foto di Luigi Chiesa
numero 33
giugno 2012
Se faccio capisco
Viaggio al Museo Scientifico di Treviglio
di ANNA BETTI
Domenica, ore 15: lezione di scienze. No no, non ci sono errori, non siamo a scuola e non è nemmeno un momento di
recupero di un debito formativo. Siamo, invece, in un
museo, a Treviglio, a due passi da Milano e da Bergamo. Qui
sorge, in una bella struttura caratterizzata da ampie vetrate, “ExplorAzione”, un’esibizione scientifica interattiva pensata “per capire la scienza giocando”. Infatti “… se ascolto
dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco…”, come ci ricorda il cartello che ci accoglie all’entrata, con una frase di
Confucio, tanto sintetica quanto efficace, che esprime
bene le convinzioni che stanno alla base dell’iniziativa.
Da tempo ormai XlaTangente segue l’attività di ExplorAzione, condividendone le premesse e lo spirito. Volevamo
però conoscerla meglio, questa piccola grande realtà votata alla diffusione del sapere scientifico e meta sempre più
frequentata di scuole, ragazzi e famiglie del territorio desiderosi di sperimentare un nuovo (almeno in Italia, dove
realtà di questo tipo sono piuttosto rare) modo di apprendere la scienza.
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Siamo andati dunque ad incontrare le persone che costituiscono un po’ l’anima del museo, il professor Franco Fassi e
il professor Vittorio Erbetta, per farci raccontare la sua storia e le sue attività.
In particolare vi proponiamo un’intervista che abbiamo
fatto al professor Erbetta, il quale ha accettato con molta
gentilezza di rispondere alle nostre domande.
XTG Partiamo dalla storia, da come è iniziato il tutto.
Erbetta Il primo fatto fondamentale che riguarda la nascita di questo museo risale a parecchi anni fa, al 2001,
quando la Scuola Media “Tommaso Grossi” di Treviglio regalò al Comune alcuni apparecchi scientifici molto vecchi,
ormai dismessi. Questi apparecchi appartenevano a un istituto, sempre intitolato a Tommaso Grossi, che intorno al
1850 era una scuola professionale, probabilmente di avviamento agrario, ed erano rimasti smontati in un angolo. Era
del materiale da riconoscere, da rimettere a posto e
ri-assemblare. Fortunatamente la “Tommaso Grossi”, invece
di buttarlo via, lo regalò al Comune, che interessò il professor Fassi e me per riconoscere e risistemare questi oggetti,
valutando che cosa valesse la pena tenere e che cosa no.
Da questo lavoro nacque una raccolta di oggetti tipici dei laboratori di fisica di fine Ottocento, alcuni dei quali, tra i più
belli, sono tuttora esposti qui. Il Comune organizzò quindi
una mostra per far vedere questo materiale recuperato, di interesse storico. Oltre al pubblico ordinario della domenica,
durante la settimana venivano in visita delle scuole. Noi per
quelle occasioni avevamo suggerito di fare dei piccoli esperimenti, che potessero coinvolgere i ragazzi più di quanto
avrebbe potuto fare del materiale “vecchio”. L’interesse per la
memoria del passato, infatti, comincia più tardi, da adulti.
Nacquero così i primi exhibit hands-on, una decina di esperimenti che i ragazzi potevano fare da soli. Erano molto sem-
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XTG L’idea degli exhibit interattivi è dunque stata vincente…
Erbetta In effetti il numero delle visite è in continua crescita. Abbiamo avuto subito un discreto successo con le classi; tanto per fare un po’ di numeri, il primo anno abbiamo
avuto 50 classi in visita, il secondo anno ne abbiamo avute
140, il terzo anno 230, il quarto anno 330, mentre quest’anno supereremo le 400. Alla fine dell’anno saranno passati al Museo con la loro scuola più di 10.000 studenti!
Alla domenica abbiamo invece le visite del pubblico, anch’esse soddisfacenti, perché, a parte casi specifici, come il
lunedì di Pasquetta, non siamo mai scesi sotto i 30 visitatori. A volte abbiamo addirittura superato le 200 persone! Fa
quasi impressione vedere l’edificio così pieno di gente, adulti, ragazzi, molto spesso famiglie.
XTG Potremmo parlare di fenomeno sociale?
Erbetta Sì, ormai si sta perdendo l’abitudine di giocare
con i propri figli, ed è invece di così grande soddisfazione vedere arrivare famiglie intere che sperimentano insieme.
E oramai vengono anche da fuori Treviglio, grazie ad alcune
manifestazioni che ci hanno fatto conoscere a Bergamo e a
Crema, per esempio.
XTG Parliamo un po’ delle attività proposte da ExplorAzione.
Erbetta Adesso gli exhibit sono una sessantina, e ne abbiamo in mente sempre di nuovi.
Però, proponendo solo la visita al museo ci sembrava di non
sfruttare al massimo le potenzialità dell’iniziativa; così, a
partire dal secondo anno, abbiamo cominciato a offrire alle
scuole alcuni laboratori, talvolta appositamente predisposti
sulla base delle loro richieste. Questa idea ha avuto successo: ora le visite sono più per i laboratori che per il museo,
perché questi costituiscono un ottimo spunto per iniziare,
integrare o concludere un discorso.
Le mostro lo spazio dove li facciamo [accediamo a una piccola area con un tavolo e delle sedie rivolte verso di esso,
come in un’aula]: dopo l’esperienza del primo anno, in cui i
ragazzi seduti nelle file dietro si sentivano poco coinvolti,
abbiamo costruito (una settimana di lavoro!) una gradinata,
in modo tale che si veda anche dalle ultime file, e ci siamo
attrezzati per rendere ben visibili anche i particolari: ci
siamo muniti di un televisore e di una piccola telecamera.
Così, ad esempio, possiamo puntare la telecamera su un termometro su cui bisogna seguire la temperatura e rendere
tutti partecipi attraverso… il maxischermo! In questo modo
evitiamo che qualcuno possa sentirsi escluso o non sia pienamente coinvolto nell’attività.
Anche la domenica ci sono dei laboratori, sempre proposti
in parallelo alla visita del museo; in particolare, la prima domenica di ogni mese è dedicata ai laboratori di carattere
matematico; mentre la terza è dedicata alle altre discipline
scientifiche: fisica, chimica, biologia.
XTG Oltre che i protagonisti di questa iniziativa, mi sembra di capire che ne siate anche gli artefici materiali. Tenete
voi direttamente anche i laboratori?
Erbetta Li teniamo noi, ma abbiamo anche dei collaboratori. All’inizio pensavamo a degli studenti, o a dei neolaureati, però ci siamo resi conto che occorreva anche dell’esperienza di insegnamento, perché un conto è sapere le
cose, un altro è tenere una classe, interagire… bisogna
avere una certa esperienza, una certa professionalità, insomma. Così ci siamo posti il problema di chi chiamare.
Ecco, su questo credo che siamo stati davvero fortunati:
Foto di Priscilla Manzotti e Monica Fornari
plici, costruiti da noi “artigianalmente”, però ebbero molto
successo: per esempio, la domenica i ragazzi tornavano con
le famiglie per far vedere che loro sapevano come funzionavano. Questa fu per noi un’indicazione sicura che avevamo
avuto una buona intuizione.
Da qui prese corpo l’idea di preparare una mostra permanente, idea avallata dall’assessore di allora. Ma subito dopo
ci furono le elezioni, cambiò l’amministrazione comunale e
il progetto venne abbandonato.
Passati alcuni anni, nel 2007 l’idea è stata ripresa, grazie sia
a una rinnovata disponibilità da parte dell’amministrazione
comunale che a una donazione privata fatta alla Sezione
Mathesis di Treviglio per uno scopo di questo genere. E la
Sezione, di cui Franco e io facciamo parte, ha accettato di
farsi carico del lavoro: ci siamo così messi concretamente a
costruire i primi 30 exhibit. Il Comune ha messo a disposizione il locale, che è quello attuale. La Mathesis ha poi donato il materiale al Comune perché fosse fruibile dalla cittadinanza; il Comune ha aperto così la “sezione scientifica”
del Museo Civico “Della Torre”, accanto alla pinacoteca e ad
altre sezioni (c’è, per esempio, una piccola sezione archeologica con una tomba gallo-romana rinvenuta proprio a Treviglio). Quindi ora ExplorAzione fa parte del museo comunale, anche se di fatto, per un’esigenza pratica, per le competenze, ecc. è ancora gestito dalla Mathesis.
Caleidoscopio
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A questo punto la nostra intervista diventa... itinerante e il
professor Erbetta mi guida attraverso alcuni exhibit.
La prima cosa che mi mostra è una stanza buia in cui si trovano alcuni esperimenti di ottica, frutto del lavoro dell’estate scorsa (è in estate, infatti, che, approfittando dei
mesi di chiusura, ExplorAzione rinnova la sua offerta
scientifica, costruendo nuovi exhibit). Qui ci imbattiamo
subito in un grande caleidoscopio nel quale, per effetto di
Usciti dall’area di ottica, vediamo diversi altri exhibit che
mostrano fenomeni elettromagnetici e meccanici di vario
tipo. Nel complesso un bel viaggio nel mondo della fisica,
che ha poco di quello che avevo faticosamente studiato
sui libri di scuola. Eppure questi libri parlavano delle stesse cose! Provare per… capire, oltre che per credere! Mi tornano in mente le parole lette sull’insegna all’entrata: “… se
faccio capisco…”.
Foto di Simone Schiabello
adesso abbiamo una decina di collaboratori, tutti molto
bravi e appassionati. Penso che non avremmo potuto desiderare di meglio. Forse c’è una selezione naturale a monte,
nel senso che chi si rende disponibile per questo genere di
attività deve condividerne già in partenza lo spirito. Sono
tutti colleghi, più giovani di noi ma con una certa esperienza alle spalle, che si mettono a disposizione nel loro
giorno libero, magari venendo anche da fuori città. Per cui
siamo molto contenti, anche perché si è formato un bel
gruppo: all’inizio ci sentivamo quasi un po’ soli, forse avevamo bisogno anche di condividere la soddisfazione di
questo lavoro.
diverse riflessioni e giochi di specchi, un’immagine (in questo caso l’immagine di me stessa che guarda) viene moltiplicata e “girata” in svariati modi. Posso vedere, per esempio, il retro della mia testa, o il suo lato; cioè posso vedermi da diverse angolature in tante piccole immagini disposte a semicerchio, come in un teatro.
Un’altra “magia” a cui assisto è una sfera costellata al suo
interno di spettacolari scariche elettriche, che si presentano come piccoli tentacoli luminosi. E, sorpresa, se si avvicina una mano, rimane un’unica scarica, che va nella sua
direzione; se poi si muove la mano, la scarica la segue, proprio come se la si stesse manovrando meccanicamente.
Altri esperimenti vanno dalle ombre colorate allo schermo che, se gli si accosta un bastone, trasforma le sue strisce colorate in variegati motivi geometrici, o alla farfalla
disegnata che sembra vera grazie a un particolare tipo di
lente.
È davvero interessante vedere accadere tutti questi fenomeni sorprendenti in oggetti di uso comune e vederli spiegati in modo tanto semplice!
Così risulta ben chiaro che la semplicità è, con l’interattività, una componente fondamentale della “filosofia didattica e di comunicazione” di ExplorAzione: ogni postazione
è dotata di una scheda che, in modo schematico ed estremamente sintetico, guida le persone nell’esperimento e
nella riflessione sulle osservazioni effettuate. Poche righe
che non spaventano nessuno, ma, anzi, incoraggiano anche
i più restii a provare in prima persona e in autonomia, offrendo un aiuto breve e rassicurante allo stesso tempo.
Sfera al plasma
Non solo vecchi strumenti salvati. Un altro salvataggio di ExplorAzione
Nei mesi di gennaio e febbraio 2012 a ExplorAzione è
stato possibile ammirare anche un planetario costruito
interamente dagli studenti della scuola secondaria di
primo grado dell’Istituto Comprensivo di Sergnano.
Sotto la supervisione del loro insegnante, i ragazzi si
sono impegnati curando la realizzazione nei minimi
dettagli. E il risultato si è visto, non solo sotto il profilo scientifico, ma anche dal punto di vista artistico: la
volta celeste mostra, dipinte ad una ad una con colori fluorescenti, tutte le stelle visibili ad occhio nudo e
le varie costellazioni. Inoltre è stata anche tracciata
l’eclittica con la rappresentazione dei pianeti nella posizione che avevano al momento della realizzazione
del planetario.
Una meraviglia frutto di un enorme lavoro, un’iniziativa scolastica modello, che giaceva ormai inutilizzata
in qualche luogo nascosto della scuola. Chissà quali
altri tesori dimenticati, quali altre stelle torneranno a
splendere grazie a ExplorAzione!
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