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L’Eco dell’Oratorio
Dicembre 2011 n. 3
EXALLIEVI DON BOSCO - CASA MADRE
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NATALE: arcobaleno tra cielo e terra
Tanto tempo fa i colori fecero una lite
furibonda. Tutti si proclamavano il più importante, il più utile, il favorito.
Il VERDE disse: “Chiaramente sono il
più importante. Io sono il segno della vita
e della speranza. Io sono stato scelto dall’erba, dalle piante. Senza di me tutti gli
animali morirebbero.
Il BLU lo interruppe: “Tu pensi solo alla
terra, ma non consideri il cielo e il mare! È
l’acqua la base della vita. Il cielo dà spazio,
pace e serenità. Senza di me voi non sareste niente...”.
Il GIALLO rilanciò: “Voi siete tutti così
seri! Io porto sorriso, gioia e caldo nel
mondo. Il sole è giallo, la luna è gialla, le
stelle sono gialle. Quando fioriscono i girasoli, il mondo intero sembra sorridere.
Senza di me non ci sarebbe allegria...”.
L’ARANCIONE si fece largo: “Io sono il
colore della salute e della forza. Io porto
con me le più importanti vitamine. Pensate alle carote, zucche, arance, mango. E
quando riempio il cielo nell’alba e nel tramonto, la mia bellezza è tale che più nessuno pensa ad uno solo di voi...”.
Il ROSSO, poco distante, urlò: “Io sono il
re di tutti voi. Io sono il colore del sangue
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ed il sangue è vita, è il colore del pericolo e
del coraggio. Io metto il fuoco nel sangue,
io sono il colore della passione, dell’amore. Il mio colore intenso è il colore dei re,
dei potenti, dei prelati. Sono il segno dell’autorità e della sapienza...”.
Anche l’INDACO disse la sua, rifacendosi alle profondità delle acque e del crepuscolo; quindi essere il simbolo della riflessione, della preghiera e della pace.
E così i colori continuarono a discutere
ognuno convinto di essere superiore agli
altri. Litigarono persino.
Improvvisamente un lampo squarciò il
cielo, seguito da un rumore fortissimo. Il
tuono e la pioggia, che seguì violenta, li
impaurirono a tal punto che si strinsero
tutti insieme per confortarsi. Nel mezzo
del clamore la PIOGGIA iniziò a parlare:
“O sciocchi colori, litigate tra di voi e ognuno cerca di dominare gli altri. Tenetevi per
mano e venite con me”. Dopo che ebbero
fatto pace, si presero tutti per mano e formarono un bellissimo ARCOBALENO, segno appunto di Speranza e di Pace.
L’umanità in Adamo ed Eva si è ribellata a Dio. E Dio cosa ha fatto?
Ignorare e fare finta di niente? Vendicarsi facendogliela pagare? Perdonare e
non pensarci più?
Ha seguito un’altra strada: ha sì perdonato, ma ha coinvolto anche l’umanità che
aveva peccato.
Era necessario che un Uomo-Dio fosse
l’artefice della salvezza umana.
Che Gesù, con la sua nascita, fosse l’ARCOBALENO tra Cielo e Terra. Non solo
simbolo, ma portatore e realizzatore di pace, della PACE.
Ecco l’augurio per ogni EXALLIEVO e
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La PRESIDENZA degli Exallievi di Valdocco “Casa Madre”
con i suoi Iscritti e con gli Amici di Don Bosco
AUGURA UN
SANTO NATALE
al IX Successore di Don Bosco, don Pascual Chávez,
all’Ispettore dei Salesiani del Piemonte e Valle d’Aosta, don Stefano Martoglio,
e al Direttore dell’Oratorio San Francesco di Sales, don Enzo Baccini
e ai salesiani tutti.
Gesù Bambino, dono del Padre all’umanità,
doni a tutti Luce, Pace, Amore:
La pace guardò in basso, vide la guerra e disse: là voglio andare.
L’amore guardò in basso, vide l’odio e disse: là voglio andare.
La luce guardò in basso, vide il buio e disse: là voglio andare.
Così apparve la luce e risplendette.
Così apparve la pace e offrì riposo.
Così apparve l’amore e portò vita.
ALFRED EDWARD HAUSMANN
per la sua famiglia: il Natale porti e doni
pace, la Pace di Dio, in ogni coscienza, in
ogni famiglia, nel mondo.
Come? Lo sappiamo bene tutti, ma forse ci manca la volontà di fare il passo per
incontrarci con LUI. Dopo questo gesto ci
sarà più facile essere in pace con noi stessi e con gli altri. Perbacco, non perdiamo
l’occasione!
Il Divino Bambinello nella sua culla ci
attende a braccia aperte. Dài, fai un passo:
e sarà un bel Natale.
Don Giancarlo Casati
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e
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Carrellata...
presidenziale
Cari Ex-allievi,
a fine anno è consuetudine scambiarci gli auguri ed esporre un bilancio
delle attività svolte.
Tutte le nostre iniziative hanno registrato una discreta partecipazione,
specie alla Messa nelle prime domeniche del mese e agli incontri preparatori al Natale e alla Pasqua.
Il convegno annuale ha riconfermato una buona presenza di ex-allievi, segno del sentito attaccamento all’Ausiliatrice e a Don Bosco.
Grande successo hanno avuto gli
incontri di ex-allievi suddivisi per annate o classi. È emozionante il clima
gioioso che si crea tra ex-compagni di
classe o di laboratorio! Quanta umanità si coglie nei racconti delle proprie vicende! Successi ed insuccessi,
gioie e dolori. E da ogni esperienza
traspare l’apprezzamento dei valori
proposti dall’educazione ricevuta. Valdocco è stata una palestra, che ci ha
formati e temprati, per poter affrontare “il futuro”, forti dei valori cristiani e
umani che sono l’essenza del sistema
educativo di Don Bosco.
Questo è quanto abbiamo fatto. Si
poteva fare di più? Certamente sì.
La nota dolente riguarda il calo dei
tesseramenti (specialmente nella fascia più giovane) e delle offerte. La “vita” della nostra Unione dipende esclu-
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sivamente dall’aiuto dei suoi iscritti.
Il tesseramento e le offerte ci permettono innanzitutto di dialogare con voi
tramite “L’Eco dell’Oratorio”. Fino all’anno scorso, grazie anche all’introito
del buffet, allestito per la festa di Maria Ausiliatrice, devolvevamo in beneficenza circa 5.000 €. Quest’anno, a
malincuore, abbiamo sospeso ogni
elargizione, tranne le tre adozioni a
distanza (600 €). Io sono fiducioso,
certo della vostra generosità, di poter
in futuro contribuire alla Borsa “Don
Ottorino Sartori” e sostenere un’opera
missionaria salesiana.
● Domenica 2 ottobre ci siamo ritrovati a Valdocco, dando inizio al nuovo
anno sociale 2011-2012. La partecipazione, grazie anche alla giornata soleggiata e tiepida, è stata numerosa.
Auguriamoci che sia di buon auspicio
per le prossime “prime” domeniche.
Prossimi appuntamenti religiosi:
● Giovedì 8 dicembre, festa dell’Immacolata. Tutta la Famiglia Salesiana
in questa ricorrenza ricorda l’incontro di Don Bosco con Bartolomeo Garelli. Appuntamento alle ore 10,30 nella Chiesa di San Francesco d’Assisi di
Torino, sita nella via omonima.
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● Sabato 17 dicembre, a Valdocco, alle ore 18, siamo invitati ad una breve riflessione natalizia, cui seguirà la Santa Messa prefestiva con possibilità di
confessarsi. Poi ci scambieremo gli auguri con l’arrivo di... Babbo Natale.
Il prossimo anno ci riserverà due avvenimenti particolarmente importanti.
Il primo riguarda i 150 anni della
Scuola Tipografica Salesiana, autorizzata dallo stato italiano il 31 dicembre 1861.
● Martedì 31 gennaio, festa di Don
Bosco. Valdocco sarà visitato da ex-allievi, devoti e amici di Don Bosco.
Mamme e papà che pregano il Santo
dei giovani per i loro figli, giovani che
pregano il loro Amico per il proprio
futuro. Momenti salienti della festa saranno la solenne Concelebrazione delle 10, la Messa dei Giovani alle 18,30 e
la Messa per la Famiglia Salesiana e
gli Amici di Don Bosco alle ore 21.
● Domenica 25 marzo, ritiro spirituale in preparazione alla Pasqua.
Quest’anno ci ospiterà la Casa di preghiera “L’oasi di Santa Chiara”, sita in
Via Luisa del Carretto 6, con ritrovo
alle ore 9.
● Domenica 15 aprile, Convegno annuale degli ex-allievi di “Casa Madre”.
Cari Ex-allievi, quanto
vorrei augurarvi un Santo
Natale pieno di gioia e di
speranza! Ma i tempi sono
difficili. Siamo passati dal
Natale “pagano” caratterizzato da uno sfrenato consumismo, perché, dicevano,
così si sosteneva l’economia, ad un Natale offuscato
dall’attuale tempestosa e
oscura situazione economica, dalla decadenza dei costumi e dalla perdita dei valori cardine della società: la famiglia,
l’onestà, il rispetto, lo spirito di sacrificio, la laboriosità e la fede.
Il papa Benedetto XVI e il card. Ba-
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Il secondo sarà il Congresso mondiale degli ex-allievi, che si terrà a Valdocco e al Colle Don Bosco dal 26 al 29
aprile 2012. Gli ex-allievi e le ex-allieve
di Don Bosco si troveranno nella terra
del loro Maestro, per festeggiare i 100
anni della loro Confederazione.
gnasco hanno invitato i cristiani laici (quindi NOI exallievi) a impegnarsi nella
“res pubblica” (cosa pubblica), a ribellarsi ad un
andazzo comportamentale
degradato, e a far emergere
i valori morali e civili insiti
nella nostra fede, come la
giustizia e la solidarietà.
Da parte mia un sincero
e cordiale augurio che il
Natale trasmetta “la pace
in terra agli uomini di buona volontà”. Pace con noi stessi, pace
con i nostri cari e pace con il nostro
prossimo.
Luigi Mazzucchi
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Il Cardinale preannunciato da Don Bosco
Vicino alle porte di entrata, nella chiesa di San Francesco di Sales in Valdocco,
ci sono due lapidi che ricordano Giovanni Cagliero.
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dote... e poi... e poi...”. Qui Don Bosco si interruppe, stette alquanto pensoso, “... e
andrai lontano, lontano”. E non lo confessò, né più si parlò di sacramenti in articolo di morte.
Per Don Bosco il sentore della morte del
giovane non esisteva, anche se la si vedeva
in faccia, la morte. C’era un appuntamento del destino: era l’amore di Don Bosco a
dare gli appuntamenti. Racconterà più tardi le sue intuizioni di quelle visioni: la pace,
simboleggiata dal ramoscello d’ulivo, sarebbe stata annunciata dalla parola del giovane Cagliero, e lo splendore della colomba denotava la pienezza della grazia dello
Spirito Santo. E da quel momento Don Bosco ebbe un’idea confusa ma costante che
il Cagliero sarebbe diventato Vescovo.
Quelle figure di selvaggi, che sembravano chiedere soccorso, tra le quali si distinguevano due uomini, uno di aspetto orrido
e nerastro, l’altro di color rame e portamento guerriero, che stavano curvi sopra il
piccolo moribondo, erano le fisionomie
degli aborigeni della Patagonia e della Terra del fuoco.
Il giovane Cagliero guarì, vestì l’abito
chiericale, confezionato dalla sua mamma, che tanto aveva sofferto per la malattia
Foto Mario Notario
ual era il significato della
visione di una colomba,
che mandava attorno
a sé sprazzi di luce vivissima e portava nel
becco un ramoscello
d’ulivo, col quale toccò
le labbra del giovanetto
infermo? E quale interpretazione
dare alla visione di strane
figure di
selvaggi che fissavano
lo sguardo nel volto di quello stesso giovane, che due celebri medici di Torino, Galvagno e Bellingeri, dopo un consulto, presagivano in fin di vita e invitavano Don
Bosco a somministrargli i Sacramenti in
articulo mortis ? In quelle due visioni si
manifestava la missione del primo vescovo salesiano. Quel giovane, che nell’Oratorio tutti pensavano che da un giorno all’altro passasse all’Eternità, si chiamava
Giovanni Cagliero, un ragazzo di Don Bosco. Un giorno il giovane Cagliero, allora sedicenne, stanco per il lavoro di assistenza
agli ammalati di colera che aveva colpito la
popolazione di Torino, ritornato a casa dal
lazzaretto, si sentì male e si mise a letto.
Don Bosco, che lo amava come un figlio, gli
fece avere tutte le cure possibili per salvarlo dalle febbri gastriche tifoidee. Ma la
malattia progrediva e in un mese lo ridusse agli estremi. Fu allora che Don Bosco, avvicinatosi al suo letto con la solita calma e
il suo dolce sorriso, ebbe quelle visioni. E
rivoltosi al malato gli disse: “Non è ancora
tempo che tu vada in Paradiso. Il Signore
non vuole che tu muoia, adesso. Vi sono
ancora molte cose da fare: guarirai... vestirai l’abito da chierico, diventerai sacer-
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del figlio, e fu tra i primi quattro collaboratori di Don Bosco che aderirono all’idea di
fondare la Congregazione salesiana.
Uno di voi sarà fatto Vescovo
Nel 1855 parecchi chierici e giovani
erano attorno a Don Bosco e, scherzando, parlavano del loro futuro.
Don Bosco, presa un’aria pensierosa, disse: “Uno di voi sarà fatto Vescovo”, e soggiunse: “Don Bosco, però,
sarà sempre solo Don Bosco”.
La notizia catalizzò la curiosità, e lo
stupore dei presenti, anche perché all’epoca venivano nominati vescovi soltanto
gli appartenenti a nobile casato o chi si
distingueva per scienza ed elevata cultura.
Nel 1862 Cagliero fu ordinato sacerdote
ed eletto Direttore spirituale dell’Oratorio
di Valdocco.
Ma intanto nella mente di Don
Bosco si aprivano nuovi orizzonti nel
campo delle missioni cattoliche. L’11
novembre 1875 nel Santuario di Maria Ausiliatrice, stipato di folla commossa, Don Bosco consegnava il
Crocifisso ai primi dieci missionari
salesiani in partenza per l’America del Sud:
li guidava Don Giovanni Cagliero.
Nel novembre 1884, Leone XIII nominava Don Cagliero Vescovo titolare di Magida, affidandogli il Vicariato Apostolico
della Patagonia settentrionale e centrale.
Successivamente Pio X lo nominava delegato apostolico dell’America centrale e nel
1915 Benedetto XV lo chiamò a Roma per
elevarlo alla dignità cardinalizia e assegnarlo alla Sacra Congregazione dei Religiosi, di Propaganda fide e dei Riti.
Tra romanze e pastorali
la genialità del compositore
A rivelare il lato artistico di Don Cagliero
c’era la sua spiccata propensione alla mu-
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sica, che Don Bosco considerava un efficace strumento di educazione.
Dopo aver frequentato la scuola di armonia, Don Cagliero
diventò un valido
compositore di
musica sacra e
ricreativa. Sono
celebri le sue romanze (Lo spazzacamino, Il figlio dell’esule, L’orfanello, ecc.)
e molte composizioni di canti sacri e pastorali per organo. Giuseppe Verdi riconobbe
nel giovane compositore
“grande fantasia e potenza creativa”. PeFoto Mario Notario
rosi ammirava
l’ispirazione religiosa della sua
musica.
Nel 1868 per
la consacrazione
della basilica di
Maria Ausiliatrice fu eseguita la sua antifona “Sancta Maria, succurre miseris”:
tra i cantori c’era l’esordiente tenore
Francesco Tamagno, che Don Cagliero
aveva scovato in un quartiere popolare di
Torino.
Nel suo insieme la vita del Card. Cagliero si presenta come una grande partitura
composta dalle molteplici attività, incentrate sulla missione prevista da Don Bosco
nelle due visioni, quando la scienza umana lo dava in fin di vita a 16 anni.
Morì a Roma nel 1926 e nel giugno 1964
la sua salma, reclamata dall’Argentina,
venne trasferita con grande solennità nella cattedrale di Viedma, sua prima residenza in terra di missione.
Lorenzo Ardissone
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Ex-allievo medico in Kenia
Stanco ma felice e con la forte sensazione
di essere a casa... Questi i primi sentimenti che ho provato tornando per la settima
volta nella missione dei Padri della Consolata di Matiri (Tharaka, Kenia).
In questa regione, tra le più povere e depresse di quel paese africano, da alcuni
anni è stato costruito, grazie all’impegno e
alla buona volontà di tante persone, soprattutto della provincia di Ferrara, un
ospedale che è destinato ad una popolazione di migliaia di persone sparse in un
comprensorio di alcune centinaia di chilometri quadrati.
Il Tharaka è una regione di origine vulcanica che si trova a sud del monte Kenia,
quasi a cavallo dell’equatore. Posta tra i
400 e i 700 metri di altezza sul livello del
mare, non possiede alcuna risorsa economica di particolare rilievo. Le popolazioni
che vi abitano sono dedite all’allevamento
di ovini e di qualche bovino e ad una agricoltura di sussistenza che garantisce a
mala pena la copertura dei fabbisogni
alimentari, se le stagioni delle piogge
(due all’anno) sono favorevoli.
Basta dare un’occhiata alla cartina
geografica per capire il dramma di
un’intera regione: anche il Tharaka
infatti rientra tra le aree che
hanno subìto la gravissima siccità che ha colpito il Corno
d’Africa con le terribili conseguenze a tutti note. Ben tre raccolti sono andati completamente persi. Tanto che il rischio di morte per fame per i
più poveri è reale e presente.
Le popolazioni dipendono in
tutto e per tutto dagli aiuti che
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arrivano dalla comunità internazionale,
ma soprattutto dalle comunità ecclesiali,
principalmente cattoliche ma non solo. In
particolare si sta provvedendo in questo
periodo dell’anno a fornire sementi per le
nuove colture e cibo, per tenere duro fino
al nuovo raccolto che si spera fruttuoso,
perché finalmente la pioggia è caduta e
per il momento continua a cadere.
Come prima conseguenza
della situazione di assoluta
povertà, si è verificata una
netta riduzione degli accessi
all’ospedale perché, non esistendo una copertura assicurativa da parte dello Stato, i
cittadini del Kenia devono
pagare tutte le prestazioni di
carattere sanitario a cui si
sottopongono. È vero che la
partecipazione economica
richiesta a noi sembra irrisoria (2-3 euro per le prestazioni ambulatoriali più semplici
fino a 7-10 euro per le prestazioni più complesse, comprensive di terapia), ma in
una realtà dove chi lavora
guadagna mediamente meno di un euro al giorno, trovare i soldi per
curarsi diventa difficile se non addirittura
impossibile. La seconda conseguenza è il
cambiamento delle patologie a cui ho assistito: a farla da padrone è sempre la malaria, ma mai come in quest’ultimo soggiorno ho visto le conseguenze della malnutrizione e della denutrizione.
Nei soggiorni precedenti non mi era mai
successo di dover curare bambini affetti
da Beri-Beri o da Kwashiorkor, due pato-
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La clinica mobile.
logie causate da gravissime carenze vitaminiche e/o alimentari, mentre quest’anno ne abbiamo visti più d’uno; ed è successo più volte di dover intervenire con
supporto alimentare sia per i bimbi sia per
le mamme che non sono in grado di garantire un allattamento adeguato (bisogna tener conto che i bambini, tenuti a
tracolla dalle mamme stesse fino a quando
non camminano speditamente, continuano a succhiare il seno materno ben oltre i
12-13 mesi). L’allattamento prolungato
permette ai neonati di crescere forti e in
buona salute, se la mamma si nutre adeguatamente; ma diventa un problema per
entrambi se non c’è un apporto alimentare adeguato per la madre: vedere donne
magre se non addirittura emaciate e bambini scheletriti è uno spettacolo che mi ha
frequentemente accompagnato nelle tre
settimane che ho trascorso in Kenia.
Di certo il lavoro, che inizia al mattino poco dopo il sorgere del sole e termina al tramonto, non era incentrato soltanto sulle
patologie da malnutrizione; si andava dalla normale attività di corsia (con pazienti
affetti da malattie respiratorie, infezioni
intestinali, complicanze da infezione da
HIV) alle attività di ambulatorio oppure
alle vaccinazioni con la clinica mobile.
Particolarmente piacevole e gratificante
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risulta il lavoro con la
clinica mobile: si parte
con un fuoristrada attrezzato sommariamente e si raggiungono i villaggi circostanti per fare
le vaccinazioni ai bambini, seguire le donne
gravide e fare un minimo di educazione sanitaria. Tutta questa
attività immersi in un paesaggio meraviglioso, alcune volte addirittura utilizzando
i maestosi baobab come punto di ritrovo
per la popolazione! E tutto gratuitamente
grazie alle offerte di tanti che sommessamente e nell’ombra supportano questo
straordinario progetto di emancipazione
sociale e sanitaria.
Adesso sono rientrato nella routine del lavoro in ospedale a Torino. Ma non passa
giorno senza che la mia mente ritorni a
Matiri, ai pazienti che ho lasciato laggiù, ai
bambini che affollano la “Ca’ dei Cit” (la
casa dei piccoli) e alla loro mentore e madre putativa, a quella meravigliosa figura di
Rita Drago, che nell’arco di oltre 20 anni
passati in Kenia, ha raccolto attorno a sé
alcune decine di orfani e li sta crescendo
con tutto l’amore e l’affetto di cui necessitano. Questi bimbi sono tutti orfani di madre e alcuni anche di padre; sono stati affidati dalle famiglie di origine, con regolare permesso delle autorità governative, alle cure di Rita che ha costruito per loro
una accoglientissima casa dove sono seguiti da 5 giovani donne e mamme locali.
La loro età varia da otto mesi a 13 anni e
tutti sono amati e seguiti in base alle loro
necessità: la Ca’ dei Cit non ha nulla a che
vedere con un orfanotrofio, si respira l’at-
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La Ca’ dei Cit.
mosfera di una grande
famiglia allargata.
Non mi soffermo però
solo a ripensare al tempo trascorso laggiù. Sto
già pensando a quando tornare e a cosa fare nel frattempo per
essere di aiuto. La
priorità al momento è la sponsorizzazione delle famiglie
per permettere loro
di iscriversi al N.H.I.F. (National Hospital
Insurance Found) che garantisce la copertura delle spese per i ricoveri ospedalieri.
Con meno di 20 euro è possibile pagare
l’iscrizione di tutto il nucleo familiare a
questo fondo assicurativo governativo (sono escluse le spese per le prestazioni ambulatoriali). Poi si sta cercando di creare un
fondo per garantire delle borse di studio ad
alcuni studenti della zona per permettere
loro di laurearsi in Medicina e Chirurgia
o in Agronomia, così da stimolare la crescita e lo sviluppo da parte delle popolazioni stesse secondo il principio dell’autodeterminazione.
Questi sono piccoli progetti, ma aiutano i paesi in via di sviluppo a
raggiungere la consapevolezza che possono farcela ad uscire
dalle difficoltà prima
di tutto con le loro
forze, se solo aiutati
disinteressatamente.
Sono un ex-allievo studente
degli anni 1964-1967. Mi chia-
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mo Claudio Amè ed ho avuto la fortuna
di incontrare sulla mia strada in quegli anni persone eccezionali come don Ersilio
Renoglio, come don Mario Colombo, don
Ferronato, don Binello, don Angeleri, don
Teresio Bosco (che quando fungeva da
supplente di don Renoglio ci leggeva in
classe dei capitoli delle storie di Peppone e
don Camillo...) e tanti altri, ai quali va il
mio grazie di cuore per quanto mi hanno
insegnato. Ma ancor più per l’esempio di
dedizione e generosità che giorno dopo
giorno mi hanno regalato. Io credo che la
vita mi abbia riservato tanta fortuna e che
sia mio dovere dedicare una piccola parte del mio tempo e del mio denaro a
chi sta peggio di noi, come segno di
gratitudine per l’abbondanza di
Grazia che il buon Dio mi ha concesso.
Chiunque volesse contattarmi, sono reperibile al numero di telefono 335.726.7791 oppure presso
il Servizio di Medicina Interna
dell’Ospedale Oftalmico di
Torino.
Claudio Amè
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Il passato che ritorna in... foto
Seconda Ginnasiale B (2ª Media), 1939.
Primo a sinistra Don Zacchero (catechista), Don Santini (direttore), Don Libero Cornelio (prof. d’italiano),
Don Castagna (prof. di matematica).
Come ci volevamo bene!
Da sinistra: Sig. Lamberto,
Sig. Notario, Sig. Valesini,
Sig. Dusso, Sig. Daparma,
Sig. Picottino e Sig. Marocco.
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Anno scolastico 1961-1962.
Classe 2ª B, Elettro.
Prima fila dall’alto in piedi:
Borra, Tealdi, Raposio,
Ferri, Chiadò Rana.
Seconda fila in piedi:
Guelfi, Enrietto, Viola,
Dominici, Sosso, Manuetti,
Garbero.
Terza fila seduti:
Cavagnero, Prioglio,
Tortonese, Ferrero, Destefanis,
Demichelis, Peloso.
Quarta fila seduti:
Rosa Marin, Dughera, Bollea,
Coppa, Rovetto, Gozzarino,
Carpinello.
Qui in basso:
la Banda del 1964 con il
Prof. Renzo Lamberto.
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Il passato che ritorna in... foto
Elettro, 1959. Eravamo tanti!
Elettro, 4º anno, 1962 (a Superga).
Elettro, 5º anno, 1963 (in Val di Viù).
Che fusti!
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Incontrarsi? Emozione fantastica!
Sabato 17 settembre
Un bel numero di vispi settantenni e oltre, parecchi con le rispettive consorti, si è dato l’appuntamento vicino a Don Bosco per ritrovarsi, rivedersi, riconoscersi e comunicarsi esperienze, tante esperienze; tutte interessanti. Erano qui a Valdocco tra il 1950
e 1955. Nel 2012 penseremo di riunire quanti furono qui a Valdocco tra il 1955-1956
e il 1959-1960.
Leitmotiv comune: GRAZIE, Don BOSCO, per le dritte che abbiamo ricevute nella tua
casa di Valdocco. Ne faremo ancora tesoro per gli anni a venire.
Sabato 24 settembre
È stata la volta dei cinquant’anni di Prima Avviamento 1960-1961.
Dopo un momento di preghiera di ringraziamento e di suffragio per i compagni già
deceduti, nella suggestiva chiesa di San Francesco di Sales, don Giancarlo Casati
ha presentato particolari delle raffigurazioni dell’edificio sacro, considerato la
Porziuncola Salesiana. Ci si è tuffati in ricordi religiosi di decenni fa.
Nell’aula “magna” del Centro di Formazione Professionale è continuato un vivace scambio di informazioni antiche e recenti, con interessanti riflessioni arricchite dall’esperienza di vita personale.
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Sabato 1° ottobre
Si sono ritrovati quanti si diplomarono nell’Avviamento Industriale o nella Tecnica
nel 1960-1961.
Un po’ sparuto il numero dei partecipanti, ma assai vivace negli interventi sul problema del “lavoro” nel nostro tempo e la preparazione pratica al medesimo. Alcuni del
gruppo hanno sottolineato che sarebbe stata opportuna la Santa Messa per i compagni defunti.
La gioia di ritrovarsi e di
stare insieme ha prolungato la permanenza a tavola
e nei cortili, contenti di rievocare momenti gustosi
della propria permanenza
nella casa di Don Bosco,
episodi significativi, compagni e Superiori caratteristici.
Nell’accomiatarsi, l’impegno comune è stato quello
di rintracciare quelli che
non si è riusciti a contattare questa volta e di ritrovarsi non fra molto tempo.
Niente da fare: Don Bosco
affascina sempre.
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Istantanee sul presente e sui nostri incontri
Calmato l’appetito si sta in posa.
È proprio lui! Don Strizzolo non è proprio cambiato!
A tavola si è tutti belli...
... e non si invecchia (24-9-2011).
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“Maestro”, musica!
ae
IL
G
AS A
M
G
1941-1945: i miei quattro anni di scuola
indice destro posato sulle rosee labbra
a Valdocco da “fistolo”, nel pieno della semesse in tondo a forma di bacio.
conda guerra mondiale. Il “Maestro” fu
Poi: “mezzo forte”, “andantino”, al “forte
sempre con noi: anche nei mesi di sfollacon impeto”, a “mezzo tono” indicato dal
mento al Bivio di Cumiana.
braccio destro navigante sopra il suo capo,
Se chiamavamo “don” il maestro di musu di un piano in parallelo con il pavisica che ci insegnava le tre volte alla
mento... Una maestosità del tutto
settimana (il sacerdote ex-missiodifferente dal fare dimesso duDo n LU
o
nario in Cile, dalla matitina picrante le lezioni di francese in
r
I
st
colissima e spuntata), quando
classe.
veniva il “Maestro” – don LuiIl gentiluomo don Luigi
gi Lasagna – non c’era altra
Lasagna, che a Cumiana,
parola con cui parlottare tra
nel cortile dopo pranzo, mi
noi, tra schiarimenti di gola
dava una rosetta di pane
e colpi di tosse; questi un
da mangiare; che, sempre
po’ più possenti dei primi.
a Cumiana, roteando cauAppena entrato in aula, don
to gli occhi dopo una MesLasagna lanciava un semisa solenne, mi confidava:
urlo, volto con il viso in alto
“Sai, Odello; in quel punto (io
verso via Sassari. Lo si vedeva
mai osai chiedergli quale fosse
così di profilo: sguardo bello, listato quel punto, né l’avrei capineamenti regolari, spartito stretto
to) don Pagella non sapeva per
nella mano sinistra e braccio destro teniente ciò che la destra faceva la siniso in alto durante la brevissima benevola
stra!”. Don Pagella aveva suonato all’orgaimprecazione: “Basta, o la faccio finita io!”.
no. Io, con il mucchio di spartiti sulle bracSituatosi nel bel mezzo, era girato di
cia, non capivo: ero impressionato da una
fronte (l’aiutante-maestro si era posto ricosa sola in contrasto con un’altra, e cioè:
verentemente in un angolo, capo chino e
“don Lasagna, ed i capelli così neri; don
braccia conserte). Don Lasagna, ora di
Pagella, ed i capelli
fronte alla cantoria (la prima volta di procosì bianchi!”.
n GI OVA
va generale senza tenori ed i bassi), mi paAlcuni anni
N
Do
N
o
reva un bell’uomo; peccato, un po’ piccodopo, don Palino. Lineamenti di faccia delicati, occhi
gella l’avrei
neri come la veste, i capelli più neri di tutdetto “canuto. I capelli di don Lasagna: stilati sull’eto”, qualifisempio di miti onde marine, luccicanti –
cando mesempre luccicanti – come se fossero stati
glio i suoi
brillanti nati pochi istanti prima, senza
capelli.
sbavature, ogni capello ben fisso sulla creDon Lasasta od entro il cavo dell’onda.
gna non lo
Tre, quattro paroline di inizio a qualcuincontrai più.
no. Si incominciava sempre con un “AdaAugusto Odello
gio”, espressivamente indicatoci dal suo
st
Mae
E LL A
AG
IP
r
NA
17
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LA TIPOGRAFIA
di Don Bosco
compie 150 anni
La tipografia Scuola Grafica Salesiana
sta preparandosi in maniera maiuscola
al suo centocinquantesimo anno di età.
Come Ex siamo interessati e coinvolti.
Lo sono ancor di più i GRAFICI.
Come e in che cosa?
Sono coinvolti i tecnici della prestampa: compositori,
linotipisti, monotipisti, fotografi, fotolitografi,
fotocompositori, fotocromisti, fotomeccanici;
gli stampatori, i legatori e i tecnici dell’allestimento.
SI VUOLE ALLESTIRE
UNA
OSTRA
M
Una preghiera: quanti hanno foto del loro laboratorio
(macchina/e, operatore presso la macchina, foto di gruppo, foto di azienda dove si è lavorato o si sta lavorando...
pubblicazioni fatte, poster, locandine...), le inviino a:
UNIONE EX-ALLIEVI CASA MADRE
Via Maria Ausiliatrice, 32 - 10152 Torino
mettendo nel retro il proprio cognome e nome
e l’anno (almeno approssimativo) della foto scattata.
Contiamo molto sulla vostra collaborazione.
Inviare il tutto entro il 31 gennaio 2012. Grazie!
18
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Origini della Tipografia
dell’Oratorio
di San Francesco di Sales
In un colloquio, che Don Bosco ebbe nel 1851 con don Cafasso, suo concittadino e confessore, si parlò di tanti progetti e “sogni”. Uno di questi era
“l’impianto di laboratori e di una
stamperia” (Vol. IV, Memorie Biografiche).
Due anni dopo, nel 1853, Antonio
Rosmini, grande filosofo e santo sacerdote fondatore dei Rosminiani, in
una lettera indirizzata a Don Bosco
incoraggia il nostro santo a mettere
su una tipografia e l’avrebbe aiutato
finanziariamente, offrendo il capitale
iniziale. Purtroppo Rosmini morirà nel
1855 e con lui svaniscono le speranze
di una prossima tipografia.
Documenti originali
dell’approvazione della Tipografia.
Don Bosco non si dà per vinto, finchè il 31 dicembre 1861 ottiene la licenza di aprire la tipografia con “Prot.
nº 3472” del Prefetto di Torino, conte
Giuseppe Pasolini, previo assolvimento da parte di Don Bosco di alcune clausole.
Il primo capo d’arte fu il sig. Andrea
Giardino e assistente il sig. Giuseppe
Buzzetti.
La direzione della Tipografia fu affidata al cav. Oreglia di Santo Stefano.
Editore, il sac. BOSCO GIOVANNI.
19
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Scopi della Tipografia
Primo scopo: diffondere la buona
stampa sia religiosa che di intrattenimento culturale e ricreativo come le
“Letture Cattoliche” e le composizioni
teatrali, come la divulgazione di testi
istruttivi per la gente comune dalla
cultura molto popolare (vedi il Sistema
Metrico Decimale, la Storia d’Italia...).
Il secondo scopo era quello che i
giovani apprendessero una “arte lavorativa” con cui poter entrare nel mondo del lavoro e della società, guadagnandosi onestamente il pane.
Erano le scommesse di Don Bosco!
Crescita e sviluppo della Tipografia
Conseguita l’autorizzazione ad impiantare la tipografia, Don Bosco si
butta in quest’impresa, pur non avendo mezzi economici.
“Non erano passati
che due anni, quando
alcuni tipografi di Torino, comprendendo che
la Tipografia Salesiana
aveva dinanzi a sé un
grandioso avvenire, si
allarmarono per timore
di chi sa quale concorrenza a loro danno” (Eugenio Valentini, Spiritualità e umanesimo
nella pedagogia di Don
Bosco, Ed. SEI, 1958).
Don Bosco li tranquillizzò e superò l’ostacolo.
Nel 1870 la sua tipografia fu invitata dal
Provveditore agli studi
di Torino, prof. Garelli,
alla mostra didattica di Napoli, in occasione del Congresso Pedagogico,
che si sarebbe svolto in quella città
nel mese di settembre, perché essa
“tiene un posto distinto per il numero delle opere educative, didattiche
e popolari pubblicate”.
20
“Nel 1884 vi fu a Torino un’Esposizione Nazionale. Don Bosco, invitato a
prendervi parte, aderì.
La sede definitiva
della Scuola Grafica Salesiana.
Ebbe a sua disposizione una lunga
galleria, nella quale dispose tutto un
nuovo macchinario acquistato per la
cartiera di Mathi e per la scuola ti-
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pografica dell’Oratorio. I visitatori
prima vedevano come si fabbrica la
carta e poi osservavano artigianelli a
comporre, altri a mettere in macchina e stampare, altri a piegare i fogli e
rilegare i libri, sicché ammiravano
tutto il processo, per cui dal cencio si
arriva al volume” (E. Valentini, o. c.).
Ci fu un riconoscimento da parte
della giuria, non senza polemiche e
contestazioni.
Altri riconoscimenti arrivarono: nel
1888 all’Esposizione Italiana di Londra (primo diploma d’onore), all’Esposizione Vaticana di Roma (diploma di medaglia d’oro), all’Esposizione
Internazionale di Bruxelles, e all’Esposizione Universale di Barcellona.
Poi a Colonia, nel 1889, all’Esposizione Internazionale (diploma d’onore
con stella), e il diploma d’onore all’Esposizione Internazionale di Edimburgo nel 1890.
Di fronte ad un avvìo così slanciato
e qualificante, non potevano non nascere altre tipografie: San Benigno Canavese, Genova Sampierdarena, Milano, Colle Don Bosco, Bologna, Roma, Verona, ... in Italia, in Europa e
nei vari continenti.
Col passare degli anni la dicitura TIPOGRAFIA DELL’ORATORIO DI SAN FRANCESCO DI SALES è cambiata in S.G.S. (Scuola Grafica Salesiana).
È cambiata la dicitura, ma non lo
spirito.
L’ex-allievo Tonino Bergera racconta gli anni dell’apprendimento in Valdocco
«Ho fatto il mio ingresso a Valdocco nel 1961: artigiano, allievo tipografo compositore. Rammento ancora con precisione, in ordine alfabetico, i cognomi di tutti i miei
compagni di corso: Beltramo, io (Bergera), Cena, Dellarossa, Fantino, Gardetto, Momo, Porta e Rancati. Insegnanti di laboratorio e tecnologia erano Zebulone e Tesio. Direttore della Scuola Grafica era Rossotti (in seguito gli successe Ferrero).
«Ho trascorso in quella grande Casa, alla rassicurante ombra di Don Bosco e dell’Ausiliatrice, cinque impegnativi anni di studio e lavoro: facendo tesoro, tanto nella mente quanto nel cuore, degli insegnamenti (tecnici e pedagogici) trasmessimi con
dolce severità ed umanità intelligente.
«Terminato il 5º corso, ho caparbiamente voluto (rifiutando un’assunzione all’Olivetti...) specializzarmi alla Linotype, dalla quale ero irresistibilmente affascinato
(m’incantavo spesso a osservare i linotipisti all’opera, al di là degli spessi cristalli che
li separavano dalla compositoria a mano: quel loro diteggiare ritmico e disinvolto,
quelle intermittenti cascatelle dorate sul compositoio, le linee di matrici e spazi ingoiate dagli elevatori, le sagomate rotazioni degli eccentrici, quei luccicanti argentei
parallelepipedi di parole che s’allineavano sul vantaggio...). Così da allievo esterno,
assieme con il compagno Beppe Beltramo e sotto la valente guida dell’insegnante laico Vincenzo Coppo (ex linotipista ed ex proto della “Gazzetta del Popolo”), ho potuto apprendere ogni segreto di questa meravigliosa macchina compositrice meccanica.
«Ho bei ricordi di Valdocco, dei compagni e degli insegnanti. E, anche se non sono assiduo ai raduni degli ex-allievi della Casa Madre, ho scolpiti nel cuore quei
piccoli grandi valori e principi che dànno senso alla vita»...
Tonino Bergera
21
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Il Grafico: dal passato al presente
Un carattere dopo l’altro era
preso dalla cassa tipografica e poggiato sul compositoio per formare parole
e poi frasi e poi righe intere e intere pagine che,
una volta ricoperte da un
nero inchiostro, venivano
trasferite su una bianca carta
e corrette da tutti i refusi e gli sbagli. Tutto
era nuovamente ristampato e consegnato
al Signor Tesio che, con molta pazienza e
rigore, ti insegnava l’armonia e la giusta
spaziatura, l’equilibrio e la forma, che per
noi grafici ha un significato maggiore del
contenuto, interpretato e riprodotto in architetture che cercano di riconsegnare il
senso visivo del testo composto.
Ora quegli antichi gesti, frutto di quasi
500 anni di storia, si sono quasi totalmenfine 800
22
te persi e i ragazzi non prendono più caratteri, non inchiostrano più un rullo per
fare una bozza e non rimettono a posto i
refusi nel giusto spazio di un piccolo
scomparto di legno, ma la loro manualità
si riduce a battere un testo su una tastiera,
a manovrare un mouse, a cercare un comando sul quale è scritto “stampa” e a
mandare alla velocità della luce un numero impressionante di bit alla stampante,
che in pochi secondi fa apparire il foglio
con il testo.
Le scuole salesiane fin dai
tempi di Don Bosco hanno
avuto come priorità l’essere
all’avanguardia, per saper
offrire ai ragazzi il meglio
della tecnologia in circolazione, unita ad insegnanti
per cui “l’educazione è una
questione di cuore”. Questo
mix perfetto ha contribuito in
maniera non indifferente a creare generazioni di giovani capaci e proiettati verso
un mondo adulto da vivere come protagonisti, e a dare ad una società una spinta
verso un valore del lavoro, che sia positivo,
cristiano e creativo.
Oggi gli ex-allievi che entrano nella
anni ’50
Eco_3-2011_(8) 28/11/11 15:53 Pagina 23
1984
scuola non trovano più i vecchi bancali
delle casse dei caratteri o i torchi o le macchine tipografiche, ma enormi laboratori
pieni di Mac con dentro programmi aggiornati all’ultima release. Gli allievi non
fanno più fotoformatura, fotolito e fotografia, ma imparano in un solo laboratorio
chiamato “prestampa”, che unisce quasi
tutte queste competenze. La pellicola è ormai sparita e con lei gli astralon, le cianografiche e i viola, tutti termini tecnici di
un recente passato che nell’attuale panorama professionale non hanno altro che
un significato storico. Tutto questo è stato
sostituito con il desktop publishing, imposition e ctp (computer to plate), macchine
digitali capaci di ottenere da un computer
una lastra pronta per la macchina da
stampa.
Se adesso andassimo a visitare la tipografia, termine che ormai non ha più un significato letterale, scopriremmo recentissime macchine offset a quattro colori e bicolori, con sistemi di auto pulitura e banchi di comando digitali, per cui l’operatore non deve più aprire ugelli, ma pigiare tasti per far confluire più o meno inchiostro
sul foglio di carta, o ancora macchine digitali, per cui la concezione del sistema di
stampa non è più quello tradizionale. Parole come “calibrazione digitale” o “parametri” e “profili” hanno preso il posto di
taccheggio, pressione e sfumino.
23
2007
Non so quali trasformazioni potranno
avvenire tra cento anni, ma quello che mi
auguro è che la scuola professionale grafica ci sia ancora e che a qualche ex-allievo
venga chiesto di scrivere un articolo di
com’è la scuola oggi.
Claudio Cappelletti
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Tipografia
dell’Oratorio di San Francesco di Sales
denominata in seguito
S.G.S. (Scuola Grafica Salesiana)
Direttori e salesiani nei reparti:
1862-...
Cav. Oreglia
di Santo Stefano
(1º direttore)
...
1963-1966
Guglielmo Martinengo
1941-1951
Enrico Scarzanella
1966-1972
Enrico Ferrero
1951-1956
Oscar Rossi
1972-1990
Vittorio Zebulone
1956-1963
Giovan Battista Rossotti
1990-...
Luigi Bacchin
Dal 1999, per un miglior utilizzo delle sinergie amministrative,
vi è stata l’unificazione della tipografia del Colle Don Bosco
con quella di Valdocco
con responsabile generale il sig. Ottavio Davico fino al 2005.
24
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Salesiani che dal 1950 al 2012
hanno lavorato
nei vari reparti della tipografia:
Compositori:
Peira Rocco - Garnero Walter - Tesio
Giuseppe - Macorito Enzo - Pistorello
Aldo - Colombini Anselmo - Defilippi
Pietro - Bertiglia Giovanni - Invernizzi
Arnaldo - Borean Edoardo - Zebulone Vittorio
Stampa:
Fracchia Camillo - Coden Lino - Germanetto Antonio - Bertoletti Giacomo - Colombero Celestino - Vadda Felice
Fotolito:
Mariotti Bruno - Raviola Ettore - Valeri Luigi - Perga Franco - Conti Lino
Legatoria:
Pugno Mario - Demichelis Giovanni Alonne Pietro - Levrone Ivo - Ferrero
Enrico - Lampis Alessandro - Correggia Pietro - Bacchin Luigi
Fotografia e Applicazioni fotografiche:
Spiri Enzo - Spinelli Orlando - Notario
Mario - Saglia Antonio
Foto del 1958 in compositoria. Si riconoscono, da sinistra, il sig. Germanetto, un allievo, il sig. Bertiglia,
il sig. Tesio, il sig. Rossotti e il sig. Macorito.
25
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MONDO
Hallowgex
in Valdocco
L’altra sera, venerdì 29 ottobre, quei
mattacchioni degli ex-allievi della Scuola Media Valdocco, nel salone delle
Grandi Feste – CFP –, hanno festeggiato
un Halloween nostrano, un Halloween
“piemontese”...
In realtà nessuno si è vestito da Gianduja o Giacometta. Invece, senza maschere né trucchi o vestiti stravaganti, il
gruppo si è scatenato con la semplicità
dei tipici incontri del GEX: in fondo basta stare insieme
ed è... subito festa!
Il tutto è iniziato con un afflusso
lento e stanco tipico “adagio” dello studente alla fine della settimana, ma, progressivamente, invece
la sala si è riempita, il volume sonoro è cresciuto e
il divertimento è
decollato.
Il “mangime è
ottimo” ha detto
uno dei più scate-
26
nati e, a quanto pare, ce n’era proprio
tanto! E l’organizzazione? Si è capito
subito che aveva una sapiente regia gestita dagli EX più EX: tutto è filato a meraviglia. L’oratorio San Paolo si è veramente superato nella logistica: tutte le
luci, le casse, gli “spruzzoni” del borotalco sono stati gestiti da un team di
professionisti.
Don Claudio, con il pretesto di controllarci, ha partecipato a tutte le attività “motorie” con la destrezza di un
15enne. E come elencarle tutte... tra trenini, balli house, karaoke improvvisati e
salti da canguro c’è stato spazio per tutta la fantasia dei nostri teenager.
Allo scoccare della mezzanotte qualcuno si è dileguato
come nelle migliori
storie di fantasmi di
Halloween, ma in
realtà è stato solo il
coprifuoco dei genitori che richiamava all’ordine la tribù
dei GEX.
Francesca Cremonini
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Gex CFP
Pracharbon 2012
Dopo il bellissimo appuntamento di
mercoledì 26 ottobre con la consegna
degli Attestati per tutti gli allievi in uscita dell’anno 2011, siamo di nuovo qui a
programmare alcune attività per il 2012.
Il 31 gennaio 2012 sarà la festa di Don
Bosco. Il CFP Valdocco aspetta i Giovani
Ex-allievi con una mattinata di festa all’interno dei suoi cortili, dopo il saluto a
Don Bosco presso la sua urna. La presenza e la partecipazione saranno il segno che Don Bosco dice qualcosa nella
tua vita.
Il 10-11-12 febbraio, a Pracharbon
(AO), per chi vorrà, potrà trascorrere il
tradizionale week-end sulla neve. Chi
fosse interessato si metta in contatto con
Michele Giardina (011.52.24.334) o con
Giorgio Brevi (338.67.83.731).
Michele Giardina
Week-end 10-11-12 febbraio 2012
Costo tra i 60-70 euro.
Le iscrizioni si chiuderanno intorno
al 15 gennaio.
Ecco
cosa ci aspetterà.
27
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Filo diretto
✦✦✦
Nello Cotti invia le sue foto di sabato 24
settembre e ringrazia dell’occasione offerta per trovarsi insieme fra antichi compagni di classe, trascorrendo una giornata
diversa dal solito.
Grazie del tuo contributo fotografico e della tua presenza.
✦✦✦
Ferruccio Massaglia ci ha inviato foto della sua permanenza a Valdocco e ringrazia.
ro, Quaglino, Bertalmio, ecc. Tuninetti di
Polonghera. È vero che non mi sono più
fatto vedere, ma a Don Bosco e a Maria
Ausiliatrice, in tutte le moltissime volte
che sono venuto in Italia, non ho mai
mancato di fare una visita, per dire una
piccola preghiera. Inoltre ho fatto consacrare i miei tre figli a Maria Ausiliatrice
proprio nella Basilica. Poi a Maria Ausiliatrice sono particolarmente devoto, tanto
che ho progettato e sto ultimando la costruzione di una Cappella in suo onore e,
per non fare torti alla Madonna Nera, Protettrice della Cittadina dove ho la fattoria,
dividerò lo spazio tra tutte e due;
Le foto le troverai già pubblicate su questo
numero del “L’Eco dell’Oratorio”. Grazie.
✦✦✦
Antonio Vivenza dal Brasile, dopo vari tentativi, per mettersi in contatto con noi, ci
scrive e ci manda alcune foto illustrative.
“Eccovi reincontrati finalmente! Appena
uscito dall’Istituto nel ’61, sono entrato
come allievo modellatore alla Scuola Fiat,
e da lì ho continuato a lavorare in Fiat (facendo anche una bella carriera) fino al
2006, quando, complici una serie di 5 neoplasie che me ne hanno fatto passare delle belle (ma al momento sotto controllo),
come Cincinnato, mi sono ritirato nella
mia fattoria in campagna, anche se mi
muovo continuamente da Belo Horizonte
(per lo più per controlli medici) alla Fattoria appunto, che si trova a «soli» 280 km.
Dicevo prima che sono sempre stato in
Fiat, e nel 1979 mi è stato chiesto di venire
in Brasile (per sei mesi!) per aiutare l’avvio
degli stabilimenti, e ci sono ancora adesso!
Complici anche le nozze con una brasiliana e la nascita di tre figli.
Mi ricordo bene di Giolito Tullio, mentre di
Cugno ho saputo che è deceduto, come
pure di Gallo Marco. Ricordo bene Caglie-
28
volevo terminarla per farla consacrare appunto il 12 ottobre, Festa della Patrona della Cittadina. Ma non ci sono riuscito. Pertanto ho rinviato la data al 24 maggio prossimo venturo: penso che sia significativa la
scelta.
Chissà se per quella data don Giancarlo
Casati verrà per la Consacrazione e il sig.
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Mario Notario a fare alcune foto! Sarebbe
magnifico. Se non fosse possibile, ripiegherò su un Salesiano di qui, dato che anche a Belo Horizonte c’è una casa salesiana. Comunque aspetterò fino all’ultimo
momento”.
Un caro saluto e un fortissimo abbraccio.
Siamo felici di aver stabilito un ponte, più
lungo di quello di...Messina (che non c’è
ancora)! Belle le notizie che ci hai comunicato e complimenti. E se venisse qualche
ex tuo compagno? Che sorpresa!
✦✦✦
Le “Missioni di Don Bosco” ci hanno comunicato quanto segue:
“Abbiamo ricevuto il vostro contributo di
€ 600 per le seguenti adozioni a distanza:
– GONMEI DIKAMPOU (rinnovata),
– HOUSSEIN RIHAM (rinnovata),
– NYAMBURA SYILVIA (nuova).
È una bimba di 9 anni”.
✦✦✦
Nyambura Sylvia
Il duo Conta S. - Pastrone F. ci hanno scritto dal Santuario di Vicoforte.
Resistete! Abbiamo bisogno della vostra costruttiva presenza.
✦✦✦
Beone Dario aveva promesso una foto della sua giovinezza e l’ha mandata.
Da buon “fistolo” è stato di parola. Grazie,
Dario.
✦✦✦
Righi Giovanni da Bonacardo (OR) ci informa di essere stato compagno di scuola
del card. Tarcisio Bertone dal 1946 al ’49.
“Mi sono sposato giovanissimo. Ho avuto
due figli. Ho lavorato per oltre 35 anni alla Fiat, filiale di Corso Bramante. Sono rimasto vedovo a 60 anni; dopo circa un
anno mi sono risposato. Ora, dopo aver
fatto il pendolare tra Torino e la Sardegna, da tre anni non mi sono più mosso
da questo paesino sardo. Un saluto a don
Carlo Sandrino, mio professore al ginnasio...”.
Goditi l’aria tonificante della Sardegna.
Don Sandrino è ancora vivo e vegeto all’Istituto “E. Agnelli” in corso Unione Sovietica e ti saluta.
29
✦✦✦
Angeli e Natale. Piccolo contributo di riflessione.
Il Natale è popolato da tanti Angeli festanti. Tutti abbiamo un Angelo o più Angeli,
che ci stanno accanto, ma noi non li “vediamo”. La caratteristica forma alata e la
bellezza sublime dei loro volti non sono
solo fantasia degli artisti. È l’immagine che
essi usano per avvicinarsi alla materia,
senza spaventarci. Per sentirli e vederli,
dovremmo affidarci completamente a loro.
La loro missione è quella di avvicinarci a
“Dio”, darci fiducia e voglia di vivere e proteggerci da Satana. Fidatevi di loro. Esisto-
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no anche se non li vediamo. Ci sono tantissimi Angeli ed Arcangeli; ma quelli più
importanti e nominati anche nella Bibbia
sono l’arcangelo Raffaele, che vuol dire
“Dio guarisce”: è l’arcangelo della guarigione, molto vicino agli esseri umani. Molti ospedali intitolano al suo nome. L’ar-
cangelo Gabriele, che vuol dire “eroe di
Dio” è raffigurato sempre con dei gigli, è
l’angelo che annuncia a Maria che sarà
mamma di Gesù: è l’angelo dei sogni, che
comunica. L’arcangelo Michele, che significa “Chi è come Dio?”, combatte il male. È
il principe supremo delle legioni e dell’esercito della Luce di Dio, nella lotta alle
forze oscure demoniache del male: è raffigurato con la spada, con cui trafigge il male. “Chi è come Dio?”, dice ai demoni e li
trafigge con la sua spada fiammeggiante.
Nel Natale questi arcangeli, insieme alle
altre schiere angeliche, chi in un modo e
chi in un altro, sono protagonisti attorno a
Gesù e alla mangiatoia.
Patrizia M.
G o l i a rd i c h e c o n g r a t u l a z i o n i
a Giacchetto Daniele neo dottore in Ingegneria dei Materiali;
a Garin Ludovico neo dottore in Fisica Pura e maestro in strumento
musicale: “fagotto”;
a Musso Malachy neo dottore in Ingegneria Matematica;
a Rosa Andrea neo dottore in Ingegneria del Cinema.
Al sapere si uniscano sempre la sapienza del cuore e l’umiltà della scienza!
Felicit azioni
Per i loro 50 anni di matrimonio, le loro nozze d’oro, a Vittoria e Renato
Giubergia e a Bruna e Teresio Fogliato. Grazie della vostra testimonianza.
Se la vostra presenza è stata importante, ora lo è ancor di più.
Ci uniamo alla gioia di Vincenzo Montanaro per la nascita di Nicolò, suo
secondo nipotino, avvenuta il 30 settembre 2011. Ogni nascita è un inno
alla vita!
30
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Con affetto Li ricordiamo
e per Loro preghiamo
“Una lacrima per i defunti
evapora, un fiore sulla tomba appassisce, una preghiera, invece, arriva fino al cuore dell’Altissimo”.
Sant’Agostino
Luigi Cagliero († 3 maggio
2011). Ex-allievo grafico
stampatore.
Carlo Degiovanni († 3 settembre 2011). Ex-allievo
sarto.
Don Pietro Zanolo (†31agosto 2011). Ex-allievo studente ed “ex-consigliere”
artigiani. Carattere forte
e volitivo, educatore determinato ed essenziale,
insegnante brillante e comunicativo, sacerdote generoso e disponibile.
Mario Campari († 26 settembre 2011). Ex-allievo
falegname. L’amore per la
famiglia, la gioia del lavoro, il culto dell’onestà, furono realtà luminose della sua vita.
Carmine Dell’Aquila († 28
maggio 2011). Papà dell’insegnante grafico Nicola Dell’Aquila.
Pier Mario Molinengo. Exallievo elettro.
Mario Ollero. Ex-allievo falegname.
Corrado Bertot. Ex-allievo
sarto.
31
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I nostri appuntamenti:
• Prime domeniche del mese: Santa Messa alle ore 10 in San Francesco.
Domenica 5 febbraio, 4 marzo, 1º aprile, 6 maggio e 3 giugno.
• Martedì 31 gennaio: FESTA DI DON BOSCO. Alle ore 18 Santa Messa per i GIOVANI,
presieduta dal IX successore di Don Bosco, don Pascual Chávez. Sono invitati i GEX.
Alle ore 21 Santa Messa per le Famiglie, per gli Ex-allievi e per gli Amici di Don Bosco.
• Domenica 25 marzo: Ritiro Spirituale in preparazione alla Pasqua.
• Domenica 15 aprile: CONVEGNO ANNUALE degli Ex-allievi di Casa Madre.
Tesseramento 2012:
• La quota associativa è di € 20,00. Grazie del vostro contributo, con cui si sostengono
le spese di gestione della nostra Unione Exallievi.
Per informazioni:
Sede Exallievi:  011.52.24.502 con segreteria telefonica.
Delegato:  011.52.24.368 - E-mail: [email protected]
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aggiornamento, integrazione o cancellazione, scrivendo all’attenzione del Delegato, all’indirizzo della rivista.
AVVISO
PER IL
PORTALETTERE
Suppl. al n. 10 de “Il Tempio di Don Bosco”
Dir. Resp. Valerio Bocci
Aut. Trib. Torino n. 498 del 14-11-1949
Corrispondenza:
UNIONE EXALLIEVI CASA MADRE
Via Maria Ausiliatrice 32 - 10152 Torino
l’eco dell’oratorio
dicembre 2011
In caso di MANCATO RECAPITO inviare a:
TORINO CMP NORD per la restituzione al Mittente:
Via Maria Ausiliatrice, 32 - Torino
Esso si impegnerà a pagare la relativa tassa.
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Dicembre 2011 - Don Bosco Insieme