CORSO
DISPOSITIVI PROTEZIONE INDIVIDUALI (DPI)
Relatore Antonio Ing
Ing.. Di PALO
D. Lgs 81/08
TITOLO III
ATRREZZATURE
E DPI
DI LAVORO
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Nei casi in cui i lavori non possono essere eseguiti in
condizioni di sicurezza e in condizioni ergonomiche
adeguate, devono essere scelti dispositivi o
attrezzature di lavoro idonee a garantire e
mantenere condizioni di lavoro sicure.
IL DATORE DI LAVORO DA PRIORITÀ ALLE
MISURE DI PROTEZIONE COLLETTIVA (DPC)
rispetto alle misure di protezione individuale.
utilizzando i cosi detti Dispositivi di Protezione
Individuale (DPI).
NEL CORSO SVILUPPEREMO I DPI
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Il datore di lavoro ai fini della scelta dei DPI:
a) effettua l’analisi e la valutazione dei rischi E SI ACCERTA
che non possono essere evitati con altri mezzi;
b) individua le caratteristiche dei DPI necessarie affinché questi
siano adeguati ai rischi, tenendo conto delle eventuali ulteriori
fonti di rischio rappresentate dall’uso dagli stessi DPI;
c) valuta, sulla base delle informazioni a corredo dei DPI
fornite dal fabbricante e delle norme d’uso le caratteristiche dei
DPI disponibili sul mercato e le raffronta con quelle necessarie;
d) aggiorna la scelta ogni qualvolta intervenga una variazione
significativa negli elementi di valutazione.
e) sulla base delle istruzioni fornite dal fabbricante, individua le
condizioni in cui un DPI deve essere usato,
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Secondo quanto previsto dal D.
Lgs 475/92, i
D.Lgs
DPI sono suddivisi in tre categorie.
Alla prima categoria appartengo i DPI destinati a
salvaguardare la persona da rischi di danni fisici
di lieve entità (ES. usati NEL FAIDATE).
Ossia da azioni lesive con effetti superficiali prodotte da strumenti
meccanici, azioni lesive di lieve identità e facilmente reversibili causate
da prodotti per la pulizia, rischi da contatto con oggetti caldi con
temperatura non superiore a 50°C, fenomeni atmosferici ordinari,
urti lievi e vibrazioni contenute, azione lesiva dei raggi solari.
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VESTIARIO
RESPIRO
PIEDI
MANI
UDITO
Della seconda categoria fanno parte i DPI che
non rientrano nella prima e nella terza
categoria.
(In realtà sono i più diffusi nell’ambito professionale) in
genere
VISO
ANTICADUTA
VISTA
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La TERZA CATEGORIA comprende i DPI così
detti "salvavita" o comunque in grado di proteggere
la persona da rischi di morte, lesioni gravi, lesioni
permanenti.
I rischi a cui sono destinati questi mezzi di protezione SONO
QUELLI PER I QUALI LA PERSONA NON ABBIA LA
POSSIBILITÀ DI PERCEPIRE TEMPESTIVAMENTE
CIÒ CHE STA ACCADENDO.
(es. scafandro per palombaro, tute per radiazioni NBC, protezioni
per le vie aeree, protezioni anticaduta, protezioni elettriche, ecc.).
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In Europa i DPI sono commercializzati dopo
marcatura CE, assegnata sulla base della tipologia
del mezzo di protezione, dell'efficienza richiesta e
del rispetto di normative tecniche specifiche
(ad. esempio per i guanti può essere indicata la resistenza all'abrasione,
al taglio da lama, allo strappo, alla perforazione, ecc.).
Ricordarsi che:
MARCARE UN DPI RICORDARSI VUOL DIRE CHE IN
EUROPA UNA PERSONA FISICA SI ASSUME LA
RESPONSABILITÀ CHE QUEL PRODOTTO È CONFORMA
A REQUISTI NORMATIVI GENERALMENTE UNI EN…….
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Guanto per protezione meccanica
EN 388 es. tipo 3143
Guanto per Rischi Chimici EN 374
Guanto rischio Calore e Fuoco EN 407
Marchiature
del guanto con
Pittogrammi
MAI TOGLIERLO
GUANTO
EN 420 REQUISITI GENERALI GUANTI
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Penetrazione
Rischio
Meccanico
EN 388
SSTRAPPO
RESISTENTI AL TAGLIO generalmente sono
realizzati in filo di Kevlar (da rivestire per migliorare
glia 3 aspetti) – filamenti metallici ma perdono
sensibilità e manualità
Resistenti all’ABRASIONE = RESISTE A
PRESE SU SUPERFICI RUVIDE (in genere in
crosta o sostanze gommose)
RICORDARSI CHE
NON ESISTE UN
GUANTO o DPI CHE
VADA BENE PER
TUTTO.
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ALCUNI ESEMPI DI GUANTI
Certificato CE come DPI di II
categoria.
Conforme alle norme: EN 420 e EN
388
GUANTO MONOUSO
NITRILE Conforme alle
norme: EN 420, EN 374-2 ed
EN 374-3.
Guanto antivibrazione
certificato secondo la norma
EN ISO 10819.
GUANTO FIREMAN Conforme alle norme: EN 388, EN
420, EN 407 ed alla norma specifica EN 659 VVFF.
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1) PUNTALE IN ACCIAIO
(EN 345 resiste a 200 joule)
2) SUOLA POLIURETANO
ESPANSO
3) BATTISTRADA (antiscivolo
e resistente olio e idrocarburi)
4) SOTTOPIEDE
5) LAMINA INOX (antiforo)
6) CAMBRIONE
7) SOLETTA
8 ) ZONA DEL TALLONE
(ad assorbimento di energia)
9) FODERA (assorbi umidità)
10) IMBOTTITURA
PARAMALLEOLO
11) TOMAIA (impermeabile o no)
12) SLACCIO RAPIDO (sicura)
1
12
10
11
9
8
6
5
7
4
2
3
1
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S1P = se ha oltre SB + lamina
plantare in acciao
S1= SCARPA PER USO GENERALE EN 345
OSSIA PUNTA IN ACCAIO RESISTENTE A 200 JOULE
Cuciture e Tomaia resistenti all’ABRASIONE e TRASPIRANTE,
SUOLA ANTISCIVOLO RESISTENTE OLI ed IDROCARBURI
ANTISTATICA
TALLONE ANTI SHOCK
S2 = se ha oltre S1 +
impermeabile
S4 stivale (resiste acidi deboli)
S3 = se ha oltre S2 + lamina
plantare in acciao
S5 se a stivale
(resiste acidi deboli)
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INDUMENTI DA LAVORO
1) NON VA INTESO:
COME NE DIVISA (non divide) NE UNIFORME (ne unisce)
2) SONO INDUMENTI CHE ASSICURANO:
• PULIZIA (per non portare fuori dal posto di lavoro eventuale sporco);
• ANTIMPIGLIAMENTO AD ORGANI IN MOTO (EN 510) ;
•POSSONO TOGLIERSI RAPIDAMENTE SE INVESTITI
SOSTANZE CHIMICHE (es. indumenti antiacido EN 368);
•PROTEGERSI DA ASPETTI CLIMATICI e/o TERMICI (EN 533)
•ESSERE VISIBILI (in casi specifici) EN 471
•ANTISTATICI * PER MOTOSEGHISTI (EN 381-5)
DA
3) VA RICORDATO CHE POSSONO ESSERE
CATEGORIA - 1 - 2 – 3 e MARCHIATI
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INDUMENTI DI LAVORO
Indumenti finalizzati a preservare gli abiti civili dall’ordinaria
usura connessa all’espletamento dell’attività lavorativa.
•Sono forniti dall’azienda con facoltà di richiederne la
restituzione all’atto della fornitura di ogni nuova dotazione.
•La dotazione viene stabilita dall’azienda previa intesa con
la RSU o, in mancanza con le RSA.
•Il personale è tenuto a curare l’uso appropriato e la buona
conservazione degli indumenti di lavoro assegnati.
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PROTEZIONE DELLA VISTA e VISO
MECCANICI
OSSIA URTI CON
PARTICELLE
SOLIDE o POLVERI
Tipo
di rischio
da cui si deve
proteggere
CHIMICI
OSSIA SOSTANZE
CHIMICHE
Nebbie, Fumi Aerosol
ILLUMINANTI
o RADIAZIONI
Raggi UV
Infrarossi IR
Laser
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PROTEZIONE DELLA VISTA
NORMA DI RIFERIMENTO EN . 166 PER LA VISTA
(PROTEZIONE DEGLI OCCHI - REQUISITI GENERICI)
LA NORMA EN166 È APPLICABILE A TUTTI I TIPI DI PROTETTORI
INDIVIDUALI DELL’OCCHIO, UTILIZZATI CONTRO I DIVERSI
PERICOLI CHE POSSONO DANNEGGIARE L’OCCHIO O
ALTERARNE LA VISIONE, (ad eccezione delle radiazioni di origine
nucleare, dei raggi X, delle emissioni laser e degli infrarossi ( R ) emesse da
fonti a basse temperature). O MEGLIO
La norma EN 166 non si applicano ai protettori dell’occhio per i quali esistono
norme separate e complete, come il protettore dell’occhio Antilaser (EN 207),
occhiali da Sole Generici EN 170 UV,
UV EN 171 IR, EN 172 Raggi Solari ,
Protezioni Filtri per Saldature EN 169 (A GAS) – EN 175 - EN 379
Ai protettori dell’occhio, che utilizzano LENTI CORRETTIVE si
applicano anche le EN 166 e specifiche norme EN per l’uso
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ESEMPIO DI MARCATURA DI UN OCCHIALE
RESISTENZA MECCANICA IMPATTO:
IMPATTO
N°1 = tipo FILTRO o Protezione Luminosa es.:
2 = filtro UV / 3= 2+senza alteraz. Colore
5 Filtro solare – 6 = 5+ IR
N°2 = se staccato da - è la gradazione
S = Robustezza Incrementata;
F = Protezione Impatto Bassa Energia 162 Km/h
B = Protezione Impatto Media Energia 432 Km/h
A = Protezione Impatto Alta Energia 684 Km/h
(A= solo per visiere)
N° 1 – N°2 AOS = Marchio Produttore 1
F
3
K= Antiabrasione N =Antiappannante
CAMPO DI UTILIZZO:
UTILIZZO
3= Liquidi; 4 = Particelle grossolane;
5 = gas ; 8 = Archi elettrici, 9 = metalli fusi
1 = Classe Ottica= USO:1 CONTINUATIVO – 2 OCCASIONALE, 3 RARO
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PARTICOLARI o CARATTERISTICHE degl’OCCHIALI:
OCCHIALI
TIPO DI MONTATURE E LENTE (es. in policarbonato
antigraffio montatura in Nylon resistente)
ASTINE REGOLABILI in lunghezza
Sovrapponibile ad occhiali correttivi
Protezioni sopracciliari e/o laterali
LE MASCHERINE (simili a sub)
Ventilazione Indiretta e/o Antiappannamento;
Bardatura (cinghia) in gomma e/o poliestere con o senza
attacco ad eventuale elmetto
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PROTEZIONE DELL’UDITO
CONTENUTO NEL TITOLO VIII CAP. II Art. 187 --198 D. Lgs. 81/08
RICHIAMI SUL RUMPORE
Le vibrazioni generate da una sorgente sonora producono variazioni nella
pressione degli strati d'aria circostanti. Esse si propagano a distanza e vengono
raccolte dall'orecchio umano, che le traduce in segnali elettrici trasmessi
successivamente alla corteccia cerebrale.
Se le vibrazioni presentano caratteristiche inferiori a determinati limiti non
vengono percepite dall'orecchio umano; se raggiungono limiti superiori,
provocano dei danni.
L'orecchio umano comincia a percepire un tono di 0 dB come una sensazione
intermittente chiamata soglia di udibilità, aumentando l'intensità di un suono,
aumenta la sensazione sonora fino a diventare dolorosa ed insopportabile (120
dB).
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EFFETTI DEL RUMORE
L'ipoacusia, ossia la diminuzione della capacità uditiva fino alla totale
perdita dell'udito.
ULTERIORI EFFETTI DEL RUMORE QUALI: (apparato
cardiovascolare, endocrino, sistema nervoso centrale).
- Il rumore provoca effetti sull'apparato cardiovascolare che sembra
essere influenzato dal rumore, infatti una intensità superiore ad 85 dB,
determina un aumento della frequenza cardiaca e della pressione
arteriosa.
-disturba le comunicazioni verbali;
-favorisce l'insorgenza della fatica mentale
- diminuisce l'efficienza del rendimento lavorativo
- provoca interferenze sul sonno e sul riposo.
LA PATOLOGIA SI PUÒ MANIFESTARE ANCHE CON IL PASSARE
DEGLI ANNI (casistica molto diffusa)
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VALUTAZIONE RISCHIO RUMORE Art. 190 – 81/2008
Dopo che si è cercato di eliminare / ridurre o contenere con DPC la fonte del
rumore, il Datore di Lavoro esegue la Valutazione Se ritiene che i valori
d’azione inferiore sono da ritenere superati si procede a RILIEVI
STRUMENTALI CHE si allegano al DVR;
L’art. 189 PREVEDE 3 VALORI LIMITI D’AZIONE:
> 80 dB limite INFERIORE di esposizione (obbligo segnaletica ort.
192.2 - INFORMA il PERSONALE INTERESSATO)
> 85 dB limite superiore d’azione (obbligo DPI, Sorveglianza
sanitaria, locali isonorizzati di riposo)
>87 dB VALORE LIMITE ESPOSIZIONE (VIETATO SUPERARE)
RICORDA
L’AUMENTARE DI 3 dB EQUIVALE CIRCA AL RADDOPPIO DELLA
POTENZA DEL RUMORE perché il dB è una grandezza logaritmica
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Le PROTEZIONI ACUSTICHE SONO in CATEGORIA II
IL RUMORE DIPENDE DALLA FREQUENZA e di
conseguenza anche l’attenuazione
H frequenze medio alte (Mhz es. ) (attenua circa 30 dB)
M frequenze medie (Khz) (attenua circa 23 dB)
L Basse frequenze (100 Hz es. Escavatori, frantumatori meccanici)
(attenua circa 18 dB)
NORME UNI DI RIFERIMENTO
EN 352/1 CUFFIE - EN 352/2 INSERTI AURICOLARI
EN 352/3 CUFFIE PER ELMO – EN 352/4 CUFFIE ELETTRONICHE
EN 458 GUIDA ALLA SELEZIONE, USO, MANUTENZIONE DEL DPI
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ALCUNI ESEMPI DI PROTEZIONI ACUSTICHE
E TUTTE SONO IN CATEGORIA II
tamponi antirumore
con inserti / tarppi di
ricambio
Cuffia antirumore da 25
dB
E Cuffia con interfono
Combinato casco
con protezione
Inserto in genere monouso in
schiuma poliuretanico
(struttura autorigenerante
ossia si deforma per inserirlo e
poi riprende la forma del
condotto auricolare)
Coppia Inserto acustico con
cordino in gomma siliconica
anallergica e non irritante
lavabile e pertanto
riutilizzabili
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SISTEMA ANTICADUTA
CONFORME UNI EN 795 O 365 (requisiti generali per la
marcatura l’uso e le istruzioni); 361 (imbragatura del corpo);
363 (sistemi arresto caduta).
La Direttiva Europea e i D.L. nazionali 626/94 - 494/96 161/64 ora riuniti
nel D. Lgs. 81/2008 TITOLO IV Cap. II ART. 111 (in particolare art.
111.4) ecc prevede che i datori di lavoro oppure i gestori dei cantieri
forniscano equipaggiamenti di protezione anticaduta per le persone che
lavorano in quota (a partire da ca. 1,5 m).
NATURALMENTE PREDILIGERE ED UTILIZZARE
COMUNQUE DPC (dispositivi di protezione collettivi)
VA INTESO CHE UNA CINTURA ANCHE SE È UN DPI
HA SENSO SOLO SE SI DISPONE DI AGGANCI SICURI
E PRATICABILI (DPC)
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PROTEZIONE DELLE VIE RESPIRATORIE
I DPI a protezione delle vie respiratorie, detti anche
APVR, servono a proteggere da sostanze aeriformi
potenzialmente nocive (gas, polveri, vapori) e a
permettere la normale respirazione quando il livello
d'ossigeno è inferiore al valore-limite del 17%.
Si possono utilizzare tre tipologie:
•FACCIALI FILTRANTI (protegge naso e bocca non ermeticamente)
•SEMINASCHERE (con filtro)
•MASCHERE A PIENA FACCIA (con filtro)
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INQUINANTI PER LE VIE RESPIRATORIE
Polveri, Nebbie e Fumi
Con questi termini si intendono particelle
solide sospese nell’aria (quello che solitamente viene definito “particolato”).
Siamo in presenza di POLVERI
quando un materiale solido viene
scomposto in minuscoli frammenti. Naturalmente più fine è la
polvere, maggiore è il rischio per l’operatore.
Le NEBBIE sono minuscole gocce che si formano partendo
da materiali liquidi mediante processi di nebulizzazione e
condensazione, come per esempio la verniciatura a spruzzo.
I FUMI, infine, si formano quando un qualsiasi materiale allo stato
solido viene vaporizzato da un elevato calore: il vapore così
formato si raffredda molto velocemente e condensa in
particelle
finissime26
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GAS E VAPORI
In questo caso ci troviamo di fronte ad agenti contaminanti
che si comportano esattamente come l’aria e si vanno a
combinare con l’atmosfera circostante. Sono costituiti da
molecole così piccole da essere in grado di penetrare i filtri
dei facciali filtranti (non ermetici), pertanto si rende necessario
l’impiego di un filtro chimico, (come ad es. i filtri a carboni
attivi) delle semimaschere o delle maschere pieno facciale che
agiscono come una spugna nei confronti di gas o vapori.
Il tipo di rischio più comune è quello derivante da gas e vapori
organici (per esempio solventi, vernici, vernici a spruzzo ed adesivi).
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Valori limite (TLV)
I “TLV” sono i valori limite di esposizione elaborati dall’AIA
(Associazione degli Igienisti Americani), ed indicano :
“le concentrazioni massime delle sostanze disperse nell’aria
alle quali si ritiene che la maggior parte dei lavoratori possa
rimanere esposta ripetutamente senza alcun effetto negativo
per la salute”;
più il TLV è basso e più una sostanza è pericolosa, in quanto
basta una piccola quantità presente nell’ambiente di lavoro per
creare una situazione di rischio.
LE PROTEZIONI VANNO SCELTE dopo la valutazione del TIPO DI PRODOTTO e
(si ricava il TLV) e DALLA CONCENTRAZIONE PRESENTE NELL’AMBIENTE
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Per proteggersi da polveri nebbie e fumi si utilizzano i
facciali filtranti certificati secondo la normativa EN149,
dispositivi che utilizzano un metodo di filtrazione simile a quello di una
rete che cattura particelle che per la loro dimensione non passano attraverso
le maglie della rete stessa.
SI USANO QUANDO NON È RICHIESTA LA
ERMETICITÀ OSSIA CONTAMINANTI NON TOSSICI.
Si utilizzano generalmente FACCIALI FILTRANTI (es se il
TLV del prodotto contaminante e > di10 mg/mc )
•FFP1 se nell’ambiente il contaminante 10 - 40 mg/mc
•FFP2 se 40 – 100 mg/mc (aria più contaminata)
•FFP3 se 100 – 300 mg/mc (aria molto contaminata)
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PER VAPORI E VAPORI SI USANO
•semimaschere - norme di conformità EN140
garantisce l’ermeticità della bocca (ok gas e vapori)
A PIENO FACCIALE - norme di conformità EN136 protegge
bocca e occhi da agenti molto aggressivi
I FILTRI
Ricordarsi che i filtri :
1.Non si può utilizzare uno per tutti gli usi o sostanze
2.Hanno una data scadenza ed un tempo di utilizzo;
3.La conservazione influisce sulla data di scadenza
4.Una volta aperto, va utilizzato e se conservato possibilmente va
sigillato
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FILTRI ANTIGAS, ANTIPOLVERE E COMBINATI NORMALIZZATI
TIPO
A
B
E
K
P
COLORE
PROTEZIONE
MARRONE
Vapori organici
MARRONE
Idem + polveri, fumi e nebbie
GRIGIO
Gas e vapori inorganici, gas d’incendio
escluso CO
GRIGIO
Idem + polveri, fumi e nebbie
GIALLO
Anidride solforosa
GIALLO
Idem + anidride solforica, polveri, fumi e
nebbie
VERDE
Ammoniaca
VERDE
Idem + polveri, fumi e nebbie
BIANCO
Polveri fumi e nebbie
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CONSEGNA ED USO DPI
La consegna dei dispositivi di protezione
individuale deve essere accompagnata da:
•un atto formale (firma)
•uno informativo e formativo (es. il presente
corso).
Ossia si registra la consegna dei DPI al lavoratore e nel
contempo si procede ad informarlo sul perché si decide
l'utilizzo del mezzo di protezione, spiegando l'uso
corretto e la sua funzione in relazione ai rischi
evidenziati.
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