Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Numero 101 09 Aprile 2013 95 Pagine MotoGP Losail Vince Lorenzo ma Rossi è spettacolare. Le pagelle del GP Periodico elettronico di informazione motociclistica Caschi sicuri Facciamo chiarezza sulle omologazioni Nico Cereghini “Sarà una grande stagione, davvero!” | prova supersportiva | Ducati 1199 Panigale R da Pag. 2 a Pag. 17 All’Interno NEWS: I lettori di Moto.it provano il Suzuki Burgman 650 | Test Michelin Pilot Power Supersport e Pilot Power 3 Patenti esami a rischio | MOTOGP: Dietro le quinte, Maurizio Vitali | Motori Yamaha in leasing | SBK: Test Aragon Ducati 1199 Panigale R PREGI Dotazione e prestazioni DIFETTI Mancanza anti-wheeling Prezzo 31.990 € Prova IN PISTA Mito superbike di Francesco Paolillo | È l’ultima arrivata della gamma Panigale, la più estrema. Costa un botto, 31.990 euro, ma nulla da dire su cura costruttiva, dotazione tecnica e carattere. E’ la base per la moto da superbike. L’abbiamo provata a Austin 2 3 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Prove Periodico elettronico di informazione motociclistica E’ stata fra le più ammirate al Salone di Milano dello scorso novembre. La versione R della Ducati Panigale raccoglie il meglio della tecnologie e dello stile espressi a Borgo Panigale, confermandosi ricca e affascinante come tutte le Ducati R che l’hanno preceduta; ovvero le versioni tradizionalmente più performanti della gamma Ducati, strettamente legate ai modelli che corrono nel mondiale SBK. Il campionato è iniziato da poco con le gare di Phillip Island e ha già dato qualche soddisfazione a Bologna grazie alla conquista di Superpole e di giro veloce nel warm-up da parte di Carlos Checa. In gara uno spettacolare incidente nella prima manche, fortunatamente senza conseguenze per il tenace pilota spagnolo, non ha purtroppo dato gli stessi risultati. Ma la moto è parsa già molto competitiva e le prestazioni hanno probabilmente stupito gli stessi uomini che si prendono cura della rossa. Torniamo quindi a questa versione R che si distingue per pochi ma mirati particolari rispetto alle già performanti Panigale S. La cosa che si nota per prima è la colorazione, al rosso Ducati con cui sono verniciate le carene, si contrappongono dei fregi bianchi, ma il particolare che si apprezza maggiormente è il serbatoio, che in parte lascia scoperto l’alluminio con cui è costruito, per l’occasione finemente spazzolato. Carbonio a profusione per la componentistica, i parafanghi, la protezione dell’ammortizzatore posteriore e quella del forcellone. Medesimo materiale pregiato per il coperchio frizione, i paratacchi e le cover dei convogliatori dell’aria e del blocchetto chiave di accensione. Maggiorate le dimensioni della protezione del collettore posteriore, ora più avvolgente, che manco a dirlo sulla R è in fibra di carbonio (in plastica sulla S), questa modifica è stata suggerita dai proprietari di Panigale e Panigale S che soffrivano il calore emesso da questa sezione dello scarico. 4 Motore Una versione corsaiola della Panigale non si può fermare a questi particolari, ecco allora che anche il bicilindrico ha ricevuto delle cure ricostituenti, non tanto per incrementarne la potenza massima, che i dati ufficiali dichiarano in 195 cv (143 kW) a 10.750 giri, e la coppia di 13,5 kgm (132 Nm) a 9.000 giri quanto per garantire una migliore guidabilità e maggiore resistenza alle sollecitazioni nell’utilizzo agonistico. Rivista la mappatura del ride by wire (modifica che interessa anche le versioni standard ed S), nuove le bielle in titanio, che oltre a essere più leggere (630 grammi in meno), garantiscono una robustezza superiore, il che ha permesso di spostare il regime di rotazione massimo più in alto di 500 giri rispetto alla S, toccando la soglia dei 12.000. Un regime davvero impressionante per un bicilindrico con pistoni da 112 mm di alesaggio. Anche il volano è stato messo a dieta e ora pesa 700 grammi meno del precedente, caratteristica che rende più reattivo il bicilindrico in fase di apertura del gas, miglioramento che viene enfatizzato anche da una rapportatura finale più corta (corona da 41 denti invece di 39) mentre i bilancieri della distribuzione hanno ricevuto un trattamento DLC (Diamond Like Carbon) che ne migliora scorrevolezza e resistenza alle sollecitazioni. Kit Racing Con la moto è fornito il kit racing, che è una chicca da appassionati e che comprende uno scarico 5 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito completo Termignoni, per uso pista, con relativa mappatura per il motore: ai medi regimi la potenza aumenta del 15%, mentre il picco massimo sfiora 200 cv. Per i più competitivi è disponibile anche uno scarico ancora più performante, che obbliga però a eliminare la ventola di raffreddamento del radiatore (avendo i collettori di lunghezza maggiore) che permette ulteriori incrementi di coppia e potenza sia ai medi che agli alti regimi. Compresi nel kit ci sono un parabrezza maggiorato e i tappi in alluminio per le sedi dei specchi retrovisori quando vengono rimossi. Elettronica Sono tre i Riding Mode disponibili, come sul resto della serie Panigale, ma la nostra attenzione si focalizza sui primi due, Sport e soprattutto Race, lasciando stare il Wet soprattutto in un contesto 6 Periodico elettronico di informazione motociclistica Prove come quello texano dove di acqua se ne vede davvero poca. Selezionando il Riding Mode Race, il motore sviluppa 195 cv, con risposta pronta e diretta del ride by wire sin dai primi gradi di apertura del comando del gas e un assetto delle sospensioni DES (Ducati Electronic Suspension by Öhlins) specifico per la pista. Il livello di intervento del DTC (Ducati Traction Control, su 8 gradi di intervento) è spostato al minimo, mentre l’EBC (il controllo del freno motore) si predispone per l’utilizzo spinto e l’ABS funziona solo sull’anteriore, lasciando il controllo del posteriore al pilota, che può sfruttare il parziale bloccaggio in fase di inserimento in curva. Utilizzando questa modalità, anche il cruscotto si riconfigura con una visualizzazione orientata all’uso in pista. In primo piano ci sono il contagiri e il cronometro, che si può controllare manualmente o con il DDA+ 7 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito (Ducati Data Analyser, di serie sulla R) con funzione GPS. Quando il pilota, tagliando il traguardo, preme il pulsante di lampeggio dei fari, il sistema registra le coordinate relative a tale posizione e provvede poi a registrare i tempi sul giro. Selezionando il riding mode Sport, il motore dispone sempre di 195 cv, ma la loro erogazione è più morbida, mentre il livello d’intervento del DTC è leggermente superiore, e l’EBC si predispone per prestazioni meno esasperate. 8 Prove Periodico elettronico di informazione motociclistica L’ABS rimane attivo su entrambe le ruote e un sistema di controllo smorza sul nascere il sollevamento della ruota posteriore. Come va Lo hanno detto tutti che il Circuit of the Americas è molto bello, lo abbiamo sentito dire fino alla noia, ma una volta che ci abbiamo messo piede, o meglio le gomme, il giudizio è stato univoco. Altro che bello, è spettacolare! A caldo, dopo essere scesi dalla Panigale R alla fine del primo turno, mi è tornata in mente la presentazione stampa della Ducati 1198 a Portimao. Fine primo turno, tutti giù dalle moto con gli uomini Ducati che erano ansiosi di avere le prime impressioni sulla moto. Le risposte, però, erano tutte molto simili, e dicevano più o meno così, “la moto? Boh, aspettiamo il prossimo turno, perché la pista fa paura, ho solo pensato a come riportare ai box le ossa con la stessa sequenza di montaggio con cui ho iniziato il turno”. Poi si entra in confidenza con gli scollini e le curve cieche del tracciato, quel tanto che basta per fare in modo che tutto rientri nei ranghi. La pista texana ha avuto lo stesso effetto, primo turno di conoscenza con le traiettorie, gli scollini e gli allunghi da brividi, mentre la Panigale R passava quasi in secondo piano. Ma solo per poco. Facciamo rientro sul pianeta Terra e dopo una pausa di riflessione e quattro scambi di battute, eccoci di nuovo ad affrontare il toboga texano in sella a questa Ducati, che lasciatemelo dire, è davvero uno spettacolo di moto. Bella da ferma, bella in movimento e bella da guidare. Quando si è stanchi di guidare, e qui ci si è stancati parecchio - vi assicuro che arrivando dall’Italia dove il freddo la faceva da padrone e ritrovarsi in sella ad una simpatica bastarda da quasi 200 cv con oltre 30 gradi di temperatura taglia le gambe e accorcia il fiato - si può riposare, e nel frattempo godere della vista di questa moto e dei singoli particolari che la rendono davvero un gran bell’oggetto oltre che una gran moto. Il primo errore che commetto è quello di entrare su una pista decisamente tecnica, e soprattutto sconosciuta, con inserita la mappatura Race. Viste le caratteristiche del tracciato, decisamente impegnativo, tortuoso e anche discretamente lungo e quindi memorizzabile non proprio in tempi brevi, sarebbe stato meglio iniziare con la più morbida e progressiva mappa Sport. Ma le cose difficili spesso danno più soddisfazione, e così è stato. La Panigale R mette subito in chiaro che è una vera Ducati superbike, e che le si deve dare del lei, ma da un altro punto di vista mostra una facilità di guida sconosciuta ai precedenti modelli e per questo si riesce ad entrarci in confidenza in maniera insolitamente rapida. Le progenitrici richiedevano tempo e dedizione prima di poter essere sfruttate appieno, con la R si può andare al sodo senza dovere per forza perderci troppo tempo. Premettiamo che stiamo parlando di una moto da quasi 200 cv e molto meno di 200 kg di peso (ne sono dichiarati 165 a secco), con prestazioni a dir poco imbarazzanti, ma 9 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito trovare il giusto feeling non è poi così difficile. Le caratteristiche del tracciato di Austin le calzano a pennello, sui due lunghi rettilinei, anche se uno lo si può considerare un curvone molto ampio, la Panigale R ci permette di godere della spinta del bicilindrico più potente del mondo, mentre i due tornantini con i quali terminano questi allunghi adrenalinici sottolineano due aspetti decisamente positivi della rossa bolognese, e cioè che l’impianto frenante ha un solo limite, e questo sono io, mentre la rapidità nello scendere in piega e prendere la corda della curva è spettacolare. Sarebbe bello metterla a confronto con una 10 Periodico elettronico di informazione motociclistica Prove Aprilia RSV4 che è un vero punto di riferimento per agilità e rapidità d’azione. Tornando all’impianto frenante vi dicevo che il limite era solo mio, e questo in parte è dovuto alla morfologia del tracciato, che prevede tre staccate impegnative, di cui una in salita - e che salita! -, frenate che immettono in altrettanti tornantini da seconda che giro dopo giro ti spezzano letteralmente le braccia, mentre i freni della Panigale R non fanno una piega e rimangono costanti nel funzionamento, peraltro estremamente modulabile e manco a dirlo tremendamente potenti nell’azione. L’ABS Ducati funziona alla grande, e nella 11 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Prove Periodico elettronico di informazione motociclistica Arrivando dall’Italia dove il freddo la faceva da padrone e ritrovarsi in sella ad una simpatica bastarda da quasi 200 cv con oltre 30 gradi di temperatura taglia le gambe e accorcia il fiato sola occasione in cui l’ho sentito intervenire lo ha fatto in maniera fulminea e con la stessa rapidità si è messo da parte. L’azione della Panigale R è efficace in tutti frangenti, e il fatto che riesca ad esserlo su un tracciato così tecnico le fa onore. Rapidissima nei cambi di direzione, che qui sul Circuit Of The Americas si sprecano, basta dare un’occhiata alle quattro curve in sequenza e con raggio decrescente, o alle varianti che si incontrano nella prima parte del tracciato, per farsene un’idea, perfettamente stabile e precisa in appoggio, con un avantreno che segue alla lettera 12 le indicazioni del pilota, anche quando si cerca di chiudere una traiettoria nata male. L’assetto è bilanciato, tanto che è davvero difficile da mandare in crisi, anche quando si spalanca il gas senza riguardi o si vanno a inserire le marce a moto sdraiata: in questo frangente non si può che lodare il cambio, dotato di quick shift, che è veloce e preciso, ed è perfetto funzionamento del controllo di trazione. Il motore ha due anime ben distinte: rabbioso e aggressivo in alto, diciamo dai 7.500 giri in poi, lineare, ma forse poco da bicilindrico ai regimi inferiori. Da un motore del genere ci si aspetterebbe una spinta maggiore sin dai bassi, mentre a causa di scelte tecniche che prediligono la coppia e la potenza agli alti, ci si trova a dover far girare nella zona alta del contagiri il motore. Non che sotto sia vuoto, e come potrebbe esserlo con i numeri che raggiunge al banco prova, ma alcune concorrenti riescono a essere più performanti (in versione standard e con scarico omologato), e nel caso della R, le modifiche al ride by wire e al volano, oltre alla rapportatura accorciata, riescono a migliorare tale caratteristica solo in parte. E obbligano ad un uso preciso 13 ZOOM ZOOM 14 15 Ducati 1199 Panigale R ABS 31.990 € Tempi: 4 Cilindri: 2 Cilindrata: 1198 cc Disposizione cilindri: a L Raffreddamento: a liquido Avviamento: E Potenza: 195 cv (143 kW) / 10750 giri Coppia: 13.5 kgm (132 Nm) / 9000 giri Marce: 6 Freni: DD-D Misure freni: 330-245 mm Misure cerchi (ant./post.): 17’’ / 17’’ Normativa antinquinamento: Euro 3 Peso: 165 kg Lunghezza: 2075 mm Larghezza: 810 mm Altezza sella: 825 mm Capacità serbatoio: 17 l ABBIGLIAMENTO dei rapporti in curva, pena una certa pigrizia in uscita, se si usa una marcia troppo alta. Questo comportamento del motore si manifesta in maniera piuttosto evidente in uscita di curva quando, riprendendo in mano il gas, l’avantreno tende ad alleggerirsi fino ad impennarsi. Una reazione che deve contrastare esclusivamente il pilota in quanto manca un anti-wheeling, sotto la spinta di questa entrata in coppia, permettetemi il termine, dal sapore antico. Il freno motore, che su un bicilindrico di questa cilindrata e con queste caratteristiche tecniche potrebbe essere decisamente invadente e presente, anche solo pelando il gas, è davvero minimo e permette di far scorrere la Panigale, sia in staccata che nei cambi di ritmo, come se fosse una quattro cilindri. Inoltre è possibile regolarne l’azione attraverso i comandi al manubrio che permettono anche gli interventi sui Riding Mode. Per l’occasione di questa presentazione le Panigale R erano tutte equipaggiate con le Pirelli Diablo Supercorsa SC2, al posto delle Diablo Supercorsa SP di serie, che hanno garantito prestazioni di tutto rispetto su un asfalto ancora troppo nuovo per essere già gommato a dovere. A questo ci penseranno i piloti della MotoGp che ci andranno a correre a breve. Asfalto poco gommato o no, le nostre Panigale R hanno garantito dei margini di tenuta e grip straordinari, e il fatto che la presentazione sia terminata senza neanche una scivolata la dice lunga sulle ottime caratteristiche dell’una, la Ducati, e delle altre, le Pirelli Supercorsa, senza tralasciare le capacità straordinarie dei tester… 16 Prove Periodico elettronico di informazione motociclistica SCHEDA TECNICA Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Tuta IXON Pulsar Air Guanti IXON RS Stivali TCX S-Race Casco X-LITE 802 R 17 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica News Il nuovo Suzuki Burgman 650 provato dai lettori di Moto.it di Maurizio Tanca | Un giro per le campagne dell’entroterra milanese, con quattro Burgman 650 model year 2013 a disposizione di alcuni lettori tra i 43 ed i 65 anni già proprietari del modello precedente, per conoscere le loro impressioni S abato 23 marzo, ore 9,45: appuntamento davanti alla concessionaria Suzuki dei F.lli Sacchi di viale Papiniano, a Milano. Ad attenderci, quattro di dieci nostri affezionati lettori – tra cui alcuni membri del Burgman Club Italia e tutti già possessori, o comunque profondi conoscitori, del pioniere dei maxi-scooter over 400 cc - che hanno risposto al nostro invito di provare con 18 noi il nuovo Burgman 650. Del quale Suzuki Italia ci ha affidato quattro esemplari da mettere a disposizione dei nostri amici e alle loro eventuali “zavorrine”, per chi fosse arrivato in coppia. Un Burgman 400 Lux e una simpatica Inazuma 250 bicilindrica spettavano invece a noi di Moto.it, per aprire e chiudere il piccolo “corteo”. Espletati gli immancabili, ma importanti impegni burocratici – vedi raccolta generalità e compilazione 19 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito News Periodico elettronico di informazione motociclistica molto positive, ma con un paio di appunti condivisi in particolare dalle passeggere, che lamentavano la troppa esposizione all’aria. Inoltre sono stati espressi alcuni dubbi sugli ammortizzatori, che chi viaggiava in coppia ha giudicato troppo soffici, causando di conseguenza un precoce strisciamento a terra dei cavalletti. Va comunque ricordato che gli ammortizzatori del precedente modello sono invece decisamente più rigidi e “secchi” di base, mentre questi, evidentemente più votati al comfort, viaggiando in coppia andranno sicuramente regolati a dovere. Cosa che certamente verificheremo quando avremo a disposizione un nuovo Burgman 650 per una prova più completa. dei moduli richiesti per la prova dei mezzi a noi affidati da parte di terzi – partiamo in direzione aeroporto Forlanini per raggiungere il castello di Mirazzano, in località Peschiera Borromeo. Laggiù ci attendevano gli altri nostri ospiti, davanti alla trattoria tipica Del Castello, dove più tardi, dopo qualche breve intervista di colore, ci siamo messi con le classiche gambe sotto a un tavolo e, tramite un apposito questionario, avremmo raccolto le loro impressioni sul nuovo “Burgmanone”, con tanto di “pagella” annessa per valutare le preferenze sui colori disponibili – grigio, nero, bianco – il design, le prestazioni (limitatamente al possibile, naturalmente), il comfort, la guidabilità, il motore, la ciclistica, l’impianto frenante. Impressioni che, ovviamente, abbiamo trasmesso anche a Suzuki Italia. Fortunatamente le previsioni meteorologiche tendenti al brutto ci hanno invece graziato per tutta la durata del nostro piccolo evento, consentendo così a tutti 20 i partecipanti di provare a turni di quattro il nuovo maxi Suzuki lungo un percorso misto di una ventina di chilometri nella campagna locale. Tutti hanno quindi potuto valutare abbastanza bene le differenze con il modello uscente, in alcuni casi anche andando a esaminare approfonditamente anche i più minimi particolari del nuovo arrivato e, con particolare ed ovvia attenzione da parte delle passeggere, le differenze relative al comfort, voce importantissima per un mezzo come questo, particolarmente votato al granturismo: abbiamo infatti sentito parlare di vacanze in Portogallo piuttosto che in Inghilterra, di svariati Burgman posseduti, di chilometraggi considerevoli accumulati con ciascuno di essi. E dopo un buon pranzetto e quattro chiacchiere, tutti a casa, proprio quando il meteo ha deciso di favorirci. Le valutazioni dei nostri lettori/tester, alcune delle quali potrete ascoltare guardando il nostro video sull’evento, sono state globalmente 21 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Audi Motorrad Concept La proposta arriva dal designer Thiebault Devauze, che ha lavorato fra l’altro in Audi e in Ducati, e ha immaginato di unire le esperienze dei due marchi D a quando Audi ha rilevato Ducati si sono fatte molte illazioni su possibili sinergie e prodotti realizzati unendo le capacità dei due marchi. Il concept Audi Motorrad è un’idea del 28enne designer francese Thiebault Devauze, che ha collaborato con la Opel e ha lavorato recentemente per Gran Studio di Torino. E’ stato stagista in Ducati, Audi e Land Rover. In questo progetto, a cui ha collaborato il fratello Marc, anche lui design, ha immaginato Audi come concorrente di BMW Motorrad. L’associazione gli è venuta in mente visitando il museo Audi, e notando vari modelli 22 News Periodico elettronico di informazione motociclistica di moto di serie e da corsa fra cui le leggendarie NSU da GP. Il telaio concepito da Devauze si ispira alla tecnologia ultra leggera di Audi, ed è costruito unendo la fibra di carbonio a leghe tecniche d’alluminio. Il motore è il V2 della 848 Evo Ducati, mentre l’alternativa futuribile è rappresentata dalla motorizzazione elettrica Audi e-Tron. Devauze e Couvreur Clemente, modellatore digitale conosciuto durante l’anno di lavoro alla Opel, hanno iniziato a sviluppare questo progetto alla fine del 2011. I quattro anelli che a partire dal 2009 simboleggiano Audi, sono comparsi sulle auto tedesche nel 2005 assieme alla dicitura Audi. Anelli che comparvero la prima volta nel 1932 quando si fusero DKW (industria di moto), Audi, Wanderer e Horch (industrie automobilistiche) dando vita alla Auto Union. Una fusione originata dalla difficoltà dell’industria dell’auto tedesca alla fine degli anni Venti. La DKW, che proprio in quel periodo diventa la maggiore industria motociclistica al mondo, rileva la Audi già nel 1928. Curiosamente la DKW era nata nel 1916 con l’intento di costruire automobili, ma non vi era mai riuscita seriamente fino all’arrivo dei progettisti Audi, che collaborarono alle prime DKW a trazione anteriore (in questo furono fra i primi esempi assoluti) spinte da motori a due tempi di chiara origine motociclistica. La Auto Union dei primi anni Trenta costruisce ottime vetture da competizione, progettate da Ferdinand Porsche e Rudolf Hruschka, e portate in gara da campioni come Achille Varzi e Tazio Nuvolari. Nel frattempo le auto di serie sono quelle prodotte dalle singole case e semplicemente marchiate con i quattro anelli. Che compaiono anche sulle moto DKW di serie e da corsa. La divisione in due della Germania, come conseguenza della sconfitta tedesca nel secondo conflitto mondiale, penalizza la Auto Union che ha lo stabilimento principale in Sassonia. Regione assorbita nei nuovi confini della Germania Orientale. Una sofferente Auto Union viene quindi comperata nel 1957 dalla Daimler Benz, che la rivende alla Volkswagen nel 1964. Della Auto Union rimane infine solamente la Audi, perché è l’unica a trovarsi nella Germania Occidentale. La DKW moto si fonde invece con la Victoria e nel 1966 viene rilevata dalla Sachs e fusa con la Hercules. Per uscire di scena definitivamente dieci anni dopo. 23 Due nuove Michelin supersportive di Francesco Paolillo | Michelin ha presentato a Portimao il Pilot Power SuperSport e il Pilot Power 3. Il primo è dedicato agli appassionati della pista che non disdegnano l’utilizzo su strada e l’altro agli stradisti sportivi che, all’occorrenza, si possono dilettare tra i cordoli 24 25 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito News Periodico elettronico di informazione motociclistica spalle del pneumatico poggi direttamente su quella più dura, garantendo secondo quanto dichiarato dai tecnici francesi una migliore rigidità e, di conseguenza, un incremento della stabilità e della trazione anche in fase di accelerazione. Il lavoro di affinamento delle mescole è stato sviluppato pari passo con la struttura delle carcasse, sfruttando la tecnologia HMLS che utilizza una cintura a zero gradi in fibra aramidica, più leggera dell’acciaio ma estremamente rigida. Il lavoro di sviluppo ha tenuto in particolare considerazione anche la durata e l’omogeneità di consumo del battistrada, caratteristica che ha avuto conferma dopo aver preso visione di un pneumatico posteriore con tre ore di pista sulle spalle e la cavalleria di un’Aprilia RSV4 a metterlo alla prova. L’aspetto era decisamente buono, consumo regolare e ancora tanto battistrada “da consumare”, certo non si può considerare una prova attendibile al 100%, ma la prima impressione è stata positiva. M ichelin con un colpo di reni rinnova in un solo colpo ben sei pneumatici: praticamente l’intera gamma stradale. Noi ci siamo soffermati su quelli che appaiono come i più interessanti per i motociclisti italiani, estraendo quindi dal “gruppo” i Pilot Power SuperSport, pneumatici pistaioli ma omologati anche per uso stradale, e i Pilot Power 3, adatti a chi predilige un pneumatico stradale dalle caratteristiche sportive che all’occorrenza può dare soddisfazioni anche in pista. Se invece siete interessati ai nuovi Anakee, scarpe studiate per le grosse enduro stradali, dovete pazientare ancora qualche giorno. Pilot Power Supersport: in pista e strada Iniziamo quindi dal Pilot Power SuperSport, un pneumatico studiato per quegli appassionati 26 Alla prova dei fatti Giudicare un pneumatico con sole due ore di test a disposizione non è certo facile, ma una prima impressione ce la si riesce comunque a fare. Nel caso del Pilot Power SuperSport è decisamente positiva. Iniziamo il nostro test in sella a una Kawasaki ZX6-R 2013, con pressioni di gonfiaggio standard (2.5 – 2.9), come suggeritoci dai tecnici francesi che vogliono enfatizzare le diverse prestazioni raggiungibili con pressioni stradali e pistaiole (2.1 – 1.7 senza termocoperte e 2.1 – 1.5 con termocoperte). La prima cosa che si nota è la rapidità con cui entrano in temperatura le Pilot Power SuperSport: un giro di pista e sono pronte alla battaglia. Considerando che le temperature di asfalto e aria non sono propriamente primaverili, e che fino a 10 minuti prima del test il tracciato era a tratti bagnato, questa caratteristica è decisamente apprezzabile (inoltre siamo partiti dalla corsia box con le gomme nuove belle lucide). Pochi giri di pista sono sufficienti per trarre che utilizzano la propria moto prevalentemente in pista, ma che non disdegnano la cavalcata su strada e la gita fuoriporta, o che semplicemente vogliono recarsi in pista in sella alla propria moto, senza doversi sbattere con carrelli e furgoni. Un pneumatico che è stato quindi studiato per un uso pista/strada con percentuali quantificabili in un 50% pista, 50% strada. La tecnologia applicata a queste coperture prevede l’utilizzo della tecnica multimescola, più “dura” e resistente all’usura al centro, più morbida e votata alla ricerca del grip sulle spalle. Nel caso del Pilot Power SuperSport si è ulteriormente enfatizzato tale concetto per quanto riguarda il pneumatico posteriore, che prevede una mescola più dura per la fascia centrale del battistrada estesa nello strato più vicino alla carcassa fino all’altezza delle spalle (caratteristica denominata 2CT+). Ciò comporta che la mescola soft che ricopre le 27 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito News Periodico elettronico di informazione motociclistica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb le prime conclusioni: le Pilot Power SuperSport non perdono la caratteristica di rapidità di inserimento tipica delle coperture francesi, mentre l’appoggio e il grip in percorrenza sembrano aver fatto un deciso passo in avanti. Sparite le incertezze e le variazioni di assetto in fase di frenata tipiche del predecessore, che soffriva la scarsa rigidità della carcassa, scompare anche la tendenza al raddrizzamento della moto quando si entra in curva con la leva del freno “in mano”. E tutto questo girando con pressioni stradali. Una sosta ai box per abbassare la pressione, non solo quella delle gomme a dirla tutta, e siamo di nuovo a gas spalancato sul toboga portoghese. Adesso la moto sembra decisamente più “aggrappata” all’asfalto, almeno con il posteriore, mentre l’anteriore sembra davvero un tutt’uno con la pista sia in configurazione standard che in quella low pressure. La pur notevole cavalleria 28 delle seicento moderne difficilmente mette in difficoltà i pneumatici transalpini, che permettono di maneggiare la manopola del gas senza troppi scrupoli. Abbandoniamo la linearità del quattro cilindri giapponese per passare alla brutalità di un tre cilindri italiano, che però non sembra intimidire affatto le Pilot Power SuperSport, che anzi esaltano l’agilità della MV F3 senza peraltro renderla meno performante. Eccellente l’appoggio del pneumatico anteriore, e grande trazione del posteriore che consente di aprire il gas quasi si stesse guidando una moto gommata con pneumatici in mescola specifici per l’uso in pista. I primi limiti delle Pilot Power SuperSport iniziano ad emergere solo quando saltiamo in sella a una Yamaha R1, che grazie alla cavalleria generosa, e soprattutto al tiro ai medi regimi del quattro cilindri a scoppi irregolari, mette sotto pressione il pneumatico posteriore. Chiamato a svolgere un duro lavoro, questo tende a pompare leggermente, e di conseguenza a perdere aderenza in uscita dalle curve ma tale comportamento, si scoprirà più avanti con il “mestiere” dei tecnici Michelin, è ampiamente correggibile alzando la pressione di gonfiaggio. Seicento o mille che sia, l’anteriore continua a meravigliarci per coerenza e grip, e i commenti positivi sono unanimi. Pilot Power 3 Questo nuovo pneumatico Michelin sfrutta la medesima tecnologia radiale del fratello pistaiolo (il Power SuperSport) mettendola però a disposizione dei motociclisti che fanno un uso sportivo della propria moto con un occhio di riguardo alle prestazioni su strada rispetto alla pista. Se con il fratello SuperSport la percentuale tra uso pista e strada era del 50 e 50%, per il Power 3 la percentuale si attesta su un 15% pista e 85% strada. Questo ha comportato l’uso di mescole in parte diverse, ma soprattutto di un disegno delle scolpiture più fitto ed adatto al drenaggio dell’acqua. Anche il Pilot Power 3 sfrutta la tecnologia bimescola, 2CT anteriore e 2CT+ posteriore, con risultati decisamente positivi in termini sia di aderenza, ma soprattutto di durata. Michelin dichiara un incremento del chilometraggio utile del 20% rispetto al precedente Pilot Power 2CT, e secondo quanto risulta dai test effettuati da DEKRA (ente certificato che effettua collaudi tecnici e omologazioni in oltre 50 paesi nel mondo) primeggia nella sua categoria anche nei test di frenata su asfalto bagnato. Noi lo abbiamo messo alla prova durante il test effettuato sulle strade nei dintorni di Portimao, con grande soddisfazione di tutti i partecipanti, che per l’occasione guidavano una nutrita schiera di naked sportive (Suzuki GSR 750 – Kawasaki 29 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito News Periodico elettronico di informazione motociclistica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Misure disponibili Pilot Power SuperSport Anteriore 120/70 ZR 17 M/C (58W) TL Z800 – Triumph Street e Speed Triple – MV Brutale 675 – Yamaha FZ8 – Honda CB 1000 – Ducati Monster) oltre a qualche supersport del calibro di BMW S1000RR e Suzuki GSX-R 1000. La soddisfazione è dovuta in parte alle ottime doti di stabilità e maneggevolezza evidenziate dal pneumatico francese, ma soprattutto alle caratteristiche di costruzione che garantiscono grip e trazione su tutti i fondi asfaltati, in condizioni più o meno buone. I ritmi decisamente brillanti dettati dalle “guide” transalpine, ci hanno permesso di mettere alla frusta i Pilot Power 3, che hanno risposto al meglio garantendo prestazioni molto elevate ma garantendo allo stesso tempo 30 buone doti di filtraggio delle asperità, e quindi un più che apprezzabile confort di guida. Come il fratello SuperSport anche il Pilot Power 3 appare più sostenuto e controllato grazie ad una rigidità della carcassa che, soprattutto all’anteriore, permette di sentire meglio ciò che sta facendo la ruota, caratteristica che esalta anche la precisione di guida e la rapidità nei cambi di direzione. Sfortunatamente, o fortunatamente per noi, non siamo riusciti a metterli alla prova su asfalto bagnato. Ci fidiamo di quanto riporta la scheda tecnica e di quanto afferma DEKRA, anche perchè al detto “tester bagnato … tester fortunato” noi non ci crediamo! Posteriore 180/55 ZR 17 M/C (73W) TL 190/50 ZR 17 M/C (73W) TL 190/55 ZR 17 M/C (75W) TL 200/55 ZR 17 M/C (78W) TL Pilot Power 3 Anteriore 120/60 ZR 17 M/C (55W) TL 120/70 ZR 17 M/C (58W) TL Posteriore 160/60 ZR 17 M/C (69W) TL 180/55 ZR 17 M/C (73W) TL 190/50 ZR 17 M/C (73W) TL 190/55 ZR 17 M/C (75W) TL 31 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica News Omologazioni e caschi facciamo chiarezza sulle omologazioni ECE22-05, SNELL, SHARP di Edoardo Licciardello | Abbiamo affrontato la giungla delle normative ECE e dei test SNELL e SHARP per capire meglio come funzionano e quali sono le più probanti. Sfatando nel contempo qualche luogo comune U no degli argomenti più spinosi quando si parla di caschi è quello relativo alle omologazioni. Un po’ perché si tratta di un argomento giustamente importantissimo: dopotutto è la nostra zucca quella che mettiamo in gioco affidandola ad un test. Ma un po’ anche perché spesso, vittime di luoghi comuni, informazioni ormai obsolete o magari semplicemente di qualche preconcetto spesso utilizzato ad arte per influenzare l’acquisto, se ne parla a sproposito. Le filosofie di partenza Prima di entrare nei dettagli è importante stendere qualche postulato di partenza. Pare ormai assodato come la “scuola americana” (in cui rientrano anche i produttori giapponesi) privilegi calotte rigide con strati di polistirene morbidi, mentre la filosofia europea al contrario preveda caschi con calotte più morbide e strati interni di polistirene più rigidi o comunque a densità differenziate. Allo stesso tempo, oltreoceano si pone l’accento sull’importanza del doppio impatto – ovvero verificare che un casco mantenga le sue qualità protettive anche a fronte di un secondo impatto sullo stesso punto – e sul test di penetrazione, che qui in Europa vengono ritenuti di importanza trascurabile. Entrambe le filosofie trovano ampia giustificazione alle proprie fondamenta per bocca di chi le adotta, e di fatto 32 possiamo ammettere che è impossibile dare ragione ad una piuttosto che all’altra a meno di non riuscire ad avere accesso a dati statistici con dettagli difficilmente disponibili – per non dire del tutto indisponibili – anche a strutture privilegiate come quelle giornalistiche. In generale l’argomento più usato (o forse abusato) da chi sostiene che il doppio impatto non sia un test significativo consiste nel fatto che la statistica citi pochissimi casi in cui il casco di un motociclista colpisca due volte nello stesso punto, situazione invece molto più comune nel mondo delle auto dove le cinture tengono il pilota in una posizione fissa e possono causare urti ripetuti contro il rollbar. A parte la forte tentazione di chiedere a Shinya Nakano cosa ne pensa a riguardo dopo la terribile caduta del Mugello, anche prendendo per buona la statistica non basterebbe parlare di scarsa probabilità per inibire la validità di un test – chiunque sia caduto, anche per strada, ruzzolando per terra invece di scivolare sa di cosa stiamo parlando. Al contrario, i caschi a calotta rigida parrebbero restituire prestazioni leggermente peggiori rispetto ad altri negli impatti a velocità di test, ma i sostenitori della filosofia replicano parlando di prestazioni migliori nelle prove effettuate a velocità superiori. Vale la pena di precisare – senza con questo voler dare ragione o torto a nessuno – come in effetti la velocità di 7,5m/s prevista dall’omologazione ECE 33 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito (e le altre non si distaccano di molto) corrisponda ad un impatto al suolo a circa 28km/h. E’ sotto gli occhi di tutti come esistano caschi in grado di proteggere da incidenti che avvengono a velocità ben superiori rispetto a questa velocità, ciononostante la “porta d’ingresso” all’omologazione europea non prevede test più probanti. La velocità di 7,5m/s prevista dall’omologazione ECE (e le altre non si distaccano di molto) corrisponde ad un impatto a circa 28 km/h I test e lo Head Injury Criterion Proviamo a fare un po’ di chiarezza analizzando nel dettaglio cosa prevedono i tre test che vengono applicati ai caschi che tutti noi possiamo comprare, ovvero l’omologazione ECE 22-05 e i due test SHARP e SNELL M2010. Non prendiamo in considerazione in questa sede l’omologazione DOT (Department Of Transportation, ovvero il ministero statunitense, spesso confusa con la SNELL) perché non rilevante per il nostro mercato. I caschi che vengono venduti negli Stati Uniti hanno infatti spesso e volentieri caratteristiche diverse da quelli in vendita in Europa: è il motivo per cui un solo costruttore, al momento in cui scriviamo, è in grado di vantare una doppia omologazione vendendo lo stesso identico casco su entrambi i mercati. Vi basta confrontare i pesi dichiarati dai costruttori stessi per lo stesso modello di casco venduto in Europa (e quindi omologato ECE 22-05) e negli USA (dunque approvato DOT e – a volte – SNELL) per notare differenze fra i due dell’ordine delle centinaia di grammi a parità di taglia della calotta. Il peso, o meglio la leggerezza, è spesso un elemento qualitativo tenuto esageratamente in considerazione dal pubblico (mentre sarebbe più corretto, in termini di comfort ed affaticamento, concentrarsi su un bilanciamento della massa che non sforzi i muscoli del collo) ed utilizzato da più di un rivenditore per indirizzare il cliente verso un casco piuttosto che un altro. Vediamo in dettaglio le differenze fra i vari standard con una premessa: in tutti e tre i test si inserisce nel casco una falsa testa (di dimensioni differenti a seconda della taglia del casco da provare) dotata di accelerometri che rilevano l’accelerazione 34 News Periodico elettronico di informazione motociclistica massima subita e consentono quindi di determinare il valore di HIC. L’acronimo usato sta per Head Injury Criterion: si tratta di un modello matematico sviluppato partendo da test effettuati dall’industria automobilistica statunitense e definito in una prima versione nel 1971 divenuta, con il contributo di diversi accademici di tutto il mondo, la formula formalizzata nel 2000 ed attualmente usata in campi che spaziano dall’industria automotive fino alla traumatologia sportiva. Il valore HIC calcolato a sua volta si traduce nei potenziali danni che verrebbero subiti dalla testa umana in caso di impatto. Ad ogni valore limite dell’HIC, infatti, corrisponde una probabilità statistica di danni subiti dal cranio: tanto per fare un esempio, ad un valore di HIC pari a 1000, un soggetto su sei soffrirà un trauma cerebrale potenzialmente letale. Più precisamente, il soggetto – un adulto medio – potrebbe subire danni gravissimi nel 18% dei casi, gravi in un 55% e moderati nel 90%. Se siete confusi c’è un motivo: l’HIC, essendo una modellizzazione matematica, costituisce un criterio puramente teorico basato su osservazioni statistiche. Come tutti i valori di test non è in grado di offrire una reale garanzia delle prestazioni dell’oggetto sottoposto alla prova del mondo reale. Il test ECE22-05 Iniziamo da una premessa: il test europeo prevede l’omologazione di un modello di casco attraverso la sottoposizione ai test di esemplari di caschi forniti dal costruttore. Una volta ottenuta tale omologazione sono comunque previsti test a campione sulla preserie e sulla produzione successiva con una precisa regolamentazione che tiene conto, ad esempio, della certificazione ISO del costruttore. La frequenza di tali ispezioni è funzione dei risultati dei test: a seguito di non conformità l’intervallo si riduce, mentre al contrario si dilata in caso di prove superate con il 100% dei campioni presi in esame. Il test europeo prevede prove di impatto, rigidità, penetrazione (sulla sola visiera) e una verifica del sistema di ritenzione – per capirci, il cinturino. Prima di alcuni di questi test il casco viene “condizionato”, ovvero esposto a temperature estreme (caldo per l’impatto su incudine piatta, freddo per quello su incudine “a forma di marciapiede”, ovvero con protuberanza ondulata), umidità, pioggia (entrambi i test) solventi, radiazioni UV (entrambi i test). Il casco viene poi sottoposto alla prova di impatto, lasciandolo cadere da un’altezza di 2,85m per una velocità d’impatto di 7,5 metri al secondo sulle due forme di incudine. In entrambi i casi l’accelerazione massima della falsa testa non deve superare i 275G, e il valore di HIC di 2400. Ogni punto d’impatto – ve ne sono 5 ben definiti sulla calotta (nel caso di un casco integrale) – viene provato una sola volta. Il test del sistema di ritenzione prevede l’applicazione di un cavo d’acciaio alla zona della nuca che, tirato da una massa di 10kg posizionata su due guide verticali e lasciata cadere per una distanza di 0,75 metri, non deve causare un allungamento massimo del cinturino superiore a 35 millimetri, né uno residuo superiore ai 25 una volta allentato il carico. Il casco viene assoggettato a test di rigidità, applicando nei due versi (longitudinale e latitudinale) un carico di 30 Newton che viene poi aumentato ogni due minuti di 100 fino ad arrivare ad un valore limite di 630 Newton. Tale carico viene mantenuto per ulteriori due minuti, al termine dei quali si misura la distanza fra le due piastre che stringono il casco, che non dev’essere inferiore di più di 4cm rispetto alla lunghezza o larghezza del casco. Si ripristina il carico iniziale di 30 N e si ripete la misurazione, che stavolta non deve variare di più di 15mm rispetto alla sagoma iniziale. Successivamente si procede a testare la visiera per abrasione, trasmissione della luce e penetrazione. Un peso di 3kg viene 35 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito lasciato cadere dall’altezza di 1 metro su un cilindro appuntito da 0,3kg. Il cilindro deve arrestarsi non oltre i 2mm dalla falsa testa interna. Infine si verifica la resistenza della calotta a solventi e materiali aggressivi di diversa natura sulla struttura della calotta. Vale la pena di evidenziare in questa sede due mancanze della normativa ECE 22-05. La definizione di punti molto precisi per gli impatti lascia spazio a rinforzi localizzati (basta un fazzoletto di kevlar strategicamente posizionato) per fare si che un casco passi il test di omologazione nonostante prestazioni protettive insufficienti a pochi millimetri dai punti d’impatto. Inoltre la misurazione dell’impatto laterale su un solo lato – scelto dal costruttore in sede di test d’omologazione – lascia aperta la porta a realizzazioni che sacrificano le prestazioni protettive sull’altare dell’aerodinamicità quando si 36 News Periodico elettronico di informazione motociclistica tratta di integrare sistemi di comunicazione o comandi di qualsivoglia genere e specie. Il test ECE, da qualche anno, ha introdotto anche la prova di scivolamento. Il casco viene fatto scivolare su una superficie piana interrotta da uno scalino, che non deve bloccarne lo scorrimento. Questo per verificare che l’eventuale sporgenza di alettoni o prese d’aria non costituisca appiglio in caso di scivolata. Vale anche la pena di specificare come i caschi che le aziende forniscono ai piloti impegnati nei vari Mondiali siano le versioni omologate ECE22-05 – sempre che, come già detto, l’azienda non possa vantare la doppia omologazione sull’identico casco. La SNELL M2010 Il test viene operato dalla Fondazione SNELL, nata nel 1957 ad opera di amici e familiari ma soprattutto del Dr. Snively dopo la tragica scomparsa del pilota Pete Snell in un incidente automobilistico. La Fondazione – ancora oggi orgogliosamente svincolata da qualunque interesse, partecipazione o consulenza da parte di case produttrici di caschi, si è conquistata una credibilità senza rivali nel mondo dello sport motoristico statunitense e mondiale (le specifiche sviluppate vengono riconosciute da FIM, FIA, AMA, NASCAR, NHRA, Indianapolis 500, SCCA ed APBA), evolvendo costantemente a cadenza quinquennale i propri standard per spingere i costruttori – secondo lo spirito iniziale del fondatore – a produrre caschi dalle prestazioni sempre migliori. Innanzitutto precisiamo una fondamentale differenza fra il test SNELL e l’omologazione ECE già prevista: anche dopo l’omologazione la fondazione provvede a procurarsi attraverso i normali canali di vendita esemplari di caschi già testati per verificare la coerenza dei risultati su tutto l’arco di vita della produzione, impedendo così ai furbacchioni di certificare un casco “speciale” e mandare poi in produzione di serie tutt’altro modello. I test previsti dallo standard SNELL 2010 (evidentemente in vigore da quell’anno, e passibile di revisione nel 2015) non prevedono impatti su punti precisi, ma più in generale su aree delimitate da piani, riferiti al cranio umano, definiti in anatomia oppure ricavati interpolando alcuni di questi per trovare riferimenti indicativi nel contesto della struttura di un casco. Tale interpolazione definisce una test line al di sopra della quale si trova la test area, ovvero l’intera zona in cui vengono potenzialmente verificati gli impatti che potete vedere segnata su un casco di prova in foto. Anche in questo caso, naturalmente, vengono verificate tutte le taglie di calotta prodotte per un determinato modello con requisiti specifici in materia di dimensioni minime e massime. Se vi steste chiedendo perché non vengano effettuati test al di sotto della linea inferiore, la risposta è molto semplice. La zona inferiore del casco è naturalmente protetta, in ogni caduta, dalla maggior larghezza della spalla di chi lo indossa. Anche per quanto riguarda SNELL i test vengono effettuati tanto a temperatura ed umidità ambiente quanto a seguito di “condizionamento”: la Fondazione può arrivare a richiedere fino a quattro esemplari di una calotta per testarne una in condizioni ambiente, e le altre tre a seguito di esposizione dalle 4 alle 24 ore a temperature estreme (una a -20°C, una a +50°C) ed umidità (spruzzo d’acqua a 25°C). Inoltre una calotta può venire verificata per resistenza ad agenti aggressivi tipicamente impiegati nel mondo delle competizioni motoristiche – allo scopo del test viene impiegata una miscela 50/50 di toluene ed iso-ottano, applicata fra i 5 e i 10 secondi in diverse zone della calotta con particolare attenzione a quella vicina al sistema di ritenzione – il cinturino, per capirci. Il test di scalzamento si effettua infilando il casco su una falsa testa orientata a faccia in giù. Alla zona posteriore del casco viene fissato un cavo in acciaio all’altra estremità del quale una massa di 4kg viene fatta cadere lungo una guida per 60cm prima di applicare trazione sul casco, simulando così uno shock che potrebbe causare scalzamento del casco. Lo stesso test viene ripetuto invertendo il verso della falsa testa (ovvero con la faccia rivolta verso l’alto) ed effettuando la trazione sulla fronte invece che sulla nuca. In entrambi i casi il casco può muoversi di qualche millimetro ma non deve assolutamente venire scalzato dalla falsa testa. La verifica del cinturino 37 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito La stessa fondazione SNELL incoraggia i tecnici a cercare le debolezze di ciascun casco, ripetendo i test se necessario e stressando le aree che appaiono più critiche in caso le prime prove diano adito a dubbi viene effettuata montando il casco su un supporto che lo sospende e consente l’inserimento al suo interno di una “falsa mascella” composta da due barre metalliche del peso massimo di 6kg. Alla falsa mascella viene applicato per un minimo di 60 secondi un precarico di 23kg, dopodiché si lascia cadere una massa di 38kg in caduta libera verticale lungo una guida per 120mm prima di esercitare carico, anche in questo caso per simulare un violento shock al sistema. Al termine del test il cinturino non deve aver mostrato un allungamento massimo superiore a 30mm. Il test d’impatto, infine, è costituito da una serie di impatti nell’area di test precedentemente identificata e marcata sul casco oggetto di prova, che viene calzato su una falsa testa di dimensioni opportune. Il gruppo falsa testa/casco viene poi lasciato cadere lungo una guida verticale sulle incudini (una piatta, una appuntita e una semisferica) usate per i test, registrando attraverso un accelerometro le sollecitazioni subite dalla falsa testa. Gli impatti ripetuti si svolgono sullo stesso punto, avendo cura di distanziare di almeno 120mm gli impatti afferenti ad un gruppo 38 News Periodico elettronico di informazione motociclistica successivo di test. Il che significa, in parole povere, che il doppio impatto deve avvenire nello stesso identico punto (il casco non viene mosso nella falsa testa, che può venire fissata ad angolazioni variabili alla “ghigliottina”) mentre per i test effettuati con un’altra incudine è necessario variare l’orientamento della falsa testa affinché il punto d’impatto sia distante almeno 12cm dal precedente. Avete capito bene, non si cambia casco per il test successivo… Gli impatti avvengono lasciando cadere la falsa testa ad una velocità di 7,75m/s (leggermente superiore a quella prevista dalla ECE22-05) sulle tre incudini, testando anche un impatto successivo su quelle piatta e semisferica a velocità ridotta – il secondo impatto, disperdendosi parte dell’energia cinetica nel primo, avviene sempre con minore intensità – compresa, a seconda della calotta, fra i 7,09 e i 5,02m/s. L’altezza da cui si lascia cadere il casco non è fissa, ma deve variare sulla base degli attriti dei vari sistemi di misurazione per assicurare sempre e comunque la giusta velocità in fase di impatto. In tutti i casi, l’accelerazione non deve essere superiore ad un valore che passa dai 275G per le calotte più ampie ai 243 per le più piccole, tenendo conto della minor massa del corpo di chi indossa il casco. Inoltre, il casco non deve perdere integrità strutturale nell’impatto, o il test non sarà considerato superato. Da notare come la stessa fondazione incoraggi i tecnici a cercare le debolezze di ciascun casco, ripetendo i test se necessario e stressando le aree che appaiono più critiche in caso le prime prove diano adito a dubbi. La mentoniera viene testata fissando il casco in posizione verticale rivolto verso l’alto, e facendo cadere su di essa una massa di 5kg ad una velocità di 3,5m/s. La deformazione risultante – è evidente che la mentoniera stessa non deve rompersi – non dovrà superare i 60mm. Il test di penetrazione sulla calotta viene effettuato con un puntone di 3kg a profilo conico (60°) con punta del diametro di 0,5mm lasciato cadere da un’altezza di 3 metri. Il puntone non deve naturalmente arrivare mai a contatto con la falsa testa. La visiera, infine, viene verificata sparando un pallino di ghisa del peso di 1 grammo del diametro di 5,5mm alla velocità di 500km/h in tre diversi punti, al centro e lateralmente. Il pallino, manco a dirlo, non deve penetrare all’interno della visiera. Il test SHARP Veniamo alla più giovane fra le procedure di testing fra quelle prese in esame. Nata nel 2007 dalle ceneri delle strutture precedentemente utilizzate per la certificazione nazionale BSI, l’agenzia SHARP è un’emanazione governativa britannica nata da un’iniziativa del Ministero dei Trasporti nel momento in cui ha verificato una forte discrasia prestazionale fra i vari caschi – regolarmente omologati – disponibili sul mercato britannico. Da qui l’istituzione di test teoricamente più severi di quelli previsti dalla procedura ECE, ma soprattutto di un sistema di valutazione non binario (ovvero promosso/ bocciato) ma il cui risultato è una classificazione da una a cinque stelle – un po’ come avviene nel caso dei test NCAP – per ogni casco, dove una stella rappresenta il minimo sindacale e cinque lo stato dell’arte. Tutti i caschi, è importante sottolinearlo, non vengono forniti dai costruttori ma prelevati direttamente dalla rete vendita. I test si svolgono secondo una metodologia molto simile a quella utilizzata per le prove previste dall’omologazione ECE22-05, con l’identificazione sul casco di cinque punti d’impatto predefiniti, l’inserimento del casco in una falsa testa e prove d’impatto (non ripetute) a tre differenti velocità: 6, 7,5 e 8,5 metri al secondo su incudini piatte o con profilo semisferico definite “a marciapiede”. Il test prevede dunque una prova a velocità più elevata rispetto tanto alla procedura ECE quanto a quella SNELL, valutando i caschi sulla singola prova con un colore dal verde (inferiore ai 275g) al nero (oltre i 400g) a seconda dell’accelerazione registrata sulla prova a 7,5 m/s. Sharp contempla inoltre una verifica su impatto obliquo, ovvero facendo cadere il casco su una superficie inclinata rispetto alla direzione di caduta – test molto interessante, che valuta l’innesco di eventuali rotazioni per attriti da parte del casco sulla superficie inclinata. Purtroppo il sito ufficiale SHARP non fornisce informazioni più precise in grado di paragonare la metodologia di test ai due sistemi sopra citati, dunque abbiamo contattato direttamente le autorità di SHARP per ulteriori delucidazioni. Dobbiamo purtroppo registrare che nonostante ripetuti tentativi di contatto non ci è stata data risposta a domande precise e puntuali, dunque non possiamo fare altro – oltre a constatare un livello di trasparenza abbastanza scarso – se non dare per assunto che i test che vengono svolti siano solo quelli presentati sul sito internet, e dunque quantomeno incompleti. Siamo costretti quindi a dare per scontato che non vengano effettuati test sulla tenuta del sistema di ritenzione (cinturino), verifiche di scalzamento, test di penetrazione, e che i caschi non vengano sottoposti ad alcuna forma di condizionamento, dal momento che l’animazione presente sul sito non ne fa la minima menzione. Infine non si ha accesso ad una definizione 39 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito News Periodico elettronico di informazione motociclistica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb precisa dei punti di impatto in cui vengono svolti i test, e a parte i valori dichiarati per gli impatti a 7,5m/s – ovvero quelli già effettuati in sede di omologazione ECE – non vengono forniti valori di riferimento per le accelerazioni o HIC a seguito dei quali il casco viene valutato secondo la scala di colori già citata sui vari punti d’impatto. Non viene infine menzionato in alcun punto della documentazione disponibile che i test vengano svolti su diverse taglie di calotta. Peraltro, come fece notare l’Università di Birmingham che a suo tempo condusse uno studio sulla metodologia dei test SHARP, lo stesso protocollo di attribuzione delle stellette non è mai stato reso noto a differenza di analoghe procedure di verifica quali il crash test NCAP. Lo scenario attuale Il nostro obiettivo era quello di fare chiarezza, dunque dopo avervi “stordito” con le descrizioni di cui sopra proviamo a trarre qualche 40 conclusione che, speriamo, vi possa dare tutti gli elementi per valutare con la vostra testa (intesa come facoltà intellettive, non crash-test!) come orientarvi nella complessa materia delle prove a cui viene sottoposto un casco. Dalla nostra analisi emerge una sostanziale validità del test ECE, che risulta completo e probante. E’ vero, lascia aperte un paio di possibilità a chi voglia agire in malafede, ma non siamo lontani dallo stato dell’arte: come in molti altri campi forse basterebbe applicare con un po’ più di rigore le normative previste ed avere una mentalità un po’ più aperta per perfezionare le procedure di verifica. Inserendo ad esempio fra le prove il doppio impatto, una prova di penetrazione nonché test post-omologazione su esemplari prelevati dalla rete vendita e non dalla produzione. Anche a costo di scontentare qualcuno. E’ difficile confutare la maggior completezza del test SNELL, che però – ricordiamolo – non è e non vuole essere una omologazione con valore legale, ma si limita a premiare chi eccelle nella protezione attraverso i propri caschi e a stimolarli nel perfezionamento di questi ultimi analizzandoli a fondo e con il massimo della malignità per scovarvi difetti che, magari, nemmeno gli stessi costruttori avevano rilevato. Sarebbe utile che qui da noi si prendesse spunto almeno da alcuni dei test effettuati. Molto più difficile dare credibilità – in assenza di dettagli più precisi che, ripetiamo, l’Ente si è ben guardato dal fornirci nonostante ripetute richieste – al test Sharp. Non abbiamo intenzione né interesse a gettare discredito sull’Ente britannico, ma è inevitabile avere forti perplessità riguardo a test inadeguatamente documentati e che, allo stato dell’arte delle informazioni in nostro possesso, sono da ritenersi perlomeno incompleti. Un Ente la cui missione è valutare in maniera indipendente un equipaggiamento di sicurezza come un casco dovrebbe offrire la massima trasparenza in merito alle proprie procedure. Ci rincresce vivamente che non sia affatto così. 41 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito News Periodico elettronico di informazione motociclistica questo periodo vuole ottenere l’agognata patente della moto. Ma come si è arrivati a questo stallo? La causa prima è da ricercare nelle difficoltà che gli uffici della Motorizzazione stanno incontrando nell’applicare la normativa. Si è passati infatti dal vecchio e caro “8”, che tutti noi abbiamo affrontato in passato per conseguire la patente A, a vere e proprie prove di abilità e di destrezza, che richiedono l’allestimento dei piazzali da parte della motorizzazione. L’esame di pratica comprende prove di equilibrio a velocità ridotta, un passaggio in un corridoio stretto (lungo 45 metri, largo da 1,10 a 1,30 metri), il superamento di un ostacolo (alla velocità di almeno 50 km/h), la prova di frenata da 50 km/h utilizzando entrambi i freni. No patente, no moto Vi mostriamo il documento del Ministero (datato 29 gennaio 2013) che spiega come preparare le prove pratiche nei piazzali. A ben guardare le modifiche richieste non sono così complicate da comportare i pesanti ritardi di questi giorni. Ritardi che si ripercuotono sui candidati in possesso del foglio rosa. Su chi quindi una moto o uno scooter lo vorrebbe comprare, ma oggi incontra l’ennesimo ostacolo alla passione per le due ruote. Il caro assicurazioni e l’attuale stop delle patenti non fanno che aggravare il calo delle vendite, con un ulteriore danno ai concessionari di moto in Italia in un periodo cruciale della stagione. A noi non resta che sollevare la questione e affidarci agli uffici della Motorizzazione, che promettono una soluzione del problema. Patente Moto le nuove norme bloccano gli esami! di Andrea Perfetti | Stop alle patenti A a causa delle nuove norme. Le prove pratiche richiedono infatti nuovi test di destrezza a cui le Motorizzazioni non hanno ancora fatto fronte allestendo i piazzali L e nuove norme relative alle patenti A stanno creando gravi ritardi. Le prove pratiche richiedono infatti nuovi test di destrezza a cui le Motorizzazioni non hanno ancora fatto fronte allestendo i piazzali. Numerosi uffici provinciali della Motorizzazione hanno infatti incontrato difficoltà nell’allestire i piazzali per l’esecuzione delle prove pratiche. Questa situazione ha danneggiato i titolari di 42 foglio rosa che volevano sostenere la prova pratica per il conseguimento delle patenti A1, A2 e A, ma che non hanno potuto affrontare l’esame a causa della mancata applicazione della normativa relativa ai piazzali di manovra. Va detto anche che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha prorogato la validità del foglio rosa ai soli fini del sostenimento della prova pratica per venire parzialmente incontro al disagio patito da chi in 43 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito News Periodico elettronico di informazione motociclistica Multe, una sentenza evidenzia lo scandalo legato all’articolo 126 bis del CdS di Enrico De Vita | La maggior parte dei Comuni italiani ha intascato per anni in maniera indebita i 250 euro previsti dall’articolo 126 bis del codice della strada. Enrico De Vita lo aveva denunciato in una inchiesta. Ora una sentenza gli dà ragione L a puntata di Articoli da Viaggio andata in onda questa mattina su Isoradio, che ha avuto come ospite il nostro editorialista Enrico De Vita, ha scatenato un vero e proprio putiferio tra gli ascoltatori che hanno letteralmente sommerso di sms la redazione per chiedere approfondimenti e delucidazioni. De Vita infatti è andato a toccare un nervo scoperto parlando dello scandalo legato alle multe che prevedono la sottrazione di punti. Articolo 126 bis L’introduzione all’interno del Nuovo Codice della Strada dell’articolo 126 bis infatti ha tramutato la perdita di punti, inizialmente attribuita al proprietario della vettura, in una sanzione alternativa da 250 euro qualora il proprietario non comunichi i dati della patente di chi realmente si trovava alla guida al momento dell’infrazione. I Comuni però nella maggior parte dei casi non provvedono ad informare in maniera corretta automobilisti e motociclisti che spesso si trovano a pagare i 250 euro anche quando in realtà potrebbero tranquillamente farne a meno perché tutelati dalla legge. De Vita aveva già spiegato la questione in un suo articolo solo qualche mese fa. La nuova Sentenza La vera notizia però è che ora una sentenza emessa pochi giorni fa dal Giudice di Pace di Milano, che vi proponiamo in formato pdf (i contenuti più interessanti sono alle pagine 5, 6 e 7), dà 44 perfettamente ragione alla tesi sostenuta dall’articolo di De Vita, che attribuisce ai Comuni comportamenti non trasparenti mirati ad intascare in maniera indebita i 250 euro previsti dal 126 bis. Ecco l’articolo di Enrico De Vita, pubblicato sul mensile Auto, intitolato “Lo scandalo delle multe” che ha trovato conferma nella sentenza del Giudice di Pace di Milano. Lo scandalo delle multe C’è una disgraziata legge nel Codice della Strada che sta combinando guai catastrofici agli automobilisti. Nessuno vuole rivelarli e tanti fanno finta di non saperne niente. A partire da quei Comuni che ne traggono vergognosi vantaggi economici. Si tratta dell’articolo 126 bis, quello che ha tramutato la perdita di punti — inizialmente attribuita al proprietario della vettura — in una sanzione alternativa da 250 euro, qualora egli non comunichi i dati della patente di chi guidava al momento dell’infrazione. Quando, nel 2005, in Parlamento si barattarono i punti-patente con la sanzione economica, qualche mente eccelsa deve aver detto: “Che ce ne cale se i vigili non fermano gli indisciplinati per contestare subito l’infrazione, che ce ne importa dei punti sottratti al vero colpevole, a noi interessano i soldi”. E quel giorno si aprì il pozzo di San Patrizio per le casse comunali. Infatti, la sottrazione dei punti è una sanzione accessoria che lo Stato infligge a nome di tutti, ma è figurativa, nel senso che non si vede e non si sente, perché i punti sono custoditi nell’archivio generale della Motorizzazione. Invece, la sanzione di 250 euro si vede e si sente, ed è un grazioso omaggio che viene intascato da chi spedisce il verbale: in 9 casi su 10, dalle amministrazioni comunali. A me i soldi, alla Stato i punti È fin troppo facile comprendere che ai Comuni non conviene far sapere: — che non basta pagare l’infrazione iniziale scrivendo nome e cognome sul bollettino postale, ma che bisogna compilare entro 60 giorni (dalla notifica del verbale) un modulo con i dati di chi guidava e allegare la fotocopia della patente; — che, nel caso non rispediate il modulo o non lo facciate in tempo, i Comandi di Polizia Locale hanno solo 90 giorni (che partono dal 61mo giorno, a partire sempre dalla notifica del verbale) per accertare la vostra nuova infrazione (al 126 bis). — che, se l’amministrazione si sveglia dopo 4 mesi o un anno, la vostra infrazione è prescritta de iure, non è più contestabile. Basta mostrare le date al Comando che ha emesso il verbale e chiederne l’annullamento, senza dover disturbare prefetti e giudici di Pace. Tutto questo è sconosciuto alla maggioranza degli automobilisti. E ignorato, più o meno volutamente, da troppi comandi. Fatto sta che oggi sono oltre 80 le infrazioni che comportano la sottrazione di punti. Tanto per fare qualche esempio: la sosta in zona gialla (fermata bus, spazio per disabili o per taxi) comporta 2 punti; la sosta sulla carreggiata nelle ore notturne senza accendere le luci = 1 punto; i bagagli mal sistemati sul tetto = 1 punto. In parole povere, tranne la semplice sosta vietata, tutte 45 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito News Periodico elettronico di informazione motociclistica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb di punti, si comportano in modo limpido: i verbali riportano le date vere e corrette e non vengono spediti fuori tempo massimo. La stragrande maggioranza dei Comuni, invece, no: nasconde le informazioni e spara date a capocchia. Le eccezioni sono davvero poche, ne citiamo una: il Comune di Vecchiano, in provincia di Pisa, aggiunge al primo verbale un modulo ineccepibile, chiaro e privo di ambiguità, per spiegare la prassi da seguire. Sì, perché gli automobilisti non sono in grado di fare i conti esatti e finiscono col pagare, anche quando hanno tutte le ragioni per non farlo. E i prefetti? I giudici di Pace? Ondeggiano, solo di recente alcuni di essi hanno accolto la tesi che pure l’infrazione al 126 bis, come qualunque reato, ha una data di prescrizione. Ma finché il Parlamento o la Cassazione non emetteranno una sentenza definitiva sarà uno stillicidio. Roma era la patria del diritto, dicevano. Ma l’Italia, oggi, ne è la tomba. Sbirri anche esattori le altre comportano il ritiro di almeno un punto. E quindi l’autodenuncia con i dati della patente. Oppure la mega-sanzione. Che, dagli iniziali 250 euro, con l’aggiornamento biennale del 5,4% scattato a gennaio, è oggi salita a 284. Ai quali va aggiunta una perfida cresta, giustificata come “spese di spedizione”, che in alcuni casi sfiora i 20 euro. Morale, dimenticare in buona fede di riempire il modulo costa un botto. Ma i Comuni, ci sperano, anzi ci contano e arrivano a fare carte false pur di incassare quella cifra. Arrivano perfino a dichiarare il falso: per esempio, si inventano la data di accertamento della vostra infrazione al 126 bis. Cioè quella in cui voi avete concretizzato l’illecito (che, ripetiamo, è il 61mo giorno dopo la notifica del primo verbale). E ne sparano una a caso. Ovviamente successiva. Perché, così facendo, possono notificarvi la nuova infrazione anche 46 un anno dopo che è prescritta. Una bella furbata, per fare soldi a vostre spese. 78 milioni di multe comunali Secondo un nostro calcolo potrebbero essere alcuni milioni gli automobilisti che hanno dovuto pagare verbali già nulli in partenza. Il conto è presto fatto: nel 2011 le multe comminate dai vigili urbani sono risultate oltre 78 milioni (oggi col proliferare di telecamere e controlli elettronici hanno di certo superato gli 80 milioni). Ipotizzando che oltre 30 milioni abbiano comportato la sottrazione di punti, se solo il 10% dei multati non ha riempito il modulo o non si è accorto che il secondo verbale era fuori tempo massimo, siamo già a 3 milioni di “truffati”. Per contro, Polizia stradale e Carabinieri, che comminano ogni anno 2,8 milioni di multe, quasi tutte con sottrazione Torniamo ai 78 milioni di multe elevate dai vigili, le moltiplichiamo per l’importo medio di 100 euro, viene fuori una cifra da capogiro: 7,8 miliardi di euro. Questo spiega perché tanti sindaci considerino la funzione del vigile come quella di esattore. E gli automobilisti, come un bancomat sempre disponibile. Non so se avete ascoltato in una recente puntata di “Ballarò” il sindaco di Rivoli (TO) che ammetteva candidamente di aver portato gli incassi delle multe da 2 a 14 milioni di euro annui, semplicemente istallando quattro autovelox. E risanando così il bilancio comunale. La confessione – scioccante, in termini numerici - conferma quanto sosteniamo da sempre: l’Italia sta diventando il primo Paese al mondo ove prolificano tasse occulte gestite dai Comuni. Tuttavia quella confessione non ha prodotto negli ospiti e nel conduttore di Rai 3 neppure un sussulto. Per forza! Erano solo politici, che si muovono con l’auto blu, e, quando usano la propria, pagano le multe coi fondi dei gruppi parlamentari. 47 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito News Periodico elettronico di informazione motociclistica Assicurazioni: il Governo Monti vuole dimezzare il risarcimento alle vittime di incidenti risarcimenti. Tale decreto non passò l’esame del Parlamento anche grazie alla forte protesta delle associazioni dei consumatori. Oggi un decreto diverso, ancora più penalizzante nei confronti delle vittime di incidenti stradali, viene riproposto dal Governo Monti con l’obiettivo di dimezzare i risarcimenti e salvare i bilanci delle compagnie. Un caso che avvenga proprio ora? A pensar male si fa peccato, ma è proprio di questi giorni la notizia che il Tribunale di Milano ha rivisto al rialzo le tabelle dei risarcimenti (gli importi sono stati aumentati del 5,6535%, sulla base degli indici I.S.T.A.T. sul costo della vita relativi al periodo 1.1.2011/1.1.2013). In soldoni un uomo sotto i 40 anni che subisca un danno biologico del 50% (pensiamo alla perdita di un braccio per esempio) oggi viene risarcito con una cifra da 363.659 euro fino a 454.000 euro (come stabilito dalle tabelle del Tribunale di Milano). Se passasse il decreto del Governo dimissionario, lo stesso danno riceverebbe un risarcimento dimezzato. I nuovi parametri fissati dal Governo Monti vanno dritti a colpire una forma di risarcimento che tutela i più deboli: chi incappa in una forma di invalidità grave ha bisogno di denaro, tanto denaro, per far fronte ai gravi problemi legati alla sua condizione (spese mediche, problemi pratici da risolvere). A chi giova? Ce n’è davvero bisogno? Le assicurazioni navigano in cattive acque, al punto che anche il Governo si muova in loro soccorso? Diciamo chiaramente di no, si tratta di un aiuto ingiustificato: nell’assicurazione auto, principale ramo in cui operano le compagnie, il trend del momento è positivo e resterà tale per tutto il 2013 e buona parte del 2014. La ragione alla base di questa alta redditività delle compagnie risiede nel rapporto tra le spese per i sinistri e i premi incassati. Cala infatti il traffico (e di conseguenza i gli incidenti e i rimborsi), mentre non diminuiscono le tariffe. In sostanza fanno utili a palate. Per questa ragione ci auguriamo che il Presidente Napolitano non firmi il Decreto del Governo Monti. di Andrea Perfetti | Allo studio il provvedimento che dimezza il risarcimento per danni di invalidità gravi (da 10 a 100 punti) alle vittime di incidenti. Un regalo alle compagnie, una beffa per i consumatori S arebbe al varo del consiglio dei ministri il provvedimento che dimezza il risarcimento alle vittime degli incidenti per danni biologici che comportano da 10 a 100 punti di invalidità. Contro il decreto si sono già levati gli scudi delle associazioni di consumatori e dell’Aneis (Associazione Nazionale Esperti di Infortunistica Stradale), che invitano il Presidente Napolitano a non firmare 48 il documento che colpisce duramente le vittime degli incidenti. Attualmente per i risarcimenti dei danni che comportano oltre 9 punti di invalidità le Corti di Appello applicano su disposizione della Cassazione le tabelle fissate dal Tribunale di Milano. Tabelle che evidentemente non incontrano i favori delle compagnie di assicurazioni, visto che già nel 2011 il Governo Berlusconi presentò un decreto per tagliare in modo netto questi 49 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica News Mercato a marzo Due ruote over 50 dimezzate A marzo sono stati immatricolati 13.892 over 50 cc, pari al 47,8% in meno rispetto a marzo 2012: scooter -56,3% e moto -31,9%. Leader tra le moto la BMW R1200GS, l’Honda SH 150 tra gli scooter. Giù anche l’usato, su le radiazioni A m a r z o sono stati immatricolati 13.892 veicoli maggiori di 50 cc, cifra pari al -47,8%, rispetto a marzo 2012. In particolare gli scooter con 7.574 pezzi hanno più che dimezzato le vendite e registrato un -56,3%. Le moto si fermano a 6.318 unità ( -31,9%). Marzo vale in media il 12% del totale venduto nell’anno. A picco anche i 50cc che proseguono l’andamento negativo con 2.202 veicoli che in termini percentuali significa un -53,8%. Nella top ten del mese ben sette posti sono occupati dalle moderne maxi enduro (o crossover, vista la sempre più marcata attitudine stradale). Al primo posto troviamo la BMW R1200GS, si tratta in massima parte dei nuovi modelli col motore boxer raffreddato a liquido (la versione Adventure, legata ancora al modello precedente, ha immatricolato 68 moto). Seconda la Honda NC700X, seguita da un’altra moto del costruttore giapponese, la sempre apprezzata Transalp 700. Honda è presente nella top ten anche con la Crossrunner (153 moto), attualmente offerta con un interessante sconto presso i concessionari. Compare all’undicesimo posto un’altra debuttante, la KTM 1190 Adventure, con 85 pezzi. registra un calo dell’8,7%. La ricerca del risparmio è evidenziata anche dall’aumento delle radiazioni: +27,6% per le moto nel primo trimestre 2013 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, un brutto segnale che indica come la moto (ma anche l’auto) sia sempre più vista come una fonte di spesa, più che di divertimento. Calano anche gli usati. Impennata delle radiazioni Anche l’usato registra una battuta di arresto: i passaggi di proprietà segnano -22,8% per le moto rispetto allo stesso mese del 2012. Da gennaio a oggi il mercato dell’usato moto 50 51 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Le immatricolazioni nel trimestre gennaio-marzo 2013 Da gennaio a marzo l‘immatricolato è in flessione del -36,3% con 32.009 veicoli, di cui 18.499 scooter con -42,9% e 13.510 moto con -24,4%. L’analisi per cilindrata evidenzia un andamento in linea con il mercato per gli scooter di 125cc con 5.583 veicoli e un -44,6% che resta il segmento principale. Ancora in calo il segmento scooter di 150-200 cc con 4.978 pezzi e un -29,8%. In forte discesa i 250 cc con 827 veicoli, pari a -58,4%, mentre i 300-500 cc sono anch’essi penalizzati con 5.428 unità (-40,2%). Infine notevole emorragia anche per i maxi-scooter che si fermano a 1.683 immatricolazioni pari al -59,6%, nonostante l’arrivo sul mercato di nuovi modelli. Vanno le moto superiori a 1000 cc. Crescono le piccole Le moto mostrano tendenze differenziate con il comparto più consistente dei modelli superiori ai 1000cc con 4.137 pezzi pari al -26,7%. A ruota i volumi delle moto tra 800 e 1000cc con 3.243 unità, e un -27,5%. Le medie cilindrate tra 650 e 52 Periodico elettronico di informazione motociclistica News 750cc con 2.540 moto e -23,5%, le 600cc in caduta verticale con solo 511 moto e un -45,6%. Positive le 300-500cc con 1.509 pezzi pari a +1,4%, e infine le 125cc con 921 moto e un - 28,1%. La situazione dei segmenti mostra un calo generalizzato anche se il comparto principale dell enduro stradali con 4.190 pezzi e un -17,2% regge meglio della media del mercato, seguono le naked con 3.534 unità e un -24,9%, le custom con 1.488 immatricolazioni e un -21,7%, le moto da turismo con 1.427 vendite e un -28,6%, le sportive con 1.246 moto e un -28,1%; infine le supermotard mostrano un calo più consistente con 834 moto e un -42,2%. Da gennaio a marzo anche i ciclomotori (50cc) totalizzano solo 6.170 registrazioni pari al -41,2%. Nel primo trimestre dell’anno sono state vendute 38.179 due ruote a motore (immatricolazioni + 50cc), pari al -37,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Guarda le 100 moto più vendute nel mese di marzo Guarda i 100 scooter più venduti nel trimestre Guarda le 100 moto più vendute nel trimestre 53 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito News Periodico elettronico di informazione motociclistica un fatto è certo: Valentino torna tra i protagonisti. Che vinca o che non vinca –e io propendo per la prima possibilità- di sicuro darà un colpo di vivacità alla MotoGP che nel 2012 ci ha fatto dormire. L’ho già chiarito: massimo rispetto per Lorenzo e Pedrosa che l’anno scorso sono cresciuti tanto e sono andati fortissimo; però che noia, mai un duello, e soprattutto la diffusione della tesi che soltanto questa sia la MotoGP. Non ci credo, e alla vivacità di Marc e alla voglia di riscatto di Vale affido la mia contro-tesi: per conto mio, i colpevoli della mancanza di spettacolo sono soprattutto certi piloti di oggi. Le motoGP sono difficili, questo è sicuro, ma la personalità di chi le guida conta anche di più. La moto -noi che ci facciamo migliaia di km lo sappiamo bene- sente chi la guida e sa cambiare il suo carattere in funzione del suo pilota. Ci avrete fatto caso, se vi è capitato di cedere alle richieste altrui: la nostra stessa moto dopo cinque minuti nella mani di un amico, benché fidatissimo, poi ci appare cambiata, i freni meno pronti, il cambio un po’ più duro. C Nico Cereghini “Sarà una grande stagione davvero!” iao a tutti! Finalmente si riparte. Non se ne poteva più di chiacchiere e di polemiche, Si dice sempre così, quando i giochi ripartono, il risultato di ogni test letto come se fosse il Vangelo e ma questa volta scommetto che sarà spettacolo sempre secondo le persona- fin dal Qatar. Perché Marquez e Vale metteranno li convinzioni. Rossi è anda- il sale sulla coda, anzi sul codone, di Pedrosa e to piano? Bollito! E’ andato forte? Spariti i bollitori. E’ Lorenzo tutto scontato, i test servono principalmente per questo, per discutere, e minimo sarà più vero dell’anno scorso. Natuil lungo digiuno di corse ha alimentato pericolo- ralmente rimpiangeremo Stoner e più che mai samente il solito teatro. Ma adesso è finalmente rimpiangeremo anche il Sic, perché due fenomefinita: domenica prossima si riparte dal Qatar. ni come quelli ci mancheranno ancora per tanti Quasi ogni anno si dice la stessa cosa, cioè che anni; ma con Marquez e con Rossi, tanto per fare sarà una grande stagione. E non so se questa i primi due nomi, non ci annoieremo di sicuro. volta sarà assolutamente vero, ma so che come Checché se ne pensi, checchè come diceva Totò, 54 Sono sicuro che se presto la mia moto personale a Dani Pedrosa, per dire, mi torna indietro addormentata nell’erogazione. Scherzo, naturalmente, ma un po’ ci credo. E al di là del quartetto che sulla carta prenota ogni podio -cioè Pedrosa, Marquez, Lorenzo e Rossi- sono molto curioso di vedere cosa combineranno appena più indietro Dovizioso e Iannone. Non mi aspetto niente di particolare dal Qatar e dalle prime corse dell’anno, perché la Ducati non ha ancora trovato la strada della sua vera evoluzione, però sono un grande estimatore del metodo e dell’intelligenza che il primo Andrea mette nel suo lavoro, e apprezzo la personalità e il talento del secondo Andrea; da quei due, ragazzi molto ambiziosi, potrebbe saltar fuori qualcosa di sorprendente. Dopotutto, se Stoner riuscì ad adattarsi magnificamente alla Desmosedici di un altro periodo storico, si può davvero escludere che possa succedere altrettanto con uno come Iannone? Non lo si può escludere proprio, e anzi lo si può sperare. Le motoGP sono difficili, questo è sicuro, ma la personalità di chi le guida conta anche di più. La moto -noi che ci facciamo migliaia di km lo sappiamo bene- sente chi la guida e sa cambiare il suo carattere in funzione del suo pilota 55 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito News Periodico elettronico di informazione motociclistica I Racconti di Moto.it “Bikescape” di Antonio Privitera | Partii velocissimo sgommando, dando una manata al comando del gas misi dell’aria sotto la ruota anteriore; sudavo freddo, così freddo che le gocce di sudore dalla mia fronte cadevano sugli occhi dure come collirio... P artii velocissimo sgommando, dando una manata al comando del gas misi dell’aria sotto la ruota anteriore; sudavo freddo, così freddo che le gocce di sudore dalla mia fronte cadevano sugli occhi dure come collirio, come atropina. Era un disperato tentativo di involarmi e me lo godetti fino in fondo per i pochi attimi nei quali fui in partita, ma nulla potei avverso la loro superiorità numerica: contro una squadra di trenta moto, avevo perso in pochi attimi l’impossibile sfida al Bikescape; fu un tentativo velleitario, peccato. Poggiai i piedi in terra e spensi il motore rassegnandomi alla sconfitta. Infine, lacrimai amaro. L’intera arena, più di cinquantamila persone, si alzò in piedi ammutolita mentre le motociclette avversarie mi costrinsero spalle al muro, e si udirono urla di protesta per la brevità dello spettacolo quando fui dichiarato perdente e condotto in manette sotto la tribuna d’onore dove sedevano il Primo Ministro con la sua famiglia assieme ad alcuni turisti stranieri che probabilmente avevano comprato i biglietti per questo primo match di Bikescape su internet. Con lo sguardo all’insù, sentii decretare le pene accessorie per avere perso la partita: condanna aumentata di un terzo, diritto di voto acquisito dal Ministro della Giustizia e soprattutto cancellazione della memoria. Se si era giunti fino a questo punto, dei motivi c’erano. 56 Già da molti anni il Paese, come altri, versava in gravissime condizioni. Una congiuntura economica molto negativa aveva reso difficile allo Stato onorare i debiti, continuare a pagare stipendi e pensioni e coprire i buchi, gli sprechi, i dissesti, le carcinosi e le purulenze che decenni di mala gestione avevano causato. A causa delle fortissime pressioni dei nostri creditori internazionali, il governo a quel tempo in carica fu mandato in fretta e in furia a casa col placet di un’opinione pubblica che vedeva ogni giorno aggirarsi lo spettro della povertà chiedendo una miracolosa soluzione alla recessione economica violentissima, improvvisa e tanto inaspettata che ci si chiese se per caso non fosse stata invece ampiamente prevista e manovrata da qualche forza occulta. Io mi sono fatto una certa idea. Il nuovo esecutivo (proclamatosi “il Governo a sette bracci”, forse per dare l’idea della sua tentacolare trasversalità), si insediò appoggiato dall’intero Parlamento e fu salutato dai cittadini con entusiasmo; Premier e ministri erano persone stimate e note per la loro rettitudine ma la situazione era oltremodo drammatica: per procedere al risanamento dell’economia e scongiurare un attacco speculativo della finanza internazionale che avrebbe ridotto il Paese in cenere, c’era bisogno di incassare molti miliardi di Euro in brevissimo tempo, pochi mesi. Il Primo Ministro ebbe allora un’idea: non tasse, ma multe. Semplicemente, introdusse pesantissime multe per chi avesse contravvenuto alle leggi, abrogando di fatto pure il codice penale; per esempio: rumori molesti, 5.000 Euro di multa; divieto di sosta, 2.000; insultare una persona sarebbe costato 10.000 Euro di multa, fino ad arrivare all’assurdo dello stupro di gruppo sanzionato con 250.000 Euro. Era fatto obbligo di pagare le sanzioni entro 10 giorni, pena l’arresto e la condanna ai lavori forzati ma, e qui stava il vero colpo di genio, la pena sarebbe stata espiata non Italia ma in uno dei Paesi con i quali eravamo indebitati: il lavoro forzato sarebbe stato poi considerato a decurtazione del debito pubblico italiano nei confronti del paese creditore in ragione di venti Euro al giorno. Ovviamente l’introduzione di questa legge era stata possibile solo attraverso un accordo con gli stessi paesi creditori che, in verità, non mossero il minimo rilievo e accettarono rapidamente l’offerta denominata “Work Counts”, in breve: W.C. Dato che l’attività repressiva fu a tolleranza zero e la delazione incoraggiata, moltissimi si trovarono a dover pagare multe assolutamente sproporzionate al loro reddito in seguito a banali fattispecie come aver sbagliato la raccolta differenziata o non aver rimosso i bisogni del cane dal marciapiede; la conseguenza fu che iniziarono così delle vere e proprie deportazioni di massa verso i paesi del centro Europa e verso la Cina, meno frequentemente verso gli Stati Uniti, tutte nazioni con le quali l’Italia era pesantemente indebitata. Chi poteva pagare pagava e risanava le casse dell’erario, chi non poteva veniva spedito all’estero come lavoratore forzato a decurtare il debito pubblico. Geniale. A quei tempi, buona parte della popolazione 57 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito italiana era ormai formata da disoccupati che bighellonavano schizzinosamente e il W.C. ottenne rapidamente enormi entrate per l’erario, riduzione dei disoccupati e contestuale riduzione del debito pubblico verso i paesi esteri, città più ordinate e civili. Esprimere perplessità nei confronti del W.C., inoltre, era pericoloso perché fu anche introdotta la legge sul “dissenso immotivato” che puniva con una multa di 60.000 Euro (o tremila giorni di lavori forzati all’estero) il dissenso verso l’operato del Governo, a meno che non si proponesse un’alternativa documentata. Giudice Unico per questa fattispecie era il Primo Ministro. Nel frattempo, nonostante la miseria, ardevo dal desiderio di andare in motocicletta e percorrere le curve di un circuito, dando sfogo esplosivo ai 150 cavalli della motocicletta di mio papà deportato otto anni addietro in seguito ad un banale passaggio col rosso aggravato da uno scarico non a norma e a qualche intemperanza con il pubblico ufficiale che gli stava elevando un 58 News Periodico elettronico di informazione motociclistica verbale da 40.000 Euro. Il risultato complessivo furono oltre 70.000 Euro di multe. La moto era ferma da allora ma tenuta in condizioni perfette grazie dalle mie cure quotidiane, da alcuni definite irragionevoli. Non sorgeva il sole senza che io passassi dal garage e le parlassi, promettendole che una mattina avremmo fatto un giro di pista, una corsa velocissima ed emozionante come quelle che faceva un tempo con mio papà; accarezzavo i manubri, stringevo il serbatoio tra le gambe e ci spalmavo sopra il mio petto nella immaginaria ricerca di una penetrazione aerodinamica inebriante, risolutiva e contributo dell’uomo alla potenza del mezzo meccanico. Amo tutt’ora considerare la motocicletta non una estroflessione del corpo, ma percepire me stesso come una parte di lei, essere io al servizio delle reazioni endotermiche e parte del perfetto meccanismo regolato da leggi della fisica talvolta ignote. Ero un motociclista da garage, non potevo permettermi altro, ma la moto era il mio gesto di comunione con il mondo e col mistero del suo perfetto funzionamento. Nessuno ci fa caso, ma quando si va in motocicletta centinaia di meccanismi e dispositivi funzionano alla perfezione e all’unisono regalando un fluido movimento e il liquido scorrere delle emozioni, ogni piccola parte dà il proprio contributo obbedendo ad un comando superiore, e a chi ne ha la sensibilità è concesso pensare che un’anima, in fondo, l’abbiano pure gli oggetti. Fu la moto a suggerirmi l’idea, nelle sere passate a lustrarla. In ossequio alla legge sul “dissenso immotivato”, feci istanza e proposi al Governo dei sette bracci che le multe potessero essere pagate non soltanto con il lavoro forzato ma anche attraverso gli incassi di uno spettacolo che inventai io stesso, il Bikescape, dove il condannato in sella ad una moto e in un circuito chiuso avrebbe dovuto raggiungere un determinato punto dell’impianto, braccato dai motociclisti e automobilisti della squadra avversaria che avrebbero cercato di impedirglielo: se il condannato fosse riuscito a raggiungere il punto del circuito identificato come “casa” avrebbe vinto e la multa gli sarebbe stata condonata ridandogli la libertà, mentre se avesse perso si sarebbero aggiunte delle pene accessorie alla multa già comminata. In ogni caso lo Stato si sarebbe tenuto l’intero incasso del Bikescape; al prezzo popolare di un euro per persona, i biglietti sarebbero andati a ruba. Avevo comunque agito per bene ed ero inattaccabile sotto l’aspetto della legge sul “dissenso immotivato”, persino il Primo Ministro non potè che rispettare la mia proposta che fu approvata di diritto, forse anche non suscitare sospetti sulla democraticità del Governo dei sette bracci, e ulteriormente elaborata dai tecnici del Governo che aggiunsero come pena accessoria la cancellazione della memoria del reo attraverso una tecnica da poco scoperta due scienziati cinesi e da loro chiamata semplicemente “the Flash”: una luce fortissima che bruciava le sinapsi. Da quel momento fui seguito da strani personaggi, ero diventato un sorvegliato speciale e ogni giorno facevo lunghe passeggiate da solo e ad occhi chiusi, andavo per luoghi sconosciuti senza mai chiedere aiuto a nessuno per nulla; avevo un piano, una visione. Un lunedì di Pasqua mentre accarezzavo la motocicletta di mio padre lucidandola, commisi l’imprudenza di uscire dal garage senza casco e di percorrere uno o due metri di rampa a capo scoperto, per accendere il motore senza dare fastidio al condominio. Un uomo si avvicinò qualificandosi come poliziotto in borghese e mi inflisse una multa di 10.000 Euro per guida senza casco, inoltre si accorse che avevo i fari spenti e mi punì con altri 10.000 Euro di sanzioni. Il conto faceva ventimila Euro entro dieci giorni o mille giorni di lavori forzati da qualche parte nel mondo dove si mangiano porcherie indicibili; tanto per dire. Il mio conto in banca era a tre cifre, decimali compresi. Dichiarai di volermi avvalere, primo in Italia, della mia proposta e giocarmi tutto in una partita di Bikescape. Fu fissata la data del match, nel frattempo rimanevo libero. La mia ragazza, Laura, si preoccupò angosciandosi quando si accorse che se avessi perso il Bikescape una delle pene accessorie sarebbe stata la cancellazione della mia memoria: non avrei più ricordato niente di me stesso e senza nessun passato il mio futuro si sarebbe basato sul nulla. Laura era un giovane medico, furba, razionale. Nonostante le possibili conseguenze io ero contento, euforico e pronto sotto tutti i punti di vista:il Bikescape era esattamente quello che desideravo, compresi subito che non mi avrebbero mai permesso di vincere ma non importava, la cosa che desideravo era un’altra. Dopo avere perso fui condotto in una caserma, dove mi fu spiegato quello che avrebbero fatto. Sarebbe arrivato un medico, avrebbe considerato le mie condizioni di salute e poi avrebbe applicato “the Flash”, ma prima il Presidente del Consiglio voleva parlarmi, da solo. Lo sentii arrivare dai passi zoppi e pesanti, piazzarsi di fronte alla mia sedia e accendersi un 59 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito toscanello: – e così pensava di farcela... – buongiorno Presidente... – lo sa che sotto i caschi della nostra squadra c’erano i più grandi campioni italiani di motociclismo degli ultimi vent’anni? Li abbiamo obbligati a giocare per noi con la minaccia di deportarli sine die per le loro evasioni fiscali. Lei mi ha costretto ad agire sporco. Ma cosa credeva, ragazzotto? Che le avremmo consentito di scardinare questo meccanismo con quale forniamo manodopera gratis per le industrie nelle quali abbiamo grossi interessi? Le svelo una cosa, caro cittadino, tanto tra poco lei non saprà più nemmeno come si chiama: questo è un progetto che portiamo avanti da decenni. Tutti i paesi evoluti ne sono coinvolti a vario titolo, e dopo l’Italia toccherà ad altre nazioni in difficoltà economiche; di fatto ridurremo il 50% del pianeta a lavoratori forzati con la patina di un’irreprensibile legalità e in forza delle necessarie misure per garantire ai popoli condizioni economiche civili. – Quindi la crisi economica è solo un paravento, vero? – Possiamo smuovere quantità così enormi di denaro da causare recessioni, guerre, ma anche sviluppo e benessere in qualsiasi area del pianeta. Il mondo è in mano nostra, delle nostre banche e del nostro vertice del quale io non conosco nemmeno i nomi. Io sono soltanto una pedina, un po’ più consapevole, ma solo una pedina. Nel mondo siamo ormai 8 miliardi e non ci sono abbastanza diritti per tutti, come invece le democrazie che teniamo in vita devono purtroppo dichiarare pubblicamente: è necessario formare due o tre classi sociali globali ben distinte: l’élite, i borghesi, la manodopera. Il W.C. va inteso come il passo necessario per raggiungere questo risultato. Ci vorrà ancora qualche anno ma ci arriveremo, l’Italia è solo un laboratorio. – Nel frattempo cancellate la memoria ai dissidenti... – Già, non è una gran perdita, guardi il suo caso: mi lasci dire una cosa, lei guida la moto peggio di 60 News Periodico elettronico di informazione motociclistica chiunque altro. – Era la mia prima volta in pista. – Beh, si consoli: forse in futuro avrà un’altra “prima volta” dato che questa non la ricorderà. – Scontata la pena, forse. – No, nessuna pena da scontare. Le comunico che non appena la sua memoria sarà cancellata io la grazierò e le consentirò di tornare a vivere normalmente: all’occhio dell’opinione pubblica sembrerà molto democratico. Niente lavori forzati e multa condonata, contento? – Grazie Presidente, non mi dimenticherò mai di lei. – Ah! Non si illuda. Il Primo Ministro uscì ed entrò il medico con due assistenti, era la parte più incerta del mio piano: per evitare di causarmi danni funzionali irreversibili, prima di applicare “the Flash” il dottore mi visitò accuratamente ogni occhio rimanendo impassibile e muto. Alla fine della visita lo sentii ridacchiare contento, poi mi chiese di stare fermo con la testa e mi bloccò il cranio in una specie di calotta, le palpebre furono tenute aperte da uno specifico divaricatore ed intimò a tutti i presenti di uscire dalla stanza. Dopo qualche istante avvertii un lampo di calore, breve e intensissimo. Il medico rientrò da solo nella stanza: – Fatto. Mi lasci dire che ammiro molto il suo coraggio. – Grazie dottore, ora lei mi è complice. Sono io ad ammirare il suo. – Cos’è, silicio? – No, sono due sottilissime lamine di fosfuro di gallio, un metallo che non fa passare né luce né onde elettromagnetiche. Era l’unica maniera per non farmi cancellare la memoria, lei se n’è accorto subito, vero? – Sì, ho trovato le minuscole cicatrici sulla cornea, chi le ha inserito queste lamine dietro al cristallino ha eseguito un ottimo lavoro. – E’ stata la mia ragazza, sua collega. – Che beffa, il primo a giocare a Bikescape e anche il primo a farsi cancellare la memoria, ma era tutto un bluff! Per rendere tutto credibile le consiglio di dichiarare di avere violenti emicranie e di sentirsi totalmente abbagliato almeno fino a quando non tornerà a casa, tra una decina di giorni; io farò del mio meglio per coprirla. – Grazie dottore, ora... – Già, chiamo gli infermieri. Però, mi dica... ora che sono un po’ suo complice, me lo deve... – ...cosa? – Lei era l’unico dissidente al Governo a sette bracci in Italia, era ovvio che la prendessero di mira. Non era meglio starsene tranquillo e continuare a vivere una vita senza problemi? – Dottore, lei non sa molte cose: avevo promesso a mio padre, prima che lo spedissero all’estero per i lavori forzati, che prima o poi avrei riportato la sua motocicletta in pista. Mio padre è morto da deportato, glielo dovevo, ma questa recessione mi impediva di tenere fede al mio impegno, dato che per andare in pista bisogna essere ricchi. L’unica era inventarmi qualcosa e così ho tirato fuori il Bikescape; si figuri, io di politica non mi sono mai interessato né voglio mischiare la politica con la mia passione per le motociclette! Ho sfruttato la situazione, ho rimesso le ruote della moto di mio papà tra i cordoli di un circuito e questo è quello che volevo, il resto è solo un corollario. Mi sono fatto inserire due lamine metalliche negli occhi per non farmi cancellare la memoria da “the Flash”, perché ero certo che non avrei mai vinto: lo sa che il Governo ha schierato contro di me i più grandi campioni di motociclismo dell’era moderna? – Sul serio? E chi glielo ha detto? – Il Primo Ministro. – ...’sto imbecille... Quindi lei vuole dirmi di non essere stato animato da alcuno spirito rivoluzionario? – Io sono un motociclista, egregio dottore, non un rivoluzionario. – Lei è un folle che ignora le conseguenze dei propri atti! – Può darsi, ma ora è il nostro segreto. Venni prelevato da due infermieri e quattro poliziotti coi quali recitai la parte dell’ebete, loro mi portarono in una stanza d’infermeria dove mi tennero in osservazione per dieci giorni, senza contatti col mondo; poi tornai a casa dove non vedevo l’ora di ricongiungermi con Laura. Li avevo fregati tutti. Mio papà sarebbe stato felice, avevo riportato la sua motocicletta a correre e ne avevo onorato la memoria. Eravamo d’accordo con Laura che non appena sarei tornato a casa mi avrebbe fatto trovare il tavolo operatorio in salotto e estratto in mezzora le lamine lamine di fosfuro di gallio che iniziavano a darmi fastidio. – Elio, tesoro! – Laura, ti prego facciamo in fretta, non ce la faccio più. Voglio vedere! Laura mi fece sdraiare e mi somministrò l’anestetico, piombai nel sonno vuoto e pesante dell’anestesia. Il risveglio fu brusco, stranamente niente bende sugli occhi dolenti per attutire la luce, avevo un sapore di schifo nella bocca. Aprii le palpebre con dolore e vidi Laura piangere su una sedia in un angolo del salone, di fronte a me il dottore, stavolta non in camice ma vestito elegantemente e, un passo dietro, il Primo Ministro. Il dottore in un attimo mi mise la testa in una calotta e applicò i divaricatori per le palpebre. Gli sentii mugugnare “povero illuso”, mentre il Primo ministro gli rispondeva servilmente “proprio così, Signore!”. Un flash; poi, non ricordo. 61 SPECIALE MOTOGP Il GP del Qatar 62 63 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Lorenzo in fuga nel GP del Qatar che rimonta Rossi! di Giovanni Zamagni | Trionfo in solitario di Jorge Lorenzo, con Valentino Rossi, autore di una rimonta strepitosa, secondo e Marc Marquez terzo. Delude Dani Pedrosa, quarto, Andrea Dovizioso porta la Ducati al settimo posto S e la vittoria di Jorge Lorenzo non è mai stata in discussione, il secondo posto di Valentino Rossi sembrava quasi utopico già alla prima staccata del secondo giro, quando Valentino è finito lungo dopo aver forzato la staccata per passare Dovizioso, trovando poi sulla sua traiettoria Dani Pedrosa. I due si sono anche toccati, con Rossi che ha perso tempo e posizioni, transitando sul traguardo solo in settima posizione. RIMONTA SPETTACOLARE A quel punto, Rossi ha dovuto ricominciare da capo, perdendo parecchio tempo per superare Bradl, che girava più piano, ma staccava fortissimo. Ha impiegato cinque giri Valentino per passare il tedesco, ma quando ci è riuscito ha iniziato a girare più forte di tutti, anche di Lorenzo in testa alla corsa, riducendo progressivamente il distacco dal terzetto – Pedrosa, Marquez e Crutchlow – in lotta per il secondo gradino del podio: 3”4, poi 3”0, poi 2”8, poi 2”5, poi 1”9, fino ad arrivare al ricongiungimento. Al 18esimo giro, Rossi ha forzato la staccata, ha superato Crutchlow, che nel tentativo di resistere, con una moto evidentemente più lenta in rettilineo, è finito lungo. Al 19esimo giro il sorpasso di Pedrosa, in evidente difficoltà, al 20esimo quello su 64 MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Marquez, che ha provato a ribattere, prima di doversi arrendere all’esperienza del rivale. LORENZO IMBATTIBILE? Visto quanto ha fatto nella seconda parte della gara, anche Lorenzo era alla portata di Rossi. Ma gli errori fanno parte delle gare, Lorenzo non ne ha fatti e ha vinto alla grande, confermandosi nel miglior momento della sua carriera. Per Valentino e tutti gli altri, a iniziare da Pedrosa, non sarà facile da battere. Dani è naturalmente la delusione del GP: dopo aver tenuto a lungo, con i denti e con le unghie, alle sue spalle Marquez, ha ceduto di schianto, come gli capitava in passato, quando lo ha passato anche Rossi. Per Pedrosa non ci poteva essere peggior risultato: ha vinto Lorenzo, presumibilmente il suo avversario nel campionato, ha finito alle spalle del compagno di squadra. DUCATI TORNA SULLA TERRA Dopo i miracoli fatti in prova da Andrea Dovizioso, quarto e vicino ai primi, in gara si è purtroppo tornati al 2012, quando in gara si prendeva mediamente più di un secondo al giro. Dovizioso ha finito al settimo posto (anche grazie alla caduta di Bradl) staccato di 24”355, con Nicky Hayden immediatamente alle sue spalle , Andrea Iannone nono, più staccato, e Spies decimo: c’è tanto lavoro da fare. 65 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 9 Le pagelle del GP del Qatar di Giovanni Zamagni | Lorenzo inizia la stagione con un 10 in pagella seguito dai 9 di Rossi e Marquez, Bravi i ducatisti con 7,5 per Dovi e 7 per Hayden. Note dolenti per Pedrosa che a Losail pesca un 4 10 JORGE LORENZO Quando è arrivato in MotoGP, partiva male e faticava nei primi giri, mentre adesso è sempre velocissimo: praticamente perfetto. Vederlo guidare dà un gusto esagerato, sia in qualifica, quando ha conquistato una grande pole position, sia in gara, anche se, per la verità si è visto poco: troppo forte per tutti. Se continua così, batterlo sarà davvero difficilissimo. 66 MotoGP Periodico elettronico di informazione motociclistica 9 VALENTINO ROSSI Ha sbagliato in qualifica e alla prima curva del secondo giro, quando, per la troppa fretta, ha vanificato le possibilità di contrastare il compagno di squadra fino alla bandiera a scacchi. Poi, però, ha esaltato con una rimonta e una serie di sorpassi che in MotoGP non si vedeva da tempo. La sfida finale con Marquez, in tutto e per tutto il suo erede, è stata la ciliegina su una torta davvero saporita. Ben tornato! MARC MARQUEZ Strepitoso, come peraltro si era già ampiamente capito nei test invernali. In tutto il fine settimana è stato quasi sempre davanti al compagno di squadra, che ha battuto senza pietà in gara, dove è stato anche capace di replicare al sorpasso di Rossi. “Ma Valentino è Valentino, il maestro” ha detto con il solito sorriso sulle labbra commentando il terzo posto. E’ davvero speciale, “cattivo” agonisticamente parlando naturalmente, come tutti i grandi campioni. E in prova, attaccandosi a Pedrosa, dandogli fastidio, ha dimostrato di non tralasciare nemmeno l’aspetto psicologico. 4 DANI PEDROSA In affanno nelle libere, un po’ meglio in qualifica (dove però ha fatto una brutta scorrettezza a Marquez), di nuovo in difficoltà in gara, dopo essere stato a lungo secondo. Prendere paga dal compagno di squadra al debutto in MotoGP è una brutta botta psicologica e dopo aver subito il sorpasso da Rossi si è sgonfiato come un palloncino, come succedeva nel 2011: la seconda parte dell’anno scorso, quando aveva conquistato 7 GP, più di tutti, sembra lontanissima. 6,5 CAL CRUTCHLOW Dopo le prove ci si aspettava ben di più di un quarto posto, dovuto anche a un errore banale nel tentativo di resistere all’attacco di Rossi. Mezzo punto in più perché in rettilineo la sua Yamaha era evidentemente più lenta delle altre moto e Cal doveva recuperare in curva quanto perdeva in rettilineo. 5 ALVARO BAUTISTA Diciamo la verità: non entusiasma, né in prova né in gara. Sembra che faccia il suo compitino e nulla più: deve fare un salto di qualità. 67 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito MotoGP Periodico elettronico di informazione motociclistica 8 HONDA Tanti problemi, inaspettati, all’avantreno: nelle prove, sia Pedrosa sia Marquez hanno fatto una “carriola” di dritti. Non è così semplice da mettere a punto. 5 DUCATI Purtroppo, il divario con le giapponesi rimane grande. Inevitabilmente, dato che la Desmosedici è pressoché identica a quella dell’anno scorso. Ma per l’impegno profuso, a Borgo Panigale meriterebbero un 8 in pagella. 7,5 ANDREA DOVIZIOSO E’ andato tanto forte in prova che ci si era illusi che anche in gara potesse essere protagonista. La realtà, purtroppo è ben differente, ma il Dovi non ha nulla da rimproverarsi, e anche domenica, finché ha potuto, ha lottato senza risparmiarsi. E in Ducati lo stimano sempre di più. 7 NICKY HAYDEN In prova ha preso una gran paga dal compagno di squadra, ma in gara gli è finito in scia: la sua parte la fa sempre dignitosamente. 6 ANDREA IANNONE Ha ottenuto il miglior risultato possibile, progredendo turno dopo turno. 68 4 BEN SPIES Unico pilota MotoGP a non accedere alla QP2, Spies si conferma in grande difficoltà, arrivando ultimo tra i piloti al traguardo con una moto ufficiale: chissà se rimpiangerà di non essere andato in SBK con la BMW. 4 STEFAN BRADL Appena prova a forzare un po’ di più il ritmo – in questo caso per provare a replicare al sorpasso di Rossi – finisce a terra. 9 YAMAHA Alla vigilia si credeva potesse essere in difficoltà in Qatar, invece ha dominato prove e gare: è sempre la più equilibrata 69 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP MotoGP Qatar Classifica Classifica Generale Pos. Pilota Punti Pos. Pilota Punti 1 Jorge LORENZO 25 1 Jorge LORENZO 25 2 Valentino ROSSI 20 2 Valentino ROSSI 20 3 Marc MARQUEZ 16 3 Marc MARQUEZ 16 4 Dani PEDROSA 13 4 Dani PEDROSA 13 5 Cal CRUTCHLOW 11 5 Cal CRUTCHLOW 11 6 Alvaro BAUTISTA 10 6 Alvaro BAUTISTA 71 7 Andrea DOVIZIOSO 9 7 Andrea DOVIZIOSO 10 8 Nicky HAYDEN 8 8 Nicky HAYDEN 9 9 Andrea IANNONE 7 9 Andrea IANNONE 8 10 Ben SPIES 6 10 Ben SPIES 6 11 Aleix ESPARGARO 5 11 Aleix ESPARGARO 5 12 Randy DE PUNIET 4 12 Randy DE PUNIET 4 13 Hector BARBERA 3 13 Hector BARBERA 3 70 71 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP Motori Yamaha in leasing per la MotoGP Honda fornitore ufficiale in Moto2 Yamaha ha concluso un accordo con la società dei diritti MotoGP Dorna Sports SL per la fornitura di motori YZR-M1 in leasing per i partecipanti al Campionato del Mondo MotoGP. Honda sarà il fornitore ufficiale dei motori Moto2 fino al 2015 Y amaha Motor Co. Ltd ha annunciato sabato 6 aprile a Doha, appena prima delle qualifiche del Commercial Bank Grand Prix of Qatar, che offrirà i propri motori in leasing su base annuale ai partecipanti del Campionato del Mondo MotoGP , con l’obiettivo di aumentare la competitività dei motori nella classe regina. Tale accordo è risultato del lavoro di Yamaha’ con Dorna e FIM: il programma della casa giapponese prevederà un leasing di motori per le stagioni 2014, 2015 e 2016. Tutti i dettagli saranno disponibili a breve e i team che opteranno per motori Yamaha 72 potranno costruire la propria moto attorno ad esso o contrattando una casa di telai per completarla. Moto2 Dorna Sports ha prolungato l’accordo, per altri tre anni, con Honda per l’utilizzo dei motori nella classe Moto2 fino al 2015. Tutte le Moto2 continueranno ad essere equipaggiate con il quattro cilindri della CBR 600RR. ExternPro, che fa parte del Parco Tecnologico di Motorland Aragon, sarà la società che si occuperà della revisione di tutti i motori, assicurandosi della loro affidabilità e della manutenzione periodica. 73 Dietro le quinte della MotoGP: Maurizio Vitali di Giovanni Zamagni | Maurizio Vitali, ex pilota e ora tecnico AGV a fianco di Valentino Rossi, è un punto di riferimento del paddock, uno di quei personaggi ai quali è impossibile non affezionarsi 74 75 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito MotoGP Periodico elettronico di informazione motociclistica E’ un punto di riferimento del paddock, uno di quei personaggi al quale è impossibile non affezionarsi, uno del quale fidarsi a occhi chiusi. Maurizio Vitali, ex pilota, l’uomo dei caschi AGV di Valentino Rossi, è una bravissima persona e un grande appassionato: con lui puoi parlare per ore di gare e piloti, sempre con spunti e valutazioni interessanti. Nome e Cognome? «Maurizio Vitali». Nato il? «17 marzo 1957 a Savignano, in provincia di Rimini». La prima gara che hai visto nella tua vita? «Avevo 13 anni, ho visto in televisione una gara di motomondiale, ma non mi ricordo quale GP. Rammento solo che c’erano Agostini, Pasolini, non come è andata a finire». E dal vivo? «Misano, 1974, una gara di campionato italiano juniores». Poi sei diventato pilota: prima gara? «Imola, 1975, con una Aletta 125, ex Pazzaglia». Risultato? «Si è rotta la moto mentre la scaldavo, prima della partenza: così è iniziata la mia carriera. La 76 seconda gara l’ho fatta a Misano: sono partito a metà gruppo, ma alla seconda curva ero primo, per una serie di cadute. Ho finito attorno al 15esimo posto con la gomma davanti forata, senza che me ne accorgessi». Non te ne eri accorto? «Sì. Passando sopra la moto del primo che era scivolato, un raggio si è infilato nella camera d’aria: la moto era un po’ difficile da guidare, era sgonfia davanti…». Poi come è continuata? Fai una sintesi… «Ho vinto il Trofeo Aspes (un campionato monomarca molto importante a quell’epoca, dal quale sono usciti ottimi piloti, come, per esempio, Loris Reggiani, NDA) e questo mi ha permesso di ricevere in premio una MBA 125, quindi una vera moto da GP. Già nel 1980 ho disputato qualche gara di mondiale, per poi partecipare a tempo pieno dal 1981. Ho corso fino al 1993, facendo qualche stagione con la Garelli 250 e gli ultimi tre anni con la Gazzaniga 125». Quante gare hai vinto? «Solo due. Poi 5 pole, più o meno in 150 gare disputate: non lo sapevo, l’ho letto qualche giorno fa su Wikipedia…». Rimpianti da pilota? «Non essere riuscito a vincere con la Garelli: Agrati, il presidente della Garelli, si sarebbe meritato almeno un successo. Purtroppo non eravamo abbastanza competitivi, anche perché era arrivata la Honda con tutta la sua “potenza”, con Freddie Spencer e l’asticella si era alzata: noi eravamo molto veloci, ma avremmo dovuto correre l’anno prima…». Che lavoro fai adesso? «Due anni dopo aver smesso di correre, ho iniziato a seguire i piloti del motomondiale per la AGV: faccio assistenza in pista, collaboro sia con il reparto ricerca e sviluppo, sia con il marketing. Sono in giro per il mondo molto più di prima, ma ho avuto la fortuna di poter lavorare con grandi piloti: ho iniziato con Max Biaggi, ho continuato con Valentino Rossi, tanto per citarne due. Quindi il meglio del meglio che c’è stato negli ultimi anni». Ma cosa fa esattamente uno che fa il tuo lavoro? «Nei test invernali e nelle prime 3-4 gare del campionato si fa la messa a punto del casco, in modo che il pilota si metta in testa una cosa che non gli dia fastidio in nessun momento. Non deve essere né troppo morbido né troppo duro, deve essere stabile. Poi cerchi di anticipare i problemi, creare soluzioni che non facciano appannare la visiera. Al mattino vado al box dei piloti, prendo i caschi, li preparo e glieli riporto: il pilota non 77 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito deve pensare al casco, se lo deve trovare già pronto. Metto la visiera che ritengo giusta per il pilota, lo sistemo, lo pulisco». Quando tu correvi, avevi un Maurizio Vitali per il tuo casco? «No. Negli ultimi anni della mia carriera iniziavano a vedersi le prime assistenze per i caschi e io che correvo con YES mi appoggiavo alla AGV. Ma, a dir la verità, quasi mi vergognavo a portarlo». 78 MotoGP Periodico elettronico di informazione motociclistica Io che correvo con YES mi appoggiavo alla AGV. Ma, a dir la verità, quasi mi vergognavo a portarlo Ma è fondamentale per un pilota avere un Vitali al box? «Per un pilota è fondamentale non avere distrazioni e pensare solo alla moto, al cambio, all’elettronica che adesso porta via un sacco di tempo e richiede, vedendolo da fuori, un sacco di energia. Il pilota, quindi, non deve pensare all’abbigliamento: se lo deve trovare pronto. A partire dall’asciugamano, fino al casco, la tuta, e qualsiasi altro oggetto». Da quando correvi tu, è cambiato di più il motomondiale o il casco? «I caschi sono cambiati tantissimo, anche negli ultimi due anni: il casco che usavo io una volta non c’entra niente con quelli di adesso, sembra un altro oggetto. Visiera, materiali, sicurezza: tutto è diverso, a cominciare dai sistemi di aereazione: una volta, quando si appannava, alzavi la visiera e prendevi un po’ di aria. Adesso, con la MotoGP, è impensabile lasciare il manubrio con una mano per alzare la visiera: devi evitare che succeda. Le visiere sono più spesse, più sicure: adesso, difficilmente vedi un pilota perdere la visiera quando cade». E il motomondiale quanto è cambiato? «Quando ho iniziato era molto più artigianale: caricavi la moto dentro al furgone, trovavi un amico che ti accompagnasse – e lo trovavi sempre -, disputavi il mondiale, riuscendo anche a ottenere dei risultati. Facendo così, io ho conquistato dei podi. Adesso, naturalmente, è impensabile: tutto deve essere organizzato e costa di più. Ma, sinceramente, io credo che sia meglio adesso, anche se per gli appassionati, che faticano a entrare nel paddock, può essere fastidioso non potersi muovere come prima, ci vuole un pass per fare qualsiasi cosa, anche per noi addetti ai lavori. A parte questo, però, la situazione mi sembra migliorata, anche se i piloti non dovrebbero pagare per fare il mondiale: dovrebbe esserci una organizzazione tale che ogni pilota, in base ai risultati ottenuti, dovrebbe avere dei diritti». Tra l’altro, tuo figlio Luca, corre in moto: a differenza del passato, deve trovare i soldi per poter fare il pilota? «Anche prima li dovevi trovare, ma ai miei tempi, se dimostravi di poter vincere o essere nei primi tre del campionato italiano, entravi in una lista di merito. Così facendo hai un diritto e anche una forza, perché una squadra del motomondiale prende un pilota di quella lista, non uno qualunque. Anche ai miei tempi dovevi trovare i soldi, anche se ne servivano meno e, quindi, era un po’ più facile, ma i risultati mi hanno permesso di arrivare fino al mondiale in una squadra ufficiale. Adesso il pilota non conta niente: o sei Valentino Rossi o uno dei 3-4 più forti, o hai poco valore: questo è un punto debole dell’organizzazione attuale». Com’è lavorare con Valentino Rossi? Bello, brutto, faticoso, stressante, entusiasmante, gratificante? «E’ solo entusiasmante! Oltre alla sua storia, della quale, in piccola parte sono partecipe, è molto facile lavorare con Valentino, perché come tutti i piloti di un certo livello, sa esattamente quello che gli serve e non si inventa dei problemi che non esistono. E’ molto focalizzato sulla realtà e ti chiede solo cose specifiche: lui, come gli altri campioni, è molto pignolo e preciso nelle sue esigenze. E’ talmente chiaro in quello che ti 79 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa chiede, che puoi sbagliare una volta, non di più». C’è ancora qualcosa che ti stupisce di Valentino dopo quasi 20 anni di collaborazione? «La sua precisione di analisi quando scende dalla moto, il modo con cui parla con la squadra, come riesce ad analizzare tutti i problemi che ha. Poi la sua grande sicurezza, anche dopo due anni difficilissimi come quelli in Ducati: l’80% dei piloti sarebbe stato abbattuto. Lui è molto sicuro di sé, sa qual è la sua forza e quella degli avversari, del quale ha rispetto assoluto: per lui non è certo scontato stare davanti agli altri piloti, lavora per farlo. Ha un talento immenso, ma lavora come uno che non ce l’ha, sia fisicamente sia tecnicamente». L’aspetto più bello e più brutto del tuo lavoro. «Il più brutto è quando piove, temi sempre che la visiera abbia un problema: sono al box e sono più in tensione del pilota. E’ una responsabilità molto grande, la sento proprio». Quello della visiera appannata è quindi ancora un limite anche nei caschi moderni? «Sì, ogni tanto capita. Non è una scienza esatta, dove 1+1 fa sempre 2: non sei mai sicuro al 100%. L’anno scorso, con un casco nuovo, non ancora perfettamente a punto, 80 MotoGP bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb abbiamo avuto qualche problemino, mentre nel 2013, tutto ha funzionato bene. Ma la tensione c’è sempre». E l’aspetto positivo? «Per me è bello essere in questo ambiente». Domenica si corre in Qatar, di notte: che GP è? «Quando mi hanno comunicato che in Qatar si sarebbe corso di notte, mi sono detto: perché, cosa serve? Invece è bellissimo, c’è una atmosfera particolare, anche nel box. Durante il giorno ti sembra di non fare nulla, in realtà rubi solo tempo al sonno, perché di notte stai sveglio fino a tardi. Già girare nel paddock con le luci artificiali dà un gusto particolare; poi, quando vai nella pit lane e vedi arrivare le moto, alle quali qualche pilota aggiunge dei colori particolari visibili di notte, è bellissimo. L’atmosfera è molto interessante, speciale». Ma correre di notte cambia qualcosa per la preparazione del casco? «No. Qualcuno preferisce una visiera chiara, altri quella intermedia per via dei riflessi, a seconda se ha gli occhi chiari o no, ma non ci sono problemi particolari. In più in Qatar non si corre sul bagnato, quindi sono più tranquillo». E’ un lavoro che consiglieresti a un ragazzo? «Sì, assolutamente. Ti fai tanta esperienza, giri il mondo». 81 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Test SBK Sykes è il più veloce ad Aragon Periodico elettronico di informazione motociclistica Superbike aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb di Carlo Baldi | Miglior tempo per l’inglese della Kawasaki. Camier conferma i miglioramenti della Suzuki mentre Rea e Haslam sono ancora alle prese con la nuova elettronica HRC. Baiocco e Canepa hanno proseguito lo sviluppo della Panigale A ragon è il campo di battaglia preferito dallo squadrone Kawasaki e da Sykes in particolare, che su questa pista ha svolto gran parte del lavoro di sviluppo della ZX-10R. L’inglese ha fatto segnare il miglior tempo ufficioso nella tre giorni di test di inizio aprile, ma quello che più conta è riuscito a lavorare in funzione del prossimo round del mondiale Superbike che si disputerà su questo tracciato questo fine settimana. Il crono di 1’57”7 è lontano di oltre un secondo dal suo giro veloce, stabilito nella fase tre della Superpole 2012 (1’56”552) ma Tom non ha cercato il tempo sul giro, bensì il miglior set up per la sua Ninja e nonostante il clima e la pioggia, caduta a tratti nell’ultima giornata, si è detto contento del lavoro svolto: «Penso che il mio polso sia al 80% e le mie costole al 98% (danneggiate nella caduta durante i test di Phillip Island) e questo mi ha consentito di guidare senza limitazioni – ha affermato Sykes - la pioggia è caduta nel pomeriggio del terzo giorno, ma avevamo svolto il grosso del lavoro nei primi due giorni. Stavamo 82 83 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito facendo due long runs che però sono stati interrotti dal maltempo. Ho girato molto con le gomme usurate ed avremo ancora tutto il prossimo weekend di prove per stabilire quali gomme utilizzare. Questi test sono serviti anche a migliorare le prestazioni della moto». Soddisfatto anche il compagno di squadra di Sykes, Loris Baz che ha lavorato soprattutto sulla sospensione anteriore ed ha migliorato il suo feeling con il tracciato aragonese. Suzuki Ottimismo anche nel box del team Fixi Crescent Suzuki con Camier che ha confermato i progressi della sua GSX-R1000. Il lavoro invernale fatto dal team inglese sul motore della moto di Hamamatsu ha ottenuto quei cavalli che lo scorso anno erano mancati a Leon che già in Australia aveva fatto molto bene e che chiude i test del Motorland al terzo posto. Cluzel deve ancora prendere le misure alla sua moto, ma i suoi risultati sono confortanti. 84 Superbike Periodico elettronico di informazione motociclistica Ducati Il team Ducati Alstare ha scelto Jerez come proprio test circuit e a proseguire lo sviluppo della Panigale ci hanno pensato Canepa e Baiocco che hanno lavorato con il test team Ducati. Commenti positivi da parte di entrambi con Checa che, dopo aver raggiunto il circuito con un piccolo aeroplano, ha assistito interessato al lavoro di tecnici e piloti. Carlos si è ripreso completamente dagli infortuni patiti in Australia ed anche le fratture al piede (scoperte solo una volta rientrato in Spagna) sembrano risolte. Honda Gli unici a ripartire da Aragon senza il sorriso sulle labbra sono certamente Rea ed Haslam sempre alle prese con la nuova elettronica HRC che non ne vuol sapere di farsi addomesticare. I problemi di adattamento che si erano manifestati a Phillip Island, non sono ancora stati risolti e non sono bastati nemmeno i tre giorni trascorsi ad Aragon per risolverli. In fretta e furia il team Pata Ten Kate Honda ha organizzato in fretta e furia altre due giornate di test ad Alcarras, un circuito ad un centinaio di chilometri da Aragon. La delusione traspare dalle parole dei due piloti Honda. «E’ stato frustrante vedere che non siamo riusciti a migliorare l’elettronica rispetto alla prima gara in Australia - ha affermato Haslam – C’è ancora molto lavoro da fare prima di essere pronti per la seconda gara del mondiale». Rea ha anche montato la vecchia elettronica per cercare di fare una comparazione. «Ho utilizzato la vecchia elettronica ed è stato subito chiaro come quella nuova abbia delle grandi potenzialità – ha dichiarato Johnny – però non riusciamo ad eliminare i problemi che abbiamo avuto in Australia. Cercheremo di farlo nei prossimi giorni ad Alcarras». Erano presenti ad Aragon anche i piloti Superbike del team Pedercini Sandi e Lundh i cui tempi però non sono stati comunicati. 85 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Il team Liberty torna in SBK con Mark Aitchison di Carlo Baldi | Il team Liberty Effenbert ritorna nel mondiale Superbike già a partire dalla prossima gara e schiererà Aitchison alla guida della 1198R riammessa dalla Dorna. In esclusiva il commento del pilota australiano O rmai è ufficiale. Le voci che si rincorrevano da tempo e che parlavano del ritorno nel mondiale Superbike del team Liberty Effenbert hanno avuto la conferma definitiva prima con l’accettazione 86 Superbike Periodico elettronico di informazione motociclistica da parte di Dorna della domanda di iscrizione del team italoceco e successivamente con la firma del contratto tra il General manager Mario Bertuccio e Mark Aitchison. Il ventinovenne pilota australiano, già a partire dal prossimo round di Aragon, porterà in pista la vecchia 1198R, vale a dire una delle moto che lo scorso anno avevano disputato il mondiale con Guintoli, Smrz e Berger, tutti piloti lasciati via via a piedi a seguito di varie divergenze con Bertuccio. La 1198R, cavallo di battaglia della Ducati sino allo scorso anno, era stata estromessa dal mondiale Superbike e sostituita dalla 1199 Panigale, ma in deroga a quanto inizialmente stabilito, ora il team Liberty potrà riportarla in pista. In questo modo non solo salirà a 20 il numero dei piloti in griglia, ma avremo anche la presenza di un pilota australiano. Uno solo dopo che per anni il paese dei canguri era stato rappresentato da molti piloti, tra i quali è facile ricordare gente del calibro di Corser e Bayliss. Tra l’altro la 1198R quest’anno non dovrebbe essere zavorrata in quanto la regola che imponeva ai bicilindrici un peso aggiuntivo di sei chili è stata abrogata e questo aumenterà la sua competitività. Mark non ha mai guidato una Ducati e nemmeno una due cilindri, ma siamo certi che non ci metterà molto a prendere le misure ad una che il suo team dovrebbe conoscere molto bene. Dopo una stagione nel team Pedercini, aveva iniziato la scorsa stagione con il team Grillini Progea, ma dopo poche gare decise di abbandonare il team italiano e debuttò nel British Superbike. Lo abbiamo contattato subito dopo la firma del contratto che lo legherà al team Liberty Effenbert per l’intera stagione 2013 ed ecco la sua intervista. Mark bentornato in Superbike! «Grazie. E’ successo tutto così in fretta che ancora non mi sembra vero». Solo poche settimane pensavi di correre nel British Superbike «Esatto. L’anno scorso dopo che avevo interrotto il mio rapporto con il team Grillini, ero stato contattato dal team Aprilia Splitlath che mi aveva proposto un programma pluriennale. Si trattava di sviluppare la RSV4 nel British SBK e anche se eravamo a stagione inoltrata, ho accettato. Purtroppo un piccolo ma fastidioso infortunio 87 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito alla mano destra mi costrinse a disputare solo due gare. E’ stata comunque una bella esperienza, anche se devo dire che non è facile adattarsi a circuiti particolari come quelli inglesi, come ad esempio Cadwell Park. Tracciati molto diversi rispetto a quelli dove avevo corso in precedenza. Il programma avrebbe dovuto proseguire quest’anno, con me e Jakub Smrz come piloti e col supporto ufficiale da parte di Aprilia. Potenzialmente un team molto forte. A Marzo però il team manager ci ha informato che doveva abbandonare il progetto a causa di 88 Superbike Periodico elettronico di informazione motociclistica gravi problemi di salute e così mi sono ritrovato a piedi, in un periodo nel quale è quasi impossibile trovare un’altra squadra». E invece l’hai appena trovata «Per fortuna sì. Dopo alcuni contatti telefonici ho incontrato Mario Bertuccio, General Manager del team Liberty e non è stato difficile trovare un accordo. Ho firmato con loro un contratto per tutta la stagione e saremo in pista già dal prossimo appuntamento di Aragon con la Ducati 1198R. Purtroppo non avendo disputato nessun test in precedenza e non avendo io mai guidato una Ducati, le gare di Aragon e quelle successive di Assen saranno per noi una specie di test, nei quali dovrò prendere confidenza con la moto, ma anche con la mia nuova squadra». Sarà la tua terza stagione nel mondiale Superbike. Con quale spirito la affronti e che obiettivi ti poni ? «In realtà questa la considero la mia seconda stagione, perché quella dello scorso anno si è conclusa dopo poche gare. So cosa aspettarmi dal mondiale Superbike, il campionato più difficile e competitivo del mondo. Penso che il livello si sia ulteriormente alzato anche grazie ai progressi compiuti da case come Aprilia, BMW e Kawasaki, che ora sono estremamente competitive. Quest’anno saremo in venti sulla griglia di partenza, ma i piloti in grado di vincere le gare sono una quindicina circa e quindi il mio obiettivo sarà quello di restare costantemente nella top ten. Però non mi pongo limiti. Facciamo passare le prime due gare/test e poi vediamo a che livello saremo rispetto ai nostri avversari». E per il futuro? «La mia speranza è da sempre quella di restare nel mondiale Superbike e quindi cercherò di non farmi sfuggire l’opportunità di mettermi in luce, nella speranza di restare in questo campionato anche nelle prossime stagioni. Colgo l’occasione per ringraziare Mario Bertuccio e tutto il team Liberty che ha pensato a me e che mi ha dimostrato grande fiducia. Ma voglio ringraziare anche i miei sponsor, che mi sono stati accanto anche quando sembrava che non riuscissi a trovare una sistemazione per il 2013». 89 Le foto più belle del GP d’Olanda di Massimo Zanzani | Sabbia e freddo non hanno intaccato lo spettacolo del terzo GP della stagione che si è disputato a Valkenswaard. Ecco gli scatti più emozionanti del weekend olandese 90 91 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 92 Periodico elettronico di informazione motociclistica Motocross 93 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Sport Periodico elettronico di informazione motociclistica Editore: CRM S.r.l., Via Melzo 9 - 20129 Milano P. Iva 11921100159 Responsabile editoriale Ippolito Fassati Capo Redattore Andrea Perfetti Redazione Maurizio Tanca Cristina Bacchetti Marco Berti Francesco Paolillo Aimone dal Pozzo Edoardo Licciardello Grafica Thomas Bressani SX Houston Villopoto fa l’ottava Si allunga la serie vincente del campione in carica, che domina dal primo all’ultimo giro. Dungey e Canard sul podio, la 250 a Wharton S embra che nessuno sia in grado di arrestare la marcia di Villopoto verso il titolo Supercross: anche al Reliant Stadium Ryan non ha avuto rivali, conquistando l’ottava vittoria stagionale (quinta consecutiva) davanti a quasi 50.000 spettatori. In 250, Blake Wharton ha vinto la sua prima gara dell’anno nella Eastern. La 450 ha visto Mike Alessi aggiudicarsi l’holeshot davanti a Villopoto, Barcia e Canard. Villopoto ha preso la testa della gara durante il primo giro – al quinto Canard, Ryan Dungey e James Stewart hanno occupato seconda, terza e quarta 94 posizione. Dungey ha passato Canard strappandogli la seconda posizione al settimo giro, e nella stessa tornata Stewart ha conquistato il terzo posto. Mentre cercava di passare Dungey, Stewart è caduto al decimo giro prima del traguardo; il pilota della KTM ha dunque chiuso secondo davanti a Canard, nella sua gara di rientro dopo l’ennesimo infortunio. La vittoria di sabato è stata la seconda consecutiva al Reliant Stadium per Villopoto, e gli ha fruttato un vantaggio di 21 punti in classifica. “E’ stata dura” ha commentato Villopoto. “La pista si è deteriorata molto con il passare dei giri, e abbiamo dovuto fare i conti con diverse variabili. Bisognava muoversi rapidamente, ed è quello che ho fatto ad inizio gara – volevo prendere un po’ di vantaggio prima che i doppiati iniziassero a dare problemi.” 250 Eastern Zack Freeberg ha conquistato l’holeshot, venendo però passato rapidamente da Wharton e Musquin, vincitore delle ultime tre gare che ha cercato di passare il rivale già dal primo giro. Wharton ha però risposto per le rime andando a prendere la testa della gara e tenendola fino alla fine. Il francese è poi caduto al quinto giro, perdendo diverse posizioni e lasciando la seconda piazza al leader della classifica Wil Hahn, che ha provato senza successo ad incalzare Wharton. Alla fine Hahn ha chiuso secondo, allungando però il suo vantaggio fino ad otto punti a due gare dal termine. Musquin, autore di una bella rimonta, ha limitato i danni finendo terzo. Guarda la classifica completa Collaboratori Nico Cereghini Giovanni Zamagni Carlo Baldi Massimo Zanzani Massimo Clarke Lorenzo Boldrini Enrico De Vita Ottorino Piccinato Antonio Privitera Antonio Gola Alfonso Rago COPYRIGHT Tutto il materiale contenuto in Moto. it Magazine è oggetto di diritti esclusivi di CRM S.r.l. con sede in Milano, Via Melzo 9. Ne è vietata quindi ogni riproduzione, anche parziale, senza l’autorizzazione scritta di CRM S.r.l. Moto.it Via Melzo 9- 20129 Milano Reg. trib. Mi Num. 680 del 26/11/2003 Capitale Sociale Euro 10.000 i.v. Email: [email protected] 95