DIMENSIONI DEL DISAGIO ABITATIVO E STRATEGIE DI INTERVENTO IL CASO DI FIRENZE DIMENSIONI DEL DISAGIO ABITATIVO E STRATEGIE DI INTERVENTO IL CASO DI FIRENZE Redazione a cura di NOMISMA – SOCIETÀ DI STUDI ECONOMICI P.A. Strada Maggiore, 44 40125 Bologna tel. +39 (051) 6483.345-111 fax +39 (051) 223441 email: [email protected] www.nomisma.it Gruppo di lavoro Luca Dondi dall’Orologio – Coordinatore Gianluigi Chiaro Marco Marcatili Francesca Pagnini Maura Perillo Si ringrazia il Prof. Giuseppe Torluccio (Università di Bologna), per il contributo riportato in Appendice 1 Concluso il 31 Maggio 2010 Lo studio è stato realizzato grazie al contributo di e con il patrocinio di Il sostegno garantito allo studio non comporta necessariamente la condivisione dei contenuti, che devono essere ascritti unicamente a Nomisma. Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze 4 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze INDICE CAPITOLO 1 – Le dimensioni del disagio abitativo 7 CAPITOLO 2 – Gli attuali strumenti delle politiche abitative 35 CAPITOLO 3 – Le possibili linee di intervento 67 APPENDICE 1 – Il possibile impiego di risorse pubbliche per una 71 maggiore sostenibilità dei mutui APPENDICE 2 – Iniziative locali e proposte nazionali 75 APPENDICE STATISTICA 79 BIBLIOGRAFIA 87 5 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze 6 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze CAPITOLO 1 LE DIMENSIONI DEL DISAGIO ABITATIVO 7 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze 8 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze L’evoluzione congiunturale del mercato immobiliare italiano La crisi dopo La recente crisi finanziaria, scaturita dall’accumularsi di eccessi speculativi, ha un decennio pesantemente condizionato le dinamiche immobiliari di tutte le economie di fulgore occidentali. La dimensione globale della finanza e l’ormai evidente integrazione ed interdipendenza dei mercati hanno, infatti, determinato inevitabili ricadute su un settore, che già mostrava segnali di fragilità. Spinto da un quadro macroeconomico di evidente favore, l’immobiliare aveva visto gonfiare quotazioni e transazioni per circa un decennio, archiviando di fatto la pesante fase recessiva, che lo aveva caratterizzato per gran parte degli anni ‘90. Proprio quando erano già apprezzabili le avvisaglie di un imminente epilogo della fase espansiva e i più ottimisti preconizzavano l’approssimarsi di un soft landing per un mercato ormai saturo, si è abbattuto sul settore il ciclone finanziario, che ha avuto nella vicenda dei mutui subprime americani niente più che un innesco in un contesto evidentemente esplosivo. L’emotiva identificazione dei mutui come causa del crollo, associata all’indissolubile legame stabilitosi negli anni del boom dell’indebitamento ed espansione immobiliare, ha finito per rinsaldare il legame tra le dinamiche di settore e la congiuntura economica generale. Si tratta di un fenomeno globale a cui neanche i Paesi connotati da una finanziarizzazione relativamente blanda hanno potuto in qualche modo sottrarsi. Di conseguenza, realtà come l’Italia, pur forti di una posizione solida in materia di crediti immobiliari e teoricamente al riparo da una crisi endogena e strutturale, sono risultate evidentemente esposte al tracollo finanziario statunitense. La percezione di rischiosità degli impieghi interbancari ha, infatti, enormemente accresciuto l’onerosità dei finanziamenti, imponendo politiche di razionamento del credito, che non potevano non avere pesanti riflessi sul mercato immobiliare. Se dal punto di vista dei livelli di attività le conseguenze sono risultate da subito eclatanti, da quello dei prezzi la rigidità dell’offerta e la modesta diffusione di eccessi hanno rallentato l’avvio delle spirali recessive che hanno, invece, interessato molti Paesi occidentali, quali Stati Uniti, Gran Bretagna, Irlanda, Spagna e, in misura minore, Francia e Danimarca. La progressiva attenuazione di tale rigidità ha portato, negli ultimi 18 mesi, ad una flessione dei valori nominali residenziali nell’ordine del 10%. Il dato medio italiano, di gran lunga sottodimensionato rispetto all’entità dei fenomeni in atto a livello internazionale, rappresenta la risultante di andamenti difformi. Da una parte le aree metropolitane, in cui il calo delle quotazioni è risultato più sensibile in ragione della tendenza dei mercati maggiori ad 9 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze anticipare, amplificandole, le dinamiche generali, oltreché ad enfatizzare taluni eccessi speculativi, dall’altra i comuni di piccole e medie dimensioni, dove non si è andati oltre una modesta correzione dei valori rispetto ai massimi livelli raggiunti. Il ripetersi del Il progressivo deterioramento del quadro congiunturale pare inevitabilmente meccanismo destinato a sfociare in un periodo recessivo di proporzioni non trascurabili, espansione - riproponendo di fatto lo schema che ha caratterizzato l’epilogo dei cicli recessione immobiliari precedenti. 13 Aree urbane – Prezzi medi correnti e costanti di abitazioni nuove (Euro al mq) Figura 1.1 Euro al mq 4.000 3.500 Prezzi correnti 3.000 Prezzi costanti 2009 2.500 2.000 IV 1.500 III 1.000 500 I II 0 65676870 717374767779 808283858688 899192949597 980001030406 0709 Semestri Fonte: elaborazioni Nomisma su dati Consulente Immobiliare. La curva a prezzi correnti segnala l’evoluzione delle grandezze nominali rilevate alle diverse date, mentre quella a prezzi costanti consente di analizzare la dinamica dei valori del settore al netto della variazione generale dei prezzi (inflazione). La diffusa convinzione secondo cui la maggiore stabilità del contesto macroeconomico di riferimento avrebbe consentito un’uscita meno traumatica dalla fase espansiva, pare dunque trovare solo parziale riscontro nelle effettive dinamiche di mercato. L’evidente legame stabilitosi, nell’ultimo decennio, tra andamento immobiliare e accessibilità al credito ha finito per accrescere l’esposizione del settore alle tensioni finanziarie, concorrendo a perpetuare il classico meccanismo del boom and bust, che ha da sempre caratterizzato le dinamiche immobiliari. Al di là dell’anomala persistenza della fase ascendente, il ciclo appena conclusosi ha mostrato una progressione delle quotazioni tutto sommato omogenea nelle diverse zone cittadine, evidenziando in tal modo una differenza strutturale rispetto alle situazioni espansive precedenti. 10 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze La modesta diffusione degli eccessi speculativi negli ultimi anni, testimoniata dal profilo della curva che rappresenta il rapporto tra quotazioni centrali e 1 periferiche , non è risultata, a fronte degli shock esogeni descritti, una garanzia di tenuta dei livelli raggiunti. E’ interessante notare come il mercato fiorentino, a differenza di quelli maggiori, non abbia mai fatto registrare differenze significative nell’evoluzione di valori delle diverse zone cittadine. Figura 1.2 Prezzi medi di abitazioni usate: rapporto Centro-Periferia nei principali centri urbani 4,00 3,50 3,00 Firenze 2,50 Milano 2,00 Roma 1,50 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 1,00 Fonte: Nomisma. Si prospetta, dunque, il perdurare della fase recessiva che oggi caratterizza l’intero mercato italiano, anche se con intensità significativamente diverse, a seconda dei contesti territoriali. A tal proposito è interessante notare come la ciclicità degli andamenti e, più in generale, la volatilità dei valori, siano fenomeni apprezzabili soprattutto in corrispondenza dei capoluoghi di provincia di notevoli dimensioni. Si tratta di evidenze che possono essere valutate, mettendo a confronto l’evoluzione dei prezzi di compravendita delle 13 maggiori aree urbane riportata in precedenza (Fig. 1.1) e la stessa dinamica riferita ai restanti capoluoghi (Fig. 1.3). 1 Il rapporto tra i valori residenziali delle localizzazioni centrali e di quelle periferiche può essere utilizzato come misura dell’uniformità della crescita dei contesti urbani per mettere in luce eventuali differenze all’interno di dinamiche apparentemente analoghe. 11 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Figura 1.3 Italia senza le 13 Aree Urbane – Prezzi medi correnti e costanti di abitazioni nuove (Euro al mq) 2.400 Prezzi correnti Euro al mq 2.000 Prezzi costanti 2009 1.600 1.200 800 400 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 00 01 02 03 04 05 06 07 08 09 Semestri Fonte: Nomisma. La modesta Al di là di quelli che potranno essere gli scenari evolutivi, si vuole in questa crescita dei sede sottolineare l’intensità della crescita che ha caratterizzato il settore redditi immobiliare nell’ultimo decennio. In un contesto evidentemente alimentato da familiari fattori esogeni e da un’esuberanza dimostratasi in parte irrazionale, la dinamica dei valori immobiliari non trova alcun riscontro nella contestuale (modesta) evoluzione della capacità reddituale delle famiglie. Dal dopoguerra in poi, i redditi delle famiglie non sono mai cresciuti così lentamente rispetto ai valori reali delle abitazioni che, per contro, hanno raggiunto in questa fase storica livelli mai toccati in passato. La discrasia risulta particolarmente eclatante nelle realtà urbane di maggiori dimensioni, laddove la crescita del settore è risultata, come detto, di gran lunga più accentuata che altrove. La discrasia I dati relativi alla città di Firenze ben rappresentano la situazione: da una parte valori l’ascesa delle quotazioni, cresciute a partire dal 1999 del 120%, dall’altra immobiliari – l’affannoso incremento del reddito familiare che, per lo stesso periodo, non è reddito nel andato oltre un esiguo 14%. Il differenziale di crescita tra costo di accesso al contesto settore e capacità di spesa, ha drasticamente ridotto il potere di acquisto fiorentino immobiliare. In neppure 20 anni le annualità di reddito familiare necessarie per l’acquisto di un’abitazione nuova di 70 mq sono passate da poco meno di 4 ad oltre 7,5. E’ di tutta evidenza come il quadro descritto faccia risaltare un problema di sostenibilità degli attuali livelli di prezzo, che la correzione al ribasso dell’ultimo anno e mezzo ha solo in minima parte attenuato. La bassa crescita del reddito pro capite ha inevitabilmente acuito i problemi di sostenibilità economica, sia dei proprietari che dei locatari, in ragione dell’aumentata incidenza delle spese 12 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze complessive riconducibili all’abitazione (costi d’uso e di manutenzione). Il tracollo delle compravendite (diminuite di oltre il 16% nell’ultimo triennio), che ha interessato pressoché indistintamente tutto il territorio cittadino, rappresenta l’inevitabile conseguenza di un mercato in cui le aspettative dell’offerta e le disponibilità della domanda si sono ulteriormente divaricate, nonostante il deterioramento congiunturale. La centralità Alla base del fenomeno deve essere posto il mutato approccio del sistema del credito creditizio nei confronti del settore. Se nella fase espansiva la disponibilità delle banche verso una clientela ora ritenuta subprime aveva consentito di colmare il gap tra costo di acquisto e disponibilità finanziaria (aumentando enormemente l’orizzonte temporale delle esposizioni e il grado di copertura del finanziamento rispetto al valore dell’immobile), la ritrovata selettività odierna priva, di fatto, una parte cospicua di acquirenti di un contributo divenuto imprescindibile. Tavola 1.1 Evoluzione delle erogazioni per acquisti di abitazioni da parte delle famiglie consumatrici (milioni di Euro) Firenze Italia 2009 1.176,8 50.884,5 2006 1.543,1 62.873,0 -23,7 -19,1 Var. % 2009/2006 Fonte: elaborazioni Nomisma su dati Banca d’Italia. La rinnovata rigidità delle banche scaturita dalla drammatica crisi internazionale ha avuto, dunque, ripercussioni devastanti sui livelli di attività del settore immobiliare, nonostante l’Italia conservi un’esposizione complessiva verso il settore creditizio inferiore rispetto alla maggior parte dei Paesi europei. A risentirne sono state soprattutto le famiglie con disponibilità reddituali modeste o non stabilmente garantite, impossibilitate a ricorrere alla capacità di integrazione o surroga della rete parentale. Si tratta, in buona sostanza, della fascia di domanda a cui, come si vedrà in seguito, è precluso qualsiasi accesso di mercato al bene casa e per cui il sussidio pubblico si rivela in molti casi insufficiente, quando non addirittura inaccessibile. Il credit crunch ha, dunque, concorso al ridimensionamento del mercato immobiliare soprattutto nei contesti, come quello fiorentino, in cui risulta più accentuata la propensione all’indebitamento (in parte riconducibile al recente disallineamento tra dinamica immobiliare e reddituale). Il fenomeno non risulta, tuttavia, territorialmente circoscritto alle sole maggiori aree urbane, come si può evincere dai dati nazionali sopra riportati. 13 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Le evidenze La flessione delle erogazioni per acquisto di abitazioni (-19,1% nel periodo della 2006 – 2009), associata al sensibile aumento della componente di surroga e ritrovata sostituzione (passata da 1 a 15,5 miliardi di Euro nello stesso periodo), selettività consente di individuare, a livello nazionale, in oltre 25 miliardi di Euro la bancaria minore disponibilità di capitali finalizzati al sostegno di nuove transazioni rispetto al 2006 (in provincia di Firenze la flessione può essere stimata nell’ordine di 200 milioni di Euro). Se non si può negare il contributo all’erosione imputabile alla minore pressione della domanda, non si può neanche sottacere l’inequivocabile orientamento prudenziale delle banche volto a privilegiare il trasferimento della clientela piuttosto che il supporto dell’attività transattiva. La discrasia tra richieste ed impieghi assume particolare evidenza con il progressivo attenuarsi della crisi economica e il timido ritorno di interesse per l’acquisto immobiliare da parte di una domanda che si trova, tuttavia, nelle condizioni di dover disporre di una dotazione di capitale proprio addirittura superiore rispetto ai livelli pre crisi. L’accentuazione dell’inacessibilità rappresenta il paradossale lascito dell’atteggiamento pro ciclico assunto dal sistema creditizio nella fase espansiva e dell’inusitata selettività mostrata successivamente. La perdurante rigidità dei prezzi, tipica di un mercato in cui continua ad essere molto elevata la quota di famiglie proprietarie e la vischiosità del mercato coattivo, impone la gestione delle situazioni di insolvenza (nel frattempo notevolmente aumentate), impedendo d’altra parte che il miglioramento delle condizioni di accesso (e sostenibilità) venga garantito dallo sgonfiamento delle quotazioni. La Le ridotte capacità delle famiglie risultano evidenti anche prescindendo dalla contrazione considerazione della componente creditizia. Il potere di acquisto in termini di del potere di metri quadrati per annualità di reddito familiare, tra il 2008 e il 2009, si è, acquisto infatti, attestato su livelli di gran lunga inferiori rispetto ai minimi raggiunti al immobiliare termine delle precedenti fasi di crescita immobiliare. E’ di tutta evidenza come l’approdo immobiliare presupponga, ora più che mai, la disponibilità di risorse economiche che l’inadeguata dinamica dei redditi degli ultimi venti anni ha, nella maggior parte dei casi, impedito di accumulare. In tale quadro, la mancanza di un consistente supporto sancisce di fatto l’esclusione di una quota rilevante della domanda. Il problema della sostenibilità delle quotazioni immobiliari non si è, tuttavia, posto in maniera improvvisa, anche se non si può negare l’enfatizzazione delle percezioni in corrispondenza della recente crisi economico-finanziaria. Per fare fronte all’onerosità dell’opzione di acquisto le famiglie, nel corso degli anni, hanno significativamente accresciuto l’esposizione verso il sistema 14 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze creditizio, come si può evincere dai dati ufficiali relativi alle consistenze sopra riportati. Il credito agli La temporanea apertura delle banche nei confronti di una clientela con immigrati: modeste disponibilità economiche (anche di provenienza immigrata) ha finito una parentesi per comportare una minore attenzione all’effettiva sostenibilità del debito, effimera garantendo un artificiale sostegno alle quotazioni e accrescendo, al contempo, la vulnerabilità dell’intero sistema. Fino al 2008, la quota di mercato straniera tra gli acquirenti delle abitazioni è notevolmente cresciuta. Si è passati, infatti, dal 13,7% del 2004 al 17,5% del 2008, con un massimo, in termini assoluti, raggiunto nel corso del 2007. Contestualmente al numero di compravendite, è anche lievitata la spesa media (e, dunque, il ricorso al credito) per l’acquisto all’abitazione: dal 2004 al 2008 l’incremento è stato di circa il 38%. Tavola 1.2 Anno Italia - Compravendite di abitazioni da parte di immigrati N. N. compravendite compravendite sul totale (in %) Var. % annua Spesa media per un'abitazione di 60 mq (in Euro) 2004 110.000 13,7 - 93.000 2005 116.000 13,9 5,5 103.000 2006 131.000 15,5 12,9 117.000 2007 135.000 16,7 3,1 124.000 2008 120.000 17,5 -11,1 128.000 Fonte: elaborazioni Nomisma su dati Censis. Le difficoltà La fragilità della situazione venutasi a determinare è ben rappresentata dalla dei mutuatari tavola seguente, in cui è riportata la quota di famiglie per le quali l’incidenza della rata del mutuo sul reddito supera il 30%, vale a dire la soglia individuata da Banca d’Italia come limite massimo di sostenibilità. Il quadro risulta ancor più preoccupante se si tiene conto che dei due scenari prospettati all’epoca dell’analisi (secondo semestre 2009), è stato quello alternativo ad aver trovato effettiva concretizzazione. 15 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Tavola 1.3 Famiglie con rapporto tra rata mutuo e reddito familiare superiore al 30% Anno 2010 Scenario tendenziale* Incidenza Media reddito famiglie familiare a rischio Scenario alternativo** Incidenza Media reddito famiglie familiare a rischio Piemonte-Valle d'Aosta 18,4 23.282 18,7 23.217 Lombardia 27,5 22.153 29,0 22.153 Trentino Alto Adige 31,1 29.654 33,6 29.341 Veneto 30,1 23.070 31,4 22.560 Friuli Venezia Giulia 18,1 20.004 18,1 19.282 Liguria 32,9 19.428 34,2 19.474 Emilia-Romagna 27,0 22.746 28,8 22.151 Toscana 30,2 22.554 30,7 22.403 Umbria-Marche 25,4 19.938 26,7 20.019 Lazio 21,9 20.319 23,1 19.473 Abruzzo-Molise 22,1 24.765 22,1 23.998 Campania 22,0 16.583 22,0 16.026 Puglia 28,6 15.781 30,0 15.817 Basilicata-Calabria 14,1 17.968 14,1 17.388 Sicilia 23,4 18.797 23,4 18.085 Sardegna 14,9 19.645 14,9 19.146 Totale 25,0 21.926 26,0 21.655 * Lieve ripresa di PIL e domanda interna dopo la forte contrazione registrata nel 2009. ** Ulteriore peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie a causa della crescita della disoccupazione. Fonte: Osservatorio regionale sul costo del credito (Caritas - Fondazione Culturale e Responsabilità Etica). La politica monetaria fortemente espansiva adottata dalla Banca Centrale Europea, che ha portato i tassi di riferimento dei mutui su valori pressoché irrisori, ha in parte attenuato l’impatto della crisi sulla capacità di far fronte agli impegni assunti. Le difficoltà delle famiglie sono ben sintetizzate dall’aumento delle insolvenze (si consideri che le sofferenze in provincia di Firenze sono aumentate del 64,8% da luglio 2008 a dicembre 2009), nonostante la non trascurabile disponibilità delle banche italiane a rivedere le posizioni debitorie con rinegoziazioni, surroghe e sostituzioni, nonché promuovendo moratorie per le situazioni di disagio più acuto. 16 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze La spinta Al di là degli aspetti legati al supporto creditizio, la dinamica dei prezzi centrifuga immobiliari nella lunga fase ascendente del mercato (1998-2008) ha senz’altro della favorito il processo di suburbanizzazione, innalzando progressivamente la popolazione soglia di accessibilità al bene casa. È proprio agli eccessi alla base residente dell’ampliamento dei differenziali esistenti sul mercato immobiliare che deve essere attribuito un peso notevole nel declino demografico del centro storico e, più in generale, del comune capoluogo, a fronte dell’evoluzione degli altri comuni dell’area metropolitana. Evoluzione demografica nella Provincia di Firenze (2000-2008) Tavola 1.4 2000 2001 2002 2003 2004 Comune di Firenze (Centro Storico) 70.051 70.039 69.258 68.967 67.876 Comune di Firenze (Periferia) 304.728 303.442 301.914 301.307 299.660 Comune di Firenze 374.779 373.481 371.172 370.274 367.536 Prima Cintura Firenze 191.070 187.272 187.597 189.737 190.369 LODE Fiorentina (senza Firenze) 423.418 419.839 422.836 427.841 432.233 Provincia di Firenze 1.186.878 1.161.828 1.167.090 1.191.341 1.204.214 2005 2006 2007 2008 Var. % 00-08 Comune di Firenze (Centro Storico) 67.327 66.664 66.210 66.531 -5,02% Comune di Firenze (Periferia) 299.574 299.302 298.500 299.128 -1,84% Comune di Firenze 366.901 365.966 364.710 365.659 -2,43% 190.875 190.560 193.017 194.947 2,03% 434.782 436.728 442.747 447.418 5,67% 1.210.817 1.215.447 1.222.830 1.230.697 3,69% Prima Cintura Firenze LODE Fiorentina (senza Firenze) Provincia di Firenze Fonte: Comune di Firenze. La scelta localizzativa rappresenta in molti casi l’inevitabile conseguenza dell’onerosità immobiliare, più che un’autonoma determinazione delle famiglie alla ricerca di migliori condizioni ambientali. Non è, dunque, azzardato ipotizzare che l’allontanamento dal centro storico e, in parte, dal comune capoluogo rappresenti un fenomeno ciclico della durata di alcuni anni, in parte imputabile agli anomali livelli raggiunti dai valori immobiliari. Se non vi sono dubbi che l’ascesa dei valori immobiliari abbia rappresentato una concausa del fenomeno di suburbanizzazione, pare altrettanto evidente che, nonostante l’attuale fase di crisi del settore, l’eccessiva lentezza con cui le quotazioni si 17 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze stanno adeguando alle mutate condizioni di mercato costituisca un’insormontabile barriera all’entrata per molte famiglie intenzionate ad insediarsi (o a reinsediarsi) nel comune capoluogo. Come già evidenziato, nel corso dell’ultimo triennio, la popolazione all’interno del capoluogo è aumentata malgrado la spinta alla suburbanizzazione abbia contribuito ad un saldo verso l’esterno del comune fortemente negativo (nonostante la sensibile attenuazione del fenomeno rilevata nel 2009). Tavola 1.5 Saldo migratorio per localizzazione a Firenze Comuni prima cintura Provincia di Firenze Altre province toscane Regione Toscana 2007 2008 2009 -962 -987 -808 -2.187 -1.985 -1.351 -756 -661 -274 -2.943 -2.646 -1.625 Italia Settentrionale -303 -354 -92 Italia Centrale -83 -21 92 Italia Meridionale 486 613 745 Italia Insulare 91 89 163 Totale immigrati da altre regioni 191 327 908 Italia -2.752 -2.319 -717 Estero 3.251 4.564 5.645 Totale 499 2.245 4.928 Fonte: Comune di Firenze. L’incremento è dovuto al robusto afflusso di nuovi residenti dalle altre regioni italiane e, soprattutto, dall'estero, che si è contrapposto allo spostamento di residenti dal comune capoluogo verso la provincia e la regione. Se il contributo garantito dal resto d’Italia risulta tutto sommato contenuto e, in larga parte, rappresentato da cittadini provenienti dall’Italia meridionale, è quello di origine straniera che ha consentito di compensare il fenomeno di suburbanizzazione dei residenti fiorentini e di rendere il saldo migratorio totale di segno positivo (+ 949 residenti nel 2008 e + 3.242 nel 2009). 18 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Popolazione residente nel Comune di Firenze (2007-2009) Tavola 1.6 2007 2008 2009 Nati vivi 2.805 3.223 3.010 Morti 4.560 4.519 4.696 Saldo naturale -1.755 -1.296 -1.686 Immigrati 10.700 11.827 14.285 Emigrati 10.201 9.582 9.357 499 2.245 4.928 Saldo migratorio Saldo totale -1.256 949 Popolazione 364.710 365.659 residente Fonte: elaborazioni Nomisma su dati Comune di Firenze. 3.242 368.901 In particolare è possibile apprezzare come l’afflusso di stranieri abbia quasi interamente compensato (sia considerando l’intervallo dal 2000 al 2009 che limitandosi all’ultimo anno) la fuoriuscita di popolazione autoctona da ogni singolo quartiere. Tavola 1.7 Comune di Firenze – Evoluzione della popolazione residente per Quartiere (2000-2009) Variazione % Variazione % totale totale popolazione popolazione residente (senza residente stranieri) 2000-2009 2000-2009 Variazione % totale popolazione residente 2008-2009 Variazione % totale popolazione residente (senza stranieri) 2008-2009 Quartiere 1 -4,6% -13,3% 0,5% -1,5% Quartiere 2 -2,8% -8,7% 0,6% -0,7% Quartiere 3 -2,1% -7,1% 0,7% -0,6% Quartiere 4 0,0% -6,5% 0,7% -0,6% Quartiere 5 0,8% -8,1% 1,6% -0,2% Totale -1,6% -8,8% 0,9% -0,7% Fonte: Comune di Firenze. La presenza di stranieri a Firenze è, in soli 9 anni, più che raddoppiata, comportando un incremento dell’incidenza sul totale dei residenti dal 5,7% del 2000 al 12,5% del 2009. Il flusso migratorio risulta, dunque, fortemente caratterizzato dalla componente straniera, che si va a stabilire prevalentemente in zone periferiche (nel 2009 quasi un quarto degli stranieri risiede in periferia) piuttosto che nel centro storico. A livello di incidenza della componente straniera sul totale della popolazione residente si segnala, rispetto al 2000, un notevole incremento in entrambe le circoscrizioni: in centro 19 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze si è passati dal 10,5% al 18,6% mentre in periferia dal 4,6% all’11,2%. L’eterogeneità della popolazione straniera (si contano all’incirca 94 nazionalità differenti) contribuisce alla frammentazione della popolazione immigrata sul territorio comunale. Tavola 1.8 Comune di Firenze – Evoluzione della componente straniera (2000-2009) 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 21.202 23.958 25.464 28.428 30.377 32.778 35.227 37.634 40.898 46.268 Residenti in Centro (%) 34,6 33,9 33,1 32,3 31,5 30,4 28,9 28,2 27,6 26,9 Residenti in Periferia (%) 65,4 66,1 66,9 67,7 68,5 69,6 71,1 71,8 72,4 73,1 Incidenza sul totale (%) 5,7 6,4 6,9 7,7 8,3 8,9 9,6 10,3 11,2 12,5 Stranieri residenti Fonte: Comune di Firenze. La risultante delle dinamiche migratorie descritte è la costante diminuzione di residenti autoctoni all’interno o nelle vicinanze del centro della città e, in contrapposizione, l’aumento dei cosiddetti city users, ossia non residenti che si spostano quotidianamente, per motivi di lavoro o personali, verso il comune capoluogo. La Dall’analisi dei dati sulle unità abitative realizzate negli ultimi anni nel Comune contestuale di Firenze e da una ricognizione dello stock residenziale esistente è possibile (sovra) rilevare un andamento della produzione edilizia totalmente avulso dalle produzione dinamiche migratorie che contraddistinguono il capoluogo toscano. Il processo edilizia di suburbanizzazione in atto non sembra, dunque, trovare riscontro nell’attività edilizia degli ultimi anni. Lo stock residenziale, che a fine 2009 è possibile stimare in circa 196 mila unità (+13% rispetto al 2000), evidenzia l’esuberanza edilizia, in corrispondenza della fase marcatamente espansiva del mercato immobiliare, a fronte della continua contrazione della popolazione residente. L’ascesa dei prezzi immobiliari, pur determinando una spinta centrifuga della popolazione residente, sembra aver unicamente rappresentato uno stimolo per la produzione edilizia. Le dinamiche descritte hanno finito per creare un’offerta che eccede le capacità di assorbimento agli attuali livelli di prezzo. L’arretramento dei prezzi fin qui registrato non pare di per sé sufficiente a ridurre il gap che separa la disponibilità di parte della domanda e le esigenze dell’offerta, al punto da 20 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze indurre una riflessione preoccupata sulle prospettive dell’ingente stock edilizio recentemente prodotto o in fase di ultimazione. Una soluzione che riduca tale distanza, con il concorso di istituzioni pubbliche e private, rappresenta in questa fase un’opportunità di contenimento del disagio abitativo e, al tempo stesso, di salvaguardia di un sistema imprenditoriale messo pesantemente in crisi dalla recessione. Tavola 1.9 Firenze – Evoluzione dello stock edilizio residenziale Comune capoluogo Totale Provincia 2000 173.508 406.295 2001 175.857 412.209 2002 178.228 421.775 2003 180.605 430.943 2004 178.228 421.775 2005 185.543 451.278 2006 188.250 461.562 2007 192.387 475.423 2008 194.648 483.921 2009 196.073 491.227 Fonte: elaborazioni Nomisma su dati Agenzia del Territorio. Se non vi sono dubbi che sul lungo ed intenso ciclo di sviluppo immobiliare abbia influito il miglioramento delle condizioni di accesso al credito, occorrerà ora valutare il contributo che il sistema bancario, esaurita la fase di autotutela, saprà garantire al rilancio del settore. I grandi progetti residenziali paiono, nell’immediato, destinati a vedere dilatati significativamente i tempi di realizzazione, frenati da un mercato saturo, in cui l’offerta non risulta affatto carente. L’esiguità dei tassi d’interesse non rappresenta, di per sé, un elemento in grado di stimolare il mercato né, tantomeno, di farne lievitare nuovamente i valori. L’insostenibi- L’analisi fin qui svolta ha consentito di evidenziare l’insostenibilità degli attuali lità degli prezzi di mercato per una rilevante quota della domanda. Si tratta, tuttavia, di attuali valori un’evidenza che non risulta circoscritta al solo settore della compravendita, ma di mercato che contraddistingue a pieno titolo anche quello delle locazioni. La dinamica dei canoni nell’ultimo decennio, seppure meno accentuata rispetto ai prezzi di vendita, è stata comunque marcatamente espansiva e in alcun modo paragonabile alla contestuale evoluzione delle possibilità economiche delle famiglie. Al proposito si deve rilevare, inoltre, che se per gli acquisti il ricorso al 21 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze credito consente di integrare, almeno a livello teorico, le risorse disponibili, per gli affitti le famiglie non sono nelle condizioni di attivare alcun tipo di sostegno. Numero indice (1991=100) Figura 1.4 Comune di Firenze - Evoluzione di prezzi e canoni di abitazioni e del reddito familiare nel periodo 1991-2009 (Valori in numero indice, 1991=100) 240 220 200 180 160 140 120 100 80 91 92 93 94 95 96 97 98 99 00 01 02 03 04 05 06 07 08 09 Reddito medio Prezzi abitazioni Canoni abitazioni Fonte: elaborazioni e stime Nomisma su fonti varie. Il confronto tra i canoni di mercato e il reddito medio risulta così impietoso. La progressiva erosione della superficie locabile con un’annualità di reddito medio familiare, passata da 610 a 358 mq a livello nazionale e da 418 a 236 mq con riferimento a Firenze, ben rappresenta le difficoltà che nelle maggiori aree urbane del Paese le famiglie sono chiamate a sostenere per fare fronte ai canoni di mercato. La difficoltà Sulla base dei redditi dichiarati dalle persone fisiche è, infatti, possibile delle famiglie verificare la quota dei nuclei per i quali l’incidenza del canone di un’abitazione se costrette di modeste dimensioni risulterebbe eccedere la soglia di sostenibilità del 30% . ad affrontare Si tratta di un’ipotesi meramente teorica in quanto, come si vedrà, la diffusione i canoni di della proprietà immobiliare circoscrive significativamente il mercato dell’affitto, mercato ma che ben dimostra l’insostenibilità delle attuali quotazioni per le fasce di 2 reddito medio basse, vale dire quelle per cui, quasi sempre, l’opzione locativa non rappresenta una scelta bensì una necessità. Come rileva l’Istat “per le famiglie più povere, ma in generale per quelle di più recente costituzione, l’acquisto di un’abitazione rappresenta una strada più difficilmente praticabile data la minore disponibilità di risorse reddituali e patrimoniali adeguate e gli 3 ostacoli che si frappongono all’accesso al credito” . 2 Per compensare il fenomeno dell’elusione ed evasione fiscale che inevitabilmente sottodimensiona la capacità reddituale delle famiglie, si è fatto riferimento a valori immobiliari contenuti (media periferia) e ad una dimensione dell’unità abitativa (70 mq) inferiore rispetto al dato medio rilevato dall’Istat. 3 L’abitazione delle famiglie residenti in Italia – Anno 2008, 26 febbraio 2010. 22 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Sostenibilità dei canoni di mercato nelle principali aree urbane Tavola 1.10 Canone medio (in Euro al mq per anno) Canone mensile^ (in Euro) Soglia reddito dichiarato* (in Euro) Famiglie potenzialmente sotto soglia (in %) Bologna 108,5 633 25.317 49,4 Firenze 113,5 662 26.483 53,9 Milano 118,0 689 27.545 55,9 Napoli 87,5 510 20.417 56,5 Padova 92,5 540 21.583 35,6 Palermo 75,0 438 17.500 37,7 Roma 139,4 813 32.516 57,2 ^ Riferito ad un'abitazione usata di 70 mq ubicata in zona periferica. * Soglia sotto la quale il canone di mercato risulta insostenibile (incidenza > 30%). Fonte: elaborazioni e stime Nomisma su fonti varie. Dalla tavola si evince che nelle grandi città, in cui la dinamica immobiliare è stata più marcata, più di una famiglia su due sarebbe chiamata ad accollarsi un onere potenzialmente insostenibile. Una specifica annotazione deve essere fatta a proposito delle città meridionali per le quali le evidenze numeriche relative al reddito imponibile delle persone fisiche autorizzano ad ipotizzare un livello di evasione fiscale più accentuato rispetto alle altre realtà considerate. 4 La diffusione trasversale del fenomeno induce, tuttavia, a ritenere che la distribuzione dei redditi dichiarati non si discosti in misura rilevante da quella effettiva, confermando, di fatto, il dimensionamento del disagio che emerge dall’analisi. L’impennata Non stupisce, dunque, che la pesante recessione economica dell’ultimo delle biennio abbia messo definitivamente in crisi situazioni già precarie (si veda il richieste di Riquadro I), comportando un’esponenziale crescita dei casi di insolvenza. Il esecuzione drammatico aumento dei provvedimenti di sfratto per morosità (+247% rispetto di sfratto al 2008) rappresenta l’inevitabile epilogo di un mercato, la cui eccessiva esuberanza ha compromesso gambe troppo gracili. L’incidenza della componente riconducibile ad inadempienze del locatario ha ormai raggiunto, anche nel Comune di Firenze, valori prossimi all’80%, in linea con il dato medio nazionale. 4 In proposito, da un’indagine della Corte dei Conti sul patrimonio immobiliare di ERP della Regione Campania, gestito da IACP e Comune di Napoli, si rileva che il 64,6% degli 88.183 assegnatari risulti senza reddito. 23 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Evoluzione degli sfratti per morosità in Provincia di Firenze nel periodo 2008-2009 Figura 1.5 2008 1.174 1.148 2009 773 331 Comune capoluogo Resto della Provincia Fonte: elaborazioni Nomisma su dati Ministero dell’Interno. La drastica accelerazione del fenomeno in corrispondenza dell’acuirsi della crisi economica risulta ancora solo in parte rappresentata dai dati relativi alle richieste di esecuzione. Il ritardo temporale con cui le difficoltà delle famiglie trovano riscontro in un atto formale di un’Autorità, induce a ritenere che il fenomeno abbia raggiunto solo oggi la fase di massima intensità. L’efficienza tipicamente fiorentina delle esecuzioni con intervento dell’Ufficiale Giudiziario (che nel 2009 hanno rappresentato il 40,8% delle richieste presentate a fronte di un dato medio nazionale pari al 23,7%), rende ancora più urgente l’adozione di iniziative di contenimento e gestione delle criticità. Tavola 1.11 Richiesta di esecuzione e sfratti eseguiti in provincia di Firenze Provincia di Firenze Richieste di esecuzione Sfratti eseguiti Eseguiti/Richieste (%) 2001 576 204 35,4 2002 1.012 517 51,1 2003 1.189 673 56,6 2004 1.146 617 53,8 2005 978 555 56,7 2006 945 528 55,9 2007 858 421 49,1 2008 1.358 643 47,3 2009 1.429 583 40,8 Fonte: elaborazioni Nomisma su dati Ministero dell’Interno. 24 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Tavola 1.12 Efficienza delle procedure esecutive 2008 Richieste di esecuzione Sfratti eseguiti % Sfratti eseguiti/Richieste Provincia di Firenze 2.895 583 40,8% Toscana 7.857 2.227 28,3% Italia 116.573 27.584 23,7% Fonte: elaborazioni Nomisma su dati Ministero dell’Interno. La situazione fin qui descritta non deve, tuttavia, ritenersi unicamente 5 circoscritta ai soli mercati metropolitani. Dai dati pubblicati da Banca d’Italia e 6 Istat emerge, infatti, con chiarezza che la scelta locativa, oltre ad essere in costante contrazione da più di un ventennio, risulta essere ormai prerogativa pressoché esclusiva delle classi meno abbienti già nei centri di medie dimensioni, dove la dinamica espansiva dei valori immobiliari è risultata solo in parte più contenuta. 5 6 Banca d’Italia, I bilanci delle famiglie italiane, anni vari. ISTAT, L’abitazione delle famiglie residenti in Italia, anni vari. 25 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze RIQUADRO I Il disagio abitativo in Italia: un fenomeno che la crisi ha solo radicalizzato Che il disagio abitativo, nelle sue molteplici dimensioni (inaccessibilità del mercato per l’acquisto della prima abitazione, insostenibilità dei canoni o delle rate dei mutui rispetto al reddito complessivo disponibile, onerosità delle spese e inadeguatezza dell’abitazione rispetto alle esigenze familiari) rappresenti in Italia un problema rilevante, a prescindere dalla crisi 7 economica, lo dimostra l’ultima indagine disponibile EU-SILC su redditi e condizioni di vita delle famiglie europee. Tavola I Alcuni indicatori di disagio economico associato all’abitare Famiglie con mutuo in arretrato con le rate Famiglie in affitto in arretrato con l'affitto (%) (%) Famiglie in ritardo con il pagamento delle utenze (%) Francia 4 10 6 Germania / 3 4 Italia 5 11 9 Regno Unito 2 6 4 Spagna 6 7 4 Fonte: Indagine EU-SILC 2007 sui redditi e sulle condizioni di vita delle famiglie europee. Dai risultati si evince che già nel 2006, ossia ben prima del manifestarsi della crisi internazionale, il quadro del disagio abitativo delle famiglie italiane presentava elementi di maggiore deterioramento rispetto ai principali Paesi europei. Gli indicatori di difficoltà economica associata all’abitare si attestavano, infatti, su livelli generalmente più elevati, sia che si trattasse di proprietà che di affitto. Emerge ancora una volta come il disagio interessi trasversalmente, anche se con intensità diversa, tutte le forme di possesso e la proprietà non sempre rappresenti una forma di protezione dal rischio, al punto che solo in Italia, Spagna e Cipro oltre la metà delle famiglie residenti ritengono oggi pesante o addirittura insostenibile l’onere rappresentato dai costi per la casa. 7 Statistics on Income and Living Conditions. 26 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Le diverse Il quadro desumibile dalle fonti più autorevoli viene confermato da recenti forme di indagini di Nomisma da cui risulta che il 65,9% delle famiglie in affitto dispone possesso a di un reddito inferiore a 2.000 Euro mensili, mentre solo il 6,8% afferma di livello percepire più di 4.000 Euro mensili. Attualmente si stima che, a livello nazionale … nazionale, le famiglie in affitto si attestino poco sotto quota 5 milioni di unità, 8 con un’incidenza complessiva rispetto ad altre forme di possesso del 20%, a fronte dell’orientamento largamente prevalente per la forma proprietaria che riguarda oltre il 68,7% del totale, a cui si deve aggiungere l’11,3% che dichiara altre forme di possesso (usufrutto, uso gratuito ed altro), in larga parte riconducibili alle disponibilità della rete di protezione familiare (al proposito si veda il Riquadro II). Tavola 1.13 Forma di possesso dell’abitazione per fasce di reddito in Italia Proprietà Affitto Altro titolo Totale 6.133.992 3.265.078 1.518.483 10.917.553 56,2% 29,9% 13,9% 100% Famiglie con reddito fino 2.000 Euro numero quota Famiglie con reddito 2.000-4.000 Euro numero quota 7.175.548 1.351.714 956.923 9.484.185 75,7% 14,3% 10,1% 100% Famiglie con reddito oltre 4.000 Euro numero quota 3.685.102 338.960 321.577 4.345.640 84,8% 7,8% 7,4% 100% 16.994.642 4.955.752 2.796.984 24.747.378 68,7% 20,0% 11,3% 100% Famiglie in totale numero quota Fonte: elaborazioni e stime Nomisma su dati Istat e Banca d’Italia. Se a livello nazionale la proprietà risulta l’opzione ampiamente maggioritaria, nelle aree metropolitane la situazione risulta solo leggermente più equilibrata. Nei grandi centri la locazione rappresenta, infatti, la scelta “obbligata” delle famiglie residenti con modeste disponibilità economiche, per cui l’accesso alla proprietà è, di fatto, impraticabile. 8 Indagine realizzata con metodo CATI (Computer-Assisted Telephone Interviewing) su un campione di 400 famiglie residenti nel Comune di Firenze. L'indagine ha seguito un campionamento probabilistico stratificato; per circoscrivere le possibili problematiche derivanti dall'errore di copertura telefonica, è stata garantita la rappresentatività dei risultati attraverso un’attenta scelta delle variabili di stratificazione, individuate nel quartiere di residenza, sesso, età. Per salvaguardare l'accuratezza dei dati raccolti, l'indagine ha coinvolto il capo-famiglia. Si è, inoltre, proceduto ad integrare le risultanze delle indagini con le evidenze desunte da interviste face to face realizzate per recuperare il target non rappresentato nella copertura telefonica. 27 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze … e a livello La situazione di Firenze conferma il quadro delineato, evidenziando un livello fiorentino di incidenza dell’affitto superiore alla media nazionale (23,7% contro 20%), con punte addirittura del 38,3% in corrispondenza della fascia di reddito familiare fino a 2.000 Euro. Tale risultato risente in maniera significativa del crescente peso della componente di provenienza extracomunitaria, in corrispondenza della quale l’opzione locativa risulta nettamente prevalente. Tavola 1.14 Forma di possesso dell’abitazione nel Comune di Firenze numero quota Proprietà Affitto Altro Totale 119.482 43.030 19.129 181.601 65,8% 23,7% 10,5% 100% Fonte: Nomisma, Indagine conoscitiva sulla condizione abitativa delle famiglie fiorentine, marzo 2010. Tavola 1.15 Fasce reddito Forma di possesso dell’abitazione per fasce di reddito nel Comune di Firenze Famiglie Affitto Incidenza Fino 2.000 Euro 74.096 28.350 38,3% 2.000-4.000 Euro 68.199 11.737 17,2% Oltre 4.000 39.306 2.943 7,5% Totale 181.601 43.030 23,7% Fonte: Nomisma, Indagine conoscitiva sulla condizione abitativa delle famiglie fiorentine, marzo 2010. 28 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze RIQUADRO II Il comodato d’uso gratuito: una forma di ammortizzatore sociale Sulla base della già citata indagine EU-SILC del 2007 è possibile confrontare le diverse forme di possesso immobiliare tra le famiglie europee. Dai dati riportati si può osservare come l’Italia si confermi un Paese ad elevata vocazione proprietaria, a differenza di paesi come Germania, Austria o Paesi Bassi, dove prevale il ricorso alla locazione. Al di là di questi aspetti che appaiono ormai consolidati, risulta interessante focalizzare l’attenzione sulla quota di famiglie che usufruiscono di una casa gratuitamente, ossia grazie all’istituto del comodato d’uso. A fronte di una media europea del 6%, l’Italia si pone ben oltre tale dato, raggiungendo addirittura il 10%. Tavola II Distribuzione percentuale delle famiglie europee per titolo di occupazione della casa Proprietà Affitto a canone di mercato Germania 46 46 Affitto a canone inferiore ai prezzi di mercato 6 Austria 52 33 8 7 Paesi Bassi 56 43 0 0 Francia 58 22 16 4 Danimarca 58 42 0 0 Svezia 62 36 2 0 Regno Unito 71 8 19 1 Italia 72 15 4 10 Portogallo 73 11 8 9 Grecia 73 20 1 6 Spagna 83 8 3 7 Totale 64 21 8 6 Uso gratuito 3 Fonte: elaborazioni Nomisma su dati EU-SILC 2007. Tale istituto, soprattutto in Italia, può essere, a tutti gli effetti, considerato alla stregua di una forma di ammortizzatore sociale. Il presupposto alla base di tale asserzione può essere individuato nelle evidenze desumibili dall’ultima indagine sull’abitazione delle famiglie residenti in Italia, realizzata dall’Istat. Secondo i dati, in Italia, nel 2008, l’11,5% degli individui viveva in usufrutto o comodato gratuito, in linea, dunque, con le risultanze dell’indagine EU-SILC. Tale percentuale si innalza al 18% se si considerano i nuclei con un solo componente, al 18,5% nel caso in cui ci si riferisca al primo quintile di reddito equivalente e, infine, al 27,1% nel caso di persone che vivono sole fino a 34 anni. La percentuale è ugualmente elevata se si considerano le coppie senza figlio dove la donna ha meno di 35 anni (15,5%), le persone sole di 35-64 anni (15,3%) e quelle di 65 anni e 29 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze oltre (17,5%). Tali dati sembrano confermare, dunque, la teoria secondo cui l’uso del comodato gratuito rappresenta una forma di sostegno o aiuto, in primo luogo, ai figli o parenti entro il primo grado, sia per facilitarne l’autonomia, sia per contribuire alla formazione di nuovi nuclei familiari senza dover effettuare alcun passaggio di proprietà. Un ulteriore motivo alla base della diffusione di tale istituto deve essere individuato nella necessità di garantire una casa al coniuge dopo la separazione senza, però, dover passare per vendite o ulteriori costi notarili. Lo stesso, infine, può dirsi a proposito dei trasferimenti di proprietà effettuati da persone anziane, salvo garantirsi il comodato d’uso gratuito. Se a tali considerazioni si aggiunge l’introduzione, a partire dal 2008, dell’esenzione dell’ICI (D.L. n. 93 del 27 maggio 2008) dell’abitazione principale del soggetto passivo, comprese le unità date in comodato gratuito a parenti (l'ultima parola su queste ultime spetta, tuttora, ai singoli Comuni), si può affermare che la diffusione del comodato non potrà che aumentare. 30 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Le forme di Lo stretto legame tra modalità di possesso dell’abitazione e disponibilità possesso per economica trova conferma dall’analisi della distribuzione per fasce di età. Il più fascia di età ampio ricorso dei nuclei più giovani a forme alternative alla proprietà non scaturisce da un’autonoma e consapevole scelta allocativa, ma rappresenta, nella maggior parte dei casi, la risultante della precarietà economica in rapporto all’onerosità immobiliare. Tavola 1.16 Forma di possesso dell’abitazione per fasce di età nel Comune di Firenze ≤39 anni >40 anni Proprietà 49,66767 71,99304 Affitto 34,48435 19,52588 Altro titolo 15,84801 8,481078 Fonte: Nomisma, Indagine conoscitiva sulla condizione abitativa delle famiglie fiorentine, marzo 2010. L’articolazio- Per quanto riguarda la scelta dell’opzione contrattuale, la tipologia a canone ne del merca- libero si conferma largamente prevalente, arrivando a rappresentare oltre il to locativo 68% delle locazioni in essere di famiglie residenti, mentre la quota restane risulta pressoché interamente suddivisa tra forme a canone sociale (18,6%) e a canone concordato (9,9%). Queste ultime, in particolare, hanno raggiunto in pochi anni una discreta diffusione (ad oggi si contano circa 4.250 contratti per le sole famiglie residenti), con un’incidenza decisamente più elevata tra i nuclei più giovani, dove rappresentano il 13,9% delle stipule a fronte del 7,1% rilevato in corrispondenza delle famiglie over 40. Con riferimento alla dislocazione territoriale, dall’indagine svolta è emerso che la forma a canone concordato risulta maggiormente diffusa in corrispondenza dei Quartieri 3 e 5. Il peso della Per un dimensionamento complessivo del mercato dell’affitto occorre componente computare, oltre alle famiglie residenti, anche i nuclei domiciliati, che sono per domiciliata la maggior parte rappresentati da studenti fuori sede. Facendo riferimento alle statistiche ministeriali, è possibile individuare in circa 16.900 gli studenti domiciliati stabilmente o in maniera saltuaria in città. Considerando il quasi esclusivo ricorso all’opzione locativa e un numero medio di componenti per nucleo leggermente inferiore alle 3 unità, è possibile stimare in oltre 6.240 gli alloggi in affitto a studenti. Se si tiene conto anche della componente lavorativa, si può arrivare a definire in circa 50.770 le unità abitative in locazione nel Comune di Firenze. Gli ostacoli Dal quadro delineato emerge con chiarezza che la possibilità di accesso alla nell’accesso forma proprietaria risulta, di fatto, circoscritta ai nuclei in condizioni di disporre al credito di risorse familiari o, comunque, di idonee garanzie per l’imprescindibile 31 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze ricorso al supporto bancario, come si evince dall’incidenza sul totale per fascia di età delle posizioni ipotecarie aperte, con riferimento all’abitazione di residenza. Al 33% rilevato in corrispondenza della componente sotto i 40 anni, si contrappone il 13,6% delle famiglie oltre tale soglia. Il ricorso al supporto bancario non si rivela, tuttavia, un’opzione priva di complicazioni e rischi. Al di là delle già evidenziate difficoltà congiunturali nell’ottenimento del credito, si aggiunge, infatti, il problema della sostenibilità dell’impegno assunto. A Firenze si stima che dei circa 21.400 mutui per acquisto dell’abitazione di residenza attualmente in essere, circa il 31,7% comporti un impegno di spesa che eccede la soglia del 30% del reddito familiare (di questi quasi un quarto raggiunge addirittura un livello di incidenza prossimo al 50%). Se la propensione all’indebitamento è maggiore tra le famiglie al di sotto dei 40 anni, l’eccesso di carico rispetto alle capacità è un fenomeno che interessa trasversalmente tutta la popolazione, senza significative differenze anagrafiche. L’esigenza di L’aumento dei tassi di interesse prima e la pesante recessione poi, non rinegoziare le potevano non avere effetti sul precario equilibrio che le famiglie esposte verso condizioni il settore bancario avevano faticosamente definito, favorendo la diffusione di rinegoziazioni, surroghe e sostituzioni. Nell’ultimo biennio sono state oltre 4.250 (pari a circa il 20%) le posizioni ipotecarie per l’acquisto dell’abitazione di residenza che hanno beneficiato di una ridefinizione delle condizioni di base. Il tasso più elevato di utilizzo dell’opzione negoziale rilevato in corrispondenza delle famiglie più giovani (23,7% contro 17,1%) deve, con ogni probabilità, essere ricondotto non tanto ad una maggiore fragilità di tali nuclei, quanto all’esistenza di una rilevante asimmetria informativa, che tuttora impedisce un abbattimento dell’onerosità di una quota delle esposizioni. L’incidenza Le spese per l’abitazione non si limitano al rimborso del capitale delle altre eventualmente mutuato o al pagamento del canone di affitto, ma spese per comprendono anche la gestione ordinaria e straordinaria (utenze, imposte, l’abitazione costi condominiali e di manutenzione). Si tratta di oneri di rilevanza tutt’altro che trascurabili, soprattutto nel caso in cui risultino addizionali rispetto a quelli per l’acquisto o la locazione precedentemente citati. Con riferimento alla realtà fiorentina, sono oltre il 50% le famiglie per cui l’incidenza di tali oneri sul reddito risulta superiore al 20%, con punte prossime al 30% per poco meno di un quinto del campione (rappresentato prevalentemente da nuclei di età superiore a 40 anni). 32 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Un mercato L’impressione complessiva che si ricava dall’analisi dei dati è quella di un insostenibile mercato che non prevede adeguate forme di protezione e sostegno per i molti per molti nuclei con modeste capacità reddituali. Non deve sorprendere, dunque, se oltre il 50% delle famiglie fiorentine che dispongono di un reddito mensile inferiore a 2.000 Euro lamenti l’eccessiva onerosità dell’abitare (riferita al complesso delle spese sostenute per l’abitazione). La percezione di disagio si distribuisce in maniera pressoché uniforme tra le diverse fasce di età, in linea con le risultanze numeriche sopra riportate. L’entità del fabbisogno, associata alla trasversalità generazionale, impongono un utilizzo mirato delle esigue risorse pubbliche disponibili, nonché l’avvio di iniziative che non possono prescindere dal concorso di istituzioni e soggetti privati. Si darà nel seguito evidenza degli strumenti “classici” già disponibili, dei piani in fase di (lenta) attuazione, nonché di alcune strategie di intervento alternative. 33 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze 34 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze CAPITOLO 2 GLI ATTUALI STRUMENTI DELLE POLITICHE ABITATIVE 35 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Come si è visto finora, il fatto che quasi il 70% delle famiglie italiane disponga già di un’abitazione di proprietà – lo stesso dato riferito al Comune di Firenze è pari al 65,8% – non deve indurre a trascurare l’inasprirsi del disagio abitativo di quanti oggi non riescono a far fronte ai valori di mercato o vivono situazioni non adeguate alle proprie esigenze familiari. L’impegno del Governo nel cercare di fornire risposte concrete all’emergenza abitativa è sicuramente aumentato nel corso degli ultimi anni (anche se la progressiva erosione della dotazione del fondo sociale per l’affitto indurrebbe ad altre conclusioni), tuttavia si deve sin da subito sottolineare come, rispetto ad altre realtà europee, in Italia le azioni di intervento siano rimaste quasi esclusivamente appannaggio del soggetto pubblico e risultino, ad oggi, sostanzialmente inadeguate a sortire gli effetti auspicati, quantomeno nel breve periodo. Un elemento di criticità della politica adottata è rappresentato dalla scelta di incentivare l’accesso alla proprietà piuttosto che favorire il mercato dell’affitto, in evidente contraddizione con un contesto evolutivo sempre più orientato alla flessibilità del mercato del lavoro e ad una sempre maggiore propensione alla mobilità da parte delle famiglie. D’altro canto, il passaggio dall’edilizia pubblica alle nuove forme di edilizia sociale, che implica soprattutto una nuova modalità di gestione delle abitazioni, nonché nuove modalità di finanziamento con una forte presenza della componente privata, non deve indurre a ritenere che le risorse pubbliche non siano più decisive nei programmi di investimento per la realizzazione di abitazioni destinate alle famiglie italiane in difficoltà. Con riferimento al Comune di Firenze, in questa parte dello studio verrà sviluppata un’analisi delle principali linee di intervento in tema di disagio abitativo (piano casa, edilizia residenziale pubblica, fondo sociale per l’affitto e locazioni a canone concordato), descrivendone le caratteristiche principali e gli effetti prodotti sulla realtà socio-economica. Per ogni strumento verranno, poi, evidenziati i principali nodi da sciogliere, ma soprattutto le opportunità di valorizzazione degli stessi in un contesto in cui, molto spesso, la comunicazione alla cittadinanza dell’esistenza di opportunità risulta carente o non viene predisposta un’attività di monitoraggio per verificarne l’effettiva efficacia. L’obiettivo è quello di valutare la possibilità di circoscrivere il target ottimale di riferimento delle diverse iniziative e, più in generale, di individuare strategie che consentano di colmare, almeno in parte, l’enorme ritardo accumulato dal nostro Paese in materia di social housing, sottolineando però come il tema del disagio abitativo debba essere affrontato modulando le politiche abitative in un orizzonte temporale di medio-termine e in un’ottica sempre di più integrata con altri strumenti di carattere civile e sociale. La disamina prenderà le mosse dall’analisi delle iniziative adottate nel corso del 2009 dal Governo e, in particolare, dal “Piano Nazionale per l’Edilizia Abitativa” (per gli altri interventi varati, ovvero il piano per il rilancio dell’edilizia e quelli annunciati, ossia il piano di new-town, non è possibile al momento ipotizzare ricadute sui temi oggetto di analisi), evidenziando 36 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze l’ambiziosa portata degli obiettivi e, al contempo, la complessità della struttura operativa ipotizzata. Se al momento il piano casa per l’edilizia abitativa è ancora nella fase di avvio, per quanto riguarda gli altri strumenti di politica abitativa – rispettivamente edilizia residenziale pubblica, fondo sociale per l’affitto e locazioni a canone concordato – sarà, invece, fondamentale approfondirne l’efficacia, in relazione al dimensionamento del disagio abitativo stimato per l’area fiorentina, nonché tentare l’individuazione di strategie alternative di intervento. 37 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze I PIANI CASA Nel corso del 2009 sono due le iniziative messe in campo dal Governo, i cosiddetti “piani casa”, incentrate sulle abitazioni delle famiglie italiane. Per affrontare in maniera organica il disagio abitativo, dalla insostenibilità dei valori immobiliari di acquisto e di locazione, al degrado derivante da fenomeni di alta tensione abitativa o mancato intervento manutentivo della propria abitazione, il Decreto legge 112 del 2008, convertito nella Legge 133 del 6 agosto 2008, ha per la prima volta formulato un “Piano casa” recepito dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di attuazione del 16 luglio 2009. Questo primo piano casa, detto anche “Piano per l’edilizia abitativa”, prevede di offrire almeno 100 mila nuovi alloggi sociali in affitto a canone moderato a quella fascia di famiglie (a basso reddito, giovani coppie, immigrati regolari, nuclei sfrattati, ecc.) non abbastanza povere da rientrare tra gli indigenti e non sufficientemente solide dal punto di vista economico per poter corrispondere un canone di libero mercato. L’iniziativa rappresenta, senza dubbio, un forte segnale della volontà del Governo di ridurre il ritardo che l’Italia ha accumulato nell’ultimo decennio sull’impegno pubblico in natura di social housing, anche se non mancano i motivi di perplessità. Esiste, in primo luogo, un problema di finanziamento delle iniziative, dato che le uniche risorse ad oggi disponibili si riferiscono a fondi per l’edilizia sociale stanziati dalla finanziaria del 2007. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) ha previsto la costituzione di un Sistema Integrato nazionale e locale di Fondi immobiliari (SIF) per l’acquisizione e realizzazione di immobili ad uso abitativo, nel rispetto dei criteri di efficienza energetica, da destinare alle categorie considerate oggi più svantaggiate (nuclei a basso reddito, soprattutto giovani coppie e immigrati regolari, anziani in condizioni economiche o sociali deteriorate, studenti fuori sede, e altri soggetti deboli di cui all’articolo 1 della Legge 9/2007). Le modeste risorse finanziarie 9 messa a disposizione dal MIT (non oltre 150 milioni di Euro ) saranno attribuite alle SGR, secondo il bando dello scorso 23 marzo, che gestiranno uno o più fondi comuni di investimento immobiliare di tipo chiuso (di durata non inferiore a 25 anni e dimensione complessiva stimata in 3 miliardi), che saranno sottoscritti, oltre che dal MIT, da investitori istituzionali regionali. A tal proposito, la Cassa Depositi e Prestiti (CDP), unitamente all’Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio (ACRI) e all’Associazione Bancaria Italiana (ABI), ha dato vita nel febbraio 2009 alla CDP Investimenti Sgr e al “Fondo Investimenti per l’Abitare” (FIA), candidandosi ad essere – ai sensi dell’articolo 11 del DPCM del 16 luglio 2009 - il fondo guida del SIF che 9 Le risorse finanziarie messe a disposizione dal Governo per l’attuazione del Piano nazionale di edilizia abitativa sono pari a 727 milioni di Euro, così ripartite: 150 milioni di Euro per la sottoscrizione di quote a fondi immobiliari chiusi aventi come obiettivo l’incremento degli alloggi sociali (come definiti dal Decreto ministeriale del 22 aprile 2008); 200 milioni di Euro per gli interventi di edilizia pubblica di cui all’art. 1, comma 1, lettera f) del DPCM del 16 luglio 2009, realizzati nei Comuni dove la domanda di alloggi sociali risulta più elevata; 377 milioni di Euro destinati agli interventi di incremento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica (art. 1, comma 1, lettere b) c) d) e) del DPCM del 16 luglio 2009), secondo quanto stabilito con il nuovo Decreto ministeriale dell’8 marzo 2010. 38 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze investirà in fondi e iniziative immobiliari su base locale. La dotazione iniziale del fondo risulta di 1 miliardo di Euro, mentre il valore obiettivo delle sottoscrizioni è pari a circa 2,5 miliardi di Euro. Il ritorno previsto dell’investimento è del 3% oltre l’inflazione. In secondo luogo, non pare banale garantirsi la capacità di coinvolgimento di soggetti privati – fondazioni, cooperative, enti non profit, fondi immobiliari, ecc. – in iniziative di business sociale, che in molti casi non consentono ritorni dell’investimento più elevati della dinamica inflattiva e, comunque, inferiore a quelli ottenibili partecipando ad altre iniziative d’investimento. Un ultimo aspetto, non meno importante dei precedenti, è rappresentato dall’orizzonte temporale di medio periodo (5 anni previsti sulla carta) entro cui si dovrebbero concretizzare gli obiettivi del piano. Il secondo piano casa, detto anche “Piano per il rilancio dell’edilizia”, permette ai privati in possesso di un’abitazione mono o bifamiliare di ampliarla del 20% di cubatura oppure di abbatterla per ricostruirne una con una volumetria maggiorata del 35%. Queste almeno le indicazioni di massima scaturite dall’intesa Stato-Regioni del 31 marzo 2009, a cui sono però seguite varie leggi regionali – al momento solo Calabria e Sicilia non hanno ancora approvato una legge in merito – che recepiscono in modo diversificato il piano casa nazionale. Alcune regioni “permissive” hanno consentito interventi di aumenti di volumetria, senza richiedere particolari requisiti qualitativi ed energetici, concedendo tale possibilità anche a chi avesse beneficiato in passato di condoni edilizi; altre regioni, invece, hanno imposto dei requisiti stringenti in tema di efficienza energetica, consentendo un aumento di volumetria solo a chi avesse effettivamente concorso a migliorare la qualità del patrimonio abitativo esistente. Così come formulato originariamente dal Governo, "Misure urgenti in materia di edilizia, urbanistica ed opere pubbliche", il secondo piano casa avrebbe più le caratteristiche di uno strumento di politica industriale, con ricadute da verificare, piuttosto che di politica sociale (nella fattispecie abitativa). Il secondo piano casa, infatti, risponde più alla necessità di garantire nuove commesse alle piccole e medie imprese edili colpite dalla crisi, che all’esigenza altrettanto impellente di offrire ad un numero crescente di famiglie una risposta ad un effettivo disagio. Risulta evidente, dunque, che i due piani casa rispondono ad esigenze reali diverse: il primo si prefigge l’obiettivo di colmare il crescente e sempre più insostenibile disagio abitativo di quella “fascia grigia” di famiglie non sufficientemente benestanti da poter far fronte senza difficoltà ai valori immobiliari di mercato, né troppo povere da potere rientrare nelle graduatorie ERP o del fondo sociale per l’affitto, mentre il secondo punta esclusivamente ad incrementare l’attività edilizia e a rilanciare l’occupazione in un settore fortemente colpito dalla crisi. Meno evidente è la capacità di tali strumenti di rispondere alle esigenze economiche (rilancio dell’edilizia privata) e sociali (riduzione del disagio legato alle varie forme dell’abitare) di cui si è accennato poc’anzi (per il secondo piano casa l’idea che l’edilizia possa costituire un acceleratore di ripresa, pur condivisibile sul piano teorico, potrebbe non conciliarsi, in una fase 39 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze storica in cui è diffusa la convinzione che sia cresciuta la sensibilità ai problemi associati all’abitazione, con il concreto raggiungimento dei risultati auspicati). Dal punto di vista strettamente economico, il piano per il rilancio dell’edilizia rappresenta un incentivo settoriale – ulteriormente prorogato, in ragione della scelta di alcune regioni di prolungare a 24 mesi dall’entrata in vigore della legge la possibilità degli interventi – con l’obiettivo di aumentare, almeno nel breve periodo, l’attività edilizia. E’ però assai diffusa la convinzione che questo possa rappresentare uno stimolo per una ripresa effimera dell’attività del settore, sia in termini di commesse che di occupazione, vista l’esiguità delle situazioni effettivamente interessate dal provvedimento, oltreché il modesto numero di adesioni finora registrato. E’, dunque, al piano di edilizia abitativa che bisogna volgere l’attenzione per valutare la capacità di attenuazione del disagio abitativo delle famiglie, in particolare nei grandi centri urbani dove il rialzo dei valori immobiliari è stato più marcato e i fenomeni di tensione abitativa e di degrado più diffusi. Il punto cruciale del piano è individuabile nella nuova modalità di finanziamento pubblico-privata (già consolidata all’estero, soprattutto in Olanda) per creare un sistema di affitto a canoni moderati e un adeguato ritorno per gli investitori (fondazioni, banche locali, fondi immobiliari ecc.). Il primo problema è rappresentato dall’imprescindibile disponibilità di risorse pubbliche, anche sotto forma di agevolazioni di varia natura, quali la concessione delle aree edificabili a costi contenuti (se non addirittura a titolo gratuito), lo sconto sulle imposte locali (tipicamente ICI), il contenimento dei contributi sui costi di costruzione e l’azzeramento degli oneri di urbanizzazione. Ipotizzando, in tal senso, la disponibilità degli enti pubblici peraltro nient’affatto scontata, si pone l’esigenza di individuare le alchimie finanziarie che consentano di realizzare un aumento dell’offerta di alloggi per le famiglie in disagio e, allo stesso tempo, garantiscano ritorni sugli investimenti, che incentivino i privati alla partecipazione. Ecco perché, soprattutto laddove le criticità sono maggiori, i tempi necessari affinché gli interventi innovativi trovino concreta attuazione non paiono compatibili con l’esigenza di risposte immediate. PIANO CASA (1) PER L’EDILIZIA ABITATIVA Normativa di riferimento Art. 11 del Decreto legge 112 del 2008, convertito nella Legge 133 del 6 agosto 2008, recepita dal Decreto di attuazione del Presidente del Consiglio dei Ministri del 16 luglio 2009 - Piano nazionale di edilizia abitativa. Caratteristiche dei beneficiari Il piano è rivolto ad anziani in condizioni sociali o economiche svantaggiate, giovani coppie a basso reddito, immigrati regolari a basso reddito. In generale, il piano straordinario di edilizia 40 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze residenziale pubblica si rivolge a quelle categorie di famiglie non abbastanza povere da rientrare tra gli indigenti e non sufficientemente solide dal punto di vista economico per poter corrispondere un canone di mercato. La natura del finanziamento è mista e prevede il coinvolgimento di alcuni soggetti privati quali fondazioni bancarie, enti non profit, cooperative, fondi immobiliari, ecc. Efficacia dello strumento – Valutazione dei benefici Il classico modello di edilizia residenziale pubblica si è mostrato inadeguato a garantire lo sviluppo dell’offerta abitativa e ad offrire una soluzione adeguata a quei soggetti che potrebbero sostenere canoni superiori a quelli tipici dell’edilizia pubblica ma inferiori a quelli di mercato. Tali ragioni sono alla base del crescente interesse nei confronti di nuove forme di finanziamento che presuppongono una forte partecipazione dei privati, senza però escludere il necessario concorso delle risorse pubbliche. Sebbene le risorse al momento disponibili per tale strumento corrispondano a quelle stanziate dalla finanziaria del 2007 e non ancora impiegate, il Governo conta di assegnare ad uno o più “fondi” (almeno uno dei quali gestito, con ogni probabilità, dalla Cassa Depositi e Prestiti), una dotazione iniziale minima di 1 miliardo di Euro e una dimensione target compresa tra 2,5 e 3 miliardi di Euro, con il compito di investire nelle diverse iniziative locali, che prevedono la compartecipazione di fondazioni, banche locali, fondi immobiliari, imprese e cooperative edili, allo scopo di realizzare nuovi alloggi ad affitto moderato. Tre sono le caratteristiche essenziali del progetto: un robusto volano finanziario nazionale per sostenere programmi edilizi locali attraverso partecipazioni di minoranza (massimo 40%); un coinvolgimento finanziario di una serie di soggetti locali intenzionati a investire in programmi di sviluppo dell’edilizia locale a canone agevolato; un ruolo operativo, oltre che finanziario, del fondo guida. Sul piano finanziario l’utilizzo dei fondi immobiliari potrà consentire una migliore ottimizzazione dei costi di gestione del patrimonio immobiliare, mentre il coinvolgimento dei privati (e dunque la collaborazione tra pubblico e privato) rappresenterà un’effettiva innovazione solo se le Regioni e i Comuni si renderanno disponibili a conferire le aree ad un costo che consenta anche agli investitori di realizzare ritorni interessanti dall’investimento. A prescindere, dunque, dal coinvolgimento di operatori privati, l’irrobustimento del mercato di affitto a canone moderato continua a presupporre un importante impegno, sotto forma di risorse finanziarie o di significative agevolazioni di vario tipo alle iniziative. 41 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze PIANO CASA (2) PER IL RILANCIO DELL’EDILIZIA Normativa di riferimento Leggi regionali in attuazione dell’accordo tra Stato, Regioni e Autonomie locali sottoscritto il 31 marzo 2009 - Misure urgenti in materia di edilizia, urbanistica ed opere pubbliche. REGIONE NORMATIVA DI RIFERIMENTO Abruzzo Legge regionale n. 16 del 19 agosto 2009 Basilicata Legge regionale n. 25 del 7 agosto 2009 Calabria Il disegno di legge approvato dalla Giunta Regionale il 7 agosto 2009, attende ancora l'ok definitivo dal Consiglio Regionale Campania Legge regionale n. 80 del 29 dicembre 2009 Emilia-Romagna Legge regionale n. 6 del 6 luglio 2009 Friuli Venezia Giulia Legge regionale n. 80 del 29 ottobre 2009 Lazio Legge regionale n. 21 dell'11 agosto 2009 Liguria Legge regionale n. 49 del 3 novembre 2009 Lombardia Legge regionale n. 13 del 16 luglio 2009 Marche Legge regionale n. 22 dell’8 ottobre 2009 Molise Legge regionale n. 30 dell’11 dicembre 2009 Piemonte Legge regionale n. 20 del 14 luglio 2009 Puglia Legge regionale n. 14 del 30 luglio 2009 Sardegna Legge regionale n. 4 del 23 ottobre 2009 Sicilia Il disegno di legge approvato dalla Giunta Regionale il 6 agosto 2009, attende ancora l'ok definitivo dal Consiglio Regionale Toscana Legge regionale n. 24 dell'8 maggio 2009 42 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze REGIONE NORMATIVA DI RIFERIMENTO Trentino Alto Adige La Provincia di Trento non ha recepito l'intesa Stato-Regioni del 31 marzo 2009, ma ha varato una norma ad hoc sull'edilizia (Legge Trento n. 2 del 28 marzo 2009). La Provincia di Bolzano ha disciplinato il piano casa con la finanziaria regionale (Legge Bolzano n. 1 del 9 aprile 2009) Umbria Legge regionale n. 13 del 26 giugno 2009 Valle d'Aosta Legge regionale n. 24 del 4 agosto 2009 Veneto Legge regionale n. 14 dell'8 luglio 2009 In alcuni casi i piani licenziati dai consigli regionali intervengono, sia pure in misura assai parziale, sul disagio abitativo. In particolare, le regioni Lazio, Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Basilicata hanno sfruttato l’opportunità, prevedendo interventi sporadici sulla riqualificazione del patrimonio di edilizia sociale esistente, sulla concessione di nuove opportunità abitative alle famiglie meno abbienti, nonché sulla possibilità di attivare nuovi strumenti con il concorso dei privati. In tutte le altre regioni non sono state incluse nei piani varati particolari iniziative di social housing. Caratteristiche dei beneficiari Il Piano interessa i proprietari di abitazioni mono e bifamiliari. Non sono previsti costi diretti a carico dello Stato, mentre i Comuni beneficeranno dei contributi di edificazione sulle nuove cubature. Efficacia dello strumento – Valutazione dei benefici Secondo alcune stime dell’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili (ANCE), sarebbero 8-9 milioni le abitazioni potenzialmente interessate al Piano casa. Pur non disponendo ancora dei dati ufficiali relativi alle richieste, la sensazione è che il piano per il rilancio dell’edilizia non abbia avuto l’efficacia desiderata sebbene, da più parti, si conservi un moderato ottimismo per il 2011. Da un lato, la crisi economica tuttora in atto ha contribuito a ridurre la domanda potenziale di richieste di ampliamenti e di ricostruzioni, dall’altro, rispetto alle linee guida generali dell’intesa Stato-Regioni, gli enti locali hanno notevolmente appesantito l’iter burocratico per la richiesta di interventi, nonché inserito ulteriori requisiti e vincoli stringenti che, di fatto, avrebbero scoraggiato una parte importante delle famiglie potenzialmente interessate all’iniziativa nazionale. In quasi tutte le regioni le domande ad oggi presentate sono pochissime, al punto da indurre alcuni governatori regionali appena eletti ad annunciare modifiche sostanziali delle leggi regionali, allo scopo di attenuare i vincoli e dare nuovo slancio alle richieste di intervento. 43 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA Normativa di riferimento La normativa regionale che disciplina l’accesso all’edilizia sociale risale al 1996 ovvero ad un periodo in cui l’economia, il mercato del lavoro, la struttura urbanistica della città, la presenza degli stranieri risultavano sostanzialmente diversi rispetto al quadro attuale. Oggi esiste un nuovo e più diffuso bisogno di sostegno abitativo. A titolo esemplificativo, si pensi che dei 10 punti che, in media, garantiscono il diritto ad un alloggio ERP, solo 2 punti dipendono dal canone/reddito della situazione locativa in essere al momento della richiesta. Se nel 1996, al termine di una pesante recessione immobiliare, tale ripartizione di punteggio risultava adeguata, oggi, alla luce dell’andamento fortemente dicotomico di canoni e reddito registrato nel periodo, risulta del tutto inappropriata. Se si aggiunge il fatto che lo sfratto per finita locazione assegna tuttora addirittura 6 punti, mentre alle situazioni di morosità, oggi largamente diffuse, viene attribuito un punteggio nettamente inferiore, ben si comprende lo scollamento che si è venuto a creare tra quadro normativo e situazione reale. Tavola 2.1 Comune di Firenze – Incidenza degli sfratti per morosità sul totale Anno Morosità/Totale (%) 2004 53,5 2005 51,1 2006 59,9 2007 65,1 2008 67,8 Fonte: Ministero dell’Interno. Di seguito si darà evidenza di alcuni passaggi rilevanti dell’evoluzione della disciplina che regola la gestione di questo strumento dall’istituzione degli IACP ai provvedimenti più recenti. Gli Istituti Autonomi per le Case Popolari hanno avuto avvio con la prima legge promulgata in Italia per facilitare la costruzione di case popolari (legge n. 251 del 31 maggio 1903). All’inizio l’intervento pubblico nell’edilizia si realizzò mediante le strutture esistenti, ossia i Comuni (oltre alle cooperative), che inserirono l’attività all’interno delle nascenti aziende municipalizzate. E’ con il Testo Unico sull’Edilizia Popolare ed Economica del 1938 (R.D. 28 aprile 1938, n. 1165) che gli IACP, il cui ambito di competenza era stato esteso dalla legge n. 1129 del 6 giugno 1935 alla provincia di appartenenza, che acquisirono un ruolo rilevante sotto la vigilanza del Ministero dei lavori Pubblici, nella politica edilizia pubblica. In tale periodo si sono realizzati principalmente il piano INA-CASA, nato con la legge n. 43 del 28 febbraio 1949 (legge Fanfani) e il piano GESCAL (1963-1973), istituito con la legge 14 febbraio 1963, n.60, che ha operato avvalendosi della legge 18 aprile 1962, n.167, riguardante le "Disposizioni per favorire l'acquisizione di aree fabbricabili per l'edilizia economica e popolare". 44 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze La seconda fase (1971-1995) è caratterizzata dalla legge quadro sulla casa n.865 del 22 ottobre 1971, istitutiva degli IACP come unici referenti dello Stato in materia di edilizia residenziale pubblica e dalle leggi n. 10 del 28 gennaio 1977 sul regime dei suoli, n. 513 dell'8 agosto 1977 sulla vendita degli alloggi e n. 457 del 5 agosto 1978 (il cosiddetto piano decennale per l'edilizia). L’inizio di un effettivo decentramento, con il trasferimento di deleghe alle regioni, deve essre fatto risalire alla legge n. 865 del 1971 e ai DPR 1035 e 1036 del 1972 con cui venivano disciplinate la programmazione e l’attuazione dei piani di edilizia residenziale pubblica. Il disegno, confermato con il DPR 616/77 che riconosceva alle Regioni competenza propria e non delegata, veniva successivamente modificato dalla legge 457 del 5 agosto 1978 (nota come “Piano decennale per l’edilizia residenziale”), con la quale si attribuivano alle Regioni nuovi compiti, quali la gestione del fabbisogno di cassa e l’esercizio del controllo sul rispetto delle procedure e dei vincoli economici e tecnici da parte dei soggetti fruitori di contributi pubblici. Con la legge n. 513 del 1977 (Provvedimenti urgenti per l’accelerazione dei programmi in corso, finanziamento di un programma straordinario e canone minimo dell’edilizia residenziale pubblica) il legislatore, abrogando le normative precedenti, in materia di trasferimenti di alloggi pubblici agli assegnatari, ribadiva l’esigenza di mantenere un demanio pubblico di abitazioni in capo agli IACP e ai Comuni, seppure un’interpretazione estensiva dei diritti acquisiti non abbia, di fatto, sospeso le vendite a prezzi irrisori. La legge n. 560 del 1993, riformatrice delle precedenti disposizioni, rilancia inopinatamente l’alienazione degli alloggi pubblici, imponendo alle Regioni di formulare piani di vendita fino al 75% delle consistenze e comunque non inferiore al 50% del patrimonio abitativo vendibile (con sconti rispetto ai già esigui riferimenti desumibili dagli estimi catastali) nel territorio di ciascuna Provincia. I successivi passaggi sono rappresentati dalla L.R. n. 96 del 20 dicembre 1996 con cui si definiva la “disciplina per l'assegnazione, gestione e determinazione del canone di locazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica” e il decreto legge 112/1998 che attribuisce l’intero settore dell’edilizia residenziale pubblica alle competenze delle Regioni. La regione Toscana con la legge n. 77 del 3 novembre 1998 (“Riordino delle competenze in materia di Edilizia Residenziale Pubblica), attribuisce ai Comuni la gestione del patrimonio ERP, la responsabilità delle scelte strategiche nel settore, oltreché la proprietà del patrimonio immobiliare. Le funzioni attinenti a recupero, manutenzione e gestione del patrimonio destinato all’ERP vengono esercitate in forma associata, a livello provinciale, nei “livelli ottimali di esercizio associato delle funzioni” (LODE), individuati con apposito atto deliberativo, su proposta della Giunta, da sottoporre al parere dei comuni che stabiliscono le modalità di esercizio e provvedono alla costituzione del soggetto affidatario delle funzioni. Nel 2002 viene stipulata la convenzione per la costituzione della conferenza permanente del LODE fiorentino che raggruppa il Comune di Firenze e altri 32 comuni del circondario. 45 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Sempre nel 2002 vengono emanati due decreti ministeriali volti alla disciplina dei contratti di locazione: - Decreto Ministeriale 30 settembre, “Criteri generali per la realizzazione degli accordi da definire in sede locale per la stipula dei contratti di locazione agevolati ai sensi dell'art. 2, comma 3, della legge 9 dicembre 1998, n. 431, nonché dei contratti di locazione transitori e dei contratti di locazione per studenti universitari ai sensi dell'art. 5, commi 1, 2 e 3, della stessa legge”; - Decreto Ministeriale 30 dicembre, “Tipi di contratto di locazione: agevolati, transitori, per studenti universitari”. Nel 2002 viene inoltre costituita la società Casa S.p.A., interamente partecipata dai Comuni della conferenza LODE, con la quale si procede alla stipula del contratto di servizio. Nel 2009 dalla Giunta Regionale Toscana sono state, infine, emanate le seguenti delibere: - n. 265 del 6 aprile, Fondo per l’integrazione dei canoni di locazione ex art. 11 della L.431/98 – Criteri e procedure per la ripartizione e l’erogazione delle risorse complessive regionali e statali; - n. 628 del 20 luglio, Revisione biennale del limite di reddito per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica – Adeguamento variazione assoluta indice ISTAT biennio giugno 2007-giugno 2009. Modalità di gestione All’assegnazione degli alloggi si provvede mediante pubblico concorso indetto dal Comune. I Comuni del territorio provinciale di Firenze hanno individuato in Casa Spa il soggetto gestore del patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica. L’attività principale della società riguarda le funzioni relative al recupero, alla manutenzione e alla gestione amministrativa del patrimonio destinato all’ERP di proprietà dei Comuni e del patrimonio loro attribuito ai sensi dell’art. 3, primo comma, della L.R.T. n.77 del 3 novembre 1998, nonché delle nuove realizzazioni, secondo i contratti di servizio stipulati con la Conferenza d’ambito ottimale LODE e con i singoli comuni che ne sono soci. La società può, inoltre, svolgere attività di recupero e di ristrutturazione urbanistica nell’ambito di piani attuativi e di recupero, oltreché realizzare attività di progettazione, finanziamento, acquisizione, cessione, realizzazione, ristrutturazione, manutenzione e gestione di immobili destinati ad edilizia residenziale e non, per conto proprio o di soggetti terzi pubblici e privati. Per quanto riguarda i potenziali fruitori del patrimonio ERP, possono presentare domanda i cittadini italiani o di uno Stato aderente all'Unione Europea, residenti o che esercitino attività lavorativa a Firenze. L’articolo 40 del Testo Unico sull’immigrazione prevede la possibilità di accesso anche per gli stranieri a patto che siano iscritti all’anagrafe e siano in possesso di regolare permesso di soggiorno della durata di almeno due anni. Il limite massimo di reddito convenzionale, calcolato ai sensi della lettera f) – tabella A) – allegata alla L.R.T. n. 96 del 1996, per potere accedere alla graduatoria ERP ammonta a 14.715 Euro. 46 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Occorre infine non essere titolari di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di alloggi posti 10 nell’ambito territoriale del Comune di Firenze, idonei alle esigenze del nucleo familiare e non risultare occupanti senza titolo di alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica. Occorre inoltre non essere titolari di diritti di proprietà su uno o più alloggi o locali ad uso abitativo sfitti o concessi a terzi, ubicati in qualsiasi località, il cui valore catastale complessivo sia uguale o superiore al 11 valore catastale di un alloggio adeguato . Gli alloggi disponibili per nuove assegnazioni a famiglie aventi diritto sono essenzialmente quelli riconsegnati dai precedenti utilizzatori (circa 180 in media all’anno), oltre a quelli nel frattempo realizzati. A livello nazionale la dotazione di alloggi ERP è pari a 973.192 unità, di cui il 28,3% localizzato nel Nord-Est, il 20,8% nel Nord-Ovest, il 19,8% nel Centro, il 24,2% nel Sud, il 6,8% nelle Isole. Si stima che l’incidenza dell’ERP sul totale delle abitazioni in affitto si attesti al 19,6%, vale a dire un alloggio ERP ogni 5,1 alloggi in affitto. L’edilizia residenziale pubblica, a livello nazionale, appare oggi del tutto insufficiente a fronteggiare la diffusione del disagio abitativo. A Firenze la situazione risulta leggermente migliore in virtù di una oculata attuazione della legge n. 560 del 1993, che regola la vendita di alloggi popolari. L’attività di dismissione ha fino ad oggi riguardato il 13% del patrimonio alienabile, a fronte del 36% registrato in media negli altri comuni capoluogo toscani. A livello provinciale si stima siano circa 13 mila gli alloggi ERP oggi in dotazione, di cui oltre 8 mila localizzati nel comune capoluogo. Nel periodo 2005 – 2008 si è registrato un incremento degli alloggi ERP quasi interamente ascrivibile all’attività svolta nei comuni della prima cintura e nei restanti comuni del LODE nel suo complesso rispetto a quanto rilevato nel capoluogo. L’ormai raggiunta saturazione del territorio fiorentino, in parte imputabile all’eccessiva produzione di edilizia non convenzionata nell’ultimo decennio, impone il prioritario riferimento ad iniziative di recupero del patrimonio esistente, nonché l’ampliamento dell’orizzonte territoriale ben oltre il confine comunale. 10 Si considera adeguato l’alloggio la cui superficie utile abitabile sia non inferiore a mq 30 per 1 persona, mq 45 per 2 persone, mq 55 per 3 persone, mq 65 per 4 persone, mq 75 per 5 persone, mq 95 per 6 persone ed oltre. 11 Si considera adeguato l’alloggio la cui rendita corrisponda all’importo derivante dal numero di vani catastali, idonei per il nucleo familiare, moltiplicato per Euro 103,29, secondo lo schema seguente: Numero componenti nucleo Vani catastali Rendita catastale alloggio 1 3 Euro 309,87 2 4 Euro 413,17 3 4,5 Euro 464,81 4 5 Euro 516,14 5 6 Euro 619,75 6 ed oltre 7 Euro 723,04 47 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Numero di alloggi ERP suddivisi tra la città di Firenze, Comuni di prima cintura e resto della Provincia Tavola 2.2 2.005 2.006 2.007 2.008 Var.% 05-08 Comune di Firenze 7.621 7.603 7.626 7.671 0,7 Comuni di prima cintura* 2.042 2.090 2.086 2.112 3,4 LODE 2.169 2.194 2.207 2.263 4,3 TOTALE 11.832 11.887 11.919 12.046 * Bagno a Ripoli, Campi Bisenzio, Fiesole, Impruneta, Scandicci, Sesto Fiorentino. 1,8 Fonte: Casa SpA. La rilevanza delle attività in corso di realizzazione e la determinazione mostrata dall’amministrazione nel proseguire l’irrobustimento dell’offerta ERP testimoniano l’importanza data al tema del social housing nel capoluogo toscano. Al proposito si rileva che se dalla nascita di Casa SpA al 2008 nel Comune di Firenze sono stati realizzati 475 interventi tra nuova costruzione e recupero edilizio, nel solo biennio 2009 – 2010 si prevede vengano resi disponibili complessivamente addirittura 635 alloggi. Tavola 2.3 Ripartizione geografica del totale degli alloggi ERP - Dati al 2008 Nuova costruzione Manutenzione straordinaria Recupero edilizio TOTALE Comune di Firenze 463 587 12 1.062 Comuni di prima cintura* 255 9 57 321 LODE 267 35 52 354 Totale 985 631 121 1.737 * Bagno a Ripoli, Campi Bisenzio, Fiesole, Impruneta, Scandicci, Sesto Fiorentino. Fonte: elaborazioni Nomisma su dati Casa SpA. Sono attualmente in corso di ristrutturazione 238 alloggi di cui 58 (con risorse di cui al POR 2007) saranno ultimati entro il mese di giugno 2010 e 180 (con risorse di cui al piano Regionale straordinario Casa 2009 Misura A) i cui lavori, iniziati nel mese dei febbraio, saranno ultimati entro la fine dell’estate. Casa SpA sta inoltre proseguendo nella realizzazione dei seguenti interventi: 48 94 alloggi nell’ambito di riqualificazione urbana dell’Area produttiva dimessa “Ex SIME”; 52 alloggi in Via del Pesciolino; 20 alloggi in località Giuncoli - Canova; 60 alloggi in via Canova; 24 alloggi in località Pontignale/Sollicciano; 28 + 10 alloggi in località S. Maria a Cintoia; 45 alloggi area ex Longinotti; 34 nuovi alloggi da interventi di recupero di edifici esistenti. Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Ad essi vanno aggiunti altri alloggi in fase di realizzazione (o appena ultimati) da parte del Comune, tra cui si ritiene opportuno segnalare: 34 nuovi alloggi (già consegnati) con recupero edilizio di complesso immobiliare originariamente non abitativo (ex carcere); 6 alloggi con recupero edilizio di complesso immobiliare originariamente non abitativo (ex carcere) in fase di ultimazione; 24 alloggi di nuova costruzione (già consegnati) ubicati a San Lorenzo a Greve; 6 alloggi nuovi con recupero edilizio di complesso immobiliare originariamente non abitativo, in fase di realizzazione, con consegna prevista entro il 2010; 25 alloggi di nuova costruzione a Sorgane. L’imponente sforzo messo in campo è teso a ridurre progressivamente il numero di soggetti in lista di attesa. Nel 2008 la graduatoria definitiva è composta da 2.849 famiglie ammesse di cui 1.620 italiane, 158 comunitarie e 1.071 extracomunitarie. Si rileva quindi una consistente percentuale di aventi diritto di provenienza straniera, in linea con la profonda trasformazione della composizione etnica intervenuta nell’ultimo decennio. Per quanto riguarda, invece, la presenza di popolazione immigrata tra gli assegnatari, il dato complessivo risulta nell’ordine del 10%. Tavola 2.4 Domande presentate per accedere alla graduatoria ERP (1999 e 2008) Domande presentate Domande ammesse Anziani Giovani coppie 1999 4.060 3.214 496 145 2008 3.545 2.849 354 87 Var. % '99-'08 -12,7 -11,4 -28,6 -40,0 Fonte: elaborazione Nomisma su dati Comune di Firenze. Sebbene il numero delle domande sia diminuito rispetto ai dati rilevati nel 1999 (senza che questo possa in alcun modo essere ascritto ad un’attenuazione del disagio, ma debba essere ricondotto al modesto grado di fiducia di veder effettivamente riconosciuto lo stato di necessità), si è comunque in presenza di una platea sovradimensionata se rapportata alla dotazione complessiva di alloggi di edilizia residenziale pubblica effettivamente disponibili. Le assegnazioni da bando ERP rappresentano, tuttavia, solo una quota minoritaria del totale (negli ultimi 11 anni l'incidenza media si attesta poco oltre il 38%). Le varie riserve (sociale, gestita da un’apposita commissione, sfrattati e le pre-assegnazioni che rappresentano le attribuzioni intermedie rispetto alle precedenti) coprono ben oltre il 68% delle 1.751 assegnazioni effettuate dal 1999 al 2009. In particolare, la graduatoria riservata agli sfrattati rallenta notevolmente lo scorrimento della graduatoria da bando. Se nei primi anni le assegnazioni da bando rappresentavano oltre il 60% del totale, nell’ultimo biennio tale dato è 49 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze sceso al 35% e, contestualmente, la componente attribuita a causa di sfratto è arrivata a superare il 37%. Per quanto riguarda la provenienza degli assegnatari, la componente immigrata rappresenta una quota rilevante delle attribuzioni da bando e della riserva sociale, mentre continua ad avere un ruolo pressoché irrilevante nella graduatoria degli sfrattati, soprattutto in ragione dell’esistenza di uno stretto legame tra regolare permanenza dei cittadini extracomunitari e disponibilità dell’alloggio (con l’inevitabile conseguenza di esporre gli interessati a richieste vessatorie). Tavola 2.5 Comune di Firenze - Assegnazioni di alloggi pubblici per tipo di graduatoria nel periodo 1999 – 2009 Bandi Riserve Totale ERP Sociale Sfrattati Preassegnazioni Assegnazioni 1999 72 19 5 - 96 2000 113 27 41 - 181 2001 34 12 52 62 160 2002 24 29 31 52 136 2003 49 19 89 - 157 2004 101 60 70 22 253 2005 31 22 40 37 130 2006 69 24 53 20 166 2007 75 40 69 - 184 2008 32 10 51 5 98 2009 69 27 56 38 190 Totale 669 289 557 236 1.751 Incidenza (%) 38,2 16,5 31,8 13,5 100,0 Fonte: Comune di Firenze. L’insufficiente rotazione degli occupanti e la permanenza di soggetti senza più requisiti sono gli elementi che hanno portato alla vischiosità nella gestione dello strumento. Al proposito, si deve comunque segnalare che il notevole sforzo, anche sanzionatorio, profuso da Comune e gestore, consente a Firenze di vantare percentuali di rotazione decisamente migliori rispetto alla media italiana. Se nella maggior parte dei casi, alla base della durata media e delle occupazioni deve essere posto il persistere di condizioni di svantaggio da parte degli assegnatari, non si può non ipotizzare l’esistenza di una quota di occupazioni improprie, ancorché in taluni casi formalmente ineccepibili. Una revisione dei limiti di reddito che presidiano il mantenimento dell’alloggio (il reddito convenzionale non deve superare per due verifiche successive il livello di soglia 50 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze 12 maggiorato del 75%, ossia circa 25.750 Euro ), unitamente ad un inasprimento dei meccanismi di controllo e recupero coattivo risulta, quantomeno, auspicabile. Le recenti iniziative di contrasto delle forme di occupazione impropria da parte di soggetti tutt’altro che indigenti rappresentano il segnale di un approccio risoluto alla tutela e salvaguardia delle poche risorse oggi utilizzabili. Efficacia dello strumento – Valutazione dei benefici L’attuale sistema ERP risulta penalizzato non solo dalla carenza di aree di immobili nella programmazione comunale e da una dotazione di risorse economiche inadeguata, ma dal modesto interesse manifestato a tutt’oggi dagli imprenditori privati e dall’inadeguatezza del supporto garantito dal sistema creditizio, che continua a valutare con diffidenza gli interventi di edilizia residenziale destinati alla locazione e conseguentemente eleva gli spread sui tassi di riferimento. L’elevato numero di domande a fronte di un’offerta inadeguata impone che gli immobili vengano destinati alle situazioni di reale disagio, nell’ambito di un approccio integrato con le risorse messe in campo da altre iniziative per coprire fasce diverse del fabbisogno. Si impone, in sostanza, la necessità di prevedere alcuni strumenti di valutazione e monitoraggio dell’utenza che esprime un’esigenza di supporto. Un’attenta lettura dei bisogni, l’adozione di strumenti di selezione della domanda più sofisticati (segmentazione delle caratteristiche della domanda) e l’introduzione di migliorie ai sistemi di verifica della permanenza negli alloggi pubblici, consentirebbero un utilizzo più appropriato delle risorse. L’efficacia dello strumento, in ultima analisi, deve essere valutata in relazione al grado di copertura dell’effettivo fabbisogno. Alla luce delle ultime verifiche effettuate e in base all’’eccesso di domande rispetto all’effettiva disponibilità si può senz’altro concludere che, al di là dell’indispensabile aumento dell’offerta, sussistano margini per l’ampliamento dei benefici ricavabili dall’utilizzo dell’attuale patrimonio di edilizia residenziale pubblica. Il sottodimensionamento della dotazione non si manifesta solo nel capoluogo toscano ma risulta comune a tutte le realtà urbane del Paese. Si consideri che in Italia si registra una delle percentuali di edilizia sociale pubblica tra le più contenute a livello europeo. L’incidenza ERP sullo stock abitativo si attesta infatti al 4%, contro il 36% dell’Olanda, il 22% della Gran Bretagna ed il 20% della media comunitaria. 12 Il limite è stato addirittura innalzato, in ambito LODE, con Deliberazione n. 1 del 24/10/2007, ad un importo pari o superiore a Euro 38.734,27 con un ulteriore incremento di Euro 1.500 per ogni componente familiare che non produce reddito dal terzo in poi. 51 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Tavola 2.6 La dotazione di social housing in alcuni Paesi europei (Valori in unità abitative e in %) Alloggi sociali Paesi selezionati Stock (unità) Alloggi per 1000 abitanti (unità) Quota sul totale delle abitazioni (%) Quota sul totale delle abitazioni in affitto (%) Francia 4.300.000 71,0 19,0 43,0 Germania 2.471.000 27,0 6,0 11,0 Italia 973.192 16,2 3,0 23,9 Olanda 2.400.000 47,0 35,0 77,0 Spagna 141.000 3,0 1,0 9,0 Regno Unito 5.123.000 85,0 21,0 68,0 Fonte: elaborazioni Nomisma su dati Cecodhas (2007), Housing Europe 2007, Review of Social, cooperative. Se il recupero dell’enorme ritardo accumulato può avvenire solo gradualmente, un utilizzo più mirato delle risorse disponibili rappresenta un obiettivo immediatamente perseguibile. In tale quadro, la dismissione del patrimonio abitativo pubblico che, seppure in misura molto limitata, è stata realizzata negli ultimi anni rappresenta un’iniziativa che mal si concilia con l’esperienza di ampliare le quote di disponibilità per la rotazione dell’inquilinato. 52 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze FONDO SOCIALE PER L’AFFITTO Normativa di riferimento Legge sulle locazioni n. 431 del 1998. Modalità di gestione Si accede per bando pubblicato annualmente da ogni Comune, anche in forma associata. I soggetti in possesso dei requisiti sono collocati nelle graduatorie comunali, distinti tra le fasce A e B, sulla base della diversa percentuale di incidenza canone/ISE e/o di eventuali ulteriori criteri di priorità sociale indicati nel bando. Entro il 15 settembre di ogni anno, i Comuni trasmettono alle Regione l’esito del bando (numero di domande presentate ed accettate, importo complessivo dei casi per fascia di collocazione, risorse effettivamente messe a disposizione dal Comune, ecc.). La Regione, a sua volta, entro il 15 novembre di ogni anno, provvede alla ripartizione del 99,5%, del Fondo complessivo, accantonando la restante quota dello 0,5% per compensare eventuali errori riscontrati dai Comuni. Il Fondo è ripartito proporzionalmente tra i Comuni sulla base del fabbisogno dichiarato, considerando che una quota pari al 10% delle risorse assegnate dallo Stato alla Regione Toscana è riservata ai Comuni capoluogo di provincia o con popolazione superiore a 30 mila abitanti. I richiedenti per poter accedere al Fondo devono essere in possesso di un’attestazione ISE (Indicatore della Situazione Economica), calcolato ai sensi del Decreto Legislativo n. 109/98 e successive modificazioni e integrazioni, non superiore a 26.587,92 Euro (dato 2010), aggiornato annualmente nella misura del 75% della variazione assoluta dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati del mese di dicembre. E’ necessario poi presentare la certificazione dalla quale risultano valore ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), valore ISE e incidenza del canone annuo sul valore ISE. Sulla base del confronto tra i valori riportati e quelli di seguito indicati, le domande saranno collocate nella fascia di rispettiva pertinenza. FASCIA CONDIZIONI A Valore ISE uguale o inferiore all’importo corrispondente a due pensioni minime INPS per l’anno a cui si riferisce il bando (per il 2010 Euro 11.958,22). Incidenza del canone al netto degli oneri accessori sul valore ISE non inferiore al 14% B Valore ISE compreso tra l’importo corrispondente a due pensioni minime INPS per l’anno a cui si riferisce il bando (per il 2010 Euro 26.587,92). Incidenza del canone sul valore ISE non inferiore al 24%. Valore ISEE non superiore a Euro 14.715 (limite per accesso ad ERP). Il contributo teorico è calcolato sulla base dell’incidenza del canone annuo, al netto degli oneri accessori, sul valore ISE. In generale si prevede un contributo tale da ridurre l’incidenza al 14%, 53 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze per un importo massimo arrotondato di Euro 3.100, per i soggetti rientranti in Fascia A ed un contributo tale da ridurre l’incidenza al 24%, per un massimo arrotondato di 2.325 Euro, per i soggetti in Fascia B. Nel Fondo regionale per la locazione confluiscono le risorse statali, regionali e comunali. Nel corso degli anni si è assistito ad una progressiva riduzione delle risorse statali, nonostante la contestuale diffusione del disagio abitativo. L’erosione non deve, tuttavia, ritenersi esaurita, come si evince dalla tavola sotto riportata. Ad un consistente incremento dei canoni di locazione nel periodo 2000-2009 (per un’abitazione usata di medie dimensioni si registra un incremento degli affitti a livello nazionale del 50%) si contrappone una riduzione delle risorse statali nell’ordine del 55% (che raggiungerà il 70% a fine 2011). Tavola 2.7 Risorse statali destinate al fondo sociale per l’affitto Anno Fondi di sostegno all'affitto attribuiti dallo Stato % rispetto al 2000 2000 361.579.829 - 2001 335.696.984 -7,16 2002 249.180.873 -31,09 2003 246.496.000 -31,83 2004 248.248.333 -31,34 2005 230.143.000 -36,35 2006 310.660.000 -14,08 2007 210.990.000 -41,65 2008 201.000.000 -44,41 2009 161.000.000 -55,47 2010 144.000.000 -60,17 2011 110.000.000 -69,58 Fonte: Ministero delle Infrastrutture. Nel 2008, le risorse statali destinate alla Regione Toscana hanno raggiunto i 13 milioni di Euro, ossia il 3,2% in più rispetto al 2007 ma ben il 45% in meno rispetto al 1999, anno in cui il fondo è divenuto operativo. Tavola 2.8 Toscana Ripartizione risorse statali per la Regione Toscana (milioni di Euro) 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 23,7 22,0 20,5 16,5 14,1 11,5 14,3 19,6 12,6 13,0 Fonte: Ministero delle Infrastrutture. 54 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Alle risorse statali vanno aggiunti, come detto, i contributi regionali e comunali. Il Comune di Firenze dal 2002 al 2008 ha destinato al Fondo per l’affitto 250 mila Euro, mentre nel 2009, per fare fronte all’aggravarsi della situazione delle famiglie, il contributo è salito a 450 mila Euro. Complessivamente nel 2009 l’ammontare delle risorse messe a disposizione del fondo per il Comune di Firenze supera 1,8 milioni di Euro, di cui circa il 75% proveniente dalla Regione e dallo Stato. Tavola 2.9 Risorse destinate al fondo sociale per l’affitto nel Comune di Firenze Anno Finanziamenti comunali Finanziamenti regionali e statali Totale finanziamenti 2000 258.228 3.424.109 3.682.338 2001 258.228 1.963.388 2.221.617 2002 250.000 3.347.701 3.597.701 2003 250.000 1.639.769 1.889.769 2004 250.000 1.771.977 2.021.977 2005 250.000 1.498.497 1.748.497 2006 250.000 1.831.599 2.081.599 2007 250.000 1.706.650 1.956.650 2008 250.000 1.396.571 1.646.571 2009 450.000 1.390.255 1.840.255 Fonte: Comune di Firenze. Tavola 2.10 Numero di domande presentate annualmente Anno N. domande presentate N. domande accettate 2003 1.857 1.649 2004 1.993 1.701 2005 1.838 1.622 2006 1.899 1.690 2007 1.541 1.362 2008 2.147 1.833 2009 2.123 1.709 Fonte: Comune di Firenze. Le richieste di contributo al fondo sociale risultano di gran lunga inferiori rispetto al dato rilevato in corrispondenza di altre realtà urbane del Paese. Nel 2009 sono state presentate 2.123 domande di cui 1.709 sono entrate in graduatoria (a Bologna nello stesso anno le domande sono state 7.782, di cui 7.326 entrate in graduatoria). Delle domande accettate 1.282 rientrano in fascia A e 427 in fascia B. Rispetto al 2008 si è registrata una lieve flessione delle domande 55 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze presentate (24 unità) mentre l’evoluzione di medio periodo si conferma positiva, con un aumento di 266 unità rispetto al 2003 (+14%). Le richieste annualmente presentate, che rispettano i requisiti previsti dal bando vengono soddisfatte sulla base delle effettive disponibilità finanziarie. Negli ultimi anni si è , dunque, inevitabilmente assistito ad una contrazione dell’importo destinato ai singoli nuclei, al punto da risultare il più delle volte inadeguato a supportare chi si trova in condizioni di necessità di fronte all’onerosità dei canoni di mercato. Il numero di domande, sebbene non in aumento e non particolarmente elevato, associato ai continui tagli dei finanziamenti che si sono susseguiti negli anni a livello statale, hanno infatti determinato una consistente riduzione dell’importo medio distribuito alle singole famiglie (da quasi 176 Euro mensili nel 2007 si è arrivati a poco meno di 140 Euro attuali). Tale problematica non è ovviamente limitata alla realtà fiorentina. Al proposito, si consideri che nel 2008, a livello nazionale, il contributo mediamente distribuito è stato di 54 Euro mensili. Considerando il tendenziale aumento delle domande presentate e la drastica riduzione dei finanziamenti statali nel triennio 2009 - 2011, l’importo medio è, con ogni probabilità, destinato a ridursi ulteriormente. Dal punto di vista operativo, le risultanze fin qui emerse suggeriscono, dunque, l’adozione di criteri maggiormente selettivi per la definizione della fascia di reddito a cui destinare il contributo. A supporto di tali indicazioni è possibile fare riferimento ad un caso concreto. Si consideri la locazione di un’abitazione di dimensioni contenute (60 mq) a condizioni di mercato vantaggiose (80 Euro al mq per anno) per un importo complessivo di 4.800 Euro annui. Nell’ipotesi in cui il reddito della famiglia occupante sia di 11.913,2 Euro (ovvero il limite superiore individuato per la fascia A nell’anno 2009), l’incidenza del canone sul reddito risulterebbe nell’ordine del 40%. Alla luce della normativa, il contributo teorico risulterebbe pari al limite massimo, ossia 3.100 Euro. Se si considera tale ipotesi come caso tipo, avendo a disposizione una dotazione complessiva di 1,84 milioni di Euro, le famiglie che nel 2009 avrebbero avuto accesso allo strumento (ipotizzando il pieno soddisfacimento delle esigenze) sarebbero risultate 594, ossia il 48% delle domande di fascia A e il 35% delle domande nel complesso. Risulta evidente che la fascia B, alle attuali disponibilità, debba ritenersi assolutamente superflua e che, pertanto, il finanziamento delle due fasce, evidentemente disomogenee, rischi di accrescere anziché ridurre le sperequazioni. Anche trascurando i nuclei familiari ricadenti in fascia B, l’entità del fabbisogno risulterebbe comunque superiore allo stanziamento. A questo proposito si deve valutare l’opportunità di un intervento normativo che innalzi leggermente la soglia del 14%. La revisione dei requisiti prospettata continuerebbe ad imporre, con ogni probabilità, una ripartizione delle risorse tra gli aventi diritto, ma consentirebbe, quantomeno, una maggiore concentrazione delle erogazioni in corrispondenza delle forme più acute di disagio. L’esclusione dal sussidio non significherebbe, in alcun modo, la capacità di far autonomamente fronte alle richieste di mercato, ma rappresenterebbe l’inevitabile conseguenza di una politica di riorientamento delle risorse e di differenziazione di 56 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze approccio al disagio, a seconda delle fasce di reddito. Alle famiglie eventualmente non ammesse andrebbero ovviamente garantite forme alternative di sostegno, non necessariamente riconducibili alla sola dimensione abitativa. Efficacia dello strumento - Valutazione dei benefici La continua riduzione delle risorse messe a disposizione da parte del Governo ha finito per ridurre significativamente l’efficacia dello strumento. Tale contingentamento impone di intervenire sulla normativa al fine di poter indirizzare le sempre minori risorse disponibili verso le famiglie maggiormente esposte. Ciò comporta una maggiore selettività delle domande ammesse a fruire dello strumento, in modo da non parcellizzare eccessivamente le risorse. Uno studio 13 sull’argomento ha evidenziato che per rendere efficace lo strumento del fondo sociale occorrerebbero finanziamenti pubblici per circa 600 milioni di Euro. Stando alle previsioni ufficiali, nel 2011 le risorse destinate al fondo saranno pari ad appena 110 milioni di Euro, circa il 18% di quanto effettivamente necessario. Un’ipotesi alternativa potrebbe essere quella di destinare diversamente le esigue risorse oggi attribuite al fondo. A Firenze, come nel resto d’Italia, il numero degli sfratti è molto elevato a causa soprattutto della componente di morosità. I finanziamenti destinati al fondo sociale per l’affitto, secondo una proposta formulata dal SUNIA, potrebbero essere dedicati alla rinegoziazione dei contratti di affitto delle famiglie non più in grado di far fronte alla spesa per la locazione, riportando alla normalità situazioni, di fatto, destinate alla morosità. Tale impiego contribuirebbe efficacemente ad attenuare il disagio abitativo delle famiglie in difficoltà e, al contempo, consentirebbe ai proprietari di non rinunciare agli introiti da locazione, ancorché rinegoziati per la durata media (pari a circa 2 anni) di una vertenza per morosità. Il sostegno concesso consentirebbe alle famiglie, altrimenti sfrattate, di non andare ad ingrossare le già robuste graduatorie per l’assegnazione di alloggi ERP. 13 Il fondo per l’affitto – Una valutazione dell’esperienza dell’Emilia Romagna, Regione Emilia Romagna, 2003. 57 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze AFFITTO A CANONE CONCORDATO Normativa di riferimento Lo strumento del contratto di locazione a canone concordato, fa riferimento alle seguenti norme: Legge 431/98: Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo. Decreto Ministeriale 30/12/2002: Criteri generali per la realizzazione degli accordi da definire in sede locale per la stipula dei contratti di locazione agevolati. Decreto Ministeriale 14/07/2004: Condizioni per la stipula dei contratti di locazione agevolati ai sensi dell'articolo 2, comma 3, della legge 9 dicembre 1998, n. 431, in assenza di convocazione, da parte dei comuni, delle organizzazioni della proprietà edilizia e dei conduttori, ovvero per la mancata definizione degli accordi di cui al medesimo articolo 2, comma 3. Inoltre, la suddetta legge 431/98, all’articolo 2 rimanda ad “appositi accordi definiti in sede locale fra le organizzazioni della proprietà edilizia e le organizzazioni dei conduttori maggiormente rappresentative, che provvedono alla definizione di contratti-tipo” in cui vengono stabilite differenti fasce di canoni da applicare a seconda delle zone territoriali e delle caratteristiche tipologiche degli immobili individuate. Per quanto concerne il Comune di Firenze, in attuazione della legge sono stati fino ad oggi stipulati tre accordi: 16//07/1999: primo accordo territoriale in previsione della L. 431/98. 25/11/2004: secondo accordo territoriale in previsione della L. 431/98. 18/05/2009: terzo accordo territoriale in previsione della L. 431/98. Modalità di gestione Il D.M. 14/07/2004 ha sostituito gli accordi sulle locazioni concordate, estendendo a tutti i Comuni la possibilità di applicare le tipologie di locazioni convenzionate, anche in assenza di un accordo specifico, alle condizioni dell’accordo territoriale vigente “nel Comune demograficamente omogeneo di minore distanza territoriale anche situato in altra regione”. Le agevolazioni fiscali previste possono, comunque, essere applicate solo ai proprietari (e agli inquilini) degli immobili situati nei Comuni ad alta tensione abitativa. In favore dei proprietari che concedono in locazione un’abitazione a canone concordato in uno 14 dei Comuni ad alta “tensione abitativa” (secondo la definizione del CIPE ), oltre alla riduzione forfetaria del 15% del reddito da locazione, viene riconosciuto un ulteriore abbattimento del 30% (da calcolare sull’importo già ridotto). In pratica, in dichiarazione dei redditi viene indicato il canone ridotto del 40,5%. Ulteriori agevolazioni previste sono rappresentate da una riduzione del 30% dell'imposta di registro e, a seconda delle scelte dei singoli comuni, un abbattimento 14 Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica. 58 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze dell’aliquota ICI. Nel Comune di Firenze sono attualmente previste differenti aliquote ICI a seconda del contratto di affitto stipulato. Nel caso di locazioni a canone libero è prevista un’aliquota pari al 7 per mille (che sale al 9 per mille nel caso in cui l’abitazione risulti sfitta per almeno 2 anni). Nel caso, invece, di contratto a canone concordato si applica un’aliquota pari al 6 per mille di cui è possibile richiedere il rimborso successivamente facendone richiesta direttamente al Comune. E’ opportuno sottolineare che il rimborso totale dell’ICI è stato introdotto con l’Accordo Territoriale 2009, mentre in precedenza (sulla base degli Accordi Territoriali 1999 e 2004) era previsto un rimborso solo parziale dell’imposta. Per beneficiare delle agevolazioni fiscali è necessaria la registrazione del contratto e il richiamo alla normativa e all’accordo territoriale sottoscritto dalle associazioni dei proprietari (APPC, ASPPI, CONFAPPI, CONFEDILIZIA, UPPI) e degli inquilini (CONIA, SICET, SUNIA, UNIAT, UNIONE INQUILINI). Per quanto concerne, infine, le cosiddette “grandi proprietà”, ossia enti previdenziali pubblici, istituti bancari, compagnie assicurative, enti locali, enti privatizzati, cooperative e soggetti giuridici o fisici detentori di grandi proprietà immobiliari (oltre 30 unità), i canoni sono definiti in base ad appositi Accordi integrativi tra la proprietà interessata e le organizzazioni sindacali della proprietà edilizia e dei conduttori. Per gli inquilini in locazione con contratto a canone concordato Il D.M. 30/12/2002 prevede una detrazione annua di: a) Euro 495,80 se il reddito complessivo non supera Euro 15.493,71; b) Euro 247,90 se il reddito complessivo supera Euro 15.493,71 ma non Euro 30.987,41. È prevista, inoltre, una detrazione Irpef per i lavoratori dipendenti che hanno trasferito o trasferiscono la propria residenza nel comune di lavoro o in uno di quelli limitrofi nei tre anni antecedenti quello di richiesta della detrazione, così determinata: a) Euro 991,60 se il reddito complessivo non supera Euro 15.493,71; b) Euro 495,80 se il reddito complessivo supera Euro 15.493,71 ma non Euro 30.987,41. La diffusione dello strumento risulta, ad oggi, ancora sottodimensionata rispetto alle difficoltà manifestate da coloro che vivono in locazione. Il delicato equilibrio che regola il funzionamento delle locazioni a canone concordato rende oltremodo difficile ipotizzare iniziative che ne favoriscano la valorizzazione. Al di là di una sensibilizzazione all’utilizzo ed una semplificazione degli aspetti burocratico-amministrativi, già peraltro in atto, l’aspetto cruciale riguarda l’ampliamento dell’offerta oggi disponibile. Sul tema si ritornerà in seguito, dopo aver analizzato i vantaggi delle parti nell’adozione di tale forma contrattuale. Si deve, tuttavia, segnalare l’aumento di interesse per lo strumento, in corrispondenza della revisione di rimborso totale dell’imposta comunale sugli immobili per i proprietari. Si può dunque ipotizzare che i contratti di locazione a canale concordato siano oggi circa 4.200, con una tendenza all’ulteriore diffusione tuttora in atto. Tra le ragioni che possono aver favorito la 59 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze diffusione di tale opzione è possibile, inoltre, citare l’esigenza dei proprietari di forme di maggiore tutela a fronte del dilagare di morosità prolungate nel tempo. L’unico riscontro indiretto all’ipotesi di dimensionamento formulata è rappresentato dal numero di domande di rimborso ICI liquidate nel corso degli anni dal Comune di Firenze. In particolare, l’ultimo dato ufficiale disponibile, relativo al 2008, individua in poco più di 1.400 i contratti ritenuti validi, per un totale di circa 307.000 Euro da liquidare ai proprietari. Le richieste pervenute relative al 2009 (pari a 1.384) non evidenziano differenze significative rispetto all’anno precedente (si tratta di un dato ancora provvisorio, in quanto la chiusura dell’istruttoria per le domande valide è attesa per fine anno). E’, dunque, dal prossimo anno che potrebbe verificarsi un aumento delle domande di rimborso, in ragione delle condizioni di maggior favore per i proprietari previste dal nuovo accordo territoriale approvato nel mese di maggio 2009. Se la modestia del contributo (pari a circa 230 Euro in media) e la farraginosità degli adempimenti burocratici spingevano, fino allo scorso anno, gran parte dei proprietari a non presentare formale richiesta, è oggi lecito attendersi che la quota di coloro che intendano beneficiare interamente dei vantaggi che tale tipologia contrattuale riconosce, sia inevitabilmente destinata ad ampliarsi. Efficacia dello strumento - Valutazione dei benefici Negli ultimi dieci anni, sia a livello nazionale che a livello locale, si è assistito ad un costante aumento dei valori immobiliari ed ad una crescita solo di poco inferiore dei canoni di mercato, come ampiamente descritto nella prima parte. Tale dinamica ha reso sempre più difficile l’incontro tra domanda e offerta nell’ambito del mercato locativo, in ragione della crescente incidenza dei canoni rispetto alle capacità reddituali delle famiglie locatarie. La crisi economica e il conseguente robusto aumento della disoccupazione hanno contribuito ad acuire le tensioni già in atto. L’esigenza di introdurre strumenti a supporto della crescente fascia di disagio abitativo ha spinto il legislatore, già nel 1998, a prevedere una normativa che istituisse un doppio canale nel mercato locativo, in luogo del precedete regime imperniato sull’equo canone. Il primo canale definito dalla legge fa riferimento ai canoni di mercato o canoni liberi e prevede che siano le parti ad accordarsi liberamente sull’importo per una durata contrattuale di 4 anni (più altri 4 di automatico rinnovo). Il secondo canale (che comprende anche i contratti transitori e per studenti) si basa, invece, su di un canone concordato ossia un canone stabilito, a livello locale, dalle associazioni dei proprietari e degli inquilini di concerto con il Comune, per una durata contrattuale di 3 anni (più 2 di proroga). L’obiettivo primario del canone concordato è quello di rendere maggiormente sostenibile l’affitto per gli inquilini, senza tuttavia trascurare l’esigenza di garantire al contempo gli interessi della parte proprietaria. Per riuscire a dare un giudizio sull’effettiva convenienza per le parti del regime a canone concordato occorre effettuare alcune simulazioni. A tale scopo si farà riferimento all’accordo del 60 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze maggio del 2009 siglato dal Comune di Firenze e dalle associazioni di proprietari e inquilini, che ha introdotto il rimborso totale della tassa comunale sugli immobili a vantaggio dei proprietari, senza però prevedere alcuna revisione dei canoni rispetto al precedente accordo del 2004. Mettendo a confronto il canone libero e quello concordato, con riferimento ad una abitazione tipo di 70 mq ubicata nelle sei differenti aree omogenee in cui è stato suddiviso il territorio comunale, si osserva una differenza media pari a circa il 35%. Se si introduce una maggiorazione del 15% del canone concordato, dovuta alla presenza di pertinenze e dell’arredamento all’interno dell’abitazione in locazione (opzione invero piuttosto frequente), lo scarto si riduce, in media, al 25%. Tavola 2.11 Canoni liberi e concordati (Euro/mese) per un’abitazione di 70 mq Canone Medio* Differenza tra canone libero e canone concordato Centro Storico Canone libero 1097 Canone concordato 615 -44,0% Canone concordato + 15% 707 -35,5% Zone di Pregio Canone libero 1330 Canone concordato 732 -45,0% Canone concordato + 15% 842 -36,7% Zona Intermedia A Canone libero 884 Canone concordato 605 -31,6% Canone concordato + 15% 696 -21,4% Zona Intermedia B Canone libero 854 Canone concordato 589 -31,0% Canone concordato + 15% 678 -20,6% Zona Periferia A Canone libero 746 Canone concordato 518 -30,5% Canone concordato + 15% 596 -20,1% Zona Periferia B Canone libero 654 Canone concordato 487 -25,6% Canone concordato + 15% 559 -14,5% * Il canone medio per quanto riguarda il canale concordato è stato calcolato considerando una media delle fasce indicate per le tipologie immobiliari A e B per quanto riguarda la zona del centro, di pregio e intermedia, mentre, per la restante zona periferica è stata presa in considerazione la fascia di canoni relativa alla sola tipologia immobiliare B. Fonte: elaborazioni e stime Nomisma su fonti varie. 61 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Oltre al confronto tra valori locativi, occorre considerare che il contratto a canone concordato prevede numerosi sgravi fiscali per entrambe le parti. Di seguito si analizzeranno in dettaglio benefici derivanti da tali agevolazioni sia per la domanda che per l’offerta. DOMANDA Come emerge dall’analisi svolta nella prima parte, a Firenze circa il 66% delle famiglie in affitto dispone di un reddito inferiore a 2.000 Euro al mese, mentre la soglia di reddito sopra la quale il canone di mercato risulta sostenibile si attesta poco sotto 26.500 Euro annui. Alla luce di tali stime, l’analisi viene svolta prendendo come riferimento le famiglie appartenenti alle classi di reddito più basse e, dunque, in linea teorica più interessate all’opzione a canone concordato. Dal confronto tra il canone medio libero di un’abitazione di 70 mq situata in zona periferica e il canone medio concordato corrispondente, emerge un beneficio diffuso per tutte le fasce di reddito in termini di minore incidenza del canone sul reddito, al punto da consentire alla fascia superiore di portarsi in prossimità della soglia di sostenibilità (pari al 30% del reddito). Tavola 2.12 I vantaggi economici derivanti dalla componente canone Fasce di reddito (Euro) Canone libero medio (746 Euro/mese) Incidenza % Canone concordato medio (596 Euro/mese) Incidenza % 10.000-15.000 8.952 75% 7.152 60% 15.000-20.000 8.952 52% 7.152 42% 20.000-25.000 8.952 40% 7.152 32% Fonte: elaborazioni e stime Nomisma su fonti varie. Al beneficio derivante dalla minore incidenza del canone sul reddito si deve aggiungere il vantaggio fiscale per gli inquilini dovuto ad una maggiore detrazione per la locazione a canone concordato. Per tali contratti è, infatti, prevista una detrazione pari a 495,80 Euro se il reddito complessivo non supera Euro 15.493,71 (contro i 300 Euro previsti per le locazioni a canone 15 libero ) e di 247,90 Euro se il reddito complessivo supera Euro 15.493,71 ma non Euro 30.987,41 (contro i 150 Euro previsti per le locazioni a canone libero). Se, dunque, al beneficio derivante dall’abbattimento del canone si aggiunge la maggiore detrazione ai fini Irpef, si ottiene un’ulteriore riduzione dell’incidenza della spesa per l’affitto sul reddito (soprattutto per la fascia di reddito 10.000-15.000 Euro). 15 Le detrazioni per la locazione pari a 300 Euro e a 150 Euro sono state introdotte dalla Finanziaria 2008 e, successivamente, confermate dalla Finanziaria 2009. 62 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Tavola 2.13 I vantaggi economici di natura fiscale Fasce di reddito (Euro) Beneficio da canone (Euro) Beneficio da detrazione fiscale (Euro) ∆ Incidenza % 10.000-15.000 1.800 196 17% 15.000-20.000 1.800 97 11% 20.000-25.000 1.800 97 9% Fonte: elaborazioni e stime Nomisma su fonti varie. OFFERTA Se per gli inquilini la scelta del canone concordato presenta unicamente rilevanti vantaggi, per i proprietari non è possibile giungere a conclusioni altrettanto positive. Per definire l’effettiva convenienza occorre effettuare un confronto tra canone percepito e imposte dovute (ICI, imposta di registro e IRPEF) a seconda che si stipuli un contratto a canone libero o a canone concordato. A tal proposito si è operato un confronto considerando un’abitazione di 70 mq, con le caratteristiche proprie delle tipologie A e B, (stabilite dall’accordo territoriale), per la durata contrattuale di 3 anni, con riferimento alla zona del centro storico, la zona intermedia A e la zona della periferia A. A seconda delle diverse fasce di reddito del proprietario, si è osservato come, in generale, la convenienza a stipulare un contratto a canone concordato tenda a crescere all’aumentare del reddito del proprietario. Ciononostante non è possibile indicare una fascia di reddito per la quale, in ogni zona, il contratto a canone concordato comporti un beneficio. Al di là di tale considerazione generale, che deriva sostanzialmente dalla scelta dei canoni operata con il rinnovo dell’accordo territoriale, si deve segnalare che, se a livello teorico la disponibilità di un immobile da offrire in locazione dovrebbe spesso comportare disponibilità reddituali prossime alla fascia maggiore, all’atto pratico risulta tutt’altro che infrequente che i proprietari si posizionino in corrispondenza delle fasce di reddito annuo dichiarato inferiori a 55.000 Euro, risultando di fatto parzialmente incapienti nei confronti del fisco. In tali casi l’opzione del canone libero presenta enormi vantaggi rispetto a quella del canone concordato. Tavola 2.14 Il confronto tra canone libero e canone concordato per fasce di reddito del locatore Locazione di un’abitazione di 70 mq, zona Centro, tipologia A e B Fasce di reddito Rendita da canone libero Rendita da canone concordato (Euro) (Euro) (Euro) Differenza (Euro) 0-15.000 9.650 7.562 -2.089 15.000-28.000 9.203 7.351 -1.851 28.000-55.000 7.972 6.773 -1.199 55.000-75.000 7.636 6.616 -1.021 >75.000 7.412 6.511 -902 63 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Locazione di un’abitazione di 70 mq, zona intermedia A, tipologia A e B Fasce di reddito Rendita da canone libero Rendita da canone concordato (Euro) (Euro) (Euro) Differenza (Euro) 0-15.000 7.660 7.092 -568 15.000-28.000 7.300 6.893 -406 28.000-55.000 6.308 6.347 39 55.000-75.000 6.037 6.198 160 >75.000 5.857 6.098 241 Fonte: elaborazioni e stime Nomisma su fonti varie. Tavola 2.15 Locazione di un’abitazione di 70 mq, zona periferia A, tipologia B Fasce di reddito Rendita da canone libero (Euro) Rendita da canone concordato (Euro) Differenza (Euro) 0-15.000 6.508 6.073 -435 15.000-28.000 6.204 5.903 -301 28.000-55.000 5.367 5.435 68 55.000-75.000 5.139 5.307 168 >75.000 4.987 5.222 236 Fonte: elaborazioni e stime Nomisma su fonti varie. L’analisi svolta consente di affermare che i contratti a canone concordato comportano rilevanti benefici per gli inquilini e, dunque, rappresentano uno strumento potenzialmente efficace a sostegno di una fascia di popolazione che, attualmente, vive una condizione di disagio abitativo. D’altro canto, però, gli esigui vantaggi economici riconosciuti ai proprietari, se non addirittura gli svantaggi, rischiano seriamente di pregiudicare l’effettiva diffusione di tale tipologia contrattuale sul territorio. Senza entrare nel merito di aspetti legati all’evasione o elusione fiscale, su cui ci soffermeremo brevemente più avanti, si vuole in questa sede unicamente sottolineare che la scelta di non adeguare i canoni rispetto al precedente accordo territoriale, limitandosi al rimborso totale dell’ICI per i proprietari, ha da un lato certamente salvaguardato gli inquilini, ma dall’altro ha drasticamente limitato le potenzialità di diffusione dello strumento. Le tavole sopra riportate evidenziano l’esiguità dei benefici che l’opzione canone concordato oggi mediamente comporta per i proprietari di fascia di reddito medio alta, limitatamente alle zone periferiche cittadine. L’adozione di un tasso di crescita degli affitti che tenesse conto dell’effettiva dinamica di mercato, alla luce delle detrazioni stabilite e prorogate dalla Finanziaria del 2008 per i contratti a canone libero, avrebbe con ogni probabilità garantito un migliore esito complessivo. 64 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Il quadro fin qui delineato potrebbe subire rilevanti alterazioni nel caso di introduzione, ciclicamente paventata, di una imposta sostitutiva 16 (la cosiddetta cedolare secca) sui redditi da locazione, in luogo dell’attuale regime ordinario. L’aliquota dell’imposta sostitutiva dovrebbe attestarsi tra il 20% e il 23% (anziché il 28% oggi, in media, utilizzato). L’applicazione della nuova disciplina ai soli contratti a canone concordato renderebbe notevolmente più vantaggioso per i proprietari l’utilizzo di tale strumento, favorendone di fatto la diffusione. In particolare, il beneficio risulterebbe rilevante per le fasce di reddito dichiarato superiore ai 28.000 Euro annui sia nelle zone intermedie e in quelle periferiche, al punto da rendere tale opzione l’inevitabile riferimento della quota di evasione che dovesse eventualmente emergere. Tavola 2.16 Il nuovo regime fiscale limitato al canale concordato Locazione di un’abitazione di 70 mq, zona Centro, tipologia A e B Fasce di reddito Rendita da canone libero Rendita da canone concordato (Euro) (Euro) (Euro) Differenza (Euro) 0-15.000 9.650 7.415 -2.235 15.000-28.000 9.203 7.415 -1.788 28.000-55.000 7.972 7.415 -557 55.000-75.000 7.636 7.415 -221 >75.000 7.412 7.415 3 Locazione di un’abitazione di 70 mq, zona Intermedia A, tipologia A e B Fasce di reddito Rendita da canone libero Rendita da canone concordato (Euro) (Euro) (Euro) Differenza (Euro) 0-15.000 7.660 7.241 -419 15.000-28.000 7.300 7.241 -59 28.000-55.000 6.308 7.241 933 55.000-75.000 6.037 7.241 1.204 >75.000 5.857 7.241 1.384 Locazione di un’abitazione di 70 mq, zona Periferia A, tipologia B Fasce di reddito Rendita da canone libero Rendita da canone concordato (Euro) (Euro) (Euro) Differenza (Euro) 0-15.000 6.508 6.201 -308 15.000-28.000 6.204 6.201 -3 28.000-55.000 5.367 6.201 834 55.000-75.000 5.139 6.201 1.062 >75.000 4.987 6.201 1.214 Fonte: elaborazioni e stime Nomisma su fonti varie. 16 Progetti di legge n. 599 (Caparini ed altri), n. 1806-1807 (De Micheli ed altri) e n. 2292 (Versace). 65 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Tavola 2.17 Il nuovo regime fiscale^ dell’intero mercato locativo Locazione di un’abitazione di 70 mq Rendita da canone libero (Euro) Rendita da canone concordato (Euro) Differenza (Euro) Centro 9.986 7.415 -2.571 Intermedia A 7.931 7.241 -690 Zone Periferia A 6.737 6.201 -536 ^ E’ stata considerata un’aliquota del 20%, per tutte le tipologie contrattuali, in un contesto di detrazioni analogo a quello in vigore. Fonte: elaborazioni e stime Nomisma su fonti varie. Per contro, l’eventuale allargamento dell’ambito di applicazione della cedolare secca anche ai redditi da locazione derivanti da contratti a canone libero rappresenterebbe, oltre ad un notevole aggravio in termini di gettito (quantomeno nella fase iniziale, in attesa che la riforma garantisca l’auspicato riscontro in chiave anti-evasione), un notevole ostacolo alla diffusione della disciplina del canone concordato, la cui appetibilità risulterebbe in tal modo ulteriormente penalizzata. L’introduzione di un’aliquota del 20% su tutti i ricavi da locazione, oltre a garantire un 17 generalizzato innalzamento della redditività dell’investimento immobiliare , garantirebbe, per tutte le fasce di reddito, cospicui vantaggi dall’adozione del canone libero rispetto a quello concordato. 17 L’eventuale applicazione delle cedolare secca all’intero ammontare percepito senza le detrazioni previste dall’attuale regime, ridurrebbe significativamente i benefici della riforma. In particolare, per i locatori che dichiarano un reddito inferiore ai 15 mila Euro annui (oltre il 30% del totale nelle stime del SICET), il nuovo sistema impositivo si rivelerebbe addirittura penalizzante. 66 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze CAPITOLO 3 LE POSSIBILI LINEE DI INTERVENTO 67 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze L’analisi svolta ha evidenziato, da una parte, la diffusione del disagio abitativo e, dall’altra, l’inadeguatezza delle risorse disponibili per fronteggiare il fenomeno. La timida flessione delle quotazioni immobiliari in atto non sembra in grado di garantire la tenuta di un sistema messo definitivamente in crisi dalla recessione. Allo stesso modo, la selettività con cui le banche continueranno a gestire le richieste delle famiglie che necessitano di sostegno per accedere al settore immobiliare rischia di ampliare l’area del disagio anche per quella consistente fascia grigia rappresentata prevalentemente da giovani coppie autoctone. Se i valori di mercato rappresentano un elemento necessariamente esogeno, non altrettanto può dirsi a proposito delle condizioni di offerta immobiliare e creditizia. Un intervento di sostegno della domanda, a livello locale, attraverso la negoziazione con il sistema bancario di condizioni economico-finanziarie di maggiore favore e con quello imprenditoriale di contenimento di costo per la tutt’altro che trascurabile mole di invenduto, rappresenta, invece, un’iniziativa immediatamente realizzabile da parte dell’Amministrazione comunale, con aggravi economici contenuti. Si veda, al proposito, il contributo operativo riportato in appendice 1. Al di là delle iniziative di sostegno all’acquisto, si pone come prioritaria l’esigenza di ricreare le condizioni per un consistente flusso di investimenti privati verso il mercato dell’affitto, al fine di allargare l’offerta di alloggi in locazione. Il coinvolgimento di investitori istituzionali, attraverso i più moderni strumenti di finanza immobiliare, rappresenta l’unica strada percorribile per porre rimedio al sottodimensionamento degli strumenti di tipo tradizionale. Il Piano di social housing potrà rappresentare un moderno strumento di welfare, solo se l’obiettivo di aumentare lo stock di alloggi sociali (dal canone sociale a quello concordato), attraverso programmi di investimento pubblico-privati finanziariamente sostenibili, risulterà compatibile con gli interventi di riqualificazione urbana in programma e con una politica di offerta abitativa articolata a livello sovracomunale. La progressiva saturazione del territorio impone, infatti, il necessario riferimento ad un contesto territorialmente più vasto e, al contempo, uno stimolo a privilegiare la riqualificazione dell’esistente piuttosto che le nuove realizzazioni. A proposito dell’ampliamento del contesto, risulta, senza dubbio, confortante che l’indagine di Nomisma sulle famiglie fiorentine (si veda l’appendice statistica) mostri la disponibilità a spostarsi dalla città di ben il 32,4% dei nuclei giovani sotto i 40 anni (il dato medio riferito a tutta la popolazione è comunque rilevante, attestandosi al 22,3%), qualora vengano realizzati dei complessi residenziali a canone calmierato nei Comuni limitrofi. L’interesse manifestato da parte dei nuclei più giovani se, da un lato, rappresenta un’opportunità per lo sviluppo di programmi di edilizia sociale a livello di LODE, dall’altro impone una valutazione delle possibili ricadute. La perdita di giovani residenti autoctoni, rimpiazzati per lo più da immigrati, comporta, infatti, il rischio ulteriore che i fenomeni migratori alimentati dalle dinamiche immobiliari radicalizzino la trasformazione già in atto. L’ambiziosa portata degli obiettivi e la complessità dell’architettura prevista impongono, dunque, il riferimento ad un orizzonte temporale quantomeno di medio periodo. 68 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze L’eccessiva enfasi attribuita, a livello nazionale, alle miracolistiche ricadute del Piano Casa, peraltro rallentato da inaccettabili lungaggini burocratiche nella fase di avvio, rischia di far perdere di vista l’esigenza di garantire risposte immediate ai fenomeni sociali di intensità già oggi dirompente. La complessa gestazione delle nuove iniziative, associata all’intensità del disagio, contribuisce a mantenere inalterata la centralità degli strumenti tradizionali. La fragilità dei conti pubblici, sia a livello nazionale che locale, non consente di ipotizzare un aumento delle dotazioni e, di fatto, impone un utilizzo mirato delle esigue risorse disponibili, circoscrivendone l’attribuzione alle situazioni di maggiore difficoltà. La frammentazione dei contributi garantiti dal fondo sociale per l’affitto e la ridotta selettività dei criteri economici che disciplinano assegnazioni e, soprattutto, permanenze negli alloggi ERP rischiano di configurare un’allocazione tutt’altro che ottimale. Un’analisi critica della soglia che garantisce il mantenimento dell’alloggio, unitamente ad un accurato controllo delle effettive condizioni reddituali degli assegnatari, sono gli obiettivi che nell’immediato il Comune di Firenze deve necessariamente porsi. A livello generale, l’accresciuta disomogeneità della domanda di edilizia sociale impone l’implementazione di un sistema di costante monitoraggio delle famiglie in difficoltà (composizione, caratteristiche, reddito, stile di vita, ecc.) in modo da adattare rapidamente i criteri e, allo stesso tempo, approntare iniziative alternative di sostegno della componente non pienamente soddisfatta. Una maggiore selettività nella gestione degli strumenti pubblici comporta, inevitabilmente, l’ampliamento della fascia di esclusione senza che possa, in alcun modo, essere considerata un’attestazione di estraneità al disagio abitativo. Un mercato dell’affitto di maggiori dimensioni, soprattutto in corrispondenza della componente a canone calmierato, rappresenterebbe, senza dubbio, un’opportunità per contenere in misura significativa l’incidenza del costo dell’abitare sul reddito delle famiglie più esposte. Tra le molteplici strategie da mettere in campo per accrescere l’offerta di immobili in locazione, sia a canone libero che concordato, certamente occorre annoverare il deciso contrasto dell’elusione e dell’evasione fiscale. Nel corso del 2009, le verifiche condotte dalla Guardia di Finanza sul settore immobiliare italiano, hanno consentito l’individuazione di un’evasione fiscale di circa 13 milioni riconducibile a locazioni in nero. Secondo l’ANCI è possibile stimare in addirittura 4 milioni le abitazioni sfitte o affittate in nero, con inevitabili conseguenze in termini di gettito. Con riferimento al Comune di Firenze le situazioni di parziale o totale elusione riscontrate lo scorso anno (su un numero di controlli invero piuttosto esiguo) sono risultate pari a circa il 27%. Tale dato, pur non essendo necessariamente rappresentativo della totalità delle locazioni, impone tuttavia un ulteriore sforzo di controllo e contrasto di un fenomeno, la cui diffusione, difficilmente, potrà essere circoscritta grazie ad un’eventuale revisione della politica fiscale (che nell’ipotesi di introduzione della cosiddetta “cedolare secca” avrebbe, per contro, effetti redistributivi regressivi). Alle forme di evasione totale si aggiungono, infatti, situazioni che 69 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze prevedono l’occultamento parziale del canone pattuito. Se non ci sono dubbi che il contrasto a tale forma di elusione risulti ancora più problematico, è altrettanto evidente che essa si sviluppi soprattutto nelle realtà come quella fiorentina, in cui è maggiore la presenza di studenti universitari fuori sede e immigrati. La lotta all’evasione potrebbe contribuire all’ampliamento dell’offerta a canone concordato, anche attraverso l’emersione dell’effettiva base imponibile dei proprietari (riducendo, in tal modo, l’entità dell’eventuale incapienza fiscale). Come si è, infatti, dimostrato, la maggiore convenienza dell’opzione concertata al crescere del reddito dichiarato dal locatore consente di ipotizzare che l’efficacia dei controlli, unitamente all’ampliamento dei vantaggi riconosciuti all’offerta, possa effettivamente concorrere al progressivo ampliamento dell’offerta. In tale quadro, la scelta di limitare ai soli contratti a canone concordato l’introduzione di un’aliquota unica sui redditi da locazione, darebbe indubbio slancio alla diffusione di tale tipologia contrattuale, senza tuttavia garantire l’ampliamento dell’offerta complessiva in locazione e il contrasto all’evasione, con un probabile aggravio in termini di gettito rispetto alla situazione attuale. Il costo della riforma risulterebbe addirittura più ingente, sia in termini di gettito che di ricadute sociali, nel caso in cui non si circoscrivesse l’ambito di applicazione al solo canone concordato. Le locazioni a canone calmierato, pur contribuendo ad attenuare i problemi di sostenibilità, non rappresentano, per fasce di reddito medio-basse, una soluzione di per sé risolutiva. A tal proposito, si deve necessariamente fare riferimento alla complementarietà tra politiche abitative e politiche sociali. Se, infatti, dal punto di vista del sostegno specifico le possibilità paiono, nell’immediato, piuttosto modeste, maggiori opportunità si ravvisano in corrispondenza di iniziative di supporto di carattere più generale, non direttamente riconducibili alla sola abitazione. Si tratta di interventi orientati ad includere le famiglie appartenenti alla cosiddetta fascia grigia nei servizi sociali garantiti dal Comune, che finirebbero indirettamente per migliorare, sia pure in misura contenuta, la sostenibilità delle spese legate alla casa. Al proposito può essere utile fare riferimento alle priorità individuate dalle famiglie fiorentine (si veda appendice statistica). Un maggiore sostegno alle famiglie con disabili e anziani non autosufficienti (indicato dal 35,2% delle famiglie), la riduzione delle tariffe di trasporto pubblico (19,3%) e delle rette scolastiche (15,8%) sono solo alcuni degli interventi che, unitamente alla previsione di ulteriori sgravi fiscali o all’agevolazione di talune forme di consumo, possono essere attivati per limitare la portata del disagio, di cui molto spesso l’aspetto abitativo rappresenta solo una delle espressioni. 70 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze APPENDICE 1 IL POSSIBILE IMPIEGO DI RISORSE PUBBLICHE PER UNA MAGGIORE SOSTENIBILITA’ DEI MUTUI 71 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Le attuali condizioni del mercato dei mutui residenziali risultano, per gran parte della domanda, accettabili solo in corrispondenza di schemi a tasso variabile, che comportano il rischio di indurre, come già avvenuto in passato, l’illusione di una duratura sostenibilità finanziaria dell’indebitamento. A titolo esemplificativo, un finanziamento a tasso variabile di 160.000 Euro per l’acquisto di un immobile nuovo del costo teorico di 200.000 Euro (in ragione di un accordo tra Comune e costruttori che riduca del 7-8% il valore unitario di riferimento dell’invenduto) comporta, per un’esposizione di 30 anni, il pagamento di una rata iniziale di circa 570 Euro mensili. Tale importo risulta certamente compatibile con l’antica regola del pollice (rule of thumb), secondo cui la stabilità finanziaria è garantita solo in corrispondenza di rate che non superino il 30% del reddito disponibile (nell’ipotesi esemplificata la famiglia deve disporre di almeno 1.900 Euro netti mensili). Si possono, quindi, determinare situazioni in cui il disagio abitativo viene in parte alleviato da operazioni di finanziamento sostenibili solo in virtù dell’attuale esiguità dei tassi di interesse. Tali soluzioni espongono pericolosamente le famiglie ad inevitabili tensioni finanziarie nell’ipotesi di rialzo dei tassi, peraltro già oggi ampiamente diffuse su tutti i mercati del credito. Per contro, le soluzioni a tasso fisso, in particolare se di lungo periodo, pur consentendo un totale abbattimento del rischio di interesse, risultano difficilmente compatibili con il vincolo di bilancio tipico, in particolare dei nuclei più giovani. Alle attuali condizioni, il medesimo mutuo sopra descritto, nell’opzione a tasso fisso prevede un importo di circa 880 Euro mensili, che risulta sostenibile solo in presenza di redditi familiari pari a circa 3.000 Euro mensili. Gli importi citati precludono, di fatto, alle famiglie di reddito medio-basso l’acquisto della prima casa con mutuo a tasso fisso, spingendole improvvidamente verso soluzioni a tasso variabile, inizialmente sopportabili ma che, in caso di sensibile rialzo dei tassi, possono portare all’insolvenza del debitore. Sempre a titolo esemplificativo si consideri che già oggi sono disponibili mutui per la prima casa a tasso variabile che, rispetto ai casi illustrati, prevedono un limite superiore (cap) pari al 5,4%. Tali contratti comportano una rata oggi quantificabile in 630 Euro mensili (compatibile con redditi pari a 2.100) che in futuro, qualora il tasso raggiunga o superi il tetto, potrebbe raggiungere 840 Euro mensili (compatibile con redditi pari a 2.800 Euro). Il quadro attuale si presta, dunque, ad un impegno congiunto dei vari soggetti pubblici e privati per strutturare contratti di mutuo utilizzando le agevolazioni pubbliche previste per la prima casa, la possibilità di contenute modifiche della durata complessiva, nonché elementi che consentano di disincentivare rinegoziazioni e portabilità. Il contratto di mutuo, grazie alle sue specifiche caratteristiche tailor made, è infatti indicato in contesti complessi, in grado di valutare la specificità del contributo pubblico. Negli anni passati le Amministrazioni hanno sperimentato diverse modalità di intervento: dai largamente diffusi contributi sotto forma di capitale a fondo perduto (in Lombardia e in EmiliaRomagna), ai sussidi in conto interessi (in Campania). Considerando le caratteristiche di flessibilità del contratto di mutuo e la predisposizione di specifiche risorse pubbliche, è possibile 72 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze ipotizzare schemi di finanziamento più articolati, ma allo stesso tempo più aderenti alle esigenze dei nuclei familiari, specialmente di quelli più giovani. In particolare, l’utilizzo delle risorse pubbliche può consentire di ridurre, rispetto all’attuale 5,4%, il tetto massimo raggiungibile dai mutui. In pratica, il soggetto pubblico potrebbe intervenire per ridurre il cap degli attuali mutui a tasso variabile, estendendo l’assicurazione sui rialzi di tasso. Lo strumento assicurativo, definito con gli istituti di credito, oltre a garantire la copertura dal rischio di significativi rialzi delle rate, comporta il pagamento di un premio prestabilito, che non espone i bilanci pubblici a potenziali oneri imprevisti. Sul versante familiare, il finanziamento con cap, ridotto grazie all’assicurazione pubblica, risulta in prospettiva più sostenibile e garantisce, al contempo, l’intera detraibilità degli interessi. Occorre, inoltre, ricordare che gli attuali contratti di mutuo attribuiscono un prezzo anche alle opzioni di rinegoziazione e portabilità, che trovano la loro naturale contropartita nel tasso applicato o nel costo complessivo. Qualora l’effetto assicurativo sul contenimento del rialzo della rata, garantito dal soggetto pubblico, risultasse significativo, anche il minor rischio di rinegoziazioni e portabilità determinerebbe un’ulteriore riduzione del costo del mutuo. Si aggiunga inoltre che sono ipotizzabili clausole per creare rate semi-variabili, agendo sulla durata, al fine di contenere l’incidenza della rata sul reddito disponibile. Analogamente possono essere inseriti tassi minimi, con l’obiettivo di ridurre sia la durata del mutuo che l’importo della rata e il tasso cap o, semplicemente, di ampliare la portata dell’intervento pubblico, a parità di risorse stanziate. In ultima analisi, è possibile prevedere interventi che, incidendo in modo strutturato sul comportamento del mutuo, garantiscano una maggiore sostenibilità complessiva del debito. A tal proposito, non si deve dimenticare che gli elementi di “modellazione” citati possono essere applicati in modo differenziato a particolari tipologie di alloggi o di aree, in modo da perseguire specifici obiettivi sociali nella dinamica degli insediamenti. 73 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze 74 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze APPENDICE 2 INIZIATIVE LOCALI E PROPOSTE NAZIONALI 75 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze INIZIATIVE LOCALI Comune di Brescia (agosto 2009) Bonus economico finalizzato al supporto e all’incentivazione della locazione a canone concordato. E’ prevista l’erogazione della differenza tra affitto reale e affitto sostenibile nella misura del 100% di tale valore. Il bonus viene erogato per un valore annuo minimo di 200 Euro, per una durata massima di sei mesi ed è rinnovabile una sola volta previa valutazione. Regione Umbria (agosto 2009) Fondo regionale per la locazione: al proprietario che affitta a canone concordato è riconosciuto un incentivo “una tantum” di 1.500 Euro. Per quanto riguarda gli inquilini, l’atto stabilisce una percentuale di incidenza tra canone e reddito del 24%: al di sotto di tale livello non si ha diritto ad alcuna sovvenzione, mentre al di sopra il contributo mensile viene stabilito sulla base dell’eccedenza percentuale, fino ad un massimo di 250 Euro al mese per 3 anni e corrisposto con cadenza bimestrale posticipata. Comune di Asti (2009) E’ prevista l’erogazione di un contributo una tantum più elevato (1.000 Euro anziché 250 Euro) in favore degli inquilini che stipulino un contratto a canone concordato (della durata di anni 3 + 2), ricadenti nelle seguenti fattispecie: - nuclei familiari che risultino in cerca di un alloggio in affitto a causa di sfratto per finita locazione (non per morosità) o ordinanza di sgombero; - nuclei familiari che comprendano disabili con percentuale di invalidità certificata non inferiore al 67%; - nuclei familiari di cui faccia parte un anziano che abbia compiuto 65 anni alla data della stipula del contratto; - persone singole con figli minori a carico; - nuclei familiari con almeno 4 figli; - lavoratori atipici o con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, contratti a progetto e prestazioni occasionali. Comune di Senigallia (2009) Penalizzazione dello sfitto attraverso l’aumento dell’aliquota ICI (dal 4,3 al 9 per mille), limitatamente agli immobili ad uso abitativo e pertinenze, diversi da quelli adibiti ad abitazione principale, per i quali non risultano essere stati registrati contratti di locazione da almeno due anni. Regione Emilia Romagna (2009-2010) a) Una casa alle giovani coppie e ad altri nuclei familiari Con questo programma la Regione si propone di soddisfare, a condizioni più agevoli di quelle di mercato, la domanda di servizi abitativi di particolari categorie di cittadini che non dispongono dell'ammontare di risparmio necessario ad accedere alla proprietà della prima casa. Tale finalità 76 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze è realizzata per favorire la possibilità di acquisto della prima casa con patto di futura vendita, dopo un periodo di locazione o assegnazione in godimento massimo di 4 anni a canoni calmierati, ad un prezzo determinato al momento della sottoscrizione del contratto di locazione o dell'atto di assegnazione in godimento con proprietà differita. Le parti possono concordare la compravendita dell'alloggio anche prima della scadenza dei 4 anni di locazione o di assegnazione in godimento. L'importo del contributo per alloggio è di 10.000 Euro, che aumenta a 13.000 Euro per gli alloggi realizzati con tecniche costruttive che garantiscano l'applicazione integrale dei requisiti di prestazione energetica degli edifici e degli impianti energetici, previsti dalla delibera dell'Assemblea Legislativa n. 156/2008. Il contributo può, inoltre, essere incrementato di 2.000 Euro per i nuclei nei quali sia presente almeno un figlio. b) 3.000 case per l'affitto e la prima casa di proprietà Con questo programma la Regione si propone di realizzare 3.000 case da concedere in locazione o in godimento permanente e a termine (per un periodo massimo di 10 anni), nonché in proprietà a soggetti a basso reddito che hanno difficoltà a reperire alloggi per uso abitativo primario a canoni o a prezzi accessibili. Per il finanziamento degli interventi è stato istituito un fondo di rotazione per la concessione agli istituti di credito di parte dei capitali con cui essi concedono mutui agevolati per la realizzazione degli alloggi previsti dal piano. L’importo massimo del mutuo agevolato per alloggio è di 120.000 Euro per gli alloggi destinati alla locazione permanente, di 110.000 Euro per quelli destinati alla locazione a termine e di 100.000 Euro per quelli destinati alla proprietà. Gli importi erogati sono finanziati a tasso zero dal fondo nella misura del 50% nel caso di nuove costruzioni e del 60% nel caso di interventi di recupero. 77 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze PROPOSTE NAZIONALI ASSPI Piano per l’affitto nazionale: favorire l’uso del canone concordato tramite un aumento delle detrazioni fiscali a beneficio dei proprietari, l’esenzione totale dell’ICI e la deduzione fiscale dei canoni di locazione dal reddito degli inquilini, anche come alternativa al contributo diretto sull’affitto. Unione Inquilini Eliminazione della detrazione fiscale del 15% forfetaria per i contratti a canone libero in modo da rendere maggiormente vantaggiosi i contratti a canone concordato. ANCI 18 Rivisitazione della legge n. 431/1998 per aggiornarne le finalità istitutive ed adeguarne le previsioni alla situazione attuale, con l’obiettivo di ampliare l’offerta in locazione, riattivando il mercato privato, in una cornice di certezza e convenienza anche per il locatore. In particolare si sollecita il pagamento dei canoni di locazione attraverso bonifico o assegno bancario, per ridurre l’evasione fiscale e l’ampliamento delle agevolazioni fiscali per gli immobili in locazione a canone concordato. A tal proposito si riporta la tabella con le aliquote ICI (ordinaria e agevolata) previste dagli 11 maggiori comuni italiani, in modo da evidenziare il diverso orientamento delle Amministrazioni locali. Torino Aliquota ordinaria 6 Aliquota canone concordato 1 Milano 5 4 Genova 7 2 Venezia 7 0,5 Bologna 7 0 Firenze 7 6* Roma 7 4,6** Napoli 7 5,4 Bari 7 3 Palermo 7 3,8 Catania 6,9 6,5 Aliquote medie 6,7 3,3 * E’ previsto il rimborso integrale dell’imposta. ** Il rimborso integrale dell’imposta, seppur previsto, è stato finora garantito solo per le somme corrisposte fino al 2007. 18 Le proposte riportate sono un estratto del documento “Una nuova politica per gli affitti: le proposte dei Comuni”, presentato dall’Anci il 26 febbraio 2010 in occasione della Terza Conferenza Nazionale sulla Casa. 78 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze APPENDICE STATISTICA 79 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Evidenze per quartiere Quartiere 1 Quartiere 2 Quartiere 3 Quartiere 4 Quartiere 5 Comune di Firenze Nati vivi 600 669 297 526 918 3.010 Morti 772 1.235 565 777 1.347 4.696 Saldo naturale -172 -566 -268 -251 -429 -1.686 Totale iscritti 3.645 2.956 1.310 2.161 4.213 14.285 Totale cancellati 2.158 1.914 921 1.603 2.761 9.357 Saldo migratorio 1.487 1.042 389 558 1.452 4.928 Saldo totale 1.315 476 121 307 1.023 3.242 Popolazione residente 66.845 88.517 40.807 67.141 105.591 368.901 2009 Fonte: Comune di Firenze. Quartiere 1 Quartiere 2 Quartiere 3 Quartiere 4 Quartiere 5 Comune di Firenze Superficie in Kmq 11.396 23.406 22.312 16.991 28.171 102.276 Popolazione residente 66.845 88.517 40.807 67.141 105.591 368.901 Popolazione straniera 12.441 8.838 3.650 6.365 14.974 46.268 Incidenza popolazione straniera 18,6% 10,0% 8,9% 9,5% 14,2% 12,5% Indice di vecchiaia 200,8 239,4 228,4 217,2 217,3 221,1 Numero di famiglie 36.906 43.761 18.982 30.843 51.109 181.601 1,81 2,02 2,15 2,18 2,07 2,03 Numero medio di componenti per famiglia Fonte: Comune di Firenze. 80 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze L'abitazione in cui vive è… Quartiere 1 Quartiere 2 Quartiere 3 Quartiere 4 Quartiere 5 Totale Di proprietà 57,7% 64,1% 79,2% 66,5% 66,8% 65,8% In affitto 35,8% 19,7% 20,8% 22,7% 20,9% 23,7% Altro 6,4% 16,2% 0,00 10,8% 12,3% 10,5% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% Totale Fonte: Nomisma, Indagine conoscitiva sulla condizione abitativa delle famiglie fiorentine, marzo 2010. Sta pagando un mutuo ipotecario per l'abitazione in cui vive? Quartiere 1 Quartiere 2 Quartiere 3 Quartiere 4 Quartiere 5 Totale Si 17,5% 18,7% 9,5% 27,4% 15,4% 18,0% No 82,5% 81,3% 90,5% 72,6% 84,6% 82,0% Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% Fonte: Nomisma, Indagine conoscitiva sulla condizione abitativa delle famiglie fiorentine, marzo 2010. Senza considerare il mutuo o l'affitto, quanto spende Quartiere mediamente ogni mese per 1 l'abitazione? Quartiere 2 Quartiere 3 Quartiere 4 Quartiere 5 Totale Fino a 150 Euro 20,5% 16,2% 18,9% 8,0% 16,7% 15,9% Da 150 a 300 Euro 38,4% 35,0% 39,4% 32,5% 40,9% 37,3% Da 300 a 450 Euro 20,2% 22,2% 16,6% 34,9% 22,9% 23,7% Oltre 450 Euro 13,8% 19,6% 6,2% 17,8% 17,0% 16,0% Non sa 7,1% 7,0% 18,9% 6,7% 2,6% 7,0% Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 81 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Fonte: Nomisma, Indagine conoscitiva sulla condizione abitativa delle famiglie fiorentine, marzo 2010. Secondo lei l'abitazione in cui vive, si trova in una zona degradata? Quartiere 1 Quartiere 2 Quartiere 3 Quartiere 4 Quartiere 5 Totale Si 6,7% 0,9% 2,1% 5,1% 13,5% 6,4% No 93,3% 99,1% 97,9% 94,9% 86,5% 93,6% Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% Fonte: Nomisma, Indagine conoscitiva sulla condizione abitativa delle famiglie fiorentine, marzo 2010. Secondo lei l'abitazione in cui vive, necessita di interventi di manutenzione? Quartiere Quartiere Quartiere Quartiere Quartiere 1 2 3 4 5 Totale Si 29,7% 30,4% 21,6% 28,6% 32,8% 29,6% No 70,3% 69,6% 78,4% 71,4% 67,2% 70,4% Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% Fonte: Nomisma, Indagine conoscitiva sulla condizione abitativa delle famiglie fiorentine, marzo 2010. Secondo lei l'abitazione in cui vive, è troppo piccola rispetto alle esigenze familiari? Quartiere Quartiere Quartiere Quartiere Quartiere 1 2 3 4 5 Totale Si 12,4% 19,6% 8,9% 8,1% 18,7% 14,7% No 87,6% 80,4% 91,1% 91,9% 81,3% 85,3% Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% Fonte: Nomisma, Indagine conoscitiva sulla condizione abitativa delle famiglie fiorentine, marzo 2010. 82 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Il Comune sta valutando l'opportunità di introdurre alcune forme di sostegno alle famiglie. Lei sarebbe interessato soprattutto a... Quartiere Quartiere Quartiere Quartiere Quartiere 1 2 3 4 5 Totale Riduzione tariffe dei trasporti pubblici 23,7% 21,1% 35,0% 13,4% 13,8% 19,3% Riduzione tariffe dei parcheggi 9,9% 14,5% 4,2% 13,4% 15,1% 12,7% Riduzione delle rette scolastiche 7,2% 19,2% 8,5% 21,3% 17,4% 15,8% Convenzioni per l'assistenza di anziani/disabili/malati 40,1% 29,8% 47,8% 31,6% 34,9% 35,2% Convenzioni per la pratica dello sport 5,5% 1,6% 2,1% 2,9% 2,7% Sconti in cinema, teatri, ristoranti convenzionati 2,2% 5,4% 2,5% 4,5% 3,5% Altro (specificare) 4,5% 1,8% 6,6% 5,7% 4,6% Non sa 6,9% 6,7% 9,1% 5,7% 6,3% Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 4,5% 100,0% Fonte: Nomisma, Indagine conoscitiva sulla condizione abitativa delle famiglie fiorentine, marzo 2010. 83 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Evidenze per età della popolazione residente Popolazione residente a Firenze per età Anni <=39 >40 Totale 143.504 211.811 355.315 40,4% 59,6% 100% 140.822 212.118 352.940 39,9% 60,1% 100% 146.758 220.501 367.259 40,0% 60,0% 100% 147.372 220.687 368.059 40,0% 60,0% 100% 145.825 221.076 366.901 39,7% 60,3% 100% 143.735 222.231 365.966 39,3% 60,7% 100% 141.855 222.855 364.710 38,9% 61,1% 100% 141.548 224.111 365.659 38,7% 61,3% 100% 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 Fonte: Comune di Firenze. Se venissero realizzati complessi residenziali da concedere in affitto a canone contenuto, valuterebbe la possibilità di trasferirsi? <= 39 > 40 Totale Sicuramente si 18,1% 5,0% 8,5% Probabilmente si 14,3% 13,7% 13,8% Probabilmente no 12,9% 13,1% 13,0% Sicuramente no 54,7% 67,2% 63,8% Non sa - 1,1% 0,8% Totale 100,0% 100,0% 100,0% Fonte: Nomisma, Indagine conoscitiva sulla condizione abitativa delle famiglie fiorentine, marzo 2010. 84 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Il Comune sta valutando l'opportunità di introdurre alcune forme di sostegno alle famiglie. Lei sarebbe interessato soprattutto a... <= 39 > 40 Totale Riduzione tariffe dei trasporti pubblici 22,7% 18,0% 19,3% Riduzione tariffe dei parcheggi 16,4% 11,3% 12,7% Riduzione delle rette scolastiche 35,5% 8,5% 15,8% Convenzioni per l'assistenza di anziani/disabili/malati 18,1% 41,5% 35,2% Convenzioni per la pratica dello sport 3,8% 2,2% 2,7% Sconti in cinema, teatri, ristoranti convenzionati 3,5% 3,5% 3,5% Altro - 6,3% 4,6% Non sa - 8,6% 6,3% Totale 100,0% 100,0% 100,0% Fonte: Nomisma, Indagine conoscitiva sulla condizione abitativa delle famiglie fiorentine, marzo 2010. 85 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze 86 Dimensioni del disagio abitativo e strategie di intervento – Il caso di Firenze Bibliografia Agenzia del Territorio, Osservatorio del mercato immobiliare, anni vari. ANCE, L’industria edilizia Toscana, 2008-2009. ANCE Toscana, Settimo rapporto sul Mercato Immobiliare della Toscana, 2008. ARCAT, Indagine su residenza privata in affitto, anni 2006 e 2007. Baldini M., La casa degli italiani, il Mulino, 2010. Banca d’Italia, I bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2008, 2010. Comune di Firenze, La statistica per la città, anni vari. Corte dei Conti, Relazione sulla gestione dell’edilizia residenziale pubblica, delibera n. 10/2007. Il Sole 24 ore, Consulente immobiliare, anni vari. ISTAT, L’abitazione delle famiglie residenti in Italia, 2008. Ministero dell’Interno, Tavole statistiche sulle procedure di rilascio di immobili ad uso abitativo in Italia, anni vari. Ministero dell’Interno, Procedure di rilascio di immobili ad uso abitativo, 2009. Nomisma, Osservatorio sul mercato immobiliare, anni vari. Nomisma, Rapporto La condizione abitativa in Italia, 2007. Nomisma, Rapporto La condizione abitativa in Italia, in corso di pubblicazione. Ufficio comunale di Statistica di Firenze, La ricerca di abitazioni a Firenze, febbraio 2006. UIL, IV Rapporto UIL Famiglia Reddito casa, dicembre 2009. UNICA, Indagine studenti fuori sede a Firenze, 2005. 87