Gli artefatti in ecografia
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Un artefatto ecografico può
essere definito come una
informazione falsa, multipla
o distorta composta da echi
alterati per sede o intensita’,
generati dalla interazione
degli ultrasuoni con i tessuti, tali da indurre in errore
l’ operatore meno esperto.
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(L’ecografia è strettamente operatore-dipendente).
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Gli artefatti ecografici si formano
perché :
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La propagazione degli ultrasuoni non è sempre rettilinea.
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Il fascio di ultrasuoni non è infinitamente sottile nella sua
dimensione laterale e nello spessore.
La velocità del suono non è costante nei tessuti.
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L’ampiezza degli echi non è sempre proporzionale alla
differenza tra l’impedenza acustica dei diversi strati di tessuto.
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L’ampiezza degli ultrasuoni diminuisce con l’aumentare della
penetrazione in profondità.
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Gli ecografi non sono intelligenti.
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Artefatti
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Artefatti che si formano in immagini riprodotte con
le loro reali caratteristiche morfologiche:
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-Riverberazioni
-Atrefatti a coda di cometa
-Ring down atifact
-Cono d’ombra posteriore
-Ombre acustiche laterali
-Rinforzo acustico posteriore
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Artefatti
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Artefatti che si formano in strutture anatomiche
ancora riconoscibili nelle loro caratteristiche
morfologiche che appaiono però modificate e
alterate rispetto alla realtà:
–
–
–
–
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Artefatto dei lobi laterali
Effetto di volume parziale
Sdoppiamento dell’immagine
Artefatto della variazione della velocità
di propagazione
– L’effetto specchio
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Artefatti “buoni” e “cattivi”
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In ecografia, gli artefatti possono a volte essere utili
elementi d’ interpretazione.
E’ possibile parlare di artefatti “utili ", nel senso che
forniscono informazioni utili per la diagnosi, ed artefatti
“dannosi", che, invece, possono portare a diagnosi
incorrette o completamente errate.
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Alla categoria degli artefatti “utili " appartengono :
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le riverberazioni, le code di cometa, il ring down artifact,
il cono d’ombra posteriore, le ombre acustiche laterali ed il
rinforzo posteriore.
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Alla categoria dei “dannosi " appartengono gli artefatti da
lobi laterali, da volume parziale, lo sdoppiamento
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dell’immagine e l’effetto specchio.
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Artefatti utili
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-le riverberazioni
-le code di cometa
-il ring down artifact
-il cono d’ombra posteriore
-le ombre acustiche laterali
-rinforzo posteriore.
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Artefatti da riverbero
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Sono generati da strutture che producono una forte riflessione
reciproca degli US tra le loro pareti (gas, osso, parete
prossimale di una raccolta liquida). Gli US ritornano al
trasduttore e da questo vengono inviati nuovamente nei tessuti:
questo percorso viene effettuato più volte, finche’ il fascio non
si esaurisce, dando origine a riflessioni multiple tra oggetto e
trasduttore che determinano una serie di bande ecogene
distanziate tra loro da un intervallo costante, pari alla distanza
tra oggetto e sonda e con intensità decrescente.
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“Effetto Pioggia”
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Nelle strutture a contenuto liquido (vescica, colecisti,
ascite) i fenomeni di riflessione ripetuta di parte del FU tra
sonda e pareti, originano in prossimita’ della parete
prossimale, l’effetto pioggia. Diversamente dalle
riverberazioni, si tratta di un fenomeno di riflessione diffusa
generata dalle numerose interfacce dei tessuti interposti tra
sonda e raccolta liquida. Poco evidente se la struttura
liquida e’ distante dalla sonda (x assorbimento del fascio US)
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Artefatto da riverbero
effetto pioggia
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(Vescica urinaria)
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+
Artefatto “Ring down”
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Il ring down è un particolare tipo di artefatto da riverberazione
che si produce posteriormente a raccolte miste liquido-gassose
come una striscia iperecogena “luminosa” o come una serie di
bande parallele trasversali lungo la direzione del fascio US. Simile
all’ artefatto a coda di cometa, ma con origine diversa e’ causato
da bollicine liquide e gassose mescolate che colpite dal fascio US
entrano in risonanza emettendo un nuovo fascio US diverso da
quello incidente che raggiungendo la sonda origina una banda
iperecogena composta da linee parallele sovrapposte.
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A differenza dell’artefatto a
coda di cometa, questo
scompare angolando
diversamente la sonda variando
cosi’ l’angolo di insonazione
del tessuto. E’ importante
anche posizionare
correttamente il fuoco.
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Artefatto “Ring down”
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Stomaco
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Duodeno
Un esempio di Riverberazione e’ quello causato dalle bollicine di
gas contenuto nei visceri (stomaco o intestino) o nelle raccolte
ascessuali come indice di infezioni batteriche producenti gas.
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Artefatti a “coda di cometa”
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E’ un particolare tipo di artefatto da riverberazione che si produce
in seguito a riflessioni multiple che avvengono tra le pareti
posteriore ed anteriore di un oggetto di piccole dimensioni. Si
tratta in sostanza di una riverberazione interna. Queste riflessioni
multiple producono una serie di echi paralleli e assai vicini tra
loro, realizzando un’immagine assai caratteristica detta “a coda
di cometa”.
Questo artefatto si verifica quando viene insonata una struttura di
piccole dimensioni e ad elevata impedenza acustica quali punti
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metallici, microcalcificazioni, cristalli di colesterolo, ecc.
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Artefatti a “coda di cometa”
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Le formazioni colloidocistiche
tiroidee possono contenere
masserelle di colloide gelatinoso
essicato in grado di produrre
artefatti a coda di cometa.
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Artefatto detto “occhio di gatto” .
talvolta evidente anche nelle cisti
di piccole dimensioni.
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Artefatto “Twinkling”
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o artefatto da scintillio; detto anche “effetto Arlecchino” . Si genera
per l’interazione fra un fascio di US e una formazione calcifica. Esso
consiste in una serie di pixel colorati, all’interno, intorno e spesso
lungo il cono d’ombra della formazione calcolotica. Causato dalle
variazioni di frequenza tra emissione e ricezione del FU (effetto
Doppler) con marcata dispersione dello spettro delle velocita’ e
produzione di Aliasing.
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Cono d’ombra posteriore e twinkling artifact in calcolosi renale.
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Ombre acustiche laterali
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L’ incontro tangenziale del fascio US con i profili laterali di una
formazione rotondeggiante cistica o solida, origina per rifrazione
bande laterali ipoecogene dirette distalmente (effetto lente
acustica) nelle quali gli ultrasuoni si propagano con velocita’
diversa rispetto ai tessuti circostanti (piu’ lenta in formazioni
liquide o piu’ veloce in formazioni solide).
Esse sono meglio visibili nelle formazioni liquide, attraversate a
velocita’ piu’ lente rispetto al contesto, ma questo non puo’ essere
usato come criterio patognomonico per differenziarle.
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Formazione
solida
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Divergenza del
fascio
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Formazione
cistica
Convergenza
del fascio
Ombra acustica posteriore
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Quando il fascio US incontra superfici di densita’ molto elevate
(come ossa cicatrici o calcoli) in grado di causare la completa
riflessione del fascio ultrasonoro, oppure strutture capaci di
provocarne una elevata attenuazione (come l’aria e gas), si
produce, distalmente alla superficie iperriflettente, una zona scura
priva o povera di echi, detta "cono d’ombra posteriore".
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Ombra acustica posteriore
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Oggetti con superfici iperriflettenti lisce o accumuli di piccoli
oggetti iperriflettenti hanno un’ombra acustica posteriore "pulita"
(nel senso di molto anecogena, ovvero, nera).
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Oggetti piccoli con superficie irregolare od oggetti o sostanze
meno densi hanno, invece, un’ombra acustica posteriore non
completamente anecogena.
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Ombra acustica posteriore
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Aria
(Trachea)
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Gli Artefatti in Ecografia - Parte I - Dott. Silvano Bignami