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Il G
Periodico del Liceo Bramante di Magenta
Anno XXIII
Editoriale
Alice Gambaro, Bianca Stan
Alzi la mano chi ha voglia d'estate! Sicuramente verremo
sommerse dai sospiri di chi vede avvicinarsi la fine
dell'anno scolastico attraverso la nebbia delle verifiche
conclusive, fissate tutte, puntualmente, nello stesso giorno
e dalla disperazione dei ragazzi di quinta per cui luglio è
ormai prossimo. A loro va il nostro primo pensiero, unito
al sollievo di non dover fare i conti con la maturità ancora
per un po'…
Questo ultimo numero, che sarà il nostro finale tour de
force per quest'anno scolastico, contiene articoli che forse
non si addicono al clima estivo, ma anche alcuni pezzi che
vi stuzziccheranno l'appetito pre-vacanza.
In ambito più didattico, troverete un'analisi dei metodi di
orientamento con cui le classi quarte di quest'anno hanno
cercato di scegliere un indirizzo di studi per gli anni dopo
la maturità. Spesso per questa scelta è utile anche un'esperienza particolare, come quella di trascorrere un anno all'estero: esperienza che sta affrontando uno studente del
Bramante, come scoprirete in una delle nostre interviste.
Se sfogliate ancora un po', troverete un articolo su un
viaggio d’istruzione, sale sulla ferita per alcune classi che
non l'hanno nemmeno sognata... sarà per il prossimo anno!
Abbiamo provveduto anche ad un articolo sulle cellule
staminali che speriamo riescano ad infondere nuove energie ai nostri progetti tra cui i tre laboratori, due teatrali e
uno musicale i cui studenti hanno scritto e messo in scena
due eccezionali spettacoli. Nel momento in cui usciamo il
primo è già stato rappresentato, ma non perdetevi il prossimo, fra pochi giorni!
Rimanendo in ambito musicale, ci siamo interessati delle
orchestre giovanili di Magenta, cuore pulsante della rete
culturale della zona.
L'orchestra, ovviamente, non e' l'unico spazio di espressione per i musicisti - esistono i Talent Show, i cui pro e
contro verranno illustrati da un nostro articolista. Dateci
un'occhiata per farvi un'opinione a riguardo!
Non tutti siamo dei Beethoven in divenire, però: abbiamo
quindi articoli per soddisfare tutti i gusti. Potrete godervi
ben due recensioni di film, a dire il vero un film e una
N. 3 Giugno 2014
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saga di cui si stanno ancora girando i lungometraggi e, per
chi invece si da' a passatempi più sofisticati, c'è un pezzo
sulla mostra di Klimt al Palazzo Reale ed uno su una conferenza di filosofia. Qualcuno ha detto: ampliamento degli
orizzonti mentali? Chi invece preferisce studiare il passato
per poter meglio interpretare il presente sarà di sicuro interessato dall'articolo sulla storia dell'Unione Europea!
Ovviamente non mancano le nostre fedelissime rubriche:
troverete ricette, recensioni, sport, astrologia, questionari e
l'immancabile e inimitabile Top Ten. Sbellicatevi anche
con le nostre vignette e scoprite molto, molto altro!
Con tutto questo siamo sicure che il Grillo vi terrà compagnia per un po' e speriamo che riesca a risollevare gli animi dei nostri amici di quinta, che sono arrivati al termine
della loro carriera liceale, faticando come abbiamo fatto
noi per arrivare alla fine del nostro editoriale. Salutiamo
tutti voi con affetto e in particolare i tre studenti di quinta
che speriamo di non rivedere più l’anno prossimo: Elisa,
Greta ed Elmir, che hanno fatto parte della redazione del
nostro Giornalino. Un grande "in bocca al lupo" a tutti
voi! A tutti gli altri auguriamo di trascorrere un'estate divertente, rilassante e allegra! Speriamo che tutti quelli che
lo meritano riescano a godersi il riposo dopo quest'anno di
sudore e studio. Un grande grazie va ai docenti referenti
del nostro progetto, la professoressa Marcogiuseppe e il
professor Parrini e a tutti i professori: anche a loro auguriamo un paio di mesi di relax.
Pagina 2
Il Grillo Bramante
La redazione
Articolisti:
2^B: Dario Licciardiello, Matilda Guizzardi
3^A: Martina Albano, Beatrice Bergamaschi, Luigi Casella, Pietro
Ferrario, Alice Gambaro,
Sonia Garavaglia, Federico Grassi,
Sara Gussoni, Eletta Nava, Cristina Pelizzari
3^D: Camilla Alberti, Chiara Paleni, Marta Redondi, Bianca Stan
3^G: Irene Bertani, Angie Fernandez, Andrea Tenconi
4^B: Luca Bonasegale, Giorgia Cacioppo, Giorgia Colombo, Francesca
Gambini, Andrea Lo Sardo, Camilla Oldani, Martina Pedroli, Arianna Segaloni
4^E: Marco Cozzi
4^F: Nina Capraro, Lorenzo Motta, Samuele Pedroli, Valeria Pastori,
Amedeo Pellegrini, Silvia Saffiotti, Edoardo Sgrò, Brayan Soldano,
Blerina Suka, Maria Grazia Tavera
5^D: Greta Colombo, Elisa Porta, Elmir Popa
Impaginatori: Luigi Casella, Alice Gambaro, Chiara Paleni, Bianca
Stan
Immagine di copertina: Elmir Popa
Vignettisti: Nina Capraro, Blerina Suka, Elmir Popa
Pagina 3
Il Grillo Bramante
In questo numero
La nostra scuola:
Attualità:
Giovani e cultura: le risorse per il
futuro
4
Saranno famosi?
17
Intervistato per voi!
5
L’epopea dei mondiali di calcio
18
Lo sport dentro di noi
6
QuizDuello
19
Unistem 2014
7
La fiaba della principessa Lacey
20
“Ambress Ambress”
8
Opinioni:
Il Bramante in scena
9
Pensieri sull’Europa di oggi e di ieri
Dove vanno i bramantini?
10
Grillobox:
Anticipati alla primavera i test di
ammissione
11
La fazione prima del sangue
22
Vita di Pi
23
Dal territorio:
Crescendo in musica
12
Break!
Il senso civico porta tutti a vivere
meglio
13
Vignette
Di figlio in padre: la storia per un
nuovo futuro
14
Rubriche
Scienza/Scienze:
Ingegneri per un giorno
15
Bramarte:
Klimt: alle origini del mito
16
21
24
Il mito della coppa dalle grandi orecchie
25
Recensione Ghost Stories
26
Questionario di Proust
27
Pensieri in libertà
28
Ricette Storiche
30
Top Ten
31
Pagina 4
La nostra scuola
Giovani e cultura: le risorse per il futuro
Incontro con il sindaco Marco Invernizzi
Luca Bonasegale, Erika Carcano
Per l’ultima uscita del giornalino
abbiamo voluto preparare qualcosa
di speciale e importante per i nostri
lettori, così abbiamo deciso di incontrare per il Grillo una delle figure principali della nostra città, il
sindaco Marco Invernizzi. Con lui
abbiamo affrontato le tematiche
che più ci stavano a cuore, conoscendo l’attenzione del sindaco per
la cultura e per i giovani. Siamo
partiti chiedendo in cosa consiste il
lavoro del sindaco ed è stato subito
chiaro che non è cosa da poco, il
sindaco svolge molte (e delicate)
funzioni a livello politico e amministrativo. Nello specifico il sindaco Invernizzi e la sua giunta ritengono fondamentale chiarire cosa e
come si intende procedere nel fare,
poiché il fare ha senso solo se c’è
dietro un pensiero, ha senso solo se
si guarda al futuro. Il ruolo del sindaco consiste dunque anche e soprattutto nel compiere scelte strategiche di fondo, riferite alla propria
comunità, come ad esempio quella
di prestare particolare attenzione ai
giovani e ai loro bisogni. Se si pensasse solo alle emergenze di oggi si
ripeterebbe l’errore del passato,
bisogna invece agire attraverso la
cultura, perché soltanto attraverso
la cultura si migliora lo stato medio
della popolazione e si può aprire
una prospettiva di progresso alla
nostra comunità e all’intero paese.
Una delle preoccupazioni maggiori
per un sindaco è quindi quella di
promuovere delle scelte coerenti tra
loro, secondo un progetto precedentemente discusso nel confronto
con la società civile del proprio
comune e allestito poi in collaborazione con la propria squadra di
governo, giacché molto spesso la
politica rischia di ridursi ad emanare provvedimenti estemporanei solo
per rispondere a richieste contingenti e non sempre necessarie dei
cittadini, o per tamponare le emergenze del momento. È proprio della
cattiva politica e della cattiva amministrazione far ciò, magari per
ottenere a breve maggiori consensi
ma senza pensare alle conseguenze
e alle implicazioni future. È proprio questo che il sindaco vuole
evitare, dando invece vita a progetti
che poi toccherà ai giovani accogliere e realizzare pienamente, ed è
proprio su di noi giovani che il sindaco vuole investire la maggior
parte delle proprie risorse politiche,
per coinvolgerci appieno nel nostro
dovere civile che farà di noi i cittadini e la classe dirigente di domani.
Anche per questo è stato recentemente aperto un forum, dove i giovani possono essere protagonisti,
mediante proposte e iniziative. Il
sindaco auspica e vorrebbe da noi
contributi critici e sarebbe entusiasta di confrontarsi con il forum
sulle varie proposte.
Passando all’ambito del recente
operato, nonostante il taglio di quasi 4,5 milioni di euro nel bilancio
comunale conseguenza della politica economica del governo nazionale, il sindaco Invernizzi è particolarmente soddisfatto soprattutto per
aver garantito a Magenta una stagione culturale di ottimo livello,
anche se con maggiori fondi (i sei
milioni conservati nelle casse del
comune per il patto di stabilità) si
sarebbe potuto realizzare ancora di
più. Egli inoltre ha cercato di instaurare un forte rapporto con i magentini, promuovendo il dialogo e
il confronto tra cittadinanza e istitu-
zioni locali. Per poter raggiungere
i propri obiettivi ha fatto leva più
sull’entusiasmo e la volontà che
non sull’esperienza già acquisita,
volendo vicino a sé una squadra di
giovani e cercando di infondere
loro il valore della cultura, da cui
poi scaturirà, ma in forme rinnovate, l’esperienza necessaria
all’azione del governo cittadino.
Per finire abbiamo sollecitato Invernizzi sulle sue intenzioni future
e il sindaco ci ha confidato come
ritenga ormai tardi, per lui, intraprendere una ulteriore carriera politica ad altri livelli. Non dà nemmeno per scontato la candidatura
per un altro mandato come sindaco di Magenta, dipenderà dal bilancio personale e politico che
trarrà alla fine del primo incarico.
Quando e se non gli sarà più possibile dare un contributo che sente
davvero utile nella politica, tornerà
alla sua vita di cittadino comune,
continuando da lì ad agire per il
bene di Magenta. Anche in questo, insomma, nel concepire il
ruolo delle cariche politiche come
un servizio e non come un privilegio che si vuole conservare a ogni
costo, la figura del sindaco per
Marco Invernizzi deve costituirsi
come un riferimento non solo amministrativo ma anche eticomorale per la propria comunità.
Pagina 5
La nostra scuola
Intervistato per voi!
Ruben Fiameni ci racconta la sua esperienza americana
Francesca Gambini, Camilla Oldani
Abbiamo intervistato lo studente Ruben Fiameni,
studente del nostro liceo che ha deciso di trascorrere un anno negli Stati Uniti, un’esperienza unica
che non tutti sono pronti ad affrontare, un’esperienza fatta di alti e bassi, un’esperienza davvero
particolare.
1) Come mai hai deciso di trascorrere un anno
all'estero?
“L'idea mi è venuta parlando con uno studente del
Bramante che aveva fatto la stessa esperienza
l'anno precedente. Ho pensato che sarebbe stata
un’opportunità per migliorare il mio inglese e per
scoprire come sarebbe stato staccarsi un po' da
tutto”.
2) Com'è stato il primo impatto? come ti sei
trovato con la famiglia? Dove stai vivendo? hai
avuto difficoltà con l'inglese?
“Il primo impatto è stato bellissimo, i problemi
sono arrivati dopo un paio di mesi con la famiglia
per dei punti di vista diametralmente opposti e con
l'ambiente in generale, dato che era letteralmente in
una “foresta”. Adesso vivo da 3 mesi in una nuova
famiglia e in un nuovo paese e sto benissimo tanto
che quasi mi dispiace tornare. Riguardo all'inglese
è stato veramente difficile il primo periodo, e per
difficile intendo che “non capivo veramente
niente”.
3) Com'è stato cambiare tutto?
“E’ stato difficile lasciare tutto, ma nel primo periodo si naviga sull'onda dell'entusiasmo. Poi l'esperienza è personale ed è fatta di alti e bassi”.
4) Come ti trovi a frequentare la scuola
all'estero e quali sono le principali differenze
tra la scuola Americana e quella Italiana?
“La scuola è bellissima. Anche se è un po' noioso
avere le stesse materie ogni giorno alla stesse ore,
la preferisco rispetto a quella italiana. La scuola
dispone di maggiori risorse economiche rispetto a
quella italiana e questo è dovuto soprattutto ai
proventi dei biglietti venduti per le partite, il negozio della scuola, la piscina, la mensa, i balli ecc..
Questi soldi poi vengono spesi per computer, libri
ecc”.
5) Quanto è importante lo sport nelle scuole
americane?
“Lo sport ha un’importanza notevole nelle scuole:
gli allenamenti sono 5 giorni a settimana per almeno due ore e mezza più le partite la domenica.
Molti ragazzi riescono ad andare al college grazie a
borse di studio per gli sport”.
6) Come ti trovi con i compagni di scuola?
“Con i compagni di scuola mi trovo bene anche
perché, cambiando compagni ogni periodo ho la
possibilità di conoscere più persone”.
7) Quali sono le principali differenze che hai potuto notare tra l'Italia e l'America?
“Le principali differenze consistono nel fatto che
qui uno studente può sviluppare ciò che gli piace
veramente, dato che solo alcune materie sono obbligatorie ed inoltre le materie sono molto più
pratiche che teoriche”.
8) Questa esperienza in qualche modo ti ha
cambiato, ti ha fatto crescere?
“Sì, mi ha insegnato a cavarmela da solo e che
molte volte nella vita avrò a che fare con persone
che non vorrei neanche incontrare”.
9) E' un'esperienza che consiglieresti?
“Assolutamente sì”.
10) Quando si concluderà questa esperienza?
Sentirai la mancanza dell'America?
“Tornerò il 2 luglio, e sì, mi mancherà. Solo a pensare al ritorno mi rattrista”.
Pagina 6
La nostra scuola
Lo sport dentro di noi
Trionfo dei Bramantini nelle gare di Sci a Pila
Amedeo Pellegrini, Samuele Pedroli
Carissimi lettori del Grillo Bramante, siamo di nuovo qui per parlare di
un altro evento sportivo che si è
svolto qualche settimana fa. In questo numero vi parleremo infatti della
gara di sci alpino che si è svolta a
Pila il 13 marzo. La gara era inserita
nell’ambito del trofeo “Colombo
Sport”, che si è svolto questo anno
per la seconda volta, e che ha visto
una grande presenza dei nostri allievi nelle posizioni importanti della
classifica.Alla gara hanno partecipato il liceo Quasimodo di Magenta,
l’Istituto Alessandrini di Vittuone e
il nostro istituto.La partenza è avvenuta al mattino presto e dopo poco
meno di due ore siamo giunti ad
Aosta. Da lì abbiamo raggiunto Pila
in cabinovia e, dopo aver provato
diverse volte il tracciato, è arrivato
l’entusiasmante momento della
competizione.
La gara prevedeva quattro categorie:
allievi maschili e femminili e juniores maschili e femminili. I partecipanti alla gara erano circa 40, scelti
tra i migliori di ogni istituto. Le prime a gareggiare sono state le ragazze e in seguito è giunto il turno dei
ragazzi. Le buone condizioni del
tracciato e quelle metereologiche
hanno permesso ai partecipanti di
esprimere le loro migliori qualità.
Infatti il tempo era soleggiato e caldo ma, nonostante questo, la neve ha
conservato per tutta la gara la sua
compattezza. Inoltre le abbondanti
nevicate di questa stagione invernale
hanno fatto si che anche in una giornata molto calda di marzo si sia potuto sciare molto bene. Il percorso
era abbastanza tecnico, in quanto
costituito da 30-35 porte disposte in
modo angolato e presentava diversi
cambi di direzione e di pendenza.
Era perciò un percorso adatto a sciatori esperti. L’ottima condizione
della neve ha permesso anche agli
ultimi che scendevano di trovare una
pista buona, senza sostanziali buchi
vicino alle porte. I partecipanti in
generale, nonostante la difficoltà del
percorso, hanno dimostrato la loro
confidenza con gli sci. Solo alcuni
hanno trovato qualche difficoltà che
ha condizionato la loro prova; tra
questi spicca qualche caso di caduta
e due casi di salto della porta.
Alla fine della gara c’è anche stato il
momento dedicato alla sci libero.Così abbiamo potuto sciare e
divertirci su piste spettacolari come
quelle di Pila, anche grazie alla giornata di sole che c’era. In conclusione è arrivato il momento della premiazione, con i premi gentilmente
offerti da Colombo Sport di Arluno
che ha offerto le coppe ai primi tre
classificati di ogni categoria e un
buono sconto nel proprio negozio a
ogni partecipante. Il successo e il
dominio della gara è stato del nostro
liceo, che ha conquistato 7 podi sui
12 disponibili e tutte le categorie
disponibili. Da sottolineare anche il
tempo
decisamente buono
dell’apripista, nonché sponsor della
gara Riccardo Colombo (30’’75). Le
classifiche sono le seguenti:
CAT.ALLIEVE FEMM. 1°PORTA
FEDERICA (4F BRAMANTE)
36’’08 miglior tempo assoluto femminile 2°GARAVAGLIA MARTINA (5B BRAMANTE) 40’’19 3°
G U A G L I A
A L I C E
(QUASIMODO) 43’’98
CAT.JUNIORES FEMM. 1°
NANNAVECCHIA MARTINA (3E
BRAMANTE) 36’’72 2° DE ANGELI MARTINA (QUASIMODO)
36’’89 3°PESENTI MICHELA (3G
BRAMANTE) 36’’97
CAT. ALLIEVI MASCH. 1°
CASTIGLIONI LUCA (3F BRAMANTE) 32’’49 2°MOSCHETTI
S IM ON E ( ALE SS AN DR IN I)
33’’42 3° CRIVELLI PIETRO (1C
BRAMANTE) 34’’01
CAT. JUNIORES MASCH. 1°
MOSCATELLI MIRKO (4A BRAMANTE)miglior tempo assoluto
30’’88 2° GARANZINI MATTIA
(ALESSANDRINI) 33’’403° POL E S I N I
A N D R E A
(ALESSANDRINI) 33’’65.
Il successo della nostra scuola è
sicuramente dato dalla forte tradizione che abbiamo in ambito sportivo e in particolare in ambito sciistico. Infatti il Bramante, sotto la sorveglianza attenta del prof. Moscatelli, da diversi anni organizza uno
stage di sci a Chiesa Valmalenco in
modo che i suoi alunni possano
affinare la tecnica in vista delle gare e poter sempre concorrere per i
primi posti Questa tendenza vincente si ripete da diversi anni e non
è solo evidente nell’ambito dello
sci, ma anche in tutti gli sport che si
praticano a scuola. Questa gara è
stata anche l’ultimo evento sciistico
dell’anno. Non poteva esserci chiusura migliore; discese rapide, pendii mozzafiato, natura incontaminata e una compagnia di amici con cui
sciare hanno fatto in modo che questa giornata non sarà dimenticata
tanto facilmente! Il ritorno in pullman è stato per molti l’occasione
per riposarsi dalla stancante giornata e per rivivere i momenti migliori.
Questa giornata ha potuto così mettere in mostra le nostre qualità agonistiche e ci ha permesso anche di
divertirci molto.
Pagina 7
La nostra scuola
Unistem Day 2014
L’Italia unita dalla Scienza
Edoardo Sgrò, Nina Capraro
Il mondo scientifico moderno è unito nella ricerca
dell'innovazione e di sistemi fisici e biologici
all'avanguardia. Per quanto riguarda quest'ultimo
campo una delle linee di frontiera più avanzate è
quella delle cellule staminali. Lo stato attuale delle
ricerche su tale tema è stato in parte rappresentato
dall' Unistem Day, che ha unito 5 Paesi e 45 università.
L'evento al quale abbiamo assistito ci ha formato
dal punto di vista scientifico-culturale, grazie
anche all'intervento di alcune autorità, quale la
senatrice e scienziata Elena Cattaneo, e il messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Successivamente è stata presentata ai partecipanti
Tiziana Brevini, protagonista di un intervento
sull’evoluzione delle conoscenze scientifiche sul
tema, nella quale compare anche Rita Levi Montalcini, il cui ruolo è stato preponderante con la
scoperta dell' NGF (fattore di crescita nervoso).
E' seguita una presentazione delle cellule staminali
conosciute, sempre ad opera della Brevini, la quale
ha nominato, descrivendone rispettivamente le
caratteristiche proprie e peculiari, le cellule staminali adulte, embrionali e pluripotenti indotte (iPS).
L' attivazione o repressione di porzioni estese o
meno di DNA consentono di ottenere artificialmente cellule staminali differenziate a piacimento,
partendo da qualsiasi cellula già specializzata.
( esperimenti a riguardo sono stati già compiuti nel
topo diabetico); l' applicazione clinica delle staminali è preceduta da una ricerca preclinica e deve
essere autorizzata dalle agenzie.
Successivamente Roberto Cingolani, dell' Istituto
Italiano di Tecnologia di Genova, con il video intitolato ''Nanotecnologie per l'essere umano'', ha
illustrato quali possano essere i traguardi del futuro
sviluppo tecnologico, sintetizzando il discorso con
la frase ''il futuro non sono gli smartphone, ma
l'uomo''. In questo senso, il futuro della tecnologia
afferisce alle nanotecnologie, cioè la miniaturizzazione e l'ingegnerizzazione biologica per
agevolare la vita umana. Gli interventi successivi
hanno visto Alessandra Biffi, che ha riferito sulla
ricerca di staminali per curare la leucodistrofia
metacromatica, e José De Falco, il quale ha affron-
tato lo stretto connubio tra scienza e democrazia, rilevando
le problematiche che
lo studio scientifico
solleva sul piano
etico e giuridico.
Infine, Giuseppe Remuzzi, dell'Istituto
Mario Negri di Bergamo, è stato protagonista dei un intervento, intitolato
''Medicina di domani
e etica di ieri'', in cui
è stata ripercorsa la
storia dei traguardi
conseguiti, enfatizzando le potenzialità della scienza medica per un
futuro all'insegna del benessere e della salute.
Conclusasi la conferenza, il pomeriggio è stato
dedicato alla visita del CIMA (Centro Interdipartimentale di Microscopia Avanzata) in Via Celoria
26: la visita ai laboratori ha incluso la visione di
procedure sperimentali programmate, incentrate
sullo studio degli effetti delle nanoparticelle presenti nei prodotti cosmetici ( ad esempio, l'ossido
di zinco nelle creme solari); l'esposizione delle
gastrule delle rane a ZnO ha determinato la deformazione delle cellule epiteliali dell'intestino, a
causa della presenza di tali nanoparticelle nel nucleo, che hanno danneggiato il DNA.
In conclusione, la giornata ha dimostrato il carattere sempre aperto del metodo scientifico: non bisogna mai cadere nell' errore di giungere a certezze
definitive, ma i risultati raggiunti devono essere
sempre considerati relativi e parziali, motori di una
continua ricerca per esplicare il funzionamento dei
fenomeni naturali e consentire il progresso della
stessa civiltà.
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La nostra scuola
‘AMBRESS AMBRESS’
Gli studenti delle classi 3E e 4F in gita a Napoli
Valeria Pastori, Blerina Suka
Dal 26 al 29 marzo 2014 gli studenti delle classi 3E e 4F del Liceo scientifico Bramante si sono
recati a Napoli per un viaggio
d’istruzione, accompagnati dai
proff. Mascellani, Moscatelli e
Venturi; il viaggio ha visto il
concretizzarsi di alcuni obiettivi
quali la visita di territori sismici e
luoghi antropizzati per quanto
concerne scienze della terra, la
visita di Ercolano e della città di
Napoli per storia e latino e infine
il trekking in luoghi naturali per
educazione fisica.
Gli studenti sono partiti dalla stazione centrale di Milano il giorno 26 marzo con il
treno Freccia Rossa che in
sole 4.30 h è giunto a destinazione alla stazione centrale di Napoli. Dopo la sistemazione all’hotel nei pressi
della stazione, le classi si
sono recate alla visita della
Napoli sotterranea, una serie
di cunicoli che si diramano sotto
la città di Napoli e che hanno avuto diverse funzioni nelle storia,
in quanto cave di tufo o ipogei
funerari e come acquedotti
all’epoca dei romani o come rifugio ai bombardamenti durante la
seconda guerra mondiale. La visita è durata 3 h e ha compreso il
passaggio nei cunicoli a lume di
candela.
Il giorno seguente in mattinata gli
studenti hanno visitato liberamente la città di Napoli e alcuni
di loro hanno visitato la cappella
di Sansevero in cui si trova la
scultura marmorea del “Cristo
velato’ di Giuseppe Sanmartino in cui viene rappresentato il
Cristo morto sdraiato ricoperto
da un velo che aderisce perfettamente alle sue forme; dopodiché
è stato visitato il Duomo in cui si
trova la reliquia del sangue di
San Gennaro e la cripta in cui si
trovano le sue spoglie.
Nel tardo pomeriggio le classi si
sono recate sulla costiera amalfitana e, passando per Positano sono giunte ad Amalfi in cui dopo
aver visitato il Duomo hanno
consumato una tipica cena amalfitana a base di cozze, polpo con
patate e babà.
Il terzo giorno si è svolta la visita
al cono del Vesuvio che comprendeva il trekking del percorso
che portava al cratere principale.
I l
V e s u v i o
è
un vulcano esplosivo o effusivo
in stato di quiescenza dal 1944.
La sua altezza è di 1.281 m, sorge all'interno di una caldera di
4 km di diametro. Quest'ultima
rappresenta ciò che è rimasto
dell'ex edificio vulcanico (Monte
Somma) dopo la grande eruzione
del 79 d.C., che determinò il crollo del fianco sud-orientale in corrispondenza del quale si è successivamente formato il cratere attuale. Il Vesuvio attualmente l'unico vulcano di questo tipo attivo
di tutta l'Europa continentale.
Dopo un tipico pranzo napoletano a base di pizza le classi si sono recate al MAV di Ercolano in
cui è gli studenti hanno potuto
partecipare ad un itinerario virtuale nella storia in 4D; gli studenti si sono quindi recati alle
rovine di Ercolano. Gli scavi
archeologici di Ercolano hanno
restituito i resti dell'antica città di Ercolano, sepolta sotto una coltre di ceneri, lapilli e fango durante l'eruzione del
Vesuvio del 79, insieme
a Pompei, Stabiae ed Oplonti.
Sfortunatamente gli scavi di
Ercolano e soprattutto di
Pompei sono degradati a
causa degli agenti atmosferici
e della noncuranza dell’uomo
e nel giro di poco tempo rischiano di non essere più aperti al pubblico. Dopodiché
le classi si sono recate al Castel dell’Ovo da cui si può
godere di un meraviglioso
panorama e addirittura in lontananza si può vedere l’isola di
Capri.
La città di Napoli è dotata di una
delle più belle metropolitane
d’Europa decorata con marmi
preziosi e mosaici e molto efficiente. Inoltre per chi volesse
gustare le prelibatezze napoletane si consiglia la pasticceria
‘Ciro a Mergellina’ dove si possono assaggiare babà, sfogliatelle, zeppole...!!!
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La nostra scuola
Il Bramante in scena
Il Laboratorio Teatrale della nostra scuola
Giorgia Colombo, Arianna Segaloni
La nostra scuola ormai da molti anni, insieme ad
altre attività pomeridiane, offre anche il laboratorio
teatrale. Le lezioni teatrali si svolgono al mercoledì
e al giovedì pomeriggio, dipende da quale gruppo
volete frequentare, dalle 14.30 alle 16.30. Il gruppo
del mercoledì è guidato da Roberta Villa mentre
quello del giovedì da Vaninka Riccardi. Referente
per la scuola per il progetto teatro è anche
quest’anno la professoressa Invernizzi. Solitamente
questi due gruppi hanno un tema diverso da sviluppare, invece quest’anno le istituzioni comunali magentine hanno suggerito ad entrambe lo stesso tema da seguire: il bene comune. Queste due rappresentazioni teatrali andranno in scena al Teatro Lirico di Magenta alle ore 21.00, rispettivamente il
gruppo del mercoledì il giorno 27 maggio e il
gruppo del giovedì il giorno 10 giugno. Inoltre la
nostra scuola parteciperà al concorso LAIV, organizzato dalla fondazione Cariplo , il giorno 30
maggio al teatro Franco Parenti di Milano; questo
concorso dura circa due settimane, non prevede un
premio finale ma rappresenta una opportunità di
scambio di idee ed è un momento per stare insieme
a passare una giornata all’insegna del teatro, della
musica e dell’arte.
Come funziona il laboratorio teatrale?
Indipendentemente da quello che si è scelto, ci si
trova al pomeriggio in un’aula o in palestra. I primi
incontri servono per iniziare a discutere del tema
da trattare e iniziare a creare possibili scene da inserire nello spettacolo finale; le scene vengono inventate dai ragazzi del laboratorio e successivamente vengono selezionate dalla regista che poi le
monterà dando vita allo spettacolo. Le ultime lezioni servono per provare lo spettacolo e sistemare
eventuali modifiche.
Abbiamo intervistato due ragazzi del nostro liceo
che sono anche attori, Ares Rigamonti e Martina
Abati , e abbiamo rivolto loro le stesse due domande: Cosa significa per voi il teatro?
Ares: Per me fare teatro è riuscire ad essere me
stesso interpretando il ruolo di qualcun altro; questi
quattro anni di teatro hanno contribuito alla mia
crescita personale ma anche teatrale; recitare ti
cambia dentro e ti aiuta a passare dal piccolo ragazzetto timido ad un personaggio che non teme
di parlare in pubblico. Inoltre si venuto a creare un
gruppo con il quale sembra di stare in famiglia e
con il quale è molto piacevole lavorare.
Martina: A teatro prende anima quello che davvero
sono. Gli attori fanno un lavoro che permette di
restare bambini, di continuare a cambiare ruolo e
volto, perché il teatro è l’unico posto in cui è lecito
poter indossare una maschera e in cui tuttavia puoi
essere davvero te stessa. E’ un luogo di opposti, di
luci e ombre, che convivono, è qualcosa di magico.
Su quel palco le mie parole, i miei pensieri diventano realtà. Il teatro mi permette di liberare la mia
fantasia e di poter rendere vero ciò che immagino
e che provo. Il gruppo di teatro è come una famiglia, ti sostiene, ti sorregge, ti aiuta a crescere a
diventare una persona, ti insegna cose che sui banchi di scuola non impareresti mai. Impari il rispetto, la fiducia, a scambiare le tue idee e ad essere te
stesso. Vinci le tue paure, la timidezza, vinci tutti
quei demoni che ti tengono le maschere in faccia
senza permetterti di essere ciò che vuoi.
Parlateci del progetto Teatrando:
Ares e Martina: Il progetto Teatrando dal 2003 è
c o s t i t u i t o d a i l ab o r a t o ri d i s c u o l e
del magentino (Bramante, Einaudi-Da Vinci e
Quasimodo) e si impegna nel realizzare spettacoli
teatrali e musicali per la nostra città. Questo progetto ti permette di conoscere altri ragazzi che partecipano ai teatri delle varie scuole ed è un esperienza incredibile perché conosci persone che hanno provato la stessa magia, provano le stesse ansie
e con cui puoi scambiarti idee, opinioni e scoprire
come lavorano.
I nostri attori hanno un messaggio per voi lettori:
Ares: Incoraggio tutti ad iscriversi a teatro anche
solo per provare perché è un’esperienza irripetibile, che cambia la vita.
Martina: Il Teatro è qualcosa di incredibile e propongo a tutti quest’esperienza, mettetevi in gioco,
tanto cosa avete da perdere?
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La nostra scuola
Dove vanno i bramantini?
Luca Miotto, Riccardo Mustoni
Spesso capita di sentire in giro
che “il Bramante sforna un
mucchio di medici e ingegneri”. Sarà vero? Questa domanda ha generato in noi la curiosità di scoprire in che misura
questo luogo comune corrisponda effettivamente alla realtà. Così, abbiamo pensato
che un sondaggio sulle inclinazioni universitarie delle classi
in uscita avrebbe potuto soddisfare la nostra curiosità.
Organizzare un sondaggio non
è facile come sembra, specie
se non si hanno a disposizione
le risorse economiche
dell’Istat, né tanto meno un
personale che possa impiegare
energie e tempo a questo scopo.
Per prima cosa ci siamo sincerati che fosse possibile svolgere un’indagine statistica sugli
studenti, rispettando le norme
vigenti nell’ambiente scolastico. In seguito abbiamo spostato la nostra attenzione
sull’aspetto economico: carta e
inchiostro non sono facili da
reperire. A questo proposito,
non è stato facile nemmeno
accordarsi sui numeri: un campione ristretto non avrebbe garantito dei risultati attendibili.
Dopo valutazioni accurate,
mediando le necessità
dell’indagine con le risorse
economiche disponibili, abbiamo stabilito che 6 classi, divi-
se equamente tra quarte e
quinte, sarebbero state sufficienti.
Come metodo d’indagine abbiamo scelto la cosiddetta
“intervista indiretta”, facendo
compilare un modulo a ciascun intervistato, in cui erano
richieste come informazioni
personali soltanto il sesso e la
classe di appartenenza, al fine
di garantire la privacy. Questo
modulo presentava una tabella
in cui erano elencati numerosi
indirizzi universitari.
A questo punto abbiamo pensato che non tutti, specie in
quarta, sono già sicuri del proprio percorso futuro. Così, per
dare la possibilità agli indecisi
di s el ezi o nar e pi ù di
un’opzione, abbiamo pensato a
una scelta primaria e una scelta secondaria, divisione necessaria per evitare alcuni problemi nella fase di calcolo.
Dai dati abbiamo rilevato una
percentuale di indecisi che si
aggira intorno al 76% del campione. Inoltre possiamo individuare una differenza rilevante
tra la percentuale di indecisi
tra gli studenti di quinta ( poco
più del 69% ) e quelli di quarta
( quasi l’ 83% ). Tuttavia occorre considerare che non tutti
quelli che hanno selezionato
due opzioni sono realmente
indecisi: spesso coloro che
scelgono un indirizzo a nume-
ro chiuso prendono in considerazione un’alternativa.
Inoltre, è interessante notare
che tra maschi e femmine non
si rileva una differenza significativa nelle inclinazioni universitarie, diversamente da
quanto ci si potrebbe aspettare.
La facoltà più quotata dalla
popolazione maschile è ingegneria, sebbene questa sembri
avere un notevole successo
anche presso la popolazione
femminile, che costituisce circa il 31% degli aspiranti ingegneri.
Tuttavia l’indirizzo più quotato dal “gentil sesso” risulta
essere medicina. Qui le ragazze costituiscono più del 71%
del totale.
Per concludere, dai grafici risulta che, effettivamente, nel
nostro istituto si formano un
gran numero di futuri medici
ed ingegneri, che insieme costituiscono il 46% degli individui sondati.
Mito non sfatato.
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La nostra scuola
Anticipati alla primavera i test di ammissione
La discutibile decisione del Ministero dell’Istruzione
Angie Fernandez
Come tutti i maturandi sanno, per poter entrare in
alcune facoltà universitarie è necessario superare un
test d'ammissione. Ogni anno i test si sono svolti nei
mesi di settembre e ottobre: quest'anno, però, c'è stata una novità da parte del Ministero dell'Istruzione.
Il 5 febbraio 2014 è stato promulgato un decreto ministeriale che prevedeva lo spostamento di alcuni test
di facoltà inerenti al campo medico nei mesi primaverili. Questo ovviamente ha creato un certo disappunto da parte di studenti e professori.
Il problema principale è la sovrapposizione e l'interferenza con gli studi di preparazione all'esame di maturità. Infatti molti ragazzi si trovano non adeguatamente preparati per i test d'ammissione a causa del
poco tempo a disposizione in confronto ai due mesi
estivi usuali. Non sono comunque mancati aiuti da
parte delle scuole che hanno organizzato corsi pomeridiani; tuttavia, dalle testimonianze raccolte, non
sempre sono stati sufficienti.
L'anticipazione dei test ha anche preoccupato molte
università in quanto ci sono stati cali nelle preiscrizioni dovute dall'incertezza degli studenti su quale
facoltà frequentare e il loro grado di preparazione.
Nonostante la delusione data dal decreto, alcuni ragazzi del Bramante hanno conseguito ottimi risultati
nei test di ammissione e sono tuttora impegnati nella
preparazione in vista dell'esame di maturità. Sarà adesso da vedere se il Ministero dell'Istruzione intenderà continuare su questa scelta anche nei prossimi
anni.
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Dal territorio
Crescendo in musica
Le orchestre giovanili di Magenta
Elisa Porta, Greta Colombo
Suonare in un’orchestra rappresenta un’occasione importante
per chiunque ami la musica e, a
Magenta, da alcuni anni esiste
questa imperdibile opportunità.
In questo numero del giornalino
intervistiamo Antonella Piras,
Presidente dell’Associazione culturale Totem di Magenta, per saperne di più sull’argomento.
Di che cosa si
l’Associazione Totem?
occupa
Totem è un’associazione nata tra
il 1998-1999 con l’intento di attivare persone interessate all’arte,
in particolare con peculiarità legate alla musica. Vengono proposte attività sia formative quali
corsi di strumento (violino, violoncello e pianoforte), laboratori
di musica, teatro, poesia, scrittura, cinema, arte e comunicazione,
sia ricreative che propongono
incontri, dibattiti, eventi, mostre,
concerti e quant'altro si possa
esprimere all'insegna della
"contaminazione" artistica.
Quante orchestre fanno parte
dell’Associazione Totem?
All’interno di Totem sono nate
diverse orchestre: la Piccola Orchestra Totem, composta da bambini tra i 6 e i 12 anni,
l’Orchestra Giovanile Totem, che
comprende ragazzi tra i 14 e i 19
anni e l’Orchestra Sinfonica formata da adulti e giovani musicisti.
Quali Maestri e Direttori dirigono i diversi gruppi?
Annamaria Barbaglia cura la preparazione dei “piccoli”; Xhiliola
Kraja si dedica alla preparazione
dei giovani e tiene corsi di violi-
no; il Maestro Raffanini dirige
l’orchestra Sinfonica. Daniele
Parziani si occupa di concerti dove la musica classica si “fonde”
con quella pop, infine il giovane
Michele Spotti, di soli 21 anni
dirigerà prossimamente un concerto d’opera.
Come avviene la preparazione di
un concerto?
La preparazione consiste in una
prova settimanale di due ore e
una lezione di solfeggio; inoltre
molti ragazzi sono studenti al
Conservatorio o frequentano dei
corsi ad alto livello.
Cosa si potrebbe fare per avvicinare le persone, in particolare i
giovani, al mondo della musica
classica?
Si potrebbe portare la musica a
scuola, questo aspetto in Italia
viene penalizzato, spesso si tende
a vivere la musica classica come
una realtà lontana e ostile, invece, se si praticasse sin da piccoli,
ci sarebbe la possibilità di viverla
insieme alla musica che si ascolta
solitamente; c’è un’offerta rivolta
alle scuole, in particolare per la
scuola superiore vengono proposti i “Percorsi d’ascolto”.
Quali opportunità offre ai ragazzi “crescere” con la musica?
La musica offre grandi opportunità, perché è un lavoro di squadra: è necessario suonare, ascoltare, andare a tempo, e il contributo di ciascuno rende perfetto il
suono di tutti.
Quando sarà il prossimo appuntamento?
Ci sarà il concerto di giugno,
concerto sul repertorio lirico con
arie e sinfonie d’opera, diretto
dal Maestro Michele Spotti.
Ringraziamo Antonella per il
gentile contributo, ma soprattutt o ci pi ace concl udere
l’intervista con le sue parole:
“La musica è una compagna, è
maestra di vita, è avere una marcia in più nel mondo”.
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Dal territorio
Il senso civico porta tutti a vivere meglio
Progetto “Educazione alla legalità”
Eletta Nava
Nel corso di questo anno scolastico che sta per
finire l’Ordine degli Avvocati di Milano ha svolto incontri formativo-educativi all’interno delle
scuole della città e della provincia con lo scopo
di “contribuire ad una maggiore diffusione di
una cultura della legalità che abbia ad oggetto la
natura e la funzione delle regole nella vita sociale, i valori della democrazia, l'esercizio dei diritti
e doveri della cittadinanza per operare alla costruzione di una personalità consapevole delle
regole che governano il convivere democratico".
Il progetto, chiamato “educazione alla legalità”, è
nato dalla collaborazione della Provincia di Milano
- Assessorato allo Sviluppo Economico, Formazione e Lavoro con 130 avvocati. che si sono preparati
seguendo uno specifico corso. Ha coinvolto 19 Istituti di Formazione e Istruzione Professionale, 70
classi e oltre 1.400 studenti.
"Parlare con i ragazzi è un dovere per chi rappresenta le istituzioni, ma soprattutto è un grande piacere, perché loro sono il nostro futuro. Dobbiamo
convincerli che rispettare le regole non è solo un
obbligo formale e che diffondere il senso civico
può portare tutti a vivere meglio, a rispettare se
stessi e gli altri, ad avere anche una città più bella
e vivibile – ha detto Giuliano Pisapia, sindaco di
Milano a proposito di questa iniziativa - I ragazzi
non devono, poi, aver paura di ribellarsi alle ingiustizie, di segnalare ogni sopruso, anche piccolo.
Avere il coraggio di difendere chi si trova in difficoltà, chi è vittima di qualche ingiustizia, è un
grande atto di responsabilità civile, un atto che
migliora la vita di ognuno. La scuola è il luogo
dove i nostri ragazzi diventano grandi e consapevoli e iniziative come questa sono particolarmente
importanti e utili".
Ogni classe ha compilato un questionario appositamente predisposto per i ragazzi, da cui si sono sviluppati dibattiti, giochi di role playing di un processo, cioè una specie di rappresentazione di un
processo, e una visita guidata al Tribunale di Milano, per poter assistere ad una vera e propria udienza.
Il progetto prevedeva anche la possibilità di incontrare figure del mondo delle Istituzioni, della Magi-
stratura e delle Forze dell’Ordine, per una testimonianza diretta del lavoro quotidiano di difesa della
legalità.
I ragazzi hanno discusso sulle questioni relative al
bullismo, ai rischi legati all’uso di alcol e stupefacenti, sulla violenza negli stadi, sull’integrazione
razziale, sull’educazione civica e sull’utilizzo di
Internet e sui reati informatici.
Hanno partecipato scuole di Milano, Binasco,
Cuggiono, Melegnano, Rozzano, San Donato, Cormano, Paderno Dugnano e Arese.
Ne sono uscite importanti informazioni:
il 44% dei ragazzi intervistati considera la legalità
come un’imposizione e, secondo il 25%, la legge
va rispettata se la si ritiene giusta.
Solo il 16% degli intervistati ritiene che la correttezza sia una qualità importante, mentre l’11%
confida nella furbizia.
Per il 28 % la legge è uguale per tutti ma vale per
pochi, mentre il 16% ritiene che comunque qualche
volta è ammesso trasgredirla.
Il 38% dei ragazzi che ha risposto al questionario
sostiene che sia normale fumare saltuariamente
marijuana, l’8% considera ammissibile guidare
senza la patente.
L’8% considera ammissibile rubare nei negozi un
oggetto di modico valore mentre secondo il 26 % è
ammissibile mentire in tribunale per difendere un
amico.
Il 44% pensa che non sia reato scrivere sui muri
Il 33 % afferma sia naturale insultare un vigile urbano troppo fiscale e per il 24% è ammissibile dare
un pugno per difendere un amico.
Fortunatamente il 54% degli intervistati pensa che
la legge vada rispettata sempre.
E’ interessante constatare che da questi incontri è
risultato che chi trasgredisce la legge lo fa perché
si sente appoggiato dal gruppo”, o perché segue il
comportamento di un amico oppure perché pensa
di non avere niente da perdere.
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Dal territorio
Di figlio in padre. La storia per un nuovo futuro.
La conferenza di Carlo Sini al Lirico di Magenta
Maria Grazia Tavera
Giunti al penultimo incontro del
ciclo di conferenze filosofiche tenutesi presso il Teatro Lirico di
Magenta, l'associazione culturale
magentina UrbanaMente ha proposto al pubblico una figura di notevole prestigio, il professor Carlo
Sini. Maestro di filosofia per intere
generazioni di studenti della Università Statale di Milano e autore
anche di testi scolastici per i licei,
Carlo Sini vanta numerosi riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale. La sua riflessione,
condotta in modo originale mediante un confronto con i grandi
pensatori della filosofia antica e
moderna, ha prodotto fin qui una
cinquantina di opere principali,
dedicate a problematiche sempre
filosoficamente essenziali. Il tema
centrale delle precedenti lectiones
magistrales, quale la moderna metamorfosi del ruolo del padre e della sua autorevolezza, è stato riproposto anche da Sini.
Secondo la visione del professore,
nella vita la figura del padre, ovvero la figura genitoriale, è assolutamente speculare a quella del figlio;
"Il padre è fatto dal figlio!", dice
Sini: la responsabilità della figura
paterna appartiene quindi anche al
figlio, e non si deve pensare a un
rapporto padre-figlio nel quale il
primo è il soggetto che dà e determina mentre il secondo è colui che
riceve e viene determinato. E lo
stesso si deve dire nel rapporto tra
passato e presente nella storia, cioè
del tema principale della conferenza. Per Sini infatti la storia non ha
un valore magistrale, come sempre
sostenuto secondo il principio della historia magistra vitae : essa ha
poca presa, non aiuta la vita (la
conoscenza della storia non è stata
decisiva per nessuna civiltà), e
dunque non può, di per sé, orientare la vita concreta delle generazioni future e degli stessi giovani.
Questi ultimi infatti non possiedono abbastanza esperienza e lo studio della storia non può sostituire
questa mancanza di esperienza, né
orientarla. L’esperienza, in questi
termini, non è un valore ereditario,
ma deve essere acquisita personalmente.
La lezione della storia non ha mai
cambiato la civiltà umana proprio
perché la vita non si ripete mai in
modo uguale. La vita naturale ha
bisogno di continua variazione, di
continua diversità, e lo stesso avviene nella vita della cultura. Ciò
spiega la differenza tra padre e figlio; questa trasformazione continua, dovuta a quella che Hegel
chiamava “il fare di tutti e di ciascuno” esprime l'essenza stessa
della vita, mutando ineluttabilmente le condizioni in cui prende forma la relazione stessa tra le generazioni, e quindi anche quella tra
padre e figlio, essendo anch’essa
sottoposta ad un potere che il professor Sini definisce "potere invisibile della variazione". Le istituzioni, ad esempio, nella maggior parte
dei casi nascono benefiche per poi
morire odiate.
Quello che caratterizza e rende
peculiare la nostra epoca è piuttosto il condizionamento consumistico, mercificato, subordinato
alla logica degli interessi economici, che tende a orientare la vita
e il suo divenire nel senso voluto
dalla logica del profitto e del mercato. E di ciò non si possono certo
ritenere responsabili i figli: i figli
sono il frutto dell'educazione dei
genitori, è la società dei loro genitori ad aver assecondato, con il
loro fare e il loro pensare, la mercificazione in atto.
Si tratta dunque secondo Sini di
rispondere a questa deriva attraverso la ricostituzione di un luogo
in cui la cultura si crei insieme, e
in tal senso restituire alla scuola la
sua funzione formatrice di vita
diventa essenziale. "Informazione
non è formazione", dice il professore: bisogna che la vita torni a
scorrere nelle vene del circuito
educativo, che adulti e giovani
nella scuola attivino attraverso il
loro fare comune forme concrete
di vita non subordinate ai poteri
che oggi la limitano. Il giovane di
oggi, per fare questo, ha bisogno
essenzialmente di tre cose, lo spazio, il tempo e la carità, per fuggire dalla gabbia di un mondo che
non gli risponde e provare a costruirsene uno suo proprio.
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Scienza/Scienze
Ingegneri per un giorno
Il liceo Bramante alla conquista dello Sci-Tech Challenge
Irene Bertani
Lo Sci-Tech Challenge (abbreviazione di Science and
Technology Challenge) è un evento nazionale organizzato e promosso da Junior Achievement in collaborazione con il gruppo ExxonMobil che ha visto la partecipazione di dodici team di cinque ragazzi ciascuno,
eccetto quello del liceo Bramante che ne aveva solo
quattro, provenienti da Licei di tutta Italia e impegnati
a sviluppare un progetto in campo energetico da presentare a una giuria di esperti incaricati di valutarne
l'innovazione, la fattibilità e la sostenibilità. La squadra vincitrice avrebbe avuto l’onore di rappresentare
l’Italia a un secondo concorso europeo svoltosi ad
aprile nei pressi di Londra.
Io, Irene Bertani di 3G, Lucrezia Villani, Andrea Braghieri e Matteo Panzeri, tre studenti della classe 3B,
siamo stati scelti dalle nostre insegnanti di fisica per
formare la squadra che avrebbe rappresentato il liceo
Bramante alla Sci-Tech Challenge di Roma, evento
tenutosi il 17 e 18 febbraio scorsi. Noi ci siamo lanciati in questa curiosa sfida con il sostegno dei nostri
compagni, delle nostre insegnanti, in particolare dalla
professoressa Zanin nostra accompagnatrice e della
preparazione acquisita dopo due ore di laboratorio con
gli ingegneri della compagnia petrolifera ExxonMobil
giunti a Magenta con l’intento di preparare i possibili
partecipanti alla gara nazionale.
Durante l’incontro con gli ingegneri ci è stato proposto un piccolo “assaggio” di ciò che gli iscritti alla
competizione avrebbero dovuto affrontare: progettare
rapidamente un viaggio da Milano a New York cercando di garantire il massimo risparmio energetico.
Arrivati all’hotel, nella capitale, dopo aver ricevuto i
nostri badge ed esserci rifocillati, siamo stati accolti
da alcuni giovani membri di Junior Achivement nella
sala riunioni dell’albergo per farci partecipare ad alcuni semplici esercizi di “Ice breaking”, per conoscere
meglio gli studenti provenienti dagli altri licei. Questo
breve momento di svago ci ha consentito di conoscere
gli avversari: in quell’albergo erano infatti ospitati
ragazzi di Novara (con cui avevamo già socializzato
durante il viaggio in aereo), di Roma, di Savona, di
Catania, La Spezia, Siracusa.
Ben presto, però, un uomo in giacca e cravatta ha fatto
il suo ingresso nella sala e, dopo essersi presentato
come presidente della Esso italiana, ha annunciato
l’attesissimo argomento della sfida: progettare un sistema di trasporti integrato, veloce ed efficiente che
collegasse la Russia all’Europa occidentale, considerando tutte le tecnologie disponibili oggi o in futuro,
tenendo conto sia del trasporto privato sia del trasporto commerciale e di ogni fattore ambientale, logistico
e demografico.
Dopo una rapida spiegazione del regolamento e di
alcune nozioni base, eccoci là nella grande sala
dell’hotel, in uno spazio racchiuso tra due pareti di
cartone, con un portatile e i consigli di alcuni esperti
della ExxonMobil a disposizione, a sviluppare il nostro innovativo progetto che lentamente prendeva forma fino a divenire la nostra personale proposta, il frutto del nostro lavoro di squadra. Ero affascinata dalla
novità di quest’esperienza e dal mondo in cui essa mi
stava catapultando: ogni cosa, dall’albergo ai colleghi
quasi sconosciuti, al clima di professionalità creato
dagli esperti di ExxonMobil che giravano fra le scrivanie di ogni gruppo, aveva un aspetto “adulto e sofisticato”. Avevo accettato di partecipare al meeting più
per curiosità che per vero interesse e non avrei mai
pensato che quei due giorni passati a Roma potessero
mostrarmi più da vicino un mondo che avevo sempre
e solo visto attraverso i film e i racconti di persone
adulte: il mondo del lavoro e degli impegni veri, dei
colleghi nuovi e del concentrarsi su un progetto assegnato fino alla sua realizzazione. Questo, oltre che dei
nuovi amici, è stato ciò che ho ricavato da questa interessante esperienza.
Il ritmo delle giornate è stato molto serrato, abbiamo
dedicato l’intero pomeriggio del 17 febbraio, la sera e
la mattina del giorno successivo alla progettazione
della nostra idea e alla sua presentazione. Alla fine,
grazie all’ausilio di ogni mezzo d’informazione a nostra disposizione abbiamo creato un’ipotetica rete ferroviaria, navale ed aerea basata sulle tecnologie più
moderne che il web ci aveva gentilmente mostrato e
su “Un’innovativa campagna di sensibilizzazione
all’ecologia” per citare noi stessi nel presentare, in
due minuti netti, il nostro elaborato alla giuria.
Il Bramante non ha vinto: il gradino più alto del podio
è stato occupato dal liceo Stanislao Canizzaro di Roma, ma ciò che avevo imparato durante il mio breve
soggiorno era sufficiente a cancellare ogni delusione.
Ripensando a quando ho sperimentato non definirei
“divertente” l’esperienza ma formativa: sono stati due
giorni intensi di lavoro, di ricerca e di condivisione di
informazioni a cui ho partecipato con entusiasmo e
curiosità.
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Bramarte
Klimt: alle origini del mito
La mostra di Palazzo Reale a Milano
Matilda Guizzardi
“Nessun settore della vita è tanto
esiguo e insignificante da non offrire spazio alle aspirazioni artistiche” [discorso inaugurale di Klimt
alla mostra d’arte contemporanea
austriaca del 1908]
Il 27 aprile si è conclusa
l’esposizione delle opere di Kandinsky provenienti dal Centro
Pompidou a Palazzo Reale. Questa
splendida mostra è terminata, ma
al suo posto a Milano è stata aperta una nuova esposizione di opere
insigni del famoso artista austriaco
Gustav Klimt. Siamo quindi progressivamente trasportati indietro
nel tempo: dall’arte astrattista (ma
non solo) di Kandinsky all’Art
Nouveau di Klimt, movimento
artistico –filosofico attivo nei decenni a cavallo tra il XIX e il XX
secolo, che influenzò arti figurative, architettura e arti applicate.. I
due pittori, che sono stati contemporanei, hanno seguito correnti
diverse delle avanguardie storiche
più importanti, pertanto le loro
opere sono espressione di mentalità differenti, convissute nella stessa epoca: la spiritualità nell’arte e
l’arte come bellezza materiale che
appartiene a tutti . La mostra di
Klimt, organizzata dal Comune di
Milano, Palazzo Reale, 24 ORE
Cultura e Arthemisia Group, realizzata in collaborazione con il
Museo Belvedere di Vienna e curata da Alfred Weidinger, afferma-
importanti musei. Nella mostra
milanese, aperta dal 12 marzo al
13 luglio a Palazzo Reale, vi sono
20 opere, oltre ad altri suoi lavori
e di artisti a lui vicini, a cominciare dai fratelli Ernst e Georg, per un
totale di oltre 100 opere. Mentre la
mostra dedicata a Kandinsky cominciava con una riproduzione su
più pareti sulla base di alcune tavole dipinte per un salone di Berlino, l’esposizione di Klimt invece
termina con la ricostruzione originale del “Fregio di Beethoven” –
esposto nel 1902 a Palazzo della
Secessione a Vienna, fondata nel
1897 –, occupando un’intera sala e
“immergendo” il visitatore
nell’opera d’arte totale, massima
aspirazione degli artisti della Secessione viennese e tutto il percorso espositivo si avvale di un allestimento che integra tematiche e
opere nel contesto di arte totale
proprio della movimento: sono
esposti alcuni dei quadri più famosi, tra cui “Adamo ed Eva”,
“Girasole, Giuditta II. La mostra
illustra l'intero percorso artistico
del maestro, dagli esordi ancora
inscrivibili nella scia della tradizione aulica, al grande periodo
della Secessione Viennese, di cui
in mostra è esposta la ricostruzione del celeberrimo Fregio di Beethoven, fino a giungere ai lavori
del periodo aureo e a quelli, più
tardi, dove già si scorge l'influenza
di Matisse e dei Fauves e del suo
allievo Egon Schiele.
Lo stile di Klimt abbraccia una
gran varietà di ambiti: la pittura ad
olio e il mosaico polimaterico sono soltanto due esempi. Nelle sue
opere egli esprimeva l’amore per
la musica e il teatro, ma non soltanto, poiché anche paesaggi e ritratti figurano tra le sue opere, ca-
talogandolo come artista dai molteplici interessi. Le linee sinuose
ed eleganti dell'Art Nouveau si
incontrano con una ricchezza inesauribile di tematiche dall'allegoria, alla meditazione sulla vita
umana, dalla gioia di vivere
all'angoscia esistenziale, facendo
di Klimt una delle personalità più
complesse, interessanti ed affascinanti della storia della pittura.
Pertanto, se apprezzate l’arte precipitatevi a Milano per immergervi nel mondo dell’Art Nouveau e
di Klimt.
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Attualità
Saranno famosi?
Talent show musicali: pro e contro
Giorgia Cacioppo, Martina Pedroli
Da alcuni anni spopolano nelle televisioni i talent
show, in particolare quelli musicali. Tali programmi consentono a giovani talenti di far strada nel
mondo della musica realizzando così il sogno di
fare della loro passione, la musica, un vero e proprio mestiere. In Italia esistono tanti talent show
musicali, il primo viene importato da uno show
britannico “Popstars” nel 2001, che, tradotto in una
versione italiana, viene condotto da Daniele Bossari su Italia 1; questo talent non riscosse molto successo, infatti, ne furono promosse solo due edizioni. Nello stesso anno nasce, da un format ideato da
Maria De Filippi, il programma “Saranno famosi”,
che l’anno successivo cambia nome in “Amici di
Maria De Filippi”. La trasmissione consiste in una
scuola di spettacolo a cui partecipa una classe composta da 20 alunni, selezionati attraverso audizioni,
che aspirano a diventare cantanti e ballerini professionisti grazie alle lezioni impartite da maestri di
canto e danza. Dal 2008 al 2010 va in onda su Rai
2 il programma “X Factor”, talent show di origine
britannica al quale aspiranti cantanti partecipano
per aggiudicarsi un contratto discografico, con la
conduzione di Francesco Facchinetti. Nel 2011 i
diritti di produzione del programma vengono acquistati da Sky, che propone il talent show sul canale satellitare Sky Uno, con la conduzione di Alessandro Cattelan. Questi talent riscuotono in Italia un enorme successo tanto che vengono ripropo-
sti con regolarità tutti gli anni, arrivando addirittura, per quanto riguarda “Amici”, alla quattordicesima edizione. In seguito a questo successo nascono
altri programmi musicali che permettono a bambini
con voci particolari di aprirsi una strada nel mondo
della musica fin dalla tenera età come ad esempio
“Io Canto” in onda su Canale 5 e condotto da
Gerry Scotti e “Ti lascio una canzone” in onda su
Rai 1 e condotto da Antonella Clerici. Dal Dicembre 2011 va in onda su MTV Italia il talent show
“MTV Spit” che vede come concorrenti rapper della scena underground impegnati in battaglie di freestyle. Rai 2 punta invece su “The voice of Italy”,
un talent di origine olandese andato in onda da
marzo 2013. Esso consiste in una gara canora in
cui si sfidano aspiranti cantanti suddivisi in quattro
squadre guidate da quattro vocal coach.
Naturalmente per quanto riguarda questi Talent
esistono opinioni divergenti su quanto essi possano
essere “genuini”; alcuni sostengono che questi programmi siano creati per dare la possibilità a persone sconosciute di provare ad entrare nel mondo
dello spettacolo in un modo semplice e diretto, aspettativa che però resta prevalentemente delusa.
Quando però il successo arriva, è strabordante e
questo viene da alcuni considerato un’ ingiustizia
verso coloro che sono riusciti a ottenere la notorietà con fatica. Promuovere nuovi talenti e nuove
mode consente, secondo altri, ai ragazzi di migliorarsi e di raggiungere i loro sogni attraverso premi
o contratti con agenzie di spettacolo. Nei talentshow spesso vincono persone con voci particolari,
con anni di prove alla scuola di ballo o semplicemente con un talento innato. Dietro a tutto questo
si nascondono sacrifici, prove, fatiche... Un sogno
racchiuso nel cassetto per lungo tempo, che grazie
ai Talent-Show, forse, si può finalmente avverare.
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Attualità
L’epopea dei mondiali di calcio
A pochi giorni dall’inizio del Mondiale brasiliano
Lorenzo Motta, Brayan Soldano
Cari lettori del Grillo Bramante vi
proponiamo una disamina sulla storia
dei mondiali di calcio facendo anche
riferimento a quelli che si svolgeranno tra poco in Brasile e ricordando i
successi italiani nelle precedenti edizioni. Il campionato mondiale di calcio è il massimo torneo calcistico per
squadre nazionali. L’idea del campionato mondiale di calcio nacque
nel 1928, quando il presidente della
FIFA, Jules Rimet, decise di istituire
un torneo per squadre nazionali. La
prima edizione dei mondiali ebbe
luogo nel 1930 in Uruguay e consistette in un torneo avente solo la fase
finale alla quale presero parte le 13
nazioni che accettarono l’invito della
FIFA. Prima di allora i tornei di calcio per nazioni si svolgevano solo ai
giochi olimpici.
Dal 1930 i mondiali di calcio si svolgono regolarmente ogni 4 anni, a
parte le edizioni del 1942 e del 1946
che non vennero disputate per via
della seconda guerra mondiale e per
le conseguenze che questa ha avuto
su molte nazioni. Sin dalla seconda
edizione nel 1934, prima della fase
finale, si tengono le qualificazioni
per restringere il campo delle nazioni
che si giocheranno la coppa. Questa
fase preliminare si tiene in sei diverse zone scelte dalla FIFA, inizia tre
anni prima della fase finale e dura
per più di due anni. L’attuale formula
della fase finale della coppa del mondo, adottata nel 1998, prevede un
torneo a cui partecipano 32 squadre
suddiviso in due parti: una fase iniziale a gironi seguita da una fase a
eliminazione diretta. Nella prima
fase le 32 squadre nazionali vengono
suddivise in 8 gruppi di 4 formazioni
ciascuno in base a un sorteggio che
avviene sei mesi prima dell’inizio del
torneo che tiene conto del Ranking
FIFA e delle prestazioni di ogni nazione nelle edizioni precedenti. Invece la fase ad eliminazione diretta
prevede match unico con la possibilità, in caso di pareggio nei tempi regolamentari, di tempi supplementari
e di rigori. Le partite di questa fase
iniziano dagli ottavi di finale in cui la
vincitrice di ogni girone incontra la
seconda di un altro gruppo; successivamente seguono i quarti, le semifinali, la finale per il terzo posto ed
infine la finale.
L’attuale detentrice della coppa è la
Spagna che ha battuto l’Olanda
nell’edizione del 2010. Il torneo
viene ospitato da una nazione diversa ogni volta, questa nazione ospitante viene attualmente scelta dal
comitato esecutivo della FIFA e
l’assegnazione diventa definitiva
solo dopo che le candidate vengono
sottoposte a votazione. Anche
l’Italia ha dato un notevole contributo nell’organizzazione dei mondiali,
ospitando le edizioni del 1934 e del
1990. L’Italia è tra le nazioni che
hanno partecipato più volte alla manifestazione ed è seconda in quanto
a vittorie solo al Brasile. La nazionale italiana ha vinto ben 4 edizioni
dei mondiali, le prime due vittorie
furono consecutive nel 1934, battendo ai tempi supplementari la Cecoslovacchia, e nel 1938, vincendo
contro l’Ungheria. Le altre due vittorie italiane avvennero una in Spagna nel 1982 battendo in finale la
Germania Ovest e l’altra nel 2006
vincendo la finale a Berlino ai calci
di rigore contro la Francia.
Squadre favorite per l’edizione del
prossimo giugno Brasile, Argentina,
Spagna, Germania e perché no,
l’Italia del c.t. Cesare Prandelli.
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Attualità
QuizDuello!
Il quizgame del 2014
Chiara Paleni, Bianca Stan
Il 5 luglio 2012, una casa svedese sviluppatrice e
distributrice di videogiochi, la FEO, ha pubblicato
un gioco che ha causato una vera e propria febbre
tra più di 15 milioni di persone: è questo il numero
di download a cui è arrivato QuizDuello il 27 gennaio 2014, dopo essere stato tradotto in 12 lingue. Per
chi avesse vissuto sotto una roccia in questi ultimi
mesi e non lo conoscesse il gioco, come suggerisce
il nome, è una sfida fra due giocatori; dopo aver trovato un avversario che accetti la nostra richiesta –
scelto fra i nostri amici o a caso fra i numerosissimi
utenti di QuizDuello -–, dovremo affrontarlo in sei
turni da tre domande ciascuno. All’inizio di ogni
turno, i giocatori scelgono alternativamente la categoria a cui apparterranno i quesiti proposti. Ogni
risposta corretta vale un punto; vince, ovviamente,
chi totalizza il punteggio più alto!
Abbiamo avuto modo di intervistare una campionessa di QuizDuello ma anche psicologa nella vita, dal
nickname “Giukki”, che gentilmente ha risposto ad
alcune nostre domande, sia in qualità di esperta di
dinamiche psicologiche che di appassionata giocatrice.
- Come ha cominciato a giocare a QuizDuello?
Ho iniziato a giocare quando mia sorella, stufa che
io la volessi coinvolgere nelle mie conversazioni,
cercando di distoglierla da quello che a me sembrava un uso compulsivo del telefono, mi ha convinto
a provare il gioco, invece di fare da fastidioso sottofondo alla sua concentrazione.
- Si gioca più frequentemente contro conoscenti
o avversari casuali?
Ho quasi sempre giocato con avversari casuali che
in alcuni casi sono diventati abituali. In un caso dopo
aver
pedantemente
questionato
sull’appropriatezza della domanda di cui io avevo
azzeccato la risposta giusta e lui no. E non sto ASSOLUTAMENTE parlando del professor Parrini.
- Quando indovina tutte le 18 risposte, è perché si
ricorda le risposte dalle partite precedenti o è
tutta farina del suo sacco?
Mi capita di saperle, di averle imparate o di utilizzare in modo proficuo la memoria di riconoscimento.
Mi capita anche di tirarle a caso e di azzeccarle spudoratamente.
- Circola la voce nel nostro Liceo che il professor
Parrini se ne vada in giro con in tasca la stampata delle squadre di hockey della NHL americana.
Ha mai l'impressione che qualcuno giocando si
aiuti con mezzi antisportivi?
Sicuramente c’è chi bara. Se si tratta di sport e di
uomini è scientificamente provato che questi ultimi
usano la parte del cervello in cui dovrebbero stare le
informazioni su dove si trovano i calzini e altre mille fondamentali per la vita di ogni giorno per immagazzinare dati che possono tornare utili solo in situazioni al limite della fantascienza. O in QuizDuello.
- Parlando in generale di questo tipo di giochi
(QuizDuello, Ruzzle, ecc.), come si spiega la loro
rapidissima diffusione e l’inevitabile declino della
loro popolarità?
Credo che, come in molte situazioni nella vita, la
novità dia una forte spinta iniziale che va diminuendo quando l’attività in questione non porta a sviluppi o non riesce a ricaricarsi con nuove suggestioni.
- Parlando da psicologa, vede dei pericoli nel dedicarsi a videogiochi come QuizDuello? Quando
l'assiduità nel gioco rischia di trasformarsi in dipendenza?
La dipendenza da gioco ha, come tutte le dipendenze, un potere destrutturante sulla vita reale: il gioco
assume un’importanza preponderante nella vita della
persona che perde significato se non in sua funzione.
Da qui la distruzione dei rapporti sociali, le menzogne, i comportamenti pericolosi per sé per chi si ha
vicino. Da QuizDuello alla ludopatia però il passo è
lungo: sono le caratteristiche psicologiche personali
che gettano le basi della dipendenza.
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Attualità
La fiaba della principessa Lacey
La storia che negli ultimi mesi ha commosso gli USA
Andrea Tenconi
Le tenui lampade al neon dello Sparrow Hospital, sull’Est Avenue di Lansing, nel Michigan, illuminavano oziosamente i lunghi corridoi dei vari reparti. Dalla sala operatoria era appena
uscito un lettino di modeste dimensioni, sopra il quale era sdraiata, coperta
dal tipico lenzuolo azzurrino, una bambina di appena otto anni. Soffriva di
una forma particolarmente aggressiva
di neuroblastoma, una tipologia di cancro infantile. Si chiamava Lacey Holsworth, e prima di andare sotto i ferri
chiese tramite la sua pagina ufficiale di
Twitter (sì, perchè nel frattempo era
diventata un simbolo per molti bambini costretti a combattere contro questa
malattia) che nessuno sarebbe dovuto
andare a trovarla. Non voleva alcun
visitatore. Ma tutti, allo Sparrow Hospital, sapevano che, entro questa sua
limitazione, non rientrava la persona
che risponde al nome di Adreian Payne.
Adreian, Adreian… La sua storia ha
inizio nel lontano febbraio del 1991 a
Dayton, nello stato dell’Ohio. Mentre
molti dei suoi amici iniziavano ad andare a scuola, Payne e i suoi fratelli
trascorrevano la maggior parte del loro
tempo vagando nel quartiere, arrampicandosi sugli alberi e raccogliendo
bottiglie di birra vuote per lanciarsele
l'un l'altro. Il bambino crebbe in un
mare d’insicurezze, e questo è venuto
fuori, anni dopo, proprio da un racconto autobiografico: “Un pomeriggio
l'insegnante pose una domanda a tutta
la classe. Ci chiese quali fossero il
nostro piano A e piano B per il futuro.
Tutti i miei amici si erano prefissati
degli obiettivi. Avevano scelto i lavori
che avrebbero voluto fare un giorno e
le persone che sarebbero volute diventare. Io... non ero un bravo studente.
Non c’era niente in cui fossi bravo.
Non sapevo dove stessi andando. Le
risposi che non avevo un piano A. E di
certo neanche un piano B.” La vita, a
volte, può essere veramente crudele. E
con lui lo è stata fin troppo durante la
sua adolescenza. Perché, all’età di 13
anni, la morte entrò nella sua vita con
la falce in mano, e gli portò via sua
madre, Gloria Lewis. Soffriva
d’improvvisi attacchi d’asma, e spirò
fra le braccia impotenti del figlio, che
non riuscì a trovare il suo inalatore.
Oggi, a quasi 10 anni da quella tragedia, Adreian è molto cambiato. Non è
più insicuro come una volta, e una via
per la sua vita l’ha trovata: quella che
da casa sua conduce alla palestra
dell'Università di Michigan State. Nel
suo anno da Senior, che sarebbe la
nostra 4^superiore, ha condotto la sua
squadra, quella dei Michigan State
Spartans, alle semifinali dell'NCAA, il
torneo collegiale americano di basket.
Adreian e Lacey s’incontrarono per la
prima volta più di un anno fa, quando
Payne, insieme ai suoi compagni di
squadra, era in visita al già citato Sparrow Hospital. Mentre il resto degli
Spartani stava già lasciando la struttura, sul tardo pomeriggio, Lacey, incrociando lo sguardo di quel ragazzone,
gli chiese di rimanere, dicendogli che
gli piaceva il suo sorriso. Payne, con le
lacrime agli occhi, tempo dopo, disse
che, in qualche modo, la sua piccola
principessa riusciva a vedere fin dentro
la sua anima, considerarlo per quello
che era veramente, un timidone di 2
metri e spicci. E lui, guardandola, si
vedeva riflesso come in uno specchio:
gli ricordava la fragilità della sua infanzia e la disabilità di apprendimento
che gli impedì di approdare subito al
college. Una volta passato il momento
più critico della malattia, la piccola
Lacey seguì, quasi con febbrile attaccamento, il suo paladino; e per lui,
averla a tutte le partite in tribuna con la
sua maglia e un pon-pon verde e bianco in mano, era come avere con sé
un’infinita fonte di energia.
Il 19 novembre scorso, però, quando
lui andò a trovarla in ospedale dopo un
ciclo di chemioterapia, per un attimo
non la riconobbe: i suoi splendidi capelli biondi erano spariti. Ma il suo
sorriso no. Quello non glielo avrebbe
tolto nessuno. Non aveva aperto gli
occhi per giorni ed era in un continuo
stato di dormiveglia, ma quando il
padre le sussurrò a un orecchio:
“Lacey, Adreian is here. Is here to see
you” Lei, piano piano, rotolò su di un
fianco, sorrise al suo cavaliere, e gli
disse “Superman, are you?” Ed il
tempo si era fermato; tutto, anche se
solo per quei pochi minuti, sembrava
normale.
Anche l’emittente ESPN ha incontrato
Adreian e Lacey la scorsa estate,
quando hanno partecipato insieme ad
un gala di beneficenza a Sarasota, in
Florida. "Li ho portati sul palco, e
non c'era un solo occhio asciutto nella stanza", ha poi detto Vitale, il promotore di quella serata. "Il loro rapporto è una cosa genuina. Nessuno ha
illuminato quelle persone più di Lacey e di Payne.”
Ma questa non è una favola. E, purtroppo, non ha nessun lieto fine. A
Marzo la piccola Lacey ha avuto una
ricaduta, più forte delle altre. E in uno
strano quanto beffardo gioco del destino, appena una settimana dopo
l’uscita di scena degli Spartans dal
torneo NCAA per mano di Connecticut, Lacey non è più riuscita a sopportare il male che la affliggeva. Ed ha
compiuto il suo ultimo viaggio.
“Adreian è una persona meravigliosa.
Prima della laurea gli abbiamo detto
che anche nel caso dovessimo perdere
un figlio, saremo felici. Perché ne
abbiamo già trovato un altro.” Il
commovente commento del padre di
Lacey la sera della laurea di Adreian.
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Opinioni
Pensieri sull’Europa di oggi e di ieri
Una riflessione in occasione delle Elezioni europee del 25 maggio
Luigi Casella
Siamo in piena campagna elettorale per le elezioni europee e tutti possono vedere come in questo periodo in
Europa siano nati partiti e movimenti che si dicono anti
-europeisti, anti-euro, anti-Troika, sia a destra che a
sinistra. Con motivazioni molto simili chiedono o un
uscita del paese di appartenenza dall’UE, o un ritorno
alla moneta nazionale o comunque un radicale cambiamento della Comunità Europea. D’altra parte l’attuale
gravissima crisi in Ucraina si è accesa con i fuochi della
rivolta di Piazza Maidan che chiedeva la cacciata del
Presidente Yanukovyc e l’ingresso nell’Unione Europea. Il rapporto tra il proprio stato nazionale e l’Europa si
impone sempre più come il tema politico centrale della
nostra epoca. Ma quali sono le radici storiche
dell’Unione Europea?
I Padri Fondatori della comunità europea, Adenauer, De
Gasperi e Schuman avevano molte cose in comune: una
educazione cattolica; tutti e tre cominciarono l’attività
politica prima della seconda guerra mondiale e dovettero in qualche modo interromperla a causa del conflitto;
nacquero in zone di confine e ebbero modo di conoscere in vari modi europei di varie nazionalità già da giovani. La seconda guerra mondiale evidenziò ancora una
volta i problemi del sistema europeo che difficilmente
riusciva a rimanere in pace per più di cinquant’anni. I
padri fondatori cercarono di affermare un concetto che
continueranno a ripetere per tutta la loro vita: ”Ciò che
ci unisce è più forte di ciò che ci divide”. L’Europa non
era semplicemente un continente nel quale si trovavano
per caso popoli diversi. In Europa era nato il concetto
stesso di democrazia. Studiando
le guerre tra polis greche e impero persiano è evidente come
l’uomo sia inteso diversamente
da Greci e da Persiani. In Grecia
era l’uomo ad essere centrale,
libero (con i limiti di quel tempo) e organizzato in associazioni
di uomini che decidevano per la
collettività. È la persona singola
che è centrale, la società è un
insieme di individui che esaltano
le loro differenze per tendere al
bene comune (Repubblica di
Platone). Coscienti di questa
identità comune di tutti gli europei i padri fondatori iniziarono
il cammino di unificazione ridu-
cendo la reciproca sfiducia che dominava dopo i due
conflitti mondiali. Storicamente Francia e Germania
erano sempre state rivali, e avevano sempre avuto scontri per quanto riguarda le zone minerarie ricche di carbone che stavano sul confine. Si creò così la CECA
(Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio), successivamente, nel 1957 a Roma, nasceva il Mercato
Comune Europeo.
Oggi cosa rimane di quel grande ideale iniziale? Secondo alcuni poco, per altri niente. Diceva Lech Walesa:”La nuova Europa deve riscoprire antiche saggezze
se vuole essere un’istituzione forte e rispettata tutti.
Altrimenti sarà solo un grande mercato, uno spazio di
libertà senza contenuti se non quelli economici. Sappiatelo cari amici: chi ha lottato per l’Europa unita non
può accontentarsi di questo.” Da quello che ho visto mi
è sembrato di capire che l’Europa di oggi non è quella
che chi l’ha fondata aveva in mente. Ciò che serve è
riscoprire il valore iniziale, riscoprire ciò che ci unisce
per trovare un senso alla nostra unione e agire di conseguenza. non può esistere un unione in cui la maggioranza non è soddisfatta (e non parlo solo dei partiti antieuropa, parlo di tutti quelli che pensano che ci sia qualcosa di sbagliato, di forzoso in questa Europa). Riscopriamo le nostre radici, capiamo cosa ci unisce e mettiamolo sopra tutto il resto. Ciò che ci unisce è più forte di
ciò che ci divide.
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Grillobox
“La fazione prima del sangue”
Avventura e romanticismo nel fantastico mondo di “Divergent”
Camilla Alberti, Sonia Garavaglia
Dopo la fama raggiunta da Hunger
Games siamo tornate a proporvi
un’altra trilogia molto amata dai
teenager : “Divergent”. Questa saga
viene spesso messa a confronto con
quella della Collins per alcuni tratti
simili. Entrambe sono ambientate
nel futuro e presentano una suddivisione gerarchica della società governata dagli Abneganti nel primo
caso e da Capitol City nel secondo.
Questa spartizione della popolazione, sia in un caso che nell’altro,
ostacola le vite dei protagonisti,
costretti a crescere troppo rapidamente.
Divergent è una distopia scritta da
Veronica Roth nel 2011 e pubblicata in Italia il 22 marzo 2012.
La trilogia è composta da
“Divergent”, “Insurgent” e
“Allegiant”, tre romanzi che narrano le vicende di una ragazza di nome Beatrice che, come tutti i suoi
coetanei, deve compiere una scelta
su cui si baserà il suo futuro. Ma
partiamo dalle origini. In funzione
delle attitudini che ciascun cittadino possiede la popolazione è suddivisa in cinque fazioni:
- gli Eruditi, i più intelligenti e studiosi della città;
- i Pacifici, persone avverse
all’aggressività e alla malvagità;
- i Candidi, gli onesti: sono obbligati a dire sempre ciò che pensano
e sono contrari all’ipocrisia;
- gli Abneganti, persone altruiste e
caritatevoli nei confronti di chiunque, rifiutano la vanità.
- gli Intrepidi, i coraggiosi: sono
forti sia fisicamente che caratterialmente e rifiutano la codardia.
Coloro che non riescono a superare
il rito di iniziazione, invece, entra-
no a far parte degli Esclusi, gli emarginati della società, costretti a
vivere di elemosina.
Ogni anno tutti i sedicenni della
città svolgono un test attitudinale
che rivelerà ciò per cui sono maggiormente predisposti. Esistono
tuttavia casi molto rari: quelli dei
divergenti. I divergenti sono persone che non presentano una sola inclinazione naturale e per questo
sono più potenti mentalmente degli
altri. In seguito, però, la scelta della
futura fazione di appartenenza viene lasciata libera al ragazzo stesso.
Anche Beatrice si troverà davanti a
questo bivio: dovrà scegliere tra la
famiglia e il desiderio irrefrenabile
di far emergere il suo vero io. Questa decisione, presa in pochi secondi, cambierà la sua vita per sempre.
La trilogia ha subito spopolato tra i
ragazzi di età compresa tra i 13 e i
18 anni tanto da ottenere il titolo di
Best Seller, registrando più di un
milione di copie vendute.
Da poco ha esordito sul grande
schermo anche un film ispirato al
primo dei tre libri. Come sempre,
consigliamo di accompagnare la
visione della pellicola alla lettura
dei romanzi in quanto la trasposizione cinematografica, per quanto
avvincente, non trasmette le emozioni provate dai protagonisti con
la stessa intensità. Inoltre, come
spesso accade, il film non rispecchia a pieno ciò che accade nel
libro. Infatti, la scelta del regista è
stata quella di tagliare o addirittura
cambiare alcune scene, con lo scopo di rendere il tutto più avvincente. L’unico difetto, se così può essere definito, è la velocità con cui
si sviluppa la storia nella pellicola.
La parte sentimentale è spesso tralasciata, per dare più spazio
all’azione. Contrariamente, i libri
descrivono con precisione questi
passaggi, che personalmente prediligiamo, perché esprimono un
amore perfetto a cui chiunque aspira.
Per cui se amate l’avventura, ma
siete anche attratti dal romanticismo, entrare nel mondo di
“Divergent” è ciò che fa per voi. E
se in questo viaggio all’interno
della trilogia riuscirete a trovare la
vostra fazione di appartenenza, vi
troverete circondati da alleati e
persone come voi, ma attenzione:
chiunque sarebbe in grado di ingannarvi. Come direbbe il perfetto
cittadino: “la fazione prima del
sangue”.
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Grillobox
Vita di Pi
Un film per pensare all’uomo, ma anche alla vera religiosità
Andrea Lo Sardo
“Pondicherry è la riviera francese dell’India, nelle
strade a ridosso dell’oceano ti sembra di trovarti nel
sud della Francia, i francesi ci restituirono Pondicherry nel 1954 e la città decise che questo richiedeva una commemorazione. A mio padre, che era un
grande uomo d’affari, venne in mente un’idea: gestiva un albergo e decise di aprire uno zoo nel giardino
botanico della città, e guarda caso mia madre lavorava come botanica nel giardino, si conobbero, si sposarono e dopo un anno arrivò mio fratello Ravi, io
arrivai due anni dopo.” Vita di Pi, con la regia da
premio Oscar 2013 Ang Lee, un film di straordinaria
potenza d’immagini, capace di provocare profondi
interrogativi sulla realtà ma anche su qualcosa di più.
Il protagonista, Piscine Molitor Patel, ragazzino indiano dal nome ispirato ad una piscina francese, che
poi cambierà in Pi Patel, fin da piccolo non si accontenta della morale comune o di qualcuno che indichi
cosa sia giusto e cosa sbagliato, in lui convergono la
curiosità intellettuale e il razionalismo empirista di
chi non ha paura di interrogarsi sul mondo. La scelta
registica del nomignolo Pi, infatti, richiama il famoso
Pi greco, esempio di elegante trascendenza nella razionalità matematica. “Nessuno conosce Dio finchè
non ce lo presentano, io fui presentato a Dio come
Indù, gli Dei furono i supereroi della mia infanzia,
Hanuman, il dio scimmia, che spostò una montagna
per salvare il suo amico, Ganesh, con la testa di elefante, disposto a tutto per salvare sua madre, Visnù,
la divinità suprema che dorme cullata nell’immenso
oceano cosmico” Questo breve passaggio mette in
evidenza il conflitto sempre acceso tra ateismo e religiosità, che costituisce il punto cardine del film, sviluppato secondo continui flashback del protagonista,
mentre racconta la sua storia ad uno scrittore. Parlando della trama, quando Pi ha quasi raggiunto la maggiore età, la sua famiglia per problemi economici decide di vendere gli animali dello zoo spedendoli via
mare e di trasferirsi dall’India in America, viaggiando con loro sulla nave merci attraverso il Pacifico.
Durante la notte una violenta tempesta fa affondare la
nave, solamente Pi riesce a salvarsi su una scialuppa
insieme ad una zebra con una gamba rotta, una scimpanzè ed una iena. Da questo punto in poi la vicenda
si sviluppa nel silenzio, nella paura, su una piccola
barca, con un telo impermeabile che la ricopre per
metà, dal quale, dopo che la iena, per sua natura, uccide la zebra e lo scimpanzè, balza fuori una possente
tigre del Bengala, Richard Parker, che si disfa
dell’invadente carnivoro. “Si, Richard Parker era una
tigre, un cacciatore la trovò che beveva in un ruscello
appena cucciola, e la chiamò Thirsty, assetata, quando divenne troppo grande la vendette al nostro zoo,
per un errore di trascrizione il cacciatore venne registrato come Thirsty e la tigre fu chiamata Richard
Parker, ridemmo della cosa, ma il nome restò quello.”
Quando la morte ormai è vicina, Pi si ritrova su un
isola, ricca di cibo e abitata da migliaia di suricati,
una situazione irrazionale che potrebbe benissimo
essersi sviluppata soltanto nella testa del protagonista, ma è comunque sufficiente a non farlo demordere, il regista ci lascia nel dubbio, come quando Pi
raggiunge la terraferma in Messico, dopo che Richard Parker, tornato nel mondo, lasciatosi alle spalle
l’assoluto, riscopre la sua animalità abbandonando il
suo compagno di viaggio senza guardarlo neanche, e
lui, distrutto, raccontando la storia del naufragio, parla di uomini, non di animali, in cui lui è la tigre, sua
madre la scimpanzé e altri due uomini la zebra e la
iena, suscitando grandi interrogativi sull’intera narrazione. L’interpretazione di questo film è quindi puramente soggettiva e rispecchia completamente chi siamo, guardatelo, perché ovviamente non vi ho raccontato tutto, pensate, giudicate, parlatene e ne resterete
sorpresi.
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Vignette
Break!
Nina Capraro, Blerina Suka, Elmir Popa
STURMBRAMANTEN
METAMORFOSI
Pagina 25
Rubriche
Il mito della coppa dalle grandi orecchie
I quasi sessant’anni della Coppa dei Campioni – Champions League
Dario Licciardello
Al momento della pubblicazione di questo articolo
si sarà giocata da poco a Lisbona la finale della
cinquantanovesima edizione della Coppa dei
Campioni-Champions League tra Real Madrid e
Atletico Madrid, prima volta nella storia di una
finale tra due squadre della stessa città.
La Uefa Champions League nasce nel 1955 con
l’appellativo di “Coppa dei Campioni”. Essa è un
torneo internazionale al quale partecipano le più
forti squadre d’Europa. Nata come trofeo dedicato
ai club vincitori dei rispettivi campionati nazionali, venne poi allargata durante gli anni ’90 alle
squadre piazzatesi ai primi 2/3/4 posti (in base al
Ranking Uefa dei vari paesi di appartenenza) in
classifica dei propri tornei. Sino all’inizio degli
anni ’80 vi partecipavano 32 squadre, scontrandosi in un doppio confronto ad eliminazione diretta.
In caso di parità alla fine delle due partite valeva il
principio del maggior numero di gol segnati in
trasferta. Durante gli anni ’90 furono introdotti
cambiamenti che modificarono la tecnica di selezione delle compagini partecipanti. Nel 2003-04
le migliori 16 squadre prendevano parte direttamente alla fase a gironi, seguita poi da quella a
eliminazione diretta, mentre altre 32 si scontravano tra di loro: le 16 vincenti partecipavano alla
Champions League, invece le 16 perdenti alla
Coppa Uefa, poi ridenominata Europa League.
Dal 2009 le squadre ammesse direttamente alla
fase a gironi passano da 16 a 22. I restanti 10 posti
sono contesi in un torneo preliminare dalle squadre peggio classificate delle federazioni maggiori
e dalle squadre meglio posizionate delle federazioni minori.
Dal 1955 ad oggi, decine di campioni hanno calcato i rettangoli di gioco più celebri d’Europa, da
Alfredo Di Stefano, stella del Real Madrid negli
anni Cinquanta, a Eusebio la perla nera del Benfica a Bobby Charlton, capitano del Manchester United, da Gerd Muller del Bayern a Marco Van
Basten del Milan. I giocatori che più hanno lasciato il segno a suon di gol snella storia della coppa
sono: Raùl (71), Ruud Van Nistelrooy (60), Andrij Shevchenko (59), Thierry Henry (51) e Filippo Inzaghi (50), non tenendo in considerazione
Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, ancora in attività, entrambi a 67 gol. Questa coppa è il torneo
per club più apprezzato al mondo, e il suo corrispettivo in Sud America, la Copa de Libertadores,
non gode dello stesso prestigio.
Nonostante l’importanza di questo torneo, non
possono esser dimenticati gli avvenimenti extra
sportivi che hanno costellato alcuni match: infatti
il 29 Maggio prossimo ricorrerà il 29° anniversario della strage dell’Heysel, a Bruxelles, in occasione della finalissima tra Juventus e Liverpool
del 1985 quando gli “ hooligans”, tifosi del Liverpool scavalcando la recinzione che divideva i settori X e Z della curva, provocarono la morte di 39
persone, 32 delle quali italiane, e oltre 600 feriti.
Ricordiamo infine le squadre europee che nella
loro storia hanno messo in bacheca la coppa con
le grandi orecchie: il Real Madrid nove volte, 5
delle quali consecutive dal 1955-56 al 1959-60, il
Milan con 7 trofei vinti, il Bayern Monaco e il Liverpool con 5, il Barcellona e l’Ajax con 4, l’Inter
e il Manchester United con 3, la Juventus , il Benfica , il Porto e il Nottingham Forest con 2 ed infine Amburgo, Borussia Dortmund, Celtic, Chelsea,
Marsiglia, PSV, Steaua Bucarest, Aston Villa, Feyenoord e Stella Rossa di Belgrado con 1 vittoria.
Il momento di gloria assoluta per l’Italia è avvenuto quando, nella stagione 2002-03, per la prima
ed unica volta fino adesso, due squadre italiane si
sono qualificate in finale, ed erano Milan e Juventus. La partita si disputò allo stadio Old Trafford
di Manchester, poi vinta dal Milan ai calci di rigore, dopo estenuanti tempi regolamentari e supplementari, durante i quali le due squadre si erano
equivalse.
Pagina 26
Rubriche
Recensione: Coldplay—Ghost Stories
Il nuovo album, fresco fresco di separazione
Luigi Casella
Tornano i Coldplay con il loro
sesto disco: Ghost stories. La
band ha promesso ai fan un ritorno alle origini unito a nuove
sperimentazioni (ma chi non lo
promette?). In questo album le
vicende personali di Chris Martin, il cantante e frontman della
band affiorano; in particolare la
recente separazione dalla moglie. L'album è stato preannunciato da tre singoli: Magic, Midnight e A Sky Full Of Stars,
tutti e tre di alto livello e molto
diversi tra loro. Il disco è indubbiamente di livello e i singoli lo
preannunciavano. Direi che il
disco è come formato da tre anime distinte, che si incarnano
perfettamente nei tre singoli.
La prima, quella di Magic, è
quella più triste, quella più colpita dalla separazione. Penso
che queste canzoni rispecchino
lo stato d’animo del frontman
nei primi giorni di solitudine. È
evidente come al cantante manchi qualcosa, è triste perché ciò
che prima lo rendeva felice ora
se n’è andato. Queste sono insomma le note più Blues
dell’album (Always in my head
e Ink sono le altre due canzoni
di questo blocco. Entrambe vedono da due punti di vista la
mancanza della ex – compagna
e come sia difficile vivere con
convivendo con i molteplici ricordi di questa che con vari
mezzi riaffiorano). La seconda
anima è quella di Midnight.
Molto più musicalmente sofisticata ed elettronica di tutto il
resto dell’album. Mi azzardo
nel dire che probabilmente
l’altezza musicale è voluta per
sostenere un altrettanto alta
tematica trattata nei testi. In
Midnight è ripetuto
piu volte il verso
“Leave a light, a
light on”, che trasmette tutta la speranza del non più
amato. Di chi non
più corrisposto (o
anche
semplicemente non corrisposto) spera con tutto
se stesso che l’altro
lasci un segno, anche piccolo che possa dare speranza
nel momento buio
(appunto Midnight)
in cui sembra che il
rapporto sia destinato a non
ripartire (o a non partire affatto). Assieme al singolo True Love e Another’s Arms fanno parte del blocco “speranzoso”.
L’una parla di come piuttosto di
vedersi rifiutati alcuni amanti
preferirebbero che l’altro mentisse (personalmente questo
testo forse non andava scritto, o
per lo meno non in questo modo). L’altra dice invece di chi
tenta di ritrovare il l’amore perso in qualcun’altra ma
l’immagine di lei si fa sempre
più insistentemente presente
nella sua testa. L’ultima anima
è quella di A Sky Full Of Stars.
Forse la più Pop, quella più
spensierata che mi ricorda un
po’ più delle altre i lavori precedenti del gruppo. È quella
dell’elogio alla bellezza
dell’amata e alla bellezza del
rapporto che si spera ricominci.
A Sky Full Of Stars è il singolo
più “accessibile” musicalmente,
anche se i fan hanno preferito
Magic. La canzone non ha un
testo particolarmente difficile:
si paragona l’amata a un cielo
pieno di stelle. Le altre due
(Oceans e O) parlano l’una della voglia di ricominciare e
dell’amarezza per non aver fatto molto per salvare il rapporto, l’altra di come invece lei
concepiva il rapporto: come
uno s torm o di uccelli
(copertina del disco? La colomba di Magic?), che vola di qua e
di la, a volte vola altre no (lui
spera che continuino a volare).
Nel complesso il livello è alto,
il disco è fatto col cuore, e non
c’è una canzone che sia uguale
a un'altra. Personalmente il
disco mi è piaciuto molto, soprattutto la parte sperimentatrice. Forse l’unica pecca è che
i testi girano tutti attorno allo
stesso
argomento,
ma
d’altronde chi non lo avrebbe
fatto?
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Rubriche
Il Questionario di Proust
Cristina Pelizzari
Bentornato “Questionario di Proust”! Dopo l’assenza nell’ultimo numero torna
l’amatissimo questionario per conoscere
meglio i nostri prof! Questa volta il professore che ha gentilmente risposto alle
domande del questionario è il professor
Chiodini. Buona lettura!
Quello che apprezzi di più di un essere
umano
La visione alta delle cose.
Le qualità che preferisci in un uomo
Intelligenza ed equilibrio.
Le qualità che preferisci in una donna
Grazia naturale e discrezione.
La tua occupazione preferita
Cultura, politica, stare in mezzo alla
natura, ma soprattutto…fare il
papà.
Il tratto principale del tuo carattere
In positivo: la tenacia. In negativo :
una certa permalosità.
La tua idea di felicità
La serenità.
La tua idea di infelicità
Disequilibrio e disarmonia.
Il colore che ami
Blu.
Il fiore che ami
I fiori di campo.
Dove vorresti vivere
A Berlino.
I tuoi scrittori preferiti
Tra i non ‘scolastici’: Marguerite
Yourcenar, Peter Handke, Milan
Kundera, Claudio Magris.
I tuoi poeti preferiti
Tra i non ‘scolastici’: Alda Merini e
Carlo Michelstaedter.
I tuoi pittori e musicisti preferiti
Caravaggio, Magritte; Bach, Mozart.
I tuoi eroi nella vita reale
Tutti coloro che, con onestà e dignità, compiono ogni giorno il proprio dovere.
Le tue eroine nella vita reale
Tutte le acrobate che, con onestà e
dignità, compiono ogni giorno il
proprio dovere.
I tuoi eroi nella finzione
Spider Man ( o meglio : la parte
vulnerabile dell’Uomo Ragno).
Le tue eroine nella finzione
Clarice Starling (Jodie Foster) nel
‘Silenzio degli innocenti’.
Il tuo cibo e la tua bevanda preferita
Pizza e birra.
I nomi che preferisci
Alice, Susanna e tutti quelli che iniziano con il suono CL.
Se non fossi tu chi vorresti essere
Federico II di Svevia.
Come vorresti morire
Con la stessa serenità con cui sono
vissuto.
Il tuo motto preferito
‘Festina lente’.
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Sezione
Pensieri in libertà
Marco Alberto Cozzi
Foglie cadute, seccano al suolo
finisce una vita, dove ne inizia un’altra
Diversi colori, dal verde al marrone
per diverse emozioni, dall’odio all’amore
Raggi di sole e riflessi di luna
si alternano per il percorso
E se mai il sole e la luna si baceranno
ci sarà un’eclisse d’amor
Vite piene, vite
all’opposto di vite perdute
Un albero
e l’abbraccio di un gigante
un albero
e una notte insonne
Un destino
e un po' troppo amaro
ha fermato il tuo percorso.
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Rubriche
Lacrime di rugiada intristiscono le fronde
le nutrono ogni giorno con la loro freschezza
Parole di conforto arrivano dal vento
così leggere che quasi non le sento
Difficolta con le tempeste
tranquillità con il bel tempo
Pesantezza con la grandine
noia con la pioggia
ma gioia quando il cielo si riapre
L’inutilità dell’autunno
la tristezza dell’inverno
la serenità della
e l’esplosione della stagione estiva.
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Rubriche
Ricette storiche
La Pizza margherita e il Pollo alla Marengo
Silvia Saffioti, Marta Redondi
La pizza nasce come uno
“strumento” del fornaio: una pasta
usata
per verificare la
temperatura del forno. Era considerata
il piatto dei poveri, venduta in strada e
non fu considerata una ricetta di cucina per lungo tempo.
Secondo la tradizione nel giugno
1889, per onorare la Regina d'Italia Margherita di Savoia, il cuoco
Raffaele Esposito creò la "Pizza
Margherita", una pizza condita
con pomodori, mozzarella e basilico, per rappresentare i colori
della bandiera italiana.
Ingredienti pasta: 250 g di farina,
1 cucchiaino di zucchero, 300mL
di acqua, 10 g di sale, lievito di
birra (disidratato 3,5 g o fresco 10
g), 20 mL di olio extravergine d'oliva.
Ingredienti per condire: 50 g di
passata di pomodori, basilico, 400
g mozzarella, olio, sale, origano.
Per realizzare la pizza Margherita, iniziare dall’impasto di base:
versare l’acqua in una ciotola,
aggiungere il sale e mescolare
con un cucchiaio per scioglierlo,
versare successivamente l’olio. In
un’altra ciotola capiente setacciare la farina, unire il lievito di birra e lo zucchero, infine unire il
tutto.
Iniziare ad impastare con le mani
fino a raggiungere un impasto
liscio e morbido con il quale formare una palla che si andrà ad
adagiare in una capiente ciotola.
Coprire la ciotola con la pellicola
trasparente e riporla in un luogo
tiepido e lontano da correnti
d’aria ed attendere che l‘impasto
abbia raddoppiato il proprio volume. Intanto oliare due teglie di
34 cm di diametro, riprendere
l’impasto lievitato, estrarre metà
pasta e il resto ricoprirlo con pellicola. Stenderla fino a formare
un cerchio del diametro di circa
34 cm da adagiare nella teglia. In
una ciotolina versare la passata
di pomodoro e condirla con l’olio
di oliva e il sale, con un cucchiaio
distribuire la passata sulle pizze,
infornare ciascuna pizza in forno
preriscaldato statico a 250° per
circa 6-7 minuti (o in forno ventilato a 220° per 5 minuti). Intanto
tagliare a dadini la mozzarella,
sfornare la teglia, farcirla con i
dadini e infornarla nuovamente
per altri 6-7 minuti. Infine sfornare la pizza Margherita e servirla subito in tavola con qualche
foglia di basilico fresco.
Il pollo alla Marengo è un secondo piatto della cucina tipica Piemontese. Questo piatto ha alle
spalle una origine storica ed una
leggenda legata al condottiero
Napoleone Bonaparte. Marengo è
il nome della località a sud di Torino nella quale Napoleone sconfisse il 14 Giugno 1800 gli Austriaci, nella famosa omonima
battaglia. La leggenda narra che,
una volta conclusa la battaglia, il
condottiero chiese al suo chef personale di preparargli la cena. A
corto di provviste a causa della
lunga durata della battaglia il
cuoco recuperò pochi ingredienti:
uova, pomodori, gamberi di fiume, 1 gallina starnazzante, aglio,
olio e pane. Pare che, una volta
gustato, questo piatto piacque
così tanto al valoroso condottiero
che ordinò allo chef di prepararglielo alla fine di ogni battaglia.
Ingredienti: 1 pollo, 4 funghi porcini, pane, uno spicchio d'aglio, ½
litro di vino bianco, 1 limone, 4
uova, 50 g di olio extravergine
d'oliva, sale, pepe macinato, 500
g di pomodori pelati, 4 gamberi o
scampi.
Per preparare il pollo alla Marengo, iniziare fiammeggiando il
pollo per eliminare le eventuali
penne, poi inciderlo per la lunghezza e aprirlo. Tagliare le ali e
dividere il pollo in pezzi facendo
attenzione a non frammentare le
ossa. Passare i pezzi di pollo nella farina, successivamente sbucciare lo spicchio d'aglio e tritate
finemente un ciuffo di prezzemolo. Pulire i funghi e affettarli
finemente. Poi passare i pomodori pelati e raccogliere la polpa
in una ciotolina. In una padella
scaldare un filo d'olio con lo spicchio d'aglio sbucciato; quindi aggiungere i pezzi di pollo e fateli
rosolare. Salare e aggiungere il
pepe a piacere e quando il pollo
sarà ben rosolato, versare 100
ml di vino bianco. Fare evaporare prima di versare la passata di
pomodori pelati. Fare cuocere
per circa 20 minuti con il coperchio. Dopodiché unire i funghi al
pollo e lasciare cuocere per altri
20 minuti. Intanto pulire gli
scampi sotto acqua corrente e
incidere il carapace. In una casseruola versare il restante vino
bianco, salarlo e non appena inizierà a bollire versare gli scampi
facendoli cuocere per almeno 5
minuti. Scolare gli scampi e unirli al pollo in padella, poi aggiungere anche il succo di limone, mescolare e pochi minuti prima di spegnere il fuoco, aggiungere il prezzemolo tritato. In una
padella versare 3 cucchiai d’olio,
fare tostare le fette di pane mentre in un'altra padella friggere
per pochi minuti le uova con altri due cucchiai d’olio salandoli
leggermente. Trasferire poi il
pollo alla Marengo su un piatto e
affiancare i crostoni di pane su
cui adagiare le uova.
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Top Ten
Sgli strafalcioni dei Prof
Il buco nero, a parte il cervello di alcune persone, è…
Ma voi, non li vedete i fantasmi? Io li vedo, girano tutti intorno
a noi….
Vogliamo, per favore, avere delle crisi di identità tutti quanti?
Ѐ chiaro?...Non si sa cosa, ma è chiaro?
Posso capire perché un lombrico è lungo due centimetri, ma
non perché non portate il libro!
Vedete questa cartina? Non c’entra nulla
Prof, va bene se la brutta copia è brutta e la bella copia è bella?
Sul letto funebre giace, probabilmente morta, una donna morta
Ma ai cavalli non viene messo il paraocchi per guardare dietro?
La molalità non è la moralità in cinese!
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Scarica Grillo Bramante n. 3 Giugno 2014