UISP FERRARA
Tatiana Saruis
Orientarsi nella programmazione
sociale e sanitaria regionale
Ferrara, 21 gennaio 2012
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Di cosa parleremo:
 Il PSSR e il contesto della programmazione regionale
 L’atto di indirizzo e il profilo di comunità: il ‘nuovo’
ruolo del livello ‘intermedio’
 La pianificazione locale: il piano di zona della salute e
del benessere
Con quali obiettivi:
 Sapere collocarsi in un contesto relativamente nuovo
 Poter effettuare scelte adeguate di partecipazione
 Dare un contributo ‘competente’
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La legge n.328/2000 sostiene ed
ispira la costruzione di un Welfare:
Municipale
Comunitario
Centralità del ruolo
degli Enti locali
La comunità
come risorsa: lavoro di rete,
progettazione partecipata,
coinvolgimento del terzo settore
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Concetti connessi ai PdZS&B…
Governance
e non più
government
Sussidiarietà
verticale ed
orizzontale
Partecipazione
Sistema integrato di
interventi e servizi
sociali
 Governance
Con il concetto di governance si intende un
modello di decision making che prevede il
coordinamento decisionale tra istituzioni
pubbliche, organizzazioni collettive e attori
privati, in cui le risorse di autorità e di controllo
gerarchico delle prime vengono equilibrate da
forme di concertazione volte a promuovere il
consenso sulle politiche e la cooperazione
sociale. (F.Ramella)
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Le indicazioni regionali per la costruzione
del modello di welfare emiliano-romagnolo
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La legge regionale n. 2/2003, assumendo i
principi di cui alla legge n. 328/2000 e
tenuto conto della riforma del Titolo V
della Costituzione, disegna un innovato
sistema di welfare emiliano-romagnolo il
cui obiettivo è organizzare un sistema
integrato di servizi in grado di
accompagnare le persone lungo tutto
l’arco della vita, promuovendone
l’autonomia.
I nuovi strumenti di programmazione integrata
I nuovi strumenti di programmazione integrata
Regione
Piano sociale e sanitario
regionale triennale
(2009-2011)
Livello intermedio
Conferenze territoriali
sociali e sanitarie
Atto di indirizzo e
coordinamento triennale
Ambito distrettuale
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1. Piano di zona distrettuale
per la salute e per il
benessere sociale
triennale
2. Piano attuativo annuale
PIANO SOCIALE E
SANITARIO REGIONALE
TRIENNALE:
la struttura complessiva
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INDICE PIANO SOCIALE E SANITARIO REGIONALE
PARTE PRIMA: Il nuovo sistema integrato dei servizi
Capitolo 1 - L’integrazione socio sanitaria
Capitolo 2 - L’integrazione istituzionale principio fondamentale di
“Governance”
Capitolo 3 - La programmazione integrata
3.1 Gli strumenti della programmazione
3.2 La partecipazione delle formazioni sociali e delle organizzazioni
sindacali alla funzione di programmazione
Capitolo 4 - Il Fondo regionale per la non autosufficienza
Capitolo 5 - Il processo di accreditamento in ambito socio-sanitario e
sociale
Capitolo 6 - La partecipazione organizzativa quale risorsa strategica
per l’integrazione
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Capitolo 7 - Il ruolo delle nuove aziende per i servizi alla persone
(ASP)
INDICE PIANO SOCIALE E SANITARIO REGIONALE
PARTE SECONDA: L’area delle politiche sociali
Capitolo 1 - Gli obiettivi di benessere sociale
Capitolo 2 - L’accesso al sistema
2.1 Accesso al Sistema Integrato dei Servizi
2.2 Lo Sportello Sociale
2.3 Priorità di accesso e armonizzazione dei regolamenti
Capitolo 3 - Qualità dei servizi e rapporto tra privati e Istituzioni pubbliche
3.1 Rapporto fra Istituzioni pubbliche e soggetti privati
3.2 Titoli per la fruizione dei servizi: ipotesi di sperimentazione
3.3 L’assistenza privata a domicilio: le assistenti familiari
3.4 La Carta dei servizi
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Capitolo 4 - Il finanziamento della spesa
4.1 Il fondo nazionale per le politiche sociali
4.2 Il fondo sociale regionale
4.3 Fondo locale
4.4 I finanziamenti comunitari
4.5 Compartecipazione degli utenti ai costi dei servizi
INDICE PIANO SOCIALE E SANITARIO REGIONALE
PARTE TERZA:
Le risposte ai bisogni complessi:
verso politiche sociali e sanitarie integrate
Capitolo 1 - Responsabilità familiari
Capitolo 2 - Infanzia e adolescenza
Capitolo 3 - Giovani
Capitolo 4 - Anziani
Capitolo 5 - Persone con disabilità
Capitolo 6 - Gli immigrati stranieri
Capitolo 7 - Povertà ed esclusione sociale
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INDICE PIANO SOCIALE E SANITARIO REGIONALE
PARTE QUARTA: L’area delle politiche sanitarie
Capitolo 1 - Governo clinico e qualità dei servizi
Capitolo 2 - L’integrazione sovraziendale: le aree vaste
Capitolo 3 - Il Distretto
3.1 Sviluppi nel Distretto
3.2 Il dipartimento delle cure primarie (DCP). Il sistema delle cure primarie
3.3 Lo sviluppo dei nuclei delle cure primarie
3.4 Il ruolo dei medici di medicina generale
[…]
Capitolo 4 - L’esercizio unitario delle funzioni di diagnosi, cura,
riabilitazione e di prevenzione -La rete ospedaliera pubblica e privata
Capitolo 5 - La Sanità pubblica e veterinaria
[…]
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Capitolo 6 - Salute mentale e dipendenze patologiche
[…]
INDICE PIANO SOCIALE E SANITARIO REGIONALE
PARTE QUINTA:
Linee di sviluppo degli strumenti e delle infrastrutture
in ambito sanitario
Capitolo 1
La ricerca e l’innovazione
1.1 Medicine non convenzionali
Capitolo 2
Il Sistema Informativo Sanità e Politiche Sociali (SIPSS)
Capitolo 3
Comunicazione e partecipazione
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… le novità introdotte o confermate:
 Trasformazione Ipab/Asp
 Nuovo Ufficio di Piano

Importanza del livello di programmazione intermedio
 Nuovo Piano di zona per la salute ed il benessere
(2009)
 Nuove forme di accreditamento dei soggetti gestori
(dal 2009)
 Fondo regionale della non autosufficienza
 Sportelli sociali
 Fondo sociale locale (dal 2009)
 […]
La delibera
regionale
1682/2008
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La delibera regionale 1682/2008
stabilisce:
- le linee guida per la costruzione del
PDZs&b locale (Allegato A)
- le modalità di partecipazione del TS
(Allegato B)
 Linee di indirizzo per l’elaborazione e
l’approvazione della programmazione di ambito
distrettuale 2009-2011 (allegato A)
Indice
 Premessa: le finalità
 Linee guida per il processo
 Ruolo dei soggetti e indicazioni per la partecipazione
 Tempi
 Procedure per l’adozione
 Indice del documento triennale e del documento
annuale
 Il Piano triennale della salute e del benessere sociale
 Il Programma attuativo annuale
delibera 1682 dell’ottobre 2008: in particolare sul ruolo dei
soggetti sociali, organizzazioni e cittadini.
Anche nella nuova fase programmatoria deve
essere promossa e organizzata la partecipazione
al processo fin dal suo avvio da parte dei
soggetti sociali sia organizzati (sindacati, terzo
settore, organizzazioni imprenditoriali) sia come
singoli cittadini, valorizzando le esperienze già
presenti nei territori.
Il ruolo dei soggetti sociali, organizzazioni e cittadini.
Per quanto riguarda il Terzo settore, resta ferma la
procedura di partecipazione alla programmazione
attraverso la sottoscrizione dei Protocolli di adesione
all’Accordo di Programma e al Programma attuativo
annuale, previsti all’art. 29, comma 6 L.R. 2/03.
Il Comitato di Distretto, o l’organo della forma
associativa che coincide con l’ambito distrettuale
definisce le modalità di partecipazione dei soggetti del
terzo settore alla definizione del Piano di zona
distrettuale per la salute e il benessere sociale.
Il confronto sul piano si sviluppa dalla fase di
elaborazione sino a quelle di monitoraggio e
valutazione,
assicurando
una
partecipazione
rappresentativa delle diverse realtà territoriali nonché
espressiva dei diversi ambiti di attività, valorizzando ove
possibile le forme di rappresentanza locali esistenti
ALLEGATO B) Delibera RER 1682/08
Linee guida per la partecipazione del
Terzo Settore ai processi di
programmazione previsti dal Piano
regionale sociale e sanitario 20082010
Premessa
L’obiettivo delle presenti Linee guida è quello di valorizzare promuovere e
favorire una maggiore partecipazione del Terzo Settore alle diverse fasi
connesse ai processi previsti dall’art. 20 della L.R. n. 2/2003 e dal Piano
Regionale Sociale e Sanitario 2008-2010.
Forum Territoriale del Terzo Settore
La Regione Emilia-Romagna, anche al fine di realizzare le
presenti linee guida, valorizza e riconosce l’autonoma
costituzione di Forum del Terzo Settore per ogni ambito
provinciale .
Le Province promuovono e sostengono gli interventi orientati
a riconoscere la costituzione dei Forum provinciali del Terzo
Settore ed i processi di partecipazione congiunta del Terzo
settore al sistema dei servizi così come previsto dal Piano
Regionale Sociale e Sanitario e dalle presenti Linee guida
sostenendo tali processi con adeguati supporti organizzativi e
logistici.
Finalità ed obiettivi (1)
Il Piano Regionale Sociale e Sanitario 2008-2010 recita
testualmente: “Ferma restando la titolarità pubblica di questa
funzione sociale, la partecipazione dei soggetti privati non-profit
si sviluppa dal momento della programmazione a quelli
successivi della progettazione, della realizzazione ed erogazione
dei servizi e degli interventi sociali, della valutazione, ovviamente
nel rispetto del pluralismo nel sistema dell'offerta dei servizi e
delle regole dell’accreditamento (…).
La partecipazione dei soggetti del terzo settore, promossa a
livello regionale, a partire dal loro coinvolgimento alla
predisposizione del Piano Regionale Sociale e Sanitario (…) va
sostenuta anche nelle articolazioni locali fin dalla fase di
elaborazione degli Atti di indirizzo e dei Piani di Zona”.
Finalità ed obiettivi (2)
Rispetto a quanto disposto dal Piano Regionale Sociale e
Sanitario 2008-2010, la partecipazione del Terzo Settore deve
quindi essere concepita:
- sin dalla fase di “programmazione”, che precede e sostiene
quelle più tecniche e specialistiche della progettazione,
realizzazione, erogazione e valutazione,
- sui tre livelli del sistema: regionale, intermedio (ambito di
Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria) e distrettuale,
- definendo esplicitamente i momenti di confronto ed i documenti
che devono essere sottoposti a parere.
Livello regionale
L’organismo d’interlocuzione tra la Regione ed il Terzo
Settore è rappresentato dalla Conferenza Regionale del
Terzo Settore, istituita ai sensi dell’art. 35 della L.R. n.
3/1999, con le competenze di cui alla deliberazione della
Giunta regionale n. 2141/2003.
Sono Sezioni speciali della Conferenza regionale del terzo
Settore l’Osservatorio regionale dell’associazionismo di
promozione sociale e l’Osservatorio regionale del
volontariato.
Livello intermedio (1)
La Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria istituisce un tavolo di
confronto con il Terzo Settore per garantire la partecipazione del
volontariato, dell’associazionismo di promozione sociale e della
cooperazione sociale alla definizione dell’Atto di indirizzo e
coordinamento triennale.
Il tavolo di confronto con il Terzo Settore (Tavolo Welfare) è costituito
dall’Ufficio di Presidenza della Conferenza Territoriale Socio Sanitaria
ed è composto dal Presidente della Conferenza Territoriale Socio
Sanitaria o da suo delegato, che la presiede, da rappresentanti degli
Enti locali, da un rappresentante della Azienda USL e da
rappresentanti del Terzo Settore.
I rappresentanti del Terzo Settore vengono segnalati dal Forum
Provinciale del Terzo Settore, assicurando una configurazione unitaria
ed ampiamente rappresentativa delle diverse forme giuridiche e
organizzative, nonché espressiva dei diversi ambiti di attività. (…)
Livello intermedio (2)
Funzioni e competenze (del tavolo di confronto)
Il Tavolo è il luogo del confronto e della concertazione tra la
Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria ed il Terzo
Settore per quanto riguarda il processo di redazione
dell’Atto di indirizzo e coordinamento triennale in tutte le fasi
in cui si dispiega il percorso: dalla fase di elaborazione sino
a quelle di monitoraggio e valutazione.
Livello distrettuale
Il Comitato di Distretto, o l’organo della forma associativa
che coincide con l’ambito distrettuale, è tenuto a definire le
modalità ed il percorso del confronto e della concertazione
con le rappresentanze locali del Terzo Settore.
Il confronto e la concertazione deve avvenire sull’intero
processo (dalla predisposizione alla verifica) relativo alla
predisposizione del Piano distrettuale per la salute ed il
benessere sociale così come previsto dal PSSR.
Il livello di
programmazione
Intermedio
(Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria)
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Il livello di programmazione intermedio
A livello di programmazione intermedia
la Conferenza sociale e sanitaria dovrà
produrre un documento importante
ossia l’Atto di coordinamento e indirizzo
provinciale triennale.
Tale documento costituisce il
riferimento per la programmazione
distrettuale.
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L’Atto di coordinamento e indirizzo
provinciale triennale stabilisce Le linee di
indirizzo e le priorità strategiche per i
piani di zona distrettuali per la salute e il
benessere sociale
Il Profilo di comunità
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Il profilo di comunità
Cos’è il Profilo di comunità
… costituisce una lettura ragionata e partecipata dei
bisogni di salute e di benessere della popolazione (…)
da considerare all’interno della programmazione e
delle politiche territoriali sociali, socio-sanitarie e
sanitarie …
(dalle indicazioni regionali per la costruzione del Profilo di comunità)
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IL PROFILO DI COMUNITA’: DOCUMENTO E PROCESSO
 Il profilo di comunità … deve essere inteso non solo come un
‘documento’ ma soprattutto come un ‘processo’ che coinvolge
i soggetti operanti ai vari livelli territoriali
 … il processo di costruzione del profilo di comunità deve porsi
come obiettivo di integrare conoscenze, informazioni e dati
molteplici e vari, nell’intento di descrivere e comprendere i
diversi ambiti di vita della popolazione (Salute, Ambiente,
Sicurezza, Capitale sociale, ecc.). L’intento è quello di
costruire una base comune di lettura che gradualmente porti
alla definizione di priorità condivise e possa così orientare
tutta la programmazione locale.
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(dalle indicazioni regionali per la costruzione del Profilo di comunità)
Programmazione e
governance a livello
locale
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Il piano di zona per la
salute e il benessere
sociale ed
il piano attuativo
… strumento e documento
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Un modello organizzativo
della programmazione zonale
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… i pdz: chi li fa:
I Comuni di un territorio, definito,
zona sociale
In Emilia-Romagna: le zone sociali
sono 38
La programmazione in rete
Comitato
di distretto
APPROVA IL
PIANO
Tavolo del welfare
IDENTIFICA LE
PRIORITA’
UFFICIO DI PIANO
SEGRETERIA
ORGANIZZATIVA,
COORDINAMENTO,
STESURA DEL PIANO
Tavoli tematici
e trasversali
ANALIZZANO BISOGNI
FORMULANO
PROPOSTE
Chi prende parte ai tavoli
Comitato di
Distretto
SINDACI, ASSESSORI
UFFICIO DI PIANO
Tavoli tematici e trasversali
FUNZIONARI,
COLLABORATORI IN
FUNZIONARI E DIRIGENTI STRETTO CONTATTO
REFERENTI
DI COMUNI, ASL
CON TECNICI E POLITICI
DI COMUNI, ASL,
RAPPRESENTANTI
DEL DISTRETTO
SCUOLA,
Tavolo del welfare
DEL TERZO SETTORE
DEI SINDACATI, DELLA
SCUOLA, ECC.
TERZO SETTORE
SINDACATI…
I tavoli tematici e trasversali
Tavolo vecchie e
nuove povertà
Tavolo anziani
Tavolo lavoro
Tavolo famiglie
e minori
Tavolo disabilità
Tavolo casa
Tavolo trasporti
… chi li utilizza?
Le zone:
il piano è un programma. Spetta ai
soggetti responsabili (comuni e Terzo settore)
monitorarne l’attuazione
La provincia: li raccoglie, offre un supporto
alle zone per la loro stesura, ne trae
informazioni del territorio
La Rer:
li esamina e finanzia attraverso i PdZ
gran parte degli interventi rispetto ai
programmi finalizzati presentati nei piani stessi
Da Emilia-Romagna sociale
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… chi li approva?
I PdZ sono legge: e vengono ratificati
con Accordo di programma,
strumento giuridico (ex legge 142/90)
che sancisce l’accordo fra enti
pubblici in ordine ad una
programmazione congiunta
E il Terzo settore???
… e il Terzo settore?
Continua a sottoscrivere l’accordo
con specifici protocolli di adesione
….(legge 2/03 Emilia-romagna) ma la
sua partecipazione è oggi è ancora
più formalizzata
Il ruolo del Terzo settore in un’ottica di governance
DA UN RUOLO OPERATIVO …
- Progettare interventi multidimensionali sempre più personalizzati
- Integrare nuovi profili professionali in équipe multiprofessionali
- Operare in rete con servizi ed enti pubblici e privati
… AD UN RUOLO ANCHE POLITICO
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- Farsi portatore verso le istituzioni dei bisogni del territorio
dando vita ad una lettura condivisa del contesto
- Partecipare alla programmazione ‘in rete’ col sistema
integrato di servizi soci-sanitari, anche costruendo
meccanismi di rappresentanza
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