René Allio [...] così definisce la museografia:
«Un’operazione che ha a che fare con lo spettacolo, con le
arti della rappresentazione: si tratta di produrre,
padroneggiare e modulare la luce per organizzarla in
funzione di ‘quadri’, di ‘atmosfere’ o di ‘effetti’ analoghi a
quelli creati sul palcoscenico ai fini della narrazione.
Ancora: non la letteralità, bensì l’allusione, non l’illusione.
L’evocazione mette in moto molti più ricordi, suscita molte più
immagini, sommuove così tanti immaginari da finir per
raccogliere nella sua rete tutti i frammenti suggestivi e
realistici che nessuna cromolitografia, nessun diorama
saprebbero mai restituirci».
Da P. Chemetov, La memoria e l’oblio, in L. Basso Peressut, Stanze della
meraviglia, Clueb, 1997: 234-235.
Con il nuovo allestimento del 2010, il Museo Civico di Storia Naturale di
Venezia è stato ricaratterizzato e definito come
“il museo delle emozioni”:
«Un museo moderno […], più
che trasmettere al visitatore
delle conoscenze scientifiche,
funziona virtuosamente
quando utilizza le proprie
risorse per introdurlo al
mondo della storia naturale e
al metodo scientifico.
Viene così lasciato alle
suggestioni prodotte
dall’allestimento il compito di
stimolare l’interesse del
visitatore e la sua eventuale
volontà di approfondire gli
argomenti trattati […]
«L’obiettivo si può dunque considerare raggiunto non quando il
visitatore esce dal museo con l’idea di conoscere alla perfezione i temi
proposti, ma quando viene stimolato ad approfondirne ulteriormente la
conoscenza.
La filosofia generale di comunicazione è incentrata su due livelli
principali […]
Il primo livello consiste in una fruizione dell’allestimento all’insegna
dell’immediatezza: il visitatore attraversa gli spazi espositivi cogliendo a
livello quasi subliminale l’informazione base che si intende comunicare.
Il secondo livello implica un maggiore coinvolgimento del visitatore, al
quale è richiesto di interagire con sistemi comunicativi che consentono
l’accesso a contenuti più elaborati: da reperti maneggiabili a semplici
contenuti testuali più o meno approfonditi, ad audiovisivi, fino a vere e
proprie postazioni interattive multimediali.
«L’obiettivo è stato quello di realizzare
un museo inteso non solo come luogo
di raccolta, conservazione e
valorizzazione di un patrimonio
scientifico e culturale, ma anche come
grande contenitore di suggestioni
e sensazioni: un museo delle
emozioni, capace di comunicare
informazioni e contenuti di alto livello
scientifico attraverso l’evocazione, lo
stupore, la meraviglia…
Dalla introduzione della guida del Museo Civico di Storia Naturale di Venezia,
AA.VV., 2012, Skira/Marsilio (pp. 9-10).
Avevamo già parlato della riscoperta della stupefazione:
«Lo stupore, la meraviglia per qualcosa di straordinario o di
inatteso, possono essere fini a sé stessi in un contesto di
puro intrattenimento (ad es. in un parco di divertimenti), ma
sono elementi di indubbia fascinazione, che avvincono e
incuriosiscono, e che pertanto risultano molto utili
(se non fondamentali!) nella strategia comunicativa di un
museo»
Ebbene, a quattro secoli dalle “Wunderkammern” una
delle tendenze in atto della museografia scientifica
contemporanea, forse la principale, è proprio quella che
privilegia l’evocazione, lo stupore, la meraviglia sulla
testualità e la letteralità, ridefinendo il museo come
un’istituzione che ha a che fare con lo spettacolo, con le
arti della rappresentazione (per dirla con René Allio…)
Rispetto al tradizionale ordinamento classificatorio, la
tendenza più recente è quella di ‘mettere in scena’ il
Theatrum Naturae, offrire cioè, in un solo colpo d’occhio,
l’infinita ricchezza della vita sulla Terra
Ma il contrasto più forte è con il “museo che spiega” degli
anni ’70-’80. Non perché si sia abbandonato del tutto il
criterio di ordinamento tematico che lo caratterizzava, ma
perché i temi o argomenti prescelti vengono oggi proposti al
pubblico in un modo completamente diverso…
Un’altra delle tendenze in atto della museografia scientifica
contemporanea adotta una strategia comunicativa diversa
da quella della teatralità.
È una strategia che punta a ‘legittimare’ il museo scientifico
per quello che fa e non solo per quello che espone e come
lo espone: dunque anche - e forse soprattutto - per ciò che
di solito non è conosciuto dal pubblico (la “parte sommersa
dell’iceberg”).
È l’idea di un “museo trasparente”, che si mostra e si
rende accessibile in tutte le sue parti…
«Nel suo processo di accumulazione continua, il museo
(soprattutto il museo di storia naturale) sconta
obiettivamente, e non da oggi, l’impossibilità [di
comunicare] tutti i suoi averi, [in quanto] i musei naturalistici
sono in effetti diventati dei repositori smisurati.
«Oggi non si tratta più, per quanto riguarda i musei della
natura, di risolvere il problema, tipicamente ottocentesco,
della separazione tra exhibition-series e study-series; la
questione riguarda “come” rendere usufruibili e comunicabili
i saperi rappresentati dalle infinite collezioni non esponibili
[…] e “che cosa” rendere visibile».
Da L. Basso Peressut , Architetture della scienza esposta, in L. Basso
Peressut, Stanze della meraviglia, Clueb, 1997: 176-177.
Alcuni musei hanno sperimentato con
successo la formula degli “open day”…
Esempi:
Sopra e sotto:
Museo di Storia Naturale
di Bergamo
Museo di Storia Naturale di Ferrara
Ma il problema è come fare in modo che l’accessibilità ai
“saperi” rappresentati dalle collezioni di studio e dalle sezioni
di ricerca sia resa possibile in modo permanente e non
occasionale, com’è in un “open day”.
È chiaro che la soluzione di questo problema non può
prescindere da un profondo ripensamento della forma-museo.
Il “museo trasparente”, che si mostra e si rende accessibile
in tutte le sue parti, è dunque ancora da inventare?
Imagine a glass fish-tank eight storeys high filled with a single white
cocoon. There is something a little frightening about the new Darwin
Centre at the Natural History Museum, built to this strange design.
A glass lift whizzes visitors – yesterday Prince William and Sir David
Attenborough, opening the building – up to the tunnel-entrance of the
display galleries, high above the flanks of what is not surprisingly the
biggest sprayed-concrete structure in Europe.
From a vertiginous walkway you can look down on the lead roofs of the
glorious old iron-framed building, eccentrically constructed by Alfred
Waterhouse in the 1870s, of terracotta slabs, in a medieval German
Romanesque style […]
The Darwin Centre cost £78 million to build, but entry is free. The clever
thing is that it produces entertainment for visitors as a by-product of serious
entomology. The 210ft-high polished plaster carapace of the Cocoon
provides controlled conditions for storing the museum’s astonishing
collection of 17 million insects (and arachnids) and three million plant
specimens.
Christopher Howse, The Telegraph, 14 Sept. 2009
Inventare un nuovo modo di rendere accessibili le collezioni
di studio – o, perlomeno, le informazioni e i saperi
rappresentati nelle collezioni di studio – può consentire di
immaginare una forma-museo completamente nuova e
seducente senza scadere nell’effetto fine a sé stesso del
parco di divertimenti (il rischio sempre in agguato nel
modello dei science centers).
Queste soluzioni prefigurano anzi un modello di museo in
cui il percorso espositivo e le sezioni di conservazione e di
ricerca non sono più entità separate e non comunicanti.
The Beaty Biodiversity Center
(Vancouver, Canada) comprises a
natural history museum, a large natural
history collection, research laboratories
and offices with related meeting and
support spaces. This 11,500 square
meter facility is organized around three
sides of the courtyard space, with the
Beaty Biodiversity Museum occupying
the west side along Main Mall.
The principal exhibition space of the
museum is a glass “lantern” within
which an enormous skeleton of a Blue
Whale is displayed creating a public
face for the complex towards the Mall.
The extensive natural history
collections, located beneath the
central courtyard, are accessible
directly from this exhibition space.
Research laboratories and offices
occupy the remaining south and east
sides of the project.
Scarica

Museologia sci.17 - Università degli Studi di Ferrara