L’effetto specchio del
paesaggio
1- Convenzione europea del paesaggio
2- Paesaggio come quadre de vie
3- La crisi del paesaggio
4- La comunicazione del paesaggio
5- Nota bibliografica integrativa
Francesco Micelli 29.4.13 T
Convenzione europea del
paesaggio
• La Convenzione europea del paesaggio,
Firenze il 20 ottobre 2000:
• Paesaggio è “una determinata parte di territorio, così come è
percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di
fattori naturali e/o umani e da loro interrelazioni”
• Nel momento della tutela il paesaggio è
separato da territorio. La percezione è
riconoscimento della soggettività del p.
Paesaggio come quadre de vie
• Il paesaggio come rappresentazione diventa il quadro di
vita nel quale le società si specchiano. La percezione
disciplina le scelte e, fin dove è possibile, riconosce e
ordina gli oggetti secondo esigenze culturali (V., p.85).
• I paesaggi palladiani nella descrizione di Cosgrove,
mentre si avvalgono dei risultati della ricostruzione
storicista, colgono specifici significati della cultura
veneta. Villa e campagna, congiuntura storica e visione
neoplatonica, sono in questo caso elementi tra loro
inseparabili.
• L’esempio serve a confermare la solida struttura della
guida, la dimensione attiva che la sostiene
La crisi del paesaggio
• Ai giorni nostri una profonda crisi attraversa i paesaggi: città e
contado hanno perso ogni legame, hanno reso inefficaci le
tradizionali chiavi di lettura, anche se città e campagna sono spesso
ancora percettivamente distinte (V. p.93)
• Bruno Vecchio ritiene mitica ogni riappropriazione di frammenti di
vita contadina, di felici equilibri tra natura e uomini: il paesaggio
toscano non deve la capacità di rappresentare a continuità di intimi
rapporti tra comunità e territorio.
• Esamina quindi la Convenzione europea del paesaggio: l’azione di
presidio culturale affidata alla sensibilità e responsabilità di singoli
individui sarebbe condizione necessaria, ma non sufficiente.
• Non basta alla salvaguardia di un patrimonio culturale diffuso,
perché “crediamo di conoscere il paesaggio, ma in realtà ne
sappiamo poco. Sappiamo forse in che termini un paesaggio si
presenta oggi, ma molto meno sappiamo su come si sia
formato nelle sue fattezze materiali”( V., p. 121).
La comunicazione del paesaggio
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Capineri insiste sugli stessi concetti quando cerca di capire il “rito sociale”
secondo il quale paesaggi come quello senese sono sacralizzati. Nel
messaggio pubblicitario più divulgativo il paesaggio mantiene contenuto
simbolico, riassume valori e stili di vita, fa leva sul sentimento estetico. La
separazione tra mura senesi e campagne, tra campi coltivati del Chianti e
solitudini delle Crete e dell’Amiata sono articolazioni di una proposta la cui
autenticità è soprattutto immaginata.
La guida è rassegna di idee sul paesaggio e quindi riflessione sulla
geografia italiana del secondo dopoguerra, ma è anche guida di un museo
del paesaggio inserito in un sistema museale che conta 43 unità.
Sandra Becucci presenta infatti il Museo della Mezzadria Senese di
Buonconvento, dove borgo, fattoria, campi coltivati sono descritti anche
secondo letteratura ed arte (V., p. 70).
Verrebbe da pensare che il paesaggio italiano come patrimonio culturale
potrebbe essere esplorato sistematicamente, superando l’idea nebulosa di
una possibile straordinaria, trascurata ricchezza.
Nota bibliografica
• L. Parpagliolo,voce Paesaggio in Enc. It.
Roma
• D. Cosgrove, Il paesaggio palladiano,
Verona 2000
• L. Caravaggi, Paesaggi di paesaggi,
Roma 2002
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Lezione 9