periodico comunale
LU G L I O
-
AGO STO
2 0 15
numero
36
L’ E D I T O R I A L E D E L S I N D A C O
C
ari concittadini, vi chiederete
il perché di un numero di
[email protected] tutto dedicato ai
Comitati di quartiere.
É presto detto: la nostra Amministrazione
Comunale fin dalla campagna elettorale
ha puntato su alcune parole chiave e,
tra queste, c’era il “risveglio”. Risveglio
delle coscienze civili, ma soprattutto
risveglio di forme democratiche a cui
noi teniamo molto.
I Comitati di quartiere nascono proprio
con l’obiettivo di dare valore alla
partecipazione “dal basso”, dei cittadini,
affinché “dall’alto” ci si renda conto
delle problematiche, delle esigenze,
delle necessità che richiedono soluzione
e interventi immediati.
Il mio augurio, che è quello dell’intera
maggioranza di governo, è vedere
molte candidature il 27 settembre:
sarebbe un segno decisivo che la
politica, quella con la P maiuscola,
non è lasciata a pochi, ma coinvolge
l’intera popolazione. Il regolamento dei
Comitati attribuisce loro non solo una
mera funzione consultiva (se ci fossimo
limitati a questo avremmo svilito la
loro funzione), ma anche e soprattutto
propositiva, di pungolo, di stimolo, di
attenzione alle decisioni amministrative.
Mai come in questi tempi è fondamentale
ripristinare i valori democratici e far sì
che tutti, e sottolineo tutti, si sentano
coinvolti, al di là del sesso, dell’età,
delle condizioni sociali, delle opinioni
politiche.
Voglio e spero, dunque, che il 27
settembre ci sarà non solo un ampio
ventaglio di nomi, ma anche una
massiccia adesione alle votazioni. Solo
così voi cittadini potrete incidere sulle
scelte che riguardano la nostra città. Vi
aspetto ai seggi.
Il Sindaco
Mario Fraccaro
TO
T
E
G
PRO
D
C
Il Progetto AIACCIO è una iniziativa di ricerca degli Spedali Civili di Brescia su uno dei tumori più frequenti, quello
colo-rettale, che colpisce nella nostra Provincia una persona ogni
1000 abitanti.
BCC del Garda insieme alle banche di Credito Cooperativo delle
Provincie di Brescia e Mantova sostiene il progetto con lo stanziamento triennale di 720 mila euro per la creazione di
un'équipe d'eccellenza costituita da 10 giovani specialisti.
UN CERTIFICATO di DEPOSITO SOLIDALE
La nostra Banca aiuta questo progetto proponendo un Certificato di Deposito a finalità sociale.
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QUANTO VA AL PROGETTO AIACCIO
Il contributo che va a favore degli Spedali Civili è il 40% dell’importo della cedola netta.
La nostra Banca, oltre a sostenere direttamente il progetto, supporta l'iniziativa azzerando i costi di emissione del CD e di disposizione del bonifico per il contributo.
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faccia riferimento al Foglio Informativo disponibile in tutte le filiali BCC del Garda e
sul sito www.bccgarda.it.
2
Sindaco
Dott. MARIO
FRACCARO
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SEDI ELETTORALI:
FASCIA D’ORO - VIGHIZZOLO - Palestra
RO S. ANTONIO S. GIUSTINA
Circolo Mcl Ro
BORGOSOTTO - Scuola primaria
BOSCHETTI - Sala consiliare
NOVAGLI-TRIVELLINI
Scuola primaria Novagli
CHIARINI-ALLENDE - Centro S. Filippo
MARCOLINI - Centro Marcolini
CENTRO - Centro diurno Casa bianca
COMITATI DI QUARTIERE:
SI PARTE
Martedì 22 settembre – ore 20,30 – Sala consiliare
INCONTRO INFORMATIVO PER TUTTA LA POPOLAZIONE.
Interverrà l’Amministrazione comunale per illustrare finalità, scopi e obiettivi dei
Comitati e modalità di elezione
Domenica 27 settembre – dalle 9 alle 13
ELEZIONI DEI RAPPRESENTANTI DEI COMITATI DI QUARTIERE.
Una prima fase vedrà la raccolta delle candidature a cui seguirà la votazione alla
quale potranno partecipare tutti i cittadini maggiorenni residenti a Montichiari.
L’esito della stessa sarà comunicata al termine dello spoglio delle schede che avrà
inizio subito dopo la chiusura della votazione.
[email protected]
Montichiari Comune Aperto
N. 36 - Luglio / Agosto 2015
Periodico mensile di attualità locale,
cultura, storia.
Organo ufficiale dell’Amministrazione
Comunale di Montichiari
Iscrizione presso il Tribunale di Brescia N. 51
del 2.12.2004.
Direttore Responsabile
Mario Fraccaro
Curatore Editoriale
Gregorio Martino
In redazione
Marzia Borzi, Fernanda Bottarelli,
Valerio Isola, Federico Migliorati,
Ornella Olfi
Fotografie
BAMSphoto (concessione gratuita),
Federico Migliorati, Domenico Fogazzi,
Emanuele Cerutti
Progetto grafico, impaginazione e stampa
Premier srls
marketing e comunicazione
Padenghe sul Garda (BS)
www.premiersrls.it
3
Comitati di Quartiere,
più Democrazia
a Montichiari
U
n nuovo strumento di democrazia diretta,
per rendere più partecipate le decisioni
prese dall’Amministrazione Comunale
e stimolare la cittadinanza a “vivere” appieno
scelte, iniziative, idee, progetti. I Consigli di
quartiere e frazione che si apprestano ad iniziare
il loro percorso di vita sono stati espressamente
individuati nel programma elettorale che ha
portato alla vittoria del Sindaco Mario Fraccaro:
essi, infatti, rientrano in quella fase di Risveglio
che costituisce un punto di riferimento per
l’attuale maggioranza nella consapevolezza
che partecipare è crescere. In questi mesi si è
costituito un gruppo di lavoro che ha elaborato
un documento contenente le linee guida per
il Regolamento dei Comitati; in seguito si è
proceduto all’approvazione in Commissione
(dopo tre sedute pubbliche nelle quali sono
state recepite molte indicazioni proposte dalle
opposizioni) e, quindi in Consiglio comunale.
PRINCIPI GENERALI
I Comitati sono organismi di partecipazione attiva
e democratica ed operano per il bene comune di
Montichiari. Essi si fondano sull’attività resa in
forma volontaria e gratuita dai cittadini al fine di
avere un’ampia rappresentatività delle diverse
realtà del territorio; operano nel rispetto sia dello
Statuto comunale che del Regolamento che li
norma.
FUNZIONI E OBIETTIVI
Due sono le competenze dei Comitati: essi
hanno funzioni consultive e propositive nonché
di promozione del territorio e della vita sociale,
finalizzate a sviluppare un corretto rapporto di
4
collaborazione e di scambio tra l’Amministrazione
comunale e la popolazione. Essi possono
formulare proposte e inoltrare per iscritto
richieste di chiarimenti a ui l’Amministrazione
comunale dovrà sempre rispondere in forma
scritto ed entro 30 giorni.
Fondamentale appare la consultazione dei
Comitati ogni qualvolta si dovranno prendere
provvedimenti in materia di Pgt, opere pubbliche,
viabilità.
I Comitati, su richiesta del Presidente o di un
terzo dei componenti lo stesso, hanno facoltà
di richiedere confronti con il Sindaco e con gli
Assessori.
Possono predisporre un documento, indirizzato
al Sindaco, alla Giunta ed al Consiglio comunale,
nel quale vengono formulate richieste rispetto
alla realizzazione di interventi da effettuare nel
territorio di competenza, con un preciso ordine
di priorità, tese alla valorizzazione, alla messa in
sicurezza, al miglioramento del quartiere.
La consultazione preventiva si svolge su
documentata proposta della Giunta o del
Consiglio comunale. Il Sindaco e gli Assessori
hanno facoltà di convocare periodicamente i
Presidenti dei Comitati.
COMPOSIZIONE DEI COMITATI
I Comitati si compongono di quattro organi:
l’Assemblea di Quartiere, il Segretario, il
Comitato, il Presidente ed il Vicepresidente:
tutti i membri eletti rimangono in carica per un
triennio.
L’Assemblea è aperta a coloro che risiedono nel
territorio del quartiere; le sue decisioni sono
approvate a maggioranza dei presenti e non
possono essere modificate dal Comitato.
Il Comitato si compone di 5 membri, eletti a
suffragio universale, di età non inferiore a 16 anni.
Possono candidarsi tutti i cittadini residenti nella
zona purchè almeno sedicenni, esclusi i membri
della Giunta, del Consiglio comunale e coloro
che hanno un mandato politico provinciale,
regionale o nazionale.. non sono più eleggibili
nel medesimo Comitato coloro che ne hanno
già fatto parte per due mandati consecutivi.
L’elezione del Comitato avviene durante la prima
pubblica Assemblea indetta dal Sindaco.
Ogni elettore può esprimere due preferenze,
preferibilmente di sesso diverso.
Risulteranno eletti tutti coloro che avranno
ottenuto il maggior numero di preferenze sino
alla concorrenza del numero dei componenti del
Comitato. In caso di parità sarà eletto il membro
più giovane di età.
Per essere valide le elezioni dovranno aver votato
almeno 25 persone; in caso di mancata elezione
le nuove votazioni del Comitato verranno
effettuate entro sei mesi.
Il Presidente ed il Vicepresidente sono eletti dal
Comitato tra i componenti di esso a scrutinio
segreto; il Segretario, anch’egli eletto all’interno
del Comitato, ha il compito di redigere i verbali
dell’Assemblea e del Comitato stesso.
Zona A FASCIA D’ORO - VIGHIZZOLO
Area di circolazione
Abitanti
Quartiere/ Sezione
Frazione elettorale
Piazza Fascia d’Oro
21
A
17
Via Alessandro Anzani
6
A
17
Via Andrea Palladio
92
A
17
Via Aristide Faccioli
1
A
17
Via Arturo Mercanti
10
A
17
Via Bassa
217
A
16
Via Bassa - Traversa 1^
54
A
16
Via Bassa - Traversa 2^
48
A
16
Via Calcinatella
5
A
17
Via Camere
20
A
17
Via Campagna di Brescia
11
A
17
Via Casalunga
6
A
17
Via Dei Geroni
33
A
17
Via Dei Zamboni
58
A
17
Via Don Luigi Frusca
38
A
17
Via Dritta
28
A
17
Via Gabriele d’Annunzio
14
A
17
Via Giacomo Ceruti
34
A
17
Via Grazia Deledda
11
A
17
Via Ignazio Silone
2
A
17
Via Leonino Da Zara
1
A
17
Via Levate
99
A
17
Via Livelli
95
A
17
Via Louis Bleriot
2
A
17
Via Luigi Pirandello
222
A
17
Via Madre Teresa di Calcutta
68
A
17
Via Mario Calderara
7
A
17
Via Moretto
23
A
17
Via S. Giovanni
844
A
16
Via S. Giovanni Bosco
97
A
17
Via S. Lucia
35
A
17
Via XXVIII Maggio
57
A
17
Via Brescia
225
A-H
17 - 6
RISORSE A DISPOSIZIONE DEL COMITATO
L’Amministrazione
Comunale
mette
a
disposizione locali pubblici nei quali svolgere
assemblee e riunioni laddove non presenti nei
vari quartieri. É garantita la comunicazione e
la pubblicizzazione degli eventi riguardanti i
comitati attraverso il sito internet comunale e gli
altri canali informativi istituzionali.
5
Zona RO - S. ANTONIO - S. GIUSTINA
Area di circolazione
6
Abitanti
Zona BORGOSOTTO - BREDAZZANE
S. CRISTINA - MADONNINA
ARZAGA
Quartiere/ Sezione
Frazione elettorale
Contrada Bellandi
217
B
14
Contrada della Nonna
23
B
15
Contrada Marcella
39
B
14
Via Aeroporto
60
B
15
Via Albarotto
20
B
15
Via Calvisano
53
B
15
Via Cappelletta
41
B
17
Via Carote
18
B
15
Via Colombera Monti
45
B
14
Via Bornate
81
B-C
15
Via Cornelio
63
B
17
Via Santellone
72
B-C
15
Via Cornelio - Traversa 1^
38
B
17
Piazza S.agostino
25
C
8
Via Del Gavardello
10
B
17
Salita al Monte
18
C
8
Via Delle Allodole
1
B
17
Salita S. Pancrazio
33
C
8
Via Dugali Mattina
62
B
15
Via Arrighini
45
C
8
Via Dugali Sera
Area di circolazione
Abitanti
Quartiere/ Sezione
Frazione elettorale
175
B
15
Via Arzaga
58
C
8
Via Eugenio Montale
6
B
17
Via Bredazzane
87
C
15
Via Ferruccio Vignoni
76
B
14
Via Carlo Monti
18
C
8
Via Gelsomino
37
B
15
Via Cascina Bersagliere
81
C
15
Via Ghedi
205
B
14
Via Dell’Artigianato
7
C
8
57
C
8
Via Giuseppe Pirovano
154
B
14
Via Fornace
Via Gritti
19
B
15
Via Madonnina
119
C
7
Via Industriale
12
B
17
Via Malvezzi
62
C
8
Via Livellazzo
35
B
15
Via Montechiaresa
101
C
15
Via Lizzera
45
B
15
Via Nicolò Secco D’Aragona
72
C
7
Via Olive
32
B
14
Via Rampina di San Giorgio
28
C
8
Via Palazzina
32
B
15
Via S. Rocco
75
C
15
Via Palazzo
58
B
14
Via San Zeno
12
C
8
Via Parmina
50
B
17
Via Santa Cristina
25
C
15
Via Primo Levi
4
B
17
Via Tenente Pastelli
145
C
8
Via S. Antonio
249
B
15
Via Tito Speri
167
C
8
Via S. Bernardino
510
B
14 - 17
Via Ugo Branca
72
C
7
Via S. Giustina
140
B
14
Via Vittorio Veneto
237
C
8
32
C
8
Via Serbatoio
20
B
14
Vicolo Moreni
Via Sigalina a Mattina
22
B
17
Via S. Giorgio
59
C-E
8 - 12
Via Viadana
80
B
15
Via Giuseppe Guerzoni
330
C-H
8-7
Via Bornate
81
B-C
15
Via XXV Aprile
254
C-H
8-7
Via Santellone
72
B-C
15
Viale Giacomo Matteotti
50
C-H
8-4
7
Zona
Area di circolazione
BOSCHETTI
Abitanti
Quartiere/ Sezione
Frazione elettorale
Via Annibale di Francia
125
D
3
Via Boschetti Mezzo
204
D
4
Via Boschetti Sotto
496
D
4
Via Callisto Piazza
23
D
3
Via Consorzio
7
D
4
Via Conte Gaetano Bonoris
558
D
4
Via Custoza
225
D
5
Via Don Bartolomeo Grazioli
6
D
9
Via Francesco Bicelli
42
D
3
Via Franchina
2
D
10
Via Generali Fratelli Lechi
18
D
4
Via J.H. Dunant
93
D
4
Via Risorgimento
96
D
4
Via Romanino
76
D
3
Via S.Martino della Battaglia
163
D
6
Via Savoldo
94
D
3
Via Scoler
49
D
4
Via Solferino
34
D
4
Via Napoleonica
152
D-E
13
Via Boccalera
39
D-F
9 - 13
Via Boschetti Sopra
191
D-F
9
8
Zona NOVAGLI - TRIVELLINI
Area di circolazione
Abitanti
Quartiere/ Sezione
Frazione elettorale
Piazza Don Bruno Melchiori
5
E
13
Via Botteghino
14
E
12
Via Campagna di Castiglione
21
E
12
Via Campagna Di Mezzo
16
E
12
Via Carlo Cattaneo
132
E
13
Via Casarole
10
E
12
Via Castioncello
50
E
13
Via Catteragna
32
E
13
Via Cavour
212
E
12
Via Cristoforo Colombo
119
E
13
Via Della Guzza
127
E
13
Via Delle Lame
56
E
13
Via Erculiani
514
E
12
Via Franche
17
E
12
Via Giuseppe Mazzini
49
E
13
Via Incanti
10
E
12
Via Indipendenza
13
E
12
Via Magenta
70
E
13
Via Mantovana Vecchia
38
E
13
Via Marcadora
25
E
12
Via Mutti
36
E
12
Via Novagli Campagna
164
E
13
Via Palestro
20
E
13
Via Pisetti
95
E
13
Via Rivarose
10
E
12
Via S. Lorenzo
147
E
13
Via S. Luigi Gonzaga
5
E
13
Via Sacca
74
E
12
Via Trivellini
142
E
12
Via Mantova
803
E-H
12 - 3
9
Zona CHIARINI - ALLENDE - TEOTTI
CAMPAGNOLI
Area di circolazione
Abitanti
Quartiere/ Sezione
Frazione elettorale
Via A.V.I.S.
77
F
Via Alessandro Manzoni
109
F
2
Via Baitoni
16
F
10
Via Calafame
90
F
9
Via Calcina
5
F
10
223
F
10
Via Federico Ozanam
60
F
9
Via Gaifami Treccani
202
F
11
Via Giovanni Falcone
111
F
9
Via Giuseppe Ciotti
592
F
7 - 11
Via Giuseppe Tovini
87
F
9
Via Giuseppe Verdi
130
F
10
Via Maddalena Di Canossa
95
F
9
Via Madri Canossiane Monteclarensi
4
F
9
Via Mario Baratti
28
F
9
Via Mocasina
25
F
9
Via Mons. Angelo Chiarini
165
F
11
Via Campagnoli
Zona MARCOLINI VECCHIE
MARCOLINI NUOVE
11
Area di circolazione
Abitanti
Quartiere/ Sezione
Frazione elettorale
Via Mons. Vincenzo G. Moreni
4
F
11
Piazza Cav. di Vittorio Veneto
63
G
6
Via Mons.francesco Rossi
69
F
11
Via Alessandro Volta
63
G
6
Via Monsignor Oscar Romero
404
F
9
Via Caduti Del Lavoro
144
G
6
8
F
9
Via Cerlungo
94
G
1
10
Via Enrico Fermi
66
G
6
Via Morea
Via Negrina
25
F
Via Padre Giovanni Piamarta
73
F
9
Via Filippo Turati
110
G
7
Via Paolo Borsellino
108
F
11
Via Fracassino Abate
39
G
1
Via Pozzo Cavato
162
F
10
Via Galileo Galilei
151
G
7
Via S. Eurosia
337
F
10
Via Giacomo Leopardi
156
G
7
29
G
6
Via S. Scolastica
230
F
10
Via Giorgio Agnetti
Via Salvador Allende
397
F
11
Via Giuseppe Parini
18
G
7
Via Sen. Mario Pedini
142
F
11
Via IV Novembre
36
G
6
Via Teotti
139
F
10
Via Leonardo Da Vinci
101
G
6
Via Ugo Foscolo
32
F
1
Via Mons. Abate Giov. Quaranta
120
G
6
Via Venzaga
275
F
9
Via Pace
82
G
6
Via Felice Cavallotti
470
F-H
10 - 2
Via Padre Ottorino Marcolini
53
G
6
Viale Europa
298
F-H
9-5
Viale Guglielmo Marconi
397
G
6-7
10
11
Zona
Area di circolazione
Abitanti
CENTRO
Quartiere/ Sezione
Frazione elettorale
Corso Martiri Della Libertà
150
H
1
Piazza Conte Treccani degli Alfieri
25
H
1
Piazza Santa Maria
25
H
1
Piazza Teatro
23
H
7
Via Pellegrino
29
H
6
Via Angelo Mazzoldi
398
H
1
Via Pietro Zocchi Alberti
180
H
1
Via Antiche Mura
38
H
7
Via Roma
133
H
1
Via Antonio Pasinetti
11
H
7
Via S. Angela Merici
54
H
3
Via Antonio Tebaldini
16
H
1
Via S. Caterina Da Siena
5
H
3
Via Badazzole
59
H
3
Via S. Chiara D’assisi
42
H
3
Via Bandezzati
60
H
1
Via S. Edith Stein
58
H
3
Via Broli Mezzo
118
H
2
Via S. Gianna Beretta Molla
67
H
3
81
H
1
Via Broli Sopra
37
H
2
Via S. Pietro
Via Broli Sotto
72
H
2
Via Salvo D’Acquisto
7
H
4
Via Carlo Inico
13
H
5
Via Santa Margherita
23
H
2
Via Casa Comunale
12
H
1
Via Santella
218
H
5
Via Cesare Battisti
594
H
5
Via Santo Casasopra
41
H
2
68
H
7
Via Dante
105
H
2
Via Tazio Nuvolari
Via Don Serafino Ronchi
100
H
8
Via Tenente Portesi
41
H
4
Via Ettore Norsa
42
H
8
Via Tenente Silvioli
88
H
2
Via Francesco Bonacino
102
H
2
Via Tre Innocenti
187
H
3
Via Gabriele Rosa
22
H
1
Via Trento
285
H
2
Via Giosue’ Carducci
62
H
2
Via Treramati
64
H
1
Via Giovanni Antonio Poli
219
H
5
Via Trieste
362
H
3
Via Giovanni Pascoli
112
H
2
Via Vittorio Alfieri
82
H
4
14
H
1
159
H
8
Vicolo Diritto
Via Mulino Di Mezzo
1
H
7
Vicolo Mercato
46
H
1
Via Nazario Sauro
19
H
1
Vicolo Portello
1
H
7
Via Oreste Foffa
56
H
2
Vicolo Ripido
12
H
1
Via Paolo Vi
85
H
5
Vicolo Volti
5
H
7
Via Lazzaretto
12
Comunicazione Web Marketing
>comunicazione d’impresa
>Immagine coordinata
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Padenghe sul Garda (Bs)
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Dialettando
GUSTO DESENZANI: IL PRIMO
MANDOLINO DI MONTICHIARI
di
FERNANDA
BOTTARELLI
(30/04/1922 - 19/10/1985)
N
el lontano 1973 vide la luce la prima edizione
del Premio Biennale Nazionale di Poesia Dialettale “Guido Modena” indetto dalla Banca
Popolare di San Felice sul Panaro (MO) col significativo sottotitolo: “Unico concorso nazionale che
decreta un vincitore per ogni regione d’Italia”.
Gusto ritratto
mentre suona
la chitarra,
strumento a
lui non proprio
congeniale (non ho
reperito una foto
con il mandolino,
purtroppo!)
Ricordando…
Il ricordo più dolce che io ho del caro Gusto è una serenata
che mi fece, col suo amato mandolino, una notte d’estate
di tanti anni fa, assieme agli inseparabili Beppe e Peppino.
Le finestre erano aperte perché faceva caldo, il cielo di un
blu profondo era carico di stelle, le cicale dormivano, anch’io dormivo e nel sogno sentivo una dolcissima musica
che mi inebriava, ma…non era un sogno, erano le note
del mandolino di Gusto che avevano riempito la stanza. Mi
svegliai e di corsa andai alla finestra; stetti lì come incantata mentre, pian piano, si accendevano le luci anche dei
vicini che si affacciavano per ascoltare. Scesi ad aprire la
porta e li feci entrare e …”tirammo” mattina ascoltando
musica, cantando e…bevendo anche qualche bicchiere di
buon vino.
Gusto mancò nell’ottobre del 1985 mentre Beppe aveva
appena finito di scrivere la commedia “Versera” che aveva
come argomento la terza età.
Alla prima di questo spettacolo (17/04/1986) ci fu una
scena a lui dedicata in cui l’unico protagonista fu il suo
amatissimo mandolino: li appoggiato su una sedia, mentre si sentiva una delle
sue famose serenate. Fu
un momento veramente toccante e quando
la musica terminò tutta
la platea si alzò in piedi
tributando al caro Gusto
un applauso scrosciante.
Era doveroso!
14
Da allora molte edizioni si sono succedute e diversi
autori bresciani hanno visto premiate le loro opere
in vernacolo; anche alcuni poeti monteclarensi sono
risultati vincitori di questo prestigioso concorso: Marino Calubini, Peppino Mura, Enrico Ferrario. Ma la
prima edizione vide trionfatore, per la Lombardia,
Gusto Desenzani uno dei fondatori della prestigiosa
Compagnia dialettale “Èl Cafè di Piöcc”. Il carissimo
Gusto, autodidatta, dotato di uno spiccato senso musicale (mandolinista per passione, si dichiarava egli
stesso “Primo mandolino di Montichiari”, anche
perché, aggiungeva sempre lui: “So l’ünic a sunàl”)
sapeva permeare i suoi scritti dialettali, poetici o in
prosa, di profumo di polenta fresca (“Un capèl
dè polenta”), di amore verso il prossimo (“Salvazènt”), di sincero attaccamento verso il suo quartiere di Montichiari dove era nato (“Borgdesot”) e
di affetto particolare nei confronti della terza età
(“No pòss desmentegà”). Proprio con questa poesia Gusto ha visto premiate le sue fatiche di poeta e
scrittore dialettale; “annusiamo” ancora il profumo
delle parole così attuali che vogliono insegnare alle
nuove generazioni l’amore, la benevolenza e la gratitudine verso gli anziani.
NO POSS DESMENTEGÁ
Quant sie s-ciat
quàter noni
strach, pensiunàcc,
vèrs sera i sà ‘ncontràa
prest da l’ostéra
entùren a ‘n taol
piéd è crèpe
cól göst del so vì.
Dale scarsèle fonde
Un cülatì dè mortadèla,
rafanàs dè boteghéra,
un pó dè töt.
L’ostera a spetài
e sirvìi.
Giü col crusèt nisöla
zà a pèse,
l’oter enturen a le gambe
el pignulà,
camise lizie,
smónte, con
amó dò righe
culur blö;
se fös stat pitùr
ghie zà pront èl quàder.
I’arès facc quécc
có le mace dè sudùr
engarbiàde nel capèl,
có le orece tirade
a scultà le so stórie
èn dó i sa dàa del Vó.
I spetàa ‘l so tramónt.
Un dé ‘na campana
la gà ödàt ‘na scagna,
i suna dè mòrt:
l’era èl pö zuèn
a i ‘oter tré la gà fàt dè tòrt.
Da Sant’Antone a Nedàl
quatèr scagne el taól
crepàt: jè öde.
Dè lur
mè restàt
l’esèmpe del so amur
le fadighe del so laurà.
I’era galantòm.
L’ostéra la sènt
l’éco dei so Vó,
l’udur dè strì
dè un toscano,
èl calur dè le so ciciarade,
èl so aidàs
nel trübülà
sensa niènt.
Prèst fés
a pò mé, pensiunàt;
garoi argü
che me arda?
Töcc i gà frèsa:
e restarà do curnis
sensa quader:
el mé che go mia pütüràt
e chel óter da mé
Chi m’a mia ardàt.
NON POSSO DIMENTICARE
Quando ero ragazzo/ quattro nonni/ stanchi, pensionati,/ verso sera si incontravano/ presto dall’ostessa/ intorno ad un tavolo/ pieno di crepe/
e [che sapeva] del gusto di vino./ Dalle tasche fonde/ [fuoriusciva] la parte posteriore di una mortadella,/ cianfrusaglie di bottegaia,/ un poco
di tutto./ L’ostessa era lì: aspettava/ e li serviva./ Uno col gilet color nocciola/ già tutto pezzato,/ l’altro con intorno alle gambe/ il fustagno,/
camicie consunte,/ usurate, con/ ancora due righe/ color blu;/ se fossi stato pittore/ avevo già pronto il quadro./ li avrei dipinti quieti/ con le
macchie di sudore/ ingarbugliate nel cappello,/ con le orecchie tese/ per ascoltare le loro storie/ nelle quali si davano del Voi./ Aspettavano il
tramonto./ Un giorno una campana/ ho svuotato una seggiola,/ suonano a morto:/ era il più giovane/ agli altri due la morte ha fatto un torto./ Da
S. Antonio a Natale/ quattro seggiole e il tavolo/ crepato: sono vuote./ Di loro/ mi è rimasto/ l’esempio del loro amore/ le fatiche del loro lavoro./
Erano galantuomini./ L’ostessa sente ancora/ l’eco del loro Voi,/ l’odore di bruciaticcio/ di un sigaro toscano,/ il calore delle loro chiacchiere,/ il
loro aiutarsi/ nelle tribolazioni/ pur senza avere niente./ Molto presto/ anch’io pensionato;/ avrò qualcuno/ che mi guarda?/ Tutti hanno fretta:/
e resteranno due cornici senza il quadro:/ il mio che non ho dipinto/ e quell’altro rispetto a me/ di chi non mi ha guardato.
15
Accenti
di
MARZIA
BORZI
Monteclarensi
di
ORNELLA
OLFI
QUANDO IL (LA) MONTECLARENSE
È IN VACANZA
E
state: la stagione del tempo lento, delle vacanze, della fuga dalla città….la stagione
delle evasioni in luoghi esotici, quelli che
tutti, ma proprio tutti, vorrebbero raggiungere…
Tutti, insomma…..proprio, proprio, tutti no…
in realtà per il Monteclarense medio decidere
dove andare in ferie è sempre un bel problema.
Il Monteclarense medio, infatti, desidera partire,
ne sente l’esigenza, l’urgenza incombente, ma,
quando lo fa, gli resta sempre nel cuore e nella pancia un non so che, una sensazione strana
come di abbandono languido o di esilio forzato. Lasciare le frasche della sua brughiera per
l’asfalto bollente dell’autostrada è un dramma,
perché il Monteclarense è uomo di zolla (anche
quando è donna…) e non importa se operaio,
impiegato di banca, medico o avvocato, resta
individuo di pianura, “homo agrorum” come si
suol dire e per lui il mare è un elemento instabile, troppo profondo e infinito per consideralo
concreto, così dissimile dal Chiese
con le sue anse sinuose e strette, le
sue spiagge pietrose, la quiete sonnolenta dei pomeriggi padani. Sulle
spiagge si fa notare subito: è nervoso,
infastidito dalla sabbia che s’insinua
in ogni dove, nostalgico perfino della mancanza di zanzare; se sceglie le
città d’arte: interessato ma malinconico, perché in fondo nessun museo,
nessun monumento può battere la
bellezza candida della facciata del
Duomo o l’incredibile contempla-
16
zione del Museo Lechi. Eppure parte come un
novello Ulisse alla ricerca della sua isola, quella
che ha sognato per tutto l’anno lavorativo e che
deve, per forza, conquistare. Tra i monteclarensi medi ci sono anch’io, anzi son proprio la più
media di tutti, io che cerco Montichiari anche
dove non c’è o, in tutta sincerità, cerco una Montichiari che ormai non c’è più: quella dei campi
di grano e di frumento, della brughiera selvaggia
e profumata, della campagna polverosa ma rassicurante. Per ritrovare quel luogo, racchiuso ormai solo nella memoria, sono partita per la bassa Toscana, per Saturnia, provincia di Grosseto.
E tra le colline sinuose, le passeggiate in mezzo
alla boscaglia, i bagni nel fiume Gorello, le case
rurali che attendono ai lavori dei campi, il profumo di fieno appena tagliato e i rumori attutiti
del pomeriggio, ho pensato intensamente a cosa
ci siamo perduti, noi Monteclarensi, di che cosa
ci siamo privati, che eredità lasceremo ai nostri
figli. Colline di rifiuti al posto di campi di grano.
Modernità disfattista in cambio di sana tradizione. Siam bravi a cambiare i santi che non fanno
miracoli: abbandonammo Pan per Pancrazio e
ora Pancrazio per il dio Guadagno. Fa tristezza
solo a pensarci, soprattutto perché indietro non
si torna e il futuro non ha certo il profumo della
Maremma in estate. E così riparto, con la malinconica consapevolezza che i Toscani sono più
intelligenti di noi e non solo perché hanno dato i
natali a Dante e alla lingua italiana, ma soprattutto perché hanno saputo difendere e tutelare
un mondo che può apparire arcaico e primitivo ma che racchiude in sé il senso dell’esistenza tutta. E, mentre allungo lo sguardo su di un
paesaggio meraviglioso fatto di campi coltivati,
olivi e cipressi, mi auguro che un giorno, non
troppo lontano, i nostri nipoti sappiano ritrovare
quei gesti antichi che i loro antenati compievano
lavorando la terra e la semplicità di attività che,
non solo dovrebbero essere il vanto
di tutti, ma possono ancora salvare il
futuro della nostra città. P.S: Questo
breve scritto vuole essere un omaggio e un ringraziamento alla famiglia Tanturli, a Orietta, Delia, Marcella e Angelo, che, presso il podere
“Fonte del Cerro” di Saturnia, mi
hanno accolto, coccolato, deliziato
con i prodotti della loro campagna e
fatto riscoprire quelle radici terrigne
che sento ancora radicate nel sangue e profondamente mie.
Usanse
e Creanse
SANT’ANNA - DALL’EBRAICO:
GRAZIA BENEFICA
S
ant’Anna (26 luglio) e Gioacchino sono i genitori della Vergine Maria. Di questa Santa
non fa cenno il Vangelo. Solo i Vangeli apocrifi raccontano che ad Anna e Gioacchino,
dopo vent’anni di preghiere, apparve un angelo che annunciò loro la nascita di un
figlio. Nacque una figlia, chiamata Maria - amata da Dio-. Per questo, Sant’Anna è invocata
dalle gestanti, alle quali in cambio di devozione garantisce il buon esito della gravidanza e
del parto. Nelle camere dei contadini non mancava, oltre all’immagine della Sacra Famiglia,
un’effigie di Sant’Anna, perché una volta nel letto matrimoniale nascevano tutti i figli.
La gestante, sia durante la gravidanza che durante il parto era assistita a casa propria
dall’ostetrica- detta comàr o levatrice- e dalle donne di casa; solo in casi molto problematici ci
si rivolgeva al medico. Avere figli era considerato un evento naturale, come in effetti è, ma si
obbligavano le future mamme a fare lavori pesanti, sia in casa che nei campi, fino all’ultimo
giorno; c’era sì bisogno, ma si pensava anche che in questo modo il bambino sarebbe nato
forte e sano. Di sera sferruzzavano e cucivano sia il corredo per il nascituro che abiti per i
familiari. Alle neomamme erano concessi solo pochi giorni di riposo dopo il parto, durante i quali si dava loro buon brodo di gallina con pane,
uova sbattute con Marsala e latte per favorire l’allattamento. Poi tornavano ai lavori quotidiani portandosi appresso il neonato in una cesta,
nel “stremasì” (materassino), avvolto nei “panezèi” di cotone e fasciato come una mummia, convinti che solo così le ossa si sviluppassero
ben dritte! Per questo una delle fatiche quotidiane era andare al fosso, inginocchiate nelle cassette di legno, estate e inverno senza guanti,
a lavare pannolini e fasce. Geloni a mani e piedi-“piozèi”-, screpolature e dolori erano purtroppo un’inevitabile conseguenza. Se il latte
materno era scarso, spesso si integrava con latte della balia, un’altra neomamma fortunata
ad averne in abbondanza. In casi particolarmente delicati si ricorreva al latte d’asina, il più
simile a quello materno. Vivere in famiglie allargate aveva il vantaggio di contare su cognate,
suocera, nonna nell’aiuto a crescere i figli, ma significava anche dover sottostare a regole e
superstizioni antiche, spesso esagerate e superate. Le giovani spose non potevano permettersi
obiezioni, davanti all’esperienza delle donne di casa più anziane. Era difficile e frustrante,
ma ogni ragazza che sposandosi andava a vivere “in casa”, sapeva che la vita matrimoniale
sarebbe stata dura fisicamente e psicologicamente. Le gerarchie familiari non si discutevano,
inoltre i maschi avevano privilegi di gran lunga superiori a quelli delle donne: maggior libertà,
miglior cibo, nessun obbligo di aiutare nei lavori casalinghi e tantomeno nella cura dei bimbi,
anzi, erano serviti e riveriti per ogni piccola esigenza, al limite del rispetto nei confronti delle
donne. Donne sciupate che invecchiavano precocemente rispetto ad ora, colpa di numerose
gravidanze e allattamenti sfiancanti, tanto lavoro, poca o nulla cura di se stesse.
17
Ri (evo) cando
di
EMANUELE
CERUTTI
N
IL BATTESIMO DEL FUOCO
ella primavera del 1915 la previsione di un imminente conflitto portò il regio esercito a creare nuove unità. Il caso volle che
un gruppo di 18 monteclarensi di diversa estrazione sociale e
ascritti alla seconda categoria delle classi 1888-1894 – cioè con l’obbligo
di prestare il servizio militare per 6 mesi, anziché i regolamentari 24,
per ragioni economico-familiari – fosse reclutato nella 7ª compagnia del
nuovo 111° reggimento fanteria con deposito a Piacenza. Dopo un mese
d’istruzione, per ironia della sorte effettuata proprio sulle colline moreniche vicino casa, giunsero a Cormons e Turriaco, sul tutt’altro che salubre
fronte carsico. E venne il gran giorno. Il 26 luglio di 100 anni fa nel corso
dell’offensiva estiva italiana – fallimentare come molte altre a causa delle
tattiche inadeguate e della carenza di mezzi – varie compagnie del 111°
attaccarono il monte San Michele. La cima fu espugnata ma non si poté
mantenere a causa di un micidiale fuoco concentrico delle artiglierie nemiche. Circa 430 fanti alla loro prima prova furono posti fuori causa, ma
i nostri 18 si salvarono tutti.
Giorni dopo, probabilmente il più istruito del gruppo scrisse una lettera a
monsignor Quaranta, sottoscritta dagli altri 17, la quale fu anche pubblicata sul quotidiano cattolico “Il Cittadino di Brescia” del 22 agosto 1915
quale esempio di entusiasmo e senso del dovere. Riboccava di ingenuo
patriottismo, forse di prammatica considerato il destinatario, forse sincero
poiché si era ancora all’inizio del conflitto. Si professavano figli «della
Leonessa d’Italia» e dissero, mezza verità, che il battesimo del fuoco del
26 portò «una splendida vittoria». Come fecero spesso anche altri soldati
dell’Italia tutta con i propri compaesani, all’abate chiesero di intercedere
per loro, speranzosi della forza salvifica della fede: «E Lei, Monsignore,
preghi per noi, lo dica anche ai suoi sacerdoti, lo dica forte dal pulpito
alle nostre madri, alle nostre spose che preghino per noi, dica loro una
parola che lenisca il dolore pel nostro distacco; e così con le preghiere delle nostre madri e delle nostre spose, più facile ci sarà la vittoria, più presto
scenderà la pace col suo manto bianco su tutta l’Europa sconvolta».
Tuttavia dovevano passare ancora 39 mesi prima della tanto sospirata
pace. E i nostri 18? Il turbinio degli eventi li travolse e li disperse quasi
tutti. Ad esempio, tre mesi dopo e sempre sul S. Michele, Aldo Carminati,
calzolaio, riportò una ferita invalidante all’omero sinistro che gli procurò
il congedo anticipato, mentre Giovanni Guerrini, parrucchiere sposato e
padre di un bimbo, vi morì. Più fortunato Valentino Mucchetti, muratore,
che nell’aprile del 1916 fu esonerato poiché utile nella produzione bellica. Ci furono, come fisiologico, anche atti di dissenso. Pancrazio Alghisi,
fornaciaio, e Pietro Mori, muratore, evidentemente estenuati da quattro
18
di
FEDERICO
MIGLIORATI
disastrosi mesi passati sul Carso, a novembre tentarono di disertare. Furono scoperti, processati e condannati all’ergastolo, che non scontarono:
sospesa la pena, more solito, furono inviati ad altre unità. Alghisi sopravvisse e fu amnistiato, Mori perì in prigionia, ma fu anch’egli amnistiato
tanto che figura nel volume XI dell’Albo d’oro del ministero della Guerra.
Pochi quelli rimasti indenni nel 111° fino all’armistizio, fra questi il caporal maggiore Giuseppe Mutti, contadino, insignito della croce al merito
di guerra nel 1918 dopo la battaglia del Piave.
Come noto, il fascismo esaltò oltremodo i fatti della guerra. In questo
clima fecero capolino anche i superstiti del 111°. Nell’estate del 1932 alcuni reduci (ve n’erano anche di Visano, Carpenedolo e Gottolengo) si
ritrovarono a Montichiari per ricordare il loro battesimo del fuoco. Resero
omaggio al monumento a chi più non era tornato e dopo si trovarono
a far brigata attorno a una tavola imbandita. Mario Baratti, ex ufficiale
decorato al valore e presidente della locale sezione combattenti, si unì alla
combriccola e lesse la copia della famosa lettera a monsignor Quaranta
da lui (vero e proprio “archiviomane”, per dirla con Gadda) recuperata
per metterla nel museo storico che aveva ideato e che di lì a due anni si
sarebbe inaugurato. Una foto del 1955, in cui i reduci della Grande guerra
posarono vicino a un simpatico cartellone allegorico, testimonia che la
festicciola per il 26 di luglio non si era eclissata. Sì, forse ci sarà stato
anche un poco di ingenuo orgoglio guerresco, ma soprattutto era un rito
per addomesticare il ricordo dei tanti patimenti che avevano segnato la
propria gioventù, la quale, ormai, era svanita.
Montichiari, 26-7-1955. Reduci della Grande guerra commemorano la presa del S. Michele
Controluce
Personaggi all’ombra dei sei colli
LO SCALPELLO
E L’ANIMA:
DINO COFFANI
S
i direbbe abbia lo scalpello in mano
da sempre: per Dino Coffani l’arte, la
scultura nel suo caso, è un rapporto
intimo che non smette mai di offrire spunti e
stimoli nell’esperienza della vita. Autodidatta,
allievo di nomi di prestigio in questo ambito
(su tutti quello di Olves Di Prata, presso il quale
frequenta i primi corsi di scultura a Brescia a
fine anni ‘70), Coffani intraprende un percorso
suo personale nel corso del tempo che lo porta
a lavorare materiali diversi quali la terracotta,
la creta, il marmo, la pietra di Botticino,
l’alabastro, il bronzo fondendo in
essi realtà e fantasia, in un viaggio,
talvolta onirico, della mente. La critica
si interessa di lui già negli anni ’80,
quando riceve le prime commissioni:
sbarca, così, al River Museum Yonkers di
New York, dove alcuni suoi lavori sono
esposti in maniera permanente, arriva
al Palazzo dell’Unesco di Parigi; anche
nel bresciano, a dispetto del “nemo propheta
in patria”, raggiunge il successo
con la realizzazione di altari (uno è
presente nel Duomo di Montichiari),
Vie Crucis, portali, come per la chiesa
di Borgosotto, voluti da comuni,
associazioni, enti privati.
Forme sinuose, corpi sofferenti, visioni
paradisiache, torsioni, Assunzioni:
il mondo si snoda visivamente nelle
opere di Coffani, attento osservatore di
una realtà in continuo mutamento e,
per questo, sempre più problematica
da afferrare con l’arte plastica.
Nel suo laboratorio ha sempre rende
vivo ciò che è asettico,
trasforma ciò che è
statico e ridona vita
all’apparente sonno di
un’idea.
La nostra città può
vantare diverse sue
pregiate “creature”,
tramite le quali ha
reso la sensibilità di
un artista puro, proteso verso una spiritualità
che negli ultimi anni si è fortemente acuita
fornendo prove di spessore. E non è un caso
che, già al termine del mese in corso, tornerà
ad esporre alla Biennale d’arte di Assisi: terra
a lui cara, quella umbra, che già lo ha visto
presenziare in quel di Gubbio per mostrare al
visitatore il fuoco ardente di un pensiero che
prende vita nelle sue mani. Il suo universo
è tanto uguale al nostro quanto più se ne
distacca per l’abile descrizione di un attimo, di
un sentimento, di un’emozione, resi immortali
e possenti.
19
Montibus
in Claris
Crocchette
per gatti
CENNI DI TOPONOMASTICA MONTECLARENSE
3ª puntata
N
ella scorsa puntata abbiamo visto che nelle Mappe censuarie del Catasto napoleonico di Montichiari (1811), tra le diverse
“tipizzazioni” delle indicazioni viarie, compare
(una sola volta) la parola “condotto” per indicare
il Condotto San Rocco, quella che oggi è via Battisti.
Via Cesare Battisti.
Perchè “condotto” e non “contrada”?
Azzardo una spiegazione, che ritengo abbastanza
plausibile: la parola “condotto” (inteso come sostantivo e non come aggettivo) rimanda alla parola
“conduttura” o “canale”; in medicina, ad esempio,
sono detti “condotti lacrimali” i canali attraverso i
quali passa il liquido lacrimale. Ebbene, via Battisti ricalca esattamente il percorso dell’antica Fossa Grande, il canale di confine (e quindi di difesa,
ma anche di imposizione daziaria), che a partire
probabilmente dalla seconda metà del 1300 - dal
tempo di Bernabò Visconti (1323-1385) - separò il
territorio soggetto al Ducato di Milano (comprendente anche il centro urbano di Montichiari) dal
Ducato di Mantova.
Scrisse mons. Chiarini vent’anni fa (vedi “La Vita
Monteclarense”, febbraio 1994): “al tempo in cui
si costruiva la nuova Chiesa Parrocchiale, cioè
durante tutto il 1700, l’area che stava dietro la
chiesa ... confinava a mattina con la “fossa”, allora, in quel tratto, ancora in buone condizioni,
popolata di pesce minuto e da carese” [giunchi
ed altre piante acquatiche].
Quindi nel 1700 e perciò pure all’inizio del 1800,
la Fossa Grande attraversava ancora l’abitato di
Montechiaro. Nel 1810 il Comune, anche a seguito dello spostamento del Cimitero, volle creare
dietro la Chiesa parrocchiale la piazza-mercato
del bestiame e, probabilmente per migliorare
l’accessibilità al mercato, riempì la Fossa Grande
nel tratto urbano, lasciando due canali laterali
per l’irrigazione degli orti (che compaiono infatti
nelle Mappe dei Catasti e che esistevano ancora
fino a qualche anno fa, sebbene intubati): si
creò così, tra i due fossati, una nuova strada, che
probabilmente ereditò il nome di “Condotto S.
Rocco” dal canale o “fossa” in quel tratto esistente
20
e dal vicino ponte (detto di S. Rocco dalla adiacente
chiesa) che ne rendeva possibile lo scavalco.
La particolare etimologia utilizzata, “condotto”,
può derivare dal fatto che - in quel tratto – la “fossa” (che doveva essere larga circa 8-10 metri) era
probabilmente dotata di argini in muratura, che
facevano da spalle di appoggio e di controspinta
all’arcata o alle arcate del ponte.
Nelle Mappe censuarie del successivo Catasto austriaco del 1852 la stessa via è invece indicata come
“Strada comunale per Lonato” ma ciò che è particolarmente significativo è il nome attribuito al
fossato a sera: “Fossa Magna”, a perpetuare il nome
dell’antico “vallo” che separava il ducato milanese
dal mantovano, anche se in realtà mons. Chiarini
distingue in “Fossa Grande” il tratto da Lonato a
Carpenedolo (che attraversava Montichiari) e in
“Fossa Magna” il tratto da Carpenedolo ad Asola.
La differenza stava probabilmente nella portata
d’acqua: infatti, secondo mons. Chiarini, la “Fossa
Magna” era (ed è ancora, dove sopravvive) alimentata dalle risorgive, mentre la “Fossa Grande” non
disponeva di sorgenti o risorgive ed era quindi alimentata dalle acque piovane o di scolo; la scarsità
d’acqua consentiva perciò solo la presenza di acquitrini stagnanti, dove vivevano pesce minuto e piante
acquatiche. Invece il fossato d’irrigazione ricavato
dopo il riempimento della Fossa Grande è tracciato,
sulla Mappa austriaca, con un bel colore azzurro
ed è indicato con chiarezza il verso
di scorrimento dell’acqua (da nord
a sud): segno che era percorso da
acqua corrente e non stagnante.
In un “Elenco delle Strade comunali” di Montechiaro sul Chiese (denominazione cessata nel 1877), steso a
seguito della Legge 20 marzo 1865
(documento quindi attribuibile al
periodo 1865-1877), è scritto che la
Piazza Mercato trovasi tra la Chiesa
Parrocchiale e la strada Fossa; così
pure, secondo lo stesso documento,
la Strada comunale Santa Maria
Maggiore “termina la prima tratta
contro la strada per Calcinato e l’altra [ad angolo retto] contro quella per Lonato o Fossa”.
Pure in una successiva “Descrizione dello stato
delle Strade e Piazze del Comune di Montichiari”
(posteriore al 1877, forse del 1893 secondo un
timbro poco decifrabile) viene descritta la Strada
S. Maria e Fossa. Pertanto, nella seconda metà
del 1800, la strada per Lonato era chiamata anche (almeno nel tratto urbano) Strada Fossa ed
era mantenuta parte in ghiaia e parte in selciato.
Nelle Mappe del Regno d’Italia del 1898, che ricalcano sostanzialmente - talvolta con maggior dettaglio - quelle del Catasto Austriaco, si conferma la situazione descritta nel 1852: la via è indicata ancora
come “Strada comunale di Lonato”, sono tracciati i
due fossati laterali di irrigazione e ne viene indicata
la loro derivazione dal Vaso Bagatta, a sua volta alimentato dal fiume Chiese.
Questa situazione toponomastica si mantenne invariata finquando (certamente dopo il 1916-1918)
l’Amministrazione comunale ritenne di intitolare la
strada già “Condotto S.Rocco”, divenuta poi “strada
Fossa”, al martire irridentista Cesare Battisti.
Anche l’attuale via Trieste conobbe vicende legate
alla antica Fossa Grande, in quanto su di essa insisteva il ponte che scavalcava la Fossa e consentiva il
passaggio di persone, animali e merci.
Ne parleremo nella prossima puntata.
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Il tracciato della Fossa Grande (oramai riempita), presso il Colle di S.Zeno,
in una fotografia del 1994.
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Notiziario - Comune di Montichiari