STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
IMPIANTO DI RICEZIONE,
STOCCAGGIO ED ALIMENTAZIONE
DI RIFIUTI LIQUIDI PERICOLOSI PER
IL COINCENERIMENTO NEL FORNO
DELLA CEMENTERIA DI
CALUSCO D’ADDA (BG)
Sintesi non Tecnica
Impianto di Calusco d’Adda (BG)
Sintesi non Tecnica
Dicembre 2004
S-1
INDICE
INTRODUZIONE ............................................................................................................... 4
MOTIVAZIONI DEL PROGETTO ............................................................................................ 4
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICO................................................... 6
NORMATIVA IN MATERIA DI RIFIUTI ................................................................................... 6
NORMATIVA IN MATERIA AMBIENTALE E DI SICUREZZA.................................................... 7
PIANIFICAZIONE E PROGRAMMAZIONE TERRITORIALE ....................................................... 7
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE .......................................................... 9
IL COINCENERIMENTO NELLE CEMENTERIE ........................................................................ 9
LA CEMENTERIA DI CALUSCO D’ADDA ............................................................................ 11
IL PROGETTO PROPOSTO ................................................................................................... 11
SCARICO E CARICO DEI RIFIUTI COMBUSTIBILI ................................................................. 13
STOCCAGGIO DEI RIFIUTI COMBUSTIBILI .......................................................................... 13
ESTRAZIONE, CONDIZIONAMENTO E DISTRIBUZIONE DEI RIFIUTI ..................................... 13
PRINCIPALI EMISSIONI ...................................................................................................... 14
Emissioni in atmosfera ................................................................................................ 14
Effluenti liquidi e approvvigionamento idrico ............................................................ 17
Traffico indotto............................................................................................................ 18
Emissioni acustiche ..................................................................................................... 19
GUASTI E MALFUNZIONAMENTI ....................................................................................... 19
ANALISI DELLE ALTERNATIVE ......................................................................................... 21
MISURE DI MITIGAZIONE E COMPENSAZIONE ................................................................... 22
MONITORAGGIO AMBIENTALE ......................................................................................... 23
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE ........................................................... 24
INQUADRAMENTO AMBIENTALE....................................................................................... 24
Uso del suolo ............................................................................................................... 24
Geomorfologia............................................................................................................. 24
Idrografia di superficie ............................................................................................... 25
Geologia ed idrogeologia............................................................................................ 25
Vegetazione flora e fauna............................................................................................ 25
Paesaggio .................................................................................................................... 26
Clima e qualità dell’aria ............................................................................................. 26
Impianto di Calusco d’Adda (BG)
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S-2
Clima acustico............................................................................................................. 26
Viabilità e traffico ....................................................................................................... 26
INQUADRAMENTO SOCIO-ECONOMICO ............................................................................. 27
PATRIMONIO STORICO CULTURALE .................................................................................. 28
ANALISI DEGLI IMPATTI AMBIENTALI............................................................................... 28
Qualità dell’aria.......................................................................................................... 28
Impatto acustico .......................................................................................................... 36
Suolo, sottosuolo ed ambiente idrico .......................................................................... 37
Vegetazione, Flora, fauna ed ecosistemi..................................................................... 37
Paesaggio .................................................................................................................... 38
Aspetti socioeconomici ................................................................................................ 38
Salute pubblica ............................................................................................................ 38
Traffico e viabilità ....................................................................................................... 39
SINTESI DEGLI IMPATTI ATTESI ........................................................................................ 39
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S-3
INDICE TABELLE
TABELLA 1: CONCENTRAZIONI AL CAMINO............................................................................. 29
TABELLA 2: CARATTERISTICHE DEGLI EFFLUENTI E DEL CAMINO ........................................... 29
TABELLA 3: TASSI DI EMISSIONE DEGLI INQUINANTI ............................................................... 29
TABELLA 4: VALORI MEDI DI NOX PER I TRE ANNI ................................................................. 30
TABELLA 5: VALORI DI NOX CALCOLATI AL 99,8° PERCENTILE PER I TRE ANNI ...................... 30
TABELLA 6: VALORI MEDI DI SO2 PER I TRE ANNI ................................................................... 31
TABELLA 7: VALORI DI SO2 CALCOLATI AL 99,7° PERCENTILE PER I TRE ANNI ....................... 31
TABELLA 8: VALORI MEDI DI POLVERI PER I TRE ANNI ............................................................ 31
TABELLA 9: VALORI DI POLVERI CALCOLATI AL 90,4° PERCENTILE PER I TRE ANNI ................ 31
TABELLA 10: EMISSIONE SIMULATA SUI RICETTORI IN FASE DI ESERCIZIO (LEQ IN DB(A)) .... 36
TABELLA 11: LIVELLI DI IMMISSIONE SUI RICETTORI IN FASE DI ESERCIZIO (LEQ IN DB(A)) .. 37
TABELLA 12: TABELLA DI SINTESI DEGLI IMPATTI .................................................................. 39
Impianto di Calusco d’Adda (BG)
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INTRODUZIONE
Italcementi intende realizzare ed esercire un impianto di ricezione, stoccaggio e
alimentazione di rifiuti pericolosi per il coincenerimento nel forno del proprio cementificio
di Calusco d’Adda.
L’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio di questo tipo di impianto, è subordinata
all’ottenimento della pronuncia di compatibilità ambientale1.
La presente Sintesi non Tecnica costituisce parte integrante alla richiesta di pronuncia di
compatibilità ambientale.
Oltre alla Sintesi non Tecnica, la richiesta di pronuncia di compatibilità ambientale include
il progetto definitivo e lo Studio di Impatto Ambientale composto dalle seguenti parti2:
-
Introduzione generale, di inquadramento della Società Italcementi e delle
motivazioni del progetto,
-
Quadro di Riferimento Programmatico, dove viene evidenziata la congruenza del
progetto proposto con gli strumenti di pianificazione territoriale e settoriale,
-
Quadro di Riferimento Progettuale, in cui sono descritte le caratteristiche
tecniche dell’impianto, sono definite le motivazioni delle scelte progettuali ed
infine sono identificati e quantificati i fattori di impatto e le emissioni relative,
-
Quadro di Riferimento Ambientale, in cui sono individuati e descritti l’ambito
territoriale interessato dal progetto, i livelli di qualità ambientale preesistenti e la
stima degli impatti.
Scopo della presente Sintesi non Tecnica è di illustrare in modo conciso e semplice i
contenuti e le conclusioni dello Studio di Impatto Ambientale.
Motivazioni del progetto
Il cementificio di Calusco d’Adda utilizza attualmente come combustibile coke di petrolio e
limitati quantitativi di olio combustibile in fase di accensione. L’impianto proposto
consentirà di utilizzare in sostituzione fino al 40% di rifiuti liquidi industriali.
Nell’ambito di un programma finalizzato al risparmio energetico ed alla ricerca della
diversificazione delle fonti di energia, dal settembre 1994 al giugno 2002 due forni della
Cementeria di Calusco d’Adda, oggi disattivati e sostituiti dalla nuova linea di cottura, sono
già stati alimentati con un rifiuto liquido3, denominato “ECOFLUID”4.
Il recupero di rifiuti industriali come combustibili negli impianti di produzione di cemento
presenta, sia in assoluto, sia in rapporto alle alternative di eliminazione (inceneritori
dedicati), numerosi vantaggi, contribuendo nel contempo alla conservazione delle risorse
energetiche fossili.
1
Ai sensi dell’art.1 comma i) del DPCM 377 del 10/08/1988
2
In accordo alle norme tecniche di cui al DPCM 27/12/1988
3
Autorizzazione Regione Lombardia, Delibera VII/3574 del 26/02/01 ai sensi dell’art.28 del D.Lgs.22/97 e
art.8 del DM 124/00
4
ECOFLUID è costituito da residui di distillazione miscelati, non clorurati
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Le caratteristiche del ciclo produttivo del cemento, ed in particolare quello di Calusco
d’Adda, sono tali da garantire la completa combustione dei residui utilizzati, garantendo in
ogni caso l'assenza di conseguenze negative per l'ambiente, evitando inoltre la formazione
di residui di alcun tipo (solidi, fanghi o liquidi) da smaltire in impianti dedicati.
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICO
Il quadro di riferimento programmatico analizza la coerenza del progetto con la normativa e
gli atti di pianificazione e programmazione nazionale, regionale e locale aventi una
interazione con il progetto stesso.
In particolare, sono state considerate le norme riguardanti i rifiuti e le operazioni di
coincenerimento, gli strumenti settoriali e quelli riguardanti direttamente o indirettamente il
territorio e le relative infrastrutture.
Gli strumenti programmatici sono stati esaminati considerando sia il loro stato attuale, sia
eventuali evoluzioni in atto, ove tali informazioni siano state rese disponibili.
In sintesi le norme, i principali piani ed i programmi rispetto ai quali il progetto è stato
verificato, sono riportati nella tabella seguente
Norme riguardanti i rifiuti e le
operazioni di coincenerimento
Disposizioni comunitarie sui rifiuti e sulle operazioni
di coincenerimento
Disposizioni nazionali sui rifiuti
Disposizioni nazionali relative alle operazioni di
coincenerimento
Disposizioni regionali sui rifiuti e sulle operazioni di
coincenerimento
Pianificazione territoriale
Piano di Bacino del fiume Po – Fiume Adda
Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR)
Piano Territoriale di Coordinamento del Parco
Regionale Adda Nord
Parco di Interesse Sovracomunale del “Monte Canto
e del Bedesco”
Piano Regolatore Generale del Comune di Calusco
d’Adda
Altri strumenti di
programmazione
Piano Regionale di Qualità dell’Aria
Piano Provinciale per lo Smaltimento dei Rifiuti
Zonizzazione acustica del comune di Calusco
d’Adda cogente (1994) e proposta (2004)
Normativa in materia di rifiuti
La politica ambientale dell’Unione Europea pone come obiettivo prioritario la riduzione
della quantità e della pericolosità dei rifiuti prodotti. A tal fine prevede e disciplina
specifiche azioni per intervenire alla fonte del processo produttivo e per agevolare ed
incentivare il riciclaggio ed il recupero dei rifiuti prodotti, minimizzandone le quantità
avviate allo smaltimento.
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S-7
Tale scopo viene raggiunto mediante specifiche condizioni per l’esercizio e prescrizioni
tecniche degli impianti, nonché istituendo valori limite di emissione per gli impianti di
incenerimento e di coincenerimento dei rifiuti nell’Unione Europea.
Lo Stato Italiano ha recepito nel proprio ordinamento interno tutte le direttive dell’Unione
Europea in materia di gestione, trasporto e smaltimento rifiuti, mentre per quanto riguarda le
operazioni di incenerimento dei rifiuti è in procinto di conformarsi alla recente Direttiva
2000/76/CE
L’impianto in progetto viene realizzato e gestito nel rispetto della normativa vigente sia per
quanto riguarda le operazioni di scarico, deposito, distribuzione e combustione del prodotto
oggetto di coincenerimento, sia in materia di sicurezza ambientale.
Le operazioni di coincenerimento dell’impianto in progetto risultano conformi con uno dei
principali obiettivi della normativa che auspica il riutilizzo, il riciclaggio e le altre forme di
recupero dei rifiuti come combustibile.
Inoltre, l’impianto in progetto risulta pienamente conforme alla normativa vigente ed è in
grado di adeguarsi alle norme tecniche ed ai valori limite di emissione previsti dalla
Direttiva 2000/76/CE.
Normativa in materia Ambientale e di Sicurezza
Ai fini della salvaguardia ambientale, le aree interessate dalla movimentazione, dallo
stoccaggio e dalle soste operative dei mezzi che intervengono a qualsiasi titolo sul rifiuto
verranno impermeabilizzate e realizzate in modo tale da garantire la salvaguardia delle
acque di falda e da consentire il recupero di possibili sversamenti.
La raccolta e lo scarico delle acque meteoriche provenienti dalle superfici potenzialmente
inquinate saranno conformi alla disciplina stabilita dalla normativa vigente ed in particolare
ai limiti da essa prescritti.
Per gli aspetti di sicurezza del luogo di lavoro sarà approntato quanto richiesto dalla
normativa. La gestione dell’impianto di coincenerimento verrà effettuata da personale
edotto del rischio rappresentato dalla movimentazione di tali prodotti, informato della
pericolosità degli stessi e dotato di idonee protezioni atte ad evitare il contatto diretto e
l’inalazione.
Pianificazione e programmazione territoriale
L’impianto di coincenerimento di rifiuti pericolosi in progetto verrà realizzata all’interno
dello stabilimento di proprietà Italcementi, in un’area a destinazione d’uso industriale e
produttivo, secondo quanto prescritto dal Piano Regolatore Generale del Comune di Calusco
d’Adda. L’area è caratterizzata da edifici ed attrezzature per la produzione intensiva, con
fabbricati caratterizzati da tipologie edilizie produttive tradizionali e speciali.
Dal punto di vista acustico, secondo quanto predisposto dal Comune di Calusco d’Adda, sia
rispetto alla zonizzazione vigente dal 1994, sia rispetto alla nuova proposta del 2004, il sito
in oggetto è classificato in classe VI “aree esclusivamente industriali”.
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La destinazione d’uso del sito di intervento (di tipo industriale) e l’antropizzazione del
territorio circostante esclude l’inclusione del sito in vincoli di tutela e conservazione della
fauna. Resta tuttavia da sottolineare la vicinanza del limite del Parco Regionale dell’Adda
Nord e del Parco Locale di Interesse Sovracomunale (PLIS).
Secondo il Piano di Sviluppo Rurale 2000-2006, l’area circostante l’opera in progetto
appartiene al sistema agricolo “periurbano” occidentale in cui l’attività agricola ha un ruolo
marginale in termini socio-economici e risulta compressa dallo sviluppo urbanistico,
infrastrutturale e produttivo. Pur se l’attività agricola riveste un ruolo secondario
nell’economia del territorio delle aree periurbane, la sua importanza relativa risulta
significativa sul contesto dell’economia agricola regionale. L’agricoltura periurbana in
particolare è la seconda, dopo quella della pianura irrigua, in termini di partecipazione alla
formazione del reddito lordo standard agricolo regionale.
Dai dati emersi dalla cartografia allegata al Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI)
e dalla conformazione geologica e geomorfologia del territorio di studio, il sito di intervento
non risulta essere potenzialmente interessato da fenomeni di rischio idrogeologico. La fascia
di esondazione del Fiume Adda infatti, individuata nella cartografia del PAI interessa
principalmente l’insieme dei terrazzi fluviali più prossimi al corso d’acqua, il quale, in
questo tratto del suo percorso verso il Po, scorre in una valle profondamente incisa (circa 80
m) rispetto al Livello Fondamentale della Pianura.
Il Piano Territoriale Paesistico Regionale individua come “visuale sensibile” di particolare
rilevanza per la tutela paesistica del Parco dell’Adda la veduta del fiume dal ponte di
Paterno d’Adda. Il sito di intervento ricade all’interno di tale cono di percezione, di raggio
pari a circa 1,5 km e definito “sensibile”, in quanto dal ponte di Paderno d’Adda il campo
visivo risulta particolarmente ampio e privo di ostacoli. Tuttavia le ridotte dimensioni
dell’impianto in progetto e l’ubicazione dello stesso all’interno del cementificio Italcementi
rappresentano una condizione tale per cui non vengono indotte ulteriori elementi di disturbo
nella visuale sensibile sopra definita.
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QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Il coincenerimento nelle cementerie
L’attività di coincenerimento con recupero energetico di combustibili non convenzionali nei
forni da cemento è consolidata da tempo su scala internazionale e nazionale, con risultati
eccellenti nel pieno rispetto delle normative vigenti.
Le caratteristiche tecnologiche dei forni da cemento e le motivazioni nel seguito riportate,
sono i punti di forza dell’attività di coincenerimento in impianti di questo tipo:
-
elevati livelli di temperatura imposti dal ciclo tecnologico in corrispondenza dei
possibili punti di inserimento dei rifiuti non convenzionali (1800 ÷ 2000 °C per
il bruciatore principale, 1000 ÷ 1200 °C per il bruciatore ausiliario), dovuti alla
necessità di cottura delle materie prime alla temperatura di 1450 °C;
-
tempi di permanenza dei rifiuti combustibili non convenzionali al di sopra delle
temperature minime per la loro combustione (1100 °C per rifiuti pericolosi
contenenti sostanze organiche alogenate, 850 °C in tutti gli altri casi, secondo la
Direttiva 2000/76/CE) nettamente superiori a quelli degli inceneritori o di altri
impianti termici;
-
elevata inerzia termica del sistema di cottura, che garantisce buone condizioni di
ossidazione per un tempo considerevole anche in caso di improvvisa interruzione
dell’alimentazione dei combustibili.
Anche dal punto di vista del bilancio ambientale globale, il processo di coincenerimento di
rifiuti combustibili in forni da cemento garantisce alcuni vantaggi, quali:
-
l’utilizzo di combustibili non convenzionali in parziale sostituzione dei
combustibili tradizionali non modifica in modo sostanziale (quantitativamente e
qualitativamente) le emissioni del forno, mentre la distruzione con altri sistemi
comporterebbe una fonte aggiuntiva di emissione nel bilancio totale;
-
il risparmio di risorse di origine fossile non rinnovabile, con benefici per il
bilancio globale delle emissioni di gas-serra;
-
l’assenza di ceneri o di residui di combustione da smaltire, poiché inglobate nel
prodotto finito, senza pregiudizio delle caratteristiche qualitative del cemento.
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A titolo di esempio si descrivono di seguito le esperienze di coincenerimento presso le
cementerie italiane del Gruppo Italcementi:
Cementeria
Rezzato (BS)
Matera (MT)
Sarche di
Calavino (TN)
Scafa (PE)
Salerno (SA)
Calusco d’Adda
(BG) – vecchia
linea produttiva
Combustibili non
convenzionali
utilizzati
farine e grassi
animali
pneumatici fuori
uso
farine animali
farine animali e
pneumatici fuori
uso
farine e grassi
animali
rifiuti liquidi
pericolosi
Anno inizio
attività di
coincenerimento
Sostituzione
fabbisogno
calorico
Punto di inserimento
del combustibile
2001
25% e 35%
bruciatore principale
2000
10%
bruciatore ausiliario
2002
15%
bruciatore principale
1999
20% e 10%
bruciatore principale
ed ausiliario
2002
25%
bruciatore principale
1994*
15%
bruciatore principale
* Attività conclusa nel giugno 2002.
Ciascuna cementeria è dotata di un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni in
atmosfera.
I risultati dei controlli alle emissioni dei forni delle cementerie sopra citate evidenziano che
il coincenerimento di combustibili non convenzionali non produce variazioni significative
nelle emissioni, presentando per molti parametri concentrazioni inferiori nel processo di
coincenerimento rispetto ai processi di combustione con il solo combustibile tradizionale.
Le esperienze di coincenerimento sopraccitate hanno confermato che nei forni da cemento
le emissioni non dipendono tanto dal combustibile utilizzato, convenzionale o alternativo,
bensì dalla tecnologia produttiva adottata, ed in particolare dalle temperature e dai tempi di
combustione.
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La cementeria di Calusco d’Adda
Le materie prime utilizzate nella cementeria di Calusco d’Adda sono destinate alla
formazione di miscela cruda ed alla composizione dei prodotti finiti (cementi). In
particolare, le materie prime per la preparazione della miscela cruda sono calcare e marna,
mentre quelle destinate alla produzione dei cementi sono costituite essenzialmente da gesso,
necessario per le sue funzioni di regolatore dei tempi di presa, che viene macinato con il
semilavorato (clinker) prodotto dai forni.
Il calcare e la marna, opportunamente dosati per quantità e qualità, vengono alimentati
all’impianto di macinazione dove sono ridotti in polvere secca detta “farina”.
Contemporaneamente alle operazioni di macinazione avvengono anche quelle di
essiccazione recuperando i gas caldi in uscita dal forno di cottura.
La farina prodotta dai molini viene sottoposta ad un processo di omogeneizzazione prima di
essere inviata all’impianto di cottura per la formazione di clinker. La successiva
macinazione in cemento del clinker, rappresenta una delle operazioni tecnologiche
fondamentali e contemporaneamente l’ultima, nel processo di fabbricazione del cemento;
per la produzione delle diverse qualità di cemento vengono aggiunti anche materiali
correttivi quali calcare, gesso, loppa d’altoforno necessari alla formulazione delle diverse
tipologie commerciali di prodotto.
La cementeria di Calusco d’Adda ha iniziato la propria attività di produzione nel 1923; la
struttura dello stabilimento si è ampliata e potenziata negli anni con interventi di
ristrutturazione, concepiti ed attuati con il preciso scopo di apportare un sostanziale
ammodernamento degli impianti e conseguire contestualmente un apprezzabile
miglioramento della qualità dell’ambiente sia all’interno che all’esterno del perimetro
industriale.
A partire dal 2001 la cementeria di Calusco d’Adda è stata oggetto di un sostanziale
ammodernamento, che ha portato allo spostamento degli impianti a maggiore impatto
ambientale a sud della linea ferroviaria Begamo-Lecco, la parziale conversione o
dismissione dei vecchi impianti e la realizzazione di una nuova linea di cottura, entrata a
regime dal 1 giugno 2003.
Il processo produttivo attuale della cementeria di Calusco d’Adda è realizzato ed operato in
linea con le migliori tecnologie disponibili del settore cemento. L’accurato controllo della
qualità delle emissioni fa, inoltre, di questa linea produttiva di ultima generazione, un mezzo
ideale per l’utilizzo di combustibili non convenzionali.
Il progetto proposto
Nell’ambito di un programma, finalizzato al risparmio energetico ed alla ricerca della
diversificazione delle fonti di energia, ed a seguito dell’esperienza già effettuata dal 1994 al
2002 e dei risultati raggiunti, è stato previsto anche per la nuova linea produttiva della
cementeria di Calusco l’utilizzo di rifiuti liquidi come combustibili, e precisamente:
-
una miscela di solventi non alogenati (alogeni < 1.5%), denominata ECOFLUID,
fornita da EcoLombardia 4 S.p.A., dallo stabilimento di Filago (BG);
-
una miscela di Residui Altobollenti Stirolici e Fenolici, denominata RASF
fornita da Polimeri Europa S.p.A., dallo stabilimento di Mantova.
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I rifiuti combustibili sono alimentabili all’impianto di cottura in due distinti punti:
-
al bruciatore principale del forno, utilizzabile indistintamente per ECOFLUID e
RASF, fino ad un massimo del 40 % del fabbisogno termico complessivo
dell’impianto di cottura;
-
ai bruciatori deNOx del calcinatore, utilizzabili limitatamente a RASF, fino ad
un massimo del 40 % del fabbisogno termico complessivo dell’impianto di
cottura.
In ogni caso, la sostituzione con rifiuti liquidi del fabbisogno termico complessivo della
linea di cottura non supererà il 40%.
Ad ogni rifiuto liquido è dedicata una linea indipendente suddivisa nelle seguenti aree
funzionali:
-
ricezione tramite autobotti e scarico in circuito chiuso su piazzola con grigliato e
bacino di recupero;
-
messa in riserva in serbatoi fuori terra posti in bacini di contenimento
impermeabilizzati;
-
sistema di tubazioni per il pompaggio dei rifiuti fino all’iniezione tramite
bruciatori nell’impianto di cottura.
Nel seguito si riporta la descrizione delle varie sezioni dell’impianto in progetto e delle
apparecchiature che le costituiscono.
In Figura 1 è riportata una vista tridimensionale dell’intervento proposto.
Figura 1: Vista tridimensionale dell’intervento proposto
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Scarico e carico dei rifiuti combustibili
I rifiuti liquidi giungono in cementeria trasportati da autocisterne e devono essere travasati
da queste ai serbatoio di stoccaggio.
L’operazione, di per se semplice, verrà condotta salvaguardando la sicurezza e la salute del
personale, l’integrità delle apparecchiature e dei macchinari e garantendo il controllo delle
potenziali emissioni.
In particolare, eventuali sfiati che dovessero fuoriuscire durante le operazioni verranno
collettati e depurati con filtri a carboni attivi.
Inoltre, la sezione di impianto deputata al travaso del combustibile alternativo è dotata di
una vasca interrata sormontata da un grigliato camionabile. La vasca possiede capacità di
accumulo tale da contenere l’eventuale completo versamento del mezzo sovrastante.
Stoccaggio dei rifiuti combustibili
Lo stoccaggio dei rifiuti viene effettuato in serbatoi metallici, cilindrici, ad asse verticale, a
tetto fisso, appoggiati su fondazione in cemento armato e allocati all’interno di bacini di
contenimento dedicati.
Per il RASF sono previsti due serbatoi in parallelo della capacità di 250 m3 cadauno, mentre
per l’ECOFLUID un solo serbatoio da 200 m3.
I serbatoi sono dotati di bacini di contenimento realizzati in cemento armato
impermeabilizzato dimensionati per una capacità pari al 110 % della capacità reale di
stoccaggio.
Ciascun serbatoio è collegato ad un sistema che provvede alla captazione degli sfiati.
Il combustibile alternativo RASF è caratterizzato da una elevata viscosità tale da rendere
necessario il suo riscaldamento, sia in serbatoio, sia lungo le condutture, per assicurare una
corretta movimentazione lungo le linee e attraverso le apparecchiature.
A tale scopo, i due serbatoi di stoccaggio sono equipaggiati ciascuno con fasci elettrici
riscaldanti, dimensionati per assicurare un efficace riscaldamento e mantenimento in
condizioni di massimo accumulo.
Estrazione, condizionamento e distribuzione dei rifiuti
Combustibile alternativo RASF
Lo spillamento dai serbatoi di stoccaggio avviene per mezzo di un circuito che fa capo a due
pompe poste sotto battente.
Per ogni serbatoio sono presenti due punti di estrazione convergenti ad una linea che
indirizza il prodotto ad una stazione di filtrazione.
Una volta filtrato il prodotto transita nella stazione di pompaggio per essere fatto circolare
in pressione lungo l’anello di distribuzione.
L’anello di distribuzione e costituito da tubazioni dotate di fasci riscaldanti per garantire la
corretta fluidità del prodotto.
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Il circuito di alimento dalla mandata delle pompe si sviluppa lungo differenti aree di
impianto sino a giungere alle due utenze interessate (bruciatore principale del forno e
bruciatori ausiliari del calcinatore).
Combustibile alternativo ECOFLUID
Lo spillamento dal serbatoio di stoccaggio avviene per mezzo di un circuito che fa capo a
due pompe poste sotto battente.
Le due estrazioni convergono ad una linea di tubazioni che indirizza il prodotto alla stazione
di filtrazione.
Una volta filtrato il prodotto transita nella stazione di pompaggio per essere alimentato in
pressione lungo l’anello di distribuzione.
Il circuito di alimento del combustibile alternativo ECOFLUID si sviluppa lungo il
medesimo percorso seguito dal circuito RASF sino all’unica utenza asservita, che è
rappresentata dal bruciatore principale del forno.
Principali emissioni
Emissioni in atmosfera
L’impianto di ricezione, stoccaggio e alimentazione di rifiuti combustibili non presenta
punti di emissione specifici in atmosfera. L’unico punto emissivo è pertanto rappresentato
dal camino della linea di cottura del cementificio stesso, con il quale si intende esercire
l’attività di coincenerimento.
In particolare, l’emissione della linea di cottura riunisce in un solo camino:
-
i fumi provenienti dal forno e dal molino della miscela cruda, costituiti da
gas di combustione,
anidride carbonica da decarbonatazione,
vapore acqueo da evaporazione ed essiccazione materie prime e
contenenti particolato solido caratterizzato da composizione chimica
pressoché identica alla miscela cruda;
-
l’aria secca, contenente polveri di clinker, provenienti dal raffreddatore.
La linea produttiva della cementeria di Calusco d’Adda, attualmente in esercizio, è stata
realizzata in conformità con le migliori tecnologie disponibili del settore cemento e fornisce
le migliori garanzie in termini sia di emissioni che di capacità di combustione al fine del
coincenerimento di rifiuti.
Le emissioni non dipendono tanto dal combustibile utilizzato, convenzionale o alternativo,
bensì dalla tecnologia produttiva adottata.
In particolare, le misure di controllo e abbattimento delle sostanze inquinanti nei fumi di
processo adottate nel cementificio di Calusco d’Adda garantiscono concentrazioni nelle
emissioni ampiamente inferiori ai limiti normativi.
Polveri
La miglior tecnologia disponibile, definita dalla letteratura di settore, per l’abbattimento
delle polveri consiste nell’utilizzo di filtri a tessuto.
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Il sistema di depolverazione dei fumi di processo adottato a Calusco d’Adda risulta
conforme a queste prescrizioni, essendo costituito proprio da un filtro a tessuto.
Le polveri separate dai fumi, vengono raccolte e inviate nuovamente al processo insieme
alla materia prima, il tutto in circuito chiuso.
E’ quindi possibile affermare che le emissioni di polveri siano assolutamente poco
rilevanti5.
Ossidi di zolfo e acidi alogenidrici
Zolfo e alogeni sono introdotti nel ciclo tramite i combustibili (convenzionali e alternativi)
e, talvolta, le materie prime. Grazie alle condizioni ossidanti e alla presenza nel forno di
notevoli quantità di alcali, principalmente calcare decarbonatato, qualsiasi traccia di zolfo o
acidi alogenidrici è completamente neutralizzata ed inglobata nel clinker sotto forma di sali.
Pertanto anche le emissioni di ossido di zolfo e di acidi alogenidrici sono assolutamente
poco rilevanti6.
Ossidi di azoto
Il controllo degli ossidi di azoto avviene principalmente attraverso tre tecniche, due
primarie, mirate a contenerne la formazione, ed una secondaria, di abbattimento degli ossidi
comunque formatisi:
-
il bruciatore low-NOx installato come bruciatore principale;
-
la combustione multistadio realizzata nel calcinatore;
-
l’impianto SNCR (Selective Non-Catalytic Reduction).
La combinazione delle tre tecniche, regolate del monitoraggio dei fumi di processo,
garantisce i livelli minimi ad oggi possibili quanto ad emissioni di ossidi di azoto7.
Inoltre, il minore contenuto di azoto dei rifiuti liquidi in questione rispetto ai combustibili
convenzionali normalmente utilizzati (principalmente coke di petrolio) determina un minor
contributo di fuel-NOx.
Ossido di Carbonio e Carbonio Organico Totale
L’ossido di carbonio e il Carbonio Organico Totale possono derivare da:
-
incompleta combustione;
-
contenuto di composti organici nelle materie prime (es. argille).
5
Le concentrazioni medie rilevate al camino nel corso del primo anno di esercizio sono risultate inferiori a 1
mg/Nm3 (fumi secchi, 10% O2).
6
Le concentrazioni medie rilevate al camino nel corso del primo anno di esercizio sono risultate inferiori a 10
mg/Nm3 (fumi secchi, 10% O2) per SO2 e inferiori a 1 mg/Nm3 (fumi secchi, 10% O2) per HCl.
7
Le concentrazioni medie rilevate al camino nel corso del primo anno di esercizio sono risultate paria a circa
800 mg/Nm3 (fumi secchi, 10% O2), senza ricorrere all’uso dell’impianto SNCR. Migliori prestazioni sono
attese sia per effetto dell’attivazione dell’impianto SNCR sia in virtù del comportamento tipico dei
combustibili liquidi nel calcinatore che, a causa della specifica cinetica di ossidazione, realizzano condizioni
particolarmente favorevoli agli effetti deNOx.
Impianto di Calusco d’Adda (BG)
Sintesi non Tecnica
Dicembre 2004
S-16
Le caratteristiche peculiari del ciclo del cemento indicano come preponderante la seconda
origine.
Normalmente le condizioni di combustione sono ottimali a causa dei già citati tempi di
residenza, temperature ed eccessi di ossigeno. Inoltre, la specifica conformazione del
calcinatore consente di ottenere elevate efficienze di distruzione anche di inquinanti
provenienti dalla evaporazione e parziale ossidazione del contenuto organico nelle materie
prime8.
Metalli
I metalli e i loro composti sono introdotti nel ciclo tramite i combustibili (convenzionali e
alternativi) e le materie prime. Possono esser suddivisi in tre categorie:
-
non volatili o refrattari;
-
semi-volatili;
-
volatili.
I non volatili restano nel ciclo e lasciano il forno inglobati nel clinker.
I semi-volatili sono parzialmente vaporizzati in zona di sinterizzazione e ricondensati nelle
zone relativamente più fredde del forno. Ciò comporta l’instaurarsi di un ciclo interno al
sistema che tende a giungere ad un equilibrio tra ingresso tramite materie prime e
combustibili e uscita tramite il clinker prodotto.
I volatili condensano sulle particelle di materia prima in zone a temperature ancora più
basse, normalmente esterne al forno propriamente detto (tubo rotante e cicloni), cioè nel
molino della miscela cruda o nel filtro a tessuto, se non emessi al camino.
Pertanto, le concentrazioni di metalli rilevabili al camino sono proporzionali al contenuto
degli stessi nei combustibili e nelle materie prime, fatto salvo un fattore di captazione che è
funzione della volatilità relativa.
Ne consegue che la miglior tecnologia disponibile, definita dalla letteratura di settore, per
l’abbattimento di metalli coincide con quella per il controllo delle polveri e cioè l’utilizzo di
filtri a tessuto.
Resta esclusa la possibilità di abbattimento della quota di metalli, estremamente volatili, che
non condensa con il materiale particolato alle pur basse temperature di esercizio del filtro. In
questo caso un accurata selezione delle materie prime e dei combustibili utilizzati consente
un controllo a monte delle emissioni.
I rifiuti RASF ed ECOFLUID contengono esegui quantitativi di queste tipologie di metalli,
sia per l’accurata selezione dei componenti costitutivi sia per la tipologia di processo
produttivo da cui provengono.
I rilievi eseguiti alle emissioni della linea di cottura del cementificio hanno evidenziato
valori prossimi ai limiti di rilevabilità strumentale.
8
Le concentrazioni medie rilevate al camino nel corso del primo anno di esercizio sono risultate inferiori a 250
mg/Nm3 (fumi secchi, 10% O2) per CO ed inferiori a 15 mg/Nm3 (fumi secchi, 10 % O2) per TOC. Le
concentrazioni di CO e TOC sono, come evidenziato in esperienze analoghe su altri impianti di cottura,
comunque indipendenti dall’utilizzo di rifiuti come combustibili.
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Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA)
Questo tipo di composti organici si possono generare dalla incompleta degradazione dei
combustibili o, in minor grado, del contenuto carbonioso di alcune materie prime. Valgono
per essi le stesse considerazioni fatte per l’ossido di carbonio ed il carbonio organico totale
sull’efficienza di distruzione realizzabile all’interno della linea di cottura.
I rilievi eseguiti alle emissioni della linea di cottura del cementificio, mostrano livelli di
concentrazione prossimi ai limiti di rilevabilità strumentale, anche con le migliori tecniche
analitiche attualmente disponibili.
Diossine e furani
Policlorodibenzodiossine e Policlorodibenzofurani, di seguito indicati rispettivamente come
PCDD e PCDF, sono molecole complesse che si formano in processi chimici industriali e
nella quasi totalità dei processi di combustione a partire da molecole organiche a base
aromatica in condizione di parziale ossidazione e in presenza di apportatori di cloro.
PCDD e PCDF si formano al di sopra di 300°C e risultano stabili fino di circa 700°C, con
un massimo di 750°C. A partire da questa temperatura, inizia il processo di distruzione delle
molecole.
Tale processo è favorito da diversi parametri, quali temperatura, tempo di residenza e
turbolenza. Ad una temperatura di 800°C e un tempo di residenza di 1,5 secondi, oltre il
90% di PCDD e PCDF viene decomposto. All’aumentare della temperatura, il tempo di
residenza necessario per la decomposizione diminuisce. La turbolenza contribuisce ad
aumentare l’efficienza del processo di distruzione, mediante un costante rimescolamento del
fluido.
Pertanto, le temperature ed i tempi di residenza che si raggiungono all’interno del forno
rotante (al di sopra di 1200°C per almeno 6-7 s con punte di 1800-2000°C in zona cottura),
e quelli che si raggiungono all’interno del calcinatore DDF (al di sopra di 1000°C per
almeno 3 s con punte 1300°C in prossimità dei bruciatori), garantiscono la distruzione
completa di PCDD e PCDF eventualmente formatesi durante la combustione.
I rifiuti combustibili liquidi RASF ed ECOFLUID sono in ogni caso esenti da PCDD e
PCDF.
I rilievi eseguiti alle emissioni della linea di cottura del cementificio, mostrano livelli di
concentrazione prossimi ai limiti di rilevabilità strumentale, anche delle migliori tecniche
analitiche attualmente disponibili.
Effluenti liquidi e approvvigionamento idrico
In condizioni normali di esercizio l’impianto in progetto non presenta effluenti liquidi.
Le acque di scarico della cementeria nell’area dell’impianto interessata al progetto di
coincenerimento consistono in:
-
acque di raffreddamento degli impianti e delle macchine asservite;
-
acque civili dei servizi igienici;
-
acque meteoriche.
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Ciascuna tipologia di acqua di scarico è dotata di una rete dedicata di raccolta delle acque.
Lo scarico avviene in fognatura comunale con autorizzazione del Comune di Calusco
d’Adda.
L’impianto di ricezione, stoccaggio e movimentazione dei rifiuti pericolosi che si intende
realizzare non necessita di approvvigionamento idrico se non quello d’emergenza del
sistema antincendio di raffreddamento dei serbatoi di stoccaggio legato alla rete generale di
cementeria.
Traffico indotto
Il comune di Calusco d’Adda è interessato da due significative arterie di comunicazione:
-
la S.P. 166 che mette in comunicazione con Bergamo, Lecco, Villa d’Adda,
Brivio, Ponte S. Pietro, Sotto il Monte;
-
la S.P. 170 (Rivierasca) che mette in comunicazione con l’autostrada A4 MI-VE,
Milano, Trezzo sull’Adda, Capriate S. Gervasio;
Entrambe le strade provinciali sono interessate oltre che dal traffico indotto dall’attività del
cementificio, da un intenso traffico locale legato all’attività artigianale, industriale e civile
della zona.
Il cementificio è dotato di due portinerie di accesso site in via Vittorio Emanuele II 419
entrambe presidiate su due turni dalle 5.30 alle 22.30 e dotate di pesa automatica. Una
portineria è dedicata al transito degli automezzi per il trasporto delle materie prime e
combustibili, l’altra al transito degli automezzi per il trasporto dei prodotti finiti imballati o
sfusi.
L’ingresso dei mezzi di trasporto dei rifiuti pericolosi da coincenerire sarà effettuato da un
ingresso dedicato localizzato in via Piave 1318, dotato di portineria e pesa automatica e
controllato dalla sala centralizzata dello stabilimento con un sistema di telecamere.
Gli automezzi per il trasporto dei rifiuti pericolosi percorreranno la SP 170 e seguiranno il
percorso indicato in Figura 2 per poi accedere allo stabilimento dalla portineria dedicata. La
scelta adottata consente di evitare il transito del centro dell’abitato degli automezzi adibiti al
trasporto dei rifiuti pericolosi.
Il percorso degli automezzi all’interno dello stabilimento è studiato in modo da evitare
interferenze con gli automezzi destinati all’approvvigionamento delle materie prime e dei
combustibili convenzionali.
Visti i poteri calorifici inferiori dei combustibili convenzionali utilizzati (principalmente
coke di petrolio) e di ECOFLUID e RASF e i carichi tipici dei trasporti di solidi e liquidi,
l’attività in oggetto non comporterà un incremento significativo dei viaggi per
l’approvvigionamento di combustibili, stimabile approssimativamente in 50 mezzi/anno.
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Percorso dei mezzi di trasporto rifiuti pericolosi
Figura 2: Planimetria con indicazione del percorso dei mezzi di trasporto
Emissioni acustiche
Le uniche sorgenti sonore dell’impianto in progetto sono costituite dalle sei pompe
necessarie al trasferimento dei prodotti.
Per quanto riguarda le emissioni sonore dovute al traffico dei mezzi pesanti,
l’approvvigionamento di rifiuti combustibili, apporterà un incremento limitato a 50
mezzi/anno, come descritto al paragrafo precedente; da ciò consegue un impatto nullo sul
contributo alle emissioni sonore da traffico.
Guasti e malfunzionamenti
Scopo della analisi dei guasti e malfunzionamenti è stato quello di individuare i rischi
connessi alla presenza di sostanze classificate pericolose nello stabilimento in esame,
quantificarne le cause e le conseguenze, evidenziando i sistemi di prevenzione e protezione
previsti dal progetto.
Nell’impianto in esame la presenza di sostanze pericolose che, in caso di guasti o
malfunzionamenti, potrebbero dar luogo ad interferenze ambientali, è limitata al sistema di
ricezione e distribuzione dei combustibili non convenzionali ECOFLUID e RASF.
L’analisi storica, unitamente all’esame della documentazione di processo e alla esperienza
dell’analista, e sulla base della analisi dei rischi, ha consentito di individuare i seguenti
eventi incidentali che possono avere origine nell’unità oggetto dello studio:
-
rilascio all’interno del bacino di contenimento dei serbatoi fuori terra di
stoccaggio combustibili.
-
rottura/perdita da manichetta durante le operazioni di scarico autobotti.
-
rottura significativa di una tubazione sulla mandata della pompa di invio
combustibile al forno.
Impianto di Calusco d’Adda (BG)
Sintesi non Tecnica
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Sulla base delle ipotesi di incidenti credibili individuate è stato possibile identificare i
seguenti scenari di incidenti:
-
rilasci e spandimenti di ECOFLUID o RASF in fase liquida in pozze non
confinate;
-
rilasci e spandimenti di ECOFLUID o RASF in fase liquida in bacini di
contenimento.
A seguito di rilascio e spandimento sia in pozze che nei bacini di contenimento, tenendo
conto delle caratteristiche chimico-fisiche sia dell’ECOFLUID che del RASF alla
temperatura di rilascio, gli scenari incidentali possibili si riducono ai seguenti:
-
incendio di pozza (“pool fire”), nel caso di presenza di una fonte di innesco,
immediato o differito;
-
dispersione del liquido nel terreno senza ulteriori effetti.
La stima delle conseguenze degli scenari incidentali è stata condotta, conservativamente,
facendo riferimento a rilasci di ECOFLUID, liquido facilmente infiammabile, essendo il
RASF scarsamente infiammabile.
Inoltre i combustibili utilizzati nell’impianto non comportano rischio di inquinamento delle
matrici ambientali suolo, acque superficiali, acque sotterranee e non implicano quindi un
potenziale coinvolgimento della fauna ittica o dei microrganismi acquatici.
A conclusione delle analisi condotte nell’ambito del presente lavoro, si possono trarre le
seguenti considerazioni:
-
sulla base dell’esame dettagliato della documentazione di progetto, unitamente
alla esperienza dell’analista e del team di progetto è stato possibile individuare i
possibili eventi indesiderati che possono caratterizzare l’impianto combustibili
alternativi, in funzione anche dei sistemi di prevenzione/protezione di cui lo
stesso sarà dotato.
-
si è proceduto alla individuazione degli effettivi possibili punti di perdita, in
considerazione della ipotesi di percorrenza planimetrica delle linee.
-
sulla base delle valutazioni probabilistiche, effettuate facendo ricorso a banche
dati accreditate ed alla tecnica dell’albero degli eventi, si è proceduto alla
individuazione ed alla stima della frequenza degli scenari incidentali che
possono verificarsi in conseguenza dei rilasci individuati.
-
la durata dei rilasci si mantiene indicativamente inferiore ai 10 minuti, grazie ai
presidi impiantistici di cui sarà dotato l’impianto.
-
per tale ragione, unitamente alla entità delle conseguenze stimata, si possono
ritenere marginali i rischi connessi a possibili “effetti domino”.
Dalle analisi condotte sono emerse essenzialmente due conclusioni:
-
i combustibili utilizzati nell’impianto non comportano rischio di inquinamento
delle componenti ambientali suolo, acque superficiali, acque sotterranee e non
implicano quindi un potenziale coinvolgimento della fauna ittica o dei
microrganismi acquatici;
Impianto di Calusco d’Adda (BG)
Sintesi non Tecnica
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-
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gli effetti degli incendi conseguenti alle ipotesi incidentali considerate non
risultano potenzialmente in grado di provocare danneggiamenti gravi ad altre
apparecchiature dello stabilimento.
Si può affermare quindi che il potenziale impatto ambientale dei rilasci ipotizzati,
conseguenti a guasti e/o malfunzionamenti dei sistemi esaminati, risulta essere modesto, in
virtù sia delle caratteristiche chimico-fisiche-tossicologiche delle sostanze presenti, sia dei
sistemi di prevenzione e protezione adottati.
Analisi delle alternative
Alternativa zero
L’alternativa in oggetto consiste nello smaltimento del rifiuto in questione (ECOFLUID e
RASF), mediante trattamento termico in un impianto per l’incenerimento di rifiuti speciali
pericolosi.
Dall’analisi dei precedenti capitoli emerge quanto sia notevolmente favorevole, sotto il
profilo di bilancio ambientale globale, il coincenerimento di rifiuti liquidi pericolosi nel
forno di una cementeria, quale quella di Calusco d’Adda, di recentissima realizzazione e
costruita secondo le migliori tecnologie disponibili del settore.
Un impianto di trattamento termico dei rifiuti speciali e pericolosi non garantisce le stesse
prestazioni che si ottengono mediante il coincenerimento in un cementificio per le seguenti
ragioni:
-
le temperature inferiori che si hanno negli inceneritori (1000-1100°C) e i
tempi di residenza inferiori (1,5 secondi) che possono non consentire la
completa rimozione dagli effluenti gassosi dei composti organici e organoclorurati quali PCDD e PCDF;
-
inquinanti quali SO2 e gli acidi alogenidrici necessitano di sistemi appositi di
rimozione, originando rifiuti da avviare a recupero o smaltimento; durante il
processo di cottura del clinker tali sostanze vengono direttamente incorporate
nel prodotto finito sotto forma di sali, senza generare rifiuti;
-
anche le polveri e le ceneri prodotte durante il trattamento termico
dell’inceneritore, insieme ai metalli pesanti adsorbiti su di esse, devono
essere raccolte e inviate ad inertizzazione, invece di essere re-inviate al forno
insieme alla materia prima, con un incremento dei volumi di residui solidi
prodotti e dei costi di smaltimento.
E’ inoltre da considerare il fatto che l’utilizzo del rifiuto in questione come fonte energetica,
al posto della sua termodistruzione in un impianto dedicato, riduce notevolmente l’utilizzo
dei combustibili convenzionali con due importanti conseguenze ambientali:
-
risparmio di fonti energetiche non rinnovabili;
-
riduzione delle emissioni globali di CO2.
Alternative di localizzazione
La scelta di localizzare l’impianto oggetto di valutazione all’interno dell’area della
cementeria si è basata sulle considerazioni di seguito riportate:
Impianto di Calusco d’Adda (BG)
Sintesi non Tecnica
Dicembre 2004
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-
vicinanza sia alle altre utenze della cementeria, sia all’impianto di
combustione, al fine di limitare il più possibile la linea di tubazioni per
l’alimentazione del forno;
-
vicinanza alla futura rete viaria in progetto (circonvallazione sud per il tratto
compreso tra l’ingresso in Calusco e la Strada Provinciale 170), ubicata a sud
della cementeria, in modo da agevolare le operazioni di scarico del
combustibile e da garantire un minore impatto sul traffico locale;
-
impatto paesaggistico nullo, in quanto il sito dell’impianto di ricezione,
stoccaggio ed alimentazione di rifiuti liquidi risulta completamente inserito e
mascherato dagli altri edifici della cementeria esistente.
Misure di mitigazione e compensazione
Fase di cantiere
Le attività di cantiere comporteranno interferenze ambientali di modesta entità, e di breve
durata, sostanzialmente limitate al traffico veicolare e al rumore.
Verranno comunque adottate misure di mitigazione, quali ad esempio:
-
bagnare sistematicamente le superfici aperte nella stagione secca, per limitare
il sollevamento di polveri;
-
evitare o ridurre al minimo le attività che comportano emissione di rumore
nelle ore notturne.
Fase di esercizio
Le scelte di progetto, presentate qui di seguito, sono state effettuate allo scopo di migliorare
le prestazioni dell’impianto, assicurando al contempo un buon livello di protezione
dell’ambiente, in particolare delle componenti paesaggistiche, del comparto idrico e
atmosferico, e diminuendo l’incidenza di rischi.
Gli impianti di stoccaggio, condizionamento e distribuzione combustibili alternativi non
presentano a regime effluenti di tipo gassoso. Durante le fasi di caricamento serbatoio o per
effetto di transitori termici avvengono rilasci della fase gassosa confinata nei serbatoi, che
nella peggiore delle ipotesi raggiungono una portata di 45 Nm3/h. Tali rilasci non vengono
dispersi direttamente in atmosfera, ma sono indirizzati a tenuta ad un sistema di
abbattimento a carboni attivi per la rimozione degli inquinanti presenti. L’aria depurata
viene convogliata al raffreddatore del clinker dove partecipa all’aria secondaria di
combustione della linea di cottura,
In condizioni normali di esercizio l’impianto non presenta effluenti liquidi. A salvaguardia
da eventi accidentali che producano perdite di prodotto sono previsti opportuni sistemi di
contenimento (pozzetti, bacini di contenimento, serbatoi di stoccaggio) ed una rete di
raccolta che provvede allo smaltimento degli stessi e garantisce l’isolamento dell’area
interessata dalla realizzazione dell’opera in progetto dalla rete di raccolta reflui (acque di
raffreddamento, acque civili e meteoriche) della cementeria di Calusco d’Adda.
Lungo tutto il circuito di estrazione, condizionamento e distribuzione dei rifiuti combustibili
ed in corrispondenza delle apparecchiature sono previsti una serie di componenti, quali
valvole di sicurezza e valvole di sfioro, nonché tutta la strumentazione (trasmettitori di
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Sintesi non Tecnica
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S-23
temperatura e pressione), necessari per una corretta conduzione in sicurezza ed un completo
monitoraggio a distanza.
I mezzi di trasporto dei rifiuti pericolosi da coincenerire entreranno nella proprietà
Italcementi da un ingresso dedicato localizzato in via Piave 1318, dotato di portineria e pesa
automatica e controllato dalla sala centralizzata dello stabilimento con un sistema di
telecamere. Tale scelta consente di evitare il transito nel centro dell’abitato degli automezzi
adibiti al trasporto dei rifiuti pericolosi.
Monitoraggio ambientale
Al fine di valutare sistematicamente la qualità delle emissioni del forno di cottura della
cementeria di Calusco d’Adda è attivo un protocollo di monitoraggio, ed in particolare sono
previsti:
-
un sistema di monitoraggio in continuo dei fumi in uscita;
-
un sistema di monitoraggio periodico dei fumi (ogni 12 o 6 mesi).
Controllo in continuo delle emissioni
Il sistema di monitoraggio in continuo è rispondente ai dettami del DM 21/12/1995 e
controlla in continuo nelle emissioni del forno i seguenti inquinanti:
-
biossido di zolfo SO2;
-
ossidi di azoto (come somma di misure separate di NO e NO2);
-
monossido di carbonio CO;
-
acido cloridrico HCl;
-
amoniaca NH3;
-
carbonio organico totale TOC;
-
polveri.
Il monitoraggio di SO2 e Ossidi di azoto è una prescrizione specifica dell’autorizzazione
Regionale alle emissioni in atmosfera (D.G.R. n. 40670 del 5 agosto 1993); gli altri
inquinanti sono stati aggiunti secondo procedura interna. Sono inoltre misurati in continuo
altri parametri chimico-fisici degli effluenti, ed in particolare:
-
temperatura T;
-
pressione P;
-
portata dei fumi emessi Q;
-
il tenore di vapore acqueo H2O;
-
ossigeno O2;
-
anidride carbonica CO2.
Controllo periodico delle emissioni
Si prevede inoltre, di monitorare la qualità dei fumi emessi al camino mediante campagne di
rilievi periodiche di microinquinanti quali metalli, IPA, PCDD e PCDF.
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I parte - Italcementi