Piano di Coordinamento degli Orari RELAZIONE ILLUSTRATIVA 18 dicembre 2007 1 Indice Piano di Coordinamento degli Orari ........................................................................................ 1 Indice ...................................................................................................................................... 2 1.Introduzione al Piano di Coordinamento degli Orari .......................................................... 4 1.1 Rilevanza delle politiche dei tempi .............................................................................. 4 1.2 Ragioni sociali della pianificazione temporale ............................................................. 5 1.3 Inquadramento normativo ........................................................................................... 6 2.Descrizione del contesto locale territoriale ...................................................................... 10 2.1 Inquadramento generale .......................................................................................... 10 2.2 Strumenti di pianificazione territoriale, programmi di intervento e progetti ................ 12 2.3 Progetti per l'accessibilità e flessibilità dei servizi .................................................... 14 2.4 Politiche di pari opportunità ..................................................................................... 16 2.5 Politiche e azioni di coinvolgimento dei cittadini ........................................................ 16 2.6 Accordi con altri enti ................................................................................................ 18 3.Obiettivi del PCO ............................................................................................................ 19 3.1 Favorire la fruizione dei servizi pubblici e privati, coordinando e sincronizzando gli orari: .............................................................................................................................. 19 3.2 Favorire l'interrelazione del PCO con la pianificazione comunale ............................ 19 3.3 Sensibilizzare la cittadinanza sul tema delle pari opportunità e promuovere politiche e progetti ad hoc ............................................................................................................... 19 3.4 Favorire politiche di conciliazione dei tempi per i dipendenti comunali ...................... 20 4.L’approccio metodologico ............................................................................................... 20 4.2 Un'azione pubblica trasversale e partecipata............................................................ 21 4.3 Strumenti metodologici ............................................................................................. 22 5.Destinatari ...................................................................................................................... 25 6.Programma di lavoro....................................................................................................... 25 6.1 fase 1: Analisi e conoscenza del contesto locale ...................................................... 25 Obiettivi ................................................................................................................... 25 Attività...................................................................................................................... 26 Coinvolgimento di soggetti locali .............................................................................. 26 Obiettivi ................................................................................................................... 26 Attività...................................................................................................................... 26 Strumenti metodologici ............................................................................................ 27 Coinvolgimento dei soggetti locali ............................................................................ 27 6.3 Fase 3: Analisi delle esigenze di conciliazione dei dipendenti comunali ................... 27 Obiettivi ................................................................................................................... 27 Attività...................................................................................................................... 27 Strumenti metodologici ............................................................................................ 27 Coinvolgimento dei soggetti locali ............................................................................ 28 6.4 fase 4: Individuazione delle azioni del Piano ............................................................ 28 Obiettivi ................................................................................................................... 28 Attività...................................................................................................................... 28 Strumenti metodologici ............................................................................................ 29 Coinvolgimento dei soggetti locali ............................................................................ 29 6.5 Fase 5: Elaborazione del Piano di coordinamento degli orari ................................... 30 Obiettivi ................................................................................................................... 30 Attività...................................................................................................................... 30 Strumenti metodologici ............................................................................................ 30 Coinvolgimento dei soggetti locali ............................................................................ 30 6.6 Fase 6 (trasversale a tutto il processo): Comunicazione e informazione................... 30 Obiettivi ................................................................................................................... 30 Attività...................................................................................................................... 30 Strumenti ................................................................................................................ 30 Schema sintetico delle Fasi – Attività – Strumenti .......................................................... 32 7.Cronoprogramma ............................................................................................................ 33 8.Coerenza con i criteri di valutazione del bando ............................................................... 33 2 1. Introduzione al Piano di Coordinamento degli Orari 1.1 Rilevanza delle politiche dei tempi Le politiche temporali hanno posto al centro dell’attenzione delle città la qualità dei tempi di vita dei cittadini. Ciò avviene in Italia, dove le politiche temporali sono nate a metà degli anni ’80, e in Europa dove si vanno rapidamente diffondendo, soprattutto negli stati dell’Unione a più alto tasso di industrializzazione, come Francia, Germania, Spagna e Olanda. Le politiche sui “tempi della città” all’inizio hanno trattato principalmente il problema del coordinamento degli orari dei servizi di interesse pubblico (scuole, attività commerciali, trasporti, musei, uffici della pubblica amministrazione, ecc.) sulla base dell’art. 36 della L. 142/90 che assegna al sindaco la potestà di coordinare gli orari pubblici a favore di un nuovo profilo temporale della domanda. In senso più generale, il tema trattato nella prima fase delle politiche temporali urbane è stato pertanto l’armonizzazione dei regimi orari che regolano la vita sociale della comunità insediata in area comunale, con il fine di migliorare l’accessibilità ai servizi di interesse pubblico da parte dei cittadini e dei soggetti collettivi quali le imprese. Nel corso del tempo la sperimentazione di politiche temporali urbane, che è stata attuata da innumerevoli comuni, ha arricchito il tema dell’armonizzazione dei sistemi orari della città con il tema della qualità dei tempi di vita dei cittadini alla scala quotidiana. Il vivere urbano nel modo in cui si è realizzato, progettato, pianificato per molti decenni mostra sempre più segnali di inadeguatezza rispetto alle profonde trasformazioni sociali che sono in corso, trasformazioni che impongono, tra le altre cose, di sperimentare nuovi nessi tra tempo e spazio, tra orari e organizzazione della vita, tra luoghi e aree metropolitane. Per quanto riguarda la pianificazione dei tempi, uno dei presupposti da cui muovere è che il tempo, o meglio, il modello temporale, sia uno strumento e non un oggetto: non si pianifica il "tempo" bensì, attraverso un intervento sul tempo, si pianifica la vita degli individui, si organizzano le attività sociali, si sincronizzano le vite individuali con i ritmi sociali, si determinano i limiti di fruibilità dei servizi, e così via. Intervenire sul tempo, quindi, non può prescindere dalla considerazione che non vi è un modo "ottimale" di investire il tempo bensì che l'obiettivo da ricercare è quello di utilizzare la configurazione del modello temporale per depotenziare i conflitti tra gli individui, per ordinare la vita dei cittadini, per rendere più agevole la quotidianità. Il Piano del tempi è da vedersi, di conseguenza, come il risultato di scambi e relazioni in cui ogni soggetto (individuale o collettivo) faccia valere i suoi bisogni e sia disposto a confrontarli e armonizzarli con quelli degli altri soggetti. Il Piano, in altri termini, può essere il risultato di forze diverse e molteplici che pur muovendo da punti diversi, e forse talvolta distanti, trovano degli elementi di accordo in virtù di un migliore funzionamento e di una maggiore vivibilità della città. 1.2 Ragioni sociali della pianificazione temporale Molte ricerche hanno evidenziato che le principali trasformazioni strutturali e culturali in atto nella società e nelle città post-fordiste sono accompagnate da profondi cambiamenti temporali: gli orari di lavoro flessibili nel quadro delle regole post-fordiste di organizzazione del lavoro; la desincronizzazione dei sistemi di orari pubblici; l’aumento della mobilità di persone, merci e informazioni nel quadro della globalizzazione dei processi economici e sociali; i nuovi valori attribuiti all’uso del tempo per progetti di vita nel quadro della individualizzazione dei comportamenti e del 3 consumismo. Questi processi di cambiamento sono accompagnati da nuovi usi del tempo e del territorio e nuove attese di qualità della vita da parte dei cittadini. I nuovi orari pubblici, esito dell’espianto degli orari industriali e dell’economia dei servizi, aprono nuovi conflitti sull’uso del tempo: fra generazioni, ad esempio nell’uso degli spazi pubblici durante la notte o nella distribuzione della ricchezza fra generazioni nel quadro dell’attuale welfare; fra clienti dei servizi e dipendenti degli stessi poiché nuovi orari dei servizi possono richiedere nuovi orari di lavoro; fra tempi non standardizzabili della cura parentale e orari di lavoro che non sono orientati alla famiglia; fra genitori nella ripartizione della cura parentale; fra i sessi nella cultura dell’uso del tempo personale. L'introduzione di tecnologie nuove, maggiormente "flessibili", e l'incertezza e la variazione delle esigenze di mercato si ripercuotono su una richiesta di flessibilità riguardo al tempo lavorativo La flessibilizzazione temporale può significare, anche nel caso delle organizzazioni di servizio, tanto del settore privato che pubblico, la possibilità di ampliare e migliorare l'offerta del servizio prestato ai clienti o utenti: è noto, ad esempio, che l'elevata rigidità temporale di molte organizzazioni pubbliche di servizio rappresenta in Italia uno dei motivi ricorrenti dell'insoddisfazione dell'utenza nei confronti del servizio pubblico. Dal punto di vista dei lavoratori poi, la flessibilità può consentire regimi temporali di lavoro meno coercitivi, aumentare i gradi di libertà nel quotidiano dei lavoratori e delle loro famiglie e una maggior gamma di scelte nel tempo libero. Infatti, è necessario ricordarlo, all'origine delle politiche dei tempi e degli orari per la città vi è una riflessione delle donne sulla loro vita; una riflessione cominciata a metà degli anni '70 attorno al tema del doppio lavoro per la famiglia e per il mercato, riflessione che è proseguita fino ad oggi dando luogo a proposte ed esperienze che mirano a liberare tempo e facilitare il vivere quotidiano. La lettura del problema tempo (all'interno della vita urbana) ci porta a sottolineare la peculiarità del soggetto femminile, come quello più coinvolto in un complesso meccanismo di raccordo fra i tempi della maternità e i tempi delle istituzioni sociali cittadine; tra tempi del privato e tempi del pubblico. Le donne sono gli elementi abituali e centrali nel definire le modalità di risposta ai bisogni dei singoli membri della famiglia attivando strategie combinatorie tra interno ed esterno, tra privato e pubblico di cui la risorsa tempo costituisce il perno. In sintesi, se da un lato i mutamenti in corso sospingono verso un graduale declino dei tradizionali "sincronismi sociali" su cui grava l'intera organizzazione sociale, dall'altro essi impongono la ricerca di una nuova idea di regolarità temporale, una nozione più fluida, fondata su una relazione dinamica tra tempi di lavoro e tempi di vita. 1.3 Inquadramento normativo Da diversi anni a questa parte il tema della qualità della vita urbana si coniuga con l'aspirazione a rivedere l'organizzazione degli orari e dei tempi della città: del lavoro, dei servizi, dei trasporti, della cultura, della famiglia, ecc. Il problema dei tempi e degli orari è diventato una primaria questione politica, un importante obiettivo di governo delle città. Il progetto di legge di iniziativa popolare "Orari di lavoro, stagioni della vita, tempi delle città" presentata alla Camera dalle donne parlamentari progressiste nel 1990 (firmataria Livia Turco), sancisce per tutti i cittadini, uomini e donne, tre grandi diritti: - il diritto all'"autogoverno del tempo"; - il diritto alla libera espressione della propria personalità nella varie dimensioni dell'esistenza (lavoro, cura, tempo libero, formazione, affettività, vita di relazione); 4 - il diritto a prestare e a ricevere cura". Superamento della divisione sessuale del lavoro e redistribuzione del lavoro di cura tra uomini e donne, oltre che tra individui e società, diventano espliciti impegni delle istituzioni. Si tratta di un progetto, mai istituzionalizzato che, per la prima volta in Italia, parla di un "Piano Regolatore degli Orari della città" mirato a "rendere più umani i tempi di lavoro, i tempi della città e i tempi di vita". Le politiche fino ad ora condotte in tutte le città stanno elaborando temi attorno al nesso che fu posto da questa prima legge, espressione profonda della cultura femminile. In particolare il tema del tempo diventa operativo, all'inizio degli anni Novanta, con la Legge 142/90 "Ordinamento delle Autonomie locali", che nasce dall'idea che anche il tempo della città, come il territorio, possa essere coordinato e governato dall'Amministrazione comunale. Tale legge contempla per la prima volta la redazione di Piani Regolatori degli Orari o di Piani di coordinamento degli orari. L'art. 36 della legge 142/90 fornisce, infatti, un importante riferimento legislativo, dal quale sono derivate un insieme di norme scritte negli Statuti dei singoli Comuni e leggi regionali. Tale articolo, al terzo comma, attribuisce al sindaco il compito di "coordinare gli orari degli esercizi commerciali, dei servizi pubblici, nonchè gli orari di apertura al pubblico degli uffici periferici delle amministrazioni pubbliche, al fine di armonizzare l'esplicazione dei servizi alle esigenze complessive e generali degli utenti". Altre leggi (a livello nazionale) che riguardano, spesso indirettamente, gli orari e i tempi della città sono: la Legge 241/90 "Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi". La norma, conosciuta come la "legge per la trasparenza del procedimento amministrativo", recepisce il problema del tempo come strettamente legato ai diritti di cittadinanza e ad un nuovo rapporto fra le amministrazioni e i cittadini, introducendo l'obbligo di espletare il procedimento amministrativo in un tempo breve e definito, chiaramente indicato su ogni atto. Ecco come recita il comma 2 dell'articolo 2: "Le pubbliche amministrazioni determinano per ciascun tipo di procedimento, in quanto non sia già direttamente disposto per legge o per regolamento, il termine entro cui esso deve concludersi. Tale termine decorre dall'inizio di ufficio del procedimento o dal ricevimento della domanda se il procedimento è ad iniziativa o di parte". Per la suddetta legge, inoltre, il tempo è un fattore sociale che determina pari opportunità fra i cittadini: all'art. 1, infatti, si parla di un riequilibrio delle responsabilità familiari fra i due sessi "anche mediante una diversa organizzazione del lavoro, delle condizioni e del tempo di lavoro". La Legge 125/1991 "Azioni positive per la realizzazione della parità fra uomo e donna nel lavoro" all'art. 2 comma 2, lett. e) indica mediante una riorganizzazione del lavoro e delle condizioni e del tempo di lavoro, la via per favorire un miglior equilibrio tra responsabilità familiari e professionali e una più equa ripartizione dei compiti tra i sessi. Tali disposizioni sono riprese nella Legge 421/92 e dal Decreto legge attuativo 29/93 "Razionalizzazione della organizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell'art. 2 della legge 23 Ottobre 1992, n. 241" che rivedono la disciplina in materia di pubblico impiego. Il decreto 29/93 (art. 5 comma 1 lett. d), fra i criteri generali di riorganizzazione delle Pubbliche Amministrazioni sancisce "l'armonizzazione degli orari di servizio di apertura degli uffici con le esigenze dell'utenza e con gli orari delle amministrazioni pubbliche dei Paesi della Comunità europea, nonchè con quelli del lavoro privato". A livello regionale sono state poi approvate leggi di indirizzo per il piano regolatore degli orari con la previsione anche di finanziamenti per attività di ricerca sul governo dei tempi nel territorio regionale, iniziative volte all'informazione e alla diffusione dei diritti dei cittadini per migliorare la qualità della vita individuale e collettiva attraverso un razionale governo del tempo, costituzione di un osservatorio permanente e corsi di formazione professionale. 5 La Regione Piemonte il 6 aprile 1995 ha approvato la LR n. 52 che prescrive le norme per la redazione e l'adozione dei Piani Comunali di Coordinamento degli Orari ( PCO), ai sensi dell' art. 36, comma 3, della legge n. 142/90. Le finalità generali che la Regione persegue sono le seguenti (art. 1): - la migliore articolazione dei tempi destinati all'attività lavorativa, alla vita di relazione, alla cura delle persone, alla crescita culturale e allo svago per un maggior autogoverno del tempo di vita personale e sociale; - l'armonizzazione dei tempi della città e il coordinamento degli orari dei servizi pubblici e privati; - il miglioramento della fruibilità dei servizi, in particolare di quelli destinati alla cura delle persone nell'ambito della solidarietà sociale e delle attività di volontariato; - la promozione, anche ai sensi dell' articolo 1, comma 2, lettera e), della legge 10 aprile 1991, n. 125, delle pari opportunità favorendo, anche mediante una diversa organizzazione del lavoro, l'equilibrio tra responsabilità familiari e professionali e una migliore ripartizione di tali responsabilità tra i due sessi. La legge regionale stabilisce che per la definizione dei PCO i Comuni devono attenersi ai seguenti criteri (art. 5): - organizzare gli orari degli uffici e dei servizi pubblici che implicano attività di sportello al pubblico, sia mediante l'aumento della durata giornaliera d'apertura che con una articolazione sfalsata delle fasce orarie, agevolando l'accesso all'informazione; - rendere gli orari dei servizi socio educativi, assistenziali e sanitari, per durata media e per articolazione giornaliera, funzionali agli orari delle attività lavorative prevalenti sul territorio; - finalizzare, in ottemperanza alla legge 7 agosto 1990, n. 241, le operazioni burocratiche dei servizi pubblici all'efficienza e al risparmio di tempo per l'utenza, mediante la semplificazione delle modalità di accesso, la piena applicazione delle disposizioni in materia di autocertificazione, nonché l'introduzione di procedure informatizzate e connesse in rete; - organizzare e programmare gli orari delle attività commerciali in modo da garantire l'erogazione nelle diverse zone della città, anche non facendo coincidere gli orari di apertura, di chiusura e i turni di riposo per gli esercizi dello stesso ramo di attività; - far corrispondere gli orari e la frequenza dei trasporti pubblici alle esigenze di razionalizzazione della mobilità urbana e sovraurbana, in relazione alle limitazioni orarie e favorendo forme di trasporto che siano in grado di fronteggiare specifiche necessità; - organizzare gli orari di biblioteche, musei ed Enti culturali in modo da consentirne un'ampia fruizione, mediante l'aumento della durata giornaliera di apertura, anche con estensione alle fasce serali, della durata settimanale su tutti i mesi dell'anno. Il Sindaco, nella definizione del PCO, promuove opportune iniziative di informazione e di consultazione anche mediante specifiche analisi delle esigenze degli utenti. A tal fine si avvale delle osservazioni formulate dai rappresentanti delle Amministrazioni pubbliche, delle Associazioni delle categorie interessate, delle Organizzazioni sindacali di categoria più rappresentative a livello locale, delle Commissioni pari 6 opportunità, delle Associazioni femminili, delle Associazioni degli utenti e dei consumatori, nonché di altre Associazioni secondo le disposizioni dello Statuto comunale. Eventualmente il Sindaco promuove, ai sensi delle leggi 142/90 e 241/91, accordi e intese fra tutti i soggetti, collettivi e istituzionali, pubblici e privati, interessati alla determinazione degli orari nelle città. Nel marzo del 1995 un nuovo quadro legislativo nazionale è stato presentato in Parlamento (firmataria Livia Turco). La legge disciplina i compiti delle Regioni, i poteri del sindaco, il piano territoriale degli orari della pubblica amministrazione, la partecipazione di cittadini/e, i calendari scolastici, gli orari dei negozi, le banche del tempo. Si tratta di una legge di terza generazione che ricapitola i cinque anni di esperienza italiana in materia di azioni sugli orari. L'8 aprile 2000 il Parlamento ha approvato la Legge 53 “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città”. La seconda parte della Legge 53 è dedicata ai tempi della città ed obbliga (Capo V) i Sindaci di città con più di 30.000 abitanti a: - predisporre un Piano Territoriale degli Orari; - istituire un Ufficio Tempi; - individuare un Dirigente in materia; - istituire un Tavolo di concertazione delle Istituzioni cittadine per l’attuazione dei progetti contenuti nel Piano . Identifica inoltre due livelli di azione, quello regionale e quello comunale (rif. Articoli 2223-24-25-26-27). All’art. 24 della Legge 53 a proposito del Piano territoriale degli orari si legge: “… strumento unitario per finalità ed indirizzi, articolato in progetti, anche sperimentali, relativi al funzionamento dei diversi sistemi orari dei servizi urbani e alla loro graduale armonizzazione e coordinamento… I comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti sono tenuti ad individuare un responsabile cui è assegnata la competenza in materia di tempi ed orari e che partecipa alla conferenza dei dirigenti, ai sensi della legge 8 giugno 1990, n. 142, e successive modificazioni… Nell'elaborazione del piano si tiene conto degli effetti sul traffico, sull'inquinamento e sulla qualità della vita cittadina degli orari di lavoro pubblici e privati, degli orari di apertura al pubblico dei servizi pubblici e privati, degli uffici periferici delle amministrazioni pubbliche, delle attività commerciali, ferme restando le disposizioni degli articoli da 11 a 13 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, nonché delle istituzioni formative, culturali e del tempo libero”. 2. Descrizione del contesto locale territoriale 2.1 Inquadramento generale 2.1.1 Territorio Il Comune di Rivalta di Torino (25,25 kmq, 295 m slm) è situato a sud-ovest di Torino e sorge, come suggerisce il nome, sulla “riva alta” del torrente Sangone. Rivalta di Torino nasce come primo nucleo fortificato all’interno del fenomeno complessivo dell’incastellamento che aveva preso avvio nell’Italia del Nord durante il X 7 secolo in relazione con il progetto concernente la ramificazione di avamposti lungo la via Francigena. Lo sviluppo degli agglomerati urbani delle frazioni di Pasta, Tetti Francesi e Gerbole è uno sviluppo recente determinato dall’esplosione industriale avvenuta nel secondo dopoguerra e segnatamente dagli anni ’70 con l’insediamento degli stabilimenti Fiat. Ne deriva un territorio costituito da sistemi urbani con caratterizzazione diversa che vivono pressoché in maniera indipendente: il Centro storico e le tre frazioni. Il centro storico rimane abbastanza integro, concedendo per contro ampia disponibilità territoriale allo sviluppo industriale a sud e a quello commerciale al centro, sfruttandone i benefici economico-sociali e trasferendo altrove le esternalità negative.1 2.1.2 Dinamiche demografiche Fino agli anni ’50 Rivalta conserva la dimensione di piccolo paese agricolo, con un incremento della popolazione che potremmo definire fisiologico. Nel 1936 Rivalta contava 1.945 abitanti, il 60% della popolazione attiva era dedita all’agricoltura, il 26% all’industria e il restante 14% all’artigianato e al commercio. Nel 1957 i residenti raggiungono i 2.207 e l’aumento è dovuto, per lo più, ad una forte immigrazione di veneti dal Polesine, immigrazione che continuò, con una certa regolarità, negli anni immediatamente seguenti. Negli anni ’60 comincia per Rivalta il boom dell’espansione edilizia ed industriale in seguito all’insediamento di alcuni grandi industrie (nel 1956 l’Indesit e nel 1966 la Fiat). Le dinamiche demografiche registrate a Rivalta, attraverso i censimenti, mettono bene in risalto questo fenomeno ed evidenziano il conseguente cambiamento della struttura e dell’identità del paese. In 10 anni si assiste ad un incremento del 410% della popolazione, soprattutto in concomitanza con l’insediamento della Fiat e si osserva che il 75% degli occupati è dedito all’industria, il 10% all’agricoltura e il 15% all’artigianato e al commercio. Fonte Istat Anno popolazione 1961 2.520 1971 10.308 1981 13.990 1991 15.971 2001 17.565 2007 18.504 In sintesi, nel ventennio compreso tra il 1960 e il 1980, l’identità e l’immagine di Rivalta è legata prevalentemente allo sviluppo industriale, mentre nel decennio successivo si sovrappone un processo migratorio dalla città di Torino verso l’area metropolitana, in quanto il territorio di Rivalta è capace di attrarre famiglie che cercano una dimensione abitativa qualitativamente migliore.2 Oggi (dati luglio 2007) la popolazione di Rivalta, pari a 18.504 abitanti, si articola come segue: femmine 9.311 maschi 9.193 Residenti comunitari 424 (di cui 367 rumeni) Residenti 218 extracomunitari 0-17 anni 3.038 18-30 2.472 31-60 8.540 61-90 4.355 Più di 90 anni 99 1 2 Dal Pisl “Reti d’acqua, architettura e paesaggio in bassa Val Sangone” pag. 7 dal Dossier di candidatura del CdQ II “Villaggio Sangone”, aprile 2004, pag. 3-6 8 Economia In seguito alla chiusura dello stabilimento Fiat, è stato promosso e sostenuto l’arrivo e il consolidamento di nuove e importanti aziende come Avio (azienda aerospaziale) e Opac Mare (importante azienda del settore navale nata e cresciuta a Rivalta). A fianco di realtà industriali con centinaia di addetti, negli ultimi anni è stato anche promosso l’arrivo di artigiani e piccole imprese con la vendita degli ultimi lotti disponibili nell’area industriale e con la realizzazione della nuova area industriale-artigianale a Pasta. Il Comune di Rivalta di Torino intende definire gli obiettivi e le azioni da affrontare attraverso il Piano di Coordinamento degli Orari a partire dai principali progetti avviati e in corso sul territorio - il centro storico e le frazioni - che pongono rispettivamente l’attenzione sulle diverse sfaccettature del tema dei tempi della città. Se ne dà un quadro sintetico di riferimento nei paragrafi seguenti. 2.2 Strumenti di pianificazione territoriale, programmi di intervento e progetti La Variante al Piano Regolatore Generale Comunale La variante prevede vari interventi tra cui la salvaguardia e la valorizzazione della Collina Morenica; l’allontanamento delle attività produttive impropriamente collocate all’interno di realtà residenziali; la promozione e la qualificazione del patrimonio storico, artistico e culturale; il miglioramento delle frazioni di Tetti Francesi e Gerbole, attraverso il potenziamento dei servizi pubblici e la riqualificazione urbana; il riordino completo della frazione Pasta, con l’ampliamento delle aree verdi attrezzate, la costruzione della nuova scuola primaria e la riqualificazione residenziale; il ridisegno dei quartieri residenziali con percorsi ciclopedonali, giardini e parcheggi e la prescrizione di utilizzo di volumetrie in favore dell’edilizia convenzionata. Il nuovo piano commerciale Il Comune di Rivalta, con la II Variante al P.R.G.C., ha definito anche la nuova programmazione commerciale. Tale operazione ha previsto un nuovo ruolo per via Giaveno, sottolineandone la funzione commerciale, oltre alla redazione del Progetto Unitario di Coordinamento (P.U.C.), approvato nel 2007 e condiviso con le associazioni commerciali di categoria. Il Centro commerciale e terziario in frazione Pasta L’intervento prevede la trasformazione di un’area di circa 100.000 mq con la realizzazione di edifici per una superficie di circa 40.000 mq, di cui 17.000 mq di vendita, per i quali è attivata la procedura di valutazione di impatto ambientale che ha ottenuto parere positivo dalla Regione. L’intervento, i cui lavori sono iniziati nell’aprile 2007, modificherà la viabilità sulle vie Torino e Gozzano realizzando percorsi sicuri sia per i pedoni sia per gli automobilisti con dissuasori, rotatorie, piste ciclabili verso le rive del Sangone, ecc., trasformando tali vie da arterie a scorrimento veloce a strade “calme” per un miglior uso da parte dei residenti. Verrà realizzata anche una piazza pubblica di oltre 5.000 mq con area verde alberata per il gioco bimbi e le attrezzature necessarie per il mercato settimanale. La zonizzazione acustica Nel 2006 è stato approvato il “Piano di classificazione acustica” che individua le classi acustiche su tutto il territorio rivaltese, cui dovranno adeguarsi gli interventi di edilizia e le attività. 9 La Relazione strategica La Relazione Strategica, adottata nel 2004, nasce con l’obiettivo di cogliere le potenzialità del Centro Storico, di trasformarlo, rendendolo più bello ed accogliente, e di valorizzare la vita e i servizi. La Relazione individua in modo organico le azioni di valorizzazione del centro storico, dei monumenti e del patrimonio storico-ambientale (il castello, il Monastero, ecc.) Il Contratto di quartiere “Villaggio Sangone” Nel 2004 l’Amministrazione, con il coinvolgimento attivo dei cittadini all’elaborazione delle scelte, ha partecipato al bando regionale “Contratti di Quartiere” con un programma organico di riqualificazione del Villaggio Sangone. Il piano finanziato dalla Regione, alla cui definizione hanno contribuito attivamente i cittadini rivaltesi, prevede la costruzione di 33 alloggi di edilizia economica e popolare e di servizi pubblici, la sistemazione di aree verdi, di aree per lo sport, di piste ciclabili, ecc. PISL Il comune di Rivalta, insieme ai Comuni di Beinasco, Bruino ed Orbassano partecipa al Programma Integrato di Sviluppo Locale “Reti d’acqua, architettura e paesaggio in bassa Val Sangone”. Tra gli interventi previsti dal PISL vi sono: recupero e riqualificazione del Castello di Rivalta e del Monastero riqualificazione degli edifici di Via Orsini al fine di creare nuovi spazi per le associazioni e realizzazione di una pista ciclabile sulla sponda sinistra del Sagone., Programma Territoriale Integrato Il Comune di Rivalta partecipa, insieme ad altri13 comuni e la Comunità Montana Bassa Valle di Susa e Cenischia, al Programma territoriale Integrato “Metromontano: verso la competitività sostenibile del tessuto produttivo, la riqualificazione del territorio e la conoscenza”. Gli ex magazzini di artiglieria in frazione Tetti Francesi Si tratta di un’area di 106.000 mq situata nella frazione di Tetti Francesi consegnata al comune dal demanio nel 2003. Il nuovo Piano Regolatore ha individuato per quest’area, fino ad oggi abbandonata, nuove destinazioni: edilizia sovvenzionata, agevolata e di libero mercato; aree per servizi pubblici, attività terziarie e commerciali. L’obiettivo è quello di creare un’area gradevole e ben servita che consenta di ricucire i quartieri di Tetti Francesi e Gerbole. Il Monastero Nel corso dell’ultimo decennio l’Amministrazione Comunale ha promosso una serie di interventi – finanziati con i fondi strutturali della Comunità Europea, con finanziamenti regionali e con fondi propri di bilancio – al fine di realizzare. Presso il complesso del Monastero e dell’ex mulino, un centro polivalente dotato di spazi e attrezzature per lo sviluppo e potenziamento di attività turistiche e rivolte ai cittadini ed alle associazioni locali. Le nuove scuole Recentemente è stata inaugurata la nuova scuola dell’infanzia di via Brodolini, dotata di tecnologie per il risparmio energetico, in grado di ospitare 4 sezioni ed è in fase di costruzione la scuola primaria dell’infanzia della frazione Pasta. Piano di protezione civile Nel 2004, con finanziamento regionale, il Comune ha avviato la predisposizione del Piano, approvato nel 2005, avvalendosi di consulenti specializzati nel settore e grazie alla collaborazione delle associaizoni, degli enti e delle istituzioni presenti sul territorio. 10 Programma 10.000 alloggi La Giunta Comunale ha approvato l’ammissibilità di sei progetti di edilizia agevolata (delibera n. 124), di uno studio di fattibilità - proposto dalla stessa Amministrazione comunale - per l’area delle ex Casermette di Tetti Francesi (delibera n. 125) e di dodici progetti di ristrutturazione di prima casa presentati da giovani under 35 (delibera n. 152). Inoltre, con delibera n. 127, ha approvato il progetto di costituzione di un’agenzia sociale per la locazione di tipo sovracomunale. Le zone a traffico limitato scolastiche Attivazione delle zone a traffico limitato scolastiche nella frazione di Tetti Francesi e nel Centro Storico di Rivalta. 2.3 Progetti per l'accessibilità e flessibilità dei servizi Giornata cittadino Tutti i mercoledì tutti gli uffici comunali, con orario continuato, sono aperti dalle 8,30 alle 18,30. Lo Sportello unico per le attività produttive Lo SPUN è una struttura comunale che eroga un servizio destinato agli imprenditori ed in generale a tutti coloro che intendono avviare, ristrutturare, ampliare, o cessare una attività produttiva. Per avere il via libera ad una attività imprenditoriale che comporti la realizzazione, l'ampliamento, ristrutturazione, e riconversione di impianti produttivi sono infatti necessari molteplici autorizzazioni, certificazioni, nulla osta, di competenza di differenti Enti Pubblici. Lo SPUN intende risolvere questo problema, unificando in una unica struttura i procedimenti precedentemente dispersi tra decine di ENTI. Il servizio di pronto intervento Dal mese di dicembre 2004 è attivo un servizio di pronto intervento che, tutti i giorni dalle 20.00 alle ore 8.00 del mattino successivo e dalle ore 20.00 del venerdì fino alle ore 8.00 del lunedì, impegna con reperibilità telefonica un dipendente che, verificando il tipo di intervento richiesto, provvede ad attivare i soggetti competenti, ovvero interviene personalmente laddove possibile. Lo sportello Informalavoro e l’Informagiovani Gli sportelli informativi del comune sono due (uno nel centro di Aggregazione giovanile e uno nei locali della biblioteca comunale di Tetti Francesi) ed integrano le funzioni di Informalavoro, coordinato da Assot, ed Informagiovani. Lo sportello di ascolto Servizio pubblico a disposizione di genitori, insegnanti e adulti che sentono la necessità di un confronto con un operatore qualificato, per affrontare le difficoltà che il ruolo educativo comporta. Lo sportello ha una sede in Rivalta centro e una nella frazione di Tetti Francesi. Il progetto Rivalta Muove & Cambia Un progetto di comunicazione che si struttura in quattro linee: i cantieri, i tesori, gli eventi e il territorio. Una campagna informativa che è nata e sta crescendo per integrare il sistema di comunicazione istituzionale e per coinvolgere i cittadini nei progetti nati per migliorare la comunità. Sito internet comune Nei prossimi mesi il sito internet verrà completamente rinnovato nell’ottica di favorire 11 l’accessibilità delle informazioni e dei servi, e per migliorare il diaologo con la pubblica amministrazione. Rivalta informa “Rivalta Informa” può essere descritto come il giornalino comunale che contiene informazioni ed approfondimenti sulle principali questioni che coinvolgono l’amministrazione. Rivalta Infoma si struttura in cinque uscite annue e viene inviato ad ogni famiglia. La città in tasca Uno strumento agile ed economico (viene realizzato totalmente in proprio) all’interno del quale trovano spazio le notizie che giungono dal Comune e quelle delle numerose associazioni rivaltesi. Il giornalino prevede 11 uscite annue ed è in distribuzione presso i punti informativi comunali e i numerosi esercizi comunali. L'Ufficio del Cittadino L'Ufficio Relazioni con il Pubblico è uno strumento di dialogo tra Amministrazione Comunale e Cittadinanza. E' un "servizio di trasparenza" che riconosce e valorizza il diritto dei cittadini all'informazione, all'ascolto, alla risposta, favorendo il loro ruolo attivo e la loro partecipazione, anche alle scelte della città. Ascolta, raccoglie e informa su sedi, orari e modalità di funzionamento degli uffici e dei servizi comunali, gestisce le segnalazioni di disservizio, i reclami ed i suggerimenti dei cittadini. Documenti a domicilio Su richiesta è possibile avere recapitati a domicilio i documenti richiesti all’Ufficio Anagrafe. Comune facile Il Comune di Rivalta aderisce al progetto "AtoC Piemonte - ComuneFacile" che è il progetto di e-government dei Comuni piemontesi, coordinato dalla Città di Torino e sviluppato con il supporto del CSI-Piemonte, finalizzato a diffondere e sviluppare servizi pubblici on line. Trasporto pubblico Nel 2003 è entrata in funzione la nuova linea urbana 2R che oltre a garantire il trasporto degli studenti ad Orbassano, consente di collegare le frazioni con il centro del paese. 2.4 Politiche di pari opportunità Guido io Progetto, promosso da Assot, per il reinserimento lavorativo di donne in situazione di vulnerabilità sociale. C’è parità per te Progetto per la promozione della parità di genere nell’accesso al lavoro attraverso il coinvolgimento di Enti locali, tessuto produttivo, scuole e cittadinanza. Nell’ambito del progetto, promosso da Assot, il Comune di Rivalta ha la funzione di ente capofila. Nido aperto I nidi comunali aprono le porte ad altri bimbi non iscritti regolarmente al nido, che possono utilizzare le strutture e gli spazi occasionalmente, con obbligo della presenza 12 di un adulto accompagnatore (baby parking). 2.5 Politiche e azioni di coinvolgimento dei cittadini Il Progetto “Tre volte AP.RO” Questo progetto, nato dalla forte esigenza di favorire la scolarizzazione e l’integrazione nelle comunità locali di Rivalta, Orbassano e Beinasco dei minori appartenenti alle etnie rom e sinti, intende promuovere anche interventi a favore dei nuclei familiari dei minori inseriti al fine di creare un ambiente familiare quanto più possibile favorevole alla crescita e allo sviluppo infantile e adolescenziale Pista da skate Nel 2004, su proposta di un gruppo di giovani, è stata realizzata, attraverso un percorso di progettazione partecipata, una pista da skate in viale Vif. Piazza Tetti francesi La nuova piazza di Tetti Francesi è stata progettata coinvolgendo direttamente i ragazzi. Scuola materna Pollicino La scuola materna Pollicino è stata progettata attraverso il diretto e attento coinvolgimento delle insegnanti al fine di realizzare una struttura in grado di rispondere alle esigenze concrete delle funzioni ospitate dalla strutture e dei bambini. Viabilità Pasta Al fine di definire la nuova viabilità di Pasta si è ritenuto fondamentale il coinvolgimento diretto dei cittadini al fine di individuare soluzioni ottimali rispetto alle esigenze di mobilità ed uso del territorio dei residenti. La riqualificazione del centro storico All’interno delle riflessioni e delle iniziative funzionali a riqualificare il centro storico di Rivalta, tenendo conto anche della recente acquisizione del Castello da parte del Comune, sono stati organizzati degli incontri con i cittadini per confrontarsi sulle possibili nuove funzioni da insediare nel centro, quali soluzioni architettoniche adottare per rendere maggiormente accessibile e vivibile l’area, quale pavimentazione adottare, ecc. Il Castello Nel giugno 2006 il Comune è diventato proprietario del Castello degli Orsini con l’obiettivo di ricomporre la struttura del centro storico, recuperando l’edificio e reintegrarlo con ruolo da protagonista nel tessuto urbano di Rivalta. A partire dal 2005 la Giunta comunale ha avviato forme di consultazione allargate alla cittadinanza e successivamente focalizzate su punti di interesse e attori privilegiati che hanno contribuito a definire aspettative, obiettivi e alcune destinazioni funzionali per il complesso. Il progetto di riqualificazione del Castello è stato inserito nel PISL presentato alla Regione Piemonte nell’ottobre 2006 posizionandosi al nono posto nella graduatoria regionale. I Nonni vigile Nel 2004 è stato istituito il servizio del nonno vigile allo scopo di favorire l’accesso dei bambini alle sedi scolastiche in tutta sicurezza valorizzando, al contempo, la figura del “nonno/a” che coadiuva la Polizia Municipale nella vigilanza delle scuole cittadine. 13 Il gruppo guide volontarie Nel dicembre 2003 la Giunta comunale ha approvato il riconoscimento ufficiale del Gruppo Guide Turistiche Locali Volontarie, costituito da cittadini promotori dei valori legati alla riscoperta delle radici, della storia e dell’identità locale, cresciuto progressivamente fin dalla prima edizione di “Città d’arte a porte aperte” e dedicato alla promozione della conoscenza del patrimonio storico-artistico di Rivalta. L’Agenda 21 del Patto del Sangone Il percorso di Agenda 21 del Patto del Sangone, denominato “S.A.N.Go.Ne – Sostenibilità, Azione Nel Governare Negoziando” ha preso avvio nel marzo 2006 con la costituzione del Gruppo Intercomunale coordinato da Assot di cui fanno parte gli Assessori all’Ambiente e i tecnici dei tredici comuni coinvolti nel processo 2.6 Accordi con altri enti Il Contratto di Fiume Il 22 gennaio 2007 è stato firmato il Protocollo d’Intesa tra i soggetti interessati nella gestione e/o utilizzo della risorsa acqua e dei relativi bacini: la Provincia di Torino, l’Ente di gestione del Parco Fluviale del Po, la Comunità Montana Val Sangone e Assot per l’attivazione del Contratto di Fiume. Il Contratto si propone di attuare gli obiettivi di qualità della direttiva 200/60/ce che sottolinea, tra i requisiti strategici, la partecipazione e il coinvolgimento delle comunità locali. Piano di Zona Il Piano di Zona è lo strumento che i comuni di Rivalta, Beinasco, Bruino, Orbassano, Piossasco e Voliera hanno adottato con la sottoscrizione dell’Accordo di Programma nel giugno 2006. Piano generale del traffico urbano e mobilità dell’area metropolitana torinese Il Comune di Rivalta ha formato l’Accordo di programma del Piano i cui obiettivi principali sono la progressiva inversione della tendenza alla crescita della mobilità privata ampliando l'offerta e l'efficienza del trasporto pubblico, la progressiva riduzione dell'inquinamento atmosferico ed acustico ed il miglioramento delle condizioni di sicurezza della circolazione 3. Obiettivi del PCO 3.1 Favorire la fruizione dei servizi pubblici e privati, coordinando e sincronizzando gli orari: Il Comune di Rivalta ha avviato recentemente la Giornata del cittadino, garantendo l'apertura di tutti gli uffici pubblici in una unica giornata (mercoledì) con orario prolungato e continuato. Il prossimo obiettivo è quello di garantire un ulteriore miglioramento della fruizione dei servizi pubblici e privati da parte dei cittadini definendo modalità coordinate di apertura con gli altri enti erogatori: poste, banche, strutture sanitarie e sociali, farmacie, attività commerciali, sportelli aperti al pubblico, ecc. In particolare il Piano perseguirà questo obiettivo nel rispetto di quanto previsto dalla normatva vigente e in particolare modo dall'Allegato A dell'avviso pubblico. Complementare a questo obiettivo è l'introduzione di procedure informatizzate che consentano di rendere sempre più flessibili i servizi pubblici e privati di Rivalta, facilitando i cittadini che intendono svolgere “ a distanza” le loro pratiche. 14 3.2 Favorire l'interrelazione del PCO con la pianificazione comunale L'accessibilità ai servizi è garantita in grande misura anche dalla facilità con cui i cittadini possono recarsi presso la loro sede, per fruirli direttamente. Fondamentale è dunque garantire orari appropriati, ma anche i servizi di trasporto e le infrastrutture di collegamento necessarie, nonché prevedere adeguata localizzazione sul territorio comunale. Il PCO del Comune di Rivalta si propone dunque di confrontarsi con il tema della localizzazione dei servizi utilizzando come criterio per la scelta del sito, ma anche per la gestione del servizio, il criterio dei tempi. In questo senso il PCO intende configurarsi come strumento di qualificazione e integrazione della recente Variante al PRG sotto il profilo della razionalizzazione dei servizi e delle attrezzature pubbliche nonché dei servizi commerciali. Si segnalano a questo proposito in particolare il potenziamento dei servizi pubblici previsto nelle frazioni di Gerbole e Tetti Francesi, la presenza di edifici industriali e demaniali dismessi che sono destinati ad ospitare attrezzature pubbliche e private (es. Casermette, edifici industriali non più utilizzati, ecc.), la riqualificazione prevista per la frazione di Pasta con localizzazione di una scuola primaria. Il perseguimento di questo obiettivo comporta contemporaneamente misure atte a garantire accessibilità e adeguata previsione di infrastrutture destinate alla mobilità e l'intersezione con i diversi strumenti della pianificazione territoriale, della rigenerazione urbana e dello sviluppo locale. 3.3 Sensibilizzare la cittadinanza sul tema delle pari opportunità e promuovere politiche e progetti ad hoc Il pCO di Rivalta intende affrontare il tema delle pari opportunità, assumendo una prospettiva di genere e concentrandosi in particolare sul tema della conciliazione dei tempi di vita. In questi ultimi anni prevale infatti un modello familiare che vede entrambi i partner presenti nel mercato del lavoro, per esigenze si economiche che sociale, di autorealizzazione, di compartecipazione dei padri alla gestione dei figli, ecc. Superare i problema di conciliazione tra lavoro e famiglia quindi significa dare risposte concrete alle famiglie, non solo alle donne, anche se sono proprio queste al momento a farsi maggiormente carico della cura dei tempi famigliari. Il PCO di Rivalta intende affrontare questo tema sociale e individuare azioni concrete di intervento a partire dall'intreccio di diversi fattori, quali l'organizzazione del lavoro, il lavoro di cura, il sistema dei trasporti, i servizi della città, il tempo per sè. In questo quadro si intende inoltre creare le basi per la costruzione di una tavolo di concertazione e di coordinamento sul tema dei tempi e degli orari. 3.4 Favorire politiche di conciliazione dei tempi per i dipendenti comunali Il tema della conciliazione dei tempi di vita deve confrontarsi con due aspetti centrali per gli uomini e le donne del nostro tempo: il tempo dedicato al proprio lavoro, il tempo dedicato alle diverse incombenze famigliari, che vanno dalla gestione dei figli, alla cura di genitori anziani, alla cura di parenti prossimi malati, al disbrigo di pratiche di vario tipo. Non sempre l'ambiente di lavoro e la situazione contrattuale delle persone consente l'adeguato grado di flessibilità necessario a gestire in modo coordinato queste diverse occupazioni. Uno degli obiettivi del Piano di Coordinamento degli Orari del Comune di Rivalta consiste nell'individuare appropriate modalità per fare della flessibilità una opportunità di conciliazione, favorendo la sperimentazione di modalità di lavoro più adeguate alle esigenze dei suoi dipendenti e lavoratori, quali ad esempio: part-time, banca ore, telelavoro, centro servizi per il disbrigo comune delle pratiche e/o altre proposte che saranno costruite insieme al personale dell'ente. Complementare a questo obiettivo è il miglioramento dell'ambiente di lavoro, con le possibili ricadute sull'organizzazione interna, sul funzionamento degli uffici, sulla creazione di una diversa cultura del lavoro e del tempo. 15 4. L’approccio metodologico 4.1 Il coinvolgimento dei destinatari della politica sui tempi L’approccio che informa gli strumenti e i metodi su cui è strutturato il programma di attività è di tipo inclusivo. Tale metodologia si pone come obiettivo principale quello di mobilitare le risorse (umane, politiche, intellettuali, ecc.) presenti nel contesto locale, il mettere in rete i soggetti e attori locali che abitano, operano e vivono in questo territorio, il costruire le condizioni per la creazione di un vero e propri spazio di azione nel quale i soggetti locali possano esprimere il proprio protagonismo e la propria cittadinanza attiva. In questo senso le azioni descritte nella presente proposta di lavoro intendono favorire la creazione di reti e scambi in grado di dare vita ad azioni comuni improntate non all’eccezionalità ma alla valorizzazione delle risorse e opportunità locali, al radicamento delle azioni, alla creazione di condizioni locali che garantiscano nel breve periodo forme di autorganizzazione e di co-gestione locale delle attività. Il perseguimento, raggiungimento e consolidamento degli obiettivi descritti verrà realizzato attraverso l’utilizzo di metodologie e strumenti che, in maniera sinergica ed incrementale, consentiranno di rispondere sia alle esigenze del processo nel suo complesso, sia alla volontà dell’Amministrazione comunale di acquisire nuove modalità di approccio e gestione dello sviluppo del territorio. Le principali motivazioni su cui la scelta del metodo si basa sono: - il valore aggiunto della conoscenza locale nella costruzione del progetto; - l’efficacia dell’esito del processo, poiché il disegno delle soluzioni è conseguenza diretta della costruzione e della rappresentazione dei problemi e le garanzie di efficacia del processo sono legate al coinvolgimento del maggior numero possibile di punti di vista; - i rapporti innovativi tra enti, amministratori e cittadini: il processo partecipativo è un’occasione per introdurre e consolidare modalità innovative di rapporto; - l’avvio di un processo di empowerment dell’ente locale, che faciliti un processo di mainstreaming, ovvero di inserimento della prospettiva di genere in tutti i processi politici e di pianificazione. In particolare, la metodologia individuata può essere ricondotta a tre ambiti di intervento specifici: l’indagine conoscitiva; la partecipazione; la comunicazione. Prima di procedere con la descrizione degli strumenti, si ritiene fondamentale una precisazione metodologica inerente la gestione e l’attuazione di processi partecipativi. Coinvolgere il territorio nella costruzione di una nuova dimensione sociale della città e dei suoi spazi significa confrontarsi costantemente e continuativamente con molteplici esigenze e punti di vista che devono essere compresi, accolti, accompagnati e rielaborati al fine di individuare soluzioni ed approcci concretamente condivisi. Si tratta quindi di un processo complesso le cui macro fasi devono essere impostate in maniera tale da rispondere in maniera agile e flessibile ai bisogni e alle necessità che il territorio nel suo complesso pone in evidenza. Inoltre, affinché il processo possa rispondere a criteri di efficacia ed efficienza, è necessario che le diverse fasi e relativi strumenti si relazioni tra loro in maniera sinergica contribuendo in maniera sistemica al perseguimento degli obiettivi. 4.2 Un'azione pubblica trasversale e partecipata Le politiche temporali indagano intrecci di spazi, di tempi e di orari. Indagano i legami di reciprocità e le compresenze di/tra persone che sono regolati dai regimi di orario e dalla loro sincronia/diacronia e indagano anche chi è escluso da questo complicato gioco di intersezioni temporali nei luoghi. Indagano il patto sociale inteso in questo modo complesso che si confonde nel concetto di abitare i luoghi. 16 Le politiche temporali sono partecipate nel senso profondo di agire sul patto sociale che, come il tempo sociale, non è né tuo né mio, bensì nostro. L'azione è, inoltre, per sua natura transettoriale (tempi di vita e di lavoro) e, pertanto, naturalmente, la gestione di politiche temporali è per tradizione partenariale, cioè l'azione viene decisa collegialmente e spesso gestita in accordo da partner, legati da interessi etici ed economici, che hanno condiviso fin dall'inizio la messa a fuoco del problema, la sua configurazione e la sua rappresentazione. Le politiche temporali non sono affatto orientate da una domanda, bensì mettono in gioco, su problemi nuovi (ad esempio la trasversalità dei tempi di vita) e anche su problemi vecchi, un'ulteriore "posta" nella mediazione sociale e, inoltre, si prefigurano come innovative in alcuni contenuti. Per concludere, l'azione pubblica è alla fine orientata non tanto alla risoluzione rapida ed efficace di un problema ma a una maieutica dove i cittadini sono al centro di un nuovo "imparare a fare" collettivo. L'azione orientata a una maieutica dell'imparare collettivo rallenta la rapidità nel conseguimento dei risultati ma permette di collocarsi vicino alle situazioni e ai cittadini, sensibile al tempo dell'emergere dei problemi quando nascono. Le politiche dei tempi perseguono, quindi, la diffusione di una sempre maggiore consapevolezza del fatto che il sistema degli orari di una città sia il frutto di un processo di costruzione partecipata che coinvolge i diversi attori locali presenti sulla scena urbana. 4.3 Strumenti metodologici La proposta di lavoro articola le fasi di attività proponendo i seguenti strumenti metodologici: Analisi desk L’analisi desk è la fase della ricerca che si svolge a tavolino: si stabiliscono le fonti delle informazioni necessarie e si procede con l’istruttoria tecnica necessaria attraverso la quale poter realizzare specifiche analisi settoriali delle diverse sfaccettature del contesto locale e ricostruire la mappatura delle progettualità. L’analisi desk permette, quindi, di giungere alla ricognizione di un quadro conoscitivo aggiornato dell’area indagata, di individuare le tematiche principali e quelle di interesse comune. Interviste singole e/o collettive L’intervista di gruppo e il colloquio in profondità sono i metodi che più si addicono quando l’obiettivo è quello di esplorare nel modo più ampio e approfondito possibile le opinioni ed i diversi punti di vista sulla realtà indagata. Attraverso l’intervista, inoltre, è possibile gettare le basi per la costruzione di una rete di rapporti che potrà risultare molto utile per il futuro coinvolgimento dei soggetti locali nel corso delle diverse fasi del processo. L'elenco dei testimoni privilegiati, cioè delle persone da intervistare, è una mappa che si costruisce strada facendo, con un effetto "a palla di neve": un ambito rilevante di informazione fornito dai primi intervistati, infatti, è dato proprio dalla percezione che ciascuno essi ha della geografia dei testimoni (oltre che degli attori) locali. 17 Incontri informali (coffee klatch) Il Coffee Klact è una discussione informale per piccoli gruppi che si svolge in una casa privata o nella sede di un’associazione locale, intorno a un piccolo rinfresco. La modalità è simile a quella del “tè” o del “caffè” organizzato da un politico o da un soggetto pubblico durante la campagna elettorale. Si apre generalmente con una breve presentazione, a cui seguono domande, risposte, discussioni. Il contesto informale in cui si svolge la discussione favorisce l'incontro tra le persone, la conversazione diretta, non mediata da ruoli e funzioni svolte. Se il numero di persone è elevato si possono svolgere più coffee klatches in diverse case o sedi di associazioni. Questionari (on line) Il questionario on line è uno strumento di osservazione-ricognizione utilizzato per estrarre utili informazioni concernenti esigenze, considerazioni e problemi dei cittadini. Il vantaggio dell’uso di uno strumento on line risiede nella facilità di raccolta dei dati oltre che nella capacità di raccogliere il dato immediatamente ed avere sempre in tempo reale la situazione aggiornata del numero di questionari pervenuti e il quadro complessivo del tematismo indagato. Focus group Il Focus Group è una tecnica di rilevazione per la ricerca sociale basata sulla discussione tra un piccolo gruppo di persone (15-20), invitate da uno o più moderatori a parlare tra loro, in profondità, dell'argomento oggetto di indagine. La discussione viene generalmente condotta da un moderatore che, a seconda della situazione, può esercitare un ruolo di guida alla discussione, oppure può fornire una serie di stimoli e strumenti affinché i partecipanti riescano ad autogestire il più possibile le relazioni e l’interrelazione. Il Focus Group, quindi, è uno strumento particolarmente adatto allo sviluppo di indagini qualitative e all’approfondimento, come suggerisce il nome (focus group), di specifici temi, esigenze, problemi, ecc. Workshop I Workshop sono incontri pubblici di gruppo ad elevato tasso di interazione, caratterizzati dal fatto di dover portare a termine un compito o un incarico specifico definito come sviluppare delle alternative o confrontarle e assegnare loro delle priorità. I Workshop possono essere tematici o settoriali e possono essere condotti e facilitati secondo tecniche specifiche a seconda del carattere degli obiettivi da raggiungere. Evento pubblico (community planning forum) Un evento organizzato con la metodologia “community planning forum” dura circa 4 ore durante le quali si susseguono momenti di carattere diverso: 1. pannelli informativi e interattivi; 2. forum collettivo; 3. gruppi di discussione; 4. discussione informale; 5. momento plenario. 18 I diversi momenti e spazi che lo compongono assicurano la possibilità di fornire e ricevere informazioni, generare idee e proposte e di creare interazione tra i diversi gruppi di interesse. Tavoli di concertazione La concertazione fino ad oggi è stata un metodo utilizzato soprattutto a livello centrale, ma che con il decentramento istituzionale va diffondendosi sempre più a livello periferico per governare la crescita sociale ed economica dei territori. Il metodo dei Tavoli di concertazione consente, da un lato, l’acquisizione di obiettivi generali comuni e, dall’altro la partecipazione delle forze organizzate (più o meno grandi che siano) ai processi fondamentali che supportano le scelte delle politiche pubbliche. I Tavoli di concertazione consentono quindi di creare uno spazio di comunicazione dove far crescere la cooperazione estendendo e arricchendo il tessuto locale. Il processo previsto per l’elaborazione del PCO sarà portato avanti in modo condiviso e verificato con l’amministrazione comunale attraverso la creazione di momenti di confronto e scambio con la previsione, nelle diverse fasi di lavoro, di una serie di incontri con il gruppo di lavoro composto da personale esterno e il personale interno all'ente impegnato nella redazione del Piano di Coordinamento degli Orari. 5. Destinatari La definizione dei destinatari delle attività e degli attori da coinvolgere deve tenere conto degli obiettivi complessivi del processo, degli obiettivi delle singole fasi e delle esigenze del territorio. Gli obiettivi e le azioni descritte nella presente proposta di lavoro, alla quale si rimanda per specifici approfondimenti sul target di persone coinvolte nel processo, vedono il coinvolgimento attivo di: cittadini; associazioni e gruppi locali; organizzazioni economiche e imprenditoriali (attività economiche, associazioni di categoria, etc.); istituzioni pubbliche e loro uffici; scuole, in quanto gli orari e i calendari degli istituti scolastici incidono notevolmente sulle realtà di molti ambiti del contesto sociale nel quale sono inseriti; i fruitori temporanei della città (city user), cioè quella quota di popolazione che occupa temporaneamente la città nel corso della giornata o in occasione di eventi particolari. 6. Programma di lavoro 6.1 fase 1: Analisi e conoscenza del contesto locale Obiettivi Rilevare e raccogliere materiali e documenti informativi sulle principali trasformazioni urbanistiche e del territorio in atto o in programma e sulle principali politiche in materia di orari dei servizi pubblici e privati, tempi e pari opportunità, 19 partecipazione e coinvolgimento dei cittadini, flessibilizzazione dei servizi, ecc. Costruire le basi per una proficua collaborazione tra il personale esterno e il personale interno all'ente impegnato nella redazione del Piano di Coordinamento degli Orari. Costruire un quadro complesso ed interrelato delle progettualità in atto e delle specificità del contesto locale, utilizzando la prospettiva delle pari opportunità e dei tempi Attività Si tratta di una fase di lavoro preliminare, nella quale verrà costruito un quadro integrato, complesso e intersettoriale di conoscenza del contesto locale. Questa fase è fondamentale per iniziare a individuare le tematiche più rilevanti sulle quali progettare e realizzare la successiva fase di ascolto e di indagine del territorio (fase 2). Inoltre si tratta di un momento strategico per lo start-up del processo di costruzione del PCO in quanto si avvia un primo passo nella costruzione di momenti di collaborazione tra i tecnici referenti dei diversi settori e tra il personale esterno e interno all'ente. Strumenti metodologici Istruttoria tecnica e analisi desk: ricerca di materiali, documentazione, analisi di ricerche precedenti, rilevazione di progetti in corso e strumenti di pianificazione, ecc. Interviste singole o collettive: incontri/interviste con i tecnici dei diversi settori comunali coinvolti. Mailing list e supporto ufficio stampa: in questa fase andrà elaborata una mailing list dei soggetti locali e dei referenti interno e esterni dei servizi pubblici e privati che saranno coinvolti nel processo. Questi saranno periodicamente aggiornati via e-mail. Inoltre saranno elaborati nei momenti più significativi del processo comunicati stampa sullo stati di avanzamento del PCO. Incontri con il gruppo di lavoro (interni e esterni). Coinvolgimento di soggetti locali Dipendenti comunali di diversi settori (ambiente, viabilità, mobilità, pari opportunità, LLPP, urbanistica, politiche sociali, ecc.), attraverso interviste singole e collettive e incontri istruttori. 6.2 Fase 2: Rilevazione dei bisogni, delle criticità e delle risorse locali Obiettivi Conoscenza del territorio attraverso i molteplici punti di vista di chi lo abita, lo vive, lo trasforma quotidianamente. Rilevazione delle caratteristiche del territorio che vengono vissute come risorse locali (materiali e immateriali) da valorizzare attraverso politiche dei tempi, o come criticità da limitare e su cui intervenire. Attività Per poter definire in maniera puntuale la struttura del processo e gli aspetti principali metodologici e processuali sui quali orientare e concentrare l’attenzione e le azioni, si ritiene necessario realizzare preliminarmente una fase di conoscenza del territorio che si alimenti della cosiddetta “conoscenza locale”, ovvero che attinga dal patrimonio locale di percezioni, know-how, modi di uso dei luoghi, ecc. Risulta fondamentale, infatti, saper interpretare il territorio con gli occhi di chi lo abita, lo vive, ne costituisce il patrimonio di risorse umane locali. Sarà dunque fondamentale acquisire informazioni relativamente a: il territorio: quali sono le risorse ambientali-sociali-culturali più caratterizzanti, quali sono i punti di forza e di debolezza, quali sono le criticità e le potenzialità in materia 20 di tempi, quali le possibili soluzioni, ecc.; gli strumenti di pianificazione e le politiche sui tempi già in atto o in programma; gli attori del territorio e le loro relazioni: quali sono gli attori sociali più rilevanti e attivi, il rapporto con l’amministrazione, la disponibilità a partecipare al processo, ecc. Strumenti metodologici Interviste singole e collettive a testimoni privilegiati. Incontri informali secondo la metodologia del coffee klatch (si veda paragrafo metodologico). Incontri con il gruppo di lavoro (interni e esterni). Coinvolgimento dei soggetti locali Per quanto riguarda le interviste a testimoni privilegiati: referenti delle principali associazioni attive nel territorio, delle associazioni di categoria, di soggetti impegnati nel settore famiglia, ecc. Per quanto riguarda gli incontri coffee klatch: saranno coinvolti gruppi di persone che rappresentano un target particolare che si vuole coinvolgere e attivare in modo specifico nell'ambito del processo del PCO (es. gruppi di donne). 6.3 Fase 3: Analisi delle esigenze di conciliazione dei dipendenti comunali Obiettivi Conoscere le esigenze specifiche del personale del Comune di Rivalta in merito alla conciliazione dei tempi e alla flessibilità del loro lavoro Individuare in modo condiviso alcune azioni che potrebbero migliorare la capacità dei dipendenti comunali di conciliare i propri tempi di vita Attività Si prevede di elaborare un questionario, finalizzato a indagare a) i comportamenti dei dipendenti in materia di orario di lavoro/permessi/ferie e di gestione dei tempi di vita b) esigenze e principali criticità; c) possibili proposte e soluzioni. Il questionario sarà messo a disposizione on-line per la compilazione da parte dei dipendenti comunali e ne sarà data comunicazione a tutto il personale. Dopo alcune settimane si passerà ad analizzare il database delle risposte fornite e verrà elaborato un report interpretativo. In seguito, al fine di interpretare in modo collettivo gli esiti del questionario e di approfondire la fattibilità di alcune azioni specifiche, verrà realizzato un focus group. Strumenti metodologici questionario on-line ai dipendenti: il questionario in formato elettronico rappresenta un'evoluzione del tradizionale questionario cartaceo, in quanto consente di pervenire a una percentuale di risposta dei questionari generalmente più elevata. Infatti la compilazione risulta agevolata, maggiormente interessante e l’elaborazione dei dati più veloce, in quanto si evita la fase di compilazione manuale del database da parte di un operatore, operazione costosa e spesso causa di errori di inputazione. Inoltre è possibile monitorare il numero di questionari effettivamente compilati in tempo reale e definire eventuali attività di sollecito da realizzare. Il questionario on line deve essere pubblicizzato come si sarebbe fatto per un questionario cartaceo e gli utenti dovranno allo stesso modo essere sollecitati a compilarlo. La tecnologia e il software più adatti saranno definiti insieme al Comune di Rivalta, sulla base delle caratteristiche tecniche della rete informatica e del funzionamento del centro di elaborazione dati locale. Per i lavoratori che, per motivi diversi, non dispongono di una casella di posta, è previsto l’invio del questionario in formato cartaceo. focus group di approfondimento (si veda paragrafo sulla metodologia) 21 Coinvolgimento dei soggetti locali Attraverso il questionario on-line saranno raggiunti tutti i dipendenti comunali (più di un centinaio di persone) Al focus group di approfondimento parteciperanno 15-20 dipendenti comunali, selezionati secondo criteri statistici 6.4 fase 4: Individuazione delle azioni del Piano Obiettivi Costruire un quadro condiviso delle tematiche prioritarie da affrontare nel Piano di Coordinamento degli Orari in vista della futura promozione di politiche e progetti attuativi in materia di tempi. Coinvolgere cittadini, tecnici e politici nell'individuazione di azioni e progetti. Attività Aprire il processo decisionale e progettuale ai cittadini e ai soggetti locali può consentire di aumentare l'efficacia e l'efficienza delle proposte e dei progetti adottati nel PCO. Tuttavia occorre garantire una coerenza generale del processo per fare in modo che chi partecipa alla analisi del contesto locale sia anche disponibile a costruire successivamente le linee programmatiche di intervento. Può capitare, infatti, che esista un certo scollamento tra chi individua inizialmente le criticità e le priorità e chi individua le azioni da promuovere. Inoltre occorre garantire che le proposte dei cittadini, ovvero di persone che non hanno una conoscenza tecnica degli argomenti né degli strumenti della pianificazione comunale, si incontrino e stabiliscano con il quadro di riferimento dei tecnici comunali e con le strategie dei politici. A questo scopo si propone di strutturare il processo partecipativo in 3 momenti principali: 1. valutazione della coerenza e della fattibilità del quadro emerso dalle fasi 1, 2 e 3 attraverso il coinvolgimento dei tecnici e dei politici anche come individuazione di criteri prioritari per la definizione delle azioni del Piano: report delle fasi precedenti e incontri del gruppo di lavoro; 2. raccolta di proposte progettuali sui tempi attraverso il coinvolgimento “informato” dei cittadini e delle associazioni locali nel corso di un evento pubblico: community planning forum; 3. approfondimento tecnico di alcune azioni con particolare riferimento a quelle che coinvolgono altri servizi pubblici e privati: tavoli tecnici. Strumenti metodologici Lavoro istruttorio per la redazione del report delle fasi precedenti: saranno ricostruiti i contenuti delle fasi precedenti, attraverso un report complessivo e attraverso un documento di sintesi messo a disposizione del gruppo di lavoro interno. Workshop formativo con i tecnici comunali: prevede l’approfondimento di due aspetti: a) analisi delle progettualità in corso o in programmazione, al fine di costruire un quadro di riferimento operativo per le azioni del PCO; b) quadro di sintesi e di unione (mappa di rilevazione) relativo ai bisogni emersi dalle fasi di lavoro precedenti, al fine di individuare criteri di fattibilità, appropriatezza e rilevanza, sostenibilità per la macchina comunale. Evento pubblico per la definizione delle azioni del Piano: si utilizzerà la metodologia del community planning forum che risulta particolarmente indicata per: a) informare i cittadini e stimolare in loro proposte e riflessioni; b) favorire scambi relazionali e creazione di legami sociali tra i partecipanti, in un clima di lavoro informale; c) discutere un tema in modo collettivo e aperto, con un gruppo elevato di persone. 22 Tavoli di concertazione con gli enti (pubblici e privati) erogatori dei servizi: per passare dall'ideazione alla progettazione e attuazione delle azioni individuate, occorre prevedere un momento di coinvolgimento riservato agli enti erogatori dei servizi. Le azioni vanno infatti progettate non solo sulla base delle esigenze dei cittadini rilevate durante il processo, ma incrociandole con gli interessi, le strategie e le progettualità in corso a cura dei diversi enti. Incontri con il gruppo di lavoro: questi incontri garantiscono il coordinamento, la socializzazione e la supervisione dell'intero processo di elaborazione del PCO all'interno del gruppo di lavoro. Coinvolgimento dei soggetti locali Tecnici comunali dei diversi settori coinvolti nel corso del processo; Cittadini; Enti pubblici e privati; Gruppi e associazioni locali. 6.5 Fase 5: Elaborazione del Piano di coordinamento degli orari Obiettivi Sistematizzare e articolare gli esiti delle diverse fasi di lavoro in un quadro unitario e coerente che formerà il Piano di Coordinamento degli Orari. Elaborare le schede tecniche delle azioni del PCO. Attività Si tratta prevalentemente di un lavoro di sintesi e di messa a sistema di tutto il processo che verrà condotto in parallelo attraverso: a) messa a disposizione della documentazione fotografica prodotta e perfezionamento delle immagini ; b) l'elaborazione del rapporto finale; c) l'approfondimento tecnico delle azioni del PCO, insieme ai referenti dei diversi settori comunali coinvolti. Strumenti metodologici Lavoro desk di elaborazione del rapporto finale. Lavoro di collaborazione con i tecnici comunali per l'approfondimento tecnico di alcuni progetti Coinvolgimento dei soggetti locali Tecnici comunali dei diversi settori coinvolti nel corso del processo (ambiente, viabilità, mobilità, pari opportunità, LLPP, urbanistica, politiche sociali, ecc.). 6.6 Fase 6 (trasversale a tutto il processo): Comunicazione e informazione Obiettivi L’azione si pone l’obiettivo di garantire ai cittadini e a coloro che usufruiscono della città un’informazione costante, puntuale, completa ed accessibile creando anche spazi di comunicazione che siano da stimolo per i cittadini, e non solo, per diventare parte attiva e che fungano di supporto per la creazione di nuove reti e relazioni. Attività Le azioni di comunicazione e informazione accompagneranno tutte le fasi previste dal programma e verranno modulate sulla base degli specifici obiettivi. In particolare si prevede l’elaborazione di un piano di comunicazione che, ai fini del raggiungimento degli obiettivi prefissati, può essere realizzato utilizzando diversi strumenti. Strumenti Identità visiva coordinata del PCO: la definizione e applicazione di un’identità visiva riconducibile al PCO consente non solo di promuovere e comunicare i contenuti del processo e del piano, ma facilita anche una immediata associazione tra i colori e i segni grafici e il PCO e può 23 essere utilizzata per sviluppare e creare sinergie tra le diverse iniziative in materia di tempi e di pari opportunità. Presentazione pubblica di preparazione all’evento pubblico:sarà elaborata una presentazione .ppt del processo di elaborazione del PCO, che sarà utilizzata in occasione di riunioni, incontri pubblici e incontri di preparazione all'evento al quale parteciperanno i soggetti locali e i cittadini. invito per evento pubblico: utilizzando l'identità grafica del PCO sarà realizzato un cartoncino di invito per la pubblicizzazione dell'evento pubblico Pieghevole del PCO: sarà elaborato alla fine del processo, per comunicare i contenuti del PCO approvato dal Consiglio Comunale e sarà diffuso alla cittadinanza Numero speciale del periodico comunale “Rivalta Informa”: sarà ideato un numero speciale del periodico per illustrare i contenuti del PCO e per raccontare come è stato svolto il processo. Inoltre, Rivalta Informa terrà aggiornati i cittadini in merito a diversi step del processo. 24 Schema sintetico delle Fasi – Attività – Strumenti Fase Fase 1: Analisi e conoscenza del contesto locale Attività Costruzione di un quadro integrato, complesso e intersettoriale di conoscenza del contesto locale Fase 2: Rilevazione dei bisogni, delle criticità e delle risorse locali Definizione in maniera puntuale della struttura del processo e degli aspetti principali, metodologici e processuali Fase 3: Analisi delle esigenze di conciliazione dei dipendenti comunali Analisi delle esigenze di conciliazione dei dipendenti comunali e individuazione di interventi concreti da sperimentare Valutazione partecipata della coerenza e della fattibilità del quadro emerso dalle fasi precedenti Raccolta di proposte progettuali Approfondimento tecnico Analisi delle progettualità Quadro di sintesi e di unione (mappa di rilevazione) Elaborazione del documento finale del Piano e le schede tecniche delle azioni del PCO Elaborazione del Piano di comunicazione Fase 4: Individuazione delle azioni del Piano Fase 5: Elaborazione del Piano di coordinamento degli orari Fase 6 (trasversale): Comunicazione e informazione Strumenti metodologici Analisi desk Interviste singole o collettive Incontri con il gruppo di lavoro (interni e esterni) Interviste singole o collettive Incontri informali (coffee klatch) Incontri con il gruppo di lavoro (interni e esterni) Questionario on-line Focus group - - - Workshop formativo Evento pubblico Tavoli di concertazione Incontri con il gruppo di lavoro (interni e esterni) Lavoro istruttorio per la redazione del Piano Lavoro desk di elaborazione del rapporto finale Identità visiva Presentazione pubblica Invito per eventi pubblici (cartoncini) Pieghevole del PCO Rivalta Informa 7. Cronoprogramma L'elaborazione e l'approvazione del PCO di Rivalta richiederanno 18 mesi di lavoro. In particolare, con le sovrapposizioni indicate nella tabella seguente, saranno impiegati circa 6 mesi per svolgere l'analisi dei bisogni (fase 1,2,3), 7 mesi per realizzare la parte di progettazione partecipata e di individuazione delle azioni (fase 4), 5 mesi per la stesura definitiva del PCO (fase 5) e per l'approvazione da parte del Consiglio Comunale. Le attività di comunicazione e informazione si configurano invece come una fase trasversale, che attraversa e accompagna tutto il processo dall'inizio alla fine, supportandolo e promuovendolo in particolare nei momenti di maggior coinvolgimento dei soggetti locali. 25 Fase di lavoro Tempo necessario Fase 1: Analisi e conoscenza del contesto locale 3 mesi: 1,2,3 Fase 2: Rilevazione dei bisogni, delle criticità e delle 4 mesi: 3,4,5,6 risorse locali Fase 3: Analisi delle esigenze di conciliazione dei dipendenti comunali 4 mesi: 3,4,5,6 Fase 4: Individuazione delle azioni del Piano 6 mesi: 7,8,9,10,11,12,13 Fase 5: Elaborazione del Piano di coordinamento degli orari 3 mesi: 14,15,16 Fase 6: Comunicazione e informazione 16 mesi: da 3 a 18, in modo continuativo Approvazione Consiglio Comunale 2 mesi: 17,18 8. Coerenza con i criteri di valutazione del bando Comuni in forma associata No lett. a) qualificazione e integrazione dei Piani Regolatori Generali (PRG) e loro Varianti sotto il profilo della razionalizzazione dei servizi e delle attrezzature pubbliche nonché dei servizi commerciali Si. lett. b) - loro diffusione territoriale, accessibilità e adeguata previsione di infrastrutture destinate alla mobilità con il coinvolgimento di più Comuni Sì. Interventi attuativi degli accordi di cui all’art. 25, c. 2 della L. 53/2000 Sì. Come descritto negli obiettivi del PCO (paragrafo 3) il Piano intende confrontarsi con il tema della localizzazione e razionalizzazione dei servizi. Si segnalano a questo proposito in particolare il potenziamento dei servizi pubblici previsto nelle frazioni di Gerbole e Tetti Francesi, la presenza di edifici industriali e demaniali dismessi che sono destinati ad ospitare attrezzature pubbliche e private (es. Casermette – Casa della musica, edifici industriali non più utilizzati, ecc.), la riqualificazione prevista per la frazione di Pasta con localizzazione di una scuola primaria. Con riferimento alla lett.a, il PCO fornirà adeguate indicazioni in merito alle infrastrutture e alla mobilità necessarie per garantire adeguata accessibilità ai succitati servizi, anche con il coinvolgimento dei comuni limitrofi con cui esiste già un rapporto di collaborazione su questi temi. Il PCO prevede la realizzazione di tavoli (fase 4) finalizzati a pervenire alla formalizzazione di accordi con diversi enti erogatori di servizi e all'istituzione di un tavolo di coordinamento sui tempi. Il Comune di Rivalta è già promotore di numerosi accordi, tra cui: Piano di zona, approvazione dell'accordo di 26 programma 2006-2008 (D.d.G. n.84 25/05/2006) Protocollo d'Intesa Un patto per la scuola tra Comune di Rivalta e gli istituti comprensivi di Rivalta e di Tetti Francesi (D.d.G. n.228 22/12/2006) Adesione all'accordo di partenariato con la Città di Torino per la presentazione di progetti di servizio civile nazionale (D.d.G. n.11 22/01/2004) Adesione all'Agenda 21 della Provincia di Torino 27