Torino . Auditorium Rai . Concerti 2013 •2014
3°
ica
La grande mussegno
va sempre a
TTOBRE 2013
GIOVEDÌ 24 O
ore 20.30
Gaetano d'Espinosa direttore
Carlo Romano oboe
Roberto Ranfaldi violino
Vivaldi
Bach
Bruckner
TOBRE
VENERDÌ 25 OT
2013 ore 20.30
Gaetano d'Espinosa direttore
Francesco Pomarico oboe
Cesare Coggi clarinetto
Corrado Saglietti corno
Elvio Di Martino fagotto
Mozart
Bruckner
3
°
GIOVEDÌ 24 O
TTOBRE 2013
ore 20.30
Gaetano d'Espinosa direttore
Carlo Romano oboe
Roberto Ranfaldi violino
Antonio Vivaldi (1678 - 1741)
Concerto in si bemolle maggiore F XII n. 16 (RV 548)
per oboe, violino, archi e basso continuo (dopo il 1720)
Allegro
Largo
Allegro
Durata: 10’ ca.
Prima esecuzione Rai a Torino.
Johann Sebastian Bach (1685 - 1750)
Concerto in re minore BWV 1060a
per oboe, violino, archi e basso continuo (dopo il 1717)
Allegro
Adagio
Allegro
Durata: 18’ ca.
Ultima esecuzione Rai a Torino: 20 febbraio 2005, Carlo Romano,
Roberto Ranfaldi (per "Domenica Musica").
Anton Bruckner (1824 - 1896)
Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore Romantica
(versione 1878/80)
Bewegt, nicht zu schnell (Mosso, non troppo presto)
Andante quasi allegretto
Scherzo. Bewegt (Mosso) – Trio. Nicht zu schnell, keines falls
schleppend (Non troppo presto, assolutamente senza strascicare)
Finale. Bewegt, doch nicht zu schnell (Mosso, ma non troppo
presto)
Durata: 67’ ca.
Ultima esecuzione Rai a Torino: 16 maggio 2003, Marc Albrecht
(versione 1878/80).
3
°
VENERDÌ 25 O
TTOBRE 2013
ore 20.30
Gaetano d'Espinosa direttore
Francesco Pomarico oboe
Cesare Coggi clarinetto
Corrado Saglietti corno
Elvio Di Martino fagotto
Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791)
Sinfonia concertante in mi bemolle maggiore KV 297b
per oboe, clarinetto, corno, fagotto e orchestra (1778)
Allegro
Adagio
Andantino con variazioni
Durata: 26’ ca.
Ultima esecuzione Rai a Torino: 28 novembre 2008, Juraj Valčuha,
Carlo Romano, Enrico Maria Baroni, Ettore Bongiovanni, Andrea Corsi.
Anton Bruckner (1824 - 1896)
Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore Romantica
(versione 1878/80)
Bewegt, nicht zu schnell (Mosso, non troppo presto)
Andante quasi allegretto
Scherzo. Bewegt (Mosso) – Trio. Nicht zu schnell, keines falls
schleppend (Non troppo presto, assolutamente senza strascicare)
Finale. Bewegt, doch nicht zu schnell (Mosso, ma non troppo
presto)
Durata: 67’ ca.
Ultima esecuzione Rai a Torino: 16 maggio 2003, Marc Albrecht
(versione 1878/80).
Il concerto di venerdì 25 ottobre è trasmesso in collegamento
diretto su Radio3 per il programma “Radio3 Suite” e in
streaming audio/video su www.osn.rai.it
Antonio Vivaldi
Concerto per oboe, violino, archi e cembalo F XII n. 16 (RV 548)
Johann Sebastian Bach
Concerto in re minore BWV 1060a
per oboe, violino, archi e basso continuo
Il Settecento vide il fiorire della musica strumentale in tutta Europa e in Italia
dove, accanto alla consueta attività musicale nelle cappelle ecclesiastiche e nelle
corti, si affacciò il fenomeno sociale del suonare in pubblico. L’emancipazione
della musica strumentale da quella vocale portò con sé grandi cambiamenti
nella produzione e nella concezione estetica del linguaggio musicale. Con il
compositore di Fusignano Arcangelo Corelli, si chiuse in un certo senso il retaggio
dell’epoca barocca in favore di questa nuova prospettiva. Con lui il concerto
strumentale aveva avuto il suo primordiale assetto formale, basato sull’alternanza
tra concertino (piccolo gruppo di solisti) e concerto grosso (gruppo orchestrale).
In seguito il veronese Giuseppe Torelli ne aveva consolidato le linee solistiche,
soprattutto nella veste di concerto per violino e orchestra. Ma è con il violinista
e compositore veneziano Antonio Vivaldi che il concerto solistico raggiunse la
perfezione stilistica e formale che verrà ripresa da tutti i grandi musicisti a venire,
primo su tutti Johann Sebastian Bach.
Il Concerto di Vivaldi per oboe, violino, archi e cembalo in si bemolle maggiore
F XII n. 16 (RV 548), appartiene alla vasta produzione di quasi cinquanta doppi
concerti, divisi tra concerti per una coppia diversa di strumenti solistici e per una
coppia uguale. Quasi sicuramente composto dopo il 1720, il Concerto fu pubblicato
postumo come buona parte delle opere del “prete rosso” e venne rielaborato da
Vivaldi anche nella versione per due violini (RV 764).
Nell’assetto formale e nelle linee principali, il doppio concerto ricalca il concerto
solistico: forma tripartita con alternanza dei movimenti veloce – lento – veloce,
diversificazione tematica tra “soli” e “tutti”, tensione tra vitalità virtuosistica dei
solisti e coralità dell’insieme orchestrale, utilizzo della forma con ritornello nei
tempi veloci e lirismo di stampo operistico nel movimento lento.
La differenza più evidente risiede nella creatività con cui Vivaldi accostò i due
strumenti solistici, tenendo conto delle caratteristiche timbriche e quindi delle
possibilità espressive che potevano scaturire dal loro dialogo e dalla loro unione
sonora. Nella composizione i due solisti vengono spesso trattati come specchio
l’uno dell’altro; per mano della fantasia e dell’invenzione che contraddistinguono
l’arte di Vivaldi, oboe e violino “giocano” tra loro e con la sezione orchestrale in
ognuno dei tre movimenti, dando vita a soluzioni sempre varie.
Irene Sala
Johann Sebastian Bach aveva manifestato sin da giovane l’interesse per la
Konzertform, e nel periodo presso la corte di Weimar (1708-1717) aveva studiato
e trascritto con attenzione i concerti di alcuni ammirati compositori, suoi
predecessori e contemporanei, tra i quali spiccava il veneziano Antonio Vivaldi.
Con il trasferimento a Köthen nel 1717, anno in cui assunse la carica di maestro
di cappella alla corte calvinista del duca Leopoldo di Anhalt-Cöthen (per restarvi
fino al 1723), Bach iniziò a comporre concerti suoi. Partendo dalla struttura
e dall’architettura vivaldiana, la arricchì di spunti personali quali la fitta trama
contrappuntistica e l’elaborazione motivico-tematica.
Il Concerto in re minore BWV 1060a per oboe, violino, archi e basso continuo
appartiene a questo periodo creativo ed è purtroppo andato perduto come
molti dei lavori scritti da Bach a Köthen. È invece sopravvissuta la trascrizione
del concerto per due clavicembali in do minore BWV 1060, che il compositore
fece successivamente a Lipsia mentre era direttore del “Collegium Musicum”
fondato da Georg Philipp Telemann. Grazie a questa trascrizione è stato possibile
ricostruire l’edizione originale per oboe e violino in re minore, pubblicata dalla
Neue Bach-Ausgabe, e oggi vengono regolarmente eseguite entrambe le versioni.
L’Allegro attacca subito con il tema con ritornelli dal carattere festoso e danzante,
che viene modificato ed elaborato di volta in volta grazie alle interazioni tra le
parti concertanti. Nella condotta delle voci ritroviamo il marchio di fabbrica
bachiano nell’utilizzo del canone e del contrappunto. L’Adagio si apre con una
toccante melodia, esposta prima dall’oboe e poi dal violino, accompagnati e
sostenuti per tutto il movimento dall’orchestra in pizzicato. Grande energia
nell’Allegro conclusivo, molto strutturato dal punto di vista della costruzione
formale e dominato dall’uso della dinamica del forte e del piano contrapposti. Se
il violino si abbandona a qualche digressione virtuosistica, ecco di nuovo l’eco tra
i due solisti, che infine chiudono il brano all’unisono.
Irene Sala
Anton Bruckner
Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore Romantica (versione 1878/80)
Max Auer (1880-1962), insieme con August Göllerich (1859-1923) il patriarca dei
biografi di Anton Bruckner, rivendica nella sua classica monografia il carattere
puramente “musicale” della “fonte primigenia” della musica di Bruckner, in
contrapposizione a quella di Wagner, da Bruckner venerato non di meno come
“il maestro dei maestri”. Il programma ideal-tipico applicato da Auer alle Sinfonie
del compositore austriaco è tuttavia il frutto di un’esegesi religiosa di segno
univoco plasmata sul topos del Musikant Gottes, del “musico di Dio”, un paradigma
interpretativo che assolutizza una componente reale, molto importante, del
“contenuto” del sinfonismo bruckneriano, che si esprime in un fitto sostrato di
figurae musicali provenienti dalla sfera liturgica. Lo schema pseudo-religioso
per aspera ad astra, che Auer mutuò da Göllerich, il biografo “autorizzato” di
Bruckner, altro non è tuttavia che un’idea drammatica, la formulazione triviale
di un cammino interiore culminante, dopo il superamento degli ostacoli e la
consolazione panteistica in seno alla natura (Scherzi), nell’apoteosi conciliante
dei Finali.
L’infausta, dogmatica contrapposizione categoriale fra musica a programma e
musica assoluta vincolava i primi commentatori ad una presa di posizione netta,
che costringeva il sinfonismo bruckneriano, come ha rimarcato Walter Wiora, in
un letto di Procuste. La Quarta Sinfonia è un esempio mirabile delle aporie dello
schema ermeneutico tradizionale: le indicazioni “programmatiche” risalenti al
compositore (il secondo tema del primo movimento si riferirebbe al canto della
cinciallegra; lo Scherzo, con il tema dei corini, sarebbe una “scena di caccia”; il
Finale, nella versione del 1878, una “festa popolare”) non hanno il valore estetico
che il programma letterario o d’altra natura possedeva per i Nuovi Tedeschi (il
fatto che tale indicazioni non compaiano in partitura ne è la riprova).
Il sottotitolo Romantische, dato da Bruckner alla sua Quarta Sinfonia (prima
versione 1874; seconda versione, 1878-80), esprime più un’aura, nella quale il
lavoro vive, un insieme di suggestioni riportabili all’idea della natura naturans,
mentre le indicazioni dettagliate rilasciate (non ufficialmente) dal compositore
sono, come nel caso analogo dell’Ottava Sinfonia, un tentativo di facilitare
la ricezione di un linguaggio sinfonico complesso ed originalissimo nella sua
concezione formale “architettonica”, presso un pubblico che, suggestionato dalle
diatribe estetiche fra Nuovi Tedeschi (Liszt, Wagner, Wolf) e “brahmini” (Brahms,
Hanslick, il critico Max Kalbeck) aveva bisogno di indicazioni di tal fatta per
orientarsi nella complessità di un discorso sinfonico “eccentrico”.
La sinfonia bruckneriana è costruita, a partire dalla Prima in do minore su grandi
aree tematiche (tre complessi tematici nell’Allegro d’apertura) che si susseguono
secondo il principio della “forma ad arco” e della “elaborazione di varianti”, più
che dal lavoro motivico-tematico beethoveniano o brahmsiano. I due archetipi
del sinfonismo bruckneriano sono la Nona di Beethoven (il tipo monumentale di
Sinfonia che né Brahms, né Schumann, le cui quattro Sinfonie Bruckner definiva
“Sinfonette”, né Mendelssohn coltivarono) e la Sinfonia “Grande” di Schubert,
soprattutto per la concezione generale della forma. L’appartenenza del sinfonismo
bruckneriano a quella che Adorno ha chiamato “linea di sviluppo austriaco della
sinfonia” è, per lo meno per quanto riguarda il rapporto fra Bruckner e Schubert,
un dato di fatto.
La Quarta si può sì ricondurre alla sfera “naturale”, non tanto per l’appartenenza di
determinati atteggiamenti espressivi ad una tradizione da lungo tempo codificata
(l’atmosfera di caccia, nello Scherzo), e tanto meno per via di presunti momenti
descrittivi (il riferimento faceto dell’autore al canto della cinciallegra), quanto per
il modo in cui Bruckner espone, all’inizio dell’Allegro, il materiale tematico. Come
già nella Terza Sinfonia, assistiamo qui infatti ad una vera e propria “nascita del
tema”: sul tremolo degli archi (una figura di sfondo che rimanda simbolicamente
all’alveo della natura) il disegno del corno staglia il suo motivo di quinta, che non
è ancora il tema, ma l’inizio del suo divenire (il modello della Nona beethoveniana
è palese). Il tremolo che introduce pianissimo il motto del corno in due battute
vuote, si staglia come sfondo ametrico sul quale prendono corpo i differenti
motivi, di natura metrica contrastante (all’esposizione in fortissimo del primo
tema, il “tremolo di sfondo” è assorbito nel tutti dell’apparato orchestrale).
Questo è tuttavia l’ambito proprio della natura naturans, non quello
descrittivistico, ingenuo della natura naturata (imitatio in senso aristotelico
di questo o quell’aspetto): un ambito indubbiamente romantico, se si pensa al
peso che ciò ha nella teoria del genio di August Wilhelm Schlegel. A cospetto del
cattolicesimo ortodosso del compositore, che sostanzia di sé una parte importante
del suo linguaggio sinfonico a livello di figurae sacrali (predominanti nella Quinta,
nell’Ottava e nella Nona Sinfonia), occorre tuttavia guardarsi da un’interpretazione
panteistica: la Romantische è semmai più vicina alla sfera “profana” della Prima
Sinfonia. Ciò nonostante non mancano figurae che originano dall’immaginario
religioso, così ad esempio il tipico conductus processionale sui pizzicati dei bassi
nell’Andante, che ha il carattere di una Marcia funebre.
Il primo e l’ultimo movimento presentano tutte le peculiarità del linguaggio
sinfonico maturo del compositore, a cominciare dalla successione ondulare di
intensificazioni dinamiche miranti ad un punto d’arrivo, in virtù della quale
ogni sinfonia raggiunge il suo telos nell’ultimo tempo, culminante nella ripresa
del tema principale del primo tempo. Si noti infine la presenza, nei movimenti
estremi della Romantische, del tipico ritmo bruckneriano costituito dalla
successione metrica 2+3, che contribuisce notevolmente, insieme agli altri
elementi menzionati, a costituire l’unità formale dell’opera nella quale Max
Kalbeck, avversario implacabile dei Nuovi Tedeschi, avvertiva “il disordine della
stanza di un erudito, dove tutto giace ammucchiato e accatastato”.
Alberto Fassone
(dagli archivi Rai)
Wolfgang Amadeus Mozart
Sinfonia concertante in mi bemolle maggiore KV 297b
per oboe, clarinetto, corno, fagotto e orchestra
Un’opera dubbia
Siamo davvero sicuri che la Sinfonia concertante KV 297b sia stata scritta da
Mozart? Fino agli anni Sessanta del Novecento la domanda non si era mai
nemmeno ipotizzata. Poi, alcuni studiosi hanno cominciato ad avanzare dubbi
sulla paternità del lavoro. Perché?
Cominciamo dal 1778. Mozart era a Parigi in compagnia della madre con una
missione precisa: bussare alle porte di tutte le più importanti corti e istituzioni
musicali della città alla ricerca di un incarico ufficiale. Tra queste non poteva
mancare la sala dei Concerts Spirituels, diretti all’epoca da Joseph Legros. Venne
proprio da quell’impresario di successo la commissione di un’opera originale
per il giorno del Corpus Domini. Mozart non se lo fece dire due volte e scrisse
una Sinfonia concertante «in gran fretta ma con la massima cura». Il 27 aprile
si recò da Legros con la partitura fresca di inchiostro: c’era tutto il tempo per
far copiare le parti staccate. Ma qualche giorno dopo l’autografo era ancora in
casa Legros, nascosto tra una serie di spartiti impolverati. Mozart, preoccupato,
chiese spiegazioni, e la riposta fu un misterioso «Accidenti, avevo dimenticato».
Si sarebbe potuto facilmente riparare alla dimenticanza; ma il giorno del Corpus
Domini la Sinfonia concertante non venne affatto eseguita. Mozart scrisse al padre
di non credere alla scusa accampata da Legros; in particolare attribuì tutta la
colpa a un tale Cambini, un maestro italiano che si sentiva messo in ombra da
quel giovane talento arrivato da Salisburgo.
Da allora si sono perse le tracce della partitura, che è riemersa solo nel 1870,
quando Otto Jahn, uno dei primi biografi mozartiani, reperì una copia del lavoro
presso un collezionista privato. Non era, però, un manoscritto autografo; e
soprattutto non presentava lo stesso organico descritto da Mozart all’epoca della
stesura: le parti originali per flauto e oboe erano rispettivamente sostituite da
oboe e clarinetto. Ma all’epoca non si badava troppo a questi dettagli; e così quella
copia è entrata per anni a far parte del catalogo Köchel.
Solo intorno al 1960 alcuni ricercatori hanno sentito l’esigenza di risalire alle origini
dell’opera: una serie di studi confluiti nella ricerca di Robert D. Levin, dal titolo
perfettamente esplicito: Who Wrote the Mozart Four-Wind Concertante? (New York
1988). Risultato: per questi studiosi sarebbero da considerare mozartiane solo le
parti solistiche. Probabilmente capitarono in mano a un musicista dell’Ottocento,
il quale decise di trascriverle per la sua formazione cameristica, integrando di suo
pugno la tessitura orchestrale. Ma nessuno si premurò di segnalare la natura della
ricostruzione; e così, oggi, la Sinfonia concertante KV 297b è rientrata a pieno
titolo nella sezione del catalogo Köchel dedicata alle opere di dubbia autenticità.
Certo, non si tratta affatto della parola fine sulla questione; ma è probabile che
sia l’ipotesi più plausibile. Basta un orecchio un po’ allenato per cogliere un certo
scarto tra la sintesi espressiva degli interventi solistici e alcune lungaggini un po’
troppo fronzolute della parte orchestrale, soprattutto nel primo movimento. Il
dialogo concertante tra i ‘soli’ è estremamente vivace; ma i ‘tutti’ sono decisamente
più macchinosi e ripetitivi. Nel secondo movimento si avverte l’intensità melodica
di alcuni passaggi della Gran Partita KV 361: proprio quella calda emotività a cui
non sapeva resistere il pubblico dell’Ottocento. E anche nell’Andantino finale si fa
largo un tema con variazioni dalla fisionomia indiscutibilmente mozartiana. Sono
questi i momenti in cui la parte orchestrale, limitandosi a svolgere una funzione
di semplice accompagnamento, lascia brillare in tutto il suo vigore la scrittura
originale. Ma questo non ci solleva dalla curiosità di sapere dove sia finita quella
partitura portata da Mozart in casa Legros nell’aprile del 1778.
Andrea Malvano
(dagli archivi Rai)
GAETANO D'ESPINOSA
Nato nel 1978 e cresciuto a Palermo, ha studiato violino con Mihai Spinei e
composizione con Turi Belfiore. In seguito si è perfezionato con Salvatore Accardo
all´accademia "Walter Stauffer" di Cremona.
Dal 2001 al 2008 è stato Konzertmeister della Staatskapelle di Dresda, con cui ha
anche eseguito, in veste di solista, il suo Concerto per violino e orchestra d´archi
sotto la direzione di Christian Arming.
A questo periodo risalgono anche il suo debutto come direttore d´orchestra alla
Konzerthaus di Berlino e l´incontro determinante con Fabio Luisi, che lo ha invitato
come suo assistente a Vienna e più tardi al Pacific Music Festival di Sapporo.
Nel maggio 2010 ha debuttato con grande successo alla Semperoper di Dresda con
La traviata. Dirige inoltre la Philharmonia di Praga, la Filarmonica di Poznan, le
Orchestre da camera di Dresda e di Berlino, la Brandenburgisches Staatsorchester
di Francoforte, la Thüringen-Philharmonie e la Kremerata Baltica.
E’ stato invitato dall’Opéra de Lyon, dall’Opéra de Limoges, dalla Graz Oper,
dall’Orchestra NHK di Tokyo e dall’Orchestra del Metropolitan. In Italia ha diretto
le orchestre di Santa Cecilia, Verdi di Milano, del Teatro di San Carlo di Napoli, del
Teatro Massimo di Palermo e della Fenice di Venezia.
Nel 2013 ha diretto Macbeth e Don Carlo al Teatro alla Scala di Milano.
CARLO ROMANO
Nato a Roma, ha conseguito gli studi musicali presso il Conservatorio di "S. Cecilia",
diplomandosi con il massimo dei voti. Vincitore di più concorsi, si è affermato da
giovanissimo sia come solista che come Primo Oboe, ruolo che ha ricoperto nel
1977 nell'Orchestra del Teatro "Carlo Felice" di Genova. Nel 1978 è entrato a far
parte dell' Orchestra Sinfonica di Roma della Rai e dal 1994 è Primo Oboe solista
dell'OSN Rai a Torino. Ha collaborato con diverse orchestre tra cui: Orchestra del
Maggio Musicale Fiorentino, Filarmonica della Scala e Orchestra dell'Accademia
di S. Cecilia; nel 1991 con l'Orchestra da camera della Staatsoper di Monaco ha
effettuato una tournée, eseguendo il Concerto per oboe KV 314 e la Sinfonia
Concertante KV 297b di Mozart. Svolge un'intensa attività solistica e cameristica
con grandi interpreti e direttori, nelle maggiori istituzioni e Festival in Italia e
all'estero, eseguendo spesso prime esecuzioni a lui dedicate. Con diverse etichette
discografiche ha inciso CD sia come solista che con formazioni cameristiche. Si
dedica alla didattica e alla realizzazione di colonne sonore, firmate da compositori
di fama mondiale. Da circa trentacinque anni collabora con Ennio Morricone,
registrando gran parte della sua musica da film e da camera, tenendo concerti
in tutto il mondo. Nel 2007 gli è stato conferito il prestigioso Premio alla Carriera
di Oboista dall'Associazione musicale "G.Verdi" di Sabaudia. È stato docente nel
Conservatorio de L'Aquila e ha tenuto numerose masterclasses in Italia e all'estero.
Partecipa regolarmente nelle giurie di concorsi nazionali ed internazionali.
Come rappresentante del suo strumento è stato invitato in trasmissioni culturali
televisive ("Petruška" e "Super Quark").
roberto ranfaldi
Iniziato lo studio del violino con Mario Ferraris, nel 1982 è a Boston, vincitore di
una borsa di studio per seguire i corsi di E. Rosenblyth.
Nel 1983 si esibisce come solista in tournée con la Schweizer Streichorchester di
Engelberg (Svizzera). Conseguito il diploma nel 1984, con il massimo dei voti,
presso il Conservatorio "A. Vivaldi" di Alessandria, si perfeziona con Corrado
Romano prima a Ginevra e poi presso l'Accademia Internazionale " L. Perosi " di
Biella. Nel 1989 entra a far parte dell'Orchestra Sinfonica della Rai di Torino, di cui
è violino di spalla dal 1995. Ha suonato sotto la direzione di alcuni fra i più grandi
direttori contemporanei, compiendo numerose tournée in Francia, Germania,
Giappone, Inghilterra, Spagna, Stati Uniti e Svizzera.
Come solista ha interpretato concerti di Bach, Beethoven, Bruch, Chausson,
Mozart, Respighi, Viotti e Vivaldi.
È stato invitato a collaborare come violino di spalla dall'Orchestra Filarmonica
della Scala, dall’Orchestra del Teatro alla Scala, dall'Orchestra dell'Accademia
Nazionale di Santa Cecilia, dall'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e da
altre prestigiose istituzioni.
Svolge attività didattica presso l'Accademia Internazionale "L. Perosi" di Biella ed
è spesso invitato a far parte di giurie di concorsi nazionali ed internazionali.
Suona un violino Gennaro Gagliano del 1761.
francesco pomarico
È nato nel 1960. È stato Primo Oboe solista dell’Orchestra Haydn di Trento e
Bolzano dal 1982 al 1987; da quell’anno è docente di Musica da camera presso la
Civica Scuola di Musica di Milano. Sempre nel 1987 è stato vincitore del Concorso
Internazionale «Viotti» di Vercelli. Dal 1989 è Primo Oboe dell’Orchestra Sinfonica
Nazionale della Rai. All’attività di oboista affianca quella di direttore: ha diretto
l’Orchestra “G. Verdi” di Milano ed è presente dal 2004 come direttore e fondatore
dell’ensemble “Geometrie Variabili” nella rassegna “Rai NuovaMusica”, insignita
del premio "Abbiati". Contemporaneamente svolge un’intensa attività di solista:
ha suonato per la Biennale di Venezia, l’Ircam di Parigi, la Beethovenhalle di Bonn,
con l’Orchestra della BBC di Glasgow e altre prestigiose istituzioni italiane ed
europee. Ha suonato sotto la direzione di Zubin Metha, Riccardo Muti, Wolfgang
Sawallisch, Lorin Maazel, Mstislav Rostropovič, Carlo Maria Giulini e altri. Ha
eseguito prime assolute di autori come Luciano Berio, Franco Donatoni, Luis de
Pablo, Iannis Xenaxis, e la prima italiana del Concerto per oboe di Eliott Carter.
Nel 2010 è stato invitato a far parte della giuria del concorso internazionale "G.
Tomassini" e della giuria italiana per le selezioni dell'Orchestra Giovanile Europea.
È stato insegnante dei corsi di alto perfezionamento di Saluzzo (CN). Ha al suo
attivo numerose tournée in Europa, Giappone, Messico e Sud America. Con il
Quintetto a fiati Arnold ha svolto un’importante attività concertistica e l’incisione
di dischi premiati in Europa e negli Stati Uniti.
cesare coggi
Inizia gli studi musicali con il padre e nel 1976 si diploma in clarinetto presso il
Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma con il massimo dei voti e lode
sotto la guida del M° Ulderico Paone.
Nello stesso anno vince il concorso per il posto di Primo Clarinetto dell’Orchestra
Sinfonica di Roma della Rai, ruolo che ricopre fino al 1994.
Dal giugno del 1994 ricopre lo stesso ruolo nell'Orchestra Sinfonica Nazionale della
Rai. Con le suddette orchestre ha partecipato a tournée, eventi in mondovisione,
importanti prime esecuzioni suonando con direttori come Carlo Maria Giulini,
Lorin Maazel, Zubin Mehta, Georges Prêtre, Wolfgang Sawallisch.
Ha sempre affiancato all’intenso lavoro d’orchestra una notevole attività
concertistica, collaborando con diverse formazioni cameristiche ed esibendosi in
Italia e all’estero.
Nel 1987 è tra i fondatori del “Quintetto a Fiato di Roma” e dal 1994 fa parte del
quintetto di fiati “Altair” formato da prime parti dell’OSN Rai.
Ha trascritto per questo tipo di formazione diversi brani tra cui Rhapsody in Blue
di Gershwin, le Danze Ungheresi di Brahms, alcune arie di Mozart, l’ouverture da
Il Pipistrello di Strauss. Queste ultime trascrizioni vengono eseguite da diversi
quintetti e sono state più volte incise riscuotendo, anche dalla critica, un notevole
consenso.
È stato docente di clarinetto al Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma e
“L. Refice” di Frosinone.
Ha tenuto corsi regolari e di perfezionamento presso l’Ars Academy di Roma.
corrado saglietti
Si è diplomato in corno con il M° Giacomo Zoppi con il massimo dei voti e la lode.
Nel 1979 viene premiato al Concorso Internazionale “F. Verganti” di Stresa e inizia
un’interessante attività solistica culminata con i Concerti per corno di W. A. Mozart
(Settembre Musica di Torino del 1981).
Nel 1977 entra a far parte dell’Orchestra di Torino della Rai (oggi OSN Rai) dove dal
1990 ricopre il ruolo di Primo Corno.
Corrado Maria Saglietti rivela in modo completo la sua personalità musicale
attraverso un’importante e feconda attività compositiva.
Tra le sue composizioni più apprezzate ed eseguite la Suite per trombone contralto
e quartetto d'archi, incisa su CD da J. Burnam, R. Barron e Z. Kiss e il Concertissimo
per tuba e banda.
Il recentissimo Souvenirs per corno e archi è stato presentato in prima assoluta
dall’autore stesso al 35° Festival Internazionale Antidogma Musica.
Nel novembre 2010 è tra i dodici cornisti selezionati dall' “International Horn
Society” per uno studio sullo stile cornistico nelle varie nazioni europee, intitolato
"Two Surveys of European Horn Playing Styles" reperibile sul sito dell'IHS dove è
anche presente il suo metodo “Esercizi per Corno - French Horn Exercises”.
elvio di martino
partecipano al concerto
VIOLINI PRIMI
*Roberto Ranfaldi (di spalla), *Marco Lamberti, Antonio Bassi, Irene Cardo, Patricia Greer,
Valerio Iaccio, Martina Mazzon, Fulvia Petruzzelli, Matteo Ruffo, Lynn Westerberg,
Alessandra Génot, Daniela Godio, Gianmario Mari, Laura Papandrea, Emanuela Schiavonetti,
Laura Vignato.
VIOLINI SECONDI
Ha iniziato gli studi musicali nel 1972 presso il Conservatorio di Pescara sotto
la guida del M° Marco Costantini e li ha conclusi con lo stesso maestro nel 1977
presso il Conservatorio di “S. Cecilia” di Roma.
Nel 1978 è stato finalista al Primo Concorso Internazionale di Ancona, dove
ha ricevuto la “Menzione Speciale”. Vincitore assoluto, nello stesso anno, del
concorso per Primo Fagotto presso l’Orchestra “A. Scarlatti” di Napoli della Rai, ha
ricoperto tale ruolo fino al 1986. È stato più volte interprete di importanti concerti
della letteratura fagottistica con l’Orchestra “A. Scarlatti” diretta dal M° Franco
Caracciolo. Ha svolto attività concertistica anche con diverse formazioni da camera
e ha partecipato a numerose manifestazioni di rilievo, tra le quali Ravello Festival,
Festival dei Due Mondi di Spoleto, Settembre Musica e il Festival Donizettiano a
Bergamo dove, nel 1996, ha eseguito in prima esecuzione moderna il Gran Duo in
do maggiore per fagotto e pianoforte di S. Mayr. È stato Primo Fagotto dell’Orchestra
Sinfonica di Milano della Rai e dal 1994 ricopre lo stesso ruolo nell’OSN Rai.
*Roberto Righetti, Valentina Busso, Enrichetta Martellono, Jeffrey Fabisiak, Rodolfo Girelli,
Alessandro Mancuso, Antonello Molteni, Enxhi Nini, Vincenzo Prota, Francesco Sanna,
Elisa Schack, Melissa Majoni, Alessia Menin, Alessandra Romano.
VIOLE
*Luca Ranieri, Geri Brown, Matilde Scarponi, Massimo De Franceschi, Rossana Dindo,
Federico Maria Fabbris, Margherita Sarchini, Tamara Bairo, Svetlana Fomina, Marco Nason,
Elena Saccomandi, Ennzo Salzano.
VIOLONCELLI
*Massimo Macrì, Ermanno Franco, Giacomo Berutti, Stefano Blanc, Pietro Di Somma,
Michelangiolo Mafucci, Carlo Pezzati, Stefano Pezzi, Fabio Storino, Alessandro Copia.
CONTRABBASSI
*Cesare Maghenzani, Gabriele Carpani, Luigi Defonte, Antonello Labanca, Marco Martelli,
Maurizio Pasculli, Virgilio Sarro, Alessandro Paolini.
FLAUTI
*Dante Milozzi, Luigi Arciuli.
OBOI
*Franco Tangari, Sandro Mastrangeli.
CLARINETTI
*Enrico Maria Baroni, Franco Da Ronco.
FAGOTTI
*Andrea Corsi, Cristian Crevena.
CORNI
*Ettore Bongiovanni, Marco Panella, Emilio Mencoboni, Bruno Tornato.
TROMBE
*Marco Braito, Ercole Ceretta, Daniele Greco D’Alceo.
TROMBONI
*Joseph Burnam, Devid Ceste.
TROMBONE BASSO
Gianfranco Marchesi
TUBA
Daryl Smith
TIMPANI
*Maurizio Bianchini
clavicembalo
*Walter Mammarella
*prime parti ° concertini
20°
Ascoltare, conoscere, incontrare, ricevere inviti per concerti fuori
abbonamento, scoprire pezzi d’archivio, seguire le tournée dell’Orchestra,
avere sconti e facilitazioni. In una parola, diventare AMICI.
Sono molti i vantaggi offerti dall’associazione Amici dell’Orchestra
Sinfonica Nazionale della Rai: scegliete la quota associativa che preferite
e iscrivetevi subito!
Tutte le informazioni e gli appuntamenti sono disponibili sul sito
www.amiciosnrai.it o scrivendo a [email protected].
La Segreteria degli AMICI dell’OSN Rai è attiva mezz’ora prima di ogni
concerto presso la Biglietteria dell’Auditorium Rai, oppure il martedì e il
giovedì dalle 10 alle 12, telefonando al 335 6944539.
Si informa il gentile pubblico che a causa di sopravvenuti impegni fuori sede
dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, il concerto di mercoledì 16 aprile
2014 (turno blu), sarà spostato a venerdì 18 aprile 2014. L'orario resta invariato.
CONVENZIONE OSN RAI - VITTORIO PARK
Tutti gli Abbonati, i possessori di Carnet e gli acquirenti dei singoli Concerti
per la Stagione Sinfonica OSN Rai 2013/14 che utilizzeranno il VITTORIO
PARK DI PIAZZA VITTORIO VENETO nelle serate previste dal cartellone,
vidimando il biglietto di sosta nell’apposita macchinetta installata nel
foyer dell’Auditorium Toscanini, avranno diritto allo sconto del 25% sulla
tariffa oraria ordinaria.
PER INFORMAZIONI RIVOLGERSI AL PERSONALE DI SALA O IN BIGLIETTERIA.
Le varie convenzioni sono consultabili sul sito www.osn.rai.it alla
sezione "riduzioni".
Redazione a cura di Irene Sala
4
°
MERCOLEDÌ 30
GIOVEDÌ 31 O OTTOBRE 2013 ore 20.30
TTOBRE 2013
ore 20.30
Francesco Lanzillotta direttore
Stefano Bollani pianoforte
Registrazione dell’ultima puntata del
programma di Rai3 "Sostiene Bollani"
a seguire:
John Adams
Short Ride in a Fast Machine, per orchestra
George Gershwin
Rhapsody in Blue, per pianoforte e orchestra
Igor Stravinskij
Circus Polka, per orchestra
CARNET
da un minimo di 6 concerti scelti fra i due turni e in tutti i settori
Adulti: 24,00 euro a concerto Giovani: 5,00 euro a concerto
SINGOLO CONCERTO
Poltrona numerata: da 30,00 a 15,00 euro (ridotto giovani)
INGRESSO
Posto non assegnato: da 20,00 a 9,00 euro (ridotto giovani)
BIGLIETTERIA
Tel. 011/8104653 - 8104961 - Fax 011/8170861
[email protected] - www.osn.rai.it