Par a e Vita
“La Parola per mezzo dell’insegnamento diventa Vita… la Vita ritorna, a sua volta,
come Parola a coloro che leggeranno la storia” (Mons. R. Cocolo)
Periodico di Cultura e Informazione Religiosa della Parrocchia SS. Nicola e Fantino
Santa Cristina d’Aspromonte
Dicembre 2012
Numero 9
Coordinamento:
don Giuseppe Ascone
DIO E’ IN MEZZO A NOI, MA IL MONDO E’ DISTRATTO
A NATALE RINNOVIAMO LA NOSTRA FEDE NEL MISTERO
DELL’INCARNAZIONE
di don Giuseppe Ascone
In questo numero:
L’anno della fede
di Antonio Epifanio
Pag. 2
Il magistero
di Benedetto XVI
Pag. 4
La foto d’epoca
di Tonino Violi
Pag. 4
Un anno in parrocchia
Pag. 6
Lezione d’Amore
AVIS sez. comunale di
Corona dell’Avvento 2012
S. Cristina d’Aspromonte
Pag. 7
Amici e lettori del nostro giornalino
parrocchiale PAROLA E VITA, giunge a
tutti voi puntuale come sempre il mio
saluto affettuoso e gli auguri più sinceri per un santo Natale del Signore in
questo Anno della Fede che stiamo
vivendo. Sono tante le iniziative che
come comunità parrocchiale abbiamo
intrapreso per camminare insieme,
come discepoli del Signore, con la
chiesa italiana, guidata dalla saggezza dei nostri pastori e sotto la guida
del magistero petrino affidato al papa
Benedetto XVI. Veniamo dall’entusiasmante e riuscitissima settimana
dell’evangelizzazione che ha visto tutti
i componenti della nostra comunità,
soggetti attivi e protagonisti, nel lasciarsi edificare dall’esperienza dei
Padri missionari Redentoristi, dall’allegria di P. Rosario e dalla semplicità di
P. Alberto. Ci hanno portato Cristo e il
suo vangelo, vissuto nella loro esistenza ancor prima che nella loro
esperienza; la loro presenza è stata
come un bagno di rigenerazione e di
rinnovamento (ci auguriamo) delle
nostre coscienze perché tutti potessimo prendere consapevolezza di quanto sia bello essere cristiani, ma soprattutto gente credibile all’esterno,
comunità dei discepoli che si aiutano
portando i pesi gli uni degli altri e si
correggono vicendevolmente. Tutti
possiamo sbagliare ma dobbiamo
necessariamente convertirci e tendere la mano al fratello che abbiamo
offeso. In questo Avvento di fraternità
voluto dal nostro vescovo Francesco,
abbiamo accolto il suo invito alla generosità, e all’attenzione verso il forestiero, colui che vive al freddo e al
gelo (nelle tendopoli di Rosarno), vedendo con gli occhi della fede in questi nostri fratelli immigrati il volto di
quel bambino che giace nella mangiatoia di Betlemme. Le nostre famiglie
sono state ancora una volta generose,
(Continua in ultima pagina)
P. Alberto
P. Rosario
LA PAROLA CHE SALVA
“Chi vuol essere il primo tra voi, sarà il servo di tutti” (Mc 10,44).
COMMENTO: forse aveva presenti queste parole di Gesù, quel tale,
Missionari
Redentoristi
che, in termini paradossali, osservava: “nella Chiesa non c’è nessun
cristiano…”
Parola e Vita
CRISTIANESIMO CONTROCORRENTE
L’ANNO DELLA FEDE
Perchè l’Anno della Fede?
Proviamo a rispondere con qualche
riflessione.
La nostra è una civiltà “intossicata
dalla menzogna.” (Pio XII)
Ma i cristiani dormono come gli apostoli nel Getsemani…
Vacillano le fondamenta esterne perché vacillano le fondamenta interne.
Il disagio sociale affonda le sue radici
nel disagio individuale.
“Sappiamo come le cose nella società civile e, non di rado, anche nella
Chiesa soffrono per il fatto che molti
di coloro, ai quali è stata conferita
una responsabilità, lavorano per se
stessi e non per la comunità, per il
bene comune.” (Benedetto XVI)
“… Da una evangelizzazione più incisiva scaturisce una cultura capace di
aderire alla realtà con i suoi problemi
e le sue sfide. Non esiste fatalità sociale. E’ un problema di uomini e di
cultura, di qui la necessità di una
educazione integrale che è la sola
premessa di una società capace di
trasformare la società.” (Card. Bagnasco)
“Supponete un cerchio tracciato per
terra… immaginate che questo cerchio sia il mondo; il centro, Dio; e i
raggi, le diverse vie, i diversi modi di
vivere degli uomini. Quando i santi,
desiderosi di avvicinarsi a Dio, camminano verso il centro del cerchio, si
avvicinano nello stesso tempo gli uni
agli altri; e più si avvicinano gli uni
agli altri, più si avvicinano a Dio”.
(Doroteo di Gaza)
Ecco spiegati i conflitti, gli odi e le
gelosie nel mondo e alle nostre latitudini. Sempre una questione di fede.
Oggi, all’ideale dell’uomo onesto si è
sostituito l’uomo scaltro e furbo, che
Dicembre 2012 n°9
di Antonio Epifanio
ruba senza farsi scoprire. Ma sui
tempi lunghi, essere onesti conviene.
La disonestà prima o poi porta alla
rovina.
La madre di tutte le crisi è la crisi
spirituale, riguarda cioè, il rapporto
tra l’uomo e Dio. Dalla crisi spirituale
derivano poi la crisi morale, esistenziale, sociale ed economica.
All’interno della Chiesa ci sono
“enclavi” non cattoliche: fisiche ma
anche, e soprattutto, di pensiero, che
combattono contro di essa.
La Chiesa è Roma ma anche ogni
parrocchia.
Che cos’è la fretta dei nostri giorni se
non un delirio di onnipotenza dell’uomo che confida solo in se stesso e
sulle proprie forze?
“Vivete con calma e non vi preoccupate soverchiamente, poiché lo Spirito Santo richiede, per più liberamente operare in noi, la tranquillità e la
calma.” (S. Pio)
La domanda di Gesù: “Perché avete
paura, uomini di poca fede?” (Matteo
8,16), in versione attuale diventa
“Perché avete ansia, uomini di poca
fede?”. Se, come si ritiene, l’ansia è
la malattia del secolo, non risparmia
nessuno, ciò vuol dire che la nostra è
una vita senza certezze, la fede in
primis.
Il mondo si divide in due schieramenti: quelli che credono che l’uomo è
una specie di scimmia con la cravatta e con la morte finisce tutto, e quelli che credono che l’uomo è figlio di
Dio destinato, dopo la morte, alla
felicità eterna. Da queste posizioni
derivano tutti gli atteggiamenti che
osserviamo, e riconducibili, alla fine,
alla disperazione o alla serenità di
fronte agli inevitabili banchi di prova
della vita. Oggi prevale la disperazione.
“Il peccato mortale della cristianità di
oggi è la mancanza di fede, non come intenzione morale o sentimentale, ma come mentalità. Dove la fede
raggiunge la sua pienezza e la sua
maturità? Quando diviene cultura.” (Mons. Negri)
“Una fede che non diventa cultura è
una fede non pienamente accolta,
non pienamente vissuta.” (Giovanni
Paolo II)
Se per cultura intendiamo anche, in
senso antropologico, i modelli di
comportamento che caratterizzano il
modo di vita di un gruppo sociale,
evidentemente, noi, la fede, non l’abbiamo proprio accolta.
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“I cristiani svolgono nel mondo la
stessa funzione dell’anima nel corpo” (A Diogneto – II secolo).
Se l’anima non è vitale il corpo soffre
fino a morirne; se le cose oggi vanno
a scatafascio è perché i cristiani giocano a fare i cristiani.
“E’ finito il tempo di chi si dice cristiano e non lo è nella vita e nei fatti.” (Slogan del Convegno di Verona,
2006)
“Le parole sarebbero superflue, se
mostrassimo le opere. Non ci sarebbe
neppure un pagano, se noi fossimo
veramente cristiani” (S. Giovanni Crisostomo). E invece noi facciamo solo
chiacchiere e vetrina.
“Oggi c’è una crisi di Padre.” (Giovanni Paolo II)
I giovani di oggi sono orfani di Padre
(e di padre). E Padre è colui che insegna il senso del vivere e del morire: il
senso della vita.
“La scienza ha messo in mano all’uomo potenti armi di distruzione. La fine
potrebbe essere già alla portata.” (Rita Levi Montalcini)
La crisi della fede va di pari passo con
il rischio di autodistruzione dell’umanità.
“Il pane che tieni per te è dell’affamato, il mantello che custodisci nel guardaroba è dell’ignudo, le scarpe che
marciscono in casa tua sono dello
scalzo, l’argento che conservi in banca è del bisognoso.” (San Basilio)
Quanti furti, di cui nemmeno ci accorgiamo, ancor più biasimevoli in tempi
di crisi, e riconducibili, in ultima analisi, ad una fede e ad una morale che
ci costruiamo a nostro uso e consumo.
“La tristezza non alberga in un cuore
che ama la volontà di Dio” (S. Faustina Kowalska).
Dunque, tutti i musoni e depressi che
ci sono in giro?
Le manifestazioni esterne depauperano la spiritualità (cioè il rapporto con
Dio). “… Così parla il Signore: … io
detesto […] le vostre feste; per me
sono un peso, sono stanco di sopportarle. […] Anche se moltiplicate le preghiere, io non ascolterò, […] lavatevi,
purificatevi, allontanate dai miei occhi
il male delle vostre azioni.” (Isaia
1,14-16)
Ogni babele (nel piccolo come nel
grande) è carenza di Spirito Santo.
Parola e Vita
IL MAGISTERO DI BENEDETTO XVI
Dicembre 2012 n°9
L’IGNORANZA DELLA FEDE
La Buona Novella che abbiamo il compito di annunciare agli uomini di tutti i
tempi, di tutte le lingue e di tutte le culture, si può riassumere in poche parole:
Dio, creatore dell’uomo, in suo figlio Gesù ci ha fatto conoscere il suo amore per
l’umanità: <<Dio è amore>> (cfr. I Gv), Egli vuole la felicità delle sue creature, di
tutti i suoi figli. La costituzione pastorale Gaudium et spes (cfr. n. 10) ha affrontato le questioni chiave dell’esistenza umana, sul senso della vita e della morte,
del male, della malattia e della sofferenza, così presenti nel nostro mondo. Ha
ricordato che, nella sua bontà paterna, Dio ha voluto dare delle risposte a tutti
questi interrogativi e che Cristo ha fondato la sua Chiesa affinché tutti gli uomini
potessero conoscerle. Perciò uno dei problemi più seri della nostra epoca è
quello dell’ignoranza religiosa in cui vivono molti uomini e donne, compresi alcuni fedeli cattolici.
Per questo motivo la nuova evangelizzazione, nella quale la Chiesa si è risolutamente impegnata […] si presenta con un’urgenza particolare.
(L’Osservatore Romano, ediz. settimanale dell’11 dicembre 2012, pag. 8)
Anche quest’anno è stato possibile vivere l’atmosfera più genuina ed “antica” del Natale, grazie
all’impegno di alcuni giovani che, durante la novena di Natale, sacrificando qualche ora di sonno,
hanno allietato il nostro risveglio, suonando per le
vie del paese le dolci melodie della tradizione
natalizia. Da noi tutti giunga un sentito ed affettuoso ringraziamento a Caterina Epifanio, Laura
Epifanio, Francesco Mezzatesta, Giasone Italiano
e Domenico Mezzatesta.
Grazie ragazze, grazie ragazzi !
"Vi prego vivamente, per l'amore che vi portarono Gesù e Maria, di
recitare il Rosario tutti i giorni perché, al momento della vostra
morte, benedirete il giorno e l'ora in cui m'avete creduto, e dopo
avere seminato nelle benedizioni di Gesù e di Maria, raccoglierete
benedizioni eterne in cielo".
San Luigi Maria Grignion di Monfort (1673-1716)
PRENDI PARTE ANCHE TU OGNI SABATO, ALLE ORE 20.30,
NELLA CHIESA MATRICE, ALLA RECITA DEL SANTO ROSARIO,
MEDITATO E CANTATO.
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Parola e Vita
LA FOTO D’EPOCA
“L’ANTA DI FIMMANI“
Trovo sempre imbarazzo nello
scegliere la foto storica per questo
giornale, in quanto, di momenti
del passato da ricordare ce ne
sono abbastanza. La foto sopra
raffigurata, ancora una volta rappresenta un momento singolare
della giornata e della vita di altri
tempi, nonché persone quasi tutte
scomparse. Si tratta della pausa
pranzo in una giornata di lavoro
da parte dell’anta di fímmani, dedita alla raccolta delle olive. Per
anta si intende una squadra di
donne lavoratrici (ma era inteso
anche al maschile), che in genere
andavano a raccogliere le olive a
favore di un datore di lavoro,
proprietario di un uliveto di una
certa estensione. Il numero delle
donne che formavano l’anta non è
ben definito, ma già cinque, sette,
dieci e più la costituivano per
definizione. ‘A fímmana che face-
Dicembre 2012 n°9
di Tonino Violi
va parte dell’anta, si partiva da
casa al mattino dopo aver svolto
buona parte dei servizi domestici,
allestito i figli che dovevano andare a lavorare, a scuola, ecc.; ma,
provvedeva anche al marito che a
sua volta andava a lavorare, magari in un altro “padrone”, preparandogli il vitto e quant’altro
avesse bisogno. Jiva fora cu’ tovagghjolu da’ spisa (largo tovagliolo di
cannaméju), a volte portato in testa su di una corona fatta dal fardali stesso col quale raccoglieva le
olive. La spisa consisteva in un
pezzo di pane con un po’ di companatico che variava in rapporto
ai gusti, alle possibilità, alle stagioni. Si portava una padejata ‘i
pipi (oggi peperonata), un pezzo di
stocco o di baccalà. Ma si sa, la
cucina offre varietà impensabili
anche se ja ppena ‘i spisa si consumava in mezzo all’uliveto. Chi si
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arrangiava con un pezzo di saliprisa, chi doveva provvedere
anche per il figlio o il marito che
faceva parte della stessa squadra.
In un pane da un chilo, si toglieva
la parte superiore in modo da lasciare una fossa come un piatto
fondo, dove si metteva la peperonata, vvrocculéja ffucati, ecc. Con
questo sistema, il pane, all’ora del
pranzo era bello e inzuppato di
aromi e sughi del companatico
sopra conservato. Capitava che
qualche posata si portasse da casa, ma il più delle volte era un
uomo, che non mancava nell’anta,
che provvedeva a fare le forchette
sul posto con un pezzetto di canna o un legnetto biforcuto d’ulivo.
Questa particolare forchetta, spesse volte veniva usata anche nei
giorni successivi dopo averla conservata in un buco dell’armacera o
dell’ulivo. Tutte le raccoglitrici,
Parola e Vita
tutta l’anta si disponeva per terra,
sui sacchi o su di una pietra, formando una specie di cerchio così
come raffigurato nella foto. Ognuno si sistemava come meglio poteva, apriva u tovagghjolu e iniziava
a mangiare, ovviamente senza
l’incombenza di dover attendere
gli altri commensali come in una
tavola apposta bandita. Ognuno
era soddisfatto di sé stesso e del
proprio pasto e chi era conscio di
aver portato qualcosa più degli
altri, lo offriva con cuore a chi lo
desiderava o a chi ne aveva di
meno. Nell’ora del pranzo (si fa
per dire “ora”, perché a consumare quel poco mica ci mettevano
tanto!), un giovane faceva il giro
con la búmbula dell’acqua, dove
ognuno ci beveva non prima di
pulirsi il muso sul vestito di lavoro. In caso di freddo, un uomo
provvedeva ad accendere un
grosso fuoco, dove tutti potevano
riscaldarsi per qualche attimo.
Dicembre 2012 n°9
C’era chi mangiava in piedi,
preoccupato di organizzare il lavoro pomeridiano, perché il pasto
mputrunisci e crea difficoltà alla
ripresa del lavoro, specie se si
proseguiva sotto la pioggia. Già
nel primo pomeriggio, improvvisamente si sente quel caratteristico rumore di zoccoli ferrati e scoreggia di asini e muli in arrivo
che, sotto i comandi e le imprecazioni dei mulattieri (vaticali), arrivano svelti svelti per trasportare
le olive negli zzimbuni dei frantoi.
In certi frangenti c’era tempo anche per intonare qualche canzone:
marina marina marina, ti voglio al
più presto sposà…. mentre un’altra
versione adattata dalle giovani,
diceva: marina marina marina, stasira me mamma mi mina…, e
nell’entusiasmo amoroso si esprimevano con la più moderna: andiamo a mietere il grano, il grano, il
grano, raccoglieremo l’amore, l’amore, l’amore... Si faceva anche a sfi-
NELLA NOTTE DI NATALE
di Carlo Maria Martini
O Gesù,
che ti sei fatto Bambino
per venire a cercare
e chiamare per nome
ciascuno di noi,
tu che vieni ogni giorno
e che vieni a noi in questa notte,
donaci di aprirti il nostro cuore.
da tra le vecchie e le nuove generazione. Ma, c’era da lavorare! Si
poteva
cantare,
andare
al
“bagno”, raccontare delle storie,
ma senza trascurare di riempire il
fardali o il panaru di olive, che regolarmente svuotavano in una
sporta o in un sacco, aiutate da
una compagna o da un uomo (a
volte il fattore). In questa foto la
giornata è piuttosto soleggiata e
tutta l’anta, seppur lavurata, appare contenta e sorridente davanti
alla macchina fotografica. Vestono
di grosse saie lunghe da lavoro,
magari sopra le vesti con le quali
poi fanno ritorno a casa. Tra di
loro c’è un solo uomo e tre giovanottastri. Si riconoscono da sinistra: Carmela e Micuzza ‘a Strubbafocu (madre e figlia), Annamaria
Caminiti (‘a Nípia) col marito Anastasio Rosario (Rosu da Piraréja) e
le sorelle di questi Rosa e Maria
detta ‘a Cannizzola, ecc.
T.V.
Noi vogliamo consegnarti la nostra vita,
il racconto della nostra storia personale,
perché tu lo illumini,
perché tu ci scopra
il senso ultimo di ogni sofferenza,
dolore, pianto, oscurità.
Fa' che la luce della tua notte
illumini e riscaldi i nostri cuori,
donaci di contemplarti con Maria e Giuseppe,
dona pace alle nostre case,
alle nostre famiglie, alla nostra società!
Fa' che essa ti accolga
e gioisca di te e del tuo amore.
CATECHISMO IN PILLOLE
390. Che cosa sono i frutti dello Spirito Santo?
I frutti dello Spirito Santo sono perfezioni plasmate in noi come primizie della gloria eterna. La tradizione della Chiesa ne enumera dodici: <<amore, gioia, pace, pazienza, longanimità, bontà, benevolenza, mitezza, fedeltà, modestia, continenza,
castità>> (Gal 5,22-23 volg.).
COMMENTO: a guardarsi intorno, non sembra proprio una buona annata…
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UN ANNO IN PARROCCHIA
Parola e Vita
Dicembre 2012 n°9
BATTESIMI ANNO 2012
Ceratti Martina il 6 Gennaio - Padrino: Fondacaro Domenico; Madrina: Corigliano Rosella
Bertuca Pietro il 17 Febbraio - Padrino: Epifanio Antonio
Gangemi Caterina il 31 Marzo - Madrina: Pugliese Teresa
Caminiti Antonio il 18 Agosto - Padrino: Ascone Francesco; Madrina: Bertuca Vittoria
Tedesco Giuseppe Mattia il 19 Agosto - Padrino: Zampogna Rocco Antonio
Fimmanò Emanuele il 7 Dicembre - Padrino: Frassica Giovanni; Madrina: Violi M. Grazia
Iermanò Teresa il 30 Dicembre - Madrina: Italiano Concetta
PRIMA COMUNIONE ANNO 2012
Il giorno 3 del mese di Giugno hanno ricevuto la prima comunione:
Bertuca Agnese, Bertuca Giuseppe, Calipari Denis,
Calipari Matteo, Cua Lucia, Fazzari Francesca, Laganà M. Pia,
Papalia Carmelo, Scappatura Ylenia, Zumbè Antonino
CRESIME ANNO 2012
Il giorno 27 del mese di Giugno hanno ricevuto il sacramento della confermazione:
Capula Giuseppe, Carboni Mario, Cua Fabrizio, Epifanio Cristina, Gangemi Michele,
Lentini M. Antonia, Mezzatesta M. Antonietta, Mezzatesta Simone, Papalia Angela,
Papalia Antonio, Papalia Giuseppe, Papasergio Giuseppe, Scappatura Cristian, Tedesco
Gabriele, Sanfedele Domenico (Castellace), Speranza Luana Rosaria (Castellace),
Timpano Cristian, Timpano Luigi, Zinnamosca Sabrina Maria.
MATRIMONI ANNO 2012
8 Agosto: Campanella Domenico e Savino Mariangela
12 Agosto: Tedesco Diego e Donato Jessica
Vogliamo, in questa pagina, ricordare anche i nostri cari fratelli e le nostre care sorelle che nel corso dell’anno
2012 hanno fatto ritorno alla casa del Padre.
Caminiti Francesco
Ω 18.02.2012
Cinneri Francesca
Ω 11.03.2012
Papalia Domenica
Ω 22.05.2012
Parisi Saverio
Ω 26.07.2012
Tallarida Francesco
Ω 09.08.2012
Strangio Giuseppa
Ω 13.08.2012
Epifanio Francesco
Ω 21.09.2012
Cotroneo Annunziatina Ω 28.10.2012
Schimizzi M. Antonia
Ω 20.11.2012
Agresta Stefano
Ω 22.11.2012
Spadari Vincenzina
Ω 12.12.2012
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Parola e Vita
LEZIONE D’AMORE
EDUCARE COL CUORE
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AVIS sez. comunale di S. Cristina d’Aspromonte
Il 29 dicembre si è tenuto presso i
locali parrocchiali un incontrodibattito organizzato dall’Avis di Santa Cristina. L’intento è stato quello di
sensibilizzare quanto più possibile la
nostra popolazione verso questo gesto di grande solidarietà e altruismo:
la donazione del sangue. Anche se la
realtà della donazione del sangue è
presente nel nostro paese da pochi
anni, la cittadinanza si è mostrata da
subito molto aperta verso questo gesto di grande amore per il prossimo;
esistono, tuttavia, ancora molti pregiudizi ma basterebbe pensare che
tutti noi, per le più diverse cause,
potremmo avere bisogno un giorno
del sangue di un nostro fratello. Nessun appellativo risulterebbe, infatti,
sufficientemente adeguato per de-
scrivere il valore (oltre che morale)
che la donazione di sangue riveste
ed i vantaggi che essa comporta per
lo stesso donatore, poiché fino ad
oggi non è stata posta adeguatamente in evidenza la correlazione clinica
tra donazione periodica di sangue e
riduzione del rischio di malattie croniche gravi, quali quelle cardiovascolari ed il diabete di tipo insulinodipendente. Durante l’incontro è stato poi presentato il libro della Sig.ra
Silvana Ruggiero “ Lezione d’Amore”
che narra l’incredibile testimonianza
di amore di questa donna che, pur
avendo due figli affetti da una malattia molto rara, trova nella fede in Dio
la forza per portare avanti la sua missione di mamma “donandosi”, giorno
dopo giorno, con amore ai propri figli.
Sabato 22 dicembre
Recita natalizia dei bambini dell’asilo, per la gioia dei
genitori e dei nonni !
Un vivo ringraziamento alle Suore Apostole della Sacra
Famiglia e all’insegnante Marina Monaco che hanno
preparato i bambini per questo lieto evento.
Mercoledì 26 dicembre
In un palestra strapiena fino
all’inverosimile di spettatori di
tutte le età, i giovani della nostra parrocchia hanno magnificamente rappresentato il musical “Betlemme Anno Zero”.
Zero”
A tutti loro, dal piccolo Pietro
alla dottoressa Assunta Epifanio, come pure ai tanti collaboratori che hanno dato un
prezioso contributo lavorando
nel silenzio dietro le quinte,
vanno i complimenti dell’intera comunità, per la bravura e per l’impegno profuso nella realizzazione di questo
bellissimo lavoro teatrale. Bravi, continuate così !
Giovedì 27 dicembre
Esibizione del coro parrocchiale al concerto polifonico con i cori della Vicaria, organizzato dalla Diocesi a
Taurianova, nella Chiesa Parrocchiale di Maria SS. delle Grazie.
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Parrocchia
SS. Nicola e Fantino
Corso Umberto I, 17
89056
Santa Cristina d’Aspromonte (RC)
Tel : 09660966-878812
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Questo giornale è aperto alla
collaborazione di chiunque sia
portatore di idee concrete e
propositive. Per la pubblicazione,
la Redazione, comunque, si riserva
il diritto di vagliare la natura e
i contenuti di tali contributi.
PERLE DI SAGGEZZA
“ […] Sento che oggigiorno
il più grande distruttore di
pace è l’aborto, perché è una
guerra diretta, una diretta
uccisione, un diretto omicidio per mano della madre
stessa […] Perché se una
madre può uccidere il suo
proprio figlio, non c’è più
niente che impedisce a me di
uccidere te, e a te di uccidere me.
Noi combattiamo l’aborto
con l’adozione. Se una madre non vuole il suo bambino, lo dia a me, perché io lo
amo”.
(Beata Madre Teresa di Calcutta)
L’angolo del sorriso
(Continua dalla prima pagina)
donando coperte e piumoni; a
loro, a nome mio personale e
dell’intera comunità, il grazie di
cuore sapendo che “tutto quello
che avete fatto a uno di questi
miei fratelli più piccoli, l’avete
fatto a me” (Mt. 25,40). Abbiamo
ancora tante iniziative in questo
cantiere della fede, ma non è il
momento di elencarle; dobbiamo
piuttosto concentrarci sull’essenziale: DIO E’ IN MEZZO A NOI, MA
IL MONDO E’ DISTRATTO. E’ la
storia di sempre, di ieri come di
oggi; leggiamo nel prologo del
quarto vangelo, che abbiamo
ascoltato nella messa del giorno
di Natale: “venne tra i suoi ma
non lo hanno accolto”. Dio si rivela, si comunica a noi, comunica il
suo mistero di benevolenza e di
amore, nel tempo e nella storia
degli uomini, ma questi, il mondo,
fa fatica e spesso non vuole accettarlo né seguirlo. Quando Dio
si rivela, desidera entrare in un
rapporto d’amore, di dialogo e
darle un senso nuovo alla storia,
quella che egli fa con me, con te,
con ogni uomo, e che diventa
tempo di una presenza che dona
pieno significato e apre a una
solida speranza (Benedetto XVI,
catechesi del 12 dicembre 2012).
Nella Sacra Scrittura possiamo
scoprire le tappe di questa progressiva rivelazione di Dio, essa, è
il luogo privilegiato per scoprire gli
eventi di questo cammino. Mi
associo all’invito del santo Padre,
affinché in questo Anno della Fede, prendiamo in mano la Bibbia
per meditarla e prestare attenzione alle letture proclamate nella
messa domenicale, in quanto
tutto ciò costituisce un alimento
prezioso per la nostra fede, insieme ai documenti del Concilio Vati-
cano II che non devono perdere il
loro smalto e il loro valore. L’Avvento che abbiamo vissuto e che
ci ha accompagnati a contemplare nella Notte Santa l’Emmanuele, il Dio con noi, ci ricorda che
Dio non è assente, non ci ha abbandonati, ma ci viene incontro
in tanti modi che siamo chiamati
a discernere. La nostra supplica
allora, si fa invito incessante a
Colui che la lettera agli Ebrei definisce autore e perfezionatore
della fede. Accresci Signore la
nostra fede (Lc. 17,5). Gli apostoli percepiscono che solo nella
fede, dono di Dio, potevano stabilire un vero rapporto con lui, la
loro richiesta era motivata dai
loro limiti, non si sentivano sufficientemente forti per perdonare il
fratello, ma Gesù li incoraggia:
“abbiate fede in Dio, tutto quello
che chiederete nella preghiera
abbiate fede di averlo ottenuto e
vi accadrà” (Mc. 11,22 – 24).
Solamente una fede solida e robusta , alimentata dalla preghiera
assidua e dalle opere di misericordia, può dare animo a tanti
progetti pastorali a medio e largo
raggio, infondere vita alle strutture esistenti, suscitare la creatività
pastorale che sia all’altezza delle
necessità dell’uomo contemporaneo. Tutti però, nessuno escluso,
siamo invitati ad afferrare la Sua
mano e con fede chiedergli aiuto:
“credo Signore ma aiutami nella
mia incredulità” (Mc. 9,24). Con
l’augurio che anche noi, con la
nostra fede, sappiamo testimoniare questa PRESENZA nel mondo e all’uomo distratto e superficiale e far risplendere la luce che
ha illuminato la grotta di Betlemme. Buon Natale 2012.
P
A
R
O
L
A
E
V
I
T
A
Don Giuseppe
Nella gioia del Signore che nasce, giunga a
tutti i lettori un fraterno augurio per un
Tratto dal sito www.gioba.it
santo Natale ed un felice anno nuovo
dalla redazione di “Parola e Vita”.
Hanno collaborato a questo numero: don Giuseppe Ascone, Antonio Epifanio, Tonino Violi.
Progetto grafico e impaginazione: Mimmo Garibaldi e Pasquale Papalia.
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@ copia consultabile su www.parolaevita.altervista.org
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