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PONTEGGIATURA Indice pag. 9 Introduzione pag. 10 Descrizione e tipi di ponteggi utilizzati nella cantieristica navale pag. 11 Ponteggi tubo e giunto pag. 12 Ponteggi a telai prefabbricati pag. 14 Ponteggi misti pag. 15 Buona Pratica N. 1 pag. 16 Buona Pratica N. 2 pag. 19 Buona Pratica N. 3 pag. 21 Buona Pratica N. 4 pag. 22 Buona Pratica N. 5 pag. 23 Buona Pratica N. 6 pag. 24 Bibliografia pag. 25 9 Introduzione Nel settore lavorativo della navalmeccanica trova larga diffusione l’impiego di opere provvisionali per consentire tutta una serie di lavori temporanei, finalizzati alla preparazione e finitura della costruzione navale. L’attività di allestimento delle opere provvisionali, comportante il montaggio, smontaggio e trasformazione dei ponteggi, come pure il loro utilizzo, espone i lavoratori ad una serie di rischi, determinati anche dalla conformazione del sito e/o dalla situazione contingente del luogo di lavoro, che in alcuni casi possono essere aggravati dalle condizioni meteorologiche, tra i quali il più rilevante è sicuramente quello relativo alla caduta dall’alto. Scopo del presente documento è quello di proporre delle buone pratiche, al fine di superare alcuni comportamenti consolidatisi nel corso del tempo e tutt’ora adottati, che non sempre si rivelano idonei per una corretta gestione dei rischi collegati all’attività in questione. Tuttavia prima di iniziare la discussione sulle buone pratiche si rende necessario esplicitare almeno per sommi capi quale è stato il percorso che ha condotto sin qui, ed in particolare quali sono stati i principali riferimenti sui quali si è basata l’analisi dei rischi relativa all’attività lavorativa in discussione. Sotto questo profilo si è in primo luogo tenuto nel debito conto la legislazione nazionale vigente in materia, consistente nei due decreti base degli anni ’50 (DPR 27 aprile 1955, n. 547 e DPR 7 gennaio 1956, n. 164) e nei decreti ministeriali e circolari emanati fino ad oggi. Non è questa la sede per addentrarsi in un esame minuzioso di tutte le disposizioni normative, però non si può fare a meno di sottolineare come l’attività legislativa abbia mirato a fornire strumenti utili per la realizzazione di ponteggi sicuri, attraverso almeno cinque punti di riferimento essenziali: 1. modalità di partenza del ponteggio; 2. modalità di realizzazione degli impalcati; 3. realizzazione di sbalzi non previsti per il superamento di eventuali ostacoli; 4. numero degli ancoraggi; 5. predisposizione di parapetti in corrispondenza di tutti i piani di calpestio destinati a costituire un posto di lavoro. Ugualmente importanti si sono dimostrati i rilievi, che i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS) hanno più volte manifestato in occasione dell’attività ispettiva svolta, finalizzati alla segnalazione di problematiche, per la cui soluzione la normativa sopra citata non sempre offriva strumenti idonei. Le buone pratiche che in questo documento vengono trattate, affrontano quindi problemi ampiamente discussi con gli RLS e le relative soluzioni sono state con questi ultimi condivise. 10 Un’ultima precisazione si ritiene doverosa. Com’è noto l’ordinamento italiano impone che ciascun ponteggio sia eretto in ossequio agli schemi-tipo riportati nel libretto di autorizzazione ministeriale, prevedendo la redazione di un progetto ad hoc nel caso in cui non sia possibile conformarsi alle configurazioni previste negli schemi-tipo. Nella cantieristica navale vi sono molte situazioni che impongono di operare in ambienti di lavoro caratterizzati da particolari conformazioni: basti pensare ai ponteggi eretti per seguire lo sviluppo delle superfici curve degli scafi a prua, a poppa ed in carena, nonché tutte quelle opere provvisionali realizzate a bordo della nave in ambienti quali, ad esempio, la zona motori. In tutte queste situazioni rispettare gli schemi-tipo allegati alle autorizzazioni ministeriali non è sempre agevole. Di qui la necessità e l’importanza della fase progettuale quale momento indispensabile per evitare l’allestimento di opere provvisionali poco adatte alle lavorazioni che si andrebbero a svolgere su di esse. Le buone pratiche che propongono soluzioni di tipo tecnico sono state individuate pertanto anche sulla base delle indicazioni del personale che all’interno del cantiere navale di Monfalcone si occupa della progettazione. Descrizione e tipi di ponteggi utilizzati nella cantieristica navale. Pur non avendo le pagine che seguono un carattere esaustivo si ritiene utile fornire una breve descrizione delle tipologie di ponteggio utilizzate in ambito navalmeccanico. Le opere provvisionali comunemente impiegate per consentire i lavori di molatura, saldatura, sabbiatura e verniciatura, che vengono eseguiti sulle superfici della costruzione navale, ovvero i lavori in quota che si svolgono all’interno dei locali della costruzione navale, per l’installazione dei vari impianti di cui la stessa sarà dotata, si possono suddividere come segue: • ponteggi tubo e giunto; • ponteggi a telai prefabbricati; • ponteggi derivanti da una opportuna combinazione di elementi appartenenti ad entrambe le tipologie sopra citate. 11 Ponteggi tubo e giunto. Il ponteggio tubo e giunto smontabile è formato da tubi di varie lunghezze standard, i quali vengono collegati tra di loro con dei giunti ortogonali, in modo tale che la resistenza del collegamento sia assicurata dall’aderenza stabilita tra quest’ultimi e i tubi. Questo sistema consente una flessibilità e adattabilità d’impiego da renderlo estremamente adatto per la creazione delle più diverse opere provvisionali, necessarie nell’ambito della cantieristica navale. Gli elementi essenziali del sistema in discussione sono: i tubi, i giunti, ed una serie di accessori quali le basette e gli spinotti. Foto n.1 Esempio di ponteggio tubolare smontabile I tubi, aventi un diametro di 48,3 mm, sono normalmente costituiti in acciaio al carbonio e non presentano saldature. Il produttore è tenuto a fornire anche le caratteristiche dimensionali e meccaniche, le portate in relazione alla luce libera di flessione nonché il tipo di protezione adottata. I giunti costituiscono l’elemento caratteristico del sistema in questione. Le singole parti dei giunti vengono unite tra di loro per mezzo di bulloni, al fine di garantire da una parte la formazione di un pezzo unico, in modo tale da escludere la perdita di singole parti durante l’impiego, dall’altra una rapida e sicura presa dei tubi al momento delle operazioni di montaggio. La possibilità di sostituire parti dei giunti eventualmente danneggiati eliminando qualsiasi operazione meccanica, permette di mantenere sempre in efficienza le opere provvisionali senza grandi difficoltà. 12 Il momento serrante di tutti i bulloni, per assicurare le portate dei giunti, è di 600 Kg/cm. Al termine dell’allestimento del ponteggio, il controllo dell’efficienza del momento serrante viene eseguito mediante una chiave dinamometrica, e naturalmente durante l’utilizzo del ponteggio non deve mai essere superato. I giunti ortogonali sono di impiego generale e hanno la funzione di unire ad angolo retto due tubi passanti, in modo tale da garantire l’ortogonalità e la rigidità Fig. n.1 Schema di giunto ortogonale del collegamento. I tubi vengono prima appoggiati sul nucleo del giunto, successivamente serrati per mezzo di cappelli e quattro bulloni con testa a “T” completi di dadi e rondelle. I giunti sopportano un carico allo scorrimento su un tubo avente diametro di 48,3 mm, con il normale serraggio dei bulloni, di 1000 Kg. Foto n.2 Esempio di giunto ortogonale I giunti a perni sono impiegati per realizzare il collegamento di due tubi che saranno sottoposti a sforzi di trazione, mediante dispositivo la cui resistenza non sia affidata solo alla semplice aderenza. Essi sono costituiti da due cappelli in acciaio, aventi al loro interno dei perni, opportunamente distanziati, al fine di consentire la sistemazione dello spinotto tra i tubi. I perni sopra citati dovranno essere introdotti nei fori presenti nelle estremità delle aste da collegare, per meglio garantire i requisiti di resistenza del collegamento, il quale per tubi del diametro di 48,3 mm, garantisce una resistenza alla trazione di 4.500 Kg. I giunti semplici a quattro bulloni sono costituiti da due cappelli in acciaio, quattro bulloni con testa a “T” completi di dadi e due rondelle. Vengono impiegati per unire due tubi destinati a compressione assiale. Tale collegamento non deve mai essere realizzato per applicazioni che lo sottoporrebbero a sforzi di trazione. I giunti orientabili sono indicati per i tubi del diametro di 48,3 mm, e vengono realizzati qualora sia necessario collegare due tubi passanti secondo un angolo 13 prestabilito. Essi sono costituiti da due nuclei, collegati da un perno in acciaio ad alta resistenza, due cappelli in acciaio stampato, quattro bulloni completi di dadi e due rondelle. La portata di tale giunto con un serraggio normale dei bulloni è di 700 Kg. Ponteggi a telai prefabbricati. I ponteggi metallici a telai prefabbricati sono sistemi costituiti da elementi metallici prefabbricati, impiegati generalmente nelle lavorazioni da effettuarsi lungo lo scafo della costruzione navale oppure per la realizzazione di grandi aree poste all’interno della costruzione stessa, come ad esempio il teatro. A tal fine vengono utilizzati i comuni ponteggi impiegati in edilizia, in particolare la tipologia di ponteggio cosiddetta “multidirezionale”. Le caratteristiche degli elementi costituenti permettono di realizzare tempi rapidi di consentono montaggio una e elevata smontaggio e flessibilità di Fig. 2 Particolare dell’inserimento dei dispositivi di collegamento nella piastra ottagonale impiego in particolare rendendo il ponteggio più adattabile alle superfici di geometria complessa come ad esempio le superfici curve dello scafo. La particolarità degli elementi costituenti deriva dalla struttura dei montanti; costituiti da elementi verticali sui quali è saldato a passo costante di 500 mm un nodo realizzato con una piastra ottagonale. Quest’ultima è dotata di forature sagomate per ricevere i dispositivi di collegamento ad innesto rapido saldati alle estremità di traversi, correnti e diagonali. I fori della piastra sono posti circolarmente alla stessa, consentendo così l’inserimento dei Fig. n.3 Connessione delle diagonali Fig. n.4 Montaggio parapetti Fig. n.5 Connessione del fermapiede Fig. n.6 Parapetto di testata vari elementi con diverse angolature. 14 Foto. n.3 Esempio di utilizzo di ponteggi a telai prefabbricati del tipo “multidirezionale” all’interno della costruzione navale Foto. n.4 Esempio di utilizzo di ponteggi a telai prefabbricati del tipo “multidirezionale” lungo lo scafo della costruzione navale Ponteggi misti Tali tipologie di ponteggio sono costituite da sistemi in cui vengono utilizzate promiscuamente entrambe le tipologie sopra descritte. Si tratta pertanto di sistemi misti costituiti da elementi a telaio prefabbricato e da elementi tubolari smontabili. E’ necessario comunque ribadire che tali sistemi possono essere realizzati solo dopo aver redatto il relativo calcolo statico e disegno esecutivo. In caso contrario i sistemi misti sono consentiti solo qualora gli elementi di ponteggio in tubo e giunto vengano impiegati come completamento di ponteggi a telaio prefabbricato, che altrimenti sarebbe impossibile realizzare con altri elementi prefabbricati, e soltanto quando il libretto di autorizzazione ministeriale di cui il ponteggio deve essere provvisto lo preveda espressamente. 15 BUONA PRATICA N. 1 OPERE PROVVISIONALI DA REALIZZARE LUNGO LO SCAFO DELLA COSTRUZIONE NAVALE Problematica Per consentire la realizzazione dei lavori di molatura, saldatura, sabbiatura e verniciatura, sulle superfici curve degli scafi a prua, è indispensabile l’allestimento di opere provvisionali, che espone inevitabilmente i lavoratori addetti a rischi particolarmente elevati per la loro sicurezza, e in particolare al rischio di caduta dall’alto. Inoltre, il lavoro in quota effettuato per l’attività di montaggio, smontaggio e trasformazione dei ponteggi, può svolgersi in ambienti soggetti a rischi derivanti dalla conformazione del sito o dalla situazione contingente del luogo di lavoro, che possono infine risultare aggravati dalle condizioni meteorologiche. Soluzione Per cercare di limitare il più possibile il tempo di permanenza in quota dei ponteggiatori si è ritenuto necessario individuare dei sistemi alternativi da realizzare a terra e da collocare successivamente in quota, in modo tale da ridurre al minimo il tempo di permanenza in posizioni elevate. Tali sistemi costituiti da strutture appese o da veri e propri piani di lavoro possono essere realizzati in elementi prefabbricati ovvero con la tipologia a elementi tubolari smontabili. Le strutture appese sono costituite da un sistema tubogiunto che vengono sollevate in quota e posizionate in loco attraverso una gru. L’operatore posto a bordo nave, in corrispondenza delle passeggiate esterne, protette lungo il bordo da parapetto, cura il corretto posizionamento della piattaforma e ne esegue l’ancoraggio mediante ganci di presa. Questi possono essere del tipo: a pipa su lama orizzontale ovvero a morsetto collegato direttamente al bulbo del ponte superiore. La struttura viene così appesa alla costruzione navale. Foto. n. 5 Struttura appesa 16 Particolare attenzione deve essere posta alla distanza dei ganci di presa, i quali devono avere una distanza massima di 2 metri circa sia nel senso trasversale che in quello longitudinale. Foto n.6 Particolare di attacco a pipa Max 200 cm Max 200 cm Fig. n.7 Disegno illustrativo. Distanza di presa I piani di lavoro sono costituiti da una sorta di passerella montata a terra e poi sollevata e posta in opera attraverso una gru. Questa passerella può essere costituita da una struttura in tubo giunto o da un piano di calpestio in metallo al quale vengono agganciati, tramite un morsetto, gli elementi verticali di innesto dei parapetti. Una volta preparata, la passerella viene imbracata, sollevata da una gru ed avvicinata alla costruzione navale per l’ancoraggio alla Foto. n. 7 Piano di lavoro stessa. L’ancoraggio viene eseguito posizionando il piano di lavoro al di sopra di mensole prefabbricate vincolate a piastre metalliche saldate al fasciame dello scafo o alla paratia interna. Foto. n. 8 Piani di lavoro installati lungo lo scafo della costruzione navale 17 Il posizionamento viene effettuato da due operatori, posti alle due estremità della passerella, che operano attraverso l’ausilio di ceste autosollevanti. Foto. n. 9 Piano di lavoro installato a poppa della costruzione navale Le mensole devono essere installate ad una distanza non superiore a 3,60 metri l’una dall’altra. Nel caso in cui si utilizzano le strutture tubo giunto bisogna porre Max 3,60 m attenzione alla distanza tra le mensole. Se questa è prossima a 3,60 metri bisogna inserire un elemento rompitratta tra le stesse. Foto. n. 10 Particolare della distanza tra le mensole 18 BUONA PRATICA n. 2 ANCORAGGIO DELLE OPERE PROVVISIONALI ALLO SCAFO DELLA COSTRUZIONE NAVALE Problematica Per quanto attiene la realizzazione delle opere provvisionali da erigersi lungo lo scafo, è emersa la problematica connessa al posizionamento degli ancoraggi lungo lo scafo della costruzione navale. Diversamente dalle opere provvisionali realizzate nel settore dell’edilizia, dove gli ancoraggi vengono applicati lungo le murature verticali delle facciate dei manufatti, in ambito navale il problema degli ancoraggi assume un carattere rilevante, in quanto i classici ancoraggi utilizzati in ambito edile mal si adattano alle necessità imposte dal tipo di manufatto. Risulta quindi necessario studiare delle tipologie di ancoraggio, da applicare allo scafo, in grado di garantire condizioni di assoluta stabilità alle opere che su di esse insistono. Soluzione Nel cantiere navale oggetto di studio, gli ancoraggi allo scafo della costruzione navale vengono eseguiti mediante saldatura di piastre metalliche lungo lo scafo stesso. Tali piastre vengono poi utilizzate vincolare per stabilmente le opere provvisionali, direttamente stesse o sulle attraverso Foto. n. 11 Piastra metallica per l’ancoraggio allo scafo delle mensole. Gli ancoraggi eseguiti mediante la saldatura delle piastre metalliche allo scafo della costruzione navale, sebbene realizzati da personale qualificato, devono essere sottoposti a verifica di resistenza attraverso il controllo Foto. n. 12 Ancoraggio di un ponteggio alla piastra metallica – Interno nave 19 della bontà della saldatura. Ciò, considerando anche il fatto che le piastre metalliche talvolta sono costituite da più piastre saldate insieme tra loro, al fine di consentire un miglior adattamento alla geometria dello scafo del ponteggio che vi sarà installato. Foto. n. 13 Mensola ancorata alla piastra metallica saldata allo scafo della costruzione navale 20 BUONA PRATICA n. 3 ANCORAGGI DEL DISPOSITIVO DI ARRESTO CADUTA Problematica Nel montaggio dei ponteggi che devono essere realizzati in corrispondenza dello scafo, necessari e non sostituibili dai piani di lavoro di cui alla buona pratica n. 1, si potrebbe rendere necessaria la protezione del ponteggiatore dal rischio di caduta dall’alto, mediante l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale di arresto della caduta. In tal caso si dovrà provvedere ad individuare i punti di ancoraggio cui assicurare il dispositivo di arresto della caduta. Fig. n.8 Punto di ancoraggio posto al di sopra del punto di aggancio dell’imbracatura Soluzione Tra le opzioni a disposizione si può scegliere quella che individua come punto di ancoraggio del dispositivo anticaduta, quello posto al di sopra del punto di aggancio dell’imbracatura dell’operatore. Tale soluzione consente di minimizzare la distanza di caduta libera. Gli ancoraggi vengono generalmente predisposti lungo lo scafo della costruzione navale, oppure a bordo nave nel primo piano dotato di passeggiata esterna. Per gli ancoraggi allo scafo potranno essere utilizzate le piastre metalliche di cui alla buona pratica n. 2. La soluzione che prevede l’utilizzo della linea di ancoraggio flessibile, per l’aggancio del dispositivo di arresto della caduta, sistemata a bordo nave lungo la passeggiata esterna, deve tenere nel debito conto che la massima distanza di caduta libera consentita è di 1,5 m e 4,0 m, quando il dispositivo di arresto della caduta è dotato di idonei assorbitori di energia. Pertanto Fig. n.9 Linea di ancoraggio flessibile posta in corrispondenza della passeggiata esterna 21 tale soluzione non potrà essere utilizzata per il montaggio del ponteggio posto alla base dello scafo, bensì solamente per la realizzazione dei piani più prossimi alla passeggiata esterna. BUONA PRATICA n. 4 STOCCAGGIO DEGLI ELEMENTI COSTITUENTI IL PONTEGGIO Problematica Gli elementi del ponteggio che devono essere utilizzati per il montaggio o quelli che derivano dallo smontaggio dello stesso, vengono temporaneamente stoccati nei pressi dell’area di lavoro. Ciò consente ai lavoratori di operare più tranquillamente in quanto possono disporre nelle immediate vicinanze di tutto il materiale necessario (Vedi Foto n. 14) Soluzione Nella scelta dell’area di stoccaggio temporaneo in cui collocare gli elementi del ponteggio necessari al montaggio o che derivano dallo smontaggio dello stesso, dovrà essere preso Foto n.14 Area di lavoro. La freccia bianca indica la zona di stoccaggio temporaneo degli elementi del ponteggio in considerazione il fenomeno della possibile corrosione dovuta alle influenze dell’ambiente marino. In particolare dovrà essere scelta un’area in cui questo fenomeno sia il più limitato possibile (lontana da possibili agenti corrosivi quale ad esempio l’acqua marina). Lo stoccaggio provvisorio raffigurato nella foto n. 2 non è idonea. Infatti come si può notare gli elementi metallici sono stati sistemati in un luogo all’interno del bacino interessato da un getto di acqua marina. Foto n. 15 Zona di stoccaggio temporaneo degli elementi del ponteggio 22 BUONA PRATICA n. 5 PONTEGGI IN OPERA Problematica Il ponteggio posto in opera può essere interessato perturbazioni atmosferiche, di violenza tale da causare anomalie, cedimenti delle strutture, allentamenti dei fissaggi, e da compromettere la verticalità degli elementi. Non va inoltre sottovalutato che gli elementi dei ponteggi in opera possono essere interessati dal fenomeno della corrosione dovuta alle influenze dell’ambiente marino. Tali influenze possono derivare dall’azione del vento, che trasporta in sospensione particelle d’acqua marina, o da possibili infiltrazioni di acqua marina nelle immediate vicinanze della zona in cui il ponteggio è collocato. Infine non può essere trascurata la possibilità che il ponteggio possa essere oggetto di manomissioni da parte di personale non qualificato. Soluzione Sottovalutare questi aspetti, nel tempo, può nuocere alla stabilità e resistenza dell’opera provvisionale; pertanto, periodicamente, gli elementi in opera dovranno essere oggetto di una verifica, da parte del preposto, finalizzata all’accertamento del buono stato di conservazione generale del ponteggio. Foto 16 Verificare periodicamente il buono stato di conservazione degli elementi vista anche la particolarità degli ambienti dove sono collocate le 23 BUONA PRATICA n. 6 APPOVVIGIONAMENTO DEI MATERIALI DI CANTIERE Problematica Sovente la squadra di montaggio dei ponteggi arrivata sul posto in cui deve essere eseguito il lavoro si accorge di aver dimenticato in magazzino parte degli apprestamenti necessari, come ad esempio protezione i dispositivi individuale di e/o elementi costitutivi del ponteggio. Nel caso raffigurato non erano a disposizione del ponteggiatore le scale interne di accesso ai vari piani del ponteggio, con la conseguenza che il lavoratore situato sul penultimo impalcato dello stesso per scendere avrà certamente Foto 17 Il castello ripreso nella foto è sprovvisto di scale idonee a garantire l’accesso agli impalcati superiori in sicurezza. elementi utilizzato costitutivi provvisionale non idonei altri dell’opera allo scopo. Soluzione Prima di consentire ai lavoratori di intraprendere le operazioni di montaggio e smontaggio dei ponteggi, il preposto deve pianificare l’approvvigionamento del materiale necessario ad effettuare il lavoro compresi gli apprestamenti di sicurezza. 24 Bibliografia. ISPESL, Fogli di informazione, Cantieri navali, Anno VI, 2° Supplemento al 1° numero 1993. ISPESL, Linee guida per l’esecuzione di lavori temporanei in quota con l’impiego di sistemi di accesso e posizionamento mediante ponteggi metallici fissi di facciata. Montaggio, smontaggio, trasformazione ponteggi, Monografico di Fogli d’informazione. DALMINE, Nozioni per l’esecuzione di ponteggi tubolari smontabili e prefabbricati, Marzo, 1963, II Edizione. UFFICIO METODI, Cantiere navale di Monfalcone, Istruzione interna recante le modalità per la realizzazione della punteggiatura delle sezioni in area premontaggio e bacino. D.P.R. 7 gennaio 1956, n. 164. D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547. Circolare del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale n. 226 del 1° agosto 1974. Circolare del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale n. 85/78 del 9 novembre 1978. Circolare n. 149 del 22 novembre 1985 – DPR 27 gennaio 1956, n. 156 – Disciplina della costruzione e dell’impiego dei ponteggi metallici fissi. Circolare del Lavoro e della Previdenza Sociale n. 44/90 del 15 maggio 1990- Prot. 27876/OM-4 – Aggiornamento delle istruzioni per la compilazione delle relazioni tecniche per ponteggi metallici fissi a telai prefabbricati. Circolare del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale n. 132/91 del 24 ottobre 1991. Lettera Circolare del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale 9 febbraio 1995, prot. 20298/OM-4 – Utilizzo di elementi di impalcato metallico prefabbricato – di tipo autorizzato – in luogo di elementi di impalcato in legname. Lettera Circolare del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale 21 gennaio 1999, prot. 22787/OM-4 – Istruzioni per la compilazione delle relazioni tecniche a corredo delle istanze di autorizzazione alla costruzione ed all’impiego di ponteggi metallici fissi. Precisazioni e chiarimenti. 25 Circolare del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale 10 luglio 2000, prot. 21218/RLA5Q – n. 44/2000 – D. Lgs. 359/1999 –Verifche e controlli sulle attrezzature di lavoro – Modalità di conservazione delle relative documentazioni – Quesito. Circolare del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale 11 luglio 2000, n. 46/2000 – Verifche di sicurezza dei ponteggi metallici fissi di cui all’art. 30 del D.P.R. 7 gennaio 1956, n. 164. Decreto 19 settembre 2000 – Riconoscimento di conformità alle vigenti norme dei mezzi e sistemi di sicurezza relativi alla costruzione ed all’impiego di un nuovo tipo di impalcato metallico prefabbricato per ponteggi metallici fissi avente piano di calpestio realizzato con pannelli di legno multistrato. www.edilponte.it/listino_pdf/verde_tubi_giunti.pdf. www.marcegaglia.com/ponteggi/it/edilizia/sm81.htlm. www.fincantieri.it. 26 2.B.1.b. COIBENTAZIONE INDICE IL CONCETTO DI FIBRA • Le fibre a filamento continuo • La lana di vetro, di scoria e di roccia • Le fibre ceramiche Pag Pag 27 28 PROPRIETA’ CHIMICHE Pag 30 PROPRIETA’ FISICHE Pag 30 RIVESTIMENTI DELLE FIBRE E SOSTANZE LEGANTI Pag 31 CAMBIAMENTI STRUTTURALI Pag 31 LANE MINERALI Pag 31 FIBRE CERAMICHE REFRATTARIE Pag 32 LE FIBRE POLICRISTALLINE Pag 32 CLASSIFICAZIONE Pag 33 QUADRO NORMATIVO NAZIONALE DELLE MMVFs Pag 35 LO STATO DI FATTO Pag 38 I PUNTI D’INSTALLAZIONE Pag 40 L’ESPOSIZIONE PROFESSIONALE Pag 42 CONCLUSIONI Pag 44 SOLUZIONI • Organizzazione Pag 45 LA PROTEZIONE INDIVIDUALE • Protezione del capo e delle vie respiratorie • Protezione del corpo, delle mani e dei piedi • La procedura da adottare nell’uso dei dispositivi di protezione individuale Pag 48 LA PROTEZIONE COLLETTIVA • Fasi lavorative • La preparazione dell’ambiente di lavoro in generale Pag 51 LA PROCEDURA DI ACCESSO ALL’AREA DI LAVORO Pag 58 LA PULIZIA DELL’AREA DI LAVORO Pag 60 LA DECONTAMINAZIONE DEL PERSONALE Pag 61 L’INSTALLAZIONE DEI MATERIALI IN RELAZIONE ALLA TIPOLOGIA DI MANUFATTO Pag 62 LAVORI DI ASPORTAZIONE DI PORZIONI DEL MATERIALE ISOLANTE PER INSTALLAZIONE DI PARTI D’IMPIANTO • La soluzione BIBLIOGRAFIA Pag 70 Pag 75 27 IL CONCETTO DI FIBRA FIBRA: particella di forma allungata, con rapporto lunghezza/larghezza superiore a 3 micron. Secondo la World Health Organisation 1988: lunghezza > 5 micron e larghezza < 3 micron NATURALI Inorganiche Organiche Minerali Vegetali Amianti, sepiolite, attapulgite, erionite, wollastonite Cotone, lana, iuta, lino, canapa, sisal Lignee Animali Setose, tendinee ARTIFICIALI Inorganiche Vetrose (MMVFs) Organiche Cristalline Lana di roccia Fibre Lana di vetro policristalline (FPC) Lana di scoria Fibre ceramiche Microfibre vetrose Fibre per scopi speciali Carboniose poliolefiniche poliestere poliacrilonitrile aramidiche polivinilalcool cellulosiche Le fibre artificiali vetrose, conosciute anche come fibre vetrose sintetiche o fibre minerali artificiali, sono un grande sottogruppo di fibre inorganiche e costituiscono attualmente il gruppo di fibre commercialmente più importante. La IARC utilizza il termine “fibre artificiali vetrose” per descrivere genericamente un materiale inorganico fibroso che deriva dal vetro, da rocce e minerali vari, scorie e ossidi inorganici lavorati con particolari modalità. Le MMVFs si distinguono dalle fibre minerali naturali per l’impossibilità di separarsi longitudinalmente in fibrille di più piccolo diametro; si spezzano solo trasversalmente producendo frammenti più corti. Le MMVFs vengono impiegate nell’isolamento termico e acustico, come rinforzo di materiale plastici, nell’industria tessile ed in altre attività industriali, in quanto dotate di alta stabilità chimica e fisica (resistenza ed inestensibilità, sono ininfiammabili e scarsamente attaccabili dall’umidità, da microrganismi ed agenti chimici corrosivi. Hanno una struttura non cristallina e perciò vetrosa o amorfa. Le norme europee sulle sostanze pericolose (23 ATP alla Dir. 67548CEE) indicano col termine “lane minerali” le MMVFs che si possono classificare come sostanze cancerogene di terza categoria; è inclusa quindi anche la lana di vetro. Le MMVFs sono prodotte attraverso molteplici processi che si basano sull’assottigliamento di una colata di ossidi inorganici fusi ad elevata temperatura. Il ciclo produttivo si articola in tre fasi: 1.Fusione delle materie prima a temperature anche superiori a 1200 C; 2.Filatura della massa fusa; 3.Dimensionamento e fibraggio mediante trazione, soffiaggio e centrifugazione. Tutte le MMVFs sono a base di silice e contengono quote variabili di altri ossidi Inorganici. 28 Le proprietà tecnologiche sono strettamente legate alle caratteristiche chimico-fisiche. La composizione chimica condiziona strettamente la resistenza agli acidi; essa è in funzione del rapporto tra gli ossidi basici e la somma degli ossidi basici ed anfoteri: tanto maggiore è il rapporto, più alta è la resistenza. Le proprietà isolanti sono invece funzione del diametro delle fibre, indipendentemente dalla loro composizione chimica. A seconda del processo produttivo, le MMVFs sono prodotte come lana, che è una massa di fibre intricate e discontinue, di vario diametro e lunghezza, oppure come filamenti che sono fibre continue, di lunghezza indeterminata, con range di diametri più uniformi e tipici a seconda del tipo di lana. Le fibre a filamento continuo: Sono prodotte per fusione in filiere e successiva trazione. Il diverso tenore di silice ne condiziona le differenti proprietà tecniche e di conseguenza le applicazioni e gli utilizzi principalmente in campo tessile, per usi elettrici e di materiali di rinforzo per plastica e cemento. La lana di vetro, di scoria e di roccia: Sono prodotte principalmente per fibraggio in centrifuga. Le caratteristiche di questi materiali sono la buona resistenza alla trazione, l’efficacia a varie temperature e per questo impiegate come isolanti termici; hanno una bassa resistenza all’impatto e all’abrasione. Le fibre ceramiche: Sono prodotte attraverso processi chimici a temperature più elevate, hanno un’estrema resistenza alle alte temperature, bassa conducibilità termica, elettrica ed acustica; risultano inattaccabili agli acidi. Tra le caratteristiche chimico-fisiche di rilievo dal punto di vista tossicologico vanno annoverate le dimensioni delle fibre, lunghezza e diametro nonché il rapporto tra le due grandezze, oltre alle caratteristiche di struttura e composizione chimica. Per quanto riguarda invece le caratteristiche legate alla composizione chimica in relazione alla tossicità troviamo la maggiore o minore durabilità, biodegradabilità e biopersistenza delle fibre. 29 PROPRIETA’ CHIMICHE Secondo la IARC all’interno di ogni tradizionale categoria della MMVFs la composizione può variare in modo sostanziale a causa di vari fattori: 1.Utilizzo finale: es., necessità di elevata resistenza alla sollecitazione meccanica, elevata resistenza elettrica o agli agenti chimici od al calore (es Fibre ceramiche refrattarie per alte temp.) con elevati tenori di zirconio e allumina. 2.Modalità di produzione: variabilità nei processi di produzione e disponibilità di materie prime sono responsabili di gran parte delle variazioni nella composizione delle lane… 3.Biopersistenza: l’industria tende a produrre fibre a bassa biopersistenza e ciò variando il range di composizione: incrementando il contenuto di ossidi alcalini e borati nelle lane di vetro; sostituendo allumina ed incrementando la silice e l’alluminio; sviluppando composizioni adatte a resistere alle alte temperature basate su lane di silicati alcalino terrosi. PROPRIETA’ FISICHE Per tutti i materiali fibrosi, naturali od artificiali, vale la regola che la forma e le dimensioni delle fibre determinano le loro caratteristiche aerodinamiche condizionandone la capacità di penetrazione e/o deposizione all’interno dell’apparato respiratorio. Le caratteristiche aerodinamiche delle fibre sono espresse dal diametro aerodinamico equivalente (AED) o diametro medio di massa. L’AED di una fibra risulta essere determinato principalmente dal suo diametro piuttosto che dalla sua lunghezza La fratturazione trasversale è legata alla coesione del materiale dopo il processo di raffreddamento. Mentre le fibre a filamento continuo presentano un elevata uniformità di diametro, ciò non si può dire per le lane per le quali vi è un range di variabilità che oscilla tra i 3 – 10 micron Anche la lunghezza è influenzata dal processo produttivo. I filamenti di vetro continuo sono prodotti attraverso un processo di estrusione continuo che dà esito a fibre estremamente lunghe che, tuttavia, durante il processo di rottura, possono fratturarsi a lunghezza variabile in funzione del processo produttivo. Le fibre di lane vetrose sono fabbricate come fibre discontinue, la maggior parte delle quali spesso di molti cm di lunghezza . La lunghezza media delle fibre in prodotti di lana è variabile, andando da numerosi cm a valori inferiori a 1 cm. Fibre con lunghezza inferiore a 250 micron, ma superiore a valori limite delle fibre respirabili sono senz’altro presenti nella maggior parte dei prodotti di lana in fibre artificiali e probabilmente anche in prodotti da filamento continuo come risultato dei processi di post fibrizzazione. Riassumendo, i diametri delle fibre a cui possono essere esposti i lavoratori dipende solo dalla distribuzione dimensionale dei diametri nel manufatto originale e dai fenomeni di sedimentazione in aria, mentre le lunghezze sono influenzate dal tipo di trattamento meccanico cui è sottoposto il manufatto. Per quanto attiene la densità, questa non varia nei diversi tipi di MMVFs e tuttavia, costituisce una caratteristica critica nel comportamento aerodinamico delle fibre e della loro respirabilità. 30 RIVESTIMENTI DELLE FIBRE E SOSTANZE LEGANTI Durante la trafilatura di fibre di vetro a filamento continuo, un polimero in emulsione o soluzione acquosa viene solitamente applicato ad ogni filamento. Il materiale di rivestimento è un legante e serve a proteggere il filamento dalla abrasione prodotta dallo sfregamento tra le fibre durante successivi trattamenti e impieghi e assicura buona adesione delle fibre di vetro alle resine nella produzione di polimeri rinforzati. La quantità di legante varia nell’ordine del 0,5 – 1.5 % in massa. Il materiale di rivestimento applicato varia in funzione dell’impiego finale previsto. Tipici componenti di rivestimento comprendono: formatori di film come polivinile acetato, amido, poliuretano e resine epossidiche; agenti che ne favoriscono l’adesione sono i silani organofunzionali. Le MMVFs possono contenere anche altri tipi di additivi ovvero, oli e altri lubrificanti che vengono aggiunti alle lane e al materiale in fiocco per ridurre la generazione di polvere, durante il loro impiego. Un legante organico può essere impiegato per trattare le lane subito dopo la produzione della fibra con l’obiettivo di ottenere una massa spugnosa. Si tratta in questo caso di una resina fenolo-formaldeidica in soluzione acquosa. Nelle lane di roccia e scoria, i leganti assommano a più del 10% della massa del prodotto finale. Altri additivi possono includere agenti antistatici, riempitivi, stabilizzatori e inibitori della crescita di microrganismi. In anni recenti sono state usate resine melamminiche e acriliche. Il contenuto in leganti di prodotti in lana isolante è solitamente molto basso, ma per prodotti ad alta densità può raggiungere oltre il 25% in massa. In alcuni prodotti non viene applicato alcun legante. Ciò accade per prodotti inseriti ad es. in guaine di plastica. Di solito qualche lubrificante è spruzzato in queste fibre subito dopo la produzione per proteggerle dai danni meccanici durante i trattamenti e successivi impieghi CAMBIAMENTI STRUTTURALI Le MMVFs sono fibre non cristalline e tali rimangono se usate a temperature inferiori a 500 gradi. A temperature superiori esse fluidificano, fondono o cristallizzano a seconda della loro composizione. Di seguito vengono riportati le caratteristiche chimiche di: LANE MINERALI 1.Lana sciolta ed altri prodotti senza rivestimento: prodotti costituiti da fibre minerali artificiali (vetro, roccia o scoria) ottenute mediante un processo di soffiatura; le fibre sono “a vista” e non pertanto imbustate né isolate per mezzo di carta, plastica od alluminio 2.Coppelle e pannelli preformati: prodotti di lana di roccia, vetro o di scoria pronti all’uso, con forma e dimensioni prefissate. Vengono utilizzate per la coibentazione di tubazioni e serbatoi che trasportano e conservano fluidi caldi; i pannelli piani sono costituiti dallo stesso materiale e possono essere rivestiti su una faccia con carta, alluminio, polietilene, polipropilene metallizzato, tessuto (o velo) di vetro, bitume armato 3.Materassi, pannelli, feltri isolanti a sandwich: prodotti isolanti dove le lane sono racchiuse tra due strati di materiale (carta, alluminio, ecc.) 4.Pannelli pressati: pannelli in lane minerali “caricati” con composti minerali non fibrosi, resinati, pressati e verniciati, con caratteristiche meccaniche tali da poter essere utilizzati come controsoffitti “a vista” 31 5.Feltri imbustati: sono inclusi in questo gruppo tutti i prodotti in lane minerali che risultano sigillati all’interno di materiali perfettamente impermeabili al passaggio delle fibre 6.AES (alcaline earth silicate wools): come precedentemente accennato, le lane di silicati alcalino terrosi (AES) sono prodotti fibrosi con maggiore biosolubilità. I produttori di fibre ceramiche refrattarie (FCR) ed altre MMVFs hanno sviluppato nuove composizioni per fibre che consentano loro di resistere alle alte temperature negli impieghi finali ma con una significativa, minore biopersistenza rispetto alle fibre più antiche. Anche se somiglianti alle FCR, sono in realtà da considerare nuovi generi di fibre piuttosto che modificazioni o ibridi delle FCR. Questi nuovi prodotti sono stati commercializzati a partire dal 1991. Sono prodotti simili alle lane composti da ossidi alcalino terrosi (18 – 43% in peso), silice (50 – 60% in peso + allumina, titanio e zirconio). 7.HT wools (high temperature wools): prodotto meno biopersistente con maggior tenore di allumina e un basso tenore di silice; lana di roccia ricavata essenzialmente dal basalto e dalla dolerite. FIBRE CERAMICHE REFRATTARIE 1.Fiocco in ceramica: materiali costituiti da fibre artificiali refrattarie ottenute mediante un processo di soffiatura o centrifugazione. Il “fiocco” tal quale ha un aspetto simile al cotone idrofilo ed è disponibile anche in forma di fibre tagliate, assumendo una consistenza più polverulenta. Con il fiocco vengono inoltre confezionati altri svariati prodotti riassumibili in: prodotti tessili, coperte isolanti, carta per guarnizioni, pannelli pressati uso cartone, feltri, prodotti preformati, nastri adesivi, mastici, cementi. 2.Materassi, pannelli, feltri isolanti a sandwich: anche le fibre ceramiche possono essere racchiuse in due strati di materiale tipo carta, alluminio, polietilene, tessuto di vetro, velo di vetro, ecc. per costituire prodotti isolanti; le fibre sono visibili quindi solo dal lato dello spessore. 3.Whiskers: altre fibre ceramiche, in particolare quelle costituite da materiali non ossidi, sono prodotte con la tecnica di deposizione a vapore nel quale un composto volatile del materiale di rivestimento scelto viene ridotto su un substrato riscaldato tipo un filo di tungsteno. L’elevata forza, l’elevato punto di fusione, l’elevata densità, l’elevato modulo elastico, rendono i whiskers ottimi agenti di rinforzo per metalli e materie plastiche. LE FIBRE POLICRISTALLINE Più recenti ed impiegate prevalentemente nei processi ad alta temperatura, costituite essenzialmente da ossido di alluminio, di zirconio e mulite, presentano un’elevata resistenza alla trazione ed alle alte temperature (fino a 1700 °C). La IARC le classifica attualmente in categoria 2B “Possibile cancerogeno per l’uomo” e non sono considerate dalla Dir. 97/69/CE. La loro manipolazione implica grande cautela e l’adozione di misure appropriate. 32 CLASSIFICAZIONE Dal parametro empirico correlato alla probabilità d’induzione dei tumori e basato su un limitato numero di fibre con intervallo limitato di composizioni chimiche, si passò alla suddivisione delle MMVFs in due categorie ciascuna delle quali suddivisa in due sottocategorie che, tuttavia, aveva il limite di non considerare il concetto di biopersistenza, fatto quest’ultimo che suggeriva come, la permanenza delle fibre inalate e depositate nei polmoni, influenzasse notevolmente la probabilità di indurre effetti irreversibili a carico degli stessi o della pleura La Dir. 97/69/CE, ha previsto quindi la possibilità di effettuare dei test in vivo della biopersistenza. Su questo si basa la nota “Q” della Direttiva che di fatto introduce i valori limite per distinguere fra fibre più o meno biopersistenti La commissione europea ha quindi adottato la Direttiva summenzionata quale 23° adeguamento della Dir. Del consiglio 67/548/CEE, la quale distingue le due categorie già citate in funzione delle loro caratteristiche chimico-fisiche e tossicologiche.: 1.Lane minerali, cioè le fibre artificiali vetrose con orientamento casuale ed un tenore di ossidi alcalini e alcalino-terrosi sup. al 18% in peso; 2.Fibre ceramiche refrattarie (FCR), fibre per scopi speciali, cioè le fibre artificiali vetrose con orientamento casuale, con un tenore di ossidi alcalini e alcalino-terrosi pari o inferiori al 18% in peso. La Dir. 97/69/CE è stata recepita nell’ordinamento nazionale con il Decreto del Ministero della Sanità 1 settembre 1998 rettificato con Decreto Ministeriale 2 febbraio 1999. In vista di una corretta applicazione della norma è stata emessa la Circ. del Min. della Sanità n. 4 del 15 marzo 2000. Le fibre artificiali vetrose sono state ritenute potenzialmente pericolose quali cancerogene per via inalatoria e irritanti per la pelle a causa dell’attrito. Effetto che aumenta con fibre caratterizzate da diametri più elevati. Le fibre che sono riconducibili alla voce “fibre ceramiche refrattarie” sono classificate come cancerogeni di seconda categoria e come irritanti con le frasi di rischio R49: può provocare il cancro per inalazione e R38: irritante per la pelle. Le fibre che appartengono alla voce “lane minerali” sono classificate come cancerogeni di terza categoria con le frasi di rischio R40: possibilità di effetti cancerogeni – prove insufficienti e R38: irritante per la pelle. Per entrambe le voci è applicabile la nota “R” (Allegato 1, punto 2) che esonera le fibre con diametro geometrico medio pesato sulla lunghezza meno due errori standard maggiore di 6 micron dalla classificazione come cancerogeno, ma non da quella come irritante. Alla sola voce “lane minerali” è applicabile la nota “Q” (Allegati 1, punto 3) che esonera dalla classificazione come cancerogeno le fibre che rispettano le condizioni elencate relative ai risultati di almeno uno dei quattro saggi indicati, due di persistenza biologica con somministrazione inalatoria o intratracheale, uno di cancerogenesi per via intraperitoneale e uno di tossicità cronica per via inalatoria. La classificazione come irritante si basa su effetti di tipo meccanico e sulla osservazione pratica. Non sono soddisfatti i criteri riportati dalla guida alla classificazione (allegato VI alla Dir. 67/548/CEE) per la applicazione della categoria irritante. E’ immaginabile che, con il 31° adeguamento al progresso tecnico della Dir. testè citata, venga eliminata la classificazione di irritante. La Circ. 4 del 15/3/00, prende in esame anche la classificazione dei materiali a base di fibre ribadendo che la classificazione ed etichettatura previste dal D.M. 10/9/98 si applicano alle fibre minerali immesse sul mercato come tali o sotto forma di preparati. 33 In applicazione del D.Lgs. 65/03 relativo alla classificazione dei preparati pericolosi, un preparato che contenga fibre ceramiche refrattarie classificate come cancerogene di seconda categoria in quantità superiore a 0,1 % p/p, si classifica esso stesso come cancerogeno di seconda categoria. Un preparato contenente lane minerali classificate come cancerogeno di terza categoria in quantità pari o superiore allo 1% p/p di fibre si classifica come cancerogeno di terza categoria. IARC IARC Descrizione CCTN Descrizione CCTN 1 Cancerogeno per l’uomo Sostanze note per gli effetti cancerogeni sull’uomo 1 2A Cancerogeno probabile (limitata evidenza nell’uomo e sufficiente evidenza nell’animale) Sostanze da considerare cancerogene per l’uomo 2 2B Cancerogeno possibile (limitata evidenza sull’uomo in assenza di sufficiente evidenza nell’animale ed inadeguata evidenza o assenza nell’uomo) Sostanze da considerare con attenzione per i possibili effetti cancerogeni sull’uomo (2 sottocategorie) 3 3a-3b 3 Non classificabile per la cancerogenicità per l’uomo Sostanze non valutabili per la cancerogenicità (2 sottocategorie) 4 4a-4b 4 Probabile non cancerogeno per l’uomo Sostanze probabilmente non cancerogene 5 34 QUADRO NORMATIVO NAZIONALE DELLE MMVFs Tipo di fibra Simbolo Classificazione Frasi di rischio Consigli di prudenza Fibre ceramiche refrattarie (a) No 650-017-00-8 Cancerogeno Categoria 2 Irritante R 49: può provocare il cancro per inalazione R 38: irritante per la pelle S 53-45 Fibre ceramiche refrattarie (a) esonerate dalla categoria 2 (soddisfano la nota R) Irritante R 38: irritante per la pelle S 53-45 Lane minerali (b) (vetro, roccia, scoria) No 650-016-00-2 Cancerogeno Categoria 3 Irritante R 40: possibilità di effetti cancerogeni – prove insufficienti R 38: irritante per la pelle S(2-)36/37 Lane minerali (b) (vetro, roccia, scoria) esonerate dalla categoria 3 (soddisfano la nota R oppure la nota Q) Irritante R 38: irritante per la pelle S(2-)36/37 35 La Commissione Consultiva Tossicologica Nazionale (CCTN) sulla base della valutazione espressa dalla IARC nel 1998, nel luglio del 1990 ha fornito il proprio parere sulla valutazione di cancerogenicità della MMVFs. La CCTN ha posto in Cat. 1, quindi nella lista dei cancerogeni, la sola fibra di lana di roccia e/o scoria ottenute con la tecnica di produzione in “batch”, in base ad evidenza epidemiologiche di un eccesso di tumori polmonari tra i lavoratori addetti a questo particolare ciclo produttivo, che in Italia però non viene più utilizzato da tempo. La lana di vetro, roccia, di scoria e le fibre ceramiche sono state poste in Cat. 3, sostanze da considerare con attenzione per i possibili effetti cancerogeni sull’uomo. MATERIALE CATEGORIA DI CANCEROGENESI FRASE DI CANCEROGENESI Lana di vetro 3 Sostanza da considerare con attenzione per possibili Lana di roccia 3 “ Lana di scoria 3 “ Fibre ceramiche refrattarie 3 “ Produzione di fibre di lana di roccia e/o 1 Sostanza nota per effetti cancerogeni 36 In base a tale parere, Il Ministero della Sanità ha emesso nel novembre del 1991 la Circolare 23, con la quale vengono dati riferimenti per il corretto impiego delle fibre di vetro sotto il profilo igienico-sanitario ed ambientale sia per gli operatori del settore che per pubbliche autorità chiamate ad esercitare azioni di controllo e vigilanza. Successivamente, come previsto dalla L. 27 marzo 1992, n. 257, sulla cessazione dell’impiego dell’amianto, è stato pubblicato un Decreto del Ministero dell’Industria (D.M. 12/2/97) che fornisce alcune indicazioni generali per l’omologazione sanitaria dei materiali sostitutivi dell’amianto, tra cui sono comprese le lane minerali e le FCR. I principali parametri per l’omologazione sono legati alla composizione chimica (assenza di amianto determinata con microscopia elettronica e contenuto <0,1% di sostanze classificate cancerogene di Cat. 1 e 2 per la UE, per la CCTN o di gruppo 1 e 2a per la IARC) e al diametro medio delle fibre (diametro geometrico medio > 3 micron e contenuto di fibre con diametro geometrico medio minore di 3 micron in percentuale sul totale delle fibre inferiore al 20%). Nell’ambito della Normativa Nazionale in materia di fibre artificiali vetrose, l’atto più significativo è stato sicuramente il recepimento della Dir. Della Comm. Europea 97/69/CE con l’emanazione del D.M 1/9/98, così come modificato dal D.M. 2/2/99 e l’emanazione della Circ. 4 del 15/3/00, al fine di una corretta applicazione del D.M. 10/9/98. Sotto un profilo strettamente normativo, nell’ambito della tutela dei lavoratori, il riferimento normativo specifico è dato dal titolo VII bis del D.Lgs 626/94. e dagli artt. 19 e 21 del D.P.R. 303/56. 37 LO STATO DI FATTO I materiali d’isolamento usati nell’ambito della cantierisitica navale da crociera, sono classificabili come “lane minerali” e, più in particolare, la lana di roccia e la lana di vetro. In misura notevolmente inferiore, sono presenti anche le fibre vetrose ceramiche, seppure confinate ai motori (a livello delle guarnizioni dei coperchi valvole, delle “guarnizioni di testa”, dell’impianto di scarico) ed a livello dei battenti dei portelli d’ispezione dei condotti di scarico dei motori stessi. In merito, i costruttori di motori navali sono impegnati ad eliminare progressivamente questo materiale sostituendolo con altro avente analoghe prestazioni. Tra i manufatti rilevati, sono da annoverare: • le coppelle di lana di vetro o di roccia ed i tubi preformati: - le prime presentano il materiale fibroso tal quale, al più rivestito nella porzione più esterna con tela di vetro; - i secondi, presentano uno strato esterno ed uno interno di alluminio con interposto un feltro in materiale fibroso. 38 • i pannelli od i feltri in lana di roccia e vetro, anche in questo caso rivestiti su uno o due lati: 39 I PUNTI D’INSTALLAZIONE • • • • (pannelli, feltri da stendere, telati e non, materassini) sulle pareti strutturali e divisorie della costruzione navale, con funzione d’isolamento termo-acustico e di barriera “rompi fiamma”; con analoga funzione, all’interno delle pareti delle singole cabine ed al di sopra della controsoffittatura delle stesse che, ricordiamo, per gran parte, vengono installate tal quali nell’ambito della nave in quanto pre-assemblate da specifici fornitori; (coppelle o feltri, confinati e non, tubi preformati) sulle tubazioni di trasporto dell’acqua calda e fredda (funzione termoisolante), dell’impianto di ricambio dell’aria ambiente (funzione termoisolante ed acustica), sulle tubazioni dell’impianto di scarico dei motori (termoisolante), sulle tubazoni di trasporto della nafta (termoisolante); (treccie o nastri) sui portelli d’ispezione alle tubazioni di scarico dei motori ed a livello dei punti di accoppiamento del blocco motore/basamento, blocco motore/testata e testata/coperchi valvole. 40 I materiali utilizzati nell’ambito dello stabilimento navale di Monfalcone (GO), sono stati oggetto di un’indagine complessiva, che ha visto sin dall’inizio coinvolti diversi soggetti tra cui, l’Unità Operativa di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro dell’Azienda per i Servizi Sanitari n. 2 “Isontina”, la Fondazione “Salvatore Maugeri” di Padova – Centro Ricerche Ambientali, la Fincantieri Cantieri Navali Italiani S.p.A. ed i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza. L’indagine ha preso innanzitutto in esame la tipologia di manufatto in relazione alla composizione chimico-fisica ed all’utilizzo conseguente. Tenuto conto della Circ. n. 23 del 25/11/91 – Ministero della Sanità, del Decreto del Ministero dell’Industria e dell’Artigianato 12 febbraio 1997, del Decreto del Ministero della Sanità 1 settembre 1998 e successiva rettifica del 2 febbraio 1999 (Circ. esplicativa n. 4 del 15 marzo 2000) i materiali oggetto della presente trattazione sono soggetti ad una selezione preventiva in fase di definizione della fornitura e pertanto rispettano generalmente i criteri di cui alla normativa summenzionata. Ciò non di meno, appare opportuno qui ribadire come, il criterio di omologazione del materiale sia da considerare, pur convenendo della sua non obbligatorietà sotto un profilo squisitamente formale, una discriminante de facto. Ne deriva, che la soluzione più opportuna ed equilibrata, è quella che prevede, fatta salva un’omologazione preventiva, una successiva verifica periodica a campione dei materiali, mediante prelievi di campioni di massa e successiva analisi da parte di laboratori terzi, suggerendo in proposito, quale soggetto preposto all’uopo, lo stesso “I.S.P.E.S.L”, attraverso le sue specifiche strutture o quantomeno come tramite. Un tanto, congiuntamente ad un’operazione di censimento dei materiali con aggiornamento puntuale delle liste. Ma l’indagine di cui sopra, ha visto anche uno specifico approfondimento degli aspetti d’igiene industriale, in particolare sotto un profilo dell’esposizione professionale. Ciò in relazione al fatto che: - i materiali di cui trattasi, se manipolati ovvero sottoposti a specifiche sollecitazioni di varia entità, tendono a rilasciare nell’aria-ambiente fibre di varia dimensione potenzialmente “respirabili”; - che la legislazione nazionale non definisce dei limiti di riferimento per quanto riguarda la concentrazione di fibre aerodisperse; - che, tuttavia, l’American Conference of Governmental Industrial Hygienist (ACGIH) ha ritenuto comunque di fissare tale concentrazione in (TLV-TWA 2006) 0,2 f/cc per le fibre ceramiche refrattarie (FCR), e 1 f/cc per le lane minerali (LM); - che tali valori rappresentano “le concentrazioni medie ponderate nel tempo per un periodo di riferimento di 8 ore lavorative a giornata su un totale di 40 ore settimanali per cui si ritiene che la maggior parte di lavoratori possa essere esposta quotidianamente senza subire effetti negativi…”; - che questi limiti non costituiscono per loro stessa definizione una linea di demarcazione netta tra concentrazioni sicure e pericolose; - che il “principio di precauzione” deve costituire un elemento ineludibile rispetto al modus operandi. 41 L’ESPOSIZIONE PROFESSIONALE Andremo ora ad illustrare brevemente i criteri seguiti nello svolgimento dell’indagine. Sono stati svolti diversi sopralluoghi a bordo della costruzione navale nelle diverse fasi di allestimento. Dagli stessi, e sulla base delle schede di sicurezza dei materiali utilizzati, sono stati identificati le potenziali fonti di emissione di fibre, le mansioni ed i locali ritenuti più rappresentativi della normale realtà produttiva. I monitoraggi sono stati svolti quindi in sintonia con quanto disposto dal D.Lgs. 25/02 e la norma UNI 689/97. I locali oggetto dell’indagine sono: - soffitti fasciame; fasciame su prese a mare; paratie fra centro nave e fasciame esterno; camminamento centrale; passeggiate; paratie/soffitti cucinette; cocker; corridoio centro nave; cofano di prora; cofano motore. Attività monitorate: - in assenza di attività di isolamento e/o coibentazione; applicazione dei materiali; ripristino dei materiali; coibentazione scarichi motore I manufatti impiegati sono: - lana di roccia tal quale e rivestita con alluminio; lana di vetro rivestita con tela o con alluminio. I parametri di campionamento sono stati: - membrana di prelievo in esteri misti di cellulosa con porosità di 0,8 – 1,2 micron, diametro di 25 mm e superficie effettiva di prelievo di 20 mm circa; porta filtri a faccia aperta provvisti di estensione cilindrica in materiale metallico conduttivo; flusso di prelievo +/- 2 l/min. L’analisi sui materiali: - verifica della percentuale di ossidi alcalini e alcalino-terrosi mediante SEM-EDXA. L’analisi dei filtri di prelievo: - mediante microscopia ottica in contrasto di fase (MOCF) a 500 ingrandimenti con conteggio delle fibre aventi caratteristiche di respirabilità ovvero diametro < o = 3 µm e lunghezza > o = a 5 µm, con rapporto lunghezza/diametro > o = a 3. 42 L’incertezza della misura ha tenuto conto: - costanza del flusso di campionamento: +/- 5%; - durata del campionamento: +/- 2%; - diametro superficie esposta del filtro: +/- 1 mm; - diametro del reticolo di Walton-Beckett: +/- 1 µm. Tutto per un incertezza complessiva stimabile in +/- 15%. Risultati: Monitoraggio ambientale (Intendendo con tale termine la misura ed il controllo dei fattori di rischio presenti nell’ambiente di lavoro allo scopo di quantificare il rischio e poter confrontare il valore ottenuto con valori di sicurezza convenzionalmente prefissati che, si rammenta, rappresentano la quantità più elevata che si può ammettere nell’ambiente di lavoro di un fattore potenzialmente patogeno): Valori ambientali di fondo: - le concentrazioni determinate in posizioni fisse in alcuni locali della nave in assenza di lavorazioni specifiche, hanno evidenziato concentrazioni di fibre da – di 1 a 3 ff/l, assolutamente irrilevanti e paragonabili con quelli degli ambienti esterni. Valori ambientali in presenza di attività specifiche: - le concentrazioni determinate in posizioni fisse in alcuni locali della nave in presenza di lavorazioni di insolazione/coibentazione hanno evidenziato concentrazioni di fibre da – 1 a 20 ff/l, assolutamente irrilevanti rispetto al TLVTWA ACGIH di 1000 ff/l. Valori personali relativi ad addetti all’attività specifica: Sono state individuate tre categorie di operatori ovvero “applicatori, allestitori e addetti alla coibentazione degli scarichi motore. - - - Applicatori: le concentrazioni determinate durante le attività di insolazione /coibentazione hanno evidenziato concentrazioni di fibre da 1/2 a 59/60 ff/l, mediamente inferiori ad 1/20 del TLV-TWA ACGIH fissato in 1000 ff/l. L’applicazione a soffitto dei materiali è quella che ha dato origine alle concentrazioni più elevate; Allestitori: per questi operatori la concentrazione è risultata compresa tra 2/3 e 8/9 ff/l, irrilevanti rispetto al TLV-TWA ACGIH e comparabili con i valori ambientali in posizioni fisse; Addetti alla coibentazione degli scarichi motore: per questi operatori la concentrazione è risultata compresa entro le 51-56 ff/l, valori comunque inferiori ad 1/20 del TLV-TWA ACGIH. 43 CONCLUSIONI Certamente, in assenza di lavorazioni, i valori di fondo sono da ritenere assolutamente confortanti. Sotto un profilo squisitamente igienistico, certamente i valori riscontrati, costantemente al di sotto, seppure in taluni casi per poco, ad 1/20 del TLV-TWA, consentono di apportare dei miglioramenti poco significativi in relazione alla capacità intrinseca del materiale di rilasciare fibre. Ciò che di seguito sarà oggetto di approfondimento, è la modalità operativa nell’applicazione dei materiali con particolare attenzione a quelle che si suol definire come “protezione collettiva” in senso ampio e “protezione individuale. Seppure modesti, i livelli di concentrazione di fibre aerodisperse consentono due considerazioni fondamentali ed incontrovertibili nella sostanza, in base al principio di separazione delle lavorazioni polverose e nocive, rispetto ad altre contemporaneamente presenti ovvero sfasate ma riguardanti uno stesso ambiente di lavoro. I materiali oggetto di trattazione, non possono dirsi assolutamente noti in ordine al possibile esplicarsi di effetti epidemiologicamente rilevanti a carico dell’organismo umano; ciò in ragione del mai sufficientemente ribadito “principio di precauzione”. La protezione individuale, sulla base di quanto sancito dalla normativa vigente in materia d’igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro, è da considerarsi subordinata rispetto a quella collettiva. Nel caso specifico, la protezione collettiva è data da soluzioni tecniche ed organizzative. Nessuna motivazione di carattere economico, può essere addotta ad esimente rispetto al venir meno di quanto sopra riportato. 44 LE SOLUZIONI Le lavorazioni che implicano l’uso di materiali isolanti nell’ambito della cantieristica navale, si possono suddividere in: 1) lavori di installazione più o meno estesa 2) lavori di asportazione del materiale per installazione di parti d’impianto 3) lavori di riparazione o “ripristino” del materiale temporaneamente asportato o danneggiato I locali della costruzione navale interessati, sono di dimensioni e caratteristiche estremamente variabili. 45 ORGANIZZAZIONE In ossequio a quanto previsto dall’art. 7 del D.Lgs. 626/94, le imprese coinvolte devono realizzare il coordinamento dell’attività. Un tanto al fine di regolare l’interferenza tra le diverse lavorazioni ed adottare le misure di prevenzione e protezione necessarie. Nel merito, vi sono alcuni punti ineludibili che di seguito si vanno ad elencare: - devono essere individuate delle figure con compiti di coordinamento, aventi l’obbligo formale di gestire l’avvio ed il successivo svolgimento delle diverse lavorazioni, anche tra loro interferenti nonchè, in grado di annotare e riferire al servizio di prevenzione e protezione aziendale, con assoluta puntualità, dello stato di avanzamento nell’allestimento della costruzione navale. Tali ruoli possono essere affidati agli attuali “capi ponte”. Avendo quindi ben chiare le misure di prevenzione e protezione da adottare, il capo ponte deve ricevere comunicazione formale, di volta in volta e con una procedura sufficientemente snella ma formalmente ineccepibile, dell’avvio di ogni lavorazione programmata ed esprimere, nel merito, un esplicito consenso rispetto allo stato di fatto ovvero, formulare precise osservazioni; - i lavori che implicano l’uso di materiali isolanti, devono essere svolti da imprese “specializzate”. Queste devono dotarsi di attrezzature specifiche ad uso esclusivo e per le quali è fatto obbligo di curare la manutenzione ordinaria e straordinaria; il lavoro di applicazione del materiale isolante, deve svolgersi separatamente, fisicamente e se possibile, temporalmente, rispetto alle altre lavorazioni; ciò in ossequio al principio di segregazione delle lavorazioni pericolose da quelle altrimenti ritenute; - NON COSI’ elettricista coibentatore - 46 - - - - - in deroga a quanto sopra, per particolari esigenze, sulla base della tipologia di manufatto da installare e con l’adozione delle dovute cautele, possono avere luogo contemporaneamente altre lavorazioni. Previo aggiornamento del piano di sicurezza e delle procedura di coordinamento, gli ambiti di lavoro devono però essere perfettamente definiti mediante la creazione di precisi punti di pertinenza. il capo ponte, al termine di ciascun intervento di installazione del materiale isolante ovvero in caso di interruzione dello stesso per sopravvenute esigenze tecniche, deve prendere atto dello stato di fatto e regolare la restante attività di conseguenza; in seguito sarà descritta la procedura di riuso di un ambiente ove si sono svolti lavori di applicazione dei materiali isolanti; lo stoccaggio dei materiali isolanti, deve avvenire nella misura strettamente necessaria al turno lavorativo ed alle dimensioni dei locali, avendo cura di non intralciare i passaggi, le vie d’emergenza e le altre lavorazioni; i rifiuti provenienti dalla specifica lavorazione, devono essere stoccati entro specifici contenitori opportunamente coperti in modo tale che, in caso di giornate ventose, non siano sottoposti a dispersione incontrollata. Del loro smaltimento si deve occupare un’impresa specializzata, avendo cura di conferirli presso appositi centri di raccolta ed applicando i codici CER (codice europeo rifiuto) previsti. gli ambiti entro cui si svolgono i lavori di manipolazione dei materiali isolanti, devono essere resi sgombri da qualsiasi altro materiale non pertinente. (vedi filmato: “applicazione di materiali isolanti”) 47 LA PROTEZIONE INDIVIDUALE Ciascun operatore deve essere dotato di specifici dispositivi di protezione individuale. PROTEZIONE DEL CAPO E DELLE VIE RESPIRATORIE Questa deve realizzarsi mediante un elmetto, un cappuccio sottostante e degli occhiali con lenti trasparenti in policarbonato. La protezione delle vie respiratorie è affidata a facciali filtranti (FF) con grado di protezione P3 ovvero semi-maschere con filtro intercambiabile avente analogo fattore di protezione. Buona prassi, è che l’operatore abbia i capelli non eccessivamente lunghi e la barba opportunamente rasa. Ciò al fine di limitare l’accumulo di fibre sul volto e veicolarle alle vie respiratorie in momenti successivi ovvero trasportarle in altro ambiente. occhiali facciale filtrante semimaschera 48 PROTEZIONE DEL CORPO, DELLE MANI E DEI PIEDI Questa deve essere realizzata mediante una tuta in “tyvek” od altro materiale avente analogo fattore di protezione ovvero, con una tuta in cotone rinforzato. Nel merito, tuttavia, al termine di ciascun turno lavorativo, il lavoratore, prima di recarsi in altri ambiti lavorativi dello stabilimento, dovrà effettuare un’aspirazione accurata della tuta stessa, al fine di asportarne la componente fibrosa rimasta adesa. Al termine della giornata lavorativa, la tuta dovrà essere conferita presso un centro di lavanderia, affinché provveda ad un lavaggio e relativa igienizzazione dell’indumento. Nei mesi estivi, la tuta dovrà essere indossata quale indumento da lavoro esclusivo, fatta salva l’ovvia biancheria intima. Nella stagione invernale od intermedia, potranno essere indossati capi di adeguata pesantezza che, tuttavia, dovranno essere costituiti all’esterno da tessuto sintetico facilmente aspirabile ai fini dell’asportazione della componente fibrosa residua rimasta adesa. Tutti gli indumenti da lavoro dovranno tassativamente essere sottoposti a lavaggio da parte del datore di lavoro, mediante un puntuale sistema di raccolta, trattamento e riconsegna o sostituzione. Per la protezione dei piedi devono essere indossate calzature antinfortunistiche con, eventualmente, dei copriscarpe in materiale analogo a quello della tuta ed in relazione al grado di polverosità associato alla lavorazione. Per la protezione delle mani, devono essere indossati guanti in grado di offrire una sensibilità adeguata al tatto, ma anche un’efficace resistenza al taglio. scarpe tuta guanti (vedi filmato: “applicazione di materiali isolanti”) 49 LA PROCEDURA DA ADOTTARE NELL’USO DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE indossare gli specifici dispositivi di protezione individuale ovvero: Infilare la tuta monouso in tyvek o cotone: • avere cura di controllare che per i polsi e le caviglie, l’entrata dell’aria sia opportunamente ostacolata dagli elastici di ritenuta; • controllare la tenuta della “chiusura lampo”; • indossare il cappuccio solo dopo aver indossato la maschera di protezione delle vie respiratorie; • nel caso di interventi che prevedono l’applicazione di ingenti quantitativi di materiale ovvero qualora quest’ultimo sia costituito da manufatti a matrice scarsamente stabile, dovranno essere indossati dei copri scarpe di tessuto analogo a quello della tuta, avendo cura di farli scorrere sotto la parte finale di quest’ultima. Indossare la maschera di protezione delle vie respiratorie, dotata di grado di filtrazione P3, i guanti e gli occhiali: • indossare la maschera di protezione delle vie respiratorie, controllandone preventivamente l’integrità degli elastici o dei lacci di ritenuta e serrando gli stessi adeguatamente; • quindi verificare, chiudendo i filtri con le mani e soffiando dell’aria all’interno, che questa fuoriesca subendo una certa resistenza ovvero, inspirando, che la maschera si avvicini al volto e quindi non vi siano perdite dovute ad una misura inadeguata ovvero ad un errato utilizzo; • indossare gli occhiali e i guanti verificandone la tenuta ai polsi. 50 LA PROTEZIONE COLLETTIVA Il materiale di cui trattasi, ha la caratteristica intrinseca di liberare fibre se sottoposto ad azione meccanica di disturbo. Tale azione si esplica con la normale manipolazione e pertanto quanto sopra appare inevitabile. Il veicolo delle fibre nell’ambiente circostante e da questo alle vie respiratorie, è rappresentato dall’aria. Certo, come meglio esplicitato con l’indagine igienistica, il grado di emissione di fibre varia in funzione del punto d’installazione dei manufatti, della tipologia degli stessi e del livello di conformazione di cui necessitano ai fini dell’installazione. Di seguito si andranno ad indicare le soluzioni più adeguate relativamente all’applicazione del materiale, per quattro tipologie di zone di lavoro della costruzione navale; zone per le quali la semplice delimitazione dell’area in relazione al grado di emissione delle fibre derivanti dalla lavorazione, non è ritenuta sufficiente. 1) “trunck ascensore”; 2) “cofano scarico motore”; 3) “zona apparato motore; 4) AC-Station (stazioni di trattamento aria); In queste zone, l’attività di coibentazione viene svolta, prevalentemente, al termine della posa in opera di gran parte delle parti strutturali e tecnologiche. Si tratta di ambiti che si sviluppano per tutta l’altezza o quasi della costruzione navale e nei quali, la lavorazione di coibentazione può essere svolta anche in più fasi. I punti di accesso del “cofano scarico motori”, sono situati su tre livelli complessivi; I punti di accesso ai “locali apparato motore”, possono essere molteplici ma comunque definiti. I punti di accesso ai “trunck ascensori”, sono definiti dalle aperture presenti in tutti i piani della nave, cui gli impianti hanno la funzione di trasportare le persone/cose. I punti di accesso alla ACS, sono generalmente uno o due. Nel caso della prima area di lavoro, questa, al fine di garantire un corretto ricambio dell’aria, deve prevedere una lavorazione su livelli differenti e separati fisicamente; un tanto poiché la volumetria dell’ambiente e molto elevata. Tale problema, non si pone per la terza zona. Per la seconda zona invece, occorre distinguere i locali effettivamente interessati dalla specifica attività di applicazione dei materiali isolanti. 51 FASI LAVORATIVE 1) La preparazione dell’ambiente di lavoro in generale ! ! ! ! ! ! il materiale estraneo alla lavorazione, deve essere asportato e depositato temporaneamente in altro loco. In merito, è estremamente importante che, con un’efficace azione di coordinamento, venga impedito alle diverse imprese di stoccare materiale a bordo della costruzione navale, se questo poi non troverà immediato utilizzo. Un tanto poichè vi è il rischio che, costituendo intralcio, questo sia poi malvolentieri movimentato da altri operatori ovvero determini, per la necessità di essere spostato, ritardi nell’avvio della lavorazione in quanto non si riesce a reperire con sufficiente immediatezza, il proprietario; l’area di lavoro, al fine di impedire un inquinamento delle zone circostanti, deve essere adeguatamente isolata. Al contempo, occorre garantire un sufficiente ricambio d’aria per evitare un ristagno delle fibre nella stessa ed un aumento della loro concentrazione; per il ricambio dell’aria, deve essere installato un sistema dedicato di ricambio basato su maniche di estrazione derivanti dall’impianto generale di aspirazione presente a bordo nave, opportunamente dimensionate ed in grado di garantire non meno di 3/4 ricambi d’aria/ora; le aperture presenti sulla pavimentazione e sulle pareti, dovranno essere sigillate con teli di materiale plastico autoestinguente in unico strato, fissati alle strutture esistenti con nastro adesivo. Ove venisse a mancare una parete, questa dovrà essere costituita appositamente con montanti in ferro e correnti in legno, fissandovi il telo in materiale plastico con il nastro adesivo o graffe metalliche. per garantire l’adesione del nastro adesivo, sarà opportuno che la lamiera venga sgrassata con prodotti specifici nei punti strettamente interessati dall’applicazione. la collocazione della manica di aspirazione, qualora l’ambiente sia di forma regolare e dotato di aperture in posizione geometricamente opposta, le une rispetto alle altre, dovrà avvenire secondo lo schema sotto riportato. Un tanto al fine di garantire una corretta gestione dei flussi d’aria: 52 PARAMETRI DI RIFERIMENTO Volumetria indicativa di tre delle zone oggetto di trattazione, al lordo degli impianti già installati: 1) Cofano scarico motore: 8700 metri cubi circa suddivisi in due zone rispettivamente di 3300 metri cubi e 5400 metri cubi; 2) AC Station: 1300 metri cubi circa; 3) Trunk ascensore: 190 metri cubi circa. Gli impianti di estrazione installati a servizio della costruzione navale, sono costituiti da macchine con le seguenti caratteristiche: 1) estrattore da 48.000 metri cubi/ora (4 maniche con diametro di 400 mm); 2) estrattore da 13.000 metri cubi/ora (4 maniche con diametro di 200 mm). Per garantire un numero di ricambi d’aria in linea con il parametro summenzionato, occorrerà procedere come segue: 1) applicare un estrattore del secondo tipo (2 maniche da 200 mm di diametro) alla prima zona dello scarico motori; 2) applicare un estrattore del primo tipo (2 maniche da 400 mm di diametro) alla seconda zona dello scarico motori; 3) applicare un estrattore del secondo tipo (2 maniche da 200 mm di diametro) alla zona detta AC Station; 4) applicare un estrattore del secondo tipo (1 manica da 200 mm di diametro) alla zona dei trunk ascensori. 53 1° caso Manica di aspirazione area di lavoro entrata dell’aria Dallo stesso schema, tuttavia, si possono evincere alcune problematiche. Posto che la situazione ideale non sempre è realizzabile, occorre prevedere una serie di soluzioni alle possibili variabili dello stato di fatto. Come si può osservare dal disegno, la manica di aspirazione (di colore blu), può essere collocata in vari punti (le diverse posizioni corrispondono alle possibili collocazioni della manica). Al fine di consentire un corretto trattamento dell’aria interna, occorre talvolta ricorrere alla costituzione di più entrate dell’aria stessa ovvero, ipotizzando, ed la situazione che potrebbe capitare più spesso, che l’area di lavoro sia “naturalmente” confinata su più lati, con una sola apertura, bisognerà allora collocare la “manica” stessa opportunamente prolungata all’interno dell’area di lavoro, orientandola opportunamente. Le frecce sono colorate a gruppi ad indicare le possibili dinamiche del flusso d’aria di cantiere. Nel caso delle frecce colorate di arancione, si nota come nella parte bassa del disegno, si generi una condizione di ristagno, eliminabile con la collocazione della summenzionata presa d’aria supplementare o con apposito tubo corrugato. 54 2° caso presa d’aria supplementare eventualmente posizionabile, costituita da un pre-filtro tipo quello della foto accanto 55 3° caso I disegni sopra riportati rappresentano, schematicamente, la soluzione ad alcuni problemi più frequenti. 56 ! ! costituzione di uno stadio supplementare (che da qui in avanti chiameremo “BOX di decontaminazione”) tra l’esterno e l’area di lavoro. La funzione di questo elemento è di garantire un ambito ove gli operatori possano effettuare un’operazione di decontaminazione, e riporre i DPI monouso impiegati. il box di decontaminazione può essere costituito alternativamente da un’unità modulare (foto a destra) o da una struttura leggera all’uopo costituita (foto a sinistra). il box di decontaminazione: deve avere dimensioni adeguate a consentire l’entrata dei pacchi di materiale confezionato che peraltro, solo se le dimensioni dell’ambiente di lavoro lo consentono, possono essere collocati preventivamente nei quantitativi necessari all’interno dello stesso; ! le aperture devono essere realizzate dagli stessi teli sopraccitati opportunamente sagomati e dotati nella parte bassa di un corrente in legno finalizzato ad evitarne l’oscillazione incontrollata e ad offrire un adeguata resistenza all’aria in entrata. ! Nel box di decontaminazione dovrà essere collocato quanto segue: un secchio d’acqua con stracci (anche carta in rotoli, di adeguata resistenza), sempre a perdere ed in quantitativi adeguati; un sacco opportunamente collocato ove riporre i dispositivi di protezione individuale usati; tute monouso, maschere oro-nasali e guanti di ricambio. il box di decontaminazione coincide con l’entrata nell’area di lavoro. ! box di decontaminazione 57 LA PROCEDURA DI ACCESSO ALL’AREA DI LAVORO L’operatore dotato dei necessari dispositivi di protezione individuale, verifica la propria dotazione strumentale, necessaria ad un corretto svolgimento della lavorazione. Oltre a quanto sopra menzionato, dovrà essere sempre presente, un’aspirapolvere dotato di filtri assoluti “HEPA”. Nel punto di accesso all’area di cantiere, dovrà essere collocato un cartello recante la dicitura: DIVIETO DI ACCESSO OPERAZIONI DI INSTALLAZIONE DI MATERIALI ISOLANTI IN CORSO corrente in legno summenzionato, di stabilizzazione dei teli Infine, i teli a pavimento devono essere collocati soltanto qualora la pavimentazione stessa sia costituita da grigliato ovvero, se possibile, la lavorazione deve essere svolta prima di collocare il grigliato stesso, creando idonei sistemi di camminamento alternativi. Nel caso, una volta ultimata la lavorazione, deve essere eseguita un’aspirazione di tutti i teli che poi, devono essere avvolti su se stessi al fine di evitare la dispersione incontrollata delle fibre depositate. 58 Si osservi lo schema sotto riportato (trunck ascensore): Box di decontaminazione Punto di aspirazione Nel caso dei locali “apparato motore”, occorre prevedere una puntuale programmazione delle lavorazioni ed un’efficace coordinamento. Dato per scontato che non è possibile individuare una fase tecnica idonea ai fini dell’applicazione del materiale isolante, occorre definire una tecnica nell’applicazione dello stesso che soddisfi il requisito igienico fondamentale della praticabilità dell’ambiente lavorativo in condizioni di sicurezza al termine dei lavori. Posto infatti che dall’installazione del materiale deriva sicuramente un deposito di residui di varie dimensioni dello stesso, in punti del locale anche di piccolissime dimensioni ovvero sui diversi componenti degli impianti installati, questi andranno accuratamente sottoposti ad un’operazione di pulizia (come si dirà più avanti). 59 LA PULIZIA DELL’AREA DI LAVORO Al termine di qualsiasi lavorazione, l’area di lavoro dovrà essere sottoposta ad accurata pulizia. Questa dovrà prevedere un’aspirazione a filtri assoluti (con lo strumento riportato nella fotografia che segue o similare) di tutta la pavimentazione e degli spazi in cui si riscontra l’accumulo del materiale applicato. In proposito, qualora l’entità dell’aspirazione sia modesta e soprattutto, nei lavori cosiddetti di “riparazione e ripristino”, si ritiene più versatile l’impiego di aspiratori a batteria ricaricabile. I modelli e le caratteristiche tecniche andranno definiti in fase d’acquisto tenuto conto delle specifiche esigenze lavorative. I residui di grosse dimensioni dovranno essere raccolti a mano ed insaccati direttamente. 60 LA DECONTAMINAZIONE DEL PERSONALE - - - L’operatore, terminata l’operazione precedente, dovrà entrare nel box di decontaminazione seguendo quanto di seguito riportato: eseguire una pulizia con stracci umidi (inumidendoli in un secchio d’acqua appositamente collocato) a perdere, della tuta in tyvek, facendosi aiutare eventualmente da un altro operatore. Gli stracci dovranno essere passati uniformemente su tutto l’indumento; mantenendo indossati i guanti, l’operatore dovrà arrotolare la tuta su se stessa, dall’interno verso l’esterno, ed insaccarla nell’apposito contenitore predisposto all’interno del box; togliere i guanti, i copriscarpe, la maschera monouso (anche questa va insaccata) o la semi-maschera a filtri intercambiabili, ed uscire all’esterno; sigillare l’entrata dell’area di cantiere al fine d’impedire l’accesso a terzi; spegnere l’estrattore dopo un quarto d’ora dall’uscita dal cantiere.(segue filmato) 61 L’INSTALLAZIONE DEI MATERIALI IN RELAZIONE ALLA TIPOLOGIA DI MANUFATTO ED ALLA VOLUMETRIA DELL’AMBIENTE E’ estremamente importante che l’operazione di taglio e sagomatura dei materiali avvenga in un ambito di lavoro ben definito, fatta salva un’eventuale finitura. • • • Il pannello od il feltro così come le coppelle, devono essere tagliati e sagomati, attraverso l’uso esclusivo di attrezzi manuali. I residui di taglio (sfridi) devono essere insaccati immediatamente. Le parti di coibentazione che presentano al termine dell’intervento complessivo, parti debolmente legate alla matrice o in vista, devono essere ridotte al minimo tecnicamente possibile e successivamente ricoperte con specifico nastro di saldatura. 62 63 Il caso particolare è dato dalla presenza del rivestimento metallico esterno ed interno dei tubi pre-formati (si osservino le foto a seguire). In funzione di un’elevata precisione di taglio, quest’ultimo deve essere eseguito mediante l’uso di attrezzi meccanici ad alta velocità. Il materiale, sottoposto all’azione della lama circolare, libera ingenti quantitativi di fibre e sfridi di metallo, che devono essere opportunamente captati. La captazione deve essere effettuata mediante l’uso di appositi aspiratori dotati di filtro assoluto e non con l’ausilio di maniche d’aspirazione facenti parte dell’impianto di bordo. Alla bocca del tubo di aspirazione dovrà essere collegata una cappetta opportunamente conformata, al fine di garantire un’adeguata captazione dell’inquinante (di forma pressappoco simile a quella del disegno sotto riportato) 64 PEZZO DA SOTTOPORRE A TAGLIO TUBO DI ASPIRAZIONE CAPPETTA In merito, la distanza del pezzo da sottoporre a taglio, rispetto alla cappetta, non dovrà essere superiore a 50 cm. Date le micro turbolenze d’aria che potrebbero generarsi in prossimità dei bordi dell’entrata della cappetta stessa di aspirazione, parte dell’inquinante potrebbe non essere captata. Le dimensioni della cappetta dovranno essere le seguenti: Altezza non inferiore ai 40 cm; Larghezza non inferiore a 50 cm; Profondità non superiore a 30 cm. L’aspiratore dovrà avere caratteristiche tecniche adeguate a garantire la minor perdita di carico possibile dal punto di emissione dell’inquinante fino al punto d’innesto della manica di aspirazione con la cappetta 65 66 Se le dimensioni dell’area di lavoro lo consentono, l’apposita strumentazione deve essere collocata all’interno del confinamento. Diversamente, ma sempre se vi è un quantitativo di materiale ingente da sottoporre a taglio, deve essere approntata all’esterno dell’area, in un luogo opportunamente dedicato, una cabina in teli di polietilene ove collocare un banco su cui eseguire le operazioni di taglio e dotata di un impianto di aspirazione posto il più vicino possibile alla fonte. La cabina deve essere realizzata come di seguito illustrato: Note: All’interno della cabina di taglio deve essere collocato un sacco ove collocare gli scarti della lavorazione; Se il manufatto supera, in termini di lunghezza, le dimensioni del banco di taglio, deve essere creato un foro su un lato della cabina attraverso il quale inserire il manufatto stesso. Opportunamente, il banco di taglio deve essere provvisto di una prolunga esterna alla cabina stessa, al fine di impedire uno sbilanciamento del manufatto. 67 Lo schema che segue, rappresenta una vista dall’alto della zona di lavoro: estrattore cabina Aspirazione localizzata Prolunga del banco banco Aspirapolvere a filtri assoluti manufatto L’operatore dotato dei necessari dispositivi di protezione individuale, colloca il manufatto su un banco dotato di un punto di captazione delle polveri. Quest’ultimo può essere costituito da un aspiratore dotato di filtri assoluti, con caratteristiche equivalenti a quello impiegato all’interno dell’area confinata. La posizione della bocca della manichetta deve essere fissa e strutturata in funzione della tipologia di pezzi da sottoporre a taglio. Va verificata preventivamente l’efficacia della misura. In alternativa, ma è un caso limite, dovrà essere collocata nella cabina una manica di estrazione dedicata derivante dall’impianto generale della costruzione navale. 68 Complessivamente, si ritiene utile fare una distinzione: - nel caso di ambienti a volume limitato e per manufatti che presentano un rivestimento in tela di vetro od alluminio, anche parziale, se l’operazione di taglio e sagomatura degli stessi è svolta con la necessaria accuratezza, non è necessario installare il sistema di estrazione dell’area. - La procedura prevede quindi, in sintesi, il confinamento dell’area di lavoro con sigillatura delle aperture del locale ed installazione di pre-filtri atti a garantire l’entrata dell’aria ed impedire al contempo, una eventuale, seppure estremamente limitata, fuoriuscita dell’inquinante; - la collocazione all’interno dell’area di lavoro di un’aspiratore dotato di filtri assoluti “HEPA” ovvero, qualora le dimensioni dell’ambiente non lo consentano, della sola manichetta di captazione localizzata, ai fini dell’abbattimento dell’inquinante aerodisperso. - Si ritiene altresì utile che il personale comunque, prima di uscire dall’area di lavoro, esegua una decontaminazione seguendo la stessa prassi precedentemente indicata alla voce specifica “la decontaminazione del personale”. 69 LAVORI DI ASPORTAZIONE DI PORZIONI DEL MATERIALE ISOLANTE PER INSTALLAZIONE DI PARTI D’IMPIANTO La costruzione navale può essere soggetta nel corso della sua realizzazione, a modifiche tecniche e progettuali. L’attività di coibentazione è, sotto un profilo temporale, non perfettamente collocabile e genera, perciò stesso, delle disfunzioni. I lavori di cui al presente paragrafo, più comunemente definiti di “ripristino”, hanno origine da asportazioni localizzate del materiale isolante che però, talvolta, sconfinano in vero e proprio danneggiamento. I casi più tipici sono: - laddove il pannello isolante è già stato installato, la realizzazione di fori passanti per i diversi impianti tecnologici ovvero, l’installazione mediante saldatura, di staffe di sostegno. - laddove i fori passanti per i diversi componenti d’impianto sono già stati realizzati, l’installazione al di sopra di essi, del materiale isolante. Ecco alcuni casi… 70 LA SOLUZIONE La rimozione non deve essere necessariamente fatta da personale dell’impresa specializzata in tali lavorazioni. E’ tuttavia fondamentale che l’impresa interessata provveda ad effettuare una specifica valutazione del rischio dotando il proprio personale dei dispositivi di protezione individuale previsti oltrechè, addestrandolo opportunamente. E’ un lavoro di preparazione che, pur nella distinzione dei compiti, consente a due o più imprese di operare contemporaneamente. Si ritiene possa quindi venir meno il principio di segregazione dell’area. Ciò che è opportuno, è che la rimozione dei pannelli avvenga con le dovute cautele; che il personale operi con i dispositivi di protezione individuale correttamente indossati; che sia fornito degli strumenti necessari ovvero: - un cutter per sagomare il materiale isolante; - un aspirapolvere con alimentazione a batterie ricaricabili e dotato di filtro HEPA, per recuperare gli eventuali residui di materiale che dovessero derivare dalla specifica lavorazione. - un sacco ove riporre il materiale grossolano di scarto (vedi filmato “lavori di rifinitura ripristino e pulizia area di lavoro”) 71 La soluzione consiste nella rimozione preventiva della porzione di materiale, in questo caso il pannello di materiale isolante, in tutti i punti ove è previsto il passaggio di componenti d’impianto o l’installazione di staffe di fissaggio. Talvolta, ed è il caso di pannelli di grandi dimensioni, è sufficiente tagliare su tre lati la porzione di coibentazione strettamente necessaria a consentire il passaggio del materiale ovvero il fissaggio di una staffa, al fine di evitarne il distacco, per poi provvedere ad una sua risagomatura e ripristino. 72 73 Nelle immagini che seguono, si indicano la soluzione per tre casi di danneggiamento piuttosto frequenti. Il punto indicato con la freccia rossa, deve essere trattato così: • per evitare uno spolverio eccessivo, il pezzo deve essere arrotolato lentamente su se stesso; quindi va inciso nella parte che ne determina il fissaggio alle rimanenti parti d’isolamento; quindi va insaccato. Sarà quindi installata una nuova porzione di coibentazione; Il punto indicato con la freccia arancio, deve essere trattato così: • sagomatura e fissaggio della parte all’apposito gancio. I residui di materiale eventualmente prodotti andranno insaccati. Il punto indicato con la freccia verde, deve essere trattato così: • ripristino dei ganci di fissaggio e risistemazione del manufatto nella sede originaria. Al termine di ciascuno degli interventi summenzionati, l’operatore interessato comunica al proprio responsabile l’avvenuto ripristino delle condizioni di sicurezza. Quest’ultimo comunica la riconsegna dell’area al capo-ponte, che ne prende atto. Da questo momento, la responsabilità di tutti gli eventuali danneggiamenti al materiale isolante che dovessero derivare per interventi impropri, andrà ricondotta al capo-ponte. 74 Bibliografia: “Le fibre artificiali vetrose: classificazione, esposizione, danni per la salute e misure di prevenzione” – Risultati di uno studio nazionale. Atti a cura di Claudio Arcari e Fulvio Ferri Dal coordinamento tecnico interregionale della prevenzione nei luoghi di lavoro. “Relazione di commento alla classificazione dei materiali contenenti fibre minerali sintetiche” Fondazione Salvatore Maugeri – Clinica del lavoro e della riabilitazione – I.R.C.C.S. Centro di Ricerche Ambientali/Padova 75 2.B.1.c LAVORAZIONI LEGA LEGGERA Indice pag. 76 Introduzione pag. 77 Lavorazioni della lega leggera pag. 81 Analisi svolte in riferimento alle problematiche derivanti dalle lavorazioni svolte su lega leggera Buone pratiche: problemi e soluzioni operative specifiche della prefabbricazione pag. 92 pag.107 Buona Pratica N. 1 pag.111 Buona Pratica N. 2 pag.114 Buona Pratica N. 3 pag.117 Buona Pratica N. 4 pag.120 Buona Pratica N. 5 pag.121 Conclusioni pag.122 Bibliografia pag.124 76 1. INTRODUZIONE La lega leggera I metalli sono elementi chimici caratterizzati da proprietà tipiche quali la lucentezza (detta appunto metallica), la buona conducibilità elettrica e termica e la malleabilità. L'aggiunta ad un metallo (detto metallo base) di quantità, in generale piccole, di altri metalli (detti alliganti), produce delle leghe metalliche (o semplicemente leghe), in cui, con il dosaggio intelligente degli alliganti vengono esaltate determinate proprietà caratteristiche del metallo base. Variando anche la tipologia e le quantità degli alliganti aggiunti ad un determinato metallo base si ottengono leghe con proprietà anche molto differenti tra di loro. Le leghe metalliche costituiscono la base di numerosissimi manufatti prodotti dalle moderne tecnologie. L’alluminio è una lega leggera che trova largo impiego nella cantieristica navale. L’utilizzo della lega leggera in campo navale ed in particolare per il settore delle navi da crociera si è reso necessario al fine di ottenere un aumento della capacità di carico dei passeggeri e quindi fondamentalmente un aumento delle cabine a loro disposizione, garantendo allo stesso tempo un contenimento dei pesi alla pari di uno scafo tradizionalmente costruito con acciaio. Per le navi costruite a Monfalcone ad esempio, ciò si traduce in uno scafo da circa 112.000 tonnellate di stazza lorda con 18 ponti di cui gli ultimi tre costituiti da lega leggera. Rispetto alla stessa tipologia di nave costruita con acciaio si ha un aumento di circa 140 cabine passeggeri. Tutto nasce da una motivazione commerciale (richiesta fatta dall’armatore) che si è poi tradotta in senso tecnico con l’adozione di tali leghe, ciò a vantaggio anche della conservazione del campo di utilizzo della nave stessa ( navigabilità in bassi fondali ). L’ obbiettivo di questo studio è quello di evidenziare e di proporre delle soluzioni alle problematiche inerenti la sicurezza dei lavoratori impiegati nelle lavorazioni di manufatti in alluminio e quindi esposti ai particolari rischi derivanti dalle particolari caratteristiche del materiale. Vengono analizzate le fasi di assemblaggio in stabilimento e le fasi di montaggio a bordo della nave, con il fine di proporre delle Buone Pratiche di comportamento relative alle specifiche lavorazioni. 77 L'alluminio e le sue leghe presentano, rispetto ad altri materiali da costruzione, un complesso di caratteristiche fisiche particolari e per certi aspetti uniche, che li rendono particolarmente attraenti per progettisti, produttori ed utilizzatori finali; tra le principali: LEGGEREZZA: il peso specifico è molto più basso di quello di molti altri metalli e leghe. Con un valore di 2.7 g/cm! l'alluminio ha un peso per unità di volume di circa un terzo di ferro, acciaio, rame, bronzo, ottone. E' quindi più facile da maneggiare, meno costoso da trasportare e diviene particolarmente attraente nel settore aerospaziale e dei trasporti in genere, per parti in movimento e per tutti quegli oggetti e strutture ove il risparmio di peso è pagante. RESISTENZA: le leghe di alluminio possono raggiungere resistenze meccaniche fino a oltre 560 Mpa; il limite di snervamento per le leghe di più elevata resistenza è di circa l'85% della resistenza a rottura; ciò permettere di risolvere la maggior parte dei problemi in numerosissime applicazioni. La resistenza meccanica aumenta alle basse temperature, senza che si evidenzino fenomeni di transizione duttile/fragile. RAPPORTO RESISTENZA/PESO: risulta particolarmente elevato. Senza prevedere l'utilizzo delle leghe di alluminio sarebbero impensabili le missioni spaziali e lo sviluppo dei moderni velivoli commerciali; in altri settori le leghe di alluminio consentono di ottenere notevoli vantaggi per quelle strutture ove una diminuzione del peso proprio della struttura consente a pari resistenza di aumentare i carichi paganti (mezzi di trasporto in genere, ponti, ecc.). RESISTENZA A CORROSIONE: l'alluminio presenta una ottima resistenza a corrosione; non forma ruggine e viene protetto, in ambiente ossidante, da uno strato naturale di ossido trasparente stabile. La protezione contro la corrosione, specialmente per le leghe di alluminio, può essere ulteriormente aumentata mediante trattamenti di anodizzazione, conversione chimica, verniciatura. 78 CONDUCIBILITÀ TERMICA: a parità di costo e di peso l'alluminio conduce molto più calore di qualsiasi altro metallo; ciò ne fa un materiale ideale per gli scambiatori di calore (2.37 W cm-1 °K-1) a temperatura ambiente. CONDUCIBILITÀ ELETTRICA: estremamente elevata; a parità di peso è circa doppia di quella del rame (2.55 µ! W cm a temperatura ambiente). CARATTERISTICHE MAGNETICHE: l'alluminio e le sue leghe sono amagnetici, e quindi si prestano particolarmente per applicazioni ad alta tensione, per applicazioni elettroniche e in generale in presenza di forti campi magnetici, o attorno ad apparecchiature sensibili ai campi magnetici. SCINTILLE: l'alluminio e le sue leghe non emettono scintille, e quindi sono materiali ideali ovunque vi siano pericoli di esplosione o di incendio. RESILIENZA: le leghe di alluminio combinano resistenza elevata ed elevata capacità di deformarsi elasticamente sotto carico, ritornando alla forma iniziale dopo l'urto o dopo che è stato rimosso il carico applicato. CAPACITA’ RIFLETTENTI: la capacità riflettente dell'alluminio è molto elevata, ed i prodotti in alluminio ad alta riflettività possono essere vantaggiosamente utilizzati quali schermi per luce, radiazioni infrarosse, onde radio. RESISTENZA AL FUOCO: i prodotti in alluminio e leghe non bruciano e non producono fumi tossici anche alle temperature più elevate. 79 RESISTENZA ALLE BASSE TEMPERATURE: la resistenza meccanica aumenta alle basse temperature senza significativi fenomeni di fragilizzazione; ciò fa delle leghe di alluminio materiali ideali per le applicazioni criogeniche, e comunque per applicazioni a temperature esterne estrememente basse. RICICLABILITÀ: i materiali a base alluminio possono essere riciclati indefinitamente senza perdere le caratteristiche superiori del metallo, e i loro rottami conservano un valore elevato; ciò ne fa articoli estremamente interessanti dal punto di vista sia dell'impatto ambientale che economico. ASSEMBLABILITÀ: le leghe di alluminio possono essere assemblate per fissaggio meccanico con viti, bulloni, chiodi, rivetti a strappo; si possono realizzare assemblaggi strutturali; sono disponibili leghe saldabili per fusione e brasabili. GAMMA DI PRODOTTI: le leghe di alluminio sono disponibili sotto forma di lamiere, piastre, barre, profili anche complessi e ottenuti senza saldatura o altri metodi di giunzione. 80 2. LE LAVORAZIONI DELLA LEGA LEGGERA La politica dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, per quel che riguarda la produzione di elementi navali in lega leggera, è quella di affidare all’esterno dello stabilimento la preparazione di manufatti e parti di sezione in alluminio. Infatti, questi prodotti arrivano in stabilimento già tagliati e parzialmente assemblati, in modo tale che il montaggio finale e l’installazione in bacino (a bordo della nave), venga affidato a ditte esterne. La saldatura La saldatura è un collegamento di parti solide che realizza la continuità del materiale fra le parti che vengono unite. La saldatura, in genere, presuppone la fusione delle parti che vengono unite, a differenza della brasatura, in cui viene fuso unicamente il materiale d' apporto. Con la saldatura viene garantita quindi anche la continuità delle caratteristiche del materiale delle parti così unite. Questo tipo di operazione permette di assemblare tra loro elementi di alluminio che nel loro complesso andranno a costituire la sezione strutturale da installare sull’opera navale. La fasi di prefabbricazione in stabilimento (a terra) e di montaggio (a bordo) comportano uno specifico studio sull’organizzazione del lavoro in modo da interessare sia il singolo lavoratore impiegato nell’attività, sia il resto dei lavoratori presenti nelle aree circostanti. Di seguito vengono riportate le tipologie di lavorazione che lo stabilimento FINCANTIERI di Monfalcone adotta nella lega leggera. 81 saldatura ad arco in atmosfera protettiva : (MIG - Metal-arc Inert Gas / MAG - Metal-arc Active Gas ) Il procedimento di saldatura MIG/MAG è un procedimento a filo continuo in cui la protezione del bagno di saldatura è assicurata da un gas di copertura, che fluisce dalla torcia sul pezzo da saldare (l'unica differenza fra le due è il gas che viene usato per la protezione del bagno di saldatura). Il fatto che sia un procedimento a filo continuo garantisce un'elevata produttività al procedimento stesso, e contemporaneamente la presenza di gas permette di operare senza scoria (entrambe queste caratteristiche aumentano l'economicità del procedimento nei confronti della saldatura a elettrodo). D'altra parte una macchina per saldatura MIG/MAG è necessariamente composta dai seguenti componenti: - Generatore di corrente d'arco (nelle macchine moderne il controllo della caratteristica d'arco è effettuato elettronicamente) La sorgente di corrente è, quasi universalmente, un raddrizzatore di corrente a caratteristica costante. Esso, perciò, fornisce tensioni di lavoro variabili entro una vasta gamma di valori, in modo da soddisfare le esigenze di questo sistema di saldatura, erogando determinate intensità di corrente. La variazione di tensione della sorgente di corrente può essere effettuata in modi diversi: - commutando varie prese del trasformatore - agendo su spazzole striscianti mediante amplificatore magnetico - mediante l'uso di diodi controllati o di transistori. 82 I primi due sistemi sono di tipo meccanico, l'ultimo è elettronico; il secondo ed il terzo permettono la regolazione continua. L'amplificatore, i diodi controllati ed i transistori sono regolabili anche durante la saldatura. Nel circuito a corrente continua delle sorgenti di buona costruzione è incorporato un dispositivo elettrico (reattanza) che facilita la stabilità dell'arco; esso è collegato a diverse prese di massa (negativo) per un esatto dosaggio della sua azione. - Aspo avvolgifilo e motore per l'avanzamento del filo stesso (trainafilo) Il trainafilo è in genere, nelle migliori costruzioni, azionato da un motore a corrente continua con regolazione elettronica. Esso è adatto a spingere fili aventi ø 0,6 - 2,4 mm, cambiando i rulli tra i quali viene premuto il filo. Poichè è la velocità del filo che richiama più o meno corrente, l'esatta regolazione di questo parametro è essenziale per una buona saldatura. Per i fili solidi l'uso dei trainafili con due rulli si è rivelato il più adatto; per i fili animati ricavati da nastro sottile sono preferibili 4 rulli per ripartire la pressione del traino. Al trainafilo sono collegati, oltre alla sorgente, il cavo con torcia e la bombola di gas. - Torcia con duplice funzione: far scoccare l'arco fra il filo ed il pezzo e portare il gas di protezione sul bagno di saldatura. I cavi con torcia hanno lunghezze comprese tra 2 e 4 m a seconda dell'impiego; lunghezze superiori sono possibili ricorrendo a speciali torce, sistema "push-pull", con incorporato un motore che tira il filo aiutando la spinta del normale motore del traino. Un'altra soluzione è data da pistole con microrocchetto incorporato. Lungo il cavo (normalmente entro una guaina di protezione) sono disposti: il conduttore della corrente di saldatura, i cavetti di comando, la tubazione del gas ed eventuali tubazioni per l'acqua, nel caso di torce non a raffreddamento naturale, oltre alla guaina guidafilo. L'impugnatura della torcia reca un pulsante di comando per l'inserzione della corrente di saldatura, la fuoriuscita del gas e l'avanzamento del filo. 83 Il corpo della torcia, isolato esternamente, conduce filo, gas e corrente; termina con un ugello, dal quale fuoriesce il gas mediante un apposito diffusore, attorno ad un tubetto che porta corrente al filo che vi scorre dentro. La presenza di tutti questi componenti, naturalmente, aumenta notevolmente il prezzo di una macchina per saldatura MIG/MAG nei confronti di una macchina per saldatura a elettrodo (che, praticamente, è poco più di un generatore di tensione con caratteristica cadente). Inoltre con i fili continui è possibile avere densità di corrente più elevate di quelle sopportabili dagli elettrodi rivestiti (in questi ultimi una densità di corrente eccessiva provoca la fessurazione del rivestimento, a causa dei coefficienti di dilatazione diversi fra anima metallica e rivestimento stesso), quindi è possibile ottenere penetrazioni maggiori, cioè riempimento del giunto con un numero minore di passate. La saldatura MIG/MAG, come tutti i procedimenti a filo continuo, è un procedimento derivato dall'arco sommerso, ma, nei confronti quest'ultimo, ha il vantaggio che l'operatore può tenere l'arco sotto osservazione diretta, quindi può controllare l'esecuzione della saldatura come nei procedimenti a elettrodo (elettrodo rivestito e TIG), altri vantaggi nei confronti dell'arco sommerso sono la mancata formazione di scoria e la possibilità di saldare anche in posizioni non piane. Il gas di protezione ha la funzione di impedire il contatto del bagno di fusione con l'atmosfera, quindi deve essere portato sul bagno di fusione direttamente dalla torcia. L'aggiunta di un gas ossidante (inizialmente Ossigeno e, successivamente, Anidride carbonica) non solo permette una protezione, ma ha effetti favorevoli sul trasferimento di metallo dal filo al bagno di fusione, quindi si diffonde la tecnica MAG, che utilizza un gas attivo per la protezione ed il procedimento viene esteso anche alla saldatura di acciai al carbonio. I gas di protezione inerti più utilizzati sono Ar (argon) ed He (elio), entrambi sono gas monoatomici inerti, ma, mentre l'Ar è più pesante dell'aria, quindi stagna sul bagno di fusione, garantendo una maggiore protezione, l'He è più leggero dell'aria, quindi fornisce una protezione minore, tuttavia, avendo una conduttività termica circa 10 volte quella 84 dell'Ar, permette una penetrazione della saldatura maggiore. Per questo motivo l'utilizzo di He è limitato a giunti di elevato spessore o a materiali aventi elevata conducibilità termica (Cu o Al). Invece i gas attivi sono generalmente miscele di Ar e CO2, con l'anidride carbonica che, in casi estremi sostituisce l'Ar (comunque raramente viene usata in percentuale superiore al 25%). La presenza di CO2 aumenta la stabilità di posizionamento dell'arco su materiali ferromagnetici (acciai al carbonio o bassolegati). Inoltre la presenza di gas attivo permette una maggiore penetrazione del giunto. D'altra parte la presenza di CO2 provoca un aumento della corrente necessaria per avere un trasferimento di metallo a spruzzo fra il filo ed il bagno, aumenta gli schizzi (spatter) e diminuisce la stabilità elettrica dell'arco. Quindi per poter usare gas attivi con trasferimento a spruzzo, generalmente si utilizza una corrente pulsata, cioè una corrente che presenta picchi di intensità di durata e frequenza prestabilite, per avere un'immissione di energia continua, ma il distacco della goccia metallica solo durante la fase ad alta intensità di corrente. Il metallo del filo, fondendo, si trasferisce al bagno di saldatura praticamente con tre modalità: - trasferimento per corto circuito la corrente che percorre il filo non è abbastanza alta da portarlo alla temperatura di fusione, quindi il filo viene a contatto con il bagno, provocando un corto circuito fra i due metalli che, facendo aumentare la corrente, fonde l'estremità del filo, cioè il metallo non viene trasferito attraverso l'arco. In genere la frequenza con cui avvengono i corti circuiti è mantenuta fra 20 e 200 per secondo. In questo modo vengono generate una serie di piccole "pozzanghere" che solidificano velocemente, data la temperatura relativamente bassa. 85 Quindi questa modalità di trasferimento è particolarmente adatta a saldature su piccoli spessori, saldature in posizione (verticale o sopratesta) o per chiudere aperture formate in seguito a lavorazioni o riparazioni. In genere si evita di usare questa forma di trasferimento, dato che provoca livelli molto alti di spatter. Corrente e tensione d'arco nel corso del trasferimento del metallo per corto circuito - trasferimento a gocce il filo fonde in gocce con diametro superiore a quello dell'elettrodo, che vengono trasferite nel bagno essenzialmente per effetto della forza di gravità, quindi questo metodo di trasferimento può essere usato solo in posizione piana. Con questo metodo di trasferimento si deve avere un arco abbastanza lungo per permettere alla goccia di cadere nel bagno senza provocare corti circuiti, che, disintegrandola, provocherebbero spruzzi sul metallo adiacente. 86 Trasferimento di gocce di metallo in funzione della corrente (questo diagramma varia con metallo d'apporto, diametro del filo e gas di protezione) - trasferimento a spruzzo Nell'ultimo caso il filo fonde formando un gran numero di gocce di piccole dimensioni, con correnti più alte di quelle richieste per il trasferimento a gocce. In questo modo si ottiene un trasferimento in un arco molto stabile, praticamente privo di spatter. La corrente sopra la quale avviene questo tipo di trasferimento è indicata come corrente di transizione a spruzzo, sopra questa corrente la velocità di trasferimento passa da poche gocce per secondo a 200-300 gocce per secondo. Dato che le dimensioni delle gocce sono molto più piccole di quelle generate nel trasferimento a gocce, la forza di gravità è inferiore alle forze elettriche provocate dall'arco, quindi questa modalità può essere usata (con difficoltà) anche in posizioni diverse da quella 87 orizzontale. Questa modalità di trasferimento, richiedendo correnti elevate, e quindi un elevato apporto termico, non è consigliabile quando vengono saldati piccoli spessori. Per superare le difficoltà collegate all'elevato apporto termico che caratterizza il trasferimento a spruzzo le macchine per saldare MIG/MAG sono state modificate in modo da lavorare con corrente pulsata. In pratica la macchina genera per una certa percentuale (generalmente il 70%, ma può essere aumentata o ridotta a seconda delle circostanze) del periodo (fissato sulla macchina) una corrente inferiore alla corrente di transizione a spruzzo. In questa fase il filo si scalda, ma non produce gocce che vengono trasferite, e contemporaneamente viene mantenuto l'arco che scalda il bagno di saldatura. Dopo la pausa, la corrente viene innalzata (generalmente a gradino) ad un valore superiore a quello della corrente di transizione, quindi per un certo tempo (qualche ms) trasferisce il filo nel bagno in modalità a spruzzo. Nelle macchine di saldatura più moderne è possibile modificare la forma d'onda (per esempio, gestendo la riduzione di corrente dopo il trasferimento a spruzzo). Questo modo di impiego della macchina per saldare ha notevolmente ridotto la difficoltà di saldare con questa tecnologia, ed il basso costo dei componenti elettronici ha permesso di contenere entro limiti accettabili il costo delle macchine stesse. Saldatura manuale a filo continuo I rischi e le caratteristiche connesse a questo tipo di processo sono principalmente: - Maggiore emissione di radiazioni UV e IR - Le torce e i cavi richiedono maggior attenzione nell’uso rispetto all’elettrodo rivestito - Si sviluppano maggiori temperature massime con radiazioni UV più energetiche - Limitata formazione di particellato per la mancanza del rivestimento 88 - Captazione di fumi più difficoltosa per il flusso di captazione dell’arco - Le leghe impiegate contengono una percentuale di cromo. La molatura Tale operazione consiste in un’ azione abrasiva superficiale del disco sul filo di saldatura, risultando necessaria al fine di rimuovere imperfezioni e di uniformare la linea di unione tra le due superfici di alluminio in modo da ottenere una finitura regolare e completa. Nell’ assemblaggio di manufatti in stabilimento, questa necessità è ridotta rispetto a quella che interessa la fase di assemblaggio delle sezioni di alluminio in nave, infatti è a bordo che si possono verificare delle situazioni in cui la sezione da montare necessita di ulteriori lavorazioni per la sua installazione. Si riporta in seguito l’attrezzatura manuale impiegata nelle fasi di molatura o smerigliatura. Le lavorazioni vengono svolte con mole aventi le seguenti caratteristiche di sicurezza: - cuffia di protezione del disco; - alimentazione ad aria compressa o a 42 Volt - divieto di collegare l’utensile a prese multiple - vista laterale e assonometrica di una mola l’utensile deve riportare una etichetta con l’indicazione del tipo, della qualità, del diametro e della velocità massima d’uso. Le mole non devono essere usate ad una velocità superiore a quella indicata. I rischi e le caratteristiche connesse a questo tipo di processo sono principalmente: - il processo libera particelle di materiale in seguito all’azione abrasiva - l’utensile trasmette vibrazioni all’utilizzatore - l’utensile deve essere usato strettamente per l’operazione di smerigliatura 89 - la manichetta di alimentazione dell’aria compressa deve essere conservata in buono stato e sollevata da terra per evitare il danneggiamento accidentale - l’utensile deve avere un dispositivo contro l’azionamento accidentale. La spazzolatura Tale operazione consiste in un’ azione pulente e levigante della superficiale in alluminio e nello specifico viene svolta per livellare i cordoni di saldatura, rimuovere graffiature profonde, ruggine, strati ossidati, sporco e vernice. Si riporta in seguito l’attrezzatura manuale impiegata nelle fasi di spazzolatura. Le lavorazioni vengono svolte con mole aventi le seguenti caratteristiche di sicurezza: - cuffia di protezione della spazzola rotante; - alimentazione a 42 Volt - divieto di collegare l’utensile a prese multiple. spazzolatrice I rischi e le caratteristiche connesse a questo tipo di processo sono principalmente: - il processo libera particelle di materiale in seguito all’azione abrasiva - l’utensile trasmette vibrazioni all’utilizzatore - l’utensile deve essere usato strettamente per l’operazione di spazzolatura - il cavo di alimentazione del dispositivo deve essere conservata in buono stato e sollevato da terra per evitare il danneggiamento accidentale - l’utensile deve essere provvisto di cuffia di sicurezza - l’utensile deve avere un dispositivo contro l’azionamento accidentale. 90 Il taglio È un’ operazione a freddo che viene effettuata sia in assemblaggio di stabilimento che a bordo della nave, e si ottiene con l’utilizzo di attrezzature portatili con disco dentato. Le lavorazioni vengono svolte con troncatrice avente le seguenti caratteristiche di sicurezza: - cuffia di protezione del disco; - alimentazione a 42 Volt - spina industriale a norma CE - divieto di collegare l’utensile a prese multiple. Troncatrice I rischi e le caratteristiche connesse a questo tipo di processo sono principalmente: - il processo libera particelle di materiale in seguito all’azione di taglio - l’utensile trasmette vibrazioni all’utilizzatore - l’utensile deve essere usato strettamente per l’operazione di taglio - il cavo di alimentazione del dispositivo deve essere conservata in buono stato e sollevato da terra per evitare il danneggiamento accidentale - l’utensile deve essere provvisto di cuffia di sicurezza - l’utensile deve avere un dispositivo contro l’azionamento accidentale. 91 4. ANALISI SVOLTE IN RIFERIMENTO ALLE PROBLEMATICHE DERIVANTI DALLE LAVORAZIONI SVOLTE SU LEGA LEGGERA Tra le problematiche legate alle lavorazioni svolte su lega leggera, ci si è soffermati su due tipi di rischio: il rischio rumore e il rischio fumi di saldatura, sulle quali è stata svolta un’indagine accurata da parte della Fondazione Maugeri per valutare l’esposizione dei lavoratori. Rischio rumore: nell’ anno 2002 è stata affidata alla fondazione Maugeri una indagine ambientale per valutare l’ esposizione a rumore degli addetti alla lavorazione delle lamiere di alluminio presso l’ officina navale dello stabilimento di Monfalcone. In particolare sono state analizzate le attività di taglio in terza campata e carpenteria in quinta campata, e nelle salderie A e B. Le lavorazioni in tale zone si svolgono in capannoni coperti molto ampi. Le fonti di rumore derivano da sia dalle lavorazioni, sia dalla posa delle lamiere con gru magnetiche. Si riportano di seguito alcuni dati e le conclusioni dell’ indagine. 92 93 94 95 96 97 98 99 100 Durante il taglio lamiere, soprattutto all’ interno delle lamiere, si superano i 100 dB(A) In base alle misure effettuate è stata proposta la classificazione in : gruista Lep,d compreso tra 80 e 85 dB(A) addetto al taglio al plasma valori compresi tra 85 e 90 dB(A) I valori misurati, anche in relazione al D.Lgs. 195/06, permettono di adottare misure di contenimento del rischio, con l’ applicazione di misure di tipo organizzativo, procedurale e l’utilizzo di mezzi di protezione individuale. In particolare la compartimentazione della zona di taglio con struttura fonoassorbente, permetterebbe una riduzione del livello acustico di fondo eliminando dal rischio i lavoratori non interessati direttamente nella lavorazione. 101 Rischio polveri e fumi di saldatura L’ indagine sul rischio da polveri e fumi è stata effettuata per capire in modo approfondito la reale portata delle problematiche per la salute degli addetti. Tra i lavoratori si era creato un certo allarme per la possibile esposizione a metalli contenuti nei materiali utilizzati (cromo, nichel, manganese, rame, berillio) ed alle sostanze che potenzialmente venivano emesse nelle condizioni operative (ozono, ossidi d’azoto). E’ stato pertanto richiesto di conoscere le tecniche più idonee per ridurre l’ esposizione. A seguito di vari incontri ed agli accordi tra Direzione Fincantieri e RLS, con la partecipazione del Servizio Unità Operativa Prevenzione Sicurezza Ambienti di Lavoro (UOPSAL) dell’ Azienda Sanitaria, è stata affidata al laboratorio d’Igiene Industriale e Ambientale della Fondazione Salvatore Maugeri (IRCCS) , l’ esecuzione dei campionamenti e delle analisi utili a misurare gli agenti chimici aerodispersi durante le lavorazioni eseguite su materiali in lega leggera , nella fase di addestramento del personale e nell’ allestimento della “costruzione 6067”. Contemporaneamente ai campionamenti ambientali sono state determinate le concentrazioni di metalli tossicologicamente significativi nelle urine dei lavoratori addetti alle attività di saldatura e ad attività ad esse correlate. Dalla disamina delle schede di sicurezza dei materiali utilizzati, dalle informazioni ottenute nell’ ambito degli incontri con i Rappresentanti dei lavoratori, tecnici aziendali e del Servizio Sicurezza sul Lavoro dell’ Azienda Sanitaria, dai sopralluoghi negli ambienti di lavoro, sono stati identificati gli agenti chimici potenzialmente aerodispersi, le potenziali fonti di esposizione, le mansioni e/o i gruppi omogenei di lavoratori, che sono stati oggetto di indagine. Reparti in cui sono state eseguite le misurazioni: • Addestramento, • Salderia “A” e “B”, • Officina di prefabbricazione (attività svolte da Fincantieri e varie Ditte), • Bacino. 102 L’ indagine è stata svolta dalla Fondazione Salvatore Maugeri, (dottor Danilo Cottica e dott. Francesco Frigerio): i campionamenti sono stati eseguiti nel periodo marzo 2002 giugno 2003. Sono stati eseguiti 1) campionamenti ambientali (postazioni fisse) e personali: substrati di prelievo sotto la maschera o in zona respiratoria dell’operatore e 2) il monitoraggio degli indicatori biologici d’esposizione sulle urine di alcuni operatori. Le attività monitorate: • Saldatura in varie condizioni durante l’ addestramento: i campionamenti hanno riguardato varie tipologie di spessori di materiali, varie posizioni di saldatura, amperaggio; • Saldatura semiautomatica in piano (BUG-O); • Molatura e saldatura manuale; • Taglio al plasma, appuntatura; • Spazzolatura meccanica; • Gruista; • Saldatura in locali confinati e liberi. Agenti chimici determinati: • fumi di saldatura; • polveri inalabili; • polveri respirabili; • rame; • cromo totale (cromo VI solo se la concentrazione superava il TLV-TWA più restrittivo per il cromo VI); • berillio (solo in fase di addestramento perché riportato nelle schede di sicurezza di alcuni materiali: mai rilevato dal metodo utilizzato), • manganese, • ozono, • ossidi d’ azoto. 103 Per il calcolo dei TLV-TWA: Fincantieri ha fornito i tempi medi di esposizione per ogni mansione Monitoraggio Biologico: nelle urine dei lavoratori su cui sono stati eseguiti i campionamenti personali, sono stati determinati cromo, rame, manganese (la raccolta dei campioni è avvenuta lunedì inizio turno e venerdì inizio e fine turno). Materiali e metodi La strategia di campionamento è stata impostata secondo i principi del D.Lgs. 25/02 e le norme UNI in modo che i risultati fossero rappresentativi delle variazioni spazio temporali del potenziale inquinamento derivante dalle lavorazioni; per il campionamento sono stati utilizzati sia sistemi in posizioni fisse, sia personali. Le metodiche utilizzate per le determinazioni ambientali sono così riassumibili: • Polveri e fumi di saldatura: campionamento secondo quanto riportato nel D.Lgs. 277/91 per il piombo; determinazione ponderale mediante bilancia analitica alla settima cifra decimale; • Metalli: NIOSH 7300; • NOx: NIOSH 6014 • Ozono: OSHA ID 214 Per il monitoraggio biologico dei metalli, le urine, raccolte a inizio settimana (basali) ed inizio e fine turno a fine settimana, sono state diluite 1:10 con acqua bidistillata ed acidificate con acido nitrico all’ 1%. L’ analisi strumentale, come nel caso dei metalli aerodispersi, è stata eseguita per Mn e Cu mediante spettrometria di massa con sorgente al plasma induttivo (ICP-Ms) Perkin-Elmer, Elan 5000 mentre il Cr è stato analizzato in spettrometria ad assorbimento atomico con fornetto in grafite (GFAAS) PerKin-Elmer, ZEEMAN 4100 ZL. Conclusioni: I dati conclusivi riportati nella relazione della Fondazione Maugeri (dott. Danilo Cottica e dott. Francesco Frigerio) riportano, in termini cautelativi ai fini della valutazione dell’esposizione personale, i valori medi ponderati sui periodi di campionamento e non 104 sulle 8 ore, ponderazione richiesta per il confronto con i TLV-TWA proposti dall’ ACGIH. Lo scopo di questa strategia d’indagine era quello di valutare il contributo (concentrazione e durata) di specifiche attività all’esposizione professionale degli operatori ed individuare eventuali situazioni con priorità d’ intervento ai fini della prevenzione. In sintesi è emerso: • in tutte le determinazioni eseguite gli ossidi di azoto sono risultati ampiamente inferiori ai rispettivi TLV. • Le concentrazioni dei metalli contenuti nei fumi di saldatura sono risultate comunque inferiori ad almeno " del rispettivo TLV-TWA. • Le concentrazioni dei fumi di saldatura determinate con campionatori personali ed in posizioni fisse hanno evidenziato in tutte le situazioni monitorate concentrazioni significative da 2,6 a 10,1 mg/m3. Questi dati evidenziano una notevole influenza più che dello spazio in cui si opera, delle modalità/situazioni in cui si procede soprattutto nella saldatura o nel taglio al plasma. Le concentrazioni rilevate, pur non essendo relative a medie ponderate sulle otto ore, quindi non direttamente confrontabili con il TLV-TWA di 5 mg/m3, sono significative ai fini del loro contributo all’ esposizione professionale, per cui, con la riserva del calcolo del rispettivo TWA in funzione dei reali tempi d’ esposizione per le varie attività, si consiglia una stretta vigilanza sull’efficienza/efficacia dei sistemi di prevenzione impiantistica (posizionamento dei sistemi d’ aspirazione localizzata, posizione di saldatura ecc.) e la formazione/informazione per il corretto utilizzo dei DPI e sulle procedure operative più idoneee a contenere l’ esposizione. • Relativamente all’ addetto al “taglio al plasma aperture per sollevamentoorecchiette” se si considera un’esposizione concentrata in un turno di 4 ore, calcolando la media ponderata si otterrebbe una concentrazione di fumi di saldatura uguale al TLV-TWA; questa concentrazione si ridurrebbe a valori irrilevanti rispetto al TLV-TWA considerando un periodo medio d’ esposizione giornaliero di 16 minuti. • Le concentrazioni relative all’ ozono hanno evidenziato concentrazioni mediamente superiori alla metà del TLV-TWA (8ore) per lavoro pesante; in un caso, ovvero la saldatura in “spazio di medie dimensioni”, la concentrazione è risultata superiore al TLV-TWA 105 • Nelle operazioni di molatura la concentrazione delle polveri inalabili e respirabili sono risultate dell’ordine della metà dei rispettivi TLV-TWA; le relative concentrazioni di metalli sono di valore irrilevante. Risultati: In sintesi: tutti gli esami ambientali ed il monitoraggio biologico sono risultati nella norma. Gli accertamenti eseguiti hanno rilevato una esposizione non significativa e l’ efficacia dei sistemi di prevenzione e protezione adottati: formativi, procedurali, impiantistici, individuali. Il Servizio Unità Operativa Prevenzione Sicurezza Ambienti di Lavoro dell’ASL ha partecipato alle riunioni con le parti ed ha seguito le fasi del monitoraggio ambientale. 106 3. BUONE PRATICHE PROBLEMI e SOLUZIONI OPERATIVE e SPECIFICHE DELLA PREFABBRICAZIONE IN STABILIMENTO La saldatura : Le caratteristiche termiche del processo di saldatura, l’ elevata conducibilità termica del materiale, sono comunemente fattori riscontrabili anche nella saldatura dell’acciaio ma l’ alto potere riflettente dell’alluminio incrementa per irraggiamento l’esposizione termica del lavoratore impiegato nell’operazione e di conseguenza viene richiesto l’uso di appropriati e idonei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) a garanzia della sicurezza e della salute del lavoratore. Si riportano di seguito i rischi ai quali un lavoratore durante le operazioni di saldatura è esposto: Rischi legati ai processi di saldatura Inalazione di fumi e gas di saldatura Radiazioni UV Campi elettromagnetici Rischi collaterali o ambientali Rumore Posture incongrue Movimenti ripetitivi 107 IL rischio chimico nel saldatore I saldatori sono esposti ad una varietà di fumi e di gas. Il particolato dei fumi contiene numerosi tipi di ossidi e sali di metalli e altri composti, che sono prodotti soprattutto dagli elettrodi, dal metallo d’apporto e dai flussanti. I fumi prodotti dalla saldatura di acciaio inox e altre leghe contengono composti del nichel, cromo VI e cromo III. L’ozono si forma durante la maggior parte delle saldature ad arco elettrico e le esposizioni possono risultare elevate rispetto ai limiti di soglia, specialmente nella saldatura MIG dell’alluminio. Gli ossidi d’azoto sono presenti nella saldatura ad arco elettrico (MMA) e soprattutto dove si impiegano atmosfere protettive di gas. Gli operai che saldano su metalli verniciati possono inoltre essere esposti a numerosi composti prodotti dalla pirolisi. Fumi e gas di saldatura Si formano attraverso la condensazione di vapori generati dal calore di fusione ad alta temperatura del metallo (o lega) da saldare, dell’elettrodo e dalle atmosfere protettive. Contengono: 80-90% ossidi metallici (ferro, cromo, manganese, zinco, rame, cadmio, berillio, mercurio, arsenico, nichel, piombo) Composti derivati dagli elettrodi (silicati, biossido di titanio, ossidi di alluminio, composti del fluoro) Composti originati dal materiale trattato con vernici, sgrassanti, fluidi lubrorefrigeranti (CO2, NH3, fosgene, HCl, Pb, Cr) Gas (ozono, NOx, CO, CO2) Possibili effetti sulla salute dei fumi e gas di saldatura Effetti acuti irritazione vie aeree superiori e bronchite febbre da fumi di saldatura broncopolmonite edema polmonare 108 Effetti cronici polmone del saldatore tumori (polmonare, laringe) gastrite cronica, ulcera sindrome Parkinsoniana da manganese Possibili effetti sulla salute da agenti fisici Effetti acuti Cheratocongiuntivite da UV Fototraumatismo retinico Effetti cronici Sclerite cronica Ipoacusia da rumore Neuroangiopatie da HAV Possibili effetti sulla salute da posture e fattori ergonomici Patologie da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori sindrome del tunnel carpale tendiniti borsiti sinoviti Nelle operazioni di saldatura le procedure valutative sono per nulla diverse: si dovrà soprattutto considerare che gli agenti chimici da valutare non sono unicamente i materiali da utilizzare, ma i fumi che vengono prodotti, costituiti da materiale particellato e da composti gassosi originati dalle trasformazioni chimiche che subiscono le molecole dell'aria e dei materiali impiegati. A seconda della tecnologia utilizzata e dei materiali lavorati, i fumi prodotti dalla saldatura possono variare la loro composizione e pertanto presentare rischi diversi. 109 Benché attualmente le manifestazioni di danno (acute o croniche) siano molto rare, è opportuno che esse siano tenute nella giusta considerazione perché la quantità di sostanza inalata spesso non è affatto trascurabile, al punto da poter essere dosata nel sangue o nelle urine a livelli decisamente superiori a quelli della popolazione generale. L’attività di normazione tecnica in ambito europeo è molto sviluppata, soprattutto dal 1980: sono state emanate o sono in corso di emanazione una serie di norme EN sull’argomento, suddivise in due rami: la determinazione dei fumi di saldatura nella zona respiratoria del lavoratore (EN 10882 - parti 1, 2, 3, 4) e la determinazione di laboratorio dei fumi generati dalle operazioni di saldatura (EN 15011 - parti 1, 2, 3). Per quanto riguarda quest’ultimo gruppo, tali determinazioni porteranno ad una classificazione delle tecniche e dei materiali d’apporto correlata alla quantità e pericolosità dei fumi generati, con l’obbligo di applicare un livello minimo di ventilazione localizzata nelle immediate vicinanze della saldatura. Connessa a questo aspetto è la prossima emanazione di norme (EN 15012) sui requisiti e sulla classificazione degli impianti di aspirazione dei fumi di saldatura, anche nei riguardi della protezione ambientale. Dal quadro appena definito appare evidente che risultano coinvolti tutti i soggetti interessati ai procedimenti di saldatura, sia i datori di lavoro, sia i fornitori di materiali che quelli degli impianti preventivi. Il datore di lavoro dovrà quindi comportarsi in modo adeguato nel valutare, ma anche nel porre in essere le misure di prevenzione e protezione, perché un fatto è certo: nelle lavorazioni di saldature devono essere adottate misure di tutela adeguate. Molti sono i DPI disponibili e presenti sul mercato, sia come tipologia che come modello, ma non tutti risultano essere pratici e utilizzabili in maniera soddisfacente, a causa del disagio fisico che possono comportare. Una scelta appurata è stata svolta dalle figure aziendali inerenti la Sicurezza nello Stabilimento Fincantieri di Monfalcone, interessando il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione Aziendale, gli Addetti del medesimo Servizio e i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza. Dopo una attenta analisi delle problematiche, si è giunti a una scelta mirata ed efficiente dei DPI da utilizzare da parte dei Lavoratori, in modo tale da ridurre al minimo il disagio che può portare un uso quotidiano degli stessi, anche in condizioni lavorative particolarmente delicate. 110 Di seguito vengono riportate alcune problematiche durante le fasi di lavorazione dell’ alluminio e le relative soluzioni adottate e da adottare per la protezione e la sicurezza dei lavoratori durante la loro attività. BUONA PRATICA 1 LA CAPTAZIONE DEI FUMI DI SALDATURA PROBLEMA I gas che si sviluppano durante la saldatura provengono dai rivestimenti degli elettrodi e dalle modificazioni che si verificano a carico dell’ossigeno e dell’azoto durante il processo. Determinanti per il rischio respiratorio degli addetti alla saldatura (polmone da saldatore) sono gli ossidi di azoto, che si formano per ossidazione dell’azoto atmosferico e di cui il principale è il perossido di azoto (NO2), l’ozono, che si forma per azione dei raggi ultravioletti sull’ossigeno atmosferico e infine i vapori metallici che si liberano nella zona di fusione. Le operazioni di saldatura in ambienti ristretti senza adeguata ventilazione possono comportare il rischio di intossicazione acuta da questi gas. A risolvere questa problematica intervengono i sistemi di aspirazione localizzata che però, trovano spesso e malvolentieri difficoltà funzionali a causa del loro difficile posizionamento e stazionamento puntuale a servizio delle operazioni di saldatura su superfici verticali. Nel caso di saldatura su superfici verticali in acciaio, il posizionamento del corrugato di aspirazione localizzata è garantito da sistemi a calamita, mentre nel caso di saldature da effettuarsi su superfici verticali in alluminio la risoluzione del problema, se affrontata, è affidata alla creatività dell’operatore. 111 Ulteriore problematica, anche conseguente alla precedente, è lo stato di manutenzione e di integrità dei corrugati di captazione localizzata. SOLUZIONE Una soluzione da adottare è quella di servirsi dell’ausilio di VENTOSE da applicare sulle superfici verticali di alluminio interessate dalla saldatura, in modo tale da avere un punto di ancoraggio fisso per la captazione localizzata dei fumi di saldatura. 1 VENTOSA PER IL FISSAGGIO DEL CORRUGATO DI CAPTAZIONE FUMI - dispositivo costituito da un corpo di alluminio presso fuso e ventosa in gomma; - il corrugato può essere agganciato al dispositivo per mezzo di semplice filo di ferro; - l’attivazione del dispositivo di esecuzione del vuoto avviene a mano per mezzo di leva (portata massima ventosa Kg 40); - la capacità di carico può ridursi notevolmente in presenza dei seguenti fattori: bassa temperatura, elevata umidità, mancata pulizia della gomma, gomma vecchia o danneggiata, utilizzo della ventosa su materiali non perfettamente lisci, elastici o non puliti. 112 IMPIEGO: le ventose hanno funzione di punto di aggancio per i tubi corrugati dell’aspirazione localizzata dei fumi durante la saldatura. Le ventose devono essere utilizzate per breve tempo. Nel caso di utilizzo prolungato, verificare saltuariamente l’adesione e ripetere la procedura di installazione per rinnovare l’integrità. Prima di ogni utilizzo: - effettuare un controllo visivo per accertare che il dispositivo sia in perfette condizioni, integro e pulito: le gomme e le leve devono essere perfettamente integre. Le gomme devono essere elastiche e se risultassero poco elastiche, per invecchiamento o usura, sostituirle. - La ventosa deve essere utilizzata solo a mano. Mezzi meccanici, imprimendo accelerazioni incontrollate potrebbero provocare il distacco del carico e lesionare il dispositivo. Lo stato di integrità dei corrugati di captazione localizzata quindi, potrebbe essere garantita dall’impiego di dispositivi come quelli sopra descritti e da un periodico controllo visivo a garanzia di integrità e funzionalità. Con periodicità annuale andrebbero svolte le seguenti azioni di controllo: - verifica generale delle parti meccaniche e dell’ impianto elettrico; - misura della velocità di aspirazione con anemometro; - verifica e pulizia delle tubazioni di scarico; - verifica motore impianto di estrazione. A parità di portata del sistema di aspirazione, la velocità dell’aria in un dato punto è inversamente proporzionale al quadrato della distanza D, del punto stesso dalla “faccia” 113 della bocchetta; pertanto la bocchetta deve essere posizionata il più vicino possibile al punto di emissione. Il calcolo delle portate necessarie per i vari tipi di impianto deve essere effettuato considerando una velocità di captazione necessaria alla sorgente non inferiore a 0,5 m/s con aumenti dovuti a particolari condizioni dell’impianto o ad altri parametri igienico-ambientali. BUONA PRATICA 2 LAMPI DI SALDATURA PROBLEMA I processi di saldatura emettono pericolose radiazioni luminose. I più comuni infortuni agli occhi causati da radiazioni UV/IR sono le bruciature della retina e della cornea. In stabilimento, questo rischio interessa il lavoratore nei casi in cui esso sia: 1 - lavoratore coinvolto direttamente nell’operazione di saldatura (mansione di saldatore) 2 - lavoratore indirettamente coinvolto nell’operazione di saldatura (mansione di assistente) 114 3 - lavoratore presente nel medesimo luogo di lavoro SOLUZIONE 1 direttamente coinvolto nell’operazione di saldatura (mansione di saldatore) - Schermo da saldatura, in fibra, a mano, tipo curvo, con rinforzo centrale - dispositivo a protezione del lavoratore impiegato direttamente nell’operazione di saldatura; Rif. Normativo: art.382 - D.P.R. 27/04/1955 N.547 “protezione degli occhi”: I lavoratori esposti al pericolo di offesa agli occhi per proiezioni di schegge o di materiali roventi, caustici, corrosivi o comunque dannosi, devono essere muniti di occhiali, visiere o schermi appropriati. IMPIEGO: Lo schermo protettivo deve essere utilizzato in occasione della saldatura, a protezione degli occhi e viso per evitare eventuali lesioni alla retina e contatti con parti incandescenti proiettate. Prima di ogni utilizzo: 1 effettuare un controllo visivo per accertare che il dispositivo sia in perfette condizioni, integro e pulito; 115 indirettamente coinvolto nell’operazione di saldatura (mansione di assistente) 2 - dispositivo di protezione degli occhi per il lavoratore impiegato nell’assistenza all’operazione di saldatura; Rif. Normativo: art.382 - D.P.R. 27/04/1955 N.547 “protezione degli occhi”: I lavoratori esposti al pericolo di offesa agli occhi per proiezioni di schegge o di materiali roventi, caustici, corrosivi o comunque dannosi, devono essere muniti di occhiali, visiere o schermi appropriati. IMPIEGO: gli occhiali devono essere utilizzati in occasione della saldatura, a protezione degli occhi e viso per evitare eventuali lesioni alla retina. Prima di ogni utilizzo: 1 effettuare un controllo visivo per accertare che il dispositivo sia in perfette condizioni, integro e pulito. 3 Nel medesimo luogo di lavoro Una soluzione già in fase di adozione all’interno della salderia navale potrebbe essere l’utilizzo di schermi paralampi (fissi o mobili), con funzione di segregazione della zona di saldatura e di evitare che il personale non impiegato direttamente venga investito dagli effetti della lavorazione. Schermi paralampo mobili Schermi paralampo fissi 116 BUONA PRATICA 3 Taglio, molatura e spazzolatura – POLVERI PROBLEMA taglio Trattasi di una operazione prevista durante l’allestimento di manufatti in alluminio e deve essere svolta con specifico utensile (troncatrice). Il taglio effettuato con mola smerigliatrice si verifica in alcune occasioni ma non è ammesso come idonea procedura di taglio. POLVERI da taglio Il processo di taglio avviene per mezzo di dispositivo provvisto di disco dentato non sempre supportato da corrugato di captazione fumi. Inoltre, l’azione di taglio produce un deposito di particelle di alluminio sui profili che, in fase di pulizia, vengono asportati senza precauzioni particolari con innalzamento di polveri nell’ambiente di lavoro. 117 SOLUZIONE L’eliminazione dei residui risultanti dalle operazioni di taglio, si potrebbe risolvere adottando una captazione localizzata durante la fase operativa senza ricorrere quindi ad una pulizia a processo concluso. In questo modo si ottiene anche garanzia per quanto attiene alla salute dei lavoratori impiegati nello stesso ambiente di lavoro. Taglio effettuato con troncatrice con ausilio di aspirazione localizzata molatura PROBLEMA Trattasi di una operazione indispensabile per rimuovere porosità ed altri difetti di saldatura quali spruzzi e bruciature, impronte di ruggine. Il processo di molatura consiste in una azione abrasiva del disco sul filo di saldatura, provocando di conseguenza una emissione di particelle in aria che possono interessare, se non il singolo operatore provvisto di adeguati D.P.I., l’ambiente occupato da altri lavoratori compromettendone la loro salute. 118 SOLUZIONE La soluzione al processo di molatura, per evitare una emissione di particelle in aria senza compromettere la salute di altri lavoratori impiegati in altre mansioni, potrebbe essere l’opportuno coordinamento delle operazioni nel tempo. Organizzare quindi la fase di molatura in tempi e spazi diversi dalla fase di saldatura, in modo da evitare l’interferenza delle lavorazioni. Spazzolatura SOLUZIONE L’importanza di eliminare alla fonte la produzione di polveri e particelle rimane valido anche per questo tipo di operazione, svolta con il fine di alzare il livello di finitura. 119 BUONA PRATICA 4 IDONEITÀ DELLE ATTREZZATURE PROBLEMA La molatura viene effettuata tramite un utensile provvisto di metallica) che specifico protezioni spesso portatile (cuffia vengono rimosse esponendo così il lavoratore a rischi specifici. SOLUZIONE Oltre all’integrità delle attrezzature, si sottolinea la necessità di usare sempre attrezzature da lavoro compatibili con le lavorazioni da svolgere. Taglio non opportuno effettuato con mola 120 BUONA PRATICA 5 SCIVOLAMENTI IN PIANO PROBLEMA Gli spostamenti operazioni sulle e le superfici di alluminio sono spesso causa di scivolamenti in piano causati principalmente coefficiente dal di basso attrito tra l’operatore e il piano di calpestio. La situazione viene ulteriormente aggravata dalla presenza di polveri, derivanti da operazioni di molatura, taglio e spazzolatura, che si depositano sulle superfici di lavoro lasciando in essere il pericolo di scivolamento da parte degli operatori. SOLUZIONE L’eliminazione dei residui derivanti dal lavoro delle superfici si potrebbe risolvere, oltre che adottando una captazione localizzata durante la fase operativa, con una immediata pulizia attraverso l’utilizzo di aspiratori industriali provvisti di filtro assoluto posto allo scarico dell’aria in uscita. I filtri assoluti, montati sugli aspiratori industriali particolarmente trovandosi trucioli in e sono indicati presenza particelle particolarmente di fini pericolose, sia per la saluta che per le condizioni del luogo di lavoro, permettendo di trattenere con elevata efficienza le eventuali particelle sfuggite al filtro primario. 121 Conclusioni: La serie di problematiche fino a qui enunciate prendono in considerazione situazioni lavorative in cui il fattore di esposizione ai diversi rischi viene diminuito o in certi casi eliminato attraverso procedure di lavoro e accorgimenti tecnici specifici. La tipologia di lavorazioni descritte sono esattamente riscontrabili anche a bordo della nave, durante la fase di assemblaggio dei blocchi preparati a terra (in stabilimento). L’elemento che eventualmente può complicare le situazioni lavorative a bordo è la configurazione del luogo di lavoro ma lascia inalterato il valore e l’applicabilità delle buone pratiche illustrate in questa sezione. Di seguito viene riportato uno schema riepilogativo che individua le misure preventive da adottare per ogni tipo di lavorazione. 122 Il ciclo preventivo descritto individua tre delle tipologie di lavorazione effettuabili su lega leggera: 1. saldatura 2. taglio e molatura 3. spazzolatura Per ciascuna si evincono le misure di prevenzione da mettere in atto, derivanti dalle buone pratiche: 1. saldatura: prima di intraprendere tale lavorazione bisogna preparare la postazione di lavoro predisponendo degli schermi paralampi (misura di protezione collettiva), l’aspirazione localizzata e indossando i necessari Dispositivi di Protezione Individuale. Solamente dopo aver soddisfatto questi punti, è possibile iniziare la lavorazione. 2. taglio / molatura: prima di intraprendere tale lavorazione bisogna preparare la postazione di lavoro predisponendo l’aspirazione localizzata e indossando i necessari Dispositivi di Protezione Individuale. 3. spazzolatura: prima di intraprendere tale lavorazione bisogna indossare gli opportuni Dispositivi di Protezione Individuale. Una volta svolta la lavorazione in sicurezza, per le lavorazioni 2 e 3 è possibile aspirare le eventuali polveri residue depositate sul materiale per mezzo di idonei aspiratori, in modo tale da prevenire l’insorgere di ulteriori rischi quali ad esempio gli scivolamenti in piano. 123 Bibliografia: - Alessio L, Apostoli P, Crippa M. Multiple exposure to solvents and metals. Occupational Hjgiene 1994,1:127-151 - Antonini JM. Health effects of Welding. Crit Rev Toxicol, 2003; 33:61-103 - Korczynski RE. Occupational healt concerns in the welding industry. Appl Occup Environ Hyg.2000; 15: 936.945 - Papaleo A, Palmi S, Bugiani M. Esposizione ad alluminio ed effetti neurocognitivi. G Ital Med Lav Erg 2001 (b); 23 (3): 321-322. - Polizzi S, Pira E, Ferrara M, Herrero Hernandez E, Bugiani M. Neurotoxic effects of aluminium among Foundry Workers. Neurotoxicology 2001 (a); 22 (4): 540. - Sarnico M. Devices for individual protection of the respiratoty tract. G Ital Med Lav Ergon 2003, 25:116-9. - Sjögren B, Lidums V, Håkansson M, Hedström L. Exposure and urinary excretion of aluminum during welding. Scamd J Work Environ Health 1985 (11); 39-43 - Sjögren B, Langard S. RE:pulmunarj effects of welding fumes: review of worker and sperimental animal studies Am J Ind Med,2004; 45:478-479 - Westberg HB, Selden AI, Bellander T. Exposure to chemical agents in Swedish aluminum foundries and aluminum remelting plants - a comprehensive survey. Appl Occup Environ Hyg 2001; 16 (1): 66-77. 124 2.B.1.d VIABILITA’ Indice pag. 125 Introduzione – la viabilità pag. 126 Problematiche legate alla viabilità e ipotesi di soluzione: pag. 130 Viabilità Generale Viabilità a bordo nave pag. 140 Bibliografia pag. 146 125 2.B.1.d La VIABILITA’ 1. INTRODUZIONE La viabilità aziendale è l’insieme degli spostamenti delle persone, dei mezzi di trasporto, delle materie prime e dei prodotti all’interno del perimetro di un’azienda, nonché all’interno ed all’esterno dei vari reparti e degli edifici che la compongono. Successivamente all’entrata in vigore del Decreto Legislativo 626/94, si è potuto constatare che alla viabilità raramente viene data l’attenzione che essa merita nei documenti di valutazione dei rischi, talora anche nelle aziende ove tale problema riveste carattere d’importanza particolare (Magazzini Generali, Depositi di merci, interporti eccetera). E’ indubbio che la sicurezza della viabilità all’interno degli insediamenti è spesso difficilmente gestibile, per il suo carattere precario e dinamicamente variabile in base a diversi fattori contingenti: tra questi si possono citare le possibili interferenze causate da ditte esterne (manutentori, imprese di pulizie) e da terzi (rappresentanti, visitatori ecc.) ,la varietà e molteplicità dei percorsi e degli stazionamenti dei mezzi di trasporto interni ed esterni e dei pedoni. Quando si tralascia di affrontare in modo organico il problema della viabilità interna agli stabilimenti e si consente la sua "autogestione" in maniera disorganizzata, questa omissione contribuisce ad aumentare il numero e la gravità degli infortuni sul lavoro ed i danni materiali. Vista l’importanza della materia, occorre che le aziende inseriscano nella loro valutazione dei rischi, ai sensi del Decreto Legislativo n° 626/94, anche questo aspetto specifico, soprattutto quando si tratta di aziende appartenenti a comparti produttivi e del terziario ove sia la registrazione degli eventi infortunistici accaduti, che l’osservazione di quelli “mancati” (con solo danni a cose) abbia dimostrato la possibilità di generare nel futuro il ripetersi di tali eventi. Il presente studio vuol trattare gli aspetti riguardanti la viabilità dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, in particolare le aree ed i luoghi, quali ad esempio: 126 VIABILITA’ GENERALE - le entrate e le uscite del personale, dei fornitori esterni e dei visitatori; - la movimentazione interna di materiali e di prodotti (stoccaggio, prelievo, trasferimento e trasbordo meccanizzato); - la movimentazione interna del personale; - il parcheggio dei mezzi (cicli, ciclomotori e motocicli, veicoli leggeri, mezzi pesanti); - le condizioni di visibilità e di illuminazione; - le caratteristiche dei percorsi in base al loro uso (circolazione pedonale, veicolare, ecc.); - le norme comportamentali e le procedure da adottare con la conseguente formazione ed informazione del personale dell’azienda e di quello delle imprese esterne. - l'organizzazione complessiva aziendale nell’ottica della viabilità. VIABILITA’ A BORDO DELLA NAVE - accesso al luogo di lavoro; - la movimentazione interna del personale; - la movimentazione interna di materiali sostanze e prodotti; - le condizioni di visibilità e di illuminazione; - le norme comportamentali e le procedure da adottare in caso di emergenza; - le regole di condotta a bordo nave per prevenire l’insorgere di incendi. E’ chiaro che, affrontando solo alcuni tra i problemi riguardanti la viabilità dello stabilimento Fincantieri, l’analisi che segue si propone come documento informativo, ancorché esso richiami anche obblighi stabiliti dalla normativa; le misure tecniche, organizzative e procedurali proposte andranno analizzate nella loro fattibilità al momento della valutazione dei rischi e scelte in rapporto alle reali necessità dell’azienda (ciclo produttivo, dimensioni, tipologia, numero di addetti, ecc.). 127 Il presente studio affronta la situazione odierna della viabilità all’interno dello stabilimento Fincantieri, mettendo in evidenza i punti critici e le problematiche che hanno un potenziale rischio per quel che riguarda l’accadimento di infortuni all’interno del cantiere navale di Monfalcone. E’ importante segnalare, inoltre, la responsabilità oggettiva per quanto attiene alla sicurezza dei trasferimenti interni non solo dei propri dipendenti, ma anche dei lavoratori autonomi che accedono nello stabilimento e le imprese che vi svolgono attività di servizio ( pulizie di mezzi attrezzature e locali, rifornimento di materiali d’uso come cibi , bevande ecc.). Come noto, veicoli e mezzi di movimentazione delle merci che si muovono all’interno e nelle vicinanze dei posti di lavoro sono stati causa di numerosi incidenti, caratterizzati spesso dalla loro gravità, anche per la rilevanza delle masse e delle energie cinetiche in gioco negli incidenti stessi. Da uno studio infortunistico sul “rischio viabilità” all’interno dello stabilimento Fincantieri, si sono analizzati gli infortuni occorsi ai lavoratori. Solamente nell’anno 2005, 15 sono stati i casi di infortunio rilevati, che hanno portato ad un totale di 730 giorni di inabilità temporanea (giorni di assenza). Come si può notare dalla tabella riassuntiva rappresentata a fianco, i giorni di inabilità temporanea relativa ai casi occorsi, dimostrano che il “rischio viabilità”,pur coinvolgendo un ACCADIMENTO spostamento a piedi urti contro parti fisse (depositi piazzali) n° INFORTUNI giorni di assenza 6 2 cadute su binari gru/ferrovia 3 cadute con bicicletta 2 collisioni con mezzi (carrelli, sollevatori, mezzi) 2 15 730 dati analisi infortuni Fincantieri anno 2005 numero limitato di lavoratori, è un elemento che porta a un numero giorni di inabilità temporanea non trascurabile, rappresentando oltretutto, un costo ulteriore per il datore di lavoro. Impreviste manovre di retromarcia, contemporaneità tra il carico e lo scarico e il movimento di veicoli, spostamenti dei pedoni nelle aree di transito dei veicoli sono tra i fattori causali spesso associati a questi infortuni. Nelle attività in stabilimento, all’ interno dei magazzini e dei depositi delle società di trasporto, si trovano a lavorare insieme 128 operatori di diverse appartenenze societarie (personale delle società di autotrasporto, cooperative di facchinaggio , autotrasportatori , sia lavoratori autonomi che dipendenti ). Il coordinamento delle azioni ai fini della sicurezza costituisce un aspetto necessario ed importante della prevenzione in quanto impone alla società/ente che sovrintende alle attività di movimentazione e trasporto di effettuare una valutazione preventiva delle capacità delle risorse , degli assetti organizzativi posseduti dalle società affidatarie e di fornire alle stesse dettagliate informazioni sui rischi lavorativi specifici esistenti nell'ambiente di lavoro; acquisita l'idoneità delle imprese, rimane il problema del coordinamento ai fini della sicurezza, che, considerato la specifica attività lavorativa, richiede un grande impegno; una delle fasi lavorative che soprattutto richiedono l'applicazione dei principi di cui all'articolo 7 del decreto legislativo 626 è la viabilità in tutti i suoi aspetti, il rispetto dei passaggi pedonali, degli accessi ai magazzini, limiti di velocità la gestione della sicurezza della cartellonistica, procedure per l’utilizzo delle vie di circolazioni , eventuali limitazioni ai fini della sicurezza della circolazione nell’utilizzo dei dispositivi di protezione fonoassorbenti ecc. è parte preminente del lavoro di integrazione per la sicurezza tra le società. 129 2. PR OBL EM ATIC HE leg ate alla viab ilità e ipotes i d i SOL UZIONE VIABILITA’ GENERALE Un’ opportuna gestione della viabilità all’interno dello stabilimento è spesso garantita anche dalla buona organizzazione del layout aziendale, dalla razionale localizzazione delle aree produttive, in base alla quale è possibile organizzare una distinta viabilità con conseguente riduzione dei rischi infortunistici. Lay-out aree operative dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone Le problematiche riscontrate all’interno dello stabilimento FINCANTIERI di Monfalcone, rilevate anche come causa di infortuni per i lavoratori, vengono di seguito riportate anche con l’intenzione di ipotizzare una soluzione che dovrà essere studiata a livello di compatibilità con le esigenze dello stabilimento. Se pur la situazione odierna della viabilità presenta una minima organizzazione non impeccabile dei percorsi e degli accessi, le indicazioni, le informazioni non sempre esaustive, la ridotta manutenzione dei percorsi, lasciano i lavoratori esposti ad rischi residui. 130 LA SEGNALETICA PROBLEMA La segnaletica è un elemento di informazione importante muove per chi all’interno stabilimento ma si dello risulta carente per un duplice motivo: la segnaletica orizzontale risulta poco visibile causa della traffico che mole a di deteriora le indicazioni e a Esempio di Segnaletica orizzontale deteriorata Esempio di Segnaletica verticale causa della applicazione non costante dell’ azione manutentiva. La segnaletica verticale invece, è presente ma in maniera non esaustiva, vista anche la dimensione delle vie di circolazione che contribuiscono alla non visibilità immediata delle informazioni. SOLUZIONE Un’ipotesi di miglioramento sulla situazione della segnaletica orizzontale potrebbe sicuramente riguardare la sua manutenzione programmata nel tempo. Questa, se messa in atto e controllata, potrebbe agevolare periodicamente in sicurezza la circolazione dei mezzi all’interno dello stabilimento. Allo stesso modo si potrebbe considerare la segnaletica verticale che in alcuni punti, oltre a essere incrementata, potrebbe essere resa più visibile introducendo segnalazioni di tipo luminoso. 131 I BINARI DI GRU / FERROVIA PROBLEMA L’analisi infortuni riportata dallo stabilimento Fincantieri evidenzia che la presenza dei binari all’interno dello stabilimento di Monfalcone risulta essere fattore di rischio per i lavoratori che si spostano con l’ausilio di biciclette. Risulta oltretutto che alcuni dei binari presenti, se non quelli necessari allo spostamento utilizzati delle gru, non completamente vengano per la movimentazione delle merci su vagoni. I binari ancora presenti nello stabilimento e usati in passato per la movimentazione su vagoni Questa situazione, oltretutto, peggiora nelle giornate di pioggia rendendo più scivolosi e pericolosi i percorsi. Infatti l’aumento del fattore di rischio è dato dall’ incremento di scivolosità quando ci si trova a dover oltrepassare i binari metallici con l’ausilio di una bicicletta che, ad oggi, risulta uno dei mezzi più usati dai lavoratori Fincantieri per spostarsi all’interno dello stabilimento. Situazione di rischio data dalla presenza di binari all’interno dello stabilimento 132 SOLUZIONE L’ipotesi più concreta per l’eliminazione del rischio per i lavoratori che si spostano con l’ausilio di biciclette, potrebbe essere quella di rimuovere i binari che ormai non servono più alla movimentazioni delle merci su vagoni, razionalizzando la presenza di quelli ancora utilizzati. IL LIMITE DI VELOCITA’ PROBLEMA All’interno dello stabilimento c’è una varietà di mezzi che si muovono con diverse velocità a secondo della loro funzione e della loro natura. La velocità all’interno dello stabilimento è fissata a 15 Km/h, come evidenziato dalla segnaletica verticale. In ogni zona dello stabilimento quindi, la movimentazione dei mezzi non potrebbe superare la velocità limite imposta ma probabilmente, questo risulta un limite così basso da non poter essere Il limite di velocità all’interno dello stabilimento rispettato in ogni luogo e da ogni mezzo. 133 Infatti, un furgone o addirittura un autobus, utilizzati per la movimentazione delle persone, si muovono con una velocità differente rispetto a quella di un mezzo usato per movimentare delle merci pesanti. In alcuni casi, psicologicamente anche la larghezza dei percorsi in alcuni tratti è complice dell’aumento della velocità Il limite di velocità all’interno dello stabilimento all’interno dello stabilimento. SOLUZIONE Incrementare la segnaletica verticale anche con la segnaletica orizzontale, riportante il limite di velocità idoneo e concretamente rispettabile. I DEPOSITI IN PIAZZALE PROBLEMA Il lay-out Fincantieri temporaneo dello prevede dei che manufatti stabilimento il deposito in acciaio avvenga nei piazzali. Le strutture, prima di essere portate in bacino con idonei mezzi di trasporto, vengono posate su cavalletti opportunamente dimensionati e di altezza 2 Depositi di manufatti in acciaio metri circa. 134 La situazione che viene a crearsi, presenta una duplice problematica: - la prima è che le automobili ad uso privato vengono parcheggiate sotto i manufatti in deposito; - ove questo non avviene, la possibilità di transito al di sotto delle strutture seconda rappresenta problematica la soprattutto Mezzi ad uso privato parcheggiati al di sotto dei depositi di manufatti in per i lavoratori che si muovono con l’ausilio di bicicletta. Quest’ultimo aspetto rappresenta un elevato rischio di collisione tra il manufatto rialzato in deposito e le persone che possono transitarvi al di sotto dello stesso. SOLUZIONE Si potrebbe continuare a prevedere nel lay-out dello stabilimento Fincantieri che il deposito temporaneo dei manufatti in acciaio avvenga in piazzale. L’accorgimento però, potrebbe essere quello di segregare la zona sottostante delle strutture rialzate in modo tale da impedire l’accesso a qualunque mezzo e persona, se non per ragioni operative. 135 INTERSEZIONE DELLE VIABILITA’ PROBLEMA La diversa tipologia, caratteristica e velocità dei mezzi circolanti all’interno dello stabilimento Fincantieri, rappresentano un elevato rischio di collisione soprattutto quando questi si trovano presenti contemporaneamente in aree così dette “comuni”. La presenza di vie di circolazione non dedicate esclusivamente a mezzi o persone, fa si che in molte situazioni si possano verificare incidenti che, se avvengono tra mezzi di trasporto, hanno un indice di gravità completamente diverso da quello considerato in occasione di possibili collisioni tra uomo e macchina. esempio di interazione tra diverse tipologie di mezzi Oltre che ad una problematica di viabilità dedicata, un altro aspetto da considerare è il comportamento che i lavoratori dimostrano in alcune occasioni, sottovalutando il pericolo a cui sono esposti. Di seguito vengono riportate una serie di situazioni in cui si possono osservare le situazioni precedentemente descritte. 136 esempio di interazione tra diverse tipologie di mezzi trasporto esempio di comportamento non idoneo esempio di interazione tra diverse tipologie di mezzi trasporto esempio di interazione mezzi trasporto e pedoni esempio di interazione tra diverse tipologie di mezzi trasporto esempio di interazione mezzi trasporto e pedoni 137 SOLUZIONE La presenza di vie di circolazione dedicate distintamente a mezzi e persone contribuirebbe a ridurre notevolmente il rischio di intersezione e di collisione tra uomo e macchina. L’uso di giubbotti oppure biciclette con colore altamente visibile potrebbere essere un ulteriore ed importante accorgimento utile a ridurre il rischio. Inoltre, come già avviene all’ingresso dello stabilimento, appaltatori o visitatori devono essere informati sui percorsi da seguire e sui rischi presenti all’interno dello stabilimento. Planimetria stabilimento Fincantieri 138 Opuscolo informativo dello stabilimento Fincantieri 139 VIABILITA’ A BORDO NAVE Su una nave il concetto di “ambiente di lavoro” può assumere significati diversi, può modificarsi e quindi assumere caratteristiche diverse rispetto al rischio lavorativo man mano che il lavoro procede. La nave in costruzione risulta un ambiente di lavoro ad alto rischio, infatti l’organizzazione del lavoro deve basarsi principalmente sull’organizzazione operativa (organizzazione del lavoro e gestione dell’emergenza) e comportamentale dei lavoratori (regole di buona condotta). L’informazione, quindi, risulta uno dei punti fondamentali per lavorare in un modo strutturato che permetta di riconoscere e controllare i pericoli potenziali, potendo ridurre il numero e la gravità degli infortuni; la segnaletica e il coordinamento allo stesso modo risultano essere gli altri due punti sostanzialmente importanti, che se messi in atto correttamente e in maniera concreta completano il concetto di “luogo di lavoro sicuro”. All’interno di ogni stabilimento Fincantieri è presente una struttura deputata ad intervenire in caso di Emergenza. La squadra di Emergenza è coordinata dal Personale Direttivo dello Stabilimento coadiuvato dal Responsabile e dal personale facente parte del Servizio di Prevenzione e Protezione. Tale struttura è composta dal Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione, dal Responsabile Antincendio, dagli Addetti alla Sicurezza, dai Vigili del Fuoco, dai Guardia Fuochi e da Personale di Produzione con compiti di addetti all’Emergenza. Per emergenza di intende ogni circostanza non voluta o pericolosa che richieda immediati interventi di natura straordinaria al fine di prestare soccorso ad un infortunato od evitare danni a persone, a impianti o materiali. Si ha un soccorso quando si interviene in caso di infortunio, cioè quando si è in presenza di un danno a persone. Quando il danno riguarda solo cose si parla di intervento. È da considerare emergenza ogni caso di infortunio o malessere grave, qualsiasi forma di incendio, anche di modesta entità, qualsiasi rilascio non previsto di gas acetilene, ossigeno, GPL, azoto, o altro, 140 qualsiasi perdita di combustibile in caso di imbarco, qualsiasi allagamento, in particolare di natanti e qualsiasi evento, naturale o derivante da situazioni esterne allo stabilimento, che possa compromettere la sicurezza della nave o richieda la messa in atto di interventi di carattere straordinario. La gestione dell’emergenza avviene attraverso l’immediata attivazione della procedura di emergenza al fine di garantire la tempestività e l’efficacia degli interventi dell’apposita struttura. Le modalità di segnalazione dell’emergenza variano in base alla situazione in cui avviene l’infortunio: a bordo delle navi in allestimento in banchina, in officina o in bacino. Nel caso in cui si verifichi un infortunio bisogna dare immediatamente l’allarme per richiedere l’intervento immediato del presidio sanitario di stabilimento. All’interno dello stabilimento la segnalazione di emergenza deve essere trasmessa da qualsiasi apparecchio telefonico, anche cellulare utilizzando il numero telefonico di Emergenza, con telefoni interni, a bordo o in banchina. Nella chiamata al numero di emergenza si deve specificare: il luogo dove occorre l'intervento, la natura dell'incidente, il nominativo della persona richiedente e l'Impresa di appartenenza, informazioni sulle condizioni generali. 141 Nel caso in cui si verifichi un principio di incendio o allagamento bisogna dare immediatamente l’allarme per richiedere l’intervento immediato della squadra emergenza. A bordo nave la segnalazione di emergenza và data utilizzando l’impianto di allarme provvisorio. Nel caso in cui si verifichi una emergenza incendio, allagamento o altro si deve dare immediatamente l’allarme per richiedere l’intervento del personale antincendio e intervenire utilizzando i mezzi antincendio presenti sul posto di lavoro. Le modalità di segnalazione dell’emergenza in caso di incendio o altra situazione di pericolo sono analoghe a quelle previste in caso di infortunio. In caso di emergenza può essere disposto l’abbandono della nave in costruzione. Le vie di fuga da utilizzare in caso di emergenza sono indicate sui Piani di Emergenza presenti all’accesso, a bordo ed ai vari ponti della nave. In caso di emergenza si deve seguire la cartellonistica dedicata che individua le vie di fuga per il raggiungimento delle uscite di sicurezza. In caso di abbandono della nave è vietato utilizzare ascensori e montacarichi. La segnalazione di abbandono nave in bacino viene assicurata attraverso gli altoparlanti manuali e la comunicazione vocale. 142 La segnalazione di abbandono nave in allestimento in banchina viene assicurata attraverso le Cassette dell’Allarme Provvisorio di Bordo integrato da altoparlanti. La comunicazione visiva avviene tramite luci lampeggianti poste sulle cassette di Allarme. La segnalazione può anche avvenire mediante il Sistema di Comunicazione di Allarme in dotazione alla nave, che si compone di comunicazione vocale e segnalazioni acustiche. Appena viene dato il segnale di abbandono nave tutto il personale presente a bordo, compresi gli appartenenti alle ditte che eseguono lavori in appalto, dovrà interrompere immediatamente le attività ed avviarsi celermente, ma mantenendo la calma, alle uscite di emergenza, seguendo gli appositi percorsi indicati da frecce e le indicazioni del personale incaricato della lotta antincendio. L’abbandono della nave sarà coordinato dai Capi Fincantieri presenti a bordo unitamente al personale di Produzione “Addetto alle Emergenze” presente a bordo. Oltre alle procedure studiate da Fincantieri per la gestione delle emergenze, esistono anche delle buone pratiche comportamentali indirizzate a chi lavora a bordo nave. Il pericolo di incendio ad esempio deriva dalla presenza di materiali infiammabili e dalla esecuzione di lavorazioni che possono dar luogo ad un incendio. Il pericolo che durante la costruzione di una nave si possano verificare le condizioni per l’innesco lo sviluppo e la propagazione di un incendio non sono assolutamente da sottovalutare. I materiali impiegati o presenti a bordo durante la costruzione di una nave (imballaggi, cartone, nylon, pitture, materiale di arredamento) sono da considerare come fonte sviluppo e propagazione di un possibile incendio. Anche gli impianti presenti (in particolare impianti elettrici) e le lavorazioni svolte (saldatura – taglio - molatura) devono essere considerati come fonti di innesco. La mancata prevenzione può dare luogo anche a situazioni non controllabili che possono avere conseguenze disastrose per l’incolumità delle persone e cose. Le fonti di rischio possono essere: materiali solidi combustibili, infiammabili ed incandescenti, materiali liquidi ed infiammabili, e materiali gassosi ed infiammabili. Le fonti di innesco sono costituite da apparecchiature elettriche, ad esempio i trasformatori, gli 143 alternatori, gli interruttori, i quadri e le lavorazioni a fuoco o con produzione di scintille e di calore, come ad esempio la saldatura, il taglio, la raddrizzatura con cannello ossiacetilenico, la molatura. È vietato collocare bombole di gas combustibile o comburente a bordo delle navi in costruzione. Gli stoccaggi temporanei di liquidi infiammabili come vernici, solventi, collanti vanno sempre collocati in posizione di sicurezza e segnalati con apposita cartellonistica. È vietato imbarcare materiali infiammabili in quantità superiore al fabbisogno giornaliero e gli eventuali residui vanno confinati. Chiunque svolga operazioni a fuoco é tenuto a verificare l’eventuale presenza di materiale infiammabile e, nel caso, adottare tutte le precauzioni necessarie. Anche la minima disattenzione può essere la causa che dà luogo ad un principio di incendio. Le manichette di ossigeno ed acetilene dei cannelli devono essere allacciate alla derivazione più vicina e non attraversare più ponti; devono essere sospese o collocate in posizione che ne eviti il danneggiamento ed essere tenute separate da cavi elettrici. Non sono ammesse giunzioni all'interno di locali chiusi. Ad ogni interruzione prolungata del lavoro, è obbligatorio chiudere le valvole di ossigeno ed acetilene sul polmone di erogazione e staccare le due manichette. Se necessario si deve richiedere la presenza di un addetto alla Vigilanza Antincendio. Le sorgenti di innesco di possibili incendi sono: le apparecchiature elettriche, ad esempio trasformatori, gli alternatori, gli interruttori, i quadri e le lavorazioni a fuoco o con produzione di scintille e di calore, come ad esempio la saldatura, il taglio, la raddrizzatura con cannello ossiacetilenico, la molatura. Per prevenire il rischio di incendio è prevista una regolamentazione dell’attività, che comprende l’autorizzazione per le lavorazioni a fuoco e la verifica preliminare delle situazioni di rischio presenti e della corretta applicazione delle misure di prevenzione adottate. Prima di eseguire lavorazioni a fuoco verificare preventivamente che nella zona circostante e nei locali adiacenti non siano presenti altri lavoratori che possano essere investiti da fiamme o scintille. Verificare inoltre che non siano presenti sostanze, materiali, impianti e macchinari che a seguito della lavorazione possano costituire possibile fonte di sviluppo e propagazione di incendio, in tal caso provvedere alla loro rimozione o qualora non fosse possibile provvedere alla loro protezione con materiale adeguato (teli ignifughi). 144 Anche la minima disattenzione può essere la causa che dà luogo ad un principio di incendio. Al fine di eliminare o quanto meno ridurre al minimo il pericolo di incendio nei luoghi di lavoro ed in particolare a bordo delle navi in costruzione ed allestimento, sono state definite regole di comportamento a cui ognuno è tenuto ad attenersi scrupolosamente. È vietato l'utilizzo di materiale facilmente infiammabile per la protezione di macchinari e arredi. Ogni ditta é tenuta a mantenere sempre pulita la propria area di lavoro, asportando i propri residui di lavorazione e depositandoli negli appositi cassonetti. È obbligatorio sbarcare al più presto e comunque entro la fine del turno di lavoro tutti gli imballaggi dei materiali imbarcati. I punti essenziali della prevenzione incendi di Fincantieri sono: il divieto di fumare richiamato da apposita cartellonistica, il divieto di stoccaggio di materiali infiammabili a bordo, il controllo delle lavorazioni a fiamma e il contenimento al minimo indispensabile del carico d’incendio. 145 Bibliografia - Ispesl: Profili di rischio nel comparto-Cantieri navali - Video informativo Fincantieri 146 2.B.2. II° Capitolo Venezia Premessa alle buone pratiche nelle lavorazioni di VERNICIATURA Indice pag.147 Indicazioni generali per le operazioni di Verniciatura pag.148 Stoccaggio delle vernici e dei diluenti pag.148 Manipolazione di vernici e diluenti pag.149 Preparazione delle superfici pag.150 Applicazione delle vernici pag.151 Il ruolo della Medicina del Lavoro pag.154 La scelta dei Dispositivi di Protezione Individuale pag.155 Misure di sicurezza antincendio pag.158 Gli aspetti gestionali di sicurezza antincendio pag.164 Bibliografia pag.168 147 INDICAZIONI GENERALI PER LE OPERAZIONI DI VERNICIATURA Questo documento presenta indicazioni operative relativamente ai rischi in causa e alle misure di prevenzione nelle fasi lavorative della verniciatura distinte come segue: stoccaggio delle vernici e dei diluenti, manipolazione di vernici e diluenti, preparazione delle superfici, applicazione delle vernici.Il materiale informativo si completa con alcune riflessioni di carattere generale sul ruolo della medicina del lavoro, sull'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, la prevenzione incendi e la gestione delle emergenze. 1. STOCCAGGIO DELLE VERNICI E DEI DILUENTI Normalmente le vernici ed i diluenti arrivano nei cantieri navali in contenitori da 5 fino a 20 litri, che devono essere custoditi in magazzini adeguati in attesa del loro utilizzo. Il cantiere deve disporre di un magazzino centrale di adeguate dimensioni dove vengono stoccati i prodotti in arrivo e di uno o più stoccaggi provvisori dislocati presso i punti di applicazione dei prodotti dove sono custodite le vernici ed i diluenti necessari per l’uso corrente. Il magazzino principale deve essere realizzato rispettando le norme vigenti che regolano i depositi di prodotti infiammabili; essenzialmente, è necessario che siano ben aerati, provvisti di sistemi di contenimento di eventuali spanti, e dotati di misure di prevenzione e protezione incendi. I bacini devono essere incombustibili, avere un altezza di almeno 20 cm e, comunque, tale da garantire almeno il volume del recipiente di maggiore capacità, e dotati di pozzetti di raccolta al fine di rendere agevole l’asportazione dei liquidi. Adiacente al magazzino deve essere disponibile un’area sufficiente per la sosta dei mezzi che trasportano i prodotti in cantiere e la manovra in sicurezza dei carrelli elevatori utilizzati per lo scarico dei mezzi e il trasporto in magazzino.In magazzino i contenitori devono essere stoccati in modo da assicurare la manovra dei carrelli in sicurezza e di consentire il controllo agevole in modo che non vi siano perdite. Come tutti i prodotti pericolosi, le vernici ed i solventi devono essere accompagnati dalla propria “scheda di sicurezza” indicante le caratteristiche chimico fisico, i rischi specifici, le modalità di uso e stoccaggio, nonché i comportamenti da adottare in caso di emergenza. 148 Tutti i recipienti devono avere la etichetta con indicazione sintetica di quanto descritto nella scheda di sicurezza. Le schede di sicurezza dei prodotti che vengono utilizzati costituiscono un fondamentale elemento "di base" per la messa a punto ed il periodico aggiornamento del documento aziendale di valutazione dei rischi . 2. MANIPOLAZIONE DI VERNICI E DILUENTI 2.1 TRASFERIMENTI INTERNI AL CANTIERE Le vernici ed i diluenti vengono prelevati dal magazzino principale nella quantità e qualità necessaria per soddisfare il consumo giornaliero in funzione dei programmi di applicazione da rispettare e trasportati in depositi provvisori dislocati vicino alla zona di impiego. Il trasporto può essere fatto utilizzando idonei pianali trainati da una motrice o direttamente con i carrelli elevatori; in entrambi i casi occorre porre la massima attenzione nell’evitare manovre che causino la caduta dei contenitori. A seconda delle necessità possono essere trasportate intere unità di carico ancora confezionate oppure singoli contenitori di varie dimensioni; nel secondo caso occorre depositare questi contenitori su dei piani muniti di vaschetta di raccolta spanti e di parapetto laterale per evitare la caduta dei vasi. 2.2 DEPOSITI PROVVISORI DI VERNICI E DILUENTI In questi depositi deve essere custodita la quantità di prodotto che si prevede di utilizzare giornalmente. Devono essere dislocati in zone non interessate dalla potenziale presenza di inneschi e fuori dalle aree di manovra di mezzi. L ’area di deposito deve essere confinata e segnalata adeguatamente con cartelli che indichino la presenza di prodotti infiammabili e il divieto di uso di fiamme libere; nei pressi del deposito devono essere dislocati degli estintori per il pronto intervento. I contenitori devono essere custoditi, sempre chiusi, sopra appositi piani dotati di vasche di raccolta spanti per evitare possibile inquinamento ambientale in caso di sversamenti. Eventuali travasi di prodotti devono sempre essere effettuati operando sopra i bacini di contenimento; eventuali spanti accidentali al di fuori degli stessi devono essere immediatamente raccolti pulendo accuratamente l’area interessata. Per la pulizia delle mani e degli attrezzi di lavoro, non utilizzare solventi, bensì idonei detergenti. Nell’area di utilizzo dei prodotti devono essere dislocati anche appositi contenitori per 149 la raccolta dei recipienti vuoti di vernice e diluente, nonché gli stracci utilizzati per la pulizia, da inviare a smaltimento. 3. PREPARAZIONE DELLE SUPERFICI Con il termine «preparazione della superficie» si definisce l’insieme di operazioni che hanno lo scopo di asportare dal supporto (superficie da pitturare) i materiali estranei (ruggine , sporco, calamina, eccetera) che possono impedire l’aderenza tra superficie e vernice e nello stesso tempo creare un’adeguata rugosità della superficie al fine di favorire l’ancoraggio della pittura applicata. La preparazione delle superfici può essere effettuata sostanzialmente in tre modi: Spazzolatura o carteggiatura manuale; Spazzolatura o carteggiatura meccanica; Sabbiatura. Nei cantieri di costruzione delle navi la preparazione fondamentale viene effettuata di norma sulle lamiere di partenza, prima della lavorazione di taglio, sagomatura e saldatura, mediante sabbiatura e applicazione di una mano di primer; in molti casi queste operazioni sono effettuate con impianti fissi in linea. In questo caso la preparazione della superficie da effettuare prima di iniziare il ciclo di pitturazione si limita all’asportazione di polveri e residui di primer con creazione della rugosità necessaria per l’adesione della vernice mediante spazzolatura o carteggiatura meccanica. Si ricorre alla sabbiatura solo quando si devono eseguire dei cicli particolari di verniciatura (per esempio: nelle casse per acqua potabile) oppure quando è necessario asportare dalle superfici vernici applicate in precedenza. Molto spesso durante l’assemblaggio delle lamiere le stesse vengono sporcate con grasso od olio per cui prima di iniziare il ciclo di preparazione/pitturazione è necessario effettuare una pulizia preliminare della superficie mediante lavaggio con appositi detersivi e/o solventi .Nei cantieri dove si effettua la manutenzione periodica dei natanti, per la preparazione delle superfici si utilizza normalmente la sabbiatura che consente di asportare rapidamente sporco, ruggine e residui di vernice esistente. In questo contesto la spazzolatura o carteggiatura meccanica sono praticate in misura molto inferiore alla sabbiatura.In entrambi i casi il ricorso alla spazzolatura o carteggiatura manuale è trascurabile. 150 4. APPLICAZIONE DELLE VERNICI L’applicazione delle vernici viene effettuata con sistemi manuali o mediante spruzzatura. 4.1 VERNICIATURA MANUALE La verniciatura manuale viene effettuata usando pennelli o rulli; mentre con il pennello si verniciano di solito solo superfici aventi conformazione complessa di limitata dimensione, con il rullo vengono spesso verniciate anche superfici di vaste proporzioni quando la spruzzatura potrebbe comportare rischi di inquinamento atmosferico. Naturalmente la verniciatura può interessare superfici all’aperto oppure superfici all’interno di ambienti chiusi. Con la pitturazione all’aperto i solventi evaporati sono subito diluiti abbondantemente per cui i rischi di formazione di miscele infiammabili sono praticamente nulli ed anche dal punto di vista dell’igiene industriale l’uso di DPI delle vie respiratorie non è indispensabile. Con la pitturazione in ambiente chiuso, invece, i solventi evaporati vengono diluiti più o meno in funzione della conformazione dell’ambiente e dal numero e disposizione delle aperture. Tuttavia, anche in questo caso è molto improbabile la formazione di miscele infiammabili, però è necessario usare DPI delle vie respiratorie idonei perché è probabile che la concentrazione dei solventi evaporati avvicini o superi i limiti di accettabilità per i solventi organici contenuti nelle vernici (xilene miscela isomeri, oxilene, p-xilene ecc., cfr. allegato VIII-ter articolo 72-ter, comma 1 del decreto legislativo 626/94 Valori Limite di Esposizione Professionale ). 4.2 VERNICIATURA A SPRUZZO La verniciatura a spruzzo è una tecnica di applicazione molto rapida che consente di ottenere con buona precisione e omogeneità lo spessore di pittura ottimale; è un sistema di applicazione particolarmente conveniente quando si devono verniciare superfici estese con geometria semplice. La verniciatura a spruzzo viene effettuata con impianti cosiddetti «airless» che sono costituiti da una pompa, normalmente azionata ad aria, che comprime la vernice ad una pressione molto elevata (oltre 200 151 bar) e la invia attraverso una manichetta ad una pompa spruzzatrice dotata di ugello spruzzatore dal quale esce il prodotto nebulizzato. Quando spruzza, l’operatore deve osservare le seguenti regole fondamentali per la sicurezza: Assicurarsi preventivamente che la pistola sia dotata di un ugello provvisto di diffusore per evitare un getto troppo sottile che può essere estremamente penetrante considerando la pressione di uscita; evitare di puntare la pistola verso parti corporee di se stesso o di terzi; porre la massima attenzione a non mettere le mani davanti al getto per nessun motivo; qualsiasi intervento sulla pistola deve essere effettuato dopo aver fermato la pompa e scaricata la pressione. La vernice nebulizzata favorisce la rapida dispersione nell’aria dei vapori di solvente che possono formare una miscela infiammabile se il ricambio d’aria non e sufficientemente rapido e continuo, come può accadere operando in ambienti chiusi privi di adeguata ventilazione. Quando si spruzza in ambiente aperto la ventilazione naturale è normalmente in grado di diluire rapidamente i vapori di solvente a concentrazioni inferiori al Limite Inferiore di Infiammabilità e l’area potenzialmente infiammabile è circoscritta alla zona davanti all’ugello spruzzatore che si estende nelle immediate vicinanze; la concentrazione dei solventi, però, sarà prevedibilmente superiore ai limiti di accettabilità per i solventi organici contenuti nelle vernici in un’area con estensione maggiore. Quando si spruzza in ambiente chiuso, i rischi sono certamente superiori a quelli presenti quando si opera in ambiente aperto, perché la limitata ventilazione naturale rende certa la formazione di miscele infiammabili in mancanza di adeguata aspirazione dei vapori. In questo caso è fondamentale l’installazione preventiva di un impianto di aspirazione dei vapori dimensionato in modo da garantire il ricambio d’aria sufficiente per evitare che, durante la spruzzatura, la concentrazione dei vapori infiammabili nell’ambiente sia all’esterno del campo di esplosività, riscontrabile nella scheda di sicurezza. Nella realizzazione di questo impianto bisogna tenere sempre presente che i vapori dei solventi di queste vernici sono più pesanti dell’aria e quindi occorre garantire l’aspirazione dalle parte più basse dell’ambiente; inoltre, nel caso di ambienti vasti e/o con conformazione complessa sarà necessario installare più bocche di presa posizionandole in modo da avere la certezza che non vi siano «punti morti» dove sia possibile l’accumulo di vapori infiammabili. 152 Oltre a garantire l’efficace ricambio dell’aria nell’ambiente quando si applica pittura a spruzzo in ambiente chiuso è indispensabile osservare le seguenti precauzioni operative: assicurarsi che nell’ambiente non siano presenti punti di innesco evidenti o potenziali (per esempio: eventuali installazioni elettriche in esecuzione non idonea per ambienti con presenza di miscela infiammabile devono essere preventivamente sezionate all’esterno dall’ambiente); per l’illuminazione usare impianti in esecuzione antideflagrante idonee; anche eventuali lampade portatili di emergenza dovranno avere le stesse caratteristiche; assicurarsi che durante l’intervento non siano presenti inneschi (divieto di lavori con fiamme libere, divieto di fumare, eccetera); obbligo di usare attrezzi antiscintilla; mantenere sgombra da materiali la zona delle operazioni; segnalare adeguatamente una zona di rispetto circostante l’ambiente nel quale si deve intervenire ricordando che in una nave questa zona spesso coinvolge i ponti superiori e inferiori a quello dell’intervento. installare ai limiti della zona di rispetto adeguata segnaletica che evidenzi il divieto di accesso ed i pericoli di infiammabilità. le condotte degli impianti di aspirazione e gli aspiratori dovranno essere realizzate in materiale antistatico e antiscintilla. garantire la continua sorveglianza della zona di rispetto durante l’intervento; gli aspiratori dovranno essere dislocati all’esterno della zona di rispetto. uso di DPI delle vie respiratorie idonei per vapori di prodotti organici. gli operatori dovranno usare abbigliamento da lavoro e DPI in materiale antistatico. per la protezione delle vie respiratorie sono preferibili i «mezzi isolanti, quali cappucci o maschere a facciale completo alimentate con aria depurata; è possibile anche l’uso di maschere facciali con filtro per vapori organici avendo presente, però, che la loro efficacia è valida solo entro determinate concentrazioni di vapori nocivi; non mangiare, bere o fumare durante le lavorazioni. 153 5. IL RUOLO DELLA MEDICINA DEL LAVORO I medici del lavoro, una categoria sanitaria nata circa 300 anni fa con Bernardino Ramazzini proprio qui in Italia, per tutelare dal punto di vista sanitario i lavoratori nei luoghi di lavoro, può svolgere un ruolo importante anche nell'epoca della globalizzazione. Molti elementi di fatto, molte ricerche ed esperienze condotte su campo, fanno capire che l'assistenza offerta da personale sanitario qualificato, esperto nella tutela dai rischi lavorativi , può essere molto efficace verosimilmente in tutte le attività lavorative. Consideriamo naturalmente qui con particolare attenzione la situazione organizzativa del cantiere navale e le fasi lavorative della verniciatura: quindi le necessità di tutela derivanti dall'utilizzo di vernici contenenti solventi che possono avere un'azione tossica sull'organismo, turni di lavoro anche notturni, condizioni di lavoro disagiate e precarie dal punto di vista organizzativo, per condizioni meteorologiche sfavorevoli (calore eccessivo, basse temperature, elevata umidità ecc.), spazi operativi ristretti, contatti interpersonali nel lavoro molto ridotti. E’ importante che ogni società operativa nella verniciatura nei cantieri navali abbia nel proprio staff un medico del lavoro, che contribuisca a dare le informazioni più importanti per garantire che i comportamenti sul lavoro, il rispetto delle procedure ecc. consentano di mantenere alto il livello di sicurezza e allo stesso tempo l’integrità psicofisica degli addetti al lavoro. Questo medico del lavoro, detto medico competente, svolge le funzioni di assistenza sanitaria per la tutela dai rischi lavorativi che la legge prevede. Gli accertamenti sanitari, che egli coordina, consentono di verificare le condizioni di salute dei verniciatori con relazione al lavoro; è necessario che questa verifica sia effettuata con regolarità, almeno una volta l’anno, una verifica dell’ idoneità psicofisica a svolgere i compiti lavorativi assegnati, per garantire che il lavoro non venga a costituire motivo di pregiudizio per la salute. Inoltre il medico competente contribuisce ad informare e formare i lavoratori sull’applicazione delle norme di sicurezza, sul corretto uso dei mezzi di protezione personale, sull’effetto delle abitudini voluttuarie sullo stato di attenzione (alcol, droghe, ecc.), sulla possibile interazione farmaci /lavoro. L'azione di prevenzione organizzata dal medico del lavoro può infine consentire di contenere lo stress lavorativo, un'azione importante questa, ai fini della conservazione della capacità di lavoro delle persone adibite a lavori gravosi e impegnativi dal punto fisico e mentale, qual è appunto la verniciatura nei cantieri navali. Lo stress dovuto al lavoro può essere definito come un insieme di reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifesta quando le richieste poste dal lavoro non sono commisurate alle capacità, risorse o esigenze del lavoratore. Lo stress connesso al lavoro può influire negativamente sulle condizioni di 154 salute e provocare persino infortuni sul lavoro. Il perdurare delle condizioni di stress, ancora prima di arrivare a vere e proprie patologie, può portare a modificazioni psichiche e/o organiche, per lo più reversibili, che possono compromettere lo stato di benessere psicofisico del soggetto. Stress intensi, ripetuti o prolungati nel tempo, trasformando una risposta fisiologica, normale e transitoria, in una di significato patologico, possono determinare vere e proprie malattie. 6. LA SCELTA DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE La scelta dei mezzi di protezione costituisce un momento molto importante dell'azione di prevenzione in un’ attività lavorativa caratterizzata da rischi difficilmente controllabili. Questa breve sezione vuol soprattutto contribuire a sviluppare capacità operative per la scelta e la gestione dei dispositivi di protezione individuale (Dpi) da parte del personale preposto. 6.1 SCEGLIERE I DPI Una volta che la decisione di ricorrere ad un DPI è stata presa, si dovranno stabilire: il livello di protezione necessario; l’appropriatezza del dispositivo rispetto alla situazione lavorativa considerata, anche tenendo presenti le necessità di custodia/manutenzione. Nell'analisi che porta all'impiego di un DPI devono essere poste in valutazione le difficoltà, le limitazioni, l'impegno fisico che i diversi tipi di Dpi comportano e, a fronte, il beneficio in termini di salute, prevenzione degli infortuni, riduzione del rischio di malattia che l'utilizzo del dispositivo stesso consente; è il giusto bilanciamento di questi fattori che rende appropriate le scelte. Vale sempre la pena di fare delle scelte “supportate”, avendo discusso i problemi della protezione personale con medici del lavoro, tecnici della sicurezza, rappresentanti delle società di vendita e distribuzione di questi prodotti, rappresentanti dei lavoratori . La tollerabilità, la facilità d’uso, la comodità, sono elementi importanti; anche la flessibilità nelle scelte può tornare utile: per esempio può essere considerata la possibilità di utilizzare dispositivi di protezione acustica di tipo diverso (cuffie insonorizzanti, inserti auricolari ), oppure calzature di sicurezza di 155 modello diverso. Tutti questi dispositivi comunque garantiscono il livello di protezione richiesto dalla situazione di rischio su cui si deve intervenire. Bisogna tenere presente che i Dpi sono spesso percepiti come qualcosa di ingombrante e fastidioso, che “fa sentire meno liberi“; possono trovare in particolare l’opposizione di chi si è abituato a lavorare “facendone senza” e non vuol cambiare. Ecco perché maggiore il coinvolgimento attivo degli operatori interessati, maggiori le possibilità di successo. 6.2 UN PROGRAMMA DI ATTUAZIONE I mezzi di protezione devono essere introdotti gradualmente; anche per dispositivi semplici, si deve dare tempo, ancorché esso non possa che essere breve ( per le necessità di rispetto delle norme sulla protezione personale durante il lavoro) di “assuefarsi al DPI”. Dopo il tempo stabilito perché il programma sia a regime, l’utilizzo del Dpi diventerà un requisito necessario per lo svolgimento del lavoro , si dovrà verificare l’ottemperanza e nel caso contestare puntualmente le inadempienze a chi non utilizza o no utilizza correttamente i DPI previsti. Nessun programma è tuttavia completo senza un’adeguata formazione per gli utilizzatori e la predisposizione di periodici”refreshment”. Si spiegherà agli utilizzatori perché si debbono impiegare DPI, come indossarli, come curarne la manutenzione /custodia; il training può essere fatto su base individuale oppure con riunioni di gruppo, deve essere disposto sia per gli utilizzatori ordinari che per chi dovrà usare Dpi solo in condizioni di emergenza . Una volta che il programma è avviato, c’è anche bisogno del coinvolgimento del management, del personale addetto alla sicurezza, del personale medico, dei responsabili del personale, per sostenerne l’attuazione. Anche il programma per i DPI deve avere un Audit; la cosa migliore è generalmente un monitoraggio su base annuale, anche per vedere come vanno le cose dal punto di vista dell’avanzamento nell’accettazione della protezione personale; senza monitoraggio non si è in grado di dire se e quando sia il caso di cambiare; anche in questo caso nessuna scelta è da considerare definitiva e vanno tenute presenti necessità di adattamento a casi individuali (ad es. per ipersensibilità, allergie ecc.) 156 GESTIONE DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE ( da Lavoro Sicuro Unindustria Treviso, edizione 2006). ESEMPIO ELENCO DPI IN CONSEGNA PRESSO IL REPARTO tipologia/caratteristiche Guanti in cuoio e/o pelle x rischio meccanico Guanti in Sol – Vex x protezione dall’acqua Guanti in neoprene x protezione da agenti chimici Elmetto x protezione da oggetti caduti dall’alto Calzature con puntale in acciaio x protezione da schiacciamento, da scivolamento e antistatica Occhiali con lenti in policarbonato x protezione dalla proiezione di materiali Facciali filtranti x protezione da polveri specifiche tecniche mansione svolta Cambio o sostituizone del DPI EN 397 EN 345, EN 346, EN 347 EN 166 EN 149 Inserti auricolari ad espansione x protezione dell’udito EN 352 Cuffie antirumore x protezione dell’udito EN 352 Tute in cotone x protezione da polvere Tute in cotone ignifugo x protezione da polvere e scintille Approvato dal Datore di lavoro il _____________ firma ________________________ 157 7. MISURE DI SICUREZZA ANTINCENDIO In questo capitolo vengono definite le principali misure di prevenzione e protezione incendi che possono essere adottate, all’esito della valutazione dei rischi incendio ed esplosione, in un deposito ove vengono stoccale le vernici e quelle che possono essere adottate durante le fasi di lavorazione finalizzate alla verniciatura, riguardanti, in modo particolare, la cantieristica navale. 7.1 POSSIBILI CAUSE DI INCENDI Tra le cause e pericoli di incendio più comuni che possono essere riscontrati in un cantiere navale, possiamo elencare i seguenti: deposito o manipolazione non idonea di sostanze infiammabili o combustibili; accumulo di rifiuti, carta o altro materiale combustibile che può essere facilmente incendiato (accidentalmente o deliberatamente); negligenza nell'uso di fiamme libere e di apparecchi generatori di calore; inadeguata pulizia delle aree di lavoro e scarsa manutenzione delle apparecchiature; impianti elettrici o utilizzatori difettosi, sovraccaricati e non adeguatamente protetti; riparazioni o modifiche di impianti elettrici effettuate da persone non qualificate; apparecchiature elettriche lasciate sotto tensione anche quando inutilizzate; utilizzo non corretto di impianti di riscaldamento portatili; ostruire la ventilazione di apparecchi di riscaldamento, macchinari ed apparecchiature elettriche; fumare in aree ove è proibito; negligenze di appaltatori o di addetti alla manutenzione. Le sorgenti di accensione di incendi e/o esplosione possono essere: Sorgenti di accensione comuni (uso di fiamme libere, fumo, saldatura, taglio con flex, ecc.). Possono essere escluse con misure di tipo organizzativo/gestionale (art. 1.2, All. XVTer/A, D.Lgs. 233/03). In cantieri più complessi, riguardanti più ditte, si possono adottare permessi di lavoro al fine di evitare la contemporaneità di lavorazioni incompatibili tra loro. 158 Sorgenti di accensione connesse al processo produttivo (cariche elettrostatiche, superfici calde, apparecchi elettrici, ecc.) devono invece essere escluse attraverso considerazioni che possono coinvolgere l’efficacia delle stesse nel produrre l’ignizione. 7.2 DEPOSITI VERNICI E/O DI SOLVENTI MISURE DI PREVENZIONE INCENDI. Rappresentano quelle misure che possono essere adottate al fine di ridurre la probabilità di insorgenza degli incendi. A) Misure di tipo tecnico: 1. Realizzazione di impianti elettrici realizzati a regola d'arte (Legge 46/90, normeCEI). 2. Messa a terra di impianti, strutture e masse metalliche, al fine di evitare la formazione di cariche elettrostatiche. 3. Realizzazione di impianti di protezione contro le scariche atmosferiche, se valutato necessario, conformemente alle regole dell’arte. 4. Ventilazione permanente degli ambienti (almeno 1/30 della superficie a pavimento). 5. Adozione di dispositivi di sicurezza (es. pulsante di sgancio elettrico). 6. Adozione di attrezzature ed impianti ATEX contro il rischio esplosione. 7. Attrezzi antiscintilla. 8. Adozione di bacini di contenimento contro gli spanti. 9. Segnaletica di Sicurezza, riferita in particolare ai rischi presenti nell’ambiente di lavoro. B) Misure di tipo organizzativo-gestionale: 1. Analisi delle cause di incendio più comuni. 2. Informazione antincendi. 3. Formazione antincendi. 4. Controlli degli ambienti di lavoro e delle attrezzature. 5. Manutenzione ordinaria e straordinaria. 6. Divieto di fumare. 7. Divieto di utilizzare fiamme libere. 8. Divieto di effettuare manipolazione di prodotto. 159 MISURE DI PROTEZIONE INCENDI La protezione antincendio consiste nell’insieme delle misure finalizzate alla riduzione dei danni conseguenti al verificarsi di un incendio, agendo quindi come sulla Magnitudo dell’evento incendio. A) La protezione passiva L’insieme delle misure di protezione che non richiedono l’azione di un uomo o l’azionamento di un impianto sono quelle che hanno come obiettivo la limitazione degli effetti dell’incendio nello spazio e nel tempo. Questi obiettivi possono essere perseguiti attraverso: 1Barriere antincendio: -isolamento del deposito; -distanze di protezione, di sicurezza esterne ed interne; -muro tagliafuoco REI 120 nel caso di deposito adiacente ad altro edificio. 2Strutture aventi caratteristiche di resistenza al fuoco commisurate al carico d’incendio. 3Materiali classificati per la reazione al fuoco: utilizzare materiali incombustibili. 4Sistemi di ventilazione permanente. 5Sistema di vie d’uscita: accesso e via di uscita direttamente dall’esterno con porta incombustibile e sistema di chiusura automatica. 6. Segnaletica di Sicurezza finalizzata, in modo particolare, alla individuazione delle vie di esodo e dei dispositivi di sicurezza antincendio. B) La protezione attiva L’insieme delle misure di protezione che richiedono l’azione di un uomo o l’azionamento di un impianto sono quelle finalizzate alla precoce rilevazione dell’incendio, alla segnalazione e all’azione di spegnimento dello stesso. Possono essere adottate una o più tra le seguenti misure in funzione del livello di rischio individutato nell’analisi dei rischi: Estintori: a polvere, a schiuma, a CO2 o ad altro gas inerte (obbligatori); rete idrica antincendi; impianto di rivelazione automatica d’incendio: di fumo o calore; impianto di spegnimento automatico: a polvere, a CO2 o a schiuma; dispositivi di segnalazione e d’allarme; evacuatori di fumo e calore; illuminazione di emergenza (obbligatoria). 160 7.3 FASI DI LAVORAZIONE Le misure di sicurezza antincendio durante le fasi di lavorazioni sono dipendenti dal tipo di lavorazione, ma anche dalle condizioni al contorno (es. luogo in cui queste operazioni vengono effettuate, numero di persone coinvolte, contemporaneità o meno con altre tipo di lavorazioni). Di seguito verranno, pertanto, definite solo le misure di sicurezza antincendi generali da adottarsi durante la fase di verniciatura, soprattutto per quanto riguarda quella a spruzzo in ambiente al chiuso, che rappresenta la condizione oggettivamente più sfavorevole riscontrabile. A queste andranno associate ed integrate quelle specifiche al lay-out distributivo ed al tipo di attività in cui le lavorazioni di verniciatura vengono effettuate. MISURE DI PREVENZIONE DEGLI INCENDI A) Misure di tipo tecnico: -Realizzazione di impianti elettrici realizzati a regola d'arte (Legge 46/90, norme CEI). -Messa a terra di impianti, strutture e masse metalliche, al fine di evitare la formazione di cariche elettrostatiche. -Realizzazione di impianti di protezione contro le scariche atmosferiche conformemente alle regole dell’arte. -Ventilazione degli ambienti -Adozione di dispositivi di sicurezza (es. pulsante di sgancio elettrico). -Adozione di attrezzature ed impianti ATEX contro il rischio esplosione. -Attrezzi antiscintilla. -Segnaletica di Sicurezza, riferita in particolare ai rischi presenti nell’ambiente di lavoro. B) Misure di tipo organizzativo-gestionale: -Analisi delle cause di incendio più comuni. -Informazione antincendi. -Formazione antincendi. -Controlli degli ambienti di lavoro e delle attrezzature. -Manutenzione ordinaria e straordinaria. -Divieti (di fumare, di occludere le aperture di ventilazione, di utilizzare fiamme libere o di effettuare contemporaneamente operazioni tipo saldatura). 161 MISURE DI PROTEZIONE INCENDI A) La protezione passiva Sistemi di ventilazione. Sistema di vie d’uscita: accesso e via di uscita direttamente dall’esterno con porta incombustibile e sistema di chiusura automatica. Segnaletica di Sicurezza finalizzata, in modo particolare, alla individuazione delle vie di esodo e dei dispositivi di sicurezza antincendio. B) La protezione attiva Estintore: a polvere, a schiuma,a CO2 o ad altro gas inerte. Illuminazione di emergenza. 7.4 ADEMPIMENTI AMMINISTRATIVI CONNESSI CON LA PREVENZIONE INCENDI Il Certificato Prevenzione Incendi costituisce condizione per l'esercizio delle attività di cui al DM 16/02/1982. Il suo rilascio rappresenta uno dei presupposti dell'autorizzazione comunale di abitabilità ed usabilità delle costruzioni, in quanto è espressamente stabilito che l'adozione di tale atto è subordinata all'accertamento, tra l'altro, del rispetto delle norme antincendio. Il C.P.I. attesta che i locali e le attività sottoposte a controllo sono conformi alle norme vigenti in materia ed alle prescrizioni dettate dall'autorità competente in sede di esame dei progetti . Le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi elencate nel D.M. 16/02/1982 devono avere una approvazione preventiva da parte dei Comandi Provinciali dei Vigili del fuoco e, a lavori ultimati, deve essere richiesto il sopralluogo finalizzato al rilascio del certificato di prevenzione incendi e, prima della sua scadenza, il rinnovo. Occorre comunque precisare che dopo il rilascio del certificato di prevenzione incendi il responsabile dell'attività è tenuto ad osservare ed a far osservare le limitazioni, i divieti e le condizioni di esercizio indicate nel certificato stesso, nonché a curare il mantenimento dell'efficienza dei sistemi, dei dispositivi e delle attrezzature espressamente finalizzati alla prevenzione incendi. Il DPR 37 del 12 gennaio 1998 ha modificato le procedure di prevenzione incendi che, fino alla sua emanazione, venivano regolate dal DPR 577 del 29 luglio del 1982, per l’ottenimento del Certificato di Prevenzione Incendi per le 97 attività soggette al controllo dei Vigili del Fuoco, di cui all’allegato al DM 16/02/1982. Si riporta, di seguito, un elenco non esaustivo, di attività per cui potrebbe essere 162 necessario attivare il procedimento finalizzato all’ottenimento del CPI connesse con l’attività di verniciatura in un cantiere navale. N° 15 Depositi di liquidi infiammabili e/o combustibili per uso industriale, agricolo, artigianale e privato oltre 0,5 mc. N° 20 Depositi e/o rivendite di vernici,inchiostri e lacche infiammabili e/o combustibili con quantitativi superiori a 500 Kg. N° 21 Officine o laboratori per la verniciatura con vernici infiammabili e/o combustibili con oltre 5 addetti. N° 69 Cantieri navali con oltre cinque addetti. A prescindere dal certificato di Prevenzione Incendi, il datore di lavoro è tenuto,comunque, ad elaborare un documento sulla valutazione del rischio incendio ai sensi dell’art. 4 del D.Lgs. 626/94, in cui sono indicate le misure di prevenzione e protezione incendi adottate al fine della riduzione del rischio. Il datore di lavoro dovrà redigere, inoltre, un allegato al Documento della valutazione dei rischi specifico sulla protezione contro le esplosioni nel quale si specifica: che i rischi di esplosione sono stati individuati e valutati; che saranno prese misure adeguate per raggiungere gli obiettivi di prevenzione e protezione contro il rischio di esplosione; quali sono i luoghi che sono stati classificati nelle zone di cui all'allegato XV-bis (in conformità a quanto previsto dalle norme CEI 31-30 e 31-52); quali sono i luoghi in cui si applicano le prescrizioni minime di cui all'allegato XV-ter (distinguendo tra attrezzature di lavoro nuove oppure già in uso); che i luoghi e le attrezzature di lavoro, compresi i dispositivi di allarme, sono concepiti, impiegati e mantenuti in efficienza tenendo nel debito conto la sicurezza; che sono stati adottati gli accorgimenti per l'impiego sicuro delle attrezzature di lavoro in conformità al titolo III del D.Lgs. 626/94. Il punto 2.4 dell’Allegato XV-ter/A, D.Lgs. 233/03 afferma, infine, che gli impianti, le attrezzature, sistemi di protezione e tutti i loro dispositivi di collegamento sono posti in servizio soltanto se dal documento sulla protezione contro le esplosioni risulta che possono essere utilizzati senza rischio in un'atmosfera esplosiva. 163 8. GLI ASPETTI GESTIONALI DI SICUREZZA ANTINCENDIO 8.1 LA SQUADRA DI ADDETTI ANTINCENDIO Deve essere predisposto un servizio antincendio, effettuato da un numero di persone adeguato all'attività, la cui presenza deve essere assicurata durante le ore di attività. Il numero e l'addestramento del personale addetto a tale servizio dovrà essere tale da consentire l'efficace effettuazione dei seguenti compiti: a) essere in grado di effettuare operazioni di primo intervento in caso di incendio,utilizzando in modo appropriato le attrezzature antincendio disponibili (estintori,naspi, idranti, ecc.); b) essere in grado di intervenire con conoscenza e competenza, in caso di necessità ed ai fini della sicurezza, sugli impianti tecnologici presenti (impianti elettrici, gruppi elettrogeni, impianti gas, impianti di ventilazione e/o condizionamento, impianti di aspirazione, impianti ascensori, impianti termotecnici, impianti di processo, macchinari ed attrezzature per le lavorazioni,ecc.) c) guidare l'esodo di emergenza delle persone presenti, qualora questo fosse necessario, evitando l'insorgere di situazioni di panico; d) svolgere costantemente compiti di prevenzione interna, allo scopo di ridurre laprobabilità che possa insorgere un incendio e/o per limitarne le conseguenze,con particolare attenzione a: 1. controllare la continua fruibilità delle vie e delle uscite di emergenza, verificando che tutti i passaggi previsti come tali in caso di emergenza siano tenuti permanentemente sgombri da materiali e/o attrezzature che possano ostacolare il normale deflusso delle persone; 2. vigilare sul continuo rispetto, nei luoghi prestabiliti, di eventuali divieti di: fumare, usare fiamme libere, deposito e/o manipolazione di materiali infiammabili, accumulo di rifiuti e/o scarti combustibili; 3. vigilare sul continuo rispetto di limitazioni, divieti e condizioni di esercizio, imposti nell'attività per motivi di sicurezza; 4. vigilare affinché eventuali lavorazioni e/o manipolazioni pericolose, con particolare attenzione a lavori di ristrutturazione e/o manutenzione, siano sempre preventivamente autorizzate, ed avvengano con l'adozione di idonee misure di sicurezza; 164 5. mantenere in perfetta efficienza i sistemi, i dispositivi e le attrezzature espressamente finalizzati alla sicurezza antincendi, controllando in particolare che i presidi antincendio esistenti e la segnaletica di sicurezza non siano rimossi, occultati, resi inaccessibili, o comunque resi inefficienti, e che le porte di compartimentazione resistenti al fuoco installate mantengano nel tempo la loro funzionalità. Tutti i lavoratori esposti a particolari rischi di incendio correlati al posto di lavoro, devono ricevere una specifica formazione antincendio. Il datore di lavoro, sulla base anche delle schede di sicurezza dei prodotti utilizzati, è tenuto ad effettuare informazione e formazione sui rischi e sui comportamenti da adottare. Tutti i lavoratori che svolgono incarichi relativi alla prevenzione incendi, lotta antincendio o gestione delle emergenze, devono ricevere una specifica formazione antincendio in funzione del livello di rischio individuato (basso, medio o elevato) nel documento di valutazione dei rischi. I contenuti dei corsi riferiti al livello di rischio individuabile all’interno di una attività sono definiti dall’allegato IX al DM 10/03/98, mentre il tipo di attestato che deve essere conseguito è definito dagli allegati IX e X dello stesso decreto. 8.1 IL PIANO DI EMERGENZA 1. A seguito della valutazione del rischio di incendio, deve essere predisposto e tenuto aggiornato un piano di emergenza per il luogo di lavoro, da porre in atto in occasione delle situazioni di emergenza ragionevolmente prevedibili, che deve contenere tra l'altro nei dettagli: a) le azioni che i lavoratori devono mettere in atto in caso di incendio; b) le procedure per l'evacuazione dal luogo di lavoro che devono essere attuate dai lavoratori e dalle altre persone presenti; c) le disposizioni per chiedere l'intervento dei vigili del fuoco e per informarli al loro arrivo; 2. i fattori da tenere presenti nella predisposizione del piano di emergenza sono: a) le caratteristiche dei luoghi, con particolare riferimento alle "vie di esodo"; b) i sistemi di allarme; 165 c) il numero di persone presenti e la loro ubicazione; d) lavoratori esposti a rischi particolari; e) numero di incaricati al controllo dell'attuazione del piano e all'assistenza nell'evacuazione; f) livello di addestramento fornito al personale; 3. il piano di emergenza deve essere basato su chiare istruzioni scritte, e deve includere: a) i doveri del personale di servizio, chiaramente identificato, incaricato a svolgere specifiche mansioni con riferimento alla sicurezza antincendio (telefonisti, custodi, capi reparto, addetti alla manutenzione, personale di sorveglianza, ecc.); b) i doveri del personale, chiaramente identificato, incaricato di sovraintendere e controllare l'attuazione delle procedure previste, e/o con incarico di particolari responsabilità in caso di incendio; c) i provvedimenti per assicurare che tutto il personale sia informato ed addestrato sulle procedure da attuare; d) le specifiche misure da porre in atto nei confronti dei lavoratori esposti a rischi particolari; e) specifiche misure per le aree ad elevato rischio di incendio; 4. il piano di emergenza deve definire caso per caso, in relazione alle caratteristiche dell'insediamento ed alle situazioni di emergenza ipotizzate, le modalità di attuazione delle seguenti procedure: a) siano avvisate immediatamente le persone in pericolo, e sia eseguito tempestivamente, per quanto possibile, lo sfollamento dei locali secondo un piano prestabilito, e con l'ausilio del personale addetto; b) sia richiesto immediatamente l'intervento di soccorso ai Vigili del Fuoco (tel. 115) secondo procedure sintetiche e predeterminate, tali da fornire comunque in modo completo tutte le informazioni relative all'emergenza in atto, e quelle utili alla efficace organizzazione dei soccorsi; c) il personale addetto dia avvio, secondo predeterminate sequenze, ai provvedimenti del caso, quali (a titolo esemplificativo): 166 -interruzione dell'energia elettrica e verifica dell'intervento degli impianti di emergenza; -arresto di impianti e/o installazioni ritenuti pericolosi nell'emergenza in atto; -azionamento di sistemi di evacuazione dei fumi e dei mezzi di spegnimento; -chiusura delle saracinesche di adduzione di fluidi combustibili a bruciatori e/o ad aree a rischio; -utilizzo degli impianti e delle attrezzature di protezione antincendio disponibili; d) un incaricato sia pronto ad accogliere i soccorritori, fornendo al loro arrivo e durante l'intervento tutte le informazioni necessarie per il migliore espletamento delle operazioni di soccorso (es.: vie di accesso all'area ed ai locali interessati; risorse idriche disponibili nell'area o nelle immediate vicinanze; presenza ed ubicazione di persone in pericolo; esistenza di depositi, sostanze, impianti o apparecchiature pericolose; situazioni particolari; ecc.); 5. Le azioni previste dal piano di emergenza, con particolare riferimento alle procedure di evacuazione, devono essere provate periodicamente, almeno una volta l'anno, mediante l'effettuazione di una esercitazione pratica antincendio che preveda almeno le seguenti procedure: a) l'esercitazione deve essere una simulazione condotta con modalità più realistiche possibile; b) il personale incaricato di specifiche mansioni deve attuare le procedure previste dal piano; c) dove vi sono vie di esodo alternative, l'esercitazione deve basarsi sul presupposto che una di esse non possa essere utilizzata a causa di un incendio; d) l'esercitazione relativa alla evacuazione delle persone ha inizio dal momento in cui viene fatto scattare l'allarme e si conclude una volta raggiunto il punto di raccolta e fatto l'appello dei partecipanti 6. il piano di emergenza deve includere anche una planimetria completa ed aggiornata dell'attività, nella quale siano riportate: a) le caratteristiche planivolumetriche del luogo di lavoro (distribuzione e destinazione dei vari ambienti, vie di esodo); b) attrezzature ed impianti di spegnimento (tipo, numero ed ubicazione);c) ubicazione degli allarmi e della centrale di controllo;d) ubicazione dell'interruttore generale dell'alimentazione elettrica, valvole di 167 intercettazione delle adduzioni idriche, di gas e fluidi combustibili;e) ubicazione e consistenza, nell'attività e/o in aree limitrofe, di:-risorse idriche alternative;-depositi, sostanze, impianti o apparecchiature pericolose;-situazioni di particolare interesse. Bibliografia -Alessio L, Apostoli P, Crippa M. Multiple exposure to solvents and metals. Occupational Hjgiene 1994,1:127-151 -Ispesl-Profili di rischio nel comparto: cantieri navali -Agenzia Europea per la Sicurezza e salute sul lavoro-Analisi dei rischi: cantieristica navale 168 2.B.2.a 2°Capitolo –MonfalconeBuone Pratiche nelle lavorazioni di VERNICIATURA Indice pag. 169 Buona Pratica N. 1 pag. 170 Buona Pratica N. 2 pag. 172 Buona Pratica N. 3 pag. 174 Buona Pratica N. 4 pag. 176 169 BUONA PRATICA N. 1 REALIZZAZIONE DELLA FASCIA DI RISPETTO Problematica I “blocchi”, prima di essere trasferiti alle attività di preallestimento e montaggio, vengono avviati al ciclo di pitturazione. Tale attività può essere svolta nelle aree coperte attrezzate (“capannette” di verniciatura –sabbiatura), ovvero nel caso esistano impedimenti di natura tecnica o dimensionale, sui piazzali dello stabilimento. In questa fase viene realizzato il trattamento superficiale del manufatto che consiste nelle operazioni di pitturazione attraverso l’applicazione di prodotti antivegetativi, vernici epossidiche e vernici poliuretaniche e sintetiche. Successivamente i “blocchi” vengono avviati alle officine di preallestimento e montaggio. Nella prima viene eseguita l’unione dei blocchi al fine di costruire le sezioni o unità d’imbarco, mentre nella seconda si esegue l’assemblaggio delle sezioni attraverso operazioni di carpenteria, saldatura e molatura. Soluzione Al fine di evitare l’esposizione degli addetti alle operazioni di carpenteria, saldatura e molatura alle emanazioni di vapori che si verrebbero a creare durante le fasi di assemblaggio di “blocchi” o sezioni precedentemente verniciati, viene realizzata, in corrispondenza di ciascuna delle due parti di manufatto da unire, una fascia di rispetto. Tale fascia è costituita da un tratto del manufatto, delle dimensioni pari a circa 30 cm, sul quale non viene applicato il Foto n.1 Particolare di una fascia di rispetto in corrispondenza delle carena della nave. prodotto verniciante. Ciò consente, oltre a garantire la buona qualità della saldatura e ad evitare fenomeni di innesco di incendio, di evitare lo sprigionamento dei vapori di solvente durante le operazioni di assemblaggio. In alcune situazioni può capitare che, dopo aver completato il ciclo di pitturazione, si renda necessario da Foto n.2 Fascia di rispetto realizzata lungo i fianchi della nave. 170 parte degli addetti alla fase di preallestimento e montaggio, ampliare la fascia di rispetto. Tale operazione, che viene eseguita a richiesta unicamente dalla ditta che ha eseguito la pitturazione, consiste nella rimozione, mediante l’applicazione di solventi, del tratto di vernice in eccesso. 171 BUONA PRATICA N. 2 LA GESTIONE CORRETTA DELLA VERNICIATURA A SPRUZZO A BORDO NAVE Problematica Le operazioni di pitturazione a bordo nave consistono nell’applicazione, prevalentemente mediante verniciatura a spruzzo, di prodotti vernicianti sulle superfici interne o esterne della nave. La verniciatura a spruzzo viene effettuata con impianti cosiddetti “Airless” costituiti da una pompa, normalmente azionata ad aria, che comprime la vernice ad una pressione molto elevata, da una manichetta di collegamento e da una pistola spruzzatrice dotata di ugello, dal quale esce il prodotto nebulizzato. Considerate le estensioni delle superfici da pitturare, si rende necessaria la compresenza di un certo numero di pompe, manichette e pistole in corrispondenza di ciascun ponte della nave da sottoporre al trattamento. Tale situazione rappresenta una fonte di rischio non solo per agli addetti alle operazioni di pitturazione ma anche per tutti i lavoratori presenti in quella zona. Soluzione Per ridurre i rischi dovuti alla presenza contemporanea di attrezzature a pressione a bordo nave, dove peraltro sussiste un rischio di innesco di incendio, vengono realizzate delle postazioni metalliche a terra, sotto bordo, costituite da container appositamente dedicati, dotati di pavimentazione in grigliato e di sottostanti vasche di raccolta, all’interno dei quali vengono sistemate le pompe dell’impianto “Airless”. Le pompe, inserite all’interno dei vasi di latta o dei fusti, miscelano i prodotti da applicare prima di inviarli alla pistola spruzzatrice. Dalle pompe si dipartono le manichette di alimentazione delle pistole, le quali risalgono o discendono verticalmente lungo i ponti della nave fino a raggiungere quello interessato dall’applicazione della vernice. In questo modo a bordo nave sono presenti unicamente le manichette e le Foto n.3 Immagine di una postazione metallica e di una pompa “Aurless”poste sotto bordo. pistole spruzzatici. 172 I container talora vengono installati in corrispondenza dell’ultimo ponte della nave, in modo tale da consentire alle manichette di raggiungere anche quei ponti che non è possibile raggiungere da terra. In questo caso i container vengono dotati di un sistema di rilevazione antincendio automatico. Foto n.4 Immagine del container ubicato sull’ultimo ponte della nave. Foto n.5 Particolare del sistema antincendio e delle lampade antideflagranti poste all’interno del container . 173 BUONA PRATICA N. 3 DIVERSIFICAZIONE DEI SISTEMI DI ESTRAZIONE DELL’ARIA DEDICATI ALLE ATTIVITA’ DI PITTURAZIONE Problematica Le operazioni di pitturazione che si svolgono durante il periodo di stazionamento della nave in bacino e che vengono successivamente completate nella fase di banchina, prevedono l’applicazione dei prodotti vernicianti in corrispondenza dei locali nave preallestiti o costituiti dalla sole strutture di scafo, fino ad interessare i locali macchina, i locali ausiliari e le aree accomodation (aree pubbliche e cabine). In alcuni di questi locali, in particolare i doppi fondi e i locali casse, non è presente una ventilazione naturale a causa dell’assenza di aperture comunicanti con l’esterno, vengono predisposti pertanto dei sistemi meccanici per il ricambio dell’aria. Tali sistemi sono costituiti da una serie di tubazioni corrugate che immettono ed estraggono l’aria. L’attività di pitturazione attraverso la tecnica a spruzzo, favorisce la rapida dispersione nell’aria dei vapori di solvente che possono formare una miscela infiammabile, nei locali in cui non vi sia un ricambio d’aria sufficiente e continuo. In questo caso è di fondamentale importanza l’installazione preventiva di un impianto di aspirazione dei vapori, destinato unicamente a tale scopo, dimensionato in modo tale da riuscire ad estrarre tutti i vapori che possano generare la formazione di miscele esplosive. Nella realizzazione di questo impianto, considerato che i vapori dei solventi dei prodotti vernicianti sono più pesanti dell’aria, viene garantita l’aspirazione a partire dalle parti più basse dell’ambiente. In caso di ambienti vasti o in quelli che presentano una conformazione complessa vengono installate più bocche di presa dell’aria in posizione tale da scongiurare la presenza di “punti morti” in corrispondenza dei quali si possa creare l’accumulo dei vapori infiammabili. Le attività di pitturazione che si debbano realizzare nei locali in cui non è presente una ventilazione naturale, comportano pertanto sia la predisposizione di un sistema meccanico per il ricambio generale dell’aria dell’ambiente sia l’adozione di un sistema specifico di aspirazione dei vapori dei solventi. In questi casi, capita talora che, i lavoratori addetti ad attività diverse da quelle di pitturazione, sopraggiunta la necessità di dotarsi di un sistema di aspirazione localizzata (per es. dei fumi di saldatura) da allacciare al sistema 174 di aspirazione generale, non distinguendo quale delle tubazioni sia destinata a tale scopo, modifichino la tubazione predisposta per l’aspirazione dei vapori dei solventi, alterando la quantità dell’aria aspirata. Soluzione Per consentire la rapida identificazione del sistema predisposto per l’aspirazione dei vapori dei solventi ed evitare possibili modifiche della strutturazione dell’impianto, viene eseguita la pitturazione , mediante colorazione gialla, delle tubazioni del sistema, sulle quali inoltre, viene apposto il simbolo identificativo della direttiva ATEX. Foto n.6 Immagine del sistema predisposto per l’aspirazione dei vapori dei solventi (in giallo) e del sistema di immissione dell’aria (in verde) 175 BUONA PRATICA N. 4 SEGREGAZIONE DELLE LAVORAZIONI NOCIVE Problematica Le operazioni di verniciatura comportano la rapida dispersione nell’aria dei vapori di solvente, i quali possono venire inalati dai lavoratori presenti nelle zone in cui gli stessi si diffondono. Detta problematica può interessare sia coloro che effettuano le operazioni di verniciatura, sia i lavoratori che si trovino a dover operare, o solamente a transitare, nelle zone immediatamente confinanti. Soluzione Al fine di evitare l’esposizione dei lavoratori ai vapori di solvente derivanti dalle operazioni di verniciatura, vengono forniti agli operatori addetti dispositivi di protezione, sia di tipo collettivo che individuale. Per quanto riguarda invece la tutela dei lavoratori che si trovano ad operare in prossimità delle zone oggetto di intervento, viene abbracciato il principio della segregazione delle lavorazioni nocive. Partendo da questo presupposto, ove possibile, le operazioni di verniciatura vengono realizzate nelle fasi di preallestimento dove è più semplice la gestione e l’installazione dei sistemi di protezione. Tale provvedimento però, non è attuabile per le operazioni di pitturazione esterna dei ponti della nave. In questo caso viene appositamente realizzato un sistema di confinamento della zona potenzialmente pericolosa. In particolare si procede, dapprima, all’apposizione di teli in polietilene in corrispondenza del ponte o del tratto di ponte in cui viene effettuata la verniciatura, che in questo modo viene completamente isolato rispetto all’ambiente esterno e successivamente, all’interdizione dei ponti, o dei tratti di ponte, immediatamente inferiore a quello superiore interessato e dalla lavorazione. In questo modo viene scongiurata la possibile diffusione dei vapori nelle zone circostanti Foto n.1 Esempio di teloni in fase di allestimento. alla lavorazione, i quali rimangono intrappolati all’interno della zona confinata, inoltre, viene impedito, in 176 via precauzionale, il transito di lavoratori nelle zone che potrebbero essere interessate dalla fuoriuscita dai vapori dalla zona confinata. 177 2.B.3. III° Capitolo –Ancona- COSTRUZIONE DI DUE CHIMICHIERE IN ACCIAIO INOX DUPLEX presso lo stabilimento Fincantieri di Ancona Indice pag. 178 Introduzione pag. 179 Descrizione generale delle navi, dei materiali e dei luoghi di lavoro pag. 180 Le azioni svolte da Fincantieri pag. 189 Le azioni svolte dal servizio psal, Informazione,assistenza,controllo pag. 201 e vigilanza Azioni svolte dal Medico Competente di Fincantieri pag. 218 Azioni svolte da Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza pag. 221 (RR.LL.S),Rappresentanze Sindacali Unitarie(RSU),Rappresentanze Sindacali Aziendali (RSA),Sindacato autonomo SALFA Buone Pratiche pag. 224 178 2.B.3.a INTRODUZIONE Scopo principale di questo capitolo è quello di recuperare l’esperienza maturata nella costruzione di due chimichiere prodotte presso lo stabilimento Fincantieri di Ancona negli anni 1999/2000. L’esperienza vissuta è un ottimo esempio di partecipazione, di tutte le parti interessate,alla costruzione di una metodologia validata e condivisa per assicurare misure preventive nelle lavorazioni oggetto della ricerca. Da tale percorso sono scaturite una serie di procedure specifiche per la costruzione delle chimichiere, ma contenenti indicazioni valide per altre operazioni che si svolgono nella cantieristica navale ed in particolare per operazioni di “saldatura”. Le azioni fondamentali compiute dai soggetti partecipanti (azienda con i suoi consulenti,sistema prevenzionistico, organo di controllo, maestranze e loro rappresentanti) sono parte di un cammino complesso e possono essere riassunte come di seguito: 1. approfondimento della valutazione del rischio nel processo di saldatura su acciai speciali nel corso della costruzione delle due chimichiere 2. valutazione dell’esposizione effettiva dei lavoratori a cromo e nickel 3. applicazione di misure di protezione individuali e collettive 4. definizione dei criteri e metodi per l’elaborazione dei risultati 5. definizione del rischio a valle delle misure adottate 179 2.B.3.b. DESCRIZIONE GENERALE delle navi, dei materiali e dei luoghi di lavoro 1. PRESENTAZIONE DELLA NAVE DA COSTRUIRE Nel 1999 Fincantieri di Ancona ha iniziato la costruzione di due navi chimichiere a seguito dell’aggiudicazione della commessa. Le cisterne e le tubazioni delle imbarcazioni sono state costruite con lamiere in acciaio inox, acciaio speciale (cromo-nickel) con elevato contenuto di cromo in quanto adibite al trasporto di prodotti chimici liquidi di categoria IMO I e IMO II e prodotti petroliferi con punto di infiammabilità inferiore a 60°. In acciaio inox sono state costruiti anche il pozzetto di aspirazione e la pompa immersa oleodinamica contenuti in ciascuna cisterna e tutte le condotte utilizzate per il carico / scarico del prodotto. Le chimichiere sono state identificate con i numeri 6053 e 6054 ed avevano le seguenti caratteristiche: ←propulsione diesel elettrica ←lunghezza fuori tutto 168 metri ←larghezza massima 26,5 metri ←altezza di costruzione 13,5 metri ←portata lorda 25000 tonnellate ←immersione 10 metri Le navi erano dotate di un solo ponte continuo, alloggi a poppa, zona di carico delimitata da doppio fianco a fasciame di 1750 mm e composta da 27 cisterne. Riassumendo gli impianti principali delle chimichiere 6053 e 6054 possiamo elencare: ←l’impianto di carico costituito da cisterne provviste di pozzetto d’aspirazione, pompa immersa a movimentazione oleodinamica, il tutto in acciaio inox; traverse sul ponte di coperta per la segregazione del carico; meccanismo di controllo a distanza per 180 operazioni di carico e scarico; collegamenti delle tubazioni controllate tramite raggi X per la massima sicurezza; collettori con pendenza verso le cisterne onde evitare residui di carico all’interno delle tubazioni. ←l’impianto di olio diatermico atto a contenere materiale da riscaldare a mezzo caldaie e da inviare ai servizi nave. L’impianto comprendeva attrezzature per il riscaldamento del carico,il generatore di vapore,i riscaldatori per il lavaggio cisterne; il riscaldamento delle serpentine casse nafta. ←l’impianto generatore di azoto adibito alla inertizzazione delle cisterne e costituito da due compressori e linee di tubazioni in coperta. 2. CARATTERISTICHE TECNICHE E DI LAVORAZIONE DELL’ACCIAIO INOX In questo elaborato verranno prese in considerazione le operazioni di saldatura nella costruzione delle cisterne e tubazioni in acciaio inox che sono state effettuate nelle officine di prefabbricazione di terra, nelle officine di allestimento e nella nave su scalo o bacino. Nel caso specifico le operazioni di “prefabbricazione” a terra sono state eseguite dai lavoratori Fincantieri, mentre le attività di “montaggio e saldatura” in bacino sono state appaltate a ditte esterne. Le condizioni ambientali (attività svolta all’aperto, in ambienti confinati, in spazi angusti), le modalità operative (tipo di saldatura), i tempi d’esposizione, la densità di rischio, i mezzi di protezione collettiva ed individuale sono elementi che hanno influenzato notevolmente la determinazione del rischio nelle operazioni di saldatura. Le modalità operative e quindi i diversi tipi di saldatura hanno influenzato le condizioni di rischio a seconda che la saldatura sia stata eseguita ←in piano ←in verticale (ascendente e discendente) ←in orizzontale ←sopratesta 181 Tali posizionamenti hanno influenzato la distanza che la collocazione del volto dell’operatore aveva rispetto alla sorgente, il rapporto con il cono di sviluppo dei fumi e con l’impegno fisico e visivo del saldatore. Materiali usati La materia prima usata nella costruzione delle cisterne e delle tubazioni e, quindi, di nostro specifico interesse, è stata l’acciaio inox duplex caratterizzato dalla contemporanea presenza di due costituenti: ferrite e austenite. Questa particolare composizione permette a questi acciai di aumentare la loro resistenza alla corrosione anche interstiziale e alla vaiolatura.. L’acciaio inox duplex utilizzato aveva la seguente composizione:carbonio(0.03%),silicio (1.0%),manganese (2.0%), fosforo (0.03%),zolfo (0.02%),cromo (21-23%),nichel (4,5-6,5%),molibdeno (2,5-3,5%),N (0,14-0,20%). I prodotti di consumo adatti alla saldatura quali materiali d’apporto avevano le seguenti caratteristiche: ←elettrodo rivestito costituito da cromo (22.5%), nichel (9.5%), molibdeno (3.0%), N (0.14%) ←filo animato contenente cromo (22.5%), nichel (9.5%), molibdeno (3.2%), N (0.15%) ←filo arco sommerso contenente cromo (22.5%), nichel (9.0%), molibdeno (3.0%), N (0.16%) Per mantenere integri e fruibili questi materiali è stata posta particolare attenzione al loro stoccaggio e alla loro movimentazione evitando qualsiasi operazione che provocasse accumulo di umidità. Infine, l’ultimo elemento da tenere presente è costituito dal gas o materiale inerte utilizzato come protezione del bagno. 182 Processi di saldatura e taglio-modalità di lavorazione-particolarità e accorgimenti Durante la costruzione delle due chimichiere sono stati utilizzati diversi processi di saldatura: a) Saldatura ad arco manuale con elettrodi rivestiti (Manual Metal Arc) b) Saldatura a filo continuo sotto flusso di gas inerti (Metal Inert Gas) c) Saldatura a filo continuo sotto flusso di gas ossidanti (Metal Active Gas) d) Saldatura ad arco sommerso e) Saldatura con elettrodo al tungsteno sotto flusso di gas inerti (Tungsten Inert Gas) f) Taglio al plasma Il “plasma” (gas fortemente ionizzato) è stato utilizzato solo per operazioni di “taglio” e non per la saldatura. Il “taglio al plasma” è servito a tagliare e rettificare l’acciaio dei “blocchi”( intesi come un insieme di lamiere) prima della saldatura. Le operazioni di puntatura del duplex sono state effettuate con il materiale d’apporto più pratico costituito dall’elettrodo. Prima di iniziare la saldatura del duplex si è resa indispensabile una pulizia accurata dei lembi in quanto sporcizia, olio, vernice, sbavature di molatura, umidità e condensa possono causare difetti di saldatura,fusioni incomplete e porosità. Tale pulizia è stata effettuata con comuni solventi e diluenti. Particolare attenzione è stata posta nel non superare l’apporto termico per mantenere un buon bilanciamento fra ferrite e austenite evitando pericoli di “cricche”. Nella saldatura con elettrodi rivestiti è stata posta particolare attenzione ad una serie di accorgimenti per evitare fenomeni di porosità e ossidazione ( mantenere secco il rivestimento, mantenere l’“arco corto”cioè minor distanza fra elettrodo e pezzo,asportazione continua di qualsiasi scoria e macchia di calore tramite molatura anche con abrasivo fine). 183 Uno specifico accorgimento è stato approntato relativamente alla distribuzione della massa elettrica: all’assetto per la saldatura in ferro già esistente è stata sovrapposta una struttura di appoggio-materiali in acciaio al cromo per evitare il contatto fra le parti ferrose e lo stesso materiale al cromo. Tutte le attrezzature utilizzate sono state in materiale inox o compatibile e appositamente “dedicate”all’acciaio inox . Nella saldatura MAG il gas, oltre a svolgere la protezione del bagno di fusione, svolge anche una funzione attiva, contribuendo ad aumentare l’apporto termico in saldatura. Allo scopo si utilizza, di solito, una miscela di gas, ad esempio una miscela binaria di argon ed una certa percentuale di anidride carbonica. Nelle lavorazioni specifiche, oggetto del presente lavoro, è stata utilizzata, per un periodo, la saldatura MAG con le caratteristiche sopra riportate. Successivamente la metodica è stata modificata utilizzando solo anidride carbonica (in sostituzione della miscela di gas) e filo animato contenente granulato con funzione di protezione del bagno e di stabilizzazione dell’arco. Nella saldatura MAG e TIG è stata posta particolare attenzione alle correnti d’aria per evitare la perdita della protezione gassosa, all’ asportazione accurata delle bruciature, agli spruzzi e alle macchie di calore eliminate tramite molatura e sono state messe in atto tutte le precauzioni per impedire la contaminazione della superficie da parte del ferro. Nella saldatura ad arco sommerso sono stati accuratamente evitati accumuli di grassi e vernici . Nella saldatura del duplex la caratteristica dominante è il forte effetto termico sulla struttura del giunto saldato.Avvengono importanti trasformazioni sia nella saldatura che nel metallo base che influenzano notevolmente proprietà quali la duttilità e la resistenza alla corrosione. Tutte le operazioni a caldo devono essere accuratamente progettate per ottenere il giusto bilanciamento fra materiali d’apporto e cicli termici di saldatura. 184 Sono stati attuati tutti gli accorgimenti raccomandati quali la protezione da contaminazioni e da danneggiamenti meccanici; la cura e la protezione nel maneggiamento; l’attenzione nell’evitare lo scivolamento delle lamiere l’una sull’altra per evitare graffi e incisioni minimizzando i potenziali difetti o danni Sono stati utilizzati attrezzi in acciaio inox per evitare depositi di ruggine dovuti al contatto con l’acciaio al carbonio. Lo stesso è stato fatto per le catene e i cavi e ganci utilizzati per il sollevamento. Attenzione e cura particolari sono state poste nel prendere precauzioni nel montaggio dei ponteggi utilizzando tavole di legno in appoggio, per evitare incisioni sulle lamiere. Per proteggere la base delle cisterne sono stati costruiti appositi pannelli in legno per evitare il contatto con qualsiasi oggetto. La protezione del cielo doppio fondo ha richiesto interventi continui di pulizia e di posizionamento di pannellature solidali fra loro. Sono state evitate saldature non strutturali, protette le superfici delle lamiere vicino alle saldature. E’ stato necessario dedicare molto tempo al posizionamento delle lamiere, alla protezione tramite ricopertura della parte inferiore delle cisterne e dei doppi fondi, alla pulizia delle cinghie di sollevamento, al rivestimento delle catene con tubi di plastica, alla ricopertura delle forche. Particolari accorgimenti sono stati presi durante le operazioni di molatura, indispensabili per rimuovere porosità ed altri difetti di saldatura quali spruzzi e bruciature, impronte di ruggine e particelle di acciaio al carbonio. E’ stato indispensabile usare un utensile corretto (dischi abrasivi o mole a nastro), non utilizzare lo stesso disco per il carbonio e per l’inox, non bruciare l’acciaio, proteggere l’area di molatura dall’area circostante. La finitura finale della cisterna è avvenuta in cinque fasi: pulizia meccanica,ispezione intermedia e aggiustamenti,lavaggio e grassaggio, decapaggio con acidi, ispezione finale. 185 3.LAY-OUT L’acciaio inox necessita di particolari attenzioni sia per la movimentazione che per la lavorazione e lo stoccaggio. La sua lavorazione ha quindi richiesto un coinvolgimento informativo/formativo di tutte le maestranze interessate sin dalle prime fasi di stoccaggio e movimentazione delle lamiere: tutti gli operatori, in qualsiasi fase di lavorazione, sono stati responsabilizzati ad una corretta operatività per minimizzare interventi di riparazione e finitura in modo da ridurre al minimo indispensabile gli interventi di ripristino. L’arrivo delle lamiere, piane o corrugate, in cantiere è avvenuto tramite vagoni ferroviari. Le lamiere sono state, quindi, stoccate al coperto ed in area protetta da contaminazione di polvere di ferro , separatamente, evitando danneggiamenti meccanici. Lo stoccaggio all’aperto è stato effettuato proteggendo le lamiere con teloni ed in ogni caso lontano da lavori con acciaio al carbonio, lontano da aree in cui avvenivano operazioni di molatura,verniciatura o taglio al plasma. Il posizionamento delle lamiere ha previsto l’uso di supporti costituiti da traverse di legno poste al di sotto e tra le lamiere stesse. Le stesse precauzioni sono state prese per evitare danni ai tubi. Particolare attenzione è stata posta per evitare contatti accidentali con olio o grassi. La movimentazione delle lamiere e dei tubi è stata effettuata sempre con grande cura per evitare graffi e rigature, sono stati evitati spinte e traini senza sollevamento; particolare cura è stata posta nella protezione dei bordi delle lamiere e dei tubi per evitare piegamenti e ammaccature. Ambienti di lavoro Gli ambienti di lavoro sono stati oggetto di una accurata pulizia preliminare. Fincantieri, in accordo con le maestranze e con il Servizio Psal, ha colto l’occasione per “sanare”con interventi di manutenzione, risanamento e ristrutturazione i locali più degradati. L’ambiente in cui si sono svolti i lavori ha assunto particolare importanza nella determinazione delle condizioni di rischio ed è stata una “variabile condizionante” per 186 le modalità operative, i tempi d’esposizione, la densità del rischio. Le attività di “prefabbricazione” a terra sono state eseguite da lavoratori della Fincantieri, mentre le attività di montaggio e saldatura dello scafo in bacino sono state appaltate a ditte esterne. I reparti Fincantieri di Ancona presso cui sono state effettuate le lavorazioni di “prefabbricazione” a terra vengono riportati di seguito: area linea pannelli,area blocchi piani, area V° marcia, area blocchi curvi,area ex fonderia, area piazzale. Segue una breve descrizione delle tipologie di lavori svolti in ciascuna area/zona. AREA LINEA PANNELLI In questa area sono stati montati i pannelli piani delle paratie longitudinali e dei ponti di coperta. AREA BLOCCHI PIANI In questa zona sono stati montati i blocchi piani del cielo doppio fondo, delle paratie longitudinali e trasversali di poppa e di prora dei ponti coperta. Attraverso i carrelli appositi i blocchi piani sono stati posizionati sulla stazione sopraelevata e trasferiti con mezzo mobile in area quinta marcia e in area blocchi curvi AREA V° MARCIA In quest’area sono state realizzate le 16 sezioni di montaggio. AREA BLOCCHI CURVI In quest’area è stato effettuato il montaggio del pannello e del relativo blocco curvo del cielo doppio fondo su selle convenzionali rivestite, blocco delle paratie longitudinali spigolati e blocco del ponte coperta spigolati su selle convenzionali rivestite; ribaltamento dei blocchi delle paratie longitudinali del fasciame esterno con ripresa dei giunti del pannello inox duplex e montaggio/saldatura della eventuale paratia corrugata laterale. 187 AREA EX FONDERIA Lo stabile denominato ex-fonderia è risultato essere funzionalmente suddiviso in due zone: una di stoccaggio e movimentazione lamiere inox, l’altra di lavorazione su lamiere piane. Nel fabbricato sono stati stoccati i pacchi contenenti lamiere inox piane o corrugate;sono stati lavorati i pannelli con spigolo; sono stati montati il pannello ed il blocco del locale pompe, i pannelli del cielo doppio fondo spigolati, i pannelli della paratia longitudinale spigolata e i pannelli del ponte di coperta spigolato. I pannelli sono stati saldati completi di ripresa del secondo lato della stessa area, delle paratie corrugate laterali e trasversali per la composizione e la saldatura del primo lato. AREA PIAZZALE NUOVO E’ antistante all’ex fonderia; in esso sono state stoccate e composte le 44 paratie corrugate 188 2.B.3.c. LE AZIONI SVOLTE DA FINCANTIERI 1. Indagine preliminare Nel mese di marzo 1999 Fincantieri ha provveduto ad eseguire prove di taglio e saldatura di lamiere in acciaio inox duplex per l’individuazione del miglior elettrodo da utilizzare. Le prove hanno riguardato le seguenti lavorazioni: ←Saldatura con elettrodi da 4 mm.,forniti da due differenti ditte, per la scelta dell’elettrodo più idoneo ←Saldatura con filo continuo ←Taglio delle lamiere in acciaio inox Sono state indagate preliminarmente anche alcune operazioni di “molatura” utilizzate per eliminare i difetti (disallineamenti/livellamenti) prodotti dalla saldatura. All’effettuazione delle prove ha presenziato il Servizio Psal. I risultati delle prove sono raccolti nella relazione stilata nell’aprile del 1999 a firma del consulente di Fincantieri.Tali risultati hanno rilevato che a parità di peso le polveri totali emesse dall’uso dell’elettrodo di una ditta erano quasi il doppio di quelle emesse dall’elettrodo della ditta concorrente . Differenze sostanziali si evidenziavano anche “alla bocca del saldatore” sia per i valori delle polveri che per gli ossidi d’azoto ed i fluoruri. Dall’analisi della composizione delle polveri è risultato che la quasi totalità degli elementi considerati erano nettamente inferiori in un caso rispetto all’altro. Ciò valeva anche per le misure effettuate alla “bocca del saldatore” e sia per l’elettrodo che per il filo continuo. La composizione degli elettrodi forniti, in prova, dalle due ditte era molto simile. Nella saldatura a filo continuo sono stati rilevati, per alcuni elementi, valori più alti rispetto alla saldatura con elettrodo. 189 Sulla base dei risultati dell’indagine preliminare, attraverso la quale è stato valutato l’ impatto ambientale e personale, sono stati scelti i materiali da utilizzare. Di seguito è stato redatto da Fincantieri, tramite propri consulenti, il “programma per il controllo dell’esposizione a rischi chimici e fisici nell’ambiente di lavoro” contenente l’identificazione, attraverso le schede di sicurezza dei prodotti, dei rischi chimici e fisici e una prima valutazione dei rischi nella fase di avvio del cantiere. Il documento comprende anche il programma per l’effettuazione di una serie di “misure preliminari” aventi lo scopo di accertare l’effettiva presenza dei fattori di rischio e la loro entità. E’ stata quindi eseguita una suddivisione ipotetica del personale (carpentieri e saldatori) operante nei vari reparti di taglio e assemblaggio dei pezzi in acciaio inox da considerare “esposto” a rischio cancerogeno. E’ stato specificato, inoltre, che nel totale degli addetti (125 carpentieri; 99 saldatori) da considerare esposti dovevano essere ricompresi anche i sette capo reparto, i quali, pur non effettuando direttamente le lavorazioni, avevano la loro postazione lavorativa (uffici) all’interno dei reparti con presa del sistema di ventilazione dai reparti stessi. La captazione degli inquinanti gassosi e particellari è stata prevista su ciascuna postazione lavorativa in modo da convogliare gli stessi all’esterno del luogo di lavoro previa depurazione con filtri idonei; sono stati previsti DPI soggetti a controllo periodico per verificarne l’efficienza. A seguito di tali indagini è stato valutato il “rischio residuo”, reso noto agli operatori nel corso degli specifici momenti informativi e formativi. Dal mese di marzo al mese di luglio 1999 Fincantieri ha provveduto a svolgere attività di addestramento e certificazione per il personale addetto alle operazioni di saldatura. Tale attività è stata considerata da Fincantieri preliminare per la messa a punto delle tecnologie e propedeutica per una successiva valutazione specifica. Nello stesso periodo Fincantieri ha elaborato un opuscolo informativo/formativo sugli aspetti 190 tecnici e di sicurezza delle commesse 6053 e 6054 contenente specifiche relative ai materiali, alle tecnologie, alle misure d’igiene e di prevenzione. 2. Monitoraggio ambientale Il monitoraggio ambientale è stato effettuato da una società di consulenza ambientale incaricata da Fincantieri. Di seguito vengono riportati i risultati delle varie indagini così come tratti dalla documentazione consultata, senza, quindi, commenti particolari né comparazioni. Non abbiamo ritenuto corretto effettuare deduzioni nel merito senza conoscere dettagliatamente il contesto e le condizioni specifiche di ogni singola situazione monitorata. Nella prima metà del mese di luglio 1999 sono stati eseguiti una prima serie di campionamenti degli inquinanti aereodispersi nell’area ex Fonderia durante le operazioni di montaggio,saldatura e prove di taglio per la costruzione delle due unità navali. Le conclusioni dell’indagine, pur evidenziando la presenza di “concentrazioni di inquinanti aereodispersi tali da non costituire rischio effettivo per gli operatori addetti al montaggio, saldatura e taglio dell’acciaio inox”, contenevano anche indicazioni in merito alla necessità di effettuare ulteriori campionamenti ed analisi a scopo cautelativo e nelle diverse condizioni di lavoro. Due valori (cromo totale e polvere totale) risultano più elevati di tutti gli altri, seppur nei limiti, e sono relativi ai prelievi effettuati nella “zona taglio al plasma”. Tali campionamenti sono stati aggiornati, con ulteriori prelievi centro ambiente e personali, nella seconda metà dello stesso mese di luglio 1999. Dalla relazione, così aggiornata, per il centro ambiente, sono stati rilevati valori comparabili alla media della prima metà del mese fatta eccezione per alcuni metalli per i quali sono risultati valori superiori (ferro,manganese,nichel,rame). Una misurazione a parte risulta essere stata effettuata durante la saldatura con arco sommerso -sotto lamiera con valori tutti superiori alla media degli altri campionamenti. I valori dei campionamenti personali hanno completato la ricerca di tutti gli inquinanti evidenziando valori abbastanza elevati per i metalli in genere, valori elevati nell’operatore che eseguiva il “taglio al plasma”. 191 Nei mesi di agosto-settembre 1999 sono stati ripetuti i campionamenti, sia centro-ambiente che sull’operatore, i quali hanno evidenziato un aumento, rispetto al luglio ’99,delle concentrazioni medie degli inquinanti in relazione ad operazioni di taglio,saldatura e montaggio di lamiere in acciaio inox. Tale aumento era probabilmente imputabile all’inizio di alcune operazioni in spazi chiusi. Le rilevazioni sono state effettuata nell’area pannelli, blocchi piani, blocchi curvi. I risultati dei campionamenti centro ambiente hanno rilevato i valori più elevati per le“polveri totali”durante il montaggio della linea pannelli mentre la “frazione respirabile” ha evidenziato il valore maggiore durante la saldatura dei blocchi curvi nella quale è stato evidenziato anche il più alto valore di cromo esavalente . Lo stesso è stato riscontrato per il ferro. I campionamenti personali hanno evidenziato la maggiore polverosità totale ed i valori più elevati di cromo totale e esavalente durante le operazioni di saldatura blocchi curvi mentre il valore più elevato della “frazione respirabile” è stato rilevato durante le operazioni di saldatura blocchi piani. In più postazioni lavorative sono stati rilevati alti valori di ferro e nella saldatura blocchi piani e curvi anche di manganese, molibdeno, nichel. Il rame ha avuto rilevanza nella saldatura linea pannelli e blocchi piani, nel montaggio e saldatura blocchi curvi. Alcuni dei singoli valori assoluti riferiti ai campionamenti, oltre ad essere più elevati rispetto ad altri sono risultati anche al di sopra dei limiti ACGIH (es.:frazione respirabile, ferro). Le indicazioni sono state, quindi,di continuare il monitoraggio a fronte di singoli casi(saldatura blocchi curvi) di registrazione di un valore superiore al limite ACGIH sia nei campioni centro ambiente sia nei campionamenti personali (saldatura blocchi piani). In quest’ultimo caso anche le concentrazioni medie sono risultate più elevate rispetto ai valori centro ambiente. Tali suggerimenti sono derivati anche dall’esigenza di disporre di un pool di dati statisticamente più numeroso e quindi più significativo per avere un valore medio. Sono stati determinati anche i metalli, dando indicazioni di alcune ricerche specifiche (piombo,cromo,ferro,manganese,molibdeno,nichel,rame). Nello stesso periodo sono stati analizzati alcuni materiali quali mascherina antipolvere,tuta da lavoro,filtri di aspirazione,polveri di pulizia pezzi e scorie di saldatura con lo scopo di 192 misurare i parametri di classificazione ai sensi del D.Lgs.22/97. Oltre alle lavorazioni in ambiente esterno sono state monitorate anche le lavorazioni “a bordo” della nave in costruzione, cioè quelle che avvenivano in ambienti confinati e ristretti; tali indagini sono state effettuate da Fincantieri in funzione della presenza di personale proprio anche se non addetto alle dirette operazioni su acciaio inox . Nel marzo del 2000 i consulenti Fincantieri, hanno eseguito una serie di campionamenti ambientali e personali per la quantificazione degli inquinanti nelle operazioni “a bordo” ed in modo particolare nei punti denominati “doppio fondo”e “interno cisterna”. In questa fase l’ambiente di lavoro ha presentato situazioni peggiori rispetto alle fasi precedenti che si erano svolte all’aperto. Le risultanze dei campionamenti centro ambiente hanno indicato una rilevante polverosità totale, aumento dei valori di cromo totale, ferro, manganese, molibdeno, nichel e rame. Le concentrazioni di polveri totali sono state più elevate anche in alcuni campionamenti personali, così come anche alcuni valori di piombo, cromo totale ed esavalente, molibdeno,nichel e rame. Tutti i singoli valori assoluti riferiti a tali campionamenti sono risultati al di sotto dei limiti ACGIH. Tale indagine è stata effettuata, per motivi organizzativi, con campionamenti singoli per ciascuna postazione di lavoro ed in presenza di elevata eterogeneità delle operazioni eseguite nel corso delle otto ore lavorate. Pertanto non è stata ritenuta corretta una comparazione con altre indagini. Le lavorazioni “a bordo”sono state eseguite da personale appartenente a ditte in appalto. Per tale motivo il Servizio Psal, in accordo con le maestranze e con l’azienda committente, ha richiesto il coinvolgimento nelle indagini di monitoraggio anche delle aziende appaltanti. Sempre nel marzo 2000 sono stati eseguiti una serie di campionamenti degli inquinanti aereodispersi nell’ambiente di lavoro a cura di consulenti di una delle ditte in appalto. Le conclusioni dell’indagine hanno evidenziato situazioni peggiori rispetto alle fasi di taglio e assemblaggio in “locali aperti”; i risultati ottenuti nella settimana dal 6 al 10 marzo 2000 mostrano concentrazioni ambientali di inquinanti inorganici complessivamente più elevate nelle zone indicate come “doppio fondo”,”intercapedine” e “cassa cisterna”. Indicazioni sono state fornite per tenere sotto controllo l’aspirazione localizzata dei fumi nelle diverse postazioni di lavoro, per dotare i lavoratori di DPI adeguati e per formarli nel merito. E’ stato consigliato anche un monitoraggio di inquinanti“ secondari” (fluoruri, CO, Nox, Ozono, oli minerali) e l’effettuazione di un maggior numero di prelievi ed analisi su 193 ciascuna postazione lavorativa. Nel novembre 2000, durante la costruzione dell’unità 6054 sono stati eseguiti dal consulente Fincantieri, una serie di campionamenti centro-ambiente e due campionamenti personali su saldatori della ditta in appalto. Questi ultimi hanno evidenziato concentrazioni elevate per tutti i parametri analizzati seppur nei limiti ACGIH. 3. Piano di prevenzione a) protocollo di verifica del rischio da saldatura su acciai duplex A fine luglio 2000 Fincantieri, attraverso il proprio consulente, ha elaborato un protocollo di verifica del rischio da saldatura su acciai duplex concordato con: ←Servizio prevenzione e protezione aziendale ←Medico competente ←Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro della ASL 7 di Ancona Tale protocollo conteneva la prima parte in cui erano elencate tutte le azioni compiute, fino a quel momento, dai soggetti partecipanti. Il SPPA ed il consulente avevano predisposto i seguenti documenti : ←Descrizione delle costruzioni 6053-6054 ←Descrizione dei lavori di costruzione con stima dei tempi di saldatura/puntatura nelle diverse aree operative del cantiere disponendo un censimento delle ore lavorate da parte di saldatori e carpentieri dipendenti Fincantieri esposti a rischio ←Scelta delle attrezzature di lavoro e dei materiali impiegati procedendo alla esecuzione di controlli sulla composizione degli elettrodi e/o filo di saldatura, sulla quantità e composizione dei gas e fumi che si sviluppano dal processo ed ancora effettuando controlli d’igiene ambientale nelle diverse aree di cantiere in fase di lavorazione ←Identificazione e programmazione delle misure di prevenzione e protezione, la scelta dei dispositivi di protezione personale, la verifica di una corretta applicazione del piano al fine di migliorare, nel corso dei lavori, i livelli di sicurezza ←Valutazione dei rischi ←Elenco dei dipendenti addetti ai lavori su acciaio inox 194 Il Medico Competente aveva predisposto un “protocollo di accertamenti per gli esposti alla saldatura dell’acciaio duplex”comprendente la tipologia e la periodicità dei controlli sanitari ( visita medica, esami chimicoclinici e di laboratorio, spirometria) ed il monitoraggio biologico per verificare il rispetto degli IBE (indici biologici di esposizione): ←determinazione del cromo nelle urine all’inizio e alla fine del turno di lavoro ( con eventuale verifica sia all’inizio che alla fine settimana); ←Standardizzazione dei valori di cromuria in rapporto alla creatinina urinaria ( per elidere le variazioni dipendenti dal comportamento della diuresi); ←Misura del nichel nelle urine fine turno settimana; ← Piombemia; Gli IBE sono stati effettuati per buona parte dei lavoratori sia prima dell’inizio del lavoro di saldatura che ad intervalli trimestrali. Il Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro della ASL 7 ha effettuato le necessarie verifiche che competono all’organo di vigilanza, ha fornito una serie di indicazioni e suggerimenti per quanto concerne la sorveglianza igienica e sanitaria sia dei luoghi di lavoro che degli operatori ed infine ha individuato l’opportunità, anzi la necessità, di procedere ad una registrazione dei lavoratori ai sensi dell’art.70, Titolo VII del D.Lgs. 626/94, qualora, dagli accertamenti programmati e sulla base delle verifiche fatte negli ambienti di lavoro (controlli di igiene industriale), nonché dal controllo degli IBE dei lavoratori,risultasse una esposizione significativa al cromo (frazione del cromo esavalente o cromo VI) e al nichel, dei lavoratori in oggetto. Il spsal ha inoltre attivato, ai fini dei controlli degli IBE il Laboratorio di Osimo afferente allo stesso servizio e aderente al programma METOS di controllo qualità dell’ISS. La seconda parte, invece, era costituita da un’analisi per verificare la validità delle misure di prevenzione e sicurezza adottate nell’esposizione a fumi di saldatura generati da materiali contenenti cromo e nichel, durante la costruzione di parti di navi (cisterne) in acciaio inox duplex. La validazione del progetto di prevenzione e protezione adottato e l’esame di possibili miglioramenti “in divenire”sono stati considerati una utile base per estendere tale 195 metodologia ad altre unità produttive della Fincantieri, eventualmente coinvolte in analoghi processi di costruzione. Facendo seguito alla condivisione del protocollo sopradescritto, il consulente di Fincantieri ha elaborato una ipotesi di “piano di lavoro”concordata con l’Azienda e con l’organo di controllo e da sottoporre ai RRLLS. b) proposta sui criteri e metodi per l’elaborazione dei risultati L’analisi condotta ha portato ad una proposta sui criteri e metodi per l’elaborazione dei risultati ottenuti che può essere schematizzata come di seguito: 1. Per la valutazione della natura,composizione e concentrazione degli inquinanti ←Schede composizione merceologica acciaio inox duplex (cromo 21-23%, nichel 4.5-6.5 %, Mo 2.5-3.5%,Mn 2.0%) ←schede di sicurezza dei materiali (elettrodi, filo animato,filo ad arco sommerso,flusso) offerti da due ditte produttrici al fine di ottimizzare le scelte a valle dei controlli effettuati dall’Istituto di Chimica Industriale di Padova nell’indagine preliminare; ←risultati delle analisi dei prelievi ambientali effettuati per l’”indagine preliminare”, nel marzo 1999, presso il cantiere di Ancona durante i processi di saldatura, puntatura e taglio su lamiere di acciaio inox. Tali analisi comprendevano una valutazione della quantità e della composizione delle “polveri” prodotte dai singoli processi, con stima diretta o indiretta della frazione di cromo tri-ed esavalente; ←risultati delle indagini di igiene industriale effettuate mediante campionatori “ambientali” e “personali”, successivi all’”indagine preliminare”, con valutazione della concentrazione totale e della composizione delle polveri (polveri totali,metalli totali e metalli solubili) nel corso dei diversi processi di lavorazione. 2. Valutazione dell’esposizione del lavoratore attraverso ←la definizione dei processi che hanno comportato esposizione a gas e fumi di saldatura e della puntatura (brevi tratti di saldatura per fissare i semilavorati) e sull’impegno orario per le 196 diverse categorie professionali; ←valutazione del tempo d’arco che ha rappresentato il 37% del tempo di lavoro per il saldatore e del tempo d’arco e di taglio che sommavano a circa il 13% dell’attività del carpentiere. Il processo di molatura ha dato generalmente origine a polveri grossolane ad alta densità e per la maggior parte non respirabili; ←Valutazione del tempo di esposizione effettiva dei lavoratori, ripartendo i tempi di esposizione nei processi di saldatura/puntatura rispettivamente su acciai comuni e su acciaio inox duplex, che hanno comportato un diverso rischio di esposizione a cromo e nickel; ←Riepilogo nominativo degli addetti alle lavorazioni speciali comprensivo di orario e relativo agli ultimi 12 mesi; ←Analisi delle condizioni ergonomiche dell’operatore; l’uso corretto dei DPI. 3.Analisi predittiva dell’assorbimento/eliminazione di cromo (e nichel) ←definizione della quantità dei fumi inalati per turno di lavoro ipotizzando il caso di un operatore privo di DPI e quello di un operatore che usa DPI solo per il tempo d’arco; ←stima del coefficiente di ritenzione dei fumi di saldatura con granulometria nell’ordine di 0,2 micron per il corpuscolato; ←stima indiretta della quantità di cromo e nichel assorbite in base alla composizione del materiale corpuscolato inalato e trattenuto, cercando di prevedere anche la eliminazione urinaria (previa analisi del turnover di tali composti). 4. Analisi ed interpretazione degli IBE ←determinazione dei parametri statistici (media, deviazione standard e coefficiente di variazione) per tutti i valori ottenuti (cromuria all’inizio e alla fine del turno di lavoro, corretta per grammo di creatinina) e per i diversi set di controlli (prima dell’inizio del lavoro con esposizione e nelle fasi successive); significatività delle differenze tra i valori ottenuti prime e durante/dopo esposizione); ←Determinazione dei parametri statistici elementari per le diverse categorie professionali esaminate ( saldatori, carpentieri,allestitori,capi) e confronto fra i risultati ottenuti (significatività della differenza tra le diverse mansioni). Significatività della differenza prima e durante/dopo esposizione all’interno delle diverse categorie professionali. 197 ←Valutazione dell’incremento della cromuria prima e dopo turno di lavoro nei diversi set di misura sia prima che durante/dopo l’esposizione, sul totale e sui lavoratori divisi per categoria professionale (significatività delle differenze tra categorie); ←Coefficiente di correlazione (ed eventuale funzione di regressione) tra cromuria (inizio e fine turno) ed ore lavorate nelle diverse categorie professionali; ←Comparazione dei risultati ottenuti nelle analisi con gli standard igienici raccomandati dalla letteratura (Biological Treshold Limit Vales). A conclusione delle applicazioni sopra riportate sono stati definiti i presupposti per la verifica dell’efficacia dei metodi di prevenzione e protezione adottati, per la valutazione della esposizione effettiva dei lavoratori a cromo e nichel e per la determinazione del rischio a valle delle misure adottate. c) indagine di igiene industriale nella esposizione a gas e fumi di saldatura Le azioni successive svolte da Fincantieri, tramite il proprio consulente, sono state l’elaborazione di un’”indagine di igiene industriale nella esposizione a gas e fumi di saldatura” corredata da due allegati: il primo “linee guida per valutare l’esposizione a cromo/ nickel nella saldatura su acciai inox” e il secondo “ dati epidemiologici sul rischio di tumore polmonare nei saldatori elettrici”. Tale “indagine”, elaborata all’inizio del mese di novembre 2000, è stata discussa e aggiornata con i contributi dei partecipanti alla riunione plenaria svoltasi alla fine di novembre 2000. Nel primo allegato dal titolo “linee guida per valutare l’esposizione a cromo/nichel nella saldatura su acciai inox”,la discussione ed il conseguente aggiornamento hanno avuto come oggetto la ritenzione del corpuscolato delle polveri di saldatura da parte del polmone: essendo la granulometria molto bassa, la percentuale di ritenzione è stata valutata uguale o inferiore al 50%. Seguendo questa indicazione la quantità di polveri ritenute sono risultate quindi dimezzate. Un altro argomento è stato la definizione della quantità di cromo totale e nichel partendo dai dati di fumi o polveri inalate e ritenute. A tale proposito le “linee guida” proposte hanno 198 indicato valori del 10% di cromo totale e del 5% di nichel su un quantitativo ritenuto pari al 50% dell’inalato. Dalla stima dell’esposizione a cromo totale si è poi passati alla stima dell’esposizione a cromo esavalente assumendo l’effettiva esposizione nell’ordine del 10-30% del cromo totale. L’assorbimento, invece, è stato valutato pari al 70-90% della quota depositata che è risultata corrispondere al 50% circa di quella inalata (come sopra esposto). Le “linee guida” proposte hanno infine indicato le emivite del cromo esavalente nell’organismo umano: lunghissima e pari circa a cinque anni, lunga e pari a 15/30 giorni, breve pari a circa 7 ore. Quest’ultima è stata considerata significativa in relazione all’incremento di eliminazione fine turno di lavoro. Si sono stabiliti i valori di IBE da adottare quali indicatori di dose assorbita indicando il parametro più significativo nella cromuria standardizzata per grammo di creatinina. Per quanto concerne la valutazione dell’esposizione, il criterio scelto è stato quello della definizione della concentrazione dei fumi di saldatura per tempo di attività nell’area a rischio. E’ stata indicata la preferenza per il campionamento personale a fronte dell’ambientale. E’ stata sottolineata la variabilità in funzione del tipo di saldatura,della qualità e quantità dei materiali impiegati,della presenza o meno di impianti di ventilazione e/ o di aspirazione dei fumi e delle condizioni ergonomiche. Il tempo d’esposizione è stato indirettamente valutato in base al numero degli elettrodi consumati per turno di lavoro ed in base al tempo medio di fusione dell’elettrodo. In caso di saldatura a filo continuo si è ricorso alla valutazione per pesata del materiale adoperato, nota la lunghezza del filo adoperato per unità di tempo. Il secondo allegato alla “indagine” ha fornito un elenco di riferimenti epidemiologici sul rischio da tumore polmonare nei saldatori elettrici. La ricerca bibliografica è stata svolta attraverso una revisione critica delle ricerche più recenti. Nell’”indagine” così aggiornata risultano prese in considerazione le seguenti variabili: ao caratteristiche del processo e definizione delle lavorazioni bo ambiente di lavoro nel cantiere navale co natura dei materiali usati e loro scelta ai fini della prevenzione do caratteristiche dei fumi di saldatura, composizione e tossicità eo definizione dei valori limite permissibili adottati 199 fo DPI individuati go Metodi di abbattimento degli inquinanti hoMetodi di monitoraggio ambientale e personale io tempo di esposizione jo condizioni ergonomiche ko prevenzione igienica Nei confronti delle ditte in appalto, Fincantieri ha esercitato azioni di controllo durante le lavorazioni emettendo, in alcuni casi, verbali di contestazione. Ha inoltre effettuato incontri e riunioni informative. 200 2.B.3.d. LE AZIONI SVOLTE DAL SERVIZIO PSAL Informazione,assistenza,controllo e vigilanza 1. Fincantieri Il Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (SPSAL) della ASL 7 di Ancona ha effettuato le verifiche che competono all’organo di controllo, operando attraverso atti di vigilanza (prescrizioni e disposizioni) e fornendo una serie di indicazioni e suggerimenti (informazione e assistenza) per quanto concerne la sorveglianza igienica e sanitaria, sia dei luoghi di lavoro che dei lavoratori. Nel merito del piano di lavoro sopra esposto, redatto dal consulente Fincantieri, il Servizio PSAL, pur condividendo pienamente l’obiettivo della ricerca ha inviato alcune note di approfondimento sui contenuti, che sono state tradotte in integrazioni del piano di lavoro stesso. Gli argomenti trattati sono stati i seguenti: ←procedure ed ai contenuti della formazione ←procedure di igiene del lavoro collettive e individuali ←modifiche impiantistiche e strutturali ←modalità di gestione del coordinamento adottate con le aziende operanti in appalto (ed eventualmente i criteri di selezione delle stesse) Tali elementi sono stati ritenuti indispensabili per la stima del livello di rischio che è stato considerato conseguenza anche delle azioni che potevano avvenire in condizioni di igiene del lavoro precarie. Il Servizio PSAL, inoltre, ha sostenuto con determinazione l’importanza di una piena applicazione degli articoli 3 ( Misure generali di tutela) e 7 (Contratto d’appalto o contratto d’opera)del D.Lgs. 626/94. Al fine di avere una migliore stima del rischio nella costruzione delle due navi, è stata data indicazione di allargare lo studio di approfondimento anche alle ditte operanti in appalto che “a bordo” hanno eseguito i lavori nelle condizioni più difficili (es.: molatura, taglio al plasma),in ambienti di ridotta cubatura e con limitato ricambio d’aria. Particolare attenzione è stata posta nelle azioni di coordinamento di Fincantieri nei confronti delle ditte in appalto; anche a queste ultime è stato effettuato, in molti casi, il monitoraggio ambientale e biologico del cromo e,in alcuni casi, anche del nichel. Il SPSAL ha evidenziato nella maggior parte delle fasi, l’importanza della 201 “proceduralizzazione” e della “formalizzazione”dei vari passaggi, dei compiti e delle azioni, utili anche per giungere ad una discussione e condivisione finale tra tutti i soggetti concorrenti alla prevenzione aziendale. A tale proposito è stato più volte sollecitato il coinvolgimento dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza nella valutazione dell’esposizione dei lavoratori e la condivisione con tali soggetti di un “protocollo di verifica” sia per necessità d’impianto generale che per validazione dei dati relativi all’impegno orario. Ha inoltre sottolineato l’importanza di un approfondimento e di un confronto con dati di letteratura “ufficiale” o “grigia” relativi ad analoghe attività su acciai speciali ed in particolare per le operazioni di “molatura” svolte a bordo in condizioni di ambiente confinato e con ricambio d’aria ridotto e per le operazioni di “taglio al plasma”che, come emerso dalla valutazione dell’”indagine preliminare” svolta da Fincantieri, avevano prodotto un consistente inquinamento aereo. E’ stata individuata, infine,la necessità di procedere alla registrazione dei lavoratori addetti alla saldatura e alla carpenteria su acciai speciali ai sensi dell’art.70, titolo VII del D.Lgs.626/94; ciò sulla base degli accertamenti svolti (monitoraggi), delle verifiche effettuate e dei dati derivanti dalla valutazione del problema anche su scala più ampia di quella dei lavoratori dipendenti della Fincantieri di Ancona. Tale decisione è stata supportata dalla ricerca e dalla consultazione di atti e riferimenti bibliografici. Il Registro degli Esposti è stato istituito da Fincantieri per i propri dipendenti con mansioni di saldatore e carpentiere e per le seguenti lavorazioni: • saldatura semiautomatica e attività varie per i saldatori • appuntaggio ,taglio o molatura e altre attività per i carpentieri Lo stesso registro è costituito dalle seguenti notizie: ←Descrizione delle mansioni e tempi di lavorazione ←Schede personali degli esposti ←Schede tecniche dei prodotti utilizzati ←Copia delle indagini ambientali e personali svolte ←Indagine università di Padova sulle prove effettuate nel marzo 1999 ←Programma per il controllo dell’esposizione a rischi chimici e fisici nell’ambiente di lavoro 202 Su richiesta dell’azienda, la ASL ha svolto le determinazioni del cromo urinario e del piombo ematico presso il laboratorio di tossicologia di Osimo,afferente al Spsal, aderente al programma di controllo di qualità dei dati dell’I.S.S.,denominato METOS. Alcuni documenti sono stati acquisiti dal SPSAL durante i sopralluoghi e durante gli incontri, altri sono stati oggetto di richiesta specifica ed hanno riguardato: ←il documento di valutazione dei rischi previsto all’art.63 del D.Lgs. 626/94, ←l’ identificazione degli esposti, ←mansioni dei carpentieri e dei saldatori ←la richiesta di integrazioni e fornitura di indicazioni in merito al monitoraggio biologico, ←l’attivazione del registro degli esposti, ←l’elenco delle ditte in appalto, ←l’individuazione in planimetria delle aree operative, ←i dispositivi di protezione individuale, ←appalto ditta pulizia e ditte già selezionate ←le procedure di pulizia e delle fasi di grassaggio e decapaggio, ←caratteristiche degli impianti di aspirazione e dei filtri ←le caratteristiche dei sistemi di depurazione a servizio degli impianti di aspirazione, ←l’elenco delle attrezzature e degli utensili, ←il programma dei lavori ed il calendario previsto per il loro avanzamento ←le operazioni di sabbiatura. ←richieste di informazioni in merito alle lavorazioni effettuate dal 17/03/99 all’8/7/99, alle aree in cui si sarebbero svolti ed ai nominativi dei dipendenti che li avrebbero effettuati. Numerosi sono stati i sopralluoghi effettuati dal personale tecnico del Servizio, sia programmati che su richiesta dei lavoratori e/o delle loro rappresentanze. Tali interventi hanno richiesto l’emissione di verbali prescrittivi o dispositivi ad ottemperanza immediata (es.:sostituzione filtri dell’impianto aspirante) ma più spesso a scadenza temporalmente definita su argomenti quali ←box-strutture di servizio, ←segnaletica, ←vie ed uscite d’emergenza, ←informazione dei lavoratori, organigramma e sistema deleghe aziendali, ←risultati del controllo sanitario e del monitoraggio biologico negli addetti alla manutenzione 203 e all’assistenza, ←stima del monte ore medio settimanale di ore lavorate dai manutentori in ambienti in cui sono contemporaneamente svolte operazioni su acciaio inox e dei criteri seguiti nel determinare tale stima. . ←determinazione del cromo urinario inizio fine turno in almeno un terzo del personale addetto alla manutenzione assistenza e qualità per avere una stima rappresentativa della eventuale esposizione di tale gruppo omogeneo di lavoratori. Controlli di routine sono stati effettuati durante le operazioni svolte “sul piazzale” e “a bordo” e sulle modalità di campionamento ambientale e personale delle ditte in appalto. In altre occasioni il SPSAL è intervenuto su richiesta dei RR.LL.S per verificare situazioni ritenute pericolose e che non avevano trovato soluzione all’interno dell’azienda. Costante è stata la partecipazione di tecnici e dirigenti del Servizio PSAL a riunioni e assemblee ufficialmente indette, ma anche la disponibilità in caso di richieste informali avanzate da parte delle maestranze. Su sollecitazione della redazione di un periodico locale è stata data informativa alla stampa tramite un’intervista al Responsabile del Servizio Psal a cura URP aziendale (settembre 2000). Determinante è stato l’intervento del Servizio PSAL nello stabilire le operazioni di pulizia preliminari all’impianto del cantiere. Tale bonifica ha riguardato tutte le aree dello stabilimento interessate alla costruzione delle due unità navali. Il Servizio Psal ha provveduto al controllo delle aree e delle strutture in cui si svolgevano i lavori al fine di ottimizzare l’ambiente di lavoro e le misure preventive e protettive che garantissero il proseguo delle lavorazioni nelle migliori condizioni igieniche possibili. 204 2. Appalti E’ stata effettuata una verifica approfondita anche delle ditte in appalto e per alcune di queste è stato previsto l’ inserimento nel programma di vigilanza congiunta che annualmente veniva stabilito in collaborazione con la Direzione Provinciale del Lavoro, con la guardia di finanza ,con l’INAIL e con l’INPS, finalizzata all’emersione del lavoro irregolare. Il Servizio PSAL, nel ritenere fondamentale estendere il “protocollo d’ indagine” alle ditte in appalto ha richiesto l’ organizzazione di riunioni informative con i soggetti della prevenzione quali Responsabili del Servizio Prevenzione e Protezione e RR.LL.S delle aziende ed ha preso contatti direttamente con i loro medici competenti. Per una migliore stima del rischio nella costruzione delle due chimichiere, si è ritenuto necessario allargare lo studio anche a quelle ditte in appalto che, a bordo, eseguivano lavori nelle condizioni più difficili. In collaborazione con Fincantieri sono stati svolti controlli e verifiche sulle modalità operative dei lavoratori delle ditte esecutrici. Alle ditte in appalto selezionate è stato applicato il protocollo di monitoraggio biologico previsto, comprendente la determinazione del cromo urinario. Per raccogliere informazioni sull’effettuazione del monitoraggio biologico e sui dati relativi ai lavoratori delle ditte in appalto è stato fornito dal SPSAL, un fac simile di scheda da compilare in cui erano indicate le seguenti notizie da fornire: ←Elenco nominativo del personale sottoposto a monitoraggio biologico ←Tempo stimato di lavoro svolto ←Risultati del monitoraggio biologico ←Metodo analitico e tipo di controllo di qualità utilizzati dal laboratorio di riferimento Dall’elenco delle ditte in appalto fornito da Fincantieri , sono state individuate 4-5 aziende di specifico interesse, in quanto direttamente coinvolte nelle operazioni di molatura,saldatura e carpenteria. Delle altre aziende, una parte non avevano effettuato le operazioni oggetto dello studio, altre avevano effettuato un monitoraggio ambientale e personale ritenendo sufficiente il confronto con i dati forniti da Fincantieri e l’utilizzo dei dispositivi di protezione collettiva ed individuale. 205 Il SPSAL ha provveduto a gestire direttamente le notizie relative ai lavoratori di alcune ditte in appalto che lavoravano alla costruzione delle chimichiere . Dopo avere convocato i lavoratori delle ditte esecutrici, si è provveduto alla somministrazione di questionari comprendenti notizie riferite agli ultimi tre anni lavorativi, all’anamnesi lavorativa ed alle mansioni (molatore,saldatore,carpentiere) attuali e precedenti, al tipo di lavoro svolto, al tipo di nave e al materiale usato, alla presenza, all’uso e alla manutenzione di dispositivi di protezione collettiva ed individuali, alla formazione. Ci sono stati scambi di informazioni, fra SPSAL e ditte in appalto, relativi all’elenco nominativo del personale dipendente, al tempo stimato di lavoro, ai risultati del monitoraggio biologico ed ambientale. Anche per le ditte in appalto selezionate i cui dati lo richiedevano, è stata disposta la registrazione dei lavoratori addetti alla saldatura e simili su acciai speciali ai sensi dell’art.70, titolo VII del D.Lgs.626/94 e l’istituzione del registro degli esposti. Dall’esperienza sopra riportata può essere dedotta una “guida” per il coinvolgimento e controllo delle ditte in appalto che può essere così schematizzata: ←identificazione delle ditte interessate ←informazione e coinvolgimento figure della prevenzione (RRLLS,RSPP) ←definizione delle mansioni oggetto dello studio ←contatti con il medico competente ←schema per la rilevazione di notizie confrontabili con i dati del committente ←contatti diretti con i lavoratori per assunzione notizie utili (questionario) ←attivazione del “registro esposti” se ritenuto necessario 3. Monitoraggio biologico Nel periodo giugno’99-novembre 2000, contemporaneamente al monitoraggio ambientale i cui risultati sono stati precedentemente riportati, è stato eseguito il monitoraggio biologico degli operatori Fincantieri e di una delle Ditte in appalto operanti all’interno della Fincantieri nel periodo in esame. Tale monitoraggio è stato effettuato tramite: ←determinazione del Cromo totale nelle urine dei lavoratori esposti raccolte sia all’inizio che alla fine del turno lavorativo. I prelievi delle urine sono stati eseguiti in due periodi: all’inizio delle lavorazioni delle chimichiere (giugno’99) e al termine di tali lavorazioni (luglio 2000); 206 ←determinazione del Piombo ematico. I prelievi di sangue sono stati effettuati nel periodo luglio-ottobre ‘99; Le analisi sono state eseguite presso il Laboratorio di Tossicologia della Zona Territoriale n.7 Ancona mediante spettroscopia ad assorbimento atomico ed i risultati espressi in µg/g.creatinina per il cromo ed in µg/dl per il piombo. Monitoraggio biologico addetti Fincantieri Sono state analizzate le urine dei lavoratori che operavano nei vari reparti di taglio ed assemblaggio dei pezzi in acciaio inox. Le mansioni considerate a rischio di esposizione a cromo sono state quelle di “carpentiere” e “saldatore”.Tuttavia sono stati monitorati anche addetti indirettamente esposti quali addetti all’assistenza e agli impianti provvisori, manutentori, allestitori, imbragatori e collaudatori. Nell’ambito della propria mansione il carpentiere “effettua la predisposizione della postazione di lavoro, montaggio pannelli, appuntaggio lamiere di acciaio inox duplex, taglio o molatura, controlli vari e pulizia della postazione di lavoro. Per appuntaggio si intendono brevi tratti di saldatura per bloccare i semilavorati precedentemente montati in posizione definitiva. Generalmente le otto ore del turno lavorativo dell’addetto alla carpenteria sono così suddivise: appuntaggio = ½h taglio o molatura = ½h movimentazione materiali, posizionamento, controlli dimensionali, ecc. = 7 h La mansione di saldatore invece prevede “la preparazione della postazione di lavoro, l’esecuzione di operazioni di saldatura a filo o elettrodo su lamiere di acciaio inox duplex, movimentazione attrezzature, controlli vari, pulizia delle postazioni di lavoro”. Le otto ore del turno lavorativo dell’addetto alla saldatura sono così suddivise:saldatura automatica = 3 h operazioni varie = 5 h 207 Le informazioni relative alla definizione delle mansioni e dei tempi operativi sono state fornite da Fincantieri. Nei grafici seguenti vengono riportati i risultati ottenuti dalla determinazione del CrU di inizio e fine turno lavorativo di tutti gli addetti Fincantieri monitorati e suddivisi, ove la mansione era conosciuta, tra carpentieri e saldatori. Il grafico n°1 riporta i valori di CrU IT(inizio turno) e FT(fine turno)di tutti gli addetti monitorati senza distinzione di mansione e quindi compresi i lavoratori considerati “indirettamente esposti” quali addetti all’assistenza e agli impianti provvisori, manutentori, allestitori, imbragatori e collaudatori per un totale di 270 soggetti monitorati. Il periodo rappresentato è quello relativo ai mesi giugno ’99 -febbraio 2000. 208 Grafico 1: valori di CrU espresso in g/g.creat. rilevati a inizio e fine turno lavorativo Il grafico n°2 riporta i valori di CrU IT(inizio turno) e FT(fine turno) rilevati nei campioni prelevati nel secondo periodo di lavorazione, su un totale di 263. Per i lavoratori del secondo periodo esaminato è stato possibile suddividere i lavoratori per mansione, pertanto nei grafici seguenti vengono riportati i valori del CrU riscontrati nei carpentieri e nei saldatori. In particolare il grafico 3 riporta le CrU IT e FT dei carpentieri ( 76 addetti ). 209 Nel grafico 4 sono rappresentate le CrU IT e FT dei saldatori ( 78 addetti). Grafico 3: valori rilevati di CrU espresso in µg/g.creat. a inizio e fine turno lavorativo dei saldatori Dall’andamento dei grafici è evidente che in generale i valori di Cromo urinario rilevati alla fine dei turni lavorativi sono più elevati di quelli rilevati all’inizio dei turni e ciò vale sia per gli 210 addetti alle lavorazioni di carpenteria e saldatura che per il totale monitorato. I valori rilevati negli addetti alla saldatura sono leggermente più elevati rispetto agli altri. Le differenze tra i valori di fine turno ed inizio turno sono comunque inferiori al limite stabiliti dall’ACGIH, pari a 10µg/g.creat. Nella tabella che segue sono schematizzati i valori medi, minimi e massimi del CrU IT e FT nella totalità degli addetti esaminati, nei saldatori e nei carpentieri. Inizio Turno Fine turno media CrU min CrU max media CrU min CrU max addetti totali I periodo 0.35 0.03 2.8 0.39 0.1 1.2 addetti totali II periodo 0.2 0.05 2.1 0.4 0.08 3.9 0.24 0.05 2.1 0.45 0.08 3.9 0.21 0.06 1.0 0.37 0.1 1.05 Saldatori II periodo Carpentieri II periodo E’ da far presente che relativamente ai prelievi del primo periodo esaminato, sono stati raccolti solo 40 campioni di fine turno su un complessivo di 270. Infine si riporta in grafico 5 l’andamento dei valori di Cromo urinario dei lavoratori presenti sia nel primo periodo di lavorazione che nel secondo. A tal fine sono stati considerati i risultati delle analisi sui campioni prelevati all’inizio delle lavorazioni, ad inizio turno e su campioni prelevati alla fine delle lavorazioni, a fine turno. 211 Grafico 5: valori rilevati di CrU espresso in µg/g.creat. a inizio turno inizio lavorazioni e a fine turno fine lavorazione dei saldatori Da giugno ad ottobre 1999, seguendo le indicazioni del protocollo sanitario, sono stati effettuati campionamenti per la determinazione del piombo ematico sui lavoratori di Fincantieri. I risultati del monitoraggio hanno evidenziato valori al di sotto del limite (30µg./dl) proposto dall’ACGIH così come rappresentato nel grafico 6, per cui non si è ritenuto necessario ripetere gli esami durante il successivo periodo di lavorazione. Grafico 6 212 Monitoraggio biologico addetti ditte in appalto 1. appalto principale La Zona Territoriale n.7 Ancona ha eseguito il monitoraggio biologico anche per una ditta in appalto presso la Fincantieri. Le modalità di esecuzione del monitoraggio sono state le stesse precedentemente descritte ed i prelievi sono stati eseguiti in due periodi: a luglio 2000, prima che gli operatori cominciassero le lavorazioni presso Fincantieri e a novembre 2000 al termine di tali lavorazioni. Le operazioni svolte dall’azienda nell’ambito della realizzazione delle navi da trasporto per prodotti chimici comprendevano: a. b. montaggio di lamiere o pannelli metallici; taglio al plasma; c. saldatura delle lamiere tramite saldatura elettrica ad arco; d. molatura delle superfici saldate. Tra queste, l’operazione di montaggio è quella che non esponeva direttamente gli operatori a rischio da cromo in quanto consisteva essenzialmente in attività di posizionamento e di movimentazione delle lamiere e dei pannelli da saldare per la realizzazione della nave tramite apparecchiature meccaniche. Al contrario, l’operazione di taglio al plasma (che consiste nel taglio dei metalli conduttori tramite un’apparecchiatura che utilizza tensioni elettriche molto elevate per l’innesco del procedimento e durante il taglio stesso) a causa anche delle elevate temperature di esercizio può essere causa di esposizione a cromo. Nel grafico 7 vengono riportati i valori di Cromo urinario ottenuti in generale in tutti i lavoratori della Ditta monitorata prima di effettuare lavorazioni in Fincantieri e al termine delle operazioni. 213 Grafico 7: valori di CrU espresso in µg/g.creat. rilevati in lavoratori di una Ditta in appalto prima dell’inizio e al termine delle lavorazioni. Dal grafico emerge che, a parte tre campioni, i valori di Cromo urinario al termine delle lavorazioni sono risultati più elevati rispetto ai valori riscontrati prima dell’inizio delle lavorazioni, pur rimanendo ampiamente entro i limiti dell’IBE proposto dall’ACGIH negli anni in esame (pari a 30µg/g.creat.). In particolare, dividendo per mansione i lavoratori della ditta in appalto monitorata, si sono ottenuti i seguenti andamenti: 214 In modo abbastanza generico si può dedurre la notevole differenza di valori riscontrati prima dell’inizio delle lavorazioni ed al termine del rapporto di lavoro. Nella tabella che segue sono schematizzati i valori medi, minimi e massimi del CrU IT e FT nella totalità degli addetti esaminati, negli addetti alla saldatura e molatura, negli addetti al taglio al plasma. 215 Inizio Turno CrU min CrU max media 0.63 0.18 1.50 0.67 0.18 0.64 0.34 media addetti totali addetti saldatura e molatura addetti taglio al plasma Fine turno CrU min CrU max 1.37 0.24 4.9 1.50 2.21 0.45 4.9 1.20 0.86 0.28 2.40 2. altri appalti Per semplice completezza dei dati, senza la pretesa di trarne conclusione alcuna, si riportano di seguito i risultati del monitoraggio biologico eseguito direttamente da alcune delle Ditte in appalto (si seguito denominate Ditta 1 e Ditta 2) operanti nel periodo in esame in Fincantieri, presso Laboratori di analisi privati. Tali risultati sono stati forniti dalle Ditte medesime. 216 DITTA 1 I dipendenti di questa ditta erano saldatori, carpentieri aiutanti, e manovali. I Dati riportati in un grafico presentano il seguente andamento: DITTA 2 La Ditta ha svolto la propria attività all’interno di Fincantieri nel periodo che va da aprile – settembre 2000, con saldatori e carpentieri come addetti. I Dati riportati in un grafico presentano il seguente andamento: 217 2.B.3.e. AZIONI SVOLTE DAL Medico Competente di Fincantieri I lavoratori Fincantieri che hanno partecipato alla costruzione delle chimichiere svolgevano le seguenti mansioni : ←saldatore ←carpentiere ←addetto all’assistenza e agli impianti provvisori (preparazione degli impianti, smontaggio,assistenza per eventuali anomalie) ←manutentore ←allestitore (tubisti, carpentieri leggeri a supporto degli impianti navali,carpentieri tracciatori che allineano le lamiere), imbragatore e collaudatore. Le mansioni di principale interesse per la valutazione dell’esposizione a cromo/nichel sono state quelle di saldatore e carpentiere di cui segue la descrizione così come risulta dal registro degli esposti. Descrizione della mansione di SALDATORE: preparazione postazione di lavoro,esecuzione operazioni di saldatura a filo o elettrodo su lamiere acciaio inox duplex, movimentazione attrezzature, controlli vari, pulizia postazione di lavoro. Descrizione della mansione di CARPENTIERE: predisposizione postazione lavorativa, montaggio pannelli, appuntaggio lamiere di acciaio inox duplex (per appuntaggio s’intendono brevi tratti di saldatura per bloccare i semilavorati precedentemente montati in posizione definitiva), taglio o molatura, controlli vari, pulizia postazione di lavoro. Il Medico Competente ha proposto il protocollo di accertamenti previsti per gli esposti alla saldatura dell’acciaio duplex. Tale protocollo prevedeva gli accertamenti preventivi (visita medica, esami di laboratorio,visita ORL, spirometria,radiografia del torace, IBE per cromo, nichel e piombo); la periodicità annuale per gli esami di laboratorio, per la visita ORL e per la spirometria; la periodicità trimestrale per la visita medica e per gli IBE; la periodicità triennale per la radiografia del torace che sarebbe dovuto diventare quinquennale per i controlli post esposizione. Per quanto concerne il monitoraggio biologico per verificare il rispetto degli IBE (indici biologici di esposizione), il Medico Competente ha predisposto: • la determinazione del cromo nelle urine all’inizio e alla fine del turno di lavoro (con 218 eventuale verifica all’inizio e alla fine della settimana). La prima determinazione degli IBE per molti lavoratori è stata effettuata prima dell’inizio del lavoro di saldatura ed è stata prevista con periodicità trimestrale. Vengono standardizzati i valori di cromuria in rapporto alla creatinina urinaria per eliminare le variazioni dipendenti dal comportamento della diuresi. Viene prevista la misura del nickel nelle urine fine turno settimanale e la piombemia. Successivamente il Medico Competente ha predisposto, a scopo precauzionale anche il protocollo per il personale Fincantieri addetto all’assistenza e quindi non direttamente esposto. Il monitoraggio biologico proposto è stato eseguito per 9 addetti alla manutenzione e 16 addetti all’assistenza. Tale protocollo ha previsto accertamenti preventivi quali: la visita medica, la radiografia del torace, esami di laboratorio (emocromo, creatininemia, GOT/GPT, esame urine) e periodici quali cromuria IT-FT dopo tre mesi di lavoro e al termine delle lavorazioni dell’inox. La relazione del Medico Competente con oggetto “prosecuzione programma monitoraggio biologico sul personale addetto alle lavorazioni speciali” ha previsto l’ estensione della rilevazione del cromo urinario inizio-fine turno ed alla fine della settimana lavorativa per coloro che avevano effettuato un significativo numero di ore lavorate e l’aggiustamento del protocollo sulla base dell’effettivo numero di ore lavorate. A tale proposito Fincantieri ha comunicato la stima delle ore lavorate per interventi di manutenzione o riparazione nelle aree limitrofe a dove si sono svolte attività su acciaio duplex (circa 100 ore/settimana). Nel marzo 2000 il Medico Competente ha inviato la relazione con i risultati anonimi e collettivi della Sorveglianza Sanitaria degli addetti alle lavorazioni dell’acciaio inox duplex presso lo stabilimento Fincantieri di Ancona durante la costruzione della prima unità navale denominata 6053. Dalla relazione anonima e collettiva risultano sottoposti a visita medica e accertamenti specialistici 320 lavoratori. Di questi 233 sono stati sottoposti a valutazione della cromuria al tempo zero con valori in media pari a 0,3µg/g.creat (range 0-2.8). L’esame della cromuria dei lavoratori che avevano effettuato almeno 300 ore di lavorazione dell’inox all’inizio del turno alla fine della settimana lavorativa (IT) è risultata in media pari a 0,04 µg/g. creatinina (range 0-1.02), alla fine del turno alla fine della settimana lavorativa (FT) è risultata in media pari a 0,1 µg/g. creatinina (range 0-1.2). La sorveglianza sanitaria è stata effettuata per il rischio specifico su 109 carpentieri la cui CrU ha avuto i seguenti valori di range: 219 ←al tempo zero 0-2.8µg./g.creat. ←IT 0-1.02µg./g.creat ←FT 0-0.9µg./g.creat e 123 saldatori la cui CrU ha avuto i seguenti valori di range: ←al tempo zero 0-2.0µg./g.creat. ←IT 0-0.07µg./g.creat ←FT 0-1.2µg./g.creat Il Medico Competente ha, inoltre, gestito in collaborazione con il Servizio Psal della ASL, i dati del monitoraggio biologico effettuato durante la costruzione della seconda unità navale al fine di valutare l’idoneità alla mansione dei dipendenti Fincantieri ed eventuali prescrizioni aggiuntive sui mezzi di protezione collettiva ed individuale. 220 2.B.3.f. AZIONI SVOLTE DA Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RR.LL.S), Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU),Rappresentanze Sindacali Aziendali (RSA), Sindacato autonomo SALFA Le Rappresentanze dei lavoratori sono state, da subito, promotrici di incontri tecnici specifici con le maestranze, con l’Azienda e con l’Organo di controllo (SPSAL) Sono stati svolti incontri informativi sugli aspetti tecnici e di sicurezza delle commesse 6053-6054 attraverso la presentazione e l’approfondimento dei seguenti manuali: ←Manuale pratico per la lavorazione, lo stoccaggio, la movimentazione e il lavaggio dell’acciaio inox duplex Avesta 2205 ←Manuale pratico per la saldatura dell’acciaio inox austeno-ferrico duplex 2205 Nel verbale di riunione periodica dedicata alle costruzioni 6053 e 6054 risultano affrontati diversi argomenti fra cui la definizione di procedure per il corretto svolgimento delle attività e, nell’ambito di queste, è stata posta particolare attenzione ai dispositivi di protezione collettiva ed individuale. A tale proposito i RR.LL.S hanno richiesto, per i saldatori, l’acquisto di maschere di saldatura con vetro inattinico ribaltabile e sottostante vetro incolore protettivo per la protezione dalle improvvise proiezioni di scorie e per gli aiuto carpentieri apposite visiere protettive. Risulta discussa e stabilita anche la periodicità di lavaggio degli indumenti in pelle e la disponibilità di tute monouso per lavori imbrattanti. Sono stati verbalizzati anche ←il piano di manutenzione programmata per attrezzature e impianti utilizzati nelle aree interessate ai lavori e un sistema di verifica lay out ad altezza dei camini degli impianti d’aspirazione. ←il piano di monitoraggio ambientale e personale su cui vengono prese decisioni in merito ad un suo aggiornamento in corso d’opera. ←la necessità di informazione esaustiva per le ditte in appalto anche per quelle addette alle operazioni di pulizie e smaltimento rifiuti. ←la comunicazione ai lavoratori delle risultanze sanitarie e del rilascio di copia della 221 documentazione, se richiesta. ←la spettanza alla linea di vigilanza e supervisione aziendali degli adempimenti di prevenzione e protezione L’esperienza maturata durante la costruzione delle due chimichiere ha visto coinvolti tutti i soggetti interessati in un confronto continuo e spesso quotidiano per risolvere le criticità che man mano si sono presentate. Sono state evase tutte le richieste di confronto e/o d’intervento rivolte al SPSAL da parte dei lavoratori singoli o come RR.LL.S e RSU/RSA. Tutti i sopralluoghi sono stati effettuati alla presenza di rappresentanti aziendali, sindacali ed RR.LL.S. Gli organismi e le associazioni di categoria, anche autonome, hanno ritenuto utile mantenere alto l’interesse di tutti sull’argomento sia all’interno che all’esterno dell’azienda, elaborando documenti e denunce sottoposte all’attenzione di tutti i soggetti coinvolti nella programmazione di azioni preventive e organizzando iniziative pubbliche sul tema specifico. I RR.LL.S, nello svolgere il proprio ruolo, spesso non disgiunto da quello sindacale, hanno stilato una serie di richieste relative alla costruzione delle chimichiere su argomenti di tipo sanitario ( protocollo sanitario, presenza del MC durante gli incontri informativi), tecnico (tipologia degli elettrodi,DPI e loro manutenzione,spazi, sistemi aspiranti, segnaletica, attrezzature),partecipativo e di controllo (figure di coordinamento Fincantieri, criticità relative alle ditte in appalto),igienico (gestione degli spazi, spogliatoi appositi), Le RSU hanno organizzato una serie di assemblee retribuite ed articolate per informare le maestranze sulle lavorazioni dell’acciaio inox. L’organizzazione ha previsto orari differenti a seconda dei turni per due giornate ed infine l’assemblea generale di tutto il personale di Fincantieri e delle ditte appaltatrici. Durante gli incontri sono state esposte le criticità e sono state discusse tutte le richieste fatte dai lavoratori: dal protocollo delle operazioni di manutenzione, alla valutazione dell’efficacia delle aspirazioni e degli abbattitori a fine estrazione, all’eventualità di posizionamento delle saldatrici all’esterno dei locali, al protocollo di pulizia, all’organizzazione degli spazi. 222 A tali incontri è stata richiesta la presenza degli operatori Spsal ritenuti referenti qualificati sia per ottenere informazioni sia per confermare e validare le spiegazioni fornite dall’azienda. Gli incontri di maggiore interesse sono stati svolti in maniera assembleare : ←Nel novembre 1999 sono stati discusse tematiche relative agli operatori dipendenti Fincantieri quali: stima del monte ore medio settimanale di ore lavorate dai manutentori in ambienti in cui sono contemporaneamente svolte operazioni su acciaio inox e dei criteri seguiti nel determinare tale stima. Determinazione del cromo urinario inizio/fine turno in almeno un terzo del personale addetto alla manutenzione, assistenza e qualità per avere una stima rappresentativa della eventuale esposizione di tale gruppo omogeneo di lavoratori. ←Il 21/01/2000 nella riunione fra Spsal e RSU/RRLLS Fincantieri in cui sono stati presi in considerazione i problemi di controllo sanitario (richiesta relazione del MC), criticità relative alla sicurezza della nave e all’igiene (vie di fuga, ricambio d’aria nelle zone semichiuse, verifica impianti aspiranti “blocchi curvi”, pulizia degli ambienti di lavoro) i controlli e la manutenzione. ←il 21/11/2000 con la “riunione ai sensi dell’art.23 del CCNI ex INTERSIND” è stata discussa ed aggiornata collegialmente “la relazione sulle indagini d’igiene industriale nella esposizione a gas e fumi di saldatura”, elaborata dal consulente Fincantieri . 223 2.B.3.g. BUONE PRATICHE Dalla disamina delle attività svolte ,durante la costruzione delle chimichiere, da parte di tutti i soggetti coinvolti (Spsal, Fincantieri con i consulenti e MC,RRLLS e OOSS) possono essere tratte alcune importanti indicazioni comportamentali che vengono schematizzate come segue: ←Attività preliminari : effettuazione dell’indagine preliminare per la scelta degli elettrodi e valutazione del rischio nella fase di avvio del cantiere; prima serie di campionamenti durante le prove di taglio, saldatura e molatura ;valutazione del rischio residuo e scelta dei dispositivi di protezione collettiva e individuale; informazione, formazione,addestramento e certificazione del personale addetto alle operazioni di saldatura su acciai speciali; definizione del protocollo sanitario da parte del medico competente. ←Attività svolte durante le lavorazioni: stesura del piano di prevenzione con azioni previste e soggetti coinvolti; individuazione dei compiti che possono presentare maggiore criticità; valutazione delle caratteristiche, composizione e tossicità dei fumi; messa a punto dei metodi di abbattimento degli inquinanti; monitoraggi ambientale e biologico; attuazione del programma di controllo e vigilanza; verifica dei protocolli concordati; azioni di coinvolgimento delle ditte in appalto;valutazione dell’esposizione con produzione di “lineeguida”; definizione del rischio a valle delle misure adottate; organizzazione dell’”emergenza”. ←Attività collaterali di preparazione e supporto:interventi strutturali negli ambienti di lavoro, scelta dei criteri per elaborare i dati ottenuti; analisi predittiva dell’assorbimento / eliminazione di cromo e nichel, analisi ed interpretazione degli IBE; ricerche bibliografiche sul rischio di tumore polmonare da esposizione a fumi di saldatura su acciai comuni e su acciai inox; ←Attività di partecipazione,confronto, condivisione e collaborazione: riunioni e assemblee; produzione, scambio e condivisione di documenti. Ci preme sottolineare la “dinamicità” con cui sono state seguite le lavorazioni da parte di tutti i soggetti coinvolti ed i continui”aggiustamenti” in corso d’opera per raggiungere in ogni occasione i miglioramenti più rispondenti all’obiettivo di prevenzione. 224 a) Protezione collettiva ed individuale -SISTEMI ASPIRANTI e DPI Quella dei sistemi aspiranti è stata una delle criticità che ha richiesto l’attenzione e l’intervento sia dei lavoratori e loro rappresentanti sia del Spsal.La valutazione delle caratteristiche e tossicità dei fumi di saldatura può essere fatta in laboratorio con criteri e metodi standardizzati oppure, come nel nostro caso, “sul campo”mediante prelievo a distanza critica (35 cm).I riferimenti da considerare sono i valori di TLV-TWA dell’ACGIH; nel caso in esame i valori presi in considerazione sono stati quelli dell’ACGIH 1998.E’ importante effettuare un’analisi quanto più accurata possibile della granulometria e della composizione dei fumi di saldatura per poter definire il valore di TLV-miscela. I provvedimenti da valutare attentamente per abbattere i fumi di saldatura sono: ←ventilazione generale con garanzia di ricambio d’aria ←aspirazione dei fumi alla sorgente ←uso di DPI adeguati La ventilazione generale o di diluizione è funzione della portata degli inquinanti ed è definita da alcuni parametri quali: quantità di fumi prodotta, numero di elettrodi consumati per ora, valore limite, volume di diluizione richiesto per saldatore-ora, volume dell’ambiente in cui si opera, numero di ricambi-ora. Nelle operazioni di saldatura effettuate in officine di terra e a bordo, l’aspirazione dei fumi alla sorgente è da considerare obbligatoria. Può essere effettuata con cappa ma più spesso con tubo corrugato posizionato in adiacenza al punto da saldare e collegato ad un sistema di aspirazione e depurazione generale. Le regole fondamentali per ottenere una corretta evacuazione dei fumi sono la velocità di aspirazione e la relativa collocazione del sistema aspirante fra sorgente e zona respiratoria dell’operatore. Sono inoltre da considerare i seguenti dati: “tempo d’arco” stimabile dal numero degli elettrodi consumati e dal tempo di fusione degli elettrodi, la distanza della bocca (zona respiratoria) dalla fonte, le condizioni ergonomiche dell’operatore rispetto al pennacchio dei fumi. Durante la costruzione delle chimichiere le problematiche relative ai sistemi aspiranti sono state trattate da subito. Sono stati completati alcuni sistemi estrattivi tra cui l’abbattimento dell’impianto di aspirazione a servizio della “camera calda” utilizzata per le prove di saldatura. Di concerto sono state prese decisioni in merito al fatto che tutti gli impianti e tutte le attrezzature da utilizzare per la lavorazione di acciaio duplex avrebbero dovuto essere 225 modificate per rispondere alle nuove esigenze operative. E’ stato predisposto anche un piano di manutenzione programmata e di verifica della correttezza del lay out e dell’altezza dei camini degli impianti di aspirazione e depurazione. Nelle aree interessate è stata affissa apposita segnaletica e cartellonistica d’informazione e prescrizione. Si è entrati, poi, nel merito della loro funzionalità valutando la documentazione relativa alla portata, alla velocità di captazione, al protocollo di manutenzione, alle prove di efficacia delle aspirazioni, agli abbattitori fine estrazione e ai sistemi aggiuntivi. In particolare è stato valutato l’ impianto presente nei locali ex fonderia dove era presente un sistema aspirante centralizzato con portata di 19000 mc/h munito di filtro che scaricava l’aria estratta sul tetto dello stabile. Sono state apportate alcune modifiche migliorative dopo avere accertato che il filtro in uso aveva caratteristiche tecniche di “prefiltro”e quindi non idoneo alla depurazione dei fumi di saldatura. Altri interventi sono stati effettuati nel locale denominato“blocchi piani”dove è stato montato un”estrattore con filtri a cartucce” sull’impianto esistente; nel reparto “linea pannelli” dove l’impianto aspirante e depurante posizionato sulle macchine operatrici automatiche della linea scaricava direttamente l’aria all’interno dell’officina. Oltre alla saldatura, i sistemi aspiranti sono stati valutati anche nelle operazioni di pulizia delle lamiere avvenute tramite “sabbiatura”effettuata da ditta in appalto con l’uso di materiale privo di ferro e con metodologia atta a non irruvidire le superfici. Particolare attenzione è stata posta in merito alla sistematicità dell’uso di aspirazioni in ambienti angusti. Oltre ai sistemi di protezione collettiva, l’attenzione è stata posta sull’uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI). I DPI specifici utilizzati per la protezione delle vie respiratorie sono stati ←maschera filtrante P3 ←maschera a schermo totale e a mandata d’aria ←tuta specifica oltre ai DPI più generali quali ←casco, ←schermo con vetro inattinico ribaltabile e sottostante vetro incolore protettivo per le 226 improvvise proiezioni di scorie, ←giacca/pantaloni di pelle (crosta), ←guanti in crosta, •occhiali, ←calzature, ←copricalzature (in crosta) ←cuffia protettiva. E’ stata inoltre stabilita la periodicità di lavaggio dei DPI antifiamma (due volte a settimana) e la disponibilità di tute monouso per lavori particolarmente imbrattanti. Particolare attenzione è stata posta alle modalità di utilizzo dei DPI quali procedure di manutenzione, controllo periodico dell’efficienza, procedure di sostituzione ordinaria e straordinaria, schede tecniche dei DPI scelti. In merito alla loro custodia, sono stati attrezzati dei locali specifici costituiti da “box dedicati” a spogliatoio per i lavoratori addetti alle operazioni sull’acciaio inox. Tali box, posizionati nell’area esterna contigua alla zona operativa, sono stati dotati di apposita segnaletica indicante l’uso a cui erano destinati ed il divieto d’uso per scopi diversi. Va sottolineata l’attenzione posta per fare in modo che le maestranze utilizzassero, in successione, entrambi i tipi di spogliatoi disponibili: prima la struttura deputata ad indossare gli indumenti da lavoro generici e poi i box dedicati ai DPI utilizzati per le lavorazioni al cromo. Il corretto e costante utilizzo dei DPI è stato regolarmente controllato e monitorato per tutto il tempo in cui si sono svolte le lavorazioni. 227 b) Pulizia finale e decapaggio delle cisterne in acciaio inox duplex Queste operazioni sono state affidate, nel caso trattato, ad una ditta in appalto. Pur eseguendo correttamente tutte le procedure costruttive, le cisterne in inox duplex hanno comunque bisogno di una revisione finale con pulizia delle superfici. Non è infatti possibile garantire la completa mancanza di danneggiamenti e contaminazioni durante le fasi costruttive. Esistono quindi alcune regole generali che sono state attuate nella fase di “finitura finale”che possono essere riassunte come segue: ←pulizia meccanica: è iniziata prima di rimuovere le ponteggiature che si sono rilevate indispensabili per raggiungere le zone elevate; è consistita nella spazzolatura delle scorie e nella molatura degli spruzzi oltre alla rimozione di sporcizia più grossolana dal doppio fondo e dal pozzetto della pompa. La rimozione delle decolorazioni da saldatura ha richiesto operazioni di “sabbiatura” effettuata con graniglia sottile per evitare irruvidimenti delle superfici e operazioni di “molatura a nastro” con direzione verticale sulle paratie. Sono state “molate” tutte le saldature irregolari ed è stata eseguita una pulizia finale per eliminare la graniglia e la polvere da molatura. La “spazzolatura”è stata effettuata con i fili delle spazzole in acciaio inox ed ha permesso la fessurazione dello strato di ossido decolorato in modo da permettere alla pasta decapante la successiva rimozione dell’ossido e dello strato d’acciaio impoverito di cromo e situato subito sotto l’ossido. Dopo l’uso della pasta decapante è stato effettuato il risciacquo con acqua dolce. La pasta decapante usata conteneva una miscela di acido nitrico e fluoridrico. ←ispezione intermedia e aggiustamenti:è stata effettuata da Fincantieri prima dello smontaggio delle ponteggiature; ha avuto lo scopo di verificare le corrette operazioni di pulizia meccanica e “aggiustare e perfezionare” le superfici ←lavaggio e sgrassaggio: è stato effettuato con una soluzione forte di detergente caldo al fine di rimuovere residui di grasso, olio, polvere e vernice ←decapaggio con acidi: le lamiere sono state trattate con una miscela di acido nitrico e acido fluoridrico in acqua dolce; la soluzione è stata applicata a spruzzo. La superficie decapata è stata costantemente tenuta sotto controllo per evitare un sovra-decapaggio. Infine è stato effettuato un risciacquo con acqua calda e detergente con basso tenore di cloruri e bassa conducibilità e poi l’asciugatura delle superfici. ←ispezione finale: è stata effettuata di concerto fra cantiere e armatore e si è conclusa con la chiusura delle cisterne per evitare contaminazioni Le paste e gli acidi decapanti usati sono risultati pericolosi in quanto contenenti sostanze corrosive e liberanti vapori tossici. E’ stato quindi indispensabile usare un vestiario 228 protettivo, ventilazione forzata ed apparecchi respiratori durante il loro uso. c) ALTRE PROCEDURE -Pulizia delle navi e dei locali Anche le operazioni di pulizia delle navi sono state affidate a ditta in appalto che ha utilizzato aspirapolvere dotati di apparato filtrante, autopulenti e dotati di convogliamento dell’aria all’esterno. La pulizia è stata decisa con cadenza giornaliera e gli operatori hanno utilizzato maschere P3 e tuta in tyvek a perdere. Tutti i locali e le aree da destinare ai lavori di costruzione delle chimichiere sono stati oggetto di un’accurata pulizia preventiva in preparazione dei lavori. Seguendo una sintetica e schematica suddivisione delle fasi lavorative abbiamo potuto distinguere gli elementi procedurali nel seguente modo: PREFABBRICAZIONE blocchi e premontaggio sezioni al coperto e allo scoperto Vista la tipologia dei materiali e delle tecnologie utilizzate, le attività di pulizia sono state eseguite utilizzando attrezzature dedicate esclusivamente a tale servizio, di tipo aspirante con dispositivo filtrante a raccolta monouso. Gli operatori sono stati dotati di tutti gli idonei DPI. La pulizia di cui sopra ha riguardato,oltre alle strutture in produzione anche le aree adiacenti ed ha avuto cadenza almeno giornaliera in orario diverso dalle attività produttive. La cadenza settimanale, invece, è stata scelta per eseguire la pulizia di tutte le infrastrutture.Il materiale di risulta dell’attività di pulizia nonché i DPI monouso, sono stati raccolti insacchi big-bag dedicati e depositati in area apposita messa a disposizione del cantiere. Durante le lavorazioni la ditta addetta alle operazioni di pulizia ha messo particolare attenzione per evitare danneggiamenti e/o inquinamenti alle superfici in Duplex. 229 MONTAGGIO e allestimento su blocchi e sezioni in bacino e in darsena, SALDATURA E ALLESTIMENTO Nelle operazioni di pulizia delle varie strutture è stata compresa anche l’asciugatura delle fasce in corrispondenza delle saldature. Pulizia continuativa di qualsiasi zona e/o locale della nave da sedimenti solidi e liquidi e da residui di lavorazione, nonché delle tavole dei ponteggi sia interni che esterni, fino alla consegna della nave. In particolare la ditta appaltatrice ha eseguito l’asportazione di immondizie e detriti derivanti da tutte le lavorazioni e residui di tubi, lamiere, profilati,legnami cavi elettrici e comunque tutti i materiali recuperabili. Ha provveduto allo svuotamento e prosciugamento di acqua derivante da infiltrazioni di pioggia, da prove di collaudo, di pressatura in qualsiasi punto della nave mentre le operazioni di svuotamento di grandi masse di acqua sono state effettuate dal Cantiere stesso. La ditta di pulizie ha provveduto all’asportazione dei residui melmosi e/o oleosi anche con l’uso di macchine idrodinamiche. Ha provveduto ad un’accurata pulizia finale di casse e cisterne prima del riempimento definitivo e alla pulizia generale della nave ed al riassetto dei cavi elettrici di saldatura e manichette provvedendo alla loro sistemazione su appositi sostegni. Nel periodo in cui la nave è stata in bacino ha provveduto alla pulizia giornaliera dell’intero bacino e ad attivare accorgimenti preventivi al fine di evitare infiltrazioni di acqua nei locali sottostanti. Anche la ditta di pulizie ha usato DPI quali mascherine P3 e tute in tyvek per eseguire le operazioni di pulizia. Raccolta, lo stoccaggio e lo smaltimento dei rifiuti prodotti durante le lavorazioni dell’acciaio duplex Le officine ed i piazzali dove sono state eseguite le lavorazioni di saldatura/molatura dell’acciaio inox duplex, sono stati dotati di appositi contenitori corredati di sacchi big-bag all’interno dei quali poter raccogliere tutti i DPI del tipo usa e getta utilizzati dalle maestranze. Tali contenitori sono stati identificati con la scritta “solo per la raccolta di DPI usa e getta inox”. 230 La ditta deputata alle pulizie ha provveduto alla raccolta di tali sacchi ed al loro stoccaggio provvisorio nell’apposita area contrassegnata R. I filtri degli impianti d’aspirazione portatili, quelli degli impianti fissi ed i residui dei sistemi depuranti sono stati raccolti ed inseriti direttamente in appositi sacchi big-bag contrassegnati con la scritta “solo per filtri di impianti di aspirazione inox”. Tali sacchi sono stati stoccati provvisoriamente, in attesa dello smaltimento finale,nell’area contrassegnata con R. Periodicamente attraverso una ditta specializzata ed autorizzata, si è provveduto al conferimento in discarica dei rifiuti contenuti nei sacchi di cui sopra secondo le procedure previste dalla normativa vigente in materia. d) LE OPERAZIONI DI MOLATURA NELLA LAVORAZIONE DELL’ACCIAIO INOX DUPLEX Sebbene, in teoria, la “molatura” fosse stata considerata come un’ operazione d’aggiustamento e quindi prevista come applicazione limitata a pochi interventi, la situazione pratica si è rilevata ben diversa. La “molatura” è risultata una operazione importante e di continua applicazione in quanto nelle strutture in acciaio inox sono stati eliminati per molatura tutti i difetti, le macchie colorate dovute al calore, i disallineamenti/slivellamenti, le macchie di ossido,le scorie,le incisioni,gli inneschi d’arco, i graffi, le impronte. In tali operazioni sono stati usati dischi privi di ferro e con grana fine; le tecniche messe in atto per il tipo di lavorazione hanno evitato proiezioni di ossido e l’ utilizzo dello stesso disco per carbonio e inox. Particolare cura è stata messa nella protezione della zona circostante dalle proiezioni di “polverino”e dalle scintille. Per effettuare la maggior parte delle operazioni di molatura sono stati usati dischi abrasivi taglienti, di tipo rigenerante per evitare rapidi aumenti di temperatura dovuti al calore d’attrito che provoca macchie. La molatrice a nastro è stata utilizzata, invece, per le superfici più estese. I dischi usati sono stati quelli con ossido d’alluminio o carburo di silicio. 231 e) Alcune considerazioni relative all’EMERGENZA Un altro argomento più volte trattato durante la costruzione delle chimichiere è stato quello dell’”emergenza”. Il problema è stato affrontato anche dalle ditte in appalto che , più spesso dei lavoratori Fincantieri, si sono trovate a lavorare in spazi particolarmente angusti. La struttura di controllo e coordinamento di Fincantieri ha previsto la delega, ai Capi Centro e ai Capi Officina, di funzioni di tipo organizzativo, attrezzando e progettando i posti di lavoro; di tipo partecipativo elaborando e rendendo esecutive le procedure; di verifica assicurandosi che i lavoratori ricevessero la necessaria formazione e le opportune informazioni. Le deleghe hanno previsto anche la gestione organizzativa e formativa delle situazioni d’emergenza. Per quanto concerne, invece, la vigilanza antincendio e sicurezza a bordo delle navi in costruzione, Fincantieri ha appaltato ad una ditta di servizi alcune specifiche attività da svolgere e, in alcuni casi, anche in coordinamento con strutture Fincantieri (Centro bordo e officina montaggio/assistenza).Tali attività possono essere riassunte come segue:posizionamento e verifica estintori, verifica e affissione segnaletica, verifica corretto posizionamento e funzionamento lampade di emergenza, verifica percorribilità vie di transito e fuga, protezione dei macchinari con adeguati materiali ignifughi, verifica sul corretto utilizzo delle aspirazioni, verifica sull’eventuale presenza di materiale pericoloso conservato in quantità superiore al necessario e non sbarcato a fine turno, verifica che le attrezzature non utilizzate non siano alimentate né siano in pressione. La sicurezza dei lavoratori all’interno delle cisterne in inox, durante l’allestimento in bacino, ha richiesto l’elaborazione di uno specifico piano. Infatti, dopo avere evidenziato il problema relativo alla limitata possibilità di fuga dalle cisterne, in caso di emergenza, durante la costruzione della prima chimichiera, è stato richiesto e preparato un progetto esecutivo approfondito per assicurare sufficienti vie di fuga. Durante la costruzione della seconda unità navale tale progetto è stato attuato implementando i collegamenti provvisori fra i serbatoi per aumentare le possibilità di fuga in emergenza. Il progetto ha richiesto l’approvazione da parte degli enti di classifica e da parte dell’armatore. 232