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Febbraio 2014
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SPECIALE
STATO DELL’ARTE DEI PROGETTI IAMC AI POLI
L’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero (IAMC) ha
ereditato la lunga tradizione di studi polari che due delle
sue sedi fondatrici, l’Istituto Talassografico di Messina e
quello di Taranto avevano iniziato sin dal 1989 .
(segue)
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DEDICATO A LUIGI MICHAUD
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PENSANDO LUIGI MICHAUD
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Il 16 gennaio 2014 durante la XXIX Campagna
italiana in Antartide, in attuazione del Programma
Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA)
promosso dal MIUR, LUIGI MICHAUD, ricercatore
dell’Università di Messina ed esperto di
batteriologia polare, è deceduto presso la Stazione
italiana Mario Zucchelli a Baia Terra Nova.
(segue)
IL MIO RICORDO DI LUIGI
La retorica è spesso usata per esorcizzare la
paura della morte, perché così viene enfatizzata
l’unicità di chi viene a mancare. Volendo scrivere
due righe su Luigi, ho subito sentito una
contraddizione, direi quasi di termini, tra la
scontata retorica per una morte così prematura
e tragica e il ricordo che ho di lui.
(segue)
Scrivere di Luigi Michaud per me è un esercizio
alquanto difficile, ma non perché era pervaso da
comportamenti non lineari, e quindi difficile da
descrivere, ma piuttosto perché la sua linearità e
cristallinità era spinta all’infinito e mi risulta
difficile da rappresentare in poche righe.
(segue)
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STATO DELL’ARTE DEI PROGETTI IAMC AI POLI
L’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero (IAMC) ha ereditato la lunga tradizione di studi polari che
due delle sue sedi fondatrici, l’Istituto Talassografico di Messina e quello di Taranto avevano
iniziato sin dal 1989 (Figure 1 e 2). Le basi per l’inizio degli studi scientifici in quelle terre ostili sono
state gettate dall’Italia con l’adesione al Trattato Antartico nel 1981 (legge 29-11-1980, n.963) ed il
conseguente varo del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA). Infatti, in tale
contesto dal 1985 ad oggi sono proseguite ininterrottamente le spedizioni scientifiche italiane in
terra antartica.
I numerosi e proficui studi portati avanti nell’ambito del PNRA dall’Istituto Talassografico di
Messina ricadevano principalmente nei settori delle risorse (Pesca – Figura 3) e dell’Oceanografia
ed Ecologia Microbica nell’ambiente antartico e periantartico (Fig. 4), mentre gli studi del
Talassografico di Taranto erano incentrati sulla Corrosione dei metalli ed erano bipolari.
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Figura 2: Stazione
“Mario Zucchelli” (74°
41' 42" S; 164° 7' 23" E).
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Figura 3: Krill (
Euphausia superba).
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Primary Production
Phytoplankton
Respiration
Essudation, escretion,
cellular lysis, etc.
Figura 1: Immagine d’epoca dell’area
dove è stata costruita la prima base
Italiana in Antartide a Baia Terra
Nova.
Dissolved Organic
Carbon
2
Bacterial Production
O2
Particulate Organic
Carbon
Extracellular enzyme
activity
Bacterial Stock
Microbial trophic web
1
Respiration
Higher trophic levels
Figura 4: Schema semplificato dei processi e delle
interazioni microbiche studiate.
CO2
3
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Nel presente, a seguito del Bando pubblico del 2013 per la presentazione di proposte di attività in
Antartide (http://attiministeriali.miur.it), ben sette progetti approvati dalla Commissione Scientifica
Nazionale per l’Antartide (CSNA) vedono inseriti a vario titolo (proponenti della proposta
progettuale, responsabili di unità operative o partecipanti alla ricerca) dei ricercatori dell’IAMC
(sedi di Napoli, Capo Granitola e Messina). Questo è un risultato ottimale considerato che nei
precedenti due bandi, solo in due progetti partecipavano ricercatori delle sedi IAMC di Napoli e
Messina, con oggetto degli studi la nicchia trofica della foca di Weddell e l’ecologia del pack-ice.
Nelle presenti ricerche approvate nell’ambito del PNRA, il focus degli studi dei ricercatori IAMC è
molteplice e comprende vari aspetti tra cui: il funzionamento degli ecosistemi costieri alla luce dei
cambiamenti recenti (Fig. 5: Progetto 2013/AZ1.06 - U.O. Dr. La Ferla R. – IAMC di Messina), lo
stato delle specie chiave dell’ecosistema pelagico del Mare di Ross (Fig. 6: Progetto 2013/AN1.02 U.O. Dr. Bonanno A. – IAMC di Capo Granitola), un esperimento a mesoscala nel mare di Ross
(Progetto ROME 2013/AN2.04 – U.O. con la presenza del Dr. Crisafi E. - IAMC di Messina), la
nicchia trofica della foca di Weddell a Baia Terra Nova (Fig. 7: Progetto 2013/AZ1.01 – U.O. Dr.
Rumolo P. – IAMC di Napoli), gli osmoliti metilati associati con il pack-ice (Fig. 8: Progetto
2013/AZ1.07 – Principal Investigator Dr. La Cono V. – IAMC di Messina), la messa a punto di un
sistema integrato per il recupero e il trattamento in emergenza di “oil spill” in ambiente antartico
(Fig. 9: Principal Investigator Dr. Cappello S. – IAMC di Messina) e l’ecologia del permafrost in un
contesto di cambiamento climatico (Fig. 10: Progetto 2013/AZ1.05 - U.O. Dr. La Ferla R. – IAMC di
Messina).
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Figura 5: Imbarcazione “Malippo” in acque antartiche.
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Figura 7: Foca di Weddell a baia Terra Nova.
Figura 6: Nave Italica.
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Figura 8: Modello proposto di trasformazione microbica anaerobica della Betaina (GB) e del
dimetilsulfonioproponato (DMSP) nella brina (IAB) e nell’interfaccia tra ghiaccio e acqua di mare (ISI).
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Figura 9: Rappresentazione schematica del
sistema prototipo che verrà messo a punto
durante questo progetto. Nave in navigazione in
ambiente antartico (A), possibile incidente (B)
che determinerà una fuoriuscita di petrolio in
acqua di mare (C), a seguito del quale sarà
paracadutato
un
sistema
nella
zona
dell’incidente (D) che servirà ad arginare la
fuoriuscita di petrolio (E, F), e dopo la completa
rimozione del carburante (G) il sistema potrà
essere rimosso dall'ambiente di azione (H) e
rigenerato mediante trattamento con sistemi di
bioremediation, attraverso il lavoro di batteri
marini idrocarburo clastici (I).
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Campioni per quest’ultimo progetto sono stati già prelevati quest’anno, per delle analisi
preliminari, dall’U.O. del compianto Dr. Luigi Michaud dell’Università di Messina. Allo stato attuale i
progetti approvati saranno in zona operativa durante la XXX spedizione (2014/15), mentre
quest’anno si registra la sola presenza in campagna oceanografica nel mare di Ross con la Nave
Italica del collega Dr. Angelo Bonanno in forza presso l’IAMC di Capo Granitola.
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Figura 10: Ciclo biogeochimico nel Permafrost.
In campo artico l’anno passato sono state effettuate due spedizioni dal gruppo dell’IAMC di
Messina e della sede di Capo Granitola presso la base “Dirigibile Italia” del CNR a Ny-Ålesund (Isole
Svalbard, Fig. 11). Focus delle ricerche sono state la variabilità giornaliera del compartimento
microbico e della struttura trofica nel sito prescelto per il Mooring Dirigibile Italia (IAMC di
Messina) e delle misure di Bioacustica in vari siti del fiordo (IAMC di Capo Granitola). L’attività in
Artide proseguirà anche nel 2014 con due spedizioni dell’IAMC di Messina in collaborazione con il
gruppo di lavoro Michaud/Lo Giudice dell’Università di Messina, che studierà delle spugne ed il
microbioma a loro associato lungo le rive del fiume Pasvik e il Bokfjorden in Norvegia.
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Figura 11: Ghiacciaio del Kongsfyorden
(Isole Svalbard). A cura di Maurizio Azzaro, Ricercatore IAMC
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EDITORIALE
Il 16 gennaio 2014 durante la XXIX Campagna italiana in Antartide, in attuazione del
Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) promosso dal MIUR, LUIGI
MICHAUD, ricercatore dell’Università di Messina ed esperto di batteriologia polare, è
deceduto presso la Stazione italiana Mario Zucchelli a Baia Terra Nova. Luigi Michaud
era impegnato in un'immersione subacquea nell'area prospiciente la Stazione, per la
raccolta di campioni biologici per studi sui batteri antartici, più specificatamente ricerche
nell'ambito di un progetto per lo sviluppo di nuovi antibiotici contro la fibrosi cistica,
selezionato nell'ambito del bando del programma nazionale emanato dal Ministero per
l'Università e la Ricerca Scientifica nel marzo 2013. Il progetto prevedeva la raccolta in
Antartide di materiale biologico anche nell'ambiente subacqueo.
Luigi, il “ vichingo “ dagli occhi da bambino, che amava dipingere i soldatini, scherzare e
prodigarsi per il prossimo, Luigi che era una promessa e un orgoglio per il nostro Ateneo,
lui che viveva con entusiasmo e ottimismo le realtà dei giovani ricercatori precari, ha
pensato bene di fare la sua ultima immersione in quell’ambiente cosi ostile, ma cosi
stimolante per lui appassionato del suo lavoro. La notizia della tragedia è arrivata nel
cuore della notte e come un terrremoto ha scosso tutti, anche chi non lo conosceva. Per
chi ha lavorato con lui , condividendo interessi scientifici in Antartide e non solo (penso
soprattutto ad Angela, compagna di vita e di scienza), sarà veramente difficile dare un
senso a tante cose …ma Luigi non si sarebbe mai arreso.
Dott.ssa Lucrezia Genovese
Responsabile IAMC CNR UOS Messina
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IL MIO RICORDO DI LUIGI
La retorica è spesso usata per esorcizzare la paura della morte, perché così viene enfatizzata
l’unicità di chi viene a mancare. Volendo scrivere due righe su Luigi, ho subito sentito una
contraddizione, direi quasi di termini, tra la scontata retorica per una morte così prematura e
tragica e il ricordo che ho di lui. Luigi è stato infatti l’esatto contrario della retorica in quanto
uomo pratico e senza fronzoli, e mi è sempre sembrato un uomo consapevolmente felice delle
sue scelte di vita. Non è stato un amico, nel senso più ampio della parola (non uscivamo per
andare insieme al cinema o a prendere una pizza né ci frequentavamo con le rispettive famiglie).
Luigi è stato per me un collega dell’Università con cui ho avuto la fortuna di collaborare. Ma è
innegabile che ha coinvolto me - insieme a tanti altri colleghi del mio istituto - con la sua irruente
e carismatica umanità.
Prima di tutto, è stato un collega leale: i suoi occhi hanno sempre espresso, prima ancora delle
parole, il suo pensiero. L’ho molto apprezzato per il suo sincero ottimismo: pur consapevole delle
difficoltà, non l’ho mai visto perdersi d’animo ma, al contrario, è riuscito a spronare chi ha
dubitato di farcela. E’ stato anche molto altruista, non solo ovviamente nell’ambito del
volontariato, ma nello stesso ambito lavorativo. Ha molto amato infatti condividere con gli altri i
suoi instancabili percorsi progettuali, tessendo numerosissime collaborazioni, dando sempre a
tutti pari dignità, ma non ricevendo spesso dagli altri le stesse attenzioni. E sta forse proprio in
queste qualità il suo difetto maggiore: nell’aver creduto che il mondo fosse come lui.
Sintesi
Luigi Michaud è stato per me un collega con cui ho avuto la fortuna e l’opportunità di lavorare.
Ma è innegabile che ha coinvolto me - insieme a tanti altri colleghi del mio istituto - con la sua
forte e positiva personalità.
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A cura di Rosabruna Laferla, Ricercatore IAMC CNR, [email protected]
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PENSANDO LUIGI MICHAUD
Scrivere di Luigi Michaud per me è un esercizio alquanto difficile, ma non perché era pervaso da
comportamenti non lineari, e quindi difficile da descrivere, ma piuttosto perché la sua linearità e
cristallinità era spinta all’infinito e mi risulta difficile da rappresentare in poche righe. I suoi meriti
scientifici sono in rete accessibili agli addetti ai lavori e quindi non mi cimenterò a commentarli,
piuttosto mi soffermerò sulle tappe della mia conoscenza dell’Uomo e Scienziato Luigi Michaud.
La sua voglia di conoscere, scoprire, donarsi e provare nuove sensazioni non aveva limiti e mi ha
sempre sorpreso e spiazzato, lasciandomi spesso arrovellare sui suoi gesti, tanto da farmi pensare
sovente che stavo sbagliando strade e percorsi della mia vita lavorativa e non.
Ho cominciato a conoscere Luigi durante la spedizione antartica del 2004-05, e per lui era la prima
volta e condivideva quella esperienza con la moglie. Accanto al contagioso ottimismo ed alla sua
straripante simpatia, cominciai ad intravedere quel lato triste ed irrisolto legato alla perdita
prematura del padre. Mi ricordo che si presentò in cuccetta con una stratosferica macchina
fotografica al collo (ed altre due nella fondina), che era del padre e tre enormi valigie, ed io con il
“mio fare solito” gli feci capire che erano troppo ingombranti per la stanza. Lui l’indomani ne fece
sparire due e da lì è cominciato il nostro rapporto schietto e sempre sincero, con lunghe
chiacchierate in cuccetta aspettando che il mare in tempesta si calmasse. L’Antartide era il suo
sogno e gli studi che aveva perseguito erano stati propedeutici al suo realizzo! Che frase! … visti gli
eventi successivi, tuttavia era il suo biglietto di presentazione.
Dopo quella campagna, la mia prima vera esperienza scientifica con lui e la moglie, eccetto
qualche poster presentato qua e là, sono state tre settimane intense di elaborazione dei risultati e
scrittura di un lavoro sullo Stretto di Magellano, pubblicato per direttissima dall’editore della
rivista Polar Biology (nel 2010) e anticipando anche gli altri lavori che dovevano far parte di un
volume speciale sull’area oggetto dello studio. Abbiamo lavorato all’università ininterrottamente
tutti i giorni dividendoci i compiti, con una armonia e sinergicità unica, cercando di risuscitare dati
passati (campagne del 1991 e ’95) interpretandoli con occhi moderni (erano passati 15 anni, ed io
nella prima campagna avevo preparato solo le casse per la spedizione fatta da altri colleghi).
Allora, i due coniugi forse avranno pensato pure che ero un “rompi balle”. Mi ricordo infatti che
era cominciato male questo sodalizio, in quanto benché avessimo preso questo impegno di
scrittura, lui come era solito, preso da mille scadenze, mi rimandava l’inizio delle attività di
scrittura ed a un certo punto gli scrissi una mail di fuoco chiedendogli se era o non era interessato
a questo progetto!
Successivamente ci siamo trovati nel 2012 catapultati in Antartide, nel giro di un mese, chiamati a
sostituire due defezioni che si erano create nel progetto del Prof. Guglielmo. Un intesa assoluta,
delle passeggiate irripetibili, delle risate straripanti e dei progetti scientifici pensati, purtroppo
interrotti momentaneamente dall’incidente occorso sul Pack al collega universitario Nicola Donato
che era in forza al progetto a cui afferivamo.
(segue)
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Mi ricordo ancora quando ci siamo guardati quel giorno dell’incidente negli occhi (gonfi di lacrime,
ma non tracimanti), in un locale prossimo alla porta dell’infermeria, duellando su chi avrebbe
dovuto accompagnare Nicola in Nuova Zelanda per assisterlo durante l’operazione ed il decorso
operatorio. La mia assenza non avrebbe inficiato le attività dell’unità operativa a cui afferivo e che
era numerosa, quindi la sua naturale propensione al soccorso quella volta dovette soccombere
davanti alle ragioni di inopportunità di una sua assenza per la prosecuzione della ricerca che stava
conducendo.
Successivamente nel 2013 vi è stato un ampio lavoro per la stesura dei progetti da presentare
all’ultimo Bando del PNRA. Si è concretizzato il progetto che avevamo ideato e pensato l’anno
prima sull’ecologia del permafrost e lui era felice di essere diventato responsabile di Unità
Operativa, sebbene vi era il rammarico di altri progetti non passati. In seguito mi prospettò
l’opportunità di fare un progetto sulle spugne per l’Artide (sua brillante idea e progettualità) ed
anche questo è andato in porto e saremmo dovuti andare insieme al ritorno dall’Antartide. Per
quanto lui sia già tornato, non ho avuto ancora la voglia e la forza di rimodulare il progetto per
togliere le immersioni che avrebbe dovuto fare.
Dalla campagna del 2012 era cominciata anche una nuova fase che ci vedeva impegnati al di fuori
dell’attività lavorativa, in rari allenamenti al campo di rugby (il mio sport giovanile, ed un suo
sogno), e delle corsette serali. Quest’ultime anch’esse rare, per diverse ragioni che andavano
dagli impegni reciproci, alle condizioni meteo sfavorevoli. Insomma c’era sempre una scusa per
saltarle. Quando non li saltavamo tuttavia affrontavamo temi importanti e confidenze esistenziali
reciproche, come li possono affrontare due antartici che si ritrovano a quattr’occhi, abbagliati
dalla luce e sospesi dall’ebbrezza della fatica sul Pack.
Una decina di giorni prima di partire abbiamo fatto l’ultima corsa e lui mi ha espresso l’obiettivo di
voler arrivare, nella condizione ottimale, da casa nostra sulla panoramica (abitavamo vicini) fino ai
cannoni sulla litoranea.
La scorsa settimana ci sono arrivato e Luigi era ancora con me !
A cura di Maurizio Azzaro, Ricercatore IAMC CNR, [email protected]
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(...)
Vorrei sapere a che cosa è servito
vivere, amare e soffrire
spendere tutti i tuoi giorni passati se presto
hai dovuto partire.
Voglio però ricordarti com' eri,
pensare che ancora vivi
voglio pensare che ancora mi ascolti
e come allora sorridi.
(...)
Canzone per un'Amica
Francesco Guccini/Nomadi
Caro Luigi
un abbraccio
da noi tutti
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N. 1 - Febbraio - Benvenuti all`IAMC di Messina