Sono donatori non... “fannulloni”
RIPOSO POST DONAZIONE
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rima la legge 107 del 1990 e poi la 251 del 2005,
all’art. 8 (astensione al lavoro), dispongono che
per ogni giornata di riposo compensativo che segue la
donazione del sangue, i lavoratori dipendenti di ogni
categoria hanno diritto, oltre alla retribuzione, anche
all’accredito dei contributi figurativi per la pensione.
Già la legge 584 del 13/07/1967, stabiliva che i
donatori di sangue avevano diritto ad astenersi dal
lavoro per l’intera giornata in cui effettuavano la
donazione conservando la normale retribuzione.
L’anno scorso, con l’entrata in vigore del decreto
legge 112 del 2008, poi convertito nella legge 133,
meglio nota come “antifannulloni”, è emerso che
alcuni dipendenti pubblici, a causa dell’assenza per la
donazione, subivano una decurtazione dello stipendio (art. 71). Dopo una generale sollevazione il
Ministro Brunetta si affrettò a precisare, impegnandosi personalmente, che il Governo avrebbe provveduto ad adottare le opportune iniziative al fine di evitare ogni possibile penalizzazione retributiva, anche
retrodatandone la decorrenza dall’entrata in vigore
del decreto n. 112. Il Ministro si impegnò, inoltre, a
predisporre quanto prima una normativa quadro sui
permessi in modo da eliminare qualsiasi dubbio
interpretativo sull’applicazione della nuova norma.
Questo per evitare una penalizzazione dei lavoratori
pubblici che, con grande senso di altruismo, compiono un gesto di solidarietà come la donazione di sangue ad uso trasfusionale e del midollo osseo.
Da giugno 2008 a giugno 2009 dal Ministero sono
arrivate circolari, interpretazioni, inviti alla pazienza
per l’iter dell’apposita legge. Solo dopo un’ulteriore
sollecitazione in Commissione Nazionale Sangue, e
centinaia di articoli sulla stampa, ecco che Brunetta
ha accolto la proposta dei nostri dirigenti nazionali:
emanare un ugual decreto per togliere ciò che, per
errore, era stato inserito. Nel “decreto anticrisi” di
fine giugno 2009 è stata approvata l’abrogazione del
comma 5 dell’art. 71 del decreto 112/08. Grazie. Ci
spiace solo che sia stato ancora dimostrato come la
burocrazia si scontri con la quotidianità delle persone: per scrivere “un errore” basta un minuto, per correggerlo ci vuole... un anno.
Premesso questo, una domanda ci è sorta spontanea:
quante sono le donazioni con il riposo compensativo
della giornata? Ben sappiamo che parte della raccolta, specialmente quella associativa di Avis, è solitamente svolta di sabato o domenica, quindi nelle giornate di riposo del lavoratore. Molti/e sono poi professionisti, lavoratori autonomi, casalinghe o studenti ed anche per queste categorie non vi è costo per
l’Inps. Abbiamo chiesto agli enti competenti se esistevano i dati annuali delle giornate retribuite per
donazioni. Per l’Inps non erano ancora disponibili i
dati 2008, ci hanno fornito quindi il 2007, mentre
per l’Inpdap (dipendenti pubblici) siamo in attesa
degli analoghi dati definitivi.
Le percentuali aggiornate potremo averle quindi più
in là. Possiamo anticipare, però, che il ricorso al
“riposo compensativo” vale circa il 17-18% delle
donazioni totali con differenze tra regioni ed anche
tra province della stessa regione. In Veneto, per esempio (vedi tabella Inps), a seguito delle differenze legate alla attività di chiamata programmata, più o meno
spinta nelle province, si utilizza di più (circa il 2225%) a Belluno e Vicenza e meno (circa il 15%) a
Treviso, Venezia e Padova. Questo anche per la maggior presenza di attività di raccolta domenicale Avis
che viene svolta in queste province.
Una ulteriore domanda: ma perché si deve ricorrere
alla donazione nelle giornate lavorative?
La questione è molto semplice: l’autosufficienza di
sangue e la sua qualità, oltre che il corretto utilizzo
degli operatori sanitari, passano obbligatoriamente
per una raccolta continuativa e programmata a tutti i
livelli. L’attività di validazione e degli esami richiede
tempi non comprimibili. Inoltre, le donazioni devono seguire le necessità dei pazienti che sono solitamente programmate, ma sappiamo bene che vi sono
anche momenti di emergenza. Per questo non è pensabile invitare a donare tutti di domenica.
Ogni tanto il tema della giornata di riposo riemerge,
quasi a colpevolizzare il donatore. I numeri dimostrano che l’utilizzo di questa possibilità non è poi così
elevato. Ci sembra... “tanto rumore per nulla”.
Servizi a cura di Francesco Magarotto
I
nnanzitutto va detto che il concetto “sanitario”
relativo alla donazione di sangue è la innocuità biologica della sottrazione di quantità prestabilite di sangue intero o emocomponenti: primo non arrecare
danno a chi dona. Inoltre, sugli accurati controlli clinico-laboratoristici effettuati sui donatori si basa la
sicurezza del dono del sangue a cui seguiranno di
conseguenza sicurezza ed efficacia della trasfusione.
Se la donazione viene effettuata, dopo opportuni
controlli, in un ambiente igienicamente idoneo ed
accogliente, da personale qualificato e motivato, che
sappia infondere fiducia e tranquillità al donatore, è
garantita in elevata percentuale la sua buona riuscita
senza problemi medici o malori. In questo contesto
un donatore non ha bisogno di particolare riposo
dopo il prelievo. È sufficiente il ristoro post donazione con una adeguata reidratazione, effettuato con
calma e senza fretta, nella sede di raccolta. Va però
tenuto presente che per il recupero della volemia
(volume totale del sangue presente nell’organismo)
occorrono circa un paio di ore e che vi sono:
- donatori che svolgono lavori di elevata responsabilità o rischio particolare o molto pesanti;
- donatori che effettuano donazioni particolarmente
impegnative con tempi di prelievo prolungati;
- donatori che per condizioni climatiche o di costituzione più fragile “sentono” maggiormente il loro
generoso gesto.
Per questi motivi (modalità, tipologia e durata del
prelievo; orario della giornata in cui
si effettua il prelievo; tipo di professione; costituzione ed età del donatore) il legislatore, da decenni, ha
riconosciuto il riposo retribuito nella
giornata della donazione.
Ma vi sono anche altre motivazioni:
- i centri trasfusionali sono strutturati (per personale, sedi ed attrezzature) per un certo quantitativo giornaliero di donatori;
- non è prevista, al momento, la
donazione nel pomeriggio o dopo
l’orario di lavoro; spesso gli stessi
punti di raccolta non funzionano di
sabato e/o domenica;
- gli esami clinici di idoneità alla
donazione e di validazione delle sacche richiedono, per la loro riuscita
ottimale, di essere svolti nel più
breve tempo possibile; necessitano di
attrezzature sempre più potenti e
dell’apporto di molto personale che rischierebbe di
rimanere sottoutilizzato se si concentrassero le donazioni; lo stesso problema si avrebbe per la lavorazione del sangue;
- le necessità trasfusionali dei reparti clinici sono
costanti per tutto l’arco della settimana e l’accumulo
di grossi quantitativi di sangue prelevato in uno-due
giorni potrebbe creare problemi di gestione delle
scorte e delle scadenze;
- un avanzato servizio trasfusionale ospedaliero necessita comunque sempre di una certa quantità giornaliera di unità fresche per la produzione di emocomponenti labili: pool di piastrine, piastrine da aferesi,
buffy-coats leucocitari oltre a scorte per l’emergenza,
da ripristinare immediatamente dopo ogni utilizzo.
Negli anni ’70 il riposo era stato istituito più per
favorire la donazione periodica e gratuita che per
necessità di tipo sanitario, ugualmente presente
anche in considerazione dell’attività lavorativa dei
donatori, sicuramente più pesante di quella di oggi.
Ora le motivazioni sono più puntuali e per questo,
considerato le strutture sanitarie esistenti, riteniamo
sia corretto continuare a riconoscere un certo “riposo” post donazione. Se debba essere di 4 od 8 ore
dipenderà dagli strumenti che si metteranno in
campo (modalità, luoghi e tempi di donazione, personale dedicato, tipologia di donazione e “digiuno”).
Si può discutere, certo, ma non cercando di superare
l’ostacolo riducendo lo stipendio ai lavoratori.
RIPOSO POST DONAZIONE
Perché il riposo post donazione?
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