Giuseppe Maddaloni Documenti inediti riguardo le origini dell’Eremo di S. Angelo a Torre del Greco Vesuvioweb 2014 1 Le più antiche notizie documentarie riguardo l’antico Monticello dedicato a S. Angelo risalgono al primo quarto del XVI secolo. I documenti riferiscono che il Monticello e i boschi circostanti erano in piena proprietà della Reverendissima Mensa Arcivescovile di Napoli1; successivamente in epoca imprecisata, tale proprietà fu occupata abusivamente da un tale Angelillo Accardo, il quale per molto tempo sen’appropriò dei frutti senza darni mai cosa alcuna all’Arcivescovo2. La Mensa Arcivescovile dunque citò in giudizio il colono abusivo come appropriatore di beni ecclesiastici, il quale si rimise da subito nelle mani e nelle decisioni dell’Arcivescovo. L’11 Luglio 1525, fu stipulato un pubblico accordo per mano del Notaio Gennaro di Leone nel quale fu stabilito per l’occupatore un risarcimento di ducati cinquecento quali si obligò detto Angiolillo di pagare a Monsignor Arcivescovo et sui successori3. Non è chiaro se nel 1525, anno della suddetta concessione fatta all’Accardo, sul Monte di S. Angelo già esisteva la chiesa con il primo nucleo di quello che poi diventerà l’Eremo Camaldolese. Una prima notizia documentaria relativa alla presenza della chiesa e di alcuni locali annessi, la ritroviamo in un Notamento della Concessione del Monte, in cui al principio del 1700, uno scrivano dell’Eremo Camaldolese appunta delle notizie storiche riguardo la storia del Monticello4. Lo scrivano racconta che il 13 Luglio 1532 il Cardinale di Napoli Vincenzo Carafa concesse a censo enfiteatico il Monticello di S. Angelo ad alcuni coloni, riconducibili probabilmente alla cerchia dell’Accardo già beneficiario della concessione del 1525. Il documento specifica che l’Arcivescovo concesse solo i boschi di pertinenza, riservandosi per esso e i suoi successori la chiesa di S. Angelo, cisterna, fabbriche, cortile, horticelli5. Dunque nel 1532 sul monticello già esisteva un primo nucleo del futuro Eremo Camaldolese con la chiesa già dedicata a S. Angelo. Quest’ultima era officiata da Eremiti occasionali scelti dallo stesso arcivescovo, i quali avevano anche facoltà di fabricare in dette case, servir in detta chiesa, et possedere detti horti, et tagliar legno per proprio uso6. Questa situazione perdurò perlomeno fino al 1555, anno in cui si registra l’appropriazione della chiesa da parte dell’Università di Torre del Greco. 1 2 3 4 5 ASN, Monasteri Soppressi, busta 5472 ASN, ibidem ASN, ibidem ASN, Monasteri Soppressi, busta 5469 ASN, Ibidem 6 ASN, ibidem 2 I torresi ottennero tale concessione dalla penitenzieria apostolica senza però ottenere mai l’assenso dell’Arcivescovo. Questa mancata ratifica della concessione con il relativo perfezionamento della stessa da parte dell’Arcivescovo, provocò una lunga causa legale tra la Curia Arcivescovile e l’Università stessa che portò il Cardinale Gesualdo alla fine del 1500, addirittura a scomunicare l’Università nella persona degli Eletti7. Nel 1602 il Cardinale Gesualdo Concesse il Monticello e la Chiesa con i boschi circostanti ai padri Camaldolesi di Monte Corona nei pressi di Perugia. Tale ordine era già presente nel Regno Napoletano perlomeno dal 1577, anno in cui il Papa Gregorio XIII affidò loro la cura di un piccolo santuario sorto qualche decennio prima nell’Irpinia, sotto l’azione di due Eremiti, Fra Angelo Figuera, di origine spagnola, e Fra Giulio originario della Puglia. La presenza dell’Ordine camaldolese nel Regno crebbe soprattutto a seguito della creazione di un nuovo Eremo fondato alle porte della capitale sulla collina che poi verrà chiamata Camaldoli di Napoli. Il nuovo Eremo, fu costruito grazie alla donazione di Laura Brancaccio, vedova del ricco feudatario Antonio Carafa, e in poco tempo divenne il più importante del mezzogiorno. Diverse furono le ragioni che spinsero l’Arcivescovo a compiere la concessione del Monticello di Torre del Greco, primo tra tutti la volontà del Vescovo di affidare la chiesa e il Monticello ad una cura stabile. Nell’atto di concessione infatti, viene specificato come la chiesa aveva bisogno di molte cose, così per la riparatione e restaurazione di essa, come per la conservatione del culto divino, al che non si è potuto rimediare fin’ dora, ne anco trovare sacerdote, o clerico alcuno, che n’abbia cura perché possa complire al servitio di essa chiesa per non haver’entrate, ne redditi di forte alcuna8. Il documento lascia chiaramente intendere che il Vescovo conosceva bene il Monticello con la Chiesa perché vi si recava spesso per il suo ristoro e riposo9. Furono gli stessi Monaci Camaldolesi, a chiedere al cardinale Gesualdo di concedergli la Chiesa di S. Angelo della Torre del Greco con quel monticello che gli’è attorno, per la comodità che potrebbe seguire agli amalati degli altri luoghi, per l’aria buona10. Dunque dal principio è chiaro che l’Eremo di Torre del Greco nell’intenzione dei superiori doveva diventare una sorta di casa di riposo o comunque Ospizio per altri monaci convalescenti, che qui avrebbero trovato aria sana e cagionevole per i propri mali. I superiori dell’ordine esponendo al Vescovo i benefici di tale fondazione palesarono le loro intenzioni di ingrandire la struttura, arricchire la chiesa e rendere l’Eremo bellissimo a Gloria di Dio11. La richiesta di fondazione di un nuovo Eremo, avanzata dai Camaldolesi, era giustificata da una ingente donazione testamentaria di cui i Monaci erano stati beneficiati nel 1600. Un tale Cesare Zaffarana nobile di Messina, assiduo frequentatore e stimatore dell’Eremo Camaldolese Napoletano, aveva lasciato ai Monaci Camaldolesi una ingente eredità con la clausola che questa venisse usata esclusivamente per la fondazione di un nuovo eremo da edificarsi o a Messina o comunque in qualche altra terra del Regno, in cambio della quale si sarebbero celebrate per la sua anima perpetuamente due messe il giorno e dodici anniversari l’anno12. 7 Se sono forza de torresi di mantenersi in possesso di de a chiesa ma il Cardinal Gesualdo s’oppose et come dice il nostro mastro d’a della iurisdi one … che si ricorda che per essendosi intromessi alla iurisdi one di tal chiesa furono dichiara e scomunica … ASN, Monasteri Soppressi, Busta 5469 8 ASN, Monasteri Soppressi, busta 5471 9 ibidem 10 S. LOFFREDO, Turris Octava Alias del Greco, pag. 311 11 S. LOFFREDO, op. cit., ibidem 12 ASN, Monasteri soppresso, busta 5471 3 Tali messe sull’anime del benefattore vennero celebrate per diversi anni, ancora nel 1643 un documento specifica che nella tabella della sacristia della nostra chiesa del sacro Eremo di S. Angelo della Torre del Greco dell’ordine Camaldolese, dove vanno notati gli obblighi di detta chiesa vi è l’infrascritta particella 23. Una messa il giorno per l’anima del quondam Cesare Zaffarana, et sei anniversari ogni anno, similmente per l’anima del detto quondam cesare zaffarana. Quali messe, et anniversari sono stati celebrati, et vi celebrano ogni giorno conforme sta ordinato nel suo testamento … 16 Giugno 164313. La somma lasciata dal Zaffarana era talmente ingente che si riuscirono a fondare non uno ma due Eremi, l’uno al Casale di Torre del Greco sotto il titolo di S. Michele Arcangelo e l’altro nella città di Vico Equense sotto il titolo di S. Maria in Jerusalem, alli quali due eremi dal Capitolo Generale d’essa Congregazione si divisero equamente li pesi di dette messe et anniversari. Lo che fu poi comprobato con bulla particolare della felice mano di Papa Paolo V14…. Il 19 Marzo 1602 fu redatto l’Istrumento di concessione del Monte e della Chiesa tra il Cardinale Gesualdo e Padre Fra Serafino di Nola, nel quale il Vescovo concedeva ai Monaci la chiesa di S. Angelo, il Monte, le stanze, fabriche, cortile, horto, cisterna, con tutto quello si contiene dentro al cinto delle mura, con licenza di poter erigere et fundare ex novo15. Le condizioni della donazione furono le seguenti: Che si debba spedire l’assenso apostolico prima di pigliare il possesso; li padri non piglino ne debbiano pigliare ne concessione ne devozione di qualsiasi altra sorte di rito da altri; et anco dall’Università della Torre del Greco; Che mentre vi abiteranno detti Padri habbino da portare ogni anno la prima domenica di Maggio una torcia di cera bianca di peso di libbre quattro in segno di riconoscimento della donazione di suddetta chiesa a voi concessa. Et che li Padri debbiano fare porre sopra le porte della chiesa o in altre porte eminenti l’arme della chiesa Arcivescovile di Napoli16. L’accordo raggiunto con l’Arcivescovo però non risolveva il problema con l’Università di Torre del Greco, la quale come accennato innanzi, avanzava diritti di proprietà in virtù di una appropriazione che dalla Curia Napoletana era già stata dichiarata nulla. Il Balzano riferisce che i Camaldolesi dell’Eremo di S. Angelo entrarono in lite con l’Università, proibendo alla stessa di murare all’ingresso del Convento una lapide nella quale si specificava che l’Eremo suddetto era stato fondato e donato ai monaci a spese dell’Università. Questa cappella dedicata al principe degli Angeli, col giardino murato, a spese dell’Università della Torre del Greco, fu dalla medesima Università donata agli eremiti camaldolesi17. 13 14 15 16 ASN, Monasteri soppressi, busta 5476 ASN, Monasteri soppressi, busta 5471 ASN, Monasteri soppressi, busta 5469 ASN, ibidem 17 F. BALZANO, L’an ca Ercolano ovvero la Torre del Greco tolta all’oblio, Napoli 1688, pag 91 4 Ma come dimostrano i documenti, fu l’Arcivescovo di Napoli a donare il Monticello e la chiesa ai Camaldolesi e non l’Università, come erroneamente riporta il Balzano. La lite a cui accenna il Balzano è confermata anche dallo stesso atto di donazione dell’Eremo ai Monaci, dove in una nota si specifica che nonostante li Padri havessero stipulato con l’Illustrissimo Cardinal Gesualdo, restava lite con l’Università della Torre del Greco di chi fusse detta chiesa18. La questione alquanto controversia fu risolta in un consiglio generale del popolo svoltosi il 29 Settembre 1602 alla presenza dell’Arcivescovo, dei rappresentanti dei Camaldolesi, del popolo e degli eletti dell’Università19. La seduta si svolse nella chiesa di S. Croce e si concluse con la rinuncia dell’Università liberamente e senza riserve e condizione alcune … della chiesa con quanto possiede a favore dei Reverendi Padri per fondare l’Eremo20. L’origine delle pretese di proprietà avanzate dall’Università sono da ricercarsi probabilmente in una forte devozione popolare che i torresi ormai nutrivano nei confronti di questo pio luogo, al quale quest’ultimi non volevano rinunciare. La stessa Università aveva istituito nel giorno della festa di S. Michele Arcangelo, l’ 8 Maggio, una processione cittadina verso il Monticello a cui prendeva parte tutto il Clero e il popolo, il quale poi radunato nella chiesa celebrava la festa cantando il Vespro21. In seguito alla pacificazione con l’Università, la comunità Camaldolese concesse ai torresi il permesso di potersi recare al Monte e celebrare nella chiesa in tre giorni dell’anno: l’8 Maggio, festa di S. Michele, il 29 Settembre, anniversario delle apparizioni e il lunedì di Pasqua. I Camaldolesi inoltre riconobbero ai cittadini dell’Università il permesso di usufruire della cisterna per l’acqua, e della foresteria come luogo di accoglienza dei devoti che salivano al Monte. Ma le rigide esigenze della comunità eremitica non erano certamente compatibili con un andirivieni di visitatori, e a poco a poco tali concessioni furono revocate, provocando nei torresi un ulteriore malcontento come dimostrato da alcuni documenti della fine del XVII secolo in cui i torresi denunciano tali abusi. In particolare un documento del 1732, redatto dal Priore del’Eremo di Torre del Greco, mette a corrente i superiori dell’ordine del malumore dei torresi, e di alcuni provvedimenti presi a tal proposito. Alcuni Naturali della Torre del Greco con loro ricorso esposero che li PP Camaldolesi dell’Eremo sotto il Titolo di S. Michele posto nel ristretto dell’istessa Torre del Greco li aveva usurpato vari territori: aveva abolito il pubblico ospedale, che era nell’obbligo di mantenere specialmente in tempo di peste, aveva abolito la pubblica foresteria con sommo danno a quel pubblico, aveva abolito al clero di quell’Università di andare ad officiare almeno tre volte l’anno nella chiesa di esso eremo, siccome ad antico erasi sempre consumato, si aveva esurpato il diritto della cappella di S. Rocco dove vi era la sepoltura per comodo dell’istessa Università e spetialmente in tempo di peste, e finalmente che si aveva usurpato una gran ... 18 ASN, Monasteri soppressi, busta 5469 19 In quell’anno gli ele, erano: Giuseppe Cacace, Cosimo di Leone, Scipione Falanga et Nicola Cocozza 20 ASN, Monasteri soppressi, busta 5469 21 F. BALZANO, op. cit, ibidem 5 cisterna che primo serviva per comodo di quel puvbblico22 … . Nel documento si parla di una Cappella di S. Rocco presente probabilmente nell’antica chiesa, sulla quali i torresi avevano addirittura un diritto di sepoltura in tempo di peste, e di un pubblico ospedale per il quale i Camaldolesi avevano l’obbligo di mantenerlo specie in tempo di peste. La peste del 1656, terribile a Napoli e nei territori circostanti, provocò a Torre del Greco un gran numero di vittime. È ipotizzabile alla luce di questo documento che l’Università avesse fondato sull’Eremo, una sorta di Lazzaretto per gli appestati, nonché creato una fossa comune dove seppellire i morti posta sotto la citata cappella di S. Rocco. Un elemento nuovo, questo del Lazzaretto sul Monte S. Angelo, che getta luce su come l’Università torrese si pose nei confronti di un tale dramma sociale quale fu la peste del 1656. Del resto la devozione dei torresi per S. Rocco è confermata dalla Cappella dedicata a tale santo presente nella Chiesa di S. Maria del Pianto, fondata dall’Università stessa sulla fossa comune del Carmine dove furono gettati i corpi dei torresi morti durante la pestilenza. Bella è la tela di S. Rocco che intercede per gli appestati Torresi, realizzata a metà del settecento e attribuita alla mano di Francesco celebrano. L’ambientazione dell’opera resa dal reale, farebbe riferimento al piccolo ponticello posto sul vallone, che collegava la chiesa del Carmine con quella di S. Maria del Pianto, visibile fino all’Eruzione del 1737 che stravolse i luoghi colmandone il vallone. La chiusura dell’ospedale, della foresteria, e le altre limitazioni date ai torresi furono risolte con un compromesso con il quale i Camaldolesi si obbligavano ad impegnare una buona parte delle proprie rendite in sovvenire non solo li poveri della Torre del Greco ma di tutta la provincia di terra di lavoro23. Dopo pochi anni dal loro insediamento sul Monte, i Camaldolesi fecero richiesta all’Arcivescovo di comprare il Monticello con la chiesa e liberarsi dal peso enfiteatico, nel 1605 fu stipulato il contratto, in virtù del quale il Monticello passò sotto la diretta proprietà dell’Ordine Camaldolese. Dai libri di Esito del Convento si ricava che per molti anni i Monaci continueranno a pagare il mutuo all’Arcivescovo per estinguere il loro debito. La Platea dei Carmelitani Scalzi di Torre del Greco Platea Generale del convento de Padri Carmelitani Scalzi della Torre del Greco nella quale si notano tutte l’entrate, stabili, contratti, e pesi del tepo della sua fondazione che fu nell’anno 1632, formata d’ordine del padre fra Paulo di S. Maria Priore all’anno 168124. 22 ANS, Monasteri soppressi, busta 5471 23 ibidem 24 ASN, Monasteri soppresso, busta 394 6 Hebbero sempre la mira i superiori, e padri di questa provincia della Madre di Dio di Napoli, per maggiore osservanza … aumento della religione, quiete de Religiosi e beneficio commune dell’anime di fondare un convento, che fosse vicino a Napoli, ed havendo più volte cercato, e fatto elettione di alcuni siti assai buoni, come del Palazzo del signor Marchese di fuscaldo in Portici, del luogo detto il Granatello in Pietrabianca e d’altri, de quali quando si veniva all’assetto delle conclusione subito insorgevano difficoltà non pensate, onde mai potè vedersene il bramato fine. Credo non senza particolare disposizione di Dio, il quale come sapientissimo serbava ciò per siti e luoghi più misteriosi e per maggior gloria del Vescovo e Martire suo S. Gennaro, come gl’effetti poco dopo il mostrarono. Atteso de eruttando il Monte Vesuvio detto di Somma il 16 Dicembre dell’anno 1631, come oltre volte avea fatto, ipetuoso fuoco, acqua, ceneri, e gran copia di pietre infuocate, con continui e spaventosi terremoti, fè gran strage non solo nelle circonvicine terre, e campagne, rovinando l’edifizi, e seppellendoli nelle molte nominate ceneri, ammazzando molta gente, e bestiami, e destrugendo ogn’arbusto, e territorio bruggiandoli e riempiendoli di quei inarsiccati escrementi, che dalle viscere mandò fuori, ma insieme minacciò gran ruina alle lontani e remoti con terribili terremoti, e pioggie di ceneri, e se le lontani, e remoti concepirono da suoi segni tanto terrore, assai più senza comparatione fu lo spavento della bella città di Napoli, che vi presso presso li soggiace, e con i propri occhi vedeasi da citadini scagliare il fuoco con pietre, e ceneri misto, e adinasi in un tempo i strepitosi baleni della voragine, ed il spaventoso scuoter de terremoti, si che parea del tutto inabissare, stimando ogn’uno esser già venuto l’ultimo sterminio delle cose per l’imminante pericolo, che i propri occhi vedea sovrastarli. Ma occorrendo all’antico suo defensore, ed implorando il suo mito agiunto, dico al Glorioso Vescovo, e Martire S. Gennaro suo principal Padrone, che volesse come altre volte havea fatto, liberarla da simil pericolo. Per li meriti, di intercessioni del Santo miracolosamente restò libera, ed illesa. Onde li signori eletti della città di Napoli in ringraziamento d’un tanto beneficio, havendo esperimentato nell’incendio, ed evaporazione del monte della solfatara di Pozzuoli, che per il tempio e conto, che in honor di detto santo aveano eretto colà in esso Monte, e dato a Padri Cappuccini, si erano non solo liberati da quel pericolo all’hora presente, ma insieme con la protettione del santo, ed orazioni di quei buoni religiosi preservati per l’avvenire. Ad un simil modo determinarono d’erigere un altro tempio, a contro presso il Monte di Somma ad honor del medesimo Santo, e darlo ai Padri Scalzi Carmelitani, acciò con le loro orationi e protezione del suo gran campione, volesse il Signore similmente preservarli per l’avvenire. E così il 9 Febbraio del seguente anno 1632 con l’intervento del Signor Don Giovanni Enriquez Marchese de Campi, e regente di cancelleria fu concluso da detto Signore mandato in esecuzione e fondata detta Chiesa, a conto della falda più vicina, e più convenevole alla bocca della spaventata voragine, e fu detto atto registrato e se ne conserva copia nelle nostre scritture. Per lo che venendosi il Signor Marchese de Campi col Duca di Caivano secretario del Regno, ed altri Cavalieri, veduto , e considerato bene tutta la falda del Monte, fermo eletione di questo sito vicino la Torre del Greco, dove al presente stiamo, e per dare esecutione alla fondatione, li eccellentissimo Signore Conte di di Monte Rei Vicerè di questo Regno volse intervenirvi di persona, ritrovandosi anco l’Altissimi Signori Eletti e molti de nostri Padri vennero per mare con una Calea, e vi fu un lungo e devoto 7 … sermone dell’illustrissimo Padre Bernardo di S. Giuseppe, e Monsignor Fra Martino Leon y Cardenas di natione spagnuolo Vescovo di Pozzuoli, e Vicerè di Palermo, che morì nel 1656 in circa, dell’ordine della Mercede, benedicendo solennemente la prima pietra la pose nei fondamenti della chiesa … ed essendosi poi seguitata la fabrica per sentenza del reverendo Vicario del Signor Cardinale Buon Compagno, Arcivescovo di Napoli , Felice Tamburello, sotto li 13 di Novembre 1633, fu conceduta licenza d’aprirsi la chiesa sotto il titolo del Glorioso Martire S. Gennaro Vescovo di Benevento, e Protettore Principale di questa città, di celebrarsi messe, di conservarsi il Santissimo, e farsi li soliti uffici, purchè in essa di continuo abitino delli religiosi, e che l’entrate non s’habbiano mai diminuire, salve però le ragioni parochiali. In virtù della qual licenza alli 6 Aprile 1634 vi si pose la suddetta comunità, ed il Reverendo Fra Filippo di S. Giacomo vi cantò nel detto giorno la prima messa. E per mantenimento de religiosi non solo dalla detta città ma anco da particolari ministri, ed avvocati furono contribuite larghe limosine come si nota nel libro maggiore di questo convento … ed appresso più distintamente si dirà nel suo proprio luogo e tempo. Giuseppe Maddaloni 2014 8