LA FORZA DELLA SESSUALITA’
NELLA STORIA
Le divinità della fecondità

L’uomo Sapiens Sapiens a differenza dei suoi
predecessori sembra percepire la potenza
della forza della sessualità, all’interno di
santuari e con cerimonie la collega con
l’anima e il divino, poiché è consapevole che
essa da sola non può essere feconda e
assicurare una discendenza.
Lo testimoniano non solo i santuari rupestri
con i loro graffiti, ma anche le numerosissime
statuette in terracotta o scolpite in pietra che
rappresentano figure con attributi femminili
particolarmente pronunciati, ritrovati
praticamente in tutto il mondo.
La centralità della sessualità
La scoperta e la valorizzazione della
sessualità segna un momento di passaggio
molto forte nella storia di questa specie.



Alcuni studi sull’alimentazione e sui resti di
uomini di Neanderthal e Cro-Magnon
confermerebbero che l’uomo di Cro-Magnon
sopravvisse all’uomo di Neanderthal perché
assegnò ruoli diversi alla donna,
riconoscendole una femminilità legata alla
riproduzione ed all’accudimento della prole.
Mentre il Neanderthal la porta con sé nelle
battute di caccia, mettendo a repentaglio la
sopravvivenza della specie, l’uomo Sapiens
Sapiens, la lascia a casa, salvaguardandone
la salute, la fecondità e la prole.
“Maschio e femmina li creò”
Se la forza della sessualità
quando è vissuta in armonia con
le altre forze, di Dio e dell’anima,
consente all’uomo di esprimersi
con maggiore completezza e di
compiere passi importanti nella
storia, ogni volta che le persone
si allontanano dalla forza di Dio e
dell’anima, anche la sessualità
viene ridotta, deviata, mortificata
a seconda dei condizionamenti
che colpiscono popoli e culture.

La mancanza di anima dei popoli pagani lontani
dall’Amore e da Dio, aveva portato a molte
deviazioni sessuali, la prostituzione, sacra e non
largamente diffusa nel mondo antico, la
compravendita di donne e di figli,
l’omosessualità.
Il rinnovamento del cristianesimo aveva
riguardato anche la sessualità deviata, corrotta e
lontana dall’Albero della Vita, e aveva offerto
all’uomo la possibilità di ritornare alla pienezza
dell’Amore.

L’ideale ascetico medievale
Quando poi i cristiani si allontanano dall’Albero della Vita
cedendo alle lusinghe del potere politico, è la sessualità che
ancora una volta viene colpita, infatti viene o frustrata e
colpevolizzata in nome di una purezza ascetica in cui essa non
aveva nessun posto di rilievo, oppure viene vissuta nella sola
dimensione materiale e carnale deviando in numerosi disturbi.


Il monachesimo in realtà non negava, anzi riconosceva la forza
della sessualità, ma l’esperienza dei padri del deserto viene colta
solo parzialmente e riproposta in occidente come modello di una
vita ascetica, che con la scusa della purezza e della castità porta
la sessualità nella rimozione.
I padri del deserto
Quando nel IV secolo in Oriente i monaci cercano la
loro anima ritirandosi a vivere nel deserto e
pensano che allontanandosi dalle città si
sarebbero allontanati dal male, dalle strutture, dal
potere e dalla sessualità senza amore, la loro
esperienza nel deserto li mette in contatto con i
condizionamenti dell’inconscio, che essi chiamano
“pensieri”, ma che in realtà sono immagini e sogni.
Essi ritengono necessario lottare contro le forze che
sentono operare dentro di loro, desideri, impulsi,
emozioni, li chiamano demoni e sono consapevoli
che i demoni sono all’interno dell’uomo, non
all’esterno e che solo la potenza di Dio può guarire
questi mali; infatti essi propongono di contrapporre
ai “pensieri” che vengono dall’interno “le parole
contro” (Antirrhetikon) che sono le parole del
Vangelo, chiamando cioè Cristo all’interno del male
dell’uomo.
S.Antonio il Grande
“La spiritualità dal basso”
I monaci credevano che si potesse
arrivare a Dio attraverso
l’osservazione e la conoscenza di
se stessi, attraverso una discesa
nella propria realtà, nelle proprie
passioni, nei propri istinti, bisogni
e desideri.
La via che conduce a Dio passa
attraverso le debolezze, l’incontro
con se stessi, in questo senso essi
intendevano l’umiltà (da humus =
terra ): una discesa nella umanità
terrena.
S.Atanasio
Contro una “spiritualità dall’alto”
I monaci criticavano la spiritualità
trasmessa dalla teologia istituzionale,
che metteva davanti agli occhi degli
ideali da raggiungere e che spesso
portava a scavalcare se stessi.
Identificandosi con gli ideali, si
rimuovono le debolezze che non vi
corrispondono e si proiettano sugli
altri le proprie incapacità, diventando
duri con gli uomini e, a loro avviso,
dissociati, ammalandosi.
Essi dunque pur riconoscendo la forza dei
condizionamenti, la capacità del diavolo di
essere presente in essi e la potenza di Cristo
quale unica forza capace di sconfiggerli, non
vanno all’origine del male, non collegano i
condizionamenti con la storia personale e non
vedono la necessità di incarnare la forza della
sessualità nel reale.
Nel metodo della “parole contro” è molto forte
inoltre il rischio di cadere in una pronuncia di
formule o di parole che se non sono sostenute
da fede profonda e vera esperienza nel reale
delle forze dell’Albero della Vita, rischiano di
avere l’efficacia degli incantesimi.
La sessualità
Se la sessualità è integrata nel cammino
spirituale, allora ravviva la spiritualità,
altrimenti non vi è maturità e quindi
nemmeno una vera spiritualità
I monaci ritengono la sessualità
una forza determinante
nell’uomo, una fonte
importante di spiritualità, ma la
ritengono anche pericolosa
quando si trasforma in abuso,
quando essa cerca
principalmente un
appagamento e non un vero
incontro con l’altro.
Si rendono conto anche che con
un sesso senza amore, si
danneggia l’uomo e la
sessualità stessa, che non
diviene più espressione
dell’Amore, ma blocco per una
vera spiritualità.
Riconciliarsi con la propria
sessualità
Per i monaci ci si deve riconciliare con la propria sessualità,
acquistare familiarità con essa per integrare la sua saggezza e la sua
forza nel cammino spirituale, per utilizzare positivamente la forza del
desiderio, senza reprimere gli impulsi, plasmandoli perché
divengano energia potenziale.


“Siate astuti come serpenti ed innocenti come colombe”. In questa
frase essi vedono la relazione della sessualità con la spiritualità
come forze in collegamento fra loro.
Da qui deriva l’osservazione attenta dei pensieri e dei sentimenti,
della regolarità della loro comparsa, della loro intensità, del loro
indebolimento e della loro scomparsa, per raggiungere la libertà
interiore dalle passioni e dalle emozioni.


Essi desideravano proporre un modello concreto di vita, in cui
l’ordine della vita producesse un ordine interno dell’anima, ma la
cultura della vita che propongono non è completa
Gesù però dopo quaranta giorni di
deserto, dopo aver affrontato il
diavolo ed averlo sconfitto, è
tornato nella realtà per combattere
i mali della storia del suo tempo e
di ogni tempo.



La proposta dunque ricchissima
dei padri del deserto rimaneva
alternativa alla storia e fraintesa
proprio nella sessualità, che sarà
in effetti bandita dalla vita ascetica
piuttosto che integrata, in una
dicotomia lacerante che resterà
per tutto il medioevo: o chierici o
uomini di mondo, o casti o sposati.
Anche in questo caso, quando non
si arriva alla completezza
dell’Albero della Vita in Cristo, si
offre spazio al diavolo che da
sempre gioca sulla forza della
sessualità per tenerla lontano da
Dio e dall’anima.
La Chiesa
La stessa Chiesa, non avendo trovato Cristo e la pulizia
della proprie forze nell’Albero della Vita e
nell’incarnazione nella realtà, vive questa medesima
lacerazione, tra una spiritualità ascetica alla quale viene
costantemente richiamata dai numerosi ordini monastici
che si diffondono per tutto il Medioevo, benedettini,
francescani e domenicani e la realtà temporale e politica
che la impegna, la imbriglia in una gestione del potere e
del denaro che inevitabilmente si ripercuote sulla
sessualità, vissuta in modo deviato e disordinato.


Questa schizofrenia tra anima e sessualità porta ad un conflitto
profondo nella vita della persone, alla separazione ed alla
contrapposizione di due forze che invece sono parte integrante
della persona.
Vediamo nella storia che le persone, interiormente scisse nelle
forze di base della Vita, divengono deboli e, entrando in
contatto con la realtà, non sono in grado di reggere il confronto
con il diavolo ed i condizionamenti.
Solo la completezza dell’esperienza profonda di Cristo,
incarnata nella realtà, porta al collegamento di tutte le energie
personali ed alla forza della persona, capace con la sua croce e
con la Croce di Cristo di sconfiggere il diavolo e guarire la
malattie.

Carlo Magno
Carlo Magno, re franco, tra i
molti re barbari riesce nell’VIII
secolo a conquistare gran parte
dell’Europa e dell’Italia
settentrionale.
 Il papa Leone XIII, accusato
dall’aristocrazia romana di
concubinato e simonia (vendita
delle cariche ecclesiastiche) lo
chiama in aiuto e, una volta
riconosciuta la sua innocenza in
una assemblea presieduta da
Carlo stesso, lo consacra
imperatore la notte di Natale
dell’800 durante la celebrazione
della Santa Messa.

Indissolubile alleanza


Si consolida così la strettissima
relazione tra potere regio e
potere ecclesiastico che sarà
rafforzata da altri privilegi
assegnatisi reciprocamente:
L’imperatore diviene erede del
titolo imperiale dell’impero
d’Occidente, vacante dal 476
d.c., il papa acquista il diritto di
nominare l’imperatore,
accrescendo oltre misura la sua
autorità politica.
I Vescovi-conti
Il sistema di vassallaggio ideato da
Carlo Magno per vincolare a sé i signori
a cui affidava da governare parti del
suo impero, basato su vincoli di fedeltà
personale, era usato non solo dai
membri dell’aristocrazia, ma anche
della stessa Chiesa.


Vescovi ed abati divenivano vassalli
dell’imperatore, acquisivano terre, si
creavano schiere armate e clientele,
ma a differenza degli altri godevano
dell’immunità, i funzionari pubblici cioè
non potevano esercitare nessun potere
nei loro territori senza autorizzazione.
La corruzione della Chiesa


Accresciuto in questo modo a dismisura il potere politico dei vescovi
e affievolitasi la tensione spirituale, la deviazione è sulla sessualità e
la condotta di vita, adattata al compromesso del potere e del
denaro.
La crisi che attraversa la Chiesa riguarda infatti il concubinato,
praticato dai sacerdoti che convivevano con una donna, avevano
figli e spesso si sposavano, e l’acquisto delle cariche
ecclesiastiche, considerate fonti di guadagno personale e
familiare, in quanto i beni così acquisiti col tempo non verranno più
considerati dell’imperatore, ma propri e tramandati ereditariamente
di padre in figlio, insieme alla carica ecclesiastica.

Lontane da Dio e dall’anima, le forze della sessualità non più
nell’albero della Vita deviano sul potere e sul denaro.
I monasteri benedettini
Sono proprio i monasteri
benedettini di Cluny e
Citeaux, che chiedono una
riforma morale della
Chiesa, proponendo ancora
l’ideale eremitico come
forma autentica di
spiritualità e che spesso
trovano ascolto presso
imperatori e papi, anzi
alcuni di loro diventano
loro stessi papi, ma non
riescono a cambiare il
corso della storia.
La loro proposta è sempre parziale,
perché vivono la profonda separazione
tra anima e sessualità e finchè
rimangono all’interno dei monasteri
vivono solo una lacerazione ed una
rimozione personale, quando entrano in
contatto con la realtà, incapaci di
fronteggiare il demonio cadono sul
potere ed il denaro, trascinando nella
loro debolezza anche la Chiesa.

Infatti la lotta per l’autonomia della
Chiesa sostenuta proprio dai monaci
cluniacensi verteva esclusivamente sulla
sua separazione dal potere politico
nell’assegnazione della cariche
ecclesiastiche e porterà alla lotta per le
investiture di cui sarà protagonista
Gregorio VII.

Gregorio VII (1073-1085 d.c.)
Uomo di grande forza e
temperamento, monaco
cluniacense, comprende che
l’autonomia dal potere imperiale è
un passo necessario per la libertà
della Chiesa, ma non cede
sull’esercizio del potere e
soprattutto sulla gestione diretta dei
beni ecclesiastici che, liberati dalla
sottomissione all’imperatore,
divenivano della Chiesa.

Apparentemente
vincitrice,
la Chiesa è la grande
sconfitta perché ancora
immersa nel potere e nel
denaro, negli affari politici e
nella deviazione sessuale,
lontana da Cristo,
dall’Albero della Vita,
dall’anima e da Dio.

Lo scontro con l’imperatore Enrico
IV è violento, Enrico depone il papa,
Gregorio scomunica l’imperatore
finchè Enrico non chiede perdono a
Canossa.
Innocenzo III (1198 d.c)
Prosegue sulla medesima linea di Gregorio ripetendo i medesimi errori,
mentre ancora ribadisce di voler continuare l’opera di riforma contro
i vizi della chiesa, concubinato, simonia, corruzione, che
evidentemente non erano stati per nulla sconfitti, continua piuttosto
l’opera di consolidamento del potere politico fino alla costruzione di
una vera e propria monarchia papale.
Le numerose proteste contro la ricchezza e la corruzione del clero
portarono alla nascita di nuovi movimenti religiosi ed anche eretici,
come i Catari.
Innocenzo III si comporta come un sovrano dotato di eserciti e muove
guerra, anzi indice una crociata contro gli eretici facendo strage
degli albigesi, poi indice la quarta crociata per la riconquista della
Terra Santa, trasformandola in una guerra contro le popolazioni non
cattoliche, autorizzando violenze e ferocie di ogni genere.
Quindi provvederà ad ampliare il significato della parola “eretico”
dichiarando tale “ Chiunque, per qualunque motivo, non fosse
d’accordo con il papa”.
Nasce l’Inquisizione

All’inizio del XIII secolo vengono istituiti tribunali speciali
diocesani che svolgevano inchieste in ambito religioso ed
emettevano sentenze contro gli eretici che venivano
eseguite dalle autorità civili, ma che dipendevano
direttamente dal papa, operavano secondo procedure
straordinarie, di propria iniziativa e senza bisogno di
denuncia.
Essi vengono affidati ai francescani e ai domenicani,
integrando in un organizzazione giuridica ed istituzionale
come il tribunale, asservita al potere papale, ordini
monastici che avevano fatto proprie le istanze più radicali
di povertà e di riforma della Chiesa.




“Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante
tutti i regni della terra, gli disse: "Ti darò tutta questa potenza
e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani
e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà
tuo". “(Luca 4,5-7)
Cedere al potere, al denaro, al desiderio di gloria porta l’uomo
sempre più lontano da Dio, dall’Albero della Vita, dall’anima e
dal sesso nell’amore e produce violenza, contro gli altri, ma
anche contro se stessi.
Gli storici dicono che questi papi sono stati grandi, che hanno
lottato in un momento difficile per la Chiesa, quando questa
era schiacciata dal potere della monarchia ed hanno ottenuto
per lei potenza ed indipendenza. Leone III e Gregorio VII sono
stati fatti santi.
Quale Chiesa?
La Chiesa però alla luce di questi avvenimenti appare
piuttosto attrice di uno scenario politico, interprete di
interessi materiali, schiava del desiderio di supremazia,
colpita nella sessualità, incapace di essere guida spirituale,
alle prese con condotte di vita discutibili dei suoi
appartenenti perduti e ridotti nelle loro forze di vita
fondamentali.

La Chiesa è comunione di persone in Dio, non è stato,
istituzione, organizzazione.
Una volta persa l’esperienza di Cristo, si lascia travolgere dal
desiderio di potere e dalle ricchezze, rimanendo in balia di
forze che non riesce a dominare e di cui rimane vittima.

Celestino V


Celestino V eletto papa nel 1294,
era un monaco benedettino, aveva
fondato un nuovo ordine
monastico caratterizzato dalla
povertà e dal ritorno alla chiesa
evangelica, intesa come comunità
di santi.
Dopo 5 mesi di pontificato rinuncia
alla carica papale, soccombendo
alle pressioni politiche, alle
macchinazioni ed alle aspirazione
di potere che non riesce a
sostenere.
Bonifacio VIII
Eletto subito dopo Celestino e forse autore
delle pressioni e delle macchinazioni nei
confronti del suo predecessore, Bonifacio
operò per esaltare il potere temporale del papa
che voleva al vertice di tutto il mondo.


Si troverà a scontrarsi però con il re di Francia
Filippo IV il Bello ed il loro contrasto per
l’egemonia arriverà fino al limite estremo:
Filippo cercherà di far arrestare il papa, non vi
riuscirà, ma alla morte di Bonifacio, il nuovo
papa sarà costretto dal re a trasferirsi ad
Avignone in Francia, dove la sede papale
resterà per circa 70 anni (1309-1377).
I simoniaci
Nella Divina Commedia Dante
colloca nel XIX Canto
dell’Inferno, nella terza
bolgia, coloro che
trafficarono in cose sacre,
beni spirituali e uffici
ecclesiastici, tutti conficcati
a testa in giù in stretti fori, e
“simpaticamente” riserva un
foro speciale ai papi: qui
incontra Niccolò III, che
fece di tutto per arricchire la
sua famiglia, ma sotto il suo
capo vi sono numerosi altri
pontefici e vi è atteso
Bonifacio VIII e perfino il
suo successore Clemente V.
I sodomiti
Nel canto XV dell’Inferno, nel settimo
cerchio, Dante aveva incontrato i
sodomiti, violenti contro la natura, e
tra questi un illustre letterato suo
conoscente, Brunetto Latini, che gli
aveva mostrato i suoi compagni di
dannazione :
“in somma sappi che tutti fur chierici e
litterati grandi e di gran fama, d’un
peccato medesimo al mondo lerci “.
In particolare è ricordato un vescovo di
Firenze che diede un tale scandalo
per il suo comportamento
omosessuale da dover essere
trasferito a Vicenza.
abitudini sessuali e antichi “pacs”
L’adulterio in generale per gli uomini laici era ben
tollerato, sia dalla Chiesa che dalla società, come pure le
frequentazione di prostitute. Era inoltre lecito
intrattenere relazioni stabili di concubinato al di fuori del
matrimonio, in cui si sceglieva una convivente, che
accettava di vivere con un uomo senza gli obblighi
matrimoniali. Si cercò anche di regolamentare tali
rapporti attraverso veri e propri contratti che
prevedevano accordi in relazioni ai tempi ed ai
risarcimenti di fine convivenza.


Sembra documentato il ritrovamento di alcuni contratti
stipulati nel XV secolo da un notaio di Genova che
stabilivano la convivenza di due persone dello stesso
sesso legati da sentimenti di “affectio, dilectio,
benevolentia, e confidentia “
Il celibato dei sacerdoti


Se tali costumi erano abituali tra i laici
essi lo erano anche tra gli uomini di
Chiesa.
 Il celibato non era una condizione
obbligatoria nelle chiese primitive,
diviene però nel corso del tempo e
sempre più spesso una pratica
consigliata, fino a quando nel IV secolo
in Spagna, fu emanata la prima legge
celibataria. Da quel momento in poi in
numerose altre chiese locali fu richiesta
una promessa di astinenza prima di
prendere i voti.
Solo nel XII secolo diviene una legge del
diritto canonico universalmente
vincolante per la Chiesa di Roma.
Nonostante ciò quasi nessuno la
osservava e spessissimo i vescovi
avevano se non moglie e figli, almeno
delle concubine.
Anche diversi papi avevano figli ai quali
trasmettevano cariche e beni. Basti
per tutti ricordare il papa Alessandro
VI, il cui figlio Cesare Borgia, signore
delle terre d’Emilia, venne indicato da
Macchiavelli quale Principe ideale di
uno stato “perfetto” che, per fortuna,
non si realizzò mai.
Con il Concilio di Trento (1545) fu
ribadito l’obbligo del celibato, che
come tale è giunto fino ai nostri
giorni, e che comunque non
impedisce ai sacerdoti di lasciare il
sacerdozio per sposarsi e non
preserva da deviazioni sessuali quali
l’omosessualità o la pedofilia.
La sessualità non si controlla con le
leggi

La forza della sessualità per essere vissuta nella
pienezza della sua espressione deve essere in
collegamento con la forza dell’anima e di Dio.

Non serve imporre leggi che regolamentino i
comportamenti sessuali, questa è una forza
inconscia che per essere espressa nella sua
pienezza richiede un’anima forte in relazione
intima con il suo Creatore.
La donna
La cultura ecclesiastica medievale aveva paragonato la donna ad
Eva, causa del peccato e della caduta dell’uomo dallo stato di grazia.



La donna dunque viene vista come un essere impuro ed imperfetto
per natura, fisiologicamente inferiore all’uomo, incline al peccato ed
alla perdizione propria ed altrui che realizzava principalmente
attraverso la seduzione e la sollecitazione dell’istinto sessuale.
Essa era strumento di corruzione del Maligno che si impossessava di
lei facilmente grazie alla sua natura fragile e comuni sono le
raffigurazioni di donne possedute del demonio o che cercano di
corrompere santi ed eremiti.
 Il rapporto tra donna e male è molto stretto e spesso anche la
morte viene raffigurata con le sembianze orribili e deformate di una
donna.
Le streghe
Da qui a vedere nelle donne streghe il passo è
breve.
La Chiesa del Medioevo aveva del resto lasciato
prosperare come residui di paganesimo
pratiche di superstizione, arrivando in alcuni
casi a farle proprie come preghiere e
processioni per la pioggia o per il bel tempo.
Nel diritto ecclesiastico poi il diavolo si riteneva
che al massimo potesse ingannare le facoltà
percettive di individui corrotti, ma non
intervenire concretamente nella realtà,
ritenendo magia e stregoneria frutto della
fantasia popolare.
La Chiesa in sostanza non appare una realtà
capace di combattere il Diavolo. Non sembra
in grado di riconoscerlo, lo sottovaluta perché
vi è dentro e non riesce combatterlo nemmeno
con le leggi.
La paura della fine del mondo
Il declino economico della fine del
XIII secolo, la crisi politica, la
peste terribile del 1348
lasciano libera di espandersi la
paura che il diavolo tramasse
per far finire il mondo e dilaga
il timore delle streghe, di
donne legate al Maligno e sue
complici che con filtri, magie
ed incantesimi, corrompevano,
seducevano, fino alla
celebrazione di vere e proprie
cerimonie durante le quali si
compivano abomini di ogni
sorta.
Se non si fa fronte al male se ne è succubi.
La mancata espressione delle proprie forze
in Dio e nell’Albero della Vita rende deboli
e lascia in balia del Diavolo, di fronte al
quale si è impotenti, perché privi
dell’esperienza di una sessualità forte che
con Cristo sappia farvi fronte
La donna ideale
Per contro esisteva un’immagine
della donna idealizzata, fragile
creatura, innocente e pura,
bisognosa di protezione, bellissima
ed irraggiungibile che accendeva
grandi passioni, che chiedeva fedeltà
assoluta, oggetto della fioritura
poetica medievale.

Nessuna di queste donne
corrisponde alla realtà, piuttosto
all’interno di queste convinzioni si
scorgono condizionamenti culturali
forti che lasciano molto spazio al
male ed all’azione del diavolo.



Le paure, frutto di un collettivo espandersi di
timori ed insicurezze, le fissazioni sul sesso, sul
potere e sulle ricchezze, consentono al Diavolo
di dilagare con la sue opere, dato l’ampio
spazio concessogli dall’incompletezza di una
fede che, non entrando nella realtà, non faceva
fronte al male; tutto questo periodo è segnato
dunque da violenze, persecuzioni, torture,
morti dovute ai processi dell’Inquisizione
contro eretici e streghe, da crociate e guerra,
da sospetti e tradimenti, ma anche, come
conseguenza, da due gravi divisioni che
avvengo all’interno della stessa Chiesa: lo
Scisma della chiesa d’Oriente (1054) e la
Riforma di Lutero (1517).
Se la Chiesa è comunione di persone in Dio,
dove non c’è comunione c’è divisione.
Martin Lutero
S.Caterina: una donna
innamorata di Cristo
Una realtà esterna così confusa non impedisce a persone forti e
innamorate di Cristo di trovare l’Albero della Vita, di avere una
sessualità piena e capace in intervenire nella storia e di mutarne le
sorti.
S.Caterina (1347-1380) figlia di un tintore, vive tutta la forza della
sua femminilità, parla con pontefici e re; lei, analfabeta, scrive
lettere e fonda un monastero. Riporta il papa da Avignone a Roma,
combatte per ricomporre la divisione della Chiesa, per ricondurre
all’unità papa ed antipapa, cardinali e principi protagonisti della
politica. Contemporaneamente assisteva malati ed infermi
nell’Ospedale di Siena ed in casa.
Muore giovane, ma la sua vita è ricca di forza e di temperamento, è
più forte degli stessi re e dei papi, interviene concretamente nella
realtà, richiamandoci tutti alla pienezza di tutte le nostre forze in
collegamento con Dio, alle origini, all’Albero della Vita.



Nelle sue lettere S.Caterina scrive :"Se sarete quello
che dovete essere, metterete fuoco in tutta Italia,
non tanto costì"
" Annegatevi dunque nel sangue di Cristo crocifisso e
bagnatevi nel sangue, e saziatevi del sangue, e
vestitevi del sangue.
E se foste stato infedele, ribattezzatevi nel sangue; se
il dimonio v'avesse offuscato l'occhio dell'intelletto,
lavatevi col sangue; se foste caduto nella
ingratitudine dei doni non conosciuti, siate grato
nel sangue. Nel caldo sangue dissolvete la
tiepidezza, e nel lume del sangue caggia la
tenebra, acciò che siate sposo della Verità"
(Lettera 102).
Il trionfo della ragione
Nel XIII secolo si scopre
nuovamente Aristotele e
l’approccio razionale greco
piace molto e diviene la
base di un nuovo sapere,
basato sulla ragione, che si
diffonde in ogni campo.
La mente però lontana dal
collegamento con le altre
forze e scollegata dalla
forza di Dio produce altro
male.
Se fino ad ora il monachesimo aveva mantenuto un collegamento forte
con l’inconscio, l’anima e Dio, adesso San Tommaso chiarisce i termini
della questione: a Dio si può arrivare con la ragione, le cinque vie, e
dunque esiste una feconda integrazione tra ragione e fede, in cui la
ragione è funzionale alla fede: per assentire alle verità rivelate da Dio è
necessario sapere che Dio esiste e a dimostrare l’esistenza di Dio
provvede la ragione.
L’umanesimo
Nel Quattrocento si diffonde un nuovo mito: la riscoperta delle
civiltà classiche, latine e greche, che divengono punto di riferimento
in ogni campo dell’espressione umana.

Il Medioevo viene così chiamato perché ritenuto “ in mezzo” tra
l’antico ed il presente ed accusato di aver impedito l’accesso al
messaggio degli antichi.
Soprattutto si vuole porre al centro dell’interesse non più Dio, ma
l’uomo, come protagonista ed autore della propria storia regolata da
leggi non trascendenti, ma immanenti, governate dalla ragione e
mediate dagli antichi poeti e filosofi greci e romani.


L’uomo crede in questo modo di potersi liberare dai condizionamenti
culturali del Medioevo sulla vita, sul sesso, sul corpo e, desiderando
godere pienamente delle proprie forze, essere sicuro di sé e della
sua capacità di contrastare il gioco capriccioso della fortuna, ritiene
di poterlo fare con l’esclusivo uso della ragione con una mente
lontana da Dio e dalla propria anima e con una sessualità priva di
forza perché senza Cristo.
La dignità dell’uomo
L’uomo crede di poter dominare così la realtà esterna, se stesso ed il
proprio corpo, i propri istinti e i propri impulsi realizzando un ideale
di misura nel comportamento e la serenità interiore.



Crede di poter vivere la realtà del mondo e la vita sociale, che egli
realizza collaborando con gli altri uomini, tra ricchezze e bellezze
artistiche che crea con la sua intelligenza ed operosità.
Pensa che il piacere si possa vivere senza sensi di colpa e la natura
goduta per ciò che è, senza fini metafisici.
Questa è la riscoperta di una nuova dignità dell’uomo che intende
ignorare la complessità dell’uomo stesso, la natura delle sue forze,
per il 90% inconsce, e si illude che ciò possa avvenire attraverso la
ragione, puntando sul mondo classico travisando e,
fondamentalmente, non conoscendo in profondità ciò che quel
mondo era stato veramente.
Il neoplatonismo
Marsilio Ficino (1433-1499), intellettuale, filosofo e sacerdote,
ripropone la filosofia di Platone e fonda una nuova Accademica
Platonica con l’obiettivo di armonizzare la religione con la filosofia,
sostenendo che vi è una rivelazione perenne che di volta in volta è
stata filosofia o religione e mettendo in sostanza sullo stesso piano
cose molto diverse fra loro, come la religione egiziana, la filosofia
greca, l’Antico ed il Nuovo Testamento.

Un’attenzione particolare viene rivolta all’amore, al quale viene
attribuito il senso metafisico platonico, ideale e omosessuale. Desiderio
di bellezza, armonia che risulta dalla consonanza di parti differenti, ma
molto lontano da una sessualità nell’Amore.


L’astrologia e la magia non sono considerate in modo negativo, quanto
piuttosto tecniche per studiare l’ordine naturale e per realizzare il
dominio dell’uomo sulla natura. Da qui nascerà la scienza, lontana da
Dio, dall’anima, da una sessualità forte perché senza Amore
Il pessimismo
Mentre i poeti cantano la gioia ed il
piacere dei sensi e ritornano un auge
i miti greci, con i loro amori liberi e
omosessuali, si avverte nei loro
componimenti il pessimismo di fondo
che li pervade e che
malinconicamente li rende
consapevoli del trascorrere
inesorabile del tempo e della
precarietà di tutto ciò che è terreno
(“Chi vuol essere lieto sia, del diman
non v’è certezza” L.De Medici) come
anche dell’irraggiungibilità di questo
ideale di vita umanistico–
rinascimentale, che insegue l’armonia
interiore, la serenità, l’equilibrato
controllo degli impulsi e delle passioni
senza mai raggiungerla e possederla,
come Orlando insegue Angelica
nell’Orlando Furioso.
L’idealismo
Orlando insegue l’ideale dell’amore, cerca ciò che gli sfugge
continuamente e perde la ragione quando incontra l’amara realtà:
Angelica è fuggita con un altro.
La tanto cercata armonia interiore, la serenità ed il dominio della
passioni è minata dalle sue fondamenta per l’impossibilità di
raggiungerla attraverso la ragione e la ragionevolezza. Gli ideali portano
al pessimismo ed alla depressione, ad una sessualità debole e deviata,
alla perdita totale della Vita.
La maggior parte degli artisti di questo periodo (per es.
Michelangelo), avevano una condotta di vita discutibile, tra
relazioni omosessuali, processi per sodomia, convivenze e
violenze e molti di loro vivevano con grande sofferenza una
ricerca interiore di un Dio che non riuscivano più ad incontrare
e che non si coniugava con una vita fatta spesso di adattamento
ai voleri dei papi, di commissioni e richieste da soddisfare per
poter vivere.
Messaggio di Sua Santità Benedetto
XVI per la Quaresima 2007
“Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto” (Gv
19,37).
(…) L’amore di Dio è anche eros, l’amore di chi desidera
possedere ciò che gli manca ed anela all’unione con
l’amato.Nell’Antico Testamento il Creatore dell’universo
mostra verso il popolo che si è scelto una predilezione che
trascende ogni umana motivazione. Il profeta Osea
esprime questa passione divina con immagini audaci
come quella dell’amore di un uomo per una donna
adultera (cfr 3,1-3); Ezechiele, per parte sua, parlando
del rapporto di Dio con il popolo di Israele, non teme di
utilizzare un linguaggio ardente e appassionato (cfr 16,122).
“Questi testi biblici indicano che l’eros fa parte del cuore
stesso di Dio: l’Onnipotente attende il “sì” delle sue
creature come un giovane sposo quello della sua sposa.
Purtroppo fin dalle sue origini l’umanità, sedotta dalle
menzogne del Maligno, si è chiusa all’amore di Dio,
nell’illusione di una impossibile autosufficienza (cfr Gn
3,1-7). Ripiegandosi su se stesso, Adamo si è allontanato
da quella fonte della vita che è Dio stesso, ed è
diventato il primo di “quelli che per timore della morte
erano tenuti in schiavitù per tutta la vita” (Eb 2,15). Dio,
però, non si è dato per vinto, anzi il “no” dell’uomo è
stato come la spinta decisiva che l’ha indotto a
manifestare il suo amore in tutta la sua forza redentrice
in cui la Croce rivela la pienezza dell’amore di Dio”
La verità è continuamente cercata e solo una nuova
cultura che riporti la sessualità al centro di una
connessione nevralgica tra forze dell’anima e Dio e
forze dei nervi, del corpo e della mente, può
aiutare a guarire i disturbi del sesso senza amore e
scacciare i diavoli che in essa si annidano.
Tutti hanno bisogno di tornare a vivere un sessualità
sana ed è necessario per questo rimettere Cristo al
centro di una esperienza concreta delle proprie
forze nell’Albero della Vita, per far fronte agli errori
culturali che di generazione in generazioni sono
arrivati fino a noi.
Chiediamo l’aiuto della
Madonna che è
nell’Albero della Vita e lo
vive, perché ci aiuti ad
incontrare Gesù e la Vita
ed a portare gli altri alla
stessa esperienza, per
essere con Lei
veramente Chiesa come
Lei è Chiesa, Persona in
Dio che ama.
Scarica

20070305_storia_III_5