APPENDICI
Appendice 1
ANALISI
DEL
DELLE
TIPOLOGIE AMBIENTALI
CONTESTO
DI
RIFERIMENTO
Appendice 1
Analisi delle tipologie ambientali nel contesto di riferimento
Descrizione:
Questo piccolo bungalow costruito nella “Model Town” di Lahore
costituisce un esempio paradigmatico dell’integrazione compiuta
tra modelli architettonici occidentali ed il materiale presente nella
cultura locale. Come nelle abitazioni urbane tradizionali della zona
indiana, gli alloggi vengono posti all’interno di un anello termico
che li separa dal contatto diretto con l’atmosfera esterna. Gli
ambienti abitativi rimangono ad una temperatura più bassa anche
durante i periodi più caldi. All’esterno vengono posti i servizi, e
l’intero lato nord viene ombreggiato da una veranda.
La particolarità dell’anello termico che così si viene a formare è
quella di essere una zona a temperatura intermedia, un
“cuscinetto termico” atto ad isolare i quartieri residenziali diurni.
Il difetto di questo sistema è quello di non permettere l’ingresso di
sufficiente luce diurna all’interno degli ambienti, e di impedire una
ventilazione completa. Occorre però ricordare che nella tradizione
costruttiva domestica indiana il contatto visivo con l’esterno non
riveste la stessa importanza attribuitagli dalla pratica occidentale: le
caratteristiche climatiche favoriscono il rivolgersi della prospettiva
verso l’interno, privilegiando la creazione di spazi centrali piuttosto
Bungalow
Ubicazione: Model Town, Lahore (Punjab, Pakistan)
che di interazioni visive con il paesaggio circostante. Per
difendersi dal caldo, l’architettura si rende introversa.
Rimane il problema della ventilazione, che solo in parte viene
risolto dalla possibilità di creare corridoi di areazione continui
all’interno delle abitazioni. Senza l’ausilio di sistemi meccanici di
Data di costruzione: ca. 1920
Tipologia: Bungalow
Elementi costitutivi: Corpo di fabbrica rettangolare per l’abitazione padronale; ala
separata con gli alloggi per la servitù ed il garage.
Veranda continua (probabilmente colonnata) sul lato nord.
Costruzione a piano unico
Riferimento bibliografico / iconografico:
M. KAHN, Cultural Transfers: the Re-Possession of Architectural Form, in "Environmental
Design", n. 15-16, 1995.
165
ventilazione, o l’attento studio delle dinamiche di ventilazione
naturale, è improbabile che si riesca ad assicurare la quota di
ricambi d’aria rispondente agli standard igienici consueti.
Appendice 1
Analisi delle tipologie ambientali nel contesto di riferimento
Descrizione:
Questa abitazione urbana a Jaisalmer, appartenuta ad una ricca
famiglia di commercianti, costituisce un sistema complesso, nel
quale la conformazione degli spazi e l’interazione degli utenti
costituisce un raffinato sfruttamento delle peculiarità
microclimatiche della costruzione. Non si tratta infatti solamente
dell’aggregazione degli spazi e volumi, ma anche del loro utilizzo
differenziato nel corso della giornata, tanto da poter definire
questo sistema come un organismo dinamico.
Nella fattispecie dell’analisi dell’anello termico presente in questa
costruzione, si può constatare che la corte interna permette di
raddoppiare la struttura ad anello affiancandone due; i due setti
laterali, essendo a contatto non con l’ambiente esterno ma con le
abitazioni adiacenti, non si surriscaldano; le due fasce sui lati
potrebbero pertanto essere considerate a loro volta isolate
termicamente.
Separati dai due fronti stradali, i grandi spazi centrali godono della
ventilazione proveniente dalla corte centrale, la quale, estendosi
per tutta l’altezza dell’edificio, funge da camino di ventilazione.
Essendo separati dalle fasce laterali principalmente da sistemi a
Abitazione urbana
colonne, gli spazi centrali non risultano chiusi alla ventilazione,
rendendo possibile, quando risultasse necessario, il riscontro tra
le facciate prospicienti le strade e la corte interna. Tramite il
probabile uso di tende o altri diaframmi mobili è invece possibile
separare gli ambienti abitativi centrali se si presentasse
Ubicazione: Jaisalmer (Rajasthan, India)
Data di costruzione: XV secolo
Tipologia: Abitazione urbana
Elementi costitutivi: Edificio in linea con due setti laterali ciechi, confinanti con le
costruzioni adiacenti.
Due corpi scala (principale e di servizio); corte interna centrale.
Le due facciate aperte si rivolgono verso strade a quota diversa.
Edificio composto da quattro piani.
Riferimento bibliografico / iconografico:
K. HERDEG, Formal Structure in Indian Architecture, Rizzoli, New York, 1990.
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un’eccessiva irradiazione solare.
Appendice 1
Analisi delle tipologie ambientali nel contesto di riferimento
Descrizione:
La tradizione architettonica islamica ha suggerito la diffusione, in
tutta la regione settentrionale del continente africano, di un
modello domestico urbano pressappoco omogeneo.
La struttura urbanistica tradizionale della medina, fondata
sull’addensamento delle strutture costruite al fine di ridurre le
superfici esposte all’irraggiamento solare, si ripete, in scala più
piccola, nel singolo edificio abitativo, la cui unica apertura verso
l’esterno è spesso la sola corte centrale.
Dimensionata in maniera da garantire, durante tutto l’anno, un alto
livello di ombreggiatura, la corte funge da pozzo di ventilazione,
nel quale confluiscono le masse d’aria provenienti dagli ambienti
circostanti. Spesso la mancanza di un aperture sui lati dell’edificio
rende l’aria stagnante nelle zone più periferiche, mentre si ottiene
un buon livello di ventilazione negli spazi intermedi.
Nell’esempio riportato, rappresentante un’abitazione di Meknès
(Marocco), l’invaso centrale della corte è inscritto in tre anelli
concentrici: il primo a doppia altezza, i successivi ad altezza
singola. Il terzo anello espleta le funzioni distributive rispetto agli
ambienti abitativi ubicati nell’anello esterno.
Abitazione urbana
La grande copertura, adibita a terrazza, viene utilizzata per lo
svolgimento dei lavori domestici, e acquista particolare importanza
nei mesi invernali, quando l’azione del sole è mitigata rispetto alle
stagioni più calde.
Ubicazione: Meknès (Marocco)
Data di costruzione: XVIII secolo
Tipologia: Abitazione urbana
Elementi costitutivi: Costruzione di piccole dimensioni.
Corte interna con patio colonnato al pianoterra.
Ambienti raccolti in anelli concentrici intorno allo spazio centrale aperto.
Riferimento bibliografico / iconografico:
L. MICARA - A. PETRUCCIOLI, Metodologie di analisi degli insediamenti storici nel Mondo
islamico, in "Bollettino d'Arte del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali", n. 39-40, set. dic. 1986.
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Appendice 1
Analisi delle tipologie ambientali nel contesto di riferimento
Descrizione:
Il palazzo di Rao Bahadur Seth Sobhagmall ad Ajmer
(Rajasthan), è un edificio di dimensioni tali da poter essere
considerato un piccolo agglomerato urbano. Disposti su tre lati di
una grande corte - piazza centrale si trovano cinque diverse
costruzioni, realizzate unitariamente e collegate internamente.
Ciascuno di questi nuclei fa riferimento alla propria corte centrale,
sulla quale affacciano le zone abitative, separate dall’esterno
dall’anello dei servizi, posti lungo i perimetri.
Lungo le facciate prospicienti la piazza interna sorgono dei
colonnati che ombreggiano la zona immediatamente interna. Sul
lato sud del palazzo che affaccia sulla strada, quello maggiormente
esposto alla luce solare, troviamo le botteghe, così che nessuna
zona abitativa riceve un eccessivo irraggiamento.
In alcuni punti le corti interne sono collegate, anche se non
sistematicamente, tra di loro, forse per creare una ventilazione
naturale che possa attraversare gli ambienti posti fra due cortili.
Nel complesso, l’insieme di costruzioni, pieni e vuoti, contribuisce a
creare le condizione adatte ad una ventilazione naturale così come
si può riscontrare nelle vie cittadine.
Palazzo di Rao Bahadur Seth Sobhagmall
Ubicazione: Ajmer (Rajasthan, India)
Data di costruzione: 1760
Tipologia: Palazzo in contesto urbano
Elementi costitutivi: Struttura costituita da cinque corpi di fabbrica, ciascuno con una
propria corte interna, sistema intorno ad una grande corte-piazza centrale.
Edificio con tre facciate su strada.
La facciata sud è occupata da botteghe.
Riferimento bibliografico / iconografico:
O. REUTHER, Indische Paläste und Wohnhäuser, Leonhard Preiss, Berlin 1925.
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Appendice 1
Analisi delle tipologie ambientali nel contesto di riferimento
Descrizione:
L’edificio del Parlamento del Bangladesh, progettato e costruito
dall’architetto americano di origine lituano Louis I. Kahn, conta
come uno dei maggiori esempi di rilettura contestuale della
cultura architettonica locale. Premettendo che nelle forme
proposte da Kahn le contaminazioni provengono non solo
dall’architettura Moghul di Lahore, Dehli ed Agra, ma anche dalla
tradizione romana, in particolare di Villa Adriana e delle altre opere
di epoca imperiale, si nota immediatamente, data la limpida
chiarezza di impianto, come l’assetto funzionale di tutto l’edificio sia
subordinato alla costruzione formale della pianta. Questo
atteggiamento, tipico della metodologia progettuale di Kahn, ci
permette di evidenziare quanto strettamente il patrimonio formale
della tradizione indiana sia connaturato con le esigenze di controllo
della temperatura all’interno dell’edificio. La profonda assonanza
distributiva tra le grandi costruzioni rituali musulmane e l’edificio di
Kahn non può passare inosservata. Il corridoio dei passi perduti,
che esemplifica il concetto kahniano del rapporto tra spazi serventi
e spazi serviti, assume allo stesso tempo la funzione dello spazio
termico intermedio, nonchè di anello di ventilazione. I corpi che
Sher-e-Bangla Nagar, Louis I. Kahn
Tipologia: Edificio istituzionale
circondano la grande sala centrale e che formano, anche in alzato,
l’elevazione progressiva dei volumi sino al culmine della volta, sono
completamente rivolti verso l’interno, e mostrano all’esterno
solamente dei grandi tagli geometrici che servono per la
ventilazione della facciata.
Elementi costitutivi: Edificio di dimensioni monumentali composto da una grande sala
centrale poligonale e da otto corpi disposti radialmente intorno ad essa.
Lo spazio interstiziale funge da connettivo distributivo.
La sala centrale, la cui importanza è ulteriormente sottolineata
dalla particolarità della copertura, risulta dunque inclusa all’interno
di uno spazio termicamente protetto. La notevole altezza della volta
permette una libera circolazione dell’aria, facilitando così la
Ubicazione: Dhaka, Bangladesh
Data di costruzione: 1962-1983
ventilazione naturale.
Riferimento bibliografico / iconografico:
D. B. BROWNLEE - D. G. DE LONG, Louis I. Kahn, In the Realm of Architecture, Rizzoli,
New York, 1991.
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Appendice 1
Analisi delle tipologie ambientali nel contesto di riferimento
Descrizione:
Gli haveli di Ahmedabad rivestono il ruolo fondamentale di centro
dei singoli pol, unità urbane che coincidono con gruppi sociali, uniti
da legami professionali, di parentela o di casta. I pol ricostruiscono
su scala maggiore il rapporto di chiusura verso l’esterno tipico delle
abitazioni tradizionali, mentre rimangono aperte verso gli spazi
interclusi.
Nel Divetia Haveli, uno degli esempi meglio conservati di
Ahmedabad, riscontriamo l’articolazione spaziale che diminuisce
progressivamente la densità dell’oggetto costruito procedendo dal
basso verso l’alto. La corte centrale (chowk) è il fulcro intorno al
quale ruotano tutti gli altri ambienti della casa, alcuni dei quali,
prevalentemente ad uso estivo, sono collegati senza diaframmi di
chiusura, e godono quindi di una condizione interno-esterno.
Le terrazze ubicate sul tetto della casa sono destinate al riposo
notturno durante l’estate, così che gli abitanti della casa possono
godere delle rinfrescanti brezze notturne.
Divetia Haveli (Abitazione urbana borghese)
Ubicazione: Ahmedabad (Gujarat, India)
Data di costruzione: XVIII secolo
Tipologia: Abitazione urbana
Elementi costitutivi: I due fronti minori prospettano sulla strada; il due maggiori sono
confinanti con altri edifici. Corte interna. Costruzione con struttura in legno.
Riferimento bibliografico / iconografico:
V. NANDA, Urbanism, Tradition and Continuity in Ahmedabad, in "Mimar" n. 38, mar. 1991.
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Appendice 1
Analisi delle tipologie ambientali nel contesto di riferimento
Descrizione:
La complessa articolazione altimetrica dell’edificio residenziale a
Jaisalmer permette di comprendere in maniera esemplare la
particolare conformazione che porta molte costruzioni a subire un
progressivo svuotamento volumetrico man mano che si procede
dal basso verso l’alto. Tale configurazione comporta, all’interno
dell’edificio, una progressiva apertura verso l’atmosfera esterna,
una “piramide rovesciata” di vuoto che si interseca, sovente in
maniera simmetrica, con il “pieno” del costruito.
Nell’esempio proposto si possono osservare: a) la corte centrale,
che arriva sino al pianoterra, interessando quindi tutti i livelli
dell’edificio; b) le due “stanze a corte” poste al secondo piano, le
quali, riprendendo per ovvi motivi costruttivi la disposizione
planimetrica degli ambienti sottostanti, perdono la copertura,
divenendo anch’esse delle corti interne; c) la totale apertura del
terzo piano, che diviene un attico cintato solamente sui quattro lati
e collegato da camminamenti, che ne permettono la fruizione per le
attività precipuamente domestiche per le quali viene utilizzato.
Risulta utile sottolineare che una delle consuetudini più diffuse non
solamente nel Subcontinente indiano ma anche in molte zone di
Haveli (Abitazione urbana borghese)
cultura islamica è quella di dormire, nei periodi caldi dell’anno, sui
tetti degli edifici. Essendo state scaldate dal sole per tutto il giorno,
le terrazze sono l’ambiente più confortevole dell’abitazione dove
dormire anche se la temperatura notturna scende, come avviene in
molte zone temperate, di molti gradi.
Ubicazione: Jaisalmer (Rajasthan, India)
Data di costruzione: XV secolo
Tipologia: Abitazione urbana
Elementi costitutivi: Edificio in linea con due setti laterali ciechi, confinanti con le
costruzioni adiacenti.
Due corpi scala (principale e di servizio); corte interna centrale.
Le due facciate aperte si rivolgono verso strade a quota diversa.
Edificio composto da quattro piani.
Riferimento bibliografico / iconografico:
K. HERDEG, Formal Structure in Indian Architecture, Rizzoli, New York, 1990.
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Appendice 1
Analisi delle tipologie ambientali nel contesto di riferimento
Descrizione:
Jaisalmer, nel Rajasthan, è una delle città dell’India pre-moderna
che hanno conservato in buona parte il loro centro storico.
Attraversato da vicoli stretti e ombreggiati, l’agglomerato è costituito
da abitazioni in calcare color ocra, chiuse e compatte verso
l’esterno e fortemente articolate all’interno. L’intrsopezione
all’interno delle abitazioni viene impedita dai jalis, ovvero schermi
in legno o in pietra che, permettendo la ventilazione ed la vista
verso l’esterno, nascondono gli ambienti interni.
La forte articolazione volumetrica interna di questo edificio ci
riporta al modello di “piramide inversa” che è uno dei tratti tipici
dell’architettura urbana indiana: lo svuotamento progressivo dei
volumi, dal basso verso l’alto, garantisce una forte interazione tra
l’aria esterna e l’interno della casa, facilitando la ventilazione
naturale.
L’edificio è dunque un organismo “respirante”, organizzato
distributivamente intorno alle due corti interne, le quali forniscono a
tutti gli ambienti, anche se distanti dalla facciata, la possibilità di un
affaccio con conseguente ventilazione.
Haveli (Abitazione urbana borghese)
Ubicazione: Jaisalmer (Rajasthan, India)
Data di costruzione: XVIII secolo
Tipologia: Abitazione urbana
Elementi costitutivi: Edificio costruito su quattro piani. Due corti interne: una dal
pianoterra, una dal terzo piano.
Riferimento bibliografico / iconografico:
R. REWAL, An Indian Portfolio: Jaisalmer, in "Mimar" n. 20, apr. - giu. 1986.
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Appendice 1
Analisi delle tipologie ambientali nel contesto di riferimento
Descrizione:
L’apertura dei volumi in altezza appare qui legata direttamente alla
presenza di molteplici corti centrali. Ciascuna corte causa uno
svasamento nella struttura costruita, legando direttamente i
corpi di fabbrica all’aria aperta. Il ridotto spessore dei corpi di
fabbrica, generalmente limitato a due ambienti, rende possibile il
riscontro di aria da un lato all’altro, facilitando così la ventilazione
naturale delle stanze. Procedendo verso l’alto, si trovano anche qui
le terrazze che, sulla copertura, vanno parzialmente sostituendo gli
ambienti chiusi.
Presentandosi anche in questo caso la forte variabilità dell’uso degli
ambienti nel corso della giornata o delle stagioni, riscontriamo il
sistema di fruizione dinamica che abbiamo già trovato in altri
esempi presentati.
Palazzo di Rao Bahadur Seth Sobhagmall
Ubicazione: Ajmer (Rajasthan, India)
Data di costruzione: 1760
Tipologia: Palazzo in contesto urbano
Elementi costitutivi: Struttura costituita da cinque corpi di fabbrica, ciascuno con una
propria corte interna, sistema intorno ad una grande corte-piazza centrale.
Edificio con tre facciate su strada.
La facciata sud è occupata da botteghe.
Riferimento bibliografico / iconografico:
O. REUTHER, Indische Paläste und Wohnhäuser, Leonhard Preiss, Berlin 1925.
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Appendice 1
Analisi delle tipologie ambientali nel contesto di riferimento
Descrizione:
Questo haveli di Ahmedabad mostra buona parte dei caratteri
ricorrenti dell’architettura domestica tradizionale del Gujarat. La
costruzione intelaiata in legno obbliga ad una certa regolarità
nella distribuzione degli ambienti, e permette l’avanzamento della
facciata procedendo dal basso verso l’alto tramite piccoli aggetti.
Anche in questo caso si vuole sottolineare lo svasamento del
volume costruito, la progressiva crescita dello spazio vuoto
procedendo dal basso verso l’alto. Gli ambienti abitativi sono
disposti intorno al chowk, e vengono ventilati dall’effetto camino
che si instaura nel piccolo cortile, le cui proporzioni favoriscono il
movimento ascensionale dell’aria.
Come nella maggior parte degli altri casi presentati, le terrazze
piane vengono utilizzate, nelle stagioni calde, per dormire a diretto
contatto con il cielo e con i venti freschi.
Haveli (Abitazione urbana borghese)
Ubicazione: Ahmedabad (Gujarat, India)
Data di costruzione: XVIII secolo
Tipologia: Abitazione urbana
Elementi costitutivi: Edificio con struttura prevalentemente in legno. Tamponature in
mattoni e malta. Corte centrale a tutta altezza. Un solo fronte stradale.
Riferimento bibliografico / iconografico:
O. REUTHER, Indische Paläste und Wohnhäuser, Leonhard Preiss, Berlin 1925.
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Appendice 1
Analisi delle tipologie ambientali nel contesto di riferimento
Descrizione:
L’edificio qui illustrato, ubicato a Lahore, l’antica capitale dello stato
del Punjab, oggi in Pakistan, è costruito, come la maggior parte
degli edifici della città, in mattoni rossi cotti. La particolarità di
questa casa dalle modeste dimensioni è la sua suddivisione
funzionale, che comporta anche un preciso funzionamento
microclimatico. Gli ambienti abitativi si trovano al pianoterra,
disposti intorno al chowk, la corte centrale. Il piano superiore è
invece quasi totalmente occupato dalla terrazza, presentando
solamente due strutture, corrispondenti alla cucina ed alla stanza
per la servitù. La corte centrale, che scende sino al pianoterra, è
collegata alla terrazza sovrastante, immettendo all’interno della
casa l’aria esterna, assicurando allo stesso tempo idonea
ventilazione e protezione dall’irraggiamento solare. Lo schema
di progressivo svuotamento dei volumi viene così realizzato
contestualmente alla creazione di una grande terrazza che serve
per le lavorazioni domestiche e possibilmente anche come spazio
dormitorio per la stagione estiva. Il particolare interesse di questo
esempio risiede nella sua perfetta organizzazione all’interno di
un volume dalle dimensioni ridotte, con vantaggi non indifferenti
Abitazione urbana
nell’ambito del controllo del microclima interno.
Ubicazione: Lahore (Punjab, Pakistan)
Data di costruzione: XVIII secolo
Tipologia: Abitazione urbana
Elementi costitutivi: Edificio costruito su due piani. Due lati affacciano sulla strada.
Copertura a terrazza.
Riferimento bibliografico / iconografico:
O. REUTHER, Indische Paläste und Wohnhäuser, Leonhard Preiss, Berlin 1925.
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Appendice 1
Analisi delle tipologie ambientali nel contesto di riferimento
Descrizione:
L’haveli qui rappresentato, costruito da Shamsuddin Adenwala,
ricco mercante di Vadodara, intorno al 1880, è uno dei più grandi
edifici residenziali conservati in questa città. Inserito tra due strade,
una principale ed una secondaria, si trova all’interno di una
sequenza di case in linea, con le quali condivide i due lati lunghi.
La corte principale, di grandi dimensioni, è separata dalla strada da
un corpo di fabbrica particolarmente stretto; la corte interna, più
piccola, serve per l’areazione delle zone abitative. Da sottolineare
in questo caso un certo grado di apertura delle strutture al
pianoterra, una specie di ‘piano libero’ che favorisce la
ventilazione da una corte all’altra, areando così gli ambienti
intermedi.
Come nella maggior parte degli edifici di questa tipologia, lo spazio
della casa è suddiviso in zone semi-pubbliche e zone private: la
corte maggiore è aperta ai visitatori, e dà loro accesso agli ambienti
destinati al loro ricevimento collocati nel corpo principale della casa;
la corte piccola invece separa gli ambienti pubblici da quelli privati,
e arieggia le stanze della famiglia, che sono collocate sul retro del
fabbricato.
Casa Shamsuddin Adenwala
Anche in questo caso, la forte intersezione tra i volumi costruiti
ed il vuoto delle corti aumenta la ventilazione naturale, all’interno
dell’edificio.
Ubicazione: Vadodara (Gujarat, India)
Data di costruzione: 1880
Tipologia: Abitazione urbana
Elementi costitutivi: Edificio con due corti centrali, una di grandi dimensioni ed una
seconda piccola. Struttura in legno.
Riferimento bibliografico / iconografico:
B. V. DOSHI, Vohra Houses in Gujarat, in "Environmental Design", n. 0, 1984.
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Appendice 1
Analisi delle tipologie ambientali nel contesto di riferimento
Descrizione:
Il Palazzo di Rao Bahadur Seth Sobhagmall costituisce, a causa
delle sue dimensioni, una specie di piccolo agglomerato urbano
autosufficiente. Gli spazi aperti, che sono modulati in stretta
sintonia con il costruito, rendono l’alternanza di pieno e vuoto che
si riscontra usualmente nei tessuti urbani tradizionali.
L’edificio, che verso l’esterno presenta un numero molto limitato di
aperture, mentre si apre generosamente verso le corti interne,
espone all’aria aperta una superficie molto maggiore di quella del
suo solido di inviluppo. Sfruttando l’orientamento e le
conseguenti zone di ombra, si costituiscono numerosi ambienti,
caratterizzati da diversi gradi di apertura verso l’esterno, che
mantengono temperature notevolmente al di sotto della
temperatura ambientale esterna. La presenza delle corti,
piantumate con diversi tipi di vegetazione, assicura la presenza
di ombra, l’abbassamento di temperatura delle pareti non esposte
al sole, nonchè un certo grado di umidificazione costante grazie
al verde e all’uso di fontane, lavacri ecc. La vita della casa si svolge
dunque, in sincronia con la variazione della temperatura esterna,
negli ambienti che in ciascun momento presentano le condizioni
Palazzo di Rao Bahadur Seth Sobhagmall
microclimatiche ottimali.
Le corti servono ovviamente anche come spazi centrali per la
socializzazione; talune sono destinate alla servitù ed alle
lavorazione domestiche (preparazione dei cibi, lavori di lavanderia
ecc.), mentre altre, riservate alla famiglia, sono strutturate come
Ubicazione: Ajmer (Rajasthan, India)
Data di costruzione: 1760
Tipologia: Palazzo in contesto urbano
Elementi costitutivi: Struttura costituita da cinque corpi di fabbrica, ciascuno con una
propria corte interna, sistema intorno ad una grande corte-piazza centrale.
Edificio con tre facciate su strada.
La facciata sud è occupata da botteghe.
Riferimento bibliografico / iconografico:
O. REUTHER, Indische Paläste und Wohnhäuser, Leonhard Preiss, Berlin 1925.
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giardini (‘bagh’), e offrono la possibilità di una fruizione della casa
che intersechi spazi interni ed esterni.
Appendice 1
Analisi delle tipologie ambientali nel contesto di riferimento
Descrizione:
Il
Divetia
Haveli
di Ahmedabad
mostra
diverse
delle
caratteristiche ricorrenti nell’architettura domestica tradizionale
indiana. In particolare il chowk, il cortile interno, è il centro
simbolico e funzionale della casa, rappresentando il grembo
materno che accoglie coloro che la abitano.
Come già sottolineato, la funzione di ventilazione e di
ombreggiatura riveste fondamentale importanza. Ahmedabad,
inoltre, presenta un clima secco: pertanto le attività che si
svolgono nel cortile, molte delle quali comportano l’uso di acqua
(lavanderia, lavorazione dei cibi ecc.) contribuiscono ad
umidificare l’aria, abbassandone pertanto la temperatura.
L’evaporazione dell’acqua dal pavimento sottrae ad esso calore
nel passaggio di fase; l’edificio funziona dunque secondo un ciclo
naturale che inserisce ciascuna attività in una dinamica atta a
ottimizzare le condizioni ambientali e microclimatiche.
Gli ambienti circostanti il chowk, i quali essendo prevalentemente
aperti usufruiscono della ventilazione e di un grado di
ombreggiatura ancora maggiore, sono quelli che vengono utilizzati
nei mesi estivi. Nei mesi invernali vengono invece sfruttate le
Divetia Haveli (Abitazione urbana borghese)
stanze all’interno della casa, ambienti che riescono a mantenere
con minori variazioni le condizioni termiche.
Ubicazione: Ahmedabad (Gujarat, India)
Data di costruzione: XVIII secolo
Tipologia: Abitazione urbana
Elementi costitutivi: I due fronti minori prospettano sulla strada; il due maggiori sono
confinanti con altri edifici. Corte interna. Costruzione con struttura in legno.
Riferimento bibliografico / iconografico:
V. NANDA, Urbanism, Tradition and Continuity in Ahmedabad, in "Mimar" n. 38, mar. 1991.
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Appendice 1
Analisi delle tipologie ambientali nel contesto di riferimento
Descrizione:
A Kuwait City, nonostante la rapidissima crescita urbana degli anni
’70-’80, sono conservati numerosi palazzi risalenti al XIX secolo
costruiti secondo tipologie tradizionali. L’esempio presentato, uno
dei più grandi edifici borghesi della città, costruito da un ricco
mercante, conserva tre corti interne, sulle quali affacciano gli
ambienti abitativi (‘iwan’). Mentre le facciate sulla strada mostrano
pochissime aperture, per questioni legate all’introspezione
dall’esterno così come alla protezione dall’irraggiamento solare, in
corrispondenza delle corti interne lo spazio fluisce liberamente
dalla zona verde all’interno della casa, facilitando il ricambio
d’aria. Gli ‘iwan’, i quali, trovandosi nella fascia interna, sono
arretrati rispetto alla zona soleggiata, godono di una temperatura
notevolmente più bassa rispetto all’ambiente esterno.
L’ombreggiatura delle corti è garantita, oltre che dai cornicioni
aggettanti, anche dalla presenza di verde. Nella corte est, in
particolare, il grande albero garantisce la protezione dai raggi del
sole, e aumenta il grado di umidità dell’aria.
Casa Al-Ghanim
Ubicazione: Kuwait City (Kuwait)
Data di costruzione: XIX secolo
Tipologia: Palazzo in contesto urbano
Elementi costitutivi: Edificio con tre corti interne. Tre latti sono prospicienti la strada, un
quarto confina con un’altra costruzione.
Riferimento bibliografico / iconografico:
H. AL-HABAR, Traditional Kuwaiti Houses, in "Mimar", n.13, lug. - set. 1984.
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Appendice 1
Analisi delle tipologie ambientali nel contesto di riferimento
Descrizione:
Come in tutte le zone desertiche del pianeta, dal Sahel,
all’Arizona, al deserto peruviano o all’area mesopotamica, anche in
India si è sviluppato una prassi costruttiva che utilizza il cosiddetto
‘adobe’, ossia mattoni di terra crudi intonacati con malte a base di
terriccio e leganti occasionali (colle animali o altro). Le costruzioni
in adobe si sono dimostrate particolarmente adatte ai climi
desertici per diversi motivi: a) facilità di costruzione con i soli
materiali disponibili, senza la necessità di particolari lavorazioni; b)
la ridotta necessità di praticare aperture, al fine di ostacolare
l’ingresso di venti caldi e polverosi, si accorda con la difficoltà di
questa tecnica costruttiva all’apertura di vani; c) il clima secco del
deserto consente una durata lunghissima delle strutture.
La casa rurale qui esposta, che esemplifica la tipologia costruttiva
del deserto del Gujarat, anche se non esaurisce le innumerevoli
varianti che riscontrano in altre zone del Subcontinente o in aree
diverse dello stesso deserto, mostra alcuni dei tratti fondamentali:
a) il muro perimetrale, al quale vengono addossate le diverse
costruzioni facenti parte della casa; b) la corte centrale, che serve
per tutte le attività domestiche; c) il limitatissimo numero di aperture
Casa in adobe nel deserto
verso l’esterno presenti sulle case.
A differenza degli altri esempi forniti al fine di esemplificare la
funzione termica della corte centrale, precipuamente legata alla
ventilazione e all’ombreggiatura, in questo caso va osservato che le
mura perimetrali e l’apertura dei corpi di fabbrica solamente verso
Ubicazione: Bhadka (Gujarat, India)
Data di costruzione: sconosciuta
Tipologia: Abitazione rurale (deserto)
Elementi costitutivi: Costruzione in terra cruda; tre piccoli corpi di fabbrica sono raccolti
intorno ad una corte centrale, delimitata da un muro che impedisce l’introspezione. Le
coperture sono in legno e paglia.
Riferimento bibliografico / iconografico:
K. JAIN, Mud Architecture of the Indian Desert, AADI Centre, Ahmedabad, 1992.
180
l’interno servono per riparare la casa dai venti desertici, i quali,
oltre a rimuovere la poca umidità presente nel terreno, trasportano
grandi quantità di polvere e sabbia.
Appendice 1
Analisi delle tipologie ambientali nel contesto di riferimento
Descrizione:
Il bungalow qui presentato, che mostra, nel corpo di fabbrica
destinato agli spazi abitativi, un’impostazione canonica, presenta la
peculiarità della corte centrale chiusa sul lato posteriore dal corpo
dei servizi e delle stanze per la servitù. Il piccolo giardino centrale
che ne risulta è attraversato da una pensilina, destinata a
proteggere il collegamento tra le due parti della casa (è infatti da
sottolineare che le cucine sono ubicate, nella maggior parte dei
casi, nell’ala dei servizi, senza la possibilità di raggiungerle con un
percorso coperto).
Il colonnato disposto sul lato della casa padronale prospiciente la
corte ombreggia gli ambienti interni; il porticato di collegamento
ripara dal sole il giardino interno, mantenendo bassa la
temperatura. La probabile presenza di verde nella corte
contribuisce ad impedire l’irraggiamento solare eccessivo.
Infine, l’esiguo spessore del corpo di fabbrica permette
un’agevole ventilazione naturale degli ambienti interni. La sala
centrale dell’edificio padronale, presumibilmente costruita su due
altezze, facilità il passaggio dell’aria e la ventilazione.
Bungalow
Ubicazione: India
Data di costruzione: ca. 1920
Tipologia: Bungalow
Elementi costitutivi: Avancorpo prospieciente la strada. Corpo retrostante destinato alla
servitù. Corte centrale chiusa tra i due corpi di fabbrica e da mura laterali. Porticato
colonnato, pensilina di collegamento tra i due corpi di fabbrica.
Riferimento bibliografico / iconografico:
M. DESAI - M. DESAI, The Adaptation and Growth of the Bungalow in India, in
"Environmental Design", n. 15-16, 1995.
181
Appendice 1
Analisi delle tipologie ambientali nel contesto di riferimento
Descrizione:
L’ospedale qui presentato, che costituisce uno dei monumenti più
celebri della Zanzibar coloniale, mostra una singolare integrazione
tra temi tipologici derivanti dall’occidente europeo e
consuetidini costruttive dell’area subtropicale. La corte
centrale, che serve da bacino di ventilazione, distribuisce allo
stesso tempo gli ambienti al pianoterra: pertanto, al fine di evitare il
passaggio allo scoperto in caso di pioggia, dispone di una copertura
che impedisce l’accesso delle acque meteoriche. Questo sistema,
che si riscontra frequentemente anche nelle zone umide dell’area
indiana, permette di mantenere la funzione di ventilazione della
corte centrale anche nelle stagioni piovose. Nel caso dell’ospedale,
costruito dalle autorità europee, le esigenze igieniche devono
essere particolarmente salvaguardate: la ventilazione risulta essere
quindi di fondamentale importanza, e non solamente per il controllo
della temperatura all’interno dell’edificio.
Ospedale
Ubicazione: Zanzibar (Tanzania)
Data di costruzione: 1899
Tipologia: Ospedale
Elementi costitutivi: Edificio con corte centrale costruito su tre piani. Distribuzione degli
ambienti tramite disimpegni intorno alla corte.
Riferimento bibliografico / iconografico:
S. BATTLE, Zanzibar Revisited, in "Mimar" n. 41, dic. 1991.
182
Appendice 1
Analisi delle tipologie ambientali nel contesto di riferimento
Descrizione:
La villa Bouassida a Cartagine, risultato dell’ampliamento di una
villa presistente a opera del maestro tunisino Ben Miled, oltre a
costituire uno dei più noti manifesti dell’anti-avanguardismo che
in quegli anni interessò molta della produzione architettonica a
livello internazionale, ci permette di osservare con estrema
precisione la tipologia del colonnato. Oltre a fornire un chiaro
riferimento di carattere classicista, legato strettamente al
patrimonio archeologico presente nella città ove questa villa sorge,
il colonnato - veranda svolge un importante ruolo di mitigazione
dell’irraggiamento solare sulla facciata esposta a meridione.
Ricalcando fedelmente gli avanzamenti ed arretramenti della
facciata, il porticato separa il piano inferiore dall’esposizione alla
luce del sole, permettendo nello stesso tempo la ventilazione degli
ambienti interni.
Forse uno dei temi più importanti nell’architettura classica, il
colonnato ha sempre rivestito, ad esempio anche nelle costruzioni
religiose dell’induismo e del giainismo, un’importanza non
secondaria nella creazione di spazi a temperatura intermedia,
destinati alla fruizione riparata dal sole. Nelle applicazioni a scala
Villa Bouassida, Tarek Ben Miled
ridotta, come in questo caso, la ‘doppia facciata’ che così si forma
contribuisce a migliorare le condizioni microclimatiche dell’interno
dell’edificio.
Ubicazione: Cartagine (Tunisia)
Data di costruzione: 1922
Tipologia: Villa suburbana
Elementi costitutivi:
Riferimento bibliografico / iconografico:
B. BRACE TAYLOR, Rethinking Colonial Architecture, in "Mimar", n.13, lug. - set. 1984.
183
Appendice 1
Analisi delle tipologie ambientali nel contesto di riferimento
Descrizione:
Il bungalow qui presentato, collocato in una non meglio identificata
località indiana, costituisce una delle innumerevoli variazioni che
questa tipologia sviluppò nel corso del suo periodo di maggiore
fioritura.
Mentre la distribuzione degli ambienti al piano terra segue uno degli
schemi canonici, ossia un grande spazio centrale circondato dalle
zone abitative sia diurne che notturne, il primo piano, che di fatto
costituisce uno spazio del tutto indipendente e accessibile tramite
una scala esterna, presenta un unico ambiente, corrispondente allo
spazio centrale sottostante, ma circondato sui quattro lati da un
ampio porticato, la cui copertura identifica anche il volume del
pianoterra. Questa grande veranda, fruibile dal reading room che si
trova al primo piano, oltre a presentare condizioni di fruizione
senz’altro gradevoli, evita l’irraggiamento della copertura
dell’abitazione: si tratta quindi di uno spazio ventilato, che
contribuisce a mantenere entro limiti ragionevoli la temperatura
all’interno della casa.
Bungalow
Ubicazione: India
Data di costruzione: ca. 1920
Tipologia: Bungalow
Elementi costitutivi: Edificio su due piani e con strutture annesse per la servitù.
Al piano terra: zona diurna e notturna; al primo piano: grande ambiente a doppia altezza
accessibile solo dall’esterno e porticato su quattro lati.
Riferimento bibliografico / iconografico:
M. DESAI - M. DESAI, The Adaptation and Growth of the Bungalow in India, in
"Environmental Design", n. 15-16, 1995.
184
Appendice 1
Analisi delle tipologie ambientali nel contesto di riferimento
Descrizione:
L’ospedale di Zanzibar, già presentato, illustra anche l’utilizzo che
nell’architettura coloniale si fece di porticati. Questo tipo di struttura
assolve ad un’ampia gamma di compiti: a) ombreggiatura della
facciata b) protezione dell’ingresso degli edifici dalle intemperie c)
aumento della ventilazione trasversale dell’edificio.
Nel caso qui proposto, che rappresenta anche uno dei più raffinati
edifici della Zanzibar coloniale, il colonnato è costituito da una
struttura in legno, la cui decorazione, insieme a quella della
facciata prospiciente la strada, testimoniano della felice
integrazione che in talune occasioni si ebbe tra le capacità
artigianali delle popolazioni locali e le architetture progettate - come
in questo caso - da architetti occidentali.
Il colonnato, uno dei riferimenti classici per eccellenza e pertanto
tema prediletto dagli architetti che lavoravano nelle colonie, viene
investito - nel suo duplice ruolo di elemento formale - decorativo e
sistema “bioclimatico” - di un profondo significato e importanza.
Ospedale
Ubicazione: Zanzibar (Tanzania)
Data di costruzione: 1899
Tipologia: Ospedale
Elementi costitutivi: Edificio con corte centrale costruito su tre piani. Distribuzione degli
ambienti tramite disimpegni intorno alla corte.
Riferimento bibliografico / iconografico:
S. BATTLE, Zanzibar Revisited, in "Mimar" n. 41, dic. 1991.
185
Appendice 1
Analisi delle tipologie ambientali nel contesto di riferimento
Descrizione:
Il bungalow qui riportato, che mostra una distribuzione interna
legata ai canoni di centralità e simmetria tipici di questo tipo edilizio,
presenta particolare motivo di interesse per l’ampiezza e profondità
del porticato collocato sulla facciata sud dell’edificio. Oltre a coprire
l’intera larghezza del corpo di fabbrica, provvedendo dunque ad
ombreggiare tutto il prospetto proteggendolo dall’irraggiamento
solare, questo bungalow mostra inoltre una veranda che si
estende, dalla facciata prospiciente il giardino, per diversi metri
verso il lato posteriore del lotto. Questa veranda, che funge da
pertinenza per gli ambienti abitativi interni, ed in particolar modo per
la grande sala centrale a doppia altezza, garantisce la presenza di
una zona a temperatura intermedia che permette una più efficace
ventilazione dell’interno dell’edificio.
Bungalow
Ubicazione: India
Data di costruzione: sconosciuta
Tipologia: Bungalow
Elementi costitutivi: Edificio a pianta simmetrica. Ampio colonnato sulla facciata sud
prospiciente la strada.
Riferimento bibliografico / iconografico:
M. DESAI - M. DESAI, The Adaptation and Growth of the Bungalow in India, in
"Environmental Design", n. 15-16, 1995.
186
Appendice 2
ESEMPI
NEI
DI
EDIFICI SOSTENIBILI
PAESI INDUSTRIALIZZATI
Esempi di edifici sostenibili nei paesi industrializzati
Appendice 2
Progettista: Heinz Wondra, Graz, Austria
Ubicazione: Graz, Austria
Data di costruzione: 1998
Tipologia: Residenza unifamiliare
Sistemi attivi:
Sistemi passivi: Strutture termoattive; serra
esposta a sud
Materiali e componenti: Struttura in CLS /
legno; tamponature in legno; infissi in
alluminio / legno
Altro: Basso impatto sull’ambiente naturale
circostante
Riferimento bibliografico / iconografico:
www.archinform.de; Materiale iconografico
fornito dai progettisti.
La casa progettata da Heinz Wondra a Graz propone
un'architettura sobria e poetica, priva di inclinazioni formali
stravaganti e dalle linee nette e precise, mostrando attenzione
nella realizzazione materiale e nella costruzione del dettaglio
architettonico, come per accertarsi della qualità finale
dell'oggetto, dalla composizione complessiva sino alla
conformazione degli arredi. Questa impostazione, comune a
molta architettura dell'Europa centrale, tende alla
semplificazione degli spazi e volumi a favore di una maggiore
indagine sul disegno minuto e costruttivo; di questa corrente si
possono rintracciare le radici sino a Ludwig Mies van der Rohe,
anche se negli ultimi anni molti architetti tedeschi, austriaci e
svizzeri hanno dato prova di saper gestire con intelligenza e
raffinatezza il processo che porta alla costruzione di oggetti
tettonicamente ordinati e rigorosi.
Il volume della villa è geometricamente essenziale, riducendosi
ad un prisma che interseca il pendio che scende dalla strada
verso il giardino. Questo corpo si adagia sul terreno senza
modificarlo nella sostanza, occupando la fascia laterale a nord
dell'area e lasciando libera la rimanente zona verde.
La disposizione di aperture e vetrate sui quattro lati del volume
è determinata dall'esposizione: il prospetto a sud è
prevalentemente trasparente, mostrando un loggia aggettante al
piano superiore, funzionante anche come serra; il lato ovest, sul
quale è collocata una terrazza esterna al volume, perde
completamente la sua qualità opaca a favore di una trasparenza
che si estende per tutta la facciata; il prospetto nord e quello est
sono invece opachi, l'uno per ridurre le perdite termiche
sull'esposizione più fredda, l'altro per escludere l'introspezione
dalla strada, creando, tramite una parete in cemento armato
ostinatamente opaca, un senso di difesa quasi alla maniera delle
mura medievali.
La continuità spaziale ottenuta sui due lati "aperti" della villa si
ripropone anche al suo interno, dove la distribuzione viene
determinata dal corridoio addossato al lato nord, mentre tutti gli ambienti abitativi sono disposti lungo la facciata
meridionale aperta. Per non occludere la continuità interna si è optato per delle pareti divisorie la cui altezza non
giunge sino al soffitto, migliorando così anche le possibilità di ventilazione naturale della casa. Al piano superiore,
che corrisponde con la quota della strada, sono situate tutte le stanze da letto e gli ambienti di soggiorno; al piano
inferiore troviamo la stanza per i bambini, mentre la parte posta sull'estremità occidentale del volume ospita uno
studio a doppia altezza che usufruisce della grande vetrata che dà sul giardino.
188
Esempi di edifici sostenibili nei paesi industrializzati
Appendice 2
Il funzionamento termico della loggia
posta a sud è molto semplice. In inverno
i vetri scorrevoli vengono chiusi, dando
luogo al riscaldamento per effetto serra.
Il calore accumulato nella massa d'aria
viene trasferito all'interno della casa per
convezione naturale aprendo le porte finestre dei singoli ambienti. Il sole
basso invernale entra fino al fondo della
casa, riscaldando direttamente per
irraggiamento. Infine, i larghi setti in
cemento che ritmano la facciata
accumulano a loro volta calore e non
essendo termicamente isolati lo cedono
verso l'interno con un ritardo di fase
studiato per coincidere con le ore
notturne: quando dunque non c'è
riscaldamento per irraggiamento, è la struttura portante a riscaldare l'interno della
casa.
In estate la loggia viene invece completamente aperta, sovrapponendo a due a due i
vetri scorrevoli a sud e ovest. Così facendo, la serra non più chiusa viene ventilata,
riducendo drasticamente l'accumulo di calore. L'ultima parte della copertura,
aggettante rispetto alla parete interna della casa, ombreggia la struttura in
calcestruzzo, riparandola dai raggi del sole estivo alto: viene dunque impedito che le
pareti si surriscaldino cedendo il calore all'interno.
189
Esempi di edifici sostenibili nei paesi industrializzati
Appendice 2
Autore: Ernst Michael Jordan, St. Valentin,
Austria
Ubicazione: Krems, Austria
Data di costruzione: 1999-2000
Tipologia: Residenza unifamiliare
Sistemi attivi: Collettori solari termici ad aria
Sistemi passivi: Serra orientata a sud;
ventilazione naturale interna; condotto di
ventilazione sotterraneo
Materiali e componenti: Struttura portante in
CLS e pietra naturale; serra con struttura in
legno
Altro: Circolazione di aria calda in sistema ad
ipocausto
Riferimento bibliografico / iconografico:
Renovation 3/2000; Materiale iconografico
fornito dai progettisti.
La casa progettata da Jordan mira a porsi come
prototipo di quell'architettura "solare" che mira al
massimo sfruttamento delle risorse energetiche
fornite dal sole stesso. Tale impostazione è
riconoscibile
innanzi
tutto
nell'impianto
geometrico dell'edificio, che è composto da due
volumi separati. L'uno, rivolto verso la strada,
riprende il filo dell'urbanizzazione esistente e si
inserisce discretamente nel contesto della
periferia cittadina; l'altro, chiaramente orientato
verso sud, è un prisma vetrato di grandi
dimensioni, orientato per captare la maggiore
quantità possibile di radiazioni solari. I due
volumi sono disassati per consentire alla serra
esposta a sud di ottenere un allineamento
perfetto.
Il prisma vetrato funge, come di consueto, da
serra ed accumulatore di calore. Sul colmo del
prisma inserita una fila di collettori solari ad aria,
che alimentano l'intero impianto termico della
casa, basato per l'80% sul calore prodotto da
questo sistema di collettori. All'impianto posto
sulla copertura è abbinato una massa di
accumulo in blocchi in calcestruzzo, i quali
immagazzinano il calore prodotto dai collettori.
L'aria che funge da vettore energetico,
una volta ceduto il calore alla massa di
accumulo, viene rimessa in circolo e
rientra nei pannelli collettori.
L'intero sistema di riscaldamento della
casa è basato sul movimento dell'aria:
l'intera struttura è caratterizzata dalla
presenza di ipocausti, simili a quelli
utilizzati nelle strutture termali romane,
che consentono la conduzione del calore
tramite l'aria in tutte le zone della casa. I pavimenti galleggianti e le pareti con intercapedine costituiscono una
specie di fodera continua che isola gli ambienti interni dallo spazio esterno.
Tramite uno scambiatore di calore posto nella zona della massa di accumulo, l'aria calda viene utilizzata
anche per la produzione di acqua calda sanitaria.
190
Esempi di edifici sostenibili nei paesi industrializzati
Appendice 2
Nella stagione calda, il sistema di riscaldamento ad ipocausti viene
alimentato non più dai collettori ad aria ma dall'aria proveniente
dall'esterno che viene precondizionata dal passaggio attraverso un
condotto sotterraneo lungo 40 metri, che ne porta la temperatura a
18°C costanti, sensibilmente inferiore rispetto a quella esterna. Se a
questo si aggiunge in raffreddamento delle strutture murarie durante
la notte, si ottiene come risultato che durante il giorno la temperatura
può essere mantenuta entro limiti di comfort senza l'utilizzo di
sistemi di condizionamento. Al fine di mitigare il guadagno
energetico estivo, è stata predisposta la possibilità di montare dei
sistemi di ombreggiatura avvolgibili; inoltre, un pergolato antistante
il volume vetrato potrà fornire, con il tempo, un ulteriore sistema di
ombreggiatura naturale.
Un problema consistente per la specificità costruttiva di questo
edificio consiste nel rischio che il grande volume vetrato provochi
fenomeni di abbagliamento che possano risultare pericolosi per la
circolazione del traffico nella città sottostante la collina su cui sorge
la casa. Dopo una serie di simulazioni si è però giunti alla
conclusione che i fenomeni di abbagliamento non dipendono
necessariamente dalle dimensioni del corpo riflettente, bensì
dall'orientamento:
una
finestra singolo può risultare
pertanto altrettanto nociva
di una grande superficie
vetrata.
La
villa
suburbana
realizzata da Jordan, pur
non brillando per le sue
qualità più strettamente
architettoniche, consegue,
grazie alla collaborazione di
numerosi sistemi attivi e
passivi,
un
bilancio
energetico
nettamente
positivo.
191
Esempi di edifici sostenibili nei paesi industrializzati
Appendice 2
Progettista: Georg W. Reinberg, Vienna,
Austria
Ubicazione: Vienna, Austria
Data di costruzione: 1997
Tipologia: Complesso residenziale
Sistemi attivi: Impianto PV; collettori solari per
la produzione di acqua calda sanitaria.
Sistemi passivi: Serre orientate a sud;
ventilazione naturale interna; condotto di
ventilazione sotterraneo
Il complesso residenziale della Sagedergasse
sfrutta un lotto residuo molto stretto e
profondo, incastonato tra una zona di
abitazioni unifamiliari da un lato e di intensivi
dall'altro. La situazione urbanistica non
ottimale né per i collegamenti né per
l'esposizione a sud è stata utilizzata come
spunto per dare vita ad un'architettura dai
volumi articolati, orientati in maniera da
captare ottimalmente le radiazioni solari.
Chiudendo l'affaccio settentrionale sulla strada
con un corpo di grandi dimensioni, destinato
ad ospitare un ufficio e fungente da filtro verso
la strada, i quattro volumi arretrati si aprono
nettamente verso sud tramite le ampie serre
collocate all'ultimo piano.
La forma geometrica delle serre, una porzione
di cono tagliata e ruotata al fine di agire come
un "cannocchiale solare", caratterizza
fortemente la volumetria del complesso.
Altro: Impianti di ventilazione naturale interni
Questi corpi sono leggermente aggettanti e
regolabili dagli utenti; utilizzo di materiali ad alta disassati da una rotazione verso sud per
riciclabilità
ricevere la massima insolazione minimizzando
l'ombreggiatura. L'articolazione netta dei
Riferimento bibliografico / iconografico:
volumi è sottolineata anche dalla distinzione
A. Gioli, Lezioni di Architettura Bioclimatica,
per fasce orizzontali delle unità abitative, le cui
Alinea, Firenze, 2000; Materiale iconografico
dimensioni variano al fine di offrire una gamma
fornito dai progettisti.
ampia di tipologie agli acquirenti. Al fine di
integrare spazi aperti e ambienti chiusi, le unità
al pianoterra dispongono di piccoli spazi verdi
sui due lati del lotto mentre gli alloggi ai piani superiori sono dotati di terrazze antistanti le serre.
Materiali e componenti: Struttura in CLS;
tamponatura in laterizi; infissi in legno
È intorno a queste serre, elementi principali della composizione architettonica, che ruota il concetto energetico che sta alla base dell'edificio. Il "Wintergarten", ovvero
"giardino d'inverno", uno dei più comuni sistemi di sfruttamento passivo dell'energia solare, funziona principalmente in base all'effetto serra che si verifica al suo interno.
Le radiazioni solari a onde corte attraversano il vetro e scaldano la massa d'aria interna nonché le pareti; il calore che viene riemanato da queste a lunghezza d'onda
più ampia, trova invece nelle superfici vetrate una barriera opaca, rimanendo intrappolato nella serra.
Il funzionamento stagionale della serra ne consente un utilizzo durante la maggior parte dell'anno. Solo nelle ore notturne dei mesi più freddi la temperatura al suo
interno cala tanto da renderla inabitabile. Nelle ore di sole invernale, invece, è uno spazio a temperatura intermedia che fornisce calore al resto della casa e può essere
utilizzato normalmente. Lo scambio di calore avviene manualmente tramite l'apertura delle porte che collegano la serra al resto dell'appartamento, oppure
automaticamente con un sistema di ventilazione meccanica a bassa velocità che assicura, grazie a termometri e sensori di CO2, la costante purezza dell'aria all'interno
dell'abitazione.
192
Esempi di edifici sostenibili nei paesi industrializzati
Appendice 2
In estate la serra viene ventilata con il controllo automatico di alcuni dei
pannelli vetrati della facciata o la possibilità di apertura delle porte finestre che danno sull'esterno. Rimanendo aperta anche di notte, la serra
cede all'esterno il calore accumulato durante il giorno, raffreddando le
pareti che assorbono l'energia proveniente dall'interno dell'abitazione.
Sulla grande vetrata sono inoltre applicabili degli avvolgibili che
escludono l'ingresso di radiazioni solari nei giorni eccessivamente caldi.
Il guadagno energetico della serra permette di ridurre nettamente i
consumi per il condizionamento degli appartamenti, abbassando il
fabbisogno medio a 18,4 kWh/m2, contro gli 80-100 delle abitazioni
tradizionali. Risulta ovvio che questa riduzione permette un risparmio
energetico tale da ammortizzare in tempi brevi l'investimento necessario per realizzare la struttura della serra ed il sistema di ventilazione.
I canali di ventilazione naturale costituiscono il secondo sistema fondamentale per il condizionamento naturale dell'edificio. L'aria di immissione viene convogliata
dall'esterno e precondizionata tramite un condotto sotterraneo, lungo 46 m, collocato a 1,5 m di profondità e con un diametro di 48 cm, il quale, trovandosi a temperatura
costante di circa 21°C durante tutto l'anno, raffredda l'aria estiva e riscalda quella invernale. Qualora, anche dopo il transito nel condotto sotterraneo, l'aria di ricambio
risulta ancora troppo fredda per essere convogliata direttamente negli ambienti, questa viene preventivamente riscaldata. L'aria esausta è aspirata attraverso gli
ambienti umidi (bagni e cucine) degli alloggi e, prima di essere espulsa all'esterno, passa attraverso uno scambiatore di calore che ne trasmette l'energia termica all'aria
fresca entrante.
L'impianto di ventilazione naturale, controllato automaticamente, garantisce che la qualità dell'aria rimanga costantemente entro livelli di purezza e temperatura
accettabili. Gli utenti hanno accesso alla taratura del sistema, potendo impostare i parametri secondo le proprie esigenze o disattivarlo totalmente durante i periodi di
assenza. Grazie all'uso di ventilatori a bassa velocità, l'impianto risulta assolutamente silenzioso ed in generale il suo funzionamento non viene percepito dagli abitanti
dell'edificio. In verticale, i condotti passano attraverso i consueti cavedi impiantistici; le tubature orizzontali sono invece alloggiate nei controsoffitti ispezionabili in
corrispondenza di corridoi e servizi igienici.
Il sistema per la produzione diretta di energia consiste nella grande copertura a collettori termici collocata sul volume nord del
complesso. I collettori, che sostituiscono il normale manto di copertura, sono inclinati a 35° e coprono un'area di 56 m2, producendo in
dodici mesi 408 KWh/m2, eliminando la necessità di apporti energetici ausiliari per il 64% dell'anno. Il calore prodotto viene
immagazzinato in un accumulo di 1500 litri di acqua, il quale scambia l'energia con le tubature che riforniscono le abitazioni, fornendo
acqua alla temperatura finale di 55°C. Per il tetto a collettori solari, i cui costi di impianto sono stati sostenuti da un finanziamento a
fondo perduto erogato dalla Municipalità di Vienna, i tempi di ammortamento sono stati calcolati intorno ai quattro anni.
Il sistema di collettori solari è integrato, sempre sulla copertura
nord, da una superficie di 39 m2 di pannelli fotovoltaici che
forniscono forza motrice per le funzioni non residenziali
alloggiate in quello stesso volume. La copertura del corpo
settentrionale è stata scelta per ospitare gli impianti di
produzione attiva in quanto poteva essere inclinata verso sud: gli
uffici sottostanti, infatti, non necessitando di illuminazione diretta
dal sole, sono aperti verso nord, orientamento che fornisce luce
diffusa più idonea per le attività lavorative.
193
Esempi di edifici sostenibili nei paesi industrializzati
Appendice 2
Autore: Fink e Jocher, Monaco di Baviera,
Germania
Ubicazione: Coburg, Germania
Data di costruzione: 1999
Tipologia: Complesso residenziale
Il complesso residenziale a Coburgo concepito dallo studio
monachese Fink + Jocher punta alla rilettura semantica
delle ormai consolidate convenzioni proposte dalla pratica
dell'architettura a basso consumo energetico. Rifiutando
l'applicazione di una prassi a volte troppo caratterizzata, gli
architetti propongono un impianto di grande chiarezza e
rigore, integrando lo sforzo tecnologico necessario per il
raggiungimento dell'efficienza energetica all'interno delle
strutture concepite esclusivamente secondo le loro
valenze estetiche.
Sistemi attivi: Accumulatori di calore per
riscaldamento acqua sanitaria
Le diverse funzioni - statiche, energetiche, percettive vengono fuse insieme in pochi elementi, ad esempio il
Sistemi passivi: Parete di accumulo all’interno setto portante collocato all'interno delle stecche come
un'unica spina. Questo setto, oltre a fungere da struttura
del corpo di fabbrica
portante, costituisce, per tutta la lunghezza del corpo
costruito, un accumulatore di calore, trovandosi
Materiali e componenti: Struttura portante in
direttamente esposto a sud, ricevendo dunque
CLS; rivestimento in legno / TWD; blocchi di
l'insolazione massima. Necessariamente, la sua funzione
accumulo in pietra calcarea
consiste anche nel trasferire tale calore dalla porzione
Altro: Pannelli colorati per l’accumulo del calore meridionale dell'edificio a quella esposta a nord,
supplendo così all'assenza di insolazione di quel lato.
Riferimento bibliografico / iconografico:
Detail 3/1997; Materiale iconografico fornito dai Un approfondimento tipologico di notevole interesse
consente di sfruttare nel migliore dei modi questa
progettisti.
disposizione degli spazi interni, rendendo possibile per
ciascun ambiente il raggiungimento di un optimum termico
anche in assenza di insolazione diretta. La facciata
esposta a nord, così come la copertura lievemente
inclinata, sono corredate da un consistente strato di
isolamento termico, di spessore pari a 20 cm, tale da
risolvere da solo la dispersione termica in quella direzione.
La facciata sud è invece rivestita con pannelli in TWD
(Transparente Wärmedämmung, ovvero materiale isolante
traslucido), che permette, anche nelle porzioni non vetrate,
un accesso consistente di luce naturale. La qualità ambientale che viene ottenuta grazie a questo espediente è di
alto livello, soprattutto se considerata la destinazione di edilizia economica degli edifici.
Oltre al setto centrale che funge da accumulatore, un secondo elemento che assume molteplici valenze
tecnologiche è costituito dalle masse di accumulo poste sulla facciata meridionale dietro allo strato di isolamento
trasparente, che trasferiscono il calore da esse catturato ad una massa posta nel basamento dell'edificio. In questo
elemento, composto di blocchi in calcare, ha luogo lo scambio di calore che permette il riscaldamento dell'acqua
194
Esempi di edifici sostenibili nei paesi industrializzati
Appendice 2
sanitaria.
Una particolare attenzione è stata posta nello
studio architettonico e tecnologico dei corpi
scala, i quali, al fine di risparmiare sui consumi
energetici, non vengono riscaldati; per consentire
comunque un accumulo di energia sufficiente,
questi sono stati dipinti in colori scuri, e sono stati
eliminati gli spessori destinati all'isolamento
acustico, i quali producono inevitabilmente un
isolamento termico. I corpi scala sono
termicamente sganciati dal corpo principale, per
evitare che si formino dei ponti termici tra
ambienti riscaldati e altri a temperatura
intermedia.
Lo studio dei colori è stato affrontato con un
doppio fine: da un lato caratterizzare i singoli
corpi di fabbrica, distinguendoli tra di loro,
dall'altro sfruttando la saturazione cromatica dei
colori primari per ottimizzare l'assorbimento di
calore. Integrando una griglia di colori con le
superfici degli edifici, si riesce ad ottenere il
doppio risultato di differenziare i blocchi e
migliorarne il comportamento termico.
È in questo risultato che può essere evidenziata
la linea di ricerca seguita per giungere alla
realizzazione di questo complesso residenziale:
creando un edificio apparentemente costruito
secondo tecniche tradizionali, eppure ben
inserito nell'ambito dell'edilizia ad alta efficienza
energetica, grazie ad una riduzione dei consumi
pari al 40% che porta il valore annuo a 42
kWh/m2a. E questo risultato rientra però nella
costruzione di un complesso dalle caratteristiche
architettoniche di alto livello.
195
Esempi di edifici sostenibili nei paesi industrializzati
Appendice 2
Progettista: Petzinka Pink Architekten,
Düsseldorf, Germania
Ubicazione: Düsseldorf, Germania
Data di costruzione: 1996 - 1997
Tipologia: Edificio per uffici
Sistemi attivi:
Sistemi passivi: Corridoio di ventilazione in
facciata; ventilazione trasversale attraverso
l’atrio
Materiali e componenti: Struttura in CLS /
acciaio; Infissi in acciaio / legno; frangisole in
alluminio; elementi di ventilazione inseriti nel
sistema di facciata
Altro:
Riferimento bibliografico / iconografico:
Baumeister 12/1997;
Materiale iconografico fornito dai progettisti.
In quest’opera, il controllo delle qualità
ambientali degli spazi lavorativi, nonché la
riduzione dei consumi energetici, sono affidati
al sistema di doppia facciata che riveste le due
torri laterali. Sul lato esterno è collocato uno
strato di vetro semplice da 12 mm con sostegni
puntuali; procedendo verso l'interno si incontra
il corridoio intermedio di ventilazione, largo 90
cm, infine lo strato interno, costituito da infissi
in legno con doppi vetri. All'interno del corridoio
sono alloggiate dei frangisole in alluminio a
controllo manuale, posti in prossimità del lato
esterno per evitare che cedano all'interno, per
irraggiamento, il calore accumulato tramite le
radiazioni solari. L'apertura degli infissi interni è
libera e può essere compiuta dai singoli utenti
degli uffici.
Il sistema di ventilazione della doppia facciata
funziona per piani: nella parte corrispondente al
solaio la facciata vetrata viene interrotta da una
fascia alta 60 cm che alloggia una bocca di
ventilazione. Attraverso quest'elemento l'aria
entra all'interno del vano di ventilazione, da
dove può essere immessa all'interno degli
ambienti. L'aria esausta viene invece espulsa
da analoghe bocche di ventilazione
poste in corrispondenza del solaio
superiore. Per evitare che si creino
ricircoli di aria usata, le bocche di
immissione ed emissione sono
collocate, in verticale, secondo un
ordine sfalsato: pertanto gli assi
modulari alternano bocche di entrata
e di uscita. Integrando dunque i due
dispositivi in un unico elemento
ripetuto, si sono abbattuti i costi di
produzione industrializzata.
Mentre i singoli piani vengono
separati orizzontalmente e non danno
luogo a effetti camino, in direzione
196
Appendice 2
Esempi di edifici sostenibili nei paesi industrializzati
orizzontale i corridoi di ventilazione sono invece continui; per evitare che la velocità
dell'aria al loro interno superi la soglia del comfort, questi vengono interrotti dalle scale
antincendio, e terminano in corrispondenza dell'intersezione con l'atrio centrale.
Il sistema a "doppia pelle" mette dunque in contatto gli ambienti interni con l'aria
esterna, evitando al contempo che pressioni troppo alte e venti influiscano
negativamente sull'interno. L'immissione è regolata dalle stesse bocche di ventilazione,
che sono dotate di un diaframma che ne consente la chiusura automatica, pilotata dal
sistema centralizzato di controllo delle condizioni meteorologiche.
Un ulteriore vantaggio offerto dalla doppia facciata riguarda l'isolamento acustico:
essendo lo Stadttor collocato a cavallo di una strada intensamente trafficata, le
condizioni acustiche di picco sono molto al di sopra degli standard accettabili. Grazie ai
due strati della facciata le vibrazioni vengono però ricondotte entro limiti consoni alla
normativa e anche in caso di apertura delle finestre interne, i rumori provenienti da un
ambiente non vengono trasmessi a quelli adiacenti con intensità troppo elevate.
In questo edificio, dunque, il consumo energetico viene sostanzialmente ridotto tramite
l'uso della ventilazione naturale resa possibile dal complesso sistema a doppia facciata.
Gli impianti di condizionamento, pur presenti sotto forma di un soffitto attrezzato con
condotti di aria calda e fredda attivabili dai singoli utenti, vengono utilizzati in misura
molto contenuta: in seguito al monitoraggio delle prestazione termiche dell'edificio
realizzato, l'impianto di riscaldamento entra in funzione per circa tre o quattro settimane
corrispondenti al periodo più freddo dell'anno, essendo la maggior parte del calore
necessario al condizionamento invernale derivato dall'effetto serra che si verifica
all'interno della doppia facciata.
197
Esempi di edifici sostenibili nei paesi industrializzati
Appendice 2
Progettista: Herzog e Partner, Monaco di
Baviera, Germania
Ubicazione: Hannover, Germania
Data di costruzione: 1995 - 1996
Tipologia: Padiglione fieristico
Sistemi attivi:
Sistemi passivi: Ventilazione naturale
trasversale; illuminazione naturale diurna
controllata
Materiali e componenti: Struttura in acciaio;
tamponature in legno / vetro speciale a bassa
emissività / pannelli compositi; griglie per il
controllo dell’illuminazione diurna
Il padiglione, noto come "Halle 26", è un edificio fortemente
caratterizzato dalle sue valenze tecnologiche. Impostato su
un sistema costruttivo altamente industrializzato, mostra una
sintassi linguistica chiara, permettendo l'immediata lettura
del suo funzionamento statico: ogni elemento costruttivo è
progettato con attenzione, nell'intento di esprimere anche
nei singoli dettagli l'impostazione tecnicistica di base. Il
linguaggio è derivato dalle grandi strutture industriali e
dall'architettura dei ponti, con riferimenti chiari anche a molti
degli hangar e padiglioni che hanno segnato l'evoluzione
delle grandi coperture leggere del ventesimo secolo.
Le condizioni funzionali poste alla base della progettazione
hanno comportato la scelta obbligata di talune soluzioni,
legate prevalentemente alla tipologia strutturale, che deve
necessariamente permettere la massima flessibilità della
pianta liberandola dagli appoggi intermedi. Si è così scelta
una copertura in acciaio sospesa, suddivisa in tre campate
di grande luce e ancorata a quattro serie di "cavalletti",
determinando un sistema strutturale ripetuto di grande
chiarezza.
Le altezze sono state dettate da precise esigenze funzionali:
mentre quella minima è legata ai sistemi espositivi ed ai
veicoli da trasporto che devono poter transitare all'interno,
Riferimento bibliografico / iconografico:
T. Herzog, Die Halle 26 für die Deutsche Messe l'altezza massima è studiata per sfruttare le differenze di
quota al fine di generare moti di ventilazione naturale.
AG in Hannover, Prestel, Monaco, 1996;
L'intero padiglione è, infatti, concepito non tanto in base alle
Materiale iconografico fornito dai progettisti.
sue specificità distributive, essendo queste variabili a
seconda della natura delle attività che si svolgono al suo interno, quanto come
"involucro climatico luminoso", che permette quindi la libera fruizione dello
spazio in qualsiasi condizione atmosferica. Il fine principale del progetto è
dunque quello di realizzare un "contenitore" che permetta il controllo delle
condizioni ambientali al suo interno, tenendo conto allo stesso tempo dell'esigenza fondamentale di ridurre i consumi energetici legati
al riscaldamento, raffreddamento e illuminazione artificiale.
Altro: Ottimizzazione dei flussi di aria trattata
La riduzione dei consumi per il condizionamento viene ottenuta sfruttando in buona parte i moti convettivi naturali che si verificano
all'interno del padiglione. Mentre le facciate laterali sono prevalentemente vetrate, la copertura rimane quasi completamente opaca
per ridurre l'apporto energetico per irraggiamento nella stagione calda. La facciata rivolta a sud è dotata di lamelle frangisole fisse,
orientate per escludere l'irraggiamento estivo. In corrispondenza del colmo dei cavalletti portanti vengono aperte delle bocche di
ventilazione, utilizzate per espellere l'aria esausta dall'alto. L'immissione di aria di ricambio, operata tramite un sistema di ventilazione
meccanica, con o senza preventivo condizionamento, avviene attraverso tre tunnel trasparenti a sezione triangolare di grande
dimensione, con bocche di uscita collocate a 4,70 m di altezza rispetto alla quota del pavimento e orientate verso il basso. La scelta
di rialzare questi condotti trasparenti è legata all'esigenza di poter realizzare una pavimentazione che possa, in qualsiasi punto,
198
Esempi di edifici sostenibili nei paesi industrializzati
Appendice 2
sostenere carichi fino a 10 tonnellate, picco che si
raggiunge in occasione di taluni allestimenti
particolari. Di conseguenza non si sono potuti
alloggiare condotti di ventilazione al di sotto della
quota pavimento, se non nelle due fasce ubicate
sotto ai cavalletti. Ciononostante, la differenza di
quota di 25 metri tra il condotto di immissione e le
bocche di espulsione favorisce il movimento d'aria
per effetto camino: tale fenomeno viene
incrementato dall'inserimento, al di sopra del
colmo, di un alettone continuo sagomato
aerodinamicamente che assolve alla doppia
funzione di proteggere il vano di ventilazione
dall'ingresso dell'acqua e di favorire, tramite la
differenza di pressione tra le sue facce superiori e
inferiori, il richiamo dell'aria esausta verso
l'esterno dell'edificio. Questi alettoni, del tutto simili ai flaps degli aerei, sono orientabili per consentire l'ottimizzazione del funzionamento del sistema a seconda della
direzione e la velocità del vento. Nei periodi caldi, la ventilazione naturale viene anche attuata attraverso l'apertura di parti delle facciate vetrate sui lati corti del
padiglione: l'azione del vento contribuisce ad alimentare il moto naturale interno all'edificio.
Rispetto ai sistemi convenzionali di condizionamento, questa configurazione permette una maggiore separazione tra l'aria di ricambio e quella usata: dalle bocche di
ventilazione l'aria viene immessa verso il basso e risucchiata dall'alto per il tiraggio dell'effetto camino. Gli studi condotti in fase progettuale sul sistema di ventilazione
sono stati effettuati sia su un modello in scala ridotta, che è stato testato nel tunnel del vento, sia tramite simulazioni numeriche su computer. Grazie alle ottimizzazioni
consentite dai dati di simulazione, l'efficienza del sistema è tale che tutti i consumi energetici sono estremamente ridotti rispetto a edifici con sistemi di condizionamento
tradizionali: l'apporto per la ventilazione meccanica è ridotto a circa il 50%, mentre, a seconda dei
mesi, le quantità di energia utilizzate per il riscaldamento ed il raffreddamento oscillano tra il 20 ed
il 65% dei consumi standard.
Il sistema di illuminazione naturale sfrutta ampiamente l'intradosso della copertura come superficie
di diffusione e riflessione della luce. L'illuminazione eccessiva da sud viene schermata quasi
completamente, impedendo che si verifichino fenomeni di abbagliamento; viene invece privilegiato
l'ingresso di luce diffusa dalle superfici vetrate orientate a nord, in prossimità delle quali la
copertura curva è dotata di elementi specchianti atti a diffondere maggiormente la luce entrante. In
corrispondenza del punto più basso della curva della copertura una fascia di rivestimento opaco
viene sostituita da elementi a vetrocamera contenenti una griglia metallica che diffonde i raggi
solari schermando allo stesso tempo le radiazioni termiche, un componente costruttivo brevettato
da Herzog stesso e utilizzato anche in altri suoi edifici. Grazie a questo accorgimento la parte più
bassa dello spazio interno, che rischierebbe di essere soffocata dalla copertura, viene illuminata
naturalmente. L'intero edificio gode quindi di illuminazione naturale diffusa, con un notevole
risparmio nei consumi di energia elettrica. I sistemi artificiali sfruttano le stesse superfici riflettenti
della luce diurna, eliminando anche in questo caso i fenomeni di abbagliamento e diminuendo il
calore irradiato verso il basso.
199
Esempi di edifici sostenibili nei paesi industrializzati
Appendice 2
Il progetto messo a punto dagli architetti giapponesi in
collaborazione con il committente, uno dei maggiori fornitori di
Autore: Nikken Sekkei, Tokyo, Giappone
gas naturale, insiste sulla rielaborazione delle consuetudini
costruttive che portano a grandi consumi energetici. Sulla base
Ubicazione: Yokohama, Giappone
di un modello di simulazione disegnato per prendere in
considerazione la totalità dei consumi energetici, i progettisti
Data di costruzione: 1996
hanno rielaborato, passo dopo passo, tutti quegli ambiti che
comportano la maggiore incidenza sul bilancio energetico
Tipologia:Edificio per uffici
complessivo. Da queste analisi è emerso che l'80% dei consumi
negli edifici per uffici tradizionali sono riconducibili al
Sistemi attivi:
condizionamento degli ambienti ed all'illuminazione artificiale.
Sistemi passivi: Torre di ventilazione; sistemi di Pertanto, i maggiori sforzi progettuali sono stati concentrati
sull'ottimizzazione del daylighting e della ventilazione naturale
obreggiatura e daylighting
degli spazi.
Materiali e componenti: Struttura portante in
CLS / legno lamellare; vetro a bassa emissività Le strategie adottate per la normalizzazione dei consumi sono
state di tre tipi:
con vetrocamera in argon
- adozione di un alto grado di automazione dell'edificio al fine di
minimizzare i consumi in quelle ore del giorno durante le quali
Altro:
determinate porzioni non venivano utilizzate;
- utilizzo di un "nucleo ecologico" destinato a consentire il flusso
Riferimento bibliografico / iconografico:
d'aria e, allo stesso tempo, a fungere da nodo distributivo per
Space Design 1/1999; Materiale iconografico
tutto il complesso;
fornito dai progettisti.
- rivisitazione delle tecniche costruttive tradizionali giapponesi,
nello specifico dei componenti utili all'ottimizzazione del
benessere degli utenti.
Questo approccio, applicato all'intero ciclo vitale dell'edificio, ha portato alla scelta di una gamma di
materiali con alto grado di riciclabilità, vetri a bassa emissività per impedire l'eccessivo guadagno
solare attraverso la grande serra orientata a sud, l'adozione di infissi particolarmente idonei alla
conservazione del calore ecc.
Il sistema di ventilazione naturale si avvale della presenza di due camini di ventilazione: uno,
costituito come una vera e propria "torre del vento", l'altro sfruttando la presenza di un corpo scale
all'estremità dell'edificio opposta alla torre stessa. Il moto ascensionale provocato dall'effetto di
tiraggio provoca un movimento naturale dell'aria che può essere regolato tramite l'apertura e chiusura
di diaframmi posti alla sommità dei vani di ventilazione. In fase progettuale, è stata presa in
considerazione la variabile relativa alla velocità dell'aria all'interno dell'edificio con il fine di garantire
un limite massimo di comfort.
Il grande atrio centrale a doppia altezza, che viene utilizzato come condotto di ventilazione
longitudinale e, metaforicamente, associa a questo il movimento degli utenti stessi, è realizzato anche
200
Esempi di edifici sostenibili nei paesi industrializzati
Appendice 2
con l'intento di affidargli i compiti statici imposti dalla
rigidissima normativa antisismica presente in Giappone.
Laddove nella consuetudine costruttiva i nuclei rigidi degli
edifici vengono realizzati con procedimenti a tunnel che li
rendono delle vere e proprie scatole chiuse, in questo
contesto lo si è liberato dall'opacità del calcestruzzo per
ottenere le medesime caratteristiche in uno spazio
sostanzialmente aperto e libero alla ventilazione.
L'illuminazione naturale dello spazio viene garantita da un
sistema di riflessione che conduce dalla facciata all'interno,
permettendo di avere livelli sufficienti di luminosità anche negli
spazi lavorativi più arretrati rispetto alla facciata. Le due
facciate a nord e sud, essendo estensivamente vetrate,
permettono di sfruttare ampiamente la luce solare; nelle
giornate eccessivamente calde vengono invece ombreggiate
con sistemi di lamelle in alluminio, e i doppi vetri a bassa
emissività, con vetrocamera riempita di argon garantiscono un
limitato guadagno termico.
La reinterpretazione dei sistemi costruttivi tradizionali
giapponesi si riferiscono ai seguenti elementi:
- engawa: veranda, tradotta nel grande atrio vetrato destinato
alla ventilazione e a favorire l'interazione umana;
- hisashi: "mensole di luce", ovvero elementi che ombreggiano
le finestra ridirigendo la luce diffusa verso l'interno degli
ambienti;
- sudare: schermi fitti, simili alla mushrabiya dell'architettura
islamica, che permette la diminuzione dei livelli di
illuminazione pur mantenendo la vista dell'esterno.
Nel complesso, gli accorgimenti adottati nelle fasi progettuali
di questo edificio permettono una riduzione complessiva del
45% sui consumi energetici, fornendo uno spazio lavorativo
con qualità ambientali accortamente studiate e senz'altro
maggiori rispetto alla media degli spazi per il terziario.
201
Esempi di edifici sostenibili nei paesi industrializzati
Appendice 2
Progettista: Helmut Richter, Vienna
Ubicazione: Vienna
Data di costruzione: 1991 - 1994
Tipologia: Edificio scolastico
Sistemi attivi:
Sistemi passivi: Ventilazione naturale
trasversale
Materiali: Struttura in CLS / Acciaio;
tamponatura in pannelli sandwich; vetri
speciali a bassa emissività; avvolgibili
per l’ombreggiamento
Altro: Sfruttamento dell’inerzia termica
del terreno
Riferimento bibliografico /
iconografico: www.archinform.de;
Materiale iconografico fornito dai
progettisti.
La scuola sul Kinkplatz viene attraversata dalla luce, che
rende vibratili le superfici interne, modulandole tramite i
contrasti tra buio e luce nonché il gioco delle ombre. Uno
dei tratti più caratteristici delle costruzioni high-tech, ossia
la prevalenza di superfici trasparenti rispetto a quelle
opache, viene quindi posta alla base dell'intero concetto
spaziale dell'edificio.
L'articolazione volumetrica della scuola si basa sulla
contrapposizione netta tra i due grandi volumi cuneiformi
che occupano la facciata a sud, ospitando rispettivamente
l'atrio e la palestra, e le tre stecche rettangolari con
orientamento nord - sud nelle quali sono alloggiate le
aule. I volumi sono incernierati sui due lati di un corpo
centrale distributivo che disimpegna le diverse funzioni
della scuola. Sui lati nord ed ovest, alle estremità dei
volumi delle aule e di distribuzione, quattro corpi scala
vetrati di grandi dimensioni assicurano la presenza delle
vie di fuga: la lieve rotazione di questi solidi semicilindrici
rispetto alle stecche, nonché il contrasto tra l'opacità degli
uni e la trasparenza degli altri, rendono la volumetria più
articolata e dinamica.
Rinunciando ad una composizione unitaria, Richter
affronta i singoli volumi dell'edificio per parti,
distinguendoli sia nel lessico geometrico che in quello dei
materiali. I due grandi piani inclinati a sud sono totalmente
vetrati, sulla copertura così come sui lati; i volumi delle
aule mostrano un rapporto opaco - trasparente più
bilanciato, data l'esigenza di poter controllare il flusso
luminoso all'interno delle aule. Anche il sistema costruttivo
è sostanzialmente diverso: mentre i corpi vetrati sono
realizzati con strutture in acciaio, ridotte alle minime
sezioni grazie all'uso di tiranti e tensori, le aule vengono
costruite con un sistema a elementi prefabbricati in
calcestruzzo ed un rivestimento a pannelli sandwich con
finitura esterna in lamiera grecata, utilizzando elementi di provenienza marcatamente industriale.
Una cospicua porzione dell'edificio è posta al di sotto del livello stradale, a quote comprese tra i -4 ed i -7 metri, da un lato
per ridurre l'impatto visivo esterno, dall'altro per fornire ad alcune funzioni ambienti più protetti e meno interessati
dall'illuminazione naturale. La modulazione visiva di questi ambienti, anch'essi attentamente studiati nei loro parametri
cromatici, contrasta nettamente con il carattere di "serra" dell'ingresso e della palestra. La transizione da uno spazio all'altro
evidenzia, anche all'interno, la voluta disomogeneità dell'edificio.
202
Esempi di edifici sostenibili nei paesi industrializzati
Appendice 2
Le problematiche tecnologiche connesse con la realizzazione di un'opera di queste dimensioni e
complessità sono naturalmente notevoli; va aggiunto che la volontà di dare vita ad un'architettura che si
lasci attraversare liberamente dalla luce implica la necessità di risolvere le questioni relative ai guadagni
termici causati dall'effetto serra. Necessariamente, per controllare i parametri di progettazione, sono
state attuate numerose simulazioni su computer, finalizzate a fornire parametri previsionali riguardanti
le qualità termiche dei materiali.
Le grandi coperture vetrate, totalizzando un'area di 1550 m2, ricevono giornalmente in estate circa 350
kW di energia radiante dal sole. Dovendo intervenire contro l'ingresso di questa grande quantità di
calore, è risultato evidente agire sulla qualità del vetro utilizzato per il glazing dei volumi meridionali.
Poste come condizioni di contorno una temperatura esterna di 30°C ed una interna massima di 27°C,
si è dato avvio ad una serie di simulazioni atte a determinare le conseguenze dell'applicazione di alcuni
tipi di vetro a bassa emissività. A parità di coefficiente globale di trasmissione di energia, la
combinazione che consente il maggiore passaggio di luce, come risulta dai dati sperimentali, consiste
in un triplo vetro, dotato di una pellicola protettiva trasparente sul lato inferiore della lastra esterna. È così possibile assicurare il passaggio del 47% della luce, riducendo
al 29% il guadagno energetico totale. La lastra inferiore, inoltre, viene serigrafata sul 30% della sua superficie, ulteriormente riducendo il coefficiente di trasmissione
energetica al 21%. La composizione chimica dei vetri utilizzati comporta l'acquisizione di un leggero colore verde acqua, il quale reagisce positivamente con i
cromatismi primari delle superfici interne della scuola.
I dati di simulazione hanno però evidenziato anche che la sola copertura vetrata, nonostante le ottimizzazioni, non è in grado di garantire il contenimento delle
temperature massime nei giorni più caldi: a tale scopo sono stati istallati dei sistemi di ombreggiatura riflettenti, che escludono, se necessario, l'ingresso di luce.
Il controllo della purezza e del ricambio d'aria è delegato al sistema di ventilazione, che sfrutta un metodo misto meccanico - naturale. Il moto convettivo spontaneo è
favorito dall'apertura di bocche di ventilazione in corrispondenza della gronda e del colmo della copertura vetrata, dando luogo ad un effetto camino che aumenta la
circolazione naturale dell'aria. Le bocche vengono lasciate aperte anche durante le notti estive, raffreddando il volume d'aria riscaldatosi durante il giorno. La
ventilazione meccanica funge da sostegno a quella naturale, immettendo aria dal basso, preraffreddandola, quando necessario, alla temperatura di 18°C. Benché
quest'operazione comporti un consumo di energia, il drastico risparmio sul riscaldamento invernale, sostituito quasi completamente dal guadagno permesso dall'effetto
serra, sposta il bilancio energetico nettamente verso il risparmio.
203
Esempi di edifici sostenibili nei paesi industrializzati
Appendice 2
Progettista: Nikos Fintikakis, Atene, Grecia
Ubicazione: Thera, Santorini, Grecia
Data di costruzione: 1994 - in corso
Tipologia: Copertura per sito archeologico
Sistemi attivi:
Sistemi passivi: Raffreddamento adiabatico;
ventilazione trasversale notturna; aperture per
l’illuminazione naturale controllata
Materiali e componenti: Struttura reticolare
spaziale in acciaio con sostegni in CLS;
copertura in terra di riporto e legno; lamelle di
controllo dell’illuminazione diurna
Altro: Sfruttamento dell’inerzia termica del
terreno circostante; restituzione della morfologia
originale del pendio
Riferimento bibliografico / iconografico:
T. Herzog, Solar Energy in Architecture and
Urban Planning, Prestel, Monaco, 1996;
Materiale iconografico fornito dai progettisti.
Sull'isola di Santorini, nell'arcipelago delle
Cicladi, è attualmente in corso di realizzazione
un intervento di notevole portata innovativa,
poiché propone una gamma di soluzioni in grado
di rispondere a non pochi dei problemi citati.
Nell'ambito di un progetto finanziato dall'Unione
Europea si sta operando il recupero del sito
miceneo di Akrotiri, realizzando nuovi percorsi
per i visitatori e sostituendo la copertura
esistente con una di nuova concezione,
finalizzata alla protezione dei reperti, lo
sfruttamento di energie rinnovabili per il
condizionamento interno e l'illuminazione,
nonché per il risanamento dell'assetto
paesaggistico.
La nuova copertura proposta dal gruppo guidato
da Fintikakis accorpa in sé molteplici valenze. In
primo luogo la funzione protettiva, che esclude
l'irraggiamento solare, le cui frequenze
ultraviolette sono dannose per i pigmenti degli
affreschi. La riduzione dell'escursione termica,
inoltre, garantisce un migliore stato di
conservazione di tutti i materiali. L'esclusione
degli agenti atmosferici, infine, impedisce il
dilavamento delle patine superficiali. Le acque
meteoriche vengono raccolte, tramite delle
canalette, in apposite cisterne collocate ai lati del
complesso, per essere successivamente
riutilizzate per i servizi igienici del piccolo centro
visitatori posto all'ingresso del sito archeologico.
La seconda funzione della copertura consiste
nella possibilità di controllo del microclima
interno agli scavi, i cui valori di temperatura ed
umidità possono essere limitati entro parametri
consoni alle esigenze di conservazione. Di riflesso, anche il comfort dei ricercatori e visitatori beneficia della
mitigazione delle alte temperature estive.
Inoltre, la copertura viene utilizzata per ricostituire artificialmente in profilo della collina sbancata durante gli scavi
archeologici. Il sistema portante in acciaio, adattandosi alla leggera pendenza, viene coperto con la terra di origine
vulcanica estratta in passato dagli scavi. Il terriccio, oltre a fungere da isolante termico naturale, viene piantumato
con la flora locale, resistente alle alte temperature ed alla siccità. Il perimetro dell'area archeologica viene marcato
da semplici muri in pietrame a secco che segnano il percorso esterno.
204
Appendice 2
Esempi di edifici sostenibili nei paesi industrializzati
La struttura portante è basata su di un sistema
reticolare spaziale con nodi di tipo sferico. Questa
tipologia, benché richieda la realizzazione di una
piastra resistente di grande spessore, risolve il
delicato problema del posizionamento dei pilastri,
in quanto questi possono essere spostati
liberamente al fine di non interferire con i reperti a
terra. I piloni sono fondati con palificazioni al fine
di minimizzare l'area di interferenza con il terreno.
L'uso di un sistema modulare garantisce inoltre la
facile sostituibilità dei componenti, facilitando la
manutenzione della struttura.
Lungo la pendenza del sito vengono impostati
tredici archi reticolari di dimensione variabile,
legata anche questa al variabile posizionamento
delle strutture portanti. All'aumentare della luce
media, cambiano anche le altezze della piastra reticolare: nelle campate più lunghe è a tre strati, mentre in quelle più corte a due. Indipendentemente da questa
eterogeneità dimensionale l'estradosso della copertura ripete a distanza costante l'andamento dello scavo, riproponendone la leggera pendenza all'esterno, seguendo
anche il declivio naturale.
Le partizioni che vengono ricoperte con la terra proveniente dalle aree circostanti sono scandite dalla presenza di lunghe fessure trasparenti rivolte verso nord. Questi
sistemi costituiscono il centro dell'impianto tecnologico che permette lo sfruttamento di energia passiva per il condizionamento e l'illuminazione dello spazio interno.
Il daylighting funziona secondo un principio molto semplice: le aperture sono rivolte a nord,
permettendo pertanto l'ingresso di luce diffusa senza che ciò comporti guadagni energetici
eccessivi. Delle lamelle in legno regolano l'afflusso lumino, il quale viene integrato, quando
risulta necessario, da sistemi artificiali.
Il sistema di raffreddamento passivo agisce sfruttando le aperture di illuminazione come
bocche di ventilazione. Attraverso di esse viene espulsa l'aria esausta, sostituita da quella
proveniente dall'esterno che viene preventivamente raffreddata tramite un sistema adiabatico
di umidificazione. A seconda dello stato dell'aria interna e di quella esterna vengono azionati
diversi sistemi che permettono l'utilizzo più efficace degli impianti di raffreddamento passivo.
Durante la notte viene favorita la ventilazione naturale dall'esterno che riduce il calore
accumulato durante la giornata. Il funzionamento dei sistemi di raffreddamento permette di
mantenere, all'interno della copertura, una temperatura costantemente inferiore a quella
esterna di 6°C, come è risultato dal monitoraggio del prototipo realizzato. Questa differenza
termica permette una fruibilità confortevole anche nei periodi più caldi dell'anno, quando negli
scavi la temperatura verrà comunque percepita come relativamente bassa.
Utilizzando dunque pochissime risorse energetiche, è possibile controllare efficacemente il
microclima all'interno dell'area degli scavi, ottimizzandolo in funzione delle condizione
stagionali e delle esigenze di conservazione.
205
Appendice 2
Progettista: Jourda Architectes, Parigi, Francia
Ubicazione: Herne - Sodingen, Germania
Data di costruzione: 1995 - 1997
Tipologia: Complesso polifunzionale
Sistemi attivi: Impianto PV in copertura;
recupero gas da miniere inattive
Sistemi passivi: Ventilazione naturale
controllata; illuminazione diurna
Materiali e componenti: Struttura portante in
legno; tamponamento in vetro semplice; volumi
interni in CLS alleggerito / legno; sistemi di
controllo dell’illuminazione diurna attivabili dagli
utenti
Esempi di edifici sostenibili nei paesi industrializzati
Il Centro di formazione di Herne - Sodingen è concepito come un "involucro microclimatico": si tratta in sostanza di
un contenitore neutro e teoricamente estensibile all'interno del quale sorgono, secondo una disposizione
"urbanistica", i diversi corpi che ospitano le molteplici funzioni dell'edificio. Questo tipo di spazio richiama alla mente
il Crystal Palace, anch'esso concepito come "contenitore", all'interno del quale l'architettura veniva costruita dagli
allestimenti, gli stand e i padiglioni. L'involucro permette, con un esiguo uso di risorse energetiche, di ridurre
l'influenza del clima esterno sul microclima interno, realizzando, secondo l'intenzione degli autori, una "traslazione
climatica" che trasporta idealmente l'interno della copertura dalla Germania settentrionale alla Francia meridionale.
Il grande involucro, elemento ad alto contenuto tecnologico, viene sovrapposto ai corpi interni, realizzati con
tecniche costruttive più semplici, potendo trascurare buona parte degli accorgimenti normalmente necessari per
proteggere gli edifici dall'ambiente esterno; infine, i due sistemi sono a loro volta sovrapposti all'elemento "naturale",
la cui continuità viene simbolicamente rappresentata, all'interno dell'involucro, dalla ricca vegetazione
mediterranea.
La concezione olistica adottata sin dalla fase progettuale ha
comportato una serie di scelte a varie scale, dai sistemi strutturali
sino al tipo di vegetazione per il parco circostante l'edificio. Pur
nell'ampiezza dell'intervento realizzato, la complessità globale è
stata mantenuta entro limiti noti e pertanto almeno teoricamente
controllabili.
Nodo centrale dell'edificio è la struttura portante in legno.
Semanticamente, la particolarità del sistema è data dall'utilizzo di un
Altro: Utilizzo di vegetazione per
linguaggio proprio delle costruzioni in acciaio traslato senza troppa
l’ombreggiamento
variazione nel legno, materiale "ecologico" per antonomasia. I grandi
piloni sono realizzati con tronchi di pini di circa 130 anni di età
Riferimento bibliografico / iconografico:
provenienti da foreste della regione, abbattuti e preparati più di un
Architecture Today 10/1992; Architectural
anno prima della loro messa in opera. Montati su cerniere in acciaio
Record 12/1999; Materiale iconografico fornito
pressofuso, l'effetto finale è di una
dai progettisti.
peculiare contaminazione linguistica
tra sistemi costruttivi di solito più
nettamente separati. Le grandi travi che portano la copertura, così come i montanti del
sistema di facciata, sono realizzati in legno lamellare; la struttura è irrigidita con tiranti.
Le facciate vetrate sono realizzate predisponendo delle aperture per la ventilazione a
diverse quote, necessarie per consentire il ricambio d'aria nelle stagioni calde. I vetri
utilizzati sono singoli e di tipo ordinario, mentre l'ombreggiatura sul lato ovest viene
realizzata tramite lamelle fisse e gli alberi piantati all'esterno: pur collocati ad una certa
distanza, sono in grado di proteggere l'edificio dal sole basso, mentre in inverno,
trattandosi di essenze caduche, i raggi solari passano attraverso i rami spogli e
raggiungono la facciata.
La copertura, con un'area di 12.600 m2, pone ovviamente problemi più complessi,
dovendo essere in grado di contrastare l'ingresso di grandi quantità di energia incidenti
sul piano orizzontale. L'ombreggiatura è realizzata prevalentemente dalle pannelli
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Appendice 2
Esempi di edifici sostenibili nei paesi industrializzati
fotovoltaici semitrasparenti utilizzati al posto dei vetri, con una densità di celle opache compresa tra il 58 e l'86%. L'uso di questi componenti ottiene il doppio scopo di
impedire l'ingresso di luce solare, riducendo l'abbagliamento, e di produrre forza motrice. Le superfici vetrate, inoltre, sono dotate di una pellicola trasparente che blocca
l'ingresso di raggi ultravioletti.
Il grado di opacità dei pannelli vetrati della copertura è stato studiato al fine di ottenere non tanto un livello omogeneo di illuminazione, quanto un pattern che non
risultasse monotono. Il modello "cielo uniforme" è stato dunque sostituito da un altro che simulasse nella sostanza la presenza di nuvole. I pannelli opachi sono
concentrati in corrispondenza dei corpi all'interno dell'involucro, mentre alla "strada" centrale viene riservata un'illuminazione più intensa.
I volumi posti all'interno della "serra" sono concepiti con il fine principale di generare uno spazio a scala urbana, con una fruibilità estesa grazie alle più miti condizioni
climatiche permesse dall'involucro. Per ottenere questo scopo iene dunque prestata attenzione alle prospettive, alla disposizione del verde, all'arredo urbano ed alla
qualità delle pavimentazioni. La strada centrale viene adibita a spazio propriamente urbano, mentre le due fasce laterali rimangono in condizioni "naturali", favorendo
la continuità con l'esterno.
I volumi interni al grande involucro vetrato sono costruiti con tecniche semplici, basate prevalentemente su elementi prefabbricati in legno e calcestruzzo. L'inedita
condizione "esterna - interna" di questi volumi ha portato all'elaborazione di alcune soluzioni innovative relative ad esempio al daylighting, regolabile dai singoli utenti
tramite dei pannelli riflettenti posti in corrispondenza delle finestre degli ambienti.
Il controllo del microclima interno viene attuato attivando sistemi complementari a seconda delle diverse stagioni.
Il funzionamento invernale sfrutta prevalentemente l'effetto serra che si verifica all'interno dell'involucro per alzare
la temperatura nella zona termica intermedia. Le strutture in calcestruzzo e la ghiaia, che costituisce buona parte
della pavimentazione, accumulano calore, cedendolo nuovamente nelle ore notturne. L'aria di ricambio viene
preriscaldata prima di essere immessa all'interno dell'involucro.
Più complesso è il problema nelle stagioni calde. Per evitare il surriscaldamento del volume d'aria viene attivato un
sistema di aperture sulle facciate e in copertura, facilitando così il movimento naturale dell'aria per effetto camino.
La quantità di aperture attivate viene gestita da un sistema di sensori collegati ad un impianto computerizzato
centrale che comanda i sistemi automatici di controllo. L'aria esausta viene espulsa dall'alto, mentre quella di
ricambio entra attraverso delle tubature i cui terminali
sono esterni, posti a circa 50 m dalla facciata: l'aria
viene immessa in una zona d'ombra e passa in
tubature sotterranee, dove cede buona parte del suo
calore alle pareti circostanti. Al raffreddamento
contribuiscono anche le specie vegetali presenti
all'interno del volume nonché i corsi d'acqua e le
fontane: umidificando l'aria si ottiene un
abbassamento isentalpico della temperatura relativa.
L'acqua piovana utilizzata per l'alimentazione dei
canali e per l'irrigazione delle piante viene raccolta
dalla copertura e immagazzinata in apposite cisterne
sotterranee.
La ventilazione dello spazio interno è dunque il
metodo principale di raffreddamento, studiato tanto
efficacemente da poter rinunciare completamente a
condizionamenti artificiali. L'ottimizzazione del
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Esempi di edifici sostenibili nei paesi industrializzati
Appendice 2
sistema è stata resa possibile dalle simulazioni
computerizzate, che hanno fornito importanti
indicazioni riguardanti, tra l'altro, la disposizione e
l'orientamento dei volumi interni che avrebbe
favorito più efficacemente il movimento dell'aria.
Nonostante le sue gigantesche dimensioni e la
molteplicità delle funzioni che ospita al suo
interno, attive praticamente 24 ore su 24, il
complesso di Herne, tramite i sistemi di
ventilazione naturale e di daylighting permette una
riduzione consistente nei consumi energetici: la
sola porzione relativa al condizionamento
impegna il 23% di risorse in meno, con un
conseguente abbassamento nelle emissioni di
gas serra pari al 18%. Il consumo medio totale di
energia è di 32 kWh/anno/m2.
Inoltre, grazie ai cospicui investimenti compiuti dalle parti istituzionali, il complesso può
essere definito come energeticamente autosufficiente: i sistemi fotovoltaici installati sulla
copertura e sulla facciata sud, che per la loro estensione possono essere definiti come
una vera e propria "centrale elettrica solare", producono all'incirca 750.000 kWh di forza
motrice, con picchi registrabili di 1 MW. Questa quantità corrisponde a più del doppio
dell'elettricità consumata dall'edificio; pertanto, l'eccesso viene in parte trasferito ad un
sistema a batterie, che ne permette l'utilizzo nelle ore notturne, in parte ceduto alla rete
elettrica comunale, dalla quale viene tratta l'energia necessaria per compensare i
consumi nei periodi di scarsa produzione.
Oltre ai sistemi fotovoltaici, nell'area circostante è stata costruita una piccola centrale
elettrica a cogenerazione che viene alimentata dai gas provenienti dai pozzi della miniera
in disuso: questa emette annualmente circa un milione di metri cubi di gas, costituiti per
il 60% da metano. Evitando di disperdere queste esalazioni inquinanti nell'atmosfera, è
stato realizzato un sistema di captazione delle esalazioni che filtra la componente di
idrocarburi e la convoglia nella centrale, dove alimenta le turbine che producono
elettricità e calore per il complesso. Nelle giornate nuvolose, con bassa pressione
atmosferica, l'esalazione di gas aumenta: è dunque un sistema che si integra alla
perfezione con i pannelli fotovoltaici, garantendo congiuntamente un apporto costante di
energia.
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Appendice 1 ANALISI DELLE TIPOLOGIE AMBIENTALI