Boll.Ing. n.12 6-03-2006 14:40 Pagina 11 L’antica Torre del Budda illuminato a Yingxian: riparazioni del passato e prospettive di stabilizzazione Beatrice MESSERI La straordinaria longevità della Torre del Budda illuminato in Cina (poco meno di un millennio) senza significative alterazioni, costituisce una palese dimostrazione delle enormi possibilità di sopravvivenza delle strutture e delle architetture di legno. Ma la Torre ha valori intrinseci eccezionali quali la concezione architettonica, un vero e proprio prototipo per le Torri circolari o poliedriche in qualsivoglia materiale costruttivo, la eccezionale altezza in rapporto al complesso templare e agli edifici secondari che ne fanno parte ma anche alla sterminata pianura sulla quale sorge; infine il sistematico impiego di svariati elementi e tecniche costruttive che, nell’insieme, costituiscono una trattazione completa dell’architettura cinese del tempo. Le problematiche di conservazione del monumentale complesso devono essere discusse in ambito internazionale considerandone l’enorme importanza e l’appartenenza all’intera umanità. Gennaro Tampone La Torre Sakyamuni a forma di pagoda del monastero buddista di Fogong si fu costruita nel 1056 (sotto la dinastia Liao 916-1125 d.C.) nella città di Yingxian nel nord della provincia dello Shanxi. La Torre è una splendida struttura completamente di legno dell’altezza di circa 67 m, la più alta e la più antica struttura di legno di questo tipo esistente in Cina e forse nel mondo. La Torre dal 1961 è entrata a far parte di una lista di monumenti di pregio inseriti in un programma statale di salvaguardia, mentre al momento non è ancora inserita nella “World Heritage List” dell’UNESCO. In occasione della Conferenza Internazionale “Conservation of Historic Wooden Structures” avvenuta a Firenze nel febbraio 2005 è stato presentata una relazione su tale argomento, dove è possibile approfondire l’aspetto storico e strutturale della Torre (Messeri, Tampone, 2005, op. cit.). Parole chiave: Torre, pagoda, consolidamento. DESCRIZIONE DELLA TORRE Diversamente dal cambiamento che subì il nome del tempio, la Pagoda al termine della sua costruzione invece acquisì subito il nome di Pagoda Sakyamuni (Pagoda del Budda Illuminato) secondo i voleri dell’Imperatore Daozong, com’è riportato in una lapide all’interno del tempio (Yuanzhao Zhong Wenjian Chen, 1986, op. cit.) Più precisamente, per le deduzioni tratte da alcuni documenti del monaco Tian Hui (stilati in tardo periodo Ming), tale nome fu acquisito dalla Pagoda al momento in cui la statua del gigantesco Budda del pianterreno venne collocata nella sua posizione, quindi sempre in epoca Liao. Fig. 1 - Ricostruzione ipotetica dell’aspetto esterno della pagoda al momento della costruzione, dinastia Liao (907-1125) N. 12 - 2005 Sebbene vi siano teorie discordanti, la maggior parte degli studiosi ritengono che, la costruzione della Torre fu iniziata nel 1056 commissionata dall’imperatore Daozong (1055-1101) della dinastia Liao in memoria del padre, che era morto l’anno precedente. Probabilmente venne terminata nel 1093 (IV anno del regno di Minchang; Yuanzhao Zhong Wenjian Chen, 1986, op. cit.) o 1095, secondo ipotesi differenti. In effetti, la teoria dello studioso Chen Mingda che vuole l’anno di costruzione della Pagoda ascrivibile tra il 936 e il 943 non è stata confermata dalle indagini scientifiche col metodo del C14 effettuate nel 1977 e anche da uno studio più approfondito delle iscrizioni all’interno del complesso templare, nonché dalla lettura attenta degli scritti del monaco Tian Hui (Memorie di Tian cioè Tian Ji) risalenti all’epoca Ming. La Pagoda è ubicata in una posizione prominente al centro del tempio e il suo asse nord-sud è leggermente orientato verso sud di due gradi. L’entrata principale della Torre ed anche del padiglione principale è rivolta a sud, com’era nella tradizione dell’architettura classica cinese. La Torre presenta una pianta ottagonale con diametro di circa 30 m che decresce con l’altezza. Quindi la misura del diametro del pianterreno risulta circa la metà dell’altezza del corpo della pagoda. Essa consta di cinque piani apparenti, ma di fatto nove piani nella sua totalità se si considerano anche i mezzanini intermedi (pingzuo). I cinque piani principali corrispondono ai sei livelli di gronde visibili esternamente, infatti il pianterreno e il fujie hanno coperture differenziate. La Pagoda si può considerare come un prototipo strutturale essendo costituita da due cilindri coassiali vuoti nella parte del nucleo centrale, zona che è occupata da statue di Budda nei cinque piani principali. I due cilindri sono composti da due ottagoni di 24 colonne principali esternamente e 8 internamente in qualsiasi piano, ad esclusione del pianterreno dove si trova un porticato aggiuntivo chiamato fujie. Sopra questo sistema di colonne è posizionato un complesso sistema di mensole (puzuo) e travi, tipico dell’architettura classica cinese, che sorregge la copertura dei vari piani, senza che sia necessario l’utilizzo di nes- 11 Boll.Ing. n.12 6-03-2006 14:41 Pagina 12 sun tipo di chiodi, ma solamente di un sistema di incastri, che permette l’impiego di membri di piccole dimensioni.Sicuramente è di notevole importanza l’utilizzo di questo sistema a doppio anello, come una versione rivista della più antica colonna centrale (Yuanzhao Zhong Wenjian Chen, 1986, op. cit.). Tra i piani principali è stato posizionato il mezzanino strutturale come elemento di connessione e di rinforzo dell’intera struttura dell’edificio. In particolare, ogni piano è costituito da un sistema strutturale specifico, che però è congiunto tramite una serie di travi sia alla base delle colonne che alla sommità dei sistemi mensolari con il piano inferiore e con quello superiore. Inoltre per dare una maggiore stabilità, i due anelli di colonne sono tra loro connessi con delle travi radiali. Le colonne sono posizionate sullo stesso asse qualsiasi sia il piano in questione, ma risultano leggermente rientrate verso l’interno quelle del piano superiore rispetto a quello inferiore. In più, le colonne dei vari piani, ma forse in maniera più accentuata quelle dei mezzanini, presentano una leggera inclinazione verso la parte interna, come spesso si ritrova nelle costruzioni cinesi medievali. Certamente la scelta di un materiale come il legno di larice di ottima qualità, nel caso della Pagoda, ha contribuito alla durata nel tempo. Tale metodo costruttivo ha permesso nei secoli di poter rispondere adeguatamente alle esigenze strutturali sia in fase statica che dinamica, visto il numero cospicuo di terremoti nella zona. 12 Questa particolare configurazione strutturale viene paragonata anche a quella della spina vertebrale con la sovrapposizione dei dischi vertebrali che si alternano alla cartilagine, per poter combinare nella stessa costruzione flessibilità e resistenza (Lothar Ledderose, 2000, op. cit.). Dalle misurazioni è ampiamente confermato l’obiettivo dei progettisti di voler raggiungere un elevato livello di standardizzazione, tale che probabilmente i pezzi eseguiti dovevano essere stati eseguiti nella loro interezza in maniera prefabbricata e montati direttamente sul posto senza grosse modifiche sostanziali. Inoltre gli studi, in particolar modo di Chen Mingda, hanno portato ad individuare un’unità di misura minima, cioè un fen che corrisponde a 1,7 cm nel caso della Pagoda. Di fatto tutte le dimensioni degli elementi costitutivi in legno sono un multiplo di 1,7 cm, ad esempio l’altezza di un piano mediamente è 520 fen, mentre l’ultimo misura 7/8 di 520 cioè 455 fen. Nel caso dell’estensione delle gronde, questa decresce da 570 a 470 fen verso l’alto, ad intervalli regolari di 25 fen. Inoltre viene rispettato nella maggior parte delle travi utilizzate il rapporto 3:2 per le dimensioni della sezione, e in genere quella più utilizzata corrisponde a 25,5 x 17 cm. In definitiva, le misurazioni eseguite da Chen Mingda hanno confermato l’utilizzo di certi canoni costruttivi che sono riscontrabili nel famoso trattato Yingzao Fashi (di epoca Song 960-1279), ma dovendo fare un confronto con altri edifici coevi sempre in legno ci sono talvolta meno relazioni con le direttive espresse nel testo (Chen Mingda, 1980, op. cit.). Nonostante ciò, la costruzione si configura come un vero e proprio trattato del sapere costruttivo cinese antico e nel corso dei secoli successivi è sempre stata un testo di riferimento fondamentale per lo studio dell’architettura cinese classica. Fig. 2 - Individuazione cronologica della parti strutturali della Torre GLI INTERVENTI DI CONSOLIDAMENTO E LE MODIFICHE INTERNE I primi interventi risalgono al periodo 11651190 per alcuni studiosi e al 1191-1195 secondo Chen Mingda. Quest’ultimo ricollega gl’interventi ad una targa posta nella Pagoda e ad alcune annotazioni all’interno del documento Memorie di Tian. In quest’occasione furono aggiunti dei pilastri a sezione rettangolare (in realtà gli angoli sono smussati) sotto il braccio huagong dei puzuo, che sono accostati alle colonne dei piani principali dal I al IV, sia nell’anello esterno che nell’anello interno (ad esclusione del IV dove è avvenuto solamente nell’anello interno). Questo provvedimento doveva prevenire il problema dello schiacciamento (ortogonalmente alle fibre di legno) della trave pupaifang, che oggi è diffuso soprattutto ai piani inferiori. Durante i lavori vennero aggiunti anche alcuni controventamenti di rinforzo nei mezzanini e vennero chiuse le finestre dei piani superiori, lasciando aperte solamente le porte rivolte verso i punti cardinali principali. Si devono attendere molti anni prima che vengano effettuate delle opere sulla Torre, cioè fino al 1320 quando vennero eseguiti interventi impor- * Tutti i disegni e le fotografie sono stati eseguiti da Beatrice Messeri dove non indicato diversamente N. 12 - 2005 Boll.Ing. n.12 6-03-2006 14:41 Fig. 3 - Disegno del profilo originario delle gronde della Pagoda secondo la prima ipotesi (disegno tratto da Chen Mingda, 1980, Pagoda in legno della Contea Ying, Beijing, Wenwu Chubanshe editore, p. 25) Fig. 4 - Interventi strutturali ed agli elementi decorativi → Pagina 13 tanti anche se non ben documentati. Non è certo se la struttura fosse stata rinforzata prima del terribile terremoto del XIV secolo, oppure dopo a seguito dei danni subiti dal terremoto stesso. Infatti, è probabile che un terribile terremoto, avvenuto nella zona nel 1305, abbia recato dei danni anche alla Torre. Questo fu solo il primo dei sette terremoti nella zona dal momento in cui venne costruita la Pagoda fino al XVI secolo. Nel 1320, per un ordine imperiale la Pagoda subì dei lavori di riparazione da parte di un certo Aibo o forse Alipai; si trattò di lavori sicuramente importanti, anche se non è certo sapere cosa veramente fu eseguito oltre alla ridipintura di tutte le statue color oro. Per i lavori eseguiti durante il XIV secolo non ci sono dati determinati sul periodo di esecuzione, cioè prima o dopo il terribile terremoto, inoltre, come testimoniano certe iscrizioni, in questo periodo il monastero cessò di ricevere il patrocinio imperiale. Successivamente dal 1320 al 1508, nell’arco di più di 180 anni non furono eseguiti dei veri e propri interventi di consolidamento alla Torre, ma semplicemente delle circoscritte opere di restauro superficiale, invece furono aggiunte degli edifici nel complesso templare, come la torre della campana. Nel 1508, magari anche a seguito del tornado del 1501 che devastò il monastero, vennero eseguiti dei lavori molto importanti per il consolidamento della struttura, con il posizionamento di alcune colonne al pianterreno in corrispondenza dei bracci huagong (bracci a petalo) dei puzuo, l’ingrandimento dei muri in terra cruda sempre del pianterreno ed il posizionamento di rinforzi nei mezzanini e nei muri in terra cruda dei piani superiori. Nel 1517 vennero compiuti alcuni piccoli interventi di manutenzione alle strutture e alle sculture. Nel 1579 fu effettuato un altro intervento di riparazione, grazie alla raccolta di fondi tra monaci e abitanti locali. In quell’occasione fu anche eretta una stele in bronzo nell’angolo sud-ovest del basamento. Quindici anni più tardi, furono aggiunti leoni in bronzo davanti all’ingresso principale, mentre nel 1622 fu installato l’orologio; quindi si trattò di interventi molto contenuti. Inoltre in epoca Ming (1368-1644) fu modificato il soffitto dell’anello esterno del pianterreno e dell’ultimo piano e nel corso dei secoli vennero chiuse le porte est ed ovest del pianterreno, sostituita la porta nord e ridotta la sporgenza delle gronde con il taglio della parte deteriorata dei travicelli (feizi). Infatti, al momento dell’edificazione, in epoca Liao, ci sono molte probabilità che fossero presenti le porte d’ingresso sui lati est ed ovest del pianterreno, come si può constatare dallo studio di edifici analoghi e da verifiche svolte sulla Torre stessa. Intorno al 1720 (o per altri studiosi 1722) vennero compiuti dei lavori al basamento della Torre, alla torre dell’orologio e del tamburo e venne costruito un nuovo muro intorno al complesso templare di 80 zhang(1 zhang=10 chi=3,20-3,30 m). Ci sono molte probabilità che in quest’occasione N. 12 - 2005 il basamento avesse subito degli interventi ragguardevoli, ancora oggi riscontrabili dall’osservazione della tessitura della muratura, mentre le torri dell’orologio e del tamburo furono rialzate di 5 chi(1 chi=32-33 cm). Inoltre vennero edificate anche le Sale della Meditazione e le Sale per i visitatori. Questi cambiamenti all’interno del complesso templare furono sicuramente di grossa entità se si considera il numero cospicuo di targhe apposte in vari punti del tempio per testimoniare l’avvenimento. Inoltre, durante il XVIII ed il XIX secolo vennero compiuti dei lavori soprattutto ai dipinti ed alle statue buddiste, tra cui le opere di restauro degli affreschi e la ritinteggiatura delle pareti dei vari piani del 1866, indicata come un’opera consistente, di cui si ha testimonianza da alcune iscrizioni sotto le travi-gronda e da un’iscrizione su una targa. Dopo i bombardamenti dei giapponesi del 1926 la Pagoda riportò gravi danni, cui successero interventi di ripristino al pinnacolo e altri interventi 13 Boll.Ing. n.12 6-03-2006 14:41 Pagina 14 circoscritti alle parti direttamente danneggiate. Il restauro del pinnacolo richiese un investimento di circa 1219,5 yuan, che fu finanziato da una serie di benefattori, poi vennero eseguite alcune riparazioni superficiali, limitate ai tetti e alla cima della Pagoda e probabilmente anche ad alcuni dougong (altro termine per indicare il sistema mensolare), ossia le parti maggiormente coinvolte in questi attacchi bellici, mentre le travi ed altre parti strutturali dell’edificio non sembra siano state minimamente interessate. Questo del 1928-1929 è comunque l’intervento più importante dopo quello del 1866. I terremoti del 1953, 1966, 1968, 1969 non crearono danni di grande rilievo, come invece successe per quello del 1989, cui necessariamente seguirono degli interventi di consolidamento. Il cambiamento maggiore dell’aspetto esteriore della Torre avvenne nel XX secolo, infatti al posto dei muri in terra cruda dei piani superiori vennero posizionate delle porte a graticcio, sia sui lati diritti che obliqui. Questo intervento unito al terribile terremoto del 1989 compromise la stabilità della Torre, la quale, oggi, presenta un rimarchevole attorcigliamento su se stessa. Nella II metà del XX secolo, per poter contrastare l’inclinazione delle colonne del I piano verso l’interno furono posti dei rinforzi triangolari. Anche le statue hanno subito varie ridipinture, sostituzioni e rimozioni di alcune parti, infatti con molta probabilità durante il restauro degli anni ’70 furono rimossi gli schienali dei troni e reintegrate le mani e braccia mancanti nelle statue dei vari piani. Negli anni ’70, mentre venivano restaurate le statue dei Budda furono ritrovati alcuni artefatti, che si sono rivelati una testimonianza decisamente significativa per capire l’iconografia di tutta la Pagoda. La sequenza delle statue ai vari piani fu concepita come un grande mandala scultoreo nello spazio centrale dell’edificio, cioè una sorta di pilastro ideale che unisce il cielo e la terra, ed ebbe notevole importanza il posizionamento di un “tesoro” all’interno di questo diagramma sacro, cioè all’interno del Budda del III piano. La scoperta che nel 1974, durante alcuni lavori di manutenzione, portò ad individuare una cavità nella statua pare di particolare importanza anche per il ritrovamento di una stampa realizzata con blocchi di legno colorati a mano raffigurante il Budda Tejaprabha che sottomette i nove astri (risalente al 1000 Gridley Marilyn Leidig, 1998-1999, op. cit.). Il gruppo di studio che stava eseguendo i lavori di conservazione delle statue, trovò la stampa in una cavità di un pilastro centrale di legno, chiamato zhong zhu, all’interno del torso del Budda. All’altezza del cuore c’era una concavità (detta ao cao) disegnata con il compito specifico di poter contenere i sette tesori (che in questo caso erano oggetti fatti di ambra, oro, bronzo, argento, cristallo, legno e terracotta) e preziose reliquie. Sotto questa concavità, erano collocati i sutra (rotoli di preghiere) di epoca Liao, dipinti e stampe. La stampa di Tejaprabha era posta nella zona del 14 petto. Il materiale conservato nella cavità verticale era disposto in maniera ordinata e dagli esami effettuati con la tecnica del C14 risalirebbe al periodo Liao intorno al 1110-1125, mentre gli oggetti presenti nella cavità orizzontale all’altezza delle ginocchia erano messi alla rinfusa, forse perché nei secoli la torre ha subito alcuni saccheggi. Per quanto riguarda le cupole interne, sembra che un ideale progetto iniziale con queste presenti a tutti i piani non sia mai stato compiuto, infatti ad oggi la tipica copertura a lacunari chiamata zaojing nella zona centrale e la copertura a traliccio semplice (ping’an) si trovano solamente al pianterreno e all’ultimo piano. Per il soffitto con cupola dell’anello interno del piano terra furono utilizzati degli elementi costituiti da travicelli a sezione quadrata (fangchuan pindou) e decorazioni del tipo liu chu wen (pattern reticolato con sei figure geometriche ripetute all’infinito). Si tratta di una modalità analoga a quella adottata nel padiglione Guanyin a Jixian, dunque dovrebbe trattarsi di un’opera originale. Per quanto riguarda il soffitto a pannelli decorati (ping qi) dell’anello esterno (pianterreno), si capisce dalle decorazioni che si tratta di un’opera della dinastia Ming. Infatti, facendo riferimento sempre al padiglione Guanyin, nell’anello esterno ci sarebbe, invece dovuto essere un soffitto a graticcio semplice (ping’an), che meglio sarebbe stato abbinato al soffitto a lacunari con cupola dell’anello interno. La cupola dell’anello interno del quarto piano, è limitata dalla trave da sei travicelli (liu chuanfu), perciò sembrerebbe essere un’opera originale. Però sia gli affreschi sulle tavole sovrapposte (beiban) che quelli sul soffitto a pannelli decorati (ping qi) esterno rispetto alla cupola (zaojing), risultano completamente diversi da quelli presenti nel soffitto del piano terra, quindi deve trattarsi di un intervento successivo. Dunque, probabilmente anche qui all’inizio fu posto un soffitto a cupola costituito da elementi accostati (pindou zaojing) circondato da un soffitto a graticcio semplice, ossia esattamente lo stesso stile del piano terra. Non vi sono tracce che attestino che anche nel primo, secondo e terzo piano vi fosse inizialmente un soffitto a lacunari con graticcio semplice con cupola (ping’an zao jing) nell’anello interno, come nel piano terra. Infatti, al piano terra, il soffitto a lacunari con cupola (zaojing) fu installato in modo tale da occupare tutta la superficie dell’anello interno, e risultare proporzionato rispetto all’altezza ed alle dimensioni delle statue del piano terra. Mentre per gli altri piani, una struttura analoga avrebbe dato un senso di vuoto. Dall’analisi delle relative tavole, si ritiene che qualora vi fosse stato un soffitto a lacunari con cupola in questi tre piani, si sarebbe dovuto trattare probabilmente di una struttura a forma di carattere “pozzo”( # ) ottenuta da travi semplici (su fang) sul puzuo intercolumnare aggiunto (bujian puzuo) dei quattro lati obliqui dell’anello interno di ogni piano. Successivamente su questa struttura a forma di carattere “pozzo” si sarebbe dovuto realizzare un soffitto ottagonale, utilizzando delle controventature (sui ban fang), e poi con l’ausilio di elementi strutturali del tipo yangma (trave che forma una cornice angolare nel soffitto a lacunari) si sarebbe potuto costruire la cupola. N. 12 - 2005 Boll.Ing. n.12 6-03-2006 14:41 Fig. 5 - Rinforzi triangolari al I piano Fig. 6-7 - Sostituzione di una parte deteriorata della colonna del II piano e del p.t. Pagina 15 Per quanto riguarda la recinzione (chazi), che si trova attualmente tra le colonne dell’anello interno dal primo al quarto piano, si tratta dell’unico esempio nell’architettura della dinastia Liao, e per mancanza di testimonianze di alcun tipo, è impossibile affermare se si tratti realmente di una struttura prevista sin dal progetto iniziale. Comunque, la recinzione in sé risale ad epoche successive. Per quanto riguarda le palizzate dal primo al terzo piano, come pure quella lungo il lato sud del quarto piano, per ogni lato, vennero utilizzati dei pilastri divisori (qianzhu), in modo da creare così tre jian (campate), ad eccezione del lato nord del primo piano, ove vi è un jian in più. Si tratta probabilmente di una struttura originaria. Su questi pilastri vi è un cuscino a forma di fiore di loto (heye dun), che sicuramente risale ad epoche successive. Per gli altri lati del quarto piano, invece, dei pilastri centrali (xinzhu) dividono il lato in due jian. E’ difficile però affermare se si tratti o meno di una modifica successiva. In definitiva, gli interventi più importanti furono realizzati nel 1191-1195, 1320, 1508, 1722, 1866, 1928-1929 per poi arrivare agli ultimi del XX secolo che hanno completamente cambiato la stabilità della Torre. Si può osservare che l’effettuazione dei lavori è avvenuta con una media di circa 150 anni, una cadenza per lo studioso Chen Mingda connessa spesso a lavori di riparazione realizzati a seguito di alcuni eventi sismici. STATO ATTUALE: CONSIDERAZIONI SUGLI INTERVENTI DI CONSOLIDAMENTO Nel suo lungo periodo di vita la Pagoda ha subito talmente tante calamità che ad oggi alcune tracce tangibili sono facilmente avvertibili. Oltre ai bombardamenti, ha dovuto superare diversi terremoti, guerre e resistere di fronte al normale fenomeno di degrado della struttura dovuto alla vetustà e alle avversità atmosferiche, oltre che alle conseguenze di alcuni interventi di restauro, poco oculati, avvenuti nel tempo. In un sintetico resoconto (del 2000), recuperato nel Centro per la Conservazione dei Monumenti e Siti Antichi, vengono individuate una serie di problematiche dell’edificio, sicuramente da approfondire. Dal 1991, la struttura ha ricevuto una serie di sopralluoghi per poter indagare il suo stato attuale di conservazione, la datazione al radiocarbonio di alcune parti, in relazione a questi è stato stilato un breve rapporto. Nel corso dei secoli, si può constatare che, la maggior parte degli interventi di consolidamento sono stati effettuati nell’ottica di dover rinforzare la membratura portante di legno, quindi piuttosto che molte sostituzioni (se si escludono alcune modifiche ai muri in terra cruda del pianterreno ed il grosso intervento di sostituzione con le porte ai vari piani) è stato preferito aggiungere degli elementi strutturali ad esempio nel mezzanino (membrature poste nell’anello interno e esterno) ed anche dei pilastri di piccole dimensioni accanto alle colonne dell’anello interno ed esterno di ogni piano; secondo le datazioni al radiocarbonio si ha la conferma che sono interventi di poco posteriori alla sua realizzazione. N. 12 - 2005 Oltre a queste strutture aggiunte, che erano state poste per aumentare la resistenza strutturale, si possono individuare anche altri rinforzi, applicati nella seconda metà del XX secolo al I piano. Infatti, l’inclinazione preoccupante delle colonne e dei relativi pilastri accostati dell’anello interno sul lato sud-ovest hanno indotto a posizionarvi due strutture di forma triangolare in legno strettamente connesse con cerchiature metalliche alle colonne. Queste dovrebbero bloccare la costante inclinazione verso l’interno delle relative membrature verticali. Alle strutture verticali, si possono notare alcuni interventi di sostituzione della parte ammalorata, o forse precedentemente demolita delle colonne, con l’inserimento di legno della stessa specie e con caratteristiche analoghe per quanto riguarda il tipo di fibratura. Sempre alle membrature verticali sono state apposte in vari punti cerchiature ed anche delle sverzature per rispondere alle varie esigenze. Nell’ambito di alcune strutture orizzontali, sono stati effettuati interventi di rinforzo con l’aumento della sezione della trave talvolta e l’apposizione di alcuni rinforzi metallici come nel caso di quella sopra la cupola del pianterreno. Per quanto concerne altre membrature orizzontali, un tipo di intervento di rilievo è stato riservato ad alcune travi orizzontali portanti, dove lo stato di conservazione particolarmente degradato deve Fig. 8-9-10 - Cerchiature delle colonne al I piano, al mezzanino ed al pianterreno 15 Boll.Ing. n.12 6-03-2006 14:41 Pagina 16 aver condotto all’estremo intervento della sostituzione della parte ammalorata. Sono stati eseguiti anche altri tipi d’intervento di un certo rilievo, soprattutto ai bracci mensolari dei puzuo del II piano sul lato sud. A seguito dei bombardamenti giapponesi del 1926, i puzuo dell’anello esterno sono rimasti gravemente danneggiati, quindi sono state operate diverse sostituzioni dei bracci (gong), rinforzati da staffe regolabili. Fig. 11 - Trave radiale portante con sostituzione della zona ammalorata con un pezzo di legno nuovo STATO ATTUALE: DISSESTI TIPOLOGICI Gli studi di Chen Mingda evidenziavano una serie di dissesti locali cui si deve aggiungere alcuni problemi come lo schiacciamento dei puzuo dei piani inferiori e l’attorcigliamento della Torre su se stessa. Per quanto riguarda la struttura di legno, si può facilmente constatare un evidente torsione del corpo della Torre verso nord-est (addirittura di 0.525 m in direzione nord-est) ed inoltre le colonne dell’anello interno ed esterno del lato sud-ovest del I piano sono inclinate di 1/10 rispetto alla loro altezza totale. Secondo il Centro di Conservazione per i Monumenti e i Siti cine- Fig. 12-13 - Gong dei puzuo sostituiti ed applicazione di staffe Fig. 14 - Spaccato assonometrico con l’indicazione delle degradazioni strutturali, difetti e degradazioni biotiche Boll.Ing. n.12 6-03-2006 14:41 Pagina 17 Fig. 15 - Anomala inclinazione delle strutture verticali dell’anello esterno del I piano Fig. 16-17 - Fessurazioni alla base della colonna del II piano ed ai montanti dell’anello interno del I piano Fig. 18 - Schiacciamento delle travi pupaifang in corrispondenza del puzuo e fessurazione al colletto superiore della colonna (pI) Fig. 19 - Rottura di una trave di collegamento nell’anello interno del I piano se, la causa principale è stata quella dei bombardamenti, ma c’è da ritenere che le scosse telluriche e l’intervento di sostituzione dei muri con le porte di legno abbia notevolmente peggiorato una situazione già compromessa. Com’è stato analizzato, per il problema dell’inclinazione delle strutture verticali nell’anello interno del I piano sono stati già collocati dei rinforzi di legno dalla forma triangolare. Indagando ulteriormente, si possono accertare alcuni dissesti tipologici alle singole membrature come una serie di fessurazioni alle membrature verticali e orizzontali (tra cui s’intende la travatura principale e i bracci mensolari dei puzuo), talvolta fino a giungere alla rottura, lo schiacciamento delle travi pupaifang poste tra i puzuo, oltre che altre problematiche dovute a degradazioni biotiche. Nel primo caso, è stato possibile constatare che, alcune membrature verticali, come le colonne e anche alcuni dei pilastri verticali ad esse vicini, presentano delle fessurazioni talvolta profonde e talvolta diffuse, dove non ci si può esimere dal dover intervenire in tempi rapidi. In particolare, si può notare che vi è la presenza di membrature verticali dove si evidenzia lo scorrimento degli strati del legno e di alcuni difetti come nodi. Per quanto riguarda le membrature orizzontali, si possono accertare dei problemi di grossa entità soprattutto in corrispondenza del punto d’incontro tra le travi pupaifang ed il puzuo, so- N. 12 - 2005 pra la colonna; questo fenomeno è diffuso soprattutto al pianterreno (anello interno), primo, in parte minore al secondo piano e nei relativi mezzanini della Torre. A causa del carico che grava in questo punto anche nel colletto superiore della colonna si possono riscontrare delle fessurazioni. Le membrature intorno al puzuo schiacciato presentano delle lievi inflessioni. Il caso in esame è riconducibile alla compressione di una trave in senso perpendicolare alla sua fibratura. Visto che nel corso dei secoli, il carico che è gravato in quel punto è stato continuo e di una certa entità, col tempo, le fibre del legno si sono talmente compresse da spezzarsi nei casi più gravi. Anche alcune travi passanti nella parte superiore dei sistemi mensolari presentano delle rotture, come il caso emblematico nell’anello interno del I piano dove si può vedere una rottura fibrosa del della trave, ormai consolidata. Sempre trattando lo stesso soggetto, è possibile riscontare un fenomeno piuttosto particolare di degrado strutturale, con la rottura di alcune membrature orizzontali, delaminazione per vetustà della trave sottostante e manifestazione di attacchi da insetti entomatici. Proseguendo la disamina delle membrature orizzontali, si possono notare alcune inflessioni di travi poste nella parte superiore dei muri in terra cruda del mezzanino tra il pianterreno ed il I piano ed in alcuni rari casi in corrispondenza della campata centrale dell’anello esterno. Oltre queste problematiche sono riscontrabili alcune fessurazioni anche passanti ai bracci 17 Boll.Ing. n.12 6-03-2006 14:41 Pagina 18 mensolari dei puzuo, ed altre da ritiro alle travi portanti radiali di alcuni piani. Alcuni danni causati all’edificio hanno rotto il naturale equilibrio strutturale dell’edificio e ne consegue che altre membrature vicine alle parti danneggiate sono state sovraccaricate. Per questa ragione si ravvisa la necessità di rapidi interventi di consolidamento. In effetti, nonostante l’ottimo materiale da costruzione impiegato e quindi le buone capacità statiche, anche la vetustà del legname ha influito sul decadimento dello stato di conservazione. Alcune fessurazioni ed alcune rotture su colonne portanti, travi e sistemi mensolari stanno evolvendo, tanto da ingrandirsi e da diventare più preoccupanti. Alcune di fessurazioni sono in parte iniziate da alcuni punti deboli come una fibratura irregolare del legno e dai nodi e poi si sono ampliate. Inoltre, non va sottovalutata l’esposizione agli agenti atmosferici della struttura in legno, in particolare delle gronde, che già nel corso della vita della Torre hanno subito delle mutilazioni soprattutto ai travicelli volanti, detti feizi. La pioggia, il sole, il vento ed anche a fenomeni di gelo e disgelo delle parti strutturali relative alle gronde hanno leggermente eroso la parte più esposta, che forse non ha neanche ricevuto una manutenzione costante nel tempo. Vista le differenti problematiche riscontrabili, gli interventi nella Torre necessitano delle specificità diverse a seconda dei casi presi in considerazione. PROSPETTIVE DI CONSERVAZIONE IL COMPLESSO TEMPLARE Per la conservazione di un edificio così antico e così straordinario nella sua complessità si dovrebbe tener di conto non solamente del Monumento ma anche del contesto in cui è inserito. Il Tempio Fogong nel corso dei secoli ha subito delle trasformazioni considerevoli, ed il suo aspetto originario è cambiato notevolmente, l’unico edificio che non è stato coinvolto con cambiamenti definitivi, che ne hanno compromesso l’autenticità, è proprio la Pagoda Sakyamuni. Allo stato attuale però sarebbe auspicabile che non si prendesse in considerazione solo la Torre, ma la Torre in quanto inserita in un complesso templare ed in rapporto con un contesto urbano, considerando tutti gli aspetti connessi a questo punto di vista. Certamente la distruzione di tutti gli edifici del Tempio nel suo aspetto originario, poi ricostruiti nell’arco di diversi secoli è derivata da una serie di eventi storici, che nell’arco di quasi mille anni sono accaduti, come guerre, terremoti ed in parte anche da esigenze differenti che si sono manifestate. A conferma di ciò si può notare come in occasione di una guerra spesso è stata ritrovata della documentazione che racconta della distruzione di una parte del tempio. Poi nelle storie dinastiche o in alcune placche all’interno del tempio è stato possibile rilevare che furono effettuati dei lavori di ricostruzione; il Padiglione dell’ingresso principale appartiene al XX secolo, le Torri dell’Orologio e del Tamburo sono di epoca 18 Qing ed il palazzo Da Dian, nella parte posteriore del tempio, risale anch’esso all’epoca Qing. Come si può constatare da piante dell’epoca, oltre questi edifici importanti nella prima metà del XX secolo, vi erano sicuramente altri edifici minori a un piano disposti nella parte anteriore del tempio sui due lati dell’asse centrale, che sono stati demoliti, forse a causa della guerra, o forse anche per il sopraggiungere di esigenze differenti nella gestione del tempio, che forse non escludono la volontà di riportare il complesso templare al suo aspetto antico. Questo fenomeno, da uno studio sugli interventi di restauro svolti in altri complessi monumentali, pare sia stata una pratica adottata almeno per un certo periodo in Cina, infatti veniva protetto e salvaguardato soprattutto l’edificio più importante e in misura minore gli altri secondari intorno. Quindi, sarebbe auspicabile che venisse primariamente salvaguardato tutto il complesso templare nel suo insieme, pensando di poter creare una vera e propria zona urbanisticamente da rivalutare insieme al vicino tempio Jingtu, anch’esso un esempio eminente di architettura di legno antica, soprattutto per la lavorazione del suo soffitto a cupola zaojing, anche se si tratta di un edificio di dimensioni decisamente molto inferiori alla Torre Sakyamuni. Negli strumenti urbanistici locali si potrebbe pensare ad inserire qualche vincolo per evitare che si potesse realizzare una nuova edificazione selvaggia (magari con edifici particolarmente elevati) e che si potessero evitare episodi simili a quelli accaduti. In questo caso, il riferimento è alla strada commerciale, che conduce dall’arteria principale est-ovest alla Torre. L’iniziativa di costruire questa strada affiancata da negozi, i quali vendono vari articoli commerciali (che non sono assolutamente connessi alla Torre), pare sia direttamente partita dalle Autorità locali. Talvolta, le Contee o le Province prendono delle decisioni diverse da quelle derivate dall’Autorità Centrale di Pechino, mossi da ragioni economiche, sociali o politiche contrastanti. Può accadere che l’Amministrazione locale aggiri le disposizioni generali, senza mettere al corrente nei dettagli tutti gli organi superiori preposti, come in questo caso. D’altra parte, alcune volte, le Autorità di Controllo del Governo Centrale risultano disarmate difronte ad un paese così vasto, dove i funzionari statali risultano spesso in numero esiguo per vigilare tutto quello che avviene. Nello specifico della Torre e del complesso tem- Fig. 20 - Pianta del complesso templare Fogong si, stato attuale Fig. 21 - La strada che conduce alla Torre N. 12 - 2005 Boll.Ing. n.12 6-03-2006 14:41 Pagina 19 plare Fogong, si potrebbe pensare, più che altro ad una semplice risistemazione dell’esistente, rimovendo ad esempio alcuni materiali impropri accumulati in alcuni angoli del tempio e pensando di curare maggiorente il giardino ed i cortili presenti al suo interno. Certo oltre a evitare la possibile demolizione degli edifici esistenti sarebbe auspicabile anche la nuova costruzione, quindi il mantenimento dello stato attuale del complesso, che risulta ben equilibrato. Anche le Torri dell’Orologio e del Tamburo necessiterebbero degli interventi di consolidamento della struttura lignea di misura molto inferiore rispetto alla Pagoda. GLI INTERVENTI DI CONSOLIDAMENTO DELLA TORRE Dalle indagini sullo stato di conservazione della Torre è stata constatata la presenza di alcuni problemi strutturali da risolvere, al fine di poter fermare o rallentare l’avanzare del degrado in corso. Alcuni studiosi hanno proposto uno smontaggio ed un rimontaggio totale o parziale della carpenteria lignea della Torre, con l’effettuazione delle dovute sostituzioni. In realtà lo smontaggio è una pratica quasi sempre deprecabile e analizzando la Pagoda nella sua totalità non si ritiene necessario arrivare a tale scelta. Solo in alcuni casi ben studiati si può pensare come intervento limite, quello di poter smontare completamente tutto l’edificio. Nello smontaggio della Torre andrebbero perdute una serie di testimonianze ed in parte l’originalità della struttura e, ciò che è fondamentale ribadire, si tratterebbe di un intervento immotivato. Nel resoconto cinese (del 2000), di cui ho riferito precedentemente, vengono valutati tre tipi d’intervento: – il rinforzo dei componenti strutturali originali per riparare ed aumentare la loro resistenza e durata; – la sostituzione delle parti danneggiate con alcune nuove; – il parziale restauro, con l’introduzione di componenti strutturali di rinforzo per aumentare la resistenza di quelli che l’hanno perduta e quindi la conseguente riduzione del carico che grava su di loro. Il primo è quello che viene ritenuto il più idoneo ed anche in linea con i principi internazionali in materia della conservazione del patrimonio architettonico, anche se vengono ravvisati diversi ostacoli in merito. Il secondo è reputato il più semplice e conveniente, ma effettivamente, secondo i tecnici cinesi, non è detto che assicuri un’interazione adeguata delle strutture antiche con quelle nuove, anzi potrebbe causare delle complicazioni in futuro. Mentre la terza strada viene individuata come la più praticabile, anche se è da valutare bene il bilanciamento totale dei carichi dell’edificio, in considerazione del fatto che diminuendo i carichi in certe zone si deve evitare di appesantirne altre, innescando dei meccanismi deformativi non voluti nell’ottica di un lungo lasso di tempo. N. 12 - 2005 La preoccupazione maggiore dei tecnici cinesi è quella che la situazione strutturale della Pagoda risulta compromessa come mai prima d’ora e che in condizioni normali non ci dovrebbero essere problemi, ma in caso di eventi straordinari, come sismi, si potrebbe compromettere gravemente la stabilità della Torre. Dalle indagini effettuate, in effetti si deve pensare realmente ad un consolidamento del Monumento, che però non contempli sicuramente la sostituzione di parti lignee, e che trovi un compromesso tra la prima e la terza tipologia d’interventi proposti dai tecnici cinesi. La prima operazione da fare dovrebbe essere quella di consolidare le membrature lignee degradate con interventi puntuali e solo successivamente impiantarvi un sistema di controventamenti, atto a poter contrastare l’attorcigliamento della Torre. Nei casi delle membrature verticali con fessurazioni particolarmente profonde si dovrebbe provvedere con delle cerchiature sia sul colletto superiore o inferiore per contenere quella parte della colonna, che nella zona centrale per impedirne la dilatazione causata dei carichi longitudinali. L’inclinazione di alcune colonne collocate soprattutto al I ed al secondo piano è stata in parte già risolta con i rinforzi triangolari di legno, ma qualora se ne ravvisasse la necessità si dovrebbe pensare ad incrementare alcuni controventamenti appositamente studiati. Le cerchiature dovrebbero essere realizzate con un nastro metallico forato, essere adeguatamente distaccate dalle colonne, tramite degli appositi distanziatori ed essere munite di un sistema di regolazione. Per le membrature orizzontali dovrebbero essere predisposte, anche in questo caso delle cerchiature con delle staffe, laddove se ne riscontrasse la necessità ed una stabilizzazione degli appoggi nel caso di alcune travi del mezzanino tra il pianterreno ed il I piano. Inoltre, un importante intervento dovrebbe riguardare i puzuo sottoposti a schiacciamento con l’apposizione di dispositivi metallici ad elle appositamente studiati ed applicati sulla colonna sottostante. Per quanto riguarda l’inflessione di alcune travi la situazione non pare preoccupante, infatti nella maggior parte dei casi tale situazione si verifica in corrispondenza delle travi poste superiormente ai muri in terra cruda, spesso nel mezzanino tra il pianterreno ed il I piano, dove il muro nel tempo è riuscito efficacemente a bloccarne il suo sviluppo. In ogni caso laddove fosse necessario sarebbero da prevedere delle centinature. Vi è inoltre la presenza di molte fessurazioni nelle travi portanti dell’edificio, che però essendo di tipo longitudinale, sono ascrivibili a tipiche fessurazioni da ritiro. Per quanto concerne gli sporadici casi di rotture di travi orizzontali, si è potuto constatare che sono ubicate su travi di collegamento dell’ossatura orizzontale. Questa collocazione permette di evitare la necessità di intervenire drasticamente con 19 Boll.Ing. n.12 6-03-2006 14:41 Pagina 20 una sostituzione della parte rovinata, infatti sia superiormente che inferiormente c’è la presenza di altre travi orizzontali, che possono comunque svolgere il loro ruolo. Solo nel caso in cui se ne riscontrasse un’estrema necessità si dovrebbe pensare ad un intervento di ripristino tramite le tecniche di restauro usate in Cina, con la rimozione della parte rovinata. Nel caso più grave, dove si constata una la delaminazione (fatto raro, che nel caso di architetture molto antiche si può verificare) della travatura orizzontale inferiore e la presenza di deterioramenti biotici sulla travatura orizzontale intermedia, si è pensato di intervenire con una ripulitura della zona e la rimozione delle cause del degrado. Anche in questo caso non è prevista una sostituzione delle travi rovinate, perché è stato constatato che, sia nella parte inferiore con la trave pupaifang e la trave lan’e, che nella parte più elevata con le travi ancora non compromesse, è assicurato il collegamento. Quindi anche per questo caso dovrebbe essere ipotizzata la possibilità di dover sostituire la parte degradata, solo in ultima ipotesi, ed eventuali ripristini dovrebbero essere eseguiti con le tecniche tradizionali. Invece per quanto concerne il problema dell’attorcigliamento della struttura è stato previsto un rinforzo tramite dei controventamenti delle porte laterali di tutte le campate dei piani principali. Il controventamento potrebbe essere realizzato in due diverse maniere, cioè con un telaio di legno oppure con dei cavi in acciaio, dopo uno studio accurato delle membrature in cui va collocato. Per il telaio di legno sono ipotizzabili agli angoli dei dispositivi di smorzamento, nel caso di un’eventuale scossa sismica. Questi dispositivi potrebbero essere essenzialmente di due tipi: molle piatte, circolari o in alternativa shock absorber, adeguatamente disegnati e dimensionati al caso. Ci sono già in commercio dei dispositivi di smorzamento di grandi dimensioni di produzione in Italia, da poter impiegare in dimensioni ridotte, oppure potrebbe essere adottato un sistema studiato da un gruppo di giapponesi per problemi analoghi. Un’altra proposta è quella di poter eseguire dei controventamenti nella maglia interna delle porte con dei cavi in acciaio forniti di tenditori nella parte centrale, applicati con viti ad anello (golfare) oppure con una forcella con vite filettata alla colonna. Le asole terminali dei cavi in acciaio dovrebbero avere un’anima metallica. Sia nel primo che nel secondo caso si dovrebbero collegare i controventamenti o i telai con un sistema di cavi in acciaio sia in orizzontale che in verticale a formare una maglia di controventamenti su tutto l’edificio, con l’apposizione di tenditori in punti strategici. Queste indicazioni progettuali dovrebbero risolvere i problemi di resistenza delle membrature e quelli di instabilità generale della Torre. Questa è una possibile proposta per la conservazione del Monumento. Comunque, sarebbe auspicabile che fossero presi dei provvedimenti da parte delle Autorità cinesi in tempi rapidi, affinché, con un oculato ed efficace programma di conservazione, si possa tramandare nel tempo questa preziosa testimonianza del passato. 20 Dispositivo di smorzamento sismico Comportamento di una struttura in legno senza e con dispositivo antisismico Fig. 22-23 - (Immagini tratte da: Kobayashi Hirohide Katigara Kenichi Masuda Yoko Kobayashi Masami, Seismic Retrofit for Japanese Traditional wooden Frames Application of Visco-elastic Dampers to Traditional Residence, 2005, in International Conference on the Conservation of the Ancient Wooden Structures. Proceedings (edited by Gennaro Tampone), Florence: Collegio degli Ingegneri della Toscana, II vol., pp.423-428) Fig. 24 - Schema dei controventamenti da realizzare nella parte interna della struttura Beatrice MESSERI, nata nel ’71 a Firenze, si è laureata Architetto presso la Facoltà di Architettura dell’Università fiorentina, si occupa principalmente di conservazione di Beni Architettonici e strutture lignee. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI Chen Mingda, 1980, Pagoda in legno della Contea Ying, Beijing: Wenwu Chubanshe Gridley Marilyn Leidig, Images from Shanxi of Tejaprabha’s Paradise, sta in: Archives of Asian Art produced by the Asia Society, LI, anno 1998-1999, p. 7-15 (British Library, London) Gridley Marilyn Leidig, 1993, Chinese Buddhist Sculpture under the Liao, New Dheli: Aditya Guo Qinghua, The Architecture of Joinery, sta in: “Architectural History”, London, n° 42, anno 1999, pp. 96-109 Guo Qinghua, 1999, The Structure of Chinese Timber Architecture. 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