 1 Ferlay J, Parkin DM, Steliarova-Foucher E. Estimates of cancer incidence and mortality in Europe in 2008. Eur J Cancer 2010;46:765-81. 2 Primi cinque tumori più frequentemente diagnosticati e proporzione sul totale dei tumori (esclusi i carcinomi della cute) nel sesso femminile Pool Airtum 2006-2008 516 2 Primi cinque tumori in termini di frequenza e proporzione sul totale dei tumori incidenti (esclusi carcinomi della cute) nel sesso femminile per fascia di età. Pool Airtum 2006-2008 517 2 Pool Airtum 2006-2008 518 2 Pool Airtum 2006-2008 519 I-APC3: 1986-1995: 1.7*;1995-2000: 3.9* ;2000-2008: –1,0 *significatività 2 3 M-APC3: 1986-1989: 2.4 ;1989-2005: –1.7* Pool Airtum 2006-2008 APC = Annual Percent Change (Variazione percentuale media annua) 520 521 Obiettivo dello Studio CANCRO MAMMELLA IN UMBRIA Età Stadio Screening 522 SCREENING MAMMOGRAFICO ORGANIZZATO Avviato nel 1997 Popolazione bersaglio donne 50-69 anni 523 4Sistema di Sorveglianza Passi 2009. Rapporto regionale Umbria 524 4 Sistema di Sorveglianza Passi 2009. Rapporto regionale Umbria 5 Sistema di Sorveglianza Passi. Rapporto nazionale Passi 2011: screening oncologici femminili 525 Materiali e Metodi 6Pohar Perme M et al. On Estimation in Relative Survival. Biometris 2012 526 Risultati (1/9) 140 130 tasso standardizzato (per 100.000) 120 110 100 90 80 70 60 50 40 incidenza - osservata 30 20 incidenza - stimata APC 1994-2001:3.6*;2001-2008:-1.6 10 0 * Variazione statisticamente significativa anno 527 Risultati (2/9) tasso standardizzato (per 100.000) 35 30 25 40-49 anni - stimata APC 1994-2008: 5.3* 20 50-69 anni - stimata APC 1994-2008: 5.7* 15 70-79 anni - stimata APC 1994-2008: 5.33 Tutte le età - stimata APC 1994-2008: 5.2* 10 5 0 * Variazione statisticamente significativa anno 528 Risultati (3/9) 140 tasso standardizzato (per 100.000) 120 40-49 anni - stimata APC 1994-2008: 1.8 100 80 50-59 anni - stimata APC 1994-2001: 10.7*; 20012008: -4.3 60 70-79 anni - stimata APC 1994-2008: 1.4 40 Tutte le età - stimata APC 1994-2001: 6.8*; 20012008: -2.2 20 0 anno * Variazione statisticamente significativa 529 Risultati (4/9) tasso standardizzato (per 100.000) 120 100 40-49 osservata 80 40-49 stimata APC 1994-2009: -3.4* 50-69 osservata 60 50-69 stimata APC 1994-2009: -1.6* 40 70-79 osservata 20 70-79 stimata APC 1994-2009: -2.1* 0 * Variazione statisticamente significativa anno 530 Risultati (5/9) Sopravvivenza relativa 1 0.95 1994-1997 40-49 1998-2001 40-49 2002-2005 40-49 0.9 2006-2008 40-49 0.85 0 1 2 3 anni dalla diagnosi 4 5 Sopravvivenza relativa 1 0.95 1994-1997 50-69 0.9 1998-2001 50-69 2002-2005 50-69 0.85 2006-2008 50-69 0.8 0 1 2 3 anni dalla diagnosi 4 5 531 Risultati (6/9) 1 Sopravvivenza relativa 0.95 0.9 0.85 1994-1997 0.8 1998-2001 0.75 2002-2005 0.7 2006-2008 0.65 0.6 0 1 2 3 anni dalla diagnosi 4 5 532 Risultati (7/9) 533 Risultati (8/9) 534 Risultati (9/9) 535 Conclusioni (1/2) Atteso incremento dell’incidenza all’attuazione dei primi round di screening mammografico organizzato: trend di incidenza è dovuto ai carcinomi in stadi precoci ed è pressoché esclusivo della coorte 50-69aa Aumento incidenza carcinomi in situ interessa anche una altra coorte (40-49anni) Mortalità presenta una riduzione significativa, precedente l’introduzione dello screening mammografico organizzato, in tutte le fasce d’età 536 Conclusioni (2/2) Difficile evidenziare influenza dello screening mammografico organizzato: variazioni terapeutiche, diffusione screening opportunistico Analisi più dettagliate saranno possibili mediante ricostruzione della storia individuale di screening 537 538 539 CANCERSTAT UMBRIA, ANNO III NO. 12 Il potenziale di salute del comune. Con la sua dichiarazione sulla non sostenibilità finanziaria del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) Mario Monti, per conto della governance finanziaria, ha voluto aprire, anche in Italia, la partita della messa a valore della salute, tramite la sua concreta trasformazione da diritto -acquisito con il ciclo di lotte degli anni 60 e 70 - a merce, acquisibile tramite polizze assicurative che garantiscano, così come avvenuto per pensioni, indennità di disoccupazione e accesso allo studio, l’indebitamento strutturale come impronta comune della rendita sulle nostre vite. portando così un primo duro colpo alla unitarietà tra assistenza sociale e quella sanitaria. Da quell’anno in poi non c’è stata finanziaria che non contenesse una norma tesa a limitare il diritto alla salute: - prima rinviando sine die il varo dei numerosi decreti applicativi della legge 833/78, istitutiva del SSN; - poi abrogando i fondi per gli investimenti in conto capitale; - poi “aziendalizzando” la sanità; - poi disarticolando l’equità di accesso alle cure tramite il federalismo, la libera professione ed i tickets; - poi iniziando a depauperare i servizi – soprattutto quelli territoriali - di personale tramite i blocchi del tourn-over, - poi recintando il diritto alla salute con livelli essenziali di assistenza che già nel 2003 sancivano la privatizzazione della assistenza odontoiatrica, oggi costosissima; - poi, con una raffica di finanziarie fotocopia dei governi Prodi – Berlusconi, precarizzando gran parte del personale di nuova assunzione, esternalizzando i servizi di supporto e collocando in piani di rientro forzoso almeno otto regioni; - poi con i tagli messi in campo prima da Berlusconi e poi da Monti, che polverizzano i servizi sociali, tolgono circa 40 mld di € nel triennio 2012-1014 al bilancio della sanità, obbligando il SSN allo squilibrio finanziario e privatizzano di fatto, dato il micidiale mix tra costo dei ticket e lunghi tempi di attesa, la diagnostica di base e l’assistenza ambulatoriale specialistica. Si spende di meno e si attende di meno andando nei laboratori e negli ambulatori privati. Prima di addentrarci in una breve analisi dei processi che hanno portato a questo passaggio e dei suoi probabili punti di arrivo, è bene sottolineare che questo attacco dal nostro punto di vista evidenzia in primo luogo l’incapacità della gestione tanto privata quanto “pubblica” di garantire la salute della moltitudine, mettendo così in risalto il potenziale di salute del comune. Si apre pertanto un enorme spazio per lo sviluppo di lotte e pratiche sociali volte a costruire il comune in sanità, superando la lamentosa ed idealistica difesa del SSN, frutto di lotte sociali degli anni 60 e 70 che certamente rivendichiamo ma che, è bene ricordarlo, sono state sostenute in condizioni socio economiche oggi non riproducibili in quanto specifiche del fordismo. 1. L’attacco di Monti al Servizio sanitario nazionale è il punto di arrivo di un processo lungamente preparato: la prima “manovra economica in sanità” – eufemismo con il quale si descriveva la volontà di disinvestire nella nostra salute - è operazione che risale ai tempi in cui Bettino Craxi era Presidente del Consiglio (1984): nel caso di specie si iniziò separando le spese sociali per la salute mentale da quelle sanitarie, Il senso di tutto ciò è reso bene da quanto avvenuto nel 2012: a fronte di 4,5 mld € circa di 540 CANCERSTAT UMBRIA, ANNO III NO. 12 tagli lineari alla sanità presentati sotto la retorica della “ spending review ”, con lo stesso decreto vengono stanziati 3,9 mld € di “Monti bond” per acquistare azioni del Monte dei Paschi di Siena ad un valore che favorisce la banca stessa. Come segnala Maurizio Lazzarato, operazioni di questo genere evidenziano la sostituzione dei fini cui viene sottoposto il sistema fiscale, che perde la sua funzione di redistribuzione progressiva a favore della estrazione forzosa di valore dal corpo sociale e la sua messa a disposizione della rendita, la cui valorizzazione langue da ormai sei anni a causa della incapacità della governance finanziaria di risolvere la crisi globale. crisi dei modi di gestione privato e pubblico della sanità si evidenzia: - nella corruzione che le cronache giudiziarie hanno rivelato essere consustanziale a “mostri sacri” del privato in sanità quali il San Raffaele ( che è bene ricordarlo ha dato due ministri alla sanità italiana di cui uno generosamente passato anche al sistema penitenziario per una storia di mazzette) e le cui magagne amministrative hanno contribuito, in sinergia con quelle ordite dalla Fondazione Maugeri, alla caduta di Formigoni; - nella generale deliquescenza dei processi di rappresentanza politica a livello di istituzioni regionali, intente a riprodurre i propri apparati politico-amministrativi grazie alla arbitrarietà nelle assunzioni e negli appalti garantita da direttori generali di loro nomina e, come evidenzia la documentazione giudiziaria sulla strage di Taranto e le lotte di centinaia di comitati impegnati nella difesa della salute sui territori, talora complici nell’esporre popolazione e lavoratori ad inquinanti di cui è noto l’effetto nocivo per la salute e la cui prevenzione sarebbe quindi un atto dovuto. Se passiamo dal locale al globale, abbondanti sono le evidenze a sfavore dei modi di gestione pubblico e privato. Qui basterà ricordare: - l’incessante lavorio svolto da gruppi di “esperti” foraggiati da multinazionali e fondazioni, che si sono impegnati nella costruzione sociale di malattie cronicodegenerative e di malattie mentali, ampliandone i criteri diagnostici in modo da includere quote sempre maggiori di soggetti, prima sani e poi arruolati tra i consumatori a vita di farmaci, dilatando a dismisura le spese dei servizi sanitari nazionali e generando sovra diagnosi e sovra trattamenti; - il supporto alla privatizzazione delle conoscenze sul vivente offerto dalle istituzioni a gruppi privati tramite la concessione del diritto a brevettare interi sistemi di sapere comune sui processi biologici, peraltro mercificati spesso in una 2. E’ probabile che in questa fase il governo della rendita finanziaria si accontenti di sancire la privatizzazione della sola assistenza diagnostica e della specialistica ambulatoriale, sia per portare a casa una situazione di fatto già acquisita, sia per saggiare la risposta sociale a questo loro ennesimo furto del comune, sia perché consapevoli del fatto che non vi sono le condizioni strutturali - al momento - per privatizzare l’assistenza di base e quella ospedaliera. Ma è chiaro che il punto a cui arriveranno non sarà dettato da una qualche remora etica, ma dal livello di lotta sociale che sapremo esprimere. Per parte sua una certa disponibilità in questa direzione il ceto politico la dimostra già, stando alle parole del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi , riportate dal sito Salute internazionale: “In questo senso non è escluso che si arrivi a chiedere un contributo responsabile a chi può pagare, in rapporto al reddito. E che si possa pensare che certe categorie di lavoratori possano fare un’assicurazione privata finalizzata a garantirsi specialistica e diagnostica. Servizi che ormai si trovano nel privato allo stesso prezzo del pubblico con i suoi ticket. I tempi cambiano, e in un quadro di crisi come quello attuale tutto gratis non può più essere”. Enrico Rossi, Presidente Regione Toscana, Il Tirreno, 1 ottobre 2012. Vediamo quindi che accanto all’azione politicoamministrativa centrale a favore della rendita, la 541 CANCERSTAT UMBRIA, ANNO III NO. 12 cornice di generale inappropriatezza ( pensiamo all’offerta di test genetici che “predicono” - poco e male - la predisposizione allo sviluppo di tumori o di altre patologie); - l’assoluta incapacità a fare fronte al cambiamento climatico (che ha implicazioni concrete per la salute di tutti) nei cui confronti non solo non vengono prese misure preventive globali, ma che oggi viene posto al centro, anche da parte OMS di politiche di adattamento allo stesso ( sic); deciso di collocarsi, contesti culturali di cui viene assunta la necessità di decostruire i meccanismi identitari cui pure danno luogo di per sé ed i cui effetti sono esacerbati dalla gestione biocapitalistica della salute; - valorizzare le critiche rivolte ai processi di normalizzazione insiti nella definizione sociale della “malattia”, e nella sua gestione biocapitalistica, con tutto il portato di stigma, esclusione ed emarginazione sociale, ma anche di costruzione sociale della malattia e produzione di classificazioni intrinsecamente corrotte di cui dobbiamo e vogliamo liberarci. Quello che qui ci interessa è decostruire, proprio a partire da una accezione policontesturale ed auto sovversiva di salute, tutte le classificazioni oggi esistenti, un lavoro che impegnerà molte e molti e di cui in questa sede importa sottolineare la necessità; - riappropriarci del valore comune che produciamo cooperando, quel valore che oggi la rendita ci sottrae operando al di sopra ed al di là degli stati nazionali, con la messa a valore delle nostre vite e la cui ricattura non rientra minimamente non solo nelle intenzioni di Monti (sarebbe troppo aspettarsi questo da un professore con tale curriculum), ma in nessuna delle piattaforme politiche su cui si esprime oggi la rappresentanza. Se è chiaro che la spending review, operando sulla riduzione delle spese ha per obiettivo il trasferimento sulle nostre vite di quelli che un tempo venivano chiamati “oneri sociali”, la gestione comune di salute e sanità ai diversi livelli cui dovrebbe svilupparsi ( locale, europeo, globale) trova le necessarie risorse in lotte che conquistino rendita sociale imponendo una “revisione e diversa allocazione delle entrate della rendita finanziaria”, così come le lotte negli anni 60 e 70 hanno prodotto autonomia a partire dalle lotte per il salario; - superare la delega nei momenti decisionali e l’autoreferenzialità di quelli valutativi attraverso il controllo sociale delle risorse. 3. A fronte delle molteplici evidenze, pur sommariamente esposte, sulla necessità di superare limiti e danni prodotti dalla gestione privata, da quella istituzionale o peggio dal mix tra iniziativa privata e iniziative istituzionali di servizio al privato che oggi sta al centro delle politiche tanto obamiane quanto della rappresentanza politica italiana, vi sono dunque le opportunità offerte da una gestione comune di salute e sanità. E’ chiaro che qui come altrove, il comune non sarà il frutto dello sviluppo progressivo della storia né della delega ad nuova e pertanto più etica rappresentanza politica che sostituendo quella ora insediata negli scranni istituzionali ci garantirà il bene comune sanità, ma il portato delle lotte sociali e dei percorsi di cooperazione e inclusione che sapremo mettere in campo. Assumendo il punto di vista del potenziale di salute del comune noi potremmo (ma è solo un modo per stimolare una discussione ed attivare sperimentazioni che dobbiamo decidere e valutare insieme): - superare le perdite di salute cui danno luogo le pratiche proprietarie e normalizzanti delle gestioni private e istituzionali: una gestione comune della salute verifica la sua efficacia nella capacità di consentire una vita felice alle singolarità, rispettando la molteplicità dei bisogni di salute propria dei diversi contesti socio culturali in cui ognuno ha liberamente 542 CANCERSTAT UMBRIA, ANNO III NO. 12 L’unica condizione in cui ha senso parlare di partecipazione è quella in cui si esercita un controllo diretto sulla quota di ricchezza sociale prodotta in relazione ad una destinazione decisa in comune; fino ad oggi il mancato intervento contro il degrado delle condizioni ambientali e di vita e l’uso proprietario dei servizi da parte della rappresentanza o dei professionisti/ tecnici si è basato sul fatto che con la delega i cittadini, pur essendo esposti a rischi o portatori di bisogni di assistenza, hanno accettato un sistema di utilizzazione dei soldi destinati alla loro salute, che non solo non prevede alcun loro ruolo, ma che li esclude completamente da qualsiasi possibilità di intervento in merito sia alle scelte da fare che alla valutazione di impatto delle scelte fatte. 4. Se questo è, come prepariamo il nuovo, andando oltre il privato e la delega ad istituzioni troppo sensibili ai suoi interessi? In Umbria, la Coalizione “Come democratizzare il nostro servizio sanitario?” nata per contrastare l’uso privato del servizio sanitario da parte di partiti politici (nel 2010 in Italia almeno 6 assessori regionali su 21 si sono dovuti dimettere per tale motivo) sta lavorando per dare concretezza alla gestione comune della sanità; le inchieste e le assemblee realizzate hanno individuato nella attivazione di un sistema di finanziamento che dia potere alle collettività territoriali, un dispositivo importante per soggettivare chi risiede nei territori e metterlo in condizione di avere voce in capitolo sullo svolgimento dei programmi di prevenzione - e non solo di quelli - sulla qualità e soprattutto sui risultati da questi prodotti. La proposta nasce dalla constatazione che, pur prevedendo il finanziamento del servizio sanitario la attribuzione di una quota pro capite per ogni cittadino pari a circa 2600 € all’anno (prima della spending review!), questi soldi, che provengono per lo più dalla fiscalità generale (e quindi dalla ricchezza prodotta in comune) e servono per promuovere la nostra salute e garantirci l’assistenza sanitaria in caso di malattia, vengono gestiti da una serie di istituzioni che, come nel caso di Taranto, sono proattive con i portatori di interessi ma “sorde e grigie” verso le ragioni di esposti ed assisiti. Ora il procedimento di assegnazione delle (nostre) quote capitarie ai servizi vede l’intervento, in sede di ripartizione nazionale, regionale e locale di rappresentanti di partiti e dei tecnici da loro cooptati in quanto affidabili ed in sede di azienda sanitaria, di burocrazie e di professionisti, non della popolazione cui sono destinati i servizi, che con il voto esprime una generica delega alla tutela della salute; anche nelle fasi di programmazione, quando vengono scelte le priorità, ancora una volta troviamo rappresentanti di partiti e di sindacati, burocrazie aziendali e professionisti, mai i cittadini o nel caso dei servizi di prevenzione, gli esposti a rischio. Dunque l’attuale sistema di finanziamento non solo non prevede alcun ruolo di assistiti ed esposti, ma ne esclude completamente l’intervento, un po’ come avviene nel caso dell’istituto giuridico dell’interdizione, in cui vista la attestata incapacità di intendere e di volere, l’uso del patrimonio viene inibito al soggetto interdetto, mentre la gestione dei suoi beni passa ad un tutore. Su queste basi riteniamo che una battaglia volta a modificare l’attuale sistema di finanziamento della sanità possa rappresentare l’ossatura della sua nuova gestione comune in quanto, garantendo equità tra territori nella distribuzione delle risorse, non solo si da di più a chi sta peggio ma si da anche a chi sta peggio il potere di intervenire sulle azioni di quanti concorrono a farlo stare peggio, peraltro responsabilizzandolo rispetto all’uso appropriato delle risorse. Pertanto, se si definiscono delle aree territoriali che convergono in un “distretto” sulla base di caratteristiche demografico epidemiologiche, socio-economiche e storico culturali, si ottiene una allocazione delle risorse equa, appropriata e responsabilizzante per tutto il sistema: 543 CANCERSTAT UMBRIA, ANNO III NO. 12 - assegnando al distretto il totale delle quote capitarie spettanti a ciascun residente, consistente nell’intera quota pro-capite assegnata al SSR, opportunamente pesata per i principali fattori che determinano l’uso dei servizi (demografia, epidemiologia, accessibilità, ecc); - ripartendo, su percentuali di riferimento stabilite a livello regionale, delle quote di risorse per: a. i servizi di prevenzione e di assistenza territoriali (es.: valore minimo pari al 51%) b. la funzione ospedaliera destinata al territorio, alla emergenza urgenza ed alle alte specialità; c. le funzioni che ha senso assegnare ad un livello centrale (es.: diagnostica strumentale e di laboratorio, gestione personale, beni e servizi, funzioni di staff (formazione, epidemiologia, qualità, controllo di gestione, ecc) , negoziazione fornitori esterni, ecc.; - trasformando il distretto, per effetto della presenza organizzata dai cittadini nei passaggi centrali almeno della programmazione e valutazione (Comitati per la gestione comune della salute), in un primo prototipo di “istituzione del comune” e in un presidio in cui il territorio e chi ci vive può riconquistare potere a partire dalla autonoma determinazione della attività di promozione della salute e di prevenzione, nonché di uno svolgimento accessibile ed appropriato ai contesti locali dei processi di assistenza socio sanitaria. L’insistenza posta nel descrivere non solo gli interventi preventivi ma il funzionamento possibile dell’intero sistema socio sanitario territoriale deriva dalle necessità di pensare gli interventi di potenziamento dell’autonomia territoriale in termini globali. In tal modo: - la responsabilità politica di come spendere i soldi destinati alla salute e soprattutto di chiedere conto della qualità dei servizi e dei risultati ottenuti dagli interventi in cui sono stati investite le risorse va a cittadini ed esposti; - i finanziamenti ai vari livelli dei servizi sono assicurati (nessun investimento demagogico nei servizi ospedalieri!) ma i loro dirigenti devono tenere conto dei bisogni di salute e di assistenza di esposti e cittadini, contrariamente ad oggi; - la collettività, beneficiaria dei servizi, è responsabilizzata sull’uso, ovunque avvenga, delle sue risorse; - si creano i presupposti per contrastare il “furto” del comune (o uso privato che dir si voglia) tramite le verifiche indipendenti operate dalle collettività territoriali. Carlo Romagnoli Responsabile Qualità Dipartimento di Prevenzione AUSL 2 Perugia. 544 CANCERSTAT UMBRIA, ANNO III NO. 12 CancerStat Umbria Anno III, 2012 ISSN 2039-814X Numero 1 I tumori della vescica Numero 2 Trend di mortalità per cause in Umbria. 1994-2010. Numero 3-4 I tumori delle alte vie aereo-digestive. Numero 3-4, supplemento 1 VIDEO. Tavola rotonda: La sanità pubblica in Umbria. Opinioni e prospettive Numero 5 Ambiente e salute. Qualità dell’aria e prevenzione. Convegno – Perugia 25 febbraio 2012 Numero 6 • Screening mammografico. Gestire la complessità per guadagnare in salute Convegno – Perugia 8-9 marzo 2012 • La georeferenziazione nella registrazione dei tumori: approccio metodologico e prospettive di studio. XVI Riunione scientifica annuale AIRTUM. Como 29-31 marzo 2012 Numero 6, supplemento 2 VIDEO. Tavola rotonda: Medicina predittiva e sanità pubblica. Numero 7 I tumori dell’ovaio. Numero 8-9 La geografia del cancro in Umbria: incidenza 1978-2008. Numero 10-11 I tumori multipli in Umbria. 1994-2008. 545 CANCERSTAT UMBRIA, ANNO III NO. 12 CancerStat Umbria Anno I, 2010 Numero 0 Le statistiche del cancro e della mortalità in Umbria. Numero1 - Ultime pubblicazioni dei collaboratori del RTUP. - Technology assessment della metodica di prelievo e di preparazione della citologia in fase liquida (LBC – Liquid Based Citology) per l’utilizzo routinario nello screening per la prevenzione del tumore della cervice uterina in tutte le fasce di età e per la ricerca del Papilloma Virus Umano ad alto rischio oncogeno (HPV – DNA HR) come test primario nelle fasce di età da 35 a 64 anni durata prevista: 12 mesi / 8000 donne). Numero 2 L’incidenza del cancro in Umbria, 2006-2008. Numero 3 - Il Registro Rumori Infantili Umbro-Marchigiano. - La ricerca dei tumori professionali nell’ambito del progetto OCCAM. Numero 4 Il quadro epidemiologico per la programmazione della prevenzione oncologica regionale in Umbria. Numero 5 - Incontro con il Gruppo multidisciplinare regionale per le neoplasie tiroidee in Umbria. Perugia 28/29 ottobre 2010. Tavola rotonda: Utilità della creazione di registri regionali dei carcinomi della tiroide. o L’esperienza del gruppo multidisciplinare regionale per le neoplasie della tiroide. o Registro Tumori Umbro di Popolazione (RTUP) e carcinoma della tiroide. Numero 6 - Incontro con il Gruppo multidisciplinare regionale per le neoplasie tiroidee in Umbria. Perugia 28/29 ottobre 2010. Tavola rotonda: Utilità della creazione di registri regionali dei carcinomi della tiroide. o Registro Siciliano dei Tumori della tiroide. - Convegno: Nuove acquisizioni nella gestione clinica del carcinoma della tiroide di origine follicolare: cosa dicono le linee guida? Numero 7 - Neoformazioni della cute e del cavo orale. Melanoma. Terni 13.11.2010 o L’epidemiologia dei tumori cutanei in Umbria. o Prevenzione primaria e secondaria dei tumori cutanei. 547