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una rubrica di Silvana Rigobon
(Terza parte, marzo 2008)
Chi non se la ricorda Eleanor Rigby, la canzone
dei Beatles? Ah, look at all the lonely people…
Pare sia una delle canzoni più coverizzate del
mondo. O almeno questo è quello che si legge nell’introduzione di Eleanore Rigby (www.eleanorerigby.com), la rivista quasi omonima, che di quella
subdola “e” finale va assai fiera.
Nata in quel di Bologna qualche anno fa, in
origine la rivista veniva fotocopiata e distribuita a
mano. Oggi la versione on line di Eleanore Rigby
convive con quella cartacea, che continua ad essere distribuita gratuitamente (grazie ad alcuni sostenitori amorevoli).
Eleanore Rigby pubblica racconti, soggetti e
sceneggiature di cortometraggi, pezzi teatrali e
altro, di esordienti e anche di “autori noti e diversamente affermati” (fra quelli che Fernandel ben
conosce citiamo Gianluca Morozzi e Marco Rossari), oltre ad ospitare racconti di autori stranieri
come Jonathan Lethem o Matthew Sharpe.
Ma chi si cela dietro ad Eleanore Rigby? Una
donna di grande fascino che, pur avendo creato
una rivista online, per sua stessa ammissione serba
ancora nel cuore il ciclostile.
È lei l’ospite di Nautilus Cafè.
Eleanore, cosa ti ha spinto a fondare una rivista letteraria?
Nella mia mente la rivista è sempre esistita.
O quantomeno è sempre esistito il concetto di
fondo: combattere la narrativa noiosa con ogni
mezzo.
La rivista è nata nel 2004, a Bologna. Era
un pinzato, distribuito gratis in libreria, con
un formato elegant-grunge assolutamente
voluto e un sito web spocchioso e verde. Poi
ha spostato la sua base a Milano, dove risiede tutt’ora, e il cambiamento metropolitano
ha influito positivamente sul paratesto. Ora
Eleanore è un brossurato analogico e la si
trova anche sul world wide web con un’interfaccia ancora più spocchiosa, ma bianca. A
parte un enorme carciofo verde e liberty che
insegna ai naviganti come fare a sostenere il
Silvana Rigobon
NAUTILUS CAFÈ è una
rubrica che si ispira al
nome del sottomarino
di Ventimila leghe sotto
i mari di Jules Verne:
uno spazio con una
grande finestra aperta
sugli abissi dell’oceano
virtuale, per conversare
con chi vive la rete in
immersione totale.
pamphlet. Perché Eleanore non è una rivista, è
un pamphlet.
Che hai creato tu…
L’ho creata io. Una sera, a Bologna. Ho conosciuto certi ragazzi con i capelli lunghi, ho chiesto
loro d’accendere – si poteva ancora fumare nei
locali – e loro mi hanno porto il fuoco dei loro Bic
con disegnate sopra rispettivamente una carota e
un mulo. Il bocchino liberty che allungava a dismisura la mia Silk Cut stretta li ha ammaliati. Mi
sono fatta offrire da bere, parecchio da bere. E lì
ho capito che dovevo fare qualcosa per quei milioni di ragazzi come loro: colti, amanti del calcio
olandese, sboccati, poliglotti, ossequiosi dello stile,
bevitori di Peroni, speranzosi in un mondo guidato da Mark Lenders, dove la banda sarà solo larga
e tutti possiederanno conoscenze universitarie di
design. Ma ragazzi che si annoiano a leggere la
narrativa italiana. Mi sono sentita l’unica in grado
di fare qualcosa. Un qualcosa che loro potessero
capire. Un qualcosa che colpisse positivamente il
loro immaginario. E quindi ho deciso: farò una
rivista, scoprirò talenti, anche al di là dell’oceano,
e darò a quel milione di ragazzi qualcosa che potranno commentare così: “Minchia, ’sta rivista è
come Hulk che spacca Manhattan”.
Silvana Rigobon
La home page del sito
Eleanore Rigby è la signora della narrativa italiana. Un po’
diva e po’ zoccola. È una di quelle belle donne senza età, di
quelle che le inviti a cena, apri la portiera della Cadillac, ordini vino dell’82 e pinguino in umido, paghi tu, l’accompagni
a casa e te ne vai da gran signore, e il giorno dopo le spedisci
dei fiori ringraziandola per la splendida serata.
diceva: “Voi sarete i Beatles, con la A!”. Ed è altrettanto chiaro che Coupland era sbronzo, dopo
una certa festicciola a casa di amici comuni, nel
2003, in cui ha deciso di dedicarmi il libro, così lo
ha intitolato Eleanore, senza E.
E oltre a te, chi c’è in redazione?
Essendo io una donna che viaggia sempre e che
ama il mondo, ho dovuto assoldare degli schiavi.
Ho trovato cinque ragazzi e li ho stregati. Ho scoperto le cosce e ho offerto loro da bere, parecchio
da bere. E ho detto loro che se avessero speso anima e corpo per la mia causa, avrebbero fatto del
mondo un posto migliore, a quattro stelle, magari
a cinque. E loro hanno capito. Giorni fa mi hanno
mandato una mail con la foto della scritta che hanno disegnato in redazione: “Elevare i ranghi della
narrativa prodotta in Italia, da una scialba seconda
categoria senza il frigo-bar in camera, a hotel di
lusso in cui non vedrai mai neppure l’ombra di un
inserviente, ma troverai sempre la camera da letto
lucida come le labbra di Nicole Kidman”.
Possiamo fare qualche domanda anche a questi
ragazzi? Magari ricordiamo i loro nomi…
I miei schiavi non sanno parlare. Sono persone
orribili, impresentabili. Dai dubbi costumi sociali.
Non meritano di essere nominati.
Nella scelta di firmarti Eleanore Rigby c’entrano i Beatles e/o Douglas Coupland? E come mai
quella “e” finale?
È il mio nome di battesimo. Mio padre non l’ho
mai conosciuto e mia madre – un’ereditiera ungherese – mi ha sempre raccontato che fu lui a scegliere il mio nome. Lui faceva il marinaio e quando
mia madre scoprì di essere incinta lui andò da lei
e le disse di aver sognato un uomo che sopra una
torta fiammeggiante gli diceva: “Lei sarà Eleanore,
con la E!”
Poi è chiaro, il mondo è fatto di citazioni. Ed
è normale che John Lennon abbia detto di aver
scelto il nome della sua band dopo aver sognato
un uomo che sopra una torta fiammeggiante gli
Cosa ti proponi di fare, con il tuo pamphlet?
Gli obiettivi sono molteplici:
A. Combattere la narrativa noiosa
B. Tornare a una narrazione fatta di trama
C. Cercare autori più giovani di Morozzi che
poi facciano il salto nell’editoria con i soldi degli
anticipi. In modo da poter portare trama e mancanza di noia lassù in alto
D. Dare un significato alla parola stile
E. Definire come requisito a livello mainstream l’elevata dipendenza da Cosmopolitan
Io personalmente non ho la pretesa di arrivare
da nessuna parte. E lo sto insegnando anche ai
miei redattori schiavi. C’è una regola ferrea nel
mestiere di fare le riviste: vivere il presente e definire l’orizzonte del futuro in base a un’equazione
che dia sempre lo stesso risultato, ovvero divertimento e aumento dei lettori e della qualità avanguardistica.
“No future e gin tonic con una foglia di menta”
recita lo sfondo del desktop che hanno i miei redattori schiavi sui loro computer.
A chi vorresti arrivare?
A Clint Eastwood. I���������������������������
miei ragazzi non l’hanno
mai conosciuto. Ho promesso loro che se con il
prossimo numero di Eleanore Rigby riusciranno a
stupire anche me, li carico su un mercantile e ce ne
andiamo in America. A casa di Clint. Un paio di
settimane.
In questi anni hai avuto anche le tue belle
soddisfazioni, con il tuo pamphlet. Un racconto
pubblicato su Eleanore Rigby è stato selezionato
per Voi siete qui (minimum fax 2007), la raccolta
dei migliori esordi del 2006.
Barbara Di Gregorio è stata selezionata da Mario Desiati. È stato un gesto carino. Che ha molto
aiutato una delle mie creature preferite. Ora la
Silvana Rigobon
dolce e sboccata fanciulla ha firmato per la pubblicazione del suo primo romanzo con un grosso
editore, che non nominerò, ma che inizia con R e
finisce in –izzoli.
Un altro momento che ha reso felice me e raggianti i miei redattori schiavi è stata la pubblicazione di uno dei loro eroi, Jonathan Lethem. O di un
loro maestro, Matthew Sharpe. Fa brindare anche
l’essere stata la prima a diffondere in Italia il verbo
del migliore narratore canadese degli ultimi anni,
Craig Davidson. Agganciato poi da Edizioni BD
e di prossima pubblicazione anche da parte di un
altro colosso che diciamo inizia con E e finisce con
–inaudi.
Ma la soddisfazione maggiore, per me che sono
una donna viziosa, è essere amata sia da persone
splendide come Matteo B. Bianchi che da esseri
orribili come Ivano Bariani. E di essere letta e
apprezzata sia da chi non conosce a memoria la
formazione dell’Olanda del calcio totale, sia da chi
la conosce perché ha una certa età…
Quindi hai un debole per gli scrittori anglosassoni…
Gli stranieri li vado a cercare con cura e amore
sul grande web, mi leggo qualcosa, ordino un paio
di libri su amazon, se proprio mi piace mi presento
sotto casa loro con una bottiglia di prosecco e due
calici.
Alcuni li riesco a stanare subito, come Davidson, li convinco, mi faccio mandare qualcosa su
misura.
Altri, come quella vecchia volpe di Lethem,
sono più sfuggenti, passo da intermediari anche se
vil danaro, sul piatto, non ne posso mettere. Ma
anche lui, pur per interposta persona, ha acconsentito. Insomma, niente manovre a tradimento o
alle spalle. Son cortese nei modi, e ci tengo sempre
ad avere un sì. Con Craig, poi, siam pure diventati
amici... o qualcosa di più.
Qual è il rapporto di Eleanore Rigby con la
rete?
Il mio rapporto con la rete è complesso, perché
essendo io donna d’altri tempi serbo ancora nel
cuore il ciclostile. Però la rete mi piace: quattro
lettere, bisillaba, due vocali uguali.
Ci sono dei siti, e in particolare dei blog, che
leggi tutti i giorni?
Per quel che riguarda i blog, ammetto, seguo
tutti quelli dei miei amanti. Sarebbe inutile farne
una lista. E forse a qualcuno rischierei di rovinare
il matrimonio.
E se ti chiedessi un commento sulla situazione
attuale della letteratura on line in Italia?
C’è molta autoreferenzialità in giro. Ognuno
col suo giardinetto da coltivare, dove spesso si
raccolgono solo rape. La roba buona la riconosci
subito, dopo un secondo, c’è stile, personalità. E
non c’è troppe volte la parola io o elenchi infiniti
di recensioni e commenti alle recensioni dell’ultimo libro uscito.
Ma è cambiata la rete, in questi anni?
È cambiata in meglio, figurati che posso fare la
spesa da casa usando la carta di credito senza dover fare la coda al supermercato, e lo sai anche tu
che stare in coda col tacco 12 è una tortura.
Ci sono cose che io dovrei assolutamente sapere prima di terminare questa intervista?
Che io sono una donna di facili costumi. Ho
stile e amo la Belle Époque, ma adoro lasciarmi
sedurre. Che leggo tutto ciò che mi viene inviato
anche se con una lentezza degna di nota. Che
Eleanore Rigby si può ricevere comodamente nella
propria buca delle lettere. Che basta fare una visita
al mio sito per capire come si fa. Sia a spedirmi
materiale che a ricevere comodamente a casa ogni
nuovo numero.
E ci sono cose che il lettore di Fernandel dovrebbe assolutamente sapere?
Che ho avuto un flirt con Teo Lorini. Era maggio. Il gondoliere cantava piano. Il cappellino di
Teo per l’occasione era sgargiante.
Silvana Rigobon
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