Introduzione 1. Traduzione di Qoh 1,1-3,22 2. Struttura della sezione Qoh 1,1,-3,22 3. L’approccio spirituale/psicanalitico al testo di Qoh 1,1-3,22 3.1. 3.2. 3.3. 3.3.1. 3.3.2. L’approccio spirituale patristico L’approccio psicanalitico al libretto del Qohelet Lettura e interpretazione spirituale/psicanalitica La duplice funzione della domanda Il perché della ricerca 4. La natura umana solo nella mancanza a essere Qoh 1,1.2.3 4.1. La sentenza iniziale 1,2 4.2. La domanda antropologica 1,3 5. Il poemetto antropo/cosmo/logico Qoh 1,4-11 5.1. Il contesto scenografico 1,4-7 5.1.1. La cosmologia quale palcoscenico umano 1,8-11 5.2. L’antropologia si rispecchia nella cosmologia 1,8-11 Conclusione 6. La scoperta consapevole dell’uomo Qoh 1,1-2,26 6.1. Il rispecchiarsi di Qohelet 1,12 6.2. 6.2.2. Il progetto regale 1,12-15 Il gioco tra reale e immaginario 1,13-15 6.3. La nascita del simbolico o seconda fase di Edipo 1,16-18 6.4. La letizia, una prima «parte» nell’uomo 2,1-11 6.5. La svalutazione di sé 2,12-17 6.6. 6.7. 6.7.1 6.7.1.1. 6.7.1.2. 6.7.1.3. 6.7.1.4. 6.7.2. L’alienazione come rifiuto della realtà 2,18-23 La «mancanza» porta alla presenza del divino 2,24-26 I testi nel loro contesto Il «mangiare e bere» oggettiva la presenza divina La «fatica» dell’uomo La situazione dell’uomo è «sotto il sole» Il «buono» nella natura umana La «figura» della madre nella «mancanza» e nel «dono» Conclusione 7. Il tempo è nelle mani di Dio Qoh 3,1-8 7.1. La distesa dei tempi Conclusione 8. La domanda come introduzione all’antropo/teologia 9. L’antropo/teo/logia è il progetto divino Qoh 3,10-15 9.1. 9.1.1. L’antropo/teo/logia della creazione 3,10-11 Il lavoro dell’uomo è compartecipare all’agire di Dio 3,10 9.2. 9.2.1. 9.2.2. La «quinta» essenza del libretto Qoh 3,11 La «bellezza» del creato, dono di Dio Il «desiderio del tempo» al secondo grado 9.3. 9.3.1. 9.3.2. L’antropo/teo/logia del dono 3,12-13 Il dono è presenza di Dio L’uomo tra «dono» e «grazia» 9.4. 9.4.1. 9.4.2. La consapevolezza della presenza di Dio 3,14-15 Il «timor di Dio» grembo fecondo 3,14-15 Il dono, nella libertà della fede, diviene grazia per l’uomo 9.5. Dio, Signore della storia 3,15 Conclusione 10. 10.1. Dio, l’unica speranza dell’uomo Qoh 3,16-22 L’uomo di fronte alla morte 10.2. Il «tempo» del giudizio 3,16-17 10.3. Il giudizio di Dio 3,18-21 10.3.1. Il ritorno alla polvere 3,20 10.3.2. Il novum in Qohelet 3,21 10.4. L’unica «parte» per l’uomo è la letizia 3,22 Conclusione Conclusione generale IL TESTO di QOH 1,1-3,22 1,1 «Parole di Qohelet, figlio di Davide, re in Gerusalemme» 2 «“Mancanza a essere”, dice Qohelet, mancanza a essere tutto è mancanza». 3 «Quale guadagno all’uomo in tutta la sua dura fatica con cui s’affatica sotto il sole?» 4. Generazione va’ e generazione viene e la terra per sempre sta. 5. Uscirà il sole e rientrerà il sole e al suo luogo anelando ecco colà esce. 6. Andando a sud e girando a nord girando rigirando va il vento e al suo giro torna colà il vento. re non si colma al luogo verso cui i fiumi vanno colà essi ritornano ad andare. 7. Tutti i fiumi vanno al mare ma il mare non si colma al luogo verso cui i fiumi vanno colà essi ritornano ad andare. 8. Tutte le parole sono in effervescenza un uomo non è capace di parlar(le), un occhio non si sazia di veder(le) un orecchio non si colma di udir(le). 9. Quel che fu ecco sarà e quel che fu fatto ecco sarà fatto e non c’è niente di nuovo sotto il sole. 10. C’è una parola che si dice: «Guarda questa è nuova!» ecco già fu in un altro tempo che fu davanti a noi. 11. Non c’è ricordo dei primi e anche degli ultimi che saranno non sarà ricordo di loro con coloro che saranno ultimi. 12. 13. Proprio io, Qohelet, fui re su Israele in Gerusalemme. Applicai il mio cuore ad indagare e ad esplorare con sapienza sopra tutto ciò che si fa sotto i cieli. Questa è la cattiva occupazione che Dio ha dato ai figli dell’uomo perché vi lavorino. 4. Vidi tutte le azioni che si fanno sotto il sole ed ecco tutto è mancanza, è desiderare il desiderio. 15. Quello che è storto non si può rendere dritto e quello che manca non si può contare. 16. Ho parlato, proprio io, con il mio cuore per dire ecco, proprio io, ho accresciuto ed ho incrementato la sapienza più di ognuno che fu prima di me sopra Gerusalemme e il mio cuore vide una grande abbondanza di sapienza e di conoscenza. 17a. Così applicai il mio cuore a conoscere sapienza, conoscenza e follie, stoltezza, 17b. conobbi che anche questo, ecco, è desiderare il desiderio. 18. Certamente maggior sapienza maggior gravame così che aumento della conoscenza aumento della sofferenza. 2,1. Ho parlato, proprio io, con il mio cuore vai ti metterò alla prova con la letizia, godi il buono ma anche ciò è mancanza. 2. Quanto al riso ho detto «follia» e quanto alla letizia «che cosa fa?» 3. Ho esplorato con il mio cuore trascinando con il vino la mia carne mentre il mio cuore agiva con la sapienza e catturando follia fino a vedere che cosa sia buono per i figli dell’uomo di modo che lo faccia sotto i cieli nei giorni contati della sua vita. 4. Realizzai opere magnifiche edificai per me palazzine piantai per me vigneti, 5. feci per me orti e parchi e vi piantai alberi di ogni genere di frutto, 6. feci per me cisterne di acqua per irrigarne il bosco che produce alberi. 7. Comprai schiavi e schiave e figli di casa furono a me anche greggi di vacche e greggi di pecore furono a me più di ognuno che fu prima di me in Gerusalemme. 8. accumulai per me anche argento e oro e tesori di re e ricchezze delle province. Feci per me cantori e cantatrici e il piacere dei figli dell’uomo un copioso numero di donne. 9. E fui grande e magnifico più di ognuno che fu prima di me in Gerusalemme e per colmo la mia sapienza rimase a me. 10. E tutto quello che desideravano i miei occhi non glielo allontanai non ho ricusato al mio cuore alcun letizia perché il mio cuore ero lieto di tutta la mia fatica e questo fu la parte di tutta la mia fatica. 11. Allora mi voltai, proprio io, su tutte le mie opere che hanno fatto le mie mani e sulla fatica che ho faticato per farle ed ecco tutto è mancanza e desiderare il desiderio non c’è guadagno sotto il sole. 12. Mi posi, proprio io, a riflettere sulla sapienza, sulla follia e sulla stoltezza. Perché quale tipo d’uomo verrà dopo il re il quale in altri tempi fecero? 13. Vidi, proprio io, che c’è un guadagno per la sapienza sulla stoltezza come un guadagno ha la luce sulla tenebra. 14. Il sapiente ha i suoi occhi nella sua testa, lo stolto cammina nelle tenebre ma ho capito, anche proprio io, che una sorte uguale tocca a tutte e due. 15. Così ho detto, proprio io, nel mio cuore: la sorte dello stolto anche proprio io, mi accadrà e perché sono saggio proprio io? Dove è il guadagno?Allora ho parlato nel mio cuore: anche ciò è mancanza. 16. Perché non vi sarà ricordo per il saggio così come per lo stolto, per sempre, perché ormai, nei giorni che vengono, il tutto sarà scordato. Come può il saggio morire come lo stolto? 17. Presi in odio la vita perché male su di me l’azione che si compie sotto il sole perché il tutto è mancanza e desiderare il desiderio. 18. Presi in odio, proprio io, tutta la mia fatica che proprio io feci sotto il sole la quale devo lasciarla all’uomo che sarà dopo di me. 19. E chi può sapere se sarà saggio o stolto? Sicuramente avrà pieno dominio su tutta la mia fatica nella quale ho faticato e ho impegnato la mia saggezza sotto il sole anche ciò è mancanza. 20. Dunque sono tornato dentro di me, proprio io, per far disperare il mio cuore per tutta la fatica che ho faticato sotto il sole. 21. Perché c’è un uomo il quale ha faticato con sapienza e con scienza e con abilità e ad un uomo che non ha faticato con lui deve dargli la sua parte di certo questo è mancanza e sventura grande. 22. Perché cosa ha l’uomo da tutta la sua fatica e preoccupazione del suo cuore con cui s’affatica sotto il sole? 23. Perché tutti i suoi giorni sono afflizioni e affanno è la sua occupazione neppure nella notte non si riposa il suo cuore anche ciò è mancanza. 24. Non c’è buono nella natura umana che mangi, beva e faccia vedere alla sua anima il buono della sua fatica, certamente questo ho visto, proprio io, che ciò è dalla mano dell’Iddio. 25. Perché chi mangia «e chi può sentire il piacere della letizia» senza di lui? 26. Perché ad un uomo che è buono davanti a lui dà sapienza, scienza e letizia e al peccatore dà il compito di raccogliere e di accumulare per dare ad un buono davanti l’Iddio anche ciò è mancanza e desiderare il desiderio. 3,1. Per tutto è una stagione ed un tempo è per ogni cosa sotto il cielo. 2. Un tempo per partorire ed un tempo per morire; un tempo per piantare ed un tempo per sradicare il piantato. 3. un tempo per uccidere ed un tempo per guarire; un tempo per fare una breccia ed un tempo per ricostruire; 4. un tempo per piangere ed un tempo per ridere; un tempo facendo lutto ed un tempo danzando; 5. un tempo per scagliare sassi e un tempo raccogliendo sassi; un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dall’abbraccio; 6. un tempo per cercare e un tempo per sacrificare; un tempo per custodire e un tempo per gettare via; 7. un tempo per strappare e un tempo per cucire; un tempo per tacere e un tempo per parlare; 8. un tempo per amare e un tempo per odiare; un tempo guerra e un tempo pace. 9. Quale guadagno ha colui che fa con ciò con cui s’affatica? 10. Vidi il lavoro che Dio ha dato ai figli dell’uomo perché vi lavorino. 11. Il tutto egli ha fatto bello a suo tempo anche il «desiderio del tempo» ha dato nel loro cuore senza che l’uomo trovi l’opera che Iddio ha fatto dall’inizio alla fine. 12. Compresi che non c’è buono in loro che star lieti e vivere bene nella sua vita. 13. Ed anche ogni uomo che mangia e beve e veda il buono in tutta la sua fatica, ciò è dono di Dio. 14. Compresi che tutto ciò che fa Iddio, quello è «in continuazione» ad esso non c’è da aggiungere e da esso non c’è da ridurre così Iddio fa che temano alla sua presenza. 15. Quello che è stato già fu e quel che ha ad essere già fu e Iddio cerca il passato. 16. Vidi, ancora, sotto il sole il luogo del diritto colà l’iniquità, il luogo della giustizia colà l’iniquità. 17. Ho detto, proprio io, nel mio cuore il giusto e il malvagio giudica Iddio perché è un tempo per ogni cosa e per ogni azione colà. 18. Ho detto, proprio io, nel mio cuore a proposito dei figli dell’uomo Iddio li prova sicuramente, per vedere che, di per sé, essi sono bestie. 19. Perché una sorte ha il figlio dell’uomo e una sorte ha l’animale un’unica sorte a loro, come questo muore così quello muore ed un unico spirito è per tutti e non c’è guadagno dell’uomo sull’animale certamente tutto è mancanza. 20. Tutto cammina verso un unico luogo tutto fu dalla polvere e tutto ritorna alla polvere. 21. Chi può sapere se lo spirito dei figli dell’uomo quello che sale verso l’alto mentre lo spirito dell’animale quello discende in basso verso la terra? 22. Vidi, infine, che realmente non c’è buono che l’essere umano gioisca del suo lavoro perché questa è sicuramente la sua parte. Giacché, chi lo porterà a vedere che cosa ci sarà dopo di lui? Struttura 1,1 Titolo (rispecchiamento); 1,2 Sentenza iniziale che fa da inclusione a tutto il libretto (1,2; 12,8); 1,3 La domanda antropologica. Cambia la prospettiva non più «che cosa» e/o «chi è l’uomo» ma un più quotidiano e terrigeno «che ci guadagna»; 1,4.5-7.8-11 Il poemetto antropo/cosmo/logico (contesto umano). L’antropologia si rispecchia nella cosmologia, contestualizzando la prospettiva umana; 1,12-2,26 Finzione Regale in chiave ironica: 1,12: rispecchiamento, Qohelet assume la maschera regale; richiamo di 1,1; io 1,13-15 l’immaginario (progetto regale; strutturante fino a 3,22); io/tu 1,16-18 il simbolico (onnipotenza edipica); io+/tu- rifiuto dell’altro, chiusura in sé; 2,1-11: 1-2 la gioia; 3-9 il narcisismo; 10-11 valore e asseverazione finale; io+/tu2,12-17 La pulsione di morte; io-/tu- stato depressivo; rifiuto della realtà; 2,18-23 L’alienazione; io-/tu- svalutazione di sé e dell’altro; 2,24-26: 24-25 il meglio nella natura umana; io+/tu+ equilibrio come realtà semplice ma positiva (comparsa della terzietà); - 26 sentenza tradizionale e sua asseverazione. La scena centrale della mascherata regale, in chiara chiave ironica, valuta il guadagno nella prospettiva umana situando l’uomo nella dipendenza. Questa finzione regale, dopo aver giocato tutte le possibilità umane (1,12.2,1-11), è utilizzata da Qohelet come una chiave di accesso al cuore dell’uomo per ri-portarlo davanti a Dio (2,24-26); 3,1.2-8 «Il poemetto dei tempi» (totalità del tempo umano). Da qui in poi, inizia il recupero della somma dell’agire umano (4 x 7 totalità) nella sfera divina (3,1-8); 3,9 Ripresa della domanda. Tale ripresa sottolinea , con la caduta del sintagma «sotto il sole», il cambiamento di prospettiva già anticipato in 2,24-26. Ora è posta in assoluto; 3,10-11.12-13.14-15 Il legame rivela il progetto divino. L’agire umano entra nella sfera divina, si noti la scomparsa di qualsiasi giudizio di insuccesso; 3,16-17.18-19.20-21.22 Il legame con Dio, (fondamento antropologico). Speranza dell’uomo La maschera iniziale 1,1 «Parole di Qohelet, figlio di Davide, re in Gerusalemme» La sentenza iniziale 2 «“Mancanza a essere”, dice Qohelet, mancanza a essere tutto è mancanza». La domanda antropologica 3 «Quale guadagno all’uomo in tutta la sua dura fatica con cui s’affatica sotto il sole?» Il poemetto antropo/cosmo/logico Il contesto scenografico 4. Generazione va’ e generazione viene e la terra per sempre sta. La cosmologia quale palcoscenico umano 5. Uscirà il sole e rientrerà il sole e al suo luogo anelando ecco colà esce. 6. Andando a sud e girando a nord girando rigirando va il vento e al suo giro torna colà il vento. 7. Tutti i fiumi vanno al mare ma il mare non si colma al luogo verso cui i fiumi vanno colà essi ritornano ad andare. L’antropologia si rispecchia nella cosmologia 8. Tutte le parole sono in effervescenza un uomo non è capace di parlar(le), un occhio non si sazia di veder(le) un orecchio non si colma di udir(le). 9. Quel che fu ecco sarà e quel che fu fatto ecco sarà fatto e non c’è niente di nuovo sotto il sole. 10. C’è una parola che si dice: «Guarda questa è nuova!» ecco già fu in un altro tempo che fu davanti a noi. 11. Non c’è ricordo dei primi e anche degli ultimi che saranno non sarà ricordo di loro con coloro che saranno ultimi. Il rispecchiarsi dell’uomo 12. Proprio io, Qohelet, fui re su Israele in Gerusalemme. Il progetto regale 13. Applicai il mio cuore ad indagare e ad esplorare con sapienza sopra tutto ciò che si fa sotto i cieli. Questa è la cattiva occupazione che Dio ha dato ai figli dell’uomo perché vi lavorino. 14. Vidi tutte le azioni che si fanno sotto il sole ed ecco tutto è mancanza, è desiderare il desiderio. 15. Quello che è storto non si può rendere dritto e quello che manca non si può contare. La nascita del simbolico o seconda fase di Edipo 16. Ho parlato, proprio io, con il mio cuore per dire ecco, proprio io, ho accresciuto ed ho incrementato la sapienza più di ognuno che fu prima di me sopra Gerusalemme e il mio cuore vide una grande abbondanza di sapienza e di conoscenza. 17a. Così applicai il mio cuore a conoscere sapienza, conoscenza e follie, stoltezza, 17b. conobbi che anche questo, ecco, è desiderare il desiderio. 18. Certamente maggior sapienza maggior gravame così che aumento della conoscenza aumento della sofferenza. La letizia, una prima parte nell’uomo 2,1. Ho parlato, proprio io, con il mio cuore vai ti metterò alla prova con la letizia, godi il buono ma anche ciò è mancanza. 2. Quanto al riso ho detto «follia» e quanto alla letizia «che cosa fa?» 3. Ho esplorato con il mio cuore trascinando con il vino la mia carne mentre il mio cuore agiva con la sapienza e catturando follia fino a vedere che cosa sia buono per i figli dell’uomo di modo che lo faccia sotto i cieli nei giorni contati della sua vita. 4. Realizzai opere magnifiche edificai per me palazzine piantai per me vigneti, 5. 6. feci per me orti e parchi e vi piantai alberi di ogni genere di frutto, feci per me cisterne di acqua per irrigarne il bosco che produce alberi. 7. Comprai schiavi e schiave e figli di casa furono a me anche greggi di vacche e greggi di pecore furono a me più di ognuno che fu prima di me in Gerusalemme. 8. accumulai per me anche argento e oro e tesori di re e ricchezze delle province. Feci per me cantori e cantatrici e il piacere dei figli dell’uomo un copioso numero di donne. 9. E fui grande e magnifico più di ognuno che fu prima di me in Gerusalemme e per colmo la mia sapienza rimase a me. 10. E tutto quello che desideravano i miei occhi non glielo allontanai non ho ricusato al mio cuore alcun letizia perché il mio cuore ero lieto di tutta la mia fatica e questo fu la parte di tutta la mia fatica. 11. Allora mi voltai, proprio io, su tutte le mie opere che hanno fatto le mie mani e sulla fatica che ho faticato per farle ed ecco tutto è mancanza e desiderare il desiderio non c’è guadagno sotto il sole. La svalutazione di sé 12. 13. Mi posi, proprio io, a riflettere sulla sapienza, sulla follia e sulla stoltezza. Perché quale tipo d’uomo verrà dopo il re il quale in altri tempi fecero? Vidi, proprio io, che c’è un guadagno per la sapienza sulla stoltezza come un guadagno ha la luce sulla tenebra. 14. Il sapiente ha i suoi occhi nella sua testa, lo stolto cammina nelle tenebre ma ho capito, anche proprio io, che una sorte uguale tocca a tutte e due. 15. Così ho detto, proprio io, nel mio cuore: la sorte dello stolto anche proprio io, mi accadrà e perché sono saggio proprio io? Dove è il guadagno?Allora ho parlato nel mio cuore: anche ciò è mancanza. 16. Perché non vi sarà ricordo per il saggio così come per lo stolto, per sempre, perché ormai, nei giorni che vengono, il tutto sarà scordato. Come può il saggio morire come lo stolto? 17. Presi in odio la vita perché male su di me l’azione che si compie sotto il sole perché il tutto è mancanza e desiderare il desiderio. L’alienazione come rifiuto della realtà 18. Presi in odio, proprio io, tutta la mia fatica che proprio io feci sotto il sole la quale devo lasciarla all’uomo che sarà dopo di me. 19. E chi può sapere se sarà saggio o stolto? Sicuramente avrà pieno dominio su tutta la mia fatica nella quale ho faticato e ho impegnato la mia saggezza sotto il sole anche ciò è mancanza. 20. Dunque sono tornato dentro di me, proprio io, per far disperare il mio cuore per tutta la fatica che ho faticato sotto il sole. 21. Perché c’è un uomo il quale ha faticato con sapienza e con scienza e con abilità e ad un uomo che non ha faticato con lui deve dargli la sua parte di certo questo è mancanza e sventura grande. 22. Perché cosa ha l’uomo da tutta la sua fatica e preoccupazione del suo cuore con cui s’affatica sotto il sole? 23. Perché tutti i suoi giorni sono afflizioni e affanno è la sua occupazione neppure nella notte non si riposa il suo cuore anche ciò è mancanza. La mancanza porta alla presenza del divino 24. Non c’è buono nella natura umana che mangi, beva e faccia vedere alla sua anima il buono della sua fatica, certamente questo ho visto, proprio io, che ciò è dalla mano dell’Iddio. 25. Perché chi mangia «e chi può sentire il piacere della letizia» senza di lui? 26. Perché ad un uomo che è buono davanti a lui dà sapienza, scienza e letizia e al peccatore dà il compito di raccogliere e di accumulare per dare ad un buono davanti l’Iddio anche ciò è mancanza e desiderare il desiderio. Il tempo è nella mani di Dio 3,1. Per tutto è una stagione ed un tempo è per ogni cosa sotto il cielo. La distesa dei tempi 2. Un tempo per partorire ed un tempo per morire; un tempo per piantare ed un tempo per sradicare il piantato. 3. un tempo per uccidere ed un tempo per guarire; un tempo per fare una breccia ed un tempo per ricostruire; 4. un tempo per piangere ed un tempo per ridere; un tempo facendo lutto ed un tempo danzando; 5. un tempo per scagliare sassi e un tempo raccogliendo sassi; un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dall’abbraccio; 6. un tempo per cercare e un tempo per sacrificare; un tempo per custodire e un tempo per gettare via; 7. un tempo per strappare e un tempo per cucire; un tempo per tacere e un tempo per parlare; 8. un tempo per amare e un tempo per odiare; un tempo guerra e un tempo pace. 1,3 «Quale guadagno all’uomo in tutta la sua dura fatica con cui s’affatica sotto il sole?» 3,9. Quale guadagno ha colui che fa con ciò con cui s’affatica? L’antropo/teo/logia della creazione 10. Vidi il lavoro che Dio ha dato ai figli dell’uomo perché vi lavorino. 11. Egli ha fatto il tutto bello a suo tempo anche il «desiderio del tempo» ha dato nel loro cuore senza che l’uomo trovi l’opera che Iddio ha fatto dall’inizio alla fine. L’antropo/teo/logia del dono 12. Compresi che non c’è buono in loro che star lieti e vivere bene nella sua vita. 13. Ed anche ogni uomo che mangia e beve e veda il buono in tutta la sua fatica, ciò è dono di Dio. La consapevolezza della presenza 14. Compresi che tutto ciò che fa Iddio, quello è «in continuazione» ad esso non c’è da aggiungere e da esso non c’è da ridurre così Iddio fa che temano alla sua presenza. 15. Quello che è stato già fu e quel che ha ad essere già fu e Iddio cerca il passato. Dio l’unica speranza dell’uomo Il tempo del giudizio 16. Vidi, ancora, sotto il sole il luogo del diritto colà l’iniquità, il luogo della giustizia colà l’iniquità. 17. Ho detto, proprio io, nel mio cuore il giusto e il malvagio giudica Iddio perché è un tempo per ogni cosa e per ogni azione colà Il giudizio di Dio 18. Ho detto, proprio io, nel mio cuore a proposito dei figli dell’uomo Iddio li prova sicuramente, per vedere che, di per sé, essi sono bestie. 19. Perché una sorte ha il figlio dell’uomo e una sorte ha l’animale un’unica sorte a loro, come questo muore così quello muore ed un unico spirito è per tutti e non c’è guadagno dell’uomo sull’animale certamente tutto è mancanza. Il ritorno alla polvere 20. Tutto cammina verso un unico luogo tutto fu dalla polvere e tutto ritorna alla polvere. Il novum di Qohelet 21. Chi può sapere se lo spirito dei figli dell’uomo quello che sale verso l’alto mentre lo spirito dell’animale quello discende in basso verso la terra? L’unica parte dell’uomo è la letizia 22. Vidi, infine, che realmente non c’è buono che l’essere umano gioisca del suo lavoro perché questa è sicuramente la sua parte. Giacché, chi lo porterà a vedere che cosa ci sarà dopo di lui?