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L’antica Torre del Budda illuminato a Yingxian:
riparazioni del passato e prospettive di stabilizzazione
Beatrice MESSERI
La straordinaria longevità della
Torre del Budda illuminato in Cina
(poco meno di un millennio) senza
significative alterazioni, costituisce
una palese dimostrazione delle enormi possibilità di sopravvivenza delle
strutture e delle architetture di legno.
Ma la Torre ha valori intrinseci eccezionali quali la concezione architettonica, un vero e proprio prototipo
per le Torri circolari o poliedriche in
qualsivoglia materiale costruttivo, la
eccezionale altezza in rapporto al
complesso templare e agli edifici secondari che ne fanno parte ma anche alla sterminata pianura sulla
quale sorge; infine il sistematico impiego di svariati elementi e tecniche
costruttive che, nell’insieme, costituiscono una trattazione completa dell’architettura cinese del tempo.
Le problematiche di conservazione
del monumentale complesso devono
essere discusse in ambito internazionale considerandone l’enorme importanza e l’appartenenza all’intera
umanità.
Gennaro Tampone
La Torre Sakyamuni a forma di pagoda del monastero buddista di Fogong si fu costruita nel 1056 (sotto
la dinastia Liao 916-1125 d.C.) nella città di Yingxian nel nord della provincia dello Shanxi.
La Torre è una splendida struttura completamente di legno dell’altezza di circa 67 m, la più alta e la più
antica struttura di legno di questo tipo esistente in Cina e forse nel mondo. La Torre dal 1961 è entrata a
far parte di una lista di monumenti di pregio inseriti in un programma statale di salvaguardia, mentre al
momento non è ancora inserita nella “World Heritage List” dell’UNESCO.
In occasione della Conferenza Internazionale “Conservation of Historic Wooden Structures” avvenuta a
Firenze nel febbraio 2005 è stato presentata una relazione su tale argomento, dove è possibile approfondire l’aspetto storico e strutturale della Torre (Messeri, Tampone, 2005, op. cit.).
Parole chiave: Torre, pagoda, consolidamento.
DESCRIZIONE DELLA TORRE
Diversamente dal cambiamento che subì il nome
del tempio, la Pagoda al termine della sua costruzione invece acquisì subito il nome di Pagoda
Sakyamuni (Pagoda del Budda Illuminato) secondo i voleri dell’Imperatore Daozong, com’è riportato in una lapide all’interno del tempio (Yuanzhao
Zhong Wenjian Chen, 1986, op. cit.)
Più precisamente, per le deduzioni tratte da alcuni documenti del monaco Tian Hui (stilati in tardo periodo Ming), tale nome fu acquisito dalla Pagoda al momento in cui la statua del gigantesco Budda del
pianterreno venne collocata
nella sua posizione, quindi
sempre in epoca Liao.
Fig. 1 - Ricostruzione
ipotetica dell’aspetto
esterno della pagoda
al momento
della costruzione,
dinastia Liao
(907-1125)
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Sebbene vi siano teorie discordanti, la maggior
parte degli studiosi ritengono che, la costruzione
della Torre fu iniziata nel 1056 commissionata
dall’imperatore Daozong (1055-1101) della dinastia Liao in memoria del padre, che era morto
l’anno precedente. Probabilmente venne terminata nel 1093 (IV anno del regno di Minchang;
Yuanzhao Zhong Wenjian Chen, 1986, op. cit.) o
1095, secondo ipotesi differenti. In effetti, la teoria
dello studioso Chen Mingda che vuole l’anno di
costruzione della Pagoda ascrivibile tra il 936 e il
943 non è stata confermata dalle indagini scientifiche col metodo del C14 effettuate nel 1977 e
anche da uno studio più approfondito delle iscrizioni all’interno del complesso templare, nonché
dalla lettura attenta degli scritti del monaco Tian
Hui (Memorie di Tian cioè Tian Ji) risalenti all’epoca Ming.
La Pagoda è ubicata in una posizione prominente al centro del tempio e il suo asse nord-sud
è leggermente orientato verso sud di due gradi.
L’entrata principale della Torre ed anche del padiglione principale è rivolta a sud, com’era nella tradizione dell’architettura classica cinese.
La Torre presenta una pianta ottagonale con
diametro di circa 30 m che decresce con l’altezza. Quindi la misura del diametro del pianterreno
risulta circa la metà dell’altezza del corpo della
pagoda. Essa consta di cinque piani apparenti,
ma di fatto nove piani nella sua totalità se si considerano anche i mezzanini intermedi (pingzuo). I
cinque piani principali corrispondono ai sei livelli
di gronde visibili esternamente, infatti il pianterreno e il fujie hanno coperture differenziate.
La Pagoda si può considerare come un prototipo strutturale essendo costituita da due cilindri
coassiali vuoti nella parte del nucleo centrale, zona che è occupata da statue di Budda nei cinque
piani principali. I due cilindri sono composti da
due ottagoni di 24 colonne principali esternamente e 8 internamente in qualsiasi piano, ad esclusione del pianterreno dove si trova un porticato
aggiuntivo chiamato fujie. Sopra questo sistema
di colonne è posizionato un complesso sistema di
mensole (puzuo) e travi, tipico dell’architettura
classica cinese, che sorregge la copertura dei vari piani, senza che sia necessario l’utilizzo di nes-
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sun tipo di chiodi, ma solamente di un sistema di
incastri, che permette l’impiego di membri di piccole dimensioni.Sicuramente è di notevole importanza l’utilizzo di questo sistema a doppio anello,
come una versione rivista della più antica colonna centrale (Yuanzhao Zhong Wenjian Chen,
1986, op. cit.).
Tra i piani principali è stato posizionato il mezzanino strutturale come elemento di connessione e di
rinforzo dell’intera struttura dell’edificio. In particolare, ogni piano è costituito da un sistema strutturale specifico, che però è congiunto tramite una serie di travi sia alla base delle colonne che alla sommità dei sistemi mensolari con il piano inferiore e
con quello superiore. Inoltre per dare una maggiore stabilità, i due anelli di colonne sono tra loro
connessi con delle travi radiali. Le colonne sono
posizionate sullo stesso asse qualsiasi sia il piano
in questione, ma risultano leggermente rientrate
verso l’interno quelle del piano superiore rispetto a
quello inferiore. In più, le colonne dei vari piani, ma
forse in maniera più accentuata quelle dei mezzanini, presentano una leggera inclinazione verso la
parte interna, come spesso si ritrova nelle costruzioni cinesi medievali.
Certamente la scelta di un materiale come il legno di larice di ottima qualità, nel caso della Pagoda, ha contribuito alla durata nel tempo.
Tale metodo costruttivo ha permesso nei secoli
di poter rispondere adeguatamente alle esigenze
strutturali sia in fase statica che dinamica, visto il
numero cospicuo di terremoti nella zona.
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Questa particolare configurazione strutturale
viene paragonata anche a quella della spina vertebrale con la sovrapposizione dei dischi vertebrali che si alternano alla cartilagine, per poter
combinare nella stessa costruzione flessibilità e
resistenza (Lothar Ledderose, 2000, op. cit.).
Dalle misurazioni è ampiamente confermato l’obiettivo dei progettisti di voler raggiungere un elevato livello di standardizzazione, tale che probabilmente i pezzi eseguiti dovevano essere stati
eseguiti nella loro interezza in maniera prefabbricata e montati direttamente sul posto senza grosse modifiche sostanziali. Inoltre gli studi, in particolar modo di Chen Mingda, hanno portato ad individuare un’unità di misura minima, cioè un fen
che corrisponde a 1,7 cm nel caso della Pagoda.
Di fatto tutte le dimensioni degli elementi costitutivi in legno sono un multiplo di 1,7 cm, ad esempio l’altezza di un piano mediamente è 520 fen,
mentre l’ultimo misura 7/8 di 520 cioè 455 fen.
Nel caso dell’estensione delle gronde, questa decresce da 570 a 470 fen verso l’alto, ad intervalli
regolari di 25 fen.
Inoltre viene rispettato nella maggior parte delle
travi utilizzate il rapporto 3:2 per le dimensioni
della sezione, e in genere quella più utilizzata
corrisponde a 25,5 x 17 cm.
In definitiva, le misurazioni eseguite da Chen
Mingda hanno confermato l’utilizzo di certi canoni
costruttivi che sono riscontrabili nel famoso trattato
Yingzao Fashi (di epoca Song 960-1279), ma dovendo fare un confronto con altri edifici coevi sempre in legno ci sono talvolta meno relazioni con le
direttive espresse nel testo (Chen Mingda, 1980,
op. cit.). Nonostante ciò, la costruzione si configura
come un vero e proprio trattato del sapere costruttivo cinese antico e nel corso dei secoli successivi
è sempre stata un testo di riferimento fondamentale per lo studio dell’architettura cinese classica.
Fig. 2 - Individuazione cronologica
della parti strutturali della Torre
GLI INTERVENTI DI CONSOLIDAMENTO E LE
MODIFICHE INTERNE
I primi interventi risalgono al periodo 11651190 per alcuni studiosi e al 1191-1195 secondo
Chen Mingda. Quest’ultimo ricollega gl’interventi
ad una targa posta nella Pagoda e ad alcune annotazioni all’interno del documento Memorie di
Tian. In quest’occasione furono aggiunti dei pilastri a sezione rettangolare (in realtà gli angoli sono smussati) sotto il braccio huagong dei puzuo,
che sono accostati alle colonne dei piani principali dal I al IV, sia nell’anello esterno che nell’anello
interno (ad esclusione del IV dove è avvenuto solamente nell’anello interno). Questo provvedimento doveva prevenire il problema dello schiacciamento (ortogonalmente alle fibre di legno) della trave pupaifang, che oggi è diffuso soprattutto
ai piani inferiori. Durante i lavori vennero aggiunti
anche alcuni controventamenti di rinforzo nei
mezzanini e vennero chiuse le finestre dei piani
superiori, lasciando aperte solamente le porte rivolte verso i punti cardinali principali.
Si devono attendere molti anni prima che vengano effettuate delle opere sulla Torre, cioè fino al
1320 quando vennero eseguiti interventi impor-
* Tutti i disegni e le fotografie sono stati eseguiti da Beatrice Messeri dove non indicato diversamente
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Fig. 3 - Disegno del profilo originario
delle gronde della Pagoda secondo la
prima ipotesi
(disegno tratto da Chen Mingda, 1980,
Pagoda in legno della Contea Ying,
Beijing, Wenwu Chubanshe editore,
p. 25)
Fig. 4 - Interventi strutturali ed agli
elementi decorativi →
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tanti anche se non ben documentati. Non è certo
se la struttura fosse stata rinforzata prima del terribile terremoto del XIV secolo, oppure dopo a seguito dei danni subiti dal terremoto stesso. Infatti,
è probabile che un terribile terremoto, avvenuto
nella zona nel 1305, abbia recato dei danni anche
alla Torre. Questo fu solo il primo dei sette terremoti nella zona dal momento in cui venne costruita la Pagoda fino al XVI secolo.
Nel 1320, per un ordine imperiale la Pagoda
subì dei lavori di riparazione da parte di un certo
Aibo o forse Alipai; si trattò di lavori sicuramente
importanti, anche se non è certo sapere cosa veramente fu eseguito oltre alla ridipintura di tutte le
statue color oro. Per i lavori eseguiti durante il XIV
secolo non ci sono dati determinati sul periodo di
esecuzione, cioè prima o dopo il terribile terremoto, inoltre, come testimoniano certe iscrizioni, in
questo periodo il monastero cessò di ricevere il
patrocinio imperiale.
Successivamente dal 1320 al 1508, nell’arco di
più di 180 anni non furono eseguiti dei veri e propri interventi di consolidamento alla Torre, ma
semplicemente delle circoscritte opere di restauro superficiale, invece furono aggiunte degli edifici nel complesso templare, come la torre della
campana.
Nel 1508, magari anche a seguito del tornado del
1501 che devastò il monastero, vennero eseguiti
dei lavori molto importanti per il consolidamento
della struttura, con il posizionamento di alcune colonne al pianterreno in corrispondenza dei bracci
huagong (bracci a petalo) dei puzuo, l’ingrandimento dei muri in terra cruda sempre del pianterreno ed
il posizionamento di rinforzi nei mezzanini e nei muri in terra cruda dei piani superiori.
Nel 1517 vennero compiuti alcuni piccoli interventi di manutenzione alle strutture e alle sculture.
Nel 1579 fu effettuato un altro intervento di riparazione, grazie alla raccolta di fondi tra monaci e
abitanti locali. In quell’occasione fu anche eretta
una stele in bronzo nell’angolo sud-ovest del basamento. Quindici anni più tardi, furono aggiunti
leoni in bronzo davanti all’ingresso principale,
mentre nel 1622 fu installato l’orologio; quindi si
trattò di interventi molto contenuti.
Inoltre in epoca Ming (1368-1644) fu modificato il soffitto dell’anello esterno del pianterreno e
dell’ultimo piano e nel corso dei secoli vennero
chiuse le porte est ed ovest del pianterreno, sostituita la porta nord e ridotta la sporgenza delle
gronde con il taglio della parte deteriorata dei travicelli (feizi). Infatti, al momento dell’edificazione,
in epoca Liao, ci sono molte probabilità che fossero presenti le porte d’ingresso sui lati est ed
ovest del pianterreno, come si può constatare
dallo studio di edifici analoghi e da verifiche svolte sulla Torre stessa.
Intorno al 1720 (o per altri studiosi 1722) vennero compiuti dei lavori al basamento della Torre,
alla torre dell’orologio e del tamburo e venne costruito un nuovo muro intorno al complesso templare di 80 zhang(1 zhang=10 chi=3,20-3,30 m).
Ci sono molte probabilità che in quest’occasione
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il basamento avesse subito degli interventi ragguardevoli, ancora oggi riscontrabili dall’osservazione della tessitura della muratura, mentre le torri dell’orologio e del tamburo furono rialzate di 5
chi(1 chi=32-33 cm). Inoltre vennero edificate anche le Sale della Meditazione e le Sale per i visitatori.
Questi cambiamenti all’interno del complesso
templare furono sicuramente di grossa entità se
si considera il numero cospicuo di targhe apposte
in vari punti del tempio per testimoniare l’avvenimento.
Inoltre, durante il XVIII ed il XIX secolo vennero
compiuti dei lavori soprattutto ai dipinti ed alle
statue buddiste, tra cui le opere di restauro degli
affreschi e la ritinteggiatura delle pareti dei vari
piani del 1866, indicata come un’opera consistente, di cui si ha testimonianza da alcune iscrizioni
sotto le travi-gronda e da un’iscrizione su una targa.
Dopo i bombardamenti dei giapponesi del 1926
la Pagoda riportò gravi danni, cui successero interventi di ripristino al pinnacolo e altri interventi
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circoscritti alle parti direttamente danneggiate. Il
restauro del pinnacolo richiese un investimento di
circa 1219,5 yuan, che fu finanziato da una serie
di benefattori, poi vennero eseguite alcune riparazioni superficiali, limitate ai tetti e alla cima della
Pagoda e probabilmente anche ad alcuni dougong (altro termine per indicare il sistema mensolare), ossia le parti maggiormente coinvolte in
questi attacchi bellici, mentre le travi ed altre parti
strutturali dell’edificio non sembra siano state minimamente interessate.
Questo del 1928-1929 è comunque l’intervento
più importante dopo quello del 1866.
I terremoti del 1953, 1966, 1968, 1969 non
crearono danni di grande rilievo, come invece
successe per quello del 1989, cui necessariamente seguirono degli interventi di consolidamento.
Il cambiamento maggiore dell’aspetto esteriore
della Torre avvenne nel XX secolo, infatti al posto
dei muri in terra cruda dei piani superiori vennero
posizionate delle porte a graticcio, sia sui lati diritti che obliqui. Questo intervento unito al terribile
terremoto del 1989 compromise la stabilità della
Torre, la quale, oggi, presenta un rimarchevole attorcigliamento su se stessa.
Nella II metà del XX secolo, per poter contrastare l’inclinazione delle colonne del I piano verso
l’interno furono posti dei rinforzi triangolari.
Anche le statue hanno subito varie ridipinture,
sostituzioni e rimozioni di alcune parti, infatti con
molta probabilità durante il restauro degli anni ’70
furono rimossi gli schienali dei troni e reintegrate le
mani e braccia mancanti nelle statue dei vari piani.
Negli anni ’70, mentre venivano restaurate le
statue dei Budda furono ritrovati alcuni artefatti,
che si sono rivelati una testimonianza decisamente significativa per capire l’iconografia di tutta
la Pagoda.
La sequenza delle statue ai vari piani fu concepita come un grande mandala scultoreo nello
spazio centrale dell’edificio, cioè una sorta di pilastro ideale che unisce il cielo e la terra, ed ebbe
notevole importanza il posizionamento di un “tesoro” all’interno di questo diagramma sacro, cioè
all’interno del Budda del III piano. La scoperta
che nel 1974, durante alcuni lavori di manutenzione, portò ad individuare una cavità nella statua
pare di particolare importanza anche per il ritrovamento di una stampa realizzata con blocchi di
legno colorati a mano raffigurante il Budda Tejaprabha che sottomette i nove astri (risalente al
1000 Gridley Marilyn Leidig, 1998-1999, op. cit.).
Il gruppo di studio che stava eseguendo i lavori
di conservazione delle statue, trovò la stampa in
una cavità di un pilastro centrale di legno, chiamato zhong zhu, all’interno del torso del Budda.
All’altezza del cuore c’era una concavità (detta ao
cao) disegnata con il compito specifico di poter
contenere i sette tesori (che in questo caso erano
oggetti fatti di ambra, oro, bronzo, argento, cristallo, legno e terracotta) e preziose reliquie. Sotto
questa concavità, erano collocati i sutra (rotoli di
preghiere) di epoca Liao, dipinti e stampe. La
stampa di Tejaprabha era posta nella zona del
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petto. Il materiale conservato nella cavità verticale era disposto in maniera ordinata e dagli esami
effettuati con la tecnica del C14 risalirebbe al periodo Liao intorno al 1110-1125, mentre gli oggetti presenti nella cavità orizzontale all’altezza delle
ginocchia erano messi alla rinfusa, forse perché
nei secoli la torre ha subito alcuni saccheggi.
Per quanto riguarda le cupole interne, sembra
che un ideale progetto iniziale con queste presenti
a tutti i piani non sia mai stato compiuto, infatti ad
oggi la tipica copertura a lacunari chiamata zaojing
nella zona centrale e la copertura a traliccio semplice (ping’an) si trovano solamente al pianterreno
e all’ultimo piano. Per il soffitto con cupola dell’anello interno del piano terra furono utilizzati degli
elementi costituiti da travicelli a sezione quadrata
(fangchuan pindou) e decorazioni del tipo liu chu
wen (pattern reticolato con sei figure geometriche
ripetute all’infinito). Si tratta di una modalità analoga a quella adottata nel padiglione Guanyin a
Jixian, dunque dovrebbe trattarsi di un’opera originale. Per quanto riguarda il soffitto a pannelli decorati (ping qi) dell’anello esterno (pianterreno), si capisce dalle decorazioni che si tratta di un’opera
della dinastia Ming. Infatti, facendo riferimento
sempre al padiglione Guanyin, nell’anello esterno
ci sarebbe, invece dovuto essere un soffitto a graticcio semplice (ping’an), che meglio sarebbe stato
abbinato al soffitto a lacunari con cupola dell’anello
interno. La cupola dell’anello interno del quarto
piano, è limitata dalla trave da sei travicelli (liu
chuanfu), perciò sembrerebbe essere un’opera originale. Però sia gli affreschi sulle tavole sovrapposte (beiban) che quelli sul soffitto a pannelli decorati (ping qi) esterno rispetto alla cupola (zaojing),
risultano completamente diversi da quelli presenti
nel soffitto del piano terra, quindi deve trattarsi di
un intervento successivo. Dunque, probabilmente
anche qui all’inizio fu posto un soffitto a cupola costituito da elementi accostati (pindou zaojing) circondato da un soffitto a graticcio semplice, ossia
esattamente lo stesso stile del piano terra.
Non vi sono tracce che attestino che anche nel
primo, secondo e terzo piano vi fosse inizialmente un soffitto a lacunari con graticcio semplice
con cupola (ping’an zao jing) nell’anello interno,
come nel piano terra. Infatti, al piano terra, il soffitto a lacunari con cupola (zaojing) fu installato in
modo tale da occupare tutta la superficie dell’anello interno, e risultare proporzionato rispetto all’altezza ed alle dimensioni delle statue del piano
terra. Mentre per gli altri piani, una struttura analoga avrebbe dato un senso di vuoto. Dall’analisi
delle relative tavole, si ritiene che qualora vi fosse
stato un soffitto a lacunari con cupola in questi tre
piani, si sarebbe dovuto trattare probabilmente di
una struttura a forma di carattere “pozzo”( # ) ottenuta da travi semplici (su fang) sul puzuo intercolumnare aggiunto (bujian puzuo) dei quattro lati obliqui dell’anello interno di ogni piano. Successivamente su questa struttura a forma di carattere “pozzo” si sarebbe dovuto realizzare un soffitto
ottagonale, utilizzando delle controventature (sui
ban fang), e poi con l’ausilio di elementi strutturali
del tipo yangma (trave che forma una cornice angolare nel soffitto a lacunari) si sarebbe potuto
costruire la cupola.
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Fig. 5 - Rinforzi triangolari al I piano
Fig. 6-7 - Sostituzione di una parte
deteriorata della colonna del II piano
e del p.t.
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Per quanto riguarda la recinzione (chazi), che si
trova attualmente tra le colonne dell’anello interno
dal primo al quarto piano, si tratta dell’unico esempio nell’architettura della dinastia Liao, e per mancanza di testimonianze di alcun tipo, è impossibile
affermare se si tratti realmente di una struttura prevista sin dal progetto iniziale. Comunque, la recinzione in sé risale ad epoche successive. Per quanto
riguarda le palizzate dal primo al terzo piano, come
pure quella lungo il lato sud del quarto piano, per
ogni lato, vennero utilizzati dei pilastri divisori
(qianzhu), in modo da creare così tre jian (campate), ad eccezione del lato nord del primo piano, ove
vi è un jian in più. Si tratta probabilmente di una
struttura originaria. Su questi pilastri vi è un cuscino
a forma di fiore di loto (heye dun), che sicuramente
risale ad epoche successive. Per gli altri lati del
quarto piano, invece, dei pilastri centrali (xinzhu) dividono il lato in due jian. E’ difficile però affermare
se si tratti o meno di una modifica successiva.
In definitiva, gli interventi più importanti furono
realizzati nel 1191-1195, 1320, 1508, 1722,
1866, 1928-1929 per poi arrivare agli ultimi del
XX secolo che hanno completamente cambiato la
stabilità della Torre. Si può osservare che l’effettuazione dei lavori è avvenuta con una media di
circa 150 anni, una cadenza per lo studioso Chen
Mingda connessa spesso a lavori di riparazione
realizzati a seguito di alcuni eventi sismici.
STATO ATTUALE: CONSIDERAZIONI SUGLI
INTERVENTI DI CONSOLIDAMENTO
Nel suo lungo periodo di vita la Pagoda ha subito
talmente tante calamità che ad oggi alcune tracce
tangibili sono facilmente avvertibili. Oltre ai bombardamenti, ha dovuto superare diversi terremoti,
guerre e resistere di fronte al normale fenomeno di
degrado della struttura dovuto alla vetustà e alle avversità atmosferiche, oltre che alle conseguenze di
alcuni interventi di restauro, poco oculati, avvenuti
nel tempo.
In un sintetico resoconto (del 2000), recuperato
nel Centro per la Conservazione dei Monumenti e
Siti Antichi, vengono individuate una serie di problematiche dell’edificio, sicuramente da approfondire.
Dal 1991, la struttura ha ricevuto una serie di sopralluoghi per poter indagare il suo stato attuale di
conservazione, la datazione al radiocarbonio di alcune parti, in relazione a questi è stato stilato un
breve rapporto.
Nel corso dei secoli, si può constatare che, la
maggior parte degli interventi di consolidamento
sono stati effettuati nell’ottica di dover rinforzare
la membratura portante di legno, quindi piuttosto
che molte sostituzioni (se si escludono alcune
modifiche ai muri in terra cruda del pianterreno
ed il grosso intervento di sostituzione con le porte ai vari piani) è stato preferito aggiungere degli
elementi strutturali ad esempio nel mezzanino
(membrature poste nell’anello interno e esterno)
ed anche dei pilastri di piccole dimensioni accanto alle colonne dell’anello interno ed esterno
di ogni piano; secondo le datazioni al radiocarbonio si ha la conferma che sono interventi di
poco posteriori alla sua realizzazione.
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Oltre a queste strutture aggiunte, che erano
state poste per aumentare la resistenza strutturale, si possono individuare anche altri rinforzi, applicati nella seconda metà del XX secolo al I piano. Infatti, l’inclinazione preoccupante delle colonne e dei relativi pilastri accostati dell’anello interno sul lato sud-ovest hanno indotto a posizionarvi
due strutture di forma triangolare in legno strettamente connesse con cerchiature metalliche alle
colonne. Queste dovrebbero bloccare la costante
inclinazione verso l’interno delle relative membrature verticali.
Alle strutture verticali, si possono notare alcuni
interventi di sostituzione della parte ammalorata,
o forse precedentemente demolita delle colonne,
con l’inserimento di legno della stessa specie e
con caratteristiche analoghe per quanto riguarda
il tipo di fibratura.
Sempre alle membrature verticali sono state
apposte in vari punti cerchiature ed anche delle
sverzature per rispondere alle varie esigenze.
Nell’ambito di alcune strutture orizzontali, sono
stati effettuati interventi di rinforzo con l’aumento
della sezione della trave talvolta e l’apposizione
di alcuni rinforzi metallici come nel caso di quella
sopra la cupola del pianterreno.
Per quanto concerne altre membrature orizzontali, un tipo di intervento di rilievo è stato riservato
ad alcune travi orizzontali portanti, dove lo stato
di conservazione particolarmente degradato deve
Fig. 8-9-10 - Cerchiature
delle colonne al I piano,
al mezzanino
ed al pianterreno
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aver condotto all’estremo intervento della sostituzione della parte ammalorata.
Sono stati eseguiti anche altri tipi d’intervento di
un certo rilievo, soprattutto ai bracci mensolari dei
puzuo del II piano sul lato sud. A seguito dei bombardamenti giapponesi del 1926, i puzuo dell’anello esterno sono rimasti gravemente danneggiati, quindi sono state operate diverse sostituzioni dei bracci (gong), rinforzati da staffe regolabili.
Fig. 11 - Trave radiale portante con
sostituzione della zona ammalorata
con un pezzo di legno nuovo
STATO ATTUALE: DISSESTI TIPOLOGICI
Gli studi di Chen Mingda evidenziavano una serie di dissesti locali cui si deve aggiungere alcuni
problemi come lo schiacciamento dei puzuo dei
piani inferiori e l’attorcigliamento della Torre su se
stessa.
Per quanto riguarda la struttura di legno, si
può facilmente constatare un evidente torsione
del corpo della Torre verso nord-est (addirittura
di 0.525 m in direzione nord-est) ed inoltre le
colonne dell’anello interno ed esterno del lato
sud-ovest del I piano sono inclinate di 1/10 rispetto alla loro altezza totale. Secondo il Centro
di Conservazione per i Monumenti e i Siti cine-
Fig. 12-13 - Gong dei puzuo sostituiti
ed applicazione di staffe
Fig. 14 - Spaccato assonometrico
con l’indicazione
delle degradazioni strutturali,
difetti e
degradazioni biotiche
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Fig. 15 - Anomala inclinazione delle
strutture verticali dell’anello esterno
del I piano
Fig. 16-17 - Fessurazioni alla base
della colonna del II piano ed ai
montanti dell’anello interno del I
piano
Fig. 18 - Schiacciamento delle travi
pupaifang in corrispondenza del
puzuo e fessurazione al colletto
superiore della colonna (pI)
Fig. 19 - Rottura di una trave di
collegamento nell’anello interno del I
piano
se, la causa principale è stata quella dei bombardamenti, ma c’è da ritenere che le scosse
telluriche e l’intervento di sostituzione dei muri
con le porte di legno abbia notevolmente peggiorato una situazione già compromessa.
Com’è stato analizzato, per il problema dell’inclinazione delle strutture verticali nell’anello interno del I piano sono stati già collocati dei
rinforzi di legno dalla forma triangolare.
Indagando ulteriormente, si possono accertare alcuni dissesti tipologici alle singole membrature come una serie di fessurazioni alle membrature verticali e orizzontali (tra cui s’intende la
travatura principale e i bracci mensolari dei puzuo), talvolta fino a giungere alla rottura, lo
schiacciamento delle travi pupaifang poste tra i
puzuo, oltre che altre problematiche dovute a
degradazioni biotiche.
Nel primo caso, è stato possibile constatare
che, alcune membrature verticali, come le colonne e anche alcuni dei pilastri verticali ad esse vicini, presentano delle fessurazioni talvolta profonde e talvolta diffuse, dove non ci si può esimere
dal dover intervenire in tempi rapidi.
In particolare, si può notare che vi è la presenza di membrature verticali dove si evidenzia lo
scorrimento degli strati del legno e di alcuni difetti
come nodi.
Per quanto riguarda le membrature orizzontali, si possono accertare dei problemi di grossa
entità soprattutto in corrispondenza del punto
d’incontro tra le travi pupaifang ed il puzuo, so-
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pra la colonna; questo fenomeno è diffuso soprattutto al pianterreno (anello interno), primo,
in parte minore al secondo piano e nei relativi
mezzanini della Torre.
A causa del carico che grava in questo punto
anche nel colletto superiore della colonna si possono riscontrare delle fessurazioni. Le membrature intorno al puzuo schiacciato presentano delle
lievi inflessioni.
Il caso in esame è riconducibile alla compressione di una trave in senso perpendicolare alla
sua fibratura. Visto che nel corso dei secoli, il carico che è gravato in quel punto è stato continuo e
di una certa entità, col tempo, le fibre del legno si
sono talmente compresse da spezzarsi nei casi
più gravi.
Anche alcune travi passanti nella parte superiore dei sistemi mensolari presentano delle rotture,
come il caso emblematico nell’anello interno del I
piano dove si può vedere una rottura fibrosa del
della trave, ormai consolidata.
Sempre trattando lo stesso soggetto, è possibile riscontare un fenomeno piuttosto particolare di
degrado strutturale, con la rottura di alcune membrature orizzontali, delaminazione per vetustà
della trave sottostante e manifestazione di attacchi da insetti entomatici.
Proseguendo la disamina delle membrature
orizzontali, si possono notare alcune inflessioni di
travi poste nella parte superiore dei muri in terra
cruda del mezzanino tra il pianterreno ed il I piano ed in alcuni rari casi in corrispondenza della
campata centrale dell’anello esterno.
Oltre queste problematiche sono riscontrabili
alcune fessurazioni anche passanti ai bracci
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mensolari dei puzuo, ed altre da ritiro alle travi
portanti radiali di alcuni piani.
Alcuni danni causati all’edificio hanno rotto il naturale equilibrio strutturale dell’edificio e ne consegue che altre membrature vicine alle parti danneggiate sono state sovraccaricate. Per questa ragione
si ravvisa la necessità di rapidi interventi di consolidamento. In effetti, nonostante l’ottimo materiale da
costruzione impiegato e quindi le buone capacità
statiche, anche la vetustà del legname ha influito
sul decadimento dello stato di conservazione. Alcune fessurazioni ed alcune rotture su colonne portanti, travi e sistemi mensolari stanno evolvendo,
tanto da ingrandirsi e da diventare più preoccupanti. Alcune di fessurazioni sono in parte iniziate da alcuni punti deboli come una fibratura irregolare del
legno e dai nodi e poi si sono ampliate.
Inoltre, non va sottovalutata l’esposizione agli
agenti atmosferici della struttura in legno, in particolare delle gronde, che già nel corso della vita
della Torre hanno subito delle mutilazioni soprattutto ai travicelli volanti, detti feizi. La pioggia, il
sole, il vento ed anche a fenomeni di gelo e disgelo delle parti strutturali relative alle gronde
hanno leggermente eroso la parte più esposta,
che forse non ha neanche ricevuto una manutenzione costante nel tempo.
Vista le differenti problematiche riscontrabili, gli
interventi nella Torre necessitano delle specificità
diverse a seconda dei casi presi in considerazione.
PROSPETTIVE DI CONSERVAZIONE
IL COMPLESSO TEMPLARE
Per la conservazione di un edificio così antico e
così straordinario nella sua complessità si dovrebbe tener di conto non solamente del Monumento ma anche del contesto in cui è inserito.
Il Tempio Fogong nel corso dei secoli ha subito
delle trasformazioni considerevoli, ed il suo
aspetto originario è cambiato notevolmente, l’unico edificio che non è stato coinvolto con cambiamenti definitivi, che ne hanno compromesso l’autenticità, è proprio la Pagoda Sakyamuni. Allo stato attuale però sarebbe auspicabile che non si
prendesse in considerazione solo la Torre, ma la
Torre in quanto inserita in un complesso templare
ed in rapporto con un contesto urbano, considerando tutti gli aspetti connessi a questo punto di
vista. Certamente la distruzione di tutti gli edifici
del Tempio nel suo aspetto originario, poi ricostruiti nell’arco di diversi secoli è derivata da una
serie di eventi storici, che nell’arco di quasi mille
anni sono accaduti, come guerre, terremoti ed in
parte anche da esigenze differenti che si sono
manifestate. A conferma di ciò si può notare come in occasione di una guerra spesso è stata ritrovata della documentazione che racconta della
distruzione di una parte del tempio. Poi nelle storie dinastiche o in alcune placche all’interno del
tempio è stato possibile rilevare che furono effettuati dei lavori di ricostruzione; il Padiglione dell’ingresso principale appartiene al XX secolo, le
Torri dell’Orologio e del Tamburo sono di epoca
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Qing ed il palazzo Da Dian, nella parte posteriore
del tempio, risale anch’esso all’epoca Qing. Come si può constatare da piante dell’epoca, oltre
questi edifici importanti nella prima metà del XX
secolo, vi erano sicuramente altri edifici minori a
un piano disposti nella parte anteriore del tempio
sui due lati dell’asse centrale, che sono stati demoliti, forse a causa della guerra, o forse anche
per il sopraggiungere di esigenze differenti nella
gestione del tempio, che forse non escludono la
volontà di riportare il complesso templare al suo
aspetto antico. Questo fenomeno, da uno studio
sugli interventi di restauro svolti in altri complessi
monumentali, pare sia stata una pratica adottata
almeno per un certo periodo in Cina, infatti veniva
protetto e salvaguardato soprattutto l’edificio più
importante e in misura minore gli altri secondari
intorno.
Quindi, sarebbe auspicabile che venisse primariamente salvaguardato tutto il complesso templare nel suo insieme, pensando di poter creare
una vera e propria zona urbanisticamente da rivalutare insieme al vicino tempio Jingtu, anch’esso
un esempio eminente di architettura di legno antica, soprattutto per la lavorazione del suo soffitto a
cupola zaojing, anche se si tratta di un edificio di
dimensioni decisamente molto inferiori alla Torre
Sakyamuni.
Negli strumenti urbanistici locali si potrebbe
pensare ad inserire qualche vincolo per evitare
che si potesse realizzare una nuova edificazione
selvaggia (magari con edifici particolarmente elevati) e che si potessero evitare episodi simili a
quelli accaduti. In questo caso, il riferimento è alla
strada commerciale, che conduce dall’arteria
principale est-ovest alla Torre. L’iniziativa di costruire questa strada affiancata da negozi, i quali
vendono vari articoli commerciali (che non sono
assolutamente connessi alla Torre), pare sia direttamente partita dalle Autorità locali. Talvolta, le
Contee o le Province prendono delle decisioni diverse da quelle derivate dall’Autorità Centrale di
Pechino, mossi da ragioni economiche, sociali o
politiche contrastanti. Può accadere che l’Amministrazione locale aggiri le disposizioni generali,
senza mettere al corrente nei dettagli tutti gli organi superiori preposti, come in questo caso.
D’altra parte, alcune volte, le Autorità di Controllo
del Governo Centrale risultano disarmate difronte
ad un paese così vasto, dove i funzionari statali
risultano spesso in numero esiguo per vigilare
tutto quello che avviene.
Nello specifico della Torre e del complesso tem-
Fig. 20 - Pianta del complesso
templare Fogong si, stato attuale
Fig. 21 - La strada che conduce alla
Torre
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plare Fogong, si potrebbe pensare, più che altro
ad una semplice risistemazione dell’esistente, rimovendo ad esempio alcuni materiali impropri
accumulati in alcuni angoli del tempio e pensando di curare maggiorente il giardino ed i cortili
presenti al suo interno. Certo oltre a evitare la
possibile demolizione degli edifici esistenti sarebbe auspicabile anche la nuova costruzione, quindi il mantenimento dello stato attuale del complesso, che risulta ben equilibrato. Anche le Torri
dell’Orologio e del Tamburo necessiterebbero degli interventi di consolidamento della struttura lignea di misura molto inferiore rispetto alla Pagoda.
GLI INTERVENTI DI CONSOLIDAMENTO
DELLA TORRE
Dalle indagini sullo stato di conservazione della
Torre è stata constatata la presenza di alcuni problemi strutturali da risolvere, al fine di poter fermare o rallentare l’avanzare del degrado in corso.
Alcuni studiosi hanno proposto uno smontaggio
ed un rimontaggio totale o parziale della carpenteria lignea della Torre, con l’effettuazione delle dovute sostituzioni. In realtà lo smontaggio è una pratica quasi sempre deprecabile e analizzando la
Pagoda nella sua totalità non si ritiene necessario
arrivare a tale scelta. Solo in alcuni casi ben studiati si può pensare come intervento limite, quello
di poter smontare completamente tutto l’edificio.
Nello smontaggio della Torre andrebbero perdute
una serie di testimonianze ed in parte l’originalità
della struttura e, ciò che è fondamentale ribadire, si
tratterebbe di un intervento immotivato.
Nel resoconto cinese (del 2000), di cui ho riferito precedentemente, vengono valutati tre tipi d’intervento:
– il rinforzo dei componenti strutturali originali
per riparare ed aumentare la loro resistenza e durata;
– la sostituzione delle parti danneggiate con alcune nuove;
– il parziale restauro, con l’introduzione di componenti strutturali di rinforzo per aumentare la resistenza di quelli che l’hanno perduta e quindi la
conseguente riduzione del carico che grava su di
loro.
Il primo è quello che viene ritenuto il più idoneo
ed anche in linea con i principi internazionali in
materia della conservazione del patrimonio architettonico, anche se vengono ravvisati diversi
ostacoli in merito.
Il secondo è reputato il più semplice e conveniente, ma effettivamente, secondo i tecnici cinesi, non
è detto che assicuri un’interazione adeguata delle
strutture antiche con quelle nuove, anzi potrebbe
causare delle complicazioni in futuro.
Mentre la terza strada viene individuata come
la più praticabile, anche se è da valutare bene il
bilanciamento totale dei carichi dell’edificio, in
considerazione del fatto che diminuendo i carichi
in certe zone si deve evitare di appesantirne altre,
innescando dei meccanismi deformativi non voluti nell’ottica di un lungo lasso di tempo.
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La preoccupazione maggiore dei tecnici cinesi
è quella che la situazione strutturale della Pagoda risulta compromessa come mai prima d’ora e
che in condizioni normali non ci dovrebbero essere problemi, ma in caso di eventi straordinari, come sismi, si potrebbe compromettere gravemente
la stabilità della Torre.
Dalle indagini effettuate, in effetti si deve pensare realmente ad un consolidamento del Monumento, che però non contempli sicuramente la
sostituzione di parti lignee, e che trovi un compromesso tra la prima e la terza tipologia d’interventi
proposti dai tecnici cinesi.
La prima operazione da fare dovrebbe essere
quella di consolidare le membrature lignee degradate con interventi puntuali e solo successivamente impiantarvi un sistema di controventamenti, atto a poter contrastare l’attorcigliamento della
Torre.
Nei casi delle membrature verticali con fessurazioni particolarmente profonde si dovrebbe provvedere con delle cerchiature sia sul colletto superiore o inferiore per contenere quella parte della
colonna, che nella zona centrale per impedirne la
dilatazione causata dei carichi longitudinali.
L’inclinazione di alcune colonne collocate soprattutto al I ed al secondo piano è stata in parte
già risolta con i rinforzi triangolari di legno, ma
qualora se ne ravvisasse la necessità si dovrebbe
pensare ad incrementare alcuni controventamenti
appositamente studiati.
Le cerchiature dovrebbero essere realizzate
con un nastro metallico forato, essere adeguatamente distaccate dalle colonne, tramite degli appositi distanziatori ed essere munite di un sistema di regolazione.
Per le membrature orizzontali dovrebbero essere predisposte, anche in questo caso delle cerchiature con delle staffe, laddove se ne riscontrasse la necessità ed una stabilizzazione degli
appoggi nel caso di alcune travi del mezzanino
tra il pianterreno ed il I piano.
Inoltre, un importante intervento dovrebbe riguardare i puzuo sottoposti a schiacciamento con
l’apposizione di dispositivi metallici ad elle appositamente studiati ed applicati sulla colonna sottostante.
Per quanto riguarda l’inflessione di alcune travi
la situazione non pare preoccupante, infatti nella
maggior parte dei casi tale situazione si verifica in
corrispondenza delle travi poste superiormente ai
muri in terra cruda, spesso nel mezzanino tra il
pianterreno ed il I piano, dove il muro nel tempo è
riuscito efficacemente a bloccarne il suo sviluppo.
In ogni caso laddove fosse necessario sarebbero
da prevedere delle centinature.
Vi è inoltre la presenza di molte fessurazioni
nelle travi portanti dell’edificio, che però essendo
di tipo longitudinale, sono ascrivibili a tipiche fessurazioni da ritiro.
Per quanto concerne gli sporadici casi di rotture
di travi orizzontali, si è potuto constatare che sono ubicate su travi di collegamento dell’ossatura
orizzontale. Questa collocazione permette di evitare la necessità di intervenire drasticamente con
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una sostituzione della parte rovinata, infatti sia
superiormente che inferiormente c’è la presenza
di altre travi orizzontali, che possono comunque
svolgere il loro ruolo. Solo nel caso in cui se ne riscontrasse un’estrema necessità si dovrebbe
pensare ad un intervento di ripristino tramite le
tecniche di restauro usate in Cina, con la rimozione della parte rovinata.
Nel caso più grave, dove si constata una la delaminazione (fatto raro, che nel caso di architetture molto antiche si può verificare) della travatura
orizzontale inferiore e la presenza di deterioramenti biotici sulla travatura orizzontale intermedia, si è pensato di intervenire con una ripulitura
della zona e la rimozione delle cause del degrado. Anche in questo caso non è prevista una sostituzione delle travi rovinate, perché è stato constatato che, sia nella parte inferiore con la trave
pupaifang e la trave lan’e, che nella parte più elevata con le travi ancora non compromesse, è assicurato il collegamento. Quindi anche per questo
caso dovrebbe essere ipotizzata la possibilità di
dover sostituire la parte degradata, solo in ultima
ipotesi, ed eventuali ripristini dovrebbero essere
eseguiti con le tecniche tradizionali.
Invece per quanto concerne il problema dell’attorcigliamento della struttura è stato previsto un
rinforzo tramite dei controventamenti delle porte
laterali di tutte le campate dei piani principali. Il
controventamento potrebbe essere realizzato in
due diverse maniere, cioè con un telaio di legno
oppure con dei cavi in acciaio, dopo uno studio
accurato delle membrature in cui va collocato. Per
il telaio di legno sono ipotizzabili agli angoli dei dispositivi di smorzamento, nel caso di un’eventuale scossa sismica. Questi dispositivi potrebbero
essere essenzialmente di due tipi: molle piatte,
circolari o in alternativa shock absorber, adeguatamente disegnati e dimensionati al caso. Ci sono
già in commercio dei dispositivi di smorzamento
di grandi dimensioni di produzione in Italia, da poter impiegare in dimensioni ridotte, oppure potrebbe essere adottato un sistema studiato da un
gruppo di giapponesi per problemi analoghi.
Un’altra proposta è quella di poter eseguire dei
controventamenti nella maglia interna delle porte
con dei cavi in acciaio forniti di tenditori nella parte centrale, applicati con viti ad anello (golfare)
oppure con una forcella con vite filettata alla colonna. Le asole terminali dei cavi in acciaio dovrebbero avere un’anima metallica. Sia nel primo
che nel secondo caso si dovrebbero collegare i
controventamenti o i telai con un sistema di cavi
in acciaio sia in orizzontale che in verticale a formare una maglia di controventamenti su tutto l’edificio, con l’apposizione di tenditori in punti strategici. Queste indicazioni progettuali dovrebbero
risolvere i problemi di resistenza delle membrature e quelli di instabilità generale della Torre.
Questa è una possibile proposta per la conservazione del Monumento. Comunque, sarebbe auspicabile che fossero presi dei provvedimenti da
parte delle Autorità cinesi in tempi rapidi, affinché, con un oculato ed efficace programma di
conservazione, si possa tramandare nel tempo
questa preziosa testimonianza del passato.
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Dispositivo di smorzamento sismico
Comportamento di una struttura in legno senza e con dispositivo
antisismico
Fig. 22-23 - (Immagini tratte da: Kobayashi Hirohide Katigara Kenichi Masuda Yoko Kobayashi Masami,
Seismic Retrofit for Japanese Traditional wooden Frames Application of Visco-elastic Dampers to
Traditional Residence, 2005, in International Conference on the Conservation of the Ancient Wooden
Structures. Proceedings (edited by Gennaro Tampone), Florence: Collegio degli Ingegneri della Toscana, II
vol., pp.423-428)
Fig. 24 - Schema dei
controventamenti da realizzare nella
parte interna della struttura
Beatrice MESSERI, nata nel ’71 a
Firenze, si è laureata Architetto
presso la Facoltà di Architettura dell’Università fiorentina, si occupa
principalmente di conservazione di
Beni Architettonici e strutture lignee.
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