Par a e Vita “La Parola per mezzo dell’insegnamento diventa Vita… la Vita ritorna, a sua volta, come Parola a coloro che leggeranno la storia” (Mons. R. Cocolo) Periodico di Cultura e Informazione Religiosa della Parrocchia SS. Nicola e Fantino Santa Cristina d’Aspromonte Dicembre 2012 Numero 9 Coordinamento: don Giuseppe Ascone DIO E’ IN MEZZO A NOI, MA IL MONDO E’ DISTRATTO A NATALE RINNOVIAMO LA NOSTRA FEDE NEL MISTERO DELL’INCARNAZIONE di don Giuseppe Ascone In questo numero: L’anno della fede di Antonio Epifanio Pag. 2 Il magistero di Benedetto XVI Pag. 4 La foto d’epoca di Tonino Violi Pag. 4 Un anno in parrocchia Pag. 6 Lezione d’Amore AVIS sez. comunale di Corona dell’Avvento 2012 S. Cristina d’Aspromonte Pag. 7 Amici e lettori del nostro giornalino parrocchiale PAROLA E VITA, giunge a tutti voi puntuale come sempre il mio saluto affettuoso e gli auguri più sinceri per un santo Natale del Signore in questo Anno della Fede che stiamo vivendo. Sono tante le iniziative che come comunità parrocchiale abbiamo intrapreso per camminare insieme, come discepoli del Signore, con la chiesa italiana, guidata dalla saggezza dei nostri pastori e sotto la guida del magistero petrino affidato al papa Benedetto XVI. Veniamo dall’entusiasmante e riuscitissima settimana dell’evangelizzazione che ha visto tutti i componenti della nostra comunità, soggetti attivi e protagonisti, nel lasciarsi edificare dall’esperienza dei Padri missionari Redentoristi, dall’allegria di P. Rosario e dalla semplicità di P. Alberto. Ci hanno portato Cristo e il suo vangelo, vissuto nella loro esistenza ancor prima che nella loro esperienza; la loro presenza è stata come un bagno di rigenerazione e di rinnovamento (ci auguriamo) delle nostre coscienze perché tutti potessimo prendere consapevolezza di quanto sia bello essere cristiani, ma soprattutto gente credibile all’esterno, comunità dei discepoli che si aiutano portando i pesi gli uni degli altri e si correggono vicendevolmente. Tutti possiamo sbagliare ma dobbiamo necessariamente convertirci e tendere la mano al fratello che abbiamo offeso. In questo Avvento di fraternità voluto dal nostro vescovo Francesco, abbiamo accolto il suo invito alla generosità, e all’attenzione verso il forestiero, colui che vive al freddo e al gelo (nelle tendopoli di Rosarno), vedendo con gli occhi della fede in questi nostri fratelli immigrati il volto di quel bambino che giace nella mangiatoia di Betlemme. Le nostre famiglie sono state ancora una volta generose, (Continua in ultima pagina) P. Alberto P. Rosario LA PAROLA CHE SALVA “Chi vuol essere il primo tra voi, sarà il servo di tutti” (Mc 10,44). COMMENTO: forse aveva presenti queste parole di Gesù, quel tale, Missionari Redentoristi che, in termini paradossali, osservava: “nella Chiesa non c’è nessun cristiano…” Parola e Vita CRISTIANESIMO CONTROCORRENTE L’ANNO DELLA FEDE Perchè l’Anno della Fede? Proviamo a rispondere con qualche riflessione. La nostra è una civiltà “intossicata dalla menzogna.” (Pio XII) Ma i cristiani dormono come gli apostoli nel Getsemani… Vacillano le fondamenta esterne perché vacillano le fondamenta interne. Il disagio sociale affonda le sue radici nel disagio individuale. “Sappiamo come le cose nella società civile e, non di rado, anche nella Chiesa soffrono per il fatto che molti di coloro, ai quali è stata conferita una responsabilità, lavorano per se stessi e non per la comunità, per il bene comune.” (Benedetto XVI) “… Da una evangelizzazione più incisiva scaturisce una cultura capace di aderire alla realtà con i suoi problemi e le sue sfide. Non esiste fatalità sociale. E’ un problema di uomini e di cultura, di qui la necessità di una educazione integrale che è la sola premessa di una società capace di trasformare la società.” (Card. Bagnasco) “Supponete un cerchio tracciato per terra… immaginate che questo cerchio sia il mondo; il centro, Dio; e i raggi, le diverse vie, i diversi modi di vivere degli uomini. Quando i santi, desiderosi di avvicinarsi a Dio, camminano verso il centro del cerchio, si avvicinano nello stesso tempo gli uni agli altri; e più si avvicinano gli uni agli altri, più si avvicinano a Dio”. (Doroteo di Gaza) Ecco spiegati i conflitti, gli odi e le gelosie nel mondo e alle nostre latitudini. Sempre una questione di fede. Oggi, all’ideale dell’uomo onesto si è sostituito l’uomo scaltro e furbo, che Dicembre 2012 n°9 di Antonio Epifanio ruba senza farsi scoprire. Ma sui tempi lunghi, essere onesti conviene. La disonestà prima o poi porta alla rovina. La madre di tutte le crisi è la crisi spirituale, riguarda cioè, il rapporto tra l’uomo e Dio. Dalla crisi spirituale derivano poi la crisi morale, esistenziale, sociale ed economica. All’interno della Chiesa ci sono “enclavi” non cattoliche: fisiche ma anche, e soprattutto, di pensiero, che combattono contro di essa. La Chiesa è Roma ma anche ogni parrocchia. Che cos’è la fretta dei nostri giorni se non un delirio di onnipotenza dell’uomo che confida solo in se stesso e sulle proprie forze? “Vivete con calma e non vi preoccupate soverchiamente, poiché lo Spirito Santo richiede, per più liberamente operare in noi, la tranquillità e la calma.” (S. Pio) La domanda di Gesù: “Perché avete paura, uomini di poca fede?” (Matteo 8,16), in versione attuale diventa “Perché avete ansia, uomini di poca fede?”. Se, come si ritiene, l’ansia è la malattia del secolo, non risparmia nessuno, ciò vuol dire che la nostra è una vita senza certezze, la fede in primis. Il mondo si divide in due schieramenti: quelli che credono che l’uomo è una specie di scimmia con la cravatta e con la morte finisce tutto, e quelli che credono che l’uomo è figlio di Dio destinato, dopo la morte, alla felicità eterna. Da queste posizioni derivano tutti gli atteggiamenti che osserviamo, e riconducibili, alla fine, alla disperazione o alla serenità di fronte agli inevitabili banchi di prova della vita. Oggi prevale la disperazione. “Il peccato mortale della cristianità di oggi è la mancanza di fede, non come intenzione morale o sentimentale, ma come mentalità. Dove la fede raggiunge la sua pienezza e la sua maturità? Quando diviene cultura.” (Mons. Negri) “Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non pienamente vissuta.” (Giovanni Paolo II) Se per cultura intendiamo anche, in senso antropologico, i modelli di comportamento che caratterizzano il modo di vita di un gruppo sociale, evidentemente, noi, la fede, non l’abbiamo proprio accolta. 2 “I cristiani svolgono nel mondo la stessa funzione dell’anima nel corpo” (A Diogneto – II secolo). Se l’anima non è vitale il corpo soffre fino a morirne; se le cose oggi vanno a scatafascio è perché i cristiani giocano a fare i cristiani. “E’ finito il tempo di chi si dice cristiano e non lo è nella vita e nei fatti.” (Slogan del Convegno di Verona, 2006) “Le parole sarebbero superflue, se mostrassimo le opere. Non ci sarebbe neppure un pagano, se noi fossimo veramente cristiani” (S. Giovanni Crisostomo). E invece noi facciamo solo chiacchiere e vetrina. “Oggi c’è una crisi di Padre.” (Giovanni Paolo II) I giovani di oggi sono orfani di Padre (e di padre). E Padre è colui che insegna il senso del vivere e del morire: il senso della vita. “La scienza ha messo in mano all’uomo potenti armi di distruzione. La fine potrebbe essere già alla portata.” (Rita Levi Montalcini) La crisi della fede va di pari passo con il rischio di autodistruzione dell’umanità. “Il pane che tieni per te è dell’affamato, il mantello che custodisci nel guardaroba è dell’ignudo, le scarpe che marciscono in casa tua sono dello scalzo, l’argento che conservi in banca è del bisognoso.” (San Basilio) Quanti furti, di cui nemmeno ci accorgiamo, ancor più biasimevoli in tempi di crisi, e riconducibili, in ultima analisi, ad una fede e ad una morale che ci costruiamo a nostro uso e consumo. “La tristezza non alberga in un cuore che ama la volontà di Dio” (S. Faustina Kowalska). Dunque, tutti i musoni e depressi che ci sono in giro? Le manifestazioni esterne depauperano la spiritualità (cioè il rapporto con Dio). “… Così parla il Signore: … io detesto […] le vostre feste; per me sono un peso, sono stanco di sopportarle. […] Anche se moltiplicate le preghiere, io non ascolterò, […] lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni.” (Isaia 1,14-16) Ogni babele (nel piccolo come nel grande) è carenza di Spirito Santo. Parola e Vita IL MAGISTERO DI BENEDETTO XVI Dicembre 2012 n°9 L’IGNORANZA DELLA FEDE La Buona Novella che abbiamo il compito di annunciare agli uomini di tutti i tempi, di tutte le lingue e di tutte le culture, si può riassumere in poche parole: Dio, creatore dell’uomo, in suo figlio Gesù ci ha fatto conoscere il suo amore per l’umanità: <<Dio è amore>> (cfr. I Gv), Egli vuole la felicità delle sue creature, di tutti i suoi figli. La costituzione pastorale Gaudium et spes (cfr. n. 10) ha affrontato le questioni chiave dell’esistenza umana, sul senso della vita e della morte, del male, della malattia e della sofferenza, così presenti nel nostro mondo. Ha ricordato che, nella sua bontà paterna, Dio ha voluto dare delle risposte a tutti questi interrogativi e che Cristo ha fondato la sua Chiesa affinché tutti gli uomini potessero conoscerle. Perciò uno dei problemi più seri della nostra epoca è quello dell’ignoranza religiosa in cui vivono molti uomini e donne, compresi alcuni fedeli cattolici. Per questo motivo la nuova evangelizzazione, nella quale la Chiesa si è risolutamente impegnata […] si presenta con un’urgenza particolare. (L’Osservatore Romano, ediz. settimanale dell’11 dicembre 2012, pag. 8) Anche quest’anno è stato possibile vivere l’atmosfera più genuina ed “antica” del Natale, grazie all’impegno di alcuni giovani che, durante la novena di Natale, sacrificando qualche ora di sonno, hanno allietato il nostro risveglio, suonando per le vie del paese le dolci melodie della tradizione natalizia. Da noi tutti giunga un sentito ed affettuoso ringraziamento a Caterina Epifanio, Laura Epifanio, Francesco Mezzatesta, Giasone Italiano e Domenico Mezzatesta. Grazie ragazze, grazie ragazzi ! "Vi prego vivamente, per l'amore che vi portarono Gesù e Maria, di recitare il Rosario tutti i giorni perché, al momento della vostra morte, benedirete il giorno e l'ora in cui m'avete creduto, e dopo avere seminato nelle benedizioni di Gesù e di Maria, raccoglierete benedizioni eterne in cielo". San Luigi Maria Grignion di Monfort (1673-1716) PRENDI PARTE ANCHE TU OGNI SABATO, ALLE ORE 20.30, NELLA CHIESA MATRICE, ALLA RECITA DEL SANTO ROSARIO, MEDITATO E CANTATO. 3 Parola e Vita LA FOTO D’EPOCA “L’ANTA DI FIMMANI“ Trovo sempre imbarazzo nello scegliere la foto storica per questo giornale, in quanto, di momenti del passato da ricordare ce ne sono abbastanza. La foto sopra raffigurata, ancora una volta rappresenta un momento singolare della giornata e della vita di altri tempi, nonché persone quasi tutte scomparse. Si tratta della pausa pranzo in una giornata di lavoro da parte dell’anta di fímmani, dedita alla raccolta delle olive. Per anta si intende una squadra di donne lavoratrici (ma era inteso anche al maschile), che in genere andavano a raccogliere le olive a favore di un datore di lavoro, proprietario di un uliveto di una certa estensione. Il numero delle donne che formavano l’anta non è ben definito, ma già cinque, sette, dieci e più la costituivano per definizione. ‘A fímmana che face- Dicembre 2012 n°9 di Tonino Violi va parte dell’anta, si partiva da casa al mattino dopo aver svolto buona parte dei servizi domestici, allestito i figli che dovevano andare a lavorare, a scuola, ecc.; ma, provvedeva anche al marito che a sua volta andava a lavorare, magari in un altro “padrone”, preparandogli il vitto e quant’altro avesse bisogno. Jiva fora cu’ tovagghjolu da’ spisa (largo tovagliolo di cannaméju), a volte portato in testa su di una corona fatta dal fardali stesso col quale raccoglieva le olive. La spisa consisteva in un pezzo di pane con un po’ di companatico che variava in rapporto ai gusti, alle possibilità, alle stagioni. Si portava una padejata ‘i pipi (oggi peperonata), un pezzo di stocco o di baccalà. Ma si sa, la cucina offre varietà impensabili anche se ja ppena ‘i spisa si consumava in mezzo all’uliveto. Chi si 4 arrangiava con un pezzo di saliprisa, chi doveva provvedere anche per il figlio o il marito che faceva parte della stessa squadra. In un pane da un chilo, si toglieva la parte superiore in modo da lasciare una fossa come un piatto fondo, dove si metteva la peperonata, vvrocculéja ffucati, ecc. Con questo sistema, il pane, all’ora del pranzo era bello e inzuppato di aromi e sughi del companatico sopra conservato. Capitava che qualche posata si portasse da casa, ma il più delle volte era un uomo, che non mancava nell’anta, che provvedeva a fare le forchette sul posto con un pezzetto di canna o un legnetto biforcuto d’ulivo. Questa particolare forchetta, spesse volte veniva usata anche nei giorni successivi dopo averla conservata in un buco dell’armacera o dell’ulivo. Tutte le raccoglitrici, Parola e Vita tutta l’anta si disponeva per terra, sui sacchi o su di una pietra, formando una specie di cerchio così come raffigurato nella foto. Ognuno si sistemava come meglio poteva, apriva u tovagghjolu e iniziava a mangiare, ovviamente senza l’incombenza di dover attendere gli altri commensali come in una tavola apposta bandita. Ognuno era soddisfatto di sé stesso e del proprio pasto e chi era conscio di aver portato qualcosa più degli altri, lo offriva con cuore a chi lo desiderava o a chi ne aveva di meno. Nell’ora del pranzo (si fa per dire “ora”, perché a consumare quel poco mica ci mettevano tanto!), un giovane faceva il giro con la búmbula dell’acqua, dove ognuno ci beveva non prima di pulirsi il muso sul vestito di lavoro. In caso di freddo, un uomo provvedeva ad accendere un grosso fuoco, dove tutti potevano riscaldarsi per qualche attimo. Dicembre 2012 n°9 C’era chi mangiava in piedi, preoccupato di organizzare il lavoro pomeridiano, perché il pasto mputrunisci e crea difficoltà alla ripresa del lavoro, specie se si proseguiva sotto la pioggia. Già nel primo pomeriggio, improvvisamente si sente quel caratteristico rumore di zoccoli ferrati e scoreggia di asini e muli in arrivo che, sotto i comandi e le imprecazioni dei mulattieri (vaticali), arrivano svelti svelti per trasportare le olive negli zzimbuni dei frantoi. In certi frangenti c’era tempo anche per intonare qualche canzone: marina marina marina, ti voglio al più presto sposà…. mentre un’altra versione adattata dalle giovani, diceva: marina marina marina, stasira me mamma mi mina…, e nell’entusiasmo amoroso si esprimevano con la più moderna: andiamo a mietere il grano, il grano, il grano, raccoglieremo l’amore, l’amore, l’amore... Si faceva anche a sfi- NELLA NOTTE DI NATALE di Carlo Maria Martini O Gesù, che ti sei fatto Bambino per venire a cercare e chiamare per nome ciascuno di noi, tu che vieni ogni giorno e che vieni a noi in questa notte, donaci di aprirti il nostro cuore. da tra le vecchie e le nuove generazione. Ma, c’era da lavorare! Si poteva cantare, andare al “bagno”, raccontare delle storie, ma senza trascurare di riempire il fardali o il panaru di olive, che regolarmente svuotavano in una sporta o in un sacco, aiutate da una compagna o da un uomo (a volte il fattore). In questa foto la giornata è piuttosto soleggiata e tutta l’anta, seppur lavurata, appare contenta e sorridente davanti alla macchina fotografica. Vestono di grosse saie lunghe da lavoro, magari sopra le vesti con le quali poi fanno ritorno a casa. Tra di loro c’è un solo uomo e tre giovanottastri. Si riconoscono da sinistra: Carmela e Micuzza ‘a Strubbafocu (madre e figlia), Annamaria Caminiti (‘a Nípia) col marito Anastasio Rosario (Rosu da Piraréja) e le sorelle di questi Rosa e Maria detta ‘a Cannizzola, ecc. T.V. Noi vogliamo consegnarti la nostra vita, il racconto della nostra storia personale, perché tu lo illumini, perché tu ci scopra il senso ultimo di ogni sofferenza, dolore, pianto, oscurità. Fa' che la luce della tua notte illumini e riscaldi i nostri cuori, donaci di contemplarti con Maria e Giuseppe, dona pace alle nostre case, alle nostre famiglie, alla nostra società! Fa' che essa ti accolga e gioisca di te e del tuo amore. CATECHISMO IN PILLOLE 390. Che cosa sono i frutti dello Spirito Santo? I frutti dello Spirito Santo sono perfezioni plasmate in noi come primizie della gloria eterna. La tradizione della Chiesa ne enumera dodici: <<amore, gioia, pace, pazienza, longanimità, bontà, benevolenza, mitezza, fedeltà, modestia, continenza, castità>> (Gal 5,22-23 volg.). COMMENTO: a guardarsi intorno, non sembra proprio una buona annata… 5 UN ANNO IN PARROCCHIA Parola e Vita Dicembre 2012 n°9 BATTESIMI ANNO 2012 Ceratti Martina il 6 Gennaio - Padrino: Fondacaro Domenico; Madrina: Corigliano Rosella Bertuca Pietro il 17 Febbraio - Padrino: Epifanio Antonio Gangemi Caterina il 31 Marzo - Madrina: Pugliese Teresa Caminiti Antonio il 18 Agosto - Padrino: Ascone Francesco; Madrina: Bertuca Vittoria Tedesco Giuseppe Mattia il 19 Agosto - Padrino: Zampogna Rocco Antonio Fimmanò Emanuele il 7 Dicembre - Padrino: Frassica Giovanni; Madrina: Violi M. Grazia Iermanò Teresa il 30 Dicembre - Madrina: Italiano Concetta PRIMA COMUNIONE ANNO 2012 Il giorno 3 del mese di Giugno hanno ricevuto la prima comunione: Bertuca Agnese, Bertuca Giuseppe, Calipari Denis, Calipari Matteo, Cua Lucia, Fazzari Francesca, Laganà M. Pia, Papalia Carmelo, Scappatura Ylenia, Zumbè Antonino CRESIME ANNO 2012 Il giorno 27 del mese di Giugno hanno ricevuto il sacramento della confermazione: Capula Giuseppe, Carboni Mario, Cua Fabrizio, Epifanio Cristina, Gangemi Michele, Lentini M. Antonia, Mezzatesta M. Antonietta, Mezzatesta Simone, Papalia Angela, Papalia Antonio, Papalia Giuseppe, Papasergio Giuseppe, Scappatura Cristian, Tedesco Gabriele, Sanfedele Domenico (Castellace), Speranza Luana Rosaria (Castellace), Timpano Cristian, Timpano Luigi, Zinnamosca Sabrina Maria. MATRIMONI ANNO 2012 8 Agosto: Campanella Domenico e Savino Mariangela 12 Agosto: Tedesco Diego e Donato Jessica Vogliamo, in questa pagina, ricordare anche i nostri cari fratelli e le nostre care sorelle che nel corso dell’anno 2012 hanno fatto ritorno alla casa del Padre. Caminiti Francesco Ω 18.02.2012 Cinneri Francesca Ω 11.03.2012 Papalia Domenica Ω 22.05.2012 Parisi Saverio Ω 26.07.2012 Tallarida Francesco Ω 09.08.2012 Strangio Giuseppa Ω 13.08.2012 Epifanio Francesco Ω 21.09.2012 Cotroneo Annunziatina Ω 28.10.2012 Schimizzi M. Antonia Ω 20.11.2012 Agresta Stefano Ω 22.11.2012 Spadari Vincenzina Ω 12.12.2012 6 Parola e Vita LEZIONE D’AMORE EDUCARE COL CUORE Dicembre 2012 n°9 AVIS sez. comunale di S. Cristina d’Aspromonte Il 29 dicembre si è tenuto presso i locali parrocchiali un incontrodibattito organizzato dall’Avis di Santa Cristina. L’intento è stato quello di sensibilizzare quanto più possibile la nostra popolazione verso questo gesto di grande solidarietà e altruismo: la donazione del sangue. Anche se la realtà della donazione del sangue è presente nel nostro paese da pochi anni, la cittadinanza si è mostrata da subito molto aperta verso questo gesto di grande amore per il prossimo; esistono, tuttavia, ancora molti pregiudizi ma basterebbe pensare che tutti noi, per le più diverse cause, potremmo avere bisogno un giorno del sangue di un nostro fratello. Nessun appellativo risulterebbe, infatti, sufficientemente adeguato per de- scrivere il valore (oltre che morale) che la donazione di sangue riveste ed i vantaggi che essa comporta per lo stesso donatore, poiché fino ad oggi non è stata posta adeguatamente in evidenza la correlazione clinica tra donazione periodica di sangue e riduzione del rischio di malattie croniche gravi, quali quelle cardiovascolari ed il diabete di tipo insulinodipendente. Durante l’incontro è stato poi presentato il libro della Sig.ra Silvana Ruggiero “ Lezione d’Amore” che narra l’incredibile testimonianza di amore di questa donna che, pur avendo due figli affetti da una malattia molto rara, trova nella fede in Dio la forza per portare avanti la sua missione di mamma “donandosi”, giorno dopo giorno, con amore ai propri figli. Sabato 22 dicembre Recita natalizia dei bambini dell’asilo, per la gioia dei genitori e dei nonni ! Un vivo ringraziamento alle Suore Apostole della Sacra Famiglia e all’insegnante Marina Monaco che hanno preparato i bambini per questo lieto evento. Mercoledì 26 dicembre In un palestra strapiena fino all’inverosimile di spettatori di tutte le età, i giovani della nostra parrocchia hanno magnificamente rappresentato il musical “Betlemme Anno Zero”. Zero” A tutti loro, dal piccolo Pietro alla dottoressa Assunta Epifanio, come pure ai tanti collaboratori che hanno dato un prezioso contributo lavorando nel silenzio dietro le quinte, vanno i complimenti dell’intera comunità, per la bravura e per l’impegno profuso nella realizzazione di questo bellissimo lavoro teatrale. Bravi, continuate così ! Giovedì 27 dicembre Esibizione del coro parrocchiale al concerto polifonico con i cori della Vicaria, organizzato dalla Diocesi a Taurianova, nella Chiesa Parrocchiale di Maria SS. delle Grazie. 7 Parrocchia SS. Nicola e Fantino Corso Umberto I, 17 89056 Santa Cristina d’Aspromonte (RC) Tel : 09660966-878812 Fax: 09660966-878812 E-mail: [email protected] Web: www.parolaevita.altervista.org Questo giornale è aperto alla collaborazione di chiunque sia portatore di idee concrete e propositive. Per la pubblicazione, la Redazione, comunque, si riserva il diritto di vagliare la natura e i contenuti di tali contributi. PERLE DI SAGGEZZA “ […] Sento che oggigiorno il più grande distruttore di pace è l’aborto, perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa […] Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c’è più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te di uccidere me. Noi combattiamo l’aborto con l’adozione. Se una madre non vuole il suo bambino, lo dia a me, perché io lo amo”. (Beata Madre Teresa di Calcutta) L’angolo del sorriso (Continua dalla prima pagina) donando coperte e piumoni; a loro, a nome mio personale e dell’intera comunità, il grazie di cuore sapendo che “tutto quello che avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt. 25,40). Abbiamo ancora tante iniziative in questo cantiere della fede, ma non è il momento di elencarle; dobbiamo piuttosto concentrarci sull’essenziale: DIO E’ IN MEZZO A NOI, MA IL MONDO E’ DISTRATTO. E’ la storia di sempre, di ieri come di oggi; leggiamo nel prologo del quarto vangelo, che abbiamo ascoltato nella messa del giorno di Natale: “venne tra i suoi ma non lo hanno accolto”. Dio si rivela, si comunica a noi, comunica il suo mistero di benevolenza e di amore, nel tempo e nella storia degli uomini, ma questi, il mondo, fa fatica e spesso non vuole accettarlo né seguirlo. Quando Dio si rivela, desidera entrare in un rapporto d’amore, di dialogo e darle un senso nuovo alla storia, quella che egli fa con me, con te, con ogni uomo, e che diventa tempo di una presenza che dona pieno significato e apre a una solida speranza (Benedetto XVI, catechesi del 12 dicembre 2012). Nella Sacra Scrittura possiamo scoprire le tappe di questa progressiva rivelazione di Dio, essa, è il luogo privilegiato per scoprire gli eventi di questo cammino. Mi associo all’invito del santo Padre, affinché in questo Anno della Fede, prendiamo in mano la Bibbia per meditarla e prestare attenzione alle letture proclamate nella messa domenicale, in quanto tutto ciò costituisce un alimento prezioso per la nostra fede, insieme ai documenti del Concilio Vati- cano II che non devono perdere il loro smalto e il loro valore. L’Avvento che abbiamo vissuto e che ci ha accompagnati a contemplare nella Notte Santa l’Emmanuele, il Dio con noi, ci ricorda che Dio non è assente, non ci ha abbandonati, ma ci viene incontro in tanti modi che siamo chiamati a discernere. La nostra supplica allora, si fa invito incessante a Colui che la lettera agli Ebrei definisce autore e perfezionatore della fede. Accresci Signore la nostra fede (Lc. 17,5). Gli apostoli percepiscono che solo nella fede, dono di Dio, potevano stabilire un vero rapporto con lui, la loro richiesta era motivata dai loro limiti, non si sentivano sufficientemente forti per perdonare il fratello, ma Gesù li incoraggia: “abbiate fede in Dio, tutto quello che chiederete nella preghiera abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà” (Mc. 11,22 – 24). Solamente una fede solida e robusta , alimentata dalla preghiera assidua e dalle opere di misericordia, può dare animo a tanti progetti pastorali a medio e largo raggio, infondere vita alle strutture esistenti, suscitare la creatività pastorale che sia all’altezza delle necessità dell’uomo contemporaneo. Tutti però, nessuno escluso, siamo invitati ad afferrare la Sua mano e con fede chiedergli aiuto: “credo Signore ma aiutami nella mia incredulità” (Mc. 9,24). Con l’augurio che anche noi, con la nostra fede, sappiamo testimoniare questa PRESENZA nel mondo e all’uomo distratto e superficiale e far risplendere la luce che ha illuminato la grotta di Betlemme. Buon Natale 2012. P A R O L A E V I T A Don Giuseppe Nella gioia del Signore che nasce, giunga a tutti i lettori un fraterno augurio per un Tratto dal sito www.gioba.it santo Natale ed un felice anno nuovo dalla redazione di “Parola e Vita”. Hanno collaborato a questo numero: don Giuseppe Ascone, Antonio Epifanio, Tonino Violi. Progetto grafico e impaginazione: Mimmo Garibaldi e Pasquale Papalia. 8 @ copia consultabile su www.parolaevita.altervista.org