Assessorato alle Politiche Sociali e alle Politiche Giovanili Il disagio abitativo nella Provincia di Trieste Giugno 2010 Supporto metodologico e scientifico di: ISTITUTO DI RICERCHE ECONOMICHE E SOCIALI DEL FRIULI VENEZIA GIULIA – IRES FVG ISTITUTO JACQUES MARITAIN SLOVENSKI RAZISKOVALNI INŠTITUT – ISTITUTO SLOVENO DI RICERCHE - SLORI Stesura rapporto: Federica Amistani e Chiara Beccalli; supervisione di Simone Arnaldi e Gian Matteo Apuzzo 2 Indice pag. 1. La questione abitativa 4 2. Enti promotori e gestori dei servizi per l’abitare sociale 7 2.1 Gli attori istituzionali 2.2 Gli attori del privato sociale 3. Profili di intervento 10 3.1 Gli attori istituzionali 3.2 Gli attori del privato sociale 4. Alcune considerazioni conclusive 21 3 1. La questione abitativa Il problema "casa" è di fatto una questione aperta: oggi a causa di fenomeni di diversa natura, quali povertà relativa, aumento delle famiglie monoreddito e monoparentali, crescita della popolazione straniera residente, giovani che pur lavorando non possono permettersi un'abitazione propria, studenti universitari fuori sede, interessa un numero crescente di persone e famiglie. Per molti di questi soggetti il disagio assume i contorni di una vera e propria emergenza. L’elevato numero di famiglie proprietarie presenti in Italia, insieme con un trend demografico piuttosto stabile hanno contribuito a far ritenere per diversi anni la questione abitativa un problema residuale, di interesse di un circoscritto numero di persone. Dalla metà degli anni ’90, il notevole aumento dei prezzi di case e affitti rispetto a redditi e ai consumi delle famiglie, l’aumento del numero dei nuclei famigliari (sempre più piccoli) e il conseguente incremento della domanda di abitazioni, l’aumento del numero degli stranieri e la connessa domanda abitativa, hanno cambiato in modo piuttosto radicale la situazione. La realtà locale: prime indicazioni La specifica realtà della provincia di Trieste presenta delle peculiarità rispetto alle altre province della regione e a gran parte del territorio nazionale. Prendendo ad esempio la situazione al 31.12.2008 (gli ultimi dati disponibili) possiamo notare che coloro che risiedono in alloggi popolari si concentrano soprattutto (come era facile immaginare, del resto, data la conformazione del territorio) nel Comune di Trieste (N=18.916 occupanti; incidenza del 9% sul totale dei residenti) e in quello di Muggia (N=1.341 occupanti; incidenza del 10% sul totale dei residenti) (Grafico 1). Nel leggere la realtà provinciale non si può prescindere dal considerare due specifiche caratteristiche del territorio: da un lato, il forte invecchiamento della popolazione (più del 27% è ultra sessantacinquenne) e il connesso elevato numero di pensionati; dall’altro, il peso marginale del settore manifatturiero, più esposto alla crisi economica, che a Trieste incide sul PIL solo per l’11% rispetto a una media regionale del 23%, e il maggior peso del terziario, che è invece meno esposto alla fase recessiva e che produce oltre l’85% del PIL provinciale, annoverando il 26% del totale occupati, rispetto al 16% della media regionale. 4 Graf. 1 – Occupanti alloggi ATER sul totale della popolazione residente per Comune (%), al 31.12.2008 1% 2% 9% 10% 3% 3% Trieste Duino-Aurisina Monrupino Muggia S.Dorligo della valle Sgonico Fonte: Elab. su dati Ater Gli sfratti I dati messi a disposizione dal Ministero degli Interni1 mostrano che, nel 2007, gli sfratti per finita locazione in provincia di Trieste sono stati 85 mentre quelli dovuti a morosità degli inquilini 278 (in calo di circa il 4% rispetto al 2006). Il biennio 2007 – 2008 ha evidenziato un calo complessivo degli sfratti del 2%: è bene notare però che, se gli sfratti per finita locazione sono diminuiti passando a 74, quelli per morosità sono invece leggermente aumentati, passando a un totale di 282. Nel 2009, i casi di sfratto per finita locazione sono stati 71, quelli per morosità 344: rispetto al 2008, quindi, l’aumento degli sfratti per morosità è stato decisamente importante (22%)2. Secondo quanto riferisce il SICET - Sindacato Inquilini Casa e Territorio, uno dei principali fattori alla base di questi numeri è stata la crisi economica. Ormai non sono più soltanto le persone con redditi bassi a trovarsi in condizione di morosità, ma anche quelle con redditi medi intorno ai 1.000 euro, che non riescono a far fronte alle spese per le utenze e per il canone d’affitto. Spesso si tratta di nuclei famigliari che non godono di una rete parentale 1 Fonte: http://pers.mininterno.it/dcds/index.htm Gli sfratti si suddividono in cinque tipologie: per finita locazione, per morosità, per inadempimento, per necessità del proprietario, per occupazione senza titolo. Per le ultime tre tipologie non sono attualmente disponibili i dati relativi al periodo considerato. 2 5 o amicale alla quale appoggiarsi e quindi necessitano di assistenza economica oltre che tecnico-legale3. Nel contesto del disagio abitativo dovuto a sfratto, vi sono state, negli anni passati, esperienze interessanti di collaborazioni istituzionali fra diversi soggetti, coordinate dalla Prefettura. Attualmente, per quanto riguarda il Comune di Trieste, è operativo un gruppo di lavoro informale, composto da rappresentanti del Comune di Trieste, dell’Ater, dei sindacati degli inquilini, che si incontra con periodicità, meglio illustrata di seguito, e provvede ad individuare possibili incroci fra richieste ed alloggi disponibili. Questi ultimi possono appartenere alla parte del patrimonio comunale vincolata alle esigenze della famiglie sfrattate oppure appartenere al patrimonio di enti diversi, pubblici o privati, come previsto dal decreto legge n.9 del 23 gennaio 1982, convertito con modifiche nella legge n. 94 del 25 marzo 19824 che a sua volta ha subito successive modificazioni ed integrazioni. Il gruppo di lavoro informale si riunisce allorché si rendono liberi alloggi destinati agli sfrattati di proprietà comunale, oppure ogniqualvolta uno degli enti obbligati per legge, segnali la disponibilità di uno o più alloggi. Nel corso del 2009 il gruppo si è riunito due volte; nel 2008, le riunioni sono state tre. Complessivamente, nel 2008 si sono resi disponibili 39 alloggi di cui 23 di proprietà comunale e 16 di proprietà di enti esterni. Nel 2009 gli alloggi disponibili sono stati 18, 10 di proprietà comunale e 8 di enti esterni. Gli incroci fra domanda (richieste di alloggi da parte di utenti soggetti a procedura di rilascio) e offerta (disponibilità) di alloggi vengono fatti tenendo in considerazione elementi quali il canone praticato, il reddito e la composizione della famiglia, lo stato della procedura di sfratto. Questi elementi risultano dalle domande presentate presso lo “Sportello Casa” attivo presso l’Ater, le cui funzioni saranno meglio illustrate di seguito. La situazione globale delle domande alla data di svolgimento dell’ultimo incontro del gruppo di lavoro informale (febbraio 2010) ha contato 87 richieste, di cui 8 relative a situazioni di sfratto eseguito e 30 di richiedenti che avevano già ricevuto il preavviso di rilascio. Le domande sono state inoltrate, per la maggior parte (52%), da persone sole. 3 Fonte: intervista al dott. Giorgio Gortani, segretario provinciale del Sicet, sede di Trieste (intervista realizzata in data 6/05/2010). 4 Legge 26 marzo 1982, n. 94 (GU n. 84 del 26/03/1982). Conversione in legge, con modificazioni, del Decreto Legge 23 gennaio 1982, n.9 concernente le norme per l’edilizia residenziale e le provvidenze in materia di sfratti. Nel periodo 2008 e 2009 sono stati messi a disposizione alloggi da parte di ITIS, EZIT e INPS. 6 Poco più di un quarto dei nuclei famigliari richiedenti risulta composto da due persone, il restante 23% da tre o più. La maggior parte dei capifamiglia (36%) ha dichiarato un’età compresa tra i 36 e i 49 anni, il 31% di essi ha invece detto di avere tra i 50 e i 64 anni. Solo 11 delle domande presentate appartenevano a individui di età compresa tra i 19 ed i 35 anni, mentre 17 sono state le richieste pervenute da soggetti ultra sessantacinquenni. 2. Enti promotori ed enti gestori dei servizi per l’abitare sociale nel territorio della Provincia di Trieste La rete attivata a livello provinciale per far fronte alla questione abitativa interessa sia soggetti pubblici (Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Provincia di Trieste, Comuni, ASS 1, Ater) sia soggetti del privato sociale, dell’associazionismo e dei sindacati. 2.1 Gli attori istituzionali Regione Il ruolo della Regione circa la questione abitativa si esplica sia in maniera diretta, sia in maniera indiretta: se da un lato essa formula le norme relative alle politiche abitative che trovano poi attuazione sul nostro territorio, dall’altro agisce stanziando contributi a sostegno di progetti promossi da enti e associazioni che operano in questo settore.; L’obiettivo primario delle politiche regionali sulla casa è il conseguimento del benessere della collettività attraverso la riduzione del disagio sociale e il mantenimento e l’incremento del patrimonio immobiliare pubblico e privato ad uso residenziale. Gli incentivi regionali finalizzati a garantire il “diritto all’abitazione” riguardano: la prima casa5, l’edilizia abitativa “convenzionata”6, l’edilizia abitativa “sovvenzionata”7, la predisposizione di garanzie aggiuntive per la stipula di mutui fondiari8, il sostegno per il pagamento del canone di 5 Legge Regionale 7 marzo 2003, n. 6, art. 5 e regolamenti di attuazione. Per maggiori dettagli consultare il sito della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia http://www.regione.fvg.it/rafvg/casalavoripubblici/areaArgomento.act?dir=/rafvg/cms/RAFVG/AT8/ARG3/ 6 Legge Regionale 7 marzo 2003, n. 6, art. 4 e regolamenti di attuazione. Per maggiori dettagli consultare il sito della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia http://www.regione.fvg.it/rafvg/casalavoripubblici/areaArgomento.act?dir=/rafvg/cms/RAFVG/AT8/ARG3/ 7 Legge Regionale 1999, n. 24. Legge Regionale 7 marzo 2003, n. 6, art. 3 e regolamenti di attuazione. Per maggiori dettagli consultare il sito della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia http://www.regione.fvg.it/rafvg/casalavoripubblici/areaArgomento.act?dir=/rafvg/cms/RAFVG/AT8/ARG3/ 8 Legge Regionale 7 marzo 2003, n. 6, artt. 10 e 12. Legge regionale 26 febbraio 2001, n. 4, art. 5 e regolamenti di attuazione. Per maggiori dettagli consultare il sito della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia http://www.regione.fvg.it/rafvg/casalavoripubblici/areaArgomento.act?dir=/rafvg/cms/RAFVG/AT8/ARG3/ 7 locazione a favore dei cittadini in difficoltà9 e infine il contributo per interventi di manutenzione straordinaria sulla prima casa10. Provincia La Provincia non ha ruoli diretti ma interviene comunque in modo integrativo a supporto di situazioni specifiche di disagio presenti sul territorio. In particolare, nel 2009 ha deciso di stanziare un fondo di 100.000 euro, denominato “Fondo Casa”, per sostenere le famiglie che, a causa della crisi economica, sono diventate morose rischiando così di soffrire una situazione di emergenza abitativa. Il bando è stato dunque rivolto a inquilini Ater in difficoltà a seguito di uno o più eventi accaduti dopo il 1 ottobre 2008: persone che avevano perso il posto di lavoro, che erano in cassa integrazione ordinaria e/o straordinaria, che si trovavano in mobilità e anche in deroga. L’ammissione al bando teneva conto anche dell’ammontare delle spese sostenute dal nucleo familiare per l’affitto e per le utenze, le quali dovevano incidere per oltre il 20% sul reddito lordo percepito, dichiarato al 30 settembre 2009. L’Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale – Ater della Provincia di Trieste L’Ater è un ente pubblico economico ed è sottoposto alla vigilanza della Regione. È un operatore esclusivo del settore dell’edilizia residenziale pubblica e opera al fine di: incrementare il patrimonio abitativo di edilizia sovvenzionata; gestire a canone sociale quello esistente garantendone la manutenzione ordinaria e straordinaria e la valorizzazione attraverso innovazioni strutturali ed impiantistiche; favorire la locazione di soggetti e famiglie a capacità reddituale media e di lavoratori e studenti transitoriamente residenti o presenti nella provincia di Trieste; partecipare all’individuazione di soluzioni per specifiche situazioni di disagio abitativo. Comuni I Comuni intervengono nella questione abitativa in vari modi: • fronteggiando, attraverso il Servizio sociale comunale, le situazioni di particolare criticità mediante la predisposizione di progetti che prevedono interventi articolati, quali contributi economici, o la formulazione di veri e propri progetti socio - assistenziali 9 Legge 9 dicembre 1998, n. 431 art. 11 e Legge Regionale 7 marzo 2003, n. 6, art. 6. Legge Regionale 30 dicembre 2008, n. 17, art. 10 comma da 44 a 50. DPReg. 0134/Pres del 19 maggio 2009 10 8 utilizzando anche risorse, quali il patrimonio edilizio messo a disposizione, secondo quanto previsto dalla legge regionale n. 15 del 24 maggio 200411; • erogando contributi a sostegno delle locazioni, secondo quanto previsto dalla legge, n. 431 del 9 dicembre 199812 e dalla legge regionale n. 6 del 7 marzo 200313; • avviando specifici progetti in collaborazione con altri soggetti coinvolti nella programmazione sociale dei piani di zona; • destinando ulteriori aree comunali all’edilizia residenziale pubblica. Si è scelto di tenere in considerazione la realtà del Comune di Trieste, in quanto le problematiche legate al disagio abitativo, in termini assoluti, sono qui decisamente rilevanti rispetto agli altri comuni della Provincia. 2.2 Gli attori del privato sociale Premettendo che certamente non esauriscono il panorama degli enti presenti sul territorio, approfondiamo di seguito la realtà di due attori del privato sociale, la Cooperativa sociale Lybra e la Caritas diocesana di Trieste. La motivazione della scelta risiede nell’efficacia e nell’innovatività di alcuni dei progetti da loro messi in atto per rispondere alle difficoltà abitative che, come si vedrà nella sezione 3 del rapporto, sono basati sul microcredito e sull’accompagnamento economico14. Cooperativa sociale Lybra ONLUS La cooperativa Lybra, promossa dalle Acli provinciali di Trieste, è nata nel 2003 e lavora su due filoni: il primo ereditato in parte dalle ACLI del Friuli Venezia Giulia relativo alla progettazione e gestione dei servizi di housing sociale e di inserimento lavorativo, e il secondo relativo alla progettazione e alla gestione di servizi nei settori educativo e formativo. La Cooperativa ha fondato, nel 2003, l’ Agenzia Sociale per la Casa Prontocasa, soggetto economico contenitore di diverse progettualità legate all’housing 11 Legge Regionale 24 maggio 2004, n. 15 (in Suppl. straordinario B.U. regionale 26/05/2004, n.8). Riordinamento normativo dell’anno 2004 per i settori della protezione civile, ambiente, lavori pubblici, pianificazione territoriale, trasporti ed energia. Si vedano artt. 14, 15, 16. 12 Legge 9 dicembre 1998, n. 431 (in Suppl. ordinario alla G.U. 15 dicembre, n. 292). Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo. Si veda art. 11 13 Legge Regionale 7 marzo 2003, n. 6 (B.U. R 12/03/2003, n.11). Riordino degli interventi regionali in materia di edilizia residenziale pubblica. 14 Per accompagnamento economico si intende un lavoro duplice di supporto delle famiglie in difficoltà nella gestione delle risorse economico-finanziarie e di educazione all’uso responsabile del denaro. 9 sociale volte a prevenire il disagio dei soggetti appartenenti alle fasce deboli e a favorire l’integrazione abitativa. Dal 2003 a oggi, Lybra ha attuato, in collaborazione con le Acli provinciali di Trieste e con le Acli Friuli Venezia Giulia, diversi progetti a sostegno dell’integrazione abitativa concernenti primariamente servizi di mediazione all’inserimento abitativo, microcredito e gestione immobiliare integrata. Caritas diocesana di Trieste Tra i vari servizi che la Caritas mette a disposizione di coloro che si trovano in situazioni di disagio, il principale è senza dubbio il Centro d’ascolto, attraverso il quale le persone che si rivolgono alla Caritas vengono indirizzate verso le strutture territoriali competenti rispetto al loro problema. Per quanto riguarda la questione abitativa, oltre al già citato progetto di accompagnamento economico, la Caritas gestisce quattro strutture di accoglienza ognuna dedicata ad una specifica tipologia di utenza15. 3. Profili di intervento Nelle pagine seguenti cercheremo di fornire un quadro su quali siano le tipologie di intervento messe in atto dai vari enti tenuti in considerazione cercando di distinguere tra i servizi abitativi, quindi volti ad offrire una soluzione abitativa agli utenti, e i servizi di sostegno economico. 3.1 Gli attori istituzionali I servizi dell’Ater Nel corso degli ultimi anni, il patrimonio immobiliare che l’Ater ha gestito anche per conto di enti terzi, è rimasto pressoché invariato, attestandosi attorno alle 13.500 unità. Oltre il 15 La Casa di accoglienza “Il Teresiano” offre 58 posti che vengono occupati da persone, principalmente residenti nei comuni di Trieste e Muggia, segnalate dagli assistenti sociali. L’accesso è regolato da una convenzione stipulata con il Comune e, sebbene il numero degli ospiti vari nel corso dell’anno solare, la media giornaliera è di 35 persone. Nella Casa di accoglienza “La Madre”, le persone ospitate sono donne sole o mamme con bambini, in genere vittime di violenza in ambito domestico. I posti letto a disposizione sono 12. La Casa di accoglienza “Angela Berlan” accoglie richiedenti asilo politico e rifugiati ed aderisce al rete S.P.R.A.R (Servizio Per Richiedenti Asilo e Rifugiati). I soggetti richiedenti asilo sono immigrati in attesa di essere ascoltati dalla Commissione preposta che ha sede a Gorizia, mentre i rifugiati vengono ospitati nell’attesa di trovare una soluzione abitativa idonea. In totale la struttura offre 8 posti letto. La Casa di accoglienza “Betania” è una struttura di seconda accoglienza ed è destinata a persone che, pur avendo raggiunto una buona autonomia gestionale, permangono in uno stato di disagio abitativo. Quasi tutte le persone accolte nelle quattro strutture sono generalmente segnalate dai servizi sociali del comune o da altri soggetti assistenziali presenti sul territorio. 10 90% delle case gestite è patrimonio diretto dell’Azienda territoriale, mentre il restante 10% appartiene ad enti terzi (Grafico 2). Rispetto alla condizione degli immobili, quelli effettivamente locati sono circa 11.000, mentre i restanti 2.000 risultano sfitti, in attesa di prima assegnazione oppure da ristrutturare. Graf. 2 - Alloggi in gestione ATER per tipologia di alloggio, anni 2007-2009. 14.000 13.500 13.000 Alloggi non ERP 12.500 Alloggi erp gestiti (Comune di Muggia) Alloggi erp (Comune di Trieste) Alloggi erp ATER 12.000 11.500 11.000 10.500 10.000 2007 2008 2009 Fonte: elaborazione su dati Ater Nel corso degli anni compresi tra il 2007 e il 2009 non si sono registrati cambiamenti molto significativi rispetto alle caratteristiche di coloro che beneficiano di edilizia sovvenzionata Ater. Il numero complessivo degli utenti si è, con qualche leggera variazione, sempre mantenuto oltre le 10.800 unità. I titolari dei contratti di locazione sono in maggioranza donne (oltre il 50% per tutti e tre gli anni considerati) e appartenenti alla fascia più anziana della popolazione: nell’intero triennio, oltre la metà degli intestatari ha più di 65 anni. È tuttavia opportuno segnalare che, nel corso del tempo, se il numero degli ultra sessantacinquenni è rimasto pressoché invariato, è aumentato invece, seppur non sensibilmente, il numero dei titolari di contratti di questo tipo appartenenti alle fasce d’età 19-34 e 35-49 anni (Grafico 3). 11 Graf. 3- Titolari di un contratto in locazione in alloggi Ater per fasce d’età (%), anni 2007-2009. Fonte: elaborazione su dati Ater. Per quanto riguarda la composizione del nucleo familiare, il numero delle famiglie composte da un’unica persona, dopo aver subito un leggero calo nel 2008, è salito nel 2009. Fra questi nuclei famigliari, che costituiscono anche il gruppo più numeroso di beneficiari, ricorrono più frequentemente i beneficiari di alloggio Ater appartenenti alla fascia minima di redditi (fascia A)16. Aumenta inoltre nel corso degli anni l’incidenza delle famiglie numerose (più di 6 membri) con reddito di fascia A, passando dalle 6 unità registrate nel 2007 alle 43 del 2009. Incrociando invece i dati relativi all’età e quelli relativi al reddito, possiamo osservare come dal 2007 al 2009 diminuiscano gli ultra sessantacinquenni titolari di contratto di locazione con reddito di fascia A, e per contro soprattutto aumentino, in questa fascia reddituale, gli intestatari di età compresa tra i 50 e i 64 anni. Diminuisce infine l’incidenza della fascia della popolazione tra i 35 e i 49 anni con un reddito di fascia B. Per quanto riguarda la nazionalità degli intestatari del contratto la maggior parte è di nazionalità italiana (oltre il 97%). Tra i cittadini stranieri che beneficiano di alloggi di edilizia 16 Nel 2007 le fasce di reddito risultavano così definite: fascia A, <13.395,01 euro; fascia B, <33.334 euro; fascia C, >33.334 euro. Per quanto riguarda il biennio 2008-2009 invece i limiti sono stati: fascia A, <13.896 €; fascia B <33.334 €,; fascia C >33.334 €. 12 sovvenzionata pubblica, a fronte di una esigua presenza di cittadini comunitari, si registra una presenza maggiore, seppur contenuta, di cittadini extra comunitari. Provincia di Trieste: Fondo Casa Nel corso del 2009, la Provincia di Trieste è intervenuta nel merito della questione abitativa stanziando un fondo di 100.000 euro per l’abbattimento dei canoni d’affitto destinato agli inquilini Ater che dopo il 1 ottobre 2008, per motivazioni inerenti la crisi economica, avessero cessato o sospeso un rapporto di lavoro dipendente o parasubordinato. Da quanto emerge dai dati forniti dall’Ater, che si è occupato della gestione operativa del bando, le famiglie che hanno presentato domanda sono state in totale 62, delle quali 14 sono state escluse perché l’esborso di denaro che queste dovevano sostenere per far fronte al canone mensile e alle spese per le utenze non superava la soglia minima del 20% stabilita dal bando, mentre 6 non possedevano i requisiti17 necessari per accedere al fondo. Solo 42 richiedenti hanno qunidi avuto accesso al bando, mentre i fondi erogati dalla Provincia di Trieste sono stati 38.659,68 euro. Osservando maggiormente in dettaglio le caratteristiche dei nuclei che hanno presentato domanda di contributo, notiamo che la maggior parte di essi è composto da una (N=11), 2 (N=15) o 3 persone (N=7), mentre otto famiglie hanno un numero di componenti superiore a 3 e per un beneficiario non sono disponibili dati socio-demografici. Incrociando il numero dei componenti delle famiglie con il reddito troviamo che la maggior parte (N=33) delle famiglie che godono del contributo guadagnano meno di 13.896 € euro l’anno (fascia A) e di queste la gran parte è composta da una (N=8) o 2 (N=14) componenti. Solo 9 famiglie possiedono un reddito di fascia B18. Dal punto di vista della distribuzione per età, la popolazione considerata non riserva grandi sorprese: i richiedenti appartengono infatti, alle fasce d’età centrali della forza lavoro. Coloro che hanno vista evasa la domanda presentata hanno infatti principalmente un’età compresa tra i 50 e i 65 anni o tra i 35 e i 45 anni. Solo 2 persone hanno più di 65 anni. La nazionalità dei beneficiari riflette la più generale proporzione degli utenti Ater. I destinatari del contributo della Provincia sono in larga maggioranza italiani (N=40) e solo due sono di nazionalità straniera , per la precisione serba. 17 I criteri d’idoneità per accedere al Fondo erogato dalla Provincia di Trieste sono stati stabiliti nella delibera giuntale n.121/09, modificata dalla delibera giuntale 232/09 18 Per un dettaglio delle fasce di reddito si veda la nota 16 a pag.12 13 Comune di Trieste: contributi per gli affitti Il penultimo bando per i contributi per gli affitti (2009)19, promosso dal Comune di Trieste e gestito concretamente dall’Ater, ha raccolto circa 2.243 domande, delle quali 1.863 (83%) sono state ritenute valide. Il 71% delle domande ammesse è stato dunque evaso: nello specifico, sono state soddisfatte il 61% delle richieste presentate da donne e il 39% di quelle presentate da uomini. Se l’importo totale del fabbisogno ammontava a 4.950.603,55 euro, l’importo erogato è stato pari a 3.684.942,72 euro. Hanno presentato domanda soprattutto italiani (62%), e in misura minore stranieri extracomunitari (30%) e comunitari (8%). Rispetto agli utenti Ater, dove predominano gli italiani, in questo contesto l’incidenza della popolazione straniera raggiunge una percentuale di poco inferiore al 40%. Incrociando questo dato con quello relativo al genere e considerando che 1.009 delle domande accettate appartengono a donne e 854 a uomini, emerge che il 25% delle domande valide sono state presentate da donne straniere (Paesi UE e extra-UE), e questo fa pensare che molte di esse siano capifamiglia, presumibilmente con figli minori a carico. Se si analizzano i richiedenti sulla base dell’età si nota che la fascia notevolmente più rappresentata è quella dai 36 ai 50 anni, mentre le altre tre classi in cui la popolazione è stata suddivisa annoverano percentuali minori di persone, comprese tra il 15% della fascia 51-64 anni e il 24 % della fascia sotto i 35 anni (Grafico 4). Graf. 4 - Domande di contributo per il sostegno all’affitto del Comune di Trieste per fascia di età dei beneficiari (domande valide), anno 2009 19% 24% < 35 anni 36-50 anni 51-64 anni 15% > 64 anni 42% Fonte: elaborazione su dati Ater. 19 L’ultimo bando per gli affitti indetto dal Comune di Trieste è scaduto il 21 maggio 2010, quindi i dati non sono ancora disponibili 14 Dal punto di vista della situazione economica, il 14% dei beneficiari si dichiara nullatenente e la stessa percentuale appartiene anche a coloro il cui ISE è compreso tra 11.001 e 14.000 euro. I più rappresentati sono coloro il cui ISE è compreso tra i 5.500 e gli 11.000 euro (27%) (Grafico 5). Quasi il 45% delle donne che hanno fatto domanda hanno un ISE inferiore a 5.500 euro, mentre per gli uomini la percentuale scende al 30% circa. Dai dati forniti dall’Ater emerge che il 12% delle famiglie che hanno richiesto il contributo e la cui domanda è stata ritenuta valida sono monogenitoriali con unicamente figli minori a carico, mentre il 15% di esse sono monogenitoriali con figli anche maggiorenni. Se si guarda più in generale alla composizione dei nuclei famigliari si nota che la maggior parte di coloro che hanno fatto domanda sono persone sole (34%) o facenti parte di famiglie di 3-4 membri (35%). Le meno rappresentate sono le famiglie con oltre 4 membri (8%). Graf. 5 - Domande di contributo affitti del Comune di Trieste per fasce di reddito dei beneficiari (domande valide), anno 2009. 14% 21% 0 FINO 5500 5501-11000 24% 14% 11001-14000 > 14000 27% Fonte: elaborazione su dati Ater. 15 Altri interventi pubblici Comune di Trieste e Ater: lo “Sportello casa” A partire da un Protocollo di intesa stipulato il 13 maggio 2003, e successivamente rinnovato20 si è avviata una collaborazione sinergica tra il Comune di Trieste e l’Ater che ha permesso una gestione più rapida ed efficace delle procedure concernenti il disagio abitativo, assicurando, tra l’altro, un servizio più funzionale alle esigenze dell’utenza. Lo Sportello ha permesso di far convergere verso un unico soggetto (lo sportello che ha sede presso l’Ater) le attività istruttorie inerenti le singole competenze. Allo Sportello il pubblico può godere di un servizio di informazione e orientamento, nonché di assistenza per espletare le competenze istruttorie, specie in riferimento alla gestione dei contributi per il sostegno delle locazioni e l’assegnazione degli alloggi. L’accordo tra i due enti prevede anche reciproca assistenza per l’espletamento delle procedure di assegnazione di alloggi comunali destinati a sfrattati e/o persone in situazioni di emergenza. Nel protocollo vengono altresì individuate le attività a carico dell’Ater e quelle a carico del Comune di Trieste. I principali compiti dell’Ater riguardano la risoluzione delle problematiche legate ai rapporti con l’utenza (accoglimento del pubblico, assistenza alla compilazione delle domande, raccolta della documentazione presentata, predisposizione, aggiornamento e revisione delle graduatorie, pubblicizzazione, invio di comunicazioni agli utenti)21. Inoltre, è di competenza dell’Ater la creazione di programmi informatici, compatibili con i sistemi informatici comunali, per la raccolta ed il trattamento dei dati relativi sia ai bandi di concorso per le locazioni, sia agli alloggi degli sfrattati che a quelli di emergenza. Dal canto suo, il Comune mantiene funzioni di indirizzo, coordinamento, collaborazione e monitoraggio: predispone regolamenti e provvedimenti di approvazione, determina i criteri di ammissione e assegnazione, si occupa della stesura dei bandi, delle operazioni di impegno, delle spese di liquidazione, della convocazione delle commissioni, dell’approvazione delle graduatorie, del mantenimento dei contatti con altri enti e associazioni di categoria che si occupino di attività legate all’osservatorio sulla condizione abitativa22. 20 La convenzione fra il Comune di Trieste e l’ATER per l’attivazione dello “Sportello casa” è stata rinnovata nel maggio 2010 per un ulteriore periodo di tre anni. 21 Per un maggior dettaglio delle attività si veda allegato A del Protocollo di intesa Comune di Trieste e Ater. 22 Per un maggior dettaglio delle attività si veda allegato A del Protocollo di intesa Comune di Trieste e Ater. 16 Comune di Trieste e Ater: l’Agenzia per l’affitto È un’iniziativa del Comune di Trieste e dell’Ater, con il sostegno della Fondazione CrTrieste, che ha l’obiettivo di promuovere la locazione di alloggi sfitti, fornendo agevolazioni e garanzie per i proprietari e gli inquilini. I vari soggetti aderenti23 hanno inteso orientare i proprietari di abitazioni verso la locazione dei loro alloggi a canone concordato, secondo quanto previsto dalla legge 431/1998, coinvolgendo e coordinando enti pubblici e soggetti privati istituzionalmente ed economicamente operanti nel settore abitativo, unitamente a singoli soggetti privati. La Fondazione CrTrieste ha messo a disposizione del Comune di Trieste un contributo di 75.000 euro, 50.000 dei quali sono stati utilizzati per costituire un Fondo di garanzia (che copre, entro certi termini, morosità, danni all’alloggio e spese legali per sfratto), mentre i restanti 25.000 euro sono stati destinati alla campagna promozionale dell’iniziativa24. Il Fondo di garanzia viene implementato dai locatori attraverso il versamento mensile di una quota pari al 2% del canone di ciascun contratto di locazione stipulato: grazie a questo contributo, i locatori possono godere delle garanzie che l’Agenzia offre. 3.2 Interventi del privato sociale Gli interventi ed i soggetti indicati non intendono in alcun modo esaurire il novero degli enti e degli interventi del privato sociale sul territorio. Piuttosto abbiamo scelto di mettere in evidenza le iniziative della Cooperativa Lybra e della Caritas diocesana di Trieste poiché la loro portata innovativa e la loro efficacia sembrano suggerire interessanti spunti per potenziare le già esistenti politiche di sostegno all’abitare. I due soggetti citati hanno infatti realizzato iniziative di sostegno all’abitare fondate sul microcredito, con l’obiettivo di condurre l’utente verso l’autonomia e l’indipendenza economica. 23 Agenzia per l’affitto (Ater, Comune di Muggia, Comune di Dolina, Fondazione CrTrieste, Confappi e Uippi (associazioni dei proprietari di immobili), Sunia, Asso-casa, Sicet, Federcasa (organizzazioni sindacali degli inquilini), Fiaip, Fimaa, Quadrifoglio (rappresentanti delle agenzie immobiliari ), Anaci - Associazione nazionale amministratori condominiali ed immobiliari e la Cooperativa sociale Lybra. 24 I dati relativi ai bandi gestiti dall’Ater e alle caratteristiche socio-demografiche degli inquilini Ater sono stati raccolti in parte durante un’intervista, realizzata in data 30/03/2010, alla dott.ssa Davi, Responsabile dell’Area pianificazione e controllo dell’Ater e in parte grazie alla collaborazione della dott.sa Gortani. 17 I servizi offerti dalla Cooperativa sociale LYBRA Agenzia Sociale Prontocasa “Prontocasa” è un’Agenzia Sociale per la Casa25, gestita dalla Cooperativa sociale Lybra, promossa e sostenuta dalle Acli provinciali di Trieste e dalle Acli Regionali Friuli Venezia Giulia. È un’evoluzione dell’omonimo sportello delle Acli Regionali Friuli Venezia Giulia, avviato nel 1998 in virtù di una collaborazione con il Servizio Autonomo per l’immigrazione della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che offriva, da un lato, sostegno economico attraverso il microcredito, dall’altro un servizio di accompagnamento all’acquisizione di una abitazione in locazione per quei lavoratori che, pur percependo uno stipendio, avevano difficoltà ad accedere al mercato immobiliare26. Oggi l’Agenzia progetta ed eroga servizi di housing sociale (mediazione all’inserimento abitativo, microcredito, gestione immobiliare integrata) volti a supportare i cittadini in momentanea difficoltà nel raggiungimento dell’autonomia abitativa, accompagnandoli sia nella ricerca di una soluzione idonea alla propria condizione, sia nell’espletamento delle funzioni burocratiche e degli oneri economici (servizio di microcredito non oneroso) connessi alla locazione In base ai dati presenti nell’archivio dell’Agenzia Sociale Prontocasa si evince che, se nel 2008 sono stati registrati 353 utenti e di questi 90 hanno ottenuto un prestito27, nel 2009 gli utenti registrati sono stati 348 (110 dei quali nuovi) e 57 di loro (16%) hanno potuto fruire del prestito. Va precisato che gli utenti che, nel 2009, hanno usufruito del prestito sono stati soprattutto uomini (N=36) e, per la maggior parte, cittadini provenienti da paesi non comunitari (N=46); i cittadini comunitari richiedenti il prestito sono stati solo 4, gli italiani 7. Interessante anche il dato relativo all’età: tra il 2008 e il 2009, si è verificato un invecchiamento delle persone che hanno richiesto supporto per l’inserimento abitativo. Gli ultimi dati disponibili vedono infatti una prevalenza di persone con più di 45 anni e che presumibilmente si trovano in difficoltà economiche a seguito della perdita dell’impiego e della connessa difficoltà nel rientrare nel mercato del lavoro. N=24 dei richiedenti il 25 Le agenzie sociali per la casa rientrano nei soggetti previsti dalla Legge Regionale 5/2005, a fronte della stipula di progetti partecipati in collaborazione con enti locali e Ater , che fungono da capofila dei progetti. 26 Originariamente il servizio era rivolto, secondo quanto previsto dalla Legge Regionale, principalmente a cittadini immigrati. La legge in questione è stata successivamente abrogata con la Legge Regionale 9/2008, in virtù della quale, attualmente, i servizi all’immigrazione sono di pertinenza del Servizio solidarietà ed associazionismo della Direzione Centrale Istruzione, Formazione e Cultura facente capo all’Assessorato all’Istruzione, Formazione e Cultura. Ogni anno viene presentato un “Piano Immigrazione” nell’ambito del quale vengono pubblicati i bandi per ottenere contributi a sostegno dell’abitare. In questo momento solo gli enti locali e l’Ater possono gestire il “Bando Casa”. Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito www.fvgsolidale.regione.fvg.it/homeSezione.asp?Sezione=02 27 I prestiti salgono a 121 se si considerano anche gli utenti della provincia di Gorizia, per un totale di 121.151, 43 euro 18 contributo ha un’età compresa tra i 20 e i 35 anni, N=17 hanno invece tra i 36 e i 45 anni, N=16 oltre i 45 anni. Rispetto alle tipologie di contratto lavorativo in possesso degli utenti vediamo che ben 43 utenti hanno un contratto a tempo indeterminato28, 8 a tempo determinato e 6 hanno impieghi diversi (apprendisti, lavoratori indipendenti e coloro che sono in possesso di una borsa lavoro)29. La gestione immobiliare integrata comprende una varietà di servizi che vanno dalla gestione tecnica e amministrativa degli alloggi locati all’Agenzia, alla gestione sociale che prevede l’accompagnamento all’autonomia abitativa e sociale delle persone che versano, come si è detto, in condizioni di temporanea emergenza abitativa. Attualmente, in convenzione con il Comune di Trieste, le Acli della Provincia di Trieste ed il Consorzio Italiano di Solidarietà, l’Agenzia gestisce tre alloggi destinati alle famiglie che escono da percorsi di comunità, ospitando complessivamente 11 persone (adulti e minori). I servizi offerti dalla Caritas diocesana di Trieste I servizi offerti dalla Caritas diocesana di Trieste si suddividono in: servizio di accoglienza e servizio di accompagnamento economico. Vista la nostra premessa (presentare progetti del privato sociale a carattere innovativo), pur riconoscendo l’indubbia importanza delle attività di accoglienza messe in atto dalla Caritas30, nelle pagine che seguono descriveremo le caratteristiche dei servizi di accompagnamento economico. 28 Si tratta soprattutto di operai e lavoratori del settore edile che spesso, e in maniera quasi inaspettata, si ritrovano senza impiego. In questa tipologia rientrano anche, seppur in misura minore, molte donne impiegate specialmente nel settore della cura alla persona o adibite alle pulizie domestiche. 29 I dati relativi alle attività della Cooperativa sociale Lybra sono gentilmente forniti dalla dott.ssa Maria Stropkovicova (intervista realizzata il giorno 14 aprile 2010). 30 I servizi di accoglienza sono legati alle attività delle quattro Case di accoglienza “Teresiano”, “La madre”, “Betania”, “Angela Berlan”. Per quanto riguarda la Casa di accoglienza “Teresiano”, le persone che, nel 2008, hanno ottenuto ospitalità sono state 177. Oltre il 50% di esse erano stranieri, soprattutto rumeni e nigeriani. Gli italiani (45% del totale) hanno goduto dell’ospitalità, in media, per 110 giorni contro i 68 circa degli stranieri. Nella Casa di accoglienza “La madre”, durante il 2008 sono state accolte 50 donne, equamente distribuite tra adulte e minori. Le donne di nazionalità italiana vengono ospitate, in media, per 47 giorni circa, mentre la durata media del soggiorno delle ospiti straniere (soprattutto serbe, montenegrine e tunisine) è leggermente più lungo, circa 58 giorni. La Casa di accoglienza “Betania” ha accolto 8 persone nel 2008, per la maggior parte stranieri non residenti, provenienti soprattutto da Kosovo e Romania. Gli stranieri hanno goduto dell’ospitalità per una media di 105 giorni, gli italiani per 177. Infine, la Casa di accoglienza “Angela Berlan” ha accolto 20 soggetti nel 2008, provenienti da Turchia, Pakistan, Eritrea, Nigeria ed altri Paesi per i quali è possibile ottenere lo status di rifugiato o richiedente asilo politico. Il periodo medio di ospitalità è stato di 111 giorni. 19 Servizio di accompagnamento economico31 Il Progetto di Accompagnamento Economico nasce alla fine del 2008, a partire da un precedente progetto di microcredito etico sociale attivato nel 2007 in convenzione con la Banca di Credito Cooperativo di Staranzano, con l’intento di aiutare persone in condizione di disagio sociale, che si trovano a dover sostenere impegni finanziari onerosi rispetto alle proprie capacità economiche e che spesso non riescono ad accedere ai servizi di credito bancario, in quanto prive dei criteri di bancabilità necessari, con ricadute importanti sulla propria capacità di far fronte alle spese per l’abitazione. Il progetto originale del 2007 voluto dalla Caritas racchiude anche finalità pedagogiche e di promozione, in quanto tenta di valutare la condizione economica familiare, e di creare con i beneficiari un rapporto di fiducia basato su collaborazione e trasparenza. Nel 2007, questo progetto aveva permesso a 8 richiedenti su 15 di vedere accolta la propria domanda di finanziamento presso la Banca di Credito Cooperativo di Staranzano. L’anno seguente, solo una domanda su 22 ha ottenuto esito favorevole e questo ha portato gli operatori della Caritas ad avviare, nel mese di novembre dello stesso anno, il nuovo Progetto di Accompagnamento Economico32, con la creazione di un Fondo di solidarietà rivolto specialmente ai soggetti maggiormente colpiti dalla crisi economica. Il Progetto si rivolge a un’utenza che presenta caratteristiche differenti rispetto a quella che solitamente gode dei servizi abitativi. I potenziali beneficiari del progetto non versano infatti in condizioni socio-economiche tali da poter ottenere il sostegno dei Servizi socioassistenziali del Comune: si tratta di persone che, a seguito della perdita, anche temporanea, dell’impiego, della cassa integrazione, o semplicemente dell’incapacità di organizzare il budget familiare secondo mutate necessità, si ritrovano senza le credenziali necessarie alla bancabilità e in condizioni di morosità tali da non riuscire a far fronte, con le proprie forze, alle spese per l’abitare. Nell’ambito del Progetto di Accompagnamento Economico, la Caritas diocesana di Trieste ha promosso la creazione di due fondi di solidarietà: il “Fondo solidarietà Caritas Trieste” e il fondo “Essere solidali a Muggia e San Dorligo-Dolina”, il primo in collaborazione con 31 I dati relativi ai progetti della Caritas diocesana qui considerati sono stati raccolti grazie ad un’intervista con il dott. Marco Aliotta, Responsabile del servizio Centro di ascolto della Caritas diocesana (intervista realizzata il giorno 06/05/2010) e con la gentile collaborazione del dott. Luigi Russo, Referente per il Progetto di Accreditamento Economico e dei relativi Fondi di solidarietà “Caritas Trieste Essere solidali a Muggia e S.Dorligo - Dolina” . 32 La Caritas ha presentato il progetto alle istituzioni della Provincia di Trieste, alle parrocchie, alle Associazioni, ai gruppi e agli enti sensibili alle situazioni di povertà. La creazione di questo nuovo progetto ricade in un progetto più ampio che vede coinvolti tutti i centri di ascolto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. 20 l’Area promozione e protezione sociale dei Comuni di Trieste, il secondo con l’area competente dei comuni di S.Dorligo della Valle e Muggia. Più precisamente, il Comune di Trieste, nel 2009, ha messo a disposizione 37.500 euro complessivi e i comuni di Muggia e S. Dorligo della Valle hanno invece destinato al Fondo un contributo complessivo di 30.000 euro. Hanno contribuito al finanziamento dei Fondi anche la Fondazione CrTrieste (70.000 euro), la Banca Microcredito Friuli Venezia Giulia (39.000 euro), la Banca di Credito Cooperativo del Carso (22.000 euro), la Società S.Vincenzo de Paoli di Trieste (5.000 euro) e la Fondazione Cattolica Assicurazioni (2.500 euro). Da quanto emerge dall’ultimo bilancio, datato 15 aprile 2010, i due fondi hanno ottenuto finanziamenti pari a 212.000 euro, di cui una parte, pari a 65.000 euro, dovrà essere restituita senza interessi. L’importanza e l’efficacia di questi progetti sta nell’aver attivato un forte lavoro in rete con varie realtà operanti sul territorio33 Volendo descrivere, seppur sommariamente, l’utenza che si è rivolta alla Caritas per poter accedere al progetto di accompagnamento economico, si può notare che, su un totale di 175 casi (72 uomini e 103 donne), poco meno del 50% dei richiedenti ha ottenuto il contributo. Secondo i dati della Caritas, la media dei componenti del nucleo famigliare era di 2,35 persone e il loro reddito medio di 966 euro al mese. I contributi erogati sono stati, in totale, 117.897,99 euro di cui a fondo perduto 19.553,88 euro, mentre a tasso zero, 98.344,11 euro. Come si evince dalle cifre stanziate, la volontà del progetto non è meramente assistenziale e, in virtù di ciò, i prestiti vengono erogati solo ai soggetti che dimostrano di essere in grado di saldare effettivamente il debito. L’assistente sociale del comune, l’operatore sociale e l’operatore economico della Caritas lavorano a contatto diretto con la persona interessata al fine di valutarne la situazione reddituale e psico-sociale, pianificare congiuntamente ad essa le azioni più idonee per ridurre l’indebitamento ed educarla a uno e al mantenimento di una rete di scambio continuo con i servizi del territorio. 4. Alcune considerazioni conclusive I colloqui effettuati con gli operatori dei diversi enti pubblici e privati con cui è stato preso contatto e i dati analizzati hanno evidenziato una crescita del disagio abitativo nella 33 Servizi socio assistenziali dei comuni coinvolti, l’Assistenza Sanitaria, il Gruppo Acegas, l’Ater, Esatto, Equitalia, la comunità di S. Martino al Campo, la Fondazione Casali, la Fondazione S. Vincenzo, le Acli, l’I.C.S.- International centre for science and technology, l’Ancos – Associazione nazionale comunità sociali e sportive, il Centro di aiuto alla Vita, le parrocchie. 21 Provincia di Trieste, aumento legato anche alla crisi economica che ha reso vulnerabili al problema abitativo nuove tipologie di soggetti (si veda, per esempio, l’aumento degli sfratti per morosità dell’inquilino). Le problematiche rilevate, ma anche i modelli di intervento analizzati, suggeriscono l’importanza strategica del lavoro sinergico sia all’interno delle singole organizzazioni, sia tra enti diversi, pubblici e privati. In particolare, l’integrazione fra le strutture e gli interventi appare particolarmente importante qualora si consideri: l’utilità di un approccio multidimensionale al problema dell’abitare che affronti, in modo integrato, sia le questioni legate al disagio abitativo che quelle legate alla perdita di lavoro o comunque alle conseguenze, anche temporanee, della crisi economica sui lavoratori e le loro famiglie; la rilevanza di politiche innovative maggiormente in linea con l’evoluzione delle motivazioni alla base della domanda di alloggio come, in particolare, l’approccio del micro-credito e dell’accompagnamento economico, mirato non solo ad assistere le persone in difficoltà, ma anche a supportarle verso un ritorno all’indipendenza economica e abitativa. Le esperienze esaminate, basate sul partenariato pubblicoprivato, hanno dimostrato la loro efficacia e offerto un’alternativa alla logica, onerosa, dei contributi “a fondo perduto”, intervenendo a sostegno dei soggetti non in grado di attingere ai canali creditizi ordinari; il vantaggio per l’utente di vedere semplificate le proprie fonti informative sui diversi canali di sostegno all’abitare, in modo da poter meglio monitorare le opportunità offerte dai diversi enti pubblici e privati (ad esempio, sulla falsariga dello “Sportello casa” nato dal Protocollo di intesa tra il Comune di Trieste e l’Ater); l’importanza di una informazione capillare sugli interventi rivolta ai potenziali beneficiari, in modo da sfruttare al meglio le risorse finanziarie messe a disposizione dai finanziatori pubblici e privati; l’utilità di dotarsi di strumenti conoscitivi adeguati per valutare le criticità presenti sul territorio e supportare così con efficacia l’individuazione di soluzioni abitative, o, più in generale, l’attuazione di politiche dell’abitare per i cittadini (ad esempio, sulla falsariga della Commissione prefettizia sugli sfratti che, attiva fino al 2005, lavorando sui numeri forniti dal Tribunale di Trieste, ha consentito un monitoraggio più adeguato della situazione). 22