periodico comunale LU G L I O - AGO STO 2 0 15 numero 36 L’ E D I T O R I A L E D E L S I N D A C O C ari concittadini, vi chiederete il perché di un numero di [email protected] tutto dedicato ai Comitati di quartiere. É presto detto: la nostra Amministrazione Comunale fin dalla campagna elettorale ha puntato su alcune parole chiave e, tra queste, c’era il “risveglio”. Risveglio delle coscienze civili, ma soprattutto risveglio di forme democratiche a cui noi teniamo molto. I Comitati di quartiere nascono proprio con l’obiettivo di dare valore alla partecipazione “dal basso”, dei cittadini, affinché “dall’alto” ci si renda conto delle problematiche, delle esigenze, delle necessità che richiedono soluzione e interventi immediati. Il mio augurio, che è quello dell’intera maggioranza di governo, è vedere molte candidature il 27 settembre: sarebbe un segno decisivo che la politica, quella con la P maiuscola, non è lasciata a pochi, ma coinvolge l’intera popolazione. Il regolamento dei Comitati attribuisce loro non solo una mera funzione consultiva (se ci fossimo limitati a questo avremmo svilito la loro funzione), ma anche e soprattutto propositiva, di pungolo, di stimolo, di attenzione alle decisioni amministrative. Mai come in questi tempi è fondamentale ripristinare i valori democratici e far sì che tutti, e sottolineo tutti, si sentano coinvolti, al di là del sesso, dell’età, delle condizioni sociali, delle opinioni politiche. Voglio e spero, dunque, che il 27 settembre ci sarà non solo un ampio ventaglio di nomi, ma anche una massiccia adesione alle votazioni. Solo così voi cittadini potrete incidere sulle scelte che riguardano la nostra città. Vi aspetto ai seggi. Il Sindaco Mario Fraccaro TO T E G PRO D C Il Progetto AIACCIO è una iniziativa di ricerca degli Spedali Civili di Brescia su uno dei tumori più frequenti, quello colo-rettale, che colpisce nella nostra Provincia una persona ogni 1000 abitanti. BCC del Garda insieme alle banche di Credito Cooperativo delle Provincie di Brescia e Mantova sostiene il progetto con lo stanziamento triennale di 720 mila euro per la creazione di un'équipe d'eccellenza costituita da 10 giovani specialisti. UN CERTIFICATO di DEPOSITO SOLIDALE La nostra Banca aiuta questo progetto proponendo un Certificato di Deposito a finalità sociale. Attraverso questo CD, il sottoscrittore devolve una parte dell'importo della cedola netta a favore del progetto Aiaccio. QUANTO VA AL PROGETTO AIACCIO Il contributo che va a favore degli Spedali Civili è il 40% dell’importo della cedola netta. La nostra Banca, oltre a sostenere direttamente il progetto, supporta l'iniziativa azzerando i costi di emissione del CD e di disposizione del bonifico per il contributo. pubblica istruzione - viabilità - sicurezza - personale - informazione sito Depo i d o at aro rtific o den un Cevestire il tu a degli c per in re la ricer rescia a B t i u i d e a li Civili Speda Telefono 030.9656290 [email protected] Riceve il lunedì e venerdì dalle 9 alle 12 su appuntamento. Investire nei Certificati di Deposito Progetto AIACCIO non vuol dire solo far fruttare il proprio denaro, ma significa aiutare concretamente la ricerca e il benessere della comunità. Con un solo gesto fai del bene a te e agli altri. o n g a d a u g o l o c c o i t p u i a un e d n a r g n u r e p Informazioni presso tutte le filiali Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. Per tutto quanto qui non previsto si faccia riferimento al Foglio Informativo disponibile in tutte le filiali BCC del Garda e sul sito www.bccgarda.it. 2 Sindaco Dott. MARIO FRACCARO www.bccgarda.it SEDI ELETTORALI: FASCIA D’ORO - VIGHIZZOLO - Palestra RO S. ANTONIO S. GIUSTINA Circolo Mcl Ro BORGOSOTTO - Scuola primaria BOSCHETTI - Sala consiliare NOVAGLI-TRIVELLINI Scuola primaria Novagli CHIARINI-ALLENDE - Centro S. Filippo MARCOLINI - Centro Marcolini CENTRO - Centro diurno Casa bianca COMITATI DI QUARTIERE: SI PARTE Martedì 22 settembre – ore 20,30 – Sala consiliare INCONTRO INFORMATIVO PER TUTTA LA POPOLAZIONE. Interverrà l’Amministrazione comunale per illustrare finalità, scopi e obiettivi dei Comitati e modalità di elezione Domenica 27 settembre – dalle 9 alle 13 ELEZIONI DEI RAPPRESENTANTI DEI COMITATI DI QUARTIERE. Una prima fase vedrà la raccolta delle candidature a cui seguirà la votazione alla quale potranno partecipare tutti i cittadini maggiorenni residenti a Montichiari. L’esito della stessa sarà comunicata al termine dello spoglio delle schede che avrà inizio subito dopo la chiusura della votazione. [email protected] Montichiari Comune Aperto N. 36 - Luglio / Agosto 2015 Periodico mensile di attualità locale, cultura, storia. Organo ufficiale dell’Amministrazione Comunale di Montichiari Iscrizione presso il Tribunale di Brescia N. 51 del 2.12.2004. Direttore Responsabile Mario Fraccaro Curatore Editoriale Gregorio Martino In redazione Marzia Borzi, Fernanda Bottarelli, Valerio Isola, Federico Migliorati, Ornella Olfi Fotografie BAMSphoto (concessione gratuita), Federico Migliorati, Domenico Fogazzi, Emanuele Cerutti Progetto grafico, impaginazione e stampa Premier srls marketing e comunicazione Padenghe sul Garda (BS) www.premiersrls.it 3 Comitati di Quartiere, più Democrazia a Montichiari U n nuovo strumento di democrazia diretta, per rendere più partecipate le decisioni prese dall’Amministrazione Comunale e stimolare la cittadinanza a “vivere” appieno scelte, iniziative, idee, progetti. I Consigli di quartiere e frazione che si apprestano ad iniziare il loro percorso di vita sono stati espressamente individuati nel programma elettorale che ha portato alla vittoria del Sindaco Mario Fraccaro: essi, infatti, rientrano in quella fase di Risveglio che costituisce un punto di riferimento per l’attuale maggioranza nella consapevolezza che partecipare è crescere. In questi mesi si è costituito un gruppo di lavoro che ha elaborato un documento contenente le linee guida per il Regolamento dei Comitati; in seguito si è proceduto all’approvazione in Commissione (dopo tre sedute pubbliche nelle quali sono state recepite molte indicazioni proposte dalle opposizioni) e, quindi in Consiglio comunale. PRINCIPI GENERALI I Comitati sono organismi di partecipazione attiva e democratica ed operano per il bene comune di Montichiari. Essi si fondano sull’attività resa in forma volontaria e gratuita dai cittadini al fine di avere un’ampia rappresentatività delle diverse realtà del territorio; operano nel rispetto sia dello Statuto comunale che del Regolamento che li norma. FUNZIONI E OBIETTIVI Due sono le competenze dei Comitati: essi hanno funzioni consultive e propositive nonché di promozione del territorio e della vita sociale, finalizzate a sviluppare un corretto rapporto di 4 collaborazione e di scambio tra l’Amministrazione comunale e la popolazione. Essi possono formulare proposte e inoltrare per iscritto richieste di chiarimenti a ui l’Amministrazione comunale dovrà sempre rispondere in forma scritto ed entro 30 giorni. Fondamentale appare la consultazione dei Comitati ogni qualvolta si dovranno prendere provvedimenti in materia di Pgt, opere pubbliche, viabilità. I Comitati, su richiesta del Presidente o di un terzo dei componenti lo stesso, hanno facoltà di richiedere confronti con il Sindaco e con gli Assessori. Possono predisporre un documento, indirizzato al Sindaco, alla Giunta ed al Consiglio comunale, nel quale vengono formulate richieste rispetto alla realizzazione di interventi da effettuare nel territorio di competenza, con un preciso ordine di priorità, tese alla valorizzazione, alla messa in sicurezza, al miglioramento del quartiere. La consultazione preventiva si svolge su documentata proposta della Giunta o del Consiglio comunale. Il Sindaco e gli Assessori hanno facoltà di convocare periodicamente i Presidenti dei Comitati. COMPOSIZIONE DEI COMITATI I Comitati si compongono di quattro organi: l’Assemblea di Quartiere, il Segretario, il Comitato, il Presidente ed il Vicepresidente: tutti i membri eletti rimangono in carica per un triennio. L’Assemblea è aperta a coloro che risiedono nel territorio del quartiere; le sue decisioni sono approvate a maggioranza dei presenti e non possono essere modificate dal Comitato. Il Comitato si compone di 5 membri, eletti a suffragio universale, di età non inferiore a 16 anni. Possono candidarsi tutti i cittadini residenti nella zona purchè almeno sedicenni, esclusi i membri della Giunta, del Consiglio comunale e coloro che hanno un mandato politico provinciale, regionale o nazionale.. non sono più eleggibili nel medesimo Comitato coloro che ne hanno già fatto parte per due mandati consecutivi. L’elezione del Comitato avviene durante la prima pubblica Assemblea indetta dal Sindaco. Ogni elettore può esprimere due preferenze, preferibilmente di sesso diverso. Risulteranno eletti tutti coloro che avranno ottenuto il maggior numero di preferenze sino alla concorrenza del numero dei componenti del Comitato. In caso di parità sarà eletto il membro più giovane di età. Per essere valide le elezioni dovranno aver votato almeno 25 persone; in caso di mancata elezione le nuove votazioni del Comitato verranno effettuate entro sei mesi. Il Presidente ed il Vicepresidente sono eletti dal Comitato tra i componenti di esso a scrutinio segreto; il Segretario, anch’egli eletto all’interno del Comitato, ha il compito di redigere i verbali dell’Assemblea e del Comitato stesso. Zona A FASCIA D’ORO - VIGHIZZOLO Area di circolazione Abitanti Quartiere/ Sezione Frazione elettorale Piazza Fascia d’Oro 21 A 17 Via Alessandro Anzani 6 A 17 Via Andrea Palladio 92 A 17 Via Aristide Faccioli 1 A 17 Via Arturo Mercanti 10 A 17 Via Bassa 217 A 16 Via Bassa - Traversa 1^ 54 A 16 Via Bassa - Traversa 2^ 48 A 16 Via Calcinatella 5 A 17 Via Camere 20 A 17 Via Campagna di Brescia 11 A 17 Via Casalunga 6 A 17 Via Dei Geroni 33 A 17 Via Dei Zamboni 58 A 17 Via Don Luigi Frusca 38 A 17 Via Dritta 28 A 17 Via Gabriele d’Annunzio 14 A 17 Via Giacomo Ceruti 34 A 17 Via Grazia Deledda 11 A 17 Via Ignazio Silone 2 A 17 Via Leonino Da Zara 1 A 17 Via Levate 99 A 17 Via Livelli 95 A 17 Via Louis Bleriot 2 A 17 Via Luigi Pirandello 222 A 17 Via Madre Teresa di Calcutta 68 A 17 Via Mario Calderara 7 A 17 Via Moretto 23 A 17 Via S. Giovanni 844 A 16 Via S. Giovanni Bosco 97 A 17 Via S. Lucia 35 A 17 Via XXVIII Maggio 57 A 17 Via Brescia 225 A-H 17 - 6 RISORSE A DISPOSIZIONE DEL COMITATO L’Amministrazione Comunale mette a disposizione locali pubblici nei quali svolgere assemblee e riunioni laddove non presenti nei vari quartieri. É garantita la comunicazione e la pubblicizzazione degli eventi riguardanti i comitati attraverso il sito internet comunale e gli altri canali informativi istituzionali. 5 Zona RO - S. ANTONIO - S. GIUSTINA Area di circolazione 6 Abitanti Zona BORGOSOTTO - BREDAZZANE S. CRISTINA - MADONNINA ARZAGA Quartiere/ Sezione Frazione elettorale Contrada Bellandi 217 B 14 Contrada della Nonna 23 B 15 Contrada Marcella 39 B 14 Via Aeroporto 60 B 15 Via Albarotto 20 B 15 Via Calvisano 53 B 15 Via Cappelletta 41 B 17 Via Carote 18 B 15 Via Colombera Monti 45 B 14 Via Bornate 81 B-C 15 Via Cornelio 63 B 17 Via Santellone 72 B-C 15 Via Cornelio - Traversa 1^ 38 B 17 Piazza S.agostino 25 C 8 Via Del Gavardello 10 B 17 Salita al Monte 18 C 8 Via Delle Allodole 1 B 17 Salita S. Pancrazio 33 C 8 Via Dugali Mattina 62 B 15 Via Arrighini 45 C 8 Via Dugali Sera Area di circolazione Abitanti Quartiere/ Sezione Frazione elettorale 175 B 15 Via Arzaga 58 C 8 Via Eugenio Montale 6 B 17 Via Bredazzane 87 C 15 Via Ferruccio Vignoni 76 B 14 Via Carlo Monti 18 C 8 Via Gelsomino 37 B 15 Via Cascina Bersagliere 81 C 15 Via Ghedi 205 B 14 Via Dell’Artigianato 7 C 8 57 C 8 Via Giuseppe Pirovano 154 B 14 Via Fornace Via Gritti 19 B 15 Via Madonnina 119 C 7 Via Industriale 12 B 17 Via Malvezzi 62 C 8 Via Livellazzo 35 B 15 Via Montechiaresa 101 C 15 Via Lizzera 45 B 15 Via Nicolò Secco D’Aragona 72 C 7 Via Olive 32 B 14 Via Rampina di San Giorgio 28 C 8 Via Palazzina 32 B 15 Via S. Rocco 75 C 15 Via Palazzo 58 B 14 Via San Zeno 12 C 8 Via Parmina 50 B 17 Via Santa Cristina 25 C 15 Via Primo Levi 4 B 17 Via Tenente Pastelli 145 C 8 Via S. Antonio 249 B 15 Via Tito Speri 167 C 8 Via S. Bernardino 510 B 14 - 17 Via Ugo Branca 72 C 7 Via S. Giustina 140 B 14 Via Vittorio Veneto 237 C 8 32 C 8 Via Serbatoio 20 B 14 Vicolo Moreni Via Sigalina a Mattina 22 B 17 Via S. Giorgio 59 C-E 8 - 12 Via Viadana 80 B 15 Via Giuseppe Guerzoni 330 C-H 8-7 Via Bornate 81 B-C 15 Via XXV Aprile 254 C-H 8-7 Via Santellone 72 B-C 15 Viale Giacomo Matteotti 50 C-H 8-4 7 Zona Area di circolazione BOSCHETTI Abitanti Quartiere/ Sezione Frazione elettorale Via Annibale di Francia 125 D 3 Via Boschetti Mezzo 204 D 4 Via Boschetti Sotto 496 D 4 Via Callisto Piazza 23 D 3 Via Consorzio 7 D 4 Via Conte Gaetano Bonoris 558 D 4 Via Custoza 225 D 5 Via Don Bartolomeo Grazioli 6 D 9 Via Francesco Bicelli 42 D 3 Via Franchina 2 D 10 Via Generali Fratelli Lechi 18 D 4 Via J.H. Dunant 93 D 4 Via Risorgimento 96 D 4 Via Romanino 76 D 3 Via S.Martino della Battaglia 163 D 6 Via Savoldo 94 D 3 Via Scoler 49 D 4 Via Solferino 34 D 4 Via Napoleonica 152 D-E 13 Via Boccalera 39 D-F 9 - 13 Via Boschetti Sopra 191 D-F 9 8 Zona NOVAGLI - TRIVELLINI Area di circolazione Abitanti Quartiere/ Sezione Frazione elettorale Piazza Don Bruno Melchiori 5 E 13 Via Botteghino 14 E 12 Via Campagna di Castiglione 21 E 12 Via Campagna Di Mezzo 16 E 12 Via Carlo Cattaneo 132 E 13 Via Casarole 10 E 12 Via Castioncello 50 E 13 Via Catteragna 32 E 13 Via Cavour 212 E 12 Via Cristoforo Colombo 119 E 13 Via Della Guzza 127 E 13 Via Delle Lame 56 E 13 Via Erculiani 514 E 12 Via Franche 17 E 12 Via Giuseppe Mazzini 49 E 13 Via Incanti 10 E 12 Via Indipendenza 13 E 12 Via Magenta 70 E 13 Via Mantovana Vecchia 38 E 13 Via Marcadora 25 E 12 Via Mutti 36 E 12 Via Novagli Campagna 164 E 13 Via Palestro 20 E 13 Via Pisetti 95 E 13 Via Rivarose 10 E 12 Via S. Lorenzo 147 E 13 Via S. Luigi Gonzaga 5 E 13 Via Sacca 74 E 12 Via Trivellini 142 E 12 Via Mantova 803 E-H 12 - 3 9 Zona CHIARINI - ALLENDE - TEOTTI CAMPAGNOLI Area di circolazione Abitanti Quartiere/ Sezione Frazione elettorale Via A.V.I.S. 77 F Via Alessandro Manzoni 109 F 2 Via Baitoni 16 F 10 Via Calafame 90 F 9 Via Calcina 5 F 10 223 F 10 Via Federico Ozanam 60 F 9 Via Gaifami Treccani 202 F 11 Via Giovanni Falcone 111 F 9 Via Giuseppe Ciotti 592 F 7 - 11 Via Giuseppe Tovini 87 F 9 Via Giuseppe Verdi 130 F 10 Via Maddalena Di Canossa 95 F 9 Via Madri Canossiane Monteclarensi 4 F 9 Via Mario Baratti 28 F 9 Via Mocasina 25 F 9 Via Mons. Angelo Chiarini 165 F 11 Via Campagnoli Zona MARCOLINI VECCHIE MARCOLINI NUOVE 11 Area di circolazione Abitanti Quartiere/ Sezione Frazione elettorale Via Mons. Vincenzo G. Moreni 4 F 11 Piazza Cav. di Vittorio Veneto 63 G 6 Via Mons.francesco Rossi 69 F 11 Via Alessandro Volta 63 G 6 Via Monsignor Oscar Romero 404 F 9 Via Caduti Del Lavoro 144 G 6 8 F 9 Via Cerlungo 94 G 1 10 Via Enrico Fermi 66 G 6 Via Morea Via Negrina 25 F Via Padre Giovanni Piamarta 73 F 9 Via Filippo Turati 110 G 7 Via Paolo Borsellino 108 F 11 Via Fracassino Abate 39 G 1 Via Pozzo Cavato 162 F 10 Via Galileo Galilei 151 G 7 Via S. Eurosia 337 F 10 Via Giacomo Leopardi 156 G 7 29 G 6 Via S. Scolastica 230 F 10 Via Giorgio Agnetti Via Salvador Allende 397 F 11 Via Giuseppe Parini 18 G 7 Via Sen. Mario Pedini 142 F 11 Via IV Novembre 36 G 6 Via Teotti 139 F 10 Via Leonardo Da Vinci 101 G 6 Via Ugo Foscolo 32 F 1 Via Mons. Abate Giov. Quaranta 120 G 6 Via Venzaga 275 F 9 Via Pace 82 G 6 Via Felice Cavallotti 470 F-H 10 - 2 Via Padre Ottorino Marcolini 53 G 6 Viale Europa 298 F-H 9-5 Viale Guglielmo Marconi 397 G 6-7 10 11 Zona Area di circolazione Abitanti CENTRO Quartiere/ Sezione Frazione elettorale Corso Martiri Della Libertà 150 H 1 Piazza Conte Treccani degli Alfieri 25 H 1 Piazza Santa Maria 25 H 1 Piazza Teatro 23 H 7 Via Pellegrino 29 H 6 Via Angelo Mazzoldi 398 H 1 Via Pietro Zocchi Alberti 180 H 1 Via Antiche Mura 38 H 7 Via Roma 133 H 1 Via Antonio Pasinetti 11 H 7 Via S. Angela Merici 54 H 3 Via Antonio Tebaldini 16 H 1 Via S. Caterina Da Siena 5 H 3 Via Badazzole 59 H 3 Via S. Chiara D’assisi 42 H 3 Via Bandezzati 60 H 1 Via S. Edith Stein 58 H 3 Via Broli Mezzo 118 H 2 Via S. Gianna Beretta Molla 67 H 3 81 H 1 Via Broli Sopra 37 H 2 Via S. Pietro Via Broli Sotto 72 H 2 Via Salvo D’Acquisto 7 H 4 Via Carlo Inico 13 H 5 Via Santa Margherita 23 H 2 Via Casa Comunale 12 H 1 Via Santella 218 H 5 Via Cesare Battisti 594 H 5 Via Santo Casasopra 41 H 2 68 H 7 Via Dante 105 H 2 Via Tazio Nuvolari Via Don Serafino Ronchi 100 H 8 Via Tenente Portesi 41 H 4 Via Ettore Norsa 42 H 8 Via Tenente Silvioli 88 H 2 Via Francesco Bonacino 102 H 2 Via Tre Innocenti 187 H 3 Via Gabriele Rosa 22 H 1 Via Trento 285 H 2 Via Giosue’ Carducci 62 H 2 Via Treramati 64 H 1 Via Giovanni Antonio Poli 219 H 5 Via Trieste 362 H 3 Via Giovanni Pascoli 112 H 2 Via Vittorio Alfieri 82 H 4 14 H 1 159 H 8 Vicolo Diritto Via Mulino Di Mezzo 1 H 7 Vicolo Mercato 46 H 1 Via Nazario Sauro 19 H 1 Vicolo Portello 1 H 7 Via Oreste Foffa 56 H 2 Vicolo Ripido 12 H 1 Via Paolo Vi 85 H 5 Vicolo Volti 5 H 7 Via Lazzaretto 12 Comunicazione Web Marketing >comunicazione d’impresa >Immagine coordinata >packaging >siti internet >multimedialità (app) >eventi Padenghe sul Garda (Bs) telefono: 030 9900290 www.premiersrls.it Dialettando GUSTO DESENZANI: IL PRIMO MANDOLINO DI MONTICHIARI di FERNANDA BOTTARELLI (30/04/1922 - 19/10/1985) N el lontano 1973 vide la luce la prima edizione del Premio Biennale Nazionale di Poesia Dialettale “Guido Modena” indetto dalla Banca Popolare di San Felice sul Panaro (MO) col significativo sottotitolo: “Unico concorso nazionale che decreta un vincitore per ogni regione d’Italia”. Gusto ritratto mentre suona la chitarra, strumento a lui non proprio congeniale (non ho reperito una foto con il mandolino, purtroppo!) Ricordando… Il ricordo più dolce che io ho del caro Gusto è una serenata che mi fece, col suo amato mandolino, una notte d’estate di tanti anni fa, assieme agli inseparabili Beppe e Peppino. Le finestre erano aperte perché faceva caldo, il cielo di un blu profondo era carico di stelle, le cicale dormivano, anch’io dormivo e nel sogno sentivo una dolcissima musica che mi inebriava, ma…non era un sogno, erano le note del mandolino di Gusto che avevano riempito la stanza. Mi svegliai e di corsa andai alla finestra; stetti lì come incantata mentre, pian piano, si accendevano le luci anche dei vicini che si affacciavano per ascoltare. Scesi ad aprire la porta e li feci entrare e …”tirammo” mattina ascoltando musica, cantando e…bevendo anche qualche bicchiere di buon vino. Gusto mancò nell’ottobre del 1985 mentre Beppe aveva appena finito di scrivere la commedia “Versera” che aveva come argomento la terza età. Alla prima di questo spettacolo (17/04/1986) ci fu una scena a lui dedicata in cui l’unico protagonista fu il suo amatissimo mandolino: li appoggiato su una sedia, mentre si sentiva una delle sue famose serenate. Fu un momento veramente toccante e quando la musica terminò tutta la platea si alzò in piedi tributando al caro Gusto un applauso scrosciante. Era doveroso! 14 Da allora molte edizioni si sono succedute e diversi autori bresciani hanno visto premiate le loro opere in vernacolo; anche alcuni poeti monteclarensi sono risultati vincitori di questo prestigioso concorso: Marino Calubini, Peppino Mura, Enrico Ferrario. Ma la prima edizione vide trionfatore, per la Lombardia, Gusto Desenzani uno dei fondatori della prestigiosa Compagnia dialettale “Èl Cafè di Piöcc”. Il carissimo Gusto, autodidatta, dotato di uno spiccato senso musicale (mandolinista per passione, si dichiarava egli stesso “Primo mandolino di Montichiari”, anche perché, aggiungeva sempre lui: “So l’ünic a sunàl”) sapeva permeare i suoi scritti dialettali, poetici o in prosa, di profumo di polenta fresca (“Un capèl dè polenta”), di amore verso il prossimo (“Salvazènt”), di sincero attaccamento verso il suo quartiere di Montichiari dove era nato (“Borgdesot”) e di affetto particolare nei confronti della terza età (“No pòss desmentegà”). Proprio con questa poesia Gusto ha visto premiate le sue fatiche di poeta e scrittore dialettale; “annusiamo” ancora il profumo delle parole così attuali che vogliono insegnare alle nuove generazioni l’amore, la benevolenza e la gratitudine verso gli anziani. NO POSS DESMENTEGÁ Quant sie s-ciat quàter noni strach, pensiunàcc, vèrs sera i sà ‘ncontràa prest da l’ostéra entùren a ‘n taol piéd è crèpe cól göst del so vì. Dale scarsèle fonde Un cülatì dè mortadèla, rafanàs dè boteghéra, un pó dè töt. L’ostera a spetài e sirvìi. Giü col crusèt nisöla zà a pèse, l’oter enturen a le gambe el pignulà, camise lizie, smónte, con amó dò righe culur blö; se fös stat pitùr ghie zà pront èl quàder. I’arès facc quécc có le mace dè sudùr engarbiàde nel capèl, có le orece tirade a scultà le so stórie èn dó i sa dàa del Vó. I spetàa ‘l so tramónt. Un dé ‘na campana la gà ödàt ‘na scagna, i suna dè mòrt: l’era èl pö zuèn a i ‘oter tré la gà fàt dè tòrt. Da Sant’Antone a Nedàl quatèr scagne el taól crepàt: jè öde. Dè lur mè restàt l’esèmpe del so amur le fadighe del so laurà. I’era galantòm. L’ostéra la sènt l’éco dei so Vó, l’udur dè strì dè un toscano, èl calur dè le so ciciarade, èl so aidàs nel trübülà sensa niènt. Prèst fés a pò mé, pensiunàt; garoi argü che me arda? Töcc i gà frèsa: e restarà do curnis sensa quader: el mé che go mia pütüràt e chel óter da mé Chi m’a mia ardàt. NON POSSO DIMENTICARE Quando ero ragazzo/ quattro nonni/ stanchi, pensionati,/ verso sera si incontravano/ presto dall’ostessa/ intorno ad un tavolo/ pieno di crepe/ e [che sapeva] del gusto di vino./ Dalle tasche fonde/ [fuoriusciva] la parte posteriore di una mortadella,/ cianfrusaglie di bottegaia,/ un poco di tutto./ L’ostessa era lì: aspettava/ e li serviva./ Uno col gilet color nocciola/ già tutto pezzato,/ l’altro con intorno alle gambe/ il fustagno,/ camicie consunte,/ usurate, con/ ancora due righe/ color blu;/ se fossi stato pittore/ avevo già pronto il quadro./ li avrei dipinti quieti/ con le macchie di sudore/ ingarbugliate nel cappello,/ con le orecchie tese/ per ascoltare le loro storie/ nelle quali si davano del Voi./ Aspettavano il tramonto./ Un giorno una campana/ ho svuotato una seggiola,/ suonano a morto:/ era il più giovane/ agli altri due la morte ha fatto un torto./ Da S. Antonio a Natale/ quattro seggiole e il tavolo/ crepato: sono vuote./ Di loro/ mi è rimasto/ l’esempio del loro amore/ le fatiche del loro lavoro./ Erano galantuomini./ L’ostessa sente ancora/ l’eco del loro Voi,/ l’odore di bruciaticcio/ di un sigaro toscano,/ il calore delle loro chiacchiere,/ il loro aiutarsi/ nelle tribolazioni/ pur senza avere niente./ Molto presto/ anch’io pensionato;/ avrò qualcuno/ che mi guarda?/ Tutti hanno fretta:/ e resteranno due cornici senza il quadro:/ il mio che non ho dipinto/ e quell’altro rispetto a me/ di chi non mi ha guardato. 15 Accenti di MARZIA BORZI Monteclarensi di ORNELLA OLFI QUANDO IL (LA) MONTECLARENSE È IN VACANZA E state: la stagione del tempo lento, delle vacanze, della fuga dalla città….la stagione delle evasioni in luoghi esotici, quelli che tutti, ma proprio tutti, vorrebbero raggiungere… Tutti, insomma…..proprio, proprio, tutti no… in realtà per il Monteclarense medio decidere dove andare in ferie è sempre un bel problema. Il Monteclarense medio, infatti, desidera partire, ne sente l’esigenza, l’urgenza incombente, ma, quando lo fa, gli resta sempre nel cuore e nella pancia un non so che, una sensazione strana come di abbandono languido o di esilio forzato. Lasciare le frasche della sua brughiera per l’asfalto bollente dell’autostrada è un dramma, perché il Monteclarense è uomo di zolla (anche quando è donna…) e non importa se operaio, impiegato di banca, medico o avvocato, resta individuo di pianura, “homo agrorum” come si suol dire e per lui il mare è un elemento instabile, troppo profondo e infinito per consideralo concreto, così dissimile dal Chiese con le sue anse sinuose e strette, le sue spiagge pietrose, la quiete sonnolenta dei pomeriggi padani. Sulle spiagge si fa notare subito: è nervoso, infastidito dalla sabbia che s’insinua in ogni dove, nostalgico perfino della mancanza di zanzare; se sceglie le città d’arte: interessato ma malinconico, perché in fondo nessun museo, nessun monumento può battere la bellezza candida della facciata del Duomo o l’incredibile contempla- 16 zione del Museo Lechi. Eppure parte come un novello Ulisse alla ricerca della sua isola, quella che ha sognato per tutto l’anno lavorativo e che deve, per forza, conquistare. Tra i monteclarensi medi ci sono anch’io, anzi son proprio la più media di tutti, io che cerco Montichiari anche dove non c’è o, in tutta sincerità, cerco una Montichiari che ormai non c’è più: quella dei campi di grano e di frumento, della brughiera selvaggia e profumata, della campagna polverosa ma rassicurante. Per ritrovare quel luogo, racchiuso ormai solo nella memoria, sono partita per la bassa Toscana, per Saturnia, provincia di Grosseto. E tra le colline sinuose, le passeggiate in mezzo alla boscaglia, i bagni nel fiume Gorello, le case rurali che attendono ai lavori dei campi, il profumo di fieno appena tagliato e i rumori attutiti del pomeriggio, ho pensato intensamente a cosa ci siamo perduti, noi Monteclarensi, di che cosa ci siamo privati, che eredità lasceremo ai nostri figli. Colline di rifiuti al posto di campi di grano. Modernità disfattista in cambio di sana tradizione. Siam bravi a cambiare i santi che non fanno miracoli: abbandonammo Pan per Pancrazio e ora Pancrazio per il dio Guadagno. Fa tristezza solo a pensarci, soprattutto perché indietro non si torna e il futuro non ha certo il profumo della Maremma in estate. E così riparto, con la malinconica consapevolezza che i Toscani sono più intelligenti di noi e non solo perché hanno dato i natali a Dante e alla lingua italiana, ma soprattutto perché hanno saputo difendere e tutelare un mondo che può apparire arcaico e primitivo ma che racchiude in sé il senso dell’esistenza tutta. E, mentre allungo lo sguardo su di un paesaggio meraviglioso fatto di campi coltivati, olivi e cipressi, mi auguro che un giorno, non troppo lontano, i nostri nipoti sappiano ritrovare quei gesti antichi che i loro antenati compievano lavorando la terra e la semplicità di attività che, non solo dovrebbero essere il vanto di tutti, ma possono ancora salvare il futuro della nostra città. P.S: Questo breve scritto vuole essere un omaggio e un ringraziamento alla famiglia Tanturli, a Orietta, Delia, Marcella e Angelo, che, presso il podere “Fonte del Cerro” di Saturnia, mi hanno accolto, coccolato, deliziato con i prodotti della loro campagna e fatto riscoprire quelle radici terrigne che sento ancora radicate nel sangue e profondamente mie. Usanse e Creanse SANT’ANNA - DALL’EBRAICO: GRAZIA BENEFICA S ant’Anna (26 luglio) e Gioacchino sono i genitori della Vergine Maria. Di questa Santa non fa cenno il Vangelo. Solo i Vangeli apocrifi raccontano che ad Anna e Gioacchino, dopo vent’anni di preghiere, apparve un angelo che annunciò loro la nascita di un figlio. Nacque una figlia, chiamata Maria - amata da Dio-. Per questo, Sant’Anna è invocata dalle gestanti, alle quali in cambio di devozione garantisce il buon esito della gravidanza e del parto. Nelle camere dei contadini non mancava, oltre all’immagine della Sacra Famiglia, un’effigie di Sant’Anna, perché una volta nel letto matrimoniale nascevano tutti i figli. La gestante, sia durante la gravidanza che durante il parto era assistita a casa propria dall’ostetrica- detta comàr o levatrice- e dalle donne di casa; solo in casi molto problematici ci si rivolgeva al medico. Avere figli era considerato un evento naturale, come in effetti è, ma si obbligavano le future mamme a fare lavori pesanti, sia in casa che nei campi, fino all’ultimo giorno; c’era sì bisogno, ma si pensava anche che in questo modo il bambino sarebbe nato forte e sano. Di sera sferruzzavano e cucivano sia il corredo per il nascituro che abiti per i familiari. Alle neomamme erano concessi solo pochi giorni di riposo dopo il parto, durante i quali si dava loro buon brodo di gallina con pane, uova sbattute con Marsala e latte per favorire l’allattamento. Poi tornavano ai lavori quotidiani portandosi appresso il neonato in una cesta, nel “stremasì” (materassino), avvolto nei “panezèi” di cotone e fasciato come una mummia, convinti che solo così le ossa si sviluppassero ben dritte! Per questo una delle fatiche quotidiane era andare al fosso, inginocchiate nelle cassette di legno, estate e inverno senza guanti, a lavare pannolini e fasce. Geloni a mani e piedi-“piozèi”-, screpolature e dolori erano purtroppo un’inevitabile conseguenza. Se il latte materno era scarso, spesso si integrava con latte della balia, un’altra neomamma fortunata ad averne in abbondanza. In casi particolarmente delicati si ricorreva al latte d’asina, il più simile a quello materno. Vivere in famiglie allargate aveva il vantaggio di contare su cognate, suocera, nonna nell’aiuto a crescere i figli, ma significava anche dover sottostare a regole e superstizioni antiche, spesso esagerate e superate. Le giovani spose non potevano permettersi obiezioni, davanti all’esperienza delle donne di casa più anziane. Era difficile e frustrante, ma ogni ragazza che sposandosi andava a vivere “in casa”, sapeva che la vita matrimoniale sarebbe stata dura fisicamente e psicologicamente. Le gerarchie familiari non si discutevano, inoltre i maschi avevano privilegi di gran lunga superiori a quelli delle donne: maggior libertà, miglior cibo, nessun obbligo di aiutare nei lavori casalinghi e tantomeno nella cura dei bimbi, anzi, erano serviti e riveriti per ogni piccola esigenza, al limite del rispetto nei confronti delle donne. Donne sciupate che invecchiavano precocemente rispetto ad ora, colpa di numerose gravidanze e allattamenti sfiancanti, tanto lavoro, poca o nulla cura di se stesse. 17 Ri (evo) cando di EMANUELE CERUTTI N IL BATTESIMO DEL FUOCO ella primavera del 1915 la previsione di un imminente conflitto portò il regio esercito a creare nuove unità. Il caso volle che un gruppo di 18 monteclarensi di diversa estrazione sociale e ascritti alla seconda categoria delle classi 1888-1894 – cioè con l’obbligo di prestare il servizio militare per 6 mesi, anziché i regolamentari 24, per ragioni economico-familiari – fosse reclutato nella 7ª compagnia del nuovo 111° reggimento fanteria con deposito a Piacenza. Dopo un mese d’istruzione, per ironia della sorte effettuata proprio sulle colline moreniche vicino casa, giunsero a Cormons e Turriaco, sul tutt’altro che salubre fronte carsico. E venne il gran giorno. Il 26 luglio di 100 anni fa nel corso dell’offensiva estiva italiana – fallimentare come molte altre a causa delle tattiche inadeguate e della carenza di mezzi – varie compagnie del 111° attaccarono il monte San Michele. La cima fu espugnata ma non si poté mantenere a causa di un micidiale fuoco concentrico delle artiglierie nemiche. Circa 430 fanti alla loro prima prova furono posti fuori causa, ma i nostri 18 si salvarono tutti. Giorni dopo, probabilmente il più istruito del gruppo scrisse una lettera a monsignor Quaranta, sottoscritta dagli altri 17, la quale fu anche pubblicata sul quotidiano cattolico “Il Cittadino di Brescia” del 22 agosto 1915 quale esempio di entusiasmo e senso del dovere. Riboccava di ingenuo patriottismo, forse di prammatica considerato il destinatario, forse sincero poiché si era ancora all’inizio del conflitto. Si professavano figli «della Leonessa d’Italia» e dissero, mezza verità, che il battesimo del fuoco del 26 portò «una splendida vittoria». Come fecero spesso anche altri soldati dell’Italia tutta con i propri compaesani, all’abate chiesero di intercedere per loro, speranzosi della forza salvifica della fede: «E Lei, Monsignore, preghi per noi, lo dica anche ai suoi sacerdoti, lo dica forte dal pulpito alle nostre madri, alle nostre spose che preghino per noi, dica loro una parola che lenisca il dolore pel nostro distacco; e così con le preghiere delle nostre madri e delle nostre spose, più facile ci sarà la vittoria, più presto scenderà la pace col suo manto bianco su tutta l’Europa sconvolta». Tuttavia dovevano passare ancora 39 mesi prima della tanto sospirata pace. E i nostri 18? Il turbinio degli eventi li travolse e li disperse quasi tutti. Ad esempio, tre mesi dopo e sempre sul S. Michele, Aldo Carminati, calzolaio, riportò una ferita invalidante all’omero sinistro che gli procurò il congedo anticipato, mentre Giovanni Guerrini, parrucchiere sposato e padre di un bimbo, vi morì. Più fortunato Valentino Mucchetti, muratore, che nell’aprile del 1916 fu esonerato poiché utile nella produzione bellica. Ci furono, come fisiologico, anche atti di dissenso. Pancrazio Alghisi, fornaciaio, e Pietro Mori, muratore, evidentemente estenuati da quattro 18 di FEDERICO MIGLIORATI disastrosi mesi passati sul Carso, a novembre tentarono di disertare. Furono scoperti, processati e condannati all’ergastolo, che non scontarono: sospesa la pena, more solito, furono inviati ad altre unità. Alghisi sopravvisse e fu amnistiato, Mori perì in prigionia, ma fu anch’egli amnistiato tanto che figura nel volume XI dell’Albo d’oro del ministero della Guerra. Pochi quelli rimasti indenni nel 111° fino all’armistizio, fra questi il caporal maggiore Giuseppe Mutti, contadino, insignito della croce al merito di guerra nel 1918 dopo la battaglia del Piave. Come noto, il fascismo esaltò oltremodo i fatti della guerra. In questo clima fecero capolino anche i superstiti del 111°. Nell’estate del 1932 alcuni reduci (ve n’erano anche di Visano, Carpenedolo e Gottolengo) si ritrovarono a Montichiari per ricordare il loro battesimo del fuoco. Resero omaggio al monumento a chi più non era tornato e dopo si trovarono a far brigata attorno a una tavola imbandita. Mario Baratti, ex ufficiale decorato al valore e presidente della locale sezione combattenti, si unì alla combriccola e lesse la copia della famosa lettera a monsignor Quaranta da lui (vero e proprio “archiviomane”, per dirla con Gadda) recuperata per metterla nel museo storico che aveva ideato e che di lì a due anni si sarebbe inaugurato. Una foto del 1955, in cui i reduci della Grande guerra posarono vicino a un simpatico cartellone allegorico, testimonia che la festicciola per il 26 di luglio non si era eclissata. Sì, forse ci sarà stato anche un poco di ingenuo orgoglio guerresco, ma soprattutto era un rito per addomesticare il ricordo dei tanti patimenti che avevano segnato la propria gioventù, la quale, ormai, era svanita. Montichiari, 26-7-1955. Reduci della Grande guerra commemorano la presa del S. Michele Controluce Personaggi all’ombra dei sei colli LO SCALPELLO E L’ANIMA: DINO COFFANI S i direbbe abbia lo scalpello in mano da sempre: per Dino Coffani l’arte, la scultura nel suo caso, è un rapporto intimo che non smette mai di offrire spunti e stimoli nell’esperienza della vita. Autodidatta, allievo di nomi di prestigio in questo ambito (su tutti quello di Olves Di Prata, presso il quale frequenta i primi corsi di scultura a Brescia a fine anni ‘70), Coffani intraprende un percorso suo personale nel corso del tempo che lo porta a lavorare materiali diversi quali la terracotta, la creta, il marmo, la pietra di Botticino, l’alabastro, il bronzo fondendo in essi realtà e fantasia, in un viaggio, talvolta onirico, della mente. La critica si interessa di lui già negli anni ’80, quando riceve le prime commissioni: sbarca, così, al River Museum Yonkers di New York, dove alcuni suoi lavori sono esposti in maniera permanente, arriva al Palazzo dell’Unesco di Parigi; anche nel bresciano, a dispetto del “nemo propheta in patria”, raggiunge il successo con la realizzazione di altari (uno è presente nel Duomo di Montichiari), Vie Crucis, portali, come per la chiesa di Borgosotto, voluti da comuni, associazioni, enti privati. Forme sinuose, corpi sofferenti, visioni paradisiache, torsioni, Assunzioni: il mondo si snoda visivamente nelle opere di Coffani, attento osservatore di una realtà in continuo mutamento e, per questo, sempre più problematica da afferrare con l’arte plastica. Nel suo laboratorio ha sempre rende vivo ciò che è asettico, trasforma ciò che è statico e ridona vita all’apparente sonno di un’idea. La nostra città può vantare diverse sue pregiate “creature”, tramite le quali ha reso la sensibilità di un artista puro, proteso verso una spiritualità che negli ultimi anni si è fortemente acuita fornendo prove di spessore. E non è un caso che, già al termine del mese in corso, tornerà ad esporre alla Biennale d’arte di Assisi: terra a lui cara, quella umbra, che già lo ha visto presenziare in quel di Gubbio per mostrare al visitatore il fuoco ardente di un pensiero che prende vita nelle sue mani. Il suo universo è tanto uguale al nostro quanto più se ne distacca per l’abile descrizione di un attimo, di un sentimento, di un’emozione, resi immortali e possenti. 19 Montibus in Claris Crocchette per gatti CENNI DI TOPONOMASTICA MONTECLARENSE 3ª puntata N ella scorsa puntata abbiamo visto che nelle Mappe censuarie del Catasto napoleonico di Montichiari (1811), tra le diverse “tipizzazioni” delle indicazioni viarie, compare (una sola volta) la parola “condotto” per indicare il Condotto San Rocco, quella che oggi è via Battisti. Via Cesare Battisti. Perchè “condotto” e non “contrada”? Azzardo una spiegazione, che ritengo abbastanza plausibile: la parola “condotto” (inteso come sostantivo e non come aggettivo) rimanda alla parola “conduttura” o “canale”; in medicina, ad esempio, sono detti “condotti lacrimali” i canali attraverso i quali passa il liquido lacrimale. Ebbene, via Battisti ricalca esattamente il percorso dell’antica Fossa Grande, il canale di confine (e quindi di difesa, ma anche di imposizione daziaria), che a partire probabilmente dalla seconda metà del 1300 - dal tempo di Bernabò Visconti (1323-1385) - separò il territorio soggetto al Ducato di Milano (comprendente anche il centro urbano di Montichiari) dal Ducato di Mantova. Scrisse mons. Chiarini vent’anni fa (vedi “La Vita Monteclarense”, febbraio 1994): “al tempo in cui si costruiva la nuova Chiesa Parrocchiale, cioè durante tutto il 1700, l’area che stava dietro la chiesa ... confinava a mattina con la “fossa”, allora, in quel tratto, ancora in buone condizioni, popolata di pesce minuto e da carese” [giunchi ed altre piante acquatiche]. Quindi nel 1700 e perciò pure all’inizio del 1800, la Fossa Grande attraversava ancora l’abitato di Montechiaro. Nel 1810 il Comune, anche a seguito dello spostamento del Cimitero, volle creare dietro la Chiesa parrocchiale la piazza-mercato del bestiame e, probabilmente per migliorare l’accessibilità al mercato, riempì la Fossa Grande nel tratto urbano, lasciando due canali laterali per l’irrigazione degli orti (che compaiono infatti nelle Mappe dei Catasti e che esistevano ancora fino a qualche anno fa, sebbene intubati): si creò così, tra i due fossati, una nuova strada, che probabilmente ereditò il nome di “Condotto S. Rocco” dal canale o “fossa” in quel tratto esistente 20 e dal vicino ponte (detto di S. Rocco dalla adiacente chiesa) che ne rendeva possibile lo scavalco. La particolare etimologia utilizzata, “condotto”, può derivare dal fatto che - in quel tratto – la “fossa” (che doveva essere larga circa 8-10 metri) era probabilmente dotata di argini in muratura, che facevano da spalle di appoggio e di controspinta all’arcata o alle arcate del ponte. Nelle Mappe censuarie del successivo Catasto austriaco del 1852 la stessa via è invece indicata come “Strada comunale per Lonato” ma ciò che è particolarmente significativo è il nome attribuito al fossato a sera: “Fossa Magna”, a perpetuare il nome dell’antico “vallo” che separava il ducato milanese dal mantovano, anche se in realtà mons. Chiarini distingue in “Fossa Grande” il tratto da Lonato a Carpenedolo (che attraversava Montichiari) e in “Fossa Magna” il tratto da Carpenedolo ad Asola. La differenza stava probabilmente nella portata d’acqua: infatti, secondo mons. Chiarini, la “Fossa Magna” era (ed è ancora, dove sopravvive) alimentata dalle risorgive, mentre la “Fossa Grande” non disponeva di sorgenti o risorgive ed era quindi alimentata dalle acque piovane o di scolo; la scarsità d’acqua consentiva perciò solo la presenza di acquitrini stagnanti, dove vivevano pesce minuto e piante acquatiche. Invece il fossato d’irrigazione ricavato dopo il riempimento della Fossa Grande è tracciato, sulla Mappa austriaca, con un bel colore azzurro ed è indicato con chiarezza il verso di scorrimento dell’acqua (da nord a sud): segno che era percorso da acqua corrente e non stagnante. In un “Elenco delle Strade comunali” di Montechiaro sul Chiese (denominazione cessata nel 1877), steso a seguito della Legge 20 marzo 1865 (documento quindi attribuibile al periodo 1865-1877), è scritto che la Piazza Mercato trovasi tra la Chiesa Parrocchiale e la strada Fossa; così pure, secondo lo stesso documento, la Strada comunale Santa Maria Maggiore “termina la prima tratta contro la strada per Calcinato e l’altra [ad angolo retto] contro quella per Lonato o Fossa”. Pure in una successiva “Descrizione dello stato delle Strade e Piazze del Comune di Montichiari” (posteriore al 1877, forse del 1893 secondo un timbro poco decifrabile) viene descritta la Strada S. Maria e Fossa. Pertanto, nella seconda metà del 1800, la strada per Lonato era chiamata anche (almeno nel tratto urbano) Strada Fossa ed era mantenuta parte in ghiaia e parte in selciato. Nelle Mappe del Regno d’Italia del 1898, che ricalcano sostanzialmente - talvolta con maggior dettaglio - quelle del Catasto Austriaco, si conferma la situazione descritta nel 1852: la via è indicata ancora come “Strada comunale di Lonato”, sono tracciati i due fossati laterali di irrigazione e ne viene indicata la loro derivazione dal Vaso Bagatta, a sua volta alimentato dal fiume Chiese. Questa situazione toponomastica si mantenne invariata finquando (certamente dopo il 1916-1918) l’Amministrazione comunale ritenne di intitolare la strada già “Condotto S.Rocco”, divenuta poi “strada Fossa”, al martire irridentista Cesare Battisti. Anche l’attuale via Trieste conobbe vicende legate alla antica Fossa Grande, in quanto su di essa insisteva il ponte che scavalcava la Fossa e consentiva il passaggio di persone, animali e merci. Ne parleremo nella prossima puntata. Giubbino di pelle hcogroup.eu - photo stylaz.eu Ti aspettiamo al Complesso Commerciale Le Vele di Desenzano, per visitare tutti i nostri negozi. Dedicata a tutte le famiglie Area bimbi Ista kuga. Divertimento assicurato. *I prodotti rappresentati sono solo indicativi di una categoria di prodotto e potrebbero non essere presenti all’interno dell’offerta dei punti vendita. di VALERIO ISOLA DOPO AVER INSEGUITO CATTIVI TUTTA LA NOTTE, MI MERITO UN REGALO... ANZI DUE! C.C. LE VELE Via Marconi, Loc. Viadotto Desenzano d/G www.levele.info Mirko Rozzini Cell.335 8361531 pronti in 10 minuti ✓Noleggio stampanti fotocopiatrici Tel. 030 99.81.560 - [email protected] C.F. P.IVA 01802580983 Offerta speciale per i lettori di... 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