 Introduzione
 1.
Traduzione di Qoh 1,1-3,22
 2.
Struttura della sezione Qoh 1,1,-3,22
 3.
L’approccio spirituale/psicanalitico al testo di Qoh




1,1-3,22
3.1.
3.2.
3.3.
3.3.1.
 3.3.2.
L’approccio spirituale patristico
L’approccio psicanalitico al libretto del Qohelet
Lettura e interpretazione spirituale/psicanalitica
La duplice funzione della domanda
Il perché della ricerca
 4.
La natura umana solo nella mancanza a essere Qoh 1,1.2.3
 4.1. La sentenza iniziale 1,2
 4.2. La domanda antropologica
1,3
 5.
Il poemetto antropo/cosmo/logico Qoh 1,4-11
 5.1. Il contesto scenografico 1,4-7
 5.1.1. La cosmologia quale palcoscenico umano 1,8-11
 5.2. L’antropologia si rispecchia nella cosmologia 1,8-11
 Conclusione

6.
La scoperta consapevole dell’uomo Qoh 1,1-2,26

6.1.
Il rispecchiarsi di Qohelet 1,12


6.2.
6.2.2.
Il progetto regale 1,12-15
Il gioco tra reale e immaginario 1,13-15

6.3.
La nascita del simbolico o seconda fase di Edipo 1,16-18

6.4.
La letizia, una prima «parte» nell’uomo 2,1-11

6.5.
La svalutazione di sé 2,12-17








6.6.
6.7.
6.7.1
6.7.1.1.
6.7.1.2.
6.7.1.3.
6.7.1.4.
6.7.2.
L’alienazione come rifiuto della realtà 2,18-23
La «mancanza» porta alla presenza del divino 2,24-26
I testi nel loro contesto
Il «mangiare e bere» oggettiva la presenza divina
La «fatica» dell’uomo
La situazione dell’uomo è «sotto il sole»
Il «buono» nella natura umana
La «figura» della madre nella «mancanza» e nel «dono»

Conclusione
 7.
Il tempo è nelle mani di Dio Qoh 3,1-8
 7.1. La distesa dei tempi

Conclusione
 8.
La domanda come introduzione all’antropo/teologia
 9.
L’antropo/teo/logia è il progetto divino Qoh 3,10-15
 9.1.
 9.1.1.
L’antropo/teo/logia della creazione 3,10-11
Il lavoro dell’uomo è compartecipare all’agire di Dio 3,10
 9.2.
 9.2.1.
 9.2.2.
La «quinta» essenza del libretto Qoh 3,11
La «bellezza» del creato, dono di Dio
Il «desiderio del tempo» al secondo grado
 9.3.
 9.3.1.
 9.3.2.
L’antropo/teo/logia del dono 3,12-13
Il dono è presenza di Dio
L’uomo tra «dono» e «grazia»
 9.4.
 9.4.1.
 9.4.2.
La consapevolezza della presenza di Dio 3,14-15
Il «timor di Dio» grembo fecondo 3,14-15
Il dono, nella libertà della fede, diviene grazia per l’uomo
 9.5.
Dio, Signore della storia 3,15

Conclusione
 10.
 10.1.
Dio, l’unica speranza dell’uomo Qoh 3,16-22
L’uomo di fronte alla morte
 10.2.
Il «tempo» del giudizio 3,16-17
 10.3.
Il giudizio di Dio 3,18-21
 10.3.1. Il ritorno alla polvere 3,20
 10.3.2.
Il novum in Qohelet 3,21
 10.4.
L’unica «parte» per l’uomo è la letizia 3,22

Conclusione
 Conclusione generale
IL TESTO di QOH 1,1-3,22
1,1 «Parole di Qohelet, figlio di Davide, re in
Gerusalemme»
2 «“Mancanza a essere”, dice Qohelet,
mancanza a essere tutto è mancanza».
3 «Quale guadagno all’uomo in tutta la sua
dura fatica
con cui s’affatica sotto il sole?»
4. Generazione va’ e generazione viene
e la terra per sempre sta.
5. Uscirà il sole e rientrerà il sole
e al suo luogo anelando ecco colà esce.
6. Andando a sud e girando a nord
girando rigirando va il vento
e al suo giro torna colà il vento.
re non si colma
al luogo verso cui i fiumi vanno
colà essi ritornano ad andare.
7.
Tutti i fiumi vanno al mare
ma il mare non si colma
al luogo verso cui i fiumi vanno
colà essi ritornano ad andare.
8. Tutte le parole sono in effervescenza
un uomo non è capace di parlar(le),
un occhio non si sazia di veder(le)
un orecchio non si colma di udir(le).
9. Quel che fu ecco sarà
e quel che fu fatto ecco sarà fatto
e non c’è niente di nuovo sotto il sole.
10. C’è una parola che si dice:
«Guarda questa è nuova!»
ecco già fu in un altro tempo
che fu davanti a noi.
11. Non c’è ricordo dei primi
e anche degli ultimi che saranno
non sarà ricordo di loro
con coloro che saranno ultimi.

12.

13.
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Proprio io, Qohelet, fui re su Israele in Gerusalemme.
Applicai il mio cuore ad indagare e ad esplorare con sapienza sopra tutto ciò che si fa sotto i cieli. Questa è la cattiva occupazione che Dio ha dato ai figli dell’uomo perché vi
lavorino.
4. Vidi tutte le azioni che si fanno sotto il sole ed ecco tutto è mancanza, è desiderare il desiderio.
15. Quello che è storto non si può rendere dritto e quello che manca non si può contare.
16. Ho parlato, proprio io, con il mio cuore per dire ecco, proprio io, ho accresciuto ed ho incrementato la sapienza più di ognuno che fu prima di me sopra Gerusalemme e il mio
cuore vide una grande abbondanza di sapienza e di conoscenza.
17a. Così applicai il mio cuore a conoscere sapienza, conoscenza e follie, stoltezza,
17b. conobbi che anche questo, ecco, è desiderare il desiderio.
18. Certamente maggior sapienza maggior gravame così che aumento della conoscenza aumento della sofferenza.
2,1. Ho parlato, proprio io, con il mio cuore vai ti metterò alla prova con la letizia, godi il buono ma anche ciò è mancanza.
2. Quanto al riso ho detto «follia» e quanto alla letizia «che cosa fa?»
3. Ho esplorato con il mio cuore trascinando con il vino la mia carne mentre il mio cuore agiva con la sapienza e catturando follia fino a vedere che cosa sia buono per i figli
dell’uomo di modo che lo faccia sotto i cieli nei giorni contati della sua vita.
4. Realizzai opere magnifiche edificai per me palazzine piantai per me vigneti,
5. feci per me orti e parchi e vi piantai alberi di ogni genere di frutto,
6. feci per me cisterne di acqua per irrigarne il bosco che produce alberi.
7. Comprai schiavi e schiave e figli di casa furono a me anche greggi di vacche e greggi di pecore furono a me più di ognuno che fu prima di me in Gerusalemme.
8. accumulai per me anche argento e oro e tesori di re e ricchezze delle province. Feci per me cantori e cantatrici e il piacere dei figli dell’uomo un copioso numero di donne.
9. E fui grande e magnifico più di ognuno che fu prima di me in Gerusalemme e per colmo la mia sapienza rimase a me.
10. E tutto quello che desideravano i miei occhi non glielo allontanai non ho ricusato al mio cuore alcun letizia perché il mio cuore ero lieto di tutta la mia fatica e questo fu la parte
di tutta la mia fatica.
11. Allora mi voltai, proprio io, su tutte le mie opere che hanno fatto le mie mani e sulla fatica che ho faticato per farle ed ecco tutto è mancanza e desiderare il desiderio non c’è
guadagno sotto il sole.
12. Mi posi, proprio io, a riflettere sulla sapienza, sulla follia e sulla stoltezza. Perché quale tipo d’uomo verrà dopo il re il quale in altri tempi fecero?
13. Vidi, proprio io, che c’è un guadagno per la sapienza sulla stoltezza come un guadagno ha la luce sulla tenebra.
14. Il sapiente ha i suoi occhi nella sua testa, lo stolto cammina nelle tenebre ma ho capito, anche proprio io, che una sorte uguale tocca a tutte e due.
15. Così ho detto, proprio io, nel mio cuore: la sorte dello stolto anche proprio io, mi accadrà e perché sono saggio proprio io? Dove è il guadagno?Allora ho parlato nel mio
cuore: anche ciò è mancanza.
16. Perché non vi sarà ricordo per il saggio così come per lo stolto, per sempre, perché ormai, nei giorni che vengono, il tutto sarà scordato. Come può il saggio morire come lo stolto?
17. Presi in odio la vita perché male su di me l’azione che si compie sotto il sole perché il tutto è mancanza e desiderare il desiderio.
18. Presi in odio, proprio io, tutta la mia fatica che proprio io feci sotto il sole la quale devo lasciarla all’uomo che sarà dopo di me.
19. E chi può sapere se sarà saggio o stolto? Sicuramente avrà pieno dominio su tutta la mia fatica nella quale ho faticato e ho impegnato la mia saggezza sotto il sole anche ciò è
mancanza.
20. Dunque sono tornato dentro di me, proprio io, per far disperare il mio cuore per tutta la fatica che ho faticato sotto il sole.
21. Perché c’è un uomo il quale ha faticato con sapienza e con scienza e con abilità e ad un uomo che non ha faticato con lui deve dargli la sua parte di certo questo è mancanza e
sventura grande.
22. Perché cosa ha l’uomo da tutta la sua fatica e preoccupazione del suo cuore con cui s’affatica sotto il sole?
23. Perché tutti i suoi giorni sono afflizioni e affanno è la sua occupazione neppure nella notte non si riposa il suo cuore anche ciò è mancanza.
24. Non c’è buono nella natura umana che mangi, beva e faccia vedere alla sua anima il buono della sua fatica, certamente questo ho visto, proprio io, che ciò è dalla mano
dell’Iddio.
25. Perché chi mangia «e chi può sentire il piacere della letizia» senza di lui?
26. Perché ad un uomo che è buono davanti a lui dà sapienza, scienza e letizia e al peccatore dà il compito di raccogliere e di accumulare per dare ad un buono davanti l’Iddio anche
ciò è mancanza e desiderare il desiderio.
3,1. Per tutto è una stagione
ed un tempo è per ogni cosa sotto il cielo.
2. Un tempo per partorire ed un tempo per morire;
un tempo per piantare ed un tempo per sradicare il piantato.
3. un tempo per uccidere ed un tempo per guarire;
un tempo per fare una breccia ed un tempo per ricostruire;
4. un tempo per piangere ed un tempo per ridere;
un tempo facendo lutto ed un tempo danzando;
5. un tempo per scagliare sassi e un tempo raccogliendo sassi;
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi
dall’abbraccio;
6. un tempo per cercare e un tempo per sacrificare;
un tempo per custodire e un tempo per gettare via;
7. un tempo per strappare e un tempo per cucire;
un tempo per tacere e un tempo per parlare;
8. un tempo per amare e un tempo per odiare;
un tempo guerra e un tempo pace.
9. Quale guadagno ha colui che fa
con ciò con cui s’affatica?
10. Vidi il lavoro
che Dio ha dato ai figli dell’uomo
perché vi lavorino.
11. Il tutto egli ha fatto bello a suo tempo
anche il «desiderio del tempo» ha dato nel loro cuore
senza che l’uomo trovi l’opera
che Iddio ha fatto dall’inizio alla fine.
12. Compresi che non c’è buono in loro
che star lieti e vivere bene nella sua vita.
13. Ed anche ogni uomo che mangia e beve
e veda il buono in tutta la sua fatica,
ciò è dono di Dio.
14. Compresi che tutto ciò che fa Iddio,
quello è «in continuazione»
ad esso non c’è da aggiungere e da esso non c’è da ridurre
così Iddio fa che temano alla sua presenza.
15. Quello che è stato già fu e quel che ha ad essere già fu
e Iddio cerca il passato.
16. Vidi, ancora, sotto il sole
il luogo del diritto colà l’iniquità,
il luogo della giustizia colà l’iniquità.
17. Ho detto, proprio io, nel mio cuore
il giusto e il malvagio giudica Iddio
perché è un tempo per ogni cosa
e per ogni azione colà.
18. Ho detto, proprio io, nel mio cuore
a proposito dei figli dell’uomo
Iddio li prova sicuramente,
per vedere che, di per sé, essi sono bestie.
19. Perché una sorte ha il figlio dell’uomo
e una sorte ha l’animale
un’unica sorte a loro,
come questo muore così quello muore
ed un unico spirito è per tutti
e non c’è guadagno dell’uomo sull’animale
certamente tutto è mancanza.
20. Tutto cammina verso un unico luogo
tutto fu dalla polvere e tutto ritorna alla polvere.
21. Chi può sapere
se lo spirito dei figli dell’uomo quello che sale verso l’alto
mentre lo spirito dell’animale quello discende in basso verso la
terra?
22. Vidi, infine,
che realmente non c’è buono
che l’essere umano gioisca del suo lavoro
perché questa è sicuramente la sua parte.
Giacché, chi lo porterà a vedere
che cosa ci sarà dopo di lui?
Struttura

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1,1 Titolo (rispecchiamento);
1,2 Sentenza iniziale che fa da inclusione a tutto il libretto (1,2; 12,8);
1,3 La domanda antropologica. Cambia la prospettiva non più «che cosa» e/o «chi è l’uomo» ma un più
quotidiano e terrigeno «che ci guadagna»;
1,4.5-7.8-11 Il poemetto antropo/cosmo/logico (contesto umano). L’antropologia si rispecchia nella
cosmologia, contestualizzando la prospettiva umana;
1,12-2,26 Finzione Regale in chiave ironica:
1,12: rispecchiamento, Qohelet assume la maschera regale; richiamo di 1,1; io
1,13-15 l’immaginario (progetto regale; strutturante fino a 3,22); io/tu
1,16-18 il simbolico (onnipotenza edipica); io+/tu- rifiuto dell’altro, chiusura in sé;
2,1-11: 1-2 la gioia; 3-9 il narcisismo; 10-11 valore e asseverazione finale; io+/tu2,12-17 La pulsione di morte; io-/tu- stato depressivo; rifiuto della realtà;
2,18-23 L’alienazione; io-/tu- svalutazione di sé e dell’altro;
2,24-26: 24-25 il meglio nella natura umana; io+/tu+ equilibrio come realtà semplice ma positiva
(comparsa della terzietà); - 26 sentenza tradizionale e sua asseverazione. La scena centrale della
mascherata regale, in chiara chiave ironica, valuta il guadagno nella prospettiva umana situando
l’uomo nella dipendenza.
Questa finzione regale, dopo aver giocato tutte le possibilità umane (1,12.2,1-11), è utilizzata da
Qohelet come una chiave di accesso al cuore dell’uomo per ri-portarlo davanti a Dio (2,24-26);
3,1.2-8 «Il poemetto dei tempi» (totalità del tempo umano). Da qui in poi, inizia il recupero della
somma dell’agire umano (4 x 7 totalità) nella sfera divina (3,1-8);
3,9 Ripresa della domanda. Tale ripresa sottolinea , con la caduta del sintagma «sotto il sole», il
cambiamento di prospettiva già anticipato in 2,24-26. Ora è posta in assoluto;
3,10-11.12-13.14-15 Il legame rivela il progetto divino. L’agire umano entra nella sfera divina, si noti la
scomparsa di qualsiasi giudizio di insuccesso;
3,16-17.18-19.20-21.22 Il legame con Dio, (fondamento antropologico). Speranza dell’uomo
La maschera iniziale
1,1 «Parole di Qohelet, figlio di Davide, re in Gerusalemme»
La sentenza iniziale
2
«“Mancanza a essere”, dice Qohelet, mancanza a essere
tutto è mancanza».
La domanda antropologica
3
«Quale guadagno all’uomo in tutta la sua dura fatica
con cui s’affatica sotto il sole?»
Il poemetto antropo/cosmo/logico
Il contesto scenografico
4.
Generazione va’ e generazione viene
e la terra per sempre sta.
La cosmologia quale palcoscenico umano
 5. Uscirà il sole e rientrerà il sole
 e al suo luogo anelando ecco colà esce.
 6. Andando a sud e girando a nord
 girando rigirando va il vento
 e al suo giro torna colà il vento.
 7. Tutti i fiumi vanno al mare
 ma il mare non si colma
 al luogo verso cui i fiumi vanno
 colà essi ritornano ad andare.
L’antropologia si rispecchia nella cosmologia


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8.
Tutte le parole sono in effervescenza
un uomo non è capace di parlar(le),
un occhio non si sazia di veder(le)
un orecchio non si colma di udir(le).
9. Quel che fu ecco sarà
e quel che fu fatto ecco sarà fatto
e non c’è niente di nuovo sotto il sole.
10. C’è una parola che si dice:
«Guarda questa è nuova!»
ecco già fu in un altro tempo
che fu davanti a noi.
11. Non c’è ricordo dei primi
e anche degli ultimi che saranno
non sarà ricordo di loro
con coloro che saranno ultimi.
Il rispecchiarsi dell’uomo
12.
Proprio io, Qohelet, fui re su Israele in Gerusalemme.
Il progetto regale
13.
Applicai il mio cuore ad indagare e ad esplorare con
sapienza sopra tutto ciò che si fa sotto i cieli. Questa è
la cattiva occupazione che Dio ha dato ai figli
dell’uomo perché vi lavorino.
14. Vidi tutte le azioni che si fanno sotto il sole ed ecco
tutto è mancanza, è desiderare il desiderio.
15. Quello che è storto non si può rendere dritto e quello
che manca non si può contare.
La nascita del simbolico o seconda fase di Edipo
16.
Ho parlato, proprio io, con il mio cuore per dire ecco,
proprio io, ho accresciuto ed ho incrementato la sapienza
più di ognuno che fu prima di me sopra Gerusalemme e il
mio cuore vide una grande abbondanza di sapienza e di
conoscenza.
17a. Così applicai il mio cuore a conoscere sapienza,
conoscenza e follie, stoltezza,
17b. conobbi che anche questo, ecco, è desiderare il desiderio.
18. Certamente maggior sapienza maggior gravame così che
aumento della conoscenza aumento della sofferenza.
La letizia, una prima parte nell’uomo



2,1. Ho parlato, proprio io, con il mio cuore vai ti metterò alla prova con la letizia, godi il buono ma anche ciò
è mancanza.
2. Quanto al riso ho detto «follia» e quanto alla letizia «che cosa fa?»
3. Ho esplorato con il mio cuore trascinando con il vino la mia carne mentre il mio cuore agiva con la sapienza
e catturando follia fino a vedere che cosa sia buono per i figli dell’uomo di modo che lo faccia sotto i cieli nei
giorni contati della sua vita.
4. Realizzai opere magnifiche edificai per me palazzine piantai per me vigneti,
5.

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
6.
feci per me orti e parchi e vi piantai alberi di ogni genere di frutto,
feci per me cisterne di acqua per irrigarne il bosco che produce alberi.
7. Comprai schiavi e schiave e figli di casa furono a me anche greggi di vacche e greggi di pecore furono a me
più di ognuno che fu prima di me in Gerusalemme.
8. accumulai per me anche argento e oro e tesori di re e ricchezze delle province. Feci per me cantori e
cantatrici e il piacere dei figli dell’uomo un copioso numero di donne.
9. E fui grande e magnifico più di ognuno che fu prima di me in Gerusalemme e per colmo la mia sapienza
rimase a me.
10. E tutto quello che desideravano i miei occhi non glielo allontanai non ho ricusato al mio cuore alcun letizia
perché il mio cuore ero lieto di tutta la mia fatica e questo fu la parte di tutta la mia fatica.
11. Allora mi voltai, proprio io, su tutte le mie opere che hanno fatto le mie mani e sulla fatica che ho faticato
per farle ed ecco tutto è mancanza e desiderare il desiderio non c’è guadagno sotto il sole.
La svalutazione di sé
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12.
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13.
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Mi posi, proprio io, a riflettere sulla sapienza, sulla follia e sulla stoltezza.
Perché quale tipo d’uomo verrà dopo il re il quale in altri tempi fecero?
Vidi, proprio io, che c’è un guadagno per la sapienza sulla stoltezza come
un guadagno ha la luce sulla tenebra.
14. Il sapiente ha i suoi occhi nella sua testa, lo stolto cammina nelle tenebre ma
ho capito, anche proprio io, che una sorte uguale tocca a tutte e due.
15. Così ho detto, proprio io, nel mio cuore: la sorte dello stolto anche proprio
io, mi accadrà e perché sono saggio proprio io? Dove è il guadagno?Allora ho
parlato nel mio cuore: anche ciò è mancanza.
16. Perché non vi sarà ricordo per il saggio così come per lo stolto, per sempre,
perché ormai, nei giorni che vengono, il tutto sarà scordato. Come può il saggio
morire come lo stolto?
17. Presi in odio la vita perché male su di me l’azione che si compie sotto il sole
perché il tutto è mancanza e desiderare il desiderio.
L’alienazione come rifiuto della realtà

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18.
Presi in odio, proprio io, tutta la mia fatica che proprio io feci sotto il sole
la quale devo lasciarla all’uomo che sarà dopo di me.
19. E chi può sapere se sarà saggio o stolto? Sicuramente avrà pieno dominio su
tutta la mia fatica nella quale ho faticato e ho impegnato la mia saggezza sotto il
sole anche ciò è mancanza.
20. Dunque sono tornato dentro di me, proprio io, per far disperare il mio cuore
per tutta la fatica che ho faticato sotto il sole.
21. Perché c’è un uomo il quale ha faticato con sapienza e con scienza e con
abilità e ad un uomo che non ha faticato con lui deve dargli la sua parte di certo
questo è mancanza e sventura grande.
22. Perché cosa ha l’uomo da tutta la sua fatica e preoccupazione del suo cuore
con cui s’affatica sotto il sole?
23. Perché tutti i suoi giorni sono afflizioni e affanno è la sua occupazione
neppure nella notte non si riposa il suo cuore anche ciò è mancanza.
La mancanza porta alla presenza del divino

24.
Non c’è buono nella natura umana che mangi, beva e
faccia vedere alla sua anima il buono della sua fatica,
certamente questo ho visto, proprio io, che ciò è dalla
mano dell’Iddio.
25. Perché chi mangia «e chi può sentire il piacere

della letizia» senza di lui?
 26. Perché ad un uomo che è buono davanti a lui dà
sapienza, scienza e letizia e al peccatore dà il compito
di raccogliere e di accumulare per dare ad un buono
davanti l’Iddio anche ciò è mancanza e desiderare il
desiderio.
Il tempo è nella mani di Dio
3,1. Per tutto è una stagione
ed un tempo è per ogni cosa sotto il cielo.
La distesa dei tempi

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2.
Un tempo per partorire ed un tempo per morire;
un tempo per piantare ed un tempo per sradicare il piantato.
3. un tempo per uccidere ed un tempo per guarire;
un tempo per fare una breccia ed un tempo per ricostruire;
4. un tempo per piangere ed un tempo per ridere;
un tempo facendo lutto ed un tempo danzando;
5. un tempo per scagliare sassi e un tempo raccogliendo sassi;
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dall’abbraccio;
6. un tempo per cercare e un tempo per sacrificare;
un tempo per custodire e un tempo per gettare via;
7. un tempo per strappare e un tempo per cucire;
un tempo per tacere e un tempo per parlare;
8. un tempo per amare e un tempo per odiare;
un tempo guerra e un tempo pace.
 1,3 «Quale guadagno all’uomo in tutta la sua dura fatica
con cui s’affatica sotto il sole?»
 3,9. Quale guadagno ha colui che fa con ciò con cui
s’affatica?
L’antropo/teo/logia della creazione
10.
Vidi il lavoro
 che Dio ha dato ai figli dell’uomo
 perché vi lavorino.
 11. Egli ha fatto il tutto bello a suo tempo
 anche il «desiderio del tempo» ha dato nel loro cuore
 senza che l’uomo trovi l’opera
 che Iddio ha fatto dall’inizio alla fine.
L’antropo/teo/logia del dono
 12. Compresi che non c’è buono in loro
 che star lieti e vivere bene nella sua vita.
 13. Ed anche ogni uomo che mangia e beve
 e veda il buono in tutta la sua fatica,
 ciò è dono di Dio.
La consapevolezza della presenza
 14. Compresi che tutto ciò che fa Iddio,
 quello è «in continuazione»
 ad esso non c’è da aggiungere e da esso non c’è da
ridurre
 così Iddio fa che temano alla sua presenza.
 15. Quello che è stato già fu e quel che ha ad essere già
fu
 e Iddio cerca il passato.
Dio l’unica speranza dell’uomo
Il tempo del giudizio
 16. Vidi, ancora, sotto il sole
 il luogo del diritto colà l’iniquità,
 il luogo della giustizia colà l’iniquità.
 17. Ho detto, proprio io, nel mio cuore
 il giusto e il malvagio giudica Iddio
 perché è un tempo per ogni cosa
 e per ogni azione colà
Il giudizio di Dio

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

18.
Ho detto, proprio io, nel mio cuore
a proposito dei figli dell’uomo
Iddio li prova sicuramente,
per vedere che, di per sé, essi sono bestie.
19. Perché una sorte ha il figlio dell’uomo
e una sorte ha l’animale
un’unica sorte a loro,
come questo muore così quello muore
ed un unico spirito è per tutti
e non c’è guadagno dell’uomo sull’animale
certamente tutto è mancanza.
Il ritorno alla polvere
20.
Tutto cammina verso un unico luogo
tutto fu dalla polvere e tutto ritorna alla polvere.
Il novum di Qohelet
21.
Chi può sapere
se lo spirito dei figli dell’uomo quello che
sale verso l’alto
mentre lo spirito dell’animale quello
discende in basso verso la terra?
L’unica parte dell’uomo è la letizia
 22. Vidi, infine,
 che realmente non c’è buono
 che l’essere umano gioisca del suo lavoro
 perché questa è sicuramente la sua parte.
 Giacché, chi lo porterà a vedere
 che cosa ci sarà dopo di lui?
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Il Diario Spirituale di Qohelet (1,1-3,22)