Par a e Vita
“La Parola per mezzo dell’insegnamento diventa Vita… la Vita ritorna, a sua volta,
come Parola a coloro che leggeranno la storia” (Mons. R. Cocolo)
Periodico di Cultura e Informazione Religiosa della Parrocchia SS. Nicola e Fantino
Santa Cristina d’Aspromonte
Dicembre 2014
Numero 15
LA VERITA’ E’ GERMOGLIATA DALLA TERRA (SALMO 85,12)
Messaggio natalizio del parroco
Coordinamento:
don Giuseppe Ascone
In questo numero:
“Insieme c’è più festa!”
di Letizia Spanò
Pag. 2
La sagra della castagna
tra storia e tradizione
di Tonino Violi
Pag. 4
Cristianesimo controcorrente
Infelici perché orfani di
eternità
di Antonio Epifanio
Pag. 6
News dalla parrocchia
Pag. 7
NATALE 2014
Gherardo delle Notti - Natività (1621)
Carissimi,
in questo anno diocesano della Verità, inaugurato dal nostro Vescovo
con il convegno e la Concelebrazione
eucaris ca in Ca edrale, even vissu nel mese di Novembre, in con nuità con l'anno della fede e della
carità, vi giunga il mio augurio natalizio con le parole del salmo 85,12: “La
Verità è germogliata dalla terra”. E'
questo un annuncio, una promessa,
accompagnata da altre espressioni,
che nell'insieme suonano così:
“Amore e verità si incontreranno,
gius zia e pace si baceranno. Verità
germoglierà dalla terra e gius zia si
affaccerà dal cielo. Certo, il Signore
donerà il suo bene e la nostra terra
darà il suo fru o; gius zia camminerà davan a lui: i suoi passi tracceranno il cammino”.
Oggi questa parola profe ca si è
compiuta! In Gesù, nato a Betlemme
da Maria vergine, realmente la Verità e l'Amore si incontrano, la gius zia e la pace si sono baciate; la Verità
è germogliata dalla terra e la gius zia si è affacciata dal cielo.
S. Agos no spiega: “Che cos'è la Verità? Il Figlio di Dio. Che cos'è la terra? La carne. Domanda da dove è
nato Cristo e vedi perché la Verità è
germogliata dalla terra ….. la Verità è
nata da Maria vergine”.
E in un discorso di Natale afferma: “
Con questa festa che ricorre ogni
anno celebriamo dunque il giorno in
cui si adempì la profezia: “La verità è
sorta dalla terra e la gius zia si è
affacciata dal cielo”. La Verità che è
nel seno del Padre è sorta dalla terra
perché fosse anche nel seno di una
(Continua in ultima pagina)
Parola e Vita
Dicembre 2014 n°15
“INSIEME C’E’ PIU’ FESTA!”
La frase che ho scelto come titolo
per questo articolo non suonerà
nuova specialmente a coloro i
quali fanno da tempo parte dell’Azione Cattolica, questo infatti è
stato uno degli slogan che mi ha
accompagnata in uno degli anni
che ho vissuto da acierrina all’interno dell’associazione. È passato
un po’ di tempo da allora, ed il
mio cammino all’interno dell’AC è
proseguito, oggi non sono più una
ragazzina che aspettava di settimana in settimana il giorno
dell’incontro con il mio gruppo
A.C.R., meravigliata nello scoprire
che Gesù lo si può conoscere anche giocando, di capire attraverso
le attività che i miei educatori mi
proponevano che anche se non
potevo vederLo Lui era presente
nella mia vita, di partecipare alle
feste diocesane felice di condividere quei momenti con i miei amici ed entusiasta di fare nuove
amicizie. Oggi che il mio percorso
nell’associazione continua e mi
vede impegnata come animatrice,
i sentimenti e le emozioni che
provavo tempo fa continuano a
riaffiorare, anche se vissuti da
una prospettiva e con una maturi-
di Letizia Spanò
tà diversa.
L’attesa dell’acierrina di scoprire
incontro dopo incontro qualcosa
in più di quell’Amico che mi conosceva da sempre e verso cui io
stavo cominciando a muovere i
primi passi, è oggi l’aspettativa di
riuscire a trasmettere ai miei piccoli 6/8 quello che io ho conosciuto e sto ancora conoscendo di
Gesù e quella gioia di stare insieme nel Suo nome, oggi la rivivo
nei momenti di festa associativi
organizzati all’interno della nostra
parrocchia e negli eventi associativi diocesani, in cui accompagnando i miei acierrini riscopro
quella felicità di stare insieme che
si unisce all’entusiasmo di incontrare volti nuovi. Con la volontà di
fare scoprire ai ragazzi la gioia
della condivisione e di far capire
che il cristiano non è chiamato a
pregare nella solitudine ma a vivere e condividere l’AMORE che egli
ha verso Dio, traendo insegnamento dalle parole pronunciate
da Papa Francesco nella XV Assemblea nazionale dell’Azione
Cattolica, durante la quale rivolgendosi ai giovani ha detto :<<Le
parrocchie hanno bisogno del vostro entusiasmo apostolico, della
vostra piena disponibilità e del
vostro servizio creativo, mai un’Azione Cattolica ferma! Andate per
le strade delle vostre città e dei
vostri paesi e professate che Dio
è Padre!>>; abbiamo così deciso
di partecipare alla “Festa del Ciao
Unitaria”, organizzata dalla nostra
diocesi di Azione Cattolica e svoltasi giorno 26 Ottobre 2014 a
Rosarno e che in via eccezionale
quest’anno ha visto riuniti tutti i
settori di AC delle parrocchie della
Diocesi Oppido – Palmi. Questo
evento che costituisce un appuntamento fisso nell’agenda dell’Azione Cattolica e che segna l’inizio
del nuovo anno associativo ed in
cui quel “Ciao”, il più semplice e
spontaneo dei saluti che tutti co2
nosciamo, diventa il modo per accogliere i nuovi amici che per la
prima volta entrano a far parte
dell’associazione e i compagni che
si ritrovano di nuovo dopo il periodo estivo. L’inizio della festa ha
avuto luogo presso la piazza principale del centro cittadino di Rosarno, dove all’arrivo noi educatori e i
nostri acierrini siamo stati accolti
dai responsabili diocesani e circondati da bambini, giovani e adulti di
ogni età appartenenti a tutti i settori di AC delle parrocchie della
Diocesi.
Dopo aver fatto le foto di gruppo,
siamo stati divisi per settore e
mentre gli acierrini sono stati intrattenuti con giochi e canti, ai giovani e giovanissimi è stato proposto di realizzare un puzzle di cui i
tasselli decorati con foto, scritte e
disegni rappresentavano il senso
di questa festa associativa che si
poggia su un atteggiamento in particolare, quello dell’accoglienza. Al
termine delle attività ci siamo recati attraversando le vie cittadine in
corteo, presso la Chiesa Matrice di
Rosarno con i gruppi delle altre
parrocchie, dove prima della Celebrazione Eucaristica è stato proiettato un video messaggio del Vescovo S.E. Mons. Milito, il quale non
potendo essere presente fisicamente all’evento, ha voluto in tal
Parola e Vita
modo dirci che è vicino a noi nello
spirito di festa e gioia che ci unisce, esortandoci ad accogliere il
prossimo e a scorgere nel volto e
nello sguardo di chi in questo giorno di festa è vicino a noi, in modo
particolare di chi non conosciamo,
la presenza di Gesù e così richiamando l’icona biblica dell’anno
associativo, il Vangelo di Marco, di
porci alla Sua sequela senza timore, perché come ai discepoli che si
trovavano sulla barca in un mare
in tempesta, Lui che ci viene incontro e ci dona coraggio. Alla fine
della Celebrazione liturgica, ritornati al punto d’incontro iniziale
dove abbiamo condiviso il pranzo
a sacco, la giornata è proseguita
allietata da un gruppo teatrale,
costituito da attori che praticano la
clown-terapia e che attraverso un
simpatico spettacolo intitolato “Il
circo della vita”, indirizzato specialmente ai bambini e ai ragazzi
hanno regalato un sorriso anche ai
Dicembre 2014 n°15
giovani e agli adulti. A quest’ultimi
è stato dedicato il momento conclusivo della festa in cui si è esibito un gruppo musicale con canzoni
appartenenti al repertorio di musica leggera italiana e insieme ai
quali infine tutti abbiamo cantato e
ballato l’inno associativo “Tutto da
scoprire”. Proprio così il cammino
associativo dell’AC non finisce mai
di dare emozioni, di fare scoprire e
dare un senso nuovo alle cose,
agli eventi, a quell’esclamazione
“Insieme c’è più festa” che da
acierrina è stato uno dei tanti slogan e che per me è diventato oggi,
grazie all’esperienza della partecipazione a questo bellissimo evento della “Festa del Ciao Unitaria”,
un modo di vivere e sentire la bellezza e la gioia che nasce dal semplice incontro, perché se stare insieme ai ragazzi, giovani e adulti di
altre parrocchie ha reso questa
festa ancora più bella , come disse
Papa Giovanni Paolo II in un suo
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discorso: <<Il cristiano vive in festa ogni momento della vita e questa nasce dalla presenza del Signore che riempie i nostri giorni e i
nostri cuori, ed è una festa senza
fine perché il cristiano ha incontrato il Tutto, non gli manca nulla
poiché nel suo animo abita la Speranza che non delude!”. Per tale
motivo il mio augurio per questo
Santo Natale è quello di riuscire a
vivere queste festività accogliendo
Gesù che viene, prima ancora che
dentro le capannelle dei presepi
che tradizionalmente siamo soliti
realizzare nelle nostre case, nel
nostro cuore, poiché se i presepi,
le luminarie, stare insieme ai nostri cari in questo periodo ci fa
vivere il clima delle festività, solo
sentendo Gesù vicino e presente
in noi viviamo la Vera Festa che
non dura un giorno ma tutta la
vita! Buone Feste!
Letizia Spanò
Parola e Vita
Dicembre 2014 n°15
LA SAGRA DELLA CASTAGNA TRA STORIA E TRADIZIONE
La castagna era un frutto molto diffuso un
tempo ed il contadino ne faceva tesoro come
accessorio alimentare di stagione e da conservare per l’inverno. Costituiva un alimento
primario e di emergenza per le più svariate
circostanze. Tralasciando le qualità dell’albero che sono tra le migliori per ogni uso, il
frutto è stato sempre stimato oltre che per le
sue qualità nutritive, per la modesta assistenza che necessita la gestione dell’albero. In
prossimità dell’autunno si puliva il sottobosco del castagneto in modo di poter facilitare
la raccolta delle castagne cadute per maturazione. Nella rimanente parte dell’anno il castagneto era piuttosto abbandonato a sé stesso. Questo bosco è un ambiente meraviglio,
caratteristico dell’autunno. È uno spettacolo
vedere quei colori rosa, ruggine, rosso e marrone fatto di fogliame, di ricci chiusi e aperti
misti alle nuove vegetazioni. Qua e là qualche
fungo, le felci e a volte dei prati di ciclamini a
colorare un mondo che sembra da favola.
I nostri nonni conservavano gelosamente nella cassapanca (cascia) i frutti di stagione più
gustosi e genuini, ripresentati nelle fredde
di Tonino Violi
serate d’inverno quando la famiglia era riunita attorno al focolare. Era sempre una gradita
sorpresa per i bambini ricevere le delizie della nonna: caldarroste, marroni, fichi secchi,
noci, nocciole (poi usate per giocare nel periodo natalizio), giuggiole, sorbe, ecc. Fatte le
caldarroste venivano conservate con tutta la
buccia o già pulite, mentre per fare i marroni
il procedimento era più complesso. Si scartavano quelli più buoni e si mettevano in un
recipiente con acqua per almeno 20 giorni.
Poi si lavavano e si mettevano ad asciugare in
una cesta bassa e larga (tafareja), disponendo
le castagne a strati sulle felci per favorire l’asciugamento. Poi si pulivano e si rimettevano
ad asciugare ancora. Altro sistema per asciugarle era sotterrarle nella sabbia. Era così che
si facevano i marroni / marruni, “castagni
mmarrunati”. Si usava anche farle caldarroste
(pastiji, valori), cuocendole al braciere o al focolare con una padella bucherellata detta
pastijaru. Molto gustose erano quelle bollite,
ma in questo caso veniva usata una qualità di
castagna di seconda scelta, la cosiddetta
curcia o selvatica che è altrettanto gustosa, ma
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Parola e Vita
Dicembre 2014 n°15
si sbuccia con più difficoltà ed ha una forma
un po’ più piccola ed arrotondata. La bella
castagna di qualità nostrana è la Castanea sativa ed è detta ‘nzerta, di forma più bella e
affusolata, più grossa, più gustosa.
Non era raro vedere in giro persone con le
tasche piene di caldarroste mangiarle con
sfizio e donare qualcuna all’amico. Qualche
imprecazione quando più di una si doveva
buttare perché “pigghjata du vermu o mucata”
e non si poteva mangiare nemmeno una minima parte.
Tutto questo è finito da tempo e molti di
questi alberi cominciano ad essere rari, perfino il castagno che oggi non è amato come un
tempo e in questi anni è colpito dal cinipide
galligeno o vespa del castano (Dryocosmus
kuriphilus)(1) che attacca esclusivamente le
piante di castagno. Per cui la produzione è
molto scarsa, così come la qualità. La zona
collinare del circondario di S. Cristina vanta
senza dubbio una qualità eccellente di castagno ma la malattia e la forte diminuzione del
numero degli alberi, stanno facendo risentire
l’economia di questo prezioso frutto.
La nostalgia degli usi dei nostri nonni e
quell’alimentazione sana e paesana, ha
smosso le fantasie attrattive degli organizzatori turistici. Infatti, ormai da anni sono in
uso delle sagre dei prodotti tipici. Ed è proprio in questo contesto che a S. Cristina d’Aspromonte è stata organizzata il 9 novembre
2014, la 7° Sagra della Castagna. Clementi le
condizioni atmosferiche per quella data, è
stato subito messo in bella mostra il
pastijaru, un padellone di circa 1.5 metri di
diametro fatto apposta e collocato nella caratteristica ed accogliente piazza Vittorio
Emanuele II. Ma la cosa più bella è che tantissime donne cristinesi, hanno lavorato per
circa 15 giorni per preparare migliaia di pezzi di dolci in cinque specialità: crepes, bignè,
castagnaccio, torta e ciambella, tutte di castagna. Molti i visitatori dei paesi limitrofi
appassionati di questo frutto, quanto mai
raro specie quest’anno. È opportuno dire che
si è fatta la Sagra ma, per questa volta, con le
castagne comprate altrove per il motivo che
abbiamo detto sopra. I visitatori sono stati
attratti da quel maestoso pastijaru posto sopra la brace ardente che a sera, dopo le caldarroste, ha accolto la carne di cinghiale offerta dai cacciatori locali, dopo aver mangiato quella bollita. Il binomio castagnacinghiale funziona a meraviglia e le prospettive turistico-culinarie per questi prodotti
locali si prevedono eccezionali se il castagno
riprenderà a dare i suoi frutti negli anni successivi. Per coloro che non si sono saziati
con le caldarroste ci sono stati panini con
salsiccia arrostita su richiesta, non lontano
dalla botte di buon vino. Una mostra di 75
foto in bianco e nero di costumi del passato
ha dato il tocco suggestivo e, dalle proposte
dei paesi limitrofi abbiamo ammirato gli
strumenti tradizionali come la lira, il tamburello, l’organetto, la chitarra battente, nonché
le crepes alla nutella ed i sopetti per i palati
più delicati.
T.V.
(1) È un insetto fitofago dell'ordine degli imenotteri detto galligeno perché induce la comparsa di ingrossamenti tondeggianti detti galle su germogli e foglie delle piante colpite nei quali la sua
larva compie il ciclo vitale.
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Parola e Vita
CRISTIANESIMO CONTRO CORRENTE
INFELICI PERCHE’ ORFANI DI ETERNITA’
Un’istantanea, difficilmente confutabile, del nostro
vivere quotidiano, ce la offre il Dalai Lama, che
scrive: “Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente è che perdono la salute per fare
i soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute.
Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il
presente: in tal maniera che non riescono a vivere
né il presente né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto”.
Al di là di ogni fumosa riflessione filosofica, per
noi piccoli uomini, il problema del tempo e della
vita è riconducibile ad una domanda molto semplice, pratica, drammatica e inevitabile: con la morte
finisce tutto?
Perché i casi sono due: se con la morte si va a finire
nel niente, già adesso viviamo nel niente, la sostanza dell’esistenza è niente, e il tempo che viviamo
non serve a niente. Ne deriva, come volgarmente si
dice, che “ogni lasciata è persa” e dunque “carpe
diem”, godiamoci attimo per attimo i piaceri della
vita. Ho qualche dubbio che questo tipo di vita porti alla felicità, se è vero come è vero, che la disperazione fino al suicidio colpisce più frequentemente
persone che della vita hanno avuto tutto, materialmente parlando. Anche il piacere, se non ha un senso, sui tempi lunghi stanca e annoia. E questo è il
primo caso.
Se invece (ed ecco il secondo caso), come ci insegnano le migliori e più antiche tradizioni filosofiche e religiose (non solo quella cristiana), l’approdo dell’esistenza è la vita eterna, e cioè un orizzonte di senso e di felicità che si comincia a costruire
già su questa terra, allora cambia tutto. Il tempo dei
nostri anni, dei nostri giorni, degli attimi che viviamo assume un significato sconvolgente, “da far tremare le vene e i polsi”, perché è adesso, qui e ora,
che decidiamo del nostro destino eterno.
“La spiegazione del mondo – è stato scritto – non è
nel mondo, la spiegazione dell’uomo non è nell’uomo”. Il baricentro della vita, il suo significato profondo, non sono le nostre quotidiane fiere delle vanità, ma si colloca nell’invisibile e nel trascendente;
e noi post-moderni, imbevuti di materialismo e di
falsa scienza, non riusciamo a cavare un ragno dal
buco, né dal punto di vista personale ed esistenziale
né da quello sociale e storico, perché siamo orfani
di eternità, di fatto abbiamo abdicato al trascendente, siamo cittadini del cielo ma vogliamo spiegarci
tutto con la nostra piccola testa.
La madre di tutte le crisi che attanagliano il mondo
attuale, le società, la famiglia e il singolo individuo,
è di carattere squisitamente spirituale, riguarda cioè
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Dicembre 2014 n°15
di Antonio Epifanio
il rapporto tra l’uomo e Dio, e tutte le altre crisi
(sociale, economica, politica, morale) sono subordinate alla prima.
“Se Dio non esistesse bisognerebbe inventarlo”.
Se uno spirito dissacratorio e anticonformista come Voltaire è arrivato a questa conclusione, a
noi, la questione non dice niente?
E il tempo della vita, cosa c’entra con tutto questo? C’entra e come. E’ nel tempo, che è unico
(non ci sono bis), limitato e pieno di insidie fuorvianti, che noi, con il comportamento che mettiamo in atto, decidiamo il nostro destino eterno:
che è di felicità se in questa vita abbiamo cercato
la felicità degli altri, di disperazione se in questa
vita abbiamo cercato la nostra felicità. Paradossalmente noi siamo felici nella misura in cui rendiamo felici gli altri.
Il test per verificare se siamo sulla giusta strada?
Ce lo fornisce S. Agostino, che di queste cose se
ne intendeva: la vita eterna - diceva il grande santo/psicologo - è una dolce sinfonia e quando ci si
incammina per raggiungerla si comincia a gustarla già su questa terra.
(tratto da “Servite Domino in Laetitia”, settembre
2014)
S. Agostino nello studio - 1638 (autore incerto)
Sant’Agostino - Peter Paul Rubens (1637)
NEWS DALLA PARROCCHIA
Parola e Vita
Dicembre 2014 n°15
BATTESIMI ANNO 2014
Geraci Pasquale di Giuseppe e Italiano Concettina 25 Maggio
Padrino: Iermanò Giovanni
Madrina: Italiano Giuseppina
Romeo Biagio di Antonino e Mansori Malica 28 Giugno
Padrino: Romeo Domenico
Madrina: Melissari Annamaria
Mezzatesta Francesco di Domenico e Epifanio M. Antonietta 20 Luglio
Padrino: Primerano Francesco
Fimmanò Gabriele di Felice e Romeo Teresa 20 Agosto
Padrino: Frassica Giovanni
Madrina: Vadalà Rita
MATRIMONI ANNO 2014
Epifanio Gennaro e Romeo Angela - 1 Giugno
Testimoni: Garibaldi Antonio – Palamara Giuseppe
Carboni Simona – Timpano Rosanna
Battista Domenico e Epifanio AnnaMaria - 8 Giugno
Testimoni: Battista Giovanni – Battista Stefano
Epifanio Eleonora – Epifanio Laura
18 dicembre 2014
Operatori pastorali
partecipanti alla catechesi di Avvento
tenuta dal Vescovo a Oppido
14 dicembre 2014
3a domenica di Avvento
Rito della consegna del “Padre Nostro”
Ricordiamo con affetto le persone care che nel corso del 2014 hanno fatto ritorno alla casa del Padre.
“Colui che piangiamo non è assente ma soltanto invisibile, i suoi occhi raggianti di gloria stanno fissi nei nostri
pieni di lacrime.” (S. Agostino)
7 Gennaio
Iannone Francesca
2 Febbraio
Gangemi Rosario
1 Marzo
Carboni Giacomo
6 Marzo
Madaffari Domenico
27 Marzo
Lentini Giuseppa
6 Aprile
Gangemi Antonietta
26 Aprile
Papalia Giuseppina
13 Maggio
Mezzatesta Giuseppe
20 Maggio
Zirilli Domenica
16 Giugno
Tripodi Pasquale
14 Luglio
Pasqualina Parisi
28 Settembre Strangio M. Antonia
24 Ottobre
Laface Giuseppina
28 Ottobre
Mezzatesta Nicola
26 Novembre Strangio Caterina
18 Dicembre
Portolese Pasqualina
20 Dicembre Iemma Domenico
7
Parrocchia
SS. Nicola e Fantino
Corso Umberto I, 17
89056
Santa Cristina d’Aspromonte (RC)
Sabat 27 Dice bre 2014 a e re 21 00
press i presepe a estit i c rs U bert I
(PA
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Tel : 09660966-878812
Fax: 09660966-878812
E-mail: [email protected]
Web: www.parolaevita.altervista.org
Questo giornale è aperto alla
collaborazione di chiunque sia
portatore di idee concrete e
propositive. Per la pubblicazione,
la Redazione, comunque, si riserva
il diritto di vagliare la natura e i
contenuti di tali contributi.
P
)
R
O
L
RECITA DE SA$T
R SARI
%EDITAT
SIETE TUTTI I$VITATI A PARTECIPARE !!!
A
(Continua dalla prima pagina)
Perciò c'è speranza nel mondo una speranza
certa, affidabile anche nei momen e nelle
situazioni difficili. La verità è germogliata dalla terra portando amore gius zia e pace.
La nascita del Figlio di Dio allora è un germoglio di vita nuova per tu a l'umanità. Possa
ogni terra diventare terra buona, che accoglie e fa germogliare l'amore, la Verità, la
gius zia e la pace. Buon Natale a voi tu? e
alle vostre famiglie.
Don Giuseppe - Parroco
E
V
I
T
A
Dalla redazione di “Parola e Vita”
giunga un sincero augurio di
dal sito: www.gioba.it
Buone Feste a tutti i lettori.
L’angolo del sorriso
Madre.
La Verità che regge il mondo intero è sorta
dalla terra perché fosse sorre a da mani di
donna.......
La Verità che il cielo non è sufficiente a contenere, è sorta dalla terra per essere adagiata
in una mangiatoia. Con vantaggio di chi un
Dio tanto sublime si è fa o umile? Certamente con nessun vantaggio per se, ma con grande vantaggio per noi se crediamo” (Sermones
185,1).
“Se crediamo”. Ecco la potenza della fede!
Dio ha fa o tu o, ha fa o l'impossibile: si è
fa o carne. La sua onnipotenza d'amore ha
realizzato ciò che va al di là di ogni umana
comprensione: l'Infinito si è fa o bambino, è
entrato nella storia dell'umanità.
Eppure questo Dio non può entrare nel cuore
dell'uomo, nel mio, nel tuo se non apriamo la
Porta, la Porta della fede. Il potere dell'uomo
di chiudere la porta del suo cuore a Dio può
far paura. Ma ecco la realtà che scaccia ogni
pensiero tenebroso, la speranza che vince la
paura: la verità è germogliata! Dio è nato. La
terra ha dato il suo fru o (Salmo 67,7).
Si c'è una terra sana, una terra buona, libera
da ogni egoismo e da ogni chiusura. C'è nel
mondo una terra che Dio ha preparato per
venire ad abitare in mezzo a noi, una dimora
per la sua presenza nel mondo.
Questa terra esiste e anche oggi nel 2014 da
qui è germogliata la Verità.
Hanno collaborato a questo numero: don Giuseppe Ascone, Antonio Epifanio, Tonino Violi, Letizia Spanò.
Progetto grafico e impaginazione: Mimmo Garibaldi e Pasquale Papalia.
@ copia consultabile su www.parolaevita.altervista.org
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