e t n a m a r B o l l i r Il G Periodico del Liceo Bramante di Magenta Anno XXIII Editoriale Alice Gambaro, Bianca Stan Alzi la mano chi ha voglia d'estate! Sicuramente verremo sommerse dai sospiri di chi vede avvicinarsi la fine dell'anno scolastico attraverso la nebbia delle verifiche conclusive, fissate tutte, puntualmente, nello stesso giorno e dalla disperazione dei ragazzi di quinta per cui luglio è ormai prossimo. A loro va il nostro primo pensiero, unito al sollievo di non dover fare i conti con la maturità ancora per un po'… Questo ultimo numero, che sarà il nostro finale tour de force per quest'anno scolastico, contiene articoli che forse non si addicono al clima estivo, ma anche alcuni pezzi che vi stuzziccheranno l'appetito pre-vacanza. In ambito più didattico, troverete un'analisi dei metodi di orientamento con cui le classi quarte di quest'anno hanno cercato di scegliere un indirizzo di studi per gli anni dopo la maturità. Spesso per questa scelta è utile anche un'esperienza particolare, come quella di trascorrere un anno all'estero: esperienza che sta affrontando uno studente del Bramante, come scoprirete in una delle nostre interviste. Se sfogliate ancora un po', troverete un articolo su un viaggio d’istruzione, sale sulla ferita per alcune classi che non l'hanno nemmeno sognata... sarà per il prossimo anno! Abbiamo provveduto anche ad un articolo sulle cellule staminali che speriamo riescano ad infondere nuove energie ai nostri progetti tra cui i tre laboratori, due teatrali e uno musicale i cui studenti hanno scritto e messo in scena due eccezionali spettacoli. Nel momento in cui usciamo il primo è già stato rappresentato, ma non perdetevi il prossimo, fra pochi giorni! Rimanendo in ambito musicale, ci siamo interessati delle orchestre giovanili di Magenta, cuore pulsante della rete culturale della zona. L'orchestra, ovviamente, non e' l'unico spazio di espressione per i musicisti - esistono i Talent Show, i cui pro e contro verranno illustrati da un nostro articolista. Dateci un'occhiata per farvi un'opinione a riguardo! Non tutti siamo dei Beethoven in divenire, però: abbiamo quindi articoli per soddisfare tutti i gusti. Potrete godervi ben due recensioni di film, a dire il vero un film e una N. 3 Giugno 2014 ne! colori onli a e n io s r e V evorresti dis o e r e iv r c s to a Ti piace ei interessa S i? tt e m fu gnare in quall Giornalino a e r a ip c rote r pa ai qualche p H ? o d o m o r siasi alt TATTACI! te.it posta? CON ceobraman ante@li grillobram saga di cui si stanno ancora girando i lungometraggi e, per chi invece si da' a passatempi più sofisticati, c'è un pezzo sulla mostra di Klimt al Palazzo Reale ed uno su una conferenza di filosofia. Qualcuno ha detto: ampliamento degli orizzonti mentali? Chi invece preferisce studiare il passato per poter meglio interpretare il presente sarà di sicuro interessato dall'articolo sulla storia dell'Unione Europea! Ovviamente non mancano le nostre fedelissime rubriche: troverete ricette, recensioni, sport, astrologia, questionari e l'immancabile e inimitabile Top Ten. Sbellicatevi anche con le nostre vignette e scoprite molto, molto altro! Con tutto questo siamo sicure che il Grillo vi terrà compagnia per un po' e speriamo che riesca a risollevare gli animi dei nostri amici di quinta, che sono arrivati al termine della loro carriera liceale, faticando come abbiamo fatto noi per arrivare alla fine del nostro editoriale. Salutiamo tutti voi con affetto e in particolare i tre studenti di quinta che speriamo di non rivedere più l’anno prossimo: Elisa, Greta ed Elmir, che hanno fatto parte della redazione del nostro Giornalino. Un grande "in bocca al lupo" a tutti voi! A tutti gli altri auguriamo di trascorrere un'estate divertente, rilassante e allegra! Speriamo che tutti quelli che lo meritano riescano a godersi il riposo dopo quest'anno di sudore e studio. Un grande grazie va ai docenti referenti del nostro progetto, la professoressa Marcogiuseppe e il professor Parrini e a tutti i professori: anche a loro auguriamo un paio di mesi di relax. Pagina 2 Il Grillo Bramante La redazione Articolisti: 2^B: Dario Licciardiello, Matilda Guizzardi 3^A: Martina Albano, Beatrice Bergamaschi, Luigi Casella, Pietro Ferrario, Alice Gambaro, Sonia Garavaglia, Federico Grassi, Sara Gussoni, Eletta Nava, Cristina Pelizzari 3^D: Camilla Alberti, Chiara Paleni, Marta Redondi, Bianca Stan 3^G: Irene Bertani, Angie Fernandez, Andrea Tenconi 4^B: Luca Bonasegale, Giorgia Cacioppo, Giorgia Colombo, Francesca Gambini, Andrea Lo Sardo, Camilla Oldani, Martina Pedroli, Arianna Segaloni 4^E: Marco Cozzi 4^F: Nina Capraro, Lorenzo Motta, Samuele Pedroli, Valeria Pastori, Amedeo Pellegrini, Silvia Saffiotti, Edoardo Sgrò, Brayan Soldano, Blerina Suka, Maria Grazia Tavera 5^D: Greta Colombo, Elisa Porta, Elmir Popa Impaginatori: Luigi Casella, Alice Gambaro, Chiara Paleni, Bianca Stan Immagine di copertina: Elmir Popa Vignettisti: Nina Capraro, Blerina Suka, Elmir Popa Pagina 3 Il Grillo Bramante In questo numero La nostra scuola: Attualità: Giovani e cultura: le risorse per il futuro 4 Saranno famosi? 17 Intervistato per voi! 5 L’epopea dei mondiali di calcio 18 Lo sport dentro di noi 6 QuizDuello 19 Unistem 2014 7 La fiaba della principessa Lacey 20 “Ambress Ambress” 8 Opinioni: Il Bramante in scena 9 Pensieri sull’Europa di oggi e di ieri Dove vanno i bramantini? 10 Grillobox: Anticipati alla primavera i test di ammissione 11 La fazione prima del sangue 22 Vita di Pi 23 Dal territorio: Crescendo in musica 12 Break! Il senso civico porta tutti a vivere meglio 13 Vignette Di figlio in padre: la storia per un nuovo futuro 14 Rubriche Scienza/Scienze: Ingegneri per un giorno 15 Bramarte: Klimt: alle origini del mito 16 21 24 Il mito della coppa dalle grandi orecchie 25 Recensione Ghost Stories 26 Questionario di Proust 27 Pensieri in libertà 28 Ricette Storiche 30 Top Ten 31 Pagina 4 La nostra scuola Giovani e cultura: le risorse per il futuro Incontro con il sindaco Marco Invernizzi Luca Bonasegale, Erika Carcano Per l’ultima uscita del giornalino abbiamo voluto preparare qualcosa di speciale e importante per i nostri lettori, così abbiamo deciso di incontrare per il Grillo una delle figure principali della nostra città, il sindaco Marco Invernizzi. Con lui abbiamo affrontato le tematiche che più ci stavano a cuore, conoscendo l’attenzione del sindaco per la cultura e per i giovani. Siamo partiti chiedendo in cosa consiste il lavoro del sindaco ed è stato subito chiaro che non è cosa da poco, il sindaco svolge molte (e delicate) funzioni a livello politico e amministrativo. Nello specifico il sindaco Invernizzi e la sua giunta ritengono fondamentale chiarire cosa e come si intende procedere nel fare, poiché il fare ha senso solo se c’è dietro un pensiero, ha senso solo se si guarda al futuro. Il ruolo del sindaco consiste dunque anche e soprattutto nel compiere scelte strategiche di fondo, riferite alla propria comunità, come ad esempio quella di prestare particolare attenzione ai giovani e ai loro bisogni. Se si pensasse solo alle emergenze di oggi si ripeterebbe l’errore del passato, bisogna invece agire attraverso la cultura, perché soltanto attraverso la cultura si migliora lo stato medio della popolazione e si può aprire una prospettiva di progresso alla nostra comunità e all’intero paese. Una delle preoccupazioni maggiori per un sindaco è quindi quella di promuovere delle scelte coerenti tra loro, secondo un progetto precedentemente discusso nel confronto con la società civile del proprio comune e allestito poi in collaborazione con la propria squadra di governo, giacché molto spesso la politica rischia di ridursi ad emanare provvedimenti estemporanei solo per rispondere a richieste contingenti e non sempre necessarie dei cittadini, o per tamponare le emergenze del momento. È proprio della cattiva politica e della cattiva amministrazione far ciò, magari per ottenere a breve maggiori consensi ma senza pensare alle conseguenze e alle implicazioni future. È proprio questo che il sindaco vuole evitare, dando invece vita a progetti che poi toccherà ai giovani accogliere e realizzare pienamente, ed è proprio su di noi giovani che il sindaco vuole investire la maggior parte delle proprie risorse politiche, per coinvolgerci appieno nel nostro dovere civile che farà di noi i cittadini e la classe dirigente di domani. Anche per questo è stato recentemente aperto un forum, dove i giovani possono essere protagonisti, mediante proposte e iniziative. Il sindaco auspica e vorrebbe da noi contributi critici e sarebbe entusiasta di confrontarsi con il forum sulle varie proposte. Passando all’ambito del recente operato, nonostante il taglio di quasi 4,5 milioni di euro nel bilancio comunale conseguenza della politica economica del governo nazionale, il sindaco Invernizzi è particolarmente soddisfatto soprattutto per aver garantito a Magenta una stagione culturale di ottimo livello, anche se con maggiori fondi (i sei milioni conservati nelle casse del comune per il patto di stabilità) si sarebbe potuto realizzare ancora di più. Egli inoltre ha cercato di instaurare un forte rapporto con i magentini, promuovendo il dialogo e il confronto tra cittadinanza e istitu- zioni locali. Per poter raggiungere i propri obiettivi ha fatto leva più sull’entusiasmo e la volontà che non sull’esperienza già acquisita, volendo vicino a sé una squadra di giovani e cercando di infondere loro il valore della cultura, da cui poi scaturirà, ma in forme rinnovate, l’esperienza necessaria all’azione del governo cittadino. Per finire abbiamo sollecitato Invernizzi sulle sue intenzioni future e il sindaco ci ha confidato come ritenga ormai tardi, per lui, intraprendere una ulteriore carriera politica ad altri livelli. Non dà nemmeno per scontato la candidatura per un altro mandato come sindaco di Magenta, dipenderà dal bilancio personale e politico che trarrà alla fine del primo incarico. Quando e se non gli sarà più possibile dare un contributo che sente davvero utile nella politica, tornerà alla sua vita di cittadino comune, continuando da lì ad agire per il bene di Magenta. Anche in questo, insomma, nel concepire il ruolo delle cariche politiche come un servizio e non come un privilegio che si vuole conservare a ogni costo, la figura del sindaco per Marco Invernizzi deve costituirsi come un riferimento non solo amministrativo ma anche eticomorale per la propria comunità. Pagina 5 La nostra scuola Intervistato per voi! Ruben Fiameni ci racconta la sua esperienza americana Francesca Gambini, Camilla Oldani Abbiamo intervistato lo studente Ruben Fiameni, studente del nostro liceo che ha deciso di trascorrere un anno negli Stati Uniti, un’esperienza unica che non tutti sono pronti ad affrontare, un’esperienza fatta di alti e bassi, un’esperienza davvero particolare. 1) Come mai hai deciso di trascorrere un anno all'estero? “L'idea mi è venuta parlando con uno studente del Bramante che aveva fatto la stessa esperienza l'anno precedente. Ho pensato che sarebbe stata un’opportunità per migliorare il mio inglese e per scoprire come sarebbe stato staccarsi un po' da tutto”. 2) Com'è stato il primo impatto? come ti sei trovato con la famiglia? Dove stai vivendo? hai avuto difficoltà con l'inglese? “Il primo impatto è stato bellissimo, i problemi sono arrivati dopo un paio di mesi con la famiglia per dei punti di vista diametralmente opposti e con l'ambiente in generale, dato che era letteralmente in una “foresta”. Adesso vivo da 3 mesi in una nuova famiglia e in un nuovo paese e sto benissimo tanto che quasi mi dispiace tornare. Riguardo all'inglese è stato veramente difficile il primo periodo, e per difficile intendo che “non capivo veramente niente”. 3) Com'è stato cambiare tutto? “E’ stato difficile lasciare tutto, ma nel primo periodo si naviga sull'onda dell'entusiasmo. Poi l'esperienza è personale ed è fatta di alti e bassi”. 4) Come ti trovi a frequentare la scuola all'estero e quali sono le principali differenze tra la scuola Americana e quella Italiana? “La scuola è bellissima. Anche se è un po' noioso avere le stesse materie ogni giorno alla stesse ore, la preferisco rispetto a quella italiana. La scuola dispone di maggiori risorse economiche rispetto a quella italiana e questo è dovuto soprattutto ai proventi dei biglietti venduti per le partite, il negozio della scuola, la piscina, la mensa, i balli ecc.. Questi soldi poi vengono spesi per computer, libri ecc”. 5) Quanto è importante lo sport nelle scuole americane? “Lo sport ha un’importanza notevole nelle scuole: gli allenamenti sono 5 giorni a settimana per almeno due ore e mezza più le partite la domenica. Molti ragazzi riescono ad andare al college grazie a borse di studio per gli sport”. 6) Come ti trovi con i compagni di scuola? “Con i compagni di scuola mi trovo bene anche perché, cambiando compagni ogni periodo ho la possibilità di conoscere più persone”. 7) Quali sono le principali differenze che hai potuto notare tra l'Italia e l'America? “Le principali differenze consistono nel fatto che qui uno studente può sviluppare ciò che gli piace veramente, dato che solo alcune materie sono obbligatorie ed inoltre le materie sono molto più pratiche che teoriche”. 8) Questa esperienza in qualche modo ti ha cambiato, ti ha fatto crescere? “Sì, mi ha insegnato a cavarmela da solo e che molte volte nella vita avrò a che fare con persone che non vorrei neanche incontrare”. 9) E' un'esperienza che consiglieresti? “Assolutamente sì”. 10) Quando si concluderà questa esperienza? Sentirai la mancanza dell'America? “Tornerò il 2 luglio, e sì, mi mancherà. Solo a pensare al ritorno mi rattrista”. Pagina 6 La nostra scuola Lo sport dentro di noi Trionfo dei Bramantini nelle gare di Sci a Pila Amedeo Pellegrini, Samuele Pedroli Carissimi lettori del Grillo Bramante, siamo di nuovo qui per parlare di un altro evento sportivo che si è svolto qualche settimana fa. In questo numero vi parleremo infatti della gara di sci alpino che si è svolta a Pila il 13 marzo. La gara era inserita nell’ambito del trofeo “Colombo Sport”, che si è svolto questo anno per la seconda volta, e che ha visto una grande presenza dei nostri allievi nelle posizioni importanti della classifica.Alla gara hanno partecipato il liceo Quasimodo di Magenta, l’Istituto Alessandrini di Vittuone e il nostro istituto.La partenza è avvenuta al mattino presto e dopo poco meno di due ore siamo giunti ad Aosta. Da lì abbiamo raggiunto Pila in cabinovia e, dopo aver provato diverse volte il tracciato, è arrivato l’entusiasmante momento della competizione. La gara prevedeva quattro categorie: allievi maschili e femminili e juniores maschili e femminili. I partecipanti alla gara erano circa 40, scelti tra i migliori di ogni istituto. Le prime a gareggiare sono state le ragazze e in seguito è giunto il turno dei ragazzi. Le buone condizioni del tracciato e quelle metereologiche hanno permesso ai partecipanti di esprimere le loro migliori qualità. Infatti il tempo era soleggiato e caldo ma, nonostante questo, la neve ha conservato per tutta la gara la sua compattezza. Inoltre le abbondanti nevicate di questa stagione invernale hanno fatto si che anche in una giornata molto calda di marzo si sia potuto sciare molto bene. Il percorso era abbastanza tecnico, in quanto costituito da 30-35 porte disposte in modo angolato e presentava diversi cambi di direzione e di pendenza. Era perciò un percorso adatto a sciatori esperti. L’ottima condizione della neve ha permesso anche agli ultimi che scendevano di trovare una pista buona, senza sostanziali buchi vicino alle porte. I partecipanti in generale, nonostante la difficoltà del percorso, hanno dimostrato la loro confidenza con gli sci. Solo alcuni hanno trovato qualche difficoltà che ha condizionato la loro prova; tra questi spicca qualche caso di caduta e due casi di salto della porta. Alla fine della gara c’è anche stato il momento dedicato alla sci libero.Così abbiamo potuto sciare e divertirci su piste spettacolari come quelle di Pila, anche grazie alla giornata di sole che c’era. In conclusione è arrivato il momento della premiazione, con i premi gentilmente offerti da Colombo Sport di Arluno che ha offerto le coppe ai primi tre classificati di ogni categoria e un buono sconto nel proprio negozio a ogni partecipante. Il successo e il dominio della gara è stato del nostro liceo, che ha conquistato 7 podi sui 12 disponibili e tutte le categorie disponibili. Da sottolineare anche il tempo decisamente buono dell’apripista, nonché sponsor della gara Riccardo Colombo (30’’75). Le classifiche sono le seguenti: CAT.ALLIEVE FEMM. 1°PORTA FEDERICA (4F BRAMANTE) 36’’08 miglior tempo assoluto femminile 2°GARAVAGLIA MARTINA (5B BRAMANTE) 40’’19 3° G U A G L I A A L I C E (QUASIMODO) 43’’98 CAT.JUNIORES FEMM. 1° NANNAVECCHIA MARTINA (3E BRAMANTE) 36’’72 2° DE ANGELI MARTINA (QUASIMODO) 36’’89 3°PESENTI MICHELA (3G BRAMANTE) 36’’97 CAT. ALLIEVI MASCH. 1° CASTIGLIONI LUCA (3F BRAMANTE) 32’’49 2°MOSCHETTI S IM ON E ( ALE SS AN DR IN I) 33’’42 3° CRIVELLI PIETRO (1C BRAMANTE) 34’’01 CAT. JUNIORES MASCH. 1° MOSCATELLI MIRKO (4A BRAMANTE)miglior tempo assoluto 30’’88 2° GARANZINI MATTIA (ALESSANDRINI) 33’’403° POL E S I N I A N D R E A (ALESSANDRINI) 33’’65. Il successo della nostra scuola è sicuramente dato dalla forte tradizione che abbiamo in ambito sportivo e in particolare in ambito sciistico. Infatti il Bramante, sotto la sorveglianza attenta del prof. Moscatelli, da diversi anni organizza uno stage di sci a Chiesa Valmalenco in modo che i suoi alunni possano affinare la tecnica in vista delle gare e poter sempre concorrere per i primi posti Questa tendenza vincente si ripete da diversi anni e non è solo evidente nell’ambito dello sci, ma anche in tutti gli sport che si praticano a scuola. Questa gara è stata anche l’ultimo evento sciistico dell’anno. Non poteva esserci chiusura migliore; discese rapide, pendii mozzafiato, natura incontaminata e una compagnia di amici con cui sciare hanno fatto in modo che questa giornata non sarà dimenticata tanto facilmente! Il ritorno in pullman è stato per molti l’occasione per riposarsi dalla stancante giornata e per rivivere i momenti migliori. Questa giornata ha potuto così mettere in mostra le nostre qualità agonistiche e ci ha permesso anche di divertirci molto. Pagina 7 La nostra scuola Unistem Day 2014 L’Italia unita dalla Scienza Edoardo Sgrò, Nina Capraro Il mondo scientifico moderno è unito nella ricerca dell'innovazione e di sistemi fisici e biologici all'avanguardia. Per quanto riguarda quest'ultimo campo una delle linee di frontiera più avanzate è quella delle cellule staminali. Lo stato attuale delle ricerche su tale tema è stato in parte rappresentato dall' Unistem Day, che ha unito 5 Paesi e 45 università. L'evento al quale abbiamo assistito ci ha formato dal punto di vista scientifico-culturale, grazie anche all'intervento di alcune autorità, quale la senatrice e scienziata Elena Cattaneo, e il messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Successivamente è stata presentata ai partecipanti Tiziana Brevini, protagonista di un intervento sull’evoluzione delle conoscenze scientifiche sul tema, nella quale compare anche Rita Levi Montalcini, il cui ruolo è stato preponderante con la scoperta dell' NGF (fattore di crescita nervoso). E' seguita una presentazione delle cellule staminali conosciute, sempre ad opera della Brevini, la quale ha nominato, descrivendone rispettivamente le caratteristiche proprie e peculiari, le cellule staminali adulte, embrionali e pluripotenti indotte (iPS). L' attivazione o repressione di porzioni estese o meno di DNA consentono di ottenere artificialmente cellule staminali differenziate a piacimento, partendo da qualsiasi cellula già specializzata. ( esperimenti a riguardo sono stati già compiuti nel topo diabetico); l' applicazione clinica delle staminali è preceduta da una ricerca preclinica e deve essere autorizzata dalle agenzie. Successivamente Roberto Cingolani, dell' Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, con il video intitolato ''Nanotecnologie per l'essere umano'', ha illustrato quali possano essere i traguardi del futuro sviluppo tecnologico, sintetizzando il discorso con la frase ''il futuro non sono gli smartphone, ma l'uomo''. In questo senso, il futuro della tecnologia afferisce alle nanotecnologie, cioè la miniaturizzazione e l'ingegnerizzazione biologica per agevolare la vita umana. Gli interventi successivi hanno visto Alessandra Biffi, che ha riferito sulla ricerca di staminali per curare la leucodistrofia metacromatica, e José De Falco, il quale ha affron- tato lo stretto connubio tra scienza e democrazia, rilevando le problematiche che lo studio scientifico solleva sul piano etico e giuridico. Infine, Giuseppe Remuzzi, dell'Istituto Mario Negri di Bergamo, è stato protagonista dei un intervento, intitolato ''Medicina di domani e etica di ieri'', in cui è stata ripercorsa la storia dei traguardi conseguiti, enfatizzando le potenzialità della scienza medica per un futuro all'insegna del benessere e della salute. Conclusasi la conferenza, il pomeriggio è stato dedicato alla visita del CIMA (Centro Interdipartimentale di Microscopia Avanzata) in Via Celoria 26: la visita ai laboratori ha incluso la visione di procedure sperimentali programmate, incentrate sullo studio degli effetti delle nanoparticelle presenti nei prodotti cosmetici ( ad esempio, l'ossido di zinco nelle creme solari); l'esposizione delle gastrule delle rane a ZnO ha determinato la deformazione delle cellule epiteliali dell'intestino, a causa della presenza di tali nanoparticelle nel nucleo, che hanno danneggiato il DNA. In conclusione, la giornata ha dimostrato il carattere sempre aperto del metodo scientifico: non bisogna mai cadere nell' errore di giungere a certezze definitive, ma i risultati raggiunti devono essere sempre considerati relativi e parziali, motori di una continua ricerca per esplicare il funzionamento dei fenomeni naturali e consentire il progresso della stessa civiltà. Pagina 8 La nostra scuola ‘AMBRESS AMBRESS’ Gli studenti delle classi 3E e 4F in gita a Napoli Valeria Pastori, Blerina Suka Dal 26 al 29 marzo 2014 gli studenti delle classi 3E e 4F del Liceo scientifico Bramante si sono recati a Napoli per un viaggio d’istruzione, accompagnati dai proff. Mascellani, Moscatelli e Venturi; il viaggio ha visto il concretizzarsi di alcuni obiettivi quali la visita di territori sismici e luoghi antropizzati per quanto concerne scienze della terra, la visita di Ercolano e della città di Napoli per storia e latino e infine il trekking in luoghi naturali per educazione fisica. Gli studenti sono partiti dalla stazione centrale di Milano il giorno 26 marzo con il treno Freccia Rossa che in sole 4.30 h è giunto a destinazione alla stazione centrale di Napoli. Dopo la sistemazione all’hotel nei pressi della stazione, le classi si sono recate alla visita della Napoli sotterranea, una serie di cunicoli che si diramano sotto la città di Napoli e che hanno avuto diverse funzioni nelle storia, in quanto cave di tufo o ipogei funerari e come acquedotti all’epoca dei romani o come rifugio ai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale. La visita è durata 3 h e ha compreso il passaggio nei cunicoli a lume di candela. Il giorno seguente in mattinata gli studenti hanno visitato liberamente la città di Napoli e alcuni di loro hanno visitato la cappella di Sansevero in cui si trova la scultura marmorea del “Cristo velato’ di Giuseppe Sanmartino in cui viene rappresentato il Cristo morto sdraiato ricoperto da un velo che aderisce perfettamente alle sue forme; dopodiché è stato visitato il Duomo in cui si trova la reliquia del sangue di San Gennaro e la cripta in cui si trovano le sue spoglie. Nel tardo pomeriggio le classi si sono recate sulla costiera amalfitana e, passando per Positano sono giunte ad Amalfi in cui dopo aver visitato il Duomo hanno consumato una tipica cena amalfitana a base di cozze, polpo con patate e babà. Il terzo giorno si è svolta la visita al cono del Vesuvio che comprendeva il trekking del percorso che portava al cratere principale. I l V e s u v i o è un vulcano esplosivo o effusivo in stato di quiescenza dal 1944. La sua altezza è di 1.281 m, sorge all'interno di una caldera di 4 km di diametro. Quest'ultima rappresenta ciò che è rimasto dell'ex edificio vulcanico (Monte Somma) dopo la grande eruzione del 79 d.C., che determinò il crollo del fianco sud-orientale in corrispondenza del quale si è successivamente formato il cratere attuale. Il Vesuvio attualmente l'unico vulcano di questo tipo attivo di tutta l'Europa continentale. Dopo un tipico pranzo napoletano a base di pizza le classi si sono recate al MAV di Ercolano in cui è gli studenti hanno potuto partecipare ad un itinerario virtuale nella storia in 4D; gli studenti si sono quindi recati alle rovine di Ercolano. Gli scavi archeologici di Ercolano hanno restituito i resti dell'antica città di Ercolano, sepolta sotto una coltre di ceneri, lapilli e fango durante l'eruzione del Vesuvio del 79, insieme a Pompei, Stabiae ed Oplonti. Sfortunatamente gli scavi di Ercolano e soprattutto di Pompei sono degradati a causa degli agenti atmosferici e della noncuranza dell’uomo e nel giro di poco tempo rischiano di non essere più aperti al pubblico. Dopodiché le classi si sono recate al Castel dell’Ovo da cui si può godere di un meraviglioso panorama e addirittura in lontananza si può vedere l’isola di Capri. La città di Napoli è dotata di una delle più belle metropolitane d’Europa decorata con marmi preziosi e mosaici e molto efficiente. Inoltre per chi volesse gustare le prelibatezze napoletane si consiglia la pasticceria ‘Ciro a Mergellina’ dove si possono assaggiare babà, sfogliatelle, zeppole...!!! Pagina 9 La nostra scuola Il Bramante in scena Il Laboratorio Teatrale della nostra scuola Giorgia Colombo, Arianna Segaloni La nostra scuola ormai da molti anni, insieme ad altre attività pomeridiane, offre anche il laboratorio teatrale. Le lezioni teatrali si svolgono al mercoledì e al giovedì pomeriggio, dipende da quale gruppo volete frequentare, dalle 14.30 alle 16.30. Il gruppo del mercoledì è guidato da Roberta Villa mentre quello del giovedì da Vaninka Riccardi. Referente per la scuola per il progetto teatro è anche quest’anno la professoressa Invernizzi. Solitamente questi due gruppi hanno un tema diverso da sviluppare, invece quest’anno le istituzioni comunali magentine hanno suggerito ad entrambe lo stesso tema da seguire: il bene comune. Queste due rappresentazioni teatrali andranno in scena al Teatro Lirico di Magenta alle ore 21.00, rispettivamente il gruppo del mercoledì il giorno 27 maggio e il gruppo del giovedì il giorno 10 giugno. Inoltre la nostra scuola parteciperà al concorso LAIV, organizzato dalla fondazione Cariplo , il giorno 30 maggio al teatro Franco Parenti di Milano; questo concorso dura circa due settimane, non prevede un premio finale ma rappresenta una opportunità di scambio di idee ed è un momento per stare insieme a passare una giornata all’insegna del teatro, della musica e dell’arte. Come funziona il laboratorio teatrale? Indipendentemente da quello che si è scelto, ci si trova al pomeriggio in un’aula o in palestra. I primi incontri servono per iniziare a discutere del tema da trattare e iniziare a creare possibili scene da inserire nello spettacolo finale; le scene vengono inventate dai ragazzi del laboratorio e successivamente vengono selezionate dalla regista che poi le monterà dando vita allo spettacolo. Le ultime lezioni servono per provare lo spettacolo e sistemare eventuali modifiche. Abbiamo intervistato due ragazzi del nostro liceo che sono anche attori, Ares Rigamonti e Martina Abati , e abbiamo rivolto loro le stesse due domande: Cosa significa per voi il teatro? Ares: Per me fare teatro è riuscire ad essere me stesso interpretando il ruolo di qualcun altro; questi quattro anni di teatro hanno contribuito alla mia crescita personale ma anche teatrale; recitare ti cambia dentro e ti aiuta a passare dal piccolo ragazzetto timido ad un personaggio che non teme di parlare in pubblico. Inoltre si venuto a creare un gruppo con il quale sembra di stare in famiglia e con il quale è molto piacevole lavorare. Martina: A teatro prende anima quello che davvero sono. Gli attori fanno un lavoro che permette di restare bambini, di continuare a cambiare ruolo e volto, perché il teatro è l’unico posto in cui è lecito poter indossare una maschera e in cui tuttavia puoi essere davvero te stessa. E’ un luogo di opposti, di luci e ombre, che convivono, è qualcosa di magico. Su quel palco le mie parole, i miei pensieri diventano realtà. Il teatro mi permette di liberare la mia fantasia e di poter rendere vero ciò che immagino e che provo. Il gruppo di teatro è come una famiglia, ti sostiene, ti sorregge, ti aiuta a crescere a diventare una persona, ti insegna cose che sui banchi di scuola non impareresti mai. Impari il rispetto, la fiducia, a scambiare le tue idee e ad essere te stesso. Vinci le tue paure, la timidezza, vinci tutti quei demoni che ti tengono le maschere in faccia senza permetterti di essere ciò che vuoi. Parlateci del progetto Teatrando: Ares e Martina: Il progetto Teatrando dal 2003 è c o s t i t u i t o d a i l ab o r a t o ri d i s c u o l e del magentino (Bramante, Einaudi-Da Vinci e Quasimodo) e si impegna nel realizzare spettacoli teatrali e musicali per la nostra città. Questo progetto ti permette di conoscere altri ragazzi che partecipano ai teatri delle varie scuole ed è un esperienza incredibile perché conosci persone che hanno provato la stessa magia, provano le stesse ansie e con cui puoi scambiarti idee, opinioni e scoprire come lavorano. I nostri attori hanno un messaggio per voi lettori: Ares: Incoraggio tutti ad iscriversi a teatro anche solo per provare perché è un’esperienza irripetibile, che cambia la vita. Martina: Il Teatro è qualcosa di incredibile e propongo a tutti quest’esperienza, mettetevi in gioco, tanto cosa avete da perdere? Pagina 10 La nostra scuola Dove vanno i bramantini? Luca Miotto, Riccardo Mustoni Spesso capita di sentire in giro che “il Bramante sforna un mucchio di medici e ingegneri”. Sarà vero? Questa domanda ha generato in noi la curiosità di scoprire in che misura questo luogo comune corrisponda effettivamente alla realtà. Così, abbiamo pensato che un sondaggio sulle inclinazioni universitarie delle classi in uscita avrebbe potuto soddisfare la nostra curiosità. Organizzare un sondaggio non è facile come sembra, specie se non si hanno a disposizione le risorse economiche dell’Istat, né tanto meno un personale che possa impiegare energie e tempo a questo scopo. Per prima cosa ci siamo sincerati che fosse possibile svolgere un’indagine statistica sugli studenti, rispettando le norme vigenti nell’ambiente scolastico. In seguito abbiamo spostato la nostra attenzione sull’aspetto economico: carta e inchiostro non sono facili da reperire. A questo proposito, non è stato facile nemmeno accordarsi sui numeri: un campione ristretto non avrebbe garantito dei risultati attendibili. Dopo valutazioni accurate, mediando le necessità dell’indagine con le risorse economiche disponibili, abbiamo stabilito che 6 classi, divi- se equamente tra quarte e quinte, sarebbero state sufficienti. Come metodo d’indagine abbiamo scelto la cosiddetta “intervista indiretta”, facendo compilare un modulo a ciascun intervistato, in cui erano richieste come informazioni personali soltanto il sesso e la classe di appartenenza, al fine di garantire la privacy. Questo modulo presentava una tabella in cui erano elencati numerosi indirizzi universitari. A questo punto abbiamo pensato che non tutti, specie in quarta, sono già sicuri del proprio percorso futuro. Così, per dare la possibilità agli indecisi di s el ezi o nar e pi ù di un’opzione, abbiamo pensato a una scelta primaria e una scelta secondaria, divisione necessaria per evitare alcuni problemi nella fase di calcolo. Dai dati abbiamo rilevato una percentuale di indecisi che si aggira intorno al 76% del campione. Inoltre possiamo individuare una differenza rilevante tra la percentuale di indecisi tra gli studenti di quinta ( poco più del 69% ) e quelli di quarta ( quasi l’ 83% ). Tuttavia occorre considerare che non tutti quelli che hanno selezionato due opzioni sono realmente indecisi: spesso coloro che scelgono un indirizzo a nume- ro chiuso prendono in considerazione un’alternativa. Inoltre, è interessante notare che tra maschi e femmine non si rileva una differenza significativa nelle inclinazioni universitarie, diversamente da quanto ci si potrebbe aspettare. La facoltà più quotata dalla popolazione maschile è ingegneria, sebbene questa sembri avere un notevole successo anche presso la popolazione femminile, che costituisce circa il 31% degli aspiranti ingegneri. Tuttavia l’indirizzo più quotato dal “gentil sesso” risulta essere medicina. Qui le ragazze costituiscono più del 71% del totale. Per concludere, dai grafici risulta che, effettivamente, nel nostro istituto si formano un gran numero di futuri medici ed ingegneri, che insieme costituiscono il 46% degli individui sondati. Mito non sfatato. Pagina 11 La nostra scuola Anticipati alla primavera i test di ammissione La discutibile decisione del Ministero dell’Istruzione Angie Fernandez Come tutti i maturandi sanno, per poter entrare in alcune facoltà universitarie è necessario superare un test d'ammissione. Ogni anno i test si sono svolti nei mesi di settembre e ottobre: quest'anno, però, c'è stata una novità da parte del Ministero dell'Istruzione. Il 5 febbraio 2014 è stato promulgato un decreto ministeriale che prevedeva lo spostamento di alcuni test di facoltà inerenti al campo medico nei mesi primaverili. Questo ovviamente ha creato un certo disappunto da parte di studenti e professori. Il problema principale è la sovrapposizione e l'interferenza con gli studi di preparazione all'esame di maturità. Infatti molti ragazzi si trovano non adeguatamente preparati per i test d'ammissione a causa del poco tempo a disposizione in confronto ai due mesi estivi usuali. Non sono comunque mancati aiuti da parte delle scuole che hanno organizzato corsi pomeridiani; tuttavia, dalle testimonianze raccolte, non sempre sono stati sufficienti. L'anticipazione dei test ha anche preoccupato molte università in quanto ci sono stati cali nelle preiscrizioni dovute dall'incertezza degli studenti su quale facoltà frequentare e il loro grado di preparazione. Nonostante la delusione data dal decreto, alcuni ragazzi del Bramante hanno conseguito ottimi risultati nei test di ammissione e sono tuttora impegnati nella preparazione in vista dell'esame di maturità. Sarà adesso da vedere se il Ministero dell'Istruzione intenderà continuare su questa scelta anche nei prossimi anni. Pagina 12 Dal territorio Crescendo in musica Le orchestre giovanili di Magenta Elisa Porta, Greta Colombo Suonare in un’orchestra rappresenta un’occasione importante per chiunque ami la musica e, a Magenta, da alcuni anni esiste questa imperdibile opportunità. In questo numero del giornalino intervistiamo Antonella Piras, Presidente dell’Associazione culturale Totem di Magenta, per saperne di più sull’argomento. Di che cosa si l’Associazione Totem? occupa Totem è un’associazione nata tra il 1998-1999 con l’intento di attivare persone interessate all’arte, in particolare con peculiarità legate alla musica. Vengono proposte attività sia formative quali corsi di strumento (violino, violoncello e pianoforte), laboratori di musica, teatro, poesia, scrittura, cinema, arte e comunicazione, sia ricreative che propongono incontri, dibattiti, eventi, mostre, concerti e quant'altro si possa esprimere all'insegna della "contaminazione" artistica. Quante orchestre fanno parte dell’Associazione Totem? All’interno di Totem sono nate diverse orchestre: la Piccola Orchestra Totem, composta da bambini tra i 6 e i 12 anni, l’Orchestra Giovanile Totem, che comprende ragazzi tra i 14 e i 19 anni e l’Orchestra Sinfonica formata da adulti e giovani musicisti. Quali Maestri e Direttori dirigono i diversi gruppi? Annamaria Barbaglia cura la preparazione dei “piccoli”; Xhiliola Kraja si dedica alla preparazione dei giovani e tiene corsi di violi- no; il Maestro Raffanini dirige l’orchestra Sinfonica. Daniele Parziani si occupa di concerti dove la musica classica si “fonde” con quella pop, infine il giovane Michele Spotti, di soli 21 anni dirigerà prossimamente un concerto d’opera. Come avviene la preparazione di un concerto? La preparazione consiste in una prova settimanale di due ore e una lezione di solfeggio; inoltre molti ragazzi sono studenti al Conservatorio o frequentano dei corsi ad alto livello. Cosa si potrebbe fare per avvicinare le persone, in particolare i giovani, al mondo della musica classica? Si potrebbe portare la musica a scuola, questo aspetto in Italia viene penalizzato, spesso si tende a vivere la musica classica come una realtà lontana e ostile, invece, se si praticasse sin da piccoli, ci sarebbe la possibilità di viverla insieme alla musica che si ascolta solitamente; c’è un’offerta rivolta alle scuole, in particolare per la scuola superiore vengono proposti i “Percorsi d’ascolto”. Quali opportunità offre ai ragazzi “crescere” con la musica? La musica offre grandi opportunità, perché è un lavoro di squadra: è necessario suonare, ascoltare, andare a tempo, e il contributo di ciascuno rende perfetto il suono di tutti. Quando sarà il prossimo appuntamento? Ci sarà il concerto di giugno, concerto sul repertorio lirico con arie e sinfonie d’opera, diretto dal Maestro Michele Spotti. Ringraziamo Antonella per il gentile contributo, ma soprattutt o ci pi ace concl udere l’intervista con le sue parole: “La musica è una compagna, è maestra di vita, è avere una marcia in più nel mondo”. Pagina 13 Dal territorio Il senso civico porta tutti a vivere meglio Progetto “Educazione alla legalità” Eletta Nava Nel corso di questo anno scolastico che sta per finire l’Ordine degli Avvocati di Milano ha svolto incontri formativo-educativi all’interno delle scuole della città e della provincia con lo scopo di “contribuire ad una maggiore diffusione di una cultura della legalità che abbia ad oggetto la natura e la funzione delle regole nella vita sociale, i valori della democrazia, l'esercizio dei diritti e doveri della cittadinanza per operare alla costruzione di una personalità consapevole delle regole che governano il convivere democratico". Il progetto, chiamato “educazione alla legalità”, è nato dalla collaborazione della Provincia di Milano - Assessorato allo Sviluppo Economico, Formazione e Lavoro con 130 avvocati. che si sono preparati seguendo uno specifico corso. Ha coinvolto 19 Istituti di Formazione e Istruzione Professionale, 70 classi e oltre 1.400 studenti. "Parlare con i ragazzi è un dovere per chi rappresenta le istituzioni, ma soprattutto è un grande piacere, perché loro sono il nostro futuro. Dobbiamo convincerli che rispettare le regole non è solo un obbligo formale e che diffondere il senso civico può portare tutti a vivere meglio, a rispettare se stessi e gli altri, ad avere anche una città più bella e vivibile – ha detto Giuliano Pisapia, sindaco di Milano a proposito di questa iniziativa - I ragazzi non devono, poi, aver paura di ribellarsi alle ingiustizie, di segnalare ogni sopruso, anche piccolo. Avere il coraggio di difendere chi si trova in difficoltà, chi è vittima di qualche ingiustizia, è un grande atto di responsabilità civile, un atto che migliora la vita di ognuno. La scuola è il luogo dove i nostri ragazzi diventano grandi e consapevoli e iniziative come questa sono particolarmente importanti e utili". Ogni classe ha compilato un questionario appositamente predisposto per i ragazzi, da cui si sono sviluppati dibattiti, giochi di role playing di un processo, cioè una specie di rappresentazione di un processo, e una visita guidata al Tribunale di Milano, per poter assistere ad una vera e propria udienza. Il progetto prevedeva anche la possibilità di incontrare figure del mondo delle Istituzioni, della Magi- stratura e delle Forze dell’Ordine, per una testimonianza diretta del lavoro quotidiano di difesa della legalità. I ragazzi hanno discusso sulle questioni relative al bullismo, ai rischi legati all’uso di alcol e stupefacenti, sulla violenza negli stadi, sull’integrazione razziale, sull’educazione civica e sull’utilizzo di Internet e sui reati informatici. Hanno partecipato scuole di Milano, Binasco, Cuggiono, Melegnano, Rozzano, San Donato, Cormano, Paderno Dugnano e Arese. Ne sono uscite importanti informazioni: il 44% dei ragazzi intervistati considera la legalità come un’imposizione e, secondo il 25%, la legge va rispettata se la si ritiene giusta. Solo il 16% degli intervistati ritiene che la correttezza sia una qualità importante, mentre l’11% confida nella furbizia. Per il 28 % la legge è uguale per tutti ma vale per pochi, mentre il 16% ritiene che comunque qualche volta è ammesso trasgredirla. Il 38% dei ragazzi che ha risposto al questionario sostiene che sia normale fumare saltuariamente marijuana, l’8% considera ammissibile guidare senza la patente. L’8% considera ammissibile rubare nei negozi un oggetto di modico valore mentre secondo il 26 % è ammissibile mentire in tribunale per difendere un amico. Il 44% pensa che non sia reato scrivere sui muri Il 33 % afferma sia naturale insultare un vigile urbano troppo fiscale e per il 24% è ammissibile dare un pugno per difendere un amico. Fortunatamente il 54% degli intervistati pensa che la legge vada rispettata sempre. E’ interessante constatare che da questi incontri è risultato che chi trasgredisce la legge lo fa perché si sente appoggiato dal gruppo”, o perché segue il comportamento di un amico oppure perché pensa di non avere niente da perdere. Pagina 14 Dal territorio Di figlio in padre. La storia per un nuovo futuro. La conferenza di Carlo Sini al Lirico di Magenta Maria Grazia Tavera Giunti al penultimo incontro del ciclo di conferenze filosofiche tenutesi presso il Teatro Lirico di Magenta, l'associazione culturale magentina UrbanaMente ha proposto al pubblico una figura di notevole prestigio, il professor Carlo Sini. Maestro di filosofia per intere generazioni di studenti della Università Statale di Milano e autore anche di testi scolastici per i licei, Carlo Sini vanta numerosi riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale. La sua riflessione, condotta in modo originale mediante un confronto con i grandi pensatori della filosofia antica e moderna, ha prodotto fin qui una cinquantina di opere principali, dedicate a problematiche sempre filosoficamente essenziali. Il tema centrale delle precedenti lectiones magistrales, quale la moderna metamorfosi del ruolo del padre e della sua autorevolezza, è stato riproposto anche da Sini. Secondo la visione del professore, nella vita la figura del padre, ovvero la figura genitoriale, è assolutamente speculare a quella del figlio; "Il padre è fatto dal figlio!", dice Sini: la responsabilità della figura paterna appartiene quindi anche al figlio, e non si deve pensare a un rapporto padre-figlio nel quale il primo è il soggetto che dà e determina mentre il secondo è colui che riceve e viene determinato. E lo stesso si deve dire nel rapporto tra passato e presente nella storia, cioè del tema principale della conferenza. Per Sini infatti la storia non ha un valore magistrale, come sempre sostenuto secondo il principio della historia magistra vitae : essa ha poca presa, non aiuta la vita (la conoscenza della storia non è stata decisiva per nessuna civiltà), e dunque non può, di per sé, orientare la vita concreta delle generazioni future e degli stessi giovani. Questi ultimi infatti non possiedono abbastanza esperienza e lo studio della storia non può sostituire questa mancanza di esperienza, né orientarla. L’esperienza, in questi termini, non è un valore ereditario, ma deve essere acquisita personalmente. La lezione della storia non ha mai cambiato la civiltà umana proprio perché la vita non si ripete mai in modo uguale. La vita naturale ha bisogno di continua variazione, di continua diversità, e lo stesso avviene nella vita della cultura. Ciò spiega la differenza tra padre e figlio; questa trasformazione continua, dovuta a quella che Hegel chiamava “il fare di tutti e di ciascuno” esprime l'essenza stessa della vita, mutando ineluttabilmente le condizioni in cui prende forma la relazione stessa tra le generazioni, e quindi anche quella tra padre e figlio, essendo anch’essa sottoposta ad un potere che il professor Sini definisce "potere invisibile della variazione". Le istituzioni, ad esempio, nella maggior parte dei casi nascono benefiche per poi morire odiate. Quello che caratterizza e rende peculiare la nostra epoca è piuttosto il condizionamento consumistico, mercificato, subordinato alla logica degli interessi economici, che tende a orientare la vita e il suo divenire nel senso voluto dalla logica del profitto e del mercato. E di ciò non si possono certo ritenere responsabili i figli: i figli sono il frutto dell'educazione dei genitori, è la società dei loro genitori ad aver assecondato, con il loro fare e il loro pensare, la mercificazione in atto. Si tratta dunque secondo Sini di rispondere a questa deriva attraverso la ricostituzione di un luogo in cui la cultura si crei insieme, e in tal senso restituire alla scuola la sua funzione formatrice di vita diventa essenziale. "Informazione non è formazione", dice il professore: bisogna che la vita torni a scorrere nelle vene del circuito educativo, che adulti e giovani nella scuola attivino attraverso il loro fare comune forme concrete di vita non subordinate ai poteri che oggi la limitano. Il giovane di oggi, per fare questo, ha bisogno essenzialmente di tre cose, lo spazio, il tempo e la carità, per fuggire dalla gabbia di un mondo che non gli risponde e provare a costruirsene uno suo proprio. Pagina 15 Scienza/Scienze Ingegneri per un giorno Il liceo Bramante alla conquista dello Sci-Tech Challenge Irene Bertani Lo Sci-Tech Challenge (abbreviazione di Science and Technology Challenge) è un evento nazionale organizzato e promosso da Junior Achievement in collaborazione con il gruppo ExxonMobil che ha visto la partecipazione di dodici team di cinque ragazzi ciascuno, eccetto quello del liceo Bramante che ne aveva solo quattro, provenienti da Licei di tutta Italia e impegnati a sviluppare un progetto in campo energetico da presentare a una giuria di esperti incaricati di valutarne l'innovazione, la fattibilità e la sostenibilità. La squadra vincitrice avrebbe avuto l’onore di rappresentare l’Italia a un secondo concorso europeo svoltosi ad aprile nei pressi di Londra. Io, Irene Bertani di 3G, Lucrezia Villani, Andrea Braghieri e Matteo Panzeri, tre studenti della classe 3B, siamo stati scelti dalle nostre insegnanti di fisica per formare la squadra che avrebbe rappresentato il liceo Bramante alla Sci-Tech Challenge di Roma, evento tenutosi il 17 e 18 febbraio scorsi. Noi ci siamo lanciati in questa curiosa sfida con il sostegno dei nostri compagni, delle nostre insegnanti, in particolare dalla professoressa Zanin nostra accompagnatrice e della preparazione acquisita dopo due ore di laboratorio con gli ingegneri della compagnia petrolifera ExxonMobil giunti a Magenta con l’intento di preparare i possibili partecipanti alla gara nazionale. Durante l’incontro con gli ingegneri ci è stato proposto un piccolo “assaggio” di ciò che gli iscritti alla competizione avrebbero dovuto affrontare: progettare rapidamente un viaggio da Milano a New York cercando di garantire il massimo risparmio energetico. Arrivati all’hotel, nella capitale, dopo aver ricevuto i nostri badge ed esserci rifocillati, siamo stati accolti da alcuni giovani membri di Junior Achivement nella sala riunioni dell’albergo per farci partecipare ad alcuni semplici esercizi di “Ice breaking”, per conoscere meglio gli studenti provenienti dagli altri licei. Questo breve momento di svago ci ha consentito di conoscere gli avversari: in quell’albergo erano infatti ospitati ragazzi di Novara (con cui avevamo già socializzato durante il viaggio in aereo), di Roma, di Savona, di Catania, La Spezia, Siracusa. Ben presto, però, un uomo in giacca e cravatta ha fatto il suo ingresso nella sala e, dopo essersi presentato come presidente della Esso italiana, ha annunciato l’attesissimo argomento della sfida: progettare un sistema di trasporti integrato, veloce ed efficiente che collegasse la Russia all’Europa occidentale, considerando tutte le tecnologie disponibili oggi o in futuro, tenendo conto sia del trasporto privato sia del trasporto commerciale e di ogni fattore ambientale, logistico e demografico. Dopo una rapida spiegazione del regolamento e di alcune nozioni base, eccoci là nella grande sala dell’hotel, in uno spazio racchiuso tra due pareti di cartone, con un portatile e i consigli di alcuni esperti della ExxonMobil a disposizione, a sviluppare il nostro innovativo progetto che lentamente prendeva forma fino a divenire la nostra personale proposta, il frutto del nostro lavoro di squadra. Ero affascinata dalla novità di quest’esperienza e dal mondo in cui essa mi stava catapultando: ogni cosa, dall’albergo ai colleghi quasi sconosciuti, al clima di professionalità creato dagli esperti di ExxonMobil che giravano fra le scrivanie di ogni gruppo, aveva un aspetto “adulto e sofisticato”. Avevo accettato di partecipare al meeting più per curiosità che per vero interesse e non avrei mai pensato che quei due giorni passati a Roma potessero mostrarmi più da vicino un mondo che avevo sempre e solo visto attraverso i film e i racconti di persone adulte: il mondo del lavoro e degli impegni veri, dei colleghi nuovi e del concentrarsi su un progetto assegnato fino alla sua realizzazione. Questo, oltre che dei nuovi amici, è stato ciò che ho ricavato da questa interessante esperienza. Il ritmo delle giornate è stato molto serrato, abbiamo dedicato l’intero pomeriggio del 17 febbraio, la sera e la mattina del giorno successivo alla progettazione della nostra idea e alla sua presentazione. Alla fine, grazie all’ausilio di ogni mezzo d’informazione a nostra disposizione abbiamo creato un’ipotetica rete ferroviaria, navale ed aerea basata sulle tecnologie più moderne che il web ci aveva gentilmente mostrato e su “Un’innovativa campagna di sensibilizzazione all’ecologia” per citare noi stessi nel presentare, in due minuti netti, il nostro elaborato alla giuria. Il Bramante non ha vinto: il gradino più alto del podio è stato occupato dal liceo Stanislao Canizzaro di Roma, ma ciò che avevo imparato durante il mio breve soggiorno era sufficiente a cancellare ogni delusione. Ripensando a quando ho sperimentato non definirei “divertente” l’esperienza ma formativa: sono stati due giorni intensi di lavoro, di ricerca e di condivisione di informazioni a cui ho partecipato con entusiasmo e curiosità. Pagina 16 Bramarte Klimt: alle origini del mito La mostra di Palazzo Reale a Milano Matilda Guizzardi “Nessun settore della vita è tanto esiguo e insignificante da non offrire spazio alle aspirazioni artistiche” [discorso inaugurale di Klimt alla mostra d’arte contemporanea austriaca del 1908] Il 27 aprile si è conclusa l’esposizione delle opere di Kandinsky provenienti dal Centro Pompidou a Palazzo Reale. Questa splendida mostra è terminata, ma al suo posto a Milano è stata aperta una nuova esposizione di opere insigni del famoso artista austriaco Gustav Klimt. Siamo quindi progressivamente trasportati indietro nel tempo: dall’arte astrattista (ma non solo) di Kandinsky all’Art Nouveau di Klimt, movimento artistico –filosofico attivo nei decenni a cavallo tra il XIX e il XX secolo, che influenzò arti figurative, architettura e arti applicate.. I due pittori, che sono stati contemporanei, hanno seguito correnti diverse delle avanguardie storiche più importanti, pertanto le loro opere sono espressione di mentalità differenti, convissute nella stessa epoca: la spiritualità nell’arte e l’arte come bellezza materiale che appartiene a tutti . La mostra di Klimt, organizzata dal Comune di Milano, Palazzo Reale, 24 ORE Cultura e Arthemisia Group, realizzata in collaborazione con il Museo Belvedere di Vienna e curata da Alfred Weidinger, afferma- importanti musei. Nella mostra milanese, aperta dal 12 marzo al 13 luglio a Palazzo Reale, vi sono 20 opere, oltre ad altri suoi lavori e di artisti a lui vicini, a cominciare dai fratelli Ernst e Georg, per un totale di oltre 100 opere. Mentre la mostra dedicata a Kandinsky cominciava con una riproduzione su più pareti sulla base di alcune tavole dipinte per un salone di Berlino, l’esposizione di Klimt invece termina con la ricostruzione originale del “Fregio di Beethoven” – esposto nel 1902 a Palazzo della Secessione a Vienna, fondata nel 1897 –, occupando un’intera sala e “immergendo” il visitatore nell’opera d’arte totale, massima aspirazione degli artisti della Secessione viennese e tutto il percorso espositivo si avvale di un allestimento che integra tematiche e opere nel contesto di arte totale proprio della movimento: sono esposti alcuni dei quadri più famosi, tra cui “Adamo ed Eva”, “Girasole, Giuditta II. La mostra illustra l'intero percorso artistico del maestro, dagli esordi ancora inscrivibili nella scia della tradizione aulica, al grande periodo della Secessione Viennese, di cui in mostra è esposta la ricostruzione del celeberrimo Fregio di Beethoven, fino a giungere ai lavori del periodo aureo e a quelli, più tardi, dove già si scorge l'influenza di Matisse e dei Fauves e del suo allievo Egon Schiele. Lo stile di Klimt abbraccia una gran varietà di ambiti: la pittura ad olio e il mosaico polimaterico sono soltanto due esempi. Nelle sue opere egli esprimeva l’amore per la musica e il teatro, ma non soltanto, poiché anche paesaggi e ritratti figurano tra le sue opere, ca- talogandolo come artista dai molteplici interessi. Le linee sinuose ed eleganti dell'Art Nouveau si incontrano con una ricchezza inesauribile di tematiche dall'allegoria, alla meditazione sulla vita umana, dalla gioia di vivere all'angoscia esistenziale, facendo di Klimt una delle personalità più complesse, interessanti ed affascinanti della storia della pittura. Pertanto, se apprezzate l’arte precipitatevi a Milano per immergervi nel mondo dell’Art Nouveau e di Klimt. Pagina 17 Attualità Saranno famosi? Talent show musicali: pro e contro Giorgia Cacioppo, Martina Pedroli Da alcuni anni spopolano nelle televisioni i talent show, in particolare quelli musicali. Tali programmi consentono a giovani talenti di far strada nel mondo della musica realizzando così il sogno di fare della loro passione, la musica, un vero e proprio mestiere. In Italia esistono tanti talent show musicali, il primo viene importato da uno show britannico “Popstars” nel 2001, che, tradotto in una versione italiana, viene condotto da Daniele Bossari su Italia 1; questo talent non riscosse molto successo, infatti, ne furono promosse solo due edizioni. Nello stesso anno nasce, da un format ideato da Maria De Filippi, il programma “Saranno famosi”, che l’anno successivo cambia nome in “Amici di Maria De Filippi”. La trasmissione consiste in una scuola di spettacolo a cui partecipa una classe composta da 20 alunni, selezionati attraverso audizioni, che aspirano a diventare cantanti e ballerini professionisti grazie alle lezioni impartite da maestri di canto e danza. Dal 2008 al 2010 va in onda su Rai 2 il programma “X Factor”, talent show di origine britannica al quale aspiranti cantanti partecipano per aggiudicarsi un contratto discografico, con la conduzione di Francesco Facchinetti. Nel 2011 i diritti di produzione del programma vengono acquistati da Sky, che propone il talent show sul canale satellitare Sky Uno, con la conduzione di Alessandro Cattelan. Questi talent riscuotono in Italia un enorme successo tanto che vengono ripropo- sti con regolarità tutti gli anni, arrivando addirittura, per quanto riguarda “Amici”, alla quattordicesima edizione. In seguito a questo successo nascono altri programmi musicali che permettono a bambini con voci particolari di aprirsi una strada nel mondo della musica fin dalla tenera età come ad esempio “Io Canto” in onda su Canale 5 e condotto da Gerry Scotti e “Ti lascio una canzone” in onda su Rai 1 e condotto da Antonella Clerici. Dal Dicembre 2011 va in onda su MTV Italia il talent show “MTV Spit” che vede come concorrenti rapper della scena underground impegnati in battaglie di freestyle. Rai 2 punta invece su “The voice of Italy”, un talent di origine olandese andato in onda da marzo 2013. Esso consiste in una gara canora in cui si sfidano aspiranti cantanti suddivisi in quattro squadre guidate da quattro vocal coach. Naturalmente per quanto riguarda questi Talent esistono opinioni divergenti su quanto essi possano essere “genuini”; alcuni sostengono che questi programmi siano creati per dare la possibilità a persone sconosciute di provare ad entrare nel mondo dello spettacolo in un modo semplice e diretto, aspettativa che però resta prevalentemente delusa. Quando però il successo arriva, è strabordante e questo viene da alcuni considerato un’ ingiustizia verso coloro che sono riusciti a ottenere la notorietà con fatica. Promuovere nuovi talenti e nuove mode consente, secondo altri, ai ragazzi di migliorarsi e di raggiungere i loro sogni attraverso premi o contratti con agenzie di spettacolo. Nei talentshow spesso vincono persone con voci particolari, con anni di prove alla scuola di ballo o semplicemente con un talento innato. Dietro a tutto questo si nascondono sacrifici, prove, fatiche... Un sogno racchiuso nel cassetto per lungo tempo, che grazie ai Talent-Show, forse, si può finalmente avverare. Pagina 18 Attualità L’epopea dei mondiali di calcio A pochi giorni dall’inizio del Mondiale brasiliano Lorenzo Motta, Brayan Soldano Cari lettori del Grillo Bramante vi proponiamo una disamina sulla storia dei mondiali di calcio facendo anche riferimento a quelli che si svolgeranno tra poco in Brasile e ricordando i successi italiani nelle precedenti edizioni. Il campionato mondiale di calcio è il massimo torneo calcistico per squadre nazionali. L’idea del campionato mondiale di calcio nacque nel 1928, quando il presidente della FIFA, Jules Rimet, decise di istituire un torneo per squadre nazionali. La prima edizione dei mondiali ebbe luogo nel 1930 in Uruguay e consistette in un torneo avente solo la fase finale alla quale presero parte le 13 nazioni che accettarono l’invito della FIFA. Prima di allora i tornei di calcio per nazioni si svolgevano solo ai giochi olimpici. Dal 1930 i mondiali di calcio si svolgono regolarmente ogni 4 anni, a parte le edizioni del 1942 e del 1946 che non vennero disputate per via della seconda guerra mondiale e per le conseguenze che questa ha avuto su molte nazioni. Sin dalla seconda edizione nel 1934, prima della fase finale, si tengono le qualificazioni per restringere il campo delle nazioni che si giocheranno la coppa. Questa fase preliminare si tiene in sei diverse zone scelte dalla FIFA, inizia tre anni prima della fase finale e dura per più di due anni. L’attuale formula della fase finale della coppa del mondo, adottata nel 1998, prevede un torneo a cui partecipano 32 squadre suddiviso in due parti: una fase iniziale a gironi seguita da una fase a eliminazione diretta. Nella prima fase le 32 squadre nazionali vengono suddivise in 8 gruppi di 4 formazioni ciascuno in base a un sorteggio che avviene sei mesi prima dell’inizio del torneo che tiene conto del Ranking FIFA e delle prestazioni di ogni nazione nelle edizioni precedenti. Invece la fase ad eliminazione diretta prevede match unico con la possibilità, in caso di pareggio nei tempi regolamentari, di tempi supplementari e di rigori. Le partite di questa fase iniziano dagli ottavi di finale in cui la vincitrice di ogni girone incontra la seconda di un altro gruppo; successivamente seguono i quarti, le semifinali, la finale per il terzo posto ed infine la finale. L’attuale detentrice della coppa è la Spagna che ha battuto l’Olanda nell’edizione del 2010. Il torneo viene ospitato da una nazione diversa ogni volta, questa nazione ospitante viene attualmente scelta dal comitato esecutivo della FIFA e l’assegnazione diventa definitiva solo dopo che le candidate vengono sottoposte a votazione. Anche l’Italia ha dato un notevole contributo nell’organizzazione dei mondiali, ospitando le edizioni del 1934 e del 1990. L’Italia è tra le nazioni che hanno partecipato più volte alla manifestazione ed è seconda in quanto a vittorie solo al Brasile. La nazionale italiana ha vinto ben 4 edizioni dei mondiali, le prime due vittorie furono consecutive nel 1934, battendo ai tempi supplementari la Cecoslovacchia, e nel 1938, vincendo contro l’Ungheria. Le altre due vittorie italiane avvennero una in Spagna nel 1982 battendo in finale la Germania Ovest e l’altra nel 2006 vincendo la finale a Berlino ai calci di rigore contro la Francia. Squadre favorite per l’edizione del prossimo giugno Brasile, Argentina, Spagna, Germania e perché no, l’Italia del c.t. Cesare Prandelli. Pagina 19 Attualità QuizDuello! Il quizgame del 2014 Chiara Paleni, Bianca Stan Il 5 luglio 2012, una casa svedese sviluppatrice e distributrice di videogiochi, la FEO, ha pubblicato un gioco che ha causato una vera e propria febbre tra più di 15 milioni di persone: è questo il numero di download a cui è arrivato QuizDuello il 27 gennaio 2014, dopo essere stato tradotto in 12 lingue. Per chi avesse vissuto sotto una roccia in questi ultimi mesi e non lo conoscesse il gioco, come suggerisce il nome, è una sfida fra due giocatori; dopo aver trovato un avversario che accetti la nostra richiesta – scelto fra i nostri amici o a caso fra i numerosissimi utenti di QuizDuello -–, dovremo affrontarlo in sei turni da tre domande ciascuno. All’inizio di ogni turno, i giocatori scelgono alternativamente la categoria a cui apparterranno i quesiti proposti. Ogni risposta corretta vale un punto; vince, ovviamente, chi totalizza il punteggio più alto! Abbiamo avuto modo di intervistare una campionessa di QuizDuello ma anche psicologa nella vita, dal nickname “Giukki”, che gentilmente ha risposto ad alcune nostre domande, sia in qualità di esperta di dinamiche psicologiche che di appassionata giocatrice. - Come ha cominciato a giocare a QuizDuello? Ho iniziato a giocare quando mia sorella, stufa che io la volessi coinvolgere nelle mie conversazioni, cercando di distoglierla da quello che a me sembrava un uso compulsivo del telefono, mi ha convinto a provare il gioco, invece di fare da fastidioso sottofondo alla sua concentrazione. - Si gioca più frequentemente contro conoscenti o avversari casuali? Ho quasi sempre giocato con avversari casuali che in alcuni casi sono diventati abituali. In un caso dopo aver pedantemente questionato sull’appropriatezza della domanda di cui io avevo azzeccato la risposta giusta e lui no. E non sto ASSOLUTAMENTE parlando del professor Parrini. - Quando indovina tutte le 18 risposte, è perché si ricorda le risposte dalle partite precedenti o è tutta farina del suo sacco? Mi capita di saperle, di averle imparate o di utilizzare in modo proficuo la memoria di riconoscimento. Mi capita anche di tirarle a caso e di azzeccarle spudoratamente. - Circola la voce nel nostro Liceo che il professor Parrini se ne vada in giro con in tasca la stampata delle squadre di hockey della NHL americana. Ha mai l'impressione che qualcuno giocando si aiuti con mezzi antisportivi? Sicuramente c’è chi bara. Se si tratta di sport e di uomini è scientificamente provato che questi ultimi usano la parte del cervello in cui dovrebbero stare le informazioni su dove si trovano i calzini e altre mille fondamentali per la vita di ogni giorno per immagazzinare dati che possono tornare utili solo in situazioni al limite della fantascienza. O in QuizDuello. - Parlando in generale di questo tipo di giochi (QuizDuello, Ruzzle, ecc.), come si spiega la loro rapidissima diffusione e l’inevitabile declino della loro popolarità? Credo che, come in molte situazioni nella vita, la novità dia una forte spinta iniziale che va diminuendo quando l’attività in questione non porta a sviluppi o non riesce a ricaricarsi con nuove suggestioni. - Parlando da psicologa, vede dei pericoli nel dedicarsi a videogiochi come QuizDuello? Quando l'assiduità nel gioco rischia di trasformarsi in dipendenza? La dipendenza da gioco ha, come tutte le dipendenze, un potere destrutturante sulla vita reale: il gioco assume un’importanza preponderante nella vita della persona che perde significato se non in sua funzione. Da qui la distruzione dei rapporti sociali, le menzogne, i comportamenti pericolosi per sé per chi si ha vicino. Da QuizDuello alla ludopatia però il passo è lungo: sono le caratteristiche psicologiche personali che gettano le basi della dipendenza. Pagina 20 Attualità La fiaba della principessa Lacey La storia che negli ultimi mesi ha commosso gli USA Andrea Tenconi Le tenui lampade al neon dello Sparrow Hospital, sull’Est Avenue di Lansing, nel Michigan, illuminavano oziosamente i lunghi corridoi dei vari reparti. Dalla sala operatoria era appena uscito un lettino di modeste dimensioni, sopra il quale era sdraiata, coperta dal tipico lenzuolo azzurrino, una bambina di appena otto anni. Soffriva di una forma particolarmente aggressiva di neuroblastoma, una tipologia di cancro infantile. Si chiamava Lacey Holsworth, e prima di andare sotto i ferri chiese tramite la sua pagina ufficiale di Twitter (sì, perchè nel frattempo era diventata un simbolo per molti bambini costretti a combattere contro questa malattia) che nessuno sarebbe dovuto andare a trovarla. Non voleva alcun visitatore. Ma tutti, allo Sparrow Hospital, sapevano che, entro questa sua limitazione, non rientrava la persona che risponde al nome di Adreian Payne. Adreian, Adreian… La sua storia ha inizio nel lontano febbraio del 1991 a Dayton, nello stato dell’Ohio. Mentre molti dei suoi amici iniziavano ad andare a scuola, Payne e i suoi fratelli trascorrevano la maggior parte del loro tempo vagando nel quartiere, arrampicandosi sugli alberi e raccogliendo bottiglie di birra vuote per lanciarsele l'un l'altro. Il bambino crebbe in un mare d’insicurezze, e questo è venuto fuori, anni dopo, proprio da un racconto autobiografico: “Un pomeriggio l'insegnante pose una domanda a tutta la classe. Ci chiese quali fossero il nostro piano A e piano B per il futuro. Tutti i miei amici si erano prefissati degli obiettivi. Avevano scelto i lavori che avrebbero voluto fare un giorno e le persone che sarebbero volute diventare. Io... non ero un bravo studente. Non c’era niente in cui fossi bravo. Non sapevo dove stessi andando. Le risposi che non avevo un piano A. E di certo neanche un piano B.” La vita, a volte, può essere veramente crudele. E con lui lo è stata fin troppo durante la sua adolescenza. Perché, all’età di 13 anni, la morte entrò nella sua vita con la falce in mano, e gli portò via sua madre, Gloria Lewis. Soffriva d’improvvisi attacchi d’asma, e spirò fra le braccia impotenti del figlio, che non riuscì a trovare il suo inalatore. Oggi, a quasi 10 anni da quella tragedia, Adreian è molto cambiato. Non è più insicuro come una volta, e una via per la sua vita l’ha trovata: quella che da casa sua conduce alla palestra dell'Università di Michigan State. Nel suo anno da Senior, che sarebbe la nostra 4^superiore, ha condotto la sua squadra, quella dei Michigan State Spartans, alle semifinali dell'NCAA, il torneo collegiale americano di basket. Adreian e Lacey s’incontrarono per la prima volta più di un anno fa, quando Payne, insieme ai suoi compagni di squadra, era in visita al già citato Sparrow Hospital. Mentre il resto degli Spartani stava già lasciando la struttura, sul tardo pomeriggio, Lacey, incrociando lo sguardo di quel ragazzone, gli chiese di rimanere, dicendogli che gli piaceva il suo sorriso. Payne, con le lacrime agli occhi, tempo dopo, disse che, in qualche modo, la sua piccola principessa riusciva a vedere fin dentro la sua anima, considerarlo per quello che era veramente, un timidone di 2 metri e spicci. E lui, guardandola, si vedeva riflesso come in uno specchio: gli ricordava la fragilità della sua infanzia e la disabilità di apprendimento che gli impedì di approdare subito al college. Una volta passato il momento più critico della malattia, la piccola Lacey seguì, quasi con febbrile attaccamento, il suo paladino; e per lui, averla a tutte le partite in tribuna con la sua maglia e un pon-pon verde e bianco in mano, era come avere con sé un’infinita fonte di energia. Il 19 novembre scorso, però, quando lui andò a trovarla in ospedale dopo un ciclo di chemioterapia, per un attimo non la riconobbe: i suoi splendidi capelli biondi erano spariti. Ma il suo sorriso no. Quello non glielo avrebbe tolto nessuno. Non aveva aperto gli occhi per giorni ed era in un continuo stato di dormiveglia, ma quando il padre le sussurrò a un orecchio: “Lacey, Adreian is here. Is here to see you” Lei, piano piano, rotolò su di un fianco, sorrise al suo cavaliere, e gli disse “Superman, are you?” Ed il tempo si era fermato; tutto, anche se solo per quei pochi minuti, sembrava normale. Anche l’emittente ESPN ha incontrato Adreian e Lacey la scorsa estate, quando hanno partecipato insieme ad un gala di beneficenza a Sarasota, in Florida. "Li ho portati sul palco, e non c'era un solo occhio asciutto nella stanza", ha poi detto Vitale, il promotore di quella serata. "Il loro rapporto è una cosa genuina. Nessuno ha illuminato quelle persone più di Lacey e di Payne.” Ma questa non è una favola. E, purtroppo, non ha nessun lieto fine. A Marzo la piccola Lacey ha avuto una ricaduta, più forte delle altre. E in uno strano quanto beffardo gioco del destino, appena una settimana dopo l’uscita di scena degli Spartans dal torneo NCAA per mano di Connecticut, Lacey non è più riuscita a sopportare il male che la affliggeva. Ed ha compiuto il suo ultimo viaggio. “Adreian è una persona meravigliosa. Prima della laurea gli abbiamo detto che anche nel caso dovessimo perdere un figlio, saremo felici. Perché ne abbiamo già trovato un altro.” Il commovente commento del padre di Lacey la sera della laurea di Adreian. Pagina 21 Opinioni Pensieri sull’Europa di oggi e di ieri Una riflessione in occasione delle Elezioni europee del 25 maggio Luigi Casella Siamo in piena campagna elettorale per le elezioni europee e tutti possono vedere come in questo periodo in Europa siano nati partiti e movimenti che si dicono anti -europeisti, anti-euro, anti-Troika, sia a destra che a sinistra. Con motivazioni molto simili chiedono o un uscita del paese di appartenenza dall’UE, o un ritorno alla moneta nazionale o comunque un radicale cambiamento della Comunità Europea. D’altra parte l’attuale gravissima crisi in Ucraina si è accesa con i fuochi della rivolta di Piazza Maidan che chiedeva la cacciata del Presidente Yanukovyc e l’ingresso nell’Unione Europea. Il rapporto tra il proprio stato nazionale e l’Europa si impone sempre più come il tema politico centrale della nostra epoca. Ma quali sono le radici storiche dell’Unione Europea? I Padri Fondatori della comunità europea, Adenauer, De Gasperi e Schuman avevano molte cose in comune: una educazione cattolica; tutti e tre cominciarono l’attività politica prima della seconda guerra mondiale e dovettero in qualche modo interromperla a causa del conflitto; nacquero in zone di confine e ebbero modo di conoscere in vari modi europei di varie nazionalità già da giovani. La seconda guerra mondiale evidenziò ancora una volta i problemi del sistema europeo che difficilmente riusciva a rimanere in pace per più di cinquant’anni. I padri fondatori cercarono di affermare un concetto che continueranno a ripetere per tutta la loro vita: ”Ciò che ci unisce è più forte di ciò che ci divide”. L’Europa non era semplicemente un continente nel quale si trovavano per caso popoli diversi. In Europa era nato il concetto stesso di democrazia. Studiando le guerre tra polis greche e impero persiano è evidente come l’uomo sia inteso diversamente da Greci e da Persiani. In Grecia era l’uomo ad essere centrale, libero (con i limiti di quel tempo) e organizzato in associazioni di uomini che decidevano per la collettività. È la persona singola che è centrale, la società è un insieme di individui che esaltano le loro differenze per tendere al bene comune (Repubblica di Platone). Coscienti di questa identità comune di tutti gli europei i padri fondatori iniziarono il cammino di unificazione ridu- cendo la reciproca sfiducia che dominava dopo i due conflitti mondiali. Storicamente Francia e Germania erano sempre state rivali, e avevano sempre avuto scontri per quanto riguarda le zone minerarie ricche di carbone che stavano sul confine. Si creò così la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio), successivamente, nel 1957 a Roma, nasceva il Mercato Comune Europeo. Oggi cosa rimane di quel grande ideale iniziale? Secondo alcuni poco, per altri niente. Diceva Lech Walesa:”La nuova Europa deve riscoprire antiche saggezze se vuole essere un’istituzione forte e rispettata tutti. Altrimenti sarà solo un grande mercato, uno spazio di libertà senza contenuti se non quelli economici. Sappiatelo cari amici: chi ha lottato per l’Europa unita non può accontentarsi di questo.” Da quello che ho visto mi è sembrato di capire che l’Europa di oggi non è quella che chi l’ha fondata aveva in mente. Ciò che serve è riscoprire il valore iniziale, riscoprire ciò che ci unisce per trovare un senso alla nostra unione e agire di conseguenza. non può esistere un unione in cui la maggioranza non è soddisfatta (e non parlo solo dei partiti antieuropa, parlo di tutti quelli che pensano che ci sia qualcosa di sbagliato, di forzoso in questa Europa). Riscopriamo le nostre radici, capiamo cosa ci unisce e mettiamolo sopra tutto il resto. Ciò che ci unisce è più forte di ciò che ci divide. Pagina 22 Grillobox “La fazione prima del sangue” Avventura e romanticismo nel fantastico mondo di “Divergent” Camilla Alberti, Sonia Garavaglia Dopo la fama raggiunta da Hunger Games siamo tornate a proporvi un’altra trilogia molto amata dai teenager : “Divergent”. Questa saga viene spesso messa a confronto con quella della Collins per alcuni tratti simili. Entrambe sono ambientate nel futuro e presentano una suddivisione gerarchica della società governata dagli Abneganti nel primo caso e da Capitol City nel secondo. Questa spartizione della popolazione, sia in un caso che nell’altro, ostacola le vite dei protagonisti, costretti a crescere troppo rapidamente. Divergent è una distopia scritta da Veronica Roth nel 2011 e pubblicata in Italia il 22 marzo 2012. La trilogia è composta da “Divergent”, “Insurgent” e “Allegiant”, tre romanzi che narrano le vicende di una ragazza di nome Beatrice che, come tutti i suoi coetanei, deve compiere una scelta su cui si baserà il suo futuro. Ma partiamo dalle origini. In funzione delle attitudini che ciascun cittadino possiede la popolazione è suddivisa in cinque fazioni: - gli Eruditi, i più intelligenti e studiosi della città; - i Pacifici, persone avverse all’aggressività e alla malvagità; - i Candidi, gli onesti: sono obbligati a dire sempre ciò che pensano e sono contrari all’ipocrisia; - gli Abneganti, persone altruiste e caritatevoli nei confronti di chiunque, rifiutano la vanità. - gli Intrepidi, i coraggiosi: sono forti sia fisicamente che caratterialmente e rifiutano la codardia. Coloro che non riescono a superare il rito di iniziazione, invece, entra- no a far parte degli Esclusi, gli emarginati della società, costretti a vivere di elemosina. Ogni anno tutti i sedicenni della città svolgono un test attitudinale che rivelerà ciò per cui sono maggiormente predisposti. Esistono tuttavia casi molto rari: quelli dei divergenti. I divergenti sono persone che non presentano una sola inclinazione naturale e per questo sono più potenti mentalmente degli altri. In seguito, però, la scelta della futura fazione di appartenenza viene lasciata libera al ragazzo stesso. Anche Beatrice si troverà davanti a questo bivio: dovrà scegliere tra la famiglia e il desiderio irrefrenabile di far emergere il suo vero io. Questa decisione, presa in pochi secondi, cambierà la sua vita per sempre. La trilogia ha subito spopolato tra i ragazzi di età compresa tra i 13 e i 18 anni tanto da ottenere il titolo di Best Seller, registrando più di un milione di copie vendute. Da poco ha esordito sul grande schermo anche un film ispirato al primo dei tre libri. Come sempre, consigliamo di accompagnare la visione della pellicola alla lettura dei romanzi in quanto la trasposizione cinematografica, per quanto avvincente, non trasmette le emozioni provate dai protagonisti con la stessa intensità. Inoltre, come spesso accade, il film non rispecchia a pieno ciò che accade nel libro. Infatti, la scelta del regista è stata quella di tagliare o addirittura cambiare alcune scene, con lo scopo di rendere il tutto più avvincente. L’unico difetto, se così può essere definito, è la velocità con cui si sviluppa la storia nella pellicola. La parte sentimentale è spesso tralasciata, per dare più spazio all’azione. Contrariamente, i libri descrivono con precisione questi passaggi, che personalmente prediligiamo, perché esprimono un amore perfetto a cui chiunque aspira. Per cui se amate l’avventura, ma siete anche attratti dal romanticismo, entrare nel mondo di “Divergent” è ciò che fa per voi. E se in questo viaggio all’interno della trilogia riuscirete a trovare la vostra fazione di appartenenza, vi troverete circondati da alleati e persone come voi, ma attenzione: chiunque sarebbe in grado di ingannarvi. Come direbbe il perfetto cittadino: “la fazione prima del sangue”. Pagina 23 Grillobox Vita di Pi Un film per pensare all’uomo, ma anche alla vera religiosità Andrea Lo Sardo “Pondicherry è la riviera francese dell’India, nelle strade a ridosso dell’oceano ti sembra di trovarti nel sud della Francia, i francesi ci restituirono Pondicherry nel 1954 e la città decise che questo richiedeva una commemorazione. A mio padre, che era un grande uomo d’affari, venne in mente un’idea: gestiva un albergo e decise di aprire uno zoo nel giardino botanico della città, e guarda caso mia madre lavorava come botanica nel giardino, si conobbero, si sposarono e dopo un anno arrivò mio fratello Ravi, io arrivai due anni dopo.” Vita di Pi, con la regia da premio Oscar 2013 Ang Lee, un film di straordinaria potenza d’immagini, capace di provocare profondi interrogativi sulla realtà ma anche su qualcosa di più. Il protagonista, Piscine Molitor Patel, ragazzino indiano dal nome ispirato ad una piscina francese, che poi cambierà in Pi Patel, fin da piccolo non si accontenta della morale comune o di qualcuno che indichi cosa sia giusto e cosa sbagliato, in lui convergono la curiosità intellettuale e il razionalismo empirista di chi non ha paura di interrogarsi sul mondo. La scelta registica del nomignolo Pi, infatti, richiama il famoso Pi greco, esempio di elegante trascendenza nella razionalità matematica. “Nessuno conosce Dio finchè non ce lo presentano, io fui presentato a Dio come Indù, gli Dei furono i supereroi della mia infanzia, Hanuman, il dio scimmia, che spostò una montagna per salvare il suo amico, Ganesh, con la testa di elefante, disposto a tutto per salvare sua madre, Visnù, la divinità suprema che dorme cullata nell’immenso oceano cosmico” Questo breve passaggio mette in evidenza il conflitto sempre acceso tra ateismo e religiosità, che costituisce il punto cardine del film, sviluppato secondo continui flashback del protagonista, mentre racconta la sua storia ad uno scrittore. Parlando della trama, quando Pi ha quasi raggiunto la maggiore età, la sua famiglia per problemi economici decide di vendere gli animali dello zoo spedendoli via mare e di trasferirsi dall’India in America, viaggiando con loro sulla nave merci attraverso il Pacifico. Durante la notte una violenta tempesta fa affondare la nave, solamente Pi riesce a salvarsi su una scialuppa insieme ad una zebra con una gamba rotta, una scimpanzè ed una iena. Da questo punto in poi la vicenda si sviluppa nel silenzio, nella paura, su una piccola barca, con un telo impermeabile che la ricopre per metà, dal quale, dopo che la iena, per sua natura, uccide la zebra e lo scimpanzè, balza fuori una possente tigre del Bengala, Richard Parker, che si disfa dell’invadente carnivoro. “Si, Richard Parker era una tigre, un cacciatore la trovò che beveva in un ruscello appena cucciola, e la chiamò Thirsty, assetata, quando divenne troppo grande la vendette al nostro zoo, per un errore di trascrizione il cacciatore venne registrato come Thirsty e la tigre fu chiamata Richard Parker, ridemmo della cosa, ma il nome restò quello.” Quando la morte ormai è vicina, Pi si ritrova su un isola, ricca di cibo e abitata da migliaia di suricati, una situazione irrazionale che potrebbe benissimo essersi sviluppata soltanto nella testa del protagonista, ma è comunque sufficiente a non farlo demordere, il regista ci lascia nel dubbio, come quando Pi raggiunge la terraferma in Messico, dopo che Richard Parker, tornato nel mondo, lasciatosi alle spalle l’assoluto, riscopre la sua animalità abbandonando il suo compagno di viaggio senza guardarlo neanche, e lui, distrutto, raccontando la storia del naufragio, parla di uomini, non di animali, in cui lui è la tigre, sua madre la scimpanzé e altri due uomini la zebra e la iena, suscitando grandi interrogativi sull’intera narrazione. L’interpretazione di questo film è quindi puramente soggettiva e rispecchia completamente chi siamo, guardatelo, perché ovviamente non vi ho raccontato tutto, pensate, giudicate, parlatene e ne resterete sorpresi. Pagina 24 Vignette Break! Nina Capraro, Blerina Suka, Elmir Popa STURMBRAMANTEN METAMORFOSI Pagina 25 Rubriche Il mito della coppa dalle grandi orecchie I quasi sessant’anni della Coppa dei Campioni – Champions League Dario Licciardello Al momento della pubblicazione di questo articolo si sarà giocata da poco a Lisbona la finale della cinquantanovesima edizione della Coppa dei Campioni-Champions League tra Real Madrid e Atletico Madrid, prima volta nella storia di una finale tra due squadre della stessa città. La Uefa Champions League nasce nel 1955 con l’appellativo di “Coppa dei Campioni”. Essa è un torneo internazionale al quale partecipano le più forti squadre d’Europa. Nata come trofeo dedicato ai club vincitori dei rispettivi campionati nazionali, venne poi allargata durante gli anni ’90 alle squadre piazzatesi ai primi 2/3/4 posti (in base al Ranking Uefa dei vari paesi di appartenenza) in classifica dei propri tornei. Sino all’inizio degli anni ’80 vi partecipavano 32 squadre, scontrandosi in un doppio confronto ad eliminazione diretta. In caso di parità alla fine delle due partite valeva il principio del maggior numero di gol segnati in trasferta. Durante gli anni ’90 furono introdotti cambiamenti che modificarono la tecnica di selezione delle compagini partecipanti. Nel 2003-04 le migliori 16 squadre prendevano parte direttamente alla fase a gironi, seguita poi da quella a eliminazione diretta, mentre altre 32 si scontravano tra di loro: le 16 vincenti partecipavano alla Champions League, invece le 16 perdenti alla Coppa Uefa, poi ridenominata Europa League. Dal 2009 le squadre ammesse direttamente alla fase a gironi passano da 16 a 22. I restanti 10 posti sono contesi in un torneo preliminare dalle squadre peggio classificate delle federazioni maggiori e dalle squadre meglio posizionate delle federazioni minori. Dal 1955 ad oggi, decine di campioni hanno calcato i rettangoli di gioco più celebri d’Europa, da Alfredo Di Stefano, stella del Real Madrid negli anni Cinquanta, a Eusebio la perla nera del Benfica a Bobby Charlton, capitano del Manchester United, da Gerd Muller del Bayern a Marco Van Basten del Milan. I giocatori che più hanno lasciato il segno a suon di gol snella storia della coppa sono: Raùl (71), Ruud Van Nistelrooy (60), Andrij Shevchenko (59), Thierry Henry (51) e Filippo Inzaghi (50), non tenendo in considerazione Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, ancora in attività, entrambi a 67 gol. Questa coppa è il torneo per club più apprezzato al mondo, e il suo corrispettivo in Sud America, la Copa de Libertadores, non gode dello stesso prestigio. Nonostante l’importanza di questo torneo, non possono esser dimenticati gli avvenimenti extra sportivi che hanno costellato alcuni match: infatti il 29 Maggio prossimo ricorrerà il 29° anniversario della strage dell’Heysel, a Bruxelles, in occasione della finalissima tra Juventus e Liverpool del 1985 quando gli “ hooligans”, tifosi del Liverpool scavalcando la recinzione che divideva i settori X e Z della curva, provocarono la morte di 39 persone, 32 delle quali italiane, e oltre 600 feriti. Ricordiamo infine le squadre europee che nella loro storia hanno messo in bacheca la coppa con le grandi orecchie: il Real Madrid nove volte, 5 delle quali consecutive dal 1955-56 al 1959-60, il Milan con 7 trofei vinti, il Bayern Monaco e il Liverpool con 5, il Barcellona e l’Ajax con 4, l’Inter e il Manchester United con 3, la Juventus , il Benfica , il Porto e il Nottingham Forest con 2 ed infine Amburgo, Borussia Dortmund, Celtic, Chelsea, Marsiglia, PSV, Steaua Bucarest, Aston Villa, Feyenoord e Stella Rossa di Belgrado con 1 vittoria. Il momento di gloria assoluta per l’Italia è avvenuto quando, nella stagione 2002-03, per la prima ed unica volta fino adesso, due squadre italiane si sono qualificate in finale, ed erano Milan e Juventus. La partita si disputò allo stadio Old Trafford di Manchester, poi vinta dal Milan ai calci di rigore, dopo estenuanti tempi regolamentari e supplementari, durante i quali le due squadre si erano equivalse. Pagina 26 Rubriche Recensione: Coldplay—Ghost Stories Il nuovo album, fresco fresco di separazione Luigi Casella Tornano i Coldplay con il loro sesto disco: Ghost stories. La band ha promesso ai fan un ritorno alle origini unito a nuove sperimentazioni (ma chi non lo promette?). In questo album le vicende personali di Chris Martin, il cantante e frontman della band affiorano; in particolare la recente separazione dalla moglie. L'album è stato preannunciato da tre singoli: Magic, Midnight e A Sky Full Of Stars, tutti e tre di alto livello e molto diversi tra loro. Il disco è indubbiamente di livello e i singoli lo preannunciavano. Direi che il disco è come formato da tre anime distinte, che si incarnano perfettamente nei tre singoli. La prima, quella di Magic, è quella più triste, quella più colpita dalla separazione. Penso che queste canzoni rispecchino lo stato d’animo del frontman nei primi giorni di solitudine. È evidente come al cantante manchi qualcosa, è triste perché ciò che prima lo rendeva felice ora se n’è andato. Queste sono insomma le note più Blues dell’album (Always in my head e Ink sono le altre due canzoni di questo blocco. Entrambe vedono da due punti di vista la mancanza della ex – compagna e come sia difficile vivere con convivendo con i molteplici ricordi di questa che con vari mezzi riaffiorano). La seconda anima è quella di Midnight. Molto più musicalmente sofisticata ed elettronica di tutto il resto dell’album. Mi azzardo nel dire che probabilmente l’altezza musicale è voluta per sostenere un altrettanto alta tematica trattata nei testi. In Midnight è ripetuto piu volte il verso “Leave a light, a light on”, che trasmette tutta la speranza del non più amato. Di chi non più corrisposto (o anche semplicemente non corrisposto) spera con tutto se stesso che l’altro lasci un segno, anche piccolo che possa dare speranza nel momento buio (appunto Midnight) in cui sembra che il rapporto sia destinato a non ripartire (o a non partire affatto). Assieme al singolo True Love e Another’s Arms fanno parte del blocco “speranzoso”. L’una parla di come piuttosto di vedersi rifiutati alcuni amanti preferirebbero che l’altro mentisse (personalmente questo testo forse non andava scritto, o per lo meno non in questo modo). L’altra dice invece di chi tenta di ritrovare il l’amore perso in qualcun’altra ma l’immagine di lei si fa sempre più insistentemente presente nella sua testa. L’ultima anima è quella di A Sky Full Of Stars. Forse la più Pop, quella più spensierata che mi ricorda un po’ più delle altre i lavori precedenti del gruppo. È quella dell’elogio alla bellezza dell’amata e alla bellezza del rapporto che si spera ricominci. A Sky Full Of Stars è il singolo più “accessibile” musicalmente, anche se i fan hanno preferito Magic. La canzone non ha un testo particolarmente difficile: si paragona l’amata a un cielo pieno di stelle. Le altre due (Oceans e O) parlano l’una della voglia di ricominciare e dell’amarezza per non aver fatto molto per salvare il rapporto, l’altra di come invece lei concepiva il rapporto: come uno s torm o di uccelli (copertina del disco? La colomba di Magic?), che vola di qua e di la, a volte vola altre no (lui spera che continuino a volare). Nel complesso il livello è alto, il disco è fatto col cuore, e non c’è una canzone che sia uguale a un'altra. Personalmente il disco mi è piaciuto molto, soprattutto la parte sperimentatrice. Forse l’unica pecca è che i testi girano tutti attorno allo stesso argomento, ma d’altronde chi non lo avrebbe fatto? Pagina 27 Rubriche Il Questionario di Proust Cristina Pelizzari Bentornato “Questionario di Proust”! Dopo l’assenza nell’ultimo numero torna l’amatissimo questionario per conoscere meglio i nostri prof! Questa volta il professore che ha gentilmente risposto alle domande del questionario è il professor Chiodini. Buona lettura! Quello che apprezzi di più di un essere umano La visione alta delle cose. Le qualità che preferisci in un uomo Intelligenza ed equilibrio. Le qualità che preferisci in una donna Grazia naturale e discrezione. La tua occupazione preferita Cultura, politica, stare in mezzo alla natura, ma soprattutto…fare il papà. Il tratto principale del tuo carattere In positivo: la tenacia. In negativo : una certa permalosità. La tua idea di felicità La serenità. La tua idea di infelicità Disequilibrio e disarmonia. Il colore che ami Blu. Il fiore che ami I fiori di campo. Dove vorresti vivere A Berlino. I tuoi scrittori preferiti Tra i non ‘scolastici’: Marguerite Yourcenar, Peter Handke, Milan Kundera, Claudio Magris. I tuoi poeti preferiti Tra i non ‘scolastici’: Alda Merini e Carlo Michelstaedter. I tuoi pittori e musicisti preferiti Caravaggio, Magritte; Bach, Mozart. I tuoi eroi nella vita reale Tutti coloro che, con onestà e dignità, compiono ogni giorno il proprio dovere. Le tue eroine nella vita reale Tutte le acrobate che, con onestà e dignità, compiono ogni giorno il proprio dovere. I tuoi eroi nella finzione Spider Man ( o meglio : la parte vulnerabile dell’Uomo Ragno). Le tue eroine nella finzione Clarice Starling (Jodie Foster) nel ‘Silenzio degli innocenti’. Il tuo cibo e la tua bevanda preferita Pizza e birra. I nomi che preferisci Alice, Susanna e tutti quelli che iniziano con il suono CL. Se non fossi tu chi vorresti essere Federico II di Svevia. Come vorresti morire Con la stessa serenità con cui sono vissuto. Il tuo motto preferito ‘Festina lente’. Pagina 28 Sezione Pensieri in libertà Marco Alberto Cozzi Foglie cadute, seccano al suolo finisce una vita, dove ne inizia un’altra Diversi colori, dal verde al marrone per diverse emozioni, dall’odio all’amore Raggi di sole e riflessi di luna si alternano per il percorso E se mai il sole e la luna si baceranno ci sarà un’eclisse d’amor Vite piene, vite all’opposto di vite perdute Un albero e l’abbraccio di un gigante un albero e una notte insonne Un destino e un po' troppo amaro ha fermato il tuo percorso. Pagina 29 Rubriche Lacrime di rugiada intristiscono le fronde le nutrono ogni giorno con la loro freschezza Parole di conforto arrivano dal vento così leggere che quasi non le sento Difficolta con le tempeste tranquillità con il bel tempo Pesantezza con la grandine noia con la pioggia ma gioia quando il cielo si riapre L’inutilità dell’autunno la tristezza dell’inverno la serenità della e l’esplosione della stagione estiva. Pagina 30 Rubriche Ricette storiche La Pizza margherita e il Pollo alla Marengo Silvia Saffioti, Marta Redondi La pizza nasce come uno “strumento” del fornaio: una pasta usata per verificare la temperatura del forno. Era considerata il piatto dei poveri, venduta in strada e non fu considerata una ricetta di cucina per lungo tempo. Secondo la tradizione nel giugno 1889, per onorare la Regina d'Italia Margherita di Savoia, il cuoco Raffaele Esposito creò la "Pizza Margherita", una pizza condita con pomodori, mozzarella e basilico, per rappresentare i colori della bandiera italiana. Ingredienti pasta: 250 g di farina, 1 cucchiaino di zucchero, 300mL di acqua, 10 g di sale, lievito di birra (disidratato 3,5 g o fresco 10 g), 20 mL di olio extravergine d'oliva. Ingredienti per condire: 50 g di passata di pomodori, basilico, 400 g mozzarella, olio, sale, origano. Per realizzare la pizza Margherita, iniziare dall’impasto di base: versare l’acqua in una ciotola, aggiungere il sale e mescolare con un cucchiaio per scioglierlo, versare successivamente l’olio. In un’altra ciotola capiente setacciare la farina, unire il lievito di birra e lo zucchero, infine unire il tutto. Iniziare ad impastare con le mani fino a raggiungere un impasto liscio e morbido con il quale formare una palla che si andrà ad adagiare in una capiente ciotola. Coprire la ciotola con la pellicola trasparente e riporla in un luogo tiepido e lontano da correnti d’aria ed attendere che l‘impasto abbia raddoppiato il proprio volume. Intanto oliare due teglie di 34 cm di diametro, riprendere l’impasto lievitato, estrarre metà pasta e il resto ricoprirlo con pellicola. Stenderla fino a formare un cerchio del diametro di circa 34 cm da adagiare nella teglia. In una ciotolina versare la passata di pomodoro e condirla con l’olio di oliva e il sale, con un cucchiaio distribuire la passata sulle pizze, infornare ciascuna pizza in forno preriscaldato statico a 250° per circa 6-7 minuti (o in forno ventilato a 220° per 5 minuti). Intanto tagliare a dadini la mozzarella, sfornare la teglia, farcirla con i dadini e infornarla nuovamente per altri 6-7 minuti. Infine sfornare la pizza Margherita e servirla subito in tavola con qualche foglia di basilico fresco. Il pollo alla Marengo è un secondo piatto della cucina tipica Piemontese. Questo piatto ha alle spalle una origine storica ed una leggenda legata al condottiero Napoleone Bonaparte. Marengo è il nome della località a sud di Torino nella quale Napoleone sconfisse il 14 Giugno 1800 gli Austriaci, nella famosa omonima battaglia. La leggenda narra che, una volta conclusa la battaglia, il condottiero chiese al suo chef personale di preparargli la cena. A corto di provviste a causa della lunga durata della battaglia il cuoco recuperò pochi ingredienti: uova, pomodori, gamberi di fiume, 1 gallina starnazzante, aglio, olio e pane. Pare che, una volta gustato, questo piatto piacque così tanto al valoroso condottiero che ordinò allo chef di prepararglielo alla fine di ogni battaglia. Ingredienti: 1 pollo, 4 funghi porcini, pane, uno spicchio d'aglio, ½ litro di vino bianco, 1 limone, 4 uova, 50 g di olio extravergine d'oliva, sale, pepe macinato, 500 g di pomodori pelati, 4 gamberi o scampi. Per preparare il pollo alla Marengo, iniziare fiammeggiando il pollo per eliminare le eventuali penne, poi inciderlo per la lunghezza e aprirlo. Tagliare le ali e dividere il pollo in pezzi facendo attenzione a non frammentare le ossa. Passare i pezzi di pollo nella farina, successivamente sbucciare lo spicchio d'aglio e tritate finemente un ciuffo di prezzemolo. Pulire i funghi e affettarli finemente. Poi passare i pomodori pelati e raccogliere la polpa in una ciotolina. In una padella scaldare un filo d'olio con lo spicchio d'aglio sbucciato; quindi aggiungere i pezzi di pollo e fateli rosolare. Salare e aggiungere il pepe a piacere e quando il pollo sarà ben rosolato, versare 100 ml di vino bianco. Fare evaporare prima di versare la passata di pomodori pelati. Fare cuocere per circa 20 minuti con il coperchio. Dopodiché unire i funghi al pollo e lasciare cuocere per altri 20 minuti. Intanto pulire gli scampi sotto acqua corrente e incidere il carapace. In una casseruola versare il restante vino bianco, salarlo e non appena inizierà a bollire versare gli scampi facendoli cuocere per almeno 5 minuti. Scolare gli scampi e unirli al pollo in padella, poi aggiungere anche il succo di limone, mescolare e pochi minuti prima di spegnere il fuoco, aggiungere il prezzemolo tritato. In una padella versare 3 cucchiai d’olio, fare tostare le fette di pane mentre in un'altra padella friggere per pochi minuti le uova con altri due cucchiai d’olio salandoli leggermente. Trasferire poi il pollo alla Marengo su un piatto e affiancare i crostoni di pane su cui adagiare le uova. Pagina 31 Rubriche Top Ten Sgli strafalcioni dei Prof Il buco nero, a parte il cervello di alcune persone, è… Ma voi, non li vedete i fantasmi? Io li vedo, girano tutti intorno a noi…. Vogliamo, per favore, avere delle crisi di identità tutti quanti? Ѐ chiaro?...Non si sa cosa, ma è chiaro? Posso capire perché un lombrico è lungo due centimetri, ma non perché non portate il libro! Vedete questa cartina? Non c’entra nulla Prof, va bene se la brutta copia è brutta e la bella copia è bella? Sul letto funebre giace, probabilmente morta, una donna morta Ma ai cavalli non viene messo il paraocchi per guardare dietro? La molalità non è la moralità in cinese!