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Fbisa , 10 Ottobre 1878
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Num. 34.
LA CROCE
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Deus Vos benedicat, dummodo Veritas
praecedal, comitetur et sequatur.
FIDE ET OPERIBUS
P. PP. IX.
PERIODICO SETTIMANALE
AVVERTENZE
PREZZO ANTICIPATO DI ABBONAMENTO
L'Ufficio della Direzione e Amministrazione è alla Tipografia
posta via della Faggiola n. 8. - Le lettere non francate
si respingono. - I manoscritti ancorchè non pubblicati
non si restituiscono. - Si renderà conto dei libri e giornali rimessi ali' Uffizi° qualora sieno conformi allo spirito del
periodico.- Gli annunzi cent. 15 per linea o spazio di linea.
COR U
-
VA,
Raccomandiamo caldamente a tutti coloro
che tuttora ritengono moduli per le offerte per
gli affamati Chinesi a volerle rimettere al più
presto col relativo danaro, dovendo quanto prima spedire le somme raccolte al loro destino.
OFFERTE PER GLI AFFAMATI DELLA CHINA
'CdOIrd
Somma precedente L. 574,62
suo parroco L. 15. — Lorenzetti Primo e consorte L. 1 —
Prof. Pietro Marcacci L. 2 — Priore Dionisio Fanucci L. 4 —
Priore Vincenzo Simi L 3 — Enfemia Amalia Bracci dei
Cambini Marchesa Pigliù L. 5 — Padre Niccola Lorenzi
Curato del Carmine L. 5
Padre Angiolo Verona Cap
pellano L. 5 — Padre Alberto Elia Belli L. 5 — Padre
Benedetto Salvini L. 5 — Padre Giovacchino Ballori L. 5
N. N. L. 3 — N. N. L. 1
Colombini Ranieri L. 1 —
Zaroli L. 1
Mariotti O, 50 — Pellegrini Pilade L. 1
qasperini Giuseppe L. O, 10 — Giannini Orefice L. O, 80.
Piegai Florido L. 1
Giovanni Canèpa L. 1 — Del Zoppo
Giuseppe L. 1
Famiglia Garda L. 10 — Venturi Graziosa L. 2 — Dori Luisa L. 2 — Borsò Carlo L. 1 —
Federigi Francesca L. 2 — Cav. Eugenio Du - Tremoul
L. 10 — N. N. L. 2 — Manzoni Assunta L. O, 20 —
Tozzi-Pini Caterina V. Marruzzi L. 5 — Tozzi-Pini Antopiatta L. 5 — Lombardi Augusto L. 1
Pievania di Asciano e suo popolo L. 16,81 — Parroco e popolani di
Metato L. 13, 50 — Calonaci Raffaello L. 2 — Virginia
Nardi L. 2 — Dal Priore della Maddalena L. 4, 10 — N.
M. L. O, 40 — M. P. L. O, 50 — S. L. 1
Alunni dell' Istituto diretto dal Sac. Ranieri Carugini L. 7, 10 —
L'Economo e popolo delle Mulina di Quosa L. 12, 70. Acconci Santi Piev. di Vicopisano L. 5 — P. Giuseppe Balduc—
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APPENDICE
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XXIX.
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Fu deciso che il matrimonio si celebrerebbe
Al più presto possibile nella piccola chiesa del
Villaggio, ma però senza pompa. la famiglia del
conte avendo lutto grave per la morte della
contessa. Avrebbero potuto aspettare che fosse
terminato l' anno: ma la posizione rispettiva dei
promessi sposi richiedeva che sollecitassero le
nozze, giacchè Lionello non poteva abitare sotto'
lo stesso tetto della sua fidanzata. Il capitano
per accomodare le cose si prestò volentieri e
cedè a Lionello la sua camera nella casina, e
venne egli ad abitare quella del visconte.
.,,Di ritorno al castello, Lionello pregò Margherita di Permettergli di accompagnarla nella
di lei camera insieme ad Alice. Essa vi acconsentì. All' entrare l' orfanella fu piacevolmente
colpita alla vista d'una superba copia della Madonna della Seggiola dell'immortal Raffaello. Questo stupendo quadro faceva bella mostra di sè
sull' inginocchiatoio, e ad uno dei lati vi era
appesa una corona di madre-perla, in cima alla
quale pendeva un bel Cristo d'oro. Margherita
-
A domicilio in tutta l'Italia — Un anno L. 4. 60 — Un semestre L. 2, 30 — Un trimestre L. I, 15. — All'Uffizio — Un
OGNI SABATO
ci P. L. 4 — P. Lorenzo Ballicci L. 2 — Zeffirino Tolomei
Capp. L 2 — Assunta Santerini L. 1
Antonia Boldrini L. O, 25 — Assunta Funaioli L. 2 — Magnani Enrichetta L. O, 25 — Magnani Michele L. O, 25 — A. M. P.
L. 5 — Rosa Landi L. O, 50 Cesira Banci L. O, 50 —
Egidio Balducci L. O, 30 — E. Batini L. 2. — Stella Pulcinelli L. O, 50 — Egidio Magnani L. O, 25 — Rosa Batoni L. O, 50 — Eugenio Bucchianeri L 1 Enrico Barbieri L. 1
Giuseppe Romagnoli farmacista di Calcinaia
V. L. L 0,50 — C. L. L. 0,50 — Paolina BarL. 1
sali L. O, 20 — Giovanni Cervelli L. O. 50 — Rosa Cervelli L. O, 30 — Irene Bacchereti L. O, 20 — Clorinda Ceccanti L O, 15 — Amalia Meliani L. 0,20 — Gioconda Tabini
L. O, 20 — Orsolina Perelli L. 0,20 — Maria Ceccanti L. 0,30
Fortunata Boldrini L. O, 20 — Angiolo Paoli L. O, 20 — Carolina Paola L. O, 60 — Cesira Martelli L. O, 25 — Virginia
Giovannetti L. 0, 20 — Maria Sartini L. O, 30 — Fortunata
Reali L. O, 15 — Irene Ficini L. O, 50 — Rosa Inieri L. 0,30
Serafina Guidi L. 0, 20 — Ceccanti Antonia L. 0, 40 — Panichi Gaetano — L. 0, 50 — Meliani Caterina L. O, 40 —
Guidi Rosa L. 0, 20 — Emma Simonelli L. 0, 35 — Clorinda Topisetti L. 0, 10 — P. Francesco Ficini L. 0, 20 — Maria Chiocchini L O, 15 — Emanuella Chiocchini L. O, 17 —
Agostino Chiocchini L. O, 20.
—
—
TOTALE
L. 762, 44
I nostri Associati a cui è scaduto l' abbonamento col mese di
Agosto, sono pregati caldamente di
rinnovarlo al nostro Uffizio, situato
nella Tipografia della Speranza, via
della Faggiola, num. 8.
commossa si fermò per contemplare la divina
immagine ; ma Lionello la prese per mano e
conducendola sull' inginocchiatoio, vi si mise ed
essa lo imitò; poi, prendendo la parola, le disse:
« Mia diletta Margherita, guardate questa
Vergine benedetta, e sappiate che non si è passato un giorno dacchè i miei occhi furono aperti alla luce della verità che non abbia recitato
un rosario a questo Rifugio dei peccatori per
domandare il suo aiuto onde giungere a meritarvi. Per ora tenetela qul e unitevi a me in
ispirito per offrirle i no4ri fervidi ringraziamenti. Quando ci sarà dato di occupare la medesima camera, la pregheremo insieme, onde
sempre uniti in una spei.anzà, in una fede, possiamo continuare ad ottenere la sua protezione. »
Alice si era inginocchiata dietro a loro e
pregava anch' essa.
Margherita e Lionello goderono con tutta la
pienezza dell'anima di quei beati momenti d'ineffabile contento, nei quali due esseri che s'intendono, si amano, si avvicinano a quel fortunato
istante che deve coronare i loro voti con un nodo indissolubile: giorno fortunato che lascia rimembranze di soave gioia nella tarda età in cui
con la fronte coperta di canuti capelli, si vive
di ricordi. Si sorride allora ripensando a quegli
anni felici della' prima gioventù, in cui immedesimandosi all'oggetto amato si vive della stessa vita.
Lionello poi stava delle ore intere a contemplare la sua Margherita ; la seguiva nelle
sue occupazioni, nelle sue preghiere, nei suoi
•
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anno L. 4, 00 — Un semestre L.'2, 00 — Un trimestre
L. I, 00.
Un numero separato costa cent. 7, arretrato 14.
—
n popolo di Gallo nei subborghi di Pisa unitamente al
GINE
SI PUBBLICA
—
raccolte nella Diocesi di Pisa
(Pio IX agli Scrittori della Croce Pisanze)
La Lettora di S. S. Papa Lene XIII
A S. E. IL CARDINALE NINA
La stampa di tutti i colori e di tutte
le gradazioni, dal rosso scarlatto al malvaceo il più sbiadito , ha commentata,
vagliata, anatomizzata la stupenda Lettera
diretta dal Sommo Pontefice Leone XIII
al suo Segretario di Stato, Cardinale Nina.
Il risultato di questo studio, prescindendo
dalle ingiurie lanciate dai più violenti
fautori della rivoluzione contro l' augusto
Scrittore, é stato il riconoscere in quel
documento importantissimo l' impronta di
una mente elevata che spazia in vaste
regioni come aquila sovrana, e contempla
da quell'altezza i mali della odierna società, cercando di apprestarvi un rimedio.
Ed infatti, qual linguaggio più nobile, pià
eloquente, più energico nella sua moderazione, poteva impiegarsi per rendere
noti al mondo gl' intendimenti di questo
gran Pontefice, intendimenti che mirano
a spiegare da per ogni dove l' influenza
benefica della Chiesa di Gesù Cristo e
atti di carità. Più imparava a conoscerla, più si
chiamava beato, e più si studiava d' imitarne le
pregevoli qualità.
Gli abitanti di San Rerny ne risentirono ben
presto la felice influenza; giacchè una parte delle rendite che venivano al visconte dalle immense sostanze della madre sua, le quali prima erano impiegate in baldorie ed in divertimenti
più o meno leciti, furono erogate in miglioramenti, tutti a vantaggio degli agricoltori e dei
poveri del villaggio. Fondò una scuola che provvide di buoni e virtuosi maestri e maestre; assegnò loro un onorario sufficiente onde potessero adempire con coscienza alle loro attribuzioni. Incaricò Margherita della sorveglianza della scuola delle femmine, ed esso si occupò dei
maschi. Non è a dire con qual riconoscenza il
SUO nome fosse unito a quello di Margherita, e
se da ogni bocca uscissero parole di benedizione
per essi che acquistavansi così il titolo di be-
nefattori del paese.
Malgrado tutto il desiderio di sollecitare la
celebrazione del matrimonio, tre mesi scorsero
in preparativi e formalità indispensabili. I nostri fidanzati non li trovarono lunghi, giac,chè il
tempo vola presto quando si è felici e tranquilli. E chi più di loro avrebbe potuto esserlo ?
L'avvenire si offriva ad essi come l'aurora di un
sorridente giorno di primavera che fa presagire un cielo splendido e senza nubi.
Aprile giunse finalmente, e la campagna si
rivestì del suo più bell'ammanto. I fiori esalarono più soave profumo, la verdura degli
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della Santa Sede Apostolica ? Ed allorchè relazioni fra la Santa Sede ed il Governo
parla della condizione miseranda fatta al germanico ; e tutto ciò per la personale
Cattolicismo in Italia e della persecuzione iniziativa di questo gran Pontefice, il di
che soffre presso di noi la Sposa del cui cuore amorosissimo non è impari alla
Nazareno , con quanta fermezza , con eccelsa sua mente. La pacificazione requanto vigore il Santo Padre rinnuova ligiosa nella Germania sarebbe causa di
e conferma le proteste già solennemente letizia per la Chiesa; ma non meno, profatte e ripetute dal di lui Antecessore di segue a dire Sua Santità, se ne allietesanta memoria, l' immortale Pio IX! Con rebbe l' impero , che , pacificate le coquanta evidenza Egli ragiona delle più scienze, troverebbe, come altre volte, nei
recenti vessazioni fatte soffrire alla Re- figli della Chiesa cattolica i sudditi più
ligione cattolica dal Governo dei sinistri, fedeli e più generosi. Ed infatti, in questi
giustamente stigmatizzando quella politi- tremendi momenti, in cui la Germania
ca subdola e falsa, in grazia della quale si vede sbigottita dallo spettro del sociasi toglie alla Chiesa colla sinistra mano lismo, che arma il braccio dei regicidi
quello che per ragioni politiche si finse e tenta tutto sconvolgere, tutto distrugdi darle colla dritta. Ma di questa parte gere, dev'esser cosa ben desiderabile per
della Lettera pontificia parleremo più quei governanti il potere contare sopra
lungi ; ora ci preme anzi tutto tenere la fedeltà e la generosità di sedici milioni
parola di quel paragrafo in cui si accenna di sudditi ! Deve giungere ben gradita
questa parola agli orecchi del potente
alle trattative intavolate colla Germania,
Imperatore,
fatto
che per avere portata la paparagrafo
che
hanno
trattative e
muggire per rabbia tutti i nemici della tria sua all'apogèo della grandezza, dovea
essere l' idolo dei suoi popoli, ed invece
Chiesa e del suo Capo visibile.
Narra adunque il Santo Padre con apo- si vide insidiata la vita da sudditi ingrati
stolica franchezza essere Egli stato il pri- e ribelli e ferocemente assetati del suo
sangue. Qual Sovrano più di Guglielmo
010 a volere ed a chiedere al potente Imimperatore
e re avea diritto all'ammiraperatore della illustre nazione germanica
la pacificazione religiosa di quell'impero, zione ed all'affetto del popolo, che sollevò
rivolgendo a quel Sovrano una parola a tanta altezza da acquistarsi il primato
che venne da esso accolta favorevolmente nel consesso europeo? In breve volgere
e condusse ad amichevoli trattative. Non di anni, egli, aiutato da favorevoli cirfu, nostro intendimento, continua a dire costanze e dal genio politico di Bismarck,
augusto Scrittore ragionando di quelle curvava a terra le due formidabili sue rivali,
trattative, di addivenire ad una semplice l'Austria e la Francia, facea stupire tutta
tregua che lascerebbe aperta la via a Europa colla potenza del suo esercito,
nuovi conflitti; ma di stringere, rimossi istrutto ed agguerrito, colla scienza stragli ostacoli, una pace VERA, SOLIDA E tegica dei suoi generali, col valore dei
DURATURA. Una dichiarazione così esplisuoi soldati; e quasi al tocco di magica
cita, così chiara, non può che empire di bacchetta, chiamava avita novella l' angiubilo gli animi dei cattolici ; dappoichè tico e formidabile impero germanico. Epcon evidenza ne emerge essere state le pure, cosa incredibile a dirsi ! appena
trattative di Kissingen, di cui fu a lungo sotto la egemonia prussiana raccoglieparlato in questo giornale, il comincia- vansi i discendenti di Arminio a formare
mento di un'era novella riguardo alle un vasto e poderoso Stato, le sètte più
pericolose colà gettavan radice, si organizzavano, si propagavano, si moltiplicavano con straordinaria rapidità, ed ergendo la testa a guisa di velenose biscie,
vibravano la lingua trisulca contro la
esistenza medesima del risorto impero,
volendone abbattute le basi, abolite le
istituzioni, dissociate le membra e persino
tolto di vita il capo. Ma qual delirio invase
mai quegli uomini che si rivolgessero così
feroci contro la grandezza e la prosperità
della patria e contro colui che col senno
e colla mano l'ebbe a così grande altezza
sollevata? Il settario è fanatico, ed il fanatico è eziandio cieco: tutto egli sacrifica
agli insani suoi principii, e fa getto di
ogni cosa buona, purchè giunga al suo
fine ; si cuopre col manto di filantropo,
ed in fondo odia a morte i suoi simili;
si vanta umanitario, e nelle midolla delle
ossa è calcolatore egoista ; si fa chiamare
patriotta, ma nell' intimo del suo cuore
desidera, ricerca e vuole la rovina della
patria. Dinanzi a tali accaniti nemici trovossi il governo germanico, allorquando
appunto credeva di avere fondato la potenza del nuovo impero sulla riconoscenza e sull'affetto dei popoli. E giunse a
tanto la oltracotanza di tali avversarii, da
costringere quel governo a proporre al
Parlamento una legge eccezionale che
colpisse con ebcessivo rigore la skta invadente. Grande lezione per chi si allevava la serpe in seno, accarezzando i nemici della verità e perseguitando aspramente i seguaci di Cristo !
Non fa dunque meraviglia se l'Imperatore germanico accolse favorevolmente
il nobile invito del Sommo Pontefice: egli
vide che gl'incombeva lo stretto dovere
di stringere la man o offertagli così generosamente dal Capo augusto della cattolicità onde ridonare alla sua afflitta nazione la pace religiosa; in quanto che, senza di questa pace, non sarebbe colà nè
Si tratta dunque di uno sposalizio: si; ma non
vi figurate che sia una di quelle sontuose nozze in
cui le convenienze del nome, della ricchezza, del
lusso, hanno parte principale, e da dove il cuore ed ogni sentimento gentile sono banditi ; ove
si sfoggia boria sfrenata negli abbigliamenti, nelle
comparse d'equipaggi, di seguito di cavalieri
decorati, di dame coperte di stoffe e di brillanti,
e nei quali a tutto si è pensato fuorchè alla felicità degli sposi. Oh no ! niente di tutto questo
accompagna l' avventurata coppia, che ora potremo contemplare. Avanti il suo arrivo gettiamo gli occhi sulla siepe che fiancheggia la via
di dove deve passare. Di che cosa è composta?
Di una intiera popolazione esultante e festosa,
e da tutti quei cuori semplici e sinceri possiamo essere sicuri che esce una prece per la felicità degli sposi. Ma ecco le campane che lanciano nell'aria i loro allegri doppi . e ci annunziano che il corteggio è uscito dal castello; stiamo attenti, e saremo penetrati d'ammirazione
allo spettacolo che s' offrirà ai nostri occhi. La
sera innanzi era stato celebrato al castello il matrimonio civile, giacchè il Sindaco, per compiacere al conte, gli aveva usata la gentilezza di
portarsi a tal' effetto a S. Remy.
Sembrerà forse strano che il visconte di
Verteuil permettesse che la sua fidanzata facesse a piede il tragitto, abbenchè non molto lungo,
dal castello alla chiesa; ma Margherita stessa
lo aveva desiderato, dovendo essere scortata da
quattordici giovanette del villaggio, e sarebbe
stato difficile di provvedere abbastanza carrozze
per contenerle tutte. Non fu questo però il principale motivo che decise il visconte, ma bensì
il desiderio espresso dagli abitanti di poter contemplare con tutto il l'Oro agio gli sposi, ciò che
difficilmente si può fare quando sono in carrozza.
-41rAQueifta picCola ne-Cessarla
per giustificare il visconte e far conoscere le
ragioni, perchè se ne andava a sposare la regina
del suo cuore pedestremente e semplicemente
come il più umile dei particolari, dando così la
prova quanto fosse penetrato di questa verità
che dinanzi a Dio tutti gli uomini sono eguali,
poicliè tutti fratelli in Gesù Cristo.
Ora riprendo la mia narrazione, tanto più
che le campane ci hanno mezzo assorditi, e vedo
già in fondo alla strada la cima del corteggio.
Attenti ! Tutti vorrebbero vedere. Un gran movimento si opera nella siepe vivente ; tutti i
colli si allungano, tutti i corpi si spingono,
ognuno vorrebbe essere alla prima fila; ma coloro
che hanno questa fortuna, stanno fermi, in crollabili come muri, tanto son compatti. Intanto il
corteggio Si è avanzato, e possiamo distinguere
la sposa. Essa posa con delicatezza i suoi piedini
calzati di raso bianco su quello strato di foglie
di rose, che li preserva dalle pietrazze. Con una
mano rialza con grazia il lungo strascico del
magnifico suo abito di stoffa di seta bianca perla.
Sulla sua fronte candida in mezzo ai suoi dorati
capelli è posata la tradizionale corona di fior
d'arancio, ed un velo di trina bianca di una incomparabile finezza la copre tutta, senza però
nascondere le forme artistiche della sua svelta
alberi del parco spiegò più svariate e ricche le
tinte, ed i prati si smaltarono di margherite e
di altri variopinti fiorellini. Gli uccelli allegri
e festosi fecero echeggiare i boschetti dei loro
più dolci ed armoniosi gorgheggi: tutto insomma nella natura sembrava prepararsi ad una
gran festa. E quando poi il sole alzandosi in
tutto il suo splendore rischiarava coi suoi raggi di
- porpora -e -d'oro tutta la scena, si sarebbe potuto affermare che il sorriso di Dio era sceso sul
castello e sul villaggio di San Remy.
Qual felice avvenimento occupava dunque
alla fine di aprile tutti gli abitanti del villaggio
e del castello, al punto di far loro mettere a
contribuzione tutti i giardini, tutti i boschetti e
tutti i prati, facendo man bassa sopra i più bei
fiori, come pure sui più umili fiorellini dei campi? Perchè tutti, grandi e piccini, erano occupati a formare mazzetti, ad erigere archi di verdura nella via che conduceva dal castello alla
chiesa ed a sfiorare rose e gelsomini per ispargerli sotto i piedi di coloro che dovevano passare
sotto a quelle volte profumate?
La chiesa poi avrebbe potuto essere paragonata ad un immenso boschetto di fiori rischiarato da mille faci. L'altare intralciava i suoi numerosi ceri con ghirlande di gigli e di vilucchi ;
ma quei fiori non erano naturali, bensì artificiali; si sa che i gigli non fioriscono nell'aprile,
e simili ghirlande circondavano l'inginocchiatoio
ricoperto di velluto rosso guarnito di frange
d' ero destinato agli sposi, ed un tappeto di fiori
che stendevasi dalla porta, vi conduceva.
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ordine, nè stabilità, nè forza, nè grandezza. La stampa liberalesca ci disse che
le trattative di Kissingen avrebbero solo
condotto la Santa Sede e la Germania ad
un modus vivendi, secondo il quale la
Chiesa e lo Stato avrebbero potuto alla
peggio esistere l' una a fianco dell'altro,
guardandosi sempre in cagnesco , ma
senza mai addivenire a vie di fatto. Ora
la Lettera pontificia ci annunzia che non
si tratta di semplice tregua, vero addentellato a nuovi conflitti, ma bensì di una
pace vera, solida e duratura; dunque
l' affermazione dei giornalisti liberali fu
un pio desiderio o una menzogna, e per
conseguenza la riconciliazione fra la Chiesa e la Germania sarà uno dei fatti più
importanti di questo secolo, già così fecondo di strepitosi avvenimenti. Speravano i rivoluzionarii che il Vaticano fosse
rimasto isolato in mezzo alle nazioni civili, e che coll'andare del tempo il Pontefice Sommo, da tutti abbandonato, fosse
ridotto alla pura e semplice condizione di
Vescovo di Roma. Nella malignità dei
loro pensieri, si augurarono, spogliando
il Papa del suo temporale dominio, di rapirgli ogni influenza nel mondo, ogni prestigio agli occhi dei popoli e dei governi. Certo che l' esercizio dello spirituale
potere esige assolutamente che il Pontefice sia circondato di libertà vera e di
reale indipendenza (come dice la Lettera
pontificia); ma è certo eziandio che il
Papa, re temporale potentissimo o privo
di qualsiasi terrestre dominio, è e sarà
sempre il Vicario in terra del Dio Urnanato, il Moderatore delle coscienze, il
Maestro della fede, il Gerarca delle anime, il Capo della Chiesa universale. Cinto
di così splendida e gloriosa aureola, il Pontificato romano sorge in mezzo agli uomini come un faro 'sfolùoreggiante di luce, e così lungi proietta i suoi raggi, da
potere essere contemplato nei più remoti
persona. Non porta nessuuo ornamento, fuorchè
il mazzolino dei medesimi fior d'arancio sul petto.
Tutto è semplice in lei, ma questa semplicità
appunto la rende cento volte più bella, ed in mezzo
a tutto quel bianco essa abbaglia. Descrivere poi
la espressione dell'angelico suo viso, non mi è dato
di farlo con la penna; dirò solo che non le mancavano che le ali per essere creduta un angiolo
sceso dal cielo. Si appoggia sul braccio del nonno,
e si vede che ne ha estremo bisogno, giacche il
pallore del viso e l' incertezza dei suoi passi dimostrano abbastanza quanto sia commossa. Dietro
a loro vediamo lo sposo ebbro d'amore e di felicità camminare con passo sicuro fra suo padre
e sua sorella, vestita pure di bianco col capo
coperto di un leggero velo ma senza fiori. Dai
due lati camminano le quattordici giovinette testè menzionate, tutte di bianco vestite e aventi
pure un legger velo in testa. Ognuna di esse
porta un bel mazzo di fiori.
Dietro al conte ed a Lionello seguono quattro
dei più anziani e rispettabili del villaggio invitati
ad essere testimoni all'i nteressante cerimonia. Alla
vista della sposa In folla non può essere contenuta, e grida di ammirazione e viva ripetute
echeggiano nell'aria. Gli sposi sono letteralmente
coperti di fiori che piovono da ogni lato. L'ebbrezza è generale, e non cessa che quando lo
strepitoso sigiff organo tintiito dà rads' ta
mano annunzia che gli sposi fanno la loro comparsa in chiesa. Il silenzio si ristabilisce come
per incanto ; ma tutti non possono entrare; è
d' uopo contentarsi di rimanere sul prato. -.
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K
- -
angoli della terra : la sua influenza si
estende
benefica e potente da per ogni
,
dove, e s' impone inevitabilmente alle nazioni ed ai principi, dappoichè il principio che esso rappresenta ha per appoggio la ròcca inespugnabile della fede religiosa e le promesse infallibili del Salvatore.
M.
LA GROTTA DEL PIPPI
Durante il famoso Congresso degli
scienziati italiani, tenuto in Pisa nell'ottobre del 1839, alcuni di quei della sezione geologica si recarono nella mattina del 13 (li detto mese a fare una perlustrazione scientifica sui nostri monti,
avendo a guida e co ndottiero il chiaro
prof. Paolo Savi, nostro concittadino. Niuno di essi per fermo avrà osservato con
occhio indifferente le molte bellezze di
quei monti, che nel loro semicircolar giro cingendo per lungo tratto la valle di
Calci, meritamente detta Valle graziosa,
presentano in vaga prospettiva i lor dossi
vestiti di ubertosi uliveti e seminati di
spessi casolari e ville, e sul lembo estremo meridionale nudi massi e terreni sassosi, che forman la base all'alpestre giogo
della Verruca. In origine sembra che l'esteso terreno del Verrucano per l'azione
delle cause plutoniche si sollevasse, e le
masse calcaree a loro sovrimposte ruinando al basso si urtassero e si riducessero in massi staccati ed addossati confusamente. In colai modo si sarebbero
formate le piccole montagne d' Agnano,
Caprona, Uliveto, Noce e Castellare. Dalla rottura degli strati e dal loro confuso addossainento evidentemente derivano
le molte caverne più o meno vaste che
si vedono nelle montagne suddette. La
-
•
Intanto Margherita ameni pagna.ta dal nonno,
è giunta all'inginocchiatojo, ci prende posto col suo
Lionello. Conosce tutta l' importanza dell'atto che
sta per compiere; è felice, quantunque tema l'incognito che le si para dinanzi ; paventa di non
potere adempiere gli obblighi del suo nuovo stato,
e prega Iddio che la sostenga. Trema, la poveretta: il Suo pallore diventa livido, ed il frequente
alternare dei movimenti del petto, prova assai
quanto il suo cuore batta con violenza. Lionello
oltremodo inquieto guarda la sua Margherita con
occhi supplichevoli, e le dice a bassa voce:
« Mia diletta, per pietà, che cosa hai? ti
senti male; siedi un momento. Il tuo pallore mi
spaventa! »
E facendole una dolce violenza, la fa sedere
sulla seggiola. Dopo poco però si rimette, e alzando gli occhi su Lionello, gli dice:
« Non è nulla, mio diletto, solo una profonda
emozione cagionata dall'eccesso della felicità.
Perdona alla ma debolezza. Adesso sto meglio. »
E di fatti si alzò e s' inginocchiò di nuovo,
ed il curato essendo comparso, la cerimonia cominciò. Margherita potè con voce chiara e distinta
pronunziare il sì sacramentale, che l'univa ali' uomo da lei profondamente amato. In quanto
a Lionello, il suo fu inteso non solo dai testimoni, ma ancora quasi da quelli che erano sul
prato; e fu con inenarrabile voluttà che pose al
dito bianco e affilato della sua bella sposa l'anello
nuziale. L'organo allora dette colle sue note acute
armonie strepitose, discordanti, che avrebbero
rticate le orecchie, se gli assistenti fossero
lah
più notabile di esse è senza meno quella del Pippi, presso Uliveto, chiamata così per la casa di una famiglia colonica
del casato Pippi, esistente davanti a quella
grotta sopra un ripiano del monte, d'onde godesi una sorprendente veduta.
Desideroso di veder detta grotta, (lì
cui da varie persone mi veniva fatta interessante descrizione, mi recai a visitarla la mattina del 12 novembre del decorso anno, muovendo da un di quei pittoreschi villaggi che prospettano l'Amo
sulla destra sua riva. Vagai un poco tral'ombra e il silenzio degli oliveti , dove
non si udiva che il lontano e monotono
romore di quei che stavano abbacchiando le olive. Cercando il sentiero della
grotta, mi fu questo cortesemente additato da un cacciatore che allora in buon
punto calava dal monte, e che poscia seppi essere il sig Cav. Mariani, proprietario di quella tenuta e di un vicino stabilimento balneario. Incantevole mi si presentò dopo breve ascesa l'aspetto della
grotta, la quale per la spaziosità della
sua apertura e per la singolar forma della sua cavità mi sembrò un palco scenico di teatro dipinto dal capriccioso pennello di uno scenografo. Invece ivi tutto
è opera della natura, cui i secoli non poco del loro concorso hanno aggiunto per
renderla assai fantastica; bella però nelsua orridezza. Apresi essa per uno scoscendimento della china superiore del
monte ; il perchè, se il denso fogliame degli ulivi non le stesse davanti, la si vedrebbe a gran distanza dalla sottoposta
pianura. Le roccie calcaree internandosi
e addossandosi le une alle altre formano
.come un' ampia volta, che. scende a confondersi coi massi collaterali e a formare
da una parte un oscuro recesso, ridotto
attualmente ad uso dl cantina. Al lato
destro apresi una specie di breccia tutta
ingombra di rovine; e dì qui l' occhio si
stati capaci di osservarne le dissonanze; ma per
questa brava gente quei suoni erano grida di
allegrezza, ed in fondo al cuore lodavano l' organista. In quanto a Margherita e Lionello, erano
troppo occupati della loro felicità per potere
badare ad altro.
Il curato, dopo avere benedetto gli sposi.
fece loro un discorsino pieno di dolcezza e di
unzione, e terminò con celebrare la santa messa,
ove gli sposi si cibarono del Pane degli angioli.
La funzione terminata, la folla fece largo
per lasciar passare il corteggio; ma Margherita
aveva un pensiero. Alzatasi, prese le ghirlande
che circondavano l'inginocchiatoio, ne dette una
a Umidi°, e gli disse :
« Vieni meco, mio carissimo, a deporle sulla
tomba di mia madre. »
E prendendo il braccio di Lionello, si avviò verso la porticina che dava nel cimitero.
Seguirono le ragazze e tutti gli altri . Giunti
sulla tomba, Margherita e Lionello s' inginocchiarono, e deposero 3U quel freddo marino le
loro corone, e tutte le giovanette, imitando il loro
esempio, vi deposero pure i loro mazzi, di modo
che il monumento fu intieraniente coperto di fiori;
e le ossa venerate di quella tenera madre dovettero sussultare dalla gioia al dolce pesò di
quelle corone, emblemi del felice legame che avea
unito la diletta sua figlia all'uomo del suo cuore.
E senza dubbio dall'alto dei cieli i genitori della
nostra orfanella benedirono quell unione.
L. M. S.:
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spazia sulle cave d'Uliveto che stanno in
basso, e mostrano il fianco del monte logoro dalle continue escavazioni, con sotto un ammasso di pietre e con davanti
alcuni avanzi di rupi rimaste isolate,
una delle quali grossa e coperta tuttora
alla sommità di erba e virgulti, par che
da un' istante all'altro debba rovesciarsi
addosso alle case: essa è chiamata la
Nonna per la sua decrepitezza. Singolare
è poi un albero che vegeta da molti anni nel bel mezzo della grotta , e che io
vidi con tutte le sue foglie verdeggianti,
benchè inoltrata fosse la stagione, in cui
..... . . . . si levan le foglie
no stesso a Pisa, la prima notizia che
intesi • fu di un tale di mia conoscenza
che si era pure suicidato, annegandosi
nell' Arno. Altri frequenti suicidi accaduti durante l'anno, mi hanno mosso a
ritornare col pensiero alla Grotta del
Pippi per meditarvi il suicidio. Il lettore
che già mi ha seguito in questa mia seconda visita a quella grotta, mi tenga
dietro nelle mie brevi e semplici considerazioni, che son per fare in un prossimo numero.
D. S.
Nota — L' infelice che si suicidò era un ottonajo di Livorno, venuto:appositamente, a quanto
pare, a Uliveto per far quella triste fine.
Il Prof. Puccianti feee.un componimento poetico sulla Grotta del P ippi.
L'una appresso dell'altra, infin che 'l ramo
Rende alla terra tutte le sue spoglie.
(DANTE, Inf, III. 112 e seg.).
Il rimanente della grotta serve a varii usi: così vi vediamo di fronte un forno annerito, e da un canto un pollaio, i
cui pennuti abitatori passeggiano a loro
grand' agio per l' ineguale suolo della
grotta medesima. Una volta la massaia
della vicina casa colonica, avendo udito
uno schiamazzo nel suo pollaio, corse colà,
e vide la volpe che facea strage di quei
poveri animali. Accorsero pure i contadini, e col fucile uccisero l' importuna
bestia. Il celebre pittore Marcò, che per
caso trovavasi colà a prendere alcune vedute di quelle rupi, profittò issofatto di
quell'avvenimento per formarne il soggetto di un quadro, di cui in sull'atto
tracciò il bozzetto, ricopiando ancora la
grotta.
Altra volta, mentre le ombre della
notte cominciavano a distendersi sulla
grotta e sul monte, la detta massaia ode
un gemito fioco e stentato dal fondo della
grotta. Temendo non forse qualche altra
volpe stesse divorandosi i polli, corse a
quella volta: ma, oh Dio ! quale spettacolo non le si parò dinanzi ! Un infelice
immerso nel proprio sangue giaceva in
un basso angolo della grotta, ed era vicino ad esalare l'anima: egli si era suicidato ! Poco stante accorreva in fretta
il medico di Cucigliana, il quale con somma cura apprestò al ferito i rimedii dell'arte salutare ; ma quel disgraziato, fisso
nel disperato partito di togliersi la vita,
afferrò con rabbia l'apparecchio fattogli,
e strappandosi la benda dalla ferita, disse
di voler morire ad ogni costo. Per una
strana coincidenza in quell' ora stessa era
insorto fierissimo temporale. Il sinistro
bagliore dei lampi riverberandosi sulle
scabrose rocce della grotta, ed il fragore
del tuono che rintronava cupamente per
entro quelle cavità, rendevano a mille
tanti più orrido lo spettacolo della morte
di quell' infelice. Raccontava dipoi il prefato medico, che sebbene egli fosse, come si suol dire, uomo spregiudicato, pur
nondimeno provò allora un raccapriccio
indescrivibile, parendogli quasi d'assistere ad una scena infernale.
La reminiscenza di quel tragico avvenimento mi si ridestò assai tetra là
sulla faccia del luogo. Tornato quel giorPISA,
1878
:
-
1f
orificenza..
È a nostra notizia che l'illustre sig. Mar-
chese Alessandro Albergotti di Arezzo, dal N. S.
Padre Leone XIII, è stato creato or son pochi
giorni Cavaliere dell'Ordine di S. Gregorio Magno, e che dalla prefata S. S. sono state al medesimo gentilmente rimesse in elegante e ricco
astuccio le insegne dell' Ordine suddetto. È questo un onore giustamente meritato dall'egregio
sig. Marchese Albergotti, e noi dal canto nostro
ce ne rallegriamo di cuore con esso lui. B.
NOTIZIE VARIE
■•11.1■...
Una chiesa derubata — La Matrice Collegiale Chiesa di Noci è stata teste fatta
segno dell'avidità di notturni ladri. Fu sacrilegamente spogliata dei suoi più preziosi oggetti.
La gran Croce del Capitolo, un incensiere a due
navette, il piede di una Sfera, un seechietto di
acqua benedetta e sei calici, tutto di argento, fu
la pingue preda degl' ingordi annessionisti. Il
zelantissimo Vescovo di Conversano, Monsignor
Silvestris, a riparazione del grave oltraggio fatto
a Dio, ordinò un triduo nella medesima Chiesa con
Messa solenne ed esposizione del SS. Sacramento;
e la popolazione vi trasse numerosa e devota.
Ora ci gode l'animo di potere annunziare, che
pie e distinte persone di quella citta cercano con
belle e ricche largizioni fornire di nuovi argenti
la derubata chiesa di Noci. Il signor Francesco
Paolo Pace le ha offerto due belli calici di argento. Ricco dono le ha fatto Monsignor Gabrielli,
Prelato domestico di Sua Santità e Canonico di
quella Collegiata, in un preziosissimo calice di
argento di squisito lavoro. Possano essere sempre
imitati così belli esempii
I Vicarii capitolari di Vescovi senza Exequatur — La regia Corte
-
di appello di Firenze tempo fa aveva deciso,
contro le affermazioni dell' Econotnato generale,
che « i Vescovi hanno diritto di conservare le
rendite dei benefizii di cui si trovino investiti
al momento della loro esaltazione all'Episcopato,
fino a che le Bolle pontificie della loro nomina
non siano munite di E.xequatur. » Questo primo
passo verso la giustizia ne esigeva il secondo
contrario all'Economato stesso che si rifiutava
di pagare le retribuzioni dovute, rispondendo
che fin dalla data delle nomine dei Vescovi, quantunque per le nomine stesse non si fosse chiesto
ed ottenuto l'Exequatur, era venuto meno il loro
ufficio di Vicarii capitolari, e che quindi non
avevano più diritto a retribuzione alcuna. Ragion
voleva che anche su questo terreno fosse combattuta la mostruosa contradizione degli economati generali. E questo nobilissimo còmpito fu
affidato a quello stesso avvocato Donati che, colla
sentenza definitiva ottenuta a favore di Mons.
Vescovo di Cortona, si era già aperta la via
della vittoria. Iniziata la causa per uno dei Vicani capitolarii delle provincie toscane, il Ministero di grazia e giustizia ha dovuto riconoscere
il torto cieli' Economato generale, e quindi gli
ha imposto di pagare senz'altro al Vicario stesso
l'onorario dovutogli fino al giorno in cui la Bolla
di nomina del suo Vescovo non fu munita del
regio Exequatur.
(Dall'Eco Cattolica di Napoli).
•
Inseriamo nel nostro giornale l' annunzio di un libro dell' egregio amico nostro Cav. Niccola Raffaelli, che leggesi
nel num. 233, anno II, del Messaggere.
BIBLIOGRAFIA
I Codini d' Italia — Il loro Giornalismo e le
astensioni politiche. — Lucca Tipografia di
San Paolino.
Questo opuscolo del ch-. Cav. Niccola Raffaelli fu pubblicato verso la metà dello scorso
anno per rispondere ad alcuni impertinenti sofismi, coi quali si era cercato poco tempo innanzi
di condannare i cattolici italiani per la loro astensione dalle elezioni politiche del 5 e, 12 novembre 1876. Sembrerebbe quindi che avesse perduto della sua opportunità, e che facessimo nell'annunziano ora una cosa del tutto inutile.
Noi giudichiamo però diversamente. Poichè
anche al presente si continua da taluni ad accagionare la celebre formola: nè eletti, ne elettori
di tutti i mali ai quali è sottoposta la nostra Italia, e si vorrebbe disporre i cattolici a rinunziarvi completamente nelle future elezioni politiche,
che si annunziano non molto lontane; perciò crediamo che la lettura di queste pagine continui
ad essere sempre giovevole, e per avere il modo
di ribattere quella antica accusa, e per premunirsi da queste nuove arti.
Un'altra ragione poi ci muove a raccomandare il libro del Raffaellt. E questa è che il ricavato dalla vendita di esso sara erogato interamente a benefizio dell' obolo di S. Pietro, avendo l' egregio autore pagato del proprio le spese
di stampa.
DIARIO SACRO
OTT01111Z
>l< 20 Dom. XIX dopo la Pent. Festa della Purità di Maria SS. Festa in S. Sisto con Messa cantata a
ore 11, e Benedizione la sera. Al Duomo, circa ore
10 e mezzo, Processione e Benedizione del SS. Sacramento, essendo la terza del mese. In S. Biagio a Cisanello festa della Madonna delle Grazie. In S. Eufrasia a ore 23 e mezza comincia il triduo di S. Raffaello Arcangelo. Nella Chiesa di S. Stefano extramoenia si rimette la festa di S. Luigi Gonzaga. Nella
Mattina a ore 8 messa Parrocchiale, nella sera a ore
4 e mezzo, dopo la spiegazione del Catechismo, benedizione col SS. Sacramento, Inno e bacio della fieliliquia del Santo.
21 Lun. Ss. Orsola e compagne V. e M. e com.
di S. Ilarione Abate. Nell'Oratorio della Misericordia
festa di S. Orsola. Ivi si venera la Testa di una di lei
compagna. In S. Tommaso dei Cherici a ore 23 e
mezzo funzione mensile di S. Luigi Gonzaga.
22 Mart. B. Giovanni Leonardi Conf.
23 Mer. S. Basilio Magno Vescovo e Dottore (fa
il 14 giugno). In S. Michele di Borgo, in S. Martino e
in altre chiese parrocchiali comincia la Novena dei
Defunti.
24 Giov. S. Raffaello Arcangelo. Festa in S. Giovannino, dove risiede la Ven. Arciconfraternita sotto
tal titolo. Festa in S. Eufrasia. In S. Tommaso dei
Cherici comincia la Novena dei Defunti la mattina a
ore 7 preceduta e seguita dalla S. Messa.
25 Ven. Ss. Vito e Comp. Mm. (fu il 15 giugno)
26 Sab. Santa Filciinena V. e M. e coni di S.
Evaristo P. e M. e di S. Verano V. e C. Vigilia con
digiuno dei Ss. Simone e Giuda Ap.
FRANCESCO
BURCHI —
TIP. DELLA SPERANZA DI P. MARIOTTI E C. VIA LA PAGGIOLA N.
8.
Gerente responsabile.
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La Lettora di S. S. Papa Lene XIII